GIOVEDÌ 27 AGOSTO 2026 • ANNO XI N. 189
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
IN LOMBARDIA IL PRIMO CASO DI SUICIDIO ASSISTITO NEL SERVIZIO PUBBLICO
Morte a carico del Servizio Sanitario L'efficienza del servizio sanitario lombardo a disposizione della “cultura della morte”
Lamattina a pag 3
SOLO IERI AVEVAMO RACCONTATO DELL’ATTIVISMO NAZIONALE E L’IMMOBILISMO LOCALE
FDI BASILICATA, SENZA GUIDA
La presenza di Osnato e Filini resa pubblica solo a poche ore dall’evento con una nota di Mattia e una di Caiata. Segno evidente di mancanza di organizzazione e di presenza del partito _
ELOGIO DELLA DIFFERENZA
Morte per ricina, prende forma la pista sentimentale, la Procura di Larino punta su 3 ipotesi, slitta l’interrogatorio chiave
La crisi della cultura woke
C’
DI GIANFRANCO BLASI
è qualcosa di paradossale nella stagione culturale che stiamo attraversando. Abbiamo combattuto per decenni contro le discriminazioni, contro le gabbie nelle quali la società pretendeva di rinchiudere gli individui, contro l'idea che nascere in una certa condizione significasse avere un destino già scritto. Ed è (...) ■ continua alle pag 7 e 8
CASO PIETRACATELLA
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Caiata e Mattia
a pag 6
TRAMUTOLA
Fondi Val d’Agri e Corte dei Conti, Pierri (FI): «Gravi e inaccettabili le parole del Sindaco, non si tratta di sottrazione definitiva»
Dellapenna a pag 10
■ Servizio
RISCHIO IDROGEOLOGICO La Basilicata raggiunge il 98% degli interventi ultimati sul Pnrr. L’orgoglio di Bardi
«La cooperazione è decisiva» Il CdM proroga taglio accise su diesel fino al 5 settembre
a pag 20
_ VIETRI DI POTENZA
Il presidente di Territorio Attivo Carleo contro Giordano: «Ha un’innata vocazione alla divisività, non c’è collaborazione»
CARO CARBURANTE AL VAGLIO NUOVE MODALITÀ DI AIUTI
Servizio a pag 11
■ Magrì
■ Servizio
a pag 21
_ MOSTRA CARAVAGGIO
Apt: «Aperte le prenotazioni online per visitare l’esposizione del Narciso a partire dal 10 settembre» ■ Servizio
Manco a pag 4
a pag 15
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Italia e Mondo In Lombardia il primo caso di suicidio assistito nel servizio pubblico
Morte a carico del Servizio Sanitario
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L’efficienza del servizio sanitario lombardo a disposizione della “cultura della morte”
DI ROBERTO LAMATTINA
n Lombardia, nella Regione simbolo del centrodestra e per lungo tempo regno incontrastato di Comunione e Liberazione c’è stato il primo suicidio assistito a spese del servizio sanitario. La notizia è stata data dall’associazione Luca Coscioni ed è stata confermata dall'assessore al welfare Bertolaso. AFFLITTO DA SCLEROSI MULTIPLA La persona che ha usufruito della dolce morte è un cinquantanovenne brianzolo afflitto da sclerosi multipla progressiva. La legge lo consente, il procedimento è stato se-
guito da avvocati ed ha seguito tutte le norme previste. Quello che resta da chiarire è un pesante dubbio etico e morale che evidentemente riguarda anche il centrodestra. Può il servizio sanitario pubblico assicurare la morte e non le cure? LA BARRIERA CADUTA Fino ad ora sembravano esserci due certezze. La prima di ordine etica ovvero che il servizio pubblico fosse operato di garantire le cure e non la morte degli ammalati. La seconda che la cultura della sacralità della vita fosse una linea di confronto ben precisa tra centrodestra e centrosinistra.
Tutti ricorderanno la netta posizione di Berlusconi per fare un esempio. Evidentemente non è più così e i posizionamenti si confondono. Certo è che questa volta la classica efficienza della sanità lombarda non è servita per garantire cure ma per favorire la morte. IL SILENZIO E LA NORMALITÁ Quello che colpisce è il silenzio delle coscienze. Non fosse stato per l’associzion Luca Coscioni che si è lamentata della lentezza della procedura non ne avremmo saputo niente. Ormai sembra che dare la morte sia una fredda pratica burocratica, condita questa volta dalla solita efficienza lombarda.
_ Zuccarella
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Sconto di 17 cent su gasolio, allo studio misure di sostegno per fasce deboli, opposizioni all’attacco
Caro Carburanti, prorogato taglio accise fino a sabato 5 settembre C
DI LUCIA STEFANIA MANCO
Scontro in maggioranza tra Lega e Forza Italia su tassa extraprofitti
aro carburanti, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che proroga il taglio delle accise. Lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio è valido fino al 5 settembre. Il costo della misura si aggirerebbe intorno ai 130 milioni di euro. Il provvedimento copre il periodo di rientro dalle vacanze estive, dopo il quale bisognerà trovare nuove soluzioni. Allo studio da parte del governo vi sono diverse ipotesi. Prioritario sarà il sostegno alle fasce più deboli della popolazione. Si pensa a un sistema basato sul reddito. Resta il nodo delle coperture. La tassa sugli extraprofitti alle compagnie petrolifere anima il dibattito e crea divisioni nella maggioranza tra Lega e Forza Italia. «Il governo trovi il coraggio di attuarla, basta misure tampone», tuonano le opposizioni. Critiche anche da parte del Codacons. Il costo dei carburanti è arrivato alle stelle. Ieri è salito di 1 centesimo il gasolio rispetto al 25 agosto, sulla A22 il diesel è volato 3 euro al litro. Per Confesercenti il caro carburanti è valso un aggravio di 1,8 miliardi sulle vacanze degli italiani. La proroga del taglio alle accise era stata anti-
cipata martedì scorso. Una misura d’emergenza che fa tirare un sospiro di sollievo ai milioni di italiani in viaggio di rientro dalle vacanze. Poi, bisognerà affrontare il problema seriamente. Allo studio vi sarebbero in particolare forme di sostegno “selettivi sulla base del reddito”. L’autunno si preannuncia caldo. I prezzi dei carburanti continuano ad aumentare. Un nuovo rialzo c’è stato proprio nella giornata di ieri. Secondo i dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, il prezzo medio al self service sulla rete stradale nazionale è arrivato a 2,017 euro al litro per la benzina, mentre il gasolio a 2,137, un rialzo rispettivamente di 2 e 1 centesimo rispetto al 25 agosto. Non è andata meglio in autostrada: il prezzo self è stato di 2,092 euro al litro per la verde e 2,208 euro al litro per il diesel, entrambi in rialzo di 1 centesimo rispetto ad avanti ieri. In alcune aree di servizio il diesel nei giorni scorsi ha varcato la soglia dei 3 euro al litro, come sulla A22. Un quadro che secondo il Codacons rende «urgente un intervento strutturale.», evidenziando anche l’assenza di interventi sulla benzina. Il tema tiene banco nel dibattito politico. A creare tensioni è l’idea di
_ Presidente del Consiglio Giorgia Meloni
una tassazione sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. «Si può fare», dice il leader della Lega e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. A suo avviso è «giusto che chi ha guadagnato di più in questa fase debba aiutare chi è in difficoltà.». C’è il vice premier e leader azzurro Tajiani però che la parola extraprofitti non la vuole proprio sentire.«Sa di Unione Sovietica», afferma, senza escludere la possibilità di un contributo da parte delle aziende. « Deve essere concordato
con il governo e non imposto attraverso una nuova tassa», evidenzia Tajani. La proposta di studio di una tassazione sugli extraprofitti a livello europeo, che vedeva anche il partito della Meloni favorevole, Fdi , non è andata a buon fine. La lettera dell’Italia e altri Paesi Ue alla Commissione europea è stata “rispedita al mittente”. Per Bruxelles la tassazione degli extraprofitti è una competenza a livello nazionale. Secondo le opposizioni il governo deve imboccare la strada.
«Meloni trovi il coraggio di attuarla», sfidano dal Pd la Segretaria Schelein e Debora Serracchiani. Per i dem, ma anche le altre opposizioni, M5s e Avs «le misure tampone non bastano più.». «Di fronte a un salasso simile, il governo ha prorogato per un’altra manciata di giorni uno sconticino impercettibile, una beffa», ha commentato sui social il leader M5s, Giuseppe Conte, i dati di Confesercenti su quanto sono costate le vacanze agli italiani.
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La catastrofe ha colpito il distretto di Rasuwa e la contea tibetana di Gyirong: numerosi i dispersi
Alluvione fra Nepal e Tibet: 95 morti, salvi due italiani C'
DI VITO ERRICHETTI
è un dettaglio, nel racconto di chi ha sorvolato la zona nelle prime ore, che colpisce più di ogni cifra: la velocità con cui tutto è successo. Un pilota di elicottero ha raccontato di aver visto, pochi istanti prima dell'atterraggio, polvere sollevarsi dal fiume — pensava fosse una frana, forse l'esercito che faceva brillare esplosivi per una strada. Poi, nel giro di un attimo, l'acqua. Scura, densa di detriti, alta cinque o sei metri. Alberi secolari e automobili trascinati via come fossero niente.È mercoledì mattina quando la regione di confine tra Nepal e Tibet viene travolta da quella che gli inviati sul posto già definiscono una delle catastrofi naturali più gravi degli ultimi anni in quell'area himalayana. All'origine ci sarebbe un terremoto di magnitudo 4.4, registrato poco dopo le otto e mezza ora locale, con epicentro in Tibet a dieci chilometri di profondità: una scossa che, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe innescato una frana, la quale a sua volta ha provocato l'esondazione lampo del fiume Bhote Koshi, corso d'acqua che segna in parte il confine tra i due Paesi. Il bilancio è di quelli che cambiano ora dopo ora, e non in meglio: nella tarda mattinata di mercoledì le vittime accertate sul versante nepalese erano salite a 95, ma poche ore prima si parlava di appena 22, e prima ancora di 17. Complessivamente, il bilancio resta in aggiornamento e si contano centinaia di dispersi, tra cui 291 cittadini stranieri, molti dei quali turisti sorpresi lungo i sentieri e le strade di montagna che collegano Kathmandu al valico himalayano. ZONA COLPITA, TRA RASUWA E GYIRONG Sul lato nepalese l'epicentro dell'emergenza è il distretto di Rasuwa, in particolare le località di Syapru Besi e Timure, investite dall'alluvione del Bhote Koshi. Il quadro che arriva da lì è desolante: il direttore amministrativo del distretto ha parlato di interi villaggi e infrastrutture spazzati via. Tra i dispersi,
non solo civili: 26 agenti della polizia nepalese e 13 membri dell'Armed Police Force risultano irreperibili a Timure, mentre una sessantina di lavoratori di un progetto idroelettrico sul torrente Langtang Khola non danno più notizie di sé, insieme a 14 dipendenti dell'ufficio doganale locale. Dall'altra parte del confine, in territorio cinese, la situazione resta più opaca. Le autorità di Shigatse, nella contea di Gyirong, parlano genericamente di «gravi perdite» e di numerose persone disperse, senza sbilanciarsi su cifre precise — un riserbo che contrasta con la puntualità degli aggiornamenti nepalesi. Le immagini diffuse dall'emittente statale cinese mostrano acqua impetuosa che trascina rami e detriti e una strada completamente allagata, mentre il presidente Xi Jinping ha chiesto operazioni di soccorso «a pieno regime», ordinando di fare il possibile per salvare i dispersi e curare i feriti. COINVOLGIMENTO ITALIANO: DUE CONNAZIONALI «IN BUONE CONDIZIONI» Ed è qui che la notizia, per i lettori italiani, si fa più vicina. Nella zona risultavano presenti circa novanta connazionali — un numero che comprende presumibilmente sia turisti in transito sia residenti o lavoratori stabili, senza che sia possibile per ora distinguere con
precisione le due categorie. La Farnesina si è mossa fin dalle prime ore del mattino. L'Unità di Crisi ha attivato un coordinamento con l'Ambasciata d'Italia a Pechino, il Consolato Generale a Calcutta e il Consolato Onorario a Kathmandu per accertare l'eventuale coinvolgimento di cittadini italiani. Il momento di massima tensione arriva nel primo pomeriggio, quando si apprende che due turisti italiani si trovavano effettivamente in zona al momento della frana, bloccati a monte insieme alla loro guida locale. La buona notizia arriva in tempi relativamente rapidi: entrambi vengono descritti in buone condizioni e in costante contatto con le autorità diplomatiche, e poco dopo le fonti parlano di due italiani evacuati incolumi dall'area colpita. A confermarlo è il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto a margine del Meeting di Rimini: i due connazionali coinvolti «sono in buone condizioni» e assistiti dalla diplomazia italiana, sia a Pechino sia a Roma. Al momento, ha precisato, non risultano altri italiani coinvolti.Resta un punto che vale la pena sottolineare: i novanta connazionali censiti dalla Farnesina sono quelli tracciati attraverso il portale «Dove siamo nel mondo», un sistema di registrazione volontaria. Chi non si è iscritto semplicemente non ri-
sulta — e sul versante cinese, dove le comunicazioni procedono più a rilento, verificare la presenza di eventuali altri italiani richiede più tempo. Le parole di Tajani fotografano la situazione nota in questo momento, non necessariamente quella definitiva. LA DIMENSIONE INTERNAZIONALE DELLA TRAGEDIA Il dato dei dispersi stranieri racconta bene quanto quell'angolo di Himalaya sia un crocevia turistico affollato in questo periodo dell'anno. Tra le quasi 400 persone risultate irreperibili figurano 93 nepalesi e un numero considerevole di stranieri: oltre un centinaio di indiani, una dozzina di britannici, alcuni sudafricani, una diciassettina di malesiani, alcuni statunitensi, un australiano e un olandese — cifre che, secondo fonti citate dalla stampa britannica, potrebbero già essere superate. Un dettaglio che aggiunge inquietudine al quadro: non si tratta di una zona nuova a questo tipo di eventi. Lo stesso fiume, appena un anno fa, aveva già causato nove morti e 24 dispersi in un'analoga esondazione — un precedente che pone un interrogativo più ampio sulla gestione del rischio idrogeologico in un'area di transito turistico sempre più frequentata, dove strade, ponti e impianti idroelettrici vengono costruiti a ritmo serrato lungo corsi d'acqua
notoriamente instabili. COSA SUCCEDE ORA Le operazioni di soccorso procedono su due fronti che rispondono a catene di comando diverse, e questo non semplifica le cose. In Nepal gli elicotteri dell'esercito continuano a setacciare la valle del Bhote Koshi, recuperando chi è rimasto intrappolato sui tetti delle case circondate dal fango; il premier cinese Li Qiang ha chiesto un censimento rapido delle persone coinvolte e inviato sul posto un vicepremier per coordinare i soccorsi. Due governi, due squadre di soccorritori, un solo fiume che continua a scorrere gonfio tra i due versanti del confine. Difficile dire, per ora, quando si arriverà a un bilancio definitivo: la storia recente di queste emergenze, in zone impervie e scarsamente collegate, insegna che i numeri veri emergono con i giorni, non con le ore. Per l'Italia, la situazione dei due connazionali individuati nell'area si è conclusa nel migliore dei modi possibili: entrambi sono stati evacuati incolumi e non risultano, al momento, altri italiani coinvolti. Ma sarebbe superficiale considerare la vicenda definitivamente chiusa: la Farnesina continuerà a monitorare la situazione, mano a mano che le comunicazioni con l'area, specie sul versante tibetano, torneranno a funzionare con regolarità.
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Giallo Pietracatella, bocche cucite verso la stampa
Morte per ricina, il cerchio si stringe: prende forma la pista sentimentale Esclusi incidente e probabilità, la Procura di Larino punta su tre ipotesi mentre Gianni Di Vita esce in silenzio dalla questura e slitta l’interrogatorio chiave
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DI TIZIANA MAGRÌ
ertice blindato a Larino per risolvere il giallo di Natale: il duplice omicidio di Antonella De Ielsi e della figlia Sara Di Vita, uccise dalla ricina, entra nella fase decisiva. Tra il Molise e Berlino cresce l’attesa per i risultati del Robert Koch Institute, mentre il muro di silenzio conferma che la verità è a un passo. L’incontro di ieri arriva dopo una scena destinata a pesare sull’inchiesta: l’uscita di Gianni Di Vita dagli uffici della Mobile, dopo sei ore d’interrogatorio, un faccia a faccia con la sua amica di sempre Monia, senza una parola per i cronisti. Testa bassa, nessuna reazione alle incalzanti domande. Dall’altra parte don Stefano Fracassi, il parroco che per ultimo ha raccolto le confidenze di Antonella, avrebbe invitato la comunità a non parlare con la stampa. Il duplice omicidio resta ancora ufficialmente a carico di ignoti, ma su un punto gli inquirenti non hanno alcun dubbio: escluse fatalità e incidente, la dinamica dell’avvelenamento porta a un’unica lettura, quella dell’omicidio volontario e premeditato. Si tratta di un chiarimento non del tutto secondario, visto che tra chi segue il caso da lontano, o lo ricorda per la particolarità della ricina, resiste ancora l’idea di un possibile incidente domestico: un equivoco che la Procura considera definitivamente superato dagli esami tossicologici. Il confronto in Questura tra l’ex sindaco di Pietracatella e Monia, insegnante di matematica all’Istituto Alberghiero di Riccia e amica d’infanzia di Di Vita, condotto alla presenza della procuratrice Elvira Antonelli e del capo della Squadra Mobile Marco Graziano, ha acceso i riflettori su un possibile movente sentimentale. Va ricordato che Gianni Di Vita non è indagato: gli esami tossicologici fatti in Germania hanno escluso che lui e
l’altra figlia, Alice – sopravvissuta, a differenza della sorella Sara – abbiano assunto anche minime dosi del veleno, insapore. Entrambi restano formalmente persone offese e testimoni chiave. LE TRE INCONGRUENZE DI GIANNI DI VITA A tenere alta la tensione sono tre elementi che gli inquirenti starebbero ancora cercando di ricomporre. Il primo riguarda i sintomi di Di Vita, che ha riferito, sin dal primo momento, di essersi sentito male nelle ore successive al pranzo di Natale, ma gli esami di Berlino non hanno rilevato né a lui né ad Alice anticorpi alla ricina. Il secondo riguarda la testimonianza di un’amica di famiglia, che aveva descritto agli inquirenti un clima familiare sereno senza dissidi: l’analisi delle chat recuperate dai cellulari delle vittime avrebbe fatto emergere forti tensioni tra Antonella e Gianni Di Vita legate al rapporto “particolare” del marito con l’amica Monia. Il terzo elemento, quello che secondo fonti vicine all’inchiesta sta assumendo
un peso crescente negli ultimi momenti, è proprio il legame con Monia, al centro delle sei ore del confronto di ieri. Anche in questo caso, al momento, si tratta di ipotesi e non di prove a carico di Di Vita. LE IPOTESI Gli inquirenti starebbero seguendo tre piste distinte: la prima sentimentale; sarebbe stato un parente stretto della famiglia De Ielsi-Di Vita a indirizzare gli investigatori verso Monia, parlando agli stessi di un rapporto fuori dai canoni dell’amicizia. Un legame di cui Antonella sarebbe stata consapevole. La seconda riguarda la competenza tecnica: il marito di Monia, tecnico di laboratorio a Riccia, è considerato di interesse per l’eventuale dimestichezza nell’estrarre la ricina. La terza ipotesi riguarda l’ambiente in cui viveva la famiglia: durante i sopralluoghi di luglio, nel salotto di casa è stata trovata una borsa con la scritta “Monique”, rientrante tra i 131 oggetti sequestrati e sottoposti agli esami tedeschi. Questa pochette avrebbe rafforzato l’ipotesi – tutta da verificare – di
un legame tra l’oggetto e l’insegnante stessa. LE STRADE BATTUTE DAGLI INQUIRENTI Il lavoro corre su binari ben inquadrati. Quello scientifico-tossicologico: l’analisi dei 131 oggetti – avanzi di cibo, borracce, contenitori con semi sospetti, borsa “Monique” – sequestrati anche nella stanza di Alice, per individuare il “vettore” esatto della tossina. Le tracce di ricina nello stomaco di Antonella restano l’indizio più solido per collocare l’avvelenamento nel tempo, e non con una sola somministrazione. Quindi, la logica vuole che chi ha ucciso le due donne lo abbia fatto con precisa attenzione. L’altro binario è quello digitale: perizia su computer e smartphone sequestrati, compreso il PC scolastico usato da Monia, e ricerche online sulla ricina. Poi, ci sarebbe l’aspetto dei tabulati e delle chat delle vittime, per ricostruire contatti ed eventuali tensioni nei giorni precedenti al 25 dicembre. Il quarto è il confronto tra Gianni Di Vita e l’insegnante, amica d’in-
fanzia. Qui l’ascolto del marito di Monia continua a slittare, perché, secondo indiscrezioni, la Procura vuole interrogarlo solo dopo aver confrontato i dati chimici di Berlino con quelli informatici. COSA MANCA PER CHIUDERE IL CASO Manca la conoscenza del vettore, cioè sapere con precisione attraverso quale alimento, cibo, bevanda o oggetto la ricina sia stata introdotta nell’organismo delle due donne, e chi tra gli aventi accesso a quel vettore disponesse anche delle competenze per procurarsi o preparare la ricina. Finché scienza e informatica non convergeranno su un nome, difficilmente la Procura formalizzerà un’accusa: da qui il rinvio delle audizioni più delicate, da qui l’attesa della svolta per il mese di settembre. Per ora a Pietracatella resta il silenzio, come se si stesse difendendo o tutelando qualcuno o qualcosa. La Procura usa cautela, sta mettendo assieme tanti tasselli ma manca l’ultimo “oltre ogni ragionevole dubbio”.
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La crisi della cultura woke; difendere l’umano significa anche difendere la differenza, il desiderio e la libertà di essere se stessi
Elogio della differenza
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DI GIANFRANCO BLASI
è qualcosa di paradossale nella stagione culturale che stiamo attraversando. Abbiamo combattuto per decenni contro le discriminazioni, contro le gabbie nelle quali la società pretendeva di rinchiudere gli individui, contro l'idea che nascere in una certa condizione significasse avere un destino già scritto. Ed è stata una battaglia giusta. Una delle grandi conquiste della modernità liberale è stata proprio quella di restituire alla persona la libertà di essere se stessa. E tuttavia oggi sembra affacciarsi una tentazione opposta: non più quella di imporre a ciascuno un'identità, ma quella di considerare ogni identità come qualcosa da scomporre, decostruire, ridefinire continuamente. Come se l'uomo fosse diventato un progetto aperto all'infinito, una costruzione linguistica e sociale che può essere smontata e rimontata a piacimento. È qui che comincia la mia perplessità nei confronti della cultura woke. Non perché tutto ciò che viene sotto questa definizione sia sbagliato. Al contrario. Il woke ha avuto anche il merito di costringerci a guardare meglio alcune realtà che troppo spesso avevamo ignorato: il peso delle parole, le discriminazioni, le
disuguaglianze, le forme sottili del potere. Anche chi, come me, guarda con preoccupazione agli eccessi di questa cultura dovrebbe riconoscere questo debito. Chi scrive, per esempio, non può non aver acquisito una maggiore consapevolezza del potere che esercita attraverso le parole e della responsabilità che quel potere comporta. È una consapevolezza che non va smarrita. Il problema nasce quando una sensibilità diventa un'ortodossia. Quando la necessaria attenzione verso l'altro si trasforma in sospetto verso l'altro. Quando la tutela della persona diventa una nuova forma di controllo morale. Quando il desiderio di eliminare le discriminazioni finisce per produrre una società nella quale persino la differenza diventa sospetta. E allora la domanda diventa inevitabile: che cosa accade all'uomo quando, nel tentativo di liberarlo da ogni differenza, finisce per avere paura delle differenze stesse? LA DIFFERENZA NON È UNA COLPA La cultura occidentale ha costruito una parte essenziale della propria identità proprio intorno alla differenza. La differenza tra uomo e donna. Tra generazioni. Tra padre e figlio. Tra maestro e allievo. Tra vecchiaia e giovinezza. Tra corpo e spirito. Tra desiderio e responsabilità. Tra bene e male. Non tutte queste differenze sono state interpretate corretta-
mente dalla storia. Alcune sono state utilizzate per giustificare soprusi, discriminazioni e ingiustizie. Ma cancellare una differenza perché qualcuno ne ha abusato è una risposta altrettanto sbagliata. Una differenza può diventare una disuguaglianza ingiusta. Ma non ogni differenza è una disuguaglianza. È una distinzione semplice, eppure decisiva. Perché se perdiamo la capacità di distinguere tra differenza e discriminazione finiamo inevitabilmente per considerare sospetto tutto ciò che non è perfettamente sovrapponibile. E una società nella quale tutti devono essere uguali per non ferire nessuno rischia di essere, alla fine, una società nella quale nessuno è veramente libero di essere diverso. La libertà, invece,
ha bisogno della differenza. L'uomo non è soltanto ciò che dice di essere C'è poi una questione ancora più profonda, che riguarda il modo stesso in cui concepiamo la persona. L'uomo contemporaneo sembra essere sempre più tentato di pensarsi come il risultato della propria autodeterminazione. Io sono ciò che dichiaro di essere. La mia identità coincide con la rappresentazione che ho di me stesso. Il linguaggio non descrive più soltanto la realtà: pretende di crearla. Naturalmente nessuno può negare il valore della coscienza personale. Nessuno può ignorare ciò che una persona sente di essere, ciò che vive, ciò che soffre, ciò che desidera. Ma una cosa è riconoscere la profondità della persona. Un'altra è pensare che la persona sia interamente riducibile alla propria percezione di sé. Da cattolico liberale, faccio fatica ad accettare questa idea perché credo che la dignità dell'uomo sia precedente alla sua autorappresentazione. La persona non vale perché riesce a costruire perfettamente se stessa. Vale perché è persona. È precisamente questa convinzione che consente, a mio giudizio, di tenere insieme libertà e limite, autodeterminazione e responsabilità, rispetto dell'individuo e riconoscimento di una realtà che ci precede. Non siamo onnipotenti creatori di noi stessi. Siamo anche figli di una storia, di un corpo, di una cultura, di una lingua, di relazioni, di una tradizione. E
tutto questo non è necessariamente una prigione. Può essere anche la materia attraverso la quale diventiamo liberi. CHE NE SAREBBE DELL’EROS? Forse il punto nel quale questa nuova sensibilità mostra maggiormente le sue contraddizioni è quello dell'eros. Abbiamo giustamente imparato a chiamare violenza la violenza. Abbiamo imparato che il consenso è essenziale e che nessuno può essere privato della propria libertà o della propria dignità. Ma proprio per questo dobbiamo stare attenti a non confondere ciò che è violenza con ciò che è desiderio. La seduzione non è una sopraffazione. Il corteggiamento non è una molestia. L'attrazione non è una colpa. Il desiderio dell'altro comporta certamente responsabilità, misura, rispetto. Ma non può essere trasformato in una procedura amministrativa nella quale ogni gesto debba essere preventivamente autorizzato e ogni ambiguità sentimentale venga trattata come una potenziale colpa. L'eros vive anche di mistero, di attesa, di gioco, di esitazione, di sguardi che si incontrano e si sottraggono. Vive della libertà di avvicinarsi e della libertà, altrettanto importante, di respingere. Una società che avesse paura della seduzione sarebbe una società terribilmente triste. E forse sarebbe anche una società incapace di comprendere una parte fondamentale dell'umano.
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giovedì 27 agosto 2026
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E LA LETTERATURA? Qui il discorso diventa ancora più serio. Che cosa facciamo di Omero se giudichiamo il mondo antico esclusivamente con le categorie morali del nostro tempo? Che cosa facciamo di Shakespeare? Che cosa facciamo di Dante, di Leopardi, di Dostoevskij, di Tolstoj? La grande letteratura non è nata per confermare le nostre convinzioni. È nata per metterle alla prova. I personaggi della letteratura sono spesso colpevoli, ambigui, violenti, seduttivi, traditori, disperati, eroici e miserabili nello stesso tempo. Sono uomini. Non possiamo pretendere che ogni opera del passato superi un esame di conformità alle sensibilità contemporanee. Se lo facessimo, non salveremmo la letteratura: la distruggeremmo. Un'opera non è grande perché contiene una morale che condividiamo. È grande perché riesce a raccontare qualcosa dell'uomo che ancora non avevamo capito. E l'uomo, per fortuna, è molto più complicato delle nostre categorie. DA SOCRATE IN POI La filosofia occidentale nasce, in fondo, da una domanda: che cos'è l'uomo? Socrate non aveva un manuale di risposte. Aveva domande. Platone cercò il rapporto tra il mondo sensibile e quello delle
idee. Aristotele interrogò la natura, l'etica, la politica, l'anima. Il cristianesimo introdusse nella storia occidentale l'idea sconvolgente che ogni persona possieda una dignità irriducibile, perché ogni uomo è creatura e, nella prospettiva cristiana, immagine di Dio. Da allora la nostra civiltà ha continuato a interrogarsi sull'uomo. Il problema della cultura woke, quando diventa ideologia, non è che ponga nuove domande. È che talvolta sembra voler stabilire in anticipo quali domande sia lecito porre. UNA CIVILTÀ VIVE DELLE PROPRIE DOMANDE Quando comincia ad avere paura delle domande, comincia a impoverirsi. Il rischio di una società senza conflitto C'è infine un paradosso che mi inquieta. Nel tentativo di costruire una società più rispettosa, inclusiva, attenta, rischiamo di costruire una società nella quale nessuno debba mai più sentirsi urtato, contraddetto, provocato. Ma una società senza conflitto è una società senza confronto. E una società senza confronto è una società senza vera libertà. La nostra civiltà è cresciuta attraverso conflitti intellettuali, religiosi, politici, filosofici. È cresciuta perché qualcuno ha potuto dire qual-
cosa che un altro riteneva intollerabile. La libertà non consiste nell'eliminare ciò che ci disturba. Consiste nel poterlo ascoltare, contestare, confutare e, se necessario, combattere con le armi della ragione. Il liberalismo, quello autentico, non è la costruzione di un mondo nel quale nessuno possa più offendersi. È la costruzione di un mondo nel quale anche ciò che ci offende possa essere detto senza che per questo qualcuno debba essere cancellato. NON TORNARE INDIETRO Per questo non vorrei che il tramonto degli eccessi woke significasse un ritorno al passato. Non abbiamo bisogno di tornare a una società nella quale le discriminazioni venivano ignorate, le minoranze marginalizzate, le donne considerate inferiori, la violenza minimizzata. Il punto non è tornare indietro. IL PUNTO È ANDARE OLTRE Conservare ciò che abbiamo imparato e liberarci di ciò che è diventato ideologia. Possiamo essere più rispettosi delle parole senza diventare prigionieri delle parole. Possiamo combattere le discriminazioni senza considerare ogni differenza una discriminazione. Possiamo difendere la dignità delle
persone senza smontare l'idea stessa di persona. Possiamo riconoscere la complessità delle identità senza convincerci che l'identità sia soltanto una costruzione arbitraria. Possiamo difendere le donne dalla violenza senza avere paura dell'eros. Possiamo amare la modernità senza vergognarci della tradizione. Possiamo essere cristiani e liberali senza scegliere tra libertà e verità. Forse è proprio questo il compito della nostra generazione: ricostruire un umanesimo capace di tenere insieme ciò che abbiamo imparato a separare. Un umanesimo nel quale la persona venga prima dell'identità, la libertà prima dell'ortodossia, la responsabilità prima del giudizio, la letteratura prima della censura, la curiosità prima della paura. E soprattutto un umanesimo nel quale la differenza non sia una colpa da espiare, ma una ricchezza da comprendere. Perché alla fine, se togliamo all'uomo il corpo, la differenza, il desiderio, la contraddizione, la memoria, la tradizione, la libertà di sbagliare e persino quella di scandalizzare, rischiamo di ottenere una società perfettamente ordinata e perfettamente innocua. Ma forse anche una società senza eros, senza seduzione, senza fascino. E, soprattutto, senza più spirito vitale.
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Cronache Lucane Solo ieri avevamo raccontato dell’attivismo nazionale e l’immobilismo locale
FdI Basilicata, senza guida La presenza di Osnato e Filini resa pubblica solo a poche ore dall’evento con una nota di Mattia e una di Caiata. Segno evidente di mancanza di organizzazione e di presenza del partito
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DI MASSIMO DELLAPENNA
upus in fabula! Solo ieri avevamo raccontato dell’attivismo nazionale di FdI e l’immobilismo locale, tra gazebo fuori tempo e mancanza di una guida politica autorevole. E proprio ieri ne abbiamo avuto la manifestazione plastica. Ma andiamo per ordine. C'era una volta il partito politico. Sulla sua esistenza e sulla sua natura ed organizzazione sono stati scritti saggi importanti che hanno caratterizzato la politologia novecentesca. La fine della Prima Repubblica decretò, almeno in Italia, la fine del Partito politico “pesante”. Dalla tradizione italiana si erano salvati due partiti. Da una parte il PD che aveva unito la tradizione del PCI e della DC, dall'altra Alleanza Nazionale-Fratelli d'Italia. LO STRANO CASO DI FDI BASILICATA In particolare Fratelli d'Italia è una vera e propria macchina organizzativa e politica da prima repubblica. Per essere chiari, ha preso tutte le virtù dei Partiti della Prima Repubblica senza prenderne i difetti
tra i quali il correntismo. Per chi conosce i meccanismi di Via della Scrofa è noto che ci sono delle regole precise. A nome del Partito parlano o Giorgia Meloni o Giovanni Donzelli. Tutti gli altri intervengono soltanto per le questioni proprie delle attività specifiche che svolgono. È una macchina organizzativa perfetta con un verticismo strutturato e assenza totale di disordine. Non è quello che accade in Basilicata. Il Partito appare una “barca scordata” nella quale non comanda nessuno, non si discute e nessuno fa attività di coordinamento ed organizzazione. I COMUNICATI DISGIUNTI Oggi si organizza a Maratea uno degli eventi caratterizzante l’estate di FDI. Soltanto ieri, a poche ore dall’evento, nelle nostre redazioni sono arrivati due comunicati distinti, uno firmato dall’On.Salvatore Caiata, l’altro sottoscritto dall’On. Aldo Mattia. Il contenuto, comunicato tardivamente e al di fuori di ogni regola giornalistica, è il medesimo. Sia Caiata che Mattia ci tengono a farci sapere che saranno insieme agli On. Osnato e Filini per parlare della po-
Cronache Lucane FdI è un treno a livello nazionale. Qui va tra immobilismi e gazebo
fuori tempo
La destra si divora si sfancula, con i Meloniani I vannacciani continuano ad imbarcare di tutto anche chi pubblicamente o o un vecchio partigiano bambin un senza bussola. Così Speranza può indicare perfino come premier
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vannacciani hanno già iniziato a flette nella sua esecuzione tutti i aggregazi one e di superame nto insultarsi sui social. limiti organizzativi del partito lu- delle difficoltà. Anche qui, però, Qualche giorno fa sono stati noNicoteoria la politica. In oberto Speranza, nel lan- cano. Se vuoi fare una iniziativa manca è uomo scelto da FDI, il par- minati i referenti provinciali e suciare la sua surreale pro- sulle spiagge lucane devi farla letti Giorgia Meloni è maggio- bito sui social è comparso il madi tito di centrali settimane due posta di indicare un di- nelle ranza relativa. Qualcuno sa dirci lessere. ciottenne o un vecchio partigiano agosto. Se le organizzi quando già come Fratelli d’Italia sta tutelan- A dargli fiato Enzo Basentini che come leader di coalizione, deve le persone sono andate via o so- do il suo sindaco, lasciato solo al- ha testualmente scritto che “le nocredere che la destra nazionale sia no prossime al farlo, hai delibe- le sue capacità nella gestione del- mine di oggi, fatte da Simone ratamente deciso di tenere un uguale a quella lucana. l’anatra zoppa? Meno male che Massimiliano e Roberto VannacSe, infatti, la coalizione conser- punto di informazione propagan- Nicoletti ha capacità per poter an- ci, sono illegittime e non rispetvatrice a livello nazionale fosse distico quando non c’è più nes- dare avanti da solo me se fosse tano i dettami della democrazia. della stessa pasta e avesse lo stes- suno. O peggio organizza re per FdI probabilmente la consi- Rasentano il fare arrogante delle so passo di Fratelli d'Italia Basi- un’iniziat iva bellissima come liatura sarebbe già finita. segreterie dei vecchi partiti, semlicata, infatti, anche l’indicazio- quella di Maratea il 27 agosto dobra non sia cambiato nulla se non VANNACCI AI PANNI ne di un “non candidato” baste- ve arriveranno Osnato della Comla solita arroganza "del facciamo SPORCHI della Filini e Bilancio missione vinceper tra rebbe al centrosinis noi"! Nascerà un nuovo partito Commissione Vigilanza Rai sen- Ne’ va meglio la situazione in Fu- "Futuro Basilicata". re le elezioni. turo Nazionale. Purtroppo per Speranza, però, za fare un comunicato stampa. Il partito di Vannacci ha raccat- Per fortuna il centrodestra nazioL’INCONSISTENTE Giorgia Meloni non ha il passo
DI MA SSI MO DE LLAPE NNA
__L’edizione di Cronache di ieri e sotto Caiata e Mattia
litica del Governo. Mattia dice di farlo con Caiata e Caiata dice di farlo con Mattia (Sic!). IL PARTITO ASSENTE La logica del Partito sarebbe che una iniziativa di Partito sia comunicata dal segretario regionale e dal segretario provinciale, al massimo dal segretario cittadino. La logica del Partito sarebbe quella secondo la quale se i Parlamentari fanno una iniziativa comune la comunicano unitamente. In Basilicata no. In Basilicata è una quotidiana
guerra a mettere le pezze alla totale assenza di strategia e regionale che spesso si trasforma in situazioni goffe e maldestre come quest’ultima che raccontiamo oggi. Peraltro lo raccontiamo con spirito critico ritenendo FdI meritatamente il primo partito nazionale che però qui zoppica, anche numeri alla mano, con una totale assenza di guida politica a livello locale che depotenzia il Partito. Sempre per restare alla questione dell’iniziativa di Maratea, è possibile mai che la comunicazione
venga fatta soltanto la sera prima? Ma veramente si può immaginare che questo sia il modo di comunicare del primo partito italiano? COSÌ NON SI VA DA NESSUNA PARTE Noi abbiamo grande stima di Giorgia Meloni e del lavoro che FDI fa al governo e nelle istituzioni. Come abbiamo detto all’inizio, Via della Scrofa guida una macchina perfetta, l’unico esempio ei Partito strutturato, organizzato e disciplinato. Questa organizzazione, unita al carisma della Meloni è il motore della crescita e del mantenimento del consenso di FDI. In Basilicata regna il caos. Nessuno decide, nessuno discute e tutti si muovono individualmente per colmare questo vulnus, peraltro in modo caotico con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Non meravigliamoci, poi, se i risultati non sono straordinari ma molto al di sotto delle aspettative e della media nazionale. Così non si va da nessuna parte e così Vannacci si rafforza ancora e di più, nonostante qui sia una banda musicale ma che sta raccogliendo sempre più adesioni che fra qualche ora si faranno sempre più pesanti.
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Il Capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile Fabio Ciciliano si complimenta con la Basilicata per il risultato raggiunto
Rischio idrogeologico, Pnrr al 98% Bardi: «La cooperazione è decisiva»
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a Basilicata raggiunge il 98% degli interventi ultimati sui fondi Pnrr destinati alla mitigazione del rischio idrogeologico e incassa il plauso formale del Capo del Dipartimento della Protezione Civile nazionale, Fabio Ciciliano. Un risultato che il presidente della Regione, Vito Bardi, definisce di grande rilievo e che rappresenta un riconoscimento al lavoro portato avanti dalla struttura regionale. Il traguardo è stato accolto con soddisfazione da Bardi, che ha rivolto un ringraziamento a Ciciliano attraverso una lettera nella quale ha condiviso il risultato con l’assessore alle Infrastrutture, Pasquale Pepe, e con tutta la struttura regionale impegnata sul fronte della protezione civile.«Dietro questo 98 per cento – scrive Bardi – c’è l’impegno
quotidiano e silenzioso di uomini e donne che lavorano per la protezione della Basilicata, delle nostre case, delle nostre infrastrutture e dei nostri cittadini. Questo riconoscimento nazionale è motivo di profondo orgoglio per tutta la comunità lucana». Un risultato che, sottolinea il presidente della Regione, assume un valore ancora maggiore considerando la fragilità del territorio lucano. Il raggiungimento del 98% degli interventi ultimati è stato reso possibile dalla costante concertazione istituzionale e dal lavoro di squadra tra dirigenti, funzionari e personale dell’Ufficio regionale di Protezione Civile.Bardi evidenzia proprio il ruolo della collaborazione tra le istituzioni, considerata fondamentale per affrontare le questioni più complesse e trasformare le ri-
sorse disponibili in interventi concreti a tutela del territorio.«La Basilicata – aggiunge il presidente – ha dimostrato nei fatti che la cooperazione tra istituzioni non è un concetto astratto, ma l’unico strumento efficace per vincere le sfide più complesse». Nel suo intervento, Bardi sottolinea anche l’importanza di aver saputo utilizzare le risorse del Pnrr rispettando i tempi previsti e indirizzandole verso opere concrete per la mitigazione del rischio idrogeologico. Un’attività che, secondo il presidente, significa dare risposte dirette alle comunità locali, alle famiglie e alle imprese dei comuni lucani. «Saper spendere le risorse del Pnrr nei tempi previsti e farlo per opere idrogeologiche concrete significa dare risposte vere alle famiglie e alle im-
prese dei nostri comuni», afferma Bardi. Il presidente della Regione ha quindi rivolto un ringraziamento al Dipartimento nazionale della Protezione Civile per la costante vicinanza e per la collaborazione istituzionale, ribadendo la volontà di proseguire il lavoro
sul fronte della prevenzione e della sicurezza del territorio. «Ringrazio il Dipartimento nazionale per la costante vicinanza: continueremo a lavorare insieme per rafforzare la prevenzione e rendere la nostra terra sempre più sicura e resiliente», conclude Bardi.
Verificati sul posto gli ultimi aspetti tecnici e operativi dell’intervento, inserito nel Piano Stralcio 2023 per la mitigazione del rischio
Rischio idrogeologico, sopralluogo a Savoia di Lucania: oltre 1,7 milioni per la sicurezza
È
stato effettuato a Savoia di Lucania un sopralluogo tecnico per fare il punto sull’intervento di messa in sicurezza del versante roccioso situato sul lato sinistro della strada di accesso al centro abitato da via Roma. L’opera è inserita nel Piano Stralcio 2023 per la mitigazione del rischio idrogeologico.Al sopralluogo hanno partecipato il Soggetto Attuatore Delegato del Commissario di Governo, Gianmarco Blasi, il sindaco di Savoia di Lucania, Rocco Mastroberti, il RUP della struttura commissariale, l’ingegner Alessandra Sangiacomo, il Responsabile dell’Area Tecnica del Comune, Francesco Tarateta, e i rappresentanti dell’impresa incaricata dei lavori.L’intervento, relativamente al primo stralcio funzionale, prevede un investimento complessivo di 1.744.496,92 euro. Nel corso della visita sono stati verificati direttamente sul posto gli ultimi aspetti tecnici e operativi necessari all’apertura del cantiere, con particolare attenzione alle attività propedeutiche all’avvio dell’intervento e al coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti.«La messa in sicurezza di questo ver-
sante rappresenta un’opera importante per Savoia di Lucania, perché riguarda direttamente la tutela dei cittadini e la sicurezza di uno degli accessi al centro abitato», ha dichiarato Gianmarco Blasi. «Il sopralluogo ci ha consentito di verificare sul posto, insieme al Comune, al RUP, ai tecnici e all’impresa, gli ultimi aspetti operativi prima dell’avvio del cantiere. Nelle prossime settimane procederemo alla consegna dei lavori».Blasi ha
quindi sottolineato l’obiettivo di accelerare l’attuazione degli interventi programmati, trasformando le risorse disponibili in opere concrete a tutela dei territori. Un ringraziamento è stato rivolto anche al Commissario di Governo Vito Bardi «per l’attenzione e l’impulso costante alle attività di contrasto al dissesto idrogeologico in Basilicata». Soddisfazione anche da parte del sindaco Rocco Mastroberti, che ha definito l’intervento
«importante e atteso dalla nostra comunità». «È finalizzato alla messa in sicurezza di un’area particolarmente delicata e di una delle vie di accesso al centro abitato», ha spiegato il primo cittadino, evidenziando come l’imminente consegna dei lavori rappresenti «un risultato concreto, frutto della collaborazione tra il Comune e la struttura commissariale».L’amministrazione comunale ha assicurato la massima collaborazione per consentire la realizzazione dell’opera nei tempi previsti. L’intervento consentirà di affrontare le criticità presenti lungo il versante e di migliorare le condizioni di sicurezza dell’area interessata, con ricadute positive anche sulla viabilità di accesso al centro abitato. La fase di sopralluogo rappresenta quindi un passaggio propedeutico alla concreta apertura del cantiere e alla successiva esecuzione delle opere previste.Il sopralluogo segna dunque un ulteriore passaggio verso l’apertura del cantiere e l’avvio di un intervento destinato a rafforzare la sicurezza di un’area particolarmente esposta al rischio idrogeologico.
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Chiesto un tavolo in Regione: «La Basilicata è produttrice e deve trasformare questa ricchezza in un beneficio»
Caro energia, Filcom Confsal «Famiglie e imprese a rischio»
POTENZA L’autunno si avvicina e con esso il rischio di nuovi rincari dell’energia che potrebbero pesare fortemente su famiglie e piccole imprese. Le stime citate nel documento indicano aumenti significativi della spesa energetica, con conseguenze particolarmente pesanti per commercio, artigianato, ristorazione e turismo. «Non siamo di fronte a un problema astratto – sottolinea il segretario generale di Filcom Confsal Basilicata, Donato Rosa –. Il caro energia rischia di colpire il reddito delle famiglie e la tenuta delle piccole attività. La Basilicata, però, ha una condizione particolare: è una regione produttrice di energia e deve po-
ter trasformare questa ricchezza in un beneficio concreto per i cittadini». Filcom Confsal richiama l’esperienza della legge regionale 28/2022, che consentì di utilizzare parte del gas derivante dagli accordi di compensazione con Eni e Total per ridurre il costo delle bollette di circa 110mila famiglie lucane. Un’esperienza importante, ma che ha evidenziato anche fragilità giuridiche e prodotto successivamente conguagli a carico delle famiglie. Per questo il sindacato chiede alla Presidenza della Regione Basilicata di convocare entro settembre un tavolo regionale permanente sull’energia, coinvolgendo istituzioni, organizzazioni sindacali, associazioni
datoriali, aziende energetiche, ARERA e ANCI Basilicata. «Non possiamo aspettare che i rincari arrivino nelle bollette per poi intervenire con misure tampone», afferma Rosa. Filcom Confsal propone di mettere in sicurezza il bonus gas, estendere le compensazioni anche alla componente elettrica, valutare l’allargamento regionale dei contributi diretti già sperimentati in Val d’Agri e ampliare la proposta di Zona Franca Energetica anche alle utenze domestiche e alle microimprese. Per le attività più esposte vengono inoltre chiesti strumenti di rateizzazione delle bollette e crediti d’imposta regionali, insieme a maggiori incentivi per efficientamen-
to energetico, fotovoltaico e comunità energetiche. «La Basilicata ha già dimostrato di poter trasformare la propria condizione di territorio estrattivo in un vantaggio per i cit-
tadini – conclude Rosa –. Ora bisogna correggere le criticità e costruire una misura stabile, più ampia e più equa. Chi vive accanto ai pozzi non può pagare l’energia come se i pozzi non esistessero».
L’EX SENATORE DIGILIO, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE SUGLI IDROCARBURI DOPO LA VICENDA DI SCANZANO JONICO
«Profitti del petrolio, dibattito torna attuale 25 anni dopo»
POTENZA «A distanza di 25 anni dall’istituzione e dall’attività della Commissione parlamentare d’indagine sul petrolio, che ho proposto e presieduto, torna di stringente attualità il confronto politico e istituzionale sui margini e sui profitti delle compagnie petrolifere». Lo afferma l’ex senatore Egidio Digilio, presidente della Commissione parlamentare d’indagine sugli idrocarburi, intervenendo nel dibattito che si è riaperto sulla tassazione dei profitti delle compagnie petrolifere e sugli interventi necessari per contenere il costo dei carburanti. «Oggi – sottolinea Digilio – si chiede al Governo di intervenire sulla tassazione degli extraprofitti, materia che la Commissione europea ha rimesso alle decisioni dei singoli Stati membri, e si convocano vertici dedicati al tema dei carburanti. Mi fa piacere constatare che ci sono voluti 25 anni per arrivare alle convinzioni che avevamo già espresso allora». Per l’ex parlamentare, infatti, il tema non può essere affrontato soltanto guardando al prezzo finale alla pompa, ma deve partire dalla struttura dei profitti realizzati lungo la filiera petrolifera e dal rapporto tra compagnie, istituzioni e territori produttori. «I profitti delle compagnie pe-
_ Egidio Digilio
trolifere, quelli “normali” e quelli “super”, sono avvenuti anche sulla pelle delle comunità locali – sostiene Digilio – che per decenni si sono dovute accontentare del classico piatto di lenticchie, a fronte di un patrimonio energetico e ambientale che ha prodotto ricchezza soprattutto per altri». Digilio torna quindi a ricordare l’esperienza della Commissione d’inchiesta regionale sugli idrocarburi da lui presieduta tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, sostenendo che quell’attività di indagine fu di fatto «insabbiata». La Commissione nacque nel contesto delle forti tensioni legate alla vicenda di Scanzano Jonico e aveva l’obiettivo di approfondire i rapporti tra la Regione Basilicata e le compagnie petrolifere, esaminando concessioni, accordi, pro-
duzione e meccanismi di controllo. «Furono raccolti una quantità enorme di documenti e vennero affrontati anche i temi relativi alle royalty, che furono fissate al 7 per cento – ricorda Digilio –. Ma quel patrimonio di informazioni e gli esiti del lavoro della Commissione non ebbero il seguito politico e mediatico che avrebbero meritato. È come se, una volta terminati i lavori, tutto fosse progressivamente caduto nel dimenticatoio». Al centro dell’inchiesta vi era anche una questione che, secondo Digilio, conserva ancora oggi tutta la sua attualità: conoscere con precisione la quantità di greggio realmente estratta in Basilicata e confrontarla con quella ufficialmente dichiarata. L’obiettivo era verificare l’eventuale presenza di anomalie, discrepanze contabili o flussi di prodotto non correttamente contabilizzati ai fini fiscali e nel calcolo delle royalty spettanti al territorio. Un capitolo che si intrecciava con la necessità di rafforzare i controlli pubblici sulla produzione e sulle attività delle compagnie. Particolare attenzione veniva inoltre dedicata ai sistemi di monitoraggio e sicurezza del Centro Oli di Viggiano, con l’esigenza di verificare l’effettiva adeguatezza dei controlli ambientali e sanitari e l’operato degli enti
chiamati a tutelare la salute delle popolazioni e il territorio della Val d’Agri e dell’area del Sauro-Camastra. «La questione non era soltanto quanto petrolio venisse estratto – spiega Digilio – ma anche come venisse controllato, quali fossero gli effetti sul territorio e se gli strumenti a disposizione delle istituzioni fossero sufficienti. E ancora oggi, quando si parla di petrolio in Basilicata, questi interrogativi non possono essere considerati superati». Un altro punto centrale dell'attività della Commissione riguardava la trasparenza contrattuale, con l'analisi della regolarità delle concessioni minerarie e dell'applicazione dei protocolli d'intesa sottoscritti tra le compagnie petrolifere, a partire da Eni, e la Regione Basilicata. «Quello che chiedevamo allora – conclude Digilio – era semplice: trasparenza sui volumi estratti, trasparenza sui rapporti economici, controlli efficaci sull’ambiente e un ritorno adeguato della ricchezza prodotta alle comunità. Dopo 25 anni siamo ancora qui a discutere di profitti, margini, royalty e tassazione. Evidentemente quelle domande non erano affatto sbagliate. La vera domanda è perché sia servito un quarto di secolo per tornare a porle con la stessa forza».
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Venti criteri per valutare azioni concrete nella tutela ambientale, nella gestione dei rifiuti e nel contrasto all’abbandono illecito
Plastic Free, al via le candidature per la nuova edizione dell’anno 2027 S
ono aperte fino al 30 novembre 2026 le candidature per ottenere il riconoscimento Comune Plastic Free 2027, destinato alle amministrazioni locali che si distinguono per interventi concreti a tutela dell’ambiente, nella gestione dei rifiuti e nel contrasto all’abbandono illecito.L’edizione 2027 introduce 20 criteri di valutazione, aggiornati con l’obiettivo di legare sempre più il riconoscimento ai risultati effettivamente raggiunti e documentabili. Per ciascun quesito, i Comuni dovranno fornire attraverso la piattaforma dedicata sul sito di Plastic Free Onlus elementi utili a dimostrare le attività realizzate sul territorio.La valutazione sarà articolata in quattro ambiti principali: contrasto all’inciviltà ambientale, attività virtuose sul territorio, gestione dei rifiuti urbani e collaborazione con Plastic Free. Tra gli elementi considerati rientrano i sistemi per segnalare e contrastare gli abbandoni illeciti, i programmi di educazione ambientale, la riduzione della plastica monouso negli uffici comunali, nelle scuole e durante gli eventi, la presenza di centri permanenti per il riuso e
le iniziative contro l’abbandono dei mozziconi.Particolare attenzione sarà riservata anche alla qualità della raccolta differenziata e al coinvolgimento della comunità locale. La nuova scheda prevede inoltre alcune novità. Per la prima volta sarà valorizzata la continuità del percorso, con un riconoscimento specifico per le amministrazioni già premiate nelle precedenti edizioni.I Comuni potranno inoltre segnalare un’azione ambientale particolarmente virtuosa, innovativa o distintiva realizzata sul proprio territorio, anche se non riconducibile agli altri criteri previsti dalla scheda.Cresce anche l’attenzione per la dispersione nell’ambiente di piccoli elementi in plastica. Tra le misure prese in considerazione viene indicato espressamente il contrasto all’utilizzo e all’abbandono di coriandoli in plastica, oltre a palloncini, lanterne volanti, glitter e altri materiali non biodegradabili.«Essere un Comune Plastic Free significa scegliere di investire nella corretta gestione dei rifiuti, nella sensibilizzazione ambientale, nel contrasto all’abbandono incivile e in azioni capaci di
coinvolgere cittadini, associazioni, scuole e imprese in un percorso di miglioramento continuo – dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus –. Vogliamo valorizzare le amministrazioni che traducono l’attenzione per l’ambiente in scelte concrete, misurabili e capaci di produrre effetti reali sul territorio e per le future generazioni».La scheda 2027 rafforza dunque il principio della concretezza, valutando l’effettiva applicazione di regolamenti e iniziative, la continuità degli interventi, la loro capacità di diventare strutturali e la presenza di riscontri concreti e verificabili. Le candidature saranno esaminate dal comitato di valutazione di Plastic Free, che analizzerà la documentazione fornita e procederà alle verifiche previste.«Ogni anno facciamo evolvere la scheda per renderla sempre più concreta e stimolare le amministrazioni a migliorare – prosegue De Gaetano –. Quest’anno valorizziamo maggiormente la continuità, diamo spazio a iniziative virtuose che possano distinguere un territorio e introduciamo ulteriori elementi di attenzione verso forme di in-
quinamento spesso sottovalutate. Per ogni criterio chiediamo prove concrete dell’impegno assunto: vogliamo che il riconoscimento rappresenti un percorso credibile, misurabile e in continua crescita».In base al punteggio ottenuto, i Comuni riconosciuti saranno classificati nei livelli una, due, tre tartarughe oppure tre tartarughe Gold. Le amministrazioni premiate riceveranno il riconoscimento nel corso dell’appuntamento nazionale dedicato ai Comuni virtuosi.Negli ultimi anni l’iniziativa ha registrato una partecipazione crescente da parte degli enti locali. Nel 2026 sono stati 141 i Comuni premiati a Roma, a con-
ferma dell’interesse verso un modello che punta a valorizzare un impegno progressivo, concreto e verificabile.«Non tutte le amministrazioni sono uguali: alcune scelgono di fare la differenza – conclude De Gaetano –. La candidatura è un’occasione per misurare ciò che è stato fatto, individuare dove si può ancora migliorare e trasformare la tutela dell’ambiente in una responsabilità concreta verso il territorio e le future generazioni».Le candidature per il riconoscimento Comune Plastic Free 2027 resteranno aperte fino al 30 novembre 2026 attraverso la sezione dedicata ai Comuni sul sito di Plastic Free Onlus.
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Il racconto del fratello di Angela tra il dolore della perdita e la riconoscenza verso chi ha accompagnato la famiglia nei giorni più difficili
«La nostra gratitudine resterà per sempre insieme al ricordo di chi abbiamo perduto» C
DI ROCCO BUCCICO*
i sono momenti nei quali le parole sembrano inevitabilmente insufficienti. Quello che abbiamo vissuto dal 16 agosto in poi ha segnato per sempre la mia vita e quella della mia famiglia, lasciando un vuoto che non potrà mai essere colmato. Eppure, proprio dentro giorni così terribili, ho incontrato una straordinaria umanità. Per questo sento oggi il bisogno personale, prima ancora che pubblico, di dire grazie. Il primo pensiero va a tutti i soccorritori (tra i quali il materano Petrigliano) e a tutte le forze impegnate nelle ricerche, senza distinzione: uomini e donne dispiegati a terra, in cielo e in mare che per giorni hanno lavorato senza sosta, affrontando un territorio complesso e ogni difficoltà con professionalità, determinazione e dedizione. A ciascuno di loro va la gratitudine mia e della mia famiglia. Ma un ringraziamento particolarmente sentito va all’intera comunità di Fuscaldo. In quei giorni ho trovato una popolazione capace di accogliermi con una disponibilità, una sensibilità e una gentilezza che non dimenticherò mai. Persone che, pur non conoscendoci, hanno condiviso la nostra angoscia, mi hanno aperto le loro case, mi hanno aiutato nelle ricerche e mi sono state accanto in silenzio. Tra queste desidero ricordare in modo particolare la famiglia Leta-Lamacchia (materana), che mi ha accolto come se fossi uno di casa, facendomi sentire parte del-
_ Rocco Buccico
la propria famiglia in giorni nei quali anche un gesto semplice aveva un valore immenso. Un pensiero speciale va al signor Giovanni Leta, che non mi ha lasciato mai solo e la cui presenza costante, discreta e generosa resterà per sempre legata al ricordo di quei giorni. Ringrazio davvero tutti coloro i quali hanno preso parte alle ricerche come Giovanni Trotta, il “cacciatore”, che ha messo a disposizione la sua profonda conoscenza del territorio, il suo tempo e la sua esperienza e la signora del chiosco, in località Fontanelle, per la sensibilità, l’accoglienza e la disponibilità con cui mi è stata vicina. E un pensiero va ancora alla signora Esposito, la cui segnalazione puntuale e precisa si è rivelata determinante e ha consentito di indirizzare le ricerche sino al luogo del ritrovamento dei corpi e dei resti del velivolo. Un gesto che ha posto fine all’attesa più angosciante, consegnandoci purtroppo alla certezza più dolorosa, ma che resterà per sempre impresso nella nostra memoria. Ringrazio il Sindaco di Fuscaldo, Giacomo Middea, per la disponibilità costante, per la gentilezza e per l’attenzione dimostrata sin dalle prime ore. Un ringraziamento profondissimo va al Sindaco di Matera, l’amico Antonio Nicoletti, che sin dalle prime ore di ricerca del 16 agosto mi è stato accanto con una disponibilità immensa e, allo stesso tempo, con una discrezione che non dimenticherò. È rimasto in continuo contatto con me, adoperandosi in ogni modo possibile per sostenere le ricerche e, poi, per ac-
compagnarmi nel dolore. In quelle ore terribili mi è tornata alla mente anche la mia esperienza presso l’Agenzia Spaziale Italiana e, con essa, la consapevolezza delle straordinarie capacità che il nostro Paese possiede nel settore aerospaziale e in particolare dell’osservazione della Terra e dell’analisi dei dati satellitari. Ho pensato immediatamente alle potenzialità delle tecnologie in grado di acquisire ed elaborare immagini del territorio e di individuare elementi o anomalie che potessero essere utili alle ricerche. Per questo desidero esprimere un ringraziamento particolarmente sentito anche a e-GEOS, eccellenza italiana nel mondo nel campo dell’osservazione della Terra, per la disponibilità dimostrata nell’ attivare il protocollo di emergenza mettendo a disposizione competenze e capacità operative, attivando un supporto specifico alle ricerche. Al Sindaco di Matera sono grato soprattutto per aver saputo comprendere quando intervenire e quando, invece, lasciare spazio al silenzio di fronte a qualcosa che non può essere spiegato né consolato. Per ciò che ho vissuto, per ciò che ho visto e per ciò che ho sentito, porto dentro di me una ferita che non potrà mai guarire. La mia gratitudine va a Domenico Costarella Direttore Generale della Protezione Civile della Regione Calabria per la straordinaria professionalità dimostrata e, soprattutto, per la capacità di essermi vicino con il tatto e la sensibilità necessari quando ci si trova davanti prima al familiare di una persona dispersa e poi al familiare di chi non c’è più. Anche
_ Angela Buccico
nei momenti più difficili non è mai venuta meno la sua presenza, umana oltre che istituzionale. Ringrazio la Prefettura di Cosenza per il lavoro svolto, il coordinamento e la vicinanza assicurati in quelle ore interminabili. Un grazie particolare alla dottoressa Sempreviva, del Gabinetto del Ministro Piantedosi, sempre disponibile all’ascolto e pronta ad offrire concretamente il proprio aiuto ogni volta che ce ne fosse bisogno. Ringrazio ancora l’amico Gianluca Modarelli insieme a sua moglie Carolina, per l’impegno prezioso, generoso e instancabile profuso in questi giorni; così come l’amico On. Vito De Palma e l’assessore Gallo, il cui sostegno hanno rappresentato per me qualcosa di importante in ore nelle quali anche il più piccolo gesto assume un valore enorme. Infine, voglio abbracciare idealmente Matera e tutti i materani. Ho avvertito intorno a me e alla mia famiglia un affetto enorme: messaggi, telefonate, preghiere, silenzi rispettosi, gesti di vicinanza arrivati da tantissime persone. È un sentimento che porterò con me e per il quale non potrò mai ringraziare abbastanza la mia città. A tutti coloro che ci sono stati accanto, invece, va qualcosa di ancora più grande di un ringraziamento: la nostra gratitudine che non finirà con questi giorni, ma rimarrà per sempre insieme al ricordo di chi abbiamo perduto. Angela lì tra le tue nuvole, sopra il disordine della realtà, se ascoltiamo, sentiamo i tuoi passi e la tua voce. *VICESINDACO DI MATERA
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La rassegna apre i battenti il 10 settembre e prosegue fino alla fine di novembre. Disponibile sul web il servizio per scegliere data e orario
Caravaggio, il «Narciso» protagonista assoluto dell’autunno culturale lucano S
ul sito basilicataturistica.it è già attivo il form per prenotare la visita alla mostra «Caravaggio. Narciso, il mito di un capolavoro», in programma dal 10 settembre al 30 novembre 2026 al Museo Archeologico Provinciale di Potenza.L'accesso all'esposizione sarà gratuito, ma la prenotazione online è obbligatoria, così da consentire una gestione ordinata dei flussi e garantire una migliore esperienza ai visitatori.Per effettuare la prenotazione è sufficiente collegarsi al sito di Basilicata Turistica e cliccare sul pulsante «Prenota». Dopo la registrazione, sarà necessario confermare l'iscrizione attraverso l'email ricevuta. A quel punto sarà possibile selezionare il giorno e la fascia oraria preferiti. Il biglietto verrà inviato direttamente via e-mail e resterà comunque disponibile nell'area riservata dell'utente.Ogni transazione con-
sente di prenotare fino a un massimo di sei biglietti. Per le scolaresche è invece disponibile un modulo specifico, denominato «Prenotazione scuole».Per eventuali informazioni o chiarimenti è stato attivato il numero +39 379 3083026. Il servizio telefonico è dedicato esclusivamente alle richieste informative e non consente di effettuare prenotazioni.La mostra sarà visitabile tutti i giorni, domenica compresa, dalle 9:30 alle 13:30, con ultimo ingresso alle 12:30, e dalle 15:30 alle 19:30, con ultimo ingresso alle 18:30.L'esposizione è realizzata da APT Basilicata e Regione Basilicata, nell'ambito di un accordo di collaborazione istituzionale con la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura e le Gallerie Nazionali d'Arte Antica di Roma. L'iniziativa gode inoltre del patrocinio del Comune e della Provincia di Potenza.
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Potenza
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La consigliera di FI chiede un confronto tra Comune, Prefettura e Forze dell’Ordine: «Non servono allarmismi, ma nemmeno sottovalutazioni»
Aggressione in centro, Vaccaro: «La sicurezza torni una priorità»
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n ragazzo di 18 anni, secondo quanto riportato dalla stampa, aggredisce due persone in pieno centro utilizzando un guinzaglio e aizzando contro di loro un pitbull. Due persone ferite. E, elemento ancora più grave, un soggetto che sarebbe già stato destinatario di un Daspo urbano. Non siamo davanti ad una bravata. Qui si è superato il limite» afferma Antonella Vaccaro, consigliera comunale di Forza Italia. «Quanto accaduto nel centro storico rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato e deve aprire una riflessione più ampia sulla sicurezza di tutta la città. Potenza è sempre stata considerata una città tranquilla e proprio per questo non possiamo permettere che episodi di violenza, degrado o illegalità vengano sottovalutati. Nessuno deve sentirsi costretto a cambiare strada, evitare una zona della città o guardarsi alle spalle mentre torna a casa». «Se una persona già destinataria di un provvedimento come il Daspo urbano torna ad essere protagonista di un episodio così grave, occorre capire se gli strumenti di prevenzione oggi disponibili siano realmente sufficienti. Alle Forze dell’Ordine va il mio pieno sostegno per il lavoro svolto quotidianamente e per il tempestivo intervento che ha consentito di individuare il responsabile. Ma una città non può affidare la propria sicurezza soltanto alla capacità di
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L’aggressione del
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o www.lecronache.inf
cia Potenza e provin tunisino armato di
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oscevamo. sicuro che con sono più il luogo di intervenire e limitrofe non violenza. È ora e za Via Pretoria e zon rez icu ins provoca L’immigrazione
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della za e per dare l’idea il diA PE NNA gravità del fatto, che già ciottenne tunisino era a notiz ia nella sua stato oggetto di Daspo urbrutalità ha un che bano che evide ntem ente di banal e. Un ra- non ha disincentivato dalorigigazzo di 18 anni di fissa la commissione dell’epini tunisi ne e senza con sodio delittuoso. dimo ra ha aggre dito o Il tunisino non è, infatti, di del geun guinzaglio e ha aizzat o due nuovo ad episo il suo pittbull contr ra- nere e in molti sono stati ll che persone ferendole per spaventati dal pittbuarma. pinarle. zo usa come ragaz il scena In pratica è la solita di un EMERGENZA IMMIdi violenza da parte peGRATI IN CENTRO volta, a zione delmaranza. Quest epi- La nostra perce rò, non si tratta di un una la città e della sua sicusodio accad uto in di un rezza ci rende quasi imma poli metro e ginare via grand za, possibile imma un luogo fatto successo a Poten pieno Preto ria come in pieno centro e in non sicuro. he temqualc giorno. da ppo DEI Purtro L’INTERVENTO po non è più così. immi di CARABINIERI con La grande massa Durante un normale
D I M A S S IM O D E L L
__Vaccaro e l’edizione di Cronache di martedì
intervenire dopo che un fatto è già avvenuto. Bisogna lavorare sulla prevenzione». «Per questo chiedo al Sindaco e all’Amministrazione comunale di assumere un’iniziativa concreta, aprendo un confronto con Prefettura e Forze dell’Ordine e mettendo in campo una strategia più incisiva per la sicurezza urbana. Servono maggiore presenza sul territorio, controlli mirati nelle aree più sensibili, una Polizia Locale messa nelle condizioni di svolgere pienamente il proprio ruolo, videosorveglianza realmente funzionante e attenzione alle situazioni di degrado». «Le regole devono valere per tutti e devono essere fatte rispettare. Non servono allarmismi,
sembra che non si riesca
per a lemiche stantie
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le quando si commentan
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ma nemmeno sottovalutazioni. La sicurezza è qualità della vita e significa permettere a famiglie, giovani, anziani e commercianti di vivere la città serenamente. Per questo non possiamo limitarci ad intervenire su una singola strada dopo un fatto di cronaca. Dobbiamo difendere tutta Potenza». «Dal centro storico ai quartieri, ogni cittadino deve poter sentire la presenza delle istituzioni. La sicurezza dei potentini deve tornare ad essere una priorità concreta. Interveniamo adesso, con serietà e fermezza, prima che altri episodi ci costringano ancora una volta a chiederci perché non sia stato fatto abbastanza» conclude Antonella Vaccaro.
POTENZA A Cronache l’assessore Beneventi parla delle politiche messe in campo per gli amici a quattro zampe
«L’impegno per i cani serio e concreto»
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DI FRANCESCO MENONNA
li amici a quattro zampe meritano attenzione, opportunità di relax e svago all'aria aperta. I cani rappresentano una risorsa da custodire, amare e tenere in grande considerazione, sia da parte dei padroni sia dei tanti appassionati del comparto cinofilo. Da tempo la municipalità del capoluogo ha inteso creare strutture adatte allo sgambamento dei cani. Sin dall'Amministrazione Comunale guidata da Mario Guarente, l'attenzione per i migliori amici dell'uomo è andata man mano aumentando, visto che la Giunta Guarente ha sistemato due aree adibite ai cani: una in via Vescovado e l'altra nel Parco di Montereale. Una terza struttura dedicata ai quattro zampe è stata realizzata e aperta due mesi fa nel rione Macchia Romana, nei pressi del parco. I cani rappresentano una risorsa per padroni e addetti ai lavori, attenti peraltro a raccogliere di qua e di là le deiezioni canine, grazie alla collaborazione fornita in tal senso dai responsabili dell'ACTA. I cani e i padroni trascorrono tante ore nei parchi e, per questo, la programmazione avviata dal Comune sarà incentrata sull'attenzione per gli animali in questione. Ovvia-
mente c'è tanto lavoro da fare, soprattutto in seno all'Assessorato all'Ambiente del Comune di Potenza e per il massimo responsabile Michele Beneventi, che ha mostrato e continua a mostrare attenzione verso gli animali e i cani. Di rilievo, nell'area appena inaugurata nel Parco di Macchia Romana, è la presenza di una struttura dedicata al fitness per gli animali. Originalità nella programmazione e idee non mancano di certo al Comune di Potenza, che punta decisamente a migliorare la situazione grazie a una politica attenta e alla progettualità posta in essere dagli addetti ai lavori in seno all'Assessorato all'Ambiente. Proprio in questa direzione Michele Beneventi ha fatto il punto della situazione, mettendo in luce gli sforzi di Palazzo di Città nell'ambito della tutela, della nuova mission avviata dai vertici comunali e del rapporto con ACTA e proprietari. Assessore, continua l'impegno dell'Amministrazione Comunale sulla stessa falsariga di quella precedente nell'ambito della realizzazione di aree di sgambamento. A che punto siamo? «L'impegno a favore dei nostri amici a quattro zampe deve e dovrà essere serio e concreto. Oggi, così come domani e nel corso dei prossi-
mi anni. Parliamo di tre aree di sgambamento: precisamente, una presente in via Vescovado, la seconda al Parco di Montereale e l'ultima, la terza della città, è stata realizzata praticamente due mesi fa dall'attuale Amministrazione in via Oscar Romero. Parliamo di un'area di circa 1.200 mq, suddivisa in due aree: una per cani di piccola taglia, l'altra per cani di taglia un po' più grande. Naturalmente parliamo di più diritti per chi ha un cane e più decoro e rispetto per chi non possiede un cane. Maggiore sicurezza». In termini di spesa per le tre strutture, quali sono i costi? «Allora, le prime due aree le abbiamo già trovate presenti al momento del nostro insediamento. L'ultima area è quella di via Oscar Romero, dove abbiamo voluto fare qualcosa di realmente concreto nel rione di Macchia Romana. Se parliamo di costi, non sono elevati, poiché sono aree semplicemente recintate per una maggiore sicurezza. In quest'ultima area, invece, abbiamo creato anche una sorta di cammino particolare per i nostri amici a quattro zampe. Un'area, tra virgolette, fitness, se vogliamo, per i nostri amici a quattro zampe». Le prospettive quali sono? «Le prospettive sono sicuramente quelle di un incoraggiamento ai cit-
tadini a tenere comunque queste aree sempre più pulite. Area cani non significa portare i propri amici a quattro zampe all'interno delle aree e permettere loro di sporcare senza poi pulire. Anche all'ingresso delle aree di sgambamento ci deve, ci dovrà essere la raccolta delle deiezioni da parte dei proprietari». Per quanto riguarda la manutenzione delle strutture, a che punto siamo? «La manutenzione viene fatta e verrà fatta tutt'oggi dall'ACTA per quanto riguarda la pulizia e colgo l'occasione per ringraziare gli operatori. Invece, dalle ditte esterne e dai nostri giardinieri per quanto riguarda la vegetazione». Sono state elevate sanzioni per i proprietari dei cani? «Allora, fino ad oggi nelle aree dei cani no. Sono state elevate, invece, sanzioni lungo i camminamenti delle strade principali delle strade cittadine. Anche in questo periodo».
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Potenza
giovedì 27 agosto 2026
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Concluso il progetto europeo coordinato da Exeo Lab: al Palazzo della Cultura l’evento finale con la firma del Memorandum of Understanding
E-Gov4Youth oltre il progetto: a Potenza una nuova intesa tra giovani e istituzioni
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i conclude a Potenza E-Gov4Youth, il progetto europeo Erasmus Plus dedicato al coinvolgimento delle nuove generazioni nei processi decisionali locali e alla costruzione di una Pubblica Amministrazione più digitale, aperta e partecipativa. Dopo 30 mesi di attività, il momento conclusivo si è svolto al Palazzo della Cultura, con un evento organizzato e coordinato da Exeo Lab, capofila del progetto, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e il Forum dei Giovani.L’appuntamento ha rappresentato l’occasione per presentare al territorio i risultati del percorso e porre le basi per dare continuità alle attività avviate. A segnare la giornata è stata la firma del Memorandum of Understanding tra Exeo Lab e il Comune di Potenza, accordo che rafforza la collaborazione tra le realtà del territorio e l’amministrazione pubblica e rappresenta uno degli elementi centrali della strategia di sostenibilità del progetto.Nel corso dell’evento sono stati illustrati la piattaforma EGov4Youth, il MOOC dedicato all’e-governance e i principali risultati di un percorso che ha unito ricerca, formazione, mobili-
tà internazionale e co-creazione. La giornata si è conclusa con una sessione partecipativa dedicata alla raccolta di idee e proposte su inclusione digitale, occupazione giovanile, benessere e sostenibilità.Il coinvolgimento diretto dei giovani ha rappresentato uno degli elementi centrali dell’iniziativa. Nei mesi precedenti alla sottoscrizione dei diversi Memorandum of Understanding, a Potenza sono stati realizzati workshop per raccogliere bisogni, idee e proposte sui temi maggiormente legati al futuro delle nuove generazioni. I risultati del confronto sono stati quindi portati al dialogo con la Pubblica Amministrazione locale.Uno degli aspetti innovativi di E-Gov4Youth è proprio la costruzione di un modello di e-governance nel quale le tecnologie
digitali non siano soltanto strumenti per rendere più efficienti i servizi pubblici, ma anche occasioni di ascolto, confronto e coprogettazione tra cittadini e istituzioni.Il progetto è partito da una ricerca transnazionale condotta nei sei Paesi del partenariato, con l’obiettivo di analizzare i bisogni e gli ostacoli incontrati dai giovani nell’accesso ai servizi di e-governance e le capacità delle amministrazioni pubbliche di coinvolgere le nuove generazioni nei processi partecipativi.Sulla base dei risultati è stato sviluppato il programma di formazione E-Gov4Youth, rivolto in particolare ai giovani NEET. Articolato in sei moduli, ha combinato formazione in presenza, attività pratiche e risorse online, insieme a un’esperienza di mobilità e ap-
prendimento transnazionale in Estonia.Tra i principali risultati figurano, oltre al programma formativo, il MOOC e la piattaforma digitale EGov4Youth. Il primo rende disponibili gratuitamente contenuti dedicati all’e-governance, mentre la piattaforma è stata concepita come uno spazio nel quale giovani e amministrazioni possono collaborare alla definizione di iniziative per lo sviluppo delle comunità locali, attraverso consultazioni, mappatura delle risorse e proposte dal basso.A coordinare il progetto è stata Exeo Lab, azienda potentina alla guida di un partenariato composto da organizzazioni di Italia, Estonia, Bulgaria, Cipro, Grecia e Norvegia. Oltre al coordinamento generale e al monitoraggio, Exeo Lab ha guidato la
creazione del programma formativo.La dimensione europea si è così tradotta in una concreta applicazione sul territorio lucano, mettendo a disposizione di giovani, amministrazione pubblica, associazioni e stakeholder locali strumenti e metodologie sviluppati attraverso la cooperazione internazionale.La conclusione del progetto apre ora una nuova fase. Grazie anche all’accordo con il Comune di Potenza e con altri cinque enti territoriali nazionali, quanto costruito nei due anni e mezzo di attività potrà continuare a rafforzare il dialogo tra giovani e istituzioni e creare nuove occasioni di partecipazione, con l’obiettivo di rendere le nuove generazioni sempre più protagoniste delle scelte e dello sviluppo della comunità potentina.
Dopo l’evasione del 15 agosto il sindacato proclama lo stato di agitazione e chiede un incontro urgente
Casa circondariale di Potenza, l’USPP: «Nessun riscontro alle nostre denunce» POTENZA. La USPP Puglia e Basilicata proclama lo stato di agitazione del personale della Casa circondariale di Potenza, denunciando le criticità legate alla sicurezza e alle condizioni operative degli agenti penitenziari. La decisione arriva dopo l’evasione avvenuta lo scorso 15 agosto all’interno dell’istituto.Subito dopo l’accaduto, il sindacato riferisce di essersi rivolto ai massimi livelli dell’Amministrazione penitenziaria e al Prefetto di Potenza per segnalare le problematiche e chiedere interventi concreti. Secondo la USPP, però, a oggi non sarebbe pervenuto alcun riscontro e non sarebbero state adottate iniziative per affrontare le questioni evi-
denziate. «Considerato che, allo stato, non è pervenuto alcun riscontro e non risultano adottate iniziative concrete volte ad affrontare le problematiche segnalate – dichiara il segretario regionale USPP Vito Messina – con la presente proclamiamo lo stato di agitazione del personale della Casa circondariale di Potenza». L’organizzazione sindacale parla di una «preoccupante paralisi dell’azione amministrativa», sottolineando come le criticità siano state, a suo dire, denunciate da tempo e portate all’attenzione delle autorità competenti. La USPP ha inoltre sollecitato la convocazione di un incontro urgente per affrontare le problematiche segnalate e
individuare soluzioni concrete e tempestive, a tutela degli operatori penitenziari e della sicurezza dell’istituto. «Ci riserviamo di valutare ogni ulteriore iniziativa di mobilitazione – prosegue Messina – compresa la possibilità di scendere in piazza per denunciare pubblicamente una situazione che non può più essere ignorata». Il sindacato fa sapere infine che, in assenza di un riscontro entro un termine ritenuto ragionevole, procederà con ulteriori iniziative di mobilitazione nelle forme considerate più opportune, rivendicando interventi a tutela dei lavoratori, della sicurezza della struttura e del buon andamento dell’attività amministrativa.
_ Vito Messina
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giovedì 27 agosto 2026
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Russo (FdI di San Fele) dopo il ferimento del richiedente asilo da parte di due tunisini: «La legalità non ha nazionalità»
«Accoltellato 29enne gambiano, la sicurezza è un diritto di tutti»
RIONERO IN V. «Quanto accaduto a Rionero in Vulture è gravissimo» afferma Carmine Mario Russo, segretario cittadino Fratelli d’Italia di San Fele. Un ragazzo di 29 anni, cittadino gambiano e richiedente asilo, è ricoverato in prognosi riservata dopo essere stato accoltellato. Per il fatto sono stati arrestati in flagranza due fratelli di origine tunisina, già noti alle Forze dell’ordine, oggi sottoposti agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. «Le responsabilità penali saranno naturalmente accertate dalla magistratura, nel rispetto della presunzione di innocenza. dichiara - La prima cosa da fare è augurare al giovane ferito di vincere la battaglia più importante: quella per la vita. La seconda è ringraziare i Carabinieri, intervenuti tempestivamente e capaci di assicurare rapidamente alla giustizia i presunti re-
L’uomo è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico
e resta in pericolo di vita: per i due indagati disposti gli
arresti domiciliari
Vulture-Melfese, lite finisce nel sangue: 29enne accoltellato, due fratelli arrestati U
della i due indagati avrebber o na violenta aggres- tivo e Radiomobile Ca- agito in concorso tra losione con un’arma Compagnia di Melfi.I il ro.Al termine delle fortrovato hanno rabinieri da taglio ha portagravemente malità di rito, i due erano to all’arrest o di due fra- 29enne ferito dal stati associati alla Casa telli di 22 e 33 anni, en- all’addome. Soccorso 118, l’uomo Circondariale di Melfi, a trambi di origini tunisine, personale del to d’ur- disposizione dell’Autoriresidenti nel Vulture-Mel- è stato trasportaSoccorso tà giudiziar ia potentina . fese e già noti alle forze genza al Pronto di Melfi, Ieri, il GIP del Tribunale dell’ordine. I due sono ac- dell’Osp edale sottoposto a di Potenza ha convalidato cusati di tentato omicidio dove è stato chi- gli arresti e disposto per ai danni di un cittadino un delicato intervento nte è ri- entrambi gli indagati la gambiano di 29 anni, ri- rurgico. Attualme prognosi ri- misura degli arresti domichiedente asilo e domici- coverato con pe- ciliari, con l’apposizione liato presso una struttura servata e in concreto imme- del braccialetto elettronidi accoglien za locale. ricolo di vita.Lecondotte co. L’interve nto dei Carabi- diate indagini hanno per- Il procedim ento si trova nieri è scattato a seguito dai Carabinieri e rapi- nella fase delle indagini di una chiamata al Nume- messo di ricostruir del- preliminari. Per i due inro Unico di Emergen za damente la dinamica raccoglie- dagati vale il principio 112, che segnalav a un l’accaduto e di quadro pro- della presunzione di innograve episodio di violenza re un solido dei cenza fino a sentenza deavvenuto poco prima del- batorio nei confronti Secondo finitiva di condanna e la la mezzanotte. Sul posto due fratelli. o dagli loro responsa bilità sarà sono intervenuti i militari quanto ricostruit l’aggressio- accertata definitivamente della Stazione di Rionero investigatori, da solo in presenza di una in Vulture, insieme al per- ne sarebbe scaturita motivi e sentenza irrevocabile. sonale del Nucleo Opera- una lite per futili
Antonio Grimolizzi e Gabriele Acocella conquis
tano il primo posto nelle due tappe, in attesa
sponsabili». «Ma la politica non può fermarsi alla solidarietà del giorno dopo. - incalza Russo - Quando persone già note alle Forze dell’ordine sono coinvolte in episodi di una violenza così grave, dobbiamo avere il coraggio di porci il problema della sicurezza, della prevenzione e dell’effettività delle regole. Non è una questione di colore della pelle o di na-
della finalissima
zionalità. La vittima stessa è un immigrato. È una questione molto più semplice: chi vive in Italia deve rispettare le leggi italiane. Punto». «Accoglienza non può significare rinunciare alla sicurezza. - continua - Integrazione significa diritti, ma anche doveri e rispetto delle nostre regole. È questa la linea che Fratelli d’Italia e il Governo Meloni stanno portando
avanti: contrasto all’immigrazione irregolare, procedure di rimpatrio più efficaci per chi non ha titolo per rimanere, maggiore controllo del territorio e più strumenti per le Forze dell’ordine. E permettetemi anche una considerazione da rappresentante politico del territorio. Di fronte a un giovane che lotta tra la vita e la morte e a due indagati per tentato omicidio che, do-
po la convalida dell’arresto, vengono sottoposti ai domiciliari con braccialetto elettronico, è legittimo che nell’opinione pubblica nascano domande. Rispettiamo l’autonomia della magistratura e non spetta alla politica sostituirsi ai giudici. Ma alla politica spetta certamente interrogarsi se le norme e gli strumenti oggi disponibili garantiscano fino in fondo quella sicurezza che i cittadini chiedono. La legalità non ha nazionalità. La sicurezza non può essere un’opinione». «Chi viene in Italia per costruirsi onestamente un futuro deve essere rispettato e tutelato. Chi viola gravemente le nostre leggi deve sapere che lo Stato c’è e reagisce con fermezza. Questo significa integrazione seria. Questo significa difendere anche gli immigrati onesti dalla violenza e dalla criminalità» conclude Carmine Russo.
DOMANI L’INAUGURAZIONE DELLA PANCHINA PANORAMICA PIÙ ALTA D’EUROPA: 20 METRI DA TERRA, 75 KM ORARI DI VELOCITÀ
Baragiano, tutto pronto per il “Volo di Icaro” DI EMANUELA CALABRESE
BARAGIANO Lo scorso anno durante la BIT- Borsa Internazionale del Turismo di Milano, a margine della presentazione del progetto “ArcheoXcape”, fu annunciato ufficialmente “Il Volo di Icaro”, l’altalena gigante più alta d’Europa, un’attrazione fortemente simbolica e innovativa, concepita per valorizzare l’identità e il paesaggio di Baragiano. Oggi questo attrattore è realtà, svetta dal Belvedere del paese e la sua inaugurazione avverrà domani, venerdì 28 agosto alle 19. L’installazione sorge nel punto più panoramico della collina del paese e punta a diventare una delle nuove attrazioni turistiche della Basilicata. L’altalena dei record ha una altezza di 20 metri e raggiunge una velocità di 75 km orari, oscillando su uno strapiombo panoramico che regala un adrenalinico dondolio sospesi di fronte al panorama della valle del Marmo Platano, tra zone verdeggianti e borghi adagiati sui colli. Le sue dimensioni battono persino quella che
era al momento la più grande, ovvero l’altalena delle Madonie, alta però 16 metri. Ma l’innovazione sta anche nel fatto che l’attrattore permette di regolare diverse altezze, per modalità di esperienze personalizzate in base ai fruitori, essendo regolabile a 5 metri, 10 metri e 18 metri, e portando fino a tre persone insieme. «L’inaugurazione sarà non soltanto il momento di apertura della nuova attrazione – spiega il sindaco di Baragiano, Giuseppe Galizia– ma anche una giornata dedicata alla co-
munità e alla condivisione di un nuovo progetto di crescita e promozione territoriale». Tutto nasce da un'idea del Consigliere comunale Rocco Sapienza, «in una noiosa e fredda domenica invernale, proposta che ha trovato subito accoglimento da parte del Sindaco. Così la macchina amministrativa si è messa a lavoro, fino alla grande giornata di venerdì, quando si terrà il taglio del nastro. Ma non sarà questo un punto di arrivo, bensì un nuovo punto di partenza: “Il Volo di Icaro” si inserisce difatti nel percorso tu-
ristico che comprende anche l’Archeoparco del Basileus, un percorso di installazioni sorprendenti, sulla collina di Baragiano, per ritrovare tra storia, archeologia e mitologia, attraverso il labirinto della conoscenza, tempi passati che narrano di donne aristocratiche e guerrieri armati alla maniera degli eroi greci. Il progetto dell’altalena ciclopica è stato realizzato con l’obiettivo di valorizzare il Belvedere baragianese e, più in generale, di aumentare la capacità attrattiva del borgo, creando nuove occasioni di visita del territorio. Accrescere l'attrattività del paese, valorizzarne le peculiarità paesaggistiche e creare nuove occasioni per far conoscere il territorio è lo scopo prefisso dal Sindaco Galizia: « “Il Volo di Icaro” nasce con l'ambizione di diventare un nuovo simbolo di Baragiano: un punto di riferimento capace di richiamare visitatori e appassionati alla ricerca di un'esperienza particolare e, al tempo stesso, un'occasione per scoprire il patrimonio paesaggistico, culturale e identitario del paese».
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TRAMUTOLA Per il coordinatore cittadino di Forza Italia: «Sono somme che la Magistratura contabile ha attenzionato nell’ambito delle proprie verifiche»
Fondi Val d’Agri e Corte dei Conti, Pierri: «Non si tratta di sottrazione definitiva»
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el corso del dibattito svoltosi ieri a Tramutola sulle tematiche relative alle estrazioni petrolifere in Val d’Agri e sulle risultanze del progetto LUCAS, il Sindaco ha sostenuto che la Regione Basilicata avrebbe “sottratto” fondi del Programma Operativo Val d’Agri per destinarli ad altre voci del bilancio regionale». Lo dichiara Afredo Pierri, coordinatore cittadino Forza Italia Tramutola, e aggiunge: «Nel mio intervento, in qualità di Coordinatore Cittadino di Forza Italia Tramutola, ho ritenuto doveroso precisare che parlare di “sottrazione” di fondi non corrisponde alla realtà dei fatti. Le risorse del PO Val d’Agri sono infatti soggette a specifici vincoli normativi e la stessa Corte dei Conti, nel corso degli anni, ha esercitato la propria funzione di controllo sulla gestione finanziaria della Regione, procedendo alla parificazione dei bilanci regionali e, contestualmente, formulando osservazioni e raccomandazioni affinché le somme temporaneamente utilizzate per altre finalità fossero ripristinate secondo quanto
previsto dalla normativa vigente. Pertanto, non si è mai trattato di una sottrazione definitiva delle risorse, bensì di somme che la stessa magistratura contabile ha costantemente attenzionato nell’ambito delle proprie verifiche.Ancora più grave è stata la successiva affermazione del Sindaco, il quale ha dichiarato pubblicamente che la Corte dei Conti avrebbe parificato i bilanci regionali “sotto pressione politica”, aggiungendo di assumersene la responsabilità». «Si tratta - prosegue Pierri - di parole pesanti, che non possono essere liquidate come una semplice opinione politica. La Corte dei Conti rappresenta uno dei principali organi di garanzia del nostro ordinamento, chiamato ad esercitare con autonomia, indipendenza e terzietà il controllo sulla gestione delle risorse pubbliche. Metterne in discussione l’imparzialità, senza fornire elementi concreti a sostegno di accuse tanto gravi, significa alimentare sfiducia nei confronti delle istituzioni e dei presìdi di legalità che tutelano i cittadini.Tali affermazioni risultano ancora più sor-
prendenti se pronunciate da chi oggi ricopre un importante ruolo istituzionale e, in passato, ha ricoperto incarichi dirigenziali di rilievo, compresa la responsabilità del Programma Operativo Val d’Agri. Proprio per questo motivo ci si aspetterebbe un approccio improntato al rigore, al rispetto delle istituzioni e alla prudenza nelle dichiarazioni pubbliche.Il confronto politico è sempre legittimo e necessario, ma non può trasformarsi in una delegittimazione degli organi di controllo dello Stato. Indurre nell’opinione pubblica il sospetto che un organo costituzionale operi sotto condizionamenti politici, in assenza di prove, non rafforza la democrazia né contribuisce alla ricerca della verità. Al contrario, alimenta un clima di sfiducia generalizzata che finisce per indebolire le istituzioni e il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato». «Per queste ragioni - conclude Pierri - rivolgo un appello al Consigliere Regionale di Italia Viva, Mario Polese, che ho sempre considerato una persona seria, equilibrata e rispettosa delle istituzioni, af-
finché prenda posizione rispetto a dichiarazioni che rischiano di minare la credibilità di uno dei più importanti organi di garanzia della Repubblica. Un appello che nasce anche dal fatto che l'attuale amministrazione comunale di Tramutola è sostenuta politicamente da esponenti riconducibili alla sua area politica, a partire dal Vice Sindaco e da un Consigliere comunale.Al di là delle appartenenze politiche, ritengo che il rispetto delle istituzioni debba rappresentare un valore condiviso e non negoziabile. Per questo auspico che vi sia
una chiara presa di distanza da affermazioni che, se non supportate da elementi oggettivi, rischiano di apparire come un esercizio di populismo istituzionale, utile forse a raccogliere consenso nell'immediato ma dannoso per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche.Forza Italia Tramutola stigmatizza pertanto con fermezza tali dichiarazioni e ribadisce il proprio rispetto per il ruolo, l’autonomia e la terzietà della Corte dei Conti, patrimonio indispensabile per la tutela della legalità e della corretta gestione delle risorse pubbliche».
Due giornate dedicate al fagiolo bianco e alla melanzana rossa tra cultura alimentare, turismo sostenibile e confronto istituzionale
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Rotonda celebra le sue eccellenze con “Il Bianco & La Rossa” omani e sabato, Rotonda, nel cuore del Pollino, torna a celebrare due prodotti simbolo del territorio con la XVI edizione de “Il Bianco & La Rossa – Festa del fagiolo bianco e della melanzana rossa di Rotonda Dop”. Due giornate di appuntamenti nel cuore del paese, in piazza Vittorio Emanuele III, per raccontare il valore delle produzioni Dop. non soltanto come eccellenze gastronomiche, ma come patrimonio identitario, culturale ed economico capace di legare agricoltura, turismo sostenibile e comunità. Il programma prenderà il via domani 28 agosto alle ore 17.00 con “Bimbi per una Dop: sport e cultura alimentare per far gioco di squadra”, iniziativa a cura di Anna Aloi, dedicata ai più piccoli e alla diffusione di una maggiore consapevolezza alimentare attraverso lo sport e il gioco. Alle 18.00 spazio alla musica con la marcia musicale eseguita dall’orchestra “Città di Rotonda”. Uno dei momenti centrali della prima giornata sarà, alle 19.00, il dibattito istituzionale dal titolo “Modello Rotonda Dop: agricoltura, turismo sostenibile e delle radici”. Dopo i saluti di Rocco Bruno, sindaco di Rotonda, e Franco Bruno, presidente del Consorzio “Melanzana Ros-
sa di Rotonda DOP”, interverranno Margherita Sarli, direttore Apt Basilicata; Flavio Pezzoli, presidente dell’Ordine dei dottori Agronomi e dottori Forestali di Roma e provincia; Luisa La Colla, segretaria AICOTOUR; Giuseppe Varacalli, presidente AICOTOUR; Michele Blasi, direttore dell’Alsia; Carmine Cicala, assessore regionale all’Agricoltura, e Vincenzo Desiderio, laureando in Economia e Cultura dell’Alimentazione all’Università degli Studi di Perugia. A moderare il confronto sarà il giornalista Vincenzo Alvaro. La riflessione sarà incentrata sul cosiddetto “Modello Rotonda”, mettendo al centro il rapporto tra produzioni certificate, tutela e valorizzazione del territorio, turismo sostenibile e turismo delle radici. Un’occasione per confrontarsi sulle opportunità che le eccellenze agroalimentari possono generare per le aree interne e sulle strategie necessarie per trasformare identità, qualità e tradizioni locali in occasioni di sviluppo. La serata di venerdì si concluderà alle 22.00 con il concerto dell’orchestra “Città di Rotonda”. La festa proseguirà sabato 29 agosto, ancora in piazza Vittorio Emanuele III. Alle 18.00 è in programma lo show cooking con lo chef Pino Golia, con la
partecipazione delle associazioni rotondesi: un momento dedicato alla cucina e alla capacità di valorizzare attraverso i piatti le caratteristiche del Fagiolo Bianco e della Melanzana Rossa di Rotonda. Alle 19.00 appuntamento con “Le Dop in Rassegna”, a cura di Anna Aloi, seguito alle 19.30 da “Le due Dop con Vini Doc”, sempre a cura di Anna Aloi, per mettere in dialogo le produzioni simbolo di Rotonda con altre eccellenze enogastronomiche. A chiudere la XVI edizione, dalle 22.00, sarà "NOTTE90", per una serata all’insegna della musica e della festa.
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Il presidente e i giovani di “Territorio Attivo”: «Il confronto tra enti rischia di trasformarsi in sterile contrapposizione, anziché in collaborazione»
Vietri di Potenza, il “divide et impera” di Giordano, Carleo: «Una innata vocazione»
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el campo dell’informatica il motto latino 'divide et impera' sta ad indicare una metodologia di risoluzione di problemi complessi mediante la scomposizione in sottoproblemi più semplici. Come tecnica sociopolitica la stessa locuzione, invece, può condurre a esiti decisamente meno felici in quanto, più che a risolvere problemi via via più semplici, tende a crearne di sempre più grandi. Ebbene, se c’è un filo conduttore che, più di ogni altro, sembra caratterizzare il modo di intendere la politica e, in generale, la vita associata, di Christian Giordano – Sindaco di Vietri di Potenza, Presidente della Provincia di Potenza e Coordinatore regionale M5S – questo è proprio la divisività». Così il presidente Rocco Carleo e i giovani di “Territorio Attivo”, che aggiungono: «Non una semplice deformazione della professione di politico, ma una innata modalità ricorrente di approccio alla vita pubblica, che finisce per manifestarsi su tre livelli distinti ma, al tempo stesso, profondamente interconnessi: sociale, politico e istituzionale. Sul piano sociale, il sindaco Christian Giordano accentua la divisione in una comunità, come quella di Vietri di Potenza, nella quale le differenze vengono continuamente trasformate in contrappo-
sizioni, il dissenso viene percepito come un ostacolo anziché come una componente fisiologica del confronto democratico e le diverse sensibilità finiscono per diventare motivo di insanabile frattura anziché occasione di dialogo e di crescita collettiva.Sul piano politico, la divisione prende forma nel mancato rispetto da parte del Coordinatore regionale M5S, Christian Giordano, delle consuete dinamiche politiche, delle formalità e dei ruoli nei rapporti con gli alleati, come dimostra, recentissimamente, la nomina di Vitina Claps, che avrebbe suscitato più di qualche malumore all’interno
del Partito Democratico». «Una gestione dei rapporti politici proseguono - che, anziché ricercare equilibrio e condivisione, alimenta tensioni anche all’interno della stessa coalizione, per il fatto di trascurare le differenze di vedute e anzi imponendo la propria idea su quella degli altri (eventualità non rara nel campo largo).A livello istituzionale, la divisività del Presidente di Provincia, Christian Giordano, si manifesta invece nel progressivo deterioramento dei rapporti tra enti e istituzioni, pregiudicando quella necessaria collaborazione interistituzionale che dovrebbe caratterizzare l’azione
amministrativa. È il caso dei rapporti tra Comuni, come le querelles con il Comune di Baragiano sulla vicenda dell’altalena gigante, che sarà inaugurata a breve a Baragiano e non a Vietri, per il quale forse sarebbe il caso di pensare ad un altro attrattore (perché, ad esempio, non illuminare il monte Vetrice?) e dei rapporti tra Provincia e Regione, come dimostrerebbe l’ultimo caso, ancora fresco di cronaca, relativo alla questione dei fondi della Sp168». «Una sequenza di episodi tutti riguardanti Giordano che, al di là delle singole questioni di merito, restituisce l’immagine triste di una politica istituzionale nella quale il confronto tra enti rischia troppo spesso di trasformarsi in sterile contrapposizione, anziché tradursi in collaborazione e ricerca di soluzioni condivise. È qui che il 'divide et impera' smette di essere una tecnica spicciola di gestione del potere e diventa una cifra politica e umana, una vocazione a tutti gli effetti: dividere la comunità, dividere le forze politiche, dividere le istituzioni. Ma una comunità amministrata secondo questa logica rischia, alla lunga, di ritrovarsi più povera non soltanto di consenso e partecipazione, ma soprattutto di fiducia e, quel che è peggio, di prospettive», concludono Carleo e i giovani di “Territorio Attivo”.
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Matera e provincia
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L’incontro si è svolto nell’ambito del campo scuola “Anch’io sono la Protezione Civile” con giovani dai 10 ai 13 anni
Sicurezza stradale e prevenzione Polizia incontra i ragazzi di Grottole MATERA. Imparare fin da piccoli a rispettare le regole della strada e a riconoscere i comportamenti che possono mettere a rischio la propria sicurezza e quella degli altri. È questo il messaggio che la Polizia Stradale di Matera ha portato ai ragazzi, di età compresa tra i 10 e i 13 anni, nell’incantevole scenario naturale del Bosco Coste di Grottole. L’incontro si è svolto nell’ambito del campo scuola “Anch’io sono la Protezione Civile” – Edizione 2026, promosso dal Dipartimento della Protezione Civile e organizzato dall’Associazione
Misericordia di Grottole, con l’obiettivo di avvicinare i più giovani ai temi della legalità, della sicurezza e della cittadinanza responsabile, oltre a far conoscere il funzionamento del sistema nazionale di Protezione Civile e il ruolo delle Istituzioni che ne fanno parte.Gli operatori della Polizia Stradale hanno illustrato ai ragazzi le principali regole in materia di sicurezza stradale, soffermandosi sui comportamenti corretti da adottare e spiegando come anche i più giovani possano contribuire alla prevenzione degli incidenti e rendersi utili nelle situa-
zioni di emergenza. Particolare entusiasmo ha suscitato la parte pratica dell’incontro. Grazie ad un tappetino interattivo e a speciali visori in grado di simulare la percezione alterata provocata dall’assunzione di alcol (c.d. visione a tunnel), i ragazzi hanno potuto sperimentare, in maniera coinvolgente ed in totale sicurezza, le difficoltà e i pericoli connessi alla guida in stato di ebbrezza. A conclusione dell’attività, i giovani partecipanti hanno potuto osservare da vicino un’autovettura in dotazione alla Polizia Stradale, scoprendone le principali appa-
recchiature tecnologiche e gli strumenti utilizzati quotidianamente dagli operatori. Un momento di incontro e formazione che ha consentito di trasmettere ai più giovani, attraver-
so il dialogo e l’esperienza diretta, un messaggio semplice ma fondamentale: la sicurezza stradale comincia dal rispetto delle regole e dalla consapevolezza delle proprie scelte.
INIZIATIVA DEI CONSIGLIERI DI MINORANZA DOPO L’AFFIDAMENTO TRIENNALE DEL LAVORO ISTITUZIONALE AD UNA SOCIETÀ DI TARANTO
Matera, interrogazione sulla comunicazione del Comune
MATERA. Oltre 172 mila euro complessivi per tre anni di servizi di comunicazione istituzionale, gestione dei media digitali, ufficio stampa e media relations del Comune di Matera, affidati a Ekomedia Società Cooperativa Sociale, con sede a Taranto. Un affidamento sul quale i consiglieri comunali Domenico Bennardi, Luca Colucci, Angelo Raffaele Cotugno, Marina Rizzi e Vincenzo Santochirico chiedono ora all’Amministrazione risposte precise su procedure, criteri e opportunità delle scelte compiute. È quanto scrivono i consiglieri comunali Domenico Bennardi, Luca Colucci, Angelo Raffaele Cotugno, Marina Rizzi e Vincenzo Santochirico. «A destare interrogativi è innanzitutto la modalità con cui è stato costruito il confronto tra gli operatori. La ricerca esplorativa avviata dal Comune ha coinvolto soltanto quattro soggetti, escludendo di fatto dalla possibilità di presentare una proposta un patrimonio molto più ampio di giornalisti, agenzie, videomaker, social media manager, grafici e professionisti della comunicazione presenti a Matera e in Basilicata. «Ci chiediamo perché un servizio così importante e finanziariamente significativo sia stato costruito attraverso un confronto così ristretto - spiegano i consiglieri - e soprattutto perché non siano state create condizioni più ampie di partecipazione per le tante professionalità che operano sul territorio». L’interrogazione chiede inoltre di conoscere quali siano le ef-
fettive esperienze pregresse e documentate che hanno portato alla scelta dell’operatore affidatario e quali criteri siano stati utilizzati per selezionare proprio i quattro soggetti invitati alla procedura. Una domanda che assume particolare rilievo anche alla luce del fatto che Ekomedia, secondo quanto risulta dagli atti, è una realtà di recente costituzione: «È necessario capire quali esperienze siano state considerate, con quali criteri e sulla base di quali elementi il Comune abbia valutato l’idoneità dell’operatore a gestire un servizio così delicato per l’Ente». C’è poi un ulteriore profilo che i consiglieri chiedono di chiarire: se tra soci, amministratori o consulenti della società affidataria vi siano soggetti che abbiano svolto attività di comunicazione o consulenza per forze politiche, liste o candidati della maggioranza consiliare durante l’ultima campagna elettorale. Non un’accusa, ma una verifica che, secondo i firmatari dell’interrogazione, è doverosa quando si affidano a soggetti esterni servizi di comu-
nicazione istituzionale che devono garantire imparzialità e terzietà. I consiglieri chiedono poi chiarimenti sulla scelta della durata triennale dell’accordo quadro. L’interrogazione chiede di fare chiarezza sulle modalità con cui è stata determinata la durata del rapporto e sulla complessiva costruzione dell’affidamento, anche alla luce della soglia prevista per il ricorso all’affidamento diretto. «È legittimo chiedersi perché si sia scelto un rapporto di tre anni, anziché una durata diversa, e se questa scelta abbia avuto un ruolo nella determinazione del valore dell’affidamento. Anche su questo vogliamo risposte trasparenti, perché parliamo di risorse pubbliche e di un servizio strategico per l’Amministrazione». Nell’interrogazione vengono inoltre chiesti chiarimenti sulla tempistica dell’atto, approvato a ridosso di Ferragosto da un dirigente facente funzioni di un settore non direttamente collegato alla comunicazione, sulle ragioni dell’urgenza, sulla copertura finanziaria complessiva e sul-
l’opportunità di esternalizzare un servizio così ampio, considerato che il Comune dispone già di competenze interne. «Qui non stiamo parlando semplicemente di un incarico professionale. Parliamo della comunicazione istituzionale della città per i prossimi anni e di oltre 170 mila euro di risorse pubbliche. Per questo vogliamo capire perché si sia scelta questa procedura, perché sia stato scelto il periodo di Ferragosto, perché siano stati coinvolti soltanto quattro operatori, quali competenze siano state effettivamente valutate, quali garanzie esistano rispetto all’imparzialità del servizio e quali siano le coperture finanziarie». Resta infine la questione delle opportunità per il territorio. «Matera continua a parlare di giovani, di spopolamento e di fuga dei talenti, ma quando si presenta un investimento concreto in un settore nel quale esiste un tessuto professionale qualificato, l’Amministrazione sembra guardare altrove. Non chiediamo privilegi per i professionisti materani. Chiediamo che siano messi nelle condizioni di conoscere le opportunità, partecipare e competere» Per questo i consiglieri chiedono al sindaco e alla Giunta di fornire tutti i chiarimenti richiesti e di valutare, anche in autotutela, la sospensione o la revoca degli atti per una complessiva rivalutazione delle esigenze di comunicazione dell’Ente e per l’eventuale ricorso a una procedura maggiormente partecipata e aperta al territorio.
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Fu uccisa il 16 marzo 1991 con 23 coltellate, era originaria di Muro Lucano: l’assassino scontò 10 anni
Il ricordo e la lezione di Santa Scorese Fu la prima vittima di stalking in Italia DI EMANUELA CALABRESE
MURO LUCANO. Sono 40, secondo le stime ufficiali, le donne uccise in Italia nel 2026 e sino ad oggi, per mano di persone a loro vicine, o comunque conosciute. Ed anche quella di Santa Scorese. potrebbe essere una storia di oggi, quella che la cronaca purtroppo riporta quasi quotidianamente. Una storia che comincia dalla fine, il 16 marzo 1991, quando la vita della prima vittima di stalking riconosciuta in Italia, s’interrompe, a soli 23 anni. Voleva diventare una suora missionaria. Invece è stata uccisa, martirizzata con 13 coltellate. Nomen omen, dicevano i latini: nel nome il suo destino, Santa Scorese. Santa, era difatti il nome ereditato dalla nonna: suo padre è originario di Muro Lucano, ed anche se lei ha vissuto tra Bari e Palo del Colle, spesso era nel paese lucano, nei periodi di vacanza. Proprio a Muro Lucano il 6 agosto del 1986 Santa Scorese iniziò a scrivere il suo diario dopo aver conseguito la promozione alla terza classe del Liceo Classico, volume pubblicato successivamente in varie edizioni. A ricordare Santa, la sorella maggiore
Rosa Maria Scorese, insieme alla famiglia. Proprio giovedì un nuovo evento di musica e danza a Palo del Colle, servirà a sensibilizzare sul tema. L’insegnante delle giovani allieve, era una alunna alla catechesi di Santa e l’evento si svolgerà nella piazzetta intitolata proprio alla giovane vittima. E fu il padre, poliziotto, ad assistere alla scena dell’assassinio di sua figlia, affacciandosi nello spiazzo sotto casa, per assicurarsi che stesse rientrando. Oggi Santa è il simbolo delle donne tormentate, perseguitate e stalkerate. Figlia di Piero e di Angela, impegnata tra oratorio, volontariato con la croce Rossa, poi con la Protezione Civile, assiste gli anziani ricoverati nelle case di riposo e i bambini orfani ricoverati negli istituti. Svolge attività di catechesi e fa parte del consiglio pastorale e del coro, partecipando inoltre alle iniziative dell'Azione Cattolica. Una vita devota a Dio, al prossimo, a chi ha più bisogno, spenta per sempre da Giuseppe Di Mauro, dieci anni più grande di lei. Il disoccupato trentaduenne le impediva di condurre una vita libera e dignitosa, confondendo l’amore con l’ossessione. Nonostante il fermo rifiuto
di Santa, desiderosa di dedicare la propria vita alla ricerca di Dio, lo stalker era una presenza tragicamente concreta, fatale. È il 15 marzo 1991, ma da tre anni la segue dovunque vada e le lascia biglietti anonimi. Sull’auto, sotto la porta di casa, ovunque c’è Santa, lui c’è. Di Mauro è un giovane allontanato dal seminario e ossessionato dalla religione e dalla giovanissima Santa. Un incontro casuale unisce le loro strade, che però diventa persecutorio. Nonostante le numerose denunce presentate in Questura, e gli amici che la contornavano per non lasciarla sola, l’assassino ha trovato il momento propizio per privarla della vita. Parliamo comunque di un'epoca in cui il reato di "stalking" ancora non era perseguibile e, conseguentemente, le denunce presentate dalla famiglia alle autorità competenti evidentemente non sortiscono l'effetto sperato. L’omicidio di Santa è una morte prevista oltre che un martirio, perché commesso in odio della fede. «Ho ventitré anni, non posso morire così», mormorava Santa pochi istanti dopo l’aggressione, nel cortile di casa. Nel corso del processo, Giuseppe fu dichiarato in-
capace di intendere e di volere. Scontò solo 10 anni in una comunità adatta ai suoi problemi psichici. Non solo, nel tempo continuò a vaneggiare, esaltandosi di aver creato una martire. Continuò anche a scrivere lettere, in cui mescolava parole di fede e oscenità, e riuscendo a farne pubblicare alcune, firmandosi addirittura col nome di Santa. Non si contano poi le idee che farneticava su strane teorie genetiche. Per la famiglia di Santa sono stati anni di vero calvario. Ora che il simbolo della violenza sulle donne è il colore rosso, si direbbe che anche in questo Santa fu all'avanguardia nei tempi:
aveva infatti un vestito rosso, e proprio la sorella volle che lo indossasse per i funerali. Era un simbolo di amore e passione per l’aiuto offerto a tante persone e famiglie. Soltanto in seguito il rosso è diventato colore simbolo della violenza di genere. Ecco allora che la storia di Santa inizia due volte, alla nascita con la vita terrena spesa nell'aiuto al prossimo e alla sua morte: è già stata dichiarata Serva di Dio. Il 16 marzo 2000, nel XI anniversario della morte, è stata diffusa, con approvazione ecclesiastica, l’immaginetta della Serva di Dio. Oggi va verso gli altari per come ha vissuto tutte le sue scelte.
L’EVENTO HA GIÀ VISTO OLTRE 5MILA SPETTATORI IN 12 REPLICHE: SI TERRÀ ANCHE DOMANI E VENERDÌ 4 SETTEMBRE
Colobraro e il “Sogno di una notte a... Quel Paese”
MATERA. A Colobraro - Matera prosegue l’Evento Cult “Sogno di una Notte a … Quel Paese”, con grande ed entusiasta partecipazione di pubblico (oltre 5mila presenze nel corso delle 12 repliche tenutesi durante i primi tre venerdì di agosto) e consueto consenso da parte della critica. L’Evento verrà replicato Venerdì 28 Agosto e Venerdì 4 Settembre, con spettacoli alle ore 18.30 – 19.30 – 20.30 – 22.00. L’Attrattore Culturale demo-etno- antropologico, rientrante tra i beni intangibili riconosciuti dalla Regione Basilicata, racconta storie di magismo, di rituali e di superstizioni, come tramandati dalla tradizione orale e successivamente narrati dall’etnologo Ernesto De Martino nel Libro “Sud e Magia” e testimoniati dal compianto regista Luigi Di Gianni nei documentari etnografici “Magia Lucana”. L’Evento rientra nel Progetto
“Colobraro Sogno & Magia”, finanziato dalla Regione Basilicata nell’ambito del Programma “Attrattività nei Borghi Storici”; Progetto che è costituito da vari Percorsi, strettamente e accuratamente legati tra loro, volti a fornire una conoscenza completa della Civiltà Contadina tra la fine dell’ottocento e la metà del novecento e sino ai nostri giorni, attraverso i seguenti Percorsi Emozionali: Percorso Museale introduttivo con la visita della Casa Conta-
dina e del Patrimonio legato alla Civiltà Contadina; Percorso Etno-Musicale con lo spettacolo danzante “Riti e Superstizioni”, balli popolari e danze iatriche di pizzicate e tarantolate. Percorso Teatrale itinerante“Sogno di una Notte a Quel Paese” (Regia di Giuseppe Ranoia), che si dipana tra le suggestive vie e piazzette dello splendido Borgo medioevale, una divertente commedia che racconta, ironizzando, riti e superstizioni, vicende di affascini malocchi e fascinazioni, faccende di Monakikkj, Fattucchiere, Masciare, Lupi Mannari, Briganti, bontemponi, prefiche; Percorso Turistico dei beni architettonici del Paese, quali il Castello, il Convento – Museo DEA, il Palazzo delle Esposizioni, i Palazzi Gentilizi, le Chiese e le Cappelle dipanate lungo il percorso; Percorso Gastronomico coi prodotti tipici colobraresi serviti dai ristoratori
locali. Le Genti e le Associazioni di Colobraro, in tantissimi coinvolti nel Progetto di rigenerazione socio-culturale di Comunità , attendono visitatori e turisti per accoglierli con entusiasmo e far vivere loro un’esperienza immersiva, unica nel suo genere ed irripetibile, da non perdere per conoscere e ricordare origini e tradizioni, ma anche per contribuire -attraverso la conoscenza- a superare definitivamente inconsci timori/pregiudizi e irrazionali superstizioni, andando oltre il brocardo “non è vero ma ci credo”, per dirigersi verso la luce della ragione umana e l’illuminismo, così da promuovere il Progresso della Società e la Libertà delle Persone. Tutto tra Radici, Passato, Presente e Futuro per dirla col Dossier Matera 2019 a cui l’Attrattore Culturale “Sogno di una Notte a Quel Paese” ha egregiamente partecipato e contribuito.
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Le parole possono emozionare, ma sono i gesti quotidiani a rivelare la verità dei sentimenti, la coerenza delle scelte e il valore dei legami
Quello che dici conta, quello che fai resta
“S
DI FABRIZIO QUARATINO
e vuoi conoscere la mente di qualcuno, a0scolta le sue parole. Se vuoi conoscere il suo cuore, guarda le sue azioni.” È una frase semplice. Eppure contiene una di quelle verità che preferiremmo lasciare chiuse in un cassetto, perché obbligano a guardare la realtà senza il filtro delle nostre speranze. Le parole sono importanti. Possono accarezzare, incoraggiare, spiegare, salvare una giornata storta. Ma hanno anche un certo talento per travestirsi. Sanno indossare l’abito buono, presentarsi pettinate e profumate, promettere mari, monti e, nelle occasioni solenni, persino qualche arcipelago in omaggio. Le azioni, invece, sono terribilmente poco diplomatiche. Arrivano e mostrano ciò che c’è. Possiamo dire “ci sono” cento volte. Ma esserci una volta, quando serve davvero, racconta molto di più. Possiamo pronunciare “ti voglio bene”, ma è il modo in cui trattiamo qualcuno quando siamo stanchi, confusi, impauriti o sommersi dai problemi a dare sostanza a quelle parole. Il cuore, purtroppo per i professionisti della retorica, non possiede un ufficio stampa. QUANDO PAROLE E GESTISI INCONTRANO Sarebbe facile trasformare questa riflessione in un processo alle intenzioni altrui. Ma non ogni silenzio significa disinteresse. Non ogni distanza significa assenza d’amore. Non ogni incoerenza nasconde una menzogna. Siamo esseri umani, non orologi svizzeri. Abbiamo paure, contraddizioni,
tempi diversi. A volte sentiamo profondamente qualcosa e non sappiamo ancora viverla fino in fondo. Altre volte desideriamo avvicinarci e proprio per questo arretriamo. Il cuore umano conosce percorsi che farebbero perdere la pazienza perfino a un navigatore satellitare. Perciò non si tratta di giudicare un gesto, ma di osservare una direzione. Le azioni ripetute costruiscono una traiettoria. Ed è quella traiettoria, più delle dichiarazioni solenni, a raccontarci dove una persona sta realmente andando. Quando parole e azioni coincidono accade qualcosa di raro e potentissimo: nasce la fiducia. Non perché tutto diventi perfetto, ma perché non siamo più costretti a tradurre continuamente l’altro, a pesare ogni silenzio, a trasformarci in archeologi dei sentimenti alla ricerca di significati nascosti sotto ogni gesto. La coerenza libera. PRIMA DI GUARDARE GLI ALTRI C’è però una domanda molto più scomoda. Noi, quanto siamo coerenti? È facile diventare investigatori delle contraddizioni altrui. Notiamo una promessa mancata, una telefonata non fatta, un’attenzione dimenticata. Quando invece tocca a noi, compare improvvisamente un’enciclopedia di attenuanti. Avevo da fare. Ero stanco. Non era il momento. Pensavo avessi capito. Curioso tribunale, quello umano: severissimo con gli imputati e straordinariamente creativo quando l’imputato siamo noi. Ed è qui che il pensiero di Nichiren Daishonin diventa concreto. La trasformazione non comincia pretendendo che il mondo
cambi comportamento nei nostri confronti. Comincia dalla rivoluzione della nostra vita, dalla capacità di far emergere saggezza, coraggio e compassione proprio nelle circostanze che sembrano negarceli. Non significa subire. Non significa accettare qualsiasi cosa sorridendo come soprammobili spirituali. Significa diventare abbastanza forti da non avere bisogno di manipolare, inseguire o mendicare conferme. Significa poter dire ciò che sentiamo con sincerità e poi comportarci in modo coerente con quella verità. La vera vittoria non consiste nell’ottenere dall’altro il comportamento desiderato, ma nel diventare noi stessi persone capaci di amare senza perdere dignità, di aspettare senza sospendere la propria vita e di scegliere senza paura. Questa è forza. LA FORZA CHE NON TRATTIENE Esiste una forza che pretende, reclama, stringe. E poi ne esiste un’altra, molto più difficile: quella che sa amare senza possedere. Io credo in questa forza. Credo nella presenza che non invade, nella vicinanza che non imprigiona, nell’affetto che non presenta il conto. Non sono qui per trascinare qualcuno verso di me. Sono qui intero. Con ciò che provo, con ciò che sono, con ciò che posso dare e con la disponibilità a camminare accanto a chi liberamente sceglie di camminare. Non chiedo a nessuno di scegliere me per paura di perdermi. Voglio essere scelto nella libertà, nella consapevolezza e nella verità. Perché ciò che nasce dalla libertà non ha bisogno di essere trattenuto: resta perché vuole restare. L’amore, l’amicizia, qualsiasi legame profondo non
possono essere un concorso a premi nel quale accumulare punti sperando di ricevere reciprocità. Un rapporto respira soltanto quando due libertà decidono di incontrarsi. E questa consapevolezza non indebolisce il sentimento. Lo rende più forte. Perché elimina il ricatto e lascia la verità. GUARDARE SENZA PAURA Guardare le azioni significa allora avere coraggio. Talvolta confermeranno ciò che speravamo. Altre volte ci costringeranno a riconoscere qualcosa che avremmo preferito non vedere. Ma la verità è sempre più dignitosa dell’illusione. Eppure esiste anche un’altra possibilità. Le azioni possono raccontare un cuore che sta ancora cercando la propria strada. Un cuore impaurito, contraddittorio, magari lento, ma non per questo vuoto. Per questo occorre saggezza. Bisogna imparare a distinguere una difficoltà da un modello permanente, una paura da un disinteresse, un passo incerto da una porta definitivamente chiusa. Non possiamo leggere l’anima degli altri. E forse dovremmo smettere di provarci. Possiamo però osservare ciò che costruiscono nel tempo. E soprattutto possiamo decidere cosa costruire noi. Questa è la parte della storia sulla quale abbiamo davvero potere. LA PROVA PIÙ BELLA Alla fine, conoscere qualcuno significa forse ascoltare le sue parole senza esserne ipnotizzati e guardare le sue azioni senza trasformarsi in giudici. Significa tenere insieme cuore e lucidità. Io voglio vivere così. Senza nascondere ciò che sento. Senza vergognarmi della profondità. Senza considerare la sensibilità una debolezza e senza trasformare l’amore in una trattativa. Voglio che le mie azioni possano dire di me ciò che le mie parole promettono. E a chi attraversa la mia vita voglio lasciare una certezza semplice: vicino a me non serve fingere, non serve essere perfetti, non serve avere già tutte le risposte. Serve essere veri. Perché possiamo pronunciare migliaia di parole e costruire discorsi capaci di commuovere una stanza intera. Ma alla fine resterà una domanda, semplice e implacabile: quando avevi la possibilità di amare, incoraggiare, esserci, scegliere, che cosa hai fatto? È lì che il cuore firma il proprio nome. Perché alla fine non saremo ricordati per tutto quello che abbiamo detto di provare, ma per il coraggio con cui abbiamo trasformato ciò che provavamo in presenza, scelta e amore. Le parole possono raccontare chi vorremmo essere. Le nostre azioni raccontano chi abbiamo scelto di diventare.
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