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Cronache del 26 agosto 2026

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MERCOLEDÌ 26 AGOSTO 2026 • ANNO XI N. 188

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

FEMMINICIDIO L’AVVOCATA VALENTINA PRESICCE RACCONTA IL SUO IMPEGNO A CRONACHE

«Il “no” non può essere una condanna a morte» Ha presentato la proposta di legge “Noemi Durini”: «Le famiglie delle vittime vivono il vero ergastolo»

Mollica alle pag 6 e 7

FDI È UN TRENO A LIVELLO NAZIONALE. QUI VA TRA IMMOBILISMI E GAZEBO FUORI TEMPO

LA DESTRA SI DIVORA

I vannacciani continuano ad imbarcare di tutto anche chi pubblicamente si sfancula, con i Meloniani senza bussola. Così Speranza può indicare perfino come premier un bambino o un vecchio partigiano _

EDITORIALE

Disposto l’incidente probatorio per accertare la capacità di intendere e di volere del figlio omicida. Domani alle 10 e 30 i funerali

Non è l’Iran il vero bersaglio

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DI ALESSANDRO SANSONI

avvero il D-Day economico contro l’Iran sarà in grado di annichilire l’economia persiana asfissiandola, provocando, in questo modo, il crollo della Repubblica islamica e l’atteso regime change? È francamente difficile pensare che questo possa accadere: non solo perché i beni sequestrabili agli ayatollah, in quanto sotto giurisdizione (...) ■ continua a pag 3

MATRICIDIO TITO

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Meloni, Vannacci e Speranza, sotto Quarto, Cicala e Basentini

Dellapenna a pag 9

BORGO MEZZANONE

■ Magrì

a pag 5

_ CRONACA

Accise, nuova proroga all’orizzonte

A Rionero, 29enne accoltellato, 2 fratelli arrestati, a Matera beccata la banda dei furti nelle farmacie

BARDI: «PERDIAMO UNA PROFESSIONISTA SERIA»

Ultraleggero precipitato a Fuscaldo, l’addio a Matera ad Angela Buccico

Alcuni momenti del funerale

a pag 15

Autopsia sul corpo di Sadam, il bracciante trovato morto nel bagagliaio dell’auto nel Foggiano: pestato e finito a coltellate

CARO CARBURANTI Sul tavolo del Governo una nuova misura ponte per contenere i rincari alla pompa

Errichetti a pag 4

■ Calabrese

■ Servizi

alle pag 24 e 26

_ AZIONE NONVIOLENTA

Da oggi Bolognetti inizia il digiuno in difesa della libertà di stampa: «Ruggi non ha onorato ruolo e funzioni» ■ Servizio

Servizio a pag 14

a pag 13

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Italia e Mondo Il D-Day economico di Washington probabilmente serve a ridisegnare il perimetro della globalizzazione e preparare un mondo nuovo

Non è l’Iran il vero bersaglio

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DI ALESSANDRO SANSONI

avvero il D-Day economico contro l’Iran sarà in grado di annichilire l’economia persiana asfissiandola, provocando, in questo modo, il crollo della Repubblica islamica e l’atteso regime change? È francamente difficile pensare che questo possa accadere: non solo perché i beni sequestrabili agli ayatollah, in quanto sotto giurisdizione americana, sono piuttosto esigui, ma anche perché è improbabile che la violenta stretta legata alle sanzioni secondarie, che colpirebbero in particolare i paesi terzi che continuassero a importare merci iraniane, funga da efficace deterrente. La geografia, infatti, è una forza più potente della politica e della finanza. Per molti paesi dello spazio euroasiatico, dipendenti dall’importazione massiccia di idrocarburi iraniani, sarebbe praticamente impossibile privarsene. Senza contare che Russia e Cina non accetterebbero mai di essere condizionate fino a questo punto da provvedimenti unilaterali presi a Washington. Pechino peraltro lo ha dichiarato esplicitamente un attimo dopo l’annuncio dell’amministrazione statuniten-

se. La domanda allora nasce spontanea: possibile che alla Casa Bianca siano così sprovveduti da pensare che simili misure sortiscano gli effetti dichiarati? Se usciamo dalla chiacchiera pubblica e proviamo ad analizzare più a fondo le cose, immaginando che gli attori in campo non prendano decisioni poco ponderate, la risposta allora è senz’altro no. È probabile che la strategia sia un’altra rispetto a quella dichiarata. In questo senso ci aiutano a decifrare meglio le intenzioni americane le affermazioni fatte l’altro giorno dal Segretario al Tesoro USA Scott Bessent: «Voglio essere chiaro: qualsiasi entità che faciliti il riciclaggio di denaro per conto dell’Iran verrà rimossa dal sistema del dollaro americano». Se ne è già parlato sulle colonne di questo giornale e ne discutono già da tempo numerosi analisti: la crisi della globalizzazione si accompagna ormai da alcuni anni, soprattutto dallo scoppio della guerra in Ucraina e dalle sanzioni applicate di conseguenza ai danni della Federazione Russa, a un processo di de-dollarizzazione dell’economia glo-

bale. Un processo che l’avvento di Trump alla Casa Bianca ha accelerato. Sanzioni, dazi e relative contromosse adottate dagli Stati colpiti, stanno producendo un restringimento del ruolo del Dollaro come moneta di riserva mondiale. Da tempo ormai, in particolare i paesi dell’area BRICS, e in generale le nazioni che continuano a commerciare ufficialmente con Mosca (i tre quarti almeno di quelle riconosciute dalle Nazioni Unite), hanno organizzato una parte consistente delle proprie transazioni basandole su valute diverse, spesso in yuan (la moneta cinese). Per non parlare del fatto che proprio i BRICS stanno realizzando un sistema alternativo allo SWIFT per regolare i bonifici bancari internazionali. Alcuni ritengono che si tratti di mosse ostili agli Stati Uniti d’America, volte a logorarne l’egemonia finanziaria. Ma è davvero così? L’impressione è che si tratti di semplici reazioni. A condurre il gioco è sempre Washington, dove oramai non solo gli ambienti trumpiani, ma ampie fette dell’establishment, ritengono non sia più possibile per gli USA svolgere il ruolo di pagatori di ultima

istanza del mercato globale, funzione che, soprattutto negli ultimi 35 anni, gli anni della globalizzazione, ha determinato la de-industrializzazione degli Stati Uniti e la delocalizzazione delle attività produttive. Se, come i documenti ufficiali di natura sia politica sia economica che militare dell’amministrazione americana lasciano intendere, la strategia USA di lungo periodo è ormai volta a restringere lo spazio di loro diretta “competenza” all’Occidente allargato e all’emisfero boreale (la cosiddetta “piccola globalizzazione”), allora anche il D-Day antiiraniano va inteso come finalizzato a favorire la nascita di un mondo multipolare (o meglio parzialmente bipolare), in cui anche Pechino è costretta a farsi carico di contribuire alla definizione di un ordine mondiale, con annessi oneri e onori. Un’ulteriore cortina di ferro economica, insomma, dopo quella calata dal 2022 in Europa orientale, che definisce chi sono “i nostri” da tutti gli altri. In questo mondo in ricomposizione chi potrebbe pagare il conto del cambiamento è soprattutto l’Unione Europea, la cui stessa impalcatura istitu-

zionale sembra non essere in grado di dare risposte rapide ed adeguate alle nuove sfide imposte dallo scenario internazionale, come più volte denunciato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ne è l’ennesima riprova il diniego della Commissione Europea ad adottare provvedimenti volti a tassare i cosiddetti extraprofitti delle compagnie petrolifere, come richiesto non solo dal governo italiano, ma anche da Germania, Portogallo, Austria, Polonia e Spagna, per far fronte alle crisi in ambito energetico prodotte dai conflitti in atto. È vero, come ha detto la portavoce della Commissione, che la competenza in materia fiscale è dei singoli Stati membri, ma è semplicemente assurdo che le regole europee limitino la libertà di manovra in termini di bilancio dei paesi aderenti all’UE, declinando ogni responsabilità quando si tratta di agire in particolare sulle Big Company, siano esse attive in ambito energetico, tecnologico, logistico o farmaceutico, tanto più che esse oramai hanno dimensioni tali da rendere praticamente impossibile per i piccoli Stati nazionali esercitare su di loro un’autorità efficace.


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Sul tavolo una nuova misura ponte per evitare lo stop alle agevolazioni sul gasolio e contenere i rincari alla pompa

Caro-carburanti, prezzi alle stelle: il governo prepara un’altra proroga D

DI VITO ERRICHETTI

ue giorni. È durata così poco, questa volta, la proroga sui carburanti firmata dal ministero dell'Economia: uno sconto di 17 centesimi sul gasolio, prolungato non con un nuovo decreto legge ma con un provvedimento ministeriale da 20,8 milioni di euro, buono per due soli giorni. Un dettaglio che dice più di mille dichiarazioni sullo stato dell'arte della guerra al caro-carburanti: il governo non naviga più a vista, naviga a scadenza. Oggi il Consiglio dei ministri torna a riunirsi sul tema, e da Palazzo Chigi filtra già l'esito: prorogare per alcuni giorni le misure già in vigore, in attesa di un provvedimento più strutturato. Lo stesso vicepremier Matteo Salvini lo ha anticipato senza troppi giri di parole: «Faremo domani il Consiglio dei ministri, in cui prorogheremo lo sconto diesel. E poi stiamo lavorando più a lungo termine». Tradotto: un'altra toppa, in attesa della vera pezza.È questo, in fondo, il filo rosso dell'estate 2026 sui carburanti: non un problema irrisolto, ma un problema gestito a intermittenza. Il governo Meloni naviga tra decreti che durano pochi giorni, si rinnovano all'ultimo minuto e coprono solo una parte del prezzo alla pompa. LA CRONOLOGIA DI UN RATTOPPO CONTINUO A fine luglio arriva il primo intervento: uno sconto di 17 centesimi solo sul gasolio, per un'operazione da 125 milioni di euro. La premier lo definisce senza illusioni: «un intervento che non risolve il problema ma è tempestivo». Ad agosto il Cdm proroga tutto, con una copertura da 245 milioni di euro, trovati non solo con le accise mobili ma anche con tagli alle spese dei ministeri — tanto che lo stesso ministro Giorgetti ammette: «abbiamo tagliato un po' di spese ai ministeri, non erano molto contenti».Poi, alla vigilia della scadenza successiva, il colpo di scena minimalista descritto in

apertura: invece di un nuovo decreto legge, il Mef attiva il meccanismo delle «accise mobili» per appena due giorni, con lo sconto riservato al solo gasolio. Una scelta che ha suscitato forti critiche per la durata estremamente breve della misura. E il copione si ripete ancora: un'ulteriore proroga «tampone», di durata ancora da definire, decisa dopo una videocall tra la premier Giorgia Meloni, i vice Salvini e Tajani, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro Giorgetti. IL MECCANISMO (LEGALE) DELLE ACCISE MOBILI Qui sta il punto meno raccontato di questa storia. Le «accise mobili» consentono di utilizzare una parte del maggior gettito Iva derivante dall'aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre temporaneamente le accise. È questo il meccanismo utilizzato per finanziare l'ultima proroga sul gasolio.Non si tratta quindi di una nuova fonte strutturale di finanziamento, ma di uno strumento previsto dalla normativa per intervenire temporaneamente sul carico fiscale dei carburanti quando determinate condizioni di prezzo e di gettito lo consentono. Una soluzione che permette di attenuare nell'immediato il peso del carocarburanti, ma che non ri-

solve il problema strutturale del livello di tassazione alla pompa. I NUMERI CHE L'ESECUTIVO INSEGUE Nel frattempo la realtà corre più veloce dei decreti. Secondo i dati del Mimit, il prezzo medio self service ha raggiunto 2,015 euro al litro per la benzina e 2,136 euro per il gasolio sulla rete stradale, salendo rispettivamente a 2,091 e 2,207 euro in autostrada.Sulle tratte più estreme si toccano cifre da record: la benzina sull'autostrada della Cisa sfiora i 2,50 euro al litro, mentre pochi giorni fa il Supreme Diesel aveva superato i 3 euro sulla A22 BrenneroModena. Secondo le stime di Facile.it, considerando consumi invariati rispetto ad agosto 2025, quest'anno gli italiani potrebbero spendere oltre un miliardo di euro in più tra benzina e diesel rispetto allo scorso agosto — cifra che potrebbe scendere a circa 988 milioni se lo sconto sul diesel verrà rinnovato fino a fine mese — con una spesa complessiva superiore del 24-25% sull'anno scorso. POLEMICHE TRASVERSALI, MA NESSUNA CONVERGENZA Il coro delle critiche resta pressoché unanime, le ricette no. Il presidente dell'Unione Nazionale Consumatori Massimiliano

Dona ha definito l'ultima proroga di due giorni «una vergogna, una decisione imbarazzante che suona come una beffa», aggiungendo un affondo diretto al governo: «è ora di piantarla di buttare la palla nell'altro campo, cercando di dare la colpa all'Europa».Il Codacons parla di «colossale presa in giro degli italiani», denunciando anche l'assenza di misure sulla benzina, che penalizza i milioni di automobilisti che non guidano diesel. Sul fronte politico, la segretaria del Pd Elly Schlein rilancia la richiesta di un sistema strutturale di accise mobili, mentre Giuseppe Conte chiede un intervento urgente del governo. Assoutenti chiede invece di prolungare le misure di sostegno, individuando negli extraprofitti energetici una possibile fonte di finanziamento. Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, dal canto suo, prova a smorzare le attese di un intervento immediato: «Non escludo e non confermo niente», ha detto sulla proroga, lasciando intendere che i margini di manovra restano stretti. IL VERO NODO, OLTRE LE POLEMICHE Dietro lo scontro quotidiano tra governo e opposizioni si intravede un dilemma più strutturale, che nessuno dei due schieramenti affronta a viso aper-

to: l'Italia deve fare i conti con un carico fiscale sui carburanti elevato e con vincoli di bilancio che rendono difficile un taglio permanente delle accise senza individuare adeguate coperture.Da qui la scelta, tutta politica, di procedere per interventi-tampone finanziati con risorse individuate di volta in volta: maggior gettito Iva, tagli alle spese dei ministeri e altre coperture disponibili. Il prossimo Cdm ordinario è fissato per l'inizio di settembre: fino ad allora, ogni proroga sarà una corsa contro il tempo per trovare le risorse necessarie.Nel frattempo resta sul tavolo anche l'ipotesi più ambiziosa — una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere a livello europeo, sostenuta dall'Italia insieme ad altri cinque Paesi Ue — ma sulla proposta è arrivata la posizione della Commissione europea, secondo cui gli Stati membri possono già intervenire autonomamente sulla tassazione degli extraprofitti.Una strategia che tiene a bada l'emergenza mediatica giorno per giorno, ma lascia intatto il nodo di fondo: il peso fiscale sui carburanti resta elevato e il governo è chiamato ancora una volta a trovare una soluzione capace di conciliare la tutela di famiglie e imprese con la sostenibilità dei conti pubblici.


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mercoledì 26 agosto 2026

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BORGO MEZZANONE Per il bracciante di 32 anni l’autopsia esclude l’arma da fuoco. La Caritas: «L’acqua non basta per tutti»

L’autopsia conferma l’aggressione: pestato e accoltellato fino alla morte L’

DI TIZIANA MAGRÌ

esame autoptico chiude un’ipotesi delle indagini e ne apre un’altra, quella non inaspettata. Sadam Houssain non sarebbe morto per un malore accusato durante il lavoro nei campi, con successivo occultamento del corpo, così come si era ipotizzato in un primo momento, ma è stato ucciso – percosse seguite da colpi inferti da armi da taglio -, escludendo per ora l’uso di armi da fuoco. L’autopsia firmata dal dottor Luigi Cipolloni, del Policlinico Riuniti di Foggia, è durata un intero pomeriggio, resa difficile dall’avanzato stato di decomposizione del corpo, ritrovato il 22 agosto, dopo diciotto giorni dalla scomparsa, nel bagagliaio dell’auto della vittima a pochi metri dalla baraccopoli di Borgo Mezzanone. Saranno gli esami istologici a restituire un quadro più preciso sui tempi e la dinamica della morte. La Procura della Repubblica di Foggia procede per omicidio volontario contro ignoti. È stata la scoperta di alcuni registri paga a dare una svolta inquietante al caso di Sadam – bracciante pakistano residente a Borgo Mezzanone il cui cadavere è stato riconosciuto dal fratello. Gli inquirenti, che indagano sulla morte del giovane scomparso la sera del 4 agosto, battono ora la pista del caporalato: la vittima, titolare di regolare permesso di soggiorno, potrebbe essere stata coinvolta in un’attività di intermediazione illecita di manodopera, oppure – secondo un’ipotesi che al momento non risulta seguita dagli inquirenti – potrebbe aver avviato lui stesso un’attività di caporalato, senza alcuna“autorizzazione” . Su queste ipotesi invita alla prudenza chi è vicino alla realtà di Borgo Mezzanone. Khady Sene, alla guida della Caritas dell’Arcidiocesi di FoggiaBovino – prima direttrice di origine africana in Italia a ricoprire questo ruolo – non conosceva personalmente Sadam Houssain: appena diffusa la notizia,

__La vittima Sadam e Khady Sene direttrice della Caritas

ha contattato persone che la Diocesi assiste alla baraccopoli per capire chi fosse. «Personalmente non sono sicura, non ne sono certa che facesse l’intermediario o il caporale» dice. «Quello che gli è successo resta un atto terribile, legato ad attività illecite che mettono in pericolo non solo la propria vita, ma anche quella degli altri». Non è la prima volta, racconta Sene, che episodi violenti scuotono “l’ex pista”; mai però, da quando si occupa di migrazione, era capitato che un corpo venisse ritrovato nel bagagliaio di un’auto. Chi vive a Borgo Mezzanone ne è rimasto scosso, ma è costretto ad andare avanti comunque, per la propria famiglia: «Credo che sia arrivato il momento di pensare seriamente alla soluzione di questo problema». L’attività della Caritas, spiega la direttrice, non si è mai fermata alla denuncia delle condizioni di vita nella baraccopoli: dal sostegno per il rimpatrio delle salme, così come accaduto due mesi fa per

un’altra vittima, anche al feretro di Sadam sarà garantito il rimpatrio in Pakistan. Sullo stato reale dei servizi essenziali attuali, Sene non usa mezzi termini: l’acqua è garantita dalla Regione Puglia, ma non basta per tutti, la corrente arriva solo attraverso allacci abusivi e mancano i servizi igienici – una carenza che diventa un pericolo soprattutto per le famiglie con bambini che vivono nelle baracche. Sene si sofferma sullo stigma del quartiere nato su un’ex pista militare: «Sulle cronache si parla spesso della delinquenza che purtroppo esiste, esiste anche quella. Ma ci sono pure quelle persone che lavorano la nostra terra e vogliono una vita dignitosa; senza gli strumenti e il supporto reale non possono averla». Molte delle presenze a Borgo Mezzanone, secondo la direttrice della Diocesi, nascono proprio dal fallimento dei decreti flussi: chi arriva spesso non trova l’azienda che doveva assumerlo – aziende fantasma, il più delle volte – dopo essere passato

dalle mani degli intermediari che chiedono denaro e poi scompaiono, finendo così per essere costretto a lavorare in nero. Nella sua attività di osservatorio e sostegno, Khady Sene non si sente mai percepita come una figura di controllo da parte della gente che vive nelle baracche. «Non ho mai avuto timore di entrare a Borgo Mezzanone, o a Torre Antonacci, perché non mi sono mai sentita guardata diversamente: non sono molto diversa da loro, vengo dallo stesso continente. C’è reciproco rispetto», dichiara, ricordando proprio come quella vicinanza le permetta di muoversi in quello che per molti viene visto o stereotipizzato come impenetrabile. L’APPUNTAMENTO CON PUGLIA ACCOGLIE È in questo fare tra denuncia e presenza quotidiana che si inserisce il tavolo della Prefettura di oggi, legato al progetto “Puglia Accoglie”, che certamente avrà come oggetto anche il superamento della criticità dell’insediamento

foggiano, così come l’incontro di ieri. Una condizione, quella di questi “quartieri” informali, che Sene – che ha accolto a Borgo Mezzanone delegazioni provenienti da altri Paesi, e che definisce il ghetto tra i più grandi d’Europa – considera ormai ben nota tanto a livello nazionale quanto europeo, e per questo tanto più difficile da ignorare. Servono, dice, politiche migratorie mirate a un percorso condiviso tra istituzioni, enti religiosi e civili, che non si possa esaurire in due o tre anni. Chiude l’intervista a Cronache con un appello alle istituzioni locali: «È inaccettabile, è una vergogna che dopo tutti questi anni esistano ancora questi luoghi. Molti migranti mi hanno detto: stavo meglio nel mio paese. Qui non vivono, sopravvivono, perché vivono alla giornata. Cosa chiedo alle istituzioni locali? Di prendere coscienza di questa situazione: non si può più andare avanti così. Siamo tutti responsabili, istituzioni ma anche noi operatori».


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FEMMINICIDIO A Cronache l’avvocata Presicce racconta anche la battaglia per la legge “Noemi Durini”: «Le famiglie vivono il vero ergastolo»

«Il No di una donna non può essere una condanna a morte» O

DI ROSAMARIA MOLLICA

tto donne uccise in poche settimane. Otto vite spezzate, otto storie che si aggiungono a una lunga scia di sangue che attraversa l’Italia. Dietro ogni femminicidio c’è una donna che ha provato a esercitare il proprio diritto alla libertà e un uomo che ha deciso di negarglielo. Affrontiamo il tema della violenza contro le donne con l’avvocata Valentina Presicce che su Cronache analizza le falle del sistema di protezione e rilancia la battaglia per una giustizia che sappia davvero tutelare le vittime e le loro famiglie. Avvocata Presicce, l’estate 2026 ha messo drammaticamente il femminicidio al centro della cronaca: almeno otto donne uccise tra luglio e la prima metà di agosto. Che cosa ci dicono questi dati? Qual é, secondo lei, la reale dimensione della violenza contro le donne? «Otto donne uccise in meno di un mese, una sequenza che, nell’estate italiana del 2026, sembra quasi impossibile da raccontare senza ricorrere all’espressione “strage di donne”. Molte storie hanno elementi comuni. Donne che rivendicano autonomia e libertà e uomini che vivono questa indipendenza come una minaccia. La violenza nasce spesso da una cultura del possesso e dall’incapacità di accettare relazioni paritarie. I primi segnali non devono essere sottovalutati: controllo, gelosia, sopraffazione. Il primo schiaffo non va mai accettato. E spesso il problema è anche quando lo Stato sottovaluta questi segnali. Sono cambiate le leggi, sono stati accelerati i procedimenti, sono stati introdotti nuovi reati come il femminicidio, punito con l’ergastolo, sono state introdotte nuove aggravanti, ma le donne continuano a morire. Sono convinta che il problema non riguardi tanto l’apparato normativo quanto la valutazione del pericolo da parte delle forze dell’ordine e della Magistratura, spesso sottovalutato e così la violenza si trasforma in morti annunciate. Le donne che decidono di denunciare e che raccontano le loro paure, lanciano una vera e propria richiesta di aiuto che deve essere ascoltata subito. In alcuni casi, invece, la denuncia non è bastata, in altri un braccialetto non ha funzionato, in altri la richiesta di aiuto è stato sottovalutata. E allora le donne vengono uccise. Nomi, volti, storie, silenzi dove prima c’erano voci, tristezza dove prima c’erano sorrisi, urla di dolore inascoltato: Anna Scala aveva denunciato l’ex compagno

per stalking nel luglio del 2023. Nessuna misura cautelare, fu uccisa un mese dopo. Stessa tragica sorte per Alessandra Matteuzzi uccisa nel 2022, dopo un mese dalla denuncia per stalking, per non parlare delle 12 denunce presentate da Marianna Manduca e lasciate in un cassetto, uccisa nel 2007. Tiziana Vinci, 53 anni, aveva denunciato più volte il suo ex marito. Codice rosso attivo. Divieto di avvicinamento. Un braccialetto elettronico che avrebbe dovuto proteggerla. Ma da dieci giorni non funzionava. Lo sapevano. Era stato segnalato. Nessuno è intervenuto. Tiziana è stata uccisa a coltellate mentre lavorava. È stata lasciata sola, come troppe altre prima di lei. Non è una “tragedia familiare”, è il risultato di un sistema di protezione che si è fermato davanti ad un guasto tecnico. Vogliamo parlare anche di richieste di aiuto sottovalutate? Nel maggio 2017 Imma Rizzo, la mamma di Noemi Durini, denunciava Lucio Marzo per lesioni a danno della figlia, nessuno è intervenuto. Il 3 settembre 2017 il procedimento per lesioni si è riunito al procedimento di omicidio della giovanissima Noemi Durini: inaccettabile. Ed una domanda che dobbiamo continuare a porci è: si potevano salvare? La reale dimensione della violenza contro le donne è una sola, che le donne continuano a morire perché hanno detto NO e l’assassino ha deciso che quel NO non poteva esistere perché la libertà di una donna è ancora vista come una provocazione da punire. Non chiamiamolo “dramma”. Non chiamiamolo“raptus”. È violenza. È la pretesa di trasformare un “no” in una colpa, di negare ad una donna il diritto più semplice: scegliere. Un sistema che chiede alle donne di adattarsi, di cambiare strada, di abbassare lo sguardo, di “stare attente” non è un sistema che tutela le donne. Servono protezioni efficaci, interventi rapidi, controlli reali soprattutto per chi decide di denunciare. Ogni volta ci indigniamo e promettiamo.Poi arriva il silenzio. E il silenzio uccide ancora. Occorre creare un sistema che intervenga contemporaneamente su giustizia, prevenzione, protezione, assistenza e formazione». Quanto è importante distinguere tra omicidio di una donna e femminicidio? «Il femminicidio, a differenza dell’omicidio, ha un movente specifico, nasce dentro una radice culturale di disuguaglianza e possesso. Allora a chi sostiene che il reato di femminicidio non debba esistere o che si tratti di un omicidio come un altro, rispondo con

__Valentina Presicce

piena convinzione che il femminicidio esiste e ha il volto del dolore, negarlo significa offendere le vittime e i familiari delle vittime. Il femminicidio esiste perché esiste una violenza che colpisce le donne “in quanto donne”, il femminicidio esiste perché esiste odio, discriminazione, prevaricazione, controllo o dominio, il femminicidio esiste perché alle donne viene negato lo status di persone in un rapporto paritario. Ogni giorno ascoltiamo storie di violenza che occupano le pagine di cronaca, ma dietro ogni femminicidio ci sono vite distrutte e famiglie disperate. Donne, madri, figlie uccise spesso per incapacità di accettare una separazione o per un desiderio di possesso. Donne che rivendicano autonomia e libertà e uomini che vivono questa indipendenza come una minaccia». Il reato di femminicidio cosí come previsto dalla legge, sta già modificando concretamente il modo in cui vengono indagati e giudicati questi delitti? «La legge 181/2025 rappresenta un intervento storico che introduce nel nostro ordinamento una fattispecie autonoma di reato e rafforza le tutele per le vittime di violenza di genere. La novità più importante è l’introduzione nel codice penale del reato di femminicidio punito con l’ergastolo. Quindi pene più severe per chi si macchia di reati efferati come un femminicidio. La riforma introduce modifiche mirate a garantire una tutela più effettiva e tempestiva della vittima, con l’obbligo del pubblico ministero di ascoltare personalmente la vittima o i familiari della vittima entro tre giorni dalla notizia di reato senza delegare la polizia giudiziaria e vengono accelerate l’applicazione delle misure cautelari. Una novità, a mio avviso molto importante è l’obbligo di informazione alla vittima o ai familiari della vittima in caso di scarcerazione. La trattazione dei

procedimenti hanno la priorità e questo costituisce una garanzia volto ad evitare ritardi che in passato hanno esposto le donne a gravi conseguenze». Nei casi di femminicidio spesso emergono, prima dell’omicidio, minacce, stalking, controllo e violenze. Secondo lei, dove si inceppa oggi il sistema di protezione delle donne? «Per una donna è difficile denunciare un uomo, soprattutto se quell’uomo è il marito, il fidanzato, il compagno ma quando trova il coraggio di farlo dev’essere aiutata subito. Invece spesso ci sono ritardi, spesso il problema è sottovalutato e vengono applicate misure poco efficaci per la tutela della vittima. Capita ancora che la donna si senta dire che certe cose sono “normali e che vanno risolte tra le “mura domestiche”. Occorre che la vittima venga ascoltata subito e non sottovalutare nulla. Se un uomo usa violenza, minaccia o perseguita, non si fermerà davanti a un ammonimento o a un divieto di avvicinamento. Serve il carcere, non ci sono altre soluzioni.Vanessa Zappala, 26 anni di Acitrezza, aveva denunciato il suo ex fidanzato per stalking e maltrattamenti. Sono scattati subito gli arresti domiciliari che solo dopo un mese si sono trasformati in divieto di avvicinamento, un divieto di avvicinamento senza l’applicazione del braccialetto elettronico. Vanessa è stata uccisa il 23 agosto 2021, con sette colpi di pistola, sul lungo mare di Acitrezza. Una morte annunciata. Una sconfitta per lo Stato. Vista la gravità del fenomeno, la politica deve affrontare questo tema con tutti i mezzi a disposizione e in maniera prioritaria. Oltre all’informazione e alla prevenzione, pilastri nella lotta alla violenza, è necessario che si metta in campo quanto possibile per fermare un potenziale autore prima che passi all’atto. Il carcere, a mio avviso, è l’unica soluzione».


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__Valentina Presicce e Imma Rizzo depositano la pdl in Cassazione e Noemi Durini

Veniamo alla proposta di legge Noemi Durini, che lei ha promosso insieme a Imma Rizzo. Qual è esattamente l’obiettivo della proposta e perché avete ritenuto necessario intervenire sui permessi premio per i condannati per femminicidio? «Ho deciso di scrivere la proposta di legge di iniziativa popolare, “Noemi Durini” dopo la lettura di quasi 200 pagine di permessi pre-mio concessi a Lucio Marzo, assassino di Noemi Durini. Non è solo un atto formale, è un urlo di dolore, è una richiesta di giustizia, è una battaglia di civiltà, per Noemi, per tutte le donne uccise, per tutte le famiglie spezzate e per una intera società che non può tollerare l'impunità’. La proposta intende dare voce a tantissimi cittadini ormai esasperati, sconfortati e stanchi di un Sistema che tutela gli assassini e non le vittime di femminicidio. Assistiamo ad una ingiustizia nella giustizia con assassini che ricevono tutele maggiori di vittime e familiari a cui sono stai strappati i loro cari per sempre. Lo Stato dovrebbe garantire una Giustizia che sia concreta per la sicurezza delle donne e delle famiglie e non concedere agli autori di tali fatti criminosi benefici e permessi premio. Ci troviamo di fronte ai familiari delle vittime che vivono il vero ergastolo nella vita, e gli assassini liberi dopo pochi anni, proprio come è acca-duto a Lucio Marzo condannato a 18 anni e 8 mesi per omicidio vo-lontario. Premeditato e pluriaggravato, libero, grazie ai permessi premio, dopo tre anni dal femminicidio di Noemi e dopo un anno dalla sentenza di condanna definitiva. Benefici, inoltre, concessi ad un soggetto evidentemente pericoloso per la società. Il caso di Lucio Marzo dimostra come il sistema non sempre funzioni. I permessi premio sono stati concessi sulla base di valutazioni considerate positive, ma i fatti hanno raccontato altro. Durante uno di questi permessi, nel 2023, è stato fermato ubriaco alla guida. Episodi del genere pon-gono interrogativi seri sulla reale efficacia dei controlli e sulla valutazione della pericolosità sociale. Dopo questo episodio ho chiesto e ottenuto il trasferimento di Marzo in un carcere per adulti e ho richiesto tutta la documentazione relativa ai per-

messi concessi. La lettura di quasi 200 pagine ha rappresentato per la famiglia un ulteriore dolore. Permessi concessi anche dopo il rientro positivi ai cannabinoidi o per motivazioni difficili da comprendere, come la partecipazione alle par-tite del Cagliari, la frequentazione di una ragazza, la possibilità di recarsi alle urne per votare nonostante l’interdizione dai pubblici uffici. E’ evidente la falla nel sistema penitenziario e nei meccanismi di va-lutazione, ma chi sbaglia deve prendersi le proprie responsabilità e per questo ho richiesto provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati di Sorveglianza per I minorenni di Cagliari che hanno concesso i permessi premio e provvedimenti disciplinari anche nei con-fronti del direttore dell’IPM di Quartucciu e dell’equipe trattamentale. Chi sbaglia deve assumersi le proprie responsabilità. La proposta di legge “Noemi Durini” nasce da questa esperienza che ritengo inac-cettabile in un paese civile come l’Italia». Qual è, secondo voi, il confine tra il diritto del detenuto alla rieducazione e il diritto delle vittime e delle loro famiglie a sentirsi tutelate? «Chi toglie la vita con lucidità e crudeltà deve sapere che la libertà non sarà più sua, perché le ali che ha spezzato non ritorneranno più a volare. C’è un problema che attiene al principio della certezza della pena. Troppe volte un imputato condannato ad una pena detentiva non indifferente riesce a tornare in libertà dopo pochi anni di carcere. Valgono come esempi il caso di Lucio Marzo, assassino di Noemi Durini, tornato libero dopo tre anni dall’omicidio per norme troppo garantiste e applicate in modo sbagliato e il caso di Davide Murrone, assassino di Fabiana Luzzi,16 anni, uccisa e bruciata viva il 24/05/2013 anche lui tornato libero dopo tre anni dall’omicidio per norme troppo garantiste . Tutto suscita forte perplessità e grande sfi-ducia. L’idea di abolire I permessi premio per chi si macchia di reati efferati come un femminicidio non vuole mettere in discussione l’articolo 27 della Costituzione secondo cui le pene detentive “devono tendere alla rieducazione del condannato”. Tale principio andrebbe però applicato tenendo conto, so-

prattutto, di due aspetti spesso tras-curati: il primo, il diritto della vittima (o dei suoi familiari) di vedere il criminale scontare una pena realmente commisurata al reato com-messo; il secondo, il dovere dello Stato di garantire la sicurezza della società di fronte a chi ha già violato una volta le norme del vivere ci-vile. Soprattutto quando si parla di femminicidi. Il dovere dello Stato di tutelare le donne e l’intera società impedendo che autori di crimini così efferati possano tornare in libertà data la loro intrinseca pericolo-sità sociale. La Convenzione di Istanbul, ratificata dall'Italia nel 2013 (Legge 77/2013), è il trattato internazionale più completo per combat-tere la violenza sulle donne e domestica. Essa obbliga gli Stati firma-tari a perseguire penalmente i colpevoli e a inasprire le pene, inqua-drando la violenza di genere come una violazione dei diritti umani. Gli Stati ratificatori sono legalmente responsabili qualora non garan-tiscano risposte adeguate ed efficaci al contrasto e alla prevenzione di tale violenza . Concedere ad un assassino, socialmente pericoloso, permessi premio a distanza di un anno dalla sentenza definitiva, significa non garantire alle vittime la giusta giustizia. La proposta di legge “Noemi Durini” mira a perseguire concre-tamente gli autori di femminicidio (nel rispetto della Convenzione di Istanbul) e mira ad abolire i permessi premio e benefici penitenziari per chi si macchia di reati efferati come un femminicidio. Il femminicidio deve essere inserito tra i reati ostativi per cui è applicabile l'art. 4bis ord. pen., rendendo difficile ottenere benefici penitenziari, anche per chi non ha legami mafiosi. il reato di femminicidio come i reati di mafia in quanto comportano entrambi la violazione dei diritti umani e simili per allarme e disvalore sociale». La vostra proposta è attualmente nella fase della raccolta delle firme. Qual è la risposta che state ricevendo dai cittadini? «30.000 firme raccolte in pochi mesi fanno capire l’indignazione degli italiani davanti ad uno Stato che tutela gli assassini e non le vit-time. Ringrazio anche un deputato della Repubblica Italiana che ha deciso di discutere la pro-

posta di legge “Noemi Durini” in Parlamento perchè è assurdo concedere premi e “regali” a veri e propri criminali, definiti anche nelle sentenze lucidi e crudeli assassini. Già la parola “Premio” concessa ad un assassino ci fa rabbrividire, non v’è poi da stupirsi se l’elargizione disinvolta di questi permessi premio, alla luce delle condotte tenute, susciti l’indignazione delle famiglie e dell’intera società civile. Sono le vittime e i familiari delle vittime che dovrebbero ricevere tutela, dignità e giustizia. Per questo motivo, nel mese di maggio 2026 ho scritto un’altra proposta di legge per la Regione Puglia per l’istituzione della figura del Garante Regionale per la tutela delle vittime di reato e dei familiari delle vittime. La Figura del Garante Regionale è prevista per la tutela dei diritti delle persone private della libertà ma non e’ prevista la figura del Garante per la tutela delle vittime di reato creando anche una disparità di trattamento tra autore di reato e vittima. Troppo spesso le cronache giudiziarie evidenziano una evidente sproporzione tra le tutele riconosciute agli autori di reato e quelle garantite alle vittime e ai loro familiari. Le famiglie colpite da delitti efferati si trovano ad affrontare non soltanto il trauma irreversibile della perdita, ma anche il peso psicologico derivante dalla concessione di benefici penitenziari, permessi premio e misure alternative nei confronti degli autori dei reati. Invito tutte le Regioni Italiane ad istituire la Figura del Garante delle vittime di reato ed a iniziare l’attività di tutela proprio da base Regionale. La violenza ogni forma di violenza è sempre un fallimento che riguarda tutti NOI. A noi quindi il compito di gridare il loro nome, a noi il compito di pretendere che chi uccide paghi fino in fondo. Giustizia non vendetta, Giustizia è non morire due volte. Molte famiglie restano sole nel dolore e nelle battaglie legali. Alcune si arrendono perché convinte di non essere ascoltate. Io continuerò a stare al loro fianco per restituire dignità e giustizia alle loro figlie e per dare voce a chi non può più parlare.Io continuerò a portare avanti questa battaglia di civiltà, dalla parte delle vittime e dei loro familiari. Sempre».


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Cronache Lucane FdI è un treno a livello nazionale. Qui va tra immobilismi e gazebo fuori tempo

La destra si divora I vannacciani continuano ad imbarcare di tutto anche chi pubblicamente si sfancula, con i Meloniani senza bussola. Così Speranza può indicare perfino come premier un bambino o un vecchio partigiano

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oberto Speranza, nel lanciare la sua surreale proposta di indicare un diciottenne o un vecchio partigiano come leader di coalizione, deve credere che la destra nazionale sia uguale a quella lucana. Se, infatti, la coalizione conservatrice a livello nazionale fosse della stessa pasta e avesse lo stesso passo di Fratelli d'Italia Basilicata, infatti, anche l’indicazione di un “non candidato” basterebbe al centrosinistra per vincere le elezioni. Purtroppo per Speranza, però, Giorgia Meloni non ha il passo lento ed insulso della destra lucana ma imprime una accelerazione alla politica sostenendo su fatti ed azioni. Una situazione questa che dovrebbe imporre all’ex ministro della salute una maggioranza capacità politica per provare ad essere competitivo. LO STRANO CASO DI FDI BASILICATA Quando si guarda a Fratelli d’Italia a livello nazionale si ammira un partito che riesce ad unire capacità di governo e dedizione militante. La destra di governo ha caratterizzato di sé e delle sue idee tutto il quadro politico conducendo posizioni identitarie nell’azione di governo che sono state supportate dalla capacità organizzativa e militante del partito. In Basilicata non si vede né l’una né l’altra cosa. In questi giorni FDI è stata impegnata nell’organizzazione dei banchetti nelle località turistiche marine. L’iniziativa di per sé lodevole ri-

flette nella sua esecuzione tutti i limiti organizzativi del partito lucano. Se vuoi fare una iniziativa sulle spiagge lucane devi farla nelle due settimane centrali di agosto. Se le organizzi quando già le persone sono andate via o sono prossime al farlo, hai deliberatamente deciso di tenere un punto di informazione propagandistico quando non c’è più nessuno. O peggio organizzare un’iniziativa bellissima come quella di Maratea il 27 agosto dove arriveranno Osnato della Commissione Bilancio e Filini della Commissione Vigilanza Rai senza fare un comunicato stampa. L’INCONSISTENTE AZIONE DI GOVERNO Abbiamo detto prima che Giorgia Meloni e i suoi ministri tengono il consenso anche e soprattutto perché fanno cose “di destra”. Dalla lotta all’immigrazione alla sicurezza, dalla detassazione ai concorsi pubblici la destra al governo fa cose di destra. In Basilicata FDI ha due assessori. Noi non riusciamo a ricordare una cosa di destra fatta da Cicala. Al di là di ogni valutazione specifica sui singoli operati, qualcuno sa dirci una cosa che Cicala ha fatto e che sia identificabile come “di destra” tale da smarcare la differenza con i predecessori. IL GRANDE LAVORO DI NICOLETTI SENZA UN SUPPORTO VERO DI FDI La destra di FDI governa anche Matera. In Basilicata ci sono due capoluoghi, Potenza è governata dal centrosinistra, Matera dal centrodestra. Nicoletti ha mostrato grande capacità politica di mediazione, di

aggregazione e di superamento delle difficoltà. Anche qui, però, manca la politica. In teoria Nicoletti è uomo scelto da FDI, il partito di Giorgia Meloni è maggioranza relativa. Qualcuno sa dirci come Fratelli d’Italia sta tutelando il suo sindaco, lasciato solo alle sue capacità nella gestione dell’anatra zoppa? Meno male che Nicoletti ha capacità per poter andare avanti da solo me se fosse per FdI probabilmente la consiliatura sarebbe già finita. VANNACCI AI PANNI SPORCHI Ne’ va meglio la situazione in Futuro Nazionale. Il partito di Vannacci ha raccattato anche il fondo del barile. L’organizzazione della struttura sembra più simile ad una bocciofila che a un partito. La cosa fantastica è che ancora prima di strutturarsi, di raccogliere i voti e di organizzarsi, i

vannacciani hanno già iniziato a insultarsi sui social. Qualche giorno fa sono stati nominati i referenti provinciali e subito sui social è comparso il malessere. A dargli fiato Enzo Basentini che ha testualmente scritto che “le nomine di oggi, fatte da Simone Massimiliano e Roberto Vannacci, sono illegittime e non rispettano i dettami della democrazia. Rasentano il fare arrogante delle segreterie dei vecchi partiti, sembra non sia cambiato nulla se non la solita arroganza "del facciamo noi"! Nascerà un nuovo partito "Futuro Basilicata". Per fortuna il centrodestra nazionale è meglio di quello lucano e Giorgia Meloni è in grado di tenere la battaglia politica. Se tutta Italia lavorasse male come FDI Basilicata, infatti, anche la bizzarra proposta di Speranza potrebbe essere di valore.

_Meloni

_Vannacci

_Speranza

_Quarto

_Cicala

_Basentini

DI MASSIMO DELLAPENNA


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mercoledì 26 agosto 2026

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Otto compagnie hanno realizzato 7,5 miliardi in sei mesi. Chiesta alla Regione la convocazione del Tavolo della trasparenza

La Uil rilancia sugli extraprofitti Tortorelli: «Una scelta di equità» POTENZA. «Ci fa piacere che i Governi europei e la politica italiana stiano facendo propria la proposta della Uil sulla tassazione degli extraprofitti delle società petrolifere ed energetiche. Ma è bene ricordare che si tratta di una richiesta che il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, porta avanti in solitudine dal 2022 e che oggi assume un significato ancora più forte in Basilicata, terra di petrolio e gas e, dunque, di enormi profitti per i grandi player dell’energia». Lo afferma Vincenzo Tortorelli, segretario generale della Uil Basilicata, che rilancia con forza la richiesta di tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche. «Parliamo di risorse importanti. Otto grandi compagnie petrolifere hanno realizzato nei primi sei mesi del 2026 circa 7,5 miliardi di euro di extraprofitti attribuibili al mercato europeo. Tra le società considerate figurano Shell, TotalEnergies ed Eni, che estraggono greggio e gas dai territori della Val

d’Agri e del Sauro». Per Tortorelli, la questione diventa ancora più urgente alla luce dell’aumento dei prezzi dei carburanti. «In una fase in cui il costo di benzina e gasolio è tornato a livelli altissimi, con la Basilicata tra le regioni italiane dove i prezzi alla pompa sfiorano i 2,5 euro al litro, è semplicemente scandaloso che le aziende energetiche scelgano di non pagare la tassa sugli extraprofitti tra

l’altro prevista dalla legge italiana». La Uil considera la tassazione degli extraprofitti non una misura punitiva, ma «una scelta di equità e di responsabilità». «Le risorse recuperate – sottolinea Tortorelli – devono essere utilizzate per sostenere il sistema economico, alleggerire il peso dei rincari su famiglie e imprese e difendere consumi, occupazione e capacità produttiva. Non possiamo per-

mettere che l’aumento dei costi energetici finisca per trascinare il Paese verso una nuova fase recessiva». Il segretario della Uil Basilicata punta soprattutto sulle conseguenze che l’impennata dei costi sta producendo sul tessuto produttivo regionale. «L’impatto delle bollette, con costi che in pochi mesi sono arrivati anche a quadruplicare quelli dello scorso anno, è devastante. A pagare il conto sono so-

prattutto le piccole imprese, che in Basilicata rappresentano la parte largamente prevalente del sistema produttivo, ma anche le famiglie. E quando un’impresa non riesce più a sostenere i costi energetici, il rischio concreto è quello di ridurre l’attività, rinviare investimenti e mettere a rischio posti di lavoro». Da qui la richiesta alla Regione di riaprire immediatamente il confronto. «Sollecitiamo la convocazione del Tavolo della Trasparenza presso la Giunta regionale – conclude Tortorelli – per affrontare a tutto campo la questione petrolio, extraprofitti, ricadute economiche e sociali delle attività estrattive e costo dell’energia. È una priorità che non può essere rinviata. Con la ripresa dell’attività istituzionale e politica, la Basilicata deve tornare a chiedere conto delle ricadute della sua ricchezza energetica e pretendere che una parte maggiore di queste risorse venga utilizzata per sostenere il territorio, le imprese, il lavoro e le famiglie».

Confartigianato sollecita la Regione Basilicata ad attivare controlli e sanzioni contro l’uso improprio della denominazione sui prodotti

«La parola “artigianale” ora è tutelata dalla legge» POTENZA. La parola “artigianale” non potrà più essere utilizzata liberamente per vendere un prodotto o promuovere un servizio. La nuova disciplina introdotta dalla legge annuale sulle Pmi, in vigore dal 7 aprile, riserva le denominazioni “artigianato”, “artigiano” e “artigianale” alle imprese in possesso della qualifica e iscritte all’Albo delle imprese artigiane. Per Confartigianato si tratta di una svolta storica, la cui efficacia dipenderà però dalla rapidità con cui le Regioni attiveranno controlli e sanzioni. La qualifica assume una precisa rilevanza giuridica e non può più essere impiegata come semplice richiamo promozionale. Il divieto riguarda pubblicità, confezioni, etichette, siti internet, commercio elettronico e social network. Per ogni violazione è prevista una sanzione amministrativa pari all’1% del fatturato, con un minimo di 25mila euro. «È una norma che finalmente riconosce il valore dell’artigianato autentico e mette un punto fermo

rispetto a un utilizzo troppo spesso disinvolto di una parola che per i consumatori significa qualità, competenza, identità e lavoro», afferma Rosa Gentile, dirigente nazionale e regionale di Confartigianato. Per le imprese, osserva, la denominazione racconta una realtà produttiva fondata su manualità, esperienza e responsabilità e non rappresenta uno slogan pubblicitario. L’attenzione dell’organizzazione è ora rivolta all’attuazione della disciplina, che attribuisce alle autorità regionali la competenza sulle sanzioni e impone a Regioni e Province autonome di adeguare la propria legislazione. «Non possiamo correre il rischio che una conquista importante rimanga sulla carta – avverte Gentile –. Servono procedure chiare, controlli e strumenti per intervenire contro chi utilizza impropriamente il termine “artigianale”». La norma chiarisce anche alcuni casi concreti. Un bar con laboratorio di gelateria, ma non iscritto all’Albo, non potrà definire il pro-

prio gelato “artigianale”, mentre potrà presentarlo come “di produzione propria”. Un’impresa non artigiana potrà invece vendere un prodotto realizzato da un’impresa qualificata e indicarlo come tale, purché sia in grado di dimostrarne la provenienza. La denominazione non potrà essere estesa all’intero prodotto soltanto perché un componente o un ingrediente proviene da un’impresa artigiana. «Il consumatore deve poter di-

stinguere senza ambiguità ciò che è realmente artigianale da ciò che viene soltanto presentato come tale», sottolinea Gentile. Confartigianato ha predisposto anche un vademecum con indicazioni operative ed esempi pratici. «La vera sfida adesso è trasformare la legge in una tutela concreta – conclude – . È così che si difendono le imprese corrette, il Made in Italy e, soprattutto, la fiducia dei consumatori».


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La desertificazione colpisce anche le imprese, ben 5.300 le aziende lucane che hanno sede in Comuni senza alcuna banca

Fuga delle banche, la Regione si svuota: 1 lucano su 5 vive con un solo sportello

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a desertificazione bancaria in Basilicata non è più un fenomeno marginale, ma una dinamica che si intreccia con lo spopolamento e il declino economico della regione, aggravando entrambi. È quanto emerge dall'ultimo numero di Congiunture, il report del Centro studi Cisl Basilicata, in cui il segretario generale della First Cisl Basilicata, Pierluigi Buccino, analizza il deterioramento del credito come segnale di una preoccupante regressione economica e sociale. Nel report si legge che la Basilicata attraversa una delle fasi più complesse della sua storia recente: alle tensioni geopolitiche internazionali si sommano una crisi industriale che investe alcuni comparti produttivi chiave, una crescita economica debole, il calo della popolazione residente e il progressivo invecchiamento demografico. Incrociando i dati del Rapporto della Banca d’Italia sull’economia della Basilicata con quelli, aggiornati al 30 giugno 2026, dell’Osservatorio nazionale sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba della First Cisl, il quadro che emerge è a tinte fosche: si riduce la capacità delle banche di finanziare le piccole e medie imprese, peggiora la qualità del credito, cresce il ricorso delle famiglie al credito al consumo, si assottiglia la presenza fisica degli istituti sul territorio e persiste un

divario digitale che impedisce ai cittadini di sostituire davvero gli sportelli con i servizi online. Fattori che, spiega il report, non agiscono separatamente ma si alimentano a vicenda, spingendo la regione verso un crescente isolamento finanziario. Il dato più critico riguarda proprio il credito alle imprese, in una regione il cui tessuto produttivo è fatto quasi solo di PMI, attività artigiane, commerciali e agricole prive di accesso diretto ai mercati finanziari. Quando il credito si restringe, per queste realtà l’alternativa diventa spesso rinviare gli investimenti, tagliare l’occupazione o, nei casi più gravi, chiudere. Si innesca così un circolo vizioso – meno credito, meno investimenti, minore crescita, più rischio bancario, ulteriore stretta creditizia – che negli ultimi anni ha già colpito molte aree interne italiane e oggi rischia di consolidarsi in Basilicata. Secondo la Banca d’Italia a fine 2025 gli intermediari attivi in regione erano scesi a 21, uno in meno rispetto al 2024, mentre gli sportelli si sono ridotti a 157, quattro in meno nel solo ultimo anno, presenti ormai in appena 64 comuni su un totale ben più ampio. Nell’ultimo decennio le filiali lucane sono calate di quasi il 30%. I dati dell’Osservatorio Fiba-First Cisl restituiscono una fotografia ancora più allarmante: 91.000 cittadini lucani vivono oggi in comu-

ni completamente privi di sportelli bancari, 2.400 in più rispetto a un anno fa, e più della metà di loro ha visto sparire l’ultima banca del proprio paese dal 2015 a oggi. Altri 114.000 residenti abitano invece in comuni dove sopravvive un solo sportello: territori sull’orlo dell’azzeramento totale della presenza bancaria. Anche le imprese ne pagano il prezzo: 5.300 aziende lucane hanno sede in comuni senza alcuna banca, 139 in più dell’anno precedente, e altre 7.800 operano dove resiste un unico sportello. Il dato prospettico è forse il più preoccupante: oltre metà dei comuni lucani è già priva di sportelli, e un ulteriore 27% ne conta uno solo. Se la razionalizzazione ban-

caria dovesse proseguire ai ritmi attuali, la desertificazione potrebbe presto interessare oltre tre quarti dei comuni della regione, uno scenario giudicato incompatibile con qualsiasi politica di coesione territoriale. Né il digitale sembra in grado di colmare il vuoto lasciato dagli sportelli fisici: in Basilicata l’utilizzo dell’internet banking resta tra i più bassi d'Italia, fermo intorno al 41%, un ritardo che rende la chiusura delle filiali non una semplice evoluzione tecnologica, ma un vero fattore di esclusione finanziaria, che colpisce soprattutto anziani, pensionati, piccoli imprenditori, artigiani e residenti delle aree interne. Di fronte a questo scenario, la Cisl Basilicata chiede la

convocazione immediata dell’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria, istituito di recente dalla Regione, come primo passo per trasformare l’analisi in strategia condivisa. Tra le proposte del sindacato: garantire una presenza minima di servizi bancari nelle aree interne, rafforzare le garanzie pubbliche per il credito alle PMI, favorire investimenti e innovazione con condizioni di accesso al credito più favorevoli, promuovere l’educazione finanziaria contro il sovraindebitamento delle famiglie, sviluppare l’inclusione digitale senza sostituire del tutto gli sportelli fisici, e monitorare costantemente il fenomeno attraverso l’Osservatorio regionale.

Dai Sindacati: «Il blocco delle attività per ragioni climatiche non rappresenta un danno economico vista la possibilità di accedere alla CIGO»

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Caldo nei cantieri, FENEAL, FILCA E FILLEA: «Più controlli» e segreterie regionali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil Basilicata, con i Segretari Generali Carmine Lombardi, Angelo Vaccaro e Angelo Casorelli, intervengono congiuntamente per sollecitare il massimo rigore nell’applicazione e nel rispetto dell’ordinanza regionale che vieta il lavoro nei cantieri edili e affini nelle ore a più alto rischio termico: «Rivolgiamo un appello accorato all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, all’ASP, all’ASM e alle autorità preposte alla pubblica sicurezza affinché intensifichino i

controlli nei cantieri della Basilicata. È fondamentale che l’ordinanza non resti un atto meramente formale, ma venga tradotta in una vigilanza capillare su tutto il territorio regionale, a tutela della salute e dell’incolumità dei lavoratori sottoposti a condizioni climatiche estreme». «Chiediamo alle associazioni datoriali (ANCE; Confapi Aniem, rappresentanze dell’artigianato e della cooperazione) e a tutte le aziende del settore edilizio la massima responsabilità etica ed operativa, concordando tempestivamente con le RSU/RLS la mo-

difica degli orari di cantiere, sfruttando le ore meno calde del mattino o le ore serali/notturne (sollecitando i Comuni a concedere le necessarie deroghe per le lavorazioni rumorose). Intimiamo di interrompere le attività durante le finestre orarie a rischio alto, evidenziate dalla piattaforma previsionale Worklimate». Feneal, Filca e Fillea sottolineano che il blocco delle attività per ragioni climatiche non rappresenta un danno economico visti la possibilità di accedere alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO).


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Dal Sindacato: «Necessario valorizzare le procedure concorsuali, gli avvisi pubblici e le graduatorie vigenti»

Personale negli Enti locali lucani, UIL FP: «Sì a programmazione e stabilizzazioni»

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a UIL FP Potenza e Basilicata ritiene necessario porre all’attenzione una questione che sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti in diversi Comuni della nostra regione: il crescente ricorso al lavoro interinale e ai contratti di somministrazione per far fronte alle esigenze di personale. «La UIL FP - si legge in una nota - è da sempre contraria all’utilizzo sistematico di queste modalità di reclutamento, soprattutto quando esse rischiano di trasformarsi in uno strumento ordinario per sopperire alle carenze strutturali degli organici. Le pubbliche amministrazioni devono invece programmare adeguatamente il proprio fabbisogno di personale e ricorrere, secondo le esigenze e nel rispetto della normativa vigente, agli avvisi pubblici per assunzioni a tempo determinato, ai concorsi pubblici e all’utilizzo delle graduatorie concorsuali vigenti. Il ricorso al lavoro flessibile e, quindi, anche alla somministrazione di lavoro, non può avvenire in maniera di-

screzionale o al di fuori di una precisa programmazione. Tutte le esigenze assunzionali degli enti, comprese quelle temporanee, flessibili o determinate da necessità eccezionali, devono trovare adeguata previsione e coerenza nel Piano Triennale dei Fabbisogni di Personale». «In tale quadro - prosegue la nota rientrano anche i contratti a tempo determinato e i contratti di somministrazione richiamati dall’articolo 36, comma 2, del Decreto Legislativo n. 165/2001. Le linee guida per la predisposizione dei fabbisogni di personale chiariscono, infatti, che il Piano deve indicare non soltanto le assunzioni a tempo indeterminato previste nel triennio, ma anche ogni forma di ricorso alle tipologie di lavoro flessibile. Pertanto, qualora un ente intenda ricorrere alla somministrazione di lavoro, tale esigenza deve essere stata preventivamente programmata e deve risultare coerente con la pianificazione pluriennale delle attività e della performance dell’amministra-

zione. Solo nel rispetto di tali condizioni e di una corretta programmazione del fabbisogno può essere valutato il ricorso a questa tipologia contrattuale». «La UIL FP Potenza e Basilicata ritiene indispensabile evitare che il lavoro interinale diventi una scorciatoia per affrontare in maniera temporanea e frammentata problemi che, nella maggior parte dei casi, derivano da carenze strutturali di personale e dalla mancata programmazione delle assunzioni. Vi è inoltre un ulteriore aspetto che riteniamo fondamentale. Come previsto dall’articolo 4, comma 6, del CCNL del 23 febbraio 2026, le organizzazioni sindacali devono ricevere una specifica informativa semestrale sui dati relativi ai contratti di somministrazione. Un obbligo di trasparenza e corrette relazioni sindacali che deve essere pienamente rispettato da tutte le amministrazioni». «Per queste ragioni - conclude la nota - la UIL FP Potenza e Basilicata chiede formalmente all’ANCI Basilicata di farsi garante e pro-

motrice di una corretta applicazione delle norme e dei principi che regolano il reclutamento del personale negli Enti Locali, sensibilizzando le amministrazioni comunali affinché si facciano i concorsi o si utilizzino le graduatorie vigenti e si proceda alle stabilizzazioni del personale che già opera all’interno degli Enti o che si aumentino le ore a chi già lavora all’interno dell’Amministrazione comunale; Riteniamo necessario che i Comuni della Basilicata tornino a investire nella programmazione del persona-

le e in modalità di reclutamento trasparenti, pubbliche e coerenti con il fabbisogno effettivo degli enti, valorizzando le procedure concorsuali, gli avvisi pubblici e le graduatorie vigenti. La UIL FP Potenza e Basilicata continuerà a vigilare attentamente su questo fenomeno e chiede anche all’ANCI Basilicata un confronto sul tema, affinché si possa garantire il rispetto delle regole, la trasparenza delle procedure e, soprattutto, una programmazione seria e stabile dell’occupazione negli Enti Locali».

Per il segretario generale del Sindacato dei lavoratori delle costruzioni e affini della Cisl: «Necessario un modello di sviluppo innovativo e sostenibile»

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FILCA, Casorelli detta le priorità: «Case, strade e vertenza Natuzzi» l recupero del patrimonio edilizio, anche attraverso il Piano Casa del governo, il potenziamento delle infrastrutture e la vertenza del Gruppo Natuzzi sono alcune delle priorità che vedranno impegnata la Filca dopo la pausa estiva». Lo dichiara Angelo Casorelli, segretario generale del sindacato dei lavoratori delle costruzioni e affini della Cisl per la Basilicata. Nei prossimi giorni la Filca Basilicata parteciperà ai tavoli programmati nelle sede della Confindustria di Bari per la delicata vertenza dell'azienda del distretto del Mobile Imbottito della Murgia. «Siamo fermamente convinti - sottolinea Casorelli - che una ristrutturazione aziendale unilaterale, che non sia affiancata da una effettiva prospettiva di rilancio industriale, non rappresenti il percorso adeguato per il rilancio della Natuzzi e di conseguenza per una ripresa produttiva e occupazionale strutturale di una delle realtà più significative del Distretto del Mobile Imbottito. In questo contesto la

delocalizzazione delle attività e la riduzione del personale attraverso esodi incentivati non vanno nella direzione di una inversione di rotta dello stallo attuale. Continueremo, quindi, a sostenere la necessità di attuare scelte industriali chiare che possano tutelare il futuro dei lavoratori nei siti produttivi della Murgia». Sul fronte delle infrastrutture, invece, il segretario Casorelli plaude alla recente intesa da parte della Regione Basilicata per il Distretto G dello schema idrico Basento-Bradano. «Opera irrigua di fondamentale importanza in un momento in cui la risorsa idrica è quanto mai preziosa». Riflettori puntati anche sulle opere viarie e ferroviarie che potranno garantire alla Basilicata una maggiore efficienza e competitività sul piano dei trasporti. «La Filca Basilicata - prosegue Casorelli - continua a monitorare l'iter progettuale di reti di rilevanza strategica per la nostra regione, come il collegamento stradale mediano Murgia-Pollino nel tratto Gioia del Colle-Matera-Fer-

randina-Pisticci e bypass di Matera, che ha ottenuto il decreto interministeriale di compatibilità ambientale. Al tempo stesso. tuttavia, non possiamo non evidenziare le precarie condizioni che insistono numerosi assi viari come la Statale 168 di Venosa ed altre strade di collegamento situate nelle province di Potenza e di Matera. Se le infrastrutture rappresentano il motore della nostra regione per rafforzare il tessuto economico e sociale, (accolta dalla Filca con soddisfazione l'annuncio a settembre della riapertura della tratta ferroviaria Potenza-Melfi dopo il dissesto e la demolizione del ponte Tiera), non sono più procrastinabili interventi finalizzati a garantire a cittadini ed imprese una rete viaria al passo con i tempi». Infine Casorelli si sofferma sulla necessità di trasformare l'emergenza abitativa in opportunità di sviluppo per il territorio e le imprese. «La rigenerazione urbana resta una strada da percorrere per dare una nuova prospettiva alle nostre aree interne. Il Piano Casa del

governo dovrebbe entrare a settembre nella fase attuativa con il primo bando da 700 milioni di euro per la ristrutturazione e il recupero delle case popolari inagibili. Ovviamente - conclude il segretario Casorelli - il recupero del patrimonio edilizio resta un tema di grande interesse che richiede la concertazione di tutti i soggetti in campo, anche a livello regionale, per disegnare un modello di sviluppo innovativo e sostenibile delle nostre comunità».


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mercoledì 26 agosto 2026

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Il segretario dei Radicali Lucani annuncia da oggi il digiuno per chiedere alla presidente dell’Ordine di chiarire il rifiuto di stigmatizzare le minacce ricevute

Bolognetti: «La Presidente Ruggi non ha onorato ruolo e funzioni» D

DI MAURIZIO BOLOGNETTI*

opo averle provate tutte, mi vedo di nuovo costretto a intraprendere un digiuno nonviolento su questioni fondamentali che danno forza e contenuto alla parola democrazia: libertà di stampa, di espressione, di pensiero, di satira e diritto a poter conoscere per deliberare. A partire dalle ore 23.59, ho iniziato un digiuno per chiedere alla Presidente Ruggi di rendere pubbliche le ragioni del suo rifiuto a stigmatizzare – come pur avrebbe dovuto – le minacce, intimidazioni, calunnie, diffamazioni e ogni genere di insulti da me ricevuti. In particolare, la Ruggi dovrebbe chiarirci cosa intendeva dire quando ha affermato che non sarebbe intervenuta perché il sottoscritto avrebbe – a suo dire – provocato gli aggressori. Una affermazione, a mio avviso, molto molto grave, che di fatto ha avallato la violenza e l’ha giustificata, facendo del sottoscritto un bersaglio mobile. Io affermo che la Ruggi non ha ben

chiaro il concetto di provocazione. Per me provocare significa provocare dibattito, confronto, riflessione, ecc. ecc. Non a caso, dopo gli interventi che ho fatto sull’Auxilium per evidenziare i conflitti d’interesse del suo fondatore e i singolari silenzi dello stesso sulla vicenda Iceberg e le sue parole non esattamente in linea con il suo operare, a Senise - e non solo a Senise - un’intera comunità sta riflettendo e discutendo sui miei interventi. Signora Ruggi, seguendo il suo singolare metro di valutazione, lei avrebbe dovuto condannare la redazione di Charlie Hebdo perché aveva provocato i musulmani. La cosa, mi creda, non avrebbe giovato alla sua credibilità. A mio avviso, la Ruggi, con il suo silenzio sulle sopra citate vicende, ha violato la legge 63/1963 che istituì l’Ordine dei Giornalisti; la presidente non ha onorato il suo ruolo e le sue funzioni. Digiuno, anche per chiedere al Consiglio Territoriale di Disciplina di esprimersi su questa brutta storia di silenzi fin troppo

_ Ruggi

eloquenti, silenzi che parlano. Digiuno, una volta di più, per chiedere alla Rai di interrompere la vile censura esercitata – nonostante un chiaro intervento dell’Agcom - nei confronti di un radicato soggetto politico qual è l’Associazione Radicali Lucani. Digiuno, per ribadire a tutti, ad iniziare dal Consiglio Regionale dell’Ordine dei Giornalisti di

_ Bolognetti

Basilicata, che non può esserci democrazia quando viene reiteratamente e sistematicamente violato il diritto umano alla conoscenza. A tutti e a ciascuno, giornalisti, cittadini e politici chiedo di esprimere parole chiare su quanto ho brevemente esposto. GIORNALISTA E SEGRETARIO DEI RADICALI LUCANI


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mercoledì 26 agosto 2026

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Presente alla cerimonia funebre anche il governatore lucano Bardi: «La comunità perde una professionista seria»

Ultraleggero precipitato a Fuscaldo, l’addio a Matera ad Angela Buccico

«È

una tragedia. Io non conoscevo Angela, ma conosco tutta la famiglia. Chiaramente, si rimane attoniti e dispiaciuti. Ho avuto modo di sentire in chiesa tutti i commenti che sono stati fatti e che fanno emergere una figura solare, disponibile con tutti, una professionista seria». È quanto dichiara il governatore lucano, Vito Bardi, al termine della cerimonia funebre di Angela Buccico, tenutasi ieri mattina a Matera, presso il Santuario “San Francesco di Paola”. «Morire in questo modo - aggiunge Bardi ai microfoni di Cronache - rattrista tutta la comunità. Però, bisogna essere consapevoli che il ricordo deve rimanere indelebile e continuare a vivere grazie proprio a quello che loro hanno saputo insegnare a noi». Alla cerimonia funebre erano presenti, tra gli altri, l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, e l’assessore regionale alle Attività produttive, Francesco Cupparo, il Sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, e una nutrita rappresentanza dell'Amministrazione comunale. ULTRALEGGERO PRECIPITATO: LA RICOSTRUZIONE

DEI FATTI È domenica 16 agosto 2026 quando un Tecnam P2008 decolla intorno alle ore 9.30 dal campo volo di Capo d'Orlando (Messina) con rotta Sibari (Cosenza). A bordo ci sono due avvocati: al comando Carlo Arnulfo, 64 anni, di Roma, e come passeggera Angela Buccico, 55 anni, di Matera, figlia dell'ex Sindaco Emilio Nico-

la Buccico e sorella dell'attuale Vicesindaco Rocco Buccico. L'ultimo contatto è alle 10.24, quando Angela invia a un familiare una foto dello Stromboli. Poi il silenzio radio e la scomparsa dai radar. Per 3 giorni, scatta un imponente dispositivo coordinato dalla Prefettura di Cosenza con Vigili del Fuoco, Aeronautica Militare, Soccorso Alpino, Capitaneria, Prote-

zione Civile e droni. Fondamentale l'analisi dei tabulati telefonici che restringe l'area sull'Alto Tirreno cosentino e una testimonianza di una donna che dice di aver visto un velivolo a bassa quota. Il relitto viene individuato martedì 19 agosto 2026 in località Laghicello, zona impervia e boschiva tra Fuscaldo e San Benedetto Ullano (CS), vicino a un piccolo invaso naturale. All'interno, i corpi senza vita dei due avvocati. I soccorritori raccontano di averli trovati abbracciati nell'abitacolo distrutto dalle fiamme. La Procura di Paola apre un fascicolo. L'impatto è stato violentissimo e seguito da incendio. L'autopsia, eseguita lunedì 24 agosto 2026 dall'equipe di Medicina Legale dell'Ospedale “Dulbecco” di Catanzaro, guidata dalla prof.ssa Isabella Aquila, accerta che sono morti sul colpo per i traumi da impatto, in pochi secondi. Riscontrati anche traumi da fuoco, ma l'incendio si sarebbe sviluppato dopo lo schianto. I resti del velivolo, un Tecnam P2008 privo di scatola nera, vengono repertati pezzo per pezzo e portati in un hangar all'aeroporto di Crotone, poi indicato anche l'eliporto di Vibo Valentia.


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mercoledì 26 agosto 2026

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Il nulla osta dopo l’autopsia, domani i funerali. Accolta la richiesta del Pm Russo, la Iura nomina perito lo psichiatra Blattmann

Vaglio proclama il lutto cittadino per Maria Vittoria, il Gip dispone l’incidente probatorio È

DI EMANUELA CALBRESE

stata accolta la richiesta del sostituto procuratore Russo, titolare del fascicolo, di procedere con l’incidente probatorio di Giampiero Santamaria, figlio di Maria Vittoria Carbone, reo confesso del suo omicidio. A disporre l’accertamento irripetibile, è stata la Gip Ida Iura per accertare la capacità di intendere e di volere al momento dell’omicidio e la pericolosità dell’ndagato difeso dall’avvocato Antonio Di Lena. La richiesta è stata accolta, tra gli altri motivi, perchè l’omicida è apparso non lucido e disorientato rispetto a quanto accaduto. Nel frattempo la comunità di Vaglio Basilicata si prepara ad accogliere la salma della concittadina Maria Vittoria Carbone per tributarle l’ultimo estremo saluto. I funerali difatti si terranno domani 27 agosto, alle ore 10:30 presso la Chiesa Madre San Pietro Apostolo. A darne notizia a Cronache il Sindaco di Vaglio, Francesco Santopietro, che con ordinanza sindacale ha ritenuto «doveroso proclamare il lutto cittadino nella giornata delle esequie, in segno di partecipazione al dolore

_ Maria Vittoria Carbone

che vive la famiglia e per manifestare solennemente e tangibilmente il proprio cordoglio e quello dell'intera comunità per il tragico evento che ha suscitato nella comunità profondo sgomento e particolare vicinanza alla famiglia colpita da una così drammatica e prematura perdita». Il Sindaco ha «invitato gli esercizi commerciali a sospendere le attività, in segno di raccoglimento e rispetto per tutta la durata delle celebrazioni». Il nulla osta alle esequie è giunto dopo l’esame autoptico svolto lunedì,

presso l’obitorio dell’Ospedale San Carlo di Potenza, effettuato dal dottor Giuseppe Bertozzi che dovrà stabilire non soltanto le cause della morte, ma ricostruire con precisione le ultime ore di vita di Maria Vittoria e stabilirne anche l’orario del decesso, elemento incisivo per capire se e quanto tempo sia trascorso tra le lesioni e la morte. Con questi, e gli altri elementi che emergeranno dall’esito dell’autopsia, si potrà ricostruire un quadro più nitido e dettagliato di quanto avvenuto a Tito nella sera del 20

agosto, quando Maria Carbone perse la vita in casa del figlio, Giampieto Santamaria, reo confesso dell’omicidio della madre, ora detenuto nel reparto psichiatrico del carcere di Bari e sottoposto a terapia farmacologica. Il 31enne difatti era già in cura presso il Centro di Salute Mentale di Potenza. Ora in sede di incidente probatorio psichiatrico si potranno stabilire le condizioni di Santamaria al momento dell’omicidio. Il ragazzo infatti avrebbe dovuto assumere una terapia farmacologica (effettuata tra-

_ Santopietro

mite iniezione ogni 28 giorni), il 13 agosto, ma pare che non sarebbe stata effettuata. Se questo fosse appurato per certo, sarebbe un ulteriore elemento da valutare per capire se possa aver influito sul comportamento di quel giorno, sfociato poi nella lite con la madre e nell’omicidio. All’arrivo dei sanitari la donna era in condizioni gravissime e presentava un notevole trauma facciale. Lo stesso Santamaria, nel corso dell’interrogatorio a Potenza, aveva fornito una confessione molto confusa, con momenti di forte agitazione e pianto. La lite scatenante, terminata in tragedia, sarebbe stata innescata, secondo la versione dell’indagato, a causa del suo telefono cellulare che non funzionava perfettamente. Ora a Tito, dove tutti conoscevano Giampiero ed il padre, ex marito della vittima (che avevano case limitrofe in paese), resta lo sgomento per quanto accaduto e nella vicina Vaglio, l’amarezza di una comunità che saluterà una sua concittadina, seguita qui dai Servizi sociali. Ciò che però accomuna le due realtà, e il dibattito sovraregionale che la vicenda ha suscitato, è la domanda, non retorica: “Era una tragedia evitabile?”.


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Basilicata 24 Ore

mercoledì 26 agosto 2026

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Gran finale a Palazzo San Gervasio per la rassegna che unisce cinema, storia e patrimonio monumentale lucano

I volti di San Francesco nel cinema: musica e neorealismo chiudono “Fantastico Cinema” S

arà dedicato a San Francesco e al modo in cui la settima arte ne ha ritratto la vita e il messaggio l’ultimo appuntamento di «Fantastico Cinema – immagini e musica dal Medioevo in Basilicata». Mercoledì 26 agosto, alle ore 20.30, la suggestiva cornice del Castello di Palazzo San Gervasio ospiterà l’evento speciale «Da Giullare a poverello», un viaggio tra cinema, racconto e musica incentrato sulla figura del Santo in occasione degli 800 anni dalla sua morte. La rassegna è curata dalla Lucana Film Commission in collaborazione con la Fondazione Matera Basilicata 2019, nell’ambito del progetto «Fantastico Medioevo», promosso dalla Presidenza della Giunta regionale della Basilicata e coordinato dalla stessa Fondazione. Al centro della serata ci sarà una conversazione con Fra Simone Gastaldi, arricchita da incursioni nelle sequenze di alcune storiche pellicole firmate da Roberto Rossellini, Franco Zeffirelli e Liliana Cavani. Tre differenti sguardi autorali per ripercorrere la vita e il messaggio del Poverello d'Assisi, osservando come il grande schermo ne abbia restituito, nel corso del tempo, la profonda spiritualità e la complessa umanità. A fare da sfondo al racconto saranno le sonorità dal vivo di arpa e flauto, in un costante dialogo tra parole, immagini e note. A seguire verrà proiettato «Francesco, giullare di Dio» (1950) di Roberto Rossellini, capolavoro del neorealismo italiano. Ispirato ai «Fioretti di San Francesco» e a «La vita di Frate Ginepro», il film si snoda attraverso nove episodi nei quali il regista racconta con essenziale semplicità i primi passi della comunità francescana, privilegiando la dimensione quotidiana della fede tra fraternità, umiltà e carità.«Chiudiamo Fantasti-

co Cinema con una figura universale come San Francesco e con lo sguardo di alcuni grandi autori che hanno provato a raccontarlo attraverso il cinema – sottolinea la presidente della Lucana Film Commission, Margherita Romaniello –. Anche in questo ultimo appuntamento immagini, musica e racconto entreranno in relazione con un luogo del nostro patrimonio, completando un percorso che ha attraversato alcuni dei castelli più suggestivi della Basilicata. È stata una rassegna capace di dimostrare come il cinema possa diventare uno strumento per rileggere la storia, avvicinarla al pubblico e, allo stesso tempo, far vivere e conoscere i luoghi che la custodiscono». L’appuntamento al Castello di Palazzo San Gervasio chiude un itinerario culturale partito lo scorso 12 luglio dal Castello di Lagopesole con il concerto «Lux Mundi. La musica a corte di Federico II» e la proiezione de «Il destino di un cavaliere». Il viaggio è poi proseguito il 19 luglio al Castello di Monteserico di Genzano di Lucania con il cineconcerto «Mirabile Visione» e la narrazione di Carlo Cristofaro, per poi far tappa il 20 agosto al Castello Pirro del Balzo di Venosa con la musica degli Anonima Frottolisti e il film «Il leone d’inverno».Un percorso in quattro tappe che ha saputo intrecciare cinema, performance musicali e divulgazione, rendendo i monumenti simbolo del Medioevo lucano parte integrante del racconto. La serata conclusiva sarà introdotta dalla presidente Margherita Romaniello, con i saluti istituzionali della Regione Basilicata e della Fondazione Matera Basilicata 2019. La direzione musicale della rassegna è stata affidata al Maestro Pasquale Menchise. L’ingresso alla serata è gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili.


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Basilicata 24 ore

mercoledì 26 agosto 2026

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I dati Aifa: «Consumi in calo del 3,1% ed equivalenti al 23,9%». Latronico punta su appropriatezza prescrittiva ed efficienza

«Ridotta la spesa farmaceutica ma senza tagliare l’assistenza» POTENZA. «I dati dell’ultimo monitoraggio nazionale Aifa evidenziano l’efficacia del percorso avviato dalla Regione Basilicata per una gestione strutturata della spesa farmaceutica, finalizzata a coniugare il contenimento dei costi con il mantenimento di elevati standard di assistenza per i cittadini». Lo dichiara l’assessore alla Salute, alle Politiche della persona e al Pnrr della Regione Basilicata, Cosimo Latronico, illustrando le strategie messe in atto dall’amministrazione regionale e analizzando i dati programmatici emersi dal Rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed Aifa 2025). «L’obiettivo primario – spiega l’assessore – è il potenziamento dell’appropriatezza prescrittiva attraverso un confronto continuo con i medici prescrittori. I primi risultati di questo impegno congiunto trovano riscontro nei numeri ufficiali. Nella farmaceutica convenzionata di classe A-Ssn, la Basilicata nel 2025 ha registrato una contrazione dei consumi pari al 3,1%, posizionandosi come la seconda migliore regione in Ita-

lia per capacità di contenimento, subito dopo l’Emilia-Romagna e a fronte di un incremento medio nazionale dello 0,7%. Parallelamente, anche la crescita della spesa farmaceutica complessiva si è attestata al 3,8%, un valore significativamente inferiore rispetto alla tendenza registrata su scala nazionale, che ha toccato quota 5%». «Questi indicatori – prosegue Latronico – dimostrano che le politiche di razionalizzazione stanno offrendo risposte concrete. Un ruolo fondamentale in questa transizione verso una maggiore sostenibilità è quello dell’incremento dell’utilizzo dei farmaci

equivalenti e dei biosimilari rispetto ai prodotti originator. La quota di spesa regionale coperta da farmaci equivalenti è infatti aumentata, passando in modo virtuoso dal 21,9% al 23,9%. Questo incremento testimonia una crescita culturale e professionale nell’appropriatezza prescrittiva, che permette di generare economie senza intaccare in alcun modo l’efficacia terapeutica delle cure destinate ai pazienti». Un capitolo centrale della governance regionale riguarda la struttura della spesa per la farmaceutica diretta, ovvero la spesa legata alle strutture ospedaliere e pubbliche. Questa voce non include esclu-

sivamente gli acquisti centralizzati per i presidi ospedalieri, ma comprende una fitta rete di distribuzione diretta dei medicinali inseriti nei piani terapeutici per il trattamento delle patologie croniche e complesse. Si tratta di una modalità assistenziale di prossimità che permette l’erogazione dei farmaci salvavita direttamente attraverso le farmacie delle aziende del Servizio sanitario regionale, garantendo la continuità terapeutica sul territorio e riducendo il disagio per l’utenza. Analizzando i dati nel dettaglio, emerge chiaramente che, sul fronte degli acquisti diretti, la Basilicata si colloca favorevolmente nel contesto nazionale, mostrando una sostanziale tenuta. Inoltre, si registra un primo e incoraggiante riflesso positivo delle azioni strategiche introdotte nel corso del 2025, come l’accordo di collaborazione strutturato con le centrali di committenza della Regione Piemonte, che consente oggi di acquistare farmaci a prezzi decisamente più vantaggiosi. Sul fronte del confronto nazionale, la spesa per gli acquisti diretti della Basilicata mostra un’incidenza del 12,32% sul fondo sanitario regio-

nale, in linea con il dato medio nazionale del 12,06%. Per quanto riguarda, invece, la farmaceutica convenzionata, l’incidenza si attesta al 7,34%, rispetto a una media nazionale del 6,40%. Un quadro che, pur evidenziando la necessità di proseguire con determinazione sulla strada del monitoraggio, trova la sua principale motivazione in una precisa scelta di politica sociale e sanitaria portata avanti dalla Regione. La Basilicata vanta infatti il primato della spesa privata pro capite per farmaci più bassa d’Italia, con appena 108,8 euro per cittadino, a fronte di una media nazionale di ben 156,4 euro. «Il Servizio sanitario regionale – conclude Latronico – ha scelto di farsi carico degli oneri di esenzione farmaceutica per le fasce più fragili, che coprono una larga parte della popolazione lucana. Lo sfondamento dei tetti impone oggi una riflessione attenta e rigorosa, richiesta dalle normative vigenti, ma il nostro impegno prioritario resta quello di ottimizzare la spesa attraverso l’appropriatezza e l’efficienza, salvaguardando il diritto alla salute dei lucani».

Il consigliere regionale propone una presa in carico integrata tra sanità e Comuni, dal sostegno alle famiglie al reinserimento lavorativo

Salute mentale, Morea: «Servono servizi non slogan»

TITO. «Dopo la tragedia di Tito, parlare di salute mentale è doveroso. Ma utilizzare una vicenda così drammatica per sostenere che in Basilicata non esista una risposta al disagio e al bisogno di salute rischia di trasformare un tema serio e delicato in una sterile polemica politica». Lo dichiara il consigliere regionale Nicola Morea, intervenendo sul tema della salute mentale e della presa in carico delle persone con fragilità psichiche. «La salute mentale – prosegue Morea – è una priorità che va affrontata con serietà, dati alla mano e senza semplificazioni. Le difficoltà riguardano l’intero sistema nazionale: carenza di personale, difficoltà nel reclutamento degli specialisti e una domanda di assistenza cresciuta enormemente. Anche in Basilicata si fa fronte a queste criticità con il lavoro

quotidiano dei professionisti e, in alcuni casi, con il ricorso a medici in quiescenza». «Ma la risposta – sottolinea il consigliere – non può ridursi alla sola assunzione di nuovi medici. Occorre soprattutto intercettare il disagio prima che possa evolvere in situazioni di maggiore gravità. Per questo è fondamentale una collaborazione efficace tra Asl e Comuni, con un ruolo centrale dei servizi sociali comunali nel sostegno alle persone e alle loro famiglie». Secondo Morea, «il sistema deve mettere in rete tutti i suoi livelli: i servizi sociali e territoriali, i Dipartimenti di salute mentale, la risposta ospedaliera quando necessaria, anche attraverso gli strumenti previsti dalla legge come Aso e Tso, e le strutture di riabilitazione psichiatrica, che in Basilicata devono essere ulterior-

mente rafforzate». «C’è poi il tema delle Rems per le persone autrici di reato con patologie che rendono incompatibile la permanenza in carcere. È evidente – aggiunge – quanto sia complesso il quadro e quanto sia riduttivo affrontarlo attraverso slogan o facili ricette». «Chi, come me, ha avuto la responsabilità di amministrare un Comune – continua Morea – sa che il disagio mentale coinvolge non soltanto la persona, ma anche la famiglia e il contesto nel quale vive. È da lì che bisogna partire, costruendo una presa in carico realmente integrata e percorsi capaci di favorire la maggiore autonomia possibile, anche attraverso forme mirate di inclusione e reinserimento lavorativo». «La Basilicata – conclude Morea – ha la possibilità di tracciare direttrici nuove e di sperimentare

un modello capace di mettere insieme competenze sanitarie e sociali. Sulla salute mentale non servono slogan: servono professionisti, servizi territoriali, risorse, programmazione e una presa in carico che non lasci sole le persone e le loro famiglie. Dopo una tragedia come quella di Tito, questa deve essere una responsabilità di tutti».


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Potenza

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POTENZA Rattoppati alcuni pilastri, sostituito un canale e installati gli idranti, ma restano intonaci pericolanti, scossaline divelte e verande a rischio

Palazzine dell’Ater del Serpentone, un anno dopo è ancora emergenza È

DI ROSAMARIA MOLLICA

passato un anno da quando abbiamo denunciato, su queste colonne, il degrado di alcune delle palazzine ATER del Serpentone di Potenza. Da allora, poco o nulla è cambiato. Dopo quella denuncia, l’Amministratore unico dell’ATER Nicola Salvia aveva mostrato attenzione alle condizioni degli edifici. Ci sono state interlocuzioni con i residenti e con i referenti del Comitato di quartiere e sono stati eseguiti alcuni interventi, definiti dagli stessi abitanti come «un po’ di fumo negli occhi». È stato rattoppato l’intonaco di una decina di pilastri, sostituito un canale per la raccolta dell’acqua piovana e installati gli idranti antincendio, che però, a quanto riferiscono i residenti, non sarebbero ancora stati collaudati. Restano invece senza risposta le criticità più evidenti e preoccupanti, soprattutto quelle che riguardano le parti alte degli edifici: l’intonaco che continua a staccarsi dalle pareti, le scossaline divelte e le verande in condizioni di precarietà. Interventi che, almeno finora, non sono stati presi in considerazione. Poi, di nuovo, il silenzio. Dall’ATER non arrivano più notizie e quel barlume di speranza che, per un momento, aveva riacceso le aspettative degli abitanti delle case popolari di rione Cocuzzo si è trasfor-

__Le immagini delle Palazzine Ater del Serpentone e l’edizione di Cronache del 16 aprile 2025

mato, ancora una volta, in rassegnazione. «Ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni», lamentano gli abitanti. Un sentimento che pesa ancora di più in un quartiere nato con l’ambizione di rappresentare una risposta abitativa e una possibilità di riscatto sociale e che oggi, accanto ai tentativi di rinascita, continua a mostrare i segni del degrado e dell’incuria. Eppure, il Serpentone non è soltanto questo. Ci sono i residenti e il Comitato di quartiere che da tempo cercano di rivitalizzare gli spazi, renderli più accoglienti e restituire identità a un luogo che troppo spesso è stato raccontato soltanto attraverso le sue criticità. E ci sono gli interventi di riqualificazione

dell’Amministrazione comunale, che puntano a ridare dignità a una parte della città rimasta per troppo tempo ai margini. Ma la riqualificazione di un quartiere non può fermarsi agli spazi pubblici. Non può esserci rinascita se, dietro le facciate, le persone continuano a convivere con edifici ammalorati, problemi di manutenzione e la sensazione di essere state dimenticate. Un anno fa il grido del Serpentone era stato raccolto. Oggi, a distanza di dodici mesi, gli abitanti tornano a chiedere di non essere dimenticati. Perché dietro ogni porta ci sono storie, famiglie e vite che meritano attenzione e rispetto. E perché chi vive nelle case popolari non chiede privilegi, ma sol-

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mercoledì 16 aprile 2025

Potenza

POTENZA I residenti lamentano

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di edilizia popolare l’assenza di manutenzione straordinaria e chiedono interventi per ridare dignità alle abitazioni

Palazzine Ater tra degrado e incuria Il grido inascoltato del Serpentone DI RO SAM ARIA MO LLIC A

POTENZA. C’è un silenzio che pesa più del cemento al Serpentone. Non è solo il rumore sordo dei passi sui pianerottoli consumati o il cigolio metallico degli infissi arrugginiti. È il silenzio delle istituzioni che da troppo tempo voltano lo sguardo altrove, mentre le crepe si allargano non solo sui muri delle palazzine Ater, ma nella dignità di chi quegli alloggi li abita da una vita. Nel quartiere popolare, simbolo di una Potenza che sperava nel ripun- bandonati» lamentano i residenti. scatto sociale, oggi si respira ras- ne, manutenzione e verifiche ci Servirebbe un piano di intervento segnazione. Molti dei residenti di tuali. Perché dietro quelle mura concreto, servirebbe una visione rione Cocuzzo vivono immersi in sono vite, non numeri. Fuo- che vada oltre il semplice “metteun degrado che ha il sapore del- Gli interventi dei Vigili delche si re una pezza”. Servirebbe magl’abbandono. L’intonaco cade a co per i pezzi di cornicione sulle giore rispetto. o sull’asfalto pezzi, i cornicioni pure e le infil- infrangono una I cittadini non chiedono il lusso, trazioni d’acqua si fanno largo nei macchine, si susseguono con e a chiedono sicurezza. Chiedono che soffitti. Eppure, dietro ogni porta frequenza sempre maggiore agli la loro voce, troppo spesso inaci sono storie di famiglie, di an- nulla valgono le segnalazioni in- scoltata, venga finalmente presa ziani soli, di giovani che cercano organi preposti, chi dovrebbenon sul serio. tervenire non lo fa e i residenti un futuro dignitoso. rivol- La situazione è seria e chi di doLa domanda che rimbalza è sem- sanno più cosa fare e a chi ac- vere dvrebbe intervenire anche pre la stessa: quando l’Ater di Po- gersi, sperano soltanto che non perchè questo è un patrimonio che, tenza interverrà? Quando saranno cada qualcosa di irreparabile. nes- se curato, può diventare esempio ora, ad fino te effettuati i lavori di manutenzio- «Fortunatamen Non di rinascita urbana. Se trascurato, ne straordinaria che metteranno in suna persona è rimasta ferita.biso- continuerà a essere ferita aperta sicurezza le palazzine di edilizia si può aspettare la tragedia, È da nella carne viva della città. gnerebbe intervenire prima. residenziale pubblica? inter- Il Serpentone, con tutta la sua genDomande che non trovano risposta tempo che chiediamo un ci te, non è invisibile. Lo è solo per eppure tutti i gli immobili gestiti vento dell’Ater ma nessunoab- chi sceglie di non guardare. ascolta. Siamo completamente attenziodall’Ater meriterebbero

tanto che chi ha la responsabilità di quegli edifici faccia la propria parte. A un anno di distanza, la domanda resta quindi la

come il teatro possa abbattere le barriere

stessa: quando arriveranno gli interventi necessari a restituire sicurezza e dignità alle palazzine del Serpentone?

Uno spettacolo toccante messo in scena dagli ospiti dei Centri di riabilitazione, dimostrando


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Potenza

mercoledì 26 agosto 2026

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Piazza Mario Pagano si anima per cinque serate tra degustazioni, concerti e iniziative dedicate all'accessibilità

La birra al Festival Europeo diventa un ponte per stare insieme a Potena U

DI FRANCESO MENONNA

n birrificio a cielo aperto, tanti stand e la voglia di condividere percorsi comuni. Ha preso il via ieri sera, in Piazza Mario Pagano, il Festival Europeo della Birra, promosso dalla rete di imprenditori e dalla piattaforma Beer Travel.it. A sostenere l'iniziativa è l'Amministrazione Comunale di Potenza, che ha inserito l'evento nel cartellone dell'«Estate in Città».Il taglio del nastro, con l'assessore alla Cultura Roberto Falotico in prima fila, ha dato ufficialmente il via alla manifestazione. Tanti giovani, tra cui molte persone con disabilità, nel segno dell'inclusione e della spensieratezza, hanno partecipato alla prima delle cinque serate del Festival, accompagnata dagli applausi e dall'entusiasmo del pubblico.Una bionda, una bruna, una rossa: per cinque serate Piazza Mario Pagano diventa così simbolo di aggregazione grazie al lavoro di Rocco Spagnoletta, Eugenio Zaccardo e Rosario Cataldo, promotori dell'evento. A fare da sfondo alla manifestazione, una grande panchina di colore giallo. Non sono mancati stuzzichini, baguette, panini, peperoni, patatine e altre leccornie per i palati dei tanti potentini che ieri sera si sono ritrovati in piazza per condividere un momento di festa.Perché la birra, in fondo, è soltanto un pretesto per stare insieme, come si evince anche dal cartellone posto sotto lo stand delle birre, consumate con eleganza e serenità dai numerosi avventori. Bambini, famiglie, giovani, anziani e tanta musica hanno animato la serata inaugurale. A impreziosire ulteriormente l'appuntamento è stato il Cingomik Dj Set.Questa sera sarà la volta dei Krikka Reggae; giovedì spazio ai Musicamanovella Live & Friends e al Concertone; venerdì sarà la volta di Frankie NRG, MG Dj Set e Baaden Dj Set. Sabato toccherà a Brenno The Webcato, mentre domenica il Festival chiuderà i battenti con Aiel Gol Dj

Set.Dopo l'apertura degli stand, ieri sera si è svolto anche l'«aperitivo al buio», che ha rappresentato un momento di partecipazione intensa e sentita per tutti i partecipanti. Partner dell'iniziativa sono BCC Basilicata, Gruppo Maffei, Creative Promotion, Wine Loverz e Vineria 24.Marco Rafaniello, intervenuto alla serata inaugurale, ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa:«Innanzitutto ringrazio gli organizzatori, che ancora una volta hanno sposato l'idea di poter vivere un festival accessibile. Io sono Marco, sono non vedente, nonché un cittadino attivo in questa realtà, e il bello è proprio portare la propria esperienza all'interno di un festival. Il Festival della Birra diventa un po' la parte aggregante di tante realtà e quest'anno, per la seconda edizione, saremo presenti e sarò presente come, diciamo, un mentore degli aperitivi al buio che abbiamo sperimentato l'anno scorso.Far vivere a chiunque partecipi a questo evento l'esperienza di bendarsi, privarsi della vista e poter sperimentare, attraverso il laboratorio, quello dell'aperitivo e del cibo a loro sconosciuto, che abbiamo deciso noi come menù, fatta eccezione per chi ha delle allergie, significa sperimentare una nuova realtà all'interno di un festival. Questo diventa un trampolino di lancio per poter fare sì che la città cresca dal punto di vista dell'accessibilità e delle relazioni, perché il buio abbatte tutti i tabù e quei pregiudizi che si possono avere con la vista. Si creano così nuovi rapporti, nuove amicizie e nuove esperienze».L'assessore alla Cultura Roberto Falotico ha spiegato il significato dell'evento:«È soltanto un espediente, come per dire: incontriamoci. Questo Festival della Birra rappresenta ancora una volta un momento per mettere al centro la città, a partire dal tema dell'inclusione e da quello, chiaramente, della capacità di stare insieme a tutto tondo.Non possiamo essere una città che evidentemente pretende di essere

_ Alcuni momenti del festival

chiamata tale se non siamo capaci di tenere con noi le persone con disabilità, se non siamo capaci di tenere con noi quelle persone che evidentemente sono uscite fuori dal tema della ricchezza e che in questa città, purtroppo, esistono. Quindi bisogna creare le condizioni perché, anche attraverso un espediente che può essere la birra, si possa stare insieme, sedersi e parlarsi. Credo che questo sia uno dei motivi che ci può portare ad avere non soltanto un motivo d'orgoglio, ma anche la capacità di rendere Potenza una città sempre più inclusiva».A parlare dell'iniziativa è stato anche Rosario Cataldo, organizzatore del Festival Europeo della Birra:«Diciamo che non so innanzitutto quanti anni riusciremo a portare avanti il Festival con le nostre forze. Lo scopo principale è quello di dare il buon esempio a tutti, anche alle altre associazioni e agli altri organizzatori che organizzano eventi. L'importante è organizzare eventi inclusivi: è fondamentale. Quindi speriamo che, essendo un'associazione che promuove questo tipo di iniziative, possiamo diventare uno stimolo anche per gli altri a stare insieme».

foto a cura di A. Mattiacci


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Poste e Comune coordineranno gli interventi del progetto Polis. Durante il cantiere sarà attivato un presidio mobile per gli utenti

Pignola, le Poste non chiudono il sindaco scongiura il trasloco PIGNOLA. L’ufficio postale di Pignola non ha chiuso ieri, 25 agosto, come inizialmente previsto. L’avvio dei lavori del progetto Polis è stato rinviato, probabilmente al 31 agosto, per consentire a Poste Italiane e all’amministrazione comunale di coordinare i rispettivi interventi sull’immobile. Durante il periodo di sospensione del servizio sarà inoltre garantito un ufficio postale mobile, mentre al termine dei lavori Poste resterà nell’attuale sede, una volta risolte le criticità strutturali riscontrate nell’edificio. Il nuovo scenario è il risultato delle interlocuzioni avviate dal sindaco Antonio De Luca. Il primo cittadino aveva chiesto a Poste Italiane di sospendere l’avvio unilaterale del cantiere, trasmettere al Comune la progettazione, avviare un confronto con l’Ufficio tecnico e assicurare la continuità del servizio. Soltanto pochi giorni fa si prospettavano la chiusura a partire dal 25 agosto, lavori non coordinati con quelli comunali e l’assenza di un presidio sostitutivo. Poste trasmetterà all’amministrazione la documentazione relativa al progetto Polis e il nuovo assetto degli spazi interni dell’ufficio. Gli elaborati saran-

no sottoposti alle verifiche tecniche e gli interventi verranno coordinati con quelli già progettati e programmati dal Comune, che punta a rendere la sede adeguata sia sotto il profilo strutturale sia dal punto di vista funzionale. Il risultato principale del confronto riguarda la permanenza del servizio nell’immobile attuale. Poste Italiane ha comunicato che, dopo l’esecuzione delle opere necessarie e il superamento delle criticità, non procederà al trasferimento prospettato formalmente nei mesi scorsi. A quella soluzione l’am-

ministrazione si era opposta, proponendo di intervenire direttamente sull’edificio. «Abbiamo sostenuto fin dall’inizio che le criticità della sede dovessero essere risolte e non diventare la ragione per trasferire l’ufficio – afferma De Luca –. Gli interventi progettati dall’amministrazione servono esattamente a questo. Una volta eseguiti e superate le problematiche dell’immobile, Poste ha rappresentato la volontà di rimanere nell’attuale sede. È un risultato molto importante per Pignola». Un altro punto definito ri-

guarda la continuità del servizio. Nei periodi in cui la sede dovrà rimanere chiusa per consentire l’esecuzione delle opere, sarà attivato un ufficio postale mobile nel territorio comunale. La sua collocazione verrà concordata tra Poste e amministrazione. «Anche su questo siamo stati molto chiari: durante i lavori Pignola non può essere privata del servizio, soprattutto considerando le esigenze degli anziani e delle persone con difficoltà negli spostamenti», sottolinea il sindaco. De Luca riconosce anche il cambio di passo emerso

nell’ultima fase del confronto e ringrazia Poste Italiane e Alessandro Sersale per la disponibilità mostrata. «Il confronto è stato serrato e le posizioni iniziali erano molto distanti. Abbiamo difeso con fermezza le nostre richieste e oggi è giusto riconoscere che il confronto sta producendo soluzioni concrete nell’interesse della comunità». L’amministrazione seguirà adesso l’intera fase tecnica: dalla ricezione e dall’esame della progettazione Polis alla definizione del cronoprogramma, fino al coordinamento dei cantieri e all’individuazione dell’area destinata al presidio mobile. Resta infatti da stabilire la successione temporale degli interventi e da verificare in dettaglio la compatibilità tra il progetto di Poste e le opere predisposte dal Comune. «Non abbiamo mai voluto fermare il progetto Polis – conclude De Luca –. Abbiamo lavorato perché l’investimento di Poste e quello dell’amministrazione fossero coordinati e producessero un risultato migliore. Vogliamo un ufficio rinnovato negli arredi e nei servizi, ma anche adeguato nella struttura, con continuità del servizio durante i lavori e stabilmente nella sua sede attuale».

A quasi cinquant’anni dalla prima campagna di scavi, studiosi italiani e internazionali sono tornati a indagare il sito di San Giovanni

Villa romana di Ruoti, ripartono le ricerche archeologiche RUOTI. Un sito archeologico di particolare interesse, che dopo 50 anni dall’inizio della prima campagna di scavi, qualche settimana fa è stato oggetto di un progetto scientifico che ha visto studiosi internazionali impegnati in una prima fase di indagini. E’ la Villa romana di San Giovanni di Ruoti, uno dei siti archeologici più importanti della presenza romana in Basilicata. Ospiti in studio il sindaco della cittadina romana, Franco Gentilesca e l’assessore alla cultura, Felice Faraone che è anche presidente dell’associazione “Recupero Tradizioni Ruotesi”. Era il 1977 quando ebbe inizio la prima campagna di scavi grazie all’intuizione del dottor Gerardo Salinardi che affidò gli scavi all’Università di Alberta (Canada) diretta dal pro-

fessor Alastair M. Small, studioso di fama internazionale al quale il Comune di Ruoti ha conferito la cittadinanza onoraria nel 2018. Nel 1982, a causa della mancanza di finanziamenti, le attività furono interrotte e la Villa Romana rimase per oltre quattro decenni in uno stato di abbandono.Nel 2016 fu pubblicata, grazie al contributo della concittadina Luisa Troiano, residente a Philadelphia, la prima edizione italiana dell’opera *La Villa Romana e Tardoantica di San Giovanni di Ruoti* di Alastair M. Small e Francesco Tarlano, oltre alla pulizia e alla valorizzazione dell’area archeologica. Qualche settimana fa, il sito è stato al centro di un progetto scientifico di alto profilo, grazie a una collaborazione tra il Comune di Ruo-

ti, la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università degli Studi della Basilicata e l’Università degli Studi di

Macerata, sulla base della concessione rilasciata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata.


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La mamma della 11enne Angela Lucia racconta la storia della sua bambina e ringrazia tutti coloro che si stanno impegnando

Muro lavora al concerto benefico di Arisa, intanto prosegue la raccolta su Gofundme

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DI EMANUELA CALABRESE

uro Lucano la macchina organizzativa dell’Associazione San Gerardo Maiella lavora in sinergia con l’Amministrazione e le forze dell’Ordine per l’organizzazione delle tre giornate di festa in onore del Santo Patrono della Basilicata (31 agosto, 1 e 2 settembre). Si avvicina così anche uno degli eventi più attesi, il concerto benefico di Arisa, la cantante che il 2 settembre si esibirà nel paese nativo del Santo Protettore nel mondo delle gestanti, delle mamme e dei bambini, con la sua magnifica voce, dando seguito alla promessa di un concerto per raccogliere fondi per la piccola Angela Lucia. La potenza della musica, incontrerà il cuore di tutti coloro che vorranno sostenere le cure della piccola, sotto lo sguardo benevolo del giovane Santo Protettore lucano. MAMMA DONATELLA SPIEGA: «MIA FIGLIA AFFETTA DALLA NASCITA DA TETRAPARESI SPASTICA DISTONICA» Proprio nelle scorse ore l’artista, orgoglio lucano, ha rilanciato sui social la possibilità di donare anche attraverso la modalità di raccolta fondi sul noto sito

“Gofundme”, denominata “Un passo alla volta, insieme ad Angela Lucia”. Qui infatti Donatella Ungaro, la mamma della piccola, aveva aperto una campagna di donazioni (che mira alla somma di 60.000€), raccontando la storia della sua bambina di 11 anni «affetta dalla nascita da tetraparesi spastica distonica dovuta a una sofferenza neonatale. I nuclei della base del suo cervello sono calcificati e ha un ritardo psicomotorio dovuto proprio a questo problema. L’unico modo per poter sperare in un suo miglioramento è sottoporla costantemente a terapie riabilitative specifiche che molte volte non sono reperibili sul territorio, quindi siamo costretti a rivolgerci all’estero. Siamo in continuo contatto con altri genitori che hanno figli con la stessa o simile patologia di Angela -spiega la donna- dandoci consigli sulle terapie da effettuare laddove queste hanno dato riscontro positivo su uno dei piccoli. In questo lungo percorso ci siamo imbattuti in terapie di cellule staminali e riabilitazioni in centri esteri molto preparati. Anche Angela, in questi anni, sottoponendosi alle terapie innovative, grazie ai tanti donatori, ha avuto degli ottimi risultati quindi siamo fiduciosi che il suo futuro sarà più roseo di

quanto le era stato predetto». UNA NUOVA CURA SI POTREBBE TENTARE SOLO IN MESSICO O IN INDIA Ora però a queste cure si aggiunge una nuova luce: «Una importante e nuova possibilità di cui abbiamo avuto notizia – spiega ancora mamma Donatella- è il Cytotron, un dispositivo medico utilizzato già in passato per trattare patologie come tumori o problemi ossei. Il dottor Kumar, medico indiano, ha scoperto che esponendo un bambino con paralisi cerebrale infantile a questo macchinario si possono creare nuove connessioni neurali nel cervello. Per chi, come Angela, convive con questo tipo di problematica, questa rappresenta oggi una delle migliori opportunità di miglioramento. Informandomi, attraverso il racconto di una mamma di un bambino affetto da PCI, ho potuto apprendere come la prima ragazza italiana che ha completato un ciclo di trattamento della durata di 30 giorni circa, ha ristabilito ben 632 connessioni cerebrali. Al momento questa terapia si può fare solo in Messico e India, con costi esorbitanti per famiglie umili. Nonostante i costi così elevati, tante famiglie italiane hanno già completato i cicli di terapia otte-

nendo ottimi risultati sui propri figli rilevati dalle risonanze effettuate prima e dopo il trattamento -conclude Donatella-Quindi anche se è una terapia sperimentale vorrei dare a mia figlia questa possibilità. Un altro dato importante è che questa terapia non ha effetti collaterali». «OGNI CONTRIBUTO CI AVVICINA VERSO UN FUTURO PIÙ LUMINOSO» Questa “colletta on line”, al momento in cui scriviamo è a 4.800€ (su 60mila) e procede di pari passo a quella già attivata in concomitanza del concerto di Arisa, dove invece la raccolta fondi è gestita dall’Associazione San Gerardo Maiella, partner ufficia-

le dell’iniziativa murese. Per donare, in questo caso l’IBAN è IT66I03069676845107913 17307- Associazione Murese di Volontariato San Gerardo Maiella, causale “Il cammino di Angela Lucia”. «Non smetterò mai di ringraziare Arisa e l'Amministrazione del Comune di Muro Lucano, così come l'Associazione San Gerardo Maiella, il mio amico Antonio Gioioso e tutte le persone che si sono messe a disposizione della piccola per far sì che il nostro sogno si realizzi. Grazie, grazie, grazie, infinitamente grazie. Ogni contributo, grande o piccolo, ci avvicina un passo di più verso un futuro più luminoso per Angela Lucia».

AVIGLIANO Il segretario del Circolo PD: «Ancora dubbi sulla sostenibilità economica e sulla reale fattibilità dell’intero progetto»

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Giordano: «La pista da sci è il vero rilancio del nostro territorio?» a discussione che in questi giorni interessa la pista da sci di SellataPierfaone dovrebbe rappresentare, per Avigliano, un'occasione di riflessione.Non perché siamo contrari al turismo o agli investimenti sul Monte Carmine, ma perché dovremmo chiederci quale idea di sviluppo turistico vogliamo costruire per il nostro territorio e se la pista da sci sia davvero la risposta più efficace». Così Andrea Giordano, Segretario del Circolo PD di Avigliano, che aggiunge: «Da anni l'amministrazione comunale presenta ogni nuovo progetto come una svolta decisiva per Avigliano. Tuttavia, alla prova dei fatti, i cittadini continuano a non vedere risultati concreti né un reale miglioramento delle opportunità per il territorio.Con circa due milioni di euro, tanto è stato destinato ad oggi dalla Strategia dell'Area Urbana di Potenza, si pensa di poter avviare sul Monte Carmine un comprensorio turistico con pista da sci, infrastrutture, parcheggi e servizi.

Emergono però forti dubbi sulla sostenibilità economica e sulla reale fattibilità dell'intero progetto.Se per la pista di Sellata-Pierfaone, dove esistono già infrastrutture, servizi e una storia turistica consolidata, si parla di un investimento di circa otto milioni di euro, è lecito chiedersi se i due milioni destinati al Monte Carmine siano realmente sufficienti». «A questo - prosegue Giordano - si aggiunge il fatto che, a quanto pare, il progetto del Comune, o forse meglio dire l'idea dell'amministrazione, non sarebbe ancora corredato da un vero business plan. Viene da chiedersi: come verrebbe gestita la struttura? Quali sarebbero i costi di gestione nel medio e lungo periodo? E quali interventi sarebbe realmente possibile realizzare con le risorse oggi disponibili?Come si può programmare un investimento turistico di questa portata senza avere prima definito costi, sostenibilità, gestione, ricavi, manutenzione e ricadute economiche sul territorio?».


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L’uomo è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico e resta in pericolo di vita: per i due indagati disposti gli arresti domiciliari

Vulture-Melfese, lite finisce nel sangue: 29enne accoltellato, due fratelli arrestati

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na violenta aggressione con un’arma da taglio ha portato all’arresto di due fratelli di 22 e 33 anni, entrambi di origini tunisine, residenti nel Vulture-Melfese e già noti alle forze dell’ordine. I due sono accusati di tentato omicidio ai danni di un cittadino gambiano di 29 anni, richiedente asilo e domiciliato presso una struttura di accoglienza locale. L’intervento dei Carabinieri è scattato a seguito di una chiamata al Numero Unico di Emergenza 112, che segnalava un grave episodio di violenza avvenuto poco prima della mezzanotte. Sul posto sono intervenuti i militari della Stazione di Rionero in Vulture, insieme al personale del Nucleo Opera-

tivo e Radiomobile della Compagnia di Melfi.I Carabinieri hanno trovato il 29enne ferito gravemente all’addome. Soccorso dal personale del 118, l’uomo è stato trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Melfi, dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Attualmente è ricoverato con prognosi riservata e in concreto pericolo di vita.Le immediate indagini condotte dai Carabinieri hanno permesso di ricostruire rapidamente la dinamica dell’accaduto e di raccogliere un solido quadro probatorio nei confronti dei due fratelli. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’aggressione sarebbe scaturita da una lite per futili motivi e

i due indagati avrebbero agito in concorso tra loro.Al termine delle formalità di rito, i due erano stati associati alla Casa Circondariale di Melfi, a disposizione dell’Autorità giudiziaria potentina. Ieri, il GIP del Tribunale di Potenza ha convalidato gli arresti e disposto per entrambi gli indagati la misura degli arresti domiciliari, con l’apposizione del braccialetto elettronico. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Per i due indagati vale il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva di condanna e la loro responsabilità sarà accertata definitivamente solo in presenza di una sentenza irrevocabile.

Antonio Grimolizzi e Gabriele Acocella conquistano il primo posto nelle due tappe, in attesa della finalissima

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"La Corrida del Sud" fa tappa a Ripacandida e Pescopagano

opo le tappe estive di Venosa, Genzano, Atella e Ascoli Satriano, il tour "E quindi uscimmo a riveder le stelle" di "La Corrida del Sud" ha fatto tappa a Ripacandida e Pescopagano, con due appuntamenti dedicati allo spettacolo e ai tanti aspiranti artisti arrivati anche da fuori regione.A Ripacandida, il format è tornato per la settima volta nella centralissima piazza del Popolo, dove la serata ha registrato una buona partecipazione di pubblico e appassionati. L'evento si è svolto con il patrocinio dell'Amministrazione comunale, rappresentata dal vice sindaco Michele Di Biase, e con il supporto dell'A.S.D. "BallAn-

to BallAnto" di Luisana Santarsieri.Protagonisti sono stati i partecipanti alla simpatica competizione dedicata ai "personaggi" più stravaganti e agli aspiranti artisti in cerca di successo. Numerosi i concorrenti, provenienti da diverse località e anche da fuori regione, soprattutto cantanti. A condurre la serata Antonio Petrino, affiancato dalla coordinatrice Giusy Bisogno. Sul palco i concorrenti si sono esibiti coinvolgendo il pubblico e raccogliendo numerosi applausi, con il supporto di Radio Potenza Centrale.Al termine della serata, attraverso il sistema della giuria popolare, sono stati assegnati i riconoscimenti. Il primo posto è andato ad Antonio Grimolizzi, di

Ginestra, seguito da Aurane Parisi, del posto, mentre al terzo posto si è classificato Gabriel Sinisi, giovanissimo e talentuoso batterista. A Parisi è andata anche la medaglia del "premio simpatia". Omaggi sono stati consegnati a tutti i partecipanti grazie a Gialloro Candida Olearia e Miele Rondinella.Il tour ha quindi raggiunto Pescopagano, dove "La Corrida del Sud" ha fatto il suo esordio in piazza della Vittoria, ottenendo un ottimo riscontro. Anche in questo caso l'appuntamento si è svolto con il patrocinio dell'Amministrazione comunale, rappresentata dal vice sindaco Francesco Gonnella, e con il supporto della Pro Loco, presieduta da Antonio Angiolil-

lo.Tra gli ospiti della serata la danzatrice Valeria Circe e la danzatrice del ventre e artista dello show del fuoco Elektra, "the lady of fire". Presenti inoltre i vincitori delle tappe precedenti. A conquistare il primo posto è stato Gabriele Acocella, di Calitri. Secondo il trio locale composto da Enzo, Gerardo e Marco, mentre il terzo posto è andato ad Antonio Montemorra, di Ascoli Satriano. Il "premio simpatia" è stato assegnato a Donato Pierri, di San Fele. I vincitori delle diverse tappe si ritroveranno per la finalissima di fine anno. Nel frattempo, il tour di "La Corrida del Sud" proseguirà con altre tappe previste nel mese di settembre.


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La banda avrebbe sottratto denaro e assegni per circa 37mila euro a Scanzano Jonico, Policoro e Nova Siri. Indagini sui filmati

Cinque furti nelle farmacie in una notte, quattro arresti

MATERA. Quattro persone sono state condotte in carcere per i cinque furti messi a segno nella notte del 31 marzo ai danni di altrettante farmacie del Metapontino. I carabinieri di Altamura hanno eseguito ieri l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari di Matera, su richiesta della Procura. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo e in concorso con altre persone ancora da identificare, di furto aggravato e riciclaggio. Secondo l’ipotesi accusatoria, almeno cinque uomini, con il volto coperto e muniti di attrezzi da effrazione, radio ricetrasmittenti e torce frontali, avrebbero raggiunto gli obiettivi a bordo di una Range Rover Sport rubata a Ginosa. Sul mezzo sarebbero state montate targhe sottratte poche ore prima a una Porsche Macan parcheggiata a Scanzano Jonico. Il primo colpo, alle 1.17, avrebbe fruttato circa 500 euro alla farmacia Laguardia di Scanzano Jonico. Poco dopo, dalla Gentile-Fraschetti sarebbero spariti circa 8.300 euro. A Policoro la banda avrebbe sottratto circa 800 euro alla De Santis e denaro e assegni per circa 23.200 eu-

OGGI LA PRESENTAZIONE DELL’INIZIATIVA

Nasce Toursiexperience Una rete per il turismo

ro alla Santissima Vergine di Anglona. L’ultimo assalto, alle 3, avrebbe interessato la farmacia Izzi di Nova Siri Scalo, dove sarebbero state portate via due casse con circa 4.200 euro. Il bottino complessivo è stimato in circa 37mila euro. Terminati i colpi, l’automobile sarebbe stata condotta in una base logistica a Santeramo in Colle e poi ritrovata incendiata. Le indagini, coordinate dalla Procura di Matera e svolte dai carabinieri delle Compagnie di Altamura e Policoro, hanno incrociato i filmati delle farmacie e della presunta base. Nei locali sono stati rinvenuti veicoli rubati, passamontagna, torce, ricetrasmittenti e attrezzi da effrazione. Altri indizi sa-

rebbero emersi dal confronto degli indumenti ripresi durante i colpi e al rientro del veicolo e dall’analisi di un telefono sequestrato. Nel dispositivo sono state trovate ricerche in rete su alcune farmacie poi colpite, altri possibili obiettivi e componenti della vettura impiegata. Per il giudice tre indagati avrebbero partecipato ai furti, mentre il quarto avrebbe fornito il supporto logistico. La misura è stata disposta per il pericolo di reiterazione e il rischio di contatti con complici non identificati. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari: le accuse sono provvisorie e la responsabilità potrà essere accertata soltanto con sentenza definitiva.

TURSI. Sarà presentata oggi alle 18, nella sala consiliare di Tursi, la nuova associazione Toursiexperience. L’incontro ospiterà anche una tavola rotonda dedicata al patrimonio sociale e culturale della città, con l’obiettivo di promuovere una visione condivisa per lo sviluppo del territorio. L’iniziativa punta a mettere in rete istituzioni, associazioni, realtà produttive e operatori turistici e culturali. Dopo i saluti della sindaca Maria Anglona Adduci interverranno Beniamino Laurenza, esperto di turismo e sinergie locali, e il presidente dell’Epli Rocco Franciosa, che approfondirà il ruolo della rete nazionale nella valorizzazione delle comunità. Il presidente Giuseppe Vita presenterà Toursiexperience, illustrandone obiettivi strategici e progetti. Alla tavola rotonda parteciperanno Slow Food Magna Grecia, il Parco letterario Albino Pierro, le associazioni locali e le cooperative sociali. Il confronto servirà a raccogliere proposte sui temi della sostenibilità, dell’identità enogastronomica, della tutela delle tradizioni, della cultura dialettale e del patrimonio materiale e immateriale di Tursi. A moderare sarà la giornalista Cristina Longo. L’appuntamento è aperto alla cittadinanza e agli operatori interessati allo sviluppo locale.

Il Tribunale ha autorizzato l’unione tra un cittadino lucano e una brasiliana impossibilitata a rientrare nello Spazio Schengen

Espulsa dall’Italia, si sposa per procura a Matera MATERA. Lunedì 24 agosto nell’Ufficio di Stato Civile del Comune di Matera, è stato celebrato un matrimonio per procura tra un cittadino materano e una cittadina brasiliana destinataria di un provvedimento di espulsione. Si tratta di un evento di rilievo: a Matera non risultano matrimoni per procura celebrati dalla fine della Seconda svg guerra mondiale fino ad oggi. L’atto dirappresenta dunque una prima storica per la città.La celebrazione è avvenuta previa autorizzazione del Tribunale, che ha riconosciuto come grave e oggettivo impedimento la condizione della sposa, impossibilitata a rientrare nello Spazio Schengen a causa del provvedimento amministrativo di espulsione. L’autorità giudiziaria ha quindi ritenuto sussistenti i presuppo-

sti dell’art. 111 del Codice Civile, consentendo la celebrazione per procura nel pieno rispetto della legge.«Questo matrimonio dimostra che i diritti umani e familiari non si fermano davanti alle espulsioni, alle barriere e ai fili spinati. La tutela della persona e dei legami affettivi è un principio che attraversa le frontiere e che l’ordinamento italiano continua a riconoscere», dichiara l’avvocata Angela Bitonti, che ha seguito la procedura.Il caso materano conferma che, anche in situazioni complesse, la legge offre strumenti per garantire la continuità dei diritti fondamentali, tra cui il diritto a contrarre matrimonio e a costruire un progetto di vita comune. La celebrazione per procura, rara ma prevista dalla normativa, è stata eseguita nel pieno rispetto delle pro-

cedure e delle garanzie previste dalla legge.«In un tempo in cui le misure amministrative possono incidere profondamente sulla vita delle persone, è essenziale ricor-

dare che la dignità umana non è sospendibile. La giustizia è riconoscimento dei diritti che appartengono a ogni individuo», conclude Bitonti.


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Matera e Provincia

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«Quando si utilizzano risorse pubbliche così importanti, bisogna chiedersi se il risultato è stato proporzionato alla spesa»

Stigliano, l’opposizione sugli eventi estivi: «Oltre 300.000 euro investiti, quali risultati?» L’

DI EMANUEA CALABRESE

estate, nonostante le temperature ancora in salita, volge verso il termine, i “compaesani di ritorno” rientrano nelle loro città, i turisti vanno via, si pensa alla riapertura delle scuole e alla ripresa a pieno regime delle attività. Prima però, un po’ ovunque si tracciano i bilanci di quella che è stata l’estate, dal punto di vista turistico e di “riscontri” sul territorio. A Stigliano, il Gruppo consiliare fa le sue considerazioni: «Abbiamo parlato molto, nelle settimane scorse, degli ingenti investimenti destinati al cartellone dell'agosto stiglianese, esprimendo perplessità sui costi e sulla loro capacità di attrarre pubblico e restituire a Stigliano quella centralità nel comprensorio che l'Amministrazione aveva annunciato. Oggi, a conclusione dei principali appuntamenti, possiamo dirlo con rammarico: i nostri dubbi non erano infondati, soprattutto se guardiamo ai tre eventi presentati come appuntamenti strategici: Festival Internazionale delle Arti Mimiche “Non Detto Jimmy Savo”, 92.000 €;

Spirito di Notte, 39.340 € e Concerto dal Balcone, Festival Rossini circa 30.000 €, incluso il progetto scolastico. Parliamo complessivamente di quasi 160.000 euro». Così il Gruppo “Per StiglianoNuove Prospettive” aggiunge: «È arrivato il momento di chiedersi se la strategia seguita da chi ci amministra abbia realmente raggiunto gli obiettivi dichiarati. A nostro giudizio, il risultato è stato molto diverso dalle aspettative: presenze esigue, scarso coinvolgimento, limitato richiamo dai comuni vicini e una ricaduta economicosociale complessiva che non ci è sembrata proporzionata alle risorse investite». I Consiglieri sollevano anche un’altra questione «sulla quale è necessario riflettere» spiegano «in un'intervista il dott. Giovanni Oliva, professionista incaricato dalla nostra Amministrazione per la redazione del “Piano Turistico Comunale”, con il Sindaco presente e partecipe al confronto, ha sostenuto una precisa impostazione: le sagre e gli eventi con grandi nomi, come ad esempio i concerti, non rappresentano più una strategia effica-

ce perché non lasciano nulla al territorio. Una posizione legittima, ma oggi è inevitabile confrontarla con i fatti -incalza il Gruppo consiliare- in Basilicata numerose sagre continuano a richiamare pubblico e a generare movimento, e concerti con artisti di grande richiamo continuano a funzionare, basti guardare a realtà vicine come Corleto Perticara, dove il concerto di Baby K ha registrato una grande partecipazione». «NON ESISTONO EVENTI BUONI O CATTIVI IN ASSOLUTO, MA EVENTI CHE FUNZIONANO E CHE NON FUNZIONANO» Ma i Consiglieri precisano: «Non diciamo che Stigliano debba limitarsi a sagre e concerti, diciamo qualcosa di diverso: non esistono eventi buoni o cattivi in assoluto, ma eventi che funzionano e altri che non funzionano, in relazione al luogo, al pubblico, alla capacità organizzativa e agli obiettivi che si vogliono raggiungere.Quando si utilizzano risorse pubbliche così importanti, bisogna chiedersi se il risultato è stato proporzionato alla

spesa e riflettere sul fatto che la progettazione e le direzioni artistiche non sono state attività gratuite perché tra la redazione del “Piano Turistico Comunale” e le diverse direzioni artistiche affidate per gli eventi, la spesa complessiva è stata di circa 20.000 €. Nulla di scandaloso nel riconoscere compensi per prestazioni professionali, ma proprio perché vengono utilizzate risorse pubbliche è doveroso valutarne anche i risultati. Non basta dire che i soldi possono essere spesi solo in questa direzione, si deve cambiare ciò che non risponde più alle esigenze delle comunità. Ci viene detto – incalza il gruppo politico- che determinate risorse pubbliche sono destinate alla cultura e al turismo e che quindi devono essere utilizzate esclusivamente in quel settore, ma una pubblica amministrazione dovrebbe avere una duplice responsabilità: da una parte, utilizzare al meglio quelle risorse cercando di trasformarle in sviluppo, lavoro, attrattività ed economia reale, e dall’altra avere la forza di aprire un'interlocuzione con Regione e Istituzioni competenti per

chiedere, laddove possibile, maggiore flessibilità per la canalizzazione di queste risorse, soprattutto in territori che affrontano spopolamento, perdita di servizi e difficoltà economiche». «STIGLIANO NON DEVE CERCARE DI ESSERE UNA PICCOLA MATERA. ABBIAMO LA NOSTRA IDENTITÀ» Diciamo chiaramente che quando un progetto non raggiunge gli obiettivi dichiarati, bisogna avere il coraggio di riconoscerlo, senza camuffare la realtà con una comunicazione mediatica che amplifica invece quelle che sono state le situazioni reali dell’agosto stiglianese. Nelle scorse settimane il Gruppo d’Opposizione si era già espresso sul tema turismo, con una considerazione: «Stiamo costruendo un turismo davvero adatto a Stigliano? La nostra impressione è che si stia cercando di portare nel nostro paese una visione culturale e artistica più vicina a un modello maturato in una realtà come Matera, piuttosto che partire dalle caratteristiche e dalle potenzialità proprie di Stigliano. E noi crediamo che sia un errore. Stigliano non deve cercare di essere una piccola Matera. Deve diventare una grande Stigliano. Abbiamo il nostro territorio, il nostro paesaggio, il nostro clima, le nostre tradizioni e, soprattutto, un patrimonio enogastronomico straordinario. Il pistacchio, il pane, la pasta di Stigliano, i salumi, i sospiri, la genuinità e l'ottima qualità dei prodotti caseari, l'eccellenza dell'olio extravergine biologico di oliva e la tradizione dello storico Mulino Careccia, conosciuto per la qualità delle sue farine, rappresentano un patrimonio che merita di essere valorizzato molto di più. Non possono essere semplicemente prodotti da consumare. Possono diventare il cuore di un vero progetto turistico».


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Periscopio

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TALENTI LUCANI: Partire da Potenza e suonare il mondo

Kenzo Rock, il curioso destino dei talenti di casa

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DI FABRIZIO QUARATINO

a queste parti abbiamo una singolare maniera di riconoscere il talento: aspettiamo che vada altrove. Prima lo guardiamo con prudenza. Poi con sospetto. Infine, quando qualcuno lontano da casa comincia ad ascoltarlo, improvvisamente scopriamo con orgoglio che è lucano. Un meccanismo quasi perfetto. Per accorgerci di qualcuno nato a pochi chilometri da noi, qualche volta abbiamo bisogno che percorra migliaia di chilometri. Enzo D’Andrea, artisticamente Kenzo Rock, appartiene alla categoria di quelli che hanno deciso di non aspettare il timbro di approvazione della geografia. Cantante, cantautore, paroliere e percussionista, ha scelto una strada che, partendo da Potenza, non era precisamente lastricata di comode opportunità: il rock. E non quello addomesticato per non disturbare il vicino. Le sue coordinate musicali guardano al grunge di Seattle e al grande rock di gruppi come Led Zeppelin e The Who. Non esattamente musica da ascensore. Kenzo ha scelto di partire da qui senza permettere che quel “qui” diventasse il confine del proprio mondo. Ed è già una storia che merita di essere raccontata. DA POTENZA GUARDANDO SEATTLE Nel suo percorso artistico compaiono esperienze con Kranks, The Glass Circus e Nationless, oltre a un’attività sviluppata anche tra Spagna e Regno Unito. Poi il progetto legato al suo nome. Ma sarebbe sbagliato trasformare questa storia in un inventario di luoghi, gruppi e date. Non stiamo compilando il curriculum di un ra-

gioniere particolarmente movimentato. Ci interessa il viaggio. Perché ogni volta che un artista decide di uscire dal proprio recinto accetta una verifica piuttosto spietata: fuori casa importa molto meno chi conosci, da dove vieni o chi potrebbe presentarti. Prima o poi rimangono il palco, la musica e ciò che riesci realmente a comunicare. Una forma di meritocrazia abbastanza brutale. Ma possiede almeno un pregio: il pubblico non può essere nominato per raccomandazione. Kenzo ha scelto di misurarsi proprio lì, portando fuori dal luogo nel quale è partito non soltanto le proprie canzoni, ma la propria idea di musicista. IL TALENTO È SOLTANTO L’INIZIO Dovremmo liberarci da una delle favole preferite del mondo culturale: quella secondo cui basta avere talento. Non basta affatto. Il talento è una materia prima straordinaria, ma se rimane chiuso in una stanza diventa soprattutto una splendida intenzione. Bisogna trasformarlo in lavoro, esperienza, confronto, errori, cadute e ripartenze. È quello che Kenzo ha provato a fare costruendo negli anni un percorso attraverso gruppi, collaborazioni, palchi e produzioni. Nel 2018, con i Nationless, pubblica “No Way Pack (Fortune Temple Lane)”, progetto nel quale trovano spazio Another Bad Day, This Time, Night Fire, I Hope Some Day e Shame. Successivamente il suo percorso comprende anche “Shine On”, realizzato con The Vanabond, brano che conoscerà inoltre una successiva versione legata alla collaborazione con Miki Mad. Non significa che Kenzo Rock abbia reinventato il

rock. E meno male che possiamo dirlo. Perché raccontare un talento non significa costruirgli intorno una statua e organizzare immediatamente l’inaugurazione con fascia tricolore, fotografia di gruppo e inevitabile buffet. L’onestà intellettuale impone una distinzione fondamentale: valorizzare non significa incensare. Significa riconoscere un percorso autentico, costruito attraverso musica, esperienze, collaborazioni, tentativi e perseveranza. Che è molto più interessante di qualsiasi agiografia. IL TALENTO ERA LUCANO ANCHE PRIMA Ed è qui che Kenzo ci riporta inevitabilmente a casa. Quanti artisti lucani conosciamo davvero? Siamo straordinariamente efficienti nel celebrare chi arriva quando è già arrivato. Molto meno nell’accompagnarlo mentre sta tentando di partire. All’inizio osserviamo. Poi aspettiamo. Poi domandiamo: “Ma davvero fa questo mestiere?”. E quando finalmente qualcuno fuori dai nostri confini mostra interesse, arriva la solenne rivelazione: “È lucano!”. Fantastico. Peccato che fosse lucano anche prima. E allora la storia di Kenzo smette per un momento di appartenere soltanto a Kenzo e ci costringe a guardarci allo specchio. Una terra non cresce semplicemente perché genera talenti. Cresce quando permette loro di provarci. Quando offre luoghi, occasioni, competenze, pubblico, confronto e soprattutto la possibilità di sbagliare. Perché anche gli artisti devono poter sbagliare. Possibilmente prima che qualcuno pretenda di emettere una sentenza definitiva dopo tre minuti di ascolto e magari senza averli mai ascoltati davvero. Essere periferia senza diventare periferici Potenza non è Londra. La Basilicata non è Seattle. Possiamo comunicarlo ufficialmente senza provocare incidenti diplomatici. Ma essere periferia geografica non significa essere condannati alla periferia culturale. Ed è forse questo il punto più interessante del percorso di Kenzo Rock. La geografia stabilisce il punto dal quale partiamo. Non decide necessariamente la distanza che possiamo percorrere. Le piattaforme digitali hanno ridotto alcuni confini, ma non hanno cancellato le differenze tra chi nasce dentro una grande industria culturale e chi deve costruirsi quasi tutto da sé. Servono qualità, lavoro, relazioni, occasioni e una quantità poco elegante di ostinazione. Kenzo ha scelto di provarci. Senza rinnegare la propria provenienza e soprattutto senza trasformarla in un alibi. Perché si può essere profondamente lucani senza

sentirsi obbligati a pensare in piccolo. Anzi, forse il modo migliore per appartenere davvero a una terra non è rimanere immobili dentro i suoi confini, ma portarne un frammento con sé quando si decide di attraversarli. LA CHITARRA CONTRO IL DESTINO Il rock, del resto, possiede una caratteristica meravigliosamente maleducata: raramente domanda permesso. Entra. Disturba le certezze. Sposta qualcosa. Ogni tanto sbaglia perfino un accordo, ma almeno non pretende di essere perfetto. Kenzo Rock rappresenta, attraverso il proprio percorso, questa possibilità: prendere ciò che nasce in una piccola regione del Sud e metterlo alla prova altrove. Senza complessi d’inferiorità. Ma anche senza quella forma opposta e altrettanto provinciale di presunzione secondo cui tutto ciò che nasce qui debba essere automaticamente straordinario. No. Il talento deve confrontarsi. Deve rischiare. Deve attraversare porte aperte e porte sbattute in faccia. Deve continuare quando gli applausi sono pochi. Forse soprattutto allora. Perché la differenza tra avere un sogno e costruire un percorso sta spesso in quello che facciamo quando nessuno ci sta guardando. E un artista si misura anche lì: nel tratto di strada che continua a percorrere quando non c’è ancora nessuno pronto a celebrarlo. Suonare oltre il confinetalenti lucani dovrebbe servire proprio a questo. Non distribuire medaglie. Non costruire monumenti. Non proclamare fenomeni. Ma accendere un riflettore su persone che hanno deciso di mettere alla prova ciò che sanno fare. Kenzo Rock ha scelto la musica, il rock, il viaggio e il confronto. È partito artisticamente da Potenza senza considerare Potenza la fine della strada. Ed è forse la parte più potente della sua storia. Perché una terra diventa davvero piccola soltanto quando diventano piccoli gli orizzonti di chi la abita. Non abbiamo bisogno di convincerci che ogni talento lucano sia necessariamente migliore degli altri. Abbiamo bisogno di qualcosa di molto più serio: creare le condizioni perché possa dimostrare quanto vale. Poi sarà il pubblico a decidere. Come è giusto che sia. Il talento, invece, possiede una pessima abitudine: quando è autentico cerca spazio. E se quello spazio non c’è, prova a costruirselo. Con una voce. Con una canzone. Con una chitarra. Kenzo Rock ha cominciato da Potenza. Non per andarsene da una terra. Ma per dimostrare che da questa terra si può partire senza chiedere al mondo il permesso di arrivare.


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mercoledì 26 agosto 2026

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Cronache del 26 agosto 2026 by Cronache - Issuu