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Cronache del 25 febbraio 2026

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«Rafforziamo l’azione amministrativa»

Beneventi: «Passo a Bcc perchè credo sia l’unica via da seguire per il bene della comunità»

TAR, «GIUDIZI IN TEMPI RAPIDI»

Convegno promosso dalla Garante Padula

Su iniziativa di Marika Padula, Garante per le persone con disabilità della Regione Basilicata, si terrà venerdì alle ore 16:30, presso la Sala Inguscio della Regione Basilicata, il convegno

“Malattie Rare: disabilità, diritti e percorsi di vita”, ideato, promosso, organizzato e coordinato dalla stessa Garante nell’ambito delle attività istituzionali a tutela delle persone con disabilità (...)

■ continua a pag 11 La vignetta di M. Bochicchio

MOBILITÁ Tra le mozioni presentate quella di Chiorazzo sull’aumento dei prezzi dei biglietti nei periodi di alta domanda

Sanremo,

la

Basilicata punta su Arisa e Chiello

AGRISOLARE

Il ministro Lollobrigida annuncia nuove risorse dal Pnrr per le imprese, in Basilicata 461 interventi già sostenuti per 59 milioni di euro

■ Servizio a pag 9

CAPOLUOGO

Venerdì il Consiglio comunale discuterà del Dup e del Bilancio di previsione fortemente caratterizzato dal Piano di riequilibrio

■ Mollica a pag 13

POLICORO

Assegnata la struttura per il sociale nel quartiere Italia all’associazione Jesus Buon Pastore per attività di inclusione per la terza età

■ Servizio a pag 16

ORGOGLIO LUCANO

Trani, con il brand

“La Bambolina”, la giovane materana Giada Morando conquista il pubblico

■ Servizio a pag 17

Arisa e Chiello
Servizio a pag 10
MALATTIE RARE
Servizio a pag 5
Servizio a pag 7
Tammariello a pag 2

Tar Basilicata, anno giudiziario al via: tempi rapidi ma allarme per la carenza d’organico

Iltribunale amministrativo regionale per la Basilicata inaugura il nuovo anno giudiziario. L’evento ha preso il via con la relazione della Presidente Stefania Santoleri, insediata l’8 luglio dello scorso anno.

Prima di lei il Presidente Fabio Donadono ha fatto si che il TAR per la Basilicata raggiungesse i più alti standard di eccellenza. «Ma gli importanti risultati- ha sottolineato la Presidente Santoleri- non devono condurre ad una sottovalutazione delle problematiche legate alla carenza di organico strutturale che riguarda il Tar per la Basilicata come gli altri Tar in Italia». Nello specifico, quello lucano presenta carenza nel proprio organico sia relativamente al personale di magistratura sia per quanto riguarda il personale amministrativo.

A fronte di una dotazione organica di cinque magistrati, esclusa la Presidente, il Tar lucano dispone attualmente di soli tre consiglieri. Questa situazione è destinata ad aggravarsi con il transito del consigliere Benedetto Nappi al consiglio di Stato.

A seguito del suo trasferimento dunque il Tar disporrà di soli tre magistrati, compresa la Presidente.

In merito all’attività giurisdizionale svolta dal Tar nel 2025, i ricorsi depositati nel corso dell’anno hanno subito una flessione con un repentino calo ed in totale sono stati de-

positati 495 ricorsi a fronte dei 567 ricorsi presentati nell’anno 2024. Di questi 265 sono stati definiti nello stesso anno. Ma in totale, tenendo conto anche dei ricorsi presentati negli anni precedenti, sono stati definiti 521 ricorsi.

Dunque attualmente non vi sono arretrati in corso e questo consente al TAR in Basilicata di ridurre i tempi di giudizio. Il “disposition time”, cioè il parametro che esprime la durata media dei processi, si è attestato a soli 204 giorni nell’anno 2025. Per quanto riguarda gli appalti, la durata media del processo è pari a 88 giorni dalla data di deposito del ricorso fino alla data di pubblicazione della sen-

tenza. Per quanto concerne invece i riti speciali, i tempi di durata del processo per i diritti del silenzio e dell’ottemperanza, si collocano intorno ai 90 giorni, quelli relativi ai giudizi di accesso sono ancora più brevi.

«Quest’anno continueremo a perseguire gli stessi obiettivi dell’anno passato», afferma la presidente del Tar Basilicata, spiegando che la priorità resta «lo smaltimento e la decisione rapida delle controversie, assicurando giustizia alle parti in tempi molto brevi».

«Questo Tribunale non ha arretrato, per il grande lavoro fatto anche dal mio predecessore», sottolinea Santoleri. «Tendenzialmente le cause vengono

definite nello stesso anno in cui vengono depositati i ricorsi».

Un elemento, questo, che rappresenta un punto di forza per il territorio.

«Questa è una caratteristica molto favorevole di cui i cittadini lucani possono godere», evidenzia la presidente, mettendo a confronto la situazione con quella di altre realtà italiane, «in cui purtroppo la tempistica della definizione delle controversie è più lunga». Guardando avanti, la linea resta quella della continuità amministrativa e della collaborazione istituzionale.

«La gestione sarà orientata dagli stessi principi di semplificazione e di collaborazione con gli avvocati», conclude Santoleri,

«per assicurare nel modo migliore la giustizia ai cittadini». Tornando ai dati, nel 2025 il Tar ha adottato un totale di 788 provvedimenti, numero che include sentenze, sentenze in forma semplificata, ordinanze sia cautelari che collegiali e decreti sia cautelari che presidenziali. Anche il contenzioso relativo all’espropriazione, che in passato aveva dato origine ad un notevole carico di lavoro, ormai costituisce una minima parte delle controversie trattate: nell’anno 2025 sono stati presentati solo sei ricorsi attinenti a tale materia. Maggiori importanza, dal punto di vista numerico, assumono i contenziosi in materia edilizia, in tema di autorizzazioni e concessioni amministrative e in materia di concorsi pubblici. Di notevole entità risultano i contenziosi afferenti i comuni e la Regione Basilicata, il Ministero della Istruzione e del Merito e quelle afferenti il silenzio della Pubblica Amministrazione, che nell’anno 2025 ha subito un incremento rispetto all’anno precedente, raggiungendo la misura di 46 ricorsi. Infine, per quanto concerne le richieste di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, si registra la presentazione di soltanto cinque istanze, tutte rigettate.

Nella relazione della presidente Stefania Santoleri numeri in calo per i ricorsi e nessun arretrato
La presidente Santoleri e alcuni momenti della cerimonia

MERCOLEDÌ

Azione Cattolica e MEIC promuovono un

incontro di formazione

A Potenza il referendum è democrazia del dialogo

In questi giorni in cui il dibattito pubblico sul referendum confermativo della riforma della Giustizia si accende e si irrigidisce su polarizzazioni estremamente riduzioniste, abbiamo vissuto a Potenza una serata diversa. Come Azione Cattolica diocesana, insieme agli amici del MEIC, infatti, abbiamo promosso un momento di formazione e informazione sul referendum costituzionale su cui, come cittadini saremo chiamati a esprimerci il 22 e 23 marzo.

Lo abbiamo fatto rispondendo a un senso di responsabilità preciso: contribuire alla formazione delle coscienze. Un referendum costituzionale non è un passaggio ordinario. I Padri costituenti avevano pensato la revisione della Carta come un processo fondato sulla mediazione parlamentare, sulla ricerca paziente di un equilibrio condiviso.

Quando quella mediazione non si compie pienamente, la parola passa ai cittadini. E quella parola è definitiva, senza quorum, nonostante, come in questo caso la materia sia estremamente complessa, soprattutto per i non addetti ai lavori. Per questo, convinti che il voto, per essere davvero libero, debba essere infor-

mato, non potevamo non metterci a fare ciò che siamo chiamati a fare: studiare, informarci, formarci.

Non è facile, però, in un clima segnato da esasperata polarizzazione e da una strumentalizzazione politica continua, trovare spazi in cui sia possibile discutere con civiltà. Eppure, è quello che abbiamo provato a fare.

La serata ha superato le aspettative, non solo per la qualità degli interventi, ma per il clima che si è respirato in sala, tra i numerosi presenti. La sede del CSV Basilicata era piena. Persone di sensibilità diverse, alcune con una formazione giuridica, molte senza, tutte con la stessa domanda in testa: come faccio a capire su cosa mi viene chiesto di votare?

C'era attenzione, qualcuno si è fermato a lungo nelle domande finali, con la precisione e la passione di chi ha a cuore anche le questioni più tecniche per il buon funzionamento della nostra democrazia.

Non si è alzato il tono, è rimasto il rispetto, anzi, forse è rimasta la fraternità.Nella nostra associazione, nel confronto tra sensibilità diverse, non sono mai mancati accenti differenti.

Ma questo è stato esattamente il punto di forza

della serata: mostrare che è possibile stare di fronte a una questione controversa senza doverla risolvere in una faziosa appartenenza. Qualcuno, a margine dell’evento, ha richiamato una massima attribuita a sant'Agostino e ripresa da Giovanni XXIII: libertà nelle questioni opinabili, unità in quelle di fede, carità in ogni cosa. È una consegna esigente, ma anche una misura concreta del nostro modo di stare nella storia. La serata ha visto il contributo prezioso di Luigi

D'Andrea, Presidente nazionale del MEIC e professore ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Messina, e di Michele Gilio, Presidente del gruppo MEIC di Potenza e funzionario dell'Ufficio legislativo della Regione Basilicata. A loro va un ringraziamento sincero. Hanno offerto letture rigorose e divergenti della riforma, in particolare sui nodi più delicati, mostrandone rischi e opportunità: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, l'istituzione di una Corte disciplinare separata dal CSM, la creazione di due CSM (uno per magistratura giudicante e uno per magistratura requirente), il metodo del sorteggio per l’individuazione dei componenti. Passaggi tecnici, certo, ma con implicazioni profonde sull'equilibrio tra i poteri dello Stato. Proprio quei passaggi che il dibattito televisivo tende a saltare, preferendo lo scontro alla spiegazione. Questo è il servizio che sentiamo di dover rendere alla città, a partire dalle nostre comunità, dalle nostre parrocchie, dai nostri luoghi.

Non orientare le scelte, non suggerire appartenenze. Ma creare le condizioni perché ciascuno possa discernere con coscienza formata. Il fatto che tutto questo avvenga mentre

nei giorni scorsi si sono aperte le celebrazioni per il centenario della nascita di Vittorio Bachelet non è secondario. Bachelet fu presidente dell'Azione Cattolica, vicepresidente del CSM, studioso del diritto e della democrazia. Fu ucciso dalle Brigate Rosse nel 1980, all'uscita da una lezione universitaria.

La sua testimonianza continua a ricordarci che l'impegno civile del laico credente non è fatto di parole urlate, ma di studio, misura, responsabilità. E che quelle parole, quando sono vere, costano. Questo è l’impegno al quale ci sentiamo chiamati, questo è ciò che abbiamo imparato a fare nel solco della lunga storia associativa che ci precede. Soprattutto perché la democrazia, quella reale, non quella dei titoli di giornale, ha bisogno di cittadini capaci di libertà interiore prima ancora che di opinioni; di persone disposte a entrare nel merito delle cose, anche quando è scomodo, anche quando richiede tempo e fatica; di comunità che non si limitano a commentare, ma si mettono in ascolto. Potenza, ieri sera, ha avuto questo, una comunità in dialogo. Speriamo non sia stata l'ultima volta, ma che anzi, sia l’inizio di un nuovo modo di essere cittadini attivi e corresponsabili

Tra le mozioni presentate, focus su spopolamento, forze di polizia e diritti dei migranti

Il Consiglio regionale discute di mobilità, sicurezza e inclusione

Si è tenuto ieri il Consiglio regionale delle Basilicata con un’agenda ricca di temi rilevanti per il territorio. I lavori si sono aperti con l’iscrizione all’ordine del giorno di quattro mozioni. Tra queste, la proposta di Chiorazzo sull’aumento dei prezzi dei biglietti nei periodi di alta domanda, finalizzata a tutelare il diritto alla mobilità e contrastare lo spopolamento; quella di Polese, che ha chiesto un incremento delle forze di polizia per garantire maggiore sicurezza in Basilicata; la mozione del Movimento 5 Stelle, presentata da Araneo e Verri, sui lavoratori Saap, Asa e forestali; e quella del Pd, a firma di Lacorazza, sulle misure agevolative per i Comuni montani previste dalla legge regionale 131/2025. Successivamente, il Consiglio ha discusso la legge regionale 13/2016 sulle norme per l’accoglienza, tutela e integrazione dei cittadini migranti e rifugiati. In particolare, l’attenzione si è concentrata sull’articolo 5 bis, introdotto dalla legge regionale 23/2025, che prevede l’istituzione dell’Osservatorio regionale sull’immigrazione.

Il presidente del Consiglio

regionale, Marcello Pittella, ha annunciato la ricezione di cinque candidature per l’Organismo, proponendo di avviare un confronto per selezionare i profili, garantendo il rispetto della parità di genere. Tuttavia, il consigliere Lacorazza ha sollevato un problema politico e istituzionale, sottolineando come alcune parti della legge non siano mai state attuate: «La legge contiene principi fondamentali su diritti, inclusione e pari accesso ai servizi, ma senza l’applicazione concreta degli strumenti previsti, rischiano di rimanere solo dichiarazioni di intenti».

Napoli ha proposto di approfondire la questione in Prima Commissione, raccogliendo le sollecitazioni di Lacorazza. Pittella ha concluso accogliendo la proposta e prospettando verifiche con la Giunta per garantire la piena attuazione della normativa. In seguito, si è passati alla proposta di legge n. 34/2024, volta a disciplinare gli strumenti di partecipazione democratica regionale, come petizioni, leggi di iniziativa popolare, referendum e istruttorie pubbliche. Il consigliere Verri ha evidenziato l’importanza di colma-

re un vuoto normativo e rafforzare la partecipazione attiva dei cittadini. Tuttavia, il dibattito ha messo in luce alcune criticità. Lacorazza ha ricordato che lo Statuto regionale, approvato nel 2016, risulta ancora parzialmente inattuato, e ha criticato la maggioranza per la scarsa attenzione verso questi temi: «Dopo sette anni di governo di centrodestra, ci troviamo a discutere una proposta di legge della minoranza su questioni che dovrebbero essere un impegno condi-

viso».

Pittella ha accolto la richiesta di un ulteriore passaggio in Commissione, per favorire una convergenza unanime e riportare il testo in Aula entro un mese.

La seduta si è aperta con un momento di partecipazione umana. Il presidente Pittella ha ricevuto messaggi di vicinanza per la recente scomparsa della madre, con parole di solidarietà estese anche ai consiglieri Marrese e Aliandro, colpiti da lutti. Napoli ha espresso il cor-

doglio dell’intera Assemblea: «In quest’Aula, dove spesso il confronto è serrato, è giusto fermarsi un momento per riconoscere ciò che viene prima di tutto: il rispetto umano e la condivisione del dolore».

Il Consiglio regionale della Basilicata si è così confermato un luogo di confronto non solo politico, ma anche umano, con l’obiettivo di affrontare le grandi sfide del territorio e costruire un futuro più partecipativo e inclusivo per tutti i cittadini.

Un momento del Consiglio

In studio l’assessore all’Ambiente del capoluogo, da Matera Bennardi (M5S) e Zolla e Oriolo sul referendum

Beneventi passa a Bcc: «Per rafforzare l’azione

Nell’ultima puntata di Oltre il giardino, il talk di approfondimento di Cronache Tv condotto da Paride Leporace, si analizza la crisi al Comune di Matera. Arriva in studio Domenico Bennardi, consigliere del M5S di opposizione . L’amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Antonio Nicoletti affronta una crisi profonda, aggravata dalle recenti defezioni di due consiglieri di maggioranza, Toto e Cerrone, che hanno deciso di passare al gruppo misto, sottraendo numeri fondamentali per garantire la governabilità. La situazione, già precaria, rischia di paralizzare l’attività amministrativa, portando l’opposizione a chiedere un Consiglio comunale straordinario per fare chiarezza sul futuro politico della città.

La maggioranza di Nicoletti, nata già con una cosiddetta “anatra zoppa” a causa di una composizione instabile, si trova ora con soli 16 consiglieri, insufficienti per garantire una guida solida. I due consiglieri fuoriusciti hanno dichiarato di voler votare i provvedimenti caso per caso, a seconda della loro utilità per la città, senza un sostegno incondizionato al governo cittadino.

L’opposizione, composta da diverse forze politiche, si è riunita per firmare un documento comune in cui si chiede un confronto aperto in Consiglio comunale. «Non ci interessa un governissimo, ma vogliamo capire se ci sono le basi per un progetto condiviso che garantisca continuità amministrativa e un futuro per la città», ha dichiarato Bennardi. Al centro delle polemiche c’è anche la gestione del progetto Matera 2026 – Capitale del Mediterraneo della Cultura e del Dialogo. La presentazione ufficiale del programma, avvenuta a Roma, ha suscitato critiche da parte dell’opposizione, esclusa dall’evento e tenuta all’oscuro delle scelte strategiche. Bennardi, che rivendica il merito di aver avviato il percorso per la candidatura della città, ha accusato l’amministrazione di aver calato dall’alto decisioni importanti, senza coinvolgere né i consiglieri comunali né le 69 associazioni culturali che avevano chiesto un percorso partecipato. «Matera ha perso un’occasione per essere un esempio di dialogo e pace nel Mediterraneo, soprattutto in un momento storico così difficile. Si poteva fare di più», ha commentato Bennardi. L’opposizione ha anche criticato l’utilizzo delle risorse destinate al progetto, come i 200.000 euro spesi per un singolo evento alla Cava del Sole, senza una programmazione a lungo termine.

La proposta dell’opposizione è chiara: mettere da parte interessi

amministrativa

personali e ruoli per definire obiettivi condivisi nel breve e medio termine, senza ricorrere a un’alleanza strutturale tra maggioranza e opposizione, ma lavorando su un cronoprogramma per il bene della città.

Le tensioni politiche a Matera e in Basilicata riflettono un malessere generale che, secondo Bennardi, è figlio di una politica che ha smarrito i suoi valori. «Serve un ritorno alla politica fatta di ideali e progetti condivisi, altrimenti continueremo a vedere disaffezione e protagonismi personali che non portano da nessuna parte», ha concluso il consigliere. Da Matera passiamo a Potenza. In studio arriva Michele Beneventi, assessore all’Ambiente del capoluogo che ha ufficializzato nei giorni scorsi il suo passaggio dal civismo a un movimento politico più strutturato, aderendo al progetto Basilicata a Casa Comune, guidato da Angelo Chiorazzo. Beneventi ha spiegato le motivazioni dietro questa svolta politica: «Dopo quasi due anni di mandato, abbiamo deciso di intraprendere un percorso più politico per rafforzare l’azione amministrativa della città. Crediamo che Basilicata Casa Comune rappresenti una visione lungimirante e l’unica via da seguire per il bene della comunità».

L’adesione di Beneventi al movimento segna un cambiamento significativo nella maggioranza che guida Potenza. «La città ha bisogno di maggiore azione politica e di una sinergia più forte con il governo regionale», ha sottolineato l’assessore, che non ha escluso che Potenza stia assumendo sempre più una connotazione di centro-sinistra.

Tuttavia, la situazione politica cittadina non è priva di tensioni. L’assessore ha riconosciuto le difficoltà legate alla frammentazione del panorama civico, con la scissione di Basilicata Casa Comune avvenuta nella fase iniziale del mandato. Nonostante ciò, Beneventi ha ribadito la sua coerenza e il suo impegno per un progetto politico che guardi al futuro della città e della regione. Beneventi ha poi tracciato un bilancio dei suoi primi 19 mesi di lavoro come assessore all’Ambiente, evidenziando i risultati raggiunti e le difficoltà incontrate. «Abbiamo ottenuto buoni risultati, soprattutto nell’ambito dell’ordinarietà, che è fondamentale per una città come Potenza. Tuttavia, ci sono ancora molte sfide da affrontare, a partire dalla carenza di personale, che rallenta inevitabilmente la realizzazione dei progetti». Tra i successi, l’assessore ha citato i numerosi progetti in corso, finanziati anche grazie ai fondi del

di Potenza»

PNRR e a quelli regionali ed europei. «Stiamo lavorando su nuove aree verdi, spazi di relax e aggregazione per i cittadini, ma spesso il clima ci penalizza, con inverni lunghi e piovosi che rallentano i lavori», ha spiegato. Guardando al futuro, Beneventi si è detto fiducioso sulle potenzialità di Potenza, grazie ai numerosi progetti in cantiere e alle risorse disponibili. Tuttavia, ha ribadito l’importanza di una maggiore collaborazione tra le forze politiche e di un’azione amministrativa più coordinata con il governo regionale: «La città soffre per la mancanza di una visione politica unitaria. È necessario guardare al bene comune e meno agli interessi di parte». Si avvicina il referendum del 22 e 23 marzo, che porterà gli italiani a esprimersi su un tema cruciale per il sistema giudiziario: la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. A Oltre il giardino gli avvocati Massimo Oriolo e Shara Zolla hanno animato un confronto serrato ma rispettoso, rappresentando le diverse posizioni sul tema. Da una parte l’avvocato Oriolo, portavoce del Comitato per il No, ha espresso le sue perplessità sull’iniziativa referendaria, definendola «estemporanea» e «inutile per i cittadini e gli operatori del diritto». Ha sottolineato che il sistema attuale, con la separazione delle funzioni, garantisce già l’autonomia e l’indipendenza del giu-

dice rispetto al pubblico ministero: «Non vedo alcuna violazione del principio di terzietà, che constato quotidianamente nella mia attività professionale». Dall’altra parte, la presidente della Camera Penale di Basilicata e sostenitrice del Sì Zolla, ha ribattuto che il referendum rappresenta una battaglia trentennale dell’Unione Camere Penali Italiane per garantire la piena attuazione dell’articolo 111 della Costituzione, che sancisce il diritto dei cittadini a essere giudicati da un giudice terzo e imparziale. «Questa riforma non è contro la magistratura, ma è una garanzia per i cittadini. Non si tratta di attaccare i magistrati, ma di garantire una separazione formale e sostanziale tra accusa e giudizio», ha spiegato. Oriolo ha messo in guardia contro i rischi di una politicizzazione del referendum, sostenendo che l’iniziativa sia «un tentativo di segnare una bandiera politica», senza apportare reali benefici al sistema giudiziario. Ha inoltre sottolineato che la separazione delle funzioni, già prevista dalla riforma Cartabia, garantisce l’indipendenza delle due figure. Zolla, al contrario, ha ribadito che la separazione delle carriere è necessaria per rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia: «Oggi la terzietà non è pienamente garantita. La riforma proposta non attacca l’autonomia della magistratura, ma la rafforza, distinguendo chiaramente i ruoli di chi accusa e chi giudica».

Bennardi e Beneventi a Oltre il giardino
Oriolo e Zolla a Oltre il giardino

In Basilicata 461 interventi già sostenuti per 59,1 milioni di euro, di cui 42,6 coperti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza

Agrisolare, nuove risorse Pnrr

Altri 800 milioni alle imprese

POTENZA. Ottocento milioni di euro in più per rafforzare competitività e sostenibilità delle imprese agricole e della trasformazione. Con la pubblicazione del nuovo bando legato alla misura “Parco Agrisolare” si amplia la dotazione finanziaria destinata all’installazione di impianti fotovoltaici sui fabbricati rurali, senza sottrarre superficie coltivabile. Le domande potranno essere presentate dalle ore dodici del 10 marzo fino alle ore dodici del 9 aprile 2026.Il successo dell’iniziativa ha spinto la Commissione europea a rifinanziare più volte l’intervento. Dalla dotazione iniziale di 1,5 miliardi si è passati a 2,3 miliardi dopo una prima rimodulazione. Con l’ulteriore incremento di 800 milioni la disponibilità complessiva raggiunge 3,15 miliardi di euro.Con i 2,35 miliardi già assegnati sono stati finanziati oltre 23.000 progetti. Il target di potenza da fonti rinnovabili è stato quadruplicato, passando da 375 megawatt a oltre 1.500 megawatt. Per il comparto agricolo significa un aumento della potenza installata del 47,7 per cento rispetto a quella esistente; con i progetti già realizzati la capacità solare cresce del 26 per cento. In alcune regioni del Mezzogiorno l’incremento è ancora più marcato: in Campania più 120 per cento, in Molise più 112 per cento, in Puglia più 76 per cento.In Basilicata i progetti già finanziati sono 461, per un investimento complessivo di 59,1 milioni di euro, di cui 42,6 milioni a valere sulle risorse del Pnrr. Un dato che conferma la forte adesione anche sul territorio lucano, con ricadute dirette in termini di riduzione dei costi energetici e ammodernamento delle strutture produttive.Oltre 15.000 imprese hanno già completato gli investimenti, installando circa 1.000 megawatt. Il nuovo avviso potrebbe sostenere tra 4.000 e 6.000 ulteriori

aziende.La misura copre con un contributo a fondo perduto dell’80 per cento l’installazione di pannelli sui tetti di stalle, cantine, magazzini e serre. Se gli impianti fossero stati collocati a terra avrebbero richiesto circa 3.000 ettari di suolo agricolo.Rilevanti anche gli interventi complementari. La rimozione dell’amianto consentirà di smaltire oltre 3,6 milioni di metri quadrati di materiale, pari al 2,4 per cento dei siti mappati a livello nazionale dal Ministero dell’Ambiente. Inoltre sono stati finanziati più di 17.000 sistemi di accumulo, per una capacità di 721 megawatt, pari al 7,9 per cento della capacità totale italiana registrata nel 2024 dal Gse.«La misura Parco Agrisolare dimostra il grande lavoro compiuto dal governo Meloni per rendere le imprese agricole più competitive e sostenibili», ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. «Con la dotazione originaria il Pnrr per l’agricoltura poteva contare su 3,6 miliardi, oggi sono 8,9 miliardi a disposizione dei nostri agricoltori e trasformatori».

MONGIELLO: «STRUMENTO ESSENZIALE»

Piano Parco del Pollino approvato dopo 30 anni

POTENZA. Con l’entrata in vigore del Piano del Parco nazionale del Pollino si apre una nuova fase per la più estesa area protetta d’Italia e per le comunità coinvolte. Si chiude così un percorso lungo e complesso, consegnando al territorio uno strumento di pianificazione, tutela e sviluppo sostenibile atteso da decenni.«Dopo 30 anni il Pollino dispone finalmente di uno strumento capace di guidare con equilibrio tutela ambientale, pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile», dichiara l’assessore regionale all’Ambiente e alla Transizione energetica della Regione Basilicata, Laura Mongiello. «L’efficacia del Piano rappresenta un risultato di grande importanza per la Basilicata e per l’intero sistema delle aree protette italiane perché consente di coniugare salvaguardia del patrimonio ambientale e prospettive di crescita delle comunità locali».Mongiello sottolinea il lavoro istituzionale condiviso tra Regione Basilicata, Regione Calabria, Ente Parco e amministrazioni locali, evidenziando l’approvazione unanime in Consiglio regionale. «Importante – afferma – il contributo dei consiglieri Mario Polese e Piero Lacorazza, che con spirito costruttivo hanno partecipato al confronto, favorendo un lavoro attento alle istanze dei territori».Un ringraziamento viene rivolto anche al Commissario straordinario dell’Ente Parco, Luigi Lirangi, e agli uffici tecnici coinvolti, per il dialogo istituzionale e il supporto amministrativo che hanno reso possibile il traguardo.

Utilizzati 4,6 milioni di euro, Cupparo: «Sostegno concreto alle Pmi lucane e alla loro capacità di innovare e creare occupazione»

Minipia, scorre la graduatoria: fondi per 10 imprese

POTENZA. Con determinazione dirigenziale firmata dalla direttrice del Dipartimento Sviluppo Economico, Giuseppina Lo Vecchio, la Regione Basilicata ha disposto lo scorrimento della graduatoria dell’avviso pubblico “Piani di Sviluppo Industriale attraverso pacchetti integrati agevolativi (Minipia)”. L’operazione è resa possibile dall’utilizzo di economie per 4,6 milioni di euro, derivanti da rinunce e da conferme di irricevibilità o inammissibilità delle istanze presentate.A darne notizia è l’assessore alle Attività Produttive, Francesco Cupparo, che sottolinea come lo scorrimento consentirà di finanziare ulteriori dieci progetti imprenditoriali, che si aggiungono ai cinquanta già istruiti. In questo modo si potranno sostenere iniziative risultate ammis-

sibili ma inizialmente escluse per esaurimento della dotazione finanziaria dell’avviso, pari a 21 milioni di euro, a fronte di investimenti complessivi superiori a 111 milioni di euro.L’elevato numero di candidature presentate, evidenzia Cupparo, «testimonia il forte interesse delle imprese lucane verso la misura», anche grazie all’attività di promozione realizzata in collaborazione con le associazioni di categoria.La misura Minipia rappresenta lo strumento agevolativo individuato per attuare gli obiettivi del Programma regionale, finalizzati a rafforzare ricerca e innovazione, introdurre tecnologie avanzate, sostenere la crescita sostenibile e la competitività delle piccole e medie imprese, nonché favorire la creazione di posti di lavoro attraverso investimenti produttivi. L’intervento punta inoltre a sviluppare competenze per la specializzazione intelligente, la transizione industriale e l’imprenditorialità nei settori individuati dalla strategia S3 2021-2027 della Regione Basili-

cata.«Intendiamo in questo modo rafforzare il sistema delle imprese radicate sul territorio, favorire la nascita di nuove realtà imprenditoriali ed evitare i rischi della temporaneità delle unità produttive di imprese esterne», afferma l’assessore. «Al contempo sosteniamo il processo di adeguamento del sistema produttivo lucano alle politiche europee in materia di transizione verde e sostenibilità».Tra i beneficiari rientrano micro, piccole e medie imprese, oltre a consorzi e società consortili, che costituiscono l’ossatura del tessuto produttivo regionale. «L’auspicio – conclude Cupparo – è che la misura possa stimolare nuove iniziative e accrescere la propensione all’innovazione dell’intero sistema economico lucano».

Partita ieri la 76ª edizione del Festival: la pignolese e il venosino tra i 30

Big pronti a conquistare l'Ariston

Sanremo 2026: Basilicata punta su Arisa e Chiello

Si sono accesi i riflettori sulla 76^ edizione del Festival di Sanremo e la Basilicata si è preparata a vivere una notte da protagonista. Ieri sera, martedì 24 febbraio, il Teatro Ariston ha dato il via ufficiale alla kermesse

con la prima esibizione dal vivo di tutti i 30 Big in gara. Per il pubblico lucano l'attesa è stata tutta per il ritorno di due eccellenze del territorio: la pignolese Arisa, che ha presentato il brano “Magica favola”, e il venosino Chiello, in ga-

ra con “Ti penso sempre”.A condurre la serata è stato Carlo Conti, affiancato dal debutto assoluto di Laura Pausini e dal co-conduttore Can Yaman. Proprio l'attore turco è stato al centro di uno dei momenti più suggestivi della puntata, l’incontro con Kabir Bedi: un passaggio di testimone tra i due storici interpreti di Sandokan a cinquant'anni dal debutto del personaggio originale.La gara è entrata subito nel vivo, sebbene senza eliminazioni. Ad aprire le danze è stata Ditonellapiaga con “Che fastidio!”, dando inizio a una maratona musicale che ha visto le esibizioni giudicate esclusivamente dalla Sala Stampa, Tv e Web. Solo a notte inoltrata sono state svelate le prime cinque canzoni più votate, fornendo un primo parziale termometro del gradimento critico.Oltre alla competizione, il palco ha ospitato grandi celebrazioni. Tiziano Ferro ha festeggiato i suoi 25 anni di carriera e ha presentato il nuovo brano “Sono un grande”, mentre lo

spazio dedicato alla memoria storica ha visto protagonista Gianna Pratesi: a quasi 106 anni, l’ex gelataia ha raccontato a Carlo Conti l'emozione del voto per la Repubblica nel 1946, portando all'Ariston un pezzo fondamentale dell'identità italiana.Mentre Gaia si è esibita sul palco di Piazza Colombo e Max

Pezzali ha fatto ballare gli spettatori dalla Costa Toscana ormeggiata al largo, i lucani sono rimasti incollati allo schermo per sostenere i propri beniamini. La Basilicata, terra di tradizioni e talenti emergenti, ha puntato quest'anno a lasciare un segno indelebile nel cuore della musica italiana.

Lunedì 3 marzo colloqui informativi su sordità e disturbi audio-vestibolari. Friolo: «Prevenzione e diagnosi precoce»

Open Day sull’udito negli ospedali di Matera e Policoro

MATERA. L’Azienda Sanitaria Locale di Matera, in collaborazione con l’Unità operativa complessa di Otorinolaringoiatria, organizza un Open Day informativo in occasione della Giornata della Sordità, per promuovere la salute dell’udito e fornire informazioni utili.

L’evento si svolgerà lunedì 3 marzo all’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera e all’Ospedale Papa Giovanni Paolo II di Policoro.

L’Open Day è rivolto a chiunque voglia ricevere informazioni sui disturbi dell’udito, dalle famiglie con bambini e ragazzi che presentano difficoltà uditive, agli anziani e caregiver, dai pazienti fragili ai cittadini interessati a conoscere meglio i percorsi diagnostici e assistenziali disponibili sul territorio. Durante la giornata saranno offer-

ti colloqui informativi individuali, orientamento sui percorsi di presa in carico e indicazioni per accessi rapidi nei casi urgenti o complessi. Sarà anche l’occasione per capire quanto siano collegati l’udito

e l’equilibrio: l’orecchio, infatti, non serve solo ad ascoltare, ma anche a orientarsi nello spazio, e la valutazione dei disturbi audio-vestibolari è fondamentale per garantire una diagnosi completa.

«La Giornata della Sordità – afferma il Direttore Generale dell’ASM, Maurizio Friolo - rappresenta un’importante occasione per sensibilizzare la comunità su un tema che incide profondamente sulla qualità della vita delle persone. Come Azienda vogliamo essere sempre più vicini ai cittadini, promuovendo prevenzione, informazione e accesso consapevole ai servizi. L’Open Day nasce proprio con questo obiettivo: offrire orientamento qualificato e rafforzare la cultura della diagnosi precoce” L’evento è informativo: non sono previste visite né esami clinici. Per partecipare occorre prenotare chiamando il numero 0835/252344 per Matera, dal 24 al 28 febbraio, dalle 12 alle 13. Per Policoro è possibile contattare il numero 0835/986231 dal 24 al 28 febbraio, dalle 11 alle 12.

Malattie Rare, disabilità e diritti: un forum alla Regione Basilicata

POTENZA. Su iniziativa di Marika Padula, Garante per le persone con disabilità della Regione Basilicata, si terrà venerdì 27 febbraio alle ore 16:30, presso la Sala Inguscio della Regione Basilicata, il convegno “Malattie Rare: disabilità, diritti e percorsi di vita”, ideato, promosso, organizzato e coordinato dalla stessa Garante nell’ambito delle attività istituzionali a tutela delle persone con disabilità.

L’iniziativa è promossa in occasione della Giornata dedicata alle Malattie Rare e nasce con l’obiettivo di valorizzare e rafforzare il coordinamento regionale già strutturato in materia di malattie rare, evidenziando l’importanza di una rete integrata capace di garantire percorsi diagnostici, assistenziali e riabilitativi efficaci e omogenei su tutto il territorio.

Il convegno vedrà la partecipazione di autorevoli professionisti del settore sanitario: il dott. Domenico Dell’Edera, Responsabile

Uosd Genetica ed Immunogenetica – Centro di Riferimento Regionale Asm; la dott.ssa Maria Cristina Mencoboni, pediatra e Vice Presidente Omceo Matera; il dott. Vito Cilla, già

Direttore di Distretto e consulente dello Sportello Malattie Rare – Asm; la dott.ssa Maria Laura Pisaturo, dirigente medico presso il Centro Regionale di Diagnosi Prenatale dell’Ao

San Carlo; e la dott.ssa Concetta Laurentaci, Responsabile Uosd Percorsi Riabilitativi Protesica –Asm.

Il loro contributo scientifico consentirà di approfondire lo stato dell’arte dell’organizzazione regionale, le buone pratiche già attive e le prospettive di ulteriore implementazione dei servizi dedicati. Particolare attenzione sarà dedicata al ruolo strategico del coordinamento regionale sulle malattie rare e allo Sportello dedicato attivo presso l’Asm di Matera, presidio fondamentale di orientamento, supporto e raccordo tra pazienti, famiglie e servizi sanitari. Lo Sportello rappresenta uno strumento operativo centrale del sistema regionale, facilitando l’accesso alle informazioni e garantendo una presa in carico più efficace e personalizzata. Nel corso dell’iniziativa sarà inoltre avviato un talk interattivo tra i presenti e i medici specialisti, che risponderanno alle domande

del pubblico, offrendo chiarimenti e approfondimenti in un confronto diretto e partecipato. Dopo i saluti istituzionali del Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata, Marcello Pittella, dell’Assessore alla Salute Cosimo Latronico e della Garante della Salute Tiziana Silletti, il confronto entrerà nel merito delle politiche regionali e delle azioni volte a consolidare ulteriormente la rete esistente tra istituzioni, sistema sanitario e associazionismo. «Le malattie rare – dichiara Marika Padula – richiedono un impegno costante e sinergico. Con questa iniziativa intendiamo valorizzare il lavoro già svolto dal coordinamento regionale e rafforzare strumenti operativi come lo Sportello Malattie Rare dell’ASM di Matera, promuovendo al contempo un dialogo diretto tra specialisti e cittadini». L’incontro è aperto a pazienti, famiglie, operatori sanitari, associazioni e cittadini.

La Garante regionale per le persone con disabilità Padula promuove l’iniziativa per rafforzare rete e tutela delle famiglie lucane

POTENZA Venerdì l’Assise approverà il documento fortemente condizionato dal Piano

Consiglio comunale: è l’ora del Bilancio di previsione

POTENZA. È convocato per venerdì alle ore 14 e 30, il Consiglio comunale di Potenza per la discussione e la relativa approvazione dell’aggiorna-

mento del Documento Unico di Programmazione (DUP) per il triennio 2026-2028 e dell’approvazione del Bilancio di previsione finanziario per

il triennio 2026-2028. Due documenti importanti per la città, che illustrano la visione di capoluogo che ha l’Amministrazione guidata dal sindaco Vincenzo Telesca. Questo bilancio come quelli degli ultimi anni e come quelli che verranno nei prossimi, è fortemente condizionato dal piano di riequilibrio finanziario. Potenza infatti sta restiuendo una massa debitoria importante, 84 milioni di euro. Il cosiddetto Patto Salvo Potenza, sottoscritto nel 2023 dalla precedente amministrazione ha permesso una rimodulazione del piano che grazie anche al contributo

statale riconosciuto nel 2024, pari a circa 29,8 milioni di euro per il periodo 2024-2033, potrà essere anticipato rispetto alla data iniziale individuata nel 2041. Dal 2022 al 2024 le somme destinate al ripiano del disavanzo hanno superato quelle previste. Le Amministrazioni che si sono succedute, con notevoli sacrifici hanno fatto un buon lavoro dimostando un’affidabilità non scontata. Ad ogni modo l’Amministrazione Telesca, stando allo schema di bilancio approvato in Giunta, vuole continuare sulla strade del rigore e del sacrificio. Per permettere di accantonare cifre mag-

giori rispetto a quelle necessarie per il ripiano, si è deciso di rimodulare le tariffe di trasporto e mensa scolastica, asili nido e utilizzo di impianti sportivi. Non sono state modificate invece le tariffe dell’Imu, Addizionale IRPEF e Imposta di soggiorno. Tanti saranno i punti del bilancio su cui discutere e tanti gli interventi sicuramente accesi da parte dell’opposizione. Il Bilancio di previsione dell’Amministrazione Telesca darà vita ad un confronto, si spera proficuo, per il bene della comunità. Non resta che attendere venerdì pomeriggio. R OS M OL

Accolto dal Comune di Potenza che permetterà ai ragazzi di mettere a frutto l'esperienza scolastica in campo lavorativo

Il programa “Desteenazione” fa tappa al liceo Gropius

Trasformare le esperienze dei giovani in opportunità occupazionali, sfruttando un progetto avviato lo scorso anno grazie alla programmazione del Comune di Potenza. È questa la missione di "Desteenazione", iniziativa presentata ieri mattina presso l’Istituto Coreutico e Musicale Walter Gropius di Potenza. L’evento ha dato il via a una serie di incontri dedicati ai giovani, con l’obiettivo di valorizzare le loro esperienze scolastiche attraverso percorsi di formazione e lavoro in un contesto educativo e stimolante. Il progetto si propone di creare una vera e propria comunità educante, capace di ascoltare e rispondere ai bisogni dei giovani, favorendo il loro inserimento nei circuiti formativi e occupazionali. Si tratta di un’iniziativa di grande valore umano, educativo e professionale, che punta a garantire i primi sbocchi lavorativi attraverso l’alternanza scuola-lavoro. Alla presentazione erano presenti il dirigente scolastico dell’Istituto Walter Gropius, Paolo Malinconico, l’Assessore alle Politi-

che dell’Istruzione del Comune di Potenza, Federica D’Andrea, l’Assessore alle Politiche Sociali, Anna Grieco, il Dirigente dell’Ufficio Politiche Sociali, Giuseppe Romaniello, la coordinatrice strategica del progetto, Domenica Capobianco, la responsabile della comunicazione, Lucrezia Brienza, e la Presidente della Cooperativa “Il Salone dei Rifiutati”, Sara Stolfi.

La giornata ha visto i giovani protagonisti nella fase di discussione e presentazione dei primi progetti, con l’obiettivo di acquisire competenze utili per il loro futuro. Il progetto mette al centro i giovani, sfruttando la loro energia e creatività per sviluppare iniziative di utilità sociale e promuovere un modello di formazione innovativo che coniuga lavoro e apprendimento.

Il dirigente scolastico Paolo Malinconico ha spiegato: «Come sempre cerchiamo di mettere al centro i ragazzi nelle iniziative della comunità. Questo progetto si concentra sulla formazione specialistica al lavoro, oggi chiama-

ta alternanza scuola-lavoro, attraverso una rete di partner autorevoli come “Il Salone dei Rifiutati” e il Comune di Potenza. L’obiettivo è coinvolgere i ragazzi in attività laboratoriali concrete».

Sara Stolfi, rappresentante della cooperativa “Il Salone dei Rifiutati”, ha aggiunto: «Il nostro ruolo è facilitare un percorso che parte dai ragazzi stessi, aiutandoli a realizzare progetti basati sui loro bisogni e sogni, per la scuola e la città. Grazie al sostegno del Ministero e del Comune, vogliamo riattivare spazi e attività ancora inesplorati, con il supporto della scuola e del liceo artistico».

L’Assessore Federica D’Andrea ha sottolineato l’importanza del progetto: «L’Istituto Gropius darà un valore aggiunto a questa iniziativa, che punta a trasformare i desideri dei ragazzi in azioni concrete. Il Comune di Potenza continua a investire nelle politiche giovanili, coinvolgendo le scuole della città in un percorso che guarda al futuro».

Il Dirigente dell’Ufficio Politiche Sociali, Giuseppe Romaniello, ha evidenziato: «“Desteenazione” è un progetto per i giovani e con i giovani, volto a costruire un patto educativo basato su conoscenza, protagonismo e creatività. Si tratta di un’iniziativa ministeriale che prevede l’apertura di almeno un centro giovanile in ogni provincia. A Potenza stiamo costruendo una rete con le scuole, affinché i ragazzi possano proporre idee innovative per migliorare la scuola e l’educazione. Presto partirà anche l’educativa di strada: un’équipe multidisciplinare visiterà i luoghi della movida e del divertimento giovanile per ascoltare i ragazzi e costruire insieme modalità di svago più sane e consapevoli». Un progetto ambizioso, dunque, che punta a creare un legame tra scuola, territorio e giovani, fornendo loro gli strumenti per diventare protagonisti attivi del cambiamento e del proprio futuro.

F RA M EN

Alcuni momenti della presentazione

Il primo cittadino di Oppido Lucano invita le famiglie a frequentare con continuità la struttura comunale sostenuta da fondi pubblici

Riaperto centro di aggregazione L’appello del sindaco ai giovani

DI EMANUELA CALABRESE

OPPIDO LUCANO. Il carnevale appena trascorso è stato l’occasione per tornare a vedere sorrisi, allegria e socialità condivisa nel Centro diurno di aggregazione di Oppido Lucano. Proprio prendendo spunto da questo evento, il Sindaco Mirco Evangelista ha rivolto ai concittadini un invito semplice ma essenziale, quello della frequentazione del Centro. «Portiamo i nostri ragazzi, facciamo passare la voce, partecipiamo. Un centro di aggregazione non vive perché qualcuno lo dichiara aperto: vive se la comunità lo attraversa e lo considera un posto proprio. La porta del Centro, invece, deve restare aperta, e per farlo serve l’impegno di tutti».

L’immobile, nel tempo, è stato oggetto di diversi interventi di riqualificazione ed efficientemento per ampliarne la superficie e migliorarne il funzionamento rendendolo sempre più aperto e fruibile ai bambini e ragazzi della comunità.

Come detto in apertura, «è stato riaperto il Centro Diurno di Aggregazione in occasione della festa di

Carnevale, con i sorrisi, la musica e la voglia di stare insieme. È stato un bel segnale, ma soprattutto è stato un inizio – racconta Evangelista- La vera sfida è mantenerlo aperto, tenerlo vivo ogni giorno, con continuità, con attività, con presenza. Un progetto da raccogliere tutti insieme, come comunità. Spesso si sente dire che in questo nostro territorio non ci sono strutture per i bambini e per i giovani. A volte è vero, mancano spazi, mancano opportunità, e alle famiglie resta solo l’arte di arrangiarsi. Ma noi non vo-

gliamo rassegnarci, a Oppido Lucano vogliamo dimostrare il contrario con i fatti: questa struttura c’è. E dirlo non basta. Perché un edificio, da solo, non è un centro, un centro esiste quando è aperto, quando è abitato, quando ogni pomeriggio diventa una possibilità concreta e non un’eccezione».

Il Centro è pensato per bambini, preadolescenti, adolescenti, giovani, e anche per chi vive fragilità o disabilità «ma, soprattutto, è uno spazio aperto a chiunque voglia frequen- tarlo. È un luogo dove si

può stare, partecipare, incontrarsi, costruire relazioni sane – incalza il Primo cittadino- Da adesso è aperto tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì: una presenza stabile, non un appuntamento “quando capita”».

L’Amministrazione Comunale «ha fatto una scelta concreta, riattivare il Centro mettendo in campo atti e risorse. Parliamo di un immobile di proprietà comunale concesso in comodato d’uso gratuito a “Promozione 80” per finalità sociali, e di un servizio di gestione garantito e fi-

nanziato da fondi pubblici, perché il sociale non si regge sulle intenzioni, si regge sull’organizzazione e sulle risorse». Con più di 45 anni di attività la Cooperativa è una realtà preziosa e consolidata nell’ambito sociale sul territorio. «Questo Centro –conclude Evangelista- è anche una scelta di libertà. Per entrarci non serve aderire a un’idea, non serve “essere di qualcuno”. Non ci sono diktat, non ci sono pressioni. C’è una regola sola, che vale per tutti: il rispetto. Perché il sociale, se è vero, non divide e non

Troppo costoso lo smaltimento, il Comune di Avigliano lancia un bando pubblico e assegna gratuitamente il materiale ai cittadini

Il sindaco regala il manto sintetico del vecchio stadio

AVIGLIANO. Smaltire il vecchio manto in erba sintetica dello stadio comunale di Avigliano sarebbe costato troppo. Per questo il sindaco Giuseppe Mecca ha scelto una strada alternativa: regalarlo ai cittadini.L’intervento di sostituzione del terreno di gioco, ormai necessario dopo oltre venti anni di utilizzo, prevede una spesa complessiva di 900 mila euro. Il campo attuale, posato nel 2001 e primo in Basilicata con questa tecnologia, è arrivato a fine ciclo dopo stagioni di attività sportiva quasi quotidiana e diverse proroghe tecniche.Nel quadro economico del progetto finanziato attraverso il Credito sportivo, una voce in particolare ha fatto riflettere l’amministrazione: 200 mila euro per il solo smaltimento del vecchio tappeto sintetico. «Oggettivamente troppo e per questo dovevamo inventarci qualcosa», ha spiegato Mecca.Da qui l’idea di mettere a disposizione della comu-

nità porzioni del manto da rimuovere, fino a un massimo di 100 metri quadrati per ciascun richiedente. Il materiale viene ceduto a titolo completamente gratuito, a condizione che siano i cittadini a occuparsi del ritiro. «Ciascuno deve venire a prendersi il proprio pezzo e portarselo via, per usarlo come meglio crede», ha chiarito il sindaco.Le richieste non si sono fatte at-

tendere. Il bando, aperto all’inizio di febbraio, è stato chiuso dopo appena dieci giorni. Sono arrivate 70 domande, sufficienti a coprire interamente i 7.000 metri quadrati di superficie da sostituire. È stata inoltre predisposta una graduatoria di circa venti riservisti, pronti a subentrare qualora qualcuno rinunci.Le destinazioni ipotizzate sono le più varie: giardini, spazi esterni

di abitazioni, aree gioco per bambini. Un modo per riutilizzare il materiale e, al tempo stesso, conservare simbolicamente «un pezzo di storia della nostra comunità».I lavori di rifacimento inizieranno tra aprile e maggio, al termine del campionato di Eccellenza lucana, categoria nella quale milita l’Avigliano, storica realtà del calcio regionale.Il risparmio derivante dall’operazione sarà reinvestito nello stesso impianto sportivo. Le risorse che sarebbero state destinate allo smaltimento saranno utilizzate per migliorare altre parti della struttura, dagli spogliatoi alla palestra, fino all’antistadio, al campo di atletica e al campo da tennis.«Credo che questa idea possa essere emulata da altre amministrazioni comunali che si trovano nella stessa situazione. Può rappresentare una soluzione concreta a vantaggio del bene comune», ha concluso Mecca.

Nicoletti

Trevisani si scaglia contro la Cgil: «Sindacato lasci stare la politica»

MATERA. Si accende il confronto politico attorno alla crisi dell’amministrazione Nicoletti al Comune di Matera. Dopo l’intervento del segretario generale della Cgil Basilicata e Matera, Fernando Mega, arriva la replica di Antonio Trevisani, vice presidente dell’associazione “Matera nel cuore”, che respinge le accuse e difende l’operato del sindaco.Mega aveva espresso «forte preoccupazione per l’instabilità politica» determinatasi a Palazzo di Città, parlando di una situazione «prevedibile» sin dall’insediamento dell’attuale amministrazione, definita di «anatra zoppa». Il segretario aveva invitato il sindaco Antonio Nicoletti ad assumersi la responsabilità di tornare al voto qualora non vi fossero più le condizioni per governare «in modo dignitoso» una città che, ha ricordato, è patrimonio Unesco, capitale europea della Cultura 2019 e capitale della cultura Mediterranea e del dialogo 2026. Nel suo intervento, Mega ha denunciato nove mesi caratterizzati da «politica del mercimonio», personalismi e trasformismi, parlando di una città lasciata nella confusione tra

crisi industriale, spopolamento e carenze infrastrutturali. Ha citato il turismo «al di sotto delle potenzialità», l’assenza di un cartellone eventi strutturato alla vigilia del 2026, la Cava del Sole di fatto chiusa, il teatro ancora incompiuto, la riqualificazione di piazza della Visi-

tazione bloccata, le criticità della strada statale 7 e dei collegamenti ferroviari, compresa la tratta Ferrandina – Matera. Ha inoltre sottolineato l’assenza di un terminal bus e il caro vita crescente, che spinge i giovani a lasciare la città, richiamando il dato sulla fuga dei cervelli in

Basilicata.A queste affermazioni replica Trevisani. «Ho appreso dagli organi di informazione il comunicato del segretario regionale della Cgil Basilicata sull’operato della giunta guidata dal sindaco Nicoletti», afferma. «Come cittadino, ex imprenditore, atleta paralimpico

della nazionale italiana e come vice presidente di “Matera nel cuore” esprimo tutta la mia indignazione».Secondo Trevisani, un rappresentante sindacale «non può e non deve mettere bocca nella politica della città», soprattutto perché, sostiene, l’attuale amministrazione «si sta occupando dei lavoratori». Il vice presidente ipotizza che il ritorno al voto possa essere «una manovra politica a livello nazionale e territoriale», chiamando in causa anche il consigliere comunale Bennardi.Trevisani difende l’azione della maggioranza, ricordando «le molteplici criticità ereditate» e i «danni causati dalla vecchia amministrazione», che a suo dire avrebbero riportato Matera indietro di venti anni. «Il sindaco Nicoletti e la maggioranza hanno avviato un lavoro serio e professionale per la nostra città», afferma, invitando la Cgil «a non fare politica che non compete» e Bennardi «ad ascoltare di più».Il confronto resta aperto in una fase delicata per l’assetto istituzionale cittadino, mentre la città si prepara alle sfide legate al 2026 e al rilancio economico e infrastrutturale.

Firmata la convenzione con l’associazione Jesus Buon Pastore: nel Quartiere Italia attività inclusive per la terza età

Policoro, assegnata struttura sociale agli anziani

POLICORO È stata assegnata all’Associazione di Promozione Sociale Jesus Buon Pastore la seconda infrastruttura per il sociale situata a Policoro, nel popoloso Quartiere Italia, tra il cosiddetto Secondo e Terzo Piano di Zona. A darne comunicazione è l’assessore alle Politiche Sociali della Città, Cinzia Mastronardi. Lunedì 23 febbraio la presidente dell’associazione, Maria Giulia Polidoro, ha sottoscritto con l’Ente la convenzione per l’utilizzo in comodato gratuito della struttura, che sarà destinata ad attività rivolte al mondo degli anziani.«Il lungo percorso di assegnazione delle due infrastrutture per il sociale – dichiara l’assessore Mastronardi – ha visto principalmente, attraverso gli uffici, l’analisi del bisogno del territorio, prevedendo tre aree di riferimento: anziani, adolescenti e disabilità». Un lavoro di program-

mazione che ha tenuto conto delle esigenze emerse nel tessuto cittadino e che punta a rafforzare i servizi di prossimità e l’inclusione sociale.La prima struttura, assegnata poco più di un anno fa all’associazione Anffas, ha consentito l’apertura, nella sede di

piazza Ripoli, dello Sportello Accoglienza Informazione, dedicato al mondo della disabilità e divenuto punto di riferimento per famiglie e utenti. La seconda, ora affidata alla Jesus Buon Pastore, amplia l’offerta rivolta alla terza età, con iniziative inclusive e ri-

creative. Tra queste il progetto «Non ti scordar di me», finalizzato a preservare la memoria storica di chi ha contribuito a costruire l’identità della comunità locale, valorizzando esperienze e racconti di vita.Le due infrastrutture, note come “casette di legno”, sono state finanziate con fondi europei 2014-2020 e realizzate tra il 2020 e il 2022 in punti strategici della città, con l’obiettivo di creare presidi stabili per il sociale nei quartieri più popolosi.«Adesso – conclude Mastronardi – si potrà dare spazio alla creatività di chi, vivendo il territorio con oltre 130 iscritti, potrà garantire maggiore attenzione ai nostri nonni, patrimonio da custodire e preservare». Un intervento che si inserisce in una più ampia strategia di sostegno alle fragilità e di promozione della partecipazione attiva della comunità.

Dopo il master all’Accademia Koefia, la giovane stilista materana debutta a Palazzo Beltrani conquistando pubblico e

«La Bambolina» della materana Giada Morando muove i primi passi a Trani

«La Bambolina» è il nuovo Brand con cui la “stilista” materana Giada Morando ha presentato domenica scorsa, la sua prima collezione di abiti sartoriali per l’alta moda, nella splendida location di Palazzo delle belle Arti Beltrani della città di Trani, nell’ambito della 4° edizione di “Le Catarinette del Cuore” organizzata magistralmente dall’associazione Forme della Presidente Elena BRULLI. Le otto creazioni della giovanissima Giada Morando, unica lucana che ha avuto la possibilità di sfilare, hanno letteralmente sorpreso, entusiasmato ed emozionato le centinaia di persone presenti, molti dei quali esperti e giornalisti del settore moda, suscitando in loro un enorme interesse per la bellezza e l’originalità dei modelli presentati, la vivacità dei colori utilizzati, l’eleganza e la cura nei dettagli che hanno letteralmente sorpreso i presenti determinando di fatto un successo per alcuni versi anche inaspettato.

Dopo tre anni di intenso studio utili per l’ottenimento presso l’accademia romana Koefia di alta moda del master alla Professione di Fashion Designer, di Modellista, e di esperto di Sartoria di Alta Moda, decide di affrontare la passerella in prima persona, spinta dal coraggio e soprattutto dal sogno di quella “Bambolina” che è in lei, come in ognuno di noi, desiderosa di esprimere attraverso gli abiti quella “bellezza” che se unita alla “manualità creativa” dell’arte sartoriale italiana, sa generare emozioni uniche e per questo magiche. Senza una maison alle spalle, con il solo aiuto di due colleghe Eleonora ed Annamaria, in meno di due mesi di duro lavoro, progetta, disegna e realizza otto splen-

didi abiti totalmente artigianali che da oggi rappresenteranno la sua prima vera collezione e l’inizio di un percorso il cui approdo potrebbe essere proprio l’apertura di un atelier dove poter far cresere la sua “Bambolina” e realizzare i propri sogni. L’evento moda “Le Caterinette nel Cuore 2026”, giunta alla sua 4° edizione, ha avuto il merito, grazie all’associazione “Forme” di Elena Brulli, di aprire le porte anche ai giovani talenti, riprendendo il percorso di valorizzazione della tradizione sartoriale tranese nata con la storica festa de “Le Caterinette” nel lontano 1955, per celebrare santa Caterina d’Alessandria, patrona delle sarte.Questa edizione dell’evento moda, oltre alla già citata Giada Morando ha visto la presenza di note maison e stilisti storici pugliesi ed in particolare

della città di Trani, tra i quali Maria Lafranceschina, Annalisa Crea, Marina Corazziari, SUM di Domenico Moschetta e Raffaele Gemiti e la perfomance di Anna Maria Vigliotti. Per Giada Morando, giovane dagli obiettivi chiari ed il carattere determinato, è fortissimo Il desiderio di esserci, la voglia i farcela, così come la consapevolezza che da giovane stilista in un mondo così selettivo e complesso come quello dell’alta moda, tanti saranno gli ostacoli da superare. Ma quel sogno ha già cominciato a prendere forma e con la testa già rivolta alle prossime sfide “la Bambolina” che ha cominciato a muovere i primi passi siamo certi saprà crescere e presto imparerà a correre, con la propria identità, senza mai dimenticare la propria storia e soprattutto le proprie origini.

Dall'arte del cucito al confezionamento di abiti di scena: il progetto per formare i nuovi professionisti della sartoria teatrale

Inizia a Rapone la Scuola di Sartoria: nel Paese delle Fiabe

Buone nuove dal Comune di Rapone, il quale comunica ai concittadini che partono ulteriori importanti azioni legate al progetto “Rapone Paese delle Fiabe- Basilicata culla di Fiabe” nell'ambito “Bando Borghi” Linea B del Ministero della Cultura. Il Comune difatti «apre ad un'opportunità unica per formare persone motivate che vogliano imparare l'arte della sartoria teatrale e artigianale e diventare i nuovi professionisti del settore, unendo tecnica, creatività e spirito d'iniziativa». In attuazione della Delibera di Giunta Comunale è stato indetto l’avviso pubblico per la partecipazione ad una “Scuola di Sartoria” Corso Intensivo 2026, nell'ambito del succitato Progetto, all'interno dell'Intervento 4 "Realizzare un Centro di sperimentazione" finanziato nell'ambito del PNRR e finalizzato a creare le competenze e le condizioni per confezionare abiti e costumi anche per eventi, spettacoli e produzioni artistiche quali quelli legati al brand “RaponePaese delle Fiabe”.

L'avviso è rivolto a tutti i cittadini «che intendono acquisire competenze sul confezionamento di abiti con l'intento di creare un gruppo di professionisti con la passione per la sartoria a cui offrire un'opportunità, in termini di visibilità e risorse, tali da poter trasformare una passione in un'attività imprenditoriale».

La Scuola di Sartoria intende «trasferire competenze d'eccellenza nel campo della sartoria, in particolare teatrale e di scena, oggi fortemente richieste dal mercato culturale e dallo spettacolo dal vivo; Formare nuovi professionisti capaci di trasformare il saper fare artigianato generando occupazione in particolare femminile e giovanile; Creare una filiera sartoriale capace di produrre abiti e costumi anche per eventi, spettacoli e produzioni artistiche; Generare coesione sociale, valorizzando la collaborazione tra cittadini italiani e stranieri e diffondere un modello di economia culturale inclusiva, in cui la qualità del lavoro manuale si intreccia con la solidarietà e l'in-

si cuce il futuro

contro interculturale -Il percorso, spiegano dalla Casa comunaleadotta una metodologia laboratoriale e partecipativa, fondata sul learning by doing e sull'integrazione di arte, tecnica e cultura materiale».

La Scuola di Sartoria «è aperta a cittadini italiani e stranieri, residenti nel Comune di Rapone, nei comuni limitrofi e sul territorio nazionale, con interesse o competenze di base nel cucito, nella moda, nella sartoria teatrale o nella creazione artigianale e motivati a intraprendere un percorso di formazione, integrazione e autoimprenditorialità nel campo dell'artigianato creativo. Per garantire pari opportunità e inclusione sociale, non sono previsti limiti di età, requisiti di reddito o titoli di studio obbligatori. I partecipanti diventeranno ambasciatori del savoir-faire sartoriale, protagonisti di un modello innovativo di impresa artigiana che coniuga eccellenza tecnica, radicamento territoriale e apertura nazionale».

La Scuola si svolgerà da Marzo a

Giugno 2026 (salvo proroghe) per un numero complessivo di 320 ore. Le attività avranno luogo a Rapone presso la Biblioteca delle Fiabe, in cui saranno messi a disposizioni dei discenti materiali e attrezzature per consentire un lavoro di qualità. «La frequenza del corso è obbligatoria per un minimo dell'80% delle ore complessivamente previste.

Gli allievi, sotto la guida dei docenti, presidieranno e implementeranno tutte le fasi di realizzazione dell'abito. Alla fine del percorso formativo è prevista l'organizzazione di una presentazione pubblica sia degli abiti sia delle possibilità della continuità del progetto da parte del Maestro incaricato. La partecipazione è gratuita».Tutti i cittadini interessati possono presentare richiesta di iscrizione, compilando il relativo modulo, entro e non oltre il 9 marzo 2026, inviando il modulo d’iscrizione via PEC all’indirizzo dell’anagrafe comunale, oppure consegnarlo a mano all'Ufficio Protocollo del Comune. E MANUELA C ALABRESE

La libertà di non assecondare il mercato: artista lucano firma un'opera matura dove le sue radici dialogano con l’universale

L’anarchia consapevole: Graziano Accinni e il coraggio di restare

Non sono un critico musicale in senso accademico. Non analizzo un disco partendo da formule o manuali di armonia. Sono, prima di tutto, un grande fruitore di musica. Uno che ascolta da sempre. Ho iniziato la mia «carriera» tra i dischi, facendo il DJ quando il vinile aveva ancora un odore preciso e un peso specifico tra le mani. E continuo a suonare la chitarra, con rispetto e passione, sapendo quanto sia difficile trovare una voce autentica tra le sei corde. È da questa doppia prospettiva, ascoltatore e musicista, senza pretese da cattedra ma con amore vero per la musica, che provo a raccontare «Le sei anarchie.»Ci sono dischi che si ascoltano distrattamente, mentre si guida o si scorre il telefono. E poi ci sono dischi che ti chiedono di fermarti. «Le sei anarchie» appartiene a questa seconda categoria. È uno di quei lavori che non si consumano: si attraversano. Non è musica da sottofondo, non è un riempitivo elegante. È un percorso che domanda presenza. Ti invita a rallentare, a sospendere il brusio continuo che ci accompagna ogni giorno, a concederti uno spazio diverso. E già questo, oggi,

è una presa di posizione. Graziano Accinni non firma semplicemente un album: costruisce un mondo sonoro coerente, riconoscibile, pensato. Il termine «anarchia» nel titolo potrebbe trarre in inganno. Non c’è ribellione gridata, non c’è rottura fine a se stessa. C’è piuttosto una libertà consapevole. La libertà di non aderire a formule già collaudate, di non inseguire strutture facili, di non piegare la scrittura musicale alle esigenze dell’immediatezza. È un’anarchia silenziosa. E proprio per questo più radicale.Sei direzioni, una radice viva«Le sei anarchie» evocate nel titolo sembrano sei traiettorie interiori. Sei movimenti dell’anima. Sei modi diversi di abitare la musica. Il disco si muove tra memoria e paesaggio, tra introspezione e contaminazione culturale, tra silenzi contemplativi e slanci ritmici. Eppure non c’è dispersione. Ogni brano dialoga con l’altro, ogni passaggio rimanda a una visione più ampia. Si percepisce chiaramente la radice lucana di Accinni. Ma attenzione: non è mai esibita come trofeo identitario. Non c’è folklore da cartolina, non c’è compiacimento nostalgico. Le radici qui sono materia viva. Respirano. Si trasformano.

È una Basilicata che non si chiude, ma si apre. Che dialoga con il Mediterraneo, con l’Europa, con suggestioni che arrivano da altrove. E questo, per chi racconta e valorizza i talenti della nostra terra, è un segnale importante: si può restare profondamente legati alla propria origine senza diventare provinciali. Si può essere locali e universali nello stesso tempo.La chitarra come coscienza narranteIl centro emotivo del disco è la chitarra. Non è semplice strumento guida: è voce narrante. Accinni non utilizza la tecnica per impressionare. La tecnica c’è, ed è evidente, ma è

sempre al servizio del racconto. Ogni fraseggio sembra cercare un equilibrio tra misura e intensità. Ci sono passaggi lirici, quasi sospesi, in cui le note sembrano adagiate con cura, come se ognuna avesse bisogno di spazio per esistere davvero. E poi ci sono momenti più terreni, più ritmici, dove il tocco diventa deciso, quasi percussivo. È come se la musica alternasse contemplazione e movimento, silenzio e cammino. Colpisce soprattutto l’uso dei vuoti. I silenzi non sono pause casuali: sono parte integrante della nar- razione. È in quegli interstizi che l’ascoltatore entra davvero dentro il brano. È lì che la musica smette di essere esterna e diventa esperienza.Un viaggio che cambia a ogni ascolto«Le sei anarchie» non è un disco da consumo immediato. Non offre scorciatoie melodiche, non punta al ritornello che resta in testa dopo trenta se- condi. È un lavoro che cresce nel tempo. Al primo ascolto affascina per atmosfera. Al secondo iniziano ad emergere dettagli, sfumature, piccoli cambi di dinamica che rivelano la cura artigianale con cui è stato costruito. Al terzo, forse, si inizia davvero a comprenderne la profondità. È musica che non si impone, ma si lascia scoprire. E questo

richiede un ascoltatore disposto a mettersi in gioco. Non è un’esperienza pas- siva. È un incontro.Libertà come responsabilitàLa vera anarchia di cui parla Accinni non è disordine. È responsabilità artistica. È la scelta di non adeguarsi. Di non semplificare per piacere. Di non accelerare per stare al passo con un mercato che chiede velocità e leggerezza. In un’epoca in cui tutto viene prodotto e consumato rapidamente, questo disco invita a fare il contrario: fermarsi. Restare. Approfondire. Ed è qui che la musica diventa qualcosa di più di un semplice prodotto culturale. Diventa gesto etico. Diventa coerenza. C’è un senso di integrità che attraversa tutto il lavoro. Si percepisce che ogni brano nasce da una visione chiara, non da un compromesso. Con «Le sei anarchie,» Graziano Accinni consegna un lavoro maturo, identitario, sincero. Un album che tiene insieme radici e ricerca, territorio e apertura, tecnica e pro- fondità emotiva. È un disco che non ha bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare. Non rincorre. Non strizza l’occhio. Non si adegua. Resta. E in tempi in cui tutto scorre troppo in fretta, restare, con coerenza, con libertà, con consapevolezza, è già una forma di rivoluzione silenziosa.

L’INTERVENTO

Dalle prefiche agli applausi: ecco come è cambiato il costume per gli eventi luttuosi

L’uso dei social media è recente, per secoli e secoli gli avvenimenti cruciali dell’esistenza degli uomini, nei nostri paesi hanno avuto un altro percorso.

Si trattava di costumi antichissimi che oggi sono ignorati, la forza dei nuovi strumenti di comunicazione li ha seppelliti totalmente, ma forse giova ricordarli, soprattutto alle nuove generazioni, perché non se ne perda la memoria.

Ѐ certo però che mentre cambia la comunicazione, mentre si fa strada una nuova ritualità, a volte poco comprensibile e paradossale, il dolore, lo strazio, la difficoltà ad accettare la fine di una esistenza, sono sempre gli stessi.

E anche se siamo consapevoli che nessuno potrà sottrarsi a quel destino, ci risulta assurdo, inaccettabile che qualcuno che ci è vicino e al quale ci legano ricordi, affetti, momenti lieti o difficoltosi, possa essere strappato prematuramente alla vita. Tra le cose della moderna

ritualità, una che appare davvero paradossale, è quella di applaudire il feretro quando esce dalla chiesa dopo la funzione funebre, quando invece sarebbe più opportuno un silenzio pregno di rispetto e raccoglimento. Così come non riusciamo a capire l’esigenza che molti avvertono, ad iniziare in alcuni casi dalle istituzioni, etc. etc. , di rendere pubblico il cordoglio attraverso i social, svuotandolo di fatto del significato più profondo e trasformandolo in un atto dovuto. Per non parlare di alcuni

comunicatori che per fare audience o per raccogliere un po’ di like, insistono in modo morboso e ossessivo sulla notizia luttuosa, a volte indugiando con foto e locandine funebre o avventurandosi persino in particolari morbosi. Si tratta di avvoltoi che si tuffano sulla notizia ponendo il loro ego e la loro mania di protagonismo davanti a tutto.

Una volta, nella nostra tradizione e in quella di tutto il Sud, c’erano le prefiche che interpretavano il dolore di tutti. Quei costumi affondavano le loro radici nella Magna Grecia e forse anche molto prima.

Ma chi erano le prefiche?

Erano donne retribuite per recarsi a casa del defunto e dietro compenso piangere, gridare e decantare le sue qualità, simulando un dolore disperato. Questa figura, tipica del Sud, serviva a dare prestigio al defunto, a guidare il lutto collettivo e ad aiutare i parenti stretti ad accettare quel destino..

Ma anche quando la famiglia non ricorreva alle prefiche, provvedeva in proprio al lamento funebre.

Un parente stretto del defunto si prodigava con “Annaccarata”. Il termine "Annaccarato" deriva dal dialetto meridionale “annacare” (cullare, dondolare). Indica, infatti, il caratteristico andamento dondolante, quasi una danza lenta, che i portatori imprimevano alle statue sacre o alle bare durante le processioni del Venerdì Santo. Infatti Annaccarata aveva tale caratteristica e l’incidere del lamento era cantilenante e dondolante appunto. Una vicina di casa o una parente non convivente provvedeva poi a fare “U cursë”, vale a dire preparava ed a portava a casa dei familiari del defunto qualcosa da mangiare. Tutta la ritualità aveva uno scopo ben preciso: rendere sopportabile e accettabile la scomparsa di un proprio caro, di un amico, di un componente della comunità conosciuto da tutti.

In conclusione, cambiano i costumi, cambia il modo di affrontare una perdita, ma il dolore per una perdita ha sempre la stessa intensità.

Poste Italiane: grazie a Polis installate 6 colonnine di ricarica in Basilicata

Servizi Digitali” di Poste Italiane che ha come obiettivo quello di permettere la coesione economica, sociale e territoriale del Paese.

Poste Italiane infatti si è sempre distinta per il suo impegno alla sostenibilità attraverso azioni concrete che ogni giorno diminuiscono il suo impatto sul pianeta, puntando all’utilizzo di energie rinnovabili per gli edifici e per la flotta aziendale. In questo quadro complessivo, Poste Italiane si è impegnata ad attivare entro il 2026 10mila punti di ricarica elettrica 2x22kW tipo Quick, con una significativa quota di FAST DC da 50kW. In questo modo, viene data attuazione all’incentivo alla mobilità sostenibile tramite l’installazione di un’infrastruttura di ricarica (IDR) per veicoli elettrici presso i parcheggi (privati di Poste Italiane o pubblici) in prossimità di uffici postali. Il programma di installazione

passa attraverso la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra Poste Italiane e le istituzioni locali, dove ogni comune interessato potrà fornire, senza alcun onere a carico dell’amministrazione, un ulteriore servizio a cittadini e turisti, incentivando la mobilità sostenibile.

In particolare, in provincia di Potenza sono state installate 5 colonnine, a Sasso di Castalda, a San Paolo Albanese, a San Costantino Albanese, a Tito e a Rionero in Vulture, una a Cirigliano in provincia di Matera per un totale quindi di 6 colonnine di Poste Italiane nella sola Basilicata da inizio anno, un numero significativo se si tiene conto che oggi in tutta Italia sono disponibili circa oltre 60mila colonnine. Con questi risultati il Gruppo Poste dimostra ancora una volta di essere al servizio dell’Italia, creando valore per le comunità territoriali e nell’interesse del sistema Paese.

LA RUBRICA DI CRONACHE: Dalla rassegnazione

del disincanto al coraggio della responsabilità individuale

Appunti di realtà: 25 febbraio «La moda della sfiducia»

DI DINO QUARATINO

C’è una tendenza che non conosce crisi, non teme inflazione e non passa mai di moda: la sfiducia. Sfiducia nella politica. Sfiducia nelle istituzioni. Sfiducia nei giovani «che non hanno voglia». Sfiducia negli adulti «che hanno rovinato tutto». Sfiducia nei rapporti, nei progetti, nelle promesse. Perfino nel futuro, che ormai trattiamo come qualcosa da osservare con prudenza, più che da costruire con fiducia. È diventata una postura. Un modo di stare al mondo con l’aria di chi ha già capito tutto, e quindi non ha più nulla da rischiare. La scena è quotidiana: bar, uffici, cene tra amici, social network. Qualcuno pronuncia la frase definitiva: «Tanto non cambierà mai nulla.» Annuiscono tutti. La discussione si spegne. Il disin- canto vince per inerzia. È sorprendente come la rassegnazione riesca sempre a sembrare maturità. Oggi la sfiducia viene spesso scambiata per lucidità. Se sei fiducioso, sei ingenuo. Se credi nel cambiamento, sei idealista. Se investi nelle persone, sei illuso. Ma forse abbiamo solo smesso di sopportare la fatica della responsabilità. Perché credere richiede impegno. Sperare richiede coraggio. Costruire richiede disciplina quotidiana. La sfiducia, invece, è comoda. Non ti espone. Non ti obbliga a metterti in gioco. Non ti chiede coerenza nel tempo. Ti permette di restare spettatore, con lo sguardo critico e le mani pulite. Peccato che la realtà non si trasformi con le mani in tasca. La sfiducia non è neutra. È un’energia che modifica il clima in cui viviamo. Quando smetti di credere nella possibilità di migliorare qualcosa, smetti di investirci. Quando smetti di investirci, quel qualcosa si indebolisce. Quando

si indebolisce, ti senti confermato nella tua previsione. È un meccanismo elegante. E profondamente sterile. Sì, i problemi esistono. Le contraddizioni sono evidenti. Gli errori sono reali. Negarlo sarebbe ingenuo. Ma trasformare la complessità in rassegnazione è una scelta. E ogni scelta contribuisce a disegnare il contesto in cui viviamo. La vera forza non è negare le dif- ficoltà. È decidere che non avranno l’ultima parola sulla propria direzione. Non è ottimismo superficiale. È disciplina interiore. Significa non lasciare che il contesto abbassi il tuo standard. Significa non adeguarti al livello medio del cinismo. Significa continuare a generare valore anche quando il clima è fred- do. È facile essere entusiasti quando tutto funziona. È facile essere corretti quando conviene. È facile essere presenti quando si è applauditi. La misura si vede quando il terreno è instabile. Quando nessuno garantisce risultati. Quando potresti tirarti indietro, e invece scegli di restare. In un tempo in cui l’indignazione è permanente e la memoria è breve, ser-

vono persone profonde. In un tempo in cui tutti commentano, servono persone che agiscono. In un tempo in cui il rumore domina, servono persone che costruiscono silenziosamente. La sfiducia è contagiosa. Ma anche la coerenza lo è. Ogni gesto responsabile alza il livello. Ogni parola costruttiva modifica il tono. Ogni scelta coraggiosa amplia lo spazio del possibile. Non è retorica. È dinamica umana. Il futuro non si eredita. Si costruisce. E si costruisce prima dentro, poi fuori. Forse la vera irriverenza oggi è questa: non uniformarsi alla rassegnazione dominante. Non scambiare il cinismo per maturità. Non accettare che il disincanto diventi la normalità. Continuare a credere nella dignità dell’impegno. Continuare a migliorarsi anche quando nessuno lo chiede. Continuare a scegliere qualità, anche quando il rumore sembra vincere. La sfiducia è una moda. La responsabilità è una forza. Le mode passano. La forza resta. E quando abbastanza persone decidono di non essere più spettatori, la realtà non può che iniziare, lentamente ma inesorabilmente, a cambiare direzione. La sfiducia non è un destino. È un’abitudine. E come tutte le abitudini, può essere cambiata. Basta una decisione semplice e radicale: non lasciare che il rumore collettivo spenga la propria voce interiore. Non permettere al cinismo di diventare la propria identità. Non confondere la prudenza con la rinuncia. Perché la realtà non cambia quando tutti parlano. Cambia quando qualcuno decide di agire con coerenza. E ogni volta che scegliamo di costruire invece di commentare, di investire invece di giudicare, di credere invece di arrenderci, stiamo già spostando il futuro nella direzione giusta. Non serve essere in molti. Serve iniziare. Con lucidità. Con coraggio. Con costanza. Il resto verrà di conseguenza.

Il Palazzo Italia e ACI promuovono la formazione professionale e diplomi europei per nuovi chef tra Basilicata e Romania

Il filo diretto Potenza-Bucarest: esportare identità e creare lavoro

La Basilicata guarda all’Europa partendo dall’eccellenza enogastronomica e dalla formazione. A Bucarest, presso la sede di Global School Palazzo Italia, il workshop «Insieme educhiamo i bimbi ed i giovani» ha confermato il valore internazionale della cucina lucana come ambasciatrice di identità e salute. L’iniziativa, promossa in sinergia con l’Associazione Cuochi Italiani (ACI), corona un percorso decennale di partenariati con scuole ed enti romeni per unire la crescita professionale alla promozione della sana alimentazione.Secondo Giovanni Baldantoni, presidente di Palazzo Italia Bucarest, il modo più efficace per valorizzare il riconoscimento Unesco alla cucina italiana consiste nel preparare chef che siano autentici interpreti del territorio e nell’avviare programmi nelle scuole. Un im-

pegno condiviso con la presidente ACI, la chef Enza Barbaro, da trent’anni attiva nella formazione e nella valorizzazione della figura femminile nel settore. Al centro della strategia c'è la difesa del patrimonio della Dieta Mediterranea, distinguendo chiaramente l'autenticità italiana dalle imitazioni diffuse all'estero.Il progetto punta sulle nuove generazioni, coinvolgendo famiglie e insegnanti nella consapevolezza che lo stile alimentare dei giovani dipenda dal comportamento degli adulti. L’ACI promuove un modello ispirato alla piramide alimentare: più ortaggi e legumi, meno grassi, lotta allo spreco e metodi di cottura salutari. Questa visione ha portato alla nascita della «Cucina Euromediterranea», una proposta che rivisita le ricette tradizionali dei Balcani e della Basilicata in chiave moderna e saluti-

sta, pronta ad approdare anche nelle scuole lucane nel corso del nuovo anno.Fondata nel 2019, la Global School Palazzo Italia offre corsi per cuochi e pizzaioli con diplomi riconosciuti dal Ministero del Lavoro e dell'Istruzione, facilitando l'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro europeo. Con una sede operativa anche a Potenza, la struttura agisce come

un ponte tra la Basilicata e i Balcani, trasformando il cibo in una leva strategica per il turismo delle radici. La cucina diventa così uno strumento di sviluppo economico e identitario: quando le comunità all'estero promuovono i prodotti autentici, stimolano i visitatori a scoprire i territori d’origine, costruendo il futuro partendo dalla cultura della tavola.

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Cronache del 25 febbraio 2026 by Cronache - Issuu