MARTEDÌ 25 AGOSTO 2026 • ANNO XI N. 187
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
IL PREMIER NELLA CITTÀ REATINA NEL DECENNALE DEL SISMA: «IN QUESTI ANNI TANTE DIFFICOLTÀ»
Amatrice, applausi per Giorgia Meloni: «Rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente»
Lamattina a pag 3
MATRICIDIO, CONVALIDATO IL FERMO PER SANTAMARIA ED EFFETTUATA L’AUTOPSIA SUL CORPO DI MARIA VITTORIA
ORA LA PERIZIA PSICHIATRICA Procura e difesa d’accordo sull’incidente probatorio. Attesa per la nomina del perito. L’avvocato Di Lena: «Formalizzerò la richiesta di trasferimento in una struttura specializzata» _
SUI MIGRANTI
BORGO MEZZANONE
Nel Foggiano bracciante ucciso perché avrebbe sfidato le regole del racket dei caporali: la Procura indaga contro ignoti
«Non vedo nessuno scontro tra Italia e Germania»
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DI LUCIA STEFANIA MANCO
on vedo nessuno scontro tra Italia e Germania», così, ieri, Stephan Kornelius, portavoce del cancelliere tedesco Mertz, in una conferenza stampa ha provato a “ricucire” il rapporto tra Roma e Berlino sulla questione migranti. La tensione resta, anche alla luce del fermo e della multa alla Ong tedesca Sea Watch 5, ormeggiata (...)
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Mollica a pag 8
POTENZA L’aggressione del tunisino “armato” di pitbull. Il centro storico non è più il luogo sicuro che conoscevamo
Non è un episodio isolato
Dellapenna a pag 18
Marino
TRENI
■ Servizio
a pag 11
_ MATERA
Nel 2024 fecero un agguato al Parco Venusio: 3 in manette per 5 colpi d'arma da fuoco su una coppia in auto
L’INTERVISTA «LA COMUNITÀ HA BISOGNO DI RISPOSTE CONCRETE»
Teana sceglie il riformismo: il sindaco Marino aderisce a Italia Viva Basilicata
a pag 6
Pepe: «Sulla tratta Potenza-Taranto, mezzi diesel solo per esigenze logistiche. Flotta lucana ammodernata, parlano i fatti»
La vignetta di M. Bochicchio
■ continua a pag 4
■ Magrì
■ Servizio
a pag 22
_ INCENDI
Il fuoco brucia ettari di terreno: da Genzano a Tricarico a Garaguso, uomini in azione per spegnere le fiamme ■ Calabrese
Servizio a pag 20
a pag 13
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Italia e Mondo Il Premier nella città reatina nel decennale del sisma
Amatrice, applausi per Giorgia Meloni: «In questi dieci anni sono state tante le difficoltà, troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente»
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DI ROBERTO LAMATTINA
pplausi e incoraggiamenti a Giorgia Meloni durante la sua visita ad Amatrice dieci anni dopo il sisma. Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha partecipato alla cerimonia che ha ricordato il decennale LE PAROLE DI ZUPPI La cerimonia è stata presieduta dal Cardinale Zuppi. Il capo dei vescovi italiani ha voluto ricordare la situazione non solo abitativa ma anche sociale. «Sono stati dieci anni duri. Il processo non è compiuto, consapevoli del molto che è stato fatto, siamo ancora sospesi: ‘Amatrice non c’è più e non c’è ancora”, ma pezzo per pezzo riappare, in uno sforzo che ha delle proporzioni gigantesche», ha detto Zuppi che ha aggiunto «quando si rimane distanti gli uni dagli altri o quando non c’è ancora la piazza del paese è difficile, ma siamo sicuri che tornerà a essere piena di persone». IL SOPRAVVISSUTO
E LA MELONI Il Presidente del Consiglio ha deposto una corona di fiori presso il memoriale che ricorda i caduti del tragico evento. Durante queste cerimonia un cittadino di Amatrice che ha perduto la famiglia nel sisma ha cercato di raggiungere Giorgia Meloni, fermato dal servizio di sicurezza, è stato poi avvicinato dalla stessa premier. Il capo del governo si è trattenuto a parlare con lui che si è detto soddisfatto e felice per l’incontro. LA SFIDA DELLA RICOSTRUZIONE «Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016. Alle 3.36 la prima, terribile, scossa della drammatica sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia, distruggendo interi borghi e colpendo un pezzo vastissimo del nostro territorio nazionale. Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione», ha
scritto in mattinata Meloni sui social. «In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati – ha proseguito la premier – testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata». «In questo cammino sono tornati a splendere anche alcuni dei simboli più significativi e identitari del territorio. Come la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016. Altrettanto incessante – secondo Meloni – l’impegno per sostenere la ripresa economica e
sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare ad essere vivi e vitali. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili. L’obiettivo –
conclude il Presidente del Consiglio – rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale». MATTARELLA APRE L’ANNO SCOLASTICO Intanto il Presidente della Repubblica Mattarella ha comunicato che andrà proprio nel cratere, nella scuola “Sergio Marchionne” per inaugurare l’anno scolastico. È evidente che l’Italia ha accettato la sfida della ricostruzione ad Amatrice e intende portarla a termine.
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Kornelius, portavoce del cancelliere Mertz: «Lavoriamo insieme con reciproca fiducia»
Migranti, «Nessuno scontro con l’Italia»
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su migrazione e asilo, entrato in vigore a giugno scorso. Il nodo on vedo nessuno principale è il trasferimento dei scontro tra Italia e cosiddetti “dublinanti”, ovvero i Germania», così, ie- migranti che dopo essere stati ri, Stephan Kornelius, portavoce identificati in un Paese si spostadel cancelliere tedesco Mertz, in no in un altro Stato dove presenuna conferenza stampa ha prova- tano domanda di asilo. Il dossier to a “ricucire” il rapporto tra Ro- sarà sul tavolo dell’incontro bima e Berlino sulla questione mi- laterale tra Piantedosi e il suo granti. La tensione resta, anche omologo tedesco, Dobrindt, prealla luce del fermo e della multa visto per settembre. alla Ong tedesca Sea Watch 5, or- Ad innescare il braccio di ferro meggiata nel porto di Napoli, che tra Roma e Berlino, che ora il per il ministro dell’Interno, Pian- portavoce tedesco minimizza, è tedosi avrebbe violato le norme stata la stretta sulle politiche di durante un intervento di soccor- accoglienza avviata da Merz, sotso nel Mediterraneo. Il cuore del- to la pressione dell’ascesa nei la questione che anima da mesi il sondaggi della destra di Alterdibattito a livello europeo è l’at- native fur Deutschland. L’antuazione del nuovo patto dell’Ue nuncio del ripristino forzato dei DI LUCIA STEFANIA MANCO
trasferimenti dei “dublinanti” verso l’Italia è avvenuto nel mezzo della crisi diplomatica tra Roma e Madrid dopo la vicenda di Ceuta, sfociata con la chiusura di Schengen con la Spagna. La decisione ha scatenato una dura reazione da parte italiana. Roma ha anche chiesto a Berlino un maggiore coinvolgimento finanziario per i soccorsi effettuati nel Mediterraneo da parte delle organizzazioni umanitarie tedesche. A sollevare la questione è stato il ministro Piantedosi. Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, da ottobre 2022 circa 22.500 persone sarebbero arrivate in Italia attraverso organizzazioni umanitarie tedesche. Altre 4.500 sarebbero state soccorse da organizzazioni europee a bordo di navi battenti bandiera tedesca. Il quadro tracciato evidenzia che alla Germania sarebbe riconducibile quasi il 64 per cento degli arrivi in Italia attraverso navi private di soccorso. Da qui la necessità di trovare una soluzione sul piano economico. Il riferimento è ai migranti che hanno fatto il loro primo ingresso nell’Ue attraverso l’Italia e che dopo hanno presentato domanda di asilo in Germania. Ad attaccare le Ong impegnate nei soccorsi in mare anche il vice premier e leader della Lega Matteo Salvini, accusandole di portare “migranti irregolari” in Italia. La tensione è salita con la vicenda della Ong tedesca Sea Watch 5, ormeggiata nel porto di Napoli, dove era arrivata il 17 agosto con
migranti a bordo soccorsi in acque internazionali. È stata sottoposta a un fermo amministrativo di 45 giorni e ad una sanzione di 7.500 euro. «La nave - ha scritto sui social Piantedosi - ancora una volta non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare. Una grave violazione normativa: le attività di soccorso in mare devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle Ong». Intanto, dopo la Germania, anche l’Austria, la Svizzera, la Svezia e la Finlandia procederanno con i trasferimenti verso l’Italia dei migranti, nel rispetto del nuovo Patto sulla migrazione dell’Unione. La procedura era stata bloccata dal governo italiano nel 2022. Resta il timore da parte tedesca che la posizione italiana possa mettere a rischio il nuovo Sistema europeo comune di asilo (Geas). Ieri il governo tedesco ha posto l’accento sulla necessità di una collaborazione, minimizzando le tensioni.«Non vedo nessuno scontro», ha detto il portavoce di Merz, affermando che tra «tra Italia e Germania c’è una stretta collaborazione sulla politica migratoria in uno spirito di amicizia e fiducia reciproca». Kornelius ha inoltre ribadito il valore sul patto Ue sulle migrazioni (Geas) che «garantisce ordine e sicurezza», sottolineando che il governo federale chiede che il sistema comune d’asilo venga implementato in modo « paritario a livello europeo».
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martedì 25 agosto 2026
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Nel giorno del 35° anniversario dell’indipendenza, oltre trenta Paesi si ritrovano nella capitale ucraina per rafforzare il sostegno a Zelensky
Ucraina, Kiev riunisce i Volenterosi: sicurezza e pace al centro del vertice N
DI VITO ERRICHETTI
el giorno in cui l'Ucraina celebra il 35° anniversario dell'indipendenza dall'Unione Sovietica, la Coalizione dei Volenterosi è tornata a riunirsi a Kiev per rafforzare il sostegno al Paese, discutere nuove garanzie di sicurezza e aumentare la pressione sulla Russia. Al vertice, organizzato in formato ibrido, hanno partecipato oltre trenta Paesi. A co-presiederlo sono stati il premier britannico Andy Burnham, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Macron ha partecipato da remoto, mentre Burnham e Merz erano a Kiev. IL SOSTEGNO EUROPEO A KIEV Per Burnham si è trattato della prima visita internazionale da quando ha assunto l'incarico di primo ministro. A Kiev il premier britannico ha ribadito il sostegno di Londra all'Ucraina e annunciato un ulteriore passo nella cooperazione militare: il Regno Unito consentirà a MBDA di condividere informazioni tecniche sui componenti britannici dei missili da crociera SCALP, aprendo la strada alla loro produzione e assemblaggio in Ucraina.Tra i leader presenti nella capitale ucraina figurano il presidente del Consiglio europeo António Costa e diversi rappresentanti dei Paesi nordici e baltici. La Nato ha partecipato attraverso la vicesegretaria generale Radmila Šekerinska, collegata da remoto. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso parte alla riunione in videoconferenza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha inoltre avuto un colloquio telefonico con l'omologo ucraino Andrii Sybiha, ribadendo il sostegno italiano a Kiev.Sul fronte europeo è arrivata anche la conferma di ulteriori 6,1 miliardi di euro destinati all'Ucraina per gli acquisti nel settore della difesa. Al centro delle discussioni sono finite soprattutto le
esigenze di difesa aerea, in vista di un nuovo inverno segnato dal rischio di intensi bombardamenti russi. ZELENSKY: «VOGLIAMO LA PACE, MA NON CI ARRENDEREMO» Nel giorno dell'anniversario dell'indipendenza, Zelensky ha ribadito la disponibilità dell'Ucraina a perseguire una soluzione diplomatica, escludendo però qualsiasi accordo che comporti la resa del Paese o la rinuncia ai territori. Il presidente ucraino ha sottolineato che Kiev vuole la pace, ma non accetterà condizioni imposte dalla Russia.Sul piano diplomatico, Zelensky ha riferito di un possibile schema per arrivare alla fine del conflitto basato su tre elementi: un cessate il fuoco, la creazione di una zona economica franca e il ritiro delle truppe. Si tratta, secondo il presidente ucraino, di proposte discusse con gli interlocutori statunitensi ed europei e ancora da tradurre in un accordo concreto.Zelensky ha inoltre indicato una possibile finestra temporale per i negoziati, dal vertice del G20 previsto a Miami a dicembre fino alla fine dell'estate 2027.
L'obiettivo, secondo il presidente ucraino, sarebbe sfruttare questo periodo per costruire le condizioni necessarie a una soluzione diplomatica.Il presidente ha invece respinto l'ipotesi di elezioni durante la guerra, sostenendo che un voto in assenza di condizioni di sicurezza potrebbe dividere profondamente il Paese. Le elezioni, ha ribadito, potranno essere prese in considerazione solo dopo un cessate il fuoco effettivo e con adeguate garanzie. MOSCA TRA MINACCE E NUOVE MOBILITAZIONI Dal Cremlino continua intanto ad arrivare un messaggio di fermezza. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha confermato la disponibilità russa a ricevere nuovamente gli emissari americani, mentre resta incerto il calendario dei prossimi colloqui tra Washington, Kiev e Mosca. Zelensky ha inoltre sostenuto che la Russia potrebbe prepararsi a una nuova mobilitazione di circa 300mila uomini dopo le elezioni parlamentari di settembre. Si tratta, però, di una valutazione riferita dal presidente ucraino e non di un piano russo ufficialmente con-
fermato. Sul terreno continua anche la guerra dei droni. Kiev ha intensificato gli attacchi contro infrastrutture energetiche, raffinerie e obiettivi industriali russi, mentre Mosca ha minacciato nuove ritorsioni contro l'Ucraina. CIVILI ANCORA NEL MIRINO Il vertice si svolge mentre la popolazione ucraina continua a pagare un prezzo altissimo. Gli ultimi giorni sono stati segnati da nuovi bombardamenti russi contro città e infrastrutture.Particolarmente grave è stato l'attacco contro un centro commerciale di Kryvyi Rih, città natale di Zelensky: il bilancio è salito ad almeno 16 morti e oltre 130 feriti, compresi numerosi bambini.Nella regione di Odessa, invece, un drone russo a propulsione a reazione ha colpito la locomotiva del treno passeggeri ZhytomyrOdesa. Il personale ferroviario aveva avviato in anticipo l'evacuazione dei passeggeri e il convoglio è stato fermato, evitando vittime tra i viaggiatori.Anche il territorio russo è stato colpito dalle incursioni ucraine. A Krasnodar, secondo le autorità russe, i detriti di un drone abbattuto hanno provoca-
to la morte di due bambini e il ferimento di altre nove persone, sette delle quali minorenni. LA PRESSIONE MILITARE NON SI FERMA Secondo i dati delle Nazioni Unite, luglio è stato il mese più sanguinoso per i civili ucraini dall'inizio dell'invasione su vasta scala, con 437 morti. Il dato conferma l'intensificazione degli attacchi mentre la guerra entra nel quinto anno dell'invasione iniziata nel febbraio 2022.La Coalizione dei Volenterosi si trova quindi davanti a un doppio obiettivo: rafforzare la capacità militare e difensiva dell'Ucraina e, contemporaneamente, mantenere aperto il canale diplomatico. L'Europa vuole garantire a Kiev nuove risorse e sistemi di difesa, mentre Zelensky continua a chiedere maggiori pressioni sulla Russia per arrivare a un cessate il fuoco.Il vertice di Kiev non produce dunque ancora un accordo di pace, ma conferma la linea degli alleati europei: sostenere l'Ucraina sul piano militare e finanziario e lavorare, parallelamente, alla ricerca di una soluzione diplomatica duratura.
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martedì 25 agosto 2026
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Giallo di Borgo Mezzanone, «Sono baracche, non abitazioni»
Ucciso perché avrebbe sfidato le regole del racket dei caporali S
La Procura indaga contro ignoti. Secondo quanto riportato dal quotidiano locale l’Immediato, il fratello lo avrebbe riconosciuto da un anello
DI TIZIANA MAGRÌ
arebbero stati un anello d’argento con pietra rossa, un pantalone e un paio di scarpe a restituire un nome al corpo ritrovato nel pomeriggio del 22 agosto nel bagagliaio della sua automobile, a pochi metri dalla baraccopoli di Borgo Mezzanone. A riconoscerli sarebbe stato Nazim, fratello di Sadam Houssain, bracciante agricolo di origine pakistana di 32 anni scomparso la sera del 4 agosto, tra le 19 e le 20, e mai più tornato alla baraccopoli dove viveva con altri connazionali. Il cadavere, in avanzato stato di decomposizione dopo diciotto giorni di ricerche, ha reso necessari approfonditi accertamenti per l’identificazione. Secondo quanto emerso sarebbe stato lo stesso Nazim, insieme ad un amico, a notare l’auto del fratello ferma nei pressi di Borgo Mezzanone ad avvertire i carabinieri. La Procura della Repubblica di Foggia ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio volontario. L’autopsia è stata eseguita nel pomeriggio di ieri al Policlinico Riuniti di Foggia, condotta dal professor Luigi Cipolloni, direttore della medicina legale. Al momento circolano due ipotesi distinte: quella di morte violenta e quella di un malore accusato durante il lavoro nei campi, con il corpo successivamente occultato. Intanto, gli investigatori starebbero ricostruendo gli ultimi giorni di vita del ragazzo: secondo le dichiarazioni rese da un connazionale, Sadam era solito accompagnare con la propria auto altri braccianti da Borgo Mezzanone alle campagne del basso Tavoliere, nei periodi in cui serviva la manodopera stagionale. Nessuna pista resta al momento confermata ufficialmente, né sono stati iscritti indagati. Sul caso sono intervenuti i sindacati tra cui Francesco Prundenzano di Confintesa: «Quella persona, prima di scomparire, era già invisibile». Più diretta la segreteria della Cgil Puglia, Gigia Bucci, che ha definito Borgo Mezzanone mal-
_ Luogo dell’accaduto Borgo Mezzanone
sano, quasi un approdo obbligatorio per gli immigrati che lavorano nei campi della Capitanata. Sadam Houssain aveva un regolare permesso di soggiorno e viveva in Italia da circa quattro anni, stabilitosi a Borgo Mezzanone insieme ad altri connazionali. Non era sposato, non aveva figli. Spesso lavorava al fianco del fratello Nazim e di alcuni amici nella zona di Cerignola. Borgo Mezzanone, dove risiedeva, resta tra i più grandi insediamenti informali di braccianti agricoli stranieri del foggiano – l’unico punto d’appoggio abitativo per migliaia di lavoratori come lui, in un territorio che non offre alternative regolari. UN GHETTO GIÀ SOTTO OSSERVAZIONE A Borgo Mezzanone vivrebbero tra le 4mila e le 5mila persone, quasi tutti uomini, arrivati da ogni parte del mondo. «Io qui ho visto pochissimi bambini», racconta Michele Chiuccariello, coordinatore del presidio permanente FLAICGIL nell’ex pista - lo chiamano tutti così perché sorge accanto a una vecchia pista dell’aeroporto militare, a una decina di chilometri da Foggia. «E’ una città nella città, un mondo parallelo», ci dice, descrivendo le condizioni abitative fatte di baracche senza
acqua, senza luce e senza fognature. La zona, ci spiega, è isolata e si trova in piena campagna: non ci sono strade percorribili dai furgoni, e per prendere l’unico autobus verso Foggia – che passa una volta ogni ora – i lavoratori devono incamminarsi a piedi per raggiungere la strada principale. La giornata comincia alle tre del mattino, tra chi parte e chi rientra dai campi della Capitanata, da Manfredonia a Cerignola, da Foggia a Lucera. Il sindacato segue anche altri insediamenti della zona, tra il “Gran Ghetto” di Rignano, e nel territorio di San Severo Torretta Antonacci, dove la manodopera si estende oltre all’agricoltura, all’edilizia, turismo, al fotovoltaico e alla metalmeccanica. Sul clima della baraccopoli dopo il ritrovamento del corpo di Sadam, Chiuccariellonon nasconde un attimo di rassegnazione: «L’aria è sempre la stessa». Della situazione nel suo complesso dice solo: «E’ una cosa incivile che nel 2026 esista ancora questa situazione». L’IPOTESI DEL RACKET SEMBRA ESCLUSA Alla nostra domanda se possedere un’auto possa costituire, per un bracciante, una sfida al controllo dei caporali, Chiuccariello risponde senza esitazione,
_ La vittima Sadam Houssain 32enne
ma allo stesso tempo dice di non conoscere il ragazzo: «Qui è pieno di macchine, non ce n’è una sola: i ragazzi si muovono così anche se con mezzi vecchi e spesso senza assicurazione». Il sindacalista sull’eventuale movente preferisce non esprimersi: «Non so niente, non mi permetto di dire cose che non so». A pesare sulla questione Borgo Mezzanone, ritornato sulle pagine delle cronache nazionali, secondo la FLAI-CGIL sono i cinquanta milioni di euro di fondi PNRR che sarebbero
stati stanziati per superare i ghetti nel foggiano e mai spesi. «Lo Stato non havoluto eliminare la baraccopoli», conclude, riportando la nascita del ghetto, oltre vent’anni fa, agli effetti della legge Bossi-Fini sull’immigrazione. Un’iniziativa legislativa che ha reso e rende ancora invisibili le persone che vivono in quelle non case. Toccherà ora alla Procura, attraverso l’esame autoptico e le testimonianze raccolte, stabilire cosa sia davvero accaduto a Sadam Houssain.
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Cronache Lucane Procura e difesa hanno chiesto l’incidente probatorio. L’avvocato Di Lena: «Formalizzerò la richiesta di trasferimento in una struttura specializzata»
Matricidio a Tito, convalidato il fermo per Santamaria: ora perizia psichiatrica S
DI ROSAMARIA MOLLICA
i è tenuta ieri mattina l’udienza di convalida del fermo di Giampiero Santamaria, reo confesso dell’omicidio della madre Maria Vittoria Carbone, avvenuto a Tito giovedì scorso. Una semplice formalità durata qualche minuto. I primi elementi sembrano far ipotizzare una possibile incapacità di intendere e di volere ma sarà necessario accertarla e a tal proposito la Procura di Potenza ha richiesto un incidente probatorio psichiatrico. Una richiesta già formulata dall’avvocato Antonio Di Lena durante l’interrogatorio nel quale Santamaria ha confessato l’omicidio. Probabilmente, a metà della settimana prossima, sarà nominato un perito che dovrà appunto valutare la capacità di intendere e di volere dell’indagato al momento dei fatti e l’eventuale pericolosità sociale. L’avvocato Di Lena non si è opposto alla richiesta
di convalida, riservandosi però di chiedere per il proprio assistito il trasferimento in una struttura specialistica. Un’istanza che sarà formalizzata dopo l’incidente probatorio. In udienza, per la Procura era presente la pm Antonella Mariniello, in sostituzione del titolare del fascicolo, Francesco Russo. Santamaria, attualmente detenuto nel reparto psichiatrico del carcere di Bari e sottoposto a terapia farmacologica, non ha potuto prendere parte all’udienza. Rimarrà a Bari almeno fino all’incidente probatorio. Parallelamente procede l’accertamento medico-legale. Ieri mattina è stato conferito al dottor Giuseppe Bertozzi l’incarico di eseguire l’autopsia sul corpo di Maria Vittoria Carbone. Le operazioni sono iniziate intorno alle 10. Non soltanto le cause della morte saranno al centro dell’esame, ma anche la determinazione dell’orario del decesso. Un elemento particolar-
mente delicato, sul quale intendono fare chiarezza i familiari della vittima, la madre e il fratello di Maria Vittoria Carbone, che si sono affidati all’avvocato Antonio Aulicino. La domanda è una sola: Maria Vittoria poteva essere salvata? Secondo la ricostruzione finora emersa, il 118 sarebbe stato allertato intorno alla mezzanotte, circa un’ora e mezza dopo che Santamaria aveva comunicato al padre quanto era accaduto. Una sequenza temporale che dovrà essere verificata e sulla quale gli accertamenti medicolegali potrebbero fornire elementi decisivi. Intanto resta anche la ricostruzione fornita dallo stesso Santamaria durante l’interrogatorio. Una confessione molto confusa, caratterizzata da momenti di forte agitazione e pianto. Alla base della tragedia, secondo la versione dell’indagato, ci sarebbe stata una lite per un telefono cellulare. Santamaria
avrebbe voluto scambiare il proprio telefono con quello della madre, perché il suo non funzionava correttamente. Poi sarebbe esploso il raptus. La dinamica sarebbe stata in parte riscontrata anche dagli accertamenti effettuati sul posto: la donna sarebbe stata sbattuta ripetutamente con la testa contro lo spigolo di un battiscopa e, una volta a terra, avrebbe ricevuto un calcio alla nuca. Dopo l’aggressione, Santamaria avrebbe chiamato il padre che in un primo momento non gli ha creduto. Successivamente Giampiero gli ha inviato alcuni video su WhatsApp, mostrando le immagini. A quel punto anche il padre ha compreso la gravità della situazione e si è presentato immediatamente sul posto. C’è poi un altro elemento da considerare: la terapia farmacologica che Santamaria avrebbe dovuto assumere il 13 agosto. Un’iniezione che viene somministrata ogni 28
giorni e che non sarebbe stata effettuata. Questo potrebbe aver influito sul comportamento del 31enne. Ora la parola passa agli esperti. Da una parte l’autopsia dovrà ricostruire con precisione le ultime ore di vita di Maria Vittoria Carbone e chiarire anche se e quanto tempo sia trascorso tra le lesioni e la morte. Dall’altra, l’incidente probatorio psichiatrico dovrà stabilire le condizioni di Santamaria al momento dell’omicidio. «Sto attendendo l’esito dell’incidente probatorio per chiedere il trasferimento in una struttura adeguata e non di tipo carcerario», ha affermato l’avvocato Di Lena. «Una struttura specializzata che possa seguirlo, in fondo è un soggetto che se assume regolarmente i farmaci e la terapia viene adeguatamente compensata non rappresenta un pericolo per nessuno. Del resto, non risultano episodi di violenza né prima né dopo il fatto dell’altra sera».
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Primo piano
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La Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità: «Necessario comprendere il percorso di presa in carico e i trattamenti individuati»
Tragedia Tito, Padula: «Sì a chiarimenti sul percorso assistenziale del figlio»
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n relazione alla tragica morte di Maria Vittoria Carbone e alla vicenda che vedrebbe coinvolto il figlio della vittima, già seguito dai servizi territoriali per una situazione caratterizzata da bisogni assistenziali complessi, la Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità della Regione Basilicata, Marika Padula, esprime profonda vicinanza alla famiglia della vittima e alle comunità coinvolte, profondamente colpite da una vicenda che impone rispetto, prudenza e grande senso di responsabilità. «Di fronte a un fatto di tale gravità – dichiara Padula – ogni valutazione sulle responsabilità e sulla ricostruzione degli eventi spetta esclusivamente agli organi competenti. Il mio intervento riguarda invece, per quanto attiene alle funzioni di Garante, il profilo della presa in carico del figlio della vittima da parte dei servizi competenti, la continuità dei trattamenti e le modalità di monitoraggio previste». Per questo motivo, la Garante intende chiedere chiarimenti in merito al percorso assistenziale e di presa in carico, alla continuità dei trattamenti e alle modalità con cui gli interventi previsti siano stati programmati, garantiti e monitorati nel tempo. «Ritengo necessario comprendere quale fosse il percorso di presa in
carico, quali trattamenti fossero stati individuati, con quale periodicità dovessero essere assicurati e quali procedure, protocolli assistenziali o modalità organizzative fossero previsti e concretamente adottati in caso di mancata effettuazione, interruzione o sospensione degli stessi. È importante comprendere anche quali sistemi di monitoraggio e di rivalutazione del bisogno fossero previsti e come fosse strutturato il raccordo con la famiglia e con gli altri servizi territoriali eventualmente coinvolti. L’iniziativa avrà carattere esclusivamente conoscitivo e istituzionale e non sarà finalizzata ad anticipare giudizi o ad attribuire responsabilità, ma a comprendere, nell’ambito delle competenze della Garante, il funzionamento del percorso assistenziale e gli strumenti predisposti per assicurare continuità e appropriatezza della presa in carico». «Alla luce delle informazioni riportate dagli organi di stampa, e che necessitano di essere verificate nelle sedi competenti, circa una possibile discontinuità dei trattamenti nel mese di agosto, ritengo necessario acquisire chiarimenti sul percorso assistenziale effettivamente assicurato, sulle ragioni dell’eventuale interruzione e sulle procedure previste per garantire la continuità della pre-
sa in carico». Secondo Padula, è proprio questo uno degli aspetti sui quali occorre concentrare l’attenzione: «comprendere non soltanto quali interventi fossero stati programmati, ma anche cosa prevedesse il sistema qualora uno di essi non fosse stato effettuato. La presa in carico non può essere considerata un mero adempimento formale. Deve tradursi in un percorso effettivo, continuativo e verificabile. Quando vengono programmati trattamenti, interventi terapeutici o sostegni, è fondamentale che siano definite anche le modalità attraverso le quali intercettare tempestivamente eventuali discontinuità, rivalutare il bisogno e attivare, ove necessario, gli interventi conseguenti. Particolare attenzione sarà pertanto riservata alle procedure eventualmente previste per assicurare la continuità terapeutica e assistenziale, alle modalità di gestione delle assenze, delle sospensioni o della mancata effettuazione dei trattamenti, nonché al raccordo tra servizi sanitari, sociali e rete familiare». «Ciò che interessa comprendere sottolinea la Garante - è se nel percorso concretamente seguito dal figlio della vittima fossero definiti riferimenti, modalità di monitoraggio e procedure da attivare in presenza di eventuali criticità. Una re-
te efficace non deve soltanto prendere in carico una persona, ma deve essere in grado di accompagnarla nel tempo e di intervenire quando il percorso programmato presenta una discontinuità. L’approfondimento avrà anche una finalità prospettica: verificare il funzionamento della rete e delle procedure significa infatti poter individuare, ove emergessero, eventuali aspetti da rafforzare a tutela delle persone con disabilità e delle loro famiglie». «Verificare questi aspetti non significa ricercare responsabilità al di fuori delle sedi deputate. Significa comprendere se le procedure e le modalità organizzative esistenti siano adeguate a garantire continuità, tempestività e coordinamento, soprattut-
to nelle situazioni caratterizzate da bisogni particolarmente complessi. Qualora dall’approfondimento dovessero emergere aspetti suscettibili di miglioramento, sarà importante che le istituzioni competenti possano valutarli e rafforzare ulteriormente gli strumenti di tutela». «Nelle situazioni più complesse conclude Padula - il tema non è soltanto se un determinato trattamento sia stato previsto, ma se sia stato effettivamente assicurato e monitorato e quali strumenti fossero previsti qualora si verificasse un’interruzione. È su questi aspetti che intendo chiedere formalmente chiarimenti, nel pieno rispetto delle indagini in corso e delle competenze di ciascuna istituzione».
Per il consigliere di Forza Italia Basilicata: «Diventa ormai imprescindibile implementare e potenziare i servizi di assistenza psichiatrica»
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Caso Carbone, Picerno: «Maggiore attenzione sulla salute mentale»
uanto accaduto nei giorni scorsi a Tito è un fatto sconvolgente che non può lasciarci indifferenti. Di fronte a episodi di questa gravità, come rappresentanti istituzionali abbiamo il dovere di interrogarci e di mettere in campo ogni strumento necessario affinché tragedie simili non si ripetano». È quanto dichiara Fernando Picerno, consigliere di Forza Italia in Basilicata, intervenendo sulla necessità di rafforzare l’attenzione verso la salute mentale e i servizi di assistenza psichiatrica. «Diventa ormai imprescindibile – sottolinea Picerno – implementare e potenziare i servizi di assistenza psichiatrica e, più in generale, tutte le strutture e i percorsi dedicati alla salute mentale. È un settore che deve essere seguito con maggiore attenzione, attraverso risorse adeguate, personale qualificato e una rete di assistenza
capace di intercettare tempestivamente le situazioni di fragilità e di disagio». «La prevenzione – prosegue il consigliere – deve rappresentare una priorità. Non possiamo limitarci a intervenire quando una situazione è già degenerata. Dobbiamo rafforzare la capacità delle istituzioni e dei servizi sanitari di ascoltare, accompagnare e sostenere le persone in difficoltà e le loro famiglie». «Come rappresentanti istituzionali – conclude Picerno – abbiamo una grande responsabilità: lavorare affinché fatti come quelli che si sono verificati non accadano più. Questo significa investire nella salute mentale, migliorare i servizi e costruire una rete di assistenza realmente efficace e presente sul territorio. È un impegno che dobbiamo assumere con serietà e determinazione, nell’interesse della nostra comunità».
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«La Basilicata sta cambiando pelle sul fronte delle infrastrutture e del trasporto collettivo e noi continueremo a lavorarci»
Treni, Pepe: «La flotta ferroviaria lucana è potenziata e ammodernata, parlano i fatti»
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a flotta ferroviaria lucana è stata potenziata e ammodernata in maniera consistente ed evidente. Ora Trenitalia utilizza le infrastrutture disponibili per riportare i treni sulla direttrice Potenza-Foggia, che sarà riaperta. È questa la notizia che conta. Restituiamo ai cittadini un collegamento ferroviario importante e continuiamo, contemporaneamente, a investire sull’efficienza della rete». Lo dichiara il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture e ai Trasporti della Regione Basilicata, Pasquale Pepe. La tratta PotenzaMelfi è chiusa da agosto 2025 a causa del dissesto del viadotto Tiera, di cui è titolare la Provincia di Potenza. La sua riapertura rende necessario l’invio di materiale rotabile diesel dal deposito di Taranto, il più vicino disponibile. I convogli raggiungeranno Potenza, come comunica Trenitalia, utilizzando i servizi commerciali esistenti sulla Taranto-Potenza. È lo stesso sistema utilizzato quando la prosecuzione della Potenza-Foggia oltre Melfi è stata interrotta per il cedimento strutturale che ha reso inagibile la galleria
Capraia 2. La ragione è semplice. Il materiale diesel era previsto proprio per i servizi sulla Potenza-Foggia, direttrice non ancora elettrificata. Con l’interruzione, i convogli non possono raggiungere Potenza provenendo da Foggia. Per garantire il servizio ferroviario sulla Potenza-Melfi, quindi, devono essere trasferiti dal deposito di Taranto percorrendo la Taranto-Potenza, che è elettrificata. Il loro utilizzo su quest’ultima relazione risponde dunque a un’esigenza logistica legata alla riapertura della tratta per Melfi e non rappresenta in alcun modo un ritorno al passato o una sostituzione della nuova flotta elettrica regionale. Resta infatti pienamente operativo l’intero programma di rinnovo del materiale rotabile. Tutta la flotta dei nuovi treni elettrici Pop della Basilicata continua a circolare sulla relazione Taranto-PotenzaSalerno-Napoli, dove si concentra una parte rilevante dell’utenza lucana. Proprio sulla Potenza-Salerno è stata completata l’introduzione dei nuovi treni elettrici Pop. Sono otto complessivamente i nuovi convogli previsti dal
Contratto di servizio tra Regione Basilicata e Trenitalia. Il piano di ammodernamento è stato finanziato con circa 98 milioni di euro, di cui circa 51 milioni destinati all’acquisto dei nuovi treni elettrici. La Regione Basilicata ha contribuito con circa 42 milioni di euro attraverso risorse PNRR e PSC, mentre circa 56 milioni sono assicurati dall’autofinanziamento di Trenitalia. Il rinnovo ha consentito di abbassare l’età media della flotta lucana da 19 a 11 anni. I treni Pop possono trasportare oltre 500 passeggeri e dispongono di 12 postazioni per biciclette con prese elettriche per la ricarica, spazi riservati alle persone con disabilità, prese di alimentazione per dispositivi elettronici, illuminazione a led e sistemi di insonorizzazione. Sul fronte ambientale sono riciclabili fino al 96 per cento e garantiscono una riduzione del 30 per cento dei consumi energetici rispetto ai modelli precedenti.«I pendolari – dice Pepe – conoscono bene la realtà perché questi treni li utilizzano ogni giorno e sanno che la flotta circolante è stata arricchita in maniera significativa. È curioso, invece,
assistere a obiezioni capziose sui finanziamenti regionali per il rinnovo dei mezzi e, contemporaneamente, ascoltare proteste per la temporanea sospensione del Frecciarossa che era stata determinata proprio dagli interventi tecnici di ammodernamento della rete. In sostanza, ci si lamenta degli investimenti quando vengono fatti e ci si lamenterebbe della loro assenza se non venissero fatti». «È un’incongruenza – conclude Pepe – che evidentemente affonda le pro-
prie radici in un’ideologia militante novecentesca, invecchiata male insieme a chi continua a riproporla. Se ne faranno una ragione. La Basilicata sta cambiando pelle sul fronte delle infrastrutture e del trasporto collettivo, su gomma e su rotaia. Il dissenso è sempre legittimo, ma dovrebbe misurarsi con la verità dei fatti. E la verità è fatta di atti, risorse stanziate, cantieri e nuovi mezzi. Noi abbiamo lavorato e continueremo a lavorare con queste coordinate».
Dal Sindacato: «Vogliamo comprendere le ragioni economiche, tecniche e organizzative che hanno determinato questa decisione»
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FILT CGIL Basilicata: «I treni diesel penalizzano utenti e territorio» a FILT CGIL Basilicata esprime forte preoccupazione e profonda contrarietà per la scelta, prevista dal prossimo 13 settembre, di sostituire gran parte dei collegamenti effettuati con i treni elettrici Pop sulla relazione Potenza-Taranto con convogli diesel ALn 501, mezzi risalenti ai primi anni Duemila. Una decisione che appare ancora più incomprensibile alla luce di quanto accaduto negli ultimi due anni. «Gli enormi disagi subiti da pendolari, viaggiatori e lavoratori - si legge in una nota - sono stati più volte giustificati dalla Regione come il prezzo necessario per accompagnare un processo di innovazione tecnologica e di rinnovamento del parco rotabile. L’assessore Pasquale Pepe ha inaugurato in pompa magna i nuovi treni Pop, presentandoli come il simbolo di una nuova stagione del trasporto ferroviario lucano, resa possibile anche dall’oneroso contratto di servizio sottoscritto tra Regione Basilicata e Trenitalia. Oggi, invece, assistiamo a un evidente passo indietro. In una fase caratterizzata dal caro carburanti, dalla necessità di ridurre consumi ed emissioni e dalle tensioni internazionali che interessano anche le rotte energetiche, la risposta della Re-
gione sembra essere quella di togliere i treni elettrici dalla quasi totalità dell’offerta commerciale sulla Potenza-Taranto per far circolare materiale diesel, peraltro non di ultima generazione.È una scelta che la FILT CGIL vuole comprendere fino in fondo». «Perché utilizzare materiale diesel su una linea elettrificata? Perché ridurre l’impiego dei nuovi Pop acquistati nell’ambito del processo di rinnovamento del parco rotabile? Quali sono le ragioni economiche, tecniche e organizzative che hanno determinato questa decisione? E soprattutto: la Regione ritiene che questa sia la qualità del servizio che i cittadini lucani meritano a fronte delle risorse pubbliche investite? Sono domande alle quali l’assessore Pepe deve dare risposte chiare e documentate. Non possiamo accettare che dopo anni di disagi, soppressioni, ritardi e difficoltà operative, ai cittadini venga chiesto un ulteriore sacrificio senza una spiegazione trasparente. La questione riguarda anche il futuro dell’impianto ferroviario di Potenza, storicamente punto di riferimento per le attività connesse al materiale diesel e oggi profondamente ridimensionato. Si rischia il paradosso di depotenziare strutture e professionalità per
poi riportare sulla rete materiale diesel, senza che sia chiaro quale sia la strategia complessiva della Regione e di Trenitalia». « Per questo - conclude la nota - chiederemo formalmente all’Osservatorio regionale sui trasporti e alla Commissione consiliare competente una convocazione urgente, affinché la Regione e Trenitalia illustrino le motivazioni della modifica dell’offerta, i costi, le ricadute sul servizio, l’utilizzo del materiale rotabile e le prospettive per la relazione Potenza-Taranto»
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Nel progetto anche «28 immobili da demolire, 37 interessati da interventi diretti e una fase di cantiere prevista di circa 10 anni»
Alta Velocità: Rivello, nuove osservazioni per tutelare il Santuario e il fiume Noce I
DI EMANUELA CALABRESE
l tracciato della nuova linea ferroviaria dell’alta velocità SalernoReggio Calabria (lotto Buccino-Praia a Mare) attraversa in Basilicata la Valle del Noce a Rivello. L'impatto ambientale, i cantieri, il rischio di espropri e i danni al patrimonio storico, sono al centro delle preoccupazioni dell'Amministrazione locale. Il Comune ha così presentato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nuove Osservazioni sul progetto della linea AV Salerno–Reggio Calabria, facendo seguito a tutte quelle già trasmesse nei mesi scorsi. La posizione dell’Amministrazione, guidata dal Sindaco Francesco Altieri è chiara: «Non siamo contrari all'Alta Velocità e allo sviluppo infrastrutturale del Mezzogiorno. Ma sviluppo non può significare accettare, senza un reale confronto, la soluzione più impattante per il nostro territorio. Non chiediamo di fermare un'opera strategica. Chiediamo di realizzarla nel modo migliore possibile. Prima che le scelte diventino definitive, le alternative devono essere valutate seriamente, attraverso dati tecnici, ambientali e prestazionali comparabili». «Lo studio di impatto ambientale – scrive il Comune- deve descrivere le alternative ragionevoli esaminate, adeguate alle caratteristiche del progetto, indicando le ragioni della scelta anche mediante confronto degli effetti ambientali. Gli impatti da valutare comprendono gli effetti diretti e indiretti su popolazione e salute umana, territorio, suolo, acqua, beni materiali, patrimonio culturale e paesaggio, nonché l'interazione tra tali fattori. Le risultanze della consultazione devono poi essere effettivamente considerate nel provvedimento e le condizioni ambientali privilegiare le misure volte a evitare e prevenire gli impatti, prima della loro riduzione o compensazione». «SALVAGUARDARE IL SANTUARIO NEL SUO CONTESTO, EVITANDO CHE
RIMANGA COMPRESSO TRA LINEA FERROVIARIA, PIAZZALE TECNICO, STRADA DI SERVIZIO E SP27» In quest’ottica l’Amministrazione ha chiesto «che venga concretamente studiata e comparata con il progetto di RFI la rettifica del tracciato proposta dal Comune in contrada Fiumicello». Per il Santuario ellenistico della Colla (importante santuario rurale di epoca enotria situato lungo il fiume Noce, attivo tra il V e il III secolo a.C. e dedicato alla dea dell'acqua Mefitis) si «richiede di preservare non solo l'area interna al perimetro , ma anche le condizioni territoriali necessarie per proseguire le attività di ricerca, scavo, conservazione e studio, senza che le relative possibilità siano precluse o gravemente condizionate dalle infrastrutture circostanti; Realizzare accessi pubblici sicuri, percorsi di visita, servizi minimi, segnaletica e collegamenti con gli altri luoghi della cultura del territorio; Salvaguardare la percezione del bene nel suo contesto storico, paesaggistico e naturalistico, evitando che esso rimanga compresso tra linea ferroviaria, piazzale tecnico, strada di servizio e SP27; Prevenire vibrazioni, polveri, alterazioni del drenaggio, occupazioni di cantiere, ostacoli all'accesso e ogni altra interferenza, temporanea o permanente, incompatibile con un futuro progetto di valorizzazione. Il perimetro del vincolo individua l'area direttamente tutelata, ma non dimostra che il potenziale archeologico e le relazioni paesaggistiche si esauriscano entro tale linea. La stessa richiesta ministeriale imponeva di esaminarne le interferenze dirette e indirette». Una soluzione che punta a raggiungere gli stessi obiettivi ferroviari tutelando maggiormente il territorio la fornisce il Comune che richiama e ripropone, «quale osservazione e alternativa tecnica rilevante nell'attuale procedimento di VIA, di apportare rettifiche localizzate del tracciato plano-altimetrico, fi-
nalizzate a ridurre le lavorazioni più impattanti nell'area di cantiere, ridurre gli espropri ed evitare o minimizzare le demolizioni di fabbricati, contenere il consumo di suolo e incrementare la distanza dal comprensorio archeologico di località "La Colla", riducendo le interferenze dirette e indirette con l'area e con le attività di tutela e ricerca» inoltre «proteggendo il fiume Noce e l'area pic-nic». «SI VALUTINO GLI EFFETTI SULLA CONTRADA, SULL'ACCESSO DEI MEZZI DI SOCCORSO, LE ATTIVITÀ AGRICOLE E LA QUALITÀ DELLA VITA DELLA POPOLAZIONE» Dalla casa Comunale spiegano: «Parliamo di un progetto che «nell'attuale configurazione, prevede nel solo territorio di Rivello 28 immobili destinati alla demolizione, oltre ad altri 37 immobili interessati da interventi diretti connessi ai ricettori acustici, e di una fase di cantiere prevista per circa 10 anni». Nelle Osservazioni l’Amministrazione Altieri fa presente che «più in generale, devono essere censite e valutate anche tutte le abitazioni che, pur non ricadendo nel sedime dell'opera e non essendo destinate alla demolizione, verrebbero a trovarsi in prossimità delle aree di cantiere, della viabilità di servizio e della futura linea ferroviaria. Per tali immobili occorre rappresentare le distanze effettive dalla linea e dalle opere accessorie, la durata e la successione delle lavorazioni, i flussi giornalieri dei mezzi pesanti, le eventuali attività nottur-
ne, le emissioni acustiche, le vibrazioni, le polveri e le modifiche dell'accessibilità locale. È altresì necessario – scrivono ancora- valutare gli effetti congiunti sulla continuità della contrada, sulla rete viaria minore, sull'accesso dei mezzi di soccorso, sulle attività agricole e sulla qualità della vita della popolazione. La permanenza di abitazioni in prossimità dell'infrastruttura, dopo una fase di cantiere della durata prevista di 10 anni, costituisce un impatto autonomo e non un mero effetto patrimoniale dell'espropriazione, pertanto va comparato con la rettifica proposta, che evita l'attraversamento del nucleo insediato e riduce alla fonte tali conseguenze». «NEL FIUME NOCE SIANO ELIMINATE LE PILE IN ALVEO. È UNA ZONA DI GRANDE PREGIO AMBIENTALE» Per quanto concerne il Fiume Noce, il Comune chiede di «modificare lo schema statico e realizzativo del viadotto VI02, eliminando le pile in alveo del fiume, in modo da ridurre le attività in corso di realizzazione e migliorare l'impatto dell'opera in una zona di grande pregio ambientale e di estremo interesse archeologico. Le “scelte cromatiche, barriere antirumore e schermature vegetazionali”, non affrontano, ai fini dell'attuale valutazione ambientale, la specifica criticità delle opere in alveo evidenziata dal Comune. Sono accorgimenti che possono concorrere all'inserimento visivo, ma non eliminano le pile in alveo, le lavorazioni nel corridoio fluviale, l'alterazione morfologica e
_ Francesco Altieri
percettiva del luogo, né la compromissione dell'area pic-nic e della sua fruizione». IL COMUNE SI RIVOLGE AL MASE, AL MINISTERO DELLA CULTURA E ALLA SOPRINTENDENZA SPECIALE PER IL PNRR Per tutti questi, ed altri motivi, il Comune di Rivello «chiede al MASE e al Ministero della Cultura, ciascuno per le proprie competenze, di considerare non adeguato e non esaustivo il riscontro reso da RFI alla condizione ambientale specifica. Chiede, inoltre, di acquisire la proposta comunale ora riproposta e di richiedere al Proponente, prima della conclusione del riesame e aggiornamento del provvedimento di VIA, uno studio comparativo che sviluppi almeno la soluzione di progetto e la rettifica. Chiede altresì al Ministero della Cultura e alla Soprintendenza Speciale per il PNRR, avvalendosi dell'istruttoria della competente SABAP della Basilicata, di esprimere una specifica valutazione sulla sufficienza degli approfondimenti prodotti da RFI in relazione alla tutela, alla fruibilità e alla futura valorizzazione del Santuario della Colla, nonché sulla necessità di sottoporre a effettiva comparazione la rettifica di tracciato proposta dal Comune». E conclude Altieri: «Il progresso è davvero tale quando riesce a coniugare sviluppo, tutela dell'ambiente, patrimonio culturale e rispetto delle comunità. Su questo continueremo a far sentire, con determinazione, la voce di Rivello».
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I Sindaci ringraziano VVF e Volontari, ma ammoniscono gli autori degli incendi e intensificano la videosorveglianza
Brucia ettari di terreno: uomini in azione contro le fiamme da Genzano a Garaguso I
DI EMANUEA CALABRESE
n una estate rovente, funestata da incendi da nord a sud della regione, si registrano ancora fiamme in diversi territori lucani. Ieri pomeriggio Genzano di Lucania è stata alle prese con alte fiamme. La Sindaca Viviana Cervllino ha così commentato: «C'è sempre qualcuno che si crede più intelligente degli altri e che pulisce le erbacce, appiccando il fuoco. Fregandosene del vento o del fatto che sia vietato. C'è sempre qualcuno che pensa di essere più bravo degli altri e che sa gestire le fiamme. Ma poi, perde il controllo. Perché il vento ha sempre la meglio – e prosegue Cervellino- C'è anche chi delinque per noia o follia. Appicca il fuoco perché vuole distruggere la natura. Le specie sono tante, il risultato è uno soltanto. Distruzione di ettari di vegetazione e potenziali danni a edifici e persone. Ieri è andata così, con Canadair a lavoro per raggiungere anche le parti più impervie dell'area interessata dalle fiamme, oltre a tanti operatori impegnati». Stesso desolate scenario a Tricarico, dove il Sindaco Paolo Paradiso sottolineava nelle scorse ore che «in stretta collaborazione con la SUOP della Regione Basilicata si continua a tenere sotto osservazione l'intero territorio, anche grazie ad una fitta rete di telecamere ad alta definizione (che sarà potenziata prossimamente con un intervento mirato dell'Area Interna). Infatti, «nelle ultime settimane la prontezza dei soccorsi ha permesso di individuare e spegnere sul nascere diversi principi di incendio sul nostro territorio prima che potessero causare danni. Se ne segnalano, in maniera particolare, i ripetuti eventi di Contrada Trionte, tenuti sotto controllo anche grazie al pronto intervento dei cittadini. Eventi simili che lasciano pensare alla mano dell'uomo». Ed incalza il Sindaco: «L'Amministrazione coglie l'occasione per ringraziare i presidi AIB del Consorzio di Bonifica e dei volontari
del Gruppo Lucano Tricarico che hanno garantito un pronto intervento per scongiurare, anche grazie al supporto dei Vigili del Fuoco, eventi più complessi e ricorda infine cheoccorre chiamare subito, in caso di fumo o situazioni sospette, il 112 o la SOUP 800073665». Fuoco e uomini in azione an-
che Garaguso, dove la Sindaca Antonella Bilotta «esprime un sentito ringraziamento alla Protezione Civile Gruppo Lucano e ai Carabinieri per il tempestivo intervento e per l’impegno profuso sull’incendio che ha interessato il territorio. In situazioni come questa -sottolinea- la presenza, la professionali-
tà e la collaborazione di chi opera per la sicurezza della nostra comunità sono fondamentali. Un ringraziamento particolare va anche a tutti i cittadini che hanno collaborato, dimostrando ancora una volta grande senso di responsabilità, disponibilità e attenzione verso il nostro territorio. Di fronte alle
difficoltà, Garaguso sa essere una comunità unita e solidale. Grazie davvero a tutti» conclude la sindaca. Anche qui però si parlerebbe di situazioni reiterate, i cittadini commentano difatti, che purtroppo non è la prima volta che si assiste ad un tale «sciagurato, devastante scempio in questo lato del paese».
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Il sondaggio Spi Cgil Basilicata: spesa alimentare al 39%, carburanti al 28. Crescono anche bollette, sanità, farmaci e costi per la casa
«Carovita, cibo e carburanti pesano le famiglie lucane sono in affanno» POTENZA. Il carovita continua a gravare sui bilanci delle famiglie lucane e a incidere soprattutto sulle spese essenziali. A confermarlo è un sondaggio promosso dallo Spi Cgil Basilicata, dal quale emerge che gli aumenti vengono avvertiti in primo luogo al supermercato e al distributore. La spesa alimentare è stata indicata dal 39 per cento dei partecipanti, mentre i carburanti si attestano al 28 per cento. Seguono bollette, sanità, farmaci e costi per la casa. «Il problema non riguarda più ciò a cui si può rinunciare, ma ciò a cui non si può rinunciare», osserva il segretario dello Spi Cgil Basilicata, Michele Sannazzaro. I risultati parlano del cibo portato a tavola, del carburante necessario per gli spostamenti, delle utenze, dei medicinali e delle visite mediche: voci incomprimibili che assorbono una quota crescente del reddito. L’iniziativa non intende sostituirsi alle statistiche ufficiali, ma ascoltare i cittadini e individuare dove l’aumento dei prezzi è percepito con maggiore intensità. Il qua-
dro si lega alla denuncia avanzata a livello nazionale da Spi Cgil e Federconsumatori con la campagna “E io pago!”, dedicata all’erosione del potere d’acquisto di pensionati e famiglie. Sannazzaro mette in guardia da una lettura fuorviante del rallentamento dell’inflazione. «Se l’inflazione diminuisce non significa che diminuiscono i prezzi. Significa che i prezzi aumentano più lentamente dopo essere
già cresciuti moltissimo», sottolinea. Una distinzione che diventa concreta alla cassa del supermercato. Proprio il primato della spesa alimentare rappresenta il segnale più allarmante. Quando il reddito disponibile si riduce, le famiglie possono essere costrette ad acquistare quantità inferiori, scegliere prodotti più economici, rinunciare alla qualità o tagliare altre spese pur di riempire il carrello. Un meccanismo ancora più
pesante per pensionati e nuclei con redditi mediobassi. «Non basta guardare quanto aumenta una pensione o uno stipendio in termini nominali: bisogna chiedersi cosa quella pensione e quello stipendio permettono realmente di comprare», afferma Sannazzaro. È nel divario tra l’andamento dei prezzi e quello dei redditi che si misura la perdita di potere d’acquisto patita da tante persone. Il secondo dato del sondaggio riguarda i carburanti, una voce che in Basilicata assume un rilievo particolare per la conformazione del territorio e la distanza dai servizi. Nelle aree interne l’automobile spesso non rappresenta una scelta, ma una necessità per raggiungere il luogo di lavoro, un ospedale, una visita specialistica o servizi ormai assenti nel comune di residenza. «Quando aumenta il carburante aumenta il costo della distanza. E in una regione come la Basilicata la distanza dai servizi è già una forma di disuguaglianza», evidenzia il segretario. L’aumento alla pompa incide così sulle fi-
nanze e sulla qualità della vita di chi abita nei centri più lontani. Anche il peso assegnato dai partecipanti a bollette, sanità e farmaci rafforza questa lettura. Se una parte sempre maggiore del reddito viene assorbita dal supermercato, dal distributore e dalle utenze, restano meno risorse per le altre necessità. E quando si rinvia una visita medica, un esame diagnostico o una cura per ragioni economiche, il carovita assume una dimensione pienamente sociale. Il timore dello Spi Cgil Basilicata è che questa condizione finisca per essere considerata normale. «C’è un rischio ancora più grande: che ci abituiamo a tutto questo», conclude Sannazzaro, richiamando le rinunce compiute ogni giorno dalle famiglie: fare continuamente i conti davanti agli scaffali, limitare gli spostamenti per il prezzo del carburante, temere l’arrivo di una bolletta o rimandare una visita. «L’impoverimento non diventa meno grave soltanto perché le persone imparano, giorno dopo giorno, a conviverci».
In Basilicata un chilo costa fino a 2,20 euro, ma il grano duro viene pagato 24-26 centesimi, sotto i costi medi di produzione
Pasta, l’allarme Cia: «Ai produttori pochi centesimi» POTENZA, Un chilo di pasta di semola può costare nei supermercati lucani tra 1,35 e 2,20 euro, mentre al cerealicoltore per la stessa quantità di grano duro vengono riconosciuti appena 24-26 centesimi, spesso meno dei costi di produzione. È il divario denunciato da Cia-Agricoltori, che chiede più trasparenza lungo la filiera e compensi equi per i produttori. La pasta industriale nella grande distribuzione costa generalmente tra 1,35 e 1,85 euro al chilo, con punte di 2,20 euro per i prodotti premium o biologici. Nei discount le confezioni partono da 80-90 centesimi. La pasta fresca artigianale raggiunge invece valori molto più elevati. Durante la recente mietitura il grano duro nazionale è stato pagato tra 240 e 260 euro a tonnellata, cioè 24-26 centesimi al chilo. Un valore inferiore, secondo le stime richiamate da Cia, al costo medio di produzione di circa 30 centesimi al chilo, pari a 302 euro a ton-
nellata. Il rischio è che il cerealicoltore sostenga i costi e affronti le incognite climatiche e di mercato senza un compenso adeguato. Nel medio periodo questa condizione potrebbe ridurre le superfici coltivate. Per Cia è in gioco la tenuta dell’intero sistema agroalimentare. L’organizzazione valuta positivamente la campagna del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste per il prodotto Made in Italy. Scegliere pasta con grano 100% italiano, sostiene Cia, significa supportare l’agricoltura nazionale e valorizzare i territori. «La materia prima locale è centrale e fa la differenza», sottolinea Cia, chiedendo tracciabilità, tutela dell’etichettatura di origine e controlli sul grano estero. Servono inoltre il riconoscimento dei costi minimi e contratti di filiera capaci di riequilibrare i rapporti tra agricoltori e industria. Il vicepresidente nazionale di Cia, Gennaro Sicolo, invita i consuma-
tori ad acquistare pasta prodotta con grano italiano. La diffusione mondiale dell’alimento, il cui consumo è raddoppiato negli anni, rende ancora più importante tutelare la capacità produttiva nazionale. In Basilicata la cerealicoltura è una componente storica dell’agricoltura regionale e la sua sopravvivenza dipende dalla sostenibilità delle coltivazioni. «Se la Cucina Italiana è stata riconosciuta come Patrimonio Unesco, il merito principale è anche degli agricoltori ita-
liani», afferma il presidente di Cia Basilicata, Leonardo Moscaritolo. «Cia Basilicata continuerà a fare la propria parte con spirito costruttivo e collaborativo, con l’unico obiettivo di tutelare presente e futuro della filiera del grano», aggiunge Moscaritolo. La priorità è una remunerazione più equa, indispensabile per dare continuità alle coltivazioni. Una quota adeguata del valore generato dalla pasta deve tornare a chi produce la materia prima.
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Il segretario Rosa appoggia la richiesta dell’Ugl per un tavolo regionale e ricorda gli allarmi lanciati dal 2021 sugli appalti Stellantis
Su lavoratori Iscot vertenza aperta Filcom Confsal rilancia la protesta MELFI. La denuncia arrivata in questi giorni dall'Ugl sui lavoratori Iscot impiegati nei servizi di pulizia e mensa dello stabilimento Stellantis di Melfi non coglie di sorpresa Filcom Confsal Basilicata. Il Segretario Generale Donato Rosa la conosce da dentro, perché quella stessa vertenza porta la sua firma fin dal primo giorno, quando ancora nessuno voleva ammettere che il problema esistesse. «Condivido parola per parola quello che oggi denunciano i colleghi dell'Ugl, Domenico Pezzolla e Giuseppe Palumbo, sulla condizione dei lavoratori Iscot», dichiara Rosa. «Hanno ragione a chiedere un tavolo regionale vero, con impegni e scadenze, e non l'ennesima passerella. Ma permettetemi di dirlo con franchezza: quello che oggi si scopre come emergenza, io e Michele Sannazzaro lo denunciavamo, con tanto di numeri e tabelle, già nel marzo del 2021». I fatti sono scritti nero su bianco sui giornali dell'epoca. Il 5 marzo 2021, quando Rosa era segretario regionale della Uiltucs e Sannazzaro segretario della Filcams Cgil di Potenza, i due sindacalisti misero nero su bianco, tabella alla mano, i tagli imposti dal
gruppo nato dalla fusione tra Fca e Psa ai servizi di ristorazione e pulizie dell'indotto di Melfi: riduzioni che andavano dal 40 al 62% a seconda dell'unità produttiva, con la perdita del 50% dei posti di lavoro nei servizi collegati allo stabilimento. Già allora Rosa e Sannazzaro chiedevano l'apertura di un tavolo di unità di crisi al Ministero dello Sviluppo Economico e di un tavolo regionale, denunciando che il gruppo aveva operato quei tagli senza confrontarsi con le parti sociali. Un anno dopo, nel febbraio 2022, la stessa Filcams e la stessa Uiltucs tornarono a denunciare che Stellantis aveva tagliato del 50% i servizi di pulizia nello stabilimento di Melfi,
mettendo a rischio 50 posti di lavoro della Iscot, e chiesero un patto di sito per Melfi, definendo quanto stava accadendo «la cronaca di una morte annunciata». Due mesi dopo, nell'aprile 2022, i lavoratori della Iscot scesero in presidio davanti alla sede della Regione Basilicata insieme a Rosa e Sannazzaro, che in quell'occasione ricordarono come lo stabilimento fosse passato da 7.300 a poco più di 6.300 dipendenti diretti, con oltre mille posti di lavoro persi, mentre l'allora amministratore delegato del gruppo incassava una retribuzione di circa 20 milioni di euro per il solo 2021. In quella stessa occasione i due sindacalisti chiesero formalmente un
incontro all'allora presidente della Regione Vito Bardi e all'allora assessore alle Attività Produttive Alessandro Galella per avere risposte sul futuro del personale dei servizi. «Quel primo incontro in Regione sulla crisi Stellantis si tenne solo ed esclusivamente per iniziativa mia e di Michele Sannazzaro», ricorda oggi Rosa. «L'allora assessore Galella non aveva capito nulla di quello che stava per succedere, esattamente come i sindacati confederali, che in quei mesi aspettavano soltanto le rassicurazioni verbali di Carlos Tavares invece di aprire una vertenza seria. Il risultato lo vediamo oggi, cinque anni dopo: gli stessi problemi, con gli stessi lavoratori, che si ritrovano a chiedere le stesse cose che noi chiedevamo allora». Da qui la conclusione che Filcom Confsal Basilicata rivolge oggi all'intero panorama sindacale lucano. «Non ce l'ho con l'Ugl, anzi: fanno bene a chiedere un tavolo sui multiservizi e sull'indotto, ed è una battaglia che condividiamo integralmente», prosegue Rosa. «Il problema è un altro: troppi lavoratori negli anni si sono affidati a sigle che, onestamente, non avevano capito nulla di quello che stava accadendo, e
che ancora oggi si limitano ad abbaiare alla luna invece di incidere sui fatti. La narrazione non serve a nessuno. Serve un tavolo regionale con la Regione, la Presidenza della Giunta, l'assessorato alle Attività Produttive, Stellantis e la Iscot, che fissi impegni concreti e scadenze verificabili sulla continuità occupazionale, sugli ammortizzatori sociali e sulla programmazione degli appalti, non l'ennesimo comunicato buono per le cronache e dimenticato il giorno dopo». Filcom Confsal Basilicata annuncia quindi la propria disponibilità a partecipare, insieme a Ugl e a tutte le sigle realmente interessate al risultato, a un tavolo unitario sui multiservizi e sull'indotto Stellantis, da convocare con urgenza da parte della Regione Basilicata. «Chi come noi ha visto arrivare questa crisi con cinque anni di anticipo», conclude Rosa, «ha anche il dovere di dire con chiarezza che il tempo delle rassicurazioni è scaduto. Dietro ogni lavoratore della Iscot c'è una famiglia lucana che aspetta risposte da anni, non da oggi. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo, a patto che il tavolo produca impegni e non l'ennesima passerella».
La Regione assegna 1,6 milioni ai 131 Comuni lucani. Cavallo chiede pagamenti rapidi e una strategia per il diritto allo studio
Libri scolastici, la Cisl: «Subito risorse alle famiglie» POTENZA. Un sostegno immediato ai bilanci familiari, ma anche uno strumento per contrastare le disuguaglianze educative e lo spopolamento. La Cisl Basilicata valuta positivamente l’erogazione da parte della Regione di circa 1,6 milioni di euro destinati ai 131 Comuni lucani per la fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo relativi all’anno scolastico 2025-2026. Il segretario generale Vincenzo Cavallo invita però a inserire il provvedimento in una politica più ampia a favore delle famiglie e dei giovani. «Non è una voce qualsiasi di bilancio, ma una misura concreta che interviene su una delle spese che ogni anno grava sulle famiglie», afferma Cavallo. L’acquisto dei volumi può diventare un ulteriore fattore di difficoltà per i nuclei eco-
nomicamente più fragili. Il contributo, secondo il sindacato, restituisce anche l’immagine delle condizioni sociali della Basilicata, alle prese con calo demografico, invecchiamento, spopolamento dei piccoli centri, difficoltà di accesso ai servizi e redditi spesso insufficienti rispetto all’aumento del costo della vita. Per Cavallo la povertà comprende anche chi lavora, ma arriva alla fine del mese con margini sempre più ridotti: una «fragilità silenziosa» da intercettare prima che diventi esclusione. «Garantire a un ragazzo i libri necessari significa evitare che il reddito dei genitori incida troppo presto sulle sue opportunità», sottolinea il segretario. Una difficoltà economica può diventare prima un ostacolo educativo e poi ridurre le possibilità di accedere alla forma-
zione, al lavoro e a una vita autonoma. La misura contribuisce quindi a impedire che lo svantaggio venga trasmesso da una generazione all’altra. Per la Cisl, il contrasto allo spopolamento comincia dalla possibilità di frequentare una buona scuola e proseguire gli studi senza che le condizioni familiari diventino una barriera. La Basilicata deve formare e trattenere i giovani, offrendo loro gli strumenti per scegliere il proprio futuro. Il capitale umano diventa così «la prima infrastruttura della Basilicata». Cavallo sollecita infine procedure rapide e accessibili affinché le somme raggiungano tempestivamente gli aventi diritto. Lo stanziamento, avverte, non basta: libri, trasporto scolastico, mense, borse di studio, formazione, università, servizi nelle aree interne e politi-
che attive del lavoro devono confluire in una strategia unitaria. «Il rischio non è soltanto avere meno abitanti, ma meno giovani, competenze e opportunità», conclude, indicando nel diritto allo studio una questione economica decisiva per il futuro della regione.
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Potenza
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L’operazione della Squadra Mobile della Questura di Potenza insieme alla S.I.S.C.O. nell’ambito dei controlli rafforzati sulla RA5
Potenza, oltre mezzo chilo di cocaina trovato in auto: arrestato un 24enne C
ontrolli intensificati sul raccordo autostradale RA5 in vista dell’aumento del traffico legato ai rientri dalle vacanze estive. È proprio nell’ambito di questa attività che la Squadra Mobile della Questura di Potenza, insieme agli operatori della S.I.S.C.O. di Potenza, ha arrestato in flagranza di reato un 24enne italiano, residente in provincia di Salerno, gravemente indiziato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.Gli agenti hanno notato un’autovettura procedere a velocità sostenuta e hanno deciso di fermarla per un controllo. Alla guida hanno trovato il giovane, già noto agli investigatori per precedenti attività d’indagine legate al traffico di stupefacenti. La circostanza ha spinto gli operatori ad approfondire il controllo e a procedere alla perquisizione del vei-
colo.L’intuizione degli agenti si è rivelata fondata. Nascosto sotto il sedile del passeggero anteriore è stato infatti trovato un panetto di cocaina del peso di circa 514 grammi, successivamente risultato positivo al narco-test. Nel corso della perquisizione è stato inoltre rinvenuto e sequestrato un arnese comunemente denominato «tirapugni».La sostanza stupefacente e l’oggetto sono stati sottoposti a sequestro, mentre per il 24enne sono scattate le procedure previste dalla legge. Il giovane è stato arrestato dalla Polizia di Stato e condotto nel carcere di Potenza.L’arresto è stato successivamente sottoposto alla convalida dell’autorità giudiziaria, che ha confermato la misura al termine dell’udienza.L’operazione si inserisce nel quadro dei servizi di controllo e prevenzione predisposti dalla Polizia di
Stato sul raccordo autostradale RA5, dove in questi giorni è previsto un significativo aumento del flusso veicolare per i rientri dalle festività estive. L’attività degli agenti è finalizzata anche a contrastare il possibile trasporto di sostanze stupefacenti lungo le
principali arterie stradali del territorio.Il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari. Nei confronti della persona arrestata vige pertanto il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza irrevocabile di condanna.
A Potenza sei giorni di concerti, degustazioni e appuntamenti tra musica e inclusione UNA GIORNATA DEDICATA AL VOLONTARIATO
Piazza Mario Pagano si veste a festa: La prima festa delle al via il Festival Europeo della Birra Associazioni potentine
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iazza Mario Pagano accoglie da oggi il Festival Europeo della Birra 2026, sei giorni di musica, gastronomia, birre italiane e internazionali e iniziative sociali. La manifestazione porta a Potenza un format europeo grazie alla rete di imprenditori locali e alla piattaforma BeerTravel.it. L’inaugurazione è in programma oggi alle 18, con un lungo nastro che attraverserà la piazza, sostenuto dai promotori, dai partner dei progetti sociali e dai ragazzi coinvolti
nelle attività inclusive. Un gesto simbolico per rappresentare l’unione tra persone, esperienze e sensibilità diverse.Il programma musicale, a ingresso gratuito, parte oggi con Cingomik DJ Set. Mercoledì 26 sarà la volta della Krikka Reggae Live Showcase, giovedì 27 di Musicamanovella Live & Friends con il Concertone. Venerdì 28 spazio a Basden DJ Set e Frankie Hi-NRG MC DJ Set, sabato 29 a Mr. Brenno The Webcat e domenica 30 ad Aniel Gol DJ
Set.Il Concertone del 27 agosto partirà dal pomeriggio e darà spazio anche agli artisti del territorio. La serata sarà accompagnata dall’interpretazione in LIS curata da Giuliana Viggiano.Grande attenzione anche all’inclusione. Ogni sera alle 20.30 torna l’Aperitivo al Buio, guidato da Marco Rafaniello, con Canio e Valentina al banco grazie al percorso formativo sostenuto da AIAS Potenza ETS.Prevista inoltre un’attività di educativa territoriale rivolta ad adolescenti e adulti, con visori “alcol e droga visual”, giochi e momenti di ascolto nell’ambito dei progetti “Telemaco – Adolescenti in viaggio” e “Filo della ragnatela”.Novità dell’edizione è una panchina gigante realizzata da un artigiano locale, che sarà donata alla città per creare un nuovo punto di sosta e osservazione sul panorama di Potenza.Partner del Festival sono BCC Basilicata, Gruppo Maffei, Creative Promotion, Wine Loverz e Vineria24.
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e Piazza Albino Pierro, nel quartiere di Macchia Giocoli, si prepara a ospitare il 29 agosto, dalle ore 18, la quinta edizione di “Amici in Piazza”, l’appuntamento annuale dedicato al quartiere che quest’anno avrà come tema centrale il volontariato, con la prima Festa delle Associazioni Potentine.Quasi trenta le associazioni che hanno aderito all’iniziativa, rappresentative di diversi ambiti del volontariato e dell’impegno sociale, culturale e civico. Tra queste CSV Basilicata, Magazzini Sociali – Io Potentino ETS, Forum dei Giovani di Potenza, I Portatori del Santo, A.V.I.S. Potenza, ABIO, A.I.S.M., Gruppo Lucano Protezione Civile e numerose altre realtà del territorio.Durante la giornata sono previste attività per adulti e bambini, momenti di intrattenimento ed enogastronomia, insieme a uno spazio dedicato alla solidarietà con una raccolta di generi alimentari curata da Magazzini Sociali.Il programma prevede inoltre una tavola rotonda tra istituzioni e associazioni, occasione di confronto sul ruolo del volontariato e sulla partecipazione alla vita della comunità. La serata proseguirà con altri momenti di svago e divertimento.L’iniziativa rientra nel programma del Comune di Potenza “Estate in città” e nel cartellone “Eventi Potentini per tutti – Barriere Zero”, con l’obiettivo di promuovere partecipazione, inclusione e socialità.
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Potenza e provincia
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L’aggressione del tunisino armato di pittbull a Potenza
Non è un episodio isolato Via Pretoria e zone limitrofe non sono più il luogo sicuro che conoscevamo. L’immigrazione provoca insicurezza e violenza. È ora di intervenire
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DI MASSIMO DELLAPENNA
a notizia nella sua brutalità ha un che di banale. Un ragazzo di 18 anni di origini tunisine e senza fissa dimora ha aggredito con un guinzaglio e ha aizzato il suo pittbull contro due persone ferendole per rapinarle. In pratica è la solita scena di violenza da parte di un maranza. Questa volta, però, non si tratta di un episodio accaduto in una grande metropoli ma di un fatto successo a Potenza, in pieno centro e in pieno giorno. L’INTERVENTO DEI CARABINIERI Durante un normale controllo di routine, una pattuglia dei carabinieri ha notato le due persone ferite, le ha soccorse e ha assicurato il feritore alla giustizia. Il GIP ha convalidato l’arresto e lo ha trasformato in una custodia ai domiciliari con braccialetto elettronico. PERSONA GIÁ ATTENZIONATA Va detto, per completez-
za e per dare l’idea della gravità del fatto, che il diciottenne tunisino era già stato oggetto di Daspo urbano che evidentemente non ha disincentivato dalla commissione dell’episodio delittuoso. Il tunisino non è, infatti, nuovo ad episodi del genere e in molti sono stati spaventati dal pittbull che il ragazzo usa come arma. EMERGENZA IMMIGRATI IN CENTRO La nostra percezione della città e della sua sicurezza ci rende quasi impossibile immaginare via Pretoria come un luogo non sicuro. Purtroppo da qualche tempo non è più così. La grande massa di immigrati irregolari che è stata riversata nel centro storico, le abitazioni affittate dalle cooperative nelle zone limitrofe a via Pretoria ed, in particolare, a San Michele etc..stanno trasformando radicalmente il volto di Via Pretoria. Le aggressioni, le rapine, lo spaccio sono diventate notizie all’ordine del giorno e, malgrado, tutto accada alla luce del sole
sembra che non si riesca a trovare una soluzione per eradicare il problema. LA NECESSARIA COLLABORAZIONE Tra qualche giorno finiranno le ferie agostane e i potentini rientreranno in città, successivamente riapriranno le scuole e la vita quotidiana nella nostra città. È il caso che le istituzioni tutte collaborino, senza né finti umanitarismi né po-
lemiche stantie, per far ritornare il centro storico un luogo nel quale “non si perde neanche un bambino”. Senza voler scivolare in un linguaggio becero è forse necessario ripensare alla collocazione dei clandestini e degli immigrati nella nostra città e iniziare ad avviare serie campagne di controllo. LO SANNO TUTTI Se c’è una cosa che fa ma-
le quando si commentano questi fatti è la reazione della maggioranza dei potentini che evidenziano come lo sappiano tutti. Tutti conoscevano il 18enne tunisino protagonista dell’aggressione, tutti vedono quello che accade a San Michele anche alla luce del sole. È necessario intervenire. La sicurezza nostra e dei nostri figli merita attenzione.
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Provincia
martedì 25 agosto 2026
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I Carabinieri arrestano un 18enne di origini straniere, già destinatario del provvedimento di Divieto di Accesso alle Aree Urbane
Potenza, aggredisce 2 persone e aizza un pitbull contro di loro per rapinarle N
elle prime ore del mattino dello scorso 20 agosto, a Potenza, i Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia capoluogo, unitamente ai militari della locale Stazione, hanno tratto in arresto in flagranza di reato un 18enne di origine tunisina, senza fissa dimora e già noto alle forze dell’ordine, ritenuto responsabile di rapina e lesioni personali aggravate. Nel corso di un servizio di perlustrazione nel centro cittadino, l’equipaggio del Radiomobile è intervenuto in Piazza Mario Pagano, notando due giovani a terra in stato di forte agitazione e con evidenti ferite. I primi accertamenti hanno consentito di
appurare che le vittime erano state violentemente aggredite poco prima dal 18enne che, al fine di impossessarsi di una somma di denaro, le aveva percosse con un guinzaglio in ferro e aveva aizzato contro di loro un cane di razza Pitbull, provocando ad entrambe lesioni multiple poi medicate presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale San Carlo. L’immediato dispositivo di ricerca attivato dai Carabinieri nelle vie limitrofe ha permesso di rintracciare e bloccare l’aggressore a breve distanza dal luogo dei fatti. Contestualmente, i militari hanno sottoposto a sequestro il guinzaglio utilizzato come arma impropria e messo in sicurezza-
l’animale, affidato in custodia a la misura degli arresti domiciliauna struttura convenzionata con ri con l’apposizione del bracciail Comune di Potenza. A carico letto elettronico. del giovane, peraltro già destinatario del provvedimento di Divieto di Accesso alle Aree Urbane (D.A.C.U.R.) per la medesima zona, sono scattate le manette. Espletate le formalità di rito, l’arrestato è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Potenza a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il GIP del Tribunale di Potenza ha convalidato l’arresto operato dai Carabinieri disponendo nei confronti dell’indagato, per il quale si ricorda vigere il principio costituzionale della presunzione di innocenza sino a sentenza definitiva di condanna,
BARAGIANO Il plauso dei due Consiglieri omonimi, Rocco Sapienza e dell’Amministrazione Galizia ad un lavoro che assicura decoro e sicurezza
«Cura del territorio e attenzione grazie alla collaborazione con il Consorzio di Bonifica»
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DI EMANUELA CALABRESE
nterventi capillari interessano diverse aree del territorio a Baragiano, in un'importante attività di manutenzione del verde svolta dal Consorzio di Bonifica della Basilicata, «attraverso un lavoro spesso silenzioso, ma diffuso, puntuale e programmato, che contribuisce a limitare i rischi di incendio, migliorare la visibilità lungo la viabilità, aumentare la sicurezza e garantire maggiore decoro e cura degli spazi» commenta l’Amministrazione Galizia. I due consiglieri, omonimi, Rocco Sapienza esprimono il proprio «ringraziamento doveroso, perché vivendo quotidianamente il territorio e seguendo direttamente sul campo le attività, abbiamo modo di vedere da vicino la professionalità, la disponibilità e l’impegno con cui viene portato avanti questo lavoro. Proseguiamo una collaborazione ormai consolidata, fondata sul senso di re-
sponsabilità e sulla volontà comune di prenderci cura del nostro territorio. I ringraziamenti che quotidianamente arrivano direttamente agli operatori da parte dei cittadini rappresentano la testimonianza più concreta di quanto questo lavoro venga visto, riconosciuto e apprezzato dalla comunità. Un impegno ancora più significativo se si considerano le temperature particolarmente elevate di questi giorni, che rendono il lavoro sul campo an-
cora più faticoso e impegnativo. Anche in queste condizioni, gli operatori continuano a svolgere con grande senso del dovere e professionalità le attività previste – e proseguonoIl contributo dei capi squadra e di tutti gli operatori del Consorzio è fondamentale e strategico. Solo attraverso un impegno condiviso, una presenza costante e una collaborazione concreta è possibile dare al nostro territorio la cura, l’attenzione e la sicurezza che
merita». Il Sindaco Giuseppe Galizia e l’Amministrazione Comunale esprimono inoltre «un particolare ringraziamento all’Avv. Giuseppe Musacchio, Presidente del Consorzio di Bonifica della Basilicata, per l’attenzione e la disponibilità dimostrate nei confronti del territorio di Baragiano. Un ringraziamento va inoltre al Responsabile Area 2 del Consorzio, Antonio Latorre, e a tutti i capi squadra e operatori impegnati quotidiana-
mente sul territorio, per la professionalità, la disponibilità e l’impegno dimostrati, anche in condizioni climatiche particolarmente difficili. La cura del territorio – conclude Galizia- non è il risultato dell’azione di un singolo Ente, ma nasce dalla capacità di fare squadra. È proprio questa collaborazione, fatta di presenza, responsabilità e impegno quotidiano, che consente di dare a Baragiano la cura che merita».
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Provincia
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Al centro dell’adesione il rilancio del borgo, il contrasto allo spopolamento e la necessità di nuovi servizi per cittadini e imprese
Teana sceglie il riformismo: il sindaco Marino aderisce a Italia Viva Basilicata V
incenzo Marino, primo cittadino di Teana, borgo della Val Sinni ufficializza il suo ingresso nel progetto politico riformista guidato da Mario Polese a livello regionale e da Matteo Renzi a livello nazionale. Al centro della sua scelta la concretezza amministrativa, il dialogo costante con il governo regionale e le sfida prioritarie per il rilancio dei territori. Sindaco quali sono le ragioni principali che l’hanno spinta ad aderire ufficialmente a Italia Viva Basilicata e ad abbracciare il progetto politico guidato da Mario Polese? «La scelta nasce da una questione pratica: Teana ha bisogno di risposte concrete, non di bandiere. Italia Viva Basilicata, con Mario Polese, ha dimostrato di voler stare nei territori, di ascoltare i sindaci e di trasformare i problemi delle aree interne in priorità di agenda. Condivido il metodo riformista: meno ideologia, più progetti, più Europa, più lavoro. È un progetto liberale e responsabile che parla il linguaggio dei piccoli Comuni». Quanto conta per un
sindaco avere un canale di interlocuzione diretta con il governo regionale, in un momento cruciale come quello della transizione ecologica? «Conta tantissimo. Oggi un sindaco da solo non ce la fa. I bandi sono complessi, le risorse ci sono ma vanno intercettate e spese bene. Avere un riferimento in Giunta come l’assessore Laura Mongiello significa avere un interlocutore che conosce la realtà dei piccoli Comuni e può aiutarci a tradurre i fondi nazionali ed europei in cantieri veri: efficientamento energetico, messa in sicurezza, rigenerazione dei centri storici. Senza questo ponte, i piccoli Comuni rischiano di restare fuori». Teana combatte contro spopolamento e marginalizzazione. Quali sono le priorità che la politica regionale deve mettere al centro? «Tre cose chiare: servizi, lavoro, connettività. 1. Servizi: sanità di prossimità, scuola, trasporti. Se una famiglia non ha il medico e l’autobus, se ne va. 2. Lavoro: dobbiamo sostenere l’agricoltura di qualità, l’agroalimentare e il turismo lento. Qui abbiamo storia, natura, pro-
dotti e progetti come la ‘La via del Miskiglio’ che puntano alla loro valorizzazione. Serve che la Regione investa su filiere corte e sui ‘Distretti del cibo’. 3. Connettività: non deve essere un lusso, ma il diritto per far restare i giovani e far lavorare chi resta. Se mettiamo queste 3 cose al centro, diamo un futuro». Di recente è stato a Roma alla festa nazionale di Casa Riformista con Matteo Renzi. Che clima ha respirato? «Ho respirato voglia di responsabilità. In un momento di urla e contrapposizioni, l’area riformista e il centro liberale portano pragmatismo. Portano l’idea che si può essere di centrosinistra senza rinunciare all’impresa, all’Europa, alla semplificazione. A Roma come in Basilicata serve la stessa cosa: meno propaganda, più amministratori che rimboccano le maniche. È quello il valore aggiunto». Come giudica il lavoro di Mario Polese e quale contributo possono dare i sindaci? «Mario Polese sta facendo un lavoro di tessitura. Va nei paesi, conosce i problemi uno per uno.
_ Vincenzo Marino
Non è politica da social. I sindaci e gli amministratori locali possiamo dare il contributo più importante: siamo noi che trasformiamo le idee in progetti. Possiamo portare al tavolo regionale la voce vera dei territori, i bisogni concreti, e poi aiutarci tra Comuni. La forza di Italia Viva sta proprio in questa rete di amministratori». Cosa cambia concretamente da oggi per i cittadini di Teana e quali sono i suoi obiettivi a medio termine? «Per i cittadini non cam-
bia una tessera, cambiano le opportunità. Con questo posizionamento Teana entra in una rete regionale più forte. L’obiettivo a medio termine è semplice: fermare lo spopolamento dando ragioni per restare. Voglio portare a casa interventi sulla rigenerazione del borgo, collegamenti migliori con il territorio, e sostenere i nostri produttori locali. Voglio che un ragazzo di Teana possa dire: “Qui posso vivere, lavorare e avere futuro”. È su questo che mi misureranno».
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Matera e provincia
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OGGI DUE GAZEBO PER ILLUSTRARE L’ATTIVITÀ SVOLTA E RACCOGLIERE DAI CITTADINI PROPOSTE E SEGNALAZIONI SUI PROBLEMI DEL TERRITORIO
Fdi torna nelle piazze di Policoro e Pisticci con Aldo Mattia
POLICORO. «La presenza sul territorio non può essere occasionale né limitarsi alle scadenze elettorali. Anche in piena estate vogliamo essere nelle piazze, parlare con i cittadini, spiegare concretamente il lavoro che stiamo portando avanti e, soprattutto, raccogliere indicazioni e istanze che arrivano dalle nostre comunità. Policoro e Pisticci saranno due nuove occasioni per consolidare questo dialogo e affrontare, senza filtri, i temi che incidono maggiormente sulla vita quotidiana delle famiglie e sul futuro dei nostri territori». Lo dichiara il deputato di
Fratelli d’Italia Aldo Mattia, annunciando la sua partecipazione all’iniziativa “Fratelli d’Italia e la destra non si fermano d’estate”, in programma oggi con due appuntamenti nel Materano. Il primo gazebo sarà allestito a Policoro, sul lungomare nei pressi del lido La Capannina, dalle 10.30 alle 12.30. Nel pomeriggio l’iniziativa si sposterà a Pisticci, in piazza Umberto I, dalle 18.30 alle 20.30. «Vogliamo illustrare quanto è stato fatto e confrontarci sulle priorità che abbiamo davanti – prosegue Mattia – dalla sicurezza alla legalità, dalla tu-
tela sociale al sostegno alle famiglie, fino alla difesa degli interessi nazionali. Ma un gazebo è anche un luogo di ascolto: significa raccogliere segnalazioni, conoscere problemi specifici e trasformare la presenza politica in un rapporto costante con le comunità. È questo – conclude il deputato – il senso dell’iniziativa: non fermarsi d’estate significa continuare a esserci, mantenendo aperto quel filo diretto tra cittadini, territorio e istituzioni che per Fratelli d’Italia rappresenta un elemento fondamentale del modo di fare poli- iniziative a Venosa e ad Acetica. Mercoledì continuerò con renza».
Una Porsche rubata, utenze di servizio e bossoli compatibili: la Squadra mobile ricostruisce il raid. Si cercano movente e mandanti
Matera, agguato al Parco Venusio: tre persone finiscono in manette
MATERA. Tre persone sono finite in carcere per l’agguato armato compiuto la sera del 17 dicembre 2024 nei pressi del complesso residenziale Parco Venusio, in via Germania a Matera. Nella mattinata di ieri è stata eseguita l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Matera su richiesta della Procura della Repubblica. Il provvedimento rappresenta l’esito di una complessa attività investigativa condotta per diversi mesi dalla Squadra mobile della Questura di Matera, con il contributo della Polizia scientifica di Matera e Bari. L’agguato scattò intorno alle 21.35. Una coppia stava rientrando nella propria abitazione a bordo di un’automobile quando contro il veicolo furono esplosi almeno cinque colpi con armi lunghe a munizionamento spezzato. Secondo la ricostruzione investigativa accolta dal giudice in questa fase cautelare, due persone si sarebbero appostate nei pressi dell’ingresso del complesso residenziale, mentre una terza avrebbe guidato l’automobile utilizzata dal gruppo per raggiungere il posto e allontanarsi dopo l’azione. Uno dei colpi attraversò la carrozzeria e raggiunse a una caviglia la donna che si trovava alla guida. Nonostante la ferita, la con-
ducente riuscì ad accelerare e a raggiungere il tunnel di accesso ai garage. I due occupanti dell’automobile trovarono così riparo, sottraendosi alla linea di tiro degli aggressori. L’episodio, per l’impiego di armi ad alta potenzialità offensiva, il numero dei colpi esplosi e il contesto residenziale nel quale avvenne, provocò forte preoccupazione e un diffuso allarme nella comunità materana. Le indagini hanno richiesto l’esame e il progressivo incrocio di numerosi elementi. Gli investigatori
hanno analizzato le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza, i dati di localizzazione satellitare di un’automobile risultata rubata, i tabulati e il traffico delle utenze telefoniche. Sono stati inoltre effettuati accertamenti sulle cosiddette utenze di servizio, rilievi sulle impronte lasciate sul luogo dell’azione, comparazioni di immagini e indumenti e approfonditi esami balistici. Un passaggio ritenuto particolarmente importante è stato rappresentato dall’analisi del sistema di localizzazione satellitare
installato su una Porsche Cayenne risultata provento di furto. Secondo l’ipotesi investigativa recepita dal giudice, l’automobile sarebbe stata impiegata dal gruppo per raggiungere Matera e, successivamente, per allontanarsi dal luogo dell’agguato. Gli accertamenti balistici hanno consentito anche di collegare uno dei reperti trovati all’interno della Porsche Cayenne con quelli recuperati in via Germania. Un bossolo rinvenuto nell’automobile rubata sarebbe stato infatti esploso dalla stessa arma dalla quale provenivano i quattro bossoli repertati sul luogo dell’assalto. La comparazione avrebbe raggiunto il più elevato livello di identificazione previsto dalla scala scientifica utilizzata per questo genere di verifiche. Per gli inquirenti, i tre indagati avrebbero agito attraverso una precisa divisione dei compiti. Uno avrebbe condotto il veicolo impiegato per raggiungere il complesso e garantire la fuga, mentre gli altri due si sarebbero appostati vicino all’ingresso e avrebbero sparato contro l’automobile delle persone offese. Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti, allo stato degli atti, gravi indizi riguardo alla detenzione e al porto delle armi utilizzate nell’azione, oltre che alla materiale esplosione dei
colpi di fucile. In relazione agli spari contro l’automobile, il giudice ha ritenuto configurabile il reato di tentate lesioni personali aggravate dall’uso di armi da fuoco. La custodia cautelare in carcere è stata applicata ai tre indagati in relazione alla contestazione riguardante la detenzione e il porto delle armi. Nell’ordinanza viene evidenziato il carattere particolarmente organizzato dell’azione, che sarebbe stata realizzata attraverso l’impiego di un’automobile rubata, armi da fuoco, utenze telefoniche non immediatamente riconducibili agli effettivi utilizzatori e luoghi distinti destinati alla custodia di veicoli e armi. L’inchiesta non è ancora conclusa. Le indagini proseguono per ricostruire compiutamente il movente dell’agguato e verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone che possano averne disposto o sollecitato l’esecuzione. Resta dunque da chiarire se dietro il gruppo individuato dagli investigatori vi siano eventuali mandanti. La Procura precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che il provvedimento cautelare è stato adottato sulla base degli elementi finora acquisiti. Gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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Matera e provincia
martedì 25 agosto 2026
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C’è tempo fino al 23 settembre 2026 per consegnare i vari dossier progettuali
Nova Siri tra i 17 Comuni candidati a “Capitale della Cultura italiana 2029”
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DI VINCENZO MAIDA
ono 17, ad oggi, le candidature presentate al Ministero della Cultura da città, borghi, comunità montane e unioni di Comuni. Entro il 23 settembre dovranno essere consegnati i dossier progettuali. Per la provincia di Matera oltre a Nova Siri ha presentato la candidatura anche Irsina, mentre per quella di Potenza l’ha annunciata giù dall’inizio dell’inizio Melfi, che evidentemente sta ancora lavorando alla predisposizione del dossier. Dopo il 23 settembre prenderà ufficialmente il via al percorso che porterà alla designazione della Capitale italiana della Cultura 2029. Il Ministero della Cultura ha reso noto l’elenco dei Comuni e delle aggregazioni territoriali che già hanno presentato la manifestazione di interesse per concorrere al titolo. Si conferma dell’interesse diffuso nei confronti di un riconoscimento che negli ultimi anni si è affermato come uno dei principali strumenti di valorizzazione e promozione dei territori attra-
verso la cultura. Ecco l’elenco: 1) Amantea (Cosenza) – Calabria, 2) Bardolino (Verona) – Veneto,3) Bassano del Grappa (Vicenza) – Veneto, 4) Campobasso – Molise, 5) Cassino (Frosinone) – Lazio, 6) Comunità montana di Valle Camonica (Brescia) – Lombardia , 7) Consorzio Castelli Romani (Roma) – Lazio, 8) Corigliano-Rossano (Cosenza) – Calabria, 9) Cremona – Lombardia, 10) Cutro (Crotone) – Calabria, 11) Irsina (Matera) – Basilicata, 12) Manduria (Taranto) – Puglia, 13) Marcellinara (Catanzaro) – Calabria, 14) Nova Siri (Matera) – Basilicata. 15) Rosarno (Reggio Calabria) – Calabria, 16) Tivoli (Roma) – Lazio,17) Unione Montana dei Monti azzurri. Non è solo un sogno ambizioso, ma un progetto scientifico e corale che guarda lontano. Melfi ha dall’inizio dell’anno ufficialmente aperto il cantiere per la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029, quindi a giorni presenterà la candidatura, tranne sorprese dell’ultima ora. Per Melfi il 2029 è una data non ca-
suale, ma che pone la città al centro di una programmazione decennale e punta a raccogliere l’eredità dei grandi successi lucani su scala nazionale. Infatti la città federiciana ha iniziato il percorso il 13 e 14 gennaio con una sessione intensiva di incontri coordinati dall’Amministrazione comunale e dal team scientifico dell’Università Bocconi. Ѐ il Centro di Ricerca ASK (Art, Science and Knowledge), diretto dalla professoressa Paola Dubini, ad accompagnare il Comune nella stesura di un dossier che si preannuncia solido e innovativo. L’obiettivo dell’ateneo milanese è trasformare le potenzialità di Melfi in un modello di governo del territorio capace di convincere il Ministero della Cultura. La forza della candidatura risiede nel metodo: l’ascolto. Il gruppo di lavoro ha incontrato un ventaglio vastissimo di attori sociali. Non solo le istituzioni – dal Sindaco al Vescovo Mons. Ciro Fanelli – ma anche il mondo della scuola, della giustizia e, soprattutto, del lavoro.
Particolarmente significativo è stato il dialogo con i rappresentanti del settore automotive. Melfi 2029: «Vuole essere l’esempio di come una città di medie dimensioni, con una storia millenaria (da capitale normanna a sede del Parco Letterario Federico II) e un presente industriale complesso, possa generare una nuova qualità della vita. Tra i soggetti già coinvolti figurano la Fondazione Nitti, i musei di Venosa e Lagopesole, le associazioni di categoria, il mondo dell’editoria e le realtà artistiche locali come i Fal-
conieri e le scuole di teatro». Per Montalbano Jonico, ma anche Scanzano Jonico e Policoro, è una occasione persa. I tre comuni di potevano unire e presentare la candidatura come associazione di comuni e la denominazione Eraclea. Insieme hanno tutte le risorse per elaborare un dossier. L’elenco di tutto quello che poteva essere messo in campo è davvero lungo. I personaggi che hanno attraversato quando sarebbero stati opportuni degli incontri preliminarI tra tutte le risorse culturali presenti sul territorio.
Una tradizione che continua a rinnovarsi senza perdere la propria identità e che resta uno dei tratti più autentici della comunità
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A Montescaglioso si chiude la grande festa di San Rocco on il tradizionale sparo della batteria delle ore 9 di lunedì 24 agosto, al termine della Santa Messa di ringraziamento celebrata nella Chiesa di San Rocco, si sono ufficialmente concluse le celebrazioni patronali di Montescaglioso. Cala così il sipario su un lungo percorso fatto di fede, devozione, tradizione, musica, spettacolo e partecipazione popolare che, come da consuetudine, aveva preso il via già il 31 luglio con la benedizione del Carro Trionfale e la tradizionale asta per l’assegnazione dell’auriga. Da quel momento, Montescaglioso ha vissuto un intenso cammino di avvicinamento agli appuntamenti più attesi, culminato nella settimana dal 18 al 24 agosto, quando la città si è trasformata in un autentico punto di riferimento per migliaia di fedeli, visitatori e appassionati arrivati da numerose località. Il 18 agosto ha segnato ufficialmente l’avvio della settimana conclusiva dei festeggiamenti, con la benedizione dell’auriga del Carro Trionfale e dei “Cavalieri per San Rocco”, dando così il via alla tradizionale cavalcata. A seguire, l’accensione delle artistiche luminarie e la processione di San Rocco verso il Convento dei Padri Cappuccini, accompagnata dalla cavalcata e dalle bande musicali, han-
no fatto da preludio alla serata in Piazza, conclusa con il tradizionale concerto in cassarmonica. Ma è il 20 agosto, giorno dedicato a San Rocco, ad aver rappresentato il cuore dei festeggiamenti. Il “giorno più lungo dei Montesi” ha richiamato una straordinaria partecipazione popolare, confermandosi il momento più atteso dell’intero programma. La mattina, una lunga e solenne processione ha attraversato le vie e i vicoli della città, tra la devozione dei fedeli, le note delle bande musicali e gli immancabili fuochi d’artificio. La sera, la festa ha raggiunto il suo momento più spettacolare con il Carro Trionfale, trainato da sette cavalli e preceduto dalla Cavalcata del Clero e dai cavalieri. Il carro ha percorso le strade del centro storico fino a Piazza Roma, regalando alla folla uno spettacolo di grande suggestione, con particolare attenzione al passaggio nella difficile curva di via Cavour. Una giornata capace, ancora una volta, di racchiudere in un unico grande momento fede, tradizione, spettacolo e identità montese. Grande affluenza anche per il concerto di Nina Zilli, andato in scena venerdì 21 agosto, che ha rappresentato uno degli appuntamenti di punta della settimana e richiamato un numeroso pubblico in città. Il programma è
proseguito sabato 22 agosto con lo spettacolo musicale della Gameboy Band e con l’attesa estrazione dei premi della Lotteria 2026, in Piazza Roma. Domenica 23 agosto è stata invece dedicata all’Octava Dies, giornata che ha segnato gli ultimi, intensi momenti delle celebrazioni. A chiudere ufficialmente i festeggiamenti è stata dunque la mattinata di lunedì 24 agosto, con la celebrazione della Santa Messa di ringraziamento. Al termine della funzione, il tradizionale sparo della batteria ha sancito ufficialmente la conclusione delle celebrazioni.
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Cinque giorni di arte, poesia e incontri hanno animato il borgo lucano. Il sindaco De Lorenzo: «Una risposta concreta allo spopolamento»
Aliano, per “La Luna e i Calanchi” la carica dei 25mila da tutta Italia ALIANO. Oltre 25mila presenze, strutture ricettive e aree di accoglienza a pieno regime, migliaia di persone arrivate da tutta Italia e dall’estero. La sedicesima edizione de “La Luna e i Calanchi”, la Festa della Paesologia ideata e diretta da Franco Arminio, si chiude con un bilancio che supera la dimensione dei numeri e restituisce l’immagine di un piccolo paese capace di diventare, per cinque giorni, luogo di incontro, condivisione e produzione culturale. Dal debutto del 19 agosto fino all’alba del 23, il borgo lucano legato alla memoria di Carlo Levi ha accolto artisti, poeti, musicisti, viandanti e visitatori. Strade, piazze e calanchi hanno ospitato un rito collettivo, mostrando come i centri delle aree interne possano tornare a essere luoghi vivi, capaci di generare relazioni e nuove forme di comunità. A tracciare il bilancio dell’edizione 2026 è il sindaco Luigi De Lorenzo. «Abbiamo superato le 25mila presenze in questi cinque giorni. Vedere una marea umana arrivare fin qui da ogni parte d’Italia e d’Europa, riempire le aree camper, attraversare il paese, camminare in silenzio all’alba e cantare
insieme fino a notte fonda è stata la risposta più potente allo spopolamento e all’isolamento delle nostre aree interne». Le presenze sono state registrate tra l’anteprima e le quattro giornate nel borgo, con un flusso pari a molte volte la popolazione residente. Campeggi, aree camper e spazi predisposti per l’accoglienza hanno raggiunto la piena occupazione, così come le strutture ricettive del territorio circostante. La partecipazione ha prodotto ricadute sull’economia locale, coinvolgendo ristorazione, commercio, artigianato e produzioni del territorio. «La Luna e i Calanchi non è un festival da consumare, ma un’esperienza da
vivere», sottolinea De Lorenzo. «Ad Aliano, l’antico luogo del confino e dell’esilio di Carlo Levi è diventato ancora una volta il centro di una comunità universale. Residenti, viandanti e grandi artisti hanno condiviso gli stessi luoghi, lo stesso pane, la stessa polvere e la stessa poesia. Per alcuni giorni sono cadute le distanze tra chi abita qui tutto l’anno e chi è arrivato da lontano: è nata una comunità temporanea, ma profondamente autentica». Per un piccolo comune dell’entroterra, la manifestazione diventa così occasione concreta di economia, promozione territoriale e costruzione di rapporti. «In un tempo segnato dalla solitudine e
dalla perdita dei legami, qui abbiamo visto accadere qualcosa di prezioso: migliaia di sconosciuti hanno imparato ad abitare insieme un paese. Questa è forse la più grande eredità che ci lascia l’edizione 2026. La risposta alla fragilità dei piccoli borghi non può essere soltanto economica o infrastrutturale: deve essere anche umana». La storia di Aliano resta legata a Carlo Levi, che vi trascorse il confino e scelse poi di esservi sepolto. Una memoria che oggi dialoga con la vocazione contemporanea del borgo e con la Festa della Paesologia, rinnovando un modo diverso di guardare ai margini: non periferie da compatire, ma luoghi
dai quali osservare il mondo e immaginare nuove possibilità. Con la chiusura della sedicesima edizione restano il dato delle oltre 25mila presenze, le relazioni costruite e l’immagine di un paese diventato grande senza perdere la propria identità. «Il grazie più grande va a Franco Arminio, agli artisti, a chi ha lavorato all’organizzazione e alla sicurezza, ai volontari, alle attività economiche e soprattutto ai cittadini di Aliano, che ancora una volta hanno aperto le loro porte», conclude De Lorenzo. «Il festival finisce, ma ciò che abbiamo costruito insieme resta. Contro la solitudine dei piccoli borghi, Aliano ha risposto facendo comunità».
Mancini alla prima edizione del Festival delle Virtù Civiche: «Partecipazione, solidarietà e prossimità rendono i territori più forti»
«Grottole celebra i valori della cittadinanza attiva» GROTTOLE. Il presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, ha partecipato a Grottole alla prima edizione del “Festival delle Virtù Civiche – Grottole. Comunità che si prende cura”, promosso dall’amministrazione comunale. La presenza del presidente ha voluto testimoniare l’attenzione dell’ente verso le iniziative capaci di rafforzare la coesione sociale, la responsabilità civica e la partecipazione attiva. Nel portare il saluto della Provincia, che ha patrocinato la manifestazione, Mancini ha incontrato volontari, associazioni, famiglie e cittadini impegnati nell’organizzazione dell’evento. «Il coinvolgimento diretto della comunità è fondamentale, così come il ruolo delle istituzioni nel sostenere percorsi capaci di generare relazioni, cu-
ra e senso di appartenenza», ha sottolineato. «Iniziative come il Festival delle Virtù Civiche rappresentano un esempio concreto di come una comunità possa ritrovarsi attorno a valori condivisi, costruendo legami e responsabilità che vanno oltre l’evento. La Provincia di Matera guarda con grande interesse alle esperienze che promuovono partecipazione, solidarietà e prossimità, perché sono queste le fondamenta sulle quali si costruiscono territori più forti e inclusivi». Il presidente ha quindi ribadito la vicinanza dell’ente alle realtà locali impegnate nella cura delle comunità. «La mia presenza conferma l’attenzione della Provincia verso le iniziative che nascono dal territorio e che, attraverso la collaborazione tra istituzioni, asso-
ciazioni e cittadini, contribuiscono a rafforzare il tessuto sociale». Mancini ha infine ringraziato quanti hanno reso possibile la manifestazione: «Ringrazio il Comune per
l’invito, i volontari, le associazioni e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questa prima edizione, che merita continuità e sostegno».
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Oltre l'illusione della fotografia dall'alto: la sfida di una comunità che non si accontenta di essere "accesa e spenta come una lampadina"
Se la piazza è piena, la città è viva? A
DI FABRIZIO QUARATINO
bbiamo inventato un metodo piuttosto curioso per misurare la vitalità delle città. Contiamo le persone nelle piazze. Se sono tante, la città è viva. Se sono poche, bisogna organizzare qualcosa. Possibilmente con un palco. A quel punto arrivano le luci, la musica, i tavolini, qualche migliaio di persone e l’immancabile fotografia dall’alto. Quella è fondamentale. Senza fotografia dall’alto, infatti, rischieremmo perfino di non sapere quanto siamo stati felici. La piazza è piena. I locali lavorano. Le persone si incontrano. I social restituiscono l’immagine rassicurante di una comunità finalmente in movimento. Ed è una cosa bella. Davvero. Il problema comincia la mattina successiva. Quando le luci si spengono, il palco riposa e la città deve superare un esame assai meno spettacolare: dimostrare di essere viva anche senza qualcuno che le organizzi una serata. È da qui che vorrei partire parlando di Potenza. Non dall’ennesima lamentazione sul centro storico. Ne abbiamo prodotte abbastanza da poterle ormai esportare. E nemmeno dalla critica preventiva agli eventi. Sarebbe ingeneroso e soprattutto sbagliato. Dal 25 al 30 agosto Piazza Mario Pagano ospita il Festival Europeo della Birra: sei giorni di musica, gastronomia, incontro, socialità e iniziative inclusive. Ben venga. Una piazza piena è meglio di una piazza vuota. Una città che si incontra è meglio di una città che si ignora. Ma proprio perché gli eventi funzionano, dovremmo avere l’ambizione di porci una domanda più difficile. Se la piazza è piena, la città è davvero viva? Oppure abbiamo imparato soprattutto ad accenderla e spegnerla come una lampadina? L’EVENTO NON È IL NEMICO
Sgomberiamo immediatamente il campo da un equivoco. Gli eventi servono. Servono all’economia. Servono ai commercianti. Servono alla socialità. Servono a far conoscere luoghi, creare incontri, offrire occasioni di svago e restituire per qualche ora alle persone il piacere di stare insieme. In una società nella quale siamo capaci di trascorrere una cena guardando quattro telefoni diversi allo stesso tavolo, riuscire a riportare esseri umani fisicamente nella stessa piazza è già un risultato degno di considerazione. Dunque nessun processo agli eventi. Il problema nasce quando chiediamo loro di fare un mestiere che non possono fare. Un concerto non può sostituire una politica urbana. Una manifestazione gastronomica non può sostituire i servizi. Una settimana di grande affluenza non può sostituire undici mesi di quotidianità. L’evento è una scintilla. Può accendere qualcosa. Ma se intorno non abbiamo preparato nulla capace di alimentare quella fiamma, finita la serata torneremo esattamente al punto di partenza. Con una differenza. Avremo bellissime fotografie. È qui che dovremmo cambiare prospettiva. Non chiederci soltanto quante persone siamo riusciti a portare in centro. Chiederci quante di quelle per-
sone avranno una ragione per tornarci spontaneamente. Senza concerto. Senza festival. Senza inaugurazione. Senza che qualcuno debba necessariamente mettere un microfono in mezzo alla piazza per ricordarci che esiste. LA PROVA DELLE UNDICI DEL MATTINO Il vero esame di una città non comincia alle dieci di sera quando parte il concerto. Comincia alle undici del mattino dopo. È quella l’ora spietata. Non ci sono effetti speciali. Niente palco. Niente luci. Nessun presentatore che possa gridare: “Potenza, ci siete?”. La domanda diventa molto più semplice. Perché dovrei essere qui? Ed è precisamente questa la domanda alla quale una politica urbana dovrebbe provare a rispondere. Ci vado perché trovo negozi? Perché posso incontrare qualcuno? Perché ci sono servizi? Perché posso portare un bambino? Perché esiste un’offerta culturale? Perché posso raggiungerlo facilmente? Perché posso parcheggiare o utilizzare un trasporto pubblico efficiente? Perché trovo luoghi nei quali fermarmi? Perché è bello passeggiare anche senza dover comprare qualcosa? Perché sento che quello spazio appartiene anche a me? Una città viva è la somma di queste risposte. Non è semplicemente un calen-
dario. Ed è qui che la questione diventa molto più interessante del singolo appuntamento estivo. Potenza possiede un centro storico bellissimo e complicato. Possiede piazze, teatri, chiese, palazzi, attività commerciali, associazioni, professionisti, studenti, residenti e una storia che non ha bisogno di essere inventata. Possiede soprattutto persone. La materia prima, dunque, esiste. Quello che dobbiamo costruire è il collegamento tra queste energie. Perché una città può avere tutto e riuscire comunque a comportarsi come se non avesse niente. È un talento che sarebbe preferibile non coltivare. DALL’EVENTO ALL’ABITUDINE Il passaggio decisivo è questo. Trasformare l’eccezione in abitudine. Se migliaia di persone rispondono quando viene organizzato un appuntamento, il messaggio non è soltanto che quell’evento ha avuto successo. Il messaggio più importante è un altro: esiste una domanda di città. Le persone vogliono incontrarsi. Vogliono stare insieme. Vogliono vivere gli spazi pubblici. Vogliono avere una ragione per uscire di casa e ritrovarsi. È una notizia straordinariamente positiva. Perché significa che non dobbiamo inventare il desiderio di comunità. Esiste già. Dobbiamo
creare le condizioni perché possa esprimersi con continuità. E qui entrano in gioco tutti. L’amministrazione, naturalmente. Ma anche commercianti, proprietari degli immobili, associazioni, operatori culturali, professionisti e cittadini. Perché sarebbe troppo comodo immaginare che la vitalità di una città possa essere interamente appaltata al Comune. Il Comune deve programmare, coordinare, garantire servizi, accessibilità, manutenzione, sicurezza e una visione. Ma nessun assessore, neppure dotato di poteri soprannaturali, può obbligare una comunità a vivere. Dall’altra parte, però, nemmeno le istituzioni possono limitarsi a organizzare appuntamenti e considerare concluso il lavoro. La fotografia della piazza piena è l’inizio della domanda. Non la risposta. E forse dovremmo imparare anche a misurare questo. Non soltanto quante persone partecipano a un evento, ma quante tornano, quante attività ne beneficiano nel tempo, quanti spazi tornano a essere utilizzati, quante nuove abitudini nascono. Perché il vero successo di una politica urbana non è dimostrare che una sera eravamo in cinquemila. È fare in modo che, il martedì successivo, qualcuno abbia una ragione in più per esserci.
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www.lecronache.info IL CENTRO NON È UNA SCENOGRAFIA C’è poi un rischio più sottile. Trasformare i centri storici in scenografie. Bellissimi quando accade qualcosa. Deserti quando non accade niente. È un modello che riguarda molte città italiane, non soltanto Potenza. Centri sempre più curati per essere attraversati e sempre meno pensati per essere abitati. Ma una città non è un set cinematografico. Non possiamo chiamare le comparse soltanto quando serve girare una scena. Una città ha bisogno di residenti. Di famiglie. Di studenti. Di anziani. Di bambini. Di botteghe. Di uffici. Di cultura. Di luoghi nei quali sedersi senza essere obbligati a consumare. Ha bisogno perfino di quella cosa apparentemente insignificante che si chiama quotidianità. Perché sono le abitudini a costruire appartenenza. Il caffè preso nello stesso bar. Il saluto al commerciante. La passeggiata. La biblioteca. Il teatro. Il negozio. La scuola. La persona incontrata per caso. Sono piccole cose. Ma le comunità sono costruite soprattutto da piccole cose ripetute abbastanza a lungo da diventare legami. Ed è per questo che parlare di centro storico significa parlare molto più che di commercio. Significa
chiedersi quale parte della nostra vita vogliamo ancora condividere. La città non appartiene soltanto a chi la amministra. È facile indicare Palazzo di Città. Comodo, perfino. Ogni comunità possiede un dito indice molto allenato. Ma se vogliamo essere intellettualmente onesti, dobbiamo riconoscere che la responsabilità è più larga. Chi amministra deve fare la propria parte. E deve farla bene. Non con interventi occasionali, ma con una visione riconoscibile. Però anche chi possiede un immobile e preferisce lasciarlo vuoto per anni partecipa, nel suo piccolo, alla forma della città. Anche chi apre un’attività contribuisce. Anche chi organizza cultura. Anche chi critica. Perfino chi decide di non frequentare più un luogo contribuisce, indirettamente, al suo destino. Questo non significa distribuire le colpe con il bilancino per assolvere la politica. Significa qualcosa di più serio. Distribuire le responsabilità per moltiplicare le possibilità. Perché una comunità cambia davvero quando smette di aspettare che sia sempre qualcun altro ma fare la prima mossa. E qui entra in gioco una forza che non compare nei bilanci comunali. La fiducia. La convinzione che il proprio gesto, anche piccolo, ab-
bia un significato. È così che cambiano i luoghi. Prima nelle persone. Poi nelle strade. Non dobbiamo tornare indietro. C’è una tentazione che eviterei. La nostalgia. “Una volta il centro era pieno.” “Una volta si passeggiava.” “Una volta i negozi…” Una volta, appunto. La nostalgia è un magnifico luogo nel quale trascorrere cinque minuti. Poi conviene tornare nel presente. Potenza non deve ricostruire la città di trent’anni fa. Deve inventare quella dei prossimi trent’anni. Con nuove abitudini. Nuove funzioni. Nuove forme di commercio. Nuovi modi di utilizzare gli spazi. Nuovi rapporti tra cultura, università, impresa, servizi e residenza. Il passato può insegnarci che una comunità è capace di vivere i propri luoghi. Non può dirci come dovremo viverli domani. Quella risposta spetta a noi. Ed è una responsabilità molto più affascinante della lamentela. LA CITTÀ CHE RESTA ACCESA Alla fine, forse, dovremmo cambiare semplicemente l’unità di misura. Non contare soltanto quante persone arrivano quando organizziamo qualcosa. Osservare quante rimangono quando non c’è niente da fotografare. Non misurare soltanto il successo di una serata.
Misurare la qualità del giorno dopo. Non chiederci esclusivamente come riempire Piazza Mario Pagano. Chiederci come fare perché quella piazza, Via Pretoria e l’intero centro storico tornino a essere percepiti come parti della vita quotidiana della città. Gli eventi continueranno a essere necessari. E speriamo siano sempre più belli, partecipati, inclusivi e capaci di attrarre persone. Ma il loro successo più grande arriverà quando smetteranno di essere isole. Quando un concerto porterà qualcuno a scoprire un locale. Quando un festival farà conoscere un luogo nel quale si tornerà. Quando una manifestazione diventerà l’occasione per riscoprire una parte della città. Quando l’eccezione riuscirà a generare un’abitudine. Questa è la Potenza nella quale credo sia possibile credere. Non una città permanentemente in festa. Sarebbe estenuante, oltre che economicamente preoccupante. Una città permanentemente viva. Sono due cose molto diverse. IL GIORNO DOPO La vera sfida comincia quando smontano il palco. Quando l’ultima luce viene spenta. Quando gli organizzatori tornano a casa. Quando sui social rimangono le fotografie di una piazza piena e noi
dobbiamo decidere che cosa farne di quella energia. Possiamo archiviarla. Dire che è stato un successo. Contare le presenze. Congratularci. E aspettare il prossimo appuntamento. Oppure possiamo considerarla una prova. La prova che le persone hanno ancora voglia di incontrarsi. Che il centro può ancora attrarre. Che la città possiede energie che chiedono soltanto di essere messe in relazione. È questa la parte che mi interessa. Perché dietro ogni piazza piena esiste una domanda molto più importante del numero delle presenze: che cosa possiamo costruire partendo da qui? Non serve una città perfetta. Non esiste. Serve una città che abbia fiducia nella propria capacità di trasformarsi. Una città nella quale amministratori e cittadini possano anche discutere, criticarsi e avere idee completamente diverse, ma condividano almeno una convinzione: che Potenza meriti di essere vissuta. Non soltanto durante un festival. Non soltanto quando arriva un artista. Non soltanto quando qualcuno monta un palco. Ogni giorno. Perché, alla fine, la città più viva non è quella nella quale succede sempre qualcosa. È quella nella quale vale la pena esserci anche quando, apparentemente, non succede niente.
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