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Cronache del 23 maggio 2026

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Diventeremo una nazione di gattare?

Crescono le famiglie unipersonali e le coppie che vogliono vivere da fidanzatini e senza figli

I COMPAGNI MODARELLI E MERLO

Dopo le polemiche contro il Sindaco di Policoro gli attacchi al Sindaco di Cdx di

L’ANNIVERSARIO

Trentaquattro anni fa la strage di Capaci

D I E L IAN A PO SI TAN O

Trenta metri di asfalto fatti saltare in aria con 500 chili di tritolo e l'inferno intorno. Erano le 17.58 del 23 maggio 1992 quando sull'autostrada che porta da Capaci a Palermo vennero trucidati dalla mafia il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio (...)

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MARGHERITA SARLI

Nessuno avrebbe scommesso che il grande Caravaggio, l’incantatore superbo e meraviglioso di folle di tutto il mondo, potesse sbarcare proprio qui a Potenza ed invece grazie alla bravura della dg dell’APT e con la complicità del ministro Giuli l’impossibile s’è fatto realtà, evento, opportunità, manco ci fosse il miracolo dell’arte a muovere felicemente le cose. Ora bisogna dire che la provocazione d’averlo qui, dentro la fascinazione di Narciso restituisce anche il senso d’una sfida che è quella di far specchiare finalmente la Basilicata dentro i suoi valori di bellezza e di cultura.

GIANLUCA MODARELLI

Tutto si può dire del centrodestra, ma se c’è che una cosa che conta davvero è quella che i patrioti debbano sempre stare nello stesso campo di gioco mettendoci coerenza e magari pure buon impegno. Ora è vero che la politica è l’arte del possibile e che ogni giorno s’assiste ad un siparietto di beghe comunali, ma se nella sua Policoro intende far opposizione al capace sindaco Bianco, sostenuto peraltro dalla triplice (FdI, Lega e Civici), allora si decida subito a lasciare lo scranno di presidente provinciale di FI evitando così d’infangare almeno l’onore di coalizione regionale.

APT Grazie al lavoro della dg Sarli. «Un progetto che rafforza il profilo culturale del capoluogo»

Bardi: «Non tagliamo, costruiamo una sanità più vicina ai cittadini»

CASO ERCOLINI

Svolta nel caso della magistrata morta a Pesaro: la Procura dice sì alla richiesta di proroga, «L’ipotesi è omicidio»

■ Magrì a pag 7

POLICORO

Piano generale del traffico urbano, Bianco e Padula: «Ci sarà un incontro pubblico, i cittadini potranno intervenire con proposte»

■ Servizio a pag 27

TRASPORTO LOCALE

Pepe annuncia corse tra Potenza e la zona industriale di Balvano anche nel fine settimana

Il servizio parte da giugno

■ Servizio a pag 24

L’INIZIATIVA

La consigliera

IL PRESIDENTE PRESENTA IL PIA NO DELLA MEDICINA DI PROSSIM ITÀ
Servizio
Lamattina a pag 5
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA
La vignetta di Mario Bochicchio
#SALISCENDI

Italia e Mondo

Rubio: «Speriamo di raggiungere un accordo, ma serve un piano B nel caso l’Iran decidesse di mantenere chiuso lo Stretto»

Iran e Usa: a un passo dall’accordo

ma la tensione nello Stretto resta

DI VITO ER R ICH ETT I

La situazione nello Stretto di Hormuz, via navigabile strategica per il commercio globale, resta critica. L’Iran mantiene una posizione di pressione, mentre Stati Uniti e alleati lavorano per evitare un’escalation militare e garantire la libertà di navigazione.

RUTTE: «L’IRAN CONTINUA A TENTARE DI TENERE IN OSTAGGIO L’ECONOMIA GLOBALE»

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha commentato durante la conferenza stampa al termine della riunione ministeriale Esteri dell’Alleanza Atlantica a Helsingborg, in Svezia: «L'Iran continua a tentare di tenere in ostaggio l'economia globale chiudendo lo Stretto di Hormuz».Rutte ha sottolineato l’impatto globale della situazione: «Questo attacco diretto alla libertà di navigazione e al commercio globale ha un impatto su tutti noi. È importante che i Paesi collaborino per elaborare piani che garantiscano la riapertura dello Stretto al transito, anche attraverso il trasferimento di asset essenziali nella regione».Il segretario generale ha concluso evidenziando la necessità di cooperazione internazionale: «Questo è un ulteriore chiaro promemoria di come le sfide alla sicurezza siano sempre più

interconnesse e di come alleati e partner abbiano un forte interesse a lavorare insieme in modo stretto e proattivo».

POSSIBILE

ACCORDO

IMMINENTE TRA IRAN E

STATI UNITI

Secondo fonti di Al Arabiya, «la bozza finale di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan, potrebbe essere annunciata entro poche ore».I punti principali dell’intesa includerebbero «il cessate il fuoco immediato, la garanzia della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e la graduale revoca delle sanzioni statunitensi». L’accordo, riferiscono le fonti, dovrebbe entrare in vigore «immediatamente dopo l’annuncio ufficiale da parte di entrambe le parti».Anche il Qatar ha inviato negoziatori a Teheran: «in coordinamento con gli Stati Uniti per contribuire a raggiungere un accordo per porre fine alla guerra con l'Iran e risolvere le questioni in sospeso», come riportato da Reuters.Il capo di Stato Maggiore pakistano, Asim Munir, è giunto nella capitale iraniana per finalizzare l’accordo, accolto dal ministro dell’Interno Eskandar Momeni.

RUBIO: «SPERIAMO DI RAGGIUNGERE UN ACCORDO… MA SERVE UN PIANO B»

Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha spiegato: «Speriamo di

raggiungere un accordo con l'Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz e l'abbandono delle ambizioni nucleari, i negoziati sono in corso e si registrano alcuni progressi. Tuttavia è fondamentale elaborare un piano B per gli scenari in cui l'Iran si rifiutasse di riaprire lo Stretto o imponesse un pedaggio».Rubio ha aggiunto: «Dobbiamo cominciare a pensare a cosa faremo se, tra qualche settimana, l'Iran decidesse di tenerlo chiuso. Se l'Iran si rifiuta allora qualcuno dovrà intervenire e fare qualcosa al riguardo. Gli Stati Uniti potrebbero farlo. Ma ci sono paesi che hanno espresso interesse a partecipare potenzialmente a un’operazione del genere. Sarebbe prematuro parlare di impegni concreti oggi».

ALLERTA MILITARE

Secondo il Jerusalem Post, «l'Iran potrebbe star pianificando un attacco a sorpresa con missili e droni contro gli Stati del Golfo e Israele».La valutazione è emersa dopo consultazioni tra i vertici militari israeliani e il ministro della Difesa, Benny Gantz. Funzionari della sicurezza hanno spiegato che Teheran potrebbe agire prima che Stati Uniti e Israele decidano che la via diplomatica non è più percorribile, replicando attacchi simili a quelli delle operazioni Epic Fury e Roaring Lion.

POSIZIONE DEI LEADER E NAVIGAZIONE

SICURA NELLO STRETTO

L’Italia segue da vicino la crisi. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato a Palazzo Chigi, durante l’incontro bilaterale con il premier irlandese Micheál Martin: «Continuiamo a seguire l’evolversi della crisi in Medio Oriente, ribadendo ogni sforzo utile per riportare stabilità, garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz».Sul tema della stabilità regionale, Meloni ha aggiunto: «Sul Libano abbiamo convenuto sulla necessità di garantire stabilità e sicurezza lungo il confine israelo-libanese oltre che il pieno sostegno alla sovranità libanese».Anche Donald Trump è intervenuto: «L'Iran vuole disperatamente raggiungere un accordo, vedremo».Dal lato iraniano, però, il portavoce del ministero degli Esteri ha precisato: «Non possiamo necessariamente affermare che siamo arrivati ad un punto in cui l'accordo sia vicino».Nonostante la tensione, la navigazione continua. La Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha comunicato che «35 navi, tra cui petroliere, hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore in coordinamento con le forze iraniane e sotto la loro protezione». In particolare, le imbarcazioni «hanno attraversato la strategica via navigabile dopo aver ottenuto l’autorizzazione necessaria e in coordinamento con le forze navali iraniane».

L’economia tricolore risente della dipendenza energetica, dei dazi di Trump e della “sfiducia” di famiglie e imprese

L’onda lunga dello tsunami economico si abbatte sui Paesi UE: l’Italia in difficoltà

DI E MA N U EL A C A LA BR E S E

Le previsioni di primavera della Commissione europea, le prime dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente, alzano ancor più l’allarme, già attivo dopo quello che è stato ribattezzato “lo shock energetico” causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, meno violento rispetto a quello del 2022 ma tutt’altro che superato.

LO TSUNAMI

ECONOMICO TRAVOLGE I PAESI UE

Come un'onda lunga di uno tsunami, le ripercussioni si stanno abbattendo sull’economia dei Paesi UE. E in questo vortice, l’Italia non ne esce bene: secondo Bruxelles, l’economia tricolore sul fronte della crescita (stimata allo 0,5%) è particolarmente affetta dal calo di consumi e investimenti e dal rallentamento delle esportazioni. Il tutto, con un’inflazione che nel 2026 dovrebbe toccare il 3,2%, con le conseguenze del caso su potere d’acquisto e redditi reali. Nel 2027, poi, i prezzi si attesterebbero intorno all’1,8%. Tra l’autunno e il prossimo anno, dovrebbe però arrivare la tanto attesa uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, con l’indebitamento che scenderà sotto il 3%.

Questo, sottolinea la Commissione, senza cambiamenti nelle politiche economiche. Ma sempre secondo la Commissione pesano sull’Italia anche le tariffe di Trump: l’impatto dei dazi Usa e le interruzioni in alcuni mercati di esportazione (dovute al conflitto in Medio Oriente) «dovrebbero peggiorare ulteriormente le prospettive dell’export di beni». I vertici di Commissione, BCE e MES riuniti a Cipro tracciano un quadro preoccupante ma comunque non allarmistico e parlano di deficit in aumento in tredici Paesi e potere d'acquisto sotto pressione. Due indicatori fondamentali che segnalano una perdita di fiducia da parte di famiglie e imprese. Da Bruxelles, il Commissario Ue Valdis Dombrovskis non chiude del tutto alla richiesta dell'Italia di una deroga al Patto di Stabilità per far fronte alla crisi energetica: «Stiamo valutando le opzioni, ma abbiamo un margine di bilancio più limitato rispetto alle crisi precedenti e questo richieste prudenza di bilancio, soprattutto per i Paesi più indebitati». Se per il Paese la situazione è nera, poco più lieve è quella dei cugini Francia, Germania e Spagna.

ECONOMIA, MONETA E DIPENDENZA ENERGETICA

L’economia del Vecchio Continente è sotto la lente degli esperti. Sul fronte monetario la situazione parrebbe maggiormente sotto controllo. Nell’area dell’Euro l’inflazione è vicina al livello obiettivo e le aspettative a medio termine restano relativamente stabili. Questo consente alla Banca Centrale Europea un margine di manovra più ampio rispetto al passato recente. La BCE sembrerebbe intenzionata a osservare l’evo-

luzione dello scenario prima di adottare interventi più risoluti. In questo quadro emerge un tema fondamentale, quello della riduzione della dipendenza da fonti fossili, l’aumento della quota di energie rinnovabili e il miglioramento dell’integrazione del sistema energetico europeo sono passaggi fondamentali per costruire una maggiore resilienza dei Paesi. E in questo mare agitato da tensioni geopolitiche, cambiamenti climatici e

volatilità finanziaria, la capacità di adattamento farebbe da ancora di salvataggio. Per giungere a ciò però occorrono politiche fiscali disciplinate, gestione macroeconomica solida e riforme mirate. Intanto, in questo bollettino turbolento, si continua a monitorare l’evoluzione delle tensioni internazionali, le scelte dei Governi e la capacità dell’Europa di adattarsi a un contesto internazionale sempre più complesso.

Il rapporto ISTAT certifica l’inverno demografico dell’Italia, confermando il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione

Diventeremo una nazione di gattare?

Crescono le famiglie unipersonali e le coppie che vogliono vivere da fidanzatini senza figli. Sono per lo più persone agiate ed istruite segno che la crisi non è economica ma culturale.

Il rapporto annuale ISTAT svela la situazione demografica e, attraverso di essa, la condizione sociale degli italiani e dell'Italia. La demografia, infatti, non si limita e riportare il rapporto tra nascite e morti e le quote anagrafiche della popolazioni ma, attraverso questi numeri, racconta la Nazione, l'Europa e l'intero occidente. La fotografia è impietosa e non si può ridurre soltanto al dato economico e alle questioni occupazionali. I numeri fotografano la crisi etica dell'Occidente che coinvolge anche l'Italia. Un Popolo che fa figli è un Popolo che ha speranza nel futuro ed è disposto a sacrificarsi per esso, uno Popolo che vive la condizione strutturale di sterilità è un Popolo che ha smesso di credere in se stesso e attende placidamente la fine della civilità.

LA FAMIGLIA UNIPERSONALE

Oswald Spengler nel suo famosissimo libro "Il tramonto dell'Occidente" illustra la ciclicità della vita di Popoli e Culture. Divide i cicli di crescita e di decrescita tra Kultur e Ziviisation. La prima coincide con il momento di massima fioritura di una civiltà nella quale la speranza verso il futuro preduce fertilità culturale, artistica, filosofica e biologica. La Zivilisation, al contrario, è il tempo della sterilità culturale, artistica, filosofica e biologica. La prima produce vita e cultura, la seconda genera ritualità stantie e burocrazie ripetitive. Il rapporto ISTAT certifica il tempo della Zivilisation. Il crollo delle nascite, la fecondità della popolazione sempre in riduzione, l'aumento dell'età in cui si fanno figli e la decisione di non farli sono una costante da anni. Le generazioni che uscirono dalle macerie della

seconda guerra mondiale generarono i baby boomer, quelle che si sono nutrite di agio e di comodità hanno paura del futuro. Quello che colpisce è la certificazione ISTAT secondo la quale un terzo delle famiglie sarebbero unipersonali e una quota crescente sarebbe composta da una coppia senza figli. In pratica per una fetta importante della popolazione italiana la famiglia ha perso la sua funzione che, secondo qualsiasi orientamento filosofico e culturale, consiste principalmente nella procreazione e nell'educazione della prole.

LA DIFFERENZA TRA BISOGNI E DESIDERI

Non ci piace unirci alla banalizzazione secondo cui non si fanno i figli per le condizioni economiche difficili. Le più difficili condizioni che si possono vivere adesso sono sicuramente più agiate di quelle di una coppia che sceglieva di fare i figli nell'immediato dopo guerra. Chiunque abbia letto "Napoli Milionaria" o "La Pelle" può riscontrare chiaramente di vivere complessivamente ed individualmente in una condizione migliore di quella che costituì il baby boom prima e il boom economico poi. Quella di non fare figli, di vivere in una coppia che costituisce se stessa nell'identità di un perenne fidanzamento o, addirittura, di immaginare una vita solitaria è una decisione che, al netto di ogni singolo caso individuale, riflette la dieresi sempre più marcata tra bisogni e desideri. Aristotele spiega con grande precisione che, mentre i bisogni sono limitati, i desideri sono illimitati. Confondere i bisogni con i desideri e credere che la realizzazione dei propri desideri sia un bisogno produce la frustrazione e la disperazione delle società sterili. La condizione dell'Italia e dell'Europa è

esattamente questa. Non si fanno più figli, si sceglie di vivere in solitudine o in un eterno fanciullesco fidanzamento perchè non si ha il coraggio del sacrificio. Continuare a non vedere questa realtà significa mettere la testa sotto la sabbia, continuare a ridurre la questione alle mere esigenze economiche e alle mancanze di politiche sociali ed eonomiche significa non volere uscire dalla caverna e continuare a confondere le ombre con gli oggetti. PER NON DIVENTARE UNA NAZIONE DI GATTARE Il rischio che corrono l'Italia e l'Occidente e che vengono fotografare impietosamente dal rapporto ISTAT è quello di diventare il regno delle gattare. Per chi non conosce Roma e il romanesco le gattare sono quelle anziane signore solitarie che crescono gatti. Fino a qualche tempo fa vivere solo per crescere animali era un segnale di isolamento o quanto meno di una qualche forma di

stranezza. Oggi adottare un gatto e dire che è come un figlio viene descritto come una scelta coerente con la situazione. Per evitare che questa sia la fine dell'Italia e dell'Occidente le politiche ecnomiche non bastano. Le coppie che scelgono di non fare figli per vivere da fidanzati, coloro i quali fanno un solo figlio e quelli che vivono da soli non sono nè poveri nè senza lavoro nè il difficoltà economiche e sociali. Paradossalmente appartengono ai settori più ricchi e istruiti della società. Il problema, quindi, è culturale. Se i settori più ricchi ed istruiti della società pensano che la continuazione della specie sia sostituibile dall'edonismo del momento e dalla crescita di colonie feline in casa è chiaro che la cultura va cambiate. Riprendere in mano questa sfida e sostiure la dimensione del "qui ed ora" con quella dell'eternità del Popolo è la grande battaglia culturale che l'Occidente e l'Italia devono fare. L'alternativa è morire come un Popolo di gattare

Giovanni

vive nelle coscienze dei cittadini liberi, capaci di dire ‘no’ alle mafie e di portare avanti la memoria e i valori della legalità

Trentaquattro anni fa la strage di Capaci

D I E LIANA P OSITANO

Trenta metri di asfalto fatti saltare in aria con 500 chili di tritolo e l'inferno intorno. Erano le 17.58 del 23 maggio 1992 quando sull'autostrada che porta da Capaci a Palermo vennero trucidati dalla mafia il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro. Il cambiamento era radicale: la mafia non ammazzava più solo per strada e per colpire le famiglie rivali, ma toccava pezzi dello Stato. Quindi, alzava il tiro nel tentativo di diventare più temibile. Quel boato cambiò l’Italia, cambiò gli italiani e li ferì di nuovo poco meno di due mesi dopo, in via D’Amelio. L'«attentatuni» rappresenta una delle pagine più buie del Paese post moderno che ha saputo risol-

levarsi e gridare giustizia tra le macerie di quel lembo di strada saltato in aria anche se il capitolo non è ancora del tutto chiuso nonostante gli ergastoli e le condanne comminati negli anni. La strage di Capaci rese consapevoli i siciliani liberi che impararono a dire no alla mafia e a combattere per portare avanti la memoria e l'opera del giudice Falcone. Una, dieci, cento manifestazioni in strada, inneggiando alla giustizia, al coraggio e all'impegno di sconfiggere la mafia. La strage di Capaci non si dimentica, ti resta appiccicata addosso e ti scorre dentro fino a smuovere la coscienza anche più sopita. Oggi, come un appuntamento che non si deve dimenticare perché non si può dimenticare, da nord a sud si celebra quell'anniversario, il trentaquattresimo, dal calore fortemente simbolico con iniziative, commemorazioni,

momenti di riflessione pubblica e incontri nelle scuole, perché è là che il senso di legalità deve attecchire: tra le nuove generazioni che hanno imparato ad affidare il loro pensiero anche a Giovanni Flacone e a tutte le vittime di mafia. Così come,

Capaci è diventato da 34 anni luogo simbolico in cui, chiunque attraversi quell'angolo di autostrada, non può non fermarsi per immortalare la sua presenza accanto alla stele commemorativa. Un luogo meta di pellegrinaggio che ha un unico

vero significato: tenere viva la memoria di Giovanni Falcone che vive, oggi come allora, perché "gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini"...

Svolta nel caso della magistrata morta a Pesaro: la Procura dice sì alla richiesta di proroga. A Cronache parla il medico legale

Caso Ercolini, il perito del Gip Fineschi: «L’ipotesi è l’omicidio»

D I TIZ I A N A M A G RÌ

Si avvicina la verità sulla morte della giudice Francesca Ercolini, 51 anni, trovata impiccata nella sua casa di Pesaro il 26 dicembre 2022. Si tratta di un caso complesso dove ogni piccolo dettaglio potrebbe spostare il procedimento da gesto volontario – così come fu archiviato la prima volta – a efferato omicidio. Il GIP del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi, ha concesso una proroga definitiva al collegio peritale guidato dal medico legale Vittorio Fineschi. La maxi relazione di quasi 500 pagine sarà depositata ufficialmente l’8 giugno. Il perito ha definito il caso “estremamente delicato”. Sono ora necessari altri esami sui tessuti del collo per accertare con certezza assoluta se la giudice sia stata vittima di una messa in scena. Sotto la lente della Procura dell’Aquila, che indaga sui fatti riguardanti i magistrati operanti nelle Marche, resta il marito, l’avvocato Lorenzo Ruggeri, accusato di maltrattamenti, insieme ad altri cinque indagati accusati di depistaggio, falsa perizia e violazione del segreto istruttorio. Le prove digitali, le foto di lividi e i video inviati dalla vittima alla madre necessitano ora di una corrispondenza con i riscontri autoptici per trasformare il sospetto in un rinvio a giudizio.

UNA STORIA DI SOSPETTI CHE INIZIA CON UN FOULARD

La mattina del 26 dicembre, nella casa di Pesaro, il marito di Francesca, Lorenzo Ruggeri e il figlio della coppia, all’epoca minorenne, trovarono Francesca Ercolini con un foulard attorno al collo, legata alla ringhiera della scala interna. Il decesso fu subito catalogato come suicidio. Un gesto estremo, in cui tutti coloro che la conoscevano non hanno mai creduto, a partire dalla madre, Carmela Fusco.

È stata la tenacia e la voglia di verità della mamma della giudice a riaprire il caso allegando all’esposto foto di lividi sul corpo della figlia e il contenuto di chat che dimostrerebbero un contesto domestico, quello in cui viveva Francesca, segnato da violenza e maltrattamenti. Agli atti anche la testimonianza della collaboratrice domestica della donna, che avrebbe riferito le continue vessazioni da parte del marito di cui Francesca era vittima. Ancora prima della morte, una lettera anonima alla questura invitava la polizia ad indagare sulla famiglia Ercolini-Ruggieri.

L’INCHIESTA

TORTUOSA E I

SEI INDAGATI

Il fascicolo è stato riassegnato più volte. Il pubblico ministero della Procura dell’Aquila, Roberta D’Avolio, che nella fase iniziale dell'inchiesta sulla morte della Ercolini aveva richiesto misure cautelari. Richiesta non condivisa dal procuratore capo, determinando la riassegnazione del fasci-

colo e il coinvolgimento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Oggi sono sei gli indagati: il marito Ruggeri, quattro funzionari delle forze dell’ordine e il medico legale che ha eseguito la prima autopsia. Le ipotesi di reato includono maltrattamenti, istigazione al suicidio, depistaggio, falsa perizia eviolazione del segreto istruttorio.

DALLA RIESUMAZIONE AL VERTICE

DEL 21 MAGGIO

La salma che si trova al cimitero di Riccia, paese di origine della donna, in provincia di Campobasso, è stata riesumata e trasferita al Policlinico Umberto I di Roma, dove il medico legale Vittorio Fineschi, nominato dal GIP Marco Billi, ha effettuato la nuova autopsia. Già a settembre 2025 era risultata necessaria una prima proroga. Un primo confronto di otto ore si è tenuto a febbraio scorso davanti al Giudice per le Indagini Preliminari, Marco Billi, con al centro il dossier di 450 pagine depositato da Fineschi sulla seconda autopsia. Il 9 nove marzo è stata la volta dei carabinieri del RIS: il colonello

Sergio Abata ha illustrato la relazione sulla ricostruzione della scena del ritrovamento del corpo.

UN NUOVO

ELEMENTO

All’inchiesta si è aggiunto un nuovo elemento. La Procura ha chiesto a Fineschi di approfondire la presenza di due cavi elettrici attaccati ad altrettante lampade. Per capire se

i segni che Francesca Ercolini aveva sul collo siano o meno compatibili con quei fili. Quando arrivarono i soccorsi e gli investigatori in casa la donna era distesa sul pavimento già morta. Legata alla ringhiera della scala interna con un foulard lunghissimo, quello avrebbe stretto la sua gola. Giovedì (21 maggio ndr) si è tenuto un vertice alla Sapienza di Roma tra tutti i consulenti di parte e la Pm D’Avolio, incontro interlocutorio che precede quello già fissato per l’8 giugno al Policlinico Umberto, dove il corpo di Francesca Ercolini si trova ancora.

In merito alla difficoltà dettata dall’effettuare un’autopsia dopo diversi anni, abbiamo chiesto al professor Vittorio Fineschi quali siano state le difficoltà, che ha incontrato tanto da chiedere un’ulteriore proroga: « La difficoltà sta nel fatto che il caso fu catalogato come suicidio e l’ipotesi invece è che si tratti di un omicidio, la difficoltà è intrinseca in questa dimostrazione. Stiamo facendo nuovi esami per capire se possiamo ricostruire, sulla base di ciò che abbiamo fatto noi e di ciò che non era stato fatto prima ».

In che modo le tecnologie come la TAC postmortem possono colmare il vuoto di un’autopsia lacunosa come la

prima?

« Serve per ricostruire il solco cutaneo al collo. Non è solo un problema di lacune: quando le indagini vanno avanti rispetto all’epoca del fatto, abbiamo molti più dati. Le 450 pagine si spiegano con il fatto che dall’epoca in cui è successo il decesso della Ercolini si sono accumulate nuove indagini e nuove oggettività: noi dobbiamo prendere in considerazione tutto quanto che all’epoca non c’era .»

Rispetto alle foto delle violenze subite dalla vittima nel contesto domestico, state trovando dei risconti oggettivi?

« Non posso entrare nello specifico, sono oggetto del quesito. Quello che posso dire è che si lavora in un clima di estrema collaborazione e tutti hanno volontà a far emergere la verità. Quanto all’analisi della vitalità delle lesioni per distinguere tra un suicidio reale e una simulazione di impiccagione post-morte, è una indigine di routine .»

Alla data dell’8 giugno possiamo aspettarci una riposta netta e definitiva sulla causa della morte di Francesca Ercolini?

« Di certo posso dire che non ci saranno margini di dubbio: o sarà bianco o sarà nero. Dopo 42 anni che faccio questo mestiere, posso dirle che sicuramente arriveremo alle conclusioni ».

Francesca Ercolini

La costruzione di un nuovo oleodotto-gasdotto potrebbe escludere l’Iran e rafforzare il ruolo di Israele nel

Israele: un oleodotto per bypassare Hormuz, ma per questo indispensabile conquistare Gaza

D I A N GE LO M AU RO C AL Z A

Èdatata l’idea israeliana, fatta poi propria da Netanyahu, di realizzare un oleodottogasdotto che bypassasse lo Stretto di Hormuz e sfociasse nel Mediterraneo.

L’idea prese forma all’indomani dell’incidente che coinvolse un tratto del vecchio oleodotto israeloiraniano: quel 3 dicembre 2014 cinque milioni di litri di greggio invasero la riserva naturale di Evrona, nel deserto del Negev, al sud di Israele. Tante le ipotesi dell’incidente.

L’oleodotto nacque nel 1968, gli iraniani contribuirono alla copertura del 50 per cento dei costi di realizzazione, e l’allora Scià di Persia, Reza Pahlavia sua cautela aveva preteso nell’accordo una clausola di riservatezza per evitare di mettere in piazza i buoni rapporti tra Iran e Israele. Dieci anni dopo l’allora capo del governo israeliano Begin, a seguito della rivoluzione islamica in Iran, decise di non corrispondere più il dovuto in virtù di quanto stabilito nello stesso accordo: ormai l’Iran era diventato un paese ostile e non più un interessato alleato, uno stato che da allora tenta di recuperare quello che gli spetterebbe e nessun tribunale di Pae-

si interessati e interpellati dagli iraniani ha ancora dato loro ragione. Da qui l’opportunità oggi, per Israele, di costruire un’opera che allettasse i Paesi Arabi, escludesse l’Iran e fosse alternativa anche al Canale di Suez. Ora il progetto sembrerebbe essere stato ripreso con più forza e tenuto in seria considerazione anche da altri: la guerra che coinvolge non solo l’Iran, ma anche i Paesi Arabi, potrebbe essere il mezzo per raggiungere l’obiettivo di avere una alternativa alla circumnavigazione delle petroliere. Il punto di sbocco dell’oleodotto sarebbe stato individuato proprio nella Striscia di Gaza, dopo un ultimo tratto parallelo al genericamente chiamato Torrente Besor, Wadi Gaza per i palestinesi, Nahal Habesor per gli israeliani. E allora ecco che alla base della guerra israelo-palestinese, oltre alle ataviche questioni,si materializzano anche gli estesi e incommensurabili interessi economici che gravitano intorno a questo disegno. Soprattutto per Israele che si troverebbe in futuro a gestire in prima persona il traffico e il carico delle navi con il petrolio estratto nei Paesi Arabi. Tutto questo sarebbe però realizzabile solo dopo aver

isolato l’Iran e conquistato la Striscia di Gaza per poter realizzare l’ultimo tratto dell’oleodotto e costruire tutte le infrastrutture che rendano sicuro e praticabile un porto d’imbarco del petrolionel Mar Mediterraneo, con il conseguente enorme risparmio per le compagnie petrolifere che non dovrebbero più attraversare lo Stretto di Hormuz e circumnavigare l’Africa. Gli Arabi ci stanno pensando, e a loro le risorse economiche da investire nel progetto non mancano. Bisogna però in primis mettere fuorigioco l’Iran, ma a questo Netanyahu sembrerebbe aver pensato riu-

scendo a convincere Trump all’intervento militare nei confronti del paese del Presidente MasoudPezeshkianche è subordinatoalla guida suprema di Mojtaba Khamenei. Secondo certa stampa statunitense ed europea Netanyahu sarebbe riuscito ad esercitare pressioni su Trump ad agiremilitarmente in virtù di un fascicolo su di lui che sarebbe stato creato negli anni grazie ad Epstein, individuato da alcuni come un agente del Mossad, i servizi segreti israeliani. Che sia vero o meno non è dato al momento sapere. Intanto un interrogativo nasce d’impulso se si riflet-

te su quando da settimane viene dichiarato: «dallo stretto di Hormuz transita il 20 per cento del petrolio che viene prodotto e commercializzato. Di questo 20 per cento l’80 per cento è destinato alla Cina». Come è possibile allora che una percentuale minima di rifornimento di oro nero, addirittura il 20 per cento di un 20 per cento, possa far gridare all’allarme crisi petrolifera in Europa e nel mondo? Due le possibilità: o sono diramati ad arte numeri farlocchi o qualcuno approfitta della situazione per speculare. In ogni caso non saremmo di fronte a una verità.

Cronache Lucane

Forza Italia in provincia di Matera sta con il campo largo contro il centrodestra

I compagni Modarelli e Merlo

Dopo le polemiche contro il Sindaco di Policoro gli attacchi al Sindaco di Cdx di Scanzano Cariello da parte della modarelliana segretaria cittadina di FI, Merlo. Intervenga la Casellati

Continua il nostro viaggio negli strani atteggiamento del compagno Modarelli. Come tutti sanno Modarelli è il segretario provinciale di Forza Italia di Matera, in pratica è il responsabile materano del partito che esprime il Presidente della Regione del centro destra oltre che il Ministro Casellati. Tutto questo, però, il compagno Modarelli non lo sa. Dirige Forza Italia come se fosse un partito di estrame sinistra o, al massimo, una qualsiasi costola del Movimento Cinque Stelle. Forza Italia in provincia di Matera, grazie al compagno Modarelli è praticamente all'opposizione ovunque governi il centrodestra. In pratica Forza Italia della provincia di Matera sta con il PD.

IL CASO SCANZANO Ieri e in questi giorni, vi abbiamo raccontato di Policoro dove direttamente Modarelli attacca quotidianamente la coalizione di centrodestra con un sindaco vicino a Fratelli d'Italia e assessori di FDI e Lega. Ora vi raccontiamo di Scanzano. Nella cittadina Ionica il Sindaco è Pasquale Cariello, un passato da consigliere regionale, esponente del Partito di Giorgia Meloni, guida una coalizione di-

chiaratamente di centrodestra.

Forza Italia a Scanzano è rappresentata da Maria Giovanna Merlo. La logica della politica prevede che se il Sindaco è di Fratelli d'Italia, Forza Italia lo sostenga. Accade così da Campione d'Italia a Lampedusa da circa 30 anni.

Questo non succede dove decide Modarelli. Maria Giovanna Merlo, candidata alle elezioni regionali nelle liste di Forza Italia, ha deciso che il suo principale nemico sono Pasquale Cariello e la sua coalizione di centrodestra. GLI ATTACCHI CONTRO L'AMMINISTRAZIONE

Basta guardare i social per accorgersene. Per esempio la sig.ra Merlo decideva di attaccare Cariello e il centrodestra di Scanzano accusandolo di non aver saputo spendere i soldi destinati per le politiche per la famiglia. Un post che neanche un esponente dei Movimento Cinque Stelle avrebbe potuto scrivere in modo più violento contro un sindaco di FDI nel quale si dice che per colpa dell'amministrazione i bambini non sono potuti andare ai campi scuola, che chi è andato lo ha fatto a spese proprie, «Dov'era l'assessore alle politiche sociali - scirve la compagna Merlo accusando la giunta di centrodestra di Scanzano - sempre disponibile per le foto di rito

Qualcuno fermi

DI MASSIMO DELLAPENNA

Ci sono molti segnali secondo cui Modarelli ha perso la bussola della politica, confonde i punti geografici e le coordinate, si perde. Lui è il segretario provinciale di Forza Italia ed è anche consigliere comunale di Policoro. A Policoro c'è un sindaco che si chiama Bianco che è vicino a Fratelli d'Italia, nella maggioranza c'è Rocco Leone che di Fratelli d'Italia è anche consigliere regionale. La maggioranza che sostiene Bianco è composta da Fratelli d'Italia, Lega e Civici. Modarelli continua imperterrito a fare l'opposizione a Bianco e alla coalizione di centrodestra e lo fa in modo duro ed intransigente, quasi che fosse un esponente di sinistra.

CONFRONTO PUBBLICO

SUL PIANO TRAFFICO

Modarelli è diventato presidente provinciale di Forza Italia, la vicinanza tra Bianco e Fratelli d'Italia è aumentata, i partiti del centrodestra sostengono ufficialmente l'esperienza amminsitrativa del Comune di Policoro. Qualcuno deve assumere su di sè l'onere e l'onore di spiegare all'impavido Presidente provinciale di FI che non può continuare così. IL DOVERE DI SCEGLIERE Prendiamo la discussione del piano traffico di Policoro come esempio, nessuno intenda soffermarsi sul tema specifico più del necessario, quello che è importante evidenziare è l'aspetto politico. Qualche giorno fa abbiamo dovuto sottolineare come da Scanzano a Policoro, ovunque ci sia una rappresentanza istituzionale di Forza Italia che faccia capo a

alle sagre e alle inaugurazioni, presente per i selfie ma quando si trattava di fare il proprio lavoro era irreperibile».

«Mancava e manca la capacità di governare - continua nella sua requisitoria la compagna Merlo, responsabile di Forza Italia, chiediamo risposte pubbliche. Scanzano Jonico merita amministratori all'altezza, non questa gestione fallimentare».

Insomma la leader di Forza Italia Scanzano che si era candidata addirittura alle regionali si trasforma direttamente nella compagna Merlo quando si tratta di attaccare l'amministrazione di centrodestra.

FERMATE IL COMPAGNO

MODARELLI

Forse è il caso che qualcuno dai piani alti inizia a pensare di fermare le elugubrazioni e le frenesie politiche del compagno Modarelli.

Modarelli ha il dovere di decidere se fa parte del centrodestra o se è un esponente del campo largo. Non si può stare con il governo regionale e poi attaccare gli alleati nei Comuni. Forza Italia in provincia di Matera sta diventando un caso clinico.

Qualcuno fermi il compagno Modarelli, rischia di far perdere credibilità a tutta la coalizione.

Decida da che parte stare, se vuole fare opposizione alla sua coalizione si dimetta da coordinatore del partito

Polese: «Scelta strategica per il Mezzogiorno» Fazzari: « Saprà interpretare questo incarico con spirito di servizio e grande competenza»

Nomina nazionale per Francesco Somma: congratulazioni da istituzioni e sindacati

Francesco Somma sale ai vertici di Confindustria come Vice Presidente nazionale con delega alla Cultura d’Impresa e Certezza del Diritto. La nomina, approvata all’unanimità dall’Assemblea nazionale, rappresenta il coronamento di un lungo percorso associativo e valorizza le competenze maturate da Somma alla guida di Confindustria Basilicata.Un riconoscimento che non riguarda solo la carriera personale di Somma, ma l’intero tessuto produttivo della Basilicata, che attraverso questa nomina guadagna maggiore visibilità nei luoghi in cui si definiscono strategie industriali nazionali.

CUPPARO: «AUGURI DI BUON LAVORO, CONTINUERÀ LA COLLABORAZIONE PER LE IMPRESE LUCANE»

L’assessore allo Sviluppo Economico della Regione Basilicata, Francesco Cupparo, sottolinea l’importanza della nomina e il ruolo svolto da Somma nella mediazione tra istituzioni e imprese:«In numerose situazioni difficili, Confindustria Basilicata guidata da Somma ha svolto un ruolo significativo di mediazione e di dialogo tra istituzioni, imprese e parti sociali per individuare soluzioni utili a salvaguardare posti di lavoro e continuità produttiva».Cupparo ricorda come negli ultimi anni Somma abbia contribuito alla definizione di Avvisi Pubblici regionali destinati alle imprese e alla gestione di tavoli strategici sulle principali vertenze industriali. «Sono certo che il rapporto di collaborazione istituzionale continuerà anche nel nuovo ruolo nazionale di Francesco Somma», aggiunge.

FAZZARI: «SEGNALE DI ATTENZIONE E VALORIZZAZIONE PER LA BASILICATA»

Per Maddalena Fazzari, vicepresidente del Consiglio regionale, la nomina rappresenta un riconoscimento della dedizione e della competenza di Somma, ma anche un’opportunità per il territorio lucano:«La delega affidata a Somma, relativa alla cultura d’impresa e alla certezza del diritto, è

strategica per accompagnare le trasformazioni in corso del tessuto produttivo nazionale e regionale».Fazzari sottolinea come, in un momento storico complesso, il nuovo incarico possa sostenere sviluppo, innovazione e competitività nel Sud e in tutto il Paese.

CHIORAZZO: “UN RICONOSCIMENTO IMPORTANTE PER IL TESSUTO PRODUTTIVO

LUCANO”

Il vicepresidente del Consiglio regionale Angelo Chiorazzo evidenzia come la nomina rafforzi la presenza della Basilicata nei luoghi decisionali:«Sono sicuro che anche in questa nuova funzione nazionale Francesco Somma saprà continuare a rappresentare con autorevolezza le istanze della Basilicata e del Mezzogiorno».Chiorazzo sottolinea inoltre che la nomina è un incentivo a rilanciare gli investimenti e attrarre nuove competenze nella regione, in un contesto in cui la Basilicata ha perso progressivamente capacità produttive e giovani talenti.

QUARTO: «UN

SEGNALE POSITIVO PER IL MONDO DELLE IMPRESE

LUCANE»

Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia definisce la nomina di Somma un risultato di prestigio per la Basilicata e l’intero sistema produttivo regionale:«La Basilicata può esprimere figure autorevoli e credibili nei principali organismi nazionali di rappresentanza economica. L’incarico assume un valore ancora più significativo in una fase complessa per il sistema industriale italiano».Quarto sottolinea l’esperienza di Somma alla guida di Confindustria Basilicata e l’importanza della nomina per affrontare le sfide del sistema industriale nazionale, tra innovazione, transizione produttiva e tutela della competitività delle imprese.

NICOLETTI:

«RAFFORZA LA PRESENZA DELLA

BASILICATA NEI

VERTICI

DELL’INDUSTRIA

ITALIANA»

Il sindaco di Matera evidenzia invece il valore del-

la nomina per il territorio e il dialogo tra istituzioni e imprese:«Sono certo che, anche in questo nuovo ruolo, saprà offrire un contributo autorevole e qualificato, promuovendo il dialogo tra imprese, istituzioni e territori, con particolare attenzione alla crescita del Mezzogiorno».Nicoletti definisce il riconoscimento di Somma un motivo di orgoglio per tutta la Basilicata e un rafforzamento della presenza della regione nei vertici nazionali dell’industria italiana.

CONFINDUSTRIA, GLI AUGURI DEL SEGRETARIO DELLA

CISL VINCENZO

CAVALLO

Il Il segretario generale della Cisl Basilicata, Vincenzo Cavallo, sottolinea l’importanza della nomina di Francesco Somma: «Rivolgiamo i nostri auguri più sentiti a Francesco Somma per la nomina a vicepresidente nazionale di Confindustria. Siamo certi che saprà portare in quella sede la stessa autorevolezza e lo stesso equilibrio dimostrati qui in Basilicata».Riguardo alla delega alla cultura d’impresa, Cavallo evidenzia: «La delega affidata al neo vicepresidente Somma è un segnale incoraggiante, una porta aperta al dialogo per costruire una cultura della partecipazione e della responsabilità».

Conclude: «Auspichiamo che la nomina possa segnare l'avvio di una stagione di confronto più profondo tra le parti sociali, nella consapevolezza che la competitività passa anche dalla qualità delle relazioni tra chi lavora e chi fa impresa».

POLESE: «LA NOMINA DI SOMMA SCELTA STRATEGICA PER IL MEZZOGIORNO»

Mario Polese, capogruppo di Orgoglio Lucano - Italia Viva in Consiglio regiona-

le, commenta la nomina di Francesco Somma a vicepresidente nazionale di Confindustria: «La decisione dell’Assemblea nazionale di affidare la carica a Francesco Somma non è semplicemente un traguardo individuale, ma la dimostrazione che la classe dirigente della Basilicata sa esprimere competenze di standing europeo».Riguar-

do alle deleghe, Polese sottolinea: «‘Cultura d’impresa’ e ‘Certezza del diritto’ non sono ruoli formali, ma due pilastri fondamentali per il futuro del fare impresa in Italia e nel Mezzogiorno». Conclude: «Conosco da anni la freschezza di visione e la solidità operativa di Somma. A lui vanno i miei auguri di buon lavoro».

Il segretario Summa commenta i dati Istat su welfare e non autosufficienza: «Servono più risorse e meno liste d’attesa»

Diritto alle cure in Basilicata, lo Spi Cgil: «È un fallimento»

POTENZA. La Basilicata continua a scontare forti ritardi sul fronte dell’assistenza sanitaria e del sostegno alle persone non autosufficienti. A denunciarlo è lo Spi Cgil Basilicata, che commenta i dati contenuti nell’ultimo rapporto Istat e chiede alla Regione un confronto immediato con le parti sociali. Secondo il segretario generale Angelo Summa, il diritto alla cura «non è pienamente garantito» e a pagare il prezzo più alto sono soprattutto anziani, fragili e cittadini non autosufficienti.Per il sindacato pensionati della Cgil, gli investimenti nel welfare restano troppo bassi e collocano la Basilicata agli ultimi posti in Italia per risorse destinate all’assistenza. «Serve una grande mobilitazione per la sanità e la non autosufficienza», afferma Summa, chiedendo alla Regione e all’assessore alla Sanità di aprire un tavolo di confronto stabile.Il segretario dello Spi evidenzia come la Basilicata sia una delle regioni con l’età media più elevata del Paese e sottolinea l’urgenza di rafforzare i servizi sociosanitari. In Italia, ricorda il sindacalista, le persone non autosufficienti sono circa 4 milioni, di cui 30 mila in Basilicata, ma i potenziali beneficiari delle misure di sostegno restano sotto l’1 per cento. «Bisogna dire basta a tagli e promesse vuote», sostiene Summa, rilanciando la richiesta di un piano regionale per la non autosufficienza integrato con quello nazionale.Tra le priorità indicate dal sindacato figurano il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, maggiori fondi strutturali, l’ampliamento della platea dei beneficiari e l’integrazione tra prestazioni regionali e servizi territoriali. Secondo lo Spi Cgil, senza nuovi investimenti la situazione rischia di peggiorare ulteriormente, anche a causa delle liste di attesa definite «interminabi-

li», nonostante gli annunci della Regione.Nel mirino del sindacato anche le scelte del governo nazionale. Summa critica la politica del riarmo dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, sostenendo che l’aumento delle spese militari finirà per sottrarre risorse alla sanità e all’assistenza sociale, soprattutto nel Mezzogiorno. Il riferimento è anche alla riforma della non autosufficienza prevista dalla legge 33 del 2023 che, secondo lo Spi Cgil, sarebbe stata progressivamente svuotata di contenuti e resa difficilmente applicabile dalla mancanza di finanziamenti adeguati.Il sindacato teme inoltre che i livelli essenziali delle prestazioni sociali possano essere ridimensionati, dal momento che standard e coperture economiche sono stati rinviati a provvedimenti successivi con entrata in vigore progressiva dal 2027. «Continueremo a mobilitarci sul territorio», conclude Summa, annunciando il proseguimento della campagna per la non autosufficienza avviata nei mesi scorsi.

IL

CONSIGLIERE MARRESE ATTACCA LA REGIONE

«Su Pnrr la Basilicata maglia nera in Italia»

POTENZA. La Basilicata è ultima in Italia per attuazione del Pnrr. A lanciare l’allarme è il consigliere regionale Piero Marrese, che punta il dito contro la Giunta regionale dopo la pubblicazione dei dati relativi allo stato di avanzamento dei progetti finanziati con il Piano nazionale di ripresa e resilienza.Secondo i numeri diffusi, la Basilicata registra appena il 32,8 per cento dei progetti completati e un livello di spesa fermo al 35,9 per cento, dato che colloca la regione in fondo alla classifica nazionale. Per Marrese si tratta di «un fallimento amministrativo» che rischia di compromettere opere e investimenti decisivi per cittadini, imprese e territori.Il consigliere sottolinea come il Pnrr avrebbe dovuto rappresentare una grande opportunità per recuperare ritardi storici e rilanciare competitività, infrastrutture e servizi. «Assistiamo invece a un andamento lento e frammentato», afferma, evidenziando l’incapacità della macchina regionale di rispettare tempi e obiettivi.Marrese chiede alla Giunta di assumersi «fino in fondo la responsabilità politica e amministrativa» dei ritardi accumulati e sollecita un cambio di passo immediato attraverso controlli costanti sugli interventi, maggiore supporto agli enti attuatori e una governance più efficace.

Le consigliere regionali Araneo e Verri contestano la Giunta: «Nel 2027 risorse ridotte del 95 per cento dopo la fine del Pnrr»

Fondi alla cultura, il M5S: «Da Regione solo annunci»

POTENZA. «Aggiornare gli elenchi senza stanziare risorse non è programmazione culturale, ma pro- paganda amministrativa». È l’accusa lanciata dalle consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Alessia Araneo e Viviana Verri dopo l’approvazione della delibera di Giunta numero 219 del 12 maggio scorso, con cui la Regione Basilicata ha aggiornato l’elenco dei soggetti culturali ammessi ai benefici previsti dalla legge regionale 22 del 1988.Secondo le esponenti del M5S, il provvedimento ridisegna la platea dei beneficiari ma non contiene alcun impegno economico concreto. Una situazione che, spiegano, non rappresenterebbe un caso isolato. Nel mirino finiscono anche il Programma triennale delle politiche culturali 2025-2027 e il Piano triennale dello spettacolo,

approvati dal Consiglio regionale ma, a loro dire, privi di adeguata copertura finanziaria.Araneo e Verri evidenziano che nel bilancio regionale 2026 il programma dedicato alle attività culturali dispone formalmente di circa 40 milioni di euro, ma la gran parte delle risorse deriva da fondi europei e dal Pnrr, vincolati a progetti specifici e non utilizzabili per sostenere in modo ordinario associazioni culturali, biblioteche, archivi, ecomusei e spettacolo dal vivo.Il dato ritenuto più preoccupante riguarda però il 2027. Con l’esaurimento della componente straordinaria europea, le previsioni di spesa per l’intero comparto culturale scenderebbero a circa 2 milioni di euro. «Un taglio del 95 per cento», denunciano le consigliere pentastellate, secondo cui questo rap-

presenterebbe il reale livello di investimento che la Regione intende garantire con risorse proprie alla cultura lucana.Nel comunicato vengono richiamate anche le dichiarazioni del presidente della Regione Vito Bardi, che in più occasioni ha definito la cultura un «motore di crescita economica e sociale» e un possibile settore produttivo per la Basilicata. Per il Movi-

mento 5 Stelle, tuttavia, tali affermazioni si scontrano con «capitoli a zero e piani privi di copertura finanziaria ordinaria». «Un motore senza carburante non è un progetto industriale, ma uno slogan», attaccano Araneo e Verri.Le consigliere sottolineano inoltre come la legge regionale 22 del 1988 non sia mai stata riformata organicamente in quasi quarant’anni e ribadiscono che il semplice aggiornamento degli elenchi dei soggetti ammissibili non basta senza fondi certi e continuità programmatica. Da qui la richiesta alla Giunta regionale di chiarire, attraverso variazioni di bilancio, impegni di spesa e cronoprogrammi verificabili, quali risorse ordinarie saranno destinate alla cultura anche dopo la conclusione dei finanziamenti europei.

Nella Sala Inguscio l’iniziativa del Corecom

Patentino digitale day in Regione «Consegnati oltre mille attestati»

POTENZA. “Il futuro nelle tue mani” è il claim scelto dal Corecom Basilicata per l’edizione 2026 del patentino digitale, il percorso formativo rivolto agli studenti lucani per promuovere un utilizzo consapevole delle tecnologie e della rete. La consegna degli attestati si è svolta nella Sala Inguscio della Regione Basilicata alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, del mondo della scuola, dell’Agcom e della Polizia Postale.Non un semplice attestato ma, come è stato sottolineato nel corso dell’iniziativa, un percorso di crescita civile e culturale che punta a rafforzare la cittadinanza digitale e il senso critico dei più giovani in una fase storica segnata dalla diffusione dei social network e dell’intelligenza artificiale.

Ad aprire i lavori è stato il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che ha espresso apprezzamento per il progetto rivolto alle scuole lucane, richiamando il valore educativo dell’iniziativa e la necessità di accompagnare i giovani verso un utilizzo corretto degli strumenti digitali. Bardi ha sottolineato il ruolo della collaborazione tra istituzioni e scuola come leva fondamentale per la cre-

scita sociale e culturale del territorio.Per il Consiglio regionale ha portato il saluto del presidente Marcello Pittella, Emanuele Desina della Presidenza del Consiglio, che ha definito l’iniziativa una testimonianza concreta di impegno e partecipazione. Desina ha ricordato anche l’esperienza del Salone del Libro di Torino, parlando di una «generazione costituente» capace di lasciare un segno nella società contemporanea e invitando i ragazzi a essere protagonisti del proprio futuro. La presidente del Corecom Basilicata, Assunta Mitidieri, ha spiegato come il patentino digitale rappresenti uno strumento di consapevolezza in un contesto in cui i giovani accedono sem-

pre più precocemente al mondo digitale. «Siamo passati dai 579 patentini della prima edizione ai 1100 di quest’anno», ha ricordato Mitidieri, evidenziando il lavoro svolto insieme ad Agcom, Polizia Postale, Ufficio scolastico regionale e istituti scolastici.Sull’importanza di una collaborazione stabile tra istituzioni, famiglie e scuola si è soffermato anche Andrea Poli, presidente della Fondazione Art. 49, secondo cui la transizione tecnologica impone un investimento sempre più forte nella media education e nella formazione dei ragazzi. Poli ha indicato la Basilicata tra le regioni più attive nei percorsi nazionali di educazione digitale. Il direttore generale del Consi-

glio regionale, Gerardo Travaglio, ha richiamato il ruolo del Corecom nella tutela degli utenti e la necessità di rafforzare la consapevolezza nell’utilizzo degli strumenti digitali, soprattutto tra i più giovani. Ampio spazio anche all’intervento del vicequestore della Polizia Postale di Potenza, Marcello Rizzuti, che ha illustrato i principali rischi della rete, dal cyberbullismo alle truffe online, fino agli adescamenti e alle identità fittizie sui social network. Rizzuti ha ribadito che la prevenzione rappresenta lo strumento più efficace per contrastare i reati informatici, invitando i ragazzi a confrontarsi sempre con adulti di riferimento in presenza di situazioni sospette.

La direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Anna Dell’Aquila, ha definito il patentino digitale non un punto di arrivo ma l’avvio di un percorso educativo basato sul pensiero critico e sulla consapevolezza nell’uso delle tecnologie. Un passaggio condiviso anche dal presidente dell’Agcom, Giacomo Lasorella, che ha richiamato l’attenzione sul peso delle grandi piattaforme digitali e sulla necessità di strumenti di tutela per i minori, dal parental control ai sistemi di verifica dell’età. All’iniziativa hanno aderito numerosi istituti scolastici lucani, tra cui il Torraca, il Galilei, il La Vista e il Da Vinci-Nitti di Potenza, oltre agli istituti di Lauria, Lagonegro e Rivello.

A Potenza la visita istituzionale del generale Crescenzo Sciaraffa. Focus su sicurezza economica e contrasto all’illegalità

Finanza, il prefetto incontra il nuovo comandante

POTENZA. Visita istituzionale in Prefettura del nuovo comandante regionale “Basilicata” della Guardia di Finanza, il generale di Brigata Crescenzo Sciaraffa, ricevuto dal prefetto di Potenza Michele Campanaro nel Palazzo di Governo.Nel corso dell’incontro sono stati affrontati i principali temi legati alla tutela della legalità economico-finanziaria del territorio, con particolare attenzione al contrasto dell’evasione fiscale, del lavoro irregolare, degli illeciti nella gestione della spesa pubblica e delle possibili infiltrazioni criminali nel tessuto economico lucano. Entrato nella Guardia di Finanza nel 1989, Sciaraffa ha ricoperto incarichi operativi e territoriali a Belluno, Trapani, Roma, Palermo, Vicenza e Varese, svolgendo

anche funzioni di staff presso il Comando generale delle Fiamme Gialle. Prima dell’incarico in Basilicata ha guidato il Nucleo speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza.Laureato in Giurisprudenza e in Scienze della sicurezza economico-finanziaria, il generale ha conseguito anche un master in Diritto tributario internazionale all’Università Bocconi di Milano. Nel corso della carriera ha svolto attività di docenza presso l’Accademia e la Scuola di Polizia tributaria della Guardia di Finanza ed è autore di pubblicazioni specialistiche in materia economicofinanziaria.Campanaro ha evidenziato il valore della collaborazione tra Prefettura e Guardia di Finanza nelle attività interforze e nelle iniziative a tutela del-

la sicurezza e della legalità sul territorio provinciale. «Il sistema di prevenzione e contrasto ai fenomeni di illegalità economica richiede oggi un ap-

proccio sempre più integrato», ha dichiarato il prefetto, formulando al generale Sciaraffa gli auguri di buon lavoro per il nuovo incarico.

l’inchiesta della Dda di Potenza e i 12 arresti, Progetto Civico Italia chiede tavoli permanenti sul lavoro agricolo, trasporti regolari e accoglienza dignitosa

Caporalato in Basilicata, D’Andrea: «La sicurezza è un diritto sociale»

«L’ inaccettabile realtà emersa dall’ultima inchiesta della Dda di Potenza, con 12 arresti per riduzione in schiavitù e tratta di braccianti agricoli nelle nostre campagne, dimostra in modo inequivocabile che il tema della sicurezza e della legalità non è un’astrazione teorica, né può essere lasciato alla propaganda o considerato una bandiera esclusiva della destra italiana. La sicurezza è, prima di tutto, un diritto sociale, civile e territoriale».

Con queste parole Federica D’Andrea, coordinatrice regionale di Progetto Civico Italia Basilicata,

interviene nel dibattito politico locale all’indomani dell’operazione dei Carabinieri che ha smantellato una rete transnazionale di caporalato attiva tra la Val d’Agri e il Metapontino. Secondo D’Andrea, la vicenda impone una riflessione più ampia sul tema della legalità nei territori lucani, anche alla luce dei recenti episodi di microcriminalità e dei reati predatori registrati in diversi comuni. «Siamo di fronte a vicende drammatiche — continua D’Andrea — che si sommano ai recenti episodi di microcriminalità e reati predatori che stanno colpendo i nostri comuni, dalle rapine agli uffici po-

stali fino alle truffe agli anziani. Fatti che smentiscono la narrazione di una Basilicata “isola felice” o estranea a certe dinamiche. La sicurezza riguarda direttamente le nostre comunità, le nostre città e i nostri presìdi perché è qualità della vita, tutela delle famiglie e difesa del lavoro pulito».

Progetto Civico Italia rivolge quindi un monito al centrosinistra lucano e nazionale, sollecitando un cambio di passo culturale e politico sul tema della sicurezza. «Per troppo tempo le forze progressiste e riformiste hanno trattato con timidezza il tema della sicurezza, quasi de-

legandolo implicitamente alla destra. È un errore politico e sociale imperdonabile.

Il centrosinistra deve compiere una scelta di chiarezza e maturità: riportare la legalità dentro la propria cultura di governo, senza ambiguità. Se si vuole essere un’alternativa credibile, bisogna dimostrare che la protezione dei cittadini e la dignità del lavoro sono pilastri inscindibili della coesione sociale».

La coordinatrice regionale sottolinea inoltre la necessità di superare la logica dell’emergenza, passando a una pianificazione strutturale capace di af-

frontare alla radice le fragilità del sistema. «Essere aperti non significa essere deboli: significa proteggere e garantire diritti. Questa inchiesta svela le fragilità di strumenti normativi nazionali palesemente inefficaci, ma evidenzia anche la necessità di una forte responsabilità istituzionale condivisa. Chiediamo alla Regione Basilicata l’immediata attivazione di tavoli permanenti sul lavoro agricolo, il potenziamento dei trasporti regolari per le campagne e un sistema di accoglienza dignitoso che tolga ossigeno alle reti criminali».

Per D’Andrea, sicurezza e legalità non possono essere considerate patrimonio esclusivo di una parte politica, ma devono tornare al centro dell’azione pubblica e della tutela dei cittadini. «La sicurezza e la legalità non sono proprietà politica di nessuno, ma una responsabilità pubblica fondamentale. Progetto Civico Italia Basilicata — conclude Federica D’Andrea — continuerà a presidiare i territori affinché le istituzioni, le imprese sane e i cittadini facciano fronte comune contro ogni forma di illegalità e sfruttamento. Non faremo sconti a nessuno: difendere la Basilicata significa difendere la dignità di chi la vive e ci lavora».

L’iniziativa rientra nel progetto “Sos - Sosteniamo” del Comune: nelle sedi sindacali pannelli con i contatti del centro antiviolenza “Telefono Donna”

Violenza sulle donne, attivate nelle sedi

Cgil di Potenza

le “cassette sicure”

Sono state attivate nelle sedi Cgil di Potenza, in via del Gallitello e in via Bertazzoni, le «cassette sicure», strumenti di segnalazione protetta rivolti alle donne vittime di violenza. Si tratta di pannelli che riportano i contatti diretti del centro antiviolenza «Telefono Donna». L’iniziativa rientra tra le attività del progetto «Sos - Sosteniamo» del Comune di Potenza, al quale la Cgil ha aderito. L’obiettivo è rafforzare la rete cittadina di prevenzione, ascolto, protezione e accompagnamento all’autonomia delle donne vittime di violenza, attraverso un approccio integrato che coinvolge servizi comunali, centri antiviolenza, scuole, istituzioni e realtà del territorio. Le cassette di sicu-

rezza sono state posizionate in diversi luoghi facilmente accessibili della città: scuole, farmacie, luoghi di lavoro, esercizi commerciali, uffici pubblici e, più in generale, presso tutte le realtà disponibili ad aderire ospitando un presidio del progetto. «Con questa iniziativa — spiega il segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito — rinnoviamo il nostro impegno contro la violenza di genere e a sostegno delle donne del territorio vittime di violenza, che spesso non è solo fisica, ma anche economica e psicologica. Promuovere la parità salariale, contrastare la violenza di genere nei luoghi di lavoro, tutelare i diritti delle lavoratrici sono azioni costanti del sindacato e

rientrano nello stesso impegno che rinnoviamo ogni giorno».

L’opera sarà esposta per la prima volta in Basilicata. Sarli: «Necessario agganciarsi al sistema nazionale per esserne parte integrante»

Il Narciso di Caravaggio a Potenza: la cultura come stimolo e occasione per la Basilicata

Dal 10 settembre al 30 novembre 2026 il Museo archeologico provinciale di Potenza ospiterà la mostra «Caravaggio. Narciso, il mito di un capolavoro», iniziativa nata da un accordo di valorizzazione tra Apt Basilicata, per conto della Regione Basilicata, la Direzione Generale dei Musei del Ministero della Cultura e le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma.

Il progetto è stato presentato ieri mattina a Potenza, nel corso di una conferenza stampa conclusa con la firma dell’accordo di valorizzazione, ai sensi dell’articolo 112, comma 4, del Codice dei Beni Culturali. Un passaggio che sancisce ufficialmente la nascita di una delle iniziative culturali più ambiziose realizzate sul territorio lucano. Al centro della mostra ci sarà il Narciso di Caravaggio, opera celeberrima che per la prima volta verrà esposta in Basilicata. Un arrivo destinato a rafforzare il profilo culturale del capoluogo e a inserirlo in un circuito nazionale di valorizzazione del patrimonio artistico. «Ringrazio le collaborazioni istituzionali che hanno permesso di mettere in campo un progetto culturale integrato che permetterà nella città capoluogo di fruire di un’opera celeberrima - ha dichiarato il direttore generale di Apt, Margherita Sarli -. È un progetto nel quale abbiamo creduto fermamente perché siamo convinti che sia necessario agganciarsi al si-

stema nazionale per esserne parte integrante. Si dà alla città e alla regione una possibilità di stimolo, di messa in rete e di profilo culturale elevato».

Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha sottolineato il valore strategico dell’operazione, evidenziando il ruolo della cultura come leva di sviluppo e attrazione per il territorio.

«La mostra su Caravaggio a Potenza e la firma dell’accordo di valorizzazione con il Ministero della Cultura rappresentano un passaggio strategico per la Basilicata. Con l’arrivo di Caravaggio al Museo archeologico provinciale di Potenza, il capoluogo torna al centro della scena culturale nazionale, rafforzando il suo ruolo di città d’arte contemporanea e di polo attrattivo per nuovi flussi turistici qualificati. Questo protocollo non è solo una collaborazione istituzionale, ma un modello di governance che consolida la capacità della Basilicata di progettare, sperimentare e attrarre. È un investimento sulla nostra identità e sulla nostra visione di sviluppo: una regione che produce qualità, che esce dai margini e che valorizza ogni territorio attraverso la cultura. Un ringraziamento speciale quindi va alla direttrice dell’Apt Basilicata, Margherita Sarli, per l’importante operazione condotta per portare a Potenza una mostra straordinaria, dalla quale ci attendiamo un grande riscontro in termini di immagine e di presenze».

Il progetto espositivo, a cura di Paola Nicita, funzionaria storica dell’arte delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, e Fabrizio Carinci, referente per la Direzione Generale Musei, sarà articolato in cinque sezioni. Il percorso accompagnerà il

visitatore in un viaggio dalla radice antica del mito fino alla sua risonanza contemporanea. L’allestimento comprende 18 opere provenienti da alcuni tra i principali musei italiani: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, i Musei Na-

zionali di Genova, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, le Gallerie degli Uffizi, il Museo di Capodimonte e le Gallerie Estensi.

P er il direttore generale Musei, Massimo Osanna, l’accordo rappresenta un esempio concreto della capacità del patrimonio culturale di generare nuove opportunità per i territori. «Questo accordo — ha commentato Osanna — rappresenta un esempio concreto di come il patrimonio culturale possa generare nuove opportunità di conoscenza, collaborazione e crescita per i territori. Attraverso il dialogo tra istituzioni diverse e la condivisione di competenze e progettualità, il Sistema museale nazionale conferma la propria capacità di fare rete e di rendere accessibili opere e contenuti di straordinario valore anche al di fuori dei grandi circuiti e flussi turistici. Iniziative come questa dimostrano come la collaborazione istituzionale possa tradursi in progetti di elevata qualità scientifica, capaci di favorire la partecipazione dei pubblici e rafforzare il ruolo della cultura come bene comune». Anche il direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, Thomas Clement Salomon, ha rimarcato il significato dell’iniziativa per la Basilicata e per la diffusione dei grandi capolavori sul territorio nazionale. «Le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma — ha sottolineato Salomon — hanno sempre creduto che i capolavori debbano essere condivisi e che la cultura sia uno strumento di sviluppo, di coesione territoriale e di identità nazionale. Il Narciso di Caravaggio è un unicum, una delle opere più ambite e più richieste da tutto il mondo. La mostra di Potenza nasce da un progetto scientifico, una sfida intellettuale e rappresenta un’opportunità per la Basilicata».

Il governatore presenta il piano della medicina di prossimità: «Non tagliamo, costruiamo una

Sanità, Bardi rilancia il piano per rafforzare i servizi lucani

POTENZA. Una sanità che esce dagli ospedali e si radica nei territori, puntando su Case della Comunità, Centrali operative territoriali e telemedicina per garantire servizi più vicini ai cittadini e mettere in sicurezza le risorse del Pnrr. È questa la strategia illustrata dal presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, nel corso dell’incontro con la stampa dedicato alla nuova architettura della medicina territoriale lucana.Accanto al governatore erano presenti l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, il direttore generale del dipartimento Sanità, Domenico Tripaldi, e i direttori generali di Asp e Asm, Giuseppe De Filippis e Maurizio Friolo, chiamati a delineare tempi e modalità operative di una riforma che entrerà nella fase decisiva proprio negli ultimi giorni di maggio. «Voglio rassicurare i lucani: non è la fine ma è l’inizio di un percorso che avrà degli aggiustamenti di volta in volta», ha dichiarato Bardi, respingendo le ipotesi di ridimensionamento dei servizi di emergenza. Il presidente della Regione ha ribadito che le guardie mediche continueranno a essere garantite nell’attuale distribuzione territoriale, mentre la Basilicata lavora a un modello

organizzativo più avanzato.Bardi ha ricordato che il 31 maggio rappresenta una scadenza decisiva per il raggiungimento degli obiettivi nazionali legati al Pnrr. «Non adeguarci significherebbe esporre la Regione a rilievi ministeriali e al rischio concreto di perdere finanziamenti strategici», ha spiegato, sottolineando che la riforma nasce anche dall’esigenza di mettere in sicurezza il sistema sanitario regionale nel rispetto dei vincoli fissati a livello nazionale.Il governatore ha

poi affrontato il tema della carenza di personale sanitario, annunciando nuovi bandi di reclutamento e un investimento sulla telemedicina. Infine ha rivolto un appello ai sindaci lucani affinché sostengano il percorso di riforma: «Se siamo uniti potremo ottenere risultati».

L’assessore Cosimo Latronico ha definito il nuovo piano una risposta concreta alle criticità emerse dopo la pandemia. «Noi non desertifichiamo ma riqualifichiamo, non indeboliamo ma fortifichia-

mo», ha affermato, spiegando che il nuovo modello prevede l’attivazione di 19 Case della Comunità articolate in strutture “hub” e “spoke”, nelle quali opereranno medici di famiglia, pediatri, infermieri di comunità e specialisti.Secondo Latronico l’obiettivo è alleggerire gli ospedali dalle prestazioni non urgenti e garantire risposte più rapide ai cittadini. Sul fronte del personale l’assessore ha ricordato che negli ultimi anni sono state reclutate circa 800 unità e che il piano

prevede la formazione di 500 nuovi infermieri di famiglia e comunità oltre all’assunzione di altre 263 figure professionali.Per l’Asp di Potenza il direttore generale Giuseppe De Filippis ha assicurato che non ci sarà alcuna chiusura di presidi sanitari ma una riorganizzazione delle cure territoriali. La rete potentina potrà contare su quattro Centrali operative territoriali già attive, tredici Case della Comunità e tre Ospedali di Comunità. Dal 25 maggio partirà inoltre il cronoprogramma di attivazione dei distretti insieme al Numero unico 116-117. Il direttore generale dell’Asm Matera, Maurizio Friolo, ha invece illustrato un modello fondato sulla cosiddetta “medicina d’iniziativa”. Nel Materano saranno attivate tre Case della Comunità “hub” a Irsina, Montalbano Jonico e Montescaglioso e tre “spoke” a Ferrandina, Garaguso e Tursi, supportate dalle Centrali operative territoriali di Matera e Policoro e dagli Ospedali di Comunità di Tinchi e Stigliano.«La programmazione in rete è l’unica via per ottimizzare le risorse e fare in modo che nessun territorio resti indietro», ha concluso Friolo, sintetizzando la filosofia della nuova sanità territoriale lucana.

Il sindaco Evangelista replica alle polemiche della minoranza: «Nessuna soppressione dei servizi sanitari sul territorio»

Oppido Lucano, resta attiva la guardia medica

OPPIDO LUCANO. Il Poliambulatorio, il Consultorio familiare e la Guardia medica di Oppido Lucano continueranno a rappresentare un presidio sanitario per la comunità. A ribadirlo è il sindaco Mirco Evangelista, intervenuto nel dibattito sulla riorganizzazione della sanità territoriale dopo le polemiche sollevate nei giorni scorsi dalla minoranza consiliare.Secondo il primo cittadino, le interlocuzioni istituzionali avute con Regione Basilicata e Asp avrebbero confermato un orientamento preciso: la riorganizzazione della medicina territoriale non comporterà la soppressione dei servizi esistenti. Una rassicurazione che Evangelista definisce «importante», soprattutto dopo giorni segnati da preoccupazioni e allarmismi sul

futuro della sanità locale.Nel suo intervento il sindaco accusa l’opposizione di aver alimentato tensioni tra i cittadini, attribuendo all’amministrazione comunale presunte responsabilità sulla possibile perdita dei servizi sanitari. «Si è parlato di incapacità di incidere e di mancata difesa del territorio», osserva Evangelista, sostenendo che la polemica sia stata costruita più per colpire politicamente il Comune che per informare correttamente la popolazione.Il primo cittadino evidenzia inoltre come, dopo le rassicurazioni arrivate sul mantenimento dei presidi sanitari, il tono della minoranza sarebbe cambiato, passando dagli allarmi iniziali a richieste di vigilanza sulla sanità territoriale. «Quando si parlava di ridimensionamenti le

colpe venivano attribuite al sindaco, oggi invece il lavoro istituzionale dell’amministrazione scompare completamente», af-

ferma.Evangelista richiama poi la complessità dei processi di riorganizzazione sanitaria, ricordando che decisioni di questo tipo richiedono confronto continuo con gli enti sovracomunali e non possono essere affrontate con logiche di propaganda politica. Da qui anche il riferimento a esponenti politici con lunga esperienza amministrativa che, secondo il sindaco, dovrebbero conoscere bene il funzionamento della macchina istituzionale.«Amministrare una comunità significa assumersi responsabilità vere», conclude Evangelista, ribadendo l’impegno dell’amministrazione comunale a continuare il confronto con Regione e Asp per difendere gli interessi del territorio e garantire ai cittadini servizi sanitari essenziali.

Il sindacato chiede di riaprire il tavolo tra le aziende sanitarie per estendere le tutele a tutti i lavoratori del territorio

Personale 118 Matera, la Uil Fp «Accordo Asp-Asm non basta»

MATERA. La Uil Fp Basilicata giudica «importante ma insufficiente» il protocollo d’intesa tra Asp e Asm per la ricollocazione del personale del 118 dichiarato non idoneo al servizio di emergenza-urgenza. La posizione del sindacato arriva dopo la deliberazione del direttore generale Asp numero 2026/00514 del 20 maggio scorso, con cui è stato recepito l’accordo tra le due aziende sanitarie.Per la sigla guidata da Tommaso Tamburrano si tratta di un primo passo atteso da anni, ma non ancora in grado di rispondere pienamente alle esigenze del personale operante nel territorio materano. La Uil Fp ricorda infatti che, durante l’audizione del 5 giugno 2025 davanti alla quarta commissione consiliare della Regione Basilicata, aveva chiesto un protocollo «stabile e strutturale», capace di garantire tutele a tutti gli operatori del 118 della provincia di Matera, nel rispetto delle prescrizioni del medico competente e del diritto a sedi compatibili con il proprio stato di salute.Secondo il sindacato, il limite principale dell’intesa è rappresentato dall’applicazione circoscritta ai soli lavoratori indicati nominativamente nell’articolo 2 del protocollo e al personale transitato da Asm ad Asp in seguito alla legge regionale numero 2 del 2017. Una scelta che, evidenzia la Uil Fp, rischia di lasciare esclusi altri dipendenti che vivono condizioni analoghe di disagio logistico e organizzativo o che potrebbero in futuro trovarsi in situazioni di inidoneità al servizio di emergenza. Nel documento diffuso oggi, il sindacato sottolinea inoltre che l’articolo 4 del protocollo limita espressamente gli effetti dell’accordo ai casi già individuati, senza prevedere meccanismi permanenti di tutela. Un aspetto considerato in contrasto con il principio del «repêchage», richiamato

nella stessa deliberazione Asp, che impone al datore di lavoro di individuare tutte le possibili soluzioni organizzative per la riallocazione del personale con limitazioni sopravvenute. Per questo la Uil Fp chiede la riapertura immediata del confronto tra Asp e Asm, con l’obiettivo di estendere il protocollo a tutti i lavoratori del 118 operanti nelle sedi Asp della provincia di Matera e introdurre regole permanenti per i futuri casi di inidoneità o limitazioni sanitarie. Tra le richieste anche quella di garantire assegnazioni territorialmente sostenibili e realmente compatibili con le prescrizioni mediche.Particolare attenzione viene chiesta per le strutture di Tinchi e Stigliano, anche in vista dell’attivazione degli ospedali di comunità. Secondo il sindacato, la ricollocazione del personale nelle sedi più vicine all’attuale assegnazione consentirebbe di evitare ulteriori disagi a lavoratori che, negli ultimi anni, hanno già affrontato numerose difficoltà organizzative e professionali.

RICERCA DELL’ASM AL CONGRESSO SIGOT

Insufficienza respiratoria, nuove diagnosi per anziani

MATERA. L’Unità operativa complessa di Geriatria dell’ospedale «Madonna delle Grazie» di Matera ha presentato al quarantesimo congresso nazionale Sigot uno studio innovativo dedicato ai pazienti anziani ricoverati per insufficienza respiratoria. La ricerca, coordinata da Giorgio Giuliano e Giuliano Pieroni sotto la direzione di Gaetano Dentamaro, punta a migliorare la gestione clinica dei pazienti geriatrici più fragili.Lo studio ha evidenziato l’efficacia del Multidimensional Prognostic Index, uno strumento basato sulla valutazione geriatrica multidimensionale, come predittore indipendente della mortalità intraospedaliera. «Una stratificazione precoce del rischio attraverso l’utilizzo dell’Mpi già al ricovero è fondamentale per personalizzare le decisioni cliniche», spiegano i ricercatori.Secondo l’Asm, il nuovo modello consentirà di individuare tempestivamente i pazienti che necessitano di cure più mirate, migliorando sia la qualità dell’assistenza sia l’organizzazione delle risorse ospedaliere. Il direttore generale Maurizio Friolo sottolinea che la partecipazione al congresso nazionale «conferma l’elevato livello professionale e scientifico raggiunto dall’azienda sanitaria materana».

Bollettino e Galasso: «Positivo l’ingresso di infermieri e Oss nell’Asp, ma il rafforzamento deve proseguire»

Sanità lucana, la Cisl Fp: «Servono assunzioni»

POTENZA. La Cisl Fp Basilicata accoglie con favore le nuove assunzioni annunciate dall’Azienda sanitaria di Potenza, considerate dal sindacato un primo segnale concreto per affrontare le carenze di organico che interessano il sistema sanitario lucano. Si tratta di ventiquattro infermieri a tempo determinato, destinati soprattutto al servizio del 118, e di trenta operatori sociosanitari che saranno impiegati nelle strutture di prossimità del territorio.Per la sigla sindacale, che nelle scorse settimane aveva più volte sollecitato interventi sul personale durante le interlocuzioni con l’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico e con il direttore generale dell’Asp Antonello De Filippis, l’incremento dell’organico rappresenta

un passaggio indispensabile per migliorare i servizi e garantire una maggiore efficienza del sistema sanitario regionale. I nuovi Oss saranno assunti in parte attraverso le graduatorie di stabilizzazione e in parte dal concorso unico regionale, mentre gli infermieri resteranno in servizio fino all’espletamento del concorso definitivo. «La sanità è fatta dalle persone e per le persone, e senza risorse umane non si possono erogare servizi di qualità», sottolineano il segretario generale della Cisl Fp Basilicata Pino Bollettino e il segretario Pierangelo Galasso.Secondo i dirigenti sindacali, il sistema sanitario lucano sta vivendo «un cambiamento epocale» che richiede non solo nuove assunzioni, ma anche un’organizzazione condivisa e

partecipata, capace di prendere in carico le esigenze socio-sanitarie dei cittadini. Per la Cisl Fp, il potenziamento del personale dovrà proseguire soprattutto nei servizi territoriali e nell’emergenza-urgenza.Bollettino e Galasso indicano inoltre le priorità sulle quali concentrare gli interventi futuri: prevenzione, sanità

pubblica, farmaceutica territoriale, salute mentale, assistenza di base, continuità assistenziale e integrazione tra ospedale e territorio. Ambiti che, secondo il sindacato, richiederanno ulteriori assunzioni già autorizzate dalla Regione Basilicata nei piani triennali dei fabbisogni. La Cisl Fp chiede quindi di completare lo scorrimento delle graduatorie di stabilizzazione, utilizzare quelle concorsuali esistenti e avviare nuove procedure per i profili ancora scoperti. «Siamo pronti a fornire il nostro supporto propositivo e collaborativo, ma anche rivendicativo se necessario», concludono Bollettino e Galasso, ribadendo la necessità di affrontare le criticità che interessano pazienti e operatori sanitari lucani.

Tra inquinamento e nuovi stili di vita, un excursus che parte da lontano; in Basilicata, trend canceroso in aumento, ma al di sotto della media nazionale

Patologie tumorali, dall’antichità alla modernità: cosa è cambiato?

DI V IN C EN Z O M AI DA

In Basilicata, il trend delle patologie tumorali è in aumento, ma rimane comunque percentualmente al di sotto della soglia nazionale. Nonostante questo, non passa giorno senza che ci giunga la notizia che un amico, di un parente o di un semplice conoscente, sia stato colpito da una qualche forma di tumore. In passato, si tendeva addirittura a non farlo sapere, era un “tabù”. La ricerca ci dice che le patologie tumorali sono strettamente legate alla modernità. Si tratta di una notizia di alcuni anni fa, che avrebbe meritato uno spazio maggiore sui media e che, invece, non ha avuto l’approfondimento necessario. Una ricerca, infatti, ha dimostrato che nell’antichità le patologie tumorali maligne erano quasi inesistenti. L’annuncio della scoperta, che ha confermato quello che molti pensavano, è scivolato via senza lasciare traccia, eclissandosi dal cono di luce mediatico, nell’imbuto che conduce nell’immensa fossa comune delle migliaia di notizie che ogni giorno sommergono il mondo dei media. Il suo impatto con la ricerca e la sperimentazione, una qualche importanza però lo ha conservato tra gli addetti ai lavori e nel mondo scientifico. Sembra quasi che la civiltà moderna, o per utilizzare un termine più consono, secondo l’analisi storica di Ernest Junger, la “civilizzazione” attuale, tenda a rimuovere tutto quello che può met-

tere in discussione, le sue stesse fondamenta, e ciò che ne è conseguito in termini di stili di vita e di modelli esistenziali, alimentari e di comfort. Quasi che tema di guardare in faccia la realtà per paura dei cambiamenti che sarebbe costretta ad accelerare e degli enormi interessi che potrebbe mettere in discussione. Un’équipe di ricercatori dell’Università di Manchester ha effettuato anni fa una ricerca su circa 1700 mummie provenienti dall’Egitto e dal Sud America, con strumenti sofisticati e non invasivi, traendone la conclusione che solo una insignificante percentuale di quelle popolazioni soffriva di cancro ed una ancora più bassa incidenza, quasi nulla, era quella del carcinoma maligno. La conclusione è stata che le patologie tumorali, che in Occidente rappresentano la seconda cause di morte dopo quelle cardiovascolari, sono strettamente legate alla società industriale e al conseguente inquinamento alimentare e ambientale, oltre ai mutati stili di vita. Lo studio venne pubblicato sulla nota rivista Nature Review Cancer. Ed ecco alcune delle dichiarazioni di Rosalie David, una delle ricercatrici che ha guidato il lavoro scientifico: “Nei tempi antichi (il cancro) era estremamente raro.” «Non c’è nulla nell’ambiente naturale che può provocare il cancro. Quindi, deve trattarsi di una malattia artificiale derivante dall’inquinamento e dai cambiamenti nella nostra dieta e negli stile di vita. Il can-

cro sembra essere una malattia moderna creata dalla vita moderna. L’assenza virtuale di neoplasie nelle mummie deve essere interpretata come indicazione della loro rarità nell’antichità, indicando che i fattori che causano il cancro sono limitati alle società colpite dall’industrializzazione moderna. La cosa rilevante nel nostro studio è che fornisce una prospettiva storica rispetto a questa malattia. Oggi che abbiamo un quadro completo possiamo fare affermazioni molto chiare sui tassi di mortalità per cancro nelle società antiche. Abbiamo studiato periodi millenari, non solo 100 anni, ricavandone una rilevante mole di dati». La ricerca è stata condotta anche dal punto di vista letterario, soprattutto tra gli autori dell’antica Grecia, non essendovi, come è noto, in quella civiltà la cultura della mummificazione dei cadaveri. A chi ha fatto rilevare che gli uomini antichi non vivevano abbastanza a lun-

go per poter sviluppare il cancro, gli studiosi hanno fatto notare che se è vero che l’aspettativa di vita era più bassa come media, è altrettanto vero che nell’antica Grecia ed in Egitto in tanti raggiungevano un’età ragguardevole. Ci sono, poi, altre malattie moderne correlate all’età, come l’artrite. Va aggiunto che la percentuale di insorgenza del cancro nei bambini è aumentata progressivamente dall’inizio della Rivoluzione Industriale. Oggi, la cronaca quotidiana ci riporta notizie di alimenti inquinati, di fiumi e mari che hanno perso la loro purezza, di amianto o diossina che mettono a rischio la salute, mentre ancora non vi sono evidenze scientifiche sui danni dell’inquinamento elettromagnetico, ma nessuno è in grado di escluderli. I ricercatori hanno smontato quindi la tesi che il cancro è legato all’innalzamento dell’aspettativa di vita nelle società industrializzate. In alcuni testi dell’antico egi-

zio sono citati casi di neoplasie, secondo i ricercatori si tratterebbe di casi provocati o da vene varicose o dalla lebbra. Lo studio ha esaminato anche fossili animali, si è risaliti all’età dei dinosauri, senza riscontrare tracce significative del cancro. Un’altra obiezione è stata quella secondo cui nei corpi mummificati i tumori potrebbero non essersi ben conservati nei resti biologici. I ricercatori hanno invece dimostrato il contrario, anzi a loro dire quelli infiltrati dal cancro avrebbero dovuto conservarsi meglio. Indagini radiologiche, in passato, sono state effettuate su mummie conservate sia nel Museo del Cairo che in altri Musei europei e, in tutti i casi, non è stata fatta alcuna diagnosi di cancro. Le prime testimonianze letterarie sul cancro risalgono alla fine del 1700 con la descrizione di operazioni al seno, con il cancro dello scroto negli spazzacamini e la malattia di Hodgkin del 1832.

Un centro multifunzionale che mette al centro adolescenti e famiglie, favorendo il protagonismo giovanile e il dialogo intergenerazionale

Potenza investe sul futuro dei ragazzi, inaugurato lo spazio DesTEENazione

Il progetto, finanziato con le risorse del PN Inclusione e lotta alla povertà 21-27 e cofinanziato dall’Unione Europea, ha ottenuto un prestigioso quinto posto a livello nazionale, confermando la qualità e la solidità metodologica della proposta della città. Secondo l’assessore alle Politiche sociali Anna Grieco, i fondi ottenuti rappresentano un’opportunità concreta per realizzare un welfare comunitario moderno, sostenibile e inclusivo. Il modello alla base del progetto è quello della co-progettazione, che ha visto collaborare il Comune di Potenza con il Consorzio CS e gli

enti del Terzo Settore. Questa sinergia tra pubblico e privato sociale ha permesso di tradurre idee e linee guida in azioni concrete, creando un’alleanza strutturale per affrontare le sfide dell’adolescenza. Durante la giornata di inaugurazione, le scuole hanno svuotato le aule per riempire i nuovi spazi con creatività e partecipazione. Tra i momenti più significativi, spiccano le restituzioni dei progetti realizzati dagli studenti: gli alunni dell’Istituto Einstein – De Lorenzo hanno presentato un Jukebox per gli anziani di una RSA, dando vita a un toccante dialogo intergenerazio-

Gli studenti del Liceo Artistico Gropius, invece, hanno realizzato leporelli narrativi per raccontare esperienze personali e storie dedicate ai bambini dai 0 ai 6 anni, dimostrando come arte e cura dell’altro possano rigenerare culturalmente la comunità. Lo Spazio DesTEENazione sarà aperto dal lunedì al venerdì, con orari dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 15 alle 20, e ospiterà un’équipe multidisciplinare composta da educatori, psicologi e operatori formativi. Tra le attività principali, il centro offrirà supporto psicologico, prevenzione dell’abbandono scolastico e interventi

mirati per i NEET, valorizzando i talenti espressivi dei ragazzi e facilitando tirocini di inclusione.Secondo l’assessore Grieco, “Potenza si riappropria del proprio futuro partendo dai suoi cittadini più giovani. DesTEENazione dimostra che quando territorio, competenza e progettualità europea si uniscono, i desideri degli adolescenti non restano utopie, ma diventano azioni concrete e vincenti”.Con DesTEENazione, la città lucana scrive una nuova pagina nelle politiche sociali e giovanili, confermandosi laboratorio di innovazione educativa e partecipazione civica.

Asili Nido Comunali di Potenza: aperte le iscrizioni fino all’11

Igiugno per bambini dai 3 ai 36 mesi

l Comune di Potenza ha aperto da oggi, le iscrizioni agli Asili Nido comunali per l’anno scolastico 2026/2027, rivolte ai bambini dai 3 ai 36 mesi residenti in città. Il servizio, che sarà attivo dal primo settembre 2026 al 31 luglio 2027, mette a disposizione complessivamente 98 posti, distribuiti tra le strutture di via Adriatico, via Ionio, via Perugia e via Torraca.Le famiglie interessate possono presentare domanda per i propri figli, che dovranno essere residenti nel Comune di Potenza. Nel caso in cui alcuni posti rimangano disponibili, sarà data priorità ai bambini non residenti ma con genitori che lavorano in città e, solo in un secondo momento, ai bambini non residenti e non lavoranti nel territorio comunale.La domanda di iscrizione deve essere presentata esclusivamente online tramite la piattaforma telematica del Comune, accessibile con SPID o CIE, all’indirizzo https://cittadino.omnibussolution.it/login/potenza. È fondamentale compilare tutti i campi richiesti per la corretta attribuzione dei punteggi, altrimenti la domanda sarà considerata nulla. Le famiglie con più figli dovranno presentare una domanda separata per ciascun bambino, in modo che cia-

scun minore venga valutato singolarmente. I genitori dovranno indicare l’ordine di preferenza delle strutture, dal più al meno gradito, anche se l’Amministrazione comunale assegnerà i posti seguendo la graduatoria, tenendo conto dell’età del minore e della di-

sponibilità dei posti per ogni sezione. L’ordine cronologico di presentazione delle domande non attribuisce alcun punteggio o priorità. Nella graduatoria, priorità assoluta sarà riservata ai bambini con disabilità grave o segnalati dai Servizi Sociali comunali, come previsto dalla legge, a tutela delle situazioni di maggiore fragilità. La graduatoria provvisoria sarà pubblicata sul sito istituzionale del Comune e avrà valore di notifica legale per tutti i cittadini interessati. Eventuali osservazioni potranno essere inviate entro cinque giorni dalla pubblicazione all’indirizzo protocollo@pec.comune.potenza.it, mentre le rinunce al servizio dovranno essere comunicate esclusivamente tramite email a asilonido@comune.potenza.it, utilizzando l’indirizzo fornito nella domanda di iscrizione. Dopo la valutazione di eventuali osservazioni e rinunce, il Comune approverà e pubblicherà la graduatoria definitiva, anch’essa con valore legale e vincolante. L’apertura delle iscrizioni rappresenta un’occasione importante per assicurare ai più piccoli un percorso educativo di qualità in strutture pubbliche attrezzate e sicure, contribuendo al sostegno delle famiglie del territorio.

nale.
Le domande devono essere compilate correttamente tramite

La Consigliera Provinciale chiede fondi urgenti e un cronoprogramma per le opere da ripristinare

Dissesto idrogeologico, Claps: «Ora basta emergenze, serve una strategia concreta»

Ieri nel corso del Consiglio Provinciale, la Consigliera Provinciale Vitina Claps ha presentato una mozione avente ad oggetto l’emergenza viabilità e dissesto idrogeologico che interessa numerose aree della provincia di Potenza.

La mozione nasce a seguito delle violente ondate di maltempo che, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, hanno aggravato una situazione già estremamente critica, provocando frane, smottamenti e gravi danni alla rete viaria provinciale, con conseguenti disagi e rischi per cittadini, lavoratori e studenti pendolari.

Nel documento si evidenzia come il dissesto idrogeologico non rappresenti più un fenomeno occasionale, ma una criticità strutturale che richiede interventi straordinari, immediati e coordinati.

Attraverso la mozione si chiede alla Regione Basilicata di destinare con urgenza risorse economiche per il ripristino dei tratti stradali maggiormente compromessi e di attivare un tavolo istituzionale con Province e Comuni finalizzato alla verifica dei danni, alla programmazione degli interventi e alla definizione di un cronoprogramma chiaro delle opere da realizzare.

«La sicurezza dei cittadini e la tutela dei

territori interni devono rappresentare una priorità assoluta – dichiara la Consiglie- ra Vitina Claps –. È necessario superare la logica dell’emergenza e avviare una strategia stabile e concreta per garantire viabilità, sicurezza e diritto alla mobilità alle nostre comunità».

La mozione sarà trasmessa al Presidente della Regione Basilicata, agli assessorati competenti e ai soggetti istituzionali coinvolti nella gestione del dissesto idrogeologico e delle infrastrutture.

Zona industriale di Balvano,

il

TPL si estende ai weekend

Dal primo giugno saranno attivi anche nei fine settimana i collegamenti del trasporto pubblico locale tra Potenza e la zona industriale di Balvano, con particolare riferimento ai lavoratori turnisti dello stabilimento Ferrero.

La novità riguarda le giornate di sabato e domenica e rappresenta un adeguamento del servizio alle nuove esigenze produttive dell’azienda, che ha implementato le turnazioni sulle tre linee, introducendo attività anche in orario notturno e durante il weekend.

L’autorizzazione all’intensificazione della linea “Potenza – Zona Industriale di Balvano” è stata formalizzata dalla Direzione generale Infrastrutture della Regione Basilicata, dopo le interlocuzioni avviate con i soggetti interessati e la verifica delle necessità espresse dall’utenza. «Abbiamo lavorato per

dare un riscontro concreto all’istanza di tanti dipendenti e, pertanto, delle loro famiglie –dichiara il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture della Regione Basilicata, Pasquale Pepe –. Il trasporto pubblico deve essere uno strumento realmente utile ai cittadini e capace di adattarsi anche alle trasformazioni del tessuto produttivo regionale. In questo caso era necessario intervenire per garantire continuità ai collegamenti nei giorni festivi e nelle fasce legate alle nuove turnazioni aziendali». L’estensione del servizio sarà effettuata dagli operatori già impegnati sulle tratte infrasettimanali, autorizzati ora a svolgere le corse anche nel fine settimana. Il provvedimento

consentirà così di assicurare una maggiore copertura del servizio pubblico in una delle principali aree produttive della regione. «Quando il mondo produttivo cresce e modifica la propria organizzazione – aggiunge Pepe – le istituzioni hanno il dovere di accompagnare questi cambiamenti con servizi adeguati. Garantire collegamenti efficienti significa sostenere il lavoro, ridurre i disagi per i pendolari e offrire risposte tempestive alle esigenze delle comunità e delle imprese».

“I Fiori del Sud”: da San Paolo Albanese
l’appello per il futuro del Mezzogiorno

«la politica nazionale parla d'altro, distraendo le masse su altre priorità come la legge elettorale, il presidenzialismo, l'autonomia differenziata, l'occupazione dei posti di potere, la remigrazione, il sindaco di una piccola comunità da mesi ha avviato una battaglia per la verità e per la giustizia a favore del Mezzogiorno. Delle aree interne. Delle minoranze linguistiche e culturali. Vuole sapere se è vero quello che i Conti pubblici territoriali hanno evidenziato, ovvero che molti dei fondi che dovrebbero essere destinati al Sud prendono altre vie. Non quelle del superamento dei divari con il resto d'Italia» si legge in una nota che annuncia la manifestazione che si terrà domani dalle 15:30 in poi e che si chiama “I Fiori del Sud , L'azione civica del Mezzogiorno”, presso la Sala Comunale.

All’incontro parteciperanno Elly Schlein , segretaria nazionale del Partito democratico, Enzo Maraio, segretario nazionale di Avanti Psi e assessore della Regione Campania, Marco Sarracino , deputato e responsabile del Mezzogiorno del Pd, Arnaldo Lomuti , deputato del Movimento 5Stelle, Marco Esposito, giornalista e scrittore, Filomena Greco , consigliera regionale di Italia Viva in Calabria, Rosanna Mazzia, presidente nazionale dell'associazione dei Borghi autentici d'Italia, Gianni Liviano , presidente del consiglio comunale di Taranto, Micaela Fanelli , consigliera regionale del Pd in Molise, Francesco De Cicco , consigliere regionale in Calabria e Segretario nazionale del movimento Democratici Progressisti Meridionalisti, Stefano Bouchè , responsabile dei Lupi del Sud, Daniela Primerano, Rosella Cerra, Saverio Orlando, Giuseppe Ruscigno , della Rete civica meridionale, Daniele Quarta , Futuro Meridiano, Massimiliano Vaccaro ed Enzo Lionetti , Carta di Venosa. Una manifestazione molto partecipata per essereaccanto al sindaco di San Paolo Albanese, Mosè Antonio Troiano. «Il paese meno popoloso della regione più spopolata d'Italia. Per chiedere che il governo risponda all'istanza di accesso agli atti inviata più di un mese fa alla presidenza del Consiglio dei ministri. Per reagire alla desertificazione delle nostre comunità, sempre più svuotare di giovani costretti ad andar via» conclude la nota.

La Regione potenzia i collegamenti per i lavoratori turnisti della Ferrero
DOMANI ALL’INCONTRO PRESENTE ANCHE LA SCHLEIN
Mentre

Il Sindaco Sabato ai giovani presenti: «Crediate nella realizzazione e nello sviluppo delle professioni agricole e zootecniche guardando al futuro»

Al Crea-Za di Bella Muro “Pastori, pascoli, paesaggi, presidi e custodi di biodiversità”

DI EM ANUE LE CAL AB RES E

In occasione dell’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, la Scuola del Casaro con il Crea Politiche e Bioeconomia e il Crea Zootecnia e Acquacoltura di Bella Muro ha avviato un ciclo di incontri. «Pascoli e paesaggi, laboratori di trasformazione e di analisi sensoriale faranno da cornice alle numerose riflessioni sulle quali interverranno istituzioni, imprenditori del settore, università e ricerca . Spiega il Direttore Salvatore Claps- con un parterre d’eccezione composto da un centinaio di giovani studenti provenienti anche da fuori regione». Ad aprire le giornate di studio, il primo incontro dal tema "Dalla tradizione all'innovazione: il pastore nei paesaggi contemporanei", con interventi e confronti grazie al coinvolgimento del Crea, la rete Pac, la Regione Basilicata, l'Unibas, l'Associazione Regionale Allevatori, i Gal, i Sindaci degli altri territori, le organizzazioni professionali. Il Sindaco Leonardo Sabato ha rimarcato l'importanza e il ruolo della professione del pastore tra tradizione e innovazione nella

società odierna: «Le transizioni ecologiche, i cambiamenti climatici e le nuove dinamiche economiche ci impongono nuove riflessioni e ci richiedono un saldo di qualità. La sfida cruciale, che dà il titolo a questa giornata, è proprio il passaggio dalla tradizione all’innovazione. Innovare la pastorizia – prosegue Sabato- oggi significa garantire dignità economica e sociale a chi sceglie questo mestiere, utilizzare le nuove tecnologie per il monitoraggio delle greggi e la gestione sostenibile dei pascoli, valorizzare i prodotti della filiera corta e la qualità delle nostre produzioni locali e favorire il ricambio generazionale, supportando i giovani che de-

cidono di investire in questa attività».Il Primo cittadino ha inoltre rimarcato che «le istituzioni locali hanno il dovere di accompagnare questo processo, creando le condizioni affinché la tradizione non diventi un ricordo, ma una leva di sviluppo sostenibile e di resilienza contro lo spopolamento delle aree interne. E le condizioni ci sono. Penso alle nuove misure di finanziamento del Csr, ai bandi per l’insediamento dei Giovani Agricoltori e i fondi SRA30 dedicati al benessere animale, risorse essenziali che ci permettono di sostenere il ricambio generazionale e dare dignità economica a chi vive e custodisce le nostre montagne». Sabato ha

inoltre incoraggiato i giovani presenti, delle scuole superiori di secondo grado del territorio, «a credere con convinzione nella realizzazione e nello sviluppo delle professioni agricole e zootecniche guardando al futuro con impegno e ottimismo». Dopo il Sindaco, sono intervenuti anche Rocco Vittorio Restaino, della Direzione Agricoltura Regione Basilicata e Salvatore Claps Direttore del Crea. Tra i temi affrontati “Pastori, pascoli e paesaggi: presidi e custodi della biodiversità”; Economia, società e territorio pastorale: il ruolo delle donne” con Teresa Lettieri, Crea Pb con la testimonianza di Maria Antonietta Vaccaro e Maria Stella-

to. “I sistemi pastorali: presidio territoriale e sviluppo delle aree interne” con Carlo Cosentino, Unibas con la testimonianza di Canio Abbate. Per la sezione Talk, “Le politiche per la pastorizia: formazione, filiera corta, turismo rurale, innovazione a supporto del settore” moderato da Maria Assunta D'OronzioCrea Pb e Vittorio Restaino, Raffaele Beccasio, Rocco Giorgio -Regione Basilicata, insieme a Serena Tarangioli -Crea Pb –Rete Pac, Mariana Amato e Adriana Di Trana -UNIBAS, Letizia Bindi -Unimol, Luca Battaglini -Unito, Salvatore Claps -Crea Za, Franco Carbone -Ara e Caterina Salvia -Gal Percorsi. Ancora, “Laboratorio analisi sensoriale dei formaggi” con Amelia Maria Riviezzi -Unibas “Laboratorio sapori di tradizione: il caciocavallo podolico e la mozzarella” con Gabriella Caporale, Mariacarmela Suanno e Salvatore Caricati -Crea Pb. A seguire “Scuole in gara "gira la forma", con Maria Assunta D'Oronzio, Gabriella Caporale, Mariacarmela Suanno, Salvatore Caricati -Crea Pb. La giornata si è conclusa col pranzo pastorale e una passeggiata in azienda.

Viggiano, al via l’inaugurazione della palestra,

Cicala:

«Un investimento concreto per i ragazzi»

Uno spazio dedicato allo sport, alla salute e alla socializzazione dei giovani apre le sue porte a Viggiano. Il prossimo 26 maggio, alle ore 9:30, l’Istituto Comprensivo Leonardo de Lorenzo inaugurerà ufficialmente la nuova palestra del plesso di San Salvatore, in via San Salvatore.Si tratta di un traguardo atteso da tempo: per la prima volta, il plesso dispone di una struttura coperta interamente dedicata alle attività motorie e sportive. L’opera, realizzata grazie ai fondi del PNRR, rappresenta un investimento concreto sul futuro degli studenti, garantendo modernità, sicurezza e accessibilità.All’inaugurazione parteciperanno la Dirigente Scolastica Sabina Tartaglia, il Sindaco Amedeo Cicala, l’Asses-

sore all’Istruzione Vincenza Pugliese e, per la Regione Basilicata, l’Assessore all’Agricoltura Carmine Cicala.La palestra è stata progettata secondo i più elevati standard di edilizia scolastica: dispone di una pavimentazione ad alte

prestazioni, spogliatoi ampi e confortevoli e garantisce l’accessibilità totale per studenti con disabilità. Inoltre, è stata costruita con un’attenzione particolare all’efficienza energetica, con l’obiettivo di coniugare funzionalità e sostenibilità.«L’inaugurazione di questa palestra non è solo la consegna di un’opera pubblica, ma un investimento sul futuro dei nostri ragazzi», sottolinea il Sindaco Amedeo Cicala. «Lo sport insegna il rispetto delle regole, il gioco di squadra e l’inclusione. Da oggi, la Scuola di San Salvatore è più moderna, sicura e accogliente». Oltre alle attività curricolari, la nuova struttura sarà un punto di riferimento per il territorio, ospitando progetti pomeridiani e collaborazioni con associazioni sportive locali.La cerimonia prevede, oltre al tradizionale taglio del nastro, la proiezione di un video dal titolo “Lo sport che insegna a vincere con umiltà e a perdere con dignità” e lo svelamento della targa di intitolazione.

La scuola di San Salvatore si dota di una struttura sportiva all’avanguardia, pronta ad ospitare attività curricolari e progetti pomeridiani

POLICORO Il Sindaco e l’assessore alla Mobilità e Trasporti chiariscono: «I cittadini saranno informati e potranno dire la loro con suggerimenti e correttivi»

Piano generale traffico urbano, Bianco e Padula: «Ci sarà un incontro pubblico»

L’attuale fase di osservazioni al Piano generale del traffico urbano (Pgtu) di Policoro, è finalizzata a definire il quadro generale del nuovo impianto normativo, quindi ancora molto tecnica per quanto aperta a tutti. Con un secondo step, si passerà certamente al dibattito pubblico per la definizione dei dettagli (sensi unici, aree sosta ecc.).

A chiarirlo è il sindaco, Enrico Bianco, con l’assessore alla Mobilità e Trasporti, Massimiliano

Padula, dopo aver ricevuto la richiesta di un incontro pubblico dai consiglieri di minoranza. «È chiaro che ci sarà un incontro pubblico -spiega il sindaco- ma non in questa fase ancora preliminare e tecnica, in cui si sta definendo l’impostazione generale del Pgtu. In altri termini, siamo ancora nell’ambito della programmazione e pianificazione, esattamente come avviene per il Regolamento urbanistico; poi si passerà alle misure più dettagliate, che saranno frutto

di scelte adeguatamente comunicate e possibilmente condivise con i cittadini». L’assessore Padula spiega come funzionerà l’approccio con i cittadini: «Il Pgtu è stato redatto dal professor Ciurnelli, uno dei massimi esperti nazionali di pianificazione nella mobilità urbana -dichiara Padula- quindi impostato in base alle esigenze che una città come Policoro può avere, tenendo conto della sua articolazione urbanistica e della viabilità interna al perimetro cittadino. Su

questo impianto oggi si possono concentrare le prime osservazioni tecniche, sempre di carattere generale. Poi si scenderà nel dettaglio delle varie soluzioni, da adottare per il bene di tutti -rimarca Padula- quindi i cittadini saranno adeguatamente informati e potranno dire la loro con suggerimenti e correttivi, tenendo presente in linea di massima che il Pgtu ha una validità di tre anni, quindi potrà essere oggetto di ulteriori revisioni e cambiamenti».

MATERA Tale provvedimento, emesso dal Questore della Città dei Sassi, mira a garantire maggiore sicurezza pubblica

Daspo “fuori contesto” nei confronti di un 45enne: divieto di

accesso agli impianti sportivi per 5 anni

Il Questore della Provincia di Matera ha adottato un provvedimento di Daspo “fuori contesto” nei confronti di un soggetto materano. Il

Daspo fuori contesto costituisce una misura di prevenzione introdotta dal legislatore per ampliare gli strumenti di tutela dell’ordine e della sicurezza

pubblica in occasione delle manifestazioni sportive. In particolare, tale misura consente di vietare l’accesso agli stadi e agli impianti sportivi anche a

soggetti che non abbiano commesso reati in ambito sportivo, qualora il loro profilo evidenzi elementi di concreta pericolosità sociale. La normativa prevede, infatti, la possibilità di applicare tale misura nei confronti di persone denunciate o condannate, negli ultimi cinque anni, per determinati reati, tra cui quelli in materia di sostanze stupefacenti, armi o episodi di violenza, ritenuti indicatori di rischio per la sicurezza collettiva. Il provvedimento ha riguardato un 45enne residente nel capoluogo, tratto in arresto nel febbraio scorso da personale della Squadra Mobile in quanto presunto responsabile del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Nel corso della costante attività di monitoraggio delle tifoserie organizzate, personale della Digos ha fornito un

prezioso apporto informativo ai fini della valutazione del profilo dell'uomo e del rischio di possibili turbative per l’ordine e la sicurezza pubblica in occasione di eventi sportivi. Alla luce degli elementi raccolti, il Questore ha disposto nei confronti del 45enne il divieto di accesso, per la durata di cinque anni, a tutti gli stadi e impianti sportivi del territorio nazionale ove si disputano manifestazioni calcistiche di qualsiasi livello. L’istruttoria, finalizzata all’emissione del provvedimento, è stata curata dalla Divisione Anticrimine della Questura, nell’ambito della costante attività di prevenzione svolta dalla Polizia di Stato per garantire che gli impianti sportivi restino luoghi di aggregazione sicuri, improntati ai valori della legalità e della civile convivenza.

E. Bianco, Sindaco di Policoro
M. Padula, assessore alla Mobilità e Trasporti

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri e considerazioni

Appunti di realtà 23 maggio La geometria invisibile delle scelte minime

C’è una parte della vita che non entra mai nei racconti ufficiali. Non si presenta come evento, non chiede attenzione, non ha nulla di eclatante. Eppure è lì che si decide quasi tutto ciò che, col tempo, diventa la nostra storia. Non sono le grandi decisioni a determinare la direzione. Quelle arrivano dopo, quando la traiettoria è già stata silenziosamente impostata. La vera origine è più sottile: un micro-istante in cui la mente si orienta senza annunciarlo, e senza che spesso abbiamo il coraggio di dargli un nome. In una comprensione profonda della vita interiore, causa ed effetto non sono separati da tempo, ma solo da consapevolezza. L’istante non prepara

ciò che accadrà: lo contiene già. Il tempo non crea il risultato, lo rende soltanto visibile. E qui si apre una verità che riguarda chiunque, anche quando non viene detta: non esistono cambiamenti improvvisi, esistono direzioni ripetute che diventano destino prima ancora di essere riconosciute. Rinviare non è neutro. È già una direzione. Sopportare ciò che non ci somiglia più

non è equilibrio. È adattamento silenzioso. E ogni “non adesso” è una firma, anche quando la chiamiamo prudenza, confusione o lucidità. Il punto è che tutti, in modi diversi, viviamo una distanza tra ciò che sentiamo e ciò che continuiamo a permettere. E quella distanza, col tempo, diventa abitudine. Poi identità. Poi vita. Non siamo traditi dagli eventi. Siamo rivelati da ciò che

A Potenza un convegno sugli 80 anni della Repubblica e del voto alle donne

In occasione dell’80° anniversario della fondazione della Repubblica Italiana e del riconoscimento del diritto di voto alle donne, si terrà il prossimo 25 maggio 2026, alle ore 16:30, presso la Sala Consiliare della Provincia di Potenza, il convegno dal titolo «Madri e Padri Costituenti per un’Italia libera, democratica e repubblicana». L’iniziativa rappresenta il primo appuntamento di una più ampia serie di eventi dedicati alla celebrazione del 2 giugno, data fondativa della Repubblica e simbolo della partecipazione democratica del popolo italiano. Il convegno intende ricordare uno dei passaggi più significativi della storia del Paese: il referendum istituzionale del 1946 e il primo voto delle donne italiane, momento decisivo di emancipazio-

ne, cittadinanza e piena partecipazione alla vita democratica. Un passaggio storico che ha segnato l’avvio del percorso repubblicano e la costruzione di un’Italia fondata sui valori della libertà, dell’uguaglianza e della democrazia. Attraverso il contributo di studiose e studiosi provenienti da diverse università italiane, l’incontro offrirà un’occasione di approfondimento storico, giuridico e culturale sui valori costituzionali, sul ruolo delle Madri e dei Padri Costituenti e sul cammino che ha portato alla nascita dell’Italia repubblicana, libera e democratica. L’evento sarà aperto dai saluti istituzionali del presidente della Provincia di Potenza, Christian Giordano, della consigliera di Parità della Provincia di Potenza, Simona Bonito, e della prorettrice con delega alle Pari

Opportunità e alle Tematiche di Genere dell’Università degli Studi della Basilicata, Aurelia Sole. L’introduzione sarà affidata al prefetto di Potenza, Michele Campanaro. Seguiranno le relazioni di Laura Ronchetti, Valeria Giordano, Luca Castagna, Michele Fasanella e Donato Verrastro, che approfondiranno il contributo delle Madri Costituenti, il tema della cittadinanza nella nuova Italia repubblicana, il passaggio dal regime fascista alla Repubblica e il ruolo delle istituzioni democratiche nella costruzione dello Stato repubblicano. L’iniziativa rappresenta inoltre un’importante occasione di crescita culturale, perché la presenza di più Atenei impegnati nella riflessione su temi centrali per la storia democratica del Paese testimonia la volontà condivisa di

Non c’è giudizio in questo. C’è qualcosa di più raro: la possibilità di riconoscersi senza difese. E spesso, chi si riconosce davvero, non ha bisogno di risposte immediate. Ha solo bisogno di non ignorare più ciò che ha già visto. E in quel punto, senza rumore, tutto inizia a diventare un po’ più chiaro. E un po’ meno casuale.

tolleriamo senza accorgercene. E allora la domanda non è teorica, ma profondamente umana, e non riguarda “gli altri”: che tipo di vita stai rendendo normale per te stesso, proprio adesso, senza dargli ancora un nome? E ancora più in profondità: se guardassi con onestà le tue ultime settimane, riusciresti davvero a dire che non stai già rispondendo alla vita con una direzione precisa, anche se non l’hai ancora dichiarata?

costruire conoscenza, memoria e consapevolezza civile attraverso il dialogo tra istituzioni accademiche, studio e partecipazione. Il convegno vuole essere non solo un momento di memoria e conoscenza storica, ma anche un’occasione di riflessione collettiva sull’attualità dei principi costituzionali di uguaglianza, libertà e partecipazione, valori che continuano a guidare la comunità nazionale e che richiedono oggi, come allora, responsabilità, impegno civile e partecipazione democratica.

DI FABRIZIO QUARATINO
Il 25 maggio nella Sala Consiliare della Provincia il primo appuntamento verso il 2 giugno, tra memoria costituzionale, democrazia e partecipazione civile

Quando la musica smette di intrattenere e torna a testimoniare

“Ti parlo dei Sud” dei Renanera

Ci sono album che si ascoltano.E poi ci sono album che attraversano.“ Ti parlo dei Sud. Canzoni di Pino Aprile”il nuovo lavoro dei Renanera, appartiene senza esitazione alla seconda categoria. Non nasce per accompagnare il tempo, ma per incidere il tempo. Non occupa semplicemente lo spazio del suono: prova a ridefinire lo spazio della coscienza.Dal 22 maggio, l’album è disponibile su tutte le piattaforme musicali digitali. Una data che non segna soltanto un’uscita discografica, ma l’ingresso di un’opera che si presenta come gesto culturale, prima ancora che musicale.L’incontro con Pino Aprile non si traduce in una semplice trasposizione artistica o in un omaggio. Diventa un’operazione più radicale: la traduzione sonora di un pensiero civile che da anni interroga la storia del Sud, le sue fratture, le sue narrazioni rimosse e le sue identità spezzate.Il risultato non descrive il Sud. Lo attraversa.E soprattutto lo moltiplica.Perché i “Sud” di questo album non sono uno solo. Sono geografie e coscienze sovrapposte: la Puglia, la Calabria, la Sicilia, il Molise, la Basilicata, ma anche Ellis Island, Gaza, il Mediterraneo contemporaneo, e tutte le linee invisibili in cui la dignità umana viene messa alla prova.In questo lavoro, il

“Sud” smette di essere un luogo e diventa una condizione dell’essere.Il rigore narrativo e civile di Pino Aprile trova nei Renanera non un semplice interprete, ma un corpo sonoro capace di trasformare la parola in esperienza sensibile. La scrittura saggistica si dissolve nella musica e riemerge come vibrazione emotiva, memoria attiva, testimonianza viva.La voce di Unaderosa rappresenta il centro emotivo dell’intero progetto. Non interpreta: in- carna.È una voce che sembra provenire da un tempo stratificato, insieme antico e presente, capace di passare dalla ferita alla carezza senza soluzione di continuità. In essa convivono dolore e luce, invocazione e resistenza, fragilità e potenza rituale.Accanto a lei, Antonio Deodati costruisce un’architettura musicale di grande precisione e visione. Gli arrangiamenti evitano ogni deriva decorativa o folkloristica: saz, bouzouki, archi, fisarmonica e percussioni non sono citazioni esotiche, ma strumenti di una grammatica sonora contemporanea, in cui il Mediterraneo non è rappresentato ma evocato come spazio vivo e conflittuale.Il risultato è un linguaggio musicale coerente, riconoscibile, profondamente identitario ma mai chiuso.Tra i momenti più intensi emerge “La voce del mare”, uno dei vertici poetici dell’intero album. Il mare non è pae-

saggio, ma presenza. Non è sfondo, ma coscienza. È una voce che attraversa la storia e continua a parlare anche quando l’uomo smette di ascoltare.Dentro il brano convivono mito, memoria e attualità, in una tensione continua tra bellezza e perdita.Ma ciò che rende “Ti parlo dei Sud” un’opera realmente necessaria è la sua scelta estetica e politica insieme: la complessità.In un panorama musicale sempre più dominato dalla velocità, dalla semplificazione e dall’ascolto frammentato, i Renanera scelgono il contrario. Scelgono la lentezza. La densità. La narrazione estesa. Scelgono di restituire alla musica il tempo dell’ascolto consapevole.E questo, oggi, è già una dichiarazione di posizione.Ogni brano è preceduto da introduzioni

scritte da Pino Aprile e accompagnato da illustrazioni originali di Unaderosa, creando una struttura narrativa stratificata in cui parola, immagine e suono non si sommano, ma si contaminano reciprocamente.L’opera non si esaurisce nella dimensione discografica. “Ti parlo dei Sud” è infatti destinato a diventare anche uno spettacolo teatrale, ampliando ulteriormente il suo respiro etrasformandosi in una forma di teatro musicale contemporaneo. Un dispositivo scenico in cui musica, parola, immagini e narrazione si fondono in un unico corpo vivo, capace di restituire al racconto del Sud una dimensione immersiva, collettiva e profondamente esperienziale. I Renanera portano così il progetto oltre l’ascolto, verso una vera e

propria messa in scena della memoria.Non è un disco da consumo.È un’opera da attraversare.E forse è proprio questo il suo nucleo più radicale: non chiedere ascolto distratto, ma presenza. Non cercare consenso immediato, ma risonanza profonda.“Ti parlo dei Sud”non parla soltanto del Sud.Parla della possibilità che la memoria diventi linguaggio.E che il linguaggio, a sua volta, diventi responsabilità.Quando un’opera riesce a tenere insieme bellezza, ferita e pensiero senza ridurli a slogan, allora smette di essere produzione artistica e diventa testimonianza.E in questo senso, il lavoro dei Renanera si colloca in uno spazio raro: quello delle opere che non chiedono solo di essere ascoltate, ma comprese nel tempo.

La forza della parola si è propagata attraverso i dialoghi letterari che hanno dato voce alle sfumature più intime dell'universo femminile

A Ferrandina la 2ª edizione del Premio “Donne di Carta”

Il Premio "Donne di Carta" ha riempito di emozioni il Chiostro di San Domenico, a Ferrandina, dove la cultura si è fatta "ab-

braccio". La seconda edizione di questo evento ha riunito donne e uomini di diverse generazioni per celebrare la forza e la resilienza

delle donne. La panificatrice storica Graziella A’ Fasanell è stata premiata per il suo lavoro e la sua dedizione, simbolo di una tradizione che si tramanda con l'amore. Le parole della Dirigente Nazionale di Confartigianato Imprese, Rosa Gentile, e del Dirigente CNA, Leonardo Montemurro, hanno sottolineato la forza e la determinazione di questa donna. Il programma ha compreso dialoghi letterari, poesie e un cortometraggio che hanno toccato il cuore dei presenti. Le immagini del film "Vite da Salvare" hanno scosso le coscienze sulla pericolosità dell'uso del telefonino alla guida. L'evento ha anche offerto l'opportunità di visitare il Mafe e la biblioteca comunale, preziosa fonte di sapere e risorsa per la comunità. La sinergia tra l'Associazione "Donna 2000 & Amici" e le istituzioni locali ha reso possibile questo evento, che ha dimostrato come l'arte, l'unione e la solidarietà possono sconfiggere ogni solitudine.

Nona edizione del Memorial Tartaglia a Melfi, con Renato Zaccarelli ospite d’onore tra sport, cultura e memoria granata

A Melfi il Memorial Mauro Tartaglia con Renato Zaccarelli ospite d’onore

Si terrà oggi, alle ore 17.30, presso il centro culturale «Nitti» di Melfi, in vico S. Pietro snc, la nona edizione del Memorial «Mauro Tartaglia», organizzato dal Toro club Melfi «Gian Paolo Ormezzano» in collaborazione con l’Asd Junior Lavello. La manifestazione, nata per ricordare l’educatore, amministratore pubblico e animatore civile scomparso nel 2017, gode del patrocinio della Regione Basilicata, della Provincia di Potenza, del Comune di Melfi, del Coni regionale, della Lnd Basilicata e del Torino Fc. L’evento si articolerà in diversi momenti dedicati a educazione, cultura e sport e avrà come ospite d’onore Renato Zaccarelli, ex calciatore e capitano del Torino, con 413 presenze e 21 reti in maglia granata. Con il club piemontese vinse lo scudetto del 1976. Zaccarelli

ha vestito anche la maglia della Nazionale italiana, collezionando 25 presenze e 2 gol e partecipando ai Mondiali di Argentina del 1978. È stato inoltre dirigente e allenatore della squadra granata, conquistando una promozione in Serie A nella stagione 2004/05. Ad aprire la manifestazione sarà la mostra «Il lord granata: omaggio a Renato Zaccarelli campione d’Italia 1976» di Giampaolo Muliari, artista e direttore del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata. Seguirà la presentazione del libro «Il Toro di Amsterdam» di Riccardo Bisti, durante la quale Alessandro Muliari dialogherà con l’autore. Nel corso dell’iniziativa saranno conferiti due riconoscimenti: il premio «Piero Rinaldi», dedicato all’amicizia nello sport e istituito per ricordare l’indimenticato amico e già

presidente della Lnd Basilicata, e il premio giornalistico «Gian Paolo Ormezzano», giunto alla ventesima edizione, che sarà assegnato a Riccardo Bisti, giornalista di Sky Sport ed Eurosport. Sarà proprio Bisti a intervistare Renato Zaccarelli, ospite d’onore della manifestazione. Ha annunciato la sua presenza anche Franco Selvaggi, altro ex calciatore granata e campione del mondo con l’Italia in Spagna nel 1982. Al termine dell’evento è in programma la cena sociale del Toro club lucano. «Anche quest’anno il Memorial “M. Tartaglia”, evento di punta del nostro club – afferma Gianluca Tartaglia, presidente del Toro club Melfi “Gian Paolo Ormezzano” – si caratterizza per la qualità del programma e gli ospiti prestigiosi. Una manifestazione, giunta alla nona edizione, che si articolerà,

come tradizione, su tre filoni: educazione, cultura e sport che rappresentavano, oltre all’impegno politico e civile, le preroga-

tive di mio padre, tifosissimo del Toro. Un’edizione che, come sempre, regalerà ricordi e emozioni».

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Cronache del 23 maggio 2026 by Cronache - Issuu