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Cronache del 22 maggio 2026

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Qualcuno fermi Modarelli

SGARBI CONTRO SGARBI

la sua lucidità mentale

LA VISITA

RAPPORTO ISTAT 2026

L’occupazione cresce e il potere d’acquisto crolla

D I L UC IA S ER IN O

Ce n’eravamo accorti da soli, noi classe media nata dopo il baby boom dei Sessanta del Novecento. E ora ce lo certifica l’Istat, che ha presentato alla Camera il suo Rapporto annuale nel giorno simbolico del centenario dell’istituto, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La fotografia dell’Italia, vista dalla (...)

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NULLA DI ATTRATTIVO

Che il capitale umano sia una risorsa strategica per il futuro è cosa ovvia, eppure dalle parti comode dell’Unibas pare non la pensino così visto che non c’è report che non ne tratteggi le criticità. Naturalmente sappiamo bene che in Italia 92 atenei, di cui 61 statali, si danno felice battaglia per contendersi il merito degli studenti e che al vertiginoso calo della popolazione giovanile si sia però affiancato un provvidenziale aumento degli iscritti ai corsi di laurea, ma francamente questa storia che l’Università degli studi della Basilicata debba essere sempre una specie di Cenerentola povera e bella inizia a stufare e pure ad indignare, non per altro perché tra Ministero (36 meuro) e Regione (14 meuro) il volume dei finanziamenti movimentato è di ben 50 meuro annui.

Ora vivaddio con quel budget in groppa felice scoprire dall’Istat che il 72% dei nostri studenti sceglie ancora di fare l’università altrove e che per giunta l’indice di attrattività mette in fila come peggiori d’Italia Calabria (83,9), Sardegna (-78,8) e guarda caso proprio la Basilicata (-78,0) è davvero un colpo allo stomaco insostenibile.

Canta Kainz: “Nulla di attrattivo…”

OLTRE IL GIARDINO A Cronache Laurino e Scavone sulla riorganizzazione dei servizi sanitari che non convince

Sanità e ambiente: parlano i sindaci

Somma è Vice Presidente nazionale di Confindustria

La presidente Meloni va a Niscemi tra emergenza e polemiche: 150 milioni dal Governo per la frana «Lo Stato c’è» ma il csx incalza sui tempi

■ Positano a pag 4

ACQUEDOTTO LUCANO

La società apre il Comitato di Direzione ai Sindaci del territorio: confronto a Ruoti tra il Dg Renna e il Sindaco Gentilesca

■ Servizio a pag 19

CONSIGLIO REGIONALE

Approvato il bilancio di previsione di alcuni enti tra cui l’Apt e c’è l’ok alla pdl Picerno sulla rinegoziazione dei mutui

■ Servizio a pag 14

L’INCIDENTE 46enne di Sarconi perde la vita nello schianto dell’auto contro un albero a Moliterno, il cordoglio di Rubino

■ Calabrese a pag 25

Decida da che parte stare, se vuole fare opposizione alla sua coalizione si dimetta da coordinatore del partito
Somma
Servizio a pag 9
Tammariello a pag 15
Dellapenna a pag 10
Magrì
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Italia e Mondo

Le immagini diffuse dalla detenzione nel porto di Ashdod alimentano polemiche e spingono l’Italia a sollecitare una risposta europea DI VIT O

Caso Flotilla, Tajani: «Chieste sanzioni contro Ben-Gvir per atti inaccettabili»

Il rilascio degli attivisti della Freedom Flotilla non ha chiuso la vicenda, ma ha segnato l’inizio di una nuova fase politica e diplomatica che coinvolge direttamente Italia, Unione europea e Israele. Al centro del caso c’è la richiesta avanzata dal governo italiano di valutare sanzioni contro il ministro della Sicurezza nazionale israeliana Itamar Ben-Gvir, indicato da Roma come figura politicamente responsabile di comportamenti ritenuti incompatibili con il rispetto dei diritti fondamentali durante la gestione della detenzione degli attivisti diretti verso Gaza.A rendere pubblica la posizione italiana è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha scelto sia i canali istituzionali sia la comunicazione pubblica per formalizzare la richiesta. In particolare, Tajani ha annunciato di aver coinvolto l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera Kaja Kallas affinché la questione venga inserita nell’agenda del prossimo Consiglio dei ministri degli Esteri Ue, con l’obiettivo di aprire una discussione sulle possibili misure restrittive individuali. Il ministro ha dichiarato: «Ho chiesto l’adozione di sanzioni contro il ministro per la sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir per gli inaccettabili atti compiuti contro la Flotilla», riferendosi alle immagini circolate dopo il fermo degli attivisti. Nella stessa linea, ha aggiunto che i partecipanti alla missione sarebbero stati «prelevati in acque internazionali e sottoposti a vessazioni e umiliazioni, violando i più elementari diritti umani». Parole che segnano un salto qualitativo nella posizione italiana, perché per la prima volta Roma sollecita formalmente l’Unione europea a valutare sanzioni contro un membro in carica del governo israeliano. La richie-

sta arriva dopo una sequenza diplomatica che si è intensificata nell’arco di pochi giorni. Già nelle fasi iniziali della crisi, la Farnesina aveva attivato le ambasciate italiane a Tel Aviv, Ankara e Nicosia per seguire il caso dei cittadini italiani coinvolti nella missione, tra cui parlamentari e giornalisti. Successivamente, la diffusione dei video relativi alla detenzione nel porto di Ashdod ha innescato una reazione più netta: il governo italiano ha convocato l’ambasciatore israeliano a Roma per una protesta formale, segnalando un irrigidimento progressivo dei rapporti diplomatici. Secondo la ricostruzione politica, il punto di svolta è stato proprio l’impatto delle immagini circolate sui media internazionali, che hanno mostrato gli attivisti ammanettati, costretti a restare in ginocchio e sottoposti a procedure di identificazione nel porto israeliano. Quelle scene hanno alimentato proteste, critiche e richieste di chiarimento anche a livello europeo, trasformando un episodio inizialmente legato all’attivismo internazionale in una questione di politica estera a tutti gli effetti.Parallelamente alla pressione diplomatica, il governo italiano ha mantenuto un canale costante con le autorità israeliane per garantire la sicurezza e il rientro dei propri cittadini. Nel corso della crisi, circa 430 partecipanti alla missione sono stati fermati dalla marina israeliana e successivamente rilasciati, con il rimpatrio organizzato attraverso diversi voli, in gran parte transitati dalla Turchia. Anche gli ultimi cittadini italiani hanno lasciato Israele con voli charter, ponendo fine alla fase di detenzione ma non alle conseguenze politiche della vicenda. Nel frattempo, il caso ha assunto anche una dimensione giudiziaria in Italia. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo dopo un esposto

presentato dagli avvocati degli attivisti, ipotizzando il reato di sequestro di persona. Gli inquirenti stanno raccogliendo testimonianze dei partecipanti rientrati e acquisendo materiale video, compresi i filmati diffusi dallo stesso BenGvir, nei quali compaiono gli attivisti seduti o inginocchiati, ammanettati e circondati dalle forze di sicurezza nel porto di Ashdod. Le immagini sono diventate centrali nel dibattito pubblico e sono state interpretate dagli attivisti e dai loro legali come potenziale prova di trattamenti ritenuti degradanti. La vicenda ha inoltre acceso un confronto politico interno in Italia. Da una parte il governo rivendica la necessità di una risposta istituzionale proporzionata alla gravità dei fatti contestati, sottolineando il ruolo istituzionale di Ben-Gvir e la necessità di distinguere le responsabilità politiche individuali all’interno dell’esecutivo israeliano. Dall’altra, alcune opposizioni e osservatori internazionali parlano di una reazione tardiva, sostenendo che episodi analoghi non avrebbero ricevuto la stessa attenzione prima del

coinvolgimento diretto di cittadini italiani.Tajani ha respinto queste letture, difendendo la linea del governo e sostenendo che l’intervento italiano sia il risultato di un accumulo di elementi e non di una singola pressione mediatica. La posizione ufficiale resta quella di un’azione diplomatica necessaria per affrontare una situazione che viene considerata incompatibile con gli standard del diritto internazionale.

LE CONSEGUENZE POLITICHE E LO SCENARIO EUROPEO

Con il passaggio a Bruxelles, la vicenda esce definitivamente dal perimetro della gestione bilaterale tra Roma e Tel Aviv e si colloca sul piano della politica estera europea. L’Italia ha chiesto che il tema venga discusso formalmente dai ministri degli Esteri dell’Unione europea, aprendo la possibilità di valutare sanzioni individuali contro un ministro in carica di un governo alleato. Si tratta di un passaggio politicamente delicato, perché implica una presa di posizione comune dell’Ue su una figura centrale dell’esecutivo israeliano e po-

trebbe avere conseguenze sui rapporti diplomatici tra Europa e Israele. Allo stesso tempo, la richiesta italiana rappresenta un segnale politico significativo: l’uso dello strumento delle sanzioni personali come risposta a presunte violazioni dei diritti umani in un contesto di conflitto internazionale.Il caso resta quindi aperto su più livelli. Sul piano diplomatico, si attende la risposta delle istituzioni europee e la posizione degli altri Stati membri. Sul piano giudiziario, proseguono gli accertamenti della magistratura italiana. Sul piano politico, invece, la vicenda ha già prodotto un effetto evidente: ha riportato al centro del dibattito europeo il tema delle responsabilità individuali nei conflitti e il ruolo dell’Unione europea come attore politico capace – o meno – di adottare misure coordinate in situazioni ad alta tensione internazionale.In questo quadro, la richiesta italiana segna un punto di svolta che potrebbe avere sviluppi ulteriori nelle prossime settimane, a seconda delle decisioni che verranno prese a Bruxelles e della reazione del governo israeliano.

Ministro degli Esteri Antonio Tajani

‹‹Lo Stato c’è››, ma dal centrosx si incalza sui tempi. Ministro Musumeci: ‹‹Per 30 anni non si è agito››

Meloni a Niscemi tra danni e polemiche, 150 milioni dal governo per ricostruire

DI ELIANA POSITANO

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornato a Niscemi per un nuovo sopralluogo nelle zone colpite dalla frana di gennaio scorso e dagli effetti del ciclone Harry. Nuove verifiche, nuovi impegni di intervento da parte del governo. Ad accompagnarla in questo giro, il capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano che verrà nominato Commissario Straordinario. Prima tappa, il Municipio di Niscemi dove ha incontrato il Sindaco Massimiliano Conti ed una rappresentanza di sfollati. Dal primo cittadino, l’annuncio della commissione che dovrà valutare le istanze per contributi e ristori. A palazzo di città, il Premier si è soffermato sui temi del ripristino delle abitazioni, della ricollocazione delle famiglie e del riattamento della viabilità. La ricostruzione e gli indennizzi restano i punti cardine del governo con un impegno di

spesa di 150milioni di euro. Il decreto sarà subito attuativo dopo l’emanazione: prevede la demolizione degli edifici a rischio, la messa in sicurezza e l’acquisto di nuovi immobili. I tempi saranno celeri, ma occorre andare di pari passo con le verifiche strutturali per non mettere a rischio la sicurezza dei cittadini. ‹‹Lo stato c’è›› ha detto il Premier che ha rassicurato i proprietari degli immobili crollati o dichiarati inagibili e per questo sgomberati, sottolineando che ‹‹il governo vuole riconoscere i contributi ai proprietari di abitazioni che non possono essere ristrutturate o ricostruite. I fondi potranno essere utilizzati per acquistare una casa già esistente o un'area edificabile per realizzare una nuova abitazione in zona idonea sia a Niscemi che nei comuni limitrofi. Ma sono contributi utili anche a ristrutturare e rendere abitabili immobili già nelle disponibilità di chi ha diritto al contributo››.Meloni era stata a Ni-

scemi lo scorso 28 gennaio quando aveva sorvolato l’area colpita dal maltempo, e poi il 16 febbraio. Critiche le opposizioni che invitano ad andare oltre i meri slogan e chiedono tempi certi e modalità di intervento, oltre che chiarezza sulle coperture.Dal Movimento 5 Stelle, l’accusa alla Meloni per aver “detto e non detto” in riferimento ai dettagli del Decreto ed alle tempistiche e criteri di assegnazione degli indennizzi. Chiarezza viene chiesta dai parlamentari siciliani del M5S che invitano al dialogo serrato con Comune e cittadini: ‹‹Occorredicono- un cronoprogramma credibile ed in grado di trasformare le promesse in misure reali e concrete››.Non le manda a dire il partito Democratico che con Mario Giambona parla di ‹‹silenzio del governo nazionale›› e ‹‹inerzia della Regione Siciliana›› denunciando la mancata messa in campo di misure immediate su tributi e contributi e chiedendo sospen-

sioni fiscali più ampie per famiglie e imprese colpite dalle calamità di gennaio scorso. Anche Piero De Luca, deputato Dem, ha definito ‹‹insufficienti le risorse annunciate rispetto ai danni stimati››, parlando di ‹‹una risposta ancora distante dalle reali necessità del territorio››. Il Presidente della Regione siciliana Renato Schifani ha ribadito invece la collaborazione tra Governo nazionale e Regione Sicilia: ‹‹Una collaborazione che si pone come condizione essenziale per dare risposte rapide ed

efficaci alla popolazione e alle istituzioni locali››. Intervenendo al Festival dell'economia di Trento Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare, confidando nel lavoro della magistratura ha dichiarato che ‹‹Bisogna capire perché per trent'anni chi sapeva non ha agito››. Il quadro su Niscemi resta dunque una tela aperta: alla presenza politica del governo si accompagna ora la prova più difficile, quella dei fatti, dei cantieri e dei ristori attesi da famiglie e imprese..

L’area è interessata da un lento sollevamento o abbassamento del suolo legato a dinamiche idrotermali e magmatiche del sottosuolo

I Campi Flegrei scuotono il risveglio dei campani: la forte scossa rientra in un bradisismo durevole

La terra è tornata a tremare con intensità all'interno della caldera vulcanica flegrea e si riaccende la paura nei Campi Flegrei. Il sisma all'alba di giovedì, alle ore 5.50, ha svegliato la popolazione dell'intera provincia di Napoli. Il terremoto, di magnitudo 4.4 è stato localizzato dalla Sala Operativa Campana dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia-OV. Poco dopo, altre due scosse di assestamento: una di magnitudo 1.2 alle 5.53 e poi alle 5:57 di magnitudo 2.1. I dati dell'Osservatorio Vesuviano riportano un ipocentro a 3 km di profondità e un epicentro in mare, nel golfo di Pozzuoli, tra il porto puteolano e Capo Miseno, in corrispondenza della tratta dei traghetti che vanno verso Procida e Ischia. Il pensiero di tutti è corso al 20 maggio 2024, quando l’evento bradisismico causò ingenti danni soprattutto a Pozzuoli. Quella di oggi risulta essere la quinta più forte degli ultimi tre anni.

LA SCOSSA SI INQUADRA IN UN’ATTIVITÀ DI BRADI-

SISMO DUREVOLE

Per capire la dinamica di questa scossa tellurica, occorre riprendere gli ultimi dati ufficiali diffusi dall'INGV nel recente bollettino settimanale: l'evento di ieri si inserisce nello scenario di una durevole attività di bradisismo, un lento sollevamento o abbassamento del suolo legato alle dinamiche idrotermali e magmatiche del sottosuolo. I dati su cui si tiene alta l’attenzione sono la velocità di sollevamento e la frequenza sismica. Per quanto riguarda il primo vengono considerati i livelli registrati nella zona di massima deformazione dell’area Solfatara/Pozzuoli, dagli inizi di febbraio 2026, mentre per la frequenza sismica nella settimana dall'11 al 17 maggio l'area aveva fatto registrare una “calma relativa" con 32 scosse (il picco massimo era stato di magnitudo 2.6. La scossa di ieri rappresenta quindi un picco improvviso nel rilascio di energia elastica. Infine si monitora anche l'attività geochimica: i sensori difatti confermano un riscaldamento del si-

stema idrotermale della fumarola "BG" nel cratere della Solfatara. RESIDENTI IN STRADA, SCUOLE CHIUSE, CIRCOLAZIONE I NTERROTTA E PROTEZIONE CIVILE IN ALLERTA

Da Posillipo, a Pianura, dal Vomero, a Bagnoli, e poi Fuorigrotta, Soccavo, Camaldoli, Zona ospedaliera, centro storico, fino ai comuni più a ovest dell'area flegrea, si parla di una scossa “lunga e oscillatoria”. Moltissimi i residenti precipitatisi in strada. Tra i danni registrati anche quelli all'arco del belvedere di Baia, a Bacoli. Il Comune di Pozzuoli per primo, ed a seguire molti altri, ha dichiarato chiuse le scuole per consentire ai tecnici del Comune e ai Vigili del Fuoco di effettuare i sopralluoghi e le verifiche di idoneità statica degli edifici. Anche la circolazione ferroviaria è stata temporaneamente interrotta sulle linee Cumana e Circumflegrea per effettuare le dovute verifiche statiche. In seguito all'evento la Sala Situazione

Italia del Dipartimento della Protezione Civile si è messa in contatto con le strutture locali del Servizio Nazionale della Protezione Civile per monitorare la situazione. La Prefettura di Napoli ha invece attivato il Centro Coordinamento Soccorsi per monitorare la situazione e coordinare eventuali interventi.

EMANUELA CALABRESE

Il Rapporto Istat 2026 racconta l’Italia della classe media; l’occupazione cresce, ma il potere d’acquisto crolla e il futuro resta incerto

Nel mezzo del cammin, con figli, genitori e stipendi più leggeri

DI LU C IA S ER IN O

Ce n’eravamo accorti da soli, noi classe media nata dopo il baby boom dei Sessanta del Novecento. E ora ce lo certifica l’Istat, che ha presentato alla Camera il suo Rapporto annuale nel giorno simbolico del centenario dell’istituto, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La fotografia dell’Italia, vista dalla generazione di chi è nel “mezzo del cammin”, è nitida: siamo al centro di due bisogni di cura, figli da una parte, genitori anziani dall’altra. Non era mai successo prima, almeno non con questa intensità. Non siamo poveri ma impoveriti sì, perché il potere d’acquisto si riduce di giorno in giorno. Lavoriamo, a differenza dei giovani, noi donne non ce la sentiamo a fare figli, perché il futuro ci sembra incerto e quando decidiamo magari non possiamo più e allora si ricorre al social freezing degli ovuli anticipatamente. È l’Italia della compressione demografica e dell’espansione emotiva. Più longevi i genitori, più fragili i figli nel loro ingresso nel mondo adulto, più soli – spesso –quelli che stanno in mezzo. La vita media si allunga, ma anche il tempo della dipendenza economica. Così la generazione che avrebbe dovuto godersi la maturità scopre di essere diventata contemporaneamente welfare familiare, badante finanziaria, psi-

cologa domestica e banca di ultima istanza verso figli in perenne bisogno di credito. Eppure, nel grande romanzo statistico italiano, una buona notizia c’è. Il lavoro tiene. L’occupazione continua a mostrare segnali positivi, con numeri che negli ultimi anni hanno raggiunto livelli record rispetto alle serie storiche più recenti. Più persone lavorano, cresce l’occupazione stabile e cala la disoccupazione. Ma sono quasi tutti cinquantenni o giù di lì. Di giovani pochissimi. Resta in ogni caso il divario europeo e molto di questo lavoro è nei servizi, spesso poco pagato e poco produttivo.Il problema è che il lavoro non basta più a rassicurare il ceto medio. Se la società in parte regge, le persone si sentono traballare. È il divario tra statistica e percezione. Tra PIL e spesa al supermercato. Tra tasso di occupazione e carrello della spesa. L’Italia del 2026 non è il Paese in declino irreversibile che amiamo dipingere né il Paese “che ce l’ha fatta” della propaganda politica. È piuttosto una nazione stanca, demograficamente sbilanciata, dove la classe media continua a sostenere quasi tutto e l’ascensore sociale è bloccato. Dal 2019 al 2025 i disoccupati si sono ridotti del 42,6%, mentre quasi un milione di lavoratori vulnerabili – precari o in parttime involontario – è uscito dalla fascia più debole del mercato del lavoro. Il

dato più crudele sta nei salari: dal 2019 gli stipendi hanno perso l’8,6% del potere d’acquisto. È vero, negli ultimi due anni qualcosa si è recuperato grazie al rinnovo dei contratti, ma l’inflazione energetica e le tensioni geopolitiche rischiano di riportare indietro le lancette. Tradotto nella vita quotidiana: si lavora di più, ma non necessariamente si vive meglio. Il 16,1% delle famiglie dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà. Più di un italiano su cinque fatica a sostenere spese ordinarie, quasi uno su quattro non riesce ad af-

frontare imprevisti economici e quasi metà della popolazione dice di non essere riuscita a risparmiare nell’ultimo anno. Le donne continuano a pagare il prezzo più alto dell’incertezza. Sono loro, più degli uomini, a rinunciare alla maternità per precarietà lavorativa: il 13,6% indica l’instabilità professionale come ostacolo decisivo contro il 4% degli uomini. In totale sono 6,6 milioni gli italiani che dichiarano di aver rinunciato ai figli desiderati, quasi sempre per ragioni economiche o mancanza di sicurezza. E la nuo-

va figura sociale del 2026 è quella della “generazione sandwich”: adulti tra i 35 e i 50 anni costretti a prendersi cura contemporaneamente dei figli e dei genitori anziani. Ben 763 mila persone hanno rinunciato alla genitorialità proprio perché impegnate nell’assistenza familiare. Siamo stanchi sì, diversamente giovani, con la laurea in tasca, i figli all’estero e l’uso dell’AI tanto per giocare. L’innovazione vera, dice l’Istat, è altrove. Magari tra quel 10% di dottori di ricerca italiani che lavora all’estero.

A Cronache parla l’avvocato di Mizar dopo il dissequestro della casa: «Assurda la derubricazione a lesioni gravissime»

«Evirato e senza assistenza perché uomo, è inaccettabile»

Pisani tuona: «Pronti ad azioni legali per scardinare un vuoto normativo incostituzionale»

D I A LDO M A RI A C U P E LLO

Mizar è arrivato in Italia nel 2016, lavorava (perché con braccia e mani colpite dalle coltellate, al momento, non potrà più) in un’azienda sartoriale e conosce una donna lasciandosi affascinare nonostante avesse già una moglie e due figli in Bangladesh. Un rapporto inizialmente roseo e lineare, poi diventato possessivo e violento. Continue, infatti, le richieste di denaro ed altri beni che, se non elargiti, provocavano litigi, ricatti psicologici e violenze fisiche, tutto sotto gli occhi dei vicini di casa. Il primo maggio il culmine si ha proprio tra le mura domestiche, quando la donna, approfittando dello stato cagionevole di salute dell’uomo, gli prepara una zuppa con all’interno dei narcotici; una volta addormentato, lo evira. Saranno, poi, i vicini ad allertare le forze dell’ordine e a chiamare un’ambulanza.

In condizioni gravissime, Mizar rischia la morte per emorragia, poi stabilizzato e dimesso dopo pochi giorni. Lì la beffa: con

l’abitazione sequestrata ai fini dei rilievi del caso, l’uomo si ritrova anche senza dimora, con l’impossibilità di ricevere assistenza dagli organi preposti e – nonostante la configurabilità dello status di vittima di violenza di genere – non trova accesso in alcun centro antiviolenza.

Le strutture per gli uomini, infatti, sono poche e per lo più private, impossibilitate ad accedere a finanziamenti pubblici o a bandi europei. È anche su questi ed altri temi che l’avvocato Angelo Pisani, legale di Mizar, interviene sulle nostre colonne, sottolineando l’ingiustizia e l’inadeguatezza dell’attuale quadro normativo in tema di violenza di genere, anticipando come interverrà a tutela di un uomo che ora ha un posto dove dormire, ma solo dopo aver vissuto venti giorni di abbandono sociale, istituzionale e legislativo:

« Mercoledì sono riuscito a far dissequestrare la casa di Mizar. Fino a questo giorno, per venti giorni, non ha avuto un cenno di solidarietà né un euro di assistenza, oltre che neanche uno spazio in

cui poter rifugiarsi dopo l’accaduto. L’essere uomo sembra ormai una scriminante indelebile, specie se guardiamo a certi commenti sui social da parte di tante donne e femministe che hanno ritratto il mio assistito nel peggiore dei modi. » Sul punto il giudice ha derubricato l’accusa da tentato omicidio a lesioni gravissime. Cosa ne pensa?

«P er me è assurdo. Se fosse stato uomo sarebbe stato già condannato e giustamente. Mizar è vivo per miracolo. Lei – la compagna, ndr – già aveva espresso in diverse occasioni la volontà di ucciderlo. Il disegno delle lesioni non regge. La donna ha preparato un cocktail di farmaci dissolti in una zuppa per renderlo inoffensivo, approfittando dello stato di incoscienza lo ha evirato ed una volta che Mizar si è svegliato per l’estremo dolore ha tentato di proteggere la zona interessata, lì lei ha continuato ad accoltellarlo tant’è che ora ha i segni anche sulle braccia e sulle mani. È ingiustificabile questa derubricazione, non cambia molto

sul lato sanzionatorio ma è l’impatto che si dà che è diverso, si trasmette un messaggio sbagliato che rischia quasi di giustificare l’evirare un uomo. » Prima del dissequestro, l’uomo ha vissuto per giorni senza un luogo in cui rifugiarsi. L’esclusione di Mizar dalle tutele previste per le vittime di violenza di genere non rischia di violare il principio di uguaglianza e di pari dignità sociale?

« Assolutamente sì. Tutte le politiche e lo stesso Codice Rosso, così come tutta una serie di norme e provvedimenti in materia di violenza di genere sono per meingiuste ed incostituzionali. Nella teoria si parla di tutela del genere omnicomprensiva, nella pratica si protegge solo una categoria e questo crea una vera e propria disparità sul piano preventivo e processuale. » Potremmo quindi dire che questa storia possa costituire un valido precedente in vista di una riforma che consideri anche gli uomini?

« Sì. Quello che farò, anche a scopo provocatorio, è utilizzare una serie

di azioni legali fondate sullo schema previsto per la violenza di genere a tutele delle donne anche per la tutela di Mizar. Se negheranno benefit ed indennizzi, accorgendosi sia un uomo e non una donna, sarà una buona base per un ricorso agli organi superiori. Con il progetto 1523.it, peraltro, ci costituiremo anche parte civile proprio per mettere maggiormente in evidenza la tutela e i diritti degli esseri maschili contro le violenze. Chiaramente non si vuole polarizzare il dibattito, ma sottolineare come la violenza non abbia sesso e come sia uomini che donne meritino le stesse tutele garantite dalla legge. Soprattutto l’ISTAT deve raccogliere i dati sulle violenze senza distinzione di sesso e gli uomini devono avere vergona di denun- ciare. È impensabile che per l’incompetenza del legislatore si paghi un prezzo così caro, sia per gli uomini abbandonati che per le donne tutelate ma comunque male, attesi i ritardi nell’accogliere casistiche così delicate e le disfunzionalità varie dei centri di antiviolenza. »

ESCLUSIVA Intervistato Lorenzo Iacobbi legale di Evelina Sgarbi, sulla battaglia per tutelare la persona e gli interessi del padre

Sgarbi contro Sgarbi. «Noi tuteliamo l’uomo, loro interessati solamente al patrimonio»

D I T IZIANA M AGRI

Come nelle grandi saghe – sui libri, in TV – la storia degli Sgarbi ha qualcosa di insolito: la resa dei conti su eredità e patrimonio si consuma mentre lui è ancora vivo. Ancora presente sulla scena pubblica tanto da partecipare alla presentazione del suo libro. Di solito queste guerre si combattono sui testamenti; qui si combatte davanti allo stesso professore, in tribunale e con perizie mediche.

LA SCINTILLA: IL

COLASSO, IL

SILENZIO E L’ALLONTAMENTO

Evelina vide il padre collassare a una mostra. Seguì il ricovero in ospedale: quando Vittorio Sgarbi fu ricoverato d’urgenza in ospedale era ridotto a 50 chili appena, con una grave forma di depressione. Da qui nasce la preoccupazione della figlia per le condizioni di salute del padre. La sua ‘cerchia magica’ – così vengono definiti da Evelina e dalla madre Barbara Arì coloro che vivono in costante contatto con il professore –avrebbe chiuso a qualsiasi comunicazione verso l’esterno. Si tratterebbe di un allontanamento volontario che, secondo le dichiarazioni della figlia rese pubbliche durante in diverse trasmissione televisive, include la compagna Sabrina Colle, la sorella Elisabetta Sgarbi e i più stretti collaboratori. Il silenzio prima del crollo è, per la figlia, la vera accusa. Da qui la richiesta di nomina di un amministratore di sostegno: per Evelina il padre “non sarebbe in grado di seguire i propri interesse”.

PARLA IL LEGALE

DI EVELINA

SGARBI

Avvocato avete ricevuto una bozza della perizia? No. Abbiamo contestato sin dall’inizio sia la metodologia sia la nomina del CTU: è una psicologa, mentre in questo caso serviva uno psichiatra. Stiamo incontrando reticenze nel consegnarci le cartelle cliniche, che sono alla base di una perizia compiuta.

Quindi ritenete che la pe-

rito, la dottoressa Romeo, non abbia la completa storia clinica del professor Sgarbi, che le servirebbe per una prognosi giusta?

Esattamente.

Se la falsità della firma al Gemelli fosse provata, quale peso avrebbe tale accertamento sulla sentenza del giudice?

Non peserebbe più di tanto in questo giudizio, quanto piuttosto sull’inopportunità che il professore venga seguito da persone che risulterebbero complici di un illecito. Quella firma qualcuno l’avrà apposta. Le persone che quel giorno lo accompagnarono al pronto soccorso erano la sua compagna e, presumibilmente, la sorella. Dunque, l’insieme dei membri del entourage.

Per noi è importante che il magistrato, il giudice tutelare Paola Scorza, si renda conto che Sgarbi è gestito da persone che non curano i suoi interessi. Riteniamo che stiano strumentalizzando il personaggio, perché della persona Sgarbi a loro non interessa.

Avete prove concrete che il professore sia stato allontanato dalla figlia?

Sì. Abbiamo indicato queste persone come responsabili delle mancate cure. Quello che interessa a loro è che venga pubblicizzato il libro: entrano così in gioco la gestione del loro patrimonio e il matrimonio sospeso con Sabrina Colle, compagna di Sgarbi dal 1998. I libri di Sgarbi vengono gestiti dalla società della compagna: dalla fase di produzione agli eventi. Lei gestisce tutte le attività.

Da quanto tempo Evelina non vede il papà?

L’ha visto l’ultima volta all’udienza di Roma. Non lo vede e non lo sente da ottobre. I rapporti comunicativi si sono interrotti. Prima di tutto questo, aveva un buon rapporto con il padre?

Ha sempre avuto un rapporto speciale, ovviamente non convenzionale data la personalità del professore, ma rispetto agli altri figli con Evelina c’è sempre stato un legame particolare. Ed è stata proprio lei, la prima ad accorgersi che le condizioni di sa-

lute del padre si erano deteriorate. Poi si è alzato questo muro di gomma da parte delle persone che gli sono vicino, e da lì è nato tutto. Quale sarà il vostro passa dal 1° giugno?

Insisteremo nel chiedere la nomina di un amministratore esterno. Evelina non ha chiesto di essere nominata lei, ma di individuare un amministratore non di parte che si occupi degli affari del padre.

Se la perizia dovesse concludere che Sgarbi è pienamente lucido, come vi comportereste?

Noi abbiamo sempre detto, in tutte le sedi, di non aver chiesto l’interdizione, ma l’amministratore di sostegno. Per noi Vittorio Sgarbi è perfettamente capace di intendere e di volere, su questo non ci sono dubbi. Riteniamo però che abbia bisogno di una persona che lo affianchi nella gestione dei suoi affari, perché le persone che gli sono attorno non sono animate da spirito benevolo.

E’ una persona anziana di 75 anni malata oncologica, che ha attraversato una grave depressione: va assistita e curata la persona, non il personaggio. Siete pronti ad arrivare in Cassazione per dimostrare che il critico d’arte Sgarbi sia manipolato?

Faremo tutti i passaggi giudiziari fino alla Cassazione

Non temete che, nel voler proteggere un uomo che si è sempre distinto per il forte senso di libertà di pensiero, si finisca per

annullare l’essenza della sua personalità?

No, perché è proprio la patologia che lo ha reso così irriconoscibile. Il punto è esattamente quello.

Se domani Vittorio Sgarbi decidesse di donare il suo patrimonio a un museo pubblico, o a un progetto di interesse pubblico, Evelina ritirerebbe la sua richiesta?

Il professor Sgarbi del suo patrimonio può fare ciò che vuole. L’importante è che sia lui ad essere padrone del proprio destino. Noi siamo convinti che al momento non lo sia più. Ci sono troppi interessi. Così come, se lui decidesse volontariamente di sposare Sabrina Colle, non sarà Evelina ad impedirglielo. L’importante è che sia una scelta libera.

Cosa cambierebbe giuridicamente, nel caso in cui questo matrimonio, al momento sospeso, avenisse?

Dal punto di vista giuridico, la compagna entrerebbe di diritto nell’asse ereditario degli Sgarbi. Evelina, conoscendo il padre e il suo pensiero pubblicamente espresso – Vittorio Sgarbi per una vita si è dichiarato contrario all’unione nuziale – ritiene che una tale decisione non parta dalla sua volontà, ma sia indotta da terzi. Ecco perché da figlia non vuole che il padre venga manipolato al punto da rinnegare quelli che per una vita sono stati i suoi principi.

Vittorio Sgarbi ed Evilina Sgarbi
Avvocato Lorenzo Iacobbi

Ecco la testata nazionale con la guida di Sansoni. Cronache Lucane sarà l’inserto locale con la continuità della direttrice Mollica

Le Cronache, dalla Basilicata vola nel panorama nazionale

Il deputato FdI Caiata: «Un risultato storico per l’editoria lucana». Il sindaco di Ruoti Gentilesca: «Un traguardo di passione e competenza»

Cronache è ormai una realtà del panorama giornalistico nazionale. Nei giorni scorsi è nata ufficialmente questa nuova dimensione editoriale, confermata anche dal rilancio, ieri, della notizia da parte di AGI,l’Agenzia giornalistica italiana, che ha evidenziato il passaggio di Cronache a giornale nazionale, mantenendo Cronache Lucane come inserto dedicato al territorio. Il Gruppo Cronache ringrazia Agi e il suo autore per l’attenzione riservata.

Un riconoscimento importante che premia il lavoro svolto negli anni dalla redazione e dall’intera struttura editoriale, oggi rafforzata dalla direzione editoriale nazionale affidata ad Alessandro Sansoni nota firma nazionale e internazionale, e dalla continuità sul fronte locale con Rosamaria Mollica.

La guida di Sansoni «rappresenta una garanzia di qualità, autorevolezza e visione strategica».

Ieri Sansoni è stato ospite di Rainews24 già nella sua nuova veste di direttore editoriale de Le Cronache nazionali.

“Le Cronache Lucane” continua regolarmente a esistere come inserto quotidiano all’interno dell’edizione nazionale. La direzione responsabile resta saldamente affidata a Rosamaria Mollica, «figura di altissimo profilo professionale, riconosciuta per rigore, competenza e una lunga esperienza nel giornalismo di qualità. La sua leadership, solida e autorevole, continua a rappresentare un punto di riferimento per l’intera redazione». Il Gruppo Cronache prosegue «così nel proprio percorso di crescita, innovazione e consolidamento, con l’obiettivo di offrire ai lettori un’informazione sempre più completa, plurale e radicata nei territori». Un risultato accolto con entusiasmo e apprezzamento non solo dagli addetti ai lavori, ma anche da numerose personalità del mondo politico e della società civile, che hanno voluto esprimere il

proprio plauso per un progetto editoriale capace di crescere senza perdere il legame con le proprie radici.

Tra questi il deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Caiata che ha dichiarato: «Partire dalla Basilicata per costruire una testata nazionale può sembrare una follia o un'utopia». «In un momento di crisi dell'editoria non possiamo che raccogliere con gioia questo avvenimento che

segna una pagina storica nei giornali lucani che mai fino ad ora avevano avuto questa ambizione – ha proseguito Caiata – che si è consolidato anche con la direzione editoriale affidata ad Alessandro Sansoni, uomo di fama nazionale e di grande competenza». «Sono convinto – ha concluso Caiata – che la Basilicata è un po’più ricca oggi dimostrando, tra le altre cose, il talento dei

suoi imprenditori». «Apprendo con grande piacere della nascita del quotidiano nazionale Le Cronache», dichiara il sindaco di Ruoti Franco Gentilesca, il quale ha proseguito «rivolgo le mie più sincere congratulazioni per questo importante traguardo editoriale, frutto di passione, competenza e grande visione». Gentilesca ha poi aggiunto «da sindaco considero fondamentale il ruolo di

un’informazione seria e vicina ai territori; da professionista conosco bene l’impegno e i sacrifici che accompagnano progetti così ambiziosi di cui da sempre ti carichi». Il sindaco ha poi concluso «sono certo che questa nuova avventura saprà affermarsi con autorevolezza nel panorama nazionale. Auguro il meglio a Cronache e tutta la redazione, con stima e vicinanza».

Sansoni a Rainews24
Caiata e Gentilesca

Cronache Lucane

Un riconoscimento per la Basilicata e il suo sistema imprenditoriale. Ieri la nomina. Tanti i messaggi di congratulazioni per il nuovo incarico

Somma è il Vicepresidente di Confindustria nazionale

L’Assemblea di Confindustria che si è svolta ieri pomeriggio a Roma ha approvato all’unanimità la nomina di Francesco Somma a Vice Presidente nazionale di Confindustria con delega alla Cultura d’Impresa e Certezza del Diritto.

Attuale Presidente di Confindustria Basilicata e Vice Presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali di Confindustria, Somma vanta un lungo e corposo curriculum associativo che, già nel 2024, lo aveva portato nella squadra del Presidente Emanuele Orsini in qualità di invitato permanente del Consiglio di Presidenza di Confindustria.

Il direttore generale Giuseppe Carriero esprime viva soddisfazione per la prestigiosa nomina: «Si tratta uno straordinario riconoscimento che premia un percorso caratterizzato da competenza, dedizione e costante impegno associativo, che Francesco Somma ha saputo esprimere nel corso degli anni con la sua riconosciuta autorevolezza, equilibrio e spirito di servizio a favore delle imprese e dello sviluppo economico della Basilicata, e nel più vasto sistema confindustriale».

«Si tratta di un risultato –

ha aggiunto Carriero - di grande prestigio per il sistema imprenditoriale lucano e un importante riconoscimento del valore espresso dalla Basilicata all’interno del massimo organismo di rappresentanza dell’industria italiana. L’incarico affidato al Presidente Somma assume un significato particolarmente rilevante sia per il profilo strategico delle deleghe attribuite, sia perché rafforza autorevolmente la presenza della Basilicata nei vertici nazionali. Rappresenta, quindi, un motivo d’orgoglio e un’opportunità importante per l’intero territorio».

Al Presidente Somma vanno gli auguri di buon lavoro di tutta la Governance di Confindustria Basilicata, con la certezza che saprà interpretare il nuovo ruolo con equilibrio, autorevolezza e spirito di servizio.

L’Assemblea privata dei Delegati di Confindustria ha approvato quindi all’unanimità la riforma dello Statuto, introducendo novità significative in materia di governance, composizione della squadra di Presidenza e procedura di rinnovo del Presidente.

La revisione nasce da un’esigenza emersa nel corso delle consultazioni per il rinnovo della presidenza confederale del

2024 alla quale il presidente Orsini e la sua squadra hanno dato seguito costituendo la Commissione di Riforma. Tra i principali interventi figura l’ampliamento della squadra dei Vice Presidenti che passa dagli attuali dieci fino a un massimo di sedici, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di rappresentanza, la responsabilità sulle deleghe tematiche e la partecipazione all’interno della governance confederale. Assumono così la carica di Vice Presidenti, oltre a Somma: Leopoldo Destro per Trasporti, Logistica e Industria del Turismo; Riccardo Di Stefano per Education e Open Innovation; Giorgio Marsiaj per Aerospazio; Aurelio Regina per Energia; Antonio Gozzi per l’Autonomia Strategica Europea, Piano Mattei e Politiche per la Competitività nei rapporti con le Istituzioni europee. Particolarmente rilevanti sono poi le novità in materia di procedura di rinnovo della Presidenza, rimodellata per assicurare maggiore efficacia, trasparenza e chiarezza in tutti i passaggi organizzativi: viene introdotta una finestra temporale di otto settimane dedicata allo svolgimento dell’attività elettorale, durante la quale sarà possibile illustrare le linee programmatiche agli organi delle Associazioni confederate e realizzare iniziative di comunicazione esterna.

A seguire, anche il Consiglio Generale è stato parzialmente riassettato e ampliato: è riconosciuta la partecipazione con diritto di voto a tutti i Presidenti delle Confindustrie regionali, delle Associazioni territoriali con perimetro regionale e delle province autonome di Trento e Bolzano. Nella logica di salvaguardare gli equilibri pregressi e consolidati, viene attribuito un seggio ulteriore alle Confindustrie regionali più consi-

stenti e viene incrementato da 100 a 120 il numero massimo di rappresentanti espressi dagli Associati effettivi del Sistema. Completano il pacchetto di interventi: il rafforzamento della vision e della mission di Confindustria, la razionalizzazione della disciplina relativa ai requisiti per l’accesso alle cariche nazionali, il potenziamento della tutela del marchio Confindustria e il consolidamento del principio di giurisdizione esclusiva degli organi di controllo confederali sulle controversie interne al Sistema.

GLI AUGURI

DI SANCHIRICO

«Desidero rivolgere le mie più sincere congratulazioni a Francesco Somma per la prestigiosa nomina a vicepresidente nazionale di Confindustria con delega alla Cultura d’impresa e alla Certezza del diritto» afferma Pietro Sanchirico attraverso i social. «Un incarico di grande responsabilità e prestigio che rappresenta un importante riconoscimento del suo percorso umano, professionale e associativo, sempre contraddistinto da competenza, equilibrio e spirito di servizio. Questa nomina valorizza non solo il lavoro svolto negli anni da Francesco Somma, ma anche l’intero sistema imprenditoriale della Basilicata, che oggi vede rafforzata la propria presenza ai vertici nazionali» prosegue.

«A lui rivolgo i miei migliori auguri di buon lavoro per questo nuovo autorevole incarico, con la certezza che saprà svolgerlo con la dedizione e la visione che lo hanno sempre contraddistinto» conclude Sanchirico.

GLI AUGURI

DI PITTELLA

Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, ha espresso le sue congratulazioni a Francesco Somma per la nomina a vicepresidente nazionale di

Confindustria, definendola «un riconoscimento prestigioso per competenza, visione e impegno al servizio del sistema produttivo».

Pittella ha sottolineato come l’incarico assegnato a Somma rappresenti anche “un motivo di orgoglio per la Basilicata”, evidenziando il lavoro svolto negli anni alla guida di Confindustria Basilicata e il contributo offerto al confronto sui temi dello sviluppo, dell’innovazione e della competitività del Mezzogiorno e del Paese. «Si tratta – ha aggiunto Pittella – di una nomina che premia il percorso, la competenza e la capacità di rappresentare con autorevolezza il sistema produttivo del Mezzogiorno. A Francesco Somma rivolgo i migliori auguri di buon lavoro per questa nuova e importante responsabilità».

GLI AUGURI DI ALIANDRO Il consigliere regionale di Forza Italia Gianuario Aliandro esprime le più vive congratulazioni a Francesco Somma per la prestigiosa nomina a vicepresidente nazionale di Confindustria. «Si tratta di un riconoscimento di altissimo profilo - dichiara Aliandro - che premia il lavoro, la competenza e la visione strategica di un imprenditore e dirigente che in questi anni ha saputo rappresentare con autorevolezza il sistema produttivo lucano e meridionale. La nomina di Francesco Somma ai vertici nazionali di Confindustria rappresenta motivo di orgoglio per l’intera Basilicata».

«Alla luce di questo prestigioso traguardo - conclude Aliandro - rivolgo a Francesco Somma i migliori auguri di buon lavoro, nella convinzione che saprà onorare questo incarico con la stessa dedizione e capacità che hanno contraddistinto il suo percorso umano e professionale».

Il Presidente Provinciale di Forza Italia in polemica contro l'amministrazione di cdx di Policoro

Qualcuno fermi Modarelli

Decida da che parte stare, se vuole fare opposizione alla sua coalizione si dimetta da coordinatore del partito

DI M A S S IM O

D E LLA P E N N A

Ci sono molti segnali secondo cui Modarelli ha perso la bussola della politica, confonde i punti geografici e le coordinate, si perde. Lui è il segretario provinciale di Forza Italia ed è anche consigliere comunale di Policoro. A Policoro c'è un sindaco che si chiama Bianco che è vicino a Fratelli d'Italia, nella maggioranza c'è Rocco Leone che di Fratelli d'Italia è anche consigliere regionale. La maggioranza che sostiene Bianco è composta da Fratelli d'Italia, Lega e Civici.

Modarelli continua imperterrito a fare l'opposizione a Bianco e alla coalizione di centrodestra e lo fa in modo duro ed intransigente, quasi che fosse un esponente di sinistra.

CONFRONTO PUBBLICO

SUL PIANO TRAFFICO

Qualche giorno fa abbiamo scritto di come Policoro, nel dotarsi di un piano traffico pur non essendone obbligato, abbia fatto una scelta di programmazione di ampio respiro e di importante visione strategica.

Modarelli non la pensa così. Pur di attaccare il Sindaco Bianco e la maggiorenza di centrodestra chiede un incontro pubblico, convoca le associazioni. Insomma Modarelli si comporta da leader dell'opposizione.

Va detto, per onore di verità, che alle ultime elezioni Modarelli si era candidato in una lista civica alternativa a quella di Bianco ma nel frattempo le cose sono cambiate.

Modarelli è diventato presidente provinciale di Forza Italia, la vicinanza tra Bianco e Fratelli d'Italia è aumentata, i partiti del centrodestra sostengono ufficialmente l'esperienza amminsitrativa del Comune di Policoro.

Qualcuno deve assumere su di sè l'onere e l'onore di spiegare all'impavido Presidente provinciale di FI che non può continuare così.

IL DOVERE DI SCEGLIERE

Prendiamo la discussione del piano traffico di Policoro come esempio, nessuno intenda soffermarsi sul tema specifico più del necessario, quello che è importante evidenziare è l'aspetto politico.

Qualche giorno fa abbiamo dovuto sottolineare come da Scanzano a Policoro, ovunque ci sia una rappresentanza istituzionale di Forza Italia che faccia capo a Modarelli, la stessa si ponga in opposizione, in polemica e in rottura con gli alleati che governano le città.

Ora l'esempio di Policoro e dell'ingiustificata polemica contro il piano traffico. Al di là dei casi specifici è chiaro che Modarelli ha il dovere di scegliere, può decidere di preservare il rancore per la sconfitta delle elezioni comunali di Policoro e coerentemente con il mandato ricevuto rimanere all'opposizione cercando di mettere in difficoltà il centrodestra in ogni Comune. Per farlo, però, deve lasciare la guida di Forza Italia. Se, invece, ritiene necessario restare alla guida di Forza Italia deve

collocarsi nel campo del centrodestra in ogni amministrazione e in ogni luogo, proprio partendo da Policoro.

QUALCUNO DOVREBBE INTERVENIRE

Noi continuiamo a dare consigli al centrodestra. Lo facciamo in tutti i campi comportandoci come saggi amici. Il dato empirico ci costringe a dire che quando ci ascoltano si vince, chi non ci ascolta perde.

Vale sempre così. Qualcuno intervenga per fermare Modarelli. Forza Italia in provincia di Matera non può essere così fuori da ogni logica politica. Così si rischia di perdere credibilità e, quindi, anche le elezioni. Noi crediamo che la partita del governo regionale sia più importante delle paturnie mentali e delle insoddisfazioni esistenziali di Modarelli. Qualcuno lo fermi.

Il segretario provinciale di FI all'opposizione in tutta la fascia jonica contro il centrodestra

Basilicata La labirintite politica di Modarelli

DELLAPENNA

Forza Italia non è solo uno dei partiti fondatori e fondanti del centrodestra è stato anche il motore di aggregazione del centrodestra per un lungo periodo di tempo. Fu l'intuizione di Berlusconi, infatti, a mettere nella stessa coalizione Fini e Bossi che tra di loro non volevano prendere neanche un caffè.

teniamo addirittura irrinunciabile nell'analisi politica non vale per Modarelli. Il Segretario Provinciale di Forza Italia di Matera ha trasformato il suo partito in un partito di centrosinistra. Anzi, ad essere più corretti, lo ha trasformato in una specie di piccolo partito grillino. L'unico posto della provincia di Matera dove il partito che fu di Berlusconi è

Nova Siri e Bernalda. Policoro è la più importante cittadina jonica, il secondo comune della provincia di Matera, il terzo della Regione. Il Sindaco è Bianco, uomo di chiara espressione di centrodestra, che ha vinto le elezioni con un autentico plebiscito e che, come abbiamo già riportato ieri nel nostro articolo sul piano traffico, sta dimostrando una lungimiranza ed una visione stra-

Nessun disagio al traffico nella prima fase, Pepe: «Intervento strategico per sicurezza e collegamenti

Viadotto Chiatramona, ok ai lavori

Dall’Anas ecco 9,5 milioni di euro

POTENZA. Anas ha avviato le attività di manutenzione programmata per il viadotto Chiatramona sulla Ss 658 Potenza-Melfi, nel territorio di Melfi, per un investimento complessivo di circa 9,5 milioni di euro. L’intervento riguarda il risanamento strutturale delle pile e dei pulvini, gli elementi verticali di sostegno dell’impalcato. L’opera rientra nel più ampio programma di riqualificazione dell’itinerario Potenza-Melfi-Candela. Nella fase iniziale delle lavorazioni non sono previste limitazioni alla circolazione.«Parliamo di un’infrastruttura chiave per la Basilicata e per i collegamenti interni dell’area nord della regione. Intervenire oggi con una manutenzione programmata significa garantire sicurezza, continuità e maggiore durabilità dell’opera nel tempo», dichiara il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture della Regione Basilicata, Pasquale Pepe.L’intervento, fa sapere Anas, interesserà in particolare gli elementi in

calcestruzzo armato del viadotto, attraverso attività localizzate finalizzate a incrementarne la durabilità. Nel dettaglio, le lavorazioni prevedono l’idrodemolizione di alcune porzioni di calcestruzzo, il trattamento delle armature, la ricostruzione corti-

cale mediante malte fibrorinforzate ad alte prestazioni, la realizzazione di ringrossi, ovvero aumenti di spessore, alla base delle pile e l’applicazione di sistemi protettivi elastomerici contro l’azione degli agenti atmosferici.Sono già in corso le attività pro-

pedeutiche all’avvio operativo dei lavori, fissato nei primi giorni di giugno. È stata infatti realizzata una pista di cantiere nell’area sottostante il viadotto, che consentirà l’accesso diretto alle prime otto pile senza interferire con il traffico veicolare.Il

viadotto Chiatramona rappresenta una delle opere infrastrutturali più rilevanti dell’itinerario, con una lunghezza di quasi un chilometro e 23 campate complessive. La profonda attività di manutenzione si rende necessaria perché le pile in calcestruzzo armato, in quest’area, sono esposte alle variazioni climatiche montane e all’utilizzo dei sali disgelanti durante il periodo invernale. I lavori proseguiranno per ulteriori fasi operative anche nel corso del prossimo anno, con conclusione prevista entro l’estate del 2028.«Investire sulla manutenzione delle infrastrutture significa tutelare cittadini, mobilità e competitività del territorio. Per questo ci sono interlocuzioni quotidiane con Anas, che ringrazio per la costante disponibilità al confronto. La programmazione e la prevenzione sono strumenti fondamentali per assicurare efficienza alla rete viaria lucana e continuità ai collegamenti strategici della regione», conclude Pepe.

Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti denunciano ritardi e incertezze tra Potenza e Matera: proclamato sciopero il 12 giugno

Trasporto urbano, i sindacati: «Caos su affidamenti»

POTENZA. «Siamo di fronte a una situazione paradossale ed estremamente preoccupante che riguarda il nuovo affidamento del servizio di trasporto urbano nelle città di Potenza e Matera. A ridosso della conclusione dell’iter amministrativo, non vi è ancora alcuna certezza né sui tempi effettivi dell’affidamento né, soprattutto, sulla piena salvaguardia occupazionale dei lavoratori coinvolti. Dal primo luglio, quando scadranno i termini, a rischio non saranno solo decine di posti di lavoro ma il servizio stesso, ridotto ai livelli minimi essenziali».È l’allarme lanciato dai segretari generali della Filt Cgil Basilicata, Fit Cisl e Uil Trasporti, rispettivamente Luigi Ditella, Sebastiano Colucci e Gerardo Ligrani, intervenuti oggi in una conferenza stampa a Potenza.Per quanto riguarda Matera, i segretari hanno espresso preoccupazione per un bando «nato male e gestito peggio, al punto che oggi l’eventuale aggiudicazione potrebbe ricadere su un soggetto classificatosi secondo nella procedura di gara, con costi superiori

per la collettività e senza che risultino chiariti, fino in fondo, i requisiti tecnici richiesti al momento della partecipazione». I sindacati riferiscono inoltre quanto emerso in seconda commissione consiliare: «L’azienda affidataria, risultata vincitrice del bando, aveva chiesto di rinviare la stipula del contratto già al primo gennaio per poi, contemporaneamente, diffidare il Comune dalla firma dello stesso».Quanto a Potenza, «il Comune, dopo aver predisposto e approvato lo schema di convenzione indicando anche le relative coperture finanziarie a bilancio nei confronti di Miccolis, che gestisce attualmente il servizio, starebbe ora facendo un passo indietro rispetto alla sottoscrizione dell’accordo negli stessi termini precedentemente definiti». Una situazione che, secondo le organizzazioni sindacali, rischia di produrre effetti a catena sull’intera vicenda. Infatti, nel caso in cui l’affidamento dovesse saltare, Miccolis tornerebbe di fatto vincitrice anche a Matera, dove nel frattempo il Comune avrebbe già firma-

to il contratto con la subentrante Dover, esponendosi così a possibili ricorsi, contenziosi e procedimenti amministrativi.Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti chiedono quindi «immediata chiarezza, al fine di garantire la tutela occupazionale e scongiurare una gestione confusa che potrebbe avere conseguenze pesanti sia sul piano economico che su quello sociale». Nello specifico sollecitano il Comune di Potenza, assente all’incontro in seconda

commissione consiliare, a un confronto urgente anche sull’ipotesi di una gestione in house del servizio minimo essenziale, «da scongiurare per garantire i livelli occupazionali e un servizio di trasporto pubblico efficace ed efficiente».Intanto a Matera è stato già dichiarato lo stato di agitazione mentre a Potenza, dopo una prima giornata di sciopero indetta lo scorso 8 maggio, è stato proclamato un secondo sciopero per il 12 giugno.

«Relazioni sindacali stabili, e improntate sul rispetto dei ruoli, non possono che portare a miglioramenti nelle condizioni lavorative»

Arlab, dalla Fp Cgil Potenza: «Investiamo nel personale»

Nuove assunzioni in Arlab e nei Centri per l'impiego, con il reclutamento di dirigenti, specialisti e istruttori amministrativi, progressioni verticali per il personale in servizio e stabilizzazioni dei lavoratori a tempo determinato. È quanto emerso nell’incontro di approfondimento sul Piano triennale dei fabbisogni del personale dell’ARLAB, in fase di approvazione, a cui ha partecipato la Fp Cgil di Potenza, che sottolinea «la volontà di ampliamento, consolidamento e valorizzazione delle risorse umane presenti in agenzia e nei Centri per l’impiego della regione». «Nel corso degli ultimi anni - afferma Carmen Sabbatella - l’agenzia non solo si è dotata di nuove risorse umane, tutt’ora insufficienti a causa delle limitate capacità assunzionali, ma ha fortemente rinnovato il personale in servizio che ha contribuito al miglioramento dell’offerta dei servizi dei Centri per l'impiego. Come Fp Cgil abbiamo evidenziato tuttavia le difficoltà in cui versano, in

termini di personale, alcune piccole sedi dislocate sul territorio e poco appetibili per i lavoratori per le difficoltà di raggiungimento, ma che garantiscono servizi di prossimità alle comunità più distanti». Anche sulle condizioni di lavoro si riscontrano miglioramenti sia in termini di riqualificazione delle sedi dei CPI sul territorio regionale, quali ad esempio Policoro, Baragiano e Melfi, ed è già ristrutturata, e aprirà a breve, la sede di Valbasento, ma anche in termini tecnologici attraverso la progressiva informatizzazione dei procedimenti che consentirà di offrire un servizio all’utenza più digitale attraverso piattaforme e strumenti che faciliteranno l’accesso ai servizi anche da remoto. «Come Fp Cgil - prosegue Sabbatella - auspichiamo che questa fase possa concludersi in tempi brevi in modo da consentire anche al personale dei Cpi la fruizione della modalità di lavoro a distanza. Si apre quindi la prospettiva di un’agenzia più moderna, digitale e vicina al cittadino». «Come Fp Cgil

- conclude Sabbatellanon possiamo che ribadire che la costruzione di relazioni sindacali stabili, e improntate sul rispetto dei ruoli, non può che portare a miglioramenti nelle condizioni lavorative, come la corresponsione della pro-

duttività nei tempi previsti e il riconoscimento di forme di welfare integrativo, frutto dell’ultima contrattazione, che determinano sicuramente anche una migliore e più puntuale offerta di servizi alle comunità. Occorre, a nostro

avviso, continuare ad investire nelle persone che spesso operano in contesti sociali difficili e si trovano frequentemente a gestire un’utenza indifferenziata che determina anche interazioni ad alto livello di conflittualità».

«Sì all’attivazione di procedure di mobilità interna tra le diverse aree dell’Ente per valorizzare le professionalità già presenti»

Arlab, dalla UIL FP: «Fase di potenziamento in pieno sviluppo»

La UIL FP ha partecipato alla riunione dedicata alla Programmazione Triennale dei Fabbisogni del Personale 2026–2028 (PTFP) dell’ARLAB, documento programmatico che riguarda sia il comparto sia l’area della dirigenza. Dall’incontro emerge un quadro di continuità e consolidamento del percorso intrapreso dall’Ente: l’ARLAB prosegue infatti la propria fase di potenziamento e rafforzamento organizzativo in un clima di serenità e confronto costruttivo, orientato alla valorizzazione del personale e alla crescita della struttura. Nel piano sono previste le progressioni verticali e viene confermata una particolare attenzione al percorso di stabilizzazione del personale che, grazie alla legge regionale fortemente sostenuta dalla UIL FP, è oggi in una fase di concreta attuazione. Nel corso dell’incontro, la UIL FP ha richiesto che, subito dopo l’approvazione del consuntivo, si proceda con

tempestività alle assunzioni previste per l’anno 2026 mediante lo scorrimento delle graduatorie vigenti degli idonei, privilegiando lo strumento della mobilità. È stata inoltre ribadita la necessità di procedere quanto prima all’assunzione della figura dirigenzia-

le, ritenuta non più rinviabile. La UIL FP ha inoltre sollecitato l’attivazione di procedure di mobilità interna tra le diverse aree dell’Ente, con l’obiettivo di valorizzare al meglio le professionalità già presenti. È stato altresì confermato che, a seguito dell’appro-

vazione del rendiconto, sarà possibile avviare la contrattazione per l’anno 2026 e procedere alla ricalibrazione degli istituti contrattuali, comprese le indennità specifiche e le nuove progressioni orizzontali. Per quanto riguarda i buoni pasto, l’iter amministrativo necessario a garantirne l’erogazione nei tempi previsti sarà avviato successivamente all’approvazione del consuntivo, prevista entro il prossimo 31 maggio. Relativamente alla produttività 2024, l’erogazione è prevista nel mese di giugno; si sta inoltre valutando la possibilità di procedere mediante l’emissione di una busta paga separata. Su questo aspetto seguiranno ulteriori aggiornamenti. Infine, la UIL FP ha richiesto la definizione dei criteri relativi alla formazione per i Differenziali Economici di Professionalità (DEP) anno 2025. Le parti saranno nuovamente convocate per proseguire e completare il confronto sui temi ancora aperti.

Il senatore di Fratelli d’Italia Rosa rivendica gli investimenti del Ministero della Cultura tra restauri,

«Dal Governo oltre 6 milioni per la cultura lucana»

POTENZA. «Dal 2024 a oggi il Governo Meloni e il Ministero della Cultura hanno indirizzato verso la Basilicata finanziamenti concreti per il restauro e la tutela del suo straordinario patrimonio: dai palazzi storici ai siti archeologici, dalle chiese antiche alle biblioteche». Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Gianni Rosa, che traccia un bilancio degli interventi finanziati negli ultimi due anni in Basilicata.Secondo Rosa, «il quadro complessivo degli investimenti in Basilicata supera i 6 milioni di euro in due anni. Un segnale inequivocabile: per il Governo la Lucania non è periferia della cultura italiana». Tra gli interventi citati dal parlamentare vi è il restauro e la rifunzionalizzazione del palazzo ducale di Lavello, finanziato con 2,5 milioni di euro. Un progetto che, nelle intenzioni, punta a tra-

sformare lo storico edificio in un polo culturale per il territorio del Vulture.Rosa richiama inoltre gli investimenti destinati al sito archeologico di Porta Postergola, a Matera, dove sono stati stanziati 350mila euro per attività di scavo, messa in sicurezza e restauro, oltre agli interventi previsti per numerosi luoghi di culto lucani.Tra questi, il senatore sottolinea il finanziamento destinato al complesso francescano di Santa Maria degli Angeli ad Avigliano, inserito nel Programma triennale dei lavori pubblici 2025-2027 del Ministero della Cultura. Per il restauro e la valorizzazione del complesso storico-artistico sono previsti quasi 1,6 milioni di euro.«Il complesso francescano di Santa Maria degli Angeli, fondato nel 1615 e tra i beni culturali più rilevanti dell’intera Basilicata, custodisce te-

le del Bresciano e di Ceppaluni, sculture lignee policrome del Seicento e un chiostro di grande valore architettonico», evidenzia Rosa, spiegando che gli interventi consentiranno «la piena fruibilità agli aviglianesi e ai lucani tutti».Il senatore di Fratelli d’Italia conclude ringraziando il Governo Meloni «per l’attenzione che dimostra alla nostra terra, un impegno che si misura non nei proclami, ma nei cantieri aperti, nei monumenti restituiti ai cittadini, nelle comunità che ritrovano la propria storia».

Fernando Mega apre l’assemblea nazionale della Cgil a Roma: «Sanità, lavoro e servizi penalizzano ancora il Sud»

«L’Italia viaggia a due velocità, ora ripartire dal Mezzogiorno»

POTENZA. «Invertire la rotta è un’urgenza. L’Italia, per essere una e indivisibile, deve ripartire dal Mezzogiorno». Lo ha detto il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, intervenendo oggi a Roma in apertura dei lavori dell’assemblea sul Mezzogiorno della Cgil nazionale.Per Mega, ripartire dal Sud significa «ascoltare il Mezzogiorno, considerarlo, dare risposte e servizi, restituire dignità» a territori che continuano a vivere condizioni di forte svantaggio economico e sociale. Il segretario della Cgil lucana ha puntato il dito contro «progetti scellerati come quello dell’autonomia differenziata» e contro una distribuzione delle risorse che, a suo giudizio, continua a penalizzare il Sud.«Il Pil nel Mezzogiorno è cresciuto grazie al Pnrr e soprattutto al settore delle costruzioni, ma i salari restano i più bassi d’Italia, le persone rinunciano alle cure o si fanno curare al Nord, i giovani continuano a scappare e le donne sono le più penalizzate sia sul piano salariale sia su quello dei servizi educativi», ha sottolineato Mega.Secondo il segretario generale della Cgil Basilicata, il Mezzo-

giorno «troppo spesso non ha voce né rappresentanza», nonostante disponga di risorse naturali, patrimonio culturale e qualità ambientale che potrebbero rappresentare opportunità di sviluppo. «L’Italia viaggia a due velocità», ha aggiunto, facendo riferimento alla sanità, ai trasporti, all’istruzione e ai servizi essenziali nei piccoli comuni.Mega ha richiamato anche i dati dello spopolamento, citando le rilevazioni Svimez. «Dal 2002 al 2024 sono andati via 45mila giovani qualificati dal Mezzogiorno verso il Nord o l’estero. Solo nel 2024 oltre 116mila residenti del Sud hanno trasferito la residenza nelle regioni del Centro-Nord». Tra i tassi

di emigrazione più elevati, ha ricordato, figurano Basilicata e Calabria.Allo spopolamento demografico, secondo il sindacalista, si accompagna anche uno «spopolamento industriale». Mega ha citato le vertenze legate a Stellantis, Ilva e Natuzzi, oltre alla presenza delle multinazionali del petrolio in Basilicata. «Eni e Total hanno depredato il territorio senza creare sviluppo e occupazione», ha affermato.Il segretario generale della Cgil Basilicata ha quindi concluso rilanciando la necessità di restituire «al Mezzogiorno un ruolo centrale per il futuro del Paese», partendo proprio dal confronto avviato nell’assemblea nazionale della Cgil.

Generazione cerniera, dibattito alla Camera

POTENZA. Sarà presentato oggi, alle ore 10, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati a Roma, il libro “Generazione Cerniera. Come trasformare i rischi in opportunità” di Antonio Candela, pubblicato da Ecra – Edizioni del Credito Cooperativo.L’iniziativa, promossa dall’onorevole Vittoria Baldino, porterà al centro del dibattito una riflessione sulle nuove generazioni e sulle trasformazioni sociali, economiche e culturali che caratterizzano il presente. Il volume affronta il tema di una generazione cresciuta tra mondo analogico e digitale, spesso segnata da precarietà e cambiamenti continui, ma capace di trasformare fragilità e incertezze in resilienza e comunità.Alla presentazione interverranno Giovanni Munno, delegato del Comune di Amendolara, e Giuseppe Daconto, economista di Banca Etica. A moderare il confronto sarà il giornalista del Tg3 Matteo Valerio.«“Generazione Cerniera” parla di chi si è trovato nel mezzo di grandi trasformazioni senza avere istruzioni, ma scegliendo comunque di costruire relazioni, comunità e opportunità», dichiara Candela.Ingegnere edile e manager impegnato nel mondo della cooperazione e dell’innovazione sociale, Candela è presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi Basilicata e amministratore di diverse realtà legate all’Università degli Studi della Basilicata.

OGGI SI PARLA DEL LIBRO DI ANTONIO CANDELA

Documento di iniziativa del consigliere di FI Picerno. Approvati i fondi per Apt, Arlab, Parchi naturali ed Egrib: priorità a turismo, ambiente e lavoro

Consiglio regionale, sì alla Pdl sulla rinegoziazione dei mutui

L’Assemblea del Consiglio regionale della Basilicata, riunitasi ieri pomeriggio a Potenza, ha approvato a maggioranza una serie di Disegni di legge relativi ai bilanci di previsione finanziaria per il triennio 2026-2028 di alcune tra le principali agenzie e gli enti regionali. Gli interventi, che riguardano settori strategici come turismo, ambiente, lavoro e gestione dei rifiuti, prevedono complessivamente lo stanziamento di oltre 25 milioni di euro nel triennio.

FONDI PER L’APT: 2,6 MILIONI PER SOSTENERE IL TURISMO

Tra i provvedimenti approvati, spicca il Disegno di legge n. 69/2026, relativo al Bilancio di previsione finanziario dell’Agenzia di Promozione Territoriale (APT). La Giunta regionale è stata autorizzata a trasferire all’ente un massimo di 2,6 milioni di euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2026, 2027 e 2028, destinati a coprire le spese di funzionamento dell’Agenzia. Il finanziamento è stato approvato con i voti favorevoli di 12 consiglieri regionali, tra cui Aliandro, Casino, Fanelli, Fazzari, Galella, Leone, Morea, Napoli, Picerno, Pittella, Polese e Tataranno.

SOSTEGNO AI PARCHI NATURALI DELLA BASILICATA

L’aula ha dato il via libera anche ai disegni di legge relativi ai bilanci di previsione degli enti di gestione di due importanti parchi naturali regionali. Per il Parco naturale di Gallipoli Cognato –Piccole Dolomiti Lucane (Ddl n. 70/2026), sono stati stanziati 450 mila euro annui per il triennio 2026-2028. La stessa cifra è stata approvata per il Parco naturale regionale del Vulture (Ddl n. 72/2026). Entrambi i provvedimenti sono stati approvati con il voto favorevole di 12 consiglieri regionali.

ARLAB: 4 MILIONI ANNUI PER IL LAVORO E L’APPRENDIMENTO

Approvato a maggioranza anche il Disegno di legge n. 71/2026, che prevede il trasferimento di 4 milioni di euro annui per il triennio 2026-2028 all’Agenzia regionale per il lavoro e l’apprendimento Basilicata (ARLAB). I fondi, già previsti nel Bilancio di previsione della Regione Basilicata, saranno utilizzati per le spese di funzionamento dell’Agenzia. Il provvedimento ha ottenuto il voto favorevole di 12 consiglieri, con l’unico voto contrario espresso dal consigliere Cifarelli.

EGRIB: 1 MILIONE DI

EURO L’ANNO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI E DELLE RISORSE IDRICHE

Infine, l’Assemblea ha dato il via libera al Disegno di legge n. 73/2026, che prevede il trasferimento di un massimo di 1 milione di euro annui per il triennio 2026-2028 all’Ente di Governo per i Rifiuti e le Risorse Idriche della Basilicata (EGRIB). Anche in questo caso, i fondi serviranno a coprire le spese di funzionamento dell’Ente. Il provvedimento è stato approvato con 12 voti favorevoli e un voto contrario, espresso dal consigliere Cifarelli.

SÌ A PDL PICERNO SU RINEGOZIAZIONE MUTUI È stata approvata a maggioranza la proposta di legge n. 155/2026, di iniziativa del consigliere Fernando Fortunato Picerno, riguardante l’“Autorizzazione alla rinegoziazione dei mutui in essere con Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. ai sensi della Lettera-Circolare CDP del 29 aprile 2026”. Hanno votato sì i consiglieri Aliandro, Casino, Fanelli, Fazzari, Galella, Leone, Morea, Napoli, Picerno, Pittella, Tataranno. Contrario Cifarelli.

La norma autorizza la Regione Basilicata a rinegoziare i mutui in essere con Cassa Depositi e Prestiti con l’obiettivo di liberare risorse finanziarie nel biennio 2026-2027 da destinare a interventi sul territorio, nel contesto dell’attuale situazione macroeconomica caratterizzata dall’aumento dei costi energetici e dal rischio di ripercussioni sui servizi pubblici.

La rinegoziazione decorrerà dalla rata del 30 giugno 2026. Per il periodo compreso tra il 30 giugno 2026 e il 31 dicembre 2027 le quote capitale saranno ridotte allo 0,25 per cento del debito residuo al 1° gennaio 2026, mentre dal 30 giugno 2028 torneranno rate semestrali costanti comprensive di capitale e interessi. La durata dei mutui resterà invariata.

L’operazione consentirà minori esborsi nel biennio 2026-2027 per complessivi 6,89 milioni di euro, mentre negli anni successivi vi sarà un maggiore esborso di circa 3,05 milioni di euro, per un costo totale dell’operazione stimato in circa 9,92 milioni di euro. Sul punto sono intervenuti il consigliere Cifarelli, per motivare il voto contrario, e il consigliere Napoli, per illustrare le motivazioni del provvedimento legislativo. Infine è intervenuto anche il presidente Pittella, che ha evidenziato l’utilità della norma, capace di liberare risorse nella parte corrente del bilancio. In apertura di seduta del Consiglio regionale sono state iscritte

all’ordine del giorno alcune mozioni.

La prima, del Movimento 5 Stelle, è stata illustrata in Aula dalla consigliera Viviana Verri ed è intitolata: “Rafforzamento delle politiche regionali in materia di salute riproduttiva e tutela della fertilità femminile e maschile”, relativa alla Pdl 138/2026, recante disposizioni per la promozione della salute riproduttiva e la diffusione del test di riserva ovarica e della preservazione della fertilità sul territorio della Regione Basilicata. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha presentato due mozioni illustrate dal capogruppo

Michele Napoli: “Basilicata: Patto per il futuro tra Competenze, Imprese, Giovani e Territori” e “Iniziative per il rafforzamento delle garanzie di trasparenza, imparzialità, prevenzione dei conflitti d’interesse e tutela dell’autorevolezza delle istituzioni regionali nei rapporti tra esercizio delle funzioni pubbliche e soggetti operanti nei settori sanitario, socio-sanitario e socioassistenziale”.

In merito a quest’ultima mozione sono intervenuti dopo l’illustrazione di Napoli, Cifarelli, Chiorazzo, il presidente Pittella, Galella, Vizziello, Chiorazzo e Leone.

OLTRE IL GIARDINO In studio anche la consigliera di Colobraro e gli artisti teatrali Sergio e Dino Bavusi

Sanità e ambiente: Laurino e Scavone fanno il punto

D I AN NA TAMM AR IEL LO

Ritorna l’appuntamento con “Oltre il giardino”, il programma di Cronache Tv condotto dal giornalista Paride Leporace. Nel corso del primo blocco della trasmissione si è discusso della riorganizzazione sanitaria in Basilicata, con particolare attenzione alle criticità denunciate dai sindaci dell’area Marmo Platano Melandro, insieme ai sindaci di Tito e Picerno. In apertura, il sindaco di Tito Fabio Laurino ha affrontato il tema della bonifica del SIN di Tito e dell’ex Daramic, ricordando la nomina del commissario nazionale e auspicando un’accelerazione delle procedure dopo oltre vent’anni di attesa. «Nei prossimi mesi mi auguro che si proceda speditamente con le procedure di aggiudicazione di questi interventi». Laurino ha poi affrontato il tema del progetto “Green Digital Hub”, promosso dal CNR di Tito con Unibas e Regione Basilicata, chiedendo chiarezza sui finanziamenti dopo le dichiarazioni del presidente Bardi relative al recupero dell’ex zuccherificio di Policoro. Il sindaco ha ribadito che «bonifica e riqualificazione possono procedere parallelamente» e ha chiesto un tavolo istituzionale per definire il futuro del progetto. Successivamente il confronto si è concentrato sulla riforma sanitaria territoriale. La sindaca di Picerno, Anna Scavone, ha spiegato che i sindaci contestano soprattutto il metodo adottato: «Non c’è stata strumentalizzazione politica, ma un coinvolgimento tardivo. Ci siamo trovati davanti a decisioni quasi già prese». Secondo Scavone, le nuove Case di Comunità rischiano di allontanare i servizi sanitari dai cittadini, soprattutto anziani e residenti nelle aree interne. Ha evidenziato che per il suo territorio il riferimento sarebbe Vietri di Potenza, distante e difficile da raggiungere, mentre la chiusura o il ridimensionamento delle guardie mediche aumenterebbe inevitabilmente gli accessi ai pronto soccorso. Laurino ha sottolineato l’incongruenza di un territorio considerato a volte area urbana di Potenza e altre no. Ha criticato il nuovo modello che individua Sant’Arcangelo come hub sanitario e Vietri e Corleto Perticara come Case di Comunità, sostenendo che ciò rischia di produrre l’effetto opposto rispetto agli obiettivi dichiarati: «Aumenteranno gli accessi ai pronto soccorso e le ospedalizzazioni inutili». La proposta dei sindaci è quella di potenziare la Casa di Comunità di Vietri con servizi specialistici reali e non limitarla a un semplice centro di smistamento. En-

trambi gli amministratori hanno ribadito che la riorganizzazione sanitaria è necessaria, ma deve nascere dal confronto con i territori. Dopo le proteste dei sindaci e l’intervento dell’ANCI Basilicata, la Regione ha deciso di sospendere temporaneamente la riorganizza- zione delle guardie mediche. «È solo una proroga ma serve un confronto vero che tenga conto delle peculiarità territoriali e non soltanto dei numeri». La trasmissione continua con l’intervista a Concetta Sarlo, consigliera comunale di Colobraro, che torna a parlare della vicenda che da mesi la vede impegnata contro la composizione tutta maschile della giunta comunale. «Ho scelto con serenità di prendere le distanze da Azione –spiega – perché quando non ci si riconosce più in un gruppo non bisogna restare vittime della sindrome di Stoccolma». Nessun rimpianto, però, per il percorso fatto nel partito: «I meriti del lavoro svolto sul territorio me li prendo anch’io».

La questione centrale resta però quella della rappresentanza di genere nel Comune di Colobraro. «Non parliamo di quote rosa, ma di parità di genere – sottolinea Sarlo –. Se ci fosse stata una giunta tutta al femminile avremmo dovuto introdurre una quota maschile». Nonostante le diffide della consigliera regionale di parità e del prefetto di Matera, il Comune ha mantenuto per un anno una giunta esclusivamente maschile, costringendola al ricorso al Tar. «La battaglia non era personale –precisa –. Il sindaco ha discrezionalità nelle nomine, ma con tre donne in maggioranza avevamo diritto a una rappresentanza in giunta. La legge prevede persino la possibilità di nominare un assessore esterno pur di garantire la parità». Secondo Sarlo, le motivazioni addotte dal sindaco per evitare la nomina di una donna non reggevano: «Si disse che era necessario nominare un assessore ai lavori pubblici per completare alcuni progetti. Ma allora cosa dovrei pensare? Che senza quella nomina non avrebbe lavorato?». A pochi giorni dall’udienza di meri-

to davanti al Tar, fissata per il 10 giugno, il sindaco ha infine nominato un’assessora. «Finalmente il Comune è rientrato nella legalità», afferma Sarlo, convinta che il rischio di una bocciatura giudiziaria abbia accelerato la decisione. La consigliera denuncia poi gli attacchi personali ricevuti dal presidente del consiglio comunale Andrea Bernardo: «Mi ha definita giovane, inesperta, egocentrica e capricciosa. Si è entrati nella mia vita privata e questo allontana i giovani dalla politica». E aggiunge: «Scendere in politica non significa indossare una fascia o partecipare alle feste patronali, ma prendersi cura della comunità. Se non diamo esempi concreti continueremo ad alimentare spopolamento, disagio giovanile e isolamento delle donne nei nostri territori». La terza pagina di “Oltre il Giardino” è dedicata al teatro dialettale potentino, prendendo spunto dall’imminente spettacolo della compagnia Zi Gerard, già verso il tutto esaurito per il Maggio Potentino. In studio padre e figlio Bavusi raccontano una tradizione teatrale che a Potenza continua da decenni con grande seguito popolare.

Dino Bavusi, autentico patriarca del teatro dialettale lucano, ripercorre i suoi inizi: «Ho recitato da ragazzo con Gerardo Crisci, forse il primo a creare una compagnia stabile di teatro dialettale a Potenza. Avevo 15-16 anni». Da allora una lunga carriera culminata con 29 commedie scritte in dialetto potentino: «Ho sempre cercato

di innovare e portare qualcosa di nuovo. Abbiamo avuto un enorme seguito popolare e ogni debutto diventava un evento». Il figlio, autore della nuova commedia “Parenti Serpenti”, racconta il peso e il fascino dell’essere figlio d’arte: «Papà e mamma mi hanno trasmesso questa passione. Vivere con loro significa vivere ogni giorno una nuova commedia». «Lo spettacolo - chiarisce - , prende spunto da episodi reali e dinamiche familiari: Molte scene sono vissute personalmente, ma i miei genitori non sono i “parenti serpenti”». Bavusi senior sottolinea il carattere del suo teatro: «Le mie commedie sono comiche ma hanno sempre un messaggio sociale». Tra i temi affrontati, emigrazione, povertà e rapporti di potere. Ricorda anche il successo al “Leone d’Oro”, storico premio dedicato al teatro dialettale lucano: «Con “Coppole e Cappiedde” vinsi il primo premio tra compagnie di tutta la Basilicata». Ampio spazio anche al tema del dialetto potentino e della sua evoluzione. «Il dialetto è cambiato tantissimo –spiega Dino Bavusi –. Quando ero ragazzo nemmeno io capivo certi anziani». Il figlio aggiunge: «Oggi il dialetto è stato contaminato e trasformato. Per questo preferisco ambientare le commedie in tempi passati». Nel finale spazio anche all’ironia familiare. Alla domanda se la moglie lo abbia mai rimproverato per una battuta sbagliata, Bavusi conclude sorridendo: «Mia moglie recita meglio a casa che sul teatro».

Laurino, Scavone e Sarlo a Oltre il giardino
Dino e Sergio Bavusi a Oltre il giardino

L’OPINIONE

«I Politici non si rifugino nelle Liste Civiche»

Unfenomeno che sta sempre prendendo più piede in Italia e soprattutto in Basilicata è il civismo. Non è sempre indice di civiltà, soprattutto a livello politico. In tutte le competizioni elettorali assistiamo al proliferare di liste civiche a discapito di quelle di partito. Può sembrare a prima vista che questo fenomeno sia indice di progresso, ma non è proprio così. Questo fenomeno si manifesta con indici indicibili proprio alle ultime tornate elettorali lucane e in comuni importanti, come Sant’Arcangelo e Lauria, i quali nel passato hanno dato validi contributi partitici con personaggi come Scardaccione e Pittella senior. Basta fare questi nomi e si capisce l’abissale distanza che separa la vecchia generazione politica dalla nuova. Dal partitismo, quando funzionava, con le sezioni politiche aperte e coinvolgenti, si è approdati al personalismo, che dal berlusconismo in poi, purtroppo è finito in un nuovo culto delle personalità. L’ultimo stadio è il civismo e siamo alla fase di deca-

dentismo delle democrazie. Perché nascondersi dietro le liste civiche? Perché non avere il coraggio di issare i propri emblemi, se ci sono? Perché non sventolare le proprie bandiere? In altri tempi per il tricolore è morta tanta gente. Si vede che la politica non è più mossa da interessi morali, spirituali, ma unicamente materiali. Dietro le liste civiche si nascondono solo interessi economici, sociali, personali o di altro genere, spesso trasversali. Cari cittadini non vi fidate delle liste civiche, sono come specchi per le allodole. Bisogna avere il coraggio delle proprie azioni. E questo è un punto, l’altro è che assistiamo a esponenti della vecchia classe dirigente che dirottano verso elezioni comunali. Forse vogliono rifarsi una carriera, però al contrario: dai parlamenti nazionali o internazionali ai consigli comunali. Forse è ora che questa gente dia spazio ai più giovani, avvii nuove leve all’esperienza politica, cosicché poi non ci troviamo ministri che il giorno prima vendessero birrette agli stadi. Abbiamo ca-

pito che il potere, esercitato ormai non più dal popolo, ma da oligarchie economicoburocratiche, ha bisogno di questa gente, però non lo possiamo sopportare. Il popolo dinanzi a queste liste di carnevale non dovrebbe proprio presentarsi alle urne per dare un segnale veramente forte, come di fatto sa fare ed ha fatto negli

AMMINISTRATIVE «La lista "Avanti Insieme" nasce dall'esperienza amministrativa maturata in questi anni, ma guarda con determinazione al futuro»

La Grotta si ricandida a Sant’Arcangelo: «Continuare a lavorare per il territorio»

D I E MANUELA C ALABRESE

Il Sindaco in carica di Sant’Arcangelo, Salvatore La Grotta, si ricandida alla guida del paese e nell’intervista a Cronache racconta «la volontà di continuare a lavorare per il territorio e la comunità».

Ci sono progetti che intende portare a termine con un eventuale nuovo mandato?

In questi anni abbiamo lavorato con una visione chiara: costruire uno sviluppo che mettesse al centro la comunità e il territorio, rafforzando il ruolo di Sant’Arcangelo come punto di riferimento dell’intera area. Oggi questo ruolo è consolidato, sia per la qualità dei servizi offerti ai cittadini sia per la capacità del nostro Comune di rappresentare un polo vitale per il commercio, le attività economiche e i servizi. Il lavoro che intendiamo proseguire nei prossimi anni si muove lungo questi stessi assi strategici. Tra le priorità vi è il rafforzamento del coordinamento con la Regione e con l’Azienda Sanitaria: vogliamo accompagnare e sostenere la fase di avvio della Casa di Comunità. Affinché questo modello possa funzionare davvero, è necessario garantire investimenti, personale e strumenti organizzativi efficaci. Un altro obiettivo riguarda la scuola concepita come un vero e proprio “Polo Civico aperto alla cittadinanza”, non soltanto un luogo dedicato all’istruzione, ma una infrastruttura pubblica mul-

tifunzionale capace di svolgere un ruolo educativo, culturale, sociale e civico per l’intera comunità. La scuola deve diventare un sistema formativo integrato con il territorio, capace di dialogare con le associazioni, le istituzioni e il mondo produttivo. Vogliamo poi rafforzare il rapporto tra formazione e lavoro, creando opportunità concrete con l’obiettivo di offrire ai giovani strumenti, competenze e prospettive che consentano di costruire il proprio futuro qui. Continueremo altresì ad investire nella riqualificazione urbana, perché migliorare gli spazi pubblici significa rendere Sant’Arcangelo più vivibile, più accogliente e più attrattiva».

“Sento ancora più forte la volontà di continuare a lavorare per la nostra comunità, insieme a un gruppo rinnovato” ha asserito nei giorni scorsi...

«Sì e "Avanti Insieme" nasce dall'esperienza amministrativa maturata in questi anni, ma guarda con determinazione al futuro. È una squadra che unisce competenze, esperienza e nuove energie, composta da persone che vivono quotidianamente il territorio e ne conoscono bisogni, criticità e potenzialità. Abbiamo scelto di costruire una lista aperta e rappresentativa delle diverse sensibilità della comunità, con la presenza di professionisti, donne, giovani e persone impegnate nel sociale, nel mondo del lavoro e dell'associazionismo. Ci guidano valori chiari e condivisi: ascolto, concretezza, responsabilità e spirito di servizio. La forza della nostra squadra sta proprio nella capacità di lavorare insieme, valorizzando le diverse esperienze e sensibilità, mettendo sempre al primo posto l'inte-

resse della comunità di Sant'Arcangelo e il desiderio di costruire un futuro migliore per tutti». Tastando il polso della comunità cosa si percepisce in questa tornata elettorale, diversamente dalla precedente?

«Oggi percepisco una comunità più consapevole del percorso fatto e più attenta alla concretezza. In questi anni i cittadini hanno potuto valutare il lavoro svolto, vedere risultati concreti e comprendere quanto sia importante avere una visione amministrativa seria e stabile. Allo stesso tempo avverto una forte richiesta di continuità amministrativa, ma anche di rinnovamento e partecipazione. Credo che i cittadini oggi chiedano soprattutto amministratori presenti, capaci di ascoltare e di affrontare i problemi quotidiani con responsabilità e pragmatismo».

ultimi tempi. GIUSEPPE DOMENICO NIGRO

Sciaraffa: «Voglio continuare il lavoro eccellente svolto dal Generale Pennoni, assicurando la tutela delle risorse e la crescita della regione»

Vertice Fiamme Gialle Basilicata: Pennoni lascia il posto a Sciaraffa

Nella caserma intitolata al Maresciallo capo Gerardo Forlenza, insignito della Croce di Guerra al Valor Militare, il 20 maggio si è tenuta la cerimonia di avvicendamento al vertice del Comando Regionale Basilicata della Guardia di Finanza. L’evento ha rappresentato un momento significativo per il Corpo, sottolineando la continuità e l’impegno della Guardia di Finanza nel garantire sicurezza e legalità sul territorio.La cerimonia ha anche voluto evidenziare il legame storico e umano tra il Corpo e la comunità lucana, ricordando l’esempio di dedizione e coraggio dei suoi uomini.Alla cerimonia, presieduta dal Comandante Interregionale dell’Italia Meridionale, Generale di Corpo d’Armata Francesco Greco, il Generale di Brigata Roberto Pennoni ha lasciato il comando dopo tre anni di intenso lavoro per as-

sumere il prestigioso incarico di Comandante della Legione Allievi.Nel suo discorso di commiato, Pennoni ha rivolto un saluto alle numerose autorità presenti e ha ringraziato i militari lucani «per l’impegno profuso in servizio e per i brillanti risultati conseguiti nei diversi settori di intervento».Al suo posto subentra il Generale di Brigata Crescenzo Sciaraffa, proveniente dal Nucleo Speciale Beni e Servizi con sede a Roma. Sciaraffa ha frequentato l’Accademia della Guardia di Finanza dal 1989 al 1993 e ha ricoperto numerosi incarichi di comando in reparti operativi e territoriali del Corpo a Roma, Palermo, Vicenza e Varese. Ha inoltre svolto compiti di staff presso il Comando Generale e ha guidato un Reparto Speciale della Guardia di Finanza.Laureato in giurisprudenza e in Scienza della sicurezza econo-

mico-finanziaria, Sciaraffa è insignito del titolo di alta qualificazione “Scuola di Polizia Tributaria” e di quello di consigliere giuridico per le Forze Armate. Ha conseguito un master in “Diritto tributario internazionale” presso l’Università Bocconi di Milano.Il nuovo comandante si è detto «fortemente onorato di essere stato designato ad assumere l’incarico di Comandante Regionale Basilicata» e ha sottolineato il proprio orientamento «a sviluppare – in linea con quanto fatto finora dalle Fiamme Gialle lucane –un’azione di servizio finalizzata a garantire la sicurezza economico-finanziaria delle persone e degli operatori economici che producono le risorse necessarie alla crescita di questa Regione ed allo sviluppo sociale della stessa, con l’intento di ulteriormente consolidare la sinergia inter-istituziona-

le».Il Comandante Interregionale dell’Italia Meridionale, Generale Greco, ha ringraziato il Generale Pennoni «per l’ottimo lavoro svolto» e ha rivolto al Generale Sciaraffa «un sincero augurio di buon lavoro».Il passaggio di consegne è stato preceduto, sempre il 20 maggio, dalla cerimonia ad Avi-

gliano per l’intitolazione del largo antistante la chiesa di Santa Lucia alla memoria del Maresciallo capo Gerardo Forlenza, cittadino aviglianese insignito della Croce di Guerra al Valor Militare per il comportamento eroico nei fatti d’arme di Debuk, in Etiopia, nel marzo del 1936.

La cerimonia alla Chiesa di Santa Lucia ha visto la partecipazione di autorità civili e militari, familiari e studenti

Avigliano rende omaggio al Maresciallo Forlenza: intitolato un largo in suo onore

Una giornata di intensa partecipazione e profondo significato civile e istituzionale ha segnato Avigliano, con la cerimonia di intitolazione del largo antistante la Chiesa di Santa Lucia al Maresciallo Capo Gerardo Forlenza. Cittadino aviglianese insignito della Croce di Guerra al Valor Militare per l’eroismo dimostrato durante i fatti d’arme di Debuk, in Etiopia, nel marzo del 1936, Forlenza è stato ricordato come simbolo di coraggio, senso del dovere e fedeltà alle istituzioni.La cerimonia è stata presieduta dal sindaco di Avigliano Giuseppe Mecca e dal Comandante Interregiona-

le dell’Italia Meridionale della Guardia di Finanza, Francesco Greco. Tra i partecipanti, il Prefetto di Potenza Michele Campanaro, il Questore Raffaele Gargiulo, il Comandante regionale Basilicata della Guardia di Finanza Roberto Pennoni, il Generale di brigata Crescenzo Sciaraffa, il Consigliere regionale Michele Napoli e la Consigliera provinciale Vitina Claps. Particolarmente emozionante la presenza dei familiari del Maresciallo Forlenza e della madrina della cerimonia, la dottoressa Angela Forlenza, pro-nipote del Maresciallo, che hanno condiviso con commozione questo tributo alla

memoria del loro congiunto.Un momento di grande significato è stato offerto anche dalla partecipazione degli studenti dell’Istituto Comprensivo Silvio Spaventa Filippi, che, con piccole bandiere della Repubblica Italiana, hanno rappresentato simbolicamente il passaggio di testimone tra le generazioni. Nei loro volti e gesti, si è percepito il senso più profondo della memoria: non solo il ricordo del passato, ma un insegnamento vivo per educare al rispetto delle istituzioni e ai valori della comunità. L’intitolazione del largo rientra nel percorso avviato da anni dalla città di Avigliano, volto al recupero

della memoria storica e al rafforzamento dell’identità collettiva. Ricordare i concittadini più meritevoli significa rinnovare la consapevolezza delle proprie radici e consolidare un patrimonio morale e civile che rappresenta il fondamento del presente e un punto di riferimento per le generazioni future.Con questo gesto, Avigliano conferma la volontà di custodire e tramandare i valori del coraggio, del senso del dovere, della fedeltà alle istituzioni e dell’amore per la Patria, affinché l’esempio di Gerardo Forlenza continui a vivere nella memoria della città e nella coscienza delle nuove generazioni.

Il direttore generale Santarsiero tra i protagonisti del convegno sui parchi lucani: dal SIC-ZPS “Gole del Platano” alla rete ecologica

Basilicata, scrigno di biodiversità: tra parchi e tutela degli ecosistemi

La Basilicata celebra oggi la Giornata Mondiale della Biodiversità con un grande evento dedicato alla tutela dell’ambiente, alla pianificazione sostenibile e alla valorizzazione del patrimonio naturalistico regionale. Al Polo Bibliotecario di Potenza si svolge il convegno “La Basilicata scrigno di biodiversità tra tutela e pianificazione”, promosso da Ambiente Basilicata e dal Programma Operativo Complementare Basilicata.L’incontro vede riuniti esperti universitari, dirigenti regionali, rappresentanti dei parchi lucani e operatori del settore ambientale, con l’obiettivo di riflettere sul ruolo della biodiversità nella costruzione di modelli di sviluppo sostenibili e nella difesa degli ecosistemi.I lavori si aprono con i saluti istituzionali del presidente della Regione,

Vito Bardi, seguiti dalla proiezione del documentario naturalistico dedicato al SIC-ZPS “Gole del Platano”, curato da Carmine Lisandro.La prima sessione, “La biodiversità: un valore da tutelare”, approfondisce temi come la biodiversità vegetale, marina e forestale, i licheni, i servizi ecosistemici e la protezione delle specie vulnerabili presenti sul territorio. La seconda sessione, invece, è incentrata sull’attuazione della Strategia nazionale sulla Biodiversità in Basilicata, con focus su aree protette, rete ecologica regionale, habitat Natura 2000 e contrasto alle specie aliene invasive. Tra i relatori ci sono il direttore generale dell’Ambiente ed Energia, Canio Santarsiero, e gli esperti regionali Mariella Ranieri, Vito Orlando, Biagio Sampogna e Gino Panzardi.Un momen-

to centrale del convegno è la tavola rotonda sui parchi lucani, con la partecipazione dei rappresentanti del Parco Nazionale del Pollino, del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, del Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, del Parco Regionale del Vulture e del Parco della Murgia Materana.Le conclusioni saranno affidate all’assessore regionale all’Ambiente e alla Transizione Energetica, Laura Mongiello, impegnata nel rilancio delle politiche ambientali e nella valorizzazione delle infrastrutture verdi e blu della regione.Oggi la Basilicata mette in luce il suo patrimonio naturalistico unico, confermandosi territorio strategico per la sostenibilità, la tutela del paesaggio e la resilienza climatica.

Ricercatori, apicoltori e studenti hanno mostrato come la scienza e l’esperienza pratica

Giornata Mondiale delle Api: a Viggiano bambini e adulti tra laboratori, osservazioni e creatività

Un’intera mattinata dedicata alle api, alla biodiversità e all’educazione ambientale ha animato il Campus Agrivanda di Eni a Viggiano il 20 maggio, in occasione della Giornata Mondiale delle Api. L’evento, organizzato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) con il supporto del Cral Eni Lucania e in collaborazione con il Parco Appennino Lucano Val D’Agri-Lagonegrese (PNAL), ha coinvolto grandi e piccoli in un percorso tra laboratori pratici, creatività e ap-

profondimento scientifico.Tra i momenti più attesi, la presentazione del libro fotografico “Le Api Custodi dell’Ambiente”, che racconta il progetto di biomonitoraggio con le api, un’iniziativa volontaristica di Eni affidata alla FEEM e realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari (DISTAL) dell’Università di Bologna.All’evento hanno partecipato i ricercatori della FEEM, gli apicoltori del progetto e il management del Distretto Meridionale Eni. Sessan-

ta bambini delle scuole primarie dell’I.C. “De Lorenzo” di Montemurro e dell’I.C. “Racioppi” di Moliterno hanno avuto l’opportunità di osservare da vicino un’arnia didattica e le attrezzature degli apicoltori, oltre a realizzare candele in cera d’api ed esemplari di api con materiale da recupero.Le ricercatrici senior della FEEM, Tiziana Perri e Francesca Scannone, hanno evidenziato il ruolo cruciale delle api come sentinelle dell’ambiente: «Un “esercito” silenzioso – lo hanno definito – che

esplora ogni anno quasi 50 chilometri quadrati di territorio della Val d’Agri, raccogliendo, attraverso il polline e l’acqua dei ruscelli, anche elementi in tracce». Grazie a questa attività, il progetto restituisce un quadro preciso della qualità dell’ambiente nel tempo e nello spazio.

A primavera inoltrata, gli apicoltori raccolgono campioni di api bottinatrici, cera e miele giovane per la ricerca di sostanze legate alle attività antropiche, che vengono poi analizzati in laboratori

specializzati.Commentando il libro, Francesca Scannone ha dichiarato: «Il libro fotografico contribuisce alla conoscenza delle potenzialità delle api come organismi biomonitori e custodi della biodiversità. Negli ultimi anni, le tecnologie avanzate permettono di analizzare con grande accuratezza i prodotti delle api e di comprendere e valutare in che modo le attività umane si rapportano con l’ambiente. Ogni prodotto dell’alveare può diventare una matrice ambientale altamente specifica».

A Ruoti incontro operativo su collettori fognari, sorgente Tamburo e programmazione condivisa degli interventi

Acquedotto Lucano apre il confronto con i sindaci sulle criticità territoriali

Il Comitato di Direzio-

ne di Acquedotto Lucano si apre ai sindaci del territorio, segnando un passaggio significativo nel nuovo corso aziendale orientato all’open government e alla programmazione partecipata degli interventi. Su invito del direttore generale Luigi Cerciello Renna, ha preso parte ai lavori il sindaco di Ruoti, Franco Gentilesca, che ha partecipato direttamente alla riunione operativa del gruppo interno al gestore idrico. Al centro dell’incontro, l’analisi degli interventi già pianifi-

cati e la definizione delle attività da programmare sul territorio comunale di Ruoti. Particolare attenzione è stata dedicata ai collettori fognari delle località Quartolani e Caivano. Su questo fronte sono stati approfonditi gli interventi prioritari da attivare, con l’obiettivo di migliorare e potenziare il sistema di raccolta e allontanamento dei reflui. Sul versante dell’approvvigionamento idrico, è stata inoltre esaminata la situazione della sorgente ubicata nell’area di Tamburo, che attualmente non rientra nel-

le competenze del servizio idrico integrato regionale. L’iniziativa si inserisce nel percorso di rinnovamento gestionale avviato da Acquedotto Lucano, che punta a rafforzare il dialogo diretto con le amministrazioni comunali e con i territori. Attraverso questo nuovo approccio, il gestore idrico conferma la volontà di consolidare un modello operativo fondato su ascolto, confronto e programmazione congiunta, nella direzione di un servizio sempre più vicino alle esigenze delle comunità locali.

Zona Franca Energetica, Leone lancia la proposta in Commissione

Il petrolio deve diventare una leva concreta di sviluppo per la Basilicata. È questo il cuore della proposta rilanciata dal presidente della III Commissione consiliare permanente, Rocco Leone, al termine dell’audizione del direttore generale Michele Busciolano, durante la quale è stato affrontato il tema della Zona Franca Energetica in Basilicata. «Oggi in Commissione, nel corso dell’audizione del direttore generale Michele Busciolano, abbiamo lanciato la proposta di aprire una discussione seria sulla Zona Franca Energetica in Basilicata», ha dichiarato Leone, sottolineando la necessità di avviare un confronto politico e istituzionale ampio. Secondo il presidente della III Ccp, il tema deve essere affrontato in maniera trasversale, coinvolgendo tutte le forze politiche. «Con gli altri consiglieri abbiamo condiviso la necessità di affrontare il tema in modo trasversale, raccogliendo l’interesse dell’intera Commissione. Per troppo tempo royalties e compensazioni ambientali non si sono tradotte in vero sviluppo. La Zona Franca Energetica, invece, potrebbe rappresentare una svolta concreta per il tessuto produttivo lucano, favorendo investimenti, competitività e nuove opportunità occupazionali». L’obiettivo, ha spiegato Leone, è costruire una propo-

sta solida da sottoporre al Governo nazionale, pur nella consapevolezza delle difficoltà normative e istituzionali. «Come Consiglio regionale possiamo aprire un percorso politico e istituzionale serio. Non sarà semplice, perché esistono vincoli e ostacoli evidenti, nazionali ed europei, ma abbiamo il dovere di provarci. L’obiettivo è costruire una proposta forte da portare al Governo nazionale, affinché il petrolio diventi ancora di più una leva di crescita economica e sociale per la Basilicata». Leone ha quindi ringraziato Busciolano «per il contributo tecnico fornito alla discussione» e ha rilanciato la necessità di una posizione condivisa da tutta la rappresentanza istituzionale lucana. Al centro della riflessione anche l’ipotesi di un si-

stema di royalties regionali che possa affiancare quelle nazionali. «Serve una battaglia politica unitaria – ha proseguito – da sostenere anche a livello parlamentare. Prepareremo una proposta in Commissione. Si potrebbe immaginare anche un sistema di royalties regionali che affianchi quelle nazionali. Esistono studi sulla legislazione concorrente che aprono margini di riflessione. Se alcuni strumenti possono essere applicati sul fronte delle risorse idriche, bisogna capire perché non possano essere estesi anche al petrolio». Per il presidente della III Ccp, la Basilicata deve puntare a un riconoscimento più concreto del proprio contributo energetico. «Oggi la Basilicata riceve compensazioni ambientali e royalties nazionali, ma

non royalties dirette. Sarebbe una battaglia non semplice, ma seria e strategica, che potrebbe consentire persino di calmierare il costo dei carburanti, considerato che in Basilicata il prezzo alla pompa arriva a essere più alto rispetto alle regioni vicine». La proposta, nelle intenzioni di Leone, non rappresenta una richiesta di favore, ma il riconoscimento di un ruolo svolto dalla regione nell’interesse del Paese. «La Basilicata in questi anni ha sostenuto sacrifici enormi nell’interesse nazionale – ha concluso Leone – adesso è arrivato il momento che questo contributo venga riconosciuto concretamente. La Zona Franca Energetica non sarebbe un privilegio, ma un atto dovuto verso una regione che ha dato tanto al Paese».

Gli studenti delle scuole elementari e medie sperimentano la democrazia, presentano proposte per la città e dialogano con il sindaco Maglione

Tavoli tecnici nei distretti dell’ASP Basilicata per condividere con i sindaci la riorganizzazione della sanità di prossimità finanziata dal PNRR

Polese: «Il dialogo Regione-Comuni è la strada migliore per la sanità»

Proseguono gli incontri promossi dall’assessorato regionale alla Salute insieme al direttore generale dell’Azienda Sanitaria di Potenza, dedicati alla condivisione del piano di riforma dell’assistenza territoriale con i sindaci della provincia. Tra i partecipanti, il consigliere regionale e capogruppo di Orgoglio Lucano – Italia Viva, Mario Polese, ha sottolineato l’importanza di un metodo partecipativo per costruire una sanità più vicina ai cittadini. I tavoli di confronto hanno coinvolto i quattro distretti dell’ASP Basilicata –Vulture Alto Bradano, Val d’Agri-Marmo Platano Melandro, Potenza Alto Basento e LagonegresePollino – con l’obiettivo di illustrare il nuovo modello organizzativo della sanità di prossimità e raccogliere osservazioni direttamente dai territori.A margine degli incontri, Polese ha espresso una valutazione positiva sia sul metodo adottato sia sui contenuti del piano, evidenziando come il coinvolgimento preventivo delle amministrazioni comunali sia «un passaggio

indispensabile per accompagnare in modo efficace il percorso di riorganizzazione sanitaria».Secondo il consigliere regionale, la partecipazione diretta dei sindaci è fondamentale:

«La partecipazione diretta dei sindaci è fondamentale perché le nuove funzioni delle Case della Comunità, degli Ospedali di Comunità e delle Centrali Operative Territoriali incidono concretamente sulla vita delle comunità locali. Confrontarsi prima con chi amministra i terri-

tori significa calibrare meglio gli interventi previsti dal PNRR sulle reali esigenze dei cittadini, soprattutto nelle aree interne».Polese ha inoltre evidenziato «la grande capacità di ascolto, collaborazione e proposta dimostrata dai sindaci», sottolineando come il clima emerso ai tavoli sia stato molto diverso rispetto ad alcune premesse iniziali. «Ho riscontrato un atteggiamento estremamente responsabile e costruttivo da parte dei primi cittadi-

ni – ha aggiunto – con contributi concreti e osservazioni utili a migliorare il percorso di riforma nell’interesse esclusivo delle comunità locali».Tra le notizie più rassicuranti per le comunità locali, è emerso che tutte le sedi di continuità assistenziale –ovvero le guardie mediche attualmente operative –saranno mantenute. Polese ha poi precisato che la riforma dovrà procedere «attraverso un percorso graduale di integrazione e adattamento dei servizi,

senza strappi o riduzioni traumatiche dell’assistenza», con l’obiettivo di garantire stabilità e prossimità delle cure ai cittadini lucani.«Il dialogo costante tra Regione, direzione generale dell’ASP e amministrazioni comunali – conclude Polese – rappresenta la strada più corretta per costruire un modello sanitario sostenibile, equo e realmente vicino ai bisogni delle persone, tutelando il diritto alla salute in ogni area della Basilicata. Questo è un punto di partenza. Avremo ora a disposizione un mese di tempo per monitorare la fase di avvio e apportare sul campo i correttivi che si renderanno necessari. Anche sul Piano Sanitario Regionale sarà necessario procedere rapidamente al suo licenziamento quale strumento capace di fissare con chiarezza gli obiettivi di salute della Basilicata, consegnando alle aziende sanitarie un quadro organico di riferimento utile alla successiva redazione dei piani aziendali delle singole aziende sanitarie, mantenendo e tutelando i giusti equilibri assistenziali tra le diverse aree del territorio».

Sanità territoriale, in Regione confronto con la delegazione di Senise sulle criticità

Il Capo di Gabinetto della Regione Basilicata, Gianpiero Perri, su mandato del presidente Vito Bardi, ha incontrato una delegazione di cittadini di Senise guidata dal sindaco Eleonora Castronuovo. All’incontro hanno partecipato anche i consiglieri regionali Angelo Chiorazzo, Piero Marrese e Giovanni Vizziello. L’appuntamento segue il confronto avvenuto il giorno precedente tra il sindaco Castronuovo e l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico. L’incontro è stato organizzato per raccogliere direttamente istanze, criticità e proposte della comunità locale riguardo alla riorganizzazione della medicina del territorio.Durante il colloquio, Perri ha ribadito che la Regione sta operando nel rispetto dei precisi obblighi di legge nazionali, seguendo un crono-

programma definito per l’implementazione del nuovo modello di sanità territoriale lucana. Il piano si basa sulle direttive del Decreto Ministeriale numero 77 del 2022 ed è sostenuto da provvedimenti regionali approvati all’unanimità dal Consiglio: la Delibera di Giunta numero 948 del 2022 e la Delibera del Consiglio numero 506 del 2023.Il Capo di Gabinetto ha confermato la piena disponibilità del presidente Bardi al dialogo con i territori. Tutte le segnalazioni e proposte emerse durante l’incontro saranno trasmesse al governatore, che le valuterà insieme all’assessore Latronico e agli altri componenti della Giunta regionale. L’iniziativa sottolinea l’impegno della Regione nel costruire un modello di sanità territoriale più vicino ai cittadini, efficace e sostenibile.

Il Capo di Gabinetto conferma la piena disponibilità del presidente Bardi al dialogo e all’ascolto delle istanze dei territori

L’assessore lucano alla presentazione della Giornata del Sollievo: focus su dignità del

paziente e terapia del dolore

Cure palliative, Latronico a Roma: «Una sanità a vocazione umana»

L’assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr della Regione Basilicata, Cosimo Latronico, ha partecipato oggi a Roma alla presentazione ufficiale della XXV Giornata nazionale del Sollievo. L’evento istituzionale si è svolto nella sede della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in un momento di confronto tra Governo centrale e amministrazioni regionali sul tema del fine vita e della gestione della cronicità complessa. La Giornata nazionale, che culminerà domenica 31 maggio 2026, è promossa dal Ministero della Salute, dalla Conferenza delle Regioni e dalla Fondazione nazionale Gigi Ghirotti. L’obiettivo della manifestazione è diffondere la cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale, valorizzando il ruolo delle reti di cure palliative e il potenzia-

mento dei percorsi legati alla terapia del dolore. «La presenza attiva della Regione Basilicata a questo importante momento

di confronto nazionale –ha dichiarato l’assessore Cosimo Latronico a margine della conferenza romana – conferma il nostro

impegno prioritario verso una sanità a forte vocazione umana e di reale prossimità. Ringrazio tutte le figure professionali

del sistema sanitario lucano che da anni sono impegnate nella costruzione della rete di cure palliative della nostra regione». Il tema scelto per la venticinquesima Giornata nazionale del Sollievo è “Io mi prendo cura” e richiama l’impegno di medici, infermieri, psicologi, volontari e istituzioni nel garantire il sollievo fisico, psichico e sociale del paziente. Il messaggio proposto è quello di passare dalla sola guarigione all’azione globale del prendersi cura, specialmente quando la malattia entra in una fase terminale e non è più guaribile. «Prendersi cura delle persone – ha concluso Latronico – significa prima di tutto garantire la massima dignità della vita, offrire un supporto specialistico multidisciplinare di eccellenza e assicurare una vicinanza concreta, specialmente nelle aree più interne del territorio».

Il medico reumatologo nominato nella delegazione trattante e nel comitato zonale della specialistica ambulatoriale

Uil Fp, Carriero negli organismi dell’Asp Potenza

POTENZA. Si consolida e si completa ufficialmente il percorso di rappresentanza della Uil Fp Basilicata negli organismi istituzionali della specialistica ambulatoriale territoriale dell’Asp di Potenza. Con le deliberazioni adottate dall’Azienda sanitaria locale viene infatti confermato il dottor Antonio Carriero quale rappresentante della Uil negli organismi aziendali previsti dal vigente Accordo collettivo nazionale.Giovane medico specialista ambulatoriale in Reumatologia, il dottor Antonio Carriero viene indicato dal sindacato come una figura professionale apprezzata e stimata sia per le competenze cliniche e scientifiche maturate nel corso dell’attività professionale, sia per le qualità umane e relazionali dimostrate all’interno del sistema sanitario territoriale lucano.Secondo la Uil Fp Basilicata, nel corso degli anni Carriero si è distinto per equilibrio, capacità di ascolto, disponibilità al confronto e sensibilità verso le problematiche della medicina territoriale e della specialistica ambulatoriale. Caratteristiche che oggi, sottolinea il sindacato, ne fanno «una figura autorevole e credibile all’interno del panorama sanitario lucano».La delibe-

razione adottata il 20 maggio dall’Asp Basilicata conclude un percorso istituzionale e sindacale che conferma la presenza della Uil Fp sia nella Delegazione trattante aziendale prevista dall’articolo 14 dell’Accordo collettivo nazionale, sia nel Comitato zonale previsto dall’articolo 18 dello stesso accordo, nel rispetto dei criteri di rappresentatività sindacale fissati dalle rilevazioni ufficiali Sisac.Per la Uil Fp Basilicata, le decisioni adottate dall’Azienda sanitaria locale rappresentano «un importante segnale di correttezza amministrativa, trasparenza e rispetto del pluralismo sindacale», principi considerati fondamentali per garantire relazioni sindacali equilibrate e realmente rappresentative all’interno del sistema sanitario regionale.Il sindacato considera inoltre la presenza del dottor Carriero negli organismi aziendali «un elemento di grande valore per tutta la categoria», soprattutto in una fase storica particolarmente delicata per la specialistica ambulatoriale territoriale, chiamata ad affrontare importanti sfide sul piano organizzativo, professionale e contrattuale.Nell’ambito del Comitato zonale della specialistica ambu-

latoriale, il dottor Antonio Carriero sarà affiancato da un collega specialista ambulatoriale, in un lavoro condiviso finalizzato alla tutela dei professionisti convenzionati e al miglioramento dell’organizzazione sanitaria territoriale.Per quanto riguarda invece la Delegazione trattante aziendale, Carriero lavorerà insieme al dottor Raffaele Pisani, medico e componente della segreteria regionale Uil Fp Medi-

ci, figura sindacale indicata come punto di riferimento regionale nella tutela dei medici e dei professionisti della sanità.La Uil Fp Basilicata conferma infine la volontà di proseguire «con responsabilità, competenza e spirito costruttivo» il lavoro a sostegno della specialistica ambulatoriale, della tutela dei professionisti convenzionati e del rafforzamento della sanità territoriale pubblica in Basilicata.

Ieri pomeriggio, la cerimonia di consegna nella sala A del Palazzo Amministrativo; ben 37 le aziende che hanno aderito all'iniziativa

Lions Club Pretoria dona ecografo alla Pneumologia dell’Ospedale San Carlo

DI FR AN C ES CO M EN O NN A

Un regalo che costituisce una speranza, un connubio fra il terzo settore e la sanità che punta a rafforzare la propria presenza anche e soprattutto in termini di macchinari nel capoluogo di regione e in tutta la Basilicata. L'idea è venuta dal Lions International Potenza Pretoria che, ieri pomeriggio, nella sala A del Palazzo Amministrativo dell'Ospedale San Carlo di Potenza ha consegnato al direttore dell'Azienda Sanitaria potentina, Giuseppe Spera, un ecografo capace di dare forza e consistenza alle politiche interne della struttura e al reparto di pneumologia. Una giornata intensa, resa possibile dall'ausilio di 37 tra esercizi commerciali e aziende di vario genere che hanno deciso di dare una mano concreta al welfare lucano fornendo un contributo enorme in termini di assistenza sul territorio. Con il motto “Un respiro consapevole” è stato possibile donare l'ecografo all'Ospedale San Carlo che punta sempre di più a migliorare la propria assistenza ospedaliera nei vari ambiti territoriali e nelle varie branche sanitarie. La consegna dell'eco-

grafo è avvenuta alla presenza del direttore generale del San Carlo, Giuseppe Spera, del Presidente del Club Lions Potenza Pretoria, Alberto Scrocca, del Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, dell'Assessore alla Cultura del Comune di Potenza, Roberto Falotico, del Presidente del Consiglio Comunale di Potenza, Pierluigi Smaldone, del Censore distrettuale Pasquale Bruno, del direttore di Pneumologia dell'Ospedale San Carlo, Raimondo Battiloro. Ha moderato i lavori Massimo Maria Molinari, Presidente VIII Circoscrizione dei Lions. Una cerimonia solenne, scandita da interventi mirati legati appunto alla tutela del paziente e della salute in termini generali, quella fortemente voluta dal Lions Club Potenza Pretoria. Un vero e proprio punto di partenza questo per garantire nuove mission in termini di assistenza ospedaliera capaci di dare vigore e linfa alle azioni di carattere sanitario, quelle volute dai Lions Potenza Pretoria. Un pomeriggio bello, di grande impatto, capace di sviluppare grazie alla conoscenza della materia e allo sviluppo di nuovi interessi e sinergie quelle necessarie

forme di accortezza per i pazienti del San Carlo. A fare gli onori di casa ci ha pensato appunto il direttore sanitario, Giuseppe Spera che ha parlato della consegna del macchinario sottolineando quanto segue: «Certamente, è una collaborazione e un riconoscimento importante da parte di un’ associazione che ha un ruolo importante anche nella nostra regione e nella nostra città. È un’attenzione verso un reparto che sta lavorando bene in un’azienda che sta crescendo e che ci rincuora. Questi segnali, che vengono dalla cittadinanza attraverso le associazioni, sono fondamentali perché segnano che il percorso che stiamo facendo è il percorso giusto di vicinanza ai bisogni della gente e, quindi, attenzione al di là dell'oggetto, della tecnologia che viene regalata, che pure è importante ed è un incentivo a fare sempre meglio a dare sempre maggiori risposte». Dal canto suo, Alberto Scrocca, Presidente Lions Potenza Pretoria ha parlato di questo gesto, mettendo in luce chiari segnali di apertura alla sanità lucana in generale: «Oggi, c'è un momento molto particolare d'incontro fra il terzo settore, quello a cui appar-

teniamo noi e l'Ospedale, cioè gli enti pubblici. Noi ci incontriamo perché ci affianchiamo alle attività meritorie di questo ospedale per quanto riguarda l'aspetto della pneumologia, donando un ecografo al reparto di pneumologia. Noi siamo particolarmente grati all'ingegnere Spera perché è stato colui che ha accettato e sostenuto questa nostra iniziativa. In questo momento, noi avremo una sinergia: porteremo quelle che sono le nostre attività, la nostra forza, la nostra capacità di raccogliere e donare, affiancandola a quelle che sono le attività particolarmente intense e promozionali dell'Ospedale. Quindi, noi aiuteremo a valorizzare quello che già la popola-

zione conosce. La popolazione conosce il valore della pneumologia, conosce quello che mette a disposizione di tutta quanta la comunità potentina e della regione e noi, con l'aiuto e il soccorso di tanti che hanno partecipato donando la loro quota, regaleremo questo apparecchio. La dimostrazione del consenso che il popolo che la popolazione ha dato alla nostra iniziativa è qui. Ci sono ben 37 nomi di persone di aziende, di imprese chehanno ritenuto di voler sostenere questa attività. Siamo ben contenti di presentarla oggi alla comunità, alla comunità civile, della nostra società e ringraziamo nuovamente l'Ospedale San Carlo per averci ospitato».

Focus su disturbi neurocognitivi e malattie neurodegenerative; esperti a confronto su diagnosi, riabilitazione e nuove prospettive terapeutiche

A Bernalda il convegno Ecm promosso dai Padri Trinitari

Si terrà domani, con inizio alle ore 9:30, nella Domus dei Padri Trinitari di Bernalda, un convegno ECM dal titolo “Il Disturbo Neurocognitivo tra attualità e ricerca-Focus sulle malattie neurodegenerative: approcci farmacologici e non farmacologici”. Promossa dal Centro di Riabilitazione dei Padri Trinitari di Bernalda, l’iniziativa sarà una giornata di studio e aggiornamento multidisciplinare rivolta a operatori e professionisti e dedicata ai temi della prevenzione, diagnosi, presa in carico e riabilitazione nelle patologie neurodegenerative. A fare gli onori di casa nel corso dei saluti istituzionali, prima degli interventi di natura scientifica, il direttore del Centro, Vito Campanale, l’assessore alla Salute, alle Politiche per la persona e al Pnrr del-

la Regione Basilicata, Cosimo Latronico, la Garante regionale per le persone con disabilità della Regione Basilicata, Marika Padula ed esponenti delle istituzioni locali e della Sanità. Il convegno ricono-

scerà 6 crediti ECM e sarà destinato a numerose figure professionali, tra cui medici, psicologi, infermieri, fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali, biologi nutrizionisti, educatori. «Il con-

vegno, che ha visto il coinvolgimento di ordini professionali e istituzioni del territorio lucano - ha detto il direttore del Centro, Vito Campanale - rappresenta un’importante occasione di confronto tra professionisti della Salute sulle più recenti evidenze scientifiche e sugli approcci integrati nella gestione del disturbo neurocognitivo. Allo stesso tempo, conferma l’attenzione crescente verso i disturbi neurodegenerativi, oggi considerati una delle principali sfide sanitarie e sociali legate all’invecchiamento della popolazione. Temi come prevenzione, riabilitazione cognitiva, supporto ai caregiver e approcci multidisciplinari rappresentano infatti ambiti centrali nella ricerca contemporanea sulle demenze e sul decadimento cognitivo».

VENERDÌ

ANTE MANI IN CUCINA UN VULCANO DI ESPERIENZE

RIENZE

La cantante romana si esibirà il 30 maggio in piazza Mario Pagano con ingresso libero. Telesca e Falotico: «Un evento di grande valore per la città»

Noemi a Potenza per San Gerardo: il concerto chiuderà la festa patronale

Grinta, cuore e carattere. Sono queste le credenziali di Noemi, cantante italiana che sarà protagonista del concerto del 30 maggio in piazza Mario Pagano, nell’ambito dei solenni festeggiamenti di San Gerardo e dei Turchi, promossi dall’Amministrazione comunale di Potenza. Ieri mattina si è svolta la conferenza stampa di presentazione dell’evento, alla presenza del sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, e dell’assessore alla Cultura, Roberto Falotico. Noemi chiuderà di fatto la festa patronale, aprendo il suo tour estivo: un segnale importante per tutta la comunità potentina. L’ingresso sarà libero e aperto a tutti. Non è stato semplice raggiungere l’accordo con la nota artista: un risultato arrivato dopo dodici giorni di lavoro e reso possibile grazie all’impegno e al budget messo a disposizione dalla Regione Basilicata, che ha dato un contributo determinante per la presenza della cantante romana, nata il 25 gennaio 1982. Pseudonimo di Veronica Scopelliti, Noemi è diventata nota al grande pubblico nel 2009 dopo la partecipazione alla seconda edizione italiana di X Factor. Nel corso della sua carriera ha preso parte a otto edizioni del Festival di Sanremo e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui un Nastro d’Argento speciale per l’interpretazione del brano Domani è un altro giorno, oltre a candidature e premi ai World Music Awards, ai TRL Awards, all’Ogae e al Nastro d’Argento per la migliore canzone originale con Vuoto a perdere. L’arrivo di Noemi a Potenza rappresenta un volano per il capoluogo di regione e per il Comune, che grazie alla presenza della cantante capitolina punta a rafforzare immagine e visibilità della città in un contesto di ampio respiro. Fondamentale è stato il lavoro svolto anche dai funzionari del Comune di Potenza, impegnati fino a tarda ora per raggiungere un traguardo che consegna alla città e alla Festa di San Gerardo un’artista capace di dare lustro all’evento patronale grazie a talento, estro, clas-

se e determinazione sul palco. Da segnalare che Noemi, nel 2017, è entrata nel Guinness dei Primati nel giorno della Festa della Musica per il maggior numero di concerti eseguiti in dodici ore: ben nove. Grande appassionata di sport, è tifosa della Roma. In sostanza, si è trattato di un lavoro importante da parte dell’Amministrazione comunale e della Regione Basilicata, che ha permesso di raggiungere un risultato di grande rilievo. Felici, euforici e visibilmente emozionati nell’annuncio sia il sindaco Vincenzo Telesca sia l’assessore alla Cultura Roberto Falotico. L’intesa con la cantante è arrivata alle 12 in punto. Telesca ha parlato del concerto e della programmazione legata alla presenza di Noemi: «Un San Gerardo che merita tanto, una città che merita tanto, dei festeggiamenti che meritano tantissimo. Abbiamo voluto ringraziare la Regione per la disponibilità finanziaria che ci ha permesso di trovare velocemente un’artista di livello internazionale, che partirà proprio da Potenza con il suo tour estivo di concerti. Per noi è un onore vedere che un’artista internazionale parta proprio da Potenza e venga, da un lato, a chiudere i nostri festeggiamenti di San Gerardo: un onore per il nostro Santo, per la nostra città e per la nostra regione Basilicata. Ho detto più volte: eliminiamo questi campanilismi, cerchiamo di essere tutti lucani, partecipi dei tanti festeggiamenti che ci sono nella nostra regione e che ci permettono anche di apprezzare le bellezze presenti a Potenza, nella provincia di Potenza, a Matera e nella provincia di Matera. Cerchiamo di eliminarli, cerchiamo di essere tutti lucani e di condividere soprattutto momenti interessanti, piacevoli e di gioia come in questo caso».

L’assessore alla Cultura del Comune di Potenza, Roberto Falotico, ha parlato della trattativa non facile che ha permesso di portare in città la cantante romana: «Nelle ultime ore abbiamo chiuso la trattativa con i nostri uffici, perché abbiamo avuto la certezza delle risorse soltanto pochi giorni

fa. Si comprende anche che, con i vari produttori, queste iniziative e manifestazioni spesso si programmano molto tempo prima. Devo dire la verità: bisogna ringraziare chi produce questo concerto, 40 Concerti, perché ha osato insieme a noi ed è riuscito ad avere la disponibilità di questa artista internazionale, che credo tutti conoscano. Credo sia una delle vo-

ci più belle del panorama nazionale e internazionale che possiamo vantare come Italia: una voce graffiante, capace di emozionare, che canta con una poesia anche cantautorale. Questo ci mette nelle condizioni non di sperare, ma di avere la certezza che il tour estivo di Noemi, che sceglie di partire da Potenza e che la porterà in giro per l’Italia con tantissimi concerti, rap-

presenti per noi anche un modo per collegarci a un concetto di globalizzazione. Potenza vive in un contesto globale e credo che ospitare, a conclusione dei festeggiamenti del Maggio Potentino e del Santo Patrono, un evento di questo livello significhi farlo nel migliore modo possibile. È quello che ci auguriamo di fare anche negli anni a venire».

Foto a cura di A. Mattiacci

Era di Sarconi. Sposata e madre di tre figli, lavorava a Moliterno. Il Sindaco Rubino a Cronache esprime cordoglio alla famiglia

46enne perde la vita nello schianto dell’auto contro un albero a Moliterno

Un grave incidente stradale è costato la vita nella tarda mattina di ieri ad una donna 46enne di Sarconi, sulla strada statale 103 in territorio di Moliterno, in un tratto che conduce a Valico del Faggeto, dove si trova l’Oasi naturalistica, una strada fuori dal centro abitato e poco trafficata. La donna alla guida di una Fiat Panda, avrebbe perso il controllo del mezzo finendo contro un albero e poi fuori strada, per finire la corsa nel terreno adiacente alla carreggiata. Un impatto violentissimo che non le ha lasciato scampo.

Inutili i tentativi di rianimazione da parte del personale sanitario del 118 intervenuto sul posto con un’elimabulanza decollata dall’Ospedale San Carlo di Potenza. Nonostante la rapidità dei soccorsi, per la donna non c’è stato nulla da fare. La salma è stata portata presso il Cimitero moliternese.

La 46enne lavorava a Moliterno in una Cooperativa sociale, ma abitava a Sarconi dove era sposata ed era madre di tre

figli, uno in età scolare e due studenti universitari. Amata e stimata in entrambe le comunità. Gentile, sorridente, socievole.

Così la ricorda chi l’ha conosciuta. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri e una squadra dei Vigili del Fuoco per estrarre la donna dalle lamiere. Sull’asfalto non ci sarebbero segni di frenata, ma le forze dell’ordine stanno lavorando per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto. Saputo dell’incidente, si è immediatamente recato sul luogo anche il sindaco di Moliterno, Antonio Rubino, che ha espresso parole di vicinanza e cordoglio per il tragico evento: «Da parte dell’Amministrazione comunale -ha dichiarato a Cronache- esprimiamo cordoglio per quanto accaduto. Ci siamo recati sul posto dai familiari, ma ogni parola è superflua in questo momento. Possiamo portare solo la preghiera e la vicinanza alla famiglia travolta da questo tragico evento».

Il consigliere di San Fele di FdI Russo: «Chiudere la strada sarebbe un fallimento per la Provincia di Potenza»

Allarme viabilità nel Potentino:

la SP ex SS381 verso la chiusura

La Provincia di Potenza mette nero su bianco ciò che da anni cittadini e amministratori del territorio denunciano: la SP ex SS381 è ormai “al limite della percorribilità” e potrebbe addirittura essere chiusa al traffico. Una prospettiva che scuote le aree interne del Potentino e che riaccende lo scontro politico sulla gestione della viabilità provinciale. A sollevare nuovamente il

caso è Carmine Mario Russo, consigliere comunale di San Fele, segretario cittadino di Fratelli d’Italia e responsabile provinciale del Dipartimento Trasporti del partito, che nei giorni scorsi aveva inviato una PEC e diverse segnalazioni formali alla Provincia di Potenza denunciando le condizioni critiche dell’arteria. Secondo Russo, la risposta ricevuta dall’ente provinciale confermerebbe inte-

gralmente quanto denun- ciato negli ultimi anni. «È una comunicazione gravissima - afferma- perché certifica ufficialmente una situazione che denuncio dal 2023 attraverso PEC, articoli di giornale e richieste pubbliche».

Nel mirino del consigliere finiscono le condizioni della tratta San Fele-Bella e, più in generale, dell’intera infrastruttura provinciale: carreggiate deteriorate, cedimenti strutturali, rischi per autobus, studenti, lavoratori e mezzi pesanti, oltre alla mancanza di una programmazione definita per gli interventi di manutenzione e messa in sicurezza.

Russo punta il dito anche contro la gestione politica della Provincia di Potenza, guidata dal 2023 dal presidente Christian Giordano. «È incomprensibile - sostiene - che proprio chi amministra un territorio delle aree interne abbia consentito che si arrivasse a una situazione tanto delicata».

La nota della Provincia, secondo quanto riferito dal consigliere, parlerebbe di «centinaia di criticità dif-

fuse sulla rete», della necessità di «importanti interventi strutturali» e dell’insufficienza dei fondi disponibili. Viene inoltre ribadita la necessità dei semafori già installati lungo il tratto e si ipotizza perfino l’interdizione totale al traffico qualora non si individuino soluzioni immediate.Da qui l’interrogativo politico lanciato da Russo: «Cosa è stato fatto concretamente in questi anni?».

Per il consigliere di Fratelli d’Italia, infatti, il degrado infrastrutturale non nasce improvvisamente ma è il risultato di anni di interventi tampone e di assenza di una strategia complessiva per la viabilità delle aree interne.Particolarmente delicata anche la questione delle strade alternative. La SP219, indicata come possibile percorso sostitutivo in caso di chiusura della ex SS381, viene descritta da Russo come un’arteria già interessata quasi quotidianamente da incidenti e criticità.

«I percorsi alternativi sono realmente sicuri? Sono adeguati al traffico pesan-

te e ai mezzi pubblici? Sono stati effettuati monitoraggi strutturali?», chiede il consigliere. Il timore maggiore riguarda le conseguenze sociali ed economiche per il territorio: studenti costretti a lunghi spostamenti, lavoratori diretti nelle zone industriali, aziende agricole, autobus di linea e intere comunità già segnate da spopolamento e isolamento rischiano di subire ulteriori disagi.

«Chiudere una strada fondamentale non può diventare la soluzione più semplice - conclude Russoperché significherebbe certificare un fallimento amministrativo e infrastrutturale maturato nel tempo». Il consigliere annuncia infine che continuerà a chiedere accesso agli atti, verifiche tecniche e risposte ufficiali. E avverte: qualora si arrivasse alla chiusura della SP ex SS381 senza alternative immediate e sostenibili, sarà pronto a sostenere “ogni forma democratica, civile e legittima di protesta e mobilitazione” insieme ai cittadini del territorio.

E MA C AL

Dal 21 al 24 maggio un tour tra borghi, natura, Volo dell’Angelo ed enogastronomia per promuovere il territorio attraverso racconti digitali e reportage

Giornalisti e creator alla scoperta di Castelmezzano e Pietrapertosa

Le Dolomiti Lucane diventano per tre giorni il set naturale di un nuovo press e content creator tour dedicato alla scoperta di Castelmezzano e Pietrapertosa, due dei borghi più belli d’Italia, sempre più al centro dell’interesse di chi cerca autenticità, natura, attività all’aria aperta e buona cucina. L’iniziativa, in programma dal 21 al 24 maggio, è voluta dai due Comuni e dal Consorzio Volo dell’Angelo, con il coordinamento della giornalista e scrittrice Isa Grassano. Anche quest’anno arriveranno in Basilicata giornalisti, blogger e creator provenienti da diverse parti d’Italia, chiamati a raccontare il territorio attraverso articoli, reel, stories e contenuti social. Si tratta di un modo contemporaneo di promuovere una destinazione che punta sempre di più sul racconto esperienziale e sul passaparola digitale. Tra i partecipanti figurano i content creator Simone Scaiola e Sara Baldiserri di “Viaggio senza scalo”, Marco Romeo noto sui social come @marcusromeus, Simone Colombo, blogger di www.srake.it e ambassador dei Borghi più belli d’Italia, oltre ai giornalisti Roberto Iannuzzi Foti del settimanale Mio, Enzo Radunanza, direttore de La Gazzetta del Gusto, Luca Ferraiuolo di Economy Magazine, e Riccardo Galli di Qn Quotidiano nazionale. Il programma alternerà momenti adrenalinici e scoperta lenta dei luoghi: dalla slittovia di Castelmezzano al Volo dell’Angelo, passando per il Sentiero delle Sette Pietre, le fortezze, le chiese storiche e i vicoli in pietra dei due borghi. Prevista anche una tappa a Matera, patrimonio Unesco e Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, per sottolineare la volontà degli amministratori di fare rete in regione e valorizzare anche il patrimonio più conosciuto della Basilicata: i Sassi. Grande attenzione sarà dedicata anche all’enogastronomia locale, con degustazioni di piatti tipici lucani e prodotti del territorio nei ristoranti e

nelle trattorie dei due paesi. «Castelmezzano esiste davvero anche attraverso le immagini, i racconti e le emozioni condivise da chi lo vive in prima persona. Accogliere giornalisti e creator significa creare relazioni, amplificare la notorietà dei nostri paesi e mostrare al pubblico nazionale la bellezza autentica ma anche anticipare le

imminenti novità, come l’apertura del Museo delle Emigrazioni vincenti e le proiezioni notturne del “Respiro della luce”», dichiara il sindaco Nicola Valluzzi. «Pietrapertosa ha una storia antica, scorci che sorprendono e una comunità che crede nell’accoglienza. Queste nuove forme di comunicazione permettono di arrivare a

pubblici diversi e di raccontare ogni angolo in modo dinamico, diretto e contemporaneo. Sarà l’occasione per raccontare gli eventi e i nuovi progetti», aggiunge la sindaca di Pietrapertosa, Teresa Colucci. Non è la prima volta che i due Comuni costruiscono una sinergia comune per la valorizzazione turistica. L’iniziativa punta

a generare una promozione continuativa delle Dolomiti Lucane attraverso contenuti digitali, articoli e servizi destinati a circolare anche nei mesi successivi, rafforzando ulteriormente il posizionamento del territorio come meta ideale per una gita fuori porta, un fine settimana o un’intera settimana di vacanza.

I consiglieri di minoranza di Policoro

Piano generale traffico urbano, l’opposizione chiede confronto

POLICORO. Un incontro pubblico aperto alla cittadinanza sul nuovo Piano generale del traffico urbano del Comune di Policoro. A chiederlo sono i consiglieri comunali di minoranza Giuseppe Maiuri, Livia Lauria, Valentina Celsi, Gianluca Modarelli, Gianluca Marrese e Vincenzo Ligorio, che hanno formalmente sollecitato l’amministrazione comunale a convocare un confronto pubblico sul Pgtu recentemente pubblicato sul sito istituzionale dell’ente.

Il piano resterà consultabile fino al 29 maggio 2026, termine entro il quale cittadini, associazioni e portatori di interesse potranno presentare osservazioni. Il documento contiene scelte considerate strategiche per il futuro assetto urbano della città, con interventi che riguardano viabilità, sicurezza stradale, mobilità sostenibile, parcheggi e piste ciclabili.Secondo i consiglieri di opposizione, la semplice pubblicazione online degli atti non sarebbe sufficiente a garantire un reale coinvolgi-

mento della cittadinanza su un tema così complesso e destinato ad avere ricadute dirette sulla vita quotidiana della comunità.«La pubblicazione degli atti sul sito comunale costituisce un adempimento imposto dalla norma – dichiarano i consiglieri – ma riteniamo che, su un tema così importante e tecnico,

l’amministrazione debba compiere un’attività più significativa rispetto al mero obbligo formale previsto dalla legge. Uno strumento di tale complessità, destinato a incidere concretamente sulla vita della città, non può limitare il proprio percorso partecipativo alla sola consultazione online degli elabo-

rati, spesso di non immediata comprensione per la cittadinanza».

Da qui la richiesta di organizzare, prima della scadenza per la presentazione delle osservazioni, un incontro pubblico nella sala consiliare, aperto a cittadini, associazioni, commercianti, professionisti e categorie interessate.Per i

firmatari dell’iniziativa, un momento di confronto pubblico consentirebbe di rendere il Piano maggiormente comprensibile e accessibile anche ai non addetti ai lavori, favorendo un approfondimento sulle scelte previste e sulle possibili conseguenze per la città.«Garantire informazione, partecipazione e condivisione delle scelte –aggiungono i consiglieri –significa rafforzare il rapporto tra istituzioni e comunità, consentendo ai cittadini di conoscere pienamente contenuti e conseguenze delle decisioni che riguardano il futuro della città». L’obiettivo, spiegano ancora gli esponenti della minoranza, è favorire una partecipazione consapevole e raccogliere contributi, osservazioni e proposte migliorative da parte della comunità cittadina.I consiglieri auspicano ora che l’amministrazione comunale accolga la proposta, offrendo alla città «un’occasione concreta di partecipazione democratica e di piena conoscenza pubblica» su un tema ritenuto strategico per il futuro di Policoro.

A Casa Cava confronto pubblico su sviluppo, qualità della vita e nuovi scenari economici nel Mediterraneo

Confapi Matera: «Servono dati certi sul turismo»

MATERA. Turismo, infrastrutture, crisi geopolitiche e sostenibilità dello sviluppo locale. Sono stati questi i temi al centro del confronto pubblico promosso ieri mattina da Confapi Matera a Casa Cava, dove istituzioni, operatori del settore e stakeholder territoriali si sono confrontati sulle prospettive del turismo nel Mezzogiorno e nell’area mediterranea. Nel corso dell’incontro è emerso con forza il ruolo strategico dell’aeroporto di Bari, considerato un’infrastruttura decisiva per rafforzare i collegamenti internazionali verso Matera e la sua provincia. Ma il dibattito si è concentrato soprattutto sulla necessità di governare il fenomeno turistico attraverso strumenti di analisi più avanzati e dati attendibili.«È nostro compito analizzare per poi governare i processi economici e sociali legati al turismo, asset strategico per la nostra comunità. L’obiettivo è tradurre l’analisi degli scenari globali in strategie concrete per il territorio», ha dichiarato Francesco

Ruggieri, presidente della sezione Turismo e Cultura di Confapi Matera.Secondo quanto emerso durante il confronto, il turismo rappresenta ormai «la prima industria visibile di Matera», ma mancano ancora dati certi e realmente rappresentativi sugli effetti economici e sociali generati dal comparto. Non esistono infatti analisi complete sul numero e sulla qualità dei posti di lavoro creati, né sul reale contributo del turismo al prodotto interno lordo provinciale.Tra le questioni sollevate vi è anche quella legata alla distribuzione della ricchezza prodotta dal settore. Confapi evidenzia come non sia ancora chiaro quanta parte del valore economico resti effettivamente sul territorio e quanta invece finisca nelle piattaforme globali e nei circuiti esterni. Particolare attenzione è stata dedicata anche all’impatto del turismo sulla qualità della vita dei residenti e sull’identità della città. Il timore espresso durante il confronto è che i Sassi possano pro-

gressivamente trasformarsi in «un parco tematico a cielo aperto» perdendo il loro ruolo di luogo vissuto dalla comunità.Nel documento diffuso al termine dell’iniziativa, Confapi richiama gli esempi di città come Venezia, Barcellona e Dubrovnik, indicate come modelli negativi di sviluppo turistico non governato. «Matera ha ancora la possibilità di scegliere consapevolmente il proprio modello di sviluppo. Ma quella finestra non resterà aperta per sem-

pre», sottolineano Sante Lomurno, presidente della sezione Unimatica di Confapi Matera, e Francesco Ruggieri.Da qui la richiesta di costruire un osservatorio sul turismo realmente condiviso, capace di coinvolgere imprese, residenti e categorie economiche. Per Confapi, uno strumento che escluda il mondo produttivo e la comunità locale rischierebbe di trasformarsi «in un’occasione mancata» per il territorio materano.

Sante Lomurno e Francesco Ruggieri

Un percorso storico che parte dalla colonia penale e arriva alla creazione di un paese con una forte identità

Marconia, il Museo della Memoria è rimasto soltanto nelle intenzioni

D I V IN C E N ZO M AI DA

Marconia nacque nel 1938 come colonia confinaria fascista e il suo nome è legato all’inventore della radio Guglielmo Marconi. Tant’è che la sua piazza principale si chiama piazza Elettra, in onore della figlia dello scienziato italiano. Alcuni anni addietro, a Pisticci, il 25 aprile alcune strade sono state dedicate ai militanti antifascisti che negli anni ’30 soggiornarono nella colonia penale di Marconia. Per alcuni, era un primo passo verso la creazione di un museo della memoria. Avere ricordo del passato e cercarne le testimonianze è sempre un’ottima cosa, a patto che non vi siano esagerazioni e mistificazioni e si rispetti la verità storica. Parlare, infatti, nel caso di Marconia, di campo di concentramento, che nel linguaggio comune è spesso assimilato a campo di sterminio, è non solo esagerato, ma totalmente falso. Conoscendo il tradizionale senso di ospitalità della nostra gente, è facile immaginare che non vi furono episodi di tortura o maltrattamenti e le stesse foto degli internati sorridenti, sono eloquenti te-

stimonianze delle condizioni nelle quali vissero i circa 1700 internati che transitarono dalla colonia penale. Tant’è che qualcuno decise, alla fine della guerra, di mettere definitivamente radici nel territorio pisticcese. Per quanto sia sempre deplorevole la repressione di ogni dissenso, in qualsiasi forma esso avvenga, la storia ha conosciuto ben altri orrori. A tal proposito, giova ricordare che la sistematica eliminazione dei prigionieri nei campi di concentramento fu “inaugurata” nelle guerra di secessione americana da ambedue le parti in conflitto; la stessa cosa fecero gli inglesi nella guerra boera e quindi la Germania Nazista con i campi di sterminio, e l’Unione Sovietica con l’internamento in Siberia dei dissidenti anticomunisti, su questi ultimi campi di concentramento. Sulle condizioni disumane che i comunisti riservarono alla dissidenza è fiorita una vasta e nota letteratura. I primi ad utilizzare le colonie penali furono gli inglesi che inviarono nel XVIII secolo circa 50 mila condannati nel nord america, più precisamente nella provincia della Georgia e, dopo la Guerra di Indipendenza

Americana, utilizzarono come colonia penale l’Australia. Sidney nacque, infatti, da un gruppo di internati; la Francia utilizzò invece la Gujana francese. I piemontesi, negli anni dell’Unità d’Italia i dissidenti che non vollero piegarsi all’esercito sabaudo, circa 20.000, li internò a Fenestrelle, in una fortezza tra le montagne torinesi. Tra loro, alcuni giovani lucani appena ventenni, morirono di freddo e fame. Le vittime si aggiunsero alle oltre 5000 condanne a morte eseguite contro i dissidenti, molti dei quali passarono alla storia come briganti. Nelle colonie penali, in genere, la prigionia era molto dura: erano previste punizioni fisiche e molti prigionieri morivano per denutrizione e per malattie non curate. Le colonie venivano localizzate in luoghi inospitali. A Marconia non si ha notizia di episodi disumani. Un esempio di colonia penale agricola, come quella di Marconia, fu istituita nella metà dell’800 a Castiadas, in provincia di Cagliari. Il duplice obiettivo era di far scontare la pena ai detenuti per i delitti commessi e, nello stesso tempo, bonificare una zona malsana e paludosa. Nel 1877, ebbe inizio la

della Colonia Penale: dalle capanne in legno si passò ad edifici di pregevole fattura. Vennero realizzate la casa della direzione e le abitazioni degli impiegati e dei militari, successivamente il pronto soccorso, la farmacia, l’ospedale, la stazione telefonica e la centrale elettrica. Altri fabbricati sparsi sul territorio servivano ai reclusi nelle loro attività agro-pastorali. Quella Colonia Penale cessò di esistere soltanto nel 1952. Camilla Ravera, tra le fondatrici del Partito comunista italiano, passò soltanto dalla colonia penale di Marconia, soggiornò a Montalbano Jonico e poi a San Giorgio Lucano. Da quello che ri-

feriscono i più anziani, non se la passò affatto male. Riverita dai paesani, veniva accompagnata in calesse nelle vicine spiagge joniche a prendere il sole. Nei gulag, i confinati vivevano in condizioni sicuramente diverse. Il fascismo, pur nella esecrabilità della forma dittatoriale e della soppressione del dissenso, come hanno riconosciuto autori e storici anche di sinistra, nelle temperie dello scontro ideologico del ‘900, rivelò anche verso i dissidenti un volto più umano di altre nazioni e di altri regimi, in primo luogo di quelli comunisti. Una casa museo sarebbe auspicabile a Marconia, purchè rispetti la verità storica.

L’autore ci invita a interrogarci su quanto sia cambiato, o rimasto uguale, il modo in cui parliamo di libertà, corpo ed educazione sessuale

Paterno,

Laino presenta “Che cosa pensano le ragazze di oggi?”

Sessant'anni fa, un'inchiesta delle studentesse e degli studenti del liceo Parini di Milano scosse l'Italia, affrontando temi come il sesso, l'amore e la contraccezione. Oggi, il giornalista lucano Gianmichele Laino ripercorre la storia di quel processo che continua a parlare, rivelando una scomoda verità: sull'educazione sessuale nelle scuole italiane siamo ancora fermi al secolo scorso. Nel 1966, la rivista “La Zanzara” pubblicò un'inchiesta dal titolo "Che cosa pensano le ragazze di oggi?", che scatenò un'ondata di proteste e un processo senza precedenti. I tre responsabili della rivista, minorenni, furono convocati in procura e sottoposti a interrogatori e perquisizioni corporali. La vicenda divenne nazionale, con intellettuali e politici che firmarono un appello di

protesta. Il processo fu seguito dalla stampa internazionale e divenne un momento cruciale nella storia dell'emancipazione femminile e della libertà d'espressione in Italia.Oggi, Laino riapre il caso della Zanzara, intrecciando documenti e testimonianze, per riportarlo nel nostro presente. Attraverso le parole delle studentesse e degli studenti di oggi, l'autore ci invita a interrogarci su quanto sia cambiato, o rimasto uguale, il modo in cui parliamo di libertà, corpo e educazione sessuale.La Zanzara non appartiene solo al passato: continua a ronzare nelle scuole, e in ogni generazione che chiede di essere ascoltata. Appuntamento domani, alle ore 18.00, a Paterno, alla presenza dell’autore, della Sindaca Tania Gioia, e della dott.ssa Antonia Giano, presidente UNITRE del Comune lucano.

costruzione

Il

Presidente del Consiglio e della CRLM: «Raccontano la Basilicata con voce nuova e autentica»

«Lucani nel mondo, un legame che attraversa generazioni»

«L

a Basilicata è una regione che il mondo ha imparato a conoscere anche attraverso chi l’ha portata con sé» dichiara Marcello Pittella, Presidente del Consiglio regionale della Basilicata e della Commissione Regionale dei Lucani nel Mondo, in occasione della “Giornata dei Lucani nel Mondo” che si celebra il 22 maggio. «Nel tempo - continua Pittella - i lucani si sono resi protagonisti di pagine importanti della storia, dell’economia, della cultura dei Paesi che li hanno accolti. Una storia che non si è chiusa con le generazioni che sono partite: si è trasmessa, si è trasformata, ha trovato nuove forme di legame che non avremmo saputo immaginare».

«In questi due anni di lavoro con la Commissione Regionale dei Lucani nel Mondo - aggiunge il Presidente - abbiamo avuto modo

di constatare che i lucani nel mondo hanno riconosciuto nel Consiglio regionale il principale interlocutore con cui costruire progetti, alimentare un dialogo autentico e rafforzare un'appartenenza che la distanza non ha mai davvero scalfito. Gli incontri tenuti in Italia e all’estero, i lavori svolti in Consiglio, il confronto costante con le Associazioni e i rappresentanti della diaspora hanno riannodato una rete che oggi è più solida e più consapevole del proprio ruolo, soprattutto tra le giovani generazioni».

«Sono giovani cresciuti in altri Paesi e in altre lingue, che oggi riconoscono nella Basilicata la propria origine e il proprio orizzonte. La cercano nel ritorno alle radici che alimenta un turismo in forte crescita, la raccontano con i linguaggi digitali con una voce nuova e autentica. Sono lucani ovunque, e ovunque sono lucani. Ed è

questa la testimonianza più eloquente di ciò che la Basilicata rappresenta oggi nel mondo».

«Il Consiglio regionale e la Commissione continueranno a lavorare perché questo legame si tradu-

ca in opportunità concrete, in progetti condivisi, in una presenza istituzionale che sappia corrispondere alle aspettative di una comunità che cresce e si rinnova» conclude Pittella.

Nel giorno della festa dei Lucani nel Mondo, il presidente della Federazione in Svizzera attacca le istituzioni regionali

«Ci avete tolto la dignità come persone e come popolo lucano nel mondo». È un atto d’accusa duro e diretto quello che Giuseppe Ticchio, presidente della Federazione Lucana in Svizzera, lancia alle istituzioni lucane in occasione della 27ª Giornata dei Lucani nel Mondo, celebrata ogni anno il 22 maggio. Una data che dovrebbe essere dedicata all’orgoglio e alla celebrazione delle comunità lucane sparse per il mondo, ma che quest’anno si trasforma in un’occasione per denunciare quello che Ticchio definisce «uno scempio istituzionale». Secondo il presidente della Federazione, il rapporto tra la Regione Basilicata e i lucani all’estero sarebbe ormai ridotto ai minimi termini, con una Commissione Regionale dei Lucani nel Mondo (CRLM) che, a suo dire, ha perso completamente la sua funzione originaria. «Dal 2014, con l’arrivo alla Presidenza della Regione di Marcello Pittella, tutto è andato a scemare, fino a trasformare la CRLM in un deserto», afferma Ticchio, che non risparmia critiche all’attuale classe dirigente lucana.

Ticchio ripercorre le tappe salienti della sto-

Ticchio: «La Basilicata ha smantellato i rapporti con le comunità all’estero»

ria della Giornata dei Lucani nel Mondo, istituita con la Legge Regionale 10 del 6 aprile 1999, un anno dopo la storica visita in Svizzera dell’allora presidente Raffaele Dinardo e del presidente della Commissione Regionale dei Lucani all’Estero, Rocco Curcio. «Quella visita fu un momento di grande entusiasmo e confronto costruttivo. Fu l’inizio di un percorso che portò alla creazione di leggi fondamentali per il sostegno ai lucani all’estero, come la L.R. 16 del 3 maggio 2002, approvata sotto la presidenza di Filippo Bubbico», ricorda Ticchio.

Ma oggi, a distanza di quasi tre decenni, quel clima di collaborazione sembra un lontano ricordo. «Le istituzioni regionali ci hanno abbandonato. La parola “spopolamento” non esisteva nei calendari di allora, mentre oggi sembra che si faccia a gara per alimentarlo», denuncia Ticchio, sottolineando come il malessere delle comunità lucane all’estero sia specchio di una regione che, a suo dire, «è allo sbando».

Ticchio punta il dito contro quella che definisce una politica di “saluti di facciata” da parte delle istituzioni lucane. «Forse oggi qualcuno si ricorderà di esporre la bandiera della Basilicata fuori dagli uffici pubblici o di inviare un messaggio di circostanza, ma sarà un gesto astratto e lontano dalla realtà», afferma con amarezza.

Il presidente della Federazione Lucana in Svizzera denuncia anche il mancato finanziamento delle associazioni lucane all’estero, nonostante i fondi previsti nelle leggi finanziarie del 2024 e del 2025. «Sulla carta c’erano i contributi per le attività delle associazioni e delle federazioni iscritte all’albo regionale, ma di quei fondi non è arrivato nulla. E lo stes-

so accadrà per il 2026», dichiara Ticchio. Al centro delle critiche di Ticchio c’è la nuova legge regionale L.R. 11/2025, che avrebbe, secondo lui, aggravato ulteriormente la situazione. «Non è una legge per i lucani nel mondo, ma una legge cucita su misura per l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale», accusa.

Tra i punti più controversi della nuova normativa, Ticchio evidenzia la riorganizzazione dell’Esecutivo della CRLM, ora formato da cinque consiglieri regionali anziché dai rappresentanti dei lucani all’estero. «Hanno eliminato il Forum dei Giovani, tagliato la figura del rappresentante delle Federazioni e persino chiuso gli Sportelli Basilicata presso le Federazioni, che erano un servizio fondamentale per le nostre comunità», spiega. Ticchio critica anche l’introduzione del limite di mandato per i membri della CRLM, definendolo «una norma inconcepibile per chi, come noi, presta volontariamente servizio alle nostre comunità». E aggiunge: «Se questo vincolo fosse applicato ai politici regionali o nazionali, molti di loro sarebbero già fuori dalle istituzioni».

Ticchio conclude il suo intervento con un appello alle istituzioni regionali e all’ANCI Basilicata affinché si assumano le proprie responsabilità. «Con la vostra politica attuale ci avete tolto la dignità come persone e come popolo lucano nel mondo. Avete smantellato l’unica industria attiva mai fallita nella nostra regione: quella delle rimesse e del sostegno dei lucani all’estero», afferma. E lancia un monito: «Se non ci saranno cambiamenti concreti, il prossimo anno, invece di festeggiare la Giornata dei Lucani nel Mondo, ne certificheremo il funerale».

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri

Appunti di realtà 22 maggio La decisione che non aspetta

DI FABRIZIO QUARATINO

Non è mai un evento a cambiare la direzione delle cose. È una soglia invisibile, superata senza accorgersene, in cui ciò che era solo rimandato smette di essere neutro e inizia a pesare come realtà non compiuta. All’inizio non si nota nulla. Tutto continua a sembrare disponibile, aperto, perfino reversibile. Ma sotto la superficie, qualcosa ha già smesso di restare fermo. E la realtà, quando smette di essere disponibile alla sospensione, non lo annuncia: lo dimostra. Ci sono momenti in cui la vita non cambia tono, cambia silenzio. Non diventa più dura, né più complicata. Diventa semplicemente meno disponibile a restare sospesa. E questa differenza, all’inizio, quasi non si nota. Come quando sei in una stanza e qualcuno smette di parlare: non te ne

accorgi subito, ma dopo qualche secondo inizi a sentire che qualcosa è cambiato. Un insegnamento antico suggerisce che ciò che non si trasforma nella pratica si trasforma in peso nella coscienza. Non per punizione, ma per naturale conseguenza. E il peso più sottile non è quello del dolore. È quello delle cose non decise. Perché il dolore almeno è onesto: indica una direzione. L’indecisione, invece, si presenta come libertà, ma spesso è solo una forma raffinata di evitamento. Si resta così in una zona che all’apparenza sembra aperta, ma in realtà è solo non definita. E tutto ciò che non è definito, lentamente, smette di evolvere. Non perché manchi il sentimento. Ma perché manca il gesto che lo ren- de reale. È un po’ come quando rimandi per giorni una telefonata importante: ogni giorno pensi “oggi la

faccio”, ma intanto il peso non diminuisce. Cambia solo forma. E alla fine scopri che non era la telefonata a essere difficile. Era il rinvio a consumare energia. C’è una forma di prudenza che viene spesso scambiata per maturità. Ma osservata da vicino è solo una sospensione che ha imparato a parlare bene di sé stessa. Non dice “non scelgo”. Dice “sto ancora valutando”. E nel frattempo, però, tutto resta fermo. Come quando guardi un messaggio sul telefono, lo apri, lo richiudi, lo rileggi, e poi lo lasci lì. Non è silenzio. È qualcosa che resta in attesa senza diventare mai risposta. E ciò che resta fermo, anche se sembra stabile, inizia a perdere intensità. Non di colpo. In modo quasi impercettibile. Come se la realtà smettesse lentamente di rispondere con la stessa vivacità di prima. A quel punto non serve più aggiungere pensieri. Serve togliere ambiguità. Perché la chiarezza non è mai un

concetto. È un atto che separa ciò che continua da ciò che si è già esaurito. E ogni atto di questo tipo ha una caratteristica precisa: non permette più di restare neutrali. Non perché obblighi. Ma perché rivela. E ciò che viene rivelato, raramente può essere ignorato come prima. C’è un momento in cui si capisce che non è più questione di capire meglio. È questione di smettere di proteggere ciò che non sta più crescendo. E questa è la soglia che molti attraversano senza accorgersene: quando si continua a chiamare “aperto” ciò che,

in realtà, è solo rimasto in sospeso troppo a lungo. Ma la sospensione non è neutra. Ha una direzione silenziosa. E quella direzione, col tempo, diventa inevitabile. Non serve forzare nulla. Non serve accelerare nulla. Serve solo riconoscere quando la vita ha già iniziato a chiedere una risposta, anche se la domanda non è stata formulata ad alta voce. E da quel punto in poi, tutto diventa semplice e difficile allo stesso tempo. Semplice, perché è chiaro. Difficile, perché non si può più far finta che non lo sia.

L’Istituto Comprensivo Rapolla-Barile premiato per i progetti dedicati all’ulivo, alla pace e all’identità del territorio lucano

Rapolla protagonista a “Olio in Cattedra”: conquista il primo posto nazionale

La Basilicata si distingue nell’edizione 2025/2026 di “Olio in Cattedra”, il progetto educativo promosso dall’Associazione nazionale Città dell’Olio, conquistando risultati di rilievo nel concorso nazionale dedicato alle scuole. In particolare, emerge la qualità dei lavori presentati dagli istituti lucani e la profondità dei percorsi educativi sviluppati attorno al valore dell’olio EVO, dell’ulivo e del legame con il territorio. Nella categoria BimbOil Junior, l’Istituto Comprensivo RapollaBarile di Rapolla, in provincia di Potenza, ha conquistato il primo posto con la classe 2 A, grazie all’elaborato “La voce dell’ulivo: un ponte tra passato e presente”. La giuria ha premiato il progetto per la capacità di mettere al centro l’albero di ulivo come protagonista del racconto educativo, trasformandolo in un simbolo vivo di memoria e identità. Lo stesso istituto ha ottenuto anche una menzione speciale nella categoria BimbOil con il progetto “Un filo d’olio, un filo di pace”, realizzato dalle classi 5 A e 5 C. Il riconoscimento è stato assegnato per la forza espressiva dei messaggi di fratellanza veicolati attraverso poesie e filastrocche e per il valore simbolico dell’iniziativa, culminata nella piantumazione di un ulivo alla presenza delle istituzioni locali, con il sindaco di Rapolla Biagio Cristofaro e il presidente delle Città dell’Olio Michele Sonnessa. I risultati ottenuti dalla Basilicata si inseriscono in un’edizione di “Olio in Cattedra” che ha coinvolto 4.563 alunni, 250 classi, 76 scuole e oltre 80 Comuni italiani, sul tema “Olio EVO messaggero di Pa-

ce”. Numeri che confermano la capacità del progetto di trasformare la cultura dell’olio in uno strumento educativo diffuso, capace di generare consapevolezza e cittadinanza attiva. La Basilicata emerge così come una delle realtà più significative del panorama nazionale, grazie alla capacità delle scuole di interpretare in modo originale il legame tra olivo, territorio e comunità. «Da lucano, questo risultato ha per me un valore particolarmente profondo – ha dichiarato il presidente delle Città dell’Olio, Michele Sonnessa –. Vedere le scuole della mia città protagoniste a livello nazionale in un progetto come Olio in Cattedra significa riconoscere la forza educativa di una comunità che sa partire dalle proprie radici per parlare al Paese. Rapolla, con i suoi studenti, i suoi insegnanti e le istituzioni locali, dimostra che anche dai piccoli territori possono arrivare messaggi grandi, capaci di unire cultura, identità e futuro». Sonnessa ha poi evidenziato il valore del tema scelto per questa edizione: «Attraverso l’olivo e l’olio EVO i ragazzi hanno saputo raccontare memoria, fratellanza, dialogo e appartenenza, trasformando un simbolo antico della nostra terra in un linguaggio universale. La piantumazione dell’ulivo a Rapolla ha reso questo messaggio ancora più concreto, trasformandolo in un impegno verso la comunità e le nuove generazioni». Grande soddisfazione è stata espressa anche dal coordinatore regionale delle Città dell’Olio della Basilicata, Pasquale Dimatteo: «Questi riconoscimenti rappresentano un segnale forte della qualità del lavoro svolto dalle

nostre scuole e della sensibilità educativa del territorio lucano. È un risultato che premia l’impegno quotidiano di studenti, docenti e comunità locali e rafforza il ruolo della nostra regione nella rete nazionale delle Città dell’Olio». “Olio in Cattedra” è realizzato con il patrocinio del Masaf, del Mase, di Renisa, Renaia, Unaprol-Coldiretti e Fondazione Evoo School. La premiazione gode del patrocinio di Roma Capitale ed è sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento europeo.

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Cronache del 22 maggio 2026 by Cronache - Issuu