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Cronache del 22 giugno 2026

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«Avevo bisogno di sano orgoglio nazionale»

SINISGALLI, GLI ATTI DEL FALLIMENTO

L’EDITORIALE

Il nodo resta il Libano. Sono finalmente partiti ieri gli storici negoziati di Buergenstock, in Svizzera, tra USA e Iran, ai quali partecipano anche i mediatori di Pakistan e Qatar. Le aspettative sono altissime e vengono alimentate dal vicepresidente americano JD Vance, che si è spinto ad affermare di essere pronto a "trasformare il nostro rapporto (...)

■ continua a pag 3 Gallo

CONVENTION INAUGURALE Da Ripacandida è partito il biennio di eventi per valorizzare le eccellenze dell’area

INCIDENTI STRADALI

Weekend di sangue sulle strade italiane, Salvini: «Troppi ragazzi perdono ancora la vita, in settimana un vertice sulla sicurezza»

■ Manco a pag 5 CRONACA

A Rionero, raggirano anziana con la truffa del finto carabinieri: 2 arrestati, a Matera attività di controllo della Squadra Mobile

■ Servizi alle pag 21 e 23

LA SOLIDARIETÀ

La vicinanza di Bardi e Quarto alla premier: «L’Italia ha una voce autorevole, i risultati parlano più delle battute»

■ Servizio a pag 11

IL RICONOSCIMENTO

Le Souvenir d’un Bon

QUA NDO LA FERMEZZA DIVENTA UNA SC ELTA DI CI VILTÀ
Errichetti a pag 4
Positano a pag 9
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA
La vignetta di Mario Bochicchio

Italia e Mondo

Partiti i negoziati a Bürgenstock ma la vera questione è fino a che punto la tregua può reggere senza una soluzione nel sud del Paese dei cedri

Usa-Iran, il nodo resta il Libano

DI A L ES S A N DR O S AN S O N I

Il nodo resta il Libano. Sono finalmente partiti ieri gli storici negoziati di Bürgenstock, in Svizzera, tra USA e Iran, ai quali partecipano anche i mediatori di Pakistan e Qatar. Le aspettative sono altissime e vengono alimentate dal vicepresidente americano JD Vance, che si è spinto ad affermare di essere pronto a «trasformare il nostro rapporto con il popolo dell'Iran», se la leadership di Teheran sarà disposta a «smettere di promuovere l'instabilità a livello regionale e mettere fine alle sue ambizioni nucleari nel lungo termine». Propositi impegnativi, giustificati dal fatto che il numero 2 della Casa Bianca ha deciso di giocarsi gran parte delle proprie chance di correre per la presidenza nel 2028 proprio sull’esito di questa trattativa, ma che non devono essere affatto piaciuti in Israele, se il presidente Isaac Herzog in persona, solitamente morigerato, ha ritenuto di dover mettere in chiaro, in un’intervista a Fox News, che il memorandum d’intesa solleva a Gerusalemme «preoccupazioni legittime».

Tralasciando le intemerate esternazioni che anche ieri Trump ha ritenuto opportuno rilasciare e che hanno indotto la delegazione iraniana ad abbandonare dopo appena 80 minuti i colloqui in segno di protesta, la vera domanda è fino a che punto la tregua può reggere e cosa potrebbe indurre Teheran a chiudere nuovamente lo Stretto di Hormuz, attraversato ieri, secondo il segretario all'Energia USA, Chris Wright, da 67 navi.

La sensazione è che Ghalibaf e la delegazione iraniana possano tollerare il persistere della presenza israeliana nel sud del Libano e il prolungarsi degli scontri con i miliziani di Hezbollah, ma non potrebbero accettare la ripresa dei bombardamenti su Beirut e nuove offensive massicce dell’Idf. Il protrarsi di un conflitto a

bassa intensità ostacolerebbe la chiusura di un accordo definitivo tra Washington e Teheran e frusterebbe le ambizioni di Vance, ma consentirebbe di cristallizzare il cessate il fuoco e la riapertura di Hormuz (magari concedendo all’Iran lo sblocco di qualche asset finanziario all’estero e lo sgravio di qualche sanzione). Ovviamente la situazione rimarrebbe precaria e pronta a deflagrare, ma potrebbe andare avanti anche oltre i 60 giorni stabiliti dal memorandum per consentire lo svolgersi dei negoziati.

Il problema è che anche un obiettivo così modesto richiede da parte di Trump la capacità di tenere a bada Netanyahu. Più facile a dirsi che a farsi, come dimostra il recente passato, tanto che il presidente USA ieri ha pensato bene di ribaltare il problema sugli Ayatollah, intimandogli di «fermare i propri proxy».

Meno tattica e più interessante (quanto meno perché apre nuovi possibili scenari), l’ipotesi avanzata da Trump, intervistato da Fox News, di dare mandato al presidente siriano Ahmed al-Sharaa, meglio noto col suo nome di battaglia jihadista Abū Muḥammad al-Jawlānī, di attaccare Hezbollah. Un’idea pericolosissima, in grado di generare ulteriori conflitti e che farebbe precipitare il Medio Oriente ancora più nel caos. Eppure la minaccia trumpiana ci fornisce l’occasione per allargare lo sguardo ed osservare come la situazione nell’area sia in costante evoluzione. Il notevole indebolimento subito negli ultimi due anni dall’Iran e dai suoi alleati della Mezzaluna Sciita (di cui un tempo faceva parte anche la Siria guidata da Assad), ha creato dei vuoti di potere, colmati da altre potenze regionali. Israele, ad esempio, non solo ha allargato il proprio spazio strategico, proiettando il suo raggio d’azione militare a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e nella Siria meridionale, ma ha anche costruito un

sistema di alleanze, di cui oggi fanno parte, oltre ad amici storici come i curdi, anche i drusi siriani e, soprattutto, gli Emirati Arabi. L’obiettivo sarebbe costruire una relazione speciale con l’India, per dare sostanza al progetto della Via del Cotone (o corridoio IMEC), di cui ogni tanto si torna a parlare anche in Italia. A fare concorrenza a questa coalizione “filoisraeliana”, c’è quella a guida turca, di cui fanno parte a pieno titolo il Qatar e il Pakistan, ovvero i due paesi che più di ogni altro - con il supporto silenzioso, ma decisivo della Cina - si sono impegnati a costruire il percorso negoziale che ha portato ai colloqui di Bürgenstock.

Nel mezzo la sempre altalenante Arabia Saudita, che si barcamena tra i suoi vicini e le due superpotenze (Washington e Pechino) senza assumere decisioni definitive, ma che ieri ha firmato una nota congiunta proprio con Qatar e Pakistan e con l’Egitto (suo storico alleato), in cui i ministri degli esteri dei quattro paesi hanno espresso il proprio apprezzamento verso il Memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran, definendolo «un passo costruttivo verso la de-escalation e la fine di un conflitto che minaccia la stabilità regionale e globale». La dichiarazione è stata lanciata al termine di una riunione tenutasi al Cairo, la quarta tenuta dal gruppo autono-

minatosi R4, i cui sviluppi andranno seguiti attentamente.

In una fase come questa in cui si discute seriamente di individuare corridoi alternativi all’ormai non più sicuro Stretto di Hormuz per trasportare gas, petrolio e materie prime varie dal Golfo Persico verso gli acquirenti mediterranei ed europei e che inevitabilmente dovranno concretizzarsi in infrastrutture terrestri, la concorrenza tra queste due nascenti coalizioni potrebbe segnare il futuro della regione. Proprio per questo risulta tanto più malizioso (e inquietante) l’invito di Trump a uno storico sodale di Erdogan (e di bin Salman) a sciogliere l’inestricabile nodo libanese.

A 50 anni dal terremoto che devastò il Friuli, la premier rende omaggio alle Penne Nere e consegna un'onorificenza al presidente dell'Ana

Meloni a sorpresa al raduno degli Alpini: «Avevo bisogno di sano orgoglio nazionale»

DI VITO ERRICHETTI

Una visita non in programma, annunciata all'ultimo momento e accolta da un autentico bagno di folla. Giorgia Meloni è arrivata ieri mattina a Gemona del Friuli per partecipare alla giornata conclusiva del Raduno del 3° Raggruppamento Alpini del Triveneto, in un'edizione che quest'anno assume un peso simbolico particolare: ricorre infatti il 50° anniversario del terremoto che il 6 maggio 1976 devastò il Friuli, causando centinaia di vittime.

UN ARRIVO

A SORPRESA

A svelare il "fuori programma" è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, friulano, che dal palco ha annunciato l'arrivo della presidente del Consiglio in volo da Ciampino: «Ho il piacere e l'onore di annunciare che sta decollando da Ciampino la presidente Meloni, per rendere omaggio ancora una volta agli alpini». Poco dopo la premier ha raggiunto la cittadina friulana, dove si stava celebrando la terza e ultima giornata della manifestazione organizzata dall'Associazione Nazionale Alpini.Appena scesa, Meloni ha percorso a piedi un tratto della sfilata fino al palco delle autorità, salutando la folla assiepata ai lati della strada. Tra applausi e cori di "Brava Giorgia" e "Continua così", la presidente del Consiglio

si è poi fermata davanti al labaro nazionale dell'Ana — decorato con 26 medaglie d'oro — chinando il capo in segno di rispetto, e ha reso omaggio anche al gonfalone della città.

L'ONORIFICENZA

A SEBASTIANO FAVERO

Il momento istituzionale più significativo della visita è stata la consegna, nelle mani del presidente nazionale dell'Ana Sebastiano Favero, dell'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica. «Sono venuta anche per consegnare questo straordinario e meritatissimo riconoscimento al presidente dell'Associazione Nazionale Alpini per il lavoro che fa ogni giorno, ma chiaramente è un riconoscimento a tutte le nostre Penne Nere», ha spiegato Meloni. «AVEVO BISOGNO DI UN PO' DI SANO ORGOGLIO NAZIONALE»

Intervistata sul posto, la premier ha raccontato il senso della trasferta lampo con parole che sono già diventate il titolo della giornata: «Non era tanto che ero passata da queste parti, ma ero passata per un'altra ragione. Ho pensato che fosse doveroso. Diciamo che avevo bisogno di un po' di sano orgoglio nazionale e, se non si trova qui, non so dove altro si potrebbe trovare». E ancora, rilasciando una dichiarazione ai cronisti presenti: «Non sono riuscita ad andare a Genova quindi pen-

so che valesse la pena venire qui per dire grazie. Grazie per i valori e grazie per un lavoro preziosissimo anche durante le nostre Olimpiadi e per il lavoro che fanno da volontari costantemente. Sono una certezza e per le istituzioni avere questo genere di certezze fa assolutamente la differenza». La presidente del Consiglio ha quindi voluto ringraziare il Corpo degli Alpini anche per l'impegno mostrato «durante le nostre Olimpiadi e non solamente durante le Olimpiadi», riferendosi al lavoro costante svolto dai volontari dell'Ana sul territorio, dalle emergenze alla protezione civile. Dopo la cerimonia, Meloni è scesa nuovamente dal palco delle autorità e ha rifatto un tratto del corteo insieme, tra gli altri, al ministro Ciriani, prima di salire in auto e ripartire da Gemona

poco prima di mezzogiorno: una visita lampo, durata in tutto poco più di un'ora.

UN ANNIVERSARIO CARICO DI MEMORIA

Al di là della cronaca politica, il cuore della giornata resta legato alla memoria del terremoto del Friuli. Il sisma di magnitudo 6.4 che il 6 maggio 1976 colpì la regione provocò quasi mille vittime e oltre 3.000 feriti, devastando interi centri abitati. Il Raduno del 3° Raggruppamento Alpini del Triveneto di quest'anno è stato dedicato proprio al ricordo di quella tragedia e alla straordinaria opera di ricostruzione che ne seguì, diventata negli anni un modello di rinascita post-disastro riconosciuto a livello nazionale. Non è un caso che la giornata conclusiva si sia apertura con l'arrivo alla stazione di

Gemona del treno storico degli Alpini, e che per Meloni si sia trattato della seconda visita alla città friulana in poche settimane, dopo quella del 6 maggio scorso per le celebrazioni ufficiali del cinquantenario.Alla manifestazione erano presenti anche numerosi esponenti delle istituzioni locali e della politica, tra cui il senatore della Lega Marco Dreosto, l'eurodeputata Anna Maria Cisint e le assessore regionali Barbara Zilli e Cristina Amirante, in rappresentanza del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Il programma della giornata prevedeva inoltre il passaggio della "Stecca" dalla sezione Ana di Gemona a quella di Treviso, sede del prossimo raduno, e si è chiuso nel pomeriggio con la cerimonia dell'ammainabandiera.

Il ministro: «Vedo ancora troppi monopattini». Associazione vittime incidenti stradali: «Il nuovo codice della Strada non basta»

Salvini: «Troppi ragazzi perdono la vita, in settimana un vertice sulla sicurezza»

D I L UCIA S TEFANIA M ANCO

«Sono ancora troppi i ragazzi che non tornano a casa, in settimana voglio fare una riunione sulla sicurezza stradale. Non mi arrendo, andrò nei licei», così, ieri, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, in visita al gazebo per le primarie della Lega milanese per la scelta del candidato sindaco. L’annuncio è arrivato a distanza di poche ore dalla notizia del drammatico incidente di Senago, nel Milanese, in cui all’alba un’automobile con nove ragazzi a bordo è precipitata in un canale, provocando tre morti e sei feriti. Arrestato per omicidio stradale plurimo e aggravato il diciottenne alla guida del veicolo in stato di ebrezza. Il tema degli incidenti stradali che

coinvolgono giovani in Italia è tornato al centro dell’attenzione. A lanciare l’allarme anche l’Associazione vittime incidenti stradali. Il suo presidente, l’avvocato Musicco, evidenziando le ventotto vittime, di cui 11 giovanissime, registrate nel weekeend appena trascorso, ha proposto “l’educazione obbligatoria nelle scuole”.

“Il nuovo Codice della Strada, come avevamo detto, non basta a fermare la strage”, ha detto Musicco, sollecitando un “rafforzamento delle attività di prevenzione e controllo”. L’associazione ha chiesto “un’intensificazione delle verifiche su velocità, guida in stato d’ebrezza e assunzione di sostanze stupefacenti, soprattutto nei fine settimana”. Anche il ministro Salvini ha rimarcato la necessità di avviare un dialogo con liceali e neo-

patentati. Sotto tiro ci sono, però, soprattutto i monopattini. “Chiaro che non è una questione di codice della strada - ha rimarcato il ministro - ma io vedo ancora ad esempio in giro per Milano troppi monopattini in due, contromano e senza casco. Mi piacerebbe che i sindaci e la Polizia locale dessero un occhio perché si muore anche in monopattino e in bicicletta”. A Benevento, due settimane fa, intervenendo da remoto all’apertura dei lavori della due giorni sulla Sicurezza stradale organizzata da Piarc, Anas e Aiscat aveva anche parlato della necessità “dell’assicurazione obbligatoria anche per i monopattini”. Per il ministro il nuovo Codice della Strada ha avuto il merito di “una diminuzione del numero di morti, cento in meno lo scorso anno”. Dopo la sua entra-

ta in vigore, nel dicembre 2024, il bilancio degli incidenti stradali e del numero dei morti ha registrato una flessione. Nei primi sei mesi del 2025, secondo il rapporto AciIstat, hanno perso la vita su strada 1310 persone, ri-

spetto alle 1406 dell’anno precedente (un calo del 6,8 per cento). Non c’è ancora una data sull’annunciato vertice sulla Sicurezza. Tuttavia, Salvini ha fatto sapere di aver già sentito il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Quando la fermezza diventa una scelta di civiltà: al G7 di Evian rimesso

al centro il principio di unità

Meloni, Trump e il filo teso sul futuro dell’Occidente

D I GI AN FR A NC O BL AS I

Dietro le formule prudenti della diplomazia si nascondono spesso i passaggi più importanti della po- litica internazionale. È probabilmente questo il caso del colloquio avvenuto, in Francia ad Evian a margine del G7, tra Giorgia Meloni e Donald Trump. Un confronto definito dalle fonti italiane "utile", nel quale non si sarebbe discusso di singole questioni – Iran, Ucraina o dazi – ma di qualcosa di ancora più decisivo: la necessità di confermare il principio dell'unità dell'Occidente. E Meloni lo avrebbe fatto mantenendo un tono colloquiale ma fermo, educato ma intenso e, in alcuni passaggi, preoccupato. L’unità dell’Occidente può sembrare una formula astratta. Non lo è affatto.

europeista e atlantica costruita nel dopoguerra. Una tradizione che in Italia ha avuto in Alcide De Gasperi il suo interprete più autorevole.

Fu De Gasperi a comprendere che l'Italia, uscita distrutta dalla guerra, avrebbe potuto ritrovare sicurezza, sviluppo e libertà soltanto all'interno di una comunità occidentale fondata sulla democrazia rappresentativa, sul pluralismo politico e sull'economia di mercato. Non era una scelta di schieramento contingente, ma una vera opzione di civiltà.

In un tempo nel quale le guerre tornano a segnare la geografia del mondo, le autocrazie sfidano apertamente le democrazie liberali e persino il legame tra Europa e Stati Uniti appare meno scontato di un tempo, parlare di unità dell'Occidente significa affrontare la questione strategica fondamentale del nostro tempo.

Da questo punto di vista la posizione assunta da Giorgia Meloni merita attenzione. Non tanto perché espressione di un governo di centrodestra, ma perché richiama una tradizione politica che affonda le proprie radici nella cultura

Anche per questo la fermezza mostrata dalla presidente del Consiglio nei confronti di alcune esternazioni di Trump assume un significato che va oltre le simpatie personali o le appartenenze ideologiche. L'alleanza atlantica non può essere ridotta a un rapporto tra leader. È un sistema di valori, interessi e responsabilità condivise che ha garantito per decenni stabilità all'Europa e all'intero mondo occidentale.

In questa prospettiva torna attuale anche una lezione spesso dimenticata di Henry Kissinger. Il grande stratega americano sapeva bene che la forza dell'Occidente non risiedeva soltanto nella superiorità militare o economica, ma nella capacità di mantenere coesa una comunità di nazioni libere. La diplomazia, per Kissinger, non era l'arte dell'improvvisazione, ma la costruzione paziente di equilibri capaci di evitare che le divisioni

interne diventassero un vantaggio per gli avversari. Oggi questo principio appare più attuale che mai. La Russia di Putin, la Cina di XiJinping e le numerose potenze revisioniste che contestano l'ordine internazionale osservano con attenzione ogni frattura che si apre all'interno del campo occidentale. Ecco perché ha ragione Giorgia Meloni: l'uni- tà non è uno slogan. È una necessità strategica.

La stessa tradizione anticomunista e liberal-democratica che ha caratterizzato la migliore cultura politica italiana del Novecento aveva compreso una verità semplice: la libertà non si difende da sola. Ha bisogno di istituzioni solide, di alleanze affidabili e di classi dirigenti capaci di guardare

oltre il consenso immediato. Se davvero nel colloquio del G7 Meloni e Trump hanno rimesso al centro il tema dell'unità dell'Occidente, allora siamo davanti a qualcosa di più importante di una semplice ricucitura diplomatica. Siamo di fronte alla riaffermazione di un principio che attraversa la storia europea dal secondo dopoguerra fino ai nostri giorni: le democrazie possono discutere, dividersi e persino scontrarsi, ma non possono permettersi di smarrire la consapevolezza di appartenere alla stessa comunità di destino. È questa, in fondo, la lezione di De Gasperi. È questa la cifra internazionale della Meloni. Ed è questa la sfida che oggi interpella tanto Washington quanto Roma, Londra e Bruxelles.

C R O N A C H E D A L F U T U R O

C R O N A C H E D A L F U T U R O

Intervista alla Dottoressa Costanza Galante sull’impatto dell’intelligenza artificiale nei processi cognitivi e formativi

«Finché

sapremo dubitare, resteremo più grandi di qualunque algoritmo»

Questa volta devono parlare altri, la Dottoressa Costanza Galante. Psicologa della comunicazione e del marketing, da anni lavora nel solco tra le scienze umane e le tecnologie digitali, si occupa di cyberbullismo e di promozione di un uso più consapevole della rete. Insomma ha tutto ciò che fa al caso nostro.

Dottoressa, vorrei partire dalla domanda forse più immediata, ma anche più difficile: l’intelligenza artificiale rischia di sostituire il pensiero? In altre parole, se sempre più spesso deleghiamo all’AI la ricerca di informazioni, la scrittura, la sintesi e perfino l’elaborazione di idee, cosa accade alla nostra capacità critica e al cosiddetto senso comune?

«A mio avviso la domanda non è se l’intelligenza artificiale sostituirà il pensiero umano, ma se saremo in grado di restarne i protagonisti. La vera sfida è governare questi strumenti con consapevolezza e intenzionalità, senza delegare loro le capacità di pensare criticamente, dubitare, scegliere e attribuire significato all’esperienza, che sono alla base della nostra autonomia, della nostra identità e della nostra umanità.

L’Intelligenza Artificiale sta facendo qualcosa di profondo: entra nei processi con cui costruiamo conoscenza, prendiamo decisioni e diamo senso alla realtà che ci circonda.

Ma ogni opportunità porta con sé una responsabilità.

Quando rinunciamo a porci domande rischiamo di utilizzare la tecnologia in modo passivo, delegando non soltanto un compito, ma una parte del processo attraverso cui sviluppiamo consapevolezza.

L’AI può amplificare le nostre capacità, ma non può sostituire il significato che attribuiamo alle esperienze».

Mi ha particolarmente colpito una tua affermazione che ho ascoltato ad un tuo convegno: l’AI non conosce la verità. Ritengo che sia illuminante per identificare esattamente su cosa noi tutti dobbiamo insistere. Per questo ti chiedo, cosa ti fa pensare che “gli umani” (utilizzo questo termine tanto caro

a mia figlia e agli sceneggiatori di Hollywood) invece colgano la verità?

«Più precisamente credo che gli umani abbiano un “superpotere” che l’intelligenza artificiale non possiede: la capacità di interrogarsi sulla verità e di ricercarla continuamente.

L’AI elabora enormi quantità di dati e genera risposte sulla base di correlazioni statistiche e probabilità, ma non ha consapevolezza di ciò che afferma, non fa esperienza del mondo, non si assume la responsabilità delle proprie conclusioni.

Gli umani, invece, costruiscono la nostra conoscenza attraverso un processo molto più complesso: imparano dall’esperienza e dal confronto con gli altri, commettono errori, si pongono dubbi e spesso vivono delle contraddizioni lungo il percorso.

Io considero “la palestra del dubbio” uno strumento imprescindibile per sviluppare flessibilità cognitiva, allenando il pen- siero critico. È il dubbio che ci spinge a fare domande e a mettere in discussione convinzioni che davamo per scontate.

L’adolescenza è una fase delicata, in cui si costruiscono iden-

tità, autostima, senso di sé e rapporto con gli altri. In questo percorso oggi si innesta anche l’intelligenza artificiale: dai chatbot agli algoritmi dei social, fino agli strumenti che producono testi, immagini e contenuti personalizzati. Secondo te, in che modo l’AI può influenzare la costruzione dell’identità di un adolescente?

Può aiutarlo a conoscersi meglio oppure rischia di orientarne gusti, desideri e percezione di sé?

«L’adolescenza è il periodo della vita in cui ci si interroga su se stessi, su chi siamo e cosa vogliamo diventare: un viaggio esplorativo costellato di scoperte, conflitti, contraddizioni. Oggi questa ricerca è diventata più complessa. I ragazzi non sono impegnati soltanto nella costruzione della propria identità nel mondo reale, ma anche nella costruzione di una identità digitale, esposta e continuamente sottoposta allo sguardo e al giudizio degli altri.

Per questo credo che il tema non sia proteggere i giovani dalla tecnologia, ma accompagnarli nello sviluppo di una consapevolezza critica. Aiutarli a comprende-

re che ciò che vedono online non coincide sempre con la realtà, che il valore di una persona non può essere misurato da un algoritmo e che la costruzione dell'identità richiede tempo, esperienza, relazioni autentiche e possibilità di essere imperfetti». Secondo te, quale nuovo equilibrio dovrebbe costruirsi tra scuola, intelligenza artificiale, studenti e professori «Credo che la scuola abbia oggi una grande opportunità: trasformare una sfida tecnologica in un'occasione educativa. Per molto tempo il valore dell’apprendimento è stato associato soprattutto alla memorizzazione delle informazioni. Oggi le informazioni sono accessibili a tutti in pochi secondi. Diventa quindi ancora più importante insegnare a comprenderle, interpretarle e valutarle.

L’AI non dovrebbe sostituire né il docente né lo studente. Dovrebbe diventare uno strumento da integrare in un percorso fondato su alcuni principi chiave: pensiero critico, responsabilità, etica, creatività e cittadinanza digitale.

Gli studenti devono imparare a formulare domande migliori, a verificare le risposte ricevute e a riconoscere limiti e bias degli algoritmi. I docenti devono essere accompagnati nella formazione e nell’utilizzo pedagogico di questi strumenti.

L’obiettivo non è creare studenti capaci di usare l’AI. L’obiettivo è formare persone capaci di pensare criticamente anche quando l’AI è disponibile».

Costanza, ti ringrazio davvero per questo confronto, forse il punto è: l’AI può accompagnarci, velocizzare alcuni processi, offrirci risposte e aprire possibilità nuove, ma non può sostituire la meraviglia di farci domande, di dubitare, di scegliere e di costruire significati.

E allora, mentre lasciamo ai giovani il compito più difficile, quello di crescere in un mondo in cui reale e digitale si intrecciano sempre di più, a noi adulti resta una responsabilità altrettanto grande: non limitarci a controllare gli strumenti, ma imparare a comprenderli insieme a loro. “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.”

LUNEDÌ

ANTE MANI IN CUCINA

Cronache Lucane

Dalla relazione della scuola ai referti sanitari, fino al ricorso al Tribunale per i Minorenni: il fascicolo disegna una crisi che interroga le istituzioni e le responsabilità educative

Il caso dello studente autistico: allarmi ignorati, atti e la frattura della tutela

Ci sono vicende che non si raccontano con la voce della polemica, ma con quella dei documenti. Ed in questo caso i documenti giunti in nostro possesso sono tanti, convergenti e pesanti. Ci sono referti neuropsichiatrici, una relazione scolastica, atti della Procura per i Minorenni e provvedimenti del Tribunale che compongono il quadro di un minore con una “grave disregolazione emotivocomportamentale”, seguito da docenti di sostegno scolastico ed a cui è stata offerta assistenza dedicata ma arrivato comunque ad una progressiva rottura della normale tenuta educativa. Il fascicolo racconta un percorso che non sembra essersi consumato in un solo giorno, ma fa emergere situazioni perduranti nel tempo. La scuola parla di aggressioni, minacce, lanci di oggetti, episodi gestiti con l’intervento del 118 e perfino delle forze dell’ordine. La documentazione clinica, invece, descrive un quadro compatibile con “disturbo da disregolazione dell’umore dirompente”, “disturbo oppositivo-provocatorio” e possibile evoluzione verso disturbo della condotta. In mezzo, c’è il dato più delicato: la diagnosi non è una suggestione, ma un elemento già fissato negli atti sanitari: un ragazzo con QI nel-

la media e quindi con una criticità che riguarda la regolazione del comportamento e non già le capacità cognitive.La domanda che questo caso impone è brutale nella sua semplicità: chi ha protetto davvero quel ragazzo e chi ha protetto davvero la scuola? Perché dagli atti emerge che gli strumenti formali c’erano: sostegno didattico, assistenza all’autonomia, incontri con la famiglia, GLO, relazioni continue tra scuola e servizi. Eppure, la macchina non ha retto e la situazione è degenerata fino alla sospensione dalla frequenza e al ricorso della Procura che chiede un progetto con finalità rieducativa e riparativa sotto il controllo dei servizi sociali.

Ciò che però non quadra, tra le tante cose, è perché la dirigente dell’istituto comprensivo ‘Sinisgalli’ Giovanna Gallo, in un disperato tentativo di sostituirsi evidentemente a medici specialisti, in una nota a nome del consiglio di classe, chiede alla Procura di “disporre il collocamento per il minore in una comunità educativa e terapeutica”. Punto poi ripreso dalla stessa Procura nell’indicare le richieste e le segnalazioni della scuola con i successivi atti indirizzati al Tribunale dei minorenni. E’ proprio qui che sta il cuore dell’inchiesta. Non solo la gravità dei comportamenti descritti, ma la sensazione che

il sistema abbia reagito male e non abbia retto alla gestione della cosa. I sanitari, già nel 2024, indicavano la necessità di un intervento psico-educativo intensivo, di approfondimenti clinici e di una presa in carico più strutturata. La Procura, nel 2026, rileva una situazione di disfunzione psicologica personale e richiama la necessità di contenere impulsività e oppositività con un progetto mirato.

Nel mezzo, ci sono i verbali scolastici che descrivono un contesto sempre più fragile in cui il conflitto non sarebbe più solo disciplinare ma di sicurezza.La posizione della dirigente scolastica, per come emerge dai documenti, si colloca dentro questa escalation: l’istituto non sembra aver taciuto, ma aver formalizzato a più riprese la criticità, segnalando un quadro che travalica la normale gestione didattica. Ed è proprio qui che si apre la questione

delle responsabilità istituzionali: quando una scuola documenta, la sanità certifica, la Procura interviene e la tensione resta alta, allora non basta più l’ordinaria amministrazione ma serve una risposta coordinata, tempestiva, visibile. Il punto più delicato riguarda proprio questo: la scuola nel suo complesso, la dirigente e il consiglio di classe emergono come soggetti che hanno messo agli atti la criticità lasciando però oggi una domanda senza risposta: perché il presidio istituzionale non si è trasformato in una presa in carico davvero efficace? Ci auguriamo che arrivi una risposta perché questa situazione potrebbe essere simile a tante altre che finiscono per far puntare l’indice contro una scuola che appare poco educante ed inclusiva ma gravemente inappropriata alla gestione di problematiche altrove gestibili rispettando la dignità di un minore.

Giovanna Gallo

«I risultati ottenuti parlano molto più di qualsiasi battuta e sono la migliore risposta a ogni tentativo di sminuire il Paese»

Bardi e Quarto scudo solidale per Meloni dopo Trump: «L’Italia ha voce autorevole»

«Le parole pronunciate da Donald Trump nei confronti di Giorgia Meloni non rendono giustizia al ruolo che il presidente del Consiglio italiano svolge oggi sulla scena internazionale. La realtà dei fatti racconta infatti un Paese che, grazie all'azione del Governo Meloni, ha recuperato credibilità, autorevolezza e capacità di incidere nei principali processi decisionali europei e internazionali». A dichiararlo è Piergiorgio Quarto, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Basilicata. «Giorgia Meloni sta guidando l'Italia in una fase particolarmente complessa, caratterizzata da crisi geopolitiche, tensioni economiche e scenari internazionali in continua evoluzione. In questo contesto ha dimostrato equilibrio, determinazione e una forte capacità di difendere gli interessi nazionali, ottenen-

do risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che vengono riconosciuti ben oltre i confini italiani. Per questo appaiono fuori luogo ricostruzioni che tendono a ridimensionarne il ruolo o a rappresentare in modo distorto la sua presenza nei consessi internazionali. Basta osservare il lavoro svolto in questi anni per comprendere come Giorgia Meloni sia oggi una delle figure politiche più autorevoli del panorama europeo e internazionale. L'Italia è tornata ad avere una voce ascoltata e rispettata e questo rappresenta un patrimonio che appartiene all'intera Nazione. Fratelli d’Italia continuerà a sostenere con convinzione il presidente Meloni e l'azione del Governo. Chi rappresenta l'Italia merita rispetto, soprattutto quando opera quotidianamente per rafforzarne il prestigio, difenderne gli interessi e

consolidarne il ruolo nel mondo. I risultati ottenuti parlano molto più di qualsiasi battuta e sono la migliore risposta a ogni tentativo di sminuire il lavoro svolto per il Paese». Anche il governatore lucano, Vito Bardi, esprime solidarietà a Giorgia Meloni: «Di fronte a uscite fuori luogo e interventi che non

tengono conto della realtà, è doveroso fare quadrato attorno alle nostre istituzioni e a chi le rappresenta con dignità». «Giorgia Meloni - prosegue Bardista guidando l’Italia con una determinazione, una serietà e una credibilità internazionale che fanno guadagnare rispetto al nostro Paese ogni giorno di

più. Il suo impegno nel difendere gli interessi nazionali, unito a una postura coerente nello scenario globale è sotto gli occhi di tutti. I leader stranieri, anche quando rappresentano alleati storici e cruciali, dovrebbero ricordare che il rispetto reciproco è la base fondamentale di ogni rapporto diplomatico».

POTENZA Un importante momento di incontro operativo con gli Enti locali per approfondire le nuove opportunità di sostegno finanziario

Regione, Anci e CDP a confronto: nuove risorse per la sostenibilità e l’efficienza energetica

Coniugare la sostenibilità ambientale con l’ottimizzazione della spesa pubblica attraverso l'uso intelligente delle risor- se comunitarie. È questo l’obiettivo dell’evento istituzionale ‘Basilicata Green: nuove risorse finanziarie del PR Fesr Basilicata 2021 - 2027 per la sostenibilità verde’, promosso dalla Regione Basilicata in stretta collaborazione con Anci Basilicata e Cassa Depositi e Prestiti. L’incontro si svolgerà mercoledì 24 giugno 2026, a partire dalle ore 10 e 30, presso la Sala Inguscio della Regione Basilicata. È un im-

portante momento di confronto operativo con gli Enti locali per approfondire le nuove opportunità di sostegno finanziario pianificate dalla Regione. Le misure sono destinate ad accelerare la transizione verde del territorio, incidendo in modo strutturale sulla riduzione della spesa energetica delle amministrazioni pubbliche grazie all'efficienza energetica e all'uso di fonti rinnovabili. A guidare i lavori sarà l’assessore all'Ambiente e alla Transizione Energetica della Regione Basilicata, Laura Mongiello, che aprirà la sessione dei saluti isti-

tuzionali insieme al presidente Anci Basilicata, Gerardo Larocca, e al responsabile Gestione Fondi, Strumenti Finanziari e Garanzie Pubblica amministrazione di CDP, Tommaso Savi. L’attenzione specifica della giornata sarà riservata al primo Avviso di prossima pubblicazione regionale dedicato all’efficientamento energetico della pubblica illuminazione. Nel corso dell'incontro verranno illustrati nel dettaglio gli strumenti finanziari a supporto della Pubblica amministrazione con gli interventi di Rosalia Smaldone (dirigente Ufficio Energia della Regione Basilicata), Marco Rocchi e Antonietta Malatesta (referenti della Pubblica amministrazione per CDP). Inoltre, per agevolare il compito amministrativo e tecnico dei Comuni, verrà presentato il nuovo Webgis Catasto Pubblica illuminazione e i relativi servizi di supporto dedicati all'Avviso, a cura di Anna Maria Grippo (Ufficio amministrazione digitale della Regione) e dei referenti del Centro Servizi Territoriali del CapCoe. Le conclusioni saranno affidate ad Alfonso Morvillo, Direttore Programmazione Finanziaria e Gestione Risorse Strumentali e Finanziarie della Regione Basilicata. L’iniziativa è strettamente rivolta a sindaci, assessori Comunali, presidenti di Provincia, rappresentanti degli uffici tecnici e finanziari delle amministrazioni locali, nonché agli Ordini professionali interessati.

Rosa

«Le FAQ del Ministero delle Imprese e del Made in Italy danno certezza normativa»

«Finalmente tutelato il grande valore dell’artigianato lucano»

POTENZA Le FAQ pubblicate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla nuova disciplina che regola l’utilizzo del termine “artigianale” rappresentano un passaggio importante per garantire certezza normativa, tutela dei consumatori e riconoscimento del lavoro delle imprese artigiane.

È quanto sottolinea Rosa Gentile, dirigente nazionale e regionale di Confartigianato, commentando i chiarimenti ministeriali relativi all’applicazione della legge n. 34 del 2026 che riserva l’utilizzo delle denominazioni “artigiano”, “artigiana”, “artigianale” e delle espressioni equivalenti esclusivamente alle imprese iscritte all’Albo delle imprese artigiane.

«Accogliamo con favore le indicazioni fornite dal Ministero perché contribuiscono a chiarire il perimetro della norma e a superare dubbi interpretativi che per anni hanno alimentato equivoci e forme di con-

correnza sleale. Viene finalmente affermato un principio semplice ma fondamentale: l’artigianalità non è uno slogan pubblicitario, ma una precisa qualifica giuridica e imprenditoriale che comporta responsabilità, requisiti e un patrimonio di competenze riconosciuto dalla legge». Per Gentile la nuova disciplina rappresenta una conquista storica per migliaia di imprese che ogni giorno investono in qualità, innovazione e tradizione.

«Per troppo tempo il termine “artigianale” è stato utilizzato in modo improprio, spesso da soggetti che nulla avevano a che vedere con il sistema dell’artigianato. Oggi viene restituito valore a chi opera realmente secondo i principi dell’impresa artigiana e vengono offerte maggiori garanzie ai consumatori che potranno riconoscere con chiarezza l’origine e l’identità dei prodotti che acquistano».

La dirigente di Confartigianato evidenzia come la nor-

ma non limiti la libertà d’impresa, ma distingua correttamente tra lavorazioni manuali e qualifica artigiana. «Le FAQ spiegano con equilibrio che è possibile valorizzare lavorazioni tradizionali, processi manuali e qualità produttiva senza attribuire impropriamente la qualifica di prodotto artigianale. È una distinzione importante che tutela il mercato e rende più trasparente il rapporto con i consumatori». Secondo Gentile, il provvedimento assume un valore ancora più significativo in una fase di profonda trasformazione economica e sociale. «L’artigianato rappresenta uno dei pilastri del Made in Italy e svolge una funzione economica e sociale fondamentale, soprattutto nei territori come la Basilicata. Le imprese artigiane non producono soltanto beni e servizi, ma custodiscono competenze, identità culturali, relazioni sociali e coesione delle comunità locali». Il tema si collega direttamente

alla visione che Confartigianato porta avanti da anni sul ruolo delle micro e piccole imprese. «Parliamo sempre più spesso di “Valore Artigiano” perché è questa la chiave per interpretare il futuro. Significa coniugare innovazione e tradizione, tecnologia e creatività, competitività e dimensione umana del lavoro. È un modello che mette al centro la persona, il saper fare e la capacità di trasformare le idee in prodotti e servizi di qualità».

Gentile richiama inoltre le grandi sfide che attendono il sistema produttivo italiano. «Dobbiamo contrastare la fuga dei giovani talenti e affrontare la crescente difficoltà nel reperire personale qualificato, soprattutto nelle competenze digitali e tecnologiche. Due giovani su tre dichiarano che sarebbero disponibili a restare o a tornare in Italia se trovassero opportunità professionali adeguate e meri- tocrazia. È un segnale che non possiamo ignorare».

PROGETTO DI SCAMBIO CULTURALE ED ECONOMICO TRA I DUE PAESI, CI SARÀ ANCHE LA SINDACA DI GRASSANO

Svimar, ponte verso la Cina: c’è anche la Basilicata

POTENZA Svimar (Associazione per lo Sviluppo delle Aree Interne e del Mezzogiorno) è lieta di annunciare l’avvio ufficiale del prestigioso progetto di scambio culturale ed economico tra l’Italia e la Repubblica Popolare Cinese. Un’iniziativa strategica che lancia un ponte ideale verso l’Estremo Oriente con l’obiettivo di posizionare le realtà produttive e territoriali del nostro Paese su un palcoscenico globale di prim’ordine. La missione istituzionale ed economica si svolgerà dal 21 al 27 giugno 2026 e prevede un ricco programma di appuntamenti istituzionali, tavoli tecnici e incontri B2B di alto profilo con imprese, Autorità governative cinesi e Camere di Commercio. L’alto valore strategico della missione è confermato dall’approvazione ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) - Uffici Cooperazione Internazionale, che hanno riconosciuto la validità del progetto nel favorire il dialogo e le relazioni bilaterali. A testimonianza della portata nazionale e del forte radicamento territoriale dell’iniziati-

va, hanno aderito ufficialmente alla missione la Regione Calabria, la Regione Basilicata e la Regione Molise, unendo le forze per dare voce alle rispettive eccellenze regionali e combattere l’isolamento delle aree interne. Il progetto si configura come una vera e propria missione di sistema guidata da una delegazione di altissimo profilo. Tra i rappresentanti delle istituzioni si annoverano il consigliere regionale della Calabria Antonio Di Caprio, la vicesindaca del Comune di Grassano (MT) Teresa Sileo, insieme a numerosi altri amministratori locali uniti nella valorizzazione e tutela delle aree interne. La delegazione SVIMAR, guidata dal Presidente Giacomo Rosa e dal Responsabile Enti Locali Michele Laurino, vedrà la partecipazione attiva di figure chiave dell’associazionismo e dell’impresa, tra cui Nicola Positino e Rocco Viggiano. Al loro fianco ci saranno Giuseppe Pugliese in rappresentanza del Codacons e Domenico Rosiello del rinomato Pastificio Rosiello, insieme a un folto gruppo di imprenditori lungimiranti provenienti dalle diverse regioni coinvolte. La delegazione prenderà

parte a tavoli di massimo livello nella Provincia del Jiangsu (hub economico costiero da circa 85 milioni di abitanti) e in particolare nella sua capitale storica e accademica, Nanchino (Nanjing), metropoli da oltre 9,5 milioni di abitanti. Tra i principali incontri istituzionali programmati figurano:  Sindaco del Governo Municipale di Nanchino: per il patrocinio locale, la facilitazione istituzionale sul territorio e la concessione di spazi storici per le iniziative culturali.  Governatore della Provincia del Jiangsu: per l’inserimento del progetto nei canali ufficiali di cooperazione macro-regionale.  Presidente della Camera di Com-

mercio Italiana in Cina (CCIC): per il rafforzamento dei canali commerciali e dell’export delle imprese del Mezzogiorno.  Rettori e Direttori dei principali Atenei di Nanchino: per l’attivazione di scambi accademici e progetti sul turismo esperienziale. Il successo di questa iniziativa si deve alla visione e all’instancabile lavoro di figure chiave che hanno permesso la costruzione di questo storico ponte con l’Estremo Oriente: Un ringraziamento speciale va allo stilista Emilio Sasso, ideatore del progetto, Vicepresidente dell’Accademia Nazionale dei Sartori con sede a Roma e Presidente regionale Confartigianato settore moda, che ha contribuito in modo determinante a tracciare le linee guida di un incontro che unisce l’alto artigianato italiano, la cultura e il business in un’unica grande visione. Un sentito ringraziamento va inoltre ad Antonino Scordo, Executive Chef e orgoglio italiano, punto di riferimento imprescindibile della delegazione in Cina, il cui straordinario lavoro e costante impegno sul campo sono stati decisivi per la concreta realizzazione di questo storico accordo.

Rosa Gentile

Il riconoscimento è condiviso con il territorio di Conegliano Valdobbiadene. La cerimonia di apertura si è tenuta a Ripacandida

Al via il biennio di Città italiana del Vino: occhi puntati sulle bellezze del Vulture

Ha preso ufficialmente il via da Ripacandida il programma di iniziative legato al titolo di “Vulture Città Italiana del Vino 20262027”, un progetto che nei prossimi due anni coinvolgerà i 14 Comuni del Vulture Alto Bradano in un percorso di valorizzazione territoriale fondato sul vino, la cultura, il paesaggio e le tradizioni locali. Il riconoscimento, va ricordato, è condiviso dai comuni del Vulture con il territorio di Conegliano Valdobbiadene in Veneto.

In questo modo si unisce idealmente il Nord con il Sud attraverso la promozione delle eccellenze e del paesaggio delle due regioni.

Alla tre giorni inaugurale hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, amministratori locali, operatori del settore vitivini-

colo, associazioni e realtà culturali impegnate nella promozione del territorio. Al centro del confronto i temi dell’identità del Vulture, della tutela del patrimonio naturale e culturale e della lunga tradizione vitivinicola che da secoli caratterizza quest’area della Basilicata.

L’appuntamento ha rappresentato anche l’occasione per approfondire le prospettive delineate dal progetto “Vulture 2030 –Identità, Visione e Futuro”, il piano strategico che guiderà le attività di promozione e sviluppo dell’area nei prossimi anni.

«È una grande opportunità per il Vulture Melfese ma anche per l’intera Basilicata», ha sottolineato Mauro Tucciariello, coordinatore di Città del Vino della Basilicata. «Stiamo provando a valorizzare il nostro territorio insieme a

tutta la Regione perché la Basilicata è un insieme di realtà che meritano di essere conosciute e promosse anche oltre i confini regionali. Si apre una stagione ricca di appuntamenti: siamo soltanto all’inizio di un percorso che vedrà il Vulture Alto Bradano protagonista di due anni di attività nei 14 Comuni coinvolti». Un calendario fitto di eventi che spazieranno dalla cultura all’enologia, dall’enogastronomia alla promozione delle eccellenze locali, con una particolare attenzione alle nuove generazioni. «I giovani – ha aggiunto Tucciariello – rappresentano il motore pulsante di questo progetto e saranno coinvolti attivamente nelle iniziative che verranno realizzate».

Se il simbolo indiscusso del territorio resta l’Aglia-

nico del Vulture, il progetto punta a valorizzare l’intera produzione enologica dell’area. «L’Aglianico è certamente il principe dei vini del Vulture, un’eccellenza riconosciuta ovunque – ha spiegato

Tucciariello – ma il territorio offre anche tante altre produzioni di qualità che meritano attenzione e che avranno l’opportunità di essere conosciute e apprezzate da visitatori e operatori del settore». Presente anche Benedetto De Pizzol, coordinatore di Città del Vino del Veneto, a testimonianza del gemellaggio ideale tra due territori accomunati da una forte vocazione vitivinicola. «Si tratta di due realtà molto importanti per il vino italiano e questa collaborazione potrà portare risultati significativi. Avremo modo di confrontare esperienze, tradizioni e modelli di sviluppo, arricchendoci reciprocamente». Un legame che passa anche attraverso il valore del paesaggio, elemento fondamentale dell’identità dei territori del vino. «Il paesaggio rappresenta sempre un valore aggiunto per le aree vitivinicole. Ogni territorio ha la propria esperienza e la propria storia, ma esistono valori comuni che possono diventare patrimonio condiviso», ha evidenziato De Pizzol.

Presente al convegno presso il Santuario di San Donato a Ripacandida, l’assessore regionale alle Po-

litiche agricole, alimentari e forestali, Carmine Cicala, che ha sottolineato la portata strategica del riconoscimento ottenuto dal Vulture.

«Con l’avvio ufficiale di Vulture Città Italiana del Vino 2026-2027 prende forma un percorso che punta a valorizzare uno dei territori più rappresentativi della Basilicata attraverso il vino, la cultura, il paesaggio, il turismo e le produzioni di qualità. Una sfida che coinvolge l’intera comunità regionale e che guarda ai prossimi anni con una visione chiara di crescita e sviluppo». Per l’assessore, il vino rappresenta molto più di una semplice produzione agricola. «In Basilicata il vino significa identità, paesaggio, tutela dell’ambiente e presidio delle aree interne. Attorno a questa filiera si intrecciano cultura, tradizioni, ospitalità e produzioni agroalimentari. Per questo Vulture Città Italiana del Vino rappresenta una leva strategica per rafforzare l’immagine della Basilicata e costruire nuove opportunità di sviluppo».

Cicala ha inoltre evidenziato come il riconoscimento arrivi in una fase positiva per il comparto agroalimentare lucano, caratterizzato da esportazioni in crescita e da una maggiore capacità delle imprese di affermarsi sui mercati nazionali e internazionali.

R OSAMARIA M OLLICA

A morire sono soprattutto gli uomini, le donne rappresentano il 10%; occorrerebbero maggiore prevenzione e attenzione al fenomeno

Boom morti bianche e infortuni sul lavoro nella stagione estiva

Con l’arrivo della stagione estiva e quindi con l’aumento delle temperature, è statisticamente dimostrato che aumentati i morti e gli infortuni sul lavoro. Si lavora di più all’aria aperta, in campagna è la stagione di maggiore intensità lavorativa ci si muove di più. Servirebbe una adeguata campagna di prevenzione e una maggiore attenzione al fenomeno che purtroppo viene risvegliata solo dopo gli incidenti. È superfluo sottolineare che si tratta di fenomeni tragici che sconvolgono la vita delle persone e portano sofferenza vera nelle famiglie che sono colpite. Intanto vediamo alcuni dati. A morire per infortuni sul lavoro sono soprattutto gli uomini, le donne rappresentano il 10%. Questo perché, a dispetto dell’uguaglianza e della parità dei sessi, vi sono differenze sostanziali ineliminabili sul piano fisico, per cui i lavori più rischiosi come il trasporto, l’edili-

zia, il lavoro nei campi con i mezzi agricoli, etc., vengono svolti principalmente dagli uomini. Non conosciamo donne muratori che salgono sulle impalcature ed è molto raro vederle guidare i tir o i trattori nei campi, giusto per fare qualche esempio. Rispetto al passato c’è stata una significativa diminuzione dei morti sul lavoro. Negli anni ’80 i morti sul lavoro erano più di 3.000 l’anno rispetto ai mille odierni e Maurizio Ladini, il segretario della CGIL, in un intervista sull’argomento al “Domani” del mese di agosto dello scorso anno, ha detto una cavolata quando ha affermato con la consueta saccenteria che «nel nostro Paese ci sono in media tre decessi sul lavoro ogni giorno e che oggi si muore come si moriva trenta o forse quarant’anni fa». Ovviamente, anche un solo morto o un solo infortunio con danni permanenti è di troppo, ma temiamo che come per il “femminicidio” bisogna fare di tutto per contenere il fenomeno,

ma esso è ineliminabile. La prevenzione rappresenta un momento importante, così come una adeguata progettazione e organizzazione dei sistemi di lavorazione, che tenga sempre presente la sicurezza con la fornitura di attrezzature idonee per il lavoro specifico. I controlli degli Ispettori sul lavoro vanno intensificati ed oggi, ha detto lo scorso anno il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, «ne mancano dagli organici circa mille», e

molto spesso, aggiungiamo noi, quelli in servizio vengono inviati sui cantieri a seguito di segnalazioni anonime fatte per dispetto o per invidia da ditte concorrenti. La prima legge per l’assicurazione contro gli infortuni risale al 17 marzo 1898 n. 80, all’art. 4 prevedeva la formulazione di regolamenti “per prevenire gli infortuni e proteggere la vita e l’integrità fisica degli operai”. Il fascismo, nel corso del ventennio, sviluppò una normativa sulla tutela

dei lavoratori. Con il Regio Decreto Legge 19 marzo 1923, n. 692 fu limitato a 8 ore giornaliere l’orario di lavoro degli impiegati e degli operai delle aziende industriali e commerciali e dell’avventiziato agricolo. Era una forma di prevenzione. Nel 1927, però, con la Legge 19 maggio 1927, n. 777, le aziende commerciali e agricole furono autorizzate ad andare in deroga alla norma del 1923 aumentando, nei fatti, a 9 ore l’orario di lavoro.

FERRANDINA «I lavoratori vanno ascoltati e messi nelle condizioni di incidere sulle scelte che riguardano la loro incolumità»

Sicurezza sul lavoro, dalla Cisl

la proposta di un Tavolo paritetico

Istituire un tavolo permanente paritetico sulla sicurezza in ogni area industriale, che si riunisca regolarmente per monitorare le condizioni di sicurezza nelle aziende. È questa la proposta presentata dal coordinatore provinciale Francesco Carella a nome della Cisl Basilicata nel corso di un convegno sulla sicurezza a Ferrandina, promosso da Tiziana Pirretti, sorella di Antonio, l’operaio morto il 7 febbraio 2025 mentre lavorava in un

impianto di depurazione della zona. Una proposta che si pone nel solco della Legge n. 76 del 2025 sulla partecipazione dei lavoratori alle imprese, nata da una proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla stessa Cisl: «La sicurezza è il primo terreno in cui dobbiamo far maturare un nuovo modello partecipativo di relazioni industriali», ha spiegato Carella aggiungendo che «i lavoratori non possono essere spettatori, ma vanno ascolta-

ti, coinvolti, messi nelle condizioni di incidere sulle scelte che riguardano la loro incolu- mità. È questo che fa crescere davvero la cultura della sicurezza». Il coordinatore provinciale della Cisl ha anche evidenziato che «non basta la retorica del giorno dopo, ma serve un investimento serio sulla prevenzione, con un sistema di controlli più efficace, anche grazie all’impiego delle nuove tecnologie predittive, e con la partecipazione sistematica di chi ogni giorno sta in fabbrica e in cantiere e sa dove si possono annidare possibili rischi per la salute e la sicurezza». Carella ha rivolto a nome della Cisl lucana un plauso a Tiziana Pirretti «per aver aperto con la sua testimonianza una breccia nelle istituzioni e nell’opinione pubblica sulla necessità di tenere viva la memoria di chi ha perso la vita sul lavoro, non in modo retorico e occasionale, ma con una postura improntata all’assunzione di responsabilità, ciascuno per la propria parte. È di fondamentale importanza che questa sensibilità venga coltivata soprattutto nelle scuole, luogo deputato alla formazione della conoscenza e della coscienza civica delle nuove generazioni. Dalla scuola, dai giovani e dalle famiglie – ha concluso Carella – può germogliare una cultura del lavoro e della dignità umana che non fa sconti sulla sicurezza in nome del profitto».

La chiusura interessa il tratto compreso tra l’intersezione con Viale dell’Unicef e quella con Via del Gallitello, sia in ingresso che in uscita

Galleria Unità d’Italia, 5 giorni di stop al traffico per l’efficientamento energetico

Cinque giorni di stop al traffico nella Galleria Unità d’Italia. Da oggi a venerdì 26 giugno 2026, la struttura resterà chiusa al transito veicolare in entrambi i sensi per consentire la sostituzione dei corpi illuminanti. Lo rende noto il Comune di Potenza. L’intervento interessa il tratto compreso tra l’intersezione con Viale dell’Unicef e quella con Via del Gallitello, sia in ingresso che in uscita dalla galleria. I lavori rientrano nel

piano di manutenzione ed efficientamento energetico dell’illuminazione pubblica cittadina. L’obiettivo è migliorare la qualità della luce, aumentando la sicurezza e riducendo i consumi energetici di una delle arterie viarie più trafficate del capoluogo. L’Amministrazione invita cittadini e automobilisti a programmare per tempo gli spostamenti, utilizzando percorsi alternativi e seguendo la segnaletica temporanea predisposta sul posto.

Cooperativa Sociale “Rete Telematica”: 30 anni di attività

Telesoccorso, teleassistenza e telecontrollo. Il futuro e il sogno nel cassetto della telemedicina. Sono queste le punte di diamante della programmazione della Cooperativa Sociale Rete Telematica che ha sede a Potenza, in via Nitti, nel rione Lucania a pochi passi dal mercatino rionale. Una struttura, quella diretta da Jole Sassano, che punta sull'aiuto degli anziani, sul sostegno per le persone della terza età che vivono in condizioni di estremo degrado. La teleassistenza è un servizio sociale destinato a chiunque per motivi anagrafici, sanitari o sociali, voglia sentirsi sicuro e protetto nel proprio ambiente di vita, difendendo la propria autonomia. Punta sostanzialmente a prevenire in situazioni di emergenza e prevenire fischi, isolamento e disagio sociale. Per quanto concerne il telesoccorso basta premere un pulsante per un immediato collegamento con la centrale operativa che affronta tutte le situazioni di emergenza, con celerità e interventi mirati. Il telecontrollo vede gli operatori della centrale impegnati mediante frequenti contatti telefonici con l'utente nell'attivazione di eventuali bisogni psicofisici, in modo da prevenire emergenze e stimolare la socializzazione conversando amichevolmente. Fondamentale tra le politiche di intervento l'assistenza domiciliare e cura della persona, l'ac-

compagnamento al segretariato sociale, l'assistenza ospedaliera e i servizi sanitari L'assistenza ospedaliera, diurna, notturna presso l'ospedale o altra struttura, casa di riposo RSA, la somministrazione dei pasti, le dimissioni assistite. I servizi sanitari puntano tutto sull'assistenza infermieristica con prelievi ematici con consegna al laboratorio analisi di infezioni, intramuscolari, flebociti, gestione del catetere, medicazioni semplici e complesse, la fisioterapia, la consulenza psicologica, la logopedia e il nutrizionista. L'accompagnamento e segretariato sociale consentono l'accompagnamento in auto o a piedi, per commissioni, visite mediche, passeggiate e altre esigenze anche fuori città. Il sostegno nello svolgimento di varie commissioni, il ritiro delle prescrizioni mediche e farmaci, la prenotazione al Cu del pagamento del ticket e le pratiche Asl, il disbrigo pratiche, il pagamento delle bollette, la spesa e altre faccende. L'assistenza domiciliare e la cura delle persone invece si esplica nel sostegno e aiuto nell'igiene personale, la preparazione e la somministrazione di pasti, le collaborazioni domestiche, compagnia e assistenza notturna, interventi a sostegno del recupero e il mantenimento nell'autonomia personale, l'accompagnamento dall'estetista o dal parrucchiere, il baby sitting, l'affidamento e la cura degli animali domestici e l'integrazione della badante. Servi-

zi essenziali quindi per garantire un welfare quotidiano di alto spessore, capace nelle diverse forme di dare un supporto indispensabile per tutti i componenti che ne fanno richiesta. Jole Sassano ha parlato delle varie iniziative mettendone in evidenza difficoltà, momenti positivi e iniziative. Da quanti anni siete aperti?

«Dal 1996, quest'anno facciamo 30 anni. In realtà, il 26 giugno facciamo 30 anni di attività».

Tante difficoltà in questi 30 anni di attività, quali in particolar modo?

« Abbiamo le difficoltà di avere a che fare con gli enti pubblici. Molto spesso, nella gestione dei servizi stessi, dobbiamo essere bravi a creare relazioni e non solo a fare servizi nella maniera pratica. Si tratta di un lavoro che ha a che fare con le persone: quindi, è importante anche quello».

Quante sono le persone anziane che vengono gestite dalla vostra Cooperativa Sociale?

«Abbiamo una cinquantina di utenti di assistenza domiciliare e poi una trentina di utenti. La cooperativa si chiama Rete telematica proprio perché è nata come servizio di assistenza ed è quello che poi, in qualche maniera, ci caratterizza dal 1996 fino ad oggi». Da chi è composto il Consiglio d'Amministrazione? «Siamo tre membri nel Consiglio d'Amministrazione e sette soci. Nel Consiglio d'Amministrazione, ci sono io, Antonella Pe-

tracca e Margherita Abruzzese che diciamo è una socia che, però, svolge il lavorodi assistenza domiciliare; poi abbiamo Carmen Raimondi, Patrizia Mancini, Antonella Bonelli e Giovanna Coviello».

Quali sono le prospettive della vostra Cooperativa?

« Sicuramente, vogliamo continuare a svolgere il nostro lavoro nel migliore dei modi. Ci piace quello che facciamo e lo vogliamo fare sempre meglio. L’idea è quella di specializzarci in quello che facciamo, anche eventualmente con dei miglioramenti; poi, sicuramente, vorremmo provare a sviluppare dei progetti in più che possono riguardare la telemedicina e la teleassistenza così come potremmo pensare di fare altro. Ci è capitato in passato di fare dei progetti di-

versi, ad esempio con l'Istituto Penale Minorile. Vediamo cosa c'è nel territorio e proviamo ad incastrarci, ma sempre mantenendo la nostra identità perché è quello che facciamo da oltre 30 anni ». Come sono i rapporti con le Istituzioni?

«Sono costanti. Devo dire che con il Comune di Potenza abbiamo un bel rapporto di collaborazione, di co-progettazione soprattutto da quando svolgiamo il servizio di assistenza domiciliare agli anziani. Ci troviamo bene, chiaramente abbiamo un pò meno rapporti con la Regione e con gli Enti superiori. Con gli Enti comunali abbiamo un rapporto di collaborazione costante. Penso ai Comuni di Corleto Perticare, a Ginestra, vale anche per questi».

Attiva

Il sindaco Sabato: «Una delle opere più importanti e strategiche degli ultimi decenni, che potrà cambiare il volto del nostro territorio»

Il Consiglio di Bella riunito a San Cataldo per la valorizzazione delle antiche terme

Il Consiglio Comunale di Bella, in seduta pubblica ed in sessione straordinaria, si è riunito presso Piazza delle Terme a San Cataldo per discutere e approvare due importanti punti all’ordine del giorno per l’approvazione del Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica per il recupero e la riattivazione delle Antiche Terme di San Cataldo. Si è proceduto poi all'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio e la contestuale dichiarazione di pubblica utilità dell'opera.

«Siamo di fronte a un momento storico per la nostra comunità -ha asserito il sindaco Leonardo SabatoÈ una grande gioia per tutti noi. Questa è tra le opere pubbliche più importanti e strategiche degli ultimi decenni per il Comune di Bella, che potrà cambiare il volto del nostro territorio in termini di rilancio economico e occupazionale, valorizzazione turistica e rinascita sociale della frazione di San Cataldo e di tutta Bella. Questo progetto, unitamente ad altri significativi investimenti che

stiamo realizzando, può restituire alla nostra comunità la sua identità e il suo futuro». Un lavoro, quello dell’Amministrazione Sabato, che affonda le radici negli anni scorsi, difatti era il settembre 2024 quando la Giunta Comunale, con delibera n. 91,aveva di fatto iniziato l'iter amministrativo per recuperare l'antico splendore delle Terme locali. «La valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e storico rappresenta un fattore strategico di sviluppo economico e sociale di un territorio e di crescita per le persone che lo abitano. Promuovere lo sviluppo territoriale attraverso il recupero dei paesaggi e sviluppare nuove forme di percezione,

fruizione e promozione dei luoghi, significa investire sull’arricchimento della vita dei cittadini, stimolando il turismo, accrescendo le opportunità occupazionali e generando un impatto economico sul territorio, a maggior ragione quando si tratta di Aree Interne» asserivano Sabato e l’Assessore al turismo Maria Antonietta Angrisani. A novembre 2025 erano in corso «le attività per la progettazione esecutiva delle tanto attese opere di riattivazione e valorizzazione delle antiche terme. Dopo aver presentato, a settembre 2025, alla Regione Basilicata – Direzione Infrastrutture e Mobilità Ufficio Difesa del Suolo, Geologia e Attività Estrattive, la ri-

chiesta del permesso di ricerca incentrata sulle attività e gli studi necessari alla caratterizzazione e alla valutazione tipologica delle acque minerali/termali presenti in sito, sono state eseguite le indagini geognostiche e tutti gli approfondimenti di carattere geologico e idrogeologico del caso». L'Amministrazione ha messo dunque al centro del proprio mandato anche il recupero e la valorizzazione delle antiche Terme di San Cataldo. L'obiettivo principale del progetto consisterà nel «recuperare in primis le strutture esistenti per offrire tutti i servizi legati al benessere e bellessere delle acque termali. Investire nel sistema delle terme deter-

minerà effetti positivi sul territorio anche dal punto di vista economico e sociale oltre che turistico, con l'inserimento nei principali asset turistici della regione Basilicata». La presenza delle acque minerali e sulfuree in San Cataldo di Bella era ben nota già tempo addietro: Uno studio del 1811, nel Regno di Napoli, a cura di D. De Marco, riporta le puntuali annotazioni di Giulio Corbo sui luoghi e non solo, “in pochi anni la clientela aumentò in modo considerevole, tanto che nel 1829 i Principi di Torella diedero incarico all’Ingegnere Giuseppe Antonio Locaratolo da Melfi di progettare l’ampliamento delle strutture”

«Potrebbe rappresentare un beneficio sia per i cittadini che intendono mettersi in regola, sia per l’Ente sotto il profilo del recupero delle entrate»

"Rottamazione-quinquies”: il consigliere Petruzzelli

chiede

al comune di Atella di valutarne l’adesione

Èpartita dalla scrivania del Consigliere comunale Gerardo Lucio Petruzzelli, del Gruppo consiliare "Per Atella", la nota indirizzata al Sindaco e al Presidente del Consiglio comunale con oggetto la «richiesta di valutazione dell'adesione del Comune di Atella alla procedura di "Rottamazione-quinquies” prevista dal D.L. n. 38/2026».

Il Consigliere spiega che «la normativa consente agli Enti Locali di aderire a una misura che permette ai contribuenti di regolarizzare debiti e pendenze affidate all’Agente della Riscossione tra il 2000 e il 2023 attraverso condizioni agevolate previste dalla legge. Si tratta di una possibilità che potrebbe rappresentare un beneficio sia per i cittadini che intendono mettersi in regola, sia per l’Ente sotto il profilo del recupero delle entrate – e

specifica ancora che- l’adesione non è automatica. Per poter applicare la misura è necessario che il Comune adotti uno specifico provvedimento entro il 30 giugno 2026, con Delibera consiliare». Petruzzelli a tal proposito spiega: «Per questo motivo abbiamo rite-

nuto opportuno sollecitare una valutazione tempestiva da parte dell’Amministrazione Comunale, affinché venga verificata ogni opportunità utile per i cittadini di Atella. Le istituzioni hanno il compito di cogliere tutte le occasioni che possono favorire famiglie, lavoratori e attività economiche del territorio. Attendiamo di conoscere le determinazioni che l’Amministrazione intenderà assumere su questa importante opportunità». «ADOC Basilicata -scrive il Consigliere- ha rivolto un appello alla Regione Basilicata e ai Comuni lucani affinché valutino l'adesione alla misura, consentendo ai contribuenti di beneficiare delle agevolazioni previste dalla normativa». Con la conversione in legge del D.L. n. 38/2026, il legislatore ha esteso la “Rottamazione quinquies” anche alle entrate di Regioni ed Enti locali affidate ad Agenzia delle Entrate-Riscossione, offrendo a Comuni e Province uno strumento potenzialmente efficace per incrementare gli incassi su crediti ormai di difficile recupero.

EMANUELA CALABRESE

Nel mirino dei militari due uomini residenti in provincia di Napoli; recuperati denaro e gioielli sottratti alla pensionata

Rionero in Vulture, raggirano anziana con la truffa del finto carabiniere: due gli arrestati

Nell’ambito della costante azione di contrasto ai reati predatori e alle condotte fraudolente, specie in danno delle fasce vulnerabili della popolazione, i Carabinieri della Stazione di Rionero in Vulture hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, due stranieri residenti in provincia di Napoli, ritenuti responsabili di truffa aggravata, consumata ai danni di una pensionata del posto. L’operazione è scaturita grazie alla tempestività del dispositivo di controllo del territorio e di pronto intervento dell’Arma, attivato da un solerte cittadino che segnalava la presenza di due individui sospetti nel quartiere. I malviventi, secondo una modalità esecutiva ricorrente, avevano preventivamente contattato al telefono l’anziana donna. Spacciandosi falsamente per appartenenti all’Arma

dei Carabinieri, avevano prospettato alla vittima una fittizia situazione di emergenza legale in cui si sarebbe trovato il proprio figlio, asseritamente trattenuto in caserma. I sedicenti militari avevano così richiesto, come unico modo per risolvere la vicenda, la consegna immediata di una cospicua somma di denaro, anche sotto forma di preziosi presenti in casa. L’anziana, indotta in errore dal forte stress emotivo causato dal falso racconto, ha consegnato ai truffatori, presentatisi poco dopo alla sua porta, 500.00 €uro in contanti e diversi monili in oro, per un valore complessivo stimato in circa 5.000,00 €uro. Il repentino e coordinato intervento dei Carabinieri della Stazione di Rionero in Vulture ha permesso di intercettare e bloccare i due soggetti nelle immediate vicinanze dell’abitazione del-

la vittima, proprio mentre tentavano di allontanarsi dopo aver consumato l’azione delittuosa. La successiva perquisizione personale ha consentito di rinvenire l’intera refurtiva, che è stata contestualmente recuperata e restituita alla legittima proprietaria. Al termine delle formalità di rito, i due arrestati sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Melfi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Ieri, il GIP del Tribunale di Potenza ha convalidato l’arresto disponendo nei confronti dei due indagati, per i quali si ricorda vigere il principio costituzionale della presunzione di innocenza sino a sentenza definitiva di condanna, la misura degli arresti domiciliari con l’apposizione del braccialetto elettronico. L’esito di questa attività ribadisce la necessità di diffidare da chiunque richieda telefoni-

camente o di persona somme di denaro o beni preziosi qualificandosi come rappresentante delle Forze dell’Ordine o delle Istituzioni. In nessun caso le Forze dell’Ordine richiedono cauzioni o pagamenti per la risoluzione di vicende giudiziarie. Di fronte a qualsiasi episodio sospetto, o qualora si riceva-

no comunicazioni di questo tenore, l’invito rivolto alla cittadinanza è quello di fare immediato riferimento al Numero Unico per le Emergenze 112, permettendo così alle Forze dell’Ordine di attivare i propri dispositivi di protezione e di neutralizzare tempestivamente tali condotte criminali.

Di Nitto: «Ispirato al volo della falena del Vulture, ripercorrerà l’antica funivia del Monte, con la riqualificazione della stazione di valle»

Tirato il 1° cavo per il “Volo della Bramea” sui Laghi di Monticchio

Il Volo della Bramea, presso i Laghi di Monticchio a Rionero in Vulture, questo fine settimana ha visto un passo decisivo verso la sua realizzazione, con «il tiraggio del primo cavo d’acciaio, quello principale, che collega la stazione di valle a ridosso del Lago Piccolo fino al primo pilone. Un passo fondamentale per la nascita del Volo della Bramea, lo Skyglider che farà rinascere il primo tratto della nostra storica funivia, ferma dagli anni '80» comunica il Sindaco Mario Di Nitto. Facendo un passo indietro difatti, con delibera del 2 settembre 1957, Enzo Cervellino, Assessore provinciale P.I. e Turismo, promosse la “costruzione della funivia Monticchio laghi – Monte Vulture”, principalmente per «migliorare sensibilmente le comunicazioni specialmente tra la strada statale 167, che si ferma ai laghi, e la montagna”, assolutamente

priva di strade se non di piccoli e semplici sentieri. Il progetto ardito di Cervellino, decollato nonostante le diverse difficoltà, non mirava soltanto alla costruzione di una via aerea, come la funivia, per unire le comunità residenti presso le campagne di Monticchio, ma a promuovere lo sviluppo turistico e la valorizzazione dei due laghi immersi nel paesaggio lussureggiante del Vulture» si evince dal resoconto di candidatura della vecchia funivia al FAI. Oggi, il “Volo della Bramea (Sky Glider)”, ispirato al volo della falena del Vulture, ripercorrerà l’antica funivia del Monte Vulture, con la riqualificazione della stazione di valle e dei primi piloni, per una prospettiva dall’alto sul territorio. I lavori si inseriscono nel filone di interventi per aumentare l’attrattività turistica, definire meglio l’identità dei laghi e creare nuove opportunità di fruizione sostenibile. Di Nitto conclude: «Il futuro del Vulture pren-

de forma, un cavo alla volta e il tiraggio del primo cavo segna un momento davvero importante per le operazioni d’installazione dello Skyglider. Nel frattempo, sono già partiti i lavori paralleli che cambieranno il volto di quest'area: La stazione di valle verrà completamente riqualificata per ospitare la nuova biglietteria e il Museo della Funivia, per non perdere la memoria storica di questo luogo. Il primo pilone verrà messo in sicurezza e diventerà una terrazza accessibile per una vista panoramica sul nostro territorio». Il progetto si inserisce nel più ampio lavoro dell’Amministrazione comunale, denominato “Borgo Monticchio Bagni” che «nasce dalla ferma e ambiziosa volontà di promuovere la bellezza dei luoghi e invertire la tendenza di anni di incuria e abbandono. Finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il nostro obiettivo è la rigenerazione e valorizzazione di

un’area di eccezionale valore storico, archeologico e paesaggistico-ambientale, attraverso una trasformazione dolce e ponderata che ne esalti l’attrattività turistica sostenibile ed esperienziale».

Arrestatate 70 persone, di cui 1 minorenne e 264 denunce a piede libero, tra cui 25 minori: sequestrati merce e denaro

Furti e rapine in tutta Italia Operazione anche a Matera

MATERA In 26 città del nord e del centro Italia, tra cui Matera, da inizio maggio si è tenuta un’operazione di rilievo nazionale ad alto impatto investigativo conclusa nella giornata di ieri, finalizzata al contrasto dei reati predatori, con particolare riferimento a furti, rapine e altre forme diffuse di criminalità contro il patrimonio.

L’attività ha consentito di rafforzare il controllo del territorio, soprattutto nelle aree maggiormente esposte, con l’obiettivo di prevenire e reprimere condotte criminali che incidono sulla sicurezza percepita dei cittadini.

L’operazione, caratterizzata da un

significativo dispiegamento di uomini e mezzi, è stata condotta dagli investigatori delle Squadre Mobili, sotto il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.

Particolare attenzione è stata dedicata ai furti in abitazione e alle truffe a danno di anziani

L’attività investigativa, che ha visto il coinvolgimento anche degli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e di altri uffici delle Questure, ha portato all’arresto di 70 soggetti, di cui 1 minorenne e 264 denunce a piede libero, tra cui 25 minori. Sono stati sequestrati complessi-

vamente 29 arnesi atti allo scasso, euro 13035, vari capi d’abbigliamento firmati, monili in oro e preziosi e 2000 pacchetti di sigarette per un valore di euro 10.000. A testimonianza dell’efficacia dell’at-

tività di prevenzione, sono state sequestrate 19 armi da fuoco, nonché numeroso munizionamento.

Particolare attenzione è stata riservata al contrasto del porto di armi bianche, soprattutto in ambito giovanile, rinvenendo 11 armi bianche, tra cui coltelli taglierini, sfollagente telescopici, fionde, machete, sciabole e accette. Nel corso dell’operazione, sono state identificate 27.638 persone, di cui 1354 minorenni. I controlli si sono concentrati all’interno di quartieri cittadini e nelle vicinanze di locali notturni, dove si registrano una maggiore consumazione di reati predatori.

«Matera, tessuto economico vivo: servono più

che vedono Matera tra le città italiane con il maggiore incremento di pubblici esercizi negli ultimi anni, in controtendenza rispetto alla perdita di oltre 22mila bar registrata a livello nazionale nell’ultimo decennio, confermano la vitalità del tessuto economico locale e la capacità della città di attrarre investimenti e generare opportunità. A questi elementi si aggiungono le analisi di Bankitalia che individuano nel turismo uno dei principali settori strategici per lo sviluppo del territorio». È quanto sostiene Francesco Lisurici, presidente della Commissione Attività Produttive del Comune di Matera e consigliere comunale di Forza Italia, che invita a rafforzare le politiche di sostegno ai comparti che negli ultimi anni hanno dimostrato maggiore resilienza e capacità di crescita. «Turismo, cultura, pubblici esercizi, enogastronomia e microimprese rappresentano og-

gi una parte fondamentale dell’economia materana – afferma Lisurici –. Sono settori che hanno saputo resistere alle difficoltà economiche e che continuano a generare occupazione, investimenti e attrattività. Per questo è necessario accompagnarne la crescita con una visione più strutturata e con maggiori risorse dedicate». Secondo il presidente della Commissione Attività Produttive, uno degli strumenti da valorizzare maggiormente è il coinvolgimento delle associazioni di categoria, che rappresentano un punto di riferimento costante per il mondo produttivo.

«Occorre investire di più nella costruzione di percorsi condivisi con le associazioni datoriali e di categoria, che conoscono da vicino le esigenze delle imprese e possono svolgere un ruolo importante nell’organizzazione e nel coordinamento dei processi di sviluppo. Solo attraverso una programmazione condivisa sarà possibile con-

solidare i risultati raggiunti e trasformare la crescita attuale in sviluppo duraturo». Particolare attenzione va riservata alle microimprese, che costituiscono la parte più ampia del tessuto economico cittadino. «Le microimprese non devono essere lasciate sole. Vanno accompagnate nei processi di innovazione, digitalizzazione, formazione e accesso agli strumenti di sostegno. Sono loro a rappresentare il cuore dell’economia locale e possono diventare un volano ancora più forte per la crescita del territorio se messe nelle condizioni di competere e investire». Lisurici evidenzia infine il lavoro portato avanti dalla Regione Basilicata sul fronte delle attività produttive. «I risultati ottenuti in questi anni dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta. Va riconosciuta la lungimiranza dell’assessore regionale alle Attività Produttive e dell’intera Giunta regionale nell’aver sostenuto misure e interventi a

favore delle imprese. Adesso bisogna compiere un ulteriore salto di qualità, rafforzando gli investimenti nei comparti che hanno già dimostrato di essere trainanti per l’economia materana e lucana, con l’obiettivo di aumentare l’occupazione stabile e creare nuove opportunità per i giovani e per le imprese del territorio».

MIGLIONICO Nella seduta consiliare del 19 giugno, il consiglio comunale di Miglionico ha approvato in via definitiva il nuovo Regolamento Urbanistico (RU). Si tratta di un traguardo storico per l’intera comunità: il comune attendeva la definizione e l’adozione di questo fondamentale strumento di pianificazione da oltre tren-

t’anni. L’iter ha avuto una svolta con l’insediamento dell’Amministrazione Traietta e la nuova pianificatrice Arch.Rossella Nicoletti. L’Amministrazione Comunale, insieme al circolo del Partito Democratico e al gruppo politico di maggioranza “Miglionico in Comune” esprimono il proprio plauso e la massima soddi-

sfazione per il raggiungimento di un obiettivo programmatico che cambierà il volto e il futuro del paese. Nuove opportunità: aree edificabili e Zona PIP. Il nuovo Regolamento Urbanistico non è un semplice atto burocratico, ma un vero e proprio motore di sviluppo economico e sociale. Il piano approvato prende atto dell’esi-

stente e ridisegna il territorio in un’ottica di sostenibilità, certezza del diritto e valorizzazione delle risorse locali. Viene finalmente data una risposta chiara e trasparente ai bisogni abitativi dei cittadini, definendo criteri certi per lo sviluppo residenziale e ponendo fine a decenni di incertezze e vincoli paralizzanti.

Francesco Lisurici

Il giorno più lungo dell'anno quando la natura, la religione e il lavoro dei campi si incontrano

Solstizio d’Estate e lotta alla canicola fra tempi agricoli e tempi liturgici

DI A NTONELLA P ELLETTIERI

Alle 10,42 del 21 giugno 2026, arriva l’Estate con il solstizio, il giorno più lungo dell’anno e la notte più breve.

Il solstizio d'Estate ha avuto, sempre, un profondovalore spirituale. Nella tradizione filosofica greca e nei culti misterici, il solstizio d'estate era considerato la porta degli uomini e rappresentava la via attraverso cui le anime scendevano verso la Terra per incarnarsi e assumere un corpo umano (mentre il solstizio d'inverno era la porta degli dèi, per la risalita).

In Basilicata, il complesso megalitico chiamato Petre de la Mola (Pietra della Mola), non lontano dalla cima del Monte Croccia, nel Parco di Gallipoli, presenta allineamenti diretti alla posizione del Sole al mezzogiorno ed al tramonto del solstizio d’inverno ed altri che segnalano quella agli equinozi ed al solstizio d’estate.Sembra che il megalite sia stato utilizzato dagli antichi abitanti del Monte Croccia come un calendario di pietra per segnalare date particolari dell’anno, a scopo rituale ed a fini pratici. L’intera area archeologica, frequentata dal neolitico al IV secolo a.C., copre una superficie di circa 60000 mq ed include, oltre al megalite, un insediamento fortificato lucano (IV secolo a.C.), posto sulla cima della montagna. Questo insediamento è circondato da più cinte murarie realizzate in blocchi perfettamente squadrati; il tratto meglio preservato della cinta, variamente restaurata, ha una lunghezza di oltre 2 km e la sua porta principale traguarda, attraverso il megalite, il punto dell’orizzonte ove sorge il Sole agli equinozi. L’eventuale conferma di questo dato indicherebbe la conservazione di una memoria e del valore sacro del megalite fino alla fine dell’occupazione del sito.

I popoli antichi erano attenti osservatori del cielo perché grazie alla periodicità dei fenomeni astronomici potevano costruire calendari precisi e determinare le date migliori per i lavori agricoli. In particolare, gli antichi egizi avevano la necessità di prevedere le piene dei Nilo, sulle quali era basata la loro stessa sopravvivenza.

A tale scopo, avevano notato che in un certo periodo dell'anno, verso metà luglio, la stella Sirio sorgeva appena prima del Sole, e poche settimane dopo tale data, arrivava la piena. Sirio poi è diventata la "stella del cane", perché secondo la tradizione greca rappresenta uno dei due cani che accompagnavano il gigante Orione nelle sue battute di caccia. Per questo, la canicola (dal latino "piccolo cane") è associata all'antico nome di Sirio (che oggi è infatti la stella più brillante della costellazione del Cane Maggiore) e, quindi, per estensione, all'intenso calore di quei giorni, i più "bollenti" dell'anno.

Si credeva che i giorni della canicola e, dunque, del caldo infernale fossero tra luglio e agosto, Sirio sorgeva insieme al Sole. Gli antichi credevano che l'unione dei due astri raddoppiasse il calore nel cielo. Poeti come Esiodo descrivevano questo momento come letale. Si pensava che il fegato bruciasse, che le donne diventassero più desiderose e che gli uomini s'indebolissero a causa del surriscaldamento del sangue. Il poeta Teocrito, nei suoi idilli, scriveva: "Cominciate a mietere quando si sveglia l'allodola, e finite quando va a dormire ma smettete nell'ora più calda". Questo dimostra come il rispetto per le ore di picco solare fosse già una regola di salute fondamentale. Nonostante il timore per la calura, gli antichi sapevano come godersi i lati positivi della stagione, gettando le basi per i futuri concetti di "meriggiare" e "villeggiatura". Esiodo,

nelle sue Opere e giorni, invitava a cercare una roccia ombrosa durante la canicola, a rilassarsi e a bere vino di Biblo mescolato con tre parti d'acqua fresca di sorgente. Virgilio, nel secondo libro delle Bucoliche, descrive l'Estate come lo sfondo di un amore tormentato. Mentre gli animali cercano l'ombra, il pastore Coridone vaga sotto il sole cocente.

«Ora persino i greggi cercano l'ombra e il fresco; [...]ma mentre seguo le tue tracce, sotto il sole ardente, i boschi risuonano insieme a me del canto delle rauche cicale ». Il canto monotono e incessante della cicala nelle ore più calde era il simbolo stesso dell'immobilità del tempo e della solitudine. Mentre il resto della natura si ferma per proteggersi dal sole, la cicala continua a cantare, diventando lo specchio della mente del poeta, tormentata da pensieri fissi o da un amore non corrisposto che non dà tregua, nemmeno sotto il sole cocente. In una celebre ode alla fonte Bandusia, Orazio celebra la freschezza dell'acqua che resiste al calore più feroce dell'Estate, offrendo rifugio alla natura e all'uomo.

« Te l'ora feroce della Canicola infocata

non sa toccare; tu offri una piacevole frescura ,,.» o quando si rivolge al suo protettore.Mecenate, invitandolo a fuggire dal lusso soffocante e dal caos di Roma durante i mesi estivi, per ritrovare la pace in campagna.

« Già il luminoso padre di Andromeda [Cefeo] mostra il suo fuoco nascosto, già infuria Procione e la stella del folle Leone, mentre il sole riporta i giorni dell'arsura .»

Nei versi di Orazio i nomi di stelle e costellazioni come il Leone, Procione e il "padre di Andromeda" non erano semplici indicazioni astronomiche. Per gli antichi, il cielo estivo era un vero e proprio codice di simboli mitologici, astrologici e psicologici.

Dietro questi simboli celesti si celava un significato profondo: ad esempio, nel mito greco, il Leone di Nemea era una bestia invulnerabile uccisa da Ercole nella sua prima fatica.Poiché il Sole entrava nel segno del Leone a luglio, il fuoco della bestia mitologica si univa a quello solare. Simboleggiava una forza cieca, primordiale e distruttiva, capace di inaridire la terra e far impazzire gli uomini con l'afa.

Il Procione è la stella più luminosa della costellazione del Cane Minore. Il

suo nome in greco antico (Prokyon) significa letteralmente "prima del Cane", perché sorge poco prima di Sirio (la stella del Cane Maggiore). Rappresentava l'annuncio del pericolo imminente. Veder comparire Procione nel cielo notturno significava che la parte più letale dell'Estate era alle porte. Era il simbolo astrologico dell'ansia, dell'urgenza e dell'inevitabile arrivo della grande calura. AncoraOrazio scrive che il "luminoso padre di Andromeda mostra il suo fuoco nascosto". Cefeo era un mitico re d'Etiopia, punito dagli dèi per l'orgoglio della moglie Cassiopea.Questa costellazione sorgeva a inizio Estate e per Orazio rappresenta il passaggio graduale: il fuoco estivo, che fino a quel momento era rimasto “nascosto” sotto la cenere della primavera, si risveglia e mostra la sua vera, abbagliante potenza. Per combattere l'afa estiva nelle loro ville, gli antichi romani non avevano l'elettricità, ma progettarono sistemi di ingegneria idraulica e architettonica così avanzati da creare veri e propri impianti di condizionamento artificiale ante litteram.

I patrizi più ricchi riuscivano a raffrescare gli ambienti interni sfruttando l'acqua, la pietra e l'orientamento dei venti.

I romani erano maestri nel riscaldare le terme e le case ricche attraverso l'ipocausto (intercapedini sotto il pavimento dove scorreva aria calda). In estate, i proprietari delle ville più lussuose invertivano questo principio. Facevano deviare l'acqua fredda proveniente dagli acquedotti o da sorgenti sotterranee all'interno di tubi di piombo o terracotta inseriti nelle pareti delle stanze. L'acqua fresca continuava a scorrere all'interno dei muri, assorbendo il calore delle stanze e abbassando la temperatura interna di diversi gradi. Per rinfrescare l'aria in modo immediato durante i banchetti, i romani utilizzavano veri e propri depositi di ghiaccio. Durante l'inverno, i servitori raccoglievano la neve e il ghiaccio sulle cime delle montagne (come l'Etna o il Vesuvio) e li trasportavano in città dentro carri isolati con paglia e pagliaio. La neve veniva stipata in profonde fosse sotterranee (le neviere). In estate, blocchi di questo ghiaccio venivano posizionati negli angoli dei saloni da pranzo (triclinia) per rinfrescare l'aria circostante mentre si scioglievano, oltre che per raffreddare i vini.

L'architettura stessa delle case romaneera progettata per generare correnti d'aria fresca e sfruttare l'evaporazione. Al centro della casa c'era un'apertura nel tetto (compluvium) con una vasca sottostante (impluvium) piena d'acqua. Il calore faceva evaporare l'acqua, rinfrescando l'aria che entrava nella casa.

Nei giardini interni (peristili) venivano installate fontane con giochi d'acqua continui. Lo spruzzo nebulizzato nell'aria creava una brezza artificiale che mitigava la temperatura

delle stanze affacciate sul giardino.Molte grandi ville possedevano stanze doppie a seconda della stagione. In estate, la famiglia si trasferiva nei quartieri orientati a nord (per evitare il sole diretto) o addirittura sottoterra. I ninfei erano stanze sotterranee o scavate nella roccia, decorate come grotte naturali con mosaici e fontane. Essendo protette dal terreno circostante e costantemente bagnate dall'acqua corrente, mantenevano una temperatura fresca e costante anche durante i pomeriggi di canicola.

In molte culture del nord Europa, giugno è il mese delle celebrazioni solstiziali. In Svezia si celebra il Midsommar, il solstizio d’estate, con danze attorno al palo fiorito, canti tradizionali e corone di fiori. Anche in Estonia, Lettonia e Finlandia si accendono falò e si trascorrono le notti all’aperto. I riti e il folklore di giugno, pur differenti fra loro, invitano a riflettere sul potere della luce. Il mese di giugno è attraversato da una rete invisibile di parole, gesti e simboli che raccontano un’Italia contadina, rituale, profondamente connessa ai cicli naturali.

I proverbi, le erbe, i falò e le acque profumate sono frammenti di un sapere che si è sedimentato nei secoli. In un tempo in cui l’osservazione del cielo, del clima e della natura era fondamentale per la sopravvivenza, il sapere contadino si è fissato nella lingua attraverso i detti e nei gesti attraverso riti religiosi e pagani spesso stratificati e intrecciati.Giugno è il mese della luce, del fuoco e dell’acqua: simboli di purificazione e passaggio, che ancora oggi resistono nelle celebrazioni di San Giovanni e nei saperi tramandati oral-

mente.

Oltre a San Giovanni, anche altri santi di giugno erano considerati “indicatori del tempo”. Il giorno di San Vito, protettore dei danzatori, si celebra il 15 giugno ed era tra i più temuti per le piogge estive.Il rischio di temporali e cambiamenti improvvisi del clima rappresenta ancora oggi una minaccia per i raccolti. E sebbene la tecnologia consenta previsioni sempre più precise, il tempo e la terra conservano un margine di imprevedibilità. Forse è proprio per questo che un tempo venivano osservati con rispetto e riverenza: segni di una natura mutevole, capace di decidere le sorti del lavoro agricolo, da sempre esposto all’incertezza.

La notte tra il 23 e il 24 giugno è, in molte regioni italiane ed europee, una delle più ricche di tradizioni. Il culto di San Giovanni Battista, che nel calendario cristiano cade il 24 giugno, si è sovrapposto a riti solstiziali di origine precristiana, celebrati in occasione della massima luce dell’anno. Secondo il folklore popolare è una notte carica di potere: si accendono fuochi, si raccolgono erbe officinali e si compiono piccoli riti di purificazione. Vi è usanza diffusa di preparare l’acqua di San Giovanni, lasciando fiori ed erbe aromatiche a macerare in acqua durante la notte per poi lavarsi al mattino: un gesto augurale e di protezione. Tra le erbe più usate ci sono iperico, ruta, lavanda, rosmarino e artemisia.

Il fuoco, invece, rappresenta la trasformazione e il passaggio. In alcuni luoghi è tradizione accendere falò nei campi o in piazza e tradizionalmente si saltava sopra le fiamme per scacciare la sfortu-

na.Un’altra usanza legata alla notte di San Giovanni è la raccolta delle noci verdi per la preparazione del nocino, liquore tradizionale dalle origini antichissime. Secondo la tradizione, le noci devono essere raccolte a mano nella notte tra il 23 e il 24 giugno, quando ancora sono acerbe e ricche di oli essenziali. Il numero dispari di frutti – spesso ventuno o ventitré – era importante, così come la ritualità della raccolta: spesso a farlo era la donna più esperta del paese, scalza e in silenzio, in segno di rispetto verso la natura. Le noci venivano poi tagliate e messe a macerare con alcool, spezie e scorze, per poi essere filtrate dopo settimane di infusione. Il nocino era considerato un rimedio digestivo, ma anche un elisir protettivo da conservare nella credenza di famiglia.

Giugno è il mese delle erbe, che si credeva raggiungessero il massimo della loro forza terapeutica proprio in prossimità del solstizio. Le donne che si occupavano di raccoglierle erano spesso depositarie di un sapere antico, tra botanica empirica e ri-

tualità.L’iperico, noto anche come “erba di San Giovanni”, veniva raccolto all’alba del 24 giugno ed era utilizzato per curare le ferite o proteggere le case dalle negatività. In giugno, per chi ama le piante e i rimedi naturali, diventa intensa l’attività di raccolta e preparazione dei fiori, da trasformare in oleoliti, unguenti e decotti. In alcune aree urbane, fino al Novecento, sopravvivevano tradizioni legate alla “notte delle streghe”, tra superstizione e immaginario popolare. Alcuni di questi leggendari racconti oggi sono diventati eventi e feste celebri, come la “Notte delle Streghe” quando le streghe si riunivano per il loro samba sotto i sambuchi. Un tempo il confine tra medicina naturale e magia era sottile: giugno rappresentava un momento carico di simbolismi legati alla fecondità, al raccolto e alla protezione della casa.Giugno è il mese di maggiore unione fra la maturità dell’uomo e il Creato e quando vi è la maggiore compenetrazione fra i tempi liturgici, quelli agricoli e la crescita delle coscienze.

La gelateria di Rocchina Micca si conferma tra le eccellenze artigianali d'Italia. Gusto autentico e ricerca della qualità

Le Souvenir d'un Bon Café, premiata anche quest’anno dal Gambero Rosso

POTENZA. C’è un luogo, lontano dai percorsi più battuti del commercio di Potenza, dove il gelato è diventato negli anni una vera espressione di cultura artigianale. È qui che Le Souvenir d’un Bon Café rinnova il proprio successo, conquistando ancora una volta l’attenzione degli esperti del Gambero Rosso e confermandosi tra le realtà più interessanti della gelateria italiana. Un riconoscimento che non arriva per caso, ma che premia un percorso costruito con rigore, passione e una costante ricerca della qualità.

Al centro di questa storia c’è Rocchina Micca, volto e anima dell’attività, capace di trasformare ogni assaggio in un’esperienza fatta di sapori, racconti e suggerimenti personalizzati. Entrare nel locale significa scoprire un laboratorio in continua evoluzione. La vetrina, raccolta ma ricca di sorprese, rappresenta soltanto una parte della produzione quotidiana.

Le sue creazioni raccontano una filosofia che mette al primo posto la freschezza degli ingredienti e la creatività.Tra le specialità più apprezzate spiccano le creme,

caratterizzate da una marcata attenzione al cioccolato fondente, autentico protagonista di numerose preparazioni. Non mancano reinterpretazioni originali di grandi classici della tradizione gelatiera, capaci di sorprendere senza tradire l’equilibrio del gusto. Accanto a queste, trovano spazio le lavorazioni dedicate alla frutta secca e una selezione di sorbetti che segue rigorosamente il ritmo delle stagioni.

È proprio il rispetto della materia prima a rappresentare uno dei punti di forza della gelateria. I gusti alla frutta vengono realizzati esclusivamente nei periodi di naturale maturazione dei prodotti, garantendo profumi autentici, consistenze corrette e una dolcezza misurata che lascia emergere l’identità dell’ingrediente principale.La clientela apprezza non soltanto la qualità del gelato, ma anche la disponibilità con

cui Rocchina accompagna ogni scelta, raccontando ingredienti, lavorazioni e possibili abbinamenti. Un approccio che ha contribuito a creare negli anni un rapporto di fiducia e un forte senso di appartenenza attorno a questa realtà artigianale.

La nuova conferma da parte del Gambero Rosso assume così un valore particolare. È il riconoscimento di un lavoro quotidiano svolto con discrezione e competenza, lontano dai riflettori ma capace di lasciare un segno profondo nel panorama nazionale. Un premio che testimonia come l’eccellenza possa nascere anche nei luoghi meno scontati e come la passione, quando è sostenuta da professionalità e coerenza, riesca a trasformare una piccola gelateria di Potenza in una delle destinazioni più apprezzate dagli amanti del gelato artigianale. Per Le Souvenir d’un Bon Café si tratta dell’ennesima conferma di una filosofia che mette al centro il gusto autentico, la ricerca e il rapporto umano. Valori che continuano a fare la differenza e che, ancora una volta, hanno conquistato il palato degli esperti della più autorevole guida del settore.

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri e

Appunti di realtà 22 giugno La manutenzione della vita

C’è una cosa curiosa che nessuno ci insegna davvero: la vita non cambia quando tutto diventa spettacolare, ma quando smette di fare rumore nei punti in cui prima faceva male.Eppure continuiamo ad aspettarci i fuochi d’artificio. Il grande segnale. La svolta evidente. La scena da film con musica perfetta e luce calibrata al millimetro.La verità, invece, ha un senso dell’umorismo piuttosto raffinato: spesso arriva in silenzio, senza avvisare, e soprattutto senza chiedere il permesso di essere riconosciuta.È un po’ come quando sistemi una casa: non ti accorgi del cambiamento mentre lo fai. Ti accorgi solo dopo, quando cerchi il vecchio disordine… e non lo trovi più. E per un attimo ti infastidisce persino, perché il caos, in qualche modo, era diventato una forma di compagnia.Così funziona anche dentro di noi.Ci sono persone che vivono convinte che il cambiamento debba “accadere”. Come un evento. Una rivelazione. Una specie di interruttore cosmico che finalmente decide di girare dalla parte giusta e illuminare tutto in modo definitivo.Poi ci sono quei momenti più scomodi, in cui ti accorgi che l’interruttore non si è mai rotto: semplicemente hai iniziato a smettere di gio-

care con il buio come se fosse l’unico scenario possibile.E qui nasce il punto interessante.Perché non sempre diventiamo migliori in modo evidente. A volte diventiamo meno reattivi. Meno urgenti. Meno dipendenti dall’approvazione immediata delle cose e delle persone. E soprattutto meno obbligati a interpretare ogni evento come un segnale su di noi.E, paradossalmente, questo sembra quasi “non abbastanza” a chi si aspetta rivoluzioni spettacolari.Ma prova a osservare una cosa semplice: quanta energia ti serve oggi per non cadere negli stessi automatismi di ieri? E quanta ne serviva prima? Se la risposta è “meno”, anche solo di poco, allora qualcosa si è già spostato nel punto giusto.Il problema è che noi sottovalutiamo la sottrazione. Pensiamo che crescere significhi aggiungere: più emozioni forti, più conferme, più risposte chiare, più controllo sulla direzione della vita.In realtà, spesso crescere significa togliere interferenze. E l’ironia è che quando togli rumore, all’inizio ti sembra vuoto.Poi capisci che non era vuoto. Era spazio.E lo spazio, a differenza del rumore, non ha bisogno di essere giustificato.C’è un altro dettaglio che raramente viene considerato: il cambiamento vero non si presenta mai con la stessa identica

faccia di quello che ci aspettavamo.Anzi, spesso arriva travestito da normalità. Da giornata qualunque. Da relazione che non esplode ma si assesta. Da emozione che non ti travolge più, perché ha perso il potere di trascinarti ovunque. E qui molti si confondono.Pensano: “Se non sento qualcosa di forte, allora non sta succedendo niente.”Ma è un’illusione elegante. Perché confonde intensità con profondità.E non sono la stessa cosa.L’intensità fa rumore. La profondità tiene.Una è un lampo. L’altra è una direzione che non ha bisogno di annunciarsi continuamente per esistere.E forse il punto più scomodo di tutti è questo: crescere davvero non ti rende una persona “nuova” agli occhi degli altri. Ti rende una persona meno prevedibile ai tuoi stessi automatismi.E questo, inizialmente, disorienta. Perché perdi la comodi-

tà di essere sempre la stessa reazione, la stessa paura, lo stesso schema che si ripete con precisione quasi rassicurante.Ma guadagni una cosa molto più rara: la possibilità concreta di non essere più obbligato a ripeterti.E qui si apre un passaggio ancora più sot- tile: non è solo che cambi. È che inizi a vedere quando stai per non cambiare.E quella frazione di secondo in cui puoi scegliere, invece di reagire, è forse il punto più concreto della libertà interiore.Alla fine, senza proclami e senza scene epiche, la vita cambia così: quando smetti di confondere ciò che è familiare con ciò che è inevitabile.E inizi a sospettare, con una certa ironia, che forse non eri bloccato come pensavi. Eri solo molto abile a tornare sempre nello stesso punto, chiamandolo “destino”.E quando questo si incrina, non fa rumore. Ma cambia tutto.

Confronto tra sindacato, Chiesa e Caritas sulle emergenze sociali che stanno colpendo famiglie, lavoratori e giovani del Materano

UGL Matera incontra Mons. Orofino, Giordano: «Lavoro e dignità devono tornare al centro»

Lavoro povero, salari insufficienti, aumento del costo della vita e nuove forme di povertà. Sono queste le principali criticità emerse nel corso dell'incontro tra il segretario provinciale dell'UGL Matera, Pino Giordano, e il vescovo della diocesi di Tursi-Lagonegro, Mons. Vincenzo Orofino. Al confronto ha preso parte anche don Giuseppe Gazzaneo, direttore della Caritas diocesana, quotidianamente impegnato nell'ascolto e nel sostegno delle famiglie più fragili del territorio.

Nel corso della riunione è stato analizzato il quadro socio-economico del Materano e del Metapontino, do-

ve cresce il numero delle famiglie che faticano a sostenere le spese essenziali, aumentano i lavoratori che, pur avendo un impiego, non riescono a garantire un reddito adeguato e si aggravano le difficoltà di pensionati e giovani. Un fenomeno che continua ad alimentare l'emigrazione delle nuove generazioni alla ricerca di maggiori opportunità lavorative e di stabilità economica.«Non siamo più di fronte a singole situazioni di disagio, ma a una vera emergenza sociale che coinvolge intere comunità», ha dichiarato Giordano. «Dietro ogni richiesta di aiuto ci sono famiglie che non arrivano a fine mese, lavoratori precari, giovani senza

prospettive e persone che vedono messa a rischio la propria dignità». Il segretario dell'UGL ha inoltre espresso apprezzamento per l'impegno di Mons. Orofino, definendolo un punto di riferimento umano, morale e sociale per il territorio. Parole di riconoscimento sono state rivolte anche a don Giuseppe Gazzaneo e alla Caritas Diocesana, considerati un osservatorio privilegiato sulle nuove povertà e un presidio fondamentale di solidarietà per le persone in difficoltà.Nel corso dell'incontro è stata ribadita la necessità di interventi più incisivi da parte delle istituzioni locali, regionali e nazionali per favorire la creazione di occu-

pazione stabile, sostenere il potere d'acquisto delle famiglie e contrastare il fenomeno sempre più diffuso del lavoro povero. Secondo l'UGL, servono investimenti, politiche attive del lavoro e misure concrete a tutela delle fasce sociali più esposte.«Quando aumentano le richieste di aiuto alle strutture caritative - ha concluso Giordano - significa che il disagio sociale ha raggiunto livelli che non possono più essere ignorati.

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