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L’EDITORIALE
Il diritto internazionale è al capolinea?
D I AL ES S AN D R O SAN S ON I
Secondo Xi Jinping l’ordine internazionale è pericolosamente vicino al ritorno alla “legge della giungla”. Lo ha affermato ieri durante il vertice con il presidente russo Vladimir Putin. Osservando ciò che è accaduto negli ultimi 4 anni è difficile dargli torto. Tanto più che la sua dichiarazione, battuta ieri mattina dalle agenzie (...) ■ continua a pag 3


Errichetti a pag 4
Bisogna dare merito alla Svimez ed al suo valente direttore Luca Bianchi di non perdere mai il punto d’analisi sul federalismo, non solo per difendere le ragioni e finanche l’esistenza del Mezzogiorno dalle intemperanze leghiste del ministro Calderoli, ma per far capire una volta per tutte a questi patrioti di centrodestra dalla testa dura che le riforme hanno senso solo se sono giuste. Ora che il mondo sia alle prese con l’aria non bella che si respira sullo stretto di Hormuz è cosa triste e certa come anche quella che s’inizi a vedere in giro la famigerata inflazione, eppure nonostante questo e per far resilienza comune non ci si dovrebbe scordare delle questioni che pure abbiamo in casa e così proprio l’altro giorno in parlamento c’è stata l’audizione sul decreto ministerialedellastima delle capacità fiscali per singolo comune delle regioni a statuto ordinario dove è saltato fuori l’indicibile e cioè che la spesa sociale nel Sud, per quanto cresciuta, è ancora in netto svantaggio rispetto a quella del Nord e dunque più che mai bisognosa di meccanismi perequativi efficaci e garantisti dei servizi di welfare. Canta Adriano Celentano: “L’ambito federalismo…”.
AMBIENTE L’eolico in Umbria rilancia il tema delle rinnovabili: regole e sacrifici devono essere condivisi

De Filippo: «Sento che la sfida più vera è qui»


nel Golfo»
L’INTERVISTA
A Cronache Vas Shenoy (Indian Chamber of Commerce) esamina i risvolti economici del bilaterale Meloni-Modi su agroalimenta e difesa
■ Positano a pag 6
CRONA-CHI?
Morte di Nicola Scarascia, il giallo si infittisce, 2 persone nel mirino degli investigatori Mele: «Ennesimo delitto in quella zona»
■ Tammariello a pag 16
ACQUEDOTTO LUCANO Tavolo tecnico sul dissesto idrogeologico. Il dg Renna: «Interventi mirati per le aree più esposte al rischio»
■ Servizio a pag 10
SPORT
Addio sogni di gloria, il Potenza esce a testa alta dal “De Duca” contro l’Ascoli perdendo uno a zero
■ Nigro a pag 29


Dal Medio Oriente al declino del diritto internazionale: la crisi di un ordine globale in frantumi
DI A L ES S A ND RO S AN S O N I
Secondo Xi Jinping l’ordine internazionale è pericolosamente vicino al ritorno alla “legge della giungla”. Lo ha affermato ieri durante il vertice con il presidente russo Vladimir Putin.
Osservando ciò che è accaduto negli ultimi 4 anni è difficile dargli torto. Tanto più che la sua dichiarazione, battuta ieri mattina dalle agenzie di tutto il mondo, è arrivata nello stesso giorno in cui un autorevole esponente del governo israeliano, il ministro Ben Gvir, a poche ore da un’operazione eseguita dalla marina militare del suo paese in acque internazionali, con modalità oggettivamente al di fuori del perimetro della legalità internazionale, costringeva i cittadini di paesi amici come l’Italia o la Francia imbarcati sulla Flottiglia ad inginocchiarsi ai suoi piedi sotto gli occhi minacciosi dei suoi militari.
In particolar modo alla luce dei numerosi conflitti mediorientali seguiti al raid palestinese del 7 ottobre 2023 e alla spropositata reazione israeliana, l’opinione pubblica internazionale si interroga da tempo sullo smantellamento del diritto internazionale che ne sta derivando. A questo si aggiunge la critica feroce avanzata, in una logica “revisionista”, dal presidente americano Donald Trump alle grandi organizzazioni internazionali e alla loro effettiva utilità, dall’ONU all’OMS, passando per il WTO, la Corte Penale Internazionale, fino alla stessa NATO. È l’ordine internazionale nato dopo la Seconda Guerra Mondiale e riformato, in seguito alla caduta del Muro di Berlino, secondo le logiche della globalizzazione, ad essere entrato in crisi irreversibile. Persino la funzione del dollaro come moneta di ri-
serva del sistema finanziario e commerciale globale ormai non è più scontata.
Di fronte a tutto questo, il rischio di un ritorno alla “legge della giungla” e, quindi, “del più forte”, indiscriminatamente capace di imporre la sua volontà, è indubbiamente reale. Qual è la risposta a una simile catastrofe? Opporsi a questo processo in una logica di “conservazione a tutti i costi”, come se la legalità internazionale e le sue regole fossero principi indefettibili scolpiti nella pietra?
La verità è che il diritto internazionale non è intangibile. Esso è un processo “vivente”, continuamente in trasformazione, e spesso determinato dai rapporti di forza. Per dirla con Carl Schmitt, in questo momento il mondo è alla ricerca di un nuovo “Nomos della Terra” in base al quale definire un nuovo quadro di regole. Pensare di salvare quello teoricamente vigente fino ad ora è per certi versi persino insensato. Innanzitutto perché sta venendo meno il soggetto giuridico su cui esso era fondato, ovvero la sovranità statuale, peraltro già in frantumazione da svariati decenni. Gli Stati-Nazione e gli accordi tra stati nazionali, su cui si fondavano le relazioni diplomatiche e persino le grandi organizzazioni sovrastatuali, non sono ormai più in grado, con la propria forza coercitiva, di determinare un ordine. Altri soggetti sono emersi nel corso del tempo capaci di sprigionare un potenziale non controllabile dagli Stati, siano essi democratici o meno. Prendiamo ad esempio le Big Tech o le Big Pharma: oggi il problema non è solo la generica capacità della finanza internazionale di imporre i suoi interessi ai popoli e alle istituzioni politiche. Oggi esistono una manciata di grandi società multinazionali dotate di


bilanci persino superiori a quelli di Stati di media grandezza, con strumenti tecnologici in grado di condizionare seriamente la vita di tutti, laddove persino organismi imponenti come l’Unione Europea sembrano incapaci di costringerle in un quadro di regole, o perfino di tassarle adeguatamente. Di contro, come dimostra in una certa misura il caso “Flottiglia”, esistono organizzazioni della società civile, ONG, capaci di porsi come soggetti attivi dello scenario internazio-
nale, quasi al pari degli stessi Stati sovrani. Ma se lo Stato-Nazione viene meno e la soggettività giuridica internazionale diventa più fluida, allora la costruzione di un “nuovo ordine mondiale” passa innanzitutto dall’individuazione di una nuova forma politica sufficientemente forte da imporre la propria sovranità e determinare un equilibrio. Samuel Huffington aveva parlato qualche anno fa di “blocchi di civiltà” - con un lessico pre-statuale li avremmo definiti “Impe-
ri”- sufficientemente omogenei per cultura e tradizioni, ma meno rigidi rispetto alle impalcature burocratiche degli Stati-Nazione, in grado di organizzare, anche sotto il profilo del diritto internazionale, un equilibrio più o meno ordinato. Il protagonismo, spesso prevaricante e brutale, che, in questa fase ad alta intensità conflittuale, contraddistingue Washington, Pechino e, in misura minore, Mosca, potrebbe essere di insegnamento. Soprattutto all’Europa.
Italia e Qatar rafforzano l’intesa. Il presidente dell’Ince incontra Mohammed bin Abdulaziz Al-Khulaifi: «I due Paesi alleati per la pace»
Difesa, sicurezza energetica, stabilità del Medio Oriente e rafforzamento della cooperazione bilaterale. Sono stati questi i principali temi al centro dell’incontro istituzionale svoltosi ieri mattina presso la Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati con il Ministro di Stato per gli Affari Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulaziz Al-Khulaifi, e i membri dell’Intergruppo parlamentare di amicizia con i Paesi del Golfo, presieduto dal deputato Salvatore Caiata. L’audizione informale ha rappresentato un momento di confronto sui principali dossier strategici delle relazioni tra Italia e Qatar, in un contesto internazionale segnato da instabilità regionale e ridefinizione degli equilibri energetici.
Nel corso dell’incontro è emersa la volontà comune di rafforzare il dialogo politico e parlamentare tra Roma e Doha, consolidando un partenariato in crescita negli ultimi anni.Secondo il Presidente della UIP Golfo Salvatore Caiata, «nel corso dell’audizione informale in Commissione Esteri, alla Camera dei Deputati, con il Ministro di Stato degli Esteri del Qatar Mohammed bin Abdulaziz Al-Khulaifi e i membri dell’Intergruppo di amicizia con i Paesi del Golfo è stata ribadita la centralità dell’Italia nel Mediterraneo allargato».
Caiata ha sottolineato il peso dei dossier legati alla difesa e alla sicurezza regionale: «Tra i dossier sul tavolo, tanti temi, ma centrale quello sulla difesa, al quale hanno chiesto tutto il nostro supporto per i sistemi difensivi. Nell’area del Golfo, così come in Europa, cresce la necessità di coordinare i sistemi di difesa per tutelare la regione». Il presidente ha poi richiamato il ruolo del Qatar nei principali scenari di crisi: «Il ruolo del Qatar, già significativo nei negoziati per la liberazione degli ostaggi nella trattati-
va con Hamas, sta assumendo un ruolo rilevante anche nel dialogo regionale con l’Iran, contribuendo ai processi di de-escalation. Il partenariato con l’Italia è fondamentale per la stabilità dell’area». Sul piano economico ed energetico, il Qatar resta uno dei principali partner dell’Italia. Il Paese del Golfo è tra i maggiori esportatori mondiali di gas naturale liquefatto (GNL), risorsa chiave per la sicurezza energetica europea dopo la riduzione della dipendenza dal gas russo. Nel 2025 l’interscambio commerciale tra Italia e Qatar ha raggiunto circa 4,84 miliardi di euro, con importazioni dominate dal gas naturale (circa l’89% dei flussi da Doha).Al centro della cooperazione energetica figura il progetto North Field East, il più grande sviluppo mondiale nel settore del GNL, con la partecipazione di Eni insieme a QatarEnergy. Anche Saipem mantiene una presenza consolidata nel Paese con commesse offshore e infrastrutturali.
L’Intergruppo parlamentare di amicizia con i Paesi del Golfo, guidato da Caiata, resta uno degli strumenti della diplomazia parlamentare italiana verso l’area del Consiglio di Cooperazione del Golfo, con l’obiettivo di rafforzare dialogo politico e cooperazione economica.Tra le iniziative più recenti figura la missione istituzionale negli Emirati Arabi Uniti, che ha consolidato i rapporti con i partner dell’area. Il rafforzamento delle relazioni tra Roma e Doha è stato confermato anche dagli ultimi sviluppi diplomatici: nell’aprile 2026 il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato a Doha l’Emiro Tamim bin Hamad AlThani, affrontando i principali dossier regionali e i temi di cooperazione energetica, difesa e sicurezza. Il Qatar è oggi considerato dall’Italia uno dei partner prioritari nel Mediterraneo allargato, insieme ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Tur-
chia.Sul piano culturale cresce la cooperazione tra i due Paesi. Il Qatar parteciperà per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 2026, mentre è in preparazione il programma del “Qatar-Italy Year of Culture 2028”.Le relazioni bilaterali sono coordinate dall’Ambasciatore d’Italia a Doha Paolo Toschi e dall’Ambasciatore del Qatar in Italia Khalid bin Yousuf Al-Sada.
CAIATA E LA DIPLOMAZIA
PARLAMENTARE VERSO IL GOLFO
L’incontro con il ministro AlKhulaifi si inserisce nel crescente ruolo di Salvatore Caiata nella diplomazia parlamentare verso i Paesi del Golfo.Nel suo incarico alla guida della Sezione di amicizia UIP e dell’Intergruppo parlamentare, Caiata ha intensificato negli ultimi mesi missioni e incontri istituzionali, contribuendo al rafforzamento dei rapporti tra Parlamento italiano e area del GCC.Un’attività che si colloca nella crescente centralità del Mediterraneo allargato e del Golfo nelle priorità di politica estera italiana, soprattutto sul piano energetico e della sicurezza.Il rafforzamento della diplomazia parlamentare evidenzia inoltre il ruolo sempre più rilevante del
Parlamento nei rapporti internazionali, accanto ai canali governativi tradizionali, in particolare verso aree strategiche come il Medio Oriente.
LA POSIZIONE DELLA PREMIER MELONI
«La posizione assunta dal presidente Meloni è chiara, ferma e pienamente condivisibile» afferma il presidente Ince Salvatore Caiata.
«Di fronte a immagini che offendono la dignità delle persone e coinvolgono anche cittadini italiani, non possono esserci silenzi né ambiguità. - sottolinea - L'Italia ha sempre sostenuto il diritto di Israele a difendersi e ha condannato con determinazione il barbaro attacco del 7 ottobre, ma proprio nel rispetto dei valori democratici e del diritto internazionale è doveroso pretendere rispetto per i nostri connazionali». «È sacrosanto che il Governo si sia attivato immediatamente per ottenere la loro liberazione e per chiedere chiarimenti formali alle autorità israeliane. La tutela della dignità degli italiani viene prima di tutto e non può essere ignorata da nessuno» ha concluso il deputato di Fratelli d'Italia componente della commissione Affari esteri e presidente dell’Ince, Salvatore Caiata.


La missione umanitaria verso Gaza viene fermata in mare da Israele: attivisti trasferiti nei centri di detenzione e assistiti da una ONG
La Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza è stata intercettata e fermata dalla marina israeliana dopo diversi giorni di navigazione nel Mediterraneo. Anche le ultime imbarcazioni che nelle ore precedenti erano riuscite a proseguire la rotta sono state abbordate quando si trovavano a circa 100-118 miglia nautiche dalla Striscia.L’operazione ha coinvolto 54 imbarcazioni e 426 attivisti provenienti da 39 Paesi, tra cui 29 cittadini italiani. Secondo gli organizzatori, la missione era nata per portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza e mantenere alta l’attenzione internazionale sulla situazione nella Striscia.Nel corso delle operazioni, gli attivisti hanno denunciato l’uso di mezzi di dissuasione e, in alcuni casi, episodi di esplosioni o colpi contro diverse imbarcazioni, tra cui una italiana. Israele ha respinto le accuse di uso di munizioni letali, parlando di strumenti non letali impiegati a scopo di avvertimento e sostenendo che non vi sarebbero stati feriti.
ATTIVISTI FERMATI E TRASFERITI AD ASHDOD: AVVIATE LE PROCEDURE DI DETENZIONE
Tutti gli attivisti sono stati condotti nel porto di Ashdod e successivamente nel carcere di Ktziot, dove sono in corso le procedure di identificazione e gestione dei fermati. Le autorità israeliane prevedono due percorsi: espulsione volontaria per chi accetta di lasciare il Paese oppure rimpatrio forzato entro 24 ore per gli altri, con eventuali verifiche aggiuntive sui singoli casi.L’assistenza legale è stata affidata alla ong Adalah. Le immagini circolate dopo l’arrivo nel porto hanno mostrato attivisti ammanettati, inginocchiati e sorvegliati da agenti armati, elementi che hanno alimentato forti polemiche e richieste di chiarimento sulle modalità del trattamento riservato ai fermati.
CRESCE LA TENSIONE
DIPLOMATICA: PROTESTE
INTERNAZIONALI E
SCONTRO POLITICO
IN ITALIA
La vicenda ha rapidamente assunto una dimensione internazionale. Diversi Paesi hanno chiesto chiarimenti sull’operazione e sulle condizioni di detenzione, mentre dieci Stati tra cui Spagna, Turchia, Brasile, Colombia e Indonesia hanno condannato l’intervento in mare, chiedendo verifiche sul rispetto del diritto internazionale.In Italia si è aperto un forte dibattito politico. Le opposizioni hanno definito l’azione gravissima, chiedendo la liberazione immediata degli attivisti e una risposta più dura del governo nei confronti di Israele, anche attraverso iniziative europee e possibili sanzioni. Il confronto si è concentrato anche sulla legittimità dell’intervento in acque internazionali e sull’uso della forza durante le operazioni.
FLOTILLA, LA LINEA
DI MELONI E TAJANI
SUGLI ITALIANI: «GARANTIRE L’INCOLUMITÀ».
LE OPPOSIZIONI
ATTACCANO
«Tutte le barche della Global Sumud Flotilla in rotta verso la Striscia di Gaza sono state intercettate dalle Forze armate israeliane». La portavoce italiana della missione internazionale, Maria Elena Delia, poco dopo le 19 comunica che sono 29 gli attivisti italiani trattenuti da Israele. Cioè, tutti. Tra loro anche il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto.Mentre la nave della Marina israeliana con a bordo i militanti fa rotta verso il porto di Ashdod, la Farnesina intensifica i contatti diplomatici. Dopo che per tutto il giorno era circolata la voce di spari sui dimostranti con proiettili di gomma, arriva la richiesta all’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferrari, di compiere un ulteriore «passo formale» con le autorità israeliane.L’obiettivo è chiedere che a tutti i cittadini italiani partecipanti alla Flotilla sia assicurato «un trattamento dignitoso, piena protezione e la garanzia della loro incolumità nel corso di qualsiasi operazione amministrativa, di sicurezza o logistica condotta dalle autorità locali». La linea è evitare che

vengano incarcerati nel penitenziario di Ashkelon: finora, nel centro di detenzione sono stati portati solo i due presunti organizzatori della spedizione, Saif Abukeshek e Thiago Avila.La Farnesina ha inoltre chiesto alle autorità israeliane di «adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare l’integrità fisica e i diritti fondamentali dei cittadini italiani», nel rispetto del diritto internazionale e delle convenzioni consolari vigenti.Sul piano politico, la vicenda accende immediatamente lo scontro tra maggioranza e opposizioni.Giuseppe Conte denuncia che «sono ore che abbiamo perso i contatti con il nostro deputato. Addirittura hanno sparato, anche se sembrerebbe con proiettili non letali, contro equipaggi con le mani alzate. È un sequestro a mano armata, illegale e intollerabile». E aggiunge che il governo «deve reagire con fermezza, pretendendo l’immediata liberazione degli italiani».I capigruppo Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini parlano di «atto di vera e propria pirateria», criticando anche il silenzio dell’esecutivo.Dal Partito Democratico, Elly Schlein chiede «al governo italiano e all’Unione europea» di «fare ogni pressione per liberare immediatamente questi attivisti umanitari». Il responsabile Esteri Peppe Provenzano definisce l’episodio «un ennesimo atto gravissimo e inaccettabile contro attivisti pacifici», sollevando anche interrogativi su possibili sanzioni e sul futuro dei rapporti Ue-Israele.Dalla maggioranza arriva anche una presa di posizione netta del governo.«Le immagini del


ministro israeliano Ben Gvir sono inaccettabili. È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a un trattamento lesivo della dignità della persona». Lo dichiarano il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, in una nota riferita a quanto avvenuto al porto di Ashdod, dove sono stati sbarcati i componenti della Flotilla intercettati dall’esercito israeliano.Nella stessa comunicazione, l’esecutivo sottolinea che il governo italiano «sta immediatamente
compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti». Roma chiede inoltre «le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano».Per questi motivi, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale annuncia che «convocherà immediatamente l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti formali su quanto accaduto».
A Cronache Vas Shenoy (Indian Chamber of Commerce) esamina i risvolti economici del bilaterale Meloni-Modi su agroalimentare,
D I EL IA NA PO S ITA N O
Con l’incontro bilaterale tra il capo del Governo Giorgia Meloni e il Premier indiano Narendra Modi, l’Italia scrive un nuovo capitolo sul piano economico e geopolitico e traccia la strada per la sua proiezione futura nel mondo. Il partenariato siglato tra i due Paesi si pone come una bussola che indicherà la via nei prossimi sul piano economico, tecnologico e della difesa.
Per capire in quale direzione andrà questo asse nascente tra Roma e Nuova Delhi, abbiamo esaminato l’accordo con Vas Shenoy, Chief Rapresentative for Italy per la Indian Chamber of Commerce, esperto di relazioni India–Italia ed osservatore attento dei rapporti euro asiatici. Il vertice tra Meloni e Modi è il primo bilaterale tra i due premier. Da osservatore privilegiato dell’India in Italia, quale chiave di lettura dà all’accordo firmato nella capitale?
« Questo accordo va letto in un quadro di multipolarità in cui Italia e India sono allo stesso modo responsabili delle scelte strategiche che fanno. L’intesa tra i due Paesi arriva dopo una serie di passaggi già avviati a livello europeo, come l’accordo India–EFTA (siglato a inizio 2024 e in vigore da ottobre scors) e per i progressi dell’accordo di libero scambio (Fta) tra Unione Europea e India che mira a raddoppiare le esportazioni Ue verso il mercato indiano entro il 2032 abbattendo drasticamente i dazi doganali. In questo contesto l’Italia ha avuto un ruolo chiave e oggi quegli accordi europei vengono tradotti in percorsi concreti ». Guardiamo ai numeri: quello principale è l’obiettivo dei 20 miliardi di euro di scambi commerciali entro il 2029. Parliamo di cifre e tempi realmente raggiungibili?
« È un obiettivo tangibile e realistico la cui crescita verrà guidata dalla progressiva riduzione delle ‘barriere tariffarie’. Le riduzioni dei dazi indiani ri-
guarderanno settori chiave: l’agroalimentare vedrà un forte abbattimento dei dazi altissimi, come quelli sul vino, con riduzione dal 150 al 75% nel primo anno e successivamente fino a quote più sostenibili. Azzeramento invece sui dazi per prodotti come pasta e olio d’oliva. Riduzione dei costi anche in comparti importanti come quello dei macchinari industriali che permetterà al Made in Italy di assumete grande valore commerciale e competitività rispetto ad altri competitor globali. I 20 miliardi di euro sono quindi una cifra realistica spalmata sull’asse temporale 2025-2029, considerando anche l’interesse non solo di grandi gruppi aziendali ma anche di piccole e medie imprese. Il vero motore sta nella complementarità tra le economie dei due Paesi: l’India ha capitali, domanda e rapida espansione della capacità produttiva mentre l’Italia ha know-how, tecnologie di grande livello, brand già collaudati ».
In ambiti più incisivi e settoriali, come quello dei trasporti, dell’energia, del digitale e naturalmente della difesa, dove si svilupperanno i maggiori interessi e che capacità di investimento avranno le imprese italiane?
« Sicuramente l’automotive sia con la componentistica che con le auto di lusso. L’India è pronta a rimodulare le quote tariffare per l’importazione di vetture, prevedendo tetti agevolati e dazi ridotti fino al 10-15%. Ciò apre nuove possibilità nel mercato di nicchia consentendo l’ingresso a ben 250mila vetture a fronte delle attuali 50mila. Poi c’è la difesa, perché l’India è in una posizione geografica molto delicata ed ha bisogno di diversificare i fornitori. E’ una grande opportunità per colossi come Leonardo o Fincantieri, ma anche per chi opera nel settore dell’elettronica e delle tecnologie specializzate di cui l’India ha bisogno ». In ambito difesa, quali sono i settori più promettenti per garantire collaborazioni industria-


li tra india e Italia? Immaginiamo quelli per la produzione di radar, sistemi elettronici… « Sono stati siglati accordi importanti per la creazione di un hub elicotteristico in India che porti allo sviluppo di un sistema industriale completo con produzione, manutenzione, riparazione e revisione puntando su modelli di elicotteri militari in base all’intesa Adani- Leonardo per soddisfare le necessità delle forze armate indiane. Poi c’è la cantieristica navale con la produzione di sottomarini, navi militari specializza- te. È prevista la produzione in India di componenti e sistemi come eliche, linee d’asse, sistemi di stabilizzazione, timoni e pro- pulsori azimutali. È un settore in forte sviluppo a cui si affianca l’elettronica, la radaristica, i sistemi ‘drone-antidrone’ che hanno segnato, nello scontro con il Pakistan, il passag-
gio a un modello di guerra a basso costo e ad alta intensità tecnologica ».
In un’ottica di geopolitica come si pone, sempre sulla Difesa, l’accordo tra Italia e India rispetto agli equilibri con Ue e Stati Uniti?
«L’India ha certamente un ruolo centrale nella strategia indo-pacifica anche se preferisce mantenere una autonomia strategica. L’Italia si pone come interlocutore affidabile a livello europeo, in sinergia con Bruxelles ma anche in coordinamento implicito con partner del calibro di Francia, Spagna e Germania. Non c’è grande concorrenza tra Europa e Stati Uniti ma complementarità, con l’America che vede con favore un’Europa maggiormente interessata ad intessere rapporti con l’India. L’accordo ribadisce con forza che il Paese è un partner imprescindibile su energia, sicurezza marittima,
difesa e transizione digitale. Quanto all’Italia, ha capacità di sviluppo tecnologico per cui è pronta ad investire sul nuovo mercato mondiale ». Roma diventa ponte commerciale e logistico tra Europa e Asia meridionale?
« Certamente, ma è un fatto storico: la ‘golden road’ commerciale tra la costa occidentale indiana e i porti dell’Impero Romano, oggi torna a nuovo splendore grazie ad una visione geopolitica moderna e più tecnologica. In questo nuovo scenario l'Italia non si pone come mero punto di transito, ma come importante piattaforma logistica e strategica di tutto il mediterraneo. Per cui, consolidare i rapporti tra Roma e New Delhi significa stabilire un accesso privilegiato al mercato europeo. Italia e India, tornano ad essere pilastri del ponte tra Oriente e Occidente ».
Il mega progetto eolico riapre una questione nazionale: se servono più rinnovabili, le regole e i sacrifici devono valere per tutte le regioni
Sette pale eoliche alte oltre

200 metri sono previste tra Orvieto e Castel Giorgio, nel cuore dell’Umbria, regione simbolicamente ribattezzata “cuore verde d’Italia”.
Il progetto, denominato “Phobos”, ha acceso proteste territoriali, ricorsi, mobilitazioni civiche e persino l’intervento dello showman Rosario Fiorello, che dal suo programma radiofonico ha rivolto un appello pubblico alla presidente umbra Stefania Proietti affinché blocchi l’opera, definendone “devastante” l’impatto paesaggistico. Certo, che un progetto si chiami Phobos, paura, non è il massimo. Su questo ha ragione Fio- rello. È persino comprensibile la battaglia. Il paesaggio non è un dettaglio. È economia turistica, identità culturale, percezione dei luoghi, memoria collettiva. Ma la domanda è: il paesaggio dell’Umbria vale più di quello del Sud?La discussione italia-
na sulle rinnovabili rischia di diventare, ancora una volta, una questione geografica. Le grandi questioni - transizione ecologica, indipendenza energetica, decarbonizzazione — vengono celebrate ogni giorno a livello nazionale, ma il prezzo territoriale di quella transizione continua a essere pagato soprattutto dal Mezzogiorno.
La geografia dell’eolico italiano è fortemente sbilanciata: circa il 90% della produzione nazionale si concentra nel CentroSud.La Puglia è il gigante italiano dell’eolico. Nel 2024 ha prodotto circa 5.885 GWh di energia da vento, oltre un quarto della produzione nazionale, grazie a quasi 1.400 impianti distribuiti soprattutto nel Foggiano. È una regione che da anni esporta energia verso il resto del Paese, diventando uno dei principali hub della produzione rinnovabile italiana.
La Campania, spesso dimenticata nel racconto
energetico nazionale, contribuisce da sola a circa il 15% della produzione eolica italiana, con oltre 3,4 TWh annui, concentrati in particolare tra Irpinia e Sannio. Province interne che convivono da oltre vent’anni con decine e decine di aerogeneratori lungo crinali montani, spesso in territori fragili dal punto di vista paesaggistico.
La Basilicata ha trasformato interi paesaggi collinari in distese di torri eoliche. Dal Vulture al Materano, passando per l’Appennino lucano, le pale scandiscono ormai la linea dell’orizzonte. Lo stesso vale per la Sardegna, oggi attraversata da tensioni crescenti sui nuovi progetti energetici e da un conflitto politico sempre più evidente tra esigenze della transizione e tutela del territorio. E allora il punto non è essere contro l’eolico.
Sarebbe una posizione miope, soprattutto in un’Europa attraversata da crisi energetiche ricorrenti e dopo anni in cui l’Italia ha sperimentato la vulnerabilità della dipendenza dal gas estero. Le rin-
novabili non sono un vezzo ideologico: sono una necessità strategica. Nel 2024 oltre metà del fabbisogno elettrico italiano è stato coperto da fonti rinnovabili, un dato che sarebbe impensabile senza il contributo massiccio delle regioni meridionali. Il nodo è politico. Se il Paese ritiene che alcune aree abbiano un valore paesaggistico troppo alto per ospitare impianti industriali energetici, allora questo principio deve valere ovunque. Per l’Umbria come per il Cilento, per la Val d’Orcia come per i calanchi lucani, per le colline orvietane come per quelle del Fortore o dell’Alta Irpinia. Non si può sostenere contemporaneamente che servono più energie pulite e, appena il problema arriva vicino casa, trasformarsi in sostenitori del “non qui”.
La sindrome del “Not In My Backyard” — non nel mio cortile — rischia di riproporre un eterno paradosso profondamente italiano: il Nord e parte del Centro consumano, il Sud produce; il Sud sopporta l’impatto paesaggistico, il
resto del Paese beneficia dell’energia. La protesta umbra, allora, può essere persino utile. Ma solo a una condizione: che diventi una discussione nazionale e non un’eccezione territoriale.Serve una pianificazione seria delle aree idonee, criteri uniformi, limiti condivisi e compensazioni territoriali reali.
Se si decide che le pale da 200 metri alterano irreversibilmente alcuni paesaggi, lo stesso principio deve valere ovunque. Se invece si ritiene che la transizione energetica imponga inevitabilmente un prezzo territoriale, quel prezzo non può essere scaricato quasi esclusivamente sulle regioni meridionali. Perché il paesaggio italiano è un bene comune. E non esistono paesaggi di serie A e paesaggi di serie B. L’Umbria non vale più della Basilicata. Né la Puglia meno della Toscana. La transizione energetica non può accrescere le disuguaglianze. Prima che la prossima protesta scopra, improvvisamente, quello che al Sud vediamo dalla finestra da vent’anni.











Il Generale incontra Fico per affrontare le questioni comuni alle due Regioni
Il dialogo tra il Presidente della Regione Campania e il nostro governatore da l'esatta misura del ruolo sempre più strategico della nostra Regione che ora può tornare a guidare il dibattito nazionale
DI M AS S IM O D E LLA P E N N A
Il tallone d'Achille del Centrodestra continua ad essere il mezzogiorno. Anche nell'ultimo referendum la sconfitta della riforma si è catalizzata soprattutto al Sud. Alla coalizione serve costruire una classe dirigente meridionale ma anche immaginare un'idea di mezzogiorno. L'elettorato meridionale non è un elettorato che si conforma ai riti della propaganda ma tradizionalmente fonde insieme una certa indifferenza alla retorica con un senso dello Stato e delle Istituzioni che operano. Partire da questo punto deve essere la ricetta per la coalizione.
BARDI INCONTRA FICO
Molto attivo sul fronte degli interessi meridionali proprio il Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi.
Il Generale ha un rapporto intenso con i suoi omologhi di centrodestra, il calabrese Occhiuto su tutti ma inizia anche a costruire e relazioni con i
suoi colleghi che governano partendo da sinistra. Proprio ieri il Governatore lucano ha incontraro Roberto Fico nei palazzi della Regione Campania.
I due hanno avuto un proficuo colloquio di lavoro nel quale hanno discusso delle tante emergenze del Mezzogiorno, delle cose da fare e della possibilità che ci sono per uscire dalle difficoltà.
UN ASSE
NELL'INTERESSE
DEL SUD
È assolutamente chiaro che il Sud non può più essere soltanto la vecchia questione meridionale ma tutto ciò non elimina la specificità dei nostri territori e le peculiarità che essi hanno nello scacchiere nazionale ed internazionale.
Superare le divisioni di Partito e gli interessi di parte per provare a costruire, pur nel pieno rispetto delle differenti visioni politiche, una piattaforma comune per i nostri territori è la base dalla quale si deve partire per potersi muovere nella tutela delle nostre comuni-
tà. Un nuovo meridionalismo deve partire da questo. Il Generale Bardi, incontrando il suo omologo campano e unendo a questo tutto l'attivismo che sta dimostrando sul fronte dei dialoghi interregionali e nazionali, si sta posizionando proprio nel punto che incontra le tematiche meridionali con gli interessi della Nazione.
UN PRESIDENTE DI RUOLO NAZIONALE
Quello che è certo è che Bardi sta superando ogni localismo per essere l'uomo che rimette la Basilicata sul tavolo nazionale della politica. Una visibilità che serve alla nostra Regione che per troppo tempo è stata ingiustificatamente la cenerentola della politica.
Quando si è candidato la prima volta il Generale disse che aveva come interesse solo quello dei lucani, lo sta facendo non solo nell'amministrazione quotidiana ma anche nella politica nazionale.

Una prospettiva che nella nostra Regione non si vedeva da anni e può diventare davvero un punto di svolta per chi ha il dovere di provare ad uscire dal provincialismo.
Una chiave di volta innovativa anche per il centrodestra che, recuperando una seria credibilità istituzionale, può sperare di recuperare anche al Sud in previsione delle prossime elezioni politiche. In tutto questo la centralità di Bardi è la centralità della nostra Regione.

Tavolo tecnico a Potenza sul dissesto idrogeologico. Il Direttore Generale Renna: «Interventi mirati per le aree più esposte al rischio»
Rafforzare la sicurezza del territorio lucano attraverso una strategia condivisa tra istituzioni, strutture commissariali e gestore del servi- zio idrico. È questo l’obiettivo emerso dalla riunione operativa che si è svolta ieri pomeriggio nella sede di Acquedotto Lucano a Potenza, promossa dal Direttore Generale Luigi Cerciello Renna.Al tavolo hanno preso parte il Soggetto Attuatore della Struttura Commissariale per il dissesto idrogeologico, Gianmarco Blasi, e il Commissario Straordinario Unico per la Depurazione, Fabio Fatuzzo, collegato in audiovideo conferenza, insieme ai rispettivi tecnici e collaboratori. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto istituzionale e tecnico finalizzato a trasformare in interventi concreti e cantierabili le azioni necessarie per contrasta-

re il dissesto idrogeologico, tutelare i corpi idrici e salvaguardare il suolo lucano. Al centro del confronto, la necessità di superare una gestione frammentata degli interventi e costruire invece una cabina di regia condivisa, capace di coordinare risorse, progettualità e competenze.Particolare attenzione è stata dedicata alle aree considerate maggiormente vulnerabili sotto il profilo idrogeologico,
con l’obiettivo di garantire la sicurezza pubblica e privata, proteggere infrastrutture e attività produttive e migliorare l’efficienza del servizio idrico integrato.Tre i dossier prioritari affrontati durante la riunione.Il primo riguarda il depuratore di Irsina, interessato da un importante programma di adeguamento e consolidamento. Il Commissario Fatuzzo ha espresso disponibilità a reperire eventuali
ulteriori risorse finanziarie necessarie per mettere definitivamente in sicurezza l’area, valutando anche il coinvolgimento di altri enti specializzati.Per quanto concerne Grassano, è stato programmato un sopralluogo tecnico congiunto presso l’impianto di depurazione, in vista dei lavori di ammodernamento e potenziamento della struttura. Massima attenzione anche sul territorio di Pomarico, uno
dei comuni lucani maggiormente esposti ai fenomeni di dissesto idrogeologico. Acquedotto Lucano è già impegnato nel rifacimento dei tratti più critici delle condutture idriche attraverso le risorse del programma React EU, ma durante il vertice è stata condivisa la necessità di affiancare agli interventi in corso una strategia strutturale più ampia e organica.Dal confronto è emersa la volontà comune di fare della collaborazione istituzionale uno strumento stabile per affrontare le criticità ambientali e infrastrutturali della Basilicata. Una linea d’azione che punta a coniugare tutela del territorio, innovazione degli impianti e superamento delle procedure di infrazione europee, trasformando le emergenze in opportunità di sviluppo e modernizzazione per l’intero sistema idrico regionale.
Rafforzare il rapporto tra istituzioni e comunità locali per rendere più efficaci gli interventi contro il disse- sto idrogeologico. È questo l’obiettivo della visita istituzionale compiuta dal Soggetto Attuatore Delegato per il Contrasto al Dissesto Idrogeologico, avvocato Gianmarco Blasi, nel Comune di Episcopia, dove ha incontrato il sindaco Egidio Vecchione nell’ambito delle attività di ascolto e confronto promosse dalla struttura commissariale sui territori interessati dalle opere di mitigazione del rischio.L’incontro si è svolto in un clima di collaborazione e confronto operativo, rappresentando un’occasione importante per approfondire le criticità del territorio comunale e individuare le priorità sulle quali concentrare l’attenzione nei prossimi mesi. Nel corso del colloquio, il sindaco Vecchione ha illustrato le principali esigenze della comunità locale, sottolineando l’importanza di mantenere alta l’attenzione sugli interventi strategici legati alla sicurezza del territorio e alla prevenzione del rischio idrogeologico.La visita di Blasi si inserisce in un più ampio
percorso istituzionale che punta a consolidare il dialogo con gli enti locali e a favorire una collaborazione sempre più stretta tra amministrazioni comunali e struttura commissariale. Un metodo di lavoro basato sul confronto diretto con i territori, ritenuto fondamentale per accelerare i pro-
cessi amministrativi e garantire risposte più rapide ed efficaci ai cittadini.Nel corso dell’incontro, il Soggetto Attuatore Delegato ha ribadito la volontà di mantenere un’interlocuzione costante con i Comuni, evidenziando come la presenza sul territorio rappresenti uno strumento indispensabile

per comprendere da vicino le necessità delle comunità locali.«La presenza sui territori rappresenta un elemento essenziale del nostro lavoro – ha dichiarato Blasi –. Ascoltare direttamente gli amministratori locali significa comprendere meglio le esigenze delle comunità e accorciare le distanze tra i cittadini e la struttura commissariale. Il confronto continuo con i Comuni consente di affrontare in maniera più efficace le criticità e di rendere più rapide le procedure necessarie alla realizzazione degli interventi».Blasi ha inoltre sottolineato come la collaborazione istituzionale sia un elemento centrale nella strategia di contrasto al dissesto idrogeologico, soprattutto in territori particolarmente esposti ai rischi legati alla fragilità ambientale.La tappa di Episcopia conferma la volontà della struttura commissariale di proseguire lungo un percorso di ascolto e condivisione con le amministrazioni locali, nella convinzione che il dialogo diretto con i territori possa contribuire a rendere più efficiente l’azione amministrativa e più tempestive le risposte alle esigenze delle comunità.

Alla Sala Inguscio della Regione Basilicata confronto tra istituzioni, scuola ed esperti sui temi della sicurezza
POTENZA. Il 22 maggio, alle ore 10, presso la Sala Inguscio della Regione Basilicata, si terrà “Patentino Digitale Day - Il futuro nelle tue mani”, iniziativa promossa dal Corecom Basilicata per sensibilizzare studenti, famiglie e istituzioni sull’uso consapevole della rete e delle tecnologie digitali. «L’evento - sottolinea la presidente del Corecom Basilicata, Assunta Mitidieri - rappresenta un’importante occasione di confronto e approfondimento sui temi della cittadinanza digitale, della sicurezza online e dell’educazione ai media. La sinergia tra istituzioni, scuola, forze dell’ordine ed esperti del settore costituisce un valore fondamentale per costruire percorsi efficaci di formazione e prevenzione
rivolti ai più giovani. Lo slogan scelto, “Sicuri online, forti nella vita reale”, sintetizza pienamente l’obiettivo del progetto: fornire ai più giovani strumenti e competenze per vivere il digitale in modo responsabile, consapevole e sicuro».Dopo i saluti istituzionali del presidente della Giunta regionale della Basilicata, Vito Bardi, del presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, e del direttore generale del Consiglio regionale della Basilicata, Gerardo Travaglio, introdurrà i lavori la presidente del Corecom Basilicata, Assunta Mitidieri.Seguiranno gli interventi di Andrea Poli, presidente della Fondazione Articolo 49, Anna Dell’Aquila, direttrice generale dell’Ufficio scolastico regionale, e Marcello Rizzuti, di-

rigente della Polizia postale di Potenza.A moderare l’incontro sarà la giornalista Nicoletta Altomonte, dell’Ufficio stampa del
Consiglio regionale della Basilicata. Le conclusioni saranno affidate a Giacomo Lasorella, presidente dell’Agcom.
POTENZA. Ritardi nei pagamenti delle indennità, difficoltà logistiche e dubbi sull’efficacia dell’offerta formativa. Sono le criticità evidenziate dalle consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Basilicata, Viviana Verri e Alessia Araneo, in merito all’attuazione del Programma Gol, la misura finanziata con risorse del Pnrr nata con l’obiettivo di favorire l’occupazione e sostenere lavoratori disoccupati o in condizioni di fragilità.
Le esponenti pentastellate parlano di numerose segnalazioni ricevute da cittadini lucani che, dopo aver frequentato i corsi previsti dal programma, attenderebbero da mesi l’erogazione delle indennità spettanti. Una situazione che, secondo il Movimento 5 Stelle, rischia di trasformare uno strumento pensato per sostenere chi cerca lavoro in un ulteriore peso economico per le famiglie coinvolte. «Troviamo paradossale che una misura nata per favorire l’occupazione e dare ossigeno a chi è in cerca di lavoro finisca per gravare economicamente sui partecipanti», sottolineano Verri e Araneo, evidenziando come molti corsisti siano costretti ad anticipare personalmente le spese di trasporto e lo-

gistica senza sapere quando riceveranno i rimborsi previsti. Nel mirino delle consigliere regionali finiscono anche alcuni aspetti organizzativi del programma, a partire dalla scelta delle sedi in cui si svolgono i corsi, ritenute in diversi casi poco facilmente raggiungibili dai beneficiari. Dubbi vengono sollevati anche sulla qualità dell’offerta formativa e sulla reale aderenza dei percorsi proposti alle richieste provenienti dal mercato del lavoro.Le stesse problematiche sarebbero già state portate all’attenzione della direttrice di Arlab
nel corso di un’audizione richiesta dal Movimento 5 Stelle. Ora le consigliere chiedono chiarimenti direttamente alla giunta regionale attraverso un’interrogazione urgente depositata nelle scorse ore. L’obiettivo dell’iniziativa è ottenere piena trasparenza sulla gestione delle risorse destinate ai corsi di formazione finanziati dal Programma Gol. In particolare il Movimento 5 Stelle chiede di conoscere nel dettaglio il funzionamento dell’intero iter finanziario, le modalità di trasferimento delle risorse e le eventuali responsabilità legate ai ritardi nei

pagamenti. Le consigliere regionali domandano inoltre quanti siano i progetti effettivamente avviati in Basilicata e il numero esatto dei corsisti che attendono ancora l’erogazione delle somme dovute. Contestualmente chiedono alla Regione quali misure intenda adottare per garantire tempi certi nei pagamenti ed evitare ulteriori disagi ai beneficiari del programma.«Le politiche attive del lavoro non devono trasformarsi da opportunità di riscatto in un labirinto burocratico che penalizza i più fragili», sostengono Verri e Ara-
neo, ribadendo la necessità di assicurare dignità e certezze a chi ha scelto di investire tempo ed energie nella formazione professionale per costruire il proprio futuro in Basilicata.Secondo le consigliere del Movimento 5 Stelle, garantire continuità nei pagamenti e maggiore efficienza organizzativa rappresenta un passaggio fondamentale non solo per la credibilità del programma, ma anche per evitare che i fondi del Pnrr perdano la loro funzione di sostegno concreto all’occupazione e alla permanenza dei giovani sul territorio lucano.
«Solo attraverso il completamento del Piano occupazionale, la Regione potrà dirsi pronta nel rispondere ai bisogni della collettività»
«La Fp Cgil di Potenza valuta favorevolmente la pubblicazione della graduatoria per i quattro dirigenti dell’area Politiche del Lavoro della Regione Basilicata, un tassello fondamentale per la funzionalità degli uffici regionali. Tuttavia, questo passaggio deve rappresentare solo l’inizio di una fase di rilancio indispensabile per superare lo stallo che attualmente penalizza la macchina amministrativa». Lo afferma la segretaria generale Giuliana Scarano. «Restiamo infatti ancora in attesa degli esiti relativi al concorso per l’area economico-finanziaria, il cui completamento appare prioritario per garantire solidità alla gestione dell'Ente. Nonostante questo parziale sblocco - prosegue Scarano - la carenza di persona-
le dirigenziale resta un tema centrale che eccede le 18 unità inizialmente messe a bando. Per rendere la Regione pienamente operativa e al passo con le sfide del territorio, sollecitiamo l’amministrazione a dare seguito agli impegni previsti nel PIAO 2026/2028, sia per il comparto che la per la dirigen- za. È essenziale sanare i vuoti in organico attraverso futuri scorrimenti delle graduatorie, strumenti preziosi a cui possono peraltro attingere tutti gli enti del territorio lucano. Altrettanto urgente è definire il nuovo assetto orga- nizzativo. È necessario porre fine a un interminabile rimaneggiamento burocratico delle proposte di riorganizzazione, l’ultima pervenuta solo pochi gior- ni fa». «È paradossalesottolinea la dirigente sindacale - che sulla Giunta si
proceda ad una riduzione di strutture mentre, contestualmente, sulla riorganizzazione degli uffici amministrativi del Consiglio si istituiscono nuove figure, quale quella del Capo di gabinetto, addirittura in assenza di un ancoraggio normativo. Il riassetto organizzativo dell’ente deve essere lo strumento strategico per garantire la prossimità dei servizi, e dare risposte concrete alle esigenze reali del territorio lucano e non può ancorarsi a logiche di mere manovre ragionieristiche o che rispondano ad interessi di altra natura. Si proceda speditamente con l’interpello dei dirigenti e con la pubblicazione dell’avviso per le Elevate Qualificazioni». «È inaccettabile - conclude - che settori nevralgici dell'amministrazione continuino a poggiare su Posizioni Organizzative peren-

nemente in proroga, nonostante ben due rinnovi contrattuali e che finisce per mortificare le professionalità interne. L'ordinario non può essere gestito attraverso il precariato delle funzioni: serve una struttura stabile che valorizzi le competenze e garantisca continuità nell'azione amministrativa. Chiediamo dunque che si concluda definitivamente l’iter degli
uffici della Giunta e del Consiglio regionale e si dia seguito immediato alle assunzioni previste dal Piano dei fabbisogni, sia per il comparto che per la dirigenza. Solo attraverso il completamento del piano occupazionale e una chiara ripartizione dei dipartimenti la Regione potrà dirsi pronta a rispondere con efficienza ai bisogni della collettività».
Nel quadro delle politiche di coesione europee 2021–2027, il rafforzamento della capacità amministrativa degli enti locali rappresenta una delle sfide più rilevanti per i territori del Mezzogiorno. In questo contesto opera il DPCoe – Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri – che, attraverso il Programma Nazionale “Capacità per la Coesione” (CapCoe), promuove strumenti innovativi a supporto delle amministrazioni pubbliche. Tra questi, il Centro Servizi Territoriali (CST) si configura come operazione di importanza strategica per offrire agli enti supporto nelle fasi di programmazione, progettazione, realizzazione e rendicontazione degli interventi finanziati dai fondi FESR e FSE+ 2021–2027. Si tratta di un sistema di assistenza tecnica che accompagna Comuni ed enti lungo tutto il ciclo di vita dei progetti finanziati dai fondi FESR e FSE+ 2021–2027, dalla progettazione alla rendicontazione. L’obiettivo è migliorare la qualità degli interventi, accelerare i processi amministrativi e rafforzare in modo strutturale le competenze degli enti locali. Il progetto è promosso dal Dipartimento per le Politiche di Coesione (DPCoe) in collaborazione con le

Regioni ed è attuato da Eutalia S.p.A..«Il Centro Servizi Territoriali – sottolinea Luigi Barone presidente di Eutalia S.p.A. - rappresenta un’occasione unica per tutti gli enti locali delle 7 regioni del Mezzogiorno. Un supporto operativo e specialistico che aiuta i piccoli Comuni ad accedere a finanziamenti e accelerare la spesa». Per la realizzazione dei servizi Eutalia si avvale di un team centrale di PMO e di collaboratori territoriali nonché dei servizi professionali di KPMG Advisory S.p.A. Sul territorio della Basilicata KPMG si avvale della collaborazione di Exeo Lab società specializzata nella consulenza alla Pubblica Amministrazione. «Il nostro lavoro –spiega Anna Maria Gentile, CEO di Exeo Lab – è accompagnare gli
enti locali lungo tutto il percorso progettuale, dalla fase iniziale di candidatura fino all’attuazione e alla rendicontazione, contribuendo concretamente a rafforzare le competenze amministrative sui territori». L’attività si inserisce operativamente nel CST attraverso un supporto tecnico altamente qualificato, che ha contribuito in modo significativo alla diffusione della piattaforma AppCOE e all’attivazione dei servizi di assistenza specialistica (SAS), strumenti fondamentali per accompagnare gli enti nella gestione dei finanziamenti europei. In Basilicata, questo lavoro ha trovato una delle sue espressioni più concrete nell’ambito dell’Avviso pubblico “Infrastrutture verdi e blu”, finanziato dal Programma regionale
FESR FSE+ 2021–2027. Il bando, con una dotazione di 10 milioni di euro, punta allo sviluppo e al completamento di interventi capaci di migliorare la resilienza delle città ai cambiamenti climatici, promuovendo la tutela della biodiversità, la riqualificazione urbana e la valorizzazione dei sistemi naturali e fluviali. Exeo Lab, sottolinea l’amministratore Anna Maria Gentile, ha seguito per conto del CST questo processo fin dalle fasi iniziali, supportando i Comuni sia nella costruzione delle candidature sia nell’accesso alle opportunità di finanziamento. I risultati sono significativi: su 131 Comuni lucani, 92 risultano oggi registrati sulla piattaforma AppCOE e ben 81 lo sono grazie all’assistenza diretta ricevuta. Nella prima fase del bando, 26 Comuni sono stati accompagnati nella candidatura dei progetti, attraverso un supporto tecnico specifico. Il lavoro è proseguito anche nella fase attuativa, con il supporto continuativo a 54 dei 100 Comuni finanziati, affiancati nelle attività di implementazione, monitoraggio e rendicontazione. Un intervento che si estende lungo tutto il ciclo amministrativo, dalla definizione progettuale alle procedure di gara, fino alla chiusura degli interventi.

A Cronache il già Presidente della Regione, Sottosegretario e Parlamentare racconta progetti e programmi per il suo paese
DI EM AN UE LA CA LA B R ESE
Fra i tre candidati alla carica di Sindaco a Sant’Arcangelo, anche il già Presidente della Regione, Sottosegretario e Parlamentare Vito De Filippo. Politico di lungo corso, la sua candidatura con la lista “Sant’Arcangelo cambia passo” ha fatto eco tra le notizie regionali e nazionali. Oggi, in questa intervista, racconta i progetti per la comunità e il territorio in cui è nato. Come è giunto alla decisione di correre alla carica di Sindaco nel suo paese?
«Perché ad un certo punto della vita senti il bisogno di restituire qualcosa alla comunità da cui sei partito. Sant’Arcangelo è il paese dove sono cresciuto, dove ho imparato il valore delle relazioni, del lavoro, della solidarietà. Ho avuto esperienze importanti nelle Istituzioni regionali e nazionali, ma oggi sento che la sfida più vera è qui: mettere competenze ed esperienza al servizio della mia comunità. Non torno per fare una passerella politica, torno perché vedo un paese che rischia lentamente di spegnersi e credo invece che possa tornare ad essere un luogo vivo, attrattivo e orgoglioso di sé. La nostra idea è semplice: ascolto, pragmatismo e azione concreta. Credo che oggi la vera sfida dei piccoli paesi sia smettere di raccontarsi come luoghi marginali. Sant’Arcangelo non deve vivere di nostalgia. Ha una vasta area di servizi sanitari, scola-
stici, commerciali artigianali ed imprenditoriali che è San Brancato collocata sulla fondovalle dell’Agri che aspetta un rilancio ed un ruolo trainante sull’intera Valle dell’Agri. Può, poi, diventare un laboratorio del futuro delle aree interne: un paese che resta, che innova, che accoglie, che crea lavoro e qualità della vita. Io mi candido soprattutto per questo: per dare ai nostri giovani una ragione in più per scegliere di restare, e a chi è andato via una ragione per tornare».
Quali sono i punti di forza del vostro programma elettorale?
«Il nostro programma nasce dall’ascolto delle persone e prova a costruire una visione concreta del futuro di Sant’Arcangelo. I punti centrali sono diversi, ma tutti collegati da un’idea chiara: rimettere in moto il paese. Il primo è la sanità di prossimità. Vogliamo rafforzare San Brancato come polo sanitario della Valle dell’Agri, valorizzando la futura Casa di Comunità e costruendo servizi vicini agli anziani e alle persone fragili. Da qui nasce l’idea di un Piano sanitario comunale basato su un’attenta analisi epidemiologica della popolazione. Il secondo è il rilancio del centro storico e di Orsoleo. Non immaginiamo un paese-museo, ma un paese abitato, creativo, capace di attrarre giovani, professionisti, turismo culturale e nuove energie. Grande attenzione sarà dedicata anche allo sport e alla qualità della vita. Vogliamo
riqualificare gli impianti sportivi, rendere finalmente pienamente funzionante la piscina comunale e sostenere le associazioni che ogni giorno svolgono un ruolo educativo e sociale fondamentale per i nostri ragazzi. Un altro punto importante è il mototurismo. Sant’Arcangelo, per posizione geografica e bellezza del territorio, può diventare una delle capitali lucane del turismo su due ruote. Pensiamo a percorsi dedicati, eventi, servizi e iniziative capaci di attrarre visitatori e creare economia per attività commerciali, ristorazione e ospitalità. Infine c’è il tema del lavoro. Agricoltura, area artigianale, commercio e giovani devono tornare al centro delle politiche comunali. Vogliamo un Comune protagonista, capace di intercettare risorse, semplificare, accompagnare chi vuole investire e creare opportunità concrete».
Quali sono le maggiori criticità del territorio? «La criticità più grande è lo spopolamento. Quando i giovani vanno via, un paese perde energia, servizi, futuro. Dietro questo problema ce ne sono altri: lavoro insufficiente, indebolimento del commercio, centro storico che si svuota, difficoltà nei servizi sanitari e sociali. Poi c’è un tema di fiducia: molti cittadini hanno smesso di credere che le cose possano cambiare davvero. Ecco perché la prima cosa che vogliamo restituire è il senso di una comunità che riparte. Per noi amministrare significa esserci:


strade curate, spazi pubblici puliti, ascolto quotidiano, servizi più efficienti. Anche le piccole cose fanno sentire una comunità rispettata». Cosa si percepisce in questa corsa a tre?
«Si percepisce una grande attenzione da parte della comunità. C’è voglia di confronto, ma soprattutto c’è voglia di capire chi abbia davvero una visione per il futuro del paese. Noi abbiamo scelto una campagna fatta di incontri, ascolto e contenuti, senza aggressività. Rispettiamo gli altri candidati e crediamo che il confronto debba restare sul piano delle idee. Quello che avverto girando tra le persone è un desiderio molto forte di cambiamento, ma anche il bisogno di sentirsi rassicurati: i cittadini vogliono serietà, esperienza e una squadra credibile».
La presenza di liste civi-
che in tutti i comuni cosa racconta? E da quali anime è composta “Sant’Arcangelo cambia passo”?
«Racconta che i cittadini chiedono meno appartenenze rigide e più vicinanza ai problemi reali. Le liste civiche nascono spesso da bisogni concreti dei territori e dal desiderio di mettere insieme persone diverse attorno a un progetto comune. “Sant’Arcangelo Cambia Passo” è esattamente questo: una comunità larga, fatta di donne e uomini con esperienze differenti, professionalità diverse, sensibilità civiche, sociali e culturali unite dalla volontà di lavorare seriamente per il paese. Non è una lista costruita intorno a un leader, ma una squadra che conosce il territorio e che vuole mettersi al servizio della comunità con spirito concreto e responsabilità».

CRONA-CHI? Il caso al centro della trasmissione con Fabio Amendolara e Filippo Mele. «L’ennesimo delitto in quella zona»
DI A N N A TAM MA RI ELLO
Restano ancora molti interrogativi sulla morte di Nicola Scarascia, il 52enne scomparso lo scorso 8 maggio e ritrovato senza vita quattro giorni dopo in località Fossovalle, alle spalle della stazione ferroviaria e vicino al canale che collega il centro abitato al mare. L’uomo, originario di Scanzano Jonico ma residente da anni in Germania con la moglie e i due figli, era rientrato in Basilicata da circa venti giorni per aiutare un familiare nella ristrutturazione di un appartamento. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Scarascia sarebbe stato visto per l’ultima volta intorno alle 20 del giorno della scomparsa nei pressi di una farmacia di Scanzano Jonico, poco dopo aver effettuato un prelievo di denaro da uno sportello bancomat. Proprio quel prelievo resta uno degli elementi centrali dell’indagine. Un altro aspetto ancora da chiarire riguarda il ritrovamento dell’auto dell’uomo, parcheggiata sotto casa. Gli investigatori stanno cercando di capire come il 52enne abbia raggiunto la zona isolata di Fossovalle, un’area distante dal centro abitato e particolarmente buia nelle ore serali. L’ipotesi che possa essersi recato lì da solo e a piedi appare poco probabile, motivo per cui si valuta anche la possibilità che qualcuno lo abbia accompagnato sul posto. Nel frattempo i Carabinieri stanno ascoltando diverse persone per ricostruire gli ultimi movimenti e gli incontri avuti da Scarascia nelle ore precedenti alla morte, avvenuta per soffocamento. È infatti su due persone che ora si concentrano le indagini. Questo il nuovo approfondimento di “Crona-Chi?”, il programma di Cronache Tv condotto dal giornalista Fabio Amendolara. «Si tratta dell'ennesimo omicidio nell'area sud della Basilicata, che approfondiremo con il collega Filippo Mele. Abbiamo letto dalle testate giornalistiche di polsi legati, segnali di soffocamento e che l’uomo sa-
rebbe salito su un'auto. Che cosa ci dici di questa storia?» chiede Amendolara al giornalista. «Credo sia giunto il momento, a mio giudizio, che la procura della Repubblica di Matera comunicasse all'opinione pubblica, tramite la stampa, i punti certi di questa inchiesta, perché finora si tratta effettivamente, come hai detto tu, di illazioni giornalistiche. Nei miei ormai 40 anni di carriera giornalistica, non ho mai assistito a un'inchiesta così blindata da parte di procura e da parte di forze dell'ordine. Io partirei dai dati certi su questa inchiesta. I dati certi sono che venerdì 8 maggio alle ore 20:00 c'è l'ultimo avvistamento di Nicola Scarascia. Il 9 maggio scrivo io l'articolo, alle ore 12:00, che la famiglia cerca Nicola Scarascia, pubblico la foto pubblicata già sui social dai familiari e da allora incominciano le ricerche». Parte un dispiegamento di forze tra elicotteri, droni, cani molecolari, vigili del fuoco, protezione civile, carabinieri, ma dell’uomo nessuna traccia. «Alle ore 13:00 del 12 maggio scrivo l'articolo sul ritrovamento di Scarascia, trovato senza vita in località Fosso Valle. Questo fosso -sottolinea Mele- è un altro mistero all'interno del giallo. Il Fosso Valle era un grande canale che divideva in due la parte storica di Scanzano Ionico, quella con la chiesa, dalla parte moderna, dove vive la famiglia di Nicola, e dove Nicola è stato avvistato. Questo fosso è stato cementato per costruirci sopra una strada, via Rossini. I punti aperti sono all'inizio e alla fine dell'abitato, dopo la stazione ferroviaria. Già la mattina del giorno 11:00, un mio follower mi scrive:“Filippo, ma il Fosso Valle, che è un grande canale chiuso, è stato esplorato?”. Ed è proprio lì che arrivavano i cani molecolari.Io mandai questa comunicazione, questo messaggio del mio follower ai Carabinieri e le mattina dopo, una ditta specializzata cercava nel Fosso Valle. Alle ore 9.30 poi, il ritrovamento di Nicola, cento metri dopo la linea ferroviaria, dove


questo canale è aperto perché poi sfocia nel mare.Gli animali selvatici hanno purtroppo dilaniato il corpo». «Quell'area non è insolita a questo tipo di delitti» sottolinea Amendolara. «Ho scritto pagine intere sui delitti irrisolti del Metapontino -dichiara Mele-. A Scanzano Ionico per esempio c'è il delitto irrisolto di De Mare, risalente ormai a ben trent'anni fa. Il caso famosissimo dei fidanzatini di Polico-
ro. E ancora Il delitto di Mario Milione, un delitto efferato, questo ragazzo che forse è morto bruciato vivo all'interno di un portabagagli di un'auto al confine tra la Puglia e la Basilicata. Il caso di Nicola Macuni, un bracciante di Montalbano Ionico trovato senza vita davanti al suo casolare, colpito a una gamba dai pallettoni di un fucile da caccia per i cinghiali». Ritornando sull’ultimo delitto, Mele
ha aggiunto che «la comunità di Scanzano Ionico, la famiglia di Nicola Scarascia, hanno diritto a sapere la verità sulla morte di un uomo di 52 anni. Era un padre, una bravissima persona, tutti gli amici ne hanno parlato benissimo, tutti coloro che lo conoscevano».Dalla redazione di “Crona-Chi?” l’invito di non dimenticare questo tristissimo, ennesimo gravissimo episodio di cronaca.
L’assessore regionale: «Attive le Cot, in arrivo ospedali e case di comunità. Formazione per 500 infermieri»
POTENZA. «L'obiettivo prioritario della programmazione sanitaria regionale resta l'efficace attuazione della riforma della medicina territoriale, attraverso l'attivazione progressiva dei nuovi servizi previsti per i cittadini». Lo dichiara l’assessore alla Salute della Regione Basilicata, Cosimo Latronico, illustrando lo stato di avanzamento degli interventi sul territorio.«La riorganizzazione dei servizi – spiega Latronico – si articola su due livelli integrati: le infrastrutture materiali e il personale sanitario. Sul fronte strutturale, sono state attivate le 6 Centrali operative territoriali (Cot) e si stanno completando i 5 ospedali di comunità e le 17 case di comunità. Contestualmente, sono state acquistate le dotazioni tecnologiche necessarie per l'avvio delle attività di telemedicina, che accor-
cerà le distanze tra medici e pazienti».«Per garantire la piena funzionalità di queste strutture –continua l'assessore – è fondamentale l'apporto dei professionisti sanitari. In quest'ottica, dopo un'attesa di 17 anni, sono stati sottoscritti i nuovi Accordi integrativi regionali (Air) con i medici di medicina generale, con i pediatri di libera scelta e con gli specialisti ambulatoriali. Al contempo, è stato avviato il percorso di selezione e formazione per 500 infermieri di comunità».La continuità assistenziale non viene ridimensionata, ma potenziata. «Garantiamo la rete delle guardie mediche esistenti, che continueranno il loro consueto funzionamento in tutte le sedi. Contestualmente, avviamo un processo di riorganizzazione che prevede innovazioni come l'introduzione di unità mobili di as-

sistenza e l'attivazione dei numeri telefonici unici 116 e 117 per l'accesso ai servizi medici non urgenti. Proseguiamo con il dialogo costruttivo con i sindaci degli
altri distretti sanitari della Basilicata, al fine di condividere le scelte strategiche per una sanità più vicina al territorio», conclude Latronico.
Il sindacato chiede nuove assunzioni e più confronto con la Regione per evitare carenze nei servizi territoriali
POTENZA. La Fp Cgil di Potenza guarda con attenzione alla fase di avvio delle Case di comunità previste dal decreto ministeriale 77 e dal Pnrr, sottolineando la necessità che il rafforzamento della sanità territoriale produca un reale miglioramento dei servizi ai cittadini senza aggravare le condizioni di lavoro del personale sanitario. A sostenerlo sono la segretaria della Fp Cgil Potenza Sandra Guglielmi e il segretario aziendale Asp Basilicata Fp Cgil Francesco D’Andrea. Nel corso della recente contrattazione con l’Azienda sanitaria di Potenza, il sindacato ha evidenziato la necessità che la riorganizzazione della rete territoriale avvenga attraverso il coinvolgimento diretto delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori, evitando soluzioni imposte unilateralmente. La Fp Cgil ha chiesto che l’assegnazione del personale alle Case di comunità avvenga su base volontaria, attraverso incentivi economici e strumenti come missioni, attività aggiuntive e straordinari.Secondo il sindacato, l’Asp ha accolto le richieste predisponendo una manifestazione di interesse che punta a garantire sia la

valorizzazione del personale sia la funzionalità dei nuovi servizi, senza compromettere gli equilibri organizzativi già fragili delle strutture esistenti.Positiva anche la riapertura del percorso di assunzioni. La Fp Cgil evidenzia infatti l’avvio di contratti a tempo determinato per 24 infermieri attraverso l’anticipo di piano e attende la pubblicazione della delibera relativa ai 30 operatori socio-sanitari previsti dal piano stralcio dei fabbisogni. Un passaggio che consentirebbe anche di completare il percorso di stabilizzazione degli ultimi undici operatori socio-sanitari ancora in attesa dopo le procedure avviate durante l’emergenza Covid.Il sindacato valuta favorevolmente anche l’avvio del corso-concorso per infermieri di comunità, chiedendo però all’Asp una ri-
cognizione preliminare del personale già in possesso del relativo master specialistico.
Resta però alta la preoccupazione per il «caos organizzativo» legato all’avvio delle Case e degli ospedali di comunità. Secondo la Fp Cgil, i ritardi nella programmazione e il mancato coinvolgimento preventivo delle organizzazioni sindacali da parte della Regione stanno creando difficoltà operative.
Guglielmi e D’Andrea ribadiscono infine che il potenziamento della sanità territoriale non può avvenire «a costo zero» né attraverso lo spostamento indiscriminato di personale già insufficiente nei servizi attuali, perché ciò rischierebbe di compromettere sia le condizioni di lavoro degli operatori sia il diritto alla salute dei cittadini.
MATERA. L’Azienda sanitaria locale di Matera patrocina il “15° Congresso regionale Arca Basilicata – Il punto su…”, in programma il 22 e 23 maggio nella Sala conferenze della Casa delle Tecnologie emergenti di Matera. L’iniziativa, promossa da Arca Basilicata e coordinata dal responsabile scientifico Antonio Giovanni Cardinale, riunirà specialisti provenienti da tutta la regione e da numerosi centri italiani. Nel corso della due giorni saranno affrontati temi legati alle patologie cardiovascolari acute e croniche, ai nuovi modelli organizzativi della sanità territoriale, alla telemedicina e all’intelligenza artificiale applicata alla medicina. Prevista anche una tavola rotonda dedicata al nuovo percorso diagnostico terapeutico e assistenziale dell’Asm Matera sullo scompenso cardiaco.«Il patrocinio dell’Asm Matera conferma l’impegno dell’Azienda nel sostenere occasioni di aggiornamento scientifico e confronto professionale», ha dichiarato il direttore generale Maurizio Friolo. Per l’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico, il nuovo percorso assistenziale dimostra «l’investimento concreto della Basilicata nella costruzione di una rete sanitaria efficiente e integrata».


POTENZA Il rammarico deil’associazione organizzatrice “I Portatori del Santo”: «Non ci arrendiamo gli artisti saranno al Potenza Folk Festival»
POTENZA. Quando si parla della festa del Santo Patrono a Potenza inevitabilmente si fa riferimento all’associazione “I portatori del Santo” che, fin dalla sua istituzione, ha lo scopo di valorizzare i festeggiamenti e riscoprire le tradizioni e il senso di appartenza della comunità attraverso una serie di eventi, sempre molto partecipati.
Quest’anno l’associazione aveva immaginato di riportare in città un appuntamento molto amato: “Evviva la Villa”, la manifestazione pensata per animare la Villa del Prefetto con tre giorni di musica, laboratori creativi, iniziative culturali ed eventi dedicati ad adulti e bambini. Un programma costruito nei dettagli, forte anche delle rassicurazioni ricevute dalla Provincia, ma che alla fine non vedrà la luce a causa delle prescrizioni imposte per l’utilizzo dell’area pubblica.
A spiegare quanto accaduto è la stessa associazione “I portatori del Santo”, che racconta il percorso organizzativo e il successivo stop arrivato a poche settimane dall’evento. «Quando la Villa ha riaperto, tutti noi abbiamo provato la stessa emozione: vedere restituito alla città uno dei luoghi più belli, identitari e affascinanti di Potenza. Un luogo finalmente rinato, ancora più suggestivo, verde e vivo. Ed è stato naturale pensare che, tra gli eventi associativi del 2026, dovesse tornare anche “Evviva la Villa”», spiegano dall’associazione, ricordando il forte legame tra la manifestazione e la comunità cittadina. Per mesi i volontari hanno lavorato alla quarta edizione dell’evento, convinti che l’autorizzazione definitiva sarebbe arrivata come avvenuto in passato. «Lo abbiamo fatto anche perché avevamo ricevuto rassicurazioni circa il prossimo rilascio dell’autorizzazione da parte della Provincia», precisano. La situazione, però, sarebbe cambiata improvvisamente dopo un incontro richiesto dall’associazione. Attraverso una PEC dell’11 maggio 2026 sarebbero infatti state comunicate una serie di prescrizioni considerate incompatibili con la natura stessa della manifestazione. Tra le principali criticità evidenziate figurano il limite massimo di partecipanti contemporaneamente presenti nella Villa, circa 70 persone
nell’area dell’ex campetto e 30 nella zona terrazza, oltre ai vincoli acustici che, secondo gli organizzatori, avrebbero impedito concerti e dj set previsti dal programma.
A pesare anche la richiesta di una fideiussione bancaria “escutibile a prima richiesta”, ritenuta troppo onerosa per una realtà associativa. «Ci saremmo aspettati una normale polizza assicurativa a copertura di eventuali danni, non una fideiussione bancaria di tale portata», sottolineano.
L’associazione evidenzia inoltre come molte delle prescrizioni ricevute farebbero riferimento a una bozza di regolamento per l’utilizzo della Villa del Prefetto che, ad oggi, non risulterebbe ancora formalmente adottata. Un elemento che, secondo gli organizzatori, avrebbe reso impossibile conoscere preventivamente limiti e condizioni.
L’associazione prende atto «di un diverso modello di utilizzo del bene, orientato verso eventi più intimi e contingentati», ma rilancia la necessità di aprire un confronto con la Provincia e gli enti competenti per rivedere le modalità organizzative e consentire, già dal prossimo anno, il ritorno della manifestazione. Nonostante la delusione, gli organizzatori assicurano che il lavoro svolto non andrà perduto. Gli artisti che avrebbero dovuto esibirsi alla Villa del Prefetto saranno infatti coinvolti nel prossimo Potenza Folk Festival, aprendo i concerti della manifestazione. «Noi siamo un’associazione resiliente e non abbiamo alcuna intenzione di fermarci», concludono dall’associazione, lasciando aperta la speranza di poter tornare presto ad animare uno dei luoghi simbolo della città.
E forse è proprio qui che si misura la distanza tra una città che vuole rinascere e la capacità delle istituzioni di accompagnarne davvero il desiderio di partecipazione. Perché una villa storica restituita ai cittadini non può diventare soltanto un luogo da contemplare in silenzio, perfetto ma immobile. Gli spazi pubblici vivono quando vengono attraversati, abitati, condivisi. Vivono nelle risate dei bambini, nella musica che riempie le sere d’estate, nelle persone che tornano a sentirsi comunità.
La vicenda apre a una riflessione più ampia sul ruolo di un ente ge-

store chiamato non soltanto a custodire un bene pubblico, ma anche a renderlo realmente fruibile. Perché amministrare un luogo simbolico come la Villa del Prefetto significa certamente tutelarlo, preservarne il valore storico, garantire sicurezza e decoro. Ma significa anche trovare il punto di equilibrio tra la necessaria conservazione e la funzione sociale che quello spazio è chiamato a svolgere.
La sensazione, invece, è che il timore di possibili criticità abbia finito per prevalere sulla volontà di favorire iniziative capaci di restituire vita e partecipazione a uno dei luoghi più identitari del capoluogo. E allora la domanda posta dall’associazione resta inevitabilmente aperta: a queste condizioni, chi potrà davvero utilizzare la Villa del Prefetto?
Perché un bene pubblico completamente restaurato ma sottratto, nei fatti, alla piena partecipazione collettiva rischia di trasformarsi in un luogo soltanto formalmente restituito ai cittadini. E la sfida più importante per chi lo gestisce dovrebbe essere proprio questa: non limitarsi a conservare uno spazio bello da vedere, ma renderlo un luogo capace di continuare a vivere.
DURO COMMENTO DEI
CONSIGLIERI PROVINCIALI NARDELLA E RUSSO «È un insulto alla città di Potenza e alla nostra storia.Non ci sono altre parole per definire l’assurda decisione (o meglio, il gioco al massacro burocratico) che ha portato all'annullamento di “Evviva la Villa” nella Villa del Prefetto, proprio nei giorni caldi della nostra attesissima festa patronale in onore di San Gerardo» è il duro commento dei consiglieri provinciali della Lega Alfonso Nardella e Giovanni Russo.
«Dopo anni di attesa, dopo la fine dei lavori di riqualificazione, c'era la promessa e la rassicurazione che questo spazio meraviglioso, identitario e finalmente rinato sarebbe stato restituito ai cittadini, alle famiglie e ai bambini per tre giorni di aggregazione, musica e cultura. - continuano - E invece? Richieste tardive di "ulteriori autorizzazioni" da parte della Provincia (proprietaria dell'area) arrivate all'ultimo minuto, che di fatto hanno costretto l'Associazione a gettare la spugna.Ricordando a tutti che la festa patronale del capoluogo è un momento di aggregazione per tutta la provincia».
«La cosa che fa più rabbia, ed è qui che la politica locale deve assumersi le proprie responsabilità, è che l'attuale Consiglio Provinciale vanta una nutrita e forte rappresentanza di consiglieri di maggioranza che appartengono proprio al Comune Capoluogo! Ci domandiamo: dove sono i consiglieri provinciali eletti a Potenza? Come è possibile che, con una presenza così massiccia della nostra città nella maggioranza provinciale, non si sia riusciti (o non si sia voluto) tutelare l'evento culturale e sociale più importante dell'anno per la nostra comunità? Perché questo silenzio? Perché queste barriere burocratiche proprio contro la festa del nostro Santo Patrono?» incalzano.
«La Villa del Prefetto non è un fortino chiuso della Provincia, è memoria storica e patrimonio dei potentini! - concludono Nardella e Russo - Esigiamo risposte immediate e non i soliti rimpalli di responsabilità. Chi ha il dovere di rappresentare Potenza nei palazzi della Provincia batta un colpo, perché questa sberla alla città e alle sue tradizioni non la dimenticheremo facilmente!».
Il caso della Villa del Prefetto riapre il confronto sul rapporto tra tutela degli spazi pubblici e partecipazione della comunità
FAB R IZIO QUARAT INO
Ci sono luoghi che appartengono a una città molto prima ancora di appartenere a un ente. Luoghi che non vivono soltanto di mura, cancelli, regolamenti o competenze amministrative, ma di memoria collettiva, di abitudini, di emozioni sedimentate nel tempo. La Villa del Prefetto, per Potenza, è uno di questi luoghi. Per questo il comunicato dell’Associazione “I Portatori del Santo” non può essere liquidato come una semplice polemica organizzativa o come il dispiacere, pur legittimo, di chi vede annullato un evento. Dentro quelle righe c’è qualcosa di più profondo: il conflitto, ormai sempre più frequente nelle nostre città, tra la tutela dei luoghi e la loro funzione sociale; tra la paura di danneggiare uno spazio pubblico e il coraggio di lasciarlo vivere davvero. Ed è giusto dirlo con onestà intellettuale: entrambe le esigenze hanno una loro le- gittimità. È comprensibile che dopo un’importante riqualificazione, costata tempo, risorse pubbliche e sacrifici, la Provincia voglia preservare la Villa del Prefetto da utilizzi potenzialmente invasivi o da rischi che potrebbero comprometterne la conservazione. Sarebbe superficiale fingere che questi problemi non esistano. Ogni luogo pub-

blico restaurato porta con sé anche responsabilità nuove: sicurezza, tutela del patrimonio, sostenibilità degli eventi, rispetto degli equilibri ambientali e logistici. Ma proprio perché si tratta di un luogo pubblico, la domanda posta dall’Associazione resta potente e difficilmente aggirabile: se uno spazio così bello, simbolico e centrale non può essere vissuto dalla comunità, allora qual è il suo destino? Perché un luogo completamente protetto ma svuotato della sua funzione sociale rischia lentamente di trasformarsi in una bellissima cornice muta. E le città non vivono di sole cornici. Vivono di persone. Nel comunicato non emerge rabbia scomposta. Non emerge aggressività. E questo è forse uno degli aspetti più importanti. Si avverte invece una delusione composta, quasi malinconica, di chi sente di aver lavorato per mesi inseguendo una visione condivisa della città e si ritrova improvvisamente davanti a condizioni considerate incompatibili con quella stes- sa idea. È difficile non comprendere l’amarezza di chi scopre prescrizioni così stringenti soltanto a ridosso dell’evento, quando energie, risorse economiche, rapporti professionali e aspettative erano ormai stati costruiti. Ed è altrettanto difficile non interro-
garsi sul metodo, oltre che sul merito. Perché nelle comunità sane il problema non è soltanto quali regole si applicano, ma anche quando vengono comunicate e in quale spirito si costruisce il rapporto tra istituzioni e associazionismo. Le associazioni culturali, di volontariato e di promozione sociale non sono aziende private mosse dal profitto. Sono spesso realtà fatte di entusiasmo, tempo sottratto alla vita personale, passione civile e amore autentico per il territorio. E quando queste energie vengono scoraggiate, tutta la città perde qualcosa. C’è poi un passaggio del comunicato che merita attenzione particolare: il richiamo alle precedenti edizioni di “Evviva la Villa”. Quelle esperienze non vengono raccontate come semplici eventi di intrattenimento, ma come momenti che contribuirono a riaccendere simbolicamente uno spazio allora marginale, poco vissuto, quasi dimenticato. È un punto centrale. Perché spesso la rigenerazione urbana non nasce soltanto dai cantieri o dagli investimenti pubblici, ma anche dalla capacità delle persone di restituire significato ai luoghi attraverso la presenza, la cultura, le relazioni. Una piazza vuota resta una piazza. Una villa vissuta diventa comunità. Ed è forse qui che si gioca il nodo vero della vicenda: quale idea di spazio pubblico vogliamo costruire? Esiste una con-
cezione secondo cui i luoghi storici e riqualificati debbano essere utilizzati con estrema cautela, quasi in punta di piedi, privilegiando eventi piccoli, controllati, contingentati, esteticamente ordinati. Ed esiste un’altra visione, quella richiamata dall’Associazione, secondo cui la bellezza di un luogo pubblico si compie davvero soltanto quando quel luogo torna ad essere attraversato dalla vita reale delle persone, anche con tutta la sua inevitabile imperfezione. La verità, probabilmente, sta nel difficile equilibrio tra queste due esigenze. Perché sarebbe sbagliato immaginare che la tutela del bene sia un ostacolo inutile. Ma sarebbe altrettanto sbagliato trasformare la tutela in una barriera così rigida da rendere impraticabile qualsiasi esperienza realmente popolare e partecipata. Una città non cresce quando sceglie tra conservazione e partecipazione. Cresce quando riesce a far convivere entrambe. Ed è proprio qui che la politica, le istituzioni e il mondo associativo dovrebbero incontrarsi: non in uno scontro sterile, ma in un confronto serio, preventivo e trasparente. Un confronto capace di stabilire regole chiare prima, non dopo; sostenibili, non punitive; orientate alla collaborazione e non soltanto alla difesa burocratica. Perché ciò che colpisce di questa storia è che nessuno sembra mettere in discussione il valore della

Villa del Prefetto. Tutti vogliono proteggerla. La differenza sta nel modo in cui si immagina di farlo. C’è chi pensa che preservare significhi limitare. E c’è chi pensa che preservare significhi far vivere. Forse entrambe le posizioni contengono una parte di verità. Ma una città intelligente dovrebbe essere capace di non scegliere l’una contro l’altra. Anche perché Potenza ha fame di luoghi vivi. Ha bisogno di occasioni di incontro, di spazi attraversati dalle famiglie, dai bambini, dalla musica, dalla cultura popolare, dalla leggerezza e dalla condivisione. In un tempo in cui le relazioni si consumano sempre più spesso dentro gli schermi, ogni evento che riporta le persone a guardarsi negli occhi dentro uno spazio pubblico rappresenta un piccolo atto di ricostruzione civile. Ed è difficile non riconoscere che “Evviva la Villa”, al di là di ogni possibile limite organizzativo, nascesse esattamente da questo desiderio. Per questo la parte più bella del comunicato forse non è la protesta, ma ciò che arriva alla fine: la scelta di non fermarsi. La decisione di trasferire almeno una parte di quell’energia dentro il Potenza Folk Festival racconta qualcosa di importante. Racconta che dietro questa vicenda non c’è semplicemente la delusione per un evento saltato, ma una volontà autentica di continuare a creare momenti di comunità. Ed è questo, probabilmente, l’aspetto che merita maggiore sostegno. Perché una città può sopravvivere anche senza una manifestazione. Ma si impoverisce lentamente quando perde persone disposte a spendere gratuitamente entusiasmo, idee e tempo per renderla più viva. La speranza, allora, è che questa vicenda non lasci soltanto amarezza o contrapposizioni, ma apra finalmente una riflessione più ampia sul rapporto tra beni pubblici e comunità. Perché restaurare un luogo è importantissimo. Ma far sì che quel luogo torni davvero a respirare insieme alla città lo è ancora di più. E forse il punto non è chiedersi se la Villa del Prefetto debba essere protetta oppure vissuta. Forse la vera sfida è riuscire a fare entrambe le cose.
Sostegno economico di 1.000 euro per le famiglie, il sindaco Tania Gioia: «Continuiamo a investire sul futuro della nostra comunità»
Il Comune di Paterno rinnova anche per il 2026 il “Bonus nuovi nati e minori adottati”, confermando per il terzo anno consecutivo una misura di sostegno economico rivolta alle famiglie residenti. L’iniziativa prevede l’erogazione di un contributo una tantum pari a 1.000 euro per ogni figlio nato o minore adottato nel corso dell’anno 2026.Il bonus è destinato a tutti i nuclei familiari, compresi quelli monogenitoriali, senza limiti legati all’ISEE, con l’obiettivo di garantire un sostegno universale nelle fasi iniziali della crescita familiare. L’Amministrazione comunale punta così a rafforzare le politiche per la natalità e a contrastare il progressivo spopolamento che interessa i piccoli centri.Le domande dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica attraverso la sezione dedicata del sito istituzionale del
Comune. Il termine ultimo per l’invio delle istanze è fissato al 31 gennaio 2027.La misura trova copertura finanziaria nell’ambito della programmazione dei fondi Ripov Servizi del PO Val d’Agri, inserita nelle politiche di sviluppo territoriale e di sostegno alla coesione sociale.Il sindaco di Paterno, Tania Gioia, ha sottolineato il valore della continuità dell’intervento: «Confermare per il terzo anno consecutivo il Bonus nascite significa dare continuità a una scelta politica chiara e concreta. Vogliamo essere vicini alle famiglie non solo a parole, ma con azioni tangibili che dimostrano l’attenzione dell’Amministrazione verso chi decide di costruire il proprio futuro a Paterno».Il primo cittadino ha evidenziato anche la funzione strategica della misura nel contesto demografico attuale: «Incentivare la natalità e sostenere

i nuclei familiari significa rafforzare il senso di comunità e contrastare il fenomeno dello spopolamento che riguarda molti piccoli comuni, soprattutto nelle aree interne».Accanto al bonus, l’Amministrazione comunale sta portando avanti ulteriori interventi a sostegno delle famiglie, tra cui la realiz-

zazione del nuovo asilo nido comunale, attualmente in fase di completamento. L’opera rappresenta, secondo il Comune, un tassello fondamentale nelle politiche sociali e di conciliazione tra vita familiare e lavoro.«Un paese che accoglie bambini è un paese che sceglie di avere un futuro» ha aggiunto il sin-
daco Tania Gioia. «Con il Bonus nascite e con il nuovo asilo nido comunale, Paterno manda un messaggio chiaro: qui crediamo nelle famiglie, nella natalità e nelle nuove generazioni, perché ogni bambino nato o adottato rappresenta una speranza concreta per la crescita della nostra comunità».
Iniziative istituzionali e culturali per approfondire il ruolo delle comunità lucane nel mondo tra diaspora storica e legami con i territori d’origine
Domani prende il via la “Giornata dei Lucani nel Mondo”, iniziativa articolata in due giornate tra Genzano di Lucania e Lagonegro, promossa dalla Confederazione Italiani nel Mondo e dal Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo, con il coinvolgimento del Comune di Genzano di Lucania e di diverse realtà istituzionali e associative.Al centro dell’iniziativa il fenomeno migratorio lucano e il ruolo delle comunità all’estero, che oggi contano oltre 152 mila iscritti all’AIRE e risultano in costante crescita. Un patrimonio umano e sociale che, nelle intenzioni degli organizzatori, va sempre più letto in chiave di integrazione, scambio e ritorno, superando una visione legata alla sola nostalgia dell’emigrazione.La giornata del 22 maggio si aprirà a Genzano di Lucania, presso l’Auditorium “Fedele Zotta”, con un incontro rivolto agli studenti dell’istituto superiore “Ettore Majorana”. Al centro del confronto la memoria dell’emigrazione lucana, con particolare attenzione alla ricostru-
zione delle storie individuali e collettive delle comunità lucane nel mondo, attraverso figure e testimonianze della diaspora. L’obiettivo è quello di rafforzare il legame tra le nuove generazioni e le proprie radici culturali, valorizzando la memoria come strumento di identità condivisa.Nel pomeriggio è previsto un confronto istituzionale sul tema delle migrazioni di ritorno e del

cosiddetto “turismo delle radici”, considerato sempre più centrale nelle politiche di valorizzazione dei legami tra i lucani all’estero e i territori di origine. Si discuterà anche di strategie contro lo spopolamento e di strumenti per incentivare il rientro dei giovani emigrati e dei loro discendenti.
Un tema che si inserisce nel più ampio dibattito nazionale sulle aree interne e sulla necessità di

politiche strutturali per contrastare il declino demografico.Spazio anche all’emigrazione femminile, con la consegna di riconoscimenti a donne lucane che si sono distinte a livello internazionale in ambiti come ingegneria, ricerca scientifica, economia e finanza.Tra le premiate figurano professioniste attive in contesti internazionali di rilievo, a testimonianza di un capitale umano che mantiene un legame con la Basilicata anche dopo l’esperienza migratoria.
La seconda giornata si svolgerà a Lagonegro, con ulteriori momenti di approfondimento istituzionale e culturale. La chiusura sarà affidata a uno spettacolo teatrale dedicato al tema dell’emigrazione lucana, dal titolo “Un cappello pieno di conchiglie… radici e amori”, che intreccia storie di donne, memoria e riscatto.Previsti anche collegamenti online con rappresentanze dei lucani in Italia e nel mondo, in un quadro di partecipazione diffusa che mira a rafforzare il dialogo tra le comunità e i territori di origine.
LAGONEGRO. Un’articolata operazione antidroga condotta all’alba dai Carabinieri della Compagnia di Lagonegro ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati ritenuti coinvolti in una vasta rete di spaccio di sostanze stupefacenti attiva nell’area sud della Basilicata. Tre persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari, mentre per altre tre è scattato l’obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria.
I provvedimenti sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lagonegro, su richiesta della Procura della Repubblica, al termine di una lunga attività investigativa coordinata dall’autorità giudiziaria e sviluppata dai militari dell’Arma. L’inchiesta ha consentito di ricostruire una fitta rete di spaccio che, secondo gli investigatori, operava stabilmente tra Rotonda, Viggianello, Lauria e Francavilla in Sinni, con collegamenti anche fuori regione.L’indagine trae origine da un grave episodio verificatosi nel settembre del 2024 a Rotonda, quando un giovane del posto, in forte stato di alterazione psicofisica dovuto all’assunzione di sostanze stupefa-

centi, aggredì con un coltello due suoi coetanei ferendoli ripetutamente. Da quel fatto i Carabinieri hanno avviato approfondimenti investigativi che hanno consentito dapprima l’arresto del responsabile per duplice tentato omicidio aggravato e successivamente la scoperta di un articolato sistema di smercio di cocaina diffuso nell’intero comprensorio meridionale lucano.Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo si riforniva attraverso canali extra-regionali collegati a Roma, Napoli e al-
la Calabria. Gran parte delle cessioni di droga avveniva nei pressi di un esercizio commerciale del centro di Rotonda, indicato dagli investigatori come punto di riferimento per una clientela consolidata e abituale.
Gli indagati, per evitare controlli e intercettazioni, utilizzavano applicazioni di messaggistica criptata e linguaggi in codice. Le richieste di cocaina venivano mascherate dietro espressioni apparentemente innocue come «un caffè», «un aperitivo» oppure facendo riferimento
a pezzi di ricambio per automobili. Un sistema che, secondo gli investigatori, era rimasto invariato nel tempo grazie ai rapporti di fiducia tra venditori e acquirenti.
Determinanti per lo sviluppo dell’inchiesta sono stati i servizi di osservazione e controllo svolti dai Carabinieri sul territorio. I militari hanno documentato numerosi scambi di droga e denaro avvenuti in piazze, vicoli e parcheggi dei comuni interessati dall’indagine. In alcuni casi venivano utilizzati veri e propri “delivery box” im-
provvisati: le dosi di cocaina venivano nascoste all’interno dei vani dei contatori dell’acqua o sotto i tappetini delle automobili in sosta, per poi essere recuperate dagli acquirenti. La sostanza maggiormente commercializzata era la cocaina, venduta mediamente a cento euro al grammo. I pagamenti avvenivano sia in contanti sia attraverso ricariche sui circuiti di pagamento digitale, modalità che consentiva agli spacciatori di non custodire denaro addosso. Il mercato illecito risultava particolarmente attivo nei fine settimana e rivolto a una vasta platea di consumatori locali. Nel corso delle indagini sono stati identificati circa sessanta assuntori, convocati dai Carabinieri per essere ascoltati.Il comandante provinciale dei Carabinieri di Potenza, colonnello Luca D’Amore, ha definito l’operazione «una concreta vittoria della legalità», sottolineando la sinergia tra magistratura, forze dell’ordine e prefettura nel contrasto alla diffusione degli stupefacenti sul territorio lucano. Come previsto dalla normativa vigente, resta fermo il principio di presunzione di innocenza degli indagati fino a sentenza definitiva irrevocabile.
Dopo la stabilizzazione dei lavoratori Pon inclusione al Comune di Potenza resta aperto il nodo dell’Ambito Lagonegrese
POTENZA. La Uil Fp esprime soddisfazione per la firma del percorso di stabilizzazione del personale Pon inclusione al Comune di Potenza, definendolo «un segnale concreto» nella direzione della tutela del lavoro e del riconoscimento delle professionalità che negli anni hanno garantito servizi essenziali ai cittadini. Accanto al risultato ottenuto nel capoluogo, il sindacato richiama però l’attenzione sulla situazione dei lavoratori precari dell’Ambito Lagonegrese-Pollino, con Viggianello comune capofila, che rischiano di trovarsi nuovamente in una condizione di forte incertezza occupazionale. Dopo proroghe e interlocuzioni istituzionali, infatti, i contratti risultano in scadenza il prossimo 30
giugno senza che sia stata ancora individuata una soluzione definitiva.Secondo la Uil Fp non è più possibile affrontare la questione attraverso proroghe temporanee che rinviano soltanto il problema. Per questo il sindacato propone di avviare un percorso che preveda il distacco di queste professionalità presso le Case di Comunità attraverso un accordo tra tutte le parti coinvolte e utilizzando le risorse del Pnrr. La proposta punta a salvaguardare quattordici lavoratori considerati indispensabili per il territorio: sei amministrativi, quattro assistenti sociali e quattro psicologi che negli anni hanno garantito supporto alle fasce più fragili della popolazione e continuità alla rete dei servizi sociali e socio-assistenziali.Per la Uil Fp di

sperdere queste competenze significherebbe aggravare le diffi-
coltà delle aree interne lucane, già segnate da spopolamento, riduzione dei servizi e fuga dei giovani. «Garantire occupazione stabile in questi territori significa contrastare realmente l’abbandono delle aree interne», sottolinea il sindacato.
L’organizzazione guidata dal segretario regionale Giuseppe Verrastro ha già inviato una nota formale al Comune capofila e alla politica regionale chiedendo l’apertura immediata di un confronto istituzionale e la convocazione urgente della Prima Commissione. La Uil Fp chiede una risposta rapida e condivisa da parte delle istituzioni, ribadendo che «non è più il tempo dei rinvii» e che servono «scelte coraggiose» per tutelare lavoro, servizi e futuro della Basilicata.
A Cronache il Sindaco racconta il legame coi Santi, l’acqua, il territorio ed il sociale al centro del progetto finanziato dal Ministero della Cultura
D I EM A NU E LA CA LA B RE SE
Èemozionato ed entusiasta il Sindaco di San Fele, Donato Sperduto, mentre a telefono da Roma ci racconta il progetto che vede coinvolto il suo comune, e che ieri è stato presentato presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, su iniziativa del Presidente, l’Onorevole Federico Mollicone, Il progetto culturale “Francesco –Sulle vie del cuore”, è una iniziativa di spettacolo dal vivo e produzione teatrale che unisce teatro, musica, cammini, formazione e inclusione sociale, con al centro il borgo di San Fele, dove si svolgerà il progetto nel prossimo mese di luglio. «Siamo felici perché con questo progetto di grande rilevanza, finanziato dal Ministero della Cultura, usciamo fuori dall’ambito locale e regionale ed entriamo in una dimensione nazionale» racconta a Cronache il Sindaco Sperduto. Il borgo lucano è noto per essere il paese natio di San Giustino De Jacobis (9 ottobre 1800) missionario vincenziano, Vescovo in Abissinia e Patrono dei lucani nel mondo, che si le-
ga alla figura del Santo Patrono d’Italia per la totale dedizione ai poveri e la scelta di vivere l'evangelizzazione attraverso il dialogo fraterno, l'umiltà e il rispetto delle culture locali. «Il Santo che abbiamo l’onore di chiamare concittadino, si unisce alla figura di San Francesco per la vocazione missionaria -spiega SperdutoLa rassegna, patrocinata dal Ministero della Cultura e dal Comitato Nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, è prodotta dal Simposio delle Muse ETS nell’ambito dei progetti speciali 30+ del Premio Penisola Sorrentina in sinergia con il Comune di San Fele. Si tratta di una rilettura contemporanea della figura del Santo che però si intreccia anche a tematiche di sostenibilità in senso ambientale, culturale, sociale e comunitario. San Fele è terra d’acqua con le sue rinomate Cascate, ma c’è anche il sociale, con la figura dei “nuovi attori di Dio” ovvero i migranti, ed infatti anche a San Fele abbiamo il Cas- Centro di Accoglienza Straordinaria». Insomma, un vero e

proprio concept artistico, con un ricco programma di attività e iniziative di teatro civile e inclusione sociale. «Naturalmente –conclude il Sindaco- seguirà una conferenza stampa sul progetto, anche in Basilicata, e dal 13 al 17 luglio avremo l’onore di ospitare spettacoli con grandi nomi». Alla presentazione del proget-

to a Roma hanno preso parte dalla Basilicata il Sindaco di San Fele e Laura Mongiello, Assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, e Donato Ceraldi, Consigliere del GAL PerCorsi; poi Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati; Marcello D’Aponte, Presidente del-
la Fondazione il Cartastorie – Museo Archivio Storico del Banco di Napoli; Fabrizio Sabatucci, attore; Francesco Branchetti, regista dello spettacolo principale, con gli attori Lorenzo Flaherty e Barbara De Rossi. Gli interventi sono stati moderati dall’ideatore e direttore artistico del progetto Mario Esposito.

Il 29 maggio alla Sala Pasolini la seduta straordinaria dell’Assise municipale di Matera con 11 punti all’ordine del giorno
MATERA. Saranno undici i punti all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale convocato in seduta straordinaria per venerdì 29 maggio alle ore 15.30 nella Sala Pasolini di via Sallustio. La seconda convocazione è invece fissata per lunedì 1 giugno, sempre alle ore 15.30. La decisione è stata assunta dalla Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari riunitasi il 18 maggio scorso.Tra i temi più attesi della seduta figurano l’elezione del presidente e dei vicepresidenti del Consiglio comunale, passaggio politico e istituzionale particolarmente rilevante per il prosieguo dell’attività amministrativa dell’assemblea cittadina. Ampio spazio sarà dedicato anche a questioni legate alla mobilità urbana, alla sicurezza stradale e alla programmazione economica dell’ente.All’attenzione dell’aula arriverà infatti la mozione presentata da diversi consiglieri comunali, con primo firmatario Rubino, relativa alla sicurezza stradale in città e alla richiesta di un piano straordinario per il ripristino del manto stradale a tutela di motociclisti e ciclisti. Un tema che negli ultimi mesi ha alimentato il confronto politico e le se-

gnalazioni dei cittadini per le condizioni di diverse arterie urbane.In discussione anche l’ordine del giorno promosso da Bennardi sulla prevenzione del suicidio, con la proposta di istituire una rete cittadina di prevenzione e supporto psicologico. Previsto inoltre il confronto sulla campagna nazionale «Mai Bandiera Bianca» contro la violenza sulle donne, iniziativa sottoscritta dai consiglieri Rizzi, Bennardi e Santochirico.Non mancheranno i temi infrastrutturali e dei trasporti. In aula approderà infatti l’ordine del giorno relativo alla tutela del Comune di Matera nella procedura di affidamento del servizio di trasporto pubblico locale urbano e nel confronto con la Regione Basilicata. Sarà af-
frontata anche la questione del raddoppio della strada statale 7 MateraFerrandina, con la richiesta di convocazione di un Consiglio comunale aperto alla presenza dell’assessore regionale alle Infrastrutture e dei vertici Anas per illustrare il tracciato candidato al finanziamento.Sul fronte economico e finanziario, il Consiglio sarà chiamato a discutere l’integrazione al Documento unico di programmazione 2026-2028, una variazione al bilancio pluriennale e il riconoscimento di due debiti fuori bilancio derivanti da provvedimenti del Tribunale di Matera. Comunicate inoltre tre delibere di giunta relative a prelievi dal fondo di riserva per importi complessivi superiori a cinquantamila euro.
INIZIATIVA PROMOSSA DALL’EDITORE LAB DFG
POLICORO. La città di Policoro entra tra le tappe nazionali del “Festival del mito sportivo”, iniziativa promossa dalla casa editrice Lab Dfg e sostenuta dal ministero per lo Sport e i Giovani. L’adesione al progetto è stata approvata dalla giunta comunale e annunciata dal sindaco Enrico Bianco e dall’assessore allo Sport Giuseppe Montano.Il festival partirà domani da San Bartolomeo in Galdo, nel Beneventano, e attraverserà diverse città italiane con incontri, testimonianze, laboratori e mostre dedicate ai grandi miti dello sport. A Policoro l’appuntamento è previsto per la fine di luglio, con un ulteriore evento in autunno rivolto alle scuole.La tappa lucana sarà dedicata alle origini dell’olimpismo e ai valori universali dei Giochi Olimpici come strumento di pace, dialogo e fratellanza tra i popoli. Previsti confronti con giornalisti, scrittori e testimonial olimpici, oltre ad approfondimenti storici e culturali sul legame tra Magna Grecia e sport.«Siamo orgogliosi di partecipare a questa iniziativa itinerante», ha dichiarato il sindaco Bianco, sottolineando il valore educativo dei grandi campioni sportivi per le nuove generazioni. Durante il festival sarà inoltre firmato il gemellaggio tra Policoro e Olimpia, alla presenza di una delegazione della città greca.

Emessi nella città dei Sassi nove avvisi orali e sette fogli di via, tra i destinatari anche un ventenne della provincia di Foggia
MATERA. Il Questore Davide Della Cioppa ha emesso 9 Avvisi orali e 7 Fogli di via obbligatori nell’ambito delle attività di prevenzione e contrasto dei fenomeni di criminalità.
I provvedimenti, adottati a seguito dell’istruttoria svolta dalla Divisione Anticrimine della Questura, hanno riguardato soggetti ritenuti socialmente pericolosi o responsabili di condotte tali da destare particolare allarme sociale. Gli Avvisi orali rappresentano una misura di prevenzione con la quale il Questore invita formalmente i destinatari a mantenere una condotta conforme alla legge, avvertendoli delle conseguenze previste in caso di reiterazione di comporta-
menti illeciti. I Fogli di via obbligatori, invece, dispongono il divieto di ritorno nei comuni interessati per un determinato periodo di tempo nei confronti di persone non residenti, ritenute pericolose per la sicurezza pubblica. Uno dei destinatari dei provvedimenti è un giovane di venti anni, residente in provincia di Foggia, il quale era stato segnalato agli agenti della Squadra Volante poiché insieme a un altro giovane, minorenne, si aggirava nel parcheggio di un centro commerciale nei pressi del capoluogo, avvicinando i clienti per chiedere, a volte anche con petulanza, un’offerta in danaro in cambio di cartoline con calendario.
A carico dell’uomo, a cui è sta-
ta anche contestata una violazione al Codice della Strada, risultano pregiudizi di polizia per reati contro il patrimonio. Poiché non svolge attività lavorativa a Matera, né risulta avere interessi leciti che ne giustificano la permanenza in questo territorio, nei suoi confronti è stato adottato il provvedimento di Foglio di via obbligatorio e contestuale divieto a fare ritorno nel Comune di Matera per un periodo di anni uno dalla data di notifica dell’atto.
L’adozione delle misure di prevenzione si inserisce nel quadro delle attività costantemente poste in essere dalla Polizia di Stato per garantire il rispetto della legalità e rafforzare la sicurezza del territorio.

Con “Origine”, gli alunni trionfano alla Biennale di Venezia. La Ds Nesi: «La scuola continua a essere un luogo di creatività, crescita e scoperta di sè»
DI VIN CE NZO MA IDA
Èpossibile visionare il video al link: https://www.youtube.com/watch?v=92KDCJ wUfCM, dura circa 15 minuti ed è davvero molto professionale e all’avanguardia, relativamente sia alla forma di comunicazione scelta che ai contenuti che vogliono essere un ponte con il passato, in una società che, come di recente ha affermato Marcello Veneziani “sembra conoscere solo il presente e vivere soltanto in esso, sia sul piano esistenziale che su quello politico”. Realizzato dagli studenti del plesso di Montalbano Jonico, ha vinto meritatamente il Leone d’Argento per la Creatività partecipando al concorso online 2025/2026 promosso dalla Biennale di Venezia. Il concorso ha come finalità lo sviluppo della creatività nelle scuole, applicata al campo delle arti. Il progetto è stato accolto, fin da subito, con entusiasmo dalla Dirigente scolastica, Ines Anna Irene Nesi, che ha creduto nel valore educativo dell’iniziativa. «Sono felicissima
del traguardo raggiunto dai nostri ragazzi e dai docenti che li hanno guidati in questo percorso», dichiara la Dirigente scolastica. «Questo riconoscimento conferma quanto la scuola possa essere un luogo di crescita, creatività e scoperta di sé. Origine è un progetto che ha saputo unire arte, musica, corpo e riflessione sull’identità, portando il nome del nostro Istituto in un contesto prestigioso come quello della Biennale di Venezia». A guidare gli studenti in questa avventura sono stati la prof.ssa Maria Antonietta Giovinazzo, docente di Arte, e il prof. Michele Giordano, docente di Musica. Il percorso è iniziato con un laboratorio di cartapesta dedicato alle maschere del teatro greco, intese non come semplici oggetti scenici, ma come strumenti simbolici di racconto, conoscenza e crescita. «Con Origine abbiamo voluto accompagnare i ragazzi in una riflessione sul significato della maschera, ieri e oggi», spiega la prof.ssa Maria Antonietta Giovinazzo. «Nel mondo antico, la maschera permetteva di

assumere un ruolo, raccontare una storia, dare voce a emozioni universali. Oggi, invece, spesso diventa un’identità che si incolla addosso, soprattutto attraverso i social, rendendo difficile distinguere ciò che siamo davvero da ciò che mostriamo agli altri». Attraverso il linguaggio del volto, del corpo e del movimento, gli studenti hanno esplorato il rapporto tra identità autentica e identità costruita. Il video racconta un percorso che va dalla maschera come strumento di espressione alla maschera come prigione, fino al gesto finale di di-
struzione e rinascita. La comparsa di una maschera bianca suggerisce infatti un nuovo inizio, una nuova identità, libera e ancora da scrivere. Fondamentale anche il lavoro musicale curato dal prof. Michele Giordano, che ha accompagnato gli studenti nello studio e nella costruzione della dimensione sonora dell’opera. «La musica ha avuto un ruolo centrale nel dare forma al percorso emotivo del video», afferma il prof. Giordano. «Abbiamo lavorato su suoni capaci di evocare il concetto di origine, di vibrazione, di movimento e di trasformazione. La traccia sonora accompagna il passaggio dalla costrizione alla rinascita, contribuendo a rendere più intenso il messaggio dell’opera». La vittoria del Leone d’Argento per la Creatività 2025/2026 rappresenta un importante traguardo per gli studenti e per l’intera comunità scolastica. Il riconoscimento premia non solo il risultato finale, ma anche il percorso compiuto dai ragazzi, la loro capacità di mettersi in gioco e di trasformare un’esperienza didattica in un’opera collettiva di forte valore espressivo.
Promosso dall’Accademia Italiana della Cucina, l’evento propone una riflessione interdisciplinare tra cultura pastorale e tradizioni gastronomiche
La transumanza non soltanto come pratica pastorale, ma come racconto collettivo di paesaggi, identità e me- moria mediterranea. È il tema al centro del convegno di studi “I tratturi della memoria. Transumanza, paesaggio e cultura del cibo”, promosso dalla Delegazione di Matera dell’Accademia Italiana della Cucina e in programma sabato 23 maggio, dalle ore 17, nella Sala Conferenze del Museo Nazionale di Matera - sede di Palazzo Lanfranchi. L’iniziativa propone una riflessione interdisciplinare sul rapporto tra paesaggio, cultura pastorale e tradizioni gastronomiche, con particolare riferimento al territorio lucano e al contesto mediterraneo. La transumanza viene riletta non come pratica residuale, ma come «forma storica di intelligenza territoriale», capace di generare paesaggi, saperi, ritmi sociali e identità condivise. In questa prospettiva, i tratturi emergo-
no come luoghi di attraversamento e trasmissione culturale, nei quali mobilità e radicamento, ambiente e memoria, continuano a intrecciarsi in modo dinamico. Il convegno approfondirà, inoltre, il ruolo del paesaggio come esperienza vissuta e formativa, in grado di modellare immaginari collettivi e pratiche culturali, soffermandosi anche sulla cucina pastorale come espressione di saperi stratificati, gesti antichi e adattamenti tramandati nel tempo. Particolare attenzione sarà dedicata alla dimensione sensoriale dell’esperienza culinaria, con riferimenti al ruolo dell’olfatto e della memoria emozionale nella costruzione dell’identità culturale. Nel quadro della vocazione di Matera come luogo di incontro e dialogo, in un anno che vede Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, la transumanza verrà infine proposta come figura simbolica del Mediterraneo contemporaneo,
fondata sull’attraversamento, sullo scambio e sulla relazione tra culture. Ad aprire e coordinare i lavori sarà Marilena Tralli, Delegata di Matera dell’Accademia Italiana della Cucina. Interverranno Giustino Donofrio, Delegato Onorario del Vulture dell’Accademia Italiana della Cucina, Giuseppe Benelli dell’Università degli Studi di Genova, Mimmo Cecere, antropologo visivo e illustratore, Mario Viola, zoonomo e allevatore, Umberto Montano, Fondatore e Presidente di Mercato Centrale, Maristella Trombetta dell’Università degli Studi di Bari e Maria Angelastri dell’Accademia di Belle Arti di Bari. Tra gli interventi in programma: il rapporto tra transumanza e deportazione dei Liguri Apuani nel Sannio, la zootecnia sostenibile e le produzioni casearie di eccellenza, il legame tra tradizioni agroalimentari e identità territoriali, fino alle riflessioni artistiche e filosofiche
sul paesaggio e sulla memoria visiva della Lucania. Il convegno è organizzato in collaborazione con la cattedra di Storia dell’Estetica dell’Università degli Studi di Bari e si svolge con il patrocinio della Provincia di Matera, del Comune di Matera e del Museo Nazionale di Matera, con il sostegno di BCC Santeramo in Colle.

Presentati al Castello di Melfi il docufilm “Meraviglia del Mondo” e il corto sulle tracce dell’imperatore, con Riccardo Scamarcio

Si è svolta il 19 maggio, nel salone del Castello di Melfi, la conferenza di presentazione del documentario “Meraviglia del Mondo” e del cortometraggio “Sulle tracce di Federico II - l’imperatore normanno svevo nella sua Basilicata”, alla presenza del sindaco di Melfi, Giuseppe Maglione, della presidente della Lucana Film Commission, Margherita Gina Romaniello, dell’attore Riccardo Scamarcio e del regista Francesco Lopez. Un’occasione importante per raccontare l’arrivo in Basilicata di due opere audiovisive – le cui riprese sono ancora in corso – che vedono il territorio lucano protagonista nella narrazione legata alle gesta dell’imperatore svevo. Il progetto è prodotto da Oz Film, Rai Cinema e Lebowski, con Riccardo Scamarcio protagonista nei panni di se stesso e di Federico II. La Lucana Film Commission, che sostiene il progetto, rafforza così il proprio impegno nella valorizzazione audiovisiva del patrimonio storico lucano. «Tanto il docufilm “Meraviglia del Mondo” quanto il cortometraggio “Sulle tracce di Federico II -l’imperatore normanno svevo nella sua Basilicata” –ha affermato la presidente Romaniello – rappresenteranno un importante contributo al progetto “Fantastico Medioevo” di Regione Basilicata e Fondazione
Matera 2019. Si tratta di opere che ci hanno convinto a sostenere questo percorso, favorendo le riprese in luoghi fortemente caratterizzati dalla presenza dei castelli e delle testimonianze di Federico II e acquisendo i diritti di utilizzo di entrambe le produzioni dopo la loro uscita».
La Lucana Film Commission consolida così una strategia che punta a utilizzare il linguaggio audiovisivo per raccontare la Basilicata attraverso la sua storia, i suoi paesaggi e le produzioni cinematografiche capaci di generare attrattività nazionale e internazionale. “Meraviglia del Mondo” racconta la figura di Federico II attraverso un intreccio tra documentario e finzione cinematografica, seguendo un percorso nei luoghi simbolo dell’imperatore tra Puglia, Sicilia, Marche e Basilicata. Accanto al docufilm prende forma anche il cortometraggio “Sulle tracce di Federico II - l’imperatore normanno svevo nella sua Basilicata”, interamente ambientato tra il Castello di Melfi, Lagopesole e i Laghi di Monticchio. Un’opera pensata come un making of narrativo che racconta la scelta di ambientare il progetto proprio nei castelli federiciani lucani e nei luoghi che hanno segnato il ruolo centrale della Basilicata nel Medioevo del Regno di Sicilia. Il cortometraggio, in uscita a fine



estate 2026, sarà presentato in Basilicata, in autunno, a partire dalla città di Melfi. Nel corso della conferenza Riccardo Scamarcio ha raccontato il proprio legame personale e artistico con la figura dello “Stupor Mundi”, spiegando come la fascinazione per Federico
II sia nata fin dall’infanzia, crescendo tra i simboli federiciani della sua terra d’origine. «Sono cresciuto ad Andria guardando Castel del Monte e facendomi domande su questa figura straordinaria. Federico II era un uomo illuminato, libero, un precursore», ha
spiegato l’attore. Scamarcio ha evidenziato, inoltre, come il progetto sia nato da un lungo lavoro di studio condiviso con il regista Francesco Lopez, partendo dalla «volontà di riportare attenzione su una figura storica ancora oggi capace di parlare al presente».
Presentato al Cesam il progetto editoriale di Scomodo, realizzato con il fotografo Mattia Crocetti e lo Spi Cgil, tra reportage,
DI F RANCESCO M ENONNA
La società moderna ha subito, nLa vita nelle città fabbrica rappresenta un modello di coesistenza difficile da affrontare. Cosa significa vivere in una città fabbrica? Cosa si prova attraversando questa esperienza? Sono queste alcune delle domande al centro di XTown, progetto editoriale promosso da Scomodo, che attraverso una corposa redazione sviluppa una serie di reportage e fotoreportage sulle company town italiane, in collaborazione con il fotografo Mattia Crocetti e il Sindacato Pensionati Italiani della Cgil. Finora, ed è questo uno dei dati emersi, sono state scattate più di 250 fotografie durante il percorso, con oltre 100 interviste raccolte. Il progetto ha toccato nove tappe: Piombino, Porto Marghera, Carbonia, Augusta, Carrara, Fabriano, Crotone, Terni e la Val d’Agri. Ieri pomeriggio il progetto è stato presentato al Centro Sperimentale delle Arti Mediterranee di Potenza, in via Don Minozzi. All’incontro sono intervenuti Mattia Crocetti, fotografo e documentarista responsabile del progetto XTown; Andrea Carcuro, caporedattore di attualità di Scomodo e responsabile editoriale di X-Town; Teresa D’Onofrio, della Rete degli Studenti Medi di Basilicata; Angelo Summa, segretario generale dello Spi Cgil Basilicata; ed Emilio Logiurato, ex lavoratore del Centro Olio di Viggiano. A moderare la presentazione è stata Carlotta Vitale, responsabile di Gommalacca Teatro di Potenza. La sede del Cesam, ricca di quadri e suggestioni visive legate alle risultanze delle estrazioni petrolifere, ha rappresentato un punto di contatto tra il mondo dell’arte, quello delle estrazioni e la realtà del petrolio in Basilicata. Il progetto di Scomodo e X-Town, elaborato con tecnologie e strumenti grafici di alto profilo, punta infatti a far conoscere condizioni rappresentative di alcuni aspetti fondamentali dell’evoluzione di un



modello economico e di sfruttamento del territorio molto più ampio, complesso, insostenibile e pieno di contraddizioni. Sono proprio questi i motivi che hanno spinto la redazione a dare vita e nuova linfa al racconto delle problematiche legate allo sfruttamento del territorio e alle dinamiche più complesse che il petrolio comporta. X-Town, progetto editoriale dedicato al racconto delle città fabbrica italiane, nasce all’interno di Scomodo, considerata la più grande redazione under 35 d’Italia. Scomodo è nato a Roma nel 2016 ed è una comunità reale, che si incontra anche in spazi offline e in luoghi fisici: le redazioni, dove si organizzano eventi per dare spazio di espressione alle nuove generazioni. È anche un luogo di incontro e
di azione politica. Le redazioni sono presenti a Roma, Milano, Empoli e Bari. X-Town ha preso avvio tre anni fa con la prima tappa a Piombino ed è arrivato ora alla seconda edizione e alla seconda stagione, con altre otto tappe. Il progetto è realizzato da Scomodo in collaborazione con Mattia Crocetti e con il Sindacato Pensionati della Cgil, con l’obiettivo di costruire un dialogo intergenerazionale. Il racconto delle città fabbrica attraversa infatti tre generazioni: dagli ex lavoratori dei siti produttivi agli attuali lavoratori, fino alle nuove generazioni, alle associazioni e ai collettivi che si oppongono al modello di sviluppo egemonico dei territori. Andrea Carcuro ha illustrato l’idea progettuale, sottolineandone gli aspet-



ti principali: «X-Town è un reportage, un racconto, un progetto editoriale sulle città fabbrica italiane. Abbiamo fatto tappa in nove città fabbrica, in nove company town, per raccontare la trasformazione fisica e sociale di questi luoghi. Partendo da Piombino abbiamo attraversato diversi settori, tra cui la petrolchimica, con Augusta e Porto Marghera, e poi Carrara e Fabriano, fino ad arrivare in Val d’Agri per raccontare il giacimento petrolifero su terraferma più grande d’Europa. La questione petrolio è annosa: inevitabilmente dalla Val d’Agri dovrebbe partire un processo orientato sempre di più alla decarbonizzazione, quindi all’abbandono delle fonti fossili, anche alla luce di tutte le questioni di attualità che attraversano que-
sto tempo. Invece si sta andando sempre di più verso nuove concessioni e nuovi permessi di ricerca, per continuare a estrarre valore da questo territorio senza restituire nulla alla comunità». Anche il fotografo Mattia Crocetti ha spiegato il senso del lavoro svolto attraverso XTown: «È un progetto che racconta la trasformazione fisica e sociale delle città fabbrica italiane, dal nord al sud. Nell’inaugurazione della mostra di oggi presentiamo il capitolo dedicato alla Val d’Agri e quindi all’estrazione del petrolio. Giornalmente vengono estratti circa 40mila barili. Rispetto agli anni precedenti il petrolio sta diminuendo, ma il lavoro nella valle continua, con tutto l’indotto, creando meccanismi sociali e fisici complessi».
DI FABRIZIO QUARATINO
C’è una forma di responsabilità che non compare mai nei bilanci della vita. Perché non lascia tracce evidenti. Non fa rumore. Non richiede spiegazioni. Eppure pesa più di molte scelte compiute. Non è ciò che è finito a restare addosso, ma ciò che non ha mai trovato il coraggio di iniziare davvero a esistere tra due persone. È la responsabilità di ciò che non si inizia. Non ciò che fallisce. Non ciò che si interrompe. Non ciò che si perde strada facendo. Ma ciò che resta fermo prima ancora di diventare reale. La cosa curiosa è che nessuno si sente davvero “responsabile” di cio’ che non ha fatto iniziare. E invece è proprio lì che si accumula una parte invisibile della nostra storia. Ci sono inizi mancati che non nascono per mancanza di possibilità. Nascono per eccesso di pensiero. Si valuta tutto. Si anticipa tutto. Si simula tutto. E alla fine si arriva sempre a una conclusione perfetta: “non è ancora il momento”. Che, tradotto, spesso significa: “non mi sento pronto a rischiare di

scoprire cosa succede davvero”.
Con una certa ironia, si potrebbe dire che abbiamo trasformato il pensiero in un luogo estremamente efficiente: analizza benissimo la vita… ma raramente la lascia accadere. In alcuni insegnamenti antichi si suggerisce un principio molto diretto: ogni causa nasce nel momento in cui viene posta, anche solo nel cuore e nella mente. Non serve che qualcosa si compia perché inizi a produrre effetti nella realtà interiore. Questo significa una cosa semplice e scomoda: anche ciò che non avviamo… sta già agendo su di noi. E allora il problema non è più “cosa ho fatto?”. Ma “cosa sto trattenendo prima ancora che diventi reale?” Perché ciò che non si inizia non resta neutro. Diventa identità sospesa. Un punto interno che continua a esistere come confronto silenzioso: “avrei potuto”, “forse era il momento”, “bastava poco”. E più lo si rimanda nel tempo, più quel “poco” diventa enorme nella memoria. Con una certa ironia si potrebbe dire che la mente è un ufficio perfetto per giustificare le attese… ma non
sempre un buon posto per far nascere il coraggio. E proprio qui si apre una domanda che quasi nessuno si fa davvero: quante parti della nostra vita non sono bloccate da ciò che è accaduto… ma da ciò che non abbiamo mai iniziato? C’è chi non lo ammette, ma vive circondato da “inizi mancati”. Piccoli movimenti interrotti ancora prima di diventare esperienza. Non drammi. Non traumi. Semplicemente occasioni non attraversate. E il punto è che queste assenze non restano fuori dalla vita. Si spostano dentro il modo in cui ci percepiamo. Diventano quella sottile sensazione di essere sempre “quasi”. Quasi pronti. Quasi all’altezza. Quasi dentro la propria vita. A volte non perdiamo qualcuno: perdiamo la versione di ciò che sarebbe potuto accadere se un solo passo fosse stato fatto prima del silenzio. Con un’ironia un po’ crudele, si potrebbe dire che siamo diventati bravissimi a proteggere le nostre possibilità… anche a costo di non farle mai diventare reali. E la mente, da questo punto di vista, è un alleato straordinario e pericoloso insieme: sa costruire motivi impeccabili per aspettare. E sa farli sembrare ma-

turità. Ma la vita non rispetta le attese ben argomentate. Si muove comunque. E lascia dietro di sé non solo ciò che è accaduto… ma anche ciò che non ha trovato il coraggio del primo passo. In una lettura più profonda dell’esistenza, ogni intenzione genera una direzione. Non solo quando si realizza, ma nel momento in cui prende forma dentro di noi. Questo significa che non siamo mai davvero spettatori neutrali dei nostri mancati inizi. Ne siamo attraversati. E allora il punto non è diventare persone che iniziano tutto. Sarebbe solo un’altra forma di rumore. Il punto è diventare consapevoli di dove stiamo trattenendo la vita senza accorgercene. Perché a volte non manca la forza. Manca la tolleranza verso l’imprevisto che ogni inizio porta con sé. E
qui succede qualcosa di molto semplice e molto scomodo: iniziare non cambia solo ciò che facciamo… cambia la versione di noi stessi che possiamo ancora raccontarci. Non iniziare protegge un’identità. Iniziare la mette in discussione. E forse è per questo che si rimanda così tanto. Non per pigrizia. Ma per fedeltà a una versione di sé che sembra più controllabile. Alla fine però resta una verità difficile da aggirare: la vita non si misura su ciò che abbiamo completato… ma su quanto abbiamo permesso a noi stessi di diventare reali attraverso un primo, minuscolo, inevitabile inizio. E ci sono inizi che non si fanno vedere quando nascono… ma si riconoscono molto tempo dopo, nel modo in cui continuano a mancare.
A Melfi doppio appuntamento venerdì 22 maggio con il musical promosso dall’associazione “Il nido di Filo”, tra cultura, educazione e famiglie
Torna il teatro per bambini al Ruggiero II di Melfi, con un appuntamento pensato per i più piccoli ma capace di coinvolgere anche genitori e adulti. Venerdì 22 maggio 2026 andrà in scena il musical “La Bella Addormentata nel Bosco”, una delle fiabe classiche più amate dell’infanzia, proposto dall’associazione “Il nido di Filo”. L’iniziativa nasce da un’idea di Filomena Posa, che si è rivelata da subito vincente. Le numerose prenotazioni arrivate nelle scorse settimane hanno infatti già decretato il sold out per entrambi gli spettacoli in programma, previsti alle 17 e alle 19. L’associazione, guidata dalla stessa Filomena Posa insieme ad altre collaboratrici, è da anni impegnata a Melfi al servizio dei bambini da 0 a 10 anni e delle loro famiglie. Un impegno quotidiano che si traduce in attività di promozione sociale, servizio di nido famiglia, laboratori ludico-creativi e incontri di sostegno alla genitorialità, offrendo un punto di riferimento importante anche per quei genitori spesso presi dagli impegni lavorativi e non sempre in grado di seguire con continuità la crescita dei propri figli. Da questo percorso educativo e sociale nasce
la scelta di portare sul palco un nuovo progetto a forte valore culturale e formativo, destinato ai bambini e alle famiglie. Nei tre mesi precedenti allo spettacolo, educatori, insegnanti e studenti dell’associazione si sono incontrati più volte per le prove, l’allestimento delle scene, la creazione dei costumi, la preparazione delle musiche e dei momenti di danza. Il risultato è uno spettacolo completo, che la città ha accolto con grande entusiasmo, riconoscendolo come una valida iniziativa culturale aperta a tutti. Le tante prenotazioni, arrivate fino a esaurire i posti disponibili, confermano l’interesse del pubblico e anticipano il successo dell’evento. Sul palco, insieme a Filomena Posa, ci saranno Martina Bellopede, Gaetano Giammarino, Maria Teresa Baldinetti, Brigida Giammarino, Lorenza Cappiello e Arianna Berlino. «Il tutto — ha sottolineato Filomena Posa presentando l’evento — nasce grazie alla nostra passione comune per la musica e la danza. Abbiamo lavorato al meglio per la realizzazione di uno spettacolo che possa offrire alle famiglie l’occasione di stare insieme in un ambiente culturale nuovo per tanti bambini di Melfi, qual è il Teatro Ruggiero II.

L’obiettivo è fare in modo che possano appassionarsi al teatro, che, diversamente da altri contenitori culturali, rappresenta il massimo coinvolgimento per lo spettatore: gli attori sono reali e raccontano momenti e storie capaci di attrarre il pubblico». Il teatro diventa così occasione di crescita, bellezza e condivisione. Attraverso scenografie, costumi, musiche e canzoni, il musical si presenta come un linguaggio ideale per avvicinare i più piccoli alla cultura e per offrire alle famiglie un nuovo momento di svago da vivere insieme. L’appuntamento è dunque per venerdì 22 maggio, al Teatro Ruggiero II di Melfi, con due spettacoli: il primo alle 17:00, il secondo alle 19:00.
Per l’Ascoli Chakir all’81’ sigla la rete della vittoria e porta la squadra di Tomei alla semifinale. Affronterà il Catania
ASCOLI (4-2-3-1): Vitale 6; Alagna6 , Curado 6,5, Nicoletti 6 (al 39’ Rizzo 6), Guiebre 6 ; Damiani 6 , Corradini 6 (al 71’Del Sole 6) ; Silipo 6 , Rizzo Pinna 5,5 (al 60’Milanese 6), D’Uffizi 6,5 (al 71’Ovizach 6) , Gori 5 (al 60’ Chakir 7).
A disposizione: Dente, Barosi,Pagliai, Ndoj, Chakir, Del Sole, Oviszach, Galuppini, Corazza, Menna, Bando, Palazzino, Rizzo, Zagari, Milanese
All. Tomei 6,5
POTENZA (4-3-3): Cucchietti 6,5, Kirwan 6, Riggio 6 , Camigliano 6 ,Balzano 6; Castorani 5,5 (al 55’Ghisolfi 6), De Marco 6, Siatounis 5,5 (al 79’Delle Monache 5), Petrungaro 5,5, Murano 5,5 (al 67’Selleri 5), D’Auria 5,5 (al 55’Schimmenti 5).
A disp.: Franchi, Guiotto, Rocchetti, Felippe, Loiacono, Delle Monache, Mazzeo, Ragone, Schimmenti, Erradi, Maisto, Bura, Selleri, Ghisolfi, Adjapong.
All.: De Giorgio 5 .
ARBITRO: Sig. Francesco Zago (Conegliano)
ASSISTENTI: Sig. Roberto Meraviglia (Pistoia) e Leonardo Tesi (Padova) IV Ufficiale: Sig. Mattia Nigro (Prato)
VAR: Giacomo Camplone (Lanciano)
AVAR: Fabio Rosario Luongo (Frattamaggiore)
MARCATORI: : 81’Chakir
RECUPERO: 2’ pt e 4‘ st
NOTE: Spettatori 10.838 per un incasso di 132.447, 78 euro
Ammoniti: Petrungaro (Pz)
Angoli:12 - 3 per l’Ascoli
POTENZA. Il Potenza è fuori dai play off. Si spengono al “Del Duca” di Ascoli i sogni del Potenza e dell’intera tifoseria rosso-blù di giocarsi sino alla fine un posto per il campionato cadetto. Chakir che aveva già preso le misure qualche attimo prima all’81’ ci ha riprovato con un diagonale preciso e potentissimo che Cucchietti, il migliore in campo dei rosso-blù, non ha potuto fare nulla. Con la vittoria di questo match l’Ascoli affronterà nella semifinale il Catania di Toscano. Per andare in cronaca. Nei primi minuti che anticipano il match al “Del Duca” la tensione è palpabile. I 560 tifosi giunti da Potenza sperano nel “colpaccio” che porterebbe per la prima volta nella storia il Potenza alle semi-finali per un posto in serie B. Decisamente meglio lo stato d’animo dei sostenitori del “Picchio” i quali, forti del pareggio ottenuto tre giorni fa al “Viviani” e grazie al 2° posto nel Girone B conquistato al termine della regular season, potrebbe bastare un altro pareggio per accedere alla final four. In campo, quasi a sorpresa De Giorgio tira dal “cilindro” la mossa per compiere l’impresa. Cambia cinque elementi della rosa.
È deciso a fare scendere in campo per giocarsi il tutto per tutto chi sta meglio ed ha più gamba. Chiama in panchina Rocchetti per Balzano, Adjapong per Kirwan, il play Felippe per l’ex Pescara De Marco, Schimmenti per Petrungaro ed Erradi per Castorani. Non fa la stessa cosa il collega ed ex Picerno Francesco Tomei il quale, anche tra le mura ami-

che non sposta di una virgola la formazione vista nel primo turno dei quarti di finale. Sugli spalti le bandiere bianco-nero ed i cori surclassano alla lunga la tifoseria rosso-blu partita in mattinata dalla cittadina lucana e che, nonostante tutto fa sentire la loro voce. Si parte con la squadra ospite battere il calcio d’inizio. Anche al “Del Duca” i primi minuti di gioco sono di studio dell’avversario. La prima occasione è al 7’ da parte dei padroni di casa su azione di calcio d’angolo. Nicoletti si trova tra i piedi una buona palla, ma la svirgola e termina fuori. All’13’ancora l’Ascoli con Uffizi che impegna Cucchietti. Un minuto dopo ancora su corner Castorani salva sulla linea di porta un tiro della formazione marchiggiana. In questa fase di gioco i rosso-blù sono praticamente schiacciati nella propria area di rigore. Passano soli pochi minuti ed un sinistro da fuori di D'Uffizi costringe Cucchietti a tuffarsi ed a mandare in angolo. Non finisce qui perche al 20' ancora una parata su un tiro al limite da parte di Cucchietti. I rosso-blù non riescono ad oltrepassare la tre quarti bianco-nero.
La prima volta che ci riescono è al 28’ con un tiro non troppo forte di Jacopo Murano. Dopo 2’una ripartenza rosso-blù con De Marco-D’Auria- Petrungaro consente l’attaccante ex Messina di impegnare Vitali con un tiro a giro. L’area Lucana è sotto assedio. Prima al 33' un intervento provvidenziale di Kirwan manda in angolo un pallone pericoloso arrivato dalle parti di D'Uffizzi e poi al 34' Riggio è pronto a murare la conclusione dell'Ascoli. 4’dopo Nicoletti si infortunia. Al suo posto entra Rizzo.
Al 40’il risultato resta fermo sullo zero a zero. Dopo 2’ di recupero si fa negli spogliatoi. La ripresa si apre con gli stessi uomini della prima frazione di gioco. Il Potenza ha gli ultimi 45’per tentare l’impresa. Intanto, l’Ascoli di Tomei continua a rendersi peri-
coloso e soltanto grazie ad un Cucchietti in serata straordinaria non riesce ad infilare la palla in rete. Al 53' una giocata in profondità, stavolta di Damiani non trova D'Uffizi all’appuntamento. De Giorgio intravede qualche giocatore affaticato ed al 55' opta per un doppio cambio: lasciano il campo D'Auria e Castorani, dentro Schimmenti e Ghisolfi. Anche Tomei manda in campo forze fresche. Fuori Rizzo Pinna e Gori per Milanese e Chakir.
Nel frattempo al 64’ un tiro di Corradini termina alto sopra la traversa della porta difesa da Cucchietti. Ancora un’azione di transizione al 66' un’azione solitaria dalla sinistra, botta di Ghisolfi con il destro che sfiora il palo. Un minuto dopo De Giorgio cambia Murano, dentro Selleri. Cambio al 71 anche nell'Ascoli: fuori D'Uffizi e Corradini, dentro Oviszach e Del Sole. Il Potenza ci crede ed affolla l’area avversaria. De Giogio al 78’ si gioca l’ultimo cambio. Fuori Siatounis per Delle Monache. Mancano 10’ al termine del secondo tempo regolamentare. Ma è nel momento migliore del Potenza che all’81’ arriva la rete del vantaggio bianco-nero. Un’azione fotocopia a quella che aveva portato al gol annullato, sempre di Chakir, apertura magistrale di Guiebre, campo spalancato per il numero 9 che non sbaglia da solo davanti a Cucchietti. Il Potenza è in ginocchio. Tutti gli sforzi fatti per arrivare sono a questa gara si sono volatilizzati al “Del Duca” di Ascoli al cospetto di una squadra che forse ha meritato, se non altro per le occasioni avute e parate da Cucchietti , questa vittoria che lo proietta alla semifinale per un posto in serie B. Per i rosso-blù il grandissimo merito di essere arrivati sino a questo punto dei play off a testa alta, e per di più vittoriosi di una titolo che la città capoluogo e la Basilicata non aveva mai vinto.
