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A Cronache il presidente dell’Istituto Piepoli, Gigliuto: «Italiani chiedono integrazione più solida»

«Nessuno storno di risorse e pieno impegno per la bonifica di Tito». La risposta del sindaco Laurino: «Serve un confronto istituzionale. Rimodulare il progetto iniziale è possibile»
L’EDITORIALE
El Koudri non ha agito per disturbi psichici
D I AL ES S AN D R O SAN S ON I
Salim El Koudri non ha agito in conseguenza di disturbi psichici. Lo sostiene la Gip Donatella Pianezzi nell’ordinanza con cui ne ha convalidato l’arresto. Secondo la Giudice per le indagini preliminari non ci sarebbero nemmeno elementi per ritenere che El Koudri fosse incapace di intendere e di volere nello specifico momento in (...)

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SALTRO CHE NASCITE
i sa che la statistica non se la passa certo bene da noi, viste le sue rilevazioni sempre al ribasso che interessano praticamente tutto lo scibile comunitario e che mai come in questo momento disgraziato e confuso delineano un quadro tanto fosco da non risparmiare nemmeno il futuro, con tutta l’enormità del calo delle nascite e della fuga dei giovani, manco ci fosse alle porte già l’Apocalisse demografica della Basilicata che pure in questi anni s’è rubricata con una pessima approssimazione. Così tanto per farci arrovellare su qualche idea di resilienza ed invogliarci più che mai alla buona animazione per non cedere nemmeno un centimetro della nostra bella speranza alla moda facile del gufismo i benemeriti MIM ed Indire hanno mappato lo tsunami che ormai sta implacabilmente travolgendo la nostra povera scuola, a partire proprio dall’annosa questione delle pluriclassi che a causa del numero ridotto degli alunni sono diventate da Padova a Catanzaro una realtà in crescita non solo nei piccoli borghi montani, ma davvero ovunque e con Regioni anche dal triste primato come Valle d’Aosta (21%) Basilicata (6,4%) e Molise (5,9%). Canta Sarai: “Altro che nascite…”
OLTRE IL GIARDINO A Cronache Pepe annuncia investimenti su strade, ferrovie e parla del Piano nazionale aeroporti

«Mancusi Spa eccellenza lucana che porta la Basilicata a Roma»

L’INTERVISTA
Musk perde contro
Open Ai che co-fondò con Altman, a Cronache l’esperto di strategie e politiche pubbliche Aresu ricostruisce la vicenda
■ Calabrese a pag 6
OMICIDIO SCARASCIA
Tra interrogativi e ipotesi vige il massimo riserbo sulle indagini intanto la famiglia del 52enne è in attesa del nulla osta per il funerale
■ Galgano a pag 14
VENOSA
Furti in tabaccheria, i Carabinieri smantellano sodalizio criminale: 34 episodi accertati tra il 2023 e il 2024 e 4 fermi
■ Servizio a pag 14
POLICORO
Montesano (Policoro Capitale) ribatte sulla riqualificazione dell’ex zuccherificio: «Con Bardi e Bianco, la città rinasce»
■ Servizio a pag 11


Non basta parlare di disagio e fragilità: la trgedia di Modena impone una riflessione politica e culturale
Salim El Koudri non ha agito in conseguenza di disturbi psichici. Lo sostiene la Gip Donatella Pianezzi nell’ordinanza con cui ne ha convalidato l’arresto. Secondo la Giudice per le indagini preliminari non ci sarebbero nemmeno elementi per ritenere che El Koudri fosse incapace di intendere e di volere nello specifico momento in cui ha falciato con la sua auto otto persone nel centro di Modena.
E ora che si fa? Fiumi e fiumi di inchiostro sono stati spesi nelle ultime 48 ore per spiegare all’opinione pubblica che all’origine del gesto c’era solo la follia di un uomo, che era sbagliato fare correlazioni tra quanto avvenuto sabato in Italia ed analoghi episodi “terroristici” accaduti in passato in varie città d’Europa. Ore e ore di talk televisivi sono stati man-
dati in onda per convincerci che il problema era la scarsa attenzione del nostro sistema sanitario nazionale verso i disturbi mentali, che questa era la vera emergenza.
Tutto già visto, nei casi analoghi accaduti in Francia, Germania, Belgio o Gran Bretagna il copione era stato lo stesso.
Eppure, per risparmiarsi sonore smentite basterebbe attenersi ai fatti e lasciare che le indagini facciano il loro corso. Questo vale per tutti, anche per chi vede trame jihadiste ovunque in atto nel nostro Paese.
La verità è che gli “ordini di scuderia” in base ai quali vanno raccontati e interpretati i fatti hanno sempre le gambe corte.
Certo, riducono lo sforzo di analizzare e riflettere, offrono una trama già pronta per l’uso e coerente con lo schieramento politico-culturale a cui si appartiene, ma, diciamoci la
verità, non offrono un servizio al paese e alla formazione di un’opinione pubblica davvero consapevole.
Eppure dati di fatto su cui soffermarsi e su cui porsi delle domande eminentemente politiche ce ne erano, eccome, sin dal primo momento: una modalità di azione già verificatasi in altri paesi europei; un immigrato di seconda generazione in condizioni di fragilità esistenziale (non necessariamente economiche); un contesto caratterizzato da un’immigrazione di massa di lungo pe- riodo. È possibile costruire un dibattito su questi elementi, senza passare già alle conclusioni? Secondo noi si. Però bisogna liberarsi dall’ideologia e provare a ragionare sulla realtà fattuale.
Le aree metropolitane europee sono attraversate da tensioni che non possono essere affrontate a colpi di slogan e ricette semplici-

stiche. Tanto più in una fase storica come questa in cui il benessere sociale che per tanti anni aveva caratterizzato il Vecchio Continente è precluso a larghe fasce della popolazione e la cornice identitaria delle comunità, che costituisce un elemento basilare di
coesione sociale e senso di appartenenza, è fortemente scossa, con conseguente spaesamento collettivo. Il rischio di conflittualità è troppo alto per misconoscere ciò che tutti noi abbiamo davanti agli occhi: il 16 maggio scorso l’Italia ha perso l’innocenza.

D I E L IAN A PO SI TAN O
Èun’Italia stretta nella morsa delle spese quotidiane con bollette e costo del carburante alle stelle, ma è anche un’Italia che ha paura degli immigrati e che teme episodi di microcriminalità. Sono dunque cambiati i timori degli italiani che oggi mettono da parte sanità e occupazione e pensano alle economie domestiche e alla sicurezza sociale.
A sancirlo, l’ultima indagine dell’Istituto Piepoli in cui sono state assemblate, con aggiornamento al 18 maggio, tutte le risposte date dai cittadini al panel di interviste su tematiche sociali rilevanti. A rispondere, un campione di 500 individui maggiorenni: se le spese correnti guidano la classifica dei più grandi timori con l’economia domestica che pesa di più e raggiunge il 41%, la necessità di avere maggiore sicurezza segue al 39% e resta nell’agenda delle priorità sociali anche la regolamentazione e gestione dell’immigrazione. Il dato più evidente è che la frattura pesa prevalentemente sulla percezione della tenuta del Paese.
CITTÁ POCO SICURE.
MENO PAURA SE SI CONOSCE IL TESSUTO SOCIALE
Nel paniere delle domande sulla sicurezza e su quanto ci si senta sicuri nella città in cui si vive, il 36% delle risposte hanno
mostrato una convergenza sul “poco” o “per nulla”. Solo il 6% ha dichiarato di sentirsi “molto sicuro” mentre il 58% è attestato sull’ “abbastanza sicuro”, a riprova che le proprie abitudini, le conoscenze del proprio tessuto sociale e il sapersi muovere nel proprio contesto possono far stare abbastanza tranquilli. Ma non troppo se si innestano altri fenomeni convergenti. I dati sono stati raccolti tra cittadini di varie estrazioni politiche: il 39% si dichiara appartenente al centrodestra, il 26% al Movimento 5 stelle e il 22% al centrosinistra.
Il fattore sicurezza incide sulla tenuta del Paese tanto che ad esser temuto di più è il fenomeno della microcriminalità, che è più invasiva e insidiosa (46% delle risposte sul tema), seguito dalla paura nei confronti di episodi di criminalità organizzata (24%) e dall’immigrazione che si attesta al 22%. Restano marginali terrorismo e altri reati.
GLI IMMIGRATI
FANNO ANCORA
PAURA
La riflessione va fatta sulla tematica dell’immigrazione, con città spesso in preda a gruppi violenti di immigrati non comunitari che in alcune circostanze diventano pericolosi. Non è l’immigrato in sé il tema, ma ciò che interessa la tenuta e la stabilità dell’integrazione delle “seconde generazioni”, ovvero i figli degli immigrati che so-
no nati in Italia. L’integrazione delle seconde generazioni appare come uno dei nodi più delicati del sondaggio. Il 43% la considera “riuscita almeno abbastanza” mentre per il 40% è una integrazione a metà o per nulla resa possibile. Alla domanda su cosa rappresentino oggi le seconde generazioni, prevale l’idea che siano un fenomeno normale in una società che cambia (37% delle risposte) anche se per il 24% resiste il problema dell’integrazione e del rischio per la sicurezza (14%).
L’ago della bilancia del dibattito sociale si sposta quindi dal conflitto ideologico astratto alla capacità di governare una complessità sociale che la politica non deve assolutamente ignorare.
L’ANALISI DEI DATI
Abbiamo esaminato i dati del sondaggio con il sociologo Livio Gigliuto, Direttore dell’Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale e Presidente dell’Istituto Piepoli che sottolinea come «l’attenzione degli italiani si sia spostata dai risvolti del conflitto in Iran ai conflitti sociali interni con la sicurezza che è diventato punto focale dopo i fatti di Modena».
Il dato è però abbastanza trasversale: ad indicare la sicurezza come problema principali del Paese- dice Gigliuto- «è un’ampia fascia di cittadini, elettori tanto del centrodestra, quanto del centrosinistra.


È un problema che gli italiani sentono fortemente e che non è legata all’appartenenza politica individuale».
Quando parliamo di sicurezza, lo facciamo a 360° ma l’aspetto che più spaventa è proprio la microcriminalità: il piccolo furto, lo scippo, la baby gang. «Sicurezza è una parola ampia che contiene tanti significati e per cui occorreva capire quale fosse l’elemento di maggiore preoccupazione. Tutti questi piccoli episodi di crimini minori- dice Gigliuto- sono quelli che ti fanno sentire meno sicuro quando varchi la porta di casa ma di contro, c’è maggiore sicurezza là dove si conosce il tessuto sociale».
Questo può accadere nelle piccole città, nei paesi, non nelle aree metropolitane. Come dire che là dove si vive in un contesto meno caotico, in cui si conoscono le strade e quindi le eventuali vie di fuga, si conosce la gente e non ci sono grandi colonizzazioni: è là che ci si può sentire abbastanza a proprio agio. Su questo punto sono d’accordo i cittadini delle varie estrazioni politiche, se pur molto simili i dati dell’elettorato di centrodestra e del M5S. Stessa forbice, anche se in controtendenza estrema, quella di chi si sente molto sicuro (6%) e chi per niente sicuro (7%).
SULL’IMMIGRAZIONE, SENTIMENTO BIDIREZIONALE DEGLI ITALIANI
Gigliuto sottolinea gli ele-
menti di divergenza sull’immigrazione che scavalcano quelli di unità rispetto alla sicurezza. «Gli italiani prendono le distanze dal tema, con gli elettori di centrodestra che hanno una maggiore prudenza e inseriscono proprio l’immigrazione tra i fenomeni che rendono meno sicure le città». Sulle seconde generazioni, la società si divide tra «chi li vede più come risorsa e chi li vede come problema, ma la maggioranza degli italiani li considera come una normale evoluzione del nuovo tessuto sociale che va però gestito in maniera oculata per far sì che ci sia una reale integrazione e una vera costruzione di intenti comuni tra gli italiani e le seconde generazioni di immigrati». In pratica, occorre fare di più e farlo meglio per avere una vera integrazione. Come spostare l’ago della bilancia dalla paura alla fiducia? È chiara la risposta del presidente dell’Istituto Piepoli: «La gente ha bisogno di sentirsi al sicuro e di percepire un senso di fiducia che deve essere alimentato dalla costruzione di percorsi più solidi di integrazione con una ricetta utile che deve essere fornita dalla politica. Ma ciò vale per tutto, per cui occorre una sorta di “combinato disposto” che metta insieme maggiori controlli, migliore socialità, decoro urbano. Solo con la combinazione di questi elementi si potrà avere una società serena e fiduciosa».
Atteso per oggi il rinvenimento delle salme degli altri due connazionali, Oddenino e Sommacal; la Procura di Roma indaga per omicidio colposo
DI M IRIAM GALGAN O
Sono stati recuperati i primi due dei quattro corpi dei sub italiani individuati, ieri, in una grotta sottomarina alle Maldive, e morti giovedì scorso durante un'immersione. I corpi appartengono a Federico Gualtieri e a Monica Montefalcone. Stando a fonti legali, sono stati trasferiti a Malé. Il recupero degli altri due connazionali, Muriel Oddenino e Giorgia Sommacal, avverrà oggi. La prima salma, quella di Gianluca Benedetti, era stato già recuperata. «La famiglia Gualtieri trova un primo momento di sollievo», commenta l'avvocato Antonello Riccio, che assiste la famiglia. «Ringraziamo le unità di soccorso maldiviane, il team di esperti e i diplomatici che hanno collaborato per il raggiungimento di questo risultato».
COSA È SUCCESSO IL 14 MAGGIO
Giovedì scorso, cinque subacquei italiani hanno perso la vita durante un'immersione nell'atollo di Vaavu, alle Maldive. I corpi dei cinque connaziona-
li sono stati ritrovati a 60 metri di profondità, in una grotta sottomarina, grazie all'intervento di un team di sommozzatori finlandesi inviati dal Divers Alert Network Europe. Le indagini ipotizzano che la causa della tragedia possa essere attribuita alle forti correnti sottomarine, generate dal monsone di sud-ovest, che avrebbero trascinato i subacquei in profondità. La marea di sizigia, che si verifica in corrispondenza della luna piena e della luna nuova, potrebbe aver reso le correnti ancora più intense. Le Maldive sono soggette a due regimi monsonici distinti: il monsone di nord-est, che genera correnti relativamente stabili, e il monsone che porta piogge e correnti più intense. Queste possono creare un "effetto lavatrice" letale per i subacquei.
CHI SONO GLI
ITALIANI MORTI
NELL’IMMERSIONE
Tra le vittime, Monica Montefalcone, 51 anni, docente di Ecologia marina all'Università di Genova. Era un’ esperta di ecosistemi marini e aveva condotto ricerche sulle barrie-

re coralline delle Maldive. Con lei, c'era anche sua figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, studentessa di ingegneria biomedica. Le altre vittime sono Muriel Oddenino, assegnista di ricerca all'Università di Genova; Federico Gualtieri, laureato con una tesi sulle Maldive, e Gianluca Benedetti, istruttore di subacquea con esperienza alle Maldive. Nel dettaglio, Monica si occupava di ecologia marina costiera e tropicale, con studi sugli ecosistemi bentonici e sulle praterie di Posidonia oceanica. Era responsabile scien-
tifica di attività di ricerca sulle barriere coralline delle Maldive dal 2013. Giorgia aveva la stessa passione per il mare e le immersioni della mamma. Muriel Oddenino, originaria della Puglia e residente in Piemonte, collaborava con la cattedra della professoressa Montefalcone. Federico Gualtieri, di Borgomanero, aveva in programma un progetto di ricerca in Giappone. Gianluca Benedetti, di Padova, aveva lasciato il lavoro bancario per dedicarsi alla subacquea e viveva alle Maldive da sette anni.
LE INDAGINI
La Procura di Roma indaga per omicidio colposo. Si procederà con le autopsie e gli accertamenti per stabilire le cause dei decessi. Le operazioni di recupero continuano con prudenza, data la complessità dell'ambiente subacqueo. La missione è coordinata con la Maldives National Defence Force e prevede l'impiego di attrezzature tecniche avanzate. Un supporto logistico e medico è stato predisposto in superficie, con una barcaambulanza e un medico iperbarico.
acquisiti, inoltre, documenti sui modelli organizzativi e la prevenzione dei reati informatici

La Procura di Milano ha notificato informazioni di garanzia a una ventina di
Società, tra cui Eni, Luxottica, Barilla, Erg e Heineken, nell'ambito dell'inchiesta sui pre-
sunti dossieraggi del caso Equalize. Le Società sono state iscritte per la Legge sulla responsabilità amministrativa degli Enti (Legge 231/2001). Le indagini, coordinate dalla DDA milanese e dalla DNA, hanno portato all'acquisizione di documenti inerenti i modelli organizzativi e la prevenzione dei reati informatici nelle Società coinvolte. I manager e gli ex dipendenti di queste Società sono indagati per concorso negli accessi abusivi contestati al gruppo Equalize, guidato da Enrico Pazzali.Tra le Società coinvolte ci sono anche Number1, Equalize, gli studi legali Dentons e Dla Piper, e altre Società del settore della sicurezza e della logistica. Le indagini hanno rivelato che alcuni responsabili o ex dipendenti di queste Società avrebbero chiesto
agli uomini di Equalize di effettuare accessi abusivi a banche dati strategiche, con conseguenti rivelazioni di segreto. In particolare, i pm hanno indagato alcuni manager di Erg e Heineken per presunti episodi di accessi abusivi su dipendenti, mentre la vicenda di Barilla riguarderebbe un giornalista. Il direttore Affari Legali di Eni, Stefano Speroni, è uno degli 81 indagati nell'avviso di conclusione delle indagini notificato lo scorso 9 aprile. L'inchiesta Equalize, dunque, rivela un salto di qualità nelle attività illecite: non più solo indagini aggressive, ma accessi sistematici a banche dati istituzionali, come il Sistema d'Indagine e le informazioni fiscali e previdenziali ottenuti, secondo l'accusa, grazie alla collaborazione di pubblici ufficiali.
di strategie e politiche pubbliche Aresu ricostruisce la vicenda che affonda le radici nel 2015
DI EM ANU ELA CALAB R ESE
Il tribunale di Oakland, in California, ha respinto la causa intentata da Elon Musk contro OpenAi e Sam Altman. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha accolto la decisione unanime dei nove giurati, secondo i quali le accuse mosse da Musk erano prescritte: in sostanza ha presentato la causa troppo tardi. L’uomo più ricco del mondo, proprietario di Tesla, SpaceX e del social network X e proprietario e fondatore della società di intelligenza artificiale xAI "sconfitto" dunque in un'aula giudiziaria. Nel 2015 Elon Musk e Sam Altman idearono e diedero vita a OpenAI, un progetto che sembrava quasi una "missione", ovvero creare una intelligenza artificiale che potesse "aiutare" l’umanità. Eppure quei buoni propositi nati nella Silicon Valley dopo poco svanirono. Musk abbandonò e interruppe i finanziamenti dopo qualche anno. Sei anni dopo intentò la causa che ha portato al processo iniziato a fine aprile. L'imprenditore statunitense, inoltre, aveva anche provato ad acquistare Open AI, ma il consiglio di amministrazione rifiutò all’unanimità l’offerta di acquisto da 97,4 miliardi di dollari, che era stata presentata da un gruppo di investitori guidato da Musk. L’offerta era già stata respinta informalmente sul social network X dal capo di OpenAI, Altman. Bret Taylor, Presidente del consiglio di amministrazione, disse che OpenAI «non è in vendita» e respinse «l’ultimo tentativo del signor Musk di ostacolare la
concorrenza». Per comprendere meglio cosa è accaduto e quali sono gli scenari prossimi, abbiamo rivolto alcune domande ad Alessandro Aresu, Analista geopolitico ed esperto di strategie e politiche pubbliche ed autore di molteplici pubblicazioni. Nell’ultimo decennio ha lavorato come Consigliere, Consulente e Dirigente per diverse istituzioni, tra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, solo per citarne alcune.
Sta facendo il giro del mondo la notizia della causa persa da Musk contro OpenAi e Altman. Ma forse, da non addetti ai lavori, non tutti erano a conoscenza dei pregressi. Musk aveva fatto causa e chiesto un risarcimento miliardario, sostenendo di essere stato ingannato quando contribuì a fondare e finanziare l'azienda e di non aver mantenuto la promessa di gestire la società come una no- profit…. Ci spiega dunque cosa era accaduto prima di arrivare ad oggi?
«OpenAI è stata co-fondata da Musk, Altman e altre figure come Greg Brockman nel 2015. L'idea originaria viene dalla volontà di Musk di creare un'alternativa a Google, dopo che il gigante tecnologico aveva acquisito nel 2014 DeepMind, la startup di intelligenza artificiale guidata da Demis Hassabis. Come ho descritto nel mio libro "Geopolitica dell'intelligenza artificiale", anche se un pubblico più vasto ha toccato questi temi soprattutto dal 2022 con ChatGPT, tutti questi pro-
tagonisti in quel tempo erano già in azione e facevano le loro mosse, oltre a NVIDIA, che è l'attore dell'ecosistema più importante da conoscere»
Il processo di primo grado, iniziato tre settimane fa, aveva un peso notevole a livello globale, perché poteva avere conseguenze enormi nel settore delle intelligenze artificiali, in cui OpenAI –conosciuta soprattutto per ChatGPT – è una delle società più in vista. Come ci diceva, Musk era stato co-fondatore di OpenAI nel 2015, poi le cose sono cambiate, perché?
«Musk non ha capito quello che accadeva e non ha colto l'attimo. A parte che questo è vero anche per il processo, dove ha torto secondo la giuria perché tecnicamente non è più nei tempi per fare causa in modo adeguato, il punto è che Musk non credeva più a un certo punto nella possibilità di OpenAI di competere con Google mentre manager come Altman e ricercatori come Amodei e Sustkever hanno dimostrato che era possibile». Inizialmente sia Musk che Altman ritenevano che avere una organizzazione no profit fosse l’unico approccio sensato per sviluppare strumenti dalle enormi potenzialità, senza vincoli particolari per il loro utilizzo in modo che tutti potessero averne il controllo. Ora quali potrebbero essere le ripercussioni?
«Anzitutto io credo fermamente che pensassero che quest'approccio fosse sensato per attirare talenti, non perché ci credevano vera-


mente. La no profit era il modo per attirare capitale umano, cioè una strategia di marketing e reclutamento. A mio avviso, sulla base dei documenti disponibili, né i fondatori ci credevano realmente, né questo era in ogni caso possibile, perché l'infrastruttura di calcolo costa troppo, e non c'è modo di uscirne realisticamente, almeno alla frontiera».
Un primo scontro tra Musk e Altman si ebbe già nel 2018, quando Musk propose di fondere OpenAI con Tesla, per renderla competitiva nei confronti di Google. Al no che ricevette però, le cose cambiarono. Cosa accadde?
«Quello che accade è appunto la divergenza tra due strategie commerciali. Musk consolida sempre le aziende nel suo gruppo: prima era Tesla, oggi come stiamo vedendo è SpaceX. OpenAI oscilla tra Amazon e Microsoft e alla fine è Microsoft a diventare il partner. Poi nel 2021 dai fuoriusciti di OpenAI nascerà Anthropic, con Amazon e Google come
primi azionisti. Pertanto, ciò che chiamiamo "Big Tech" c'è sempre nell'ecosistema dell'intelligenza artificiale».
Ormai incontriamo il tema AI ovunque: dalla tecnologia agli armamenti, dagli assetti economici agli andamenti delle Borse. La corsa non finirà, anzi, la competizione continuerà a salire, o crede che ad un certo punto queste “superpotenze” tecnologiche dovranno trovare un punto d’incontro?
«Chi ha parlato di bolla e chi ha paragonato l'intelligenza artificiale alla bolla dot.com, dall'estate 2023, ha sbagliato finora, perché non ha capito le specificità di questa trasformazione tecnologica, compresi gli elementi di hardware e relativi all'industria dei semiconduttori che ho spiegato nei miei libri. Questo non vuol dire che la crescita sarà infinita e che non ci saranno ostacoli e conflitti: la maratona dell'intelligenza artificiale sarà ancora complicata, incerta, intrecciata con questioni politiche e sociali».

«Non preoccupatevi, abbiamo vinto»: dieci anni dopo la sua morte, resta il grande irregolare che ha cambiato l’Italia
D I WA LT ER R OD IN Ò
Dieci anni dopo la sua morte, il rischio più grande è trasformare Marco Pannella in una figurina innocua della memoria repubblicana, un santino laico buono per ogni commemorazione bipartisan, un uomo da citazione elegante o da nostalgia addomesticata. Ed è forse questa la più clamorosa ingiustizia che si possa fare a uno dei personaggi più ingombranti e rivoluzionari della storia politica italiana. Perché Marco Pannella non è mai stato rassicurante, mai accomodante e mai “moderato” nel senso paludato e sonnolento della politica italiana, al contrario, era un corpo estraneo. Dominante, teatrale, provocatorio, incontenibile, capace di occupare la scena pubblica come pochi altri leader del Novecento italiano. Capace, soprattutto, di vincere, è questa la parola che troppo spesso viene rimossa quando si parla di lui: vittoria.
Per oltre sessant’anni, alla guida di quel piccolo e gigantesco laboratorio chiamato Partito Radicale, Pannella ha imposto all’Italia temi che il Paese non voleva vedere o non voleva nemmeno nominare. Divorzio, aborto, eutanasia, libertà sessuale, diritti civili, referendum, antimilitarismo, antiproibizionismo, ecologia, antiautoritari-
smo, lotta alla fame nel mondo, carceri, giustizia, diritti umani. Temi oggi entrati nel lessico quotidiano della politica occidentale ma che, nell’Italia ancora ideologica, clericale e conformista degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, apparivano quasi blasfemi. Pannella li impose con metodi che sembravano follia e invece erano strategia politica purissima.
Quando la memoria torna a Pannella, si pensa ai digiuni estenuanti, alle maratone radiofoniche, alle disobbedienze civili. E ancora performance mediatiche, campagne scandalose. Un linguaggio che rompeva i codici della Prima Repubblica e ne mandava in frantumi l’ipocrisia. Era il “rompicoglioni”, come amava definirsi lui stesso, che irrompeva nei salotti della politica italiana portando il caos dentro le liturgie del potere. Eppure dietro quella teatralità c’era una lucidità impressionante, Pannella aveva compreso prima degli altri che la politica moderna non si sarebbe più giocata soltanto nei partiti di massa o nelle sezioni ideologiche, ma nello spazio pubblico, nella comunicazione, nelle battaglie simboliche, nell’opinione collettiva e, soprattutto, nell’emotività sociale. Molto prima dei populismi contemporanei, molto prima dei movimenti liquidi e molto prima della politica spettacolo, Pan-
nella aveva già capito tutto. Ma sarebbe un errore ridurlo a un semplice provocatore, perché la sua forza non stava nello scandalo, stava, invece, nella capacità di spostare la storia.
Il mondo che oggi abitiamo parla più la lingua di Marco Pannella che quella dei suoi avversari. È un mondo in cui i diritti individuali sono diventati centrali, in cui le libertà civili occupano il dibattito pubblico, e in cui l’Occidente democratico ha sconfitto le grandi ideologie totalitarie del Novecento. Pannella attraversò tutto questo come una figura impossibile da classificare: antifascista e anticomunista, liberale ma allergico ai liberali da salotto. Anticlericale ma capace di dialogare con il Vaticano, radicale e insieme trasversale. Era capace di parlare con Pasolini e con Andreotti, di provocare i comunisti e sedurre la destra, di affascinare artisti, intellettuali, imprenditori e persone comuni. Persino chi non lo votava avvertiva che quell’uomo stava cambiando l’Italia. Aveva qualcosa di hollywoodiano e insieme di profondamente italiano, una fotogenia magnetica, uno charme irregolare e una presenza scenica quasi cinematografica. Quando appariva in televisione, non passava inosservato, occupava lo spazio e lo piegava alla sua energia. E forse oggi, in un tempo

dominato da leader costruiti dai sondaggi e sterilizzati dalla comunicazione, la nostalgia per Marco Pannella nasce proprio dalla sua irripetibile autenticità, dal fatto che fosse esagerato, imperfetto, debordante, ingestibile. In una sola parola: vivo. Si racconta che l’imperatore Giuliano l’Apostata, sconfitto dal Cristianesimo nascente, prima di morire abbia pronunciato la frase: “Vicisti, Galilaee”, “Hai vinto, Galileo”. Marco Pannella, sul proprio letto di morte, lasciò invece parole più semplici e forse persino più potenti: “Non preoccupatevi, abbiamo vinto”. A dieci anni dalla sua scomparsa, basta guardarsi attorno per capire che aveva ragione.
Radicalizzazione, convivenza e identità: le sfide di una società frammentata
Partiamo da un dato di realtà, senza ipocrisie e senza la solita retorica consolatoria. I fatti drammatici di Modena ci ricordano che la sicurezza assoluta non esiste. E ci ricordano anche un’altra cosa: questa convinzione, molto italiana, secondo cui i nostri Servizi sarebbero infallibili e capaci di prevenire ogni minaccia, semplicemente non corrisponde al vero. Non perché gli apparati dello Stato siano inefficienti — anzi, spesso operano con professionalità e discrezione — ma perché il fenomeno che abbiamo davanti è enormemente più vasto, mobile e imprevedibile di quanto si voglia ammettere.
Quando parliamo di terrorismo di matrice islamista, o più in generale di radicalizzazione violenta, dobbiamo fare i conti con una realtà difficile da controllare: esistono frange ideologizzate, cellule invisibili, lupi solitari, soggetti psichicamente fragili che si radicalizzano in rete, ragazzi cresciuti nelle periferie europee che maturano odio verso l’Occidente pur vivendo dentro l’Occidente. In un contesto segnato da migrazioni di massa, flussi continui e società sempre più frammentate, pensare di poter controllare tutto è una pretesa irrealistica. Nessun apparato di intelligence al mondo può riuscirci completamente.
Eppure, davanti a episodi del genere, la reazione pubblica sembra sempre la stessa. Scatta immediatamente il riflesso sociologico e psicologico: “era emarginato”, “non trovava lavoro”, “viveva un disagio”, “soffriva di disturbi”, “bisogna capire il contesto”, “era un immigrato di
seconda generazione in crisi identitaria”. Certo, ogni vicenda umana ha le sue fragilità, le sue ferite e le sue contraddizioni. Ma ridurre tutto a questo significa spesso evitare il nodo centrale. Perché il problema non è soltanto economico o sociale. Non basta la povertà a spiegare l’odio. Non basta il disagio a spiegare la violenza ideologica. Altrimenti dovremmo immaginare milioni di persone trasformarsi in fanatici, e così non è. La verità è che esiste anche un conflitto culturale, identitario e simbolico che molti fingono di non vedere per paura di essere accusati di intolleranza. Noi, in Europa, abbiamo scelto — giustamente — il modello della società aperta e integrata. Abbiamo accettato l’idea che culture diverse possano convivere dentro uno spazio democratico comune. Ma una società multiculturale non può sopravvivere se viene vissuta soltanto come una somma di comunità separate, incapaci di riconoscersi in valori condivisi. L’integrazione non può essere un processo a senso unico, dove l’Occidente deve continuamente giustificarsi mentre chi arriva considera i nostri principi negoziabili o addirittura decadenti. Una convivenza autentica richiede maturità civile, partecipazione, rispetto reciproco. Richiede che chi viene accolto riconosca la centralità delle libertà occidentali: la laicità dello Stato, l’uguaglianza tra uomo e donna, la libertà religiosa, il pluralismo, il diritto alla critica. Senza questo riconoscimento, la convivenza si trasforma lentamente in diffidenza reciproca. Ed è qui che riaffiora il tema, scomodo ma inevitabile, dello scontro di civiltà. Non come teoria accademica, ma come percezione quotidia-
na che cresce nelle periferie, nelle scuole, nei quartieri popolari, nei luoghi dove la convivenza reale sostituisce gli slogan. Possiamo anche continuare a raccontarci che tutto dipenda dalla geopolitica americana, dalle guerre in Medio Oriente o dalle responsabilità dell’Occidente. Possiamo sfilare il sabato con le bandiere palestinesi, contestare Israele all’Eurovision o proclamare il nostro pacifismo rituale. Ma nessuno di questi gesti elimina il problema che abbiamo dentro casa. Perché il punto non è scegliere tra Palestina e Israele, tra America e antiamericanismo. Il punto è capire se l’Europa abbia ancora la forza culturale di difendere se stessa, la propria identità democratica e i propri valori senza vergognarsene.
I fatti di Modena non autorizzano generalizzazioni né caccia al nemico. Sarebbe un errore gravissimo. Ma impongono almeno una domanda seria: siamo ancora capaci di distinguere tra integrazione e resa culturale? Perché se continuiamo a confondere le due cose, casi come questo rischiano di non essere eccezioni, ma segnali di una frattura destinata ad allargarsi.


Giovanni Motta replica alla mozione di Basilicata Casa Comune: «Su accise e fiscalità decide soltanto lo Stato»
POTENZA. La proposta di istituire una zona franca in Basilicata per ridurre il costo dei carburanti «non è realizzabile allo stato attuale». È la posizione espressa da Giovanni Motta, componente del Dipartimento Ambiente ed Energia di Fratelli d’Italia della Provincia di Potenza, che interviene dopo la mozione presentata in Consiglio regionale dal gruppo Basilicata Casa Comune per chiedere misure di contenimento dei prezzi dei carburanti e l’istituzione di una fiscalità agevolata per i lucani.Secondo Motta, la materia non può essere affrontata attraverso «semplici mozioni politiche», perché coinvolge competenze esclusive dello Stato e vincoli imposti dalla normativa europea. «Diciamolo chiaramente
ai cittadini lucani: non si può fare», afferma l’esponente di Fratelli d’Italia, spiegando che la Regione Basilicata non dispone di autonomia legislativa in materia di accise o imposte erariali.Nel documento diffuso dal Dipartimento Ambiente ed Energia viene ricordato che le accise sui carburanti sono fissate da leggi nazionali e che eventuali deroghe fiscali devono rispettare le norme comunitarie sulla concorrenza e sulla libera circolazione delle merci. Per questo motivo, una riduzione dei prezzi dei carburanti limitata ai residenti di una specifica area geografica potrebbe configurarsi come un aiuto di Stato illegittimo.Motta sottolinea inoltre che le uniche eccezioni previste dall’Unione Europea riguardano territori con particola-
ri condizioni di svantaggio, come alcune isole o aree montane, per le quali esistono deroghe specifiche già riconosciute a livello comunitario.L’esponente di Fratelli d’Italia invita quindi ad affrontare il tema con maggiore approfondimento tecnico e normativo, evitando di alimentare aspettative difficilmente realizzabili. «La materia va studiata e approfondita – conclude – e certamente non può essere derubricata a una semplice mozione politica».Il dibattito sul caro carburanti resta comunque centrale nel confronto politico regionale, soprattutto in una regione come la Basilicata che ospita importanti attività estrattive e dove da anni si discute della possibilità di introdurre misure compensative a favore dei cittadini residenti.

Il consigliere regionale presenta un’interrogazione a Bardi sui disservizi del Consorzio
POTENZA. Dighe piene ma acqua che continua a non arrivare con regolari- tà nei campi. È il paradosso denunciato dal consigliere regionale Piero Marrese, che ha presentato un’interrogazione consiliare per chiedere chiarimenti al presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, sui problemi che stanno interessando il sistema irriguo lucano e sulla gestione del Consorzio di Bonifica.Secondo Marrese, le abbondanti piogge registrate negli ultimi mesi hanno finalmente riportato le dighe a livelli rassicuranti, creando le condizioni per garantire stabilità e programmazione al comparto agricolo regionale. Nonostante questo, però, molti agricoltori continuano a denunciare interruzioni e disservizi nell’erogazione dell’acqua destinata all’irrigazione.«L’acqua c’è, ma non arriva regolarmente agli agricoltori», sottolinea il consigliere regionale, definendo «inaccettabile» una situazione che rischia di compromettere il lavo-

ro delle aziende agricole proprio nel momento più delicato della stagione produttiva.Nel mirino finiscono anche le cartelle inviate in questi giorni agli utenti del Consorzio di Bonifica per l’anticipo relativo all’annata irrigua 2026. Per Marrese si tratta di un ulteriore elemento di tensione per il settore primario lucano. «Si chiede agli agricoltori di pagare in anticipo per un servizio che attualmente non è garantito e che presenta
già oggi gravi criticità», evidenzia.Tra i problemi principali segnalati dal consigliere regionale vi è lo stato ormai obsoleto della rete idrica. Le condotte, in molti casi datate, sarebbero interessate da continue rotture che provocano interruzioni dell’approvvigionamento e pesanti sprechi d’acqua. Una situazione che, oltre a creare disagi alle aziende agricole, costringe il Consorzio a sostenere costosi interventi di ripara-
zione.«Anche qui è mancata programmazione e visione», attacca Marrese, secondo il quale sarebbe stato necessario avviare da tempo un piano straordinario di rifacimento delle infrastrutture più vecchie e vulnerabili.Il consigliere regionale evidenzia inoltre come il comparto agricolo lucano stia già affrontando una fase estremamente difficile, segnata dall’aumento dei costi di produzione, dagli effetti dei cambiamenti climatici
e dalle difficoltà del mercato. In questo contesto, i problemi legati all’irrigazione rischiano di aggravare ulteriormente la situazione economica delle aziende.Con l’interrogazione presentata in Consiglio regionale, Marrese chiede al presidente Bardi di chiarire le ragioni tecniche e organizzative che impediscono una distribuzione efficiente dell’acqua e di spiegare quali interventi si intendano adottare per risolvere il problema delle continue rotture delle condotte. All’assessore regionale all’Agricoltura, Carmine Cicala, il consigliere domanda invece come intenda esercitare il proprio ruolo di indirizzo e controllo sul sistema.«Gli agricoltori non possono essere trattati come semplici numeri né come bancomat a cui attingere», conclude Marrese. «Chi lavora la terra merita rispetto, certezze e servizi all’altezza dei sacrifici quotidiani che sostiene. La Basilicata non può permettersi di sprecare acqua e fiducia».
ll presidente: «Nessuno storno di risorse e pieno impegno per la bonifica di Tito»
«S
ul tema del progetto "Green Digital Hub" e dell'intervento "SI.FA Società & energia", assistiamo da giorni a ricostruzioni politico-giornalistiche prive di qualsiasi fonda- mento documentale. È necessario ristabilire la verità dei fatti a tutela dei cittadini e della trasparenza dell'azione amministrativa della Regione Basilicata». È quanto sottolinea il Presidente Vito Bardi. Sulla base dei dati formali e dei documenti ufficiali forniti dalla Direzione Generale per la Programmazione Economico-Finanziaria, la Presidenza della Giunta precisa che «non esiste alcuna forma di contiguità finanziaria o amministrativa tra il "Green Digital Hub" e il progetto "SI.FA"». «La tesi secondo cui le risorse del primo sarebbero state stornate o riallocate sul secondo - spiega Bardi - è totalmente smentita dagli atti». L'intervento "SI.FA Società & energia: il Futuro della Basilicata" gode di «una propria e autonoma copertura finanziaria, procedimentale e territoriale.
È stato finanziato al 100% dal Dipartimento per le Politiche di Coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri, con il Decreto n. 252 del 9 ottobre 2025, per un importo di 30.942.680 euro. Il progetto, candidato originariamente dal Consorzio Train nell'ambito di una misura nazionale per gli ecosistemi dell'innovazione riguarda, nello specifico, la riqualificazione dell'ex zuccherificio Eridania di Policoro per la realizzazione di un centro tecnologico e sociale dedicato alla sostenibilità energetica e al contrasto alla povertà energetica. Non vi è, dunque, alcun legame con l'area di Tito» fanno sapere dalla Regione. Per quanto riguarda la situazione dell'area SIN di Tito, le problematiche ambientali e in particolare quelle dell'area ex Daramic costituiscono criticità storiche, note e documentate da anni: «Tali criticità - precisa Bardi - sono oggetto di specifici e continui stanziamenti istituzionali indipendenti, regolati da autonomi accordi di programma e procedimen-
ti amministrativi». Tra questi si inseriscono i recenti 12 milioni di euro approvati dalla Regione con la deliberazione del 27 dicembre 2024 per la messa in sicurezza e la bonifica. Il progetto "Green Digital Hub" non ha mai avuto una finalità di risanamento ambientale di quell'area. L’accertato e imprevedibile aggravamento nel tempo delle condizioni ambientali della zona ha inevitabilmente inciso sulla concreta realizzabilità dell'opera originaria.
«La Regione, inoltre, smentisce categoricamente l'ipotesi di un abbandono del territorio di Tito o delle attività scientifiche del CNR. Al contrario, proprio all'interno delle interlocuzioni avviate su richiesta del CNR, si stanno valutando possibili soluzioni localizzative alternative ritenute maggiormente compatibili sotto il profilo ambientale e logistico, vicine alle infrastrutture in cui l'ente di ricerca ha già effettuato consistenti investimenti. L'obiettivo comune delle istituzioni coinvolte resta quello di salvaguardare la presenza

delle attività di ricerca sul territorio» si legge nella nota. «Tra le inesattezze diffuse pubblicamente, infine, si registra la falsa notizia del pensionamento del Direttore Generale per la Programmazione EconomicoFinanziaria, Alfonso Morvillo. Il Direttore non è mai stato collocato in quiescenza e, a seguito della proroga del mandato ottenuta il 17 ottobre 2024, resterà pienamente in carica fino al 31 dicembre 2026, continuando a svolgere tutte le sue funzioni istituzionali, incluse quelle relative al dossier in que-
stione» continua la nota. «Il confronto politicoconclude Bardi - è sempre legittimo, ma la ricostruzione dei fatti deve necessariamente fondarsi sulla documentazione ufficiale e sugli atti formalmente adottati. I provvedimenti dimostrano che siamo davanti a interventi distinti, con coperture separate e differenti governance. Il nostro impegno per la bonifica di Tito e per il mantenimento della ricerca scientifica resta massimo, così come lo è il supporto ai nuovi progetti di sviluppo energetico e sociale nel Metapontino».
Il sindaco di Tito: «Bonifica e riqualificazione possono viaggiare su binari paralleli. Rimodulare il progetto è possibile»

Dopo le dichiarazioni del Presidente Bardi sul progetto “Green digital hub”, il sindaco di Tito Fabio Laurino ha commentato: «Le dichiarazioni del Presidente Bardi, che final-
mente arrivano dopo richieste inevase di incontri, interrogazioni regionali e conferenze stampa che hanno delineato i contorni poco chiari della vicenda, confermano che le risorse per il progetto del
Green Digital Hub sono ancora disponibili».
«Occorre però precisare che il progetto Green Digital Hub - sottolinea Laurino - non è previsto sull’area dell’ex Daramic ma mira alla riqualificazione dell’area ex Liquichimica, con il parere favorevole del Ministero dell’Ambiente, in particolar modo attraverso la rimozione della struttura fatiscente che ormai da cinquant'anni è il simbolo della zona industriale di Tito. È la stessa ammissione a finanziamento che dimostra di come i processi di bonifica e di riqualificazione ambientale possano viaggiare su due binari paralleli».
«L’una - afferma - non escluda l’altra. Soprattutto in questo periodo in cui le attività di bonifica, grazie alla nomina di un Commissario ad hoc, sono a un punto di svolta e si auspica in un’accelerazione dei processi».
«Positiva - rimarca il sindaco di Tito - anche la notizia del non abbandono del nostro territorio da parte del C.N.R. Un’ipotesi paventata in più occasioni, legata a considerazioni univoche sotto il profilo di compatibilità ambientale e che hanno contribuito a determinare un quadro di incertezza intorno al progetto».
«Riteniamo che sia ancora necessario un confronto istituzionale sul progetto Green Digital Hub, soprattutto alla luce delle dichiarazioni di queste ore. Le risorse statali non sono perse, quelle regionali non sappiamo, quindi perché non dare la possibilità di rimodulare il progetto e, se la questione della bonifica risulta essere un ostacolo insormontabile, prevederlo nelle aree pubbliche adiacenti dove già oggi sono presenti strutture regionali?» conclude il primo cittadino Fabio Laurino.
Il leader di Policoro Capitale: «Sviluppo e infrastrutture grazie alla sinergia tra Regione e Comune»
All’indomani delle dichiarazioni dei consiglieri regionali Angelo Chiorazzo e Gianni Vizziello sul progetto relativo all’ex zuccherificio di Policoro, Nicola Montesano, leader del Movimento Politico Policoro Capitale ha sottolineato come le stesse «appaiono gravemente strumentali, superficiali e soprattutto offensive nei confronti di una comunità che da anni attende risposte concrete e opportunità di rilancio».
Come movimento politico Policoro Capitale, che ha sostenuto e sostiene l’amministrazione comunale della città, «respingiamo con fermezza il tentativo di alimentare sospetti e ombre su un progetto che rappresenta invece una concreta occasione di sviluppo per il territorio jonico e per l’intera Basilicata».
«Policoro, - prosegue Montesano - per troppo tempo, è stata lasciata ai margini delle grandi scelte strategiche regionali. Una città dalle enormi potenzialità che in passato ha conosciuto ritardi, occasioni mancate e opere incompiute, non certo per responsabilità degli attuali amministratori o delle forze politiche che oggi stanno lavorando con serietà e visione per invertire la rotta».
«Oggi, finalmente, grazie alla determinazione dell’amministrazio-
ne comunale guidata dal sindaco Enrico Bianco, alla collaborazione istituzionale con la Regione Basilicata e all’impegno del presidente Vito Bardi, Policoro torna al centro di una progettualità concreta fatta di investimenti, riqualificazione urbana, rilancio produttivo e infrastrutture strategiche» prosegue Montesano. Il presidente Bardi ha dimostrato attenzione autentica verso il Metapontino e verso Policoro, sostenendo con responsabilità e concretezza percorsi amministrativi che puntano a creare sviluppo reale, occupazione e nuove opportunità per il territorio. Una presenza istituzionale costante che merita riconoscimento e rispetto, soprattutto da parte di chi preferisce alimentare polemiche anziché contribuire alla crescita della Basilicata.
«Il recupero dell’area dell’ex zuccherificio non può e non deve essere trasformato in terreno di propaganda politica. Parliamo di un sito simbolo della storia economica del Metapontino, rimasto per anni in stato di abbandono e che oggi può finalmente diventare un motore di crescita, innovazione e occupazione. - dichiara Nicola Montesano - Sorprende che i consiglieri Chiorazzo e Vizziello parlino di “ombre” e “opportunità”, quando invece sarebbe auspicabi-

le che tutte le forze politiche sostenessero interventi capaci di creare sviluppo reale nei territori. Le interrogazioni e gli accessi agli atti sono strumenti legittimi della democrazia, ma non possono trasformarsi in campagne mediatiche costruite ad arte per screditare iniziative importanti prima ancora che vengano compiutamente illustrate ai cittadini». «Policoro non ha bisogno di polemiche sterili né di contrapposizioni territoriali. Ha bisogno di rispetto. E soprattutto ha bisogno che la politica regionale smetta di guardare al nostro territorio solo quando c’è da sollevare dubbi o
alimentare tensioni. - sottolineaChi oggi tenta di colpire questi percorsi amministrativi dovrebbe piuttosto spiegare ai lucani perché per decenni molte aree della Basilicata siano rimaste ferme, senza visione e senza prospettive». «Noi continueremo invece a lavorare nell’interesse esclusivo della comunità, sostenendo ogni progetto serio capace di generare occupazione, servizi, infrastrutture e opportunità per i giovani.conclude Nicola Montesano - Policoro merita una stagione nuova, fondata sulla concretezza e non sulla propaganda».

Il capogruppo regionale di Orgoglio lucano - Italia viva Mario Polese si congratula con la Mancusi Spa, azienda originaria di Potenza, per il prestigioso riconoscimento ottenuto a Roma nell’ambito del ‘Legalità e Profitto Award 2026’, patrocinato dal Sena-
to della Repubblica. L’azienda, selezionata tra le 100 realtà italiane che meglio si sono distinte nel coniugare crescita economica, sostenibilità e pieno rispetto delle normative, rappresenta oggi un fiore all’occhiello dell’imprenditoria lucana
nel settore delle infrastrutture pubbliche e private. «È motivo di grande orgoglio per tutta la Basilicata-afferma il consigliere regionalevedere una realtà nata e cresciuta nel nostro territorio raggiungere traguardi così autorevoli in una sede prestigiosa come quella del Senato della Repubblica. Il riconoscimento assegnato a Mancusi Spa non è solo un premio alla capacità imprenditoriale, ma è soprattutto il sigillo su un modello di fare impresa che mette al centro la trasparenza, la tutela dell’ambiente e la responsabilità sociale». «La storia di questa azienda - prosegue il consigliere regionale Mario Polese - dimostra che la legalità non è un ostacolo, ma un fattore competitivo fondamentale. In un settore complesso come quello delle infrastrutture e delle opere idrauliche, dove la gestione delle risorse pubbliche richiede rigore ed etica, la Mancusi Spa ha saputo dimostrare che visione, innovazione e rispetto delle regole sono la chiave per costruire valore duraturo per il territorio e per il futuro del Paese. La Basilicata del fare, dell’innovazione e della correttezza trova in questa storia una testimonianza significativa e un esempio positivo per le nuove generazioni».












OLTRE IL GIARDINO Focus sulle comunali di Tursi, dove ci sarà una sindaca, e spazio alla musica con i compositori Spadafino e Le Voci
La nuova puntata di “Oltre il giardino”, il programma di Cronache Tv condotto dal giornalista Paride Leporace , si apre con un’intervista al Vicepresidente della Regione Basilicata nonché Assessore alle Infrastrutture, Reti Idriche, Trasporti e Protezione Civile della Regione, Pasquale Pepe.
Diversi i temi affrontati, dalla politica, alle infrastrutture, alle strade. In campo un progetto che riguarderà la possibilità di avere un aeroporto in Basilicata. Pepe ha sostenuto che il nuovo piano nazionale aeroporti apre finalmente le porte alla Basilicata: «Per la prima volta la nostra regione viene considerata come terra che può ospitare un aeroporto. Nel piano proposto da Matteo Salvini, che non posso non ringraziare, c'è uno spazio dedicato alla Basilicata. Abbiamo discusso e messo al centro una valutazione che convergeva naturalmente sulla pista Mattei di Pisticci, sulla quale sono stati investiti circa 1 milione e 200 mila Euro che sono serviti all'esecuzione di interventi per i quali oggi è possibile chiedere la trasformazione da aerosuperficie a aeroporto di aviazione generale. Stiamo progettando il futuro con passi concreti e non con slogan». Sull’alta velocità ferroviaria il Vicepresidente ha ricordato che «la Basilicata era stata esclusa» dai grandi corridoi nazionali, ma che il dossier è stato riaperto: «Abbiamo ottenuto un tavolo tecnico e la proposta è stata giudicata meritevole di approfondimento». L’obiettivo è puntare sull’alta capacità ferroviaria, con treni fino a 160 km/h, superando il collo di bottiglia tra Potenza e Sicignano dove oggi il Frecciarossa viaggia a circa 70 km/h. Per la viabilità, Pepe ha elencato cantieri e finanziamenti su Basentana, Potenza-Melfi e strade provinciali. Previsti 45 milioni per le comunali e circa 65 milioni per le provinciali. Attenzione particolare a Maratea, con il commissariamento della galleria Castrocucco: «Ridurrà enormemente i tempi burocratici». Importanti anche i passi avanti sulla Salerno-Potenza-Bari, che ha ottenuto la Valutazione d’impatto ambientale positiva: «Un risultato non scontato, quasi un miracolo». Prioritaria anche la Statale 7 Ferrandina-Matera.
Sul tema della tensione interna alla maggioranza regionale, nata dopo il mancato voto al bilancio dell’assessore Cicala, Pepe ha parlato di una questione politica tra il presidente Vito Bardi e Fratelli d’Italia, ma ha precisato: «Le frizioni non devono intaccare il mondo agricolo. Non c’è tempo da per-

dere, c’è solo da lavorare». Infine focus sulla sanità territoriale. Pepe, richiamando la sua esperienza da sindaco, ha assicurato ascolto ai primi cittadini preoccupati per la riforma sanitaria: «I sindaci devono essere al primo posto». Ha spiegato che molte richieste dei territori saranno recepite dopo il confronto con il presidente Bardi e l’assessore Latronico.
La trasmissione è poi proseguita con un approfondimento sulle comunali a Tursi. Ospiti le candidate alla carica di sindaco Marianglona Adduci, con la lista “Cambiamo Tursi” e Filomena Russo, con la lista “Visione ComuneTursi in Prima Persona”. Un dato è certo: dopo molti anni Tursi avrà di nuovo una sindaca donna. Marianglona Adduci ha ricordato la sua esperienza amministrativa dal 2015 al 2019 con il sindaco Cosma e la successiva scelta di proseguire un percorso politico autonomo: «Abbiamo scelto una lista civica perché nei piccoli paesi non si può ragionare con schemi rigidi di centrodestra o centrosinistra». Ha spiegato che il progetto nasce dalla volontà di «fare qualcosa di diverso mettendo al centro i bisogni delle persone e il recupero dell’attenzione quotidiana verso il paese. La gente si sente abbandonata anche nelle cose più semplici, dal taglio dell’erba al decoro urbano».
Tra le proposte, un elenco comunale di aziende e attività per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e una maggiore vicinanza ai cittadini: «Il sindaco deve essere anche uno sportello di ascolto». Sul suo sogno per Tursi ha indicato il recupero del con- vento di San Francesco: «È un monumento straordinario, oggi abbandonato. Vorrei trasformarlo in un polo culturale e scientifico capace di creare ricadute economiche sul territorio». Filomena Russo, giovane avvocata tornata a vivere stabilmente a Tursi, ha rivendicato la scelta di una squadra che unisce «continuità e rinnovamento». Ha difeso la presenza in lista del sindaco uscente Salvatore Cosma: «Rappresenta espe-


rienza, stabilità e conoscenza dei problemi del territorio». Russo ha ricordato le difficoltà affrontate dall’amministrazione dopo il dissesto finanziario del 2020: «Amministrare in quelle condizioni non è stato semplice». Il suo programma punta su quattro priorità: cura del territorio, politiche sociali, sviluppo e trasparenza amministrativa. Tra le misure proposte il “baratto amministrativo”, per consentire alle famiglie in difficoltà di compensare alcuni tributi locali con attività utili alla collettività. «Non servono opere mastodontiche, ma una gestione seria e continua dei problemi quotidiani» ha spiegato.
Grande attenzione anche ai giovani e alla valorizzazione del centro storico e della cultura: «Tursi deve diventare un centro di sviluppo turistico-culturale». Sul tema sanità entrambe hanno sottolineato la necessità di rafforzare i servizi territoriali e sostenere anziani e famiglie fragili. Adduci ha evidenziato l’importanza della futura Casa di Comunità, mentre Russo ha parlato di maggiore supporto sociale e abbattimento delle barriere architettoniche. Nel finale le due candidate hanno ribadito il rapporto di stima personale. «Sono felice che comunque Tursi avrà una donna sindaco», ha detto Adduci. Russo ha parlato di «una rivoluzione culturale gentile», sottolineando il valore dell’empatia femminile nella politica locale.


Nella pagina dedicata ad arte, cultura e musica di “Oltre il giardino”, protagonisti i giovani compositori Domenico Spadafino di Grassano e Davide Le Voci di Trebisacce, vincitori a Taranto del Premio dedicato a Luis Bacalov, storico autore della colonna sonora de “Il Vangelo secondo Matteo”, con un valzer orchestrale eseguito dall’Orchestra Magna Grecia diretta dal maestro Ferrauto. «Non avevamo mai scritto un valzer per orchestra – ha raccontato Spadafino – ed è stata un’emozione enorme ascoltarlo eseguito dal vivo e poi vincere il premio». I due hanno spiegato il loro lavoro “a quattro mani”: «C’è sempre stata un’affinità naturale. Le esperienze di uno completano quelle dell’altro». Le Voci ha ricordato il suo percorso nato dalla passione per le colonne sonore di “Pirati dei Caraibi” e “Il Gladiatore”: «Ho studiato pianoforte classico, cinema e fotografia al DAMS, poi musica applicata al Conservatorio di Matera». I due si occupano anche di musica per videogiochi e hanno già vinto un premio internazionale agli AC4Play di Matera curando musiche e sound design di un videogioco ambientato nei Sassi. Entrambi oggi insegnano musica a Matera e sognano di lavorare con registi come Paolo Sorrentino, Christopher Nolan, Tim Burton e Guillermo del Toro. «Vorremmo fare rete con le tante maestranze creative del territorio», hanno concluso.
SCANZANO Tra interrogativi e ipotesi, vige ancora massimo riserbo da parte degli inquirenti impegnati nell’indagine

DI MIRIAM GAL GANO

La famiglia di Nicola Scarascia, il 52enne residente in Germania e ritrovato cadavere a Scanzano Jonico, è ancora in attesa del nulla osta per celebrare i funerali. Il corpo dell’autotrasportatore è stato recupeato nei pressi di un canale, alle spalle della stazione ferroviaria del paese. A oggi, si attende la relazione del medico legale del Policlinico di Bari che ha eseguito l'autopsia, per avere risposte certe sulle cause e i tempi del decesso. L'ipotesi prevalente è che Scarascia sia morto subito dopo la scomparsa, risalente a venerdì 8 maggio. Al momento, sono ancora
molti gli interrogativi: se sia stato ucciso lì dove è stato ritrovato o se sia stato portato a fosso valle dopo il delitto. In attesa di risposte, si rincorrono voci e ipotesi. Secondo fonti di stampa, due persone sarebbero iscritte nel registro degli indagati, in mano al pm Annunziata Cazzetta. S’indaga sull'ipotesi di reato di omicidio. I Carabinieri, a cui è stata affidata l'inchiesta, continuano a mantenere il massimo riserbo.
Nel quadro delle sistematiche attività di contrasto alla criminalità predatoria, coordinate in stretta sinergia, la Procura della Repubblica di Potenza e il Comando Provinciale Carabinieri hanno inferto un significativo colpo ad un'articolata rete delinquenziale dedita alla commissione di reati contro il patrimonio, a salvaguardia dell'integrità del tessuto economico locale. Nella mattinata di ieri, in esecuzione di un'ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica di Potenza, i Carabinieri della Compagnia di Venosa sono stati incaricati di eseguire un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro soggetti di origine albanese, indagati per il loro stabile inserimento in un circuito criminale a carattere itinerante einterregionale. L'articolato dispositivo d'intervento ha consentito la formale localizzazione dell'intero gruppo indiziato e la contestuale cattura, nel comprensorio di Bologna, di uno dei principali esponenti della rete. Nei confronti degli altri tre sodali - i quali, a seguito della loro precedente sotto-

posizione a differenti adempimenti processuali, si sono deliberatamente sottratti alla custodia - l'Arma territoriale e la Magistratura inquirente hanno immediatamente attivato le previste procedure di rintraccio.Tale condotta elusiva, prontamente intercettata dalle istituzioni dello Stato, rappresenta la plastica conferma della spiccata pericolosità sociale e dell'allarmante propensione a delinquere dei soggetti indagati, elementi già pienamente valorizzatinell'impianto cautelare.Il provvedimento restrittivo emanato, poggia su un solido quadro indiziario emerso a seguito di una complessa attività investigativa svolta dai militari delNucleo Ope-
rativo e Radiomobile di Venosa. Le indagini hanno permesso di ricostruire la sistematica commissione di numerosi episodi di furto aggravato - complessivamente trentaquattro fatti delittuosi, tra consumati e tentati, perpetrati tra il febbraio 2023 e il marzo 2024 - caratterizzati da una spiccata mobilità transregionale. L'azione del gruppo criminale ha interessato un vasto perimetro geografico, che andava dai territori di Venosa, Melfi, Rionero in Vulture e Lagonegro per l'area lucana, fino ad interessare i comprensori di Sala Consilina, Foggia e Frosinone. In tali contesti, le incursioni hanno preso di mira in modo seriale e mirato rivendite di ge-
neri di monopolio e tabaccherie. Fenomeno, questo, che ha suscitato allarme sociale e ha fatto si che, anche la Prefettura - UTG di Potenza effettuasse un'attività di coordinamento mirata ad arginare e prevenire il fenomeno. Attività che ha portato ad una tangibile flessione statistica della fenomenologia in esame. Il gruppo agiva secondo un consolidato modus operandi: a seguito di preliminari attività di osservazione degli obiettivi, i soggetti entravano in azione in orario notturno, forzando gli accessi degli esercizi commerciali al fine di asportare tabacchi lavorati, valori bollati, denaro contante e titoli delle lotterie istantanee, destinati a essere reimmessi nei circuiti illeciti. Il sodalizio procedeva a preliminari e accurati sopralluoghi volti a monitorare i sistemi di difesa passiva degli obiettivi - con una netta predilezione per le rivendite di generi di monopolio e tabaccherie - per poi entrare in azione in piena notte, forzando le infrastrutture degli esercizi e provocando gravissimi danni strutturali, al fine di asportare ingenti quantitativi di valori e refurtiva, per un danno complessivo stimato in oltre 300mila euro.

Due studi selezionati dalla Sip e una relazione del direttore Sergio Manieri sull’assistenza
POTENZA. La Pediatria dell’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo di Potenza si attesta al centro del dibattito scientifico italiano. In occasione dell’81° Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria (SIP), in programma a Padova dal 26 al 29 maggio 2026, il dottor Sergio Manieri, Direttore della UOC di Pediatria dell’Aor San Carlo, Past-President della Sip di Basilicata e Coordinatore nazionale della Commissione Assistenza SIP, terrà una relazione ufficiale dedicata all’assistenza ospedaliera pediatrica in Italia. Per lo stesso evento sono stati selezionati due abstract scientifici elaborati dall’équipe del reparto pediatrico dell’ospedale San Carlo, inseriti nel programma del Congresso come comunicazioni orali. La scelta di questi studi da parte del comitato scientifico del-
la SIP premia la qualità dell’attività clinica, di ricerca e di progettualità portata avanti quotidianamente.
«La partecipazione del dottor Manieri in veste di relatore e la selezione di due contributi scientifici della nostra Pediatria rappresentano motivo di soddisfazione per tutta l’Azienda - dichiara il Direttore Generale dell’Aor, Giuseppe Spera. Questo traguardo certifica il valore e la qualità del lavoro svolto da tutti i professionisti dell’Azienda. Essere chiamati a tracciare gli indirizzi dell’assistenza pediatrica ospedaliera italiana è la dimostrazione che la sanità di un centro come l’Aor San Carlo esprime un’eccellenza clinica e scientifica di assoluto rilievo, capace di confrontarsi e dialogare alla pari con i più grandi ospedali del Paese». Questo prestigioso ap-

puntamento, che rappresenta uno dei principali momenti di confronto istituzionale e scientifico del settore, vede la realtà lucana ricoprire un ruolo di primo piano nel panorama nazionale. Il tema dell’assistenza pediatrica in
ambito ospedaliero costituisce, infatti, una sfida strategica centrale per il Servizio Sanitario, oggi chiamato a ridefinire i modelli organizzativi per rispondere ai complessi mutamenti demografici e professionali in corso.
Iniziativa del Lions Club Potenza Host con studenti, istituzioni ed esperti sui temi dell’affettività e dei social network
POTENZA. Il Teatro Francesco Stabile si prepara a diventare un luogo di confronto tra generazioni, istituzioni e mondo della scuola sui temi dell’affettività, dell’identità e della comunicazione digitale. Venerdì 22 maggio, alle 17.30, il teatro cittadino ospiterà l’appuntamento conclusivo di “In my shoes, in your world - Educazione all’affettività: abitare se stessi per incontrare gli altri”, progetto promosso dal Lions Club Potenza Host nell’ambito del programma “New Voices”, in collaborazione con il liceo scientifico Galileo Galilei e inserito nel cartellone del “Maggio Potentino 2026”.L’iniziativa nasce con l’obiettivo di affrontare uno dei temi più delicati e attuali per le nuove generazioni: la costruzione dell’identità nell’era digitale, tra relazioni virtuali, emozioni e rispetto reciproco. A introdurre l’incontro sarà la professoressa Maria Antonietta Nigri, responsabile “New Voices” per la Basilicata, promotrice di un percorso che punta a creare un’alleanza educativa tra studenti, famiglie, scuola e istituzioni.L’evento si propone come uno spazio aperto di riflessione collettiva per

contrastare la violenza verbale e digitale attraverso il dialogo, l’ascolto e l’empatia. Dopo i saluti dell’assessore comunale alla Cultura, Roberto Falotico, e del presidente del Lions Club Potenza Host, Leonardo Perfido, il confronto entrerà nel vivo con gli interventi della dirigente scolastica Lucia Girolamo, della psicologa dell’età adolescenziale Alessandra Gigliotti, del procuratore presso il Tribunale per i minorenni di Potenza Anna Gloria Piccininni, del vice questore aggiunto Marcello Rizzuti e della presidente del Corecom Basilicata, Assunta Mitidieri.Protagonisti della serata saranno soprattutto gli studenti del liceo Galilei, che porteranno sul palco
momenti artistici e performativi dedicati ai temi dell’affettività e della cittadinanza consapevole. Tra gli appuntamenti più attesi figurano la proiezione del video “The making of La Rinascita” e il flashmob “La distanza giusta, noi tra le parole”, pensato per riflettere sul peso della comunicazione online e nei rapporti quotidiani.Nel corso della manifestazione saranno inoltre consegnati gli attestati del “Patentino digitale” promosso dal Corecom Basilicata. La conduzione dell’incontro sarà affidata al giornalista e scrittore Paride Leporace, mentre le conclusioni saranno curate da Massimo Maria Molinari, presidente dell’VIII Circoscrizione Lions Club Potenza Host.
Social freezing, il M5s «Ok a emendamento»
POTENZA. La Quarta commissione del Consiglio regionale ha accolto l’emendamento presentato dal Movimento 5 Stelle Basilicata sul social freezing, la crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale e non legata a patologie. A darne notizia sono le consigliere regionali Viviana Verri e Alessia Araneo, che chiedono ora risorse economiche concrete per sostenere il diritto alla pianificazione familiare. L’emendamento impegna la Regione a promuovere la crioconservazione degli ovociti per motivi sociali, personali o professionali, con l’obiettivo di tutelare la genitorialità e consentire alle donne una programmazione della maternità a lungo termine.Le esponenti del M5s ricordano di avere già presentato una proposta di legge per introdurre un contributo economico di 3mila euro a favore delle donne lucane che scelgono questo percorso. «Non è un problema medico, è un tema politico», sottolineano, evidenziando il legame tra fertilità, denatalità e difficoltà economiche delle giovani coppie.S econdo Verri e Araneo, gli screening sulla fertilità non bastano senza strumenti concreti di sostegno. Per questo annunciano nuove iniziative nelle prossime manovre finanziarie regionali e un ordine del giorno dedicato anche alla preservazione della fertilità maschile.

Confronto tra sindaci, Regione e Asp sulla riorganizzazione sanitaria e sul futuro dei servizi nelle aree interne della Basilicata
POTENZA. Anci Basilicata rilancia il confronto permanente tra istituzioni e territori per accompagnare il percorso di riorganizzazione della sanità territoriale lucana. È quanto emerso dal direttivo allargato dell’associazione dei Comuni, convocato sul tema della continuità assistenziale e delle Case di Comunità, al quale hanno partecipato numerosi sindaci della regione insieme all’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, e al direttore generale dell’Asp, Giuseppe De Filippis. Nel corso dell’incontro, definito da Anci Basilicata «serio, concreto e improntato alla collaborazione istituzionale», è stata espressa soddisfazione per la decisione della Regione di sospendere, in questa fase, la proposta di riorganizzazione della continuità assistenziale e di non procedere al ridimensionamento dei presìdi di guardia medica già presenti sul territorio. Una scelta ritenuta fondamentale soprattutto per le aree interne e per i comuni più distanti dai principali ospedali, dove il mantenimento dei servizi sanitari rappresenta un elemento essenziale per garantire assistenza e sicurezza ai cittadini.I sindaci

lucani hanno inoltre condiviso la necessità che la Regione adotti un indirizzo politico uniforme sull’intero territorio regionale prima di avviare il processo di riorganizzazione. Da qui la richiesta di attivare un tavolo permanente di confronto con Anci Basilicata per monitorare passo dopo passo l’evoluzione della sanità territoriale e verificare l’effettiva attuazione delle Case di Comunità.Nel documento finale viene sottolineato come il dialogo costante tra istituzioni e amministrazioni comunali rappresenti una condizione indispensabile per
affrontare una fase considerata delicata per il futuro dei servizi sanitari lucani. «I sindaci continueranno a seguire con attenzione questa fase di cambiamento, con spirito costruttivo e nell’interesse esclusivo delle comunità amministrate», si legge nella nota diffusa al termine della riunione. Anci Basilicata invita quindi a mantenere compatto il fronte istituzionale, evitando contrapposizioni e puntando invece su collaborazione e confronto continuo per garantire servizi efficienti, prossimità assistenziale e tutela dei territori.
«I SERVIZI TERRITORIALE
«Nessun taglio ai presidi»
POTENZA. Nessuna riduzione delle guardie mediche e piena tutela dei servizi sanitari già presenti sul territorio. È quanto ribadito dal direttore generale dell’Asp Basilicata, Giuseppe De Filippis, a margine dell’incontro con Anci Basilicata, i sindaci lucani e l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, dedicato alla riorganizzazione della sanità territoriale. «Voglio rassicurare i sindaci e tutti i cittadini lucani: la riorganizzazione in atto non prevede alcuna riduzione dei servizi», ha dichiarato De Filippis, sottolineando che le guardie mediche resteranno operative nelle sedi attuali fino alla verifica del funzionamento delle future Case di Comunità.Nei comuni dove nasceranno le nuove strutture sanitarie sarà attivato il servizio al loro interno, mentre nei centri dove la guardia medica è già presente il presidio continuerà a garantire assistenza e continuità sanitaria, soprattutto nelle aree più isolate della regione.L’Asp punta quindi su un doppio binario: da un lato il potenziamento della sanità di prossimità attraverso le Case di Comunità, dall’altro il mantenimento capillare dei servizi esistenti. «Le Case di Comunità non nascono per sostituire, ma per moltiplicare le risposte di salute vicine ai bisogni della popolazione», ha concluso De Filippis.

Riunione fiume tra Asp, sindacati e Rsu sulle nuove strutture territoriali e sul rafforzamento degli organici sanitari
POTENZA. Oltre quattro ore di confronto tra direzione aziendale, sindacati e Rsu per affrontare il tema dell’attivazione delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità in Basilicata. Al centro della riunione convocata dall’Asp, alla quale ha partecipato anche la Uil Fp, il futuro della sanità territoriale, l’organizzazione dei servizi e le ricadute sul personale sanitario.Durante l’incontro il direttore generale facente funzione dell’Asp, Giuseppe De Filippis, ha illustrato il cronoprogramma che prevede l’attivazione delle strutture entro il prossimo 31 maggio, data entro la quale dovranno essere completati tutti gli adempimenti amministrativi e le verifiche previste dalla normativa.Nel corso del confronto è emerso che
circa il 70 per cento degli spostamenti del personale riguarderà sedi situate nello stesso comune, mentre la restante parte interesserà territori differenti. La Uil Fp ha chiesto precise garanzie affinché la riorganizzazione non comporti ulteriori sacrifici per i lavoratori né il depotenziamento dei servizi già presenti nei territori.L’Asp ha assicurato che nella fase iniziale saranno mantenuti tutti i servizi attualmente erogati e che l’obiettivo resta quello di migliorare l’efficienza dell’assistenza territoriale. Tra le ipotesi allo studio figurano nuove modalità organizzative per alcuni servizi, come i punti prelievo, anche attraverso prestazioni domiciliari o nelle farmacie.Particolare attenzione è stata dedicata alle Case di Comunità con

attivazione ventiquattro ore su ventiquattro. Restano però aperte le questioni legate alla copertura del turno domenicale e alla
remunerazione del personale coinvolto.La Uil Fp ha inoltre evidenziato il forte fabbisogno di infermieri necessario per garantire il funzionamento delle strutture Hub e Spoke, chiedendo un rafforzamento delle assunzioni a tempo determinato con incarichi di durata compresa tra dodici e diciotto mesi. Secondo il sindacato, solo attraverso organici adeguati e criteri trasparenti sarà possibile garantire servizi efficienti senza gravare ulteriormente sui lavoratori.Nel documento conclusivo il sindacato ribadisce che continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione del percorso di riorganizzazione, mantenendo alta l’attenzione sulla qualità dei servizi sanitari e sulle condizioni di lavoro del personale.

POTENZA Fp Cgil: «Al Comune di Potenza servono più risorse per i servizi e per la polizia locale»
«Bene la stabilizzazione delle cinque unità di personale, in attuazione Piano integrato di attività e organizzazione (Piano) 25/27 del Comune di Potenza, con le quali si prova a dare un po’ di respiro alla nota e ormai cronica forte carenza di personale dell’ente anche attraverso l'inserimento di giovani con i due avvisi di reclutamento rivolti a laureati, residenti a Potenza, di età non superiore ai 29 anni». Lo afferma la segretaria generale Fp Cgil Potenza, Giuliana Scarano. «Come Fp Cgil - prosegue - avevamo già preso positivamente atto della volontà espressa dall’amministrazione comunale di procedere alla stabilizzazione del personale operante presso l’unità di Direzione servizi alla persona e ufficio di piano, utilizzando, come richiesto da questa organizzazione sindacale con varie note, risorse strutturali e incrementali del fondo di solidarietà comunale finalizzata alla copertura degli oneri derivanti dalla stabilizzazione del personale a valere sul Fondo di Solidarietà co-
munale FSC (comma 792 legge bilancio 2021 e successive integrazioni e modificazioni), sulla Quota Servizi Fondo Povertà e Fondo Speciale Equità Livello dei Servizi. Un segnale importante sul fronte del rafforzamento delle politiche sociali, di fronte alle tante fragilità non solo individuali, ma collettive che in una regione quale la Basilicata, a rischio povertà e contrapposizione sociale, richiedono cura e attenzione particolare da parte delle strutture pubbliche».
«E su questo - afferma Scaranoauspichiamo che tutti gli ambiti operino con solerzia, cogliendo la necessità di mantenere i livelli occupazionali e valorizzare le professionalità maturate negli anni con l'obiettivo di garantire le richieste sociali del territorio e i Lep, per completare i processi di stabilizzazione di detto personale che ancora versa in uno stato di precarietà, come il personale dell’Ambito Lagonegrese – Pollino, i cui contratti scadranno il prossimo 30 giugno. Ma adesso è necessario, anche attraverso il sup-

porto dell'ente regionale, sostenere concretamente quest'ambito e anche altri ambiti in cui, nonostante le stabilizzazioni siano state perfezionate, continuano a persistere criticità di sostenibilità economica».
«Il precariato - conclude Scarano - penalizza tutti i cittadini che si aspettano servizi pubblici efficienti e competenti e invece si misurano con servizi precari proprio come i lavoratori che dovrebbero farli funzionare. Il rafforzamento degli enti di prossimità deve es-
sere una priorità, in tutti i servizi: al Comune di Potenza torniamo a chiedere la stabilizzazione delle tre unità di personale del comando della polizia locale assunte a tempo determinato fino a settembre 2026, corpo ridotto ormai all’osso, come denunciamo da tempo, dando continuità del rapporto di lavoro in essere ed evitando di disperdere professionalità già formate. Senza personale adeguato, qualificato e motivato, non ci sono servizi, non c’è PNRR che tenga, non c’è coesione territoriale».

La storica Biblioteca per l’Infanzia di Potenza rischia di scomparire senza che la città abbia avuto il tempo di comprenderne davvero il destino. È il senso della lunga e accorata lettera aperta che Domenico Mancusi, già direttore della struttura fino al pensionamento, ha indirizzato al sindaco di Potenza Vincenzo Telesca, sollevando interrogativi sul futuro di uno dei presìdi culturali più importanti del capoluogo lucano. La vicenda nasce dall’inaugurazione di “DesTEENazione”, nuovo spazio dedicato agli adolescenti che sorgerà proprio nei locali che per quasi mezzo secolo hanno ospitato la Biblioteca per l’Infanzia. Un progetto innovati-
vo, rivolto ai ragazzi più grandi, che però — denuncia Mancusi — sembra aver cancellato ogni riferimento alla storica funzione originaria della struttura.
«Da mesi si parlava di lavori di ristrutturazione della Biblioteca per l’Infanzia. Si diceva che avrebbe riaperto. Poi sono arrivate le locandine del nuovo spazio “DesTEENazione” e della Biblioteca, improvvisamente, neanche l’ombra», scrive l’ex direttore, spiegando come proprio questo silenzio lo abbia spinto a intervenire pubblicamente. Nella lettera, Mancusi ricostruisce la storia della biblioteca, nata negli anni successivi al terremoto del 1980 come luogo simbolo della rinascita culturale della città. Situata in una zona centrale e circondata dal verde, la struttura ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per migliaia di bambini, famiglie e scuole dell’intera provincia. Un patrimonio fatto non soltanto di circa trentamila volumi destinati all’infanzia e ai ragazzi, ma soprattutto di relazioni educative, laboratori, letture condivise e attività culturali costruite nel tempo grazie al contributo di insegnanti, studiosi, artisti e volontari. Ed è proprio il destino di questo patrimonio a preoccupare l’ex direttore. «Oggi circa trentamila libri risultano ammassati in un magazzino», denuncia Mancusi, sottolineando come il problema non sia l’innovazione in sé, ma il rischio che il nuovo progetto finisca per sostituire, anziché valorizzare, ciò che la biblioteca ha rappresentato per quarantacinque
anni.
Al centro della riflessione vi è soprattutto l’esclusione dei bambini sotto gli undici anni dal nuovo spazio. Una scelta che, secondo Mancusi, rischia di interrompere quel percorso educativo che nasce proprio nel rapporto precoce con i libri, con l’immaginazione e con la lettura.
L’ex direttore non si dichiara contrario ai nuovi spazi per adolescenti né ai progetti innovativi, ma chiede chiarezza all’amministrazione comunale su alcuni punti fondamentali: quale sarà la destinazione del patrimonio librario; quale spazio verrà garantito alla fascia 0-10 anni; quali professionalità e quale progetto stabile accompagneranno l’eventuale ricostruzione di un vero servizio bibliotecario per l’infanzia.
«Le inaugurazioni appartengono al presente. Le biblioteche appartengono al tempo», scrive Mancusi in uno dei passaggi più significativi della lettera, nella quale paragona alcuni luoghi simbolici della città alle cattedrali: presenze silenziose ma necessarie, che una comunità riconosce come parte della propria identità.
Il timore espresso è che Potenza possa perdere non soltanto una struttura fisica, ma una parte della propria memoria culturale collettiva. «Forse questa lettera non è altro che un tentativo di nominare un vuoto», conclude Mancusi. «Più difficile è ricostruire, una volta dispersa, la memoria culturale di una città».
La struttura ospita un campo da tennis, da padel, da pallavolo, da calcetto e pallamano ed una corsia di gioco per bocce
Possono partecipare le Associazioni sportive dilettantistiche, le Federazioni sportive nazionali, gli Enti di promozione sportiva e discipline associate
Il Comune di Ginestra, ha pubblicato l’avviso esplorativo finalizzato all’acquisizione di manifestazioni di interesse per l’affidamento della gestione dell’impianto sportivo comunale. L’intento è «procedere ad un'indagine esplorativa» spiegano dalla Casa comunale, «per raccogliere manifestazioni di interesse da parte di operatori economici ad essere invitati ad una eventuale e successiva procedura per l’affidamento della gestione del complesso sportivo, per la durata di due anni». Con l’Avviso dunque, «non è indetta alcuna procedura di affidamento, né si richiede la presentazione di un’offerta, ma si ha il solo scopo di comunicare all’Amministrazione appaltante l’eventuale disponibilità degli operatori presenti sul mercato». L’im-
pianto sportivo di Ginestra ospita un campo da tennis, un campo da padel in tensostruttura, un campo da pallavolo, un campo da calcetto e pallamano ed una corsia di gioco (bocce). Per chi fosse interessato, i soggetti ammessi a partecipare sono le Associazioni sportive dilettantistiche, le Federazioni sportive nazionali, gli Enti di promozione sportiva e discipline associate, in possesso dei requisiti di rispondenza dell'attività svolta al tipo di impianto sportivo e alle attività sportive in esso praticate; Esperienza nella gestione degli impianti sportivi; Qualificazione degli istruttori e degli allenatori; Livello di attività svolta; Attività svolta a favore dei giovani, dei disabili e degli anziani; Adeguata anzianità di svolgimento dell'attività in ambito sportivo e adeguato numero di tesserati per le at-
tività sportive che possono svolgersi nell'impianto».
L’Avviso è rivolto e riservato a tali categorie al fine di «assicurare la massima integrazione potenziale tra i soggetti operanti nel sistema sportivo locale ed il quadro delle strutture a supporto dello stesso sistema; Di garantire una gestione "sociale" dell'impianto con massima apertura alle esigenze dell'utenza anche in condizioni di assenza di ritorno economico immediato; Di favorire il libero accesso agli impianti, il rispetto della pari opportunità, favorendo la pratica di attività sportive, motorie e didattiche, anche in collaborazione con gli Istituti scolastici, a favore dei disabili e degli anziani, dei preadolescenti e degli adolescenti ed infine di favorire la promozione e la pratica dell'attività sportiva, motoria e ricreativa nell'ambito delle

risorse rinvenibili nel territorio volta a valorizzare il sistema di rete delle strutture destinate allo sport». Le manifestazioni di interesse dovranno essere predisposte utilizzando lo schema di domanda
allegato all’Avviso del Comune di Ginestra, e dovranno pervenire all’Ente comunale entro le ore 12:00 del giorno 17 giugno 2026, esclusivamente a mezzo posta elettronica certificata.
Il segretario della CGIL di Potenza: «A distanza di un mese persistono i disagi per cittadini, studenti e lavoratori»
«In attesa del completamento dei lavori di ripristino della viabilità, a quasi un mese di distanza dalle nostre richieste per tamponare i disagi per i cittadini interessati dalla frana di Venosa, a oggi nulla è stato fatto. Per questo motivo chiediamo alla Provincia di Potenza, alla presenza dei sindaci dei Comuni coinvolti e dell'assessore regionale alle Infrastrutture, Pasquale Pepe, un incontro per la definizione di possibili so- luzioni alternative». È la richiesta del segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito. «Le copiose piogge del mese scorso - spiega Esposito - hanno determinato la chiusura di diverse strade (tra cui anche quella che da Forenza porta a Maschito e Venosa) e notevoli difficoltà e

ritardi per i pendolari tutti: studenti e lavoratori della zona industriale di San Nicola di Melfi e per tutti gli altri fruitori di quel percorso. Da interlocuzioni, anche informali, avute con i sinda-
ci dei Comuni interessati si era già convenuti tutti sulla soluzione da adottare: l'introduzione di navette che avrebbero accompagnato i pendolari di Venosa alla stazione ferroviaria di Venosa, dove
avrebbero incrociato gli autobus che provengono da Forenza e Maschito. Nonostante la soluzione avanzata sia dai costi veramente contenuti, se non addirittura pari a zero, a tutt'oggi nulla è stato fatto per provare ad alleviare questo disagio. I cittadini dell'area hanno serie difficoltà a raggiungere i luoghi di lavoro, le scuole e i presidi sanitari, con particolare disagio per i pazienti oncologici del Crob di Rionero. Difficoltà sono state rilevate anche per la logistica e il trasporto di merci, in alcuni casi resi impossibili, recando così danni anche alle aziende che insistono sul territorio. Prendiamo atto degli impegni assunti in precedenza dalla Provincia, ma è necessario dare risposte immediate ai cittadini, ai lavoratori e agli studenti».
La segretaria Fumarola e il segretario Uliano incontrano i lavoratori e le aziende dell’indotto Stellantis di Melfi
La visita della segretaria generale della CISL nazionale, Daniela Fumarola, e del segretario generale della FIM nazionale, Ferdinando Uliano, ha acceso i riflettori sulla delicata situazione del comparto automotive in Basilicata. In una fase decisiva per il futuro dell’intera filiera industriale, l’incontro ha rappresentato un momento di vicinanza al territorio lucano e ai suoi lavoratori, tra difficoltà e prospettive di rilancio. La giornata si è aperta con una visita al presidio dei lavoratori della PMC, simbolo delle difficoltà che stanno vivendo alcune aziende dell’indotto Stellantis. Insieme ai lavoratori della Brose, la PMC si trova in una delicata fase di riconversione industriale e tutela occupazionale, a causa della mancanza di nuove commesse produttive. Sul futuro di queste realtà si stanno svolgendo diversi incontri tra la nuova azienda C Costruzioni, la PMC, la Brose e le organizzazioni sindacali, con l’obiettivo prioritario di salvaguardare i livelli oc-

cupazionali. I risultati di questo lavoro saranno presentati l’8 giugno a Roma, durante un incontro presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Accanto a queste situazioni più critiche, ci sono aziende che, pur avendo ottenuto nuove commesse, non riescono ancora a raggiungere volumi produttivi sufficienti a garantire la pie- na occupazione. È il caso di realtà come Tiberina, Snop, Marelli e Lear, che necessitano di ulteriori assegnazioni produttive per assicurare la continuità industriale e il pieno impiego degli impianti. Nel corso del dibattito, svoltosi durante l’attivo dei metalmeccanici della FIM CISL, il se-
gretario Gerardo Evangelista ha sottolineato i cambiamenti che negli ultimi anni hanno interessato lo stabilimento Stellantis di Melfi. «Lo stabilimento ha adeguato le proprie linee produttive alla nuova missione industriale, puntando sia sull’elettrico che sull’ibrido», ha spiegato Evangelista. «Cinque nuovi modelli, appartenenti a quattro marchi del gruppo Stellantis – tra DS, Jeep, Lancia e uno ancora da ufficializzare – sono la dimostrazione di questo impegno. Alla luce delle sfide del mercato e dei vincoli imposti dalla UE, Stellantis fa bene a puntare sullo sviluppo di motori ibridi di nuova generazione, favorendo una
L’
Amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Maglione ha riportato in vita il progetto del Baby Consiglio Comunale, un’iniziativa formativa e coinvolgente che ha riscosso grande entusiasmo tra studenti, insegnanti e genitori. Il progetto ha visto come protagonisti gli alunni delle quinte elementari e delle prime medie dei quattro istituti scolastici della città: Nitti, Berardi, Ferrara e Marottoli. I giovani partecipanti si sono candidati presentando programmi elettorali ricchi di idee e proposte innovative e attuali. Dopo una vera e propria campagna elettorale, sono stati eletti venti ragazzi, cinque per ogni istituto scolastico, attraverso un voto espresso dai loro coetanei. Le elezioni si sono svolte nel pieno rispetto delle quote di genere e dei principi democratici. I venti membri del Baby Consiglio Comunale si sono riuniti per la prima volta nella sala giunta del Palazzo di Cit-
tà, accolti dal sindaco Giuseppe Maglione, e hanno formato il loro organo istituzionale. Desirè Caruso, dell’Istituto Berardi, è stata eletta sindaco. Iride Trotta, della Marottoli, è stata scelta come vice sindaco, mentre Davide Martino ha assunto il ruolo di presidente del consiglio. Gli assessori eletti sono Lorenzo Zoppi, Arianna Fornuto, Alisia Montagna e Pasquale Cristiani. I consiglieri eletti sono Ettore Maruggi, Alfonso Scapicchio, Andrea Sansone, Erica Risolo, Giuseppe Casaburi, Rodolfo Racioppi, Mattia Sportiello, Francesca Tetta, Annachiara Vona, Vincenzo Calandrelli, Ludovica Laricchia, Valentina Altavela ed Emiliano Verrastro. Il compito del Baby Consiglio Comunale sarà quello di raccogliere e portare avanti le proposte provenienti direttamente dai ragazzi della città, presentandole al sindaco Maglione. Già durante la prima seduta i giovani consiglieri hanno affrontato un tema partico-

transizione più graduale e sostenibile». Tuttavia, questa trasformazione ha avuto un costo elevato, soprattutto per i lavoratori e le lavoratrici, che hanno affrontato anni di cassa integrazione e uscite incentivate volontarie. «Questi strumenti – ha proseguito Evangelista – sono stati utilizzati per gestire le difficoltà produttive e occupazionali in una fase così lunga e complessa di crisi e transizione industriale». Ora, però, si avvicina una scadenza cruciale: a giugno terminerà la cassa integrazione per i lavoratori di Stellantis. «In questo momento – ha aggiunto Evangelista – serve responsabilità da parte di tutti gli atto-
ri coinvolti, a partire da una politica dinamica sulle infrastrutture e sul costo dell’energia. Ora l’attesa è per il 21 maggio, quando il CEO Antonio Filosa presenterà il nuovo piano industriale strategico del gruppo». La giornata si è conclusa con la visita della segretaria generale della CISL, Daniela Fumarola, e del segretario generale della FIM, Ferdinando Uliano, accompagnati da una delegazione, allo stabilimento Stellantis di Melfi. Qui, insieme al direttore Luigi Barbieri, sono stati affrontati i temi legati alla situazione produttiva e occupazionale, con uno sguardo alle prospettive future del sito produttivo lucano.

larmente sentito: la situazione dei campetti di quartiere. Il sindaco ha risposto con entusiasmo, mostrando ai ragazzi il progetto di recupero delle aree sportive, attualmente in fase di avanzamento e che, secondo quanto dichiarato, verrà completato a breve, come richiesto dal Baby Consiglio. Questa forma di interazione tra amministrazione comunale e giovani cittadini è stata accolta con grande favore. Il progetto ha saputo coniugare divertimento e senso di responsabilità, stimolando nei ragazzi curiosità e attenzione verso il funzionamento delle istituzioni. I giovani consiglieri hanno affrontato il loro ruolo con impegno e dedizione, dimostrando di saper rispettare il compito istituzionale che è stato loro affidato. Un’iniziativa, quella del Baby Consiglio Comunale, che non

solo ha permesso ai ragazzi di vivere un’esperienza educativa e formativa, ma che ha anche offerto loro l’opportunità di essere protagonisti attivi della vita politica e sociale della città. Un segnale importante per il futuro di una comunità che punta a crescere nel segno della partecipazione e della cittadinanza attiva.

Il sindaco di Matera annuncia la riduzione del 100% della tassa sui rifiuti per le attività vicine al cantiere della Visitazione
MATERA. Il sindaco Antonio Nicoletti interviene sui disagi che stanno vivendo le attività commerciali delle zone adiacenti al cantiere di piazza della Visitazione. A tal proposito, conferma l’intenzione, già condivisa con alcune associazioni, di prevedere, per tutto l’anno 2026, la riduzione del 100% della Tari per le attività commerciali ubicate in via Don Minzoni, piazza Matteotti e via Matteotti fino all’intersezione con via Cappelluti.La misura, già condivisa con la maggioranza e che verrà proposta anche agli altri gruppi consiliari, potrà diventare operativa a seguito dell’approvazione, da parte del Consiglio comunale, della delibera relativa al Pef del servizio di nettezza urbana e della successiva approvazione delle tariffe Tari 2026, che avverrà entro il mese di luglio. Alla luce delle problematiche e dei disagi emersi in questi mesi a causa del cantiere presente in piazza della Visitazione, che stanno interessando cittadini e attività commerciali dell’area coinvolta, il sindaco Nicoletti, nelle scorse settimane, ha incontrato una delegazione di cittadini e commercianti, ascoltando anche alcu-

ne associazioni di categoria e assumendo l’impegno di individuare misure concrete di sostegno.Preso atto delle difficoltà emerse, il sindaco Nicoletti, anche in qualità di assessore al Bilancio, ha attivato il percorso amministrativo necessario per rendere possibile l’esenzione della Tari per il 2026 alle attività interessate.«Siamo consapevoli dei disagi che il cantiere sta comportando per cittadini e attività commerciali dell’area interessata –dichiara il sindaco Nicoletti -. Per questa ragione vogliamo intervenire con una misura concreta, che possa rappresentare un so-
stegno reale agli operatori economici che stanno affrontando una fase particolarmente complessa. L’amministrazione ha già avviato gli adempimenti necessari affinché l’esenzione possa diventare operativa nei tempi consentiti dall’iter amministrativo prima, e poi dai lavori del Consiglio. Con l’arrivo della bella stagione, inoltre, è allo studio dell’assessorato alla Cultura ed Eventi la realizzazione di iniziative che attraggano i cittadini in un’area che in questo momento è in oggettiva sofferenza a causa del protrarsi di un cantiere di vitale importanza per la città».
SURIANO: «CI SONO ANCHE ALTRI CANTIERI»
«Bene ristori sulla Tari però evitare disparità»
MATERA. Sostenere le attività commerciali penalizzate dai cantieri pubblici è necessario, ma servono criteri chiari e validi per tutta la città. È la posizione espressa da Roberto Suriano, presidente della Commissione Bilancio del Comune di Matera, dopo l’annuncio del sindaco Antonio Nicoletti sull’esenzione della Tari per le attività di via Don Minzoni, piazza Matteotti e via Matteotti interessate dai lavori del Parco Intergenerazionale. «Condivido pienamente la necessità di contenere i danni economici subiti dai commercianti a causa di cantieri che sembrano eterni – dichiara Suriano – ma occorre evitare disparità di trattamento.

Se il principio del ristoro è valido per alcune attività, deve esserlo anche per tutte quelle che vivono disagi analoghi a causa di lavori pubblici».Suriano solleva inoltre il caso delle attività di via Roma, escluse dal provvedimento pur essendo coinvolte dagli stessi lavori. «Anche a loro va estesa immediatamente l’esenzione», afferma.Il presidente della Commissione Bilancio propone quindi l’introduzione di parametri oggettivi per stabilire eventuali agevolazioni. «È necessario fissare una soglia di disagio misurabile, ad esempio attraverso una riduzione del fatturato tra il 2024 e il 2025. Solo così si potranno aiutare davvero le attività in difficoltà, tutelando al tempo stesso il principio di uguaglianza».
Ironia del consigliere comunale Augusto Toto sul degrado del verde nella sede istituzionale di via Ridola a Matera
«Provincia di Matera “green”, spunta fico all’ingresso»
MATERA. Un fico selvatico cresciuto direttamente sull’androne dell’ingresso principale della sede della Provincia di Matera. È l’immagine che, negli ultimi giorni, sta attirando l’attenzione e l’ironia dei cittadini, trasformando il palazzo istituzionale in un simbolo involontario di “riforestazione urbana spontanea”.A denunciare la situazione è il consigliere comunale Augusto Toto, autore di una nota dai toni ironici ma dal contenuto polemico, con la quale richiama l’attenzione sulle condizioni del verde pubblico nell’area antistante la sede della Provincia.Secondo quanto riportato, nelle ultime settimane il giardino avrebbe assunto le sembianze di una vera e propria “giungla urbana”, tra
erba alta e siepi lasciate crescere senza manutenzione. A colpire i passanti, però, è soprattutto la presenza del fico selvatico sviluppatosi direttamente sulla struttura dell’ingresso principale del palazzo.«Vogliamo rassicurare il presidente della Provincia –scrive Toto nella nota – che la biodiversità è un valore importante, ma forse stiamo esagerando». Il consigliere ironizza poi sulla possibilità che si tratti di «una precisa strategia di marketing territoriale» finalizzata ad avviare una produzione a chilometro zero di fichi secchi o marmellate direttamente dai balconi istituzionali.Dietro la provocazione, però, resta la richiesta di un intervento concreto per il ripristino del deco-
ro urbano e per una maggiore attenzione alla manutenzione degli spazi pubblici. Toto sottolinea infatti come la situazione stia suscitando commenti e perplessità tra cittadini e residenti, soprattutto considerando il valore simbolico e istituzionale dell’edificio provinciale.«L’auspicio – conclude il consigliere comunale – è che questo esperimento di riforestazione urbana spontanea possa terminare quanto prima, restituendo decoro all’ingresso di uno dei palazzi più importanti della città».Nel frattempo, tra battute e fotografie condivise sui social, il fico selvatico continua a crescere indisturbato, diventando suo malgrado una delle immagini più curiose della vita amministrativa materana.


Tavola rotonda a Potenza per analizzare le cause del declino sociale ed economico e proporre nuove vie per il rilancio


La società moderna ha subito, nel corso degli anni, notevoli cambiamenti sul piano sociale, economico, politico e relazionale. La Regione Basilicata, in questa direzione, non ha fatto eccezione. Proprio per questo motivo, il Presidente del Circolo Culturale Angilla Vecchia ed ex sindaco di Potenza, Gaetano Fierro, ha organizzato ieri pomeriggio, nella sede del circolo situata nel rione Verderuolo, una tavola rotonda dal titolo: «Cause e conseguenze del familismo nelle istituzioni». Alla tavola rotonda hanno partecipato Antonio Romano, docente dell’AUGE –Università di Roma; Tonio Boccia, ex onorevole della Democrazia Cristiana; Enzo Alliegro, docente dell'Università di Napoli; Americo Restucci, docente dell’Università di Venezia; Francesco Bonito Oliva, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Potenza; e Anna Maria Fanelli, presidente dell’ANDE Potenza. Come è cambiata la società nel corso degli ultimi cinquant’anni? Quali sono state le cause dello spopolamento? Perché il merito è stato messo da parte negli ultimi tempi? A queste domande hanno cercato di rispondere i relatori, che hanno analizzato i problemi e le conseguenze che il familismo amorale ha portato in Italia. Tutto questo è stato approfondito grazie a studi, ricerche e relazioni tematiche che scandiscono i tempi e i modi di rivisitazione e narrazione della società attuale. Lo Stato viene spesso percepito come un nemico, mentre le Regioni,
nate con scopi di sviluppo sostenibile a vantaggio degli enti locali, si sono trasformate in vere e proprie costole di spesa pubblica. In sostanza, il familismo amorale ha indebolito il Paese, costringendolo a decrescere sul piano della spesa pubblica e relegando il merito a un ruolo marginale. Questo fenomeno ha contribuito al declino italiano, caratterizzato da bassa crescita economica e relazioni umane impoverite. Antonio Romano ha parlato del tema sottolineando: «In qualche maniera serve questo modo di pensare per cercare di raggiungere quei risultati che non sono quelli che abbiamo raggiunto finora. Cioè il clientelismo, quello che il familismo amorale ha prodotto, è stato un detrattore per lo sviluppo economico. Molti pensano il contrario, ma purtroppo è così, perché in qualche maniera agisce sulla psiche delle persone: le persone smettono di credere di poter fare qualcosa da sole e si affidano a terzi. Questo ha creato una situazione purtroppo di degrado e non di sviluppo. Lo spopolamento? Sicuramente, perché quando mancano le strutture economiche necessarie per garantire lo sviluppo, ci si rifugia nel terziario, ma un terziario di tipo burocratico e istituzionale, che non produce lavoro e allontana le menti. Questo è certo». Amerigo Restucci ha aggiunto: «La Basilicata sta perdendo i pezzi, ma bisogna riammagliare un po’ la storia, perché il familismo amorale ha dato segnali in tempi non sospetti. Questo importante sociologo americano, Banfield, diceva che esiste

il familismo, ma che si può superare se c’è il senso di comunità, se nasce il senso di cooperazione. Tocqueville, per esempio, nei suoi trattati importanti parlava di democrazia. La democrazia cresce se c’è il senso della fratellanza e dell’unità di intenti tra i lavoratori. Io credo che, anche stasera, se si parla di queste cose e c’è gente che si mette in ascolto, possiamo dare una speranza a una regione che amiamo tanto. Gli errori? Più che errori, sono stati percorsi che non sempre hanno avuto un rapporto con le questioni dello sviluppo. Quello che manca è stato sempre un’assenza di una vivace imprenditoria nell’organizzare posti di lavoro. Un sistema imprenditoriale che guarda al futuro, che tenga conto di uno schema di sviluppo nazionale e porti, soprattutto al Sud e in Basilicata, elementi che possano essere funzionali allo sviluppo del Nord, come le industrie collegate. Questo è mancato.
C’è anche una crisi del mondo agricolo, che ha trasformato l’uso del territorio. Bisognerebbe creare delle colture specializzate. In America, in zone depresse come la valle del Tennessee, stanno facendo proprio questo: riconvertono vecchie colture in nuove forme di produzione. E qui, in Basilicata, per il suo clima e la sua morfologia, si potrebbe creare un modo tutto nuovo di usare il territorio». Gaetano Fierro, organizzatore del convegno, ha sviluppato i temi salienti della tavola rotonda: «L’iniziativa punta a mettere a fuoco le questioni reali della nostra realtà lucana, afflitta da tanti disagi, ritardi e incomprensioni. Lo scopo di questo incontro è soprattutto quello di verificare se esistono le condizioni per realizzare un nuovo modello di società, all'interno del quale il merito torni a essere protagonista della vita culturale e sociale della nostra comunità. È una tavola rotonda
che deve ribaltare la situazione tradizionale della nostra realtà, che oggi appare come una comunità rassegnata, in forte crisi democratica, una realtà che rischia di scomparire. Noi, invece, stasera, con l’aiuto di esperti e politici di lungo corso, vorremmo creare i presupposti per la costruzione di un nuovo modello di società, in cui le prerogative giovanili, le condizioni esistenziali degli anziani e le aspettative dei cittadini possano trovare delle risposte. È un dibattito che serve soprattutto a ricreare fiducia all’interno di una comunità rassegnata. Sembra che la Basilicata non abbia un futuro. Questo, per noi, non è affatto credibile, e il dibattito di oggi serve proprio a ribaltare questa mentalità e a creare le condizioni per verificare se esistono i paradigmi attraverso cui realizzare una società innovativa e moderna, che possa guardare al futuro con grande fiducia».
DI FABRIZIO QUARATINO
Viamo diventati bravissimi a definire le persone in una frase. “È fatto così.” “È difficile.” “È instabile.” “Non cambia mai.” Come se un essere umano fosse un’etichetta da supermercato: letta una volta, chiuso il discorso. Ormai non osserviamo più, giudichiamo. Non ascoltiamo più, incaselliamo. Non comprendiamo più, archiviamo. E il paradosso è che lo facciamo con una velocità impressionante, come se la vita fosse una chat da chiudere in fretta per passare alla prossima notifica. Ma un essere umano non è una sintesi. È una storia in movimento. E chi lo riduce a una definizione sta semplicemente evitando la parte più difficile: la complessità. Perché è molto più comodo dire: “È così” che

chiedersi: “Cosa sta attraversando adesso che lo fa essere così?” Eppure ogni persona attraversa stagioni interiori che non si vedono subito: ci sono giorni in cui tutto è chiaro, e altri in cui anche il proprio pensiero sembra fare sciopero. Ma noi no. Noi vogliamo certezze immediate. Sentenze rapide. Verdetti emotivi. Come se la comprensione fosse un lusso e non una responsabilità. C’è un insegnamento antico che, senza rumore, ricorda una cosa semplice e scomoda: la vera visione non si ferma a ciò che appare, ma continua a cercare valore anche dove l’apparenza sembra contraddirlo. Perché la realtà non è mai ferma. E chi si ferma alla prima immagine, in realtà, non sta vedendo la persona… sta vedendo il proprio limite di compren-
sione. E questo richiede una qualità rara: non fermarsi alla prima impressione. Perché ciò che oggi chiamiamo “carattere di una persona” spesso è solo un momento congelato nel tempo. E congelare una persona nel suo momento più difficile è il modo più elegante per non vederla davvero. La verità è che definire è facile. Capire è faticoso. E tutto ciò che è faticoso, oggi, viene evitato con grande eleganza sociale. Viviamo nell’epoca delle etichette rapide: tutto classificato, tutto semplificato, tutto ridotto. Ma dentro questa semplificazione perdiamo qualcosa di essenziale: la possibilità di vedere davvero l’altro nella sua interezza. Perché nessuno è sempre uguale a se stesso. E chi lo è, probabilmente ha smesso di crescere o ha smesso di essere visto. E allora forse il punto non è imparare a giudicare meglio, ma impara-

re a non chiudere troppo presto la porta della comprensione. Non per giustificare tutto. Non per accettare tutto. Ma per non ridurre mai un essere umano a una sola stagione della sua vita. C’è una forza silenziosa in questo atteggiamento: non la forza di chi etichetta il mondo, ma di chi resiste alla tentazione di semplificare troppo in fretta. Perché nel vento delle opinioni rapide, delle definizioni facili e dei giudizi immediati, chi resta umano davvero è chi continua a
vedere movimento dove gli altri vedono etichette. E forse è lì che nasce una forma più alta di forza: non nel dire “ti ho capito subito”, ma nel restare aperti anche quando sarebbe più comodo chiudere. E alla fine la domanda vera non è sugli altri. È su di noi: quante persone abbiamo già “definito” senza accorgerci che stavano solo attraversando un momento? E tu… sei più spesso quello che definisce o quello che prova ancora a comprendere?
Nel castello federiciano incontri, arte e partecipazione studentesca per promuovere identità lucana, ambiente e patrimonio storico-culturale
Bilancio positivo per l’Ande di Potenza in merito alle premiazioni svoltesi nella Galleria civica di Potenza, relative al 2026, grazie alla programmazione della presidente Maria Anna Fanelli. L’evento ha riscosso consensi e apprezzamenti da parte degli addetti ai lavori e ha costituito un momento di aggregazione importante per la struttura guidata da Fanelli. La cerimonia di premiazione si è svolta nell’ambito del quarantesimo anno di attività dell’Ande di Potenza e Basilicata e in contemporanea con le celebrazioni degli ottant’anni dell’Ande nazionale, associazione nata all’indomani della Costituzione della Repubblica. Nella nostra regione l’Ande è presente dal 1979. La premiazione, come da prassi, è diventata un appuntamento di riferimento per il territorio e si articola in tre sezioni, ciascuna dedicata alla valorizzazione dell’impegno sociale e civile. La prima riguarda la sezione Donne dell’anno e celebra l’azione di donne che si sono distinte quotidianamente nelle istituzioni, nella cultura e nella formazione, nell’arte e nelle pro-
fessioni, nell’imprenditoria, nella comunicazione e nell’associazionismo. Figure che contribuiscono concretamente al progresso del mainstreaming e dell’empowerment di genere, promuovendo una visione moderna della questione femminile, non più come emergenza, ma come prospettiva di genere attuata e da attuare ulteriormente e sempre più concretamente. La seconda sezione, dal titolo «Uomini contro le violenze», riconosce il valore di uomini che, attraverso il loro impegno politico, economico e sociale, si distinguono nella lotta contro la violenza. Si tratta di un contributo fondamentale per contrastare una piaga profondamente radicata in Italia e, drammaticamente, anche nella società lucana. La terza sezione, Premio speciale Giovani lucani, è dedicata all’impegno di studentesse e studenti dell’I.C. Don MilaniLeopardi, dell’Ipsia Giorgi di Potenza e dell’Itcg Loperfido-Olivetti di Matera, giovani che hanno approfondito temi di inclusione sociale e di valorizzazione dell’ambiente e dell’acqua. I premi Ande rappresentano un riconoscimento

dal forte significato morale, con l’intento di mettere in luce l’operato di donne, uomini e, da questa edizione, anche giovani che, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono ogni giorno al bene comune, anche in condizioni di difficoltà e di sacrificio. Alla cerimonia hanno preso parte il presidente dell’Anci Basilicata, Gerardo Larocca, l’assessore alla Cultura del Comune di Potenza, Roberto Falotico, e il responsabile del Centro studi lucani nel mondo, Luigi Scaglione. Questi i premiati: Gianmichele Barrese, musicista; Maria Luisa Firpo, visual designer, esperta di comunicazione e co-founder della nuova Libbaneria Mondadori; Angela Licasale, co-fondatrice della Nuova Libbaneria Travel Designer; Cristiana Coviello, avvocato; Maria Santoro, comandante della Polizia di Stato di Potenza; Anna Avena, rappresentante legale dell’azienda Fratelli Avena; Anna
Dell’Aquila, della Direzione generale dell’Ufficio scolastico regionale della Basilicata; Alessandra Della Morte, dirigente dell’Ipsia Giorgi di Potenza. Alla scuola di Potenza è stato consegnato il Premio speciale Giovani lucani. Tra i premiati anche Marcello Anna Marsico, dirigente dell’Istituto comprensivo Don Milani-Leopardi; Antonella Salerno, dirigente scolastica dell’Itcg Loperfido-Olivetti; Rossella Rinaldi, socia Ande; Michele Sperduto, presidente dell’associazione U uatteniere di San Fele; Mara Romaniello, delegata alla Cultura per la delegazione Fai di Potenza; Michele Strazza, giurista e scrittore; e la violinista Victoria Sannicandro. Il Premio speciale Giovani lucani è andato agli alunni e alle alunne dell’Istituto comprensivo Don Milani-Leopardi e dell’Itcg LoperfidoOlivetti di Matera FRA. MEN.
Questa sera alle ore 20:00 match decisivo per il passaggio alle semifinali play off. I rosso-blù provano il campo in erba a Montesilvano

DI ROCCO NIGRO
POTENZA. Che il “Picchio” domenica a sera al “Viviani” ha impressionato è sotto gli occhi di tutti. Ma da qui ad andare al “De Duca” di Ascoli questa sera a giocarsi una gara timorosa sarebbe un errore clamoroso che al Potenza nessuno perdonerebbe. Come qualcuno ha sostenuto, la squadra del presidente Macchia quest’anno ha raggiunto già degli obiettivi che nessuno si aspettava. Perdere la gara di questa sera con un bottino magro o pesante non non cambierebbe il corso della qualificazione. I ragazzi di De Giorgio contro l’Ascoli hanno soltanto un obiettivo da portare a casa: “vince-
re”. Perché come è noto, il risultato del match di andata favorisce la squadra di mr.Tomei che, tra l’altro, ha disposizione due risultati su tre, vittoria o pareggio, per staccare il pass per la semifinale, in virtù del miglior piazzamento in classifica. Insomma, De Giorgio e la sua truppa se vorranno continuare a far sognare la città hanno dalla loro parte quell’arma “letale” che ha già fatto male a piu di qualcuno: “la velocità nelle ripartenza”. Lo hanno dimostrato nella prima frazione di gioco al “Viviani” quando D’Auria e soci hanno in più di qualche occasione sfiorato i legni della porta difesa da Vitali. Intanto, dalla giornata di lunedì scorso la carovana rosso-blù si è tra-

sferita in una bella location a Montesilvano, sulla riviera adriatica, dove ha a disposizione oltre un albergo confortevole, dove recuperare la vistosa stanchezza percepita verso il finale di gara, anche un campo in erba naturale, così da prendere maggiore confidenza in vista della sfida di questa sera. De Giorgio da questa ennesima trasferta dovrà tirare dal cilindro una strategia che possa funzionare e far male un Ascoli che se è vero che al “Viviani” ha impressionato nella qualità tattica e tecnica dei giocatori ha dimostrato poca freddezza e concentrazione nelle conclusioni a rete. Nel frattempo, in terra marchiggiana cresce l’attesa per il ritorno del
secondo turno nazionale dei playoff di Serie C. Lo stadio “Del Duca” viaggia così verso il tutto esaurito: saranno oltre 10mila gli spettatori presenti sugli spalti, considerando anche i 565 tifosi del leone rampante giunti dalla Basilicata per sostenere la squadra. Un colpo d’occhio importante e una cornice degna dell’importanza dell’appuntamento. Ma in tutto questo bel momento, una brutta notizia ha interessato il “Picchio”. Il giudice sportivo ha inflitto una pesante sanzione per Damiano Menna dopo l'espulsione di Potenza. Al difensore bianconero sono state inflitte ben quattro giornate di squalifica "in quanto calciatore di riserva, abbando-
nava l’area tecnica protestando vivacemente nei confronti dell’Arbitro in occasione di una revisione FVS; dopo la revisione reiterava l’atteggiamento e proferiva frasi offensive nei confronti dell’Arbitro e dell’Assistente Arbitrale n. 1". . Infine, per la gara di questa sera al “De Duca” ipotizziamo che possano scendere in campo le seguenti formazioni: Probabile formazione Ascoli (4-2-3-1): Vitale; Alagna, Curado, Nicoletti, Guiebre; Corradini, Damiani; Galuppini, Rizzo Pinna, D'Uffizi; Gori. All. Tomei. Potenza (4-3-3): Franchi; Kirwan, Riggio, Bura, Rocchetti; Lucas Felippe, Erradi, Castorani; D'Auria, Murano, Schimmenti. All. De Giorgio.

