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Cronache del 20 giugno 2026

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Consorzio Industriale Matera, assunzioni irregolari?

Di Sanza e Di Lorenzo chiariscano per amore di trasparenza

L’ITALIA NON SUPPLICA

Caiata: «Meloni ha sguardo fiero e testa dritta». L'intera Nazione si stringa

intorno al suo Presidente del Consiglio. La sinistra che ironizza ricordi il baratto del Cermis

IL COMMENTO

Perché da femminista difendo Giorgia

D I L UC IA S ER IN O

Quando Giorgia Meloni divenne presidente del Consiglio, cambiammo velocemente il titolo al ciclo di trasmissioni che avevo iniziato a condurre su Cronache Tv all’indomani del Covid. Da “Impatto Zero”, pensato per raccontare come resistere alla nuova vita e ridurre gli effetti di quell’imminente tragedia, a “Impatto Mille”, (...)

■ continua a pag 3 Meloni e Trump

CASO SINISGALLI Assordante il silenzio delle associazioni sulla vicenda.Quando serve agire la città non è presente

Studente autistico sospeso: inclusione a parole GIORGIA

Case Comunità e assistenza territoriale, De Filippo: «Sfida decisiva per il futuro»

IL GIALLO

Scomparsa di Alisya

e Sarah Di Giacinto, in paese facce sospette e a Cronache parla il criminologo

Emiliano Fabbri

■ Magrì a pag 7

LAURIA

Osnato, già consigliere comunale scrive al sindaco Rossino: «Riporti a casa

Gastroenterologia e ventilatori Pod»

■ Servizio a pag 17

ACQUEDOTTO LUCANO

Ad Atella, incontro tra il sindaco e il dg Cerciello

Renna: «Intervento strategico per ammodernare la rete»

■ Servizio a pag 14

SPOPOLAMENTO

Scaglione partecipa al Convegno a Roma critica i fondi per i lucani nel Mondo e le politiche regionali

■ Servizio a pag 15

DI SANT’ARCANG ELO ALLA RIU NIO NE CO N I VERTICI ASP
Servizio a pag 19
Positano a pag 10
Dellapenna a pag 9
Lamattina a pag 4
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Italia e Mondo

Una riflessione sul ruolo della leadership femminile tra consenso politico e percezione pubblica

Perché da femminista difendo Giorgia

I L UCIA S ERINO

Quando Giorgia Meloni divenne presidente del Consiglio, cambiammo velocemente il titolo al ciclo di trasmissioni che avevo iniziato a condurre su Cronache Tv all’indomani del Covid. Da “Impatto Zero”, pensato per raccontare come resistere alla nuova vita e ridurre gli effetti di quell’imminente tragedia, a “Impatto Mille”, perché si intuiva che l’arrivo di una donna a Palazzo Chigi — ma era abbastanza semplice la previsione — sarebbe stato dirompente sulla società italiana. Suo malgrado.Mentre il Paese agiva per sottrazione — bisogna ridurre il contagio e le paure — l’avvento di un’inquilina che ha messo la gonna forse due o tre volte da quando guida il governo si apprestava ad agire come moltiplicatore di un modello di accesso

ai vertici.“Non è sufficiente che sia donna perché si occupi delle donne”, fu il controcanto immediato. Non è sufficiente, ma neppure necessario, per la verità. È stato sufficiente invece ad avere un effetto domino nella geografia del potere italiano: dalla Schlein alla Salis fino a una teoria intermedia di sindache, governatrici, consigliere regionali e poi rettrici, direttrici d’azienda e d’orchestra, opinioniste e conduttrici televisive. Le donne hanno smesso di essere l’eccezione. Naturalmente Giorgia Meloni non si definirebbe mai femminista. E probabilmente non gradirebbe neppure che qualcuno la definisse tale. Ma non sempre gli effetti dei propri comportamenti sono voluti.La presidente del Consiglio, più esercita il potere, più scopre sulla propria pelle che il potere al femminile continua a essere giudica-

to con criteri che agli uomini non vengono applicati.

Non si tratta delle critiche politiche, che sono il sale della democrazia. Si tratta di altro: del lessico, dei sottintesi, delle allusioni, delle scorciatoie sessiste che emergono appena una donna raggiunge una posizione che, nell’immaginario collettivo, continua a essere percepita come territorio maschile.Lo abbiamo visto pochi giorni fa alla Camera, quando un deputato del Movimento 5 Stelle ha accusato la premier di aver indossato “le ginocchiere” nei rapporti con Trump. Un’espressione che sarebbe stata considerata irricevibile se rivolta a qualunque altra donna, di qualsiasi colore politico. E invece, siccome si trattava di Giorgia Meloni, molti hanno trovato il modo di minimizzarla. Oggi siamo alle parole di Trump.Lasciamo perdere la valutazione politica dei rapporti diplomatici internazionali. Questo è un altro livello di discussione. Il punto che mi

interessa del racconto di Trump è quel codice che stenta a morire, secondo cui l’uomo potente si compiace di rappresentare una donna potente come subordinata, ammiratrice, quasi supplice. Non una pari. Non un’interlocutrice. Una fan. Trump è probabilmente la più compiuta incarnazione contemporanea del maschilismo politico: quello che misura il potere come dominio, che considera la forza una qualità esclusivamente virile e che interpreta le relazioni internazionali come una gara permanente di virilità. Quando un personaggio del genere decide di ridimensionare pubblicamente una leader donna, non colpisce soltanto lei. Colpisce l’idea stessa che una donna possa stare a quel tavolo da pari.Così Giorgia Meloni, senza volerlo, senza cercarlo e forse senza neppure accorgersene, si ritrova oggi su una strada che porta al cuore del femminismo. Il soffitto di cristallo non si rompe una

volta sola. Non si rompe il giorno in cui si arriva a Palazzo Chigi. Si continua a rompere ogni giorno, ogni volta che una donna deve dimostrare di essere lì per merito e non per concessione. Ogni volta che deve spiegare che il rispetto non è una cortesia ma un diritto.

Milioni di donne italiane in queste ore stanno osservando il prezzo che una donna, pur potente, la prima donna presidente del Consiglio italiano, deve pagare per il suo ruolo. Per questo oggi vale la pena difendere Giorgia Meloni persino da chi non l’ha mai votata e forse non la voterà mai. Perché quando una donna viene colpita in quanto donna, il problema non è più la destra o la sinistra. Il problema riguarda tutte. E riguarda anche tutti. Poi, certo, aspettiamo che a conclusione del suo mandato Giorgia possa finalmente arrivare ad accettare l’idea che chiamarsi “la presidente” e non “il presidente” è una differenza e non una diminutio.

Giorgia Meloni risponde a Tr ump e difende l'orgoglio nazional e

L’Italia non supplica

Caiata: «Meloni ha sguardo fiero e testa dritta». L'intera Nazione si stringa intorno al suo Presidente del Consiglio. La sinistra che ironizza ricordi il baratto del Cermis

DI RO BERT O L A M AT T I N A

Donald Trump è un tipo strano. Non si capisce spesso cosa abbia in testa e certe volte confonde la comunicazione istituzionale con una sorta di permanente istrionismo quasi che si possa essere parlare dalla Casa Bianca come se si parlasse in uno show. Non troviamo altra risposta alla domanda del perché abbia sentito il bisogno di raccontare che il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana avrebbe supplicato per avere una foto con lui.

Una dichiarazione che è talmente spropositata da non trovare neanche la possibilità di un fondamento logico in considerazione delle prassi dei confronti internazionali.

L’ITALIA

NON SUPPLICA

E, del resto, non si è fatta attendere la risposta di Giorgia Meloni la quale ha sempre un atteggiamento netto e chiaro quando deve difendere l'interesse nazionale.

Il Presidente del Consiglio ha dichiarato subito che ne' lei ne' l'Italia hanno l'abitudine di supplicare. Una posizione netta nei confronti della Casa Bianca che, per esempio, non ebbero i governi di centrosinistra quando scambiarono il Cermis con la liberazione della Baraldini.

In quel caso, quelli che oggi diventano pasdaran del-

l'orgoglio nazionale preferirono il silenzio.

La Meloni, al contrario, ha avuto la forza e la determinazione del grande statista. Senza volerla paragonare al Craxi di Sigonella ha avuto la dignità di riaffermare la sovranità nazionale.

In queste situazioni tutti dovrebbero stringersi intorno al premier mettendo l'Italia al centro degli interessi e al di sopra di ogni partigianeria.

Quelli che, al contrario, ironizzano dimenticano che, all'estero, il Presidente del Consiglio rappresenta tutta l'Italia e che ogni offesa fatta è un'offesa fatta all'intera Nazione.

LE PAROLE

DI CAIATA

Indicative in questa direzione le parole dell'On.Caiata, da sempre braccio destro del Premier negli incontri internazionali.

«Schiena dritta e sguardo fiero - ga detto ik Parlamentare Ljcamk- Chi ancora ha il coraggio di attaccare il nostro Presidente del Consiglio dovrebbe fare prima i conti con la propria coscienza. Perché quanto detto dal nostro Premier, in difesa dell'Italia, è la riprova di come per lei venga sempre prima l'interesse nazionale e dei suoi cittadini. Chi la incolpava di essere alla mercé dei potenti ora che dirà? Dietro quale accusa andranno a nascondere le loro inefficienze? E gli italiani tutti lo sanno e sono

certo che si stringeranno intorno al suo leader per farle sentire il sostegno che merita. Chi inneggiava alle ginocchiere, forse, è il caso che se le mangi».

Prezzi calmierati per doc enti, Ata e forze dell’ordine, più autonomia a i Comuni. Rosa (FdI): «Pensato per i troppo ricchi e per i troppo poveri»

Piano casa, il Governo pone la questione di fiducia alla Camera: il voto lunedì

DI LU C IA ST E FA N IA M AN C O

Piano casa, il Governo ha posto la questione di fiducia per l’approvazione del dl n. 66, nel testo identico a quello licenziato dalla Commissione Ambiente e Lavori pubblici. La votazione è stata fissata nel pomeriggio di lunedì prossimo. Poi, il testo è atteso al Senato. La conversione in legge deve avvenire entro il 6 luglio. Tempi strettissimi. Presentato dal governo Meloni come risposta efficace all’emergenza abitativa, il piano casa prevede una serie di novità. «È pensato per i ‘troppo ricchi’ e per i ‘troppo poveri », ha evidenziato il senatore di Fratelli d’Italia, Gianni Rosa. Critici i sindacati, che scenderanno in piazza in concomitanza dei lavori alla Camera la settimana prossima. Per Aniem: «grave la bocciatura di tutti gli emendamenti». Il piano prevede l’accesso agli immobili a canone calmierato per docenti e personale Ata, operatori sanitari e forze dell’ordine. Una misura salutata positivamente soprattutto dagli insegnanti che ogni anno devono fronteggiare i costi per reperire un alloggio nelle grandi città dove sono in graduatoria. Altro punto importante del piano - sostenuto anche da esponenti dell’opposizio-

ne - riguarda gli studenti fuori sede, a cui sarà destinato un fondo (8,5 milioni di euro per il 2026). Potrà accedervi chi dimostrerà di far parte di un nucleo famigliare il cui Ise non superi i 20mila euro. Prevista, poi, più autonomia per gli enti locali, sui fondi per la riqualificazione degli immobili inagibili. Un pacchetto che vale 7 miliardi di euro. Nel complesso il Piano casa prevede 10 miliardi in dieci anni. Si punta, in particolare, su diecimila case popolari o a prezzi calmierati per rispondere all’emergenza abitativa italiana. Cambia la gover- nance. È prevista, infatti, la nomina di un commissario. L’obiettivo, ha dichiarato il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, è “far avanzare 60mila famiglie in graduatoria e riassegnare loro una casa rimessa a nuovo”. Altro tassello saranno “percorsi e procedure più snelli”. I privati giocheranno un ruolo importante nella partita. Potranno realizzare alloggi e appartamenti a valori inferiori a quelli di mercato, rendendoli accessibili a persone con reddito medio-basso. «A fronte di corsie semplificate - ha spiegato Meloni - i costruttori dovranno garantire su 100 alloggi costruiti che almeno 70 siano di edilizia convenzionata».

Per l’edilizia a prezzi calmierati saranno «dimezzati tutti gli oneri dei notai». Il piano del governo “si rivolge in particolare a quella fascia di cittadini che ora sono ‘troppo ricchi’ per gli alloggi popolari e ‘troppo poveri’ per far fronte alle richieste del mercato”, ha evidenziato in una nota il senatore lucano di Fratelli d’Italia, Gianni Rosa (Fdi). Il Piano casa non convince i sindacati. Il 23 giugno, in concomitanza dei lavori della Camera dei deputati per la conversione in legge del decreto “Piano casa”, si terrà a Roma, in piazza Capranica un pre-

sidio dei sindacati nazionali degli inquilini ( Sunia, Sicet, Uniat e Unione inquilini). A loro avviso, il Piano casa, si legge in una nota: «Non potrà consentire un rilancio delle politiche abitative coerenti con il fabbisogno abitativo effettivo e più grave. Venendo penalizzato proprio il comparto dell’Edilizia residenziale pubblica rivolto a garantire l’accesso alla casa per i meno abbienti, in particolare attraverso la previsione di nuovi piani di vendita degli alloggi per finanziare l’ammortamento dei titoli di Stato, oltre che consentendo senza limitazioni il

cambio di destinazioni delle vecchie case popolari che verranno recuperate, si rischia di depotenziare l’offerta necessaria per il contenimento dell’emergenza abitativa». Critico anche il presidente di Confapi Aniem, Giorgio Delpiano. A suo avviso «la bocciatura di tutti gli emendamenti sul decreto casa, compresi quelli presentati dalla maggioranza, è un fatto grave che rafforza l’idea di un modello chiuso, predefinito, rispetto al quale le istanze unanimemente rappresentate dal sistema produttivo sono assolutamente ignorate».

Come abbiamo speso una montagna di soldi e perso una

generazione

Il Mezzogiorno: questo sconosciuto

D I GA ETAN O FI ER R O

C’è qualcosa di profondamente italiano nel modo di affrontare i problemi: aspettiamo l’emergenza, stacchiamo un assegno e poi ci stupiamo che il problema sia ancora lì. Un terremoto? Fondi. Una crisi? Fondi. Una pandemia? Fondi. Un’alluvione? Fondi.

Abbiamo finito per scambiare l’arrivo del denaro per la soluzione dei problemi. Eppure i soldi non costruiscono il futuro: offrono un’opportunità. Prendiamo il Superbonus. Risorse enormi, interventi diffusi. Ma in uno dei Paesi più sismici d’Europa era davvero questa la priorità?

Una casa efficiente è importante. Una casa che non crolla durante un terremoto lo è di più.

Milioni di italiani vivono ancora in edifici privi di adeguati interventi antisismici, soprattutto nel Mezzogiorno.

Tre treni

carichi di soldi

La storia recente del Sud può essere raccontata attraverso tre grandi occasioni: la ricostruzione post terremoto del 1980, il Superbonus e il PNRR.

Tre stagioni diverse, acco-

munate da enormi risorse pubbliche e dalla promessa di una svolta.

Eppure il Mezzogiorno continua a perdere popolazione, imprese e giovani. Il problema non è quanti soldi siano arrivati, ma cosa sia rimasto dopo il loro passaggio. Un territorio cambia quando crea infrastrutture, lavoro qualificato, ricerca e opportunità. Altrimenti il denaro passa e i problemi restano.

Il Sud fuori dai radar

La questione meridionale non è stata risolta. È stata rimossa dal centro del dibattito.

Eppure il Mezzogiorno è una delle aree più strategiche d’Europa: al centro del Mediterraneo, ricco di patrimonio culturale, porti, università e competenze.

Invece continuiamo a considerarlo soprattutto quando emerge un problema, come se fosse una questione da gestire e non una risorsa da valorizzare.

Una nazione investe in un territorio perché ne riconosce il valore strategico. Questa è la differenza tra una visione e una toppa.

La fuga che racconta tutto

Sempre più giovani laureati del Sud non vedono più il Nord come approdo naturale. Per decenni si

partiva verso le città settentrionali. Oggi molti vedono salari insufficienti, affitti elevati e precarietà.

Se bisogna lasciare casa e famiglia, tanto vale andare dove le opportunità sono maggiori.

Così molte città europee sostituiscono quelle italiane. La vera emergenza non è la partenza, ma la perdita di fiducia.

Quando i giovani più qualificati non vedono il proprio futuro né nel Mezzogiorno né nel resto del Paese, il problema riguarda l’Italia.

La leggenda dei miliardi Si è spesso raccontato che i fondi del PNRR fossero il risultato delle capacità di questo o quel leader politico.

La realtà è che le quote sono state assegnate sulla base di criteri comunitari oggettivi.

Il punto non è attribuire meriti, ma capire cosa siamo stati capaci di fare con quelle risorse.

Negli ultimi quarant’anni il Mezzogiorno ha ricevuto finanziamenti straordinari. Eppure continuiamo a parlare di fuga dei giovani, spopolamento e carenza di opportunità. Troppo spesso abbiamo distribuito risorse senza costruire una direzione.

Il Paese che confonde i mezzi con i fini

Forse il nostro errore più grande è aver confuso i mezzi con i risultati. Soldi, fondi europei e bonus sono strumenti. Non sono sviluppo. Abbiamo celebrato l’arrivo delle risorse come se coincidesse con il traguardo. Ma il finanziamento è soltanto il punto di partenza. La domanda è semplice: quale trasformazione concreta ha prodotto? Perché una classe dirigente si misura su ciò che lascia, non su ciò che annuncia. La domanda che nessuno vuole sentire

Forse il vero problema italiano non è mai stata la mancanza di soldi. Forse è

stata la mancanza di una visione. Abbiamo avuto fondi straordinari e occasioni irripetibili. Eppure continuiamo a osservare fuga dei giovani, spopolamento e declino demografico. Come è possibile che una terra al centro del Mediterraneo, sostenuta per decenni da enormi investimenti pubblici, continui a esportare i suoi figli migliori?

Forse perché non abbiamo mai deciso davvero cosa volevamo diventare. Quando un Paese smette di progettare il proprio futuro, i miliardi possono arrivare ed essere spesi. Ma resteranno soltanto numeri.

Il generale attrae voti trasversali. Sicurezza, sanità, lavoro: le vere priorità dei cittadini

Vannacci è il termometro che la politica dovrebbe leggere

C’è chi contesta i toni e le idee di Roberto Vannacci e chi prova a comprendere se dietro alla sua crescita vi siano strategie politiche più o meno visibili. Sta di fatto che “la sporca dozzina” si è trasformata in uno slogan di appartenenza politica. I sondaggi mostrano che il suo consenso potenziale non si concentra esclusivamente nel centrodestra. Il generale intercetta anche elettori provenienti dal Movimento 5 Stelle e moltissimi cittadini che fino a ieri avevano scelto l’astensione, elemento che suggerisce come il suo richiamo sia meno ideologico di quanto possa apparire e più legato a un sentimento trasversale di insoddisfazione. Una chiave di lettura del successo di Vannacci può essere individuata nelle priorità che hanno dominato il dibattito pubblico negli ultimi anni. Dall’invasione russa dell’Ucraina alla guerra in Medio Oriente, l’attenzione dell’Italia, come di tutte le istituzioni europee, si è inevi-

tabilmente concentrata sulle grandi crisi internazionali. Una scelta comprensibile, ma nel frattempo molti cittadini hanno maturato la percezione che le difficoltà della vita quotidiana ricevessero minore attenzione. Quando diminuisce il potere d’acquisto e cresce la preoccupazione per il futuro, cambiano inevitabilmente anche le priorità percepite dai cittadini. Sicurezza urbana, sanità, pressione fiscale, lavoro e qualità dei servizi pubblici as-

sumono un peso crescente, ed è in questi momenti che il malcontento tende a cercare interpreti capaci di trasformarlo in consenso. A ciò si aggiunge una sinistra ancora alla ricerca di una leadership credibile e che appare concentrata quasi esclusivamente su identità di genere e nuove sensibilità culturali, temi certamente rilevanti in una moderna democrazia liberale, ma che una parte dell’elettorato considera meno urgenti rispetto alle difficoltà economiche

che incontra ogni giorno. Anche le frequenti critiche di Vannacci all’Unione Europea trovano ascolto presso quella parte dell’opinione pubblica che percepisce Bruxelles come distante dalle esigenze immediate di famiglie e imprese. Non necessariamente perché gli italiani siano contrari all’Europa, ma perché molte decisioni comunitarie vengono giudicate meno prioritarie rispetto alla necessità, sempre più avvertita da milioni di persone, di riempire il carrello della spesa.

In un Paese in cui il governo è chiamato a confrontarsi, legittimamente, con le grandi crisi internazionali e l’opposizione concentra gran parte della propria iniziativa politica sui diritti civili, il fenomeno Vannacci potrebbe, dunque, essere interpretato come una richiesta di maggiore attenzione verso le inquietudini economiche e sociali maturate all’interno dei confini nazionali. Invece che un’anomalia da demonizzare o da inseguire, Vannacci rappresenta un segnale che la politica farebbe bene ad ascoltare.

D I WALTE R RO D IN Ò

GIALLO DI CIVITELLA ALFEDENA

In esclusiva a Cronache pa rla il criminolgo Emilian o Fabbri

Sorelline scomparse, facce sospette in paese «Qui si apre uno scenario molto importante»

DI T IZ I AN A MA GRÌ

Nessun pianto. Nessuna ricerca di aiuto. Eppure sono passati tredici giorni da quando Alisya e Sarah Di Giacinto, di 16 e 12 anni, sono scomparse. Dopo così tanti giorni, al silenzio del Parco Nazionale d’Abruzzo, continua quello di una delle vicende che più di tutte ci tiene con il fiato sospeso. Le piste da passare al setaccio sono tante, alcune si perdono nella reticenza del silenzio. Un silenzio fitto, dietro al quale si nasconderebbe la regia di una fuga studiata fin nei minimi dettagli. Le due sorelline di Minturno, svanite nel nulla la notte tra il 6 e il 7 giugno, dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, potrebbero aver beneficiato di una fitta rete di protezione logistica. Qualcuno, insomma, le avrebbe aiutate a pianificare l’allontanamento è trovare un rifugio sicuro, ma l’identità dei complici resta ancora avvolta nel mistero. In questi ultimi giorni stanno emergendo nuovi elementi che potrebbero ribaltare la pista dell’allontanamento volontario.

A parlarne in esclusiva a Le Cronache è il criminologo Emiliano Fabbri. È dell’ultime ore la notizia della testimonianza di un commerciante dell’Alto Sangro di aver visto, alcune settimane prima della scomparsa delle sorelline, aggirarsi per il paese di Civitella Alfedena due uomini sconosciuti.

LA PISTA DELLE SIM E I DUE SCONOSCIUTI IN PAESE

Secondo le ultime indiscrezioni dell’inchiesta, la Procura di Sulmona, che indaga per sottrazione di minori, starebbe spostando l’attenzione sui tabulati di rete. Quella notte e per quattro giorni dalla scomparsa sarebbero state agganciate le celle di tre distinti telefonini. Due di questi dispositivi apparterebbero proprio a Sarah e Alisya, ma risulterebbero del tutto diversi dai device che le due minori hanno lasciato all’interno della struttura prima di calarsi dalla finestra.

Questi cellulari ombra avrebbero trasmesso segnali inconfutabili: l’ultima attività di questi due telefonini – le cui SIM sarebbero intestate al compagno della madre, Valentina D’Acunto, e l’altra a una persona di origine kosovara – sarebbe stata registrata dalla cella dell’Alto Sangro il 10 giugno. Poi, il buio dai segnali. Chi ha potuto fornire questi apparecchi puliti alle minori? Chi si nasconderebbe dietro il terzo telefonino che ha agganciato la stessa cella?

Per il criminologo Emiliano Fab-

bri questo è il punto che cambia tutto: «Sarebbe stato stupido o troppo facile intestarle alla mamma ed essere poi riconducibili in un eventuale controllo», spiega. «Se queste due schede fossero state intestate alla mamma, la mamma sarebbe stata messa subito sotto accusa, si fa il controllo delle chiamate in entrata e in uscita, e se c’erano molte chiamate riconducibili alla mamma, sicuramente il tassello cominciava a diventare complicato». Intestarle a terzi non è stato un caso. Ma una scelta. «La magistratura che indaga dovrà spiegare il perché si andrà a indagare su schede non intestate né a un familiare di primo grado né alle bambine stesse», prosegue Fabbri. Poi la frase che pesa più di tutte: «Se si voglia indagare su queste schede, perché comunque si pensa a qualcosa che potrebbe essere riconducibile all’interessamento di altre persone, qui si apre uno scenario molto importante».

L’ipotesi che Fabbri tira giù, usando il condizionale, è che le schede siano state fornite a Sarah e Alisya per poter sentire la madre di nascosto, aggirando le restrizioni imposte dalla magistratura. «Non posso dire che la madre c’entri. Ma le situazioni da vagliare sono tante».

L’ANALISI

DI EMILIANO FABBRI

SULLA SCOMPARSA

Sulla gestione della sicurezza all’interno della casa famiglia e sulle dinamiche della scomparsa si concentra l’analisi del criminologo. L’esperto solleva dubbi legittimi sul livello di vigilanza: «Siamo di fronte alla scomparsa di due minori sottoposte a tutela, all’interno di una struttura che avrebbe dovuto sostituire la figura genitoriale». Chiunque, davanti a questa storia la prima domanda che si è posto è quella di come sia stato possibile che due bambine si allontanino di notte da una struttura che dovrebbe tutelarle. Il criminologo invita alla cautela istituzionale ma sottolinea l’importanza delle indagini a 360°, coinvolgendo soprattutto coloro che vivevano in casa famiglia con le bambine. L’esperto, tuttavia, fa fatica a inquadrare la vicenda come una semplice fuga spontanea e solitaria. Si potrebbe dire che in questa sparizione non c’è disordine. Non ci sono tracce di violenza o rapimento coatto. «Le bambine hanno avuto il tempo di raccogliere gli oggetti personali, forse nascondendoli giorno per giorno negli zaini di scuola. La sparizione è coincisa con la fine della scuola. C’è una pianificazione che mi rende ottimista. Potrebbe trattar-

si di un piano studiato dalla sorella maggiore, forse per dare un segnale forte contro un malessere avvertito all’interno della casa famiglia probabilmente a causa della loro situazione familiare».

DI ALISYA

Secondo le informazioni, il cittadino kosovaro intestatario di una delle SIM è conoscente diretto del fidanzato della sedicenne scomparsa insieme alla sorella. Un collegamento da non sottovalutare, anche perché lui più volte si è dimostrato disponibile a parlare della vicenda, ma non negava e non nega che sarebbero state aiutate da qualcuno. Il criminologo suggerisce di in-

dagare oltre al semplice traffico telefonico. «Indagherei, soprattutto a stretto giro, su quelli che sono i social e le ricerche sui device. Con l’aiuto, magari, della Polizia Postale, andrei a verificare tutti i dispositivi in possesso delle sorelline, e non solo: anche quelli delle persone vicine a loro, per capire se nei giorni precedenti alla scomparsa ci siano stati dei movimenti di denaro anomali». Il mistero di Civitella Alfedena sembra ormai giunto a una svolta decisiva: la verità, con ogni probabilità, sarà scritta proprio grazie all’analisi dei dati digitali. «Sicuramente» conclude Emiliano Fabbri, «potrebbero essere sentite a ore altre persone».

Cronache Lucane

Di Sanza e Di Lorenzo chiariscano per amore di trasparenza

Consorzio industriale di Matera: nuove ombre sulle assunzioni?

Ingegneri assunti senza concorso e favoritismo verso alcune imprese in una lettera dell'Avv. Gigante inviata alla procura e alle redazioni. Noi non sappiamo cosa ci sia di vero, sentiamo il dovere di riportarla

Le redazioni dei giornali cercano di raccogliere le notizie: in alcuni casi ci riescono, in altri casi queste sfuggono.Ci sono poi notizie che cercano noi. Diventiamo un po’ un servizio pubblico di sfogo e di denuncia.Quando arrivano lettere in redazione resta sempre il dubbio se pubblicarle o meno. Quelle anonime di solito le cestiniamo, quelle firmate proviamo a leggerle e valutiamo se possano essere di interesse pubblico.

LA LETTERA DELL’ AVV. GIGANTE

Nella nostra casella postale è arrivata questa lettera firmata dall’Avv. Gigante: si firma, inserisce i suoi dati anagrafici e si assume per intero la responsabilità delle sue affermazioni. Noi ci limitiamo a riportare i contenuti della lettera, non i fatti che non conosciamo. In pratica Gigante sostiene che il Consorzio Industriale di Matera ed, in particolare, l’avv. Antonio Di Sanza avrebbero usato in modo piuttosto disinvolto il loro potere.Sulla graticola ci sono alcune assunzioni, in particolare quella di un ingegnere, che sarebbe entrato a tempo indetermi-

nato senza alcun concorso. Una accusa che, se fosse vera — e della cui veridicità si assume la responsabilità esclusivamente il redattore della lettera — sarebbe piuttosto grave, anche perché, sempre secondo l’Avv. Gigante, sarebbe talmente irregolare da produrre atti nulli.Ribadiamo la nostra non conoscenza diretta dei fatti e lasciamo il beneficio del dubbio, offrendo eventualmente la possibilità a Di Sanza di chiarire.

LE IMPRESE FAVORITE

Ancora più grave è l’accusa riportata nella lettera di un favoritismo del Con-

sorzio nei confronti di un’impresa che produce energia cosiddetta pulita.Sarebbe gravissimo, perché un consorzio che ha la sua ragione sociale e il suo scopo nello sviluppo industriale non può neanche lontanamente lasciare il sospetto che ci siano irregolarità e favoritismi nei rapporti con le imprese.

DI SANZA E DI LORENZO CHIARISCANO

Noi non ci sostituiamo agli inquirenti e non abbiamo alcuna voglia di fare i giustizialisti o i moralisti.Quello che ci interessa è riportare ciò che ci viene raccontato, dicendo

peraltro chiaramente che per noi la notizia è la lettera, non il suo contenuto.La riportiamo proprio per dare ai vertici del Consorzio la possibilità di difendersi e di chiarire, ed eventualmente di spiegare cosa accade.Noi siamo a disposizione per sentire la loro versione dei fatti, consapevoli di aver fatto il nostro dovere nel riportare e commentare una lettera firmata.Ovviamente speriamo che Di Sanza e Di Lorenzo possano chiarire e dirci la loro versione dei fatti, e siamo convinti che avranno una spiegazione sulla questione.

La città si illumina di blu nei giorni simbolici, ma rimane grigia quando serve agire; nessuna parola sulla vicenda della “Sinisgalli”

Potenza, alunno autistico sospeso: luci accese e Associazioni assenti

Il silenzio fa più rumo- re del boato. È un’amara constatazione di cui non possiamo non tenere conto a seguito della vicenda dello studente autistico sospeso a tempo indeterminato dalla frequenza scolastica presso l’istituto comprensivo ‘Sinisgalli’ di Potenza e poi reintegrato con sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale. Una sentenza che, ricordiamo, è stata comunque disattesa in parte dalla scuola che lo ha reintegrato per sole due ore al giorno e per giunta in ‘isolamento’ dal resto della classe. Di nuovo, c’è che allo studente, giunto al termine del percorso di scuola secondaria di primo grado, è stato consentito di sostenere gli esami di fine ciclo nei giorni scorsi con ingresso posticipato per le prove scritte e anticipato nel giorno dell’orale rispetto al resto degli alunni ‘per evitare inutili attese e tensioni’. Dunque, mentre un ragazzo autistico viene messo ai margini, le luci restano spente. Ogni anno, nelle giornate nazionali e mondiali sull'autismo e sulla disabilità, Palazzo di Città e sedi cittadine di Potenza si illuminano di blu. Luci accese, bandiere, messaggi, foto sui social a testi- moniare un impegno. È il momento simbolico, il “ricordo”, il proclama di una forte “sensibilità”. Ma quando una famiglia chiede aiuto, anche non diret-

tamente, nessuno arriva. Quando una dirigente scolastica decide di isolare invece di includere, le associazioni non dicono nulla. È si svela così l’inutilità delle illuminazioni dei palazzi, la carnevalata dei gesti che non hanno costo, che non richiedono impegno, che non cambiano la vita di nessuno. È l’apparente “inclusività” di un giorno che poi si dimentica per un anno intero di chi ha bisogno di una mano. Le associazioni, che dovevano intervenire a tutela dello studente, non dicono una parola facendo piombare la città nel buio proprio nel momento in cui serve agire. Il dato che fa più rumore rispetto a tutte le dichiarazioni ufficiali è proprio l'assenza totale delle associazioni di riferimento che in Basilicata si occupano di autismo e disabilità. Così, mentre la famiglia del ragazzo autistico si trova in una battaglia solitaria contro una scuola che ha trasformato l'inclusione in esclusione, nessuna associazione ha alzato la voce, nascondendosi dietro un dito e dietro un’affermazione che non si può tollerare, ovvero la ‘colpa’ della famiglia di essersi rivolta ad un legale. Ci piace ricordare che, al di là dell’aspetto giudiziario, andava tutelato l’aspetto umano che prescinde da qualsiasi altra iniziativa anche ad onor di legge. Nessuna Federazione, nessuna Onlus, nessun gruppo locale a tutela di disabili e nessun gruppo di ge-

nitori o studenti- siano essi disabili o normodotatiha preso posizione pubblica: nessuna manifestazione a difesa di uno studente ma poi si scende in piazza quando c’è da tutelare l’estinzione della gallina dalle piume variopinte. Nessuna associazione ha offerto supporto legale, nessuna ha chiesto un incontro con la dirigente scolastica Giovanna Gallo, nessuna ha convocato la famiglia per avere chiarimenti e nessuno ha indetto una conferenza stampa. È un silenzio che ha il peso di un'omissione. Perché le associazioni che si occupano di autismo non sono solo enti che organizzano eventi per colorare di blu i palazzi cittadini, ma sono organismi di tutela, di rappresentanza, di advocacy per cui devono essere presenti quando un bambino viene allontanato, quando un PEI viene svuotato,

quando una scuola isola invece di includere. Alle associazioni lucane di riferimento chiediamo dove siano in questo momento, perché non hanno fatto sentire la loro voce? Dobbiamo immaginare, a questo punto, che il tessuto associativo lucano sia invisibile: non ha sedi rilevanti, non ha gruppi locali strutturati, non ha organizzazioni di genitori che fanno da contrappeso al potere della scuola. Sono tre i loro doveri fondamentali quando un bambino con disabilità viene allontanato dalla scuola: in primis, offrire supporto legale alla famiglia con assistenza gratuita, consulenza, documentazione per eventuali ricorsi al TAR o al giudice tutelare. Poi dovrebbero convocare un incontro con la dirigente scolastica a cui chiedere chiarimenti, richiedere la revisione del PEI, denunciare

eventuali violazioni della legge 104/1992 e del d.lgs. 66/2017. Infine, pubblicare una presa di posizione ufficiale dichiarando che l'isolamento è un'esclusione di fatto, che la sospensione è una violazione del diritto allo studio, che la scuola deve garantire la partecipazione piena. Nessuna di queste cose è stata fatta in Basilicata. A ciò si aggiunge il silenzio delle famiglie, di quei genitori che hanno paura di parlare per possibili ritorsioni sui propri figli, soprattutto in periodo di esami. Per questo molte vicende, simili al caso di Potenza, restano nel silenzio che diventa complice di quelle scuole che continuano a isolare, sospendere, ridurre la frequenza. Ed è in questo silenzio che, dirigenti scolastici come quella della ‘Sinisgalli’ continuano a non temere conseguenze.

Progetto Civico commenta i dati della Banca d’Italia e sollecita un piano di sviluppo capace di trasformare risorse e potenzialità in crescita duratura

Giovani in fuga e infrastrutture carenti: la sfida della Basilicata

Il Rapporto della Banca d’Italia sull’economia lucana evidenzia alcuni segnali positivi, ma conferma criticità strutturali che frenano la crescita della regione, tra cui spopolamento, fuga dei giovani, ritardi infrastrutturali, debolezza del tessuto produttivo e difficoltà delle aree interne.«I dati confermano quanto sosteniamo da tempo: la Basilicata ha grandi potenzialità, ma manca una strategia capace di trasformarle in sviluppo», affermano i coordinatori di Progetto Civico Basilicata. «Non si può guardare solo agli indicatori positivi mentre i giovani lasciano il territorio e molte famiglie faticano a costruire il proprio futuro».Secondo Progetto Civico, è necessario superare la logica degli interventi emergenziali puntando su lavoro, innovazione, infrastrutture e qualità della vita. Il futuro industriale della regione, sottolinea il movimento, non può dipendere esclusivamente dalle scelte delle multinazionali dell’automotive, ma deve svilupparsi attraverso nuove filiere legate alla transizione energetica, alla ricerca, all’innovazione tecnologica e all’economia verde.«Royalties energeti-

che, fondi europei e risorse del PNRR devono diventare strumenti di sviluppo concreto», aggiungono «Le risorse pubbliche devono generare occupazione stabile, crescita e servizi migliori». Per Progetto Civico le priorità sono:contrastare il declino demografico favorendo il rientro dei giovani, incentivando le assunzioni qualificate e rafforzando i servizi nei piccoli comuni; sostenere startup innovative e nuove filiere produttive legate alla transizione energetica e all’economia verde; accelerare gli investimenti nelle infrastrutture, migliorando rete ferroviaria, viabilità, collegamenti logistici e copertura digitale delle aree interne; utilizzare in modo strategico royalties energetiche, fondi europei e risorse del PNRR per creare occupazione stabile e migliorare i servizi ai cittadini; adottare una strategia regionale integrata per valorizzare turismo, cultura, agricoltura di qualità ed energie rinnovabili, assicurando coordinamento e continuità degli interventi. «Non vogliamo limitarci a commentare i dati», concludono D’Andrea, Rubino e Grippa. «Serve una proposta politica capace di tradurre le analisi in risultati concreti. La Basilicata ha bisogno di una visione di sviluppo che garantisca lavoro e futuro. Ora è il momento delle decisioni». Progetto Civico Basilicata intende contribuire a questo percorso con proposte concrete, coinvolgendo cittadini, imprese, associazioni e amministrazioni locali. Perché il vero obiettivo non è semplicemente resistere alle difficoltà del presente, ma costruire una Basilicata più competitiva, inclusiva e capace di offrire opportunità alle nuove generazioni.

L’appello a puntare su occupazione, competitività e valorizzazione delle risorse disponibili

Bankitalia, Chiorazzo: «La crescita è lenta, servono scelte strategiche»

Il Rapporto sull’economia della Basilicata presentato dalla Banca d’Italia offre alcuni elementi incoraggianti, ma evidenzia anche criticità strutturali che continuano a limitare le prospettive di crescita della regione. È la valutazione del vicepresidente del Consiglio regionale, Angelo Chiorazzo, e del capogruppo di Basilicata Casa Comune, Gianni Vizziello.«Il quadro che emerge merita una lettura attenta e non autocelebrativa», dichiarano, riconoscendo i risultati positivi registrati da alcuni comparti, in particolare turismo e agricoltura, oltre al contributo fornito negli ultimi anni dagli in-

vestimenti pubblici e dalle risorse del PNRR.Secondo Chiorazzo, tuttavia, la Basilicata continua a crescere meno delle proprie potenzialità. «Perde popolazione, giovani e capitale umano, mentre il sistema produttivo resta fortemente dipendente da pochi grandi comparti e le piccole e medie imprese continuano a incontrare difficoltà negli investimenti e nell’accesso ai mercati».Il vicepresidente del Consiglio regionale sottolinea inoltre come il rapporto confermi una situazione di sostanziale stagnazione economica, aggravata dal rallentamento dell’industria, dalle incertezze che interessano il settore au-

tomobilistico e dalla debolezza della domanda interna. A ciò si aggiunge la necessità di prepararsi alla conclusione della stagione degli investimenti legati al PNRR, rafforzando la capacità di programmazione della Regione e degli enti locali.Tra le questioni ancora aperte figura anche quella delle risorse energetiche. «Continuiamo a produrre petrolio e gas e a disporre di entrate significative derivanti dalle attività estrattive, ma queste risorse non stanno ancora generando quel salto di qualità necessario per rafforzare la competitività del territorio e creare lavoro stabile», afferma Chiorazzo. Una ri-

Cupparo: «La Basilicata regge alla crisi dei settori strategici»

IlRapporto della

Banca d’Italia sull’economia lucana conferma una fase complessa per la Basilicata, segnata dalle trasformazioni che interessano settori strategici come automotive ed energia. A evidenziarlo è l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Francesco Cupparo, che però richiama anche i segnali di tenuta del sistema economico regionale.«Il lieve calo dell’attività economica va letto tenendo conto del peso che l’automotive riveste nella nostra economia e della fase di transizione che interessa l’intero mercato europeo dell’auto», afferma Cupparo, sottolineando come assumano particolare valore i risultati positivi registrati da turismo, agroalimentare, costruzioni e mercato del lavoro.L’assessore ricorda inoltre gli interventi messi in campo dalla Regione a sostegno delle imprese, con Avvisi Pubblici che mobilitano oltre 290 milioni di euro destinati a investimenti, innovazione, internazionalizzazione e sviluppo delle attività produttive.Particolarmente incoraggianti, secondo Cupparo, i dati relativi al turismo e all’agroalimentare. «La crescita degli arrivi e delle presenze e il forte incremento dell’export agroalimentare confermano la capacità delle imprese lucane di valorizzare le potenzialità del territorio e conquistare nuovi mercati».Tra gli elementi positivi evidenziati anche l’aumento dell’occupazione e della partecipazione femminile al mercato del lavoro. «Le difficoltà esistono, ma la Basilicata dispone di energie, competenze e strumenti per affrontare questa fase e costruire un modello di sviluppo sempre più diversificato e sostenibile», conclude l’assessore.

flessione che riguarda anche le energie rinnovabili, settore nel quale la Basilicata occupa posizioni di rilievo a livello nazionale senza che ciò produca benefici adeguati per famiglie e imprese.Da qui l’appello finale a puntare su una visione strategica di lungo periodo. «Il Rapporto della

Banca d’Italia non descrive una Basilicata che corre, ma un’economia che continua a crescere troppo lentamente. Servono meno slogan e più capacità di affrontare le sfide del lavoro, delle infrastrutture, dell’innovazione, dell’energia e del contrasto allo spopolamento».

L’ASSESSORE EVIDENZIA LA TENUTA DELL’ECONOMIA LUCANA

Coldiretti in piazza contro le frodi crollano i prezzi dell'extravergine

POTENZA. La salute dei cittadini è a rischio per via degli inganni messi in campo dai trafficanti di olio che fanno crollare i prezzi dell’olio extravergine d’oliva italiano, praticamente dimezzati rispetto allo scorso anno. A lanciare l’allarme è Coldiretti Basilicata che, con migliaia di agricoltori a Bari, ha protestato assieme a Unaprol contro quei trafficanti di olio che stanno facendo crollare le quotazioni del prodotto italiano, costringendo gli olivicoltori a lavorare in perdita mentre gli scaffali dei supermercati si riempiono di olio di bassa qualità, spesso di provenienza extra Ue, spinto dalle vendite sottocosto. «Clorofilla, olio deodorato, sostanze chimiche usate per ingannare i consumatori sulla reale qualità dell'olio sono alcune delle pratiche più diffuse che rovinano il sistema Italia –spiega l’organizzazione agricola lucana – il tutto mentre gli arrivi dall’estero spingono sempre più al ribasso le quotazioni, favorendo speculazioni e frodi che minacciano la sopravvivenza delle aziende tricolori e ingannano i cittadini. Prodotti che finiscono anche nelle scuole e negli ospedali, compromettendo la salute di bambini e malati, e per questo bisogna lavorare affinché

nelle mense vengano utilizzati solo prodotti italiani, sicuri e di qualità». I prezzi dell’extravergine pagati agli olivicoltori stanno registrando una caduta verticale che li ha fatti arrivare vicini alla soglia dei 5 euro al litro, rispetto ai circa 9 euro corrisposti lo scorso anno, secondo l’analisi di Coldiretti e Unaprol. Una cifra ampiamente al di sotto dei costi di produzione medi, con l’aggravante che la crisi energetica legata alla guerra in Iran sta costando oltre 200 euro a ettaro in più agli olivicoltori italiani. Per capire l’inganno basta

guardare ai numeri. I dati ufficiali della filiera mostrano infatti che l’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine d’oliva, cifra che potrebbe essere ulteriormente rivista al ribasso con controlli più stringenti, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, un export di 318 milioni di litri e un import di ben 545 milioni di litri all’anno. «I conti non tornano – sottolinea Coldiretti Basilicata – perché c’è chi trucca l’origine ingannando cittadini e agricoltori».

La mobilitazione a Bari segue di qualche giorno la

protesta sotto la Prefettura di Potenza e in altre città italiane. Per l’occasione è stato allestito un grande tavolo degli inganni per mostrare ai cittadini come i trafficanti di olio mettano a rischio la loro salute con miscelazioni pericolose e non controllate. Un’occasione per toccare con mano gli effetti degli arrivi incontrollati dall’estero e assaggiare oli di qualità nel grande mercato di Campagna Amica, così da comprendere la differenza tra un vero olio extravergine di oliva e uno camuffato che finisce sulle tavole con tutti i rischi che può com-

portare un prodotto di cui non sono certe origine e qualità.

Per tutelare la filiera dell’extravergine italiano e la salute dei cittadini, Coldiretti Basilicata chiede «un deciso rafforzamento dell’attività di controllo lungo tutta la filiera dell'olio, puntando sull’impiego delle più avanzate tecnologie scientifiche per contrastare frodi e falsificazioni sull’origine dei prodotti. Strumenti come la risonanza magnetica nucleare e la mappatura isotopica consentono infatti di identificare con precisione la provenienza dell’olio e dovrebbero essere pienamente riconosciuti come elementi probatori nei procedimenti giudiziari».

Tra le richieste figura anche un’applicazione rigorosa della normativa contro le pratiche commerciali sleali e contro le vendite effettuate al di sotto dei costi di produzione, a tutela del reddito degli olivicoltori, il divieto di commercializzare come extravergine miscele ottenute con la successiva aggiunta di olio vergine, di minor pregio. Per garantire una tracciabilità completa e avanzata della filiera viene ritenuta indispensabile l’introduzione del documento di trasporto elettronico delle olive fin dalla fase di conferimento. A

Araneo e Verri giudicano positivo l'accordo sulle giornate aggiuntive ma chiedono parità di trattamento e turnover

Forestazione, il M5S chiede una riforma strutturale

POTENZA. Bene l'accordo raggiunto dalla Giunta regionale con le organizzazioni sindacali sulle dieci giornate aggiuntive e sulla regolarità dei pagamenti per i lavoratori della forestazione, ma ora occorre completare il percorso con una riforma complessiva del settore. È la posizione espressa dalle consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Alessia Araneo e Viviana Verri.

Le due esponenti pentastellate definiscono positivo il risultato ottenuto, ricordando come il tema sia stato al centro di numerose iniziative portate avanti negli ultimi mesi insieme ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali. Secondo Araneo e Verri, l'intesa raggiunta rappresenta una risposta attesa da tempo e maturata grazie alle sollecitazioni provenienti dal

territorio e dalle opposizioni. Le consigliere ricordano in particolare la mozione presentata a febbraio per l'armonizzazione contrattuale delle diverse categorie del comparto forestale e l'emendamento al bilancio regionale, successivamente trasformato in un ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio regionale, che prevedeva risorse per l'incremento delle giornate lavorative e l'avvio del turnover. «Quella che oggi viene presentata come un'apertura della Giunta è, nei fatti, una risposta non più rinviabile a una pressione che dura da mesi», sostengono Araneo e Verri, precisando tuttavia che il risultato raggiunto non può essere considerato un punto di arrivo.

Per il Movimento 5 Stelle resta infatti indispensabile superare le

differenze ancora presenti all'interno della platea dei lavoratori forestali, evitando che a parità di mansioni corrispondano trattamenti differenti. Una situazione che, secondo le consigliere regionali, continua a generare disparità e incertezze.

Al centro delle richieste vi è anche una riforma strutturale del

comparto, capace di garantire prospettive più stabili e durature rispetto agli interventi emergenziali adottati negli ultimi anni. Le due esponenti chiedono inoltre chiarimenti sul cosiddetto turnover selettivo annunciato dalla Giunta, affinché siano definiti criteri e modalità di applicazione senza lasciare spazio ad ambiguità.

«L'opera non è compiuta», ribadiscono Araneo e Verri, assicurando che il Movimento 5 Stelle continuerà a seguire la vertenza nelle sedi istituzionali. L'obiettivo, spiegano, è garantire ai lavoratori della forestazione non soltanto una stagione meno difficile delle precedenti, ma una prospettiva occupazionale stabile e una piena valorizzazione del comparto.

Incontro istituzionale tra DG Aql e il sindaco Telesca: focus su criticità, manutenzione e miglioramento del servizio idrico

Atella, Renna: «Intervento strategico per l’ammodernamento della rete»

Un intervento tecnico di potenziamento dell’impianto di sollevamento “La Francesca” è stato completato nei giorni scorsi da Acquedotto Lucano, nell’ambito di un piano di miglioramento del servizio idrico sul territorio di Atella.La comunicazione ufficiale è stata data questa mattina dal Direttore Generale dell’ente, Luigi Cerciello Renna, nel corso di un incontro istituzionale presso la Casa Municipale con il sindaco Giuseppe Donato Telesca. La visita ha rappresentato anche un momento di confronto sulle principali criticità legate alla gestione delle emergenze idriche locali.L’intervento, realizzato tra il 17 e il 18 giugno, ha previsto l’installazione di una nuova elettropompa di ultima generazione presso l’impianto di sollevamento “La Francesca”, situato nel sottobacino idrico del territorio comunale. Secondo quanto riferito, la nuova strumentazione consentirà un incremento della portata d’acqua ver-

so il centro abitato, contribuendo a ridurre i problemi di bassa pressione e le sospensioni notturne del servizio.Parallelamente all’installazione, Acquedotto Lucano ha predisposto un programma di

monitoraggio della condotta di adduzione che collega l’impianto al serbatoio “Alto” di Atella. L’attività rientra in un piano di manutenzione preventiva volto a garantire la continuità e l’effi-

cienza del flusso idrico lungo la rete.Al termine dell’incontro in Municipio, il Direttore Generale, insieme al sindaco Telesca, ai tecnici dell’azienda e all’assessore ai Lavori Pubblici Sebastiano Pietro Carlucci, ha effettuato anche un sopralluogo nelle aree del territorio maggiormente soggette a episodi di carenza idrica.Il Direttore Generale Cerciello Renna ha dichiarato: «Il potenziamento dell’impianto di sollevamento “La Francesca” rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di ammodernamento tecnologico e testimonia l’impegno concreto verso la comunità atellana», sottolineando l’importanza della collaborazione tra gestore del servizio idrico e amministrazioni comunali.L’intervento si inserisce in una più ampia strategia di miglioramento dell’infrastruttura idrica locale, finalizzata a garantire maggiore affidabilità del servizio e una gestione più efficiente della risorsa acqua sul territorio.

I dati preoccupano: cresce l’incidenza degli infortuni sul lavoro, sindacati positivi sulle nuove indicazioni della Regione

Prevenzione incidenti sul lavoro, presentati i dati all’Edilcassa

Un modello di sviluppo e di sostegno alle imprese legato al contrasto con gli incidenti sul lavoro che ogni anno in Italia provocano oltre mille morti, Un centro di monitoraggio attento, continuo e incessante concernente il sostegno ai lavoratori vittime degli incidenti sul lavoro che provocano morte e tanti infortuni, Sono queste le basi che caratterizzano l'impegno della Feneal UIL, Filca Cisl e Fillea Cisl che hanno accolto con interesse il provvedimento adottato dalla Regione Basilicata. Ieri mattina nella sede di Edilcassa sita in via Vincenzo Verrastro a Potenza si è svolto il tavolo operativo alla presenza del Consigliere Regionale di Basilicata, Piero Lacorazza, del Segretario CGIL Vincenzo Esposito, di Angelo Vaccaro, Segretario Generale Fillea Cgil Basilicata, Pina De Cristofaro, Segretaria Generale Fillea Cgil Potenza e Maurizio Maurizi, della Segreteria Generale Fillea Cgil nazionale. Una svolta apprezzata con interesse da parte delle sigle sindacali

con una proposta di legge popolare e una raccolta firme. Lavoratrici, lavoratori, impegnati per migliorare le condizioni di lavoro in una catena delicata e complessa legata agli appalti pubblici. Una svolta attesa da anni sul tema degli appalti controllato da tanti anni che necessita sostanzialmente tutele e un impegno normativo di ampio spessore. Tutto questo perché le tre sigle sindacali impegnate in questa dura lotta avevano già interpellato la Regione e l'Anci per promuovere azioni a sostegno dei lavoratori che quotidianamente sono costretti a svolgere le proprie mansioni in condizioni di estrema precarietà. Una giornata importante, quella di ieri che ha sancito finalmente una sorta di patto sociale tra lavoratori, sindacati e Regione Basilicata anche grazie alla proposta di legge presentata qualche giorno fa dal Consigliere Regionale del Pd Piero Lacorazza che ha inteso sviscerare tutte le necessità e i bisogni dei lavoratori chiamando a raccolta funzione pubblica, parti sociali, datoriali e re-

gione Basilicata proprio grazie alla proposta di legge. Una giornata sicuramente importante che apre i ponti alla lotta contro gli incidenti sul lavoro e ai pericoli connessi, Un momento importante, preceduto dall'assemblea delle sigle sindacali, tesa a dare un senso ad una campagna di sensibilizzazione di elevato profilo umano, sociale e solidaristico a sostegno dei lavoratori, Fondamentale anche l'invio di una lettera indirizzata al Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, al Presidente Anci Basilicata, Gerardo Larocca e all'Assessore Regionale alla Sicurezza Sociale, Cosimo Latronico. Maurizio Maurizi ha parlato del tema sulla sicurezza del lavoro: «Il tema degli appalti pubblici è il tema che la Cgil sta affrontando nell'intero paese con una campagna e una raccolta firme per una proposta di legge popolare. Gli appalti sono lungo la catena degli appalti purtroppo dove si annidano le illegalità e spesso sui problemi grossi per i lavoratori e le lavoratrici su salute e sicurezza. Questa è l'occasione per rilanciare

anche la campagna nazionale sulla raccolta firme per la proposta di legge popolare e per fare il punto con il consigliere regionale in tema di appalti e capire come si può intervenire per migliorare le condizioni dei lavoratori all'interno della catena degli appalti. Il focus specifico sul territorio ne sono sicuramente più a conoscenza le organizzazioni sindacali e territoriali. E' evidente che le preoccupazioni ci sono. Il tema degli appalti è un tema che

stiamo controllando da tempo ma che purtroppo ancora oggi ha bisogno di un intervento normativo per verificare quello che succede lungo la catena e per garantire le tutele a chi ci lavora. Sicurezza sul lavoro, basta guardare, siamo il paese che purtroppo conta ogni anno mille morti all'anno sul lavoro e oltre 415000 infortuni gravi e meno gravi. Questo è il dato preoccupante su cui bisogna intervenire al più presto».

FRANCESCO MENONNA

sullo

Il turismo delle radici in crisi e Scaglione chiede interventi

POTENZA. Lo spopolamento delle aree interne, la fuga dei giovani all'estero e il futuro delle comunità di origine italiana nel mondo sono stati al centro del convegno dedicato al tema «Italia al bivio tra spopolamento ed emigrazione», ospitato alla Camera dei deputati su iniziativa del parlamentare Fabio Porta e dell'associazione Italiani nel Mondo – World Wide Italians guidata da Aldo Aledda. Tra gli interventi anche quello di Pietro Scaglione, coordinatore delle Consulte regionali dell'emigrazione, che ha richiamato l'attenzione sulla situazione della Basilicata e sulle difficoltà che attraversano le politiche rivolte ai lucani residenti all'estero. Secondo Scaglione, il fenomeno migratorio sta cambiando profondamente rispetto al passato. Se per decenni il principale approdo dei giovani lucani era rappresentato dalle regioni del Nord Italia, oggi la tendenza vede una crescente propensione a trasferirsi direttamente all'estero, dove vengono percepite maggiori opportunità professionali e migliori condizioni di vita. Una dinamica che, a suo giudizio, rischia di aggravare ulteriormente il declino demografico delle aree interne e dei piccoli

comuni. Nel suo intervento, Scaglione ha evidenziato come sia necessario modificare l'approccio con cui vengono affrontati i temi del turismo delle radici e del cosiddetto turismo di ritorno. A suo avviso, troppo spesso vengono attribuiti a questo segmento risultati che in realtà derivano dall'andamento generale del settore turistico.

«Si parla senza cognizione di causa di risultati positivi nel turismo delle radici, attribuendo a questo fenomeno numeri che appartengono invece al turismo nel suo complesso», ha sostenuto.

intervenire sulle condizioni strutturali che rendono attrattivi i territori, rafforzando servizi, infrastrutture e opportunità di lavoro. Solo così, sostiene, sarà possibile invertire una tendenza che da anni priva la Basilicata di energie giovani e competenze. Da qui la proposta di dare vita a una Consulta regionale dell'emigrazione autonoma e organizzata, coinvolgendo associazioni, enti e soggetti impegnati nel rapporto con le comunità lucane all'estero. L'obiettivo dichiarato è quello di rafforzare i legami con i discendenti degli emigrati, favorire nuove opportunità di collaborazione e impedire che venga disperso il patrimonio di relazioni costruito nel corso dei decenni. Tra le iniziative in cantiere vi sarebbe anche la creazione di rapporti più stretti tra il sistema universitario lucano e alcune realtà accademiche straniere. In particolare, Scaglione ha annunciato contatti in corso con l'Ardsu e con l'Università di Denver per sviluppare progetti condivisi. Un percorso che, nelle intenzioni dei promotori, potrebbe contribuire a costruire nuovi ponti tra la Basilicata e le comunità dei lucani nel mondo, contrastando l'isolamento e favorendo occasioni di crescita e sviluppo. Alla Camera l'allarme

Particolarmente critico il giudizio espresso sulla

scelta di considerare alcuni finanziamenti destinati alle strutture ricettive come strumenti di sostegno alle comunità lucane nel mondo. Scaglione ha ricordato come i nuovi fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza siano stati indirizzati a interventi infrastrutturali e turistici, mentre nessuna misura specifica sarebbe stata prevista per incentivare il rientro degli emigrati e dei loro discendenti nei territori di origine. «Non si possono presentare normali bandi di miglioramento delle strutture ricettive come opportunità per il turismo di ritorno», ha affermato. Al centro delle sue osservazioni anche la situazione

delle associazioni dei lucani nel mondo. Il coordinatore delle Consulte regionali dell'emigrazione ha denunciato ritardi nella gestione delle risorse e delle attività destinate alle organizzazioni che operano all'estero, sottolineando come i finanziamenti risultino sostanzialmente fermi al 2023. Analoga preoccupazione riguarda i fondi destinati ai comuni lucani impegnati in progetti di gemellaggio con le comunità di origine italiana presenti in altri Paesi.

Per Scaglione, la risposta al problema dello spopolamento non può limitarsi alle misure di sostegno economico o agli incentivi alla natalità. Occorre invece

Con il progetto Digitalmentis in Basilicata un sostegno a famiglie e consumatori per una navigazione più consapevole

Cyberbullismo, da Assoutenti appello alle famiglie

POTENZA. Di fronte ai rischi sempre più diffusi della rete, dalla dipendenza digitale al cyberbullismo, Assoutenti Basilicata invita le famiglie a puntare sul dialogo e sulla condivisione delle regole piuttosto che sul controllo. L'iniziativa rientra nelle attività del progetto Digitalmentis II, finanziato dalla Regione Basilicata, attraverso il quale l'associazione offre supporto e assistenza ai consumatori nel percorso di transizione digitale. Secondo Assoutenti, il mondo online rappresenta oggi uno spazio centrale nella vita quotidiana degli adolescenti e proprio per questo richiede strumenti educativi adeguati. «Un adolescente non entra su internet, ci vive», afferma il presidente regionale Vito Filippi, sottolineando come le

minacce della rete non riguardino soltanto le truffe economiche, ma anche fenomeni che incidono sul benessere psicologico, come l'esposizione ai contenuti tossici, il cyberbullismo e l'utilizzo eccessivo dei social.

Per l'associazione, molti genitori vivono una condizione di difficoltà davanti a tecnologie che evolvono rapidamente. Tuttavia la risposta non può essere affidata esclusivamente a divieti o controlli continui. «La migliore protezione per un minore online non è un software di blocco, ma la certezza di trovare in famiglia un luogo sicuro dove raccontare un errore senza paura di essere giudicato», spiega Filippi. Tra le indicazioni rivolte alle famiglie vi è la necessità di costruire regole condivise sull'uti-

lizzo dei dispositivi digitali, individuando momenti della giornata dedicati alla relazione e al

confronto, lontani dagli schermi. Un ruolo fondamentale è attribuito anche all'esempio degli adulti, chiamati a promuovere comportamenti responsabili nell'utilizzo della tecnologia. Attraverso il progetto Digitalmentis II, gli sportelli di Assoutenti Basilicata forniscono inoltre consulenza e assistenza sui temi del diritto all'oblio dei minori, della prevenzione dell'adescamento online, del cyberbullismo e degli abusi legati all'uso delle piattaforme digitali. «Educare nell'era digitale è una sfida complessa – conclude Filippi – ma con il sostegno della Regione Basilicata vogliamo aiutare famiglie e consumatori a utilizzare la rete come uno strumento di conoscenza, crescita e condivisione».

Tavolo istituzionale in Regione per definire le prossime tappe della medicina di prossimità e il rafforzamento dei servizi territoriali

Latronico: «Una sanità sempre più territoriale e accanto ai cittadini»

Si è svolto ieri, nella Sala Inguscio della Regione Basilicata, un incontro dedicato alla fase attuativa della riforma della medicina territoriale. Al tavolo hanno preso parte l’assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e PNRR, Cosimo Latronico, il direttore generale del Dipartimento Salute Domenico Tripaldi, il dirigente dell’Ufficio Risorse Umane Raffaele Rinaldi, il direttore generale dell’Azienda Sanitaria Locale di Potenza Giuseppe De Filippis e le rappresentanze sindacali del comparto e della dirigenza. L’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto e condivisione sulle prossime tappe della riorganizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale. Su richiesta unanime delle organizzazioni sindacali, il dialogo avviato non resterà un episodio isolato, ma si tradurrà in un tavolo permanente e periodico finalizzato a costruire, attraverso un percorso partecipato, un nuovo modello di sanità di prossimità al servizio dei cittadini lucani.Nel corso della riunione è emersa una sostanziale convergenza sulla necessità di superare definitivamente l’impostazione ospedale-centrica che ha caratterizzato il sistema sanitario negli anni passati, orientando invece le cure verso il territorio. Un cambiamento considerato fondamentale per alleggerire la pressione sugli ospedali e garantire percorsi assistenziali più continui, accessibili e vicini ai bisogni delle persone.

LE CASE DI COMUNITÀ E LA RIORGANIZZAZIONE DELLA RETE TERRITORIALE

Facendo il punto sullo stato di avanzamento degli interventi, l’assessore Latronico ha annunciato che le infrastrutture destinate a ospitare la nuova medicina territoriale saranno completate entro l’estate. Parallelamente, la Regione è impegnata nella riorganizzazione della rete dei servizi territoriali, con particolare attenzione al ruolo delle future Case di Comunità.In questo contesto, l’assessore ha richiamato i recenti provvedimenti legati agli Accordi Integrativi Regionali, sottolineando il contributo strategico dei medici di medicina generale all’interno del nuovo assetto organizzativo. Latronico ha inoltre espresso soddisfazione per l’approvazione dell’atto di indirizzo relativo al rinnovo dell’Ac-

cordo Collettivo Nazionale dei medici di medicina generale, evidenziando come la Basilicata abbia anticipato molti dei contenuti oggi recepiti a livello nazionale.La regione, infatti, aveva già sbloccato dopo diciassette anni gli Accordi Integrativi Regionali con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali, avviando un percorso di rinnovamento che ha trovato ulteriore conferma attraverso il lavoro sviluppato con le Aggregazioni Funzionali Territoriali.

LISTE D’ATTESA E MOBILITÀ SANITARIA

Tra i temi affrontati durante l’incontro anche quello delle liste d’attesa. L’assessorato ha confermato di monitorare costantemente la situazione e di aver richiesto alle aziende sanitarie la predisposizione di piani straordinari finalizzati alla riduzione dei tempi di accesso alle prestazioni.Latronico ha inoltre evidenziato come la Basilicata sia riuscita a evitare il ricorso all’aumento della pressione fiscale, pur ribadendo la necessità di un maggiore impegno da parte di tutti gli attori del sistema sanitario. In particolare, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di ottenere un riparto più equo del Fondo Sanitario Nazionale.

Sul fronte della mobilità passiva, l’assessore ha sottolineato l’importanza del rafforzamento del

filtro territoriale, spiegando che una parte significativa degli spostamenti dei cittadini verso altre regioni è legata a motivi di prossimità geografica. In quest’ottica, un ruolo centrale sarà svolto anche dal settore sociale, chiamato a integrarsi sempre più con quello sanitario per garantire una presa in carico efficace delle cronicità e contribuire a ridurre la domanda di assistenza ospedaliera.

INFERMIERI DI FAMIGLIA E NUOVE ASSUNZIONI

Un approfondimento specifico è stato dedicato anche al corso-concorso unico per infermieri di famiglia e di comunità, una delle iniziative considerate strategiche per rafforzare la medicina territoriale e garantire una presenza sempre più capillare dei servizi sanitari sul territorio regionale. Il percorso, finanziato integralmente dall’Unione Europea attraverso il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), ha già registrato circa 500 domande di partecipazione. La procedura è aperta a tutti i laureati in Scienze Infermieristiche, compresi gli operatori già in servizio nelle strutture sanitarie regionali, e consentirà ai partecipanti di ottenere crediti formativi validi per l’accesso al master universitario di primo livello.Nel corso dell’incontro è stato inoltre evidenziato come il rafforzamento delle figure professionali rappresenti uno degli elementi cen-

trali della riforma in atto. L’obiettivo è costruire una rete assistenziale moderna, in grado di assicurare continuità delle cure, presa in carico dei pazienti cronici e un rapporto più diretto tra servizi sanitari e cittadini, riducendo il ricorso improprio agli ospedali e migliorando la qualità complessiva dell’assistenza.Nelle conclusioni, l’assessore Latronico ha sottolineato che la Basilicata sta vivendo una fase di progressiva ripresa sul fronte del reclutamento del personale sanitario, grazie alle procedure avviate negli ultimi mesi e alla programmazione delle nuove assunzioni. Molti degli obiettivi strategici che guideranno il futuro della sanità lucana troveranno una definizione organica nel nuovo Piano Sanitario Regionale, già approvato dalla Giunta e attualmente all’esame della IV Commissione del Consiglio regionale.Latronico ha infine ribadito la volontà della Regione di proseguire lungo il percorso del confronto costante con operatori, organizzazioni sindacali e professionisti del settore, nella convinzione che la costruzione di una sanità più efficiente e vicina alle comunità locali debba passare attraverso la condivisione delle scelte e l’ascolto dei territori. Un impegno che punta a tradurre investimenti e riforme in risultati concreti per il benessere dei cittadini lucani e per il miglioramento dei servizi sanitari regionali.

«La sollecito ad intervenire anche sulla riattivazione dell'Ambulatorio di Cardiologia, chiuso da 20 giorni, al fine di ovviare ai disagi arrecati ai pazienti»

Lauria, lettera al Sindaco Rossino: «Riporti a casa Gastroenterologia e ventilatori POD»

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Come Sindaco, che ha rafforzato la sua competenza e responsabilità in materia sanitaria, avocando a sé la carica assessorile alla Sanità, Le chiedo di adoperarsi sia contro lo scippo della Gastroenterologia subito dal POD di Lauria, affinché venga ripristinato il servizio ambulatoriale specialistico con il rientro nella sua sede di origine delle relative attrezzature, trasferite la sera per la mattina nella struttura sanitaria di Chiaromonte; sia contro lo scippo dei ventilatori subito durante il COVID, grazie alla infausta scelta dell'allora Sindaco Lamboglia, di inviare di sua spontanea volontà al San Carlo di Potenza, a suo dire temporaneamente, i ventilatori in dotazione presso il POD di

Lauria, ad oggi non ancora rientrati in sede.Attualmente, sulla Piattaforma regionale, il Reparto della Ventilazione

Forzata è stato sostituito con il servizio sanitario di RSA 1, anche se ancora il tutto non è perfezionato nei dettagli. Sono state spese risorse finanziarie per l'impianto di ventilazione forzata da offrire in dotazione al POD di Lauria; cosa dirà a riguardo la Corte dei Conti sullo sperpero e sulla mancata attuazione di un servizio sanitario richiesto ed ottenuto dall'Asp, giustificato come necessario per l'utenza territoriale? Caro Sindaco, aspetto una sua azione a stretto giro, sulla quale vigilerò e non mollerò la presa; attendo anche il coinvolgimento ed un intervento diretto e solidale dell'Assessora Domenica Cresci, la quale nella Con-

siliatura Lamboglia del Comune di Lauria era Consigliera di opposizione in forza del mio Gruppo consiliare, il quale si è speso per il rientro dei ventilatori. Se ella condivise quella battaglia all'epoca, con immutata sensibilità e coerenza, non vedo perché non dovrebbe condividerla ora da Assessora e oggi anche da operatrice sanitaria.La sua azione ed il suo risultato Sindaco saranno esplicativi sulla verità del cambio di passo per la politica lauriota che Lei ed i candidati eletti della Sua lista avete dichiarato sui palchi elettorali. Sarò il primo a riconoscerle il merito se si adopererà e riuscirà a porre rimedio ai due scippi subiti dalla Nostra comunità e dal POD di Lauria; viceversa sarò il primo a ricordarglielo costantemente se non si dedicherà e porterà a casa il risultato, atteso che ha non solo una Giunta regionale che le dà forza, grazie alla presenza dell'Assessore

Cupparo organico al Suo stesso partito Forza Italia, ma ha anche il supporto del Presidente del Consiglio regionale Pittella che, oltre ad averla sponsorizzata, ha partecipato con uomini e donne eletti nella Sua lista, di cui due di loro nominati Assessori. Concludendo Sindaco, la informo e la sollecito ad intervenire anche

sulla riattivazione dell'Ambulatorio di Cardiologia, chiuso da 20 giorni, al fine di ovviare ai disagi arrecati ai pazienti che hanno un piano terapeutico da seguire e per chi ne ha necessità. Nel ringraziarla sin da ora, il sottoscritto e la Comunità attendono fiduciosi risposta.

*GIÀCONSIGLIERECOMUNALE

Patrocinato dalla Garante per la Disabilità Padula, la rappresentazione teatrale diventa un percorso articolato che coinvolge ragazzi e famiglie

“Il

Giardino degli Sguardi” in scena al Teatro Stabile: uno spettacolo inclusivo di Aias Melfi e Filocontinuo

Il teatro, l’arte, la musica come occasioni per includere. per avvicinare, per tessere una tela di emozioni e relazioni con e tra le persone con disabilità. La rappresentazione teatrale inclusiva “Il giardino degli Sguardi” è questo e molto di più. Non solo uno spettacolo inclusivo ma il tassello di un mosaico più ampio dove l’inclusione delle persone con disabilità diventa un percorso articolato che coinvolge ragazzi e famiglie. Reso possibile dalla collaborazione tra la sezione Aias di Melfi –Matera, la cooperativa “Filoconti-

nuo”, l’associazione “AmArti” ed il contributo artistico dell’associazione “Opera”, e sostenuto dalla Garante regionale per la disabilità, Marika Padula, lo spettacolo – che si terrà oggi alle 19 al Teatro Stabile - è parte del progetto “Muovere l’Aria”, percorso di inclusione finanziato con il Pr Fesr Fse+ Basilicata 2021-2027, e rappresenta il prosieguo della rappresentazione portata in scena a Roma alla manifestazione “Pitika” ed una parte della performance che verrà rappresentata sul palco di “Expo Aid”, l’esposizione nazio-

nale del Terzo Settore che si terrà a Rimini dal 24 al 26 giugno. Patrocinato dal Comune di Potenza nell’ambito del cartellone estivo “Estate in città” gode del sostegno dell’Agenzia Ansa come media partner. «Con questo progetto abbiamo promosso un progetto di inclusione attraverso diversi percorsi artistici. Il teatro, l’arte, la musica sono strumenti e potenti canali espressivi che aiutano la comunicazione e le relazioni con gli altri da parte delle persone con disabilità. Siamo onorati di essere per la prima volta a Potenza per

rappresentare uno spettacolo che sarà in scena anche ad “Expo Aid” a Rimini la prossima settimana. Ringraziamo la Garante per le persone con disabilità Marika Padula per il sostegno concreto, la vicinanza e l’affetto che ha dimostrato nei confronti dei i nostri ragazzi. E con lei vogliamo ringraziare l’Amministrazione comunale di Potenza che ci ha accolti nel suo cartellone estivo e l’Ansa che si sostiene come media partner», sottolinea la portavoce della sezione Aias di Melfi-Matera, Francesca Verrastro.

A. Rossino, Sindaco di Lauria

All’ordine del giorno proposte di legge, atti amministrativi e il confronto sulle principali questioni del sistema sanitario regionale

Consiglio regionale, il 23 giugno in Aula sanità: bilanci e riforme

Il Consiglio regionale della Basilicata è convocato in seduta ordinaria martedì 23 giugno 2026, alle ore 15, nell’aula Dinardo del Palazzo della Giunta regionale, in via Verrastro a Potenza.La seduta si aprirà con l’esame di due proposte di legge: la Pdl n. 3/2024, dal titolo «Sostegno finanziario al sistema sanitario nazionale a decorrere dall’anno 2024 e misure di incentivo fiscale per personale sanitario e non sanitario», primo firmatario Lacorazza, e la Pdl n. 145/2026, «Modifiche alla Legge regionale 5 aprile 2000, n. 28 – Norme in materia di autorizzazione delle strutture sanitarie pubbliche e private», primo firmatario Morea.Successivamente l’Aula sarà chiamata a esprimersi sull’elezione dei componenti dell’Osservatorio regionale sull’Immigrazione, previsto dalla normativa regionale vigente.I lavori proseguiranno con l’esame di tre disegni di legge: il Ddl n. 63/2025 sulle modifiche alla normativa in materia di espropriazione per pubblica utilità; il Ddl n. 64/2025 relativo al rendiconto del Parco naturale regionale del Vulture; e il Ddl n. 74/2026 sul bilancio di previsione 2026-2028 dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPAB).A seguire, il Consiglio esaminerà alcune proposte di legge a firma del consigliere Cifarelli, tra cui interventi in materia di rilancio edilizio, parità di genere e istituzione dell’Osservatorio regionale sulle risorse idriche.Successivamente sa-

RAFFORZATA LA COLLABORAZIONE TRA FORMAZIONE E SANITÀ LUCANA

Unibas, gli auguri al nuovo rettore Caccavale

Ildirettore generale dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo, Giuseppe Spera, ha rivolto gli auguri di buon lavoro al nuovo rettore dell’Università degli Studi della Basilicata, Fabrizio Caccavale, eletto alla guida dell’Ateneo per il sessennio 2026-2032.Contestualmente, Spera ha espresso un ringraziamento al rettore uscente, Ignazio Mancini, con il quale è stato condiviso il percorso che ha portato all’attivazione del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, considerato un passaggio fondamentale per il rafforzamento dell’offerta formativa regionale

ranno affrontati ulteriori provvedimenti, tra cui la proposta di modifica dello Statuto regionale per l’istituzione dei sottosegretari e due atti amministrativi relativi a istanze di permessi di ricerca di idrocarburi denominati «Il Perito» e «La Capriola».In agenda anche il controllo sui bilanci di previsione 2026 e triennale 2026-2028 delle aziende sanitarie regionali, con riferimento ad ASP, ASM, AOR San Carlo e IRCCS CROB.La seduta si concluderà con la discussione sulle criticità del Servizio sanitario regionale, con particolare attenzione al nuovo ospedale di Lagonegro e alla situazione organizzativa della struttura, oltre all’esame di mozioni e attività ispettiva.

e per la crescita della stessa Azienda ospedaliera San Carlo.Da quell’esperienza è nato un rapporto di collaborazione costante tra le due istituzioni, consolidato attraverso accordi che hanno consentito ai medici dell’Azienda di affiancare all’attività clinica anche l’impegno nella didattica universitaria, contribuendo alla formazione delle nuove generazioni di professionisti della sanità.«Il legame tra le corsie del nostro ospedale e le aule universitarie è una ricchezza per tutto il sistema», ha dichiarato Spera, evidenziando come la nomina del professor Caccavale,

protagonista del percorso sin dalle sue origini, possa garantire continuità e ulteriore sviluppo a una collaborazione che ha già prodotto risultati significativi per la sanità lucana e per la formazione dei futuri medici.

Il sindacato chiede la revisione delle norme regionali che regolano le indennità per gli spostamenti del personale sanitario

UIL Fp Basilicata:

«Rimborso fermo da anni, serve adeguamento»

La UIL Fp Basilicata ha portato all’attenzione della IV Commissione consiliare la necessità di modificare le leggi regionali n. 8 del 30 aprile 2014 e n. 26 del 18 agosto 2014, che disciplinano il rimborso chilometrico per il personale del Servizio sanitario regionale.Secondo il sindacato, l’attuale indennità di 0,20 euro per chilometro risulta ormai inadeguata, in quanto ferma da oltre dieci anni e non più coerente con l’aumento dei costi legati all’utilizzo dei

mezzi privati per ragioni di servizio, tra carburante, assicurazione, manutenzione e gestione dei veicoli.Nel corso dell’audizione, la UIL Fp ha illustrato e depositato una proposta di modifica normativa che prevede l’adeguamento del rimborso a 0,50 euro per chilometro. «Si tratta del risultato di un lavoro di analisi e studio che trasforma una richiesta storica in una proposta concreta», sottolinea l’organizzazione sindacale.Dalla discussione in Commissione è emerso che,

al momento, non risulta avviato alcun iter di revisione delle due leggi regionali. Per questo motivo la UIL Fp ha sollecitato un intervento urgente per aggiornare una normativa ritenuta ormai superata.Il sindacato evidenzia inoltre come il tema sia stato sollevato negli anni da diverse organizzazioni, senza però mai tradursi in una proposta organica di modifica legislativa. Con il deposito formale dell’istanza, la UIL Fp afferma di aver portato la questione dentro un percor-

so istituzionale concreto.L’adeguamento del rimborso, viene sottolineato, rappresenterebbe anche una scelta di efficienza per il sistema sanitario regionale, evitando possibili costi aggiuntivi legati all’utilizzo e alla gestione di ulteriori mezzi aziendali.«Dopo oltre dieci anni è necessario aggiornare una normativa non più adeguata ai costi reali sostenuti dal personale», conclude la UIL Fp Basilicata, auspicando tempi rapidi per l’avvio del confronto e per una

revisione complessiva delle norme

VILLA D’AGRI Durante l’incontro con i vertici Asp, il Sindaco di Sant’Arcangelo ha ribadito: «La sanità territoriale è una prova cruciale per le aree interne»

Case Comunità e assistenza territoriale, De Filippo: «Sfida decisiva per il futuro»

Il Sindaco Vito De Filippo, insieme all’Assessora alla Sanità Maria Pepe e alla Consigliera delegata Lucia Scardaccione, hanno partecipato alla Conferenza dei 35 Sindaci del Distretto Sanitario ASP Val d’Agri, Marmo-Platano e Melandro, svoltasi presso la sede di Villa d’Agri. Nel corso dell’incontro, il Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria di Potenza, dott. Giuseppe De Filippis, ha illustrato il lavoro finora svolto e le azioni che dovranno essere portate avanti nei prossimi mesi per il potenziamento dei servizi sanitari distrettuali e territoriali. In attuazione del DM 77/2022, oltre all’apertura delle Case della Comunità, è in corso il processo di riorganizzazione delle Aggre-

gazioni Funzionali Territoriali (AFT), uno degli strumenti fondamentali per rafforzare l’assistenza sanitaria di prossimità. Dal confronto tra i Sindaci sono emerse diverse esigenze condivise dai territori: l’ottimizzazione del servizio di Guardia Medica, il potenziamento dei servizi sanitari territoriali e una maggiore capacità di risposta ai bisogni dei cittadini, soprattutto nelle aree interne. Nell'intervento, il Sindaco De Filippo ha posto con forza la necessità di un coinvolgimento reale ed effettivo dei Medici di Medicina Generale nelle attività delle Case della Comunità: «I difficili scenari nazionali determinatisi dopo il ritiro del provvedimento del Ministro Schillaci impongono una for-

te iniziativa che passi attraverso gli strumenti contrattuali disponibili, affinché le AFT possano essere concretamente implementate e i medici di famiglia possano garantire una presenza stabile e qualificata all’interno del nuovo modello organizzativo. Su questo tema registriamo un ritardo significativo e il rischio è che l’intero sistema non riesca a raggiungere gli obiettivi prefissati». Sono state evidenziate anche le criticità legate ai trasporti e alla sicurezza delle Case della Comunità, con particolare riferimento a quella di Sant’Arcangelo, collocata in un’area decentrata che richiede specifiche attenzioni sia sotto il profilo dell’accessibilità sia sotto quello della vigilanza e della tutela degli ope-

ratori e degli utenti. L’Assessora Maria Pepe si è soffermata sul tema della continuità assistenziale, chiedendo un incremento delle ore dedicate a questo servizio, alla luce dei numerosi accessi che quotidianamente vengono garantiti ai cittadini e dell’importante funzione che esso svolge nel supporto al sistema sanitario territoriale. «Continueremo a seguire con attenzione questo percorso, consapevoli che il diritto alla salute passa dalla capacità di garantire servizi efficienti, vicini alle persone e adeguati alle esigenze delle nostre comunità. La sanità territoriale rappresenta una sfida decisiva per il futuro delle aree interne e richiede il contributo e l’impegno di tutte le istituzioni».

«Si tratta di una scelta improntata al senso di responsabilità e alla concretezza, che ricalca il percorso già avviato con determinazione in Basilicata»

Case di Comunità, Latronico:

«Passaggio cruciale per la sanità»

«L’approvazione dell’atto di indirizzo per la definizione dell’accordo collettivo nazionale a stralcio per i medici di medicina generale, sancita ieri dal Comitato di settore della Conferenza delle Regioni, rappresenta un passaggio cruciale per dare concretezza alla sanità di prossimità in tutta Italia. Si tratta di una scelta improntata al senso di responsabilità e alla concretezza, che ricalca il percorso già avviato con determinazione e lungimiranza in Basilicata». Lo dichiara l’assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e PNRR, Cosimo Latronico, commentando il via libera al documento propedeutico al suddetto Accordo contrattuale, finalizzato alla piena operatività delle Case di Comunità nei

tempi previsti dal PNRR. L’ Accordo stralcio nazionale è finalizzato ad introdurre l’obbligo per i medici di medicina generale di svolgere fino a un massimo di sei ore settimanali per quarantotto settimane all’anno nelle Case di Comunità. A questo si aggiunge l’obbligo per i professionisti già a rapporto orario, di coprire i turni notturni, festivi e prefestivi, su richiesta delle singole aziende sanitarie che determineranno il fabbisogno in modo equo, garantendo la presenza minima di almeno un medico in ogni Casa di Comunità. Questo schema organizzativo anticipa il confronto per il triennio contrattuale 2025-2027 per il quale si prevede un atto di indirizzo complessivo entro il prossimo autunno nel segno della condivisione tra le parti.

«L’iniziativa – evidenzia l’assessore – conferma la bontà e la correttezza della strategia che la Regione Basilicata ha messo in campo nei mesi scorsi. Anticipando i tempi della contrattazione romana, la nostra amministrazione ha infatti già firmato gli Accordi Integrativi Regionali con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e gli specialisti ambulatoriali, sbloccando una situazione ferma da ben diciassette anni. Oggi la decisione assunta a Roma convalida il modello lucano e ci fornisce gli strumenti normativi nazionali per consolidare una rete assistenziale dove i medici di famiglia lavorano in sinergia all’interno delle nuove strutture» nel solco operativo già tracciato anche dalle nostre Aziende sanitarie. «Portare i medici di

base all’interno delle Case di Comunità per sei ore settimanali – conclude Latronico –non indebolirà la presenza medica sul territorio, ma la integrerà in una rete più forte. Continueremo a lavorare a stretto contatto con le aziende sanitarie e con le organizzazioni sindacali per attuare questa riforma con gradualità, garantendo cure più vicine, eque e accessibili a tutti i cittadini lucani».

POTENZA La presidente della Quarta Commissione Blasi: «Fondo “Dopo di Noi” per il cofinanziamento. Bando in arrivo»

Casa domotica, «Ora tocca alla Regione e ad Ater proseguire questo impegno»

POTENZA. «Dopo 1266 giorni ritorna nella disponibilità della comunità un bene pubblico di importante valore sociale: la Casa Domotica. A seguito di una controversia, trascinatasi per mesi, viene ripristinata la legalità». A sottolinearlo la presidente della Quarta Commissione consiliare permanente Angela Blasi.

«Una soluzione auspicata, molto complicata, della quale si è tanto parlato e che oggi trova finalmente soluzione. - continua Blasi - Il rifinanziamento dei bonus fitti, l'adeguamento del prefabbricato, per i quali va sottolineata la sensibilità dell'assessore Giuzio, l'inserimento in bilancio delle somme necessarie con specifica destinazione, il lavoro degli uffici e la collaborazione di tutte le persone coinvolte hanno reso possibile l'inizio dei lavori, cominciati nel mese di luglio 2025 e

completati a metà giugno 2026, e quindi lo sgombero dell'immobile».

«Ora, questo corale impegno, dovrà proseguire per le tante opportunità che possano derivare da una convinta politica di inclusione. - prosegue la presidente della Quarta Com-

missione - L’Ater dovrà indire, auspicando tempi brevi, un bando per affidare la Casa Domotica. La Regione, per parte sua, dovrà farsi carico delle risorse necessarie per coofinanziare il progetto della Casa Domotica attraverso il fondo ‘dopo di noi’,

dando così una doverosa e concreta risposta ai problemi e alle rivendicazioni posti delle associazioni».

«Il risultato ottenuto dall'Amministrazione Telesca – conclude Angela Blasi –è un tassello importante e potrà essere fondamentale

per la programmazione di politiche socio-assistenziali relative alla disabilità, non solo per la città di Potenza. All'associazione Dopo di Noi e al suo presidente Vincenzo Carlone il merito di aver con tenacia difeso il progetto ed il suo insostituibile valore».

Dall’idea di un'associazione di giovani professionisti. Aperitivi, networking, attività sportive e gruppi di lettura ricorrenti

Debutta Spaziodromo a Potenza: «Le idee migliori nascono dagli incontri dal vivo»

In una Basilicata che ogni anno vede partire centinaia di giovani per studio e per lavoro, c'è chi ha deciso di provare a invertire la rotta partendo da qualcosa di semplice ma spesso sottovalutato: le relazioni umane.

Nasce così Spaziodromo, una nuova associazione creata da giovani professionisti lucani con l'obiettivo di costruire una rete di persone che abbiano voglia di conoscersi, condividere esperienze, creare opportunità e contribuire a rendere più viva la comunità locale.

Il debutto ufficiale della community si è tenuto ieri sera al "Cento Scale Wine and Spirits", a Potenza, in via Alessandro Manzoni.

L’associazione si rivolge a lavoratori da remoto, freelance, lavoratori fuori sede, persone ritornate a Potenza e a tutti coloro che sentono il bisogno di ampliare il proprio giro di conoscenze e partecipare a una comunità attiva. Negli ultimi anni il modo di vivere e lavorare è profondamente cambiato. Lo smart working ha eliminato molti luoghi di aggregazione spontanea, mentre trasferimenti, emigrazione e cambia-

menti sociali hanno reso più difficile creare nuove amicizie e relazioni significative.

Molti lucani che tornano nella propria terra dopo anni trascorsi fuori si trovano davanti a una realtà inattesa: la città è la stessa, ma le persone sono cambiate, le amicizie si sono disperse e costruire nuovi rapporti non è sempre facile. Da questa consapevolezza nasce Spaziodromo. L'obiettivo dell'associazione non è semplicemente organizzare eventi, ma creare una comunità permanente che permetta alle persone di incontrarsi con continuità e

diventare protagoniste della vita sociale cittadina.

Aperitivi, incontri post-lavoro, attività sportive, gruppi di lettura, escursioni, momenti culturali, networking e iniziative proposte direttamente dai partecipanti: ogni attività sarà costruita insieme alla community.

«Spesso si parla di sviluppo territoriale, innovazione e contrasto allo spopolamento concentrandosi esclusivamente sugli aspetti economici. Noi crediamo che esista anche una dimensione sociale fondamentale. Le persone si fermano nei luoghi in cui stanno be-

ne, in cui si sentono accolte e in cui riescono a costruire relazioni. Spaziodromo nasce per questo: creare occasioni di incontro che possano trasformarsi in amicizie, collaborazioni e nuove opportunità».

Durante la serata sono stati illustrati il progetto, il calendario degli incontri ricorrenti e il modello partecipativo che permetterà agli stessi membri della community di proporre e organizzare future attività.

L'evento sarà organizzato con formula "pay what you drink", per favorire la massima partecipazione e abbattere qualsiasi barriera all'ingresso.

L’iniziativa rappresenta uno dei primi tentativi strutturati in Basilicata di creare una community dedicata a coloro che desiderano ampliare la propria rete sociale e professionale.

In un'epoca in cui tutto sembra avvenire online, Spaziodromo scommette sul valore degli incontri dal vivo.

Perché le idee migliori, le amicizie più autentiche e spesso anche le opportunità più importanti nascono ancora guardandosi negli occhi.

Costanza e Grieco: «Una nuova visione di welfare culturale e di comunità per costruire una città più inclusiva»

Potenza candidata al bando europeo EUI con il progetto CARE COMMONS POTENZA

Il Comune di Potenza ha presentato la candidatura del progetto CARE COMMONS POTENZA nell’ambito della IV Call della European Urban Initiative (EUI), dedicata al tema “Social Inclusion and Equality”, con l’obiettivo di trasformare la città in un laboratorio europeo di innovazione sociale e welfare di comunità. «Con questa candidatura – dichiarano Loredana Costanza, assessore alla Programmazione e Anna Grieco, assessore ai Servizi sociali, firmatarie della delibera – Potenza sceglie di guardare al futuro investendo sulle persone, sulle relazioni e sulla capacità delle comunità di generare benessere collettivo. Non parliamo semplicemente di nuovi servizi, ma di una nuova idea di welfare urbano che mette al centro la partecipazione, la cultura e l’inclusione sociale. CARE COMMONS POTENZA prevede la realizzazione di un modello sperimentale fondato sulla cosiddetta Prescrizione Sociale Restitutiva', un approccio innovativo attraverso il quale chi riceve sostegno dalla comunità può a sua volta contribuire alla produzione di valore sociale, creando un circolo virtuoso di inclusione, responsabilità e partecipazione. La nostra linea politica è chiara: trasformare la fragilità in risorsa. Chi riceve cura e supporto dal Comune (anziani soli, detenuti, giovani NEET, persone con disabilità) viene messo in condizione di restituire valore alla città attraverso micro-servizi civici, presidio dei luoghi, artigianato e memoria. Potenza si candida così a diventare un laboratorio politico

ed europeo, dimostrando che la cultura e le relazioni sono leve strutturali di salute pubblica, sicurezza sociale e rigenerazione urbana. Il progetto, della durata complessiva di 30 mesi, prevede una fitta rete di partnership scientifiche e sociali (tra cui Università Bocconi, FEEM, Università della Basilicata, la Casa Circondariale e importanti centri studi nazionali). Il modello operativo si basa su 4 pilastri descrittivi: la Piattaforma Digitale Urbana, un'infrastruttura di rete che connetterà medici di base, assistenti sociali, Carcere, terzo settore e luoghi della cultura per mappare i bisogni e attivare i percorsi di cura; i Link Workers ( Facilitatori di Comunità), formeremo almeno 20 nuove figure professionali ibride in grado di operare sul territorio e nei quartieri per intercettare l'isolamento e orientare i cittadini; i "Care Places" (|Luoghi della Cura), spazi ordinari o complessi della città (il Polo Bibliotecario, il Museo Nazionale,

i parchi urbani, le RSA, ma anche i complessi di edilizia pubblica e lo stesso Carcere) vengono risignificati e trasformati in presidi di socialità e benessere diffuso; il Care Return Lab, un laboratorio permanente dentro la Casa Circondariale "Antonio Santoro" dove i detenuti produrranno "kit culturali" e servizi per gli anziani soli della città, abbattendo le barriere tra l'istituto di pena e la comunità». «L’obiettivo –proseguono Costanza e Grieco –è costruire una città più coesa, inclusiva e capace di rispondere alle nuove fragilità sociali attraverso strumenti innovativi e di prossimità. Vogliamo che Potenza diventi un punto di riferimento nazionale ed europeo per le politiche di welfare culturale e per le pratiche che valorizzano il ruolo attivo dei cittadini nella costruzione del bene comune. La candidatura è stata sviluppata grazie a una partnership qualificata che coinvolge università, fondazioni, centri di ricerca, organiz-

zazioni del terzo settore e istituzioni culturali, rafforzando la capacità del Comune di attrarre risorse europee e sperimentare nuovi modelli di governance territoriale. Il progetto prevede un investimento complessivo di circa 2,49 milioni di euro, con una richiesta di finanziamento europeo pari all’80% del valore totale dell’intervento. Un’opportunità importante per attrarre risorse, competenze e innovazione senza gravare significativamente sul bilancio comunale». «Sostenere questa candidatura – concludono le titolari delle deleghe assessorili – significa rafforzare il ruolo di Potenza come città guida delle aree interne lucane, costruire nuove reti territoriali e offrire risposte concrete ai bisogni emer- genti della comunità. È una sfida ambiziosa che guarda all’Europa, ma che nasce dai bisogni reali dei nostri cittadini e dalla volontà di costruire una città più giusta, più solidale e più vicina alle persone. Tra gli obiettivi quello di rilanciare il ruolo di Potenza "CittàComprensorio": il progetto non si limita infatti ai confini comunali, ma coinvolgerà, con il capoluogo di regione capofila, l'hinterland (Tito, Avigliano, Pignola, Ruoti, ecc.), servendo un bacino territoriale di oltre 100.000 abitanti e riaffermando la leadership di Potenza nelle politiche di area interna». Con CARE COMMONS POTENZA, la città si propone dunque come protagonista di una delle più avanzate sperimentazioni europee nel campo dell’innovazione sociale, della partecipazione civica e del welfare di comunità.

Potenza, inaugurazione OpenStage con la rassegna Pretoria Sound

Dal 9 luglio, il centro storico di Potenza si trasformerà in un palco a cielo aperto. In piazza Mario Pagano, verrà installato in modo permanente OpenStage, un totem multimediale che permetterà a musicisti, cantautori, band e artisti di strada di esibirsi dal vivo con un semplice smartphone. L’inaugurazione ufficiale darà anche il via a Pretoria Sound, la rassegna estiva voluta dall’Amministrazione comunale per portare musica, creatività e innovazione nel cuore della città. Il progetto è firmato dagli

assessori alla Digitalizzazione e Programmazione, Loredana Costanza, e al Turismo, Federica D’Andrea. «Con OpenStage e Pretoria Sound mettiamo al centro i giovani e il nostro splendido centro storico», commenta il Sindaco Vincenzo Telesca. «Vogliamo che piazza Mario Pagano torni a essere il cuore pulsante della comunità. Questa stazione musicale offre ai ragazzi e ai musicisti emergenti un’opportunità meritocratica per farsi conoscere, a contatto diretto con il pubblico e fuori dalle sale prove. Il centro sto-

rico non sarà solo cornice, ma incubatore di creatività». In vista dell’evento, è già attiva la call rivolta a musicisti, cantautori, band e performer lucani e non solo. L’iscrizione alla piattaforma permette di entrare nel cartellone di Pretoria Sound, con date sia il 9 luglio sia per tutta la stagione estiva. Gli eventi non si sovrapporranno al programma già avviato dall’Assessorato alla Cultura. Costanza e D’Andrea ricordano il “secret concert” con OpenStage Green Tour e Carl Brave dello scorso anno: «Quella piazza piena di giovani ci

ha dimostrato la voglia di esserci e vivere la città. Per questo, abbiamo deciso di acquistare un Open

Stage. Non è solo tecnologia, è inclusione sociale e rilancio economico per le attività del centro».

Al via la Call for Artists rivolta ai giovani

Anziano ritrovato nella notte decisiva la rete dei soccorsi

VENOSA. Si è conclusa con un lieto fine la vicenda che nelle ultime ore aveva tenuto con il fiato sospeso la comunità di Venosa. Un pensionato di 71 anni, scomparso dalla mattinata di giovedì 18 giugno, è stato ritrovato nella notte dai soccorritori al termine di una complessa operazione di ricerca che ha coinvolto forze dell'ordine, vigili del fuoco, protezione civile e personale sanitario.

L'allarme era scattato nel pomeriggio, quando la moglie dell'uomo si era presentata alla Stazione dei Carabinieri per denunciare la scomparsa del coniuge. Il settantunenne si era allontanato da casa intorno alle ore sette a bordo della propria automobile senza farvi ritorno. Le immediate verifiche avviate dai militari hanno consentito di rintracciare il veicolo, parcheggiato e chiuso nei pressi del castello Pirro del Balzo. Il ritrovamento dell'auto ha portato all'attivazione del

Piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse, coordinato dalla Prefettura di Potenza. Sul campo hanno operato in stretta collaborazione i Carabinieri della Compagnia di Venosa, i Vigili del fuo-

co dei distaccamenti di Palazzo San Gervasio e Melfi, il Nucleo forestale dei Carabinieri e i volontari dell'Anpas di Venosa. Le ricerche sono proseguite senza interruzioni per tutta la serata e nel corso

della notte, concentrandosi nelle aree circostanti il luogo del ritrovamento dell'autovettura. Lo sforzo congiunto dei soccorritori ha permesso infine di localizzare l'anziano in una zona rurale alla periferia

del centro abitato. L'uomo era riverso a terra e non riusciva a muoversi a causa delle ferite riportate in seguito a una caduta accidentale provocata, secondo quanto ricostruito, da un improvviso svenimento.

Una volta individuato, il pensionato è stato immediatamente raggiunto dal personale del 118 e sottoposto alle prime cure sul posto. Successivamente è stato trasferito in codice giallo all'ospedale di Melfi per gli accertamenti clinici necessari. Le sue condizioni non destano preoccupazione e non sarebbe in pericolo di vita.

L'episodio si è concluso grazie alla rapidità dell'intervento e al coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti nelle operazioni di ricerca. La tempestività della macchina dei soccorsi ha evitato conseguenze più gravi, consentendo di restituire l'uomo all'affetto dei familiari dopo ore di forte apprensione per l'intera comunità venosina.

La Cigs scade a fine luglio. Uilm e Fismic sollecitano un piano industriale e chiarimenti sui fondi per lo sviluppo

Sgl, i sindacati chiedono garanzie per il lavoro

POTENZA. Il tempo stringe per i lavoratori della Sgl e cresce la preoccupazione per il futuro occupazionale di decine di famiglie lucane. Nel corso del tavolo istituzionale che si è svolto il 17 giugno nella sede della Regione Basilicata, sindacati, azienda e istituzioni sono tornati a confrontarsi sulla vertenza che riguarda il sito produttivo, mentre si avvicina la scadenza degli ammortizzatori sociali prevista per la fine di luglio.

Nel corso dell'incontro, Uilm e Fismic hanno ribadito la necessità di ottenere una proroga della Cassa integrazione guadagni straordinaria per le aziende che operano nelle aree di crisi industriale complessa. Una richiesta considerata indispensabile per evitare che i lavoratori restino senza alcuna tutela in una fase che continua a essere caratterizzata da forti incertezze sul piano produttivo e occupazionale. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, dall'azienda sarebbe arrivata una prima disponibilità a sostenere questo ulteriore passaggio. Un'apertura ritenuta positiva, ma che da sola non basta a dissipare le pre-

occupazioni di chi da anni vive una situazione di precarietà legata alle difficoltà del settore automobilistico e alle ricadute che queste hanno avuto sull'indotto lucano.

Per Uilm e Fismic il ruolo della Regione diventa oggi ancora più centrale. I rappresentanti dei lavoratori hanno infatti chiesto che il confronto non si limiti alla gestione dell'emergenza ma sia accompagnato da una strategia capace di creare nuove opportunità occupazionali. «Senza un piano concreto di reinserimento nel circuito lavorativo, questi operai, insieme a tanti altri lavoratori del comparto, saranno costretti a fare le valigie e a fuggire dalla Basilicata. Non possiamo permettere lo svuotamento del nostro territorio», hanno dichiarato le organizzazioni sindacali al termine del tavolo. Durante la riunione è stata inoltre posta l'attenzione sul tema delle risorse economiche destinate allo sviluppo industriale. Uilm e Fismic hanno chiesto chiarimenti sui cento milioni di euro annunciati in passato per favorire la partecipazione a progetti e bandi di sviluppo, denuncian-

do l'assenza di risultati concreti. «Abbiamo chiesto apertamente che fine abbiano fatto quei cento milioni di euro che dovevano servire per la partecipazione a bandi di sviluppo. I lavoratori meritano trasparenza e risposte immediate», sostengono i sindacati. La preoccupazione maggiore resta però quella legata alle prospettive future. Le sigle metalmeccaniche sottolineano come gli ammortizzatori sociali rappresentino uno strumento indispensabile per affrontare una fase di crisi, ma non possano tra-

sformarsi in una soluzione permanente. Per questo chiedono che il prossimo incontro produca risultati concreti sul fronte industriale e occupazionale. «Con gli ammortizzatori sociali non si vive, si sopravvive appena. La Basilicata ha bisogno di lavoro, di futuro e di certezze industriali», concludono Uilm e Fismic, rilanciando la richiesta di un intervento rapido per scongiurare nuove emergenze sociali e occupazionali in una delle aree più esposte alla crisi dell'automotive.

Coinvolti tutti e 14 i comuni del Vulture,nel percorso biennale che punta a valorizzare il territorio attraverso vino, cultura e turismo sostenibile

Il Vulture ospita l’evento di apertura di “Città Italiana del Vino 2026-2027”

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Vulture Alto Bradano il programma inaugurale di “Città Italiana del Vino 2026-2027”, il prestigioso riconoscimento assegnato all’area lucana che coinvolge i quattordici comuni del comprensorio in un percorso biennale dedicato alla valorizzazione del patrimonio vitivinicolo, culturale e paesaggistico del territorio.Dopo l’apertura di ieri sera a Barile con il concerto dell’Orchestra Sinfonica 131 della Basilicata, la manifestazione vive oggi la sua giornata centrale con il convegno “Vulture 2030: identità, visione e futuro”, ospitato nella suggestiva Chiesa di San Donato a Ripacandida. Un appuntamento che riunisce amministratori, produttori, operatori turistici, rappresentanti delle associazioni di categoria ed esperti del settore per riflettere sulle prospettive di crescita del territorio e sulle nuove sfide dell’enoturi-

smo contemporaneo.L’assegnazione del titolo di Città Italiana del Vino rappresenta un importante riconoscimento per un’area che negli ultimi anni ha consolidato il proprio ruolo nel panorama enologico nazionale grazie alla qualità delle produzioni, alla forza identitaria dell’Aglianico del Vulture DOCG e alla crescente capacità di attrarre visitatori alla ricerca di esperienze autentiche tra borghi, vigneti, castelli e paesaggi naturali.A rendere ancora più significativo l’appuntamento è il gemellaggio istituzionale con il territorio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, una collaborazione che unisce due eccellenze del vino italiano. Da una parte il Vulture, terra vulcanica che ha costruito la propria reputazione attorno a uno dei grandi vini rossi del Mezzogiorno; dall’altra le colline venete patrimonio dell’umanità UNESCO, culla

di una delle denominazioni più conosciute e apprezzate sui mercati internazionali.Tra gli ospiti istituzionali figurano il sindaco di Ripacandida e comune capofila del progetto, Michele Donato Chiarito, il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, l’assessore regionale alle Politiche Agricole Carmine Cicala, il presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino Angelo Radica, i sindaci di Conegliano e Valdobbiadene Fabio Chies e Luciano Fregonese, oltre ai rappresentanti dei consorzi di tutela e delle principali realtà del comparto vitivinicolo.Uno dei momenti più attesi della manifestazione è rappresentato dalle degustazioni dedicate ai vini del Vulture e al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, occasione concreta per raccontare la diversità e la ricchezza delle produzioni italiane e per promuovere un confronto tra esperienze

territoriali differenti ma accomunate dalla stessa attenzione alla qualità, alla sostenibilità e all’accoglienza.Nel pomeriggio il programma prosegue con la presentazione della Guida Enoturistica della Basilicata, realizzata dal CNR, presso il Castello di Melfi. Spazio anche alla storia e alla cultura con gli approfondimenti dedicati a Federico II e con il “Racconto dei Vini del Vulture” nel Castello Pirro del Balzo di Venosa, iniziative che rafforzano il legame tra il patrimonio storico della regione e la sua tradizione vitivinicola.La manifestazione si concluderà domani

con le visite ai Laghi di Monticchio e con un momento conviviale a Lavello, chiudendo simbolicamente un fine settimana che segna l’avvio di un percorso destinato a proseguire fino al 2027 attraverso eventi, iniziative culturali e attività diffuse sull’intero territorio del Vulture Alto Bradano.L’obiettivo è quello di consolidare il ruolo dell’area come modello di integrazione tra viticoltura, cultura, paesaggio e turismo esperienziale, facendo del vino non soltanto un’eccellenza produttiva, ma anche uno strumento di promozione, sviluppo e coesione territoriale.

Melfi ospita il XXX Congresso AIOL: scienziati a confronto sul futuro delle risorse idriche

Sarà Melfi, dal 22 al 26 giugno 2026, ad accogliere il XXX Congresso dell’Associazione Italiana di Oceanologia e Limnologia (AIOL APS ETS), intitolato “Monte Vulture e Laghi di Monticchio – L’acqua, la risorsa che ci connette”. Un appuntamento di rilevanza nazionale che riunirà ricercatori, studiosi ed esperti del mondo scientifico per approfondire il ruolo dell’acqua negli ecosistemi naturali e nella società contemporanea.La manifestazione avrà come sede principale il suggestivo Castello federiciano di Melfi, che martedì 23 giugno, alle ore 9.30, ospiterà la cerimonia inaugurale alla presenza di rappresentanti delle istituzioni locali e regionali.Fondata il 27 giugno 1972, l’Associazione Italiana di Oceanologia e Limnologia è una società scientifica che promuove la collaborazione tra gli studiosi delle acque marine e delle acque dolci, contribuendo allo sviluppo della ricerca, alla formazione delle nuove generazioni di scienziati e al dialogo tra comunità scientifica e società civile. L’associazione ha sede presso l’Istituto di Ricerca

sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche di VerbaniaPallanza, sul Lago Maggiore, e riunisce una vasta rete di ricercatrici e ricercatori provenienti da università e centri di ricerca pubblici e privati italiani.«Per la prima volta AIOL terrà un proprio congresso in un’area interna dell’Italia meridionale», sottolinea Domenico D’Alelio, primo ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e attuale presidente dell’associazione. «Il Consiglio Direttivo ha individuato nel Vulture Melfese una realtà capace di rappresentare simbolicamente l’incontro tra mari, corsi d’acqua e laghi, con i Laghi di Monticchio come fulcro di un territorio che collega l’intero Mezzogiorno».Nel corso delle ventinove edizioni precedenti, ospitate in diverse città italiane, il congresso ha rappresentato un importante momento di confronto internazionale sui temi legati agli ecosistemi acquatici, agli effetti del cambiamento climatico e dell’impatto antropico, alla diffusione degli inquinanti e alle trasformazioni della biodiversità, sia a livello globale sia locale.L’edi-

zione 2026 sarà dedicata al concetto di “legami acquatici”, mettendo al centro il ruolo dell’acqua come elemento di connessione tra organismi viventi, territori e comunità umane. Un approccio multidisciplinare che consentirà di affrontare questioni legate allo studio, alla gestione e alla comunicazione delle risorse naturali, analizzando al tempo stesso le dinamiche sociali, economiche ed ecologiche connesse all’acqua e al rapporto storico tra ambiente e territorio.Il comitato organizzatore è composto da ricercatrici e ricercatori dell’Università degli Studi della Basilicata, dell’Università degli Studi di Salerno, dell’Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR e della Stazione Zoologica Anton Dohrn.L’evento gode inoltre del supporto dell’Università Politecnica delle Marche, della Direzione Generale dell’Ambiente, del Territorio e dell’Energia della Regione Basilicata, dell’APT Basilicata – Agenzia di Promozione Territoriale e del patrocinio del Comune di Melfi. Il congresso è cofinanziato dalla Regione Basilicata nell’ambito delle strategie di va-

lorizzazione e diffusione del brand “Ambiente Basilicata”.Con il suo patrimonio naturalistico e culturale, il territorio del Vulture si prepara dunque a diventare per cinque giorni il punto di riferimento nazionale per il dibattito scientifico sul futuro delle risorse idriche e sulla loro importanza per la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile.

Nomine per presidente e vicepresidenti, poi temi che vanno dalla cultura ai servizi sociali e alla manutenzione urbana

Si torna in Consiglio comunale

14 interrogazioni in calendario

MATERA. È stata convocata per martedì 23 giugno, alle ore 16, nella Sala Pasolini di via Sallustio, la seduta straordinaria del Consiglio comunale di Matera. L’assemblea tornerà a riunirsi, in seconda convocazione, giovedì 25 giugno alla stessa ora qualora non venga raggiunto il numero legale nella prima seduta.

L’appuntamento segna un passaggio istituzionale importante per l’attività dell’assemblea cittadina. All’ordine del giorno figura infatti l’elezione del presidente e dei vicepresidenti del Consiglio comunale, prevista dallo Statuto e dal regolamento dell’ente. Dopo l’insediamento della nuova consiliatura, l’aula sarà quindi chiamata a definire i propri assetti interni prima di affrontare una lunga serie di interrogazioni presentate dai consiglieri comunali.Tra i temi che saranno portati all’attenzione dell’amministrazione emerge il programma “Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026”, con una richiesta di chiarimenti sulla gestione delle risorse dedicate all’iniziativa. Al centro del dibattito anche il futuro del Centro per la Creatività ospitato a Casa Cava e le mi-

sure necessarie per garantire maggiore sicurezza stradale e manutenzione urbana in vista degli appuntamenti culturali previsti per il prossimo anno. Numerosi gli atti presentati dal consigliere Toto, che riguardano anche il regolamento per le subconcessioni nei rioni Sassi, la valorizzazione del Castello Tramontano e dei siti rupestri urbani, il recupero dei tributi relativi agli immobili demaniali in concessione, la realizzazione delle opere di urbanizzazione nell’area Peep San Giacomo e il ritardo nella consegna di ventiquattro alloggi di edilizia residenziale pubblica. Tra le questioni sollevate figurano inoltre il bando di gestione del Mu.Dea.M e la situazione delle concessioni cimiteriali e dei lavori nel campo di inu-

mazione del cimitero di contrada Pantanello. In aula arriveranno anche interrogazioni dedicate al censimento degli stalli di sosta riservati alle persone con disabilità, alla messa in sicurezza dei limitatori di velocità deteriorati in alcune strade cittadine e allo stato di attuazione del piano straordinario di manutenzione per le strade rurali, le contrade e i borghi. Spazio infine alle iniziative rivolte ai più giovani, con una richiesta di chiarimenti sui centri estivi e sulle attività destinate ai minori e alle persone con disabilità. La seduta sarà trasmessa in diretta streaming attraverso il canale YouTube del Comune e sul sito istituzionale, garantendo così la partecipazione e l’informazione dei cittadini sui lavori dell’assemblea.

L’ANNIVERSARIO DELL’AZIENDA VITIVINICOLA

I 25 anni di Fontanarosa oggi è festa a Scanzano

SCANZANO JONICO. Venticinque anni di attività tra tradizione, innovazione e valorizzazione del territorio. L’azienda vitivinicola Fontanarosa si prepara a celebrare un traguardo importante, confermandosi una delle realtà più rappresentative del comparto enologico lucano. L’appuntamento è fissato per oggi, dalle ore 20.30, nella sede di via degli Artigiani a Scanzano Jonico. Nata dall’impegno della famiglia Fontanarosa, l’azienda ha costruito nel tempo un percorso di crescita fondato sulla qualità delle produzioni e sul forte legame con il territorio. Un’esperienza che oggi guarda al futuro grazie al coinvolgimento della nuova generazione.A sottolineare il valore dell’anniversario è l’assessore comunale alle Attività produttive Maria Ponzio. «Fontanarosa rappresenta un orgoglio per Scanzano Jonico. Louisa e Massimo hanno trasformato un sogno in una realtà importante, affrontando sfide e cambiamenti senza mai rinunciare ai valori che hanno guidato il loro percorso».L’assessore evidenzia inoltre il passaggio di testimone ai figli Chiara e Marco, rispettivamente enologo e perito agrario, chiamati a raccogliere un’eredità costruita in venticinque anni di lavoro. «A loro spetta il compito di custodire e sviluppare questo patrimonio di competenze e passione», conclude Ponzio.

L'appuntamento il 30 giugno nell'ambito di Matera 2026. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria

La Banda della Polizia in concerto a Cava del Sole

MATERA. Uno degli appuntamenti più attesi del programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 è in calendario per il prossimo 30 giugno. Nella cornice di Cava del Sole arriverà infatti la Banda Musicale della Polizia di Stato, protagonista di un concerto straordinario che unirà musica, istituzioni e partecipazione civica in una serata dal forte valore simbolico. Le prenotazioni gratuite sono già aperte sulla piattaforma Eventbrite e consentiranno ai cittadini e ai visitatori di assistere all'esibizione fino a esaurimento dei posti disponibili. L'iniziativa rappresenta uno degli eventi di punta del cartellone culturale promosso dalla città nell'anno in cui Matera riveste il ruolo di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo.

La Banda Musicale della Polizia di Stato, diretta dal maestro Maurizio Billi, è considerata una delle più prestigiose formazioni orchestrali istituzionali italiane. Per l'occasione proporrà un repertorio di grande rilievo artistico accompagnato dalle voci soliste di Federica Caseti Balucani, Anna Kazlova, Loriana Castellano e Aldo Caputo. L'evento nasce da una richiesta avanzata dal sindaco Antonio Nicoletti, d'intesa con il questore di Matera, al Ministero dell'Interno e al Capo della Polizia affinché la città potesse ospitare il concerto della Banda nel corso del 2026. La data scelta assume inoltre un significato particolare perché precede di pochi giorni la Festa della Bruna, uno degli appuntamenti più sentiti dalla comunità materana. «È un piacere ospitare a Matera la

Banda Musicale della Polizia di Stato, una delle più alte espressioni artistiche e istituzionali del Paese», sottolinea Nicoletti. Per il sindaco il concerto interpreta pienamente lo spirito di Matera 2026, promuovendo attraverso il linguaggio universale della musica incontro, partecipazione e dialogo tra persone e culture diverse. Nicoletti evidenzia inoltre come la manifestazione rappresenti anche un'oc-

casione per esprimere gratitudine alle Forze dell'Ordine per il lavoro svolto quotidianamente a tutela della comunità.

Sulla stessa linea l'assessora alla Cultura e al Turismo Simona Orsi, che definisce la presenza della Banda «un appuntamento di altissimo profilo artistico e culturale». Secondo Orsi, la musica diventa uno strumento capace di rafforzare l'identità di Matera come città aperta al confronto e all'incontro tra tradizioni differenti. L'amministrazione comunale ha già avviato tutte le attività organizzative necessarie per garantire la migliore accoglienza del pubblico e il regolare svolgimento della manifestazione. L'ingresso sarà gratuito, ma riservato a chi avrà effettuato la prenotazione preventiva.

A Matera confronto

tra istituzioni e associazioni sui dati e sulle nuove forme di povertà nel territorio

La Caritas diocesana fotografa il territorio: «Serve una risposta condivisa e concreta»

Leggere i numeri per raccontare le persone e i bisogni di un territorio segnato da fragilità sempre più complesse. È questo il senso dell’incontro promosso dall’Arcidiocesi di Matera-Irsina nella sede della Caritas diocesana in via Cappuccini, durante il quale è stato presentato il report sulle attività 2025 e un’indagine sociale dedicata al tema della povertà.L’iniziativa ha riunito istituzioni civili, mondo sanitario, volontariato e associazioni, con l’obiettivo di andare oltre la semplice lettura statistica dei dati per costruire una riflessione condivisa sulle risposte da mettere in campo.Ad aprire i lavori è stato l’arcivescovo mons. Benoni Ambarus, che ha definito il report «una sorta di consolidato del bene», evidenziando come dietro ogni dato ci siano storie concrete e un impegno quotidiano spesso invisibile.Il presule ha richiamato il cosiddetto «sommerso del bene», rappresentato dal lavoro di operatori, volontari e comunità ecclesiali impegnati nell’accompagnamento delle persone fragili. Accanto alla gratitudine per quanto viene realizzato, ha sottolineato anche i limiti delle risorse rispetto alla crescente complessità dei bisogni, parlando della frustrazione di chi opera nel sociale di fronte all’impossibilità di rispondere a tutte le richieste.Particolare rilievo è stato dato alle «storie diver-

samente vincenti», percorsi di vita segnati da difficoltà economiche, dipendenze o fragilità relazionali, ma caratterizzati dalla volontà di ripartire grazie all’accompagnamento e al sostegno delle reti territoriali.Nel suo intervento, Ambarus ha indicato la necessità di un lavoro di lettura e monitoraggio capace di aiutare Chiesa e istituzioni a comprendere le trasformazioni in atto, superando la sola logica assistenziale e puntando ad affrontare le cause strutturali della povertà.La presentazione dei dati è stata affidata a Lucia Surano, che ha illustrato una ricerca realizzata attraverso questionari, interviste e analisi dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse. Lo studio ha coinvolto 30 parrocchie, 14 associazioni e 23 testimoni privilegiati.Dalla ricerca emerge il ruolo centrale delle parrocchie, considerate punti di riferimento stabili e capaci di intercettare i bisogni del territorio. Al tempo stesso, viene evidenziata una criticità: le collaborazioni tra realtà locali restano spesso informali, con pochi percorsi strutturati di programmazione condivisa.Tra i concetti emersi spicca quello della parrocchia come «soglia», spazio di incontro tra dimensione ecclesiale e sociale, capace di favorire inclusione e relazioni anche con chi è lontano dai percorsi tradizionali.Lo studio mette inoltre in evidenza alcune

fragilità strutturali del territorio: spopolamento, invecchiamento della popolazione e difficoltà nel coinvolgimento delle nuove generazioni.Sul fronte dei dati Caritas, nel 2025 sono stati presi in carico 837 nuclei familiari, per circa 2.500 persone assistite. Gli interventi complessivi sono stati 4.865 a fronte di 1.295 bisogni rilevati, con una sostanziale parità tra cittadini italiani e stranieri.La povertà appare sempre più multidimensionale: economica, abitativa, sanitaria, lavora-

tiva ed educativa. In crescita anche le situazioni di povertà sanitaria e la presenza di lavoratori poveri.Nel corso dell’anno, la rete Caritas e parrocchiale ha inoltre destinato oltre 370 mila euro in interventi di sostegno.Il direttore della Caritas diocesana, don Angelo Gioia, ha espresso gratitudine verso volontari e operatori, sottolineando la necessità di superare una logica di competenze separate per arrivare a una visione condivisa: «Non è più tempo di chiedersi chi debba oc-

cuparsi di cosa, ma cosa possiamo fare insieme».Nel dibattito finale, istituzioni e rappresentanti del territorio hanno condiviso la necessità di rafforzare la collaborazione tra servizi sociali, sanitari e realtà associative, passando da interventi emergenziali a strategie di prevenzione e programmazione integrata.La diocesi ha infine annunciato nuovi momenti di confronto nei prossimi mesi per consolidare le reti territoriali e rafforzare le azioni a contrasto delle nuove povertà

Manuale involontario di sopravvivenza alla realtà accelerata

La democrazia del rumore

e il diritto di pensare lentamente

C’è un’idea molto diffusa oggi: che essere informati significhi reagire velocemente. Più si reagisce, più si è dentro la realtà. Più si commenta, più si esiste. È una specie di equazione moderna che nessuno ha scritto ufficialmente, ma che tutti applicano con una naturalezza quasi disarmante.Il problema è che questa equazione funziona come certe scorciatoie: sembrano intelligenti, ma spesso ti riportano esattamente al punto di partenza, solo con più notifiche e meno comprensione.Viviamo in una società che ha trasformato la velocità in una virtù morale. Se non rispondi subito, sembri assente. Se rifletti troppo, sembri sospetto. Se non ti schieri immediatamente, sembri incoerente. È curioso: la realtà può essere complessa quanto vuole, ma deve essere raccontata come se avesse sempre una scadenza giornaliera.

meno della loro stessa indignazione, il tempo della riflessione si è ridotto a spazio residuo.Quando il pensiero si accorcia, si allunga solo il rumore.La politica diventa così una specie di specchio nervoso: riflette tutto, subito, spesso prima ancora di capire cosa sta riflettendo. Non governa più il tempo, lo rincorre. E mentre rincorre il presente, perde inevitabilmente la capacità di immaginare il futuro. Si produce così una governance reattiva, che somiglia più a un sistema di gestione dell’emergenza permanente che a un progetto.E l’emergenza, quando diventa lo stato normale, smette di essere eccezione e diventa metodo.

L’EFFETTO COLLATERALE

DELL’URGENZA

to senza attraversare davvero niente.E qui nasce un paradosso quasi ironico: più reagiamo agli eventi, meno siamo in grado di influenzarli. Più moltiplichiamo le prese di posizione, più si riduce lo spazio reale di trasformazione.

L’ALGORITMO CHE

ABITA DENTRO DI NOI

LA POLITICA COME RISPOSTA AUTOMATICA

Anche la politica, inevitabilmente, si è adattata a questo clima. Non sempre per scelta, spesso per sopravvivenza. Tra crisi internazionali che si accendono e si spengono in un ciclo di ventiquattr’ore, guerre commentate in tempo reale come se fossero serie televisive, e dibattiti che durano

L’urgenza permanente produce un effetto curioso: tutto sembra importante, quindi nulla lo è davvero. Ogni evento diventa centrale per qualche ora, poi scompare sotto il peso del successivo. È una catena di centralità temporanee che si sostituiscono con la precisione di un algoritmo emotivo.In questo contesto anche l’indignazione perde mordente. Non perché sia sbagliata, ma perché è continua. E ciò che è continuo smette di distinguersi. Così si crea una società emotivamente attiva ma strutturalmente esausta, in cui si partecipa a tut-

Si tende a dare la colpa alla tecnologia. È comodo, perché permette di immaginare che il problema sia altrove, magari in qualche piattaforma distante e impersonale. Ma la tecnologia funziona perché trova un terreno già predisposto.Il vero algoritmo non è solo quello digitale: è quello in- teriorizzato.È la nostra abitudine a rispondere prima di comprendere, a scegliere prima di vedere, a semplificare prima di pensare. Non è un difetto individuale, è una forma culturale ormai consolidata. E come tutte le forme consolidate, tende a diventare invisibile proprio mentre agisce.Il risultato è una condizione paradossale: ci sentiamo estremamente liberi mentre stiamo semplicemente attraversando percorsi di reazione già tracciati. È una libertà che somiglia molto a un movimento rapido dentro uno spazio ristretto.

IL VALORE DELLA FORZA NON VISIBILE

In mezzo a tutto questo, esiste una forma di forza che non ha bisogno di diventare spettacolo per

esistere. Non urla, non accelera, non si impone. E proprio per questo viene spesso ignorata in un ecosistema che misura tutto in visibilità e quasi nulla in profondi- tà.È la forza che lavora nel tempo lungo. Quella che non produce effetti immediati ma trasformazioni stabili. Quella che non si misura nel ciclo delle notizie, ma nel modo in cui cambia le decisioni nel tempo.È una forza che non chiede consenso, ma coerenza interna. E la coerenza interna, quando non è dichiarata ma praticata, ha una caratteristica scomoda per i sistemi veloci: prima o poi modifica la realtà esterna senza passare dal circuito dell’approvazione.

LA RESPONSABILITÀ DEL SILENZIO

Forse il punto non è parlare di meno o di più. Il punto è riconoscere la natura di ciò che ci spinge a parlare. Non tutto ciò che chiede risposta è una domanda reale. E non tutto ciò che è urgente lo è davvero, anche quando viene ripetuto con tono unanime nei flussi informativi quotidiani.Basta osservare il dibattito pubblico contemporaneo: ogni settimana sembra decisiva, ogni evento sembra “storico”, ogni dichiarazione sembra definitiva. Eppure, il giorno dopo, tutto si ricompone in una nuova urgenza identica alla precedente.Recuperare la distinzione tra stimolo e pensiero è già un gesto politico, anche se non viene riconosciuto come tale. Perché significa sottrarre la mente alla pressione della simultaneità e restituirle il diritto di maturare.In un’epoca che premia la reazione immediata, non reagire subito non è assenza: è orientamento.

IL DIRITTO DI NON CORRERE

La vera libertà oggi non è essere sempre connessi, ma non essere sempre reattivi. Non è avere un’opinione su tutto, ma avere la capacità di lasciare alcune cose nel loro tempo naturale senza forzarle dentro il ciclo della velocità.Quando il pensiero smette di inseguire il rumore, smette anche di esserne governato. E quando smette di esserne governato, torna a essere una forza creativa, non una risposta condizionata. Forse la rivoluzione più radicale del nostro tempo non è aggiungere voce al rumore, ma interrompere il riflesso. Non alzare il volume, ma cambiare il tempo interno con cui si ascolta.E in un mondo che vive di reazioni automatiche, chi torna a pensare lentamente non è fuori dal gioco: è semplicemente l’unico che ha smesso di confondere il movimento con la direzione.

DI FA B RI ZI O QU A RATI N O

Il gruppo accelera su integrazione e sviluppo: rafforzata la presenza nazionale attraverso nuove operazioni e investimenti strategici

Consulbrokers, dopo l’ingresso di J.C. Flowers la fase di crescita e acquisizioni

Aun anno dal completamento dell’ingresso di J.C. Flowers & Co. nel capitale di Consulbrokers, il mercato del brokeraggio assicurativo osserva l’evoluzione di un’operazione che sta progressivamente assumendo i contorni di un progetto industriale strutturato. Non più solo una transazione finanziaria, ma un percorso di crescita che punta a ridefinire il posizionamento del gruppo nel settore.La fase successiva al closing è stata caratterizzata dall’avvio di un piano di investimenti mirato a sostenere l’espansione attraverso sviluppo interno e operazioni di aggregazione. Le nuove risorse hanno consentito di accelerare iniziative già presenti nella strategia del management, trasformando obiettivi di medio periodo in attività operative.Nel contesto di un mercato sempre più orientato al consolidamento, la rapidità di esecuzione rappresenta un fattore competitivo decisivo. Per questo il primo anno della nuova fase societaria è stato dedicato soprattutto alla costruzione delle basi organizzative necessarie a sostenere la crescita.Una strategia di acquisizioni su scala nazionaleTra gli elementi più evidenti del nuovo corso figura la politica di acquisizioni avviata dal gruppo. Negli ultimi mesi

Consulbrokers ha ampliato il proprio perimetro con l’ingresso di diverse realtà distribuite sul territorio nazionale.Nel Mezzogiorno sono entrate nel gruppo GB Intermediazioni Assicurative a Salerno, ProBroker in Puglia e IGB Insurance Gold Brokers a Napoli. Il rafforzamento ha riguardato anche il Centro, con Exe Insurance Broker a Roma, e il Nord, attraverso l’integrazione di Etisicura a Torino e Intermedia I.B. nel Triveneto.Queste operazioni hanno con-

solidato la presenza geografica del gruppo e ampliato il patrimonio di competenze interne. Il modello che emerge è quello di una piattaforma che integra radicamento territoriale e specializzazione professionale, valorizzando le peculiarità delle realtà acquisite.La logica perseguita non appare limitata alla crescita dimensionale, ma punta anche al rafforzamento di segmenti specifici e alla costruzione di una maggiore capacità di risposta alle esi-

genze del mercato.La sfida dell’integrazioneSe la fase di acquisizione rappresenta il momento più visibile della strategia, la parte più complessa riguarda l’integrazione. Nel brokeraggio assicurativo il valore non è legato solo ai portafogli, ma soprattutto alle persone, alle relazioni e alle competenze maturate nei diversi territori.L’obiettivo è quindi costruire una struttura comune senza disperdere le identità che rendono attrattive le società acquisi-

te. In questa direzione Consulbrokers ha avviato un rafforzamento organizzativo che include l’ampliamento del management, il potenziamento delle funzioni dedicate alle operazioni straordinarie e lo sviluppo di processi di integrazione.Il posizionamento nel mercatoIl brokeraggio assicurativo italiano sta attraversando una fase di consolidamento che premia operatori capaci di coniugare dimensioni, competenze e capacità di investimento. Crescente complessità normativa e innovazione digitale stanno ridefinendo gli equilibri del settore.In questo scenario si inserisce la strategia del gruppo dopo l’ingresso di J.C. Flowers. L’obiettivo è costruire una piattaforma in grado di aggregare eccellenze territoriali e competenze specialistiche all’interno di un progetto industriale unitario.A un anno dal closing, il percorso è ancora in fase iniziale, ma le direttrici sono definite: espansione nazionale, rafforzamento delle competenze, integrazione delle realtà acquisite e sviluppo organizzativo. Elementi che nei prossimi anni determineranno la capacità del gruppo di trasformare la crescita per acquisizioni in un progetto industriale stabile e di lungo periodo.

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri e considerazioni

Appunti di realtà 20 giugno Il silenzio che non chiede nulla

C’è una cosa che quasi nessuno considera davvero, perché non fa rumore, non si vende bene e soprattutto non produce applausi immediati: il silenzio che si sceglie. Non quello imposto, non quello subito, non quello che arriva quando non si sa cosa dire. Quello è facile. È una pausa tecnica, una sospensione involontaria. Il silenzio interessante è un’altra cosa: è una forma di manutenzione interiore. Sì, manutenzione. Come quando si controlla un meccanismo che funziona proprio perché non viene continuamente forzato. Viviamo immersi in un tempo in cui tutto deve essere spiegato, commentato, chiarito, rilanciato. Se non rispondi subito, sembra che tu stia perdendo. Se non reagisci,

sembra che tu non esista. Se non ti giustifichi, qualcuno penserà di averti già definito meglio di te. E invece no. Ci sono momenti in cui la cosa più intelligente che un essere umano possa fare è non interferire con ciò che sta prendendo forma. Perché non tutto ciò che è vivo ha bisogno di essere dichiarato. Alcune cose si rico-

noscono dal modo in cui resistono alla tentazione di essere spiegate troppo presto. Il punto è che il silenzio non è assenza di voce. È una forma più al- ta di ordine della voce. È come una stanza ordinata: non ti dice quanto è pulita, ma ti permette di respirare senza inciampare nei pensieri sparsi. E qui emerge un paradosso semplice: più una persona cresce dentro, meno ha bisogno di dimostrarlo fuori. Non perché si chiude. Ma perché comincia a scegliere con precisione dove mettere energia, come si sceglie dove piantare un seme. Non si semina ovunque. Non si parla ovunque. Non si corre dietro a ogni vento. E soprattutto non si confonde la presenza con la reazione. C’è una differenza sottile, quasi spietata nella sua semplicità: reagire è istinto, rispondere è scelta. E tra le due cose c’è uno spazio in cui una vita cambia direzione senza fare rumore. In quello spazio il silenzio non è passivo. È attivo. È vigile. E, a volte, anche ironico. Perché osserva tutto senza bisogno di intervenire subito. E mentre osserva, capisce. E mentre capisce, non si lascia trascinare. Sembra poco. In realtà è una forma di libertà rara. Non il potere di controllare le situazioni, ma quello di non esse-

re controllati dalle proprie reazioni. Qualcuno potrebbe confonderlo con distacco. Non lo è. È pre- senza selettiva. È restare dentro le cose senza farsi consumare da esse. È esserci senza perdersi. E questo cambia profondamente il modo in cui si vivono i rapporti umani. Perché ci sono legami che non crescono quando vengono continuamente spinti, ma quando smettono di essere forzati. Alcune connessioni respirano meglio quando non vengono continuamente interpretate. E qui nasce una domanda che non è comoda per nessuno: sto parlando perché ho qualcosa da dire o perché ho paura che il mio silenzio venga frainteso? Non sempre la risposta è immediata. Ma è lì che si misura la qualità di uno sguardo interiore. Non nella quantità di parole, ma nella capacità di scegliere quando una parola è necessaria. Il silenzio ben mantenuto non è freddo. È calibrato. Non è fuga. È discernimento. Non è chiusura. È spazio. E nello spazio le cose smettono di essere deformate dall’urgenza. E le persone si mostrano per ciò che sono, senza bisogno di essere spinte. Ci sono presenze che in quello spazio si avvicinano senza accorgersene. Non perché vengano chiamate, ma perché final-

mente non vengono più disturbate dal rumore. E altre che si allontanano. Non per mancanza di interesse, ma perché il silenzio non permette più di nascondersi dietro il rumore. È una selezione naturale, ma senza crudeltà. Solo verità. E la verità, quando arriva senza alzare la voce, fa sempre un certo effetto. Alla fine tutto si riduce a questo: imparare a non sporcare ciò che sta nascendo dentro di noi con la fretta di definirlo fuori. Lasciare che le cose respirino. Lasciare che le persone si rivelino senza essere spinte. Lasciare che il tempo faccia il suo lavoro senza essere continuamente interrotto dalla nostra ansia di controllo. E poi arriva il punto decisivo, quello che non ha bisogno di essere spiegato ma solo riconosciuto: ciò che resta nel silenzio non è ciò che è stato detto, ma ciò che ha smesso di aver bisogno di rumore per esistere. E lì si capisce una cosa semplice e scomoda insieme: non tutto ciò che si perde nel rumore era destinato a restare, e non tutto ciò che resta ha bisogno di essere dimostrato. Chi sa sentire, sente. Chi sa vedere, vede. E chi non sa continuerà a cercare volume. Ma il volume non costruisce nulla che duri. Solo distrazione, per un po’.

DI FABRIZIO Q UARATINO

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