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Cronache del 20 agosto 2026

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GIOVEDÌ 20 AGOSTO 2026 • ANNO XI N. 183

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

ULTRALEGGERO DISPERSO, RITROVATI I CORPI DI ARNULFO E BUCCICO. IL CORDOGLIO DI BARDI

«Lasciano un vuoto incolmabile» Tanti i messaggi, da Matera l’assessora Draicchio: «Vicini alla famiglia», Nicoletti: «Ci raccogliamo nel ricordo» Servizi da pag 13 a 17

PRIMA DELL’INTERVISTA HA APPROFONDITO LA STORIA DEL PIONIERE DELL’ETERE A CUI È DEDICATO IL PREMIO

«TRA I PIÙ IMPORTANTI RICEVUTI» Il più grande archeologo e storico al mondo, l’egittologo Zahi Hawass, celebra Nino Postiglione lanciando un’idea: «Le sue conquiste devono essere ricordate nella storia. La sua vita merita un film» _

LEGGE ELETTORALE

A Corigliano Calabro, uccide la moglie a colpi di pietra in testa: l’uomo, Pietro Scintu crolla dopo ore di interrogatorio e confessa

Il paradosso del 42 percento

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DI GIANFRANCO BLASI

è una domanda che forse vale la pena porsi prima ancora di discutere i dettagli tecnici della nuova legge elettorale che la maggioranza si appresterebbe a portare al Senato in autunno: questa legge è davvero pensata per garantire una maggioranza stabile oppure rischia, paradossalmente, di preparare il terreno a un nuovo (...) ■ continua a pag 6

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Lina Paterna e Zari Hawass in platea durante il Marateale e Nino Postiglione

«Polittico smembrato? Dilettanti»

Errichetti a pag 4

Tisci

a pag 5

SELLATA-PIERFAONE

■ Servizio

alle pag 22 e 23

_ LA VISITA

Oggi al Cpr di Palazzo San Gervasio arriva una delegazione di FdI: Rosa, Caiata e i vertici regionali faranno il punto

CDS HA ANNULLATO LA PRESIDENZA PER ERRORE PROCEDURALE

Tisci è alla guida del Parco Mase lo nomina commissario

■ Magrì

Dopo le polemiche sulla riqualificazione del comprensorio sciistico parla il sindaco Triunfo: «Non temiamo controlli e nemmeno il confronto»

Servizio alle pag 10 e 11

L’INTERVISTA A Cronache parla del furto al Museo di Messina, il “ladro gentiluomo” Vincenzo Pipino

Vincenzo Pipino e i quadri rubati

FEMMINICIDIO

■ Servizio

a pag 9

_ JOVAGIRO

Grande operazione di marketing territoriale dell’Apt che ha portato Jovanotti tra i Sassi di Matera e nella provincia ■ Galgano

Dellapenna a pag 8

a pag 30

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Italia e Mondo La città in preda a risse e violenze

Ceuta, aveva ragione la Meloni Interi quartieri delle città europee sono zone franche. La redistribuzione non è la soluzione, servono politiche di respingimenti

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DI R OBERTO LAMATTINA

on una certa pomposita’ il Presidente Sanchez aveva detto che la questione di Ceuta era risolta, che tutto era sotto controllo e che gli immigrati erano tornati in Marocco. Quando la Meloni ha sospeso Schengen, il Presidente Sanchez ha aperto una polemica internazionale nei confronti del governo italiano. Immediatamente la sinistra italiana si è schierata contro l’Italia, a favore di Sanchez sollevando anche una abituale teoria del complotto che coinvolgeva CIA, Mossad e tanti altri. LA MELONI AVEVA RAGIONE I fatti che stanno accadendo a Ceuta dimostrano che Giorgia Meloni aveva ragione. La città spagnola è fuori controllo, gli spagnoli vivono chiusi a casa mentre

le città sono in mano a folle di immigrati che spadroneggiano facendo violenza su cose e persone. Le immagini e i video che arrivano sono drammatiche e mostrano una situazione che è molto lontano dall’essere in controllo. CEUTA NON È UN CASO ISOLATO La verità che nessuno, soprattutto a sinistra, vuole vedere è che il caso di Ceuta non è isolato. Ci sono quartieri delle grandi città europee nelle quali si sono costituite zone franche sottratte al controllo dello Stato, le violenze si susseguono sempre più spesso e ormai si svolgono anche in centri minori. LA LINEA ITALIANA Fino ad oggi l’Europa si è limitata a fissare criteri di redistribuzione dei clandestini tra le Nazioni. La Germania minaccia l’Italia di restituire al nostro paese gli asilanti redistribuiti nel paese tedesco

dallo stivale. La verità è che la soluzione del problema degli immigrati clandestini che sbarcano sulle nostre coste, spesso portati da ONG ben strutturate, non si risolve con la distribuzione tra le varie nazioni europee ma con una seria politica di respingimenti. Una linea politica che par-

te dall’Italia e che viene oggi sposata da tante cancellerie europee e che prevede i centri di identificazione direttamente nel continente africano. Una linea politica di fermezza che è quella che chiedono i cittadini sempre più spaventati e che non si risolve con le sanatorie e le dichiarazioni di

Sanchez. L’Europa ha il dovere di vedere la realtà e le devastazioni che l’immigrazione senza controllo sta producendo nel vecchio continente. Ceuta ha mostrato il fallimento della politica di Sanchez e nessuna playlist da fermentare può nascondere questo fallimento.


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Gli investigatori lavorano sulle immagini delle telecamere e sulle tracce lasciate dai ladri: resta aperta anche la pista del furto su commissione

Furto al museo di Messina: indaga la Procura

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DI VITO ERRIHETTI

cinque giorni dal colpo di Ferragosto, sul furto dei capolavori di Antonello da Messina si allunga l'ombra della criminalità organizzata. Il procuratore capo di Messina, Antonio D'Amato, ha aperto un fascicolo per furto pluriaggravato a carico di ignoti e, intervenendo al Tg1, ha aperto all'ipotesi di un coinvolgimento mafioso: «Ci stiamo chiedendo se su questo furto milionario non ci sia anche il coinvolgimento della criminalità organizzata di tipo mafioso, storicamente interessata al furto delle opere d'arte». Un riferimento alla Natività del Caravaggio, trafugata dalla mafia a Palermo nel 1969 e mai più ritrovata.Il procuratore ha precisato che le indagini «vanno in una molteplicità di direzioni, compresa quella della complicità interna»,

con particolare attenzione ai «buchi della vigilanza». Al vaglio anche i verbali interni del museo redatti nei giorni precedenti al colpo, dai quali finora non sarebbe emersa alcuna anomalia. IL COLPO E LE TRACCE Secondo le ricostruzioni, i ladri avrebbero agito con il volto coperto da caschi, complicando l'identificazione attraverso le immagini di videosorveglianza, che avrebbero comunque ripreso le fasi del furto. L'allarme è scattato regolarmente e le telecamere erano funzionanti, ma due delle sei tavole sono state abbandonate durante la fuga su un muretto esterno. La Polizia scientifica ha raccolto diverse tracce sulla scena, mentre vengono analizzate anche le telecamere della zona.Resta aperta l'ipotesi di un furto su commissione: piazzare sul mercato legale opere di ta-

le valore è pressoché impossibile. Gli inquirenti indagano quindi anche su eventuali contatti con mercanti d'arte e con il mercato clandestino internazionale. D'Amato ha spiegato che la rapidità dell'intervento delle forze dell'ordine potrebbe aver impedito ai responsabili di lasciare la Sicilia. I VENTI MINUTI DI RITARDO Uno degli aspetti su cui si concentra l'inchiesta riguarda i tempi di reazione del personale del museo. Sarebbero trascorsi circa quindici minuti tra il furto e l'attivazione dell'allarme, mentre le forze dell'ordine, giunte sul posto dopo la segnalazione dei passanti, non sarebbero riuscite a contattare subito nessuno all'interno della struttura.A dare l'allarme al 112 è stata Elisabetta Bonfato, che insieme alla figlia ha notato le due tavole abbando-

nate sul marciapiede: «Ci sono dei quadri del museo nella strada, come se qualcuno li avesse rubati e appoggiati qui. Sono quadri del museo, valgono un sacco di soldi». Solo dopo circa venti minuti si sarebbe presentato un custode, mentre un secondo sarebbe rimasto dietro la palizzata metallica dell'edificio. CUSTODI IN FERIE FORZATE, RISCHIO LICENZIAMENTO

I quattro custodi in servizio la sera del furto – due donne dipendenti regionali e due uomini ex Asu – sono stati messi in ferie forzate in attesa dei provvedimenti disciplinari. La procedura prevede come sanzione estrema il licenziamento. Qualora la Procura decidesse di iscrivere uno o più custodi nel registro degli indagati, la Regione sarebbe però tenuta a sospendere l'azione disciplinare.

Vincenzo Pipino, autore di oltre 3mila furti e unico uomo ad aver violato il Palazzo Ducale, "da addetto ai lavori" da a Cronache la sua lettura dell’accaduto

Furto al museo Accascina, parla il "ladro gentiluomo": «Smembrare il Polittico è stato un errore da dilettanti»

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incenzo Pipino, veneziano, classe 1943, soprannominato "il ladro gentiluomo", è una leggenda del "milieu" italiano dei ladri d'arte. Unico uomo ad essere riuscito a violare il Palazzo Ducale di Venezia, ha messo le mani due volte sulla collezione privata di Peggy Guggenheim. Oltre tremila furti, quindici condanne, più di venticinque anni di carcere: eppure ha sempre rivendicato un codice tutto suo, non aver mai trafugato un'opera senza poi restituirla.Sono state da poco ripubblicate le nuove edizioni dei suoi due libri, Memorie di un ladro filosofo e Rubare ai ricchi non è peccato, editi da Milieu Edizioni, ed è in preparazione una serie televisiva ispirata alla sua storia.Lo abbiamo raggiunto per commentare, da addetto ai lavori, il furto che nella notte di Ferragosto ha colpito il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina (MuMe), dove sono state sottratte alcune tavole del Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con Madonna e Cristo in pietà, entrambe di Antonello da Messina. Telecamere e allarme erano funzionanti, eppure in pochi minuti i ladri hanno smontato il Polittico e prelevato la tavoletta dalla teca blindata. Come è stato possibile? «Ha giocato parecchio il fattore durata: l'operazione nelle sale espo-

sitive è durata appena due o tre minuti, abbastanza per dileguarsi prima che chiunque potesse intervenire. Il colpo è stato messo a segno tra le 20 e le 21, in perfetta concomitanza con la processione della Vara per l'Assunta. Il caos dei festeggiamenti potrebbe aver mascherato l'intrusione». Hanno preso solo tre delle cinque tavole del Polittico, lasciando indietro San Gregorio e San Benedetto. Sono esperti o una banda meno preparata di quanto sembri? «I veri esperti sanno che smembrare un polittico ne dimezza il valore storico e commerciale complessivo. Questo potrebbe indicare esecutori materiali, manovalanza locale, non pienamente consapevoli del valore d'insieme dell'opera, guidati solo da istruzioni parziali». Sono opere impossibili da piazzare sul mercato ufficiale. Chi può aver commissionato un furto simile? «Che possano essere acquistate da collezionisti privati nel mercato nero è fuori discussione. Viceversa, se il fine è un tentativo di estorsione o ricatto — quello che nel settore si chiama "artnapping" — potrebbe essere questo il vero motivo». Quanto è difficile violare una teca blindata come quella da cui è stata prelevata la tavoletta bi-

fronte? «Qui gatta ci cova. Non basta la forza bruta: una protezione così è progettata per resistere a tentativi di scasso improvvisati. Chi ci è riuscito possedeva informazioni riservate». Un colpo così mirato si può fare senza un aiuto interno? «I sistemi di videosorveglianza moderni coprono quasi ogni centimetro delle sale. Per muoversi senza essere intercettati bisogna conoscere i percorsi delle telecamere, le zone buie, i tempi di rotazione dei dispositivi. Sicuramente avranno avuto qualche informazione». Che fine faranno queste opere: nascoste per anni, o già una trattativa per un riscatto? «Opere così famose sono invendibili sul mercato legale — sono tutte notificate allo Stato. Il riscatto è il modo più veloce per monetizzare il furto, ma anche il più pericoloso per essere arrestati». Qual è stato il suo colpo migliore? «Ho fatto parecchi furti d'arte usando il sistema dell'artnapping — penso di essere stato tra i primi a inventarlo. Non esiste nel mio curriculum un dipinto rubato che non sia poi tornato al mittente.Il mio colpo migliore, più che un furto, fu una necessità per evitare una rapina che voleva compiere Felice Maniero, capo della Banda del Bren-

ta: mi chiese una consulenza per colpire il Museo di Ca' Rezzonico e far liberare suo cugino dal carcere. Rimasi allibito e mi offrii di fare io, da solo, un colpo con lo stesso effetto. Scelsi il Palazzo Ducale, che conoscevo bene.Entrai con gli ultimi turisti e mi nascosi in una cella delle prigioni. Liberatomi dalla guardia notturna, tolsi un dipinto del Vivarini dalla Sala dei Censori e lo portai fuori. Fu la prima volta che il Palazzo della Serenissima venne violato. La colpa ricadde su di me e, come promesso, il dipinto fu restituito senza alcuna contropartita». VITO ERRICHETTI


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Italia e Mondo

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A Corigliano Calabro, uccide la moglie a colpi di pietra: Pietro Scintu cede dopo ore di interrogatorio

L’uomo crolla e confessa ma prima cerca di crearsi un alibi con la rapina U

DI TIZIANA MAGRÌ

n’altra donna uccisa per mano di chi le stava accanto. La cronaca nera torna senza fermarsi a raccontare una violenza domestica sfociata in tragedia, questa volta nel Cosentino. Carmela Bifano, 72 anni, è stata trovata senza vita martedì pomeriggio in un terreno di famiglia in località Villaggio Frassa, frazione nel comune di Corigliano-Rossano. La donna presentava gravi ferite alla testa, provocate, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, da colpi inferti con una pietra. A finire sotto inchiesta da subito è stato il marito, Pietro Scintu, pensionato di ottant’anni, originario della Sardegna ma da tanto tempo residente in Calabria. L’ottantenne ha ce-

duto alle sei del mattino di ieri, dopo un’intera notte passata sotto interrogatorio dagli investigatori del Commissariato di Polizia. Davanti al sostituto procuratore della Repubblica di Castrovillari l’uomo ha visto sgretolarsi il suo castello di alibi, ammettendo ogni responsabilità. Quella che doveva essere un’ordinaria giornata di lavoro nei campi di proprietà della coppia è degenerata al culmine dell’ennesima lite. Secondo le prime ricostruzioni e secondo quanto ha confessato l’uomo, il legame tra i due coniugi era da tempo logorato da profondi dissidi familiari. Tensioni che, nell’isolamento dell’agrumeto, hanno armato la mano dell’ottantenne: l’uomo ha raccolto dal terreno una grossa pietra e ha infierito ripetutamente sul capo del-

la moglie, lasciandola senza vita a terra. È stato lui stesso ad allertare le forze dell’ordine e l’intervento del 118, raccontando agli agenti di essersi allontanato dal fondo per sbrigare delle commissioni e di aver trovato, al ritorno, il corpo della moglie riverso a terra in una pozza di sangue. Nel suo racconto iniziale l’uomo ha riferito di aver visto due persone allontanarsi in fretta dal podere, senza però riuscire a distinguere i volti. Una versione che ha retto poche ore. Gli uomini del Commissariato di CoriglianoRossano e della squadra Mobile di Cosenza, dopo i primi rilievi sul terreno non hanno trovato riscontri al passaggio nel perimetro di fondo o tracce biologiche, mentre alcuni elementi visibili sugli in-

dumenti dell’anziano hanno insospettito gli inquirenti. Sottoposto a un lungo interrogatorio il pensionato ha confessato. Ora, Pietro Scintu si trova nel carcere di Castrovillari con l’accusa di omicidio volontario. Nelle prossime ore il Giudice per le indagini preliminari terrà l’udienza di convalida del fermo, stabilendo le misu-

re cautelari adeguate vista l’età del reo. La salma della vittima è a disposizione dell’autorità giudiziaria nell’obitorio di Rossano per l’esame autoptico. Un episodio che si aggiunge, purtroppo, a una serie di casi di violenza contro le donne registrati nelle ultime settimane sulle pagine della cronaca nazionale.

CASO PIETRACATELLA Per gli esperti del Robert Koch Institute nessun contatto con la ricina per Gianni e Alice Di Vita

Il veleno era indirizzato solo ad Antonella e Sara: esami choc da Berlino

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on è soltanto un tragico errore, né un tentativo di avvelenamento indirizzato all’intera famiglia finito in parte a vuoto. Chi ha ucciso Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia, ha agito con assoluta precisione, quasi scientifica. La conferma è arrivata nelle scorse ore dai laboratori del Robert Koch Institute di Berlino. Gli esami tossicologici molecolari eseguiti sui due sopravvissuti alla tragedia di Pietracatella di circa otto mesi fa – il marito e padre Gianni Di Vita e la figlia maggiore Alice Di Vita - hanno dato esito negativo. Padre e figlia non sono mai entrati in contatto con la ricina: non ne hanno respirato le polveri, non ne hanno ingerito la minima traccia; insomma, non sono stati trovati anticorpi alla ricina. E’ una ricostruzione certosina quella condotta dalla Procura di Larino e dalla Squadra Mobile della Questura di Campobasso,che incrociando le testimonianze di circa duecento persone cerca di fare luce sui giorni fatali. In questi mesi gli investigatori hanno lavorato per arrivare alla svolta del caso, ricostruendo millimetricamente gli eventi: dalla cena del 23 dicembre ai giorni 27 e 28 dicembre, quando Antonella e Sara hanno perso la vita all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Ma davanti al risultato delle analisi, sotto la lente del dubbio potrebbe finire la posizione di Gianni Di Vita: ci sono discrepanze tra le sue dichiarazioni – relative alle cure ricevute dalla Guardia Medica il giorno di Santo Stefano – e le evidenze emerse. Sempre da questo incrocio di testimonianze risulterebbe che il fratello Antonello lo avrebbe visto non stare be-

ne, mentre un medico rianimatore avrebbe giudicato lo stato di Gianni Di Vita non preoccupante, escludendo che avesse ingerito la ricina. INDIVIDUATO IL VETTORE DEL VELENO A questo quadro si aggiunge un ulteriore sviluppo: secondo indiscrezioni investigative, riferite nelle scorse ore da una trasmissione televisiva ma non ancora confermate dalla Procura di Larino, gli esperti tedeschi avrebbero intercettato il vettore della ricina, stringendo il cerchio sull’alimento che avrebbe avvelenato Antonella e Sara. Se la circostanza fosse confermata, restituirebbe un tassello importante alla dinamica dei fatti nei giorni intorno a Natale, non chiudendo però l’inchiesta. Resterebbe da accertare come la sostanza sia arrivata su o in quell’alimento, ma soprattutto per mano di chi. Gli inquirenti continuano a lavorare sui 131 campioni di alimenti e oggetti contenitori, sequestrati nell’abitazione della famiglia di via Risorgimento durante il sopralluogo eseguito a fine luglio, tra farmaci, cosmetici, oggetti contenitori, alimentie ogni cosa di uso quotidiano, nel tentativo di isolare ogni possibile contatto con la sostanza. ALICIA ASCOLTATA DALLA PROCURATRICE Sul fronte investigativo, martedì la procuratrice Elvira Antonelli ha risentito Alice Di Vita, in un nuovo colloquio per ricostruire la vita quotidiana della famiglia prima della tragedia. Si tratta di un secondo ascolto per la figlia maggiore di Antonella Di Ielsi e Gianni Di Vita, che si inserisce nel lavoro della Procura di Larino

che procede per omicidio plurimo aggravato dalla premeditazione e dall’uso del mezzo venefico UN CASO ANCORA APERTO Pietracatella è un piccolo comune molisano da sempre legato alla filiera del grano e della farina, tradizione che si intreccia curiosamente con il veleno: la ricina, ricavata dai semi del ricino, veniva un tempo utilizzata proprio come rimedio artigianale contro i roditori nei mulini e nei granai della zona; questa è una storia che rientra negli usi e costumi di un tempo. Le indagini hanno intanto permesso di escludere l’ipotesi di un errore o di unavvelenamento indiscriminato; l’inchiesta si concentra su chi, conoscendo nel dettaglio le abitudini della famigliapossa aver avuto accesso quasi esclusivo a ciò che avrebbero consumato solo le due donne poi decedute. In un centro di circa mille abitanti, la cerchia dei sospettabili resta ristretta e, secondo le ultime indiscrezioni non confermate,si concentra su un uomo e una donna del posto. Ma la Procura finora non ha formalizzato nessuna iscrizione nel registro degli indagati. Mancano ancora, usando le stesse parole degli investigatori, i riscontri oggettivi ritenuti indispensabili prima di qualunque sviluppo giudiziario. A otto mesi dalla morte di Antonella e Sara, il caso resta ancora un giallo. TIZ.MAG.


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Cronache del Mezzogiorno

Premio di maggioranza, capilista bloccati, fattore Vannacci e quella strana geometria che potrebbe riportare la politica italiana al centro

La legge elettorale e il paradosso del 42%

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DI GIANFRANCO BLASI

è una domanda che forse vale la pena porsi prima ancora di discutere i dettagli tecnici della nuova legge elettorale che la maggioranza si appresterebbe a portare al Senato in autunno: questa legge è davvero pensata per garantire una maggioranza stabile oppure rischia, paradossalmente, di preparare il terreno a un nuovo equilibrio politico? Perché dietro le formule, le soglie e i meccanismi di attribuzione dei seggi c’è una questione politica molto più grande. E riguarda il modo nel quale il prossimo Parlamento potrebbe essere costruito. Il primo elemento è la soglia del 42 per cento indicata per l’assegnazione del premio di maggioranza. È una soglia tutt’altro che semplice da raggiungere. Né il centrodestra né il centrosinistra, allo stato attuale, possono considerarla acquisita. La competizione elettorale potrebbe dunque trasformarsi in una corsa nella quale il premio è formalmente previsto, ma concretamente difficile da conquistare. E qui nasce il primo paradosso. Si introduce un meccanismo maggioritario dentro un impianto sostanzialmente proporzionale, ma si colloca l’asticella del premio a un livello che potrebbe lasciare entrambe le principali coalizioni al di sotto. In altre parole: si promette la governabilità, ma la si condiziona a un risultato elettorale che nessuno può dare per scontato. Il secondo elemento riguarda i capilista. Se il premio di maggioranza non dovesse scattare, una parte consistente della rappresentanza potrebbe comunque essere assicurata attraverso il sistema delle liste bloccate. Il capolista non viene scelto direttamente dall'elettore: il voto di preferenza, laddove previsto, riguarderebbe i candidati successivi. Così il capo lista rischia di uscire dalla porta e rientrare dalla finestra. Il cittadino vota, ma una

parte della rappresentanza viene predeterminata dai partiti. E la successione di genere, inserita nel meccanismo per garantire un certo equilibrio tra uomini e donne, rischia di diventare una sorta di gadget normativo delle politiche di genere, più attento alla geometria delle liste che al rapporto sostanziale fra consenso e rappresentanza. La questione non è naturalmente quella di contestare il principio della rappresentanza di genere. È, semmai, chiedersi se un Parlamento moderno debba essere costruito attraverso automatismi di lista oppure attraverso una scelta realmente consapevole degli elettori. Ma il vero fattore di movimento potrebbe essere un altro: Roberto Vannacci. Se il suo partito dovesse raggiungere una percentuale intorno al 10 per cento correndo autonomamente, Vannacci entrerebbe in Parlamento con una pattuglia tutt’altro che irrilevante. E quella pattuglia avrebbe un peso politico destinato a modificare gli attuali equilibri. Se invece Vannacci dovesse entrare stabilmente nella coalizione di centrodestra, il problema cambierebbe natura. La Lega potrebbe diventare progressivamente marginale e il baricentro della coalizione potrebbe spostarsi ulteriormente a destra. Per Giorgia Meloni sarebbe una scelta apparentemente conveniente: allargare il perimetro elettorale e mettere al sicuro il premio di maggioranza. Ma a quale prezzo? Perché una cosa è vincere le elezioni, un'altra è governare mantenendo un equilibrio politico e istituzionale. Un centrodestra troppo spostato a destra potrebbe conquistare più voti e, contemporaneamente, perdere quella capacità di attrazione verso il centro che ha rappresentato una delle ragioni della sua affermazione. E Vannacci, in questa prospettiva, non sarebbe soltanto un alleato elettorale. Sarebbe un fattore di ridefinizione dell'intero siste-

ma. C'è infine il punto più interessante: il Senato. Se il meccanismo proporzionale dovesse produrre un sostanziale equilibrio tra gli schieramenti e il premio non fosse sufficiente a determinare una maggioranza netta, la seconda Camera potrebbe diventare il vero luogo nel quale si decide la legislatura. E qui il proporzionale mostra la sua natura più profonda. Il proporzionale, quando non viene deformato da premi eccessivi, tende inevitabilmente a riportare il voto verso il centro. Non perché gli elettori diventino moderati per decreto, ma perché nessun partito può più permettersi di considerare irrilevante il consenso degli altri. Se nessuno dispone da solo dei numeri per governare, diventano indispensabili accordi, convergenze, mediazioni. E questo vale ancora di più per l'elezione del Presidente della Repubblica. Una maggioranza parlamentare fragile potrebbe essere costretta a costruire, nel corso della legislatura, un terreno comune almeno sulle grandi questioni istituzionali. La politica tornerebbe così a essere anche l'arte della mediazione, dopo anni nei quali abbiamo raccontato il bipolarismo come una guerra permanente tra due blocchi contrapposti. È qui che emerge il paradosso più curioso della nuova legge. Potrebbe essere pensata dalla maggioranza per garantire una vittoria del centrodestra e finire invece per spingere il sistema verso una nuova stagione centrista. Non necessariamente attraverso un nuovo partito di centro. Potrebbe essere il Parlamento stesso, con i suoi numeri, a diventare il luogo della ricomposizione. E allora la domanda finale non è poi così peregrina. Se il centrodestra non raggiungesse il 42 per cento, se il centrosinistra restasse lontano dalla maggioranza assoluta, se Vannacci conquistasse una quota significativa di consenso e

se il Senato diventasse decisivo, chi potrebbe davvero governare l'Italia? Forse una coalizione. Forse un governo di minoranza sostenuto di volta in volta da maggioranze variabili. O forse, nella più imprevedibile delle ipotesi, una grande intesa sui fondamentali della Repubblica. Giorgia Meloni ed Elly Schlein insieme? Oggi sembra fantapolitica. Ma la storia della politica italiana insegna che ciò che appare impossibile prima delle elezioni può diventare necessario dopo le elezioni. E forse è proprio questo il

punto che la nuova legge elettorale dovrebbe chiarire: non soltanto chi vince, ma soprattutto come si governa quando nessuno ha davvero vinto abbastanza.


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GIOVEDÌ 20 AGOSTO 2026 07:00

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Cronache Lucane Il Ministero dell'Ambiente lo nomina Commissario

Tisci è alla guida del Parco La Presidenza era stata annullata dal CDS per un errore procedurale nella revoca di Priore

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__Tisci e sotto Priore

DI M ASSIMO DELLAPENNA

embra un grande gioco dell’oca, Tisci torna a fare il commissario straordinario del Parco Nazionale Appennino Lucano dopo che il Ministero dell’Ambiente ha completato la procedura di revoca di Giuseppe Priore con l'avvio del procedimento che non c'era stato nella prima revoca. UN VIZIO DI PROCEDURA Come sempre noi ci sforziamo di ricostruire le vicende leggendo gli atti e mettendoli in ordine per provare a ricostruire e raccontare i fatti. Giuseppe Priore fu revocato dal Ministero dell'Ambiente che gli contestava una serie di atti compiuti senza potere evidenziando, tra le altre cose, delle irregolarità che erano state evidenziata dalle decisioni della Corte dei Conti. Contro la Revoca il Priore aveva presentato ricorso al Tar evidenziando la mancanza della comunicazione dell’avvio del procedimento come previsto dalla 142/90.

Il Tar di Basilicata aveva rigettato il ricorso ritenendo che per la qualità della nomina e per le contestazioni sollevate nom fosse necessaria la comunicazione dell’avvio del procedimento. Successivamente il Ministero dell’Ambiente aveva proceduto anche a nominare Tisci (prima nominato commissario ad acta) come Commissario Straordinario del Parco. Anche questa nomina era stata impugnata da Priore, il Tribunale Amministrativo Regionale rigettava anche questo ricorso ritenendo che non avesse alcun interesse ad agire. A quel punto il Ministero dell’Ambiente avviava la procedura per la nomina di Tisci a Presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano. IL RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO Dopo la nomina di Tisci quale Presidente del Parco Nazionale Appennino Lucano, Priore otteneva dal Consiglio di Stato una pronuncia nella quale veniva annullata la revoca dello stesso Priore per mancan-

za della comunicazione di avvio del procedimento. Va detto che Priore nel ricorso al Consiglio di Stato rinuncia esplicitamente ai motivi legati alla nomina di Tisci come Commissario. Tisci si insedia come Presidente del Parco e procede anche alla nomina del

direttivo. Per la prima volta nella sua storia il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano aveva un Presidente, un Consiglio Direttivo ed un Direttore nominato dal Ministero. IL RICORSO IN OTTEMPERANZA Priore a quel punto propone contemporaneamente ricorso al Tar di Basilicata e di ottemperanza al Consiglio di Stato per ottenere l’annullamento della nomina di Tisci. Il Tar di Basilicata sospende il giudizio fino alla decisione del Consiglio di Stato. LA DECISIONE DEL CONSIGLIO DI STATO A metà Giugno, in sede di ottemperanza, il Consiglio di Stato decide che Priore non ha il diritto ad essere reintegrato nella sua carica ma ha solo il diritto di veder completare il procedimento di revoca con l’avvio del procedimento. Il Ministero dell’Ambiente, in ottemperanza alla decisione del Consiglio di Stato, ha notificato l’avvio del procedimento a Priore, gli ha dato il termine per controdedurre e, poi, ha proceduto a completare il procedimento di revoca confermando le irregolarità già contestate.

Dopo aver completato la revoca secondo le indicazioni del Consiglio di Stato, il Ministero dell’Ambiente ha nominato Tisci quale commissario straordinario del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano. NON UN GIUDIZIO DI MERITO Abbiamo letto tante fantasiose ricostruzioni sulle motivazioni della giustizia amministrativa, la verità è che il Consiglio di Stato ha ribadito che Priore non ha il diritto di tornare a guidare il Parco e che nella procedura della sua revoca non c’erano irregolarità sostanziali ma solo un vizio procedurale che è stato sanato. Peccato solo che il vizio procedurale ha fatto cadere il direttivo del Parco. Per la prima volta nella sua storia il PNAL aveva tutti gli organi in carica dal Presidente al Direttore passando per il Consiglio Direttivo. Siamo certi, però, che anche questa fase sarà solo di transizione, per come conosciamo Tisci non ha alcuna intenzione di restare immobile senza mettere im regola tutti gli organi. Proprio quello che Priore non è stato mai capace di fare.


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Primo piano

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Rosa e Caiata insieme ai vertici regionali incontreranno i responsabili del centro e le forze dell’ordine per fare il punto sulla situazione

Palazzo San Gervasio, la delegazione FdI in visita al CPR dopo i disordini

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esta altissima la tensione attorno al Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) di Palazzo San Gervasio. Nella giornata di oggi, una delegazione parlamentare di Fratelli d’Italia, guidata dal senatore Gianni Rosa e dal deputato Salvatore Caiata, varcherà i cancelli della struttura per un'ispezione ufficiale, con l'obiettivo dichiarato di verificare le condizioni di sicurezza e la gestione dell'ordine pubblico all'interno di un sito da giorni al centro di una pesantissima bufera politica e sociale. La visita ispettiva giunge a dieci giorni esatti dai drammatici fatti che hanno sconvolto la struttura lucana. La notte tra il 10 e l'11 agosto scorsi, un cittadino tunisino di 30 anni, Lassoued Dhoui, è deceduto all'interno del centro

per cause ancora in corso di accertamento. La notizia del decesso ha immediatamente innescato una violenta rivolta tra i trattenuti. Per ore il CPR è stato teatro di pesanti disordini, con suppellettili distrutte e diversi focolai di incendio appiccati all'interno dei padiglioni, che hanno richiesto l'intervento massiccio delle forze dell'ordine e dei vigili del fuoco per riprendere il controllo della situazione. Il tragico evento ha riacceso con forza il dibattito nazionale sulla gestione della detenzione amministrativa in Italia. Nei giorni immediatamente successivi alla rivolta, le opposizioni politiche, le sigle sindacali e numerose associazioni per i diritti umani hanno chiesto a gran voce la chiusura immediata della struttura di

Palazzo San Gervasio, denunciando condizioni di trattenimento degradanti e una cronica carenza di assistenza sanitaria e psicologica adeguata per gli ospiti.Con il sopralluogo di oggi, la delegazione di Fratelli d'Italia punta a fa-

re chiarezza sullo stato reale della ex fabbrica di mattoni riconvertita in centro di permanenza. I parlamentari incontreranno i vertici della struttura e le forze di polizia per fare il punto sulla messa in sicurezza del si-

to e sulla tutela del personale in servizio, mentre si attendono gli esiti ufficiali dell'autopsia sul corpo del giovane tunisino per chiarire definitivamente le cause di una morte che ha riaperto una ferita profonda nel territorio.

Il progetto punta a rafforzare i collegamenti tra trasporto ferroviario e su gomma. In arrivo anche un secondo lotto da 1,4 milioni

Stazione di Castel Lagopesole, parte il cantiere da 900 mila euro, Pepe: «Facilitare gli spostamenti è l’obiettivo»

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ono iniziati i lavori per la riqualificazione e la rifunzionalizzazione dell’area esterna della stazione ferroviaria di Castel Lagopesole, nel Comune di Avigliano. Rete Ferroviaria Italiana ha comunicato l’avvio degli interventi a partire dal 17 agosto. Il primo lotto è finanziato dalla Regione Basilicata con 900mila euro, attraverso le risorse del Programma Operativo Complementare (POC) Basilicata 20142020.L’intervento punta a trasformare il piazzale della stazione in un più efficiente nodo di interscambio tra trasporto ferroviario e trasporto su gomma, migliorando l’accessibilità alla stazione e rendendo più agevoli gli spostamenti dei pendolari e degli utenti del trasporto pubblico.Il progetto prevede l’ampliamento del piazzale esterno, così da consentire agli autobus fino a dieci metri di lunghezza di effettuare le manovre di torna-indietro in sicurezza. Saranno inoltre realizzati nuovi posti auto destinati sia alla lunga sosta sia alla sosta breve, spazi riservati alle persone a ridotta mobilità, una postazione per la ricarica dei veicoli elettrici e rastrelliere per le biciclette.«Gli impe-

gni che assumiamo vanno avanti. Quando abbiamo finanziato quest’opera avevamo indicato un obiettivo preciso, quello di integrare meglio il trasporto ferroviario e quello su gomma, facilitando gli spostamenti e rendendo il trasporto collettivo una scelta sempre più agevole», ha dichiarato il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture e ai Trasporti della Regione Basilicata, Pasquale Pepe.Il primo intervento è stato proposto dall’Ufficio Trasporti e Mobilità sostenibile della Direzione Infrastrutture della Regione Basilicata, nell’ambito della programmazione dedicata alla realizzazione di nuovi nodi di interscambio ferro-gomma e all’integrazione dei servizi ferroviari e automobilistici. Parallelamente all’apertura del cantiere, la Regione sta portando avanti l’iter per il secondo lotto dell’opera, destinato a completare l’area di interscambio. Il valore dell’intervento è di 1,4 milioni di euro e le risorse rientrano nella programmazione FESR-FSE+ Basilicata 20212027. Soggetto attuatore sarà il Comune di Avigliano. Il secondo lotto consentirà di rendere ancora più funzionale il collegamento con

la stazione ferroviaria, la viabilità principale e la rete della mobilità secondaria. Tra gli obiettivi c’è anche quello di favorire l’interscambio tra autobus di diversa dimensione e capacità, rafforzando i collegamenti con i centri delle aree interne.«Nel frattempo, stiamo portando avanti l’iter del secondo lotto per completare l’area di interscambio. Procediamo secondo una programmazione che mette insieme infrastrutture, mezzi e servizi», ha aggiunto Pepe. L’intervento su Castel Lagopesole si inserisce quindi in una strategia più ampia della Regione Basilicata, orientata a rafforzare l’integrazione tra i diversi sistemi di trasporto e a rendere le stazioni ferroviarie più facilmente raggiungibili e utilizzabili.«Non ci interessa realizzare opere che restino isolate, ma fare in modo che ciascun intervento migliori il funzionamento dell’intera rete. Una stazione diventa più utile se è semplice raggiungerla, se il bus può arrivare e ripartire in sicurezza e se il passaggio da un mezzo all’altro non rappresenta un ostacolo», ha sottolineato l’assessore.La nuova area di interscambio punta dunque a mettere in relazione fer-

rovia, autobus, mobilità privata e mobilità ciclabile, con l’obiettivo di rendere più semplice l’utilizzo del trasporto pubblico e migliorare i collegamenti tra Castel Lagopesole, Avigliano e i centri delle aree interne.«Puntiamo dall’inizio del nostro mandato ad avvicinare i servizi di trasporto alle esigenze quotidiane delle persone. È su questa capacità di mettere in relazione territori, infrastrutture e servizi che si misura la qualità della mobilità che stiamo costruendo», ha concluso Pepe


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Prima dell’intervista ha approfondito la storia del pioniere dell’etere

«Tra i premi più importanti ricevuti» H

Il più grande archeologo e storico al mondo, l’egittologo Zahi Hawass, celebra Nino Postiglione lanciando un’idea: «Le sue conquiste devono essere ricordate nella storia. La sua vita merita un film»

a voluto conoscere, approfondire, documentarsi. E solo dopo ha parlato. Per questo le parole di Zahi Hawass su Nino Postiglione e sul Premio Internazionale a lui intitolato assumono un valore straordinario. LA NECESSITÀ DI RICORDARE E L’IMPORTANZA DEL PREMIO PER HAWASS Il celebre archeologo, storico ed egittologo egiziano, tra le personalità culturali più note al mondo, dopo aver ricevuto in Italia il Premio Internazionale Nino Postiglione in occasione della sua partecipazione al Marateale – Festival internazionale del cinema, tenutosi a Maratea presso il Santavenere di Paolo Barletta e diretto magistralmente da Nicola Timpone e Antonella Caramia, ha voluto acquisire e analizzare la documentazione sulla figura del pioniere italiano dell’etere. Poi ci ha rilasciato un’intervista nella quale definisce il riconoscimento «tra i più significativi e importanti» ricevuti nella sua vita e afferma che il nome di Postiglione e le sue conquiste «devono essere ricordati nella storia». POSTIGLIONE «UN MOSTRO SACRO» Parole che non arrivano come semplice ringraziamento formale, ma come giudizio maturato dopo aver conosciuto la vicenda umana, professionale e storica di Nino Postiglione. Ed è proprio questa consapevolezza, espressa da un luminare della cultura mondiale e da un autentico «mostro sacro» dell’archeologia internazionale, a conferire alla testimonianza un significato senza precedenti. Alla domanda sul significato del riconoscimento ricevuto in Italia, in occasione della sua partecipazione al Marateale – Festival internazionale del cinema, Hawass risponde con parole di sincera gratitudine: «Sono molto felice di aver ricevuto il Premio Internazionale Postiglione quando ho partecipato al festival del cinema di Maratea». Ma il punto centrale della sua testimonianza emerge quando il grande egittologo parla della figura alla quale il premio è intitolato. Dopo la premiazione, infatti, Hawass ha avuto modo di approfondire la storia di Nino Postiglione, pioniere italiano dell’etere, e di comprenderne il valore. La sua impressione è netta: «Il grande Nino Postiglione è stato un pioniere italiano dell’etere, e mi sento privilegiato nel ricevere un premio così importante che porta il nome di un uomo straordinario. Nel corso della mia vita ho ricevuto molti premi, ma considero questo riconoscimento tra i più significativi e importanti per me». Sono parole di grande peso, soprattutto se pronunciate da una personalità che, nel corso della sua carriera, ha ricevuto premi, onorificenze e riconoscimenti in numerosi Paesi del mondo. Hawass non colloca il Premio Postiglione tra i tanti momenti celebrativi della sua lunga attività internazionale, ma gli attribuisce un valore speciale, personale, quasi intimo. Lo dimostra anche il modo in cui racconta il ricordo della cerimonia: «Conservo gelosamente le foto e i video del momento della premiazione. È meraviglioso conservare adeguatamente questi ricordi. Sono profondamente onorato di ricevere un premio legato a una di queste grandi personalità, Nino Postiglione». Il riconoscimento, nelle parole dell’archeologo egiziano, diventa così qualcosa di più di una semplice attestazione di merito. Diventa un legame simbolico con una storia, con

__Lina Paterna mentre premia Zahi Hawass sul palco del Marateale e seduta con lui in platea

__Il premio ricevuto a Ruoti

un’eredità, con una figura che Hawass ha voluto conoscere prima di esprimere il proprio giudizio. Alla domanda se il Premio rappresenti anche un ponte ideale tra la sua missione culturale, dedicata alla memoria e alla valorizzazione del passato, e l’eredità lasciata da Postiglione, la risposta è altrettanto chiara: «Penso che questo premio sia un simbolo molto significativo del mio legame con Nino Postiglione e con la sua eredità. Sono onorato di ricevere un premio intitolato al grande pioniere Nino Postiglione». LA PROPOSTA DI HAWASS: UN FILM SU POSTIGLIONE Da storico e archeologo, Hawass conosce bene il valore della memoria, della documentazione e della trasmissione delle grandi vicende umane. La sua vita professionale è stata dedicata alla ricerca, alla tutela e alla divulgazione di patrimoni capaci di parlare alle generazioni presenti e future. Per questo, quando gli viene chiesto quale posto debbano avere il nome di Nino Postiglione e le sue conquiste nella memoria collettiva, il suo giudizio assume un significato ancora più autorevole: «Credo davvero che il nome di Nino Postiglione e le sue conquiste debbano essere ricordati nella storia, per l’importanza di ciò che ha realizzato durante la sua vita». È una frase destinata a restare. Perché non proviene soltanto da un premiato che ringrazia per un riconoscimento ricevuto, ma da uno studioso che ha fatto della memoria la ragione stessa della propria opera. Hawass, dopo aver conosciuto la storia del pioniere dell’etere, ne riconosce la portata e la necessità di una piena valorizzazione storica. E proprio ragionando sulla necessità di trasmettere alle nuove generazioni la storia delle grandi personalità e delle loro battaglie, il grande egittologo indica spontaneamente an-

__Lina Paterna premia gli attori con sindrome di Down

che una possibile strada per far conoscere l’eredità di Nino Postiglione a un pubblico più vasto: «La storia di ogni grande persona dovrebbe essere ricordata e documentata. Credo che sarebbe molto appropriato mostrare un film sulla vita di Nino Postiglione, affinché le persone possano comprendere la sua storia, i suoi risultati e l’eredità che ha lasciato». Quella di Hawass non è una riflessione casuale. Arriva da chi conosce il valore della narrazione storica, della divulgazione e degli strumenti capaci di rendere accessibile al grande pubblico la vita di figure che hanno inciso sul proprio tempo. Un film, nelle sue parole, non sarebbe soltanto un omaggio, ma un modo per far comprendere la storia, i risultati e l’eredità di Nino Postiglione anche a chi non ha vissuto quella stagione. HAWASS PORTA FORTUNA ALLA GIORNALISTA PATERNA CHE GLI HA CONSEGNATO IL PREMIO Le parole di Zahi Hawass arrivano dopo una premiazione che in Italia ha avuto una forte eco mediatica. Giornali, radio, televisioni e testate online hanno raccontato il conferimento del Premio Internazionale Nino Postiglione, sottolineando la presenza del grande egittologo tra i protagonisti della serata del Marateale e il significato del riconoscimento. In quella stessa occasione, il Premio è stato presentato a Hawass dalla giornalista Lina Paterna, responsabile della comunicazione di Cronache Tv e componente del Comitato scientifico del Premio Internazionale Nino Postiglione, organismo che quest’anno ha scelto di assegnare il prestigioso riconoscimento proprio al celebre egittologo egiziano e agli attori con sindrome di Down Rossella Liberatore, protagonista del corto “La Remuda” e Pierlugi Martire che ha preso parte all’ultimo film di Pio e Amedeo che ha visto protagonista anche Lino Banfi.


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__Timpone, Caramia e il premio Nino Postiglione

Serate che, a giudicare da quanto accaduto pochi giorni dopo, sembrano aver portato fortuna anche alla stessa Paterna: il Comune di Ruoti, guidato Dall’ottimo sindaco Franco Gentilesca, suo paese d’origine, le ha infatti conferito un encomio speciale come cittadina illustre. Un riconoscimento attribuitole per aver contribuito, attraverso l’attività giornalistica, culturale ed educativa, a portare il nome della propria comunità oltre i confini locali, raccontandone valori, energie e protagonisti. OGGI OGNUNO, NON SOLO CON LA RADIO, HA DIRITTO DI ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE, FINO AL 1976 NON ERA COSÌ Ma l’attenzione generata dall’evento non si è esaurita nel momento della consegna del premio. Al contrario, ha aperto una riflessione più ampia sulla figura di Nino Postiglione, sulla sua storia e sull’importanza di trasmetterne la memoria alle nuove generazioni. Postiglione è ricordato come uno dei pionieri italiani dell’etere. La sua vicenda si inserisce in una stagione decisiva per la storia della comunicazione nel nostro Paese, quando esprimere liberamente il proprio pensiero attraverso la radio non era ancora un diritto riconosciuto come oggi appare naturale. Prima che la libertà d’antenna diventasse una conquista consolidata, vi furono uomini capaci di sfidare divieti, limiti e resistenze, aprendo una strada nuova nel nome della libertà di espressio-

ne. Oggi può sembrare scontato comunicare con il mondo attraverso uno smartphone, condividere idee, opinioni, immagini e parole in tempo reale. Ma non è sempre stato così. In Italia, fino agli anni Settanta, la possibilità di esprimere il proprio pensiero attraverso un mezzo come la radio era sottoposta a forti limitazioni. La battaglia dei pionieri dell’etere contribuì a preparare il terreno alla storica sentenza della Corte Costituzionale del 1976, fondata sul principio dell’articolo 21 della Costituzione, secondo cui ogni cittadino ha diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con ogni mezzo di diffusione. Da quella stagione nacque quella che in Italia sarebbe stata definita la “libertà d’antenna”. È in questo quadro che la figura di Nino Postiglione assume un significato più ampio. Non soltanto quello di un protagonista della radiofonia italiana, ma quello di un uomo che ha contribuito a una battaglia civile, culturale e democratica. Una battaglia che oggi viene raccontata anche attraverso iniziative pubbliche, momenti di approfondimento, video, testimonianze e percorsi educativi rivolti alle scuole, con l’obiettivo di trasformare la memoria in consapevolezza civica. Il Premio che porta il suo nome non si limita, infatti, alla cerimonia di consegna. Intorno alla figura di Postiglione è nato negli anni un percorso di valorizzazione che comprende il Gala della Comunicazione, proiezioni, contri-

LA STORIA DI UN FORMIDABILE ARCHEOLOGO

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La leggenda di Zahi Hawass

Dalle Piramidi di Giza all’attività di Ministro, passando per Luxor

ahi Hawas, nato a Damietta, in Egitto, il 28 maggio 1947, è uno degli archeologi ed egittologi più celebri al mondo. Dopo gli studi in Egitto, ha conseguito il dottorato in Egittologia negli Stati Uniti, all’Università della Pennsylvania, diventando negli anni una delle voci più autorevoli nella ricerca, nella tutela e nella divulgazione dell’antica civiltà egizia. La sua carriera è legata in modo particolare all’area delle Piramidi di Giza, alla Valle dei Re, a Saqqara, a Luxor e ai principali siti archeologici dell’Egitto. È stato protagonista di importanti campagne di scavo e di ricerca che hanno contribuito a riscrivere e approfondire aspetti fondamentali della storia faraonica.Tra le scoperte e le attività scientifiche più note associate al suo lavoro figurano la valorizzazione delle tombe degli operai delle piramidi di Giza, fondamentali per comprendere l’organizzazione sociale e il lavoro nell’antico Egitto, e la scoperta nella Oasi di Bahariya della cosiddetta Valle delle Mummie d’Oro, uno dei ritrovamenti archeologici più suggestivi degli ultimi decenni, con centinaia di mummie risalenti all’epoca greco-romana.

Hawass ha avuto inoltre un ruolo centrale in importanti progetti di studio sulle mummie reali. Nel 2007 ha guidato il progetto che ha portato all’identificazione della mummia attribuita alla regina Hatshepsut, una delle figure femminili più importanti della storia dell’antico Egitto. Successivamente ha promosso indagini scientifiche e genetiche sulla famiglia di Tutankhamon, contribuendo a nuove ricerche sulla genealogia e sulle condizioni di salute del giovane faraone.Accanto all’attività scientifica, Hawass ha ricoperto incarichi istituzionali di primissimo piano. È stato Segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità Egiziane, ruolo attraverso il quale ha coordinato la tutela del patrimonio archeologico nazionale, e nel 2011 è stato nominato Ministro di Stato per le Antichità dell’Egitto. Autore di numerosi libri e protagonista di documentari trasmessi in tutto il mondo, Hawass è considerato uno dei più grandi divulgatori contemporanei dell’archeologia. Con il suo inconfondibile cappello e la sua capacità di raccontare la storia al grande pubblico, ha contribuito a rendere l’antico Egitto non solo materia di studio, ma patrimonio vivo dell’immaginario culturale mondiale.

buti audiovisivi, racconti biografici e momenti di riflessione dedicati alla sua eredità. Una memoria custodita non come semplice celebrazione, ma come strumento di conoscenza, educazione e divulgazione. HAWASS COGLIE IL SENSO DEL PREMIO POSTIGLIONE E GLI DONA UNA DIMENSIONE EFFETTIVAMENTE INTERNAZIONALE Ed è esattamente questo il punto colto da Zahi Hawass. Dopo aver conosciuto il valore del Premio e la storia del pioniere dell’etere, il grande archeologo egiziano ha riconosciuto l’importanza di documentare e tramandare la vicenda di Postiglione. Le sue parole arrivano da chi ha dedicato la vita alla tutela della memoria, alla riscoperta delle civiltà antiche, alla valorizzazione dei grandi protagonisti della storia. Per questo il suo giudizio non può essere considerato ordinario: è una testimonianza autorevole, internazionale, destinata a dare nuova forza alla memoria di Nino Postiglione. Le parole di Zahi Hawass consegnano al Premio Internazionale Nino Postiglione e alla memoria del pioniere dell’etere una dimensione ulteriore, autorevole e internazionale. Il fatto che uno studioso abituato a confrontarsi con la storia delle grandi civiltà abbia voluto approfondire la vicenda di Nino Postiglione prima di esprimersi conferisce alla sua testimonianza un peso particolare. Hawass non si limita a ringraziare per il premio ricevuto. Ne riconosce il valore, ne comprende il significato, ne collega l’importanza alla necessità universale di custodire la memoria delle grandi personalità. E soprattutto indica un principio fondamentale: le storie che hanno inciso sulla vita collettiva devono essere raccontate, documentate, tramandate. La figura di Nino Postiglione, in questa prospettiva, supera i confini della memoria privata o locale. Diventa parte di una narrazione più ampia, quella della libertà di comunicare, della conquista di nuovi spazi democratici, della possibilità per ogni cittadino di esprimere il proprio pensiero attraverso i mezzi di diffusione. È una storia che parla alle generazioni di ieri, ma anche e soprattutto a quelle di oggi, abituate a una libertà comunicativa che spesso viene percepita come naturale, senza ricordare le battaglie che l’hanno resa possibile. Per questo il Premio Internazionale Nino Postiglione non rappresenta soltanto un riconoscimento assegnato a personalità di rilievo. È anche uno strumento di memoria attiva. Un ponte tra passato e futuro. Un modo per ricordare che dietro ogni conquista civile ci sono uomini, scelte, coraggio, visione e sacrificio.Che a dirlo, oggi, sia una figura come Zahi Hawass, studioso universalmente riconosciuto e custode della memoria delle grandi civiltà, rende questa testimonianza ancora più significativa. Le sue parole non celebrano soltanto un premio. Riconoscono il valore di una storia. E invitano a custodirla, raccontarla e consegnarla alle nuove generazioni. Perché la storia di Nino Postiglione, come quella di tutti gli uomini che hanno aperto strade nuove, non appartiene soltanto al passato. Appartiene alla memoria collettiva, alla storia della comunicazione, alla libertà dell’etere e a quella capacità visionaria che rende alcune vite degne di essere ricordate per sempre.


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Il relitto individuato in un bosco impervio tra Fuscaldo e Falconara Albanese

«MI STRINGO AI FAMILIARI E ALLA CITTÀ DI MATERA»

Tragedia nel Cosentino, Bardi: Ultraleggero disperso, «Lasciano un vuoto incolmabile» morti Arnulfo e Buccico «A

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ragico epilogo per l'ultraleggero scomparso tra le colline del Cosentino. Il relitto è stato localizzato nella tarda mattinata di ieri in un'area boscata impervia in località tra Fuscaldo e Falconara Albanese. A bordo del velivolo c'erano due avvocati: Carlo Arnulfo, originario di Roma, e la materana Angela Buccico. Per entrambi, non c'è stato nulla da fare. La segnalazione era partita dai familiari martedì sera, quando il velivolo non era rientrato a destinazione. La Prefettura di Cosenza aveva immediatamente attivato il

pprendiamo con profondo dolore la notizia del tragico epilogo delle ricerche del velivolo ultraleggero scomparso nell’Alto Cosentino. Il ritrovamento dei resti del mezzo e il tragico destino dell’avvocatessa materana Angela Buccico e del collega Carlo Arnulfo lasciano un vuoto incolmabile e gettano nello sconcerto e nella sofferenza l’intera comunità lucana». È quanto dichiara il Presidente della Regione, Vito Bardi. «A nome mio e di tutta la Giunta regionale – continua Bardi – esprimo il più sentito cordoglio ai familiari dei due professionisti e, in particolare, al papà di Angela, Emilio Nicola Buccico, al fratello Rocco, alla città di Matera colpita da una perdita così grave e prematura. Un pensiero di sincera gratitudine va alle forze dell’ordine, ai soccorritori, al Soccorso Alpino e a tutti i volontari che si sono spesi con instancabile dedizione nelle complesse operazioni di ricerca».

Piano di ricerca per persone scomparse. Le ricerche, condotte con droni, squadre a terra dei Vigili del Fuoco e del Soccorso Alpino e un elicottero SAR dell'Aeronautica, si sono concentrate per ore nella zona collinare tra Fuscaldo e la valle del Crati. A dare la svolta è stata la localizzazione del segnale ELT in una zona particolarmente difficile da raggiungere, in un'area boscata del territorio di Fuscaldo. Le squadre di soccorso si sono subito dirette sul posto, ma all'arrivo hanno potuto solo constatare il decesso dei due occupanti.

Il velivolo, un ultraleggero da turismo biposto, si sarebbe schiantato al suolo per cause ancora da accertare. L'impatto violento non ha lasciato scampo ai due legali. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Paola per i rilievi e per mettere in sicurezza l'area. Le salme, una volta recuperate, saranno messe a disposizione dell'Autorità Giudiziaria. La Procura di Cosenza ha aperto un'inchiesta per disastro aviatorio e per fare luce sulle cause dell'incidente. Non si esclude un'avaria al motore o un malore del pilota.

«Una tragedia che addolora Matera e tutta la Regione Basilicata; ci stringiamo con sincera commozione ai familiari»

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Il mondo politico lucano piange i legali morti: «Dolore immenso»

anti i messaggi di cordoglio dal mondo politico lucano e non solo. «Sono addolorata per la tragica scomparsa di Angela Buccico. Un pensiero commosso va alla sua famiglia alla quale mi lega una profonda amicizia e sono loro vicina con tanto affetto» dichiara il Ministro per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati. «Ho appreso con profondo dolore della tragica scomparsa di Angela Buccico e Carlo Arnulfo, dopo giorni di ricerche che hanno tenuto in apprensione le loro famiglie e quanti ne hanno seguito con speranza le sorti».Così il Presidente del Consiglio regionale, Marcello Pittella, che ha aggiunto: «Angela Buccico, avvocata, professionista conosciuta e stimata, era profondamente legata a Matera, città nella quale la sua famiglia è parte importante e autorevole della vita professionale, istituzionale e civile. Ai suoi familiari, che conosco e ai quali sono

personalmente vicino, e in particolar modo al padre Emilio Nicola Buccico rivolgo il mio pensiero in questo momento di dolore. Esprimo la mia vicinanza anche ai familiari di Carlo Arnulfo, avvocato, e a quanti gli sono stati vicino nel suo percorso umano e professionale». «La notizia che tutti speravamo con il cuore di non ricevere è purtroppo arrivata, lasciandoci attoniti e con un senso di profondo dolore». Così il Segretario Provinciale di Forza Italia Potenza, Vincenzo Taddei, a seguito del tragico ritrovamento delle vittime dell'ultraleggero. «In questo momento di straziante sofferenza, l’intera comunità politica di Forza Italia Provincia di Potenza si stringe con affetto fraterno e sincera commozione al Senatore Emilio Nicola Buccico, all'amico Rocco Buccico, alla loro famiglia e ai cari di tutte le persone coinvolte in questo drammatico incidente». «Il ritrovamento, nella zona di Fuscaldo, dei resti del velivo-

lo ultraleggero disperso nell’Alto Cosentino e dei corpi senza vita dell’avvocatessa materana Angela Buccico e dell’avvocato romano Carlo Arnulfo rappresenta una notizia che suscita profonda commozione e colpisce l’intera comunità lucana». Lo ha dichiarato l’assessore regionale alla Salute, alle Po-

litiche per la Persona e al PNRR, Cosimo Latronico. «Ai familiari delle vittime rivolgo il mio cordoglio e la mia più sincera vicinanza. È una tragedia che addolora profondamente Matera e l’intera Basilicata». Così Piergiorgio Quarto, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia per la Basilicata.


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IL COMMISSARIO DELLA LEGA BASILICATA RICORDA BUCCICO: «DONNA E PROFESSIONISTA COMPETENTE, LEGATA ALLA PROPRIA TERRA»

Pepe: «La scomparsa di Angela lascia un grande vuoto» POTENZA. Profonda commozione e sgomento per la prematura scomparsa di Angela Buccico. A esprimere il cordoglio è il commissario regionale della Lega Basilicata, Pasquale Pepe, che a nome personale e del partito rivolge un pensiero alla famiglia della professionista materana. «In momenti come questo, le parole rischiano sempre di apparire insufficienti di fronte alla gravità di una perdita che colpisce al cuore non solo i suoi cari, ma un’intera comunità», afferma Pepe.

Il commissario regionale della Lega rivolge la propria vicinanza in particolare al padre di Angela, il senatore Emilio Nicola Buccico, e al fratello Rocco, vicesindaco di Matera. «Desidero esprimere, a nome mio personale e di tutta la Lega Basilicata, il più sincero e partecipe cordoglio alla famiglia Buccico. Il nostro pensiero va in particolare al padre e al fratello Rocco, con cui condividiamo un forte legame umano e istituzionale, oltre che a tutti i familiari e alle persone a lei vicine». Pepe ricorda anche le qualità

umane e professionali di Angela Buccico: «Ha saputo farsi apprezzare come donna e come professionista, lasciando il ricordo di una presenza distinta, competente e legata con passione e rispetto alla propria terra. La sua assenza lascia un vuoto doloroso e difficile da colmare». «Ci stringiamo attorno alla sua famiglia con discrezione e profondo rispetto, offrendo la nostra vicinanza più sentita in questo momento di immenso dolore», conclude il commissario regionale della Lega Basilicata.

I due esponenti di Forza Italia ricordano Angela Buccico e Carlo Arnulfo e rivolgono un pensiero alle famiglie dei due avvocati

Picerno: «Una tragedia assurda» Casino: «Dolore inimmaginabile» MATERA. Cordoglio anche dagli esponenti di Forza Italia per la tragica scomparsa degli avvocati Angela Buccico e Carlo Arnulfo, vittime dell’incidente dell’ultraleggero sul quale viaggiavano. Il consigliere Picerno e il capogruppo Michele Casino hanno espresso la propria vicinanza alle famiglie dei due professionisti. «Ho appreso con profondo dolore la notizia della tragica scomparsa degli avvocati Angela Buccico e Carlo Arnulfo. In questo momento di immenso sgomento desidero esprimere la mia più sincera e affettuosa vicinanza, in __Fernando Picerno e Michele Casino particolare, alla famiglia Buccico», dichiara Picerno. Il consigliere rivolge di Matera, e al vicesinda- rella Angela, «avvocata un pensiero a Emilio Ni- co Rocco Buccico per la stimata e apprezzata, la cola Buccico, già sindaco perdita della figlia e so- cui scomparsa lascia un

vuoto profondo nella sua famiglia e nella comunità». Picerno esprime quindi il proprio cordoglio anche ai familiari di Carlo Arnulfo: «La perdita improvvisa di due persone rappresenta un dolore difficile da accettare e lascia sgomenti quanti hanno avuto modo di condividere con loro un tratto di vita». Poi aggiunge: «In questo momento non vi sono parole sufficienti per colmare il vuoto lasciato da una tragedia così assurda e dolorosa». Al cordoglio si unisce il capogruppo di Forza Italia Michele Casino. «Apprendo con profondo dolore e sgomento la notizia della tragica morte degli avvocati Angela Buccico e Carlo Arnulfo, precipi-

tati con il velivolo ultraleggero sul quale viaggiavano nel Cosentino», afferma. Casino rivolge un pensiero particolare alla famiglia Buccico e a Emilio Nicola, «figura di grande spessore istituzionale e professionale, che oggi piange la perdita della figlia Angela». Al padre, al vicesindaco Rocco Buccico e agli altri familiari esprime «la mia più sentita vicinanza in un momento di dolore inimmaginabile». Il capogruppo ricorda infine anche Carlo Arnulfo, definendolo un «professionista di grande esperienza e stimato nel mondo forense romano». «Mi stringo attorno a chi oggi soffre per questa perdita improvvisa e straziante», conclude Casino.

Il consigliere regionale ricorda Angela Buccico come «professionista stimata e profondamente legata alla città»

Cifarelli: «Un lutto che colpisce tutta Matera» MATERA. «Il ritrovamento dei resti dell’ultraleggero e la tragica notizia della scomparsa di Angela Buccico e Carlo Arnulfo suscitano un dolore profondo e lasciano sgomenta l’intera comunità materana». È il messaggio di cordoglio del consigliere regionale e presidente della Seconda Commissione consiliare, Roberto Cifarelli, dopo il drammatico epilogo delle ricerche. Una vicenda che Matera ha seguito per giorni nella speranza che le operazioni potessero avere un esito diverso. «La comunità

materana – sottolinea Cifarelli – in questi giorni ha seguito con apprensione e speranza le incessanti operazioni di ricerca». Il consigliere regionale ricorda in particolare la figura di Angela Buccico e il suo rapporto con la città. «Angela era una professionista stimata e una donna profondamente legata a Matera. La sua scomparsa rappresenta una perdita dolorosa per quanti hanno avuto modo di conoscerla e apprezzarne le qualità umane e professionali». Cifarelli rivolge quindi un pen-

siero ai familiari della professionista materana: «In questo momento di indicibile sofferenza desidero esprimere la mia più sincera vicinanza al padre Emilio Nicola, al fratello Rocco e a tutti i familiari di Angela». Il cordoglio è rivolto anche ai familiari di Carlo Arnulfo. «Un pensiero commosso va anche alla famiglia e alle persone care di Carlo», prosegue il presidente della Seconda Commissione consiliare. «Alla famiglia Buccico e alla famiglia Arnulfo giungano il mio

cordoglio e l’abbraccio più sincero in un momento nel quale ogni parola appare inadeguata di fronte alla grandezza del dolore», conclude Cifarelli.


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Anche Forza Italia partecipa al dolore. Draicchio e Niglio: «Condoglianze al vicesindaco Rocco Buccico e a tutti i familiari»

Nicoletti: «Matera si raccoglie nel ricordo di Angela e Carlo»

MATERA. «La notizia del ritrovamento dei corpi degli avvocati Angela Buccico e Carlo Arnulfo, insieme ai resti del velivolo disperso sull’Alto Tirreno cosentino, ci lascia sgomenti e profondamente addolorati». Il sindaco di Matera Antonio Nicoletti esprime, a nome personale, dell’Amministrazione comunale e della città, il cordoglio alle famiglie delle due vittime della tragedia dell’ultraleggero. Il tragico epilogo delle ricerche ha colpito profondamente Matera, che per giorni aveva seguito con apprensione le operazioni, mantenendo viva la speranza di ritrovare Angela Buccico e Carlo Arnulfo. «Il dolore per questa tragica notizia è ancora più forte per la nostra città, che in questi giorni ha seguito con apprensione e speranza le operazioni di ricerca, stringendosi attorno alla famiglia Buccico e, in particolare, al papà Emilio Nicola, già sindaco di Matera, e al nostro vicesindaco e amico Rocco», afferma Nicoletti. «Oggi quella speranza lascia spazio al dolore e al lutto. Matera si stringe con affetto e rispetto alle famiglie di Angela e Carlo, condividendone la sofferenza per una perdita così

«VISSUTI GIORNI DI GRANDE APPRENSIONE»

C’è anche il messaggio di Matera democratica

__L’assessore Stefania Draicchio e il sindaco Antonio Nicoletti

drammatica e ingiusta», prosegue il sindaco, che rivolge anche un ringraziamento a quanti hanno partecipato alle ricerche: «Un pensiero di gratitudine a tutti gli uomini e le donne che, senza sosta e con grande professionalità, hanno preso parte alle operazioni, mettendo in campo ogni sforzo possibile». Nicoletti sottolinea quindi la partecipazione dell’intera comunità: «In questo momento di profondo dolore, la città di Matera si raccoglie in silenzio attorno alle famiglie, con un abbraccio ideale e commosso, partecipando al loro lutto e custodendo il ricordo di Angela e Carlo». Al cordoglio del sindaco si aggiunge quello del gruppo consiliare di Forza Italia al Comune di Ma-

tera. L’assessora Stefania Draicchio e il consigliere Pasquale Niglio esprimono la loro vicinanza alla famiglia Buccico per la scomparsa di Angela e Carlo e, in particolare, al vicesindaco e assessore di Forza Italia Rocco Buccico. «In questo momento di immenso dolore esprimiamo le nostre condoglianze al vicesindaco Rocco Buccico e a tutti i familiari che hanno vissuto ore tremende di angoscia terminate in un tragico epilogo. A loro esprimiamo la nostra vicinanza per l’immenso dolore che stanno vivendo», dichiarano Draicchio e Niglio. Un messaggio che si unisce a quelli giunti nelle ultime ore e testimonia la partecipazione della città al lutto.

MATERA. Profondo cordoglio per la tragica scomparsa di Angela Buccico e Carlo Arnulfo, vittime dell’incidente aereo avvenuto nei pressi di Fuscaldo, in Calabria. A esprimere dolore per il drammatico epilogo della vicenda è Matera Democratica, che si unisce al lutto che ha colpito le famiglie e l’intera comunità materana. Per giorni la città aveva seguito con apprensione le operazioni di ricerca dell’ultraleggero disperso, nella speranza che potessero concludersi con un esito diverso. Il ritrovamento dei corpi dei due professionisti ha invece spento ogni speranza, lasciando spazio allo sgomento e al dolore. Matera Democratica esprime la propria partecipazione alla sofferenza provocata dalla perdita della concittadina Angela Buccico e di Carlo Arnulfo, manifestando vicinanza ai loro familiari. «In questo momento di immenso dolore, Matera Democratica si stringe con affetto e partecipazione alle famiglie di Angela e Carlo, ai loro amici e a tutte le persone che li hanno conosciuti e amati, esprimendo le più sentite condoglianze», si legge nella nota. Un messaggio che si aggiunge alle numerose testimonianze di cordoglio giunte in queste ore dopo la conclusione delle ricerche e la notizia della tragica scomparsa dei due avvocati.

Il presidente del Consiglio comunale di Matera Braia esprime la vicinanza alle famiglie di Angela Buccico e Carlo Arnulfo

«Sono stati giorni difficili, ora resta il dolore» MATERA. Il presidente del Consiglio comunale di Matera, Donato Braia, e l’intera assemblea cittadina esprimono profondo cordoglio per la tragica scomparsa di Angela Buccico e dell’avvocato Carlo Arnulfo, i cui corpi sono stati ritrovati insieme ai resti dell’ultraleggero disperso sull’Alto Tirreno cosentino. Una notizia che ha spento le speranze alimentate durante i giorni delle ricerche e che ha profondamente colpito Matera, dove la vicenda è stata seguita con grande apprensione. Il Consiglio comunale ha voluto manifestare la propria partecipazione al dolore delle famiglie delle due vittime e, in particolare, dei familiari di Angela Buccico. «Alla famiglia Buccico, in par-

ticolare a Emilio Nicola, Annamaria e Rocco, così duramente colpiti da questa tragedia, giunga la più sincera vicinanza dell’intera comunità materana», è il messaggio espresso dal presidente Braia e dal Consiglio comunale. L’assemblea ricorda come siano stati giorni segnati da apprensione, attesa e speranza, sentimenti che, dopo il ritrovamento dell’ultraleggero e dei corpi dei suoi occupanti, hanno lasciato spazio al dolore. Una tragedia che coinvolge direttamente le famiglie di Angela e Carlo, ma che ha suscitato profonda commozione nell’intera città. «Il Consiglio comunale si stringe con affetto attorno ai familiari di Angela e Carlo, condivi-

dendone il lutto con rispetto, silenzio e sincera partecipazione, nel difficile momento della perdita», sottolinea la nota. Un ringraziamento viene rivolto anche a quanti, nei giorni delle ricerche, hanno lavorato per individuare il velivolo disperso. «Un pensiero di gratitudine va a tutti gli uomini e le donne che hanno partecipato alle operazioni di ricerca e soccorso, impegnandosi senza sosta con professionalità, coraggio e grande senso del dovere». Il messaggio del presidente Braia e dell’assemblea cittadina si aggiunge alle numerose manifestazioni di cordoglio giunte nelle ultime ore, dopo il tragico epilogo di una vicenda che aveva tenuto Matera con il fiato sospeso.


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IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA ESPRIME IL CORDOGLIO PER LA PROFESSIONISTA MATERANA E CARLO ARNULFO: «CI STRINGIAMO ALLE LORO FAMIGLIE»

Scomparsa Buccico, Mancini: «Comunità sconvolta»

MATERA. «Con profondo dolore ho appreso la notizia del ritrovamento del velivolo disperso in Calabria e della tragica fine di Angela Buccico e Carlo Arnulfo. Una notizia che nessuno di noi voleva sentire e che getta nello sconforto un’intera comunità che in questi giorni aveva continuato a sperare». Così il presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, dopo il ritrovamento dei corpi senza vita della nota professionista

di Matera e del suo compagno, nei pressi di Fuscaldo, in provincia di Cosenza. «In questo momento di dolore così grande desidero stringermi con tutto il cuore alla famiglia Buccico, agli amici e ai colleghi che hanno vissuto ore di angoscia e che oggi devono affrontare un lutto tanto improvviso quanto doloroso. Un pensiero commosso va anche alla famiglia di Carlo Arnulfo - afferma Mancini -Ringrazio, a nome della Provincia di Matera, tut-

ti coloro che nei giorni scorsi non hanno risparmiato energie nelle ricerche: i vigili del fuoco, l’Aeronautica militare, la Guardia costiera, la Protezione civile e le forze dell’ordine, che hanno lavorato senza sosta in condizioni difficili, guidati fino all’ultimo dalla speranza di un epilogo diverso. A Matera, alla città dei Sassi, non resta ora che raccogliersi in un silenzio di rispetto e vicinanza verso chi soffre questa perdita».

Azzurro Donna si stringe alla famiglia Buccico. Pangaro, Lacava e Scavone: «Le parole non possono alleggerire un dolore così grande»

L’arcivescovo Benoni Ambarus: «Siamo vicini alle loro famiglie» MATERA. Dolore e commozione a Matera per la tragica scomparsa dell’avvocata Angela Buccico e dell’avvocato Carlo Arnulfo, ritrovati senza vita dopo giorni di ricerche dell’ultraleggero sul quale viaggiavano, disperso in Calabria. Al cordoglio della comunità si uniscono la Chiesa di Matera-Irsina e Forza Italia Azzurro Donna di Basilicata, che hanno espresso la propria vicinanza alle famiglie delle due vittime. L’arcivescovo di MateraIrsina, monsignor Benoni Ambarus, insieme con l’intera comunità diocesana, si stringe con affetto alle famiglie Buccico e Arnulfo, partecipando al loro dolore per una perdita tanto improvvisa quanto tragica. La notizia del ritrovamento dei corpi ha spento definitivamente la

speranza rimasta viva durante i giorni delle ricerche. «In queste ore, nelle quali le parole faticano a dare voce allo sgomento, la

Chiesa di Matera-Irsina affida Angela e Carlo alla misericordia del Padre e accompagna con la preghiera i loro familiari e quanti li hanno conosciuti

e amati, perché possano trovare consolazione e forza nella fede e nella vicinanza della comunità», si legge nella nota diffusa dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Matera-Irsina. Dalla Chiesa materana arriva anche un ringraziamento a quanti si sono impegnati nelle operazioni per individuare l’ultraleggero e i suoi occupanti: «Un pensiero riconoscente va anche a quanti, nei giorni delle ricerche, hanno operato senza sosta e con generosità, mantenendo viva fino all’ultimo la speranza di un esito diverso». Al cordoglio si aggiunge quello di Forza Italia Azzurro Donna di Basilicata. Le segretarie regionale, provinciale e cittadina di Matera, Lucia Pangaro, Luisa Lacava e Carolina

Scavone, hanno espresso la vicinanza del movimento alla famiglia Buccico per la perdita di Angela. «Ogni parola in queste circostanze serve a molto poco. Chiedersi il perché e il per come non alleggerisce le perdite né l’angoscia e il dolore di chi resta», sottolineano le rappresentanti di Azzurro Donna. «Forza Italia Azzurro Donna di Basilicata si stringe attorno al grave lutto che ha colpito la famiglia Buccico con la tragica scomparsa di Angela e porge le sue più sentite condoglianze». Messaggi che testimoniano lo sgomento suscitato a Matera dal drammatico epilogo di una vicenda seguita con apprensione durante i giorni delle ricerche e conclusasi con il ritrovamento dei corpi dei due professionisti.

Il sindaco di Policoro Bianco esprime il cordoglio per Angela Buccico e ringrazia forze dell’ordine e soccorritori

«Matera colpita da una perdita grave e prematura» POLICORO. Profondo cordoglio per la scomparsa dell’avvocata Angela Buccico, vittima dell’incidente aereo avvenuto nel Cosentino. A esprimerlo è il sindaco Enrico Bianco che, a nome dell’intera Amministrazione comunale, ha rivolto le proprie condoglianze alla famiglia della professionista materana. «Al vicesindaco di Matera, Rocco Buccico, al papà Emilio Ni-

cola e a tutta la famiglia le mie condoglianze, a nome dell’Amministrazione comunale – dichiara Bianco –. Siamo vicini alla comunità di Matera, che in queste ore ha pregato e sperato per Angela, ma oggi è stata colpita da una perdita così grave e prematura». Il sindaco ha voluto rivolgere anche un ringraziamento a quanti hanno partecipato alle ricer-

che dell’ultraleggero disperso nei giorni scorsi in Calabria, proseguite fino al tragico epilogo. «Da sindaco sento il dovere di ringraziare le forze dell’ordine, i soccorritori, il soccorso alpino e tutti i volontari che si sono dedicati senza risparmiare forze e speranze nelle delicate e difficili operazioni di ricerca», conclude Bianco.


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TRAGEDIA AEREA Il mondo imprenditoriale commosso per la scomparsa di Angela Buccico e Carlo Arnulfo

Il cordoglio di Confindustria Basilicata: «Accanto alle famiglie nel loro dolore» I

l presidente Francesco D'Alema, il direttore generale Giuseppe Carriero e Confindustria Basilicata tutta esprimono profondo cordoglio per la drammatica scomparsa di Angela Buccico e Carlo Arnulfo, nel tragico incidente aereo che si è verificato nel Cosentino. «La notizia ha suscitato profonda commozione nel mondo imprenditoriale,

che esprime profonda e rispettosa vicinanza alle famiglie, partecipando con commozione al loro immenso dolore» si legge in una nota di Confindustria Basilicata che «rinnova le proprie condoglianze ai familiari e agli amici, auspicando che possano trovare, nel calore di quanti sono loro accanto, la forza per affrontare questo momento cosi' doloroso».

La vicinanza dei consiglieri comunali di Futuro Nazionale e del M5S

Il cordoglio del sindaco di Potenza alle famiglie Buccico e Arnulfo

«Matera si stringe attorno Telesca: «Una notizia che alle famiglie Buccico e Arnulfo» addolora profondamente l'intera comunità lucana» I

consiglieri comunali Marco Bigherati e Francesco Lisurici desideriamo esprimere il «più sentito cordoglio per la tragica scomparsa di Angela Buccico e di Carlo Arnulfo, avvenuta nell'incidente aereo di Fuscaldo». «Un dolore che ci tocca da vicino, al vicesindaco e assessore all'ambiente Rocco Buccico, all'avvocato Nicola Buccico, già sindaco della nostra città, e a tutta la famiglia Buccico va la nostra più affettuosa vicinanza in questo momento di immenso dolore. Il nostro pensiero va anche alla famiglia dell'avvocato Carlo Arnulfo, colpita dallo stesso destino» continuano Bigherati e Lisurici che

concludono: «Matera si stringe attorno a chi soffre questa perdita». Vicinanza anche da parte del Movimento 5 Stelle di Matera che , in una nota, afferma: «Il Movimento 5 Stelle di Matera esprime profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie di Angela Buccico e Carlo Arnulfo, a seguito della tragica notizia della loro scomparsa nell’incidente aereo avvenuto sul Tirreno cosentino». «Angela Buccico, figlia dell’avvocato Emilio Nicola Buccico, già sindaco di Matera, e sorella dell’attuale vicesindaco della città, Rocco Buccico, era una stimata professionista e una persona profondamente le-

gata alla nostra comunità» continuano i pentastellati. «In questo momento di dolore, il Movimento 5 Stelle di Matera si stringe con rispetto e affetto alla famiglia Buccico e ai familiari dell’avvocato Carlo Arnulfo, condividendone il lutto» continua il Movimento 5 Stelle. «Di fronte a una tragedia così dolorosa, ogni parola appare insufficiente. Restano il silenzio, il rispetto e la vicinanza umana alle famiglie. Il nostro pensiero va anche a tutti coloro che, in queste ore drammatiche, hanno continuato a sperare e a seguire con apprensione le operazioni di ricerca» conclude il Movimento 5 Stelle.

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l Sindaco di Potenza Vincenzo Telesca esprime profondo cordoglio per la tragica scomparsa dell’avvocata Angela Buccico, 56 anni, originaria di Matera, e del suo compagno Carlo Arnulfo, 64 anni, deceduti nell’incidente dell’ultraleggero il cui relitto è stato ritrovato questa mattina nella zona di Laghicelle, nel comune di Fuscaldo (CS). «Una notizia che addolora profondamente l’intera comunità lucana», dichiara il Sindaco Telesca. «Angela Buccico era figlia dell’avvocato Emilio Nicola Buccico, già senatore della Repubblica e sindaco di Matera, e sorella di Rocco Michele Buccico, attuale vicesindaco del capoluogo materano. Una famiglia che ha dato molto alle istituzioni della nostra regione, e che oggi piange una perdita incolmabile.» «A nome della città di Potenza e mio personale, desidero esprimere ai familiari, e in particolare al vicesindaco di Matera Rocco Michele Buccico, la vicinanza e il cordoglio più sentito dell’intera amministrazione comunale, in un momento di dolore che unisce le due città».


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POTENZA Dal mito di Ulisse all'utopia della Belle Époque de "Le Mime et l'Etoile" al Puy du Fou

Un viaggio nel tempo: sensazioni, pure emozioni e assoluto incanto

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DI MARIA ANTONIETTA NIGRI*

he il viaggio fosse la metafora della vita lo abbiamo scoperto già dalle prime letture che ci hanno accompagnato nel corso della nostra adolescenza, nel primo impatto col mondo. Nolan, in questa estate torrida, ci ha riportato indietro nel tempo: all’Odissea, il viaggio per antonomasia, il "nostos" di Ulisse ad Itaca. Ognuno di noi ha una sua Itaca, a volte inconscia, vagheggiata, inseguita e talvolta mai ritrovata. Ogni viaggio autentico è, prima ancora che uno spostamento nello spazio, un attraversamento del tempo. Da Omero, a Goethe, da Montaigne a Chatwin, partire significa uscire da se stessi per incontrare l’altrove da noi, ma anche ritrovare ciò che nel corso della storia, ha contribuito a costruire la nostra identità. Oggi abbiamo scoperto il viaggio che si connota come una sfida, finisce con l’assumere una dimensione catartica, si guarda finalmente al mondo, senza ansia e senza disagio. Il dolore ci isola e ci frantuma ma, ex abrupto, senza pensarci troppo, salire su un aereo e scoprire il fascino dei castelli della Loira può avere un valore salvifico. Qualche settimana fa, il nostro itinerario “Francia da sogno… dove la storia diventa magia”. Prima tappa. Una visione d’incanto. Le Mont Saint Michel. Ci si para davanti un isolotto roccioso in Normandia dominato da una spettacolare abbazia medievale. La suggestione da fiaba è dovuta all’alternarsi delle maree, che danno la sensazione di un prodigio, un’apparizione sospesa dal mare, come un luogo fuori dal tempo. Poi un tourbillon di castelli che si stagliano lungo la Valle della Loira, Chambord, in piena atmosfera rinascimentale, Blois famoso per la commistione degli stili architettonici, dal Medioevo al Rinascimento. Chenonceau, originale per le arcate sull’acqua, i raffinati interni, i giardini e le storie di importanti figure femminili della Francia, tra le quali anche la nostra Caterina de’ Medici, regina di Francia e vedova di Enrico II, che fece costruire la spettacolare galleria a due piani sul ponte, location di feste sontuose. Il maniero di Amboise, caratterizzato da elementi gotici e ri-

nascimentali. Leonardo da Vinci é sepolto qui nella cappella. Infine in una fantasmagoria di colori per chi ama i fiori e i paesaggi armoniosi, appare maestoso il castello di Villandry: un unicum per i suoi giardini disposti su più terrazze, per un labirinto, un’area verde particolare, chiamata giardino del sole, tutti ben evidenziati da motivi geometrici e piante immense curate con tecniche di precisione. Fin qui i castelli… e poi… il Coup de theatre "Parco Le Puy du Fou". Nato in Vandea, Puy du Fou ha saputo costruire negli anni un linguaggio originale, capace di coniugare rigore storico, ricerca artistica e spettacolarità. Ridurlo a un mero parco tematico significherebbe fraintenderne profondamente la natura. Qui la tecnologia non è mai fine a se stessa, ma rimane essenziale all’economia del racconto. Il risultato è una full immersion narrativa nella quale il visitatore viene accompagnato attraverso secoli di storia europea, trasformandosi da semplice spettatore a testimone. L’antica Roma, il Medioevo, le incursioni dei Vichinghi, il Rinascimento, il Seicento dei moschettieri: ogni epoca prende forma attraverso scenografie monumentali, musiche originali, migliaia di costumi e centinaia di

interpreti. Ma ciò che colpisce non è soltanto la perfezione tecnica degli spettacoli, a proposito dei quali, dobbiamo soffermarci su un gioiellino in particolare, ‘Le Mime et l’Etoile’ (il mimo e la stella) che ha colpito profondamente il nostro immaginario collettivo da appassionati di cinema di ogni epoca. La rappresentazione è ambientata nel 1914, agli albori della storia del cinema. Il pubblico assiste alle riprese di un film muto in bianco e nero, dove nasce una storia d’amore tra Mimoza, un giovane mimo sognatore e Garance, una promettente attrice di cinema muto. Il regista è convinto che un amore autentico possa donare al film il colore e il suono. Nella utopia di questo sogno che celebra lo spirito spensierato della bella epoque si rende omaggio all’incipit della settima arte. L’epoca in cui i primi registi erano veri e propri esploratori, l’età dell’oro del circo gitano e degli illusionisti, una parentesi incantata della nostra storia sospesa nell’ eternità, come un ricordo d’infanzia. È uno spettacolo con scenografie mobili, illusioni ottiche, danze, acrobazie ed effetti speciali che rendono l’esperienza simile ad un film girato dal vivo. E' attraverso la capacità di restituire un’anima agli eventi narrati, come in questo caso, che Puy du Fou recupera una funzione antica del teatro, quella di trasformare la rappresentazione in esperienza collettiva. Come nelle tragedie greche o nei grandi drammi shakespeariani, lo spettatore non assiste semplicemente ad una storia: ne è coinvolto emotivamente. Con il calare della sera, il parco assume un fascino ancora più intenso. Le luci si riflettono sull’acqua, le musiche accompagnano gli ultimi spettacoli e l’atmosfera diventa quasi fiabesca. Alla fine della visita si comprende come il vero protagonista non sia lo spettacolo, per quanto grandioso, ma il viaggio stesso. Perché ogni viaggio, quando è autentico, non ci porta soltanto verso un luogo: ci restituisce una prospettiva diversa sul tempo, sulla storia e in ultima analisi su noi stessi. “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”: Marcel Proust. *DOCENTE DI LETTERE CLASSICHE


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L’assessore alla Salute commenta la lettera di una famiglia abruzzese coinvolta in un incidente sulla Statale 106 e ringrazia il personale del Pronto Soccorso di Policoro

Latronico: «Competenza clinica ed empatia fanno la differenza»

«U

na testimonianza che ci riempie di orgoglio e che dimostra l’eccellenza e il grande cuore della nostra sanità regionale». Così l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, commenta la lettera pubblicata oggi dal Corriere della Sera e firmata da Emanuela Zulli, insegnante abruzzese coinvolta insieme alla propria famiglia in un grave incidente stradale sulla Statale 106 Jonica, mentre era in vacanza in Basilicata. L’incidente si è verificato nei pressi di Terzo Marzocco. A seguito del violento impatto, i tre turisti sono stati soccorsi e trasportati d’urgenza all’ospedale di Policoro, dove sono stati sottoposti tempestivamente agli accertamenti e agli esami diagno-

stici necessari.Nel suo racconto, pubblicato dal quotidiano nazionale, Emanuela Zulli ha ricordato con commozione l’assistenza ricevuta durante quei momenti difficili, evidenziando la professionalità e l’umanità dimostrate dal personale del Pronto Soccorso.Una testimonianza che ha spinto Latronico a rivolgere un ringraziamento agli operatori sanitari dell’ospedale di Policoro.«Voglio rivolgere un plauso sincero e un ringraziamento a tutto il personale medico e infermieristico del Pronto Soccorso di Policoro», sottolinea l’assessore. Zulli, aggiunge Latronico, ha ricordato «l’accoglienza ricevuta», citando «la professionalità, l’umanità e la simpatia del giovane medico di turno e di tutta la

squadra di operatori sanitari». Per l’assessore, proprio nei momenti di maggiore difficoltà la qualità dell’assistenza passa dalla capacità di unire preparazione professionale e attenzione alla persona.«In momenti drammatici come quelli vissuti da questa famiglia – prosegue Latronico – la competenza clinica unita all’empatia fa la differenza».Il riconoscimento espresso dalla famiglia abruzzese diventa così, nelle parole dell’assessore, anche un'occasione per valorizzare il lavoro quotidiano del personale sanitario lucano.«La sanità lucana – conclude Latronico – è fatta prima di tutto di donne e uomini straordinari che ogni giorno lavorano con dedizione e spirito di servizio per tutelare la vita e la

salute di cittadini e turisti».L’assessore ha infine rivolto alla famiglia abruzzese l’augurio di «una rapida e completa guarigione».

«Serve un Patto regionale per l’abitare che metta insieme casa, lavoro e contrasto allo spopolamento»

Emergenza abitativa, Uil: «Prima recuperare le case inutilizzate, poi pensare a costruire»

«S

erve un Patto regionale per l’abitare che metta insieme casa, lavoro e contrasto allo spopolamento». È la proposta lanciata dalla Uil Basilicata, attraverso il segretario generale Vincenzo Tortorelli e il segretario regionale della Feneal Uil, Carmine Lombardi, di fronte a un’emergenza abitativa che in Basilicata assume caratteristiche sempre più complesse. Per il sindacato, il Piano Casa del Governo può rappresentare un’opportunità, ma deve essere adattato alle esigenze del territorio lucano, puntando sul recupero degli alloggi pubblici inutilizzati e sulla creazione di un’offerta abitativa accessibile anche alla fascia media.In Basilicata ci sono 94.809 abitazioni non occupate, pari al 29,4% del totale. Un dato che si accompagna alla presenza di circa 9 mila alloggi di edilizia residenziale pubblica, dei quali 6.500 in provincia di Potenza e 2.500 nel Materano. Di questi, 683 non sono attualmente assegnabili perché necessitano di interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria.«Questi numeri – sottolinea Tortorelli – ci dicono che una parte della risposta all’emergenza casa è già dentro il patrimonio pubblico esistente. Prima ancora di consumare nuovo suolo dobbiamo recuperare e rendere disponibili gli alloggi che oggi non possono essere assegnati».Il fenomeno delle abitazioni vuote raggiunge dimensioni particolarmente rilevanti nei piccoli comuni. A Cirigliano sono 400 su 579, pari al 69,08%. Ad Armento sono 599 su 896, il 66,9%; ad Aliano 784 su 1.247, il 64%; a Castelgrande 754 su 1.179, ancora il 64%. Ad Accettura le case non occupate sono 984 su 1.789, pari al 55%.Ma il problema riguarda anche i centri maggiori. A Potenza risultano vuote 6.842 abitazioni su 33.830, pari al 20,22%, mentre a Matera sono 6.596 su 30.459, il 21,66%.«Il dato sul-

le case vuote – afferma Lombardi – deve farci riflettere sulla qualità delle politiche urbanistiche e abitative. Non è sufficiente costruire nuove abitazioni se contemporaneamente una quota enorme del patrimonio esistente resta inutilizzata». Secondo la Uil, inoltre, l’emergenza abitativa sta coinvolgendo sempre più la fascia intermedia, composta da persone che lavorano e hanno un reddito, ma che non riescono comunque a sostenere il costo di un affitto o ad acquistare un’abitazione.«È qui – sostiene Tortorelli – che la questione della casa incontra direttamente quella del lavoro. Non possiamo parlare di autonomia, di futuro dei giovani e di qualità dell’occupazione se una persona che lavora non riesce a permettersi un’abitazione». Da qui la richiesta di un Patto regionale per l’abitare, con un tavolo permanente che coinvolga Regione, Comuni, sindacati, rappresentanze degli inquilini e dei proprietari e mondo delle costruzioni. «Dobbiamo sapere quanti alloggi possono essere recuperati, dove esiste una domanda abitativa insoddisfatta, quali immobili possono essere riqualificati e messi a disposizione della fascia media e quali aree possono essere interessate da interventi di rigenerazione urbana», spiega Lombardi.Il recupero del patrimonio esistente, secondo la Feneal Uil, può inoltre sostenere il settore delle costruzioni attraverso interventi di manutenzione, riqualificazione energetica e adeguamento sismico. Tra le proposte c’è anche un fondo di rotazione per le ristrutturazioni e gli adeguamenti sismici.In questo quadro la Uil guarda con interesse al Piano Casa del Governo, che prevede il recupero di circa 60 mila alloggi popolari oggi inutilizzabili perché degradati, occupati abusivamente o non a norma. Il piano punta inoltre sull’housing sociale, con oltre 3,6 mi-

liardi di euro in un fondo unico gestito da Invimit, e sul coinvolgimento dei privati attraverso procedure semplificate, a fronte dell’obbligo di destinare almeno il 70% degli alloggi realizzati all’edilizia convenzionata, con prezzi o canoni calmierati.«Il principio è condivisibile – commenta Tortorelli – ma ora bisogna verificare come queste risorse e questi strumenti possano essere utilizzati in Basilicata». Per la Uil, infatti, le misure nazionali devono essere adattate alle caratteristiche dei territori.«Non possiamo applicare lo stesso modello a una grande area metropolitana e a un piccolo comune lucano alle prese con lo spopolamento – sottolinea Tortorelli –. La politica abitativa deve essere territoriale e deve tenere insieme casa, lavoro, servizi, mobilità e qualità urbana». La Uil chiede quindi alla Regione Basilicata di aprire un confronto con le parti sociali e di definire una strategia regionale con obiettivi, risorse e tempi certi. L’obiettivo è trasformare il recupero del patrimonio abitativo e la nuova offerta di housing sociale in una politica capace di sostenere non solo il diritto alla casa, ma anche la permanenza di giovani, lavoratori e famiglie sul territorio.


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Potenza

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Il progetto dei Servizi sociali scelto per raccontare il sostegno alle fragilità. Telesca: «Un riconoscimento al lavoro degli operatori»

Potenza, assistenza domiciliare scelta per lo spot del Ministero POTENZA. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha selezionato un’attività di Assistenza domiciliare integrata, svolta dai Servizi sociali del Comune di Potenza, inserendola in un video che ha diffuso sui propri canali social. «Si tratta – spiega il sindaco di Potenza Vincenzo Telesca – di un’iniziativa che premia il lavoro che quotidianamente svolgono i nostri operatori e che riconosce a loro e all’assessore Grieco la bontà di un progetto capace di porre al centro dell’azione amministrativa l’accoglienza e l’accompagnamento delle fragilità che si incontrano nella città». «È importante riscoprire all’interno della nostra comunità – evidenzia l’as-

sessore alle Politiche sociali Anna Grieco – l’attenzione nei confronti dell’altro, la volontà di fare rete, l’importanza di co-

gliere in chi ci è vicino o, più semplicemente, magari ci vive accanto, quei segnali di disagio, di criticità per i quali si renda ne-

cessario il supporto delle istituzioni. Come Amministrazione siamo pronti a cogliere i suggerimenti che possono essere posti alla nostra attenzione attraverso le forme che si ritengano più idonee, per esempio con semplici segnalazioni, per attivare tutta una serie di misure in grado di fornire sostegno e supporto, a cominciare dall’ascolto e dalla vicinanza alle persone che vivono un momento di difficoltà». Nel breve estratto pubblicato su Facebook, che riprende il video completo diffuso su YouTube, si riporta un intervento di Assistenza domiciliare integrata (Adi), che si avvale di un’équipe composta da tre professionisti, un’assistente sociale, un’educatrice e una psicologa, che

operano in team nel domicilio di una famiglia potentina e aiutano i protagonisti, soprattutto il giovane figlio, ad affrontare alcune difficoltà, proponendo un percorso mirato alla riconquista della sua autonomia personale e sociale. «Una storia semplice – conclude il sindaco – e forse proprio perché semplice, una storia in grado di emozionare e, spero, di trasmettere fiducia nei Servizi sociali del Comune, perché fidarsi significa affidarsi a chi ha gli strumenti per aiutarci nei momenti di difficoltà ed essere concretamente vicino a chi vive condizioni di esclusione o di marginalità: il Servizio sociale di Potenza lavora e opera affinché queste persone possano sentirsi meno sole».

Il centro estivo nella parrocchia della Sacra Famiglia accoglie 80 bambini tra sport, giochi, attività motorie e momenti di socialità

“Gioca con noi” per l’estate dei ragazzi a Rossellino DI FRANCESCO MENONNA

POTENZA. Un modo per stare insieme, un forte connubio tra sport, animazione e intrattenimento nel segno del divertimento puro. Tutto questo grazie alla disponibilità della Chiesa della Sacra Famiglia di Rione Rossellino e del parroco, don Domenico Pace. Si chiama Gioca con noi, ha sede appunto nella parrocchia di Rossellino ed è il centro estivo che ha aperto i battenti nel mese di giugno, grazie alla programmazione di Giuseppe Benevento. Una grande opportunità di svago, un modello di divertimento intergenerazionale che vede nella programmazione attenta e misurata l'elemento fondamentale per crescere e fare attività liberamente. Fiducia, amicizia e senso di appartenenza al centro estivo testimoniano la volontà di fare bella figura per tutti i bambini. Maschietti e femminucce si divertono e fanno comunella: tra una merendina e l'altra, tra un gelato e l'altro, cercano di accrescere la stima reciproca e il rapporto di amicizia. Valori, questi, che negli ultimi tempi sembrano andare a carte quarantotto con l'utilizzo sfrenato di internet, dei telefonini e dei social, che spesso distraggono i fanciulli, presi più dalla comunità "telematica" che da quella reale e dai rapporti personali. Un modello importante, quello avviato da Giuseppe Benevento,

che punta sull'inclusione e sugli spazi reali per dare a tutti, bambini e genitori, un momento di grande condivisione e sincera amicizia. Giuseppe Benevento ha parlato delle iniziative svolte dal centro estivo, sottolineandone le caratteristiche salienti. Come si chiama il centro estivo? «Il centro estivo si chiama Gioca con noi». Quanti sono i fanciulli impegnati nella struttura? «Abbiamo ottanta iscritti di età compresa fra i tre e i tredici anni». Quali sono le attività svolte dalla vostra struttura? «Facciamo attività ludico-sportive, giochi d'acqua, uscite in piscina, uscite extra, come il parco dei dinosauri, fattorie didattiche e quant'altro. Poi facciamo tutti i tipi di sport: calcio, basket, tennis. Avendo nello staff due istruttori laureati in Scienze motorie, quindi due istruttori sportivi, io e un mio collega, abbiamo la possibilità di sviluppare moltissimo le attività motorie». Come si comportano i ragazzi da voi? «Bene. Diciamo che le generazioni di oggi sono molto particolari, sono generazioni diverse dalle nostre, però tutto sommato, stando nelle regole, va tutto bene». Qual è il rapporto con i genitori e con i responsabili della

struttura? «Diciamo la verità, quest'anno ci troviamo molto bene con i genitori. Sono genitori molto responsabili, abbiamo creato un bellissimo rapporto di collaborazione. Quindi loro fanno il loro lavoro a casa e noi facciamo il nostro lavoro qui nel centro. C'è quindi un bel rapporto di collaborazione e di fiducia. Con molti si è creato un bel rapporto di amicizia». Ci racconta un fatto curioso? «Un fatto curioso? Ne capitano di tutti i colori tutte le mattine. Le storielle dei bambini, le parole dei bambini sono le cose più divertenti, soprattutto con i più piccoli. Quelli del gruppo asilo, dove quest'anno abbiamo una bella classe e dove stiamo sviluppando

molto bene le attività motorie di base. Stiamo lavorando moltissimo sull'attività di avviamento allo sport, sugli schemi motori di base e sulle capacità coordinative. Le cose più curiose accadono con loro, diciamo: quello che dicono e ti raccontano in maniera ingenua e spontanea è meraviglioso». Per il futuro cosa prevede? «Per il futuro speriamo di rimanere qui per tanti anni. Ci troviamo benissimo. È una struttura che vale e che ci dà tanto. Abbiamo tanti spazi all'ombra e tanti spazi all'aperto. Quindi riusciamo a ripararci bene dal sole negli orari di punta e utilizziamo molto bene gli spazi all'aria aperta anche quando fa davvero tanto caldo».


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ABRIOLA Dopo le polemiche sulla riqualificazione del comprensorio sciistico, parla il sindaco

Sellata-Pierfaone, Triunfo: «Non temiamo controlli» Nei giorni scorsi si è sviluppato un ampio dibattito attorno al progetto di riqualificazione del comprensorio SellataPierfaone nel territorio di Abriola. Alle tante polemiche e reazioni suscitate dalla pubblicazioni di alcuni articoli, il sindaco Romano Triunfo risponde con una lunga nota che riportiamo di seguito integralmente. ************ DI ROMANO TRIUNFO*

A

tutti coloro che stanno commentando la riqualificazione della Sellata, ritengo doveroso intervenire per riportare la discussione sul terreno dei fatti, degli atti amministrativi e delle norme, evitando che valutazioni, dubbi e ricostruzioni giornalistiche vengano percepiti come accertamenti definitivi di illegittimità. Lo faccio in qualità di rappresentante dell’Amministrazione comunale e, soprattutto, a tutela della comunità di Abriola, del territorio della Sellata e dei tanti operatori economici e turistici che da anni attendono un rilancio concreto di questa importante area della Basilicata. Non abbiamo nulla da temere dal confronto e siamo disponibili a rispondere a qualsiasi domanda. Ma proprio perché si parla di soldi pubblici, ambiente, appalti e procedure amministrative, è necessario che ogni affermazione sia accompagnata dalla corretta lettura degli atti e delle norme. I FONDI PER LA SELLATA NON SONO “FONDI SANITARI” Questa è, a mio avviso, una delle ricostruzioni più fuorvianti dell’intera vicenda. Per quanto risulta dagli atti e dalle informazioni acquisite, le risorse destinate alla riqualificazione della Sellata provengono dal POC Basilicata, nell’ambito delle politiche di sviluppo e coesione territoriale. Non si tratta, quindi, di risorse del Fondo Sanitario Regionale destinate ai LEA. Mettere sullo stesso piano le risorse destinate agli in-

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vestimenti territoriali e quelle destinate alla sanità significa creare una contrapposizione artificiale: “soldi tolti alla sanità per finanziare una seggiovia”. È una rappresentazione che non corrisponde alla natura delle risorse finanziarie utilizzate per l’intervento. La discussione può e deve riguardare l’opportunità dell’investimento, le modalità di realizzazione, la sostenibilità economica e ambientale e la correttezza delle procedure. Ma non può essere costruita sulla falsa contrapposizione tra sanità e sviluppo territoriale. LA VINCA NON È UN “ESCAMOTAGE” Altro punto sul quale è necessario fare chiarezza riguarda la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA). Lo screening di VIncA non è una procedura inventata per accelerare i lavori, né una scorciatoia amministrativa. È uno strumento previsto dalla normativa ambientale per verificare preventivamente l’incidenza di un progetto sui siti interessati e stabilire, sulla base dell’istruttoria dell’autorità competente, se siano necessari ulteriori approfondimenti. Nel caso della Sellata Pierfaone, la procedura è stata sottoposta alle autorità competenti e ha seguito il relativo iter amministrativo. Anche gli interventi sulla vegetazione devono essere valutati alla luce delle prescrizioni ambientali

previste dal progetto e dai provvedimenti autorizzativi. Il progetto prevede, inoltre, interventi di compensazione e reimpianto della vegetazione, con un numero di faggi da reimpiantare superiore a quelli interessati dalla rimozione. Sarà compito degli organismi competenti verificare il rispetto di tutte le prescrizioni. Trasformare, però, una procedura ambientale prevista dalla legge in una presunta prova di irregolarità significa anticipare un giudizio che spetta esclusivamente alle autorità competenti. I “13 ATTI ILLEGITTIMI”: QUALI ILLEGITTIMITÀ SONO STATE ACCERTATE? L’articolo richiama numerosi atti amministrativi e, in diversi passaggi, formula interrogativi e ipotesi di possibile illegittimità. Ma una cosa è sollevare dubbi e chiedere chiarimenti, altra cosa è presentare quei dubbi all’opinione pubblica come se costituissero già irregolarità accertate. Entriamo allora nel merito. Affidamento dell’incarico professionale L’articolo 50, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 36/2023 disciplina l’affidamento diretto dei servizi e delle prestazioni di ingegneria e architettura entro la soglia prevista dalla norma. La scelta del professionista deve naturalmente essere adeguatamente moti-

vata e rispettare i principi del Codice dei contratti pubblici. Nel caso specifico, la disponibilità di rilievi, cartografie e conoscenze tecniche preliminari può costituire un elemento oggettivo da valutare nell’ambito dell’efficienza e della continuità dell’attività progettuale che viene da un tempo più datato. Sarà sempre la documentazione amministrativa a dimostrare la correttezza dell’affidamento, non certo una ricostruzione giornalistica. I lotti funzionali La suddivisione di un intervento in lotti non equivale automaticamente a uno “spacchettamento” illecito. Il Codice dei contratti pubblici disciplina espressamente la possibilità e, in presenza delle condizioni previste dalla legge, la necessità di articolare gli affidamenti in lotti funzionali o prestazionali, anche nell’ottica di favorire la partecipazione delle piccole e medie imprese. Ciò che deve essere verificato è che la suddivisione sia coerente con la natura dell’opera, con il quadro economico complessivo e con la normativa sugli affidamenti. Se il quadro economico dell’intervento è unitariamente individuato e gli atti sono pubblici e tracciabili, non è sufficiente definire la presenza di più lotti come prova di un illecito. La Conferenza di servizi Anche sui tempi della Conferenza di servizi è ne-

cessario evitare semplificazioni. La legge n. 241/1990 disciplina espressamente la Conferenza di servizi semplificata e asincrona, stabilendo termini e modalità attraverso cui le amministrazioni coinvolte devono esprimersi. Il fatto che un’amministrazione rilasci il proprio parere prima della scadenza del termine non costituisce, di per sé, un’irregolarità. La tempestività dell’istruttoria non può essere trasformata automaticamente in una violazione della legge. La verifica della progettazione Anche su questo punto occorre attenersi alla disciplina del Codice dei contratti pubblici e dell’Allegato I.7, verificando concretamente requisiti, soglie e modalità di verifica previste per la specifica opera. Non è corretto trasformare una questione tecnica relativa alla modalità di verifica del progetto in una presunzione automatica di illegittimità. Variazioni, rettifiche e atti contabili Una rettifica contabile o una variazione di bilancio adottata secondo le procedure previste dal TUEL non costituisce, di per sé, un’anomalia. Gli enti locali adottano quotidianamente atti di questo tipo. Ciò che conta è che siano rispettate competenze, motivazioni, coperture finanziarie, termini e procedure previste dalla legge.


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LA SELLATA NON È UN’OPERAZIONE CONTRO IL TERRITORIO C’è poi una questione che va oltre le singole procedure amministrative. La riqualificazione della Sellata Pierfaone non nasce oggi e non nasce per interessi particolari. È un progetto strategico per un territorio montano che da anni chiede investimenti, infrastrutture, servizi e nuove opportunità di sviluppo. La pista prevista dall’intervento ricalca sostanzialmente il tracciato esistente e l’intervento sulla vegetazione deve essere

effettuato nel rispetto delle prescrizioni di sicurezza, ambientali e autorizzative. Il progetto prevede inoltre interventi di compensazione e reimpianto. Parlare genericamente di “scempio” senza spiegare cosa preveda concretamente il progetto significa offrire ai cittadini una rappresentazione parziale della realtà. PERCHÉ INVESTIRE NELLA SELLATA La vera domanda, semmai, dovrebbe essere un’altra: vogliamo continuare a lasciare le nostre aree interne prive di investimenti oppure vogliamo costruire

le condizioni per un nuovo modello di sviluppo? La Sellata può rappresentare una delle infrastrutture strategiche per il turismo montano lucano. L’obiettivo non è semplicemente quello di avere una pista da sci funzionante durante l’inverno. L’obiettivo è costruire una destinazione capace di attrarre visitatori durante tutto l’anno, attraverso turismo sportivo, naturalistico, escursionistico, familiare e legato alle nostre tradizioni. Questo significa creare opportunità per alberghi, ristorazione, attività commerciali, guide, imprese,

servizi e professionisti. Significa soprattutto contrastare lo spopolamento delle aree interne e creare nuove prospettive per i nostri giovani. UNA COSA È IL GIORNALISMO, UN’ALTRA È IL GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ Nessuno vuole mettere in discussione il diritto di un giornale di fare domande, sollevare dubbi o criticare l’operato delle istituzioni. È un diritto fondamentale. Ma proprio per questo chiediamo anche il rispetto del diritto dei cittadini a conoscere la differenza tra: un fatto accertato; un’ipotesi; un dubbio; una valutazione giornalistica; e un’illegittimità definitivamente accertata. Se esistono violazioni di legge, vengano indicate con precisione. Se esistono atti illegittimi, vengano individuati. Se esistono danni erariali, vengano sottoposti alle autorità competenti. Se esistono irregolarità amministrative, saranno gli organi preposti ad accertarle. Ma fino a quel momento non si può trasformare il condizionale in una sentenza. NOI NON TEMIAMO I CONTROLLI L’Amministrazione che rappresento non teme con-

trolli, verifiche o confronti. Al contrario, siamo i primi interessati affinché ogni euro pubblico venga utilizzato nel pieno rispetto della legge e nell’interesse della collettività. Gli atti sono pubblici e sottoposti ai controlli previsti dall’ordinamento. IN CONCLUSIONE Abriola non ha bisogno di polemiche costruite sulla contrapposizione tra sviluppo e ambiente, tra turismo e tutela del territorio, tra investimenti e servizi pubblici. Ha bisogno di progetti, investimenti, lavoro e futuro. La comunità di Abriola ha il diritto di sapere come vengono utilizzate le risorse pubbliche, ma ha anche il diritto di non essere alimentata con rappresentazioni allarmistiche o accostamenti che non tengano conto della reale natura delle risorse e delle procedure amministrative. Noi continueremo a fare il nostro lavoro con trasparenza, assumendoci le responsabilità delle scelte compiute. La Sellata Pierfaone non si difende con gli slogan. Si difende con gli atti, con le norme, con i progetti e con la capacità di costruire futuro. E su questo, come Amministrazione e come comunità, continueremo ad andare avanti.


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Il concerto di beneficenza raccoglierà fondi per le cure di una bambina e si terrà il 2 settembre a Muro Lucano

Arisa canterà per Angela Lucia in occasione della festa regionale di San Gerardo Majella L’

DI EMANUELA CALABRESE

incantevole voce di Arisa si leverà al cielo dalla piazza di Muro Lucano per incontrare l’amorevole Patrono della Basilicata, San Gerardo Majella. Il 2 settembre, per la festa regionale del santo, nato a Muro e divenuto universalmente protettore delle donne gestanti, delle mamme e dei bambini, è stata confermata la presenza dell’artista lucana. La cantante, originaria di Pignola, aveva già annunciato il 2 giugno scorso a Potenza in occasione della Festa della Repubblica -quando aveva ricevuto dal Prefetto l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica- di voler tenere quanto prima un concerto di beneficenza, per sostenere le cure della piccola Angela Lucia. Ieri l’annuncio ufficiale che il concerto si terrà a Muro Lucano. Così, la figura benevola di San Gerardo Majella, al quale tante famiglie da secoli si affidano, e la straordinaria dolcezza e sensibilità di Arisa, saranno un unicum per una serata incentrata sulla forza dell’amore per il prossimo. L’Amministrazione comunale di Muro Lucano ha dunque colto il gesto di Arisa e organizzato il concerto, promuovendo la raccolta fondi per affrontare una costosa terapia medica per la piccola, raccolta gestita dall’Associazione San Gerardo Maiella, partner ufficiale dell’iniziativa. Per donare, l’IBAN è IT66I03069676845107913 17307- Associazione Murese di Volontariato San Gerardo Maiella. «Sarà una notte in cui la voce di Arisa incontrerà idealmente la mano di San Gerardo, fondendo la musica con la fede e facendo battere insieme il cuore di tutte le genti lucane -spiegano dalla Casa ComunaleUn grande evento di musica e solidarietà a sostegno della piccola Angela Lucia

e della sua famiglia». TELESCA: «È UN GESTO BELLISSIMO, CHE FA ONORE ALLA NOSTRA TERRA» «Siamo felici che Arisa possa realizzare il suo concerto di beneficenza e che la comunità lucana possa stringersi attorno ad Angela Lucia procedendo con donazioni utilizzando l’IBAN come indicato dal Comune di Muro Lucano. È un gesto bellissimo, che fa onore alla nostra terra, e come Amministrazione siamo semplicemente contenti che la ragazza possa avere a disposizione la cifra necessaria per le cure». Sono queste le parole del Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, dopo la diffusione della notizia che il concerto benefico si terrà a Muro Lucano. Sulla scelta della location, diversa da quella inizialmente ipotizzata a Potenza, il Sindaco chiarisce i passaggi: «Dopo l’annuncio di Arisa al Teatro Stabile lo scorso giugno, come Comune ci siamo mossi in tempi rapidi per rendere possibile il concerto a Potenza: abbiamo lavorato sulla location e con l’organizzazione di Arisa abbiamo iniziato a valutare quanto veniva reso in beneficenza e

quanta parte dell organizzazione aveva bisogno di forti sostegni economici – e prosegue Telesca- Pur ringraziando il lavoro posto in essere dall’assessore Falotico che ha cercato le migliori vie per ottenere risparmi di spesa il concerto di beneficenza sarebbe costato oltre € 60.000,00. Con la struttura organizzativa dei tour di Arisa si era ipotizzata una bigliettazione che avrebbe consentito di far fronte alle spese e devoluto la restante parte alla famiglia di Angela Lucia. In questa dinamica organizzativa molto probabilmente si è inserito il Comune di Muro Lucano che dovendo procedere con le celebrazioni dei festeggiamenti di San Gerardo Maiella ed avendo sicuramente a disposizione un contributo regionale, come tutti i comuni della Basilicata, ha ben pensato di agire contattando la struttura organizzativa di Arisa – conclude il Sindaco di Potenza- e chiedendo ai cittadini di sostenere la causa mettendo a disposizione un IBAN. Una metodologia diversa che ugualmente punta a far ottenere il contributo sperato per far fronte alle cure mediche di Angela Lucia. Ringrazia-

mo Arisa per la sua generosità e facciamo il tifo perché il 2 settembre sia una serata di musica e solidarietà che raggiunga l’obiettivo per cui è nata». LA GARANTE MIGNOLI: «UN SEGNALE IMPORTANTE, CHE METTE AL CENTRO I BAMBINI» Il plauso per l’iniziativa è giunto anche dalla Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Rossana Mignoli, «per aver accolto con grande sensibilità l’appello della famiglia della piccola Angela Lucia e per aver contribuito a trasformarlo in una straordinaria occasione di solidarietà collettiva. La disponibilità della cantautrice lucana e l’impegno del Sindaco rappresentano un segnale importante all’interno di un percorso più ampio che Muro Lucano sta costruendo, anche in forte sinergia con l’Ufficio del Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, per mettere al centro i bambini, le loro fragilità e le famiglie. Un percorso che, come già preannunciato, troverà nel 300° anniversario della nascita di San Gerardo Maiella un momento particolarmente significativo, con una se-

rie di iniziative rivolte all’infanzia». ARISA E IL SANTO “ANGELO DELLE CULLE” Lo scorso 23 aprile, memoria del Battesimo del Santo, iniziarono le celebrazioni per il 300esimo dalla nascita di Gerardo Majella. L’Arcivescovo Davide Carbonaro, Metropolita e Presidente della CEB, aveva difatti chiesto al Santo Padre Leone XIV di indire uno speciale “Anno Giubilare Gerardino”. A Muro Lucano, dove il Santo nacque e visse per 23 anni, sono ancora custoditi, con profonda devozione e affetto, i luoghi che videro la sua nascita, gli inizi della fede, la profonda devozione mariana e la sua vocazione alla vita consacrata. «San Gerardo che ebbe a cuore la volontà di Dio come amorosa ricerca della felicità, aiuti i giovani – proseguì l’Arcivescovo in occasione dell’apertura dell’Anno Gerardino- a scoprire la gioia e la gratitudine che scaturiscono da un cuore semplice e la capacità, di donarsi agli altri senza riserve». Un'organizzazione che ha impegnato con gioia anche il Parroco di Muro Lucano, Padre Thomas, e che oggi continua assidua. San Gerardo Majella fu beatificato il 29 gennaio 1893 da Papa Leone XIII e canonizzato l'11 dicembre 1904 da Papa Pio X nella Basilica Vaticana. Successivamente, il 21 aprile del 1994, Giovanni Paolo II proclamava San Gerardo Majella Patrono della Basilicata. Il religioso redentorista è il patrono universale delle partorienti, delle mamme e dei bambini. Viene invocato in tutto il mondo come “l’Angelo delle culle” per la sua vicinanza spirituale e le numerose guarigioni legate alla maternità. Il 2 settembre dunque, insieme alla protezione del Santo, la voce di Arisa risuonerà melodica ed aiuterà anche la piccola Angela Lucia.


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Atmosfera di grande festa tra tradizione, creatività e tanta voglia di divertirsi

Carnevale Estivo, a Laurenzana pienone per la 14esima edizione

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__Caiata, Fazzari e Trivigno e alcuni momenti dell’iniziativa

na piazza gremita, un pubblico numeroso e un'atmosfera di grande festa hanno accompagnato la XIV edizione del Carnevale Estivo di Laurenzana, che nella serata del 17 agosto ha trasformato il paese in un grande palcoscenico a cielo aperto. Una manifestazione che, ancora una volta, ha saputo mettere insieme tradizione, creatività, spettacolo e partecipazione popolare, coinvolgendo bambini, ragazzi, adulti, associazioni, istituzioni, attività commerciali e volontari. L'evento serale è stato introdotto e accompagnato sul palco da Elvira Festa, che ha aperto ufficialmente la manifestazione dando il benvenuto al pubblico e ai protagonisti della serata. Sul palco sono intervenuti Angela Di Trinco, presidente dell'Associazione Carnevale Estivo, il sindaco di Laurenzana Giuseppe Trivigno, l'onorevole Salvatore Caiata e Maria Fatima Doradio, consigliera di amministrazione della BCC, che ha portato anche i saluti della presidente Teresa Fiordelisi. LA GIURIA E LA SFIDA TRA I CARRI Uno dei momenti più attesi della serata è stata la presentazione della giuria chiamata a valutare le opere in concorso. A comporre la giuria sono stati Antonio Castellano, Francesco Lucarelli, Natalya Cutro e Maria Lucia Gaudiano. Quattro i grandi carri allegorici protagonisti della sfilata, espressione del lavoro, dell'impegno e della creatività delle squadre partecipanti. I QUATTRO CARRI IN CONCORSO “TUMMAS E GERARD: NA VIT A CORR'” - Squadra CASTELLO – referente Giovanni Nigro “PEGASO” - Squadra LARGO FIERA – referente Giuseppe Romanelli

“IT'S ME!” - Squadra STAZIONE – referente Egidio Nigro “POTERE SENZA CONFINI” Squadra SETTE TORRI – referente Maria Rita Romano. A conquistare il titolo di carro vincitore dell'edizione 2026 è stato “PEGASO”, realizzato dalla squadra Largo Fiera. Un risultato che premia il lavoro e la passione del gruppo guidato da Giuseppe Romanelli, ma che rappresenta anche il valore complessivo di tutte le squadre che hanno lavorato per settimane alla realizzazione delle proprie opere. MASCHERE E GRUPPI: UNA SFILATA PER TUTTE LE ETÀ Grande spazio è stato dedicato anche alle maschere, con una partecipazione particolarmente vivace da parte di bambini e adulti. CATEGORIA BAMBINI Maschere individuali: Mercoledì Addams; Ulisse ritorna alla sua patria; Il venditore ambulante. Maschere di gruppo: I Cugini Canaglie; Le Cowgirls; Aladdin e il Genio della Lampada con il suo tappeto volante; I Dolci Amici. CATEGORIA ADULTI Maschera individuale: Zucchero Fornaciari canta un suo medley e Bacco. Maschera di coppia: Charlie Chaplin e Ditony. Maschera di gruppo adulti: Coco – Día de los Muertos; Heidi ti saluta Caperrino; Lego Mania; Il Buono, il Brutto, il Cattivo; Giro del Mondo in 80 Waka; Rocky Babbei; Le Avventure di Pinocchio; I Cesti; La Ville Lumière e I Marinai. NON SOLO CARNEVALE: UNA GRANDE MACCHINA ORGANIZZATIVA Dietro la riuscita della manifestazione c'è stato il lavoro di una vera e propria squadra, composta da istituzioni, associazioni, volontari e realtà del territorio. L'Associazione Carnevale Estivo ha voluto rivolgere un ringraziamento particolare a: Amministra-

(foto Mattiacci)

zione Comunale di Laurenzana – PO Val d'Agri – BCC – TotalEnergies Italia – Car Zentrum – Associazione e tutti gli operatori ecologici. Un ringraziamento è stato inoltre rivolto a Vigili e Forze dell'Ordine, impegnati nel garantire lo svolgimento della manifestazione in condizioni di sicurezza, e a tutte le persone che, a vario titolo, hanno collaborato alla realizzazione dell'evento. Importante anche il contributo del mondo del volontariato e della sicurezza: durante la serata sono stati ricordati Pierluigi Martoccia, rappresentante della Protezione Civile Gruppo Lucano, e Nicola Coluzzi, presidente delle Guardie del Cervo, per il prezioso supporto alla manifestazione. LA SERATA È PROSEGUITA CON LA MUSICA Dopo la sfilata e i momenti dedicati alle premiazioni, la festa è proseguita con l'esibizione di Nostalgia 90, che ha coinvolto il pubblico con un viaggio musicale dedicato alle atmosfere e ai grandi successi degli anni Novanta. A chiudere la serata è stato il DJ set di Massimiliano Crisci B2B Francesco Zito, che ha accompagnato il pubblico fino alla conclusione dell'evento.

UN SUCCESSO DI PUBBLICO E DI PARTECIPAZIONE Il dato più evidente della serata è stato il grande afflusso di pubblico. Laurenzana si è presentata gremita di persone, con cittadini e visitatori arrivati per assistere alla sfilata, ammirare i carri allegorici e vivere una serata all'insegna della musica e del divertimento. Il pienone registrato durante la manifestazione conferma la capacità del Carnevale Estivo di Laurenzana di andare oltre la semplice dimensione della festa, diventando un appuntamento di richiamo per il territorio e un momento importante di aggregazione della comunità. La XIV edizione lascia così il segno con un messaggio chiaro: quando una comunità si mette insieme, la creatività, la passione e il lavoro di tante persone possono trasformarsi in uno spettacolo capace di coinvolgere un intero paese. L'Associazione Carnevale Estivo guarda quindi già al futuro, forte del successo di una serata che ha visto protagonisti carri, maschere, musica, volontari, istituzioni e soprattutto un pubblico numerosissimo, vero cuore della manifestazione.Laurenzana ha festeggiato. E lo ha fatto in grande.


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Il passaggio segna l’ingresso di Futuro Nazionale in Consiglio comunale e apre una nuova fase politica

Bigherati e Lisurici scelgono il Gruppo Misto: confermato il sostegno a Nicoletti

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consiglieri comunali Marco Bigherati e Francesco Lisurici lasciano i rispettivi gruppi consiliari di appartenenza e approdano al Gruppo Misto. Una scelta che, nelle intenzioni dei due amministratori, rappresenta un passaggio politico e istituzionale volto a garantire maggiore autonomia e riconoscibilità alla loro attività in Consiglio comunale. Il cambio di gruppo non comporta, tuttavia, un cambio di posizione nei confronti dell’Amministrazione guidata dal sindaco Antonio Nicoletti. Bigherati e Lisurici confermano infatti il proprio sostegno alla maggioranza, assicurando un atteggiamento leale e costruttivo, ma rivendicando la possibilità di valutare autonomamente ogni singolo provvedimento. Il criterio indicato dai due consiglieri è chiaro: le decisioni saranno assunte guardando esclusivamente all’interesse di Matera e dei materani. Il passaggio al Gruppo Misto assume anche un significato politico più ampio perché consente a Futuro

Nazionale di avere una propria rappresentanza all’interno del Consiglio comunale di Matera. Bigherati e Lisurici intendono portare nell’Assise cittadina le idee e le proposte del movimento, trasformandole in iniziative concrete sui principali temi che riguardano il futuro della città. Tra le priorità indicate figurano la sicurezza, le politiche sociali, il sostegno alle famiglie e alla natalità, lo sviluppo economico, la cultura e il turismo, le infrastrutture e la sanità. Particolare attenzione sarà riservata anche al contrasto allo spopolamento e alla valorizzazione del ruolo istituzionale di Matera, città patrimonio dell’umanità e riferimento per l’intera Basilicata.«Continueremo a sostenere il sindaco Antonio Nicoletti e l’Amministrazione comunale, valutando di volta in volta ogni atto e ogni provvedimento esclusivamente sulla base dell’interesse di Matera», dichiarano Bigherati e Lisurici. «Il nostro sarà un sostegno leale, ma anche autonomo, re-

sponsabile e concreto. Non rinunceremo alla nostra identità né alla libertà di rappresentare le esigenze dei cittadini». Una posizione che i due consiglieri intendono tradurre in un’attività consiliare caratterizzata da presenza sul territorio, ascolto e attenzione alle esigenze della comunità. «Prima vengono Matera e i materani – sottolineano – . La politica deve tornare a essere presenza sul territorio, ascolto, competenza e capacità di trasformare le idee in risultati». Il nuovo percorso viene accolto con soddisfazione da Giulio Curatella, responsabile regionale di Futuro Nazionale in Basilicata, che considera l’ingresso del movimento nel Consiglio comunale di Matera «un passaggio politico di grande rilievo».Curatella ringrazia Bigherati e Lisurici per quella che definisce una scelta «coraggiosa e responsabile», sottolineando la volontà di mettere capacità, esperienza e radicamento territoriale al servizio della comunità.«La nostra presenza nelle istituzioni sarà

leale, riconoscibile e concreta. Matera avrà un ruolo centrale nel progetto politico lucano e nazionale», afferma Curatella, rivolgendosi anche ai cittadini che non si riconoscono più nella politica tradizionale e invitandoli a partecipare al progetto di Futuro Nazionale.Il movimento guarda dunque al rafforzamento della propria presenza sul territorio. Nelle prossime settimane è previsto l’annuncio di un evento pubblico a Matera, attualmente in fase di programmazione, nel corso del quale saranno presentate le prio-

rità politiche per la città, le prime iniziative consiliari e le prossime tappe del percorso di radicamento. L’operazione politica di Bigherati e Lisurici si traduce così in un equilibrio preciso: da una parte la conferma del sostegno all’Amministrazione Nicoletti, dall’altra la rivendicazione di una piena autonomia nelle scelte consiliari. Un nuovo posizionamento che porta Futuro Nazionale direttamente dentro il Consiglio comunale di Matera e apre una nuova fase della sua presenza politica in città.

Sono previste specifiche tutele per anziani, famiglie di nuova formazione, persone fragili, vedovanze e ragazze madri

Rotondella, bando per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica

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DI EMANUELA CALABRESE

l comune di Rotondella ha pubblicato il Bando che disciplina la partecipazione al concorso per l’assegnazione di alloggi pubblici, stabilendo «requisiti relativi a cittadinanza, residenza o attività lavorativa, condizioni patrimoniali e limite di reddito familiare. Sono inoltre previste specifiche tutele per anziani, famiglie di nuova formazione e persone con disabilità». Le domande devono essere presentate secondo le modalità indicate nel bando, mentre la successiva graduatoria sarà formata sulla base dei punteggi attribuiti e pubblicata secondo le procedure previste. L'edilizia residenziale pubblica (in sigla ERP, conosciuta anche come edilizia popolare o casa popolare) è un'espressione con la quale ci si riferisce comunemente a tre tipi di operazioni edilizie che

vedono l'attivazione della pubblica amministrazione, a livello statale, regionale o locale, per offrire o agevolare l'accesso ad un alloggio in proprietà, in locazione o in superficie, alla parte di popolazione che per ragioni economiche non può ricorrere direttamente al mercato privato. Vediamo nello specifico, per il bando di Rotondella, «è considerato adeguato l'alloggio, sito nel Comune di Rotondella o in un Comune contermine la cui superficie utile, risulti non inferiore a 45 mq. per nucleo familiare composto da uno o due persone; 60 mq. per nucleo familiare composto da 3-4 persone; 75 mq. per nucleo familiare composto da 5 persone; 85 mq. per nucleo familiare composto da 6 persone; 95 mq. per nucleo familiare composto da 7 persone ed oltre». L’assegnazione di alloggi pubblici, prevede «requisiti relativi a cittadinanza, residenza o attività la-

vorativa, ed inoltre la non titolarità di quote parti dei diritti di proprietà su uno o più alloggi, l’assenza di precedenti assegnazioni in proprietà o con patto di futura vendita di alloggio realizzato con contributi pubblici, un reddito annuo complessivo del nucleo familiare non superiore ad € 17.014,31, non aver ceduto in tutto o in parte, eccetto che nei casi previsti dalla Legge, l'alloggio eventualmente assegnato in precedenza in locazione semplice, non essere già assegnatario di un alloggio di edilizia residenziale pubblica». Il bando prevede anche l’assegnazione per categorie speciali, «quali anziani, famiglie di nuova costituzione, disabili, ragazze madri, persone divorziate e stati di vedovanza». L’edilizia residenziale pubblica ha costituito un pilastro delle politiche per la casa nel Novecento. In Italia la produzione di alloggi popolari si è atte-

stata spesso su livelli inferiori rispetto ad altri paesi europei che hanno investito maggiormente sul settore, ma i programmi varati a livello locale o nazionale hanno consentito comunque a un gran numero di persone a basso reddito di migliorare le proprie condizioni abitative.


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C’è tempo fino al 23 settembre 2026 per il dossier; a Montalbano Jonico, invece, segnano il passo e fanno i furbi

Dopo Melfi, anche Irsina si candida a Capitale della Cultura italiana 2029

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DI VINCENZO MAIDA

opo Melfi, città di Federico II, per il 2029 anche Irsina ha inoltrato la candidatura a Citta Capitale della Cultura Italiana. Il termine ultimo per far arrivare i dossier al Ministero della Cultura è il 23 settembre. «La candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029 non è solo un progetto ambizioso, ma una scelta di visione e sviluppo per la nostra comunità e per l’intera Basilicata», ha dichiarato il Sindaco Giuseppe Candela.«Irsina possiede una stratificazione culturale, artistica e monumentale unica. Dalla bellezza senza tempo della Sant’Eufemia alla sapienza idraulica dei nostri bottini, passando per la maestosità della Concattedrale, i nostri paesaggi, abbiamo un patrimonio che merita di essere valorizzato e conosciuto a livello internazionale. Questo percorso sarà un cantiere aperto di idee, che si innesta su una traiettoria di valorizzazione alla quale lavoriamo ormai da anni. Vogliamo che coinvolga cittadini, associazioni e istituzioni in uno scambio reciproco di idee e progettualità capace di coltivare quel senso di comunità che vogliamo ci contraddistingua. E che crediamo possa portarci fino alle fasi più avanzate di questo percorso». Con il lancio della candidatura

per il 2029, Irsina si appresta a strutturare un dossier ricco di progetti di innovazione culturale, inclusione e rigenerazione urbana, forte dell’eredità e dell’esperienza lasciata dalla vicina Matera 2019 e della propria vocazione all’accoglienza. Melfi invece già dal mese di gennaio 2026 ha inoltrato la candidatura, puntando su di un ricco patrimonio culturale. Lo scorso anno Aliano e Maratea, che si erano candidate, pur non avendo vinto il titolo, ottennero dal Ministro della Cultura Giuli un milione e centomila euro, da spendere ovviamente per iniziative di carattere culturale e che per un comune lucano non rappresenta una cifra modesta. Montalbano Jonico, che avrebbe tutte le carte in regola per proporre la sua candidatura, fino ad oggi sembra che non abbia alcun interesse a farlo e si trastulla con iniziative che di culturale hanno davvero poco. L’Amministrazione Comunale e la maggioranza amministrativa hanno deciso di ignorare le critiche che stanno piovendo a loro addosso, persino quelle, davvero pesanti, della sua ex-capogruppo in Consiglio Comunale Anna Gagliardi. Fanno finta di nulla, si scambiano vicendevolmente i like sui social, si fanno complimenti tra di loro, sono presi da un furore autoreferenziale che

appare davvero patologico e non si accorgono invece della realtà. Perché le critiche mosse con molta onestà e sincerità dalla Gagliardi stanno diventando opinione diffusa di tutta la comunità e il suo obiettivo non era distruttivo, ma quello di un cambiamento di rotta. Basterebbe il titolo del suo documento, per dare l’idea di quanto profonda era la critica: «Dall’amministrazione del fare a quella dell’apparire». Ma ecco una sintesi delle sue motivazioni. «…. Mi sono ritrovata a lavorare in una compagine che più andava avanti e più non credeva nel suo stesso programma elettorale, le visioni sono diventate completamente diverse. L’ambiente, completamente trascurato. La scarsa partecipazione di gran parte dei consiglieri alle riunioni e agli incontri è stata per me avvilente e demotivante, credo che la carenza di interesse da parte loro a lungo andare sia stata dovuta, probabilmente anche alla mancata condivisione di molte iniziative e decisioni relative ai vari assessorati, che spesso venivano tenute “segrete” fino alla pubblicazione sui social o sui canali ufficiali. Purtroppo con la richiesta da parte della sottoscritta dell’azzeramento e l’apertura di una verifica, si è creato da subito un clima di caos e confusione dei ruoli. Inoltre alcuni consiglieri

con delega – sottoscritta compresa – hanno lavorato e si sono impegnati travalicando molte volte il confine del loro rapporto di mera collaborazione con l’assessore di riferimento. Negli ultimi tempi ho dovuto accettare decisioni che non ho condiviso. La verità è che ogni cosa in questa amministrazione è stata sempre fatta in maniera improvvisata, frettolosa e molto spesso lacunosa. In vista di tutto quello che purtroppo ancora può accadere e che non deve assolutamente vedermi, per rispetto dei cittadini, inerme spettatrice, ho deciso di rimettere la delega da capogruppo senza uscire dal gruppo di maggioranza per far sentire la mia

voce nell’assise del consiglio comunale al di fuori di logiche, compromessi e condizionamenti di ruoli…». Di fronte a queste considerazioni non si può rispondere con il silenzio, così come non si può ignorare la richiesta di candidare Montalbano Jonico a Città Capitale della Cultura Italiana. C’è ancora tempo per correre ai ripari. Si può sia dare delle risposte concrete seguite dai fatti ad Anna Gagliardi, che inviare il dossieri al Ministero della Cultura per la candidatura a Capitale Italiana della Cultura. Fare i furbi alla lunga non paga e bisognerebbe ricordare che le volpi alla fine rischiano di finire in pellicceria.

Il Sindaco De Lorenzo: «Un punto di riferimento per le aree interne, orgogliosi del suo nuovo prestigioso incarico a Foggia»

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Aliano saluta il Capitano dei Carabinieri Antonio Belardo n vista del suo imminente trasferimento alla guida della Compagnia dei Carabinieri di Foggia, l’Amministrazione comunale di Aliano e l’intera comunità esprimono profonda gratitudine al comandante della Compagnia di Pisticci, Capitano Antonio Belardo, per il prezioso lavoro svolto sul territorio e per la costante vicinanza dimostrata alle comunità locali. Al saluto istituzionale si unisce il comandante della Stazione dei Carabinieri di Aliano, Maresciallo Gabriele D’Urso, che in questi anni ha operato in costante sinergia con il Capitano Belardo, assicurando insieme ai militari della Stazione una presenza quotidiana e attenta sul territorio. Giunto in Basilicata nel 2022, il Capitano Belardo ha saputo interpretare il proprio incarico con rigore professionale, profondo senso dello Stato e particolare sensibili-

tà nei confronti delle esigenze delle aree interne. Durante il suo comando, anche grazie al quotidiano e prezioso lavoro svolto sul campo dal Maresciallo Ordinario D’Urso e dai militari della Stazione di Aliano, l’Arma dei Carabinieri ha consolidato il proprio ruolo di presidio fondamentale di legalità e sicurezza, garantendo ai cittadini una presenza costante, rassicurante e sempre improntata all’ascolto e al dialogo. «Il trasferimento del Capitano Belardo rappresenta per il nostro territorio il saluto a un punto di riferimento importante, ma siamo allo stesso tempo orgogliosi del prestigioso incarico che andrà a ricoprire a Foggia – dichiara il sindaco di Aliano, Luigi De Lorenzo – in questi anni di intensa collaborazione istituzionale, resa ancora più solida ed efficace dalla costante sinergia con la nostra Stazione dei Cara-

binieri, guidata dal Maresciallo Gabriele D’Urso, abbiamo trovato nel Capitano Belardo un interlocutore attento, disponibile e un uomo delle istituzioni di straordinario valore».


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giovedi 20 agosto 2026

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L’APT porta il cantautore nel cuore dei Sassi di Matera e non solo; Sarli: «Un’operazione di storytelling per la nostra Regione»

Jovanotti pedala in Basilicata: 72 ore di ricognizione per il tour 2026

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DI MIRIAM GALGANO

on un concerto, ma un viaggio. Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, è sbarcato in Basilicata per tre giorni di sopralluoghi, incontri e pedalate. Una visita annunciata come “esplorazione”, che si inserisce nel grande progetto del “Jova Summer Party 2026 L'Arca di Lorè”, il tour che quest'estate il cantautore farà tutto in bicicletta, collegando le arene del Sud con itinerari secondari e sostenibili. La Basilicata, anche se non ospiterà una delle date ufficiali del tour, è stata scelta come tappa-simbolo di questo nuovo racconto. E la regia dell'operazione è tutta dell'APT Basilicata. Ad accompagnarlo, la Direttrice Generale Margherita Sarli, che ha costruito un itinerario su misura per raccontare la Regione fuori dalle rotte classiche. LE TAPPE LUCANE Primo giorno: Matera e il Parco della Murgia. Jovanotti ha pedalato all'alba dalla Cripta del Peccato Originale fino al belvedere di Murgia Timone, con una sosta alla Casa Grotta. Ad accoglierlo una piccola jam con i musicisti lucani del Parco. «Matera è un luogo che ti resetta», ha dichiarato Lorenzo. Secondo giorno: le Dolomiti Lucane. Da Castelmezzano a Pietrapertosa, Jovanotti ha provato la nuova slittovia e percorso un tratto del “Basilicata Coast to Coast”, i 167 km dal Tirreno allo Ionio

che l'APT ha presentato al TTG di Rimini come prodotto di punta per il turismo esperienziale. Proprio lì, ha incontrato alcuni degli operatori coinvolti negli undici educational tour del progetto PARTI, che fino a ottobre porteranno in regione buyer, giornalisti e content creator internazionali.Terzo giorno: Maratea e il Pollino. Chiusura sul mare, con una veleggiata al tramonto davanti alla statua del Redentore e una visita al borgo di Latronico, tappa del turismo delle radici. SARLI: «UN’OPERAZIONE

DI STORYTELLING» «Non abbiamo portato Jovanotti in Basilicata per un semplice spot», ha spiegato la DG Margherita Sarli. Lo abbiamo invitato a viverla. «La nostra strategia, da anni, è uscire dalla logica della cartolina e puntare su segmenti specifici: cicloturismo, slow tourism, cammini, borghi autentici. Jovanotti, che ha scelto di abolire i tir e di spostarsi in bici tra le date, è il testimonial perfetto di questa visione. La sua comunità è trasversale, attenta alla sostenibilità, proprio il target che vogliamo intercettare».Sarli ha ricordato il lavoro

portato avanti negli ultimi mesi: dalla presenza a Discover Italy a Sestri Levante con 40 appuntamenti B2B per ogni operatore lucano, alla Fiera del Cicloturismo di Padova dove è stato lanciato il talk “Ciclovia ed Ippovia: porte del turismo slow nei Parchi lucani”, fino ai pacchetti “Fantastico Medioevo” legato a Federico II. «La Basilicata si presenta come terra autentica e sorprendente - ha aggiunto Sarli riprendendo la dichiarazione rilasciata al TTG - capace di offrire esperienze uniche e differenzianti. Avere un artista come Jovanotti che pedala tra i nostri calanchi, che racconta sui suoi social da 4 milioni di follower la colazione a base di pane di Matera e peperone crusco, vale più di qualsiasi campagna». Il materiale raccolto durante la tre giorni diventerà un diario di viaggio che Jovanotti pubblicherà su RaiPlay e Instagram in vista del tour estivo, e che l'APT utilizzerà per la promozione internazionale. Un anticipo di quello che sarà il 2026: meno palchi, più strade. E la Basilicata, ancora una volta, come palcoscenico naturale. Per Jovanotti, che già nel 2019 aveva sfiorato la Regione con il Jova Beach Party previsto a Metaponto e poi annullato per motivi logistici, è una sorta di debito restituito.«La Basilicata ti costringe a rallentare. E quando rallenti, vedi meglio», ha ribadito Jovanotti prima di ripartire in treno verso Napoli.


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giovedì 20 agosto 2026

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Dalla filosofia ai nuovi linguaggi digitali, l’arte resta una via per ritrovare senso, bellezza e umanità condivisa

Dopo ferragosto resta la realtà

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DI FABRIZIO QUARATINO

è un momento dell’estate italiana in cui sembra che tutto funzioni. I borghi tornano pieni, le piazze respirano, i tavolini conquistano ogni centimetro disponibile e perfino i problemi, con ammirevole senso delle istituzioni, sembrano concedersi qualche giorno di ferie.È agosto. Il mese nel quale scopriamo improvvisamente di possedere centri storici meravigliosi, tradizioni da custodire, paesaggi da raccontare e comunità da celebrare. Arrivano concerti, sagre, festival, luminarie. Tornano quelli che vivono altrove. Si incontrano persone che non si vedevano da un anno e ci si saluta promettendo: «Dobbiamo vederci più spesso». Naturalmente ci rivedremo ad agosto prossimo.Poi passa Ferragosto. Le fotografie diminuiscono, i palchi vengono smontati, qualche saracinesca torna ad abbassarsi e la realtà, creatura notoriamente maleducata, si ripresenta senza appuntamento. Ed è proprio allora che comincia la domanda seria: che cosa resta? UNA PIAZZA PIENA NON È ANCORA UNA CITTÀ VIVA Sia chiaro: benedetti gli eventi che portano persone nelle strade, fanno lavorare attività commerciali, producono incontri e regalano qualche ora di leggerezza. Considerarli inutili sarebbe sciocco

quanto considerarli sufficienti.Il punto è tutto qui. Una piazza piena per una sera è una bella notizia. Una piazza capace di vivere durante l’anno è una politica. Confondere le due cose è facile. Basta fotografare la folla dall’angolazione giusta, pubblicare il risultato sui social e dichiarare conclusa la pratica “rivitalizzazione”. Il miracolo amministrativo, ormai, possiede anche il filtro Instagram. Ma una città non si misura soltanto dal numero di persone presenti davanti a un palco. Si misura dalla possibilità di abitarla, lavorarci, aprire un’attività, incontrarsi, produrre cultura, immaginare un futuro. L’intrattenimento può accendere una sera. La programmazione deve illuminare l’anno. LA BASILICATA DELLE PARTENZE E DEI RITORNI In Basilicata questa contraddizione possiede una forza particolare. L’estate restituisce per qualche settimana ai nostri paesi ciò che durante l’anno spesso manca: persone. Ritornano famiglie, studenti, lavoratori emigrati. Le strade recuperano voci, le case si riaprono, le piazze tornano a essere luoghi e non soltanto scenografie. È bellissimo. Ma proprio questa bellezza dovrebbe interrogarci.Se un paese cambia volto quando tornano coloro che sono andati via, il problema non è festeggiare il ritorno. È

domandarsi perché tanti abbiano dovuto costruire altrove una parte della propria vita. Non esistono bacchette magiche. Lo spopolamento delle aree interne è un fenomeno complesso, legato a lavoro, servizi, demografia, infrastrutture, opportunità. Attribuirlo a un sindaco, a una giunta o a un concerto sarebbe propaganda al contrario. Ma proprio perché il problema è complesso, pretende politiche all’altezza della sua complessità.Non slogan stagionali. POTENZA E L’EQUIVOCO DEL CALENDARIO Anche Potenza dovrebbe porsi questa domanda.Non quanti eventi organizziamo, ma quale città stiamo costruendo attraverso quegli eventi.Cultura e intrattenimento non sono nemici. Possono convivere magnificamente. Il guaio comincia quando diventano sinonimi e il calendario sostituisce il progetto.Un concerto può essere cultura, spettacolo, economia, socialità. Ma non può essere incaricato da solo di salvare un centro storico, creare comunità e risolvere fragilità sedimentate in decenni. Sarebbe troppo persino per Bruce Springsteen. La politica culturale comincia prima dell’apertura del sipario e continua dopo l’ultimo applauso. Significa luoghi, formazione, associazioni, operatori, continuità, accessibilità, visione. Significa chiedersi non soltanto “chi portiamo?”, ma “che cosa lasciamo?”. È una differenza di poche paro-

le e di molti anni. TRASFORMARE IL VELENO IN MEDICINA C’è un principio del pensiero di Nichiren Daishonin che considero straordinariamente attuale: trasformare il veleno in medicina. Non significa fingere che il veleno sia zucchero. Significa guardare una difficoltà senza esserne schiacciati e trasformarla nella causa di un cambiamento.Anche una comunità può farlo. Lo spopolamento può diventare rassegnazione oppure costringerci a ripensare servizi e opportunità. La fragilità dei centri storici può diventare alibi oppure occasione per immaginare nuove funzioni. La scarsità delle risorse può produrre immobilismo oppure maggiore intelligenza nel loro utilizzo. La speranza, in questa prospettiva, non è ottimismo da cartolina. È azione. È decidere che il presente, proprio perché imperfetto, contiene ancora possibilità. Non può pensarci sempre qualcun altro. Sarebbe però troppo comodo consegnare l’intera responsabilità alla politica. Una città non appartiene soltanto a chi la amministra. Appartiene a chi ci vive, lavora, investe, studia, crea, protesta, propone e partecipa. Le istituzioni hanno una responsabilità precisa: programmare, creare condizioni, ascoltare, scegliere priorità e trasformare risorse in opportunità. Ma nessuna amministrazione può fabbricare per decreto il senso di appartenenza. Una comunità viva na-

sce quando responsabilità pubblica e responsabilità civile smettono di guardarsi da marciapiedi opposti. Criticare è necessario. Proporre anche. Partecipare ancora di più. Altrimenti rischiamo il capolavoro nazionale: pretendere città migliori continuando ad aspettare che sia qualcun altro a costruirle. IL 19 NOVEMBRE Per questo la data che dovrebbe interessarci non è soltanto il 19 agosto. È il 19 novembre. Quando non ci saranno ferie da celebrare, emigrati tornati per qualche settimana, festival estivi o fotografie della piazza gremita. Come sarà allora la nostra città? Quante luci saranno accese? Quanti ragazzi penseranno di poter restare? Quante persone avranno una ragione per attraversare il centro, fermarsi, incontrarsi, partecipare? Non possiamo pretendere risposte miracolose. Possiamo pretendere domande migliori. È soprattutto possiamo smettere di considerare inevitabile ciò che semplicemente dura da troppo tempo. LA FESTA PIÙ DIFFICILE Non dobbiamo spegnere le feste. Dobbiamo impedire che siano l’unico momento nel quale ci sentiamo vivi. Festeggiamo, balliamo, riempiamo le piazze. Ma il giorno dopo rimbocchiamoci le maniche. Perché i palchi si smontano. Le luminarie si spengono. Gli artisti ripartono. Le fotografie scivolano lentamente in fondo alla memoria dei telefoni. La città, invece, rimane. Ed è lì che si misura la nostra forza: nella capacità di trasformare un entusiasmo occasionale in energia quotidiana, una presenza estiva in appartenenza, un evento in seme. Una comunità adulta non teme il silenzio che segue gli applausi. Lo ascolta, vi riconosce le proprie fragilità e decide quali risposte costruire. Ferragosto può regalarci una notte bellissima. Ma il futuro di una comunità comincia la mattina dopo. Quando il palco è vuoto. Quando non resta più niente da fotografare. Perché dopo Ferragosto resta la realtà. E la realtà, a differenza dei concerti, non finisce con l’ultimo applauso.


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giovedì 20 agosto 2026

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Cronache del 20 agosto 2026 by Cronache - Issuu