GIOVEDÌ 1 OTTOBRE 2026 • ANNO XI N. 219
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
Il cOmmIssARIO ROTellI AvRà uN Bel dA fARe peR meTTeRe ORdINe Nel cAOs dI fdI BAsIlIcATA
leone e cifarelli, la strana coppia Il meloniano firma con il csx la proposta sulla zona franca energetica mentre Bardi ci sta già lavorando
Dellapenna a pag 10
l’IsTAT ReGIsTRA RINcARI peR AlImeNTARI e seRvIzI
cARO-eNeRGIA e l’INflAzIONe vOlA A settembre sale al 4,2%. prezzi ai massimi da tre anni. meloni chiede flessibilità all’ue, punta sul contenimento dei carburanti e sollecita le imprese anche sulle bollette _
Il vOTO A ReGGIO cAlABRIA
La Procura frena sulle insinuazioni contro Gianni Di Vita, la procuratrice Antonelli: «Ci vuole il tempo che serve per non sbagliare»
Non è un test ma qualche segnale lo offre
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dI GIANfRANcO BlAsI
l voto di Reggio Calabria non può essere assunto come un test nazionale. L’affluenza, innanzitutto, impone prudenza: ha votato meno di un elettore su quattro. E il nuovo quadro elettorale, con il ritorno al proporzionale e l’addio ai collegi uninominali, rende ancora più difficile trasferire automaticamente quel risultato sul piano (...)
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■ continua a pag 8
Serino a pag 5
ARTIGIANATO Confindustria Basilicata frena sulla riforma e condivide l’allarme di Somma e Bianchi
«No a nuove asimmetrie competitive» TuTTO pRONTO peR il weekeNd TRA eNOGAsTRONOmiA e culTuRA
Barile celebra il gusto: al via Tumact me tulez
D’Alema, presidente di Confindustria Basilicata
cAsO pIeTRAcATellA
Servizio pag 15
Menonna a pag 26
■ Magrì
a pag 7
pRemIO fedeRIcO II
Quarta edizione per il riconoscimento alle eccellenze lucane curato dalla consigliera di parità Pipponzi: quest’anno si terrà a Melfi
■ Servizio
a pag 18
_ lAuReNzANA
150mila euro per il bonus carburante, Trivigno: «Il sostegno ai residenti con patente sarà graduato in base al reddito»
■ Servizio
a pag 24
_ Il RIcONOscImeNTO
Peppone Calabrese, ambasciatore della cucina italiana, i complimenti di Bardi: «Premiata l’autenticità» ■ Bardi
a pag 17
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giovedì 1 ottobre 2026
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giovedi 1 ottobre 2026
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Italia e Mondo Paura sul volo FlyDubai. Si indaga sulla matrice terroristica, Katz:«Attacco jiadista»
Dubai-Tel Aviv, copilota accoltella pilota: catastrofe evitata e passeggeri in salvo P
DI LUCIA STEFANIA M ANCO
aura ieri sul volo Flydubai FZ1073 Dubai - Tel Aviv con 180 passeggeri a bordo. Una violenta lite in cabina tra il pilota e il copilota ha fatto scattare il codice dirottamento e il velivolo è stato costretto ad atterrare in Arabia Saudita. La catastrofe sarebbe stata evitata grazie a un team di piloti a bordo per un trasferimento, che sono riusciti a riprendere il controllo del velivolo che stava precipitando. I due uomini sono stati trasportati in ospedale e riportano diverse ferite. Tutti salvi, per fortuna, i passeggeri. Indagano il Mossad e lo Shin Bet, i due principali servizi d’intelligence d’Israele. Non è esclusa la pista terroristica. Il ministro della Difesa israeliano Katz grida ad «un attacco jiadista.». Il premier Netanyahu ha convocato una riunione
d’urgenza. Richiesto, inoltre, lo Stop ai voli FlyDubai. Il Boeing 737 Max è decollato da Dubai alle 7.05 con atterraggio previsto all’aeroporto di Ben Gurion intorno alle 9.30. Dopo circa un’ora e mezza sarebbe stato trasmesso il codice 7700, che indica una situazione di emergenza e soccorso e, poco dopo, il codice 7500 che indica, invece, un tentativo di dirottamento. Poi, la rotta è stata invertita verso l’aeroporto di Tabuk, in Arabia Saudita, dove l’aereo è atterrato in sicurezza. Secondo i dati di tracciamento del volo esaminati dalla CNN, l’aereo è sceso di 17.400 piedi - da 34000 a circa 16.600 piedi - sopra l’Arabia Saudita nord-occidentale in poco più di 2 minuti, per poi trasmettere un segnale di emergenza e deviare la rotta. Due caccia dell’Aeronautica militare israe-
liana sono stati fatti decollare d’urgenza per intercettare il velivolo. Ai passeggeri sono stati forniti l’assistenza medica necessaria e un aereo sostitutivo. Il comandante e il copilota sono stati, invece, trasportati in ospedale. LA LITE Secondo le prime ricostruzioni il copilota, di nazionalità omanita, avrebbe accoltellato il pilota, di nazionalità indiana, cercando di provocare lo schianto dell’aereo. Il motivo del gesto, cosa abbia scatenato la violenta lite, non si conosce ancora. «Abbiamo sentito delle urla, poi hanno aperto la cabina di pilotaggio e abbiamo visto del sangue», hanno raccontato alcuni passeggeri a Channel 12 e in alcuni video in rete. Secondo altre testimonianze sarebbe stato uno dei membri dell’equipaggio ad aver aggredito il pilota con un coltello, cer-
cando anche di manomettere alcuni dispositivi del velivolo. I momenti di panico vissuti a bordo sono stati condivisi in rete. Alcuni uomini hanno abiti macchiati di sangue. «Siamo in volo e abbiamo preso il controllo dei terroristi. Stiamo per atterrare, abbiamo bisogno di aiuto», dice un passeggero in un video. Nel pomeriggio di ieri è arrivato un annuncio ufficiale da parte della compagnia aerea FlyDubai: «I piloti hanno avuto una colluttazione in cabina di pilotaggio durante il volo, fino a quando uno di loro ha perso conoscenza». LE REAZIONI DI ISRAELE Per Katz «il grave incidente sull’aereo della FlyDubai è stato un tentativo di attacco jiadista, sventato solo grazie all’eroismo di alcuni passeggeri israeliani che hanno fatto irruzione nella cabina di
pilotaggio, hanno sopraffatto il terrorista e, con le proprie mani, hanno restituito il controllo dell’aereo a un altro membro dell’equipaggio di piloti presente sul posto». «Secondo le prime informazioni in nostro possesso - ha continuato il ministro della Difesa israeliana in una nota - l’intento del terrorista era uno solo: far schiantare l’aereo con tutti i passeggeri». Il primo ministro Netanyahu ha ordinato alle autorità di rafforzare le misure di sicurezza sia sugli aerei israeliani e sia su quelli stranieri. La ministra dei Trasporti, Miri Regev, ha chiesto la sospensione di tutti i voli della FlyDubai verso Israele. Le indagini, guidate dal Mossad, renderanno il quadro più chiaro. Intanto, cresce l’ombra di un attacco come quello alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001.
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Italia e Mondo
giovedì 1 ottobre 2026
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Tra il sistema familiare di Haftar e le milizie di Tripoli, la ricostruzione delle istituzioni resta incompiuta
Libia, dallo Stato alle reti di potere A
DI REDA SHAABAN*
quindici anni dalla caduta di Muammar Gheddafi, la crisi libica non appare più soltanto come uno scontro di legittimità tra governi rivali, né come la contrapposizione tradizionale tra un Est dotato di una forza militare semi-organizzata e un Ovest sostenuto dal riconoscimento internazionale. Il conflitto si è progressivamente spostato su un terreno più profondo: il controllo delle risorse, delle istituzioni e dei meccanismi finanziari dello Stato. In gioco non c’è più soltanto quale progetto politico debba prevalere, ma chi sia in grado di gestire le leve del potere e trasformarle in strumenti per consolidare e riprodurre la propria influenza.Questa è forse la contraddizione più dolorosa della vicenda libica. Lo Stato, che avrebbe dovuto rappresentare l’obiettivo finale della transizione aperta nel 2011, è diventato il terreno sul quale agiscono reti di potere, interessi armati e circuiti economici. Le armi danno accesso alle risorse; le risorse finanziano nuove capacità militari e politiche; il potere così costruito viene poi utilizzato per proteggere se stesso. Un meccanismo circolare nel quale denaro e forza si alimentano a vicenda. DAI PROGETTI POLITICI ALLA SPARTIZIONE DEL POTERE Negli anni immediatamente successivi alla caduta di Gheddafi, lo scontro libico sembrava avere contorni politici e ideologici più definiti. Nell’Est del Paese, il generale Khalifa Haftar presentò l’operazione “Dignità” come un progetto per ristabilire l’autorità dello Stato, porre fine al caos, contrastare le milizie e i gruppi estremisti, ricostruendo al tempo
stesso una struttura militare nazionale. A Ovest, invece, forze politiche e gruppi armati legati alla rivoluzione del 17 febbraio rivendicarono la difesa del percorso che aveva portato alla caduta del vecchio regime, opponendosi al rischio di un ritorno a una forma di governo militare.Nel frattempo, i sostenitori del precedente sistema cercarono di rientrare nella competizione politica, puntando soprattutto sulla figura di Saif al-Islam Gheddafi, figlio dell’ex leader libico.Con il passare degli anni, tuttavia, nessuna di queste opzioni è riuscita a costruire lo Stato promesso. O, secondo una lettura sempre più diffusa, non tutte le componenti in campo hanno davvero avuto interesse a farlo. Il confronto si è trasformato gradualmente: meno dibattito sulla forma delle istituzioni, più lotta per le posizioni di comando, le alleanze locali, le risorse e gli equilibri di forza. L’EST E LA CONCENTRAZIONE DELLE LEVE Il progetto di Haftar era nato attorno a un’idea centrale: non può esistere uno Stato senza un esercito unificato, capace di imporre sicurezza e superare la frammentazione delle armi.Nel corso degli anni, però, la forza militare costruita nell’Est ha esteso la propria influenza ben oltre il piano della sicurezza. Il peso del comando guidato da Haftar si è fatto sentire nella politica, nell’amministrazione, nell’economia, nelle relazioni esterne e nei programmi di ricostruzione. In questo quadro è cresciuto il ruolo dei figli del generale. Saddam Haftar è diventato una figura sempre più visibile sul piano militare, della sicurezza e della politica. Belqasim Haftar ha assunto centralità
nei dossier dello sviluppo, della ricostruzione e dell’economia. Khaled Haftar è stato invece associato alla guida delle strutture militari nell’Est.Il punto non riguarda soltanto i singoli incarichi, ma il modo in cui settori strategici appaiono distribuiti all’interno di un ristretto circuito familiare e politico. Il rischio, secondo questa chiave di lettura, è che un progetto presentato come ricostruzione delle istituzioni si sia trasformato in un sistema nel quale potere militare, amministrazione, risorse e sviluppo risultano sempre più intrecciati. L’OVEST E LO STATO CHE CONVIVE CON LE MILIZIE Nella Libia occidentale il fenomeno ha assunto una forma diversa, ma non necessariamente meno complessa. Le forze armate e le brigate che parteciparono alla rivolta contro Gheddafi non sono mai confluite pienamente in un esercito nazionale unitario. Una parte di esse è entrata progressivamente nel perimetro delle istituzioni, ottenendo finanziamenti pubblici, riconoscimento formale e incarichi di sicurezza. Il risultato è stato un equilibrio ambiguo: il potere delle armi è divenuto, in parte, parte dello Stato, senza diventare completamente subordinato allo Stato. Il governo assicura risorse, stipendi, copertura formale e funzioni; i gruppi armati garantiscono protezione, controllo territoriale e capacità di influire sugli equilibri sul terreno.I modelli dell’Est e dell’Ovest differiscono nella forma. A Est, i centri di forza tendono a utilizzare e indirizzare le istituzioni; a Ovest, sono le istituzioni ad aver assorbito una parte dei centri di forza, senza riuscire a sottoporli pienamente a una catena di comando unica.In entrambi i casi, però, le strutture ufficiali operano dentro un contesto nel
quale il potere di fatto continua a pesare quanto, e talvolta più, delle regole formali. PETROLIO E CANALI PARALLELI Il nodo centrale resta il petrolio, principale fonte di reddito della Libia. La chiusura dei pozzi e dei terminali, le minacce di bloccare la produzione e le tensioni sulle esportazioni sono diventate negli anni strumenti di pressione politica.La battaglia sulla gestione delle entrate petrolifere e sulla spesa pubblica è così divenuta un’estensione diretta dello scontro per il potere.In questo scenario viene citato il caso di Arkenu, società privata fondata nel 2023 e rapidamente entrata nel settore petrolifero. Secondo un’inchiesta Reuters basata su dati relativi alle spedizioni e su fonti delle Nazioni Unite, la società avrebbe esportato petrolio per un valore di almeno 600 milioni di dollari dal maggio 2023.La questione non riguarda soltanto l’ingresso di un soggetto privato in un comparto tradizionalmente dominato dalla National Oil Corporation, la compagnia petrolifera nazionale. Il tema più ampio riguarda la possibile formazione di canali paralleli di influenza nel settore che determina la gran parte delle entrate del Paese. Rapporti delle Nazioni Unite hanno inoltre richiamato l’attenzione su intese di reciproco vantaggio tra figure riconducibili ai due schieramenti, orientale e occidentale, anche attraverso dinamiche legate alla società Arkenu. Un elemento che, se confermato, mostrerebbe come la linea di frattura Est-Ovest non sia sempre sufficiente a spiegare interessi e convergenze. L’UNITÀ NON BASTA SENZA SPEZZARE GLI INTERESSI Dopo oltre un decennio di divisione, la crisi libica non può più essere letta soltanto come il fallimento del processo politico o come una disputa geografica tra Tripoli e Bengasi.Il rischio è che l’instabilità sia diventata, per alcune reti di interesse, una condizione conveniente. L’assenza di una piena unificazione delle istituzioni consente infatti la sopravvivenza di spazi autonomi di potere, di controllo economico e di influenza armata.Per questo, riunificare governi, banche, apparati militari o amministrazioni non sarà sufficiente se non verranno affrontati i meccanismi che rendono l’attuale frammentazione utile a chi la governa.Il sogno di uno Stato libico unito, stabile e fondato sulla giustizia, nato con le speranze del 2011, resta dunque sullo sfondo. Schiacciato tra rivalità politiche, milizie, interessi economici e centri di potere, attende ancora di trasformarsi in una realtà concreta. *ANALISTA EGIZIANO SPECIALIZZATO IN AFFARI LIBICI
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Italia e Mondo
giovedì 1 ottobre 2026
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La premier punta sul contenimento dei carburanti e sollecita le imprese sul caro-bollette. L’Istat registra rincari per alimentari e servizi e un calo della fiducia
Inflazione al 4,2%, l’energia spinge i prezzi Meloni chiede all’Ue flessibilità sui conti L’
DI LUCIA SERINO
inflazione torna a correre e raggiunge il livello più alto degli ultimi tre anni. A certificarlo è la stima preliminare diffusa ieri dall’Istat. A settembre l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,7% rispetto ad agosto e del 4,2% su base annua, contro il 3,3% del mese precedente. Per ritrovare una variazione tendenziale più elevata bisogna risalire al settembre 2023, quando aveva raggiunto il 5,3%. Il dato riporta al centro dell’agenda economica il costo della vita e apre un nuovo fronte per il governo di Giorgia Meloni, alle prese con gli effetti della crisi energetica sui bilanci familiari e sui costi delle imprese. La risposta dell’esecutivo si muove su due piani e cioè contenere nell’immediato l’impatto dei rincari e chiedere a Bruxelles margini di manovra più ampi per affrontare le conseguenze economiche della nuova emergenza. Una strategia che punta a conciliare la tutela del potere d’acquisto con i vincoli della finanza pubblica, mentre resta da verificare quanto le misure adottate riusciranno a incidere sulla dinamica generale dei prezzi.È proprio l’energia a imprimere l’accelerazione più marcata. Secondo l’Istat, i prezzi degli energetici regolamentati passano da un incremento annuo del 18,6% al 25,9%, mentre quelli degli energetici non regolamentati salgono dal 17% al 22,2%. L’aumento congiunturale, cioè rispetto al mese prece-
dente, è rispettivamente del 5,9% e del 4,4%. Numeri che confermano quanto la dinamica dei prezzi resti esposta alle oscillazioni delle materie prime e alle tensioni che attraversano gli approvvigionamenti energetici. Nelle dichiarazioni rese ieri a Praga, Meloni ha richiamato l’adesione di Eni, Ip e Q8 alle iniziative di contenimento dei prezzi dei carburanti e ha auspicato che anche altri operatori possano contribuire ad attenuare il peso delle bollette. La presidente del Consiglio ha parlato di un appello rivolto alle imprese perché facciano la propria parte, compatibilmente con le difficoltà del momento. Resta da capire se interventi circoscritti, per loro natura temporanei, potranno compensare una pressione che investe ormai più componenti della spesa.La pressione, infatti, si estende anche alla spesa quotidiana. I prezzi degli alimentari non lavorati accelerano dal +3,8% al +5,5% su base annua, mentre l’indice del cosiddetto carrello della spesa, che comprende i beni alimentari, quelli per la cura della casa e della persona, passa dal +0,9% al +1,7%. Crescono inoltre i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, dal 2,6% al 2,9%, e quelli dei servizi relativi ai trasporti, dallo 0,8% all’1,6%.Il quadro richiede, tuttavia, una distinzione. L’inflazione di fondo, che esclude gli energetici e gli alimentari freschi, sale dall’1,5% all’1,7%, un’accelerazione più contenuta rispetto a quella del-
l’indice generale. Al netto dei soli beni energetici, l’incremento annuo passa invece dall’1,7% al 2%. La componente energetica rimane dunque determinante, pur in presenza di segnali di trasmissione dei rincari ad altri comparti. È questo il passaggio decisivo anche per la politica economica. Un aumento concentrato soprattutto sull’energia può essere affrontato con misure mirate, ma se si consolida nei prezzi di alimenti e servizi diventa più difficile contenerne gli effetti senza interventi di portata più ampia.A rendere più delicato lo scenario è il peggioramento del clima di fiducia. Sempre ieri, l’Istat ha comunicato che a settembre l’indice relativo ai consumatori scende da 94,5 a 91,2, mentre quello delle imprese passa da 97 a 95,9. Un doppio arretramento che segnala un atteggiamento più prudente sia da parte delle famiglie sia del sistema produttivo, in un momento in cui l’aumento dei costi può condizionare consumi, investimenti e decisioni di spesa. Il rischio è che l’incertezza sui prezzi si traduca in una maggiore cautela proprio mentre le imprese devono fare i conti con forniture più care e le famiglie con una minore capacità di spesa.La questione ha anche una dimensione europea. Meloni ha annunciato l’intenzione di scrivere alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, per chiedere maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole di bilancio, in modo da tenere conto dell’impatto dell’inflazione. L’esecutivo intende utilizzare la clausola di salvaguardia nazionale europea per destinare circa 14 miliardi di euro nell’arco di due anni
agli interventi collegati all’emergenza, cercando al tempo stesso ulteriori margini di manovra. La richiesta nasce dalla difficoltà di conciliare il sostegno a famiglie e imprese con il percorso di risanamento dei conti pubblici, in un quadro nel quale i rincari energetici non riguardano soltanto l’Italia. Anche Germania, Francia e Spagna registrano un’accelerazione dei prezzi, a conferma della dimensione continentale del fenomeno.Per il governo, la sfida è quindi duplice intervenire sulle conseguenze immediate del caro-energia e ottenere dall’Europa condizioni che consentano di affrontare la crisi senza aggravare ulteriormente i vincoli di bilancio. Dopo la fase di forte aumento dei prezzi registrata negli anni precedenti, una nuova accelerazione rischia di comprimere ulteriormente il potere d’acquisto, soprattutto per chi dispone di redditi fissi o ha una quota elevata delle spese assorbita da casa, energia e alimentazione. Per le aziende, in particolare quelle più energivore e le piccole attività commerciali, il rincaro delle forniture può tradursi in costi maggiori da assorbire o trasferire sui prezzi finali.Il prossimo passaggio sarà capire quanto durerà la spinta energetica e in quale misura finirà per consolidarsi negli altri prezzi. La fotografia di settembre è ancora preliminare. I dati definitivi saranno diffusi dall’Istat il 16 ottobre. Ma il segnale è già chiaro. Dopo mesi in cui la dinamica dei prezzi sembrava più contenuta, la crisi energetica torna a rappresentare una variabile centrale per l’economia italiana.
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Basilicata 24 ore
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I dati di settembre riaccendono l’allarme sui prezzi. Margini, liquidità e accesso al credito diventano i nodi decisivi per la competitività
L’illusione della tregua: l’impennata dell’inflazione e la stretta sulle PMI
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DI GIAN FRANCO M URRONE*
dati Istat di settembre certificano una realtà che i vertici aziendali e i consigli d’amministrazione avvertivano già da mesi sul campo: la tregua sui prezzi si è interrotta, segnando un ritorno ai massimi dell’ultimo triennio. Liquidare questa fiammata come un semplice rimbalzo statistico o una coda congiunturale sarebbe un errore miope. L'inflazione non è un mero indicatore macroeconomico: è una tassa occulta sul capitale
circolante, un moltiplicatore di incertezza e un test severo sulla tenuta industriale del Paese. Mentre i vertici europei calcolano i tempi della politica monetaria, l’economia reale italiana — fondata su filiere corte e PMI manifatturiere ad alta intensità di trasformazione — si trova stretta tra due fuochi: la rigidità dei costi operativi e l'impossibilità di traslare indefinitamente i rincari sui clienti finali senza erodere quote di mercato. LA TRAPPOLA DELLA MARGINALI-
TÀ: PERCHÉ LE PMI SOFFRONO IL DOPPIO L’impatto dell'inflazione non è simmetrico. Se le multinazionali possono contare su strumenti avanzati di hedging, economie di scala e un potere contrattuale globale, le medie e piccole imprese italiane pagano il dazio della frammentazione. L’aumento simultaneo di energia, logistica e materie prime comprime i margini operativi lordi (EBITDA), prosciugando la liquidità operativa. L'effetto a catena è immediato: Dilatazione dei tempi di pagamento: La catena del credito commerciale si allunga, aumentando il rischio di insolvenza e credito intrasistema. Blocco della leva finanziaria: Con il costo del denaro che rimane restrittivo a causa delle tensioni sui prezzi, il rifinanziamento del debito e l’accesso al credito per investimenti diventano ostacoli critici. Erosione del potere d'acquisto interno: I consumi delle famiglie rallentano, costringendo i comparti rivolti al mercato domestico a comprimere ulteriormente i propri margini per non deprimere i volumi venduti. OLTRE LA CRONACA: LA VULNERABI-
LITÀ STRUTTURALE DEL SISTEMA PAESE La nuova spinta inflazionistica mette a nudo i nodi non sciolti del nostro modello economico. L'Italia rimane un trasformatore netto dipendente dalle dinamiche dei mercati internazionali delle commodity. Quando le catene del valore globali vibrano, il nostro tessuto produttivo ne assorbe il colpo senza adeguati ammortizzatori strutturali. Limitarsi a sperare in manovre tampone o in bonus a pioggia significa confondere la terapia del dolore con la cura della patologia. Il Sistema Paese necessita di una visione industriale organica, in grado di trasformare la resilienza — termine spesso abusato per mascherare la fatica delle imprese — in solidità patrimoniale e autonomia strategica. AGENDA OPERATIVA: TRE PRIORITÀ PER IMPRENDITORI E DECISORI Di fronte a un contesto ad alta volatilità, l'attesa passiva equivale a una perdita programmata di competitività. Servono scelte coraggiose su entrambi i versanti: Governance del circolante e revisione del pricing (Imprese): È in-
dispensabile abbandonare modelli di pricing statici a favore di logiche dinamiche e indicizzate all’andamento dei costi variabili, affiancate da un monitoraggio quotidiano della tesoreria e da una gestione predittiva del rischio forniture. Aggregazioni e consorzi strategici d'acquisto (Filiere): Superare il nanismo dimensionale non significa necessariamente cedere il controllo aziendale, ma federarsi. La creazione di consorzi d’acquisto per materie prime ed energia e le alleanze strategiche di distretto sono l'unica via per recuperare potere contrattuale contro la volatilità dei mercati. Shock fiscale mirato su patrimonializzazione e investimenti energetici (Policy maker): Il governo deve concentrare le risorse su due direttrici prioritarie: potenziare le agevolazioni fiscali per chi trattiene e reinveste gli utili in azienda (patrimonializzazione) e defiscalizzare integralmente gli investimenti in autoproduzione ed efficienza energetica delle PMI, vero scudo strutturale contro l'inflazione importata. *STRATEGY & BUSINESS ADVISOR E BOARD MEMBER & PUBLIC AFFAIRS
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Italia e Mondo
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La procuratrice Antonelli: «Ci vuole il tempo che serve per non sbagliare». Non conferma i sospetti sul commercialista e non esclude l’ipotesi accidentale
Caso Pietracatella, la Procura frena sulle insinuazioni contro Gianni Di Vita
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DI TIZIANA MAGRÌ
distanza di nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, l’inchiesta di Pietracatella continua a muoversi per accumulo di indizi, piuttosto che di certezze; il tutto ha un rumore di fondo fatto da voci di corridoio e supposizioni. Perché se agli occhi di tutti la verità sembra ormai a portata di mano, le piste poi vengono seguite, smontate, intersecate – fino a non produrre, ad oggi, un solo indagato. Martedì la polizia ha perquisito tre luoghi legati a Gianni Di Vita – lo studio personale in via Risorgimento, di fronte alla casa familiare, quello da consulente del lavoro in via D’Amato a Campobasso, che condivideva con la moglie Antonella, e la sua abitazione attuale – prelevando documenti, materiale digitale e anche una borsa della donna contenente effetti personali. Nell’arco della stessa giornata, l’uomo ha varcato i cancelli della questura di Campobasso per tre volte: al mattino è giunto con gli uomini delle forze dell’ordine per firmare i verbali delle perquisizioni; a mezzogiorno e in serata, si è recato per consegnare volontariamente due computer e una chiavetta USB. Ai cronisti ha detto di essere serenissimo e che arriverà il momento in cui avrà da dire qualcosa. Secondo indiscrezioni,
nell’inchiesta di Pietracatella resterebbe un’anomalia fondamentale per le indagini: quella del telefono di Gianni Di Vita, mai sequestrato. Dalle notizie ufficiali emerge infatti che, delle quattro persone coinvolte direttamente nella vicenda, gli inquirenti hanno acquisito tutti gli altri dispositivi: quelli delle due donne decedute per avvelenamento da ricina, rimasti sotto sequestro insieme all’abitazione di famiglia e quello della figlia maggiore Alice, l’unica a non essersi mai ammalata, acquisito ad aprile per ricostruire la comunicazione dei giorni dei sintomi –la Procura ha spiegato che il suo era più tecnicamente utile, perché la ragazza fungeva da punto di collegamento tra la famiglia e il personale sanitario durante i giorni in cui Antonella e Sara stavano male. Il perché lostesso accertamento non sia stato esteso anche a Gianni Di Vita resta, oggi più che mai, un punto interrogativo ancora senza una spiegazione ufficiale. Interpellata su questo punto dalla nostra redazione, la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha risposto: «Evidentemente quello che non sapete non è detto che non sia stato fatto». Ha poi aggiunto senza nascondere una certa insofferenza per le voci di corridoio che circolano attorno al caso: «Dicono di tutto e di più. A volte fanno venire i dubbi anche a me».
Alla domanda, posta sulla base di supposizioni e opinioni che circolano in ambienti giornalistici – senza un riscontro ufficiale – secondo cui la questura sarebbe convinta del coinvolgimento di Di Vita, la procuratrice ha liquidato la circostanza come una voce di corridoio priva di qualsiasi rilevanza pubblica. Sui tempi dell’inchiesta, la giudice rivendica la linea di massima prudenza seguita finora: «Non siamo mai stati avventati, nel nostro lavoro. E in casi come questi lo si è ancora di meno. Quando il caso non è immediatamente evidente, meglio perdere un po' di tempo in più e arrivare a un risultato certo, piuttosto che fare passi falsi». Un approccio che difende citando il precedente delitto di Garlasco, riaperto dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone dopo quasi vent’anni: «Anche le esperienze altrui devono insegnare qualcosa». Sul caso Pietracatella e su un’idea personale sin dagli inizi della vicenda, Antonelli non si sbilancia: «Un’idea non la posso an-
cora avere, perché siamo dinanzi a un puzzle composto da tanti tasselli. Ci sono piste diverse ancora aperte, ciascuna con i suoi riscontri, ciascuna con le sfaccettature». Un’immagine, quella del puzzle, che la procuratrice aveva già usato a luglio, parlando di una svolta che arriverà «quando tutti gli elementi di questo grandissimo puzzle saranno arrivati a destinazione». Sulla sua scrivania, come punto fermo, restano attesi gli esiti delle analisi sui 131 reperti sequestrati nell’abitazione di via Risorgimento e trasferiti al Robert Koch-Institut di Berlino. Il termine originario per la relazione degli esperti era il 7 settembre, con possibilità di proroga dei trenta giorni, fino a un massimo di sei mesi dall’avvio delle operazioni, il 7 luglio; ma siamo a fine settembre e le conclusioni non sono ancora arrivate, e pare che potrebbe servire ancora altro tempo. Tra questi oggetti in analisi, due in particolare sono finiti nei giorni scorsi al centro dell’attenzione: si tratta di una borraccia con contenuto inodore e
tracce di residui solidi, trovato nella stanza principale di Gianni Di Vita, e un contenitore con materia granulosa scura individuato nell’appartamento del piano terra della madre dell’uomo. Tra le piste che restano aperte, la procuratrice Antonelli, non esclude nemmeno quella accidentale, evocata nelle ultime settimane anche dal tossicologo Carlo Locatelli. Sceglie però di riportare la questione sul piano scientifico: «Noi abbiamo le certezze sulla ricina che ci danno gli scienziati, e ci rifacciamo a quelle. Se alla fine dovesse risultare la causalità, ancora una volta avrà dato ragione la scelta di procedere con grande attenzione e senza avventatezza». Di tutta questa storia c’è un dettaglio che va sottolineato e che trova convergenze tra inquirenti: si è tornati esattamente nei luoghi che erano stati, per un breve tempo, messi da parte per seguire altre piste – il movente passionale e quello economico – per poi tornare, sempre al punto di partenza: le mura di casa Di Vita.
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Il generale cerca una destra autonoma, la premier può guardare ai riformisti. A sinistra resta il nodo della leadership
Reggio Calabria non è un test ma qualche segnale lo offre
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DI GIANFRANCO BLASI
l voto di Reggio Calabria non può essere assunto come un test nazionale. L’affluenza, innanzitutto, impone prudenza: ha votato meno di un elettore su quattro. E il nuovo quadro elettorale, con il ritorno al proporzionale e l’addio ai collegi uninominali, rende ancora più difficile trasferire automaticamente quel risultato sul piano politico generale. Ma sarebbe altrettanto sbagliato non cogliere alcuni segnali. Il primo riguarda Roberto Vannacci. Il suo movimento ha superato la soglia del 10 per cento. Se pure i sondaggi lo tengono leggermente più sotto, ricordiamo che la soglia di accesso al prossimo parlamento, per chi correrà non in coalizione ma da solo, sarà proprio le due cifre. È un dato quello di Vannacci, al primo test elettorale, che merita molta attenzione - e che chi osserva la politica italiana non può né banalizzare né sottovalutare. Il generale vuole occupa-
re uno spazio autonomo a destra, intercettando una parte di quell’elettorato che non si riconosce più nella Lega e che potrebbe, nel tempo, guardare anche dentro e oltre Fratelli d’Italia. Peraltro, chi studia i flussi elettorali ci suggerisce che Futuro Nazionale intercetta voti anche dall’ampio bacino dell’astensionismo e persino da una quota non secondaria di grillini della prima ora. La scommessa politica di Vannacci è ambiziosa. Attendere lo scontro tra i due grandi schieramenti, contribuire eventualmente alla vittoria del campo largo, entrare in parlamento e poi presentarsi come l’alternativa più netta alle sinistre. È una strategia che, almeno nelle intenzioni, punta a trasformare la radicalizzazione del confronto in consenso per una destra ancora più identitaria. Ma qui entra in gioco Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio non appare affatto un soggetto politicamente marginalizzabile. Al contrario, la permanenza a Palazzo Chi-
gi le ha consentito di consolidare una credibilità che molti leader, dopo alcuni anni di governo, hanno invece visto diminuire. La sua tenuta elettorale resta quindi uno degli elementi centrali dello scenario futuro. L’altro fronte è quello del cosiddetto campo largo. La vicenda delle primarie e il confronto interno stanno logorando la leadership di Elly Schlein, mentre la crescente polarizzazione dello scontro con la destra rischia di rafforzare Giuseppe Conte, che occupa uno spazio più radicale e ideologicamente definito. Ed è forse questo il problema principale delle diverse anime della sinistra italiana: dove finisce il radicalismo e dove comincia il riformismo? Al netto delle posizioni di Matteo Renzi, che sembrano spesso muoversi più sul terreno della rivalsa politica che su quello della costruzione di una moderna cultura liberal-democratica, lo spazio riformista a sinistra appare oggi debole e niente affatto rappresentato. È in questa intercapedine non proprio marginale che può aprirsi una partita decisiva.
_ Vannacci
Se Giorgia Meloni riuscisse a tenere insieme Fratelli d’Italia, una Lega sempre più legata ai governatori del Nord e ai territori, i popolari di Forza Italia e un’area liberale e riformista capace di dialogare con Calenda e Marattin, magari dentro una composizione più ampia con Noi Moderati, il quadro potrebbe assumere una fisionomia molto diversa. Da una parte un campo largo spinto verso sinistra dalla competizione interna tra Pd e Movimento 5 Stelle. Dall’altra Vannacci, inten-
zionato a conquistare uno spazio autonomo sulla destra. In mezzo, la capacità di Meloni di tenere insieme anime diverse senza perdere la propria identità e rassicurata da un profilo nazionale e internazionale di particolare prestigio. Reggio Calabria, dunque, non è un test nazionale. Ma può essere una piccola finestra sul futuro. E la politica, soprattutto quando gli equilibri cambiano, vive anche di questo: saper riconoscere le opportunità prima che diventino evidenti a tutti.
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Cronache Lucane Il commissario Rotelli avrà un bel da fare per mettere ordine nel caos di FDI Basilicata
Leone e Cifarelli, la strana coppia Q
Il Consigliere Regionale meloniano firma insieme al centrosinistra una proposta di legge sulla zona franca energetica sulla quale Bardi già sta lavorando da tempo con il rischio di dover condividere con l’opposizione un successo del Governo Regionale
DI M ASSIMO DELLAPENNA
uando siamo costretti a denunciare che Fratelli d’Italia di Basilicata non ha nulla a che vedere con Fratelli d’Italia nazionale proviamo a farlo con i dati alla mano, con le azioni intraprese, con l’analisi della politica. Sono mesi che proviamo a spiegare che se è vero che FDI a Via della Scrofa ha un organizzazione perfetta, una leadership carismatica e una solida visione politica, la stessa cosa non può dirsi di quella locale. Il nuovo commissario regionale Rotelli e i due dioscuri Caiata e Rosa avranno molto da fare a partire dalla necessità di comprendere le logiche che sottendono il comportamento assolutamente irrazionale di Rocco Leone. LEONE AIUTA CIFARELLI Rocco Leone è un consigliere regionale di Fratelli d’Italia. Nella scorsa legislatura è stato anche assessore regionale alla sanità. Non è uno di quelli che si nota spesso. Quando lo si nota, però, è spesso per comportamenti che non rientrano nella logica della politica. Ieri è stata depositata una proposta di legge firmata da Rocco Leone e Roberto Cifarelli per invitare il Governatore ad avere le interlocuzioni con il Governo nazionale per istituire la zona franca energetica in Basilicata. Prima ancora di entrare nel merito della proposta e della sua banalità ci piacerebbe capire quale logica sottenda la strategia di Rocco Leone. La proposta di legge può essere approvata o non approvata. Qualora fosse approvata Rocco Leone avrebbe lasciato a Cifarelli la condivisione di un successo politico. Qualora non fosse approvata (come probabile non essendoci stata nessuna condivisione
__Leone, Cifarelli e sotto Rotelli
nella maggioranza e con la Giunta) Rocco Leone sarebbe confessato e Cifarelli avrebbe la possibilità di dire che Leone è stato smentito e la maggioranza è contro la zona franca energetica. Praticamente ci troviamo davanti ad una partita lose-lose per Leone e winwin per Cifrarelli. La cosa ci interesserebbe veramente poco se non fosse che rischia di mettere in difficoltà anche la maggioranza, il centrodestra e lo stesso governatore. UNA PROPOSTA BANALE La proposta di legge è di una banalità assoluta. Il Governatore Bardi è già da tempo in contatto con il Governo Nazionale per favorire una soluzione in tal senso. La discussione prosegue e va avanti. Certamente non saranno Cifarelli e Leone ad agevolare un dialogo tra un Presidente della Regione di centrodestra ed un Governo di centrodestra. Questo aggrava ancora di più la posizione di Rocco Leone che, senza alcuna logica apparente e senza nessun fondamento razionale, rischia di alimentare polemiche e difficoltà. Se Bardi riuscisse ad ottene-
re con le sue interlocuzioni il risultato storico per la Regione Basilicata, dopo questa proposta, dovrebbe condividere la sua vittoria con Roberto Cifarelli che, invece, non sta facendo proprio niente in tal senso né avrebbe alcuna possibilità di farlo. È, del resto, da tempo che il centrosinistra ed in particolare quello che resta del Partito Democratico, cerca con tutte le sue forze di scimmiottare le azioni del governo regionale cercando di sollevare polemiche inutili o di prendere meriti non suoi. Ci aspettiamo che Roberto Cifarelli presenti una proposta di Legge o una mozione per chiudere o per evitare la chiusura del punto nascita di Melfi, dimenticando che detta chiusura è prevista già dalle legge ed obbligatoria. È un esempio chiaro di un modo di fare che sfrutta la non conoscenza dei meccanismi politici ed amministrativi per fingere di essere lungimiranti. Si tratta di un trucco che può ingannare chi non vive di politica. Non dovrebbe ingannare uno esperto come Leone. ROTELLI DEVE METTERE ORDINE
IN FDI Noi non vorremmo essere nei panni di Rotelli. Al nuovo commissario del Partito di maggioranza relativa hanno dato una bella gatta da pelare. Mettere ordine in una situazione assolutamente caotica dove regna l’anarchia e la totale mancanza di regole non è mai semplice. Farlo in una Fratelli d’Italia che, almeno in Basilicata, è più simile ad un partito senza regole che alla perfetta macchina poli-
tica che è a livello nazionale è veramente un’impresa titanica. Quello che ha fatto Rocco Leone, sottoscrivendo una proposta di legge inutile, imbarazzante e che rischia di mettere in difficoltà la maggioranza rafforzando un avversario come Roberto Cifarelli è il segnali di una totale mancanza di visione politica e di logica strategica. Fratelli d’Italia non può permettersi questi svarioni.
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Gravela (Partito Liberaldemocratico): «Investire sulle infrastrutture, Basilicata sia protagonista»
«Nucleare, Ddl troppo timido Servono risorse e tempi certi» POTENZA «L’approvazione definitiva del disegno di legge delega sul nucleare sostenibile è un passo avanti, ma il provvedimento resta troppo timido rispetto alla sfida che l’Italia ha davanti. Il Parlamento ha riconosciuto che il nucleare può tornare a far parte della politica energetica nazionale; ora si apre la fase decisiva: quella dell’attuazione», dichiara Giuseppe Gravela, componente della Segreteria nazionale del Partito Liberaldemocratico con delega su Energia e Ambiente. «Come Partito Liberaldemocratico abbiamo presentato diversi emendamenti per rendere il provvedimento più diretto e operativo. Le nostre proposte non sono state accolte, salvo una, che affida ai decreti legislativi il compito di definire con chiarezza competenze e responsabilità dei diversi enti di ricerca italiani coinvolti. È proprio nella fase attuativa che si misurerà la capacità del Ddl di produrre risultati. Una legge delega indica la strada; spetta ora ai decreti legislativi trasformare quegli indirizzi in un sistema concreto. Per questo è necessario che i decreti co-
struiscano fin da subito il quadro regolatorio, istituzionale e industriale previsto dal Milestone Approach dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. L’IAEA individua 19 ambiti infrastrutturali, dalla sicurezza al quadro regolatorio, dalle competenze al finanziamento, dalla rete agli approvvigionamenti, fino alla gestione del combustibile e dei rifiuti. Se vogliamo che il nucleare possa concorrere realmente con le altre tecnologie, dobbiamo costruire fin da subito le condizioni regolatorie, istituzionali e industriali necessarie», aggiunge Gravela. «L’Italia, peraltro, non parte da zero. Nel Paese esistono ancora competenze scientifiche, ingegneristiche, industriali e formative legate al nucleare che devono essere messe a sistema e pienamente integrate nel nuovo quadro regolatorio e istituzionale, con responsabilità, procedure e standard chiari. A questo deve corrispondere un adeguato impegno finanziario. Il Ddl prevede 20 milioni di euro l’anno per il 2027, 2028 e 2029 per gli investimenti previsti dalla delega. A nostro giudizio, sono
risorse largamente insufficienti rispetto alla dimensione del lavoro da avviare. Non si tratta di finanziare oggi la costruzione di una centrale, ma di realizzare l’infrastruttura regolatoria, scientifica, industriale e formativa che consentirà agli operatori di investire domani in un quadro credibile. Sulla definizione di “nucleare sostenibile” viene quasi da sorridere: in politica abbiamo spesso l’abitudine di risolvere i problemi aggiungendo un aggettivo. Ma la sostenibilità non è un’etichetta che la politica può attribuire o togliere a una tecnologia. Non dobbiamo però stabilire oggi quale combinazione di tecnologie dovrà prevalere nel 2040 o nel 2050. Dobbiamo piuttosto costruire un quadro regolatorio e di mercato nel quale le diverse tecnologie possano competere in condizioni trasparenti, sulla base dei costi, delle prestazioni e del valore che sono in grado di offrire al sistema elettrico. Saranno il mercato e le esigenze concrete del sistema, non una scelta politica predeterminata, a orientare nel tempo il mix energetico più efficiente. L’obiettivo deve es-
_ Giuseppe Gravela (Partito Liberaldemocratico)
sere mettere in competizione le diverse soluzioni affinché possano contribuire, ciascuna secondo le proprie caratteristiche, a garantire energia affidabile, competitiva e decarbonizzata. La crescita della domanda elettrica, trainata dall’industria, dall’intelligenza artificiale, dalla digitalizzazione e dall’elettrificazione dei consumi, rende questa sfida ancora più urgente. L’Italia ha bisogno di più energia, affidabilità e competitività e deve arrivare preparata alle scelte che riguarderanno il proprio sistema energetico nei prossimi decenni», continua Gravela.
«Anche la Basilicata deve essere parte di questa trasformazione nazionale, superando l'idea riduttiva che il ruolo energetico di un territorio si misuri confrontando semplicemente quanto produce con quanto consuma. Il sistema elettrico italiano è gestito su scala nazionale e per zone di mercato: produzione e fabbisogno non devono coincidere entro i confini regionali. La vera sfida, quindi, è fare in modo che la Basilicata partecipi alla nuova politica energetica attraverso ricerca, formazione, competenze, reti e filiere industriali».
I CONSIGLIERI REGIONALI CIFARELLI E LEONE: «NOSTRA RICCHEZZA RAPPRESENTA UN VANTAGGIO STRUTTURALE»
Zona Franca energetica per la Lucania, proposta di legge
POTENZA È stata presentata ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa presso il Consiglio regionale della Basilicata, la proposta di legge “Indirizzi regionali per l’istituzione della Zona Franca Energetica della Basilicata”, a firma di Roberto Cifarelli, Presidente della Seconda Commissione consiliare permanente – Bilancio e Programmazione, e Rocco Luigi Leone, Presidente della Terza Commissione consiliare permanente – Attività produttive, Territorio e Ambiente. Un’iniziativa istituzionale congiunta che punta a trasformare la particolare condizione energetica della Basilicata in una leva di sviluppo territoriale, attraverso un percorso tecnico e istituzionale da sottoporre successivamente al confronto con il Governo nazionale. «Abbiamo scelto di lavorare insieme – hanno spie-
gato Cifarelli e Leone – perché vi sono questioni sulle quali le istituzioni regionali devono essere capaci di costruire proposte che rappresentano un interesse generale della Basilicata. La Zona Franca Energetica non può essere uno slogan né una promessa priva di basi finanziarie e normative: vogliamo costruire un percorso serio, documentato e concretamente negoziabile con lo Stato». La proposta muove dalla specificità della Basilicata nel sistema energetico nazionale, legata alla produzione di petrolio e gas naturale, alla produzione elettrica e alla crescente presenza delle fonti rinnovabili, e pone una questione precisa: verificare in quale modo una parte del valore generato dal territorio possa tradursi in benefici strutturali per chi in Basilicata vive, produce e investe. «La Basilicata con-
tribuisce in maniera significativa al sistema energetico nazionale e sostiene anche gli effetti economici, ambientali e territoriali connessi a questa produzione – hanno sottolineato i due Presidenti –. Per questo riteniamo legittimo e necessario verificare quali strumenti possano restituire al territorio una parte di questo valore, aumentando la competitività delle imprese, sostenendo le famiglie e rendendo la regione più attrattiva per nuovi investimenti». Nel corso della conferenza stampa sono stati illustrati i quattro principali ambiti di intervento individuati dalla proposta: la fiscalità energetica, nei limiti consentiti dalla normativa nazionale ed europea; il sostegno ai costi energetici di famiglie e imprese e la verifica delle eventuali disponibilità di gas; la valorizzazione delle fonti rinno-
vabili attraverso autoconsumo, condivisione dell’energia, contratti di lungo periodo e sistemi di accumulo; l’integrazione con gli strumenti della ZES Unica per rafforzare la capacità della Basilicata di attrarre nuove attività produttive. Elemento centrale del percorso sarà il Dossier tecnico per la Zona Franca Energetica, chiamato a quantificare concretamente le diverse ipotesi di intervento. «Non stiamo dicendo che da domani l’energia costerà meno in Basilicata – hanno precisato Cifarelli e Leone –. Stiamo dicendo che bisogna finalmente mettere in fila numeri, beneficiari, costi, coperture e regole e verificare ciò che è realmente possibile fare. Solo dopo questa analisi la Regione potrà presentarsi al confronto con il Governo nazionale con una proposta credibile e documentata».
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La denuncia di “Tavolo Verde Puglia e Basilicata”: «Servono interventi strutturali e una vera programmazione»
«Produttori agricoli e consumatori Il disagio è causato dal Governo»
POTENZA «La notizia secondo cui alcune compagnie petrolifere hanno ritoccato i prezzi dei carburanti di alcuni centesimi dietro intervento della Meloni non è una cattiva scelta,ma non è risolutoria né per i produttori, né per i consumatori in senso generale:tuttavia va rilevato che la “misura poteva e doveva essere assunta sin da quando è iniziata la speculazione” ,ma non è stato fatto perché tornava comodo per le casse e per drogare il Bilancio Statale attraverso maggiori entrate di Accise ed I.V.A..Il danno economico è stato e continua ad essere pagato maggiormente dai consumatori finali e dal mondo Agricolo». È quanto scrive Francesco Malvasi per il “Tavolo Verde Puglia e Basilicata”. «Questo già sofferente a causa e per effetto di una Crisi che dà più anni ha assunto carattere strutturale perché non rappresentato adeguatamente a tutti i livelli Istituzionali per difendere il reddito di chi produce beni necessari alla vita, cioè di chi lavora la terra(imprenditori,tecnici, braccianti, lavoratori a diverso titolo) come se questi non fossero produttivi e non avessero un ruolo dignitoso nella società. Che fare quindi per andare avanti? Si può superare la crisi ?
Sicuramente a patto che venga riconosciuta dalle Regioni e dal Governo Nazionale; i movimenti di protesta,quelli non strumentalizzati ed indirizzati,che hanno consapevolezza del disastro incombente e della insostituibilità della funzione del produttore agricolo, non si fermano al carburante, ma richiedono interventi strutturali e una program-
mazione del futuro del settore agricolo Nazionale nel contesto europeo e mondiale che non può prescindere : da una politica dei prezzi di vendita dei prodotti agroalimentari in azienda e di acquisto dei mezzi tecnici e servizi impiegati ni processi produttivi. Parimenti una politica che valorizzi e sostiene le produzioni nazionali che è
una condizione necessaria per garantire un reddito equo a chi concorre nella fase produttiva di primo livello, cioè nell’azienda agricola. In ultima analisi fino a quando la politica non prenderà atto che il modello sin qui seguito dalla Politica Agraria Nazionale, Regionale e degli Enti locali è stato fallimentare anche per Inadeguatezza dei preposti, dif-
ficilmente si potrà fare un passo avanti; e probabilmente purtroppo non si potrà andare nella giusta direzione fino a quando non si avrà consapevolezza dello stato d’essere degli stessi agricoltori che a volte invece di unirsi si dividono facendo il gioco di chi li ha condotti verso il disastro le cui conseguenze le pagano anche i consumatori finali».
L’ASSOCIAZIONE DI CONSUMATORI DI MATERA DENUNCIA I SOPRUSI DEI GESTORI: «PREPOTENZA INAUDITA»
Bollette contestate, Adiconsum contro le compagnie telefoniche
MATERA «È inaccettabile il modo in cui i consumatori vengono trattati dalle società di telecomunicazioni. Sempre più spesso, infatti, i gestori disattivano le linee telefoniche e internet nonostante siano in corso reclami o tentativi ufficiali di conciliazione». È quanto si legge nella nota di Adiconsum. «Secondo le normative dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’operatore non può bloccare il servizio se l’importo non pagato è oggetto di una contestazione o di una procedura pendente. Purtroppo, la realtà descritta dai
consumatori è ben diversa e vede l’applicazione sistematica di pratiche scorrette. «Siamo di fronte a un atteggiamento di prepotenza inaudita – afferma Marina Festa, Presidente Provinciale di Adiconsum Matera – che calpesta i diritti civili e i bisogni dei nuclei familiari. Parliamo di case in cui spesso vivono anziani, disabili e bambini, per i quali il telefono e la connessione sono beni essenziali e vitali. Perfino gli operatori dei call center, lasciati privi di tutele e di un’adeguata formazione, finiscono per diventare lo scudo umano di politiche aziendali aggressive. Chie-
diamo un intervento immediato e sanzioni esemplari da parte delle Autorità Garanti». Per tutelare i cittadini, l’associazione dei consumatori lancia una nuova e decisa iniziativa: «Pubblicheremo una "white list" delle telecomunicazioni – annuncia Marina Festa – indicando chiaramente le compagnie virtuose che rispettano le regole, per impedire che si continui a mettere impunemente le mani nelle tasche dei cittadini». Adiconsum Matera invita tutti gli utenti che hanno subito o stanno subendo questi disservizi a far valere i propri diritti.
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L'intervento dell'assessore regionale al coordinamento Uilm: valorizzare le competenze e programmare il futuro della filiera ferroviaria e dell'indotto
Cupparo: «Hitachi e Tito nella nuova stagione industriale, il dopo PNRR si programma oggi» D
iecimila a«La presenza di Hitachi Rail a Tito Scalo rappresenta un patrimonio di competenze, professionalità e conoscenze che la Basilicata deve continuare a valorizzare e rafforzare». Lo ha detto l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo, intervenendo oggi a Potenza alla riunione del Coordinamento nazionale UILM Hitachi Rail STS, con le delegazioni di Genova, Pistoia, Napoli, Reggio Calabria e Tito Scalo, il segretario nazionale UILM Bruno Cantonetti. «Il confronto tra territori ed esperienze diverse – ha sottolineato Cupparo – consente di leggere meglio le trasformazioni del settore ferroviario e di costruire nuove opportunità. La Regione considera Hitachi uno dei grandi player industriali con cui confrontarsi nell’ambito delle proprie politiche di sviluppo». Per Cupparo, la priorità è guardare oltre la stagione straordinaria del
PNRR: «Gli investimenti hanno sostenuto produzione e occupazione nel comparto ferroviario, ma il dopo PNRR non può essere affrontato quando il ciclo sarà già terminato. Occorre programmare fin da oggi una nuova strategia industriale, capace di sostenere investimenti, ricerca, innovazione e nuove produzioni». In questa prospettiva, «anche lo stabilimento di Tito deve essere pienamente inserito nelle prospettive di sviluppo del Gruppo», intercettando le trasformazioni legate a digitalizzazione, automazione, nuovi sistemi di segnalamento, elettrificazione e intelligenza artificiale. Hitachi può rappresentare, in questo senso, un punto di riferimento importante. La presenza di una grande realtà internazionale nel settore ferroviario crea le condizioni per costruire collegamenti sempre più forti tra industria, formazione, ricerca e innovazione. È su questa integrazione che dobbiamo la-
vorare. «L’innovazione – ha aggiunto l’assessore – non può essere separata dalla qualità del lavoro. Le competenze presenti negli stabilimenti Hitachi sono un patrimonio da consolidare attraverso formazione, aggiornamento professionale e nuove opportunità per i giovani. Anche l’intelligenza artificiale deve essere governata attraverso il confronto tra impresa, lavoratori e sindacato, accompagnando la tecnologia con nuove competenze e adeguate garanzie». Cupparo ha richiamato inoltre il ruolo dell’indotto: «La qualità della filiera è parte integrante della qualità dell’industria. La crescita di un grande gruppo deve coinvolgere anche le imprese e i lavoratori dell’indotto dentro una prospettiva industriale di lungo periodo». «La Regione – ha concluso – continuerà a fare la propria parte per sostenere investimenti, innovazione, digitalizzazione e competitività. Ma serve una responsabi-
lità condivisa tra istituzioni, imprese e organizzazioni sindacali. Per la Basilicata significa anche creare opportunità qualificate per trattenere i giovani e valorizzare le competenze formate sul territorio. Non dobbiamo limitarci a difendere ciò che abbiamo: dobbiamo creare le condizioni perché ciò che abbiamo possa cre-
scere. Il dopo PNRR non deve essere un punto di arretramento, ma l’avvio di una nuova stagione industriale per Tito e per la Basilicata». Il futuro industriale di Tito e della Basilicata non si costruisce aspettando ciò che accadrà, ma programmando oggi le condizioni per affrontare le trasformazioni di domani”.
Il segretario della Fim Cisl Basilicata fa il punto sulle vertenze di Melfi: dalla svolta per PMC e Brose alle sfide aperte per Stellantis, Marelli e la filiera
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Evangelista: «Soluzioni industriali possibili, ma serve vigilare sull'indotto» vangelista: «L’accordo PMC-Brose/C Industries dimostra che le vertenze possono trovare soluzioni industriali. Ora bisogna consolidare Stellantis, trovare una prospettiva per Marelli e vigilare su tutte le aziende dell’indotto». «Gli ultimi giorni ci consegnano un quadro che, pur restando complesso, indica con maggiore chiarezza la strada da seguire per difendere il patrimonio industriale e occupazionale dell’area di Melfi», dichiara Gerardo Evangelista, Segretario Generale FIM CISL Basilicata. L’accordo raggiunto per PMC e Brose, con il passaggio dei lavoratori a C Industries, rappresenta un risultato importante perché mette al centro la salvaguardia occupazionale e apre una nuova prospettiva industriale attraverso la riconversione e la diversificazione produttiva. Un percorso che entrerà nel vivo già dalla metà di ottobre, con l’avvio del confronto sulla fase operativa e formativa. Diversa, ma altrettanto delicata, è la situazione di Marelli Melfi. Il nuovo Contratto di Solidarietà è uno strumento necessario per tutelare
occupazione e reddito, ma non può rappresentare la soluzione industriale. Per Marelli occorrono prospettive, nuove produzioni e una missione capace di garantire continuità allo stabilimento. Al centro dell’intero sistema resta Stellantis Melfi, in un mercato automotive che continua a vivere una fase complessa e caratterizzata da forti incertezze. Melfi sta attraversando una fase particolarmente delicata, legata alla salita produttiva dei nuovi modelli, con un’organizzazione del lavoro e degli approvvigionamenti ancora in evoluzione. L’obiettivo deve essere chiaro: accompagnare la salita produttiva, aumentare progressivamente i volumi e ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali. Per questo resta centrale la richiesta avanzata al gruppo di aprire un confronto nazionale sulla situazione produttiva e sulle prospettive degli stabilimenti italiani. Ma oggi bisogna guardare anche oltre le singole vertenze. La FIM CISL ritiene necessario rafforzare l’attenzione sull’intera filiera dell’indotto di Melfi, a partire dalle aziende che han-
no acquisito commesse legate ai nuovi modelli ma con volumi ancora insufficienti. Per le realtà che non hanno ottenuto nuove commesse, occorre invece lavorare per tempo a percorsi di diversificazione, analogamente a quanto avvenuto per l’esperienza Mubea-TAAP. «Non possiamo aspettare che
le difficoltà diventino emergenze – conclude Evangelista –. Dobbiamo agire preventivamente, azienda per azienda, verificando commesse, volumi, occupazione e prospettive. Il futuro dell’automotive lucano si costruisce tenendo insieme stabilimento, filiera e territorio, senza lasciare indietro nessuno».
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Confindustria Basilicata condivide l’allarme di Somma e Bianchi: «Non abbiamo bisogno di nuovi confini artificiali tra categorie produttive»
Artigianato, D’Alema frena sulla riforma «No a nuove asimmetrie competitive»
«S
iamo preoccupati per il modo in cui la riforma dell’artigianato sta prendendo forma. Condividiamo l’allarme lanciato da Confindustria attraverso la voce del vicepresidente nazionale Francesco Somma e del presidente della Piccola Industria, Fausto Bianchi, sulle possibili ricadute che non risparmierebbero nemmeno il nostro territorio». Così il presidente di Confindustria Basilicata, Francesco D’Alema, in merito alla legge di riforma dell’artigianato che prevede la possibilità di estendere fino a 49 addetti i limiti previsti per le imprese artigiane. «Non è in discussione – spiega il presidente – la volontà che anima il provvedimento di modernizzare il quadro normativo di riferimento per accompagnare l’evoluzione dell’impresa artigiana, tanto
importante per l’economia lucana, ma bisogna essere molto cauti nel non generare nuove asimmetrie competitive tra imprese che operano sugli stessi mercati».Per Confindustria Basilicata, se l’obiettivo della riforma è aiutare le imprese a nascere, investire, innovare, assumere e crescere, la risposta non può essere quella di allargare semplicemente il perimetro dell’artigianato.«La concorrenza – incalza D’Alema – deve avvenire sulla produttività, sulla qualità, sull’innovazione, sulla capacità di investimento e sulle competenze. Non sulla possibilità di scegliere, a parità di attività economica sostanziale, il regime normativo più conveniente. A questo si aggiunge che non possiamo permetterci di costruire una riforma che, anche involontariamente, trasformi il costo del lavoro in uno strumento di
competizione tra forme d’impresa». Tra gli elementi critici da valutare, Confindustria Basilicata indica il diverso trattamento che può derivare dall’inquadramento delle imprese operanti in settori o mercati analoghi, in termini di differenziale del costo del lavoro, ma anche di sistemi di welfare e altri oneri collegati all’attività aziendale.«Per questo – conclude D’Alema – non chiediamo di difendere un confine burocratico tra industria e artigianato ma una riforma che riconosca e premi la crescita, anziché creare convenienze a evitarla. Per la Basilicata questo è ancora più importante. Abbiamo bisogno di più imprese che investono, più imprese che esportano, più imprese che assumono e più imprese capaci di inserirsi nelle filiere nazionali e internazionali. Non abbiamo bisogno di nuovi con-
_ Francesco D’Alema
fini artificiali tra categorie produttive. La nostra richiesta, quindi, è molto concreta: prima di ampliare il perimetro dell’impresa artigiana, il Go-
verno quantifichi gli effetti della riforma sui diversi territori, sulla finanza pubblica, sul costo del lavoro e sulla concorrenza tra imprese».
Il blocco informatico impedisce candidature e versamenti: domande fino al 10 ottobre per i progetti di ricerca, pagamenti rinviati al ripristino del sistema
Guasto al Data Center, torna operativo il Cup Prorogati i termini per i tributi e la ricerca
I
l Cup è di nuovo attivo e la rete dei servizi sanitari regionali è tornata fruibile per tutti i cittadini. Lo comunica la Regione Basilicata nell’ultimo aggiornamento sul guasto al Data Center Unico Regionale, che dal 27 settembre ha reso totalmente o parzialmente indisponibili alcune piattaforme utilizzate dall’amministrazione, dagli enti del Servizio sanitario regionale e da altri enti pubblici collegati alla struttura.Secondo quanto riferito dalla Regione, le verifiche effettuate finora hanno ricondotto l’origine del guasto a un’anomalia dell’impianto principale di raffreddamento e al mancato avvio del sistema di backup. La situazione ha determinato un’instabilità dei sistemi di archiviazione dei dati e la conseguente indisponibilità temporanea di alcuni servizi.Sulla base degli accertamenti condotti finora, precisa l’amministrazione, non risultano evidenze che l’evento sia riconducibile a un attacco informatico. La Regione ha comunque segnalato quanto accaduto all’Agenzia per
la cybersicurezza nazionale e al Garante per la protezione dei dati personali, attivando gli adempimenti previsti dalla normativa. L’amministrazione mantiene inoltre un costante raccordo con gli altri soggetti coinvolti nella gestione dell’emergenza.I primi interventi dei tecnici si sono concentrati sul comparto sanitario, con l’obiettivo di ripristinare le attività essenziali. La riattivazione del Centro unico di prenotazione rappresenta il primo risultato del lavoro svolto. La Regione assicura che la continuità e la sicurezza delle prestazioni sanitarie sono pienamente garantite. Durante il blocco, le aziende sanitarie avevano attivato misure di continuità operativa per contenere i disagi per i pazienti. L’amministrazione ha ringraziato cittadini, pazienti e operatori per la collaborazione e la pazienza dimostrate durante i disservizi.Le attività tecniche proseguono senza interruzione per riattivare la totalità dei servizi informatici regionali. Il ritorno alla piena operatività del comparto sanitario co-
stituisce dunque un primo passo, mentre il lavoro continua sulle altre piattaforme interessate dal guasto. Non è stata indicata una data per il completo ripristino e l’amministrazione continuerà a fornire aggiornamenti sull’evoluzione della situazione e sugli esiti delle verifiche.Sul fronte amministrativo, le difficoltà del portale regionale hanno reso necessario prorogare dal 30 settembre al 10 ottobre 2026 il termine per presentare le domande relative all’avviso pubblico a sostegno dei progetti di ricerca finalizzati al rafforzamento della competitività delle imprese e del territorio lucano.L’obiettivo, spiega la Regione, è «favorire la più ampia partecipazione e un’adeguata predisposizione delle proposte progettuali, nel rispetto dei principi di trasparenza e di parità di trattamento dell’azione amministrativa».Anche il pagamento dei tributi regionali con scadenza al 30 settembre è stato prorogato fino al ripristino del portale dei pagamenti, reso inaccessibile dai problemi tecnici. Per questi versa-
menti non è stata indicata una nuova data. Il termine resta quindi legato alla riattivazione del sistema, mentre per le candidature al bando ricerca la scadenza è già fissata al 10 ottobre.Per la tassa automobilistica rimangono disponibili i canali alternativi di riscossione. Il bollo auto può essere pagato normalmente presso le delegazioni Aci, gli uffici postali, le banche e gli esercenti abilitati.
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Anche la rete Borghi Eccellenti Lucani celebra la nomina: «Un motivo di grande orgoglio per tutta la nostra terra»
Calabrese, ambasciatore della cucina italiana, Bardi: «Premiata l’autenticità»
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eppone Calabrese nominato Ambasciatore della cucina italiana nel mondo. Un riconoscimento accolto con soddisfazione dal presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e dalla rete di cooperazione turistica BEL, Borghi Eccellenti Lucani, che ne sottolineano l’impegno nel raccontare i territori e valorizzarne il patrimonio enogastronomico. BARDI: «PREMIATI AUTENTICITÀ E LEGAME CON LA TERRA» «La nomina di Peppone Calabrese ad Ambasciatore della cucina italiana nel mondo premia un percorso fatto di autenticità, passione e profondo legame con la propria terra». Con queste parole il presidente della Regione, Vito Bardi, rivolge a Calabrese le congratulazioni personali e della comunità lucana.Il governatore sottolinea il contributo di Peppone alla conoscenza delle eccellenze e delle tradizioni locali: «Peppone ha saputo raccontare come pochi l’Italia dei territori, dando voce alle eccellenze enogastronomiche, alle storie dei produttori e alla cultura del cibo intesa come identità e incontro».Un lavoro che, secondo Bardi, ha avuto un valore par-
_ Peppone Calabrese
ticolare anche per la Basilicata e per il Sud. «Con la sua contagiosa umanità e la sua capacità comunicativa ha reso un servizio prezioso alla nostra comunità, facendosi testimone verace dei valori e dei sapori del Mezzogiorno».Il presidente guarda quindi al nuovo incarico: «Siamo certi che anche in questo ruolo internazionale saprà essere un ambasciatore capace di far amare nel mondo la genuinità, le radici, la tradizione e la ricchezza del nostro patrimonio culinario». BEL, MIGLIONICO: «UN
_ Vito Bardi
ORGOGLIO PER LA NOSTRA TERRA» Alle congratulazioni della Regione si aggiungono quelle della rete di cooperazione turistica BEL, Borghi Eccellenti Lucani, presieduta da Michele Miglionico. In una nota firmata dal coordinamento, la rete sottolinea come il riconoscimento ad Ambasciatore della Cucina Italiana premi la passione e la professionalità di Peppone Calabrese nella valorizzazione del patrimonio enogastronomico e «rappresenta anche un motivo di grande orgoglio per tut-
_ Michele Miglionico
ta la nostra terra».Al centro del messaggio, il contributo alla promozione della Basilicata e dei suoi borghi: «Grazie al tuo costante impegno, la Basilicata e i suoi borghi continuano a brillare sulla scena nazionale e internazionale, facendo conoscere la bellezza e l’autenticità delle nostre tradizioni attraverso i sapori e i prodotti d’eccellenza».Il coordinamento BEL conclude rivolgendo a Calabrese i migliori auguri «per questo meritato successo e per il tuo continuo e prezioso lavoro di promozione culturale e turistica».
Latronico: «Anche un piccolo borgo del Mezzogiorno può trasformarsi in un laboratorio d’avanguardia di rilievo nazionale»
Chiaromonte, un posto tra le sette finaliste Il borgo in corsa per la Capitale del Libro
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hiaromonte punta al titolo di Capitale italiana del Libro 2027 con un progetto che lega la lettura al benessere delle persone e alla cura delle comunità. Il dossier «Le trame di Calliope» è stato presentato martedì 29 settembre nella sala Spadolini del ministero della Cultura, a Roma, durante l’audizione pubblica dedicata alla candidatura. Ad affiancare la delegazione guidata dalla sindaca Valentina Viola c’era l’assessore alla Salute e Politiche della Persona, Cosimo Latronico, in rappresentanza della Regione Basilicata.Unica realtà lucana tra le sette città finaliste nazionali, Chiaromonte attende ora la valutazione della giuria ministeriale, che proclamerà il vincitore nelle prossime settimane. La proposta mette al centro il welfare culturale, individuando nei libri e nelle attività di lettura strumenti per costruire relazioni, contrastare l’isolamento e accompagnare le persone più fragili.Latronico ha ribadito il pieno sostegno della Regione, sottolineando il significato della candidatura: «Curare non significa soltanto guarire un corpo, ma prendersi cura di una vita intera. Sosteniamo Chiaromonte non per un mero atto formale, ma perché propone un modello rivoluzionario, quello di trasformare il
libro e la lettura in una vera e propria infrastruttura pubblica di benessere e salute comunitaria».Uno degli elementi qualificanti del dossier è la prescrizione sociale e culturale, che l’assessore ha illustrato alla giuria richiamando il rapporto tra interventi sanitari e partecipazione alla vita della comunità. «Grazie al recente protocollo d’intesa tra il ministero della Cultura e il ministero della Salute in un’ottica di one health – ha spiegato Latronico – oggi un medico di medicina generale, uno specialista o un operatore socio-sanitario può “prescrivere”, accanto o prima ancora di una terapia clinica, un libro, un gruppo di lettura o un’attività teatrale».Nella lettura proposta dall’assessore, queste esperienze possono contribuire ad affrontare alcune delle difficoltà che segnano la vita nelle aree interne: «La scienza contemporanea ci conferma che la solitudine, l’ansia e l’isolamento sociale delle aree interne si combattono con efficacia creando relazioni e condividendo storie».Chiaromonte, che già ospita importanti presìdi dedicati alle fragilità, propone così di mettere in connessione i luoghi della cura con quelli della socialità, dalle piazze alle biblioteche. La biblioterapia e l’incontro tra generazioni diven-
tano parte di un percorso che punta a rendere la cultura una risorsa accessibile per la comunità.Una prospettiva che, per Latronico, può assumere un valore oltre i confini regionali: «Anche un piccolo borgo del Mezzogiorno può trasformarsi in un laboratorio d’avanguardia di rilievo nazionale».
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Basilicata 24 ore
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MELFI Pipponzi: «Valorizzare le intelligenze e la dedizione dei lucani significa investire sul futuro della nostra comunità»
La Basilicata che eccelle: a Melfi il Premio Federico II
POTENZA. La Basilicata si specchia nella parte migliore di sé, restituendoci l’immagine di una terra vivace, ostinata, capace di trasformare il talento personale in un bene collettivo. Dopo le precedenti tappe a Sant’Angelo Le Fratte, Potenza e Pietragalla, sarà lo storico Salone degli Stem-
mi del Palazzo Vescovile di Melfi ad ospitare sabato, alle 16.30, la quarta edizione del “Premio Federico II - Eccellenze Lucane e Premi alla Carriera”. L’evento, nato da un'idea di Alberto Barra, vede la consegna dei premi a personalità ed eccellenze lucane a cura della Consigliera regionale di parità,
Ivana Enrica Pipponzi, e di Yvette Marie Marchand. Tra le protagoniste della manifestazione ci sarà Lina Paterna, responsabile della comunicazione di Cronache Tv e giornalista, che nella scorsa edizione era stata tra le personalità insignite del Premio e che quest’anno torna nel ruolo di premiante di una delle eccellenze lucane. La conduzione della cerimonia sarà affidata a Katia Mancusi, con il ruolo di cerimoniera ricoperto dalla prof.ssa Giulia Di Stasi. A completare la manifestazione vi saranno momenti artistici e culturali di rilievo: un intermezzo con la performance "Storia dell’ultima brigantessa lucana" a cura di Eva Immediato e l'accompagnamento musicale affidato al flautista Maestro Rocco Russillo. «Valorizzare le intelligenze e la dedizione dei lucani significa investire sul futuro della nostra comu-
nità - sottolinea la Consigliera Ivana Pipponzi -. Il Premio Federico II è una celebrazione del merito, ma anche la testimonianza concreta di una Basilicata capace di esprimere leadership, sensibilità sociale e visione, abbattendo divari e valorizzando i talenti di donne e uomini che fanno la differenza». I PREMIATI DELLA QUARTA EDIZIONE Premi Eccellenza Lucana e Premi alla Carriera: Walter De Stradis – Giornalista (Eccellenza Lucana) Patrizia Minardi – Dirigente regionale e Direttrice Fondazione SASSI (Eccellenza Lucana) Giuseppina Lovecchio – Direttrice Generale Regione Basilicata (Eccellenza Lucana) Morena Rapolla – Avvocata e attivista Diritti Umani (Eccellenza Lucana) Rosa La Rocca – Consigliera Corte di Appello di Potenza (Eccellenza Luca-
na e Premio alla Carriera) Maria Mariani – Direttrice amministrativa del CROB di Rionero (Eccellenza Lucana) Nicola Timpone – Presidente GAL e Direttore artistico Marateale (Eccellenza Lucana) Generale Francesco Paolo Figliuolo (Eccellenza Lucana e Premio alla Carriera) Vincenzo Lo Sasso – Artista (Eccellenza Lucana e Premio alla Carriera) Carmen De Rosa – Giornalista (Eccellenza Lucana) Luca Lorenzo – Avvocato, Docente di diritto del lavoro e Coordinatore Associazione Diritti Umani (Eccellenza Lucana) Maria Antonietta Santoro – Chef internazionale (Premio alla Carriera) Premi Speciali Federico II: Roberta Alberti – Poetessa Antonella Rubertone – Pittrice e artista Liceo Artistico di Melfi
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Ottobre il mese della ricerca e della prevenzione: numerose iniziative rivolte alle donne in tutta la regione
Lotta contro il tumore al seno “Nastro Rosa” di Airc in Basilicata POTENZA Torna a ottobre il mese dedicato alla ricerca e alla prevenzione del tumore al seno, una campagna di sensibilizzazione che riguarda tutte e tutti da vicino, perché in Italia questa neoplasia colpisce una donna su otto nell’arco della vita, circa 56.000 donne e 600 uomini ogni anno. Grazie ai progressi della ricerca, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi continua ad aumentare: nel nostro Paese, dagli anni Novanta a oggi è cresciuta dal 78% fino all’89,5%*, numeri che significano migliaia di vite salvate. Ma finché tutte le donne non avranno le stesse possibilità di cura, il Nastro Rosa di AIRC non sarà completo. Il traguardo può sembrare vicino, ma il cosiddetto “ultimo miglio” è sempre il più difficile e complesso, dove si affrontano le forme più aggressive e quelle che non rispondono alle terapie attualmente disponibili. E qui la ricerca può fare la differenza, trasformando nuove scoperte in opportunità di cura. Per questo, nel 2026 Fondazione
AIRC ha destinato oltre 14 milioni di euro a progetti di ricerca e borse di studio in quest’ambito, sostenendo il lavoro di ricercatrici e ricercatori impegnati a trovare soluzioni sempre più efficaci per tutte le donne e per tutti i pazienti. I costanti progressi della ricerca si riflettono nelle nuove cure che diventano via via disponibili, come racconta Beatrice, la protagonista della campagna, in questo video. Anche quest’anno la campagna ha il Patrocinio di Anci - Associazione Nazionale Comuni Italiani – che invita a illuminare di rosa palazzi comunali e monumenti significativi la notte del pri-
mo ottobre, in apertura del mese dedicato al tumore al seno, per richiamare l’attenzione dei cittadini sull’importanza del sostegno alla ricerca oncologica e della prevenzione. In Basilicata si illumineranno il Municipio a Castronuovo Sant’ Andrea, Palazzo di Città a Potenza, Torre di Satriano a Tito e la Fontana grande in piazza dei Caduti a Vaglio di Basilicata. L’Ufficio Regionale Basilicata di Fondazione AIRC mobilita il territorio con numerose iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi. Camminate, maratone, giornate in palestra, sono sempre di più le iniziative organizzate sul territorio
per il progetto “Muoviti per AIRC”, che vedono la partecipazione di adulti e bambini di tutte le età e uniscono la sensibilizzazione sulla prevenzione, attraverso abitudini di vita salutari come l’esercizio fisico, alla raccolta fondi a sostegno del lavoro dei ricercatori. Il 4 ottobre alle 10 Camminata in Rosa Nordic Walking a piazza Zecchettin di Villa D’Agri. È possibile inoltre sostenere le donne e il lavoro dei ricercatori contro il tumore al seno anche con una piccola donazione da 2 euro, indossando la spilla con il nastro rosa di AIRC, distribuita in migliaia di farmacie e punti di distribuzione. Quest’anno, presso alcuni grandi partner retail sarà disponibile un nuovo prodotto: un portachiavi con il nastro rosa di AIRC, che può anche essere indossato come charm. Tutte le informazioni e i punti di distribuzione su nastrorosa.it. Per aiutare le donne a orientarsi sulle buone abitudini da adottare, sui controlli consigliati in base all’età e sugli screening of-
ferti dal Servizio Sanitario Nazionale nelle varie Regioni, AIRC ha realizzato una guida online sulla prevenzione del tumore al seno consultabile a questo link: prevenzionetumoreseno.airc.it Ogni momento è buono per sottolineare che la prevenzione deve diventare un’abitudine quotidiana, attraverso gesti semplici e integrati nella nostra routine. La campagna è infatti un’occasione importante per ricordare che: sottoporsi agli esami previsti nei programmi di screening per la diagnosi precoce raccomandati è fondamentale per individuare un tumore in fase molto iniziale, aumentando notevolmente la possibilità di curarlo in modo più efficace; adottare abitudini salutari può ridurre il rischio di ammalarsi di tumore al seno: si stima che chi pratica attività fisica abbia un rischio del 1020% inferiore rispetto a chi non si muove, mentre il consumo regolare di bevande alcoliche sarebbe la causa di circa il 5% delle nuove diagnosi di cancro della mammella in Italia.
L’ENTE ADERISCE ALLA CAMPAGNA “NASTRO ROSA” PROMOSSA DA AIRC PER SENSIBILIZZARE ALLA PREVENZIONE
Il Comune di Potenza si illumina di rosa contro il cancro
POTENZA Due serate di sensibilizzazione aprono l’Ottobre Rosa: il Comune di Potenza aderisce alla Campagna Nastro Rosa AIRC e rinnova il sostegno all’iniziativa promossa da Viveredonna ODV ETS. Oggi e domani, 2 ottobre, Palazzo di Città si illuminerà di rosa, aprendo simbolicamente a Potenza il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno e alla sensibilizzazione sull’importanza della diagnosi precoce, della ricerca e della cura. Nella serata di oggi il Comune di Potenza aderirà alla Campagna Nastro Rosa di Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, patrocinata da ANCI, che coinvolgerà Comuni di tutta Italia attraverso l’illuminazione in rosa di palazzi e monumenti. Domani l’illuminazione proseguirà accogliendo l’iniziativa promossa dall’Associazione Viveredonna ODV ETS, da anni impegnata sul territorio
nell’informazione, nella sensibilizzazione e nella vicinanza alle donne che affrontano la malattia e alle loro famiglie. Due iniziative che, pur con identità diverse, condividono lo stesso messaggio: prevenzione, diagnosi precoce e ricerca scientifica sono strumenti fondamentali nella lotta contro il tumore del seno. In Italia sono circa 56.000 le donne che ogni anno ricevono una diagnosi di tumore al seno e una donna su otto ne è colpita nell’arco della vita. I progressi della ricerca hanno consentito di aumentare significativamente la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi, passata dal 78% degli anni Novanta all’89,5%. Restano tuttavia forme più aggressive della malattia per le quali è necessario continuare a investire nella ricerca. «Abbiamo scelto di illuminare per due sere consecutive il nostro Palazzo di Città – dichia-
ra l’assessore alle Pari Opportunità e ai Rapporti con la Sanità Angela Lavalle – perché l’Ottobre Rosa sia un’occasione per ricordare un messaggio che deve accompagnarci durante tutto l’anno: la prevenzione deve diventare parte della nostra quotidianità. Saremo al fianco di AIRC e di tanti Comuni italiani per sostenere il valore della ricerca; il 2 ottobre rinnoveremo la nostra vicinanza a Viveredonna, una realtà che opera concretamente sul nostro territorio e che conosce da vicino i bisogni, le paure e il percorso delle donne che affrontano la malattia. I progressi compiuti negli ultimi decenni dimostrano quanto la ricerca e la diagnosi precoce possano cambiare concretamente la storia della malattia. Quel rosa che illuminerà il Palazzo di Città vuole quindi essere un segno di vicinanza alle donne e alle loro famiglie, ma soprattutto un in-
vito a prenderci cura della nostra salute, ad aderire ai programmi di screening e a non rimandare i controlli». La campagna AIRC richiama infatti l’importanza di sottoporsi agli esami previsti dai programmi di screening e di adottare corretti stili di vita. Attività fisica, alimentazione equilibrata, astensione dal fumo e adesione ai controlli raccomandati rappresentano strumenti importanti di prevenzione. Il Comune di Potenza, attraverso l’adesione alle due iniziative, rinnova così il proprio impegno nel sostenere la cultura della prevenzione e nel valorizzare tanto la ricerca scientifica nazionale quanto il prezioso lavoro svolto quotidianamente dalle associazioni sul territorio. Il 1° e il 2 ottobre Palazzo di Città sarà rosa: due serate, un unico messaggio: Prevenire, informarsi e aderire agli screening può fare la differenza.
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Potenza
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Telesca e Giuzio: «Un piano straordinario per mettere in sicurezza la viabilità e raggiungere anche le aree rurali e periferiche della città»
Strade, Potenza investe 3 milioni: al via il piano per 19 chilometri di viabilità
POTENZA. Un investimento complessivo di circa 3 milioni di euro, oltre 19 chilometri di viabilità interessata e circa 78 mila metri quadrati di superficie stradale sulla quale intervenire: è il nuovo e importante programma di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza della rete viaria rurale ed extraurbana predisposto dall’Amministrazione comunale di Potenza. Per comprendere concretamente le dimensioni dell’intervento una superficie equivalente. Un piano articolato in tre distinti interventi, distribuiti su nu-
merose contrade e aree periferiche del territorio comunale. Gli interventi riguardano contrada Marrucaro, via delle Ginestre, via Caira e la strada Caira–Pallarete, località Varco d’Izzo, via Ciciniello–contrada Bandito–via Santa Sofia, via dei Gelsi, via Giarrossa, via Malvaccaro, via Montegrosso, via Poggio delle Macine e via Monte Cocuzzo, Via Barrata, contrada Bosco Grande, contrada Lavangone, contrada Piancardillo, contrada Scafarelli, contrada Torretta, zona del Palabasento, via Cugno dell’Orso,
via Cugno delle Brecce e via Madonna del Carmine. Non si tratterà semplicemente di stendere nuovo asfalto. A seconda delle condizioni dei singoli tratti, i progetti prevedono scarifica delle pavimentazioni deteriorate, risagomatura del piano viabile, realizzazione del binder e del nuovo tappeto di usura, sistemazione di pozzetti e caditoie, correzione delle pendenze per migliorare il deflusso delle acque meteoriche e rifacimento della segnaletica orizzontale. Nella località Barrata è inoltre previsto il ripristi-
no del selciato lapideo esistente, attraverso il recupero, ove possibile, degli elementi presenti e la loro riposa, così da preservare l’identità storica e paesaggistica del borgo. «Questo investimento rappresenta una scelta precisa della nostra Amministrazione: prenderci cura dell’intero territorio comunale, senza lasciare indietro le contrade e le aree rurali – dichiara il sindaco Vincenzo Telesca –. Parliamo di circa 3 milioni di euro destinati a migliorare concretamente la sicurezza e la qualità dei collegamenti in una città che, per la sua estensione e conformazione, richiede una particolare attenzione alla manutenzione della rete viaria. Intervenire sulle strade delle contrade significa essere vicini a chi vi abita, alle famiglie e alle attività produttive e agricole che ogni giorno utilizzano questi collegamenti. È un investimento importante, diffuso e concreto, che si inserisce nel lavoro che stiamo portando avanti per rendere più sicura e curata la viabilità della città». «I numeri restituiscono meglio di ogni altra cosa
la portata di questo intervento– dichiara l’assessore alla Viabilità e Mobilità Francesco Giuzio –. È un programma che nasce da sopralluoghi e dalla ricognizione delle situazioni maggiormente critiche e che ci consente di intervenire in maniera diffusa e strutturale. Non parliamo semplicemente di nuovo asfalto: interveniamo sul piano viabile, sul drenaggio delle acque, su pozzetti e caditoie e sulla segnaletica. Non vogliamo una città a due velocità: la sicurezza e la qualità delle strade devono riguardare allo stesso modo il centro urbano, i quartieri e le contrade». Gli interventi sono stati programmati con l’obiettivo di eliminare le situazioni di dissesto più critiche e incrementare la sicurezza della circolazione. Tra i benefici attesi figurano inoltre il miglioramento del deflusso delle acque meteoriche, una minore esposizione delle pavimentazioni ai fenomeni di degrado, la riduzione dei costi manutentivi nel medio periodo e una migliore accessibilità alle aziende agricole e agli insediamenti rurali.
Il Comune di Potenza disciplina circolazione e sosta nel piazzale dell’Ateneo. Prevista anche un’area di rispetto davanti all’ingresso e al capolinea dei bus
Campus Macchia Romana, cambia la viabilità: nuovi sensi unici e sei posti per disabili
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on un’ordinanza dirigenziale il Comune di Potenza ha disciplinato la circolazione e la sosta nel piazzale antistante il Campus universitario di Macchia Romana, in prossimità dell’accesso principale di Via dell’Ateneo Lucano. Il provvedimento istituisce «una viabilità interna organizzata con corsie a senso unico di marcia, regolate da frecce direzionali tracciate a terra quali segnaletica orizzontale, nonché i relativi varchi di ingresso e di uscita dal parcheggio. Nel medesimo piazzale si prevedono inoltre sei stalli di sosta riservati ai veicoli al servizio di persone con disabilità, nella fila di stalli più vicina all’accesso principale dell’Ateneo, immediatamente adiacenti all’attraversamento pedonale principale»
fanno sapere dall’Ente. «Si dispone che in corrispondenza dell’accesso principale veicolare e pedonale del Campus universitario di Macchia Romana, ove è localizzato il passo carrabile e l’area attigua alla manovra del Capolinea bus urbani, un’area di rispetto delimitata mediante segnaletica orizzontale, all’interno della quale vige il divieto di sosta con rimozione, al fine di garantire la sicurezza della circolazione, lo spazio di manovra dei veicoli autorizzati e dei mezzi del trasporto pubblico, nonché la regolarità dei flussi in ingresso e in uscita dal complesso universitario» continua il Comune. L’ordinanza entrerà in vigore appena saranno completate le operazioni di realizzazione della relativa segnaletica.
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Matera e Provincia
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Orari e sicurezza al centro della richiesta avanzata dal Comune di Tito, che già a febbraio si era fatto portavoce dei cittadini
Disagi per i pendolari di Tito-Potenza: il sindaco chiede incontro a Cotrab I
DI EMANUELA CALABRESE
l Sindaco di Tito, Fabio Laurino, torna sulla questione trasporto, che interessa gli studenti pendolari dalla sua comunità al capoluogo potentino. Il primo cittadino difatti, già nel mese di febbraio, su segnalazione di alcuni studenti titesi del Liceo Classico di Potenza, segnalò «all’Ufficio Viabilità e Trasporti della Provincia di Potenza la necessità del ripristino, per solo alcune corse di andata e di ritorno, della fermata autobus in Via Vaccaro. La Provincia di Potenza, con ulteriore nota, invitava Cotrab a dar seguito alla richiesta formulata dal Comune di Tito, ma nulla è stato fatto» spiega Laurino. «Con l’avvio del nuovo anno scolastico la problematica è rimasta sempre la stessa, con l’aggravio ulteriore dell’incremento del prezzo del biglietto delle navette cittadine, passato da 0,50 € a 1,50 €. Oltre al danno la beffa» rimarca il Sindaco
che si è premurato con sollecitudine di scrivere «nuovamente a Cotrab, invitandola a dare un riscontro alle note precedentemente inviate. Riscontro che ad oggi non è arrivato». Alla luce di ciò Laurino ha «richiesto un incontro per discutere delle problematiche riscontrate, tra cui anche il ritardo che si registra sulle corse di andata da Tito per tutti gli studenti che frequentano gli istituti superiore nella zona di Via della Cittadinanza Attiva, compreso il Liceo Scientifico Pasolini. Ci auguriamo che -conclude- questa volta, una risposta venga data». A riscontro di quanto affermato dal Sindaco, sono tante le testimonianze riportate sulla questione: «Gli autobus in partenza da Tito arrivano spesso a Potenza in ritardo, con la conseguenza che gli studenti entrano sistematicamente in ritardo a scuola, pur essendo partiti per tempo e senza avere alcuna responsabilità. È davvero inaccettabile che per raggiungere il
proprio istituto debbano impiegare anche più di un’ora e subire, peraltro, richiami da parte dei docenti per ritardi che non dipendono da loro. C’è poi un altro aspetto che ritengo ancora più importante: la sicurezza. Nelle corse di ritorno capita frequentemente che diversi studenti siano costretti a viaggiare in piedi fino a Tito a causa dell’elevato numero di passeggeri. Una situazione che merita attenzione e una verifica concreta sull’adeguatezza del servizio rispetto al numero degli utenti. Per questo credo sia necessario rivedere gli orari delle corse del mattino, verificare i
percorsi e garantire un numero di mezzi e di posti adeguato nelle fasce orarie maggiormente utilizzate dagli studenti. Le famiglie chiedono semplicemente un servizio di trasporto scolastico efficiente, puntuale e soprattutto sicuro. Ci auguriamo che le segnalazioni delle famiglie e degli studenti vengano finalmente ascoltate e che si intervenga in tempi brevi con soluzioni concrete». Ed ancora: «Le corse scolastiche che la mattina alle 07:20 partono da Tito per raggiungere il capoluogo sono sempre in ritardo, a prescindere dal fatto della fermate soppresse. Purtroppo la conce-
zione dell'epoca di concentrare le scuole nello stesso punto ha sempre dato problemi. È inconcepibile che studenti che escono di casa alle 07:00 debbano arrivare a scuola a Potenza dopo un'ora e mezza per l'imbuto che si crea puntuale via Ligure/via Anzio dalle ore 07:35/40. Sarebbe opportuno cercare di anticipare le corse alle 07:05/10». Ma non solo studenti, anche i lavoratori sollevano la questione: «È un problema anche per chi lavora, e visto il caro carburante, vorrebbe prendere i mezzi per andare a Potenza e tornare a Tito, ma si ritrova con orari e fermate impossibili».
Al Polo Bibliotecario il confronto tra istituzioni e Terzo settore per valorizzare e rigenerare il patrimonio artistico e paesaggistico lucano
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Rigenerazione urbana e culturale, a Potenza il primo focus sui fondi Fesr
all'azione al finanziamento e alla fase operativa. Il welfare può sostenere la crescita del patrimonio urbano, artistico e paesaggistico regionale. Di questi temi si è discusso al Polo Bibliotecario di Potenza durante il primo incontro di informazione sull'avviso per la rigenerazione a base culturale, legato all'azione 4.6.1 del programma Fesr 20212027.L'evento è stato promosso dai Ministeri della Cultura e dell'Interno e da Coesione Italia, con il cofinanziamento dell'Unione Europea. I lavori sono stati aperti dai saluti del direttore della Biblioteca Nazionale, Luigi Catalani.All'incontro hanno preso parte associazioni, volontariato, cooperative sociali e rappresentanti del Terzo settore. Grazie al Registro Unico Nazionale (Runts), l'associazionismo costituisce ormai un volano essenziale per l'intero sistema operativo regionale e nazionale.Alla tavola rotonda hanno partecipato Ludovica Larocca (Associazione Blam), Salvatore Illiano (cooperativa La Paranza), Francesco Albisinni (dottore di ricerca in diritto amministrativo), Francesco Mannino (Officine Culturali), Giuseppe Cosen-
za e Miriam Mandosi (progettisti culturali). Il confronto ha analizzato la sostenibilità dei progetti, la collaborazione pubblico-privato e la tutela del patrimonio artistico e paesaggistico in chiave di sviluppo sostenibile.L'avviso valorizza le buone pratiche della pubblica amministrazione attraverso una rete capillare di enti del Terzo settore. La sala della Biblioteca Nazionale ha registrato una notevole partecipazione di pubblico e relatori.Francesco Albisinni ha sottolineato le
prospettive giuridiche e istituzionali dell'intervento: «La giornata è organizzata dalla Scuola del Patrimonio del Ministero della Cultura, ospitata dalla Biblioteca Nazionale, e stiamo riflettendo sugli strumenti di collaborazione tra pubblico e privato negli interventi culturali. Peraltro, è l'articolo 4 del Codice del Terzo Settore a riconoscere tra le finalità di interesse generale perseguibili dagli ETS sia la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale che le attività cul-
turali. Quindi, sicuramente c'è questa saldatura».Francesca Paino, della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali, ha evidenziato gli obiettivi strategici del bando: «L'avviso che presentiamo oggi insieme al Ministero della Cultura è dedicato proprio a progetti di rigenerazione a base culturale. Per cui si parla di interventi che coinvolgono la comunità e che, attraverso attività di rigenerazione all'interno dei luoghi della cultura, portino benefici su tutto il territorio. L'avviso coinvolgerà luoghi della cultura, quali musei, archivi e biblioteche, che dovranno essere il centro, il fulcro e la partenza di questi progetti. La Basilicata è un territorio attivo e ci aspettiamo la presentazione di diverse proposte che possano portare effetti di rigenerazione partendo proprio dai luoghi della cultura, come ad esempio quello in cui ci troviamo oggi, il Polo Bibliotecario di Potenza».La rigenerazione urbana si conferma così una priorità strategica per la Basilicata, chiamata a sviluppare nuove forme di economia territoriale nel segno dell'inclusione e della partecipazione attiva. FRA.MEN.
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Il sostegno ai residenti con patente sarà graduato in base al reddito. Già approvata la copertura finanziaria
Laurenzana, 150mila euro contro i rincari Il Comune vara il bonus per i carburanti
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l Comune di Laurenzana annuncia un bonus carburante da 150mila euro per sostenere i cittadini contro il rincaro di benzina e gasolio. L’intervento sarà finanziato con le risorse della legge regionale n. 14/2021, attraverso il «Fondo per la crescita dei Comuni confinanti con i giacimenti petroliferi», e sarà rivolto alla popolazione residente in possesso della patente di guida, con importi modulati in base al reddito.La copertura finanziaria è già stata individuata e approvata. Per rendere operativa la misura, l’Amministrazione procederà nei prossimi giorni alla modifica del regolamento comunale per la concessione di vantaggi economici. Seguirà la pubblicazione dell’avviso pubblico, che definirà i requisiti di accesso, le modalità di presentazione delle domande, i criteri di graduazione del contribu-
to e i tempi di erogazione.L’obiettivo indicato dal Comune è trasformare le risorse legate all’estrazione petrolifera in un beneficio diretto per la comunità, facendo arrivare i fondi «dai giacimenti alle tasche dei cittadini». Il bonus avrà una platea ampia, ma il sostegno sarà più incisivo per chi si trova in maggiore difficoltà economica. Una scelta pensa-
ta per alleggerire una spesa che pesa sui bilanci delle famiglie e sugli spostamenti quotidiani di lavoratori e pendolari.Secondo l’Amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Trivigno, l’intervento risponde anche a un principio di equità territoriale: una parte del valore prodotto dalle attività estrattive deve tornare alle comunità che vivono e lavo-
rano vicino ai giacimenti. Il caro carburanti, sottolinea il Comune, rischia infatti di accentuare le difficoltà delle aree interne, dove l’utilizzo dell’auto incide sulle possibilità di accesso al lavoro e ai servizi.Con questa misura, Laurenzana punta dunque a riportare le risorse del petrolio «a misura di famiglia», utilizzando gli strumenti previsti dalla
normativa regionale per offrire un aiuto concreto ai residenti.Il regolamento aggiornato e l’avviso pubblico saranno pubblicati, una volta approvati, sul sito istituzionale e sui profili social del Comune. L’Amministrazione invita i cittadini a seguire questi canali per conoscere tutte le informazioni operative e le scadenze per richiedere il contributo.
Finanziato il piano di restyling per nuovi infissi, cappotto termico, rifacimento della copertura e pannelli fotovoltaici e solari
Svolta green a Balvano: oltre un milione di euro per l'efficienza energetica delle case popolari
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DI EMANUELA CALABRESE
l Comune di Balvano ha ottenuto un importante finanziamento di circa 1 milione e 300mila euro, destinato alla riqualificazione delle case popolari di Via San Sebastiano. «Gli interventi prevedono la sostituzione degli infissi, la realizzazione del cappotto termico, il rifacimento della copertura e l’installazione di pannelli fotovoltaici e solari, e tanto altro – spiega l’Amministrazione De CarloL’obiettivo è rendere l’immobile più efficiente dal punto di vista energetico, riducendo i consumi e contribuendo a diminuire i costi dell’energia per le famiglie residenti. L’Amministrazione - concludono- continuerà a lavorare con impegno per Balvano e per i suoi cittadini, cercando nuove opportunità e trasformandole in interventi concreti capaci di migliorare il paese, gli spazi pubblici e la qualità della vita della comunità». L’obiettivo dunque, è intervenire in maniera concreta sull’efficienza energetica degli immobili, at-
traverso una riduzione dei consumi e un conseguente contenimento dei costi dell’energia a carico delle famiglie residenti. Il finanziamento rappresenta un investimento significativo sul patrimonio abitativo pubblico del territorio e consentirà di migliorare le condizioni degli edifici, rendendoli più efficienti, moderni e funzionali.
L'efficientamento energetico delle case popolari rappresenta un pilastro fondamentale sia per la transizione ecologica sia per la giustizia sociale, offrendo benefici tangibili su scala economica, ambientale e sanitaria. Migliorare la classe energetica dell'edilizia residenziale pubblica (ERP) permette di affrontare contempora-
neamente tre grandi sfide moderne. Ridurre il costo delle bollette: Gli interventi di isolamento (come il cappotto termico) e la sostituzione degli impianti di riscaldamento obsoleti riducono drasticamente i consumi di gas ed elettricità; Tutela del potere d'acquisto: Il risparmio economico generato si traduce in una maggiore disponibilità finanziaria per altre necessità primarie (cibo, salute, istruzione), alleviando il fenomeno della povertà energetica; Dignità abitativa: Garantendo appartamenti caldi d'inverno e freschi d'estate si migliora la qualità della vita quotidiana. «Si tratta di un intervento importante per Balvano – sottolinea l’Amministrazione comunale – perché consente di investire direttamente sulle abitazioni dei nostri cittadini, migliorando l’efficienza degli edifici e la qualità della vita delle famiglie che vi abitano. È un risultato che conferma l’impegno dell’Amministrazione nel reperire risorse e trasformarle in interventi concreti per il territorio».
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A VINCERE SAREBBE UN’ARCHITETTA, MOGLIE DI UNO DEI CANDIDATI NELLA LISTA FALABELLA. NESSUNA ACCUSA SULLA REGOLARITÀ MA PERPLESSITÀ TRA PARTECIPANTI
Lagonegro, concorso nell’area tecnica: il risultato che fa discutere LAGONEGRO. Un concorso nell’Area Tecnica del Comune finisce al centro delle discussioni politiche e cittadine. Stando alle informazioni raccolte, a risultare vincitrice della selezione sarebbe un’architetta ultracinquantenne, moglie di uno dei candidati presenti nella lista riconducibile a Falabella alle ultime elezioni comunali. Una circostanza che, da sola, naturalmente non dimostra né lascia presumere alcuna irregolarità nello svolgimento della procedura concorsuale. Ed è bene sottolinearlo con chiarezza: la regolarità del concorso non viene messa in discussione in assenza di elementi concreti che dimostrino il contrario. Il risultato, tuttavia, avrebbe suscitato perplessità e interrogativi tra alcuni par-
tecipanti alla selezione e, più in generale, tra diversi giovani di Lagonegro. Il tema sollevato non riguarda soltanto chi abbia vinto, ma anche la necessità che sulle procedure di assunzione nella pubblica amministrazione vi sia la massima trasparenza possibile, proprio per evitare che coincidenze, rapporti personali o vicinanze politiche possano alimentare dubbi nell’opinione pubblica. Per questo sarebbe utile rendere facilmente consultabili gli atti della procedura, i punteggi attribuiti ai candidati, i verbali della commissione e ogni altro documento previsto dalla normativa. Nessun processo alle intenzioni e nessuna accusa senza prove. Ma una domanda resta sul tavolo: in una comunità dove tanti giovani cercano opportunità e chiedo-
no fiducia nelle istituzioni, è stato fatto tutto il possibile affinché ogni passaggio della selezione fosse non soltanto regolare, ma anche pienamente trasparente agli occhi dei cittadini?
Albanese: «Serve una soluzione nel più breve tempo possibile». Il tratto sarà aperto dalle 6.30 alle 21 per consentire anche il passaggio dei mezzi pesanti
Viabilità in emergenza, il sindaco di Maratea riapre il “sottofrana”
MARATEA. Ieri il sindaco di Maratea, Cesare Albanese, in qualità di Soggetto Responsabile delle iniziative finalizzate al completamento degli interventi legati alla gestione dell'evento franoso a Castrocucco, ha firmato e pubblicato il decreto n. 33, disponendo il mantenimento in esercizio del vecchio tracciato della S.S. 18, cosiddetto “sottofrana”, fino a domenica 11 ottobre 2026, con rimodulazione dell’orario di transito nella fascia compresa tra le ore 6:30 e le ore 21:00. «Il provvedimento si è reso necessario per garantire, nelle more della risoluzione dell’attuale situazione di emergenza, una possibilità di accesso al territorio comunale anche ai veicoli di massa superiore a 3,5 tonnellate» fanno sapere dal Comune. «La viabilità della S.S. 18 proveniente da nord risulta, infatti, fortemente limitata, non solo dai lavori di messa in sicurezza nel comune di Sapri, che comportano l’interruzione della circolazione
per una parte della giornata, ma anche dai lavori in corso per la realizzazione delle gallerie da parte di ANAS S.p.A. in località Acquafredda, nel territorio del Comune di Maratea. - continua l’Ente - Nelle attuali condizioni, l’unica arteria in grado di garantire il transito del traffico pesante era rappresentata dalla S.P. 3 Trecchina–Maratea. Tuttavia, in data 28 settembre 2026, intorno alle ore 10:00, lungo la medesima strada provinciale si è verificato un nuovo evento di caduta massi che ha determinato l’interruzione della circolazione stradale, rendendo necessaria l’adozione di ulteriori provvedimenti finalizzati a garantire la sicurezza della viabilità e la pubblica incolumità». «Una situazione di particolare criticità per la viabilità e per l’accessibilità del territorio comunale, considerato che: il percorso viario alternativo – bypass - attualmente in esercizio in località Castrocucco non consente il transito dei veicoli di massa superiore a
3,5 tonnellate, fatta eccezione per i veicoli adibiti al trasporto pubblico locale, comunque di massa non superiore a 7 tonnellate; la viabilità della S.S. 18, in direzione e provenienza da Sapri, è interessata da lavori sia per la realizzazione delle due gallerie in località Acquafredda, nel territorio del Comune di Maratea, sia per gli interventi di posa in opera di reti paramassi attualmente in corso nel territorio del Comune di Sapri; la S.P. 3 Trecchina–Maratea, che allo stato attuale costituisce l’unica arteria viaria idonea al transito dei veicoli di massa superiore a 3,5 tonnellate, è stata chiusa al traffico a seguito dell’evento calamitoso verificatosi il 28 settembre 2026. In tale contesto, il mantenimento temporaneo in esercizio del vecchio tracciato della S.S. 18 consente di garantire una via di accesso da sud al territorio comunale anche ai mezzi pesanti, a fronte dell’interruzione della circolazione sulla S.P. 3 Trecchina– Maratea» spiega la nota.
«Si tratta di un provvedimento afferma il sindaco Albanese - dalla durata necessariamente temporanea, poiché sono in corso interlocuzioni serrate con la Regione Basilicata e con la Provincia di Potenza, finalizzate a individuare e attuare nel più breve tempo possibile una soluzione a questa nuova e ulteriore criticità. Non è infatti più possibile, né umanamente tollerabile, che il Comune e, per esso, un numero estremamente limitato di persone, continuino a farsi carico, per esclusivo senso di responsabilità, del monitoraggio e della gestione di una situazione – qual’è quella “sottofrana” in loc. Castrocucco - che comporta rilevanti responsabilità e costi enormi, nonché di ogni altra situazione emergenziale che venga a crearsi». «La gestione di un quadro di criticità viarie così articolato va affrontata, per l’enorme responsabilità che comporta e per gli ingenti costi necessari, in maniera organica e con il diretto interessamento, economico e non solo, di tutti gli Enti cui tale gestione compete. - continua il sindaco Al momento, dunque, a parziale modifica di quanto avevo inizialmente ipotizzato nell’immediatezza degli eventi, verrà disposta l’apertura del tratto “sottofrana” nella fascia oraria compresa tra le ore 6:30 e le ore 21:00, solo fino all’11 ottobre 2026». «Questo breve periodo dovrà consentire di definire con chiarezza tempi, modalità e responsabilità necessari per la risoluzione della nuova criticità e per il ripristino di condizioni di viabilità adeguate e sicure per il territorio di Maratea.» conclude Albanese.
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Provincia
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Dal Tumact Me Tulez alle escursioni sul Vulture: due giorni nel borgo del Vulture-Melfese tra sapori tipici, mostre e musica popolare
Barile celebra il gusto: al via il weekend tra enogastronomia, cultura e spettacolo G
DI FRANCESCO MENONNA
astronomia, arte, cultura, spettacolo e musica. Tutto questo anima Barile grazie al programma promosso dalla Pro Loco, dalla Regione Basilicata, dal Comune, dall'Alsia e dall'Apt. Nei locali del CSV (Centro Servizi per il Volontariato) di via Sicilia a Potenza si è svolta la conferenza stampa di presentazione della due giorni di attività che nel fine settimana porterà nel centro del Vulture-Melfese degustatori, appassionati e turisti, in un territorio che guarda con sempre maggiore interesse al proprio ruolo nel panorama della cultura e del vino.La kermesse è stata illustrata dal Presidente della Pro Loco di Barile, Rocco Franciosa, dal vicepresidente Daniele Bracuto e dal volontario Loris Sigillito. Un condensato di interessi, passioni e radici profonde per gli amanti del buon gusto e della natura. Il programma si apre con l'escursione naturalistica sull'anello della Pozzolana, sul Monte Vulture, diretta dalla guida ambientale Leonardo Mecca, affiancata dalle visite guidate al Borgo Antico e alle cantine di Pasolini con la guida Rosanna Saracino.Ricco anche il calendario delle mostre: da «Lu-
cania Mistica» di Giovanni Marino presso la sede della Pro Loco a «Barile Visionaria», con scatti dell'archivio Notarangelo e della Cineteca di Bologna a Palazzo dell'Orologio, fino alla collettiva «Pittori Barilesi in Mostra» a Palazzo Frusci.Spazio naturalmente all'enogastronomia e al folklore, con l'apertura degli stand nel centro storico, i balli popolari dei maestri Giovanni e Antonello e, clou della manifestazione, la degustazione del piatto tipico locale, il Tumact Me Tulez (Pat), curata dallo chef Franco Nastasia in Piazza della Chiesa. Nel pomeriggio si terranno inoltre il focus «RegioCammino Le vie del grano», l'apertura del percorso enoteca dell'Aglianico del Vulture DOP a cura dell'Apt Basilicata, le esibizioni del gruppo folkloristico «La Pacchianella» e del gruppo storico «Carmine Crocco 1830». La serata vedrà l'omaggio musicale a Mina e la chiusura affidata ai ritmi popolari.Il vicepresidente della Pro Loco, Daniele Bracuto, ha evidenziato il valore dell'iniziativa: «Insieme allo chef Franco Nastasia ci occuperemo di cucinare per tutti i nostri ospiti questo piatto che è stato riscoperto dalla tradizione arbëreshe. È un piatto molto sem-
plice, fatto con una tagliatella riccia, arricchita con un sugo di alici e poi mollica di pane fritta e noci. È un piatto che è stato riconosciuto Pat e che sta avendo molti riconoscimenti sia in Italia che all'estero. Le difficoltà organizzative e i piani d'emergenza non mancano, ma siamo sicuri che andrà tutto bene e ci auguriamo che vengano ospiti dalle regioni vicine».Anima e cuore pulsante dell'evento, il Presidente Rocco Franciosa ha sottolineato l'importanza della promozione territoriale: «Due giorni importanti di esaltazione del
territorio, di promozione e custodia di quello che è il piatto tipico Tumact Me Tulez arbëreshe. Tanta attività con diversi momenti, talk, show cooking e naturalmente la promozione dell'artigianato artistico locale e di prodotti tipici con stand enogastronomici e degustazione di Aglianico del Vulture con l'Ais Basilicata. Si parte sabato in Piazza della Chiesa e largo Garibaldi con gli stand, musica folk popolare, tanta animazione e soprattutto l'impegno da parte della Pro Loco per la valorizzazione del territorio con le sue bellezze e risorse na-
turali, artistiche, storiche e culturali. Dietro a questa iniziativa c'è l'impegno di tantissimi volontari che con passione portano avanti questa tradizione. Per noi è davvero un orgoglio perché riscopriamo la nostra identità enogastronomica, storica e culturale. Un ringraziamento va a quanti sostengono questa attività: il Comune di Barile, la Regione Basilicata, il Parco Regionale Naturale del Vulture, l'Alsia, l'Apt Basilicata e le numerosissime realtà che con il loro sostegno consentono di realizzare questo ricco programma».
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Matera e provincia
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Angelino (Matera nel cuore) replica al sindacalista Mega sulla crisi del Comune di Matera: «Si occupino di CallMat»
«Cgil si occupi dei lavoratori, nessuna lezione al Sindaco»
MATERA «Ho letto le dichiarazioni del segretario regionale della Cgil, Fernando Mega in cui afferma che non ci sarebbero più le condizioni per governare la città di Matera e il riferimento è naturalmente all’Amministrazione che da 15 mesi sta provando a rilanciare una città sepolta sotto le macerie lasciate dalla precedente amministrazione, la peggiore di tutti i tempi, quella a trazione Movimento 5 Stelle». È quanto afferma GIovanni Angelino (Matera nel cuore). «Voglio far notare al segretario della Cgil Basilicata, Fernando Mega, che un sindacato non deve fare politica ma deve preoccuparsi di difendere i lavoratori nelle numerose vertenze che affliggono la nostra regione, penso per esempio ai 350 lavoratori della CallMat che potrebbero presto trovarsi senza uno stipendio a fine mese. La Cgil pensi a risolvere questi problemi invece di entrare a gamba tesa sulle vicende politiche della città di Matera, una città che l’Amministrazione Nicoletti sta guidando con serietà e spirito di abnegazione, con la certezza che si può fare di più ma che fino a questo momento ha lavorato nell’esclusivo interesse dei materani. Contestare è
PROGETTO “DESTEENAZIONE–DESIDERI IN AZIONE”
Policoro, sabato arriva l’Urban Game
_ Giovanni Angelino (Matera nel cuore)
molto più facile di governare, quando poi a contestare è un sindacato che dovrebbe occuparsi di difendere i lavoratori invece della politica ritengo doveroso respingere al mittente quanto dichiara la Cgil Basilicata rispetto alle scelte politico-amministrative che riguardano la città dei Sassi. Mega prova a fare del populismo citando i cantieri aperti in città ma dimentica che i cantieri sono stati aperti dalla precedente Amministrazione e quella in carica, guidata dal sindaco Nicoletti, sta facendo il massimo per portare a termine quanto prima i lavori. Mega affronta poi il tema
del turismo citando il solito ritornello del “mordi e fuggi” ma probabilmente dimentica che prima di fare il sindaco Nicoletti ha egregiamente diretto l’Apt Basilicata e quindi se c’è una persona che può guidare le scelte anche in questo settore è proprio il primo cittadino in carica. La Cgil la smetta di fare politica sparando nel mucchio pur di contestare questa Amministrazione in carica per partito preso. Il sindacato faccia il sindacato altrimenti Mega si dimetta da segretario e si candidi alle prossime elezioni così potrà dimostrare tutte le sue qualità in politica se verrà eletto».
POLICORO Sarà dedicata agli adolescenti, la seconda tappa dell’urban game (gioco urbano) articolato in 4 grandi prove pensate e realizzate con i ragazzi, nel progetto “DesTEENazione – Desideri in azione” dell’Ambito territoriale sociale (Ats) Metapontino Collina materana. L’appuntamento è per sabato prossimo, 3 ottobre, alle ore 17 presso i Giardini Murati di Policoro. Ne dà notizia il sindaco, Enrico Bianco, con l’assessore alle Politiche sociali Cinzia Mastronardi. Sarà un pomeriggio di gioco, incontri e socializzazione, dedicato agli adolescenti residenti nei 17 Comuni dell’Ambito. La prima tappa si è svolta a Marconia di Pisticci, l’evento ha l'obiettivo di raggiungere i ragazzi e le ragazze nei luoghi informali di aggregazione, coinvolgendoli in attività di gioco strutturato, sport e socialità. La giornata si aprirà con un momento istituzionale di confronto tra le Amministrazioni dei Comuni dell'Ambito, i referenti degli Ats Metapontino Collina materana e “Teen in Action”, che gestiscono operativamente il progetto, per fare il punto sul percorso di DesTEENazione sul territorio. A seguire il pomeriggio vedrà protagonisti gli adolescenti in quattro arene di gioco, accompagnate da musica e animazione. Gli spazi saranno allestiti ai Giardini Murati, dove i ragazzi si sfideranno a rotazione nelle discipline dello “Street Paint”, del “Knock Out”, del “Drop the Change” e dello “Speed Ball”. Tutto accompagnato da musica e animazione. “DesTEENazione Policoro” è un progetto presentato e gestito dal Comune come ente capofila dell’Ats Metapontino Collina materana, cofinanziato dall'Unione europea nel Programma nazionale “Inclusione e Lotta alla Povertà 2021-2027”, in collaborazione con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Il partenariato coinvolge i 17 Comuni dell’Ats e l'Associazione temporanea di scopo composta dall’Agenzia Formativa “Ulisse”, dal Gruppo di ricerca “Dedalos” e dall’Impresa sociale “Qûm”.
SUBENTRA A PIETRO TORIELLO, TRASFERITO AL COMANDO REGIONALE BASILICATA DOPO TRE ANNI DI SERVIZIO
Matera, De Vitis il nuovo comandante della Guardia di Finanza
MATERA Il tenente colonnello Sergio De Vitis è il nuovo Comandante del Gruppo della Guardia di Finanza di Matera. L’Ufficiale subentra al Ten. Col. Pietro Toriello, trasferito al Comando Regionale Basilicata, dopo tre anni di servizio al comando del Reparto territoriale materano. Il Tenente Colonnello Sergio De Vitis è nato nel 1968 ed ha conseguito il Diploma di Laurea in Scienze Politiche. Ha frequentato, tra gli altri, il Corso informativo interno “Legislazione antiriciclaggio e metodologie di approfondimento delle segnalazioni per operazioni sospette” e il Corso “Formulazione, attuazione, monitoraggio e valutazione di pia-
ni e progetti finanziati dai Fondi Strutturali Europei” presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri – polo formativo di Reggio Calabria, attualmente Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Arruolatosi nel Corpo nell’anno 1988, ha maturato un’esperienza professionale poliedrica: nel 1990 è stato assegnato al Gruppo Operativo Antidroga (G.O.A.) del Nucleo Centrale PT di Roma; nel 1993 è transitato al Servizio Centrale Investigazioni sulla criminalità organizzata (S.C.I.C.O.) della Guardia di Finanza di Roma, dove è rimasto fino al 2002. Nel percorso di carriera, l’Ufficiale
ha ricoperto diversi incarichi: al termine del corso di Accademia (2002- 2003), ha assunto l’incarico di Comandante della Tenenza di Porto Empedocle (AG), che ha retto fino al 2005, anno in cui è stato trasferito alla Compagnia di Crotone, dove è rimasto fino al 2008 con l’incarico di Comandante di Sezione Operativa AntiterrorismoPronto Impiego ed anche di Comandante in sede vacante del medesimo Reparto. Successivamente, è stato impiegato presso il Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Reggio Calabria quale Ufficiale coordinatore di
indagini giudiziarie e preventive contro la criminalità organizzata, dove è rimasto sino al 2018, per poi proseguire il medesimo incarico presso la Sezione Operativa della DIA di Lecce fino al 2024. Dal 2025 al 2026 è stato impiegato a Roma presso la Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia del Ministero dell’Interno, Dipartimento della P.S., con l’incarico di Direttore di Sezione nel Servizio Affari Generali, del Personale e Logistici. Il Comandante Provinciale di Matera, Col. Roberto Maniscalco, ha formulato al nuovo Comandante del Gruppo i migliori auguri per un proficuo periodo di servizio alla sede del capoluogo materano.
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Matera e Provincia
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Il vertice tra la Provincia di Matera e il Comune per definire la progettazione esecutiva e l'ammodernamento dell'arteria
Sicurezza stradale, un finanziamento da tre milioni per la SP 18 Pisticci C
ondividere con l’Amministrazione comunale di Pisticci gli interventi da prevedere in sede di progettazione esecutiva per i lavori di messa in sicurezza della SP 18, Pozzitello-Pisticci-San Basilio.Con questo obiettivo il Presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, ha ricevuto, insieme alla Consigliera provinciale Maria Teresa Camardella, al Dirigente dell’Ufficio Tecnico della Provincia, Pasquale Morisco e al referente tecnico Vincenzo Bruno, il Sindaco di Pisticci, Domenico Albano, accompagnato dagli Assessori comunali Marilisa Marranzini e Rocco Ne-
gro, dal consigliere comunale Mimmo Giannone e dal responsabile dell’area Tecnica del Comune, Rocco Di Leo.La riunione è stata l’occasione per avviare l’iter amministrativo che porterà ad appaltare i lavori di messa in sicurezza dell’importante arteria, per i quali la Provincia di Matera ha ottenuto un finanziamento di 3 milioni di euro a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione (FSC).«Abbiamo voluto incontrare il Comune di Pisticci per condividere gli interventi da inserire nella progettazione – ha dichiarato il Presidente Mancini – e rassicurare la comunità basentana circa la ferma
volontà della Provincia di Matera di intervenire per mettere in sicurezza un’arteria importante, che collega la SS 407 alla SS 106 Jonica e serve una comunità di circa 17mila abitanti».«Un’arteria – ha ricordato Mancini – sulla quale si sono verificati numerosi incidenti stradali, purtroppo anche mortali, che va necessariamente e prioritariamente ammodernata e resa più sicura. Ogni incidente mortale rappresenta una ferita profonda per l’intera comunità basentana, e come Presidente della Provincia sento il dovere di rinnovare, anche in questa occasione, la vicinanza più sincera e la piena solida-
rietà alle famiglie che su questa strada hanno pagato il prezzo più alto. È proprio nel rispetto della loro sofferenza, e per non lasciare che altre famiglie
vivano lo stesso dolore, che sentiamo l’urgenza morale, ancor prima che amministrativa, di intervenire con la massima celerità».
La querelle affronta i temi della mensa scolastica e gli anni in Amministrazione, passando per le opere realizzate
Il sindaco di Montescaglioso replica alle parole del Segretario PD: «Chi amministra ci mette la faccia»
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otta e risposta social tra il Segretario PD di Montescaglioso, Antonello Oliva, e il Sindaco Vincenzo Zito. Oliva solleva la questione partendo da una dichiarazione di qualche giorno fa, in cui il Sindaco rendendo noti i servizi di mensa scolastica asseriva: «È impossibile non rimarcare come, ancora una volta, le famose cassandre, ovvero la Minoranza Consiliare ed il Partito Democratico di Montescaglioso, siano state clamorosamente smentite dai fatti -scriveva Zito- Ricordate le strumentalizzazioni di maggio 2026 in cui gridavano allo scandalo parlando di "scippo ai fondi della mensa", dicendo testualmente, tra le tante falsità, che "a farne le spese sono i servizi per i bambini" e di "soldi tolti ai bambini"? La realtà dei fatti, oggi sotto gli occhi di tutti, dimostra che si trattava dell'ennesima manipolazione politica costruita ad arte per creare allarmismo tra i cittadini e le famiglie». A distanza di qualche giorno il PD Montescaglioso replicava: «La mensa parte presto. Finalmente una buona notizia. Però, visto l’entusiasmo con cui oggi si celebrano i “fatti”, viene spontanea una domanda. Per i prossimi post è previsto anche il capitolo dedicato a quello che in questi dieci anni non è stato fatto?» Riprendendo il post, il Segretario Oliva incalza: «Sono quasi 30 anni che il Sindaco di Montescaglioso siede tra i banchi
del Consiglio e della Giunta comunale, a seconda delle Consiliature, e ancora ci viene a raccontare le storielle. I quasi trent'anni rappresentano il giusto tempo per dire “anche basta” o no? È il giusto tempo per guardarsi dietro, fare un esame di coscienza e chiedersi: "Ma ho fatto tutto quello che ho promesso?", "Sono stato l'amministratore di cui questa Città aveva bisogno?" E guardate – conclude Oliva- mi stupisce che dopo quasi 30 anni, un esperto in materia amministrativa ci venga a raccontare della mensa e della gestione ordinaria di questo Comune. Mettiamo fine a questa pantomima. Suvvia, Sindaco, abbia il coraggio di farsi questo esame. Le amministrative sono alle porte e il tempo scorre inesorabile».Ma al commento di Oliva giunge presto l’obiezione del Sindaco: «Visto che si parla di tempo e di numeri, mi tocca darti atto di una cosa: quasi ci hai preso. Dico quasi, perché sui conti forse c’è da ripassare un attimo qualcosina. A voler essere precisi, di questi 28 anni, ben 9 li ho trascorsi tra i banchi della Minoranza: il che riduce gli anni da Assessore o Sindaco a 19. Ma se vogliamo proprio fare le pulci al cronoprogramma della mia vita politica, bisogna ricordare che nel 2006 mi dimisi da Assessore; quindi, a conti fatti, gli anni effettivi di governo si fermano a 18. Insomma, un "fuoriclasse" della longevità amministrativa sì, ma con
circa la metà degli anni da te citati. C'è però un passaggio importantissimo che nella foga della nota ci si è dimenticati di menzionare: Tra il 2002 e il 2007, ad amministrare questa Città non vi era solo il sottoscritto. Anzi, buona parte di quegli Amministratori sono stati tuoi compagni di viaggio nel 2021, basti pensare che il già Assessore alle Finanze era il tuo candidato Sindaco – incalza Zito- Sarà forse per queste continue critiche a quegli anni e per l’innaturalità di quell’accordo che, finalmente, il caro Assessore al Bilancio, ravvedendosi, ha deciso di uscire dal gruppo di minoranza "La Città di Tutti”: noi lo aspettiamo a braccia aperte, perché qui appartiene la sua storia» Il Primo cittadino poi replica sull’invito ad un “esame di coscienza”: «Sicuramente tanto ancora vi è da fare, ma per essere intellettualmente onesti e corretti, bisognerebbe avere la pazienza e la memoria di elencare anche tutto ciò che, in questi anni (2016/2026) sotto l'Amministrazione Zito è stato fatto davvero e resta sotto gli occhi di tutti». Sintetizzando sono oltre 20 le opere ricordate dal Sindaco, che vanno dal completamento dei lavori alla frana, alle scuole, i lavori al campo sportivo e alla viabilità, l'apertura al pubblico di una parte dell’Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo, i lavori al cimitero, la ristrutturazione della Caserma dei
Carabinieri, l’impegno per la crescita del carnevale montese, passando per la gestione della pandemia da Covid-19 e l’ottenimento di una serie di finanziamenti e servizi essenziali per tutta Montescaglioso. «Chi Amministra sbaglia, corregge, ci mette la faccia e si sottopone quotidianamente al giudizio dei cittadini. L'esame di coscienza lo facciamo ogni giorno conclude Zito- specchiandoci nel lavoro fatto e nelle opere che restano alla Comunità». EMA.CALA.
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Periscopio
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Quelli che restano quando tutto il resto cambia
La forza dei legami I
DI FABRIZIO QUARATINO
chilometri, il tempo, il denaro, i battiti, le visualizzazioni, perfino i passi fatti durante la giornata. Peccato che i legami veri abbiano questo difetto: non si lasciano misurare. Non contano quante volte ci sentiamo, quante fotografie abbiamo insieme, quanti cuori mettiamo sotto un messaggio. A volte una persona che non vediamo da mesi ci abita più profondamente di qualcuno che incontriamo ogni mattina. Perché la vicinanza è una distanza geografica. Il legame, invece, è una distanza dell’anima. E le due cose, con buona pace di Google Maps, non coincidono sempre. IL FILO CHE NON SI VEDE Esistono persone che entrano nella nostra vita senza fare rumore e, quasi senza accorgercene, cambiano la disposizione dei mobili interiori. Spostano una paura. Aprono una finestra. Accendono una luce in una stanza che avevamo smesso di frequentare. Qualche volta si allontanano. Qualche volta la vita, che possiede un pessimo senso dell’organizzazione, decide di mettere chilometri, silenzi, incomprensioni e perfino anni tra due persone. Eppure certi fili non si spezzano. Cambiano forma. Questo è forse uno degli equivoci più grandi: pensare che un legame sia forte soltanto quando tutto funziona. La forza di un legame si comprende quando arriva qualcosa che lo mette alla prova. Lì scopriamo se stavamo semplicemente insieme o se ci eravamo davvero incontrati. LEGARE NON SIGNIFICA INCATENARE Abbiamo confuso troppo spesso l’amore con il possesso, l’amicizia con la disponibilità permanente, l’affetto con il diritto di entrare nella vita dell’altro senza bussare. Ma un legame autentico non dice: “Tu sei mio”. Dice: “Tu sei libero, e io riconosco il valore della tua presenza”. Trattenere qualcuno per paura di perderlo non rafforza un legame. Lo soffoca. Voler bene significa anche lasciare spazio, accettare i tempi dell’altro, imparare che una porta aperta non è un’autorizzazione a entrare senza invito. La vera forza non ha bisogno di stringere. Sa restare. E qualche volta sa perfino aspettare senza trasformare l’attesa in un ricatto. Non è debolezza.È una forma adulta di coraggio. TRASFORMARSI INSIEME I legami più profondi non ci ri-
sparmiano la sofferenza. Possono ferirci, deluderci, costringerci a guardare parti di noi che avremmo volentieri lasciato sotto il tappeto insieme alla polvere. Ma proprio lì può accadere qualcosa di straordinario. Ciò che fa male può diventare materia di trasformazione. Non perché il dolore sia bello. Il dolore fa male, punto. Lasciamo pure l’idea che soffrire renda automaticamente migliori ai produttori industriali di frasi motivazionali. La sofferenza, da sola, non nobilita nessuno. È quello che decidiamo di farne che può cambiarci. Possiamo usarla per costruire muri oppure per comprendere meglio noi stessi e gli altri. Possiamo trasformare una ferita in rancore oppure in consapevolezza. E quando cambia profondamente una persona, inevitabilmente cambia anche il modo in cui quella persona entra in relazione con il mondo. Una trasformazione interiore non rimane chiusa dentro di noi. Passa attraverso le parole che scegliamo, i silenzi che finalmente impariamo a rispettare, le reazioni che non abbiamo più bisogno di avere. E lentamente cambia anche lo spazio intorno a noi. Un rapporto può attraversare una crisi e diventare diverso. Un’amicizia può sopravvivere a una distanza. Una famiglia può imparare un linguaggio nuovo. E noi possiamo rinascere dentro gli stessi legami senza essere più le stesse persone. LA FORZA CHE PASSA DA UNA VITA ALL’ALTRA C’è poi un momento in cui accade qualcosa di ancora più bello. La forza che abbiamo costruito dentro di noi smette di appartenere soltanto a noi. Passa. Una parola detta nel momento giusto.Una telefonata. Una presenza silenziosa. Un “io ci sono” che non pretende spiegazioni. Perfino raccontare una propria rinascita può diventare, senza saperlo, un piccolo incoraggiamento per qualcuno che sta attraversando giorni difficili. Ed è qui che i legami mostrano la loro grandezza. Non eliminano il dolore dell’altro. Non possiedono bacchette magiche. Non salvano nessuno al posto suo. Ma possono ricordargli la forza che, per un momento, non riesce più a vedere dentro di sé. E forse sostenere davvero qualcuno significa proprio questo. Non dirgli: “Ci penso io”. Dirgli: “Io vedo ancora la tua forza, anche adesso che tu fai fatica a riconoscerla”. ABBIAMO BISOGNO DEGLI ALTRI,
MA LA NOSTRA VITA RESTA NELLE NOSTRE MANI Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Ammetterlo non ci rende deboli. Ci rende umani. Ma c’è una differenza fondamentale tra sostenere qualcuno e sostituirsi a lui. Posso offrirti una mano, non camminare con le tue gambe. Posso ricordarti chi sei quando il dolore te lo fa dimenticare, ma non posso scegliere al posto tuo di rialzarti. Posso amarti senza diventare la tua stampella. Posso esserti vicino senza invaderti. Forse la forma più alta di un legame è proprio questa: esserci senza occupare tutto lo spazio. Due vite intere che decidono di incontrarsi, non due metà disperate alla ricerca di qualcuno che le completi. Perché siamo stati educati alla romantica faccenda della “metà della mela”. Io qualche dubbio comincio ad averlo. Preferisco due mele intere. Magari ammaccate. Magari imperfette.Ma intere. Due vite capaci, quando si incontrano davvero, non di completarsi, ma di moltiplicare luce. LA PROVA DEL LEGAME Alla fine, forse, la forza dei legami non si vede nei giorni facili. Si vede quando potremmo andarcene e scegliamo consapevolmente di restare. Quando potremmo giudicare e scegliamo di comprendere. Quando potremmo trattenere e scegliamo di rispettare. Quando qualcuno attraversa il buio e noi non gli promettiamo che domani splenderà certamente il sole. Ci sediamo accantoa lui e gli ricordiamo che possiede ancora occhi capaci di cercarlo. Io credo nei legami che non imprigionano. In quelli che non chiedono perfezione. In quelli che attraversano le tempeste senza trasformare ogni tuono in una sentenza.
Credo nelle persone che sanno tornare, in quelle che sanno restare e perfino in quelle che, andando via, ci hanno insegnato qualcosa che porteremo con noi. E allora forse vale la pena farcela, una domanda. Le persone che ci vogliono bene, accanto a noi, si sentono più libere di essere ciò che sono oppure più preoccupate di essere ciò che noi vorremmo? La risposta potrebbe raccontarci molto più dei nostri legami di quanto siamo disposti ad ammettere. LA FORZA VERA Perché un legame vero non è quello che ci impedisce di cadere. È quello che, quando cadiamo, ci ricorda la forza con cui possiamo rialzarci. Non è una presenza che occupa la vita. È una presenza che la rende più viva. Non ci chiede di diventare indispensabili. Ci insegna a diventare migliori. E forse, alla fine, la forza più grande di un legame non si misura da quanto siamo riusciti a trattenerci. Si misura da quanta vita siamo riusciti a risvegliare l’uno nell’altro. Perché il legame più forte non è quello che dice: “Senza di me non puoi vivere”. È quello che riesce a dire: “Cammina con le tue gambe. Sii pienamente te stesso. Io non sono qui per toglierti la libertà. Sono qui per riconoscerla, rispettarla e, quando ne avrai bisogno, ricordarti che ce l’hai”. E se dopo averci incontrato qualcuno riesce a guardare la propria vita con un po’ più di coraggio, a credere un po’ di più nella propria forza e a sentirsi un po’ più libero di essere se stesso, forse abbiamo lasciato qualcosa che vale. Non una catena. Non un debito. Non una dipendenza. Una forza. Ed è lì che un legame smette semplicemente di unirci. Comincia a trasformarci.
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