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Cronache del 1 giugno 2026

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La senatrice Malpezzi (Pd): «Dal Governo una resa a posizioni putiniane»

SANITÁ LUCANA, OK DI AGENAS

MAGNIFICA HUMANITAS

L’enciclica rimette l’uomo al centro della storia

D I GI AN FR AN CO BL A SI

Mi ha colpito pro- fondamente. È una prima lettura, che richiederà approfondimenti e riletture, ma la sensazione immediata è quella di trovarsi davanti a un testo autentico, capace di tenere insieme tradizione e modernità senza rigidità ideologiche né timori verso il confronto con il mondo contemporaneo. Questa Enciclica non (...)

■ continua a pag 6 Bardi

FESTA DELLA REPUBBLICA Cerimonia solenne a Montereale e poi allo Stabile la consegna delle onorificenze

A Potenza il premio Semi di Futuro festeggia il talento delle donne

CASO PIPITONE

A 20 anni dalla scomparsa, la Pm Angioni accusa: «Qualcuno ha ostacolato le indagini su Denise», il legale della famiglia resta in silenzio

■ Magrì a pag 5

TITO-BRIENZA

Ennesimo incidente, due moto hanno perso il controllo: morto il centauro potentino Papalia e l’altro è stato trasportato al San Carlo

■ Servizio a pag 21

LAURENZANA

Un Comune che non teme le sfide: approvate le risorse per la realizzazione del nuovo palazzetto dello sport

■ Servizio a pag 23

POTENZA

Chiude con il botto la festa patronale: in migliaia hanno invaso il centro storico per il concerto di Noemi

■ Mollica a pag 18

OSPITE LA SCRITTRICE IANTOSCA. PREMIATA PATERNA DI CRONACHE
Iantosca e Paterna
Servizio a pag 13
Servizio a pag 12
Manco a pag 4
Dellapenna a pag 9
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Italia e Mondo

I disordini parigini dopo la finale di Champions non hanno nulla a che vedere con il calcio

L'integrazione impossibile

Parigi e le altre capitali europee presentano fette di territorio sottratte al controllo dello Stato dove vige il diritto coranico e dove si cova odio e violenza contro la civiltà occidentale. Non si può fare finta di non vedere

Possiamo continuare a fare finta di non vedere, possiamo continuare a dire che sono francesi senza specificare la provenienza, possiamo continuare a raccontare che l'integrazione procede a tappe spedite senza nessun intralcio. Tutto questo, però, non ci salverà dalla dura legge della realtà. La realtà ci dice che le grandi capitali europee sono autentiche polveriere in cui l'integrazione ha fallito non per errori strategici ma per evidente impossibilità. Acqua e olio non si fondono. Culture differenti non si integrano se sono incompatibili quanto lo sono la nostra e quella proveniente dal mondo islamico e, in genere, dal terzo mondo.

I DISORDINI

A PARIGI

La Francia, per la sua storia coloniale e per la sua tradizionale ospitalità, è il luogo dove maggiormente e per primi questi disagi manife-

stano i loro effetti sulla popolazione. Non è la prima volta che si creano tensioni e disordini ma questa volta è bastata la vittoria della Champions del PSG per fare uscire la faccia violenta delle periferie occupate dagli immigrati di prima e seconda generazione. Si sono riversati nel centro di Parigi, sugli Champs- Élysées e al Parco dei Principi e al fischio finale, dopo che l'ultimo rigore è stato segnato e il PSG si è laureato Campione d'Europa, hanno dato piglio alla violenza che cercava soltanto una scusa, l'ennesima scusa per manifestarsi in tutta la sua brutalità. Il bilancio è da teatro di guerra. Centinaia di feriti, un morto e decine di fermati. Bisogna tornare al Maggio francese del '68 per trovare uno scenario simile. La differenza è che in quel tempo si lottava per la politica e la violenza innervava il confronto militante. Oggi una partita di calcio funge da detonatore di un conflitto so-

ciale che non può più essere nascosto.

PARTI DI CITTÀ

SOTTRATTE ALLO

STATO

Basta girare per le grandi capitali europee da Londra a Parigi passando per Bruxelles per vedere che ci sono parti di città che ormai sono uno Stato nello Stato, in cui vige la Sharia e non il diritto civile, in cui la laicità dello Stato ha sfrattato il cattolicesimo per farsi poi sfrattare dalla legge coranica. La situazione a Parigi è fuori da ogni controllo, gli scontri del dopo finale Champions non fanno altro che manifestare questa situazione e renderla evidente. Una linea di fronte divide le nostre città in modo trasversale, le divide tra i quartieri occupati dagli islamici e il resto della comunità, divide longitudinalmente le periferie nelle quali la vita degli autoctoni è sempre più difficile.

L'INTEGRAZIONE IMPOSSIBILE

Possiamo far finta di non vedere il problema e mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi ma la spietata verità è che non esiste nessuna integrazione possibile tra la cultura del terzo mondo e la nostra. Sono mondi diversi nei quali spesso, proprio la seconda generazione, diventa il vero problema e il vero motore della guerriglia urbana. Se, infatti, gli immigrati appena arrivati hanno l'esigenza della sopravvivenza e i clandestini la priorità della regolarizzazione, le seconde generazioni possono dedicarsi al recupero della propria identità da utilizzare come grimaldello per lo scontro. Sono cittadini francesi, parlano francese, hanno studiato nelle scuole francesi ma sentono il richiamo ancestrale delle radici, ne sentono il dolore della distanza e ne fanno un focolare di aggregazione e un motore di odio e di violenza. Parigi è stata messa a ferro e fuoco. Non c'entrano

niente gli scontri tra tifosi. Anche il movimento Hooligans conosceva lo scontro tra tifoserie. Gli ultras più violenti non disdegnano la forza contro altri ultras. Mai nella storia delle tifoserie europee qualcuno aveva devastato la propria città per festeggiare la vittoria della propria squadra. Non c'è niente di più lontano dalla mentalità ultras del danneggiare deliberatamente e senza motivi la propria città. Se quello che è successo a Parigi è potuto accadere, il motivo non va trovato nel calcio che ha funzionato solo da pretesto. Qualcuno ha covato odio, lo ha conservato sotto la cenere, lo ha rafforzato con le radici dell'identità terzomondista e islamica, alla prima opportunità è scoppiata. Possiamo far finta di non vedere il conflitto, provare a ridurlo o a banalizzarlo ma esiste e, se continuiamo con l'illusione del nascondimento, tra non molto ce lo troveremo che esploderà nelle nostre case.

Il Ministro della difesa sembra dare ragione a Salvini. Dall’opposizione Malpezzi (Pd): «Dal governo una resa a posizioni

Crosetto: «L’Ucraina nell’Ue?

Difficile, serve una tregua»

D

’Ucraina nell’Ue? È difficile, causerebbe una crisi nel settore agricolo», così, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista al “Corriere della Sera” interviene sul processo di adesione di Kiev nell’Unione europea, che ha scatenato una polemica all’interno della maggioranza di governo con, in particolare, Lega, contraria, Forza Italia a favore di un percorso graduale e FdI in posizione equilibrista. Ovvero, sostegno all’Ucraina e suo ingresso in Ue solo dopo la fine del conflitto russo-ucraino.

Il ministro sembra non avere dubbi: «Ora serve una tregua, poi bisogna prepararsi a blindare la pace», dice, rilanciando l’idea di un «grande sistema di difesa comune». Inoltre, rassicura sui rapporti con la premier Meloni: «Non c’è mai stata una lite in anni su questi temi importanti per l’Italia. C’è stato confronto».

La reazione dell’opposizione non si fa attendere. «Servirebbe un dibattito serio», scrive in una nota la senatrice Pd, Simona Malpezzi, non mancando di evidenziare

divisioni.

La questione tiene banco, soprattutto in vista del Consiglio europeo del 17-18 giugno prossimi. E il primo gruppo di capitoli negoziali con Kiev potrebbe essere aperto già al Consiglio Affari generali previsto per il 16 giugno. Fermo restando che ancora non si tratta di un’apertura formale all’ingresso di Kiev nell’Unione europea. La “frenata” del ministro sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione sembra dare ragione al leader della Lega, Matteo Salvini, che ha posto il suo veto, affermando, nei giorni scorsi, che «Kiev non avrebbe i requisiti necessari» per entrare a far parte dell’Unione europea e il suo ingresso rappresenterebbe «un danno economico e sociale di enormi proporzioni».

Crosetto, nell’intervista, si sofferma sul punto. «Tutti sanno, compresi i tedeschi, che - afferma - l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione è difficile. Non solo politicamente, ma perché se entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi del settore agricolo gravissima per molti paesi dell’Unione che

nessuno, neppure i tedeschi, può permettersi». Le priorità sul tavolo sono altre per Crosetto, da poco rientrato dal Forum sulla Sicurezza asiatica a Singapore. Per quanto concerne il conflitto russo-ucraino, fondamentale è, a suo avviso, arrivare a una tregua, mentre il secondo passo è blindare la pace. «La Russia - spiega il titolare della Difesa - potrebbe anche fermarsi per un pò, ma se non vede che dall’altra parte si è preparati, potrebbe tornare ad attaccare. Tanto più che gli Stati Uniti d’America hanno detto che non potranno più farsi carico della sicurezza dell’Europa da soli. E, infatti, i Paesi Nato si sono impegnati ad alzare, nel breve, fino al 3,5 per cento del Pil le risorse per la difesa. Impegno che, al di là delle congetture economiche del momento, sarebbe giusto e prudente rispettare. Per noi, non per loro».

Da qui, per il titolare della Difesa «l’urgenza di organizzare un grande sistema di difesa comune europeo che vada oltre gli attuali confini Ue a 27, che comprenda Gran Bretagna, Norvegia, Balcani e anche l’Ucraina.».

«D’altra parte, oggi loro - ha ag-

giunto Crosetto - hanno nettamente l’esercito più importante e forte. Non credo che a un sistema così qualcuno si potrebbe opporre perché garantirebbe tutti. Ovviamente tregua e pace raggiunta. Questo sì che sarebbe davvero un sistema di deterrenza efficace».

«La posizione sull’ingresso dell’Ucraina nell’Ue espressa dal ministro Crosetto - scrive la senatrice Malpezzi in una nota - rischia di essere, purtroppo, un ulteriore cedimento e arretramento del governo su una questione strategica per l’Unione. Servirebbe un dibattito serio che necessiterebbe di equilibrio e di intelligenza. Assistiamo invece, in queste ore, ad un susseguirsi di dichiarazioni che suonano come una resa alle posizioni putiniane».

«Parole che, purtroppo, - tuona la senatrice - non riguardano solo la maggioranza, ma anche l’opposizione. Dove a fronte del nitido sostegno per l’Ucraina esplicitato dalla segretaria Pd Schlein si registra la solita posizione gialloverde del M5s, che dice attenzione, cautela, ma alla fine ripete le parole della propaganda putiniana. C’è ancora tanta strada da fare».

Foto sul cellulare, messaggi e testimonianze delle sorelle al centro dell'indagine sulla morte della piccola Beatrice

Bimba morta a Bordighera, arrestato Manuel Iannuzzi

D I V ITO E RRICHETTI

Si aggrava il quadro emerso dall’inchiesta sulla morte di Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita il 9 febbraio 2026 nella casa della madre a Bordighera. Nelle scorse ore è stato arrestato Manuel Iannuzzi, 42 anni, compagno della donna, con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. La madre della piccola, 43 anni, si trova già in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale. L’arresto arriva al termine di mesi di indagini coordinate dalla Procura di Imperia, che hanno portato alla raccolta di nuovi elementi ritenuti decisivi. Tra questi vi sono i contenuti trovati nel telefono dell’uomo: fotografie che ritrarrebbero

la bambina con evidenti lividi al volto e altri segni di violenza, oltre a messaggi e materiali che gli investigatori considerano rilevanti per ricostruire il contesto in cui viveva la piccola. Nel corso degli accertamenti, i carabinieri del RIS di Parma hanno eseguito rilievi e sequestri sia nell’abitazione di Peri-

naldo, dove viveva Iannuzzi, sia nell’auto utilizzata dalla madre della bambina. In entrambi i luoghi sarebbero state trovate tracce di sangue, sottoposte ad analisi nell’ambito dell’inchiesta. Secondo la ricostruzione della Procura, la morte della bambina sarebbe avvenuta nell’abitazione di Perinaldo. Solo

in un secondo momento il corpo sarebbe stato trasferito a Bordighera, dove è stata effettuata la chiamata al 118. Gli investigatori ritengono che la versione fornita inizialmente dagli indagati non corrisponda a quanto emerso dalle testimonianze e dagli accertamenti tecnici svolti nei mesi successivi. nn Un ruo-

lo importante nell’indagine è stato svolto anche dalle dichiarazioni delle due sorelle della vittima. Le bambine, dopo essere state allontanate dal contesto familiare e affidate a una struttura protetta, sono state ascoltate dagli investigatori e dagli specialisti incaricati di seguirle. I loro racconti, insieme alle risultanze investigative, hanno contribuito a delineare il quadro accusatorio.Gli esami medico-legali hanno inoltre evidenziato lesioni e un trauma cranico, elementi che saranno ulteriormente approfonditi con il deposito delle relazioni definitive.

La Procura continua a lavorare per chiarire nel dettaglio le responsabilità dei due indagati e ricostruire le ultime ore di vita della piccola Beatrice.

CASO PIPITONE A vent’anni dalla scomparsa, la magistrata Angioni parla di depistaggio, il consulente di parte della famiglia annuncia che sarà prossima una verità

La pm: «Qualcuno ha ostacolato le indagini» Il legale della famiglia sceglie il silenzio

DI TIZIANA MAGRI

Il nome di Denise Pipitone torna sulla scena mediatica riaccendendo il dibattito su uno dei casi irrisolti più dolorosi della cronaca italiana. Le dichiarazioni di Maria Angioni, l’ex pm che per prima lavorò sulla scomparsa di Denise, rimbalzano da un paio di giorni sui social. L’Angioni durante una trasmissione televisiva ha parlato di depistaggio, di prove non sviluppate e, senza far nomi, di qualcuno che avrebbe ostacolato le indagini. Noi di Cronache volevamo conoscere cosa ne pensasse la mamma di Denise, Piera Maggio, e la famiglia, così abbiamo contatto su messaggeria Whatsapp il legale Giacomo Frazzita che, sin dall’inizio, segue il caso. La risposta è stata un muro invalicabile: “Su ciò che dicono gli altri non commento. Dall’ultima archiviazione è tutto fermo”.

LE PAROLE DI

ANGIONI: «UN LAVORO MAL FATTO, SCIATTO» Il 27 maggio scorso, nella trasmissione Scomparsi su Canale 12, Maria Angioni ha rotto il silenzio su un elemento di prova rimasto in ombra. Ha parlato di una traccia ematica rimasta senza riscontri: “Un foglio, una lettera anonima,

un verbale in cui emerga del sangue in un luogo importante e che non è stato sviluppato, su quello bisogna lavorarci. Non si può ignorare. Non tenere conto di tante cose è un lavoro malfatto, sciatto”.

Alla domanda diretta del conduttore se qualcuno avesse ostacolato le indagini, l’ex pm non ha esitato: “Sì, secondo me sì! In questo momento noi crediamo in un aiuto delle istituzioni”. Le parole sono pesanti e non lasciano dubbi su una indiretta denuncia alle metodologie usate per la ricerca sin dall’inizio.

LA SCOMPARSA E I PROCESSI

Denise Pipitone sparisce il 1° settembre del 2004 a Mazara del Vallo mentre gioca davanti a casa della nonna materna. Ha quasi quattro anni. Nonostante sia registrata all’anagrafe con il cognome Pipitone, del marito della madre, Toni, la bambina è biologicamente di Pietro Pulizzi. La vicenda, proprio per questo intreccio familiare, sin dal primo giorno orienta le indagini verso uno scenario di tensioni e vendette familiari. Gli inquirenti, seguendo le dinamiche dell’unione clandestina, passano a setaccio ogni elemento fino a seguire la via del sequestro. Le ricerche nel corso degli anni hanno segui-

to sia la traccia dell’uccisione della bambina, e sia quella della vendita di Denise a comunità rom. L’unica persona processata per il sequestro è Jessica Pulizzi, figlia di Pietro Pulizzi e sorellastra biologica di Denise. Il processo si conclude con la sua assoluzione definitiva. Nel 2017, la Corte di Cassazione ha prosciolto la sua posizione per insufficienti prove che andassero oltre ogni ragionevole dubbio, nonostante il movente della gelosia e il risentimento per il padre, Pietro Pulizzi e Piera Maggio. Anna Corona, madre di Jessica, e altre persone vengono indagate a vario titolo, anche per favoreggiamento, ma le loro posizioni vengono archiviate senza condanna.

Nel corso degli anni emergono omissioni, testimonianze false e gravi errori investigativi. Una rete di opacità che alimenta l’ipotesi dei depistaggi, mai accertati e mai del tutto smentiti. Nel 2021 il caso ritorna sulla scena mediatica quando una giovane russa, Olesya Rostova, si presenta in una trasmissione televisiva cercando le proprie origini. Ma il DNA esclude ogni connessione con Denise. La Procura di Marsala ancora oggi continua a ricevere segnalazioni e accertare eventuali testimonianze.

IL PADRE E LA CRIMINOLOGA: «ENTRO FINE ANNO UNA PRIMA VERITÀ»

Toni Pipitone, il padre con cui Denise è cresciuta nei suoi primi quattro anni di vita, non si è arreso. Ha affidato le proprie ricerche alla criminologa Antonella Delfino Pesce, già decisiva nella riapertura del caso Nada Cella. “Facciamo lavorare gli avvocati e tutti quelli che stanno collaborando. Entro fine anno penso che qualcosa si saprà di buono”, dichiara la consulente e parla di una prima verità dopo tanti anni. Ogni anno, da ventidue anni, Mazara del Vallo ricorda collettivamente il compleanno e la scomparsa, mostrando vicinanza alla famiglia.

MAGNIFICA HUMANITAS Il Papa affronta le grandi sfide della contemporaneità: Ai, crisi delle relazioni e smarrimento spirituale

L’enciclica di Leone XIV rimette l’uomo al centro della storia

Mi ha colpito profondamente. È una prima lettura, che richiederà approfondimenti e riletture, ma la sensazione immediata è quella di trovarsi davanti a un testo autentico, capace di tenere insieme tradizione e modernità senza rigidità ideologiche né timori verso il confronto con il mondo contemporaneo. Questa Enciclica non nasce per difendere una cittadella assediata. Al contrario, riporta il cristianesimo dentro le grandi questioni del nostro tempo. Il Papa americano non interpella soltanto i credenti: sfida l’intera società occidentale sul terreno decisivo dell’umano, invitando i cristiani a uno sguardo più coraggioso e meno nostalgico.

La prima Enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, si presenta già dal titolo come un manifesto spirituale e culturale. Non è soltanto un documento sull’intelligenza artificiale o sulla trasformazione tecnologica: è una riflessione sull’uomo, sulla sua dignità, sulla sua fragilità e sulla necessità di custodire il cuore umano in un’epoca che rischia di smarrirne il volto.

Qui emerge uno dei nuclei centrali del documento: la difesa dell’umano come spazio sacro. Il Papa denuncia il rischio di una nuova Babele, dove efficienza e prestazione sostituiscono relazione, coscienza e limite. Per questo propone la “via di Neemia”: ricostruire insieme le mura della convivenza, custodire i legami e rimettere Dio e la persona al centro. La “via di Neemia” è una delle immagini simboliche più forti dell’Enciclica. Nel racconto biblico, Gerusalemme è distrutta e il popolo disperso. Neemia non impone il proprio potere: ascolta, prega, osserva le ferite della città e coinvolge tutti nella ricostruzione. Ognuno contribuisce a un tratto delle mura e la città rinasce grazie a una responsabilità condivisa.

Nell’Enciclica questa immagine diventa metafora della contemporaneità. Di fronte alla rivoluzione tecnologica e al rischio di una nuova Babele, il Papa propone di: ricostruire i legami umani; custodire la comunità;

L’Enciclica si colloca esplicitamente nella scia della Rerum Novarum, richiamata come “pietra miliare” della Dottrina sociale della Chiesa. Come Leone XIII affrontò le “cose nuove” della rivoluzione industriale, così Leone XIV si confronta con le res novae del nostro tempo: intelligenza artificiale, algoritmi, digitalizzazione e concentrazione del potere tecnologico. Ma la domanda decisiva resta una: quale idea di uomo stiamo costruendo?

rimettere Dio e la persona al centro; trasformare la diversità in collaborazione e costruire una società fondata sulla corresponsabilità. È un modello opposto alla cultura della forza, della prestazione e dell’individualismo assoluto. Non la torre di Babele costruita per “farsi un nome”, ma mura ricostruite insieme per rendere abitabile la città dell’uomo.

Non so se si tratti anche di un messaggio rivolto all’attuale governo di Israele, alla funzione storica e religiosa del suo popolo o ai potenti di una società globale che sembra passare rapidamente dal globalismo a modelli neo-imperiali. Personalmente trovo questo passaggio particolarmente significativo. Non a caso Magnifica Humanitas appare come una grande enciclica antropologica. Vi si avverte l’eco della tradizione cristiana e umanistica europea: l’uomo non è riducibile a funzione, dato o produttività, ma è una creatura relazionale, aperta alla trascendenza e chiamata alla comunione. Per questo il Papa insiste su tre parole che diventano la bussola morale dell’intero testo: amore, fraternità e perdono.

L’amore è indicato come principio politico oltre che spirituale: responsabilità concreta verso il bene comune e gli esclusi della modernità digitale. La fraternità è proposta come alternativa alla cultura della potenza e

della competizione. In un mondo segnato da guerre, polarizzazioni e nuovi nazionalismi tecnologici, Leone XIV richiama la necessità del dialogo, della solidarietà e della “civiltà dell’amore”.

Ma è soprattutto il perdono a emergere come cuore del pensiero cristiano. Senza perdono non esistono futuro condiviso, pace sociale o riconciliazione autentica. In un tempo dominato dalla rabbia e dall’umiliazione reciproca, il Papa ricorda che il cristianesimo non salva attraverso la forza, ma attraverso la misericordia. La dignità dell’uomo non nasce dal dominio, ma dalla capacità di amare anche nella fragilità.

Così Magnifica Humanitas non è soltanto l’enciclica dell’intelligenza ar- tificiale. È l’enciclica della custodia dell’umano: un testo che invita a non sacrificare l’anima alla tecnica e ricorda chenessuna macchina potrà sostituire coscienza, compassione e perdono.

I dati Istat e Agenas raccontano un’Italia in cui troppi rinunciano alle cure

Diritto alla salute tradito, tra liste d’attesa e rinunce

Ad alcuni di coloro che negli ultimi 25 anni, per assecondare rendite e profitti, hanno affondato il Servizio Sanitario Nazionale potrà sembrare incredibile, ma c’è, o sarebbe meglio dire c’era, tra gli articoli della nostra Costituzione anche quell’articolo 32 che recita: “La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.Ma come stanno oggi le cose? Come stanno dopo lo smantellamento di fatto della legge 883/1978 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale”?A giudicare dai dati che ogni anno snocciolano l’Istat e altri istituti di ricerca come l’Eurispes, l’eguaglianza è andata a farsi benedire e con essa anche la prevenzione e il diritto di un’ampia fascia di popolazione a potersi curare. Questo per non dire che a volte il diritto alla salute sancito dalla Costituzione – specialmente nelle aree interne – si trasforma in una Via Crucis per i malati e per i familiari che li assistono. In tutto il Paese si investe ancora troppo poco per l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Per l’art. 32 vale di certo la riflessione che spesso ho fatto sulla nostra Costituzione. Viviamo in un Paese in cui, dal 1948, troppo spesso la Costituzione scritta è stata sostituita dalla Costituzione materiale. La verità è che abitiamouna realtà che in qualche modo ricorda uno straordinario passaggio de “La fattoria degli animali”: «I sette comandamenti sono gli stessi di prima Benjamin?»[…] Non vi era scritto più nulla, fuorché un unico comandamento. Diceva: Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni animali sono più eguali degli altri.

Ai più attenti di noi tocca osservare il muro che osserva Berta nello straordinario racconto di Orwell.Che sanità è, una sanità in cui il 10% degli italiani è costretto a rinunciare alle cure a causa della mancanza di mezzi e delle lunghe liste d’attesa?A volte verrebbe da dire che siamo solo carne da macello, in un una Italia in cui in base ai dati Agenas ci sono circa due milioni di visite ed esami in ritardo. Perché in cinque regioni del Mezzogiorno (Basilicata, Campania, Molise, Calabria e Puglia) si utilizza un altissimo numero di prescrizioni con priorità “non urgente”? Difficile, a volte, allontanare il dubbio che si vogliano risolvere i problemi sfiancando i cittadini. Siamo un Paese che dimentica quella che io definisco “comunità penitenziaria”(detenuti, agenti e tutti coloro che lavorano nelle patrie galere). Nelle nostre patrie galere è quasi impossibile curare un’umanità dolente fatta di malati cronici, nonostante la buona volontà del carente personale sanitario. Fa rabbrividire il dato diffuso dalla “Fondazione Sussidiarietà”: il 20% degli italiani che si trovano in una condizione di fragilitàè costretto a rinunciare alle cure per mancanza di denaro e questo in una situazione in cui la spesa sanitaria è sostenuta per un buon 24% dai cittadini che possono spendere. Non di meno fa inorridire il dato fornito nel rapporto Istat di quest’anno, dove si parla di “morti evitabili”. E questo per non dire che per mere questioni di budget il cappio si stringe anche sulle prescrizioni di farmaci.Quale equità sanitaria, quale diritto alla salute in questo contesto? Già,un contesto fatto di lobby potenti e cittadini vasi di coccio.

Chiudo raccontando una storia lucana che assurge a paradigma. Accade che in Basilicata, in cui c’è stato unosforamento di 50 milioni di euro per l’acquisto di farmaci, si intervenga con la mera accetta burocratica e senza cognizione di causa. Detto che solo 5 milioni sono imputabili alle prescrizioni dei medici di Medicina Generale, accade che solerti burocrati accusino questi ultimi di iper-prescrizione. Iper-prescrizione? Certo è qualcosa con cui dobbiamo fare i conti, ma sono costretto a chiedermi e a chiedere se nel farlo si tengano nella dovuta considerazione elementi di non secondaria importanza:il numero di pazienti che ha il singolo medico e il numero di pazienti con pluripatologie in una regione in cui ci sono tantissimi anziani. Intervenire solo basandosi sul “budget” e trincerandosi dietro a una scrivania, dimostra miopia e strafottenza nei confronti dei pazienti ed è un evidente attacco al ceto sanitario che deve poter decidere in scienza e coscienza.

C R O N A C H E D A L F U T U R O C R O N A C H E D A L F U T U R O

Può, la Chiesa, assurgersi a baluardo contro una probabile Babele?

Il Papa e la relativizzazione dell’assolutismo dell’AI

Con la sua prima enciclica, Magnifica humanitas, Leone XIV entra nel cuore della questione più urgente del nostro tempo: non se l’intelligenza artificiale debba esistere, ma a chi debba servire. Il Papa non alza un muro contro la tecnologia e non alimenta paure apocalittiche Il punto più forte dell’enciclica è questo: la tecnologia non è neutrale. Assume il volto di chi la progetta, la finanzia, la possiede, la regola e la usa. Vale ancora di più per l’IA, perché non è un semplice utensile. Entra nelle decisioni, seleziona informazioni, orienta consumi, filtra notizie, misura produttività, può condizionare accesso al lavoro, al credito, alla conoscenza.

Se dietro questi sistemi c’è solo l’interesse economico di pochi grandi gruppi, l’innovazione rischia di diventare dominio. È qui che il richiamo di Leone XIV diventa politico: l’intelligenza artificiale non può finire nelle mani di pochi soggetti privati, spesso più forti degli Stati, più veloci delle leggi, più opachi delle istituzioni democratiche. Non si tratta di demonizzare le imprese, né di negare il ruolo dell’iniziativa privata. Si tratta però di ricordare che nessun mercato, lasciato da solo, ha come fine naturale la dignità della persona. Il mercato cerca efficienza, crescita, margini: obiettivi legittimi, finché restano subordinati al bene comune. Quando diventano l’unico criterio, l’uomo viene trasformato in dato, il lavoratore in costo, il cittadino in profilo. La domanda, allora, non è quanto l’IA possa produrre, ma quale società stia producendo: una società in cui pochi accumulano dati e ricchezza, mentre molti

perdono lavoro e voce?

Oppure una società in cui la tecnologia viene orientata a migliorare servizi, curare fragilità, distribuire opportunità?

Per questo l’enciclica individua negli Stati e nella cooperazione internazionale l’argine più credibile alla privatizzazione del futuro. Solo il potere pubblico, se democratico, trasparente e responsabile, può imporre limiti alla concentrazione tecnologica, pretendere chiarezza sui criteri degli algoritmi, difendere i dati personali, stabilire responsabilità giuridiche, impedire che l’automazione diventi licenziamento mascherato da modernizzazione. Solo gli Stati possono dire che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è socialmente accettabile. Solo le istituzioni possono stabilire che il lavoro non è una variabile secondaria nei bilanci delle piattaforme.

Il passaggio sul lavoro è infatti uno dei più concreti. Leone XIV avverte che i nuovi modi di lavorare non sono automaticamente migliori. L’IA può togliere all’uomo mansioni ripetitive, ma può anche dequalificarlo, sorvegliarlo, costringerlo ad adattarsi al ritmo della macchina, ridurlo a esecutore di procedure decise altrove. Il rischio è che si celebri la produttività mentre si impoverisce la persona; che si parli di progresso mentre aumentano precarietà, esclusione e disuguaglianza; che la ricchezza generata dagli algoritmi premi soprattutto chi possiede infrastrutture, brevetti e dati. Questo scenario non è inevitabile. L’intelligenza artificiale può essere una straordinaria alleata dell’uomo, ma solo se viene progettata dentro una cornice di giustizia.

Servono formazione continua accessibile a tutti,

valutazioni d’impatto sociale prima di introdurre sistemi capaci di sostituire intere mansioni, sindacati capaci di rappresentare i nuovi lavoratori digitali. Serve responsabilità d’impresa, perché un’azienda non può dirsi innovativa se aumenta gli utili distruggendo competenze, comunità e futuro. E servono leggi, perché l’etica volontaria delle grandi piattaforme non basta: non può essere il controllato a decidere da solo le regole del controllo. La posta in gioco è anche democratica. Chi controlla i dati e gli algoritmi controlla una parte crescente dell’immaginario collettivo. Senza trasparenza, l’algoritmo diventa una legge segreta; senza controllo pubblico, la personalizzazione diventa manipolazione; senza pluralismo, la comodità digitale può trasformarsi in conformismo.

Il Papa invita a “disarmare” l’IA: sottrarla alla logica della competizione militare, economica e cognitiva. È un verbo forte, ma necessario. Disarmare non significa spegnere l’innovazione; significa impedire che diventi arma contro i deboli. Significa

rifiutare l’idea che la potenza tecnica dia automaticamente il diritto di governare. Significa ricordare che il futuro non può essere scritto nei consigli di amministrazione di poche multinazionali, ma deve essere discusso nelle sedi della democrazia, nei parlamenti, nelle scuole, nei luoghi di lavoro.

In questo senso Leone XIV sembra voler salvare l’umanità da un nuovo baratro, proprio come il suo omonimo Leone I, secondo la tradizione, andò incontro ad Attila per liberare Roma dalla minaccia degli Unni. La pressione è più silenziosa, più elegante, più difficile da riconoscere: è quella dei monopoli digitali. Ma la posta in gioco non è meno alta, anzi.

La Magnifica humanitas parla ai credenti, ma il suo messaggio supera i confini religiosi. Dice che non basta costruire macchine più intelligenti se nel frattempo diventiamo società meno umane. Dice che il progresso non si misura solo in Pil, velocità e automazione, ma nella capacità di proteggere chi rischia di essere scartato. Dice che l’IA deve restare strumento, mai padro-

ne; mezzo, mai fine; supporto, mai sostituto della dignità dell’uomo. La scelta evocata dal Papa è tra Babele e Gerusalemme: tra una torre costruita per il potere di pochi e una città edificata insieme. Nel tempo degli algoritmi questa scelta non è simbolica. È legislativa, economica, sindacale, culturale. O gli Stati sapranno governare l’intelligenza artificiale in nome del bene comune, o saranno gli algoritmi dei più forti a governare il lavoro, la conoscenza e la libertà di tutti. E allora non avremo creato il futuro: lo avremo semplicemente appaltato. « Sì, c'è una lussuria del dolore, come c'è una lussuria dell'adorazione e persino una lussuria dell'umiltà. Se bastò così poco agli angeli ribelli per mutare il loro ardore d'adorazione e umiltà in ardore di superbia e di rivolta, cosa dire di un essere umano? E fu per questo che rinunciai a quella attività [di inquisitore]. Mi mancò il coraggio di inquisire sulle debolezze dei malvagi, perché scoprii che sono le stesse debolezze dei santi ». (Guglielmo – Il Nome della Rosa)

LUNEDÌ

ANTE MANI IN CUCINA

Cronache Lucane

Il Generale Bardi evita il commissariamento e ottiene la certificazione della qualità delle sue scelte

Agenas promuove la sanità lucana

Sulle liste d'attesa la Basilicata è in linea con il resto d'Italia ed ha compiuto passi da gigante. La squadra del Governatore all'opera anche per contrastre il dissesto idrogeologico e finanziare infrastrutture. Un Governo che ha superato le attese

D I M AS S IM O DE L L AP E N NA

Chiunque conosca o segua la politica regionale e i conti della finanziaria di qualsiasi Regione sa che il cuore delle politiche è la gestione della sanità. La sanità è regionalizzata. Al Sud è spesso in una situazione di disastro. Le nostre regioni contermini sono state spesso commissariate proprio per il disavanzo.

Quando si è discusso di finanziaria, noi abbiamo riportato che il Governo Regionale con uno sforzo titanico in un momento di vacche magre per tutti era riuscito ancora una volta ad evitare il commissariamento della sanità.

LA PROMOZIONE DI AGENAS

Non è soltanto una questione di numeri, è un tema che inerisce direttamente la vita dei cittadini che della sanità sono i fruitori e che hanno diritto ad una sanità pubblica che sia la più efficiente possibile.

Diciamo la più efficiente possibile consci che l'ottimo è nemico del buono e che ci sarà sempre qualcosa da migliorare e qualcuno che si lamenterà volendo legittimamente di più. Le analisi per essere serie, però, devono essere fondate sui numeri e sui paragoni e sui confronti. In Italia esiste un'agenzia che si chiama AGENAS che monitora la qualità dei sistemi sanitari regionali, fissa dei parametri e li commisura con le realtà delle singole Regioni e dei singoli sistemi sanitari. Uno dei grandi nodi della gestione sanitaria sono le liste d'attesa, ovvero il tempo che passa dalla prenotazione di una visita o di un'analisi e il suo controllo. Sono la croce di tutti i cittadini e tutti noi abbiamo vissuto l'esperienza di una prenotazione fissata troppo tempo dopo la richiesta.

I dati AGENAS ci dicono che la Basilicata è, tra le Regioni Italiane, una di

quelle che fa meglio, è pienamente nel range nazionale dei tempi di attesa ed è anche una di quelle che maggiormente ha ridotto i tempi.

Insomma l'autorità che si occupa di monitorare tutte le Regioni d'Italia dice che la Basilicata è nella media nazionale e che ha fatto passi da gigante. Si può sempre fare di più è meglio ma oggi la nostra regione su questo non ha ritardi rispetto al resto d'Italia.

Il merito di questo grande cambiamento va ascritto interamente a Vito Bardi.

Il Governatore ha sempre messo il funzionamento della sanità al centro delle proprie strategie di governo ed è riuscito a portare la nostra regione al livello del resto d'Italia. Non era facile e non era scontato.

INFRASTRUTTURE E

LOTTA AL DISSESTO

Se la sanità è il cuore delle politiche regionali, al secondo posto negli interessi collettivi c'è quello della viabilità, delle infrastrutture e, stante la delicatezza del nostro territorio, della lotta al dissesto idrogeologico.

Anche su questo il Governo Regionale non si è mai fatto trovare impreparato. Due le linee di azione che si sono unite. Da un lato la capacità di affrontare subito e tempestivamente l'emergenza, dall'altro quella di fare programmi a lungo e medio termine con interventi seri e mirati contro il dissesto e realizzando infrastrutture. Anche su questo noi amiamo la lingua della verità. Sarà sempre possibile dire che si deve fare di più e meglio. Quello che non si può dire è che il Generale Bardi e la sua squadra stanno mettendo in campo tutta la loro capacità per cercare di affrontare le questioni e trovare le soluzioni.

UN GOVERNO

AL SERVIZIO DEI

CITTADINI

Quando arrivò alla guida della Regione Basilicata

molti ironizzarono sul fatto che il Generale non fosse in grado di guidarla non conoscendo il territorio, avendo vissuto fuori ed essendo distante dalla vita quotidiana della gente. Il dato reale ci dice che

tutto questo era un sospetto infondato. Non solo Bardi ha dimostrato di conoscere il territorio e le sue priorità ma ha anche messo in campo tutte le misure necessarie per affrontare le problematiche più importanti. Una capacità non secondaria che dovrebbero riconoscere tutti. Senza timore di smentita possiamo dire che Bardi e la sua squadra stanno superando le attese e le aspettative.

La Regione riattiva lo sportello per le rinnovabili domestiche, disponibili 7 milioni di euro per i nuovi incentivi

Basilicata, al via la seconda finestra del bando per le aree non metanizzate

Si apre oggi, la seconda finestra telematica del bando regionale destinato alle aree non metanizzate della Basilicata. Dalle ore 8 è infatti possibile presentare le domande per accedere ai contributi a fondo perduto destinati all’installazione di impianti da fonti rinnovabili e sistemi di accumulo nelle abitazioni lucane.A comunicarlo è la Direzione Generale dell’Ambiente, del Territorio e dell’Energia della Regione Basilicata, che per questa nuova fase mette a disposizione una dotazione finanziaria di 7 milioni e 107 mila euro. La misura rientra nel più ampio programma da 24 milioni di euro finanziato attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), finalizzato a sostenere l’efficienza energetica delle famiglie, ridurre i costi delle bollette e promuovere la diffusione di tecnologie sostenibili sul territorio regio-

nale.Il provvedimento dà attuazione agli indirizzi della Giunta regionale proposti dall’assessore all’Ambiente e alla Transizione energetica, Laura Mongiello, e rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui la Regione punta ad accelerare il percorso verso la transizione ecologica.Le risorse sono destinate ai cittadini lucani che intendono investire nell’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, con particolare attenzione alle aree non servite dalla rete del gas metano. L'obiettivo è favorire una maggiore autonomia energetica delle famiglie e contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti.Le domande devono essere presentate esclusivamente attraverso la piattaforma “Centrale Bandi” della Regione Basilicata. L’amministrazione regionale ricorda che la prenotazione delle risorse avverrà secondo l’ordine cronologi-

co di arrivo delle istanze: farà fede la data e l’ora della protocollazione telematica rilasciata dal sistema.Per questo motivo, gli uffici raccomandano ai potenziali beneficiari di verificare preventivamente la documentazione richiesta e di seguire attentamente tutte le indicazioni operative disponibili sulla piattaforma, al fine di evitare

Regione Basilicata stanzia 15,8 milioni di euro per il progetto che coinvolgerà 834 lavoratori

SAAP 2026, Cupparo: «Una risposta concreta a chi cerca occupazione»

La Giunta regionale della Basilicata ha approvato il progetto Servizi Agro-Ambientali Aree Produttive (SAAP) 2026, destinando oltre 15,8 milioni di euro a un programma che coniuga sostegno all'occupazione e cura del territorio.L'iniziativa, attuata dal Consorzio di Bonifica della Basilicata, rappresenta la prosecuzione delle attività avviate negli anni scorsi a favore dei lavoratori fuoriusciti dalla mobilità ordinaria e in deroga e degli ex beneficiari del Reddito Minimo di Inserimento. Per il 2026

saranno coinvolti 834 lavoratori, ai quali saranno garantite 136 giornate lavorative entro il 31 dicembre.Gli interventi riguarderanno la manutenzione delle aree verdi al servizio degli insediamenti produttivi, turistici e culturali, la cura della viabilità locale e delle opere di scolo delle acque, oltre alla gestione del verde urbano e del patrimonio pubblico di interesse ambientale.

Tra le attività previste figurano la pulizia e la riqualificazione di aree degradate, la rimozione dei rifiuti, lo sfalcio della ve-

getazione, la manutenzione di fossi e canali, le potature e la messa in sicurezza del patrimonio arboreo. Particolare attenzione sarà riservata alla sostenibilità ambientale e al recupero del materiale vegetale derivante dalle operazioni manutentive.«Con questo provvedimento confermiamo una misura che negli anni ha dimostrato una forte valenza sociale e territoriale», ha dichiarato l'assessore allo Sviluppo Economico, Francesco Cupparo. «Il progetto garantisce opportunità lavorative a centinaia di cittadini e offre un supporto concreto ai Comuni nella cura degli spazi pubblici e delle aree produttive».

L'assessore ha inoltre evidenziato l'importanza della formazione e della qualificazione professionale degli addetti, con l'obiettivo di rendere le squadre di lavoro sempre più autonome ed efficienti.Con il SAAP 2026 la Regione punta a rafforzare un modello che unisce politiche attive del lavoro, tutela ambientale e servizi alle comunità locali.

VERIFICA

SUGLI

errori o ritardi che potrebbero compromettere l’accesso ai finanziamenti.Con questa nuova finestra di accesso ai contributi, la Basilicata rafforza il proprio impegno verso un modello energetico più sostenibile, puntando su innovazione, risparmio energetico e partecipazione attiva dei cittadini alla transizione verde.

ORGANISMI REGIONALI
Fondazioni, Picerno: «Ogni euro pubblico deve produrre risultati misurabili»

Ilconsigliere regionale Picerno esprime soddisfazione per l'accoglimento, nell'ambito dell'assestamento di bilancio, della proposta da lui avanzata per una revisione organica del sistema delle Fondazioni controllate, partecipate o promosse dalla Regione Basilicata. L'obiettivo, spiega, è rafforzare trasparenza, controlli e coordinamento, evitando sovrapposizioni e dispersione di risorse pubbliche. La misura punta a garantire che l'attività delle Fondazioni sia pienamente coerente con gli indirizzi strategici regionali e improntata a criteri di efficienza, economicità e responsabilità gestionale. Picerno annuncia ora una fase di verifica concreta sull'effettiva utilità delle diverse Fondazioni operanti in Basilicata, valutandone numero, funzioni, costi e benefici per la collettività. «Non si tratta di penalizzare strumenti che possono sostenere l'azione pubblica – sottolinea – ma di capire se l'attuale assetto risponda ancora alle esigenze della Regione o se siano necessari interventi di razionalizzazione e ridefinizione delle competenze».Il consigliere assicura infine che seguirà con attenzione l'attuazione delle nuove disposizioni, affinché le risorse pubbliche siano impiegate in modo sempre più efficace, misurabile e orientato ai risultati, nell'interesse dei cittadini lucani.

La

Tra cerimonie istituzionali ed eventi musicali, il 2 giugno si concluderà con la consegna delle onorificenze dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”

Potenza celebra gli 80 anni della Repubblica: ecco il programma

Cuore delle celebrazioni dell’80° anniversario della fondazione della Repubblica, la giornata di domani, martedì 2 giugno, si articolerà a Potenza tra le cerimonie istituzionali del mattino e gli eventi musicali e culturali previsti in serata. Le celebrazioni prenderanno avvio alle 9,30 al Parco Montereale con la deposizione della corona al monumento dedicato ai Caduti. Alle 11,00, in Piazza Mario Pagano, si terrà la cerimonia ufficiale con gli onori al Prefetto di Potenza, l’alzabandiera e l’esecuzione del “Canto degli Italiani”, interpretato da Arisa, accompagnata dall’Orchestra Sinfonica 131 della Basilicata. A chiusura della cerimonia della mattina, la consegna delle targhe all’ Alfiere della Repubblica Serena Zullo e alle alunne della classe V A della Scuola Primaria “Don Milani-Leopardi” di Potenza per aver compiuto gesti onorevoli di integrazione sociale. Una targa dedicata anche ai bambini della Scuola Primaria

“A.Grippo” di Nemoli (PZ), autori di un calendario per gli 80 anni della Repubblica. In serata, dalle 18,30, presso il Teatro Comunale “Francesco Stabile”, si terrà il concerto dell’Orchestra Sinfonica 131 della Basilicata, diretta dal Maestro Pasquale Menchise, seguito dal monologo “La ventunesima donna” della scrittrice Angela Iantosca. La serata si concluderà con la consegna delle onorificenze dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”. Il Prefetto Michele Campanaro consegnerà l’onorificenza di Cavaliere ad Arisa , cantautrice, personaggio televisivo ed artista poliedrica; ad Antonella Bianchino, dirigente dell’Ufficio Territoriale Area SudIstat; a Pietro Cantisani, maestro di musica; a Michelangelo Lauria , luogotenente dell’Arma dei Carabinieri a riposo; a Donato Orlando, capitano di vascello direttore del Genio Militare per la Marina in Sicilia; a Pietro Repole, colonnello del Comando Militare Esercito Basi-

licata; a Stefano Rosa , campione di bodybuilding; ad Angelo Raffaele Sigillito , dirigente medico a riposo dell’Azienda Ospedaliera Regionale “San Carlo” di Potenza. Il Rappresentante del Governo consegnerà, infine, l’onorificenza di Ufficiale ad Antonietta Pellettieri, dirigente di Ricerca del CNR ed a Michele Cesare Prestera , fondatore del Parco Storico Ru-

rale ed Ambientale della Grancia. Gli eventi serali saranno trasmessi in diretta streaming dal portale di informazione di Basilicata Digital Channel. In considerazione della limitata capienza del Teatro - già sold out - sarà allestito all’esterno un maxi schermo che consentirà a tutti i cittadini di seguire prima la cerimonia dello “Stabile” e, a partire dalle 21,00 circa, l’evento in diretta te-

levisiva RAI “I volti della Repubblica. 80 anni dal Referendum” dalla Piazza del Quirinale a Roma, alla presenza delle più alte cariche dello Stato e di numerose personalità del mondo della cultura, dell’arte, dello sport e delle istituzioni. Una occasione per condividere insieme una ricorrenza che appartiene alla storia e all’identità democratica del nostro Paese.

Ornganizzato da Bonito e dall’Associazione Potenza Città per le Donne. Ospite la giornalista Angela Iantosca. Premiata anche Lina Paterna di Cronache

Donne protagoniste del cambiamento: a Potenza il premio “Semi di Futuro”

Una serata dedicata al valore, alle competenze e all’impegno delle donne che, attraverso il proprio percorso umano e professionale, contribuiscono alla crescita della società e diventano modelli positivi per le nuove ge- nerazioni. È questo lo spirito della nuova edizione del premio “Semi di Futuro – Il Talento delle Donne”, in programma oggi, alle ore 17.30 presso la Villa del Prefetto di Potenza. L’iniziativa, promossa dalla Consigliera di Parità della Provincia di Potenza e dall’Associazione Potenza Città per le Donne, nasce con l’obiettivo di dare visibilità al contributo femminile nei diversi ambiti della vita sociale, culturale, professionale e istituzionale, promuovendo una cultura fondata sulla parità, sull’inclusione e sul merito.Ad aprire la manifestazione sarà la scrittrice e giornalista Angela Iantosca, che presenterà il suo ultimo libro “Donne, resistenza, libertà”, in collaborazione con la Commissione Regionale Pari

Opportunità della Basilicata (C.R.P.O.). Sarà premiata anche la giornalista di Cronache e volto noto di Cronache tv, Lina Paterna. Un momento di approfondimento e riflessione che offrirà al pubblico l’occasione di confrontarsi sui temi dei diritti, dell’emancipazione e del ruolo delle donne nella società contemporanea. Nel corso della serata saranno premiate donne che si sono distinte per il loro talento, la loro professionalità e il loro impegno civile, culturale e sociale. Accanto alle figure femminili, il riconoscimento sarà attribuito anche a uomini che, attraverso azioni concrete e una costante attenzione ai temi dell’uguaglianza, contribuiscono alla diffusione dei valori delle pari opportunità e del rispetto reciproco. L’edizione 2026 assume un significato particolarmente importante perché coincide con l’ottantesimo anniversario del diritto di voto alle donne italiane, una conquista storica che ha segnato profondamente il percorso democrati-

co del Paese. Per l’occasione sarà reso omaggio alle Madri Costituenti, protagoniste della nascita della Repubblica italiana e della stesura della Costituzione, il cui contributo continua a rappresentare un punto di riferimento per le nuove generazioni. A sottolineare il valore della ricorrenza saranno presenti anche le sindache della Basilicata, testimonianza concreta del crescente ruolo delle donne nelle istituzioni e nella vita pubblica. La loro partecipazione vuole rappresentare un segnale di vicinanza e sostegno a un percorso che vede sempre più donne protagoniste nei

luoghi decisionali e amministrativi. La cerimonia si concluderà con il concerto dell’Orchestra Maldestra, che proporrà un repertorio interamente dedicato alle voci e alla musica femminile, offrendo un ulteriore momento di celebrazione del talento, della creatività e della sensibilità artistica delle donne. L’evento è aperto alle istituzioni, alle associazioni e a tutta la cittadinanza e si propone come un’importante occasione di incontro, riflessione e condivisione, nel segno della parità, della partecipazione e della valorizzazione dei talenti femminili.

Il richiamo ai valori della Costituzione, all'impegno delle donne, nel diktat dell'Ande per il 2 giugno

L’Ande rinnova il suo impegno in favore delle Madri Costituenti

In occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno, prosegue l’impegno dell’ANDE (Associazione Nazionale Donne Elettrici) con la campagna 2026 “Tracciati al femminile”, dedicata alla valorizzazione delle Madri Costituenti attraverso l’odonomastica, ovvero la denominazione di strade, piazze e luoghi pubblici.Maria Anna Fanelli, Consigliera Nazionale ANDE e Presidente della sezione di Potenza, insieme alla Presidente nazionale Marisa Fagà e alla Presidente dell’ANDE di Matera, Angela Bitonti, hanno rivolto un appello alle Sindache e ai Sindaci della Basilicata affinché venga riconosciuto e valorizzato il contributo delle donne che parteciparono alla nascita della Repubblica e alla stesura della Costituzione italiana.Il 2 giugno 1946 rappresentò una data storica per il nostro Paese: per la prima volta tutte le donne italiane poterono esercitare il diritto di voto ed essere elette alle elezioni politiche. Furono ventuno le donne elette all’Assemblea Costituente e oltre duemila quelle che entrarono nei consigli comunali. Sui banchi della Costituente sedettero le prime parlamentari della Repubblica, giustamente ricordate come Madri Costituenti: nove appartenenti alla Democrazia Cristiana, nove al Partito Comunista Italiano, due al PSIUP e una al Partito dell’Uomo Qualunque.Cinque di loro entrarono a far parte della Commissione dei 75, incaricata di redigere il testo della Costituzione: Maria Federici, Angela Gotelli, Angelina Merlin, Teresa Noce e Nilde Iotti. Quest’ultima sarebbe diventata, oltre trent’anni dopo, la prima donna Presidente della Camera dei Deputati, ricoprendo la carica per tre legislature, dal 1979 al 1992.Le Madri Costi-

tuenti furono Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter Jervolino, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angelina Merlin, Angiola Minella Molinari, Elisa Montagnana, Maria Nicotra Verzotto, Teresa Noce, Ottavia Penna Buscemi, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi e Vittoria Titomanlio.Verso queste figure il Prefetto di Potenza, Michele Campanaro, in vista dell’80° anniversario della Repubblica e del voto alle donne, ha manifestato particolare attenzione, insieme alla Consigliera di Parità della Provincia di Potenza, Simona Bonito, sollecitando il mondo femminile lucano e non solo a promuovere azioni concrete di valorizzazione della memoria e del ruolo delle Madri Costituenti.Le elette del 1946 segnarono l’ingresso delle donne ai più alti livelli delle istituzioni democratiche. Quattordici erano laureate, molte erano insegnanti, vi erano giornaliste, sindacaliste e una casalinga; quattordici erano sposate e avevano figli. Donne che, con il loro impegno e la loro competenza, contribuirono in modo determinante alla costruzione dell’Italia democratica.L’ANDE di Potenza, congiuntamente all’ANDE di Matera e alla sua Presidente Angela Bitonti, avverte oggi la necessità di rilanciare la campagna già promossa nel 2021, “Ancora Tracciati al femminile”, affinché venga ulteriormente valorizzato il ruolo delle Madri Costituenti e delle donne lucane nella storia e nell’odonomastica.Nel corso del 2026 l’ANDE di Potenza sarà inoltre impegnata nell’aggiornamento della mostra-convegno itinerante “La democrazia

paritaria: da un diritto all’esercizio di voto”, realizzata nel 2017 con il relativo catalogo, e nel ricordo dell’impegno di Carlotta Garabelli Orlando, fondatrice dell’ANDE nazionale nel 1946.L’associazione ritiene necessario continuare a dedicare la campagna “Ancora Tracciati al femminile” non solo alle Madri Costituenti, ma anche alle donne protagoniste del movimento liberale e politico del 1799, alle donne della tradizione risorgimentale e dei comuni, alle brigantesse, alle poetesse del Risorgimento, alle erudite e alle poetesse del secondo Ottocento, alle religiose, alle protagoniste del primo Novecento, alla narratrice Carolina Rispoli, alle donne della Resistenza, alle donne del ribellismo nella Lucania fascista e ai gruppi femminili che hanno contribuito alla crescita civile e democratica del territorio.Un patrimonio di storie, impegno e competenze che l’ANDE intende riportare all’attenzione delle comunità locali affinché trovi adeguato riconoscimento anche negli spazi pubblici delle città lucane, contribuendo a costruire una memoria collettiva più inclusiva e rappresentativa della storia delle donne.

Le giornaliste Angela Iantosca e Lina Paterna

Il primo cittadino Nicoletti e Latronico alla Conferenza provinciale: focus su Case di Comunità e chirurgia senologica a Matera

Sanità, confronto tra sindaci: «Avanti su Breast Unit»

MATERA. Rafforzamento della sanità territoriale, investimenti del Pnrr e rilancio della chirurgia senologica al centro della Conferenza dei sindaci della provincia di Matera, convocata e presieduta dal sindaco Antonio Nicoletti nella sala Mandela del Comune. All’incontro hanno partecipato l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, la direzione strategica dell’Azienda sanitaria locale di Matera e numerosi amministratori del territorio, presenti sia in sala sia collegati da remoto. Il confronto si è concentrato sui principali interventi destinati a potenziare la rete sanitaria provinciale, con particolare attenzione ai servizi

di prossimità, alle Case e agli Ospedali di Comunità, alle Centrali operative territoriali e alle opere previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’obiettivo condiviso emerso nel corso della riunione è quello di costruire un modello sanitario più vicino alle esigenze dei cittadini, capace di garantire qualità dell’assistenza e tempi di risposta adeguati in tutti i comuni del Materano, pur nel rispetto delle esigenze di razionalizzazione del sistema e senza aumentare il carico fiscale per i cittadini. Particolare attenzione è stata dedicata alla ripresa della chirurgia senologica all’ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera.

Durante la Conferenza, Latronico ha illustrato lo stato dell’iter avviato con il Ministero della Salute per rendere operativo il protocollo di collaborazione tra l’Irccs Crob di Rionero e l’Asm di Matera. L’intesa punta a riattivare gli interventi chirurgici dedicati alle pazienti affette da patologie oncologiche della mammella.Il modello organizzativo individuato prevede l’integrazione delle competenze professionali e delle attività multidisciplinari tra il presidio materano e il Centro oncologico lucano, valorizzando il lavoro già svolto dagli operatori sanitari dell’ospedale di Matera e migliorando qualità, sicurezza e continuità

assistenziale. «Esprimo soddisfazione per il clima di collaborazione emerso nel corso della Conferenza», ha dichiarato Nicoletti, sottolineando l’attenzione riservata dalla Regione Basilicata e dall’Azienda sanitaria alle esigenze del territorio materano. Il sindaco ha evi-

denziato inoltre l’importanza del protocollo dedicato alla Breast Unit, definendolo «un segnale importante e atteso dalla comunità materana», soprattutto per le donne che potranno ricevere cure qualificate senza affrontare ulteriori spostamenti fuori territorio.

L’assessore Latronico:«Dati positivi su visite ed esami diagnostici. Migliorano i tempi di risposta della sanità lucana»

«Sulle liste d’attesa in Basilicata l’Agenas ha premiato i risultati»

POTENZA. «I dati nazionali pubblicati dall’Agenas, relativi al primo quadrimestre del 2026, certificano che la Basilicata è saldamente nel gruppo delle Regioni italiane che stanno offrendo risposte concrete ed efficienti sul fronte del rispetto dei tempi di garanzia per le prestazioni sanitarie». Lo sottolinea l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, commentando il report della Piattaforma nazionale delle liste d’attesa.

La Basilicata viene indicata dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali tra le realtà territoriali che hanno fatto registrare risultati positivi e soddisfacenti sia nell’erogazione delle visite specialistiche sia nell’esecuzione degli esami diagnostici, come Tac, risonanze ed ecografie. «Questo posizionamento – aggiunge Latronico – è il risultato di una programmazione rigorosa, di investimenti mirati sul personale, sulle tecnologie e di una sinergia costante con le aziende sanitarie lucane, l’Asm e l’Asp, e con il San Carlo. Essere inclusi tra le Regioni virtuose che trainano il miglioramento nazionale, a fronte di contesti territoriali che purtroppo re-

gistrano ancora segni negativi, ci riempie di orgoglio ma ci carica anche di una grande responsabilità. Il dato medio nazionale parla di una crescita della percentuale di adempimento che sale al 78,7 per cento per le visite e all’84,7 per cento per la diagnostica. La Basilicata – evidenzia l’assessore –presidia positivamente entrambi i parametri, a dimostrazione che il sistema sanitario regionale e il privato accreditato stanno rispondendo con prontezza a una mole imponente di prenotazioni. Dietro questi numeri ci sono le risposte di salute date ai cittadini lucani».

«Pur esprimendo grande

soddisfazione per questo trend positivo – conclude l’esponente della Giunta regionale – siamo perfettamente consapevoli che la sfida per l’azzeramento definitivo delle criticità non è ancora vinta. Esistono ancora margini di miglioramento e singole specialistiche su cui dobbiamo affinare i meccanismi di flessibilità e di offerta. Questo report Agenas non è un punto di arrivo, ma una formidabile spinta a proseguire sulla strada intrapresa: ottimizzare le agende, digitalizzare l’accesso e valorizzare le nostre eccellenze per garantire a ogni lucano il diritto a una sanità equa, rapida e di prossimità».

MELODIA (FDI): «LAVORO SERIO E COSTANTE»

«I dati Agenas premiano il lavoro dell’assessore»

MATERA. I dati diffusi da Agenas sul monitoraggio delle liste d’attesa nel primo quadrimestre del 2026 confermano la Basilicata tra le Regioni italiane più virtuose nel rispetto dei tempi di garanzia per visite specialistiche ed esami diagnostici. A sottolinearlo è Stefano Melodia, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Matera, che parla di «conferma importante del lavoro serio e costante portato avanti dalla Regione sul fronte della sanità pubblica». Secondo Melodia, i risultati ottenuti sono frutto di una strategia che ha visto l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, impegnato nel rafforzamento del sistema sanitario lucano attraverso investimenti sul personale, innovazione tecnologica, digitalizzazione dei servizi e migliore organizzazione delle strutture sanitarie.«Essere tra le Regioni che trainano il miglioramento nazionale significa aver dato risposte concrete ai cittadini», afferma Melodia, evidenziando il lavoro svolto insieme ad Asp, Asm, Azienda ospedaliera San Carlo e Crob. Per il coordinatore di Fratelli d’Italia il trend positivo dimostra che «la direzione intrapresa è quella giusta».

L'assessore Latronico e il Dg dell'Asp, De Filippis: «Ciò dimostra la serietà, l'efficacia e il rispetto dei tempi della nostra azione»

Sanità, controlli sulle strutture Pnrr: esito positivo della visita di verifica

Importante passo in avanti per il completamento e il potenziamento della sanità territoriale lucana. Tutte le 14 strutture finanziate con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in provincia di Potenza hanno superato positivamente la visita di verifica dell’esperto indipendente. Un riscontro tecnico che certifica la qualità, la regolarità e l’avanzamento degli interventi strutturali messi in campo per ridefinire la rete di assistenza sul territorio. Ad annunciarlo è l’assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e PNRR, Cosimo Latronico: «Questo risultato rappresenta una validazione fondamentale del percorso che abbiamo intrapreso. Aver superato a pieni voti l’esame dell’esperto indipendente su tutti e 14 i presidi PNRR dimostra la serietà, l’efficacia e il rispetto dei tempi con cui la Regione, in sinergia con i soggetti attuatori, sta portando avan-

ti i cantieri della sanità. L’obiettivo è “costruire” una sanità di prossimità moderna, efficiente e connessa, capace di portare le cure vicine ai luoghi in cui i lucani vivono, riducendo le distanze e valorizzando la presa in carico continuativa delle cronicità». L’esito positivo della verifica arriva in un momento di forte fermento e interazione diretta con le comunità locali. Proprio in questi giorni, infatti, il Direttore generale dell’Azienda Sanitaria Locale di Potenza (Asp), Giuseppe De Filippis, è impegnato in un fitto tour istituzionale all’interno dei comuni del distretto sanitario di competenza per confrontarsi sul campo con gli amministratori locali. A margine dei suoi incontri con la rete territoriale il Dg ha ringraziato tutti i soggetti in campo (a partire dalle amministrazioni e dai sindacati) per l’impegno e la collaborazione, sottolineando che «questo riscontro tecnico positivo sulle strutture PNRR dà an-

cora più forza al lavoro che stiamo facendo sul territorio. In questi giorni sto visitando personalmente i paesi del nostro distretto sanitario per incontrare i sindaci che sono i primi custodi dei bisogni dei cittadini. Il mio obiettivo è verificare sul campo lo stato reale della nostra assistenza, raccogliere suggerimenti preziosi e avviare

una vera e propria progettazione condivisa. La nuova architettura della sanità territoriale, che comprende Cot (Centrale Operativa Territoriale), Case e Ospedali di Comunità, non nasce per tagliare o sostituire i presidi storici come le guardie mediche, ma per moltiplicare i servizi e renderli a misura d’uomo, specialmente nelle nostre aree

interne dove la popolazione è più anziana e fragile». Il superamento delle verifiche indipendenti proietta il territorio verso le fasi finali di attivazione della nuova rete assistenziale, ridisegnando un modello sanitario che punta tutto sull’integrazione tra strutture fisiche, innovazione tecnologica e dialogo costante con i territori.

L’operazione è stata resa possibile grazie a uno stanziamento della Regione Basilicata di oltre 1,7 milioni di euro

Nuova risonanza magnetica al Crob, Latronico e De Fino:

«Investimento ottimale per il Servizio Sanitario Regionale»

Una diagnostica ad altissima precisione per rafforzare la ricerca clinica e la cura dei pazienti oncologici in Basilicata. Mercoledì 3 giugno, alle ore 12:30, all’l’Irccs Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata, si terrà la cerimonia ufficiale di inaugurazione della nuova risonanza magnetica a 3 Tesla. All’evento prenderà parte l’assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico, insieme al direttore generale dell’Istituto, Massimo De Fino, e ai vertici della Direzione Strategica. La nuova apparecchiatura top di gamma va a sostituire la precedente unità a 3 Tesla che, nel settembre scorso, aveva superato i 15 anni di attività. L’operazione è stata resa possibile grazie a uno stanziamento della Regione Basilicata di oltre 1,7 milioni di euro. «L’attivazione della nuova Risonanza 3 Te-

sla – dichiara l’assessore – rappresenta un risultato importante per il Servizio Sanitario Regionale. Non stiamo parlando di ordinaria amministrazione, ma di un investimento strategico. Questa tecnologia d’eccellenza ci permette di offrire alla popolazione esami di altissima risoluzione, riducendo i tempi di attesa e migliorando la precocità delle diagnosi». Il direttore generale, Massimo De Fino, ha evidenziato l’impatto clinico della nuova dotazione: «L’arrivo di questa tecnologia di ultima generazione rappresenta un tassello importante per l’attività del nostro Istituto. La risonanza a 3 Tesla garantisce una definizione millimetrica e una nitidezza d’immagine senza precedenti, permettendoci di scovare lesioni piccolissime ai primi stadi. Una diagnostica oncologica di precisione per definire i piani terapeutici personalizzati e monito-

rare l’efficacia delle cure in tempo reale, potenziando contemporaneamente la nostra attività di ricerca traslazionale».

POTENZA Bilancio positivo per la festa patronale anche se criticità sull’accoglienza alle persone con disabilità, Padula: «È

Noemi Live chiude San Gerardo: in migliaia hanno invaso il centro

POTENZA. Con il calare delle ultime luci sulle celebrazioni di San Gerardo, Potenza ha archiviato sabato uno dei momenti più significativi della propria identità collettiva. Cinque giorni in cui la città ha ritrovato il senso profondo delle sue radici, riscoprendo quella comunità che troppo spesso, nella frenesia quotidiana, sembra smarrirsi tra divisioni, difficoltà e individualismi. I festeggiamenti dedicati al Santo Patrono hanno riportato nelle strade e nelle piazze migliaia di persone, unite da una tradizione che attraversa generazioni e continua a rappresentare un punto di riferimento per l’intera comunità potentina. Non si tratta soltanto di devozione religiosa, ma di un patrimonio culturale e sociale che racconta la storia di una città capace di riconoscersi nei propri simboli e nelle proprie tradizioni.

Migliaia di persone, provenineti da tutta la regione hanno inondato le strade del centro storico per partecipare ai numerosi eventi organizzati per l’occasione.

Il momento più emozionante e carico di devozione è stato sicuramente quello legato alla Messa Solenne in Cattedrale e poi la processione per le vie del centro. Alla celebrazione hanno partecipato le massime autorità civili e militari oltre ai tanti fedeli. Durante l’Omelia l’Arcivescovo della diocesi di Muro LucanoPotenza-Marsico Nuovo monsignor Davide Carbonaro ha invitato tutta la co-

munità a riscoprire le radici della festa.

Parole che non sono passate inosservate dopo la mancata benedizione del tempietto di San Gerardo portato in spalla durante laStorica Parata dei Turchi il giorno prima, dall’Associazione “I Portatori del Santo”. Un gesto percepito come una volontà di distinguere nettamente la festa religiosa da quella pagana.

I festeggiamenti si sono poi conclusi con il concerto di Noemi in piazza Mario Pagano.

Una folla entusiasta ha accolto la cantante alla sua prima data del tour “Noemi Live 2026”. Migliaia di ragazzi, famiglie, bambini, giovani e meno giovani hanno ballato e cantato le numerose hit.

La conclusione delle celebrazioni lascia in eredità immagini che parlano di partecipazione, appartenenza e condivisione. Dalla solenne processione al concerto ai momenti di incontro che hanno animato il centro storico, Potenza

ha mostrato il suo volto migliore: quello di una comunità viva, accogliente e orgogliosa della propria storia.

LA MACCHINA ORGANIZZATIVA

Una macchina organizzativa complessa è stata messa in campo per garantire a tutti i cittadini di potersi divertire in sicurezza , ma non sono mancate le criticità. L’organizzazione per rendere la festa fruibile anche ai ragazzi con disabilità pare non abbia funzionato a dovere. All’indomani, infatti del concerto di Noemi, la garante regionale per la disabilità Marika Padula ha parlato di «diverse segnalazioni relative a gravi criticità nella gestione dell’accoglienza delle persone con disabilità presenti all’evento».

Secondo le segnalazioni pervenute, l’organizzazione dell’evento non si sarebbe fatta trovare pronta ad accogliere le persone con disabilità in modo adeguato, dignitoso e rispettoso delle loro esigen-

ze. In particolare, non sarebbero stati predisposti posti a sedere sufficienti né un’area realmente idonea per consentire alle persone con disabilità di assistere al concerto in condizioni decorose, sicure e accessibili. Una situazione che, se confermata, rappresenterebbe un grave disservizio e una evidente mancanza di programmazione.

«L’inclusione non può essere raccontata solo attraverso slogan, dichiarazioni o immagini di circostanza - dichiara la Garante regionale per le persone con disabilità, Marika Padula -. L’inclusione si misura nei fatti, nella capacità di prevedere i bisogni delle persone, di organizzare gli spazi, di garantire sicurezza, visibilità, sedute adeguate e piena partecipazione. Lasciare persone con disabilità senza un’accoglienza dignitosa significa tradire il senso stesso della parola inclusione».

La Garante regionale sottolinea che gli eventi pub-

blici, soprattutto quelli ad alta affluenza, devono essere programmati tenendo conto sin dall’inizio della presenza delle persone con disabilità. Non è accettabile che tali esigenze vengano affrontate all’ultimo momento, attraverso soluzioni improvvisate o grazie alla disponibilità di terzi.

«Non basta consentire formalmente la presenza delle persone con disabilità a un evento pubblico. Bisogna garantire loro il diritto di assistere all’evento, viverlo in sicurezza e con pari dignità rispetto agli altri cittadini. In caso contrario, non si parla di inclusione, ma di mancata tutela».

La Garante regionale comunica inoltre di aver già provveduto a istruire una nota formale indirizzata all’Amministrazione del Comune di Potenza, al fine di chiedere chiarimenti su quanto accaduto e sollecitare l’adozione di misure organizzative adeguate per i prossimi eventi pubblici.

POTENZA L’assessore all’Ambiente ha ringraziato gli operatori Acta e l’Au Petrone per l’«ottimo lavoro svolto»

San Gerardo, Beneventi: «Dedizione e senso di responsabilità degli operatori»

Con la conclusione delle celebrazioni in onore di San Gerardo, che hanno richiamato migliaia di persone nel cuore di Potenza, l’Amministrazione comunale desidera esprimere il proprio ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito a garantire ordine, pulizia e decoro urbano durante i giorni della festa. «Desidero rivolgere un sentito ringraziamento ad Acta S.p.A. e al suo Amministratore Unico, Ignazio Petrone, per la professionalità, la capacità organizzativa e la disponibilità dimostrate nel corso di un evento che rappresenta uno dei momenti più significativi per la nostra comunità», dichiara Michele Beneventi, assessore all’Ambiente del Comune di Potenza.

Dal 26 al 31 maggio, l’azienda ha messo in campo un importante dispositivo operativo per assicurare la corretta gestione dei servizi ambientali e il mantenimento del decoro cittadino durante tutte le manifestazioni in programma.

«Il successo della festa è stato reso possibile anche

grazie a un lavoro costante e spesso poco visibile, svolto ogni giorno dagli operatori ecologici, dai tecnici e dal personale di coordinamento. Un impegno che ha consentito di mantenere puliti e pienamente fruibili gli spazi pubblici interessati dalle celebrazioni, garantendo ai cittadini e ai visitatori un ambiente accogliente e decoroso», prosegue l’assessore. Nel periodo compreso tra il 26 e il 31 maggio, Acta ha assicurato quotidianamente le attività di:

raccolta dei rifiuti; spazzamento manuale; spazzamento meccanizzato; lavaggio e sanificazione delle aree pubbliche.

Per lo svolgimento dei servizi sono stati impiegati: spazzatrici meccaniche; 2 idropulitrici; 25 operatori ecologici al giorno dal 26 al 28 maggio; 45 operatori ecologici al giorno dal 29 al 31 maggio, nelle giornate caratterizzate dalla maggiore affluenza di pubblico.

«Un ringraziamento particolare va anche agli inge-

gneri dell’Ufficio Tecnico e ai responsabili operativi che hanno programmato e coordinato le attività con precisione ed efficacia, garantendo una presenza costante sul territorio e intervenendo tempestivamente in ogni situazione.

A tutti gli operatori ecologici va la nostra gratitudine per il senso di responsabilità, la dedizione e la professionalità dimostrati durante l’intera manifestazione», aggiunge Beneventi.

«La Festa di San Gerardo

rappresenta un momento identitario fondamentale per la città di Potenza. Garantire il decoro urbano e la pulizia degli spazi pubblici durante giornate così partecipate significa tutelare l’immagine della città e valorizzare una tradizione che appartiene a tutta la comunità. A nome dell’Amministrazione comunale rivolgo il mio più sincero ringraziamento a quanti hanno contribuito al raggiungimento di questo importante risultato», conclude l’assessore.

POTENZA Il riconoscimento del delegato Igiene e Ambiente del sindacato ai lavoratori durante le festività di San Gerardo

Amodio (FP CGIL): «Grazie ad Acta per professionalità e sacrificio»

In questi giorni di festa, mentre Potenza si è riempita di persone, momenti di condivisione e devozione per il Santo Patrono, c’è stato chi ha lavorato senza sosta, spesso lontano dai riflettori, per garantire a tutti una città pulita, ordinata e accogliente. «In nome della FP CGIL e come delegato del comparto Igiene Ambientale del territorio di Potenza, desidero rivolgere un sincero e sen-

tito ringraziamento alle lavoratrici e ai lavoratori di Acta Spa che, ancora una volta, hanno dimostrato grande professionalità, sacrificio e attaccamento al proprio lavoro», dichiara Antonio Amodio, Delegato Igiene Ambientale FP CGIL di Potenza.

Secondo Amodio, «dietro ogni strada pulita, ogni piazza restituita rapidamente al decoro dopo gli eventi, c’è il lavoro di donne e uo-

mini che operano con serietà e dedizione, spesso in orari difficili e lontano dalle proprie famiglie». Un impegno, prosegue, «che troppo spesso viene dato per scontato, ma che rappresenta un servizio essenziale per l’intera comunità».

Il riconoscimento, sottolinea il sindacalista, riguarda anche la collaborazione dei cittadini. «I cittadini hanno potuto vivere questi giorni di festa in una città curata e accogliente grazie anche al loro contributo. Per questo è giusto riconoscerne pubblicamente il valore e l’importanza».

«A tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori di Acta Spa va il nostro grazie più autentico», conclude Amodio. «Il vostro lavoro non è soltanto un servizio, ma un contributo concreto alla qualità della vita della nostra comunità e all’immagine della città di Potenza. Continueremo a sostenere il riconoscimento della vostra professionalità, la tutela dei vostri diritti e il miglioramento delle condizioni di lavoro, perché dietro ogni servizio efficiente ci sono persone che meritano rispetto, attenzione e valorizzazione.»

Cinque giorni di afflusso straordinario riportano il centro storico al centro della vita cittadina

Potenza e la stagione delle luci accese: quando la città funziona (ma solo a evento)

Dal 26 al 30 maggio il centro storico di Potenza ha vissuto una parentesi quasi irreale: strade piene, Via Pretoria trasformata in un fiume umano, cittadini potentini e lucani, ma anche provenienti da altre regioni, tutti attratti da un programma di eventi che ha restituito alla città un’energia che raramente si vede nella quotidianità.Una sorta di apoteosi collettiva, in cui tutto sembrava funzionare: il centro diventava palcoscenico, la gente spettatore e protagonista insieme, e la città finalmente “visitabile” senza il solito elenco di lamentele già pronto all’uso.Parcheggi? Dimenticati. Scale mobili? Misteriosamente irrilevanti. Distanze? Trasformate in passeggiate quasi romantiche. Persino le difficoltà strutturali, per qualche giorno, hanno smesso di essere alibi e sono diventate semplici dettagli.Eppure, come sempre accade, appena si spengono le luci, si accende la memoria selettiva: quella che cancella il bello e conserva solo ciò che torna utile alla polemica quotidiana.

colo è stato dimostrare che Potenza può essere attraversata, vissuta e amata, se solo viene resa desiderabile.E allora viene da chiedersi: se cinque giorni bastano a ribaltare abitudini consolidate, cosa impedisce di rendere questa condizione permanente?Forse non la città. Forse non i cittadini. Forse una politica che troppo spesso si accontenta dell’evento invece che della trasformazione.

POLITICA, MERITI E RESPONSABILITÀ

CHE NON SI POSSONO PIÙ RINVIARE

IL MIRACOLO

TEMPORANEO: QUANDO IL CITTADINO DIVENTA

VIAGGIATORE

Questi giorni hanno dimostrato una verità semplice e quasi scomoda: il cittadino non è pigro, non è disinteressato, non è incapace di muoversi. È semplicemente disinnamorato del contesto quotidiano.Perché quando c’è un progetto, una direzione, un’idea riconoscibile, lo stesso cittadino che si lamenta della salita, del parcheggio lontano e del centro “difficile”, improvvisamente cammina, partecipa, riempie le piazze e si dimentica persino delle scale mobili chiuse da troppo tempo per essere ancora considerate un imprevisto e non una condizione strutturale.Il miracolo non è stato l’afflusso di persone. Il mira-

Naturalmente, in queste occasioni, la politica non si lascia sfuggire il palcoscenico. Ed eccola lì, pronta a distribuire meriti e narrazioni con la stessa rapidità con cui si scattano foto sotto i riflettori.Chi ha finanziato cosa, chi ha autorizzato cosa, chi ha “fortemente voluto” tutto ciò diventa improvvisamente centrale. Ma questa semplificazione non regge più.Perché il punto non è chi compare nella foto, ma chi costruisce le condizioni perché quella foto non resti un episodio isolato. Qui la responsabilità della Regione non è marginale, è strutturale. Non può limitarsi a finanziare eventi o interventi frammentati: deve avere il coraggio di diventare regia vera dello sviluppo urbano.Questo significa, prima di tutto, riconoscere il ruolo specifico del capoluogo: Potenza non è una città come le altre, ma un’infrastruttura civile e amministrativa al servizio dell’intera comunità lucana. Proprio per questo la Regione non può agire in modo episodico o simbolico, ma deve assumere una responsabilità proporzionata a questa funzione.Significa inoltre erogare contributi strutturali e non occasionali, capaci di permettere al Comune di attivare strumenti di defiscalizzazione e incentivo reale per chi vuole investire nel centro storico, rendendolo competitivo e abitabile, non solo deco-

rativo.Significa anche mettere in condizione la città di riattivare infrastrutture ferme da troppo tempo, come la ristrutturazione delle scale mobili e un sistema di trasporto urbano moderno e stabile. I cinque giorni di festa hanno dimostrato che, quando il servizio funziona, la risposta dei cittadini è immediata e massiccia.E significa ancora di più: far dialogare davvero università e città, trasformando Potenza in un luogo che trattiene energie giovani invece di disperderle.Accanto a questo, il Comune deve fare la sua parte con altrettanta chiarezza: non può limitarsi alla gestione quotidiana o agli eventi “spot”, ma deve dotarsi di una visione progettuale seria, concreta e continuativa, non legata al calendario delle occasioni.Gli spot non bastano. I presenzialismi ad oltranza non servono. Serve un’idea di città che regga anche quando i riflettori sono spenti.

IL GRANDE

EQUIVOCO:

IL CENTRO STORI-

CO NON È IL

PROBLEMA, È IL TEST

Durante questi giorni si è dimostrato che il centro storico non è morto. È semplicemente in attesa di una cura che non sia intermittente.Parcheggi, accessibilità, scale mobili, trasporto urbano: non so-

no dettagli tecnici, ma parti di un unico sistema che oggi vive a intermittenza.E il dato politico più importante è questo: quando la città viene messa in condizione di funzionare, funziona.Il cittadino non è un soggetto passivo né ingenuo. È un osservatore molto più attento di quanto spesso si pensi: sa distinguere tra improvvisazione e progetto, tra evento e strategia, tra promessa e trasformazione reale.E soprattutto sa riconoscere chi lavora per una visione e chi si limita a occupare la scena.Per questo Regione e Comune non possono più muoversi in logiche parallele o episodiche: devono assumersi insieme la responsabilità di un progetto urbano continuo, misurabile e verificabile.

COMMERCIANTI, RESIDENTI E LA RESPONSABILITÀ COLLETTIVA CHE NESSUNO VUOLE DIRE AD ALTA VOCE

Ma sarebbe troppo facile fermarsi alla politica. Anche commercianti e residenti del centro storico devono entrare in questa riflessione senza il filtro delle lamentele automatiche.Il centro non può essere desiderato solo quando è pieno, e criticato quando è vuoto. Non si può chiedere vitalità e poi rifiutare il cambiamento necessario per sostener-

la.Servono apertura, collaborazione, capacità di adattamento. Serve la consapevolezza che una città viva è scomoda, dinamica, talvolta perfino contraddittoria.E serve anche una maturità collettiva: smettere di leggere la città solo attraverso il disagio e iniziare a leggerla attraverso le possibilità.Perché senza partecipazione diffusa nessun progetto pubblico può davvero reggere nel tempo.

LA CITTÀ CHE NON VUOLE PIÙ ELEMOSINARE IL PROPRIO RUOLO E allora la domanda finale non è retorica, ma inevitabile: vogliamo davvero continuare a trattare Potenza come una città che si accende solo a intermittenza, o vogliamo finalmente riconoscerle il ruolo che ha già sulla carta?Non si tratta di chiedere miracoli. Si tratta di assumere responsabilità.La Regione deve diventare regia e non comparsa. Il Comune deve diventare visione e non gestione. E la città deve diventare progetto e non semplice scenario.Perché una città non muore quando mancano gli eventi. Si spegne quando manca il coraggio di costruirla ogni giorno.E il cittadino, alla fine, non è affatto distratto o inconsapevole.È semplicemente molto più chiaro di chi lo governa: premia chi costruisce, non chi appare.

DI FA B RI ZI O QU A RATI N O

Due moto, per ragioni ancora da chiarire, sono cadute in sequenza; sul posto Carabinieri, Vigili del Fuoco e sanitari del 118

Incidente sulla Tito-Brienza, un morto e un ferito grave

Incidente mortale sulla strada Tito-Brienza, all'ingresso di una galleria in direzione Sud, nella serata del 30 maggio scorso. Carmelo Papalia, 33 anni, originario di Potenza, è deceduto sul posto, mentre un altro motociclista è stato trasportato in eliambulanza all'Ospedale San Carlo di Potenza con gravi lesioni. Le cause dell'incidente, che ha coinvolto due moto, non sono ancora chiare. Le indagini sono in corso per determinare cosa abbia portato i due motociclisti a perdere il controllo del mezzo quasi contemporaneamente. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i Carabinieri, i Vigili del Fuoco e i sanitari del 118, che hanno messo in sicurezza l'arteria stradale.

Frazione Perolla, a breve raccolta firme per il rilancio e il potenziale strategico

Le aree interne vivono di programmazione, di viabilità, ma anche di idee. È il caso della frazione Perolla, che dista 7,18 chilometri dal comune di appartenenza, Savoia di Lucania. Ad immaginare un futuro nuovo per quest’area è Salvatore Giuseppe (volto noto del territorio e non solo, impegnato nella 40ennale Associazione Pro Salvia” e Vicepresidente) il quale rende noto che «a breve sarà organizzata una riunione popolare aperta a tutti per lanciare ufficialmente una raccolta firme e raccogliere ulteriori idee per il rilancio di quest'area. C'è bisogno del sostegno di chiunque creda in uno sviluppo integrato, intelligente e ambizioso per il

nostro territorio. La visione c'è, il progetto anche». Eccolo dunque spiegato il progetto di cui si parla: «La località Perolla gode di un potenziale unico, dettato dalla sua straordinaria posizione logistica. Proprio da qui vogliamo partire, proponendo l'istituzione di un nuovo Ufficio Postale in questa zona. Non si tratterebbe solo di una comodità per i residenti, ma della chiave di volta per attivare questo asse stradale e generare nuovo movimento a beneficio di tutti. Guardiamo cosa è già successo con il Terminal bu: quell’area è stata letteralmente trasformata. Il nostro obiettivo è unire la comunità, affinché il Comune di Savoia di Lucania si faccia promotore ufficiale di questa iniziativa presso Poste Italiane, dando for-

za e gambe al progetto». Giuseppe Salvatore tiene però a sottolineare: «Sia chiaro a caratteri cubitali: l'Ufficio postale di Savoia centro non si tocca. La sua chiusura non è in alcun modo in discussione. I servizi essenziali vanno tutelati, mantenuti e difesi senza se e senza ma. Quello che proponiamo è un "di più", un ampliamento dei servizi per rispondere alla straordinaria utenza del nostro territorio – ed incalza- Ogni area del comune di Savoia ha una sua precisa identità e una forza da valorizzare. Se il centro storico custodisce la nostra memoria -a partire dalla figura di Passannante e dal Museo della Memoria- e la parte bassa brilla per la bellezza naturale delle Cascate del Vallone del Tuorno, Grazie allo snodo dei pul-

lman, alla stazione di servizio e al bar, quell'incrocio ha preso vita, diventando un quotidiano punto di aggregazione e un motore di passaggio costante. Ora è il momento di fare il passo successivo. L'Ufficio postale è da sempre sinonimo di servizi e vitalità». In quest’ottica si pensa alla potenzialità del progetto: «Un hub strategico sul raccordo Potenza-Sicignano; Perolla si trova in una posizione cruciale, esattamente in corrispondenza dello svincolo autostradale. Questo significa intercettare non solo il flusso del raccordo che attraversa il nostro territorio, ma anche la vicinanza a realtà importanti come l'Hotel Buganvillee. Sarebbe poi un punto di riferimento per l'hinterland e i pendolari: il nuovo sportello divente-

rebbe un'occasione straordinaria per chi transita quotidianamente per lavoro o studio. Parliamo di migliaia di cittadini provenienti da Castelgrande, Muro Lucano, Bella, Baragiano, Picerno, Vietri di Potenza e Balvano, oltre che i residenti della zona, che potrebbero fermarsi comodamente per sbrigare commissioni e pagamenti in modo rapido tipo "mordi e fuggi". Dunque l'idea è di far vivere l'area riqualificando un locale esistente (come l'ex macelleria vicina al bar, oppure il terreno vicino), creando uno snodo di servizi moderno, efficiente e facilmente accessibile. Se il terminal bus ha portato il "movimento", lo sportello postale consoliderà Perolla come il vero cuore pulsante dei servizi della zona».

D
SAVOIA DI LUCANIA «Se il terminal bus ha portato movimento, lo sportello postale la consoliderà cuore pulsante dei servizi di zona»

Dopo undici anni di assenza, il “Bambinello” torna alla comunità grazie all’attività investigativa dei Carabinieri di Genzano di Lucania

Maranola riabbraccia il suo simbolo

perduto: il Bambinello di Sant’Antonio

La comunità di Maranola, storica frazione di Formia, ha riabbracciato dopo undici anni uno dei suoi simboli religiosi più amati: il “Bambinello di Sant’Antonio”, scultura lignea policroma risalente alla fine del XVIII secolo, trafugata nella notte tra il 7 e l’8 maggio 2015 dalla Chiesa della Santissima Annunziata. Il rientro dell’opera è stato possibile grazie a una complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri, in particolare dalla Stazione di Genzano di Lucania, che ha permesso di intercettare una transazione sospetta online riconducibile al bene sottratto.

L’analisi dei movimenti e il rapido intervento operativo hanno portato a una perquisizione domiciliare in provincia di Potenza, dove il manufatto è stato recuperato poco prima della sua spedizione all’estero.Determinante, nella fase di identificazione, il confronto con la Banca Dati del Comando Carabinieri per

la Tutela del Patrimonio Culturale, che ha confermato senza dubbi la corrispondenza tra la statua rinvenuta e quella rubata nel 2015.Ottenuto il nulla osta del-

l’autorità giudiziaria, la riconsegna è stata organizzata in coordinamento con le autorità ecclesiastiche, in modo da coincidere con l’avvio delle celebrazioni in

onore di Sant’Antonio da Padova.La cerimonia si è svolta tra grande partecipazione e commozione popolare. Il simulacro è stato accolto in località Montagnano e successivamente consegnato ufficialmente al parroco Don Gerardo Petruccelli in piazza A. Ricca, alla presenza dei militari dell’Arma e dei rappresentanti delle forze territoriali, tra cui il capitano Marco Capasso e il capitano Antonio Sarno.Le celebrazioni sono state infine suggellate dalla solenne Eucaristia presieduta dall’arcivescovo di Gaeta Luigi Vari e dall’inaugurazione della mostra “I Bambinelli Maranolesi” presso la Chiesa di Sant’Antonio. Il recupero del “Bambinello di Sant’Antonio” assume un significato che va oltre l’operazione investigativa: rappresenta la restituzione di un frammento di identità collettiva, un ricucire simbolico del legame tra una comunità e la propria memoria storica e devozionale.

Intitolata la Pro loco di Sarconi a Giovanni Tempone, già sindaco e presidente dell’associazione lucana

Scomparso alla vita terrena il 2 settembre 2025 all'età di 60 anni a causa di una grave malattia, Tempone era Architetto e Amministratore stimato, eletto Primo cittadino alle elezioni del 2021. Alla notizia della sua dipartita il Governatore della regione, Vito Bardi, asserì: «Era una persona capace di unire, di ascoltare e di guidare con umiltà e determinazione. Sarconi perde il suo Sindaco, ma soprattutto un amico generoso e un uomo che ha creduto fino in fondo nella forza della sua comunità». Alle parole del presidente si unirono quelle dell’Amministrazione comunale, che proclamò il lutto cittadino, dei Sindaci dell’Area e non solo, a testimonianza dell’impronta benevola che lasciò in vita.

Ora, con l’intitolazione della Pro Loco di Sarconi a Giovanni Tempone, si suggella il sentimento per

una persona «che resterà impressa nella memoria della nostra comunità. Sindaco e Presidente della Pro Loco per tanti anni, figura di riferimento, uomo di passione e dedizione per il nostro paese» spiegano. Anche la data scelta non è stata casuale: il 28 maggio difatti «era

anche il giorno del compleanno di Giovanni, «una presenza che resta. Con questo gesto simbolico vogliamo consegnare alle generazioni future il ricordo di chi ha dato tanto a Sarconi, con impegno, amore e spirito di servizio -proseguono a spiegare- Il modo più bello per ricor-

darlo: nel giorno in cui avrebbe compiuto gli anni, il suo nome vive per sempre nella casa della comunità che tanto amava. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e che portano nel cuore Giovanni».

Lo striscione “Sempre con noi Giò” e la targa com-

memorativa, sono il segno tangibile dell’affetto di tutti: «A Giovanni, Presidente dell’Associazione per 14 anni. Uomo di visione, impegno e amore autentico per il proprio paese. Alla sua dedizione instancabile, al suo spirito generoso, alla capacità di custodire e valorizzare le tradizioni, questa intitolazione rende eterno il ricordo di chi ha servito la comunità con cuore, dignità e passione». All’evento naturalmente l’Amministrazione comunale, il parroco, i familiari, gli amici, i colleghi e tanti bambini con i cappellini che riportavano il suo nome. Ma non basta, perché a ricordare il concittadino, è stato anche il mondo sportivo con il “Torneo di beneficenza in memoria di Giovanni Tempone”. Lo sport che unisce e amplifica i valori di amicizia, solidarietà e affetto. La comunità che si stringe intorno all’amico Giovanni, che vive ancora nei cuori di tutti.

Approvate

le risorse per la realizzazione del nuovo palazzetto dello sport e per ulteriori interventi sul territorio

Un Comune che non teme le sfide: Laurenzana consolida il bilancio

Il Consiglio comunale di Laurenzana, riunitosi nella seduta del 30 maggio 2026, ha approvato due provvedimenti di rilievo per la programmazione economica e infrastrutturale dell’ente: il rendiconto di gestione per l’anno 2025 e lo stanziamento delle risorse per la realizzazione di un nuovo palazzetto dello sport.Le decisioni, illustrate nel corso dei lavori consiliari, riguardano da un lato la situazione finanziaria del Comune e dall’altro un intervento considerato strategico per i servizi sportivi e sociali del territorio.

RENDICONTO 2025: RISULTATO POSITIVO E CONTI IN FASE DI CONSOLIDAMENTO

Il rendiconto di gestione 2025 si è chiuso con un risultato di amministrazione superiore a 160.000 euro. Un dato che, secondo quanto riferito in Consiglio, conferma un trend di maggiore stabilità dei conti pubblici comunali.Nel corso della seduta è stato inoltre evidenziato il rafforzamento del fondo contenziosi, anche alla luce di una vicenda giudiziaria ancora aperta. Nel 2024, infatti, il Tribunale di Potenza ha emesso una sentenza di condanna nei confronti del Comune per un importo complessivo di circa 1 milione di euro, comprensivo di oneri e accessori, relativo a un contenzioso avvia-

to nei primi anni 2000.L’amministrazione ha sottolineato come l’attuale gestione contabile sia stata orientata a prevenire eventuali squilibri finanziari, anche in relazione all’eventuale esito dei successivi gradi di giudizio, con l’obiettivo di garantire la continuità amministrativa e la tenuta dei conti pubblici.

RESIDUI ATTIVI

IN CALO: DA 5,9

A 4,3 MILIONI

DI EURO

Uno degli elementi più rilevanti emersi dalla relazione tecnica riguarda la riduzione dei residui attivi, cioè le somme accertate ma non ancora incassate dall’ente.Nel 2025 tali residui risultano pari a circa 4.390.753,91 euro, rispetto ai 5.949.252,91 euro registrati nel 2024. Una diminuzione significativa che, secondo quanto illustrato, è il risultato di un’attività di revisione contabile e aggiornamento delle posizioni creditorie.

L’operazione viene descritta come una fase di riordino complessivo delle poste di bilancio, finalizzata a migliorare la trasparenza e l’affidabilità dei dati finanziari dell’ente.

CRESCE LA CAPACITÀ DI RISCOSSIONE:

DAL 34,9%

AL 57,22%

Altro dato significativo riguarda la capacità di ri-

scossione del Comune, che passa dal 34,9% del 2024 al 57,22% nel 2025.L’incremento viene attribuito a una maggiore efficienza nelle procedure di riscossione e a una più puntuale gestione dei flussi finanziari. Secondo quanto riferito in Consiglio, il miglioramento rappresenta un indicatore importante della capacità dell’ente di trasformare le entrate accertate in risorse effettivamente disponibili.

NUOVO

PALAZZETTO

DELLO SPORT: INVESTIMENTO DA

900 MILA EURO

Accanto ai provvedimenti finanziari, il Consiglio comunale ha approvato anche l’allocazione delle risorse per la realizzazione di un nuovo palazzetto dello sport.L’opera sarà finanziata attraverso i Fondi PO Val d’Agri – Fase 5 per un importo complessivo di 900.000 euro e rappresenta uno degli interventi infrastrutturali più rilevanti della programmazione comunale.

Il progetto prevede la realizzazione di una struttura polifunzionale coperta destinata alle attività sportive e aggregative. Tra le discipline previste figurano calcio a 5, basket, pallavolo e ginnastica, oltre alla possibilità di ospitare eventi culturali, sociali e iniziative pubbliche.Attualmente il Comune non dispone di un

impianto coperto di queste caratteristiche, e l’intervento viene quindi presentato come una risposta a una carenza strutturale del territorio.

UN INTERVENTO TRA RISANAMENTO E SVILUPPO

Dalla documentazione amministrativa emerge una linea di continuità nella gestione dell’ente che punta a coniugare il consolidamento degli equilibri di bilancio con la programmazione degli investimenti.

Da un lato, l’attenzione è rivolta alla stabilità finanziaria, alla riduzione dei residui e al controllo dei rischi legati al contenzioso; dall’altro, alla realizzazione di opere pubbliche considerate strategiche per la comunità.Il Comune di Laurenzana, attraverso le

decisioni assunte nel Consiglio del 30 maggio, intende quindi proseguire lungo un percorso che combina risanamento dei conti e sviluppo infrastrutturale. PROSPETTIVE

Le misure approvate si inseriscono in un quadro più ampio di programmazione economico-amministrativa. L’obiettivo dichiarato resta quello di garantire equilibrio finanziario, migliorare la capacità di gestione delle entrate e proseguire con interventi destinati alla crescita dei servizi locali.Il percorso avviato dall’amministrazione punta, secondo quanto emerso in Consiglio, a rafforzare la sostenibilità dei conti pubblici e allo stesso tempo a dotare il territorio di nuove infrastrutture a servizio della comunità.

Il consigliere comunale accoglie la convocazione del Consiglio aperto dell’8 giugno sulla vertenza che coinvolge 350 lavoratori

Bigherati: «Questione CallMat priorità per la città»

MATERA. Il Consiglio comunale di Matera si riunirà in seduta aperta l’8 giugno alle ore 9.30 per affrontare la vertenza CallMat, una delle questioni occupazionali più delicate delle ultime settimane in città. La decisione è stata condivisa durante la Conferenza dei Capigruppo e accolta con soddisfazione dal consigliere comunale Marco Bigherati, che nei giorni scorsi aveva sollecitato un confronto istituzionale sulla situazione che coinvolge circa 350 lavoratori e altrettante famiglie materane.Secondo Bigherati, la convocazione rappresenta «un passaggio importante» maturato anche grazie alle mobilitazioni dei dipendenti, delle organizzazioni sindacali e alle iniziative portate avanti

dentro e fuori l’aula consiliare per mantenere alta l’attenzione sulla vicenda. «Dietro i numeri ci sono persone, famiglie, mutui, sacrifici e progetti di vita che meritano rispetto e risposte concrete», ha sottolineato il consigliere, evidenziando la necessità di affrontare la questione con senso di responsabilità e con il coinvolgimento di tutte le istituzioni. L’obiettivo del Consiglio comunale aperto sarà quello di creare un momento di confronto pubblico e trasparente tra tutte le parti interessate. In attesa delle conferme ufficiali, l’amministrazione punta alla partecipazione dell’assessore regionale competente, ritenuta particolarmente significativa per il ruolo che la Regione Basilicata potrebbe svol-

gere nella gestione della vertenza e nella ricerca di soluzioni condivise.

All’incontro saranno invitati anche i rappresentanti sindacali, le associazioni di categoria, le parti sociali, i lavoratori e i cittadini interessati ad assistere ai lavori del Consiglio. Un passaggio che, nelle intenzioni dei promotori, dovrà servire non solo ad ascoltare le diverse posizioni ma anche a individuare prospettive concrete per garantire continuità occupazionale e stabilità alle famiglie coinvolte.

«Su temi come il lavoro non devono esistere divisioni politiche», ha aggiunto Bigherati, ribadendo che la tutela dell’occupazione e la salvaguardia del tessuto economico e sociale della città de-

vono diventare una priorità comune. L’auspicio espresso dal consigliere è che dal confronto possano emergere elementi utili a rassicurare i lavoratori e ad avviare un percorso capace di offrire risposte concrete sul futuro della vertenza.

Le consigliere Verri e Araneo denunciano i ritardi sui bandi regionali e chiedono soluzioni immediate per i lavoratori

«CallMat, 320 posti a rischio» Il M5S attacca Regione e Tim

MATERA. Oltre 320 lavoratori a rischio, bandi regionali contestati e il sospetto che parte dei servizi venga trasferita all’in- telligenza artificiale. È un quadro fortemente critico quello tracciato dalle consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Basilicata, Viviana Verri e Alessia Araneo, intervenute nuovamente sulla vertenza CallMat.

Nel comunicato, le due esponenti pentastellate sostengono che i progetti da 10 milioni di euro annunciati dall’assessore regionale Francesco Cupparo siano ancora fermi. Secondo Verri e Araneo,

l’unico atto pubblicato dalla Regione Basilicata sarebbe il bando “#Basi-

limpresainvestimenti”, misura che però non garantirebbe la continuità

aziendale della società materana.

Le consigliere evidenziano inoltre che la stessa governance di CallMat, in una comunicazione inviata ai sindacati, avrebbe definito il bando regionale «del tutto inidoneo», annunciando l’avvio delle procedure di mobilità per oltre 320 dipendenti entro la fine di giugno 2026. Una situazione aggravata dal rinvio al 10 giugno del tavolo di crisi convocato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.Secondo il Movimento 5 Stelle, ulteriori preoccupazioni arrivano dalle scelte di Tim. Verri e Ara-

neo parlano infatti di un «fondato sospetto» che il servizio 119 possa essere esternalizzato verso sistemi di intelligenza artificiale collegati alla start-up israeliana Wonderful. Una prospettiva definita «inaccettabile» sia per le ricadute occupazionali sia per la qualità del servizio offerto agli utenti. Le due consigliere chiedono quindi alla Regione di attivare rapidamente interventi concreti per salvaguardare i posti di lavoro e sollecitano Tim a chiarire le proprie strategie industriali davanti alle istituzioni e ai lavoratori coinvolti nella vertenza.

Controlli straordinari della Polizia nelle aree sensibili della città durante un blitz che si è tenuto in diverse regioni italiane

Operazione antidroga, denunce e sequestri a Matera

MATERA. Si è conclusa ieri un’operazione nazionale ad alto impatto investigativo contro lo spaccio di sostanze stupefacenti e il porto abusivo di armi, coordinata dal Servizio centrale operativo e condotta dagli investigatori delle Squadre mobili con il supporto del Reparto prevenzione crimine e di altri uffici delle Questure.L’attività ha interessato numerose città italiane con controlli concentrati soprattutto nei quartieri considerati più sensibili e nelle aree della movida, con l’obiettivo di prevenire episodi di violenza e con-

trastare il traffico di droga, anche tra i minorenni.Il bilancio complessivo parla di 1.335 arresti, tra cui 31 minorenni, e di 2.358 persone denunciate a piede libero, delle quali 142 minori. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati circa 450 chilogrammi di sostanze stupefacenti, suddivisi in 48 chilogrammi di cocaina, 379 chilogrammi di cannabinoidi e 7 chilogrammi di eroina.Particolarmente rilevante anche il numero delle armi recuperate. Le forze dell’ordine hanno sequestrato 111 armi da fuoco, comprese alcune armi da guer-

ra, un fucile d’assalto e un giubbotto antiproiettile, oltre a nume-

rose munizioni. Attenzione specifica è stata riservata anche al contrasto del porto di armi bianche in ambito giovanile: rinvenuti complessivamente 250 oggetti tra machete, tirapugni, taser, accette, sciabole e sfollagente telescopici.Nel corso dei controlli sono state identificate 297.071 persone, di cui 15.665 minorenni.A Matera sono state controllate 1.791 persone, tra cui 49 minorenni. Una persona è stata arrestata e quattro denunciate in stato di libertà. Sequestrati inoltre 38 grammi di cocaina e un grammo di hashish.

Sindaco, Onorevole, Commendatore: basterebbe la sua biografia per smentire la narrazione “leviana” di una Basilicata fuori dalla storia e dalla civiltà

Francesco Lomonaco, il lucano che accolse le spoglie di Foscolo e incontrò Manzoni

D I V IN CE NZ O MA I DA

Il Sindaco, Onorevole e Commendatore Francesco Lomonaco ha sicuramente sofferto l’omonimia con il prozio, più noto di lui e il cui busto marmoreo si trova sulla terrazza sul Pincio a Roma, tra i trecento italiani precursori dell’Unità d’Italia. Il suo, invece, è esposto all’ingresso del municipio. ma in pochi conoscono la sua storia. Nacque il 20 Settembre 1833 in Montalbano Jonico e vi morì a soli 54 anni il 5 settembre 1887. Fu sindaco dal 1861 al 1880, consigliere e deputato provinciale di Potenza sino al 1879; il collegio elettorale di Matera lo elesse dal 1865 per quattro legislature deputato del parlamento italiano. Suo padre Luigi morì a soli 28 anni nel 1842 e sua madre Domenica Quinto si risposò. prete mancato curò diverse pubblicazioni tra cui il primo statuto comunale di Montalbano Jonico, il regolamento dell’asilo d’infanzia Casa Manin da lui fondato, un opuscolo sull’alpinismo lucano e un altro sull’Istituto delle suore Gerolomine di Potenza, due organismi che aveva anche presieduto. Militò nel partito moderato e fu segretario della camera dei deputati e componente di varie commissioni. Insieme ad altri quattro deputati accolse le spoglie di Ugo Foscolo in arrivo da Londra. A lui si deve nel 1863 l’aggiunta “Jonico” al nome del paese per distinguerlo dagli altri “Montalbano” e sottolineare la sua vicinanza al mare. Fu un risultato della sua amministrazione anche l’aggregazione della frazione di Policoro al comune di Montalbano con decreto reale del 25 dicembre 1870, dopo una disputa durata decenni con il comune di Tursi. Durante il mese di agosto del 1866 incontrò a Milano Alessandro Manzoni, poco tempo prima che l’autore de’I Promessi Sposi morisse; con lui parlò del pro-zio Francesco Lomonaco e la cronaca di quell’incontro ven-

ne pubblicata sul Corriere della Sera del 12-13 ottobre del 1876 n° 219, quasi dieci anni dopo. L’anziano poeta e scrittore, senatore del Regno d’Italia, accolse il giovane Lomonaco con queste parole:«Non avrei mai creduto che conosciuto un Francesco Lomonaco nella mia giovinezza, avessi poi dovuto avere suo nipote a compagno nel parlamento nazionale». Manzoni aveva 17 anni quando dedicò al suo amico Francesco Lomonaco un sonetto, dopo che questi aveva pubblicato la vita di Dante, nel libro Vite degli eccellenti italiani. Ed ecco come il Corriere della Sera ricordò quell’incontro. «In una giornata del mese di agosto del 1866, un giovine alto, dai capelli e baffi neri, dal volto abbronzato e dall’aria distratta, si recava a Brusuglio, dimora estiva di Alessandro Manzoni. Annunziato il nome, fu introdotto immediatamente. Don Alessandro gli andò incontro, e, dopo averlo squadrato con una di quelle sue occhiate intelligenti, gli strinse la mano come a una vecchia conoscenza, e gli disse così: Francesco Lomonaco era così basso, e lei è così alto; ma c’è l’aria del volto e si chiama anche Francesco! Don Alessandro, nel nome e nell’aria del volto di quel giovine, rammentava Francesco Lomonaco, al quale aveva dedicato un sonetto. Manzoni aveva amato Lomonaco come maestro e amico. Dopo cinquantasei anni, gli parve che rivivesse nel giovane Francesco, deputato al parlamento italiano, lo spirito dell’avo, epperò gli fece festa, e volle minute notizie della famiglia, del pittoresco Montalbano, culla dell’antico e patriottico casato. Volle sapere tante altre cose e molte ne disse egli sul vecchio amico. Parlò della sua gioventù, degli studi e delle scapataggini, dei primi passi tentati insieme nel cammino delle lettere in una età singolare, in una società singolare come quella di Milano al tempo della Cisalpina e di Eugenio,

e sotto gli sguardi di un uomo singolarissimo, Napoleone, all’apogeo della gloria e della potenza». «Il povero Lomonaco –disse il Manzoni – era ardente, affettuoso, veramente meridionale, ma ebbe un ingegno sfortunato, e negli ultimi tempi fu infelice e si tolse la vita, egli che nei suoi discorsi filosofici e letterari, pubblicati a Pavia due anni prima, aveva combattuto il suicidio, come prova di animo debole. Ma il suicidio era la malattia dell’epoca, e quasi non passava giorno che non se ne contassero, soprattutto nell’esercito. Qualche tempo dopo del suicidio di Lomonaco a Pavia, si uccide a Milano il capitano Foscolo, fratello di Ugo, in ancora giovane età. Lomonaco era un uomo di talento, come tutti gli emigrati napoletani del 1799. Quell’emigrazione concorse alla coltura in Lombardia. Non conoscevamo quasi il Vico, e furono gli emigrati napoletani che ce l’hanno fatto conoscere. Coco era un uomo di grande ingegno, ma era pigro, anzi pigrone: Lomonaco era studiosissimo, e i suoi libri lo dimostrano; pensava molto ed aveva un gran corredo di studi storici e classici, ed era per tutti noi un dottore. Il Collegio Ghislieri di Pavia fu trasformato da Napoleone in una scuola politecnica- militare, e Lomonaco, in seguito a pubblico concorso, vi ottenne l’insegnamento della storia e della geografia, e vi lesse il primo giorno una bella prolusione circa l’importanza della storia e della geografia sulle cose della guerra. Lomonaco aveva concorso per titoli, come si dice oggi, e il Ministro Vaccaro mandò i libri di lui a Vincenzo Monti, perché li esaminasse. Il Monti li lesse, li lodò assai, nonostante la forma un po’ negletta: e Lomonaco ottenne la cattedra, e andò a Pavia, dove visse tre anni una vita di studi. Credeva, forse a torto, di avere dei nemici implacabili, era divenuto triste e quasi insocievole. Morì filosoficamente. Si

levò dal letto all’ora solita: era la mattina del primo settembre 1810: scrisse una lunga lettera al fratello, si vestì degli abiti da festa, uscì di casa e andò al caffè del Barilotto, dove bevve un bicchiere di vino, e andò sul Navigliaccio, presso S. Lanfranco, luogo molto solitario, e si buttò nella corrente, in quel giorno rapidissima; un soldato cercò di salvare il suicida, ma lottò invano con le onde, e per poco non ne fu inghiottito anche lui. La triste fine del Lomonaco fu molto compianta. A Pavia ebbe solenni esequie, e noi, suoi amici, ne fummo addoloratissimi. Immaginate l’impressione del giovane deputato di Matera che sentiva discorrere in quel modo del fratello del suo bisnonno dal maggior poeta vivente d’Italia, che gli era stato amico e compagno di studi. Il patriottismo, l’abnegazione e la generosità sono tradizionali in casa Lomonaco. Suo nonno morì

nelle prigioni di Potenza nel 1822, per aver preso parte al moto insurrezionale del 1820 finito infelicemente ad Androdoco». Francesco Lomonaco sindaco e parlamentare morì a 54 anni. I suoi figli molti anni dopo, nel 1930, fecero cremare il suo corpo a Roma e le ceneri vennero collocate nel cimitero di Montalbano Jonico. L’urna cineraria si trova in fondo, sul lato sinistro del cimitero vecchio. Il loculo in cui sono conservate le sue ceneri è quasi nascosto, abbandonato da chissà quanti anni, senza un fiore, un cero, una lampadina, con la scritta sulla lapide in marmo quasi illeggibile. Alla sua morte unanimemente il consiglio comunale commissionò un suo busto marmoreo, con il contributo anche di privati cittadini, da collocare in municipio. Furono concordi anche i suoi avversari politici. Oggi quel busto si trova all’ingresso della sede municipale.

LA RUBRICA DI CRONACHE

Appunti di realtà 1 giugno Il coraggio di cambiare lente

Ci sono persone che passano una vita intera a cercare di capire il mondo. Osservano i fatti. Analizzano le persone. Commentano gli eventi. Studiano i comportamenti. Eppure arrivano alla fine della giornata con la stessa domanda con cui erano partite: “Ma perché succede tutto questo?”Forse perché stanno guardando nella direzione sbagliata.Abbiamo sempre creduto di osservare la realtà per quello che è. In realtà osserviamo la realtà per quello che ci è successo. E questa non è una differenza da poco.Due persone possono vivere la stessa esperienza e uscirne con convinzioni opposte. Uno vede opportunità. L’altro vede rischi. Uno vede fiducia. L’altro vede ingenuità. Uno vede possibilità. L’altro vede minacce. Non perché il mondo sia diverso, ma perché diversa è la storia che portano dentro.Una delusione può trasformarsi in una lente. Un tradimento può trasformarsi in una lente. Una sconfitta può trasformarsi in una lente. Una paura può trasformarsi in una lente. E il problema è che, dopo un po’, dimentichiamo perfino di indossarla. Cominciamo a chiamarla realtà.È qui che nasce uno degli equivoci più diffusi dell’esistenza.Molte persone si defini-

scono realistiche. In realtà stanno semplicemente ascoltando una vecchia ferita che continua a parlare. La frase è diversa. La voce è la stessa.Dice: “Attento.” “Non fidarti.” “Non rischiare.” “Non sperare troppo.”Naturalmente quella voce non nasce per farci del male. Anzi. Nasce per proteggerci. Ma c’è una differenza enorme tra proteggere e imprigionare.Una ferita dovrebbe insegnare, non governare. Dovrebbe renderci più profondi, non più piccoli. Più consapevoli, non più chiusi.E invece spesso accade il contrario.Una delusione ci convince che nessuno sia affidabile. Un fallimento ci convince che non siamo capaci. Un rifiuto ci con- vince che non siamo abbastanza.È straordinario quanto potere concediamo a singoli episodi della nostra vita. Come se una pagina avesse il diritto di raccontare l’intero libro. Come se un temporale potesse definire il clima di una nazione. Come se una caduta avesse l’autorità di stabilire fin dove possiamo arrivare.Eppure continuiamo a farlo. Con una perseveranza quasi commovente. A volte persino divertente.Perché l’essere umano riesce a compiere imprese incredibili. Attraversa difficoltà enormi. Supera prove che qualche anno prima gli sarebbero sembrate impossibili. Resiste. Si rialza.

Ricostruisce.Poi però viene bloccato da una frase pronunciata dieci anni prima da qualcuno che probabilmente non ricorda nemmeno di averla detta.Se non fosse tragico sarebbe materiale da cabaret.La buona notizia è che le lenti possono essere cambiate. Non cancellando il passato. Non fingendo che il dolore non sia esistito. Ma smettendo di conferirgli l’incarico di dirigere il futuro.Perché esiste una forza che molte persone sottovalutano: la capacità umana di trasformare il significato delle proprie esperienze.Lo stesso evento che ieri ci aveva spezzati può diventare ciò che domani ci renderà più forti. La stessa difficoltà che sembrava un ostacolo può rivelarsi una preparazione. La stessa ferita che sembrava una condanna può trasformarsi in una sorgente di comprensione verso gli altri.È

in quel momento che accade qualcosa di straordinario.La realtà non cambia. Cambiamo noi.E quando cambiamo noi, iniziano a comparire possibilità che erano sempre state lì ma che non riuscivamo a vedere. Perché non erano nascoste. Erano semplicemente coperte. Coperte dalla paura. Coperte dal risentimento. Coperte dalla convinzione che il passato dovesse avere l’ultima parola.Forse la maturità non consiste nell’avere tutte le risposte. Forse consiste nell’accorgersi che non stiamo guardando il mondo. Stiamo guardando il mondo attraverso ciò che abbiamo vissuto.E il giorno in cui troviamo il coraggio di guarire quella lente, accade qualcosa che nessuna ferita avrebbe mai voluto farci scoprire: la vita era molto più grande del dolore con cui l’avevamo misurata.

Robotica e cittadinanza digitale: il Liceo Galilei fa il pieno di premi

Doppio importante riconoscimento nazionale per il Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Potenza, che si distingue nei campi dell’innovazione, della cittadinanza attiva e dell’educazione digitale.Il team Robonova, composto da 12 studenti della classe 4L Scienze Applicate, ha conquistato la vittoria del progetto A Scuola di OpenCoesione (ASOC) grazie a un lavoro di ricerca dedicato al monitoraggio dei sistemi di chirurgia robotica in Basilicata. Un percorso che ha permesso ai ragazzi di approfondire temi legati all’innovazione tecnologica e alla trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche. Il progetto è stato sviluppato con il supporto del Centro Europe Direct Basilicata e ha consentito

agli studenti di confrontarsi con esperti del settore sanitario e dell’analisi dei dati. Per questo risultato il team parteciperà agli ASOC Awards 2025/2026, in programma il 4 giugno a L’Aquila, accompagnato dalla dirigente scolastica Lucia Girolamo e dalle do-

centi Maria Rosaria Sabina e Innocenza Grenci.Nella stessa giornata, a Roma, un gruppo di studentesse dell’istituto sarà premiato alla Camera dei Deputati per la vittoria nel contest “PAYattention”, promosso nell’ambito del progetto “Online Onlife”. Antonietta Di

Dio, Martina Muro, Valeria Gagliardi, Melissa Laurenzana e Chiara Russo, accompagnate dalla prof.ssa Rosalba Forziato, si sono aggiudicate il riconoscimento con il podcast “La dipendenza digitale”, dedicato a un tema particolarmente attuale per le nuove

generazioni. Il lavoro è stato apprezzato per la capacità di sensibilizzare i coetanei sui rischi connessi a un uso eccessivo delle tecnologie digitali, utilizzando uno strumento comunicativo innovativo e coinvolgente come il podcast.«Questi risultati testimoniano l’impegno degli studenti e la qualità del lavoro svolto dalla scuola», ha sottolineato la dirigente scolastica.I due successi confermano la capacità del Galilei di coniugare formazione, innovazione e attenzione ai temi sociali, offrendo agli studenti occasioni concrete di crescita e partecipazione attiva. Un risultato che valorizza il lavoro quotidiano della comunità scolastica e rafforza il ruolo dell’istituto come punto di riferimento nel panorama educativo lucano.

Premiati il team Robonova per il progetto sulla chirurgia robotica in Basilicata e le studentesse di Online Onlife per il podcast sulla dipendenza

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Cronache del 1 giugno 2026 by Cronache - Issuu