




Direttore Responsabile Rosa MOLLICA




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Direttore Responsabile Rosa MOLLICA





IL cOmmENTO
Il pericolo degli immigrati di seconda generazione
d I RO b ERT O L Am AT T I NA
La cittadinanza è un timbro sul passaporto, è la conclusione di un procedimento burocratico, è un atto amministrativo. La cittdinanza non da automaticamente l'identità, non costruisce l'appartenenza, non crea il vincolo comunitario. Il nostro sistema di cittadinanza è stato costruito in un tempo in cui coincidevano due elementi (...)
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Che da molti mesi a questa parte il prezzo della benzina stia sempre più alleggerendo implacabilmente le tasche dei poveri lucani è tristemente risaputo, nonostante l’intricato enigma d’averla qui al costo più alto d’Italia non sia ancora stato sciolto, ma che ci tocchi pure fare i conti con il boom dei rincari di luce, gas e carburanti non può che lasciarci l’amaro in bocca e finanche una civile indignazione, quantomeno per il consistente oltre che generosissimo contributo energetico che la nostra regione ormai offre alla causa del Paese e naturalmente di rimessa al ristoro sulla bolletta nazionale. Ora a seguito della scellerata disfida geoeconomica che s’è sollevata nello stretto di Hormuz tra Trump e l’Iran l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, tanto per non farci star sereni e misurare infelicità, ha stimato in ben 29 miliardi di euro il salasso che s’abbatterà quest’anno su famiglie ed imprese e che vedrà non solo la Basilicata falcidiata dai rincari (+16,3%) ma anche protagonista dell’aggravio peggiore che arriverà, manco non bastasse quello che c’è già, proprio sui famigerati carburanti e pari al 21,6% (+118 milioni di euro). Canta Doddi Darko: “Un vero salasso…”
SANITÁ TERRITORIALE I sindaci di cdx dicono di non essere stati ascoltati, quelli di sx rivendicano il percorso condiviso

«Asp e Regione ascoltino gli amministratori locali»

L’INdIScREZIONE
Casini resta candidato al Quirinale, Del Rio rimprovera la Schlein e strizza l’occhio al progetto centrista di Zaia-Berlusconi
■ Calza a pag 7 IL gIALLO dI pIETRAcATELLA Il cerchio si stringe attorno ai legami familiari di Antonella Di Ielsi e sua figlia Chiara morte per avvelenamento da ricina
■ Magrì a pag 6 mATERA
Controlli straordinari della Polizia nelle aree sensibili della città: identificate 627 persone ed elevate 13 sanzioni
■ Servizio a pag 22 juNIORES cup
Presentata in Regione la manifestazione che per la prima volta si terrà in Basilicata: 180 talenti in campo fino al 28 maggio
■ Servizio a pag 29


L’Italia chiede all’Unione Europea un cambio di passo nella gestione delle regole fiscali, alla luce dell’aumento dei costi energetici
L’Italia torna a chiedere a Bruxelles un allentamento delle regole comuni di bilancio per far fronte all’emergenza legata al caro-energia. In una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sollecita un ampliamento del concetto di “sicurezza”, che non dovrebbe essere limitato esclusivamente alla dimensione militare.Secondo la premier, l’attuale contesto economico e l’aumento dei prezzi dell’energia rendono necessario un intervento più ampio da parte dell’Unione europea. «Non possiamo giustificare agli occhi dei cittadini che l’UE consenta flessibilità finanziaria per la difesa e non per proteggere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica», avrebbe sottolinea-

to Meloni nella missiva.Nel dettaglio, il governo italiano propone di estendere temporaneamente la cosiddetta “national escape clause”, già prevista per le spese in ambito difesa, anche agli investimenti e alle misure straordinarie destinate a contrastare la crisi energetica, senza modificare i limiti massimi di scostamento di bilancio attual-
mente fissati.La posizione italiana si intreccia anche con il dibattito sul programma europeo SAFE, lo strumento da 150 miliardi di euro destinato a prestiti per il rafforzamento dell’industria della difesa. Roma osserva con attenzione le condizioni di accesso al programma e segnala difficoltà nel giustificare eventuali adesioni senza una maggiore coe-
renza nelle politiche di flessibilità fiscale europee. Dal canto suo, la Commissione europea mantiene una posizione prudente ma aperta a soluzioni già previste nell’attuale quadro normativo. Bruxelles sottolinea infatti la disponibilità di ampie risorse ancora non utilizzate: circa 95 miliardi di euro restano disponibili all’interno dei principali strumen-
ti di finanziamento europei, tra cui NextGenerationEU, la Politica di Coesione e il Fondo per la modernizzazione.Secondo la Commissione, l’attenzione dovrebbe concentrarsi proprio sul pieno utilizzo dei fondi già stanziati, che complessivamente ammontano a circa 300 miliardi di euro per investimenti nel settore energetico. Parallelamente, Bruxelles ricorda che il quadro degli aiuti di Stato è stato già reso più flessibile per consentire agli Stati membri di intervenire più efficacemente contro gli effetti del caro-energia e della scarsità di approvvigionamenti.Al momento, quindi, non sono previste modifiche alle regole fiscali europee, mentre la linea della Commissione resta quella di incentivare l’impiego delle risorse esistenti e la mobilitazione di investimenti privati per sostenere la transizione e la sicurezza energetica dell’Unione.
Il governo valuta i margini di intervento sui conti pubblici tra vincoli europei e necessità di sostegno alla crescita
Il Governo italiano mantiene una linea di massima prudenza ma non chiude del tutto le porte a un nuovo scostamento di bilancio per affrontare la difficile congiuntura economica. Di fronte alle crescenti pressioni internazionali, la premier Giorgia Meloni ha dichiarato di «non escludere nulla ad oggi», difendendo al contempo la solidità dei conti pubblici nazionali.Il quadro economico resta complesso. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ammesso in Parlamento che i margini di manovra finanziaria per l’anno in corso risultano «particolarmente assottigliati». Una situazione resa ancora più rigida dal calo del deficit al 3,1% registrato nel 2025, che se da un lato certifica il percorso di rientro del Paese, dall’altro riduce drasticamente lo spazio per nuove spese in deficit senza l’avallo di Bruxelles.La vera strategia di Palazzo Chigi non
passa però da una manovra correttiva unilaterale, bensì dalla diplomazia europea. La premier Meloni ha infatti formalizzato una richiesta alla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, per ottenere una maggiore flessibilità: l’obiettivo è scomputare le spese eccezionali legate all’energia dal calcolo del deficit strutturale, seguendo il modello già applicato per gli investimenti nella difesa.In questo quadro si inserisce anche il confronto politico interno, con il governo impegnato a mantenere un equilibrio tra esigenze di sostegno all’economia e vincoli di finanza pubblica sempre più stringenti.
Il Parlamento, intanto, ha tracciato la rotta approvando la risoluzione sul Documento di finanza pubblica (Dfp). Le Camere hanno blindato l’eventuale ricorso al maggiore indebitamento: lo scostamento di bilancio — che ri-
chiede la maggioranza assoluta dei componenti — potrà essere attivato solo come ultima istanza e tassativamente all’interno del
perimetro delle nuove regole di governance europee, per evitare sanzioni o tensioni sui mercati finanziari.

Mentre vengono aperte due indagini, la comunità di Pegli si stringe intorno ai familiari della professoressa e a sua figlia
D I E MANUELA C ALABRESE
Tiene col fiato sospeso dal 14 maggio la tragedia dei 5 subacquei italiani alle Maldive. Uno di loro già recuperato dai fondali e 4 ancora in fase di studio per il recupero. Molti sono ancora i punti oscuri da chiarire, ma andiamo per ordine.
A bordo della Duke of York, uno yacht di 36 metri di una società maldiviana che portava anche anche altri 20 italiani -già rientrati a casa- c’erano altri sub esperti che nei giorni precedenti avevano già fatto altre immersioni: Monica Montefalcone, professoressa associata dell’università di Genova esperta di ambienti marini; sua figlia Giorgia Sommacal; Muriel Oddenino, biologa marina e assegnista di ricerca all’università di Genova; Federico Gualtieri, che si era da poco laureato con Montefalcone come professoressa; e l’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti, che lavorava alle Maldive e di cui è stato ritrovato il corpo.
MENTRE SI LAVORA AL RECUPERO, SONO APERTE DUE INDAGINI, ALLE
MALDIVE E A ROMA
Lo scopo dell’immersione, quanto siano andati in profondità e se avessero le autorizzazioni per farlo, cosa sia successo durante l’escursione subacquea, sono solo alcuni dei punti ancora da chiarire. Intanto sono in corso due indagini, una portata avanti dalle autorità delle Maldive, l’altra dalla Procura di Roma in Italia, che è competente anche per eventuali reati commessi o subiti da cittadini italiani all’estero. Dalle notizie che si rincorrono, il team dell'Università di Genova coinvolto nell'incidente subacqueo alle Maldive aveva i permessi di ricerca, ma nella documentazione non sarebbe comparsa l'immersione in grotta e mancavano i nomi di due dei cinque sub coinvolti. Il ministero del Turismo maldiviano dal canto suo ha affermato che il mantenimento della sicurezza nel settore turistico è responsabilità di tutti gli operatori e ha sollecitato il pieno rispetto delle normative, aggiungendo che verranno adottate le misure necessarie per rafforzare gli standard di sicurezza. Intanto per cominciare a dare le prime risposte si potrà analizzare l’attrezzatura dei cinque sub, a cominciare da quelle

dell’unico corpo recuperato dalle profondità marine, l’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti, che lavorava alle Maldive.
I CORPI SONO STATI INDIVIDUATI, MA
TRA OGGI E DOMANI SI LAVORERÀ AL RECUPERO
Le perlustrazioni erano state interrotte a causa della morte del sergente maggiore Mohamed Mahudhy, tra i più esperti sommozzatori delle forze militari locali, che ha perso la vita proprio durante un'immersione nel tentativo di recuperare i corpi dei quattro italiani dispersi nell'atollo di Vaavu. Secondo le prime ricostruzioni, a causarne la morte sarebbe stata “la malattia da decompressione”, che si verifica in genere quando si è sottoposti ad un rapido calo della pressione
circostante, ovvero quando un subacqueo risale troppo velocemente dall'immersione. La zona dell’immersione, e quindi delle ricerche, è l’isola di Alimathà, nel complesso di isole coralline di Vaavu, a circa un’ora di motoscafo dalla capitale Malé: il luogo è molto conosciuto tra gli appassionati di immersioni subacquee per via della sua ricca fauna marina. I corpi dei 4 italiani sarebbero stati individuati nel terzo segmento di una grotta, tra 50 e 60 metri di profondità. Il che rende complicate le operazioni di recupero. LA COMUNITÀ DI PEGLI SI STRINGE INTORNO AL MARITO DELLA PROFESSORESSA E PAPÀ DI GIORGIA
Una tragedia che scuote tutti, ed il pensiero non può che correre alle fami-
glie colpite da una tale tragedia, che attendono il recupero delle salme, gli esami, e il trasferimento in Italia per l’ultimo saluto. A Pegli, nella parrocchia di San Francesco d’Assisi, il parroco don Pietro ha celebrato un rosario per ricordare Monica Montefalcone e la figlia Giorgia. Una folla silenziosa si è riunita in un abbraccio fatto di vicinanza, attorno a Carlo Sommacal, marito e padre delle due donne. Alla cerimonia, accanto ad amici cittadini, anche una rappresentanza del mondo accademico genovese: studenti, ricercatori e colleghi del Distav, il Dipartimento di Scienze della Terra, Ambiente e Vita dell’Università di Genova, dove lavorava con profonda dedizione la collega e Professoressa Montefalcone.

AGGRESSIONE MODENA Il 31enne di origini marocchine ricorda poco dell’incidente. Chiede una Bibbia e dice «Sapevo che dovevo morire»

Era stata fissata per ieri l’udienza di convalida del fermo di Salim El-Koudri che lo scorso 16 maggio era alla guida dell’auto lanciata a folle velocità e che ha concluso la sua corsa contro la vetrina di un negozio a Modena dopo aver travolto sette persone ed averne accoltellata un’ottava. Il cittadino di origine marocchina ma nato in Italia, non ha risposto in precedenza alle domande dei Pubblici Ministeri e anche oggi potrebbe avvalersi della facoltà di non ri-
spondere, mentre il suo legale ha chiesto la perizia psichiatrica. El- Koudri, stando a quanto dichiarato dal difensore Avv. Fausto Giannelli «appare molto confuso mentalmente e non si sarebbe ancora reso conto di quanto accaduto, dimostrandosi incredulo e inconsapevole».
La perizia psichiatrica si renderebbe utile per valutare lo stato mentale del 31enne che nel 2022 avrebbe già manifestato alcuni disturbi: si sarebbe rivolto al Centro di Salute Mentale perché si sentiva
perseguitato. Un percorso di cura durato due anni ma di cui la famiglia non ne era a conoscenza. Poi l’interruzione dell’assunzione di farmaci che avrebbe provocato un progressivo deterioramento. Di recente le sue condizioni avrebbero subito un peggioramento: isolamento dal contesto sociale, soliloqui, difficoltà a trovare un lavoro. E questo era stato anche il punto centrale di una mail dal contenuto delirante inviata all’Università di Modena nel 2021 in cui si rivolgeva ai “bastardi cristiani” intimando di “bruciare” Gesù. Per poi scusarsi successivamente, con altra mail, spiegando di essere demoralizzato per l’impossibilità a trovare un lavoro coerente con il suo percorso di studi, una laurea in Economia conseguita presso l’Università emiliana.
Dal punto di vista giudiziario, la contestazione nei confronti del 31enne è pesante: le ipotesi di reato avanzate parlano di strage e lesioni aggravate. Dalle prime ricostruzioni e dagli atti investigativi, si sarebbe trattato di un episodio estremamente violento e fulmineo la cui dinamica resta al vaglio degli inquirenti. Così come resta ancora aperta la ricerca del
movente: su questo punto la Procura mantiene il massimo riserbo ma cerca ancora di capire cosa abbia scatenato quella che poteva essere una tragedia. Per meglio comprendere la sua personalità, è stata disposta l’analisi di tutti i dispositivi elettronici in suo possesso. Non c’è, allo stato attuale, alcun fattore che porti a pensare ad un gesto da radicalizzazione islamica. El-Koudri non è musulmano praticante ma in carcere ha chiesto una copia della Bibbia, pur non avendo fede cattolica. Nel colloquio con il suo legale ha detto “di aver bisogno di qualcuno che lo capisca”. Poi ha dichiarato “andavo più forte che potevo perché sapevo che quel giorno dovevo morire”. Le indagini vanno avanti per addivenire al reale movente del gesto, mentre sono ancora in prognosi riservata quattro dei cinque feriti, ricoverati negli ospedali di Baggiovara e Bologna. I due coniugi ricoverati all'Ospedale Maggiore di Bologna restano in rianimazione ma in condizioni stabili.
La donna tedesca che nell’impatto ha perso entrambe le gambe è stata staccata dai macchinari per la ventilazione assistita e respira autonoma-
mente: Stabile anche la donna polacca, ma sempre in condizioni gravi. Stabili le condizioni del paziente che ha subito un trauma facciale e per cui è stata disposta una prognosi di un mese.
La vicenda di Modena è stata al centro anche del dibattito politico con il Ministro degli Affari Esteri Tajani giunto ieri in città per esprimere solidarietà ai feriti ed incontrare chi è intervenuto per evitare che si compisse una strage.
Il Ministro dell’Interno Piantedosi ha invece ribadito l’assenza allo stato attuale di una radice islamica, anche se “si tratterebbe di un gesto isolato che ha portato l’uomo a compiere un’aggressione di una gravità assoluta contro cittadini inermi. Una vicenda che pone interrogativi sul disagio sociale degli individui a qualsiasi livello, sull’integrazione e sui percorsi identitari delle seconde generazioni di immigrati- ha concluso il Ministro. Anche alla Camera dei Deputati in primo piano sono stati i fatti di Modena: ad apertura lavori, espressa solidarietà alle donne e agli uomini feriti da parte del gruppo Dem, dei 5 stelle, di Forza Italia e Fratelli d’Italia. E LIANA P OSITANO

Interrogato l’infermiere che il 26 dicembre praticò l’endovenosa alle vittime. Intanto, Laura Di Vita attende la quarta convocazione
La Procura di Larino verifica l’eventuale compatibilità temporale tra le due esposizioni alla ricina

DI T IZIANA M AGRÌ
Sembrerebbe una puntata di Breaking Bad, la serie che ha reso famosa la ricina. Tutto è iniziato quando, tra la notte del 27 e la notte del 28 dicembre scorso, Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sua figlia Sara Di Vita, 15 anni, sono morte a distanza di poche ore l’una dall’altra all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Le due donne, residenti a Pietracatella, piccolo comune molisano di poco più di mille abitanti, erano la moglie e la figlia dell’ex sindaco. Dai primi accertamenti gli inquirenti si orientano verso un’ipotesi di intossicazione alimentare. Tra il 23 e il 24 dicembre, in casa Di Vita ci fu una cena di famiglia tra Gianni Di Vita, l’ex moglie Antonella e la figlia Sara. La figlia maggiore di 19 anni, Alice Di Vita, era fuori con amici. Quella notte la prima a sentirsi poco bene è stata Sara, a distanza di qualche ora la madre Antonella. Entrambe poi ricoverate e poi dimesse dall’ospedale.
L’INFERMIERE E LA PISTA
DELL’OMICIDIO
VOLONTARIO
CONTRO IGNOTI
Il 26 dicembre, l’infermiere Giampiero Mastrogiorno, amico del padre di Gianni De Vita, marito e padre delle due donne, pratica la flebo endovenosa per disidratazione ad Antonella e Sara. Nulla da fare, di nuovo un disperato ricovero in ospedale, per poi giungere all’epilogo tragico della morte. La pista dell’intossicazione casuale dovuta al cibo dell’antivigilia natalizia regge qualche settimana, fino a quando i risultati tossicologici del Centro Antiveleni del Maugeri di Pavia non ribaltano tutto. In Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, viene accertato un elevato grado di ricina. Sostanza velenosa contenuta nei semi della pianta di ricino, pianta definita ornamentale, che cresce anche spontaneamente. Sostanza impossibile da trovare negli ingredienti alimentari. L’inchiesta cambia del tutto.
La Procura della Repubblica, con a capo la procuratrice Elvira Antonelli, ha aperto un fascicolo per duplice omicidio volontario premeditato contro ignoti. Le indagini operative vengono condotte dalla Squadra Mobile di Campo-
basso, diretta dal dirigente Marco Graziano. Sono trascorsi cinque mesi dall’accaduto; quasi 100 sono state le persone finora ascoltate come informate dei fatti. Dalle ultime indiscrezioni pare che il cerchio si stia chiudendo attorno alla famiglia. Voci di disguidi, tensioni e malumori.
IL NODO TEMPORALE Intanto, nel pomeriggio di ieri, l’infermiere ha testimoniato su un problema tecnico-scientifico: sulla durata del veleno della ricina che uccide una persona tra le 48 e le 72 ore dall’esposizione. Se madre e figlia l’hanno ingerita il 23 dicembre, come mai Antonella è deceduta il 28, cinque giorni dopo? Si tratta di uno scarto temporale non indifferente: vorrà dire che la prima dose, quella del 23 dicembre, sia stata insufficiente a causare la morte e che la seconda dose, avvenuta nei giorni successivi, sia stata letale. Si ipotizza che l’avvelenamento sia avvenuto in due momenti diversi. Tant’è che non si esclude del tutto che la somministrazione possa essere avvenuta tramite la flebo oppure che era in casa con le due donne abbia somministrato l’ulteriore dose anche attraverso un semplice bicchiere d’acqua. Si tratta di una seconda pista che la Procura di Larino non ha ignorato: da qui la quarta convocazione di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. Laura, 40 anni, insegnante di sostegno, nelle audizioni precedenti, stando alle ultime indiscrezioni, ha mostrato alcune contraddizioni rispetto agli altri testimoni.
LA PISTA DIGITALE: FORUM E CHAT
Parallelamente agli interrogatori, proseguono senza sosta le analisi sulle chat in cui si parla di ricina. Lo SCO, Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, sta analizzando i dispositivi sequestrati il 4 maggio nell’abita-
zione della famiglia: cinque telefoni, un tablet, un computer portatile e un router. L’obiettivo è quello di verificare se i due nickname anonimi attivi, dall’estatea dicembre 2025, con domande insistenti sul funzionamento della ricina, sulla tracciabilità dell’acquisto dei semi e sulla possibilità di somministrare il veleno senza che il sapore venisse avvertito, possano essere ricondotti a dispositivi che hanno transitato in quella rete informatica. I familiari delle vittime, Gianni e Alice, per mezzo del loro difensore avvocato Faciolla, riferiscono che hanno paura, e che sperano che la pista dei forum faccia risalire al colpevole.
COSA ACCADE DA OGGI FINO AL 31 MAGGIO Questa settimana ci saranno le ultime venti testimonianze programmate. La Polizia Scientifica tornerà a Pietracatella alla ricerca di tracce fisiche di ricina su alimenti, stoviglie e contenitori. Entro la fine di questa settimana, Laura Di Vita riceverà una convocazione alla quale parteciperà la procuratrice Antonelli. Entro il 31 maggio, il medico legale Benedetta Pia De Luca depositerà la relazione finale delle autopsie condotte al Policlinico di Bari. La dottoressa ha già confermato la compatibilità con la ricina e la presenza dei segni dovuti aun’intossicazione acuta su fegato e pancreas, precisando che solo l’insieme dirà con certezza la causa del decesso. Quella relazione potrebbe rispondere alla domanda: c’è una o due dosi? Il 23 o anche il 26 dicembre? La risposta scientifica al quesito dirà alla Procura di Larino dove indirizzare le indagini, su quale o quali familiari; trasformerà questa inchiesta da un procedimento contro ignoti in un nome scritto nero su bianco nel registro degli indagati per duplice omicidio premeditato.

Non è Marina che vuole il PD, ma i moderati del PD che abbraccerebbero il suo progetto. «Poche attenzioni della Schlein verso la cultura cattolico-democratica»
D I A NGELOMAURO C ALZA
Ha frainteso chi ha pensato e sostiene che Marina Berlusconi e Luca Zaia parlando di futuro a colazione prima il 22 aprile, poi l’8 maggio, pensassero di coinvolgere in qualche modo Elly Schlein nel loro progetto di costruzione di un nuovo soggetto politico, più centrista, che vedrebbe già coinvolto, da destra, anche il governatore friulano Massimiliano Fedriga, una sorta di Lega meno estremista, più moderata, che proprio per queste caratteristiche vorrebbe distinguersi dall’altra, quella di Salvini, da cui avrebbe convinto i due esponenti leghististorici a prendere le distanze. In realtà proprio per le caratteristiche che il nuovo soggetto politico dovrebbe racchiudere dovrebbe e potrebbe diventare attrattore di quelle anime che nel PD formato Schlein non si ritrovano più. Si invertono allora i ruoli: non Marina che va verso il PD, ma pezzi del PD che si
spostano verso il nuovo centro. Operazione improbabile? Non tanto. A sostegno della tesi con una tempistica perfetta le dichiarazioni di Graziano
Delrio a Repubblica: “Vorrei che la Schlein lanciasse segnali di attenzione più forti verso la cultura cattolico-democratica e che si desse piena cittadinanza a chi esprime una sensibilità diversa nelle varie articolazioni del partito”, quindi la cima lanciata al progetto Berlusconi-Zaia: “Per vincere bene e governare serve una quarta gamba centrista. Un soggetto moderato e riformista capace di attrarre anche i liberali di Calenda. Per convincere quel pezzo di società che non crede nel progetto del PD: piuttosto il PD deve badare a non perdersi chi ci ha creduto, ma è tentato di allontanarsi perché teme che non sappia più fare sintesi delle varie culture che l’hanno fondato”. Insomma un affondo importante per colpire la Schlein che in soldoni trascurerebbe questioni im-
portanti per dirigere le maggiori attenzioni verso le battaglie per i diritti civili che hanno conquistato il proscenio di gran parte della sua azione politica attuale. Ma il malessere covava da tempo e probabilmente ora ha trovato nuova linfa, un puntino all’orizzonte da raggiungere sperando sia un’isola felice. Ricordiamo che già il 6 febbraio lo stesso Delrio insieme con la Picierno, Gori, Guerini, Malpezzi, Fassino, Zampa, Margiotta, Lepri, Mancina e Mezzopane, più Quartapelle, Verini, Costa e Fioretti non votarono la relazione di Elly Schlein alla Direzione nazionale del PD astenendosi. Sono nella sostanza la formazione dei dissidenti riformisti che astenendosi sono usciti allo scoperto per sollecitare l’esercizio e la pratica del pluralismo all’interno del partito, in risposta alla dichiarazione della Schlein ad inizio relazione in cui sostanzialmente sostenne che “il pluralismo è sì, un valore, ma la linea politica la de-
cido io”. Ha ignorato forse che persino Franceschini e Bettini si sono convinti che per vincere le elezioni ci vuole un contenitore di centro che sia possibilmente nel centrosinistra. E a questo stanno lavorando da tempo l’assessore romano Alessandro Onorato, Matteo Renzi, Ernesto Maria Ruffini e Paolo Ciani. Ma bastava o basta eventualmente questo movimento, seppur nutrito, per scalzare la Meloni nel 2027? No di sicuro, anche perché un soggetto politico siffatto spaccherebbe comunque il centrosinistra e quel campo largo che ancora non ha scelto tra Conte e Schlein chi debba essere “l’antiGiorgia” a fronte di un centrodestra compatto sarebbe di nuovo perdente.
Invece è intervenuto il fatto nuovo: i due pranzi tra Marina Berlusconi e Luca Zaia che con il loro progetto di costruzione di un nuovo centro, che potemmo definire a questo punto un “centro largo”, potrebbe diventare attrattore
a sinistra e a destra, proponendosi come alternativa reale all’attuale assetto governativo. E se Delrio chiama in causa anche Calenda e riesce a fornire le giuste ragioni difare altrettanto agli altri dissidenti della linea della segreteria del PD e a Ruffini, Ciani, Onorato e Renzi, allora l’operazione potrebbe assumere contorni e contenuti di reale e possibile alternativa sia alla Meloni che al Campo Largo. Una delle condizioni però dovrebbe essere l’unità di intenti sulla scelta del nuovo Presidente della Repubblica, sapendo già che il nome è quello di Pierferdinando Casini, che Zaia, Berlusconi e Gianni Letta vorrebbero al Quirinale dopo Mattarella. Verrebbe da dire “no problem”: dopotutto nel suo curriculum politico oltre a ruoli istituzionali di prestigio e impegni nel centrodestra può contare anche su quelli con il centrosinistra, sarebbe quindi una figura potenzialmente attrattore di consensi trasversali.

Dialogare con il mondo islamico non è semplice: non ha un'unica voce, non ha un'organizzazione verticistica, ogni comunità è indipendente. L'unica strada è controllare ed espellere
D I R OBERTO L AMATTINA
La cittadinanza è un timbro sul passaporto, è la conclusione di un procedimento burocratico, è un atto amministrativo. La cittadinanza non dà automaticamente l'identità, non costruisce l'appartenenza, non crea il vincolo comunitario.Il nostro sistema di cittadinanza è stato costruito in un tempo in cui coincidevano due elementi che adesso non ci sono più: da un lato esisteva un sistema valoriale condiviso dalla popolazione, dall'altro c'erano pochissimi immigrati.In Italia l'immigrazione era un fenomeno tutto sommato marginale.Oggi i due elementi non ci sono più. La comunità si è sfaldata, la comune appartenenza ad una identità di destini è sempre meno avvertita, resta sullo sfondo ma si sente poco. Dall'altro lato l'immigrazione è un fenomeno sempre più influente nelle dinamiche demografiche.
GLI IMMIGRATI
DI SECONDA
GENERAZIONE
Noi non vogliamo anticipare nessuna valutazione sui fatti di Modena. Si parla di schizofrenia, qualcu-
no vede la presenza di un elemento di terrorismo islamista. Aspettiamo che i fatti vengano appurati. Certo è che troppo spesso ci si è nascosti dietro l'idea della malattia mentale per occultare ed edulcorare la realtà. Potrebbe essere anche questo il caso. Non lo sappiamo, attendiamo che lo si scopra, nel frattempo vigiliamo.Certo è che la storia si è incaricata, soprattutto in Europa, di raccontarci che il problema principale contro l'integrazione sono gli immigrati di seconda e terza generazione.In Francia e in Belgio il problema è già evidente da tempo. Quelli appena arrivati hanno l'esigenza della sopravvivenza. Quando non c'è di che vivere non si ha il tempo di ripensare a se stessi. L'autocoscienza approfondita è un elemento accessorio rispetto alla sopravvivenza. Per gli immigrati appena arrivati, soprattutto se clandestini, il problema è la marginalità, la povertà e la violenza criminale da strada.Alcuni di loro, però, riescono a inserirsi nel contesto sociale. Tra lavoro e capacità di adattamento e sacrificio riescono a entrare nella società. I figli di que-
sti immigrati vivono in una sorta di benessere. Sono inseriti nel contesto, studiano, si laureano.Resta, però, in loro l'incognita dell'identità. Non sono ancora quello che erano i loro genitori, non sono ancora e forse non saranno mai come gli altri. L'identità nascosta ribolle, chiede spazio, vuole uscire. L'identità è come le ossa: se ne parla quando fanno male.In questa situazione la laurea, il lavoro, la famiglia non bastano. Quando, come accade a tantissimi italiani di nascita, il lavoro inizia a vacillare, i rapporti sociali a diradarsi, le certezze a scomparire, resta il richiamo ancestrale alle proprie radici.
L'ISLAMISMO
COME RICHIAMO
L'islam è una religione forte. La storia di Cassius Clay/Mohamed Ali ricorda a tutti che anche se sei un super campione venerato da tutti senti le radici della tua antica storia, magari la inventi, la ricostruisci dopo generazioni.L'islam ha la caratteristica di essere una religione che confonde politica, diritto e fede. Non conosce il "date a Cesare quel che è di Cesare", fonda se
stesso sul rispetto di tutti i precetti anche civili.Rischia di avere una forza aggregante per superare le difficoltà. L'attentatore di Modena era immigrato di seconda generazione, laureato, 31enne in difficoltà economica, i giornali dicono schizofrenico. Tutto propende nel dire che anche solo dozzinalmente, anche solo per emulazione, abbia provato a trovare una sua strada in una costruzione identitaria che parta dalla riaffermazione della forza della religione.
LE DIFFICILI
INTESE
Con l'Islam, peraltro, è difficile dialogare. Non parliamo del dialogo filosofico e religioso, basta soffermarsi su quello giuridico. Non esiste un Papa dell'Islam. Ogni Imam è autocefalo. Con chi si dovrebbe dialogare? Qualsiasi intesa può essere smentita da un altro Imam. Qualsiasi comportamento contraddetto da un'altra comunità.Anche l'idea di regolare le moschee vietandone le clandestine rischia di essere inutile. Nessuno può parlare a nome del mondo islamico.Se non vogliamo nasconderci dietro al dito del buonismo sottovalutando il pro-
blema, dobbiamo capire che l'unica strada realmente percorribile è il controllo sociale e di polizia del mondo degli immigrati e anche e soprattutto dei cittadini di seconda generazione.La guerra di religione e di civiltà forse è una forzatura. Quello che è certo è che il nostro buonismo, la nostra volontà di dialogo non renderà la controparte dialogante, soprattutto se la controparte è frastagliata. DIFENDERE IL NOSTRO STILE DI VITA
Abbiamo il dovere di difendere il nostro stile di vita, le libertà che la cultura europea ha teorizzato, costruito e difeso nel corso dei secoli. La soluzione non può essere, come accaduto in Francia e Belgio, la militarizzazione protettiva delle zone dove si passeggia. La soluzione deve essere quella di riuscire a trovare forme reali di intervento contro ogni rischio.Nella Nazione dei TAR, del Consiglio di Stato, delle sentenze contro gli atti di Governo, del processo a Salvini per un atto politico non è semplice. È uno sforzo che, però, deve essere compiuto.

I sindaci di centrodestra dicono di non essere stati ascoltati, quelli di sinistra rivendicano il percorso condiviso
D I M A SS I M O D E L LA PE N N A
«ISindaci del Distretto Sanitario n. 4 Lagonegrese - Pollino intendono ribadire con chiarezza il percorso istituzionale condiviso e portato avanti in questi mesi sul tema della riorganizzazione della sanità territoriale, nel rispetto delle comunità rappresentate e del lavoro costruito all'interno della Conferenza dei Sindaci (...). Se facciamo un'anaisi strutturale delle parole utilizzate, quella più usata dai Sindaci del Lagonegrese-Pollino è "condiviso».
Sembra quasi una risposta al comunicato mandato ieri dai Sindaci del Marmo-Melandro che lamentavano la mancanza di condivisione.
QUALCOSA NON QUADRA
Non è che noi vogliamo fare l'analisi del DNA politico degli amministratori locali. Certo a noi appare bizzarro che il Sindaco di Muro Lucano ed ex consigliere provinciale di FDI Giovanni Setaro, il Sindaco di Baragiano e consulente di Bardi Giuseppe Galizia e l'amministrazione di centrodestra di Picerno guidata da Margherita Scavone debbano mandare una nota per lamentare la mancata condivisione del percorso per poi essere smentiti dai sindaci del
lagonegrese guidati proprio da quel Falabella che è uno dei grandi esponenti dell'opposizione politica a Bardi.
Può darsi che questa sia la migliore delle riforme ma, se piace ai sindaci di centrosinistra e non piace a quelli di centrodestra, c'è un problema.
Se i sindaci che dovrebbero essere in maggioranza dicono di non essere stati consultati e quelli che sono all'opposizione sono soddisfatti qualcosa non quadra.
Lo dicevamo ieri: attenzone così si perde. Siamo portati a credere che il Partito Democratico e i
Cinque Stelle non difenderanno la riforma, cercheranno di soffiare sul fuoco delle polemiche malgrado il gradimento dei sindaci di centrosinistra. Siamo portati a credere che gli esponenti di FDI, FI e LEGA, in compenso, avranno una seria diffictoltà a difendere una riforma che ai propri sindaci non piace.
Se si governa facendo ciò che piace a quelli che stanno all'opposizione non si ottiene il consenso degli avversari, si perde quello dei sostenitori. Il centrodestra si è infilato in una strada stretta. Sulla sanità si vincono e si perdono le elezioni. Sicuramente se si modificano gli assetti scontendando i propri sostenitori non si va da nessuna par-

te.
CON CHI PARLA IL DIRETTORE
DELL'ASP?
Sulla vicenda ed interpretando bene i concetti espressi dai due comunicati, dobbiamo chiederci con chi parli il direttore dell'ASP.
Giuseppe De Filippis, appena nominato all'ASP ha già provato in tutti i modi ad andare via. Prima ha fatto una domanda per il San Carlo, poi per l'Ospedale di Salerno. E' evidente che non ha alcuna voglia di gestire l'azienda sanitaria potentina.
Quello che è chiaro, mettendo a confronto i due comunicati stampa è che il Direttore con la neve in tasca e la fuga cercata, ha un dialogo migliore con le amministrazioni di centrosinistra che con persone come Galizia che stanno proprio nello staff del Presidente.
Come sia possibile tutto ciò è un mistero che non riusciamo a risolvere.
Certo è una situazione decisamente imbarazzante per tutti. Noi lo abbiamo detto e lo ripetiamo. Continuando a scontentare i suoi il centrodestra ri-
schia di perdere pesantemente le elezioni. De Filippis non ha nulla da perdere con questo modo di procedere, lui vuole andare via. Veramente vogliamo lasciare il nostro futuro nella mani di chi non ha voglia manco di completare il proprio mandato? Veramente il centrodestra vuole gestire le macerie del malcontento sulla sanità e il disappunto dei propri amministratori? Speriamo di essere smentiti ma la direzione che si sta prendendo non porta niente di buono.

Focus su Case di Comunità e servizi territoriali. Bardi e Latronico: «L'obiettivo è definire un modello di gestione sostenibile e su misura»
«Si è tenuto ierimattina, nella sala Inguscio della Regione Basilicata, un incontro tra i sindaci dell’area del Marmo Platano Melandro, il Presidente della Regione, Vito Bardi, l’assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico, e il direttore generale dell’Azienda Sanitaria di Potenza (Asp), Giuseppe De Filippis. Al centro della riunione il piano di riorganizzazione dell’assistenza sanitaria di prossimità, affrontato con una visione condivisa e orientata alla tutela dei cittadini.Nel corso dell’incontro, che ha visto un esame attento delle proposte avanzate dai primi cittadini, è emersa la piena e responsabile convergenza sulla necessità di avviare le nuove Case di Comunità. I sindaci han-
no preso atto che l'attivazione di queste strutture potrà comportare una fisiologica rimodulazione nell'erogazione delle prestazioni, interpretata non come una riduzione, ma come un'evoluzione organizzativa necessaria a rendere i servizi più efficienti e moderni.Sul fronte della continuità assistenziale, dal tavolo è emerso un orientamento: accanto all'attivazione delle guardie mediche all'interno delle tre Case di Comunità di Sant’Arcangelo, Vietri e Corleto Perticara (in linea con il piano e le indicazioni ministeriali), si lavorerà parallelamente per il mantenimento dei presidi di guardia medica già attivi sul territorio, garantendo la consueta copertura assistenziale ai cittadini. Si va anche verso la conferma del pieno mantenimento del Po-
liambulatorio di Muro Lucano all’interno dell’Ospedale di Comunità, blindando un punto di riferimento per la salute della comunità locale.«Il confronto tra Regione, Asp e amministrazioni comunali proseguirà in modo coordinato, al fine di allineare i servizi territoriali agli obiettivi del Decreto Ministeriale 77 del 2022 e agli adempimenti previsti dal Pnrr», sottolineano il governatore Vito Bardi e l’assessore Cosimo Latronico. Nelle prossime ore il ciclo di consultazioni proseguirà con i sindaci degli altri distretti sanitari della Basilicata. Per illustrare nel dettaglio i passaggi della riorganizzazione, venerdì 22 maggio alle ore 9.30, nella sala Verrastro, si terrà una conferenza stampa. «Siamo di fronte a una scadenza tecnica impor-

tante fissata al 31 maggio, data in cui le Case di Comunità saranno oggetto di verifica ispettiva», spiegano Bardi e Latronico. «Superato questo passaggio normativo obbligatorio, l'obiettivo è definire insieme ai territori un mo-
dello di gestione sostenibile e su misura. Non vi è alcun intento di natura politica, ma l'invito a fare squadra in una fase complessa di transizione che interessa la sanità in Basilicata e a livello nazionale».
Rassicurazioni da Bardi sul mantenimento delle sedi di continuità assistenziale e richieste di intervento per i servizi territoriali
All’incontro tra i sindaci del Marmo Platano Melandro e il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, alla presenza dell’assessore regionale alla sanità, Cosimo Latronico, e del Direttore Generale dell’Asp Basilicata, Giuseppe De Filippis, sono state espresse le preoccupazioni delle comunità locali, a partire dalla paventata soppressione di alcuni presìdi di guardia medica, un’eventualità che i rappresentanti del territorio hanno definito «inaccettabile». «Non possiamo permettere che le nostre comunità, già duramente colpite dallo spopolamento e dalle difficoltà logistiche, subiscano un ulteriore colpo con la chiusura dei presìdi di continuità assistenziale», hanno dichiarato Ezio Di Carlo, sindaco di Balvano, Giuseppe Galizia sindaco di Baragiano, Margherita Scavone sindaca di Picerno, Leonardo Sabato, Sindaco del Comune di Bella, Raffaele Collazzo Sindaco del Comune di Brienza, Francesco Cianci Sindaco del Comune di Castelgrande, Giovanni Setaro Sindaco del Comune di Muro Lucano, Franco Gentilesca Sindaco del Comune di Ruoti, Vincenzo Ostuni, Sindaco del Comune di Sant’Angelo Le Fratte, Rocchino Nardo, Sindaco del Comune di Sasso di Castalda, Umberto Vita Sindaco del Comune di Satriano di Lucania, Rocco Mastroberti Sindaco del Comune di Savoia di Lucania, Fabio Laurino Sindaco del Comune di Tito e Christian Giordano Sindaco del Comune di Vietri di PotenzaI primi cittadini hanno sottolineato come «la guardia medica rappresenti un presidio fondamentale per garantire la sicurezza sanitaria dei cittadini, soprattutto nelle aree interne».
Il Presidente Bardi ha rassicurato i presenti, garantendo il mantenimento delle attuali sedi di continuità assistenziale e ribadendo l’impegno della Regione a non privare i territori di un servizio così importante. Tra i temi affrontati, anche la riorganizzazione del Distretto Sanitario n. 2, che ha visto i Comuni del Marmo Platano Melandro passare dal distretto sanitario di Potenza a quello di Villa d’Agri, con il conseguente spostamento di alcuni servizi sanitari verso l’Hub di Sant’Arcangelo o la Casa di Comunità di Corleto Perticara. «Questa riorganizzazione sta creando enormi disagi, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione, costrette a lunghi spostamenti per accedere ai servizi essenziali», hanno dichiarato i sindaci. In questo senso, hanno chiesto «un potenziamento immediato della Casa di Comunità di Vietri di Potenza, che rappresenta un punto di riferimento strategico per tutto il territorio e potrebbe ridurre i disagi legati agli spostamenti». Altro punto cruciale del confronto è stato il mantenimento del poliambulatorio di Muro Lucano, sul quale è stata espresso soddisfazione per le rassicurazioni ricevute. «Il poliambulatorio è un servizio essenziale per la nostra comunità e per quelle limitrofe. La sua presenza va salvaguardata e, anzi, potenziata».
I sindaci hanno inoltre chiesto di rivedere le attribuzioni territoriali dei Punti di Assistenza
Territoriale (PaT). Margherita Scavone, sindaca di Picerno, ha dichiarato: «Non possiamo accettare che i nostri cittadini vengano privati di servizi essenziali, è necessario un riequilibrio delle risorse sul territorio». Una posizione condivisa anche da Franco Gentilesca, sindaco di Ruoti, e da Vincenzo Ostuni, primo cittadino di Sant’Angelo Le Fratte, che ha aggiunto: «La nostra priorità è tutelare le fasce più deboli, che rischiano di pagare il prezzo più alto per questi cambiamenti». Nelle prossime ore, la Regione fornirà ulteriori dettagli sulle comunicazioni inviate ai medici nei giorni scorsi, che annunciavano la chiusura di alcuni presìdi di continuità assistenziale a partire dal 25 maggio 2026. I sindaci, intanto, restano in attesa di azioni concrete, ribadendo la volontà di convocare una conferenza di coordinamento per affrontare insieme le questioni future.

A Cronache il candidato sindaco di Moliterno Rubino: «Le case di comunità devono rappresentare un’opportunità, non un riassetto burocratico»
D I AN NA TA M MA R IEL L O
Ènecessaria, oggi più che mai, una riorganizzazione della sanità territoriale che tenga però conto del coinvolgimento di sindaci e amministratori locali nelle decisioni. Questo l’appello che dalla politica arriva alla Regione e all’ASP affinché la riforma sanitaria messa in campo consideri le esigenze concrete dei territori e protegga i servizi nelle aree più fragili.
«Le case di comunità devono partire, ma la riorganizzazione della sanità territoriale non può avvenire senza l'ascolto dei sindaci e delle comunitá» spiega Antonio Rubino, sindaco di Moliterno. «Ci sono troppi casi specifici da valutare e, soprattutto sulla continuita assistenziale, non si possono penalizzare i piccoli comuni. La tutela del diritto alla salute deve restare una priorità assoluta, soprattutto nelle aree interne, dove i cittadini già convivono quotidianamente con difficoltà legate alle distanze, ai collegamenti e alla carenza di servizi». Per Rubino
«la sanità non puo ridursi a una organizzazione amministrativa, serve la politica. Perché la politica ha il compito di comprendere le esigenze e rispondere ai cittadini.
Per questo è fondamentale che ASP e Regione ascoltino i sindaci e gli amministratori locali, che conoscono concretamente le esigenze dei territori e rappresentano il primo punto di riferimento delle comunità. La politica deve intervenire con responsabilità e valutare la reale situazione dei territori: ogni giorno, nei piccoli comuni, combattiamo una battaglia per evitare che venga sottratto anche un solo servizio essenziale ai cittadini». La sanità dunque non può essere gestita solo come una questione amministrativa, ma richiede un intervento politico capace di ascoltare i bisogni reali delle comunità. «Comprendiamo le difficoltà legate alla carenza di medici e personale sanitario, ma questo non può tradursi in un ulteriore indebolimento della sanità nelle aree interne -evidenzia il sindaco-. Le Case di Comunità de-

vono rappresentare un’opportunità vera per potenziare i servizi sanitari territoriali, garantendo assistenza, prossimità e continuità delle cure, non un semplice riassetto burocratico.
Sono convinto che la Regione saprà ascoltare le istanze che arrivano dai territori, perché difendere la sanità nei piccoli comuni si-
gnifica difendere il diritto dei cittadini a vivere dignitosamente nelle nostre comunità». È necessario quindi che gli amministratori locali difendano il diritto alla salute nei piccoli comuni, evitando la riduzione dei servizi sanitari essenziali, e che l’ASP e la Regione tengano conto di queste istanze.
A tu per tu con il dottor Pezzella: «Sit-in in ogni Comune per una mobilità e presa di coscienza cittadina»
DI MARIA DE CAR LO
Rispetto alla questione “scottante” Sanità lucana, che in questi giorni impera tra Sindaci, Enti istituzionali e cittadini, sembra farsi eco lo scritto di Martin Niemöller e in particolare il verso “Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”. A significare quel triste epilogo di un disimpegno sociale, in generale, frutto di una cultura del consumismo e dell’avere sull’essere”, per dirla con Fromm, che tradotto in relazione alla Sanità lucana suonerebbe più o meno così: “Finché noi abbiamo il medico di base, è un problema che non ci riguarda”. E invece è una questione che comincia a riscaldare gli animi di tutte le Comunità e di tutti i sindaci (vedi incontro di ieri). E questo non solo a livello locale ma su scala nazionale. Ma andiamo per ordine: Nel 2012 con il Decreto Balduzzi (Decreto-legge 158/2012, convertito nella Legge 189/2012) non c’è più distinzione tra medici di base e medici di continuità assistenziale (viene abolita la guardia medica); il “ruolo unico” porta a mettere in rete i medici – AFT (Aggregazione funzionale territoriale) – con l’obiettivo di garantire una co-
pertura h24 del paziente. Una “turnazione” continuativa a garanzia del servizio sanitario. Una nuova modalità sanitaria con le “Case di Comunità” (proprio per garantire la Guardia medica), prevista con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ma per quei paesi che non hanno il medico di base? È probabile che l’esodo si stia moltiplicando. “Case di Comunità” come una soluzione ottimale, se non fosse che a mancare è il personale medico e “arredo” compreso. Questo il problema di fondo! E, se in regione le tensioni implodono, non è da meno la questione a livello “politico” centrale rispetto proprio alla “sostenibilità del progetto”. Quando il Pnrr europeo verrà a bussare alla porta, e se siamo stati fedeli ad una certa “italianità”, così come lo siamo, ci sarà poco da “parler pour parler”. Epilogo dunque di una, per l’ennesima volta a tutti i livelli indipendentemente dal colore politico, gestione “mordi e fuggi” dovuta all’assenza di una pianificazione e “visione” perpetrata da anni. Per restare “neutra” sul campo, ho pensato di interpellare, dalla vicina Campania, il medico counselor filosofico nonché iscritto Sumai, Assoprof. Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale, Gennaro Pez-
zella, rispetto alla questione. E grazie a quel “dialogo socratico” che ci appassiona, condividiamo alcune riflessioni, lasciando a voi lettori ulteriore “lettura”. Forse il “sold out” negli Ospedali non si risolve creando le Case di Comunità, forse si rischierebbe di penalizzare le periferie, abitate prevalentemente da anziani sempre più isolati e “soli”. È probabile che non siamo su Star Trek e neanche muniti di “teletrasporto”. Non sarebbe stato più opportuno negli anni passati, valutare una possibile carenza del personale medico e dunque optare per l’accesso libero alle Facoltà di Medicina (e oggi rivedere il semestre filtro) o comunque potenziare il finanziamento delle borse di studio a “vocati” in canne?! È solo una questione di “accesso” agli studi oppure gioca un ruolo importante il riconoscimento economico, che negli altri Paesi europei è quasi (si pensi alla Francia) raddoppiato? E se uno sportivo guadagna più di un “figlio di Ippocrate”, dobbiamo porci alcuni interrogativi. Ormai il cambiamento è in atto, che ci piaccia o no, bisogna che i rispettivi Comuni e Sindaci (che ricordiamo sono organi politici e massima autorità sanitaria locale) seguendo i rispettivi iter, possano pensare ad
iniziative di “richiamo” di forze mediche da altre nazionalità per sopperire “momentaneamente” (almeno si spera) ad una mancanza di personale medico-sanitario. Ma adesso come adesso che bisogna fare? Il dottor Pezzella suggerisce innanzitutto un “sit-in” in ogni Comune “per una mobilità e presa di coscienza cittadina”. E poi altro passo necessario “il ruolo dei Sindaci ad interfacciarsi quotidianamente con gli organi centrali preposti”. Quali le altre proposte? Ragioniamoci sopra!

Vizziello
attacca Latronico sui ritardi nell’attivazione di Ospedali e Case di Comunità: «Servizi smantellati nei comuni lucani»
POTENZA. «Presto o tardi i nodi vengono al pettine e i gravi ritardi accumulati dalla Regione nell’attivazione di Ospedali e Case di comunità sono oggi scaricati sulla carne viva dei cittadini di molti comuni lucani, costretti a rinunciare ai servizi erogati da poliambulatori e medici di continuità assistenziale, dirottati verso le nuove strutture di prossimità previste dal Pnrr da un assessore alla Sanità che oggi è alla ricerca disperata di medici e infermieri, ma che negli ultimi due anni non ha fatto niente per farsi trovare pronto all’appuntamento della piena operatività di Ospedali e Case di Comunità».È quanto afferma, in una nota, il capogruppo in Consiglio regionale di Basilicata Casa Comune, Giovanni Vizziello.«Noi di Basilicata Casa Comune abbiamo de-
nunciato per primi i ritardi della Basilicata nel mettere a terra gli investimenti sulla medicina del territorio previsti dal Pnrr» ricorda Vizziello «ricevendo dall’assessore Latronico rassicurazioni politiche e inviti ad evitare sterili allarmismi».«Ad un mese dalla scadenza del 30 giugno, termine entro il quale Ospedali e Case di Comunità dovranno essere operativi, pena la restituzione dei fondi Ue per mancato raggiungimento del target» sottolinea Vizziello «la circostanza che nessuna delle due strutture previste dal Pnrr sia stata aperta in Basilicata dimostra la fondatezza delle nostre preoccupazioni e soprattutto l’irresponsabilità dell’assessore Latronico, che solo oggi si pone il problema di chi debba lavorare all’interno delle Case di Comunità e che, per riparare agli errori commessi, si sta cimentando in una vera e pro-

pria caccia all’uomo tra guardie mediche e medici di famiglia per riempire Ospedali e Case di Comunità».«Lecito chiedersi» sottolinea Vizziello «che fine abbiano fatto i 600 milioni di euro messi a disposizione delle Regioni dal Governo Meloni nelle leggi di bilancio relative alle annualità 2024 e 2025».«Nei prossimi giorni il servizio sanitario lucano rischia seriamente di andare in tilt a causa dell’inadeguatezza gestionale dell’assessore Latronico, capace di trasformare un’occasione unica, la riforma della medicina territoriale attraverso i soldi del Pnrr, in un vero e proprio problema, con i cittadini, ai quali erano state promesse cure più vicine ed efficaci, che troveranno le porte chiuse dei poliambulatori e delle sedi di guardia medica».
Araneo e Verri denunciano i rischi della riorganizzazione sanitaria lucana: «Dal 25 maggio territori scoperti e servizi ridotti»
POTENZA. Dal 25 maggio diversi presidi di continuità assistenziale della Basilicata saranno soppressi e accorpati ai nuovi Punti di assistenza territoriale. Una riorganizzazione che, secondo il Movimento 5 Stelle, rischia di lasciare scoperte numerose aree interne della regione, soprattutto nei comuni montani e più isolati. Le consigliere regionali Alessia Araneo e Viviana Verri hanno presentato un’interrogazione urgente chiedendo alla Giunta regionale e all’assessore alla Sanità Cosimo Latronico di riferire in aula sullo stato reale della riforma sanitaria territoriale prevista dal Pnrr.A far discutere è una nota dell’Asp di Potenza, protocollata il 14 maggio 2026, che dispone il trasferimento dei medici già impegnati nei presidi di continuità assistenziale verso i nuovi Pat. Satriano di Lucania confluirà su Tito, Savoia di Lucania e Sant’Angelo Le Fratte su Picerno, Castelgrande su Muro Lucano, Ruoti e Bella su Baragiano, Balvano su Vietri di Potenza. Secondo il Movimento 5 Stelle, si tratta di un cambiamento sostanziale che comporterà la perdita del presidio sanitario di prossimità in numerosi comuni.Nel documento viene evidenziato come il nuovo sistema si basi su una rete coordinata dalla Centrale operativa territoriale e dal numero 116117. Tuttavia, secondo le esponenti pentastellate, le strutture necessarie non sarebbero ancora pienamente operative. Le Centrali operative territoriali, infatti, risultano ancora in fase di completamento, mentre mancano gran parte degli infermieri di famiglia e di comunità previsti dal modello organizzativo. La Regione Basilicata ha recentemente avviato un corso-concorso per il reclutamento di 500 infermieri e 263 unità destinate ad Asp e Asm, segnale

che il personale necessario non è ancora disponibile sul territorio.Alle criticità organizzative si aggiunge la carenza di medici. La delibera Asp numero 78 del 30 gennaio 2026 riconosce «le gravi carenze di medici del ruolo unico» che non consentirebbero di garantire pienamente il servizio di continuità assistenziale. Alcuni Pat, come quello di Ruvo del Monte, risultano subordinati al consolidamento del contingente dei medici di medicina generale, circostanza che confermerebbe le difficoltà già presenti nella fase progettuale.Il Movimento 5 Stelle precisa di non contestare la riforma in sé, ma la scelta di accelerarne l’attuazione senza che siano presenti le condizioni necessarie. Nel mirino finiscono soprattutto le conseguenze per le aree interne lucane, caratterizzate da popolazione anziana, collegamenti difficili e assenza di trasporto pubblico adeguato. «La salute non è un algoritmo di ottimizzazione burocratica», sostengono Araneo e Verri, chiedendo la sospensione immediata dell’attivazione del nuovo sistema nelle zone in cui le condizioni operative non risultano ancora garantite.
Guardie mediche, Marrese: «Diritto alla salute negato»
POTENZA. «La sanità territoriale lucana non può arretrare, soprattutto nelle aree interne». È la posizione del consigliere regionale Piero Marrese, che interviene sul riassetto della rete sanitaria regionale e sulla riorganizzazione del servizio di Continuità assistenziale prevista dall’Asp nell’ambito degli interventi collegati al Pnrr. Nel mirino finiscono delocalizzazioni e accorpamenti delle sedi di guardia medica, con la riduzione del servizio o la chiusura di alcuni presidi in diversi comuni lucani.Secondo Marrese, il rischio concreto è quello di lasciare intere comunità prive di un riferimento sanitario fondamentale, soprattutto durante le ore notturne e nei giorni festivi. Una situazione che, evidenzia l’esponente politico, penalizzerebbe ancora una volta i piccoli centri e le aree interne già segnate da spopolamento, difficoltà infrastrutturali e carenza di servizi essenziali.«Questi tagli sono inaccettabili» afferma Marrese «e la riorganizzazione della sanità territoriale non può tradursi in un arretramento dei servizi». Per il consigliere regionale, il Pnrr dovrebbe rappresentare un’opportunità per rafforzare la sanità di prossimità e non per impoverirla ulteriormente.Da qui la richiesta all’Asp di sospendere immediatamente il provvedimento e alla Regione di intervenire per garantire la presenza costante dei presidi di Continuità assistenziale in tutti i comuni della Basilicata.

CAPORALATO Indagine dei Carabinieri, coordinati dalla Dda di Potenza. Fino a 13mila € per ottenere il visto da bracciante: 12 fermi

POTENZA. Primo colpo del neo Procuratore di Potenza Camillo Falvo che con l’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia ha sgominato una presunta rete criminale dedita alla tratta di lavoratori stranieri e allo sfruttamento nei campi. Ma oltre alla portata dell’inchiesta, a segnare una discontinuità nel metodo è stata anche la scelta simbolica compiuta dal magistrato: convocare la conferenza stampa nella sede dei Carabinieri che hanno condotto le indagini. Un segnale chiaro di vicinanza e valorizzazione del lavoro investigativo dell’Arma, confermato anche dal fatto che la comunicazione ufficiale dell’operazione sia partita direttamente dai Carabinieri e non dalla Procura.
Dall’India alle campagne della Basilicata, passando per una rete di intermediari, aziende agricole compiacenti e pratiche legate ai decreti flussi. È il quadro emerso dall’operazione condotta all’alba di ieri dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Potenza e dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, con il supporto dell’Arma territoriale, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza cautelare nelle province di Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco.
Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Potenza su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, riguarda 12 persone, italiani e cittadini indiani, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravati dalla transnazionalità del fenomeno.
Due gli arresti in carcere, cinque le persone finite ai domiciliari e altre cinque destinatarie dell’obbligo o del divieto di dimora. L’indagine prende avvio nell’agosto del 2023 da un controllo ispettivo effettuato in un’azienda agricola di Grumento Nova, in
provincia di Potenza. In quell’occasione i militari accertarono la presenza di numerosi lavoratori extracomunitari impiegati, secondo gli investigatori, in condizioni di grave sfruttamento.
Da quel primo accertamento amministrativo sarebbe emerso un sistema molto più articolato. Gli investigatori parlano infatti di un’organizzazione strutturata e ramificata anche all’estero, capace di gestire contemporaneamente decine di pratiche migratorie sfruttando in maniera fraudolenta le procedure dei decreti flussi e coordinando gli ingressi dei lavoratori con le esigenze stagionali delle aziende agricole coinvolte. Secondo la ricostruzione della Dda, gli intermediari attivi in India reclutavano giovani lavoratori in condizioni di vulnerabilità, promettendo loro un impiego regolare in Italia. Per ottenere il visto, però, le vittime avrebbero dovuto versare somme comprese tra gli 8.500 e i 13 mila euro, spesso attraverso debiti contratti dalle famiglie nei Paesi d’origine. Una volta arrivati in Italia, i braccianti si sarebbero ritrovati intrappolati in un circuito di sfruttamento fatto di turni massacranti, paghe irrisorie e condizioni abitative degradanti. Gli inquirenti parlano di giornate lavorative superiori alle 10-12 ore, compensi non conformi ai contratti collettivi e alloggi fatiscenti, privi dei servizi essenziali. A tutto questo si aggiungevano, secondo l’accusa, continue minacce relative al rilascio del permesso di soggiorno, utilizzate come ulteriore strumento di pressione psicologica. Fondamentale, nell’attività investigativa, il contributo specialistico del Comando Tutela del Lavoro dei Carabinieri, che ha consentito di approfondire anche il ruolo di alcune aziende agricole considerate compiacenti. Gli imprenditori coinvolti avrebbero presentato richieste di assunzione per lavoratori stagionali in cambio di compensi illeciti compresi tra i 3.500 e i 4 mila euro per ogni


pratica.
Nel corso della conferenza stampa, il procuratore della Repubblica di Potenza, Camillo Falvo, ha sottolineato la portata del fenomeno emerso dalle indagini. «Le persone venivano reclutate in India con il miraggio di poter arrivare in Italia a svolgere un’attività lavorativa lecita, in condizioni normali. Quando arrivavano qui trovavano invece condizioni assolutamente diverse, come dimostrano quelle abitative e quelle di lavoro nei campi o negli allevamenti», ha dichiarato. Falvo ha poi evidenziato come l’inchiesta abbia fatto emergere «un modus operandi consolidato», conosciuto anche da altri imprenditori agricoli, lasciando ipotizzare l’esistenza di ulteriori situazioni ancora da accertare. «Le pratiche documentate sono circa settanta e ogni lavoratore pagava tra i 10 e i 13 mila euro per poter arrivare in Italia. Questo è ciò che siamo riusciti ad accertare, ma bisognerà capire quante siano le condotte reali e da quanto tempo il sistema funzionasse in questo modo».
Il comandante provinciale dei Carabinieri di Potenza, Luca D’Amore, ha ricordato come l’indagine sia nata da una collaborazione costante tra l’Arma territoriale e i reparti specializzati del
lavoro. «Sono controlli che svolgiamo frequentemente in tutto il territorio provinciale, dal sud della Basilicata fino all’area del Vulture-Melfese», ha spiegato. «Nelle prossime settimane intensificheremo ulteriormente le attività di verifica nella zona di Palazzo San Gervasio, Lavello e Montemilone, territori interessati dall’arrivo stagionale di numerosi lavoratori migranti impiegati nel settore agricolo».
Sulla gravità del fenomeno si è soffermato anche Marcello Robustelli, comandante del comparto Tutela del Lavoro dei Carabinieri di Napoli. «Siamo di fronte a una fattispecie criminale particolarmente abietta», ha dichiarato. «La persona viene privata di tutto, al punto che si può parlare di una vera e propria reificazione dell’essere umano. Per questo il comparto di specialità schiera le migliori risorse investigative, affiancando le articolazioni territoriali nei riscontri sul campo e nelle verifiche documentali».
Gli investigatori sottolineano come l’operazione rappresenti un ulteriore passo nel contrasto al caporalato e alla tratta di esseri umani legata al lavoro agricolo stagionale, un fenomeno che continua a intrecciare sfruttamento economico, immigrazione irregolare e vulnerabilità sociale.
Dalla CISL Basilicata: «Sì a cabina di regia territoriale per coordinare le politiche attive del lavoro con quelle di contrasto allo sfruttamento»

«L’operazione condotta ieri mattinadai Carabinieri, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, che ha portato a dodici misure cautelari per associazione a delinquere, tratta di persone e caporalato, è un segnale forte e inequivocabile che lo Stato non arretra di fronte a chi specula sulla pelle dei lavoratori
più vulnerabili». È quanto dichiara il segretario generale della Cisl Basilicata, Vincenzo Cavallo. «Come Cisl siamo stati tra i promotori più convinti della Legge n. 199 del 2016 contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura. Questa indagine dimostra quanto quella norma fosse necessaria e quanto sia importante oggi continuare a vigilare affinché
venga applicata con rigore. Non è accettabile che nel 2026 si parli di lavoratori ridotti in condizioni di schiavitù, strumentalizzando persino strumenti legittimi come i decreti flussi per alimentare reti criminali di intermediazione illecita. Chiediamo alle istituzioni, alle associazioni datoriali e a tutta la filiera agroalimentare di intensificare i controlli, di valo-

rizzare le imprese che rispettano le regole e di costruire percorsi seri di emersione del lavoro irregolare. La strada maestra è quella dei protocolli provinciali per valorizzazione del lavoro di qualità e la contrattazione. Servono più ispettori del lavoro, più risorse per le strutture di accoglienza e integrazione, e una cabina di regia territoriale capace di coordinare
le politiche attive del lavoro con quelle di contrasto allo sfruttamento. Esprimiamo piena solidarietà alle vittime di questo sistema criminale e ringraziamo la magistratura e le forze dell'ordine per il lavoro svolto. La lotta al caporalato è una battaglia di civiltà che la Cisl continuerà a combattere ogni giorno, nei luoghi di lavoro, nelle sedi istituzionali e nelle piazze».
Il segretario generale FAI CISL Basilicata: «Il contrasto al fenomeno deve rappresentare una priorità assoluta per tutte le Istituzioni»
n’inchiesta che avrebbe fatto emergere una rete criminale transnazionale capace di sfruttare il sistema dei “Decreti Flussi” per reclutare braccianti agricoli stranieri, ridotti in condizioni di moderna schiavitù. Si tratta di fatti gravissimi che colpiscono la dignità delle persone, alterano il mercato del lavoro e danneggiano profondamente l’immagine dell’agricoltura lucana, composta nella stragrande maggioranza da imprese sane e lavoratori onesti». Lo dichiara, in una nota, il segretario generale FAI CISL Basilicata Raffaele Apetino, che aggiunge: «Il contrasto al caporalato deve rappresentare una priorità assoluta per tutte le istituzioni. Non bastano le sole operazioni repressive, pur fondamentali: servono controlli continui, trasporti regolari per i lavoratori, accoglienza dignitosa, maggiore incrocio trasparente tra domanda e offerta di lavoro e un rafforzamento della rete territoriale contro ogni forma di
sfruttamento. L’operazione di ieri dimostra ancora una volta come dietro il caporalato si nascondano vere organizzazioni criminali che fanno profitto sulla disperazione umana, calpestando diritti, sicurezza e dignità. Per questo è necessario costruire una grande alleanza sociale tra sindacati, istituzioni, forze dell’ordine e imprese sane per isolare chi alimenta illegalità e sfruttamento nei campi». «La Fai Cisl Basilicata - conclude Apetino - continuerà ad essere presente in tutti e 131 comuni della regione, accanto ai lavoratori italiani e stranieri, per difendere il lavoro regolare, la sicurezza e i diritti contrattuali, affinché nessuno debba più essere costretto a lavorare in condizioni disumane. Chi sfrutta i lavoratori agricoli non colpisce soltanto le persone più fragili, ma danneggia tutto il settore agroalimentare e la credibilità delle nostre produzioni. La legalità e la dignità del lavoro devono venire prima di tutto».

Mega e Pellegrino: «Questi arresti dimostrano l’efficacia dell’azione investigativa, ma anche quanto sia ancora diffuso lo sfruttamento»
La Direzione distrettuale antimafia di Potenza ha portato a termine un’operazione contro un’organizzazione criminale accusata di sfruttare lavoratori migranti impiegati come braccianti stagionali in agricoltura. L’inchiesta ha interessato in particolare la Val d’Agri e alcune aree del Metapontino, territori già al centro dell’attenzione sindacale e di numerosi controlli sul fenomeno del caporalato.A commentare gli arresti sono stati i segretari generali della Cgil Basilicata, Fernando Mega, e della Flai Cgil Basilicata, Vincenzo Pellegrino, che hanno espresso soddisfazione per l’esito delle indagini, definendo però «inaccettabile» il perdurare di situazioni di sfruttamento estremo.«Continuiamo ad assistere a fatti gravissimi – dichiarano i due dirigenti sindacali – con uomini e donne che spesso arrivano da esperienze di sofferenza e povertà e che

vengono ridotti in condizioni disumane, ricattati e privati della propria dignità».Secondo Flai Cgil e Cgil Basilicata, l’operazione rappresenta anche il risultato del lavoro svolto negli anni dal sindacato di categoria nella lotta al caporalato, attraverso il monitoraggio dei territori e la collaborazione con le forze dell’ordine. Le organizzazioni sindacali sotto-
lineano come il fenomeno continui a radicarsi nelle aree agricole più fragili, rendendo necessario un rafforzamento delle attività di prevenzione e controllo.«Fatti come questi –proseguono Mega e Pellegrino – dimostrano quanto sia fondamentale la presenza costante sui territori e il rapporto diretto con i lavoratori. Le vittime devono essere tutelate, assi-
stite e accompagnate in un percorso di recupero della dignità personale e lavorativa».La Cgil annuncia inoltre che garantirà supporto alle persone coinvolte, offrendo assistenza legale, linguistica e servizi di mediazione culturale ai lavoratori migranti impiegati nelle campagne lucane.Nel loro intervento, i rappresentanti sindacali puntano l’at-
tenzione anche sul Decreto Flussi, ritenuto insufficiente a garantire ingressi regolari e condizioni di lavoro sicure per i lavoratori stranieri.«Il sistema continua a mostrare gravi limiti – spiegano – perché basato su un meccanismo di incontro tra domanda e offerta di lavoro che spesso avviene a distanza, senza reali strumenti di controllo. Nonostante alcune modifiche introdotte negli ultimi anni, restano ritardi burocratici, scarsa trasparenza e meccanismi opachi che finiscono per lasciare migliaia di persone nelle mani di sfruttatori senza scrupoli».Per Flai Cgil e Cgil Basilicata, gli arresti eseguiti dalla Dda di Potenza confermano dunque la necessità di intensificare il contrasto al caporalato e di riformare profondamente le politiche migratorie e del lavoro agricolo, affinché episodi di sfruttamento come quelli emersi nell’inchiesta non possano più ripetersi.
L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, che ha portato alla luce un sistema di sfruttamento di lavoratori extracomunitari impiegati nei campi agricoli, riaccende il dibattito sulle criticità del decreto flussi e sulle difficoltà di regolarizzazione dei migranti in Italia. Secondo la Uil, proprio la complessità burocratica e i tempi lunghi previsti dalle procedure finiscono per alimentare irregolarità, caporalato e sfruttamento.A denunciarlo sono il segretario generale confederale della Uil con delega all’immigrazione, Santo Biondo, e il segretario regionale della Basilicata, Vincenzo Tortorelli, che in una nota parlano di una situazione «che il sindacato denuncia da tempo».L’indagine della Dda di Potenza avrebbe accertato condizioni di grave sfruttamento ai danni di lavoratori stranieri, costretti a pagare somme di denaro per ottenere il visto d’ingresso in Italia e sottoposti a turni massacranti nei campi. Per i dirigenti sindacali, il problema nasce soprattutto dall’inefficienza dei canali regolari di ingresso. «La difficoltà alla regolarizzazione –
spiegano Biondo e Tortorelli – lascia ampi margini alla criminalità organizzata, determinando condizioni di soggezione economica e psicologica dei lavoratori immigrati». La Basilicata, sottolinea la Uil, rappresenta un caso emblematico. Nonostante il forte fabbisogno di manodopera agricola, le nuove regole intro-
dotte nel 2025 – che hanno eliminato quote e click day per la conversione dei permessi di soggiorno da lavoro stagionale a subordinato – non hanno prodotto effetti significativi sul territorio regionale. Secondo i dati del Viminale, infatti, le domande di conversione presentate in Basilicata sono state soltanto 359, pa-

ri all’1,5% del totale nazionale.«Quando i canali regolari non funzionano – afferma Santo Biondo – si aprono inevitabilmente spazi per il lavoro nero, il caporalato e le forme più gravi di sfruttamento». Il dirigente sindacale propone quindi un superamento del sistema rigido delle quote, puntando su canali di ingresso più flessibili e coerenti con i reali bisogni del mercato del lavoro.Critico anche Vincenzo Tortorelli, secondo cui il decreto flussi risulta «profondamente inefficiente e disallineato rispetto ai fabbisogni reali del mercato del lavoro». Il segretario regionale della Uil evidenzia inoltre come il sistema del click day abbia finito per premiare «più la rapidità della domanda che la qualità delle opportunità lavorative».Da qui la richiesta alla Regione Basilicata di attivare rapidamente un tavolo specifico sul tema, soprattutto in vista delle prossime campagne di raccolta ortofrutticola. Per la Uil resta grave la carenza di politiche dedicate all’integrazione degli immigrati, sia sul fronte delle condizioni abitative sia su quello della formazione professionale.
AMMINISTRATIVE: «“Vivere Sant’Arcangelo” è una proposta credibile perché nasce dal territorio ed è composta da persone che vivono la comunità»
DI EMANUELA CALABR ESE
Tra i 10 comuni della provincia di Potenza chiamati al voto, c’è anche Sant’Arcangelo. Qui sono tre i candidati alla carica di Sindaco, tra i quali Nicola Giordano che oggi si racconta in questa intervista a Cronache.
«Sono farmacista e da anni vivo il mio lavoro come un punto di ascolto diretto con la comunità. La farmacia mi ha permesso di conoscere da vicino le persone, le loro difficoltà, le preoccupazioni e le speranze. In questi anni ho visto crescere tanti concittadini e cambiare Sant’Arcangelo. La mia candidatura nasce dall’amore per il mio paese e dalla volontà di mettere a disposizione esperienza, ascolto e senso di responsabilità. Non mi candido per ambizione personale, ma perché credo che Sant’Arcangelo abbia bisogno di ritrovare fiducia, centralità e una visione condivisa per il futuro».
Tastando il polso della comunità cosa si percepisce in questa corsa a tre?
«Percepiamo una comunità attenta, partecipe e desiderosa di essere ascoltata davvero. Nei confronti quotidiani con i cittadini emerge il bisogno di concretezza, presenza e di un’amministrazione capace di guardare ai problemi reali del paese. Crediamo che “Vivere Sant’Arcangelo” sia una proposta credibile perché nasce dal territorio ed è composta da persone che vivono ogni giorno la comunità. Conosciamo da vicino difficoltà, esigenze e potenzialità del nostro paese. La nostra forza è
questa: non partiamo da idee astratte, ma da ciò che vediamo, ascoltiamo e viviamo quotidianamente».
Come state portando avanti la campagna elettorale, che vede in corsa anche il Sindaco uscente La Grotta e un politico di lungo corso come De Filippo?
«Stiamo portando avanti una campagna basata sull’ascolto, sulla presenza e sul confronto diretto con i cittadini. Vogliamo incontrare le persone, raccogliere esigenze e spiegare con chiarezza la nostra idea di paese. Il confronto con le altre liste fa parte della democrazia, ma noi abbiamo scelto un tono costruttivo, evitando polemiche inutili e concentrandoci sui contenuti. La nostra proposta mette al centro una squadra civica, composta da persone del territorio, pronta ad affrontare i problemi con pragmatismo, collaborazione e senso di responsabilità. Il nostro obiettivo è parlare di soluzioni concrete per Sant’Arcangelo». Ovunque per le prossime amministrative sono state presentate liste civiche. “Vivere Sant’Arcangelo” di che anime si compone?
«La nostra è una lista civica nel senso più autentico del termine. Non nasce da un’unica appartenenza politica, ma dall’incontro di persone con storie, sensibilità ed esperienze diverse, unite da un obiettivo comune: lavorare per il bene del paese. All’interno della squadra ci sono persone che provengono da percorsi differenti, ma ciò che conta non è l’etichetta politica. Conta la volontà di metter-

si a disposizione della comunità con serietà, rispetto e spirito di ser- vizio. È una lista eterogenea anche dal punto di vista umano e sociale, composta da cittadini che conoscono Sant’Arcangelo perché lo vivono ogni giorno. Anche la presenza di una persona di origine straniera, ormai pienamente integrata nella nostra comunità, rappresenta un segnale di apertura e attenzione alla realtà concreta del territorio».
Quali sono i punti di forza del vostro programma elettorale? «Il punto di forza del nostro programma è la concretezza. Non abbiamo costruito un elenco di promesse irrealizzabili, ma un progetto basato sull’ascolto del territorio e sulla conoscenza diretta dei problemi quotidiani di Sant’Arcangelo. Vogliamo un’amministrazione pragmatica, capace di trovare soluzioni pratiche, sostenibili e realizzabili. Al centro ci saranno i cittadini, le associazioni, le attività produttive, i giovani, gli anziani e tutte le realtà che ogni
In vista delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza, in programma dal 20 al 23 maggio, la lista «Ingegneri & Comunità» ha intensificato il confronto con gli iscritti attraverso una serie di incontri territoriali che hanno registrato un’ampia partecipazione. Le votazioni si svolgeranno con seggi aperti nelle sedi di Potenza, Rionero in Vulture e Senise. Al centro degli appuntamenti promossi dalla lista ci sono stati i principali pilastri del programma, con particolare attenzione al rapporto con la Pubblica amministrazione, alle pari opportunità, alla formazione e al ruolo dei giovani nella professione. Nel corso degli incontri è emersa l’esigenza di un Ordine capace di dialogare in modo strutturato con Comuni ed enti locali, offrendo supporto tecnico, strumenti operativi e un presidio costante sui processi di affidamento e gestione delle opere pubbliche. Spazio anche al tema delle pari opportunità, con iniziative finalizzate alla valorizzazione delle competenze femminili e alla creazione di luoghi di rappre-
sentanza e confronto. Ampia attenzione è stata riservata anche ai giovani ingegneri, con proposte rivolte all’accoglienza dei nuovi iscritti, alla formazione professionalizzante e alla costruzione di percorsi utili a facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro. La lista, guidata dall’ingegnere Michele Lapenna, ha ribadito la necessità di un Ordine più autorevole, più vicino ai professionisti e più utile nella vita lavorativa quotidiana. Tra le proposte illustrate figurano la tutela del titolo professionale, l’applicazione della normativa sull’equo compenso, l’attivazione di uno sportello legale e fiscale, la creazione di un Osservatorio sui bandi e sugli affidamenti Sia, la definizione di percorsi formativi multidisciplinari e il rafforzamento del rapporto con l’Università, anche attraverso iniziative rivolte agli studenti delle scuole superiori. La squadra di «Ingegneri & Comunità» è composta da professionisti con esperienze diversificate, provenienti da ambiti pubblici, privati e accademici. Ne fanno parte Michele Lapenna, Donatella Caniani, Giuseppe D’Onofrio, Anna
giorno tengono viva la nostra comunità. Tra le priorità ci sono decoro urbano, miglioramento dei servizi, qualità della vita, sostegno al commercio e alle attività locali, insieme a una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte importanti». Quali invece le maggiori criticità che vive il territorio o la comunità, a cui lavorereste con priorità?
«La criticità principale è la perdita di centralità del nostro paese. Sant’Arcangelo, in passato, ha avuto un ruolo importante per tutta l’area della Media Val d’Agri, dal punto di vista economico, sociale e strategico. Oggi dobbiamo lavorare per recuperare quella funzione. Il nostro impegno sarà rendere Sant’Arcangelo nuovamente attrattivo: per chi ci vive, per i giovani che devono poter immaginare qui il proprio futuro, per le attività economiche e per chi può portare sviluppo e opportunità. La priorità è ridare fiducia al paese e farlo tornare protagonista».

Guarini, Francesco Iantorno, Giuseppe Laguardia, Giuseppe Lopiano, Lucia Marotta, Carmine Rocco Mecca, Giorgio Maria Restaino, Saverio Scavone, Vito Sivolella, Rosalia Smaldone, Prosperino Suanno e Maria Zaccardo. La lista propone inoltre l’ingegnere Maurizio Sarli come presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione dell’Ordine. Nel percorso che conduce alle giornate di voto, «Ingegneri & Comunità» ha ribadito l’importanza di un impegno unitario e coerente, sottolineando come la realizzazione della visione delineata richieda il contributo dell’intera squadra. Il progetto si fonda su obiettivi chiari e verificabili, pensati per rafforzare il ruolo dell’Ordine e sostenere la crescita della comunità professionale degli ingegneri della provincia di Potenza.
Casino, Aliandro e Picerno (FI) al “Madonna delle Grazie”: confronto con medici e dirigenti sul nuovo Piano sanitario regionale
MATERA. Il capogruppo di Forza Italia in regione Michele Casino, insieme ai consiglieri regionali Gianuario Aliandro e Fernando Fortunato Picerno, ha svolto ieri una visita istituzionale presso le strutture dell’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, nell’ambito del percorso di ascolto avviato in vista dell’imminente approvazione del Piano Sanitario Regionale.
La delegazione ha incontrato dirigenti, operatori sanitari e personale medico, per raccogliere esigenze, criticità e proposte utili alla definizione di un documento sanitario realmente aderente ai bisogni del territorio.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto al dott. Maurizio Friolo –Direttore generale dell’Asm, dott. Livio Melpignano – Direttore medico, dott. Andrea Gigliobianco – Direttore sanitario dell’Ospedale di Matera per la disponibilità, la professionalità e la chiarezza nell’illustrare lo stato dell’arte dei servizi e le priorità operative.

«Il confronto diretto con chi vive quotidianamente la sanità è fondamentale per costruire un piano che risponda davvero alle esigenze dei lucani» – ha dichiarato Casino. «Le osservazioni raccolte oggi saranno portate ai tavoli regionali per contribuire a un sistema più efficiente, moderno e vicino ai cittadini».
I consiglieri Aliandro e Picerno hanno sottolineato l’importanza di «un lavoro condiviso e concreto, capace di valorizzare le competenze presenti e di rafforzare i presidi stra-
tegici della Basilicata, a partire da quello di Matera».
La delegazione proseguirà nelle prossime settimane con ulteriori sopralluoghi nelle strutture sanitarie regionali, per completare un quadro puntuale delle priorità da inserire nel nuovo Piano Sanitario. Il capogruppo di Forza Italia in regione Basilicata Michele Casino, insieme ai consiglieri regionali Gianuario Aliandro e Fernando Fortunato Picerno, ha svolto oggi una visita istituzionale presso le strutture del-
l’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, nell’ambito del percorso di ascolto avviato in vista dell’imminente approvazione del Piano Sanitario Regionale.
La delegazione ha incontrato dirigenti, operatori sanitari e personale medico, per raccogliere esigenze, criticità e proposte utili alla definizione di un documento sanitario realmente aderente ai bisogni del territorio.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto al dott. Maurizio Friolo –Direttore generale del-
l’ASM, dott. Livio Melpignano – Direttore medico, dott. Andrea Gigliobianco – Direttore sanitario dell’Ospedale di Matera per la disponibilità, la professionalità e la chiarezza nell’illustrare lo stato dell’arte dei servizi e le priorità operative. «Il confronto diretto con chi vive quotidianamente la sanità è fondamentale per costruire un piano che risponda davvero alle esigenze dei lucani» – ha dichiarato Casino. «Le osservazioni raccolte oggi saranno portate ai tavoli regionali per contribuire a un sistema più efficiente, moderno e vicino ai cittadini».
I consiglieri Aliandro e Picerno hanno sottolineato l’importanza di «un lavoro condiviso e concreto, capace di valorizzare le competenze presenti e di rafforzare i presidi strategici della Basilicata, a partire da quello di Matera».
La delegazione proseguirà nelle prossime settimane con ulteriori sopralluoghi nelle strutture sanitarie regionali, per com-
Dopo il caso alle casse dell’ospedale ottenuti un supervisore psicologico, più vigilanza e interventi sul sistema elimina code
POTENZA. Un supervisore psicologico contro il rischio Burnout, il rafforzamento della vigilanza nelle aree delle casse e l’impegno a risolvere in tempi rapidi i problemi del sistema elimina code. Sono i primi risultati ottenuti da Filcom Confsal Basilicata dopo la vertenza aperta in seguito all’aggressione verbale subita da una lavoratrice dell’Aor San Carlo di Potenza il 24 aprile scorso. L’episodio si è verificato nel pomeriggio, intorno alle 17.30, presso gli sportelli delle casse dell’ospedale potentino. Secondo quanto riferito dal sindacato, un utente esasperato dal malfunzionamento del sistema elimina code e dei monitor informativi si sarebbe scagliato contro il personale in servizio, prendendo di mira in particolare l’unica dipendente donna presente in quel momento. La lavoratrice, visibilmente provata, avrebbe avuto difficoltà a concludere il turno. L’intervento del servizio di vigilanza sarebbe ar-
rivato soltanto dopo l’allontanamento spontaneo dell’uomo.Filcom Confsal sostiene che non si tratti di un caso isolato. Nella nota inviata il 27 aprile alla Direzione generale dell’Aor San Carlo, a Servizi Integrati e all’Ispettorato territoriale del lavoro di Potenza-Matera, il sindacato aveva infatti segnalato episodi analoghi già verificatisi in passato, denunciando l’assenza di misure adeguate per prevenire situazioni di tensione e rischio per gli operatori.Al centro della vicenda vi sarebbe il ripetersi quasi quotidiano di guasti al sistema elimina code nelle ore pomeridiane, circostanza che provocherebbe rallentamenti, file e tensioni tra gli utenti. Una situazione che, secondo Filcom, scaricherebbe l’intera pressione sugli addetti agli sportelli.Nel corso del confronto svoltosi il 18 maggio presso l’Ispettorato del lavoro, l’azienda si è impegnata ad attivare un supervisore psicologico con interventi specifici de-

stinati ai lavoratori delle casse, considerati particolarmente esposti allo stress correlato all’attività svolta. Sul fronte della sicurezza, invece, la guardia giurata sarà richiamata al pieno rispetto del proprio ruolo contrattuale, con presidio costante delle casse e interventi tempestivi in caso di
criticità.L’Aor San Carlo ha inoltre annunciato l’intenzione di collocare hostess di orientamento vicino alle macchinette per l’emissione dei ticket, così da migliorare la gestione dei flussi e alleggerire il carico sulle operatrici di cassa. Resta aperto anche il confronto sulle ore supplementari strutturali. Filcom denuncia un utilizzo continuativo del lavoro supplementare per far fronte a esigenze ormai permanenti e chiede un adeguamento stabile del monte ore contrattuale. Le parti torneranno a incontrarsi il 3 giugno all’Ispettorato del lavoro.«Una lavoratrice è stata aggredita verbalmente mentre svolgeva il proprio lavoro in un ospedale pubblico», ha dichiarato il segretario generale regionale di Filcom Confsal Basilicata, Donato Rosa. «Noi ci siamo fermati, abbiamo aperto il confronto e ottenuto risultati concreti. Il sindacato deve servire a questo: affrontare i problemi e trovare soluzioni reali».

POTENZA. La consigliera comunale di opposizione e presidente dell’associazione Avanti gli Ultimi, Antonella Tancredi, annuncia l’avvio di una raccolta solidale di beni alimentari e prodotti di prima necessità che si svolgerà nei giorni precedenti la festa cittadina.
Le donazioni potranno essere consegnate direttamente presso la sede dell’associazione Avanti gli Ultimi e saranno destinate al sostegno dei nuclei familiari seguiti quotidianamente dall’associazione, molte delle quali vivono situazioni di forte difficol-
tà economica e sociale. L’iniziativa nasce in un momento sociale particolarmente delicato, segnato dall’aumento del costo della vita e dalle crescenti difficoltà che colpiscono tante famiglie del territorio. Sempre più persone, infatti, si trovano a dover affrontare problemi legati alle spese alimentari, alle utenze e ai bisogni essenziali della vita quotidiana. «Ogni giorno tocchiamo con mano situazioni di grande fragilità –dichiara Antonella Tancredi –. Dietro tante porte ci sono famiglie che vivono nel silenzio
difficoltà enormi. Questa raccolta nasce proprio per dare un sostegno concreto ai nuclei familiari che seguiamo costantemente attraverso le attività della nostra associazione».
L’associazione rivolge un appello alla cittadinanza, alle attività commerciali e alle realtà associative affinché possano contribuire donando alimenti a lunga conservazione, prodotti per bambini e beni di prima necessità.
«La solidarietà non deve fermarsi alle parole – aggiunge Tancredi –. Anche un piccolo

contributo può trasformarsi in un aiuto importante per tante famiglie che oggi hanno bisogno della vicinanza dell’intera comunità».
I ragazzi del liceo “Walter Gropius” di Potenza in visita alla Polizia locale tra educazione civica e sicurezza stradale
POTENZA. Una delegazione formata da più di trenta tra ragazzi e insegnanti di sostegno del Liceo Statale Walter Gropius, ha visitato il Comando di Polizia Locale per conoscere da vicino il lavoro degli agenti al servizio della comunità. L’iniziativa nasce con l'obiettivo di avvicinare i giovani cittadini alle istituzioni, promuovendo i valori della legalità, della sicurezza stradale e, soprattutto, della vicinanza inclusiva che la Polizia locale esercita quotidianamente sul territorio. I ragazzi sono stati accolti dalla Comandante e dagli ufficiali del Corpo, che hanno accompagnato i ragazzi alla scoperta delle attività svolte dalla Polizia locale. La visita ha ri-

guardato i diversi ambiti della struttura dalla Centrale Operativa e i vari Uffici specialistici. L’esperienza nel parco dei veicoli è stato, a detta dei partecipanti, il momento più entusiasmante, nel corso del quale i ragazzi hanno
potuto osservare da vicino le auto e le moto utilizzate dal personale nello svolgimento dei quotidiani servizi di competenza rendersi conto della rilevanza della strumentazione di bordo. Due ore trascorse insieme, intervallate da
momenti di formazione interattiva, incentrata sui comportamenti corretti da tenere in strada, sia come pedoni sia come cittadini. «Accogliere questi ragazzi è stato per tutti noi un momento di arricchimento e una grande opportu-
nità di crescita umana» ha dichiarato la Comandante della Polizia Locale di Potenza Maria Santoro. «La divisa deve essere vista come un punto di riferimento sicuro a cui chiedere aiuto in caso di necessità. L’esperienza fatta ha dimostrato che la sinergia sul territorio e tra le Istituzioni può contribuire a creare una comunità davvero accogliente e accessibile a tutti nel rispetto del principio di legalità». A conclusione della mattinata, a tutti i partecipanti sono stata consegnati dei gadgets con il messaggio “Insieme nella Legalità” per ricordare un’esperienza che ha voluto unire educazione civica e inclusione sociale nel segno della solidarietà.
Il rilevamento automatico della velocità sulla SS7 Var B resterà fermo fino al 15 giugno per i lavori di Anas sulla carreggiata

POTENZA. Resterà sospesa fino al 15 giugno 2026 l’attività di rilevamento automatico della velocità della postazione autovelox installata sulla SS7 Var. B, in contrada Varco d’Izzo. Lo comunica il Comando della Polizia Locale del Comune di Potenza, precisando che la proroga della sospensione è stata disposta in seguito all’aggiornamento delle ordinanze emanate da Anas relative ai lavori di riqualificazione della piattaforma stradale.Il provvedimento fa riferimento all’ordinanza numero 188/2026/PZ, che ag-
giorna la precedente ordinanza numero 150/2026/PZ dell’11 maggio scorso, adottata da Anas Spa nell’ambito degli interventi in corso lungo il tratto compreso tra il chilometro 466+550 e il chilometro 468+300 della SS7 Var. B. I lavori riguardano il primo stralcio dell’intervento di riqualificazione della sede stradale e hanno comportato modifiche temporanee alla viabilità e alle condizioni di percorrenza dell’arteria. Proprio per tali motivazioni è stata confermata la sospensione delle
attività di controllo automatico della velocità attraverso la postazione autovelox presente lungo il tratto interessato dal cantiere. Dal Comando della Polizia Locale viene specificato che, salvo ulteriori disposizioni da parte di Anas Spa, il sistema resterà inattivo fino alle ore 24 del 15 giugno 2026. L’amministrazione invita comunque gli automobilisti a mantenere comportamenti prudenti e a rispettare i limiti di velocità e la segnaletica presente lungo il percorso, anche in assenza del controllo elettronico.
Prevista la presenza delle massime autorità civili, militari e regionali per un appuntamento dal forte valore simbolico per la comunità
Avigliano si prepara a rendere omaggio a una delle sue figure storiche più rappresentative con una cerimonia dal forte valore civile e simbolico. Domani, alle ore 10.00, il largo antistante la Chiesa di Santa Lucia sarà ufficialmente intitolato al Maresciallo Capo della Guardia di Finanza Gerardo Forlenza, cittadino aviglianese insignito della Croce di Guerra al Valor Militare per il coraggio dimostrato nei fatti d’arme di Debuk, in Etiopia, nel marzo del 1936.L’iniziativa, promossa dal Comune di Avigliano, vuole celebrare la memoria di un uomo che ha incarnato i valori del servizio allo Stato, del sacrificio e della dedizione alle istituzioni, trasformando la toponomastica cittadina in un segno con-

creto di riconoscenza collettiva.La cerimonia sarà presieduta dal sindaco di Avigliano, avv. Giuseppe Mecca, insieme al Comandante Interregionale dell’Italia Meridionale della Guardia di Finanza, Gene-
rale di Corpo d’Armata Francesco Greco. È prevista anche la partecipazione del Prefetto di Potenza, dott. Michele Campanaro, a sottolineare la rilevanza istituzionale dell’evento.Saranno pre-
senti inoltre il Comandante Regionale Basilicata della Guardia di Finanza, Generale di Brigata Roberto Pennoni, e il Generale di Brigata Crescenzo Sciaraffa, insieme al consigliere regionale Michele Napoli
in rappresentanza della Regione Basilicata. Madrina della cerimonia sarà la dott.ssa Angela Forlenza, pro-nipote del Maresciallo Capo.L’intitolazione del largo a Gerardo Forlenza rappresenta non solo un tributo alla memoria individuale, ma anche un momento di riflessione collettiva sui valori fondanti della Repubblica. Come sottolineato dall’Amministrazione comunale, ricordare figure come quella del Maresciallo Forlenza significa trasmettere alle nuove generazioni principi come il coraggio, il senso del dovere, la disciplina e l’amore per la Patria.Un’eredità morale che l’intera comunità aviglianese intende custodire e tramandare, facendo della memoria uno strumento vivo di identità civile e coesione.
Un percorso didattico che ha portato la classe a trasformare esperienze quotidiane in un prodotto audiovisivo
La classe 2C dell’Istituto
Comprensivo “FerraraMarottoli” di Melfi si è aggiudicata il primo premio della quarta edizione del concorso letterario “In dialogo con San Giustino De Jacobis”, un’iniziativa dedicata alla promozione tra le nuove generazioni della cultura della pace e del confronto costruttivo.Il riconoscimento è stato assegnato oggi, 18 maggio 2026, nell’ambito di un progetto che mira a valorizzare il ruolo della scuola non solo come luogo di formazione culturale, ma anche come spazio di crescita umana e civile, capace di formare cittadini consapevoli e promotori di valori positivi.Il concorso ha rappresentato per gli studenti un’importante occasione di riflessione sul significato autentico del dialogo e sulla necessità di contrastare ogni forma di violenza, sia all’interno dell’ambiente scolastico sia nella vita quotidiana. Attraverso la scrittura e la creatività, i partecipanti hanno
approfondito temi come il rispetto reciproco, l’ascolto e la comprensione dell’altro.A distinguersi per originalità, sensibilità e capacità espressiva è stata proprio la classe 2C, che ha saputo
interpretare con maturità il tema proposto, realizzando un elaborato particolarmente significativo e coerente con i valori ispirati alla figura di San Giustino De Jacobis.Determinante per il suc-

cesso degli studenti è stata la guida della professoressa di Tecnologia Alessandra Prete, che ha accompagnato il percorso formativo con competenza e passione educativa, stimolando negli alunni pensiero critico, sensibilità e capacità espressiva.Il lavoro premiato consiste in un cortometraggio intenso ed evocativo, che mette in scena episodi di vita scolastica segnati da incomprensioni e conflitti. Nel racconto emerge con forza il messaggio centrale dell’iniziativa: solo attraverso il dialogo, l’empatia e la volontà di comprendersi è possibile superare le difficoltà e costruire un esito positivo condiviso.Il risultato ottenuto dalla classe 2C conferma ancora una volta il valore educativo dell’Istituto Comprensivo Ferrara-Marottoli di Melfi, impegnato nella formazione di studenti capaci non solo di eccellere sul piano didattico, ma anche di contribuire alla costruzione di una società più pacifica e inclusiva.
A Cronache Mastro spiega: «La realizzazione di ulteriori lavori sono oggetto di specifico progetto che sarà avviato successivamente»

PALAZZO SAN GERVASIO. Ancora un importante finanziamento per il Comune di Palazzo San Gervasio, questa volta per la valorizzazione dell’area rifugio e campeggio, presso il Bosco Comunale Santa Giulia, grazie ad un importo di 350.000€, finanziato nell’ambito del POC Basilicata 2014-2020, Asse 5. A darne notizia, con la condivisione del Sindaco Luca Festino, è l’Assessore ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica Michele Mastro. «I lavori di realizzazione di questo ambizioso intervento, progettualità sviluppata nel pieno rispetto delle condizioni di modernità, sicurezza e armonicità, si concentreranno nella demolizione e ricostruzione di un immobile che a breve sarà restituito alla comunità palazzese e al suo territorio».
A Cronache l’Assessore aggiunge: «Nello specifico, l'intervento mira a una totale e completa valorizzazione dei luoghi prevedendo la completa demolizione del manufatto a due piani esistente
per poi realizzare blocchi a specifica destinazione inseriti nel paesaggio boschivo, al fine di mantenere un rapporto armonico tra le nuove costruzioni e le aree circostanti. I blocchi da realizzare con il primo lotto, che costituiscono un intervento funzionale e funzionante, riguardano l’Info Poit –reception e i servizi igienici (diversamente abili, donne e uomini), in grado di fornire sin da subito i servizi essenziali quali quello di informare e guidare il turista in merito alla fruizione naturalistica del bosco e del territorio comunale in genere e quello di mettere a disposizione del turista i servizi igienici».
Il Gruppo politico “Progetto Comune 2050” in merito osserva: «Analizzando il computo metrico, emerge chiaramente che i 350.000 euro complessivamente stanziati sembrerebbero sufficienti soltanto per l’abbattimento e la ricostruzione di una parte della struttura, circa metà dell’intero edificio».
A tal proposito Mastro spiega tra-

mite le nostre colonne che «il programma prevede la realizzazione di un terzo blocco destinato a bar caffetteria e una serie di pergolati di raccordo fra i blocchi a realizzazione di tali interventi, insieme a sistemazione della casina di caccia e dell’area campeggio, realizzazione dei percorsi interni al Bosco completi di cartellonistica, installazione di un più efficiente sistema di illuminazione a basso impatto ambientale e realizzazione di aree di sosta pic-nic, sono oggetto di specifico progetto che sarà avviato successivamente all’approvazione, da parte della Regione Basilicata nell'ambito della programmazione FESR FSE+Basilicata 2021-2027, della scheda operazione dal titolo “Intervento di valorizzazione e miglioramento della fruizione Bosco Santa Giulia” per un importo complessivo di 800.000 euro. Una vera e propria scommessa sul futuro, un investimento mirato a restituire un'anima, dignità e bellezza ad un luogo, cuore pulsante di un contesto naturalistico e ambientale di

straordinaria e strabiliante bellezza».
In merito al lavoro sinergico dell’Amministrazione Mastro ag- giunge: «È davvero tanta la soddisfazione che proviamo per questo straordinario intervento che sicuramente rappresenta, insieme ad altri, un altro dei lavori più importanti non solo per l’investimento, ma anche e soprattutto per gli sviluppi che avrà la nostra cittadina dal punto di vista culturale, ambientale e di valorizzazione del nostro territorio centrali nella nostra mission politica ed amministrativa. Abbiamo lavorato intensamente con gli Uffici tecnici per giungere all’apertura di questo cantiere. Ed ora tagliamo questo traguardo, ringraziando quanti ci hanno lavorato, dal Responsabile dell’Ufficio Tecnico comunale all’intero staff tecnico, i progettisti, la Direzione lavori, l’impresa esecutrice e tutti coloro che a vario titolo hanno contributo in questo ambizioso progetto».
E ma C al

MATERA. Proseguono a Matera i servizi straordinari di controllo del territorio predisposti dalla Polizia di Stato, con particolare intensificazione nei fine settimana e con il supporto del Reparto Prevenzione Crimine “Basilicata”. L’attività, pianificata soprattutto nelle aree centrali e maggiormente frequentate della città, è finalizzata ad accrescere i livelli di sicurezza, sia sotto il profilo concreto ed operativo, sia sotto quello della percezione da parte di cittadini, lavoratori e numerosi turisti che,
specie nel periodo estivo, affollano il centro cittadino e i principali luoghi di aggregazione.
I controlli mirano, inoltre, a prevenire e contrastare fenomeni di recrudescenza dei reati contro la persona e contro il patrimonio, nonché quelli connessi alla cessione e al consumo di sostanze stupefacenti, attraverso una presenza più capillare delle pattuglie sul territorio e verifiche mirate nei punti ritenuti maggiormente sensibili.
Nel corso degli ultimi due fine
settimana, le attività svolte hanno consentito di identificare complessivamente 627 persone, di cui 37 cittadini extracomunitari, e di controllare 303 veicoli. Sono stati inoltre effettuati 27 posti di controllo ed elevate 13 sanzioni per violazioni al Codice della Strada. L’azione della Polizia di Stato proseguirà anche nelle prossime settimane, con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza, assicurando una costante presenza sul territorio e una risposta concreta alle esigenze della collettività.

Giunta del Comune di Matera candida ai fondi Zes l’intervento per la gestione delle acque meteoriche nella zona industriale
MATERA. La Giunta comunale di Matera ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica per la regimentazione e il trattamento delle acque meteoriche nell’area Paip, avviando ufficialmente la candidatura della città al finanziamento della Struttura di Missione Zes presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Il provvedimento, approvato con la delibera numero 124 del 13 maggio 2026, punta a intervenire su una delle criticità storiche della zona produttiva cittadina, interessata da problematiche legate al rischio idraulico e alla gestione delle acque piovane.L’intervento nasce da un confronto avviato dall’amministrazione comunale con le asso-

ciazioni imprenditoriali e le categorie produttive del territorio. La strategia messa in campo dagli assessorati ai Lavori pubblici e alle Attività produttive mira infatti a superare la logica delle opere tampone e delle soluzioni emergenziali, programmando invece infra-
strutture strutturali considerate fondamentali per il rilancio delle aree artigianali e industriali della città.Il progetto, redatto dall’ingegner Ignazio Oliveri, prevede un investimento complessivo di 5 milioni e 215 mila euro. Di questi, circa 4 milioni saranno destinati ai lavo-
ri e alle misure di sicurezza, mentre oltre un milione e 200 mila euro saranno utilizzati per oneri tecnici, somme a disposizione dell’ente e imprevisti. Le opere dovranno essere completate entro il 31 dicembre 2028, nel rispetto dei tempi previsti dal Fondo sviluppo e coesione 2021-2027.L’obiettivo principale dell’intervento è ridurre il rischio idraulico nell’area Paip, garantendo maggiore sicurezza alle aziende e ai lavoratori che operano quotidianamente nella zona industriale materana. In caso di approvazione del finanziamento richiesto alla Struttura di Missione Zes, l’opera sarà inserita immediatamente nel Programma triennale dei lavori pubblici.«Con que-
sta delibera l’amministrazione Nicoletti conferma l’attenzione prioritaria verso i luoghi della produzione», ha dichiarato l’assessora ai Lavori pubblici Lucia Gaudiano. «Vogliamo potenziare infrastrutture e viabilità delle aree industriali attraverso un metodo condiviso con gli attori economici del territorio. Questa candidatura rappresenta la volontà politica di trasformare criticità storiche in opportunità di sviluppo moderno e sicuro».L’amministrazione comunale considera il potenziamento delle aree produttive uno dei punti strategici del proprio mandato, con l’obiettivo di migliorare servizi, sicurezza e competitività del tessuto imprenditoriale locale.
Famiglia Futura replica ad Amministrazione e scuola: «Disattese tutele previste per il primo giorno di morosità»
MATERA. Nuova replica dell’associazione Famiglia Futura sul caso del bambino rimasto senza pasto a scuola e successivamente allontanato dall’istituto. Dopo le dichiarazioni del Comune di Matera e della scuola coinvolta, l’associazione respinge le accuse di strumentalizzazione e punta il dito contro quelle che definisce «palesi inadempienze» da parte delle istituzioni.Secondo Famiglia Futura, il sistema di allerta collegato al borsellino elettronico della mensa non avrebbe funzionato correttamente. I genitori del bambino, in-
fatti, non avrebbero ricevuto alcuna comunicazione relativa all’esaurimento del credito né al primo giorno di morosità, come invece previsto dal regolamento comunale attraverso Sms o posta elettronica.L’associazione contesta anche la gestione da parte della scuola, sostenendo che il regolamento preveda comunque la somministrazione del pasto all’alunno nel primo giorno di mancato pagamento proprio per evitare situazioni legate a eventuali disfunzioni del sistema elettronico.«La discriminazione è insita nel negare

un pasto a un bambino», si legge nella nota diffusa dall’associazione, che definisce aggravante il fat-
to che episodi simili vengano considerati una prassi consolidata.Famiglia Futura chiede quindi una presa di responsabilità da parte delle istituzioni coinvolte e sollecita chiarimenti anche sulle politiche sociali rivolte alle famiglie fragili, dal cosiddetto «progetto di vita» fino ai centri estivi, ancora senza bandi a poche settimane dalla fine dell’anno scolastico.L’associazione ribadisce infine la disponibilità ad aprire tavoli di confronto con il Comune, auspicando «risposte concrete» e un dialogo che superi le polemiche politiche.
Un progetto per valorizzare le risorse locali e attrarre investimenti pubblici-privati; attesa per fine maggio la firma della convenzione
Prende corpo l’iniziativa di formalizzare il Patto territoriale “Metapontino”, tra dieci Comuni dell’area più attiva della Basilicata (Policoro, Rotondella, Nova Siri, Scanzano Jonico, Valsinni, Colobraro, Montalbano Jonico, Pisticci, Tursi e Bernalda), che intendono unire le forze per promuovere insieme il proprio sviluppo. Un’iniziativa partita con l’esigenza di rivendicare anche una maggiore considerazione, tra gli organismi più rappresentativi a livello regionale. L’idea supera steccati e logiche di partito, perseguendo solo il bene delle comunità interessate. E’ quanto hanno ribadito i sindaci di tutti i Comuni del Patto, che si sono riuniti stamane nell’aula consiliare del municipio di Policoro, decidendo di dare corpo e
sostanza all’iniziativa già entro fine maggio, con la firma della convenzione. Il passo successivo sarà intercettare i finanziamenti regionali, per avviare la progettazione. Un professionista sarà incaricato di redigere linee guida, obiettivi e opere concrete da realizzare, con l’idea di uno sviluppo pienamente condiviso in cui ogni Comune potrà dire la sua e partecipare attivamente mediante un rappresentante nell’istituendo comitato tecnico. Il Metapontino ha una prospettiva di crescita credibile e realistica, la capacità imprenditoriale e il diritto a fruire di risorse già disponibili in altre aree della regione. Quindi solo marciando insieme, l’area può occupare il suo giusto spazio, purchè avvenga sulla base di progetti integrati, concreti e

utili alle comunità di riferimento. Questo è il quadro normativo in cui si muoverà la convenzione, che tutti i sindaci interessati saranno chiamati a condividere e sottoscrivere. Nei mesi scorsi, tutti i consigli comunali hanno
approvato l’Associazione temporanea di scopo (Ats), condividendo il progetto integrato “Metapontino”, per valorizzare le risorse locali e attrarre investimenti pubblici-privati. Gli ambiti sono quelli dello sviluppo econo-
mico e agricolo, del turismo e della valorizzazione culturale, delle infrastrutture e mobilità, dei servizi ai cittadini e dell’inclusione, oltre allo sviluppo e miglioramento della risorsa acqua, tra turismo costiero e fluviale.


Scuola e territorio, gli alunni delle classi elementari del Comune jonico alla scoperta dell’olio extravergine d’oliva e della sua storia
DI VIN C ENZ O MAI DA
Èstata una di quelle iniziative che non solo andrebbe ripetuta, ma anche estesa ad altri prodotti agricoli tipici del territorio, come le arance, ad esempio, spiegando i benefici delle spremute con tale prodotto, che fu introdotto nel territorio di Montalbano Jonico nel 1700 a un calabrese. L’ulivo, invece, deve la sua presenza ai coloni greci che dal Peloponneso arrivarono intorno all’VIII e VII secolo a.C. L’Amministrazione Comunale di Montalbano Jonico ha organizzato tra gli ulivi secolari del Frantoio dei f.lli Savoia, un evento dedicato ad uno dei prodotti e dei sapori autentici della nostra terra, che ha un alto valore per la salute dell’uomo: l’olio extravergine d’olivaL'obiettivo è stato quello non solo di far assaporare le tradizioni e far conoscere ai più piccoli le bontà enogastronomiche
territorio e
del territorio, partendo da un protagonista assoluto, come l’olio extravergine d’oliva, ma anche di narrare la storia del territorio. Dopo l’arrivo degli alunni di alcune classi delle scuole elementari di Montalbano Jonico dell’Istituto Comprensivo, accompagnati dalle maestre, sotto gli ulivi alle spalle del frantoio dei f.lli Savoia in contrada Recoleta, sono intervenuti il Sindaco Giuseppe Di Sanzo, l’assessore all’Agricoltura del Comune jonico, Antonio Tornese, ed Emiliana Lisanti, assessore alle Attività Produttive. Gli esponenti dell’Amministrazione Comunale hanno sottolineato l’importanza dell’olio non solo nell’alimentazione ma anche, grazie alle sue proprietà organolettiche, per tanti altri rimedi legati alla salute umana. Hanno altresì ricordato che Montalbano, già da qualche anno, ha ottenuto il riconoscimento di Città dell’Olio, addirittura prima di Roma,
e che per numero di ettari coltivati è tra i primi posti in Basilicata. Nel territorio montalbanese sono presenti ulivi secolari e, nello stesso tempo, si stanno incrementando nuovi modelli colturali intensivi. Ѐ stato altresì ricordato che proprio qualche giorno addietro il prof. Silvio Garattini, presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano, e tra le massime autorità del farmaco in Italia, ha consigliato l’utilizzo dell’olio extravergine di oliva e la riduzione del burro in cucina. Ricordando che, purtroppo in passato, nel Nord Italia non si coltivava l’ulivo, e il consumo di burro era negativo per la salute. Dopo gli interventi degli amministratori comunali, per il piacere di tutti, si è passati alla degustazione guidata dell’olio nuovo e alla merenda tra gli oliveti con prodotti locali offerti dalla gentilezza dei proprietari, La mattinata si è conclusa con una passeggiata

tra le piante secolari per riscoprire il legame tra pae- saggio, cibo e comunità. Ѐ stata un’occasione per sta-
re all’aperto e trasmettere alle nuove generazioni il valore della terra, del lavoro e del buon cibo.
dal 23 maggio al 27 giugno 2026, otto appuntamenti in Basilicata per valorizzare l’olio extravergine d’oliva
Ritorna uno degli appuntamenti più attesi per la valorizzazione del patrimonio olivicolo e rurale: la 6ª edizione di “Merenda nell’Oliveta”. Quest’anno, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio, sostenuto dal GAL Lucus Esperienze Rurali S.R.L e realizzato in collaborazione con i comuni dell’Alto Bradano e del Vulture, assume una veste ancora più solenne e simbolica, legandosi al tema “L’Olio della Repubblica”, in occasione dell’80esimo Anniversario della Repubblica Italiana. Il GAL Lucus, da sempre in prima linea nella promozione dello sviluppo locale e delle eccellenze agroalimentari della Basilicata, patrocina e coordina un ricco calendario di appuntamenti che toccherà ben otto splendidi borghi del proprio comprensorio. Un viaggio che unisce la cultura gastronomica alla riscoperta del paesaggio olivicolo lucano, promuovendo un turismo sostenibi-

le e di prossimità. L’iniziativa rappresenta un’occasione unica per cittadini, turisti e appassionati di immergersi nell natura, degustare l’oro verde lucano di-
rettamente nei luoghi di produzione e riscoprire la tipica merenda all’italiana, simbolo di convivialità e dieta mediterranea. Il cuore della manifestazione sarà
la celebrazione di un rito collettivo sotto l’olivo: la preparazione della bruschetta tricolore. Ogni tappa del viaggio sarà un’esperienza unica e irripetibile. In ogni comune, infatti, l’evento vestirà un abito diverso per valorizzare le peculiarità del territorio: ad attendervi ci saranno incontri con esperti di settore, emozionanti reading letterari, suggestivi aperitivi al tramonto, degustazioni guidate dei nostri migliori oli extravergine, musica dal vivo e Show cooking. «La Merenda nell’Oliveta non è solo un momento di festa, ma un atto di valorizzazione strategica del nostro paesaggio rurale e del lavoro dei nostri produttori olivicoli», commenta il Presidente del GAL, Lucus Nicola Vertone, che prosegue: «Legare questa edizione all’80esimo compleanno della nostra Repubblica ci ricorda come l’olivicoltura sia parte integrante dell’identità culturale e costituzionale del nostro Paese».
DI FABRIZIO QUARATINO
Viviamo nell’epoca più connessa della storia… eppure non siamo mai stati così introvabili. Siamo ovunque e in nessun luogo allo stesso tempo. Ci vediamo nelle storie, nei vocali, nelle foto perfette, nei post costruiti per sembrare profondi anche quando, dentro, si è solo stanchi o confusi. Siamo presenti dappertutto. Ma spesso assenti da noi stessi, quasi senza accorgercene. E la cosa più inquietante non è che la gente menta. La cosa più inquietante è che molti non sanno più nemmeno chi sono quando non stanno più interpretando un ruolo. Perché il punto non è più soltanto “apparire diversi”. Il punto è che, a forza di apparire, si finisce per non sapere più cosa resta quando si smette di apparire. C’è chi si costruisce un personaggio così accurato da finirci dentro senza accorgersene. Il forte. Il simpatico. L’indifferente. Il ribelle. Il cinico. Quello che “non ha bisogno di nessuno”. E a volte lo ripete talmente

tante volte da crederci davvero.
Poi però basta una notte storta, una delusione, una paura improvvisa, e crolla tutto come una scenografia mal fissata dietro un teatro troppo illuminato. Perché la verità ha un difetto che non perdona: non si lascia truccare. E quando cade la scena, non c’è pubblico, non c’è applauso, non c’è ruolo. Resta solo ciò che si è evitato di guardare. E allora iniziano le fughe moderne. Quelle educate. Quelle silenziose. Quelle socialmente accettate. Quelle che nessuno giudica apertamente, ma che lentamente consumano dall’interno. C’è chi si anestetizza nel lavoro fino a scomparire dentro le proprie giornate. Chi riempie ogni silenzio perché il silenzio fa troppa paura. Chi cambia persone, luoghi, idee, relazioni… nella speranza di non incontrare mai se stesso nello specchio delle proprie scelte. Ma il problema resta sempre lo stesso: puoi attraversare il mondo intero, ma continui a sedere accanto alla tua coscienza. E
da lì non si scappa. Non con la velocità. Non con il rumore. Non con le distrazioni. Ed è lì che si gioca la vera partita. Non nella capacità di apparire invincibili, ma nel coraggio di restare fermi davanti a ciò che si è diventati. Perché serve più forza e più dignità ad ammettere: “Sto male. Mi sono perso. Devo ricominciare”, che a fingere per una vita intera che vada tutto bene. C’è un insegnamento antico che indica una verità semplice e radicale: quando la mente è offuscata, la realtà appare distorta; quando la mente si chiarisce e si rafforza, la realtà si riflette per ciò che è, senza deformazioni. Non è un’idea poetica. È un’esperienza quotidiana. Quando dentro di noi dominano rabbia, paura, invidia o frustrazione, il mondo si riempie di nemici anche dove non esistono. Le parole diventano attacchi. I silenzi diventano minacce. L’amore diventa sospetto. E tutto sembra rivolto contro di noi, come se la realtà avesse cambiato natura. Ma quando si inizia, con serietà e continuità, a lavorare su se stessi, accade qualcosa che non fa rumo-

re: non cambia subito il mondo… cambia il modo in cui lo attraversiamo. E questo cambiamento è così sottile che spesso non viene riconosciuto subito. Eppure è il più decisivo. Chi torna a sé stesso smette anche di aver bisogno di dimostrare continuamente qualcosa agli altri. Perché non sta più combattendo una battaglia di immagine, ma una ricerca di coerenza interiore. Le persone davvero forti non fanno rumore. Non schiacciano. Non umiliano. Non hanno bisogno di vincere ogni discussione. A volte passano persino inosservate. Eppure, proprio lì, illuminano. Perché hanno compreso che la vita non premia chi recita meglio, ma chi
riesce a restare umano in un mondo che spinge continuamente a diventare maschere. E forse oggi la vera rivoluzione non è diventare famosi. Non è apparire perfetti. Non è accumulare approvazioni. Forse la vera rivoluzione è riuscire ancora ad essere autentici. E per autentici non si intende forti sempre. Non si intende coerenti sempre. Non si intende invincibili. Si intende presenti. Quando si è fragili. Quando si è confusi. Quando si è lucidi. Quando si è in errore. Perché un essere umano vero, oggi, è qualcosa che il mondo continua a cercare… senza sapere che ha già dimenticato come si riconosce.
Nel castello federiciano incontri, arte e partecipazione studentesca per promuovere identità lucana, ambiente e patrimonio storico-culturale
Un evento che unirà storia, formazione, cultura e valorizzazione del territorio attraverso un ricco programma di interventi e partecipazioni artistiche.L’iniziativa nasce con l’obiettivo di riportare al centro l’eredità culturale di Federico II di Svevia, figura simbolo della storia del Mezzogiorno e protagonista delle celebri Costituzioni di Melfi, emanate proprio nel castello federiciano. Un percorso che, partendo dalla visione illuminata dell’imperatore, arriverà fino ai temi contemporanei della sostenibilità sociale, agroalimentare e del ruolo delle donne nella costruzione del futuro sostenibile. Sponsor ufficiale dell’evento Bricover Lavello. L’evento sarà condotto dai relatori: Ivana Pipponzi, promotrice del progetto, Consigliera regionale di Parità della Regione Basilicata e presidente del Lions Club di Melfi. Angelica Carretta, che approfondirà il tema delle Costituzioni di Federico II, documento considerato tra i più avanzati del Medioevo europeo. Sergio Cardone, Presidente dell’Istituto dei Castelli d’Italia della Basilicata che relazionerà sulla valorizzazione dei castelli della nostra Regione. Fernanda Galgano, Docente di Tecnologia Alimentare DAFE-Uni-
versità di Basilicata- Potenza, approfondirà il Tema sulla sostenibilità agroalimentare, evidenziando il legame tra tutela del territorio, qualità delle produzioni e sviluppo responsabile. Ampio spazio sarà dedicato anche ai temi della sostenibilità. Maria Antonietta Di Corato, Medico psichiatra interverrà sulla sostenibilità sociale. A coordinare e condurre l’intera manifestazione sarà Giulia Di Stasi. Ideatrice dell’evento e socia dell’Istituto Nazionale dei Castelli d’Italia. Hanno collaborato la Dirigente Scolastica, Rina Montanarella , la Vicaria Docente Gloria Coppola , gli studenti del Liceo Federico II di Svevia di Melfi, protagonisti dell’evento con laboratori e momenti di intrattenimento culturale, a testimonianza dell’importanza delle nuove generazioni nella diffusione della cultura e della consapevolezza ambientale. Sara presente il Gruppo Falconieri di Melfi che creerà l’atmosfera federiciana L’evento sarà arricchito inoltre dall’esposizione artistica del PittoreAlberto Barra, dalla partecipazione della scuola di danza ”Dance& Fitness”della Insegnante Mariassunta Musciodi Lavello e dall’allestimento della suggestiva Sala del Trono del Castello di Melfi curato dalla “Organizza-
trice di Eventi” Angela Signore di Lavello. L’intera manifestazione, voluta fortemente dalla socia Giulia Di Stasi, che ha voluto creare un momento di incontro capace di unire memoria storica, valorizzazione culturale e prospettive future. Si preannuncia dunque un evento di grande spessore culturale e formativo, destinato a diventare un importante momento di riflessione e promozione del territorio lucano. Un’occasione per accendere i riflettori sui castelli della Basilicata, sulla loro storia e sul loro enorme potenziale culturale e turistico, attraverso una visione che intreccia passato, presente e futuro sostenibile.
DON. MASI.



Continua il nostro percorso dialogico avviato nelle 131 agorà della nostra terra lucana. In questa seconda edizione lo facciamo attraverso una visione duale e della differenza (maschilefemminile). Il modello resta sempre quello socratico, di ricerca e di indagine “critica”, per un confronto e dialogo costruttivo sulle questioni e sui problemi, senza sopraffazioni e forme di dominio. La differenza esperita apre a percorsi di alterità e di rispetto delle diversità influenzando positivamente l’intero tessuto sociale. Nessuno “scimmiottamento”. Differenti identità per costruire qualcosa di buono nei luoghi dove si vive, “un mondo nuovo e migliore”, come direbbe Virginia Woolf.


DI M ARIA D E C ARLO *
C’era una volta, e non tanto tempo fa a Potenza, una bambina di nome Rosa che con la sorellina erano rimaste orfane di madre. Dopo un po’ il papà si risposa, ma con la matrigna ed altre bocche da sfamare per via di un lavoro quasi sempre incerto le cose non andavano proprio per il verso giusto e così la piccola Rosa decide di andare via da casa. Sosta e bussa al portone delle suore (zona S. Maria) offrendosi come inserviente e chiedendo in cambio un tetto dove dormire e una minestra. Le suore l’accolgono e così Rosa Samela (di origine aviglianese) cresce “protetta” dalla divina provvidenza. Infatti, la storia non finisce qui. Un bel giorno si presenta dalle suore l’imprenditore don Alfredo Avena, figlio di Michele (che nel 1926 rilevò “una piccola fabbrica di bibite e ghiaccio” e la battezzò, coronando un suo sogno, “Avena Bibite”), chiedendo manodopera per incartare le famose “caramelle Avena”. Tra queste 60 ragazze c’è anche Rosa. Tra i due nasce una bella amicizia e scocca la scintilla dell’amore. I 28 anni di
nel 1968, convolano a nozze e senza retorica, vissero felici e contenti. Dalla loro unione nascono Michele e Anna Avena che sono la terza generazione del noto marchio lucano. Questo bellissimo racconto lo devo proprio alla figlia di “don” Alfredo, Anna Avena che in questi giorni insieme al fratello Michele, ai loro rispettivi figli (Alfredo e Domenico) e al personale tutto festeggiano i 100 anni della nascita dell’azienda.
Ma a festeggiare il compleanno siamo anche noi lucani, fieri dell’azienda “di casa” che ha accompagnato tanti momenti della quotidianità, della festa e dell’estate con l’intramontabile e unica “Gassosa Avena” o dell’allora “spuma”, come nel ricordo della sottoscritta e nei racconti dei tanti visitatori che in questi giorni affollano con il loro via vai la Mostra dedicata nell’Azienda (in via del Gallitello). Ma tornando al racconto di Anna, nipote di Michele Avena, lei il nonno non l’ha mai conosciuto di persona (morto cinque anni prima della sua nascita), ma solo nei racconti di papà Alfredo che insieme al fratello Alberto avevano ereditato la stessa determinazione e passione per il lavoro nell’azienda di famiglia dando vita nel 1965 alla “Fratelli Avena di Alberto e Alfredo Avena”. Tornando al racconto iniziale, Anna cresce in un contesto familiare affettuoso,
gioioso e sereno. “Mamma era una donna carica di generosità e dolcezza. Non ho mai visto i miei genitori litigare, il loro è stato un matrimonio felice – afferma - sempre d’amore e d’accordo nelle scelte. Ci hanno regalato una bellissima infanzia. In famiglia si respirava un clima di molto affetto e meno regali. Ci hanno educati – continua - ai valori che contano nella vita, non gli averi e le cose ma quell’essere affettuosi che ho tramandato ai miei figli”. Anna con il fratellino Michele, di appena due anni più grande di lei, condivide l’armonia in famiglia con il papà e lo zio Alberto che viveva con loro. Mamma Rosa sempre premurosa li aveva educati all’abbraccio e bacio del papà al rientro da lavoro. Tanti i ricordi che si affollano nella mente di Anna: “Ogni volta che ci trovavamo tutti insieme a pranzo, o quando l’estate papà e zio venivano un solo giorno al mare, nel fine settimana, a noi – confessa Anna - sembrava Natale”.
Quando Michele ed Anna fanno un po’ più grandicelli “don Alfredo” desidera “insegnare il mestiere” ai figli nella speranza che ereditassero la stessa passione per l’azienda, dando un giorno continuità al sogno di famiglia. Ma oltre all’armonia familiare e la passione per il lavoro, papà Alfredo ha testimoniato la serietà sul lavoro “versando sempre i contributi anche a chi lavorava solo per pochi mesi”, spiega Anna, e una
grande professionalità narrata da coloro che hanno lavorato nell’azienda ancora giovanissimi e sono arrivati fino al pensionamento. Inoltre, Alfredo Avena era un uomo onesto, “Ricordo – riferisce Anna - che una volta gli hanno rifilato una banconota falsa, la sera tornato a casa l’ha presa davanti a noi e l’ha strappata dicendoci che non bisogna mai ingannare il prossimo, anche se qualcuno l’ha fatto con noi”. Inoltre, per i vari incarichi sociali che aveva assunto da don Alfredo andavano a bussare coloro che erano in difficoltà trovando sempre disponibilità e inserimento lavorativo.
“Don” Alfredo Avena ha trasmesso ai figli il rispetto per tutti; aveva una mentalità aperta e libera tanto che già dentro casa Anna ha respirato la parità di genere: “papà non ha fatto distinzione tra me e mio fratello, ci ha trattati alla pari in tutto e per tutto”. Anna ricorda le lunghe chiacchierate con papà, di quando le raccontava della vecchia sede dell’azienda (zona corso Garibaldi), dei vari locali dedicati alla produzione dei liquori, delle caramelle e delle bibite, e di come poi l’attività si è trasferita a Gallitello.
Sempre fiera di papà sin da bambina: “E’ stato lui che ha inventato la ricetta della gassosa ancora giovanissimo – riferisce -, mi raccontò della sua idea e di come insieme agli esperti si arrivò alla formula che negli anni è rimasta sempre la stessa”. Unica e di grande succes-
so! Anna non ha scelto il percorso dei suoi studi perché “papà ha voluto che io frequentassi la “primina” e poi la Ragioneria proprio per indirizzarmi al più presto verso l’azienda – spiega – e quella sua decisione si è rivelata poi anche la mia vocazione, ed oggi sono felice del mio lavoro”. Anna si è sposata giovanissima, a venti anni, è mamma di Domenico (Mimmo) e di Claudia. “Insieme a mio marito Francesco li abbiamo lasciati liberi nelle loro scelte e percorsi di studi”. E così Claudia è neolaureata in ingegneria e Mimmo già laureato in ingegneria gestionale è legato all’azienda insieme al cugino Alfredo. Nonno Alfredo, che era già orgoglioso dei nipoti, “con Mimmo ancora piccolo si divertiva a chiamarlo – racconta AnnaMimmo Avena, insegnando così al pargolo come doveva presentarsi agli altri”, oggi sicuramente sarebbe fiero per la creatività del nipote che insieme al cugino Alfredo hanno rinnovato l’etichetta della gassosa regalandole una nuova veste e sono il futuro della quarta generazione. Nei valori materni e paterni, arricchente dualità di Rosa e Alfredo, consegnati ad Anna e Michele, che fianco a fianco portano avanti l’attività, troviamo tanta umanità nella storia dell’azienda Avena. Vi invito a visitare la Mostra e spegnere così, simbolicamente, le 100 candeline per festeggiare l’azienda Avena e la “nostra” mitica gassosa.
Il torneo della Serie D si giocherà tra Nova Siri, Marconia e Francavilla in Sinni: coinvolte oltre 250 persone tra atleti, staff e dirigenti

Tutto pronto per la decima edizione della Juniores Cup, il torneo riservato alle selezioni dei migliori under 18 dei nove gironi della Serie D. La manifestazione, organizzata dal Dipartimento Interregionale della Lega Nazionale Dilettanti con il patrocinio della Regione Basilicata, approda per la prima volta in terra lucana e si svolgerà dal 19 al 23 maggio nei comuni di Nova Siri, Marconia e Francavilla in Sinni. Dopo le ultime edizioni disputate in Versilia, e a distanza di undici anni dall’unico precedente nel Sud Italia, in Calabria, la competizione porterà in Basilicata 180 calciatori selezionati tra tutti i 162 club della Serie D. A questi si aggiungeranno dirigenti, staff tecnici e medici, oltre agli arbitri, per un totale di oltre 250 persone coinvolte in cinque giorni di sport ad alto livello tecnico e agonistico. L’evento è stato presentato questa mattina alla stampa nella sede della Regione Basilicata, nella Sala «Sinni» del Dipartimento Attività Produttive. Per le istituzioni locali sono intervenuti l’assessore regionale alle Attività Produttive, Francesco Cupparo, il direttore generale Giuseppina Lo Vecchio e il direttore generale dell’Agenzia di Promozione Territoriale, Margherita Sarli. Per la Lega Nazionale Dilettanti era presente il coordinatore del Dipartimento Interregionale, Luigi Barbiero. L’assessore Cupparo ha ringraziato il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Giancarlo Abete, per aver scelto la Basilicata come sede della prestigiosa manifestazione sportiva. «Mi auguro che ci sia una grande partecipazione di pubblico e di addetti ai lavori — ha dichiarato — perché
è fondamentale visionare e dare il giusto risalto a questi ragazzi che sono veramente bravi». Cupparo ha sottolineato l’importanza della Juniores Cup come trampolino di lancio verso il calcio professionistico, richiamando anche un esempio del recente passato. «Voglio ricordare quanto questa competizione sia di alto livello: uno dei nostri calciatori, che ha disputato per un anno la Junior Cup, oggi gioca in Serie A con la Cremonese». Il riferimento è a Michele Collocolo, talento passato dal Francavilla sul Sinni prima di approdare nel massimo campionato con la maglia grigiorossa. L’assessore ha poi espresso soddisfazione per la presenza di un giovane lucano nella Rappresentativa del Girone H. «Allo stesso tempo sono felicissimo perché un nostro giovane giocatore farà parte della Rappresentativa del Girone H. È un ragazzo del 2008, Antonio Lanza, a cui vanno i miei più vivi complimenti». «La Regione Basilicata — ha concluso Cupparo — guarda con grande attenzione a queste manifestazioni che sanno coniugare i valori più sani dello sport con la valorizzazione del nostro territorio e dei suoi giovani talenti, augurando a tutti i partecipanti di poter ricalcare le orme dei grandi campioni che sono transitati da qui». Braccio operativo dell’evento è l’Apt Basilicata. Il direttore generale, Margherita Sarli, ha evidenziato il valore della manifestazione anche in chiave turistica e promozionale. «Iniziative come questa ci consentono di destagionalizzare il turismo lucano, anticipando la stagione estiva. Abbiamo coinvolto quattro strutture ricettive che consentono di accogliere nel migliore dei mo-



di atleti, entourage e famiglie al seguito, dimostrando che anche qui in Basilicata si possono svolgere i grandi eventi. Il Metapontino, in particolare, ha il giusto potenziale in termini di posti letto». Sul tema della destagionalizzazione è intervenuta anche Giuseppina Lo Vecchio, direttore generale della Direzione Sviluppo economico della Regione Basilicata. «Siamo felici e orgogliosi di ospitare un torneo così prestigioso sul nostro territorio. Portare qui eventi di
questa portata significa incrementare il nostro grado di attrazione e, soprattutto, ci consente di destagionalizzare il turismo, dando l’opportunità al settore di svilupparsi fuori dai confini della stagione estiva tradizionale». Luigi Barbiero, coordinatore del Dipartimento Interregionale della Lnd, ha sottolineato il valore della prima storica edizione lucana della Juniores Cup. «Ringrazio la Regione Basilicata, il presidente Bardi, l’assessore Cupparo e il direttore Sarti per aver
consentito l’organizzazione di questa edizione della Juniores Cup, a conferma della riconosciuta sensibilità nei confronti dello sport e soprattutto del calcio giovanile. Il Dipartimento Interregionale è onorato di poter abbinare la propria mission a quella della Regione, creando una sinergia perfetta volta alla valorizzazione e alla promozione del territorio, che si concretizza ospitando l’evento più importante per il movimento giovanile della Serie D».
