




Direttore Responsabile Rosa MOLLICA



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Direttore Responsabile Rosa MOLLICA





Gori sbaglia il rigore per l’Ascoli, il Potenza annota due belle occasioni
I SINDACI CONTRO LA RIFORMA DELLA SANITÀ DI PROSSIMITÀ
Tutti i presidi spostati da Comuni amministrati dal Cdx verso quelli del Csx. Tra i firmatari amministratori di destra che attaccano Asp: «Non può decidere un dg appena arrivato e che andrà via»
L’EDITORIALE
Modena come Nizza, Berlino e Londra
D I AL ES S AN D R O SAN S ON I
Alla fine è successo. E, forse, era inevitabile che prima o poi accadesse. Quella macchina a Modena lanciata a tutta velocità contro i passanti in un’area pedonale ci racconta che anche l’Italia non è più immune da una conflittualità che in tutti gli altri paesi dell’Europa occidentale è da anni una realtà con cui fare i conti.Avvisaglie (...)


■ continua a pag 3 Scavone e Latronico Dellapenna a pag 10
Che in questo marasma di lingue del mondo il nomen omen dei padri latini possa servire a capirci qualcosa di più anche del nostro intricato futuro, manco fosse un segno del destino, è una bella sfida d’interpretazione e di coraggio che pure la politica dovrebbe assumere come uno dei suoi migliori impegni. Per questo Preply tanto per non farci dimenticare chi veramente siamo e le vocazioni che girano attorno alla patronimia ha realizzato uno studio sui cognomi maggiormente presenti nel nostro Paese, delineando da Nord a Sud una vera e propria mappa dell’identità delle regioni e soprattutto delle parole che le famiglie si portano dietro da secoli. E così tanto per stare al mitico Mezzogiorno se sappiamo che in Campania ci sono i Coppola, in Puglia i Santoro, in Sicilia i Messina e la Calabria è piena zeppa di Romeo, quello che spopola nella nostra bella regione è nientedimeno che Pace. Ora con un cognome altisonante e meritevole come questo, con cui si può guadagnare perfino un premio Nobel, la Basilicata non può finire male a patto che si riveda non più in una condizione di sopravvivenza, ma in una scelta felice di protagonismo. Canta Nek: “Far pace col destino...”
L’INTERVISTA A Cronache Negri, ad di Cmd sull’accordo con Edge: «Saremo più competitivi nelle filiere internazionali»



L’ANALISI
La democrazia senza rappresentanza: la sovranità popolare sostituita dalla logica del potere e il Parlamento è sempre più debole
■ Blasi a pag 7
METAPONTO
Approvato il progetto per la difesa del litorale, a disposizione 11 mln euro Pepe e Blasi: «Intervento cruciale per la sicurezza del territorio»
■ Servizio a pag 13
VIABILITÀ
Emergenza Sp 89, Roccanova ringrazia per gli interventi: «Misure straordinarie per i lavori di ripristino dell’arteria»
■ Lamattina a pag 4
SALONE DEL LIBRO
Il consigliere Iv-Ol
Polese: «La Basilicata al centro del dibattito su cultura, diritti e lotta al bullismo»
■ Servizio a pag 24


Quando rabbia, marginalità e identità fragile si incontrano: la cronaca di Modena racconta un problema europeo anche in Italia
DI AL ESSAN DR O SANS ONI
Alla fine è successo. E, forse, era inevitabile che prima o poi accadesse. Quella macchina a Modena lanciata a tutta velocità contro i passanti in un’area pedonale ci racconta che anche l’Italia non è più immune da una conflittualità che in tutti gli altri paesi dell’Europa occidentale è da anni una realtà con cui fare i conti.Avvisaglie ne avevamo avute anche noi, soprattutto nelle periferie delle grandi città del nord, come Milano, dove nei mesi scorsi avevano avuto luogo violenze simili a quelle verificatesi nelle banlieues francesi. Ma stavolta abbiamo dinanzi agli occhi la stessa scena già avvenuta a Nizza, Berlino, Magdeburgo, Stoccolma, Barcellona o Londra, solo per citare alcuni episodi.E anche il racconto dei media è simile: Salim El Koudri, il 31enne italiano di origine magrebino che alla guida della sua auto ha investito otto persone, sarebbe mentalmente instabile e non
avrebbe subito un processo di radicalizzazione, dunque nessun allarmismo…Ma il punto non è questo. Che abbia o meno urlato “Allahu Akbar” interessa solo l’altra narrazione, uguale e contraria, ma anch’essa sistematicamente reiterata, che punta ad alimentare l’islamofobia, ritenendo che all’origine del problema ci sia la religione e la strategia di gruppi fondamentalisti attivi in Europa.E invece il problema è di natura sociologica: riguarda il disagio esistenziale ed economico, che si manifesta nelle grandi aree urbane interessate dall’immigrazione di massa e dall’incontro, che difficilmente in condizioni di precarietà ed emarginazione genera integrazione, tra comunità autoctone e allogene, contraddistinte da un pronunciato scarto culturale. Non è un caso che lo shock e l’esplosione di un certo tipo di violenza non avvenga subito, ma riguardi quelle zone dove oramai la presenza di migranti è di lungo periodo e a manifestare in-
sofferenza siano soprattutto i figli e i nipoti degli immigrati, i cosiddetti immigrati di seconda e terza generazione.Sono essi a nutrire frustrazioni e problemi di identità, laddove magari i loro genitori e i loro nonni erano, all’arrivo, animati dalla speranza di un futuro migliore. La radicalizzazione, eventualmente, viene dopo, spesso in forma solitaria e, principalmente, per rispondere a una domanda di senso che il degrado economico e il contesto socio-culturale differente, nei suoi valori, da quello familiare di provenienza, non riescono a soddisfare.Ha importanza sapere se Salim avesse problemi psicologici o se fosse finito in una rete di fondamentalisti islamici che, vista la sua fragilità, lo avrebbero aizzato? È importante, ovviamente, per accertare le sue responsabilità giudiziarie individuali e quelle di eventuali mandanti del suo gesto.Ciò che però ci interessa dal punto di vista politico è innanzitutto la peculiarità del suo crimine (che emula
episodi già avvenuti in altri paesi) e il contesto in cui è avvenuto. È davvero possibile integrare sul nostro territorio, in questa fase storica di crisi, realtà comunitarie così numerose e culturalmente distanti da noi?
L’eventuale, e non necessariamente auspicabile e realizzabile, costruzione di una nuova identità nata da questa integrazione, quali costi sociali potrebbe comportare? Tutto questo è davvero gestibile con le leggi attuali? E, eventualmente, quale modello di integrazione va perseguito?
Quello “assimilazionista” alla francese, che tende ad accogliere in base all’ade-
sione ai principi laici su cui si fonda la République, o quello “comunitario” all’inglese, che offre a ogni gruppo etnico un certo margine di autogoverno e di conservazione dei propri usi e delle proprie tradizioni (alla luce, peraltro, delle tensioni gravissime che attraversano in questo momento sia la Francia che la Gran Bretagna)?Sono domande non più eludibili e a cui non è possibile rispondere semplicisticamente a colpi di slogan. Esse impongono un dibattito pubblico maturo e articolato.E i fatti di Modena hanno fatto suonare la sveglia anche nel nostro paese.

«Gli eroi sono persone comuni che, in un momento decisivo, scelgono di fare ciò che è giusto», sottolinea la premier
Paura nel centro di Modena, quando un uomo di 31 anni, Salim El Koudri, ha lanciato la propria auto contro i pedoni, ferendone diversi. Dopo l’incidente, l’aggressore avrebbe tentato di accoltellare un passante, prima di essere bloccato dai cittadini Luca Signorelli e Osama Shalaby con l’aiuto del figlio di quest’ultimo. Signorelli, ferito lievemente, è stato ringraziato dalla premier Giorgia Meloni come “eroe comune”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni hanno visitato privatamente l’ospedale di Baggiovara a Modena e l’ospedale Maggiore di Bologna per incontrare i feriti. Mattarella ha ri-
volto parole di gratitudine all’equipe medica: «Grazie per quello che fate in questa circostanza drammatica ma anche abitualmente. Siamo consapevoli di ciò che fate ogni giorno. Siete seguiti in questo caso particolarmente con attenzione e riconoscenza da tutti i nostri concittadini». La premier Meloni ha invece sottolineato il coraggio dei cittadini intervenuti: «Ciò che rende eroica una persona normale è l’istante in cui il cuore sceglie di fare il bene, anche quando questo comporta un rischio. Gli eroi, in fondo, non sono persone straordinarie: sono uomini e donne comuni che, in un momento decisivo, mettono ciò che è giusto da-
vanti a sé stessi. Ed è proprio in quella scelta, così umana e così luminosa, che una vita normale diventa esempio e lascia un segno destinato a restare. Grazie Luca».Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di “disagio psichiatrico” dell’aggressore, precisando che non vi erano segnali sfuggiti ai controlli antiterrorismo. Le reazioni politiche sono state divergenti. La Lega propone la revoca del permesso di soggiorno per chi delinque, mentre Forza Italia sottolinea che l’uomo è cittadino italiano e propone onorificenze ai cittadini intervenuti. Esponenti di PD, Azione ed Europa Verde hanno invece richiamato alla prudenza e alla so-
lidarietà, condannando ogni strumentalizzazione politica.

Un team di sub finlandesi esperti, con alle spalle missioni complesse, è arrivato alle Maldive per supportare le operazioni
D I V ITO E RRICHETTI
Una tragedia senza precedenti ha colpito la comunità subacquea italiana e internazionale. Cinque cittadini italiani hanno perso la vita durante un’immersione alle Maldive, nell’atollo di Vaavu, all’interno di grotte sottomarine a circa cinquanta metri di profondità, un ambiente estremamente complesso e rischioso anche per sub esperti. Tra le vittime ci sono Monica Montefalcone, 51 anni, docente di Ecologia all’Università di Genova, e sua figlia Giorgia Sommacal, 23 anni; Muriel Oddenino, ricercatrice torinese; e due istruttori subacquei, Gianluca Benedetti di Padova e Federico Gualtieri di Borgomanero.Secondo le autorità locali, si tratta del peggior incidente subacqueo singolo nella storia della Repubblica delle Maldive, arcipelago composto da 1.192 isole coralline nell’Oceano Indiano. La gravità dell’evento ha immediatamente allertato la comunità internazionale di sommozzatori e gli esperti di medicina subacquea.
CAUSE ANCORA
DA CHIARIRE
Le dinamiche della tragedia non sono ancora del tutto chiare. Tra le ipotesi allo studio, vi è quella legata a possibili problemi nella miscela dei gas respiratori o a malfunzionamenti nelle bombole. Il professor Gerardo Bosco, esperto in medicina subacquea, ha sottolineato che sarà fondamentale analizzare non solo le bombole e i computer dei subacquei, ma anche eseguire autopsie approfondite per comprendere le cause dell’incidente.Un ulteriore punto di indagine riguarda la profondità dell’immersione: il gruppo avrebbe superato il limite turistico di 30 metri previsto dalla normativa locale, senza autorizzazioni speciali. La nave da safari MV Duke of York, a bordo della quale si trovavano i sub, è al centro delle verifiche delle autorità e la sua licenza è stata sospesa a tempo indeterminato, in attesa degli accertamenti.
UNA VITTIMA
DURANTE LE
OPERAZIONI
DI SOCCORSO
Durante le operazioni di recupero dei corpi, il sergente maggiore Mohamed Mahudhee delle Forze di Difesa Nazionali maldiviane è morto a causa della malattia da decompressione mentre risaliva in superficie. Il maltempo e le forti correnti hanno ulteriormente complicato le ricerche. Finora, l’unico corpo recuperato è quello di Gianluca Benedetti. TEAM
INTERNAZIONALE
DI ESPERTI PER IL RECUPERO
Per supportare le operazioni, è stato mobilitato un team internazionale di sommozzatori esperti, tra cui tre speleosub finlandesi della società italiana Dan Europe: Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist. La squadra ha esperienza in interventi complessi, inclusa la famosa operazione del 2018 nella grotta di Tham Luang in Thailandia, quando 12 bambini rimasero intrappolati per 18 giorni.Secondo un comunicato di Dan Europe, le prossime ore saranno dedicate a controlli delle attrezzature, logistica dei gas, valutazione ambientale e pianificazione dell’immersione. «Tutta l’attenzione del team deve essere rivolta esclusivamente alla missione, in condizioni di massima sicurezza», ha dichiarato Laura Marroni, CEO di Dan Europe. La task force opera in stretto coordinamento con la Maldives National Defence Force e mantiene contatti costanti con le autorità italiane a Malésiane.
SUPPORTO
TECNICO DEL TOUR OPERATOR
Orietta Stella, avvocata della Albatros Top Boat, tour operator che ha venduto la crociera subacquea, è arrivata a Malé per fornire supporto tecnico e logistico alle operazioni. «Abbiamo portato disegni e dati sulla morfologia del sito che potevano essere utili per evitare incidenti», ha spiegato Stella. L’azienda ha anche fornito booster per le bombole e scooter subacquei per il trasporto delle attrezzature, messi a disposizione del team finlandese.

VITTIME PREPARATE E COMPETENTI
I legali di Federico Gualtieri hanno voluto chiarire con forza che il giovane, 31 anni, era pienamente formato e qualificato per immersioni complesse e di elevata difficoltà. “Federico era pienamente formato e qualificato per l'attività subacquea svolta, possedendo capacità tecniche, preparazione ed esperienza adeguate anche per immersioni di elevata complessità”, sottolineano gli avvocati Antonello Riccio e Gianluigi Dell'Acqua, che assistono la famiglia del sub di Omegna.Dal 2011, Federico aveva conseguito 23 brevetti PADI, le certificazioni più riconosciute nel settore della subacquea, maturando una significativa esperienza pratica in immersioni effettuate in diversi contesti e condizioni operative, comprese le Isole Maldive. I legali precisano che era sempre stato “un ragazzo estremamente scrupoloso e prudente”, attento alle procedure e alla sicurezza propria e degli altri sub. Per questo motivo, escludono con fermezza che la tragedia possa essere stata causata da comportamenti imperiti, negligenti o imprudenti da parte di Federico.Gli avvocati aggiungono che, allo stato attuale, è prematuro operare qualsiasi ricostruzione sulle cause dell’incidente. Restano infatti ancora numerosi punti oscuri: non è chiaro chi abbia organizzato l’immersione, con quali scopi e con quali attrezzature specifiche, rendendo impossibile an-

dare oltre semplici congetture.Queste precisazioni mettono in luce come tutte le vittime fossero persone preparate, competenti e attente alla sicurezza, a testimonianza della complessità e dei rischi estremi delle immersioni in grotte sottomarine, dove anche i sub più esperti possono trovarsi in situazioni imprevedibili.
LE FAMIGLIE
DELLE VITTIME
Il marito di Monica Montefalcone, Carlo Sommacal, ha ricordato la moglie e la figlia come persone attente e coscienziose. «Mai mia moglie avrebbe messo a rischio la vita di nostra figlia o di altri», ha detto. Eventuali riprese GoPro potrebbero rivelarsi utili per chiarire la dinamica dell’incidente. I 20 italiani presenti sulla Duke of York hanno lasciato le Maldive e rientreranno in Italia questa sera. VERSO LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI
L’esploratore speleosubacqueo Giulio Venditti ha sottolineato la complessità delle immersioni in grotte sommerse, dove il percorso di penetrazione richiede competenze estremamente avanzate. “Chi fa esplorazioni in grotte inesplorate si conta sulle dita di due mani a livello mondiale”, ha spiegato. Le operazioni di recupero dei quattro sub ancora dispersi saranno condotte con estrema cautela, in un contesto ad alto rischio, tra profondità elevate e spazi ostruiti.La comunità internazionale della subacquea e le famiglie delle vittime attendono ora risposte concrete su una tragedia che ha segnato profondamente tutti coloro che amano e praticano l’esplorazione sottomarina. La vicenda evidenzia la necessità di rigorosi protocolli di sicurezza e di un attento monitoraggio delle attrezzature e delle immersioni in ambienti estremi
l’accordo con Edge: investimenti, tecnologie ibride e nuovi mercati globali con base ad Atella

DI R OS A M AR IA M O LLI C A
Ad Atella, nel cuore del Vulture Melfese , si gioca una partita importante per il futuro della manifattura italiana ad alta tecnologia. Ci troviamo nell’area
Nord della Basilicata dove la Cmd Group è una realtà industriale solida, specializzata in sistemi avanzati di propulsione per i settori automotive, aeronautico e marittimo.
L’azienda si prepara, così come annunciato attraverso una nota qualche giorno fa, a una svolta strategica con l’ingresso di Edge Group, colosso tecnologico con sede negli Emirati Arabi Uniti.
Un’operazione che potrebbe trasformare l’azienda lucana in un hub europeo della propulsione, mantenendo però saldo il legame con il territorio e con il know-how sviluppato in oltre trentacinque anni di attività.
Ne parliamo con Mariano Negri, amministratore delegato di Cmd Group, per capire quali prospettive si aprono per l’azienda, per il territorio e per il futuro della propulsione italiana.
Cmd ha scelto di investire ad Atella anche nei momenti più complessi per l’industria italiana: quanto conta oggi il legame con il territorio e quale messaggio vuole dare a chi teme che ope-
razioni internazionali come questa possano indebolire l’identità produttiva locale?
« Cmd ha sempre considerato Atella non solo come un sito produttivo, ma come parte integrante della propria identità industriale. Investire qui, anche nei momenti più complessi per l’industria italiana, ha significato credere nelle competenze locali, nella cultura tecnica del territorio e nella capacità di costruire valore industriale anche fuori dai grandi poli tradizionali. Il messaggio che vogliamo dare è molto chiaro: l’internazionalizzazione non deve essere vista come una perdita di identità, ma come uno strumento per rafforzarla. L’ingresso in una piattaforma globale come Edge può dare a Cmd maggiore scala, maggiori risorse e accesso a nuovi mercati, ma il cuore industriale, tecnico e produttivo resta legato ad Atella. Il territorio non viene indebolito da questa operazione. Al contrario, può diventare più visibile, più competitivo e più integrato nelle filiere internazionali della propulsione avanzata».
In che modo l’ingresso di Edge nel capitale societario garantirà continuità produttiva, occupazionale e decisionale ad Atella, evitando il rischio di una progressiva delocalizzazione?
«L’internazionalizzazione non deve essere vista come una perdita di identità, ma come uno strumento per rafforzarla. . Il territorio non viene indebolito da questa operazione. Al contrario, può diventare più visibile, più competitivo»
« La continuità produttiva e occupazionale ad Atella è uno degli elementi centrali dell’operazione. Edge non entra in Cmd per svuotare una realtà industriale, ma per valorizzarla e farla crescere. Il valore di Cmd è nelle persone, negli ingegneri, nei tecnici, nei processi produttivi, nelle competenze accumulate negli anni e nella capacità di trasformare idee complesse in prodotti reali. Delocalizzare significherebbe disperdere proprio quel valore che ha reso Cmd interessante a livello internazionale. L’obiettivo è invece rafforzare Atella come base industriale e tecnologica, aumentandone il ruolo dentro una strategia più ampia. Naturalmente, questo richiederà investimenti, programmazione industriale, formazione e integrazione con i nuovi mercati. Ma la logica non
è quella di sostituire il si- to italiano. È quella di renderlo più forte, più stabile e più centrale in una catena del valore internazionale ».
L’operazione punta a creare un hub europeo della propulsione avanzata: quali saranno le priorità industriali e tecnologiche dei prossimi anni, soprattutto sul fronte dei motori ibridi e delle soluzioni di nuova generazione per automotive, aeronautica e marine?
«L’ambizione è fare di Cmd un punto di riferimento europeo nella propulsione avanzata. Le priorità dei prossimi anni saranno tre: consolidare le competenze esistenti, accelerare l’innovazione tecnologica e portare sul mercato soluzioni adatte ai nuovi scenari industriali. Sul fronte tecnologico, i motori ibridi rappresentano una direttrice fondamentale. Non si tratta solo di seguire una tendenza, ma di rispondere a esigenze concrete: maggiore efficienza, riduzione delle emissioni, flessibilità operativa, autonomia e affidabilità in contesti diversi. Per l’automotive, questo significa soluzioni più efficienti e sostenibili. Per l’aeronautica, significa propulsione compatta, affidabile e integrabile in piattaforme di nuova generazione. Per il marine, significa sistemi capaci di combinare potenza, durata e riduzione dell’impatto ambientale.La vera sfida sarà integrare meccanica, elettronica, controllo, software, materiali e capacità di certificazione. È lì che si gioca la competitività futura ». Edge porta capitali, accesso ai mercati globali e una forte presenza in-
ternazionale: cosa cambia concretamente per Cmd in termini di ricerca, capacità produttiva e posizionamento competitivo rispetto ai grandi player europei del settore?
«Le priorità dei prossimi anni saranno tre: consolidare le competenze esistenti, accelerare l’innovazione tecnologica e portare sul mercato soluzioni adatte ai nuovi scenari industriali»
«La combinazione tra know-how italiano e piattaforma internazionale Edge può diventare un vantaggio competitivo molto forte, se sapremo mantenere radici solide e ambizione globale»
« Per Cmd cambia la dimensione della prospettiva. Edge porta capitali, accesso a mercati internazionali, capacità industriale e una rete globale che può accelerare lo sviluppo dell’azienda. Questo significa poter affrontare programmi più ambiziosi, investire con maggiore continuità in ricerca e sviluppo e competere su scala più ampia. Sul piano della ricerca, Cmd potrà sviluppare tecnologie con orizzonti più lunghi e con maggiore capacità di investimento. Sul piano produttivo, potrà lavorare su processi più strutturati, maggiore industrializzazione e ampliamento delle capacità. Sul piano competitivo, potrà presentarsi non più solo come eccellenza italiana specializzata, ma come parte di un gruppo internazionale con risorse, mercati e credibilità globale. Rispetto ai grandi player europei, il punto non è imitare modelli già esistenti, ma costruire una posizione distintiva: flessibilità, specializzazione, velocità decisionale, competenza motoristica e capacità di sviluppare soluzioni su misura per automotive, aeronautica, marine e applicazioni dual-use. La combinazione tra knowhow italiano e piattaforma internazionale Edge può diventare un vantaggio competitivo molto forte, se sapremo mantenere radici solide e ambizione globale ».
CASO GARLASCO Diciannove anni dopo, la stessa scena del crimine letta con nuovi strumenti racconta una storia diversa

Le nuove invenzioni per lo studio delle prove e le consulenze superspecializzate stanno raccontando una nuova versione dei fatti. Partiamo da una domanda logica: Potremmo sostenere che, se nel 2007 si fosse fatto uso delle tecnologie di cui dispone la Procura di Pavia, il caso dell’assassinio di Chiara Poggi avrebbe avuto un’altra risoluzione? Forse, sì!
Il 13 agosto 2007, quando i carabinieri della stazione di Vigevano e del nucleo mobile di Garlasco, entrano nella villetta di via Pascoli e trovano il corpo di Chiara Poggi in fondo alla scala della cantina, viene repertato il DNA, vengono fotografate le impronte, viene esaminato un computer, ma gli strumenti per leggere quei dati non sono gli stessi di oggi. Diciannove anni dopo, la Procura di Pavia riapre il caso con strumenti forensi sofisticati. Scanner Laser per la creazione di nuovi punti tridimensionali. Lo strumento emette un raggio laser che colpisce le superfici circostanti. Calcolando il tempo di volo del raggio, lo scanner registra la distanza esatta, generando un modello virtuale quasi identico allo stato di fatto. Software probabilistici che separano miscele di DNA confrontandole con 39.000 profili generici europei, per valutare la compatibilità del DNA di Sempio con le tracce trovate sotto
le unghie di Chiara Poggi. Sono state datate le ecchimosi, stimando anche il tempo della colluttazione partendo dalla morfologia tissutale. Nell’inchiesta bis la ricostruzione della dinamica del delitto e dei tempi è stata del tutto ridiscussa dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Dalle perizie, secondo gli elementi della Bloodstain Pattern Analysis (BPA), si evince che la vittima si sia difesa, indicando che la colluttazione e l’aggressione si siano protratte per 15-20 minuti. Si tratta di elementi non considerati nella prima indagine. Se nel 2007 gli inquirenti avessero avuto le tecnologie, il processo ad Alberto Stasi si sarebbe tenuto?
IL DNA CHE NON SI POTEVA LEGGERE Nel 2007, i carabinieri del Ris di Parma prelevano con cottonfioc dalle unghie di Chiara Poggi del materiale genetico maschile degradato. Lo analizzano con le tecniche STR dell’epoca: le soglie minime di 50 RFU, senza nessun software probabilistico e sovrapposto, nessuna capacità di separare i profili, tanto che lo stesso perito De Stefano ha scritto: DNA incostante, contaminato, non attribuibile e non utilizzabile per qualsiasi confronto identitario. Mettendo fine a un elemento di prova fondamentale. Nel 2024-2025, la biologa Albani rianalizza gli stessi reperti, quello che rimane dopo 19 anni, con un software di genotipizzazioneprobabilistica: il software centrale per il calcolo delle probabilità è
stato Y-StrMixturecalculation:è l'algoritmo specifico utilizzato per analizzare le tracce di aplotipo Y (linea paterna) trovate sotto le unghie di Chiara Poggi. Albani individua cinque aplotipi Y nella miscela. Uno di essi è perfettamentecompatibile con la linea maschile della famiglia di Andrea Sempio. La difesa, davanti a questa prova d’indagine, contesta per il materiale degradato e il fatto che si tratti di una finestra di analisi già giudicata irripetibile nel 2014. Il nodo cruciale non è processuale, è tecnologico. Nel 2007 la tecnologia non permetteva di separare miscele complesse di DNA degradato.
L’IMPRONTA
33, FINORA
SFUGGITA
AD OGNI
OSSERVAZIONE
Sul muro delle scale che conducono alla cantina della villetta Poggi, accanto al corpo di Chiara, i carabinieri, nel 2007, fotografano una serie di impronte papillari, quelle fatte di creste e solchi sui polpastrelli, e del palmo della mano. Una di queste, la numero 33, viene repertata grattando l’intonaco con il bisturi, ma non viene attribuita. Con i mezzi a disposizione degli investigatori nel 2007, ciò non era realizzabile. La fotografia bidimensionalenon cattura la morfologia completa del solco papillare su una superficie irregolare come l’intonaco, e la comparazione visiva manuale non era sufficiente. Nel 2025, il Ris di
Cagliari usa scanner industriali, tecnologia Leica Geosystems o FARO, le stesse piattaforme usate per le documentazioni di siti archeologici e la ricostruzione di incidenti, per creare una nuvola di punti tridimensionali dell’intera abitazione. Ogni millimetro della villetta viene mappato. L’impronta 33 viene analizzata con comparazione digitale 3D e attribuita, secondo l’accusa, ad Andrea Sempio. Nel 2007, il PC della famiglia Poggi viene esaminato. Ma allora, l’analisi forense digitale non era ancora abbastanza avanzata per ricostruire sistematicamente come si accede alle cartelle, quando sono stati creati i file e per recuperare dati cancellati dalla memoria. I video intimi di Chiara e Alberto Stasi, presenti sul PC vengono acquisiti ma non diventano oggetto di un’analisi cronologica delle interazioni. Ormai, la bici e la freddezza di Stasi aveva preso il sopravvento nella definizione dell’indagine. Nel 2025, il consulente Paolo Del Checco, nominato dalla Procura, esamina le copie forensi dell’hard disk sequestrati a Sempio, un vecchio PC usato tra il 2010 e il 2019. Se nel 2007, gli investigatori avessero controllato a fondo i computer, avrebbero scoperto che qualcuno era entrato nel PC di Chiara prima del delitto.Capire anche quali file erano stati aperti, e quando. Non si poteva perché all’epoca la digitalforensics era ancora descrittiva, ossia si limitava a dire cosa c’è sul disco. IL MONOLOGO IN AUTO
Il 14 aprile 2025, un mese dopo aver scoperto di essere iscritto nel registro degli indagati, Andrea Sempio si trova intercettato nella sua auto. Ciò che emerge sono soliloqui il cui punto cruciale è, quasi, una confessione dell’ossessione verso Chiara Poggi. Si tratta, secondo la difesa, di intercettazioni del tutto incomprensibili. Tra l’altro la difesa considera irrilevante il contenuto di alcune prove audio, ma è stato comunque affidato a un consulente ilcompito di ‘pu-
lirlo’ per capirlo meglio.Tuttavia, l’intercettazione ambientale in auto, con la sua capacità di captare bisbigli, monologhi e ogni tipo di rumore, è diventata molto sofisticata, oggi si parla di nuovi sistemi che rendono questa tecnica più precisa.
I LIMITI DELLA NUOVA SCIENZA Nonostante, l’alta affidabilità delle nuove tecnologie. La difesa di Sempio, gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, con il supporto tecnico del generale Garofano, solleva obiezioni. Dal DNA all’impronta 33,al monologo in auto. Secondo la stessa le trascrizioni si presentano incomprensibili. Secondo i legali si tratta di una ricostruzione semantica di frasi frammentarie pronunciate in solitudine da uno uomo sotto stress. Questa è unadelle aree forensi più soggetta ad interpretazioni suggestive. La scienza, lo sappiamo, non produce verità ma probabilità. Sarà compito del tribunale, del giudice, decidere se quelle probabilità prodotte dalla Procura di Pavia, siano abbastanza da giustificare una condanna.
SE QUELLE TECNOLOGIE FOSSERO ESISTITE NEL 2007? La risposta onesta, al di fuori da ogni ‘tifoseria’ è probabilmente sì, il processo sarebbe andato diversamente. Non per forza con esito diverso per Stasi, il suo alibi parziale rimane anche nell’analisi Cattaneo, ma ci sarebbe stato un perimetro investigativo più ampio. Sempio sarebbe stato rinviato a giudizio nel 2007? Impossibile dirlo. Ma sarebbe stato soggetto alle indagini minuziose, fino ad arrivare al probabile ragionevole dubbio. Ricordiamo che per Stasi non esiste un movente. Per Sempio c’è: il movente del rifiuto sessuale da parte di Chiara Poggi. Oggi, di sicuro non si può tornare indietro. La scienza forense può soltanto leggere leggibile, ciò che allora non lo era. Esperare, che i tempi non siano troppo lontani per rimediare. Sarebbe una sconfitta per tutti.
Sovranità popolare sostituita dalla logica del potere: il Parlamento è sempre più debole e lontano dai cittadini
Le leggi elettorali, ormai, non contano più. O meglio: non contano più nel significato originario che dovrebbe appartenere a ogni sistema democratico, cioè tradurre nel modo più fedele possibile la volontà popolare in rappresentanza politica. Da alcuni decenni, infatti, alla sovranità popolare si è progressivamente sostituita una sorta di “sovranità delle maggioranze”: le regole non vengono costruite per rappresentare il Paese reale, ma per favorire chi governa e spera di continuare a governare anche nella legislatura successiva. Ogni nuova riforma nasce così segnata da un vizio di fondo: l’idea che il sistema elettorale debba servire agli equilibri del potere più che ai cittadini. Cam-

biano i nomi — Mattarellum, Porcellum, Rosatellum — ma resta immutata la stessa ossessione: controllare la rappresentanza, ridurre l’imprevedibilità del voto, sterilizzare il dissenso.
Il primo grande effetto di questa lunga stagione è stata l’espropriazione del diritto di scelta degli elettori. Liste bloccate, candidati nominati dall’alto, collegi disegnati a tavolino hanno trasformato il Parlamento in un’assemblea di cooptati più che di eletti. L’elettore, nella maggior parte dei casi, non sceglie davvero chi mandare in Parlamento: si limita a ratificare decisioni già prese dalle segreterie dei partiti. Anche il “meno peggio”, spesso, diventa irraggiungibile. È qui che si consuma uno
dei tradimenti più profondi dello spirito della Costituzione. Il Parlamento avrebbe dovuto rappresentare la pluralità viva del Paese reale; è diventato invece, troppo spesso, il luogo di una classe politica selezionata più per fedeltà che per competenza, autonomia o capacità di rappresentanza. Ma c’è un secondo elemento, ancora più grave, che riguarda l’equilibrio stesso delle istituzioni democratiche. Sull’onda lunga dell’antipolitica e della retorica contro la “casta” — alimentata soprattutto negli anni del successo del Movimento Cinque Stelle — si è arrivati perfino a ridurre drasticamente il numero dei parlamentari, come se la crisi della politica dipendesse dalla quantità degli eletti e non dalla qualità della rappresentanza. Il risultato è oggi evidente: un Parlamento numericamente ridotto e politica-
mente indebolito, sempre più marginale rispetto all’esecutivo e sempre meno capace di esercitare una reale funzione di indirizzo e controllo. La centralità della decisione politica si è progressivamente spostata verso i governi. I decreti sostituiscono il dibattito parlamentare, il voto di fiducia sostituisce il confronto, le leadership personali prendono il posto dei partiti. Eppure, paradossalmente, mentre si continua a evocare la governabilità come obiettivo assoluto, il sistema continua a produrre instabilità. La struttura del Senato, eletto su base regionale e oggi composto da numeri molto ridotti, rende ogni elezione una sorta di lotteria politica: bastano pochi seggi per modificare gli equilibri nazionali. Nessuno può sentirsi davvero al sicuro. Il rischio di maggioranze fragili, trasformismi e accor-
di post-elettorali (inciuci?) resta sempre dietro l’angolo.
Così la politica italiana vive dentro una contraddizione permanente: si sacrificano rappresentanza e pluralismo in nome della stabilità, senza riuscire a garantire né l’una né l’altra. Si impoverisce la democrazia senza costruire governi realmente più solidi. E nel frattempo cresce la distanza fra cittadini e istituzioni, fra società reale e Palazzo.
Forse il problema, allora, non è trovare l’ennesima formula elettorale “miracolosa”. Il problema è restituire dignità alla rappresentanza, libertà agli elettori e centralità al Parlamento. Perché una democrazia nella quale i cittadini non scelgono davvero i propri rappresentanti rischia, lentamente ma concretamente, di smettere di essere una democrazia compiuta.


L’algoritmo

«Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non dovessi più svegliarti, come potresti distinguere il mondo dei sogni dalla realtà?» (Morpheus a Neo – Matrix) Per decenni il mondo dello spettacolo ha venduto una promessa semplice: davanti a noi c’era una persona. Un attore con il suo volto, una cantante con la sua voce, uno sceneggiatore con la sua ossessione, un musicista con il suo errore irripetibile. L’intelligenza artificiale ha incrinato proprio questa certezza. Non perché sappia già sostituire il talento umano in modo definitivo, ma perché ha iniziato a copiarne la superficie: il timbro, il volto, lo stile, il gesto, perfino l’imperfezione. Il cinema, in fondo, ci aveva avvertiti. Matrix immaginava un mondo in cui la realtà veniva simulata così bene da diventare indistinguibile dalla vita. Blade Runner ci metteva davanti a replicanti talmente umani da costringerci a domandarci che cosa renda davvero umano un essere umano. Ex Machina, più vicino alle nostre inquietudini, raccontava una macchina capace non solo di parlare, ma di sedurre, manipolare, imitare emozioni. Erano fantascienza; oggi sembrano appunti preparatori per una riunione di produzione. Il caso più evidente è Hollywood. Nel 2023 gli sceneggiatori della WGA e gli attori di SAG-AFTRA hanno scioperato anche per l’AI: non era una paura astratta, ma una trattativa concreta su chi possiede una faccia, una voce, una battuta, un copione. Gli autori hanno ottenuto che l’AI non possa essere considerata autrice o riscrittrice di materiale letterario, né usata per ridurre credito e compensi degli sceneggiatori. Gli attori, dopo mesi di stop, hanno chiesto garanzie su

consenso e compenso quando vengono usate re- pliche digitali. È stato un passaggio storico: per la prima volta, il problema non era soltanto “quanto ci pagano?”, ma “possono produrre me senza di me?”.
La musica è stata travolta ancora prima. Nel 2023 “Heart on My Sleeve”, brano attribuito a un misterioso Ghostwriter, imitava con l’AI le voci di Drake e The Weeknd: diventò virale e fu rimosso dalle piattaforme. L’episodio mostrò il cortocircuito perfetto: il pubblico riconosceva due star, le star non avevano cantato, la canzone circolava come se fosse un evento discografico. Nel 2024 oltre 200 artisti, tra cui Billie Eilish, Nicki Minaj, Pearl Jam e Stevie Wonder, hanno firmato un appello contro l’uso predatorio dell’AI nella musica. La paura non è solo il furto del timbro vocale, ma la diluizione del valore: milioni di canzoni “alla maniera di” qualcuno, generate in serie, capaci di occupare piattaforme, playlist e royalties. Il punto dolente è il consenso. Scarlett Johansson lo ha reso chiarissimo quando ha contestato a
OpenAI una voce giudicata troppo simile alla sua dopo che l’attrice aveva rifiutato di prestare la propria voce al sistema. OpenAI ha negato l’intenzione imitativa e ha sospeso quella voce, ma il caso è diventato simbolico: se una voce artificiale ricorda abbastanza una persona reale da confondere pubblico e media, dove finisce l’ispirazione e dove comincia l’appropriazione?
Il problema riguarda anche i morti. L’eredità artistica non va in pensione, soprattutto quando può essere trasformata in file. Gli eredi di George Carlin hanno contestato un falso speciale comico generato dall’AI che imitava stile e voce del comico. È un segnale forte: il diritto d’autore tradizionale non basta più quando non si copia soltanto un’opera, ma si replica una persona. In Blade Runner i replicanti cercavano una memoria, una biografia, una legittimità. Oggi rischiamo il contrario: prendere la memoria degli artisti reali e usarla per costruire replicanti commerciali, sempre disponibili, sempre giovani, sempre redditizi.
Naturalmente l’AI non è
soltanto minaccia. Può accelerare montaggio, sottotitoli, doppiaggio, restauro, effetti visivi, traduzione, accessibilità. Può aiutare produzioni piccole a fare cose prima riservate ai grandi studi. Può ridare vita a pellicole rovinate, abbattere barriere linguistiche, permettere a un regista indipendente di visualizzare scene che non avrebbe mai potuto permettersi. Il problema nasce quando lo strumento smette di essere pennello e diventa pittore, quando non accompagna l’artista ma lo sostituisce nella catena industriale. Il futuro dello spettacolo sarà quindi ibrido. Vedremo film con attori ringiovaniti, voci ricostruite, comparse digitali, canzoni tradotte mantenendo il timbro originale, trailer personalizzati, sceneggiature testate su pubblici simulati. Vedremo anche artisti inventati, influencer sintetici, band senza musicisti e star che non invecchiano. A quel punto il pubblico dovrà imparare a distinguere tra artificio dichiarato e imitazione mascherata. Il rischio è che l’industria usi l’AI non per ampliare la creatività, ma per comprimere il lavoro: meno
sceneggiatori nelle stanze, meno turni per doppiatori, meno musicisti di studio, meno attori secondari, più contenuti mediamente passabili e infinitamente economici. Ex Machina ci ricordava che il problema non è solo se la macchina pensa, ma cosa fa l’uomo quando pensa di poter controllare tutto. Nel mondo dello spettacolo, la tentazione sarà fortissima: costruire emozioni calcolate, volti perfetti, canzoni prevedibilmente virali, film modellati sui dati. Lo spettacolo resterà un patto tra esseri umani o diventerà una fabbrica di somiglianze. L’AI può essere strumento, protesi, laboratorio. Ma quando pretende di essere artista, cantante, attore o autore senza pagare il debito verso chi ha generato quelle forme, allora non è innovazione: è mero “ventriloquismo” industriale. «I've seen things you people wouldn't believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched C-beams glitter in the dark near the Tannhauser gate. All those moments will be lost in time, like tears in rain. Time to die ». (Roy a Deckard – Blade Runner)

Tutti i presidi spostati da Comuni amministrati dal Cdx verso quelli del Csx. Tra i firmatari amministratori di destra che attaccano Asp: «Non può decidere un dg appena arrivato e che andrà via»
DI MA S SI MO D E L LA PE NN A
«Non si può affidare la riforma delle strutture sanitarie ad un direttore generale arrivato pochi mesi fa e che tra un po' andrà via».
Il senso profondo del comunicato stampa dei sindaci contro la riforma della sanità di prossimità è tutto in queste poche righe.
LA MORTE DELLA POLITICA
Che non sia una protesta strumentale quella dei sindaci è dimostrato dal fatto che tra i sottoscrittori ci sono il Sindaco di Picerno Margherita Scavone che è dichiaratamente di centrodestra, il Sindaco di Muro Lucano Giovanni Setaro che di Fratelli d'Italia è stato consigliere provinciale.
Ce ne sono tanti altri ma questi nomi evidenziano che il problema è reale, trasversale ai partiti, sentito dalla cittadinanza e dai primi cittadini anche più di ogni appartenenza politica.
I sindaci dicono che sono stati chiesti suggerimenti ma non sono stati ascoltati, che i sindaci hanno chiesto un confronto ma è stato fissato dopo l'entrata in vigore della decisione. Non ci sono sindaci che rivendicano un privilegio territoriale, né immaturi estremisti che chiedono cose impossibili o pongono questioni irrealizzabili. Qui abbiamo la protesta di primi cittadini che rivendicano il primato della politica sulla burocrazia.
NON PUÒ
DECIDERE UN DG Hanno ragione. I Sindaci hanno politicamente e amministrativamente ragione. La separazione tra amministrazione e politica non può cancellare il primato della politica, non può dimenticare che un DG è un attuatore e non un decisore.
Le linee politiche le deve decidere la politica, deve


farlo dopo un confronto, deve farlo a seguito di processi partecipativi che non possono ignorare i primi cittadini che i territori conoscono bene.
AZZERARE
TUTTO E RIPARTIRE
Forse è il caso che si prenda atto dell'arroganza di un Direttore Generale che crede di passare sopra il consenso popolare, sopra la politica.
Forse è il caso di ascoltare il grido di dolore che
arriva dei territori. Noi non neghiamo che la riforma sia necessaria, potrebbe addirittura essere migliorativa ma serve un maggiore coinvolgimento. Le riforme si condividono, si spiegano, si partecipano, non possono essere imposte da un DG arrivato da poco che andrà via (tra l’altro proprio quello dell’ASP, come scrivevamo nei giorni scorsi non appena insediato si pochi mesi fa ha


subito fatto domande per andare presso altre strutture, dal San Carlo di Potenza al Ruggi di Salerno).
COSÌ SI PERDE
Se si continua così il centrodestra rischia seriamente di perdere.
Il Direttore Generale che ha modificato la sanità di prossimità andrà via, lo farà con i galloni di una riforma realizzata. Qui resteranno i sindaci scontenti, i cittadini insoddisfatti e un centrode-
stra che rischia seriamente di perdere se non riafferma il primato della politica.
Poi non dite che non vi avevamo avvisato. E già che si pensi che sindaci di centrodestra, alcuni presenti nel palazzo con figure importanti, la dice lunga sullo stato dell’arte. Al netto se poi oggi la protesta sarà sostituita da un incontro in regione. Come direbbe qualcuno: c’è qualcosa che non cosa.
«Case e Ospedali di Comunità dovevano rappresentare un arricchimento per il nostro territorio e non la decapitazione delle guardie mediche»
DI EMANUELA CAL ABR ESE
Non ci stanno i Sindaci e gli Amministratori locali delle aree interne e fanno sentire la propria voce di dissenso in merito alla paventata riorganizzazione dei servizi di medicina territoriale, in particolare sull’accorpamento delle guardie mediche. 13 sindaci del Marmo Platano Melandro hanno sottoscritto un documento unanime, e molti, anche attraverso le proprie pagine social, hanno parlato direttamente ai concittadini.
IL COMUNE DI BELLA È RISOLUTO:
«NON ARRETREREMO DI UN PASSO» Polso fermo e risolutezza vengono comunicati dal Comune di Bella: «Questa che si sta abbattendo sulle nostre comunità, già provate dalla carenza di medici e dalle difficoltà del sistema sanitario territoriale, è una vera e propria burrasca. Senza il necessario coinvolgimento dei territori, e quindi dei Sindaci e delle Amministrazioni locali, l’ASP ha deciso e ci presenta, nero su bianco, un nuovo assetto sanitario: un piano che prevede la chiusura dei presidi di Continuità Assistenziale (guardia medica) in molti comuni, tra cui il nostro, ed un piano, altresì, che comporta, per i medici di famiglia, la necessità di dedicare parte del loro tempo di servizio alla Casa di Comunità, localizzata a Vietri di Potenza, con il concreto rischio di ridurre ulteriormente la presenza medica quotidiana nei nostri comuni. Eppure -incalzanole Case e gli Ospedali di comunità dovevano rappresentare un arricchimento per il nostro territorio e non certamente la decapitazione delle guardie mediche. Si tratta di scelte che aumentano distanze, disagi e senso di abbandono per cittadini, anziani e fasce più fragili. Di fronte a tutto questo, noi Sindaci dell’area Marmo Platano Melandro non intendiamo arretrare di un passo.In questi giorni si sono svolti diversi incontri dai quali è emersa una posizione chiara, compat-
ta e condivisa: difendere i presidi sanitari delle nostre comunità e tutelare il diritto alla salute dei cittadini. Le iniziative sono già in corso: Come sindaci ci autoconvocheremo in Regione nella giornata di lunedì ed è in fase di organizzazione una manifestazione pubblica che terremo entro la prossima settimana. Chiederemo con forza il mantenimento dei presidi territoriali. Chiederemo con forza soluzioni condivise atte a migliorare, e non a penalizzare ulteriormente, le aree interne.Come amministratori locali sentiamo fortemente il dovere di difendere il diritto alla prossimità dei servizi e siamo pronti a portare avanti con determinazione ogni azione istituzionale e pubblica necessaria affinché i nostri territori non vengano ulteriormente indeboliti».
MURO LUCANO DIFENDE IL POLIAMBULATORIO
«NON CONDIVIDIAMO LA STRATEGIA DELL’ULTIMO MOMENTO»
Il Primo cittadino di Muro Lucano Giovanni Setaro: «Così come abbiamo creduto e lavorato per l’Ospedale di Comunità, allo stesso modo continueremo a sostenere il poliambulatorio di Muro Lucano, punto di riferimento essenziale per i cittadini dell’area del Marmo Platano Melandro.La sanità di periferia non può essere considerata marginale: è una priorità. Posso però aggiungere che -prosegue Setaro- mi è stato assicurato che non c’è intenzione di chiudere il Poliambulatorio di Muro, ma ci sarà comunque una fase di passaggio sofferente, perché la regione Basilicata deve raggiungere entro una data specifica il target PNRR delle Case e degli Ospedali di Comunità, il che vuol dire arrivare alla scadenza con strutture operative. La carenza di medici e personale idoneo per queste strutture, crea un grande rischio di revoca del finanziamento che dovrà ripagare la Regione, e quindi ricadrebbe sui cittadini. Per evitare ciò la Regio-

ne, con una strategia dell’ultimo momento, che non condivido, sta spostando il personale dai piccoli presidi alle Case di Comunità finanziate dal PNRR. Naturalmente i piccoli centri perderanno presidi territoriali, mentre i centri “medi” come Muro, avranno una fase di rimodulazione. Detto ciò non c’è da stare tranquilli, continueremo ad essere attenti guardiani del territorio. Se ci dovessimo rendere conto che il Poliambulatorio dovesse avere reali problemi, noi saremo i primi a scendere in piazza».
BARAGIANO
RECRIMINA
«UNA DECISIONE CALATA
DALL’ALTO»
Il Sindaco e l’Amministrazione comunale di Baragiano «esprimono le proprie perplessità sia nel merito che nel metodo. Il territorio del Marmo Platano Melandro già penalizzato dalla perdita di altri servizi a causa dell’accorpamento al distretto sanitario della Val d’Agri, non può essere privato di strutture essenziali come il poliambulatorio di Muro Lucano o la guardia medica Feriale e Festiva. Pur comprendendo le ragioni alla base della riorganizzazione, questa non può essere calata dall’alto ma deve necessariamente passare da un tavolo di confronto e di negoziazione. La tutela della salute di una popolazione rappresentata soprattutto da anziani in un territorio
difficile negli spostamenti e nei collegamenti deve essere una priorità di qualsiasi amministratore che ha il dovere di difendere “sempre” la propria comunità indipendentemente dalle appartenenze politiche ed evitando strumentalizzazioni fini a se stesse. Chiediamo pertanto ai responsabili amministrativi e politici che governano la sanità lucana di avviare con urgenza un confronto con le Amministrazioni locali che auspichiamo sia costruttivo e soprattutto risolutivo e che eviti l’ennesima guerra tra poveri».
RUOTI, «UNITI PER LE COMUNITÀ, SENZA BANDIERE PARTITICHE» «La riorganizzazione dei presidi sanitari sul territorio con accorpamenti e chiusure inaspettate, a fronte di quelli che sono gli investimenti che abbiamo portato avanti come area Interna marmo Platano e Comune di Ruoti, ma anche con le comunità limitrofe, per quanto riguarda i servizi socio assistenziali. Come emerso dalla riunione coi i Sindaci dell’area, siamo pronti a procedere in direzione della protesta laddove non venissimo a breve convocati dall’Assessore Latronico. Giovedì a Picerno, Comune capofila dei Servizi socio assistenziali, c’era il Direttore dell’Asp paventando situazioni che confliggono con quelle rappresentate sino ad oggi, ma anche con quelle che sono le notizie ripor-
tate ai Sindaci da parte del DG della Sanità Lucana per il tramite dell’Assessore regionale. Noi difenderemo le comunità ed i suoi presidi vitali. Da parte di noi Sindaci c’è un intento comune. Non ci sono bandiere partitiche ma solo interessi di comunità. Se dovesse essere necessario scenderemo a manifestare, e chiederemo ai cittadini di unirsi. Non si tratta di non voler dialogare con le Isituzioni, ma occorre che abbiano le idee chiare e sentano i territori. Non possono pensare di accorpare i servizi di un comune a un’altro senza tener conto dell’orografia del territorio, degli investimenti fatti e di quanto si è creato come unione di servizi tra le comunità».mento a Tolve. Una vera e propria catastrofe si sta consumando nelle nostre piccole comunità già duramente colpite dalla carenza di medici e dalle criticità del sistema sanitario territoriale. Questa soluzione non fa altro che aumentare la situazione già carenziale della sanità territoriale, aumenta ulteriormente i disagi dei cittadini. È intollerabile. L'Amministrazione Comunale di Albano di Lucania non intende restare a guardare. Sentiamo forte il dovere di intraprendere qualunque azione istituzionale propedeutica alla risoluzione della criticità, finalizzata a mantenere i presidi e la presenza quotidiana sul territorio dei medici di base».

BALVANO, «FERMA CONTRARIETÀ AD UNA DECISIONE
CHE CREA ULTERIORI DISAGI»
All’incontro tra i Sindaci anche il Primo cittadino di Balvano che a latere spiega: «Nel corso della riunione ho espresso con fermezza la contrarietà a una decisione che rischia di creare ulteriori disagi ai territori e alle comunità locali, soprattutto per quanto riguarda l’assistenza sanitaria e i servizi essenziali. Come Amministrazione continueremo a seguire con attenzione la vicenda, promuovendo ulteriori confronti
e incontri per tutelare il diritto alla salute e garantire servizi fondamentali alla nostra comunità».
TITO, «UNA RIORGANIZZAZIONE ILLOGICA, BASATA SULL'EMERGENZA PER TRAGUARDARE GLI OBIETTIVI PNRR»
«Non c'è stata chiarezza e ancora continuano a rincorrersi informazioni discordanti su una riforma che ci tocca da vicino. Sebbene il nostro territorio dovrebbe mantenere il presidio di guardia medica, facendo confluire altri paesi, è giusto condividere preoccupazioni e di-
fendere il diritto alla salute di intere comunità -Asserisce il Sindaco Fabio Laurino- Una riorganizzazione illogica, basata esclusivamente sull'emergenza per traguardare gli obiettivi PNRR, che non tiene in considerazione le esigenze territoriali e le difficoltà di collegamento tra i nostri paesi. L'esperienza del Covid ci ha fatto comprendere quanto fosse importante la prossimità sanitaria. Oggi, invece, assistiamo a un evidente allontanamento della sanità dai cittadini, con il rischio che sempre più persone rinuncino alle cure».
IL FRONTE DEL NO
SI ESTENDE: CAMPOMAGGIORE CONTESTA IL «DEPOTENZIAMENTO DEL TERRITORIO»
L’ASP Basilicata ha comunicato che dal prossimo 24 maggio la Continuità Assistenziale del Distretto 3 “Potenza-Alto Basento” sarà riorganizzata attraverso i Punti di Assistenza Territoriale. «Il modello della guardia medica comunale fissa lascerà il posto a un sistema di rete -commenta l’Amministrazione di Campomaggiore- Per noi, come per altri piccoli Comuni del territorio, questo si tradurrà nella perdita del presidio locale. In casi di necessità notturna, i cittadini dovranno raggiungere un punto di assistenza fuori dal territorio comunale. È una soluzione che non tiene conto delle specificità delle aree interne. Gli anziani, le persone con difficoltà di mobilità e chi vive da solo, sono i più esposti e non possono permettersi di percorrere chilometri per ricevere l’assistenza medica. Come Sindaco, insieme ai Colleghi dei Comuni interessati e ad ANCI Basilicata, chiediamo il mantenimento dei presidi territoriali di Continuità Assistenziale e soluzioni che
tengano davvero conto delle realtà locali».
ALBANO
LUCANIA, «UNA VERA CATASTROFE SI STA CONSUMANDO NELLE NOSTRE COMUNITÀ»
«Immaginiamo solo per un attimo: un anziano, un paziente con patologie croniche riacutizzate, in piena stagione invernale, costretto a mettersi in auto, con una situazione infrastrutturale viaria che lascia a desiderare, percorrere 25 km per recarsi al PAT di riferimento a Tolve. Una vera e propria catastrofe si sta consumando nelle nostre piccole comunità già duramente colpite dalla carenza di medici e dalle criticità del sistema sanitario territoriale. Questa soluzione non fa altro che aumentare la situazione già carenziale della sanità territoriale, aumenta ulteriormente i disagi dei cittadini. È intollerabile. L'Amministrazione Comunale di Albano di Lucania non intende restare a guardare. Sentiamo forte il dovere di intraprendere qualunque azione istituzionale propedeutica alla risoluzione della criticità, finalizzata a mantenere i presidi e la presenza quotidiana sul territorio dei medici di base».
Il consigliere regionale della Lega Fanelli ribadisce quanto sia importante «il dialogo con i sindaci»

POTENZA. «Il PNRR rappresenta una straordinaria opportunità per rafforzare la sanità territoriale lucana, portando sui territori servizi, strutture e modelli organizzativi innovativi destinati a integrarsi stabilmente nel nostro Servizio sanitario regionale. È un percorso strategico che abbiamo sostenuto con convinzione, nella consapevolezza che la vera sfida non sia soltanto realizzare infrastrutture, ma renderle realmente funzionali ai bisogni delle comunità» dichiara Francesco Fanelli, Presidente della Prima Commissione consiliare, che continua: «Nella fase iniziale di programmazione della rete territoriale, il lavoro fu condotto attraverso un confronto istituzionale con i territori e con i sindaci, individuando soluzioni condivise».
«Oggi, di fronte alle criticità emer-
se in alcune aree rispetto all’attivazione dei modelli organizzativi delle Case di Comunità, serve lo stesso approccio: dialogo, chiarezza e capacità di trovare soluzioni equilibrate che tengano insieme gli obiettivi del PNRR e le esigenze reali delle comunità locali».
«Accolgo positivamente il percorso di confronto istituzionale avviato in queste ore con i sindaci delle aree interessate, perché il coinvolgimento dei territori è sempre la strada giusta quando si affrontano temi che incidono direttamente sul diritto alla salute dei cittadini»
«L’obiettivo comune - conclude Fanelli - deve restare uno solo: trasformare questa grande opportunità di investimento in un rafforzamento concreto ed efficace della sanità territoriale lucana».
Il
Esito positivo per la conferenza di servizi sul progetto di difesa della costa di Metaponto. Un passaggio significativo nell’iter amministrativo dell’intervento da 11 milioni di euro destinato alla tutela del litorale metapontino e al contrasto dell’erosione costiera, che consente di accelerare ulteriormente la realizzazione delle barriere soffolte nella zona di Metaponto Lido.
La riunione si è tenuta venerdì scorso in modalità sincrona, con un simultaneo confronto tra le parti che ha favorito una più rapida definizione del procedimento. A Potenza, alla Direzione Infrastrutture della Regione Basilicata, erano presenti il Soggetto attuatore delegato (Sad) per il dissesto idrogeologico della Regione Basilicata, Gianmarco Blasi, il Direttore Generale alle Infrastrutture, Nino Altomonte, i tecnici incaricati della progettazione e gli enti chiamati a esprimere i rispettivi pareri, tra cui il Comune di Bernalda, il Raggruppamento Biodiversità dei Carabinieri di Martina Franca e l’Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata. «È stato un passaggio chiave –ha detto Blasi – verso un risultato molto atteso dal territorio. La conferenza di servizi ha registra-

to un orientamento favorevole da parte degli enti coinvolti e questo rappresenta un elemento significativo per un’opera strategica sotto il profilo della tutela ambientale, della sicurezza costiera e della salvaguardia del litorale. Il confronto tecnico è stato positivo e costruttivo, con contributi che hanno consentito di migliorare ulteriormente il progetto».
Nel corso della conferenza è stato espresso parere favorevole da parte del Comune di Bernalda. Sono stati inoltre accolti i rilievi formulati dal Comandante Notarnicola del Raggruppamento
Biodiversità dei Carabinieri di Martina Franca, che ha quindi espresso parere favorevole. Positivo anche l’orientamento manifestato dall’Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata.
L’intervento prevede la realizzazione di barriere soffolte nella zona di Metaponto Lido. Si tratta di strutture in cemento armato collocate sul fondale marino, a una distanza variabile dalla riva, generalmente non inferiore a 100 metri, progettate per dissipare l’energia del moto ondoso e ridurre l’azione erosiva del mare sulla costa. Un’opera rilevante
per la resilienza della costa e per la tutela del litorale metapontino, da anni interessato da fenomeni di arretramento costiero che incidono sull’equilibrio ambientale e sulla fruibilità dell’area.
L’esito della conferenza rappresenta un concreto passo in avanti nel percorso amministrativo per la realizzazione dell'intervento. Una volta conclusa la procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale, sarà possibile procedere con la gara per l’affidamento dei lavori. «Parliamo di un impianto di protezione – ha commentato il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture della Regione Basilicata, Pasquale Pepe – che deve contrastare in maniera efficace l’arretramento del fronte marino di Metaponto all’interno delle operazioni di tutela della fascia jonica lucana. La difesa della costa rappresenta una priorità sotto il profilo ambientale, infrastrutturale e turistico. Il confronto positivo registrato nella conferenza di servizi conferma la qualità del lavoro svolto e ci consente di proseguire con determinazione verso la fase successiva dell’iter. Continuiamo a lavorare affinché il territorio possa vedere realizzato un intervento atteso da anni e fondamentale per la salvaguardia del litorale».

SCANZANO Cosa è successo al 52enne nei giorni tra la sua scomparsa e il ritrovamento del corpo? Intanto, la famiglia chiede silenzio stampa tramite i social

DI MI RI A M G ALG A N O
Costretto con la forza a salire su di una vettura, prima di essere strangolato bru- talmente. È questo il tragico epilogo della morte di Nicola Scarascia, il 52enne originario di Scanzano Jonico e residenete da tempo in Germania, trovato senza vita lo scorso 12 maggio nel canale Fosso Valle. Con l’autopsia eseguita sul corpo dell’uomo, sono state escluse patologie cardiache e ferite da arma da fuoco o da taglio. A oggi, tra le ipotesi più accreditate la morte per strangolamento a opera di terzi che avrebbero avuto un incontro ravvicinato con Scarascia nei pressi della sua abitazione, sita in quartiere Santa Sofia, lo scorso venerdì. Il decesso del 52enne risalirebbe proprio al
medesimo giorno della sua scomparsa. LA PISTA DEL DELITTO SI INFITTISCE
La salma dell’uomo presenterebbe, inoltre, segni sui polsi: un elemento, questo, che condurrebbe gli investigatori a un possibile immobilizzamento forzato nei confronti dell’autotrasportatore, avvenuto poco prima del suo decesso. A quanto pare, il 52enne sarebbe stato ucciso in un lugo diverso dal ritrovamento del cadavere, avvenuto alle spalledella linea ferroviaria Metaponto-Sibari. Nel frattempo, i Carabinieri della Compagnia di Policoro, guidati dal maggiore Roberto Rampino, stanno continuando a visionare i tabulati telefonici e i movimenti bancari effettuati dall’uomo.
DUE SOSPETTATI
IN ATTESA DI CONFERMA
Ciò che preme agli investigatori è capire cosa sia successo a Nicola Scarascia durante i quattro giorni tra la sua scomparsa e il ritrovamento del corpo. Nel dettaglio, vogliono chiarire se il 52enne sia stato ucciso subito dopo la sparizione o se sia stato tenuto prigioniero per qualche giorno, prima di essere strangolato. Sembrerebbe che Scarascia, prima di sparire totalmente nel nulla, si sarebbe recato verso la stazione per incontrare qualcuno che conosceva. Gli investigatori stanno analizzando i video delle telecamere sia pubbliche che private presenti nella zona dell’ultimo avvistamento. A oggi, lunedì 18 maggio, non risultano indagati, ma ci sarebbero due sopsettati in attesa di conferma. A ogni

modo, pare che gli investigatori abbiano imboccato da subito la pista giusta per far chiarezza sulla morte del 52enne. L’ENIGMA DEI CANI MOLECOLARI Nell’indagine, fondamentale il ricorso ai cani molecolari che, a quanto pare, avrebbero perso le tracce di Nicola Scarascia a poche decine di metri dal portone di casa sua. Questo dettaglio, ha spinto gli investigatori a ipotizzare che il 52enne sia stato portato via a bordo di un'altra autovettura. Va ricordato che Scarascia era tornato in paese una ventina di giorni fa. per aiutare la sorella in alcuni lavori edili, lasciando la moglie e la figlia in Germania. Le prime, tra l’altro, a lanciare l'allarme dopo diverse ore di interruzione della sua linea telefonica.
IL DOLORE
DELLA FAMIGLIA
Mentre il caso Scarascia continua a essere fitto di ombre e interrogativi, i familiari dell’uomo chiedono, attraverso un post sui social, semplicemente silenzio stampa: «Alla base dell'informazione - si legge sotto una nota Facebook - ci dovrebbe essere la fonte ufficiale, non il semplice chiacchiericcio! Non date notizie per sentito dire come fonti ufficiali. C'è chi apre la bocca tanto per parlare e c'è chi scrive tanto per scrivere. Ci sono tantissime inesattezze in ciò che divulgate. Chiediamo, se comprendete il dolore e volete aiutarci, il silenzio stampa e una preghiera». La famiglia Scarascia, unita nel dolore, nel senso di vuoto e di perdita, desidera soltanto sapere cosa sia successo a Nicola e perché sia stato ucciso.
Gli organizzatori: «Il progresso tecnologico non può e non deve escludere i nostri anziani dai servizi essenziali»
“Insieme più sicuri”, a Potenza un incontro sulle truffe online
La sicurezza digitale come pilastro della cittadinanza attiva per gli anziani. È questo il cuore del convegno “Insieme più sicuri: come difendersi nei casi di truffe informatiche online”, che si terrà mercoledì 20 maggio, alle 10:00, nella Sala B del Consiglio regionale. L’evento è promosso da Fnp Cisl, Adiconsum e Cisl Basilicata nell'ambito del progetto regionale Digitalmentis, finanziato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy e dalla Regione Basilicata, progetto che mira a fornire strumenti di alfabetizzazione digitale e protezione ai residenti over 65, categoria spesso bersaglio di frodi informatiche a causa di una minore confidenza con le tecnologie emergenti. «Il progresso tecnologico – spiegano gli organizzatori – non può e non deve diventare un muro che esclude i no-
stri anziani dai servizi essenziali. Oggi l’accesso ai servizi digitali è un diritto di cittadinanza, ma per essere esercitato appieno richiede sicurezza e formazione. Non possiamo permettere che i pensionati restino tagliati fuori o, peggio, diventino vittime di criminali senza scrupoli perché privi delle competenze necessarie. Come Fnp Cisl, Adiconsum e Cisl chiediamo che le istituzioni investano con forza in un patto sociale di fiducia digitale affinché gli anziani possano accedere alla rete con serenità e protezione, nella consapevolezza che l’accesso universale ai servizi digitali è un fondamento di cittadinanza e di inclusione sociale. La nostra missione è trasformare il digitale da potenziale minaccia a opportunità concreta per migliorare la qualità della vita delle pensionate e dei pensionati lucani».

POTENZA Dalla UIL Scuola: «Questa vittoria conferma l'illegittimità della prassi con cui il Ministero nega sistematicamente il pagamento delle ferie non godute»
Il Tribunale di Potenza – Sezione Lavoro, nella persona del Giudice Dott. Facciolla, con la sentenza n. 406/2026, ha accolto il ricorso promosso dall’Avv. Marco Dibitonto Legale UIL Scuola, a tutela di un docente precario del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il ricorrente, infatti, veniva collocato in ferie d’ufficio dai Dirigenti scolastici durante i periodi di sospensione delle attività didattiche, senza poter richiedere la monetizzazione dei giorni di ferie maturati e non goduti. La decisione si pone in linea con il consolidato orientamento della Corte di Cassazione e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che attribuisce al datore di lavoro, e quindi al Dirigente Scolastico, un preciso e ineludibile obbligo informativo. Come det-
tagliato nella sentenza, il datore di lavoro deve assumere un ruolo attivo per garantire l'effettivo godimento delle ferie, che costituiscono un diritto fondamentale e irrinunciabile del lavoratore. In particolare, il Tribunale ha ribadito che il Ministero non può negare la monetizzazione delle ferie se non dimostra di aver adempiuto a un duplice onere: ovvero, invitare formalmente e in modo puntuale il docente a fruire delle ferie maturate e informarlo espressamente e in tempo utile che la mancata fruizione comporterà la perdita definitiva del diritto alle ferie e alla relativa indennità sostitutiva alla cessazione del rapporto di lavoro. In assenza di questa prova, che spetta esclusivamente all'Amministrazione fornire, il diritto del docente all'indennità

sostitutiva rimane pienamente valido. Il Tribunale di Foggia, nel caso di specie, ha accertato la totale inadempienza del Ministero rispetto a tale obbligo informativo. «Questa vittoria conferma l'illegittimità del-
la prassi con cui il Ministero nega sistematicamente il pagamento delle ferie non godute ai docenti con contratto al 30 giugno, e rafforza la posizione della Uil Scuola Potenza nella sua costante battaglia per
la difesa dei diritti di tutto il personale scolastico, di ruolo e precario», spiegano dal sindacato Uil scuola Potenza, diretto dal Segretario Generale Regionale e Provinciale Luigi Veltri.
Sono 330 i candidati per 166 posti disponibili; Romaniello: «Quest’anno abbiamo constatato un incremento delle domande di partecipazione dei ragazzi»

Apartire da oggi, prima a Potenza e poi a Matera, i colloqui di selezione per i giovani che hanno presentato domanda per il Servizio Civile Universale (Scu) scegliendo uno dei sei progetti promossi dal Centro Servizio al Volontariato (Csv ) della Basilicata. Trecentotrenta i ragazzi candidati, ‘solo’ 166 i posti disponibili. Le selezioni, il cui calendario è consultabile on line sul sito del Csv lucano, termineranno il prossimo 8 giugno. A settembre,
dopo la fase formativa, i giovani scelti potranno cominciare ufficialmente il loro anno da operatori del Scu. «Quest’anno abbiamo constatato un incremento delle domande di partecipazione dei ragazzi - spiega Giannino Romaniello, presidente del Csv Basilicata- al contempo abbiamo anche registrato un aumento degli enti che hanno deciso di accreditarsi con il nostro Centro». Il Csv di Basilicata supporta, infatti, gli Enti del Terzo Settore nella gestione del

Servizio Civile Universale agendo come ente capofila per le associazioni più piccole, gestendo l'accreditamento, progettando i percorsi e offrendo consulenza per l'intera durata dei bandi. «Il nostro team di esperti , attivo nelle sedi di Potenza e Matera, svolge un’azione fondamentale in termini di consulenza, supporto, progettazione, selezione e formazione degli aspiranti operatori volontari per conto di tutti gli enti e le associazioni che si accreditano con
il Csv Basilicata per il Servizio Civile Universale - precisa Gianleo Iosca, direttore del Csv lucanonell’ultimo anno sono stati tanti gli Enti del Terzo Settore che si sono rivolti a noi riconoscendo l’efficacia del nostro operato». È atteso nei prossimi mesi il nuovo bando Scu per il 2027. «Anche in quest’occasione il Csv procederà con la predisposizione dei nuovi progetti che- conclude Iosca- potranno garantire esperienze nel sociale per i nostri giovani».
Dal 21 al 23 maggio la 34esima edizione del meeting che raccoglie specialisti provenienti da tutto il mondo
POTENZA La comunità scientifica si riunisce a Maratea dal 21 al 23 maggio 2026 per la sedicesima edizione del Meeting Biennale Internazionale
“Daniel Dargent”, diventato uno degli appuntamenti di riferimento nel panorama dell’oncologia ginecologica. L’evento, giunto quest’anno al traguardo dei 34 anni dalla prima edizione nel 1992, accoglie specialisti e ricercatori di alto profilo provenienti da Canada, Francia, Belgio, Spagna e Dubai, in un confronto scientifico di valenza internazionale.
«Il ruolo centrale dei nostri medici nell’organizzazione di un Meeting di così ampio respiro - dichiara il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo, Giuseppe Spera - è la testimonianza non solo dell’impegno dell’Aor nel promuovere la cultura medica, la ricerca e il confronto multidisciplinare tra professionisti, con l’obiettivo di migliorare costantemente la qualità delle cure e l’assistenza alle pazienti, ma anche del riconoscimento internazionale in ambito sanitario nei confronti della nostra
“La
Azienda». Elemento distintivo di questa edizione è ancora una volta l’innovativa formula delle “Battaglie Culturali” (The Battles), un originale format scientifico e divulgativo che trasforma il confronto accademico in un dialogo dinamico e partecipato. La sessione, intitolata “The Rematch”, prevede il dibattito diretto tra due relatori chiamati a sostenere tesi contrapposte su temi
controversi dell’oncologia ginecologica, attraverso evidenze e argomentazioni fondate sulla letteratura scientifica.
La guida del confronto è affidata al “Troublemaker”, protagonista del dibattito, con il compito di incalzare, provocare, interrompere e contraddire i relatori per favorire una riflessione più profonda e una sintesi condivida sui temi affrontati.
«La sedicesima edizione del Meeting Biennale Internazionale intitolato a Daniel Dargent, uno dei padri dell’oncologia ginecologica moderna, è per me un momento di profonda emozione - afferma il dottor Sergio Schettini, Direttore del Dipartimento della Donna e del Bambino dell’Aor San CarloDalla sua morte, gli dedichiamo ogni edizione, e in lui ritroviamo l’ispirazio-
ne per continuare a interrogarci, a confrontarci, a non accontentarci delle certezze acquisite».

MATERA Nella giornata di ieri
nei locali della Parrocchia Maria SS.ma Addolorata, visite ed esami gratuiti per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Lo screening è stato organizzato dai Lions Club Matera Host, Matera Città dei Sassi e Leo Matera 2019, in collaborazione con l'Associazione Italiana Lions per il Diabete AILD. Le visite e gli esami effettuati sono stati: pressione arteriosa, peso corporeo, glicemia, saturazione ossigeno, elettrocardiogramma con consulenza cardiologica. Si tratta di controlli rapidi ma molto importanti perché consentono di individuare eventuali patologie in atto, con particolare riferimento a
POTENZA «La trasformazione demografica e il progressivo invecchiamento della popolazione non sono semplici dati statistici, ma impongono una profonda revisione culturale e strutturale dei nostri modelli di assistenza. In Basilicata la difesa della dignità degli anziani, specialmente se fragili e non autosufficienti, si traduce nell’impegno di passare da un sistema ospedale centrico ad una sanità diffusa, integrata e radicata nelle comunità». Lo ha dichiarato l’assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico, intervenendo a Matera in occasione del 2° seminario di Cittadinanzattiva, organizzato da Pasquale Andrisani, dal titolo “La dignità non ha età”. La tavola rotonda ha visto l’assessore confrontarsi sul tema della sanità territoriale e dei servizi per la
quelle cardiologiche non ancora diagnosticate. Presenti i presidenti dei Club Lions Matera Host e Matera Città dei Sassi rispettivamente Francesca Lacalamita e Roberto Di Polito, la presidente dell'AILD Imma Brucoli, la presidente del Leo Club Matera 2019 Carmen Cornacchia, la dott.ssa Dominique Cerrone, dirigente medico U.O.C. Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell'Ospedale Madonna delle Grazie di Matera e il dott. Antonio Lopizzo, presidente distrettuale Lions del Service Prevenzione Malattie cardiovascolari.
Il controllo frequente della pressione arteriosa, l'eliminazione del
terza età insieme a un parterre di relatori di rilievo nazionale, tra cui Mons. Vincenzo Paglia presidente della Pontificia Accademia per la Vita e il viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci. Nel suo intervento, l’assessore Latronico ha tracciato le linee guida della strategia regionale, fondata su risposte flessibili, personalizzate e focalizzate sul domicilio come primario luogo di cura. «La sanità del futuro – ha spiegato Latronico –si poggia sul concetto di prossimità geografica, tempestività e continuità assistenziale. Gli strumenti principali di questa rivoluzione sono già in via di consolidamento sul territorio come le Case di comunità, l’Assistenza Domiciliare Integrata, la digitalizzazione e la telemedicina». L’assessore ha poi rimarcato l’importanza dei Piani
Assistenziali Individualizzati e del coordinamento stretto tra Aziende Sanitarie, Comuni e Terzo Settore per una gestione efficace delle patologie croniche. Accanto ai servizi tradizionali come le Rsa e i centri diurni, la Regione guarda con favore a nuovi modelli assistenziali, tra cui il cohousing per anziani e le reti locali di welfare comunitario. Presente al convegno anche il sindaco di Matera Antonio Nicoletti. «Oggi è stata un’occasione preziosa per condividere aspetti tecnici ai vari livelli, dal locale al nazionale, - ha dettocon interventi impreziositi dal contributo del vice ministro del lavoro e politiche sociali Maria Teresa Bellucci, che ci ha ricordato l’impegno concreto e senza precedenti rivolto dal governo Meloni al settore. Per il suo ruolo e il suo carattere simbolico, Matera si candida a luogo di
fumo da sigarette, una costante attività fisica unitamente ad uno stile di vita sano contribuiscono a prevenire le malattie cardiache per cui l'invito a partecipare allo screening cardiologico è per tutti i cittadini e di entrambi i sessi. Ma un'attenzione particolare va riferita soprattutto alle donne perché la maggioranza di esse, anche da recenti studi statistici, ha una percezione molto bassa dei pericoli causati da queste patologie e dei propri fattori di rischio. Infatti, più di una donna su tre arriva in ritardo al pronto soccorso perché non riconosce i sintomi dell’infarto o dell’ictus che in essa sono diversi da quelli degli uomini.
sperimentazione di politiche e strumenti innovativi, nel solco dell’impegno che questa amministrazione sta profondendo nei confronti delle categorie più fra- gili. È questo, a margine del convegno, l’elemento condiviso dai relatori e in particolare dai rappresentanti delle istituzioni presenti. Ringrazio per l’opportunità creata da Cittadinanzattiva e per l’impegno del presidente Pasquale Andrisani, fonte inesauribile di stimolo a difesa e vantaggio dei più deboli».
















Il Giro d’Italia è passato e con lui sono passate tutte le polemiche sulla condizione in cui versano alcune arterie
viarie di Potenza. Dal centro alla periferia diverse sono le segnalazioni degli utenti, soprattutto laddove sono stati effettuati i la-
vori di ammodernamento di E-distribuzione o delle aziende che gestiscono i sotto servizi. Gli interventi di ripristino della se-
de stradale in collaborazione con E-distribuzione riprenderanno oggi.
Ad annunciarlo è l’assessore alla viabilità del Comune di Potenza Francesco Giuzio: «Così come promesso dal nostro Sindaco Vincenzo Telesca, riprendiamo i lavori con operazioni previste anche in orario notturno».
Si inizierà dalle strade limitrofe al Centro Storico: Via IV Novembre; Via Mazzini; Corso Umberto; Via Portasalza; Via Francesco Crispi. «L’obiettivo è farci trovare pronti alle celebrazioni per la festa del nostro Santo Patrono, migliorando sicurezza, decoro urbano e qualità della viabilità cittadina» continua Giuzio.
La festa di San Gerardo è vicina e la ditta incarica-
ta dovrà lavorare alacremente affinchè le strade interessate dalla Parata dei Turchi e dalla processione del Santo Patrono siano praticabili e sicure. «Durante i lavori potranno essere istituiti: divieti di sosta con rimozione restringimenti di carreggiata; sensi unici alternati chiusure temporanee al traffico. Ci scusiamo anticipatamente per eventuali disagi e ringraziamo i cittadini per la collaborazione» conclude l’assessore.
Non sono mancati i commenti sui social tra chi è a favore dell’operato dell’Amministrazione comunale e chi invece non perde occasione per sottolineare tutto ciò che non va in città.
R O M OL
Firmato l’accordo con i sindacati. Investimenti per oltre 16 milioni nello stabilimento di Potenza
2.150

POTENZA. Le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo Italtractor approvano quasi all’unanimità il rinnovo dell’integrativo aziendale: sciolta la riserva sull’accordo firmato il 13 aprile 2026. «Si sono concluse positivamente le assemblee negli stabilimenti del Gruppo Italtractor per la consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori sull’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, sottoscritto a Roma il 13 aprile 2026 dal Coordinamento Nazionale Fim, Fiom e Uilm. - affermano le segreterie sindacali - Il voto espresso ha registrato un consenso quasi unanime, confermando il valore del percorso negoziale portato avanti dalle organizzazioni sin-
dacali dopo quasi un anno di confronto serrato con l’azienda». «L’esito delle assemblee consente ufficialmente di sciogliere la riserva sull’accordo e sancisce l’entrata in vigore del nuovo contratto integrativo aziendale per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori del Gruppo Italtractor.prosegue la nota dei sindacatiL’intesa rappresenta un risultato importante che, dopo il rinnovo del CCNL Metalmeccanici, rafforza ulteriormente il sistema di tutele economiche e normative all’interno del Gruppo». Tra i principali punti raggiunti: Premio di Risultato pari a 2.150 euro, costruito su parametri concreti e raggiungibili; mensa totalmente a carico dell’azienda; in-
troduzione delle maggiorazioni per il primo turno; incremento della retribuzione fissa attraverso un superminimo non assorbibile; miglioramenti economici per i lavoratori del ciclo continuo; maggiori tutele nei lunghi periodi di malattia; rafforzamento della Banca Ore Solidale; conferma del contratto metalmeccanico a tempo indeterminato quale riferimento occupazionale del Gruppo.
«Un accordo che guarda al futuro e consolida salario, diritti, welfare e stabilità occupazionale, con particolare attenzione alle lavoratrici e ai lavoratori maggiormente esposti alle difficoltà produttive e sociali» si legge nella nota.
«L’approvazione - dichiarano Giovanni Larocca, Antonio Lamorte e Giovanni Galgano - quasi unanime dell’accordo rappresenta un segnale importante di fiducia delle lavoratrici e dei lavoratori verso il lavoro svolto unitariamente dal sindacato. Questo rinnovo integrativo porta risultati concreti sul salario, sulle tutele e sulla qualità del lavoro, ma allo stesso tempo rafforza ancora di più l’attenzione sugli investimenti industriali già in atto, a partire dallo stabilimento di Potenza, dove sono previsti oltre 16 milioni di euro di investimenti con il sostegno della Regione Ba-
silicata pari al 30%. Oggi più che mai diventa centrale il tema del costo energetico e delle materie prime, elementi strategici per garantire competitività, continuità produttiva e salvaguardia occupazionale. Sono priorità che il sindacato metalmeccanico lucano ha già posto con forza nella manifestazione unitaria del 5 dicembre e nelle successive riunioni di tutti i metalmeccanici lucani».
«Per questa ragione chiediamo con forza alla Regione Basilicata di aprire una vera discussione sulla creazione di una Zona Franca Energetica regionale, utilizzando anche le risorse derivanti dalle estrazioni petrolifere presenti sul territorio lucano. Il petrolio non può continuare a rappresentare soltanto una cassaforte utile a coprire buchi e inefficienze dei vari dipartimenti regionali, a partire dalla sanità. È necessario investire sul lavoro, sul mantenimento dei livelli occupazionali e sullo sviluppo industriale futuro della Basilicata» continuano Larocca, Lamorte e Galgano. «L’energia rappresenta oggi un elemento decisivo per garantire prospettive ai lavoratori e alle imprese del territorio» concludono i segretari Giovanni Larocca, Antonio Lamorte e Giovanni Galgano.
Successo per la manifestazione che ha portato tanta gente a Verderuolo, tra tradizione, cavalli e momenti di festa per grandi e piccoli
La tradizione della festa, la presenza dei cavalli e il legame tra ambiente, cultura e tradizione locale hanno caratterizzato la Benedizione dei Cavalli, svoltasi ieri mattina in Piazza Cagliari, nel Rione Verderuolo, nei pressi della Chiesa di San Giovanni Bosco.Cavalli, grande interesse e un pizzico di sana armonia hanno creato la base per una mattinata di allegria, in attesa della Festa di San Gerardo.L’evento è stato promosso dall’associazione Cavalieri del Santo, presieduta da Francesco De Stefano.Hanno partecipato il Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, l’Assessore alla Cultura, Roberto Falotico, i responsabili della Protezione Civile coordinati da Davide Spadino Pippa, oltre agli agenti della Polizia di Stato e della Polizia Locale, che hanno garantito un costante e attento coordinamento nell’area dell’evento.La Benedizione dei Cavalli è stata un’opportunità per la cittadinanza, sempre più numerosa, di vivere una mattinata diversa dal solito.È stato un giorno importante per la comunità, che ha avuto modo di conoscere meglio i cavalli e i loro cavalieri.Giovani, famiglie e bambini hanno partecipato numerosi: questa è stata solo la pri-
ma di una serie di iniziative che l’associazione Cavalieri del Santo aveva programmato da tempo sotto la guida di Francesco De Stefano.Una cerimonia in grande stile, in grado di soddisfare le aspettative della cittadinanza e del folto pubblico presente.Il presidente dell’Associazione Cavalieri del Santo, Francesco De Stefano, ha commentato: «Siamo onorati di avere un ruolo fondamentale in questa festa. La nostra associazione, che il prossimo anno festeggerà i suoi dieci anni, è sempre stata protagonista. Sentiamo un forte senso di appartenenza che ci guida nell’avvio del Maggio Potentino e di questa giornata, che richiama storia e leggenda: i cavalli e i guerrieri turchi che tentano di entrare in città dal Basento e vengono respinti da San Gerardo La Porta. Per noi significa aprire la festa e rappresentare il reparto cavalleria della parata, garantendo sempre sicurezza e attenzione al benessere degli animali. La nostra associazione culturale promuove iniziative legate ai cavalli e al loro benessere, anche attraverso gemellaggi con altre associazioni, equestri e non, su tutto il territorio regionale. Coinvolgiamo così le comunità locali, supportando le attività che valorizzano il legame con il nostro reparto cavalleria.»L’Assessore alla Cultu-


ra del Comune di Potenza, Roberto Falotico, ha dichiarato: «Questa manifestazione anticipa in qualche modo l’arrivo della grande parata del 29 maggio. I Cavalieri del Santo, fin dalla loro fondazione, organizzano momenti di contatto con i bambini e con la comunità, per far loro apprezzare il mondo dei cavalli. L’associazione, durante tutto l’anno, garantisce questi momenti, e la città deve esserne grata. Grazie al loro impegno, assicurano anche le necessarie garanzie tecniche per la sicurezza della parata e della pubblica incolumità. Siamo molto riconoscenti: molti cittadini aspettano con entusiasmo la possibilità di partecipare a una passeggiata con
i Cavalieri del Santo, e dobbiamo essere felici del loro impegno e della loro partecipazione.»Davide Spadino Pippa, a nome della Protezione Civile, ha commentato: «Il responsabile della Protezione Civile, dottor Pino Brindisi, mi ha delegato per la giornata di oggi. Come ogni anno siamo a fianco dell’associazione Cavalieri del Santo per garantire sicurezza e assistenza alla cittadinanza qualora ce ne fosse bisogno, vivendo l’evento in condizioni di piena sicurezza. La cittadinanza può ammirare il nostro modo di collaborare con le associazioni, in vista della partenza del 29 maggio per la Parata dei Turchi. Siamo presenti e operativi sul territorio.»



«Si potrà procedere con misure straordinarie e accelerate alla realizzazione delle operazioni per il ripristino della sicurezza e della transitabilità»
DI EM A NUE LA CA L ABRESE
Il comune di Roccanova aveva di fatto più volte ravvisato alle Istituzioni regionali e provinciali la necessità di intervenire sulla Sp89 danneggiata dal maltempo. Il Sindaco Rocco Greco aveva chiesto sopralluoghi e incontri al fine di valutare gli interventi necessari. A distanza di qualche settimana dalla Casa municipale giunge il «ringraziamento al Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi e all'Assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Pasquale Pepe, per la serietà istituzionale, la tempestività e la concreta attenzione dimostrate nei confronti della grave emergenza viaria che ha colpito il nostro territorio a seguito degli eccezionali eventi meteorologici verificatisi a partire dal 28 marzo scorso. La decisione assunta dalla Regione, nell'ambito dell'attuazione dell'Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile del 4 maggio, di autorizzare interventi urgenti sulla viabilità provinciale e di destinare specifiche risorse
alla Provincia di Potenza, rappresenta una risposta concreta ed efficace alle criticità determinate dal grave dissesto idrogeologico che ha interessato la Strada Provinciale».Grazie a ciò si potrà «procedere con misure straordinarie e accelerate alla realizzazione degli interventi necessari per il ripristino della sicurezza e della transitabilità della strada provinciale, garantendo contestualmente la riattivazione del Trasporto Pubblico Locale e il recupero dell'accessibilità del Comune di Roccanova. Particolarmente significativo è il fatto che, tra gli interventi urgenti individuati dalla Provincia di Potenza, sia stato inserito il "risanamento della zona in frana attraverso la realizzazione di una paratia di micropali sormontata da solettone in cls” sulla SP n. 89, per un importo pari ad euro 425.922,00». Sin dai primi momenti dell'emergenza, «il Comune di Roccanova ha operato in stretta e costante collaborazione con la Provincia di Potenza e con la Regione Basilicata, mantenendo un'interlocuzione quotidiana finalizza-
ta a individuare soluzioni immediate per garantire la mobilità dei cittadini, la continuità del servizio di TPL, il collegamento con gli istituti scolasticidi Sant'Arcangelo e la sicurezza della viabilità alternativa. In tale direzione si sono svolti sopralluoghi congiunti e tavoli tecnici operativi con Regione Basilicata, Provincia di Potenza, Ufficio TPL e Cotrab. L'urgenza dell'intervento sulla SP n. 89 è assoluta e improcrastinabile. Per questa ragione, l'Amministrazione comunale ritiene fondamentale che si proceda nel più breve tempo possibile alla riapertura dell'arteria, anche attraverso soluzioni temporanee e tecnicamente compatibili, quali l'eventuale istituzione di un senso unico alternato, in modo da restituire rapidamente ai cittadini una condizione minima di normalità e di accessibilità».La Strada Provinciale rappresenta infatti un'infrastruttura strategica per Roccanova, sia sotto il profilo sociale che economico, «e la sua prolungata chiusura ha determinato enormi disagi per studenti, lavoratori, fami-

glie, attività produttive e aziende agricole del territorio.L'Amministrazione Comunale continuerà a vigilare con la massima attenzione sui tempi di esecuzione degli interventi affidati alla Provincia di Potenza, mantenendo alta l'attenzione istituzionale affinché le opere previste vengano avviate e completate con rapidità, efficacia e piena trasparenza». Infine, rivolgendosi ai con-
cittadini il Sindaco conclude: «Voglio ribadire che, in una fase così delicata, la collaborazione tra i diversi livelli istituzionali Comune, Provincia e Regione ha consentito di affrontare con responsabilità e concretezza una situazione di straordinaria complessità, offrendo finalmente una prospettiva chiara per il ripristino della viabilità e dei servizi essenziali».
La rete di cooperazione turistica BEL – Borghi Eccellenti Lucani – cresce, si consolida e rilancia la propria strategia per la valorizzazione del territorio lucano. Con l’ingresso di nuovi partner, la rete raggiunge quota 17 Comuni aderenti, tutti accomunati da un obiettivo condiviso: trasformare l’autenticità dei borghi della Basilicata in un motore di sviluppo economico, culturale e turistico sostenibile.Il coordinamento BEL ha infatti definito tre progetti strategici, alcuni già operativi e altri pronti per essere candidati a specifici bandi, con l’intento di puntare su natura, tradizioni e formazione specialistica.Il primo progetto riguarda la creazione della “Rete dei Sentieri”, sviluppata in collaborazione con il CAI Basilicata e in linea con la nuova normativa nazionale sui “Cammini d’Italia”.
L’iniziativa prevede la mappatura, la messa in sicurezza e la digitalizzazione di un sentiero per ciascun borgo aderente, con l’obiettivo di realizzare un grande itinerario verde capace di collegare i 17 Comuni della rete. Un percorso pensato per intercettare il crescente interesse verso il trekking, il turismo lento e le esperienze a contatto con la natura.Il secondo pilastro della strategia BEL è rappresentato da un Festival itinerante dedicato alle tradizioni popolari lucane. L’evento, destinato a toccare tutti i borghi aderenti, punta a valorizzare il patrimonio immateriale della regione attraverso il recupero degli antichi giochi popolari, la promozione delle produzioni locali e una rassegna di musiche folk storiche. Un viaggio culturale tra identità, memoria e socialità che mira a rafforzare l’attrattività dei piccoli
centri.Il terzo progetto guarda invece alla formazione e alle nuove professionalità legate al settore turistico. Grazie a partnership con enti accreditati, la rete BEL intende promuovere percorsi di alta formazione per tecnici ed esperti in turismo territoriale. Figure professionali specializzate nella promozione dei borghi e nella progettazione di servizi turistici innovativi, con l’obiettivo di creare nuove opportunità occupazionali direttamente nelle aree interne.“La nostra rete dimostra che l’unione fa la forza e che i piccoli borghi non sono realtà isolate, ma un grande laboratorio di innovazione a cielo aperto”, spiegano dal coordinamento BEL. “Con questi tre progetti rispondiamo concretamente alle sfide del turismo moderno, puntando su sostenibilità, autenticità e competenze”.Con l’allargamento a 17 Co-
muni e una progettualità sempre più strutturata, la rete BEL si candida così a diventare un modello di riferimento per il turismo delle aree interne, non solo in Basilicata ma anche nel resto del Mezzogiorno.



L’accusa: «Si sta consumando il delitto perfetto». La replica dell’assessore: «Sterile polemica mediatica»
MATERA In una nota del Partito Socialista materano, in merito alla vicenda trasporto pubblico della citta di Matera, ed in particolare alla luce delle dichiarazioni rilasciate dall’Assessore comunale ai trasporti, durante l’audizione tenutasi giovedi nella commissione regionale bilancio, che lasciano ipotizzare il delinearsi di un vero e proprio “delitto perfetto” del trasporto pubblico materano.
«Per prima cosa - si plegge nella nota - facciamo notare che come socialisti insieme a tutte le forze di opposizione abbiamo presentato un ordine del giorno dal 3 maggio scorso, evidenziando rischi legali e tecnici emergenti dalla procedura di gara, chiedendo a tutte le forze politiche di assumere una posizione unitaria che rafforzasse il Comune nella trattativa con la Regione, al fine di mitigare il danno ingiusto che i materani rischiano di subire. In tale sede, sembrerebbe che l’assessore abbia comunicato disponibilità a firmare contratto entro il 24 maggio, dando all’azienda un periodo di tempo per

portare il servizio a regime, senza menzionare alcuna clausola legale per tutelare il Comune dai molteplici ricorsi che gravano sulla procedura, e neanche accennando ad accordi o intese politiche con la Regione, per capire chi pagherà il rinnovo e l’elettrificazione del parco mezzi. In sintesi “il delitto perfetto “ per il trasporto materano, perché ci stiamo assumendo il rischio molto concreto dei contenziosi, in essere e futuri, poichè la situazione è anche legata a doppio filo con la sottoscrizione del contratto da parte del comune di Potenza, vicenda che invece sembra divenuta una “missione impossibile”.
Invece dal punto di vista tecnico ambientale, non sappiamo cosa l’ammini-
MATERA «La visita del viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci a Matera rappresenta un momento importante di confronto istituzionale e politico sui temi del lavoro, della qualità dell’occupazione e delle politiche sociali, che oggi sono sempre più centrali nelle strategie del Governo nazionale e dell’amministrazione comunale della città dei Sassi». Lo dichiara il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Basilicata, Piergiorgio Quarto, a margine dell’incontro che si è svolto a Matera alla presenza del sindaco Antonio Nicoletti, del coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Stefano Melodia e degli assessori comunali Giuliano Paterino, Angela Braia e del capogruppo consiliare di Fdi, Mario Morelli. «L’incontro – prosegue Quarto – ha consentito di entrare nel
strazione stia concordando con Regione e ditte partecipanti, ma riteniamo grave, che una questione che incide su un diritto fondamentale dei cittadini, non possa essere discussa dai consiglieri prima che il “delitto si consumi”, di fatti commissione trasporti materana discuterà di Tpl solo il 25 maggio, il giorno successivo a quello dell’annunciata firma del contratto, Da ultimo si tratta di un “delitto perfetto” perché non ci sono colpevoli, in quanto l’Assessore ed il dipartimento trasporti regionale sostengono sia colpa della stazione unica appaltante regionale, perché avrebbe fatto male gara, la Suarb sostiene che semmai è colpa della Giunta e del Consiglio, che avrebbero scritto male indirizzi per gara e piano di bacino, l’attuale amministrazione comunale dice che è colpa della Regione o semmai dell’amministrazione precedente, cosichè gli unici innocenti sono i cittadini materani, che pagheranno forse di più, per un servizio molto probabilmente peggiore». Non si è fatta attendere la
merito del lavoro che il Governo Meloni sta portando avanti sul piano nazionale e parlamentare rispetto alla tutela del lavoro, alla sicurezza, all’inclusione sociale e alla qualità della vita delle persone. Allo stesso tempo è stata l’occasione per illustrare al viceministro il percorso di crescita e trasformazione che Matera ha vissuto negli ultimi decenni. «Il sindaco Nicoletti – aggiunge Quarto – ha ripercorso i quattro grandi momenti di svolta che hanno segnato la rinascita della città: il riconoscimento UNESCO del 1993 come patrimonio mondiale dell’umanità, la grande visibilità internazionale legata al cinema e in particolare al film The Passion di Mel Gibson, il riconoscimento ottenuto nel 2014 che ha portato Matera a essere Capitale europea della Cultura nel 2019 e, infine, il nuovo prestigioso
replica di Daniele Fragasso, assessore ai trasporti, mobilità e polizia locale Comune di Matera. «In merito al comunicato stampa diffuso nelle scorse ore, riteniamo doveroso ristabilire la verità dei fatti ed evitare che una questione tanto delicata per la città venga trasformata in una sterile polemica politica e mediatica. La situazione relativa al trasporto pubblico locale nasce da scelte assunte negli anni passati, quando la precedente amministrazione aderì alla gara regionale senza esercitare alcun reale atteggiamento critico o approfondimento sui contenuti e sulle possibili conseguenze amministrative e gestionali. È proprio quell’impostazione che oggi ha determinato una fase di empasse complessa, che questa amministrazione sta affrontando con senso di responsabilità, attenzione istituzionale e massimo equilibrio. Si parlerebbe davvero di “delitto perfetto”, come qualcuno ha evocato, qualora si consumassero inerzia, inadempienza o ignoranza da parte delle istituzioni. Termi-
ni che non appartengono in alcun modo a questa amministrazione, che al contrario è impegnata quotidianamente per garantire ai cittadini materani un servizio di trasporto pubblico all’altezza della città e, allo stesso tempo, la piena tutela dei lavoratori coinvolti. Risulta pertanto errato e strumentale sostenere che l’assessore alla mobilità abbia comunicato, in sede di commissione, una data relativa alla firma del contratto. È bene ricordare che si tratta di un atto gestionale di competenza dirigenziale. Attribuire all’assessore dichiarazioni mai rese significa voler alimentare ad ogni costo una polemica, invece di contribuire ad un clima di responsabilità e unità istituzionale in una fase che riguarda l’intera comunità. Nel corso della commissione, l’assessore ha invece ribadito con chiarezza di essere in attesa da parte della Regione di necessari chiarimenti su aspetti dirimenti dell’offerta tecnica, elementi che devono essere definiti prima di qualsiasi ulteriore passaggio formale da parte del Comune».

traguardo di Capitale mediterranea della Cultura e del Dialogo per il 2026. Nel corso dell’incontro – sottolinea Quarto – il sindaco ha inoltre illustrato al viceministro il ruolo strategico che Matera sta consolidando nel settore turistico e nelle attività produttive collegate all’accoglienza, alla cultura, ai servizi e alla filiera del turismo, comparti che oggi rappresentano un importante motore occupazionale e
uno dei principali serbatoi di lavoro e sviluppo per il territorio. Particolare attenzione –prosegue Quarto – è stata dedicata anche al distretto del mobile imbottito, che da anni caratterizza il tessuto produttivo dell’area materana e rappresenta uno dei principali poli industriali del Mezzogiorno, con ricadute occupazionali e imprenditoriali significative per l’intero territorio. Il viceministro Bellucci – evidenzia Quarto – si è complimentata con il sindaco e con l’amministrazione comunale per il lavoro che stanno portando avanti, in particolare per aver posto al centro le politiche sociali come elemento strategico di integrazione, coesione e sicurezza sociale, riconoscendo a Matera un modello di crescita che tiene insieme sviluppo, qualità della vita e attenzione alle persone».

Al Salone Internazionale del Libro, il capogruppo regionale di Orgoglio lucano - Italia viva ha partecipato a incontri sul bullismo e sul cyberbullismo
La Basilicata ha avuto un ruolo di rilievo al Salone Internazionale del Libro di Torino, che si è svolto dal 14 al 16 maggio, confermandosi come una regione capace di portare sul piano nazionale temi di grande attualità e interesse sociale. Lo stand del consiglio regionale non si è limitato a rappresentare la Basilicata, ma ha ospitato incontri e dibattiti che hanno richiamato un pubblico qualificato e attento alle tematiche culturali e legislative della regione.Mario Polese, capogruppo regionale di Orgoglio Lucano – Italia Viva, ha seguito personalmente i diversi appuntamenti, sottolineando l’importanza di un confronto diretto tra istituzioni, mondo culturale e società civile. Giovedì 14 maggio ha partecipato alla presenta-
zione del libro Fabio dal gruppo al branco di Anna Maria Scalise, promossa dal Corecom Basilicata e dall’associazione Il cielo nella stanza. L’iniziativa ha avuto come fulcro la lotta al bullismo e al cyberbullismo, temi che Polese segue da vicino come primo firmatario della legge regionale lucana, considerata tra le più avanzate a livello nazionale. «La lotta al bullismo e al cyberbullismo non può essere demandata solo a scuola e famiglie, ma deve coinvolgere istituzioni, cultura e società civile», ha sottolineato Polese, evidenziando come la legge miri a creare strumenti concreti di prevenzione e sensibilizzazione.Venerdì 15 maggio l’attenzione si è spostata sul ruolo delle pro loco nella tutela delle identità territoriali e nella valorizzazio-
ne del patrimonio storico e culturale delle comunità lucane. Polese ha ricordato come le associazioni locali rappresentino un ponte fondamentale tra la storia dei territori e la partecipazione attiva dei cittadini, contribuendo a rafforzare il senso di appartenenza e la valorizzazione delle tradizioni.Sabato 16 maggio il consigliere ha partecipato all’incontro promosso dalla Commissione Regionale Pari Opportunità dal titolo Quelle che hanno scritto la libertà. Le donne della Costituzione tra eredità, diritti e cambiamento. Il dibattito ha ripercorso il contributo delle madri costituenti alla stesura della Carta costituzionale italiana, evidenziando le sfide ancora presenti nella lotta per la parità di gene- re. «È fondamentale ricordare il valore storico

delle donne che hanno contribuito a scrivere la Costituzione e riflettere su come la società contemporanea possa garantire piena parità di diritti e opportunità», ha dichiarato Polese.«La fiera di Torino conferma la capacità della Basilicata di proporre progetti e modelli normativi concreti, capaci di
incidere sul dibattito nazionale e offrire risposte alle nuove generazioni», ha concluso Polese. L’esperienza torinese ha così ribadito il ruolo della regione come laboratorio di idee e leggi innovative, in grado di affrontare temi sociali complessi e contribuire al dialogo nazionale.
Rotunno: «La partecipazione femminile nelle istituzioni è fondamentale per una democrazia completa»

Lo stand del Consiglio regionale della Basilicata al Salone Internazionale del Libro ha ospitato ieri incontri su narrativa, fotografia, saggistica e diritti, con uno sguardo all’identità e alla memoria. La presenza lucana ha confermato il valore del Salone come spazio di confronto tra autori, istituzioni e cittadini, capace di unire cultura e partecipazione civile.Tra le presentazioni, Non sposare uno coi calzini bianchi di Emma Mariani (Altrimedia Edizioni) ha raccontato l’amicizia femminile e la difficoltà di restare fedeli ai sogni dell’infanzia. Leukanìa. Terra della luce di Giuseppe Lotito e Antonella Pace (Universosud Edizioni) ha mostrato una Basi-
licata autentica, attraverso immagini e testi capaci di superare gli stereotipi.In ambito saggistico, L’Educazione ai Diritti Umani in Europa e in Italia di Beatrice Benocci (Le Penseur Edizioni) ha approfondito l’educazione civica e il ruolo dei giovani nella società europea. Non ha bisogno di tanta luce di Matteo Ricca (Altrimedia Edizioni) ha esplorato le sfumature dell’animo umano, con letture interpretate dall’attore Fabio Troiano. Generazione Cerniera di Antonio Candela (ECRA) ha offerto uno sguardo sulla generazione cresciuta tra mondo analogico e digitale.Sul ruolo delle donne nella nascita della Repubblica, l’incontro Quelle che hanno scritto

la libertà ha sottolineato l’eredità delle Madri Costituenti. La Consigliera di Parità Simona Bonito ha dichiarato: «Le donne della Costituente non hanno soltanto contribuito alla scrittura della Carta fondamentale, ma hanno lasciato un metodo, un insegnamento ancora attuale: quello della partecipazione, della condivisione e della costruzione collettiva dei diritti. Il progetto vuole creare un ponte tra passato e presente».La Presidente della Commissione Pari Opportunità Vittoria Rotunno ha aggiunto: «Le Madri Costituenti hanno aperto una strada che oggi siamo chiamate a continuare con responsabilità e visione. Difendere e attualizzare quell’eredità significa
rendere le istituzioni sempre più inclusive e vicine ai bisogni reali delle persone».Licia Viggiani ha concluso: «Oggi il mondo associativo, insieme alle istituzioni, ha il compito di custodire quella visione e trasformarla in azioni concrete capaci di promuovere inclusione, diritti e cittadinanza attiva».L’incontro si è chiuso con un omaggio musicale all’artista lucano Pino Mango, confermando il legame tra memoria, cultura e partecipazione civica.
L’iniziativa ha rappresentato un’occasione per riflettere sul ruolo della cultura come strumento di coesione sociale e per rafforzare il senso di comunità tra le nuove generazioni.
La conferenza a Melfi sui film dedicati all'imperatore svevo, alla presenza del Sindaco Maglione e della presidente della LFC Romaniello

Domani, alle ore 16.30, nella sala Angioina del castello di Melfi l’attore Riccardo Scamarcio, Giuseppe Maglione Sindaco di Melfi e Margherita Gina Romaniello presidente della Lucana Film Commission animeranno la conferenza di fine riprese di due
opere cinematografiche dedicate alla figura di Federico II. “Meraviglia del mondo” e “ Sulle tracce di Federico II - l‘imperatore normanno svevo nella sua Basilicata”. “Meraviglia del mondo” è il docufilm diretto da Francesco Lopez che vede protagonista Riccardo Scamarcio nei panni

dell'imperatore Federico II di Svevia. La pellicola, prodotta da Oz Film e Lebowski con Rai Cinema, unisce finzione e documentario per esaltare la figura storica dello Stupor Mundi. Stessa direzione e stesso interprete anche per il cortometraggio , una sorta di making off, nato pro-
prio dopo aver deciso di girare anche in Basilicata ed aver scoperto luoghi, storie e testimoni della forte presenza dell’imperatore svevo in terre lucane Mentre “Meraviglia del mondo” è stato girato nei diversi luoghi caratterizzati dalla presenza e l’opera della figura più emblema-
tica e rappresentativa del Medioevo europeo ( Puglia, Sicilia, Marche e area del Vulture in Basilicata ), il cortometraggio “ Sulle tracce di Federico II - l‘imperatore normanno svevo nella sua Basilicata” è interamente girato fra il Castello di Melfi, Lagopesole e i Laghi di Monticchio.
Presentato a Barile presso la sede sociale della Pro Loco Barile il cortometraggio "Vite da Salvare" ideato da Carmine Muscio e diretto da Antonio Petrino. Dopo i saluti del Presidente Pro Loco Barile e Presidente regionale Ente Pro Loco Basilicata Rocco Franciosa e del Sindaco del Comune di Barile Antonio Murano è intervenuto il diret-
licata Rocco Franciosa nel rivolgere i complimenti a quanti si sono impegnati nella realizzazione del cortometraggio ha ringraziato i numerosi partecipanti che hanno seguito con attenzione il toccante film/cortometraggio realizzato con la collaborazione di Ivan Larotonda e Pino Di Lucchio di Tg7 Basilicata a cui è seguito un articolato e proficuo dibattito. Promosso
tore del cortometraggio "Vite da salvare" Antonio Petrino il quale ha illustrato le motivazioni che hanno portato alla realizzazione di un cortometraggio sul tema della sicurezza stradale e sull'uso improprio del telefono alla guida. Dopo la visione del cortometraggio sono intervenuti l'ideatore Carmine Muscio, lo scrittore Emilio D'Andrea, Enza Muccilli del cast
di scena, l'Operatore Volontario Servizio Civile Ambientale di Promozione Italia Loris Sigillito e l'artista Giuseppe Cesta. Un'interessante iniziativa per l'educazione stradale con la guida senza telefonino e quindi per prevenire ed evitare gravi e mortali incidenti a ragazzi, giovani e adulti. Il Presidente Pro Loco Barile e Presidente regionale Ente Pro Loco Basi-


DI FABRIZIO QUARATINO
C’è una stanchezza nuova in giro. Non quella fisica. Quella la curi con una notte di sonno, un caffè decente e, nei casi più disperati, con la sacra apparizione della domenica senza telefonate. No.Parlo di un’altra stanchezza. Quella di chi deve continuamente dimostrare qualcosa. Di chi si sente obbligato a sembrare felice, forte, realizzato, spirituale, equilibrato, produttivo, possibilmente pure fotogenico.Una specie di olimpiade mondiale della sopravvivenza elegante. Viviamo nell’epoca in cui tutti devono “funzionare”.E guai a incepparsi.Se ti fermi sei pigro.Se soffri sei pesante. Se dici la verità metti disagio. Se non sorridi abbastanza sembri arrabbiato. Se sorridi troppo

sembri falso. Praticamente un capolavoro di civiltà.E così la gente si allena a recitare. C’è chi finge serenità mentre dentro ha il terremoto.Chi mette frasi motivazionali perché non riesce più nemmeno a motivarsi ad alzarsi dal letto. Chi parla di energia positiva con la delicatezza emotiva di un cancello arrugginito. E poi ci sono scene che vediamo tutti, ogni giorno, ma facciamo finta di non vedere. Persone che ridono guardando un telefono e un secondo dopo tornano improvvisamente vuote. Gente che risponde “tutto bene” con la stessa espressione di chi sta cercando di non crollare davanti alla
cassa del supermercato.Uomini e donne che passano l’intera giornata a reggere il mondo degli altri e poi, appena si chiude la porta di casa, si siedono nel silenzio senza avere più nemmeno la forza di parlare.Poi però succede una cosa strana.Basta una persona vera. Una soltanto.Una che non scappa davanti alle fragilità. Una che non ti corregge l’anima mentre stai parlando.Una che non ti dice “reagisci”, ma resta lì.Presente. Viva. Umana. Ed è incredibile quanto possa guarire una presenza autentica in un mondo pieno di interpretazioni. Perché la verità è che non abbiamo bisogno di altri maestri di perfezione.Ne abbiamo già abbastanza. E sinceramente molti sembrano usciti da un catalogo di esseri illuminati con l’abbonamento premium all’ego. Abbiamo bisogno di persone che abbiano combattuto davvero.
Che conoscano il rumore del crollo interiore. Che abbiano perso, pianto, sbagliato, ricominciato. E che proprio per questo, quando parlano di speranza, non sembrino un poster motivazionale appeso in palestra. C’è un passaggio antico che dice più o meno così:“Anche un singolo giorno vissuto con profonda determinazione può diventare la causa di una trasformazione immensa.”Ecco il punto. La svolta non nasce quando la vita finalmente diventa facile. Nasce quando una persona decide di non diventare cinica nonostante tutto. Quella è una rivoluzione silenziosa.Forse la più difficile. Perché oggi lamentarsi è normale. Distruggere è facile.Screditare chi prova a portare luce è diventato quasi uno sport nazionale.Restare umani, invece, richiede una forza spaventosa. E allora no, non credo nelle persone

perfette.Mi inquietano pure un po’. Credo nelle persone che ogni giorno raccolgono i pezzi della propria vita senza fare spettacolo. Quelle che magari tremano, ma continuano ad incoraggiare gli altri. Quelle che avrebbero mille motivi per chiudersi e invece scelgono ancora di esserci. Perché a volte il vero cambiamento del mondo non lo fanno quelli che urlano di più. Lo fanno quelli che, nel silenzio di una battaglia che nessuno vede, decidono di non spegnersi.
In Africa cimiteri di giovani soldati italiani nel degrado e nell’indifferenza: da due anni, inascoltato, nel parla con tutti un medico lucano
L’appello del medico chirurgo oncologo Pietro Venezia di Montescaglioso (MT), fino ad ora non è stato raccolto da nessuno. Negli ultimi due anni ha scritto praticamente a tutti, dal Presidente della Repubblica al Ministro della Difesa, alle varie associazioni combattentistiche, ma senza ricevere risposta. Ora sta provando a porre la questione al Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi. «Le mie visite ai ‘Cimiteri Militari Italiani del Tigray’ da due anni a questa parte mi hanno convinto ad un impegno dal quale non demordo. Lì ci sono i nostri giovani caduti in Abissinia. C'è anche il cimitero militare di Passo Uarieu, le Termopili delle Camicie Nere, come intitolava la Domenica del Corriere dell’epoca. Ciò che sto cercando di suggerire, ma senza alcun risultato, sono: 1) Se c'è la volontà politica di trasferire i loculi con i resti mortali di quei giovani in Italia. Perché non a Potenza? Don Cesare (il parroco di San Rocco a Potenza) è stato colui che ha benedetto da remoto tutti i caduti italiani in Tigray, in tre cerimonie religiose che organizzammo per l’occasione; 2) Se invece i cimiteri devono esistere lì, allora perché non destinare il contributo che il governo italiano ogni anno devolve ai religiosi cattolici? In questo modo si darebbe alle suore
anche la possibilità con quel denaro di portare avanti opere per le scuole. Ho chiesto al Presidente dell’associazione combattenti di Potenza e a don Cesare di chiedere un appuntamento con Bardi, sperando che ci riceva». Il principale sacrario italiano in Africa si trova a El Alamein. Altri cimiteri e sacrari militari, quelli di cui parla il dottor Venezia, sono situati in Etiopia, Eritrea e Kenya, e sulla carta dovrebbero essere tutelati dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti del Ministero della Difesa. Precisiamo altresì che le deprecabili guerre coloniali non le iniziò il fascismo: l’Italia unita democratica e liberale era già coinvolta nel colonialismo, così come francesi e inglesi furono colonizzatori molto prima e più di noi. Pietro Venezia da oltre dieci anni non va in Africa per fare vacanze esotiche, ma è il fondatore e Presidente della East African Laparoendoscopic Surgical School che opera in Etiopia, Sudan, Yemen e Somalia. È andato in pensione qualche anno fa, dopo aver lavorato come medico chirurgo specialista in oncologia e medicina d’urgenza presso il Policlinico di Bari.Proprio nel capoluogo pugliese un evento drammatico interessò un suo familiare: suo figlio Paolo, con la moto, fu investito da un’auto pirata e perse una gamba che egli tentò inutil-
mente di ricucirgli. Il giovane poi sopravvisse anche con l’aiuto di Alex Zanardi, scomparso di recente, e riprese in mano la propria esistenza. Per il professionista lucano quell’episodio rappresentò un segno del destino e decise di sdebitarsi con l’umanità e il Padreterno, ponendo la sua esperienza e le sue qualità di medico chirurgo e oncologo al servizio dei più deboli. Egli agisce come collegamento tra la Basilicata e l’Africa, sostenendo esigenze sanitarie, educative e alimentari. In Etiopia ha fondato una scuola di chirurgia endolaparoscopica, molto seguita dai giovani chirurghi tigrini, e si è distinto per aver salvato e curato bambini in Kenya.A febbraio di quest’anno è stato coinvolto in una situazione di emergenza, fuggendo dalla guerra in Etiopia insieme a un gruppo di italiani. Tre giorni in fuga nel deserto e una missione umanitaria interrotta. Sorpresi da una guerra scoppiata nella regione del Tigrè, un gruppo di 40 persone, tutti volontari, dopo una fuga rocambolesca nel deserto, scortati da militari armati, si sono imbarcati alla spicciolata sui voli per raggiungere l’Italia. Il dottor Pietro Venezia, dopo essersi rifugiato a Semera, capitale della regione Afar, ha raggiunto Addis Abeba ed è riuscito a imbarcarsi per Roma, amareggiato per aver dovuto lasciare il suo la-
voro al Kidane Mehret Hospital di suor Laura Girotto ad Adua, in un villaggio costruito da italiani.A prescindere dalle idee politiche di ognuno e dal giudizio storico sul passato, lì ci sono i resti di ragazzi italiani strappati alle loro famiglie e, come dice Pietro Venezia: «Non è possibile assistere in quei cimiteri alla visione delle capre che vi pascolano dentro e ascoltare persone del posto che ci sollecitano a intervenire per rispetto dei giovani caduti»
VINCENZO MAIDA

Gori sbaglia il rigore per l’Ascoli, il Potenza annota due belle occasioni. Tutto rimandato al ritorno ad Ascoli
POTENZA (4-3-3): Cucchietti 6; Adjpong 6, Riggio 6, Camigliano 6, Rocchetti 6,5; Erradi 5,5 (al 71’Ghisolfi 5,5), Felippe 5,5 (al 60’Castorani 5,5) Siatounis 5, Schimmenti 5,5 (al 60’Petrungaro 5), Murano 5 (al 71 Selleri 5), D’Auria 6 (all’80’Delle Monache 5).
A disp.: Franchi, Guiotto, Loiacono, Delle Monache, Castorani, Mazzeo, Balzano, De Marco, Kirwan,Petrungaro, Bura,Selleri Ghisolfi. All.: De Giorgio 5,5
ASCOLI (4-2-3-1): Vitale 6; Alagna 6, Curado 6, Nicoletti 6,5, Guiebre 6; Damiani 6,5, Corradini 5; Silipo 6 (all’83’Del Sole s.v), Rizzo Pinna 5,5 (al 70 Chakir 5), D’Uffizi 6, Gori 5 (al 70’Milanese 5,5 ).
A disposizione: Dente, Barosi,Pagliai, Ndoj, Chakir, Del Sole, Oviszach, Galuppini, Corazza, Menna, Bando, Palazzino, Rizzo, Zagari, Milanese
All. Tomei 6
ARBITRO: Sig. Abdoulaye Diop (Treviglio)
ASSISTENTI: Sig. Pierpaolo Vitale (Salerno) e Matteo Taverna (Bergamo)
IV Ufficiale: Sig. Antonio Di Reda (Molfetta)
VAR: Daniela Rutella (Enna)
AVAR: Giuseppe Vingo (Pisa)
MARCATORI: :
RECUPERO: 2’ pt e ‘ st
NOTE: Ammoniti: Riggio, Castorani (Pz)
Angoli: 4-5 per gli ospiti
Spettatori: 4.997 di cui (500 ospiti) per un incasso di euro 75.000
POTENZA. Termina con pareggio che alla fine accontenta soltanto l’Ascoli di Tomei la sfida al “Viviani” per un posto nei quarti di finale tra Potenza e appunto la squadra marchiggiana. Una compagine quella bianco-nera arrivata in Basilicata con l’intento di raggiungere due obiettivi: il primo non prendere reti e di giocarsi tutto nei 90’ nella gara casalinga di ritorno di mercoledì 20 maggio prossimo; il secondo di dimostrare tutto il grandissimo valore tattico e tecnico . Per il Potenza invece, tutto lo sforzo per stare alla pari con una grande del girone B e di voler proseguire anche ad Ascoli la corsa per la serie B.In campo i due

tecnici si affidano a riconferme e qualche sostituzione soprattutto in casa rosso-blù. De Giorgio preferisce Adjpong a Kirwan e Erradi al posto di Castorani. Sceglie pure D’Auria in sostituzione di Petrungaro che bene aveva fatto conto il Campobasso. In campo c’è pure Cucchietti con una vistosa maschera al volto, dato per assente a causa dell’infortunio accorso nella gara di ritorno contro i molisani. Tomei invece, a dispetto della sconfitta subita non cambia di una virgola la formazione vista nell’ultima di campionato proprio contro il Campobasso. A dirigere questa gara così importante per il Potenza quasi per ironia della sorte è il Sig. Abdoulaye Diop della sezione di Treviglio. In pratica lo stesso che ha arbitrato la finale di Coppa Italia Regionale al “Francioni” di Latina. La gara inizia con un “Viviani” tutto sold-out e con la curva ovest esibire uno striscione con la scritta “Pavidi e Felici”. Parte nella tre quarti avversaria la formazione di casa, ma trova schierata la difesa a quattro predisposta da Tomei. Al 7’ Nicoletti commette un brutto fallo su Schimmenti, i rosso-blù chiamano l’ammonizione. Il sig. Diop di Treviglio concede solo un calcio di punizione. L’Ascoli fa tanto possesso palla; il Potenza si affida alle transizioni per mettere in difficoltà la difesa ospite. Al 13’la prima occasione per i padroni di casa. D’Auria servito da Camigliano entra in area

cerca di superare Alagna il suo tiro viene deviato in angolo. La gara è molto tattica e si gioco sul filo degli errori. Il primo tiro degli ospiti arriva al 25’ con un assist di Rizzo Pinna e conclusione di Corradini. La palla termina alto sopra la traversa. 5’Dopo un assist di Felippe per D’Auria trova l’imbucata giusta per Siatounis. Il centrocampista rosso-blù non arriva per un pizzico. Al 32’ Murano intercetta una palla a centrocampo vede Vitali fuori dai pali e tira in porta.
La palla termina di un soffio fuori campo. Intanto, a 10’ dal termine il risultato resta in parità con il Potenza che al 40’ su azione di calcio d’angolo Siatounis di testa sfiora la traversa della porta difesa da Vitale. Nel restante dei minuti nessun azione pericolosa per entrambe le compagini. Si va negli spogliatoi.La ripresa si apre con gli stessi 22 uomini della prima frazione di gioco. Come nel primo tempo i rossoblù partono in avanti, ma sono costretti a fare i conti con una difesa bianco-nero attenta ed arcigna. Al 53’si inverte la rotta. La quadra marchiggiana si porta nella tre quarti avversaria un lancio di Damiani per Silipo che tira in porta Cucchietti para.
Un minuto dopo Riggio commette un fallo su Gori, la panchina bianco-nera si fa sentire ed il direttore di gara dopo aver sentito il Var concede il calcio di rigore. Dal dischetto Gori colpisce il palo. Il Viviani va in visibilio. Al 60’De Giorgio manda forze fresche in campo. Fuori Felippe e Schimmenti per Castorani e Petrungaro. Poi, al 63’Riggio commette un altro fallo su Gori ed in quanto già ammonito il direttore di gara lo manda anzitempo negli spogliatoi. Il Var lo richiama e dopo una lunga visione rivede la decisione ed ammette Riggio in campo. Al 70’Tomei richiama in panchina Gori e Rizzo Pinna per Milanese e Chakir. Anche De Giorgio si gioco il terzo cambio. Fuori Murano ed Erradi per Selleri e Ghisolfi. Cambi a parte il risultato resta stampato sullo zero a zero.
De Giorgio si gioca l’ultimo cambio. Fuori D’Auria per il giovane Delle Monache. 2’dopo un cross dalla sinistra di Corradini non trova nessuno pronto a rimorchio a mettere la palla in rete. Tomei manda in campo l’ex rosso-blù Nando Del Sole per Silipo. Al 90’ la gara termina in parità. Il direttore di gara concede 6’ di recupero. Non cambiano il risultato di una gara dove si è visto tutto il grandissimo valore dell’Ascoli di Tomei ed un Potenza che ha lottato senza mai trovare la via del goal.








