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Mignoli vuole vederci chiaro sulle vessazionbi subite dal ragazzo autistico alla Sinisgalli

FABRIZIO CACCAVALE È IL NUOVO RETTORE DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA BASILICATA
L’EDITORIALE
Il Cardinale Ruini e l’“eccezione italiana”
D I AL ES S AN D R O SAN S ON I
Cosa ha rappresentato Camillo Ruini per la Chiesa italiana e per il nostro paese? Molto più di quanto si possa immaginare. Presidente della Conferenza Episcopale Italiana dal 1991 al 2007 (ma già nel 1986 ne era diventato segretario generale), Ruini ha guidato i vescovi italiani in uno dei periodi più delicati della storia recente. (...)

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L’INTERVISTA A Cronache il presidente di FederPetroli Italia, Marsiglia analizza gli effetti

Frodi bonus edilizia: 240 indagati Reati commessi anche nel Potentino

TRIBUNALE DI LAGONEGRO
Due nuove magistrate assegnate la settore civile: Terracciano all’Area Esecuzioni e Procedure Concorsuali e Scarpa al Contenzioso
■ Servizio a pag 16
MATURITÀ 2026
Oltre 5mila studenti lucani agli esami: oggi la prima prova, italiano, uguale a tutti gli indirizzi Bardi: «È la porta di accesso verso il futuro»
■ Ferrandina a pag 15
CRONA-CHI?
Dal Comitato di quartiere
Quaratino e Marino raccontano le criticità e le speranze di Bucaletto: «Dignità prima di tutto»
■ Tammariello a pag 17
DISSESTO IDROGEOLOGICO
Il Presidente della Commissione
Parlamentare Bicchielli a Potenza e Rapolla: «Territorio fragile»
■ Galgano a pag 14


Dalla fine dell'unità dei cattolici in politica alle battaglie per i valori non-negoziabili, una vita spesa ad arginare la secolarizzazione
DI A L ES S A N DR O S AN S O N I
Cosa ha rappresentato Camillo Ruini per la Chiesa italiana e per il nostro paese? Molto più di quanto si possa immaginare. Presidente della Conferenza Episcopale Italiana dal 1991 al 2007 (ma già nel 1986 ne era diventato segretario generale), Ruini ha guidato i vescovi italiani in uno dei periodi più delicati della storia recente.
Il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, infatti, aveva determinato la fine dell’unità dei cattolici in politica, che era stato un elemento caratterizzante e, per certi versi, qualificante del sistema repubblicano e trovare una chiave nuova per continuare a giocare un ruolo decisivo, era un’impresa tutt’altro che banale. Ruini seppe individuarla, rinunciando a concedere un mandato pieno a un partito o a uno schieramento, rompendo, da questo punto di vista, con la tradizione inaugurata nel 1919 con la nascita del Partito Popolare di don Sturzo, e preferendo giocare la partita a tutto campo.
Per Ruini, infatti, il cattolicesimo era parte costitutiva e irrinunciabile dell’identità italiana, un po’ sulla falsa riga del noto assioma del laicissimo Benedetto Croce, secondo
cui gli italiani “non possono non dirsi cattolici” in virtù della loro Storia e del retaggio rappresentato dall’essere Roma la sede del Pontefice universale.
Pertanto, la battaglia in difesa dei valori cristiani, in un mondo sempre più secolarizzato, andava giocata sul terreno della cultura e dei principi non-negoziabili.
L’obiettivo era esercitare, quindi, un’influenza su entrambi gli schieramenti politici del nuovo sistema bipolare, fondato sull’alternanza democratica (altro fondamentale elemento di discontinuità della cosiddetta Seconda Repubblica rispetto alla “Prima”), impegnandosi ad avere propri rappresentanti in entrambe le coalizioni, allo scopo di condizionarne le decisioni. Un approccio straordinariamente pragmatico, per certi versi “andreottiano”, ma perfettamente in linea con la millenaria capacità di adattamento della Chiesa Cattolica alle circostanze storico-politiche. All’ampia duttilità tattica, doveva corrispondere un intransigente rigore su quella che all’epoca veniva definita la “questione antropologica”: diritto alla vita, nuove tecnologie legate alla persona, “diritti” civili veri o presunti. Da qui le grandi battaglie politiche condotte da Ruini, come quella referendaria contro l’abrogazione

della Legge 40 e dei vincoli posti alla fecondazione medicalmente assistita, o sull’eutanasia in occasione del caso Englaro. In particolare quella relativa al referendum sulla legge 40 fu paradigmatica: alla critica teologica, filosofica e ideale alla tecnica applicata alla biologia umana, il Presidente della CEI unì un metodo politico tutto orientato al risultato finale, invitando gli elettori all’astensione, allo scopo di invalidare il referendum.
Non una mobilitazione da scontro finale contro il laicismo, alla Fanfani all’epoca del referendum sul divorzio per intenderci, ma la salvaguardia di quella che per un cattolico è un bene inderogabile: la non manipolabilità
artificiale della “vita umana”.
Da straordinario intellettuale tomista quale era, Ruini immaginava la funzione della Chiesa - in una fase storica complicata e viziata dall’avanzare del relativismo e del nichilismo neo-positivista - improntata alla logica del “katekhon” (dal greco katékhein, “trattenere”), figura teologica inaugurata da San Paolo nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi e che si riferisce al “potere che frena” la venuta dell’Anticristo. Questo potere, che per Sant’Agostino era l’Impero Romano e per San Tommaso la provvidenza divina che agisce nelle istituzioni terrene guidate dal magistero ecclesiastico, Carl Schmitt nel No-
vecento l’aveva individuato nello Stato, argine fondamentale all’anarchia e alla barbarie (il nuovo anticristo). Con Ruini il nemico cambia ed è rappresentato dalla inarrestabile secolarizzazione, viziata da un laicismo ideologico e da uno scientismo fideistico.
Vinse la sua battaglia il cardinale Ruini? Si, almeno per quanto concerne il lasso di tempo in cui gli fu dato di operare.
La cosiddetta “eccezione italiana” in materia di diritti civili, che a seconda delle prospettive può avere un’accezione positiva o negativa, è senz’altro figlia delle peculiari caratteristiche della società italiana, ma il ruolo giocato da “don Camillo” fu tutt’altro che secondario.

Espulsioni facili, centri di rimpatrio all’estero, stop alla sospensione con il solo ricorso
Esulta il Presidente del Consiglio dal G7, esulta il Capodelegazione di FDI Carlo Fidanza che con un video racconta il difficile cammino che ha cambiato l’approccio al problema passando dalla distribuzione all’espulsione. Il voto dimostra che esiste una maggioranza di centrodestra in Europa.
D I R OBERTO L AMATTINA
Checchè ne dica quel bizzarro parlamentare del Movimento Cinque Stelle che aveva parlato di ginocchiere riferendosi a Meloni, il presidente del Consiglio non solo guida con sapienza la nostra Nazione ma detta la linea anche in Europa.Quando qualche anno fa Giorgia Meloni e il Governo italiano iniziarono a mettere in discussione il modello di accoglienza che aveva costruito l’Europa proponendo misure più rapide per le espulsioni degli irregolari, hub di rimpatrio fuori dai confini con il modello Albania, eliminazione della sospensione dell’espulsione con la presentazione del ricorso, la sinistra italiana iniziò a parlare di proposte illegali, irricevibili e contrarie ai diritti umani.Una parte della magistratura italiana ha provato a sabotare le misure italiane.
L’UE APPROVA LA LINEA MELONI
A Giorgia Meloni possono rimproverarsi tanti difetti, l’unico che non le si
può attribuire è quello di non essere testarda e determinata. Ha proseguito sulla strada tracciata anche quando tutto propendeva per una rinuncia.Da oggi la strada disegnata da Giorgia Meloni e dal Governo italiano è stata accolta dall’Europa. Il nuovo regolamento sui rimpatri, infatti, prevede espulsioni veloci, rigorosi controlli sui limiti d’età, la possibilità di creare centri di trattenimento fuori dai confini nazionali e comunitari (il tanto criticato modello Albania) con l’opzione di trattenere gli immigrati in attesa di espulsione fino a 30 mesi ed infine lo stop alla sospensione dell’espulsione alla presentazione del ricorso.In pratica la strategia di Giorgia Meloni è diventata la strategie di tutta l’Europa.
LA SODDISFAZIONE
DI FIDANZA
Il presidente del Consiglio, che era al G7, ha manifestato subito il suo entusiasmo per la decisione della UE, soddisfazione condivisa da tutti gli Eurodeputati di Fratelli d’Italia.Carlo Fidanza, capo
delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo, ha pubblicato sui social un video nel quale, circondato da tutta la delegazione di FDI in Europa, ha raccontato del lungo percorso che si è sviluppato in questi mesi, delle trattative, della determinazione della destra italiana in Europa e di come tutto ciò abbia consentito a far cambiare radicalmente la linea dell’Europa sul tema.Quello che ieri è stato approvato in Parlamento Europeo è un cambiamento radicale dell’approccio al problema.
Fino a ieri, infatti, l’Europa non si preoccupava proprio di linee intransigenti su respingimenti ed espulsioni preferendo lavorare esclusivamente sul tema delle redistribuzione interna al vecchio continente con sanzioni agli Stati che si rifiutavano di accogliere gli stranieri entrati irregolarmente.Quello che è successo non era scontato, anzi era assolutamente difficile e sicuramente una parte importante del merito va riconosciuto proprio alle ca-

pacità di mediazione e convincimento di Carlo Fidanza che sempre di più si dimostra autorevole protagonista in Europa.
LA NASCITA DI UN CENTRODESTRA EUROPEO
La novità politica ulteriore è che nel Parlamento Europeo la maggioranza Ursula non è più l’unica opzione praticabile. La coalizione che sostiene Ursula von der Leyen, infatti, si è divisa. Socialisti e Verdi hanno votato insieme all’estrema sinistra
contro il regolamento.Si sono compattati a favore della proposta i Conservatori Europei, Popolari e Sovranisti. In pratica si è costituita, seppure su un punto specifico e su un unico provvedimento, una maggioranza di centrodestra che era un’esclusiva italiana ed era inimmaginabile in Europa. Un’altra importante dimostrazione della capacità di cambiare gli equilibri politici da parte del Premier e di Fratelli d’Italia.

USA-Iran sui mercati energetici
D I V ITO E RRICHETTI
Sulle nostre colonne, alla vigilia della firma di domani a Ginevra tra Stati Uniti e Iran, ospitiamo Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia dal 2006 e voce ricorrente sui media italiani, sui temi dell'energia e della geopolitica del petrolio. Con lui abbiamo provato a capire cosa cambia davvero per i mercati, per l'Italia e per il prezzo della benzina, in un contesto segnato da mesi di blocco dello Stretto di Hormuz e di tensioni che hanno sconvolto gli equilibri energetici globali." Presidente, a due giorni dall'annuncio dell'accordo USA-Iran, e con la firma a Ginevra prevista domani, mantiene la sua posizione cauta o sta cambiando valutazione?
«Come sto dicendo da giorni, non siamo tanto ottimisti. Anche perché è notizia di poche ore fa che Donald Trump ha dichiarato che, se l'Iran non si comporterà come previsto, gli Stati Uniti sono pronti a intervenire nuovamente.
Conosco l'Iran da oltre venticinque anni e conosco bene le dinamiche del Medio Oriente.L'accordo è stato raggiunto, ma restano ancora molti punti poco chiari. Per il settore petrolifero il vero nodo non è tanto il nucleare, quanto la possibile rimozione delle sanzioni. Se Washington deciderà davvero di eliminarle, il greggio iraniano potrà tornare sui mercati internazionali e questo avrebbe effetti importanti sugli equilibri energetici globali.Siamo un po' dubbiosi, anche se tutti speriamo che il conflitto finisca, prima di tutto per ragioni umane.»
Netanyahu ha dichiarato che l'accordo non è vincolante per Tel Aviv. Come può Hormuz riaprire davvero se Israele non si ferma?
«Le parole di Netanyahu fanno capire un'evidenza oggettiva: sono nell'accordo, ma non sono dell'accordo. Questo significa che basta una piccola scintilla per far riesplodere le tensioni.C'è una grande attenzione su Israele e sulle sue operazioni nella regione. Per
questo oggi è difficile dire se Hormuz tornerà davvero alla normalità. Vedremo chi passerà, chi non passerà e soprattutto a quali condizioni.C'è poi un altro elemento da considerare: si parla dell'introduzione di un possibile pedaggio per il transito nello Stretto. Bisognerà capire quale sarà il costo effettivo per gli operatori e se continuerà a essere conveniente approvvigionarsi dal Golfo Persico oppure accelerare la diversificazione verso altri mercati.Oggi una riapertura formale di Hormuz non significa automaticamente un ritorno alla normalità.»
Lo Stretto è ancora minato e le infrastrutture sono danneggiate. Al di là degli annunci politici, quanti mesi servono realisticamente per tornare ai flussi pre-crisi?
«Dobbiamo avere chiara un'idea: anche se Hormuz riapre, non potremo tornare a quel 20% di fabbisogno energetico che oggi manca. Il Qatar ha infrastrutture danneggiate, gli Emirati in parte, e in Arabia Saudita le singole compagnie di estrazione hanno annunciato che ci vogliono dai 4 ai 5 anni per ripristinare tutto. Quindi quello che già c'è in mare potrà uscire, ma quello che verrà prodotto non garantirà più una produzione al 100% come prima. Noi, come Italia, abbiamo già diversificato puntando molto sull'Africa, che ci sta dando gas, GNL e petrolio, e prendiamo parte dal Nord Europa. Il Golfo Persico resta l'hub principale, ma se le infrastrutture non si possono ripristinare in tempi brevi, c'è una carenza di produzione che nessuno può velocizzare. Servirà tempo, e i tempi reali si capiranno solo quando si potranno bandire le gare per la ricostruzione. Abbiamo paura che gli Stati Uniti saranno i primi a partecipare a queste gare, mentre l'Italia e l'Europa, con il nostro ritardo competitivo, rischiamo di perdere molti business legati alla ricostruzione di centrali e centri di trattamento.»
Quando e di quanto scenderà concretamente il
prezzo della benzina per gli italiani?
«Questa è una domanda che mi viene rivolta spesso, anche più volte al giorno. Si potrà valutare solo dopo venerdì e in base agli scenari che si apriranno. Certamente, se il greggio scende, scenderanno i prezzi in Italia, in Europa, in tutto il mondo. C'è una cosa importante da considerare per l'Italia: oggi siamo a 1,949 euro, e il gasolio è già sceso sotto i 2 euro, in calo nell'ultima settimana. Abbiamo già adeguato i prezzi, quindi stiamo facendo la nostra parte. Può scendere ancora di più, anche di 20-30 centesimi, se non oltre. Ma ci sono due binari paralleli da considerare: la situazione nel Golfo Persico e la possibile ripresa delle raffinerie. Se c'è greggio disponibile, ce n'è per tutti; se non possiamo prenderlo, semplicemente non ce n'è. La leva economica si basa su questo, ma fare previsioni oggi, prima che Hormuz riapra, è davvero difficile.»
La crisi di Hormuz ha dimostrato quanto siamo vulnerabili come Italia. Il nostro Paese produce ancora solo circa il 7% del proprio fabbisogno, pur avendo giacimenti in Adriatico e in Sicilia. Come se lo spiega?
« Perché siamo ostacolati da una burocrazia estremamente lenta. Recentemente, durante un incontro a San Donato, mi è stato raccontato il caso di un importante giacimento petrolifero scoperto in Sicilia per il quale sono serviti sei anni soltanto per ottenere le autorizzazioni necessarie alla produzione. Questo dà la misura delle difficoltà che esistono nel nostro Paese.Oggi importiamo oltre il 90% dell'energia che consumiamo e questo ci rende particolarmente esposti a ogni crisi internazionale. Abbiamo bisogno sia di una produzione nazionale sia di approvvigionamenti esteri, ma da oltre quindici anni l'Italia non sfrutta pienamente le proprie risorse energetiche, né a terra né in mare.Parliamo di un Paese che dispone di giacimenti in Adriatico e nel Canale di Sicilia, ma che continua a dipendere

quasi totalmente dall'estero. Bisogna trovare un equilibrio tra tutela ambientale, sviluppo energetico e sicurezza degli approvvigionamenti.Se non vogliamo continuare a pagare il prezzo di ogni crisi geopolitica, serve finalmente una strategia energetica nazionale chiara e di lungo periodo, capace di valorizzare le risorse interne insieme alle energie rinnovabili. Oggi questa visione, purtroppo, continua a mancare.»
Il ministro Tajani ha dichiarato che l'Italia è pronta a contribuire alle operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Dal punto di vista energetico e geopolitico, è una scelta necessaria o comporta rischi superiori ai benefici?
«Da quando sono entrato in FederPetroli Italia, parecchi anni fa, ho sempre seguito con attenzione la diplomazia: le ambasciate sono i nostri ponti istituzionali con l'estero. Penso che sia una scelta ottima. Abbiamo una linea di difesa, strutture e imbarcazioni che servono in tutto il mondo per questo tipo di attività, vere e proprie eccellenze ingegneristiche per quanto riguarda la parte petrolifera, capaci di adoperarsi in qualsiasi contesto. Il ministro Tajani ha fatto bene, come ministro degli esteri, perché il dialogo diplomatico è quello che deve esserci sempre, e che per secoli ha risolto tantissime problematiche attraverso il diritto internazionale. Solo che da qualche anno vediamo che la diplomazia non c'è più: dagli Stati Uniti al
Medio Oriente, decide uno solo e si fa quello che dice lui. Questo mi dispiace. Se l'Italia riesce a riportare la diplomazia in un punto centrale del confronto internazionale, è già più avanti di tanti altri attori.» Lei conosce bene il Medio Oriente. Tra 60 giorni saremo ancora davanti a un processo negoziale in piedi, oppure assisteremo a una nuova escalation, magari sbilanciata sulla Libia? «Ho paura che, con i conti aperti in Libia, ci troviamo davanti al vero problema centrale. Il punto non è solo Hormuz: sono la Libia, il Libano, Israele, i veri punti di frizione. Continuano le tensioni, anche all'interno del mondo islamico, tra le diverse correnti religiose, con forti contrapposizioni proprio sul fronte libico. Quando questa conflittualità non troverà un equilibrio tra le parti, ci troveremo, anche con l'intervento eventuale di Trump, davanti a nuove tensioni, magari in paesi che oggi non sono considerati centrali ma che, nel momento in cui si attivano, vanno comunque a compromettere l'intero indotto energetico. Lo abbiamo già visto qualche mese fa, quando hanno chiuso Suez: ci sono stati grossi problemi, perché si è dovuto circumnavigare l'Africa. Quindi, fino a quando non vedremo una fotografia chiara di un equilibrio più stabile, forse è una mia visione troppo utopistica, ma si spera davvero di poter tornare a una velata normalità, almeno per il settore dell'energia.»
il caso dei “Safari della Morte”
DI T I ZI A N A M AG RÌ
Non era follia né guerra. Era un lucido, spietato suprematismo alimentato da una tariffa in contanti. Tra il 1992 e il 1995, le colline che circondavano Sarajevo, sotto assedio, divennero il teatro di un macabro turismo della morte. Professionisti, militari, benestanti europei – molti dei quali italiani, con una forte concentrazione tra Torino e Trieste – pagavano fino a ventimila marchi per trasformare civili in bersagli da abbattere. Godevano nel colpire il bersaglio preferito. Giovani donne incinte e bambini erano il premio vacanza del loro weekend da cecchini. Il premio più alto? La vita di un bambino. L’eccitazione derivava dalla precisione nel colpire a morte un corpo più piccolo.
Oggi, a distanza di trent’anni, quell’orrore sommerso finisce sul tavolo della Procura di Milano. Il procuratore capo Marcello Viola e il pm Alessandro Gobbis hanno iscritto nel registro degli indagati quattro persone per omicidio volontario plurimo, aggravato da motivi abbietti e crudeltà.
LA PERQUISIZIONE ALL’ALBA E IL CODICE
SEGRETO “CERVI PER ARCIERI”
L’inchiesta ha subito un’accelerazione decisiva con l’intervento dei carabinieri del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale). Sotto la lente è finito un sessantaquattrenne, ex impiegato del Comune di Genova, residente a Ponzone, nell’Alessandrino. Nella sua abitazione i militari hanno sequestrato elementi dal valore probatorio straordinario: un silenziatore per fucile e una fotografia definita dagli inquirenti “altamente significativa”.
L’immagine ritrae l’uomo in primo piano con attrezzatura tecnica per la caccia di alto livello. A inchiodarlo, oltre ai reperti, le confessioni raccolte dall’ex compagna, che ha riferito di incubi notturni dell’uomo legati ai crimini commessi in Bosnia.
TRASFORMARE
L’ACCADUTO DOPO
TRENT’ANNI IN FATTO DI CRONACA
GIUDIZIARIA
Fino a “ieri” questa macabra storia sembrava confinata alle leggende metropolitane. Oggi ha un fascicolo, quattro indagati, e presto un quinto. Lo anticipa in esclusiva Ezio Gavazzeni, giornalista e scrittore il cui libro-inchiesta I cecchini del weekend (PaperFirst) ha fatto
partire l’indagine della Procura di Milano: «A breve sarà convocato un nobile milanese. L’ho intercettato per l’inchiesta del libro. È stato segnalato alla Procura».
Gavazzeni lavora al caso dal 2023; attraverso tre anni di mail, telefonate e fonti che si confidano con lui, è riuscito a dare voce a testimoni sparsi in tutta Italia. Una storia che trova conferme anche all’estero. Il giornalista croato DomagojMargetic, sulla scia dell’inchiesta di Gavazzeni, ha pubblicato sul The Times di quindici giorni fa i risultati di una propria indagine nei Balcani confermando le tariffe descritte nel libro e che i bersagli preferiti erano i bambini. Una conferma arriva anche da Cecilia Strada, che ha chiamato Gavazzeni mentre preparava un’interrogazione parlamentare. «Mi ha raccontato che suo padre Gino, con Emergency, aveva costruito un ospedale da campo a Sarajevo durante l’assedio. E che più volte in privato le aveva detto di non aver mai visto tanti bambini colpiti da cecchini come durante quell’assedio. Luidi guerre ne aveva viste tante». Gino Strada aveva intuito qualcosa che allora non aveva un nome. Che allora non riuscì ad arrivare alle porte

della Procura. LE CONFERME
ALL’HORROR
Tra gli elementi più inquietanti c’è la testimonianza di una donna friulana che gestiva un B&B dove i cecchini si fermavano prima di partire. «Non rivelo il luogo esatto perché voglio proteggerla», dice Gavazzeni. «Ma lei ha confermato il linguaggio in codice “cervi per arcieri”. Lo sentiva mentre parlavano tra loro. E, almenodue volte, qualcuno si è confidato direttamente con lei, dicendole dove andavano e perché».
All’epoca la donna sporse denuncia, ma la Digos non si fece viva.
DAI POLIGONI DI
TIRO ALLE LISTE
D’ATTESA
«I cecchini provenivano da tutta Europa e dal Nord America. Il fenomeno ha riguardato dai 400 ai 500 individui», dichiara Gavazzeni. «La regia era in Belgio, Paese con una lunga tradizione di agenzie di contractor ed ex militari, eredità diretta delle guerre coloniali. I reclutatori intercettavano i clienti nei poligoni di tiro e nelle battute di caccia. Chi accettava entrava in lista d’attesa. Poi arrivava la telefonata – Ci sono i cervi!- e il venerdì dopo si partiva verso Trieste e i Balcani. Il SISMI-Servizio per le
Informazioni e la Sicurezza Militare – sapeva, ma non è mai intervenuto»,dichiara Gavazzeni. Un’affermazione che finora non trova conferme né smentite ufficiali.
Il quadro delineato dal pm Alessandro Gobbis e dal procuratore capo Marcello Viola, dopo l’esposto di Ezio Gavazzeni, svela una vera agenzia del terrore. I “turisti” pagavano fino a ventimila marchi dell’epoca (tra i 20 e i 100 milioni di lire) alle milizie serbe di Radovan Karadžić, Presidente dell'autoproclamata Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina dal 1992 al 1996, per salire sulle alture e sui colli che circondavano la capitale bosniaca e sparare sui civili che erravano in strada in cerca di rifugio e del necessario per sopravvivere. Un orrore comparso su qualche articolo dell’epoca. Sotto gli occhi di tutti, la classe agiata maschile andava a giocare al tiro al bersaglio.
Il prossimo 29 giugno è fissato un vertice d’urgenza all’Aia presso l’Eurojust tra gli investigatori di Italia, Belgio e Bosnia per incrociare le banche dati, mappare la rete dei broker e provare a dare finalmente un nome ai “turisti del weekend” rimasti impuniti per trent’anni.











Formalmente finisce 230 a 16 ma nei giorni scorsi il suo avversario Pannarelli invitava gli elettori a votare per Caccavale. Un accordo a pochi giorni dal ballottaggio che lascia tanti dubbi. Quale il prezzo dell’intesa? Così si uccide la democrazia
DI M A SS I M O D EL L A P EN N A
Fabrizio Caccavale è il nuovo Magnifico Rettore dell’Unibas. Vince formalmente 230 a 16 il ballottaggio contro Francesco Pannarelli.
La vittoria, però, è una non vittoria e il Rettore e le modalità di elezioni non sono proprio Magnifiche. Diciamo che non costruiscono nulla di grande ma si svolgono secondo le regole del più classico accordo che ridicolizza e si prende gioco delle regole della democrazia.
La democrazia non è soltanto un metodo elettorale, è un processo mentale nel quale ci si confronta e ci si misura su piattaforme diverse e si accetta il risultato. Non può essere ridotta ad un accordo nel quale si evita il conflitto ed il confronto per ripiegarsi sugli accordi o, meglio, sugli accordicchi che nulla prospettano di buono.
L’ELEZIONE CONSOCIATIVA
Se c’è una cosa che è eticamente incompatibile con la democrazia è il consociativismo. La democrazia può avere anche l’accordo, il compromesso, la mitigazione ma non può tollerare il consociativismo. La linea di confine tra un sistema democratico ed uno che della democrazia ha soltanto la parvenza avendo un’altra sostanza è nella possibilità di votare più candidati che siano realmente alternativi l’uno all’altro.
Questo all’Unibas, per l’elezione del rettore, non è accaduto. Al ballottaggio erano arrivati Fabrizio Caccavale e Francesco Pannarelli. In un ballottaggio ci si immagina che i due candidati facciano il possibile per vincere. Se fossero stati d’accordo sulla proposta di governo non sarebbero stato l’uno contro l’altro. Se sono l’uno contro l’altro senza essere alternativi nella piattaforma è soltanto una lotta di potere che non ha nulla a che vedere con la nobilità
del confronto democratico.
Se i due fossero stati l’uno alternativo all’altro non sarebbe accaduta la farsa che si è consumata nel ballottaggio. Formalmente è finita 230 a 16 ma, in realtà, l’elezione era già terminata prima di iniziare. Pannarelli, infatti, proprio nei giorni scorsi ha mandato una mail a tutti gli elettori dicendo di votare Caccavale. Il senso della lettera è semplice e banale: ho fatto una proposta, si sono raccolti dei voti, sono arrivato al ballottaggio contro Caccavale ma, siccome ci siamo accordati su come gestire l’accademia, votate Caccavale.
QUALE IL PREZZO DELL’ACCORDO?
Immaginate se alle ultime presidenziali USA uno dei due concorrenti avesse detto di votare il suo avversario? Immaginate se domani il candidato sindaco del centrodestra al ballottaggio contro quello del centrosinistra in qualsiasi città italiana invitasse a votare il suo avversario perché nelle more del confronto elettorale si erano accordati?
Diciamo che come minimo si aprirebbe una polemica infinita sui giornali e, nella peggiore delle ipotesi, qualcuno vorrebbe indagare sul prezzo dell’accordo.
Noi non possiamo credere che in pochi giorni due proposte alternative abbiano trovato una sintesi che non avevano trovato in tanti mesi. La logica ci dice che è impossibile. Se il corpo elettorale si è diviso tra i due candidati al primo turno è evidente che si marcavano differenze. La logica e l’esperienza ci dicono che è impossibile che sia avvenuta una sintesi su proposte alternative in poco tempo.
Allora ci resta da capire se non sia avvenuto una intesa di spartizione. Un’intesa che preveda il rettorato ad uno e qualcos’altro a qualche altro. Noi vigileremo perché a noi l’Unibas interessa davvero e


non ci piace veder ridotta l’accademia a luogo dell’inciucio e del consociativismo. Del resto se Pannarelli avesse voluto rinunciare alla carica avrebbe potuto semplicemente ritirarsi formalmente dalla corsa. Non lo ha fatto ma ha giocato per la sua sconfitta. Nel calcio sarebbe da commissione inchiesta. Certo è che da domani sarà molto difficile per i professori dell’Unibas riempirsi la bocca di democrazia e dialogo, di confronto e di valori democratici. Questi concetti li hanno uccisi con un accordo che supera ogni regola e che non ha nulla di magnifico.

Il Presidente della regione saluta l’elezione del nuovo Rettore e conferma il sostegno della Basilicata ai progetti di crescita dell’Ateneo
La comunità accademica dell’Università degli Studi della Basilicata ha scelto il suo nuovo Rettore. Sarà il professor Fabrizio Caccavale a guidare l’Ateneo per il sessennio 2026-2032, nelle sedi di Potenza e Matera. Un risultato accolto con soddisfazione dal presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che ha espresso al neo eletto i propri auguri di buon lavoro.«L’Università degli Studi della Basilicata si affida alla guida del professor Fabrizio Caccavale, a cui vanno i miei più sinceri auguri. Oggi rinnoviamo un patto di futuro con i nostri giovani e con l’intera comunità lucana», ha dichiarato il governatore commentando l’esito delle votazioni.Nel suo intervento, Bardi ha sottolineato il valore della continuità istituzionale, ricordando il lavoro svolto dal rettore uscente, il professor Ignazio Mancini.

«Il professor Caccavale raccoglie il testimone del professor Mancini, che ringrazio per l’impegno e i risultati raggiunti in questi anni, in una fase particolarmente importante per la nostra regione», ha affermato.Il presidente della Regione ha inoltre evidenziato il profilo scientifico e accademico del nuovo Rettore, considerato una figura di riferimen-
to nei settori dell’ingegneria e della robotica. «La sua altissima caratura scientifica, unita alla profonda conoscenza della macchina universitaria e al ruolo determinante svolto per l’istituzione del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, rappresentano una garanzia di competenza, esperienza e visione strategica», ha aggiunto.Particolare rilievo
è stato attribuito anche alla partecipazione della comunità universitaria al processo elettorale. Docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo hanno preso parte al voto, confermando, secondo Bardi, la vitalità dell’Ateneo lucano. «La forte partecipazione dimostra quanto l’Unibas sia una comunità viva, coesa e consapevole della propria
missione», ha osservato.Ribadendo il sostegno della Regione all’Università della Basilicata, il governatore ha confermato l’impegno dell’ente a investire nel sistema della formazione superiore attraverso finanziamenti, borse di studio e infrastrutture. «Si tratta di investimenti sui nostri ragazzi, strumenti fondamentali per offrire loro opportunità concrete e motivi in più per restare in Basilicata e costruire qui il proprio futuro», ha sottolineato.Infine, Bardi ha assicurato piena collaborazione al nuovo Rettore per affrontare le principali sfide dei prossimi anni. «Confermo la totale disponibilità della mia Giunta a lavorare da subito in sinergia con l’Università per vincere le sfide dell’innovazione, della sanità e dello sviluppo sostenibile», ha concluso il presidente della Regione.
POTENZA . Sono 5.097 gli studenti lucani che domani affronteranno la prima prova scritta degli Esami di Stato 2026. In occasione dell'avvio della maturità, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha rivolto un messaggio di incoraggiamento a tutti i candidati.«L’esame di maturità rappresenta da sempre uno spartiacque fondamentale nella vita di ogni giova- ne», ha dichiarato Bardi. «È il momento in cui si tirano le somme di un percorso di studi durato anni, ma è soprattutto la porta d’accesso verso il futuro, sia esso universitario o lavorativo». Il presidente ha invitato gli studenti ad affrontare la prova con serenità e fiducia nelle proprie capacità. «A tutti i ragazzi e le ragazze della Basilicata che da domani siederanno sui banchi per affrontare questa prova voglio dire di mantenere la serenità e di avere piena fiducia nelle proprie capacità», ha affermato. «Gli esami sono certamente un momento importante, ma non devono essere vissuti con paura».Bardi ha poi richiamato l'at-
tifo per voi»
tenzione sul ruolo delle nuove generazioni per il futuro della regione. «La nostra regione ha un immenso bisogno dell’energia, dell’intelligenza e delle competenze di questa generazione», ha sottolineato. «I giovani rappresentano una risorsa strategica per il territorio e per la sua crescita economica, sociale e culturale. Per questo il nostro impegno istituzionale è e sarà sempre rivolto a creare le condizioni affinché possiate realizzare qui i vostri progetti di vita e di lavoro».Un riferimento alle sfide che la Basilicata si trova ad affrontare sul fronte dell’occupazione giovanile e della permanenza dei talenti sul territorio.

L’obiettivo dichiarato delle istituzioni regionali è quello di favorire opportunità di sviluppo che consentano ai giovani di costruire il proprio futuro senza essere costretti a lasciare la propria terra.«Approcciate questi giorni con determinazione e passione», ha aggiunto il presidente. «La Basilicata fa il tifo per voi. Siate orgogliosi del percorso che avete compiuto e guardate al futuro con fiducia».Il presidente della Regione ha inoltre ringraziato docenti, dirigenti scolastici e personale della scuola per la professionalità e la dedizione con cui hanno accompagnato gli studenti fino a questo traguardo, estendendo gli auguri di buon lavoro anche ai componenti delle 162 commissioni d’esame impegnate nelle prove.Per oltre cinquemila studenti lucani si apre ora una fase decisiva che conclude il percorso delle scuole superiori e segna l'inizio di nuove sfide formative e professionali.
POTENZA Il Garante dei diritti dei minori ha fiducia nella magistratura ma chiede chiarimenti alla dirigente scolastica Gallo
D I E LIANA P OSITANO
Sulla vicenda dello studente autistico sospeso dalla frequenza dell'istituto comprensivo Leonardo Sinisgalli di Potenza e poi riammesso dal Tribunale Amministrativo Regionale, interviene la Garante per i diritti dei minori della Regione Basilicata Rossana Mignoli che ha seguito con attenzione tutta la questione e che, contattata dalla nostra redazione, evidenzia come «ogni episodio che metta in discussione la sicurezza, la dignità o il diritto all’istruzione di un minore richiede un esame rigoroso e misure tempestive da parte delle istituzioni competenti. È prioritario accertare i fatti con rapidità e trasparenza, tutelando sia la riservatezza che il benessere del minore e del suo contesto familiare». Ciò che non torna nella vicenda è il silenzio della direzione scolastica, dell'Ufficio scolastico regionale e degli enti locali preposti che dovrebbero fornire elementi chiari sulle circostanze, sulle misure già adottate e sul supporto educativo e
sanitario previsto per lo studente. Sarebbe auspicabile un'ispezione per accertare le condizioni strutturali, organizzative e relazionali nell’istituto. Per procedere di pari passo tra cronaca e diritto, tra racconti testimoniali e normative, ricordiamo che la legge- sia nazionale che europea- riconosce il diritto all’inclusione scolastica e prevede interventi educativi personalizzati oltre a formazione specifica del personale docente e non docente. Di qui, la necessità già espressa dalle nostre colonne, che le autorità competenti che gravitano attorno al mondo della scuola verifichino la reale applicazione del Piano Educativo Individualizzato, dei giusti protocolli per il 'sostegno' e per la gestione delle situazioni di crisi o di conflitto coinvolgendo i neuropsichiatri infantili, i pedagogisti e i terapisti che devono contribuire alla ridefinizione degli obiettivi e delle strategie.Il Garante Mignoli, che ribadisce fiducia nell'operato della magistratura, spiega che nella vicenda, per normativa regionale, «non le è consentita la costituzione
di parte civile" ma resta comunque a disposizione per una collaborazione con gli organi competenti anche per attivare tutti gli strumenti di tutela previsti dal suo mandato». «La priorità- dice Mignoli- deve rimanere il benessere del minore, la tutela della sua dignità e il diritto ad una scuola sicura ed inclusiva per tutti gli alunni». Alla Procura e agli organi competenti spetterà il compito di valutare se vi siano profili di responsabilità amministrativa o penale da approfondire, mentre dalle istituzioni, anche quelle di settore, ci aspettiamo che il silenzio messo in atto sino ad oggi si trasformi in azione per evitare che si creino ulteriori danni non solo al singolo studente ma alla credibilità dell'intero sistema scolastico. La vicenda, ma anche le varie testimonianze che si stanno susseguendo, richiama l’attenzione su un tema ancora più scottante: «troppo spesso, nelle situazioni che riguardano i minori, le famiglie possono incontrare difficoltà nel segnalare criticità, per timore, sfiducia o senso di isolamento. Per questo- con-

clude il Garante per i diritti dei minori- è importante che chi ritiene di dover tutelare i propri figli sappia di poter contare sulle istituzioni e sugli strumenti previsti dall’ordinamento. Se l’azione intrapresa da una famiglia contribuirà a fare chiarezza e, più in generale, a raf-
forzare la tutela dei minori e la cultura della trasparenza, ciò rappresenterà certamente un elemento positivo per l’intera comunità. Naturalmente, ogni valutazione dovrà essere fondata esclusivamente sugli accertamenti che sono attualmente in corso».


POLICORO. L’Amministrazione comunale, con il sindaco Enrico Bianco ed i partner del progetto di riqualificazione dell’area ex zuccherificio “Eridania” di Policoro, ha firmato il “Mandato speciale di rappresentanza” alla Regione Basilicata per avviare l’iter formale di firma della convenzione da quasi 31 milioni, stanziati nell’ottobre scorso dal Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del consiglio dei ministri. Risorse destinate nell’ambito della Misura “Ecosistemi per l’innovazione al Sud in contesti urbani marginalizzati”, finanziata sul Piano nazionale per gli investimenti complementari al Piano nazionale di ripresa e resilienza, oltre che sul Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021–2027. Il progetto si chiama “SI FA – Società&Energia: il Futuro della Basilicata”, prevede la creazione di un Centro tecnologico e so-

ciale dedicato ai temi della sostenibilità energetica e del contrasto alla povertà energetica al posto dell’ex zuccherificio.
La Regione sarà, quindi, soggetto attuatore avendo già formalizzato la propria adesione al partenariato del progetto, composto da: “Consorzio Train”, soggetto capofila; ente di for-
mazione “Enfor”; “Ater”; Istituto superiore “Pitagora di Policoro”; società “Intent Spa”; Provincia di Matera; Comune di Policoro; “Società energetica lucana Spa” e società “Presìdi educativi impresa sociale Srl”, che hanno firmato il mandato. «Entra nel vivo questo importante progetto -ha commenta-

to il sindaco Bianco- che vede il Comune protagonista con gli altri partner, e la Regione come centrale appaltante e interfaccia strategica con il dipartimento.L’ex zuccherificio diventerà una risorsa nell’ambito del contrasto alla povertà energetica, ma anche importante polo formativo per i nostri giova-
ni. Il Metapontino sta crescendo -conclude Biancoe ambisce a diventare area cerniera, snodo strategico per l’intera provincia di Matera. Colgo l’occasione per ringraziare Filippo Ragazzo, amministratore unico del Consorzio Train, che ha seguito l’iter di candidatura dell’intero progetto».
Via libera all’adesione definitiva all’iniziativa sull’innovazione. Previsti cinque laboratori per la formazione energetica
MATERA. La Provincia di Matera rafforza il proprio impegno nel campo dell’innovazione e della transizione energetica aderendo in via definitiva al progetto “SI FA – Società & Energia: il Futuro della Basilicata”, iniziativa strategica finanziata nell’ambito della misura nazionale dedicata agli ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno. Il Presidente Francesco Mancini ne ha infatti ufficializzato la partecipazione dell’Ente, dando mandato, insieme ad altri enti (Consorzio Train, Enfor, Ater Matera, Iis Pitagora di Policoro, Intent, Comune di Policoro", Società Energetica Lucana e l’impresa sociale Presidi Educativi), alla Regione Basilicata, che assume il ruolo di soggetto proponente e stazione appaltante, affinché sottoscriva con il Dipartimento per le Politiche di Coesione e per il Sud presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la convenzione per la concessione del relativo finanziamento .
«Con questa azione – ha dichiarato il Presidente Mancini - la Provincia di Matera ribadisce la volontà di aderire al partenariato del progetto “SI-FA”, confermando così una collaborazione

istituzionale che guarda allo sviluppo sostenibile e alla crescita delle competenze tecniche sul territorio». All’interno del progetto, infatti, la Provincia di Matera ha proposto la realizzazione di cinque laboratori, per una superficie complessiva di 150 metri quadrati, destinati alla formazione di figure professionali specializzate nell’efficientamento energetico de-
gli edifici pubblici. Si tratta di spazi pensati per attività scolastiche e post-scolastiche, dotati di software, attrezzature informatiche e strumentazioni tecniche.
«Un tassello – ha sottolineato Mancini - che si inserisce nel più ampio percorso di riqualificazione energetica già avviato dall’Ente sugli edifici scolastici di propria competenza. La Provin-

cia, dunque, entra pienamente nella fase operativa del progetto contribuendo alla creazione di un ecosistema dell’innovazione che avrà il suo fulcro nella riqualificazione dell’ex zuccherificio di Policoro: un intervento dal valore complessivo di oltre 30 milioni di euro, destinato a diventare un punto di riferimento regionale per ricerca, formazione e sviluppo tecnologico».
POTENZA. Digitalizzare le infrastrutture, migliorare la programmazione delle opere pubbliche e offrire ai Comuni strumenti avanzati per gestire in modo più efficiente il territorio. Sono gli obiettivi dell’iniziativa “Supporto ai Comuni Sinfi 2026”, in programma martedì 23 giugno, dalle 10 alle 12, nella Sala Inguscio della Regione Basilicata a Potenza. L’appuntamento è rivolto ai Comuni lucani con una popolazione fino a 50 mila abitanti e rappresenta un’importante occasione per conoscere le opportunità offerte dal Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture.
L’incontro è promosso da Infratel e dalla Direzione generale Amministrazione digitale della Regione Basilicata, in collaborazione con Anci Basilicata. Al centro dell’iniziativa vi è la possibilità, per le amministrazioni comunali, di accedere gratuitamente a servizi specialistici finalizzati alla raccolta, digitalizzazione, aggiornamento e organizzazione dei dati relativi alle infrastrutture presenti nel sottosuolo e nel soprasuolo. Il progetto punta a creare una fotografia aggiornata e digitale delle reti presenti sui territori comunali. Tra le attività previste rientra-

no la mappatura delle infrastrutture di competenza degli enti locali, la digitalizzazione di archivi e documentazione tecnica, la conversione di dati già esistenti in formati interoperabili conformi agli standard nazionali, la georeferenziazione delle informazioni territoriali e la realizzazione di banche dati facilmente consultabili e costantemente aggiornate. Per i Comuni che non dispongono ancora di dati digitali, il programma prevede anche attività di rilievo sul campo attraverso l’impiego di tecnologie avanzate, con successiva elaborazione e restituzione delle informazioni in
formato digitale. Un supporto concreto che consentirà alle amministrazioni di recuperare e valorizzare patrimoni informativi spesso conservati esclusivamente in forma cartacea. «La disponibilità di informazioni digitali aggiornate sulle reti e sulle infrastrutture – dichiara Michele Busciolano, dirigente generale dell’Amministrazione digitale della Regione Basilicata – rappresenta un elemento strategico per lo sviluppo delle comunità locali, per la realizzazione delle opere pubbliche e per la diffusione della connettività. L’incontro rappresenterà anche un momento operativo per
l’avvio delle adesioni al programma: i referenti dei Comuni interessati potranno acquisire tutte le informazioni necessarie per la sottoscrizione della convenzione prevista dall’iniziativa e per l’attivazione dei servizi messi a disposizione da Infratel Italia». Busciolano rivolge quindi un appello agli amministratori locali. «Invito tutti i sindaci e gli amministratori dei Comuni interessati a registrarsi all’incontro del 23 giugno e ad aderire a questa importante iniziativa, che si inserisce nel più ampio percorso di innovazione e modernizzazione della pubblica amministrazione re-
gionale».
L’adesione al progetto consentirà agli enti locali di migliorare la programmazione degli interventi pubblici, semplificare le procedure autorizzative, favorire il coordinamento con i gestori delle reti e ridurre tempi e costi operativi. Al termine delle attività, ogni Comune disporrà di una banca dati digitale aggiornata delle infrastrutture di propria competenza, comprese reti idriche, fognarie, impianti di illuminazione pubblica e altre reti tecnologiche, adempiendo nello stesso tempo agli obblighi normativi di conferimento dei dati al Sinfi. I lavori saranno aperti dal presidente di Anci Basilicata, Gerardo Larocca. Seguiranno gli interventi di Michele Busciolano ed Emilia Piemontese della Regione Basilicata. Nel corso della mattinata saranno inoltre illustrati lo stato delle reti e della copertura infrastrutturale del territorio, le opportunità di accesso ai servizi digitali e le modalità di adesione al programma. Tra i relatori figurano anche Salvatore Panzanaro, Luigi Cudia, direttore operativo di Infratel Italia, Daniele Picchioni, responsabile Sinfi, e le componenti del team Sinfi Serena Micali e Annachiara Giuliani.
Il comitato promotore chiede di cancellare la norma sulle indennità per gli ex consiglieri e rilancia la partecipazione
POTENZA. Il comitato promotore per il referendum abrogativo della legge regionale sui vitalizi ha consegnato alla Consulta della Garanzia Statutaria della Regione Basilicata il quesito con cui chiede l’abrogazione della norma che ha reintrodotto il trattamento economico per i consiglieri regionali sotto la denominazione di indennità di funzione.L’iniziativa riguarda l’articolo 11-quinquies della legge regionale numero 38 del 2002, introdotto dalla legge regionale numero 57 del 2025 e successivamente modificato dalla legge regionale numero 3 del 2026. Secondo i promotori, nonostante le modifiche apportate abbiano eliminato la retroattività del beneficio e nonostante i consiglieri regionali non abbiano presentato ri-
chiesta per ottenere il cosiddetto mini vitalizio, resta in vigore una disposizione considerata un privilegio ingiustificato.Il comitato sottolinea come la Basilicata continui a vivere una fase di difficoltà economica e sociale, segnata da precarietà lavorativa, pensioni basse e aumento del costo della vita. Per questo ritiene necessario eliminare definitivamente la norma, evitando che possano essere introdotti privilegi analoghi anche in futuro.I promotori evidenziano inoltre che il passo indietro compiuto dal Consiglio regionale rappresenta il risultato della mobilitazione della società civile e dimostra l’importanza della partecipazione democratica. La battaglia, spiegano, proseguirà anche sul fronte dell’attuazione del referendum

regionale previsto dallo Statuto della Basilicata e non ancora disciplinato da una specifica legge regionale.Nel documento si richiama la legge regionale numero 40 del 1980, ritenuta ancora vigente e applicabile ai referendum previsti dallo Statuto, anche alla luce della decisione numero 1 del 2025 della Consulta regio-
nale.Tra i promotori figurano rappresentanti dello Spi Cgil, dell’Arci, di Libera Basilicata, di Europa Verde, di Sinistra Italiana-Avs e personalità del mondo della cultura e dell’associazionismo lucano. L’obiettivo dichiarato è rafforzare gli strumenti di partecipazione dei cittadini alle scelte della politica regionale.
POTENZA. Ridurre il peso della burocrazia sulle imprese artigiane, semplificare i controlli e rafforzare trasparenza e sostenibilità della filiera del Made in Italy. Sono questi gli obiettivi del Patto per un Ecosistema di Audit Efficiente, Trasparente e Sostenibile, il manifesto strategico promosso da Confartigianato Moda per costruire un nuovo modello di governance della conformità lungo l’intera catena produttiva del settore. L’iniziativa coinvolge brand, organismi di certificazione, organizzazioni sindacali e Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’obiettivo di superare la frammentazione delle verifiche che oggi grava soprattutto sulle micro e piccole imprese della moda. Al centro del progetto vi è l’adozione di uno schema unico di audit e di una sola check-list di verifica, destinati a diventare il riferimento esclusivo per la valutazione qualitativa della subfornitura e per il rilascio della futura Certificazione unica di conformità delle filiere della moda.

della check-list semplificata e predisporrà linee guida dedicate ai comparti tessile, abbigliamento, calzaturiero e della pelletteria. I grandi marchi, dal canto loro, saranno chiamati ad abbandonare le check-list proprietarie, adottando il modello unico e riconoscendo le certificazioni rilasciate dagli organismi accreditati, così da evitare la duplicazione degli audit.
aziende artigiane della moda custodiscono competenze e tradizioni che costituiscono un patrimonio unico del Made in Italy. Metterle nelle condizioni di lavorare con regole più semplici e uniformi significa rafforzare l’intera filiera e creare nuove opportunità di sviluppo». Gentile ricorda inoltre uno degli appuntamenti più prestigiosi del calendario nazionale di Confartigianato Moda. «Matera è pronta ad accogliere dal 10 al 12 luglio il Premio Moda 2026, promosso da Confartigianato Matera in collaborazione con Confartigianato BariBat-Brindisi. Sarà una straordinaria occasione per valorizzare il talento degli artigiani, promuovere i giovani designer e confermare il ruolo della Basilicata come territorio di cultura, creatività e manifattura di eccellenza. I Sassi offriranno ancora una volta uno scenario unico per raccontare al mondo la qualità, l’autenticità e la sostenibilità della moda artigiana italiana». L’edizione 2026 di “Eccellenza, la moda artigiana. Dove nasce lo stile italiano” conferma così la centralità delle micro e piccole imprese nel sistema moda nazionale e internazionale, con Matera destinata a diventare uno Sostegno
Secondo Confartigianato, il nuovo sistema consentirà di eliminare duplicazioni di controlli, richieste documentali ripetitive e costi amministrativi che spesso penalizzano le aziende ar-
tigiane, garantendo al contempo standard elevati di tracciabilità, legalità e sostenibilità. «Gettiamo le basi – ha dichiarato il presidente di Confartigianato Moda, Moreno Vignolini – per un modello di valutazione che finalmente unisce e non divide. Vogliamo eliminare l’enorme carico burocratico che oggi grava sui subfornitori, assicurando trasparenza, tracciabilità dei processi e una reale tutela sia per le imprese sia per il consumatore finale».
Il Patto prevede impegni concreti per tutti gli attori della filiera. Confartigianato assisterà direttamente le micro e piccole imprese nella compilazione
Un ruolo strategico sarà svolto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, presso il quale verrà istituito un Tavolo tecnico permanente chiamato a monitorare l’andamento del settore e ad aggiornare periodicamente gli indi-
catori di riferimento, ponendo le basi per una futura disciplina regolamentare condivisa.
Per Confartigianato Matera si tratta di un’iniziativa particolarmente importante perché valorizza il ruolo delle imprese artigiane come protagoniste di una filiera moderna, competitiva e sostenibile.
«La semplificazione delle procedure e la riduzione degli oneri burocratici rappresentano condizioni essenziali per consentire alle nostre imprese di concentrarsi sull’innovazione, sulla qualità e sulla crescita sui mercati internazionali – sottolinea la presidente di Confartigianato Matera, Rosa Gentile –. Le
Operatori e giovani provenienti da diversi Paesi si sono confrontati su lavoro, autonomia e inclusione delle persone con autismo
POTENZA. Per una settimana Potenza si è trasformata in un laboratorio europeo di inclusione e formazione ospitando le attività del progetto internazionale “Erasmus Plus Pathways to Employment”, nato per migliorare l’occupabilità dei giovani con autismo. Nel capoluogo lucano operatori, professionisti dell’educazione non formale e giovani lavoratori provenienti da diversi Paesi europei hanno partecipato a workshop e incontri dedicati ai percorsi di inserimento lavorativo.
Partner italiano del progetto, cofinanziato dal programma Erasmus Plus, è stata Ascae, impresa sociale potentina. «Pathways to Employment punta allo sviluppo di competenze trasversali e professionali utili per l’ingres-
so nel mondo del lavoro dei giovani con autismo e a ridurre le barriere che spesso ostacolano l’accesso all’occupazione, promuovendo una maggiore consapevolezza tra le imprese rispetto alle pratiche di assunzione inclusive», hanno spiegato i responsabili dell’organizzazione. Tra i momenti più significativi dell’iniziativa l’incontro con PeperonAut, realtà lucana che rappresenta uno dei più interessanti esempi di innovazione sociale in Basilicata. Attraverso la testimonianza dei ragazzi coinvolti e del presidente Giuseppe Tataranno, i partecipanti hanno conosciuto un progetto che, partendo dalla valorizzazione del peperone crusco di Senise, ha costruito percorsi concreti di autonomia e inclusione lavorativa per giovani

con autismo. L’esperienza ha suscitato particolare interesse tra i partner europei, che hanno potuto osservare da vicino un modello capace di coniugare sviluppo locale, inclusione sociale e opportunità occupazionali.
Ad arricchire il programma anche gli interventi di Roberta Maulà, esperta di percorsi per l’autonomia delle persone con disabilità intellettiva, e di Pierluigi Santoro, tecnico e analista del comportamento specializzato in Aba, che hanno approfondito strumenti e metodologie per favorire una piena partecipazione alla vita sociale e lavorativa.
«L’evento ha confermato ancora una volta la capacità di Potenza e della Basilicata di ospitare esperienze internazionali di valore, creando connessioni tra realtà europee e buone pratiche locali», concludono da Ascae, sottolineando come i programmi Erasmus Plus possano generare opportunità concrete di crescita, innovazione e inclusione per le comunità locali.
«Son ben 680mila le frane censite in Italia e la Basilicata resta al centro dell’attenzione parlamentare»

Ieri mattina, il Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, Pino Bicchielli, è stato in missione in Basilicata per verificare lo stato degli interventi e l’efficacia delle misure adottate sul territorio. La giornata ha preso il via alle ore 9:00 a Potenza, in corso Garibaldi, con la visita alla sede della Struttura Commissariale per il contrasto al dissesto idrogeologico della Regione Basilicata. Un incontro operativo per fare il punto su progetti, risorse e criticità legate al fenomeno del dissesto. Subito dopo, alle ore 10:30, la trasferta a Rapolla. Qui, due sopralluoghi tecnici: al cantiere dell’intervento attualmente in corso e alla frana di via Lecce. Proprio gli eventi franosi di via Lecce rientrano tra le cause che hanno portato alla dichiarazione dello stato di emergenza sul territorio comunale. Al termine della missione, in-
torno alle 12:30, il Presidente Bicchielli ha incontrato la stampa per illustrare le osservazioni raccolte e le valutazioni della Commissione sul fronte della prevenzione e della gestione del rischio idrogeologico in Basilicata. Una tappa che conferma l’attenzione del Parlamento sui territori più fragili, tra emergenze pregresse e necessità di interventi strutturali.
BICCHIELLI:
«LA BASILICATA È UN TERRITORIO
BELLISSIMO MA
FRAGILISSIMO
«La Commissione che ho l’onore di presiederespiega Bicchielli - è stata istituita per la prima volta dopo 19 legislature, proprio per far capire quanto è importante il tema del rischio idrogeologico. La Basilicata è un territorio bellissimo ma allo stesso tempo fragilissimo, un territorio purtroppo a rischio sismico medio-elevato».
«Come Commissione,prosegue Bicchielli - stiamo lavorando con i responsabili territoriali per
superare la gestione delle emergenze. In Italia, il 94,5% dei Comuni sono a rischio idrogeologico; il 40% della popolazione italiana vive in zone a medio-alto rischio sismico. In questo momento, abbiamo circa 680mila frane censite. È chiaro che di fronte a questi numeri, il tema non può essere affrontato marginalmente, ma è un tema strutturale che deve essere affrontato per dare sicurezza ai territori e ai cittadini, perchè non possiamo pensare allo sviluppo se non abbiamo prima la sicurezza».
BLASI: «IL NOSTRO OBIETTIVO È RESTITUIRE LA SERENITÀ AL TERRITORIO
LUCANO»
«Noi stiamo provando ad accelerare al messimo la spesa per restituire quanto più possibile serenità al territorio lucano». Lo dichiara il Commissario al Dissesto Idrogeologico della Basilicata, Gianmarco Blasi, che aggiunge: «Ringrazio l’Onorevole Bicchielli, il Governo che,


ancora una volta, ha dimostrato un segno di attenzione verso la Regione Basilicata. Non dimentichiamo che, nelle passate settimane, è stato dichiarato lo stato d’emergenza su richiesta formulata dal presidente Bardi e dall’assessore Pepe. Ciò conferma che il Governo Meloni ha attenzione per la nostra Regione».
SOPRALLUOGHI
A RAPOLLA
Al termine, la partenza per Rapolla dove sono stati previsti i sopralluoghi al cantiere dell’intervento in corso e la frana di via Lecce, tra gli eventi che ha contribuito alla dichiarazione dello stato di emergenza sul territorio. A tal proposito Biagio Cristoforo, Sindaco di Rapolla, ha fatto sapere: «Ci sono dei segnali positivi perchè noi abbiamo costantemente un rapporto istituzionale sia con la Regione che con Roma. A oggi, abbiamo ancora sette famiglie fuori, in alloggio, abbiamo tutti i presupposti per accelerare i lavori». Anche l’ingenere France-
sco Cuccaro è intervenuto ai microfoni di Cronache: « Il 2 aprile scorso si è verificato un evento calamitoso che ha interessato questa porzione di territorio. Lo smottamento è stato abbastanza complesso e ha interessato ben cinque famiglie per un totale di 15 persone fuori casa. Per la messa in sicurezza e il ripristino dei luoghi, è stata realizzata una batteria di micropali, con particolare attenzione allo smaltimento delle acque piovane che sicuramente è stato uno degli elementi predominanti durante il verificarsi di questo fenomeno». E infine, lo stesso Bicchielli ha ribadito: «Ho riscontrato particolare attenzione da parte del Sindaco, del Commissario, del presidente Bardi. Tutti riconoscono l’importanza di mettere a regime questi territori. Intervenire prima è sicuramente economicamente più vantaggioso. Le famiglie potranno rientare nelle loro case quando la sicurezza sarà un elemento di certezza».

Sono 3.056 gli studenti della provincia di Potenza e 2.041 quelli della provincia di Matera che inaugureranno l’edizione 2026
D I M ILENA F ERRANDINA
Sono 5.097 gli studenti lucani che domani mattina, alle 8.30, affronteranno la prima prova scritta dell’Esame di Stato 2026, inaugurando uno dei passaggi più significativi della loro formazione. Di questi, 3.056 appartengono alla provincia di Potenza e 2.041 a quella di Matera. I liceali rappresentano la quota più consistente con 2.693 candidati (52,84%), seguiti dagli studenti degli istituti tecnici (1.481, pari al 29,05%) e degli istituti professionali (923, il 18,11%). Saranno 162 le commissioni impegnate sul territorio regionale: 100 in provincia di Potenza e 62 in quella di Matera. Numeri che raccontano una comunità scolastica ampia e articolata, pronta a confrontarsi con un esame che continua a rappresentare molto più di una semplice verifica delle competenze acquisite. La maturità resta infatti un rito di passaggio collettivo, una sorta di “soglia” tra l'adolescenza e l’età adulta. Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha rivolto un messaggio agli studenti lucani. «La nostra regione ha un immenso bisogno dell’energia, dell’intelligenza e delle competenze di questa generazione», ha sottolineato, aggiungendo che l’esame rappresenta «uno spartiacque fondamentale nella vita di ogni giovane». Bardi ha invitato i maturandi ad affrontare la prova «con serenità e piena fiducia nelle proprie capacità», ribadendo l’impegno delle istituzioni a creare opportunità affinché i giovani possano costruire il proprio futuro in Basilicata. Un augurio condiviso anche dal presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini che ha parlato agli studenti come a protagonisti del futuro del territorio: «Siate coraggiosi, siate curiosi, siate voi stessi: è il vostro momento. La Provincia di Matera è orgogliosa del cammino che avete compiuto».Come ogni anno, il primo appuntamento sarà con il tema di italiano, la prova uguale per tutti gli indiriz-

zi scolastici italiani. Sette le tracce predisposte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, suddivise nelle tre tradizionali tipologie: analisi del testo (A), testo argomentativo (B) e tema di attualità (C). Gli studenti avranno sei ore di tempo per completare l’elaborato. Se sul contenuto delle tracce vige il massimo riserbo, il tradizionale “toto-tema” accompagna anche quest’anno la vigilia dell’esame. Secondo le previsioni più accreditate, potrebbero trovare spazio autori come Giovanni Verga, Giovanni Pascoli, Gabriele D'Annunzio e Luigi Pirandello per l’analisi del testo, mentre tra gli argomenti di attualità emergono l’intelligenza artificiale, gli ottant’anni della Repubblica italiana e dell’Assemblea Costituente, le trasformazioni tecnologiche e le sfide della contemporaneità. Ma al di là del gioco delle previsioni, la prima prova conserva una funzione culturale precisa: misurare la capacità degli studenti di leggere criticamente il presente e interpretare il patrimonio letterario nazionale. Non è soltanto un esercizio di scrittura. È, piuttosto, una verifica della maturità intellettuale.Osservando l’evo-
luzione delle tracce degli ultimi anni emerge una trasformazione significativa: la maturità del passato privilegiava spesso la centralità della letteratura e della storia nazionale. Negli ultimi anni, invece, il Ministero ha progressivamente ampliato lo sguardo verso temi globali e interdisciplinari: sostenibilità ambientale, cittadinanza digitale, cambiamenti climatici, comunicazione online, intelligenza artificiale, memoria storica e diritti civili. Nel 2025, ad esempio, le tracce hanno affrontato questioni legate al rispetto, al ruolo dei giovani nella società, all’ambiente e alle trasformazioni culturali contemporanee. Anche la dimensione storica è stata proposta come chiave per comprendere il presente. È il segno di una scuola che cerca di misurare non soltanto le conoscenze, ma la capacità di interpretare un mondo sempre più complesso.Ogni maturità è figlia del proprio tempo. Parafrasando Wassily Kandinskij che ne “Lo spirituale nell’arte” (19101911) scriveva che ogni opera autentica fosse «figlia del suo tempo e madre dei nostri sentimenti», anche l’Esame di Stato, nella sua apparente ritua-
lità immutabile, tradisce lo spirito dell’epoca che lo genera. I ragazzi che domani entreranno nelle aule, quindi, appartengono a una generazione cresciuta tra pandemia, rivoluzione digitale, crisi geopolitiche e accelerazione tecnologica. Non sorprende quindi che tra i temi maggiormente attesi vi sia proprio l’intelligenza artificiale, fenomeno che sta ridefinendo il rapporto tra conoscenza, lavoro e creatività. In questo senso, la prima prova di italiano assume quasi una valenza simbolica: in un’epoca dominata dagli algoritmi, lo Stato continua a chiedere agli studenti di scrivere, riflettere, argomentare e costruire un pensiero autonomo. È forse questo il significato più profondo dell'esame di maturità nel XXI secolo: non verificare quanto si ricorda, ma quanto si è capaci di comprendere. Eppure, al di là della retorica degli auguri e delle inevitabili emozioni della vigilia, la maturità continua a porre una domanda che riguarda non soltanto gli studenti ma l’intero sistema Paese. Che cosa chiediamo davvero ai nostri giovani quando li sottoponiamo a questo esame? La domanda va ben oltre il perimetro
della scuola e investe l’idea stessa di società che intendiamo costruire. Negli ultimi decenni l’istruzione ha progressivamente ampliato i propri orizzonti, cercando di formare cittadini capaci di orientarsi in una realtà segnata dall'incertezza, dalla frammentazione dei saperi e dalla velocità delle trasformazioni tecnologiche. Eppure permane una tensione irrisolta tra ciò che è facilmente misurabile e ciò che è realmente formativo: tra la verifica delle conoscenze e la maturazione dello spirito critico, tra la certificazione delle competenze e la costruzione di una coscienza autonoma. Per questo la maturità conserva un significato che va oltre il valore amministrativo del diploma. È uno specchio nel quale ogni anno si riflettono le aspirazioni, le paure e le contraddizioni di una generazione, ma anche le attese di un Paese che affida ai giovani il compito di affrontare sfide sempre più complesse: chiede loro di essere competitivi, innovativi, flessibili e resilienti, senza interrogarsi abbastanza sulle opportunità, sugli strumenti e sugli spazi di crescita che è realmente disposta a garantire.