VENERDÌ 17 LUGLIO 2026 • ANNO XI N. 163
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
LuchIan (DIFeSO DaLL'aVV. SabIa) e GaLLO (DIFeSO DaLL'aVV.SOLDOVIerI) OGGI InTerrOGaTI DaL GIP SeTOLa
beccati i rapinatori della sala giochi Il rumeno finisce in carcere e l'italiano ai domiciliari. Il bottino della rapina a mano armata: 7000€ Dellapenna a pag 10
a PaLaZZO chIGI VerTIce SuI DOSSIer STraTeGIcI Per IL FuTurO DeLLa reGIOne
baSILIcaTa, barDI Da ManTOVanO Presenti anche i ministri urso, Foti e calderone, il presidente: «abbiamo parlato delle criticità e delle opportunità del territorio, ora servono strategie condivise e tempi certi» _
caLDO Da bOLLInO rOSSO
POnTe MOranDI
Il verdetto di primo grado lascia l’amaro in bocca. Dodici anni all’ex AD di Autostrade Castellucci: è questa la giustizia per 43 morti?
Ho l’ecoansia ma non odio l’estate DI LucIa SerInO
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gni mattina faccio una cosa che poi mi prometto di non fare più. Guardo il meteo. Non per sapere se devo portare l’ombrello. Mi ostino a non portarlo anche quando piove. Lo guardo per vedere fin dove è arrivato il rosso. Quel rosso cupo, quasi violaceo, che ormai invade le cartine dell’Italia, dell’Europa, del mondo e che sembra (...)
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Servizio a pag 11
IncenDIO a MaraTea
■ Servizio
DOPO IL VOTO Cdx esulta, le opposizioni: «Quanta ipocrisia, maggioranza non c’è più, legge truffa»
La legge elettorale passa al Senato caiata: «Governo ripristina contributo per la Serie c»
a pag 13
_ SanT’arcanGeLO
Mercoledì 22, Prefetto e Comune sottoscrivono il Protocollo per il controllo di vicinato, De Filippo: «Orgoglio»
DL SPOrT, IL cOMMenTO DeL DePuTaTO DI FraTeLLI D’ITaLIa
Manco a pag 3
a pag 4
Polese e il gruppo di FdI esprimono vicinanza alla comunità: «La maggioranza è pronta a sostenere gli interventi necessari»
La vignetta di M. Bochicchio
■ continua a pag 6
■ Magrì
■ Servizio
a pag 23
_ auDIOVISIVO
Protocollo d'intesa tra CNA e Film Commissions Romaniello: «Potenziare la filiera del territorio attraverso la formazione» Caiata
■ Servizio
Servizio a pag 7
a pag 17
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Italia e Mondo Lo Stabilicum ora passa al Senato, Ciriani: «Auspichiamo iter celere«. Le opposizioni: «Quanta ipocrisia, maggioranza non c’è più»
Legge elettorale, esulta il cdx, bagarre in Aula prima del voto
DI LUCIA STEFANIA MANCO
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a riforma della legge elettorale ha superato l’esame alla Camera, ieri, con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti. Il voto è stato segreto. Ha esultato, tra applausi e strette di mano, il centrodestra. Bagarre in Aula, a ridosso del voto, dopo l’intervento di Giovanni Donzelli (Fdi), critico verso le opposizioni sulla questione preferenze: “avremmo votato anche vostro emendamento, li avete ritirati tutti vigliaccamente”. Immediata la protesta dei partiti d’opposizione che ha costretto il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, a richiamare ripetutamente all’ordine. Ora lo “Stabilicum” è atteso al Senato. “Auspichiamo un iter celere”, ha affermato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Ma per le opposizioni è ancora muro: “la maggioranza non c’è più, vi manderemo a casa”. Il testo di legge della riforma elettorale prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42 per cento dei consensi. Vengono soppressi i collegi uninominali. Non viene prevista la possibilità di un
voto di preferenza. Sulla scheda l’elettore troverà liste bloccate. Lo sbarramento resta al 10 per cento per le coalizioni di liste e al 3 per cento per le liste singole. Nel programma elettorale le forze politiche devono indicare il nome della persona proposta per l’incarico di presidente del Consiglio. In assenza del nominativo le liste saranno dichiarate inammissibili. Non dovranno raccogliere le firme per la presentazione delle liste i partiti con un gruppo parlamentare costituito alla Camera o al Senato entro il 31 dicembre 2025. No alla raccolta firme in modalità digitale. Per il voto degli italiani all’estero spetta al Governo aggiornare, entro tre mesi dall’entrata in vigore della nuova legge elettorale, il regolamento attuativo in materia (legge Tremaglia). Le circoscrizioni all’estero so-
no state ridotte da 4 che erano a 2 per quanto riguarda l’elezione alla Camera, mentre da 4 a 1 per l’altro ramo del Parlamento. Le elezioni politiche del 2027 potrebbero essere le prime in cui sarà possibile il voto per i fuori sede. L’emendamento Roscani (Fdi) ha avuto un consenso unanime alla Camera. Al Senato potrebbe tornare, invece, la questione delle preferenze che ha infiammato il dibattito nei giorni scorsi, e l’Aula di Montecitorio ieri a ridosso del voto. Nel suo intervento nell’ambito delle dichiarazioni di voto, Donzelli ha mosso una dura critica alle opposizioni, in particolare al Pd. “Fratelli d’Italia - ha dichiarato avrebbe votato anche i vostri emendamenti sulle preferenze, ma li avete ritirati vigliaccamente: vergognatevi, se avevate il coraggio di difendere le preferenze le
portavate in Aula e sarebbero passate”. Parole che hanno sollevato la protesta tra i banchi d’opposizione. I deputati hanno sollevato cartelli con su scritto “Meloni ha fallito: legge elettorale=legge truffa”, “la maggioranza non esiste più: a casa”. È dovuto intervenire il presidente Fontana. “Quanta ipocrisia in quest’Aula oggi da chi ha sfiduciato la presidente del Consiglio con un voto segreto solo tre giorni fa. La maggioranza non c’è più. Il centrosinistra vi manderà a casa con qualunque legge elettorale”, ha dichiarato nel suo intervento in Aula la Segretaria dem Elly Schelein. Il riferimento è stato all’affossamento dell’emendamento del centrodestra sulle preferenze, martedì scorso, primo giorno d’esame alla Camera per la legge di riforma elettorale, che ha visto consumarsi
il tradimento dei cosiddetti franchi tiratori. Perché, come ha sottolineato Meloni, i voti sono venuti a mancare anche nel centrodestra. Ha riprovato a reinserirle, senza i capilista bloccati, Vannacci, leader di Futuro nazionale, il giorno successivo. Il risultato? L’emendamento è stato bocciato e Fdi ha votato con Vannacci, mentre Lega e Fi, alleati di governo della Meloni hanno espresso voti contrari (Futuro nazionale ha dichiarato che avrebbe votato contro alla Camera). Vannacci a parte, tutto è sembrato superato ieri. Il centrodestra unito ha esultato in Aula dopo l’ok della Camera alla legge di riforma elettorale, tra applausi e strette di mano. In Aula erano presenti anche diversi ministri, come Giorgetti e Roccella. Ora la parola passerà all’altro ramo del Parlamento.
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Italia e Mondo
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PONTE MORANDI Si preannunciano già ricorsi in appello. La sentenza lascia aperta una domanda: è questa la giustizia per le vittime?
Il verdetto di Genova: 43 morti, pena massima 12 anni all’Ad Castellucci e Stato indenne DI TIZIANA MAGRÌ
S
i potrebbe dire che ieri si è ripetuto un copione tutto italiano dei processi per disastro: analogie e similitudini toccano la sentenza del ponte Morandi. Un parallelo con la ThyssenKrupp di Torino e poi, a seguire, l’archetipo del Vajont. Tutti accomunati da procedimenti giudiziari monumentali, dimostrazione dei fatti, dolo che cade e pene sicure che si contano sulla punta delle dita. Anche la strage del viadotto di Polcevera presenta asimmetrie: la responsabilità è accertata, la sanzione no. Il Tribunale di Genova ha riconosciuto colpevoli 32 dei 57 imputati per il crollo del Ponte Morandi che il 14 agosto del 2018 provocò la morte di 43 persone. Il dispositivo si stacca molto da ciò che la Procura aveva chiesto – quattro secoli di reclusione – e ciò che i giudici hanno concesso, circa 177 anni. Meno della metà. In cima alla scala delle pene c’è Giovanni Castellucci, l’ex amministratore delegato che guidò Autostrade per l’Italia per quattordici anni e già sconta in cella la condanna definitiva per il viadotto di Acqualonga: i pm avevano calcolato per lui una condanna a 18 anni e sei mesi, il tribunale si è fermato a 12. A scendere, 11 anni a Michele DonferriMitelli fino a raggiungere 5 mesi per il direttore della vigilanza ministeriale sulle concessioni. Per gli altri, interdizione dai pubblici uffici pari alla pena. «NON POSSO DIRE CHE SIAMO SODDISFATTI» «L’impianto accusatorio ha retto», dice a Cronache la presidente del comitato, Egle Possetti. «Sono state sancite condanne nei tre filoni d’imputazione – ASPI, SPEA e ministero – e sanzionate
le parti apicali e territoriali che avevano in capo delle responsabilità». Lo scenario temuto era un altro: «L’ipotesi peggiore era che non ci fossero condanne, che tutti ne uscissero innocenti. E molto negativo sarebbe stato se la condanna non avesse riguardato i dirigenti, i manager». Eppure durante la telefonata la parola soddisfazione è come se fosse bloccata. «Non posso dire che siamo soddisfatti. Non è una vicenda di cui potremo mai essere soddisfatti. Però è andata nel senso che speravamo, e di questo siamo contenti». C’è l’amaro in bocca, ma c’è anche il valore del precedente che Possetti individua con lucidità: «È una sentenza importante nel panorama giurisprudenziale: dice che il manager non può delegare agli altri e disinteressarsi di tutto quello che accade. Il manager deve gestire e coordinare, ed è lautamente pagato per questo». Alla vigilia della sentenza l’incompetenza era la traccia del comitato, con sentenza alla mano quella superficialità avrebbe accompagnato tutta la vicenda. «Avidità e leggerezza», sono tanti gli aggettivi che la portavoce ha sottolineato. «UNA SENTENZA CHE NON RENDE GIUSTIZIA ALLA REALTÀ DEI FATTI. FAREMO APPELLO» «Nessuno aveva mai segnalato l’esistenza di un rischio per la sicurezza dell’infrastruttura». Attraverso una nota il pool legale di Giovanni Castellucci fa sapere di aver accolto con doveroso rispetto la decisione del Tribunale di Genova, ma non la condivide. La sentenza che sembrerebbe accettata dai familiari delle vittime ha invece adirato la difesa, che si è detta insoddisfatta, annunciando il ricorso in appello. Il legale di Giovanni Castellucci definisce il verdetto «sbagliato», sostenen-
do che si sia voluto a tutti i costi un condannato eccellente. I collegi difensivi si richiamano alla linea del vizio occulto, secondo cui il crollo sarebbe stato causato da un difetto costruttivo nella pila 9 e risalente agli anni ’60, invisibile e impercettibile per le manutenzioni. Ora le difese punteranno a smontare le colpe dei singoli manager in secondo grado. COSA CAMBIA PER IL RISARCIMENTO Il ridimensionamento ha una precisa architettura: tutti assolti dal reato di attentato alla sicurezza dei trasporti e rimozione delle cautele perché «il fatto non sussiste», esclusa l’aggravante dell’aver agito nonostante la previsione dell’evento e quella sulla sicurezza del lavoro. Per i giudici nessuno aveva messo in conto la caduta del ponte: negligenza, non strategia per profitto. Escludendo il dolo e confermando la natura colposa del reato, la sentenza ha blindato i 60 milioni di euro già liquidati da ASPI a familiari e sfollati che ac-
cettarono la transazione iniziale. Mentre per i feriti del crollo il tempo ha presentato il suo conto – tutte le lesioni prescritte – sono stati esclusi dal perimetro penale. Per loro, per lo Stato, il MIT e gli Enti locali, i giudici hanno sancito il diritto al risarcimento complessivo ma sono rinviati a un separato giudizio civile. Insomma, nessun acconto a chi ha rifiutato negli anni gli accordi privati con Autostrade per andare fino in fondo alla verità, come Egle Possetti e i familiari del Comitato Ricordo Vittime, citati nominativamente durante la lettura del dispositivo, che dovranno affrontare un’altra causa. . Le motivazioni arriveranno entro novanta giorni, poi appello e Cassazione: è lì che i grandi processi italiani si sono sgretolati, ed è lì che si misurerà la solidità di questo verdetto. Ma alla domanda che la sentenza lascia aperta, Possetti risponde senza illusioni: «La giustizia per i 43 morti non arriverà mai, perché loro non torneranno più in vita».
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Italia e Mondo
venerdi 17 luglio 2026
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Il cedimento all'alba, mentre l'edificio era ancora vuoto. Solo una persona lievemente ferita: «Possiamo parlare di miracolo»
Tragedia sfiorata a Bolzano: crolla un quarto del Palazzo di Giustizia DI VITO ERRICHETTI BOLZANO. Erano da poco passate le sei quando un fragore improvviso ha squarciato il silenzio del centro di Bolzano. In pochi secondi, un'intera porzione del Palazzo di Giustizia si è sgretolata su se stessa, lasciando dietro di sé una nuvola di polvere visibile da tutta la piazza e un cumulo di macerie davanti all'ingresso principale. Chi abita nei palazzi affacciati sulla piazza del Tribunale ha raccontato di aver avvertito una scossa simile a un terremoto, accompagnata da «un boato fortissimo».A cedere sono stati i pilastri portanti dell'area interessata dai lavori di ristrutturazione in corso da tempo nell'edificio, un palazzo storico risalente al ventennio fascista, di proprietà della Provincia di Bolzano dal 2018. Il crollo ha interessato l'aula della Corte d'appello, due aule per le udienze e le cancellerie del tribunale, per un totale di circa un quarto dell'intero edificio. Distrutti anche gli uffici del procuratore capo Axel Bisignano e della presidente del Tribunale Francesca Bortolotti, insieme ai loro collaboratori, oltre all'aula della Corte d'Assise, a
una cancelleria e alla sede dell'Ordine degli Avvocati. Le colonne esterne del palazzo, invece, hanno retto. «MI SENTO UN MIRACOLATO» Se la tragedia è stata evitata, è solo per una questione di orario e di fortuna. Il crollo è avvenuto quando il palazzo era ancora chiuso al pubblico. All'interno si trovavano solo tre addetti alle pulizie e il portinaio, Federico Roso, che si trovava nella struttura al momento del cedimento e ha raccontato tutto il terrore di quei minuti: «Mi sento un miracolato, andrò a San Giovanni Rotondo da Padre Pio». Roso ha poi ricostruito l'attimo esatto del crollo: «Un tonfo terribile ho sentito intorno alle 6.05 e poi abbiamo evacuato».Solo una delle addette alle pulizie è rimasta lievemente ferita, ma è riuscita a uscire dall'edificio con le proprie gambe. La presidente del Tribunale, Francesca Bortolotti, non ha usato mezzi termini nel commentare l'accaduto: «Possiamo parlare di miracolo, poteva essere una tragedia». L'ispettore capo dei vigili del fuoco, Auer, tra i primi ad arrivare sul posto, ha descritto uno scenario im-
pressionante: «tutta la parte centrale del tribunale di Bolzano, praticamente tutta la parte delle aule, era crollata dall'ultimo piano fino al piano terreno». Ha poi raccontato la concitazione dei minuti successivi al cedimento, quando una delle addette alle pulizie mancava ancora all'appello: rintracciata telefonicamente, «l'abbiamo indirizzata a uscire fuori da una parte sicura» dell'edificio. MACERIE FINO ALL'INGRESSO PRINCIPALE Le macerie delle parti crollate si sono riversate nell'area dell'ingresso principale e sulla scalinata esterna del palazzo. Sul posto sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco, le forze dell'ordine e i soccorritori sanitari, insieme al sindaco di Bolzano Claudio Corrarati e al prefetto Maddalena Travaglini. È stato inoltre necessario chiudere le tubature del gas per scongiurare il rischio di fughe, mentre i tecnici hanno avviato le verifiche per accertare la stabilità delle porzioni di edificio ancora in piedi. Il parcheggio della struttura, essendo separato dall'edificio principale, non è stato coinvolto dal crollo. Al momento tutta la parte
centrale del Tribunale risulta inagibile, mentre resta agibile il quarto piano che ospita gli uffici sui lati di via Duca d'Aosta e Corso Italia, non interessato dal cedimento. IL SINDACO: «COLPITO IL SENTIMENT DEI CITTADINI» A margine del punto stampa organizzato in piazza Tribunale, il sindaco Corrarati ha voluto sottolineare il valore simbolico dell'edificio, oltre al danno materiale: «Il crollo di un palazzo come questo, che ha anche un significato storico e simbolico, colpisce molto il sentiment dei cittadini». Il primo cittadino ha aggiunto che l'amministrazione sta già lavorando con la Provincia e il Commissariato del Governo per individuare spazi alternativi in cui trasferire temporaneamente le attività del Tribunale, definendo le prossime ore decisive per capire l'reale impatto del crollo sull'edificio e sulla piazza. L'INCHIESTA E I LAVORI SOSPETTI La Procura di Bolzano ha aperto un fascicolo per crollo colposo di costruzioni, al momento contro ignoti. Gli investigatori dovranno
stabilire se il cedimento sia legato ai lavori di consolidamento statico avviati da poco nell'edificio, affidati alla ditta Merottobau di Farra di Soligo, in provincia di Treviso. Secondo l'ispettore Auer, al momento non risultano elementi che facciano pensare a un'esplosione. UN ALLARME CHE ARRIVA DA LONTANO Il crollo di Bolzano ha riacceso il dibattito sullo stato di salute dei palazzi di giustizia italiani. Il procuratore Axel Bisignano ha definito quanto accaduto l'ennesimo campanello d'allarme, ricordando che numerosi tribunali italiani presentano da anni gravi criticità strutturali e che è stato consegnato al governo un dossier con centinaia di immagini sul degrado degli uffici giudiziari, senza che finora sia arrivata una risposta concreta.Sulla stessa linea l'Associazione Nazionale Magistrati, che ha rilanciato la denuncia sulle condizioni di molte sedi giudiziarie del Paese, sottolineando come sia paradossale continuare a discutere dell'apertura di nuovi piccoli tribunali mentre lo Stato non riesce a garantire sicurezza negli edifici già esistenti.
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Italia e Mondo
venerdi 17 luglio 2026
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Il cambiamento climatico è una realtà, ma non possiamo trasformare ogni estate in un bollettino di guerra: servono adattamento e consapevolezza
Ho l’ecoansia ma non odio l’estate O
DI LUCIA SERINO
gni mattina faccio una cosa che poi mi prometto di non fare più. Guardo il meteo. Non per sapere se devo portare l’ombrello. Mi ostino a non portarlo anche quando piove. Lo guardo per vedere fin dove è arrivato il rosso. Quel rosso cupo, quasi violaceo, che ormai invade le cartine dell’Italia, dell’Europa, del mondo e che sembra dirci una sola cosa, preparatevi, il peggio deve ancora arrivare. E ogni mattina mi dico: non ci ricascare. Poi, invece, ci ricasco. E ho paura. Nella mia famiglia lo hanno capito che ho paura delle cartine rosse. Mi sembra come se stessimo sprofondando negli inferi, senza possibilità di salvezza. Il paradosso è che faccio questo mestiere. So come funziona la comunicazione. So che una cartina colorata cattura più di un grafico. So che il linguaggio dell’emergenza produce clic, condivisioni, permanenza
sulle pagine. Ma, prima ancora della giornalista, reagisce la persona. E quella persona, lo ammetto, qualche volta, più di qualche volta, si spaventa. Non sono una negazionista.. Il cambiamento climatico è un fatto. Lo vediamo negli incendi, nella siccità, negli eventi estremi, nelle temperature che ogni estate sembrano voler battere il record dell’estate precedente. Ho letto dei 46 gradi registrati in Sardegna e mi sono sinceramente impressionata. Non ci si abitua a numeri così. Ma proprio perché il problema è enorme, dovremmo imparare a raccontarlo senza trasformarlo in una colonna sonora permanente dell’ansia. Io, ormai soffro di ecoansia. È quella sensazione di impotenza che entra nelle nostre giornate. È il caldo che ti costringe a cambiare abitudini. È il condizionatore acceso con il pensiero della bolletta. È chi il condizionatore non ce l’ha o non può permetterselo? Perché il cambiamento climatico ha an-
che un volto sociale, la povertà energetica. C’è chi combatte il caldo con una casa ben isolata e chi con una finestra aperta sperando che entri un filo d’aria. Confesso che, in piena estate, se dico che sono a Potenza, vedo accendersi gli occhi: “Beata te. Almeno lì si respira”. È la rivincita del capoluogo lucano, con quei due tre gradi in meno rispetto alle città fornaci che ci sono anche in Basilicata (il massimo dell’ecoansia mi è venuta mentre andavo a Pisticci sulla Basentana ad agosto l’anno scorso, l’auto segnava 41 gradi, ma erano le due del pomeriggio). L’econasia mi procura suggestioni. Per esempio camminando nei centri storici, quelli costruiti quando nessuno parlava di sostenibilità, tra vicoli stretti dove il sole arriva con parsimonia e le case si fanno ombra tra loro, mi chiedo se sia stata una strategia climatica quel tipo di urbanistica. Certo meglio delle periferie moderne dove trovi piazze enormi, distese di cemento, parcheggi, asfalto, pochissimi alberi. Per anni abbiamo pensato che il
progresso fosse costruire spazi sempre più grandi. Invece abbiamo bisogno di ombra, acqua, alberi, meno creatività urbanistica. La lotta al cambiamento climatico non si combatte soltanto nei vertici internazionali. Si combatte anche decidendo se una piazza debba avere cento alberi o cento metri quadrati di pietra. Le previsioni dicono che ad agosto arriverà anche la pioggia. Può darsi. In fondo era così anche prima. Intanto, però, lasciateci almeno l’illusione di una sera sul mare senza control-
lare la temperatura percepita. L’illusione di una passeggiata in montagna senza l’ansia dell’indice UV. L’illusione di poter raccontare il cambiamento climatico senza vivere dentro un bollettino di guerra permanente. Abbiamo bisogno di più scienza, non di meno, e di politiche pubbliche serie, non di consolazioni. Ma abbiamo bisogno anche di continuare a stare al mondo e di non paralizzarci davanti a quel rosso inferno dei bollettini meteo. Adoro il Pollino, ma per me l’estate rimane il mare.
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Il provvedimento d'urgenza per lo sport ripristina le risorse della legge Zola per i vivai calcistici e la Lega Pro grazie a un emendamento del deputato
Serie C, Caiata: «Restituito un contributo fondamentale» A
rriva una svolta importante per il calcio giovanile e per le serie minori. Nel decreto che contiene le misure urgenti per il settore dello sport è stato infatti approvato un emendamento decisivo per ripristinare i fondi previsti dalla cosiddetta legge Zola, risorse preziose destinate alla Lega di Serie C e alla valorizzazione dei vivai.Soddisfatto il promotore dell'iniziativa parlamentare, l'On. Salvatore Caiata, deputato e Presidente dell'InCE, che ha voluto sottolineare l'importanza del risultato raggiunto per la sopravvivenza e lo sviluppo del calcio di
base.«Grazie al mio emendamento presentato nel provvedimento che contiene misure urgenti per lo sport, viene ripristinato, per la Lega di Serie C e per i vivai giovanili, per la legge Zola, un contributo fondamentale che si era perso. Un sentito ringraziamento al Governo Meloni, al Ministro Abodi, al relatore Gimmy Cangiano e al nostro capogruppo Amorese per aver accolto con favore quella che è una misura che non solo guarda alle leghe minori, ma che ridà slancio e valorizza il settore giovanile di cui abbiamo tanto bisogno», ha concluso Caiata.
L'eurodeputato di Fratelli d’Italia interviene al vertice campano con il viceministro Cirielli e lancia l'allarme sul divario tecnologico con Stati Uniti e Cina
Alberico Gambino: «Sull'intelligenza artificiale si gioca la sovranità dell'Europa»
«L
'intelligenza artificiale è una sfida decisiva per il futuro dell'Europa e non riguarda soltanto l'innovazione, ma la nostra competitività, la nostra sicurezza e la nostra autonomia strategica». Con queste parole l'eurodeputato di Fratelli d'Italia/ECR, Alberico Gambino, ha aperto il suo intervento durante un incontro di primo piano dedicato alle nuove frontiere tecnologiche.Al tavolo dei relatori, insieme all'europarlamentare, erano presenti il Viceministro degli Affari Esteri Edmondo Cirielli, la delegazione di centrodestra del Consiglio Regionale della Campania e una folta rappresentanza di sindaci del territorio campano.Oltre le regole: serve una politica industrialeNel corso del suo intervento, Gambino ha ricordato il traguardo storico del Parlamento Europeo con l'approvazione dell'AI Act – il primo quadro normativo organico al mondo sulla materia – evidenziando tuttavia che la sola regolamentazione rischia di non essere sufficiente. «Regolare è necessario, ma oggi non basta più», ha ammonito l'eurodeputato.«Il vero ritardo dell'Europa rispetto a Stati Uniti e Cina riguarda soprattutto la capacità di produrre tecnologia: dai semiconduttori ai data center, fino alle materie prime critiche indispensabili per sviluppare l'intelligenza artificiale. Dobbiamo rafforzare la nostra autonomia strategica e costruire una ve-
ra politica industriale europea».In quest'ottica, Gambino ha suggerito di guardare con attenzione strategica ai Balcani occidentali, la cui integrazione e cooperazione nello sviluppo delle filiere delle materie prime critiche potrebbe rivelarsi fondamentale per allentare la dipendenza dell'Unione dai grandi fornitori extraeuropei.La Campania e il Mezzogiorno poli d'eccellenzaL'eurodeputato ha poi voluto accendere i riflettori sul ruolo da protagonista che la Campania sta già giocando nel panorama dell'innovazione tecnologica, a partire dai suoi atenei.«L'Università Federico II rappresenta una delle ec-
cellenze europee nella formazione e nella ricerca sull'intelligenza artificiale – ha sottolineato –. Attorno a questa realtà sta crescendo un ecosistema di innovazione che dimostra come il Mezzogiorno possa essere protagonista della trasformazione digitale. Il nostro obiettivo deve essere creare le condizioni affinché i giovani talenti possano costruire il proprio futuro in Italia».Il futuro del lavoro, la difesa e la nuova sovranitàL'analisi si è infine spostata sull'impatto concreto che questa rivoluzione avrà sulla società e sulla geopolitica globale. Per Gambino, l'AI trasformerà radicalmente il mer-
cato occupazionale, motivo per cui diventa urgente «investire nella formazione e nelle competenze, affinché diventi uno strumento per aumentare la produttività e creare nuove opportunità».Non meno rilevante è la partita legata alla sicurezza nazionale e alla difesa strategica. «Rinunciare a svilupparla significherebbe aumentare la nostra dipendenza tecnologica. In questo secolo – ha concluso l'eurodeputato – la sovranità si misurerà anche con la capacità di progettare i chip, sviluppare l'intelligenza artificiale e produrre le tecnologie del futuro. È questa la sfida che l'Europa deve vincere».
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Cronache Lucane Luchian (difeso dall'avv. Sabia) e Gallo (difeso dall'avv.Soldovieri) oggi interrogati dal Gip Setola
Beccati i rapinatori della sala slot Per il rumeno disposta la custodia in carcere, per l'italiano i domiciliari. La rapina a mano armata sconvolse la città e produsse un malloppo di 7000 euro
DI MASSIMO DELLAPENNA
H
anno un nome e un volto i presenti autori della rapina che colpi il 28 Maggio 2025 la sala slot “Win time – Slot pus” di Potenza. La rapina, che fu svolta a
mano armata e con volto travasato subito dopo mezzanotte, sarebbe stata compiuta da due uomini il rumeno Luchian Ionuit Eftime e l'italiano Giovanni Gallo, entrambi con precedenti penali. Di questo è convinto il
Giudice per le Indagini Preliminali Lucio Setola che ha disposto la custodia cautelare in carcere per il rumeno e la custodia ai domiciliari per l'italiano. OGGI GLI INTERROGATORI Si svolgeranno oggi gli in-
terrogatori ai due indagati difesi rispettivamente dall’avv. Silvano Sabia e dall’avv.Francesco Soldovieri. Ad incastrare i due sospettati, secondo le indagini condotte dalla squadra mobile, ci sarebbero svariati elementi. L’unico testimone della rapina avrebbe riconosciuto il marcato accento rumeno del rapinatore la cui corporatura sarebbe perfettamente conforme con quella ripresa dalle telecamere interne. Il Gallo, invece, è stato visto pochi giorni prima della rapina in compagnia dello stesso Luchian ed è entrato nella sala slot pochi istanti prima dell’ingresso del Luchian armato e con il volto travisato da un passamontagna. Ad incastrare i due anche le intercettazioni ambientali e le telefonate successive alla rapina. UNA RAPINA CHE SCOSSE LA CITTÀ Un anno fa la notizia della rapina sconvolse la cit-
tà di Potenza. Le dinamiche della stessa, infatti, non sono abituali per Potenza. Il 28 Maggio dell’anno scorso un tale entro’ armato con una pistola berretta e con il volto travisato da un passamontagna nella sala slot e, armi in pugno, obbligò il dipendente della sala a dare tutto l’incasso pari a circa 7000 euro. Oggi quel rapinatore dal forte accento dell’Europa dell’Est ha il nome e il volto di Luchian. Solo durante le indagini, invece, è emerso il particolare della presenza del Gallo all’interno della sala pochi istanti prima. Secondi gli inquirenti la manovra del Gallo era finalizzata a verificare la situazione nella sala. In attesa di conoscere gli esiti degli interrogatori possiamo dire che la Squadra Mobile ha compiuto un’indagine brillante fatta di pedinamenti, analisi visive e intercettazioni ambientali.
POTENZA I fatti risalgono a maggio del 2025. Per la Procura il reato è rapina aggravata in concorso
Rapine in una sala giochi 2 arresti: uno l’esecutore e l’altro da supporto POTENZA. La Polizia di Stato, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, ieri mattina, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Potenza, nei confronti di due persone gravemente indiziate, a vario titolo, del reato di rapina aggravata in concorso. Il provvedimento arriva alla fine di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile a seguito della rapina consumata nella notte del 28 maggio 2025 ai danni di una sala VLT del capoluogo, durante la quale un soggetto, con il volto travisato e armato di una pistola, si era impossessato dell’incasso dopo aver minacciato il dipendente presente all’interno dell’esercizio.
Secondo l’ipotesi investigativa, uno dei destinatari della misura avrebbe materialmente perpetrato la rapina, mentre l’altro avrebbe svolto un ruolo di supporto, monitorando la situazione all’interno della sala giochi e segnalando il momento più favorevole per l’ingresso del correo. «Gli elementi raccolti sono stati ritenuti dal G.I.P. gravi, precisi e concordanti, tanto da giustificare l’emissione della misura cautelare del carcere per il primo e la misura degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico per il secondo. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino a sentenza definitiva di condanna» si legge nella nota della Polizia di Stato.
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Primo piano
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A Palazzo Chigi il confronto tra Bardi, Mantovano e i ministri Urso, Calderone e Foti sui dossier strategici per il futuro della regione
Vertice Governo-Regione sulle emergenze della Basilicata: al centro la crisi industriale S
i è svolta ieri a Palazzo Chigi una riunione dedicata alla situazione di crisi industriale e produttiva della Basilicata. L’incontro è stato presieduto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, con l’obiettivo di analizzare le principali criticità che stanno interessando il sistema economico regionale e individuare possibili strategie di rilancio.Alla riunione hanno partecipato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, il sottosegretario Paolo Barelli e una rappresentanza del Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri.Al centro del confron-
to le difficoltà che attraversano alcuni dei settori strategici dell’economia lucana, a partire dal comparto automotive, uno dei pilastri del sistema produttivo regionale. La crisi del settore, legata alle trasformazioni del mercato automobilistico e alle sfide della transizione energetica, è stata indicata come una delle principali emergenze da affrontare per salvaguardare occupazione e competitività industriale.Durante il vertice si è discusso anche del ruolo della Basilicata nel settore energetico, con particolare attenzione alla capacità estrattiva di gas e petrolio e alle prospettive di sviluppo industriale connesse alle risorse presenti sul territorio. Un capitolo specifico è stato dedicato al finanziamento degli interventi nelle aree ZES, considerate strumenti strategici per attrarre investimenti, favorire la crescita delle imprese e rafforzare la competitività del
Mezzogiorno.Tra i temi affrontati anche l’approvvigionamento idrico necessario per gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia, questione ritenuta fondamentale per garantire la continuità produttiva e la stabilità degli insediamenti industriali. Nel corso della riunione è stato inoltre esaminato il piano di autonomia energetica di Acquedotto Lucano, insieme alle iniziative legate alla ZES Cultura, progetto volto a valorizzare il patrimonio culturale regionale come leva di sviluppo economico e occupazionale. Il confronto istituzionale ha confermato la volontà di mantenere alta l’attenzione sulla Basilicata e sulle sue principali vertenze industriali, attraverso un coordinamento tra Governo nazionale, Regione e strutture tecniche competenti. L’obiettivo è costruire un percorso di interventi capaci di sostenere il tessuto produttivo lucano, accompagnare la
_ Alfredo Mantovano transizione dei settori strategici e creare nuove opportunità di crescita.La riunione ha rappresentato un passaggio importante nel dialogo tra istituzioni nazionali e territorio, in un momento particolarmente delicato per l’economia regionale. La Basilicata punta infatti a rafforzare il proprio ruolo all’interno delle politiche di sviluppo del Mezzogiorno, attraverso il so-
stegno alle imprese esistenti, il rilancio degli investimenti e la valorizzazione delle proprie risorse industriali ed energetiche.Nei prossimi mesi sarà necessario tradurre il confronto istituzionale in interventi concreti, capaci di dare risposte alle aziende, ai lavoratori coinvolti nelle principali crisi e alle comunità locali interessate dalle trasformazioni in corso.
Il presidente lucano dopo l’incontro a Palazzo Chigi con Mantovano e i ministri Urso, Calderone e Foti: «Ora servono strategie condivise e tempi certi»
Bardi: «Abbiamo posto al centro le principali emergenze e opportunità del territorio lucano»
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n confronto definito «di fondamentale importanza» per affrontare le principali emergenze economiche e produttive della Basilicata. È il bilancio tracciato dal presidente della Regione Vito Bardi al termine della riunione convocata a Palazzo Chigi e presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, alla presenza dei ministri Adolfo Urso, Marina Calderone e Tommaso Foti, oltre ai rappresentanti del Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud.Al centro dell’incontro i dossier più delicati per il futuro della Basilicata: la crisi dell’automotive, le prospettive legate alla produzione di gas e petrolio, lo sviluppo industriale, le infrastrutture idriche per gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia, il piano di autonomia energetica di Acquedotto Lucano e i progetti collegati alla ZES e alla ZES Cultura.«La riunione di oggi dimostra la massima attenzione del Governo nazionale verso la Basilicata in un momento così delicato per il
nostro tessuto produttivo e industriale», ha dichiarato Bardi.Secondo il governatore, le questioni affrontate richiedono un coordinamento stretto tra istituzioni. «Abbiamo analizzato i dossier più caldi per il futuro della nostra regione. Dalla transizione dell’automotive alla gestione strategica
delle risorse idriche ed energetiche servono interventi mirati, tempestivi e condivisi».Il confronto ha rappresentato anche un’occasione per definire un metodo di lavoro comune, con l’obiettivo di accelerare le procedure e individuare soluzioni operative per i comparti maggiormente in diffi-
coltà. Particolare attenzione è stata riservata alla tutela dell’occupazione e alla necessità di accompagnare le imprese lucane nei processi di trasformazione in corso.Per dare seguito al confronto di Palazzo Chigi, la Regione avvierà ora una serie di incontri tecnici con i singoli ministeri e i dipartimenti competenti. L’obiettivo è aggiornare il quadro delle vertenze aperte, verificare le risorse disponibili e individuare strumenti concreti per sostenere imprese e occupazione.«La Basilicata non può affrontare da sola crisi di portata globale e nazionale», ha aggiunto Bardi. «Il confronto di oggi permette di trasformare i singoli dossier in piani d’azione con tempi e risorse definite, per dare risposte ai lavoratori, alle imprese e alle famiglie lucane».Il vertice romano apre dunque una nuova fase di collaborazione tra Regione e Governo, con la sfida di tradurre gli impegni istituzionali in interventi concreti per il rilancio industriale ed economico del territorio.
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Polese (OL-Italia Viva): «Al fianco di Maratea, pronti a sostenere gli interventi necessari». Gruppo consiliare FdI: «Solidarietà a Maratea»
Incendio a Maratea, dal Consiglio Regionale vicinanza alla comunità I
l rogo che ha interessato il Monte San Biagio, mettendo sotto pressione uno dei luoghi più rappresentativi di Maratea e della Basilicata, continua a suscitare reazioni istituzionali. La politica regionale si schiera al fianco della comunità colpita, dell’amministrazione comunale e di quanti sono stati impegnati nelle operazioni di spegnimento, indicando la necessità di interventi concreti per la messa in sicurezza delle aree danneggiate e per il rilancio del territorio. POLESE (OL-ITALIA VIVA): «VICINANZA A SINDACO E AMMINISTRAZIONE COMUNALE» «Il gravissimo incendio che ha ferito il Monte San Biagio a Maratea, lambendo luoghi di inestimabile valore spirituale e identitario come la Basilica e la statua del Cristo Redentore, è un colpo al cuore per l’intera
Basilicata. Di fronte a questo scempio, che dalle prime ricostruzioni assume i contorni inquietanti di un atto doloso, la risposta delle istituzioni deve tradursi in azioni concrete e supporto alla comunità».Lo dichiara il capogruppo di Orgoglio Lucano-Italia Viva in Consiglio regionale Mario Polese, che esprime vicinanza al sindaco Cesare Albanese, all’assessore Maria Stella Gambardella, alla Giunta e all’amministrazione comunale di Maratea.«Un ringraziamento va ai Vigili del Fuoco, alla Protezione civile, alle forze dell’ordine, ai volontari e agli equipaggi dei mezzi aerei impegnati nelle operazioni di spegnimento. Ora è necessario guardare anche al dopo emergenza».Polese richiama l’attenzione sulla fase successiva all’incendio, indicando come priorità la stima dei danni, la messa in sicurezza della parete rocciosa
e delle reti paramassi eventualmente danneggiate, oltre al ripristino della fruibilità della via ferrata e del cammino di San Biagio.«Maratea non può essere lasciata sola a gestire le ferite di questa emergenza. Saremo al fianco della comunità e dei suoi amministratori per trasformare questo momento di difficoltà in un’occasione di rilancio del territorio», conclude Polese. GRUPPO CONSIGLIARE (FDI): «VICINANZA ALLA COMUNITÀ E GRATITUDINE A QUANTI SONO STATI IMPEGNATI NELLE OPERAZIONI DI SPEGNIMENTO» «La comunità di Maratea ha vissuto ore di grande apprensione a causa del vasto incendio che ha interessato Monte San Biagio, lambendo anche il Cristo Redentore, simbolo identitario della città e dell’intera Basilicata».Lo dichiarano
Maddalena Fazzari, Michele Napoli, Alessandro Galella e Rocco Leone del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, esprimendo vicinanza ai cittadini, alle famiglie e agli amministratori locali coinvolti nell’emergenza.«Un sentito ringraziamento va ai Vigili del Fuoco, alla Protezione Civile, alle forze dell’ordine, ai volontari e a tutti gli operatori impegnati senza sosta nelle operazioni di spegnimento e di messa in sicurezza del territorio».I consiglieri regio-
nali sottolineano la necessità di fare squadra e garantire il massimo sostegno alla comunità colpita, mettendo in campo ogni risorsa utile per contenere i danni e tutelare il patrimonio ambientale e paesaggistico.«Come gruppo di maggioranza in Consiglio regionale saremo a completa disposizione dell’amministrazione comunale di Maratea per sostenere tutte le iniziative e le attività che si renderanno necessarie nella fase di ripristino e di rilancio del territorio».
«Gli incendi provocano danni enormi al patrimonio naturale e alle comunità: bisogna mettere in campo ogni strumento utile per contrastarli»
Incendio a Maratea, Motta e Sinatra (FdI): «Gli incendi non sono casuali, bisogna rafforzare prevenzione e monitoraggio»
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incendio che nelle ultime ore ha interessato il territorio di Maratea riporta al centro del dibattito la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione e controllo contro il fenomeno dei roghi boschivi. A intervenire sono Giovanni Motta, coordinatore del Dipartimento Ambiente ed Energia di Fratelli d’Italia della provincia di Potenza, e Andrea Sinatra, delegato del Dipartimento Ambiente ed Energia del circolo FdI di Maratea.«L’incendio di queste ore a Maratea pone un problema serio che deve essere attenzionato dalle istituzioni e dalle associazioni ambientaliste presenti sui territori – dichiarano Motta e Sinatra –. Da tempo sentiamo parlare di sentinelle e guardiani dell’ambiente e dei corsi d’acqua, ma è arrivato il momento di tradurre questi concetti in strumenti concreti, con ruoli definiti, responsabilità chiare e risorse adeguate».Secondo i rappresentanti di Fratelli d’Italia, è necessario «un intervento legislativo che disciplini mansioni e funzioni specifiche, mettendo a disposizione risorse umane ed economiche capa-
ci di affrontare in maniera strutturale il fenomeno degli incendi».«Gli incendi – proseguono – non possono essere attribuiti a fenomeni di autocombustione. Come ha più volte evidenziato Maurizio Bolognetti, ci troviamo spesso di fronte ad azioni deliberate, che si verificano puntualmente in determinati periodi dell’anno e che arrecano danni incalcolabili al patrimonio ambientale».Il Dipartimento Ambiente ed Energia di FdI della provincia di Potenza condivide inoltre la necessità di una maggiore severità nei confronti dei responsabili dei roghi. «Chi appicca incendi e distrugge boschi, ecosistemi e territori compie atti gravissimi che devono essere perseguiti con la massima fermezza. Si tratta di veri e propri crimini contro l’ambiente e contro le comunità che vivono quei luoghi».Nel loro intervento, Motta e Sinatra richiamano anche la visione dei conservatori sul rapporto tra uomo e natura. «Come ha sottolineato Giorgia Meloni nella prefazione al libro di Nicola Procaccini “L’ecologia dei conservatori - Il ritorno al sacro della natura”, difen-
dere, curare e tramandare la nostra casa ai nostri figli rappresenta il punto di partenza dell’approccio dei conservatori alla vita e quindi alla politica».«Per noi conservatori e per Fratelli d’Italia – aggiungono – ogni iniziativa legislativa che vada nella direzione della tutela ambientale sarà accolta favorevolmente. Riteniamo che questa sia la strada maestra per contrastare un fenomeno che, in molti casi, è frutto di deliberati atti criminali».Il tema degli incendi sarà portato all’attenzione del ministro Francesco Lollobrigida in occasione della sua prossima visita a Maratea, alla quale parteciperà anche l’assessore regionale competente Alessandro Cicala.«Vogliamo sottoporre la questione al ministro – spiegano Motta e Sinatra – perché riteniamo che sia necessario un intervento anche a livello nazionale, con un dispositivo di legge capace di rafforzare il sistema di prevenzione e controllo. Tra le ipotesi potrebbe esserci la realizzazione di un centro di monitoraggio dotato di tecnologie avanzate, comprese telecamere nascoste, in collaborazione con la Pro-
tezione civile nazionale».Un ruolo importante, secondo FdI, dovrà continuare a essere svolto anche dalle associazioni ambientaliste e dai volontari impegnati sul territorio. «Non ci stancheremo mai di ringraziare quanti ogni giorno operano per la tutela dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini, come le guardie eco-zoofile e le realtà associative presenti in Basilicata. Tra queste – concludono – Fare Ambiente Basilicata rappresenta una delle organizzazioni maggiormente impegnate nella difesa del territorio regionale».
_ Motta e Sinitra
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Il report "Italia in Fumo 2026" registra il raddoppio degli ettari bruciati nel 2025 e chiede più prevenzione e modifiche alla normativa sulle stoppie
Incendi, l'allarme di Legambiente: Basilicata sempre più vulnerabile L
a crisi climatica e l'aumento delle temperature stanno allungando anche in Italia la stagione degli incendi boschivi, con roghi sempre più frequenti già in primavera e in inverno. È il quadro che emerge dal nuovo report Italia in Fumo 2026 di Legambiente, che evidenzia dati particolarmente preoccupanti per la Basilicata.Secondo il dossier, nei primi mesi del 2026, dal 1° gennaio al 15 giugno, in Italia sono stati registrati 469 incendi, il 36,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con 9.545 ettari di territorio andati in fumo. Un andamento che, secondo l'associazione, potrebbe portare a superare il bilancio del 2025, quando gli incendi hanno devastato oltre 96 mila ettari.In Basilicata il 2025 ha segnato un deciso peggioramento rispetto all'anno precedente. La superficie percorsa dal fuoco è passata da 1.962 a 4.612 ettari, mentre gli incendi sono aumentati da 47 a 63. I dati arrivano mentre sono ancora in corso le valutazioni dei danni pro-
vocati dal recente incendio che ha colpito il territorio di Maratea.A livello provinciale, Matera ha registrato nel 2025 una superficie bruciata di 2.570 ettari, dodicesima in Italia, mentre Potenza si è fermata a 2.042 ettari, tredicesima a livello nazionale.Anche il dato parziale del 2026 conferma il trend. Tra gennaio e metà giugno gli ettari percorsi dal fuoco sono saliti da 14 a 25 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre gli incendi sono passati da due a cinque.Sul fronte delle illegalità, nel 2025 in
Basilicata le forze dell'ordine hanno effettuato 4.491 controlli, accertando 349 reati, pari a quasi il 10% del totale nazionale delle infrazioni legate agli incendi di vegetazione. Le attività investigative hanno portato a 34 denunce, tre sequestri e all'accertamento di 96 illeciti amministrativi.Legambiente chiede di anticipare al 15 maggio la stagione antincendio boschivo, rafforzare il monitoraggio del territorio, sostenere i Comuni nell'aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco e creare un siste-
ma nazionale pubblico e trasparente, sul modello europeo EFFIS, con dati aggiornati su superfici bruciate, danni e costi della prevenzione. Secondo l'associazione, all'origine della crescente vulnerabilità del territorio ci sono anche l'abbandono delle aree interne e rurali e l'insufficienza delle politiche pubbliche di prevenzione.Il report evidenzia inoltre che in Basilicata solo il 28% della superficie boscata è interessato da strumenti di pianificazione forestale, una percentuale ritenuta insufficiente per affrontare
una stagione degli incendi sempre più lunga.Particolare attenzione viene riservata alla normativa regionale sulla bruciatura delle stoppie. Legambiente critica le modifiche introdotte nel 2021 alla legge regionale, che hanno limitato l'obbligo di realizzare le fasce tagliafuoco (precese) ai soli proprietari che intendono effettuare la bruciatura. Secondo l'associazione ciò ha ridotto l'efficacia della prevenzione e aumentato il rischio di propagazione degli incendi. Per questo Legambiente propone di rendere obbligatorie le precese in ogni caso. Agli agricoltori che rinunciano alla bruciatura dovrebbero essere riconosciuti incentivi sia per la mancata combustione dei residui agricoli sia per la realizzazione delle fasce tagliafuoco, mentre chi sceglie di bruciare non dovrebbe ricevere contributi e dovrebbe sostenere integralmente i costi delle opere di sicurezza. Una misura che, secondo l'associazione, consentirebbe di rafforzare la prevenzione degli incendi in Basilicata.
Le consigliere Araneo e Verri denunciano ritardi e mancanza di programmazione per la principale meta turistica della Basilicata
Maratea, M5S: «Ristori fermi e trasporto insufficiente, la Giunta regionale abbandona la Perla del Tirreno»
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l Governo regionale continua a chiedere a Maratea di vivere di promesse, mentre una delle più importanti mete turistiche della Basilicata viene lasciata sola ad affrontare problemi che avrebbero dovuto essere risolti da tempo». Lo dichiarano le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Basilicata, Alessia Araneo e Viviana Verri.Le consigliere ricordano che il 30 aprile il Consiglio regionale ha approvato all'unanimità un ordine del giorno che impegnava la Giunta a destinare un milione di euro di ristori agli operatori economici penalizzati dalla vicenda della SS18, prevedendo entro sessanta giorni la definizione dei criteri di assegnazione.«Di quell'impegno, però, non si hanno più notizie. I sessanta giorni sono trascorsi senza alcun provvedimento. La Giunta sembra ignorare la volontà del Con-
siglio regionale: se quanto viene approvato in Aula resta senza seguito, si indebolisce la credibilità delle istituzioni».Il Movimento 5 Stelle interviene anche sul trasporto pubblico locale, giudicato inadeguato rispetto ai flussi estivi.«Il servizio entra a pieno
regime a stagione già iniziata e, secondo le segnalazioni ricevute, autobus e corse sono insufficienti. Così si rinuncia a costruire una stagione turistica più lunga e competitiva».Per questo Araneo e Verri annunciano di aver presentato un'interrogazione urgente per
conoscere il numero dei mezzi effettivamente in servizio, i criteri utilizzati per programmare il servizio, gli eventuali controlli svolti e gli interventi che la Giunta intende adottare, chiedendo inoltre la convocazione di un tavolo con Comune, gestore e operatori economici.«Prima la lunga emergenza della SS18, poi i ristori rimasti sulla carta, il bypass ancora non inaugurato e ora un trasporto pubblico insufficiente: è il segno di una Regione che parla di turismo, ma non programma i servizi indispensabili per sostenerlo». Le consigliere, infine, esprimono vicinanza alla comunità di Maratea colpita dal grave incendio sviluppatosi nelle ultime ore ai piedi del Cristo Redentore.«Ancora una ferita per una delle punte di diamante della Basilicata, che merita attenzione e risposte concrete».
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Confronto sul futuro del Sito di interesse nazionale. Mongiello: «Le bonifiche siano una leva per investimenti e occupazione»
Bonifica del Sin di Tito, Mongiello: «Da emergenza a rigenerazione» TITO. La bonifica non più come risposta a un'emergenza ambientale, ma come strumento di rigenerazione territoriale, sviluppo economico e rilancio delle aree industriali. È questo il messaggio emerso dall'incontro pubblico "Bonifica e Rigenerazione. Presente e futuro del Sin di Tito", ospitato nella sala consiliare del Comune e dedicato allo stato di avanzamento delle attività di messa in sicurezza e riqualificazione del Sito di interesse nazionale. Al tavolo dei relatori sono intervenuti il sindaco Fabio Laurino, il Commissario unico di Governo per la bonifica delle discariche abusive e dei siti contaminati, generale Giuseppe Vadalà, il subcommissario tenente colonnello Nino Tarantino, l'assessore regionale all'Ambiente e alla Transizione energetica Laura Mongiello, la responsabile della Struttura di missione regionale per la bonifica dei Sin, ingegnere Elvira Armenio, e il presidente vicario di Confindustria Basilicata Donato Macchia. Ad aprire il confronto è stato il generale Vadalà, che ha richiamato il valore strategico del percorso avviato sul territorio. «Questo incontro rappresenta un tassello cruciale nel percorso di risanamen-
to del territorio di Tito. Il nostro impegno, in sinergia con la Regione Basilicata e l'amministrazione comunale, è volto non solo alla messa in sicurezza e alla bonifica dei siti, ma alla restituzione di questi spazi alla collettività in un'ottica di rigenerazione sostenibile. La trasparenza e il dialogo con la comunità sono i pilastri del nostro operato: intervenire su un Sin significa prendersi cura della salute pubblica e gettare le basi per il futuro economico e ambientale di questo territorio». Al centro dell'iniziativa anche la strategia della Regione Basilicata, illustrata
dall'assessore Laura Mongiello, che ha parlato di un cambio di impostazione nella gestione delle bonifiche. «È in atto un vero e proprio cambio di paradigma che sposta l'attenzione dall'emergenza alla programmazione. Le bonifiche non possono più essere considerate soltanto un costo o una ferita del passato, ma devono diventare un investimento strategico e una leva di rigenerazione territoriale. Oggi siamo qui per dimostrare che ambiente e sviluppo economico non sono termini contrapposti, ma due dimensioni che devono procedere insieme attraverso trasparenza, com-
petenze scientifiche e cooperazione istituzionale». L'assessore ha quindi evidenziato il ruolo della Struttura di missione regionale per la bonifica dei Siti di interesse nazionale, istituita per accelerare i procedimenti e rafforzare il coordinamento tra Regione, Ministero dell'Ambiente, Arpab, Comuni e struttura commissariale. «Per superare definitivamente le lentezze del passato abbiamo scelto di dotare la Regione Basilicata di una Struttura di missione dedicata esclusivamente ai Siti di interesse nazionale. Il lavoro che questa squadra, guidata dall'ingegnere Elvira Armenio e coadiuvata dall'ingegnere
Simone Piedilato, è oggi centrale per garantire il monitoraggio degli interventi e accompagnare il territorio verso una bonifica efficace e definitiva». Nelle conclusioni Mongiello ha ribadito che il risanamento dell'area industriale di Tito rappresenta un investimento sul futuro della Basilicata. «La sostenibilità ambientale e la corretta gestione del suolo non rappresentano un ostacolo allo sviluppo delle imprese, ma costituiscono oggi un fattore competitivo e di credibilità. Bonificare l'area industriale di Tito significa tutelare la salute pubblica, restituire aree sicure alla collettività e creare le condizioni per attrarre nuovi investimenti e occupazione di qualità. Solo facendo squadra tra istituzioni, imprese e cittadini potremo chiudere definitivamente una pagina complessa del passato e aprire una nuova stagione di rigenerazione e di orgoglio per Tito e per l'intera Basilicata». L'incontro si è concluso con un confronto tra istituzioni, imprese, associazioni e cittadini, confermando la volontà condivisa di accelerare il percorso di bonifica del Sin di Tito, considerato una delle principali sfide ambientali e di sviluppo per la Basilicata.
I presidenti dei Consigli regionali rilanciano la collaborazione su fondi europei, automotive, aerospazio e infrastrutture
Pittella e Manfredi: «Asse Campania-Basilicata» POTENZA. Un’alleanza tra Campania e Basilicata per sostenere automotive e aerospazio, rafforzare il protagonismo del Mezzogiorno e dare maggiore peso ai Consigli regionali nella programmazione europea 20282034. È il risultato dell’incontro tra il presidente del Consiglio regionale lucano, Marcello Pittella, e il presidente dell’assemblea campana, Massimiliano Manfredi. Il confronto proseguirà a settembre con una nuova iniziativa comune a Maratea.Il punto di partenza è il documento approvato il 30 aprile dalla Conferenza dei Parlamenti regionali, che chiede il coinvolgimento delle Assemblee legislative nella definizione delle strategie nazionali per l’utilizzo dei fondi dell’Unione europea.«Le Assemblee
legislative regionali devono partecipare ai processi di programmazione fin dalle fasi iniziali. Non sono soltanto sedi di controllo, ma anche di indirizzo, chiamate a rappresentare l’intera comunità», ha affermato Pittella. Per il presidente lucano occorre costruire una visione condivisa del Sud su infrastrutture, alta velocità, turismo, logistica, automotive e aerospazio. «Lavorando insieme possiamo promuovere progetti interregionali di qualità e presentare una proposta autorevole al Governo e alle istituzioni europee».Manfredi ha invece richiamato il ruolo assunto dal Mezzogiorno nella crescita nazionale. «L’utilizzo corretto dei fondi europei e di coesione è fondamentale per le regioni del Sud, che da quattro an-
ni crescono più del Nord», ha dichiarato, citando i dati Svimez e Bankitalia. Da qui la richiesta di rafforzare il rapporto tra Giunte e Consigli, affinché le scelte sulle risorse comunitarie coinvolgano chi conosce i bisogni dei territori.La mattinata si è conclusa con
un incontro con l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Campania. Presenti il vicepresidente Giuseppe Fabbricatore, la consigliera segretaria Lucia Fortini e il consigliere Francesco Iovino, insieme ai dirigenti lucani.
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L'assessore Cupparo: «L'obiettivo è lo scorrimento integrale delle graduatorie e il sostegno a tutti gli idonei»
Borse di studio, la Regione cerca i fondi per finanziare gli esclusi POTENZA. Sono state approvate le graduatorie della quarta edizione dell'Avviso pubblico "Il Valore del Sapere", il programma con cui la Regione Basilicata sostiene gli studenti meritevoli attraverso l'assegnazione di borse di studio finanziate con le risorse del Programma regionale Fesr Fse Plus Basilicata 20212027. La determinazione dirigenziale è stata pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Basilicata e riguarda le graduatorie delle Linee A e B. A darne notizia è l'assessore regionale allo Sviluppo economico, Lavoro e Servizi alla Comunità, Francesco Cupparo, che ribadisce la volontà della Regione di continuare a investire sulla formazione delle nuove generazioni. «Sono state approvate le graduatorie della quarta edizione dell'Avviso pubblico "Il Valore del Sapere", una misura nella quale la Regione Basilicata continua a credere con convinzione perché investire sul merito, sui giovani e sulla scuola significa investire sul futuro della nostra comunità». L'iniziativa ha registrato un'ampia partecipazione. Gli uffici regionali hanno infatti esaminato tutte le
1.228 domande presentate, completando un'attività istruttoria che ha consentito di verificare ogni candidatura sulla base dei requisiti previsti dal bando. «L'elevato numero di domande presentate rappresenta il segnale più evidente dell'apprezzamento che studenti e famiglie lucane riservano a questa iniziativa. Sono state istruite tutte le 1.228 istanze pervenute: un lavoro amministrativo importante che ha consenti-
to di valutare ogni singola candidatura nel pieno rispetto dei criteri previsti dall'Avviso», sottolinea Cupparo. Con la dotazione finanziaria iniziale, pari a 760.871,39 euro, la Regione è riuscita a finanziare 774 borse di studio. Altri 428 studenti sono risultati idonei e ammessi in graduatoria, ma non potranno beneficiare del contributo a causa dell'esaurimento delle risorse disponibili. Le restanti domande sono state esclu-
se perché prive dei requisiti richiesti. Proprio per questo l'assessore annuncia l'intenzione di reperire ulteriori fondi, così da consentire lo scorrimento completo delle graduatorie. «Non intendiamo fermarci qui. Ho già chiesto agli uffici di attivare tutte le verifiche necessarie per individuare le risorse utili a integrare la dotazione finanziaria dell'Avviso. L'obiettivo politico che ci siamo dati è quello di consentire lo scorrimento in-
tegrale delle graduatorie e garantire il finanziamento anche alle 428 istanze risultate ammissibili, oggi rimaste escluse unicamente per la limitatezza delle risorse stanziate». Per Cupparo si tratta di una scelta che guarda al futuro della Basilicata e punta a valorizzare il capitale umano del territorio. «Ritengo doveroso dare una risposta concreta a tutti gli studenti che hanno dimostrato impegno e merito e che possiedono i requisiti previsti dal bando. Sarebbe un segnale importante nei confronti delle famiglie lucane e un ulteriore investimento sul capitale umano della nostra regione». L'assessore conclude confermando la linea della Regione a sostegno del diritto allo studio. «L'istruzione e la formazione rappresentano il presupposto fondamentale per costruire una Basilicata più competitiva, inclusiva e capace di trattenere i propri giovani. Per questo continueremo a sostenere misure che valorizzano il merito e favoriscono il diritto allo studio, nella consapevolezza che ogni euro investito nella conoscenza produce sviluppo, opportunità e crescita per l'intera comunità regionale».
Dal 20 al 25 luglio venti autori all'Anfiteatro Pietra del Sole per la seconda edizione della rassegna di Mts Edizioni
Marateale in Book, sei giorni tra libri e cinema MARATEA. Sei giorni di incontri, venti autori e un dialogo continuo tra letteratura e cinema. Dal 20 al 25 luglio torna "Marateale in Book", la rassegna letteraria organizzata da Mts Edizioni nell'ambito di Marateale – Premio Internazionale Basilicata. Dopo il successo dell'edizione inaugurale, la manifestazione si conferma tra gli appuntamenti culturali dell'estate lucana, proponendo un programma che intreccia narrativa, storia, attualità, innovazione, sport e tradizioni attraverso incontri aperti al pubblico. Gli appuntamenti si svolgeranno ogni giorno alle ore 18 nell'Anfiteatro Parco Pietra del Sole e saranno moderati da Fabrizio Eleuteri, Francesca Rasi e Ugo Floro. Nata all'interno del festival cinematografico Marateale, la rasse-
gna punta a creare un dialogo tra la pagina scritta e il grande schermo, coinvolgendo lettori, studenti, operatori culturali e turisti in uno spazio di confronto dedicato alla cultura contemporanea. La seconda edizione nasce dall'entusiasmo registrato lo scorso anno e rafforza il legame tra libri, cinema e promozione del territorio. Tra gli ospiti più attesi figurano Lucio Presta, che presenterà "L'uragano", Peppone Calabrese con "L'Italia che ho visto", Beppe Convertini con "Il paese delle tradizioni", Emilia Zazza con "Come un fiume. Una storia chiamata femminismo", Ilenia Petracalvina con "Sarah. Il delitto di Avetrana tra verità e bugie", lo storico Nicola Montesano con "Pellegrini, crociati e monaci cavalieri" e il critico cinematografico Armando Lostaglio con "Lo
spettatore inquieto, critica della ragione visionaria". Il cartellone sarà completato da altri autori provenienti dalla narrativa, dall'innovazione, dallo sport e dalle storie di rinascita personale. L'ingresso sarà gratuito e durante la manifestazione sarà possibile acquistare i libri presentati e dialogare con gli autori. Il programma completo, con il calendario delle sei giornate, è disponibile sul sito di Mts Edizioni. La casa editrice, con sedi a Roma e Latronico, rinnova così il proprio impegno nella promozione della lettura, mentre Marateale in Book consolida il proprio ruolo all'interno del Premio Internazionale Basilicata, arricchendo l'offerta culturale dell'estate lucana e confermando Maratea come luogo di incontro tra editoria, cinema e territorio.
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Basilicata 24 Ore
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Sottoscritto un protocollo d'intesa tra il sistema delle imprese e la rete delle Film Commission per sostenere lo sviluppo della filiera audiovisiva
Cinema, alleanza nazionale: produzioni al via nei territori
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na sinergia più forte per trasformare l'attrazione di film e serie tv in un volano di sviluppo economico strutturato e duraturo per le imprese locali. Con questo obiettivo CNA Cinema e Audiovisivo e Italian Film Commissions hanno siglato un Protocollo d’Intesa volto a stringere i rapporti tra il tessuto produttivo privato e la rete pubblica delle Film Commission.L’accordo, firmato in occasione del Consiglio nazionale di CNA Cinema e Audiovisivo dal presidente nazionale Gianluca Curti e dal presidente di Italian Film Commissions, Jacopo Chessa, istituisce un tavolo tecnico permanente. I punti cardine dell'intesa spaziano dalla qualificazione dei database dei fornitori e delle professionalità locali alla formazione specialistica e manageriale, fino alla promozione della sostenibilità ambientale (criteri ESG), all'accessibilità delle opere e al monitoraggio dei bandi di finanziamento europei e nazionali.L'impatto strategico sulla BasilicataL'intesa nazionale trova un terreno già fertile in Basilicata, regione che negli ultimi anni si è imposta come uno dei set più amati dalle produzioni nazionali e internazionali.«Anche in Basilicata lavoriamo da tempo in stretto contatto e in piena sinergia con la Lucana Film Commission – ha dichiarato Francesco Lattarulo, Vicepresidente Nazionale e Presidente di CNA Cinema e Audiovisivo Basilicata –. Il rafforzamento della collaborazione strategica tra CNA
Cinema e Audiovisivo e Italian Film Commissions rappresenta, quindi, un passaggio particolarmente importante, perché consente di mettere a sistema esperienze e relazioni che sui territori stanno già producendo risultati significativi».Secondo Lattarulo, ospitare le grandi produzioni non basta più: la vera sfida è l'eredità industriale e professionale che queste lasciano sul territorio. «La capacità di attrarre produzioni audiovisive deve procedere di pari passo con la crescita delle imprese e delle professionalità locali. Non è sufficiente ospitare un film o una serie televisiva: occorre creare le condizioni affinché ogni produzione lasci sul territorio competenze, occupazione, relazioni industriali e nuove opportunità di sviluppo. Questo Protocollo offre uno strumento concreto per qualificare l’offerta delle imprese, accompagnarle nei processi di innovazione e favorire un dialogo più strutturato con le Film Commission e con le istituzioni locali. Per una regione come la Basilicata, che dispone di importanti risorse creative, paesaggistiche e professionali, si tratta di un’opportunità strategica per consolidare un ecosistema audiovisivo stabile, competitivo e capace di operare anche sui mercati nazionali e internazionali».La sintonia con la Lucana Film CommissionL'intesa è stata accolta con grande favore anche da Margherita Romaniello, Presidente della Lucana Film Commission, ente con cui la sezione lucana
di CNA mantiene un confronto costante per valorizzare gli operatori locali.«Il lavoro che Lucana Film Commission sta portando avanti è perfettamente allineato agli obiettivi che questo protocollo si prefigge – ha sottolineato Romaniello –. Potenziare la filiera del territorio attraverso percorsi di formazione, garantire anche nei nostri bandi la presenza di professionisti lucani fra le figure previste sopra e sotto la linea, valorizzare il territorio attraverso l’audiovisivo senza mai perdere di vista la sua tutela e la salvaguardia dell’ambiente. E poi creare attività a supporto delle sale cinematografiche inquadrandole come hub di servizi culturali, spazi da impiegare non solo per le proiezioni, ma anche per distribuire opere sostenute dalle nostre misure».La strada da percorrere, dunque, è tracciata: trasformare l'audiovisivo in una vera e propria industria capace di generare economia e formare figure professionali al passo con i tempi. «Ecco come Lucana
Film commission disegna il proprio piano strategico per la Basilicata e come può assolutamente costituirsi parte attiva in una partnership con CNA Cinema e Audiovisivo, che
peraltro vede proprio un professionista lucano in posizione apicale nella governance nazionale», ha concluso la Presidente della Lucana Film Commission.
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Operazione della Guardia di Finanza di Matera: denunciato il titolare di un'impresa per presunta gestione illecita di rifiuti
Sigilli a discarica abusiva da 54mila metri quadrati MATERA. Un'area di oltre 54 mila metri quadrati adibita a discarica abusiva è stata posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza di Matera nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica. Il provvedimento riguarda un sito utilizzato per il deposito incontrollato di rifiuti speciali e per lo stoccaggio di materie prime secondarie.L'operazione è stata eseguita dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Matera in attuazione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Matera, su richiesta della Procura. Il provvedimento è stato disposto al termine di un'articolata attività investigativa che ha consentito di ricostruire le modalità di gestione dell'area e di accertare le presunte violazioni in materia ambientale.Le indagini sono state sviluppate attraverso acquisizioni documentali, servizi di
osservazione, pedinamento e controllo, l'ascolto di persone informate sui fatti e il supporto tecnico di un consulente nominato nell'ambito dell'inchiesta. Gli elementi raccolti hanno portato la magistratura a richiedere l'applicazione della misura cautelare reale, poi accolta dal giudice.Il titolare dell'impresa che gestisce il deposito è stato deferito all'autorità giudiziaria con l'ipotesi di reato prevista dall'articolo 256 del decreto legislativo numero 152 del 2006, il Testo unico in materia ambientale, che disciplina le attività di gestione di rifiuti non autorizzata. L'accusa riguarda, in particolare, la presunta gestione illecita dei rifiuti presenti nell'area sottoposta a sequestro.La Guardia di Finanza precisa che il procedimento penale si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che, nei confronti della persona coinvolta, resta pienamente valido il principio di presunzione di inno-
cenza fino all'eventuale sentenza definitiva. La diffusione della notizia, sottolinea il Comando provinciale, è finalizzata esclusivamente a garantire il diritto di cronaca.L'intervento conferma l'impegno delle Fiamme Gialle anche nel contrasto ai reati ambientali, un settore che negli ultimi anni ha assunto un'importanza crescente per le ricadute sulla salute pubblica, sulla tute-
la del territorio e sulla corretta gestione delle attività economiche. L'azione di controllo, evidenzia il Comando provinciale, si inserisce nell'attività di presidio della sicurezza economicofinanziaria e della salvaguardia dell'ambiente, con l'obiettivo di prevenire e reprimere condotte illecite che possono compromettere il patrimonio naturale e la qualità della vita dei cittadini.
In Basilicata il sindacato richiama l'attenzione sulla carenza di personale e sulle aggressioni negli istituti penitenziari
Comparto sicurezza, la Uil Fp: «Ok contratto, ora gli organici» POTENZA. La Uil Fp Polizia Penitenziaria ha sottoscritto il nuovo Contratto collettivo nazionale di lavoro 2025-2027 del Comparto Sicurezza. Un accordo che introduce un primo incremento economico per il personale in divisa e che, secondo il sindacato, rappresenta soprattutto l'avvio di un percorso destinato a proseguire con ulteriori interventi su previdenza, valorizzazione professionale e condizioni di lavoro. A sottolinearlo sono il segretario generale regionale della Uil Fp Basilicata, **Giuseppe Verrastro**, e il segretario regionale della Uil Fp Polizia Penitenziaria, **Donato Sabia**, che evidenziano come il rinnovo contrattuale non possa esaurire il confronto con il Governo. «La sottoscrizione del contratto rappresenta un risultato importante perché garantirà un primo incremento economico alle lavoratrici e ai lavoratori in divisa, ma costituisce soprattutto l'inizio di un percorso che dovrà tradursi in interventi concreti e strutturali a favore del personale», spiegano i due diri-
genti sindacali. Tra gli impegni assunti dall'Esecutivo figurano l'apertura di un tavolo dedicato alla previdenza, la ricerca di ulteriori risorse per valorizzare l'impiego operativo e una verifica congiunta, prevista per luglio 2027, dell'andamento delle retribuzioni rispetto all'inflazione. Per la Uil Fp, tuttavia, restano aperte numerose
questioni che interessano in modo particolare la Polizia Penitenziaria. «Occorre colmare la grave carenza di organico, garantire una previdenza adeguata alla specificità del servizio, valorizzare economicamente il personale e migliorare le condizioni di lavoro negli istituti penitenziari», sottolineano Verrastro e Sabia. Il sindacato richiama l'at-
tenzione anche sulla situazione della Basilicata, dove continua a pesare la cronica insufficienza di personale. Una condizione che, secondo la Uil Fp, incide sull'organizzazione del lavoro, aumenta i carichi di servizio e rende ancora più difficile garantire la sicurezza all'interno degli istituti di pena. Tra le emergenze eviden-
ziate vi sono inoltre le continue aggressioni subite dagli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, episodi che, secondo il sindacato, richiedono risposte tempestive ed efficaci da parte delle istituzioni, sia sul piano organizzativo sia attraverso adeguati strumenti di tutela. «La firma del contratto non rappresenta un punto di arrivo, ma l'inizio di un confronto che dovrà proseguire con determinazione affinché gli impegni assunti trovino piena attuazione», affermano ancora i due rappresentanti sindacali. La Uil Fp Basilicata assicura infine che continuerà a seguire con attenzione l'operato delle istituzioni e a sostenere il personale del Corpo. «Saremo sempre al fianco delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria, impegnandoci nella tutela della loro dignità, della loro sicurezza e nel miglioramento delle condizioni lavorative, nella consapevolezza che garantire i diritti del personale significa rafforzare la sicurezza dell'intero sistema penitenziario», concludono Verrastro e Sabia.
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MATERA I dati presentati evidenziano occupazione femminile al 45,4%, gap retributivo al 31%. Servono politiche concrete
Rendiconto sociale 2025 Inps: divario di genere ancora marcato DI MILENA FERRANDINA
MATERA. Una regione che perde abitanti, continua a fare i conti con salari bassi, precarietà e un forte divario di genere, ma che registra anche alcuni segnali incoraggianti sull’efficienza dei servizi pubblici. È la fotografia emersa dal Rendiconto Sociale Regionale 2025 presentato dall’INPS Basilicata nella sala conferenze dell’Open Space dell’APT di Matera. Il direttore regionale dell’INPS Basilicata, Daniele Russo ha definito quella lucana una situazione “in chiaroscuro”. Il dato più preoccupante riguarda il continuo calo demografico: nel 2025 la Basilicata ha perso circa 3.000 residenti, confermando una tendenza ormai consolidata. Sul fronte occupazionale emergono alcuni segnali positivi. Diminuisce il tasso di disoccupazione e, soprattutto, cala il numero dei giovani che non lavorano e non studiano (Neet), oggi tra i più bassi del Mezzogiorno. Resta però il divario con il resto del Paese: il tasso di occupazione regionale continua a essere inferiore alla media nazionale. Una lettura più critica è arrivata da Roberto Ghiselli, presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS. Secondo Ghiselli, i dati economici e occupazionali non consentono facili ottimismi. Le assunzioni a tempo indeterminato risultano in diminuzione, così come salari e pensioni restano significativamente inferiori ai livelli medi italiani. Forte anche il divario tra uomini e donne, sia nell’accesso al lavoro sia negli assegni pensionistici. Tra gli elementi positivi evidenziati dal presidente del CIV figura invece il funzionamento della macchina amministrativa sul fronte della disabilità: in Basilicata i tempi per il riconoscimento dell’invalidità civile si attestano intorno ai 50 giorni, contro una media nazionale di circa 150, segnale di un’organizzazione amministrativa particolarmente efficiente. A soffermarsi sulle difficoltà del sistema produttivo è stato il direttore provinciale della sede INPS di Potenza, Vito Antonio Latela che ha parlato di una crisi profonda del comparto manifatturiero. Le difficoltà interessano soprattutto il polo automobilistico di Melfi e il distretto del mobile imbottito. Tra i focus del Rendiconto trova spazio anche il ruolo del turismo, individuato come uno dei possibili motori dello sviluppo economico regionale, purché venga consolidato e reso strutturale. Sul versante delle imprese è intervenuto il presidente di Confindustria Ba-
silicata, Francesco D’Alema che ha riconosciuto il ruolo trainante del turismo, ma ha ricordato come sia l’industria uno dei pilastri fondamentali sui quali si basa il PIL dell’economia lucana. La consigliera regionale di parità Ivana Pipponzi ha richiamato l’attenzione su uno dei nodi più critici emersi dal Rendiconto Sociale: il persistente divario di genere nel mercato del lavoro lucano. L’occupazione femminile si attesta al 45,4%, ben lontana dal 69,1% registrato tra gli uomini, mentre il gap retributivo raggiunge il 31%, un dato ancora più elevato della media nazionale, pari al 25%. Secondo Pipponzi, alla base di questa disparità vi sono carriere spesso discontinue, il ricorso frequente al part-time, non sempre frutto di una scelta, e il peso dei carichi di cura che continuano a gravare prevalentemente sulle donne, soprattutto nei periodi della maternità e dell’assistenza ai figli o ai familiari anziani. Una condizione che si riflette inevitabilmente anche sul futuro previdenziale, determinando pensioni più basse e una maggiore fragilità economica.Non si tratta soltanto di una questione di pari opportunità, ma di un limite allo sviluppo dell’intera Basilicata. «Una partecipazione così ridotta delle donne al mercato del lavoro impoverisce il tessuto produttivo, frena la crescita economica e rende ancora più urgente l’adozione di politiche capaci di favorire l’occupazione stabile», afferma la consigliera.Il risultato è inevitabile: stipendi più bassi oggi significano pensioni più povere domani. È un circolo vizioso che si tramanda nel tempo e che rende molte donne economicamente più fragili per tutta la vita. Di fronte a questo scenario non bastano più convegni, tavoli di confronto o dichiarazioni di principio. Servono politiche concrete: servizi per l’infanzia, incentivi alle imprese che assumono donne con contratti stabili, sostegno alla conciliazione tra lavoro e famiglia e un deciso contrasto al divario retributivo. Una regione che continua a perdere popolazione non può permettersi di lasciare inutilizzato il talento di metà dei suoi cittadini. Investire sul lavoro femminile non significa fare una battaglia ideologica, ma una scelta di sviluppo. Se cresce l’occupazione delle donne cresce il reddito delle famiglie, aumenta la natalità, si rafforza il tessuto produttivo e migliora la qualità della vita dell’intera comunità.La sfida della Basilicata passa anche da qui. Perché non esiste un futuro di crescita se il futuro delle donne continua a essere segnato da
meno lavoro, meno salario e meno opportunità.I dati dell’INPS non sono una sentenza definitiva, ma un campanello d’allarme. Ignorarli sarebbe l’errore più grave. Affrontarli con coraggio, in-
vece, potrebbe rappresentare il primo passo per trasformare una regione, che oggi apparein difficoltà, in un territorio in grado di diventare competitivo, attrattivo e protagonista.
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Lo Spi Cgil di Potenza denuncia i forti ritardi della sanità territoriale e il mancato avvio delle strutture sanitarie finanziate con i fondi del Pnrr
«Metà degli anziani lucani non sa dove siano le Case di comunità» L
a sanità di prossimità in Basilicata rischia di rimanere un miraggio o, nel migliore dei casi, un concetto astratto per la fascia di popolazione che ne avrebbe più bisogno. La maggior parte degli anziani lucani, pur avendo vagamente sentito parlare delle nuove Case di comunità, non ha la più pallida idea di dove queste si trovino sul territorio.È la fotografia, nitida e preoccupante, che emerge dall’ultima indagine conoscitiva condotta dallo Spi Cgil di Potenza. Curata dalla segretaria Giovanna Galeone, l’inchiesta ha raccolto dati e testimonianze attraverso un questionario mirato, diffuso sul sito web e sui canali social del sindacato, per misurare il livello di conoscenza e l’effettiva esperienza dei cittadini rispetto a queste nuove strutture sanitarie.I risultati parlano chiaro: ben il 50% di coloro che hanno preso parte al sondaggio ha ammesso di conoscere il nome del servizio, ma di non saperne in-
dividuare la collocazione geografica.«Il sondaggio – spiega con preoccupazione Michele Sannazzaro, segretario generale dello Spi Cgil di Potenza – conferma quanto la nuova organizzazione territoriale della cura e della presa in carico delle persone, in una visione olistica della salute, sia ancora di là da venire e ferma ai soliti proclami. Offre uno spaccato significativo della percezione che i cittadini hanno oggi della sanità territoriale in Basilicata».Secondo il leader sindacale, non si tratta di una semplice lacuna informativa, ma del sintomo di un cortocircuito strutturale ben più profondo: «È un dato che dimostra come uno degli interventi più importanti finanziati con i fondi del Pnrr non sia ancora entrato nella vita quotidiana delle persone. Se la metà dei cittadini contattati non sa dove si trovi la struttura nel proprio territorio di riferimento, significa che la riforma della sanità di prossimità è ancora lontana dal-
l’essere concretamente percepita e utilizzata».A rendere lo scenario ancora più opaco non sono solo i freddi dati statistici, ma i riscontri concreti sul campo. Lo Spi Cgil ha infatti integrato l’indagine con una serie di sopralluoghi fisici nei diversi centri della provincia designati a ospitare le Case di comunità, «evidenziando una situazione che non lascia affatto tranquilli – incalza Sannazzaro –. Molte sedi risultano ancora con lavori in corso, altre non sono aperte al pubblico o non sono pienamente operative con l’insieme dei servizi previsti dalla riforma. Di fronte a questa realtà, diventa difficile parlare di una rete territoriale realmente funzionante».La critica del sindacato si sposta poi sul piano politico, puntando direttamente il dito contro i vertici regionali. Secondo la sigla dei pensionati, la Regione Basilicata si sarebbe fatta trovare ancora una volta impreparata davanti a un appuntamento storico. In un ter-
ritorio caratterizzato da un forte indice di vecchiaia e da una popolazione sparsa in piccoli comuni montani e aree interne – strutturalmente distanti dai grandi ospedali – la medicina territoriale rappresentava l’unica vera ancora di salvezza. Ad oggi, però, questa transizione appare del tutto incompiuta.Per uscire da questa situazione di stallo, lo Spi Cgil chiede ora una svolta radicale basata sulla trasparenza. «Chiediamo alla Regione Basilicata un’operazione di verità. Basta con gli annunci –
conclude il segretario Sannazzaro –. Occorre dire con chiarezza ai cittadini quali strutture siano realmente funzionanti, con quali orari, con quali prestazioni e se vi sia personale a sufficienza per garantirne l’operatività. Chiediamo tempi certi. La Basilicata non può permettersi di perdere l’opportunità del Pnrr. Il diritto alla salute non si misura con le delibere o con le conferenze stampa: si misura con i servizi aperti, i medici presenti e i cittadini che riescono finalmente a curarsi vicino a casa».
L’indagine di Adiconsum e Movimento Difesa del Cittadino svela i costi nascosti e le false promesse delle società private che speculano sulle famiglie in difficoltà
Trappola debiti, attenti alle agenzie dei «miracoli»
N
on è tutto oro quel che luccica, soprattutto quando si parla di debiti e di promesse di risoluzioni rapide e indolori. In un contesto economico in cui oltre il 59% degli italiani adulti ha almeno un finanziamento attivo e quasi un milione di famiglie è in ritardo con i pagamenti, il rischio di cadere nella trappola di operatori senza scrupoli è sempre più concreto.A lanciare l'allarme è Adiconsum che, nell'ambito del progetto europeo FEELING-Financial e in partnership con il Movimento Difesa del Cittadino, ha condotto una dettagliata indagine conoscitiva sulle cosiddette «agenzie di debito». Si tratta di circa quaranta società private attive a livello nazionale che promettono di azzerare o ridurre drasticamente le pendenze finanziarie dei cittadini.«Riportiamo alcuni dati dell’indagine – afferma Marina Festa, Presidente Provinciale dell’Adiconsum di Matera – per invitare i consumatori a diffidare di chi promette miracoli e a privilegiare il supporto di enti indipendenti che tutelano davvero
l’interesse del cittadino in difficoltà».Il vortice del debito e le false promesse onlineLa disperazione spinge spesso a compiere passi falsi. Sotto il pressing asfissiante delle società di recupero crediti, molti consumatori finiscono per cedere alle lusinghe di annunci sul web e sui social network caratterizzati da toni trionfalistici: «cancellare tutti i debiti», «salvare la casa» o «riduzioni del 93%».L'indagine di Adiconsum svela però un dietro le quinte inquietante, fatto di recensioni online pilotate (spesso polarizzate tra una o cinque stelle per nascondere i commenti negativi) e finti articoli di giornale che non sono altro che pubblicità occulta.I rischi per chi si affida a queste agenzie sono altissimi. Molte di esse suggeriscono ai clienti di sospendere i pagamenti ai creditori per «forzarli» a concedere uno sconto, col solo risultato di peggiorare la posizione finanziaria del debitore. In alcuni casi, viene persino chiesto di versare le rate direttamente all'agenzia, esponendo il cittadino a vere e proprie frodi.Costi esorbi-
tanti e contratti opachiLa convenienza sbandierata svanisce rapidamente non appena si analizzano i costi reali dei servizi. Se la prima consulenza – spesso spacciata per gratuita – arriva a costare tra i 180 e i 650 euro, gli incarichi completi possono toccare cifre comprese tra i 3.000 e gli 11.000 euro. A queste somme si aggiungono provvigioni fino al 25% sul risparmio ottenuto, finendo di fatto per annullare qualsiasi beneficio economico derivante dall'eventuale accordo di saldo e stralcio.«Rivolgersi subito a un’Agenzia debiti – continua Festa – può sembrare la soluzione più rapida, ma comporta costi elevati, rischi concreti e risultati incerti. Il consiglio che si può dare è di iniziare con una verifica di fattibilità gratuita presso un’Associazione Consumatori e solo dopo, eventualmente, rivolgersi a un professionista serio, trasparente e qualificato e chiedere sempre preventivi scritti, pagamenti tracciabili direttamente ai creditori e massima trasparenza».Le alternative legali e sicureEsistono strumenti istitu-
zionali e legali efficaci per uscire dal sovraindebitamento, ma sono ancora poco conosciuti dal grande pubblico. Tra questi figurano i Fondi di Prevenzione Usura (uno dei quali, nazionale, è gestito direttamente da Adiconsum) che offrono prestiti agevolati fino a 150 mila euro garantiti dallo Stato per consolidare le pendenze. In alternativa, il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza mette a disposizione dei cittadini in buona fede procedure giudiziarie protette – gestite tramite gli OCC (Organismi di Composizione della Crisi) – come la ristrutturazione dei debiti del consumatore, la liquidazione controllata e l'esdebitazione dell'incapiente, che permettono una reale ripartenza senza subire speculazioni.
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Il presidente della Regione saluta i pellegrini diretti al Santuario di Avigliano: «Un rito antico che custodisce le nostre radici e guarda al futuro»
Bardi: «330 anni di devozione, il Monte Carmine simbolo dell’identità lucana» U
n appuntamento che, anno dopo anno, richiama fedeli provenienti da diversi territori e che nel tempo è diventato molto più di una celebrazione religiosa: un momento di incontro, condivisione e riscoperta delle proprie radici.In un periodo storico caratterizzato da profondi cambiamenti sociali ed economici, la salita al Monte Carmine assume un significato ancora più intenso, trasformandosi nell’immagine di una comunità resiliente e orgogliosa della propria storia. Il lungo percorso verso il Santuario diventa un’esperienza collettiva in cui la dimensione spirituale si intreccia con il senso di appartenenza a una terra e alle sue tradizioni.A rivolgere un messaggio di vicinan-
za ai tantissimi pellegrini è stato il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che ha sottolineato il valore simbolico e umano di questa ricorrenza.«Ritrovarci uniti sotto la protezione della Vergine – ha affermato Bardi – ci sprona a guardare al domani con fiducia e a lavorare con rinnovato vigore per il bene comune, la coesione sociale e il futuro della nostra amata terra lucana».Secondo il presidente, il pellegrinaggio rappresenta una testimonianza della forza di una comunità capace di mantenere vivo il legame con il proprio passato, trasformando la fede in un elemento di coesione e partecipazione. «Questo rito antico – ha aggiunto – è il battito profondo di una Basilicata che non dimen-
tica le proprie radici, ma le custodisce come un patrimonio prezioso da tramandare alle nuove generazioni».La salita verso la vetta del Monte Carmine, con i suoi momenti di silenzio, preghiera e condivisione, racchiude il significato più autentico di questa tradizione. Ogni passo compiuto dai pellegrini diventa parte di una storia lunga oltre tre secoli, fatta di sacrificio, devozione e speranza.«Lungo i sentieri che portano alla vetta, dove i passi risuonano nel silenzio e la fatica si fa preghiera – ha concluso Bardi – si consuma un rito collettivo fatto di solidarietà, speranza e riscoperta della propria identità». Il 330° anniversario del pellegrinaggio al Santuario del Monte Carmine
_ Vito Bardi rappresenta dunque un momento di particolare valore per Avigliano e per l’intera Basilicata. Una celebrazione che conferma il ruolo della tradizione religiosa come ele-
mento capace di unire le comunità, rafforzare il senso di appartenenza e consegnare alle nuove generazioni un patrimonio storico e spirituale di grande importanza.
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POTENZA Ribadisce l’impegno nel contrasto all'evasione fiscale e alle frodi in materia di spesa pubblica
Guardia di Finanza, il Generale Greco visita il Comando regionale POTENZA. Il Comandante Interregionale dell’Italia Meridionale, Generale di Corpo D’Armata Francesco Greco, ha visitato il Comando Regionale Basilicata, con sede nella caserma intitolata al “Maresciallo capo Gerardo Forlenza” decorato con la Croce di Guerra al Valor Militare. Nel corso della sua visita l’Autorità, dalla quale dipendono i Comandi Regionali della Puglia, della Campania, della Basilicata e del Molise, dopo aver incontrato rappresentanze del personale in servizio e i delegati della Sezione A.N.F.I. di Potenza e delle Associazioni Professionali a carattere sindacale, ha partecipato a un briefing operativo al quale hanno preso parte tutti i Comandanti dei Reparti del Corpo delle province di Potenza e diMatera. Nel corso della riunione sono sta-
te analizzate importanti tematiche za economico-finanziaria del Pae- prese e degli operatori rispettosi riguardanti il controllo economi- se, a tutela del mercato, delle im- delle regole. co del territorio, il contrasto ai principali fenomeni illeciti e la realizzazione di progettualità per il benessere del personale. Nel suo intervento il Comandante Interregionale dell’Italia Meridionale ha espresso parole di convinto apprezzamento per l’impegno profuso dalle Fiamme Gialle lucane nello svolgimento dei molteplici e complessi compiti istituzionali loro assegnati, esortandole a profondere il massimo impegno nel contrasto all’evasione fiscale e alle frodi in materia di spesa pubblica e nell’aggressione ai patrimoni illeciti accumulati dalla criminalità comune e organizzata. Con ciò rimarcando come il ruolo della Guardia di Finanza sia essenziale per garantire la sicurez-
Protocollo d'intesa per l'inclusione sottoscritto con Provincia e Anci. «Questo è ciò che chiediamo»
Disabilità, Mele: «Potenza è una città piena di barriere» DI FRANCESCO MENONNA
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n protocollo d'intesa che rafforza il ruolo e la presenza delle persone con disabilità nella Provincia di Potenza. L’accordo, sottoscritto ieri pomeriggio al Museo Provinciale, nasce dalla volontà di Stefano Mele, Garante Provinciale per la disabilità, insieme al Presidente della Provincia Christian Giordano, al presidente di Barriere Zero Potenza per Tutti Flavio Olita, alla Consigliera di parità Simona Bonito e al Presidente di Anci Basilicata Gerardo Larocca. L'iniziativa rappresenta un percorso concreto di coinvolgimento e promozione dell'inclusione sociale, con l'obiettivo di garantire spazi reali e accessibili per i diversamente abili. Un impegno che si inserisce nella più ampia agenda di sensibilizzazione verso le problematiche legate alle barriere architettoniche, culturali e mentali che ancora oggi limitano la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita della comunità.
Significativo è il dettaglio della firma del protocollo: a causa dell'impossibilità di trasportare la carrozzella di Stefano Mele tramite ascensore e rampe, la sottoscrizione è avvenuta all'ingresso del museo. Un episodio che ha sottolineato, in modo emblematico, la necessità stessa dell'accordo sottoscritto. «Ho accolto con piacere l'invito del Garante per la disabilità», ha dichiarato Simona Bonito, Consigliera di Parità della Provincia. «È fondamentale lanciare una riflessione sullo stato dell'accessibilità nei nostri territori. Dobbiamo costruire città realmente accessibili, con particolare attenzione alle donne con disabilità, che spesso si trovano in condizioni di maggiore difficoltà. Spero che questo sia il primo di una serie di appuntamenti che possano avviare una sinergia concreta e costruire azioni fattibili sul territorio. Per quanto riguarda i luoghi di lavoro, c'è ancora molto da fare: molti spazi sono accessibili, ma devono diventare più vivibili». Flavio Olita ha illustrato
il suo impegno quotidiano: «Collaboro con Stefano Mele da tempo. Insieme portiamo avanti questa battaglia perché solo unendosi è possibile costruire una comunità completamente accessibile. Attraverso il progetto Barriere Zero Potenza per Tutti lavoro per eliminare gli ostacoli architettonici in città. Stefano fa lo stesso su tutto il territorio provinciale come Garante. I nostri progetti futuri puntano a rendere accessibili anche gli eventi della città, garantendo l'inclusione in ogni ambito». Stefano Mele ha affrontato direttamente le criticità riscontrate: «Ci sono ancora troppe barriere architettoniche, visibili anche nelle strutture istituzionali comunali. Questo esclude le persone con disabilità dalla vita quotidiana. Potenza è una città piena di ostacoli fisici, culturali e mentali che creano discriminazione. Ho sottoscritto un accordo con i comuni affinché si impegnino a redigere piani per l’eliminazione delle barriere e a sensibilizzare la comunità su queste problematiche. Purtroppo, so-
no ancora pochi i comuni che hanno aderito. Devono ascoltare chi vive quotidianamente questa realtà. Mancano le rampe, manca l'accessibilità. Questo è ciò che chiediamo». L'accordo rappresenta un
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passo significativo verso una Provincia di Potenza più inclusiva e accessibile, dove le persone con disabilità possano partecipare attivamente alla vita sociale, culturale e lavorativa della comunità.
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De Filippo: «Strumento che rafforza il lavoro delle Forze dell’Ordine e promuove la cittadinanza attiva»
A Sant’Arcangelo la firma del Protocollo per il Controllo di Vicinato, «Orgoglio» «M
ercoledì 22 luglio Sant’Arcangelo ospiterà, nello splendido scenario del Monastero di Santa Maria di Orsoleo, la riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, convocata dal Prefetto di Potenza. All’ordine del giorno vi sarà la sottoscrizione del Protocollo per il Controllo di Vicinato per i Comuni di Sant’Arcangelo e di Corleto Perticara, un percorso che il nostro Comune ha già condiviso e approvato con deliberazione della Giunta comunale». Così il Sindaco Vito De Filippo, che aggiunge: «Si tratta di un risultato importante, frutto di un lavoro di interlocuzione costante e costruttivo con la Prefettura di Potenza, che desidero ringraziare sinceramente. Al Prefetto va il mio apprezzamento per l’attenzione concreta, la disponibi-
lità e la sensibilità dimostrate verso un tema, quello della sicurezza, che rappresenta una priorità per le nostre comunità. Il Controllo di Vicinato non sostituisce il prezioso lavoro delle Forze dell’Ordine, ma ne rafforza l’efficacia attraverso una cittadinanza più consapevole, attenta e partecipe. È uno strumento che promuove collaborazione, prevenzione e senso di comunità». «Siamo orgogliosi che Sant’Arcangelo sia stata scelta per ospitare questa importante riunione e che il Monastero di Santa Maria di Orsoleo faccia da cornice a un momento significativo per il nostro territorio. È un segnale di attenzione verso il nostro Comune e verso tutta l’area, che conferma come, lavorando insieme tra istituzioni, si possano costruire risposte concrete ai bisogni dei cittadini», conclude il primo cittadino.
La storica campagna estiva di Legambiente, fino a inizio agosto, navigherà lungo la Penisola in difesa di mare e coste
Goletta Verde arriva in Basilicata: tappa a Maratea il 19 e 20 luglio
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omani si apre “Aspettando Goletta” alle 17:00 presso Hotel Portogreco a Scanzano Jonico (Mt), si svolgeranno i laboratori didattici di “Tarta Beach Tour”. Alle 18:00, sempre presso l’Hotel Portogreco, si svolgerà il dibattito dal titolo: “Gli impatti di erosione ed eventi estremi sulle nostre aree costiere” Domenica 19 luglio il pomeriggio sarà dedicato ai laboratori didattici, alle 17.00 a bordo di Goletta Verde, ormeggiata al porto di Maratea, e alle 18.00 presso la spiaggetta del porto di Maratea. A seguire presso il Parco Pietra del Sole, Maratea ci sarà la consegna delle 5 vele al comune di Maratea e l’incontro dal titolo “Gestione della
costa e adattamento climatico il futuro delle nostre spiagge” Lunedì 20 luglio alle ore 11.00 presso il Porto di Maratea conferenza stampa di presentazione dei dati del monitoraggio di Goletta Verde realizzati lungo le coste della Basilicata e tour a bordo di Goletta Verde lungo la costa di Maratea nella istituenda AMP. «Decima tappa di Goletta Verde che arriva a Maratea per una due giorni ricca di eventi – dichiara Antonio Lanorte, presidente Legambiente Basilicata. Parleremo di molti temi cari al nostro territorio come l’erosione costiera, la salvaguardia delle specie marine, la biodiversità e le aree marine protette. Sarà anche l’occasione per consegnare
le 5 vele a Maratea e festeggiare i 40anni di Goletta Verde». Giunta alla 40esima edizione, Goletta Verde ha come partners principali Anev, CONOU, Novamont, Renexia. In questa edizione a solcare il Mediterraneo sono due imbarcazioni storiche della Goletta Verde: la Catholica, in collaborazione con la Fondazione Goletta L.a.b, che ha navigato dal 15 giugno all’8 luglio da Grado, in Friuli-Venezia Giulia, fino a Brindisi, in Puglia; la Oloferne che dalla Calabria ha dato il cambio alla Catholica, e che navigherà fino ad inizio agosto per arrivare in Liguria, dove quarant’anni fa partì la prima edizione di Goletta Verde. In 40 anni, dal 1986 ha percorso 160.000
km, Goletta Verde ha percorso quattro volte il periplo della Terra, ed effettuato decine di migliaia di analisi, centinaia di blitz e denunce in tutta Italia e qualche volta all’estero. Storici i blitz contro gli ecomostri, da Punta Perotti, a Bari, all’hotel Fuenti, sulla costiera amalfitana. Dopo anni di mobilitazioni, entrambi gli ecomostri sono stati abbattuti dalle ruspe. Punta Perotti nel 2006 e l’Hotel Fuenti nel 1999. Un’eco-vittoria storica per Goletta Verde che nel 2017 è anche approdata all’ONU, alla Conferenza mondiale sugli oceani, a New York, dove Legambiente è intervenuta in Assemblea generale per raccontare l’impegno della sua campagna.
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Provincia
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L’impatto con un camion sulla Statale 51: fratture multiple per l’anziano, illeso invece l’autotrasportatore
Incidente a Balvano: morto l’80enne alla guida dell’auto, incastrato tra le lamiere DI EMANUELA CALABRESE
A
ncora, purtroppo, scorre sangue sulle strade lucane. Questa volta un incidente è avvenuto ieri mattina intorno alle ore 8:00, sul territorio di Balvano lungo la Strada Provinciale 51 in località Serra Gaudino, in prossimità dell’incrocio che porta verso la Ferrero, a metà tra il distributore di benzina e l’area dello svincolo. L’impatto ha coinvolto un’auto, una Fiat Strada guidata da un 80enne di Balvano e un camion. Purtroppo proprio l’anziano alla guida dell’auto ha riportato maggiori ferite, essendo rimasto incastrato tra le lamiere ed avendo impattato violentemente contro il parabrezza. Stando alle prime notizie sulla dinamica dell’incidente,
l’anziano avrebbe prima sbandato con l’auto sulla destra della carreggiata, per poi finire contro il camion. Sul posto sono intervenuti Carabinieri, Polizia Locale, i Sanitari del 118 Basilicata Soccorso e i Vigili del Fuoco, ma anche molti automobilisti che sono fermati per prestare aiuto in quel momento di criticità. L’ottantenne era stato ricoverato presso l’Ospedale San Carlo di Potenza, in condizioni di massima allerta soffrendo già di una patologia cronica e avendo riportato, a seguito dell’incidente, dell’esplosione dell’airbag e della trazione della cintura di sicurezza, diversi punti di sutura e fratture multiple. Tutta Balvano era rimasta per ore col fiato sospeso, fino alla serata di ieri, quando è giunta la triste notizia.
A Cronache la Sindaca racconta le serate estive, la sinergia con la Pro Loco e la partecipazione della Vicepresidente Fazzari
A Picerno l’Orchestra Sinfonica 131 della Basilicata regala emozioni
“D
a Astor a Ennio”. Picerno è stata la cornice suggestiva dell’intenso viaggio musicale tra le colonne sonore indimenticabili di Ennio Morricone e il fascino senza tempo del tango di Astor Piazzolla. La Pro Loco locale, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Picerno, ha trasformato Piazza Plebiscito in un luogo di incontro tra le emozioni del cinema e del tango. A Cronache la Sindaca Margherita Scavone sottolinea: «Abbiamo fortemente desiderato inserire il concerto dell’Orchestra Sinfonica 131 della Basilicata nel nostro calenda-
rio estivo, una sfida tutt’altro che facile e scontata, fortemente convinti che la musica sia una delle forme più alte di cultura: attraversa le generazioni, unisce le persone, racconta ciò che spesso le parole non riescono a dire. Il nostro impegno è stato premiato dalla grande partecipazione entusiasta dei picernesi, e non solo, segno che la nostra comunità è aperta alla cultura, ha voglia di emozioni, di momenti che sappiano toccare il cuore e nutrire l’anima, di esperienze che ci facciano sentire parte di qualcosa di più grande. Il concerto dell’Orchestra Sinfonica – prosegue Scavone- non è soltanto un
evento artistico, ma un invito a riconoscere quanto la cultura sia un bene comune da custodire e da vivere insieme. La nostra piazza si è trasformata in un palcoscenico di emozioni: le note dell’Orchestra 131 della Basilicata hanno riempito l’aria e illuminato i volti. La piazza di Picerno, con la sua storia e la sua anima, è stata la cornice perfetta: viva, accogliente, piena di quella energia che solo la nostra comunità sa creare. Grazie ai musicisti, ai maestri, alla Pro Loco Picerno, a tutti coloro che hanno lavorato per lo svolgimento di questa serata e a tutti coloro che hanno scelto di esserci,
grazie a Maddalena Fazzari Vicepresidente della Regione Basilicata per la sua presenza e il suo entusiasmo». E proprio la Vicepresidente Fazzari a latere dell’evento ha così commentato: «L’evento di Picerno ci ha regalato emozioni, musica e cultura. Momenti come questi dimostrano quanto l’arte e la musica siano capaci di unire le persone, rafforzare il senso di appartenenza e valorizzare le eccellenze del nostro territorio. La Regione Basilicata continuerà a sostenere la cultura e la musica come strumenti di crescita, identità e coesione sociale, perché investire nell’arte significa investire
nella qualità della vita delle nostre comunità e nella valorizzazione del nostro territorio. Ringrazio la sindaca Scavone per l’invito e rinnovo i complimenti all’Orchestra 131 della Basilicata». L’evento si inserisce in una settimana che vedrà altri spettacoli musicali, come questa sera con il concerto alla Torre Normanna alle ore 18:00. «La musica ci educa all’ascolto, alla disciplina, alla meraviglia conclude la Sindaca di Picerno- Ci ricorda che la crescita di una comunità non passa solo dalle opere materiali, ma anche dalla capacità di nutrire l’anima e l’immaginazione». EMANUELA CALABRESE
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Il provvedimento fu necessario per «la mancanza dell’Autorizzazione Unica Ambientale, requisito fondamentale per il regolare funzionamento della struttura»
CCR di Francavilla: Ciancia revoca ordinanza di chiusura temporanea
DI EMANUELA CALABRESE
L’
Amministrazione Comunale di Francavilla in Sinni revoca l’Ordinanza sindacale con la quale il 3 luglio aveva disposto la chiusura temporanea del Centro di Raccolta Comunale (Isola Ecologica). La revoca è stata possibile a seguito della «relazione di sopralluogo del Responsabile del Settore Tecnico e di Agente di Polizia Locale di venerdì 10, dalla quale risulta che la Ditta ha provveduto a chiudere con apposito sistema le condotte di scarico delle acque di prima e seconda pioggia, configurando un "sistema chiuso" con assenza di
sversamento verso l'esterno delle acque di corrivazione del Centro Comunale di Raccolta; Considerato che in tal modo vengono meno le ragioni che hanno condotto all'adozione dell'ordinanza di chiusura». Il CCR si trova in località Le Ischie e la Ditta, «nelle more di acquisizione dell'autorizzazione unica ambientale, dovrà trattare le acque accumulate nelle vasche come "rifiuto" e provvedere allo smaltimento/recupero, secondo quanto previsto. La Società inoltre dovrà costantemente vigilare e controllare il livello delle acque nelle vasche, e provvedere allo smaltimento/recupero ricorrendo ad apposito
operatore, previo prelievo periodico di campioni per la caratterizzazione. La stessa società dovrà trasmettere a questo Ente i relativi formulari a dimostrazione degli adempimenti e della corretta gestione del sistema chiuso». L’Ordinanza di chiusura temporanea del CCR si era difatti resa necessaria «a seguito del riscontro della mancanza dell’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA), un requisito fondamentale per il regolare funzionamento della struttura che, purtroppo, è risultato assente fino ad oggi» spiegava il Comune. Allo stesso tempo il Sindaco neoeletto, Pasquale Ciancia, si era detto «già al lavo-
ro per risolvere la situazione nel più breve tempo possibile e restituire ai cittadini un servizio efficiente, sicuro e a norma di legge» essendo «consapevole» del fatto che tale chiusura avrebbe potuto «causare disagi nel conferimento dei rifiuti», per questo l’Amministrazione ricordava ai cittadini che «eventuali disservizi o anomalie riscontrate nella gestione passata e nell’attuale stop forzato non sono in alcun modo imputabili a questa Amministrazione, la quale ha dovuto prendere atto dell’irregolarità amministrativa ereditata -con l’intenzione di- avviare tutte le verifiche necessarie per fare piena luce sulla vicenda».
«La Regione conferma una scelta importante che unisce inclusione sociale, diritto allo sport e sviluppo turistico»
“Una spiaggia per tutti”, Cupparo: «Sì alle pari opportunità»
L
a Giunta regionale della Basilicata ha approvato la delibera di aggiornamento del progetto "Una Spiaggia per Tutti" per le annualità 2026-2027, destinando ulteriori 100 mila euro per garantire la prosecuzione e il potenziamento delle attività di assistenza alle persone con disabilità e ai soggetti fragili presso il lido "Le Pergole" di contrada Fiumicello a Maratea. L'intervento si inserisce nella strategia regionale di valorizzazione del turismo accessibile e di consolidamento dell'immagine della Basilicata come destinazione inclusiva, capace di garantire pari opportunità di fruizione del mare e delle proprie bellezze naturali. L'aggiornamento del progetto consentirà di consolidare i risultati già raggiunti, ampliare le attrezzature
dedicate alle persone con disabilità, migliorare i servizi offerti con ulteriori investimenti anche di carattere strutturale, rafforzare l'assistenza attraverso un maggior numero di figure professionali e sviluppare nuove iniziative rivolte alle persone fragili durante l'intera stagione balneare, da giugno a settembre. L'assessore regionale allo Sviluppo economico e agli Impianti sportivi, Francesco Cupparo, sottolinea che «con il rifinanziamento del progetto 'Una Spiaggia per Tutti' la Regione conferma una scelta che unisce inclusione sociale, diritto allo sport e sviluppo turistico. Rendere il mare accessibile significa garantire pari opportunità a tutti i cittadini e, nello stesso tempo, qualificare l'offerta turistica della Basilicata attraverso un modello di accoglienza mo-
derno, sostenibile e attento ai bisogni delle persone. L'esperienza maturata a Maratea dimostra che investire nell'accessibilità produce valore sociale, rafforza l'immagine della nostra regione e genera ricadute economiche per il territorio. Vogliamo proseguire su questa strada, consolidando un progetto che rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni, movimento paralimpico e associazionismo». Il delegato regionale FINP Basilicata, Mario Giugliano, evidenzia come «anche per l'estate 2026 saremo in grado di ripetere un'esperienza che negli ultimi due anni ha dato risultati straordinari. La spiaggia di Maratea ha accolto gratuitamente quasi 200 persone con disabilità provenienti dalla Basilicata e da altre regioni, registrando un incre-
mento costante delle presenze. Il successo del progetto non si misura soltanto nei numeri, ma soprattutto nei sorrisi delle persone che hanno potuto vivere il mare in piena autonomia grazie all'assistenza dei nostri tecnici federali. Abbiamo visto persone fare il bagno per la prima volta dopo tanti anni, bambini giocare sulla spiaggia senza
barriere e intere famiglie trascorrere giornate di serenità e libertà. Grazie al sostegno della Regione Basilicata potremo migliorare ulteriormente i servizi, potenziare le attrezzature, organizzare nuove attività, comprese visite guidate lungo la costa tirrenica, e rendere sempre più accessibile una delle località più belle del Mediterraneo».
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venerdi 17 luglio 2026
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VENERDÌ 17 LUGLIO 2026 07:00
CARTOON WORLD
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UN VULCANO DI ESPER RIENZE
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MOJITO
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TANTE MANI IN CUCINA TA A
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NEWS
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SERIE CRONACHE
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CARTOON WORLD
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SOCIAL LOPER
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I TESORI DELL’ETNA
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STA ADIUM
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CRONA-CHI?
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CINE CRONACHE
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L’ITA ALIA NEL LAV VORO
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CINE CRONACHE
DOVE VED DERCI SCARICA L’’APP CRONACHE TV
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Matera e provincia
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La manifestazione unisce sport, educazione e memoria con la partecipazione dell'Arma dei Carabinieri e della Lega Navale Italiana
La “Veleggiata della legalità” sulla barca confiscata ai clan POLICORO. Il mare come luogo di incontro, di condivisione e di educazione alla cittadinanza. Con questo spirito domani, nelle acque antistanti il Lido del Carabiniere di Policoro, si svolgerà la prima edizione della “Veleggiata della Legalità”, manifestazione non agonistica promossa dalla Lega Navale Italiana, Sezione Matera Magna Grecia, insieme alla Consulta delle Associazioni per la Legalità, con la collaborazione della Federazione Italiana Salvamento Acquatico, della Città di Policoro e dell'Arma dei Carabinieri. L'iniziativa nasce con l'obiettivo di coniugare sport, partecipazione e responsabilità civile, trasformando il mare in uno spazio capace di trasmettere, soprattutto ai più giovani, i valori della legalità, del rispetto reciproco e della convivenza. Non sarà soltanto una giornata dedicata alla vela, ma un'occasione per coinvolgere cittadini, famiglie e associazioni attorno a un messaggio condiviso contro ogni forma di violenza e di criminalità. A sottolineare il valore istituzionale dell'appuntamento saranno la presenza del comandante della Legione Carabinieri Basilicata, generale di brigata Luca Mennitti, del presidente della Lega Navale Italiana, Sezione Matera Magna Grecia, Rocco Petrera, e del sindaco di Policoro, Enrico Bianco. Uno dei momenti più significativi della manifestazione sarà rappresentato dalla presenza della “Barca della Legalità Francesco”, imbarcazione confiscata alla criminalità organizzata e successivamente affidata alle sezioni della Lega Navale Italiana di Matera Magna Grecia e Taranto. L'unità è intitolata al capitano dei Carabinieri Emanuele Basile e, per l'occasione, ospiterà la giuria della veleggiata, assumendo un forte valo-
INTERVENTO NELLA NOTTE DEL 21 LUGLIO
Piazza Vittorio Veneto trattamento agli olmi
re simbolico di riscatto e di affermazione della cultura della legalità. Il programma prenderà il via alle ore 8.30 con l'accoglienza dei partecipanti. Alle ore 9 sono previsti i saluti istituzionali, seguiti alle ore 9.15 dal briefing tecnico. La partenza della veleggiata è fissata per le ore 10, mentre la conclusione è prevista alle ore 13. Seguiranno, alle ore 13.15, la cerimonia di premiazione e, alle ore 13.30, i saluti finali. «Con questa iniziativa vogliamo ribadire che il mare può essere luogo di libertà, ma anche di responsabilità e rispetto delle regole. La legalità non è un principio astratto: è un comportamento quotidiano che si costruisce attraverso l'educazione, lo sport e la partecipazione», sottolineano gli organizzatori. La prima “Veleggiata della Legalità” punta così a diventare un appuntamento capace di unire istituzioni, mondo dell'associazionismo e cittadini, confermando il mare come spazio di inclusione e di crescita civile, dove il rispetto delle regole diventa patrimonio condiviso dell'intera comunità.
MATERA. Nuovo intervento fitosanitario sugli olmi di piazza Vittorio Veneto. Nella notte tra martedì 21 e mercoledì 22 luglio, dalle ore 4.30 alle ore 5.30, il Settore Ambiente, Igiene e Parchi Urbani, attraverso una ditta specializzata, completerà il trattamento delle otto alberature presenti nella piazza.L'operazione conclude il programma già avviato nei giorni scorsi sugli olmi del territorio comunale. L'intervento in piazza Vittorio Veneto era stato rinviato per la contemporanea presenza di lavori urgenti e non programmabili, incompatibili con l'esecuzione del trattamento.L'attività è finalizzata al contenimento della «Galerucella luteola», insetto defogliatore degli olmi, e sarà effettuata con un prodotto fitosanitario autorizzato dal Ministero della Salute, nel rispetto della normativa vigente.Durante le operazioni il Comune invita i cittadini a non sostare nell'area interessata, a tenere chiusi gli infissi delle abitazioni che si affacciano sulla piazza, a non lasciare all'esterno biancheria, giochi, alimenti o contenitori per animali e a evitare la sosta dei veicoli per consentire il regolare svolgimento dell'intervento.
Sulla spiaggia libera di Lido Torre il servizio di accompagnamento per persone con disabilità motorie, attivo fino a fine agosto
Scanzano rinnova il progetto per un mare inclusivo SCANZANO JONICO. Per il secondo anno consecutivo il Comune di Scanzano Jonico rilancia il progetto "Mare senza barriere", iniziativa dedicata a favorire l'accessibilità delle spiagge e la piena inclusione delle persone con disabilità motorie. Il servizio, promosso dall'amministrazione guidata dal sindaco Pasquale Cariello insieme all'associazione L'Ultima Luna Aps, è stato inaugurato questa mattina sulla spiaggia libera di Lido Torre. L'iniziativa nasce dall'esperienza positiva maturata la scorsa estate e viene riproposta con una novità significativa: il periodo di attività sarà infatti più lungo. Su proposta dell'amministrazione comunale e con la disponibilità dei volontari dell'associazione, il servizio sarà operativo dal 16 luglio e per l'in-
tero mese di agosto, garantendo così una copertura più ampia rispetto alla prima edizione. I volontari saranno presenti per accompagnare e assistere le persone con disabilità motorie durante l'accesso alla spiaggia e al mare, consentendo loro di vivere una giornata in riva al mare in condizioni di sicurezza, serenità e autonomia. L'obiettivo è abbattere le barriere che ancora oggi limitano la fruizione delle spiagge da parte di molte persone, trasformando il diritto al tempo libero e alla balneazione in una concreta opportunità per tutti. L'assessore alle Politiche sociali, Vincenza Angela Natale, sottolinea come il successo della prima edizione abbia rappresentato uno stimolo a rafforzare il progetto. «Nel 2025 ci siamo messi alla pro-
va grazie alla proficua collaborazione con l'associazione L'Ultima Luna e, visto che abbiamo ricevuto ottimi riscontri, quest'anno abbiamo scelto di prolungare i tempi del servizio. Abbiamo dimostrato che il mare, apparentemente ostico per chi ha problemi di mobilità, può essere davvero alla portata di tutti, come è giusto che sia. Per questo non smetterò mai di ringraziare i volontari dell'associazione, che lavorano incessantemente per offrire il miglior servizio possibile». Sulla stessa linea il sindaco Pasquale Cariello, che ribadisce l'impegno dell'amministrazione sul fronte dell'inclusione. «Offrire a tutti la possibilità di godere della bellezza delle nostre spiagge è il minimo che un'amministrazione possa fare. Il nostro impegno è ga-
rantire sempre più inclusività, non solo al mare ma anche in città. Con la mia maggioranza abbiamo a cuore il bene di ogni singolo cittadino e prendersi cura di Scanzano significa anche impegnarsi perché nessuno resti escluso». Con "Mare senza barriere" Scanzano Jonico conferma così l'attenzione verso le politiche sociali e l'accessibilità, puntando a rendere il litorale uno spazio realmente aperto e fruibile da tutti.
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Periscopio
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In Regione 37 notai e 226 farmacie, sono le uniche due professioni a numero chiuso dal 1911 al 1913 e il Governo Meloni le difende
Aumenta l’emigrazione intellettuale dalla Basilicata e resistono le caste protette DI VINCENZO MAIDA
I
n Basilicata ci sono in tutto 37 Notai ( 22 in provincia di Potenza e 16 in quella di Matera ), 226 sono invece le farmacie (154 in provincia di Potenza e 68 in quella di Matera) su 131 comuni. In Inghilterra i Notai si occupano quasi esclusivamente di atti con validità internazionale. Le farmacie ricadono sotto la competenza del Ministero della Salute e il responsabile Sanità di FdI e vice-ministro della salute, Marcello Gemmato, è casualmente un farmacista barese. Di lui sono state chieste le dimissioni per conflitto d’interessi. Sembra che detenga il 10% della società che gestisce una struttura per servizi diagnostici, mentre Milena Gabanelli ha sollevato dubbi su alcuni recenti provvedimenti relativi alle percentuali di incasso delle farmacie dalla vendita di farmaci a carico del SSN. Stando ai dati, pubblicati da qualificati giornali economici, tra i professionisti, al primo posto per reddito annuo ci sono i notai, seguono i farmacisti e poi gli avvocati
e i dentisti. La differenza tra le prime due professioni e le seconde è che quest’ultime, a differenza delle prime due, non godono del privilegio del numero programmato, chiunque, se ha i requisiti, può aprire uno studio di avvocato o dentistico. Notai e i farmacisti, infatti, sono le uniche due categorie professionali che da oltre un secolo resistono a tutti i tentativi di liberalizzazione. Ci provò anche Bersani, ma alla fine dovette arrendersi e accontentarsi di liberalizzare baristi e barbieri e alla semplice istituzione delle para-farmacie, che possono vendere solo farmaci da banco. É solo un caso se il governo Meloni ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge della Regione Piemonte che permette alle parafarmacie di erogare servizi di diagnostica rapida, ovvero test per la misurazione della glicemia, del colesterolo, dei trigliceridi ecc. ecc.? Ed è solo un caso che Fratelli d’Italia, insieme ad Italia Viva, abbia affossato l’emendamento che dava ai cittadini la possibilità di rivolgersi anche alle Parafar-
macie per i tamponi certificati anti Covid, costringendo gli italiani a code infinite nelle farmacie? I farmacisti delle para-farmacie sono meno preparati e meno affidabili di quelli della farmacie? Non hanno forse fatto lo stesso corso di studi? Ed è un caso se per la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli con obbligo di ricetta pagati però direttamente dai cittadini, la maggioranza parlamentare ha fatto “muro”, affinché questa proposta, di buon senso e a favore degli interessi generali, non venisse nemmeno seriamente discussa? L’unica spiegazione è quella della difesa di due caste, una che resiste con le restrizioni attuali dal 1911 e l’altra, che risale al XII secolo, ed è stata disciplinata nel 1913. In una società in cui l’analfabetismo superava il 90% della popolazione, i notai certificavano per iscritto gli accordi verbali ed erano una vera e propria autorità. Il loro numero è programmato dal Ministero di Grazia e Giustizia. Anni addietro ai notai vennero sottratti gli atti di compravendita di
autovetture usate, ma fino ad ora non ha avuto ancora effetto il tentativo del 2015 con la legge sulla concorrenza, di sottrarre a loro tutti gli atti sotto i centomila euro. A volte si verifica l’assurdo per cui l’acquisto di un piccolo appezzamento di terreno, costi meno delle spese notarili. Va infine aggiunto che, sarà anche questa una casualità, più del 20% dei notai sono figli, fratelli, nipoti o comunque parenti stretti di altri notai. Tale percentuale è di gran lunga superata dai farmacisti. La storia legislativa delle farmacie dopo l’unità d’Italia è emblematica. Dopo la riforma Crispi del 1888, che dava a chiunque
avesse titolo la possibilità di aprire una farmacia, con quella Giolitti del 1911 fu stabilito il numero programmato su base demografica. Da allora si sono succeduti vari provvedimenti legislativi, tra cui la legge 833/78 e la n. 892 del 1984, ma come per gli studi notarili, nessuno è riuscito a scalfire il numero chiuso e a imporre la liberalizzazione, come è stato fatto per tutte le altre attività professionali, commerciali e artigianali. Quanti posti di lavoro in più si potrebbero creare per giovani professionisti anche in Basilicata? Il governo Meloni fino ad ora è sulla scia di tutti gli altri governi.
Musica, letture e talk al centro del mini ciclo di iniziative che si terranno nella suggestiva cornice di Palazzo Vescovile
A Melfi parte l'evento “Dialoghi d’estate (con note)”
L’
atrio del Palazzo Vescovile torna a essere palcoscenico della cultura estiva. Anche quest’anno Fondazione e Associazione “Francesco Saverio Nitti” animano le serate melfitane con “Dialoghi d’estate (con note)”, un breve cartellone di due appuntamenti tra musica, letture e riflessioni.Gli eventi, patrocinati dal Comune di Melfi e realizzati con il contributo di Bcc Gaudiano di Lavello e del Relais “La Fattoria”, si terranno entrambi di sabato sera. Si comincia oggi, alle ore 20.30, con “A Patrizia Nitti”, concerto di musica e parole dedicato alla presidente dell’Associazione Nitti, scomparsa nei giorni scorsi. Sul palco i chitarristi Roberta Pagano e Antonio Agosta, allievi del Conservatorio “Gesualdo da Venosa” di Potenza. Le letture saranno affidate a Miriam Mastromartino e Ivo Valvano, con la
conduzione di Gabriella Bagnasco. Si chiude sabato 29 agosto alle ore 19.30 con il talk “Informazione, fake news e politica. Il dibattito pubblico nell’era dei social”. Ospite Fabio Martini, saggista e giornalista de La Stampa, che dialogherà con la giornalista Beatrice Volpe sul ruolo dell’informazione e sulle dina-
miche del confronto pubblico nell’epoca digitale. «Questi ‘Dialoghi d’estate’, in parole e musica, si programmano a Melfi al termine della settimana che è dolorosamente cominciata dando, sgomenti, l’addio a Patrizia Nitti», afferma Stefano Rolando, presidente della Fondazione Nitti. «Il proposito di dedica è
ineludibile, sofferente, mutuato comunque dalle passioni artistiche di chi ha dedicato tutta la vita professionale all’arte e alla cultura. Da oggi la sua presenza negli eventi, negli incontri, nelle occasioni di vita di una comunità fatta di memoria, contenuto, serietà e allegria, sarà diversa. Ma ci sarà». Soddisfazione anche da parte del direttore dell’Associazione Nitti, Gianluca Tartaglia: «Per quest’estate abbiamo pensato ad una proposta culturale variegata, capace di soddisfare i gusti di tutti. Inizieremo con un concerto dedicato alla nostra presidente Patrizia Nitti recentemente scomparsa, per poi chiudere con un talk su tematiche che riguardano l’informazione e il dibattito pubblico con relatori di qualità. Sono sicuro che coloro che ci onoreranno della loro presenza apprezzeranno la nostra proposta culturale».
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L’approfondimento
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Appuntamento con la ricerca dialogica sulla comunità con occhi di donna
Le brigantesse, tra riscatto e sudditanza, sotto la lente dello storico Lacerenza Continua il nostro percorso dialogico avviato nelle 131 agorà della nostra terra lucana. In questa seconda edizione lo facciamo attraverso una visione duale e della differenza (maschile-femminile). Il modello resta sempre quello socratico, di ricerca e di indagine “critica”, per un confronto e dialogo costruttivo sulle questioni e sui problemi, senza sopraffazioni e forme di dominio. La differenza esperita apre a percorsi di alterità e di rispetto delle diversità influenzando positivamente l’intero tessuto sociale. Nessuno “scimmiottamento”. Differenti identità per costruire qualcosa di buono nei luoghi dove si vive, “un mondo nuovo e migliore”, come direbbe Virginia Woolf. DI MARIA DE CARLO*
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o avuto il piacere nei giorni scorsi di moderare un incontro dedicato alla pubblicazione dello storico Angelo Lacerenza su “Il brigantaggio meridionale dopo l’Unità d’Italia: tra storiografia, identizzazione e mitizzazione” (Pisani Teodosio ed.) che si è tenuto al Centro di aggregazione giovanile nel Comune di Ruoti, promosso dagli assessori Leonardo Sabia e Felice Faraone. Il volume di Lacerenza, in 134 pagine racchiude, con uno stile accattivante, una documentazione ed analisi certosina del fenomeno. È un testo molto interessante che aiuta ad avere un occhio critico su enfatizzazioni di un mito (quello del brigantaggio) che, rispetto alla realtà dei fatti documentati, va in tutt’altra direzione. Ciò soprattutto in tempi in cui sta prendendo piede uno pseudo revisionismo storico con le sue relative manipolazioni, nonché un processo mitopoietico su storie di personaggi inverosimili o artificiose. Ma non voglio entrare nei dettagli, lascio a voi la piacevole lettura con le sue provocazioni. Detto questo, il mio intento è quello di soffermarmi sul capitolo terzo, dedicato alle brigantesse. Il quadro che viene fuori, in linea gene-
rale, non è proprio felice, le donne meridionali, ci spiega lo studioso, vengono da “anni di vessazione, di sudditanza al potere maschile e di scarsa o nulla partecipazione al sistema decisionale” e così tentano un riscatto sociale fuori dalle mura domestiche con la volontà “di diventare brigantesse, di seguire i briganti nei boschi, di vivere isolate e nascoste, di darsi alla macchia, di partecipare attivamente alla guerriglia – come descritto nel testo -, con lo scopo di rendersi anch’esse protagoniste nelle attività di coordinazione e nel sostentamento delle bande”. Ma non è oro tutto ciò che luccica, il fenomeno del brigantaggio, comunque, è complesso e nasconde le sue “magagne”, così lo storico ci aiuta a comprendere come la sorte di queste donne si articola in tre tipologie.Ci sono quelle che non decidono autonomamente di diventare brigantesse e subiscono una certa influenza dei briganti costringendole a seguirli “tendevano prima a violentarle e poi a rapirle”, si legge, queste donne erano condizionate “da una vera e propria forma di dipendenza” dal loro carnefice. Ad aggravare la situazione, se non bastasse, il giudizio e la condanna dell’opinione pubblica che “le gettavano ancora di più nella solitudine e nell’esclusione sociale – come riferisce Lacerenza -, le vittime, perciò, non avevano altra scelta se non quella di unirsi alle bande”. Una seconda tipologia di brigantesse viene descritta come “donna del brigante, cioè di chi decideva di seguire il proprio uomo e “sceglieva così di aderire al brigantaggio per amore materno, filiale o
sentimentale”. Infine, c’erano le “manutengole”, cioè “coloro che collaboravano con i briganti direttamente o indirettamente” mantenendo i contatti tra il paese e i briganti. Certo è, come dicevano inizialmente che queste donne pur indossando abiti maschili e divenendo guerrigliere con una vita “spericolata e spregiudicata” e spesso “disumane, orgogliose e spietate”, lo storico ci spiega che “nel momento della cattura, prese dalla disperazione e dallo sconforto, cercavano la salvezza proprio nella loro femminilità” e in ogni caso molte di loro “furono graziate o condannate a pene meno dure, forse – afferma lo storico – in virtù della loro appartenenza al genere femminile; ma non fu così clemente la società civile – puntualizza Lacerenza – che non accettò mai di riabilitare coloro che si erano macchiate di un simile peccato di immoralità”. Mi piace richiamare alcune delle donne descritte dall’autore che per motivi di spazio (e anche per non togliervi il gusto della lettura) la scelta cade sulle nostre conterranee:Maria Rosa Martinelli, compagna del brigante Masini (nelle campagne del potentino) che “fu se-
dotta dal brigante e vincolata a lui più per disonore che per convinzione” subendo non pochi maltrattamenti. E così quando entrambi vennero catturati, Maria Rosa “scelse di collaborare con la giustizia, garantendosi di fatto la scarcerazione”; Angela Maria Consiglio, contadina di Rionero in Vulture, moglie del malavitoso Francesco Tardugno, aggregata alla banda di Carmine Crocco, fu condannata a 20 anni di lavori forzati;Maria Giovanna Tito, originaria di Ruvo del Monte, è tra le seguaci di Carmine Crocco, arrestata e condannata a diversi anni di lavori forzati; Rosa Tudisco, originaria di Melfi, aderisce alla banda di Crocco e poi a quella di Ninco Nanco;Cherubina Di Pierro, originaria di Ferrandina, si aggrega alla banda di Stancone ed Egidione. Lo storico narra che “fu una fedele sostenitrice del deposto regno borbonico. Era solita – si legge a pag. 105 – spargere violenza tra la popolazione civile”. Maria Lucia Dinella, conosciuta come Maria ‘a Pastora, legata a Ninco Nanco e con lui sempre accanto negli assalti e le imboscate. Al di là del focus sulla Basilicata, particolarmente interessan-
ti poi, i paragrafi dedicati alle brigantesse nel mito letterario (“L’amante di Gramigna” di Giovanni Verga e “Maria Monaco” di Nicola Misasi) narrate con le due rispettive e divergenti visioni. A chiudere la pubblicazione il paragrafo dedicato alle “Donne devote e brigantesse sacerdotesse: religione e superstizione all’interno delle bande brigantesche”. Una religiosità in termini di credenza popolare mista a superstizione, con un culto mariano superiore ad altra venerazione, e in questo spazio sacro viene “riconosciuta” (con funzione di mediatrice religiosa) la donna, cioè la brigantessa con un ruolo di “sacerdotessa” che benediceva i compagni prima di un combattimento o di un’azione pericolosa.Chiudo rinnovando l’invito alla lettura e a tenere nella propria biblioteca di casa il prezioso volume dello storico Angelo Lacerenza, e altresì a farlo circolare nelle scuole lucane, ma soprattutto ringrazio l’autore per averci regalato, attraverso le pagine di “microstoria”, un documento prezioso ed una lettura attenta, reale e “libera” sulle brigantesse. *COUNSELOR FILOSOFICA
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Periscopio
venerdì 17 luglio 2026
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LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri e considerazioni su come evolvono le idee e le convinzioni nel tempo
Appunti di realtà 17 luglio Il coraggio di domandare DI FABRIZIO QUARATINO
V
iviamo in un tempo nel quale sembra quasi che il valore di una persona venga misurato dalla velocità con cui riesce a dare una risposta. Più una risposta arriva rapidamente, più sembra autorevole. Come se fermarsi a pensare fosse diventato un segno di debolezza e non, invece, una forma rara di profondità. Abbiamo costruito una società nella quale tutti sembrano avere un’opinione su tutto. C’è chi spiega l’economia senza aver mai amministrato nemmeno il salvadanaio dell’infanzia, chi impartisce lezioni sull’amore mentre cambia affetto con la stessa frequenza con cui aggiorna la foto del profilo, chi distribuisce ricette sulla felicità con l’espressione di chi ha appena litigato con il proprio specchio. La cosa curiosa è che spesso non cerchiamo più persone capaci di farci riflettere. Cerchiamo persone capaci di confermare ciò che già pensiamo. Le risposte ci rassicurano. Le domande, invece, ci mettono davanti a noi stessi. Ed è proprio per questo che spesso le evitiamo. Siamo diventati una società che produce risposte in serie. Le domande, invece, sembrano essere finite fuori catalogo. Eppure, osservando la storia dell’uomo, ci
accorgiamo che ogni grande trasformazione è nata quando qualcuno ha avuto il coraggio di formulare una domanda diversa dalle altre. Una domanda scomoda. Una domanda capace di rompere un equilibrio apparente. Una domanda che, prima ancora di cambiare il mondo, aveva cambiato colui che l’aveva pronunciata. Perché la risposta spesso chiude. La domanda apre. La risposta può riempire una pagina. La domanda può aprire una vita. La risposta ci consegna una certezza. La domanda ci mette in cammino. Forse il problema non è che sappiamo troppo poco. Forse il problema è che abbiamo smesso di rivolgere a noi stessi quelle domande capaci di trasformarci. Quando è stata l’ultima volta che ci siamo chiesti se la vita che stiamo vivendo ci assomiglia davvero? Quando abbiamo trovato il coraggio di domandarci se alcune delle nostre paure siano realmente nostre o se le portiamo sulle spalle come valigie lasciateci in eredità da qualcun altro? Quando abbiamo deciso che fosse più semplice ripetere ciò che tutti pensano invece di mettere in discussione ciò che tutti danno ormai per scontato? Ci hanno insegnato che chi fa domande dimostra di non sapere. Forse, invece, la verità è un’altra. Spesso chi conti-
nua a fare domande è proprio colui che ha scelto di non smettere mai di crescere. Perché chi smette di interrogarsi rischia lentamente di diventare prigioniero delle proprie risposte. E la prigione più difficile da riconoscere è quella costruita con le proprie convinzioni. La vita, del resto, possiede un senso dell’umorismo straordinario. Proprio quando siamo convinti di aver capito tutto, arriva qualcosa che rimette in discussione le nostre certezze. Non lo fa per punirci. Lo fa per ricordarci che nessuno possiede una visione completa della realtà. La vita non distrugge le nostre certezze. A volte le scolpisce. Come fa uno scultore con una pietra grezza. Ogni colpo dello scalpello sembra una sottrazione, ma in realtà libera una forma nascosta. Forse anche noi siamo così. Non diventiamo persone migliori aggiungendo continuamente qualcosa dall’esterno. A volte cresciamo quando abbiamo il coraggio di togliere ciò che non ci appartiene più. Le maschere. Le paure. I condizionamenti. Le convinzioni ricevute senza mai averle veramente scelte. Forse è anche per questo che i bambini imparano più velocemente degli adulti. Non perché siano più intelligenti. Ma perché possiedono ancora il coraggio di pronunciare quella parola che crescendo abbia-
mo quasi dimenticato: «Perché?» Perché soffro? Perché mi arrabbio? Perché continuo a ripetere gli stessi errori? Perché giudico gli altri con tanta facilità e concedo a me stesso attenuanti che non concederei mai agli altri? Sono domande scomode. Ma sono proprio le domande scomode quelle che spesso aprono le porte più importanti. Uno specchio non serve per ammirarsi. Serve per vedersi. E una domanda autentica svolge la stessa funzione dentro la nostra coscienza. Non ci mostra sempre ciò che vorremmo vedere. Ci mostra ciò che possiamo trasformare. Ed è forse qui che nasce ogni vera rivoluzione. Non nei proclami. Non nelle dichiarazioni che ricevono applausi immediati. Nemmeno nelle piazze virtuali dei social, dove spesso si confonde la quantità delle parole con la profondità del pensiero. Le trasformazioni più grandi iniziano nel luogo più difficile da conquistare: dentro noi stessi. Nel momento in cui smettiamo di cercare soltanto colpevoli e iniziamo a cercare responsabilità. Perché è molto più facile chiedersi perché il mondo non cambia. È molto più difficile domandarsi quale parte di noi aspetti ancora di essere trasformata. Eppure è proprio lì che nasce il nostro potere. Ogni essere umano possiede una forza immensa che spesso non ri-
conosce. Il problema è che molte persone passano la vita osservando la luce degli altri e dimenticano di alimentare la propria. È come possedere una sorgente d’acqua limpida e continuare ad attraversare il deserto con il cappello in mano, aspettando che qualcuno regali una goccia. La domanda decisiva allora non è: «Perché gli altri non cambiano?» La domanda decisiva è: «Che cosa posso trasformare oggi dentro di me affinché anche ciò che mi circonda possa iniziare a cambiare?» È una domanda che probabilmente non farà tendenza. Non diventerà virale. Non riceverà migliaia di approvazioni. Ma potrebbe cambiare il corso di un’esistenza. La verità è che nessuno cresce per caso. Si cresce quando si accetta di mettere in discussione perfino quelle convinzioni che ci fanno sentire al sicuro. È un atto di grande forza. Perché serve molto più coraggio per cambiare idea che per difenderla ostinatamente. Forse la vera intelligenza non consiste nell’avere sempre ragione. Forse consiste nel possedere abbastanza umiltà da continuare a cercare una verità più grande della propria. Se questa riflessione lasciasse una sola domanda dentro chi legge, avrebbe già compiuto il suo viaggio. Perché una domanda autentica non è una mancanza. È un’apertura. È lo spazio attraverso il quale può entrare qualcosa di nuovo. Passiamo gran parte della vita cercando le risposte giuste. Poi, spesso, scopriamo qualcosa di sorprendente: non sono state le risposte a cambiarci. Sono state le domande che abbiamo avuto il coraggio di affrontare. Perché ogni domanda autentica è uno scalpello. E ogni essere umano porta dentro di sé una forma unica, invisibile agli occhi degli altri. Una forma che non deve essere inventata. Deve soltanto essere liberata. E forse il vero compito della vita non è diventare qualcuno che non siamo mai stati. È avere il coraggio di togliere, giorno dopo giorno, tutto ciò che impedisce alla nostra vera essenza di emergere.
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