MERCOLEDÌ 16 SETTEMBRE 2026 • ANNO XI N. 206
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
IN AULA SCONTRO SU PREFERENZE TRA FDI E M5S, DURO BOCCIA (PD) SULL’ALTERNANZA DI GENERE
Legge elettorale, c’è il sì del Senato Maggioranza compatta. Il testo torna il 28 settembre alla Camera per l’ultimo step
Manco a pag 3
BARDI E IL MINISTRO DELL’AMBIENTE INSIEME PER DIRE CHE TUTTO È NEGLI ACCORDI FATTI DA DINARDO
ESTRAZIONE, NESSUN AUMENTO
Il Gen. ha ottenuto in questi anni che si aumentassero i controlli senza modificare i tetti di estrazione. In un mondo di disfattisti parolai, il Governatore ancora a difesa della Basilicata _
L’INTERVISTA
A Cronache Marsiglia di FederPetroli delinea un quadro della situazione attuale, tra petrolio e gas: «La Basilicata? Ha già dato abbastanza»
A Cronache, Carpentier sul vertice dei Brics
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DI VITO E RRICHETTI
n esclusiva per Cronache, abbiamo intervistato Côme Carpentier de Gourdon, coordinatore del comitato editoriale del World Affairs Journal. Analista, segue da anni l'evoluzione dei BRICS e il ruolo crescente dell'India nell'equilibrio geopolitico mondiale. Lo abbiamo interpellato all'indomani del vertice di Nuova Delhi (...) ■ continua alle pag 5
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Pichetto Fratin e Bardi
Dellapenna a pag 9
POLITICA Entra Antonio Vigilante, esce Mario Altieri. Sembra un taxi sul quale salire o scendere a convenienza
Le porte girevoli di Futuro nazionale PIERRO E CURATELLA ANALIZZANO AFFINITÀ E DIVERGENZE
Forza Italia e Futuro Nazionale a confronto a Oltre il giardino
Vigilante e Altieri
L’INTERVISTA
Dellapenna a pag 16
Leporace, Pierro e Curatella
Tammariello a pag 17
■ Calabrese
a pag 8
CONFINDUSTRIA
Cantieri veloci e opere strategiche: a Brienza un convegno che chiede di estendere le regole del PNRR per una regione competitiva e attrattiva
■ Servizi
alle pag 13 e 14
_ ACERENZA
Dopo oltre trent’anni dalla sua realizzazione entra in esercizio il primo tratto dell’adduttore, soddisfatto Pepe
■ Servizio
a pag 11
_ POTENZA
Bonus fitti, a Cronache Marino presidente de La Nuova Cittadella: «Misura necessaria per 70 famiglie di Bucaletto» ■ Mollica
a pag 24
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Italia e Mondo In Aula scontro su preferenze tra Fdi e M5s, Boccia (Pd) su alternanza di genere: «State cacciando le donne dal Parlamento»
Legge elettorale, maggioranza compatta Ok del Senato e il testo torna alla Camera
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DI LUCIA STEFANIA MANCO
on 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti, la riforma di legge elettorale ha incassato il via libera del Senato. Ora, il testo modificato in seconda lettura è atteso a Montecitorio, il 28 settembre, per l’ultimo step. Ottimista la ministra per le Riforme istituzionali Maria Alberta Casellati: «Non ci sarà nessuno scoglio». La maggioranza compatta guarda avanti e la Lega sogna già il ritorno al Viminale. Probabile che il governo ricorra all’utilizzo della fiducia con voto palese. Ma le opposizioni potrebbero chiedere il voto segreto. Ieri in Aula non sono mancate le tensioni con uno scontro sulle preferenze tra De Priamo e Pirondini, rispettivi capogruppi di Fratelli d’Italia e Movimento cinque stelle. Duro l’intervento del senatore dem, Boccia, invece, sull’alternanza di genere: «State cacciando le donne dal Parlamento». Lo “Stabilicum” nella versione modificata al Senato prevede: proporzionale, premio di maggioranza alla coalizione che ottiene almeno il 42 per cento, indicazione del candidato presidente del Consiglio sulla lista, inserimento di un meccanismo di preferenze. Il capolista è bloccato e vi è un elenco
di 6 candidati, di cui massimo 3 potranno essere scelti dall’elettore. «Sono farlocche», ha detto Pirondini, alzando un cartello con su scritto «legge truffa» e «Fratelli casta». «Questa legge non è perfetta, ma ha l’ambizione di essere una legge per i prossimi lustri e non certamente per questa o quella maggioranza, mette tutti in grado di competere. Chi è il migliore vince e ognuno può giocarsela come può.», ha risposto De Priamo. «È importante ha aggiunto il caprogruppo del partito della premier Meloni - essere confermati dal voto popolare, ma i vostri emendamenti avevano l’obiettivo di far dimenticare il vostro festeggiamento alla Camera, quando anche i capilista sono stati bocciati» . Il riferimento è all’emendamento del centrodestra sulle preferenze con i capilista bloccati, affossato dai franchi tiratori nella maggioranza e adesso approvato, ed a quelli sulle «preferenze vere» presentati dall’opposizione e bocciati al Senato. Il nocciolo della questione è un altro per il senatore e leader di Italia viva, Matteo Renzi. «Vi riconosciamo - ha detto durante il suo intervento sulle dichiarazioni di voto - che sono state parzialmente introdotte, ve ne dò atto. Questo stesso risultato politico, però,
era stato proposto anni fa e nel 2016 la deputata Giorgia Meloni sosteneva che con capolista bloccato più le preferenze si facesse un danno enorme, oggi presenta questo come un grande risultato. Meloni non ha votato le preferenze perché ha avuto paura di Tajani e Salvini. Questa legge è nata perché avete paura di perdere.» Sulla rimozione dell’alternanza di genere dalla distribuzione dei capilista è intervenuto Boccia: « State cacciando le donne dal Parlamento, basta celebrare il fatto che una donna abbia raggiunto la carica più alta se poi da quella carica danneggia le donne». Che succederà a Montecitorio? La maggioranza difende il testo e si dice compatta. La Lega già sogna il Viminale. «Vinceremo con Giorgia Meloni e con Matteo Salvini che finalmente tornerà a occuparsi nella prossima legislatura di sicurezza e immigrazione, ad impedirglielo è stato un complotto giuridico e mediatico.», così, in Aula il senatore Andrea Paganella. Per la ministra Casellati la legge elettorale «passerà anche alla Camera». «Non vedo nessuno scoglio, sono fiduciosa», ha dichiarato. La seduta dell’Aula di Montecitorio è stata già calendarizzata.
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Al centro dell’incontro il progetto BRICS Pay e la costruzione di canali finanziari alternativi al sistema dominato dall’Occidente
BRICS, a Nuova Delhi il vertice apre una nuova sfida al dollaro
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DI VITO ERRICHETTI
l diciottesimo vertice dei BRICS si è chiuso domenica 13 settembre con un testo di 45 pagine, la Dichiarazione di Nuova Delhi 2026, che punta a un sistema di pagamenti più rapido ed economico e prende di mira sanzioni e dazi unilaterali. Ma dietro la formula c'è una scelta politica netta: il blocco ha compiuto il passo più concreto finora verso l'allentamento della presa del dollaro, approvando un'architettura di pagamento pensata per far girare il commercio attorno al sistema finanziario occidentale.Il pezzo forte si chiama BRICS Pay: una rete di messaggistica che integra l'UPI indiano, il CIPS cinese e lo SPFS russo in un unico strato di interoperabilità, pensato per far viaggiare i pagamenti tran-
sfrontalieri senza passare dal circuito SWIFT. Non è una moneta, non sostituisce il dollaro come riserva — lo ripetono tutti, quasi a scongiuro. Eppure la Casa Bianca ha reagito nell'arco di poche ore: Trump ha minacciato dazi al 100% contro qualsiasi Paese BRICS che perseguisse alternative al dollaro. IL PARADOSSO CHE NESSUNO VUOLE AMMETTERE La minaccia americana sta producendo l'effetto opposto a quello per cui è pensata. I dazi dovrebbero punire la dedollarizzazione, eppure è proprio la dedollarizzazione che ne attenua l'effetto: più Washington minaccia, più i Paesi colpiti hanno interesse a costruirsi in fretta una via di fuga finanziaria.Nessuno lo sapeva meglio di Teheran. Per la maggioranza dei membri l'intesa sui paga-
menti è stata un passo graduale, quasi burocratico. Per l'Iran, sotto pesanti sanzioni e in conflitto da mesi con Stati Uniti e Israele, ha rappresentato un'ancora di salvezza. Ma per Teheran il vertice non ha inaugurato nulla: ha semplicemente reso multilaterale ciò che l'asse Mosca-Teheran-Pechino aveva già costruito bilateralmente da gennaio, con un patto trilaterale che sposta trade e sanzioni fuori dalla portata dell'Occidente. L'EQUILIBRISMO SCOMODO DELL'INDIA Le fotografie di Modi che stringe la mano a Putin e Xi non raccontano il vero nodo del vertice. New Delhi ha ospitato e mediato, ma senza voler firmare l'atto di battesimo di un blocco anti-occidentale. Pechino tende a trasformare il gruppo in una piattaforma che sfi-
da l'ordine dominato dall'Occidente; Nuova Delhi insiste invece sull'«autonomia strategica» e non vuole che i BRICS diventino un'alleanza anti-americana.Tradotto: l'India vuole i vantaggi economici della dedollarizzazione senza il conto politico di una rottura con Washington — un equilibrio sempre più difficile da reggere quando dieci membri diversi tirano la coperta ognuno dalla sua
parte.Resta una domanda scomoda: un BRICS più largo — undici membri e dieci partner, un peso demografico enorme — è anche un BRICS più efficace? Un'unanimità raggiunta limando ogni frase fino a renderla inoffensiva non è la stessa cosa di una linea comune. Su questo, a Nuova Delhi, non c'è stata nessuna vera risposta — solo un rinvio elegante al prossimo vertice.
Il coordinatore editoriale del World Affairs Journal, Carpentier de Gourdon, analizza in esclusiva per Cronache la crescita dei BRICS e gli equilibri globali
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«Bisogna costruire un ponte tra Unione Europea e BRICS» n esclusiva per Cronache, abbiamo intervistato Côme Carpentier de Gourdon, coordinatore del comitato editoriale del World Affairs Journal. Analista, segue da anni l'evoluzione dei BRICS e il ruolo crescente dell'India nell'equilibrio geopolitico mondiale. Lo abbiamo interpellato all'indomani del vertice di Nuova Delhi, Lei scrive da anni del possibile tramonto del sistema finanziario a guida americana. Il vertice di New Delhi le sembra un passo concreto in questa direzione, o siamo ancora nella fase delle intenzioni? «Siamo ancora in una fase di intenzioni, ma con un inizio di applicazione concreta. Si è già riconosciuto, ad esempio, che tra i paesi BRICS le transazioni economiche, commerciali e finanziarie hanno raggiunto un livello equivalente a 10.000 miliardi di dollari, effettuate in valute nazionali, soprattutto attraverso il sistema cinese CIPS, alternativa allo SWIFT, basato principalmente sullo yuan. Tra Cina, India e Russia — i tre maggiori partner del BRICS — il 90% delle transazioni commerciali avviene già in valute nazionali: rupia, yuan e rublo. È un passo avanti, ma bisogna procedere con gradualità, anche perché non esiste un'organizzazione internazionale in grado di istituire un'unità monetaria co-
mune e non si vuole destabilizzare bruscamente il sistema economico mondiale. Si evita, inoltre, di provocare troppo gli Stati Uniti, che sono ancora in grado di punire i paesi che tentano di sottrarsi al loro controllo. Siamo sulla strada verso un sistema monetario diverso». L'India mantiene rapporti energetici e militari molto stretti con la Russia, pur sostenendo ufficialmente il principio del rispetto della sovranità degli Stati. Pragmatismo strategico o contraddizione? «Riconosciamo che tutti gli Stati fanno delle concessioni per pragmatismo, perché non è possibile imporre leggi in astratto: lo vediamo bene con le grandi potenze, che fanno ciò che vogliono e pretendono di imporre regole che loro stesse non seguono. L'India considera che la crisi ucraina sia nata da un colpo di Stato organizzato dalle potenze occidentali, che ha creato un governo che ha voluto imporre la propria linea strategica e culturale all'Est del paese, al Donbass, storicamente, culturalmente ed economicamente russo. Questo ha prodotto una situazione di fatto che non corrisponde ai modelli della legalità internazionale, ma che nella realtà corrisponde a una dinamica umana e strategica concreta. Ricordiamo cosa è avvenuto con la
Jugoslavia, smembrata perché alcuni paesi occidentali avevano interesse a creare nuovi Stati. Non si può avere una legge diversa per tutti: una legge o vale per tutti, o non è più una legge.» Guardando al futuro, qual è secondo lei il rischio maggiore per il BRICS? «Il rischio maggiore è che gli Stati Uniti riescano a esercitare pressioni così forti da spingere alcuni membri a non voler più proseguire in questo percorso, creando una mancanza di unità — soprattutto in un eventuale scontro tra Washington e Pechino, quando altri paesi potrebbero non voler schierarsi con la Cina. Lo stesso si potrebbe dire per la Russia, anche se la crisi ucraina, che molti pensavano potesse metterla in difficoltà, non ha avuto questo effetto. Credo che il BRICS abbia acquisito una certa stabilità e resistenza. Se Cina e India evitano scontri sul confine, e se Cina e Russia continuano a collaborare positivamente, questo modererebbe i possibili attriti interni al gruppo». Se dovesse lasciare un messaggio al pubblico italiano sull'ascesa dei BRICS e dell'India, e sulle conseguenze per l'Europa? Come diceva il mio amico, l'economista italiano Paolo Raimondi, bisogna costruire un ponte tra Unione Europea e BRICS, perché anche
_ Côme Carpentier de Gourdon
l'Europa è in crisi e deve rafforzarsi, soprattutto davanti alla crescente ostilità degli Stati Uniti. L'India è già considerata un paese favorevole all'Unione Europea, con cui ha appena firmato un accordo di libero scambio. A mio parere l'Italia dovrebbe spingere per un'intesa con il BRICS, come già aveva tentato la Francia di Macron qualche anno fa. Vedo rinascere in Europa una sorta di asse mediterraneo tra Francia, Italia e forse Spagna, mentre la Germania procede sempre più per conto proprio: un accordo più stretto tra i paesi del Mediterraneo, magari legato al corridoio IMEC tra Mediterraneo e Oceano Indiano, potrebbe rappresentare una via d'uscita non solo per l'Italia, ma per l'intera Unione Europea. VITO ERRCHETTI
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La vertenza entra nella fase decisiva dopo lo sciopero di 24 ore e il rinvio del tavolo governativo, mentre si avvicina la scadenza per il fermo degli impianti
Ex Ilva, oggi il confronto a Palazzo Chigi I sindacati: «Servono risposte concrete» L
DI VITO ERRICHETTI
o sciopero si è chiuso ieri mattina alle sette, senza proroghe. Ventiquattro ore esatte, come annunciato lunedì all'alba davanti alla portineria imprese. I blocchi erano già stati rimossi a metà giornata di lunedì, dopo che il corteo aveva attraversato la provinciale per Statte, i Tamburi, il centro, e che un gruppo di lavoratori si era seduto sull'asfalto del ponte girevole. Ieri Taranto ha ripreso a circolare normalmente. Il che non significa affatto che sia tornata la calma. Perché nel frattempo è cambiata una cosa: il tavolo a Palazzo Chigi, che nel comunicato di lunedì i sindacati collocavano per martedì e che lunedì sera ancora non risultava convocato ufficialmente, è stato fissato per oggi, mercoledì 16 settembre, alle dieci. Un giorno di slittamento. Poco, in apparenza. Ma su una vertenza dove tutto si misura in settimane che mancano alla scadenza, ventiquattro ore hanno un peso: chi era in strada lunedì ha scioperato, di fatto, con due giorni di anticipo rispetto all'incontro. Difficile dire se il rinvio sia un dettaglio organizzativo o serva a portare al tavolo
qualcosa di più definito di quanto si era visto l'8 settembre. All'uscita da quel confronto i sindacati avevano parlato di "risposte parziali". Alle dieci si capirà se questa volta il vocabolario cambia. IL CALENDARIO TECNICO DELL'IMPIANTO VA AVANTI DA SOLO C'è poi un dato che nelle cronache di questi giorni resta in secondo piano e che invece pesa più delle dichiarazioni. La scadenza fissata dalla Corte d'Appello di Milano è il 28 ottobre. Ma un altoforno non si spegne come una caldaia: per arrivare al fermo effettivo entro quella data, la sospensione progressiva degli impianti a caldo e delle cokerie deve cominciare prima. Secondo le ricostruzioni di questi giorni, potenzialmente già da oggi. Conferme ufficiali dall'amministrazione straordinaria non ce ne sono, e vale la pena dirlo con chiarezza: nessuno, al momento, ha annunciato l'inizio dello spegnimento. Però la coincidenza tra le due date — il tavolo e l'avvio possibile della fermata — è il vero nodo. I sindacati chiedono di congelare i licenziamenti per aprire una discussione. Il calendario tecnico dell'impianto, in-
tanto, va avanti da sé.Sui numeri conviene essere precisi, perché girano cifre molto diverse. Le procedure di licenziamento collettivo riguardano circa 2.500 lavoratori di 28 aziende dell'appalto: erano state avviate a inizio settembre, congelate dopo l'appello del governo dell'8 settembre — Aigi e Aepi accettarono "per senso di responsabilità" — e riattivate appena la Corte d'Appello ha respinto il ricorso di Acciaierie d'Italia. A questi 2.500 vanno aggiunti i 3.803 dipendenti diretti in cassa integrazione straordinaria dal primo marzo. La platea di "oltre 15mila lavoratori senza prospettiva" evocata dalla Fiom comprende invece tutto l'indotto allargato: trasporti, servizi, fornitori di secondo e terzo livello. È una stima, non un elenco, e come tutte le stime va maneggiata con prudenza. Resta che in una provincia dove il tasso di occupazione si aggira intorno al 40 per cento, anche solo i 2.500 sono una cifra che il territorio non riassorbe. «SE QUESTA CITTÀ VIENE LASCIATA SOLA» Le dichiarazioni di queste ore dicono molto sul fronte che si è aperto. Il sindaco Piero Bitetti, che lu-
nedì ha ricevuto una delegazione dei metalmeccanici a Palazzo di Città, ha usato parole che difficilmente si dimenticano: «Se questa città viene lasciata sola, ci sarà un problema di tenuta sociale». Per il primo cittadino la protesta di lunedì è "la prima prova di quello che proviamo a raccontare da tempo", e la richiesta che porta da settimane è una legge speciale per Taranto. Dalla Uil, il coordinatore territoriale Gennaro Oliva ha scandito che "il tempo è scaduto" e ha chiesto il ritiro immediato delle procedure. Dalla Fim, Pietro Cantoro ha posto il problema più concreto di tutti: ammortizzatori sociali straordinari ad hoc per le aziende dell'appalto che i licenziamenti li hanno già dichiarati. Che è, tradotto, la domanda a cui oggi il governo deve rispondere con una cifra e una norma, non con un principio. SULLA VENDITA NON SI È MOSSO NIENTE L'unica offerta formale resta quella del gruppo indiano Jindal; la manifestazione d'interesse della cordata italiana guarda soltanto all'area a freddo e non si è ancora trasformata in proposta. Il governo ha aperto a una partecipazione pubblica, a condi-
zione che ci sia un piano industriale solido. Ma qui la domanda si pone da sé: chi presenta un piano industriale su uno stabilimento la cui area a caldo chiude per decreto dei giudici, e su quale prodotto? E con quali tempi, se per la sola scadenza delle offerte serve un paio di mesi e il 28 ottobre è tra sei settimane?Dal governo il messaggio, finora, è stato quello di trasformare la fermata in un'occasione di rilancio: reindustrializzazione, i circa 170 ettari teoricamente liberi dell'area, un tavolo permanente sul modello terra dei fuochi. Non sono ipotesi prive di senso. Sono però ipotesi lunghe, e il problema che porta la gente in strada è cortissimo. Ad aprile un vertice al ministero del Lavoro sulla cassa integrazione si chiuse senza accordo per mancanza di copertura; a luglio un decreto ha azzerato oltre 600 milioni residui di Dri Italia. Quando oggi si valuterà l'esito del tavolo, il metro sarà quello: se accanto agli impegni compaiono le risorse.I sindacati hanno già detto che senza risposte concrete la mobilitazione riprende. Non è una minaccia difficile da credere, a Taranto. Alle dieci si vedrà.
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La Procura apre un’indagine per aggiotaggio e fake news sul titolo Lazio. La gestione Lotito si scontra con i tifosi
Caso Lazio Calcio, indagati Bisignani e 2 manager della Banca del Fucino
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DI TIZIANA M AGRÌ
erquisizioni domiciliari e informatiche, con sequestro di smartphone, tablet e PC, sono scattate contro Luigi Bisignani, editorialista e collaboratore de Il Tempo, già coinvolto in passato nelle inchieste P2 e P4; Francesco Maiolini, amministratore della Banca del Fucino e Mauro Masi, ex direttore generale Rai, oggi dirigente dello stesso gruppo bancario. Lo dispone il decreto della Procura di Roma dell’8 settembre, firmato dal pm Lorenzo Del Giudice, con l’accusa di concorso in aggiotaggio: i tre, si legge nell’atto, avrebbero agito «in concorso tra loro e con terzi…con più azioni esecutive nel medesimo disegno criminoso», diffondendo dal giugno 2024 notizie false sulla cessione della Lazio, sul suo dissesto e su un’ipotetica retrocessione volontaria per incassare 35 mi-
lioni di euro del paracadute di Lega, notizie che, spiega il decreto, sarebbero state «concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della S.S Lazio S.p.A., società quotata». Un passaggio chiave dell’atto giudiziario è l’articolo del 31 maggio che, rilanciando una falsa offerta di JP Morgan da 450 milioni di euro, indicava a Claudio Lotito proprio “Masi e Maiolini della Banca del Fucino” come referenti per l’avvio di un nuovo corso nella gestione calcistica. A rafforzare l’accusa sarebbero i tabulati telefonici, dai quali emergerebbero «non occasionali contatti» tra i tre, con telefonate insistenti e coincidenti con la pubblicazione degli articoli di Bisignani su Il Tempo del 31 maggio, 1° e 11 giugno 2026. Il decreto, che cita anche “terzi” ancora da identificare, è stato eseguito dal R.O.N.I., I Sezione del Comando Provin-
ciale dei Carabinieri di Roma. Dalla lettura del fascicolo emergerebbe un’escalation di rappresaglia mediatica contro il patron dei biancocelesti durata oltre un anno. Dal giugno 2025, sono comparsi a Roma striscioni con la scritta “Lotito libera la Lazio”, davanti a Montecitorio e alla sede di Forza Italia: il 17 luglio avrebbe ricevuto una telefonata con una minaccia di morte. A questa sono seguite email intimidatorie sul suo indirizzo istituzionale al Senato, firmate da un certo “dott. Nigro Ernesto” o inviate da un mittente riconducibile a un certo Lorenzo Silvestri, con oggetto come “Cuori infranti” o “Il tempo delle chiacchiere è finito: la Lazio merita un futuro non te”. È in questo contesto, secondo l’accusa, che si inserisce la regia degli articoli su Il Tempo e sul quotidiano online Millenovecento. LA CRISI DEI TIFOSI Alla radice del fascicolo c’è una frattura tutta interna al mondo della Lazio calcio, che precede l’inchiesta e ne resterebbe indipendente. La squadra è prima in classifica, ma lo stadio è vuoto: gli abbonamenti si sono ridotti a circa 4.500, contro i 30mila dello scorso anno; si tratterebbe del dato più basso della gestione Lotito. I tifosi precisano che non si tratta di un calo dell’entusiasmo o di un andare contro la squadra e l’allenatore Renato Gattuso, ma il bersaglio per la tifoseria è la proprietà: una parte della tifoseria percepirebbe il presidente Lotito come interessato solo al suo business; che compra e vende calcia-
tori senza mai restituire quelle performances vissute nel 2000 con lo scudetto o nell’epoca di Vieri. La protesta si esprime con l’assenza sugli spalti: il 2 luglio scorso ventimila persone hanno sfilato a Ponte Milvio dietro lo slogan “Libera la Lazio”. IL DUELLO Al malcontento dei tifosi si è affiancato un braccio di ferro tra Claudio Lotito e il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, presente al corteo di Ponte Milvio. Rocca parla di una distanza “enorme” e di una “frattura profonda”; a Radiosei si è detto «da laziale, ferito e offeso» per un presidente che risponderebbe con «motti e latinismi» invece che nel merito. Lotito ha replicato al Corriere della Sera: «I fatti testimoniano il contrario»; e al Fatto Quotidiano ha rivendicato di essere primi in classifica. Sullo sfondo potrebbe pesare anche il calcolo elettorale: la tifoseria laziale rappresenterebbe un bacino di voti rilevante per le compagini politiche, e in particolare per il centrodestra, tanto che lo stesso Rocca ha ammesso che “il tema esiste”, paventando un calo di consensi legato al malcontento dei tifosi laziali. Il duello assume così i contorni, non tanto blandi, di una frizione tra bandiere dello stesso schieramento: Francesco Rocca, presidente della Regione, è espressione del governo Meloni e di Fratelli d’Italia, mentre il patron della Lazio, Claudio Lotito, è senatore di Forza Italia, e le tensioni del pallonepotrebbero intrecciarsi con gli equilibri regionali.
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MERCOLEDÌ 16 SETTEMBRE 2026 07:00
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Anche il Tycoon con le sue dichiarazioni fa oscillare l’economia dei Paesi
Cosa c’è dietro l’aumento dei prezzi: dai conflitti internazionali al costo dell’A.I.
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DI EMANUELA CALABRESE
mercati internazionali dell'energia stanno attraversando settimane di altissima tensione, descritte dagli analisti come una vera e propria "tempesta perfetta". Il prezzo del petrolio Brent al barile, sale, e il gas europeo al TTF di Amsterdam è schizzato.L a volatilità delle quotazioni del greggio resta elevata: ieri il petrolio ha chiuso a New York con un balzo del 4,41% per il WTI, il riferimento americano, salito a 105,86 dollari al barile, mentre il Brent, benchmark internazionale, ha segnato una flessione dello 0,28%, a quota 108,45 dollari. La crisi energetica in corso è guidata da molti fattori, due dei quali legati al-
la geopolitica: Il blocco navale del Medio Oriente, snodo vitale dove normalmente transita un quinto del greggio mondiale e la chiusura dell'oleodotto EastWest, a cui parallelamente si aggiunge il fronte dell'Est Europa che continua a pesare sui prodotti raffinati. Metà delle sei principali raffinerie della Russia destinate alla produzione di diesel hanno dovuto tagliare drasticamente o interrompere la produzione a causa dei ripetuti attacchi di droni ucraini. TRUMP, LA CRISI MEDIORIENTALE E IL CONFLITTO RUSSO-UCRAINO Le dichiarazioni e le scelte politiche di Donald Trump esercitano un impatto diretto e immediato sul costo
della benzina principalmente perché influenzano la geopolitica mondiale, gli accordi commerciali e le aspettative dei mercati finanziari legati al petrolio. «L'Ucraina ha accettato di non colpire obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare lo stesso!» ha da poco scritto Trump, convinto che «l'aumento del prezzo del diesel a livello mondiale» sia stato «causato principalmente dalla guerra tra Russia e Ucraina, non dall'Iran». Trump ha ribadito che il conflitto con l'Iran terminerà subito dopo il voto di midterm e che i prezzi della benzina, scenderanno sul fronte interno. NEL VORTICE DEI PREZZI AL RIALZO, ANCHE L’IA
Il prezzo del petrolio è il costo base dell'intera economia globale, perché influenza direttamente quello dei carburanti, dei trasporti, dell'energia e la produzione di quasi tutti i beni di consumo. Le tensioni internazionali e il rapporto tra domanda e offerta muovono le quotazioni del Brent e del WTI, condizionando i mercati finanziari. Più del 90% dei trasporti globali dipende dai derivati del petrolio. Quando il greggio sale, aumentano i costi per far muovere navi, aerei e camion. Di conseguenza, qualsiasi bene (dal cibo al supermercato ai prodotti tecnologici importati) subisce un rincaro dovuto alle maggiori spese di spedizione. Ma anche l'intelligenza artificiale e il prezzo
del petrolio sono legati a doppio filo: da un lato l'IA riduce i costi di estrazione e cambia i prezzi al consumo, dall'altro la crescita dell'IA richiede una quantità enorme di energia fossile.
A Cronache il Presidente di FederPetroli delinea un quadro della situazione attuale, tra petrolio e gas
Marsiglia: «La soglia dei 120 dollari a barile non sarebbe impossibile, la Basilicata? Ha già dato abbastanza»
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l tema petrolio-carburante-gas, tiene banco ormai da tempo nel dibattito nazionale. In agosto si era parlato di una tassazione extraprofitti, poi ridotta a misure molto limitate o facoltative, a causa dei forti contrasti politici e dei dubbi sulla loro efficacia economica. Il prezzo del petrolio è influenzato da un insieme di fattori geopolitici ed economici legati alla domanda e all'offerta globale, ma non solo. In Italia la Presidente del Consiglio Meloni ha annunciato di voler aumentare la produzione nazionale di petrolio e gas, alimentando le spaccature tra favorevoli e contrari. Naturalmente la Basilicata, regione capofila nell’estrazione del greggio, fa sentire la sua voce. Per rendere più chiare le dinamiche intrinseche di un discorso che abbraccia più Paesi diversi tra loro, è tornato a parlare dalle nostre colonne Michele Marsiglia Presidente di FederPetroli Italia, la federazione di categoria del settore energetico e petrolifero. Partiamo dagli ultimi accadimenti, l’attacco all’oleodotto saudita cosa ha comportato a livello internazionale? «Da lì passano dai 4 ai 5 milioni di barili al giorno, è una linea strategica, una pipeline che i sauditi hanno utilizzato specialmente in questo momento per arginare quel-
lo che è lo stretto di Hormuz e arrivare direttamente nel bacino marino e poi far attraversare Suez, così da evitare l'oceano indiano. Colpendo però quella linea si è fatto in modo da parte iraniana e degli Houthi, quindi gli yemeniti, di dire “noi vi blocchiamo tutte le linee di comunicazione e logistiche di trasporto”, quindi adesso abbiamo due stretti chiusi, uno che è el-Mandeb e un altro che è Hormuz. In Europa, e quindi in Italia, in questo momento abbiamo problemi a far arrivare anche il Gas Naturale Liquefatto dal Mozambico, perché a noi questo GNL arrivava attraverso Suez, quindi quella parte è completamente chiusa. Vediamo dunque questa parte di penisola della parte del Golfo Persico che ha voluto dire agli Stati Uniti “sono più forte di te” e siccome gli Stati Uniti da questa parte di oceano si chiamano Europa, la cosa è ben chiara». Proprio a Cronache aveva dichiarato che l’Italia doveva guardare a soluzioni più vicine in merito alla produzione di petrolio e gas. Pochi giorni fa il messaggio della Premier sul tema. Questo cosa comporterà? «Come dice qualcuno, “tra il dire e il fare c'è di mezzo il greggio”. Il Sì, alla produzione nazionale l'abbiamo sempre sostenuto, però bisogna farlo in una maniera che
abbia molta metodologia. Mi spiego: Abbiamo una carenza di raffinazione, quindi andremo a estrarre il nostro gas e il nostro petrolio, ma dove lo andiamo a raffinare? Già qui incontriamo un controsenso. Il Presidente del Consiglio vuole nominare dei commissari che andranno nelle regioni, ma in merito a ciò abbiamo paura che questo tempo sia ancora troppo lungo per avere le autorizzazioni sulle concessioni già approvate, anche perché ci sono le elezioni in scadenza e temiamo che tutto questo possa svanire. Alla luce di ciò cosa dobbiamo augurarci, non lo sappiamo. Tante proposte sono positive, però hanno dei tempi troppo lunghi per l'emergenza che c'è in questo momento». A proposito di regioni italiane, la Basilicata è prima per estrazione di petrolio, produce circa 24 milioni di barili all’anno (3,3 milioni di tonnellate) tra i pozzi della Val d’Agri e Tempa Rossa, è oggi ancora una volta al centro del dibattito politico. Lei che ha una visione più ampia sul tema, cosa ne pensa? «Io sono un uomo del sud, quindi molte volte penso e sono convinto che il sud è vero, per lo sviluppo che ha avuto su alcune cose, è quello sempre che ne fa le spese, forse qui il meccanismo politico deve un po' cambiare. Poi io pen-
so un'altra cosa, che la Basilicata ha dato e sta dando già abbastanza. Bisogna concentrarsi anche sulle altre regioni d'Italia, dove abbiamo presentato già dei progetti, dei permessi di ricerca e dove ci sono già dei pozzi fatti che sono fermi. Adesso ci sono delle tecniche diverse anche per le prospezioni, quindi secondo me dovremmo studiare un po' tutto quello che è l'Italia, ovviamente con un massimo riguardo all'ecosostenibilità, per portare in produzione la nostra energia. E poi ovviamente investire sui nostri mari, che sono pieni di metano e che potrebbero comunque sollevare gli italiani dal costo molto alto della bolletta energetica». EMANUELA CALABRESE
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Cronache Lucane Bardi e il Ministro dell’Ambiente insieme per dire che tutto è negli accordi fatti da Dinardo
Nessun aumento dei tetti di estrazione Il Generale ha ottenuto in questi anni che si aumentassero i controlli senza modificare i tetti di estrazione In un mondo di disfattisti parolai in servizio permanente effettivo, il Governatore ancora a difesa della Basilicata
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DI MASSIMO DELLAPENNA
oi non sappiamo se Bardi e il Ministro Picchetto Frattin leggono il nostro giornale. Quello che sappiamo è che, mentre il resto dell’informazione lucana tra giornali schierati all’opposizione e blog interessati a guadagnarsi qualche secondo di visibilità, continuavano a dire che la Meloni aveva commissariato la Basilicata, che la nostra sarebbe diventata la terra delle estrazioni senza limiti, noi abbiamo iniziato semplicemente a leggere il decreto e a scoprire che non era vero nulla. Noi sappiamo che, mentre l’opposizione chiedeva la convocazione di un Consiglio Regionale urgente, la Verri pubblicava un video per raccontare che loro avrebbero difeso la Basilicata e Lacorazza descriveva una serie di perforazioni che avrebbero bucato il nostro territorio senza risparmiare né il Vulture né il Metapontino, noi continuavamo a spiegare che non è quello che prevede il decreto, che la normativa non era cambiata, che non era cambiato il titolo V della Costituzione e le competenze di Stato e Regioni. GLI ACCORDI SOTTOSCRITTI DA DINARDO E BUBBICO Proprio ieri il nostro editoriale ricordava al Partito Democratico che le estrazioni erano regolate dagli accordi che aveva sottoscritto il Governo Bubbico prima e il centrosinistra nel 2006 dopo e che, quindi, dire che non avevano portato sviluppo significava criticare proprio il centrosinistra di governo, il Dem Filippo Bubbico e tutti coloro i quali avevano scelto di usare i soldi delle estrazioni per risanare i conti della spesa corrente. Oggi ci prendiamo una piccola soddisfazione. Ci prendiamo una delle piccole soddisfazioni che riempiono la vita di noi commentatori di provincia che proviamo a portare la nostra opinione con la speranza piantandola nella dura terra dei fatti e facendole trovare riscontro nelle cose che avverranno dopo. BARDI E PICHETTO FRATIN Proprio ieri, poche ore dopo i nostri ultimi commenti e le nostre ultime analisi sono intervenuti insieme Bardi e il Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin. I due, insieme, hanno ricordato
che «le estrazioni di petrolio in Basilicata sono regolate, per la Val d’Agri, dal Protocollo d’intesa sottoscritto nel 1998 dalla Giunta Dinardo e, per Tempa Rossa, dal Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2006» aggiungendo che «i tetti massimi di estrazione previsti da tali accordi restano pienamente in vigore e vincolanti: non c’è alcuna intenzione, né da parte del Governo né della Regione Basilicata, di modificarli.» In pratica, hanno ricordato insieme il Capo del Governo Regionale e il Ministro competente per il Governo Nazionale «la produzione lucana può aumentare o diminuire in funzione delle esigenze del periodo, ma sempre e comunque nel rispetto dei limiti stabiliti dai protocolli. È quanto è avvenuto anche negli anni passati. Oggi, in una fase in cui rafforzare l’indipendenza energetica del Paese è una priorità, sia per ragioni di sicurezza sia per l’efficienza del sistema e il contenimento dei costi per famiglie e imprese, è naturale guardare anche alla piena valorizzazione delle risorse nazionali. Ma questo avverrà senza alcuna modifica dei tetti già previsti: l’estrazione resterà entro i limiti stabiliti.» Per essere chiari Governo Nazionale e Governo Regionale hanno detto che non saranno superati i limiti di estrazioni voluti da Bubbico e Dinardo e confermati da tutto il centrosinistra negli anni successivi. LA SODDISFAZIONE DI POLESE Mario Polese, leader di Italia Viva ha immediatamente espresso la propria soddisfazione per le dichiarazioni di Bardi e del Ministro che hanno comunicato che i tetti estrattivi non saranno superati perché estrazioni, sviluppo e ambiente devono andare a braccetto. Del resto, come abbiamo ricordato ieri, proprio Italia Viva con il suo assessore Mongiello, si sta impegnando seriamente per aumentare le compensazioni ambientali coinvolgendo anche le fonti rinnovabili, per migliorare i controlli ambientali e sanitari e per rendere sicure le attività estrattive. BARDI POCHE CHIACCHIERE MOLTE AZIONI Mentre la politica lucana, la sinistra, le associazioni disfattiste in servizio permanente effettivo si muovevano per sobillare l’opi-
__Pichetto Fratin e Bardi e sotto le edizioni di Cronache di sabato e di ieri Nel decreto Meloni nessun commissariamento della Basilica
ta per le estrazioni ma le opposizioni montano la polemic
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Petrolio, non hanno capito nulla e perentorio a tutte le Regioni per rispondere, Il Decreto Legge semplicemente fissa un termin nomina un commissario ad Acta per farlo no Gover il violato venga e qualora questo termin
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le Regioni deita in- ressata. Il commissario ad zioni. Tutte gia, apparirà il testo del promuove un'appos regio- acta, nello svolgim ento vono dire in tempi rapidi terlocuzione con la li o se decreto. favorevo sono se tipropedeu attività delle ne interessata al fine di aco abbiamo detto già Può leggerlo anche un non quisire le ragioni del ritar- che all'adozione dell'atto hanno un qualche motivo altre volte, lo ripe- esperto di diritto. È scritto do e ogni elemento utile sostitutivo, assicura forme per non essere favorevoli. tiamo: la Legge si in maniera semplice. Noi affinché la regione mede- adeguate di pubblici tà e Non viene obbligato il Si, oea territori viene punita l’inerzia. Il tichiama così perché si leg- proviamo a riprodurl è sima si esprima sull'inte- informazione dei in tolo V della Costituzione ge. Vale per le Leggi e va- spiegarlo . La speranza L'interlo cuzione non e dei comuni interessati sa. hanno non che quello che non viene modifica to, Decreti i le anche per sospend e il decorso del ordine ai profili tecnici, tu- semplice mente vengono alle e aventi forza di Legge co- trovato su google possano nomici socioeco senai o assegnat noi. termine me, appunto , i Decreti provare a trovarlo da enti si del primo periodo del tele ambientali del proget- obbligate le Regioni a non “Nei casi di procedim lasciare le risposte nel casLegge. to.” svol- comma.” setto. Le opposizioni in Basili- amministrativi per lo PROVIAMO A “Qualora la regione non si prodi attività di gimento delI PROFESSIONISTI parlare a cata tendono SPIEGARE colti- esprima entro il termine DELLA PAURA E le leggi senza leggerle. Sta spezione, ricerca e uri su assegnat o ai sensi del Il Decreto, in sostanza , DEL NO Regiola se accadend o per il decreto vazione di idrocarb che dice 1 e l'inerzia risul- non comma inclusi ivi a, terraferm vapolitica la credibilità è In il permeslegge sul caro energia perfo- ti idonea a compromette- ne non rilascia rato ieri dal Governo Me- quelli relativi alla rila- re il tempesti vo svolgi- so viene commiss ariata. tutto. La sinistra con querazione di pozzi, al veramente sta polemic a nutrita sul loni. o alla mento di attività di inte- Dice una cosa nella nulla dimostra di non esA suonare la carica l’inte- scio, alla proroga resse strategico nazionale different e non solo ra opposizi one politica modificazione di permes- concerne nti la sicurezz a forma ma anche nella so- sere credibile . Come abconcesdi e ricerca di si PD, Bcc, era difficile biamo detto altre volte, è compost a da one di energeti ca, la continui tà stanza. Non M5S ed affini e la sempre sioni di coltivazi la re- degli approvvigionamenti da comprendere, le oppo- esistito il tempo in cui la avuto la sinistra in Basilica ta era hanno presente CGIL. Tutti di- idrocarburi, qualora non il energetici o la tutela del- sizioni t h t t d t l cono apertam ente che la gione interessata, entro li di l d ll i i di 45 i i d ll l' ità t i B i M l i D I M A S SI M O D E L L A P E N N A
La sinistra dimentica che le estrazioni sono iniziate
con il centrosinistra
Se il Pd critica Bubbico portato benefici si stanno criticando le scelte delle forze Quando si dice che royalites e compensazioni non hanno a guidare gli ambientalisti con allarmismi infondati prova Bello, Di ando che oggi sono il PD. Lacorazza, dimentic
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gnifica criticare proprio i loro governi e il Presidente Bubbico. In realtà, per essere onesti, i priqueer avere un’idea della ed ENI fustione petrolife ra e, com- mi accordi tra Regione1998, negli rono sottoscritti nel quella di ente, plessivam di cenGoverno del anni ultimi energetica è necessario comprentrosinistra guidato da Angelo Di derla uscendo dalla retorica. era ViBubbico quale nel Nardo anafarla a Noi stiamo provando Gli accordi furono lizzando punto per punto il de- cepresidente. nel tempo con 43 creto legge del Governo Meloni poi rimodulati volute dai goe parlando di questioni di merito. Delibere di Giuntaistra che hanno Nei giorni scorsi abbiamo ricor- verni di centrosinridiscusso le dedato che chi dice che il Governo di volta in voltafondi messi a dinazionale commissaria le Regio- stinazion i dei da petrolini per le estrazioni dice sempli- sposizione dall’azien cemente il falso. Il Decreto non fera. stato un c’è che qualvolta Ogni prevede nessun commiss ariao un finanmento, non elimina la procedura problema di bilancio che Sinistra la fare, da ziamento ensemplicem molto concordata, Regione ha spote prevede che l’intesa tra Stato e ha governato la fondi dovuti per __Lacorazza e Bubbico Regioni debba svolgersi in un stato parte dei ambientale verso tempo fisso trascorso il quale e compensazionele emergenz e del dopo ulteriore sollecito , il Go- le esigenze e serio. verno ha la possibilità di nomi- momento. se vogliamo es- LE VACUE PAROLE DI LAnare un Commissario ad Acta con Non è il petrolio, CORAZZA non aver prodotto il compito di verificare le condi- sere sinceri, a oltre 20 miliardi Come sempre accade, a sinistra sviluppo poiché zioni dell’intesa. D I M A S SI M O D E L L A P E N N A
nione pubblica con un allarmismo ingiustificato quasi che fosse pronta l’espropriazione della Basilicata, Bardi si muoveva senza parlare. Gli altri facevano casino, lui cercava certezze. Gli altri parlavano di leggi senza leggerle, lui andava a dialogare con il Governo.
sono regolati dalla Costituzione in materia concorrente, cosa deve chiarire Bardi e in che modo la Meloni avrebbe mancato di ri-
Il risultato finale è che il Generale in questi anni di governo ha ottenuto aumenti dei controlli, maggiori compensazioni ambientali e ora anche la certezza che le chiacchiere dei distruttori sono soltanto chiacchiere. Forse è il caso di dire che è stato veramente un gigante.
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Estrarre più petrolio in Basilicata non risolverà il deficit energetico italiano: la vera sfida è diversificare
«Quali energie per il nostro futuro?»
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DI MAURIZIO BOLOGNETTI*
na domanda sorge spontanea: in che modo un incremento del greggio estratto dall'Eni e dalla Total in Basilicata dovrebbe contribuire a ridurre il nostro deficit energetico? Tra l'altro non tutti sanno che una parte di quel greggio viene venduta alla Ger-
mania e alla Spagna. L'Eni opera sul mercato internazionale come qualsiasi altra compagnia del mondo. Nel 2025 l'Eni, la Total, ecc. hanno estratto in Val d'Agri e a Tempa Rossa 20.716.669 barili di greggio. Tanto per farvi capire la dimensione del petrolio estratto in Basilicata, ri-
porto la classifica 2025 dei principali produttori di greggio a livello mondiale: - Stati Uniti: 13,59 milioni di barili al giorno - Arabia Saudita: 9,33 milioni di barili al giorno - Russia: 9,11 milioni di barili al giorno - Canada: circa 5,3 milioni di barili al giorno - Iraq: 4,33 milioni di barili al giorno - Cina: circa 4,3 milioni di barili al giorno - Brasile: 3,8 milioni di barili al giorno - Iran: 3,38 milioni di barili al giorno - Emirati Arabi Uniti: 3,36 milioni di barili al giorno. L'Italia ha consumato 352 milioni di barili di greggio nel 2025. Le risorse stimate presenti nel nostro sottosuolo ammontano a 578 milioni di barili, utili a coprire integralmente il nostro fabbisogno di greggio per dieci anni, a patto che si riducano a groviera alcune regioni del Mezzo-
Spero di sì. Ribadito per l'ennesima volta che non ho pregiudizi nei confronti di qualsiasi tipo di energia, ma pongo sempre e solo una questione costi-benefici, chiedo: alla luce dei dati forniti ha un senso incrementare ulteriormente le attività estrattive in zone ricche di preziose riserve idriche? A mio avviso trattasi di scelta insensata. La strada da perseguire è quella di un ritorno al nucleare, accompagnato da energie pulite, anche se del greggio non potremo farne a meno ancora per molti anni. Sia chiaro, un green senza speculazioni. I pannelli fotovoltaici in Italia vanno messi quasi esclusivamente su edifici pubblici e privati e lo Stato dovrebbe incentivarne l'installazione. Per il resto confidiamo nelle energie a venire, tipo la fusione. *SEGRETARIO DEI RADICALI LUCANI
giorno ad iniziare dalla Basilicata, dove son presenti una parte consistente delle sopra citate riserve. Le nostre riserve stimate, però, impallidiscono di fronte alle riserve di Venezuela (303 miliardi di barili), Arabia Saudita (oltre i 232 miliardi di Barili) e Iran che, da buon terzo, vanta riserve per 208 miliardi e 600 milioni di barili. Le nostre riserve, le riserve dell'Italia, ci collocano al 47° posto nel mondo e i barili attualmente estratti in Italia in un anno equivalgono a quelli estratti negli Usa in poco più di un giorno e mezzo. Sia chiaro, quantità di barili estratti in un anno e riserve non coincidono. Esempio: nel 2025 gli Usa sono stati il primo produttore di greggio a livello mondiale con 13,56 milioni di barili, ma in quanto a riserve energetiche gli States si collocano all'ottavo posto nel mondo. Vi è chiara la dimensione?
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Pepe: «Mettiamo in comunicazione le nostre riserve idriche e superiamo gli ostacoli che per decenni hanno fermato il collegamento»
Acerenza-Genzano, riparte l’adduttore
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opo oltre trent’anni dalla sua realizzazione, prende il via l’entrata in esercizio dell’adduttore che collega la diga di Acerenza a quella di Genzano di Lucania. Questa mattina sono state avviate le operazioni tecniche per il collaudo dei primi 6,5 chilometri dell’infrastruttura, dalla diga fino alla valvola esistente a circa 500 metri a valle dell’intervento di ripristino della condotta danneggiata da una frana.«Il sistema idrico lucano, per essere efficiente, deve essere interconnesso. Quindi restituiamo alla comunità un’infrastruttura realizzata più di trent’anni fa e che, di fatto, non aveva mai potuto svolgere la funzione per la quale era stata costruita», commenta il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture della Regione Basilicata, con delega alle Reti idriche, Pasquale Pepe. «Con i 9 milioni di euro destinati al ripristino di questo tratto abbiamo superato uno dei principali ostacoli che per decenni hanno impedito il collegamento tra Acerenza e Genzano. Oggi non parliamo più di un’opera ferma o di un progetto da recuperare, ma di un adduttore che comincia il percorso verso la piena entrata in esercizio». Alle operazioni hanno
partecipato, insieme a Pepe, il direttore generale alle Infrastrutture della Regione Basilicata, Nino Altomonte, il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, Vera Corbelli, e i dirigenti tecnici dell’Autorità Giuseppe Maria Grimaldi e Pasquale Coccaro.Realizzato tra il 1989 e il 1995, l’adduttore Acerenza-Genzano sviluppa una lunghezza complessiva di circa 16 chilometri. Il primo tratto, lungo circa 11 chilometri e con diametro di 2,5 metri, è costituito da condotte pensili in acciaio e condotte interrate in calcestruzzo armato precompresso. Il secondo è una galleria in calcestruzzo armato, con diametro tra i 2 e i 2,5 metri, lunga circa 5 chilometri.L’infrastruttura
non era mai entrata in funzione a causa di una frana che aveva compromesso l’allineamento e la funzionalità della condotta. Gli interventi sul tratto interessato dallo smottamento, avviati nel maggio 2025 e conclusi nel giugno 2026 a cura del Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, hanno richiesto un investimento di 9 milioni di euro.Le operazioni avviate oggi riguardano i primi 6,5 chilometri. Per la piena funzionalità dell’intero collegamento dovranno essere completati gli interventi di ripristino della galleria verso Genzano, interessata da lavori su un settore di circa due chilometri deteriorato nel tempo. L’intervento, anch’esso a cura del Segretario Generale del-
l’Autorità di Bacino, è finanziato con ulteriori 11,5 milioni di euro e la conclusione è prevista entro la fine di novembre. L’investimento complessivo sui due interventi, con fondi PNRR, ammonta a 20,5 milioni di euro.Il collegamento Acerenza-Genzano rappresenta una componente dello schema idrico Basento-Bradano, concepito per trasferire le acque del Basento verso la diga di Acerenza attraverso la traversa di Trivigno e, mediante l’adduttore in corso di ripristino, verso l’invaso di Genzano. Da qui la risorsa può proseguire verso il Distretto G, comprensorio irriguo dell’Alto Bradano.«Il valore di quest’opera va oltre i sedici chilometri di adduttore che stiamo recuperando – conclude Pepe – perché il tema
decisivo è mettere in comunicazione le nostre riserve idriche. La Basilicata non può affrontare le fasi di scarsità contando soltanto sull’acqua presente, in un determinato momento, in un singolo invaso. Dobbiamo avere una rete capace di trasferire la risorsa dove serve e di conservarla quando è disponibile. Acerenza e Genzano possono diventare due elementi di un sistema più ampio, a servizio innanzitutto dell’agricoltura dell’Alto Bradano e, in prospettiva, anche della sicurezza idropotabile. Dopo decenni trascorsi a parlare del completamento dello schema Basento-Bradano, stiamo ricostruendo uno dopo l’altro i collegamenti necessari perché possa finalmente funzionare come un sistema».
Sono 9,7 i milioni disponibili per il contributo regionale, con le erogazioni previste tra il 2027 e il 2029 secondo l’ordine delle istanze
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Prima casa, Pepe: «Sostegno alle famiglie» l via le comunicazioni ai beneficiari del contributo regionale per l’acquisto della prima casa. La misura potrà contare su 9,7 milioni di euro nel triennio 2027-2029, con la graduatoria definitiva delle domande ammissibili prorogata fino al 27 dicembre 2029.Le risorse saranno distribuite in 2,7 milioni di euro nel 2027, 4 milioni nel 2028 e 3 milioni nel 2029. La copertura finanziaria deriva dall’Atto integrativo all’Accordo per la Coesione FSC, approvato dal CIPESS e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 24 luglio scorso. Alla Basilicata sono state assegnate risorse del Fondo di rotazione previsto dalla legge 183 del 1987.«La casa è uno degli elementi che incidono maggiormente sulla scelta di una famiglia di restare e costruire il proprio futuro in Basilicata. Con queste risorse sosteniamo chi ha deciso di investire qui il proprio progetto di vita. È anche attraverso politiche di questo tipo che possiamo rafforzare il legame tra le persone e il nostro territorio», sottolinea il vicepresidente e assesso-
re regionale alle Infrastrutture Pasquale Pepe.La graduatoria definitiva delle domande ammissibili era stata approvata nel dicembre 2022 e riapprovata nel febbraio 2023. La validità è stata successivamente prorogata con la Delibera di Giunta Regionale n. 833 del 22 dicembre 2025. A beneficiare del contributo saranno i soggetti che, verificati i requisiti e i dati dichiarati nella domanda e sulla base dei punteggi attribuiti secondo l’Avviso, risultano utilmente collocati in graduatoria con un’istanza ammissibile e finanziabile.Per i beneficiari ora scattano le procedure. Entro dieci giorni dalla ricezione della comunicazione, dovranno trasmettere tramite Pec la lettera di accettazione del contributo, firmata digitalmente. Il mancato rispetto del termine comporterà la perdita del beneficio. Dall’invio dell’accettazione decorreranno quindi sei mesi per procedere all’acquisto dell’immobile, che dovrà rispettare i requisiti stabiliti dall’Avviso.Una volta ricevuta la lettera di accettazione, l’Ufficio re-
gionale trasmetterà il modello per la domanda di rimborso. La documentazione dovrà essere restituita tramite Pec entro trenta giorni dalla scadenza dei sei mesi previsti per l’acquisto, insieme agli allegati richiesti. L’erogazione del contributo avverrà nel 2027, 2028 e 2029, sulla base degli stanziamenti programmati e secondo l’ordine di arrivo delle istanze di rimborso. Per Pepe, il provvedimento rappresenta soprattutto un sostegno alla possibilità di costruire il proprio futuro in Basilicata. «Dietro una graduatoria ci sono persone, coppie e famiglie che aspettano di poter compiere una scelta importante. L’obiettivo non è soltanto agevolare l’acquisto di un’abitazione, ma creare condizioni che aiutino le persone a restare, mettere radici e progettare il proprio futuro in Basilicata».Il vicepresidente rivendica quindi il lavoro svolto negli ultimi mesi per arrivare allo sblocco delle risorse. «Abbiamo lavorato con dedizione e in silenzio in questi mesi per mettere a posto tutti i tasselli di un procedimento molto com-
plesso», spiega Pepe, ricordando il percorso seguito dalla proroga della graduatoria alla rimodulazione del disciplinare, fino all’approvazione nazionale del fondo di rotazione e agli ultimi adempimenti regionali. Un percorso che, sottolinea, ha richiesto il coinvolgimento di diversi ministeri e uffici dello Stato e che si è concluso con gli adempimenti interni alla Regione. «E ora possiamo dire di avercela fatta. Felice per le lucane e i lucani che ne trarranno beneficio», conclude Pepe.
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Al convegno promosso a Brienza si chiede di estendere le regole del PNRR per trasformare la regione in uno snodo strategico del Sud
Cantieri veloci e opere strategiche: la sfida di Confindustria Basilicata
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rogrammazione, qualità delle opere, riduzione dei tempi di realizzazione e monitoraggio dei risultati: da Brienza Confindustria Basilicata rilancia la sfida dello sviluppo infrastrutturale lucano come premessa indispensabile per la competitività del sistema produttivo e l’attrattività dei territori. «Infrastrutture per crescere, infrastrutture per restare» è il titolo scelto per l’iniziativa che ha analizzato le ricadute economiche e sociodemografiche di una regione in cui le distanze dai mercati di forniture e di sbocco, i costi della logistica e lo spopolamento rappresentano ancora grandi limiti allo sviluppo.Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Brienza, Raffaele Collazzo, l’introduzione del vicepresidente di Confindustria Basilicata con delega alle In-
frastrutture, Michele Margherita, ha evidenziato come le infrastrutture non significano soltanto collegamenti, ma anche competitività, accessibilità e attrazione degli investimenti.Per il presidente di Confindustria Basilicata, Francesco D’Alema, la Basilicata deve essere messa nelle condizioni di assolvere al proprio ruolo di «regione cerniera» tra territori, mercati e direttrici strategiche, vocazione naturale data dalla sua posizione geografica centrale nel Mezzogiorno e da ponte tra economie, culture e territori differenti. Si tratta di una questione di giustizia sociale, oltre che economica. Molto si sta facendo grazie all’azione dell’Assessorato alle Infrastrutture della Regione Basilicata improntata al pragmatismo e alla concretezza, anche se il
gap accumulato in tanti decenni rimane profondo. Il presidente ha indicato alcuni interventi prioritari per fare in modo che i collegamenti da e verso le aree produttive diventino veri e propri corridoi industriali attraverso un percorso strutturato fondato su programmazione, attuazione e monitoraggio.Per il vicepresidente nazionale con delega alla Certezza del diritto, Francesco Somma, il vero nodo rimane la riduzione dei tempi di realizzazione delle opere. Occorre investire sulla qualità della regolazione: meno norme, più chiare e stabili, superando la stratificazione normativa. Il ricorso, se e quando necessario, a commissari per le opere non deve scandalizzare, se serve a realizzare le infrastrutture, ridurre i divari e recuperare i ritardi nella sfida per lo sviluppo. Per
Somma bisogna estendere il metodo PNRR — tempi certi, obiettivi misurabili e responsabilità definite — e il modello vincente delle ZES, basato su procedure più semplici per favorire gli investimenti.Nel corso del confronto, particolare attenzione è stata dedicata alle prospettive della regione e alla necessità di rafforzare la collaborazione tra i diversi livelli istituzionali.Pasquale Pepe, vicepresidente della Giunta regionale e assessore alle Infrastrutture della Regione Basilicata, ha fornito un quadro aggiornato sulle principali opere infrastrutturali in fase di progettazione e di realizzazione, illustrando il lavoro che l’amministrazione regionale sta portando avanti per il potenziamento delle reti strategiche del territorio.Tullio Ferrante, sottosegretario di Stato al
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha contribuito al confronto sulle condizioni necessarie per accelerare la realizzazione delle opere, ridurre i ritardi e rafforzare la capacità del sistema di trasformare la programmazione in interventi concreti. In particolare, ha ribadito l’importanza che il PNRR diventi un modello di programmazione, progettazione e realizzazione degli interventi con il rispetto del cronoprogramma e del monitoraggio dei relativi costi.Al termine dei lavori, piazza Unità d’Italia ha ospitato lo spettacolo «Il teatro salva la vita» di Stefano De Majo: una pièce multisensoriale pensata per sensibilizzare, attraverso l’espressione artistica, sull’importanza della prevenzione e del contrasto agli incidenti sul lavoro attraverso la cultura della sicurezza.
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Il sottosegretario Ferrante illustra a Brienza il piano per la Basilicata: «980 milioni alla viabilità e cinque miliardi ai collegamenti ferroviari»
Strade, ferrovie e reti più moderne Il Mit accelera sul rilancio lucano BRIENZA. Un piano di investimenti che coinvolge strade, collegamenti ferroviari e risorse idriche, con l’obiettivo di ridurre l’isolamento della Basilicata e creare nuove opportunità per imprese e cittadini. A illustrarne dimensioni e priorità è stato il sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Tullio Ferrante, intervenuto a Brienza al convegno “Infrastrutture per crescere, infrastrutture per restare”, promosso da Confindustria Basilicata. «Le infrastrutture non sono soltanto cantieri e opere da realizzare: rappresentano una possibilità concreta di crescita per le imprese, di mobilità per le persone e di futuro per i territori», ha affermato l’esponente di Forza Italia. Per Ferrante, rendere la regione più accessibile e attrattiva significa intervenire contemporaneamente sulla qualità della rete interna e sulle connessioni con i principali assi del Paese. Sul versante stradale sono previsti 980 milioni di eu-
ro per la manutenzione programmata della rete, dei quali 702 milioni risultano già finanziati. Altri 289 milioni sono destinati a nuove opere, già avviate oppure ancora in fase di progettazione, ma dotate di copertura finanziaria. Risorse che, secondo il sottosegretario, si tradurranno in cantieri, occupazione e spostamenti più efficienti. Tra gli interventi indicati figurano quelli destinati a rafforzare alcune delle arterie fondamentali per la mobilità regionale: la strada statale 407 Basentana,
la strada statale 658 Potenza-Melfi e il raccordo autostradale SicignanoPotenza. Collegamenti decisivi tanto per gli spostamenti quotidiani quanto per la capacità delle aziende di raggiungere mercati, aree produttive e snodi logistici. Ancora più consistente il programma relativo al trasporto su rotaia. Gli investimenti previsti ammontano a circa cinque miliardi di euro, dei quali 2,3 miliardi già finanziati. Il quadro comprende la direttrice Battipaglia-Potenza-Metaponto-Taranto, il
potenziamento della linea Potenza-Foggia e la realizzazione della nuova tratta Ferrandina-Matera La Martella. Quest’ultima opera è chiamata a porre fine all’assenza di Matera dalla rete ferroviaria nazionale, offrendo alla città dei Sassi un collegamento atteso da decenni. Il miglioramento delle linee dovrà inoltre rendere più agevoli gli spostamenti dei residenti, sostenere i flussi turistici e aumentare la competitività del sistema produttivo regionale. Una quota rilevante degli interventi è collegata al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ferrante ha riferito che in Basilicata sono previsti 3,5 miliardi di euro per progetti sostenuti anche dalle risorse del Piano. Di questa somma, circa 1,9 miliardi gravano direttamente sul Pnrr, confermando il peso della regione nella programmazione infrastrutturale nazionale. Il piano interessa anche il settore idrico, considerato essenziale per l’agricoltura, l’industria e la tenuta
economica del territorio. Risultano già conclusi o collaudati lavori per oltre 177 milioni di euro. A questi si aggiungono circa 114 milioni destinati al ripristino della diga Abate Alonia, intervento per il quale deve ancora essere sottoscritta la convenzione attuativa. Ora la sfida è trasformare gli stanziamenti in opere utilizzabili, rispettando tempi e cronoprogrammi e assicurando ricadute concrete sulla sicurezza della mobilità e sullo sviluppo delle aree interne. «Questa mole di investimenti dimostra che la Basilicata è al centro di una strategia infrastrutturale che può consentire finalmente di colmare i divari, rafforzare la competitività e sprigionare tutte le potenzialità del territorio», ha concluso Ferrante. La sfida indicata a Brienza è legare la realizzazione delle opere alla possibilità di lavorare, fare impresa e continuare a vivere in regione, contrastando lo spopolamento attraverso servizi e connessioni più efficienti.
De Grazia sollecita il monitoraggio dei 101 interventi finanziati in Basilicata e un tavolo permanente per programmare il dopo Pnrr
Scuole, la Confsal: «Solo il 35,6% dei lavori chiusi» POTENZA. In Basilicata soltanto il 35,6 per cento degli interventi di edilizia scolastica riconducibili al Pnrr risulta concluso. Un dato che spinge la Confsal a chiedere garanzie sul completamento delle opere e l’avvio immediato di una strategia per assicurare continuità agli investimenti pubblici anche dopo il 2026. A sollevare la questione è Gerardo de Grazia, che individua tre temi strettamente collegati: sicurezza degli edifici scolastici, transizione energetica e programmazione della fase successiva al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Secondo il sindacato, la fine della stagione straordinaria dei finanziamenti non può interrompere i cantieri né lasciare incompiuti gli interventi avviati. I dati di Ecosistema Scuola di Legambiente mostrano che il 31,7 per cento degli edifici italiani necessita di lavori urgenti. Nel Mezzogiorno la quota raggiunge il 45,2 per cento. Criticità emergono anche nell’attuazione nazionale del Pnrr: sui 206 progetti per nuove
scuole soltanto quattro risultano conclusi, mentre il livello di realizzazione si ferma al 18,1 per cento per gli asili nido e al 28,6 per cento per le mense. «Non basta mettere a disposizione le risorse, bisogna riuscire a trasformarle nei tempi previsti in opere concrete», afferma de Grazia. «I nostri studenti e il personale scolastico non possono aspettare i tempi della burocrazia». In base alla banca dati Gies di Indire, gli interventi lucani sono 101, per un finanziamento complessivo di circa 56 milioni di euro. Le opere concluse sono 36, mentre 65, pari al 64,4 per cento, non risultano ancora classificate come terminate. La Confsal sollecita quindi un monitoraggio Comune per Comune, indicando per ogni progetto importo, avanzamento, previsione di chiusura ed eventuali ostacoli. «Vogliamo sapere quali Comuni hanno terminato i lavori, quali cantieri sono ancora aperti e quali interventi necessitano di un’accelerazione», sottolinea de Grazia, chiedendo piena trasparenza nel-
l’impiego delle risorse pubbliche. Per la Confsal, la Basilicata deve partecipare alla transizione energetica ottenendo, accanto alla produzione di energia, infrastrutture, lavoro qualificato e sviluppo locale. Anche la riqualificazione delle scuole può contribuire al processo, migliorando gli ambienti, riducendo i consumi e rendendo più efficiente l’impiego dei fondi. La proposta è istituire un tavolo
permanente con istituzioni, parti sociali e sistema produttivo, dedicato a edilizia scolastica, energia, reti idriche, industria, formazione e occupazione. «Il Pnrr non deve essere una parentesi destinata a chiudersi con il 2026», conclude de Grazia. «Deve essere il ponte verso una nuova stagione di investimenti. La Basilicata deve arrivare al 2027 con una strategia chiara».
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Gentile (Dirigente nazionale e regionale di Confartigianato): «Cresce la domanda ma il mismatch resta un’emergenza»
Lavoro, in Regione boom di assunzioni programmate a settembre: più 14,9%
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ono 565 mila le entrate programmate dalle imprese italiane nel mese di settembre 2026 e circa 1,5 milioni quelle previste complessivamente nel trimestre settembre-novembre. Ma è la Basilicata a distinguersi per il forte incremento della domanda di lavoro: a settembre le entrate programmate dalle imprese lucane crescono del 14,9% rispetto allo stesso mese del 2025, il dato più alto tra tutte le regioni italiane. A rilevarlo è il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un dato che, secondo Rosa Gentile, dirigente nazionale e regionale di Confartigianato, conferma una dinamica positiva ma mette contemporaneamente in evidenza le difficoltà strutturali del mercato del lavoro lucano. «L’aumento del 14,9 per cento delle entrate programmate in Basilicata – sottolinea Gentile – è un segnale importante perché testimonia che le imprese continuano ad avere bisogno di personale e che esiste una domanda di lavoro concreta. Ma proprio questo dato deve spingerci a guardare con maggiore attenzione al problema del mismatch: le imprese cercano lavoratori e, nello stesso tempo, fanno fatica a trovarli». A livello nazionale, infatti, la domanda di personale resta elevata ma leggermente inferiore rispetto a un anno fa, con una riduzione dello 0,6%. I servizi concentrano il 65,6% delle entrate programmate, l’in-
dustria, comprese le costruzioni, il 26,5%, mentre il settore primario rappresenta il 7,9%. Il problema più evidente resta quello della difficoltà di reperimento. A settembre le imprese italiane segnalano difficoltà nel trovare il 44,1% dei lavoratori ricercati, soprattutto per la mancanza di candidati e, in misura minore, per una preparazione non adeguata. «Il 44 per cento di difficoltà di reperimento – evidenzia Gentile – non è più un dato che può essere considerato fisiologico. È il segnale di una distanza che continua ad allargarsi tra domanda e offerta di lavoro. Servono quindi politiche formative più strettamente collegate alle esigenze delle imprese, un rafforzamento dell’orientamento e strumenti capaci di accompagnare i giovani verso le professioni che realmente stanno crescendo». Tra gli altri elementi che destano preoccupazione c’è la ridotta presenza femminile nelle nuove entrate: appena il 17,1% della domanda riguarda personale femminile. «È un altro dato sul quale occorre intervenire – afferma la dirigente di Confartigianato – perché non possiamo parlare di crescita del mercato del lavoro senza affrontare il tema della partecipazione delle donne. Anche in Basilicata bisogna creare condizioni più favorevoli per l’ingresso e la permanenza delle donne nel lavoro». Sul fronte della stabilità, il 22% delle entrate programmate sarà destinato a contratti a tempo indeterminato o di appren-
distato. «La quota di lavoro stabile resta ancora insufficiente – commenta Gentile – e in particolare in Basilicata dobbiamo rafforzare il ricorso all’apprendistato, che continua a essere utilizzato meno di quanto potrebbe. È uno strumento fondamentale per consentire alle imprese di formare direttamente i giovani e accompagnarli verso una professionalità qualificata». LE PROFESSIONI PIÙ RICHIESTE A settembre le imprese prevedono 177 mila ingressi tra impiegati, professioni commerciali e servizi, pari al 31,4% della domanda complessiva. Seguono gli operai specializzati, i conduttori di impianti e macchine con 163 mila entrate, il 28,8%, e dirigenti, specialisti e tecnici con 120 mila ingressi, pari al 21,3%. La professione più richiesta è quella degli esercenti e addetti alle attività di ristorazione, con 66.790 entrate, l’11,8% del totale. Seguono gli addetti alle vendite (41.300), il personale non qualificato nei servizi di pulizia (34.820), il personale non qualificato per lo spostamento e la consegna delle merci e i conduttori di veicoli a motore (29.180). Tra le professioni che registrano i maggiori incrementi rispetto allo scorso anno emergono, tra dirigenti, specialisti e tecnici, i tecnici di apparecchiature ottiche e audio-video, gli specialisti dell’educazione e della formazione e gli ingegneri. Tra impiegati, commercio e servizi crescono gli addetti al-
le macchine d’ufficio, gli esercenti delle vendite e le professioni qualificate nei servizi ricreativi e culturali. Tra operai specializzati e conduttori di impianti e macchine aumentano soprattutto le richieste per conduttori di veicoli a motore, operatori di macchine per il movimento terra e lavoratori addetti a macchine automatiche e semiautomatiche per la lavorazione dei metalli e dei prodotti minerali. IL PARADOSSO: PIÙ POSTI, MA POCHI CANDIDATI Il paradosso del mercato del lavoro emerge con particolare evidenza proprio nelle professioni maggiormente richieste. Le difficoltà di reperimento arrivano al 90,9% per gli esercenti delle vendite, al 72,6% per le professioni qualificate nei servizi ricreativi e culturali, mentre tra dirigenti, specialisti e tecnici raggiungono il 73,3% per gli specialisti nelle scienze della vita, il 67,3% per direttori e dirigenti generali di aziende e il 63,5% per i tecnici in campo ingegneristico. «I numeri raccontano un mer-
cato del lavoro che non è fermo – conclude Gentile – ma che sta cambiando rapidamente. La Basilicata registra una crescita della domanda tra le più significative d’Italia e questo va sostenuto. Ma per trasformare le entrate programmate in occupazione effettiva bisogna agire sul versante delle competenze, della formazione e dell’incontro tra imprese e lavoratori. Altrimenti rischiamo di avere contemporaneamente imprese che cercano personale e persone che non riescono a trovare un’occupazione. È un paradosso che la Basilicata non può permettersi». Per Confartigianato, dunque, il +14,9% delle entrate programmate rappresenta un’opportunità da non disperdere: la crescita della domanda di lavoro può diventare un elemento di rafforzamento dell’economia regionale solo se accompagnata da un sistema capace di ridurre il mismatch, aumentare la partecipazione femminile e favorire soprattutto l’ingresso dei giovani attraverso percorsi formativi e contratti di apprendistato.
Pace (Vicecommissario regionale di Azione): «Partire per formarsi non è un problema, la vera sfida è far tornare le competenze in Basilicata»
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Giovani del Sud, a Potenza l’incontro “Restare, partire, tornare”
l futuro dei giovani del Mezzogiorno non può essere affrontato soltanto nella prospettiva dello spopolamento e della necessità di trattenerli sul territorio. È uno dei temi affrontati a Potenza nel corso dell’incontro “Restare, partire, tornare”, promosso dall’associazione universitaria Next all’Università degli Studi della Basilicata, che ha messo a confronto studenti, mondo accademico e rappresentanti della politica regionale. Nel corso del confronto, Aurelio Pace, vicecommissario regionale di Azione Basilicata, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di considerare la mobilità dei giovani anche come un’opportunità di crescita
e formazione, legandola alla capacità della Basilicata di attrarre competenze e di rafforzare il proprio ruolo nello spazio mediterraneo. «Partire per formarsi non deve essere considerato un problema. Un giovane deve poter conoscere il mondo, fare esperienze diverse e acquisire competenze. La vera sfida è creare le condizioni perché quel patrimonio possa poi tornare a essere una risorsa per la Basilicata». Per Pace, il punto di partenza è la qualità della formazione. «I giovani oggi si misurano con un mercato del lavoro che non ha più confini territoriali e con trasformazioni profonde determinate dal digitale e dall’intelligenza artificia-
le. Dobbiamo quindi metterli nelle condizioni di competere nel mondo, attraverso una formazione all’altezza delle sfide che abbiamo davanti».
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Entra Antonio Vigilante, esce Mario Altieri
Le porte girevoli di Futuro Nazionale Ad oggi i Vannacciani in Basilicata sembrano condurre un taxi sul quale scendere e salire secondo le convenienze. Un partito che vuole essere nuovo dovrebbe avere più attenzione nell’evitare i riciclati
POTENZA. Continuano le porte girevoli in entrata e in uscita in Futuro Nazionale di Basilicata. Un partito che riesce ad unire la retorica della militanza con il cinismo del carrierismo mordi e fuggi, quasi che fosse un trampolino da usare. Come abbiamo già detto, del resto, questo reducismo della prima ora per un partito fondato poche settimane fa è alquanto surreale. Almeno nei partiti storici fanno i reduci coloro i quali hanno fatto
qualche decennio di militanza, rischiato qualcosa e combattuto per lungo tempo e non quelli che hanno fatto una scelta qualche settimana fa. Nei tempi dei social, però, la memoria tende ad essere a breve tempo. Noi ci riserviamo il compito di allungarla per quanto possibile con la sola forza della nostra scrittura. VIGILANTE ENTRA IN FUTURO NAZIONALE Con un video nel quale racconta la sua scelta co-
me un piccolo passo per l’uomo ma un grande passo per l’umanità, Antonio Vigilante consigliere comunale di Potenza, annuncia che lascia Fratelli d’Italia e passa con Futuro Nazionale. Una scelta che lui fonda, come sempre, con la militanza, il coraggio, l’onore e tutta la retorica alla quale ci hanno abituato le formazioni di destra ad ogni passaggio da una parte all’altra. Ci permettiamo soltanto di ricordare al consigliere neo vannacciano che passare da un partito occidentalista di formazione post missina ad un partito filo russo che nasce da una destra che si nutre di retorica non è proprio “stare dalla stessa parte” a meno che non sia proprio chiarissimo da che parte si sta. La foto di rito di Curatella, Pappalardo e Vigilante che annuncia il passaggio chiude il cerchio di una ricollocazione di chi ha trovato l’ultimo taxi utile per provare a salire di qualche gradino. Ricordiamo che Vigilante, dopo aver sostenuto per anni Gianni Rosa, alle ultime elezioni sostenne
Carmine Cicala di cui era diventato un consulente in Giunta Regionale e che aveva lasciato il ruolo di capogruppo al Comune proprio quando aveva riscontrato che il favore non era stato ricambiato nel momento della sua candidatura in Provincia. Ora aspettiamo una nuova collocazione cercando di capire cosa faranno i suoi amici vecchi e nuovi rimasti nel partito di Giorgia Meloni. MARIO ALTIERI ESCE Se Vigilante entra, Altieri esce e si porta con lui l’intero comitato costituente di Scanzano Jonico. Da gran signore Altieri non ne da notizia alla stampa, non manda nelle redazioni la sua nota e non da spiegazioni polemiche. Quello che, però, noi sappiamo per certo è che anche in questo caso le divergenze sono proprio con Giulio Curatella e con il suo modo “dittatoriale” e non partecipativo di immaginare la leadership. Una modalità che sta logorando i comitati costituenti in giro per la Basilicata, allontanando le persone che vi erano entrate
creando un clima di assoluta difficoltà politica ed operativa. LE PORTE GIREVOLI Noi sappiamo per certo che altri esponenti del centrodestra che non hanno trovato una collocazione ritenuta idonea in Forza Italia, Lega e FDI stanno provando a bussare alle porte del Generale Vannacci. Sappiamo anche che, per adesso, sono stati messi in stand-by. Siamo certi che in molti stanno cercando di capire cosa fare. Certo è che per un partito che dice di essere la novità continuare ad imbarcare persone con esperienza politica decennale in altre formazioni e diventare il partito delle porte girevoli non è un bell’esempio. Si può parlare tanto di militanza ma fare entrare ed uscire persone non è una cosa da valutare positivamente anche perché l’unico risultato che si rischia di ottenere è quello di indebolire il centrodestra e rafforzare la sinistra. Ma, probabilmente, per chi tifa per Putin non è necessariamente un male. MASSIMO DELLAPENNA
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Ritorna la trasmissione di punta di Cronache Tv, con approfondimenti sull’attualità del territorio lucano
Forza Italia e Futuro Nazionale a confronto nella nuova puntata di “Oltre il Giardino”
È
DI ANNA TAMMARIELLO
ripartita con la quinta edizione “Oltre il Giardino”, la trasmissione di Cronache TV dedicata all’attualità del territorio lucano. A condurre la trasmissione il giornalista Paride Leporace. Al centro della prima parte della nuova puntata un confronto tra Forza Italia e Futuro Nazionale, rap- _ Giulio Curatella presentati da Simone Pierro, segretario regionale dei giovani di FI, e Giulio Curatella , responsabile regionale di FN. Pierro ha raccontato la partecipazione di oltre 30 giovani lucani ad Azzurra Libertà, la festa nazionale di Forza Italia Giovani, sottolineando come il movimento abbia superato le 60mila tessere e sia, secondo quanto riferito, «il movimento giovanile più numeroso e più atti- _ Gaetano Fierro vo in Italia».Sabato 21 settembre, a Potenza, il primo fino ad oggi non va assolu- riguarda anche l’egemonia congresso regionale di FI tamente bene».Pierro ha in- culturale e la tendenza deleleggerà i nuovi vertici.Cu- vece difeso la collocazione la politica a esercitare un ratella ha spiegato invece europeista e atlantista di controllo sui settori cultula scelta di Futuro Nazio- Forza Italia, criticando le rali. Richiamando l’espenale di non creare un mo- posizioni di Futuro Nazio- rienza della Democrazia vimento giovanile separa- nale sulla Russia: «È inac- Cristiana e di Andreotti, to: «I giovani sono all’in- cettabile poter pensare di sottolinea che allora «si soterno del partito». A Po- pagare meno il petrolio con steneva il pluralismo, si sotenza è stato inoltre costi- il rischio di vedere messi steneva il libero confrontuito un comitato formato sotto i piedi i valori demo- to», permettendo anche a esclusivamente da giova- cratici, atlantisti ed euro- una cultura di sinistra forni.Sul fronte politico, Cu- peisti». Un confronto dun- temente presente nel cineratella ha annunciato l’in- que serrato, con posizioni ma di esprimersi. Oggi, ingresso in Futuro Naziona- molto distanti. La trasmis- vece, «il merito non ha tesle del consigliere comuna- sione è poi proseguita con- sere, non ha paternità criple di Potenza Antonio Vi- centrandosi sul tema del tiche». Per Fierro la cultugilante, proveniente da Fra- cinema italiano, che sta at- ra «è uno spazio libero» e telli d’Italia: «Siamo in una traversando una fase deli- il merito deve prevalere fase di allargamento e di cata. Dopo l’assenza di film sulle appartenenze politicrescita». Ampio spazio an- italiani a Cannes e Berlino, che. Il rischio è quello di un che alle suppletive di Reg- anche Venezia ha lasciato «familismo culturale» che gio Calabria, dove Fabio l’Italia senza premi, nono- porta a finanziare autori e Roscioli è il candidato so- stante cinque pellicole in progetti invece della qualistenuto dal centrodestra, concorso. Ospite in studio tà delle opere. L’ospite in mentre Futuro Nazionale Gaetano Fierro, politico e studio critica infatti «un’ecpunta sul generale Roberto intellettuale, che intervista- cessiva proliferazione di Vannacci. Piero ha accusa- to sul tema ha sottolineato film non di qualità», ricorto il nuovo partito di esse- come questi dati debbano dando che alcuni film fire oggi «all’opposizione aprire una riflessione sullo nanziati con ingenti risorse del governo nazionale». stato della cinematografia pubbliche hanno registrato Curatella ha replicato: nazionale e sul rapporto tra al botteghino risultati mol«Guardiamo esclusiva- politica e cultura. «Il cine- to bassi. «Non si finanzia mente all’interesse nazio- ma è lo specchio della no- l’opera, non si finanzia la nale e a quello dei cittadini stra comunità e quindi evi- finalità dell’opera, si filucani, valutando “caso per denzia i lati positivi e i lati nanzia l’autore», sostiene, caso” i provvedimenti». Al negativi», osserva Fierro. chiedendo una verifica dei centro del confronto anche A suo giudizio, qualcosa risultati «artistici ed ecopetrolio, energia e Green non funziona: «Dipende dal nomici» degli investimenDeal. Curatella ha ribadito manico, dipende dalle cat- ti statali e regionali. La crila contrarietà alle politiche tive abitudini, dipende for- si delle sale e la diffusione europee del Green Deal e se dall’influenza esuberan- delle piattaforme, aggiunha definito la Basilicata te di una politica che inten- ge, non possono essere una «una regione ricca di pe- de intromettersi in tutti i scusante: «Il film di qualitrolio e gas», sostenendo settori del vivere civile». Il tà viene visto». Anche la che «come è stato gestito problema, secondo Fierro, distribuzione va valutata,
_ Simone Pierro
_ Rayan
perché alcuni film ricevono una promozione molto più forte di altri. Nella riflessione conclusiva, Fierro allarga il discorso alla situazione politica e sociale: «Oggi fare il tifoso dell’una e dell’altra parte non ci porta da nessuna parte». Come nel cinema, anche nella politica bisogna «valutare il bene comune». Secondo Fierro, l’attuale fase di transizione è segnata da «una mediocrità intellettuale, culturale che è visibile agli occhi di tutti». Dal cinema la trasmissione è passata al mondo della musica, con l’ospite l’artista quattordicenne Rayan, nome d’arte e anche nome di battesimo di un giovanissimo cantante lucano che ha appena iniziato il liceo scientifico a Bernalda. A soli 14 anni Rayan ha già pubblicato cinque canzoni e si definisce un «trapper futurista», capace di unire trap e rap su basi e beat dal sound moderno. La scelta del liceo scientifico non è casuale: «Ho scelto quella scuola perché si lavora al computer, visto che per fare musica adesso serve appunto lavorare anche al computer». Il suo percorso musicale è iniziato prestissimo: «A sei anni ho iniziato a fare dei corsi per cantare». Successivamente ha approfondito la scrittura e la produzione musicale, trovando anche il sup-
porto di Manuel Tataranno e Dino Di Biase. Rayan vuole però distinguersi dai contenuti più violenti associati alla trap. Ha scritto anche una canzone contro il bullismo: «Secondo me comunque non deve passare inosservata questa cosa. Parlano di armi, pistole, quando invece potrebbero parlare anche di temi più importanti». Nei suoi testi trovano spazio anche l’amore e le esperienze personali. Nonostante la giovane età, ha già maturato esperienze dal vivo: «Quest’anno ne avrò fatte 4-5», raccontando di aver aperto concerti e di essere arrivato anche su Rai 1. A giugno ha inoltre partecipato a un concorso a Marconia, vincendolo. Sul futuro non pensa ancora a lasciare definitivamente la Basilicata: «Ho 14 anni, quindi non è il momento per pensare a quello». Il suo sogno non è semplicemente diventare famoso, ma «diventare autonomo, riuscire a gestire il lavoro con la musica».E sulla sua terra ha idee molto chiare: «La Basilicata comunque è bellissima come territorio, però secondo me deve essere rivoluzionata», citando soprattutto strade, strutture, negozi e servizi per i giovani. La scuola resta importante, ma Rayan non nasconde la sua priorità: «La musica è sempre in primo piano».
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«Chiediamo che siano messi a verifica tutti gli strumenti disponibili, le possibilità di ricollocazione e riconversione professionale»
CallMat Matera, 350 lavoratori a casa Dai Sindacati: «Intervento immediato»
L’
annuncio di CallMat sull’avvio delle procedure di licenziamento per 350 lavoratrici e lavoratori della sede di Matera rappresenta un passaggio gravissimo, che non può essere derubricato all’ennesima crisi aziendale. È in gioco il futuro occupazionale di un intero sito produttivo e di centinaia di famiglie. I Segretari regionali della Basilicata Anna Russelli (SLC-CGIL), Vincenzo Piccinni (FISTEL-CISL), Giovanni Letterelli (UILFPC-UIL) e Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni) intervengono con fermezza: «Di fronte a questa prospettiva abbiamo assunto una posizione netta: è stato proclamato lo stato di agitazione e abbiamo già provveduto a sollecitare formalmente e con urgenza tutte le istituzioni e tutti i soggetti coinvolti, chiedendo l’immediata convocazione di un confronto istituzionale. La richiesta è chiara: bisogna intervenire subito per fermare una procedura che
rischia di trasformarsi nella cancellazione di 350 posti di lavoro. Non siamo più nella fase delle analisi né delle rassicurazioni. Il tempo delle interlocuzioni senza esito è finito. Ora ciascun soggetto deve assumersi le proprie responsabilità e mettere in campo soluzioni concrete». «La riduzione dei volumi, le trasformazioni del settore, l’automazione e l’intelligenza artificiale proseguono i segretari non possono diventare il paravento dietro il quale scaricare sui lavoratori il costo delle scelte industriali e delle inefficienze del sistema. Non accetteremo che un intero presidio occupazionale venga sacrificato senza aver prima verificato e utilizzato ogni possibile alternativa. Chiediamo che siano immediatamente messi a verifica tutti gli strumenti disponibili, le prospettive industriali del sito, i volumi di attività, le possibilità di ricollocazione e riconversione professionale e ogni altra soluzione utile alla salvaguardia del-
l’occupazione. E sia chiaro: questa volta non ci accontenteremo di un altro tavolo. Vogliamo un confronto che produca una soluzione». «Il sindacato è pronto a fare la propria parte, ma altrettanto chiaramente diciamo a tutti i soggetti coinvolti: 350 licenziamenti sono 350 di troppo. La vertenza CallMat è una priorità per
Matera e per l’intera Basilicata. Abbiamo chiesto alle istituzioni di intervenire immediatamente. Ora attendiamo fatti e una convocazione urgente. Se qualcuno pensa che questa vertenza possa essere gestita con rinvii, formule di rito o nuovi annunci, sappia che troverà una risposta sindacale ferma. Siamo pronti alla mobili-
tazione e a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per difendere ogni singolo posto di lavoro. Nessuno verrà lasciato solo. I 350 lavoratori non sono una pratica da chiudere. Sono 350 vite, 350 famiglie e un pezzo del futuro produttivo di Matera. Adesso basta parole. Adesso servono fatti»,
Per le consigliere regionali del M5S: «necessario verificare i volumi delle chiamate che non sarebbero diminuiti»
«L
Callmat, Verri e Araneo: «La Regione pretenda dati chiari da Tim» a nota unitaria con cui SLC-CGIL, FISTELCISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni hanno annunciato ieri l’avvio delle lettere di licenziamento per trecentocinquanta lavoratrici e lavoratori del sito di Matera parla di punto di non ritorno: dopo mesi di tavoli, di rassicurazioni e di risorse annunciate e mai tradotte in occupazione, l’unico atto concreto prodotto da questa vertenza porta la firma dell’azienda e non quella delle istituzioni». Così le consigliere regionali-Movimento 5 Stelle Basilicata, Alessia Araneo e Viviana Verri. «Dopo l’avviso pubblico della regione Basilicata per il reimpiego del personale nel progetto di digitalizzazione andato deserto e il tavolo al Ministero delle imprese conclusosi soltanto con una proroga della commessa Tim, ma nessuna soluzione a lungo termine, possiamo dire che le istituzioni, su questa vertenza, hanno fallito. Il 31 dicembre, data in cui scadono gli strumenti di sostegno, non è un
orizzonte lontano entro cui costruire una soluzione: è la soglia oltre la quale, se non cambia qualcosa, non resterà più nulla da mettere in sicurezza. C’è però un elemento che cambia la natura stessa di questa vertenza e che chiediamo sia verificato con urgenza, ovvero i volumi delle chiamate che, a detta di alcuni lavoratori e secondo verifiche condotte dall’azienda, non sarebbero diminuiti. Ciò che si riduce non è il numero delle richieste di assi-
stenza, ma il numero di clienti che riescono materialmente a raggiungere il servizio: su cento tentativi di contatto, soltanto quaranta circa arriverebbero a destinazione. Non una contrazione della domanda, dunque, ma una selezione dell’accesso». «Se questo quadro trovasse conferma, l’intera motivazione addotta per il progressivo svuotamento delle commesse affidate a Matera verrebbe meno. La riduzione dei volumi non sarebbe la conseguenza di un
mercato che si restringe, ma l’esito di una diversa organizzazione del servizio deliberata dalla committenza. E questa è la differenza tra una crisi subita e una crisi prodotta, tra un territorio che perde lavoro per ragioni economiche e un territorio a cui il lavoro viene sottratto per scelta industriale. Chiediamo perciò che la Regione Basilicata pretenda dalla committenza dati verificabili, da mettere sul tavolo prima di qualunque altro incontro: quale sia il volume giornaliero effettivo delle richieste di assistenza ricevute da TIM, quante di esse vengano gestite dagli operatori, quante siano filtrate, deviate o trattate da sistemi automatizzati e di intelligenza artificiale, e quale sia il tasso reale di chiamate che raggiungono il servizio clienti negli ultimi dodici mesi. Sono domande che diventano ancora più stringenti alla luce delle dichiarazioni pubbliche con cui il vertice di TIM ha illustrato il ricorso crescente all’automazione nei servizi di assistenza», concludono Verri e Araneo.
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Il presidente dell’Afs lucana Angelo Festa avverte: «Perdita del lavoro, malattie e separazioni aprono la strada all’illegalità»
«Debiti, la crisi piega le famiglie: usura arriva nel silenzio sociale» MATERA. Dietro la celebrazione delle vincite milionarie al gioco si nasconde la realtà di migliaia di persone che, schiacciate dai debiti, sperano in un colpo di fortuna per uscire dalle difficoltà. Un’illusione che può aggravare la situazione economica e spingere famiglie, lavoratori, pensionati e imprenditori verso il baratro dell’usura. A lanciare l’allarme è Angelo Festa, presidente dell’associazione antiusura Famiglia e Sussidiarietà Ets. «Mentre i mezzi di informazione celebrano l’ennesima vincita milionaria al Superenalotto, migliaia di famiglie italiane affogano nei debiti a causa di licenziamenti, malattie e separazioni», afferma Festa. Il gioco d’azzardo, sottolinea, anziché offrire una via di uscita, finisce spesso per peggiorare le condizioni di chi cerca disperatamente una soluzione immediata ai propri problemi. La vincita attesa quasi mai arriva, mentre le perdite si accumulano e rendono ancora più fragile un bilancio già compromesso. Il fenomeno del sovraindebitamento, secondo l’associazione, continua a essere sottovalutato anche a causa della distanza tra chi
dispone di una condizione economica sicura e chi non riesce più ad arrivare alla fine del mese. «Esiste una frattura profonda e silenziosa che attraversa il Paese e può essere riassunta in un vecchio proverbio: il sazio non crede al digiuno», osserva Festa. Chi non vive direttamente una situazione di disagio, aggiunge, fatica spesso a comprenderne l’angoscia oppure preferisce ignorarla. Il sovraindebitamento non deriva necessariamente da un uso irresponsabile del denaro. Nella maggior parte dei casi nasce da eventi imprevisti che spezzano equilibri costruiti nel corso degli anni. La perdita dell’occupazione, una malattia grave o una separazione coniugale possono trasformare un mutuo, una rata o un piccolo finanzia-
mento per l’automobile, inizialmente sostenibili, in un peso impossibile da affrontare. Le storie raccolte dall’associazione presentano caratteristiche simili. Famiglie che conducevano una vita dignitosa si ritrovano progressivamente senza risorse e senza strumenti per reagire. Famiglia e Sussidiarietà Ets è impegnata in questi giorni in una corsa contro il tempo per impedire la vendita all’asta dell’unica abitazione di quattro persone, scivolate nella vulnerabilità dopo oltre dieci anni di vicende negative. Il caso dimostra, rileva l’associazione, che il collasso finanziario raramente è improvviso. Si tratta piuttosto di un processo lento, segnato dall’accumulo delle scadenze, dalla riduzione del red-
dito e dal progressivo esaurimento dei risparmi. Quando le prime rate non vengono pagate, aumentano interessi e solleciti. La persona indebitata comincia così a rinunciare alle spese necessarie, si isola e spesso nasconde la propria situazione anche ai familiari per vergogna o paura del giudizio. Il passaggio più pericoloso avviene quando gli istituti di credito negano ulteriori prestiti perché il richiedente è stato segnalato come cattivo pagatore. È in quel vuoto che possono inserirsi gli usurai, presentandosi inizialmente non con minacce, ma con il volto rassicurante di chi promette denaro immediato e senza adempimenti burocratici. Il prestito informale diventa presto una catena di interessi insostenibili, ricatti ed estorsioni. I cosiddetti cravattari di quartiere finiscono in questo modo per assumere la funzione di una forma illegale di assistenza sostitutiva, approfittando dell’assenza di risposte tempestive da parte delle reti istituzionali e sociali. Il bisogno viene trasformato in dipendenza e la vittima, temendo conseguenze per sé e per i propri cari, può scegliere il silenzio, renden-
do più difficile l’intervento delle autorità e delle associazioni. Per Festa è quindi necessario agire prima che la difficoltà economica degeneri e che le persone restino senza alternative legali. «Non basta più la solidarietà dei singoli, serve un patto di corresponsabilità», afferma il presidente. La prevenzione deve coinvolgere in modo strutturale Comuni, Regioni, Stato, sistema bancario, società civile e parrocchie, chiamati a riconoscere i primi segnali di disagio e a indirizzare tempestivamente le famiglie verso forme di sostegno e consulenza. L’obiettivo è rompere il muro della vergogna e del silenzio che circonda il debito, offrendo ascolto prima che l’usura trovi spazio. Intercettare una rata non pagata, una perdita improvvisa di reddito o una richiesta di aiuto può impedire che una condizione temporanea si trasformi in esclusione sociale. «Occorre togliere ossigeno agli usurai», conclude Festa, ribadendo la necessità di costruire una rete capace di tutelare chi attraversa una fase di vulnerabilità e di accompagnarlo verso una soluzione sostenibile.
Tre video per far conoscere il progetto «SOSteniamo», il numero verde sempre attivo e la Cassetta sicura nei luoghi della città
Violenza sulle donne, Potenza rafforza la rete POTENZA. Prevenire la violenza di genere, favorire l’emersione degli abusi. Sono gli obiettivi di «SOSteniamo – Una rete territoriale di aiuto per le donne vittime di violenza», il progetto promosso dal Comune di Potenza che entra in una nuova fase con il lancio dei video ufficiali. I tre filmati saranno pubblicati sui canali digitali istituzionali, con l’obiettivo di raggiungere la cittadinanza e rompere il silenzio che circonda molte situazioni di violenza e disagio. Il messaggio è chiaro: chiedere aiuto è possibile e sul territorio esiste una rete pronta ad accogliere, ascoltare e proteggere le donne in condizioni di vulnerabilità o pericolo. Il Comune svolge il ruolo di capofila e coordinatore insieme a Telefono Donna, Edaifp, Forma Mentis e agli altri soggetti coinvolti. Il sistema collega servizi sociali e sa-
nitari, Centro antiviolenza, enti del terzo settore e di formazione, mondo del lavoro e istituzioni, così da garantire interventi coordinati e personalizzati. Le beneficiarie vengono accompagnate dall’emersione del bisogno all’ascolto e alla presa in carico, dalla protezione al sostegno psicologico. Si aggiungono la formazione e l’orientamento verso l’inserimento lavorativo e l’autonomia personale, sociale ed economica. Un approccio che supera la gestione esclusivamente emergenziale e crea le condizioni affinché ogni donna possa riappropriarsi della propria vita e delle proprie scelte. Tra gli strumenti previsti assume rilievo la Cassetta sicura, pensata per intercettare situazioni di abuso attraverso dispositivi discreti e protetti collocati in luoghi accessibili della città. Il canale è rivol-
to soprattutto a chi, per paura o difficoltà, non riesce a rivolgersi direttamente ai servizi con le modalità tradizionali. È inoltre disponibile il numero verde «Sos Teniamo» 800 72 4317, gestito da Telefono Donna e attivo ventiquattro ore su ventiquattro, tutti i giorni, come punto di ascolto protetto e orientamento verso il Centro antiviolenza e le altre strutture territoriali. «Vogliamo rendere visibile una rete sociale che esiste e vuole essere sempre più vicina alle donne», dichiara l’assessora comunale alle Pari opportunità. «La violenza non è un fatto privato e non può essere affrontata lasciando sole le vittime: richiede ascolto, protezione, competenze e una responsabilità condivisa». La campagna proseguirà nei prossimi mesi con incontri, seminari e iniziative nelle scuole, dedicate an-
__Un frame di uno dei video
che alla sessuo-affettività, in vista del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’obiettivo è rafforzare una comunità capace di riconoscere i segnali, intervenire tempestivamente e non voltarsi dall’altra parte.
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Latronico presenta a Rifreddo di Pignola il nuovo modello di assistenza territoriale: «Una rete vicina ad anziani, fragili e famiglie»
Primi 263 infermieri nelle comunità, obiettivo cinquecento professionisti PIGNOLA. «L’infermiere di famiglia e di comunità sarà una figura di connessione tra i cittadini, le famiglie, i servizi sanitari e la rete sociale. Il suo compito non sarà soltanto quello di occuparsi della malattia, ma di prendere in carico la persona nella complessità dei suoi bisogni». Lo ha dichiarato l’assessore regionale alla Salute e alle Politiche della Persona, Cosimo Latronico, intervenendo oggi al Giubileo Hotel di Rifreddo di Pignola alla seconda giornata di apertura del corso, dedicata ai partecipanti dell’area potentina. «Gli infermieri sono già professionisti qualificati, ma questa nuova funzione richiede anche capacità di relazione, attitudine al lavoro di squadra e disponibilità al confronto con le altre competenze», ha proseguito Latronico. «La multidisciplinarità è ormai indispensabile, perché nessuno può affrontare da solo problemi sempre più
complessi. Una persona può presentare contemporaneamente bisogni sanitari, sociali e assistenziali: servono professionisti capaci di ascoltarla, orientarla e costruire intorno a lei una risposta integrata». Latronico ha posto l’accento sul tema dell’appropriatezza: «Una rete territoriale capace di intercettare e orientare correttamente la domanda può
evitare prestazioni, accessi ospedalieri e ricoveri non necessari. Una parte rilevante della domanda che oggi grava sul sistema potrebbe trovare risposte più adeguate attraverso la medicina di prossimità. In questo modo tuteliamo meglio le persone, riduciamo le difficoltà per le famiglie e rendiamo più sostenibile il servizio sanitario».
«Le Case della comunità, gli Ospedali di comunità e le Centrali operative territoriali devono diventare presìdi vivi, capaci di vigilare sistematicamente sui bisogni in entrata e di accompagnare i pazienti dopo le dimissioni», ha aggiunto l’assessore. «Gli Infermieri di Famiglia e di Comunità saranno le sentinelle di questa rete, con un ruolo decisivo nella presa in carico delle persone anziane, fragili e con più patologie, favorendo l’assistenza domiciliare ed evitando che gli ospedali diventino l’unica risposta possibile». Un ruolo centrale sarà svolto anche dalle nuove tecnologie. «Televisite, teleconsulto e telemonitoraggio sono già una realtà e possono consentire di assistere e controllare i pazienti a distanza», ha sottolineato Latronico. «In una regione di quasi diecimila chilometri quadrati, con una popolazione distribuita in 131 comuni e
un territorio orograficamente complesso, le reti digitali possono avvicinare concretamente i servizi alle persone. La tecnologia, però, deve camminare insieme all’umanità: saper ascoltare, rassicurare e offrire un punto di riferimento resta la prima forma di cura». «Stiamo investendo su 500 professionisti che dovranno abitare questa nuova rete territoriale con competenza, capacità organizzativa e sensibilità umana. Si partirà con l’assunzione di 263 Infermieri di Famiglia e di Comunità, per poi completare progressivamente il percorso fino a raggiungere tutte le 500 unità», ha concluso Latronico. «La sfida è costruire una sanità presente nei nostri paesi e nelle nostre contrade, capace di prendersi cura delle persone ovunque abbiano scelto di vivere. È così che la Basilicata può diventare davvero la regione della cura».
La Regione esclude il passaggio da hub a spoke. Il comitato contesta la ricostruzione e chiede di rendere pubblici tutti gli atti
Casa di comunità, scontro sul ruolo di Senise SENISE. È scontro sulla qualificazione della Casa di comunità di Senise. La Regione Basilicata sostiene che la struttura sia sempre stata classificata come spoke e che, pertanto, non sia avvenuto alcun declassamento. Di diverso avviso è il Comitato per la sanità nel Senisese, che denuncia il ridimensionamento della sede e chiede un confronto immediato con gli enti responsabili. A intervenire sul dibattito è stato l’ufficio flussi informativi, sanità digitale e Pnrr della Direzione generale per la Salute e le Politiche della persona. La Regione ricostruisce la sequenza degli atti amministrativi, a partire dalla delibera di Giunta regionale numero 313 del 26 maggio 2022, con la quale venne approvato il Piano operativo regionale, successivamente recepito nel Contratto integrativo di sviluppo. Il percorso, precisa l’ufficio, fu definito dopo un confronto con le comunità locali. La successiva delibera numero 948 del 30 dicembre 2022, adottata nell’ambito della programmazione attuativa del decreto ministeriale numero 77, confermò ubicazione e qualificazione delle Case e degli Ospedali di comunità e delle Cen-
trali operative territoriali. Il piano organizzativo venne poi approvato dal Consiglio regionale con la delibera numero 506 del 23 marzo 2023. In tutti questi provvedimenti, evidenzia la Regione, Senise risultava classificata come spoke. Una possibile attribuzione temporanea delle funzioni di hub sarebbe stata valutata soltanto in seguito, a causa dei ritardi nella costruzione delle strutture di Potenza e Lagonegro. Durante un incontro di monitoraggio con il ministero della Salute, tenuto ad aprile, la Regione e l’Azienda sanitaria locale di Potenza proposero Senise e Lagopesole come sedi temporanee. La procedura, tuttavia, non sarebbe stata perfezionata. Nel maggio successivo l’Unione lucana del Lagonegrese, dopo un incontro con i sindaci del distretto Lagonegrese-Pollino e la direzione distrettuale dell’Asp, chiese di affidare temporaneamente il ruolo di hub alla Casa di comunità di Maratea. L’istanza fu recepita nella rimodulazione del Piano operativo regionale, approvata con la delibera numero 426 dell’8 luglio 2026. «La Casa di comunità di Senise non è stata mai classificata come
struttura hub», chiarisce dunque la Regione, secondo la quale non si sarebbe verificata alcuna variazione arbitraria rispetto alle decisioni assunte dal Consiglio regionale. La ricostruzione non convince il Comitato per la sanità nel Senisese. La presidente Carmelina Bulfaro parla di una decisione che avrebbe sottratto al territorio un ruolo precedentemente riconosciuto. «Perché Senise viene considerata idonea a svolgere la funzione di hub e successivamente viene ridimensionata? Cosa è cambiato?», domanda il comitato, sollecitando spiegazioni pubbliche
sulle motivazioni tecniche e amministrative. Bulfaro chiede che siano resi disponibili atti, criteri e passaggi decisionali, oltre a chiarimenti sulle conseguenze per i servizi destinati ai residenti. Il comitato ricorda le difficoltà già affrontate dal territorio per le distanze, la carenza di prestazioni e gli ostacoli nell’accesso alle cure. «Il Senisese non è un territorio di serie B», afferma la presidente, annunciando, in mancanza di risposte convincenti, iniziative democratiche e istituzionali a tutela del diritto alla salute.
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Il segretario lucano della Uil Pensionati interviene in vista dell’incontro con il presidente del Censis Giuseppe De Rita
«Più tutele per gli anziani lucani» Vaccaro chiede risposte a Bardi SANT’ARCANGELO. Invecchiamento della popolazione, spopolamento delle aree interne, accesso ai servizi e nuove prospettive per la Basilicata saranno al centro dell’incontro con Giuseppe De Rita, in programma il 30 settembre, alle ore 11, nel convento di Santa Maria di Orsoleo a Sant’Arcangelo. Il presidente e fondatore del Censis parteciperà a un confronto che, partendo da ricordi ed esperienze, proverà a delineare una visione per il futuro della regione, chiamata ad affrontare una trasformazione demografica sempre più profonda. L’appuntamento offrirà anche l’occasione per riflettere sui dati contenuti nel recente rapporto del Censis “Invecchiare nell’Italia della longevità”. Lo studio fotografa un Paese nel quale le persone con più di 65 anni sono ormai oltre 14,8 milioni e, secondo le proiezioni, nel 2050 rappresenteranno più di un terzo della popolazione. Uno scena-
rio che in Basilicata assume contorni ancora più rilevanti, a causa della progressiva riduzione dei residenti, dell’emigrazione dei giovani e delle difficoltà che caratterizzano soprattutto i piccoli comuni e le zone interne. Per Carmine Vaccaro, segretario regionale della Uil Pensionati Basilicata, il cambiamento non può es-
sere affrontato soltanto attraverso misure occasionali. «Non possiamo limitarci a gestire l’invecchiamento come un’emergenza – sottolinea –. Serve una vera politica regionale della longevità, che metta insieme sanità territoriale, assistenza domiciliare, servizi di prossimità, contrasto alla solitudine, partecipazione e invecchiamento attivo».
La richiesta del sindacato è quella di costruire un sistema capace di accompagnare le persone anziane in ogni fase della vita, garantendo cure, assistenza e occasioni di socialità anche nei territori più isolati. La distanza dalle strutture sanitarie, la carenza dei trasporti e l’indebolimento delle reti familiari rischiano infatti di accentuare condizioni di fragilità che non riguardano soltanto i pensionati, ma la tenuta complessiva delle comunità. Vaccaro rivolge quindi un appello al governo regionale e al presidente Vito Bardi affinché il tema venga inserito stabilmente nell’agenda politica. «Chiediamo alla Regione di aprire un confronto serio e strutturato con sindacati, Comuni, terzo settore e rappresentanze dei cittadini. Occorre dare piena attuazione alla legge regionale sull’invecchiamento attivo e costruire una strategia di lungo periodo. Non possiamo aspettare che siano i
problemi demografici e sociali a imporre le scelte». La Uil Pensionati sollecita programmazione, investimenti e servizi realmente vicini alle persone, con un’attenzione particolare ai centri minori, dove la presenza degli anziani è più elevata e le opportunità di assistenza sono spesso limitate. L’obiettivo è trasformare l’aumento dell’aspettativa di vita in una risorsa, valorizzando conoscenze, relazioni ed esperienze e favorendo la partecipazione alla vita delle comunità. «La Basilicata – conclude Vaccaro – può diventare una vera Regione dei longevi, ma dobbiamo fare in modo che vivere più a lungo significhi anche vivere meglio, con autonomia, dignità e diritti». L’incontro con De Rita punta così ad aprire un confronto che, oltre l’analisi dei numeri, metta al centro la qualità della vita e il futuro sociale dei territori lucani.
L’Aggd Basilicata contesta il nuovo protocollo sui farmaci e denuncia l’assenza di un centro specialistico pediatrico
Diabete a scuola, le famiglie chiedono risposte POTENZA. Il nuovo anno scolastico riporta tra i banchi anche gli studenti lucani con diabete di tipo 1, ma per le loro famiglie restano irrisolte alcune criticità legate all’assistenza durante le ore di lezione. A denunciarlo è l’Associazione genitori e giovani diabetici della Basilicata, che contesta il mancato recepimento delle proposte presentate alla Regione e all’Ufficio scolastico regionale. In concomitanza con la ripresa delle lezioni è stato pubblicato il nuovo protocollo regionale per la somministrazione dei farmaci a scuola, documento che disciplina e organizza il servizio negli istituti. L’Aggd Basilicata riconosce l’importanza dello strumento, ma lamenta che le integrazioni formulate dall’associazione attraverso una nota non siano state inserite nella versione rinnovata. «La nota è stata esaminata? Perché le proposte non sono state accolte? Su un tema così importante per la salute e la tutela degli alunni riteniamo doveroso avere risposte chiare», afferma l’associazione, chiedendo chiarimenti alle istituzioni competenti. Il diabete di tipo 1 è infatti una patologia cronica che richiede continuità terapeutica
e assistenza quotidiana per l’intera durata della giornata scolastica, non soltanto quando si verifica un’emergenza. «La scuola deve essere un luogo sicuro sia per il bambino e l’adolescente sia per i genitori, che sono costretti a lasciare i propri figli per molte ore al giorno, anche in presenza di patologie come il diabete, che richiedono assistenza e integrazione nell’ambito scolastico», sottolinea la vicepresidente Nadia Enrichetti, referente del progetto dedicato alla scuola e insegnante. Alle difficoltà negli istituti si aggiunge, secondo l’Aggd, l’instabilità dell’assistenza sanitaria regionale. Da circa due anni, denuncia l’associazione, manca in Basilicata un centro diabetologico specializzato nel diabete di tipo 1 e, in particolare, una struttura pediatrica. L’elevato ricambio dei medici avrebbe lasciato numerose famiglie di bambini e adolescenti senza un punto di riferimento stabile e con difficoltà nella prenotazione delle visite di controllo. L’associazione segnala inoltre la sospensione delle attività di screening per individuare le patologie collegate alle possibili complican-
ze del diabete, tra le quali retinopatia, cardiopatia e neuropatia. Accertamenti ritenuti indispensabili per monitorare l’evoluzione della malattia e intervenire tempestivamente. In assenza di risposte adeguate sul territorio, molte famiglie sono costrette a rivolgersi a strutture private oppure a raggiungere centri fuori regione, sostenendo costi elevati per visite e spostamenti. Le criticità sono già state illustrate nel corso di diversi incontri con la direzione sanitaria dell’Azienda sanitaria locale di Potenza e con il direttore generale dell’ospedale San Carlo. Pur avendo riscontrato interesse e disponibilità ad affron-
tare i problemi, l’Aggd osserva che, allo stato attuale, non sono arrivati cambiamenti concreti. La richiesta è di ripristinare con urgenza un centro dotato di un’équipe multidisciplinare, capace di seguire bambini e adulti con diabete di tipo 1, garantendo le prestazioni comprese nei livelli essenziali di assistenza. La presidente Angela Possidente conferma la disponibilità dell’associazione a nuovi incontri con le istituzioni, con l’obiettivo di colmare le lacune del sistema sanitario lucano e offrire maggiore sicurezza alle famiglie che ogni giorno convivono con la patologia.
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Potenza
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POTENZA La presidente de La Nuova Cittadella accoglie il rinnovo fino al 2027, ma avverte: «Potrebbe non essere sufficiente»
Bonus fitti, Marino: «Proroga necessaria per 70 famiglie»
DI ROSAMARIA MOLLICA
POTENZA. «La proroga del bonus fitti è una misura necessaria. Ne beneficiano circa 70 famiglie che non potevano arrivare a fine anno senza avere la certezza che il contributo sarebbe stato erogato. In assenza della proroga, infatti, avrebbero rischiato di trovarsi inevitabilmente in difficoltà». È questo il commento rilasciato a Cronache di Michela Marino, la presidente dell’associazione La Nuova Cit-
tadella, dopo l’annuncio dell’assessore Cupparo di di prorogare di un altro anno il contributo per l’autonoma sistemazione abitativa destinato alle famiglie residenti nel quartiere di Bucaletto. Le famiglie beneficiarie del bonus sono quelle che hanno lasciato il prefabbricato nel quale vivevano per permetterne la demolizione ed essere destinatarie di un alloggio nuovo, confortevole e sicuro di quelli in costruzione. Saranno inserite nella gra-
duatoria specifica prevista per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, con una riserva del 20 per cento. «Al momento, però, in assenza di una graduatoria almeno provvisoria, - afferma Marino - non sappiamo quante di queste famiglie si troveranno in posizione utile nella graduatoria in fase di elaborazione e, di conseguenza, quante potranno effettivamente beneficiare dei 115 alloggi disponibili appositamente per Bucaletto. Per
le famiglie che resteranno fuori, sarà necessario individuare ulteriori risorse per accompagnarle, progressivamente, verso l’assegnazione di un alloggio». Secondo Marino la proroga rappresenta una soluzione importante nell’immediato, ma potrebbe non essere sufficiente nel lungo periodo: «Non credo che sarà sufficiente una proroga fino alla fine del 2027. Sarà probabilmente necessaria un’ulteriore proroga. Per ora, però, è sicuramente una buona notizia, perché le famiglie con cui mi interfaccio costantemente temevano di arrivare alla fine dell’anno senza sapere quale sarebbe stato il loro destino». Il contributo, infatti, è destinato a nuclei familiari che, in molti casi, non hanno la possibilità di sostenere autonomamente il costo dell’affitto: «Se il bonus fosse stato interrotto, anche soltanto per qualche mese, molte di queste famiglie sarebbero andate inevitabilmente in difficoltà economica».
Marino definisce quindi la proroga «una misura di cui siamo contenti, ma al tempo stesso quasi obbligata». «Queste famiglie hanno lasciato le loro abitazioni sulla base di una precisa garanzia. Al momento della consegna delle chiavi al Comune, infatti, hanno sottoscritto un documento con cui veniva riconosciuto il diritto al bonus fitti fino all’assegnazione di un alloggio idoneo alle esigenze del proprio nucleo familiare, naturalmente a condizione del mantenimento dei requisiti previsti dalla legge regionale». «Per questo motivo - conclude Marino - considero questa proroga una misura semplicemente dovuta. Ringraziamo comunque per la rapidità con cui si è arrivati al rinnovo e tutti coloro che si sono adoperati affinché potesse essere adottata: il sindaco di Potenza, alcuni consiglieri di opposizione, alcuni consiglieri di maggioranza e l’assessore regionale Cupparo, che ha sottoscritto la proroga».
POTENZA Telesca: «Rendere il trasporto pubblico più semplice significa renderlo più competitivo e attrattivo»
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TPL, online la web app per vedere i bus in tempo reale
otenza compie un nuovo passo nel percorso di innovazione del proprio Trasporto Pubblico Locale. È online la nuova web app dedicata al servizio urbano, uno strumento semplice e immediato che consente agli utenti di pianificare i propri spostamenti e, soprattutto, di visualizzare sulla mappa la posizione dei bus in tempo reale. Accedendo direttamente dal proprio smartphone, senza necessità di scaricare alcuna applicazione, sarà possibile consultare i mezzi in circolazione, verificarne la posizione sulla mappa, inserire il punto di partenza e la destinazione e individuare il collegamento più adatto alle proprie esigenze. La web app è disponibile all’indirizzo: https://busmiccolis-planner.autoroute.it/ «Continuiamo a investire sull’innovazione e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini – dichiara il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca –. Rendere il trasporto pubblico più semplice da utilizzare significa anche renderlo più
competitivo e attrattivo. Oggi mettiamo nelle mani degli utenti uno strumento concreto che permette di programmare meglio i propri spostamenti e conoscere in tempo reale la posizione degli autobus. È un ulteriore tassello del lavoro che stiamo portando avanti per costruire una città più moderna, efficiente e accessibile». «È una novità che considero particolarmente importante – sottolinea l’assessore alla mobilità, Francesco Giuzio – perché interviene su uno degli aspetti che maggiormente incidono sull’esperienza quotidiana di chi utilizza il trasporto pubblico: l’incertezza dell’attesa. Da oggi il cittadino può prendere il proprio smartphone, aprire la web app e vedere dove si trova il bus che sta aspettando. Un servizio concreto che rende il TPL più semplice da utilizzare e consente agli utenti di organizzare meglio i propri spostamenti e il proprio tempo». «Stiamo lavorando – prosegue Giuzio – per recuperare un ritardo accumulato negli anni sul fronte dell’innovazione e del-
l’infomobilità, introducendo progressivamente strumenti concreti e immediatamente utilizzabili. L’obiettivo è chiaro: meno incertezze alla fermata e più informazioni nelle mani dei cittadini, perché anche dalla qualità dell’informazione passa la qualità di un servizio pubblico». Il Sindaco e l’Assessore rivolgono infine un particolare ringraziamento alla società Miccolis Bus per la grande e preziosa collaborazione assicurata al Comune di Potenza. «Il rapporto di confronto, disponibilità e collaborazione costrui-
to con Miccolis sta consentendo di mettere progressivamente in campo nuovi servizi e nuove soluzioni nell’interesse degli utenti. Quando Amministrazione e gestore lavorano insieme con un obiettivo comune, i risultati diventano servizi concreti per la città». La nuova web app rappresenta dunque un ulteriore tassello del processo di digitalizzazione e ammodernamento del TPL urbano di Potenza, con l’obiettivo di rendere il trasporto pubblico sempre più semplice da conoscere, programmare e utilizzare.
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Provincia
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Per il segretario di Azione «l’attività svolta rappresenta un esempio di una politica fondata sulla programmazione e sulla concretezza»
Scuola, Filadelfia: «L’Amministrazione Mecca investe sul futuro di Avigliano»
«L’
apertura del nuovo anno scolastico rappresenta, come ogni anno, un momento importante per tutta la comunità. È un’occasione per rivolgere un sincero augurio agli studenti, alle famiglie, alla dirigente scolastica, ai docenti e a tutto il personale, ma anche per fare il punto sull’attenzione che l’Amministrazione comunale sta dedicando al patrimonio scolastico e alla qualità dei servizi». È quanto dichiara Bartolo Filadelfia, Segretario di Azione Avigliano, alla vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico, esprimendo il sostegno di Azione Avigliano all’attività portata avanti dall’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Giuseppe Mecca. «In questi mesi sono stati messi in campo diversi interventi di messa in sicurezza, adeguamento e riqualificazione degli edifici scolastici. Sono investimenti che riteniamo importanti perché riguardano direttamente la sicurezza dei nostri ragazzi, la qualità degli ambienti nei quali si svolge la didatti-
ca e, più in generale, la capacità di una comunità di offrire servizi adeguati alle proprie famiglie». Tra gli interventi realizzati assume particolare rilievo quello relativo alla palestra del plesso di Sant’Angelo, oggetto di un significativo investimento. «La palestra di Sant’Angelo – sottolinea Filadelfia – rappresenta un intervento concreto sulla qualità degli spazi a disposizione degli studenti. La prossima inaugurazione consentirà di ampliare le opportunità offerte dal plesso, mettendo a disposizione uno spazio adeguato alle esigenze degli alunni». Altrettanto significativo è l’intervento che interessa il plesso scolastico di Lagopesole, dove sono previsti lavori di adeguamento sismico e riqualificazione della scuola dell’infanzia e della scuola primaria. «A Lagopesole siamo di fronte a un intervento che affronta contemporaneamente due esigenze fondamentali: quella della sicurezza degli edifici e quella della qualità degli ambienti scolastici. L’adeguamento sismico costituisce natural-
mente una priorità, ma altrettanto importante è la riqualificazione complessiva degli spazi, con l’obiettivo di renderli più funzionali alla didattica e maggiormente rispondenti alle esigenze degli studenti e del personale». Particolare attenzione è stata inoltre riservata all’ abbattimento delle barriere architettoniche, restituendo una scuola realmente inclusiva e accessibile a tutti. L’abbattimento delle barriere architettoniche va quindi considerato parte integrante di una politica di riqualificazione degli edifici pubblici. In questo quadro assume particolare significato anche la visita che il 23 settembre il Sindaco Giuseppe Mecca, insieme alla dirigente scolastica, effettuerà presso tutti i plessi scolastici del territorio comunale. «La visita a tutti i plessi rappresenta un ulteriore segnale di attenzione e di vicinanza alle comunità scolastiche. Il confronto diretto con chi quotidianamente vive gli edifici e gli spazi scolastici permette di conoscere le esigenze, verificare le condizioni delle strutture
e programmare con maggiore efficacia gli interventi futuri. Riteniamo positivo che vi sia un rapporto costante tra l’Amministrazione e il mondo della scuola». Per Filadelfia, l’attività svolta rappresenta un esempio di una politica amministrativa fondata sulla programmazione e sulla concretezza. «Il nuovo anno scolastico – conclude Bartolo Filadelfia – deve essere l’occasione per guardare al futuro con responsabilità e fiducia. Gli inve-
stimenti sulle scuole sono investimenti sulle nuove generazioni e sulla capacità di Avigliano di continuare a essere una comunità viva, attrattiva e capace di contrastare lo spopolamento. Come Azione Avigliano continueremo a sostenere un’Amministrazione che sceglie di intervenire, programmare e investire, perché riteniamo che sia attraverso risultati concreti e attenzione ai servizi che si costruisce, giorno dopo giorno, il futuro del nostro territorio».
Il nuovo spazio dedicato ai bambini completa un processo di rigenerazione urbana che unisce accessibilità e qualità dello spazio pubblico
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Sasso di Castalda, nel centenario di Petrone nasce il “LUNA Park”
asso di Castalda è tra i Comuni beneficiari dell’Avviso pubblico della Regione Basilicata “Un Parco in ogni Comune”. Il progetto “MISSIONE SASSO 2026 – LUNA Park. Base di lancio per sogni inclusivi” ha ottenuto un contributo di 150mila euro, classificandosi all’undicesimo posto della graduatoria regionale. La graduatoria è stata approvata con Determinazione Dirigenziale n. 15BC.2026/D.02346 dell’11 settembre 2026, pubblicata sul BUR speciale n. 43 del 15 settembre 2026. Il nome scelto per il nuovo parco nasce dalla storia di Sasso di Castalda. Nel 2026 ricorre il centenario della nascita di Rocco Petrone, figlio di emigrati partiti dal paese e protagonista dell’impresa che portò l’uomo sulla Luna. Nel 1969, dalla sala di controllo del Kennedy Space Center, fu lui a dirigere le operazioni di lancio dell’Apollo 11. A cento anni dalla sua nascita, quella storia di coraggio, competenza e possibilità viene affidata alle nuove generazioni. “Missione Sasso” non è soltanto il titolo del progetto esprime l’impegno a trasformare la memoria dell’allunaggio in un’esperienza che i bambini possano vivere attraverso il gioco. La Luna di-
venta così un orizzonte comune, mentre il nuovo parco assume il valore di uno spazio nel quale ogni bambino possa incontrare gli altri, partecipare e sentirsi parte della comunità. L’intervento si inserisce in un processo organico di rigenerazione urbana che interessa questa parte del paese. Il progetto finanziato per le infrastrutture verdi interviene sulla qualità ambientale; il murale “Oltre il Muro”, realizzato da Jorit, Teso e Calaveras con il sostegno del PO Val d’Agri, ha trasformato il muro sottostante il parco in un’opera d’arte pubblica; nella stessa area sono in corso i lavori di riqualificazione urbana e funzionale di piazza Rocco Petrone, finanziati dal PO Val d’Agri. «Rocco Petrone ci ha lasciato una storia che parla di possibilità. Nell’anno del suo centenario vogliamo che quel legame con la Luna appartenga anche ai bambini», dichiara l’assessore Mariangela Laurino. «Abbiamo chiamato il nuovo parco Missione Sasso perché la sua storia diventi qualcosa da vivere, non soltanto da ricordare. La nostra missione, oggi, è fare in modo che ogni bambino, arrivando al parco, trovi gli altri e possa giocare insieme a loro». «Il contributo ottenuto aggiunge un pas-
saggio importante al lavoro che stiamo portando avanti sugli spazi pubblici del paese», afferma il sindaco Rocchino Nardo. «Rigenerare significa restituire ai luoghi una funzione e una ragione per essere vissuti. In questo caso, quella ragione sono i bambini, le famiglie e il tempo che potranno trascorrere insieme». Il Comune procederà ora con gli adempimenti conseguenti previsti dalla Regione per l’attuazione dell’intervento.
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Matera e provincia
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L’ex senatore: «Nessuno nel Centrodestra ponga veti, la politica deve tornare a misurarsi con la concretezza e con la responsabilità»
Digilio: «Futuro Nazionale in Giunta a Matera? Fatto storico regionale» «I
l possibile ingresso di un esponente di Futuro Nazionale nella Giunta comunale di Matera guidata dal sindaco Antonio Nicoletti, esponente di Fratelli d’Italia, farebbe cadere un vero e proprio tabù: quello secondo cui i “vannacciani” non possono governare insieme al centrodestra». Lo afferma Egidio Digilio, già senatore, secondo il quale l’eventuale ingresso di un rappresentante di Futuro Nazionale nell’esecutivo comunale materano «non sarebbe affatto una semplice operazione legata ai numeri della maggioranza, ma assumerebbe un evidente significato politico, con possibili ripercussioni anche sul
piano nazionale». «Sarebbe – sottolinea Digilio – un fatto storico, proprio perché segnerebbe il superamento di un confine politico che finora è stato considerato invalicabile. Per questo sarebbe sbagliato leggere l’operazione esclusivamente come un’esigenza del sindaco Nicoletti di recuperare i numeri necessari a garantire la tenuta della maggioranza, che continua ad attraversare una fase da “ottovolante”, tra fuoriuscite, distinguo e prese di distanza». Per l’ex senatore, invece, «la politica deve tornare a misurarsi innanzitutto con la concretezza e con la responsabilità. A Matera assicurare stabilità alla Giunta Nicoletti e
consentirle di lavorare nell’interesse della città in piena serenità senza dover subire ricatti di consiglieri rappresenta un atto concreto e di responsabilità istituzionale». Da qui l’appello rivolto ai partiti della coalizione: «Nessuno nel centrodestra ponga veti o arricci il naso. Se ci sono le condizioni politiche per rafforzare la maggioranza e garantire stabilità all’amministrazione della città, queste condizioni vanno valutate senza pregiudizi e senza steccati». «La politica – conclude Digilio – non può essere soltanto la difesa di recinti e appartenenze. Quando si tratta di garantire governabilità e di dare risposte ai cittadini, deve pre-
valere il senso di responsabilità. E a Matera, oggi più che mai, la concretezza deve venire prima di ogni tabù».
I Sindaci Luberto e Traietta: «Una risposta concreta ai bisogni dei cittadini» DALLE ASSOCIAZIONI: «I GIOVANI DEVONO POTER RESTARE QUI»
Centro per le Famiglie Ambito 7, Caro-casa a Matera, chiesta aperte le sedi di Grassano e Miglionico nuova politica abitativa
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n punto di riferimento concreto per sostenere i genitori, tutelare i minori e rafforzare il welfare comunitario. Lunedì 14 settembre 2026 si è tenuta la doppia inaugurazione del Centro per le Famiglie dell’Ambito 7 – Bradanica Medio Basento. Il nuovo servizio, frutto della programmazione condivisa della Conferenza dei Sindaci dell’Ambito (con Irsina Comune Capofila) in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Cooperativa
Sociale Benessere e il progetto FamilyHub, metterà a disposizione della cittadinanza un’équipe multidisciplinare per offrire servizi gratuiti: Ascolto e consulenza psicologica, Sostegno alla genitorialità, Accompagnamento all’adozione e all’affido, Mediazione familiare, Laboratori esperienziali per famiglie «L’apertura della sede di Grassano in Via Capitan Pirrone è la dimostrazione pratica di come la sinergia tra i Comuni del nostro Ambito possa generare risposte concrete ai bisogni dei cittadini», dichiara il Sindaco di Gras-
sano Filippo Luberto. Per il Sindaco di Miglionico, Giulio Traietta; «Garantire ai nostri cittadini, all’interno di un luogo quale il Centro Polivalente, l’accesso ad ascolto psicologico, mediazione e attività di supporto alla genitorialità significa investire direttamente sul futuro dei nostri giovani e delle nostre famiglie». Il Centro per le Famiglie non sarà solo un presidio di assistenza, ma un vero luogo di accoglienza e ascolto preventivo per non lasciare mai sole le nostre comunità e i genitori di fronte alle sfide di ogni giorno.
ontinua il percorso tecnico-amministrativo per tornare a programmare la realizzazione di abitazioni di edilizia economica, popolare e convenzionata. Si è svolto nella mattina del 14 settembre, presso il Comune di Matera e alla presenza dell’assessore all’Urbanistica Giuseppe Sicolo, il quarto incontro dedicato al tema dell’edilizia residenziale e del ruolo delle cooperative. Pur apprezzando l’apertura al confronto, che ha fatto registrare un ulteriore passo avanti, le centrali cooperative lucane Agci, Confcooperative e Legacoop sottolineano che la questione più urgente, quella della costante crescita dei prezzi delle abitazioni, è lontana dall’essere risolta: per il ceto medio, per le giovani coppie e per le giovani famiglie è sempre più difficile acquistare una casa. Per le associazioni cooperative è quindi necessario intervenire sul mercato attraverso una programmazione urbanistica capace di individuare nuove aree da destinare all’edilizia convenzionata, sulle quali realizzare abitazioni a prezzi realmente sostenibili. L’obiettivo è riequilibrare il mercato abitativo, mettendo a disposizione suoli destinati a questa specifica finalità e creando le condizioni affinché le cooperative possano tornare a svolgere un ruolo concreto nella risposta alla domanda di casa. Una necessità che assume ancora maggiore rilevanza alla luce delle criticità evidenziate nell’attuale Regolamento Urbanistico, nel quale secondo quanto rappresentato dalle associazioni l’edilizia sociale, sia convenzionata sia sovvenzionata, non sarebbe stata adeguatamente considerata. La situazione rischia di ampliare ulteriormente la distanza tra il costo delle nuove abitazioni e le possibilità economiche di una parte sempre più ampia della popolazione.
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Maratona di programmazione al Comincenter promossa da GDG Basilicata e IEEE Student Branch dell'Ateneo lucano
All'UniBas la sfida dell'Intelligenza Artificiale: arriva il primo «Build with Gemma Hackathon» L’
innovazione tecnologica e l'Intelligenza Artificiale diventano protagoniste assolute all’Università degli Studi della Basilicata. Il prossimo 16 settembre 2026, negli spazi del Comincenter in via dell'Ateneo Lucano 10 a Potenza, si terrà il «Build with Gemma Hackathon», una maratona di programmazione e innovazione pionieristica per l'Ateneo lucano. Per la prima volta in assoluto, gli spazi dell'UniBas ospiteranno uno sprint tecnologico di questo calibro: un'intera giornata, dalle 8:30 alle 19:00, dedicata alla creazione di applicazioni e prototipi funzionanti basati sull'intelligenza artificiale. L'iniziativa nasce dalla sinergia tra il Google Developer Group (GDG) Basilicata e l'IEEE Student Branch dell'Università della Basilicata, polo studentesco recentemente rifondato e guidato dal counselor professor Luca Pallotta, affiancato dal chair Gabriele Lo Bosco, dal vice-chair Valerio Mastro, dalla segretaria Ilaria Blasi, dalla tesoriera Maria Carmela Calabrese, dai web master Stefano Mattiacci ed Emanuele Santangelo e dagli altri membri del team.L’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) rappresenta la più grande associazione professionale al mondo dedicata al progresso della tecnologia. Gli Student Branch costituiscono le sue ramifica-
zioni universitarie: fucine di talenti che offrono agli studenti l'opportunità di creare un network professionale prima della laurea. Organizzando seminari, workshop, competizioni e progetti pratici, queste realtà fungono da ponte tra la teoria accademica e le esigenze del mercato del lavoro nel settore tech. La rifondazione del Branch all'UniBas segnala un grande fermento per la comunità studentesca lucana.Il «Build with Gemma Hackathon» si inserisce all'interno di un'iniziativa globale volta a promuovere la famiglia di modelli aperti Gemma di Google. I partecipanti, divisi in team, avranno a disposizione 8 ore per trasformare le proprie idee in web app o in dashboard interattive. L'evento permetterà di sperimentare metodologie di sviluppo software all'avanguardia: approccio «Cloud-First» e «Zero Local Setup» per l'accesso diretto all'IA tramite Google AI Studio senza complesse installazioni; «SpecDriven Development» (SDD) ed «Agentic Coding» per la progettazione strategica con assistenti basati su IA; e «AI-Assisted Pitch», con l'utilizzo di strumenti come NotebookLM per sintetizzare il lavoro e preparare le presentazioni finali alla giuria in tempo record. L'evento è gratuito ma prevede posti limitati. Per garantire il massimo della concentrazione e della creatività, l'organizza-
zione offrirà il pranzo a tutti i partecipanti, distribuirà gadget ufficiali Google e GDG e metterà in palio buoni Amazon per i team
vincitori decretati a fine giornata. A tutti i presenti verrà rilasciato un certificato di partecipazione ufficiale IEEE: un'opportunità
di confronto per studenti, sviluppatori e appassionati di tecnologia desiderosi di sperimentare il futuro dell'informatica.
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Dalla memoria della pizza al ruoto fino ai viaggi internazionali di Giovanni Spera, la pizzeria potentina celebra il decennale presentando una carta rinnovata
Radici lucane e sguardo al futuro: dieci anni della pizzeria Casarsa
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ieci anni possono essere un traguardo, ma per Casarsa, la pizzeria lucana nata a Potenza nel 2016 dalla famiglia Spera, il decennale rappresenta soprattutto un punto di ripartenza. Alla memoria di una pizza strettamente legata agli ingredienti e alle abitudini del territorio si affianca oggi il confronto con le cucine e le culture incontrate fuori dalla Basilicata da Giovanni Spera.È stato questo il filo conduttore di «Road to 2026», la serata con cui Casarsa ha celebrato i suoi primi dieci anni di attività: un'occasione per rileggere il percorso compiuto e presentare la nuova proposta gastronomica, a partire dal menu nel quale troveranno spazio le pizze protagoniste della cena celebrativa.Il racconto della serata è partito dalle radici. La masterclass dedicata al Ruccolo Potentino, condotta da «papà» Antonio Spera, ha riportato l'attenzione sulla pizza del territorio e sulla sua memoria popolare. Nel programma si sono inseriti anche il confronto sulla pizza lucana contemporanea con Giovanni Spera e la proiezione del cortometraggio «Dualismo», realizzato in collaborazione con il regista e videomaker Rocco Tolve.Padre e figlio rappresentano due prospettive differenti ma complementari dello stesso progetto. Antonio è il legame con Potenza e con una cultura ga-
stronomica che Casarsa non vuole perdere; Giovanni, cresciuto nella pizzeria di famiglia, negli ultimi anni ha allargato i propri orizzonti operativi. Oggi vive tra Potenza e Parigi, lavora come consulente e tecnico per i mercati esteri e ha partecipato a fiere, masterclass e dimostrazioni in oltre trenta Paesi, continuando a seguire Casarsa sul piano strategico, dal menu al controllo dei dati fino alla comunicazione.«Dieci anni sono un momento importante, ma soprattutto l'occasione per guardare al percorso che abbiamo fatto – commenta Antonio Spera – . Casarsa è nata con un legame molto forte con Potenza e con la nostra terra. In questi anni è cambiata, come siamo cambiati noi, senza perdere quel legame che continua a essere il punto da cui partiamo».È proprio nel rapporto tra questi due sguardi che si inserisce la nuova fase del locale. Una linea che non cancella ciò che Casarsa è stata nel suo primo decennio, ma utilizza quella base per costruire una proposta capace di raccontare una Basilicata meno prevedibile e di misurarsi con il panorama della pizza contemporanea fuori dai confini regionali e nazionali.«Quello che ho imparato viaggiando e lavorando fuori dall'Italia inevitabilmente entra anche nel mio modo di pensare la pizza – spiega Giovanni Spera –. Non si-
gnifica allontanarsi dalla Basilicata, ma guardarla con occhi diversi. Il nuovo menu nasce proprio da questo: partire da ingredienti, sapori e ricordi che ci appartengono e metterli in relazione con ciò che ho incontrato nel mondo».Anche la cena «Le Strade di Casarsa» è stata strutturata come un viaggio fra passato e futuro. Ad aprirla è stata la «Merenda antica», con pomodoro, cacioricotta morbido, origano selvatico, olio extravergine e basilico su impasto Ruccolo: un richiamo alla pizza nel ruoto preparata un tempo nei forni, utilizzando l'impasto in eccesso del pane e ingredienti semplici. A seguire, un «antipasto lucano come in trattoria», composto da pecorino di Moliterno fritto con marmellata di pera Signora, salumi lucani, caciocavallo, bocconcini, crocchettina lucana e peperoni cruschi.Il cambio di prospettiva è stato affidato alle pizze che anticipano il nuovo menu. «Neo-Diabolika» riparte dalla classica pizza con il salame rendendola più strutturata: pomodoro, fior di latte e provola affumicata di Agerola, salame di suino lucano, ventricina all'Aglianico, maggiorana, noci pecan caramellate e olio extravergine.Con «Bacalhau» il percorso si spinge fino in Portogallo: scarola ripassata, baccalà marinato in chimichurri, fior di latte, «puparulo» sott'aceto, oliva nera
di Ferrandina, pepe di Sarawak e olio extravergine costruiscono un ponte fra ingredienti della tradizione lucana ed influenze lusitane e brasiliane.La sintesi del nuovo corso si ritrova in «Dualismi»: provola di Agerola, misticanza, pastrami affumicato, salsa yogurt allo zafferano, marmellata di peperone, cipolla agrodolce, pepe di Sarawak e olio extravergine. La creazione nasce proprio dal confronto generazionale tra un padre legato alla propria terra e un figlio che viaggia e riporta le proprie esperienze a Potenza. «Il mondo a Potenza» è la formula con cui la pizzeria riassume il senso di questa evoluzione, confermando che «NeoDiabolika», «Bacalhau» e «Dualismi» entreranno stabilmente nella nuova carta del locale.La ricerca di Giovanni Spera parte da una base tecnica italiana per incorporare ingredienti, spe-
zie e lavorazioni osservati all'estero: olii mediterranei, fermentazioni, affumicature e preparazioni provenienti da altre culture. Dopo la formazione in arte bianca alla Food Genius Academy di Milano, gli approfondimenti sulla panificazione a lievito madre e gli studi sui modelli d'impresa della ristorazione, nel 2023 Spera si è laureato in Gastronomia con una tesi sulla pizzeria contemporanea. Dal 2022 opera come consulente per i mercati esteri con Molino Dallagiovanna e dal 2024 rappresenta la Francia come ambasciatore ufficiale per Moretti Forni.Casarsa rimane il luogo nel quale questo percorso ha preso il via nel 2016 e il traguardo del decennale riporta Potenza al centro di una storia professionale che negli anni si è allargata geograficamente senza mai interrompere il legame con la casa madre.
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I pezzi ci sono. Manca ancora il disegno
La città culturalmente viva che ancora non sa di esserlo P
DI FABRIZIO QUARATINO
otenza, in questi giorni, sembra essersi improvvisamente ricordata di avere una vita culturale. Caravaggio al Museo Provinciale. Il teatro dentro l’Adamesteanu. La danza e le arti performative del Città delle 100 Scale che attraversano luoghi inconsueti. Concerti, spettacoli, associazioni, compagnie, artisti, giovani che continuano a costruire occasioni. Guardandola così, verrebbe quasi da festeggiare. Ma senza esagerare, perché dalle nostre parti basta vedere tre manifesti contemporaneamente per convincersi di essere diventati Berlino. Il problema non è stabilire se Potenza abbia cultura. Ce l’ha. La domanda è molto più scomoda: Potenza possiede una politica culturale capace di riconoscere, collegare e moltiplicare quello che già accade? Ed è qui che la festa diventa riflessione. UN CALENDARIO NON È UNA VISIONE Mettere insieme date, concedere spazi, patrocinare iniziative e pubblicare un programma è utile. Ma amministrare un calendario non significa costruire una politica culturale. Altrimenti basterebbe un’agenda molto efficiente per trasformare qualunque città nella capitale europea della cultura. Una politica culturale comincia quando qualcuno guarda tutte quelle iniziative e si domanda quale città possano costruire insieme. Come colleghiamo cultura, centro storico, quartieri, commercio, turismo, università, scuole? Come trasformiamo uno spettatore arrivato per Caravaggio in una persona curiosa di conoscere Potenza? E soprattutto: cosa rimane quando vengono smontati
palco, mostra e locandina? Queste domande non richiedono necessariamente milioni. Richiedono pensiero. E il pensiero, fortunatamente, non è ancora soggetto a gara d’appalto. NON DITEMI CHE MANCANO I SOLDI “Non ci sono risorse.” È diventata una specie di formula assolutoria della politica contemporanea. Curiosamente, però, per coordinare ciò che già esiste non servono sempre montagne di denaro. Mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni culturali, associazioni, commercianti, scuole, università, operatori turistici. Stabilire obiettivi e verificarli. Sono attività rivoluzionarie soltanto perché abbiamo smesso di considerarle normali. E soprattutto bisogna riconoscere che la cultura non è l’elenco degli eventi prodotti durante l’anno. È ciò che quegli eventi producono nella città. LA CITTÀ È GIÀ PIÙ AVANTI La cosa paradossale è che Potenza non parte da zero. Possiede realtà culturali che progettano, producono, sperimentano linguaggi e, in diversi casi, costruiscono relazioni ben oltre i confini cittadini. Possiede professionisti, associazioni e artisti che continuano a lavorare, spesso senza poter contare su un sistema capace di
collegarne stabilmente energie e progettualità. Ed è forse questo il dato più interessante. La città culturale esiste già. È dispersa. Ognuno accende la propria lampadina e, vista da lontano, Potenza potrebbe perfino sembrare illuminata. Il problema è che nessuno ha ancora costruito l’impianto elettrico. Non manca l’evento. Manca il filo. DA CARAVAGGIO ALLA CITTÀ Prendiamo Caravaggio. Portare a Potenza un’opera di questa importanza è un fatto culturale rilevante. Ma proprio perché è importante, non possiamo fermarci davanti al quadro. La domanda interessante comincia fuori dal museo. Esiste un percorso che lo accompagni alla scoperta della città? Sa che nello stesso periodo esistono spettacoli, musei, teatro, musica? Trova un sistema commerciale coinvolto? Ha una ragione per fermarsi qualche ora in più? Magari una notte? È qui che una mostra smette di essere soltanto una mostra e diventa sviluppo culturale. Non occorre mettere Caravaggio a dirigere il traffico. Occorre capire che chi viene per vedere un capolavoro può essere invitato a vedere anche Potenza. NON SERVE UN REGISTA CHE COMANDI Costruire una regia cultu-
rale non significa creare qualcuno che decida cosa sia cultura e cosa non lo sia. La politica deve creare condizioni, non distribuire patenti artistiche. Deve mettere in relazione le energie senza soffocarle. Favorire cooperazione senza trasformarla in obbedienza. Sostenere la libertà creativa costruendo una direzione collettiva. Il compito dell’istituzione dovrebbe essere questo: far diventare sistema ciò che spontaneamente possiede già valore. LA CULTURA NON È DECORAZIONE Per troppo tempo abbiamo considerato la cultura qualcosa da aggiungere quando avanzavano tempo e risorse. È un errore enorme. La cultura produce identità, relazioni, economia, reputazione, educazione, appartenenza. Può offrire ai giovani una ragione per immaginarsi qui. Può restituire a una comunità la percezione di non essere condannata semplicemente ad amministrare ciò che perde. Non risolve da sola lo spopolamento, naturalmente. Nemmeno Caravaggio possiede questi poteri. Ma una città senza immaginazione perde abitanti molto prima di perderli all’anagrafe. E io continuo a credere che Potenza abbia energie sufficienti per immaginare se stessa diversamente. Bisogna ricono-
scerle, metterle in relazione e avere finalmente l’ambizione di trasformarle in progetto. IL FILO CHE MANCA Potenza oggi possiede molti punti. Continuare semplicemente ad aggiungerne altri significa costruire un calendario più lungo. Unire quei punti significa costruire una città. Ed è questa la scelta che manca. Non servono proclami, nuove etichette o l’ennesimo tavolo destinato a produrre fotografie di persone sedute intorno a un tavolo. Serve una visione riconoscibile. Qualcuno che sappia dire dove vogliamo essere tra cinque anni e quale ruolo debba avere la cultura per arrivarci. Perché il vero limite di Potenza non è l’assenza di cultura. È continuare a comportarsi come se ogni evento dovesse nascere, vivere e morire da solo. Io questa città non la considero culturalmente povera. La considero culturalmente dispersa. Ed è una differenza enorme, perché la povertà richiede di creare ciò che non esiste; la dispersione chiede di avere l’intelligenza e il coraggio di unire ciò che esiste già. La città culturalmente viva è davanti ai nostri occhi. Adesso bisogna darle coscienza di sé. Perché un calendario racconta quello che succede. Una politica culturale decide quello che vogliamo diventare.
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SERIE C Mister Longo conquista tre punti importanti contro la sua ex squadra. Rossoblu in tono minore
Il Catania passa al Curcio, gli etnei si impongono con merito sul Picerno AZ PICERNO CATANIA
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AZ PICERNO (3-4-1-2): Marcone 6, Bellodi 5, Bassoli 5 ( 41' Bianchi 5.5), Virgilio 5, Del Fabro 5.5, Maselli 4.5 ( 59' Perri 5.5 ), Pistolesi 5 ( 1' st Rillo 5.5), Kanoute 4.5 ( 77' Coppola 6 ), Franco 5, Pugliese 6, Abreu 6. A disp. Pecci, Cortese, Perri, Maiorino, Tolovan, Bianchi, Nocerino, Gemignani, Oliviero, Scravaglieri. All. Claudio De Luca 5
CATANIA (3-4-3): Dini 6.5, Vallocchia 6.5 ( 64' Corbari 6), Perrotta 6.5, Bruzzanti 7 ( 76' Lunetta 6 ), Ciricielli 7, Di Gennaro 6.5 ( 59' Allegretto 6 ), Quaini 6.5, Cavuoti 7 ( 64' Insigne 6.5), Masciangelo 5.5, Ierardi 6, Russo 6.5 ( 75' Coda 6 ). A disp. Rinalgdi, Allegretto, Caligara Coda, Donnarumma, Liguri, Lunetta, Torre, Catania, Amendola, All, Emilio Longo 7
ARBITRO: Sig. Giuseppe Maria Manzo di Torre Annunziata 7 ASSISTENTI: Sigg. Angelo Tomasi e Davide Fedele di Lecce IV Ufficiale: Sig. Giosuè Ambrosino di Torre del Greco FVS: Pierpaolo Vitale di Salerno
MARCATORI: 30' Ierardi, 32' Bruzzaniti, 34' Cavuoti, 57' Cicerelli, 74' Pugliese, 82' su rig Abreu RECUPERO: 2’ pt e 6’ st NOTE: Spettatori 291 + 400 abbonati, incasso 2559 euro, Espulso Masciangelo Ammoniti Di Gennaro, Bassoli. Angoli 5-4 per il Picerno
PICERNO. Cade in casa l'AZ Picerno, Il Catania ritorna grande e fa sua l'intera posta in palio, I catanesi vincono con merito al termine di una partita controllata per settanta minuti. Il Picerno ha il torto di giocare senza la
__ MomentI della partita
solita concentrazione e paga dazio ad un primo tempo sotto tono. Nel Picerno torna dal primo minuto Maselli dopo la squalifica. Mister De Luca tiene in panchina Gemignani e Bianchi, out per infortunio Esposito e Destiny, Nel Catania a sorpresa mister Longo tiene in panchina Lunetta, mentre in campo sono Bruzzanti e Cavuoti, Picerno in maglia bianca, Catania con la divisa azzurra con bordi rossi e azzurri. A sorpresa tra i pali c'è Dini. Al 2' Vallocchia ruba palla centrocampo e tenta la conclusione ma la sfera termina alta. Due minuti più tardi Maselli prova a servire Pugliese ma la sfera è troppo lunga. Il Catania si fa vivo dalle parti di Marcone con Vallocchia, controllato dal portiere lucano. Inizio di gara molto manovriero da parte delle due formazioni. Cavuoti sfiora il gol all'11' il suo tiro fa la barba alla traversa dopo un bel filtrante di Cicerelli. Bruzzanti viene fermato in angolo al 14' da Bassole sul corner ne esce una mischia con un fallo in attacco da parte dei siciliani. Il Picerno esce dal guscio e con Del Fabro al 17' impegnano Dini, Primo giallo della gara per Di Gennaro, fallo a meta campo, inevitabile l'ammonizione per l'etneo. Sulla punizione battuta da Franco, Dini è attento sul colpo di testa di Pugliese. Di Gennaro cerca la porta su azione d'angolo, pallone alto sulla traversa al 28'. Il Catania sblocca la partita al 30' con Ierardi servito da Cavuoti mette dentro alle spalle di Marcone. Picerno in difficoltà tanto che il Catania sfiora la rete prima con Russo prima del raddoppio con Bruzzaniti, bravo in area a segnare il secondo gol alle spalle di Marcone al 32. Lucani in bambola, visto che dopo sessanta secondi Cabuoti trova il tris dopo una conclusione di Russo parata da Marcone, Cavuoti da pochi passi ribadisce in rete al 34'. L'arbitro richiamato al Var conferma la rete degli ospiti. Lucani decisamente alle corde. Marcone esce ai sedici metri su Masciangelo lanciato verso la porta dei lucani al 38'.. Etnei padroni del campo con pieno merito. Bassoli si fa male e viene curato dai sanitari melandrini fuori dal rettangolo verde. Prima del contatto, Bassoli è stato ammonito dal direttore di gara. Bassoli viene sostituito da Bianchi. Reazione del Picerno, che sfiora la
rete della bandira al 46' con un cross pericoloso di Abreu che mette dentro ma Perrotta allontana al 45' Lo stesso Abreu non trova il tempo per concludere in porta dopo un cross invitante di Bellodi. Il primo tempo finisce con il Catania in vantaggio per tre a zero e il Picerno non pervenuto. Le due squadre rientrano in campo. De Luca manda in campo Rillo al posto di Pistolesi ad inizio ripresa. Masciangelo mette al centro al 48' la difesa del Picerno mette in angolo. Il Catania inizia in forcing la ripresa e Cavuoti tenta la battuta al volo dai venti metri, palla alta sulla traversa al 50'. Del Fabro è attento su Russo poco dopo. Vallocchia dai venti metri prova la conclusione, palla fuori bersaglio al 53'. Il Catania trova il poker contro un Picerno letteralmente in bambola. Cicerelli fa tutto da solo, tiene palla e chiude con il tiro a giro alle spalle di Marcone. Lo stesso Cicerelli ruba palla a Bellodi, si avvicina verso la porta lucana, fa partire un tiro velenoso che sfiora il palo al 58'. Un minuto dopo Abreu con una sforbiciata mette fuori. Al 62' Quaini resta a terra dopo un contrasto con Franco, Bruzzaniti commette fallo su Bellodi continua la sua corsa e mette dentro, Gol annullato dal direttore di gara, Catania padrone del campo. Pubblico locale ammutolito. Il Picerno trova il gol della bandiera. Al 73' Pugliese trova la sforbiciata vincente e mette alle spalle di Dini, Rillo va giù in area ospite. L'arbitro lascia proseguire ma poi viene richiamato al Var e non concede il rigore ai lucani tra le proteste del pubblico, Dopo sessanta secondi viene espulso Masciangelo che stende in area Abreu. Rigore e rosso diretto per il catanese. L'arbitro viene richiamato al Var e conferma la sua decisione. Abreu fa secco Dini dal dischetto. Doppio miracolo di Dini, prima su conclusione di Coppola, poi su colpo di testa di Abreu. In contropiede Cicerelli spreca una facile occasione nel recupero. Nel recupero gli ospiti ci provano in contropiede ma non riescono ad impensierire la difesa lucana. Marcone chiude la strada a Ierardi nel finale. Vince il Catania mentre il Picerno esce mestamente dal sintetico del Curcio. FRANCESCO MENONNA
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