








CINQUE SUB ITALIANI MORTI ALLE MALDIVE. RECUPERATO FINORA SOLO UN CORPO
![]()









CINQUE SUB ITALIANI MORTI ALLE MALDIVE. RECUPERATO FINORA SOLO UN CORPO

A Cronache l’istruttore subacqueo Ruggieri: «Disorientamento o panico possibili cause»
SVENTOLANO 257 “BANDIERE BLU 2026”: DA NORD A SUD VINCE LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE
L’Italia lavora per il nucleare
Giorgio Gaber si chiedeva cosa fosse la destra e cosa la sinistra. Nel suo ironico scrivere differenziava la destra dalla sinistra secondo l'utilizzo della doccia o della vasca ma concludeva che continuava a credere che l'ideologia malgrado tutto ancora ci fosse. Nelle nostre scelte quotidiane l'opzione per la doccia o per la vasca è (...)

■ continua a pag 6 Bardi

4
TOLVE Soddisfazione dell'assessore Pepe: «Opera strategica, ora si apre la fase esecutiva»
Pazzano, c’è l’ok sull’impatto


INCHIESTA DOSSIER
Accessi abusivi ai sistemi informatici delle forze dell’ordine: la Procura di Roma chiede rinvio a giudizio per Striano e Laudati
■ Galgano a pag 5
MALTEMPO
Bardi e Pepe accelerano il piano per il ripristino della viabilità della regione dopo i danni causati dalle piogge, stanziati 5 milioni €
■ Servizio a pag 9
PARATA DEI TURCHI
Presentata la Parata 2026 tra tradizione, orgoglio e fratellanza: a partecipare oltre 1100 figuranti che sfileranno per Potenza
■ Menonna a pag 23
SPORT
Domani sera Viviani sold-out per i quarti di finale di play off: Potenza e Ascoli si giocano tutto in 180 minuti
■ Nigro a pag 31


A Cronache il sub e istruttore Luca Ruggieri: «In grotta basta un errore per compromettere tutta l’immersione»
DI ROSAMARIA MOLLICA
Le acque turchesi delle Maldive, simbolo mondiale di paradiso tropicale e meta privilegiata del turismo subacqueo, si sono trasformate in una trappola mortale. A cinquanta metri di profondità, nelle grotte sommerse dell’atollo di Vaavu, cinque italiani esperti di immersioni hanno perso la vita, giovedì durante un’esplorazione che, secondo le prime ricostruzioni, aveva anche finalità scientifiche.
Una tragedia senza precedenti per l’arcipelago dell’Oceano Indiano, tanto che le autorità locali l’hanno già definita il peggior incidente subacqueo singolo mai avvenuto nella Repubblica delle Maldive. L’ultima immersione è iniziata dalla safari boat Duke of York, yacht di lusso specializzato in crociere subacquee tra gli atolli maldiviani. Da lì si sono immersi Monica Montefalcone, 51 anni, docente associata di Ecologia all’Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, la ricercatrice Muriel Oddenino, 31 anni, e gli istruttori subacquei Gianluca Benedetti, padovano, e Federico Gualtieri, 31 anni, originario di Borgomanero. Nessuno di loro è più riemerso. Il gruppo stava esplorando le cavità sommerse di Alimathaa, una delle aree più spettacolari e insidiose dell’atollo di Vaavu. Un dedalo di grotte e anfratti che si estende fino a circa sessanta metri di profondità e che, secondo le autorità maldiviane, potrebbe svilupparsi per oltre 260 metri all’interno della barriera corallina. Le operazioni di recupero si sono rivelate immediatamente estremamente difficili. Forti venti, mare agitato e un’allerta gialla emessa per tutta la giornata hanno costretto i soccorritori della Maldives National Defense Force a
lavorare in condizioni considerate “ad alto rischio”. Finora è stato recuperato un solo corpo, che secondo fonti locali sarebbe quello di Gianluca Benedetti. Gli altri quattro subacquei sarebbero ancora intrappolati nella stessa grotta.
Le cause dell’incidente restano ancora avvolte nel mistero. Gli investigatori non escludono nessuna ipotesi: un malfunzionamento della miscela respiratoria, improvvise correnti ascensionali, problemi tecnici o la perdita dell’orientamento all’interno delle cavità sommerse. Ma cosa può essere accaduto a 5 esperti di immersioni? Lo abbiamo chiesto a Luca Ruggieri, sub, direttore tecnico e istruttore Ara dell’Accademia Subacquea di Matera. Quanto è rischiosa un’immersione in grotta a cinquanta metri di profondità?
« L’immersione in grotta è sempre un’attività pericolosa, anche quando non si raggiungono profondità elevate. Ma a cinquanta metri il livello di difficoltà aumenta enormemente. Sono quote impegnative anche per subacquei molto preparati e si entra in un contesto tecnico estremamente delicato ». Tra le ipotesi emerse c’è anche quella di un problema legato all’ossigeno nelle bombole. È plausibile?
« Personalmente ho molti dubbi. Già dopo dieci metri cambia la pressione assoluta e chi si immerge a quelle profondità utilizza miscele specifiche proprio per evitare problemi legati all’ossigeno. Parliamo inoltre di persone esperte, quindi faccio fatica a credere a un errore così elementare ».
Quale potrebbe essere allora una spiegazione più realistica?
« Potrebbe essersi verificata una situazione di panico, magari causata dalla conformazione della grotta o da una corrente

particolarmente impegnativa. Alle Maldive le correnti esistono e chi entra in acqua le percepisce subito. Non credoinvece che il maltempo esterno abbia inciso direttamente, perché a cinquanta metri di profondità le condizioni marine restano abbastanza costanti ».
Quindi il problema potrebbe essere stato l’ambiente della grotta stessa?
«Sì, è possibile. La mia impressione è che possano aver perso l’orientamento all’interno della cavità. È successo anche in passato, persino in Italia, a Palinuro, dove subacquei molto esperti rimasero intrappolati dopo che uno di loro andò nel panico. In grotta basta un episodio del genere per compromettere tutta l’immersione ».
Perché è così difficile ricostruire cosa sia accaduto?
« Perché finché non si recuperano i corpi e le attrezzature è impossibile capire davvero la dinamica. Il fatto che dopo molte ore quattro subacquei non siano ancora stati recuperati mi fa pensare a una grotta particolarmente complessa, probabilmente piena di cunicoli e passaggi stretti. Luoghi affascinanti, ma estremamente difficili da esplorare ». In che condizioni potrebbero trovarsi i corpi?
« Se si è trattato di annegamento, come è probabile in assenza di altre cause immediate, i corpi potrebbero essere ancora re-

lativamente intatti. Quando manca aria respirabile, il sub finisce per annegare: l’acqua entra nei polmoni e sopraggiunge quella che viene definita “morte bianca”. Il problema ora è soprattutto localizzarli all’interno della grotta ».
Che cosa si sente di consigliare a chi pratica immersioni profonde?
« Chi fa subacquea ama l’avventura, la scoperta, l’esplorazione. Ma proprio per questo serve una prudenza assoluta. Una grotta a cinquanta metri non è un’immersione normale: va affrontata solo con preparazione specifica, esperienza e grande consapevolezza dei rischi ».
L’INCHIESTA E IL
DOLORE IN ITALIA
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sull’incidente. I magistrati attendono la documentazione ufficiale dal consolato
italiano e dalle autorità maldiviane per valutare eventuali profili di responsabilità. Intanto il mondo accademico e quello della subacquea italiana sono sotto shock. L’Università di Genova ha espresso cordoglio per la perdita della docente e delle due ricercatrici coinvolte. Numerosi messaggi di vicinanza stanno arrivando anche dalle comunità di Padova, Borgomanero e Poirino. «Una tragedia che rattrista profondamente», ha dichiarato il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, rivolgendo un pensiero alle famiglie delle vittime. Mentre nell’atollo di Vaavu proseguono senza sosta le operazioni di recupero, resta il silenzio irreale di quelle grotte sommerse dove cinque vite si sono spezzate inseguendo il mare, la conoscenza e la passione per gli abissi.
Bardi: «Per la Basilicata il prestigioso riconoscimento a 5 comuni, consolidando il primato della regione lungo entrambe le coste»
DI EMANUELA CALABRESE
L’Italia si conferma regina di indiscussa bellezza e non solo. Per il 2026 può vantare ben 257 Comuni con Bandiere Blu, tra località di mare e laghi, confermando la crescita del Bel Paese nella mappa delle destinazioni attente a qualità delle acque, servizi. Non solo, perché la Bandiera Blu è un eco-label assegnato alle località turistiche balneari che rispettano criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio. Il riconoscimento internazionale è assegnato dalla Foundation for Environmental Education, in collaborazione con due agenzie ONU: il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite e l’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite, in 51 Stati. Quest’anno il numero di riconoscimenti è aumentato di 11 bandiere rispetto al 2025, con 14 new entry in Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Tre comuni invece escono dall’elenco: San Felice Circeo (Lazio), Patù (Puglia), Castrignano del Capo (Puglia).
DALLA BASILICATA
ALLA SARDEGNA, INCETTA DI BANDIERE BLU E NEW ENTRY
In Basilicata le Bandiere Blu 2026 interessano sia il versante tirrenico che quello ionico. In provincia di Potenza è premiata Maratea con Marina di Santa Teresa Calaficarra, Macarro Illicini Nera, Castrocucco Secca di Castrocucco e Acquafredda, e nel materano Bernalda col Lido di Metaponto, Pisticci con la Marina di Pisticci, Policoro col Lido Nord e Sud e Nova Siri Lido. Nella limitrofa Campania i Comuni Bandiera Blu 2026 si concentrano soprattutto nel Salernitano con Positano, Agropoli, Castellabate, Montecorice, San Mauro Cilento, Pollica, Casal Velino, Ascea, Pisciotta, Centola, Camerota, Ispani, Vibonati e Sapri. In provincia di Caserta è premiata Cellole e in provincia di Napoli Massa Lubrense, Sorrento, Piano di Sorrento, Vico Equense e Anacapri.
Al secondo posto (dopo la Liguria con 35 Bandiere) sul podio nazionale c’è la Calabria, con quattro nuove entrate che raggiunge la Puglia, con 27 “Bandiere Blu”. Dunque la Puglia fa incetta di riconoscimenti, distribuiti in provincia di Foggia con le Isole Tremiti, Rodi Garganico, Peschici, Vieste e Zapponeta. Nella provincia di Barletta-Andria-Trani ottengono il riconoscimento Margherita di Savoia e Bisceglie. In provincia di Bari invece Polignano a Mare e Monopoli. Nel leccese sono premiati Lecce, Melendugno, Castro, Tricase, Morciano di Leuca, Salve, Ugento, Gallipoli e Nardò. In provincia di Taranto ottengono il riconoscimento Manduria, Maruggio, Leporano, Pulsano, Castellaneta e Ginosa. Infine in provincia di Brindisi compaiono Fasano, Ostuni e Carovigno. E così anche la Calabria, con riconoscimenti su entrambe le coste. In provincia di Cosenza sono premiati Tortora, Praia a Mare, San Nicola Arcella, Santa Maria del Cedro, Diamante, Rocca Imperiale, Montegiordano, Roseto Capo Spulico, Amendolara, Trebisacce, Villapiana, Corigliano Rossano e Cariati. In provincia di Crotone ottengono il riconoscimento Cirò Marina, Melissa e Isola di Capo Rizzuto. In provincia di Catanzaro sono Bandiera Blu Cropani, Sellia Marina, Catanzaro, Falerna e Soverato. In provincia di Reggio Calabria sono premiati Caulonia, Roccella Jonica, Siderno e Locri e in provincia di Vibo Valentia compaiono Parghelia e Tropea. E poi le isole: In Sicilia le Bandiere Blu si concentrano nelle province di Messina, Ragusa e Agrigento e in Sardegna si distribuiscono tra nord, centro e sud dell’isola.
MINISTRO MAZZI: «ORGOGLIOSI DI QUESTO RISULTATO, UN’ECCELLENZA
CHE CI VEDE PRIMI NEL
MEDITERRANEO»
Il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, ospite d’onore al Consiglio Nazionale delle Ricerche per la Cerimonia di consegna delle “Bandiere Blu 2026”,
su delega del Presidente del Consiglio dei Ministri Meloni, ha ricordato agli Amministratori locali presenti: «Voi siete i protagonisti di questa giornata. L’Italia ha oltre l’11% delle spiagge con Bandiera Blu del mondo. Dobbiamo essere orgogliosi di questo risultato, un’eccellenza che ci vede primi nel Mediterraneo». Il Ministero del Turismo è un partner storico di FEE Italia, costituita nel 1987, Anno Europeo dell’Ambiente, ed è nella Commissione di valutazione delle candidature, insieme a: Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste; Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Istituto Superiore di Sanità; Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici; Consiglio Nazionale delle Ricerche; Università della Tuscia-Laboratorio di Ecologia Marina, Università per Stranieri di Perugia e Università della Calabria.
BARDI: «LA BASILICATA TIENE
IL PASSO E RILANCIA»
La Basilicata si conferma protagonista del turismo di qualità e sostenibile. Anche per la stagione 2026, la FEE ha assegnato la prestigiosa “Bandiera Blu” a 5 comuni lucani, consolidando il primato della regione lungo entrambe le coste. A completare il successo del sistema turistico lucano è la conferma di Marina di Policoro come approdo turistico selezionato. Il riconoscimento premia non solo la qualità eccellente delle acque di balneazione, verificate attraverso campionamenti regolari, ma anche una gestione del territorio attenta all’ambiente: efficienza della depurazione, potenziamento della raccolta differenziata, arredo urbano curato, incremento delle aree pedonali e delle piste ciclabili. «Questo risultato – ha dichiarato il Presidente della Regione, Vito Bardi– non è un traguardo scontato, ma la certificazione di una maturità raggiunta dai nostri amministratori e dai nostri operatori balneari. In un anno in cui diverse località italiane hanno perso lo status, la Basilicata tiene il passo e
rilancia. È la prova che il nostro modello di sviluppo, basato sulla valorizzazione e non sullo sfruttamento delle risorse naturali, funziona ed è competitivo a livello nazionale”». Il Governatore ha sottolineato l’importanza dei servizi di utilità pubblica e dell’educazione ambientale, criteri fondamentali per l’ottenimento della Bandiera Blu: «Vincere questa sfida significa garantire spiagge sicure, accessibili e dotate di servizi d’eccellenza. Il nostro impegno ora è continuare a investire affinché questa cultura della sostenibilità si estenda a tutto il litorale lucano, rendendo la Basilicata una destinazione sempre più appetibile per il turismo internazionale». Con 257 Comuni premiati in Italia nel 2026, la Basilicata ribadisce la sua posizione di rilievo nel panorama della ricettività di qualità, preparandosi ad accogliere i visitatori per una stagione balneare all’insegna del rispetto per l’ambiente e dell’ospitalità d’eccellenza.
VERRI E ARANEO:
«CHIEDIAMO QUALI SONO GLI SFORZI CHE COMPIE LA REGIONE PER CONTRIBUIRE AD INCENTIVARE L’OFFERTA TURISTICA LEGATA AL MARE»
«Queste riconferme sono indubbiamente frutto del lavoro che, sui territori, compiono le amministrazioni comunali nell’erogazione dei servizi e dell’offerta che proviene dagli operatori turistici, entrambi elementi che fanno del turismo balneare nella nostra regione, una leva fondamentale dello sviluppo economico -asseriscono le Consigliere Regionali Viviana Verri e Alessia Araneo- Ci chiediamo, però, quali siano gli sforzi che concretamente compie la Regione Basilicata per contribuire ad incentivare l’offerta turistica legata al mare, tra un Piano dei Lidi che non viene aggiornato da decenni, infrastrutture carenti (basti pensare all’annosa vicenda della SS 18 a Maratea), il tema dell’erosione costiera su cui servono interventi efficaci e mancanza di fondi e programmi dedicati ai comu-

ni balneari per finanziare interventi di valorizzazione dei litorali. In compenso, però, la Giunta regionale lucana tiene saldamente tra le sue mani, a differenza della stragrande maggioranza delle regioni italiane che le hanno devolute ai comuni, le competenze in materia di rilascio delle concessioni demaniali marittime, incamerando anche i relativi canoni. Ai Comuni non resta che affidarsi ai propri bilanci e agli introiti della tassa di soggiorno per finanziare i servizi connessi al turismo -e proseguono- Eppure esiste una Legge regionale, risalente addirittura al 2009, che disciplina le funzioni amministrative conferite ai Comuni in materia di difesa e manutenzione delle coste e, sebbene preveda esplicitamente il sostegno economico della Regione, non è mai stata finanziata. Per questo abbiamo presentato un emendamento alla Legge di bilancio regionale votata in aula lo scorso 28 aprile, richiedendo il finanziamento della legge 39/2009 con una posta di 200.000 euro all’anno da destinare in quota parte ai 7 comuni costieri lucani, per sostenere le funzioni amministrative legate alle concessioni demaniali per finalità turisticoricreative. L’emendamento è stato trasformato in ordine del giorno, quindi in un impegno assunto unanimemente dal Consiglio regionale. Oggi – concludono Verri e Araneo- festeggiamo le 5 bandiere blu, rivolgendo un plauso a quanti hanno lavorato per conseguire il prestigioso riconoscimento, ma chiediamo che il Governo regionale, oltre a congratularsi con i Comuni, dia seguito al nostro ordine del giorno con azioni concrete a loro sostegno. Su questo tema non alzeremo mai bandiera bianca e non faremo mai mancare la nostra azione di vigilanza e di stimolo».
Accessi abusivi ai sistemi informatici, tra i soggetti coinvolti Crosetto, Renzi, Gravina, Allegri, Valditara, Colosimo, Fascina e Verdini
D I M IRIAM GALGANO
La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per l'ex finanziere, Pasquale Striano, e l'ex sostituto procuratore della Dnaa, Antonio Laudati, nell'ambito dell'inchiesta sulla divulgazione di informazioni riservate e sugli accessi abusivi ai sistemi informatici in uso alle Forze dell'Ordine e alla Banca dati della Direzione Nazionale Antimafia.
L’INDAGINE E I SOGGETTI OFFESI
L'indagine ha rivelato oltre un migliaio di accessi abusivi contestati agli indagati, tra cui figurano anche nomi di personaggi noti del mondo della politica e dello sport, come il Ministro della Difesa Guido Crosetto, l'ex premier Matteo Renzi e il presidente della FIGC Gabriele Gravina, l'attuale allenatore del Milan Massimiliano Allegri. E ancora: il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, la deputata di Forza Italia Marta Fascina e Francesca Verdini, compagna del vicepremier Matteo Salvini. L'indagine è coordinata dal procuratore aggiunto, Giuseppe De Falco, e ha avuto un iter complesso. Inizialmente avviata a Roma, è stata successivamente trasferita alla Procura di Perugia dopo un'eccezione sollevata dalla difesa di Antonio Laudati, ex sostituto procuratore della Dnaa. L'eccezione è stata accolta sia dal Giu-

dice per le indagini preliminari che dal Tribunale del Riesame di Perugia, sulla base di una pronuncia della Corte di Cassazione relativa alla competenza sui reati commessi e/o in danno di magistrati della Direzione Nazionale Antimafia.Successivamente, l'indagine è stata ritrasmessa alla Procura di Roma, dove sono state formulate le accuse e chiesto il rinvio a giudizio per gli indagati. LE OPERAZIONI
ABUSIVE
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le operazioni abusive sarebbero iniziate nel 2018 e avrebbero coinvolto Banche dati di cui sono titolari la Guardia di Finanza, l'Agenzia delle Entrate e la Di-
rezione Nazionale Antimafia, individuate come parti lese. Nell'aprile scorso, gli inquirenti hanno notificato al solo Striano una integrazione alle conclusioni delle indagini. Al finanziere si è aggiunto un nuovo capo di imputazione, il 57°. Secondo l'accusa, tra il 2019 e il 2020 Striano - all'epoca tenente della Guardia di Finanza e ufficiale di pg in servizio esclusivo presso la Procura Nazionale Antimafia, assegnato al "Gruppo Sos" - avrebbe effettuato una serie di accessi abusivi alle banche dati in uso al Corpo, estraendo informazioni su diverse persone coinvolte nell'inchiesta vaticana, tra cui il finanziere Francesco Mincione.Tra le per-
sone offese individuate dalla Procura di Roma figurano anche i Ministeri dell'Interno, dell'Economia e della Giustizia, il Corpo della Guardia di Finanza, l'Agenzia delle Entrate e la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. La Procura ha stralciato la posizione di uno dei giornalisti coinvolti nell'indagine, per il quale verrà chiesta l'archiviazione. Il Gip dovrà ora decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio e fissare la data del processo. L'indagine ha sollevato un polverone politico e ha destato grande scalpore, evidenziando la necessità di garantire la sicurezza e la riservatezza delle informazioni sensibili.

Giorgia Meloni comunica in Parlamento la sua intenzione, affrontando temi centrali per il futuro della Nazione
Mentre Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni depositano una legge per boicottare Israele e Boccia chiede al Premier se conosca il prezzo delle zucchine, il Governo all'opera per la sovranità energetica
D I
Giorgio Gaber si chiedeva cosa fosse la destra e cosa la sinistra. Nel suo ironico scrivere differenziava la destra dalla sinistra secondo l'utilizzo della doccia o della vasca ma concludeva che continuava a credere che l'ideologia malgrado tutto ancora ci fosse. Nelle nostre scelte quotidiane l'opzione per la doccia o per la vasca è dettata più dal tempo che da opzioni ideali e valoriali ma questo non ci impedisce di leggere tra gli spiragli della cronaca una differenza sostanziale tra destra e sinistra che vada oltre gli stereotipi dell'igiene personale.
L'EMBARGO A ISRAELE
Elly Schlein e i suoi alleati, per cercare di trovare una centralità nel dibattito politico e provare ad accendere i cuori delle ale più estreme della loro parte hanno depositato una proposta di legge con la quale si chiede di non acquistare
più prodotto provenienti da Israele. Sembrerebbe uno dei tanti "boicotta Israele" che con lo spray riempie i muri delle città se non fosse che a firmare la proposta di Legge sono tutti i leader del centrosinistra. Insieme su un unico foglio Schlein, Conte, Bonelli e Fratojanni chiedono di vietare l'acquisto dei prodotto israeliani in Italia. In pratica i nostri impavidi eroi della sinistra pacifista provano ad imporre le sanzioni ad Israele. Non sappiamo se credono di essere i leader mondiali della Società delle Nazioni o se immaginano di presiedere un'assemblea di Istituto, certo è che ignorano totalmente il principio di realtà. La realtà, purtroppo, ha la tendenza ad essere poco modificabile dalle ideologie e dalle utopie. Lo ha dovuto scoprire anche la CGIL. Il Sindacato che fu di Giuseppe Di Vittorio è ormai a tutti gli effetti un partito politico, si occupa di tutto anche dimenticando di seguire le vicende del lavoro. In questo turbinio
di eccitazione politica, il sindacato rosso ha da tempo avviato un'azione di boicottaggio contro i farmaci Israeliani ed, in particolare, contro la casa farmaceutica Teva. La casa farmaceutica israeliana, però, ha anche degli stabilimenti in Italia che, stante il clima di ostilità, immagina di chiudere. A quel punto la CGIL è costretta a ricordarsi di essere un sindacato ed esprime preoccupazioni per il livello occupazionale.Parafrasando il più noto dei maiali della letteratura "tutte le aziende israeliane sono uguali ma qualcuna è più uguale delle altre".
IL PREZZO DELLE
ZUCCHINE E
IL NUCLEARE
L'opposizione ogni mezz'ora critica il Presidente del Consiglio per il fatto che non sta quotidianamente in aula a parlare con i Parlamentari. Quando, però, Giorgia Meloni va l'opposizione decide di trasformare l'aula sorda e grigia in un bivacco di "ok, il prezzo è giusto" così che
l'On. Boccia possa chiedere al Presidente del Consiglio da quanto tempo non vada a fare la spesa al supermercato e quanto costino le zucchine.Non sappiamo se la risposta del leader di FDI abbia soddisfatto le pruderie mercatiste di Boccia, quello che sappiamo è che mentre le opposizioni si divertivano a parlare di cose inutili e a fare rivendicazioni ideologiche, il Premier introduceva un tema importante e strategico come quello del nucleare.
IL CORAGGIO
DELLE SCELTE
L'Italia è una delle grandi nazioni industriali dell'Occidete. Una Nazione che produce beni ha industrie energivore. L'Italia aveva un know how all'avanguardia nella produzione di energia nucleare. Il disastro di Cernobyl servì per produrre la giusta dose di paure sulla quale l'ideologia terzomondista e ambientalista hanno potuto ottenere il consenso per impoverire le capacità produttive della nostra Nazione. I con-
flitti in corso che hanno determinato l'esponeziale aumento del costo dell'energia hanno mostrato a tutti quanto sia importante puntare a conquistare il massimo di sovranità ed autonomia energetica possibile. Giorgia Meloni con molto coraggio, mentre l'opposizione provava a tenere il livello della discussione al prezzo delle zucchine e al boicottaggio delle imprese israeliane, ha deciso di portare in Parlamento una questione importante, centrale e vitale.
IL FUTURO DELL'ITALIA
Sul nucleare ed, in genere, sull'autosufficienza energetica si gioca una partita importante per l'interesse nazionale.La speranza è che lo capiscano anche le opposizioni. Il nostro timore è che per inseguire e asseondare gli umori delle loro masse elettorali, i leader della sinistra possano decidere di cavalcare paure ancestrali e ideologie ambientaliste. Non sarebbe la prima volta che lo fanno.














La Giunta regionale della Basilicata ha approvato il riparto definitivo FSR 2025 delle disponibilità finanziarie di parte corrente per il Servizio Sanitario Regionale. L'atto ufficiale traduce in cifre e stanziamenti sul territorio l’assegnazione definitiva delle risorse deliberate dal Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo
sostenibile in Italia. A darne notizia, l’assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico. Le risorse assegnate con il Fondo regionale 2025 toccano quota 1,265 milioni di euro, con un incremento del 2,9 per cento rispetto all'anno precedente. Di queste, la quota di Fondo Indistinto cresce di circa 13 milioni e raggiunge l’1,183 milioni.
Ottimi segnali arrivano anche dai conti interni. Si contrae il deficit della mobilità passiva, che scende a meno 78,44 milioni di euro, con un recupero di circa 3,2 milioni rispetto all’annualità precedente. Parallelamente, migliora la produzione ospedaliera lucana del 2025, che si attesta a 227,38 milioni di euro, facendo registrare una crescita del 3 per cento rispetto al 2024 e del 9
per cento rispetto al 2023. «Il riparto definitivo FSR 2025 – commenta Latronico – conferma la capacità di tradurre le risorse in servizi reali per i cittadini, ponendo le basi per risultati che si prospettano ancora migliori nel 2026. La Regione Basilicata attraverso le Case di Comunità e le Centrali Operative Territoriali è impegnata a realizzare una sanità territoriale di qualità, riducendo l’ospedalizzazione e migliorando la qualità della vita attraverso una presa in carico globale».
Il piano di riparto approvato è stato condiviso con le direzioni delle Aziende sanitarie lucane. Lo schema finanziario e le relative compensazioni tra aziende sono stati dettagliati e formalmente sottoscritti lo scorso otto maggio siglando un accordo unanime sulle priorità del territorio. «Stiamo intervenendo con determinazione sull'efficienza della spesa – prosegue l’assessore - attraverso la convenzione con la centrale di committen-
za del Piemonte per l'acquisto di farmaci ed emoderivati, la Basilicata ottiene tariffe migliori rispetto ai vecchi contratti, ottimizzando la spesa sanitaria regionale. Mentre sul fronte dell'assistenza, l'accordo stipulato con la Regione Puglia disciplina la mobilità interregionale per l’assistenza ospedaliera e specialistica, definendo regole chiare in termini di appropriatezza, volumi e sostenibilità economica. Inoltre, per quanto riguarda le liste d’attesa stiamo agendo sia sul potenziamento dell’offerta che sulla verifica dell’appropriatezza prescrittiva, per garantire che le risorse siano destinate prioritariamente a chi ne ha reale necessità». «I dati di questo riparto definitivo – conclude Latronico – dimostrano che la Basilicata ha ottenuto la giusta attenzione finanziaria. Le risorse assegnate assicurano servizi più capillari e il potenziamento dell'assistenza domiciliare dando risposte ai bisogni reali di tutti i cittadini lucani».

Soddisfazione dell'assessore Pepe: «Opera strategica per i collegamenti tra la Basilicata e le regioni limitrofe, ora fase esecutiva»
POTENZA. Si chiude con esito positivo la Valutazione di Impatto Ambientale: il tunnel di Pazzano supera la prova più difficile. Il decreto relativo alla quarta tratta dell’itinerario Salerno–Potenza–Bari (n. 299 del 13 maggio 2026), firmato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di concerto con il Ministero della Cultura, ha una validità di 10 anni e segna una svolta decisiva per il potenziamento infrastrutturale della Basilicata. Un risultato raggiunto al termine di un lungo e determinato percorso politico e istituzionale avviato da tempo. «Nei giorni scorsi avevamo anticipato che il decreto VIA sarebbe stato emanato nel più breve tempo possibile, e così è stato. Esprimo grande soddisfazione per un provvedimento tutt’altro che scontato, che di fatto apre la
fase della cantierizzazione di un’opera strategica per i collegamenti tra la Basilicata e le regioni limitrofe», ha dichiarato l’assessore Pepe. «Il decreto, che ha una validità di 10 anni dalla pubblicazione, arriva al termine di un’istruttoria complessa e rigorosa, che recepisce il parere favorevole della Commissione Tecnica VIA e VAS e l’autorizzazione paesaggistica del Ministe- ro della Cultura. È stato inoltre confermato l’esito positivo dello screening di incidenza ambientale, a garanzia del fatto che l’opera non determinerà impatti significativi sui siti della Rete Natura 2000, in particolare sull’area “Bosco Cupolicchio”». Il progetto di fattibilità tecnicoeconomica prevede l’adeguamento delle infrastrutture esistenti e la realizzazione di nuovi tratti lungo la IV tratta, che si svi-

luppa dalla zona industriale di Vaglio fino allo svincolo della S.P. Oppido – S.S. 96, per una lunghezza complessiva di circa 18 chilometri, attraversando i comuni di Tolve, Vaglio Basilicata e Oppido Lucano. «Con l’ottenimento della compatibilità ambientale – ha spiegato Pepe – l’iter entra ora nella fase operativa attraverso tre pas-
saggi fondamentali già programmati. Si procederà immediatamente con l’avvio delle procedure di esproprio e, parallelamente, con la convocazione della Conferenza di servizi. Contestualmente, l’assessorato sta lavorando in stretta sinergia con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con Anas all’individuazione di lotti funzionali: una strategia finalizzata a suddividere l’intervento in segmenti operativi, così da accelerare l’avvio dei lavori e la consegna dell’opera ai cittadini». «L’obiettivo - ha concluso Pepe - adesso è avanzare rapidamente verso la fase esecutiva. Monitoreremo con attenzione ogni passaggio affinché i cantieri possano partire nel pieno rispetto del territorio e delle tempistiche previste, trasformando finalmente in realtà un’opera attesa da decenni».
POTENZA. Le Province di Potenza e Matera potranno avviare gli adempimenti tecnici e amministrativi necessari per realizzare gli interventi urgenti sulla viabilità provinciale danneggiata dagli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito la Basilicata a partire dal 28 marzo scorso. È quanto stabilito nella nota firmata dal presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, condivisa con l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Pasquale Pepe, nell’ambito dell’attuazione dell’ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione civile del 4 maggio 2026. Gli interventi saranno inseriti tra quelli prioritari del Piano degli interventi urgenti da trasmettere alla Protezione civile nazionale, insieme alle opere di somma urgenza già eseguite o segnalate dalle Province e dai Comuni interessati dai danni del maltempo. Nel frattempo, le amministrazioni provinciali potranno accelerare le procedure operative e predisporre tutti gli atti necessari all’avvio dei lavori, in attesa della formale individuazione delle

Province quali soggetti attuatori da parte del Commissario delegato. «Parliamo di interventi indispensabili – ha dichiarato il presidente della Regione Basilicata e commissario delegato Vito Bardi – per garantire la sicurezza della circolazione e il ripristino della normale viabilità in territori che hanno subito pesanti conseguenze a causa del maltempo. In diversi comuni la chiusura o il danneggiamento delle strade provinciali ha prodotto gravi ripercussioni sul trasporto pubblico locale e sui collegamenti intercomunali. Era quindi neces-
sario mettere immediatamente le Province nelle condizioni di predisporre tutti gli atti utili ad accelerare l’avvio dei lavori». Il percorso operativo è stato definito durante la riunione del 7 maggio scorso nella Direzione generale Infrastrutture della Regione Basilicata, nel corso della quale sono stati condivisi con le Province gli elenchi delle opere considerate prioritarie. Per la Provincia di Potenza il quadro comprende sia lavori di somma urgenza già eseguiti sia ulteriori interventi su arterie provinciali interessate da frane, smottamenti, allagamenti
e cedimenti della carreggiata, in territori che vanno dal Vulture-Melfese al Lagonegrese, dalla Val d’Agri al Potentino.Tra gli interventi principali figurano quelli sulla strada provinciale 16 a Trivigno, dove sarà realizzato un muro su pali tirantati con il consolidamento delle strutture esistenti e la ricostruzione della sede stradale. A Forenza, lungo la strada provinciale 8, è prevista la ricostruzione di due tratti di carreggiata mediante la tecnologia della terra armata. A Roccanova, sulla strada provinciale 89, il dissesto sarà affrontato con una paratia di micropali sormontata da un solettone in calcestruzzo, mentre a Venosa, sulla ex strada provinciale 168, saranno eseguiti interventi di consolidamento della carreggiata e installato un impianto semaforico per la regolazione del traffico.
Analoga attività interesserà la Provincia di Matera, dove il piano riguarda opere di pulizia, messa in sicurezza e ripristino della viabilità provinciale in diversi comuni dell’area jonica, della collina materana e dell’entroterra. Gli interventi interesseranno
collegamenti strategici nei territori di Montescaglioso, Tursi, Rotondella, Nova Siri, San Mauro Forte, Irsina, Ferrandina, Salandra e Matera, oltre alle strade provinciali 14 e 88 nel tratto tra Pisticci e Montalbano Jonico.La copertura finanziaria iniziale del Piano sarà garantita dalle risorse pari a 5 milioni di euro assegnate alla Regione Basilicata con la deliberazione del Consiglio dei Ministri del 9 aprile 2026 per i primi interventi urgenti di protezione civile. La successiva ordinanza commissariale consentirà inoltre di utilizzare le deroghe previste dalla normativa emergenziale per accelerare ulteriormente l’esecuzione delle opere programmate.«L’obiettivo –ha spiegato l’assessore regionale alle Infrastrutture Pasquale Pepe – è intervenire con rapidità e concretezza per restituire piena funzionalità alle infrastrutture viarie maggiormente colpite. La Regione continuerà a coordinare le attività con le Province e con la Protezione civile affinché le comunità interessate possano tornare quanto prima a condizioni di normalità».

POTENZA. Il Consiglio regionale della Basilicata è convocato in seduta ordinaria giovedì 21 maggio 2026 alle ore 13 nell’aula Dinardo del Palazzo della Giunta regionale, in via Verrastro a Potenza. All’ordine del giorno un unico punto relativo alla nomina di tre componenti del Consiglio di indirizzo e verifica dell’Irccs Crob di Rionero in Vul-
ture. La seduta sarà dedicata dunque al rinnovo dell’organismo dell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico specializzato in oncologia, struttura di riferimento regionale e nazionale per la ricerca e l’assistenza nel settore dei tumori.
Il Civ svolge funzioni di indirizzo e controllo sulle attività strategiche dell’istituto, con
compiti legati alla verifica degli obiettivi sanitari e scientifici.La riunione del Consiglio regionale sarà trasmessa in diretta streaming e potrà essere seguita attraverso computer, smartphone e tablet sui siti istituzionali del Consiglio regionale e della Regione Basilicata. La seduta sarà inoltre visibile anche attraverso il profilo X dell’assemblea lucana.

Marrese sollecita la pubblicazione del bando regionale e chiede nuove tutele per i nuclei lucani con redditi più bassi
POTENZA. Accelerare l’approvazione del bando 2026 per il Bonus idrico regionale ed estendere le agevolazioni alle famiglie economicamente più fragili, prevedendo anche l’esenzione dal pagamento dell’Iva sul servizio idrico. È la richiesta avanzata dal consigliere regionale Piero Marrese, che invita la Giunta lucana ad intervenire rapidamente per garantire continuità alle misure di sostegno destinate ai cittadini.Secondo Marrese, la difficile fase economica che stanno attraversando molte famiglie lucane rende necessario evitare ritardi nell’attivazione del beneficio regionale. «La grave fase economica che stiamo vi-

vendo vede migliaia di famiglie lucane alle prese con l’aumento del costo della vita e delle utenze domestiche», sottolinea il consigliere, evidenziando
come il Bonus idrico rappresenti un aiuto concreto soprattutto per i nuclei con redditi più bassi.«Poter fruire con continuità di agevolazioni significa al-
leviare parzialmente i drammatici risvolti della crisi sociale in atto», aggiunge Marrese, che chiede alla Regione di evitare rallentamenti burocratici capaci di penalizzare le fasce più deboli della popolazione.L’esponente regionale propone inoltre un ulteriore intervento di tutela sociale rivolto alle famiglie che possiedono i requisiti per accedere anche al Bonus sociale idrico nazionale, ossia quelle situazioni di maggiore difficoltà economica certificate attraverso l’Isee. Per questi utenti, secondo Marrese, la Basilicata dovrebbe prevedere l’esenzione dal pagamento dell’Iva sul servizio idrico, costo che continua a gra-
vare sulle bollette nonostante il contributo regionale.«Sarebbe un segnale importante di equità sociale e di attenzione concreta verso chi vive condizioni di maggiore disagio economico», afferma il consigliere regionale, ricordando che l’acqua rappresenta un bene essenziale e che il diritto all’accesso ai servizi idrici deve essere garantito attraverso strumenti «sempre più efficaci e inclusivi».Da qui l’appello rivolto alla Giunta regionale affinché accolga rapidamente le sollecitazioni avanzate e proceda al ripristino tempestivo delle misure di contribuzione destinate ai cittadini lucani più bisognosi.
POTENZA. Quotazioni del grano duro in calo, costi di produzione sempre più pesanti e timori per gli effetti dell’accordo commerciale Ue-Mercosur. Cia Basilicata lancia l’allarme sulla crisi del comparto cerealicolo lucano, che rischia di compromettere la tenuta economica delle aziende e di indebolire qualità e sicurezza delle produzioni italiane.Secondo Cia, le quotazioni del grano duro oscillano tra 250 e 300 euro a tonnellata, livelli insufficienti a coprire costi aumentati dell’80 per cento. A rendere più difficile il quadro è l’entrata in vigore provvisoria, dal primo maggio 2026, dell’accordo Ue-Mercosur, che agevola l’importazione di prodotti agricoli dal Sud America con dazi ridotti o azzerati.«Paghiamo sempre noi – de-
nuncia Saverio Carlucci, dirigente Cia Lavello –. La situazione già molto precaria del settore cerealicolo è stata aggravata dallo scellerato accordo commerciale Ue-Mercosur che va sospeso immediatamente. Dopo un lungo periodo di stagnazione le quotazioni del grano duro hanno ripreso a scendere, mentre i prezzi finali di pasta e pane registrano aumenti enormi». Per Carlucci la prossima campagna si annuncia «una delle peggiori di sempre dal punto di vista commerciale», mentre la Commissione unica nazionale del grano duro «non è ancora riuscita a stabilizzare il mercato».
Il dirigente richiama la politica a scelte concrete per tutelare il made in Italy: «Il nostro futuro è seriamente in pericolo. Il tempo delle


parole è finito: bisogna agire tutti insieme».
Sulla stessa linea Leonardo Moscaritolo, presidente regionale Cia, che pone il tema della distribuzione del valore nella filiera granopasta. «Grano italiano, valore altrove: un sistema da ripensare –
sottolinea – è la sintesi perfetta di ciò che sta vivendo il comparto». Moscaritolo ricorda che l’Italia è il primo Paese europeo per superfici coltivate a grano duro e il secondo produttore mondiale dopo il Canada, con circa 200 mila agricoltori impegnati nel settore. Eppure il prodotto viene pagato meno rispetto a quindici anni fa, mentre costi, clima e importazioni pesano sulle imprese.Per Cia Basilicata servono filiere locali più forti, trasparenza nella formazione dei prezzi e modelli capaci di tenere insieme redditività agricola, qualità delle produzioni e sviluppo dei territori. L’organizzazione chiede la convocazione del tavolo nazionale sul grano al Ministero dell’Agricoltura e maggiori controlli lungo la filiera.

Mega (Segretario generale Cgil Basilicata): «Chiediamo a tutti i cittadini lucani di firmare le proposte per rafforzare il Servizio sanitario nazionale»
Ieri in Basilicata è iniziata la campagna di raccolta firme della Cgil per due proposte di legge di iniziativa popolare dedicate al diritto alla salute e alle condizioni di lavoro negli appalti. Le assemblee pubbliche delle Camere del lavoro di Potenza e Matera hanno segnato l’avvio ufficiale dell’iniziativa, promossa insieme a numerose organizzazioni e associazioni della società civile.All’incontro hanno partecipato, oltre ai delegati e alle delegate, il segretario generale Cgil Basilicata Fernando Mega, il segretario generale Cgil Potenza Vincenzo Esposito e il segretario nazionale Fillea Cgil, Angelo Sposato. Le due proposte di legge mirano a rafforzare il Servizio sanitario nazionale e a garantire pari diritti e tutele ai lavoratori coinvolti negli appalti.La proposta in materia di sanità prevede 17 articoli volti a garantire un diritto effettivo alla salute, rafforzando il ruolo del Servizio sanitario nazionale. Tra le principali misure, il finanziamento del fondo sanitario nazionale al 7,5% del Pil, la

valorizzazione economica e professionale del personale sanitario senza tetti di spesa, il contrasto alle lunghe liste di attesa e politiche dedicate alla non autosufficienza, che riguarda in Italia circa 3,9 milioni di persone.La seconda proposta si concentra sul lavoro negli appalti, con sette punti princi-
pali: garantire lo stesso salario e le stesse tutele dei dipendenti diretti del committente, assicurare compensi equi anche ai lavoratori autonomi, responsabilizzare il committente in caso di abusi, contrastare gli appalti fittizi, fermare le catene di subappalto che aumentano sfruttamento e incidenti
e garantire trasparenza e confronto con lavoratori e sindacati.Fernando Mega e Vincenzo Esposito hanno invitato tutti i cittadini lucani a firmare le proposte, sottolineando che si tratta di «un’opportunità concreta per difendere il diritto alla salute e al lavoro in una regione dove milioni di persone rinunciano alle cure, l’emigrazione sanitaria ha raggiunto quasi 80 milioni di euro e gli infortuni sul lavoro sono più frequenti che altrove». oggi, al Museo provinciale di Potenza alle 10 è prevista la presentazione del libro “Una sanità uguale per tutti. Perché la salute è un diritto” dell’ex ministra e deputata Rosy Bindi. L’incontro sarà preceduto dai saluti di Vincenzo Esposito e vedrà la partecipazione di Angelo Summa (Spi Cgil Basilicata), Rocco Paternò (Ordine dei medici di Potenza), Marianna Logatto (ospedale San Carlo) e Michele Vannini (Fp Cgil), con la moderazione del giornalista Rai Oreste Lopomo. Le firme possono essere raccolte anche online sul sito del Ministero della Giustizia.
La UIL Basilicata ha confermato il proprio impegno a sostenere e partecipare al Patto di Rete e di Comunità, un’iniziativa promossa dalla Caritas Diocesana di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, che ha come obiettivo la costruzione di un modello sociale più inclusivo e solidale per la regione.Il segretario generale della UIL Basilicata, Vincenzo Tortorelli, sottolinea come il convegno “Co-costruttori di bene comune” abbia offerto una fotografia chiara e coraggiosa della realtà lucana, caratterizzata da fragilità sociali, spopolamento, invecchiamento della popolazione e povertà multidimensionale.
«Un contributo fondamentale è arrivato dalla direttrice della Caritas Diocesana, Marina Buoncristiano, che ha evidenziato la necessità di ricostruire legami comunitari, affrontando non solo la povertà economica, ma anche
quella sociale e relazionale», ha spiegato Tortorelli. «Oggi serve una nuova capacità di costruire comunità, relazioni, partecipazione e diritti di cittadinanza, superando gli interventi frammentati e temporanei» . La UIL sottolinea come la povertà in Basilicata non sia più un problema marginale: oltre il 25% della popolazione è a rischio di esclusione sociale, cresce il numero di lavoratori poveri, au-
mentano gli anziani che chiedono sostegno, mentre molte famiglie vivono in condizioni di precarietà permanente. «Il lavoro povero, discontinuo e sottopagato è ormai una vera emergenza sociale e de-

mocratica», aggiunge Tortorelli. Il sindacato propone di rafforzare il Patto promosso tra Caritas e Ordine degli Assistenti Sociali, istituendo un Tavolo Permanente regionale delle Povertà e delle Disuguaglianze Sociali. L’obiettivo è coinvolgere istituzioni, sindacati, imprese, Terzo Settore, Caritas, professioni sociali e mondo della ricerca in un dialogo costante e operativo.«La nostra proposta è il Progetto Strategico Basilicata Comunità 20262030, un piano che integri lavoro dignitoso, welfare territoriale, politiche abitative, sanità di prossimità, contrasto allo spopolamento e sostegno alle fragilità», conclude Tortorelli.Per la UIL, l’iniziativa della Caritas non è solo un momento di riflessione, ma una chiamata all’azione collettiva: costruire una Basilicata più giusta, coesa e inclusiva, mettendo al centro dignità, lavoro, relazioni e comunità.

AMMINISTRATIVE «Dentro MuoviAmoLauria ci sono tante anime: 5 stelle, PD, civismo e soprattutto tanti giovani»
D I E MA N U E LA CA L AB RE S E
Dopo anni di decadimento e abbandono, Lauria rischia di ricevere il colpo di grazia. Non ce lo possiamo permettere. Ecco perché siamo convinti che i cittadini sceglieranno l'alternativa. La campagna elettorale nei comuni lucani è nel pieno della competitività. Manca poco al rinnovo delle cariche di Sindaci e Amministrazioni nei 16 paesi chiamati al voto. Oggi incontriamo Pierluigi Scaldaferri, candidato a Lauria, con la lista “MuoviAmoLauria”. «54 anni, nella vita ho fatto l'Avvocato e il Direttore di banca. Mi sono candidato per due volte alle regionali con il M5S, sfiorando l'elezione nel 2019 con circa 2.800 preferenze».
A Lauria si torna alle urne in anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato. Tastando il polso della comunità cosa si percepisce?
«L'ultima amministrazione a guida Gianni Pittella doveva essere quella delle relazioni internazionali, del PNRR, ecc invece si è trasformata in un disastro il cui epilogo è stato il commissariamento. Dopo decenni in cui la città è stata amministrata dagli stessi gruppi di potere ora Lauria ha bisogno di voltare pagina. Non assecondare il cambiamento è sempre stato figlio della
sfiducia e della rassegnazione. “MuoviAmoLauria” rappresenta una speranza ed una prospettiva di riscatto. Donne, uomini e tanti giovani si sono messi insieme per condividere un progetto ed un'idea di comunità che abbiamo formalizzato nella nostra Carta dei Valori. Crediamo che i cittadini siano pronti ad un tempo nuovo perché sono stanchi e delusi. La vecchia politica non ha più nulla da dire. È arrivato il momento di dare spazio a nuove classi dirigenti e a nuove idee e dobbiamo farlo insieme con coraggio ed umiltà».
Ovunque per le prossime amministrative sono state presentate liste civiche. “Lauria al centro” di che anime si compone? «MuoviAmoLauria è una lista civica perché a livello locale crediamo che le cose si possano cambiare con le persone e le idee più che con le tessere di partito. Ciononostante crediamo nel ruolo dei partiti e rivendichiamo la nostra cultura di riferimento che è quella del centrosinistra. Dentro MuoviAmoLauria ci sono tante anime: 5 stelle, PD, civismo e soprattutto tanti giovani.
Quello che ci lega è la necessità di un nuovo corso e la discontinuità con un passato nel quale siamo rimasti intrappolati per troppo tempo. Saranno i giovani il motore del cam-

biamento»
Quali sono i punti di forza del vostro programma elettorale?
«Abbiamo lavorato per mesi al programma incontrando i cittadini e soprattutto i giovani: le nostre priorità saranno la valorizzazione del territorio, l'offerta turistica integrata, il rilancio dei centri storici, le politiche culturali e giovanili, la tutela dell'ambiente, la sanità pubblica, la scuola e soprattutto sostenere e incentivare chi vuole investire a Lauria. Sul metodo serviranno programmazione e controlli perché l'erogazione dei servizi pubblici deve essere continuamente oggetto di verifica. Siamo all'anno zero perché a Lauria manca tutto: un regolamento urbanistico, il piano traffico, il piano regolatore del suono (solo per fare un
esempio). Dovremo perciò ripiegarci sulle questioni amministrative e sulle emergenze senza mai perdere di vista una visione di città futura (che illustreremo nel piano strategico comunale). I cittadini ci hanno chiesto disponibilità totale nel lavorare ogni giorno al loro servizio. Lo faremo» Quali sono le maggiori criticità che vive il territorio lauriota o la comunità, a cui lavorereste con priorità? «I cittadini sono stanchi e disorientati dopo anni di immobilismo e promesse mancate. Le principali criticità riguardano la viabilità, il decoro urbano ed extraurbano, il commercio di prossimità, il disagio e la solitudine, l'assenza dell'amministrazione nei confronti delle imprese e in generale la sensazione di una città ferma,
spenta e in decadimento. Le nostra priorità sarà offrire una visione tramite il piano strategico comunale (come immaginiamo Lauria tra 10/15 anni) e soprattutto programmare una ricognizione di tutti i servizi pubblici per valutare criticità e inefficienze. Dopo anni di decadimento e abbandono, Lauria rischia di ricevere il colpo di grazia. Non ce lo possiamo permettere. Ecco perché siamo convinti che i cittadini sceglieranno l'alternativa. Noi siamo pronti ad offrirla sui temi e sulle proposte, con la coerenza di chi è stato sempre dalla stessa parte. Alle scelte comode e all'opportunismo abbiamo sempre preferito la forza della libertà e della verità. Lauria è il posto che "amiamo" e che abbiamo deciso di “muovere" insieme».
La coalizione guidata da Giordano si presenta agli elettori con una proposta politica alternativa agli anni di governo del centrosinistra
La lista civica di centrodestra “Vivere Sant’Arcangelo” si presenta ufficialmente agli elettori in vista delle imminenti elezioni amministrative, rilanciando la sfida politica per il governo della cittadina dopo anni di amministrazione di centrosinistra.Dopo l’inaugurazione del comitato elettorale, che ha visto la partecipazione del Senatore Rosa, il movimento ha organizzato un partecipato comizio pubblico guidato dal candidato sindaco Giordano insieme a tutti i componenti della lista.
Una folla numerosa ha accolto con entusiasmo la proposta politica del centrodestra santarcangiolese, incentrata sulla volontà di imprimere un autentico cambiamento amministrativo e politico alla comunità locale. Nel corso dell’incontro sono stati affrontati i prin-
cipali temi legati allo sviluppo del territorio, ai servizi per i cittadini e alla necessità di una nuova visione per il futuro di Sant’Arcangelo.Il candidato sindaco Giordano, forte anche della propria esperienza professionale da farmacista, è riuscito – come sottolineato durante il comizio – a “unire in un’unica ricetta” tutte le anime del centrodestra cittadino, mettendo insieme le forze politiche di Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega, oltre a diversi autorevoli esponenti della società civile.
L’obiettivo dichiarato della lista “Vivere Sant’Arcangelo” è quello di costruire un progetto amministrativo condiviso, capace di intercettare le esigenze dei cittadini e di rilanciare il ruolo della cittadina attraverso una squadra compatta e radicata sul territorio.


Dall’autopsia emergono elementi compatibili con decesso per asfissia; il Sindaco Cariello: «Abbiamo pregato fino alla fine che il nostro concittadino potesse rincasare»
D I M I RI A M G A LG AN O
L’autopsia disposta dal Pm Annunziata Cazzetta ed eseguita presso l’Ospedale di Policoro sul corpo di Nicola Scarascia, il 52enne scomparso l'8 maggio e trovato senza vita il 12 maggio nel canale Fosso Valle, ha rivelato elementi compatibili con una morte per asfissia. Gli accertamenti medico-legali hanno evidenziato segni sui polsi, che ora sono al centro degli approfondimenti investigativi coordinati dalla Procura di Matera.
IL PROFILO DELLA
VITTIMA
Scarascia è stato descritto come un uomo mite e pacifico, senza problemi apparenti o “grilli per la testa”. Un uomo di famiglia che aveva costruito una vita tranquilla in Germania con la moglie e la figlia. Egli era rientrato da
una ventina di giorni a Scanzano Jonico per assistere una parente impegnata in lavori edilizi.
LE INDAGINI
A oggi, vige massimo riserbo sull'inchiesta affidata ai Carabinieri della Compagnia di Policoro: al momento, non sono emerse ferite di arma da fuoco o da taglio sul corpo dell'uomo. Questo elemento contribuisce a restringere il campo delle ipotesi al vaglio degli inquirenti, impegnati a ricostruire le ultime ore di vita del 52enne e le circostanze che hanno portato al suo decesso. Gli investigatori continuano a sentire persone vicine all'uomo e a verificare gli ultimi spostamenti prima della scomparsa, compresi alcuni movimenti bancari. Nel dettaglio, un prelievo di denaro effettuato la sera dell'8 maggio nel quartiere Santa Sofia, poche ore prima che si perdes-
sero le sue tracce, è uno degli elementi già finiti sotto la lente degli inquirenti La relazione completa dell'autopsia, insieme agli ulteriori riscontri investigativi, chiarirà se il decesso del 52enne sia riconducibile a un omicidio e cosa sia accaduto nelle ore precedenti alla sua morte.
La notizia della morte di Scarascia ha provocato profondo sconcerto e sgomento nella comunità citadina. A tal proposito, il Sindaco di Scanzano Jonico, Pasquale Cariello, ha dichiarato: «Abbiamo pregato, sperato, cercato e creduto, fino alla fine, che il nostro concittadino, Nicola, potesse tornare a casa. Purtroppo, Nicola ci ha lasciati per sempre e la sua dipartita, così inaccettabile e prematura, ci fa sprofondare in una tristezza che toglie ogni pa-

rola e accorcia il fiato. La famiglia Scarascia, alla quale vanno le nostre più sentite condoglianze, sa che non è da sola, così come non lo è mai stata sinora. Io, la mia Amministrazione e la comunità intera, saremo a loro disposizione, per raccoglierci e
stringerci tutti insieme in questo momento di sgomento e dolore che, definirei collettivo». «Scanzano, oggi, - conclude Cariello - perde un suo figlio e noi, come fossimo una sola, unica, grande famiglia, piangiamo per questa enorme perdita».
Disposto dal Prefetto un accesso di cantiere pubblico per prevenire infiltrazioni Esaminati rapporti e vicende nell’ambito dell’inchiesta

Il Prefetto di Potenza Michele Campanaro ha incaricato il Gruppo Interforze Antimafia della Prefettura di effettuare, sotto il coordinamento della locale Sezione Operativa della Direzione Investigativa Antimafia, l’accesso presso un cantiere in provincia di Potenza che
ha in corso la realizzazione di importanti opere pubbliche, settore ad alto rischio di infiltrazione da parte della criminalità organizzata. L’accesso è finalizzato ad acquisire ogni documentazione utile per verificare situazioni che potrebbero comportare tentativi di infiltrazione mafiosa e la presenza di ditte diverse operanti nel cantiere stesso, anche allo scopo di accertare il rispetto della normativa in materia di lavoro e le misure adottate a tutela della sicurezza fisica dei lavoratori.
La Sezione Operativa della Direzione Investigativa Antimafia di Potenza è stata incaricata dell’organizzazione tecnicooperativa dell’accesso al cantiere, i cui esiti formeranno oggetto di una relazione finale, per le successive valutazioni dell’autorità prefettizia. «È necessario tenere sempre alta la guardia per preservare il sistema economico legale lucano dal rischio di infiltrazioni criminali. Per questo, il sistema prefettizio della prevenzione antimafia, anche attraverso la misura degli accessi di cantiere, è assolutamente strategico e fondamentale nel garantire l’ordine pubblico economico ed il buon andamento della Pubblica Amministrazione, grazie al preziosissimo lavoro condotto da ciascun componente del Gruppo Interforze Antimafia che opera in Prefettura», le p role del Prefetto Campanaro a margine della firma del decreto con cui è stato disposto l’accesso di cantiere.
Nell’articolo pubblicato a firma di Francesco Menonna relativo all’inchiesta “Lucania Felix” e relativo alla testimonianza resa da Marco Triumbari nel corso dell’udienza svoltasi mercoledì scorso presso il Palazzo di Giustizia di Potenza si precisa che a causa di un refuso tipografico sono state riportate alcune inesattezze.
In particolare la frase “I rapporti con Gerardo Vece, la conoscenza con il poliziotto Luigi Paciello altri fatti esaminati da Triumbari nel corso della sua lunga testimonianza.” potrebbe indurre il lettore in errore circa la conoscenza del poliziotto Paciello con esponenti di ambienti delinquenziali, in realtà in Aula il testimone Triumbari non ha parlato di una conoscenza personale con il poliziotto Paciello.
La precisazione da parte nostra è doverosa al fine di garantire una corretta rappresentazione dei fatti e delle dichiarazioni rese nel corso del procedimento giudiziario. Ci scusiamo con i lettori e con tutte le persone coinvolte.


L’assessore regionale vede il presidente Fava: confronto sul welfare di prossimità e sul nuovo piano sociale lucano
POTENZA. Costruire in Basilicata un modello di welfare territoriale capace di superare l’approccio esclusivamente assistenziale e di mettere al centro la cura delle persone e delle comunità. È questo il tema al centro dell’incontro che si è svolto a Roma, nella sede centrale dell’Inps, tra l’assessore regionale alla Salute e Politiche della Persona, Cosimo Latronico, e il presidente dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, Gabriele Fava. Nel corso del confronto, Latronico ha illustrato la visione strategica della Regione Basilicata, orientata alla costruzione di un sistema integrato di welfare fondato su inclusione sociale, benessere collettivo e coesione territoriale. Un percorso che si richiama al modello di welfare generativo sostenuto dall’Inps e che punta a trasformare la Basilicata in una «terra di cura delle persone e delle comunità». Il presidente Fava ha espresso interesse per il progetto e disponibilità a collaborare con la Regione nelle prossime fasi di definizione del nuovo piano sociale lucano. Durante l’incontro è infatti emersa la volontà comune di avviare un tavolo di

lavoro sul welfare di prossimità tra Regione Basilicata, Inps e Fondazione Eni Enrico Mattei.«Questo incontro segna un passaggio concreto verso un welfare lucano che sia all’altezza delle sfide demografiche e sociali del nostro tempo – ha dichiarato Latronico –. Avere al nostro fianco l’Inps e la Fondazione Mattei significa poter contare su competenze di primo livello nella lettura dei bisogni, nella progettazione degli interventi e nel monitoraggio degli impatti». Il tavolo di lavoro partirà da un documento programmatico attualmente in fase di elaborazione, destinato a definire architettura, priorità e stru-
menti del futuro Piano regionale degli interventi di welfare e servizi sociali. Il documento affronterà le principali aree di intervento, dalla famiglia agli anziani, dalla disabilità al contrasto della povertà multidimensionale.Secondo l’assessore regionale, il piano dovrà rappresentare «uno strumento vivo e partecipato», capace di rispondere ai bisogni reali delle comunità lucane e di rafforzare la rete dei servizi territoriali. La collaborazione con Inps e Fondazione Eni Enrico Mattei punta inoltre a dotare la Regione di strumenti di analisi e monitoraggio utili a programmare interventi sociali più efficaci e sostenibili.
NOVITÀ LEGISLATIVE SU PERSONE DISABILI
“Progetto di Vita”, Fish organizza tre incontri
POTENZA. Un ciclo di incontri per approfondire le novità introdotte dal decreto legislativo 62 del 2024 sul Progetto di Vita delle persone con disabilità. L’iniziativa è promossa da Fish Basilicata in collaborazione con il Consiglio regionale della Basilicata e si svolgerà nella sala A del Consiglio regionale dal 18 al 28 maggio.Gli appuntamenti saranno dedicati ai temi della valutazione dei bisogni, dell’inclusione scolastica e degli strumenti di tutela giuridica previsti dalla nuova normativa, già operativa in via sperimentale nelle province di Matera e Potenza. Il percorso punta a informare famiglie, operatori e cittadini sulle opportunità offerte dal nuovo modello di welfare e inclusione. Il primo incontro affronterà il tema della progettazione personalizzata dei bisogni delle persone con disabilità, con il coinvolgimento di servizi sociali, psicologi e assistenti sociali. Il secondo appuntamento sarà dedicato alle novità sul Piano educativo individualizzato, mentre l’ultima giornata approfondirà gli strumenti di protezione giuridica e il ruolo dell’amministratore di sostegno. Secondo Fish Basilicata, il decreto segna «un cambio di paradigma» perché punta a costruire percorsi di vita condivisi e personalizzati, dalla scuola al lavoro fino all’autonomia personale.

L’opposizione chiede chiarezza sul futuro di Poliambulatorio e Consultorio dopo la riforma prevista dal Pnrr
OPPIDO LUCANO. Il gruppo consiliare di opposizione “Noi, Insieme per Oppido” esprime preoccupazione per il futuro del Poliambulatorio e del Consultorio familiare alla luce della riorganizzazione della sanità territoriale prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dal decreto ministeriale 77 del 2022, con l’attivazione delle Case di Comunità in Basilicata.Secondo la minoranza, il rischio è che il nuovo assetto finisca per ridimensionare i servizi oggi presenti nel comune, penalizzando un territorio interno già segnato da spopolamento, invecchiamento della popolazione e difficoltà di accesso all’assistenza. Poliambulatorio e Consultorio vengono indicati come presìdi essenziali di prevenzione, prossimità e sostegno a famiglie, donne, giova-
ni, anziani e persone fragili.Il gruppo ricorda che il 21 marzo 2022 aveva presentato una mozione per chiedere al sindaco di attivarsi affinché Oppido Lucano fosse individuato come sede di una delle 17 Case di Comunità previste in regione, valorizzando il Poliambulatorio Asp esistente, recentemente ristrutturato. Quella proposta, sostiene l’opposizione, non fu mai inserita all’ordine del giorno del Consiglio comunale, mentre il sindaco avrebbe ritenuto la questione già affrontata in sede regionale.«Oggi i fatti dimostrano quanto quell’atteggiamento si sia rivelato rinunciatario e politicamente debole rispetto a un tema fondamentale come il diritto alla salute pubblica», affermano i consiglieri, che accusano l’amministrazione di immobilismo e di non aver informa-
to adeguatamente la cittadinanza sul percorso di riorganizzazione.Nel comunicato la minoranza lamenta anche l’assenza di un confronto pubblico con operatori sanitari e organizzazioni sindacali e chiede garanzie per il personale, ringraziato per il lavoro svolto negli anni nonostante le difficoltà. A preoccupare è inoltre la possibile soppressione della Guardia medica a partire dal 24 maggio, elemento che rende più urgente un chiarimento sui servizi destinati a rimanere attivi nella struttura locale.Per questo «Noi, Insieme per Oppido» chiede al sindaco di spiegare pubblicamente se abbia partecipato a incontri con Asp Basilicata e con gli altri sindaci, quale posizione abbia assunto per difendere Poliambulatorio e Consultorio e quali prestazioni saranno garantite ai
cittadini.«In una comunità come Oppido Lucano – sostengono i consiglieri – indebolire i servizi sanitari territoriali significa indebolire il diritto stesso dei cittadini a continuare a vivere nel proprio paese». Il gruppo annuncia infine che continuerà a interloquire con i vertici di Asp Basilicata per ottenere chiarezza e promuovere ogni iniziativa utile a tutela della salute della comunità.

Il gruppo locale annuncia la fine delle attività de «La Stanza di Laura» e contesta il metodo seguito dal nuovo direttivo dell’associazione
La sede AGATA di Rotondella chiude definitivamente. Ad annunciarlo, con «profonda amarezza e sconcerto», è il gruppo di volontari che dal 2022 ha animato le attività de «AGATA - La Stanza di Laura», realtà nata sul territorio anche nel ricordo di Laura Pastore, scomparsa prematuramente a causa del cancro. Secondo quanto riferito dai volontari, la chiusura sarebbe conseguenza della decisione del nuovo direttivo dell’associazione di recedere dalla convenzione con il Comune di Rotondella. Una scelta che il gruppo locale definisce «unilaterale» e «calata dall’alto», comunicata tramite un messaggio WhatsApp poche ore prima della firma ufficiale, avvenuta lo scorso 17 aprile. I volontari lamentano l’assenza di un confronto preventivo e di qualunque interlocuzione con chi, negli ultimi anni, ha garantito la presenza dell’associazione sul territorio. Nel messaggio ricevuto, spiegano, si faceva riferimento a una decisione che sarebbe stata adottata all’unanimità dall’assemblea, la quale avrebbe «dato mandato al direttivo per procedere a una necessaria ricognizione dello stato delle sedi, unitamente ad una improrogabile riorganizza-
zione delle stesse sedi e dei servizi». Una ricostruzione che il gruppo di Rotondella contesta. Secondo i volontari, infatti, l’assemblea sarebbe stata convocata in un giorno e in un orario lavorativi, circostanza che non avrebbe favorito un’ampia partecipazione dei soci. Inoltre, all’ordine del giorno non sarebbe stata indicata la chiusura della sede di Rotondella, né quella di altre sedi, ma solo un generico punto relativo alle «Linee programmatiche 2026/2029», insieme ad altri adempimenti ordinari. Il gruppo definisce la decisione un «atto di imperio» e parla di un comportamento «autoritario», a fronte di risposte che, sostengono i volontari, avrebbero richiamato il principio della «democrazia». Particolarmente doloroso, per i volontari, è il legame della sede con la memoria di Laura Pastore. La struttura era stata inaugurata nel dicembre 2022 ed era stata fortemente voluta proprio da Laura, che si era battuta fino agli ultimi giorni affinché nel suo paese potesse nascere un punto di riferimento dell’associazione. Per questo, la chiusura viene vissuta dal gruppo come una ferita profonda. «Chiudere con questa freddezza burocratica, senza nemmeno avere la deli-
catezza di informare la famiglia di Laura, sempre attenta alle attività dell’associazione, non è solo una mancanza di rispetto verso i malati e verso coloro che da anni sostengono, anche economicamente, la causa, ma è anche un insulto alla storia di questo gruppo, alla memoria di chi ha lottato fino ai suoi ultimi giorni di vita e alle promesse fatte a lei», affermano i volontari. Nel comunicato viene inoltre denunciata quella che il gruppo considera una distanza tra i valori dichiarati del volontariato e le modalità con cui la vicenda sarebbe stata gestita. «È facile farsi scudo con messaggi positivi e di solidarietà sui social o negli eventi pubblici per raccogliere consensi. La solidarietà vera si misura con il rispetto dei volontari e delle persone», sottolineano. I volontari rivendicano il lavoro svolto in questi anni e ricordano che la sede, ricevuta in comodato d’uso gratuito dal Comune di Rotondella, non aveva costi di gestione per l’associazione. Il servizio, spiegano, è stato garantito «a costo zero» grazie all’impegno del gruppo locale e al sostegno dell’Amministrazione comunale, che avrebbe sempre creduto nel progetto e supportato le attività di AGATA. Nel corso

degli anni, la sede di Rotondella ha offerto aiuto a diverse persone che si sono rivolte all’associazione e ha promosso eventi e iniziative di raccolta fondi. Le somme raccolte attraverso offerte, tesseramenti e manifestazioni, precisano i volontari, sono sempre state destinate interamente alla sede centrale di Marconia, in uno spirito di condivisione degli obiettivi associativi. La chiusura segna dunque la fine formale di un’esperienza nata nel segno dell’aiuto e della memoria, ma non cancella, secondo il gruppo, il valore del percorso compiuto. «Possono riprendere le chiavi, gli oggetti, togliere i loghi e chiudere le porte, ma non potranno mai cancellare l’impegno e il cuore che i volontari di Rotondella hanno messo in ogni iniziativa e in ogni mano tesa».
realmente applicate per garantire cure uniformi
In Italia sono circa 4 milioni i cittadini che vivono dopo una diagnosi di tumore, mentre ogni anno si registrano 390 mila nuove diagnosi oncologiche. Numeri che, secondo il capogruppo in Consiglio regionale della Basilicata di Casa Comune, Giovanni Vizziello, impongono una piena applicazione dei diritti già previsti dalla legge, ma spesso frenati da ritardi burocratici e amministrativi. Il consigliere regionale interviene dopo la presentazione, a Roma, del nuovo «Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici» della Favo, la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia. «Diritti fondamentali, sanciti dalla legge e faticosamente conquistati grazie al ruolo straordinario svolto dal volontariato oncologico, rischiano di rimanere sulla carta a causa di una burocrazia statale e regionale che non rende effettivi i principi stabiliti dalla legge, trasformando diritti sacrosanti in vere e proprie opere incompiute», afferma Vizziello. Secondo il capogruppo di Casa Comune, la voce dei pazienti oncologici è oggi sempre più presente nei processi decisionali che orientano le politiche sanitarie. Un principio, ricorda, formalmente stabilito anche dall’ultima legge di bilancio varata dal Governo centrale. «Nessuna competenza professionale potrà mai sostituire il portato esperienziale di chi ha vissuto sulla propria pelle una malattia come il tumore», sostiene Vizziello, sottolineando l’importanza dell’inserimento stabile del vo-
lontariato oncologico nei tavoli chiamati a definire le strategie di contrasto alle patologie tumorali. Un percorso di partecipazione che, secondo il consigliere, ha già consentito di raggiungere risultati significativi. Tra questi, la legge sull’oblio oncologico, che vieta discriminazioni nei confronti degli ex malati di tumore che chiedono un mutuo o intendono avviare un percorso di adozione; la norma che estende da sei mesi a due anni il periodo di assenza dal lavoro per i malati oncologici senza rischio di licenziamento; e la disciplina sulle reti oncologiche, indicate come modello ottimale per la gestione delle patologie tumorali. Le reti oncologiche, evidenzia Vizziello, permettono di non lasciare solo il paziente, ma di indirizzarlo verso il centro più adeguato per l’intervento chirurgico, la chemioterapia, la radioterapia o gli esami diagnostici, evitando il ricorso obbligato alle strutture private. Il nodo, però, resta l’attuazione concreta delle norme. «Tutte queste conquiste rischiano oggi di essere vanificate dalle amministrazioni statali e soprattutto regionali che non danno corso al dettato delle leggi», sottolinea il consigliere. Vizziello richiama, in particolare, il mancato pieno funzionamento del Coordinamento nazionale delle reti oncologiche, che impedirebbe al Ministero di intervenire sulle Regioni in maggiore difficoltà, tra cui la Basilicata, dove — afferma — si registrano «gravi carenze» nel funzionamento delle reti oncologiche. Criticità vengono segnala-

te anche rispetto alla Cabina di regia prevista dal Piano Oncologico, che secondo Vizziello è ancora ferma, mentre continua un’attuazione non uniforme, «a macchia di leopardo», delle buone pratiche relative ai percorsi di cura nelle diverse Regioni. «Solo garantendo effettività alle leggi da parte di una burocrazia che sia in grado di mettere a terra le tante tutele sanitarie e sociali previste dalle norme giuridiche — conclude Vizziello — sarà possibile garantire a tutti i pazienti oncologici cure efficaci, innovative e soprattutto uniformi».

«Il futuro di Potenza si costruisce sulla memoria storica, la superficialità del dibattito pubblico resta un rischio»
Un’alleanza tra istituzioni, cultura e ricerca per rafforzare l’identità storica della città di Potenza: questo il tema affrontato nel corso dell’ultima seduta della Prima Commissione consiliare Permanente presieduta da Carminedavide Pace. L’incontro, promosso dalla presidenza della Prima Commissione, ha visto protagonista il Presidente della Deputazione Lucana di Storia Patria – Istituto per gli Studi Storici dall’Antichità all’Età Contemporanea, il professor Antonio Lerra, autorevole storico, ordinario di Storia moderna, punto di riferimento del panorama culturale meridionale e nazionale. L’iniziativa, dedicata al tema: Per un profilo storico-identitario della città di Potenza, ha rappresentato un momento di alto valore istituzionale, culturale e scientifico, volto ad avviare una riflessione strutturata sul rapporto tra memoria storica, identità collettiva e futuro delle istituzioni cittadine. Ad aprire i lavori il presidente Pace che, dopo i saluti istituzionali di rito, ha sottolineato il significato «profondo dell’incontro e il prestigio della presenza del professor Lerra all’interno degli organismi del Consiglio comunale della città capoluogo della Basilicata». Il presidente Pace ha quindi evidenziato come «il profilo scientifico del Presidente della Deputazione Lucana di Storia Patria rappresenti un patrimonio straordinario per l’intera comunità lucana. Oltre 250 pubblicazioni scientifiche, attività accademiche, ricer-
che nazionali e progetti interistituzionali fanno del professor Lerra una delle personalità più autorevoli nello studio della storia del Mezzogiorno, delle dinamiche politico-istituzionali della Basilicata e dei processi identitari del territorio lucano». Il presidente della Commissione consiliare ha inoltre sottolineato «la necessità di ricostruire un rapporto stabile tra Istituzioni pubbliche, mondo della cultura e ricerca scientifica, ribadendo come la politica abbia il dovere di tornare a investire sulla memoria storica, quale fondamento della coscienza civile e democratica delle comunità. In un tempo spesso segnato dalla superficialità del dibattito pubblico diventa fondamentale riaffermare il valore dello studio, dell’approfondimento e della conoscenza storica come strumenti di crescita collettiva. Potenza deve recuperare pienamente consapevolezza della propria identità, della propria storia e del proprio ruolo nel contesto della Basilicata e del Mezzogiorno». Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema della valorizzazione del patrimonio simbolico e culturale cittadino, con particolare riferimento alla Parata dei Turchi, richiamata dal presidente Pace quale «straordinaria espressione della memoria collettiva potentina, da interpretare non soltanto come manifestazione folkloristica o religiosa, ma come sintesi di stratificazioni storiche, tradizioni popolari e identità condivisa, da approfondire anche sul piano scientifico

e culturale». Ampio e articolato l’intervento del professor Lerra, che ha sviluppato una riflessione sul profilo storico-identitario della città di Potenza, all’interno delle vicende della Basilicata, del Mezzogiorno e d’Italia. Nel ripercorrere alcune tappe della propria attività scientifica e istituzionale, il Presidente della Deputazione Lucana di Storia Patria ha richiamato l’importanza del rigore metodologico nello studio della storia, mettendo in guardia riguardo «al rischio di privilegiare l’apparenza comunicativa rispetto alla profondità dei contenuti culturali e documentali». Particolare attenzione è stata dedicata al passaggio tra «ancien régime ed età napoleonica, periodo cruciale per il riassetto territoriale e amministrativo che portò Potenza a consolidare il proprio ruolo di capoluogo della Basilicata». Lerra ha inoltre approfondito il contributo del patriottismo potentino al processo risorgimentale,
soffermandosi sul valore storico dell’insurrezione del 18 agosto 1860 quale momento significativo del percorso verso l’Unità d’Italia anche da Sud. Nel corso della seduta sono stati illustrati alcuni studi e progetti di ricerca attualmente in corso in ambito regionale e nazionale, confermando la volontà di costruire future collaborazioni tra il Comune di Potenza, la Deputazione Lucana di Storia Patria, il mondo universitario e le istituzioni culturali del territorio. Molto apprezzato il gesto del professor Lerra, che ha fatto dono al Comune di Potenza di numerosi volumi e pubblicazioni scientifiche, frutto della sua attività di ricerca e della produzione culturale della Deputazione Lucana di Storia Patria. «I testi entreranno a far parte della biblioteca della Prima Commissione Consiliare Permanente, costituendo un patrimonio culturale permanente a disposizione dell’istituzione comunale, degli amministratori di og-
gi e delle future generazioni di rappresentanti cittadini», ha dichiarato il presidente Pace. «Un gesto altamente simbolico, che assume il valore di un impegno concreto affinché la politica possa continuare a nutrirsi di studio, conoscenza e approfondimento, nella consapevolezza che non può esistere progettazione del futuro senza una piena comprensione della propria storia». L’incontro si è concluso con un confronto sulle prospettive future di valorizzazione storico-culturale della città di Potenza e con la volontà condivisa di promuovere ulteriori iniziative pubbliche, percorsi di approfondimento e momenti di dialogo tra istituzioni, studiosi e cittadinanza. Il presidente Pace ha infine ribadito l’intenzione di proseguire nel percorso avviato, «affinché il rapporto tra cultura, memoria storica e istituzioni possa diventare sempre più uno strumento di crescita civile, identitaria e democratica per la città di Potenza».
Blasi: «Una scelta importante per non dimenticare le 21 donne elette, tassello fondamentale della Democrazia del Paese»
«U
na scelta importante e significativa per l'Amministrazione e per Potenza - scrive in una nota Angela Blasi, presidente della Quarta commissione consiliare - che ad 80 anni dall'elezione dell'Assemblea Costituente e dal referendum istituzionale, intende dedicare uno spazio alle 21 donne elette, che restano riferimenti importanti, spesso dimenticate ma che rappresentano la storia portante della democrazia del Paese». «Un riconoscimento a chi ha contribuito attivamen-
te a scrivere la Costituzione, donne di diverse estrazioni politiche, determinanti per le affermazioni dei diritti. Una scelta carica di sensibilità che viene da lontano, una condivisione di intenti, una sinergia istituzionale che ha individuato in viale Dante il luogo ideale per un percorso che rievocherà una conoscenza storica dell'impegno delle Madri Costituenti e un messaggio - conclude Angela Blasi - che intende anche riaffermare l'insostituibile ruolo della nostra Carta Costituzionale».

Presenti numerosi esponenti, tra comparse, sbandieratori e damigelle, con la partecipazione speciale di Massimo D’Onofrio, in arte Civuddin
DI FRA N C E S C O M EN O N N A
Un clima festoso, la presenza di Massimo D'Onofrio, in arte Civuddin, e il ricordo commosso di Donato Gianfredi e Agostino Tarullo, cittadini di Potenza tragicamente scomparsi, il cui ricordo resta ancora indelebile nella memoria del popolo potentino. L'intenzione è quella di unire Potenza e Matera nel calore della festa patronale di San Gerardo e della Madonna della Bruna.Questi sono gli ingredienti della Parata dei Turchi 2026, presentata ieri pomeriggio nella Sala dell'Arco dal Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, e dall'Assessore alla Cultura e Bilancio, Roberto Falotico.Tutto questo è reso possibile grazie al contributo delle associazioni e dei numerosi figuranti che parteciperanno alla tradizionale parata. Saranno 1100 i partecipanti che partiranno il 29 maggio dallo Stadio Alfredo Viviani per dirigersi verso il Centro Storico, dove il corteo si concluderà.La cittadinanza di Potenza attende la festa, un momento di alta condivisione sociale. L'evento affronterà temi importanti come i femminicidi e l'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi, elementi di sviluppo culturale e sociale legati alla festività, con grande impegno e interesse da parte dell'Amministrazione Comunale.Il clou della festa, oltre alla cele-
brazione religiosa in onore del Santo Patrono e alla condivisione di idee e programmi con la Curia di Potenza e il Vescovo Monsignor Davide Carbonaro, sarà completato dal concerto previsto per il 30 maggio, reso possibile grazie al fondamentale contributo della Regione Basilicata.Tutto ciò avverrà nel segno del dialogo, della partecipazione e della forte aggregazione che unisce i potentini al Santo Patrono.La festa vedrà sbandieratori, portatori del Santo, damigelle, cavalieri e altri personaggi simbolo attraversare le vie cittadine, con l'obiettivo di creare un grande momento di partecipazione popolare.Da sottolineare il disciplinare della parata, reso possibile dal Comitato Tecnico Scientifico, che ha lavorato duramente per garantire il corretto svolgimento di ogni momento della festa di San Gerardo. Dallo Stadio Viviani al Centro Storico, i partecipanti vivranno un momento di preghiera e l'accensione della «iaccara», storico simbolo della parata dei Turchi.Particolare rilievo va alla menzione speciale per Americo Corvino, che ha svolto le funzioni del Gran Turco per trent'anni.Il protagonista più atteso, Massimo D'Onofrio, in arte Civuddin, vestirà per la sesta edizione i panni dello storico personaggio dei Turchi. Ha raccontato la sua esperienza:«Mi hanno riconfermato e sono mol-


to contento di far parte di questa parata. Anch'io, da bambino, aspettavo con ansia l'arrivo di Civuddin; ora mi trovo dall'altro lato, e questo mi dà un senso di responsabilità verso i cittadini e i bambini che mi aspettano e mi acclamano. Cerco di essere simpatico e di farmi voler bene. La parata va vissuta dall'interno, non solo il giorno stesso, ma anche il giorno prima della processione del Santo e durante tutti gli eventi collegati. Sono convinto che la città di Potenza risponderà come sempre, e penso che verrà anche gente dalla provincia. Le strade saranno affollate, perché la gente ci tiene davvero».Roberto Falotico ha parlato della Parata:«Quest'anno i Turchi sono importanti. Oltre 1100 figuranti e 350 persone stanno lavorando all'organizzazione. La scelta di riprendere il disciplinare storico rende più chiara la descrizione della parata e racconta una storia unica: la storia del nostro Santo, della comunità e della città, orgogliosa e capace di mettere in campo fratellanza e voglia di fare comunità. I Turchi di quest'anno parleranno di pace, degli 800 anni dalla morte di Francesco d'Assisi e della condanna ai femminicidi. L'apertura della parata con il fiocco rosso sulla bandiera della Municipalità simboleggia questa ripugnanza verso la violenza contro le donne. Serve una nuova cultura per gli uomi-
ni, dobbiamo cambiare paradigma. La festa culminerà il 30 maggio con un concerto in Piazza Mario Pagano, insieme alla parte religiosa guidata da Monsignor Carbonaro. È la festa di una comunità che, nonostante le difficoltà, sa dare risposte puntuali. Viva i 1100 figuranti e viva Potenza».Il Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, ha concluso:«Lo vediamo da questa sala: la conferenza stampa per i Turchi e San Gerardo è accompagnata da grande euforia. La festa è attesa da tutti i potentini e anche a livello internazionale. Potenza si riappropria della sua tradizione e la farà rivivere in questi giorni bellissimi di entusiasmo».




Il consigliere comunale di San Fele e responsabile del Dipartimento Trasporti della
Provincia di Potenza per Fratelli d’Italia, Carmine Mario Russo, ha inviato una richiesta ufficiale ai
Comuni interessati, alla Provincia di Potenza, alla Regione Basilicata, al Crob di Rionero in Vulture e al Cotrab per chiedere l’apertura di un tavolo tecnico finalizzato alla rimodulazione della linea TPL Bellamuro – San Fele.
La linea, nata anni fa per garantire il trasporto degli studenti verso l’allora Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri di San Fele, continua ancora oggi ad essere esercitata nonostante la chiusura della scuola risalga ad oltre dieci anni fa.
«Non possiamo permetterci – dichiara Russo – di mantenere servizi pensati per una realtà che non esiste più, mentre cittadini, lavoratori e pazienti delle aree interne continuano a
fare i conti con collegamenti insufficienti e difficoltà quotidiane.»
La proposta avanzata mira a trasformare una tratta ormai scarsamente utilizzata in un collegamento realmente strategico per il territorio, integrandola: con gli orari ferroviari nazionali presso la stazione di Bella Muro; con il Crob Irccs di Rionero in Vulture e con le esigenze di mobilità di pendolari, studenti, lavoratori e utenti sanitari.
Secondo Russo, la presenza della stazione ferroviaria di Bella Muro rappresenta una infrastruttura fondamentale per favorire il collegamento con gli Intercity e con l’alta velocità verso Salerno, mentre il collegamento con il CROB consentireb-
be di offrire un servizio concreto soprattutto alle fasce più fragili della popolazione.
«Le aree interne – aggiunge – non chiedono favori. Chiedono servizi efficienti, moderni e rispo- ste concrete. È necessario ottimizzare le risorse pubbliche e smettere di lasciare in piedi linee vuote solo per inerzia amministrativa.»
La richiesta è quella di convocare in tempi brevi un confronto istituzionale tra enti locali, Regione Basilicata e soggetti gestori del trasporto pubblico locale per verificare la fattibilità di una nuova organizzazione del servizio. «Dove oggi c’è uno spreco – conclude Russo –può nascere una opportunità per tutto il territorio.»
Incontro con il sindaco Marotta per discutere sfide e opportunità del territorio

POTENZA. Il Comandante Mennitti ha fatto visita alla caserma dei Carabinieri di Tramutola e successivamente, accompagnato dal Cap. Di Tommaso, comandante della Compagnia CC di Viggiano e dal Mar. Di Nuto, comandante della locale Stazione dei Carabinieri, al municipio cittadino.
Nel corso dell’incontro con il sindaco Luigi Marotta, cui ha preso parte anche il concittadino avv. Michelangelo Damasco - ex allievo della Nunziatella come il Comandante - si è svolto un lungo e proficuo momento di confronto dedicato alle principali sfide, alle opportunità e alle peculiarità del territorio tramutolese. Un dialogo costruttivo che ha

evidenziato l’importanza della collaborazione tra istituzioni civili e forze dell’ordine per la valorizzazione e la tutela della comunità locale.
Il Comandante Mennitti ha inoltre avuto modo di visitare alcuni dei luoghi più rappresentativi del paese, esprimendo particolare apprezzamento per Tramutola, per la sua identità territoriale e per il patrimonio umano e culturale della comunità. La visita si inserisce nel quadro delle attività di vicinanza istituzionale e di attenzione ai territori portate avanti dalla Legione Carabinieri Basilicata, rafforzando il legame tra Arma, amministrazioni locali e cittadini.


Il Gruppo d'Opposizione "Pescopagano nel cuore": «C’è una responsabilità amministrativa precisa, fatta di scelte sbagliate»
DI EMANUEL A CALAB RESE
Non usano mezzi termini sulla vicenda Giudice di Pace, i Consiglieri di “Pescopagano nel cuore” capeggiati da Giovanni Carnevale, già Sindaco della comunità pescopaganese.
«Come Consiglieri di Minoranza sentiamo il dovere di dirlo con chiarezza: l’Ufficio del Giudice di Pace di Pescopagano non è stato chiuso perché non era difendibile, ma perché non è stato difeso. E chi aveva il compito di farlo non è stato all’altezza. Alla nostra comunità si deve oggi la verità. E alla verità deve seguire, inevitabilmente, l’assunzione di responsabilità. La comunità perde un presidio fondamentale dello Stato. Quello che è accaduto con la soppressione dell’Ufficio del Giudice di Pace non può essere liquidato come una decisione lontana, inevitabile o imposta dall’alto. È una vicenda tutta interna alla gestione amministrativa del nostro Comune, ed è una vicenda che impone verità, chiarezza e assunzione di responsabilità -asseriscono i Consiglieri- Pescopagano non perde soltanto un ufficio. Perde un presidio storico dello Stato, un punto di riferimento che affonda le sue radici nella presenza della Pretura mandamentale e che nel tempo ha rappresentato un elemento di prestigio, di tutela dei diritti, di vicinanza concreta della giustizia ai cittadini. La presenza di un ufficio
giudiziario in una comunità non è mai neutra: è il segno della sua centralità, della sua dignità istituzionale, del rispetto che le viene riconosciuto. E proprio per questo, ciò che è avvenuto è ancora più grave». Il decreto del Ministero della Giustizia pubblicato il 06 maggio «non lascia spazio a interpretazioni: parla di disservizi gravi e continuativi, di personale insufficiente, di organizzazione inadeguata e, soprattutto, di mancata adozione di soluzioni da parte dell’ente locale. Non si tratta di una valutazione politica, ma di una constatazione istituzionale chiara: l’Ufficio non è stato messo nelle condizioni di funzionare» incalza il Gruppo d’Opposizione. «L’ATTUALE AMMINISTRAZIONE HA PROGRESSIVAMENTE SMONTATO CIÒ CHE ERA STATO COSTRUITO»
«Eppure, questa situazione non nasce dal nulla. Negli anni precedenti erano state messe in campo scelte concrete per mantenere in vita il presidio: il trasferimento nei locali comunali per contenere i costi, l’assunzione e la formazione di personale, un’organizzazione che, pur tra difficoltà, garantiva continuità al servizio. C’era una linea amministrativa chiara: difendere l’Ufficio.Quella linea è stata interrotta -proseguono i Consiglieri- L’attuale Amministrazione ha progressivamente smontato ciò che era stato costruito, sottraendo personale formato e adot-
tando scelte organizzative che si sono rivelate non solo inefficaci, ma apertamente in contrasto con la norma e con le indicazioni degli organi competenti. Emblematico, e gravissimo, è stato il tentativo di sopperire alle carenze attraverso l’impiego di personale in quiescenza: una soluzione che il Presidente del Tribunale di Potenza, con una nota del 27 ottobre 2025, ha esplicitamente respinto, ribadendo la propria contrarietà e segnalando che quella strada non era idonea a garantire il corretto funzionamento dell’Ufficio. Nonostante ciò, si è insistito su una scelta già dichiarata inadeguata, perdendo tempo prezioso e aggravando una situazione già critica. Nel frattempo, le segnalazioni si accumulavano, le richieste di intervento si ripetevano, ma dal Comune non arrivavano risposte adeguate. Non si è intervenuti per rafforzare il personale, nonostante le assunzioni, non si è costruita una soluzione credibile, non si è dato seguito agli obblighi che derivavano dal mantenimento dell’Ufficio».
«MENTRE TUTTO
QUESTO ACCADEVA, SI È SCELTO DI NON DIRE NULLA ALLA CITTADINANZA»
Per il Gruppo “Pescopagano nel cuore” c’è dell’altro: «Mentre tutto questo accadeva, si è scelto di non dire nulla alla cittadinanza. Questo è forse l’aspetto più difficile da accettare. Perché mentre la situazione
precipitava, mentre gli organi competenti (il Presidente del Tribunale) parlavano apertamente di criticità insanabili, l’Amministrazione continuava a rappresentare una realtà completamente diversa. Ancora il 10 marzo scorso, l’Amministrazione dichiarava: “L’Ufficio del Giudice di Pace di Pescopagano ha raggiunto una condizione di stabilità e piena operatività. Un risultato frutto di un percorso costruito nel tempo con impegno, collaborazione e attenzione alle esigenze dei cittadini e degli operatori del diritto”. A distanza di poche settimane, arriva, come un fulmine a ciel sereno, un decreto che ne dispone la soppressione. È il segno evidente che non si è nemmeno compreso cosa stesse accadendo. Per loro tutto funzionava perfettamente, tanto da non lesinare, in ringraziamenti al Presidente del Tribunale e a chiunque si fosse trovato solo a passare dinanzi all’ufficio».
«I CITTADINI PAGANO IL PREZZO DI QUESTA GESTIONE, CON LA PERDITA DI UN SERVIZIO CHE PER ANNI È STATO UN PUNTO DI RIFERIMENTO»
Alla luce di ciò, ai avviano a concludere i Consiglieri di Minoranza, «oggi i cittadini di Pescopagano e del circondario pagano il prezzo di questa gestione. Saranno costretti a rivolgersi all’ufficio di Potenza, con disagi evidenti, con un allontanamento concreto del-

la giustizia dal territorio, con la perdita di un servizio che per anni ha rappresentato un punto di riferimento e che nel prossimo futuro, con la norma che ha approvato l’ampliamento delle competenze del Giudice di Pace, sarebbe stato un sicuro volano per la nostra comunità e per il territorio. Di fronte a tutto questo, non si può parlare di sfortuna o di circostanze esterne. Qui c’è una responsabilità amministrativa precisa -sottolineano ancora- fatta di scelte sbagliate, di inerzia, di sottovalutazione del problema e di ostinazione su soluzioni già dichiarate impraticabili. Ed è una responsabilità che non può essere nascosta né attenuata. Gli atti adottati di tutta fretta solo dopo che noi abbiamo scoperto e denunciato i fatti, a otto giorni dall'entrata in vigore del decreto, non sono il segno di un'Amministrazione che si adopera per salvare il presidio, ma sono il tentativo di costruire una difesa ex post, incapace di incidere su una situazione purtroppo irreversibilmente compromessa».
di accertamenti approfonditi su costi cresciuti in modo significativo rispetto all’affidamento iniziale e sulla regolarità delle procedure di gara
La gestione del servizio tributi durante l’amministrazione Ricciardi finisce al centro del dibattito politico-amministrativo.Il gruppo di maggioranza ha presentato un’interrogazione consiliare per ottenere chiarimenti su presunte anomalie contabili e procedurali emerse dall’istruttoria degli uffici comunali.Secondo la documentazione esaminata, l’affidamento iniziale del servizio, stimato in circa 38.000 euro, avrebbe generato richieste di
pagamento complessive superiori a 118.000 euro.Tra le criticità segnalate dalla Maggioranza: il pagamento di 34 fatture per oltre 57.000 euro senza le necessarie determine di impegno e liquidazione, e la pubblicazione tardiva degli atti di gara, avvenuta solo il 4 giugno 2024, a fronte di determine risalenti al 2022. Inoltre, vengono evidenziati possibili errori tecnici nell’uso dei codici CIG.«Siamo di fronte a una vicenda che impone massima chiarezza», dichiarano i
consiglieri di maggioranza, sottolineando l’aumento dei costi e la necessità di approfondire le procedure della gestione precedente.Il Consiglio Comunale ha richiesto al Sindaco di trasmettere l’intero dossier alla Procura della Repubblica di Potenza e alla Corte dei Conti della Basilicata, affinché siano valutate eventuali responsabilità penali, amministrative e contabili.La Maggioranza conferma l’intenzione di proseguire nel percorso di trasparenza e riordino del ser-
vizio tributi, nell’interesse dell’Ente e dei cittadini.


Il sindaco: «La famiglia non aveva prenotato il pasto come da prassi e l’istituto ha chiamato a casa per il ritiro del bambino»
MATERA. Il Comune di Matera e l’istituto scolastico coinvolto intervengono sulla vicenda segnalata dall’associazione “Famiglia Futura” sul servizio di mensa scolastica e respingono le accuse di atteggiamenti discriminatori. L’obiettivo, spiegano, è chiarire il funzionamento della procedura adottata per la prenotazione dei pasti.Il servizio mensa viene gestito attraverso un sistema di prenotazione giornaliera mediante ticket, conferito preventivamente dalle famiglie. Una modalità che, precisa il Comune, consente alla scuola e al gestore di conoscere con esattezza il numero degli alunni che usufruiranno della mensa e del tempo pieno o prolungato. In assenza della prenotazione, il sistema segnala automaticamente che il bambino non prenderà parte al servizio e che sarà prelevato dai genitori secondo le esigenze familiari.
Nel caso specifico, la scuola avrebbe contattato la madre del minore esclusivamente per il ritiro del bambino, attenendosi a una prassi regolamentata, condivisa e applicata indistintamente a tutte le famiglie. Da qui la replica dell’amministrazione, che respinge «con fermezza» la rappresentazione di pre-

sunti comportamenti discriminatori o di «brutale crudeltà», sostenendo che non vi sia alcun riscontro nei fatti avvenuti nel plesso, alla presenza del personale scolastico.
Secondo il Comune, quanto accaduto è riconducibile alla mancata prenotazione del servizio da parte della famiglia interessata, circostanza di cui la scuola viene a conoscenza soltanto nel corso della mattinata, al momento della consegna dell’elenco dei pasti. «Comprendiamo pienamente i disagi che possono vivere le famiglie – dichiara il sindaco Antonio Nicoletti – così come comprendiamo la complessità organizzativa di un servizio erogato quotidianamente a 2.360 bam-
cittadine». Il primo cittadino ricorda che l’amministrazione ha attribuito priorità alle politiche sociali e al sostegno delle persone più fragili, con stanziamenti per il supporto scolastico ai bambini con disabilità e per il potenziamento dei servizi alle famiglie.«Situazioni come quella verificatasi possono purtroppo accadere all’interno di un sistema complesso – aggiunge Nicoletti – nel quale intervengono anche eventuali dimenticanze non imputabili né alla scuola né all’amministrazione comunale». Per il sindaco è dunque «ingiusto e profondamente lesivo» trasformare l’episodio in un attacco alle istituzioni.
PIANO DI EMERGENZA DELLA VALBASENTO
PISTICCI. Il Consorzio per lo sviluppo industriale della provincia di Matera e il Dipartimento di Ingegneria dell’Università della Basilicata hanno sottoscritto una convenzione tecnico-scientifica per la redazione del Piano di emergenza consortile per la gestione delle risorse idriche della Valbasento. L’intesa punta a rafforzare sicurezza ed efficienza dell’approvvigionamento idrico nelle aree industriali consortili attraverso una pianificazione strutturata capace di superare la gestione emergenziale delle criticità legate all’acqua.Il progetto, coordinato dal professor Michele Greco, prevede l’analisi dei fabbisogni delle aziende, la valutazione delle infrastrutture consortili e l’utilizzo di strumenti digitali avanzati per supportare le attività di programmazione del Consorzio. «Questa convenzione rappresenta un passo decisivo per assicurare al sistema produttivo una gestione moderna delle risorse idriche», dichiara l’amministratore unico del Consorzio, Antonio Di Sanza. La presentazione pubblica del Piano si terrà il 4 dicembre alle ore 16 nella Mediateca di Pisticci Scalo, con la partecipazione delle istituzioni locali, delle aziende e delle organizzazioni sindacali e datoriali.

Il movimento critica il metodo del Comune sul nuovo regolamento e difende la funzione sociale e residenziale dei rioni
MATERA. La discussione sul nuovo regolamento per le subconcessioni degli immobili demaniali nei Sassi rappresenta «uno dei passaggi più delicati e decisivi per il futuro della città». È la posizione espressa dalla “Piazza di Schierarsi Matera”, che interviene nel dibattito chiedendo all’amministrazione comunale l’apertura immediata di un confronto pubblico con residenti, operatori economici, associazioni e cittadini.Secondo il movimento, il tema non riguarda soltanto canoni, rinnovi o concessioni, ma il modello di sviluppo dei Sassi nei prossimi decenni. Per questo viene giudicato «grave» il metodo seguito finora dal Comune, accusato di non aver realmente condiviso con la cittadinanza una discussione strategica per il futuro dei rioni storici. «Il fatto che
questo non stia avvenendo alimenta inevitabilmente il timore che si voglia arrivare a decisioni già orientate», sostiene Schierarsi Matera, che chiede di riportare il confronto «dentro un dibattito pubblico, aperto e trasparente». Nel documento il movimento richiama lo spirito della legge 771 del 1986, nata con l’obiettivo di favorire la rivitalizzazione dei Sassi attraverso il recupero urbanistico, sociale ed economico del quartiere antico. Secondo Schierarsi, però, quel processo non può dirsi completato. «Se i residenti continuano a diminuire, se aumentano esclusivamente funzioni ricettive e commerciali e se il tessuto sociale si impoverisce, allora è evidente che lo spirito originario della 771 non è stato pienamente rispettato». Per il movimento il futuro regolamen-

to dovrà fondarsi sul rispetto della legge speciale sui Sassi, sull’applicazione coerente delle norme Unesco e sulla centralità dell’interesse pubblico rispetto agli interessi particolari. Particolare attenzione viene riservata anche al tema della residenzialità. Secondo Schierarsi Matera, affrontare le concessioni esclusivamente con logiche economiche rischierebbe di
incentivare nuove uscite dai Sassi e una nuova «desertificazione sociale». «La presenza stabile dei residenti non rappresenta un problema da risolvere ma una delle ultime garanzie di autenticità dei Sassi», sostiene il movimento.Nel comunicato vengono inoltre segnalate criticità urbanistiche legate a superfetazioni improprie, chiusure di corti storiche e privatizzazioni di spazi comuni. Da qui la richiesta di una gestione più rigorosa e condivisa del patrimonio storico. Schierarsi Matera critica infine il ricorso alle deroghe da parte della Giunta comunale per alcune subconcessioni, ritenendo insufficiente il coinvolgimento del Consiglio comunale. Il movimento si dice disponibile a partecipare a un percorso pubblico di consultazione per definire il futuro dei Sassi.
la presentazione, il Direttore del Museo di Policoro tira fuori la “contesa” inesistente tra i due Comuni lucani
D I V I N C EN Z O M A IDA
Tutti si augurano e sostengono la richiesta che inoltrerà il comune di Policoro, affinché le famose Tavole restino in modo permanente nel locale Museo. Purtroppo, in passato, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si è sempre rifiutato di accogliere tale richiesta, ma ha concesso il loro trasferimento solo per periodi limitati. Augurando che questa volta si abbia maggior fortuna, non possiamo consentire a nessuno di ignorare i fatti ad esse collegati. Dopo aver sistematicamente ignorato il ruolo di Montalbano Jonico e quello fondamentale, a lui si deve tutto, del giovane montalbanese sacerdote e archeologo Nicola Maria Troyli (1713-1788), precettore, tra l’altro, di Francesco Lomonaco e la cui abitazione è ancora in piedi, il direttore del museo di Policoro, durante lapresentazione delle Tavole “tira fuori”, relativamente al luogo del loro ritrovamento, un conflitto che sarebbe a suo dire “ancora esistente” tra Pisticci e Montalbano Jonico. Pos-
siamo smentirlo con assoluta certezza che non c’è mai stato e non c’è alcuna diversità di veduta tra i due comuni, così come tra gli uomini appassionati di cultura, di storia e di archeologia residenti a Pisticci e a Montalbano Jonico. Anzi, abbiamo sempre registrato una costruttiva collaborazione e non uno sterile “campanilismo”. Va tenuto presente che nel 1732 a Policoro, oltre al castello, c’era solo il bosco e la palude con la zanzara anofele che infettava la malaria. Tant’è che con la prima ferrovia borbonica nell’800, negli scompartimenti era affisso un cartello con l’avviso di chiudere i finestrini in quel tratto, per evitare che potesse introdursi qualch zanzara. Quindi, solo a Montalbano J. potevano esserci uomini di cultura capaci di comprendere l’importanza di quel ritrovamento. Non si tratta di “campanilismo”, ma di ristabilire una verità storica nel rispetto degli uomini che ci hanno preceduto su questa terra. Verità che non è mai stata messa indiscussione, né nel 1972, quando le Tavole furono esposte in piazza Era-
clea, davanti alla sede dell’ex-municipio, in occasione di un importante convegno di Storiografia Lucana che si tenne nel cine-teatronuovo a Montalbano J., né nel 2020 quando, nonostante l’avvio della pandemia, fu organizzata dall’allora direttore del Museo, una escursione nel luogo in cui le Tavole furono rinvenute. Ed ecco come andarono le cose. La famiglia Lemma di Pisticci era proprietaria di terreni in agro di Montalbano J., in contrada Luce o Uscio. Li aveva abbondonati da molti anni perché era stata decimata dalla famosa frana di Pisticci nella Notte di Sant’Apollonia nel 1688, che uccise circa 400 persone e, tra gli altri, un fratello sacerdote di Marcello Lemma, GiovanBattista Lemma, ed altri familairi. Dopo tanti anni, Lemma si era deciso ad andare ad arare quei terreni. E qui, s’innesta il racconto del bibliotecario a vita, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, Prospero Rondinelli: «Nel mese di febbraio 1732 in contrada “Luce”, oggi denominata “Uscio” nel territorio di Montalbano Jonico, e confinante con la ri-
va destra dell’antico fiume “Achelandro”, oggi Cavone, e al distrutto casale di Andriace, il contadino Marcello Lemma ( di origine pisticcese ), arando la terra presso il torrente suddetto, avvertì che la punta dell’aratro urtò un duro ingombro (sulla parte superiore della tavola sono visibili i graffi che produsse l’aratro ). Osservando diligentemente il terreno vide, così, una antica lamina di bronzo, la quale aveva una iscrizione greca in una facciata, e un’ iscrizione latina nell’altra. La scoperta di Lemma fece rumore, e l’archeologo montalbanese, il sacerdote Nicola Maria Troyli, osservò la lamina e consigliò di andare a scavare nel luogo e nelle vicinanze, ove era stata rinvenuta, perché probabilmente avrebbe potuto trovarsene un’altra, sicché dopo circa venti giorni, cioè i principi di quaresima. A marzo dello stesso anno, 1732, si andò con ansia di scoprire e fare gli scavi, vicino il luogo dove era stata ritrovata la tavola, e non solo le previsioni del Troyli si avverarono appieno, ma i desideri di tutti vennero coronati da brillante
successo perché fu trovata l’altra lamina scritta, però, da una sola parte». Nicola Maria Troyli le conservò gelosamente e, dopo qualche tempo, divenuto amico del Presbitero Alessio Simmaco Mazzocchi, le mandò da lui a Napoli, perché ne conosceva la competenza ed era convinto che le avrebbe studiate, e che poi avrebbe divulgato il frutto dei suoi studi. Rondinelli scrive ancora: «A Napoli apprese che un frammento di una lamina, rinvenuto da qualche tempo e da persona ignota, era stato venduto per avidità di denaro a tale Ficoroni di Roma». Costa proprio tanto prendere atto della verità storica?

Un Sindaco giovane e operativo, un Comune di 280 abitanti, un concittadino illustre che ha fatto rinascere e conoscere al mondo il Tango e le milonghe. Gli ingredienti della storia di Josè Libertella, delle sue origini di Calvera, piccolo comune lucano del Serrapotamo, che grazie al primo cittadino Pasquale Bartolomeo e al maestro di tango Nicola Corona, è tornata alle origini e lancia lo sguardo per far crescere una passione per il ballo ma anche la voglia di ritornare e trovare una comunità che vive. Proprio quello che è accaduto a Calvera (e proseguirà a Policoro) nella Conferenza inaugurale condotta dal Presidente della CIM Basilicata Luigi Scaglione insieme all’Associazione Sentieri e Radici, presenti tangheri italiani e argentini e con i virtuosismi al pianoforte del Maestro Alessandro Vena. L’Argentina e Buenos Aires sono

Italia, Basilicata, lucanità. Josè Libertella, si legge nella sua anagrafe, è nato il 9 luglio 1933 a Calvera ed emigrato a meno di un anno a Buenos Aires; cresciuto nel “barrio” di Villa Lugano ben presto comincia a suonare il bandoneón. Il suo precoce talento lo porta già da adolescente, alla fine degli anni ’40, a suonare in prestigiose orchestre di tango, fra cui quelle di Osmar Maderna e Car-
los Di Sarli, fino a fondare nel 1973 il famoso Sexteto Mayor. Occupa un posto di grandissimo rilievo nella Storia del Tango per essere stato uno dei “traghettatori” del genere musicale dal periodo di decadenza, iniziato negli anni ’60, alla rinascita degli anni ‘80; e ciò grazie agli spettacoli “Tango Argentino” del 1983 e “Tango Pasión” del 1992, portati in giro per il mondo, che lo hanno
visto, con il Sexteto Mayor, fra gli ideatori ed interpreti. Scompare a Parigi a 71 anni, l’8 dicembre 2004, alla vigilia dell’ennesimo concerto che avrebbe dovuto tenere, carismatico direttore d’orchestra e geniale arrangiatore, fecondo compositore di brani antologici, in possesso di non comuni capacità tecniche e interpretative nel suonare il bandoneón, è oggetto tutt’oggi di una grande devozione, un vero e proprio cult, fra gli appassionati di Buenos Aires e di tutto il mondo. Nel corso dell’evento, laboratori teatrali e di ballo, degustazioni lucane con il “mischiglio” protagonista e le “empanadas” argentine, oltre alla inaugurazione di una mostra fotografica e pittorica in onore di Libertella e la donazione di un opera scultorea dell’artista lucano Antonio Cillis che ricorda i bandoneones argentini, interpretati dal vivo ieri da Mariano Navone.
Quattro sale lucane ospiteranno l’esordio alla regia dell’attore, mentre il film di Fabio Segatori torna nei luoghi che hanno accolto le riprese
Anche Massimiliano Gallo sarà tra i protagonisti di «Meet us at cinema», il format promosso dalla Lucana Film Commission per valorizzare le sale cinematografiche della Basilicata e favorire l’incontro tra pubblico, autori e interpreti. Il noto attore arriverà in regione il 23 e il 24 maggio per presentare «La Salita», film che segna il suo debutto alla regia. Le proiezioni si terranno sabato 23 maggio al cineteatro Don Bosco di Potenza, alle ore 21, e a seguire, alle 21.45, al multisala Ranieri di Tito. Domenica 24 maggio il tour farà tappa al cinema Guerrieri di Matera, alle ore 19, e al cineteatro San Mauro di Lavello, alle ore 21. Ad accogliere il pubblico in sala sarà lo stesso Gallo insieme alla Lucana Film Commission. Parallelamente riprende anche il tour di «Don Chisciotte», avviato a maggio in occasione dell’uscita nazionale del film. A promuoverlo con la Lucana Film Commission ci saranno l’attrice lucana Gabriella Bagnasco, interprete di Dulcinea, il regista Fabio Segatori e la produttrice e cosceneggiatrice Paola Columba. Dopo l’anteprima al Bari International Film & TV Festival 2026, «Don Chisciotte», prodotto da Baby Films con il sostegno del-
la Lucana Film Commission, torna nei luoghi della Basilicata che hanno ospitato le riprese. Il film sarà presentato il 20 maggio, alle ore 19.30, al cineteatro N. Andrisani di Montescaglioso; il 21 maggio, alle 20.30, al cinema auditorium Fedele Zotta di Genzano di Lucania; e il 22 maggio, alle 21, al cineteatro Rinascente di Pisticci. In sala saranno presenti Segatori, Columba e Bagnasco. Liberamente tratto da «Don Quijote de la Mancha» di Miguel de Cervantes, il film è scritto, prodotto e distribuito da Fabio Segatori e Paola Columba per Baby Films, in collaborazione con Rai Cinema e con il sostegno del MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Calabria Film Commission e Lucana Film Commission. Protagonisti sono Alessio Boni nel ruolo di Don Chisciotte e Fiorenzo Mattu in quello di Sancio Panza, affiancati da Angela Molina, Marcello Fonte, Galatea Ranzi e Carlo De Ruggieri. Nel cast figurano anche l’attrice lucana Gabriella Bagnasco e Martina Molinaro. La storia segue Don Chisciotte in un Sud arido, mentre parte alla conquista del mondo guidato dai suoi ideali di gentilezza e solidarietà verso i più deboli. Sancio, da rozzo scudiero, diventerà il suo
inseparabile amico. Il film è stato girato nell’Alto Ionio, tra Basilicata e Calabria, in un territorio di rara bellezza, sospeso tra realtà e leggenda. Un paesaggio spettacolare e misterioso, segnato dai calanchi, dai castelli medievali, dalle fiumare e da spiagge ancora incontaminate: un Sud autentico, potente, capace di offrire scenari visivi di grande intensità. «La Salita», opera prima di Massimiliano Gallo regista, è invece un racconto intenso e corale ambientato nella Napoli del 1983. Dopo la chiusura del carcere femminile di Pozzuoli a causa del bradisismo, alcune detenute vengono trasferite temporaneamente nel carcere minorile maschile di Nisida. Negli stessi anni Eduardo De Filippo, appena nominato senatore a vita, avvia proprio a Nisida un importante progetto teatrale per i giovani detenuti. Da queste due storie vere, e dall’incontro fra un giovane di Nisida e una detenuta del femminile di Pozzuoli, che vivono insieme per la prima volta l’esperienza del teatro, nasce un film che mescola realtà e fantasia, personaggi reali e personaggi inventati. Ne emerge un affresco di sentimenti e passioni ambientato in una Napoli di quarant’anni fa, lontana e diversa, ma
Prenderanno il via da Venosa gli appuntamenti di avvicinamento all’Anno Europeo dei Normanni 2027, realizzati nell’ambito del progetto «Fantastico Medioevo», promosso dalla Presidenza della Giunta regionale della Basilicata e coordinato dalla Fondazione Matera Basilicata 2019. Nel centro lucano, dove lo scorso settembre è stato sottoscritto il Protocollo d’intesa tra la Regione Basilicata e la Regione Normandia, giovedì 21 maggio, alle ore 18.30, nel Loggiato del Castello Pirro del Balzo, si terrà il concerto di due cori di studenti italo-francesi tra gli 11 e i 13 anni, per un totale di 52 elementi. A esibirsi saranno il coro «Voci in canone» dell’Istituto Comprensivo «Bramante Torraca» di Matera e il coro «Chœur des Boucles de la Seine» del Collège «Commandant Charcot» di Le Trait, in Normandia. I due cori sono protagonisti di un gemellaggio realizzato nell’ambito del progetto Erasmus, nato dalla passione condivisa dai due istituti per l’insegnamento della musica, considerata valore formativo e occasione di crescita per le giovani generazioni. Gli studenti partecipano a scambi culturali tra Matera e Le Trait, trascorrendo parte dell’anno scolastico ospiti delle famiglie e delle scuole gemellate. Grazie alla collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Venosa
e con i Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, per gli studenti e i loro insegnanti è stato predisposto un programma di un’intera giornata alla scoperta della città. Sono previste visite al Museo Archeologico Nazionale «Mario Torelli» e ai luoghi simbolo delle testimonianze normanne in Basilicata: l’Abbazia della Santissima Trinità, dove sono custodite la tomba di Roberto il Guiscardo e quelle di altri membri della famiglia Altavilla, e l’annessa Incompiuta. Durante il concerto, aperto al pubblico, i due cori proporranno un repertorio musicale che spazierà dal classico al pop. In apertura sono previsti i saluti dei rappresentanti delle istituzioni e delle scuole coinvolte. «Questa iniziativa», spiega Rita Orlando, direttrice della Fondazione Matera Basilicata 2019, «nasce dalla proposta che l’I.C. “Bramante Torraca” di Matera ha avanzato alla Fondazione Matera Basilicata 2019 di far esibire, in un luogo simbolico della Basilicata, il coro della scuola della Normandia con cui era gemellata per il progetto Erasmus. Il lavoro che stiamo facendo con il progetto “Fantastico Medioevo” in vista dell’Anno Europeo dei Normanni del 2027 è stato la cornice ideale per questo scambio, con la storia di Venosa fortemente legata alla nascita della dinastia normanna. Il gemellaggio fra le due realtà rap-

per molti aspetti ancora simile a quella di oggi. Prodotto da Panamafilm e F.A.N. con Rai Cinema, «La Salita» racconta una storia di speranza, crescita e riscatto attraverso il potere terapeutico del teatro. Nel cast figurano Roberta Caronia, Alfredo Francesco Cossu, Antonio Milo, Shalana Santana, Gianfelice Imparato, Maurizio Casagrande, Mariano Rigillo e lo stesso Massimiliano Gallo. Le musiche originali sono firmate da Enzo Avitabile, mentre la distribuzione è affidata a Fandango. «È un film sincero», racconta Massimiliano Gallo. «È una storia che rende omaggio al teatro e al suo potere salvifico. È una storia che in pochi conoscono e per questo andava raccontata».

presenta una preziosa occasione per far conoscere in modo inedito ai ragazzi lucani e normanni il patrimonio materiale e immateriale del Medioevo in Basilicata e le bellezze di questo territorio, unendo due regioni attraverso il linguaggio universale della musica». Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco di Venosa, Francesco Mollica. «Per Venosa è motivo di autentico orgoglio essere stata scelta come luogo simbolico della Basilicata per questo evento in preparazione dell’Anno Europeo dei Normanni», evidenzia il primo cittadino. «Il legame storico tra la Basilicata e la Normandia trova oggi nuova vita grazie all’entusiasmo e al talento di questi giovani protagonisti. Sarà una giornata speciale per la nostra comunità, un’occasione in cui la musica diventerà ponte tra culture, lingue e storie diverse, unendo cinquanta giovani studenti italiani e francesi in un’esperienza di amicizia, crescita e condivisione. A tutti gli studenti, ai docenti e agli organizzatori rivolgo il più sincero benvenuto nella città di Venosa, con l’augurio che questa esperienza possa restare nel cuore di ciascuno come memoria di bellezza, amicizia e pace».

DI FABRIZIO QUARATINO
Esiste una categoria di persone molto diffusa. Talmente diffusa che probabilmente, almeno una volta nella vita, ne abbiamo fatto parte tutti. Sono quelli che vogliono uscire dalla prigione… ma guai a togliergli le sbarre. Si lamentano continuamente del lavoro, delle relazioni, della famiglia, della vita, del traffico, del governo, del meteo, della pressione bassa, della pressione alta e probabilmente anche della rotazione terrestre. Però appena arriva la possibilità concreta di cambiare qualcosa, si irrigidiscono come un gatto davanti al bagno. Perché? Perché il dolore conosciuto tranquillizza più della libertà scono- sciuta. È una verità scomoda. Ma profondamente umana. Molti non restano dove soffrono perché sono deboli. Restano perché ormai hanno arredato la sofferenza. Ci hanno messo i soprammobili emotivi, le abitudini, le giustificazioni, perfino l’orgoglio. E così accade una cosa assurda: ci si abitua persino a ciò che ci spegne. Ci si abitua alle relazioni vuote. Ai silenzi gelidi dentro casa. Ai lavori che consumano l’anima. Alle persone che ti cercano solo quando servi. Persino all’infelicità.

L’essere umano ha una capacità incredibile: riesce ad adattarsi anche alla propria prigionia. Eppure dentro ciascuno esiste qualcosa che non si arrende mai del tutto. Una specie di voce ostinata che continua a bussare anche sotto le macerie. A volte è piccolissima. Quasi ridicola. Arriva magari mentre lavi i piatti, mentre torni a casa stanco o mentre guardi il soffitto alle due di notte chiedendoti: “Ma davvero questa sarebbe la vita?” Ed è lì che spesso nasce tutto. Non nei momenti eroici. Non nei discorsi motivazionali con la musica epica sotto. Quelli funzionano più o meno quanto una tisana contro un incendio. La svolta vera nasce quando una persona smette di raccontarsi bugie. Perché la verità è semplice: nessuno può cambiare la propria vita continuando ad adorare le proprie catene. C’è una cosa che quasi nessuno insegna più. Che gli esseri umani non sono fatti di materiali puri. Dentro ciascuno convivono paura e coraggio, generosità e miseria, luce e fango. Eppure molti passano la vita disperandosi per il proprio fango, come se una macchia potesse cancellare il valore dell’intera esistenza. Ma la natura fa una cosa curiosa: i fiori più bel-

li spesso nascono proprio nei terreni peggiori. E forse anche gli esseri umani funzionano così. Perché certe persone diventano profonde non nonostante le ferite, ma attraversandole. Diventano compassionevoli perché hanno conosciuto il dolore. Diventano forti perché hanno smesso di scappare dalle proprie ombre. Il punto non è non avere veleno dentro. Il punto è cosa si decide di farne. C’è chi lo trasforma in rancore, sarcasmo sterile, cattiveria. E chi invece riesce in qualcosa di infinitamente più difficile: trasformarlo in comprensione. Ed è lì che un essere umano cambia davvero. Non quando di-
venta perfetto. Ma quando smette di usare le proprie ferite come alibi per ferire gli altri. E non serve diventare duri, cinici o spietati per liberarsi. Anzi. Le persone più forti, quasi sempre, sono quelle che riescono a non avvelenarsi mentre attraversano il veleno. Quelle che invece di trasformare il dolore in rabbia lo trasformano in comprensione. Quelle che dopo essere state ferite non diventano carnefici. Quelle che continuano ad avere uno sguardo umano anche quando la vita avrebbe ottime ragioni per renderle crudeli. Quella sì che è forza. Il resto spesso è solo rumore muscolare dell’ego. Perché insultare, odiare,
vendicarsi, fingersi superiori… sono cose facilissime. Le fanno tutti. Molto più difficile è non perdere dignità mentre attraversi il caos. Molto più difficile è restare vivi dentro. Ed è forse questa la battaglia più importante: non diventare simili a ciò che ci ha ferito. Perché a volte il vero miracolo non è vincere. È non incattivirsi. In un mondo dove tanti ormai confondono la cattiveria con il carattere, la sensibilità con la debolezza e l’arroganza con la forza, restare umani è diventato quasi un atto rivoluzionario. E forse la libertà comincia proprio lì: nel momento esatto in cui smettiamo di amare le proprie catene.
L’incontro al centro sociale «M. Di Gilio» apre una riflessione su disagio giovanile, fragilità adolescenziale e memoria condivisa
LAVELLO. Arriva nella cittadina dauna “Sarò la tua voce”, il libro di Mirna Mastronardi, lunedi 18 maggio, alle ore 18, presso il centro sociale “M. Di Gilio” di Lavello. Appuntamento dedicato alla riflessione, alla memoria e alla condivisione. Evento organizzato dall’associazione culturale “Sorelle Unite” in collaborazione con le realtà associative e istituzionale prrsenti sul territori. Dopo i saluti istituzionali interverrà Aniello Ertico, neuropsicologo e sociologo clinico. Dialogheranno con l’autrice: Viviana Gallicchio , presidente dell’associazione “Sorelle Unite” e Mariapia Carnicella, consigliera. Antonello Di Pinto, scrittore e storico dell’arte, concluderà
la serata. L’autrice, attraverso il racconto della vicenda personale, che ha segnato in modo drammatico la sua vita, per la perdita della figlia quindicenne Dea, suicida, propone una riflessione su una delle emergenze più delicate del nostro tempo: il disagio giovanile e la fragilità degli adolescenti. Dopo la perdita di sua figlia Dea fonda l’associazione “Dea per sempre”. La storia di Dea è il dolore di una generazione. L’incontro si propone come uno spazio di confronto aperto alla cittadinanza, per riflettere su tematiche attuali e spesso difficili, attraverso la forza della narrazione e della testimonianza
DON. MASI.

Domani sera alle 20:00 in un “Viviani” sold-out quarti di finale play off. Patti: Avere di fronte il Potenza o un’altra squadra poco importa
DI ROCCO N IGRO
POTENZA.Tutto inv180’!. Dopo l’abordabile Campobasso, sconfitto in casa e fuori, la “dea bendata” ha combinato al Potenza il “Picchio”, ovvero l’Ascoli dell’ex tecnico del Picerno Francesco Tomei. In sostanza, la sfida più difficile tra le otto che si giocheranno domani sera i quarti di finale play off. Il popolo rosso-blù, anche per questa sfida di andata di domani sera alle 20 al “Viviani” non farà mancare il suo supporto. Al momento in cui scriviamo, il botteghino rossoblù ha appena aperto i battenti per consentire agli abbonati il diritto di prelazione. Questa mattina invece, apertura per tutti coloro che vorranno assicurarsi il biglietto. Le previsioni,così come è accaduto mercoledì scorso contro il Campobasso parlano di sold-out. Anche dalla città marchiggiana è previsto l’arrivo di non meno di 600 tifosi bianconero. Insomma, a dispetto delle temperature piuttosto gelide di questi giorni, il clima è rovente e ci si aspetta con trepidazione questo “match”. Sapendo di trovarsi al cospetto di un avversario di grande qualità tecnica e tattica con a capo un tecnico che lo scorso anno in quel di Picerno ha fatto molto bene. Dall’altro lato i ragazzi di De Giorgio i quali, contro il Campobasso hanno dimostrato tutto il loro valore, consapevoli di potersi giocare la gara alla pari con tutti e di continuare a far sognare sognare la città. La squadra di mr.De Giorgio vive un momento importante sotto l’aspetto motivazionale ed anche fisico. I “muscoli” sono già bene allenati e non hanno alcuna difficoltà a dare la giusta condizione. Cosa che non si può dire della formazione marchiggiana che arriva in Basilicata per disputare il primo match dopo la brutta sconfitta nell’ultima giornata di campionato proprio contro il Campobasso. Lo ricordiamo la compagine bianco-nero è arrivata seconda nel girone B ed ha lottato fino all’ultima giornata per arrivare allo spareggio per un posto in serie B contro l’Arezzo. Non ci è riuscita. Oggi la squadra che fu del presidente Costantino Rozzi e con dei trascorsi importantissimi in serie A vuole tentare di conquistare la serie B attraverso la lotteria dei play off. Lo fa, nei quarti di finale, da seconda classificata come teste di serie. Un elemento non di poco conto perché la compagine Picena avrà la possibilità sfruttare il fattore campo nella gara decisiva di ritone che si terrà al “ Cino e Lil-



lo Del Duca” mercoledì 20 maggio prossimo. In una dichiarazione a caldo, subito dopo il sorteggio che ha portato l’Ascoli ad incontrare il Potenza, direttore sportivo bianconero Matteo Patti ha così detto: “Non c’è un avversario migliore di un altro. Si apre per noi un nuovo minicampionato, in cui i numeri e i primati raccolti nel corso della stagione si azzerano. In questi giorni abbiamo avuto tempo
per ricaricare le batterie e siamo pronti per giocarci le nostre chance. Avere di fronte il Potenza o un’altra squadra poco importa, in queste partite contano tanti fattori: l’approccio, il temperamento, i valori, la resistenza ed anche un pizzico di fortuna”. Intanto, in casa del “leone rampante” una buona notizia aleggia in queste ore. Il portiere titolare Tommaso Cucchietti rimasto infortunato al naso
nello scontro contro l’attaccante del Campobasso Cristin Padula potrebbe indossare una maschera protettiva e ritornare tra i pali da titolare nella gara contro l’Ascoli. Anche il resto della truppa è in perfette condizioni sia fisiche che psicologiche e sono pronti per questa sfida che si preannuncia molto ostica. I PRECEDENTI
Non sono molti i precedenti tra Ascoli e Potenza, le
sfide iniziano nella stagione 1954/55 del campionato di IV SerieGirone G in quell'epoca rappresentava la città di Potenza il Monticchio, stabilimento di acque minerali, che sponsorizzava la squadra cittadina e che ne diede il nome. Da ricordare il doppio incontro della stagione 1962/62 di Serie C, quella che portò il Potenza in Serie B, durante la quale i risultati furono speculari.
