MARTEDÌ 16 GIUGNO 2026 • ANNO XI N. 136
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
AGROPIRATERIA, COMMERCIO ON LINE, FRODI DOGANALI: IL PUNTO CON SERGIO GALLO
«Tutelare i prodotti del nostro territorio» A Cronache il Direttore Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli
Calabrese a pag 6
OGGI NUOVO FOCUS SULLA SCUOLA DEGLI “ORRORI” A OLTRE IL GIARDINO SU CRONACHE TV
IL GAP DELLA “SINISGALLI”
Autismo e sostegno: bisognerebbe accertare le competenze degli insegnanti di sostegno per evitare che si passi da “missione” ad “opportunità” _
RIAPRE LO STRETTO DI HORMUZ
Alysia e Sarah e le parole alla mamma: «Senza te non ce la faccio più», a Cronache parla Alessia Natali dell’associazione Penelope Abruzzo
Ritorno graduale alla normalità
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DI LUCIA S ERINO
er mesi Donald Trump ha proclamato accordi con l’Iran mentre annunciava dazi, sbarcava in Venezuela, metteva gli occhi sulla Groenlandia, filava e sfilava rapporti di guerra e pace in tutto il mondo. Con l’Iran, però, ha raggiunto il primato. Ha dato per imminente l’accordo una, dieci, quasi quaranta volte.(...)
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■ continua a pag 4
Positano a pag 9
FALSI ATTESTATI SICUREZZA La ministra Calderone: «Accanto agli inquirenti contro ogni irregolarità»
L’inchiesta parte da Matera, in 4 ai domiciliari OPPOSIZIONE CONTRO BARDI PER LA TRANSIZIONE CON COTRAB
Gli attacchi pretestuosi di Vizziello e Chiorazzo
Calderone
SORELLE SCOMPARSE
Servizi a pag 16
■ Magrì
a pag 7
L’INCONTRO
Confronto istituzionale del Garante regionale della Natura Costanzo con i vertici WWF nazionale: «Il dialogo al centro delle sfide future»
■ Servizio
a pag 12
_ FIRENZE
Indignazione per la scritta contro Donzelli (FdI), Caiata: «Basta clima d’odio» la sindaca Funaro del Pd: «Inaccettabile»
■ Manco
a pag 5
_ ROCCO PETRONE
La Basilicata celelebra il suo eroe e punta sulla Space economy, Bardi: «Traccia per il futuro della nostra regione» Dellapenna a pag 10
■ Menonna
a pag 27
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Italia e Mondo La firma è digitale, l'accordo non è ancora blindato: ecco cosa cambia (e cosa no) dopo l’accordo tra Washington e Teheran
Memorandum Usa-Iran: pace o pausa?
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DI VITO ERRICHETTI
ella notte tra il 14 e il 15 giugno è arrivata la notizia che da settimane Washington e Teheran cercavano di far passare come una svolta storica: un memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran per chiudere il conflitto che ha bloccato lo Stretto di Hormuz e tenuto in apnea i mercati energetici. I leader europei si sono affrettati a festeggiare. Ma a guardare bene i dettagli che filtrano dalle agenzie, la storia è più ingarbugliata di come viene raccontata. Partiamo da un dato che quasi nessuno ha messo in evidenza: questa firma, per ora, non è una firma vera. È un atto digitale, una sorta di pre-intesa. L'incontro decisivo, quello in presenza, è fissato per il 19 giugno in Svizzera, e solo da lì in avanti partirà la "fase due" dei negoziati che dovrebbero portare a un accordo di pace definitivo. Quello che oggi i titoli chiamano "fine della guerra" è, nei fatti, un impegno politico ancora da blindare. E il clima di fragilità si percepisce anche da un altro episodio, passato quasi in sordina: nelle stesse ore in cui i governi occidentali si congratulavano, Trump aveva già smentito la versione dei famosi "14 punti" circolata dai media iraniani, dicendo che non corrispondevano a quanto era stato realmente concordato. Un piccolo dettaglio che racconta, da solo, quanto sia ancora instabile l'impalcatura su cui si poggia tutto. IL VERO MOTORE DELL'ACCORDO SONO I SOLDI Al netto della retorica sulla pace storica, leggendo i punti tecnici si capisce che il cuore dell'intesa è economico, prima ancora che militare. Il memorandum prevede lo sblocco immediato di 12 miliardi di dollari di asset iraniani congelati all'estero, con l'obiettivo di arrivare a 24 miliardi nei 60 giorni di negoziati successivi alla firma. E la metà di quella cifra dovrebbe arrivare a Te-
heran ancora prima che le due delegazioni si siedano davvero al tavolo dei negoziati finali. Gli Stati Uniti, insomma, starebbero pagando in anticipo per convincere l'Iran a negoziare. Una sequenza che, vista da fuori, sembra più un riscatto diplomatico che la "vittoria americana" raccontata a Washington in queste ore. HORMUZ: LA PAROLA CHE CAMBIA TUTTO Trump ha parlato esplicitamente di riapertura senza pedaggi dello Stretto di Hormuz. Le sue parole, affidate a Truth Social, sono state inequivocabili: «Autorizzo pienamente l'apertura senza pedaggi dello Stretto di Hormuz e, contestualmente, autorizzo la rimozione immediata del blocco navale americano. Navi del mondo, mettete in moto i motori. Lasciate scorrere il petrolio». Sul piano pratico, l'Iran si impegnerebbe a riaprire lo stretto alla navigazione commerciale entro 30 giorni, mentre gli Stati Uniti revocherebbero nel frattempo il blocco navale sui porti iraniani. C'è però un ostacolo tecnico tutt'altro che secondario che nessun comunicato ufficiale ha ancora risolto: chi si occuperà dello sminamento dello stretto, prima che qualsiasi nave possa transitarvi in sicurezza? La risposta potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. Lo Stretto di Hormuz sarà uno dei temi al centro del G7 di lunedì, dove i leader discuteranno proprio del piano di sminamento. Nel frattempo, Regno Unito e Francia hanno già fatto sapere di essere disponibili a partecipare alle operazioni una volta che le ostilità saranno formalmente cessate. Un segnale che l'Europa, pur rimasta ai margini del tavolo negoziale, prova a ritagliarsi uno spazio operativo nella fase successiva. SUL NUCLEARE SI CONGELA, NON SI SMANTELLA Anche sul fronte atomico l'accordo non risolve: rimanda. È prevista una finestra di 60 giorni per arrivare a un'intesa definiti-
va sul programma nucleare iraniano, compresi l'arricchimento dell'uranio e lo smaltimento delle scorte altamente arricchite, e sulla revoca completa delle sanzioni americane, ONU e dell'AIEA. I dettagli tecnici -le quantità esatte di uranio arricchito da smaltire, la durata della eventuale moratoria all'arricchimento -sono ancora tutti in discussione e non confermati da fonti ufficiali. La bomba, insomma, non è stata disinnescata: è stata rimessa nel cassetto per due mesi, con la promessa di tornare a parlarne IL LIBANO: LA BOMBA NELL'ACCORDO Il dettaglio più preoccupante, però, non riguarda il nucleare né Hormuz. Riguarda il Libano. L'accordo tra Washington e Teheran potrebbe dipendere strettamente dalla fine delle ostilità tra Israele e Hezbollah nel paese dei cedri. E proprio nelle ore in cui i governi festeggiavano la "pace", Israele ha continuato a colpire obiettivi in Libano. Trump stesso ha lanciato un avvertimento diretto a Tel Aviv: «Non mandatela all'aria». Un segnale inequivocabile che la Casa Bianca considera gli attacchi israeliani in Libano una
minaccia concreta alla tenuta dell'intesa appena raggiunta con l'Iran. Mentre si scrive, l'accordo è già definito da alcuni analisti americani come "in bilico" proprio per questa ragione. Sul fronte israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu non ha ancora risposto pubblicamente all'accordo USA-Iran. Il ministro della Difesa Israel Katz, invece, ha fatto capire chiaramente che Israele si opporrà a qualsiasi pressione per ritirare le proprie forze dai territori che occupa nel sud del Libano. Una posizione che mette in cortocircuito l'intera architettura dell'intesa. L'EUROPA APPLAUDE, MA DA FUORI Il dettaglio più curioso di questa giornata, forse, è proprio il ruolo dell'Europa. I governi di Italia, Francia, Germania e Regno Unito hanno salutato l'intesa come un'occasione per «ripristinare la stabilità regionale e stabilizzare l'economia globale». Giorgia Meloni ha parlato di un'occasione di pace «che va colta». I veri protagonisti del tavolo, però, sono altri: per Washington Steve Witkoff e Jared Kushner, per Teheran il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, con la mediazione decisi-
va di Qatar e Pakistan. L'Europa, che pure punta a un ruolo nella futura presenza navale a Hormuz e nelle operazioni di sminamento, si trova ancora una volta ad arrivare buona ultima a un tavolo che ha deciso il destino del suo approvvigionamento energetico. QUATTRO GIORNI CHE DIRANNO TUTTO Tra entusiasmo diplomatico e cautela, c'è da scegliere la seconda. La firma di questa notte è digitale e non definitiva. L'appuntamento che conta resta quello del 19 giugno in Svizzera. Sul tavolo ci sono miliardi di dollari da sbloccare, una rotta marittima che tornerà percorribile ma che prima va sminata, e un programma nucleare congelato più che smantellato, in attesa di altri due mesi di trattative. Nel mezzo, un Libano che continua a bruciare e un Israele che non ha ancora detto la sua parola. La verità è che oggi non si è chiusa nessuna guerra: si è solo aperta una finestra di sessanta giorni in cui tutto, ancora, può succedere. E chi conosce questo dossier sa che tra una bozza che circola e una firma confermata, di solito, passa molto più tempo di quanto i titoli lascino credere.
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Gli effetti dell’accordo Usa-Iran: il mercato scommette su energia meno cara. Ma le rotte commerciali globali sono cambiate
Riapre lo Stretto di Hormuz, ritorno alla normalità più lento del previsto
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DI LUCIA SERINO
er mesi Donald Trump ha proclamato accordi con l’Iran mentre annunciava dazi, sbarcava in Venezuela, metteva gli occhi sulla Groenlandia, filava e sfilava rapporti di guerra e pace in tutto il mondo. Con l’Iran, però, ha raggiunto il primato. Ha dato per imminente l’accordo una, dieci, quasi quaranta volte. Nel frattempo ha litigato con Benjamin Netanyahu, lo ha criticato pubblicamente, ha corretto collaboratori e alleati, e alla fine ha intrecciato e disfatto rapporti di guerra e pace in tutto il mondo. Nel frattempo, milioni di persone che fino a ieri avrebbero faticato a trovare lo Stretto di Hormuz su una carta geografica sono diventate esperte di rotte petrolifere, navi cisterna e colli di bottiglia del commercio mondiale. Ora aspettano una cosa molto concreta: pagare meno la benzina. Per il sistema economico globale il ritorno allo status quo ante non è proprio così automatico, vediamo perché.L’accordo annunciato tra Stati Uniti e Iran pre-
vede, dunque, la riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui, prima della crisi, transitava circa un quinto del petrolio e del gas mondiale. La firma formale è attesa nei prossimi giorni, ma il principio politico è stato definito e i mercati hanno reagito immediatamente: il prezzo del petrolio è sceso, le Borse hanno festeggiato e gli operatori logistici hanno tirato un primo sospiro di sollievo.L’effetto più visibile riguarda naturalmente l’energia. Durante i mesi di chiusura o di fortissima limitazione del traffico, le quotazioni del greggio erano schizzate verso l’alto e l’Europa aveva dovuto fare i conti anche con rincari del gas. Con l’annuncio dell’intesa, il petrolio ha perso terreno in poche ore e gli analisti prevedono un progressivo allentamento delle tensioni sui prezzi energetici, anche se il trasferimento ai distributori non sarà immediato.Ma basta riaprire Hormuz per tornare alla normalità? Probabilmente no. In questi mesi le catene logistiche mondiali si sono adattate. Armatori e grandi
gruppi industriali hanno cercato rotte alternative, aumentato le scorte e riorganizzato i flussi commerciali. Molte navi sono state dirottate verso percorsi più lunghi e costosi. Alcuni approvvigionamenti si sono spostati verso altri fornitori. La storia economica insegna che le imprese sono molto più veloci nel trovare alternative che nel tornare alle vecchie abitudini. In generale, l’adattamento alla crisi diventa spesso una nuova condotta.Anche il settore dello shipping invita alla prudenza. Le associazioni degli armatori accolgono positivamente l’accordo, ma ricordano che servono garanzie operative, verifiche sulla sicurezza e persino operazioni di bonifica delle aree interessate dal conflitto. In altre parole, lo stretto riapre sulla carta, ma il traffico tornerà alla piena normalità soltanto gradualmente. Il mondo è guardingo. E, soprattutto, ha imparato a non fidarsi.Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la notizia resta comunque positiva. Meno tensione sui mercati energetici significa minore pressione sull’inflazione, costi più contenuti per le imprese manifatturiere e un alleggerimento della bolletta energetica. È uno degli
elementi che i leader del G7, riuniti in queste ore in Francia, stanno osservando con maggiore attenzione. Fino a pochi giorni fa il rischio era una nuova fiammata dei prezzi e una frenata della crescita globale. Oggi il quadro appare meno minaccioso, anche se restano aperti i dossier dei dazi commerciali e della frammentazione geopolitica.Alla fine di questa ennesima guerra, non sappiamo se sia davvero arrivata un po’ di pace. Abbiamo imparato dove si trova Hormuz, è stato più complicato che ai tempi di Suez. Per chi è fermo agli stretti domestici, sappiate che, intanto, sono in arrivo i giapponesi a dare una mano per la costruzione del Ponte tra Messina e Reggio, per una via di fuga immediata, casomai dovessero attaccar-
ci dal Nord Africa. Spesso la storia diventa farsa ma i mercati non si divertono con i meme e sanno bene che in un’economia globale sempre più interconnessa, uno stretto largo poche decine di chilometri può influenzare il costo di un pieno a Napoli, la bolletta di una fabbrica in Lombardia o il prezzo di un bene importato dall’Asia. Per questo i mercati hanno accolto con entusiasmo la riapertura. Dopo mesi di guerra e di rotte riscritte, il mondo riparte esattamente da dove si era fermato. Forse. L’accordo riduce il rischio, non cancella le conseguenze. E se è vero che il petrolio costa già meno, per vedere quanto l’intesa peserà davvero sulla vita quotidiana degli europei servirà ancora qualche settimana.
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Italia e Mondo
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A Villa Pamphilj si è discusso soprattutto dei rapporti di cooperazione tra Italia e Giappone e gli accordi su industria e spazio
Meloni accoglie la premier Takaichi: «Incontro proficuo prima del G7»
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DI LUCIA STEFANIA MANCO
l presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha accolto, ieri, a Villa Pamphilj, il premier giapponese, Sanae Takaichi. «Un incontro proficuo, un’occasione per allineare le nostre posizioni e riflettere sui dossier internazionali», ha evidenziato Meloni prima di volare al G7 di Evian, in Francia, a cui entrambe prenderanno parte. Siglato tra Roma e Tokyo un memorandum intergovernativo per «rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento energetico». In conferenza stampa si è parlato anche del Ponte sullo Stretto. «Spero si realizzi presto», ha detto la leader giapponese. La tappa Roma, dopo Londra, fa parte del suo primo viaggio in Europa da quando ha assunto l’incarico nell’autunno scorso. Tra i temi caldi affrontati dalle due leader ci sono quelli della libera navigazione dello stretto di Hormuz, sul fronte mediorientale, e i recenti bombardamenti russi in Ucraina, su quello europeo. Questi ultimi nella notte di domenica scorsa hanno danneggiato la cattedrale della Dormizione del monastero di Kyiv-Pechersk
Lavra, uno dei principali simboli religiosi dell’Ucraina e sito mondiale dell’Unesco, oltre a provocare morti e feriti e danni alle linee elettriche. Saranno tra i punti principali sul tavolo del G7, il forum che fino al 17 giugno riunirà, come ogni anno, in una città diversa, i capi di Stato e di governo di sette tra le principali economie avanzate. «Abbiamo fatto una profonda riflessione sulle crisi internazionali - ha dichiarato Meloni alla stampa - ed espresso soddisfazione per il Memorandum Usa-Iran. Speriamo possa portare a un rapido accordo per la navigazione libera e sicura di Hormuz». Per quanto concerne il conflitto russo-ucraino, Meloni ha definito «inaccettabili gli attacchi russi». «Serve fermezza nel sostegno a Kiev», ha detto, ribadendo l’intesa con il Giappone sulla necessità di «una pace giusta e duratura in Ucraina». Al centro dell’incontro bilaterale a Villa Pamphilj, ci sono soprattutto i rapporti di cooperazione tra Italia e Giappone, ovvero gli accordi su industria e spazio. Annunciata l’organizzazione della prossima riunione dell’Italy-Japan business Group in Italia, l’approdo del Gcap (Global compact
air programme) e il lancio di nuovi programmi di cooperazione italo-giapponesi sullo spazio. Il Gcap, in particolare, che coinvolge anche Londra, punta sullo sviluppo di caccia di sesta generazione. «Siamo a una fase finalmente operativa», ha confermato Meloni. «Abbiamo fissato degli obiettivi concreti che volevamo raggiungere e siccome siamo due donne, leader nelle loro nazioni, li abbiamo anche raggiunti dopo pochi mesi», ha dichiarato, inoltre, evidenziando la sintonia con Takaichi. «È un’amica e un leader pragmatico», ha aggiunto. E
in conferenza stampa è sbarcato anche il Ponte sullo Stretto di Messina. «Potrebbe essere il simbolo della cooperazione economica tra i due Paesi. Auspico che il Ponte sullo Stretto, al quale partecipano anche aziende giapponesi, possa realizzarsi al più presto», queste le parole di Takaichi. Il costo dell’infrastruttura che dovrebbe collegare la la Sicilia alla Calabria è stimato in oltre 13 miliardi di euro. Di recente è stato, tra l’altro, oggetto di rilievi da parte della Corte dei Conti e verifiche giudiziarie che ne hanno rallentato l’iter.
Solidarietà al deputato di Fdi dal centrodestra. I deputati FdI Caiata e Mattia: «Basta clima d’odio»
Indignazione per la scritta contro Donzelli, la sindaca di Firenze del Pd: «Inaccettabile»
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onzelli a testa in giù”, è la frase scritta su un muro di Firenze contro il deputato e responsabile organizzativo di Fdi. A denunciare il fatto, ieri, Matteo Zoppini, consigliere regionale della Toscana dello stesso partito, dal quale è arrivata una condanna unanime ver so il gesto. Messaggi di solidarietà al deputato sono arrivati da parte delle istituzioni ed esponenti del centrodestra. I primi ad arrivare, quelli dei
presidenti di Camera e Senato e dei vari ministri. Tra i parlamentari, anche i deputati lucani Salvatore Caiata e Aldo Mattia, entrambi (Fdi). Un «episodio grave e inaccettabile», per la sindaca di Firenze, Sara Funaro (Pd).«L’amministrazione provvederà a rimuovere tempestivamente la scritta», ha dichiarato la prima cittadina. La frase in questione, scritta con la vernice spray, è comparsa su un muro del quartiere
fiorentino Rifredi, tra via Cadorna e via Nievo. Il consigliere regionale Zoppini avrebbe denunciato l’accaduto dopo una segnalazione ricevuta domenica scorsa. «Non è la solita bravata (…) È un fatto grave, l’ennesima dimostrazione di un clima d’odio che qualcuno continua scientemente ad alimentare», ha postato il consigliere toscano sui social, esprimendo solidarietà a Donzelli. «Nel condannare l’intimidazione comparsa sui muri di Firenze, rivolgo sincera affettuosa vicinanza all’amico Giovanni Donzelli», ha dichiarato Ignazio La Russa. «In democrazia il confronto deve sempre fondarsi sul rispetto delle persone», questo, invece, il monito del presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Tra i vari commenti, quelli di Caiata e Mattia. Per il primo, l’accaduto «è la riprova di un clima d’odio» e la «migliore risposta alla violenza è la democrazia». «Serve una condanna da parte di tutte le forze politiche», ha evidenziato il secondo. La condanna è arrivata da parte dell’amministrazione di Firenze. «La nostra città fonda la propria identità su rispetto, tolleranza e confronto democratico e mai verrà meno a questi valori», ha detto la sindaca, annunciando la rimozione della scritta. LUCSTEMAN
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martedì 16 giugno 2026
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Agropirateria, commercio on line, frodi doganali: a Cronache parla il direttore antifrode dell’Agenzia delle dogane, Sergio Gallo
«La priorità è tutelare i prodotti che rappresentano il nostro territorio»
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DI EMANUELA CALABRESE
resso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, si è insediata recentemente la Cabina di regia per i controlli amministrativi nel settore agroalimentare presieduta dal Ministro Francesco Lollobrigida. Nel team di lavoro il Direttore Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Sergio Gallo, Magistrato di Cassazione, al quale ci siamo rivolti per comprendere al meglio come si svolgeranno i lavori e quali sono le nuove frontiere delle frodi alimentari. Il Gruppo di lavoro sarà luogo di confronto permanente tra amministrazioni, forze di polizia, organismi di controllo e rappresentanze del settore produttivo, al fine di prevenire e alla reprimere gli illeciti, a tutela dei cittadini e degli imprenditori del settore agroalimentare, che in Italia vanta la sua eccellenza. Quali sono gli indirizzi operativi e le priorità che ha definito il Gruppo di Lavoro della Cabina di regia per i controlli amministrativi nel settore agroalimentare? «Ritengo necessario premettere e sottolineare l’importanza dell’art. 16 della legge n. 75 del 21 aprile 2026 che istituisce e dunque “istituzionalizza” presso il Ministero dell’Agricoltura, la Cabina di regia per i controlli amministrativi nel settore agroalimentare nella quale è prevista la presenza del Direttore Antifrode dell’Agenzia delle Dogane. La Cabina di regia era già operativa in precedenza e da tempo pianifica attività operative sul territorio. La previsione normativa rende la Cabina di regia sede stabile di coordinamento tra le principali amministrazioni e articolazioni operative competenti in materia di vigilanza, prevenzione e repressione degli illeciti nel comparto agroalimentare con una essenziale funzione di indirizzo strategico, finalizzata a ricondurre a sistema le molteplici attività di controllo svolte a diverso titolo
dalle amministrazioni coinvolte nella tutela della filiera agroalimentare. Le priorità sono quelle dirette a tutelare i prodotti che maggiormente rappresentano il nostro territorio come vino, olio, pomodori ed anche il contrasto ai fitofarmaci. In tale contesto la Direzione Antifrode di ADM consente di poter contribuire con la valorizzazione del proprio patrimonio informativo e operativo sia con riferimento ai flussi commerciali internazionali sia alle anomalie dichiarative e ai fenomeni di origine falsa sia infine con riferimento alla importazione di prodotti agroalimentari non conformi o presentati in modo ingannevole». In generale quali sono i fenomeni che maggiormente incidono sulla competitività delle imprese e sulla fiducia dei consumatori? «I fenomeni che maggiormente incidono sulla competitività delle imprese e sulla fiducia dei consumatori sono le frodi alimentari, il commercio di alimenti con segni mendaci, la contraffazione dei segni di indicazione geografica e di denominazione protetta dei prodotti agroalimentari. Un danno non indifferente alla competitività delle nostre imprese, con rischi anche per la salute dei consumatori, è rappresentato soprattutto dall’utilizzo di prodotti non realizzati in Italia ma che, dopo la loro apparente trasformazione, vengono venduti, a prezzi molto bassi, come prodotti “made in Italy”». Le frodi commerciali sottraggono miliardi di euro alle aziende oneste. La normativa agroalimentare, è stata rafforzata da leggi a livello nazionale e persegue penalmente l'agropirateria. Ci fa qualche esempio su cui si è inciso maggiormente? «Uno degli elementi qualificanti della riforma introdotta dalla legge n. 75 del 2026 è rappresentato dalla valorizzazione del patrimonio agroalimentare quale autonomo interesse giuridico meritevole di tutela penale. Così il legislatore ha introdotto
nel codice penale un nuovo capo dedicato ai delitti contro il patrimonio agroalimentare. È stato introdotto il nuovo reato di frode alimentare (art. 517 sexies c.p.), modificata la rubrica dell’art. 517- quater codice penale che diventa “Contraffazione dei segni di indicazione geografica e di denominazione protetta dei prodotti agroalimentari” con conseguente innalzamento del trattamento sanzionatorio portando la pena della reclusione da uno a quattro anni e la multa da 10.000 a 50.000 euro. Infine è stato introdotto il nuovo reato di commercio di alimenti con segni mendaci (art. 517 septies cod. pen.). Mi piace sottolineare come sia stata introdotta la possibilità (art.6 l.75/2026) di adottare da parte delle imprese, su base volontaria, uno speciale contrassegno anticontraffazione per i prodotti DOP e IGP realizzato dal Poligrafico di Stato e dotato di caratteristiche tecniche idonee a garantirne autenticità e tracciabilità». In che modo il commercio online sta cambiando il modus operandi delle frodi doganali e quali sono oggi le principali tipologie di frode? «Il commercio in genere e quindi anche il commercio agroalimentare sta subendo una profonda e repentina evoluzione con
l’e-commerce, e tra le varie forme di commercio elettronico quello che maggiormente incide anche nel settore agroalimentare è rappresentato dalla vendita diretta dall’azienda al consumatore finale. Questo sistema non comporta alcuna forma di tutela per il consumatore stesso perché acquista un prodotto sulla base di indicazioni di origine e provenienza, se ci sono, di difficile riscontro e, nel contempo, per il numero elevatissimo di prodotti in genere venduti attraverso il commercio elettronico i controlli non appaiono allo stato particolarmente efficaci. Credo che tutta la disciplina dell’e-commerce necessiti di una rivisitazione complessiva con la previsione anche di un sistema di controlli – ed anche di attività predittiva – decisamente più efficaci e plasmati sulla nuova realtà commerciale in atto». L'Intelligenza Artificiale, di cui oggi tanto si discute, è a vantaggio delle frodi alimentari o valida alleata per scovare truffe e raggiri ai danni dei consumatori? «L’utilizzo e l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale sicuramente costituisce un fattore decisivo per aumentare soprattutto la qualità dei controlli rendendoli più efficienti. Mi piace sottolineare come la Direzione che dirigo stia sviluppan-
do sistemi di AI destinati in prima battuta ai nostri Laboratori, vera eccellenza dell’Agenzia delle Dogane, così da consentire la realizzazione di performance sicuramente superiori ed anche una maggiore tempestività dei risultati a garanzia delle imprese e dei consumatori». Proteggere il cibo, infine, significa anche tutelare il valore culturale e storico dei territori e l’Italia ha molte eccellenze regionali, che talvolta all’estero vengono riprodotte e contraffatte... «Concordo pienamente ed è una criticità di assoluta attualità come si è visto dalle recenti manifestazioni dei coltivatori al Brennero e si sviluppa secondo due direttrici: la prima, già richiamata, e cioè la trasformazione apparente in Italia di prodotti di origine di altre Nazioni anche intra UE ed il cd. “Italian sounding” vale a dire la commercializzazione di prodotti agroalimentari tramite parole, immagini o segni come il tricolore e che evocano l’Italia pur non avendo alcun legame con la produzione nazionale. Molti sono i mezzi di contrasto e da ultimo sottolineo proprio la possibilità da parte dei nostri produttori di utilizzare il contrassegno del Poligrafico di Stato per i nostri prodotti DOP e IGP».
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Alisya e Sarah e le loro parole alla mamma. Intervista ad Alessia Natali dell’Associazione Penelope
«Senza di te non ce la faccio più»
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DI TIZIANA MAGRI
ette anni. Sette anni lontano dalla famiglia. Sette anni in case protette. Sempre più lontane da ciò che era la loro infanzia. I loro ricordi, la loro casa. Negli ultimi due anni la legge ha deciso che per il loro bene sarebbe stato meglio tenerle lontane ancora di più. Cento chilometri per raggiungere la casa-famiglia "Ofh Hope" di Civitella Alfedena”, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo. Alisya ne aveva 9 quando i giudici l’hanno allontanata, Sarah appena 5. Oggi ne hanno 16 e 12. E sono scomparse. Ma prima di sparire, Alisya scriveva parole di aiuto. Come riportato da Repubblica, nelle letterine consegnate alla madre si leggono parole che una sedicenne non dovrebbe mai scrivere, perché l’amore dei genitori è il primo amore: «Ti vorrei accanto a me per sempre», «In questo tempo distanti ho capito che mi hanno privato di un bene che solo tu potevi darmi». Fino all’ultimo messaggio: «Sappi che io ti ho voluto sempre bene. Senza di te non ce la faccio più». IL DISTACCO Perché questo distacco? L’allontanamento, deciso dal Tribunale per i Minorenni di Cassino, è l’esito di una separazione “altamente conflittuale”. Al centro del provvedimento, la necessità di sottrar-
_ Sarah e Alisya Di Giacinto
re le sorelle a un clima di accuse reciproche e , secondo i giudici , “manipolazioni” da parte della mamma che avrebbero impedito un sano rapporto con l’altro genitore. Valentina D’Acunto, madre delle due bambine, aveva denunciato il padre, Stefano Di Giacinto, per maltrattamenti in famiglia, ma la diagnosi di conflitto insanabile avrebbe spinto il tribunale a privare entrambi della responsabilità genitoriale. Due anni fa, nel 2024, il tribunale dispose il collocamento delle due sorelle, originarie di Miniturno, provincia di Latina, in una struttura nell’aquilano, a Civitella Alfedena. Il 28 maggio 2026 è la data in
_ Alessia Natali (Presidente dell'Associazione Penelope Abruzzo)
cui il Tribunale di Cassino ha emesso un provvedimento che ha revocato la responsabilità genitoriale alla madre delle sorelline, restituendola al papà. Pochi giorni dopo, nella notte tra il 6 e il 7 giugno, Alisya e Sarah fanno perdere le loro tracce. Sette anni sono un’eternità. Se è accaduto, potrebbe significare che il sistema di tutela ha subito delle falle evidenti. La comunità si è trasformata in un “parcheggio” che ha congelato il trauma, anziché scioglierlo, lasciando le due sorelle in un limbo esploso non appena l’ultima porta giudiziaria si è chiusa. Abbiamo raggiunto la dott.ssa Alessia Natali, referente per l’Abruzzo dell’Associazione Penelope, l'organizzazione nazionale che si occupa di dare sostegno ai familiari e agli amici delle persone scomparse, che assiste Stefano Di Giacinto. Dottoressa,ci sono novità nelle ricerche? «Al momento no. La Prefettura dell’Aquila ha attivato immediatamente il piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse. Parallelamente è in corso un’indagine della polizia giudiziaria sotto lo stretto controllo della Procura di Sulmona, che sta vagliando ogni possibile pista». Che idea si è fatta di questa fuga o scomparsa? «Sono stata più volte sul posto e la geografia parla chiaro. Il tragitto che le ragazze avrebbero dovuto percorrere dalla struttura
all’uscita del paese è improponibile da fare da sole, al buio, tra le due e le cinque del mattino, nel pieno del Parco Nazionale, senza illuminazione pubblica e con la presenza di animali selvatici. C’è sicuramente l’intervento di una persona adulta e una pianificazione meticolosa della fuga. Non è stato un gesto d’impulso». La struttura “Ofh Hope” non aveva telecamere. E’ normale per una comunità protetta? «All’interno le telecamere sono vietate per la tutela della privacy dei minori. Ma all’esterno non sono affatto vietate, anzi, sarebbero essenziali: non solo per monitorare eventuali allontanamenti, ma anche per tutelare la struttura stessa da intromissioni dall’esterno, come quella che si ipotizza per il caso di Alisya e Sarah». Si è parlato di cellullari lasciati in camera… «E’ un’informazione scorretta. Le ragazze erano prive di cellullari e di qualsiasi accesso a Internet per disposizione della struttura. I dispositivi al vaglio degli inquirenti sono presumibilmente quelli delle compagne di classe di Alisya. Questo elemento rafforza l’idea di un contatto fisico o di un accordo verbale preso in precedenza con qualcuno». C’è un nesso con la sentenza del 28 maggio? «Non ho la verità in mano e non mi sbilancio. E’ un dato di fatto, però, che sono scomparse qualche giorno dopo la sentenza
che ha revocato la responsabilità genitoriale alla madre delle bambine. Una sentenza definitiva del Tribunale di Cassino. Se i due eventi siano legati da un nesso di causalità spetterà agli inquirenti stabilirlo». In Abruzzo quanti minori scompaiono ogni anno? «I numeri sono spaventosi: oltre duemila minori in cinquant’anni non sono stati mai più ritrovati nella nostra regione. Sono dati verificabili sul sito del Commissario Straordinario del Governo. Speriamo tutti di ritrovare Alisya e Sarah sane e salve», conclude con amarezza la dottoressa Natali. «Ogni ora che passa è un colpo al cuore». LE ULTIME ORE E’ trascorsa più di una settimana. Cento uomini — carabinieri, vigili del fuoco, protezione civile — stanno battendo il territorio, lago di Barrea, casolari abbandonati, sentieri, senza trovare traccia. Droni e cani molecolari, tutto inutile. L’unico elemento concreto è l’immagine di una telecamera comunale: i fari di un’auto puntati quella notte verso la comunità. Si ipotizza che qualcuno le aspettasse. Qualcuno che conosceva i ritmi, i punti ciechi di quella casa-famiglia. La Procura di Sulmona, nelle ultime ore, ha aperto un secondo fascicolo per abbandono di minore nei confronti dei responsabili della struttura, che si aggiunge al primo contro ignoti per sottrazione di minori.
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Cronache Lucane Accertare le competenze degli insegnanti di sostegno per evitare che si passi da “missione” ad “opportunità”. Oggi nuovo focus a Oltre il giardino
Scuola, autismo e sostegno: ecco il gap della Sinisgalli N
DI ELIANA POSITANO
el dibattito acceso dal caso del ragazzo autistico di Potenza sospeso dall'istituto scolastico 'Sinisgalli' e poi riammesso ad orario parziale il punto non è solo la cronaca, non sono solo le tante testimonianze che stanno emergendo e che narrano di soprusi e violenze. Il punto è capire con chiarezza cosa impone la legge alla scuola italiana quando accoglie un alunno con disabilità e quali pratiche, invece, rischiano di trasformare l’inclusione in esclusione. La cornice normativa è netta: il diritto allo studio e all’integrazione non sono una questione facoltativa ma sono legati a doppio giro ai dettami della Costituzione ma anche alla legge 104/1992 e al decreto legislativo 66/2017, che raccontano un modello di scuola inclusivo, fondato su personalizzazione, corresponsabilità e partecipazione piena. LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO La legge 104/1992 è la legge-quadro di riferimento per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità e all'articolo 12 riconosce il diritto all’educazione e all’istruzione collocando la scuola come sede precipua dell’inclusione. Quanto al decreto legislativo 66/2017, esso rafforza questo impianto e disciplina il sistema nazionale di inclusione scolastica. Al Decreto Legislativo 182/2020 viene lasciato, invece, il compito di introdurre il modello nazionale di PEI (Piani Educativi Individualizzati) definendo il lavoro del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l'Inclusione): entrambi traducono i bisogni dell’alunno in misure concrete e verificabili. Il che significa che lo studente con disabilità non va “gestito” in astratto, ma accompagnato con
un progetto educativo individuale e condiviso. IL RUOLO DEL SOSTEGNO COME ATTIVITÀ EDUCANTE In tale ambito rientra il ruolo dell'insegnante di sostegno che rappresenta, per il disabile, il perno attorno al quale ruota la sua vita scolastica e collaterale alle attività dell'istruzione. Quindi, anche la socializzazione e l'inclusione nel contesto classe. Diventa punto di riferimento anche per tutta la classe, potendo contribuire alla progettazione educativa dell’intero gruppo di alunni. Il PEI va oltre il mero adempimento burocratico, rappresentando il fulcro comune di obiettivi, strategie, tempi, strumenti compensativi, adattamenti didattici e modalità di partecipazione che siano coerenti con il profilo dell’alunno. Chiamato, a sua volta, a sentirsi parte della comunità scolastica. La scuola che isola, riduce la partecipazione a poche ore o separa sistematicamente l’alunno dai compagni, rischia di violare proprio quel principio di inclusione che la legge impone. E in una scuola in cui a gran voce, proprio attraverso la dirigente scolastica, si proclama sensibilità alle diversità e alle disabilità, si finisce per avere discordanza di intenti. COME GESTIRE UN ALUNNO DISABILE Con bambini autistici o con altre disabilità, la scuola deve evitare comportamenti che aumentino stress, umiliazione o sovraccarico sensoriale. Le 'buone pratiche' richiamano alcuni punti essenziali: niente urla, niente richieste eccessive nel momento di crisi, niente forzature sul contatto visivo o sulla partecipazione immediata, niente esposizione pubblica del bambino davanti alla classe, niente punizioni usate come strumento educativo automatico. Alla Sinisgalli è stato messo in atto l'esatto
La nostra inchiesta smuove i ricordi: umiliazioni
ed emarginazione nella scuola ‘montessoriana’
che doveva essere simbolo di integrazione e tollera
nza
La scuola degli “orrori” di Potenza: racconti di violenze fisiche e verbali
Q
tutela dei diritti dei mino
ri
do le dichiarazioni testi- «Non più contenziosi, ma tutela reale» . Sul moniali, che fanno male: che in una fauando le masche- la ragazzinascuo la medi a re cadono, non ci se della con un distursono applausi ma combatteva entaz ione a dell’ alim silenzio. Un silenzio sco- bo perché troppo magra, modo, denso, rivelatore di cui, be stato vietato dalla dirit to fond aspet tato poic hé dalla Cost itumen tale tutel ato ativa nazionauna realtà che non si po- sarebente scolastica di par- DI ELIANA POSITANO norm sivo zione, dallasione scolastica e dalinclu istitu to com pren teva immaginare. Poi ac- dirig are alle lezio ni di sull’ le sui diritti galli di Leonardo Sinis il sim- la Convenzione ONUdisa bilit à: cade che da quel silenzio, tecip o. O il ragazzo tropPotenza diventa va ben delle pers one con no con dialun che violin ri gene di una frattura priv ata. Il “Non basta che un nte iscritto a si bolo viso, prov alme all'im rsia oltre la cont rove e con disturbo sabilità sia formr parlare di incluvivace che sarebbe stacaso del tredicenn tico sosp eso scuola per pote un boato ed è allor a che po sione significa parte to dallo psicologo dello spet tro autisito di una cri- sione. Inclu , appartenenza, rireale salta il cope rchio di una to invia dall’Istituto a segu o ri- cipazione educativa, attuazioorari ed un con Gallo igliato dalla cons si e poi rientrato i riflettori su un spetto, cura o educ ativo indi visoe bollir a cui so in la Pian pento la ne del dotto, ha acce che, secondo dualizzato, collaborazione con isareb be stata data sistema scolastico onsabilità cond avrebbe protetto no i ricordi di alunni e fa- a cuidiagn osi verb ale di la famiglia, non avrebbe progres- famiglia e respa comunità scolauna il minore ma lo to. E ora la vi- visa dell’inter migl ie acco muna ti dagli una ofrenia con assegnaclus ione non è biisola L’in . te men stica siva e di un nuovo, è un diritto esigi cenda si arricchisco istituzionale: concessione: di Potenza, la Gastessi episodi, dalle stes- schiz di un insegnante di decisivo passaggi in esclusiva al le”. Nel caso amato la necessità mata in cause viole nze verb ali e a zionegno. Una diagn osi, dopo l’intervistail Garante dei di- rante ha richi le crisi comportaViene infatti chia ione eduntare ale, affro giorn o di risoste nostr relaz ilità Dalle disab con attut to quan do sa la qualità delladei percorsi di volte anche fisiche. ritti delle persone licata, Mari- men tali, sopr zzi con distu rbo tenuta a attenzione e proacce rtata , mai mai , però Regione Basi pubblica- guar dano raga tico, con stru- espresso “viv azione” per la vi- cativa, la e e la capa cità della della ioni. e ccup ritors sion autis vien stesse ka Padula, inter amministrati- dello spettro , competenti, pro- fonda preo se pur andrà verifica- inclula di rappresentare quel luosa dalle numerose vicri- cenda che competenti, solleva scuo accoglienza, crescita e promente nel giudizionti al TAR Ba- menti educativi Nella vicenda dell'istituto emermediche a cui era stainclusivi: “Una sedi di vo pendente dava o con forz a la porzionati ementale non può es- ta nelle tivi che riguardano “la go ne che la Costituzione itaroga tezio rdisilic ata riba dendveni re ad adiu - si comporta comprensivo del capoluo- sitesotto posto . Salv o poi logiche me- inter cità delle istituzioni educa- liana le attribuisce”. Il Coottere con ntata inter affro di capa asere La a rifle ti fond volo ntà tive o escludenti. ento ha invitato gno della tutela garantire i dirit go ‘Leonardo Sinisgalli’, to rire che si trattava di vandum, a sosteamentali del mi- ramente puniessere il primo luo- tive di degli studenti più fragi- nam distanza tra l’inclusione ditali sulla deve fond visla ti men che ente scuo dirit dei e quella realm costituendoDU ha ricordato za, crescita, reladopo il caso del tredicen- scopstudente dislessico e go di accoglien ne. Un ragazzo li”. Il CNDalunno con disabilità chiarata te infatti una differennore con disabilità, procedimento. “esis ezio un si parte civile nel e evid enzi ato zione e prot non può mai esse- quando famiglia devono ricorre- suta: nziale tra la presenza forilità o ne autistico sospeso dalla uno afico ‘gua rito’ da za sosta sua la idisab e ntern mag con all’i da a Un atto che, com ente prelema ente stud oraneam nne, intende ato un prob il am- male di uno dalle nostre colo allo studio, l’in- re cons ider da allontanare. De- re contemp l ti t t naria, giustizia frequenza e poi riammes- disgr problema dopo aver di e stratura ordi contenere o sidiare il diritto i i di a, la non di- ve essere compreso, sostenuto i i t ti t clus ione scol astic odi i pers so se pur parzialmente ma ogni iato scuola. Oggi ha i ità di la dign ll l scriminazione, t i i l l i in isolamento, ne emergo- camb lavoro dignitoso ed una no altri che gettano ombre un glia, ma non dimen- __L’edizione di Cronache di sabato sulla capa cità della diri- famiciò che gli è stato fatandare nella diPoi, il caso di un bam- non può gente scolastica Giovan- tica gnare ai ragazzi a rispet- te. rimasto orfano di pa- rezio ne di un ipote tico to. bino situa da re so gesti diver di ’ per è chi na Gallo stante la so- ‘esem pio educ ativocome casi più recen ti, la tare anche zioni al limite della nor- Nei a è racca pricc iante : loro, ad integrarlo non ad dre che, nono gli altri poiché, per iall’in rata most stori ietà calidar Un concetto checonte stual izmalità. Non sono solo re nel mese di mag- isolarlo. be diventato ber- i fatti sono si recenti, ma a contattare sempscors o, uno stude nte ci dicon o molt i genit ori zio, sareb inseg nanti e zati, si configurerebbe sola nostra redazione, anche gio distu rbo oppo sitiv o che con noi si sono confi- sagli o di di classe per il lo come una ‘punizione’ alunn i che oggi sono di- con ocatorio a seguito di dati- presso l’istituto com- compagni di aver chiesto verso il singolo. Un conSinisgalli di Po- solo fatto affetto. ventati uomini, donne, pa- prov cetto educativo completae episodio di crisi com- prensivo dri e madri: tutti, oltre ad un mentale viene allon- tenza pare esser e molt o attenzioni porta alla esprimere solidarietà
D I EL IAN A POSI TANO
__L’edizione di Cronache di ieri
contrario, utilizzando l'approccio punitivo per amplificare la crisi invece di contenerla. Va ricordato che con alunni autistici o comunque disabili bisogna mettere in atto alcuni step: linguaggio semplice, routine chiare, supporti visivi, riduzione dei rumori e dei sovraccarichi sensoriali, alleanza costante con la famiglia che va coinvolta per trovare comunione di intenti. Anche il modo in cui si affronta una crisi è decisivo: la risposta deve essere educativa, proporzionata e rispettosa della dignità del minore, non improvvisata o umiliante. In questo deve giocare ruolo predominante la capacità del docente di sostegno di affrontare i momenti critici. IL CONFINE DELLA RESPONSABILITÀ Nel caso di Potenza, la questione non riguarda solo un singolo episodio, ma il metodo utilizzato in piu casi. Se una scuola utilizza la sospensione, l’isolamento o la riduzione dra-
i diritti dei disabili alza
l’asticella chiedendo
Sinisgalli la e lg o v a tr e h c a d n e La vic diritti umani i e d ti n e c o d i a rm a ll a caso, la Garante per
L’
stica della frequenza come risposta standard alla fragilità, si allontana dal modello previsto dalla normativa. E crea un vortice in cui finiscono dirigenti, insegnanti, alunni e genitori. La legge chiede invece prevenzione, collaborazione, strumenti individualizzati e soprattutto tutela della persona, in particolare quando il minore ha 'bisogni complessi'. Il punto più delicato è proprio questo: l’inclusione non coincide né con la tolleranza passiva, né con il contenimento. È un obbligo giuridico ed educativo che richiede competenza, formazione e misura. E quando manca tutto questo, il rischio non è soltanto scolastico: è umano, relazionale ed istituzionale. La figura del docente di sostegno, così come concepita oggi, è legata ad una vera e propria missione educativa che non si riduce solo al seguire il bambino durante la lezione ma è un percorso in salita verso l'autonomia.
L'insegnante di sostegno finisce dunque per rappresentare il motore che muove tutto, ma occorre che alla base del suo ruolo ci sia una competenza certificata e soprattutto la volontà di adempiere a tale missione, portando nella vita dell'alunno una sorta di investimento per un futuro partecipativo. Per come sono andati i fatti della 'Sinisgalli', ci sarebbero da valutare le competenze degli insegnanti di sostegno, sperando che questa scelta non sia solo la volontà di essere poi immessi in ruolo o di passare all'insegnamento curriculare. Il che getterebbe ancora più ombre sulle situazioni incresciose per le quali ci aspettiamo l'intervento degli organismi competenti. La vicenda del ragazzo autistico verrà ripercorsa oggi in una nuova puntata di 'Oltre Giardino' condotta da Paride Leporace ed a cui prenderà parte il Garante per i Diritti dei Disabili Marika Padula.
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L’opposizione apre la polemica contro Bardi per la transazione con Cotrab
Gli attacchi pretestuosi di Vizziello e Chiorazzo La saggezza degli avvocati ricorda che un buon accordo è sempre meglio di una causa vinta e che, comunque, prima di giungere a valutazioni globali e definitive è necessario aspettare la conclusione dei processi
L’
DI MASSIMO DELLAPENNA
antica saggezza giuridica degli avvocati dice che è sempre meglio un buon accordo che una causa vinta. È un avvertimento di prammatica che vale sempre e vale per tutti. Ovviamente un accordo postula la necessità di dover trovare una sintesi tra le esigenze per eliminare l’alea del processo. Si chiama proprio alea processuale in diritto. La parole è latina. Nella lingua dell’antica Roma alea è il gioco dei dadi. Famoso ne fu l’utilizzo che ne fece Cesare sul Rubicone con Alea iacta est. Si traduce convenzionalmente con il dado è tratto ma, in realtà, significa che il gioco è stato compiuto e la scommessa non si può più ritirare. Gli avvocati, i veri avvocati, quelli che fanno i processi sanno che ogni processo ha un alea. È sempre una scommessa. Le ragioni non sono mai marcate con nettezza e il giudice può assumere qualsiasi decisione. Se le posizioni, del resto, fossero nitide non ci sarebbero i processi. Quando dicono che è meglio un buon accordo che una causa vinta gli avvocati lo dicono con la ragion veduta del rischio processuale. LE STRUMENTALI POLEMICHE
DELL’OPPOSIZIONI Nelle normali dinamiche commerciali ogni transazione è una vittoria. Evita il processo e consente di definire le pendenze anche a rischio di perdere qualcosa. L’alternativa è giocare la partita fino alla fine come lo scommettitore incallito. Ovviamente ogni accordo, per essere buono, deve lasciare i contraenti con un po’ di amaro in bocca. Se uno dei due è troppo felice qualcosa non è andato nel verso giusto. Se tutti e due sono assolutamente soddisfatti qualcuno non ha capito bene il gioco. Quando si fa un accordo non ha senso domandarsi come sarebbe andata se si fosse arrivati fino alla fine. Questo lo sanno benissimo i Consiglieri Regionali di minoranza. Lo sanno benissimo soprattutto Chiorazzo e Vizziello che sono uno un imprenditore di successo, l’altro uno stimato professionista. Ovviamente ignorano questa basilare regola del vivere civile quando devono attaccare il Governo Bardi. Nel caso di specie la questione riguarda la vertenza tra la Regione e la Cotrab. La Regione Basilicata in un accordo transattivo decise di pagare gli 11 milioni di euro di interessi alla Cotrab. Ripercorrere tutto l’iter è complesso ed esula dalla brevità dell’articolo.
Quello che è certo è che fu un accordo transattivo. Transigere significa accordarsi. Ieri, però, la Corte d’Appello di Potenza ha riconosciuto che forse quelle somme non sarebbero state necessarie. Tanto è bastato ai Consiglieri Chiorazzo e Vizziello per sollevare le polemiche e accusare il Governo Regionale di aver agito male e con approssimazione dimenticando cosa sia una transazione. LA DECISIONE ANCORA NON DEFINITIVA Ovviamente l’alea del processo ancora non è terminata. Affinchè la sentenza sia definitiva manca ancora un grado di giudizio che
potrebbe ribaltare o confermare tutto. Non è un caso che i consiglieri di maggioranza sono usciti con un comunicato nel quale si ribadisce l’esigenza di aspettare le decisioni definitive prima di fare una valutazione globale e che non è il caso di parlare mentre i procedimenti civili sono ancora in corso. Una valutazione di assoluto buon senso. Noi ci sentiamo di dire, da modesti cittadini che gestiscono le proprie umili risorse economiche, che una transazione è sempre una soluzione positiva. Un buon accordo è sempre meglio di una causa vinta. Lo abbiamo sentito dire mille volte dagli avvocati e dagli operatori di diritto.
Gli esponenti di maggioranza attaccano l’opposizione: «La Basilicata merita serietà, non processi mediatici»
Caso Cotrab, Consiglieri regionali cdx: «La verità dei fatti vale più degli slogan»
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a Basilicata attraversa una fase nella quale avrebbe bisogno di una politica capace di elevare il confronto pubblico, di avanzare proposte, di contribuire alla soluzione delle questioni aperte» dichiarano i consiglieri regionali di centrodestra. «Registriamo invece, troppo spesso, la tendenza ad inseguire il clamore del giorno, alimentando una narrazione fondata più sulle suggestioni che sui fatti.Ancora più preoccupante è assistere al tentativo, ormai ricorrente, di costruire processi mediati-
ci prima che si pronuncino definitivamente gli organi competenti, quasi che il giudizio dell’opinione pubblica debba precedere quello delle aule di giustizia. Una dinamica che non rafforza la trasparenza né la ricerca della verità, ma rischia di alimentare confusione e delegittimazione istituzionale» proseguono i consiglieri che aggiungono: «Noi continueremo a fare ciò che i cittadini ci hanno chiesto di fare: governare, assumendoci responsabilità, affrontando problemi complessi e rispettando il lavoro della magistratura, delle isti-
tuzioni e degli organismi di controllo. Lasciamo ad altri la ricerca dello scontro permanente. Noi scegliamo la strada della serietà, della trasparenza e della responsabilità». «Perché i lucani - concludono - non hanno bisogno di slogan. Hanno bisogno di verità. E la verità, fortunatamente, si trova nelle carte, nei fatti e nelle decisioni degli organi competenti. Non nei comunicati costruiti per orientare preventivamente il dibattito pubblico ogni volta che una vicenda è ancora oggetto di valutazione nelle sedi preposte».
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Il Garante della Natura della Basilicata ha incontrato i vertici del WWF nazionale presso la sede di Roma per un confronto istituzionale
Costanzo: «Il dialogo con il WWF è centrale per le sfide ambientali» U
n confronto istituzionale dedicato alla tutela dell’ambiente, alla biodiversità e alle prospettive di sviluppo della figura del Garante della Natura si è svolto presso la sede nazionale del WWF Italia. Protagonista dell’incontro Biagio Costanzo, Garante della Natura della Regione Basilicata, che ha incontrato l’avvocato Dante Caserta, responsabile Affari legali e istituzionali del WWF Italia, e la dottoressa Ilaria Scarpetta, referente per gli Affari istituzionali dell’associazione ambientalista.«Si è trattato di un incontro particolarmente proficuo – ha dichiarato Costanzo – che mi ha consentito di fare il punto sulle attività che sto portando avanti nel ruolo di Garante della Natura della Regione Basilicata, una figura che rappresenta un unicum nel panorama nazionale. Abbiamo approfondito le potenzialità di diffusione di questo modello a livello nazionale e
le possibili connessioni con la programmazione europea in materia ambientale».Nel corso del confronto sono stati affrontati temi strategici legati alla tutela della biodiversità, alla governance ambientale e alla promozione di una
maggiore sensibilizzazione sui temi della sostenibilità.«Abbiamo condiviso riflessioni e proposte su questioni centrali per il futuro dei territori – ha spiegato Costanzo – valorizzando l’esperienza maturata dalla Basilicata e individuando
possibili percorsi di collaborazione e sviluppo».L’incontro ha rappresentato anche un’occasione per guardare alle prossime iniziative di carattere nazionale.«Nella prossima primavera si terrà a Roma un forum nazionale durante il quale presenterò una relazione sul lavoro svolto in questi anni e offrirò il mio contributo alla proposta di legge nazionale promossa dal WWF», ha annunciato il Garante.Costanzo ha infine espresso soddisfazione per l’esito delle riunioni, sottolineando l’importanza di rafforzare il dialogo con le principali realtà impegnate nella tutela ambientale.«Continuerò a lavorare per consolidare le relazioni con gli organismi nazionali e favorire nuove opportunità per la Basilicata. Sono convinto che la tutela dell’ambiente rappresenti una priorità strategica per il futuro delle nostre comunità e per uno sviluppo realmente sostenibile del Paese», ha concluso.
In vista dell’incontro con il presidente della Regione Basilicata, i sindacati rilanciano le richieste sull’aumento delle giornate lavorative
Forestazione Basilicata, i sindacati a Bardi: «Servono risposte concrete su giornate e turnover generazionale»
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iù giornate lavorative per gli addetti della forestazione e un piano concreto per il ricambio generazionale. Sono queste le principali richieste che la segreteria unitaria regionale di FAICISL, FLAI-CGIL e UILA-UIL porterà al tavolo dell’incontro in programma oggi, con il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e il suo staff.La posizione comune è stata definita nel corso della riunione unitaria svoltasi il 15 giugno presso la sede della UILA Basilicata, durante la quale le tre organizzazioni sindacali hanno messo a punto le priorità da sottoporre al confronto istituzionale.I segretari generali regionali Raffaele Apetino (FAI-CISL), Vincenzo Pellegrino (FLAI-CGIL) e Gerardo Nardiello (UILA-UIL) chiedono alla Regione risposte ritenute non più rinviabili. «Dal presidente Bardi ci aspettiamo risposte concrete – dichiarano – a partire dall’aumento delle giornate lavorative per le platee della forestazione, del SA-
AAP e dell’ASA, e dall’avvio di un reale turnover generazionale che consenta l’ingresso di nuove risorse in un settore già fortemente penalizzato dai pensionamenti degli ultimi anni».Secondo le sigle sindacali, il confronto rappresenta un passaggio decisivo per il futuro del comparto. FAI, FLAI e UILA sottolineano infatti la necessità che la politica regionale traduca gli impegni in azioni
concrete, garantendo stabilità occupazionale e prospettive di lungo periodo ai lavoratori interessati.«È arrivato il momento di capire se esiste davvero la volontà di rafforzare il settore e costruire un futuro per i lavoratori della forestazione – affermano i segretari generali –. Ogni eventuale passo indietro rispetto agli impegni assunti in precedenza sarebbe inaccettabile per le lavoratrici e i lavoratori».La
segreteria unitaria non esclude iniziative di mobilitazione qualora dall’incontro non dovessero arrivare risposte soddisfacenti. «Se non ci saranno riscontri concreti – avvertono Apetino, Pellegrino e Nardiello – saremo costretti a valutare ulteriori forme di rivendicazione per ottenere sia l’aumento delle giornate lavorative sia un reale ricambio generazionale, troppo spesso annunciato ma mai
attuato».Nel corso della riunione è stato affrontato anche il tema del rinnovo del Contratto Integrativo Regionale di Lavoro (CIRL), considerato un punto centrale del confronto con la Regione. Le organizzazioni sindacali ritengono necessario intervenire su diversi aspetti dell’attuale impianto contrattuale per rafforzare le tutele e adeguare il sistema alle esigenze del comparto.«L’obiettivo – spiegano i tre segretari – è costruire un rinnovo che consolidi i diritti esistenti, introduca ulteriori garanzie e tenga conto della rilevante ricaduta sociale che il CIRL potrà avere nei prossimi quattro anni».FAI-CISL, FLAICGIL e UILA-UIL confermano infine una posizione unitaria e determinata in vista del confronto con la Regione. «Più risposte, più concretezza e maggiori garanzie – concludono – saranno le linee guida della nostra azione. Dal presidente Bardi ci aspettiamo segnali chiari e impegni concreti, senza ulteriori rinvii»
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La misura scatta nei giorni e nelle aree in cui la piattaforma Worklimate segnalerà un livello di rischio “alto”; Il divieto è dalle 12.30 alle 16
Stop al lavoro all’aperto durante le ore più calde: il presidente Bardi firma l’ordinanza
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on l’arrivo dell’estate e l’impennata delle temperature, la priorità diventa la protezione di chi lavora sotto il sole cocente. Per questo motivo il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha firmato oggi un’ordinanza urgente che introduce il divieto assoluto di lavoro all’aperto nelle ore a più alto rischio termico. Il provvedimento, che entra in vigore immediatamente e resterà valido fino al 15 settembre 2026, mira a contrastare i gravi rischi per la salute - come colpi di calore, disidratazione e stress termico - a cui sono esposti quotidianamente centinaia di operai e braccianti sul territorio regionale. La misura scatta nei giorni e nelle aree in cui la piattaforma previsionale Worklimate (sviluppa-
ta da INAIL e CNR) segnalerà un livello di rischio “alto” per i lavoratori impegnati in attività fisiche intense all’aperto. In questi casi specifici, sarà vietato lavorare dalle ore 12.30 alle ore 16. Il blocco delle attività interessa una vasta platea di settori produttivi, tra cui l’agricoltura e il florovivaismo, i cantieri edili e affini, il settore forestale, le cave e le attività estrattive, la logistica e la movimentazione merci in aree esterne, la manutenzione stradale e ferroviaria, oltre a qualsiasi altra attività con prolungata esposizione al sole. L’ordinanza non si limita a fermare i motori nelle ore di picco, ma richiama i datori di lavoro alle proprie responsabilità di tutela della sicurezza (in linea con il D.Lgs. 81/2008). Le
aziende, infatti, dovrannoi adottare tutte le misure organizzative necessarie, come la rimodulazione degli orari di lavoro, la garanzia di pause in aree ombreggiate o climatizzate, la fornitura costante di acqua fresca, indumenti adeguati e una corretta informazione sui rischi legati alle ondate di calore. Sono previste pochissime deroghe al divieto, limitate esclusivamente a situazioni di emergenza e pubblica utilità. Potranno continuare a operare la Protezione Civile, i servizi di pronto intervento per la tutela della pubblica incolumità e i cantieri di pubblica utilità la cui sospensione potrebbe creare pericoli a persone o cose. Anche in questi contesti, però, i datori di lavoro dovranno garantire misure di protezione equivalenti per
salvaguardare gli operatori. Per garantire l’effettivo rispetto delle disposizioni, la vigilanza sarà serrata e affidata alle Aziende Sanitarie Locali, all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, ai Comuni e a tut-
te le forze istituzionalmente competenti. L’ordinanza è stata trasmessa a Prefetture, Comuni, sindacati e associazioni datoriali per la sua immediata e capillare applicazione.
Un riconoscimento importante del lavoro svolto e della crescente centralità della Regione all'interno del progetto politico di Vannacci
Futuro Nazionale, chiusa la fase costituente a Roma: Basilicata protagonista con Curatella, Tauro e Quinto
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i è conclusa a Roma, presso l'Auditorium della Conciliazione, la storica Assemblea Costituente di Futuro Nazionale, il movimento guidato dal Generale Roberto Vannacci. La Basilicata ha partecipato ai lavori con una delegazione composta da 14 delegati provenienti da tutto il territorio regionale, distinguendosi per partecipazione, organizzazione e capacità di rappresentanza. Il risultato ottenuto rappresenta un vero e proprio successo politico e organizzativo: sebbene lo Statuto prevedesse per la Basilicata l'elezione di un solo rappresentante nell'Assemblea Nazionale, i delegati lucani sono riusciti ad ottenerne ben tre. Entrano così a far parte del massimo organismo politico nazionale di Futuro Nazionale: Giulio Curatella, storico sostenitore del Generale Vannacci, Segretario Nazionale del Movimento Il Mondo al Contrario e referente territoriale tra i promotori della crescita del movimento in Basilicata; Rocco Leonardo Tauro, figura storica della destra lucana, già componente del Comitato Centrale di Fiamma Tricolore, dell'Assemblea Nazionale di Fratel-
li d'Italia, più volte consigliere comunale, consigliere provinciale e assessore; Rossella Quinto, avvocato,insegnante, già Sindaco di Acerenza, con una lunga militanza politica iniziata nel Fronte della Gioventù e proseguita in Alleanza Nazionale, Lega e oggi in Futuro Nazionale. A testimo-
nianza del ruolo assunto dalla Basilicata all'interno del movimento, Giulio Curatella è stato inoltre l'unico delegato lucano a prendere la parola durante i lavori dell'Assemblea Costituente, portando all'attenzione nazionale le grandi potenzialità della Basilicata, il tema dello sviluppo terri-
toriale, delle royalties energetiche, dello spopolamento e della necessità di riformare il sistema dell'accesso al credito per famiglie e imprese. Questo risultato è il frutto di un intenso lavoro sul territorio che, in pochi mesi, ha portato alla nascita di 13 Comitati Costituenti in Basilicata, già operativi a Potenza, Matera, Melfi, Venosa, Lavello, Acerenza, Viggianello, Scanzano Jonico, Montalbano Jonico, Pisticci, Policoro e in altri centri della regione, con ulteriori aperture previste nelle prossime settimane. Per una regione spesso considerata periferica rispetto ai grandi centri decisionali, l'elezione di tre rappresentanti nell'Assemblea Nazionale costituisce un riconoscimento importante del lavoro svolto e della crescente centralità della Basilicata all'interno del progetto politico di Futuro Nazionale. La fase costituente è terminata. Ora inizia una nuova sfida: trasformare entusiasmo, partecipazione e radicamento territoriale in una forza politica capace di rappresentare le esigenze reali dei cittadini lucani e dell'intera nazione. La Basilicata c'è ed è pronta a fare la propria parte.
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martedì 16 giugno 2026
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Promosso dal Comune, al centro del dibattito il documento finalizzato «a non concedere permessi premio a chi si macchia di questo reato»
Proposta di legge Noemi Durini, da San Chirico Nuovo un confronto su giustizia e femminicidio SAN CHIRICO NUOVO. Una mattinata carica di emozione ma soprattutto un momento di riflessione collettiva. Sabato scorso San Chirico Nuovo ha ospitato un incontro dedicato alla memoria di Noemi Durini, la sedicenne uccisa nel 2017, trasformando il ricordo di una tragedia in un’occasione di confronto sui temi della giustizia, della violenza di genere e della tutela delle vittime. L’iniziativa, promossa dall’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Rossella Baldassarre, ha visto la partecipazione di istituzioni e cittadini, chiamati a interrogarsi non soltanto sul fenomeno del femminicidio, ma sul modello di società e di Stato che si intende costruire. Focus dell’incontro è stata la proposta di legge “Noemi Durini” finalizzata a non concedere permessi premio a chi si macchia di delitti efferati come il femminicidio. «Quando un incontro si trasforma in dialogo e confronto appassionato, si mantiene alta l’attenzione su un argomento che presenta mille sfaccettature. Il tema più importante non era il femminicidio in sé, ma la riflessione collettiva su civiltà e giustizia, su che tipo di comunità vogliamo essere» afferma la sindaca Baldassarre. Nel suo intervento, la prima cittadina ha posto l’accento sul delicato equilibrio tra certezza della pena, tutela delle vittime e funzione rieducativa del sistema penale. «La giustizia non è vendetta ma equilibrio. È dare alle vittime verità e memoria, ai familiari dignità e ascolto. È garantire una pena certa e proporzionata alla gravità del male compiuto», ha affermato, sottolineando come il contrasto alla violenza di genere debba diventare una priorità condivisa da Stato, scuola, famiglie e istituzioni. Ad illustrare i dettagli della proposta di legge di iniziativa popolare che porta il nome di Noemi
Durini, è stata l’avvocata Valentina Presicce che nel suo intervento ha raccontato come si è arrivati alla stedura del documento, ha raccontato la rabbia della famiglia di Noemi nel vedere concessi 300 pagine di permessi premio a Lucio Marzo assassino della 16enne e condannato in via definitiva. La proposta punta a inserire il femminicidio tra i cosiddetti reati ostativi, limitando l’accesso a benefici penitenziari come permessi premio, semilibertà e misure alternative alla detenzione per i responsabili di questi delitti. Una battaglia che nasce dal dolore di Imma Rizzo, madre di Noemi, presente all’incontro. Da anni la donna porta avanti una richiesta di giustizia che prende le mosse da una vicenda che continua a suscitare interrogativi nell’opinione pubblica: l’assassino della figlia, condannato a 18 anni di reclusione, ha ottenuto permessi premio dopo pochi anni di detenzione. «Mia figlia è sottoterra e non tornerà più. Il suo assassino respira già aria di libertà», ha ricordato
Imma Rizzo in un video messaggio, parole che hanno segnato uno dei momenti più toccanti dell’incontro. Tra gli interventi più significativi quello della consigliera regionale di Parità della Basilicata, Ivana Pipponzi, che ha espresso pieno sostegno alla proposta legislativa. «È necessaria una regolamentazione stringente dei permessi premio e degli altri benefici per i condannati per femminicidio», ha dichiarato. «Ma il primo passo per contrastare la violenza sulle donne resta quello culturale, attraverso la rimozione degli stereotipi di genere ancora presenti nella nostra società». Un contributo che ha dato il via ad un acceso dibattito è arrivato da Tiziana Silletti, garante regionale delle vittime di reato e delle persone detenute, che ha richiamato l’attenzione sul valore della giustizia riparativa e sulla necessità di tenere insieme diritti e dignità. «Una società è davvero civile quando sa custodire il dolore delle vittime senza smarrire il valore dell’umanità», ha affermato. «La giustizia non può ri-
nunciare allo sguardo sulla dignità umana, sia delle vittime sia di chi è chiamato a rispondere delle proprie responsabilità». L’incontro, moderato dalla direttrice di Cronache, Rosamaria Mollica, ha visto inoltre la partecipazione della sindaca di Picerno, Margherita Scavone, e di numerosi cittadini che hanno animato il dibattito con una presenza attenta e partecipata. Quella di San Chirico Nuovo è stata una giornata dedicata alla consapevolezza e all’impegno civile. Un’occasione per ribadire che il contrasto alla violenza di genere passa attraverso la prevenzione, l’educazione al rispetto, il sostegno alle vittime e il rafforzamento delle reti territoriali. Ma anche attraverso una riflessione aperta sul significato della pena e sul ruolo della giustizia in una società che vuole definirsi davvero civile. Nel nome di Noemi Durini, il dibattito continua. E con esso la raccolta di firme per una proposta di legge che punta a trasformare una ferita ancora aperta in un cambiamento concreto.
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Il Generale inciampa in modo madornale e la politica spara, ma il vero tabù resta l’ibristofilia delle SKG
Vannacci e il femminicidio che non esiste: un dilettantistico errore di comunicazione
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DI VINCENZO MAIDA
on sappiamo se il Generale Vannacci disponga di un gruppo di lavoro che si occupa della comunicazione sua e del suo neo-nato movimento Futuro Nazionale. È certo, però, che in pochi giorni è incappacato in due colossali errori di comunicazione: il primo quando il suo gruppo ha votato insieme all’ opposizione e il secondo con la dichiarazione che “il femminicidio non esiste”. Nel primo caso è più che legittima la manifestazione della volontà di differenziarsi da un governo che oggettivamente non ha impresso al Paese quella svolta che molti si attendevano e che continua sulla strada “dell’ agenda Draghi”. Però poteva distinguersi dalla maggioranza in molti altri modi, sicuramente non votando insieme all’opposizione. Nel secondo caso doveva essere previsto che una dichiarazione di quel tipo avrebbe offerto a tutti i suoi avversari, sia della maggioranza che dell’opposizione di dargli addosso. D’altra parte sono tutti appostati per colpirlo ad ogni scivolone. Poteva fare e dire le stesse cose, ma con una diversa impostazione. Tipo: uscire dall’aula o astenersi e nel caso dei femminicidi, far capire che gli omicidi commessi ai danni dei deboli o dei minori che hanno un colpevole certo, come l’uccisione dei quattro pachistani bruciati vivi in un auto con i malfattori ripresi dalle telecamere, devono essere puniti con le stesse pene aggravate di un fem-
minicidio, perché uccidere un essere umano è sempre grave e non c’è una gerarchia tra loro. Per quanto riguarda specificatamente i femmincidi nessuno dice che sono in calo sia rispetto all’anno precedente che rispetto al passato. Gli omicidi sono passati, infatti, dai 335 del 2024 ai 286 del 2025. i femminicidi dai 97 nel 2025 rispetto ai 118 del 2024. Si registra, insomma, da diversi anni, una diminuzione di entrambi i fenomeni. E mentre nel novembre del 2022 il Senato ha approvato l’ennesima commissione di inchiesta, di cui non si ha più notizia, sul fenomeno del “femminicidio”, nessun opinion maker nei salotti televisivi e sui social ha accennato ad un aspetto connesso a questo e ad altre vicende criminali su cui bisognerebbe non solo riflettere ma anche assumere provvedimenti. Ci riferiamo al fenomeno che è stato classificato con l’acronimo SKG (Serial Killer Groupie o Serial Killers Groupies). Esso si riferisce a tutte le quelle donne che scrivono in carcere, instaurano rapporti amicali, si fidanzano e a volte si sposano con spietati criminali. Il fenomeno opposto, cioè di uomini che scrivono a donne criminali è molto più contenuto, quasi irrilevante. È un fenomeno di cui nessuno parla. Chissà quante lettere e proposte di fidanzamento riceverà nei prossimi mesi Claudio Agostino Carlomagno. Se è un dato di fatto che è quasi sempre l’uomo ad uccidere, la realtà è molto complessa. Ma per tornare al fenome-
no del SKG la cronaca in questi anni ci ha detto che tutti i più spietati criminali, da Parolisi ad Angelo Izzo, il mostro del Circeo, che sposò nel 2010la giornalista Donatella Papi divorziando poi dopo solamente un anno, i due si erano conosciuti quando lui era già in carcere da tantissimo tempo, la giornalista ha sempre dichiarato la presunta innocenza del marito (sic!), da Pietro Maso a Renato Vallanzasca, a Raffaele Cutolo, per finire ad Antonio De Marco (persino questo ventitreenne studente di scienze infermieristiche, assassino di una coppia di fidanzati a Lecce ha ricevuto lettere e richieste di incontri in carcere da parte di donne), hanno ricevuto lettere di ammiratrici. Questo fenomeno, che riguarda soprattutto le donne, solo di recente è stato incasellato in uno studio “psicologico”:John Money, psicosessuologo, ha coniato un termine per la parafilia di queste donne, secondo lui soffrono di Ibristofilia, ovvero provano un’attrazione morbosa
per chi ha inflitto violenza e dolore. Ma vi sarebbero anche altre ragioni a determinare l’attrazione per il male: il senso di forza che questi uomini esprimerebbero, la personalità dominante, la sindrome della crocerossina, etc. etc. E sicuramente per una donna che cerca il contatto con questi mostri dalle sembianze umane, chissà quante altre provano attrazione e ammirazione che poi non concretizzano in un gesto o in un’azione reale. Non è poi una novità che su certe donne “il bastardo” ha sempre esercitato più fascino del bravo ragazzo! Il fenomeno è molto conosciuto e studiato negli Stati Uniti, ma è diffuso ovunque. Tant’è che in Danimarca hanno pensato bene di proporre una legge per cercare di frenarlo ed è stato deciso di vietare agli ergastolani di entrare in contatto con nuove persone. Una nuova legge prevede poi che i condannati potranno continuare ad avere scambi di lettere e a incontrare solamente uomini e donne che hanno conosciuto o prima
di finire in galera o al massimo durante i primi dieci anni di prigionia. Il provvedimento vieta anche di scrivere post riguardanti la propria storia sui social media o discuterne in dei podcast, cose permesse fino a poco tempo addietro. Il ministro della giustizia danese ha affermato che i criminali carcerati «non dovrebbero essere in grado di usare le nostre prigioni come centri di incontri o piattaforme mediatiche per vantarsi dei loro crimini», aggiungendo poi che «abbiamo visto esempi disgustosi negli ultimi anni di prigionieri che hanno commesso crimini abominevoli contattando le donne per ottenere la loro simpatia e attenzione». In Italia è noto che a qualche criminale mafioso è stato persino consentito di accoppiarsi in carcere per concepire figli. Il Parlamento anziché crogiolarsi in inutili commissioni di inchiesta, non sarebbe più opportuno se legiferasse in materia, tentando di contenere un fenomeno odioso su cui le donne dovrebbero interrogarsi?
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L'INDAGINE DELLA PROCURA DI MATERA E DEI CARABINIERI DEL NUCLEO ISPETTORATO DEL LAVORO COINVOLGE DIVERSE REGIONI
Falsi attestati sulla sicurezza, Marina Calderone: «Accanto agli inquirenti contro ogni irregolarità»
U
n'importante operazione condotta dalla Procura della Repubblica di Matera e dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro ha portato alla luce un sistema di presunte falsificazioni di attestati, certificazioni e documentazione relativa alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. L'inchiesta, partita dalla Basilicata ma con ramificazioni in numerose regioni italiane, rappresenta un duro colpo contro pratiche irregolari che rischiano di compromettere la tutela dei lavoratori. A commentare l'esito dell'operazione è stata la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, che ha espresso il proprio apprezzamento per l'at-
tività investigativa svolta dagli inquirenti.«Desidero esprimere il mio ringraziamento alla Procura della Repubblica di Matera e ai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro per l'odierna operazione in Basilicata», ha dichiarato la ministra, sottolineando come il Ministero sia al fianco delle autorità impegnate nel contrasto alle irregolarità nel settore della sicurezza sul lavoro.Calderone ha evidenziato inoltre il ruolo strategico dell'analisi dei dati e delle verifiche incrociate sulla documentazione, strumenti che hanno contribuito allo sviluppo delle indagini. «Questa attività investigativa si basa anche sull'analisi dei dati, a conferma dell'importanza dei controlli
sulla documentazione in materia di lavoro e sicurezza», ha affermato.Secondo la ministra, la lotta agli infortuni e la tutela della salute dei lavoratori non possono prescindere da un'efficace attività di vigilanza. «La prevenzione degli infortuni e della tutela della sicurezza dei lavoratori passa anche attraverso i controlli, la repressione e le sanzioni», ha dichiarato, definendo l'operazione un esempio concreto dell'impegno delle istituzioni nel garantire il rispetto delle norme.L'inchiesta prosegue per accertare l'ampiezza del fenomeno e individuare eventuali ulteriori responsabilità, mentre le autorità ribadiscono la necessità di mantenere alta l'attenzione sul rispetto delle
procedure di formazione e certificazione previste dalla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Indagine della Procura di Matera su un presunto sistema di certificazioni non genuine per imprese e lavoratori
Falsi attestati sulla sicurezza, in 4 sottoposti ai domiciliari
MATERA. Quattro persone sono finite agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Matera su un presunto sistema organizzato finalizzato alla produzione e all’utilizzo di falsi attestati in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il provvedimento cautelare è stato eseguito dai Carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Matera su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Matera. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero costituito una struttura stabile, riconducibile a uno studio professionale con sede a Policoro, in grado di predisporre e fornire documentazione non genuina destinata a consentire a imprese e datori di lavoro di apparire formalmente in regola con gli obblighi previsti dalla normativa sulla sicurezza. Le indagini avrebbero accertato la presunta emissione di attestati relativi a
corsi obbligatori per lavoratori, addetti antincendio e primo soccorso, responsabili del servizio di prevenzione e protezione, conducenti di trattori agricoli e forestali, oltre a giudizi di idoneità alla mansione e altra documentazione tecnica e amministrativa. In diversi casi, secondo gli investigatori, le
attività formative riportate negli atti non sarebbero mai state svolte oppure sarebbero state rappresentate in modo non corrispondente alla realtà. L’attività investigativa è stata condotta attraverso acquisizioni documentali, verifiche ispettive, escussione di persone informate sui fatti, controlli pres-
so enti di formazione e attività tecniche di intercettazione. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato la mancata partecipazione di alcuni lavoratori ai corsi indicati negli attestati e il disconoscimento, da parte di docenti e professionisti, della propria presenza alle attività formative o della sot-
toscrizione di determinati documenti. Per gli inquirenti il sistema avrebbe operato anche in occasione di controlli ispettivi, fornendo rapidamente documentazione ritenuta falsa o non genuina per evitare contestazioni e sanzioni. Proprio la gravità delle accuse e la presunta organizzazione dell’attività hanno portato il giudice a disporre la misura cautelare degli arresti domiciliari per i quattro principali indagati. La Procura di Matera sottolinea come la vicenda richiami l’importanza del rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro e della verifica effettiva degli obblighi di formazione e prevenzione. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e le contestazioni formulate rappresentano al momento ipotesi accusatorie che dovranno essere vagliate nelle successive fasi processuali, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza degli indagati.
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Affetta da patologie cardiologiche, respiratorie ed ematologiche, operata con tecnica mini-invasiva senza anestesia generale
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Tumore al seno, al San Carlo salvata una 82enne
POTENZA. Un intervento delicato, reso ancora più complesso dall’età della paziente e dalla presenza di diverse patologie concomitanti, si è concluso con successo all’ospedale San Carlo di Potenza. Nei giorni scorsi una donna di 82 anni affetta da carcinoma mammario e da problemi cardiologici, ematologici e respiratori è stata sottoposta a una quadrantectomia mammaria con sampling ascellare, procedura che prevede l’asportazione di un numero limitato di linfonodi dal cavo ascellare. L’operazione è stata eseguita dalla dottoressa Pina Di Santo, direttrice dell’Unità operativa complessa di Chirurgia seno-
logica, insieme alla sua équipe, in collaborazione con il dottor Giuseppe Nella del reparto di Anestesia e Rianimazione diretto dal dottor Libero Mileti. La procedura è stata effettuata in anestesia loco-regionale con sedazione, consentendo alla paziente di affrontare l’intervento in condizioni di sicurezza e di essere dimessa il giorno successivo senza complicanze. «La nostra Azienda – dichiara il direttore generale dell’Aor San Carlo, Giuseppe Spera – è impegnata quotidianamente a garantire a tutti i cittadini l’accesso alle migliori cure possibili, attraverso un percorso di innovazione clinica e organizzativa.
L’obiettivo è garantire a ogni paziente risposte efficaci, sicure e personalizzate». Il caso conferma come l’età avanzata non rappresenti di per sé una controindicazione al trattamento chirurgico del tumore della mammella. Fondamentale è invece la definizione di un percorso personalizzato, basato sulla valutazione complessiva delle condizioni della paziente e sulla scelta delle tecniche più appropriate. «L’intervento per il carcinoma mammario nelle donne anziane – spiega la dottoressa Di Santo – può essere eseguito con successo in anestesia locale o loco-regionale associata a
sedazione, consentendo di trattare tumori anche in pazienti molto fragili o ultraottantenni. Questa tecnica mini-invasiva permette di evitare i rischi dell’anestesia generale, riducendo le complicanze post-operatorie e favorendo una rapida ripresa». Sui vantaggi dell’approccio anestesiologico adottato si sofferma anche il
dottor Nella: «Le pazienti sono vigili e collaboranti già al termine della procedura e l’incidenza di nausea, vomito e dolore postoperatorio risulta estremamente ridotta». Un risultato che conferma l’efficacia del lavoro multidisciplinare e l’attenzione dell’Aor San Carlo verso percorsi di cura sempre più personalizzati.
Chiesta la modifica della legge regionale e un’audizione: «I rimborsi non coprono più i costi sostenuti dal personale sanitario»
Indennità chilometrica, la Uil Fp: «È ferma al 2014, si intervenga» POTENZA. La Uil Fp Basilicata chiede una revisione urgente della normativa regionale che disciplina il rimborso chilometrico per il personale del servizio sanitario. Il sindacato ha formalmente sollecitato il Consiglio regionale a modificare una disposizione in vigore dal 2014 che riconosce ai dipendenti impegnati in trasferte di servizio con il proprio mezzo un’indennità pari a 0,20 euro per ogni chilometro percorso. Secondo l’organizzazione sindacale, l’importo previsto oltre dieci anni fa non è più adeguato a coprire le spese sostenute dai lavoratori. In questo periodo, infatti, sono aumentati significativamente i costi del carburante, delle assicurazioni, della manutenzione ordinaria e straordinaria dei veicoli, dei pneumatici e, più in generale, di tutte le voci legate alla mobilità privata. Per questo motivo la Uil Fp propone di elevare il rimborso a 0,50 euro per chilometro e, contestualmente, ha chiesto un’audizione urgente presso la IV Commissione consiliare affinché la questione venga affrontata in tempi rapidi. Per il sindacato si tratta di una misura necessaria per restituire equità a
CHIESTO UN INCONTRO URGENTE ALLA REGIONE
Personale sanitario, Fp Cgil: «Rivedere subito i rimborsi» __Giuseppe Verrastro e Raffaele Pisani
migliaia di operatori che ogni giorno garantiscono il funzionamento dei servizi sanitari sul territorio. Negli ultimi anni, evidenziano i segretari regionali Giuseppe Verrastro e Raffaele Pisani, l’organizzazione della sanità ha determinato una crescente mobilità del personale tra ospedali, distretti, ambulatori, strutture territoriali e sedi amministrative. Medici, infermieri, tecnici, professionisti sanitari e personale amministrativo sono sempre più spesso chiamati a spostarsi per assicurare continuità assistenziale e copertura dei servizi. In molti casi l’utilizzo dell’auto privata rappresenta l’unica soluzione praticabile per garantire tempestività ed efficienza nelle prestazioni. La Uil Fp sottolinea come l’attuale sistema finisca per trasferire sui lavoratori una quota rilevante dei costi necessari allo svolgimento dell’attività professionale.
Una situazione ritenuta non più sostenibile e che rischia di produrre effetti negativi anche sulle stesse aziende sanitarie. Se il personale dovesse infatti rinunciare progressivamente all’utilizzo del mezzo proprio, le aziende sarebbero costrette ad ampliare il parco veicoli di servizio, sostenendo spese per acquisto, assicurazioni, manutenzione, carburante e gestione amministrativa. Da qui la convinzione che l’adeguamento dell’indennità rappresenti non solo una tutela per i dipendenti, ma anche una scelta economicamente vantaggiosa per il sistema sanitario regionale. Per il sindacato è arrivato il momento di superare una disciplina ormai datata e aprire un confronto istituzionale che porti a una soluzione concreta per una problematica che interessa migliaia di lavoratori e l’efficienza stessa della sanità pubblica.
POTENZA. La Fp Cgil Potenza chiede alla Regione Basilicata un intervento urgente sul sistema dei rimborsi chilometrici per il personale del servizio sanitario regionale. La richiesta arriva dopo i chiarimenti diffusi dall’Azienda sanitaria di Potenza sui criteri applicativi per i dipendenti che utilizzano il mezzo proprio per esigenze di servizio.Secondo il sindacato, l’attuale disciplina, basata su una legge regionale del 2014, non è più adeguata ai costi reali sostenuti dai lavoratori. Anzi, in alcuni casi comporterebbe una riduzione dell’indennità, che passerebbe da 0,40 a 0,20 euro per chilometro. La Fp Cgil evidenzia come negli ultimi anni siano aumentati carburanti, assicurazioni e costi di manutenzione, mentre i rimborsi sono rimasti invariati. Per questo ha chiesto all’assessorato alla Salute la convocazione immediata delle organizzazioni sindacali per avviare un confronto sulla revisione della normativa.La questione riguarda medici, infermieri, veterinari, tecnici e personale amministrativo impegnati quotidianamente negli spostamenti sul territorio per garantire i servizi sanitari. Per il sindacato, adeguare i rimborsi significa tutelare i lavoratori e assicurare una migliore organizzazione del sistema sanitario regionale.
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Il presidente dell’Unione sanità convenzionata: «Indietro per colpa dei limiti imposti al privato dalla spending review del 2012»
Cataldi (Usc): «Il vincolo nazionale continua a bloccare la Basilicata» POTENZA. Le liste d’attesa sempre più lunghe e la mobilità sanitaria passiva che continua a pesare sui conti della Basilicata hanno radici lontane. A sostenerlo è Michele Cataldi, presidente dell’Unione Sanità Convenzionata, che individua nel vincolo introdotto nel 2012 durante la stagione della spending review una delle principali cause delle difficoltà che ancora oggi caratterizzano il sistema sanitario lucano. Secondo Cataldi, la scelta nazionale di limitare rigidamente la spesa destinata alle strutture private accreditate ha finito per cristallizzare le differenze già esistenti tra le regioni italiane. Da una parte i territori che disponevano di una rete privata forte e strutturata, capace di affiancare il servizio pubblico nell’erogazione delle prestazioni e nella riduzione dei tempi di attesa; dall’altra regioni come la Basilicata, dove il privato accreditato aveva una presenza molto più contenuta e che, proprio per questo, avrebbe avuto bisogno di crescere per colmare il divario. «Quella scelta non ha riequilibrato il sistema sanitario nazionale – sostiene Cataldi – ma ha congelato una situazione di partenza sfavorevole per alcune re-
gioni, impedendo loro di recuperare il ritardo accumulato negli anni». Il presidente dell’Usc evidenzia come oggi la quota di attività riconducibile al privato accreditato in Basilicata rappresenti meno dell’1,8 per cento del valore complessivo della produzione sanitaria regionale, una percentuale che colloca la regione all’ultimo posto in Italia. Un dato che, secondo Cataldi, ha conseguenze dirette sui cittadini e sulla capacità del sistema di rispondere alla domanda di salute. Quando il settore pubblico non riesce a soddisfare tutte le richieste di visite, esami e prestazioni specialistiche, spiega il presi-
dente dell’associazione, è necessario utilizzare pienamente tutta la capacità erogativa disponibile. Se però le strutture accreditate restano vincolate a limiti fissati oltre dieci anni fa, la risposta complessiva del sistema diventa inevitabilmente insufficiente. Per Cataldi è proprio qui che si intrecciano liste d’attesa e mobilità sanitaria. Il fenomeno non nasce soltanto dai grandi interventi chirurgici o dalle prestazioni ad alta complessità, ma molto prima, nella difficoltà di ottenere una visita specialistica o un esame diagnostico in tempi compatibili con le necessità cliniche. Quando la risposta non arriva,
il cittadino finisce spesso per rivolgersi a strutture fuori regione, trasferendo altrove non soltanto la singola prestazione ma l’intero percorso di cura. Le regioni che oggi registrano saldi positivi di mobilità sanitaria, osserva ancora Cataldi, possono contare su una rete più ampia di soggetti erogatori, pubblici e privati accreditati, integrati all’interno del servizio sanitario. La Basilicata, invece, continua a scontare una condizione di debolezza strutturale che, a suo giudizio, nessuna programmazione regionale può superare completamente senza una modifica delle regole nazionali. Il presidente dell’Usc ri-
conosce alla Regione il compito di migliorare la programmazione, superando la logica della spesa storica e valorizzando criteri come fabbisogni, qualità, distribuzione territoriale ed efficienza. Tuttavia ritiene che il nodo principale resti il limite imposto dalla normativa nazionale. «Non si tratta di una polemica contro l’attuale governo regionale o contro quello nazionale – afferma – ma della presa d’atto di una disparità che continua a penalizzare la Basilicata». Per Cataldi consentire alla regione di aumentare gradualmente la quota di attività affidata alle strutture private accreditate non rappresenterebbe un privilegio, ma la correzione di una sperequazione che dura da oltre un decennio.Da qui l’appello al Governo affinché intervenga sul quadro normativo. L’obiettivo, conclude il presidente dell’Unione Sanità Convenzionata, è rafforzare il servizio sanitario regionale, ridurre le liste d’attesa e limitare la fuga dei pazienti verso altre regioni. «Un diritto che resta bloccato in lista d’attesa non è un diritto garantito. E una regione che non può utilizzare tutte le proprie risorse sanitarie non è libera di programmare il proprio futuro».
La capogruppo del Movimento 5 Stelle chiede chiarimenti sul reparto di Melfi e sollecita un confronto pubblico
Araneo incalza Latronico sul futuro del punto nascita POTENZA. La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Alessia Araneo torna a chiedere risposte sul futuro del punto nascita e del reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale San Giovanni di Dio di Melfi, contestando le rassicurazioni fornite dall’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico. Secondo la capogruppo pentastellata, il riferimento agli standard Agenas non è sufficiente a fotografare la situazione reale del presidio ospedaliero del Vulture. Araneo sostiene infatti che i dati numerici non tengano conto delle effettive condizioni operative del personale e delle responsabilità che gravano quotidianamente sulle ostetriche impegnate nel reparto. Tra gli aspetti richiamati figura-
no la copertura dei turni sulle ventiquattro ore, le ferie, le assenze per malattia, la formazione obbligatoria, le emergenze ostetriche e ginecologiche, l’assistenza alle pazienti ricoverate e l’attività ambulatoriale. La consigliera chiede inoltre chiarimenti su alcune scelte organizzative adottate negli ultimi mesi e annuncia ulteriori approfondimenti sulla loro sostenibilità. Per Araneo il punto centrale resta però il futuro del reparto e dell’intero ospedale di Melfi. «L’assessore ha evitato di rispondere alla domanda fondamentale: quale destino immagina per Ginecologia e Ostetricia e per il presidio del Vulture?», afferma. Nel mirino anche la mancata pubblicazione del bando per la direzione della struttura com-
plessa. La consigliera giudica troppo generico il riferimento fatto da Latronico a un percorso di clinicizzazione in collaborazione con l’università e ritiene che proprio l’assenza di indicazioni precise contribuisca ad alimentare le preoccupazioni degli operatori sanitari. Araneo ricorda inoltre di aver proposto oltre un anno fa l’orga-
nizzazione di un consiglio comunale aperto dedicato al futuro dell’ospedale, iniziativa che non avrebbe trovato seguito. Per questo rinnova l’invito all’assessore a incontrare la comunità melfitana e a riferire anche in Consiglio regionale sulle prospettive della struttura. Secondo la capogruppo del Movimento 5 Stelle, senza sicurezza, stabilità e programmazione il rischio è quello di perdere professionisti qualificati. Da qui l’appello alla Regione affinché definisca una strategia chiara per un presidio che, grazie ai servizi di ginecologia, ostetricia e pediatria, può continuare a rappresentare un punto di riferimento per il territorio e tornare a essere un’eccellenza della sanità lucana.
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Potenza
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Conclusi i lavori di riqualificazione della piattaforma stradale eseguiti da Anas, il sistema di rilevazione elettronica della velocità torna operativo
Varco d’Izzo, riattivato l’autovelox sulla SS 7 Var/B Variante di Potenza D
a oggi, è nuovamente operativo il sistema di rilevazione elettronica della velocità installato lungo la Strada Statale 7 Var/B – Variante di Potenza, in località Varco d’Izzo, in direzione Potenza.La riattivazione del dispositivo arriva al termine dei lavori di riqualificazione della piattaforma stradale eseguiti da Anas nel tratto interessato. Con la conclusione degli interventi è stata infatti revocata la sospensione temporanea dei controlli elettronici della velocità disposta in precedenza.Il Comune di Potenza ha inoltre provveduto al ripristino della segnaletica di preavviso, come previsto dalla normativa vigente, per garantire la massima informa-
zione agli automobilisti in transito. L’Amministrazione comunale ribadisce come il controllo della velocità rappresenti uno degli strumenti principali nell’ambito delle politiche di sicurezza stradale. Secondo quanto sottolineato dagli enti locali, il rispetto dei limiti di velocità costituisce un fattore determinante per la prevenzione degli incidenti e per la riduzione della loro gravità, soprattutto su strade ad alto scorrimento come la Variante di Potenza, che rappresenta una delle principali vie di accesso alla città.Il tratto di Varco d’Izzo, in particolare, è considerato un punto sensibile della rete viaria urbana e suburbana, caratterizzato da un flusso costante di veicoli sia
leggeri che pesanti. In questo contesto, la presenza del sistema di rilevazione elettronica viene indicata dalle autorità come un elemento di deterrenza utile a promuovere comportamenti di guida più prudenti e consapevoli.La riattivazione del dispositivo si inserisce dunque in una più ampia strategia di prevenzione dell’incidentalità stradale, che punta non solo al controllo sanzionatorio, ma anche alla sensibilizzazione degli utenti della strada sull’importanza della sicurezza e del rispetto delle regole.Le autorità locali invitano infine tutti gli automobilisti a prestare la massima attenzione alla segnaletica presente lungo il tratto interessato e a mantenere una condotta di
guida responsabile, nel rispetto dei limiti imposti dal Codice della Strada, contribuendo così a garantire una circolazione più sicura per tutti gli utenti della rete viaria.
Dal 2014 la struttura di Valentina Loponte è al lavoro per fare rete nel segno del cibo e dell'aiuto reciproco
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Magazzini Sociali “Io Potentino” una realtà che combatte lo spreco
na cooperativa sociale nata con il dichiarato intento di soddisfare le esigenze alimentari dei meno abbienti, un modo per concepire l'ausilio e il sostegno grazie a pratiche semplici e ben congeniate. Il riferimento va a Magazzini Sociali Io Potentino, che ha sede a Potenza in via Grippo nel rione Lucania, alle spalle della Palestra Emilio Caizzo. Una struttura, quella guidata da Valentina Loponte, presidente, e da Francesco Romagnano, sempre attiva per tutto l'anno a sostegno delle fasce deboli e dei bisognosi, che ha avviato iniziative di grande rilevanza e dagli effetti davvero positivi per i bisognosi. Sipario Solidale, Carnevale Zero Spreco, Dispensa Antispreco costituiscono l'emblema di una vocazione importante per la cooperativa sociale di Rione Lucania. Un modo quello di Magazzini Sociali Io Potentino che racchiude amore e solidarietà per il prossimo grazie alla programmazione, alle idee e a spazi di ricerca integrati che fanno della cultura e della presenza di tanti libri in sede un fondamentale elemento di congiunzione e necessità comune. Magazzini Sociali Io Potentino ha aperto i battenti nel 2014 creando una vasta rete di contatti sul territorio non solo potentino ma anche regionale, facendo leva sulla visione, sulla mission e sulla grande operatività dei re-
sponsabili che hanno garantito piena efficacia ed efficienza alle dinamiche relative allo spreco alimentare e alla gestione del cibo, confidando nel sostegno alle fasce meno abbienti. Un lavoro enorme, quello svolto dai responsabili, che ha avuto spesso e con pieno merito l'apprezzamento da parte dell'opinione pubblica e degli addetti ai lavori. Le eccedenze alimentari fanno parte, in buona sostanza, di un’idea di quanto cibo nei mercati, nei ristoranti, nelle mense e durante gli eventi non viene consumato e che purtroppo rischia di essere sprecato. Con questo impegno e l'impareggiabile determinazione dei componenti, i progetti a sostegno dei bisognosi vengono puntualmente portati a termine con successo, nonostante le difficoltà quotidiane.Valentina Loponte, cuore e anima pulsante della struttura, ha parlato dei progetti avviati mettendone in luce tutte le iniziative a sostegno dei bisognosi. Quando è nata la struttura? «Il progetto di Magazzini Sociali è nato nel dicembre del 2014, ma è la prosecuzione di quella che è un’attività che l'associazione Io Potentino porta avanti dal 2010. Quindi Io Potentino ha ormai sedici anni. Nasce dall'esperienza che avevamo avuto nel corso degli anni come associazione culturale, rendendoci conto
che probabilmente il modo migliore per dare supporto alla nostra città e ai nostri concittadini era quello di dare una mano nell'ambito del sociale, ma in particolare con il recupero delle eccedenze alimentari e quindi iniziando a trattare i temi riguardanti lo spreco alimentare». Da chi è composto il consiglio direttivo? «La struttura è composta da me che sono il presidente, poi c'è un consiglio direttivo che è composto da Lucia Sabia, che è la responsabile dei volontari e delle risorse umane nonché dei beneficiari del progetto; poi c'è Simona Nardella, che è la tesoriera dell'associazione; e Francesco Romagnano, che è il consigliere». Quali sono state le difficoltà incontrate in dieci anni? «Innanzitutto, all'inizio, soprattutto far comprendere che da un lato il tema dello spreco alimentare è un danno importantissimo e coinvolge a 360 gradi la nostra società. Quindi dal punto di vista ambientale, dal punto di vista sociale legato a un corretto acquisto e consumo dei beni alimentari. Una seconda difficoltà è stata sicuramente quella di far capire che l'eccedenza alimentare non è uno scarto. Quello che non viene venduto al termine della giornata nei panifici, piuttosto che nei mercati ortofrutticoli, o i prodotti prossimi al termine minimo di conser-
vazione non sono degli alimenti scarto, ma sono semplicemente degli alimenti che per delle regole strettamente commerciali e quindi non legate alla bontà dell'alimento in sé non vengono più venduti, ma possono essere assolutamente consumati, sono ottimi da mangiare e quindi da spreco diventano risorsa, risorsa soprattutto per quelle persone che vivono un momento di difficoltà economica e quindi hanno una difficoltà di accesso al cibo, banalmente di fare la spesa». Quali sono i prossimi progetti? «I progetti futuri, adesso con l'estate torneremo a organizzare delle serate di sensibilizzazione rispetto agli alimenti di recupero con l'iniziativa Locanda Senza Spreco. Sicuramente nel mese di luglio organizzeremo una raccolta alimentare dedicata. Stipuleremo dei protocolli d'intesa con il Coni di Basilicata, penso di poterlo anticipare, per i biglietti solidali. Si potrà accedere agli eventi sportivi pagando un ticket o facendo una donazione di alimenti a lunga conservazione. Questa è un’iniziativa che portiamo avanti già da qualche anno». I rapporti con le altre cooperative sociali? «Noi da sempre vogliamo e lavoriamo in rete con tutti. Siamo convintissimi che ciascuno possa fare la propria parte utilizzando le proprie competenze e le
proprie capacità, ma che da soli non si va da nessuna parte. Posso dire con massima tranquillità che noi lavoriamo e lavoriamo benissimo in rete con tutte le associazioni». Il momento più bello in questi dieci anni? «Ci sono stati momenti quotidiani belli, come quando riusciamo a donare quello che diventa eccedenza di un matrimonio e questo diventa simbolicamente un modo di far partecipare un momento di gioia a persone che hanno un momento di difficoltà. Poi ci sono stati momenti istituzionali belli: il riconoscimento della Banca d'Italia nel 2021 come uno dei sei progetti istituzionali più importanti su tutto il territorio nazionale. L'apertura del centro logistico di eccedenze in cui ci troviamo è stato un momento importante, perché è il frutto di una progettualità presentata da una rete di 23 partner con le amministrazioni comunali e con l'Unibas». FRANCESCO MENONNA
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Potenza e provincia
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POTENZA Bonito: «Profonda amarezza e ferma condanna. Sarà mia cura acquisire le immagini delle telecamere»
«Gesto vile», divelto un cartello dell’iniziativa “Radici di parità” nella Villa del Prefetto “R
DI EMANUELA CALABRESE
adici di parità” è l’iniziativa svoltasi nella Villa del Prefetto, a Potenza, il 28 maggio, per celebrare le donne che “con competenza, coraggio e determinazione, contribuirono alla nascita della Costituzione della Repubblica”. La Consigliera di Parità della Provincia di Potenza, Simona Bonito, promotrice dell’iniziativa, aveva intitolato 21 alberi alle 21 Madri Costituenti. «Il messaggio che vogliamo lanciare è di creare la comunità attraverso la diversità. Le Costituenti sono riuscite, con anime differenti, a dare un segnale importante di unità – aveva sottolineato Bonito nell’occasione- Un gesto che non celebra soltanto il passato, ma insegna ai più giovani che la libertà non nasce per caso: qualcuno l’ha seminata, qualcuno l’ha difesa, qualcuno l’ha scritta parola dopo parola dentro la nostra Costituzione». Eppure, ci sono persone che evidentemente questo messaggio non l’hanno recepito, giacché è la stessa Consigliera a rendere noto che «a pochi giorni dall’inaugurazione, è stato divelto il cartello installato nella Villa del Prefetto. Un atto che non colpisce un sem-
plice manufatto, ma il rispetto per la bellezza, la cultura, la cura degli spazi pubblici e il lavoro di quanti si impegnano ogni giorno per rendere questa città più accogliente e vivibile. Un gesto vile e incomprensibile contro il bene comune. E quando si danneggia un bene comune, si ferisce l’intera comunità. Si dimostra disprezzo verso ciò che appartiene a tutti e verso l’idea stessa di cittadinanza responsabile –sottolinea BonitoNon si tratta del danneggiamento di un semplice manufatto, ma di un gesto grave che colpisce il patrimonio comune, il decoro urbano, la cultura del rispetto e l’impegno di quanti lavorano quotidianamente per rendere la nostra città più bella, accogliente e vivibile. Quando viene colpito un bene pubblico, viene ferita l’intera comunità. Si manifesta un atteggiamento di disprezzo verso ciò che appartiene a tutti e verso quei valori di responsabilità e cittadinanza attiva che sono alla base della convivenza civile». Con tono fermo la promotrice della lodevole iniziativa redarguisce: «Sarà mia cura acquisire le immagini delle telecamere degli impianti di videosorveglianza presenti nell’area, al fine di accertare con precisione quanto accaduto e individuare i responsabili. Chi
pensa di poter agire nell’ombra e nell’anonimato deve sapere che episodi di questo genere non possono e non devono rimanere impuniti». L’evento del 28 maggio rientrava tra le iniziative delle celebrazioni del capoluogo lucano per la Festa della Repubblica. “Radici di parità” ha inoltre un doppio obiettivo: riconoscerne l’opera e la vita, inquadrando un apposito Qr Code e studiare l’albero abbinato, il suo percorso e il suo habitat innestato nel giardino botanico più grande della città capoluogo della Basilicata. A tal proposito, si avvia a concludere Bonito, «continueremo a difendere e valorizzare gli spazi pubblici, la bellezza e la cul-
tura della nostra città con determinazione e senso delle istituzioni, senza lasciarci scoraggiare dall’inciviltà di pochi. La nostra comunità merita rispetto. Merita luoghi curati e sicuri. Merita cittadini consapevoli del valore del bene comune e pronti a custodirlo ogni giorno con responsabilità e amore per il territorio. La bellezza va difesa. La cultura va rispettata. Il bene comune va custodito. Continueremo a farlo con determinazione, senza lasciarci scoraggiare dall’inciviltà di pochi. Perché questa città merita molto di più di questi gesti. E merita cittadini che la amino, la rispettino e se ne prendano cura ogni giorno».
MASCHITO A Cronache il Sindaco Rafti: «Siamo tutti felici e i familiari, che ho sentito telefonicamente, sono travolti dall’emozione»
Era scomparso ad Ostia: Rocco Distasio è stato ritrovato
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aschito tira un sospiro di sollievo per il ritrovamento del concittadino Rocco Distasio. Il 47enne si era recato ad Ostia per due giorni di relax, ma da mercoledì 10 giugno intorno alle ore 20:00, quando è stato visto l’ultima volta, se ne erano perse le tracce. A lanciare l’allarme erano stari i familiari preoccupati, che hanno sporto denuncia presso la Stazione dei Carabinieri e che hanno lanciato un appello condiviso e rilanciato anche dal Comitato Scientifico Ricerca Scomparsi Odv. All’indomani dell’appello della famiglia, Rocco è stato ritrovato e pare stia bene.
Rocco vive a Maschito e lavora con il padre ed i due fratelli presso un’azienda agricola di famiglia. IL SINDACO RAFTI: «ROCCO, CONCITTADINO GENTILE» A Cronache il Sindaco, Luigi Rafti ne traccia un ritratto limpido: «Siamo tutti felici per il ritrovamento di Rocco, naturalmente i familiari, che ho sentito telefonicamente, sono travolti dall’emozione. Rocco è un uomo gentile e tranquillo. Mai una lite, mai uno screzio con qualcuno. Un anno andammo a Roma, aderendo ad uno sciopero generale degli agricoltori, ed andammo in pullman. Si sedette accanto a me nel viaggio di andata e di ritorno, partecipammo alla manifestazione in modo pacato. Mai si è sentita una parola su di lui. Forse è una delle persone più tranquille che conosca». Il Primo cittadino si era anche attivato personalmente per il ritrovamento, telefonando ai suoi familiari a Roma, «chiedendo di divulgare il più possibile la notizia, con la speranza che qualcuno potesse riconoscerlo dalle foto o dalla descrizione dell’abbigliamento» e conclude Rafti, «ciò che mi preoccupava era la zona della sua scomparsa, notoriamente non delle più sicure, e posso affermarlo per esserci stato personalmente tempo addietro». Dopo la denuncia dei familiari erano scattate le ricerche che avevano interessato anche le aree delle stazioni ferroviarie e della metropolita-
na del luogo, poi, nel primo pomeriggio di ieri, la buona notizia del ritrovamento. LA PAURA DELLA SCOMPARSA Secondo le prime ricostruzioni, Distasio era stato avvistato l'ultima volta venerdì 12 giugno a Ostia nei pressi di un bar-ristorante sul lungomare di Ostia Lido, e l’ultimo contatto telefonico lo avrebbe localizzato sul Lido di Roma, sul lungomare Paolo Toscanelli, una delle arterie principali del litorale ostiense, situato a breve distanza dal celebre Pontile e dal centro cittadino. Di lì in poi il suo cellulare si sarebbe spento e avrebbe smesso di funzionare. L'ultima volta che era stato visto, indossava bermuda di jeans, una maglia scura e calzava delle sneaker. Per aiutare le ricerche e le eventuali segnalazioni, era stato diramato anche un identikit: alto 1.65, pesa circa 70 chili, ha occhi marroni, è stempiato e ha capelli, barba e baffi corti brizzolati. Contestualmente era scattato anche il tam tam via social, per poter rintracciare Rocco. Pagine dedicate a persone scomparse, cittadini, amici e familiari, ma anche sconosciuti si erano mobilitati “virtualmente” moltiplicando la diffusione di immagini e informazioni in rete, perché ogni dettaglio, anche apparentemente insignificante, poteva rivelarsi prezioso per le ricerche. Ora che tutto è finito e la paura si è mutata in gioia, non resta che l’abbraccio tra Rocco e i suoi cari. EMACAL
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Alla caserma “Francesco De Rosa” la sessantatreesima Giornata del personale civile con la consegna delle benemerenze
Trent’anni di servizio, premiati i dipendenti civili della Difesa
POTENZA. Nei giorni scorsi a Potenza, nella Caserma “Francesco De Rosa”, sede del Comando Militare Esercito “Basilicata”, si è celebrata la “Giornata del Personale Civile dell’Amministrazione della Difesa”, istituita per la prima volta nel 1963 e giunta alla sua sessantatreesima edizione. L’evento, ha visto la partecipazione del Questore di Potenza, dei Comandanti Regionali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e del personale civile e militare del Comando Militare Esercito “Basilicata”. Dopo la lettura del messaggio inviato dal Ministro della Difesa e il saluto del Colonnello Paolo Franciosa, Comandante del Comando Militare Esercito “Basilicata”, davanti ai propri familiari, i Funzionari e gli Assistenti Amministrativi che hanno prestato 30 anni di servizio alle dipendenze del Ministero della Difesa, hanno ricevuto dal Prefetto della Provincia di Potenza, Dott. Michele Campanaro, dal Sindaco del Capoluogo Avv. Vincenzo Telesca e dal Presidente della Provincia di Potenza, Dottor Christian Giordano, gli attestati di benemerenza con Medaglie d’Argento. La “Gior-
IL GRUPPO LUCANO APRE STRUTTURA A SAVOIA
Protezione civile inaugura centro di addestramento
nata del Personale Civile dell’Amministrazione della Difesa “ si è conclusa con la consegna di ulteriori riconoscimenti ai dipendenti civili particolarmente distinsi nel servizio prestato.
SAVOIA DI LUCANIA. Sarà inaugurato domani 17 giugno alle 17.30, in contrada Vallauria, il nuovo Centro di Formazione e Addestramento del Gruppo Lucano di Protezione civile, intitolato a Giuseppe Zamberletti, considerato il padre fondatore del moderno sistema di protezione civile italiano. L’iniziativa è promossa dal Gruppo Lucano in collaborazione con l’amministrazione comunale. Alla cerimonia parteciperanno autorità civili, militari e religiose, oltre ai volontari dell’associazione provenienti da diverse sedi del territorio. «Il nuovo polo operativo e didattico – sottolinea il presidente nazionale del Gruppo Lucano, Pierluigi Martoccia – nasce con l’obiettivo di qualificare costantemente la preparazione dei volontari e diffondere la cultura della sicurezza. Dedicare il centro a Giuseppe Zamberletti significa ribadire i valori di operatività, competenza e solidarietà che guidano la nostra associazione». Il programma prevede gli interventi istituzionali, una laudatio dedicata a Zamberletti e, successivamente, il taglio del nastro e la scopertura della targa commemorativa. Seguiranno la visita della struttura e la presentazione delle attività formative e logistiche che saranno ospitate nel centro a beneficio del territorio.
All’Istituto penale minorile di Potenza un laboratorio di scrittura e musica per favorire inclusione e riscatto sociale
Kento porta il rap in carcere per dare voce ai ragazzi POTENZA. La musica come occasione di crescita, inclusione e reinserimento sociale. Con questo obiettivo prende il via all’Istituto penale minorile di Potenza il laboratorio rap «Dalle parole al suono», in programma dal 15 al 19 giugno e affidato a Francesco «Kento» Carlo, tra le voci più autorevoli dell’hip hop italiano impegnato sul fronte sociale.L’iniziativa è stata fortemente voluta dalla Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza, Carmen D’Anzi, per il forte valore educativo che il progetto porta con sé. Attraverso la scrittura e la musica, infatti, i giovani detenuti avranno la possibilità di raccontare emozioni, esperienze, difficoltà e aspirazioni, trasformando le parole in uno
strumento di espressione e confronto con il mondo esterno.Per molti ragazzi che vivono la realtà del carcere minorile, spesso caratterizzata da fragilità personali, abbandono scolastico e mancanza di riferimenti positivi, il rap rappresenta un linguaggio immediato e autentico. La consolidata esperienza pedagogica maturata negli istituti penitenziari minorili considera infatti questi laboratori tra i percorsi educativi più efficaci per favorire crescita personale e responsabilizzazione.Attraverso la composizione dei testi e l’elaborazione musicale, i partecipanti sono chiamati a rileggere il proprio vissuto, sviluppare il pensiero critico e immaginare percorsi alternativi alla devianza. La musica diventa così uno strumento capace di
trasformare rabbia, frustrazione e disagio in creatività e consapevolezza, nel pieno rispetto della funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione.Protagonista del laboratorio sarà Francesco «Kento» Carlo, rapper, scrittore e performer nato a Reggio Calabria. Con dieci album pubblicati e oltre mille concerti all’attivo, è da anni impegnato in progetti culturali e sociali rivolti ai giovani. Nel
2011 ha pubblicato «Resistenza Sonora», album realizzato con fondi provenienti da beni confiscati alla criminalità organizzata. Da oltre dieci anni conduce laboratori di scrittura rap e poesia in carceri minorili, scuole e comunità di recupero. È inoltre autore dei libri «Resistenza Rap», «Te lo dico in rap» e «Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile».La progettazione dell’iniziativa è stata curata dall’associazione Zer0971 Ets in collaborazione con partner e professionisti del territorio ed è stata finanziata dalla Fondazione Carical. L’obiettivo è offrire ai giovani detenuti un’occasione concreta di ascolto, crescita e riscatto, combattendo stigma e pregiudizi attraverso la forza delle parole e della musica.
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«Il leasing sociale è la vera svolta, uno strumento che consentirebbe a famiglie e lavoratori di accedere a veicoli nuovi, sicuri e sostenibili»
Stellantis, Uilm Basilicata: «Servono nuove politiche per rilanciare il mercato dell’auto» «A
ccogliamo positivamente le conferme arrivate oggi al tavolo con i vertici di Stellantis sui nuovi modelli premium destinati allo stabilimento di Melfi. Si tratta di un segnale importante che rafforza le prospettive industriali del sito lucano e conferma la strategicità dello stabilimento nel piano produttivo del Gruppo». Lo si apprende in una nota diffusa dalla segreteria Uil Basilicata. «Allo stesso tempo prosegue la nota - resta fondamentale mantenere alta l’attenzione sull’indotto, che continua a vivere una fase di forte difficoltà e che deve essere parte integrante del percorso di rilancio dell’intero settore automotive. La salvaguardia dell’oc-
cupazione non può riguardare soltanto gli stabilimenti diretti, ma deve estendersi alle tante aziende e ai migliaia di lavoratori che compongono la filiera produttiva del territorio. Per garantire il futuro produttivo di Melfi occorre inoltre valorizzare l’intera filiera italiana dell’automotive. In questo quadro, il ritorno alla produzione di motori nel nostro Paese, a partire dal sito di Termoli, rappresenterebbe un elemento importante per sostenere i volumi produttivi e rafforzare la competitività dei modelli che saranno realizzati nei prossimi anni». «In questa direzione - conclude la nota - il leasing sociale può rappresentare una vera svolta. Si tratta di uno strumento che consenti-
rebbe a famiglie e lavoratori di accedere a veicoli nuovi, sicuri e sostenibili attraverso formule economicamente più accessibili rispetto a quelle oggi presenti sul mercato. Occorre aprire una riflessione, a partire dal Tavolo Automotive riconvocato per il prossimo 14 luglio, su misure innovative che possano sostenere la domanda, anche attraverso incentivi fiscali e strumenti che rendano più conveniente l’utilizzo di formule di mobilità moderne e inclusive. Produzione, occupazione e mercato devono procedere insieme. Solo così sarà possibile consolidare il rilancio di Melfi, sostenere l’indotto e garantire prospettive concrete all’intero comparto automotive italiano».
«La transizione si giocherà sulla capacità di tenere insieme sostenibilità e tutela del lavoro» «FOCUS SU VOLUMI PRODUTTIVI E GARANZIE OCCUPAZIONALI»
Stellantis, Fismic Confsal: «Positivi gli Stellantis, Fim Cisl Basilicata: investimenti e la continuità produttiva» «Bene le conferme su Melfi»
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i è svolto ieri il confronto tra le organizzazioni sindacali e Stellantis con Emanuele Cappellano, responsabile Europa del Gruppo, convocato per approfondire i contenuti dell’Investor Day e le prospettive industriali europee e italiane del piano “FaSTLAne 2030”. Nel corso dell’incontro, l’azienda ha illustrato le linee strategiche del piano industriale europeo, confermando investimenti su nuove piattaforme, sviluppo multi-energy, rinnovo della gamma e rafforzamento della presenza industriale del Gruppo in Europa. Per l’Italia Stellantis ha confermato la continuità produttiva dei principali stabilimenti, illustrando i programmi relativi ai futuri modelli, al-
lo sviluppo delle tecnologie ibride, all’eDCT, ai veicoli commerciali e alle attività di ricerca e sviluppo. «La conferma della volontà di mantenere il footprint industriale europeo senza chiusure di stabilimenti e gli investimenti annunciati su prodotto, tecnologia e ricerca rappresentano elementi importanti - dichiara Sara Rinaudo, Segretario Generale Fismic Confsal - soprattutto in una fase nella quale il settore automotive europeo continua a essere sottoposto a fortissime pressioni competitive e regolatorie». «Riteniamo positiva anche la scelta di puntare su una strategia multi-energy, che conferma quanto la transizione non possa essere affrontata attraverso una sola tec-
nologia ma richieda pragmatismo industriale, neutralità tecnologica e capacità di adattarsi ai mercati». Secondo la Fismic Confsal, dal confronto emergono segnali incoraggianti su diversi siti italiani, a partire da Mirafiori, dove la crescita produttiva della 500 ibrida, lo sviluppo dell’eDCT, l’assenza di cassa integrazione e gli investimenti sulla ricerca rappresentano indicatori importanti di rafforzamento industriale del polo torinese. Anche sul fronte della meccanica italiana il sindacato ritiene necessario continuare il confronto. «Le indicazioni emerse su Termoli, sull’eDCT e sulla continuità dell'Euro 7 rappresentano certamente elementi positivi, così come la conferma della continuità produttiva sugli altri siti della componentistica». «La transizione dell’automotive si giocherà sulla capacità di tenere insieme innovazione, sostenibilità e tutela del lavoro. Per questo continueremo a chiedere che l’Italia venga considerata un asset strategico del Gruppo, valorizzando le competenze industriali, tecnologiche e professionali che il nostro Paese continua a rappresentare», conclude Rinaudo.
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all’incontro tra Stellantis e le organizzazioni sindacali nazionali arrivano passi in avanti e conferme importanti per lo stabilimento di Melfi. La conferma dei quattro modelli già assegnati e l’arrivo entro il 2028 del nuovo C-SUV Alfa Romeo rappresentano un segnale positivo che rafforza il ruolo strategico del sito lucano nel piano industriale del Gruppo». Lo dichiara Gerardo Evangelista, segretario Fim Cisl Basilicata, che aggiunge: «Accogliamo con favore anche l’impegno ribadito dall’azienda a mantenere e rafforzare la presenza produttiva in Italia, senza chiusure di stabilimenti e con investimenti significativi in ricerca e sviluppo. Tuttavia, le assegnazioni produttive da sole non bastano. Per garantire il futuro di Melfi e dell’intero comparto automotive lucano occorrono volumi produttivi adeguati, tempi certi di realizzazione dei programmi annunciati e ricadute concrete sull’occupazione, sia all’interno dello stabilimento Stellantis sia nell’indotto». «La sfida dei prossimi anni - conclude Evangelista - sarà importante. Melfi dispone delle competenze, della professionalità e delle capacità industriali necessarie per essere protagonista della transizione del settore automotive. Per questo continueremo a chiedere certezze produttive, tutela occupazionale e una strategia industriale capace di valorizzare pienamente il sito lucano e l’intera filiera regionale».
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Matera e provincia
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MATERA L’assessore Fragasso: «Stiamo affrontando una fase caratterizzata da importanti interventi di riqualificazione urbana»
Nuove misure per bus turistici, «Più sicurezza e meno congestione nelle aree strategiche»
MATERA. L’Amministrazione comunale di Matera adotta una modifica nella gestione della mobilità urbana e dell’accoglienza turistica, con l’adozione di una nuova ordinanza che, a partire dal 18 giugno 2026, introduce una serie di misure finalizzate a migliorare la circolazione stradale, aumentare la sicurezza dei passeggeri e ridurre i disagi per residenti e operatori del settore. Il provvedimento nasce da un lavoro di ascolto e monitoraggio del territorio, promosso dal sindaco Antonio Nicoletti e dall’assessore alla Mobilità Daniele Fragasso, che hanno seguito con particolare attenzione le criticità emerse negli ultimi mesi nelle aree interessate dalla sosta e dalla fermata degli autobus turistici ed extraurbani. L’ingresso nella stagione estiva e l’elevato numero di autobus in transito, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza turistica, hanno reso necessario individuare soluzioni capaci di conciliare le esigenze dell’accoglienza con quelle della vivibilità urbana e della sicurezza stradale. L’ordinanza tiene conto delle segnalazioni pervenute da residenti e ammi-
CARRETTA PRESENTA LA SUA SQUADRA
Grottole, si è insediato il Consiglio comunale nistratori di condominio, delle verifiche effettuate dagli uffici comunali e delle osservazioni formulate dal Dipartimento di Prevenzione Collettiva della Salute Umana a seguito dei sopralluoghi svolti nelle aree interessate. Tra le principali novità, viene rinnovato il ruolo di Viale delle Nazioni Unite quale area dedicata alla fermata temporanea degli autobus turistici e delle linee extraurbane per il tempo strettamente necessario alla salita e alla discesa dei passeggeri. Contestualmente vengono rimodulati gli spazi e gli orari di utilizzo delle aree interessate, con l’obiettivo di evitare la sovrapposizione dei flussi veicolari che negli ultimi mesi ha determinato rallentamenti e situazioni di criticità lungo via Ugo La Malfa. Particolare attenzione è stata dedicata alla sicurez-
za dei passeggeri e dei pedoni, attraverso una migliore organizzazione degli stalli riservati agli autobus e una più efficace regolamentazione dei percorsi di accesso e uscita dalle aree di fermata. L’assessore alla Mobilità Daniele Fragasso ha parlato di «un intervento che nasce da un confronto costante con cittadini, operatori e uffici competenti. Stiamo affrontando una fase caratterizzata da importanti interventi di riqualificazione urbana e dalla necessità di riorganizzare alcuni aspetti cruciali della mobilità. Questa ordinanza rappresenta una risposta concreta alle criticità rilevate, ma, in prospettiva delle soluzioni definitive che adotteremo nei prossimi mesi, continueremo a monitorare gli effetti delle nuove disposizioni e a valutare eventuali ulteriori correttivi».
GROTTOLE. Si è insediato il nuovo Consiglio comunale di Grottole con la proclamazione degli eletti, il giuramento del sindaco Filippo Carretta e la presentazione della squadra di governo che guiderà il paese nei prossimi anni.Nel corso della seduta, il primo cittadino ha comunicato la composizione della Giunta. Giovanni Lopergolo sarà vicesindaco e assessore con delega alle politiche agricole, alle attività produttive e al commercio, mentre Rosalba Baldassarre seguirà le politiche sociali, il rapporto con le associazioni e la partecipazione civica. L’assemblea ha inoltre eletto Battista Fiore alla presidenza del Consiglio comunale. Illustrate anche le linee programmatiche del mandato, fondate sulla cura del paese, sulla centralità della persona, sulla partecipazione dei cittadini e sul rafforzamento della comunità.Carretta ha annunciato che ulteriori incarichi saranno assegnati ai consiglieri comunali e che verranno attivate forme di collaborazione con alcuni candidati non eletti. L’amministrazione punta a lavorare nel segno della responsabilità istituzionale, della coesione e della partecipazione, con l’obiettivo di trasformare la fiducia ricevuta dai cittadini in azioni concrete per il futuro di Grottole.
L'associazione interviene sul rinnovo delle subconcessioni e sollecita il decollo del Quartiere degli Artieri
Sassi, la Cna: «Immobili ai giovani artigiani» MATERA. Destinare gli immobili demaniali dei Sassi ai giovani artigiani e rendere finalmente operativo il Quartiere degli Artieri. È la richiesta che Cna Matera rivolge all’amministrazione comunale nel pieno del confronto sul rinnovo delle subconcessioni degli antichi rioni, tema tornato al centro del dibattito istituzionale con le iniziative promosse dall’assessorato ai Sassi e con le audizioni delle associazioni di categoria in Commissione consiliare.Per l’associazione si tratta di una scelta strategica per il futuro della città, capace di contrastare il rischio della turistificazione dei Sassi e di offrire nuove opportunità ai giovani che intendono avviare attività produttive legate all’artigianato artistico e tradizionale.La proposta af-
fonda le radici in un percorso avviato ormai da anni. Già nel 2016 il presidente Leo Montemurro indicava come prioritaria la destinazione degli immobili dell’ex incubatore di Sviluppo Basilicata, tra il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, alla nascita di una Cittadella dell’Artigianato Artistico. Un’idea che nel 2019 ha ottenuto un primo riconoscimento con una delibera comunale dedicata al Quartiere degli Artieri e che nel 2021 si è trasformata in un progetto concreto con l’aggiudicazione del bando da parte della stessa Cna.«Non passa giorno senza che giovani ragazzi e ragazze vengano nei nostri uffici desiderosi di avviare un’attività artigianale. Hanno le idee, hanno la voglia, ma spesso mancano gli spazi e gli strumenti necessa-
ri», ricorda Montemurro.Secondo l’associazione, il Quartiere degli Artieri può trasformare i Sassi in un laboratorio permanente dell’artigianato mediterraneo, capace di coniugare tradizione e innovazione, valorizzando il dialogo con il design, le arti visive, l’università e le nuove tecnologie. Un modello che punta a generare occupazione, trattenere talenti e rafforzare l’identità produttiva della città.Nel documento presentato al Comune, Cna chiede di confermare e rendere operativa l’assegnazione degli immobili destinati al progetto, prevedendo inoltre misure che favoriscano l’insediamento degli artigiani under 40 e canoni sostenibili per chi avvia una nuova impresa. Tra le proposte figura anche il collegamento con la
Scuola delle Arti e dei Mestieri, pensata come luogo di formazione e trasmissione dei saperi artigianali.Per Cna Matera il rinnovo delle subconcessioni rappresenta un’occasione storica per decidere quale futuro assegnare ai Sassi. L’obiettivo è evitare che gli antichi rioni siano destinati esclusivamente alle attività turistiche e fare in modo che restino anche luoghi di produzione, creatività e lavoro.
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Due giorni di iniziative per il centenario dell’eroe lucano. Bardi: «Motivo d'orgoglio ed è anche una traccia precisa per il futuro della nostra regione»
Rocco Petrone, la Basilicata punta sulla Space Economy C
DI FRANCESCO M ENONNA
ento anni fa nasceva a Amsterdam Rocco Petrone, ingegnere aerospaziale originario di Sasso di Castalda. A distanza di un secolo dalla sua nascita, la Basilicata celebra il suo illustre figlio e il settore della Space Economy, tema centrale della tavola rotonda svoltasi ieri mattina nell'Aula Magna dell'Unibas di Francioso. L'evento, moderato dalla giornalista Eva Bonitatibus, ha riunito il Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, la Vice Sindaca di Potenza Federica D'Andrea, il Presidente di Confindustria Basilicata Francesco Somma, il Responsabile del CSI Centro Spaziale Asi Cosimo Marzo, Massimo Companini (Managing Director Divisione Spazio Leonardo), Antonio Colangelo (Presidente Cluster Lucano dell'Aerospazio), Giorgio Marsaj (Vice Presidente Aerospazio Confindustria), Renato Cantore, autore del volume "La tigre e la luna" dedicato a Petrone, e in collegamento remoto il Ministro per il Made in Italy Adolfo Urso. Durante la giornata è stata celebrata una cerimonia con annullo filatelico in memoria di Petrone, il cui contributo alla conquista dello spazio rimane indelebile: fu lui a dirigere il lancio dell'Apollo 11 nel 1969, tanto che la Nasa ha dedicato a suo nome una sala di Cape Canaveral. Con ventuno miliardi di euro a disposizione per il settore aerospaziale, la Basilicata si posiziona come protagonista dell'innovazione spaziale italiana. Il territorio vanta il Centro di Geodesia Spaziale di Matera, polo d'eccellenza per lo studio della terra e dell'innovazione, affiancato dagli osservatori astronomici di Castelgrande e
Anzi. Queste strutture rappresentano risorse rare e poco conosciute che, grazie all'eredità di Petrone, hanno permesso alla regione di affermarsi nel settore aerospaziale. Il Presidente Vito Bardi ha sottolineato l'importanza strategica dello spazio: «È un onore che il viaggio sulla space economy parta dalla Basilicata. Rocco Petrone, di genitori lucani, ha portato gli uomini sulla luna e questo deve essere un orgoglio per noi. La stazione di geodesia spaziale di Matera rappresenta un punto di riferimento cruciale per l'osservazione della terra. Come vice presidente del Nereus a livello europeo, stiamo portando avanti progetti innovativi per utilizzare lo spazio come strumento di gestione territoriale, soprattutto in agricoltura, economia e previsione di fenomeni atmosferici. Lo tsunami del sud-est asiatico? La posizione della struttura non è casuale: gli strumenti sono stati utilizzati proprio per monitorare questi eventi». Francesco Somma, vicepresidente di Confindustria e attualmente Presidente di Confindustria Basilicata, ha delineato gli scenari della space economy regionale: «La space economy in Basilicata è già una realtà, spesso misconosciuta ma che contribuisce significativamente al PIL della nostra regione. Tutto ruota intorno al Centro di Geodesia Spaziale, all'Asi e ad aziende come Leonardo e Geos, ma vi è un'intera filiera di piccole e medie imprese lucane che hanno creato un mercato nel trattamento dei dati e nell'osservazione della terra. Questa occasione rappresenta un'opportunità per rappresentare meglio ciò che siamo e per creare crescita stabile, attirare investimenti e talenti. L'innovazione tecnologica è la garanzia di benessere e cre-
scita economica. Il nostro progetto di creare una filiera tra grandi multinazionali e piccole-medie imprese meridionali è ambizioso e, per certi versi, inedito». Giorgio Marsaj, Vice Presidente Confindustria per l'Aerospazio, ha concluso: «Ricordiamo Rocco Petrone come esempio di chi ha deciso di trasferirsi in Nord America e ha seguito con grande successo l'evoluzione del business spaziale. Qui in Basilicata le possibilità di crescita sono enormi,
come dimostrano i dati». L'incontro ha evidenziato come le tecnologie spaziali rappresentino strumenti fondamentali per contrastare il dissesto idrogeologico, tutelare l'ambiente e affrontare le sfide territoriali contemporanee. La Basilicata, terra di eccellenze rare, continua a onorare l'eredità di Rocco Petrone guardando al futuro con ambizione e consapevolezza del proprio ruolo strategico nella Space Economy italiana ed europea.
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Periscopio
martedi 16 giugno 2026
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Partecipazione, dialogo e interesse del pubblico nelle sale cinematografiche di Francavilla in Sinni, Melfi, Matera e Accettura
Devozioni conclude con successo il tour lucano, Romaniello: «Crescita collettiva»
S
i è concluso con una significativa partecipazione di pubblico il tour lucano di Devozioni, il documentario diretto da Gianfranco Pannone vincitore dell’Avviso Pubblico “Lucana Doc” bandito dalla Lucana Film Commission. Le quattro proiezioni speciali, ospitate nelle sale cinematografiche di Francavilla in Sinni, Melfi, Matera e Accettura dal 10 al 13 giugno 2026, hanno coinvolto complessivamente circa 300 spettatori, un risultato significativo per un'opera documentaria che ha saputo coinvolgere il pubblico attraverso una riflessione intensa e autentica sull'identità culturale, la spiritualità e la memoria dei territori lu-
cani. «Il risultato di questo tour rappresenta molto più della semplice promozione di un film – dichiara Margherita Romaniello, Presidente della Lucana Film Commission - Attraverso il format Meet us at cinema, realizzato grazie al sostegno speciale della Regione Basilicata, stiamo rafforzando il ruolo delle sale cinematografiche come luoghi di incontro e degli esercenti come partner culturali e presidi fondamentali per la crescita delle comunità. Allo stesso tempo, favoriamo la circolazione delle opere sostenute dalla Lucana Film Commission, affinché il patrimonio audiovisivo prodotto possa incontrare il pubblico e generare nuove oc-
casioni di confronto culturale. È così che la sala cinematografica torna a essere un luogo di comunità, partecipazione e crescita collettiva». L'iniziativa si inserisce nel format Meet us at cinema, ideato dalla Lucana Film Commission per valorizzare le sale cinematografiche della Basilicata e favorire la circolazione delle opere sostenute dalla Fondazione nei territori in cui nascono. Vincitore del bando Lucana Doc e realizzato con il sostegno del Fondo Etico BCC Basilicata, del Comune di Laurenzana e del PO Val d'Agri-Melandro-SauroCamastra, Devozioni rappresenta un importante racconto del patrimonio immateriale lucano, delle
sue comunità e della sua identità culturale. Scritto e diretto da Gianfranco Pannone su un concept originale di Andrea Di Consoli, il documentario è prodotto da Sandro Bartolozzi per Clipper Media in collaborazione con Rai
Cinema. Attraverso uno sguardo poetico e profondamente umano, il film esplora la persistenza del sacro nella Lucania appenninica, intrecciando storie di fede, tradizioni popolari, spiritualità e appartenenza.
Dal “balcone” al cuore della comunità, una concreta occasione di incontro con il linguaggio dell’opera lirica
Stigliano, grande successo per il progetto “Crescendo con Rossini”
P
DI MILENA FERRANDINA
uò un “balcone” diventare palcoscenico e una piazza trasformarsi, per una sera, in un teatro a cielo aperto? È da questa soglia instabile tra scena e vita che prende forza il progetto “Crescendo con Rossini” nato dalla collaborazione tra il Comune di Stigliano e il Rossini Opera Festival di Pesaro, una delle più autorevoli istituzioni musicali europee. La presenza nel comune di una realtà che dal 1980 rappresenta il principale laboratorio internazionale dedicato all’opera di Gioachino Rossini, non costituisce soltanto un appuntamento artistico di prestigio, ma il riconoscimento di un percorso culturale costruito nel tempo che dialoga con i più importanti circuiti nazionali. Al centro del progetto, curato dal project manager Giovanni Oliva, vi sono gli studenti dell’Istituto Omnicomprensivo di Stigliano coinvolti, insieme agli ospiti della casa di riposo Hostilianus, in un percorso che unisce educazione musicale, partecipazione e cittadinanza culturale. «Un aspetto particolarmente significativo» - sottolinea il dirigente scolastico Giosuè Ferruzzi«perché restituisce alla scuola il ruolo di presidio strategico per la crescita della comunità». Le giornate formative tenute ad aprile da Claudia Rondolini e Federica Bassani hanno offerto agli studenti
un’occasione concreta di incontro con il linguaggio dell’opera lirica, dimostrando come anche i repertori più complessi possano diventare accessibili quando vengono restituiti attraverso pratiche educative inclusive e partecipative. Parallelamente, il coinvolgimento degli anziani della struttura Hostilianus ha contribuito a creare un dialogo intergenerazionale che rappresenta uno degli aspetti più innovativi dell’intero progetto. La conclusione del percorso, tenutasi domenica 14 giugno con il “Concerto dal Balcone” in Piazza Monumento, ha visto protagonisti il soprano Chiara Tirotta e il tenore Manuel Amati, accompagnati dal pianoforte di Lorenzo Felicioni. La grande partecipazione della comunità e dei centri limitrofi ha confermato il valore di un evento che, attraverso la musica, è riuscito a restituire vitalità agli spazi pubblici, trasformando la piazza in un autentico luogo di incontro, dialogo e condivisione nel solco della sua più antica tradizione. Esistono territori che subiscono la marginalità geografica e territori che la trasformano in una condizione fertile per elaborare nuove visioni. Stigliano, in provincia di Matera, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Da anni il centro dell’entroterra lucano ha scelto di investire non soltanto nella promozione culturale, ma in qualcosa di più ambizioso: la costru-
zione di un “ecosistema della conoscenza” capace di generare relazioni, formazione, partecipazione e nuove opportunità di sviluppo. In un tempo in cui molte aree interne combattono contro lo spopolamento e la progressiva perdita di centralità, Stigliano grazie al suo primo cittadino Francesco Micucci, ha intrapreso un percorso differente, fondato sulla convinzione che la cultura non sia un ornamento delle politiche pubbliche, ma una vera infrastruttura civile. Una scelta che negli anni si è tradotta in residenze artistiche, progetti di arte contemporanea, percorsi di ricerca, pratiche partecipative e collaborazioni con istituzioni nazionali e internazionali che hanno progressivamente collocato il paese tra le esperienze più interessanti del panorama culturale lucano. Non si tratta semplicemente di organizzare eventi. «Il tratto distintivo dell’esperienza stiglianese» - sostiene Oliva - «risiede nella capacità di concepire la cultura come strumento di costruzione comunitaria. L’arte, la musica e la formazione diventano occasioni per rafforzare il senso di appartenenza, consolidare il dialogo tra generazioni e alimentare quella produzione di capitale sociale che rappresenta oggi una delle risorse più preziose per i territori fragili». Ciò che sicuramente emerge dall’esperienza di Stigliano è una consapevolezza sempre più rara:
la cultura produce valore quando diventa patrimonio condiviso, quando attraversa le scuole, coinvolge le famiglie, dialoga con gli anziani, abita le piazze e genera comunità. Ed è forse questa la lezione più importante che oggi arriva da uno dei paesi dell’entroterra lucano che più di altri ha saputo trasformare la propria perifericità geografica in una sorprendente centralità culturale. La sfida, oggi, è comprendere che investire nella cultura non significa finanziare spettacoli, ma costruire cittadinanza, non significa riempire calendari, ma creare le condizioni affinché una comunità riconosca il proprio valore e immagini il proprio futuro. È qui che si misura la qualità della politica e la lungimiranza delle istituzioni. Perché la vera domanda non è quanto costi investire nella cultura, ma quanto costi, per un territorio, rinunciare a farlo.
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LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri e considerazioni su come evolvono le idee e le convinzioni nel tempo
Appunti di realtà 16 giugno Il mutuo sullo sguardo altrui
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DI FABRIZIO QUARATINO
siste una forma di debito che non compare nei conti correnti, nelle cartelle esattoriali o nei bilanci aziendali. Eppure è una delle più diffuse. È il mutuo che molte persone accendono sullo sguardo degli altri.Funziona più o meno così. Qualcuno ci guarda con approvazione e ci sentiamo ricchi. Qualcuno ci critica e ci sentiamo improvvisamente poveri. Qualcuno ci ignora e ci sembra di valere meno.A volte basta un messaggio che non arriva, una telefonata che non squilla, una risposta più fredda del solito, e dentro di noi si apre un processo immaginario che dura ore. Forse giorni. Forse anni.Così, senza accorgercene, affidiamo il prezzo della nostra esistenza a una borsa valori emotiva che non controlliamo minimamente. E la cosa più curiosa è che spesso ci lamentiamo della mancanza di libertà mentre consegniamo le chiavi della nostra serenità a chiunque passi davanti alla porta.È una strana forma di outsourcing esistenziale. Delegare agli altri il compito di stabilire quanto valiamo. Un affare apparentemente comodo. Peccato che presenti un piccolo difetto. Non funziona. Non ha mai funzionato. E probabilmente non
funzionerà mai.Perché il giudizio delle persone cambia continuamente. Chi oggi ci applaude domani potrebbe criticarci. Chi oggi ci critica domani potrebbe stimarci. Chi oggi ci ignora potrebbe un giorno cercarci. E chi oggi ci cerca potrebbe sparire senza lasciare nemmeno un biglietto di spiegazioni.Affidare il proprio valore a qualcosa di così instabile è come costruire una casa sulla schiuma delle onde. Poi ci domandiamo perché tutto tremi.La verità è che molte sofferenze non nascono dagli eventi. Nascono dall’abitudine di chiedere conferma della nostra esistenza a chi è impegnato a cercare conferme della propria.È quasi comico, se non fosse che a volte ci fa soffrire davvero. Milioni di persone che si osservano reciprocamente aspettando che sia qualcun altro a certificare il loro valore. Un gigantesco ufficio timbri senza impiegati. Una fila interminabile di esseri umani davanti a uno sportello che non aprirà mai.E nel frattempo passano giorni. Mesi. Anni. Persone straordinarie continuano a sentirsi insufficienti. Persone generose continuano a sentirsi invisibili. Persone coraggiose continuano a dubitare di sé. Non perché valgano poco. Ma perché hanno dimenticato dove cercare la misura
del proprio valore.Eppure ogni essere umano possiede qualcosa che nessuna approvazione può concedere e nessuna critica può sottrarre. Una dignità originaria. Una forza che esiste prima dei risultati, prima delle vittorie, prima dei riconoscimenti. Perfino prima degli errori. Perfino nei giorni in cui ci sentiamo fragili. Perfino quando la vita sembra aver deciso di metterci alla prova con gli interessi più alti.Quando una persona comincia a scoprirla accade qualcosa di straordinario. Non smette di ascoltare gli altri. Smette semplicemente di dipendere dagli altri. E sono due cose molto diverse.Perché il problema non è il confronto. Il problema è la dipendenza. Non è l’ascolto. È il bisogno di autorizzazione.Da quel momento la vita cambia consistenza. Le critiche diventano informazio-
ni. Gli applausi diventano gratitudine. I rifiuti diventano esperienza. Le difficoltà diventano allenamento. E persino le sconfitte smettono di essere sentenze definitive.Perché una persona che conosce il proprio valore può soffrire, può cadere, può sbagliare. Ma non smette di appartenere a se stessa.Forse la vera maturità non consiste nel convincere il mondo del nostro valore. Forse consiste nello smettere di chiedergli il permesso di esistere.Perché la libertà più grande non nasce quando tutti ci comprendono. Nasce quando finalmente comprendiamo che il nostro valore non è mai stato nelle loro mani.E che, in fondo, il contratto di quel mutuo assurdo possiamo rescinderlo in qualsiasi momento. Senza penali. Senza autorizzazioni. Senza chiedere il consenso a nessuno.
Presentato alla Camera dei Deputati il progetto di valorizzazione del celebre dipinto custodito nel patrimonio artistico parlamentare
L’
La Gioconda Torlonia in viaggio: prima tappa prevista a Venosa evento istituzionale “La Gioconda di Montecitorio, quando l’arte diventa patria”, promosso dalla 17ª Commissione Arte e Cultura dell’Intergruppo Parlamentare Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori, ha chiuso un anno di intenso lavoro, registrando la presenza di rappresentanti delle istituzioni, studiosi, operatori culturali, esponenti del mondo dell’impresa e della società civile per riflettere sul ruolo strategico della cultura come leva di sviluppo per i territori.La 17ª Commissione ha ottenuto dalla Camera dei Deputati, con il via libera del Vicepresidente Sergio Costa, l’autorizzazione a portare in mostra un tesoro di Montecitorio: la “Gioconda Torlonia”.Una serie di esposizioni itineranti interesserà le aree interne e fragili del Paese. La prima tappa dovrebbe essere la città di Venosa, in Basilicata.Ad aprire i lavori è stato il Vicepresidente della Camera dei Deputati, Sergio Costa, con accanto Alessandro Caramiello, Stefano Candiani e Massimo Osanna, insieme ai rappresentanti del Patrimonio Artistico della Camera dei Deputati: Roberta Gentile, Valeria Galardini, Simone Leone, Stefano Colucci, Iovanni Barretta, Luca Antonio Pepe e Sebastiano Giordano, oltre a numerosi altri partecipanti che hanno contribuito ad appro-
fondire i molteplici aspetti storici, istituzionali e culturali del progetto.Il significato della giornata è stato sintetizzato in una frase destinata a rappresentarne il messaggio più profondo:“Quando la cultura fa patria, l’Italia ritrova la propria anima”.Nel corso dell’evento è emersa una significativa intesa tra la Direzione della Camera dei Deputati, il Ministero della Cultura e il Patrimonio Artistico per rafforzare il percorso di studio, divulgazione e valorizzazione delle opere conservate nelle istituzioni italiane.Sono stati inoltre conferiti riconoscimenti ad Albano Carrisi, Enrico Montesano e Beppe Barra, protagonisti della scena artistica nazionale.Un riconoscimento è stato conferito anche a Massimo Osanna per il lavoro svolto negli anni nella tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio museale e culturale italiano.Apprezzato l’intervento di Antonello Di Pinto, storico e critico d’arte.Presenti alla giornata romana i lucani: Massimo Osanna, direttore generale dei Musei ministeriali; Rosa Centrone, assessora alla Cultura del Comune di Venosa, pronta a ricevere la Gioconda Torlonia; rappresentanti della città di Matera; Michele Abbattista con il direttivo della BCC Gaudiano di Lavello, partner della Gioconda; e Antonello Di Pinto, componente della 17ª Com-
missione.La BCC Gaudiano di Lavello, banca del Vulture-Melfese e partner della Gioconda, rappresenta un importante momento di condivisione dei valori che da sempre guidano l’istituto: attenzione al territorio, promozione della cultura e sostegno alle iniziative capaci di generare sviluppo e coesione sociale.La Basilicata, con la città di Venosa, la BCC Gaudiano di Lavello, Massimo Osanna e Antonello Di Pinto, era presente a Roma per la presentazione della Gioconda Torlonia. DONATO MASIELLO
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