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Cronache del 15 giugno 2026

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Giubilei: «No ad etichette ideologiche»

L’editore a Cronache: «Il criterio deve essere solo il rispetto delle leggi»

DOPO L’INCHIESTA DI CRONACHE, FIOCCANO TESTIMONIANZE: UMILIAZIONI, VIOLENZE VERBALI E FISICHE

LA SCUOLA DEGLI “ORRORI”

Un ragazzo autistico maltrattato, allontanato, reintegrato dal TAR, umiliato e isolato, un processo penale che sta per iniziare, evidenziano l’incapacità di gestire la scuola. La Gallo deve andare via

L’EDITORIALE

Vannacci, Onorato e il problema radicalismo

D I AL ES S AN D R O SAN S ON I

Oramai qualsiasi cosa dica o faccia il generale Vannacci diventa una buona occasione per gridare allo scandalo. Fosse anche l’affermazione più banale. I giornali e le trasmissioni televisive più o meno orientate a sinistra fanno a gara ad agitare il “pericolo fascista” e il rischio di un’avanzata in Italia della destra radicale. Tanto (...)

■ continua a pag 3 Pesavento Positano e Dellapenna alle pag 9 e 10

MATERA L’analisi sulla salvaguardia della residenzialità e l'equilibrio tra destinazioni

Tpl, investiti oltre 76 milioni per rinnovare il parco mezzi

SENISE

Atti vandalici nella sede dell’Associazione “Il Cielo nella Stanza”, la solidarietà del presidente potentino Cutro: «Ora dobbiamo andare avanti»

■ Servizio a pag 21

IL COMMENTO

Campo largo, urne strette: le amministrative ridimensionano la narrazione della spallata al Governo e confermano la tenuta del cdx

■ Blasi a pag 6

L’AGGRESSIONE

Un viaggiatore sprovvisto di biglietto aggredisce l’autista della Sita sulla tratta per Corleto, Fast Confsal denuncia

■ Servizio a pag 22

EX FORNACE TITO SCALO

La “Gm engineering” vince agli Italian hydrogen technology, l’Au Casalaro racconta il progetto a Cronache

■ Calabrese a pag 20

Pepe
Servizio a pag 12
Santochirico alle pag 24 e 25
Errichetti a pag 5
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA
La vignetta di Mario Bochicchio

Italia e Mondo

Il «pericolo fascista» gonfiato ad arte e il vero radicalismo che nessuno vede: quello della sinistra italiana

Vannacci, il Progetto Civico di Onorato e il problema del radicalismo politico

D I AL ES S A N DR O S A N S O N I

Oramai qualsiasi cosa dica o faccia il generale Vannacci diventa una buona occasione per gridare allo scandalo. Fosse anche l’affermazione più banale. I giornali e le trasmissioni televisive più o meno orientate a sinistra fanno a gara ad agitare il “pericolo fascista” e il rischio di un’avanzata in Italia della destra radicale. Tanto clamore (e conseguente pubblicità) genera il sospetto che Giorgia Meloni non abbia tutti i torti nel vedere in Futuro Nazionale un “oggettivo” alleato delle opposizioni. Non solo perché i parlamentari vannacciani hanno votato per sei volte contro la fiducia al governo, ma soprattutto perché FN, se confortato da una buona visibilità mediatica, potrebbe acquisire alle prossime politiche un consenso elettorale di una qualche consistenza. Quanto conta Vannacci in questo momento? È difficile dirlo. Potenzialmente anche molto di più del 46% che attualmente gli riconoscono i sondaggi, solo che riempire le urne di schede reali è tutto un altro paio di maniche. Concorrono, quando si va davvero a votare, una serie di variabili di non poco peso: i ragionamenti dei cittadini sul voto utile e, soprattutto, una presenza radicata sul territorio in grado di mobilitare i potenziali elettori. Per non parlare della necessità di disporre di un personale politico formato e attrezzato per compilare le liste e presentarle. Il generale si sta muovendo bene, sta aggregando molto, ma per ora ancora non dispone di quadri di partito in numero sufficiente.

Certo, se i futuristi ottenessero anche solo un 1,5/2% di voti, potrebbero giocare un ruolo non marginale alle elezioni dell’anno prossimo, se

davvero, come sostengono molti analisti, le due coalizioni si giocassero la vittoria sui decimali di punto. In quel caso i voti di Vannacci, provenienti in larghissima parte dal centrodestra, potrebbero risultare decisivi. In fondo, anche Jean-Marie Le Pen in Francia, alla nascita del Front National, contribuì alla vittoria dei socialisti a scapito dei gollisti, tant’è vero che non pochi all’epoca (eravamo agli inizi degli anni Ottanta) osservarono che la manina di Mitterand non poteva essere estranea a quella operazione. E per varie ragioni, ma questa è un’altra storia.

È uno scenario tutto da verificare, ma questo precedente storico ci induce a sospettare che ci sia una punta di malizia tattica nello spazio mediatico concesso alle analisi politologiche sul “caso Vannacci”. Sono davvero così radicali le sue posizioni? Meloni e Salvini (e, per certi aspetti, anche Berlusconi prima) sono andati al governo dicendo cose non troppo dissimili,

segno che una larga fetta del Paese le condivide. Fratelli d’Italia e Lega sono al governo, eppure non si vedono all’orizzonte minacce di “derive autoritarie”. Forse il pericolo per la democrazia rappresentato dal generale è un po’ gonfiato ad arte per avere un pretesto per parlarne…

In realtà un “pericolo radicalismo” esiste, ma alberga altrove. Lo testimonia il fatto che mentre a destra si celebra la nascita di Futuro Nazionale, a sinistra contemporaneamente prova a prendere forma il Progetto Civico Italiano (il cui acronimo è PCI…) guidato da Alessandro Onorato. Forse sarebbe il caso di spendere qualche secondo di riflessione politologica su questo tema. Non è un caso che sul versante opposto a quello della maggioranza nasca una formazione politica che mira al centro. Il problema del centrosinistra, infatti, è la difficoltà a dare spazio alle culture riformiste e “moderate”, come dimostra anche l’uscita di Pina

Picierno dal PD.

La verità è che la sinistra italiana si è radicalizzata come mai prima ed è per questo che i partiti di governo, secondo i sondaggi, continuano a mantenere un consenso molto alto, nonostante le molte difficoltà che sta attraversando l’Italia, in particolare a causa della difficile congiuntura internazionale. In sostanza, gli elettori faticano a individuare nelle opposizioni una alternativa di governo credibile. Con sensibilità politico-culturali diverse, il radicalismo è una cifra importante dell’identità tanto di AVS quanto del M5S, ma la novità in questo senso è costituita dall’attuale dirigenza del Partito Democratico: dai diritti civili alla politica internazionale, dalla sicurezza alle tematiche economiche, il principale partito dell’ipotetico “campo largo” sembra incapace di dare voce alle sue componenti riformiste, sebbene esse ne costituiscano almeno la metà della forza elettorale.

Al netto del “caso Picier-

no”, è evidente che Elly Schlein fa fatica a tenere a bada l’insofferenza dei Delrio o dei Guerini e persino a concedere un’agibilità pienamente legittimata alle formazioni esterne centriste come quelle guidate da Renzi, Calenda e Marattin. L’estremismo di una parte tutt’altro che minoritaria del mondo della cultura e dell’informazione di sinistra, che si ostina a volersi arrogare il diritto persino di concedere patenti di legittimità democratica, fa il resto, spingendo il versante mancino dello schieramento politico nel vicolo cieco del settarismo. E questo è un problema per il paese. E per il centro-sinistra. È così che nasce il Progetto Civico di Onorato. Per offrire a un elettorato non di destra, ma “moderato” (e forse anche a una certa quota di personale politico) un partito in cui sentirsi rappresentato. Insomma, la radicalizzazione della politica italiana è un rischio concreto, ma l’imputato non va cercato a destra.

Vannacci e Onorato

Dopo ore d’attesa, un attacco israeliano in Libano mette a rischio l’intesa. Il Presidente, furioso: «Non avrebbe dovuto verificarsi, Bibi ha scombussolato tutto»

Iran-USA, Trump annuncia: «Intesa vicina, prima firma online poi vertice di persona»

D I L UCIA S TEFANIA M ANCO

Ore di attesa, ieri, tra rassicurazioni e smentite per la firma dell’accordo tra Stati Uniti e Repubblica islamica dell’Iran per porre fine alla guerra. Poi, gli attacchi di Israele nel sud del Libano. Il bilancio è di tre morti e quindici feriti. L’escalation minaccia la tregua Usa-Iran, che Teheran vincola alla fine dei raid nel Paese dei cedri.

C’è il rischio di far saltare all’aria mesi di lavoro diplomatico, proprio nel giorno dell’ottantesimo compleanno di Trump.

L’Iran non si fida degli Stati Uniti. «Il gioco del poliziotto buono e cattivo è passato di moda», ha affermato il capo negoziatore e presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, accusando Washington di aver dato il «via libera a Israele». «L’attacco non resterà impunito», ha avvertito. «Non avrebbe dovuto verificarsi», ha risposto Trump, prendendo le distanze dall’accaduto e attaccando in un’intervista ad Axios e poi su Fox News il premier israeliano Benjamin Netanyahu:

«Perché Bibi ha dovuto fare un fottuto attacco? Gliel’ho fatto sapere: non ha un c…. di giudizio». Non rinuncia e rassicura sull’accordo Trump, dichiarando che prima «sarà firmato elettronicamente».«L’intesa c’è, è un muro senza armi nucleari, la firma arriverà in giornata e subito dopo sarà riaperto lo stretto di Hormuz», aveva dichiarato il presidente americano Donald Trump, entusiasta di raggiungere l’obiettivo proprio nel giorno del suo compleanno. «È ancora in fase di valutazione», avevano rimarcato, però, da Teheran.

A spingere per la chiusura delle trattative i negoziatori del Qatar, arrivati nella capitale iraniana. In piazza hanno protestato i manifestanti appartenenti ai gruppi più intransigenti, contrari a una trattativa con gli americani.La tensione è salita con gli attacchi da parte dell’esercito israeliano nella zona di Dahiyeh, nel sud di Beirut, in Libano. Uno dei raid ha colpito anche il quartiere Ghobeyr, secondo quanto riportato dall’Agenzia nazionale di informazione libanese.

L’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che gli attacchi «erano diretti contro un centro di comando dell’organizzazione terroristica Hezbollah». Si sarebbe trattato, sempre secondo fonti israeliane, di «una risposta ai suoi colpi verso il territorio israeliano». Inoltre, in un post sui social, le Israel Defense Forces hanno affermato che «prima dei raid sono state adottate misure per ridurre al minimo i danni ai civili».«L’attacco non resterà impunito», ha minacciato l’Iran. E sono partite le accuse. «È la prova che gli Stati Uniti non sono disposti o non sono in grado di rispettare i propri impegni», ha detto il capo negoziatore e presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf. A suo avviso, «è stata Washington ad aver dato il via libera a Israele». «Così – ha affermato in un post su X Ghalibaf – non si ottengono vantaggi. Il gioco del poliziotto buono e poliziotto cattivo è passato di moda. Se non avete né la volontà né la capacità di adempiere ai vostri impegni, non è pos-

sibile parlare di proseguire lungo questa strada».La risposta di Trump è arrivata su Truth. «L’attacco di questa mattina a Beirut – ha scritto il presidente –non avrebbe dovuto verificarsi, soprattutto in un giorno così significativo, mentre siamo ormai a un passo da un accordo di pace con l’Iran». «Israele –ha continuato – ha il diritto di difendersi dalle minacce, ma l’attacco a cui ha reagito è stato di entità trascurabile e privo di reale rilevanza, senza causare ferite o vittime, e non dovrebbe compromettere questo processo fonda-

mentale». «È necessario –ha concluso – che tutte le parti facciano un passo indietro. Questo potrebbe essere l’inizio di una pace lunga e meravigliosa: non roviniamola».In un’intervista ad Axios e a Fox News, Trump è intervenuto sulla questione. «Ero furioso con Netanyahu. Con il raid su Beirut ha compromesso i delicati equilibri diplomatici in un momento decisivo». E ora? «Sarà firmato oggi elettronicamente e dopo una settimana di persona da qualche parte in Europa», ha rassicurato.

Alla fiera del libro “più libri, più liberi” si chiede il patentino di uniformità al pensiero unico

Basta censura antifascista

Martin Heidegger, Giovanni Gentile, Luigi Pirandello, Guglielmo Marconi, Ernest Jünger, Carl Schmitt, Ezra Pound, Santi Romano, Padre Agostino Gemelli, Alfredo De Marsico, Filippo Tommaso Marinetti, Ugo Ojetti, Gabriele D’Annunzio e tanti altri autori se fossero viventi non potrebbero presentare i propri libri al Salone del Libro “più Libri, più Liberi” di Roma.Nessuno di loro potrebbe sottoscrivere una dichiarazione di “antifascismo” non fosse altro per il fatto di aver portato la camicia nera, di essere stati dichiaratamente fascisti o addirittura nazisti.E’ chiaro che, a rigor di logica, qualsiasi casa editrice che pubblicasse i loro libri o testi su di loro non potrebbe fare dichiarazione di antifascismo ed essere coerente con se stessa e, quindi, dovrebbe essere esclusa dalla rassegna libraia.

UN CASO OSCENO DI CENSURA

Quello degli organizzatori della fiera libraria è un caso osceno ed indecente di censura. Si inizia chiedendo dichiarazione di adesione ad un manifesto ideologico per pubblicare, si continua vietando i libri, si prosegue con i roghi dei libri e si finisce nei campi di prigionia per dissidenti.E’ una storia che abbiamo già visto e rivisto nel ‘900. Una storia che, evidentemente, non ha insegnato niente a nessuno. Soprattutto non ha insegnato niente a quelli che credono che la cosa più grave del fascismo sia il nome e non la soppres-

sione delle libertà intellettuali, la limitazione della libertà di parola e di confronto, l’eliminazione del pluralismo culturale.Il fascismo degli antifascismi, come lo chiamava Pier Paolo Pasolini ormai non ha più paura di manifestarsi pubblicamente, esce allo scoperto con un tono violento e censorio, crede di poter limitare la libertà di espressione e di pretendere uno stigma di fedeltà al regime e alle sue idee.

LA SCUSA DELLA COSTITUZIONE

Preveniamo già adesso ogni eccezione retorica, infondata e assolutamente non sostenuta né dallo spirito né dalla lettera della Legge. Sappiamo già che i censori e i realizzatori di roghi librari immaginano di potersi difendere dietro i valori della Costituzione.La nostra Carta Costituzionale, sia ben chiaro a tutti, non indica in nessuno dei suoi 139 articoli né nelle 18 disposizioni transitorie e finali il valore dell’antifascismo. La parola antifascismo non è mai citata, non viene neanche sottintesa, in compenso viene indicata forte e chiara la libertà di espressione e di pubblicazione.Lo diciamo a beneficio dei più duri di comprendonio, non lo dice neanche la Dodicesima Disposizione Transitoria e Finale che, nel vietare la ricostituzione del disciolto partito fascista, si limita a proibire la possibilità che venga costituito nuovamente il Partito Fascista tal quale a quello del regime. Ci sono decine di pronunce della magistratura ordinaria e costituzionale in tal senso. Cose che i censori del regime del pensiero unico

fingono di non vedere.

LE PAURE DEL SALOTTO Le case editrici di destra e di sinistra negli anni, gli autori indicati in capo al nostro articolo li hanno sempre pubblicati. Gli studiosi non possono fare a meno di leggerli, significherebbe privarsi di una parte essenziale della storia del pensiero del ‘900.La paura del salotto è quella di essere costretti a prendere atto della realtà. La realtà ci dice che il salotto è stato espropriato. Quel luogo dove intellettuali con lo stesso pensiero e la stessa puzza sotto il naso si riunivano tra di loro non esiste più.Per anni si sono raccontati che la destra fosse troppo rozza per pubblicare e scrivere, che gli intellettuali erano solo loro riuniti sulla terrazza splendidamente raffigurata nella Grande Bellezza, hanno scoperto che non è più così.Non solo hanno scoperto che esistono autori di destra non solo nei piani nobili delle biblioteche del passato ma anche nel quotidiano, hanno dovuto prendere atto che esistono case editrici di destra e che queste case editrici hanno pubblico e lettori e che questi sono più degli altri. Hanno, allora, immaginato la censura.

L’ANTIFASCISMO COME CLAVA

L’altra parte della verità è che l’antifascismo è stato usato come clava contro il nemico. Basta pensare che due uomini che durante il fascismo furono fortemente antifascisti come Sogno e Pacciardi furono tacciati di fascismo per il loro vigore anticomunista, accusa che accomunò a tratti anche alcuni notabili democri-

Giubilei: «Il criterio deve essere solo il rispetto delle leggi, non le etichette ideologiche»

Sulla recente polemica riguardante la fiera dell’editoria indipendente “Più libri più liberi”, interviene sulle nostre colonne l’editore Francesco Giubilei, esprimendo la sua posizione sulla richiesta agli editori di sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo come requisito di partecipazione. Qual è la sua esatta posizione sulla decisione degli organizzatori di “Più libri più liberi” di produrre una dichiarazione di antifascismo come requisito di accesso per gli editori? «È una dichiarazione che non ha ragione d’essere. Nel momento in cui un editore si riconosce nel regolamento della manifestazione e nelle leggi italiane, non si capisce per quale motivo si debba esplicitare la parola antifascismo, chiedendo di fatto un patentino di legittimità. E se entriamo in questo ambito, provocatoriamente si potrebbe dire: perché non chiedere anche l’anticomunismo o il non riconoscersi nelle posizioni di Trump o di Putin? Si entra così in un terreno estremamente soggettivo. Sottolineo che non è vero che in passato esistesse già una richiesta simile: si firmava un regolamento in cui si dichiarava l’adesione ai valori della Costitu-

zione. Se però si esplicita il termine antifascista, si assume un connotato politico che non dovrebbe appartenere a una manifestazione culturale.»

Secondo la Fiera e le associazioni degli editori, il modulo richiede semplicemente il rispetto formale dei valori fondanti della Costituzione italiana?

«No, nel modulo c’è la parola antifascista, cioè si riconoscono i valori antifascisti della Costituzione italiana. Questo cambia il senso della richiesta e le conferisce un carattere politico.»

Questa richiesta verrà percepita dal mondo editoriale come una limitazione o come una selezione ideologica?

«Ci sono già vari editori e anche intellettuali di sinistra, come Massimo Cacciari, Luciano Canfora, Luca Ricolfi e Paolo Mieli, che hanno espresso contrarietà. Noi parteciperemo comunque alla fiera e organizzeremo una maratona per la libertà e un evento sui crimini del comunismo. Ma non la daremo vinta.»

Dove si traccia il confine tra pluralismo culturale e rispetto delle regole democratiche?

«Il discrimine è il rispetto delle leggi della Repubblica Italiana. Se un editore le rispetta, è libero di pubblicare qualsiasi libro, anche provocatorio o estremo. Le patenti di legittimità non

stiani e, in alcuni casi, anche esponenti del PCI e della CGIL.L’antifascismo in questa Nazione viene usato per zittire, per creare il cerchio dei buoni e per porre un freno a qualsiasi pensiero non conforme alla vulgata che occupa cattedre universitarie e comitati scientifici.

LE PAROLE DELLA MELONI Giorgia Meloni fa bene a denunciare la censura. Fa bene perché è una cosa assolutamente non conforme ad una democrazia. Fa bene perché non se ne può più.Fa bene anche perché fa capire come, malgrado la durata del governo, l’ampio consenso della maggioranza degli italiani e la fiducia del Popolo, alcuni gangli, alcuni settori del potere sono ancora in mano a minoranze chiassose, violente, censorie ed organizzate.La festa del libro dal beffardo titolo “Più Libri più Liberi” che, invece, vuole meno libri e meno libertà è solo un esempio di questo Regime. Un esempio che ci chiarisce anche quanto sia difficile sradicarlo.

hanno senso perché sono soggettive.»«Il criterio oggettivo sono le leggi. Il termine antifascista, tra l’altro, non è nemmeno presente nella Costituzione. Inserirlo dà un connotato politico alla richiesta.»La politica deve intervenire nei regolamenti delle fiere o la gestione deve restare alle categorie?«Essendo una fiera che riceve contributi pubblici, è normale che la politica possa intervenire. Se si usano fondi pubblici, non si può dire che la politica non debba avere voce in capitolo.»

Che impatto rischia di avere questa polarizzazione ideologica sulle case editrici indipendenti?

«Negativo, assolutamente negativo. Queste polemiche non aiutano il settore editoriale: negli ultimi anni hanno ridotto la partecipazione del pubblico e le vendite. Sono dinamiche che danneggiano la fiera.»

A CRONACHE L’editore interviene sulla polemica del modulo antifascista, criticandolo

Le amministrative ridimensionano la narrazione della spallata al governo e confermano una sostanziale tenuta del centrodestra

Campo largo, urne strette

Ci avevano creduto. Forse più di tutti ci aveva creduto Elly Schlein, che del cosiddetto “campo largo” ha fatto la cifra politica della sua leadership e il perno della strategia con cui provare a contendere il governo del Paese al centrodestra. Eppure la tanto annunciata “spallata” non c’è stata.

Le elezioni amministrative delle ultime settimane consegnano un quadro assai diverso da quello immaginato da una parte dell’opposizione: non il tramonto della maggioranza di governo, ma la conferma di una sostanziale tenuta del centrodestra, persino in contesti dove alla vigilia molti osservatori pronosticavano difficoltà.

Il dato politico più significativo è proprio questo. A un anno dalle elezioni politiche, il centrodestra continua a dimostrare una capacità competitiva che va oltre i sondaggi e le narrazioni mediatiche. Le vittorie al primo turno nei comuni più simbolici, come Venezia e Reggio Calabria, e i successi nei ballottaggi, con la conquista di Lecco ai danni del Partito Democratico e le affermazioni ad Arezzo, Macerata e Vigevano, raccontano una realtà più solida di quanto molti fossero disposti ad ammettere.

Particolarmente significativa è la vicenda di Vige-

vano. Qui il generale Roberto Vannacci aveva investito capitale politico e visibilità personale nel tentativo di mettere in difficoltà il centrodestra tradizionale. Il risultato finale dimostra però che, almeno per ora, l’elettorato conservatore continua a riconoscersi maggiormente nelle forze che sostengono il governo nazionale piuttosto che nelle spinte centrifughe o nelle tentazioni di rottura.

L’opposizione aveva letto l’esito del referendum di marzo come l’inizio di una nuova fase politica. Il successo del “No”, accompagnato da una forte mobilitazione di settori della sinistra radicale e da quella retorica identitaria che molti hanno definito della “Generazione Gaza”, era stato interpretato come il segnale di una crescente insofferenza verso il governo Meloni. Da qui l’idea che le amministrative potessero trasformarsi in una sorta di referendum politico nazionale.

È stato probabilmente questo il principale errore di valutazione. Le elezioni amministrative hanno una loro autonomia, premiano candidature, radicamento territoriale, credibilità amministrativa. Ma soprattutto puniscono chi attribuisce loro un significato sproporzionato. Quando Elly Schlein, da Venezia, proclamò che da lì sarebbe partita l’offensiva per “mandare a casa Meloni”,

trasformò una competizione locale in una sfida simbolica nazionale. Le urne hanno restituito quell’enfasi sotto forma di boomerang politico. Naturalmente il centrosinistra non esce sconfitto ovunque. Le vittorie ad Agrigento, Chieti e Trani rappresentano risultati reali e meritano di essere riconosciute. Tuttavia appare eccessivo trasformarle nella prova generale di una futura vittoria nazionale. Basti pensare proprio ad Agrigento, dove il successo è maturato attorno a una figura politica proveniente dall’esperienza grillina più movimentista e giustizialista, vicina alle posizioni di Alessandro Di Battista. Difficile considerarlo un trionfo del “campo largo” nel senso immaginato dai vertici del Partito Democratico.

Le urne raccontano dunque un Paese più equilibrato e contendibile di quanto sostengano sia gli ottimisti della maggioranza sia quelli dell’opposizione. La distanza tra i due schieramenti resta ridotta. Nessuno può considerarsi al sicuro e nessuno può immaginare scorciatoie. Tuttavia emerge un elemento che la sinistra farebbe bene a non sottovalutare: il centrodestra continua a possedere una base elettorale fedele che si mobilita quando percepisce in gioco temi identitari e questioni economiche che toccano direttamente famiglie, imprese e ceto medio.

In questo quadro resta aper-

ta la questione Vannacci. Il fenomeno non può essere liquidato come una semplice parentesi. Esso rappresenta una sensibilità culturale e politica presente nell’elettorato conservatore. Per Giorgia Meloni si apre una riflessione strategica non semplice: integrare questa componente, contenerla oppure mantenerla in una posizione autonoma ma non conflittuale. È un nodo che accompagnerà inevitabilmente il centrodestra nei prossimi mesi. Sul fronte opposto, invece, iniziano già ad affacciarsi temi che potrebbero diventare divisivi. La discussione su una patrimoniale, sulle imposte immobiliari e sulla revisione del catasto torna periodicamente nel dibattito del centrosinistra e rischia di alimentare la tradizionale diffidenza di ampi settori dell’elettorato moderato. Non si tratta necessariamente di proposte destinate a entrare in un

programma di governo, ma la loro sola evocazione offre al centrodestra un terreno favorevole per riproporre il tema del “voto utile” contro una politica percepita come incline all'aumento della pressione fiscale.Da qui al 2027 mancano ancora molti mesi e la politica italiana ha dimostrato più volte di saper cambiare rapidamente scenario. Tuttavia una prima indicazione emerge con chiarezza: il centrodestra non è affatto in disarmo e il campo largo non è ancora diventato quella macchina da vittoria che alcuni immaginavano. Le amministrative non hanno incoronato vincitori definitivi, ma hanno smontato una previsione. La spallata annunciata non c’è stata. E quando la politica costruisce aspettative troppo alte, il rischio è che il risultato reale, anche appena negativo, finisca per assomigliare a una sconfitta.

C R O N A C H E D A L F U T U R O C R O N A C H E D A L F U T U R O

Non basta togliere le mani dal volante: bisogna ripensare la strada

Ehi Kitt, portami a ballare!

G«uidi come un esperto. Che fai l'autista nelle rapine? »

(Dominic Toretto – Fast & Furious)

La notizia arrivata dal Belgio, che ha dato il via libera all’utilizzo del sistema Tesla Full Self-Driving Supervised, segna un passaggio simbolico importante. Dopo Paesi Bassi, Lituania, Estonia e Danimarca, anche il Belgio entra nel gruppo dei Paesi dell’Unione Europea che stanno aprendo le proprie strade a forme avanzate di guida automatizzata. È una svolta che colpisce l’immaginario collettivo: l’auto che frena, sterza, cambia corsia, legge l’ambiente circostante e accompagna il conducente nel traffico sembra ormai uscita dai laboratori per entrare nella vita quotidiana.

Eppure, proprio qui bisogna evitare l’equivoco. Quella di Tesla non è ancora una guida autonoma totale. Il termine “Full Self-Driving” può far pensare a un veicolo capace di muoversi senza uomo, ma la versione autorizzata in Europa è “supervisionata”. Significa che il conducente deve restare vigile, tenere il controllo della situazione ed essere pronto a intervenire. Non siamo davanti a un robotaxi senza volante, ma a un sistema di assistenza molto evoluto, capace di svolgere molte manovre e di alleggerire il carico di guida, senza però sostituire la persona seduta al posto di guida.

I punti di forza sono evidenti. Un sistema automatico non si distrae con il telefono, non si innervosisce, non guida dopo una cena pesante, non si fa prendere dalla fretta. Può osservare corsie, veicoli, pedoni, segnali, traiettorie e distanze, reagendo con rapidità e continuità. In autostrada, nelle code, nei lunghi tragitti ripetitivi o nelle situazioni di traffico prevedibile, l’assistenza alla guida può ridurre stanchezza, errori e micro-di-

strazioni.

Per molte persone anziane, fragili o semplicemente meno sicure al volante, potrebbe diventare uno strumento di libertà. Per chi percorre ogni giorno decine di chilometri, potrebbe trasformare il viaggio da momento di stress a tempo più sicuro e meno logorante. Ma le criticità sono altrettanto forti. La prima riguarda la responsabilità.

Se il sistema guida ma il conducente deve sorvegliarlo, chi è davvero alla guida? L’uomo o la macchina? Il rischio è creare una zona grigia: il conducente si fida troppo, abbassa l’attenzione, ma quando l’algoritmo sbaglia deve riprendere il controllo in pochi istanti. È una richiesta psicologicamente difficile. Vigilare su una macchina che per minuti o ore sembra funzionare benissimo può essere più faticoso che guidare direttamente. La distrazione non nasce solo dall’incoscienza: nasce anche dall’eccesso di fiducia.La seconda criticità riguarda il contesto europeo. Le città dell’Unione non sono tutte uguali. Ci sono autostrade ordinate, ma anche centri

storici, rotonde complesse, segnaletica imperfetta, cantieri improvvisi, motorini, biciclette, pedoni imprevedibili. Una cosa è guidare su grandi arterie americane, un’altra è interpretare una strada di provincia italiana o una piazza urbana piena di eccezioni. L’intelligenza artificiale può imparare moltissimo, ma la strada reale è fatta anche di ambiguità, gesti, abitudini locali e comportamenti non scritti.

La terza criticità è sociale. Se la guida autonoma viene pensata solo come optional costoso per auto private, rischia di diventare l’ennesima tecnologia per pochi. Una città piena di automobili autonome resta comunque una città piena di automobili: occupa spazio, genera traffico, richiede parcheggi, consuma energia e continua a organizzare la vita urbana intorno al mezzo privato. Cambia il conducente, non cambia il modello. E forse il punto vero è proprio questo: il futuro non può limitarsi a sostituire mani umane con algoritmi, lasciando tutto il resto com’è.

La domanda, allora, è ine-

vitabile: la guida autonoma è il futuro? La risposta è sì, ma non necessariamente nel modo in cui oggi la immaginiamo. Il futuro sarà certamente più automatizzato, più elettrico, più connesso. I veicoli sapranno dialogare tra loro, con i semafori, con le infrastrutture, con i dati del traffico in tempo reale. Ma il vero salto non sarà avere milioni di auto private che si muovono da sole, ognuna con un solo passeggero a bordo. Il vero salto sarà usare l’autonomia per rendere più efficiente, capillare e sostenibile il trasporto collettivo.Immaginiamo navette elettriche autonome nei quartieri, autobus a emissioni zero che modulano frequenze e percorsi in base alla domanda reale, minibus condivisi che collegano periferie, stazioni, scuole, ospedali e zone industriali. Immaginiamo mezzi pubblici più piccoli, frequenti, puliti e intelligenti, capaci di ridurre l’uso dell’auto privata senza togliere libertà alle persone. In questo scenario la guida autonoma smette di essere un lusso individuale e diventa infrastruttura sociale.È

qui che l’Europa dovrebbe concentrare la propria ambizione. Non soltanto autorizzare o vietare il software di un costruttore, ma governare la trasformazione. Servono regole chiare sulla sicurezza, sulla responsabilità, sulla trasparenza degli algoritmi e sull’uso dei dati. Ma serve anche una visione urbana: meno traffico, meno emissioni, meno dipendenza dall’auto privata. Il Belgio che apre a Tesla è dunque un segnale dei tempi: la tecnologia è arrivata e le istituzioni cominciano ad accettarla. Ma la domanda più importante non è se le auto sapranno guidare da sole. La domanda è dove vogliamo che ci portino. Se ci porteranno verso città ancora più intasate, solo più automatizzate, avremo perso un’occasione. Se invece ci accompagneranno verso trasporti pubblici elettrici, condivisi, accessibili e a emissioni zero, allora la guida autonoma potrà davvero essere non solo il futuro dell’auto, ma il futuro della mobilità.

« I miei sensori indicano che sei un po' disturbato, Michael » (Kitt – Supercar)

LUNEDÌ

ANTE MANI IN CUCINA

Cronache Lucane

La nostra inchiesta smuove i ricordi: umiliazioni ed emarginazione nella scuola ‘montessoriana’ che doveva essere simbolo di integrazione e tolleranza

La scuola degli “orrori” di Potenza: racconti di violenze fisiche e verbali

Quando le maschere cadono, non ci sono applausi ma silenzio. Un silenzio scomodo, denso, rivelatore di una realtà che non si poteva immaginare. Poi accade che da quel silenzio, all'improvviso, si generi un boato ed è allora che salta il coperchio di una pentola in cui a bollire sono i ricordi di alunni e famiglie accomunati dagli stessi episodi, dalle stesse violenze verbali e a volte anche fisiche. Dalle stesse ritorsioni.

Nella vicenda dell'istituto comprensivo del capoluogo ‘Leonardo Sinisgalli’, dopo il caso del tredicenne autistico sospeso dalla frequenza e poi riammesso se pur parzialmente ma in isolamento, ne emergono altri che gettano ombre sulla capacità della dirigente scolastica Giovanna Gallo di gestire situazioni al limite della normalità. Non sono solo casi recenti, ma a contattare la nostra redazione, anche alunni che oggi sono diventati uomini, donne, padri e madri: tutti, oltre ad esprimere solidarietà alla famiglia del ragazzo autistico, lamentano e ricordano una gestione poco consona di alcune situazioni. Famiglie che hanno dovuto avere a che fare con assistenti sociali, Tribunale dei Minori, psicologi consigliati sistematicamente dalla dirigente scolastica. E su tutte, il timore di veder allontanati i propri figli da assegnare ad ipotetiche case-famiglia pronte ad accogliere bambini e ragazzi da togliere a presunti contesti familiari difficili o deviati. Salvo poi che lo stesso Tribunale, in tutti i casi, avrebbe confutato quelle teorie ristabilendo dignità e serenità alle famiglie. Chi decide di parlare, lo fa spontaneamente rivedendosi nella vicenda che abbiamo raccontato dalle nostre colonne. E così emergono episodi, secon-

do le dichiarazioni testimoniali, che fanno male: la ragazzina che in una fase della scuola media combatteva con un disturbo dell’alimentazione a cui, perché troppo magra, sarebbe stato vietato dalla dirigente scolastica di partecipare alle lezioni di violino. O il ragazzo troppo vivace che sarebbe stato inviato dallo psicologo consigliato dalla Gallo ed a cui sarebbe stata data una diagnosi verbale di schizofrenia con assegnazione di un insegnante di sostegno. Una diagnosi, però, mai accertata, mai emersa dalle numerose visite mediche a cui era stato sottoposto. Salvo poi scoprire che si trattava di uno studente dislessico e disgrafico ‘guarito’ da ogni problema dopo aver cambiato scuola. Oggi ha un lavoro dignitoso ed una famiglia, ma non dimentica ciò che gli è stato fatto.

Nei casi più recenti, la storia è raccapricciante: sempre nel mese di maggio scorso, uno studente con disturbo oppositivo provocatorio a seguito di un episodio di crisi comportamentale viene allontanato da scuola per una settimana, poi reintegrato gradualmente per due ore al giorno. Stesso copione, stesse umiliazioni. Nel momento della crisi, viene chiamata la Polizia di Stato se pur per un intervento non necessario. E da allora, non solo la presenza che ritorna degli assistenti sociali ad esaminare punto su punto ogni istante di vita della famiglia coinvolta, ma anche le denigrazioni da parte dei compagni di classe capaci di spingersi al limite imitando il suono della sirena della Polizia ogni volta che si trovano davanti quel compagno di classe che, da chi ha il compito di educare, è stato fatto passare per un compagno ‘scomodo’.

La scuola dovrebbe essere, appunto, educante e tollerante, dovrebbe inse-

La vicenda che travolge la Sinisgalli allarma i docenti dei diritti umani

DI ELIANA POSITANO

L’istituto comprensivo Leonardo Sinisgalli di Potenza diventa il simbolo di una frattura che va ben oltre la controversia privata. Il caso del tredicenne con disturbo dello spettro autistico sospeso dall’Istituto a seguito di una crisi e poi rientrato con un orario ridotto, ha acceso i riflettori su un sistema scolastico che, secondo la famiglia, non avrebbe protetto il minore ma lo avrebbe progressivamente isolato. E ora la vicenda si arricchisce di un nuovo, decisivo passaggio istituzionale: dopo l’intervista in esclusiva al nostro giornale, il Garante dei diritti delle persone con disabilità della Regione Basilicata, Marika Padula, interviene pubblicamente nel giudizio amministrativo pendente davanti al TAR Basilicata ribadendo con forza la volontà di intervenire ad adiuvandum, a sostegno della tutela dei diritti fondamentali del minore con disabilità, costituendosi parte civile nel procedimento. Un atto che, come evidenziato dalle nostre colonne, intende presidiare il diritto allo studio, l’inclusione scolastica, la non discriminazione, la dignità persol l i tii l

spettato poiché diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione, dalla normativa nazionale sull’inclusione scolastica e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità:

“Non basta che un alunno con disabilità sia formalmente iscritto a scuola per poter parlare di inclusione. Inclusione significa partecipazione reale, appartenenza, rispetto, cura educativa, attuazione del Piano educativo individualizzato, collaborazione con la famiglia e responsabilità condivisa dell’intera comunità scolastica. L’inclusione non è una concessione: è un diritto esigibile”. Nel caso di Potenza, la Garante ha richiamato la necessità di affrontare le crisi comportamentali, soprattutto quando riguardano ragazzi con disturbo dello spettro autistico, con strumenti educativi, competenti, proporzionati e inclusivi: “Una crisi comportamentale non può essere affrontata con logiche meramente punitive o escludenti. La scuola deve essere il primo luogo di accoglienza, crescita, relazione e protezione. Un ragazzo con disabilità non può mai essere considerato un problema da contenere o da allontanare. Deve essere compreso, sostenuto e m ll diii di t espresso “viva attenzione e profonda preoccupazione” per la vicenda che se pur andrà verificata nelle sedi competenti, solleva interrogativi che riguardano “la capacità delle istituzioni educative di garantire i diritti fondamentali degli studenti più fragili”. Il CNDDU ha ricordato che quando un alunno con disabilità e la sua famiglia devono ricorrere contemporaneamente a magistratura ordinaria, giustizia amiitti ii di sa la qualità della relazione educativa, la tenuta dei percorsi di inclusione e la capacità della scuola di rappresentare quel luogo di accoglienza, crescita e protezione che la Costituzione italiana le attribuisce”. Il Coordinamento ha invitato a riflettere sulla distanza tra l’inclusione dichiarata e quella realmente vissuta: “esiste infatti una differenza sostanziale tra la presenza formale di uno studente all’interno di tt lti il

gnare ai ragazzi a rispettare anche chi è diverso da loro, ad integrarlo non ad isolarlo. Un concetto checi dicono molti genitori che con noi si sono confidati- presso l’istituto comprensivo Sinisgalli di Potenza pare essere molto aleatorio. L’importantedice anche un’insegnante che in quella scuola lavora- è finire i programmi ministeriali ma della formazione morale degli alunni importa poco. Un’espressione grave che però pare reale di fronte ai tanti casi che stanno venendo fuori. Un genitore parla addirittura di violenze fisiche refertate in ospedale e denunciate. Un insegnante esterno, in un corso integrativo, che avrebbe messo le mani al collo lasciando segni visibili addosso ad un ragazzino reo di aver continuato ad utilizzare lo strumento musicale nonostante l’ordine di fermarsi. Cose al limite del dicibile e del tollerabile come il presunto strattonamento dai capelli per un alunno che non ascoltava i rimproveri dell’insegnan-

te. Poi, il caso di un bambino rimasto orfano di padre che, nonostante la solidarietà mostrata all’inizio, sarebbe diventato bersaglio di insegnanti e compagni di classe per il solo fatto di aver chiesto attenzioni e affetto. Ciò che preoccupa è il ‘modus operandi’ della dirigente scolastica: stillicidio continuo di pec e comunicazioni quotidiane verso famiglie portate allo sfinimento- dice chi ci ha contattato - anche nel dover tentare di produrre una documentazione medica che non può essere rilasciata da nessun presidio sanitario in assenza di segni evidenti di un disturbo. Ed è qui che rientrerebbero in gioco gli assistenti sociali ed il Tribunale dei Minori come prassi consolidata di un gioco al massacro che dura da troppo tempo e che tende a far demonizzare famiglie - dicono i genitori - prese di mira senza una reale motivazione.

A questi atteggiamenti e a tali accuse documentate, la dirigente scolastica dovrà dare una risposta: che

non può andare nella direzione di un ipotetico ‘esempio educativo’ per gli altri poiché, per come i fatti sono contestualizzati, si configurerebbe solo come una ‘punizione’ verso il singolo. Un concetto educativo completamente contestabile e inaccettabile soprattutto se si parla di bambini con spettro autistico o disturbi comportamentali che subirebbero, a cascata, una serie di ripercussioni ed effetti collaterali. Resta dunque da chiarire se in questi casi ci sia o meno una sorta di incapacità, anche da parte dell’insegnante di sostegno, a gestire situazioni al limite ma per le quali bisognerebbe essere preparati a monte prima di avventurarsi nell’accompagnamento scolastico del minore con qualsivoglia disabilità. Intanto si profila all’orizzonte una vera e propria class-action nei confronti di una scuola in cui tali episodi non rappresenterebbero il caso isolato ma tanti pezzi di un infinito puzzle che sta per comporsi.

L’edizione di Cronache di sabato
«Non più contenziosi, ma tutela reale» . Sul caso, la Garante per i diritti dei disabili alza l’asticella chiedendo tutela dei diritti dei minori

Quanto

accaduto alla Sinisgalli non consente una serena prosecuzione del

lavoro

La preside Gallo deve andare via

Un ragazzo autistico maltrattato, allontanato da scuola, reintegrato dal TAR, umiliato e isolato, un processo penale che sta per iniziare, evidenziano l’incapacità della Dirigente Scolastica di gestire la scuola. Il provveditorato intervenga per il bene dei nostri ragazzi

DI M AS S I MO DE LLA P E N N A

Se si guarda la pagina Facebook della Scuola Sinisgalli sembra il paradiso in terra. Ci sono tutte le iniziative che possono raccontare una scuola moderna ed inclusiva.

C’è il supporto psicologico, la settimana della Costituzione, il rispetto per l’ambiente, la recita di fine anno con tanto di richiamo ai colori della bandiera arcobaleno, c’è la settimana dell’inclusione, la banca del tempo e tante altre iniziative che segnalano ed evidenziano una scuola al passo con i tempi. Una scuola che potremmo definire addirittura petalosa per usare un neologismo coniato qualche anno fa.

La realtà ci dice altro. Prima, però, di riassumere e commentare i fatti vorremmo fare una premessa. Noi siamo pienamente convinti che la quasi totalità degli insegnanti della scuola siano onesti e preparati lavoratori, che sappiano fare il proprio lavoro e che lo fanno con passione ed amore.

LE COLPE SCARICATE ALLA FAMIGLIA

Quello che, però, non possiamo fare a meno di raccontare, di riepilogare e di commentare è la vicenda dello studente tredicenne, afflitto da autismo che è stato maltrattato, isolato ed escluso all’interno dell’istituto scolastico.

L’autismo è una situazione complessa da affrontare. Noi più anziani lo abbiamo conosciuto con Rain Man, poi lo abbiamo vissuto con Sheldon Coo-

per in The Big Bang Theory. Certamente molto più difficile è viverlo da vicino.

Sicuramente è durissimo per le famiglie. Per questo motivo ci sembra veramente assurdo che la scuola e la Preside Gallo abbiano immediatamente scaricato ogni responsabilità sul contesto familiare, definendolo poco collaborativo.

Una accusa che è stata smontata e considerata assolutamente infondata dal Tribunale dei Minorenni che, anzi, ha affermato con chiarezza che la famiglia era, non soltanto collaborativa, ma anche capace di gestire il ragazzo.

L’ALLONTANAMEN-

TO DA SCUOLA

La scuola non si è limitata a dare responsabilità alla famiglia. La Preside ha voluto sospendere il ragazzo, allontanarlo da scuola. Una scelta assolutamente contraria ad ogni regola della civile convivenza e anche al ruolo educativo e di integrazione della scuola.

Una scelta che è stata prima sospesa e poi annullata da Tribunale Amministrativo Regionale perché assolutamente non conforme al ruolo della scuola stessa.

Qui inizia la seconda domanda. Perché dopo aver cercato di attaccare la famiglia, la Preside Gallo ha voluto anche sospendere il ragazzo, allontanarlo dalla scuola, tenerlo lontano dal percorso di inserimento e di integrazione?

Perché una Preside ha voluto fare una cosa del genere rinunciando al ruolo che è proprio della scuo-

la?

Le colpe scaricate sulla famiglia, il ragazzo allontanato da scuola ma soprattutto umiliato. Una rottura accidentale di una boccetta ha comportato la chiamata del 118. Gli operatori hanno trovato il ragazzo a terra, con la faccia rivolta verso il basso. Una scena non propriamente edificante, una scena non degna di una Nazione civile, assolutamente lontana dalla scuola. Qui è scattata la querela da cui scaturiranno le conseguenze penali. Un processo per il quale ha già comunicato di volersi costituire parte civile anche il garante per l’infanzia Marika Padula con il patrocinio dell’Avv. Ivana Pipponzi.

LA PRESIDE SE NE DEVE ANDARE

Per tutto l’articolo abbiamo volutamente utilizzato il titolo di Preside per la proff.ssa Giovanna Gallo. Sappiamo bene che oggi il nome amministrativo è Dirigente Scolastico. Preside, però, ci ricordava i tempi della nostra infanzia quando gli insegnanti ascoltavano i bambini, i ragazzi e gli adolescenti e le scuole si strutturavano come famiglie. C’erano meno progetti e più dialogo reale. Forse quel ragazzo avrebbe avuto bisogno di una Preside come la ricordiamo noi, di insegnanti come li ricordiamo noi.

Purtroppo si è trovato avanti una che ha gestito la scuola come una Direzione Amministrativa, un luogo nel quale far quadrare i conti, risolvere i problemi di funzionamento prima che quello degli studenti.

Una situazione alquanto incresciosa. In attesa di chiarire anche la vicenda penale è il caso che la Dirigente Scolastica Gallo inizi ad immaginare una domanda di mobilità, di trasferimento e magari di dimissioni dal ruolo. Forse è il caso che intervenga il Provveditorato o il Ministero. Non ci piace anticipare le sentenze né trasformarci in giustizialisti ma certamente le accuse, le decisioni di Tar e Tribunale dei Minorenni gettano una luce opaca su tutta la vicenda. Una luce talmente opaca che non consente a nessuno di sentirsi tranquillo nel mandare il proprio figlio in una scuola gestita da Giovanna Gallo, Dirigente Scolastico che, a quanto pare, ha confuso il suo ruolo con quello di un freddo burocrate del quale eseguire gli ordini.

Tpl, investiti oltre 76 milioni per rinnovare il parco mezzi

POTENZA. La Direzione Infrastrutture e Mobilità della Regione Basilicata interviene per chiarire alcuni aspetti relativi al trasporto pubblico locale, alla luce del dibattito sviluppatosi negli ultimi giorni. La Regione conferma il massimo livello di attenzione sul tema della sicurezza e ricorda che dal 2021 è in corso un importante programma di rinnovo delle flotte.

«La sicurezza di utenti e lavoratori rappresenta una priorità assoluta e non può essere oggetto di semplificazioni. La Regione esercita e continuerà a esercitare il proprio ruolo di indirizzo e vigilanza affinché il trasporto pubblico locale possa operare nelle migliori condizioni possibili. Allo stesso tempo, è necessario distinguere con chiarezza il tema della sicurezza dei mezzi da quello della procedura di gara per l'affidamento dei servizi, che segue un percorso amministrativo specifico e autonomo», dichiara il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture, Pasquale Pepe.

Dal 2021 a oggi la Regione Basilicata ha sostenuto un rilevante programma di ammodernamento del parco autobus regionale, con

un investimento complessivo di circa 76,7 milioni di euro che interessa 362 mezzi tra servizi urbani ed extraurbani. Il piano ha consentito e consentirà la progressiva sostituzione di autobus appartenenti alle classi ambientali più datate, migliorando qualità del servizio, sostenibilità e standard di sicurezza.

Particolarmente significativo è il percorso avviato negli ultimi anni per il rinnovo delle flotte extraurbane. A fine 2024 sono stati sbloccati e immessi nel sistema 80 nuovi au-

tobus destinati alle aziende del Tpl. A questi si aggiunge il programma più recente, finanziato con un investimento di 23,7 milioni di euro, che prevede complessivamente l'acquisizione di 100 ulteriori autobus. Di questi, 40 sono già stati consegnati alle aziende del settore, mentre altri 60 saranno progressivamente immessi in servizio.

«Si tratta di numeri – spiega Pepe – che testimoniano un'azione concreta e misurabile sul fronte del rinnovo dei mezzi su

gomma, con investimenti che stanno producendo risultati tangibili sul territorio regionale e che confermano la volontà dell'amministrazione di innalzare gli standard del trasporto pubblico lucano. Un impatto sulla sicurezza e sul comfort di conducenti e utenti tangibile e senza precedenti».

Per quanto riguarda la gara per il Tpl, la Direzione Infrastrutture ricorda che le attività di approfondimento sono tuttora in corso. Proprio l'esperienza maturata negli anni prece-

denti impone un lavoro accurato e rigoroso, finalizzato a costruire una procedura solida, sostenibile e coerente con le caratteristiche del mercato di riferimento.

In tale contesto operano gli uffici regionali e i consulenti incaricati, impegnati nella raccolta e nell'analisi di tutti gli elementi necessari alla definizione del quadro tecnico, economico e gestionale indispensabile per l'espletamento della procedura. L'obiettivo è evitare il ripetersi di situazioni che in passato non hanno consentito di raggiungere il risultato atteso e arrivare invece a un affidamento stabile, efficace e duraturo.

«Il trasporto pubblico locale – conclude Pepe – è un servizio essenziale per la Basilicata e merita serietà, programmazione e responsabilità. Stiamo lavorando per garantire una prospettiva stabile al settore, senza rincorrere soluzioni frettolose. I risultati raggiunti sul rinnovo delle flotte dimostrano che la Regione è impegnata con determinazione nel miglioramento del servizio e continuerà a operare nella stessa direzione, nel preminente interesse dei cittadini e delle comunità lucane».

Alla vigilia della scadenza dell’acconto il sindacato denuncia le differenze tra i Comuni e chiede una riforma del catasto

Imu, la Uil: «Tassa troppo diversa da città a città»

POTENZA. A pochi giorni dalla scadenza del 16 giugno per il versamento dell’acconto Imu 2026, la Uil Basilicata accende i riflettori sulle disparità che caratterizzano la tassazione immobiliare in Italia. Il tema emerge da uno studio del Dipartimento Stato Sociale, Politiche Economiche, Fiscali e Previdenziali, Mezzogiorno e Immigrazione della Uil, che evidenzia come cittadini proprietari di immobili con caratteristiche simili possano essere sottoposti a livelli di imposizione molto diversi a seconda del Comune in cui si trova l’abitazione.

In Basilicata, per una seconda casa tipo, l’acconto Imu ammonta a 326 euro a Matera, per un costo annuo complessivo di 653 euro, mentre a Potenza l’acconto è pari a 303 euro, con un esborso annuale di 606 euro. Differenze significative emergono anche per

le abitazioni principali di lusso, appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. A Matera l’acconto raggiunge i 380 euro, per un totale annuo di 760 euro, mentre nel capoluogo lucano si ferma a 279 euro, per un costo complessivo di 559 euro. «Questi dati – afferma il segretario generale della Uil Basilicata, Vincenzo Tortorelli – dimostrano come il sistema dell’imposizione immobiliare continui a presentare forti elementi di disomogeneità. Comprendiamo le difficoltà finanziarie dei Comuni e la necessità di garantire servizi essenziali ai cittadini, ma non possiamo ignorare che il peso fiscale ricada spesso su famiglie, lavoratori e pensionati che hanno investito i risparmi di una vita nell’acquisto di una casa». Secondo il sindacato, una delle principali cause delle distorsioni è rappresentata dall’attuale siste-

ma catastale. In molte aree urbane immobili situati in zone di elevato valore di mercato continuano infatti a beneficiare di rendite storicamente basse, mentre abitazioni collocate in contesti meno pregiati risultano gravate da valori catastali relativamente più elevati. Per il segretario confederale del-

la Uil, Santo Biondo, è necessaria una riforma strutturale del sistema fiscale. «Quando parliamo di Imu non parliamo soltanto di possessori di grandi patrimoni. Molto spesso sono coinvolti lavoratrici, lavoratori e pensionati. Serve una riforma che rafforzi il principio di progressività, riduca il peso sui redditi da lavoro e da pensione e contrasti più efficacemente l’evasione fiscale». La Uil richiama inoltre le recenti raccomandazioni della Commissione Europea sull’aggiornamento del catasto, sottolineando però la necessità di evitare aumenti automatici delle imposte e di garantire adeguate tutele per le fasce sociali più fragili. L’obiettivo, conclude Tortorelli, è costruire un sistema più equo, capace di sostenere i servizi pubblici senza gravare in modo sproporzionato su famiglie e pensionati.

Cupparo: «Misura che unisce inclusione e sviluppo». Coinvolti 876 lavoratori ex Rmi ed ex Tis,

Dalla Regione arrivano 12,2 milioni per ambiente e tutela del territorio

POTENZA. La Giunta regionale della Basilicata, con delibera n. 334 del 10 giugno scorso, ha preso atto della deliberazione del Consiglio di amministrazione del Consorzio di Bonifica della Basilicata (n. 372 del 30 aprile 2026) con la quale è stato approvato il Progetto esecutivo “Attività e Servizi Ambientali – Annualità 2026”, per un importo complessivo di 12,2 milioni di euro, approvando contestualmente la scheda progettuale descrittiva delle finalità e degli interventi previsti e affidandone l’attuazione al Consorzio di Bonifica della Basilicata. L’iniziativa rappresenta una delle principali azioni regionali di politica attiva del lavoro e di cura del territorio, coinvolgendo 876 lavoratori appartenenti alle platee ex Rmi categoria B ed ex Tis, ai quali viene offerta un’opportunità di reinserimento lavorativo attraverso attività di pubblica utilità distribuite in tutti i comuni della Basilicata. Il progetto prevede l’impiego degli addetti per 102 giornate lavorative (123 giornate Cau) nel corso del 2026 e si inserisce nell’accordo di collaborazione tra Regione Basilicata e Consorzio di Bonifica, soggetto attuatore incaricato della progettazione e del-

l’esecuzione degli interventi.

Le attività interesseranno l’intero territorio regionale e riguarderanno in particolare:

• la valorizzazione del patrimonio forestale pubblico e la mitigazione del rischio idrogeologico;

• la manutenzione delle aree a servizio delle attività produttive, artigianali, industriali, commerciali, turistiche e culturali;

• la manutenzione della viabilità locale, delle cunette, dei fossi di scolo e delle opere per il deflusso delle acque meteoriche;

• la cura del verde urbano e del patrimonio pubblico di interesse naturalistico e ambientale;

• interventi di riqualificazione di aree degradate, pulizia, recupero ambien-

tale e realizzazione di arredi in legno secondo principi di economia circolare. Particolare attenzione sarà dedicata alla sicurezza e alla formazione delle maestranze, attraverso specifici percorsi per preposti, addetti al primo soccorso, antincendio e utilizzo delle attrezzature, con l’obiettivo di rendere più efficiente e qualificata l’organizzazione del lavoro.

Dei 876 addetti previsti, 501 saranno impiegati in provincia di Potenza e 375 in provincia di Matera, garantendo una distribuzione capillare degli interventi nei 131 comuni lucani.

«Con questo provvedimento – afferma l’assessore alle Politiche di sviluppo, Francesco Cupparo – la Regione conferma una scelta che unisce inclusio-

ne sociale, politiche attive del lavoro e tutela del territorio. Il progetto Attività e Servizi Ambientali rappresenta una risposta concreta per 876 lavoratori provenienti dalle platee ex Rmi ed ex Tis, che possono continuare un percorso di reinserimento lavorativo svolgendo attività utili alle comunità locali. Non si tratta soltanto di garantire un sostegno occupazionale. Attraverso un investimento di 12,2 milioni di euro realizziamo interventi che migliorano la sicurezza delle strade comunali, la manutenzione delle aree produttive, la cura del verde urbano, la prevenzione del rischio idrogeologico e la valorizzazione del patrimonio ambientale della Basilicata.

Particolarmente significativa è la collaborazione con il Consorzio di Bonifica della Basilicata, che assicura competenze tecniche e organizzative adeguate per realizzare interventi diffusi e omogenei su tutto il territorio regionale.

L’obiettivo della Regione è duplice: da un lato offrire opportunità di lavoro e di qualificazione professionale a persone che vivono condizioni di svantaggio economico, dall’altro restituire ai cittadini territori più curati, sicuri e sostenibili. È un investimento che produce benefici sociali, ambientali ed economici e che contribuisce a rafforzare la qualità della vita nelle nostre comunità».

«La manutenzione del verde pubblico, delle infrastrutture minori e delle aree a servizio delle attività produttive – conclude Cupparo – non deve essere considerata una semplice attività ordinaria, ma una vera azione di sviluppo locale, capace di migliorare l’attrattività dei territori, sostenere il turismo, favorire la sicurezza e contribuire alla tutela dell’ambiente. Con questo progetto la Basilicata investe contemporaneamente sulle persone e sul proprio patrimonio territoriale».

Attivato da oggi il dispositivo regionale, in campo Vigili del Fuoco, volontari, elicotteri, droni e sistemi satellitari

Antincendio, la Basilicata schiera la task force

POTENZA. Parte oggi la campagna antincendio della Regione Basilicata. Il Programma Annuale Antincendio 2026, presentato oggi nella Casa del Volontariato di Potenza, definisce le attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi per la stagione estiva, fissando procedure operative, modalità di coordinamento e risorse disponibili. A illustrare il piano è stato il vicepresidente della Regione e assessore alle Infrastrutture con delega alla Protezione civile, Pasquale Pepe. «Il Piano antincendio regionale è pronto e, con esso, è pronta l'intera squadra che ogni anno lavora per garantire la sicurezza delle lucane e dei lucani e la tutela del nostro straordinario patrimonio ambientale», ha dichiarato.

L'incontro, moderato dal dirigente dell'Ufficio Protezione civile della Regione Basilicata, Giovanni Di Bello, ha visto la partecipazione dei rappresentanti degli enti e delle strutture chiamate a operare durante la campagna estiva. Tra le principali novità figura proprio l'anticipo al 15 giugno dell'attivazione del dispositivo regionale. Un ruolo centrale sarà svolto dalla Sala operativa unificata permanente, che coordinerà in tempo reale gli interventi attraverso il raccordo tra Protezione civile, Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, Consorzio di Bonifica, Ufficio Foreste e organizzazioni di volontariato. Il programma è stato elaborato partendo dall'analisi dei dati del 2025. Lo scorso anno sono stati

registrati 173 incendi che hanno interessato oltre 5.900 ettari di territorio. Nello stesso periodo la Sala operativa e la Sala controllo della Protezione civile hanno gestito più di 1.600 segnalazioni e 22 grandi incendi con estensione superiore ai 50 ettari. Per la stagione 2026 il sistema regionale potrà contare su sette presìdi dei Vigili del Fuoco, cinque pattuglie Dos, 27 presìdi del Consorzio di Bonifica e circa 100

squadre di volontariato impegnate nelle attività di avvistamento, pattugliamento e spegnimento. A supporto delle operazioni saranno disponibili due elicotteri regionali con base a Lauria e Pisticci, oltre alla flotta aerea nazionale, a velivoli ultraleggeri, droni e sistemi avanzati di monitoraggio. Un contributo importante arriverà anche dalle attività di previsione sviluppate con il Cnr-Imaa attraverso dati satellitari e mappe di suscettività agli incendi. «La tecnologia ci aiuterà a individuare tempestivamente i focolai quando è ancora possibile intervenire con rapidità ed efficacia. Ma la vera forza del sistema resta la collaborazione tra istituzioni, operatori, volontariato e cittadini», ha concluso Pepe.

La giuria di assaggiatori ANAG assegna la Medaglia Gold al gin dopo rigorose degustazioni alla cieca su centinaia di campioni

OTIVM.GIN conquista la Medaglia Gold all’Alambicco d’oro ANAG 26

London Dry Gin si è aggiudicato la Medaglia Gold all’edizione 2026 dell’Alambicco d’Oro, uno dei più prestigiosi concorsi italiani dedicati alla valutazione sensoriale dei distillati e delle acquaviti.Il riconoscimento è stato assegnato nell’ambito della manifestazione organizzata dall’ANAG – Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa e Acquaviti, che ogni anno riunisce esperti assaggiatori e commissioni tecniche provenienti da tutta Italia per analizzare, in rigorose degustazioni alla cieca, centinaia di prodotti del settore. Le valutazioni vengono effettuate secondo criteri estremamente selettivi che includono qualità complessiva del distillato, equilibrio aromatico, pulizia olfattiva, tipicità della categoria e piacevolezza gustativa. Un processo che punta a garantire un

giudizio tecnico imparziale e altamente rappresentativo dell’eccellenza produttiva.In questo contesto competitivo, OTIVM.GIN si è distinto nella propria categoria ottenendo la Medaglia Gold, massimo riconoscimento previsto dal concorso. Il gin ha convinto la commissione per il suo profilo aromatico equilibrato e complesso, capace di unire intensità e armonia senza perdere eleganza e bevibilità.Il risultato premia il lavoro di ricerca e sviluppo che sta alla base del prodotto, a partire dalla selezione accurata delle botaniche fino alla definizione del profilo organolettico finale. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla qualità delle materie prime e alla cura dell’intero processo di distillazione, elementi che hanno contribuito a definire l’identità del distillato.«Ricevere questo rico-

noscimento da una delle più autorevoli realtà italiane nel mondo della degustazione dei distillati rappresenta per noi motivo di grande orgoglio. È un risultato che premia passione, competenza e la volontà di proporre un gin di alta qualità, capace di esprimere identità, equilibrio e personalità», ha commentato il team di produzione.L’edizione 2026 dell’Alambicco d’Oro assume inoltre un significato particolare per il settore: per la prima volta il comparto del gin entra ufficialmente tra le categorie centrali del concorso, confermando la crescita e la maturazione di questa tipologia di distillato nel panorama italiano.OTIVM.GIN si inserisce così tra le eccellenze premiate in un’edizione che segna un ulteriore passo avanti nella valorizzazione della cultura del distillato e della

produzione artigianale di qualità.La Medaglia Gold rappresenta per il brand non solo un importante traguardo, ma anche un punto di partenza per con-

tinuare a investire nella ricerca, nell’innovazione e nella diffusione di una cultura del gin sempre più consapevole e orientata all’eccellenza.

Il Consorzio evidenzia il forte interesse degli operatori e invita le istituzioni regionali a sostenere la crescita del comparto turistico

Maratea, Salerno: «Investire nel turismo significa investire sul futuro della regione»

IlConsorzio Turistico Maratea rilancia la richiesta di rifinanziamento del bando regionale “Turismo e Gusto”, sottolineando come l’elevata partecipazione delle imprese lucane rappresenti un segnale forte della vitalità del comparto turistico e della volontà di investire sul territorio. Secondo il Consorzio, l’iniziativa promossa dalla Regione Basilicata ha rappresentato un’importante occasione di crescita e qualificazione del sistema turistico regionale, raccogliendo numerose progettualità da parte degli operatori del settore. Un risultato che, secondo l’associazione, conferma la necessità di consolidare in modo strutturale le politiche di sostegno al turismo regionale. Il Consorzio sottolinea inoltre come la continuità degli strumenti di incentivo sia fondamentale per garantire programmazione e stabilità agli investimenti delle imprese.«La risposta delle imprese dimostra che il tessuto imprenditoriale lucano è vivo, dinamico e pronto a raccogliere le sfide del mercato turistico contemporaneo» ha dichiarato il vicepresidente del Consorzio Turistico Maratea, Biagio Sa-

lerno. «Albergatori, ristoratori, operatori dell’accoglienza e dei servizi turistici hanno presentato progetti di qualità che testimoniano una forte volontà di crescita e di investimento sul futuro della Basilicata».Il Consorzio evidenzia come il patrimonio di proposte emerso dal bando rappresenti una risorsa strategica da non disperdere, soprattutto in un territorio che punta sempre più sul turismo come leva di sviluppo economico.«La Basilicata dispone di straordinarie potenzialità turistiche: una costa di grande pregio, borghi autentici, aree interne ricche di identità, eccellenze ambientali, culturali ed enogastronomiche» ha aggiunto Salerno. «Il turismo è oggi una delle principali leve di sviluppo economico e sociale della nostra regione, capace di creare occupazione, sostenere le imprese, contrastare lo spopolamento e offrire nuove opportunità soprattutto ai giovani».Alla luce dell’alto numero di domande presentate, il Consorzio ritiene necessario un intervento delle istituzioni regionali per ampliare la dotazione finanziaria del bando.«L’elevato numero di do-

mande presentate evidenzia una domanda di sviluppo reale e diffusa» ha sottolineato Salerno. «Per questo chiediamo alla Regione Basilicata di valutare il reperimento di ulteriori risorse finanziarie da destinare al rifinanziamento del bando e allo scorrimento delle graduatorie. Ampliare la dotazione finanziaria consentirebbe di sostenere un numero maggiore di investimenti, generando effetti positivi immediati e duraturi sull’economia regionale».Il Consorzio rimarca inoltre l’effetto moltiplicatore degli investimenti nel turismo, capaci di coinvolgere anche altri settori produttivi come agricoltura, artigianato, commercio, cultura e servizi.«Le imprese hanno già fatto la loro parte, mettendosi in gioco, elaborando progetti e programmando investimenti con risorse proprie» ha concluso il vicepresidente. «Questa disponibilità rappresenta un segnale di fiducia verso il futuro della Basilicata che merita di essere accompagnato e sostenuto dalle istituzioni».Infine, l’appello alla Regione Basilicata affinché si individuino ulteriori risorse, anche regionali, nazionali

ed europee, per finanziare il maggior numero possibile di progetti ritenuti ammissibili. «Sostenere le imprese che investono significa sostenere il futuro della Basilicata» ha ribadito Salerno. «Oggi abbiamo l’opportunità di trasformare l’entusiasmo e la progettualità espressi dagli operatori in nuova occupazione, maggiore competitività e sviluppo diffuso».

Biagio Salerno

L’effetto Placebo e le Case di Comunità per recuperare rapporto tra sanitari e pazienti

Per una sanità meno conflittuale occorrerebbe appellarsi al buonsenso con meno denunce e più responsabilità condivisa DI V

Su diversi canali televisivi sono andati in onda alcuni servizi relativi all’emigrazione di alcuni profili sanitari, soprattutto medici e infermieri, che stanno impoverendo il servizio sanitario nazionale, mentre siamo stati costretti a reclutare medici da Cuba, come nel caso della Calabria, e infermieri dall’India. Alcuni infermieri italiani emigrati in Norvegia ci hanno informato che lì guadagnano più del doppio dello stipendio in Italia e possono arrivare a sfiorare anche le 5.000 euro al mese, hanno l’alloggio gratis e devono prendersi cura, durante l’orario lavorativo, di massimo sei o sette pazienti, con la possibilità quindi dedicare a ciascuno di loro più tempo. Quanto sia importante il rapporto tra un sanitario, che non dovrebbe “andare di corsa”, ed i pazienti, lo rivela uno studio sull’effetto placebo. Un termine che etimologicamente deriva dal latino” piacere” che significa ”io piacerò”, il suo opposto lessicale è nocebo. In letteratura ci sono molti ca-

si di guarigione dovuti alla forza della parola, della persuasione e dell’empatia da sanitario e paziente. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che effettivamente se un paziente è davvero convinto che quel farmaco funziona e dal quale ha tratto benefici, anche se gli viene somministrato solo acqua dallo stesso contenitore, egli potrebbe avere gli stessi risultati del farmaco con il principio attivo, se ha piena fiducia del sanitario. Ovviamente non parliamo di patologie gravi. «Naturalmente – ha scritto Fabrizio Benedetti sull’Enciclopedia Treccani – il miglioramento clinico osservato dopo la sua assunzione non è dovuto né al bicchiere d’acqua né alla zolletta di zucchero, bensì alle suggestioni verbali di miglioramento che vengono fornite al paziente. Tale processo coinvolge una serie di complessi meccanismi psicologici e neurobiologici che solo ora cominciano a essere compresi. In altre parole, lo studio dell’effetto placebo è lo studio del contesto psicosociale intorno alla terapia e dei suoi ri-

flessi sul cervello del paziente. L’effetto placebo è, dunque, un fenomeno che, al pari di altri, come l’analgesia da stress, aiuta a comprendere come il dolore e ulteriori sintomi vengano modulati da fattori cognitivi ed emotivi». Questo significa che psiche e corpo interagiscono e la prima è capace di condizionare il secondo. Infatti, si sta sempre di più analizzando il fatto che in moltissimi casi la psiche è capace di scatenare un naturale processo di guarigione del corpo e l’effetto placebo può esserne il detonatore, insieme alle aspettative positive sia del paziente che del medico, che empaticamente ripongono in una determinata terapia. Per alcuni anche molti “miracoli” rientrerebbero in questa fattispecie. Lo stesso rapporto medico paziente e il valore terapeutico della parola, la capacità del primo di infondere fiducia, di ascoltare, ha un ruolo fondamentale nel processo di guarigione. Dal positivismo ad oggi è prevalsa una visione meccanicistica del corpo umano, come se fosse una macchina i cui pezzi, quando

sono usurati, vanno o riparati o sostituiti, ma arriva un momento in cui a causa dell’usura complessiva, non è più possibile né l’una, né l’altra cosa e l’intera macchina va demolita. L’approccio terapeutico deve essere di carattere “olistico”, deve cioè tener conto di tutte le componenti dell’essere umano. É di fatto un ritorno alle antiche culture e a quello che esse hanno sempre predicato e cioè che le emozioni, le aspettative e le credenze dell’uomo hanno un’influenza diretta sulla sua biologia e sui processi di guarigione della malattia. Una volta, il medico a casa del paziente si sedeva vicino al suo letto, lo

ascoltava, interagiva psicologicamente con lui e oltre che dal farmaco, il corpo del paziente era stimolato dalla fiducia che egli riponeva nel medico. Questo tipo di rapporto si è perso negli anni e andrebbe recuperato, nella consapevolezza che la medicina non è una scienza esatta e le variabili e gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. Per cui da una parte il medico deve recuperare lo spirito autentico di una professione diversa dalle altre e dall’altra il paziente e i suoi familiari non devono ricorrere, per ogni evento imprevisto e imprevedibile, alla carta bollata, ma solo in caso di colpa o di negligenza grave.

Cardiologia, Latronico: «Cure integrate per pazienti cronici»

«L

a presa in carico delle patologie cardiologiche complesse necessita di un collegamento strutturato con i servizi territoriali e i medici di medicina generale. Questo approccio è fondamentale per garantire il follow-up e la continuità delle cure ai pazienti cardiopatici cronici direttamente sul loro territorio». Lo ha dichiarato l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, intervenendo all’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera in occasione del convegno ‘Il paziente cronico: incontro tra cardiologia e territorio’ promosso dalla responsabile scientifica Nicoletta Eletto. L’appuntamento formativo ha offerto l’opportunità di approfondire le nuove strategie cliniche e organizzative per la presa in carico dei pazienti affetti da patologie cardiovascolari, focaliz-

zandosi sul ruolo centrale delle nuove Case di Comunità. Nel corso delle sessioni di studio, gli specialisti del settore si sono confrontati su temi cruciali quali la prevenzione primaria, l’appropriatezza terapeutica post-infarto, l’ottimizzazione delle cure per lo scompenso cardiaco e le indicazioni pratiche della diagnostica per immagini tramite TC e risonanza magnetica. «La programmazione regionale – ha dichiarato l’assessore Latronico – si concentra sul potenziamento della medicina di prossimità valorizzando il ruolo multidisciplinare dei professionisti sanitari e promuovendo l’innovazione tecnologica. Il confronto tra i professionisti sanitari è necessario per ottimizzare i flussi di cura al fine di garantire ai cittadini percorsi assistenziali rispondenti ai bisogni sul territorio».

«La
regionale

Al via sondaggi geognostici nell'area limitrofa al Parco di Montereale; divieti in via degli Olmi, via della Pineta e via Vaccaro

A Potenza lavori nel cantiere della palestra

Ex Coni: prescrizioni viabilità zone limitrofe

Al via i sondaggi geognostici nell’area limitrofa al Parco di Montereale. Un passaggio preliminare, ha spiegato l’assessorato alla Viabilità e Mobilità del Comune di Potenza, indispensabile per avviare le fasi progettuali e realizzative dell’intervento previsto sulla Palestra ex CONI, struttura considerata di rilevante interesse per il quartiere e per l’intera città. Per consentire le operazioni in sicurezza è stata disposta una temporanea regolamentazione della circolazione, dalle ore 9 alle ore 13 di oggi, e comunque fino al termine dei lavori. I divieti previsti interesseranno Via

i

Festinsieme

Udegli Olmi con divieto di sosta e rimozione forzata nell’area antistante la recinzione di cantiere dell’ex Palestra CONI, sono esclusi i mezzi operativi;Via della Pineta: divieto di sosta con rimozione forzata su entrambi i lati, previsto anche il divieto di transito e la chiusura temporanea delle intersezioni, limitatamente al tempo necessario al passaggio contromano dei mezzi d’opera. Resteranno accessibili veicoli di soccorso e Forze dell’Ordine; Via Nicola Vaccaro: divieto di sosta con rimozione forzata all’intersezione con via della Pineta, nell’area sottostante il muraglione. L’Ammini-

strazione invita residenti, automobilisti e utenti della strada a prestare massima attenzione alla segnaletica temporanea che sa-

rà installata sul posto e a collaborare per ridurre al minimo i disagi. I sondaggi geognostici rappresentano il primo step tec-

nico per riqualificare l’area della Palestra CONI di Montereale, opera attesa da anni dalla comunità.

genitori e seguiti dagli animatori parrocchiali; nel frattempo, si è aperta ufficialmente la stagione della Savio Estate

chiude a Potenza con tre giorni di sport e preghiera

n momento gioioso, una festa che traduce in cifre l'impegno di una parrocchia. Tutto questo è Festinsieme che si svolge tutto l'anno nella parrocchia di San Giovanni Bosco e da il via sostanzialmente alle iniziative dell'oratorio e della Savio Estate. Una festa, scandita dalla presenza di tantissimi adolescenti accompagnati dai genitori e seguiti passo dopo passo da un centinaio di volontari, tutti appartenenti alla parrocchia di Verderuolo pronti ad esaudirne le necessità quotidiane. Tutto questo grazie alla presenza del folto numero di parroci salesiani che puntano a far crescere i bambini e a fare comunione, socializzazione e formazione nel periodo estivo. La Savio Estate e Festinsieme sono tutto questo, giochi, momenti formativi, una storia e tanti impegni per i giovani che pregheranno molto nel periodo estivo con una forza relazionale di ampio spessore capace di sviluppare amicizie, condivisione e speranza cristiana accompagnata dalla preghiera, da momenti di comunione cattolica e tramite la forza della spiritualità. Festinsieme ha preso il via sabato scorso con la StradonBosco con Domenico con tanta musica, ha accompagnato i parrocchiani domenica scorsa con il volley e il pranzo solidale, ha sviluppato mediante un concerto tematico l'evento “Ho sognato una strada”, mentre sabato sera si svolto il concerto dei Game Boys e domenica si è celebrata la conclusione con

Calcio Insieme, la cerimonia religiosa, la premiazione dei tornei estivi e il concerto “Lo strano percorso” un tributo a Max Pezzali. Nel bel mezzo degustazione di panini, pizzette e tante bibite per i presenti. L'evento si è svolto grazie al patrocinio del Comune di Potenza. Tutto questo nel bel mezzo di una serie di iniziative collaterali come i laboratori di riciclo creativo svolti dall'associazionelaboratorio Mamma Margherita. Un vero e proprio punto di riferimento per tutto il rione e la città di Potenza che puntano sulle vendite e su altre iniziative collaterali. Alle 17 si aprono i cancelli, i giovani attendono con trepidazione l'apertura del portone rosso che congiunge il campo di calcio e basket, l'esultanza e l'entusiasmo sono contagiosi così come il calore dei genitori e dei tanti sacerdoti, Una forza e una vocazione derivante dalla fratellanza che San Giovanni Bosco ha saputo far propria nel cammino di fede e spe-

ranza. Una speranza quella dei promotori di Festinsieme e della Savio Estate per un futuro migliore, con tanto amore e carità cristiana. I giovani vengono accolti a mò di trenino dai volontari vestiti con maglie di colore diverso nel segno della festa, dell'integrazione e dei colori della pace. Anna Santoro, responsabile del laboratorio Mamma Margherita, ha parlato delle iniziative svolte sottolineando quanto segue: «Soprattutto un laboratorio di riciclo creativo. Noi smontiamo tutto ciò che ci può essere utile e produciamo altri manufatti che poi servono e facciamo queste feste e queste vendite per i ragazzi dell'oratorio. In più abbiamo organizzato una grande pesca di beneficenza per i ragazzi dell'oratorio. Lavoriamo tutto l'anno per la festa perché praticamente sono lavori fatti a mano. Siamo tutte persone di una certa età e quindi ci mettiamo e lavoriamo tutto l'anno. Ricamiamo, facciamo tutti la-

vori di cucito anche esterno». Dal canto suo, don Giuseppe Spicciariello ha detto la sua su questa iniziativa: «Questa è un attività che ormai proponiamo da diversi anni che mira soprattutto per i ragazzi a creare socializzazione, anche formazione nel periodo estivo per passare in maniera serena e tranquilla il periodo estivo quando sono non sono più a scuola. Festinsieme è un po' la fotografia della Savio Estate un po' rivolta a tutta la comunità. Quindi a piccoli, grandi e adulti. In questa esperienza si giocherà sicuramente, i ragazzi vivranno dei momenti formativi su temi importanti per la loro crescita. Ci accompagnerà un storia, un cartone animato che ci darà un po' di spunti formativi, anche il contesto e la storia. Vivremo anche dei momenti di preghiera, di silenzio per aiutarli ad aprirsi anche a ciò che non si vede ecco. Soprattutto vivranno tante relazioni sia quelli più grandicelli, gli operatori sia tra di loro. Quindi anche una bella esperienza, per quanto possibile intergenerazionale. La speranza non è etera, non è astratta, ma la speranza cammina sulle gambe delle persone, ed è ancora più forte, è ancora più audace quando cammina sulle gambe dei ragazzi. Anche se sono piccolini perché la speranza dovranno sceglierla non in base all'età ma in base al cuore. La speranza non camminerà solo in questo cortile ma in tutta Potenza».

Tanti
giovani accompagnati dai

A

CRONACHE

L’AU

Casalaro racconta il progetto avanguardista nell’area “Ex Fornace” di Tito Scalo

La lucana “GM Engineering” protagonista agli Italian Hydrogen Technology Awards

Gli Italian Hydrogen Technology Awards sono prestigiosi riconoscimenti di settore che celebrano l'eccellenza e l'innovazione nel settore dell'idrogeno. Organizzati da Mediapoint & Exhibitions, si tengono annualmente in concomitanza con l'Hydrogen Expo di Piacenza. Quest’anno, nella categoria “Engineering & EPC”, il premio è stato vinto da “GM Engineering”, società di ingegneria con sede a Calvello e Potenza, che opera nel settore pubblico e privato, offrendo servizi di ingegneria, architettura e consulenza tecnica per opere e impianti complessi. La Giuria ha assegnato il premio a GM Engineering «per l’intervento realizzato con approccio EPC (Ingegneria, Approvvigionamento e Costruzione) nell’ambito del progetto H2Evolution, che prevede la costruzione di un impianto di idrogeno verde basato su tecnologia

AEM (Membrana a Scambio Anionico, un'innovazione all'avanguardia per l'elettrolisi dell'acqua) nell’area industriale “Ex Fornace” di Tito Scalo -alle porte del capoluogo potentino- Il sistema integra una sezione di compressione con compressore “no oil”, scelta progettuale essenziale per garantire la massima purezza del gas e minimizzare i rischi legati a contaminazioni e potenziali inneschi».

A Cronache l’Amministratore Unico, l’Ingegnere Giuseppe Casalaro racconta di più del progetto. Perché H2Evolution rappresenta un intervento di elevato valore strategico nel panorama della transizione energetica?

«Perché si configura come una infrastruttura avanzata per la produzione e l’utilizzo dell’idrogeno verde, sviluppata all’interno di un più ampio processo di rigenerazione industriale. L’iniziativa si distingue non solo per il contenuto tecnologico, ma anche per la

capacità di restituire nuova funzione a un’area industriale dismessa, trasformandola in un polo energetico innovativo. In un territorio come la Basilicata, caratterizzato da importanti sfide di sviluppo industriale, il progetto assume un valore concreto in termini di riqualificazione, sostenibilità e creazione di nuove opportunità. Prima di addentrarmi nell’argomento però, vorrei evidenziare la visione lungimirante di Grippo Giuseppe Nunzio, Amministratore della PRE srl, Società committente dell’opera. L’impianto è stato difatti concepito come un sistema complesso e integrato, in grado di coprire l’intera filiera dell’idrogeno. L’infrastruttura è completata da un sistema di produzione di energia rinnovabile basato su moduli fotovoltaici ad alta efficienza di tipo N-Type. Accanto alla produzione, il progetto sviluppa una visione applicativa concreta dell’idrogeno, prevedendone l’utilizzo in diversi scenari, tra cui il blending nella rete gas, lo stoccaggio in bottle rack ad alta pressione e l’impiego nel settore della mobilità sostenibile, con particolare riferimento alla ricarica di autobus. Questa impostazione con-

sente di configurare l’impianto come un hub energetico multifunzionale, in grado di adattarsi a differenti esigenze operative e di mercato».

Nel progetto non è mancata neppure l’attenzione alla sicurezza. Come?

«Certo, uno degli elementi distintivi dell’intervento è rappresentato dall’approccio sistemico alla sicurezza, sviluppato e implementato da GM Engineering. L’impianto difatti è dotato di sistemi di rivelazione gas ad alta sensibilità, logiche automatiche di arresto di emergenza e sistemi di protezione attiva tra cui impianti di raffreddamento antincendio progettati per limitare gli effetti termici e prevenire fenomeni di escalation. La configurazione prevalentemente outdoor delle apparecchiature e l’attenzione alla ventilazione naturale contribuiscono ulteriormente alla riduzione del rischio residuo, garantendo elevati standard di sicurezza e operatività. Particolare attenzione è stata dedicata all’analisi del rischio, condotta mediante metodologie avanzate come studi Hazop e valutazioni degli scenari incidentali, che hanno consentito di individuare e mitigare le principali criticità connesse alla

gestione dell’idrogeno»

La realizzazione del progetto da parte di GM Engineering è stata determinata dalla capacità dell’Azienda di affrontare interventi ad alta complessità, ci racconta di più?

«Sì, perché si tratta di stringenti requisiti normativi e di un elevato livello di integrazione tecnologica. L’esperienza maturata nel campo della sicurezza industriale e della progettazione impiantistica ha consentito di sviluppare soluzioni tecniche avanzate, garantendo al contempo la piena operatività e affidabilità degli impianti. H2Evolution si configura quindi come un esempio di eccellenza nel settore Engineering & EPC applicato all’idrogeno, in cui il contributo di GM Engineering risulta determinante per il raggiungimento degli obiettivi progettuali. Il progetto dimostra come un approccio integrato e multidisciplinare possa trasformare la complessità in valore, contribuendo in modo concreto allo sviluppo della filiera dell’idrogeno e alla transizione verso un sistema energetico sostenibile. H2Evolution non è soltanto un impianto, ma un modello concreto di transizione energeti-

ca applicata, in cui innovazione, sicurezza e sostenibilità si traducono in risultati tangibili. In questo contesto, GM Engineering dimostra come un approccio EPC evoluto sia in grado di trasformare la complessità progettuale in eccellenza realizzativa e valore per il territorio». Il vostro progetto, risultato vincitore, vede anche collaborazioni di alto profilo, quali?

«Assolutamente sì, in quanto la produzione mediante elettrolisi, alimentata da fonte rinnovabile, è realizzata attraverso tecnologia AEM (Anion Exchange Membrane) fornita da Ansaldo Green Tech, soluzione innovativa che consente elevata efficienza operativa e flessibilità nella gestione dei carichi. Il sistema è affiancato da una sezione di compressione mediante compressore “no oil” di Fornovo Gas, scelta progettuale fondamentale per garantire la purezza del gas e ridurre i rischi associati alla contaminazione e all’innesco. Infine, abbiamo collaborato con la Inntech, Società di Ingegneria impegnata nell’ideazione, sviluppo e ingegnerizzazione di progetti innovativi sostenibili nell'ambito dell'ingegneria e dell'architettura».

Il presidente della sede di Potenza, Cutro: «Solidarietà alla referente Iannotta e a tutti i soci coinvolti; ora dobbiamo andare avanti»

Atti vandalici a Senise, staccata la targa dell’Associazione “Il Cielo nella Stanza”

Ennesimo episodio di vandalismo verificatosi, di recente, presso lo spazio adottato dall'Associazione "Il Cielo nella Stanza", realtà attivamente impegnata sul territorio nella lotta al bullismo e al cyberbullismo. In particolare, è stata staccata la targa posizionata in occasione dell'inaugurazione dello spazio stesso. Un gesto che non colpisce solo un bene materiale, ma ferisce il valore simbolico di un luogo adottato per sensibilizzare proprio ai valori dell'amicizia, del rispetto e dell'inclusione.«Già in passato - fa sapere Filomena Iannotta, referente dell’Associazione - lo spazio era sta-

to oggetto di atti simili, ma ci siamo limitati a ripristinare le targhe. Adesso basta: riteniamo fondamentale dare notizia di quanto accaduto non solo per condannare il gesto, ma per ribadire l'importanza di difendere i presidi di legalità e solidarietà della nostra comunità. Niente ci fermerà, con forza e costanza, sempre più convinti andiamo avanti».

SOLIDARIETÀ

ALL’ASSOCIAZIONE “IL

CIELO NELLA STANZA”

Solidarietà anche dalla sede di Potenza. A tal proposito, il presidente dell'Assocazione "Il cielo nella stanza", Nino Cutro, e il direttivo

nell'esprimere piena vicinanza alla presidente Filomena Iannotta ed a tutti i soci della sezione staccata di Senise dell'Associazione, stigmatizzano quanto accaduto, chiedendo che le Forze dell'Ordine facciano piena luce, individuano i responsabili. Il ripetersi di quanto accaduto non deve essere derubricato a semplice ragazzata, semmai i responsabili siano stati giovani. Significherebbe voltarsi dall'altra parte e consentire irresponsabilmente che violenza, mancanza di rispetto e di solidarietà prevalgano sempre di più. Proprio per arginare questa emergenza educativa in crescita esponenziale, l'associa-

zione "Il cielo nella stanza" anche con la sua sezione staccata di Senise da oltre dieci anni è impegnata, facendo prevenzione e sensibilizzando le nuove generazioni in collaborazione con altri Enti ed organismi.. Fa bene a ricordarlo la vice presidente Iannotta: «Niente ci fermerà, con forza e costanza, sempre più convinti andiamo avanti». Non può essere diversamente perchè, quando oltre dieci anni fa nacque l'associazione "Il cielo nella stanza", assumemmo un impegno: aiutare le nuove generazioni a diventare i cittadini del domani, persone responsabili, solidali e rispettose.E continueremo a farlo.

Sul posto, i Carabinieri della locale Stazione intervenuti d’urgenza per la rimozione e la messa in sicurezza dell’area

Rivello, rinvenuto un ordigno bellico in un fondo agricolo

Negli scorsi giorni, a Rivello, i Carabinieri della locale

Stazione sono intervenuti d’urgenza presso un fondo agricolo privato a seguito del rinvenimento di un potenziale e pericoloso residuato bellico. Un cittadino del posto, mentre era intento a eseguire alcuni lavori di aratura della terra, ha infatti portato alla luce un proietto d’artiglieria –una granata ad alto potenziale – risalente al secondo conflitto mondiale. I militari della Stazione di Rivello, giunti immediatamente sul posto, hanno attivato i protocolli di sicurezza previsti per scenari ad alto rischio, procedendo alla tempestiva cinturazione e alla vigilanza permanente del sito, isolando l'intera area per prevenire qualsiasi minaccia all’incolumità pubblica. Contestualmente, la situazione è stato oggetto di im-

mediato raccordo con la Prefettura di Potenza per l’immediata attivazione delle procedure di emergenza. La gestione tecnica della situazione è stata quindi affidata al personale specializzato del Nucleo Artificieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri di Potenza. Gli specialisti dell’Arma, dopo una complessa valutazione tecnica sul posto per verificare lo stato di conservazione e la stabilità del manufatto esplosivo, hanno condotto le delicate operazioni di rimozione e successivo trasferimento del proietto presso una cava abbandonata situata nel medesimo comune. L’ordigno è stato infine fatto brillare in condizioni di totale isolamento e sotto il costante controllo degli specialisti. Le operazioni si sono concluse con successo, senza registrare alcun danno a per-

sone o cose e ripristinando la piena sicurezza della zona. L’;episodio evidenzia l’efficacia del dispositivo di pronto intervento delle stazioni territoriali e la reattività dei reparti speciali

dell’Arma. In caso di rinvenimenti di oggetti analoghi o sospetti, si rinnova la fondamentale raccomandazione di non muoverli o toccarli per nessun motivo, ma di allertare im-

mediatamente le Forze dell’Ordine attraverso il Numero Unico di Emergenza 112, per consentire l’attivazione immediata delle competenze specialistiche neces.

Il sindaco Mollica: «Questo genellaggio è un ponte di cultura, memoria e futuro»

Venosa e Licenza gemellate nel nome di Orazio Flacco

Si è svolta nei giorni 12 e 13 giugno, presso il palazzo baronale Orsini del Comune di Licenza, la cerimonia ufficiale di sottoscrizione del Patto di Gemellaggio con il Comune di Venosa, nel segno di Quinto Orazio Flacco, poeta che da oltre duemila anni continua a unire luoghi, linguaggi e sensibilità diverse attraverso la forza universale della sua opera.

Da Venusia, città natale del poeta, a Licenza, l’antica terra del Digentia, che lo accolse e lo ispirò, si è rinsaldato un legame che non è soltanto storico o letterario, ma profondamente umano: un filo che attraversa il tempo e restituisce alle due comunità un’identità condivisa, costruita sulla memoria e aperta al futuro.

Il gemellaggio tra Venosa e Licenza non rappresenta solo un atto istituzionale, ma un gesto simbolico di grande valore: la scelta di riconoscersi dentro una stessa eredità culturale e di trasformarla in un percorso comune di crescita, dialogo e collaborazione. Un patto che nasce dalla consapevolezza che la cultura non appartiene al passato, ma continua a vivere nelle relazioni tra le persone e nei territori che la custodiscono.

Le due giornate hanno visto la partecipazione di amministratori, studiosi e cittadini in un clima di

forte condivisione, arricchito da incontri, momenti di confronto scientifico, letture oraziane e visite ai luoghi del poeta, che hanno restituito la dimensione viva e concreta della sua presenza.

Il momento più significativo è stato la firma del Patto di Gemellaggio, che sancisce ufficialmente l’impegno delle due amministrazioni a lavorare insieme per la valorizzazione del patrimonio oraziano, la promozione del turismo culturale e la costruzione di progettualità condivise capaci di coinvolgere le nuove generazioni.

Per il Comune di Venosa erano presenti il Sindaco Francesco Mollica, il Presidente del Consiglio Mirella Digrisolo, l’Assessore alla Cultura Rosa Centrone e l’Assessore all’Ambiente Giuseppe Buompensiere.

Per la comunità di Licenza hanno partecipato la Sindaca Ilaria Passacantilli, la Vicesindaca Enrica Costantini e alcuni consiglieri comunali, in un momento di piena condivisione istituzionale e comunitaria.

Nel corso delle giornate si è svolto anche il convegno scientifico “Orazio a Licenza tra saggezza, ironia e canto”, con le letture oraziane curate dall’Università degli Studi di Roma La Sapienza, che hanno offerto uno sguardo approfondito e contemporaneo sul-

l’opera del poeta.

Gli interventi di studiosi come Luis Riviero García (Univesidad de Huelva), Aurora Serena Norelli (Univesidad de Huelva – Università di Napoli Federico II), Giuseppe Lentini (Sapienza, Università di Roma) e Andrea Cucchiarelli (Sapienza, Università di Roma) hanno restituito la ricchezza di un Orazio ancora attuale, capace di parlare al presente attraverso la complessità della sua poesia, tra pensiero, ironia e riflessione sull’uomo. Accanto alla dimensione accademica, il gemellaggio ha trovato piena espressione nei momenti di incontro tra le comunità: lo scambio di doni, il dialogo tra amministratori e cittadini, e la visita ai luoghi oraziani e alla villa del

poeta hanno reso tangibile un senso profondo di vicinanza e riconoscimento reciproco. «Questo gemellaggio è un ponte che unisce due comunità nel nome di Orazio Flacco, ma soprattutto nel segno della cultura come strumento di dialogo e crescita condivisa» ha dichiarato il Sindaco di Venosa Francesco Mollica, sottolineando il valore simbolico e progettuale dell’iniziativa. «Il Patto di Gemellaggio tra Venosa e Licenza» – sottolinea la sindaca di Licenza Ilaria Passacantilli - «segna l’inizio di un percorso che non si esaurisce in una firma, ma che si apre a nuove opportunità di collaborazione culturale, educativa e turistica, rafforzando un legame che trasforma la memoria in futuro condiviso».

Un viaggiatore sprovvisto di biglietto aggredisce l'operatore. La denuncia del sindacato: «Episodi sempre più frequenti»

Aggressione a bordo della Sita sulla tratta Corleto-Potenza, Fast-Confsal: «Il personale è troppo spesso lasciato solo»

Un grave episodio di violenza si è verificato nel pomeriggio di venerdì 12, intorno alle ore 16:40, a bordo di un autobus Sita impegnato sulla tratta Corleto Perticara – Potenza. Un conducente di linea è stato aggredito da un viaggiatore nei pressi della località Santa Maria, riportando lesioni che hanno reso necessario l'intervento dei sanitari del 118 e il successivo ricovero in ospedale.

A denunciare l'accaduto è la sigla sindacale Fast Confsal, che esprime «forte preoccupazione per il crescente numero di episodi di aggressione e intimidazione nei confronti del personale viaggiante. Secondo quanto riferito, il viaggiatore coinvolto nell'episodio sarebbe salito a bordo sprovvisto di titolo di viaggio. Lo stesso, tuttavia, sarebbe stato agevolato dal personale nell'acquisto del biglietto durante la tratta, come previsto dalle procedure di servizio. Nonostante la disponibilità mostrata dall'operatore, per cause ancora in fase di accertamento la situazione sarebbe successivamente degenerata fino all'aggressione ai danni del conducente. Situazione che sempre più spesso genera tensioni a bordo dei

mezzi pubblici».

«Da semplici discussioni verbali si sta arrivando a episodi che mettono a rischio l'incolumità degli operatori», sottolinea il sindacato. Tra i comportamenti segnalati figurano anche il mancato rispetto delle regole di bordo, come l'utilizzo di sigarette elettroniche e altri atteggiamenti contrari alle norme di sicurezza.

Sul posto sono intervenuti sia i sanitari del 118 sia gli agenti della Polizia. L'aggressore, dopo l'episodio, sarebbe sceso dal mezzo facendo perdere le proprie tracce. Le indagini sono in corso e gli investigatori potranno contare anche sulle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza installate sui nuovi autobus acquistati dalla Regione Basilicata.

Fast Confsal evidenzia come «tali dispositivi rappresentino un importante strumento di tutela per lavoratori e utenti, frutto delle continue richieste avanzate negli anni dagli operatori del settore e dalle organizzazioni sindacali. Le telecamere di bordo, presenti sui nuovi mezzi regionali, sono state fortemente volute dall'Assessore ai Trasporti della Regione

Basilicata, Pasquale Pepe, proprio per incrementare i livelli di sicurezza a tutela del personale viaggiante e dell'utenza».

Il sindacato auspica ora che le forze dell'ordine riescano a identificare rapidamente il responsabile dell'aggressione e rinnova l'appello affinché vengano adottate ulteriori misure per proteggere il personale del trasporto pubblico, troppo spesso lasciato solo ad affrontare situazioni di rischio.

Dalla legge 771/86 a oggi: mappatura, bilancio e scelte. Come salvaguardare la residenzialità e l'equilibrio tra destinazioni

I quarant'anni che sconvolsero i Sassi

DI VINCENZO SANTOCHIRICO

Non so se è l'astuzia della ragione di hegeliana memoria, ma l'effetto è quello. A più riprese e da più parti, in passato, si è provato a rimettere al centro del dibattito pubblico lo stato e le sorti dei sassi, senza riuscirci (ricordo per tutti il convegno nel dicembre 2018, i cui atti possono ancora leggersi su https://www.medeura.it/sassi-dimatera-per-una-nuova-stagione/). Poi accade che giungono a scadenza le prime subconcessioni, con cui sono stati affidati immobili ai sensi della l. 771/86, gli uffici predispongono gli schemi di rinnovo, la commissione consiliare comincia ad esaminarli e tale parva res ha il merito di far riaccendere i riflettori sui Sassi. Infatti, rispetto alla mera estensione della durata delle singole subconcessioni, non pochi hanno avvertito e segnalato l'opportunità di cogliere l’occasione per una più ampia riflessione sullo stato dei Sassi e sui processi che in questi anni li hanno caratterizzati, nonché sull'attualità della visione e delle prospettive alle quali la l. 771/86 aveva dato dimensione amministrativa e giuridica. Ampliando ancor più il raggio, è stato altresì sostenuto di cogliere il momento per ridefinire i lineamenti e il profilo che la città deve avere nel prossimo futuro.

luogo fra residenziale e non, poi, la suddivisione fra le diverse tipologie del non residenziale, gli immobili destinati alla ricettività alberghiera ed extralberghiera e la correlazione fra quest'ultima e la residenzialità;

- la ricognizione delle criticità nella gestione dei rapporti di subconcessione (morosità, subentri, anticipate risoluzioni, ecc.);

- l'inventario degli immobili e degli spazi affidati ma non utilizzati e lo stato dell'attività di riappropriazione da parte del Comune;

- la mappatura degli immobili e degli spazi ancora da recuperare e potenzialmente da affidare. Un'altra tipologia di dati occorrente è quella relativa ai flussi di utenti/visitatori che le attività dell'accoglienza (ricettive, ristorazione, esercizi pubblici, commercio, artigianato) e della fruizione in generale (flussi turistici, spazi per visite, ecc.) attirano.

La rilevazione della pressione antropica che i Sassi ricevono è importante per conoscere lo stato delle cose, ma anche per valutare le politiche da selezionare e attuare in futuro e che inevitabilmente implicano scelte sugli usi e le destinazioni degli immobili e degli spazi ricadenti nei Sassi.

BILANCIO, MONITORAGGIO, SCELTE

nodi culturali e politici che la città è chiamata a sciogliere.

I Sassi costituiscono un'attrattiva per i turisti o sono uno spazio urbano abitato con il complesso delle funzioni e delle destinazioni ad esso connaturati?

La residenzialità è ritenuta una componente essenziale e irrinunciabile? E, se sì, quali politiche, strumenti, misure possono agevolarla e incentivarla?

gio, erano quasi del tutto deserte.

L'elenco degli interventi pubblici è ormai lungo e qualificato (Viti, Rota, Chiara e Michele Saponaro, Bennardi, Marcia per la cultura e il lavoro, il Comitato sassi, lo stesso Sindaco).

È il caso di provare a razionalizzare temi, aspetti, contesti, percorsi di questa auspicata e finalmente riemersa riflessione.

LA MAPPATURA NECESSARIA

Un primo e indispensabile punto di partenza è dato dalla definizione di un quadro conoscitivo aggiornato dei Sassi.

A quarant’anni dall'approvazione della l. 771/86, va innanzitutto ricostruito e conosciuto quanto è accaduto in questo periodo, in relazione all’attuazione della legge, alle modificazioni e trasformazioni materiali, quantitative e qualitative, agli usi e alle destinazione degli spazi, agli aspetti economici e sociali.

A titolo esemplificativo occorrerebbe sapere: - quanta parte dei Sassi è stata recuperata e affidata in subconcessione, non solo in termini aggregati ma analitici: numero concessioni, mutamenti soggettivi nella titolarità delle stesse, immobili affidati (numero unità, dimensioni, collocazione), modalità dell'affidamento (diretto, per bandi o avvisi, ecc.);

- la distinzione degli immobili affidati per destinazione, in primo

La rilevanza di tali dati è essenziale per fare un bilancio su quello che è accaduto e avere chiaro lo stato attuale delle cose.

Se è forte la sensazione e diffusa la preoccupazione che la dimensione di "quartiere", che era connaturata alla l. 771/86, dopo un'iniziale affermazione - dovuta essenzialmente al "ripopolamento" grazie ai contributi ex artt. 7 e 8 - si sia progressivamente affievolita, se non addirittura dispersa, una conferma o una smentita o, meglio, una più precisa e concreta determinazione del fenomeno non può che emergere dai dati innanzi elencati.

Essi consentirebbero anche una minore approssimazione e ideologizzazione del confronto, spesso animato da pregiudizi o da postulati.

Ma una ricognizione e una mappatura come quelle indicate servirebbero anche a costituire una base conoscitiva strutturata, stabile e implementabile, che consentirebbe un monitoraggio continuo, tale da soddisfare oltre alle esigenze conoscitive, anche quella di disporre di validi supporti sia per l’adozione delle politiche e la programmazione degli obiettivi sia per la costante verifica degli stessi.

IL NODO DELLE DESTINAZIONI. LA RESIDENZIALITÀ A RISCHIO

Ma già la mera di questi dati necessari permette di intravedere i

L'uso del patrimonio recuperato e l'evoluzione futura dei Sassi devono essere lasciati a logiche spontanee (economiche e sociali) odevono essere governati attraverso strumenti di pianificazione/programmazione, che la stessa legge 771/86 prevedeva (art. 3) e che, progressivamente, sono stati accantonati, a vantaggio di scelte puntuali dettate dalla contingenza (economica o politica che fosse)?

Come si concilia l'articolazione di questa riflessione con lo status di patrimonio UNESCO?

Il piano di gestione UNESCO deve continuare a essere uno studio destinato a rimanere rinchiuso in un file o diventare strumento operativo ed efficace?

Le previsioni e gli strumenti della l. 771/86 sono ancora attuali e adeguati?

IL MUTATO CONTESTO E LA FORZA DEGLI INTERESSI

D’altra parte, la disamina e la valutazione oggi non possono prescindere sic et simpliciter dalle profonde modifiche di contesto nel frattempo intervenute. Al momento dell'approvazione della legge, i Sassi erano pressoché completamente abbandonati e disabitati.

Le presenze si riducevano ad alcuni abusivi, talvolta poco raccomandabili, a qualche tentativo di reinsediamento spontaneo e solidaristico (Rione Malve), a sporadici e precari ritrovi privati (ricordate i “club”?).

Anche le strade del piano, a corona dei Sassi, come, ad esempio, via delle Beccherie o via San Bia-

Prima della legge 771/86, peraltro, vi era anche una refrattarietà ed ostilità a "ritornare" nei Sassi. Dalla seconda metà degli anni 80 si sviluppano nuovi fermenti (anche autonomi dalla legge, come le mostre di scultura, Terrazza Martini, ecc.) e cominciano a insorgere i primi conflitti fra residenzialità e intrattenimento. Poi, lentamente e progressivamente, con l’applicazione della legge (approvazione piani biennali, affidamento di immobili in subconcessioni, erogazione dei contributi), i Sassi ritornano ad essere abitati. Nel 1993 c’è il riconoscimento Unesco e quindi, soprattutto dalla fine degli anni ’90, e poi nel nuovo millennio, sempre più intensamente e velocemente, sulle ali di successi cinematografici (The Passion) o titoli conseguiti (ECOC 2019), aumenta la corsa alle destinazioni non residenziali, in particolare ricettività ed esercizi pubblicil risultato, oggi, è un contesto completamente mutato rispetto al tempo dell’approvazione della l. 771/86. Sono trascorsi solo 40 anni, ma sembra un’altra epoca. I Sassi - almeno le parti più accessibili e frequentate - vedono una presenza diffusa e ampia di spazi riservati all'accoglienza (ricettività, ristorazione, esercizi pubblici, laboratori, spazi espositivi, ecc.).

Investimenti notevoli hanno dato vita a strutture di prestigio, interessi economici si sono consolidati.

La quasi totalità degli spazi che ospitano attività di rilevanza economica, ma in misura notevolmente inferiore, anche culturale, sono destinati al turismo, mentre ignorano i bisogni quotidiani dei residenti.

Gli spazi comuni, anche quelli all'aperto, vengono progressivamente sottratti alla libera fruizione per essere riservati alle attività private orientate all'accoglienza.

PERICOLOSE RIMOZIONI:

LA TUTELA

Anche forse per questa progressiva espansione degli interessi economici, naturalmente privati, si è attenuata, se non dissolta, l’attenzione alla tutela, è diminuita la cura della parte pubblica, si è opacizzata la visione un tempo più chiara e condivisa.

Non che in passato non ci siano stati tentativi di "disneylandizzazione” dei Sassi. Con Lello Giura Longo, Angelo Bianchi ed altri, agli inizi del nuovo secolo, ci opponemmo a un rischioso progetto in tal senso, ma oggi il rischio è maggiore ed immanente.

La necessità di interventi sulle infrastrutture, di servizi, sia all'interno che in prossimità degli antichi rioni, di recupero di parti pubbliche e connettive, è rimasta intatta e forse si è accresciuta.

Eppure, anche nel pur positivo dibattito riaccesosi, predomina il tema degli usi privati. Ma se la dimensione di " bene pubblico" si attenua a vantaggio di quella privatistica, chi e come si fa carico dei maggiori oneri generali, diretti e indiretti, che derivano dall'aumento della pressione e della fruizione antropica, tanto più che la legge non viene rifinanziata?

Accanto ad una intrinseca esigenza di tutela che ogni patrimonio urbano-storico- architettonico esige, vi è anche un interesse "economico” ad elevare il livello dell'attenzione per la tutela. La compromissione della qualità e peculiarità dei Sassi ne pregiudica anche l’attrattività e perciò la suscettibilità di essere volano di sviluppo economico (turistico, essenzialmente).

D'altronde qualche segnale - per esempio relativamente alle produzioni cinematografiche - lo abbiamo già avuto.

DESTINAZIONI: DISTINGUERE E DIFFERENZIARE E allora va promosso e mantenuto un equilibrio fra le destinazioni. In primo luogo, salvaguardando la residenzialità. Farlo, non si-

gnifica limitarsi solo a quella riservata alle famiglie e di lunga durata.

Il campo dello studio, della formazione, della creatività, per esempio, potrebbe offrire diverse opportunità, differenziando la destinazione residenziale. Al pari, quella finora genericamente e cumulativamente identificata come “produttiva”, va differenziata per categorie (economiche, sociali, culturali), settori, dimensioni, ecc..È un percorso concreto e realistico che può coniugare la conservazione della visione cui si è ispirata la legge con le trasformazioni intervenute e la prospettiva.

Certo, questa impostazione è più semplice e facile da applicare ai nuovi comparti che saranno disciplinati dai futuri piani biennali (se si faranno), ma è una traccia utile per correggere distorsioni, squilibri, errori prodotti in questi decenni, forse inevitabilmente per la sperimentazione in vivo e non in vitro, ma anche per le eccessive distrazioni e qualche accondiscendenza eccessiva a un vento liberista che ha permeato pensiero e pratiche nel recente passato. Correzioni non facili a farsi – sia chiaro - perché le situazioni prodottesi medio tempore sono destinate a protrarsi in forza delle subconcessioni che hanno ancora una lunga durata. Ed ecco perché solo la conoscenza analitica, molecolare, sistematica può consentire di modellare misure idonee a intervenire efficacemente.

Anche per questo, l'essenzialità di un centro di competenza - l'ufficio Sassi - è ineludibile. E’ averlo smantellato è uno dei più alti tradimenti della legge, che ha prodotto effetti nefasti.

I SOGGETTI E I TEMPI

Porre mano alla complessa situazione sedimentata nel tempo non è né sarà semplice.

Ma chi può farlo? I portatori di interessi, le commissioni di esperti, i fruitori stabili?

Bisognerebbe porsi una doman-

da e dare una risposta preliminarmente: perché non lo si è fatto finora? E cosa occorre perché ciò avvenga?

Può aiutare la circostanza cheavendo assistito alle trasformazioni e vedendone gli effetti - sia maturata la consapevolezza di intervenire e tramontata, o almeno scemata, la fede cieca nelle virtù taumaturgiche del mercato

Ma non c'è da farsi soverchie illusioni. C'è chi dirà che bisogna andare avanti, che il turismo è la nuova leva economica della città, che le pastoie burocratiche impediscono lo sviluppo. Tuttavia, c’è anche una consapevolezza, diffusa seppure atomizzata, non sempre organizzata (come sono gli interessi) e a volte al suo interno eterogenea, della necessità di un maggior equilibrio ambientale, dell’importanza della qualità della vita, del rispetto della storia e della natura. E su questo si dovrà far leva. Il quarantennale della legge può costituire il centro gravitazionale, il seno materno di questo sforzo analitico, ricostruttivo e progettuale.

E bisognerà pensare a occasioni non meramente celebrative per farlo.

In esse non potrà essere trascurata l'usura del tempo che obbliga a rivedere la legge e a tracciarne gli ulteriori sviluppi, a cominciare dal mancato completamento del trasferimento dal demanio statale a quello comunale (circa 1500 immobili si cui si ignora stato e persino esistenza) per finire al nodo della possibile diversificazione del regime giuridico dei beni in ragione della loro importanza, funzione e qualità.

IL NODO DELLE

SUBCONCESSIONI

Infine, le sorti delle convenzioni in corso, scadute o di prossima scadenza.

Ha senso rinnovarle sic et simpliciter, mentre è ampiamente condivisa la necessità di rileggere la storia recente dei Sassi, corregge-

re i percorsi, eliminare le storture e reindirizzare il corso delle cose?

Se da luogo abbandonato e povero i Sassi si sono trasformati in bacino di rilevanti e diffuse opportunità economiche, possono riprodursi le condizioni di godimento negli stessi termini di 40 anni fa?

E data l'evidente accelerazione e imprevedibilità dei processi di trasformazione, può rimanere così estesa e invariata la durata degli affidamenti?

Si può dare per scontato che la durata del rinnovo debba essere trentennale? E sempre e comunque? Altro è l'affidamento di un ummobile che deve essere recuperato e ristrutturato, e che perciò ha bisogno di un tempo ragionevole per l'ammortamento dell'investimento, altro è la prosecuzione dell'uso di un bene che invece è già fruibile.

I canoni per gli usi non residenziali (o per quelli residenziali misti, se si accettasse di conservare in questa categoria la connessa ricettività extralberghiera) possono essere indifferenti al tipo di attività? Un piccolo laboratorio artigiano e un ampio albergo a 5 stelle meritano lo stesso trattamento? Ma anche quelli residenziali possono essere indifferenti alla tipologia e alla dimensione degli spazi affidati?

Sono temi da affrontare con cautela e realismo, senza furori ideologici, ma neanche limitandosi ad una passiva acquiescenza al corso spontaneo delle cose o alla mera riproposizione del passato. D'altra parte, non è peregrina l'obiezione che non si può bloccare tutto aspettando Godot. Se si vuole fare seriamente, come pare leggersi anche nelle sintetiche dichiarazioni del Sindaco, si deve ancorare la proroga delle concessioni scadute e in scadenza ad un preciso e cronometrato percorso di acquisizione del quadro conoscitivo e adozione delle decisioni conseguenti, che, per quanto possa essere accelerato, oggettivamente non può essere breve.

I SASSI E LA CITTÀ C'è poi il tema più ampio del rapporto fra Sassi e città. Ed è bene tenerlo a mente poiché la storia recente ha rinsaldato il nesso inscindibile fra gli antichi rioni e il destino della città, che per alcuni decenni era stato rimosso o si era incrinato, ricongiungendo storia e futuro, senza l'ingombro di antichi e falsi miti.

Occorrerebbe un'opera collettiva di ampio respiro che coinvolgesse tutte le intelligenze e le competenze, a cominciare da quelle già organizzate – dalle istituzioni formative alle professioni, dalle organizzazioni sociali alla galassia culturale – per una più matura rilettura della storia recente, dal dopoguerra ad oggi, nella quale, nel bene e nel male, i Sassi hanno sempre conservato una loro centralità. E la città tutta avrebbe bisogno di una maggiore consapevolezza della sua storia, anche per affrontare meglio le sfide attuali, evitando di farsi schiacciare dal presente, sempre avvincente, ma a volte mefistofelico.

Il sindacato denuncia una situazione di incertezza che rischia di incidere sulla regolarità del servizio e sulla tutela di lavoratori e utenti

TPL Matera, Ditella (FILT CGIL): «Serve

un intervento urgente delle istituzioni»

Permane una fase di incertezza sul futuro del trasporto pubblico locale a Matera. Il percorso per la sottoscrizione del nuovo contratto di servizio continua infatti a registrare criticità rilevanti, senza che dall’incontro svoltosi in Prefettura sia arrivata una soluzione definitiva o un’intesa operativa tra le parti. A riportare l’attenzione sul tema è la FILT-CGIL Basilicata, secondo cui la vicenda sarebbe tornata ora all’esame della Regione, chiamata a valutare ulteriori iniziative dell’Assessorato regionale ai Trasporti, tra cui anche l’ipotesi di una nuova proroga del servizio tramite deliberazione di Giunta.Una prospettiva che il sindacato giudica con cautela. «Tale ipotesi solleva significative perplessità sotto il profilo della legittimità amministrativa e della conformità ai principi in materia di affidamento dei servizi di trasporto pubblico», afferma la FILT-CGIL, richiamando anche le osservazioni già espresse dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.Secondo il sindacato, in-

Pasquale

Pepe:

fatti, l’eventuale ricorso a ulteriori proroghe non risolverebbe le criticità strutturali della vicenda, ma rischierebbe di prolungare una fase di incertezza amministrativa.Resta aperto anche il tema delle competenze istituzionali. La FILT-CGIL sottolinea che «le competenze in materia di TPL comunale, ai sensi dell’art. 118 della Costituzione e della legge regionale n. 22/1998, sono in capo al Comune di Matera e non alla Regione», evidenziando la necessità di una chiara definizione dei ruoli tra gli enti coinvolti.Il nodo principale della vicenda resta comunque la mancata sottoscrizione del contratto di servizio entro il termine del 1° luglio, previsto dallo schema predisposto dalla Stazione Unica Appaltante su richiesta del Comune di Matera.

Una scadenza che, secondo la FILT-CGIL, rappresenta un passaggio decisivo non ancora risolto.«Un eventuale ulteriore provvedimento di proroga non appare idoneo a incidere sulle responsabilità connesse alla mancata sottoscrizione del contratto

di servizio entro il 1° luglio», ribadisce il sindacato, che richiama la necessità di chiarire il quadro amministrativo complessivo.Nel frattempo, il servizio continua a essere garantito dal gestore uscente in regime transitorio, in attesa della formalizzazione del nuovo contratto. Una fase che, secondo la FILT-CGIL, presenta criticità sul piano della certezza dei rapporti giuridici ed economici e della sostenibilità della gestione.Ulteriori elementi di complessità emergono anche dalla posizione del soggetto risultato aggiudicatario della gara, che avrebbe da un lato avviato iniziative giudiziarie per ottenere la sottoscrizione del contratto e dall’altro segnalato difficoltà operative in vista dell’avvio del servizio.In questo contesto, il sindacato richiama tutte le amministrazioni al rispetto del quadro normativo europeo e nazionale, con particolare riferimento al Regolamento (CE) n. 1370/2007 e ai principi di legalità, trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione.Infine, la FILT-CGIL lancia un avverti-

mento sul futuro prossimo della vicenda: «Qualora entro il 1° luglio non dovessero essere adottati gli atti necessari a garantire la piena regolarità dell’affidamento e della gestione del servizio, si valuterà il ricorso alle autorità competenti», anche al fine di tutelare utenti e lavoratori del settore.

«Sosteniamo un evento che parla a tutta la Basilicata, capace di unire fede, cultura e comunità»

Matera, parte il conto alla rovescia per la Festa della Bruna 2026: al via un mese ricco di eventi

AMatera è iniziato il conto alla rovescia verso il 2 luglio, giorno della Festa della Bruna 2026, giunta alla sua 637ª edizione. La cerimonia di apertura al Cineteatro “Gerardo Guerrieri” ha dato ufficialmente avvio a un mese di iniziative tra tradizione religiosa, cultura e innovazione, confermando il ruolo centrale della festa nell’identità cittadina.Nel corso della serata sono intervenute istituzioni civili ed ecclesiastiche, che hanno ribadito

anche l’impegno per la candidatura della festa a Patrimonio immateriale UNESCO. Il presidente dell’Associazione Maria SS. della Bruna, Bruno Caiella, ha sottolineato la crescita della partecipazione giovanile, mentre l’arcivescovo di Matera e della Arcidiocesi di Matera-Irsina Benoni Ambarus ha richiamato i valori di ringraziamento, dono e impegno.Tra gli interventi istituzionali, il vicepresidente della Regione Basilicata Pasquale Pepe ha

confermato il sostegno della Regione alla manifestazione, sottolineando la volontà di lavorare in sinergia con gli altri enti per valorizzare una festa capace di unire fede e identità territoriale. Il sindaco Antonio Nicoletti ha espresso gratitudine verso quanti, ogni giorno, contribuiscono a custodire e far crescere questo patrimonio collettivo fatto di fede profonda ed energia condivisa.Al centro dell’edizione 2026 il nuovo Carro Trionfale realizzato da France-

sca Cascione, ispirato al Vangelo del “lavare i piedi” (Gv 13,14), con 21 statue, 17 angioletti e nuovi altorilievi laterali. Il tema del servizio e della fraternità sarà anticipato anche da una cena solidale il 21 giugno.Il programma si svilupperà per oltre un mese con i momenti tradizionali della festa, dalla Processione dei Pastori fino allo “strazzo” del 2 luglio, quando il Carro viene distrutto in piazza tra fuochi d’artificio e grande partecipazione popolare. Ac-

canto ai riti religiosi, organizzati con l’Arcidiocesi di Matera-Irsina, sono previste numerose iniziative culturali, sociali e rivolte ai giovani, tra cui la “Bruna Passion Week”, il “Fantabruna” e l’app “La mia Bruna”.Le istituzioni locali e regionali hanno ribadito il sostegno all’evento, riconoscendone il valore per l’intera Basilicata e per l’identità culturale di Matera, che si prepara a vivere uno degli appuntamenti più sentiti dell’anno.

Metapontino “capitale” dello sport giovanile, l’assessore alla Salute: «Un successo corale che porta la firma di una comunità intera»

CSI, 5 giorni di gare tra Nova Siri e Policoro

Latronico: «La Basilicata, terra da costruire»

«Vedere Nova Siri e Policoro invase dall’energia, dai sorrisi e dalla passione di tanti giovani atleti è l’immagine più bella della Basilicata che vogliamo costruire: una terra accogliente, vibrante e capace di grandi cose». Così l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, ha commentato la serata conclusiva dei Campionati Nazionali del Centro Sportivo Italiano (CSI), che hanno trasformato il Metapontino nella capitale italiana dello sport giovanile. L’assessore, intervenuto alla cerimonia finale, ha portato i saluti affettuosi del Presidente della Regione, Vito Bardi, e del collega di giunta Franco Cupparo, facendosi portavoce del profondo ringraziamento delle istituzioni lucane verso una macchina organizzativa che ha funzionato alla perfezione.«Questi giorni di sport – ha sottolineato Latronico – si traducono in una straordinaria festa dell’amicizia e della condivisione. Il mio più sincero apprezzamento va al CSI, sia nazionale che regionale: hanno firmato un evento dal valore educativo e sociale immenso, capace di trasmettere ai nostri ragazzi i valori più sani e autentici dello sport».Un successo corale che, secondo l’assessore, porta la firma di una comunità intera: «Un grazie sincero ai sindaci di No-

va Siri, Antonello Mele, e di Policoro, Enrico Bianco, per aver creduto in questo progetto e aver coordinato un calendario di gare impeccabile.Un plauso speciale – ha proseguito l’assessore – va agli operatori turistici, alle strutture ricettive, ai tantissimi volontari e ai cittadini. Con la loro professionalità e il tipico calore lucano, hanno fatto sentire a casa migliaia di ragazzi e le loro fa-

miglie». «Manifestazioni come questa – ha concluso Latronico – dimostrano che la Basilicata non è solo una terra meravigliosa da visitare, ma è un territorio pronto a ospitare eventi di portata nazionale. Lo sport si conferma così il miglior veicolo di crescita per i nostri giovani e, al tempo stesso, una vetrina per il rilancio turistico e promozionale del Metapontino in tutta Italia».

Un’occasione per trasformare la partecipazione della collettività in un aiuto tangibile a favore della salute e della ricerca

A Melfi la III Edizione del Torneo Open “Pasquale Cristiani”: Lions Club protagonista di un service solidale e comunitario

Èin pieno svolgimento presso il Circolo Tennis Melfi la III Edizione del Torneo Open “Pasquale Cristiani”, appuntamento sportivo e solidale promosso dal Circolo Tennis Melfi, dalla Federazione Italiana Tennis e Padel e dal Lions Club Melfi, presieduto da Ivana Enrica Pipponzi. Il torneo, dedicato al singolare maschile, si disputa dal 10 al 21 giugno 2026 e rappresenta uno dei service più significativi promossi dal Lions Club Melfi: un’iniziativa nella quale il Club ha assunto un ruolo centrale, non solo nella condivisione della finalità benefica, ma anche nel sostegno concreto alla realizzazione dell’evento. Il Lions Club Melfi ha infatti voluto investire con convinzione in questo progetto, riconoscendone il forte valore umano, sociale e territoriale. La manifestazione non è soltanto un appuntamento sportivo, ma un vero service di solidarietà, pensato per trasformare la partecipazione della comunità in un aiuto tangibile a favore della salute, della ricerca e di chi affronta percorsi difficili di cura. La manifestazione è dedicata alla figura del Past Governato-

re Pasquale Cristiani, il cui nome continua a essere legato a una visione alta e autentica del lionismo: servizio, responsabilità civile, presenza attiva nella comunità e impegno a favore degli altri. Il valore dell’iniziativa va quindi ben oltre la competizione sportiva. Il ricavato della serata conclusiva sarà interamente devoluto all’I.R.C.C.S. CROB di Rionero in Vulture, in favore del “Progetto Francesca” della Fondazione

Nadia Toffa, confermando il ruolo del Lions Club Melfi come soggetto capace di promuovere azioni concrete di solidarietà, radicate nel territorio e orientate al bene comune. La giornata conclusiva è in programma domenica 21 giugno 2026, presso il Circolo Tennis Melfi, con la finale del singolare maschile, che vedrà protagonisti atleti di importante livello tecnico. Seguiranno la premiazione ufficiale e un momento conviviale

aperto alla comunità, con l’apericena a cura dei Cuochi del Vulture e l’intrattenimento musicale di Giuseppe Muccilli Live Sax. Alla serata sono previste la presenza di autorità lionistiche, rappresentanti istituzionali e realtà del territorio che hanno sostenuto l’iniziativa, in un clima di partecipazione condivisa e di forte valore comunitario. La III Edizione del Torneo Open “Pasquale Cristiani” conferma così la capacità di costruire eventi capaci di tenere insieme qualità sportiva, impegno sociale e senso di appartenenza. Un torneo che non celebra soltanto il tennis, ma riafferma una idea più ampia di comunità: quella che si ritrova, partecipa e sceglie di sostenere una causa importante. Per il Lions Club Melfi, questo service rappresenta una testimonianza concreta del motto lionistico “We Serve”: servire significa esserci, contribuire, costruire occasioni di solidarietà reale e lasciare un segno positivo nella vita della comunità. L’iniziativa si svolge con il patrocinio del Comune di Melfi e con il sostegno di numerose realtà imprenditoriali, associative e professionali del territorio.

Da Orazio e Seneca a oggi: quando l'otium estivo è ricerca di pace interiore e non frastuono della folla

Vacanze: fuga dalla città o da sé stessi?

DI A NTONELLA P ELLETTIERI

Notiamo, a volte con fastidio, le molte feste che si svolgono durante la Primavera inoltrata e l’Estate a cui si aggiungono le tantissime sagre nei piccoli paesi ma, anche, in località rinomate turisticamente e tutte aiutate economicamente dalle regioni o da altri progetti di natura turistica provinciali o comunali. Ad onor del vero, le feste estive ci sono state sempre: nell’antica Grecia vi erano Kronia dedicata a Crono, caratterizzata da un clima di totale libertà in cui i padroni servivano a tavola i propri schiavi, celebrando l'uguaglianza della mitica Età dell'Oro. Vi era Synoikia che festeggiava l'unificazione politica dell'Attica compiuta dal mitico re Teseo e le Panatenee, la festività religiosa e civica più importante di Atene in onore di Atena Poliade. Prevedeva processioni solenni, gare atletiche e poetiche. Ogni quattro anni si celebravano in forma ancora più sfarzosa e, infine le Adonie, feste non ufficiali, celebrate soprattutto dalle donne in onore di Adone. E anche allora c’era chi era pro e chi era contro: per Platone, la festa non era solo svago, ma il momento in cui lo Stato veicolava la grande letteratura ai cittadini. Aristotele descrive minuziosamente l'organizzazione delle Panatenee e ne analizza i premi (le celebri

anfore panatenaiche piene d'olio d'oliva pregiato) e i magistrati preposti, vedendo nella festa estiva il motore della coesione democratica e dell'identità cittadina. Di contro, filosofi di stampo cinico o radicale criticavano aspramente la sfarzosità di questi eventi, considerandoli espressione di vanità e superstizione popolare, preferendo la ricerca della virtù interiore al frastuono dei sacrifici di massa. Per i poeti greci, l'Estate e le sue feste sensuali erano sinonimo di passioni intense, calura soffocante e ritorno ai miti della terra. Nel calendario romano l'Estate ospitava la Fors Fortuna, celebrazione della dea della casualità e del destino e i romani viaggiavano in barca lungo il Tevere, spesso abbandonandosi a banchetti e festeggiamenti gioiosi; i Ludi Apollinares, giochi istituiti in onore di Apollo che prevedevano spettacoli teatrali e corse nel circo; i Neptunalia dedicate a Nettuno, dio delle acque che si celebravano nel pieno della siccità estiva costruendo capanne di frasche per proteggersi dal sole ardente; le Feriae Augusti istituite dall'imperatore Augusto nel 18 a.C. che univano diverse festività agricole dello stesso mese per concedere un prolungato periodo di riposo dopo le fatiche dei campi: da queste origini deriva il moderno Ferragosto; la Nemoralia cono-

sciuta come la festa delle torce in onore di Diana e i fedeli creavano una suggestiva processione illuminata lungo il lago di Nemi; la Vinalia Rustica, festa in onore di Venere e Giove in cui si propiziava la imminente vendemmia autunnale; i Vulcanalia riti dedicati a Vulcano, dio del fuoco, per scongiurare il rischio di incendi nei granai dove erano appena stati stipati i raccolti estivi.

A Roma, la percezione delle feste estive cambiò radicalmente con il passaggio dalla Repubblica all'Impero, oscillando tra la celebrazione del potere e il fastidio per la folla. Nei suoi Fasti, Ovidio descrive la Fors Fortuna di fine giugno, raccontando come il popolo celebrasse in barca sul Tevere, spesso ubriacandosi e spiegando l'origine dei rituali e l'importanza di placare

gli dèi durante la siccità estiva. I poeti del circolo di Mecenate (sostenuti da Augusto) glorificarono l'istituzione delle Feriae Augusti. Nelle Georgiche di Virgilio il riposo estivo nei campi non è pigrizia, ma il ritorno alla virtuosa "Età dell'Oro" e alla pace garantita dal Princeps dopo anni di guerre civili. Invece Plinio il Giovane e Seneca esprimono profondo fastidio per i rumori della città in festa. Seneca, in particolare, considerava i giochi del circo una distrazione brutale che corrompeva l'animo, preferendo ritirarsi a studiare in campagna, all'ombra e nel silenzio, lontano dalla "follia" collettiva della città di Roma. Orazio e Virgilio, i due più grandi poeti dell'età augustea, hanno descritto l'Estate in modo molto diverso, riflettendo le proprie biografie e sensibili-

tà. Per Virgilio l'Estate è la stagione del duro lavoro della terra, mentre per Orazio è il momento ideale per la fuga dalla città e la ricerca della pace interiore. Virgilio non vede l'Estate come un momento di svago, ma come una stagione di sforzo intenso, descritta con un realismo straordinario. Esorta i contadini a raccogliere il grano nudi (cioè con vesti leggerissime) e a trebbiare nell'ora più calda del giorno, perché il calore secca meglio le spighe, i pastori devono proteggere le greggi dall'assillo del tafano, un insetto che Virgilio descrive come un flagello capace di far impazzire intere mandrie nei boschi, il poeta consiglia di portare gli animali a bere nei fiumi e di cercare l'ombra delle grandi querce sacre a Giove, dove l'aria è fresca e riposante.

Per Quinto Orazio Flacco l’otium estivo non era solo un momento di riposo, ma una vera e propria scelta esistenziale e filosofica. Nelle sue opere, la fuga dall'estate romana diventa il simbolo della ricerca dell'autosufficienza interiore e della pace dell'anima.

Mentre per altri patrizi la vacanza estiva era sinonimo di feste e lussi, l'otium di Orazio era intimo, sobrio e legato a un luogo specifico: la sua villa in Sabina. Nel 33 a.C., il potente Mecenate donò a Orazio una proprietà in campagna, nella valle del Licenza (vicino all'odierna Tivoli). Questa villa divenne il rifugio estivo ideale del poeta, il luogo in cui l'otium si trasformava in poesia. In Estate Roma diventava invivibile e Orazio soffriva molto il caldo e i doveri sociali della capitale (le visite mattutine ai potenti, i processi, la confusione delle strade).

Nelle sue Satire, descrive la città estiva come un luogo malsano che arricchisce i becchini. Fuggire in Sabina significava salvarsi la vita e la mente. In campagna, l'otium di Orazio consisteva in cose semplici; passeggiava nei suoi campi, parlava con il suo fattore e con i contadini vicini, e assisteva ai lavori agricoli senza la pretesa di fare il grande proprietario terriero, ma godendosi la vicinanza alla natura.

Seguendo i principi della filosofia epicurea, il tempo dell'otium era il tempo dello studio. Lontano dalle scadenze di Roma, Orazio poteva leggere i classici greci e limare i suoi versi con calma. Uno dei piaceri estivi più celebrati dal poeta era la possibilità di schiacciare un pisolino pomeridiano all'ombra di un vecchio albero, vicino a un ruscello scorrevole, cullato dal suono dell'acqua. Nelle sere d'Estate, Orazio amava cenare con cibi semplici della sua terra (verdure, olive, focacce) e bere il vino locale, il Sabino, che non era pregiato come il Falerno ma era perfetto per rinfrescare le serate senza appesantire la mente.

“Caelum, non animum mutant qui trans mare currunt” (Cambiano cielo, non l'anima, quelli che corrono dall'altra parte del mare).

Con questa frase, Orazio critica chi viaggia freneticamente in Estate o cerca luoghi esotici pensando di sfuggire alla propria infelicità. Per Orazio, l'otium

estivo funziona solo se sei in pace con te stesso: la vera frescura e la vera pace non dipendono dal luogo geografico, ma dallo stato d'animo.

La sua villa in Sabina era perfetta non perché fosse lussuosa, ma perché gli permetteva di bastare a sé stesso. Per tutti questi motivi, noi Lucani dovremmo studiare di più Orazio e amarlo senza tregua perché è il più grande fra i poeti e i filosofi di tutti i tempi. Essere orgogliosi di essere nati nella terra dove hanno inventato il carpe diem.

L'otium estivo ha letteralmente inventato le nostre vacanze moderne. Tra luglio e agosto, la vita politica a Roma si fermava: i tribunali chiudevano, il Senato non si riuniva e i ricchi patrizi fuggivano dal caldo asfissiante e dalle malattie della capitale. La destinazione preferita dell’élite era la Campania. Località come Baia (la "Rimini dell'antichità"), Pompei, Ercolano e l'isola di Capri si riempivano di aristocratici, poeti e filosofi. Nelle loro immense ville marittime o di campagna, i romani praticavano un otium rinfrescante. Le giornate passavano tra passeggiate nei portici ombreggiati, bagni nelle piscine private, letture nella biblioteca della villa e lunghe discussioni filosofiche durante i banchetti serali. Non tutti i romani vedevano l'otium estivo allo stesso modo. Esisteva una profonda spaccatura filosofica sulla gestione del tempo libero: per i filosofi, il tempo estivo in campagna doveva servire a migliorare sé stessi. Seneca scriveva che un otium senza cultura è come "una morte viva". Questo tempo andava usato per studiare la natura, scrivere e riflettere lontano dal caos. Al contrario, per molti giovani ricchi, l'Estate a Baia era sinonimo di lusso sfrenato, feste in barca, fiumi di vino e scandali amorosi. Il severo moralista Catone il Censore diceva che "gli uomini famosi dovrebbero rendere conto del proprio otium tanto quanto del proprio lavoro", condannando la vacanza intesa come pura dissolutezza. Quando oggi andiamo in vacanza per staccare dal lavoro, leggere un libro sotto l'ombrellone o fare una camminata nella natura, stiamo inconsciamente ripetendo i rituali dell'otium estivo romano. Abbiamo ereditato da loro l'idea che l'Estate sia una parentesi necessaria per

rigenerare la mente prima di tornare ai doveri della società. Poeti e filosofi dell'antichità classica non si limitavano a descrivere queste feste; le usavano come specchio della società, strumenti di propaganda politica, occasioni di riflessione filosofica o, al contrario, come bersaglio di accese critiche morali.

Non abbiamo inventato molto di nuovo al di là del pessimo turismo di massa che distrugge molte località assediate e non regala piacevolezza a chi crede di essere in vacanza: i luoghi di vacanza assediati dai turisti corrispondono alle descrizioni che faceva Orazio su Roma, Chiasso, sudore, pessimo cibo, qualche malattia.

Luoghi in affitto che paiono tuguri, in tanti a dormire in spazi angusti per poter stare in spiaggia qualche giorno…insomma il turismo di massa che crede che quella sia la villeggiatura e qualcuno che ne approfitta! E chi cerca, disperatamente, di destagionalizzare e distribuire le masse in tempi di clima estivo più lunghi…

LA RUBRICA DI CRONACHE

Appunti di realtà 15 giugno La realtà nasce prima del pensiero

Quello che stiamo trascurando, con una certa leggerezza che a tratti rasenta l’incoscienza, è il fatto che il pensiero non è un rifugio privato.È un atto che prende forma nel mondo ancora prima che il mondo gli risponda.Non è mai neutro. Non è mai inerte. E soprattutto non è mai davvero “solo nostro”.Esiste una zona della coscienza in cui le idee non sono ancora parole, ma già hanno direzione. E quella direzione, spesso, precede la nostra stessa capacità di accorgercene.Ed è proprio qui che qualcosa si fa scomodo, soprattutto per chi crede di aver già compreso il proprio percorso interiore: perché non basta aver scelto una direzione spirituale o filosofica per essere al riparo dalla qualità dei propri pensieri. Anzi, è esattamente il contrario.Più si pensa di essere dentro un cammino, più diventa decisivo ciò che accade nella zona invisibile che non si controlla.È qui che nasce il paradosso più interessante: crediamo di vivere dentro ciò che accade fuori, quando in realtà stiamo continuamente abitando ciò che stiamo costruendo dentro.I filosofi della Magna Grecia lo avrebbero probabilmente chiamato ordine nascosto delle cose.Pitagora non avrebbe visto il pensiero come un’astrazione, ma come una vibrazione con una sua proporzione precisa. Come se ogni idea avesse una frequenza e ogni mente fosse uno strumento che può accordarsi o stonare rispetto alla realtà.E forse avrebbe anche aggiunto, con una certa severità elegante, che non basta credere nell’armonia: bisogna incarnarla anche nei passaggi mentali che nessuno vede.Parmenide

sarebbe stato ancora più radicale: ciò che si pensa con chiarezza tende a essere, mentre ciò che resta confuso non è ancora entrato nell’ordine dell’essere. Non perché sia magia, ma perché la mente costruisce continuamente il perimetro del possibile. E questo rende ogni incoerenza interiore una forma di instabilità reale, non poetica.Empedocle avrebbe sorriso davanti a questa dinamica invisibile: amore e conflitto non sono fuori da noi, ma già presenti nel modo in cui pensiamo prima ancora di agire.Ogni pensiero è già una piccola alleanza o una piccola separazione. E spesso, senza accorgercene, chiamiamo destino ciò che abbiamo semplicemente allenato dentro di noi.In questa stessa linea, ma con una radicalità ancora più diretta e spoglia di mediazioni, si inserisce la visione di Nichiren Daishonin: la realtà non è mai un’estensione neutra del mondo esterno, ma l’effetto immediato della condizione di vita in cui la mente si stabilizza istante per istante.Ogni pensiero non è un passaggio interno innocuo, ma un atto che incide sul tessuto dell’esperienza, trasformando simultaneamente chi osserva e ciò che viene osservato. In questa prospettiva non esiste separazione tra interiorità e mondo: ciò che chiamiamo realtà è già la forma visibile di una dinamica mentale in atto.Per questo non c’è spazio per autoinganni raffinati: anche il pensiero non dichiarato, anche quello non voluto, contribuisce alla direzione complessiva dell’esistenza.La parte interessante è che nessuno ci educa davvero a questo livello.Ci insegnano a parlare. A decidere. A reagire.E in alcuni percorsi si impara persino a pensare positivo, come se fosse un

interruttore da attivare quando serve.Ma raramente si ha il coraggio di osservare la qualità reale del pensiero mentre nasce, prima che venga decorato, giustificato o spiritualizzato.E qui si apre una frattura sottile, quasi ironica: si può parlare di elevazione interiore e, allo stesso tempo, abitare pensieri che lavorano nella direzione opposta senza essere messi in discussione.Eppure è lì che si decide gran parte della traiettoria di una vita.La filosofia moderna, quando non è distratta dal rumore delle definizioni, lo ha intuito con una certa lucidità disarmante.Hannah Arendt ha insistito sul fatto che il pensiero non è un lusso contemplativo, ma una forma di responsabilità. Non verso un’idea astratta di bene, ma verso la realtà che contribuiamo a rendere abitabile o invivibile attraverso ciò che lasciamo sedimentare dentro di noi.E Friedrich Nietzsche, con la sua lucidità quasi scomoda, avrebbe probabilmente aggiunto che non siamo mai così liberi come quando riconosciamo quanto profondamente siamo determinati dalle forme mentali che ripetiamo senza accorgercene.E che la vera forza non è pensare diversamente ogni tanto, ma impedire al pensiero debole di diventare una casa stabile.Ma il punto non è diventare teorici del pensiero.Il punto è un altro, più concreto e meno elegante.Quante volte diamo per scontato il pensiero che ci attraversa, come se fosse un semplice sfondo interno e non il vero architetto della nostra percezione?E quante volte confondiamo la realtà con la versione della realtà che abbiamo allenato dentro di noi?Qui si inserisce una visione più essenziale, quasi spietata nella sua semplicità: la trasformazione dell’esistenza non avviene quando cambiano le circostanze, ma quando cambia la qualità

del pensiero che le interpreta mentre accadono.E questo, per chi è convinto di essere già in un percorso, è il punto più delicato: perché non esiste appartenenza, pratica o identità spirituale che possa sostituire l’onestà radicale verso ciò che la mente produce ogni giorno, soprattutto nei momenti in cui nessuno sta guardando.Non è otti- mismo. Non è autosuggestione.È disciplina della coscienza.Una disciplina silenziosa, senza pubblico, senza applausi, senza certificazioni.E forse è proprio questo il motivo per cui viene così facilmente ignorata: perché non produce effetti immediati visibili, ma lavora come una pressione lenta che modifica la forma interna delle cose.C’è un’ironia sottile in tutto questo: l’essere umano cerca eventi straordinari per sentirsi trasformato, ma è continuamente trasformato da processi invisibili che rifiuta di osservare.E allora la domanda si sposta.Non più: «Cosa sta accadendo fuori di me?»Ma piuttosto: «Che tipo di realtà sto rendendo inevitabile dentro di me, mentre penso di stare solo osservando?»Forse è qui che la filosofia smette di essere teoria e diventa pratica quotidiana.Non nella risposta.Ma nella qualità dello spazio mentale in cui la domanda nasce.E in quello spazio, sorprendentemente, non siamo mai soli.

Un tracciato di 2.820 metri, tredici postazioni di rallentamento e tre manche di gara per uno degli appuntamenti più attesi della stagione

Coppa Città di Viggiano, tutto pronto per la 7ª edizione dello Slalom

VIGGIANO (PZ). Dopo il ritorno nel 2025, la Coppa Città di Viggiano si prepara a vivere la sua settima edizione. La gara automobilistica di slalom, organizzata da Basilicata Motorsport con il patrocinio e il sostegno del Comune di Viggiano, andrà in scena il 20 e 21 giugno con validità per la Coppa Italia Slalom ACI Sport di 4ª Zona e come quinta prova del 23° Challenge CPB 2026. La competizione si svolgerà lungo la SP ex SS 276, su

un tracciato di 2.820 metri che dal Kiris Hotel conduce fino a viale della Rinascita, nel centro abitato di Viggiano. Il percorso prevede 13 postazioni di rallentamento e oltre 22 punti di segnalazione affidati ai commissari di gara.«Si tratta di un tracciato molto apprezzato sia dai piloti che dal pubblico – spiega il direttore di gara Carmine Capezzera –. Gran parte del percorso è visibile da aree sopraelevate che consentono di assistere alla gara in

piena sicurezza».Atteso un ricco schieramento di vetture appartenenti a diverse categorie, tra cui prototipi, E2, E1 Italia, Speciale Slalom, Kart Cross, bicilindriche, auto da rally e Racing Start. In programma anche la prova della specialità turistica slalom.La manifestazione entrerà nel vivo sabato 20 giugno con le verifiche sportive e tecniche in piazza San Giovanni XXIII, dalle 14.30 alle 20. Domenica 21 giugno il via alla competizione: briefing pi-

loti alle 8.30, ricognizione alle 9 e, a seguire, le tre manche di gara che assegneranno il successo nell’edizione 2026.Lo scorso

anno la vittoria assoluta andò a Saverio Miglionico, mentre nella specialità turistica si impose Antonio Mallano.

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Cronache del 15 giugno 2026 by Cronache - Issuu