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Cronache del 14 maggio 2026

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Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Il “Rosa” porta bene al Potenza

Contro il Campobasso vince 3 a 1 e vola ai quarti di finale: domani il sorteggio

FDI CONTRO IL CARO BENZINA

Le modifiche apportate da Mattia e Caiata convincono il Governo e consentono

L’EDITORIALE

Meloni punta sul lavoro contro la crisi

D I AL ES S AN D R O SAN S ON I

e tensioni geopolitiche incidono sulla crescita». Si è presentata lucida e consapevole della situazione ieri pomeriggio in Parlamento Giorgia Meloni, per rispondere ai quesiti dei partiti durante il premier time. E, a differenza di Berlusconi - che non esitava a descrivere i ristoranti pieni di gente, nonostante la crisi (...)

■ continua a pag 3 Caiata, Mattia e Amendola Dellapenna a pag 9

DI NOVA PENA STELLARE

Non ci voleva il mago Otelma per sapere che il Movimento 5 Stelle sarebbe finito dalla padella alla brace a furia di credersi l’unico con addosso le virtù di castità e purezza ed invece,alla conta dei fatti ed a dispetto dei suoi pistolotti, s’è ritrovato nemmeno somigliante quanto uguale proprio a quelli che criticava, manco avesse seguito un corso di formazione. Ora qui non c’interessa tanto ricostruirne la genealogia trasformativa, magari invocando la legge bella e punitiva del contrappasso e magari mettendoci in accompagnamento pure l’arrivismo doroteo del Di Maio che fu, quanto far capire come a forza di predicare bene e razzolare male si sia persa ogni credibilità. Già perché il fatto che si sciacquinocontinuamente la bocca con le paroline d’ordine sulla partecipazionee che ne facciano addirittura uno slogancome NOVA e poi che il nuovo coordinatore regionale Giordano, come del resto il suo predecessore Lomuti, sia uscito fuori dal taschino di Conte ci fa capire quanto la democrazia sia impegolata nella cooptazione nominante, senza che un solo iscritto abbia potuto dire la sua. Parafrasando il nostro Dante Alighieri: “Di Nova pena…stellare”.

L’ANALISI Più libri e meno lettori: il paradosso italiano. Attesa per l’inaugurazione oggi del Salone del Libro di Torino

“Lucania Felix”, in Aula parla il pentito Triumbari

L’INTERVISTA

Al centro del vertice

Trump-Xi Jinping c’è

l’Intelligenza artificiale: a Cronache ne parla l’analista geopolitico

Alessandro Aresu

■ Calabrese a pag 4

IL COMMENTO

Immaginiamo un nuovo Meridionalismo e riscopriamo i grandi meridionali dell'industria e dell'economia per lo sviluppo del Sud

■ Lamattina a pag 8

CRONACA

Spaccio di droga: 4 arresti tra Capoluogo e hinterland

A Policoro 50enne arrestato dopo aver aggredito la compagna

■ Servizi alle pag 23 e 27

CRONA-CHI?

Costi record per le intercettazioni e stretta del Governo: ne parlano in studio Lapenna e Bolognetti

■ Tammariello a pag 15

RICOSTRUITE ANNI D I MINACCE, VIOLE NZE E TRAFFICI ILLECITI
Menonna a pag 16
La vignetta di M. Bochicchio Serino a pag 5
Servizi da 29 a 31

Italia e Mondo

In Parlamento, la premier punta su occupazione e riforme per affrontare le tensioni geopolitiche e la crisi economica

Lavoro e UE: la bussola di Meloni

D I ALESS AN DR O SAN SONI

«Le tensioni geopolitiche incidono sulla crescita». Si è presentata lucida e consapevole della situazione ieri pomeriggio in Parlamento Giorgia Meloni, per rispondere ai quesiti dei partiti durante il premier time. E, a differenza di Berlusconi - che non esitava a descrivere i ristoranti pieni di gente, nonostante la crisi economica in corso - si è mostrata totalmente consapevole della delicatezza del momento in cui versa il Paese, evitando quella che in comunicazione si chiama "skew perception", ovvero la distorsione del percepito del pubblico, e dimostrando in questo modo di essere ancora capace di essere in sintonia con la gente, anche dopo quasi 4 anni di go- verno. È proprio questa consapevolezza e questo

senso della realtà che possono consentire all'esecutivo di mantenere la bussola dritta e scegliere un ordine preciso di priorità per questo ultimo scorcio di legislatura.

In questo senso il tema del lavoro resta centrale per Giorgia Meloni. Non a caso ha rimarcato un tema cruciale per il futuro del Paese: creare le condizioni per valorizzare il lavoro (sia quello dei salariati, sia quello dei professionisti e degli imprenditori), anche a discapito delle rendite che, nelle varie forme in cui si presentano, tendono a strozzarlo.

Pur cosciente che uno sforzo per aumentare i salari e il potere d'acquisto dei lavoratori non sia più procrastinabile, la presidente del Consiglio, in attesa di una congiuntura migliore, resta convinta che la priorità sia creare occupazione: gli aumenti arriveranno, ma

senza lavoro mancherebbero le prospettive di miglioramento e ci sarebbe posto, al massimo, per forme improduttive di assistenza sociale.

L'altro tema sollevato dalla premier su cui vale la pena soffermarsi, è legato al futuro dell'Europa. Per Giorgia Meloni la capacità

di azione dell'UE non è ostacolata dal diritto di veto dei paesi membri, ma dalla burocrazia. Una suggestione che offre una prospettiva di riforma dell'Unione e dei suoi assetti attuali, ancora tutta da sviscerare, ma sicuramente alternativa a un certo federalismo tecnocratico e di ma-

niera oggi egemone. Dall'altra parte, dal fronte delle opposizioni, non sembrano emergere, per ora, alternative coerenti e credibili, ma solo critiche su temi specifici. Un po' poco per una piattaforma programmatica su cui fondare una campagna elettorale vincente.

Meloni: «Per chi vuole confrontarsi nel merito, le porte del governo saranno sempre aperte»

Ieri al Senato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato i senatori, a un anno dall’ultimo confronto parlamentare. Al centro della seduta, tematiche economiche e sociali: dal caro bollette alla spesa, alle politiche per famiglie e imprese, fino al Piano Casa.Tra i punti principali dell’agenda rimane la nuova legge elettorale. Dal vertice di Palazzo Chigi di ieri è emerso che per portare a casa la riforma è necessario consolidare l’accordo nella maggioranza e trovare un terreno comune con le opposizioni.Durante il dibattito, Meloni ha ricordato il quadro economico internazionale complesso e l’apertura al confronto. Rispondendo a Calenda ha dichiarato: «Il quadro economico internazionale è complesso… le porte del governo, per chi ha voglia di confrontarsi nel merito, saranno sempre aperte». Sulla cabina di regia ha aggiunto: «Quando finora abbiamo provato a fare delle proposte di questo tipo, le risposte dalla stragrande maggioranza dei partiti di opposizione non è stata di disponibilità… Da parte mia non

c'è alcuna volontà di organizzare passerelle. Se le posizioni delle forze di opposizione oggi fossero diverse, le mie porte sarebbero ancora aperte».Sulla legge delega per il nucleare ha anticipato: «Entro l'estate è atteso il via libera a legge delega per il nucleare». Per le priorità economiche ha sottolineato: «Quello che intendiamo fare questo ultimo anno, è di continuare una strategia che abbiamo mes-

so in campo fino ad ora». Sul Pnrr ha aggiunto: «A oggi l'Italia ha incassato 153 miliardi e sarà liquidata la nona rata… al 31 marzo la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari».Il tema della migrazione giovanile è stato sollevato dall’Alleanza Verdi e Sinistra. Meloni ha risposto: «Dentro i numeri ci sono anche dei fenomeni diversi fra loro, come

una mobilità internazionale fisiologica, che è positiva. Ma è diverso quando quei giovani non tornano più, perché trovano altrove migliori salari e più riconoscimento del merito».Lo scontro più acceso della seduta si è avuto con Matteo Renzi, che ha criticato la gestione del personale ministeriale, citando il caso del ministro della Cultura Giuli: «Se c'è uno così al governo è colpa sua, altrimenti lui poteva restare nel bosco a suonare il flauto con il dio Pan». Renzi ha definito la premier «una sua copia sbiadita, un'altra». Meloni ha replicato: «La cosa interessante è che si invoca la presenza del presidente del Consiglio, ma quello che riscontro è che, al netto di accuse e insulti, c'è oggettivamente poco di cui parlare».Infine, la premier ha ricordato i progressi sul fronte dei salari: «I salari hanno ripreso gradualmente a crescere, più dell'inflazione. E seppure lentamente le famiglie stanno ricominciando a riacquistare il potere d'acquisto… Lo abbiamo fatto con il taglio del costo del lavoro e con i rinnovi dei contratti».

A Cronache Alessandro Aresu, Analista geopolitico ed esperto di strategie e politiche pubbliche

Il Tycoon atterra a Pechino per l’incontro con Xi Jiping: al centro del vertice sarà l’Ai

Cosa c’è in ballo dietro una sigla così potente, che solo oggi noi stiamo imparando a conoscere?

D I EMA NU E LA C A LA B RE S E

L’Air Force One con a bordo Donald Trump è atterrato ieri a Pechino per l’attesissima visita di Stato. La televisione cinese ha mostrato l’uscita sulla scala d’imbarco, del primo inquilino della Casa Bianca, seguito poco dopo da sua moglie Melania. Ad accoglierli il Vicepresidente cinese Han Zheng, l’Ambasciatore Usa in Cina David Perdue e l'Ambasciatore cinese negli Stati Uniti Xie Feng. Grande accoglienza, poi il corteo scortato e blindatissimo di auto e mezzi di sicurezza, diretto verso l’albergo Four Seasons in cui soggiorneranno il Presidente Usa e sua moglie. Il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun in conferenza stampa, ha asserito che «la Cina è pronta a collaborare con gli Stati Uniti», col fine di «ampliare la cooperazione e gestire le divergenze». Un incontro con gli occhi del mondo puntati addosso, quello con il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jiping: anche se i due leader si erano già incontrati 9 anni fa, lo scenario era completamente diverso. Oggi il vertice dell’incontro è la supremazia tecnologica. Gli Stati Uniti mantengono un vantaggio nei chip avanzati, fondamentali per l'AI, mentre la Cina controlla la fornitura di terre rare e materiali critici necessari per l'hardware tecnologico e la difesa. Per capire meglio

cosa sta accadendo, abbiamo incontrato Alessandro Aresu, Analista geopolitico ed esperto di strategie e politiche pubbliche. Nell’ultimo decennio ha lavorato come consigliere, consulente e dirigente per diverse isti- tuzioni, È stato consulente e dirigente di diverse Istituzioni, tra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, solo per citarne alcune.

Dazi, guerre, commercio, petrolio, ma la carta con più peso, calata sul tavolo tra le due superpotenze, sembra proprio quella dell’AI. Cosa c’è in ballo dietro una sigla così potente, che solo oggi noi stiamo imparando a conoscere?

« La competizione sull’intelligenza artificiale è un’evoluzione della competizione sui semiconduttori tra Stati Uniti e Cina, che dura almeno dal 2015. L’industria dei semiconduttori è la più importante al mondo perché rende possibile ogni ambito della nostra vita digitale, ed è formata da leader di vari segmenti: per esempio, Taiwan per la produzione avanzata di chip logici, la Corea del Sud per le memorie, i Paesi Bassi per i macchinari più avanzati. L’intelligenza artificiale dipende da quest’industria, oltre ad aver costituito già profondi cambiamenti economici e finanziari: viviamo da oltre 3 anni in un super-ciclo di investimenti legati ai data cen-

ter per l’intelligenza artificiale, con effetti industriali ed energetici ». I processori Nvidia sono ancora bloccati dall'export verso la Cina. Intanto Trump arriva all’incontro con Xi Jinping con sedici CEO (Musk di Tesla, Cook di Apple, Ortberg di Boeing, ecc). In una prima fase spiccava però l’assenza di Jensen Huang di Nvidia, CEO dell'azienda più capitalizzata al mondo e produttrice dei chip che alimentano la rivoluzione dell'AI. Cosa significa?

«Trump ha voluto proprio rispondere pubblicamente alle notizie secondo cui Jensen Huang non avrebbe partecipato al viaggio e il leader di NVIDIA è salito sull’Air Force One in Alaska. Significa che il tira e molla sulle forniture dei sistemi di NVIDIA alla Cina continua ad essere uno dei grandi temi sul tavolo, insieme alle crisi internazionali, le terre rare, le questioni aperte come il Canale di Panama ».

Quando Trump è tornato alla Casa Bianca, una delle prime cose che ha fatto è stata cancellare le regole sull'AI introdotte da Biden. Da allora cosa è cambiato?

«L’amministrazione Biden aveva introdotto varie regole sia sull’intelligenza artificiale che sui semiconduttori. Molti provvedimenti generavano un carico burocratico e anche gravi incertezze nel rapporto con altri Paesi. Le aziende americane co-

me NVIDIA hanno fatto lobby per la loro abolizione e hanno avuto successo. Altre aziende, come Anthropic, hanno però interessi diversi, e per esempio non vogliono che vi siano vendite verso la Cina, e si preparano già al dopo Trump. Quindi, quello delle regole, tanto per vendere quanto per controllare, continuerà a essere un tema contestato e controverso. Sono possibili anche collaborazioni di governance tra Stati Uniti e Cina, ma credo che saranno soprattutto di facciata ».

Il fatto che si parli di una “spartizione" a due del futuro tecnologico, ci riporta ad unaforma di “colonialismo” ma digitale. Quali potrebbero essere gli effetti globali?

« Direi che una forma di subordinazione esiste già, se si vede il divario tra Stati Uniti e Cina da un lato e gli altri nei paper di ricerca e nei brevetti su questi temi, ma anche se guardiamo altri elementi come la dipendenza europea dal cloud statunitense. Sicuramente non si può uscire dalla subordinazione con dichiarazioni di intenti. Ho spiegato nel dettaglio nei miei libri che la competizione tecnologica è fatta di talenti, imprese e capitali; perciò, chi dispone di questi fattori è forte, mentre chi non dispone di questi fattori è debole, o meglio è semplicemente un cliente con una forza contrattuale scarsa. Per questo formare, mantenere e attrarre talenti è così importan-

te. E per questo è importante la presenza di imprese che operano nelle nicchie industriali dei semiconduttori, oltre alle grandi imprese tecnologiche. La competizione su questi temi e su altre tecnologie strategiche continuerà quindi a essere influenzata da questi fattori. Washington e Pechino sono gli attori principali ma non sono gli unici: per esempio, Taiwan, Corea del Sud e Giappone hanno un ruolo importante e penso che lo avrà anche l’India in futuro ». L’emergere di Mythos ha creato anche un cambio di rotta alla Casa Bianca: Trump sta lavorando ad un ordine esecutivo che istituisce controlli, e probabilmente un iter autorizzativo, per i modelli di AI più potenti. Cosa sta succedendo?

« I cambiamenti tecnici e gli annunci di marketing sono così veloci che nemmeno i tweet di Trump possono riuscire a stargli dietro. Ci sarà sempre più una tensione tra poteri politici che vogliono utilizzare la tecnologia ma esercitare su di essa sovranità, da un lato, e dall’altro lato aziende il cui scopo ultimo è invece utilizzare il potere politico per i loro interessi e per espandere il loro potere di mercato. Sarà però difficile per gli Stati Uniti escludere aziende ormai divenute molto rilevanti come Anthropic, negli sviluppi e nelle accelerazioni che caratterizzeranno anche questi mesi ».

I numeri della lettura nel nostro Paese: i libri aumentano e i lettori diminuiscono; nel frattempo, grande attesa per l’inaugurazione oggi del Salone del Libro di Torino

L’Italia che pubblica tutto e legge poco

DI L U C IA S ER IN O

Un direttore di giornali del secolo scorso, Ennio Simeone, si vantava del fatto che non avesse mai scritto un libro in vita sua in un’epoca in cui proprio i giornalisti, parliamo della fine degli anni Novanta, si avviavano ad allungare (ed ingolfare) la lista degli scrittori e dei premiati. Sicché quando lo chiamavano a presentare l’ultimo imperdibile libro che nessuno avrebbe mai comprato, puntualmente, rientrato in redazione, lo lanciava sul tavolo di qualche malcapitato che avrebbe poi dovuto recensirlo. Senza leggerlo, ovviamente. Confesso che ho fatto parte di questo meccanismo, con

troppa poca indulgenza verso sforzi creativi che magari avrebbero meritato maggiori attenzione. Eppure il paradosso dei libri in Italia è tutto nei numeri che arrivano dall’Istat proprio oggi, in coincidenza con l’apertura del Salone Internazionale del Libro di Torino, che da oggi e fino al 18 maggio porterà nel capoluogo piemontese editori, autori e lettori per cinque giorni di incontri, presentazioni, dibattiti e laboratori dedicati all’editoria e alla lettura.I libri aumentano, i lettori molto meno. Dal 1926 al 2024 le opere pubblicate in Italia sono passate da poco più di 6 mila a oltre 83 mila: tredici volte in più. Una crescita favorita anche dal digitale, dagli e-book e dalle pic-

cole tirature che oggi rendono pubblicare molto più semplice ed economico. Ma l’esplosione dell’offerta non coincide con quella della domanda. Dopo il boom registrato tra gli anni Sessanta e il 2010, quando i lettori erano arrivati a sfiorare il 47% della popolazione, oggi la quota si è fermata intorno al 40%. E il dato italiano resta tra i peggiori d’Europa: nel 2022 il nostro Paese era terzultimo nell’Unione europea per numero di lettori adulti. Del resto alzi la mano chi tra noi italiani sotto l’ombrellone non ha mai guardato con sincero disprezzo pallidi turisti d’oltralpe bruciati dal sole con un tomo di almeno 700 pagine in mano.La geografia della lettura racconta

poi un’Italia spaccata. Nel 2025 il divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno è di 16 punti percentuali, con il Nord molto più abituato ai libri rispetto al Sud. Non è un caso che la Lombardia rivendichi i dati migliori: secondo l’Istat il 34% dei lombardi ha letto più di sette libri nell’ultimo anno, sopra la media nazionale, grazie anche a una rete più fitta di biblioteche, librerie e servizi culturali.Insomma, mentre il Paese pubblica sempre più libri, continua a leggere troppo poco. E forse, a distanza di anni, la provocazione di Simeone su quei volumi destinati a restare impilati sulle scrivanie delle redazioni appare meno cinica e più attuale di quanto sembrasse allora.

Schillaci: «Per l’Italia il rischio rimane molto basso. Il sistema sanitario funziona e i cittadini possono stare tranquilli»

Hantavirus in Italia, tutti negativi i test su turisti e pazienti sospetti

D I V I T O E RR IC H ET T I

L’Hantavirus, virus raro trasmesso principalmente dai roditori e capace di provocare febbre emorragica con sindrome renale o polmonite, è tornato al centro dell’attenzione sanitaria internazionale. La trasmissione da persona a persona è rara, ma la gravità potenziale delle infezioni richiede una risposta rapida e coordinata. Negli ultimi giorni, alcuni casi sospetti e confermati tra passeggeri di navi da crociera e voli internazionali hanno spinto le autorità sanitarie italiane a intensificare le misure di prevenzione e sorveglianza.

IL TRACCIAMENTO

DEI CONTATTI E I

CASI IN ITALIA

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato 11 casi legati alla nave Mv Hondius: due probabili e nove acclarati. Tra questi, una donna olandese deceduta aveva viaggiato su un volo Sant’Elena-Johannesburg il 24 aprile e su un volo Johannesburg-Amsterdam il 25 aprile, insieme a un giovane marittimo calabrese di 25 anni. I campioni di quest’ultimo, così come quelli di altri casi sospetti, sono stati inviati allo Spallanzani di Roma per le analisi virologi-

che.In Italia, le autorità sanitarie hanno rintracciato e posto in quarantena i contatti ritenuti a rischio. Tra questi, un turista britannico di circa 60 anni, rintracciato a Milano perché a bordo del volo Sant’Elena-Johannesburg insieme alla moglie della prima vittima, e il suo accompagnatore sono stati ospitati all’ospedale Sacco. Entrambi hanno eseguito test virologici risultati negativi. Analoghi risultati negativi sono stati registrati per la turista argentina ricoverata a Messina per polmonite, proveniente da una zona endemica, e per il giovane calabrese in isolamento fiduciario.

AGGIORNAMENTI

DALLA FRANCIA E DALL’ESTERO

In Francia, tutti i 22 casi contatto individuati in relazione alla passeggera olandese della Mv Hondius sono attualmente ricoverati. Gli 8 francesi che avevano preso il volo Sant’Elena-Johannesburg sono stati trasferiti a Parigi, presso l’ospedale della Pitié-Salpêtrière, mentre gli altri 14 sono ospitati in strutture distribuite in diverse città del Paese.Secondo quanto riferito dall’Argentina, il ceppo che ha contagiato i passeggeri della nave è identico a quello rilevato in un focolaio argentino nel 2018,

confermando che si tratta del virus Andes, noto per la sua rara trasmissione uomo-uomo ma solo in contatti stretti e prolungati.

QUARANTENA E

ISOLAMENTO:

LA MISURA PIÙ

EFFICACE

Il Ministero della Salute italiano ha ribadito che l’isolamento resta la misura più efficace per prevenire eventuali contagi. In caso di comparsa dei sintomi è prevista una quarantena fiduciaria di sei settimane. Questo approccio prudente, unito alla sorveglianza sanitaria rafforzata, consente di monitorare i contatti e prevenire la diffusione del virus, in particolare tra coloro che hanno avuto esposizione diretta ai casi confermati.

LO SPALLANZANI E LE STRUTTURE

ITALIANE

Il direttore delle Malattie infettive ad alta intensità di cura dell’Inmi Spallanzani, Emanuele Nicastri, ha spiegato che l’istituto è pronto a svolgere tre ruoli fondamentali: informare i medici, confermare i casi sospetti tramite diagnostica avanzata e garantire sicurezza e cura dei pazienti. “L’Hantavirus Andes è noto da circa trent’anni – ha detto Nicastri – e i focolai sono sempre stati limitati e localizzati.

I giorni di incubazione massimi sono 42, ma nella maggior parte dei casi i sintomi si manifestano tra il settimo e il decimo giorno. Per i quattro pazienti in Italia, passate circa due settimane, il rischio si riduce notevolmente se non compaiono sintomi nei prossimi giorni”.Il Policlinico di Messina ha confermato che la paziente di 49 anni proveniente da una zona endemica dell’Argentina, ricoverata per polmonite, è risultata negativa al test e prosegue le cure in isolamento. Gli esperti italiani sottolineano che l’allerta mediatica non deve trasformarsi in panico. Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha chiarito che al momento tutti i casi confermati sono legati al focolaio della nave Mv Hondius e che fuori dalla nave non sono stati registrati positivi.Il virologo Roberto Burioni ha invitato i media e le strutture sanitarie a comunicare solo i casi confermati, evitando allarmismi: “I sintomi iniziali dell’Hantavirus sono identici a quelli di una comune sindrome respiratoria, quindi non ha senso allarmare la popolazione”.Antonio Fasanella, direttore dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basilicata, ha spiegato che il virus Andes può trasmettersi da

persona a persona solo in contatti prolungati e stretti, e che il rischio di contagio per l’Italia e l’Europa è estremamente basso. «L’Hantavirus è noto dagli anni ’50, ampiamente studiato, e non siamo di fronte a una situazione simile al Covid. La trasmissione richiede contesti molto specifici, come la presenza in edifici infestati da roditori infetti«, ha precisato.

RISCHIO LIMITATO IN ITALIA

Le misure adottate in Italia, dalla quarantena preventiva alla sorveglianza attiva dei contatti, testimoniano un approccio prudente e coordinato. Pur con la conferma di alcuni casi legati a viaggi internazionali, i test negativi finora registrati e la rapida attivazione dei protocolli indicano che la diffusione del virus nel territorio nazionale è al momento sotto controllo.Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo al question time alla Camera, ha rassicurato i cittadini: «Siamo pronti, il sistema funziona, i cittadini possono stare tranquilli». Questa dichiarazione conferma la solidità del Servizio sanitario nazionale e l’efficacia del nuovo piano pandemico nella gestione di situazioni sanitarie emergenziali come l’Hantavirus.

Il guardasigilli non ci sta e incalza: «La Giustizia, in Italia, è un gioco di carte»; nel frattempo, Sempio continua a respingere ogni accusa e a dichiararsi innocente

Caso Garlasco, Nordio: «Un’anomalia, la legislazione deve essere cambiata»

La mattina del 13 agosto 2007, la tranquilla cittadina di Garlasco fu scossa da un omicidio efferato. Chiara Poggi, 26 anni, laureata in Economia e impiegata a Milano, fu trovata morta nella sua abitazione di via Pascoli. Il corpo senza vita della giovane donna giaceva sulle scale che portavano alla taverna, senza segni di effrazione o lotta.Il fidanzato di Chiara, Alberto Stasi, fu il primo a scoprire il corpo e a chiamare i soccorsi. Da quel momento, iniziò una lunga e complessa vicenda giudiziaria che avrebbe portato a processi, assoluzioni, condanne e nuove indagini. Stasi fu inizialmente sospetatto e poi condannato a 16 anni di carcere. A distanza di anni, nel 2025, emersero nuove prove, tra cui il Dna di Andrea Sempio, nonchè amico del fratello di Chiara, Marco Poggi, sotto le unghie della vittima. All'epoca dell'omicidio, Sempio aveva 19 anni e frequentava casa Poggi

come amico del fratello di Chiara. La sua amicizia con la famiglia Poggi lo portava spesso nella villetta di via Pascoli, dove si riuniva con gli amici di Marco. A oggi, Sempio respinge ogni accusa e resta indagato, nè condannato nè colpevole. La sua posizione resta al centro della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, che potrebbe portare a nuove scoperte e sviluppi.

NORDIO: «IL CASO GARLASCO È UN’ANOMALIA”

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha definito "anomala" la situazione relativa al caso Garlasco, parlando a margine di un convegno tenutosi a Roma, e sottolineando come la legislazione italiana sia sbagliata e difficile da cambiare.«Una persona assolta in primo e in secondo grado può poi essere condannata senza nuove prove», ha spiegato Nordio. «È una situazione paradossale, che non ho mai visto. Il cittadino italiano si domanda come possa esistere una situazione del genere. È come se il sistema giudiziario

fosse stato progettato per creare incertezza e confusione».Il guardasigilli ha anche sottolineato come nel sistema anglosassone una situazione del genere sarebbe assolutamente inconcepibile. «Lì, se una persona è stata assolta due volte, non può essere condannata a meno che non emergano nuove prove schiaccianti», ha aggiunto Nordio. «Da noi, invece, sembra che la giustizia sia un gioco di carte, dove si può sempre cambiare la mano e ribaltare il risultato. Non ho la più pallida idea della dinamica del delitto e del suo autore, ma dobbiamo cambiare le regole del gioco per garantire che la giustizia sia veramente giusta e non un'illusione».

I PM:«CON 21 ELEMENTI PROVIAMO LA COLPEVOLEZZA DI SEMPIO»

La Procura di Pavia ha presentato 21 elementi che, secondo l'accusa, provano la colpevolezza di Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi. Tra questi, ci sono le menzogne di Sempio sulle tre telefonate fatte a casa Pog-

gi pochi giorni prima dell'omicidio, le sue ricerche sul web sul tema del DNA e sul processo a Alberto Stasi nel 2014, l’impronta palmare 33, i soldi reperiti per pagare gli investigatori della prima indagine a suo carico nel 2016. L'accusa descrive Sempio come una persona "ossessionata dal sesso violento". Gli elementi presentati dalla Procura sembrerebbero confermare questo profilo, mostrando un individuo che avrebbe mentito e poi cercato di coprire le proprie tracce. Al momento, Sempio respinge ogni accusa e afferma di essere innocente.

La sua difesa sostiene che gli elementi presentati dall'accusa sono insufficienti e che Sempio è stato ingannato e manipolato.

DA CHE PARTE

STA LA VERITÀ?

La ricerca della verità sul caso Garlasco,rimane un tema centrale nel dibattito pubblico e giudiziario italiano per diverse ragioni fondamentali. Nonostante la condanna definitiva di Alberto Stasi nel 2015, le indagini della Procura di Pavia si sono

riaperte sulla figura di Andrea Sempio, a seguito di nuovi indizi genetici e tabulati telefonici. Questo crea il dubbio che un presunto innocente (Stasi) possa essere in carcere o che il vero colpevole sia ancora libero. Un altro aspetto fondamentale è da ricercare nella difesa della memoria di Chiara. I genitori della vittima cercano una verità definitiva che chiuda il caso e protegga la memoria della figlia da insinuazioni e ricostruzioni alternative che considerano infanganti. C’è poi la necessità di individuare una giustizia sostanziale: il caso di Garlasco è visto come uno specchio dei difetti del sistema giudiziario, con indagini iniziali criticate per aver perso prove cruciali, come l'impronta sulla schiena della vittima. La ricerca della verità, dunque, mira a superare i dubbi di una “giustizia imperfetta". Il delitto di Garlasco ha avuto, altresì, un forte impatto mediatico e sociale che continua ad alimentare la necessità dell’opinione pubblica di avere una verità definitiva.

D I M IR IA M G AL GA N O

Uscire dalla gabbia del "Cristo si è fermato ad Eboli" e del pensiero meridiano

Immaginare un nuovo Meridionalismo

Riscoprire i grandi meridionali dell'industria e dell'economia per costruire il Sud dello sviluppo

Il presente è il tempo della realtà. Il passato è un racconto. Il futuro è un'ipotesi. Nel presente si realizza, infatti, non soltanto l'atto del pensare al passato e di raccontarlo ma, contestualmente, si costruisce l'ipotesi del futuro tra speranza e paura.

Nella selezione del passato da raccontare, delle storie da scegliere, quindi, si costruire la prospettiva del futuro. Tutto ciò è valido per le persone, per le comunità sociali ma anche per i popoli e per i territori. SUPERARE IL LEVISMO

Noi meridionali, soprattutto quelli delle zone interne, siamo stati per troppo tempo schiacciati nella narrazione del "Cristo si è fermato ad Eboli". Siamo stati vittime di un racconto che, nel descrivere il Sud Italia come un posto dove si costruisce la rassegnazione fondandola sulla combinazione di superstizione e miseria, ha sostanzialmente costruito il presente e rischia

di disegnare il futuro. Anche i tentativi di riscrivere una storia più nobile del Sud, nel loro oscillare tra retoriche rivendicazioni neoborboniche ed epopee brigantesche, sanfediste o giacobine che siano, sembrano limitarsi a fondare l'identità culturale del Sud soltanto in un bieco revanscismo fine a se stesso. Il fatto che l'improduttività di ogni ipotesi tentativo di "Lega Sud" sia inversamente proporzionale alla quantità di pubblicazioni più o meno autorevoli sul revisionismo storico del periodo risorgimentale è la dimostrazione evidente dell'impotenza di questo racconto.

LA MALEDIZIONE DELL'ARCADIA

Non si tratta qui soltanto di limitarsi ad una ricostruzione storica. La selezione della storia da raccontare incide profondamente nell'autoscienza dei cittadini e nell'identità viva e vitale di un Popolo e, quindi, produce effetti diretti ed immediati anche nell'azione quotidiana.

Noi meridionai abbiamo il dovere di uscire dalla maledizione dell'Arcadia. Abbiamo il dovere di cancellare quella condizione secondo cui l'unica alternativa possibile sarebbe tra migranti e briganti cui, per un'autolesionistica scelta politica, si aggiunge la possibilità di vivere di sussidi e di reddito di cittadinanza. Il Sud, soprattutto, nelle sue aree interne è anche il lento procedere raccontato da Cassano nel pensiero meridiano ma è, da sempre, soprattutto altro.

TORNARE TRA SOLE E ACCIAIO

Da Civitella del Tronto a Lampedusa non c'è stato un corto circuito che ha cancellato la modernità. Al contrario, le classi dirigenti meridionali sono state protagoniste della costruzione di una visione ben precisa della modernità e non serve, per riscoprirla, tornare all'utopia di San Leucio o alle Reali Fabbriche di Castellammare. La storia dell'industria e dell'economia italiana è piena di grandi protagonisti meridionali. Fu il Casertano Alberto Beneduce a risollevare l'economia italiana con la nascita dell'IRI e fu il pugliese Donato Menichella a riuscire ad essere prima il braccio destro del fondatore dell'IRI e, poi, il grande protagonista della stagione economica del secondo dopoguerra al fianco di Einaudi e di De Gasperi. Sono esempi di personaggi e di modelli che sono dimenticati dalle pagine della pubblicistica. Quando sono raccontati e descritti vengono disancorati dalle loro radici meridionali. Sembra quasi che la loro meri-

dionalità debba essere dimenticata, cancellata, periferizzata perchè evidentemente non funzionale ad una descrizione costruita per realizzare una fredda volontà di impotenza.

COSTRUIRE UN NUOVO MERIDIONALISMO

Lo stato di soggiacenza culturale, la cancellazione di ogni forma di idea di forza e di determinazione dal racconto del Sud produce la rassegnazione.

Riscoprire l'altra faccia dell'identità della storia del mezzogiorno serve soprattutto a dare a questa parte d'Italia una nuova coscienza che sappia parlare di industria, di sviluppo e di progresso economico senza rassegnarsi al duopolio tra briganti e migranti.

Il "Cristo si è fermato ad Eboli", libro totemico di una certa visione passatista del Sud è ambientato in un piccolo paese della Basilicata che si chiama Aliano. Di fronte ad Aliano c'è un paese che si chiama Montalbano Jonico, in quel paese sono nati i genitori di Nicola Romeo, l'ingegnere che salvò e rilanciò l'Alfa. Sia il Cristo si è fermato ad Eboli che Nicola Romeo appartengono alla storia del mezzogiorno, scegliere se continuare a racontare solo il primo o provare ad investire anche sul racconto del secondo significa scegliere quale mezzogiorno si vuole costruire. Non è soltanto un modello storico, è la possibile nascita di un nuovo meridionalismo che punti sulle capacità, sul merito e sugli investimenti e che la smetta di pensare al reddito di cittadinanza.

Svalutare il dollaro, ridurre il debito con la Cina e riportare le produzioni negli USA: il piano del Tycoon per rilanciare il Paese

Trump e l’economia: dietro gli sbalzi d’umore una strategia precisa

Èfuori di dubbio che Trump stia agendo secondo una precisa strategia: sbaglia chi ritiene che stia zigzagando perché non ha le idee chiare. E questo vale per tutto, dall’oscillazione dei dazi nei confronti di vari Paesi, che aumentano o diminuiscono nel giro di poche ore, fino alle questioni più preoccupanti e più critiche, come quelle legate alla guerra tra Russia e Ucraina, e ai tragici eventi legati ai conflitti che vedono coinvolte Israele, i palestinesi, l’Iran, il Venezuela e Cuba passando per l’intento dichiarato di annettere la Groenlandia. Non sono sbalzi di umore, non sono sintomi di demenza senile come l’ipotesi provocatoriamente avanzata da qualcuno, anzi. È chiaro ed evidente che gli Stati Uniti stanno vivendo un lungo momento di crisi economica, e Trump si è reso conto che è determinata da anni di politiche economiche che hanno visto l’esternalizzazione della produzione soprattutto verso paesi con i quali gli Usa hanno contratto debiti che il Tycoon vuol tentare quantomeno di ridurre.

Per riuscirci il suo tentativo primario è quello di portare il dollaro alla svalutazione per poterli ricomprare almeno in parte: una volta riacquistato il debito bisognerà però produrre per evitare di contrarne altri, per questo sta tentando anche di far rientrare nell’Unione quella pro-

duzione che politiche passate, iniziate dagli anni ’70, hanno pensato e deciso di delocalizzare in altri Paesi, soprattutto dell’Oriente: Trump si è accorto che la Cina man mano che il tempo passava ha sempre più avuto mano libera, tanto che se all’inizio la Cina era quella che “copiava tutto, ma nulla era originale tranne le palle di Natale” ora le cose sono cambiate, il Paese di mezzo è quello che continua a produrre palle di Natale, ma anche, per esempio, sistemi di armi di grande livello, almeno pari a quelle americane ed è diventata il primo produttore mondiale di droni. Ma ritorniamo da quest’altra parte dell’Oceano, dove entra in campo la strategia nei confronti dell’Europa, strategia che molti confondono e scambiano con l’instabilità umorale di Trump: l’aumento dei dazi.

le proteste di Bruxelles la risposta-soluzione di Trump: per aggirare i dazi le aziende europee vengano a produrre direttamente negli Usa.

Aumenti che producono però un doppio effetto dannoso: all’Europa perché deve registrare un sensibile decremento del volume delle esportazioni, ma anche e soprattutto ai cittadini statunitensi, che devono già da qualche mese fronteggiare un vertiginoso aumento dei prezzi soprattutto dei prodotti importati dall’Europa. Al-

Bella proposta, utile a rilanciare le produzioni perse in anni di delocalizzazione, ma non considera Trump che se anche inizia l’opera di reinsediamento produttivo e di recupero di nuove produzioni e di quelle che erano americane, ma che oggi sono delocalizzate fuori dagli Usa, deve fare i conti con il sistema produttivo che oggi non è più quello di una volta, fatto di catene di montaggio e operai: sono sistemi all’avanguardia, robottizzati, che hanno trasformato le tecnologie rendendole sempre più avanzate, tanto da rendere minima la presenza di braccia umane, quindi i benefici, sotto il punto di vista del rilancio occupazionale, sono risicati. Sì, è una opinione, un risvolto, un ragionamento, ma imparando a conoscere i repentini cambi di rotta di Trump nulla può essere dato per scontato. In questo scenario va poi ad inserirsi anche la questione Iran e stretto di Hormuz oltre che i rapporti di Trump con Israele. Ma di questo parleremo in seguito. ANGELOMAURO CALZA

Basilicata

Il Governo aveva dato parere contrario alla proposta quando portata da Amendola

FdI contro il caro benzina

Le modifiche apportate da Mattia e Caiata convincono il Governo e consentono l'approvazione dell'Ordine del Giorno sul monitoraggio dei prezzi nella nostra Regione

D I M A S S IM O D E LLA P E N N A

Ci aveva provato da solo l'Onorevole Amendola, il quale da non lucano e inconsapevole dell'esigenza di fare squadra, si era lanciato nella proposta di un ordine del giorno finalizzato a chiedere al Governo un intervento per calmierare il prezzo dei carburanti in Basilicata.

L'intento era nobile e le motivazioni pure. La strategia politica inesistente o, comunque, finalizzata a creare un problema al Governo più che a risolvere il problema dei lucani.

UNA PROPOSTA

DESTINATA ALLA

BOCCIATURA

Proprio sul presupposto della provocatorietà della proposta di Ordine del Giorno, il Governo aveva dato parare contrario allo stesso. Il destino dell'Ordine del Giorno Amendola, per come era stato impostato, era destinato a certa bocciatura. Strumento fin troppo comodo per consentire al Partito Democratico di dire che il Governo e il centrodestra si schieravano contro la Basilicata e contro i lucani.

Amendola, infatti, è uomo troppo astuto e conoscitore di meccanismi parlamentare per sapere che un Ordine del Giorno proposto senza alcun negoziato politico da un deputato di opposizione è destinato ad essere bocciato.

Noi siamo da troppo tempo conoscitori delle dinamiche politiche per ignorare che la proposta finalizzata alla bocciatura era costruita per essere uno strumento di guerra contro il Governo e la coalizione.

L'INTERVENTO DI MATTIA E CAIATA

La differenza tra la volontà di costruire una polemica e la scelta di muoversi in direzione degli interessi collettivi è, nelle strategie parlamentari, date dalla capacità di costruire sinergie o di interessi tematici o di interessi territoriali.

In pratica, quando si vuole far approvare una propria proposta, si cerca di fare rete, di aumentare la massa critica in modo da rendere comprensibile l'interesse collettivo come superiore rispetto alla strategia comunicativa.

Riuscire a superare le esigenze di parte in nome del più importante interesse

collettivo è il segno che contraddistingue l'uomo politico dalla macchina elettorale. Mattia e Caiata hanno dimostrato di riuscire a mettere gli interessi collettivi dei lucani al di sopra degli interessi di parte e hanno deciso di modificare l'Ordine del Giorno di Amendola, di sottoscriverlo e di porlo alla sottoscrizione dello stesso parlamentare napoletano eletto in Basilicata. A quel punto, con le modifiche proposte da Mattia e Caiata e con l'evidenza di un interesse territoriale superiore alle logiche di partito, l'Ordine del Giorno ha ricevuto il parere favorevole del Governo ed è stato approvato dal Parlamento.

IL GOVERNO

SI IMPEGNA A MONITORARE

I PREZZI IN BASILICATA

Grazie a Fratelli d'Italia, dunque, il Governo Meloni si impegna a monitorare il prezzi del carburante in Basilicata approfondendo le cause delle differenziazioni territoriali e di intervenire per mitigare o annullare queste differenze. Fratelli d'Italia per bocca degli onorevoli Caiata e

Mattia, quindi, riesce a portare all'attenzione reale del Governo e del Parlamento la paradossale situazione del prezzo dei carburanti nella nostra regione che, malgrado sia la più grande produttrice di petrolio in Italia, impone prezzi alla pompa più alti che in qualsiasi altra parte della nostra Nazione. Un Ordine del Giorno non è un atto normativo immediatamente vincolante, non è un regolamento nè

una Legge, non è un emendamento ma sicuramente costituisce per la politica un momento importante. Abbiamo voluto raccontarne la genesi, la dinamica e le strategie che hanno portato alla sua approvazione anche per evidenziare la differenza tra chi ne voleva fare uno strumento di propaganda di parte e chi ha voluto davvero provare ad affrontare il problema.

Caiata, Mattia e Amendola

«Case popolari, più tutele sociali per donne e famiglie più fragili»

POTENZA. «L’approvazione della proposta di legge sull’Edilizia residenziale pubblica rappresenta un passo importante verso una Basilicata più giusta, inclusiva e vicina alle persone più fragili». Così il consigliere regionale Nicola Morea commenta il via libera, nel corso della seduta consiliare di ieri, alle modifiche normative riguardanti l’assegnazione, la gestione e la determinazione dei canoni di locazione degli alloggi di Erp. «Le novità introdotte – prosegue Morea – rafforzano concretamente gli strumenti di tutela sociale, con particolare attenzione alle donne vittime di violenza, ai nuclei monogenitoriali e alle persone che vivono condizioni di forte vulnerabilità economica e sociale». Tra le modifiche approvate, particolare rilievo assume la possibilità per i Comuni di riservare una quota degli alloggi popolari alle donne vittime di violenza prese in carico dai servizi so-

ciali, dai Centri antiviolenza o dalle Case rifugio, prevedendo assegnazioni provvisorie anche in deroga ai requisiti ordinari di accesso.«Garantire una casa significa garantire sicurezza, dignità e possibilità di ricominciare. Que-

sta norma offre una risposta concreta a donne che spesso si trovano costrette a scegliere tra la propria sicurezza e l’assenza di alternative abitative».Importanti anche le misure relative agli accordi compensativi del canone per

situazioni di morosità incolpevole e per le donne inserite nei percorsi di protezione, favorendo percorsi di inclusione attraverso progetti di utilità collettiva.«Si tratta di interventi che mettono al centro la persona e il va-

lore sociale dell’abitare. Il Consiglio regionale ha voluto dare un segnale chiaro: le istituzioni devono essere presidio di protezione, solidarietà e opportunità».«Come capogruppo di Azione, esprimo soddisfazione per il lavoro svolto in aula rispetto a un testo presentato dal presidente Marcello Pittella e sottoscritto da me, e per il supporto di tutti gli altri consiglieri regionali – conclude Morea – perché queste modifiche rafforzano il ruolo sociale dell’edilizia pubblica e rappresentano un importante strumento di emancipazione e tutela per chi vive situazioni di difficoltà. Rivolgo inoltre un ringraziamento alla Commissione regionale delle pari opportunità e alla dottoressa Vittoria Rotunno per il prezioso contributo al testo della norma. È un passo importante, anche se l’obiettivo sarà davvero raggiunto quando finalmente la violenza di genere sarà un tema del passato».

Le consigliere del M5s Araneo e Verri attaccano la gestione della crisi dopo il voto di Cicala contro il bilancio della Giunta

«Bardi assente in aula, si ignorano i problemi politici»

POTENZA. «La crisi politica non c’è, così come manca il presidente Bardi in aula». Parte da qui l’affondo delle consigliere regionali del M5s Basilicata Alessia Araneo e Viviana Verri dopo il Consiglio straordinario convocato dalla minoranza per discutere della frattura apertasi in maggioranza con il voto contrario dell’assessore alle Politiche agricole Carmine Cicala sul bilancio della Giunta regionale. Un episodio definito dalle esponenti pentastellate «senza precedenti nella storia istituzionale della Basilicata», ma che la maggioranza avrebbe ridotto a un caso di semplice «maleducazione politica».Secondo Araneo e Verri, in aula si sarebbe tentato di «trasformare un atto istituzionale con motivazioni tecniche documentate» in una questione di stile politico, evitando di affrontare il nodo centrale delle risorse destinate al comparto agricolo. Le due consigliere ricordano che Cicala aveva indicato in 13,3 milioni di euro «la soglia minima accettabile» per il settore, cifra già ridotta rispetto a un fabbisogno stimato in circa 80 milioni di euro.

Sullo sfondo resterebbero, secondo il M5s, le criticità legate al Consorzio di bonifica, alle tariffe per gli agricoltori e alla carenza di fondi per Alsia e Agrobios.

«Noi non siamo interessate al destino della poltrona di Cicala», spiegano Araneo e Verri, chiarendo che il tema centrale riguarda «un settore colonna portante dell’economia lucana» che oggi, a loro avviso, non avrebbe un assessore nelle condizioni di governare con piena autonomia politica.

Le consigliere contestano inoltre il mancato intervento diretto del presidente Vito Bardi in Consiglio regionale. La ricomposizione dello strappo politico, sostengono, sarebbe avvenuta «non attraverso una decisione resa pubblica in aula», ma tramite un video diffuso sui social network insieme al ministro Francesco Lollobrigida. Da qui l’accusa di una Basilicata «commissariata da Roma» sul piano politico, con decisioni prese «fuori dal confronto pubblico e dalle sedi istituzionali». Nel mirino del Movimento 5

Stelle anche il comunicato diffuso dalla Giunta regionale l’11 aprile, nel quale si annunciavano futuri interventi a sostegno di sanità e agricoltura. «Un mese dopo non ci sono cifre, scadenze o atti concreti», denunciano Araneo e Verri, parlando di «promesse vaghe» che finirebbero per scaricare sui cittadini e sugli agri-

coltori il peso della crisi interna alla maggioranza.Le due esponenti del M5s assicurano infine che continueranno a portare il tema in commissione e in aula, sostenendo che la crisi «non può considerarsi chiusa finché le risorse richieste dal comparto agricolo non arriveranno realmente sul territorio».

Forum a Casa Cava sui dati raccolti nelle aree a rischio ambientale e sulle future attività di

Val Basento, monitoraggio sanitario permanente

POTENZA. «Il Progetto Sintesi non è solo una ricerca scientifica, ma un impegno concreto che la Regione assume per trasformare i dati in prevenzione». Così l’assessore alla Salute e Politiche della Persona, Cosimo Latronico, ha commentato i risultati del forum svoltosi nel pomeriggio del 12 maggio a Matera, nella Casa Cava.Latronico ha sottolineato come il lavoro svolto nell’ambito del Piano nazionale per gli investimenti complementari abbia permesso di mappare con precisione le criticità e le potenzialità dei due Siti di interesse nazionale della Basilicata, quello di Tito e quello della Val Basento. In particolare, per la Val Basento l’azione ha riguardato capillarmente i comuni di Ferrandina, Grottole, Miglionico, Pisticci, Pomarico e Salandra. Allo stato attuale è in fase di elabora-

zione la ricognizione dei dati di esposizione della popolazione disponibili per ciascuno dei Sin, anche con riferimento a indagini di biomonitoraggio.«La nostra priorità – ha spiegato Latronico – è l’istituzione di un sistema di sorveglianza permanente. Grazie alla collaborazione tra Arpab, Asp, Asm, Irccs Crob, Ufficio Prevenzione regionale, oltre che dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, abbiamo finalmente integrato i dati ambientali con quelli epidemiologici e socioeconomici. Questo ci permette di agire contro le diseguaglianze e di strutturare programmi di prevenzione primaria e secondaria mirati, con un’attenzione specifica al rischio cardiovascolare e alle patologie croniche».«La disponibilità di informazioni accurate – ha concluso Latronico –rappresenta il punto di partenza

sia per la realizzazione degli obiettivi di sorveglianza epidemiologica sia per il disegno delle attività di sorveglianza sanitaria sulla popolazione. I dati rac-

colti sono la base su cui costruiremo politiche sanitarie sempre più vicine ai bisogni dei territori e dei cittadini che vivono in aree complesse».

Il segretario Pellegrino valuta positivamente il tavolo convocato da Cicala ma chiede decisioni immediate sul comparto

Forestazione, Flai Cgil Basilicata: «Servono risposte, stop ai rinvii»

POTENZA. «Valutiamo positivamente la convocazione da parte dell’assessore regionale all’Agricoltura, Carmine Cicala, del tavolo sulla forestazione. È un segnale importante che rimette al centro temi decisivi come il rinnovo del Contratto integrativo regionale 2026 per gli addetti alla sistemazione idraulico-agraria e idraulico-forestale, la programmazione della stagione Aib 2026 con l’analisi delle criticità da sottoporre all’Osservatorio regionale, l’aggiornamento sul percorso di iscrizione delle foreste regionali al Registro nazionale dei crediti di carbonio e la presentazione della proposta di Programma forestale regionale 2026-2045, oltre agli ulteriori punti eventualmente segnalati». Lo afferma il segretario generale della Flai Cgil Basilicata, Vincenzo Pellegrino.«Dopo mesi di attesa, finalmente si apre un confronto di merito. La forestazione lucana - prosegue Pellegrino - ha bisogno di programmazione pluriennale, di progetti cantierabili e di un contratto integrativo che dia certezze ai lavoratori, qualità al lavoro su preven-

zione incendi e manutenzione del territorio. Tuttavia, non possiamo nascondere la preoccupazione. Nei due tavoli tecnici già svolti il presidente della Regione, Vito Bardi, aveva assunto impegni precisi, a partire dall’estensione delle giornate a tutte le platee. Impegni che ad oggi restano lettera morta. Si è perso tempo prezioso mentre la stagione forestale è già partita e migliaia di famiglie attendono risposte su reddito e continuità lavorativa».Per Pellegrino «la convocazione dell’assessore è un passo avanti, ma non può essere l’ennesimo tavolo interlocutorio. Servono atti concreti e tempi

certi: come l’apertura della discussione sul rinnovo del Cirl, temi che riguardano l’organizzazione del lavoro e la delibera immediata sulle giornate in aumento per quest’anno. I lavoratori non possono più aspettare».La Flai Cgil Basilicata fa sapere che «parteciperà al tavolo con spirito costruttivo ma fermo e determinato. Al presidente Bardi diciamo basta rinvii e perdita di tempo. È il momento di prendere decisioni, altrimenti saremo costretti a scendere in piazza per manifestare il disappunto dei lavoratori che ancora una volta subiscono le conseguenze delle scelte non fatte dal presidente».

POTENZA. Una mozione per chiedere alla Regione Basilicata di attivarsi «con urgenza» per l’istituzione di una Zona franca energetica e per mettere in campo misure contro il caro carburanti. A presentarla in Consiglio regionale è stato il vicepresidente dell’assemblea lucana Angelo Chiorazzo insieme al capogruppo di Basilicata Casa Comune, Gianni Vizziello.Secondo Chiorazzo è «inaccettabile» che la Basilicata, principale regione italiana per estrazione petrolifera su terraferma, continui ad avere tra i prezzi dei carburanti più alti d’Italia. La proposta punta a introdurre una fiscalità dedicata per ridurre i costi di energia e carburanti per famiglie e imprese, anche attraverso le opportunità legate alle Zes.La mozione chiede inoltre l’apertura di un tavolo tecnico con Eni, Shell, TotalEnergies e Mitsui per riallineare i prezzi praticati dagli impianti diretti a quelli dei gestori indiretti. Chiorazzo ha ricordato anche il sostegno già espresso da circa cento Comuni lucani e dalle associazioni di categoria.

Su carburanti Chiorazzo spinge per zona franca

le imprese lucane prevedono oltre 15mila ingressi

Basilicata, 5.360 assunzioni a maggio: cresce la domanda nell’industria

Le previsioni occupazionali per la Basilicata fanno registrare un segnale positivo nel mese di maggio 2026. Secondo il Bollettino mensile del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro, le imprese lucane hanno programmato circa 5.360 entrate, con un incremento di 850 unità rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato assume maggiore rilievo se si guarda al trimestre maggio-luglio 2026, durante il quale le assunzioni previste salgono complessivamente a 15.280. Un quadro che conferma una dinamica occupazionale in crescita, pur accompagnata da alcune criticità legate alla difficoltà di reperire personale qualificato. A livello settoriale, nel solo mese di maggio sono previste 1.990 entrate nei servizi, comparto che registra però una flessione di 120 unità rispetto all’anno precedente. Segue l’industria, con 1.930 ingressi

e una crescita significativa pari a 720 unità. In aumento anche il settore primario, che si attesta a 1.430 entrate, con 250 unità in più rispetto al 2025. Nel trimestre maggio-luglio, tra i comparti più dinamici figurano i servizi di alloggio, ristorazione e turistici, con 2.790 entrate previste, e le costruzioni, con 1.770 assunzioni programmate. Due ambiti che continuano a rappresentare una parte importante della domanda di lavoro regionale. Sul fronte dei profili professionali, le figure più richieste risultano essere gli operai specializzati e i conduttori di impianti, pari al 35% del totale, insieme ai profili generici, che raggiungono il 36%. Più contenuta, invece, la quota destinata a dirigenti, specialisti e tecnici, ferma al 7%, quasi la metà rispetto alla media nazionale, pari al 13%. Nonostante l’aumento della domanda, resta rilevante il problema del mismatch tra offerta e richiesta di lavoro. Le imprese lucane se-

gnalano infatti difficoltà di reperimento nel 36% dei casi. Un dato collegato anche all’elevata richiesta di esperienza: per il 72% delle entrate previste viene richiesta una competenza professionale specifica o maturata nello stesso settore. Per quanto riguarda la tipologia contrattuale, il quadro resta fortemente orientato al lavoro a termine. I contratti a tempo determinato rappresentano l’88% delle entrate previste, mentre le assunzioni stabili, tra tempo indeterminato e apprendistato, si fermano al 12%. La domanda di lavoro riguarda soprattutto profili con livelli di istruzione medio-bassi. Il 43% delle assunzioni previste è rivolto a candidati con la sola scuola dell’obbligo, il 31% a persone in possesso di qualifica o diploma professionale, il 20% a diplomati di scuola media superiore e solo il 5% a laureati. Il bollettino evidenzia infine che il 21% delle assunzioni interesserà giovani con meno di 30 anni,

mentre il 19% sarà destinato a personale immigrato. Un quadro che conferma la ripresa della domanda di la-

voro in Basilicata, ma anche la necessità di rafforzare competenze, formazione e stabilità occupazionale.

In occasione della giornata nazionale «Legalità, ci piace!», la Confederazione richiama l’attenzione su videosorveglianza e presidio del territorio

Confcommercio: sicurezza urbana essenziale per imprese e comunità

In occasione della tredicesima edizione della giornata nazionale «Legalità, ci piace!», Confcommercio rilancia il tema della sicurezza urbana come fattore essenziale per tutelare imprese, comunità e competitività dei territori. In Basilicata il tema assume particolare rilievo grazie alla collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e associazioni di categoria per contrastare criminalità, degrado urbano e concorrenza sleale. Al centro dell’attenzione c’è il bando «Voucher Videoallarme Antirapina – Anno 2026», promosso dalla Camera di Commercio della Basilicata, che prevede contributi fino a 2.500 euro per coprire il 70% delle spese sostenute dagli esercenti per installare sistemi di videosorveglianza collegati con le forze dell’ordine. «Si tratta di una misura fortemente voluta da Confcommercio», afferma il presidente di Confcommercio Potenza, Angelo Lovallo, «nata dal confronto nei tavoli convocati in Prefettura e dalla collaborazione tra

istituzioni, associazioni di catego- ria e operatori economici. È un esempio positivo di sicurezza partecipata e di attenzione concreta verso chi tiene aperte attività commerciali e servizi nei nostri centri urbani». Per Confcommercio, la sicurezza urbana è anche una politica economica: dove cresce la percezione di insicurezza diminuiscono consumi, investimenti e occupazione, mentre aumentano

chiusure commerciali e desertificazione urbana. «Un negozio aperto», sottolinea Lovallo, «non rappresenta soltanto un’attività economica, ma un presidio sociale e di legalità. Difendere il commercio significa difendere anche la vivibilità delle nostre città». I dati del Mezzogiorno e della Basilicata confermano la preoccupazione degli imprenditori del terziario: nel 2025 il 28,2% delle imprese se-

gnala un peggioramento della sicurezza, mentre il 61,1% delle imprese commerciali del Sud dichiara di subire il taccheggio. L’85% delle imprese del terziario meridionale ha investito negli ultimi anni in videosorveglianza e sistemi antifurto. Confcommercio richiama anche l’attenzione su abusivismo commerciale e contraffazione, indicati dal 63,4% delle imprese come fattori di penalizzazione. «L’illegalità altera il mercato, favorisce concorrenza sleale e colpisce le imprese sane», aggiunge Lovallo. Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi circa 41 miliardi di euro, mettendo a rischio 284mila posti di lavoro regolari. «Legalità e sicurezza», conclude Lovallo, «sono valori legati allo sviluppo economico, alla coesione sociale e alla qualità della convivenza civile. Per questo Confcommercio continuerà a investire su formazione, sensibilizzazione e cultura della legalità».

ANTE MANI IN CUCINA A

AMMINISTRATIVE «Sono a capo di una lista progressista fatta di donne e uomini sintesi tra esperienza e novità»

Gagliardi corre per la carica di Sindaco: Comune Lauria chiamato a urne anticipate

D I E M AN U E LA C AL AB RE S E

Sono due i centri dove si voterà prima della naturale scadenza del mandato, Sarconi e Lauria. Il commissariamento del Comune di Lauria, guidato prima da Gianni Pittella, vede dunque i laurioti alle urne per eleggere il nuovo Sindaco. Tra i candidati, Bruna Gagliardi, con la lista “Primavera Democratica” che così si presenta: «Ho 60 anni e due figlie. Dirigente Medico Veterinario presso l’ASP di Potenza, responsabile della “Sicurezza Alimentare”. Candidata per la prima volta alle Comunali nel 2016, prima eletta con oltre 1000 voti, ho ricoperto la carica di Vicesindaca ed Assessora.

Nel 2021, ho corso di nuovo nella lista “Radici e futuro” ed ho bissato il risultato, sempre prima eletta ricoprendo la carica di Capogruppo per poi passare all’Opposizione. Nel 2024 ho corso per le Regionali per il PD e sono stata la prima donna non eletta della lista con quasi 3000 voti di preferenza. Dal 2024 sono Portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche di

Basilicata. Oggi mi candido a Sindaca di Lauria a capo di una lista progressista fatta di donne e uomini espressione della poliedricità del tessuto sociale di Lauria e della sintesi tra esperienza e novità».

Corre in questa campagna elettorale contro due candidati: in Basilicata sono 10 le donne aspiranti Sindaco rispetto a 39 uomini. Come commenta il dato?

« Commento con rammarico, perché fa’ ancora notizia vedere una donna correre per una qualunque carica. La politica viene ancora vista come un affaire pour homme e questo mortifica le intelligenze di tutte noi anche perché le donne hanno dimostrato in tutti i contesti di essere preparate, attente, solide. C’è da sconfiggere il retaggio di una cultura maschilista e qualche rigurgito misogino che ancora oggi, in maniera strisciante, pervadono la nostra società. La lista che capeggio inverte il trend: 9 donne in lista su 12, me compresa ».

Si torna alle urne in anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato. Tastando il polso

della comunità cosa si percepisce?

« È palpabile la delusione dei cittadini rispetto alle dimissioni del Sindaco ed al conseguente Commissariamento. Lauria è ferma da tempo ed è in atto un declino, percepibile in ogni ambito. Prima di ogni altra cosa, va riconquistata la fiducia dei cittadini e va proposta una alternativa ai vecchi metodi politico-amministrativi che hanno portato Lauria a questo punto. Bisogna riconquistare la leadership dell’Area Sud della Basilicata e può farlo se tutti si sentiranno parte di un progetto sociale oltre che politico. Serve una nuova stagione fatta di trasparenza, di qualità, di sogno. Ed occorre che il futuro Sindaco, incarni l’aspettativa di questo speranza ».

Ovunque per le prossime amministrative sono state presentate liste civiche. “Primavera democratica per Lauria” di che anime come si compone?

« Primavera Democratica vede al suo interno candidati che appartengono al PD, ad Europa Verde-AVS ed alla società civile. La lista ha un respiro pro-

gressista e guarda alla società lauriota attraverso una interpretazione democratica, attenta ai bisogni ed alle fragilità di una comunità che invecchia. Porta con sé una nuova capacità di ascolto, propositiva e risolutiva, capace di offrire soluzioni calibrate e realizzabili. Lauria, per la sua estensione, porta con sé le criticità di più realtà messe insieme e non sarà sicuramente una visione parcellizzata o settoriale, a ridare ossigeno a questo comune. Solo uno sguardo allargato e chiaro su dove si vuole portare questa comunità, permetterà al futuro di arrivare e di ridisegnare la nostra Lauria ».

Tra le priorità del vostro programma elettorale, cosa spicca?

« Costruzione di una offerta lavorativa nuova, stabile e duratura, attraverso le molteplici risorse naturali da mettere in rete in un modello turistico organizzato. Potenziamento della offerta sociale, attraverso una nuova concezione del welfare cittadino, che non lasci indietro nessuno e che abbracci tutte le anime del paese. La volontà di far

diventare Lauria la cittadella del sociale, vedrà l’impegno per la realizzazione di una forma avanzata di “dopo di noi”. Tutela del territorio, dal dissesto idrogeologico al decoro urbano, in una visione ecosostenibile e duratura di tutti gli interventi. Potenziare i servizi cittadini per migliorare la qualità della vita dei laurioti ed anche di chi sceglierà i nostri luoghi. Tutto ciò che afferisce alla nostra tradizione, verrà recuperato e valorizzato e contribuirà alla costruzione della Lauria che immaginiamo ».

Quali sono le maggiori criticità che occorre sanare per il territorio lauriota e per la comunità? « Il 26 di Maggio il Sindaco eletto troverà sulla sua scrivania vari dossier di grande importanza. C’è una discarica da riaprire, un Regolamento Urbanistico da approvare, una concertazione economica sui danneggiati del disastro del PalAlberti da definire, oltre alla gestione ordinaria di tutti i servizi offerti dal Comune, che nel caso di Lauria, risulta particolarmente complessa vista la vastità territoriale ».

giovedi 14

CRONA-CHI? Bolognetti e Lapenna a confronto tra garantismo, intercettazioni e ruolo delle procure

Costi record per le intercettazioni, stretta del governo e rischio scontro istituzionale

Le intercettazioni tornano al centro del dibattito politico e giudiziario. Nel 2025 il Ministero della Giustizia ha speso circa 299 milioni di euro, ben 26 milioni in più rispetto all’anno precedente, nonostante i piani di riduzione annunciati dal ministro Carlo Nordio. Secondo il Ministero, l’aumento dei costi sarebbe legato sia alla crescita del numero di soggetti intercettati dal 2023 a oggi sia all’utilizzo sempre più diffuso di strumenti tecnologici avanzati, come i captatori informatici, i cosiddetti Trojan, che possono arrivare a costare fino a 150 euro al giorno per singolo dispositivo. Per contenere la spesa, il Governo punta ora sulla razionalizzazione del sistema e sull’effetto della nuova normativa che limita le intercettazioni a 45 giorni, salvo eccezioni per mafia, terrorismo e reati particolarmente gravi. Proprio questa stretta ha però aperto un duro confronto istituzionale. Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha infatti inviato una lettera al ministro Nordio, al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, sostenendo che le nuove regole rischiano di rallentare le indagini contro mafia e terrorismo. Nel mirino c’è soprattutto la riforma del 2023 che limita l’utilizzo, in altri procedimenti, delle intercettazioni raccolte in un’inchiesta. Secondo Melillo, questo meccanismo costringerebbe spesso i magistrati ad aprire nuove indagini e a ripartire da zero, con un indebolimento dell’azione contro la criminalità organizzata e i reati economici. Intanto da Forza Italia arriva una nuova proposta di legge firmata dal deputato Pietro Pittalis che punta a irrigidire ulteriormente le norme: multe fino a 100 mila euro per chi pubblica atti giudiziari, stop alla diffusione delle intercettazioni fino alla sentenza di primo grado e divieto di pubblicare il nome del magistrato durante le indagini preliminari. Per i sostenitori della riforma si tratta di una misura necessaria per tutelare privacy e garanzie costituzionali; per

opposizioni e magistrati, invece, il rischio è quello di limitare sia l’efficacia investigativa sia la libertà di stampa. Questo il nuovo approfondimento di “CronaChi?”, il programma di Cronache Tv condotto dal giornalista Fabio Amendolara. Sul tema si sono confrontati l’avvocato Sergio Lapenna e il leader dei Radicali Lucani Maurizio Bolognetti. «Le intercettazioni telefoniche sono tornate nel dibattito politico perché nonostante i correttivi del governo, le spese sono di nuovo alle stelle. Cerchiamo di capirne le ragioni. Avvocato, come ce lo spieghiamo che i prezzi delle intercettazioni tradizionali e digitali salgono così tanto e poi dall'altro lato, ci sono meno inchieste, meno arresti, meno processi» chiede il giornalista. «C’è un problema in Italia dagli anni di Mani Pulite in poi: il metodo delle cosiddette “manette facili”. Si prendeva la persona, la si portava all’interrogatorio e spesso, pur di uscire dal carcere, molti confessavano anche ciò che non avevano fatto. Da lì è diventata centrale l’intercettazione come mezzo di ricerca della provaspiega Lapenna-. Il tema non è soltanto l’invasività di strumenti come intercettazioni telefoniche, ambientali o Trojan, ma il loro utilizzo. Se esistono indizi forti su una persona, è giusto intercettarla. Ma senza elementi indiziari solidi, un GIP davvero terzo non dovrebbe autorizzare controlli così invasivi». «C’è poi il problema del valore delle intercettazioni. Nella fase cautelare spesso non vengono stenotipate integralmente, ma riassunte da un ufficiale di polizia giudiziaria. E un riassunto può alterare il senso delle parole. Una frase ambigua o ironica può diventare un’affermazione diversa da quella reale. Il rischio -sottolinea l’avvocato- è che l’intercettazione diventi l’elemento centrale dell’indagine, anziché uno strumento di supporto a elementi già concreti. E infatti, dagli anni ’90 in poi, è difficile ricordare un’indagine sulla pubblica amministrazione senza intercettazioni. Questo dimostra che esiste un problema nel sistema».Nella puntata si affronta anche

il tema dell'articolo 270 «oggetto dell'attenzione della Corte Costituzionale nel 1991. La Corteintervenne per dire che era giusta l'interpretazione che poneva un limite alle intercettazioni atutela dei cittadini e degli indagati -spiega Bolognetti-. Successivamente sulla questione èintervenuta la Suprema Corte di Cassazione a sezioni riunite con una decisione che viaggiavasulla scia della Corte Costituzionale. E allora perché stiamo parlando di qualcosa di nuovo? Ma lacosa che mi inquieta e al tempo stesso mi fa sorridere è che Gianni Melillo scriva al Governo entrando a gamba tesa sul potere esecutivo e sulpotere legislativo». «Il voto referendario ha rafforzato il partito delle procure, cioè quella parte della magistratura che pretende di dettare la linea politica sul tema giustizia. Chi sosteneva la separazione delle carriere, il doppio CSM e l’Alta Corte di Giustizia veniva accusato di voler introdurre riforme anticostituzionali; oggi, invece, gli stessi ambienti sostengono che sarebbe anticostituzionale limitare le possibilità di intercettazione previste dall’articolo 270 del codice di procedura penale. La critica non è rivolta allo strumento delle intercettazioni in sé, ma al loro abuso. Le intercettazioni dovrebbero essere autorizzate solo in presenza di seri indizi e sempre accompagnate da riscontri concreti. Il rischio è quello delle “intercettazioni a strascico”: si intercetta una persona senza elementi forti, sperando che emerga qualcosa su altri soggetti. Ma conversazioni private, ipotesi o battute informali possono essere facilmente travisate». Secondo questa impostazione, le indagini dovrebbero tornare a fondarsi soprattutto sul lavoro investigativo tradizionale, non sulle captazioni indiscriminate. «Il problema è che ANM starebbe assumendo un ruolo politico e corporativo, esercitando una pressione tale da condizionare il dibattito pubblico e le riforme della giustizia». Nel ragionamento di Bolognetti viene poi ricordato come il codice accusatorio del 1989 fosse originariamente più garantista, ma sia stato svuotato

dalle riforme successive e dai tempi lunghissimi dei procedimenti. Il caso di Garlasco è l’ esempio di come la vicenda giudiziaria viene ancora discussa dopo molti anni. Ampio spazio viene dedicato anche al tema carcerario, «una vergogna la presenza di quasi 20 mila detenuti oltre la capienza prevista». La proposta sarebbe un intervento legislativo che consenta la detenzione domiciliare per pene residue inferiori a 18 mesi, purché non riguardino reati gravi. Nel corso della puntata emerge come l’unica riforma recente realmente incisiva sia stata l’introduzione dell’interrogatorio preventivo, che avrebbe ridotto gli arresti all’alba e l’impatto mediatico delle inchieste. Resta però centrale la critica all’ANM, accusata di essersi trasformata in un soggetto capace di influenzare e ostacolare ogni tentativo di riforma della giustizia.Tra i passaggi più critici, viene definito “scandaloso” il fatto che

l’Associazione nazionale magistrati abbia sede dentro un’istituzione pubblica. Sergio Lapena prova invece a riportare il confronto su un terreno condiviso, proponendo una sorta di “moratoria bipartisan” su cinque temi fondamentali — politica estera, debito pubblico, sanità, giustizia e diritti dei minori — con l’obiettivo di approvare riforme condivise dai due terzi del Parlamento. Ammette però che oggi «mancano gli interlocutori e che il confronto politico appare ormai segnato da linguaggi e visioni inconciliabili». Nel finale il dibattito torna sul tema delle intercettazioni e sul rapporto con l’informazione. Il conduttore Amendolara rivendica un giornalismo meno interessato alla pubblicazione immediata delle conversazioni e più orientato all’analisi e alla contestualizzazione. La chiusura è dedicata al tema delle carceri, definito una delle grandi emergenze dimenticate del Paese.

Lucania Felix, in Aula parla il pentito Marco Triumbari

presieduta dal Giudice Francesca Loffredo, dalla Giudice a Latere, Rosalia Caprio e dal Pubblico Ministero, Marco Marano ha parlato Natale Stefanutti uno dei protagonisti della vicenda. Presenti gli avvocati Pantaleo Chiriaco, Gianfranco Robilotta, Silvano Sabia, Alessia Mascolo, Donato Zaccagnino, Donato Paciello, Gianluca Nolè, Fabio Di Ciommo, Domenico Stigliani, Donatello Cimadomo e Rosanna Agatiello. Stefanutti ha parlato inizialmente delle relazioni con Alessio Scavone nel febbraio del 2015 con un verbale che lo vede raccontare di Alessio Scavone e Donato Lorusso fino ai riferimenti a Giuseppe Costantino, Iont Luckian e altri ancora. In quel periodo secondo il testimone, lo stesso Scavone si sarebbe trovato in carcere. Per quanto riguarda la parte relativa ai contatti con Giovanni Tancredi, in un suc-

D I F R AN C ES CO ME NO NN A

Dal traffico di droga, alla gestione delle armi, dalla presenza di slot machine alle risse nei bar, nelle palestre e alle intestazioni fittizie di società. Un quadro a tutto tondo quello fornito ieri mattina da Marco Triumbari, testimone di giustizia nell'ambito dell'inchiesta Lucania Felix tesa a smantellare la rete e i legami della criminalità organizzata in città e in diverse aree periferiche.

Ieri mattina nell'aula Mario Pagano del Palazzo di Giustizia di Potenza Marco Triumbari, accusato di associazione mafiosa e estorsione aggravata ha risposto alle domande asfissianti del Pubblico Ministero Marco Marano nel corso dell'udienza presieduta da Marcello Rotondi. Presente in aula Renato

Martorano, mentre da remoto ha presenziato Dorino Stefanutti. Presenti gli avvocati Pantaleo Chiriaco, Stefania Fiore, Gianfranco Robilotta, Giuseppe Vendegna, Enzo Falotico, Loredana Satriani, Fabio Di Ciommo, Maria Rita Di Ciommo, Sarah Zolla, Gaetano Basile, Domenico Stigliani, Luisa Fasano.

Un periodo lungo dal 2014 al 2024 quello esaminato da Triumbari nella sua testimonianza. Il pentito ha parlato con un paravento con diversi agenti delle Forze dell'Ordine nelle sue vicinanze. La decisione di Triumbari di parlare davanti ai giudici è stata resa necessaria per riparare agli errori commessi. I rapporti contrastanti tra il clan Riviezzi e quello Martorano-Stefanutti, le strategie operative del clan Martorano-Stefanutti, la gestio-

ne degli affari, la presenza di personaggi legati alla criminalità organizzata, un quadro a tutto tondo quello elaborato da Triumbari. E quei debiti non pagati che facevano andare su tutte le furie Nucito e Vece. Continue minacce, aggressioni in diversi bed & breakfast con altri protagonisti della vicenda. I rapporti con Gerardo Vece, la conoscenza con il poliziotto Luigi Paciello altri fatti esaminati da Triumbari nel corso della sua lunga testimonianza.

La presenza di Santoro e Lorusso dentro e fuori dal bar gestito dallo stesso Triumbari. Le continue minacce ricevute nel corso degli anni. La decisione di diventare testimone di giustizia per tranquillizzare la moglie e la famiglia, la gestione di quel bar, Diva che aveva all'interno le cimici già sistemate in passato, quando si chiamava Fashion Cafè la presenza del suocero che successivamente ha contribuito alla gestione dell'esercizio commerciale, i rapporti con Saverio Postiglione, pasticcere dove Triumbari si recava per mangiare pizzette e nel cui locale sarebbero avvenuti incontri rivolti alla gestione della droga e delle attività criminali.

Lorusso sempre presente con fare minaccioso. Lui decideva cosa e come farlo e se ciò non avveniva, si arrivava spesso alle maniere forti. Affrontate in Aula le vicende riguardanti la gestione della droga e le risse, che hanno visto coinvolti Michele Badolato e Canio Pappalardo in

una palestra, si è parlato anche dell'aggressione ricevuta da Domenico Capoluongo. Triumbari ha saputo solo dalle carte processuali che Stefanutti intratteneva rapporti con l'esterno. Le continue minacce di Lorusso verso Pace e Vece. E i contatti con Renato Martorano che gli disse di non parlare della questione legata alla droga e di fare il nome di Donato Lorusso. Con Martorano sono stati quattro gli incontri. E la gestione di due cellulari, la presenza di un amico comune Andrea Tortorelli che avrebbe dovuto dare una somma di denaro a Michele Russo. E in tutto questo rapporti rancorosi con altri protagonisti per questioni legate alla frequentazione di donne del capoluogo. Nel bel mezzo quel periodo vissuto in carcere in Campania a Secondigliano con Donato Lorusso, vero e proprio “Mammasantissima” del clan che si vantava delle conoscenza con il clan calabrese dei Grande Alacri. Tutto questo perché lo stesso Lorusso amava stare al centro delle attenzioni nei traffici criminosi legati appunto a questa inchiesta. Lo stesso Lorusso che si vantava di avere una pistola, poi usata da Giovanni Pace nel tentato omicidio dell’imprenditore Cruglio. Ricatti, vessazioni in carcere, dove Lorusso faceva la voce grossa e inveiva contro tutto e contro tutti. Tutto questo nei bailamme di rapporti spesso tesi, ricchi di minacce e un clima estorsivo che condizionava la vita del Triumbari. Il testimone ha rimarcato

di aver saputo dell'aggressione verbale subita da Capoluongo da parte di Lorusso e Santoro dalle carte processuali mentre venne a conoscenza dell'aggressione fisica subita dallo stesso Capoluongo da Santoro e Lorusso a Malvaccaro dal barbiere del quartiere. Triumbari ha parlato anche della vicenda che lo ha visto coinvolto nei pressi dell'Ovs dove fu prima insultato e poi minacciato e che lo ha visto costretto a contattare le Forze dell'Ordine. E di quelle intestazioni fittizie di due società con i legali Luigi Angelucci e Raffaele Cioffi con la somma di 180000 euro poi soggetta a decreti ingiuntivi per poter recuperare la somma da parte della BCC. E poi la questione relativa all'istallazione delle slot machine nei locali, l'aggressione subita da Pasquale Golluscio nel suo bar di via Verdi, la posizione di Antonio Tancredi legato sempre al mondo delle slot machine e dei video poker. E la presenza di Giovanni Quaratino altro personaggio coinvolto in questa faccenda.

Come dire Triumbari ha parlato a 360 gradi dell'inchiesta Lucania Felix che ha fatto segnare anche ieri una pagina importante legata a questo processo infinito. Nella seconda parte del dibattimento il testimone ha risposto alle domande di diversi legali sulle stesse questioni dell'esame mattutino. Prossima udienza di questo processo il 16 giugno per la discussione del Pubblico Ministero.

Nella seconda udienza ascoltato da remoto, resta vago sui legami con esponenti del clan Martorano
Un programma ambizioso e una sala colma di colleghi: la lista di Michele Lapenna punta su lavoro, giovani

“Ingegneri & Comunità”: il futuro della professione passa dal dialogo

Si è svolto martedì, nella Sala dei Cappuccini della Chiesa Betlemme a Potenza, l’incontro pubblico promosso dalla lista “Ingegneri & Comunità” in vista delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza, in programma dal 20 al 23 maggio.

L’appuntamento ha offerto ai colleghi un’occasione concreta di confronto, dialogo e condivisione di idee sul ruolo dell’ingegnere nei territori e sulle sfide che attendono la categoria. Poi, la risposta arrivata dalla comunità professionale ha dato un segnale ancora più forte: una presenza straordinaria, una

sala colma di colleghe e colleghi che hanno scelto di esserci, trasformando l’incontro in un momento di partecipazione autentica e di visione condivisa. Nel corso della serata hanno preso la parola i candidati della lista, un gruppo eterogeneo per competenze ed esperienze, unito dalla volontà di costruire un Ordine più autorevole, più vicino e realmente utile nella vita professionale quotidiana.

La squadra ha illustrato il programma articolato nelle sei macro‑aree strategiche: lavoro, pubblica amministrazione, giovani, pari opportunità, formazione, collaborazione con l’Università della Basilicata.

Negli interventi, la lista guidata dall’ingegner Michele Lapenna ha espresso un ringraziamento sentito: «La straordinaria partecipazione è un segnale chiaro: la nostra comunità professionale ha voglia di esserci, di contribuire,

di costruire insieme. Idee, ascolto e dialogo sono la base di un Ordine più forte. L’energia dei colleghi è la nostra motivazione più grande». I candidati della lista “Ingegneri & Comunità”: Ing. Michele Lapennagià presidente dell’Ordine e consigliere nazionale; Prof.ssa Ing. Donatella Caniani – Professore Ordinario di Ingegneria Sanitaria-Ambientale, Università della Basilicata; Ing. Giuseppe D’Onofrio – già Presidente dell’Ordine, Dirigente Ufficio Tecnico Comune di Policoro; Ing. Anna Guarini – Funzionario Ufficio Viabilità, Provincia di Potenza; Ing. Francesco Iantorno – Ingegnere meccatronico libero professionista, Consigliere uscente; Ing. Giuseppe Laguardia – Dirigente, Azienda Sanitaria Locale di Potenza; Ing. Giuseppe Lopiano – Ingegnere civile libero professionista; Ing. Lucia Marotta – Ingegne-

re idraulico libero professionista; Ing. Carmine Rocco Mecca – Ingegnere civile libero professionista; Ing. Giorgio Maria Restaino – Ingegnere civile libero professionista, Consigliere uscente; Ing. Saverio Scavone – già Presidente dell’Ordine, ingegnere elettrotecnico libero professionista; Ing. Vito Sivolella – Dirigente, Provveditorato alle Opere Pubbliche per la Basilicata; Ing. Rosalia Smaldone – Dirigente Ufficio Energia, Regione Basilicata; Ing. Prosperino Suanno – Ingegnere civile, docente e libero professionista; Ing. Maria Zaccardo – Ingegnere ambientale, dipendente azienda privata La lista propone inoltre l’ingegnere Maurizio Sarli come Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine. Gli incontri di “Ingegneri & Comunità” proseguono sul territorio.

L’assessore Latronico: «Investimento da oltre sei milioni di euro per rafforzare la sanità territoriale nelle aree interne lucane»

Arriva il corso-concorso unico per 500 infermieri di Comunità

POTENZA. Rafforzare la sanità di prossimità e portare i servizi più vicini ai cittadini, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli comuni della Basilicata. È questo l’obiettivo del nuovo corso-concorso pubblico unico regionale per la figura dell’Infermiere di Famiglia o di Comunità presentato dall’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico. L’iniziativa prevede la formazione di 500 professionisti e il reclutamento di 263 nuovi infermieri destinati alle Aziende sanitarie locali di Potenza e Matera. Il progetto nasce nell’ambito delle misure previste dal decreto ministeriale numero 77 del 2022 e punta a costruire un modello di assistenza territoriale più capillare, continuo e personalizzato. «Mettere al centro i lucani attraverso una strategia chiara di potenziamento della sanità di prossimità» è la linea indicata dall’assessore Latronico, che ha parlato di un investimento strategico per il futuro del sistema sanitario regionale. Il piano prevede uno stanziamento complessivo di oltre 6,3 milioni di euro finanziati attraverso il programma regionale Basilicata Fesr Fse+, dei quali circa 2,7 milioni destinati

alla fase formativa. La formazione sarà curata da Formez Pa e certificata dall’Università di Foggia.

L’Azienda sanitaria di Matera sarà invece capofila dell’organizzazione e della gestione del corsoconcorso.Secondo Latronico, il nuovo percorso consentirà agli infermieri di acquisire competenze specifiche per operare direttamente sul territorio, seguendo i pazienti fragili, supportando le famiglie e intervenendo anche in situazioni di emergenza sanitaria o civile. «Non si tratta solo di adempiere a norme – ha spiegato – ma di garantire servizi efficaci anche nelle aree più fragili del territorio».Tra gli obiettivi indicati dalla Regione figurano la riduzione delle disuguaglianze nell’accesso alle cure, il

contrasto alla migrazione professionale dei giovani operatori sanitari e la creazione di nuove opportunità occupazionali qualificate. Un ruolo centrale sarà affidato proprio agli Infermieri di Famiglia, definiti da Latronico «presidi sentinella» radicati nelle comunità locali.La presenza di queste figure, secondo la Regione, consentirà di migliorare il monitoraggio dei pazienti cronici e fragili, alleggerire la pressione sugli ospedali e rafforzare il coordinamento con la Protezione civile in caso di calamità naturali o emergenze epidemiologiche. «Con questo intervento –ha concluso Latronico –costruiamo una visione di lungo periodo per una sanità territoriale efficace e sostenibile».

MEDICINA DEL TERRITORIO E SPECIALISTICA

All’ospedale

San Carlo forum su udito e collo

POTENZA. Udito, equilibrio e tumefazioni del collo saranno al centro del convegno scientifico in programma il 16 maggio nella sala conferenze del Polo bibliotecario dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza. L’iniziativa, dal titolo “Udito, equilibrio e tumefazioni del collo. Nuove frontiere diagnostiche e terapeutiche”, è organizzata sotto la responsabilità scientifica del direttore della unità operativa complessa di Otorinolaringoiatria, Aurelio d’Ecclesia.L’evento è rivolto a medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti del distretto cervico-cefalico con l’obiettivo di rafforzare l’integrazione tra territorio e ospedale. Il programma affronterà la gestione dei deficit uditivi, dalle diagnosi neonatali alla presbiacusia, le sindromi vertiginose e le tumefazioni cervicali, con approfondimenti anche sul sospetto oncologico e sui noduli tiroidei.«Un’azienda ospedaliera di riferimento regionale ha il dovere di aprirsi al territorio», ha dichiarato il direttore generale Giuseppe Spera. D’Ecclesia ha invece sottolineato la necessità di «fornire ai colleghi strumenti concreti e aggiornati» per migliorare i percorsi diagnostici e ridurre le liste d’attesa specialistiche.

Al congresso “Reumaimaging 2026” focus su diagnosi precoce, nuove metodiche di imaging e terapie personalizzate

Reumatologi e Radiologi a confronto al San Carlo

POTENZA. Diagnosi precoce, innovazione terapeutica e collaborazione tra specialisti saranno al centro di “Reumaimaging 2026 - Il dialogo tra Reumatologo e Radiologo: cosa c'è di nuovo nelle metodiche di imaging e nelle strategie terapeutiche”, il congresso in programma il 15 e 16 maggio nella Sala A della Palazzina degli Uffici dell’ospedale San Carlo di Potenza.L’iniziativa punta a rafforzare il confronto multidisciplinare tra Reumatologi e Radiologi per migliorare i percorsi di cura delle patologie reumatologiche attraverso metodiche diagnostiche sempre più avanzate e terapie personalizzate. Il congresso sarà incentrato sull’analisi di casi clinici reali e sullo scambio di competenze tra specialisti, con partico-

lare attenzione alle strategie per individuare precocemente malattie come artrite reumatoide, osteoartrosi, spondiloartriti, connettiviti e vasculiti.Per il direttore generale dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo, Giuseppe Spera, il congresso rappresenta «la sintesi dei valori della nostra Azienda: collaborazione tra specialisti, innovazione al servizio del paziente e centralità della diagnosi precoce». Secondo Spera, condividere le competenze tra Reumatologi e Radiologi significa «offrire ai pazienti percorsi di cura più rapidi ed efficaci» e ridurre l’impatto della cronicità sulla qualità della vita.Ad aprire i lavori sarà anche la direttrice della struttura complessa di Reumatologia, Angela Padula, che ha definito l’evento «un

momento fondamentale per consolidare le sinergie operative all’interno dell’ospedale» e valorizzare il ruolo della disciplina reumatologica in un percorso di cura moderno e tempestivo.I presidenti del congresso, il professore Salvatore D’Angelo, docente di Reumatologia all’Università della Basilicata, e il professore Enrico Scarano, direttore della Radiologia del San Carlo, hanno sottolineato come le malattie reumatologiche rappresentino «una sfida cruciale per il sistema sanitario» per diffusione, complessità clinica e impatto sociale ed economico.Il focus scientifico sarà dedicato alle nuove metodiche di imaging e alle più recenti terapie farmacologiche, dai farmaci ts-bDmards per le forme infiammatorie ai trattamenti anti-

osteoporosi e alla viscosupplementazione nelle patologie artrosiche. L’obiettivo del congresso sarà costruire percorsi diagnostico-terapeutici sempre più mirati e personalizzati, favorendo una presa in carico integrata del paziente fin dalle prime manifestazioni della malattia.

La UIL Pensionati Basilicata torna a chiedere un sostegno concreto per migliaia di anziani in difficoltà

Pensioni minime in Basilicata, Vaccaro: «Serve una misura di dignità sociale»

Un contributo annuale di 350 euro per aiutare migliaia di pensionati lucani in difficoltà economica. È la proposta rilanciata dalla UIL Pensionati Basilicata che, a distanza di mesi dalla sua presentazione, denuncia l’assenza di risposte da parte della Regione Basilicata e della politica regionale.A tornare sull’argomento è il segretario regionale della UIL Pensionati Basilicata, Carmine Vaccaro, che parla di un “silenzio grave, incomprensibile e offensivo” nei confronti degli anziani che vivono con pensioni minime.«Sono trascorsi diversi mesi dalla presentazione della nostra proposta di introdurre un sussidio economico annuale di 350 euro per i pensionati lucani con trattamenti minimi e con Isee fino a 15mila euro, ma ad oggi dalla Regione Basilicata e dalla politica lucana non è arrivata alcuna risposta concreta», dichiara Vaccaro. «Un silenzio grave, incomprensibile e offensivo nei confronti di migliaia di anziani che vivono ogni giorno una condizione di

forte disagio economico».Secondo i dati elaborati dal sindacato, in Basilicata sarebbero 27.701 i pensionati con integrazione al minimo e con un Isee inferiore a 15mila euro che potrebbero beneficiare del sussidio. L’importo medio delle pensioni interessate si attesterebbe attorno ai 609 euro mensili.

La distribuzione territoriale evidenzia come 19.643 pensionati risiedano nella provincia di Potenza e 8.058 in quella di Matera.

La fascia più numerosa è quella compresa tra 601 e 700 euro mensili, che riguarda oltre 23mila persone, mentre più di duemila pensionati superano di poco i 700 euro al mese.«La nostra non è una proposta propagandistica, ma una richiesta seria sostenuta dai numeri e dalla realtà sociale della Basilicata», prosegue il segretario della UIL Pensionati Basilicata. «Parliamo di persone che spesso devono scegliere tra acquistare farmaci, pagare le bollette o fare la spesa».Per la UIL Pensionati Basilicata si tratta di una misu-

ra di “dignità sociale” e non di assistenzialismo. Vaccaro punta il dito contro quello che definisce il disinteresse della politica regionale.«Al netto di qualche consigliere regionale che ha deciso di fare propria la nostra proposta, assumendosi la responsabilità di portarla all’attenzione delle istituzioni, registriamo immobilismo e assenza di volontà politica. Eppure si tratta di una misura di dignità sociale, non di assistenzialismo», sottolinea.

Il sindacato evidenzia inoltre come la Basilicata continui a fare i conti con spopolamento, invecchiamento della popolazione e aumento della povertà.«In una regione dove tanti giovani sono costretti a partire e dove gli anziani restano soli e con pensioni insufficienti, non intervenire significa voltarsi dall’altra parte», afferma Vaccaro. «Le royalties petrolifere devono diventare uno strumento di redistribuzione sociale e sostegno alle fasce più deboli».Secondo le stime della UIL Pensionati Basilicata, il costo complessivo della misura ammon-

terebbe a circa 9,7 milioni di euro lordi annui, risorse che il sindacato propone di reperire attraverso le entrate regionali derivanti dalle royalties pe «Servono risposte immediate. Non c’è più tempo da perdere», conclude Vaccaro. «Ogni mese che passa pesa sulle spalle di migliaia di pensionati lucani che chiedono semplicemente rispetto, attenzione e il diritto a vivere con dignità».

Mecca: «Un progetto che guarda al futuro delle persone più vulnerabili e delle loro famiglie, promuovendo dignità e autonomia»

Un centro per costruire autonomia e inclusione: il progetto “Dopo di Noi” arriva ad Avigliano

Avigliano accoglie una nuova opportunità per l’inclusione e il sostegno delle persone con disabilità.

L’Ambito Socio-Territoriale n.1

“Alto Basento” ha avviato un’indagine esplorativa per l’apertura di un Centro Diurno “Dopo di Noi”, dedicato a persone maggiorenni con disabilità mediograve e grave, secondo quanto previsto dalla Legge 104/92 Il progetto rientra nel Fondo “Dopo di Noi” della Legge 112/2016, nato per garantire percorsi di autonomia e inclusione alle persone con disabilità che non dispongono di adeguato sostegno familiare o che potrebbero trovarsi in questa condizione in futuro.Secondo il Sindaco di Avigliano, Giuseppe Mecca, «il progetto rappresenta un passo importante per il territorio. L’obiettivo è creare un luogo si-

curo e accogliente dove le persone con disabilità possano sviluppare competenze personali e relazionali, partecipare ad attività educative e formative, e avvicinarsi gradualmente a esperienze residenziali future. Parallelamente, il centro offrirà supporto e accompagnamento alle famiglie, spesso preoccupate per il “dopo di noi”». L’attivazione concreta del Centro dipenderà anche dal livello di partecipazione delle famiglie. Per questo motivo, cittadini, associazioni e operatori sociali sono invitati a presentare le loro manifestazioni di interesse entro il 17 maggio 2026. L’Assessore alle Politiche Sociali, Fabiola Tortorelli, sottolinea: «Partecipare a questa fase è fondamentale, perché ci permetterà di conoscere i reali bisogni del territorio e costruire il servizio sulle esigenze delle per-

sone e delle famiglie». In caso di un numero elevato di richieste, sarà predisposta una graduatoria basata sulla documentazione presentata e sui bisogni individuali emersi. Tra i documenti richiesti figurano: verbale di invalidità, certificazione Legge 104/92, ISEE socio-sanitario, certificato medico e stato di famiglia aggiornato. Le domande devono essere inviate all’indirizzo PEC: ufficiodipiano@pec.comune.pietragalla.pz.it. L’iniziativa coinvolge tutti i Comuni dell’Ambito Alto Basento e rappresenta una risposta concreta alle esigenze di inclusione sociale e sostegno alle fragilità. «Un progetto che guarda al futuro, promuovendo dignità, autonomia e qualità della vita per le persone più vulnerabili e per le loro famiglie», conclude il Sindaco Giuseppe Mecca.

POTENZA Il consigliere comunale Bcc Iudicello: «L’amministrazione Telesca è da tempo al lavoro per una soluzione»

«No a strumentalizzazioni e ricostruzioni

parziali sulla Scuola Alcide De Gasperi»

POTENZA. La chiusura della storica scuola “Alcide De Gasperi” continua a tenere banco tra l’opinione pubblica e alimenta da giorni il dibattito politico dentro e fuori le stanze del Palazzo di Città. Dopo la raccolta firme promossa da Forza Italia, tanti sono stati i commenti di esponenti tanto di maggioranza quanto di opposizione.

Ultimo, ma solo in ordine di arrivo, a parlarne è stato Giampiero Iudicello, consigliere comunale di Basilicata Casa Comune che ha ritenuto opportuno «ricostruire i fatti con chiarezza, affinché i cittadini possano farsi un’idea precisa della situazione e non dare credito a ricostruzioni parziali, superficiali o, peggio ancora, a maldestri tentativi di strumentalizzazione politica»

Il plesso scolastico, va ricordato, è stato chiuso a seguito della scossa di terremoto del marzo 2025, quando, all’esito delle verifiche effettuate dagli organi competenti, l’immobile è stato dichiarato inagibile.

«L’Amministrazione comunale - dichiara Iudicello - si è immediatamente fatta carico del problema della continuità didattica, riuscendo in tempi rapidi a individuare una soluzione e ad allestire, a proprie spese, gli spazi disponibili presso il plesso della Scuola Media ‘La Vista’. Successivamente il Comune ha lavorato per costruire e formalizzare un’intesa con l’Istituto Suore Discepole di Gesù Eucaristico finalizzata al recupero dell’immobile e alla prosecuzione della funzione scolastica».

«A tale riguardo, con Delibera di Giunta n. 209/2025 del 22 luglio 2025, - sottolinea il consigliere comunale - l’Amministrazione comunale ha espresso il proprio preliminare e generale assenso alla proposta avanzata dall’Istituto con nota prot. n. 0064008 del 1° luglio 2025, che prevedeva la realizzazione, a carico dello stesso Istituto, degli interventi necessari per la messa in sicurezza dell’edificio, a fronte della concessione in comodato gratuito dell’immobile comunale per una durata da definirsi successivamente sulla base del-

l’esatta individuazione degli interventi e della quantificazione delle spese da scomputare, e comunque non inferiore a 15 anni. Successivamente, però, con nota del 22 dicembre 2025, l’Istituto ha comunicato all’Amministrazione comunale la decisione di non accogliere ulteriori iscrizioni a partire da gennaio 2026 e di rilasciare definitivamente l’immobile al termine dell’anno scolastico 2025/2026».

«La scelta - sottolinea Iudicello - è stata motivata dall’Istituto con la ritenuta insostenibilità economica del progetto di messa in sicurezza dell’edificio e con la indisponibilità di risorse umane, ovvero religiose professionalmente qualificate, per la gestione del plesso scolastico. È dunque doveroso ribadire con chiarezza che la decisione di procedere alla chiusura dell’attività scolastica è stata assunta autonomamente dai vertici della Congregazione delle Suore Discepole di Gesù Eucaristico».

«Il segretario cittadino di Forza Italia, già assessore comunale e oggi consigliere regionale, invece di promuovere raccolte firme di cui non si comprendono finalità e obiettivi concreti, avrebbe forse potuto utilizzare il proprio ruolo istituzionale per incidere sulla programmazione regionale, immaginando un bando diverso da quello predisposto dalla Regione Basilicata. Un bando che, con scadenza marzo 2026, ha previsto criteri tali da favorire esclusivamente gli istituti dotati anche di scuola primaria, escludendo automaticamente la ‘De Gasperi. L’Amministrazione comunaleconclude Iudicello - è da tempo al lavoro, in raccordo con il Ministero competente, per individuare soluzioni che consentano il recupero del plesso scolastico e la realizzazione degli interventi necessari alla sua riapertura».

IL COMMENTO

DELLA CGIL

Anche la Cgil di Potenza, all’indomani delle dichiarazioni dell’amministrazione comunale sulla vicenda della scuola dell’infanzia Al-

cide De Gasperi, richiama «con forza l’attenzione su un dato che non può essere derubricato a questione meramente tecnica o amministrativa: le lavoratrici e i lavoratori che hanno già ricevuto la lettera di licenziamento a seguito della cessazione dell’attività da parte delle suore. Si tratta di circa sette famiglie tra insegnanti e operatori, che rischiano concretamente di perdere il proprio posto di lavoro, trovandosi senza prospettive nel giro di poche settimane». Il segretario generale Vincenzo Esposito ha sottolineato: «A questo si aggiunge un ulteriore elemento di grande rilevanza: la perdita di un servizio educativo che da decenni rappresenta un punto di riferimento per la comunità potentina. Di fronte a questa emergenza sociale ed educativa riteniamo indispensabile che si acceleri ogni valutazione e che si arrivi in tempi brevissimi a una soluzione definitiva che garantisca sia la continuità del servizio sia la tutela occupazionale».

«Per questo auspichiamo l’apertura immediata di un confronto serio, strutturato e trasparente con l’amministrazione comunale, coinvolgendo tutte le parti interessate, al fine di individuare soluzioni concrete e sostenibili» conclude Esposito.

La presidente William: «Non si tratta solo di un edificio, ma del futuro della città e delle sue comunità educative»

POTENZA. La chiusura della scuola dell’infanzia De Gasperi di Potenza riapre il dibattito sulla sicurezza scolastica e sulla fragilità del territorio lucano dopo il terremoto del marzo 2025. A intervenire è la presidente dell’Ordine dei Geologi della Basilicata, Mary William, che invita a leg-

De Gasperi chiusa, i geologi avvertono: «La sicurezza scolastica è una priorità»

gere la vicenda non solo come un problema legato a un edificio, ma come una questione che riguarda il futuro della città e la tutela delle comunità educative.

«Dopo il 16 marzo 2025 - afferma William - avevo evidenziato con chiarezza la necessità di affrontare in maniera strutturale la condizione del plesso di via Petrarca e, più in generale, il tema della sicurezza del patrimonio scolastico cittadino». Da quel momento, spiega la presidente dell’Ordine, sono state avviate interlocuzioni con la Regione Basilicata che hanno portato alla prosecuzione degli studi di microzonazione sismica, ritenuti fondamentali per orientare le future scelte sul patrimonio edilizio sco-

lastico.

Oggi è previsto il primo incontro operativo tra Ordine dei Geologi, Regione Basilicata, Cnr – Centro di Microzonazione Sismica e tecnici incaricati per definire il completamento degli studi di secondo e terzo livello, rafforzati proprio dopo il sisma del 2025.

Ma il caso De Gasperi, sottolinea William, «non è soltanto una questione tecnica». La scuola rappresentava infatti un punto di riferimento per famiglie, bambini e personale educativo. «Parlo della De Gasperi non solo come geologo, ma anche come cittadina di Potenza e come geni- tore - aggiunge -. È un luogo che per noi ha rappresentato sicurezza, fiducia e quotidianità».

Nel comunicato viene ricordato anche il ruolo della Congregazione delle Suore Discepole di Gesù Eucaristico, che negli anni aveva sostenuto investimenti importanti sulla struttura poi compromessa dagli eventi sismici. La chiusura dell’istituto, oltre a interrompere un percorso educativo per molti bambini, avrà conseguenze anche sul piano occupazionale per il personale scolastico e amministrativo. Per l’Ordine dei Geologi, la vicenda dovrebbe ora diventare un punto di riflessione per l’intera città sulla necessità di una strategia organica che integri prevenzione, manutenzione e pianificazione degli interventi sugli edifici scolastici.

La Parata dei Turchi tra vino, strazzata e filosofia: ironica adunata in piazza Prefettura

Nel cuore antico di Potenza, in Piazza Prefettura, le sedie del Gran Caffè sono tutte occupate. Non da avventori qualsiasi, ma da una compagnia quantomeno insolita: Socrate e Kant, Nietzsche e Aristotele, Confucio e Spinoza, accompagnati da Tommaso Pedio, Raffaele Riviello ed Emanuele Viggiano, storici potentini in vena di racconti. A far da contorno, calici ricolmi di Aglianico e fette generose di strazzata aviglianese imbottita con mortadella e provolone piccante. Filosofia a stomaco pieno, che scorre meglio, come è noto, tra un sorso e una risata. «Allora, amici miei», esclama Nietzsche, «mi spiegate cos’è questa faccenda dei turchi sconfitti che continuano a sfilare come se nulla fosse?». «È la Parata dei Turchi, Friedrich», interviene Raffaele Riviello, asciugandosi i baffi unti con un fazzoletto che pare uscito da un manuale ottocentesco, «una leggenda che da secoli di-

venta carne, fumo e tamburi ogni 29 maggio. Si racconta del Gran Turco Civuddin che, secondo tradizione popolare, intorno all’XI-XII secolo avrebbe minacciato Potenza, ma fu respinto per intervento divino da San Gerardo. Una leggenda? Ma il popolo la sente come storia!». «E se è sentita, allora è vera», conclude Hegel, già intento a tracciare dialettiche tra i cori dei tamburini e lo spirito del mondo. «Non esageriamo», lo riprende Tommaso Pedio, storico concreto, che inizia a raccontare i tre simboli cardine: «Il Gran Turco Civuddin, sempre fiero, mai troppo triste, che sfila con dignità nonostante la batosta ricevuta. La nave che, dal mai navigabile Basento, porta San Gerardo in parata a benedire la città. E infine la Jàccara, un fascio di canne che Sarachedda, maschera irriverente e beffarda, incendia come rito di purificazione». «Ah, la Jàccara! Un simbolo! Un’allegoria! Un falò catartico», esclama Platone in visibilio, immaginando un’Ipe-

rurania di canne ardenti.«Simbolico quanto vuoi», brontola Schopenhauer, «ma con tutta quella gente a piedi dallo Stadio Viviani fino alla Cattedrale… ci vuole una regia!». A quel punto, come se evocato da uno dei suoi fantasmi teatrali, appare Eduardo De Filippo. Nessuno lo introduce, nessuno lo applaude. Lui siede, osserva la piazza e prende la parola come se parlasse a se stesso, o a chiunque voglia intendere. «È ’na bella cosa, ’sta parata. Vero è che si sente, che si porta nel sangue come ’a domenica col ragù. Ma sapete che vi dico? Che ogni anno, sebbene cambi qualcosa qua e là, pare sempre uguale. Nu’ poco ‘e noia se sente, pure sotto i botti. Forse, e dico forse, ci vorrebbe ’na mano teatrale. Qualcuno che, senza rovinare l’antico, dia senso scenico al nuovo. Uno che sappia scrivere per il popolo e per i turisti. Perché, diciamolo, se la parata resta solo cosa interna, finiamo per farci compagnia tra di noi e basta». Un silenzio pieno di rispetto si diffonde tra i tavoli. Sarachedda, che nel frattempo ha dato fuoco alla Jàccara in Piazza Sedile, si avvici-

na e lancia la sua provocazione: «Ma che volete cambiare? È così da sempre!».«Appunto!», ribatte Aristotele. «Tutto ciò che resta uguale a se stesso troppo a lungo finisce o nei libri di storia o nel dimenticatoio».Socrate, tra un morso di strazzata e un sorso di Aglianico, si gratta la barba: «Forse dovremmo chiederci non se la parata debba cambiare, ma se chi la vive è pronto a guardarla con occhi nuovi ogni anno». Civuddin, seduto non lontano, fumando il suo narghilè, osserva la scena senza scomporsi. Ha perso la battaglia, ma ogni anno torna in città come un divo al festival di Cannes. «Io non mi offendo. Anzi. Sono diventato una leggenda grazie a questa parata. Ma un po’ di spettacolo in più non guasterebbe. E magari anche un po’ più di verità, per carità». «E magari un regista», aggiunge San Gerardo, concedendosi un sorriso serafico. «Qualcuno che sappia raccontare la leggenda come si deve, con un pizzico di mistero, un’ombra di dramma, una scintilla di commedia. Insomma: teatro, fratelli miei». «E anche uno scrittore teatrale», bisbiglia Spi-

noza. «Che dia parole nuove ai gesti antichi». Mentre i pensatori brindano, la nave del Santo si avvicina miracolosamente dal Basento, le canne ardono, Sarachedda danza sopra le fiamme e il Gran Turco si aggiusta il turbante con una dignità tutta scenica. E proprio mentre la città sembra sul punto di chiudere il sipario, una voce non identificata, né maschile né femminile, né antica né moderna, si alza tra le luci della piazza: «E così, anno dopo anno, la Parata dei Turchi continua a raccontare la sua storia. È leggenda, certo, ma per i potentini è anche esperienza viva, memoria condivisa, rito identitario. Sta a chi la organizza custodirla senza irrigidirla, rinnovarla senza svuotarla. Basta poco: una cura maggiore della scrittura scenica, uno sguardo più aperto al presente, la capacità di parlare anche a chi arriva da fuori senza perdere l’anima del racconto. Perché una leggenda che si rinnova non si limita a ripetersi: continua a generare senso, curiosità, appartenenza. E in questo movimento continuo sta la sua forza, la sua durata, la sua verità».

D I FABR IZIO QUAR ATINO

Il coordinamento tra Nucleo Operativo, Radiomobile e Stazioni territoriali ha permesso il sequestro di oltre 50 grammi di cocaina e diverse dosi di hashish

Spaccio di droga a Potenza: quattro arresti tra centro storico e hinterland

Nel corso dell’ultimo fine settimana, il Comando Provinciale dei Carabinieri di Potenza ha messo a segno un’importante operazione di contrasto alla diffusione di sostanze stupefacenti, che ha portato all’arresto di quattro persone tra il centro storico del capoluogo e l’hinterland.

L’attività, caratterizzata da un coordinamento tra Nucleo Operativo e Radiomobile e le Stazioni territoriali, ha preso avvio lungo le vie di collegamento verso i comuni limitrofi. A Costa della Gaveta, i militari hanno controllato un uomo di 40 anni a bordo di un ciclomotore, rinvenendo circa 11 grammi di cocaina e denaro contante. La perquisizione, estesa a un’abitazione a Cancellara in collaborazione con la Compagnia di Acerenza, ha permesso di sequestrare ulteriori 42 grammi di cocaina e 3.500 euro. Per i due soggetti coinvolti – rispettivamente di 40 e 60 anni – l’Autorità Giudi-

ziaria ha disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria e il divieto di dimora in Basilicata.Parallelamente, i controlli si sono concentrati sul centro storico di Po-

tenza, con particolare attenzione ai luoghi di maggiore aggregazione. In via Rosica, i Carabinieri hanno sorpreso due giovani stranieri, di 24 e 18 anni, mentre cedevano hashish

a un acquirente. L’intervento ha portato al sequestro dello stupefacente e all’arresto dei due spacciatori, trasferiti presso la Casa Circondariale di Potenza, mentre l’acquirente è stato segnalato alla Prefettura.Gli arresti sono stati successivamente convalidati dal GIP del Tribunale di Potenza, che ha applicato l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria a carico degli indagati. Si ricorda che, fino a sentenza definitiva, vige la presunzione di innocenza. I risultati ottenuti testimoniano l’impegno costante dei Carabinieri sul territorio, con controlli quotidiani mirati a prevenire e contrastare il traffico di sostanze stupefacenti, fenomeno complesso che richiede attenzione continua a tutela della sicurezza della collettività.

momento che unisce celebrazione della maggiore età e impegno civico, rafforzando il legame tra istituzioni e nuove generazioni

Laurenzana consegna la Costituzione ai neodiciottenni: un gesto di cittadinanza attiva e responsabilità futura

Ineodiciottenni di Laurenza-

na hanno ricevuto la Costituzione della Repubblica Italiana in una cerimonia presso l’Aula Grippo del Palazzo di Giustizia di Potenza. L’iniziativa, promossa dal Comune, ha voluto sottolineare il passaggio alla maggiore età come momento di responsabilità e partecipazione civica.Alla cerimonia hanno partecipato rappresentanti della magistratura, dell’avvocatura e delle istituzioni locali. Il Presi-

dente della Corte di Appello di Potenza, dott.ssa Gabriella Reillo, e il Presidente del Tribunale, dott. Rosario Baglioni, hanno ricordato il ruolo della Costituzione nella tutela dei diritti e dell’uguaglianza dei cittadini. Il Sindaco di Laurenzana, avv. Giuseppe Trivigno, ha invitato i giovani a considerare il testo costituzionale come guida nelle scelte quotidiane.L’incontro ha affrontato temi come il diritto di voto, il rispetto delle regole e

l’importanza di un’informazione consapevole. Sono stati sottolineati anche i valori di solidarietà, giustizia sociale e partecipazione alla vita della comunità. I giovani hanno potuto dialogare con i relatori, porre domande e confrontarsi sui temi della cittadinanza e del futuro della democrazia. Ogni ragazzo ha ricevuto la Costituzione come simbolo di fiducia e invito a essere cittadini attivi. L’Amministrazione comunale ha confermato il

proprio impegno a promuovere percorsi di educazione civica e cittadinanza attiva, rafforzando il legame tra istituzioni e nuove generazioni, con l’obiettivo di costruire una società più inclusiva e consapevole. L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto del Comune volto a coinvolgere i giovani in momenti di formazione, confronto e partecipazione attiva, considerati fondamentali per il futuro della comunità.

Un

A Cronache il Sindaco Martucci: «I lavori sono stati realizzati con fondi di bilancio comunale, non potevamo attendere che la situazione peggiorasse»

Riaperta la strada “Cugni”: Tolve protegge San Chirico Nuovo dal rischio isolamento

DI EM ANU ELA CAL ABR ES E

Èstata riaperta al transito la strada TolveSan Chirico Nuovo, che aveva subito gravi danni durante la fase di maltempo di aprile. La strada Cugni, una intercomunale tra i due paesi, ricade in territorio di Tolve, anche se interessa per lo più la comunità di San Chirico, anche per il collegamento con Potenza. L’area di interesse accoglie anche la confluenza del torrente Castagno e la fiumarella del Bosco, che diventa poi fiumara di Tolve, a sua volta affluente del torrente Alvo. Le piogge intense che ci sono state nel mese scorso, hanno reso la fiumara un vero e proprio torrente che ha eroso il terreno sottostante la strada, chiusa poi con ordinanza dal Sindaco di Tolve, Renato Martucci. A distanza di 20 giorni, i lavori di somma urgenza disposti dal Comune sono quasi giunti al termine e la strada è stata riaperta al transito.

A Cronache è il Primo cittadino Martucci ad entrare nel dettaglio dello stato dell’arte: «Sono lavori fatti esclusivamente dal mio Comune ed eseguiti anche in tempi rapidissimi. Il fiume aveva sostanzialmente eroso la parte sottostante alla sede stradale. Dunque, sono stati realizzati i lavori per il ripristino della sicurezza, il consolidamento e la stabilizzazione della viabilità comunale e i lavori hanno avuto ad oggetto un'opera di ampliamento della carreggiata con opere di sostegno. Nello specifico sono stati posti i gabbioni metallici a presidio del tratto di strada e poi verrà riasfaltato il tratto interessato. Oltre a ciò sono stati fatti anche lavori di pulizia dell'alveo fluviale». Per quanto concerne le risorse economiche per la realizzazione dei lavori, Martucci spiega: «Per i lavori di somma urgenza, la copertura dovrebbe essere fornita da fondi di bilancio comunale del comune di Tolve. Ma posso dire an-

che che il Comune si è già attivato, trasmettendo alla Regione Basilicata le schede relative all'intervento, per vedere se, nell'ambito dei fondi destinati alle regioni in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza in seguito agli eventi atmosferici che hanno causato il danno, si riesce ad ottenere il rimborso da parte della Regione. Per il tratto interessato parliamo di circa 140 mila euro Ma sono stati realizzati altri interventi sul territorio comunale, per un totale di di 250 mila euro».

Come detto poc’anzi, la strada Tolve-San Chirico interessa un po' tutta l'area, ed anche se ricade in territorio di Tolve, ha visto coinvolti nei disagi soprattutto i sanchirichesi. «L'intervento che è stato posto in essere aveva proprio il fine di evitare l'isolamento della comunità di San Chirico, rispetto non solo al collegamento col Comune di Tolve, ma anche con Potenza e con altre arterie principali, quale può esse-

re la Tre Ponti Pozzillo, che è la strada che poi si innesta sulla 123 e che va sulla 96 bis. Quindi è comunque un intervento che va a beneficio della viabilità dell'intera area, non solo del Comune di San Chirico. Noi – conclude il Sindaco di Tolve- ci siamo attivati proprio per evitare che l'isolamento del Comune di San Chirico potesse durare per mesi, anche in ragione del tempo

necessario per l'ottenimento e per il reperimento di fondi, di finanziamenti e anche per evitare poi che la situazione dannosa potesse diventare ancora più gravosa per l’Ente, perché un intervento fatto in tempi diversi avrebbe potuto comportare un aggravio generale delle condizioni della strada, con il rischio poi di dover spendere più risorse pubbliche per ripristinare il tutto».

le linee interne

Casorelli: «I lavori sulla Battipaglia-Potenza velocizzeranno la direttrice Salerno-Taranto»

La mobilità ferroviaria nel

Sud Italia sta vivendo una fase di importante sviluppo, con interventi infrastrutturali mirati a migliorare l’efficienza e l’accessibilità del territorio.Gli interventi sulla linea Battipaglia-Potenza, annunciati dall’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) Aldo Isi, dovrebbero concludersi entro giugno, rispettando i tempi previsti. L’investimento complessivo sull’intera linea è di circa 128 milioni di euro, finanziati anche con fondi del PNRR. Lo conferma Angelo Casorelli, segretario generale della Filca Cisl Basilicata, sottolineando come tali lavori rappresentino un “tassello fondamentale per la velocizzazione della direttrice Salerno-Taranto”.Grazie agli interventi in corso, che includono la realizzazione di sottopassi e sovrappassi pedonali nelle stazioni, sarà possibile recuperare fino a venti minuti sulla tratta Napoli-Taranto, migliorando al contempo l’accessibilità e la sicurezza. Casorelli evidenzia come l’adegua-

mento tecnologico delle infrastrutture ferroviarie possa generare significative ricadute economiche per le imprese locali e accrescere la competitività dei territori. Uno studio dell’Università Federico II di Napoli ha infatti dimostrato che le province dotate di stazioni Alta Velocità hanno visto una crescita media del PIL del 10% tra il 2008 e il 2018, rispetto al 3% delle province più isolate.Parallelamente, le aree interne della Basilicata e della Puglia puntano a non restare escluse dal progresso

infrastrutturale. Il gruppo consiliare Uniti per Venosa, insieme ai rappresentanti istituzionali del Comune di Spinazzola, ha promosso una mozione congiunta per valorizzare la linea ferroviaria Rocchetta Sant’Antonio–Spinazzola–Barletta e favorirne il collegamento con la rete Alta Velocità Napoli-Bari.“La mobilità non può essere un privilegio dei grandi centri urbani – affermano i consiglieri –anche le aree interne hanno diritto a collegamenti moderni e efficienti, capaci di creare opportunità e

sviluppo”. La mozione propone il coinvolgimento delle Regioni Basilicata e Puglia, di RFI e dei Comuni interessati, con l’obiettivo di istituire un tavolo tecnico permanente per pianificare interventi concreti sul territorio.L’iniziativa intende superare l’isolamento infrastrutturale che penalizza cittadini, imprese e attività economiche, favorendo lo sviluppo del turismo e contrastando lo spopolamento dei piccoli centri. Il dialogo tra istituzioni locali e RFI, sottolineano i promotori, nasce da una visione condivisa e non da logiche politiche, ma dalla necessità di garantire una mobilità efficiente e sostenibile, capace di integrare le aree interne del Sud Italia con le direttrici ferroviarie ad Alta Velocità.Con la combinazione di lavori in corso sulla Battipaglia-Potenza e l’attenzione verso le linee interne come Rocchetta Sant’AntonioSpinazzola-Barletta, il Mezzogiorno punta a un futuro in cui infrastrutture moderne e integrate siano leve concrete per lo sviluppo economico e sociale del territorio.

Collegamenti efficienti anche per i piccoli centri: i consiglieri di Venosa propongono tavoli tecnici permanenti per valorizzare

L’ASSESSORA

Mensa scolastica prorogata fino al 5 giugno a Matera

MATERA. L’Amministrazione Nicoletti, nell’ottica di garantire un supporto continuativo alle famiglie, ha proposto alle istituzioni scolastiche del territorio di prolungare il servizio di refezione scolastica fino al 10 giugno 2026, ultimo giorno di lezione.L’assessora alle Politiche sociali Angela Braia informa che, a seguito del confronto con i dirigenti scolastici sugli aspetti organizzativi che ovviamente coinvolgono la gestione delle scuole, si è con-

cordato che il servizio mensa sarà attivo fino a venerdì 5 giugno 2026.Gli istituti hanno infatti rappresentato alcune oggettive difficoltà organizzative di fine anno scolastico che non consentono di estendere il servizio oltre tale data.«L’Amministrazione comunale rimane disponibile a sostenere le famiglie nei limiti delle possibilità organizzative condivise con le scuole e ringrazia tutti i soggetti coinvolti per l’impegno profuso, in particolare le diri-

genti scolastiche per la pronta collaborazione», ha affermato l’assessora Braia.Per il sindaco Antonio Nicoletti «si tratta di un ulteriore passo concreto nel venire incontro alle esigenze delle famiglie e dei ragazzi, superando le difficoltà di bilancio e componendo le esigenze oggettive delle scuole».Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi all’ufficio scuole del Comune e contattare i recapiti telefonici 241340 o 241384.

Caramuscio denuncia guasti continui a Marconia, Tinchi e Centro Agricolo: «Servono interventi strutturali»

Pisticci al buio, accuse dure

sulla rete dell’illuminazione

PISTICCI. «Un paese al buio». È l’immagine utilizzata da Rocco Caramuscio, esponente di Pisticci in Comune, per denunciare le criticità legate all’illuminazione pubblica nel territorio comunale. Nel mirino finiscono soprattutto le condizioni degli impianti a Marconia, Tinchi e Centro Agricolo, dove da mesi, secondo quanto riferito, interi quartieri e borgate resterebbero improvvisamente senza luce anche in assenza di maltempo.Caramuscio evidenzia come la situazione contrasti con il quadro finanziario emerso dall’ultimo rendiconto di gestione 2025 approvato dal Consiglio comunale, che avrebbe certificato una situazione economica in salute. Proprio per que-

sto, secondo l’esponente politico, non si comprenderebbe il mancato intervento su un servizio ritenuto essenziale come l’il-

luminazione pubblica.Nel documento si sottolinea che gli interventi effettuati finora si limiterebbero spesso a ripristini tempo-

ranei, senza affrontare il problema strutturale di impianti definiti «letteralmente fatiscenti». Caramuscio richiama inoltre l’attenzione sullo stato di degrado di molti pali della luce, ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica a causa della corrosione e della mancanza di manutenzione.L’esponente di Pisticci in Comune ricorda anche che nel rendiconto approvato nei giorni scorsi figurerebbe un avanzo vincolato di circa 700 mila euro destinato a strade e marciapiedi. Una circostanza che, a suo avviso, dimostrerebbe la presenza delle risorse economiche necessarie, ma anche l’incapacità dell’amministrazione di trasformarle in interventi concreti.Da qui la richie-

sta di un piano strutturale che preveda la sostituzione dei pali deteriorati, il rifacimento dei cavi elettrici nelle linee più compromesse e una gestione più ordinata del servizio. Tra le proposte avanzate anche l’installazione di targhette identificative sui pali, con numero progressivo e recapiti utili per segnalazioni e manutenzione.Secondo Caramuscio, il problema non riguarderebbe soltanto il decoro urbano ma anche la sicurezza stradale, perché la scarsa illuminazione renderebbe più difficile individuare pedoni, ciclisti e ostacoli lungo le strade cittadine. Un rischio che potrebbe avere conseguenze anche sul piano della responsabilità civile per eventuali incidenti.

L’assessore Fragasso annuncia la copertura sette giorni su sette con due operatori in turnazione nella città di Matera

Taxi notturno, parte il servizio fino alle 6 del mattino

MATERA. Sarà attivo nei prossimi giorni a Matera il nuovo servizio di taxi notturno pensato per garantire maggiori collegamenti nelle ore serali e durante la notte. Il servizio sarà operativo dalle ore 22 fino alle ore 6 del mattino e verrà assicurato attraverso un sistema di turnazione tra due operatori che si alterneranno dal lunedì alla domenica, consentendo così la copertura completa per tutti i giorni della settimana.Ad annunciare l’avvio dell’iniziativa è stato l’assessore comunale alla Mobilità, Daniele Fragasso, che ha ricordato anche il numero unico da contattare per richiedere il servizio, 08351905.L’attivazione del taxi notturno punta a mi-

gliorare la mobilità urbana nelle fasce orarie meno coperte dai servizi pubblici, offrendo un supporto sia ai residenti sia ai numerosi visitatori che frequentano la città nelle ore serali, soprattutto durante il fine settimana e nel periodo degli eventi culturali e turistici.Il servizio rappresenta inoltre una risposta alle esigenze di sicurezza e di collegamento per chi rientra a casa nelle ore notturne o deve raggiungere strutture ricettive, stazioni e altri punti della città. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è rafforzare progressivamente i servizi dedicati alla mobilità e migliorare l’accessibilità urbana anche nelle ore serali e notturne.

Colelli: «Un comunicato stampa, per sua stessa natura, deve essere sintetico e quello in questione non poteva contenere tutti i dettagli del ritrovamento»

Montalbano ignorato dal Museo di Policoro, il Direttore: «Nessuna volontà penalizzante»

D I V IN C EN Z O M A IDA

Saranno presentate oggi, alle ore 17.00, presso il Museo Archeologico “La Siritide” di Policoro le famose Tavole di Heraclea, che ritornano dopo una loro precedente esposizione nel 2020, in parte disturbata dall’inizio della pandemia del Covid19. Il Direttore del Museo Archeologico Nazionale della Siritide di Policoro e del Parco Archeologico di Herakleia, il dottor Carmelo Colelli, archeologo specializzato in Archeologia Classica, ricopre l’incarico dal 1° gennaio 2023 per conto della Direzione Regionale Musei Basilicata, impegnandosi nella valorizzazione di quel patrimonio culturale, ha risposto ad alcune domande che gli abbiamo posto telefonicamente. «Non c’è stata alcuna volontà di penalizzare Montalbano Jonico. Più semplicemente un comunicato stampa, per sua stessa natura, deve essere sintetico e quello in questione non poteva contenere tutti i dettagli del ritrovamento.

Per quanto riguarda il frammento delle Tavole finito in Inghilterra, ci stiamo interrogando su come sia stato possibile». Prospero Rondinelli nel suo libro “Montalbano Jonico ed i suoi dintorni”, afferma che l’ipotesi più probabile, appresa già dal sacerdote Nicola Maria Troyli, sia quella che vuole quel frammento non si sa da chi sia stato rinvenuto, ma è certo che successivamente sia stato venduto per denaro a Roma a tal Ficoroni. Quindi, è molto probabile che quell’importante testimonianza archeologica abbia seguito canali legati al traffico di opere d’arte e di reperti archeologici, e sia finito all’estero. Il Direttore ha, poi, preannunciato che alla presentazione che si terrà oggi, seguiranno altre importanti iniziative che contribuiranno alla loro conoscenza e al loro approfondimento. Da quel poco che conosciamo del loro contenuto, possiamo evincere che diverse prescrizioni contenute nelle Tavole, per chi voleva prendere in fitto i terreni, fanno

impallidire gli ecologisti contemporanei. Quel popolo era rispettoso della natura molto di più di quanto lo sia l’uomo di oggi. Per questo, ci hanno consegnato una terra integra e incontaminata che noi stiamo provvedendo a rendere invivibile. Il confronto con il Museo è nato da un nostro precedente articolo con il quale lamentavano il mancato coinvolgimento di Montalbano Jonico. Ecco il racconto che ci ha riportato Prospero Rondinelli: «Nel mese di febbraio 1732, in contrada “Luce”, oggi denominata “Uscio” nel territorio di Montalbano Jonico, e confinante con la riva destra dell’antico fiume “Achelandro”, oggi Cavone, e al distrutto casale di Andriace, il contadino Marcello Lemma ( di origine pisticcese ), arando la terra presso il torrente suddetto, avvertì che la punta dell’aratro urtò un duro ingombro (sulla parte superiore della tavola sono visibili i graffi che produsse l’aratro ), osservato diligentemente il terreno lì presso, vide così una anti-

ca lamina di bronzo, la quale aveva una iscrizione Greca in una facciata, e un’ iscrizione latina nell’altra. La scoperta di Lemma fece rumore e l’archeologo montalbanese, il sacerdote

Nicola Maria Troyli ( insegnante tra l’altro di Francesco Lomonaco ), osservò la lamina e consigliò di andare a scavare nel luogo e nelle vicinanze, ove era stata rinvenuta, perché probabilmente avrebbe potuto trovarsene un’altra, sicché dopo circa venti giorni, cioè i principi di quaresima, e propriamente a marzo dello stesso anno 1732, si andò con ansia, di scoprire e fare gli scavi, vicino il luogo dove era stata ritrovata la tavola. Non solo le previsioni del Troyli si avverarono appieno, ma i desideri di tutti vennero coronati da brillante successo perché fu trovata l’altra lamina, scritta, però, da una sola parte». Quel sacerdote montalbanese, la cui abitazione è ancora in piedi, amico del presbitero Alessio Simmaco Mazzocchi, le mandò da lui a Napoli, perché ne conosceva la

competenza ed era convinto che le avrebbe studiate e poi divulgato il frutto dei suoi studi. Ammettiamo con sincerità e onestà che, alla base del nostro rilievo, c’era sicuramente una punta d’invidia verso Policoro, frazione di Montalbano J.co fino al 1959. Di amor patrio o se si vuole di campanilismo, che è sempre meglio dell’indifferenza, auguriamo al Direttore del Museo e ai suoi collaboratori un buon lavoro.

Policoro e Montalbano insieme per celebrare un ritorno significativo: «Lavoriamo per poterle custodire in modo permanente»

Tavole di Eraclea, Bianco e Giordano (FdI): «Simbolo identitario»
«L’

’arrivo a Policoro delle preziose Tavole di Eraclea, rappresenta un evento importante e identitario per la città». A dichiararlo è il Sindaco Enrico Bianco, che oggi parteciperà al convegno celebrativo di questo grande ritorno. «Le Tavole di Eraclea -spiega Bianco- sono un tassello fondamentale per ricostruire la meravigliosa narrazione storica della nostra città, della sua ciclicità e del suo destino. Il rientro nel nostro museo nazionale della Siritide è fissato al momento fino a dicembre prossimo, ma rivendicheremo la loro definitiva collocazione all’interno del nuovo allestimento che il museo si appresta ad avere, e lavoreremo su più fronti perché questo accada». «Le Tavole consentono di ricostruire le trasformazioni di Herakleia, dalla sua fondazione da parte di Taranto alla fine del V secolo a.C., fino all’acquisizione dello statuto di municipio romano, attribuito alla città, ormai Eraclea, nella pri-

ma metà del I secolo a.C. Si tratta, inoltre, del primo testo nella storia che disciplina i confini terrieri -rimarca Bianco- un elemento importantissimo che si ripeterà nei secoli successivi con la Riforma fondiaria, che ha dato origine all’odierna Policoro e al suo sviluppo agricolo, giunto a livelli importanti in Italia e nel mondo». Il sindaco chiederà alle Direzioni competenti del ministero della Cultura il rientro de-

finitivo delle Tavole nel presidio museale cittadino, la cui istituzione risale al 1969. Anche Michele Giordano, Presidente Provinciale di Fratelli d’Italia e consigliere comunale di Montalbano Jonico, esprime apprezzamento per l’iniziativa promossa dal Sindaco Enrico Bianco, finalizzata a riportare le Tavole di Heraclea presso il Museo Archeologico Nazionale della Siritide. «Si tratta di una proposta

importante - dichiara Giordanoche deve essere sostenuta anche dal Comune di Montalbano Jonico, nel cui territorio le Tavole furono ritrovate nel 1732, oltre che da tutte le amministrazioni della fascia jonica che oggi amministrano territori sui quali quelle antiche norme avevano valore e applicazione». «Le Tavole di Heraclea rappresentano uno dei simboli più significativi della storia comune della nostra terra, dalla Magna Grecia fino ai giorni nostri. Quelle iscrizioni raccontano un’antica riforma fondiaria e ci ricordano come la terra e la produzione agricola rappresentino ancora oggi la più grande ricchezza delle nostre comunità. Per questo –-conclude Giordano - bisogna mettere da parte ogni campanilismo e lavorare insieme affinché una testimonianza così importante della storia lucana possa tornare in Basilicata e diventare simbolo di radici comuni e di un futuro di sviluppo condiviso per tutto il territorio jonico».

Policoro: Intervento degli agenti del Commissariato dopo la richiesta di aiuto al Numero unico di emergenza: la donna medicata in ospedale

Aggredisce la compagna e minaccia i poliziotti: arrestato un cinquantenne

Nel rispetto della presunzione di innocenza e in attesa della necessaria verifica dibattimentale, la Polizia di Stato di Matera ha arrestato in flagranza di reato un cinquantenne di Policoro, ritenuto allo stato degli atti responsabile di maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. L’intervento è stato effettuato dagli agenti del Commissariato di Polizia di Stato di Policoro, giunti in un’abitazione della città dopo la richiesta di soccorso arrivata al Numero unico di emergenza da parte di una donna. Una volta sul posto, gli operatori hanno trovato la richiedente insieme al compagno

convivente. L’uomo, già sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per altre vicende penali, avrebbe reagito con atteggiamento aggressivo all’arrivo dei poliziotti, intimando loro di non entrare in casa. Secondo quanto riferito, avrebbe urlato: «Vi sistemo per le feste». Subito dopo si sarebbe rivolto anche alla compagna, visibilmente spaventata e con una bambina di sei mesi tra le braccia, pronunciando frasi minacciose. La donna presentava ecchimosi sul collo e lamentava un forte dolore al costato destro. Agli agenti avrebbe raccontato che il compagno, insofferente per il pianto della bambina, l’avrebbe aggredita affer-

randola per il collo, colpendola con schiaffi e pugni e tirandole i capelli. La vittima sarebbe poi riuscita a rifugiarsi in bagno, chiudendosi a chiave e chiedendo aiuto alle forze dell’ordine. I poliziotti hanno richiesto l’intervento del personale sanitario del 118, che ha trasportato la donna in ospedale. Dopo le cure, la vittima è stata dimessa con una prognosi di sette giorni. Successivamente avrebbe riferito anche di precedenti episodi di aggressioni fisiche e minacce subite. Al termine degli accertamenti, il cinquantenne è stato arrestato e, su disposizione dell’Autorità giudiziaria, accompagnato nella locale Casa circondariale.

Il 19 giugno il borgo lucano ospiterà un’anteprima della 25ª edizione del festival letterario promosso dall’Associazione

“Il Libro Possibile” fa tappa a Irsina con Luxuria, Ferrario e Crepet

II prossimo 19 giugno Irsina ospiterà un’anteprima della 25ª edizione de “Il Libro Possibile”, il festival letterario dell’Associazione Culturale ARTES che si svolge a Polignano a Mare, Vieste e Londra. La tappa evento è promossa dall’Agenzia di promozione territoriale della Basilicata (Apt), a seguito di un accordo di valorizzazione siglato con il Comune di Irsina, e come esito della partnership con il Festival del quale la Basilicata è “Regione Amica”. “Per quest’anno abbiamo voluto fortemente importare il format al quale la Regione ha partecipato negli scorsi anni, in considerazione della grande visibilità mediatica de “Il libro possibile” e della grande capacità di attrarre un pubblico vasto- dichiara il Direttore generale dell’Apt, Margherita Sarli - il Comune inoltre aveva destinato una sua quota di finanziamento, chiedendoci di immaginare un momento di valorizzazione del territorio. Abbiamo per questo voluto avviare un co-marketing che premia sempre l’attivismo.

Agli organizzatori del Festivalconclude - va il mio ringraziamento per aver sposato l’idea e reso concreta la collaborazione tra le due regioni contermini”. Il programma del 19 giugno ve-

drà ospiti importanti: Vladimir Luxuria, attivista, scrittrice e prima parlamentare transgender in Europa, che porterà la sua riflessione sull’inclusività e i diritti civili; Tiziana Ferrario, giornalista e inviata Rai, che presenterà il suo ultimo libro “Anna K. Il romanzo della straordinaria vita di Anna Kuliscioff” (Fuoriscena), in cui la storia del movimento operaio si intreccia con il tema della parità di genere; e Paolo Crepet, psichiatra e saggista, che discuterà del suo “Riprendersi l’anima” (HarperCollins), una riflessione sul senso della vita nell’epoca dell’omologazione.La serata sarà registrata e darà vita a tre puntate del podcast “Fedora”, il format audio-video del Libro Possibile ispirato all’omonima città invisibile di Italo Calvino.

Dal lancio nel luglio 2025 il podcast della passata edizione ha totalizzato oltre 4,3 milioni di impressioni e 2 milioni di visualizzazioni sul canale YouTube del festival, con una media di 100.000 visualizzazioni per episodio. Le tre puntate registrate a Irsina – nelle quali il nome della città comparirà nella sigla e in sovraimpressione, con riprese aeree del borgo – potrebbero raggiungere complessivamente 400.000 visualizzazioni, inter-

cettando un pubblico in larga parte proveniente da fuori regione. «Questa iniziativa rientra nel lavoro che APT Basilicata conduce per promuovere la regione attraverso eventi culturali di qualità», aggiunge il Direttore generale di Apt Basilicata, Margherita Sarli. «Irsina – aggiunge - è un borgo di grande bellezza e storia, e portarvi “Il Libro Possibile” significa offrirgli una visibilità nazionale che va ben oltre la serata stessa. Il pubblico del festival è curioso, colto, abituato a cercare luoghi da scoprire».“Per Irsina questa è una vetrina eccezionale - dichiara Giuseppe Candela, sindaco di Irsina . Abbiamo le nostre specificità e vogliamo valorizzarle all’interno di una rete culturale importante insieme a realtà più grandi. Stiamo lavorando da anni a una forma di turismo diversa, autentica, fatta di cammini, sentieri, relazioni vere e sapori autentici, lontana dalle logiche dell’overtourism. Eventi come questo -spiega - ci consentono di raccontare la nostra identità e la qualità della nostra accoglienza. Ringrazio a nome dell’Amministrazione Comunale e di tutta la comunità l’APT con il direttore Margherita Sarli per aver creduto in questa tappa e per il lavoro che c’è dietro un evento di questo

calibro”.La copertura mediatica della serata sarà assicurata da SKY TG24, TGR Basilicata e Telenorba, media partner dell’evento, con il supporto dell’Ufficio stampa nazionale de Il Libro Possibile e di una campagna social sui canali del festival. La presentazione de “Il libro possibile” si è svolta questa mattina a Bari, dove è stato illustrato il programma di tutte le tappe.

“Devozioni” il successo: in sala il racconto dell’anima più profonda della Basilicata

Grande successo di pubblico e ricco dibattito per la proiezione di “Devozioni”, il documentario che racconta la spiritualità lucana attraverso paesaggi, testimonianze, cammini e riti collettivi. Al termine della proiezione si è svolto un confronto con il regista, il produttore Sandro Bartolozzi di Clipper Media, la presidente della Lucana Film Commission, Margherita Romaniello, e Nicola Claudio, presidente di Rai Cinema, anch’essa coinvolta nella produzione. «Ottanta minuti di bellezza», ha affermato la presidente della Lucana Film Commission, Margherita Romaniello. «Paesaggi in-

credibili, narrazione fra passato e presente di una spiritualità e di un’umanità lucana devota, profondamente radicata, che fra pellegrinaggi, cammini, gesti e sguardi raccontano una ricchezza e una forza rese ancora più potenti dalle immagini e dal racconto di questo che è il primo dei documentari premiati dal bando della Lucana Film Commission, Lucana Doc, a essere proiettato». Il racconto di “Devozioni” nasce da un’idea di Andrea Di Consoli, anch’egli lucano, e intreccia immagini di repertorio e testimonianze contemporanee per restituire il senso di una spiritualità autentica, non necessariamente e non sol-

tanto legata alla fede religiosa, ma certamente segnata da una forte impronta antropologica. Il documentario attraversa storie e luoghi simbolici della Basilicata: un convento destinato alla chiusura per mancanza di frati, attorno al quale un intero paese si mobilita raccogliendo oltre 700 firme; una donna, moglie e madre, che a un certo punto della propria vita si sente chiamata a una fede profonda e assoluta e sceglie di ritirarsi in un eremo; comunità che ancora oggi, come in passato, si incamminano lungo sentieri e boschi per immergersi in una natura capace di custodire e restituire mistero e potenza. Ad

arricchire il lavoro contribuisce anche la dimensione sonora, con le musiche originali affidate al musicista Rocco De Rosa e il canto popolare interpretato dalla voce di Caterina Pontrandolfo. Un impianto musicale che accompagna e rafforza il valore evoca-

tivo delle immagini, rendendo “Devozioni” un’opera preziosa nel racconto dell’identità lucana. Il documentario sarà proiettato nelle sale lucane dal 10 al 14 giugno grazie al format “Meet us at Cinema” della Lucana Film Commission.

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri e considerazioni su come evolvono le idee e le convinzioni nel tempo

Appunti di realtà 14 maggio L’inganno gentile della resa

DI FABRIZIO QUARATINO

C’è una forma di inganno che non fa rumore, non rompe vetri, non alza la voce e proprio per questo passa sempre inosservata. È l’inganno elegante, quello che si traveste da saggezza interiore e si presenta puntuale ogni volta che la vita chiede una decisione netta: “non è il momento”, “devo capire meglio”, “è più prudente aspettare”. E mentre lo dice, sembra perfino ragionevole. Educato. Quasi spirituale. Ma dentro quella compostezza si nasconde una sottile fuga: la capacità raffinata di rimandare proprio ciò che, in fondo, è già chiaro. In questo c’è una verità che non fa sconti: la vita non si trasforma nei grandi proclami, ma in un istante minuscolo in cui una persona decide se restare fedele a ciò che ha compreso oppure se addolcirlo per non sentirne il peso. È lì che si apre la frattura invisibile tra ciò che sappiamo e ciò che facciamo. Un antico insegnamento lascia intendere una cosa molto semplice e molto scomoda: non esiste forza esterna più decisiva della condizione della propria vita in quel preciso istante. Non sono gli eventi a determinare la direzione, ma lo stato interiore con cui li attraversiamo. E questo significa che la vittoria o la sconfitta non si giocano “dopo”, ma nel modo in cui si affronta il presente, proprio mentre accade. Eppure, nonostante questa chiarezza, sviluppiamo una straordinaria abilità nel complicarlo. Lo chiamiamo prudenza. Lo chiamiamo realismo. A volte perfino maturità. Ma spesso è solo una forma molto raffinata di sospensione di responsabilità. C’è una parola che ritorna spesso, quasi innocente, e invece è un piccolo bivio: “vediamo”. Non è sì. Non è no.

È un limbo perfetto, dove tutto rimane potenziale e niente diventa reale. Una zona grigia in cui la coscienza si addormenta con l’idea di essere comunque sveglia. E più si resta lì, più si ha l’illusione di essere in movimento, mentre in realtà si sta solo evitando l’impatto con ciò che è già evidente. Un altro insegnamento profondo, filtrato attraverso secoli di riflessione, suggerisce qualcosa che suona quasi disarmante nella sua semplicità: la condizione della vita in un singolo istante contiene già la direzione dell’intero destino. Non come fatalismo, ma come responsabilità immediata del proprio stato interiore. Questo significa che il punto non è diventare perfetti, né risolvere tutto. Il punto è non tradire ciò che, in quel preciso momento, si è compreso con lucidità. E qui si inserisce il vero paradosso umano: più si percepisce chiaramente una direzione, più nasce la tentazione di negoziarla. Si cercano attenuanti, si costruiscono scenari alternativi, si aspetta un segnale ulteriore che spesso non arriva perché non è mai mancato nulla: era già tutto presente. E allora accade qualcosa di curioso. Più si evita quella semplicità, più la vita diventa affollata. Più si rimanda, più si ha la sensazione di essere occupati. Più si rinvia una scelta interiore, più si accumulano spiegazioni esterne. Ma non tutto ciò che è pieno è vivo. A volte è solo pieno di resistenze ben organizzate. E la cosa più ironica è che tutto questo viene spesso scambiato per crescita. In realtà, la crescita ha un’altra consistenza: è silenziosa, diretta, a volte perfino imbarazzante nella sua semplicità. Non ha bisogno di giustificarsi. Non costruisce narrazioni. Fa una cosa sola: allinea ciò che si sente con ciò che si fa. C’è una forza particolare in

questo allineamento. Non è spettacolare, ma è stabile. Non cerca approvazione, ma produce coerenza. E soprattutto non lascia spazio a grandi contrattazioni interiori. Forse è proprio questo il punto più scomodo: non serve aggiungere complessità alla vita, ma sottrarre negoziazioni inutili con se stessi. Perché ogni volta che si tratta con ciò che è già chiaro, si perde un piccolo frammento di energia vitale. Non tutto insieme. Un po’ alla volta. In modo quasi impercettibile. E così si finisce per essere molto attivi, molto impegnati, molto “in ricerca”… ma stranamente meno centrati. La domanda allora non è più cosa sia giusto fare in generale, ma quanto si è disposti a restare semplici davanti a ciò che si è già compreso. Semplici non significa superficiali. Significa non complicare ciò che è già evidente per paura di attraversarlo davvero. E quando questa semplicità si affaccia, non porta entusiasmo né dramma. Porta una calma particolare, quasi severa, che non lascia spazio a interpretazioni comode. Non è una voce che spinge. È una direzione che non cambia. Il resto è solo il modo in cui scegliamo di raccontarci il tempo che impieghiamo a raggiungerla.Se queste parole trovano un’eco in chi legge, non è per convincere, ma per riconoscere. E da lì, forse, ricominciare un dialogo più onesto con ciò che dentro di noi non ha mai smesso di essere chiaro.

Il presidente Bardi alla quinta tappa del Giro d’Italia: «È stata una grande occasione di far conoscere la Basilicata»

È Arrieta il vincitore della Praia-Potenza

Batte Eulalio che detiene la maglia rosa

Sotto una pioggia incessante, tra cadute, errori di percorso e continui ribaltamenti di fronte, la tappa Praia a Mare–Potenza del Giro d’Italia 2026 ha regalato uno dei finali più caotici e spettacolari degli ultimi anni. A conquistare la vittoria è stato lo spagnolo Igor Arrieta, capace di imporsi dopo un duello infinito con il portoghese Afonso Eulálio, che può comunque sorridere grazie alla conquista della Maglia Rosa.La corsa è cambiata definitivamente sulla salita della Montagna Grande di Viggiano, dove i due attaccanti hanno fatto il vuoto staccando compagni di fuga e uomini di classifica. In quel momento è apparso chiaro che il successo sarebbe stato una questione privata tra Arrieta ed Eulálio, ma nessuno poteva immaginare quanto sarebbe stato movimentato il finale.Le condizioni meteo hanno avuto un ruolo decisivo per tutta la giornata. Pioggia battente, asfalto viscido e temperature rigide hanno trasformato la tappa lucana in una prova di sopravvivenza. A dodici chilometri dal traguardo è stato Arrieta a finire a terra, sembrando compromettere ogni possibilità di vittoria. Poco dopo, però, anche Eulálio è scivolato sull’asfalto bagnato a cinque chilometri dall’arrivo, ritrovandosi

nuovamente fianco a fianco con il rivale.I due sono entrati a Potenza esausti, feriti e quasi senza energie. A rendere ancora più imprevedibile il finale è stato l’errore di percorso di Arrieta ai meno due chilometri, episodio che sembrava consegnare definitivamente la tappa al corridore portoghese. E invece, negli ultimi metri, Eulálio ha pagato lo sforzo accumulato durante tutta la giornata, rallentando vistosamente sotto la fatica. Arrieta ne ha approfittato con lucidità e orgoglio, completando una rimonta clamorosa e superando il rivale a poche decine di metri dal traguardo.Per il giovane spagnolo si tratta del successo più importante della carriera, arrivato al termine di una giornata che ha messo a dura prova uomini e mezzi. Subito dopo l’arrivo, ancora provato dalla fatica, Arrieta ha raccontato di non aver mai smesso di credere nella vittoria nonostante la caduta e i problemi nel finale, sottolineando come lui ed Eulálio meritassero entrambi il successo di tappa.Alle spalle dei due protagonisti, la giornata ha segnato anche un passaggio importante nella classifica generale. Giulio Ciccone, rimasto isolato dopo la salita di Viggiano, non è riuscito a contenere il ritardo accumulato dal gruppo principale. La Lidl-Trek,

già in difficoltà nelle fasi centrali della tappa, si è progressivamente sgretolata sotto il forcing imposto dagli uomini della Red Bull-Bora-hansgrohe, lasciando il corridore abruzzese senza supporto nell’inseguimento.La nuova Maglia Rosa finisce così sulle spalle di Eulálio, primo corridore della Bahrain Victorious a raggiungere il simbolo del primato al Giro d’Italia. Per il ciclismo portoghese si tratta di un risultato storico: il 24enne diventa infatti il terzo atleta lusitano a vestire il simbolo del comando dopo Acacio Da Silva e João Almeida.La tappa lucana resterà comunque nella memoria del Giro soprattutto per il suo epilogo surreale: una sfida consumata tra pioggia, cadute e resistenza, dove a vincere è stato soprattutto il coraggio di due corridori che hanno continuato ad attaccare anche quando tutto sembrava perduto.

IL COMMENTO DI BARDI

Il governatore lucano, Vito Bardi, ha presenziato ieri pomeriggio all'arrivo della tappa Praia a Mare-Potenza del Giro d’Italia, premiando con la maglia rosa il portoghese Eulalio, giunto secondo al termine di una frazione epica, segnata da condizioni meteo proibitive che hanno messo a dura prova la resistenza degli atleti.

«Abbiamo assistito a una vera e propria impresa sportiva - ha detto il Presidente a margine della cerimonia di premiazione -. Vedere i ciclisti lottare contro le intemperie lungo i tornanti che portano a Potenza è stato il segno di una forza di volontà che appartiene profondamente al Dna del popolo lucano, pronto a rendere omaggio al sacrificio e alla determinazione degli atleti». Accanto al risultato sportivo, Bardi ha sottolineato come il Giro d'Italia si confermi «una vetrina importante per il territorio che ha messo in mostra paesaggi dal fascino autentico. Lo sport - ha aggiunto il governatore che è anche coordinatore della Commissione Sport della Conferenza delle Regioniè una leva di sviluppo su

cui puntiamo molto». Il Presidente ha rivolto un ringraziamento particolare alle Forze dell’Ordine, ai volontari della Protezione Civile e al personale sanitario che hanno garantito la totale sicurezza del percorso in una giornata così complessa. «Il Giro prosegue la sua corsa - ha concluso Bardi - ma resta nei lucani l'orgoglio di aver ospitato con dignità e calore una tappa che, tra avverse condizioni meteo e complessità del percorso, si è rivelata tra le più difficili e impegnative". Considerazioni che ha fatto proprie anche il vincitore di tappa, Igor Arrieta: "E' stato complicato guidare la bici in queste condizioni, ma proprio le difficoltà rendono più bella la mia vittoria».

Troppo forte il Potenza di De Giorgio che mette in ginocchio la formazione di Zauli. Petrungaro il migliore in campo

Il Potenza fa il bis al Campobasso e vola dritta ai quarti di finale

POTENZA (4-3-3): Cucchietti 6 (al 34’Franchi 6,5 ); Kirwan 6,5, Riggio, Bura 6, Rocchetti 6; Castorani 6,5 (al 73’Ghisolfi), Felippe 6,5 (al 46’De Marco 6,5), Erradi 7; Schimmenti 6,5 (al 73’ Delle Monache), Murano 6 (al 57’ Selleri 6), Petrungaro 7,5.

A disp.: Franchi, Guiotto, Loiacono, Delle Monache, D’Auria, Mazzeo, Camigliano, Balzano, De Marco, Siatounis, Selleri, Ghisolfi, Adjapong.

All.: De Giorgio

CAMPOBASSO (4-3-3): Tantalocchi 6,5 ;Parisi 5,Celesia 5,5 Papini 5 ,Olivieri, 5 Serra 5,5 ,Cerretelli 5,5 (al 74’Agazzi 5), Brunet 5 (al 46’Gargiulo 5), Gala 5(al 46’Lombari 5), Bifulco 6 (all’89 Antenucci s.v.) , Padula 5 (al 74’Magnaghi 5).

A disp.: Rizzo, Forte, Gargiulo, Magnaghi, Sarr, Lombari, Pierno, Agazzi, Antenucci All.: Zauri.

ARBITRO: Sig. Sig. Leonardo di Mario di Ciampiano.

ASSISTENTI: Sig. Davide Rignanese di Rimini e Tommaso Mambelli di Cesena IV Ufficiale: Sig. Aldi di Lanciano

VAR: Ivano Pezzuto di Lecce

AVAR: Sig.ra Maria Marotta di Sapri

MARCATORI: : al 3’Petrungaro; al 36’ Erradi; al 59’Bifulco; al 67’ De Marco

RECUPERO: 3’ pt e 4’ st

NOTE: Ammoniti: Padula, Lombari (Cb) Bura (Pz)

Angoli 3 -5 per gli ospiti

Spettatori: 4.505 per un incasso 60.500 euro POTENZA. Tre reti all’andata, tre al ritorno ed il Potenza mette in ginocchio nuovamente il Campobasso e passa al secondo turno dei play off nazionali. Domani alle ore 12 si conoscerà la squadra che incontrerà domenica 17 nel match di andata al Viviani.

Lo ha fatto in una gara di grande qualità tecnica e tattica, dove i rosso-blù di De Giorgio, non hanno mai mollato la morsa dimostrando tutto il valore che ha soprattutto nelle transizioni questa squadra. La squadra di Zauli invece, ha dimostrato quello che in realtà ha fatto vedere nel proprio stadio. Poco pressing, spazi aperti per le incursioni di uno scatenato Petrungaro e di Schimmenti e nessuna azione degna di nota, tranne che le grandi parate fatte da Tentalocchi. In campo, soprattutto Zauri, come era

nelle previsioni cambia uomini e modulo. Passa da un 3-5-2 ad un 4-3-1-2 più coperto nel reparto difensivo e con Gala dietro Bifulco e Padula in attacco.

De Giorgio non si discosta molto dalla formazione vista all’Auxum Molinari Stadium di Campobasso. Eccezion fatta per Bura al posto di Camigliano, Erradi al posto del diffidato Siatounis e Petrungaro in sostituzione di D’Auria. La gara inizia al cospetto di un pubblico delle grandi occasioni ma in una gelida e piovosa serata di maggio. Parte forte il Potenza che già dopo tre giri di orologio passa in vantaggio con Petrungaro che sfrutta un errore difensivo di Parisi per andare in rete su cross dalla destra di kirwan.

Il “Viviani” diventa una bolgia di esultanza. Con questa rete le cose si complicano e non poco per la formazione molisana. D’ora in poi se vuole passare il turno dovrà siglare cinque reti. Ma è ancora la formazione lucana ad andare vicino al raddoppio al 9’ su un colpo di testa di Bura. La palla si stampa sulla traversa. Per vedere il primo tiro del Campobasso bisogna attendere il 13’ con Gala ma la palla termina alta. I ritmi di gioco della formazione di casa sono altissimi ed il Campobasso non riesce a tenere testa. Al 19’un’azione sul filo Murano- Schimmenti- Petrungaro la conclusione dell’ex del Messina viene neutralizzata da Tantalocchi.

Al 30’ uno scontro di gioco tra Padula e Cucchietti finisce per mandare fuori campo il portiere rossoblù con una probabile rottura del setto nasale. Al suo posto entra Franchi. Neppure il tempo di battere il calcio di punizione ed

il Potenza raddoppia con un gran tiro dalla distanza di Bilan Erradi. La formazione di Zauli non si perde d’animo, ma il risultato è fortemente penalizzante. Al 45’ nonostante i 3’di extra time la prima frazione di gioco termina in netto vantaggio per i rosso-blù del Potenza. La ripresa si apre con cambi in entrambi le compagini. Il Potenza sostituisce Felippe per De Marco; il Campobasso richiama in panchina Brunet e Gala per Gargiulo e Lombari.Non sono i soli perché dopo 9’ il Potenza richiama in panchina Murano per Selleri. Il Campobasso insiste nella tre quarti rosso.blù ed al 59’ accorcia le distanze con Bifulco che trova un tiro potente che termina nel sette della porta difesa da Franchi.Non cambia l’atteggiamento del Potenza che al 64’ Tantalocchi nega ad Erradi la gioia della doppietta. Non può far nulla invece al 67’ quando Petrungaro si inserisce tra Celesia e Lomardi si invola verso la porta di Tantalocchi vede De Marco tutto solo che non può sbagliare.

A risultato ormai acquisito al 73’ De Giorgio richiama in panchina Castorani e Schimmenti per Ghisolfi e Delle Monache. Anche Zauli si gioca due cambi. Fuori Padula e Cerretelli per Magnaghi e Agazzi. Non cambia nulla dal punto di vista tattico. A scadere di tempo cambio Bifulco-Antenucci.

Trascorrono i minuti ed al 90 il risultato resta in vantaggio per la formazione lucana che, fino a questo momento dei play off sta dimostrando tutto il suo valore tanto da poter ambire senza se e senza ma per un posto nel campionato cadetto di serie B.

Momenti della partita ( foto Mattiacci)

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