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Cronache del 12 settembre 2026

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SAbATO 12 SETTEMbRE 2026 • ANNO XI N. 203

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

COERENTE PORTATRICE DELL’INDIVIDUALISMO ASSOLUTO. BOLOGNETTI (RADICALI LUCANI): «DONNA TROPPO ATTACCATA AL POTERE»

Bonino, oltre il parce sepulto Dall’aborto alla lotta contro i diritti dei lavoratori, una vita spesa per difendere le ragioni del più forte

Lamattina alle pag 3 e 11

PETROLIO, NEL DECRETO MELONI NESSUN COMMISSARIAMENTO DELLA BASILICATA PER LE ESTRAZIONI

NON HANNO CAPITO NULLA

Le opposizioni montano la polemica ma il Decreto Legge semplicemente fissa un termine perentorio a tutte le Regioni per rispondere, qualora questo termine venga violato il Governo nomina un commissario ad Acta per farlo _

IL COMMENTO

La Corte d’Appello di Milano conferma lo stop dell’area a caldo, a Cronache Spera (Uglm): «A rischio ci sono 7.500 posti di lavoro»

L’Europa delle regole e l’Europa che non decide

C’

DI GIANFRANCO BLASI

è qualcosa che non torna nel modo in cui l’Europa sta affrontando il proprio presente. E non riguarda soltanto i tassi della Banca Centrale Europea, l’inflazione o le politiche fiscali. Riguarda una questione molto più grande: la crescente distanza fra la quantità di regole che l’Unione riesce a produrre e la quantità di (...) ■ continua alle pag 6 e 7

EX ILVA

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Meloni

Dellapenna a pag 9

FITCH La valutazione dell’Agenzia internazionale di rating resta positiva

Conti pubblici, Italia promossa RIAPRE IL SERVIZIO SULLA POTENZA-MELFI E IL MAGNA GRECIA

Treni, ampliata l’offerta Pepe: «Più collegamenti»

Serino a pag 5

foto Mattiacci

Servizio a pag 13

■ Errichetti

a pag

OPERAZIONE IGEA BENDATA

Truffa all’Asm sugli orari di lavoro tra il 2021 e il 2024: medico sotto accusa e intato la GdF blocca beni per oltre 46mila euro

■ Servizio

a pag 28

_ UNIVERSITÀ LINK

Avvio a Matera dei corsi di laurea in Medicina e fisioterapia. Un progetto con investimenti privati, Asm e Regione

■ Servizio

a pag 21

_ LAURIA

Incontro tra Comune e Aql per focus su reti idriche, fognarie e depurazione: 1,3 mln € per 2,7 km di condotte ■ Servizio

a pag 26


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sabato 12 settembre 2026

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sabato 12 settembre 2026

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Italia e Mondo Coerente portatrice dell'individualismo assoluto

Bonino oltre il parce sepulto

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Dall'aborto alla lotta contro i diritti dei lavoratori, una vita spesa per difendere le ragioni del più forte

DI ROBERTO LAMATTINA

a tradizione europea e la cultura greco-romano-cristiana da cui proveniamo ci impone il “parce sepulto” e noi non intendiamo eludere questo precetto. Emma Bonino è stata sicuramente un gigante della politica italiana ma, quando una storia finisce, una vita termina, al di là dell'umana pietà è necessario tirare un bilancio netto sull'azione di quella persona. Se muore un politico ci si deve chiedere se lascia un mondo migliore o peggiore di quello che ha trovato. LA COERENZA ASSOLUTA Va detto preliminarmente che Emma Bonino è stata assolutamente coerente con se stessa per tutta la vita senza cercare scorciatoie. La sua dottrina edonistica fondata sul primato dei desideri rispetto ai bisogni è stata la stella polare di tutta la sua vita, così come lo è stato il rifiuto di riconoscere valore a qualsiasi formazione sociale puntando esclusivamente sul principio della piena sovranità dell’individuo.

Emma Bonino è stata il riflesso politico della dottrina di Stirner che riconosceva all’uomo il diritto di prendere tutto ciò che la forza gli consentiva di prendere senza chiedere nessuna tutela per ciò che non riusciva a difendere. DALL’ABORTO ALL’ART.18 Questa sua individualistica dottrina della vita e della società la Bonino l’ha portata avanti per tutta la vita, senza infingimenti senza nascondersi, a differenza di certi compagni di sacrestia, dietro nessuna ipocrisia. La sua battaglia per l’aborto iniziata con la pompa della bicicletta e finita con l’approvazione della Legge che ha legalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza e la lotta per l’abrogazione dell’art.18 e per le tutele dei lavoratori sono unite dal filo rosso del più spietato individualismo. Una donna può abortire se vuole, esattamente come un imprenditore può licenziare quando vuole. La volontà di potenza trasferita in una legge, l’eliminazione del limite come dottrina politica, l’individuo assoluto come es-

senza sono stati il paradigma della vita politica di Emma Bonino. Un paradigma che prevede che non esista tutela per il nascituro di cui la madre vuole disfarsi, quanto non ne esista per il lavoratore diventato superfluo. In questo la coerenza morale di Emma Bonino è stata perfetta e coerente per dimostrare l’incompatibilità tra i diritti sociali e i diritti civili. L’EUROPA COME DOGMA Emma Bonino ha assunto l’Europa come dogma. Dopo la morte del Partito Radicale ha fondato un movimento che dalla richiesta di più Europa ha preso anche il nome. L’Europa della Bonino, però, non è stata né l’Europa di Carlo V, né quella di De Gasperi o del socialismo europea. L’Europa della Bonino aveva la testa nella ghigliottina giacobina, il corpo nel manifesto di Ventotene, i piedi nella cancellazione di ogni radice. L’Europa che aveva in testa la Bonino non aveva cattedrali e castelli ma pillole per l’eutanasia e cancellazione di ogni radice. Un’Europa aperta ad ogni

immigrazione, senza una politica industriale guidata, senza diritti sociali ma regolata solo dal più spietato dei mercatismi che doveva riguardare il salario dei lavoratori quanto il prezzo di un utero da comprare. CONFUSIONE TRA DESIDERI E BISOGNI Aristotele spiega chiaramente la differenza tra desideri e bisogni, essendo i primi limitati, i secondi illimitati.

Emma Bonino è stata la coerente e determinata portatrice di quella visione del mondo che ritiene che i desideri siano diritti da garantire al più forte eliminando ogni tutela per i bisogni dei più deboli. Se l’onestà in politica è il non sporcarsi le mani con il denaro, se l’onestà intellettuale è la coerenza assoluta la Bonino è stata onestà. Se c’è dell’altro ora Emma Bonino ha l’opportunità di scoprirlo.


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La Corte conferma lo stop dell’area a caldo entro il 28 ottobre. Sindacati e imprese chiedono al governo un intervento urgente per salvaguardare l’occupazione

Ex Ilva, prevale la salute: confermato lo stop

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DI VITO ERRICHETTI

a partita giudiziaria sull’ex Ilva si chiude, almeno per ora, con una netta sconfitta per Acciaierie d’Italia. La Corte d’Appello civile di Milano, sezione specializzata in materia d’impresa, ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dai commissari dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e da AdI, confermando il provvedimento del 27 luglio che dispone il blocco dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. Cokerie e altoforni dovranno fermarsi entro il 28 ottobre.Il collegio ha respinto le argomentazioni delle aziende, che avevano evidenziato il danno economico «irreparabile» derivante dallo spegnimento, di fatto assimilabile alla chiusura dell’impianto. I giudici hanno invece dato rilievo al rischio per la salute dei cittadini tarantini, richiamando la modifica dell’articolo 41 della Costituzione, che vieta all’iniziativa economica privata di recare danno alla salute o all’ambiente.Nell’ordinanza viene inoltre sottolineato che lo stop non può essere considerato un «evento improvviso», ma «un evento prevedibile» rispetto al quale la responsabilità imprendi-

toriale avrebbe dovuto misurarsi «nel corso degli anni». IL NODO DELL’AMIANTO La sospensione dell’area a caldo resta legata alla rimozione integrale dell’amianto ancora presente negli impianti. Fino al completamento degli interventi, cokerie e altoforni dovranno restare fermi.I legali di AdI e dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria hanno già impugnato il decreto di luglio davanti alla Corte di Cassazione. Anche il governo, con il mandato del ministro Adolfo Urso, si è mosso nella stessa direzione. Ma la pronuncia potrebbe arrivare dopo i novanta giorni previsti per lo stop, quando il blocco avrebbe già prodotto i suoi effetti. SINDACATI E IMPRESE IN ALLARME Fim, Fiom e Uilm chiedono al governo di rispondere «immediatamente» al piano nazionale straordinario di messa in sicurezza sociale e di convocare il tavolo permanente a Palazzo Chigi. I sindacati parlano di una «bomba sociale» da disinnescare e definiscono i lavoratori «prime vittime delle scelte di chi ha avuto ed ha responsabilità decisionali».La segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, ha parlato di «ore

particolarmente delicate», ribadendo la necessità di salvaguardare produzione di acciaio verde, lavoro, salute, ambiente e sicurezza.Preoccupazione anche tra le imprese dell’indotto. Nei giorni scorsi era stata concordata con il governo una tregua sui 2.500 licenziamenti previsti, legata proprio all’esito della sentenza. Ora resta da capire se l’intesa potrà reggere. IL GOVERNO ALLA PROVA Nelle settimane precedenti alla sentenza, l’esecutivo aveva aperto alla possibilità di una partecipazione pubblica nel capitale dell’ex Ilva, a condizione di un piano industriale solido. Il sottosegretario Alfredo Mantovano aveva indicato la possibilità di trasformare una «situazione complicata e difficile» in un’occasione di rilancio.Dopo la decisione della Corte, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante una visita alla fiera Risò a Vercelli, ha dichiarato: «Lavoriamo con il materiale che abbiamo e con decisioni che non dipendono da noi. Continuiamo a fare del nostro meglio, c’era un tavolo già aperto che verrà riconvocato, presumo, immediatamente per andare avanti a capire».Meloni ha aggiunto che l’ex Ilva resta «uno dei file sui quali stia-

mo spendendo il maggior numero di ore».Tra le ipotesi c’è anche quella di una produzione ridotta, con una nuova autorizzazione ambientale integrata da 2-3 milioni di tonnellate. Una soluzione che potrebbe attenuare l’impatto della decisione dei giudici, ma sulla cui praticabilità restano diversi nodi.Dopo anni di rinvii, proroghe e compromessi, la vicenda dell’ex Ilva ha ora una scadenza precisa: il 28 ottobre. Resta da capire se sarà davvero il giorno dello spegnimento o l’inizio di un nuovo capitolo di una storia che l’Italia affronta ormai da quindici anni.

A Cronache il segretario nazionale UGL Metalmeccanici fa il punto sulla vertenza dell’ex Ilva dopo la sentenza

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Acciaierie di Taranto, Spera: «A rischio 7.500 posti di lavoro»

l giorno dopo la sentenza della Corte d'Appello di Milano, che conferma lo stop dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto entro il 28 ottobre, il segretario nazionale UGL Metalmeccanici Antonio Spera fa il punto sulla vertenza: il tavolo dell'8 settembre a Palazzo Chigi, l'ipotesi di una nuova gara per lo stabilimento senza l'area a caldo, il possibile ingresso dello Stato in una futura compagine societaria e la richiesta sindacale di misure previdenziali dedicate ai lavoratori esposti all'amianto. Con quale spirito arriva l'UGL Metalmeccanici a questo esito, dopo mesi di mobilitazione? «Noi arriviamo con uno spirito sicuramente molto basso, perché ci aspettavamo che almeno ci fosse un rinvio, per cercare di trovare delle soluzioni che potessero mettere a posto la situazione. Purtroppo questo non è avvenuto, perché le sentenze comunque vanno rispettate. A questo punto dobbiamo iniziare a lavorare per capire quali condizioni mettere in campo per la salvaguardia della

produzione, ma soprattutto dei lavoratori». All'incontro dell'8 settembre a Palazzo Chigi, cosa avete ottenuto concretamente su quel tavolo, al di là della sospensione temporanea dei licenziamenti? «Oltre alla sospensione temporanea, c'è stato l'impegno da parte del Governo di riconvocare il tavolo non appena fosse uscita la sentenza, per pronunciarsi su cosa mettere in campo. Naturalmente adesso c'è bisogno di lavorare tutti insieme, perché sulla salvaguardia di produzione e lavoratori, in questo momento, non abbiamo uno scudo che ci permetta di garantire tutto. Bisogna lavorare con i vari ministeri preposti per creare le condizioni che diano garanzie». Sono emerse diverse manifestazioni di interesse per l'acquisto dello stabilimento. C'è oggi, secondo l'UGL Metalmeccanici, un candidato realmente in grado di presentare un piano industriale credibile in tempi compatibili con questa vertenza? «L'unica garanzia in questo

momento potrebbe essere soltanto lo Stato, perché oggi le manifestazioni di interesse arrivano tante, anche dalle varie cordate italiane, ma c'è un problema: senza l'area a caldo avremmo tra i 5.000 e i 7.500 esuberi, perché tutto quello che genera l'area a caldo di Taranto — sia i lavoratori diretti sia una parte dell'indotto — diventa complicato da gestire. Quindi bisogna bandire una nuova gara che non comprenda l'area a caldo e poi vedere realmente chi è disposto ad acquistare lo stabilimento in queste condizioni». La relazione tecnica di Rina fissa al 16 settembre l'avvio del raffreddamento irreversibile dell'altoforno 2. Che margine reale resta, tecnicamente, tra questa data e il 28 ottobre della sentenza? «Il Governo è stato chiaro, nell'incontro dell'8 settembre, nel dire che non avrebbe impugnato la decisione del Tribunale di Milano. Quindi le percentuali di un intervento sono bassissime, se non pari a zero. Non credo che il Governo possa, in questo momento, fare un

decreto legge che vada a sovrastare la decisione del Tribunale». Taranto rischia di diventare il caso simbolo di una crisi più ampia della siderurgia e della manifattura italiana, o resta a suo giudizio una vertenza a sé per dimensioni e caratteristiche? «Questa è una vertenza dell'acciaio, della siderurgia, non solo italiana ma europea. Parliamo dello stabilimento più grande d'Europa, in un momento in cui la richiesta di acciaio in Italia sta aumentando: senza uno stabilimento come quello di Taranto, saremmo costretti a continuare a importare acciaio da altri Paesi. Quello che si rischia è una desertificazione delle aziende del Tarantino, della Puglia, dell'intera economia del territorio, se si va nella direzione auspicata dal Tribunale di Milano — perché fare un nuovo piano con forni elettrici richiede anni, non si mette in piedi dalla sera alla mattina, e bisogna tenere conto anche dello smantellamento e della bonifica dall'amianto. Nell'immediato

_ Antonio Spera

credo che si debba iniziare a ragionare su un percorso di pre-pensionamento e su una legge sull'amianto che accompagni i lavoratori più vicini alla pensione, e poi costruire un piano industriale con aziende in grado di portare avanti la siderurgia e acquisire lo stabilimento di Taranto, con il Governo all'interno della compagine societaria. Anche nell'incontro dell'8 settembre, del resto, è emersa questa disponibilità: lo Stato pronto a entrare con una propria quota di partecipazione». VITO ERRICHETTI


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Resta stabile, secondo le previsioni, il giudizio dell’agenzia di rating. Si scommette sulla capacità del Governo di mantenere la rotta nei prossimi mesi

C’è fiducia nei conti pubblici, nonostante il debito italiano N

DI LUCIA SERINO

é bocciatura, né salto di classe. Si mantiene sostanzialmente stabile il giudizio di Fitch, l’agenzia internazionale di rating, sui conti pubblici italiani, secondo le previsioni (BBB+ e outlook stabile). Dal punto di vista dei mercati, almeno per ora, non cambia il quadro con cui gli investitori guardano ai nostri bilanci. L’Italia resta dunque nella fascia di affidabilità riconosciuta ai Paesi con una situazione finanziaria complessivamente solida, ma con alcune vulnerabilità importanti. La decisione arriva in un momento nel quale la stabilità dei conti pubblici italiani è diventata uno dei principali argomenti a favore del governo di Giorgia Meloni. Dopo anni nei quali il debito, il deficit e la difficoltà di tenere insieme crescita e finanza pubblica hanno rappresentato una fonte costante di preoccupazione per i mercati, l’esecutivo rivendica una gestione più prudente dei conti. Una valutazione che, anche prima del verdetto di Fitch, trovava riscontro nella relativa tranquillità con cui gli investitori stanno guardando al debito italiano. Ma la conferma del rating non equivale a un’assoluzione. Il problema principale rimane quello di sempre. L’Italia ha un debito pubblico molto elevato e una cresci-

ta economica troppo debole per ridurne rapidamente il peso. È proprio questo il limite che continua a distinguere il nostro Paese dagli altri ex grandi malati della zona euro. La fotografia internazionale è del resto cambiata. Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna hanno compiuto negli ultimi anni progressi importanti e i loro titoli di Stato non sono più considerati automaticamente più rischiosi rispetto a quelli dei grandi Paesi europei. Il Portogallo, proprio nei giorni scorsi, ha ricevuto da Fitch un ulteriore miglioramento del rating. L’Italia invece rimane indietro soprattutto per la dimensione del debito e per le difficoltà a far crescere in modo stabile l’economia. Il giudizio di Fitch arriva quindi anche come una sorta di pagella sulla capacità del governo di mantenere la rotta nei prossimi mesi. La legislatura si avvicina alla sua fase finale e il tema dei conti pubblici sarà inevitabilmente intrecciato con quello politico. La maggioranza può rivendicare la durata del governo e una maggiore continuità rispetto al passato, mentre l’opposizione continua a contestare la qualità della crescita e l’efficacia delle politiche economiche. La stabilità politica, in questo senso, ha avuto un peso non secondario. Reuters ha sottolineato nei giorni scorsi come proprio la con-

tinuità dell’Esecutivo abbia contribuito a rassicurare gli investitori sulla gestione delle finanze pubbliche. Ma la stessa analisi evidenzia anche il rovescio della medaglia e cioè che sul fronte delle riforme strutturali e della crescita, i risultati sono meno evidenti.Sarà la partita dei prossimi anni. Tenere sotto controllo il deficit è necessario, ma non sufficiente. L’Italia deve contemporaneamente finanziare il welfare, sostenere gli investimenti, affrontare i costi dell’invecchiamento della popolazione e trovare nuove occasioni di crescita. Tutto questo con un debito che lascia al governo meno margini di manovra rispetto a molti altri Paesi europei.

La conferma di Fitch non apre dunque una nuova fase. Per quella serviranno una crescita più robusta e una riduzione credibile del peso del debito. Anche la reazione dei mercati, almeno nella giornata che precede il verdetto, racconta un’Italia osservata con attenzione ma senza particolare allarme: lo spread tra Btp e Bund si muoveva intorno agli 86-87 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano era intorno al 4,36-4,38 per cento. La vera prova, quindi è quella che attende il governo nella prossima legge di bilancio e, soprattutto, quella che dovrà affrontare chi guiderà il Paese dopo le elezioni.


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L’Unione affronta inflazione e crisi economiche mentre cresce la distanza tra la forza normativa e la capacità di compiere scelte strategiche

L’Europa delle regole e delle decisioni mancate C’

DI GIANFRANCO BLASI

è qualcosa che non torna nel modo in cui l’Europa sta affrontando il proprio presente. E non riguarda soltanto i tassi della Banca Centrale Europea, l’inflazione o le politiche fiscali. Riguarda una questione molto più grande: la crescente distanza fra la quantità di regole che l’Unione riesce a produrre e la quantità di decisioni strategiche che invece non riesce ad assumere.L’Europa sembra diventata fortissima sulle cose piccole e drammaticamente debole sulle cose grandi.Regolamenti, direttive, vincoli, procedure, prescrizioni, parametri, controlli. Una macchina normativa che interviene spesso su ogni dettaglio della vita economica e produttiva, mentre sui grandi temi che stanno ridisegnando il mondo sembra procedere con una lentezza che rischia di diventare irrilevanza.La questione della politica monetaria della BCE è soltanto una delle manifestazioni di questa contraddizione.L’obiettivo della stabilità dei prezzi è sacrosanto. Nessuno può seriamente sostenere che l’inflazione non rappresenti un problema. Quando i prezzi crescono troppo, il reddito reale diminuisce, il potere d’acquisto delle famiglie si riduce e a pagare il prezzo più alto sono quasi sempre i ceti più fragili. L’inflazione è davvero una tassa occulta.Ma proprio perché la sta-

bilità monetaria è importante, occorre domandarsi se la risposta possa essere affidata quasi esclusivamente alla leva dei tassi e alla restrizione delle condizioni finanziarie.Tassi elevati significano credito più costoso per le imprese, investimenti rinviati, maggiore difficoltà per chi deve acquistare una casa, minore capacità di spesa per le famiglie. Significano, soprattutto, un costo del denaro che finisce per incidere sulla parte più concreta dell’economia: quella fatta di aziende, salari, consumi, investimenti e occupazione. È qui che nasce il problema politico.Perché un’Europa che pretende di essere una grande potenza economica non può limitarsi a controllare l’inflazione senza interrogarsi contemporaneamente sulle condizioni della crescita. Non può pensare che la competitività delle proprie imprese possa essere difesa attraverso una continua stratificazione di vincoli mentre il resto del mondo investe, produce, finanzia industrie strategiche e protegge i propri interessi. EUROPA, FORTE SULLE REGOLE DEBOLE SULLE SCELTE Gli Stati Uniti utilizzano la politica industriale come uno strumento di potenza. La Cina pianifica, investe e difende le proprie filiere strategiche. Le grandi economie asiatiche sostengono settori considerati decisivi per il futuro. L’Europa, invece, spesso discu-

te per anni sulla dimensione di un’etichetta, sulla composizione di una procedura o sull'ennesimo vincolo amministrativo.E mentre discutiamo, il mondo cambia. Questa è la vera contraddizione.Non si può chiedere alle imprese europee di competere globalmente e contemporaneamente sottoporle ad un sistema regolatorio sempre più complesso. Non si può invocare la transizione energetica senza garantire energia a costi competitivi. Non si può parlare di autonomia strategica mentre dipendiamo dall’esterno per materie prime, tecnologia, energia, componentistica e sicurezza. Non si può parlare di sovranità europea se poi, davanti alle grandi crisi geopolitiche, gli Stati membri tornano inevitabilmente

a muoversi secondo interessi nazionali spesso divergenti.E allora la domanda diventa inevitabile: che cosa sta facendo davvero l’Europa? Perché sulle grandi questioni economiche e geopolitiche continuiamo a vedere divisioni, compromessi al ribasso, veti incrociati e tempi decisionali incompatibili con la velocità del mondo. Sulle questioni minori, invece, l’Unione sembra trovare una straordinaria capacità di intervento.È una sproporzione che prima o poi presenta il conto. IL COSTO DEL DENARO E LA SFIDA DELLA CRESCITA Il problema non è soltanto economico. È democratico.Quando un cittadino vede aumentare il costo della vita, il costo di un mutuo, il peso delle tasse e degli adempimenti, e contemporaneamente ascolta Bruxelles parlare prevalentemente di nuovi vincoli e nuove procedure, può cominciare a percepire l’Europa non più come una grande costruzione politica alla quale affidare una parte del proprio futuro, ma come una struttura burocratica che impone sacrifici senza spiegare con sufficiente chiarezza quale sia il progetto finale.È questo il rischio più serio.Non l’euroscetticismo in sé. Non la critica all’Unione. La perdita di fiducia nell’idea europea.Perché l’Europa non è soltanto una moneta, un mercato comune o un insieme di regolamenti. È stata, nella sua origine politica più alta, una promessa di pace, di sviluppo, di libertà e di forza comune. Una promessa che aveva senso proprio perché gli Stati europei, insieme, potevano fare ciò che separatamente non sarebbero più stati in grado di fare. Oggi quella promessa rischia di apparire rovesciata.Gli Stati non sembrano più abbastanza forti separatamente e l’Unione non sembra ancora abbastanza forte insieme.È una condizione pericolosa.


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www.lecronache.info LA CRISI DI FIDUCIA NEL PROGETTO EUROPEO La crescita dei movimenti nazionalisti in molti Paesi europei non dovrebbe essere liquidata semplicemente come una deriva populista. Sarebbe un errore. In democrazia, quando un sentimento si diffonde, occorre interrogarsi sulle ragioni che lo alimentano. E una parte di quel sentimento nasce probabilmente proprio dalla percezione di una distanza crescente fra istituzioni europee e cittadini. Anche i referendum negativi che nel corso della storia dell’integrazione europea hanno accompagnato alcune delle sue fasi più delicate avrebbero dovuto insegnare qualcosa. Non basta dire ai cittadini che l’Europa è necessaria. Occorre costruire un’Europa che essi percepiscano come necessaria.La differenza non è semantica. È politica.Se l’Unione europea appare capace di disciplinare ma non di proteggere, di vietare ma non di costruire, di prescrivere ma non di investire, prima o poi il consenso si logora.E qui torniamo alla BCE.Christine Lagarde non è naturalmente responsabile di tutti i problemi dell’Europa. La BCE ha un mandato preciso e non può trasformarsi in un governo economico dell’Unione. Anche se Draghi, proprio da quella postazione, utilizzo la leva monetaria con finalità politiche e espansive. Ma è proprio questa differenza di visione che mette in evidenza un altro problema strutturale: una politica monetaria centralizzata convive

con politiche fiscali ancora largamente nazionali e con una politica industriale europea che procede fra mille difficoltà.La moneta è una. Le politiche economiche restano in gran parte divise.È questa un'altra delle grandi anomalie dell’euro. UNA POLITICA ECONOMICA PER TORNARE A CONTARE La BCE può intervenire sul costo del denaro, ma non può decidere quale industria europea sostenere, dove costruire una nuova filiera produttiva, come finanziare la ricerca, come ridurre il costo dell’energia o come accompagnare un grande piano europeo per la competitività.Per fare questo servirebbe una politica economica comune. E soprattutto servirebbe una volontà politica comune. Il precedente di NextGenerationEU dimostra che, quando una crisi obbliga l’Europa a pensare in grande, qualcosa di diverso è possibile. Il debito comune non è più un tabù assoluto. L’Unione ha dimostrato di poter utilizzare strumenti straordinari quando la situazione lo impone.Perché allora non utilizzare quella stessa capacità per costruire una vera politica europea dello sviluppo?Perché non finanziare con strumenti comuni le infrastrutture strategiche, la ricerca, l’energia, la difesa, le tecnologie avanzate, l’intelligenza artificiale, le grandi reti industriali?Perché non cominciare finalmente a considerare la competitività europea una questione di sicurezza nazionale?Il mondo che abbiamo

davanti non è quello nel quale è nata l’Unione europea. È un mondo nel quale economia, tecnologia, energia, commercio e geopolitica sono ormai una cosa sola.Le grandi potenze non separano più la politica economica dalla politica estera. Non separano l’industria dalla sicurezza. Non separano la tecnologia dalla sovranità.L’Europa continua troppo spesso a farlo.E questa potrebbe essere la sua più grande debolezza.Non serve meno Europa. Serve un’Europa diversa. Un’Europa capace di intervenire dove conta davvero e di smettere di confondere la propria forza con la propria capacità regolatoria. Perché un continente che stabilisce la curvatura delle banane ma non riesce a stabilire una politica energetica comune, che disciplina minuziosamente le proprie

imprese ma non riesce a difenderne la competitività, che discute di austerità mentre altre potenze finanziano la propria crescita, rischia di perdere non soltanto la partita economica.Rischia di perdere il senso stesso della propria funzione storica.E allora la domanda, alla fine, è semplice e terribilmente attuale.Vogliamo un’Europa che ci dica sempre più spesso che cosa non possiamo fare oppure un’Europa capace finalmente di dirci che cosa possiamo costruire insieme? Perché la prima può sopravvivere ancora a lungo come apparato. La seconda, invece, avrebbe bisogno di tornare ad essere una grande idea politica.E forse siamo già arrivati al punto nel quale non basta più amministrare l’Europa.Bisogna tornare a immaginarla.


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SABAT TO 12 SET TTEMBRE 2026 CARTOON WORLD STA ADIUM VOX LIBRI SERIE CRONACHE TA ANTE MANI IN CUCINA FILM CARTONE CARTOON WORLD I TESORI DELL’ETNA NEWS WORK IN PROGRESS CINE CRONACHE CRONA CHI? CRONA-CHI? SOCIAL LOPER NEWS DELLA NOTTE

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DOMENICA 13 SETTEMBRE 2026 07:00 09:00 10:00 12:00 12:30 14:00 15:30 17:00 18:00 20:00 21:00 22:30 00:00 02:00

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Cronache Lucane Nel decreto Meloni nessun commissariamento della Basilicata per le estrazioni ma le opposizioni montano la polemica

Petrolio, non hanno capito nulla Il Decreto Legge semplicemente fissa un termine perentorio a tutte le Regioni per rispondere, qualora questo termine venga violato il Governo nomina un commissario ad Acta per farlo

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DI MASSIMO DELLAPENNA

o abbiamo detto già altre volte, lo ripetiamo: la Legge si chiama così perché si legge. Vale per le Leggi e vale anche per i Decreti aventi forza di Legge come, appunto, i Decreti Legge. Le opposizioni in Basilicata tendono a parlare delle leggi senza leggerle. Sta accadendo per il decreto legge sul caro energia varato ieri dal Governo Meloni. A suonare la carica l’intera opposizione politica composta da Bcc, PD, M5S ed affini e la sempre presente CGIL. Tutti dicono apertamente che la Meloni commissaria Bardi sulla gestione della risorsa petrolifera. Lo dicono con la sicumera di chi non ha nessuna idea di cosa parla ma prova a dirlo con assoluta fermezza in modo da apparire convincente. IL TESTO DELLA LEGGE Consigliamo a Lacorazza, Chiorazzo ed altri di prendere un motore di ricerca (noi abbiamo usato Google) digitare “decreto carburanti Meloni 10 settembre 2026” e, come per ma-

gia, apparirà il testo del decreto. Può leggerlo anche un non esperto di diritto. È scritto in maniera semplice. Noi proviamo a riprodurlo e a spiegarlo. La speranza è che quello che non hanno trovato su google possano provare a trovarlo da noi. “Nei casi di procedimenti amministrativi per lo svolgimento di attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi su terraferma, ivi inclusi quelli relativi alla perforazione di pozzi, al rilascio, alla proroga o alla modificazione di permessi di ricerca e di concessioni di coltivazione di idrocarburi, qualora la regione interessata, entro il termine di 45 giorni dalla ricezione dalla documentazione a corredo dell'istanza, non si sia espressa sull'intesa, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, assegna alla regione medesima un termine non superiore a sessanta giorni per provvedere.” “Entro il termine assegnato (…) il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica

promuove un'apposita interlocuzione con la regione interessata al fine di acquisire le ragioni del ritardo e ogni elemento utile affinché la regione medesima si esprima sull'intesa. L'interlocuzione non sospende il decorso del termine assegnato ai sensi del primo periodo del comma.” “Qualora la regione non si esprima entro il termine assegnato ai sensi del comma 1 e l'inerzia risulti idonea a compromettere il tempestivo svolgimento di attività di interesse strategico nazionale concernenti la sicurezza energetica, la continuità degli approvvigionamenti energetici o la tutela dell'unità economica della Repubblica, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentita la regione interessata e nel rispetto del principio di leale collaborazione, nomina un commissario ad acta al quale è attribuito il potere di rendere, in sostituzione della regione interessata, l'intesa, assegnando il termine entro il quale provvedere. Alla riunione del Consiglio dei ministri partecipa il Presidente della regione inte-

ressata. Il commissario ad acta, nello svolgimento delle attività propedeutiche all'adozione dell'atto sostitutivo, assicura forme adeguate di pubblicità e informazione dei territori e dei comuni interessati in ordine ai profili tecnici, socioeconomici e alle tutele ambientali del progetto.” PROVIAMO A SPIEGARE Il Decreto, in sostanza, non dice che se la Regione non rilascia il permesso viene commissariata. Dice una cosa veramente differente non solo nella forma ma anche nella sostanza. Non era difficile da comprendere, le opposizioni non hanno avuto la voglia di leggerlo o stanno cercando di soffiare sulla paura. La Legge dice che se una Regione non si sia espressa sull’intesa viene sollecitata ad esprimersi, se ancora non lo fa il Governo, sentita la Regione nomina un commissario ad Acta per esprimersi sull’intesa. Nessuno viene obbligato a dire si. Tutti vengono obbligati a pronunciarsi nei termini. Tutte le Regioni sono obbligate a non rimanere inerti rispetto alle richieste di nuove estra-

zioni. Tutte le Regioni devono dire in tempi rapidi se sono favorevoli o se hanno un qualche motivo per non essere favorevoli. Non viene obbligato il Si, viene punita l’inerzia. Il titolo V della Costituzione non viene modificato, semplicemente vengono obbligate le Regioni a non lasciare le risposte nel cassetto. I PROFESSIONISTI DELLA PAURA E DEL NO In politica la credibilità è tutto. La sinistra con questa polemica nutrita sul nulla dimostra di non essere credibile. Come abbiamo detto altre volte, è esistito il tempo in cui la sinistra in Basilicata era rappresentata da gente che aveva la cultura di governo e la capacità di leggere e studiare senza inseguire gli umori della folla dando notizie destituite di fondamento. Bardi non è stato commissariato nella gestione petrolifera. La Regione Basilicata non è stata espropriata dalle sue competenze. Molto semplicemente nessuna Regione potrà far morire in un cassetto le richieste coprendo con l’inerzia una inettitudine alla decisione.


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L’ex senatore ribadisce «piena condivisione alla Premier Meloni per la scelta di accelerare i procedimenti relativi alla ricerca degli idrocarburi»

Petrolio, Digilio: «Il commissario può sbloccare le risorse della Regione»

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iena condivisione alla Premier Giorgia Meloni e al Governo per la scelta di accelerare i procedimenti relativi alla prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi attraverso una procedura che prevede, in caso di inerzia, anche la nomina di un commissario ad acta». Lo afferma Egidio Digilio, già senatore, commentando il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri che introduce una procedura più rapida per gli interventi considerati strategici per la sicurezza energetica nazionale. «La strada individuata dal Governo – sottolinea Digilio – è chiara: evitare che i tempi delle amministrazioni re-

gionali possano trasformarsi in un ostacolo indefinito alla realizzazione di interventi strategici per il Paese. In caso di mancata espressione dell’intesa richiesta alla Regione, viene previsto un ulteriore termine per provvedere, accompagnato da una specifica interlocuzione istituzionale. Se anche dopo questo passaggio dovesse persistere l’inerzia, il Consiglio dei ministri potrà nominare un commissario ad acta, esercitando i poteri sostitutivi previsti dall’articolo 120, secondo comma, della Costituzione». Per la Basilicata, secondo Digilio, «non si tratta affatto di un dettaglio tecnico o di una semplice modifica procedurale». «La Ba-

silicata – aggiunge Digilio – ha davanti una grande opportunità. Per troppo tempo l’attività estrattiva è stata frenata da procedure, veti, ritardi e da una sovrapposizione di competenze che hanno finito per rallentare investimenti e nuove attività. Se il Governo ha deciso di intervenire per superare queste situazioni di stallo, è un fatto che non può che essere accolto positivamente». Da qui l’auspicio rivolto direttamente al presidente della Regione. «Mi auguro – afferma Digilio – che possa essere proprio il presidente Bardi a essere individuato come commissario, qualora ve ne siano le condizioni, in modo da avere finalmente le mani libere e po-

ter superare i tanti laccioli che negli anni hanno impedito di dare continuità e certezza all’attività estrattiva».

Il csx lucano: «Bardi venga subito in Aula e valuti l’impugnazione del decreto» «SÌ ALLA TUTELA DELL’AMBIENTE E ALLE ENERGIE PULITE»

Petrolio, il Governo apre alla Petrolio, dal PD di Policoro: sostituzione delle Regioni «La Basilicata ha già dato»

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opo le dichiarazioni di Meloni avevamo già chiesto un Consiglio regionale straordinario. Il nuovo decreto rende ancora più urgente sapere cosa il Presidente della Regione sapeva, quale posizione intenda assumere e se siano state lese le prerogative costituzionali della Basilicata». Lo dichiara, in una nota, il Centrosinistra lucano che aggiunge: «Le preoccupazioni che avevamo espresso dopo le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla volontà di incrementare la produzione nazionale di petrolio e sul ruolo che, in questa prospettiva, dovrebbe avere la Basilicata oggi assumono un rilievo ancora maggiore. Proprio a seguito di quelle dichiarazioni, noi consiglieri regionali di centrosinistra avevamo formalmente richiesto la convocazione di un Consiglio re-

gionale straordinario, chiedendo al Presidente Bardi di venire in Aula per chiarire se fosse stato preventivamente informato degli orientamenti del Governo nazionale, se li condividesse e quale posizione intendesse assumere di fronte alla prospettiva di un incremento delle attività di ricerca e di estrazione petrolifera sul territorio lucano. Il decreto-legge pubblicato il 10 settembre in Gazzetta Ufficiale rende quella richiesta ancora più urgente». «L’articolo 2 interviene infatti sui procedimenti riguardanti la prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi sulla terraferma, comprese la perforazione di pozzi e il rilascio, la proroga o la modifica dei permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione. E introduce un meccanismo attraverso il quale, in caso di mancata espressione dell’intesa regionale

entro i termini previsti e al ricorrere delle ulteriori condizioni stabilite dalla norma, il Consiglio dei ministri può arrivare alla nomina di un commissario ad acta chiamato a esprimere l’intesa in sostituzione della Regione. Non sosteniamo che la Basilicata sia stata commissariata né che con questo decreto siano state già autorizzate nuove trivellazioni. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ridurre la questione a una semplice modifica procedurale». «Chiediamo innanzitutto al Presidente Bardi di dire ai lucani se la Regione Basilicata sia stata informata preventivamente dell’iniziativa del Governo, se abbia avuto interlocuzioni con Palazzo Chigi o con i Ministeri competenti e quale posizione abbia espresso. Ma chiediamo soprattutto che venga fatta immediatamente chiarezza sui procedimenti che riguardano il nostro territorio: quali istanze di prospezione, ricerca, perforazione o coltivazione siano attualmente pendenti in Basilicata, a quale fase siano giunte, quali richiedano l’intesa regionale e quali possano concretamente rientrare nell’ambito di applicazione delle nuove disposizioni», concludono i consiglieri regionali del Centrosinistra.

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a decisione del Governo Meloni di prevedere la possibilità di nominare un commissario per la gestione delle attività petrolifere in Basilicata rappresenta un atto gravissimo. Dietro la retorica dell'efficienza e dell'interesse nazionale si nasconde una scelta politica molto chiara: aggirare il confronto con i territori e accelerare nuove estrazioni, nuovi pozzi e nuove trivellazioni». Così, in una nota, il PD di Policoro, che aggiunge: «Si tratterebbe di un vero e proprio commissariamento della Basilicata, di un esproprio del diritto dei lucani a decidere sul proprio futuro. Ancora una volta Roma pretenderebbe di decidere sulle nostre teste, senza coinvolgere le comunità, i Comuni, le associazioni e i cittadini che quotidianamente vivono e difendono questo territorio». «Dopo oltre trent'anni di estrazioni petrolifere, la Basilicata ha già dato. Ha contribuito in modo significativo alla sicurezza energetica del Paese, sopportando costi ambientali e sociali che nessun altro territorio ha sostenuto nella stessa misura. Pensare oggi di aumentare ulteriormente le attività estrattive significa condannare la nostra regione a un futuro di maggiore pressione ambientale, maggior consumo di suolo e maggior rischio di inquinamento. Quanto accaduto nei giorni scorsi a Policoro dovrebbe insegnarci una lezione diversa. Di fronte agli effetti sempre più evidenti della crisi climatica e degli eventi estremi, servono scelte coraggiose per cambiare i nostri modelli di consumo e di sviluppo, investendo nella sostenibilità, nell'innovazione e nella tutela delle risorse naturali. Invece il Governo Meloni sceglie la strada opposta: più petrolio, più trivelle, più dipendenza dalle fonti fossili».


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Il ricordo di Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali Lucani: «Non ho mai avuto stima dell’agire di Emma Bonino»

«È stata donna troppo attaccata al potere»

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DI MAURIZIO BOLOGNETTI*

manamente mi dispiace per Emma Bonino, ma non posso dire oggi quel che non ho mai detto ieri. Intanto, un necessario chiarimento: Marco Pannella non la volle in Via della Panetteria negli ultimi giorni della sua vita e credo che questo già racconti molto. Non ho mai avuto stima dell'agire di Emma, che per me è stata donna troppo attaccata al potere, lontana anni luce dalla politica e dall'agire politico di Marco Pannella. Una radicale all'italiana. Il mio non è un giudizio da tg apo-

logetico, ma il giudizio di chi ha ricoperto cariche dirigenziali in seno a tutti i soggetti politici dell'area radicale. Il giudizio di chi quasi sempre, nelle riunioni di partito e dei soggetti politici dell'area radicale, non concordava con Emma. Questo dicevo ieri e questo ribadisco oggi. Per il resto mi affido all’archivio audio-video di Radio Radicale, che a quanto pare hanno dimenticato in molti. L’ipocrisia di queste ore rende l’aria irrespirabile. In ogni caso riposi in pace. *SEGRETARIO DEI RADICALI LUCANI

SI È SPENTA A ROMA A 78 ANNI. ANNUNCIATI I FUNERALI DI STATO. IL RICORDO DI ROBERTO SPERANZA: «GRAZIE EMMA»

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Addio a Emma Bonino, «grandissima combattente»

morta ieri, all’età di 78 anni, Emma Bonino. La storica esponente di +Europa si è spenta a Roma dopo il recente aggravarsi delle sue condizioni di salute e un ricovero per una crisi respiratoria. Alla notizia della scomparsa sono arrivati messaggi di cordoglio da tutto il mondo politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che saranno celebrati i funerali di Stato, riconoscendo così il ruolo avuto da Bonino nella storia della Repubblica.

Tra i tanti messaggi di cordoglio quello di Roberto Speranza, il lucano ex ministro della Salute che sul suo profilo social, la ricorda così: «Oggi se ne va una grandissima combattente.Non dimenticheremo mai le tue battaglie a difesa dei diritti negati in Italia e in ogni angolo del pianeta.Grazie Emma.» Parole che sintetizzano una parte essenziale dell’eredità lasciata da Emma Bonino: la capacità di trasformare le proprie battaglie personali in campagne politiche e civili capaci di cambiare il Paese.


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Il senatore di Fdi richiama il tasso di occupazione al 63,2 per cento, l’aumento delle retribuzioni e il calo degli espatri

Lavoro e salari, Rosa esalta i dati «Smentita la sinistra sul declino» POTENZA. Occupazione ai massimi degli ultimi vent’anni, disoccupazione in calo, retribuzioni contrattuali in crescita e più rapporti di lavoro stabili. Sono i dati richiamati dal senatore lucano di Fratelli d’Italia Gianni Rosa per sostenere che l’Italia abbia cambiato passo durante il governo guidato da Giorgia Meloni e contestare le critiche delle opposizioni sulle politiche economiche e occupazionali. Rosa parte dalla mobilità dei cittadini italiani. Secondo le statistiche dell’Istat citate dal parlamentare, nel 2025 gli espatri sono scesi a 109mila, contro i 141mila dell’anno precedente, con una riduzione del 22,7 per cento. Nello stesso periodo i rimpatri sono stati circa 56mila. In base a questi numeri, per ogni cento italiani trasferiti all’estero più di cinquanta sarebbero rientrati nel Paese. A questo quadro si aggiungono gli indicatori sul mercato del lavoro. Nell’estate del 2026, evidenzia Rosa richiamando i dati pubblicati da ItaliaOggi, il tasso di occupazione ha raggiunto il 63,2 per cento, risultato più alto dell’ultimo ventennio, mentre la disoccupazione

è scesa al 5,8 per cento. L’occupazione femminile si è attestata al 53,3 per cento. Il senatore pone l’accento anche sulle retribuzioni contrattuali, aumentate dell’11,5 per cento dall’inizio della legislatura, e sulla composizione dell’occupazione. A luglio 2026 si contavano 303mi-

la dipendenti permanenti e 85mila lavoratori autonomi in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nello stesso arco temporale, i dipendenti a termine sarebbero diminuiti di 82mila unità. «Questi numeri raccontano un Paese che cambia passo», sostiene Rosa. La maggiore diffusione dei

contratti stabili viene interpretata dal parlamentare come un segnale di fiducia delle imprese e della volontà di trattenere personale formato, soprattutto nei settori nei quali cresce la richiesta di manodopera qualificata. Anche l’aumento dei rimpatri dimostrerebbe, secondo il senatore, che l’Italia offre oggi maggiori opportunità di occupazione, stabilità e tutela. «Non solo si arresta la fuga dei cervelli, l’Italia torna anche a creare lavoro stabile e a crescere sui salari. Sono numeri, non slogan», afferma l’esponente di Fdi. Rosa attribuisce una parte dei risultati alle riforme approvate dall’esecutivo, a partire dal superamento del Reddito di cittadinanza e dall’introduzione dell’Assegno di inclusione e del Supporto per la formazione e il lavoro. Secondo il parlamentare, i nuovi strumenti consentirebbero di concentrare gli interventi sulle persone in condizioni di fragilità e, contemporaneamente, di rafforzare le politiche di formazione e reinserimento. Nel bilancio viene inserito anche il decreto sul Salario giusto, che mira a estendere i trattamenti economici minimi stabiliti dai contratti colletti-

vi sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Per Rosa, questa impostazione permetterebbe di contrastare il dumping contrattuale senza limitare il pluralismo sindacale. Il senatore collega inoltre l’andamento dell’occupazione e delle retribuzioni al recupero di credibilità dell’Italia nelle istituzioni europee e nelle relazioni internazionali. «Abbiamo recuperato credibilità in Europa e nel mondo, l’occupazione e i salari sono aumentati e i giovani scelgono di rientrare in Italia», dichiara. Una lettura che il rappresentante di Fratelli d’Italia contrappone alla narrazione delle forze di centrosinistra sul presunto fallimento delle politiche del governo. Rosa ritiene che i risultati siano stati ottenuti nonostante un contesto internazionale segnato da forti tensioni geopolitiche e sostiene che proprio la possibilità di consolidarli preoccupi l’opposizione. «Quella segnata è la strada giusta. Con Giorgia Meloni, l’Italia ha fatto bene e continuerà a fare ancora meglio», conclude il senatore, rivendicando le scelte compiute dall’esecutivo negli ultimi quattro anni.

Nei primi sei mesi del 2026 vendite all’estero in aumento del 29,5%. Bardi: «Ora Stellantis faccia chiarezza sul futuro di Melfi»

«Export lucano da record, l’auto traina la ripresa» POTENZA. Nel primo semestre del 2026 l’export lucano ha registrato il miglior risultato in termini di crescita percentuale tra tutte le regioni italiane, mettendo a segno un aumento del 29,5%. L’export totale è tornato a sfiorare il miliardo di euro, toccando quota 979 milioni rispetto ai 756 milioni dello stesso periodo del 2025. Un ruolo decisivo è stato giocato dal comparto auto: con 589 milioni di euro, il settore rappresenta il 60,2% dell’intero commercio estero della regione, in aumento rispetto al 41,4% registrato nei primi sei mesi del 2025. Il presidente della Regione, Vito Bardi, ha commentato positivamente questo segnale di ripresa del comparto automobilistico, sottolineando come sia il

frutto del costante impegno profuso dalle istituzioni regionali e dal governo nazionale sul dossier Stellantis. In tale contesto si inserisce la recente misura promossa dal ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), guidato dal ministro Adolfo Urso, che mette a disposizione 300 milioni di euro destinati ai minicontratti di sviluppo per la filiera dell’automotive. «Accogliamo con apprezzamento questa misura fondamentale, rafforzata dalla scelta strategica di riservare il 40% delle risorse complessive alle regioni del Mezzogiorno, tra cui la Basilicata», ha detto Bardi. In una fase di profonda trasformazione e di complessa transizione ecologica e tecnologica, spie-

ga il presidente, queste risorse offrono una risposta concreta per sostenere l’innovazione, la riconversione e la formazione delle imprese lucane. Bardi ha ricordato l’importanza dello stabilimento Stellantis di Melfi e dell’intero indotto della componentistica e della logistica, ribadendo la determinazione della Regione a far sì che queste opportunità finanziarie si traducano in progetti industriali solidi. Il presidente ha invitato Stellantis a fare la sua parte nel garantire la massima chiarezza sui piani produttivi futuri e nel rilanciare la centralità del sito lucano, confermando l’impegno della Regione al fianco dei lavoratori, delle organizzazioni sindacali e del governo centrale.


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La nuova programmazione regionale rafforza i collegamenti interni e le connessioni con la rete nazionale. Pepe: «Più opportunità per muoversi»

Treni, la Basilicata amplia i collegamenti Riapre la Potenza-Melfi e il Magna Grecia

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al 13 settembre torna il servizio sulla PotenzaMelfi, cresce l’offerta sulla direttrice per Salerno e riparte il Magna Grecia sulla costa jonica. La nuova programmazione ferroviaria regionale, in vigore dal 13 e 14 settembre, punta a rafforzare sia i collegamenti interni alla Basilicata sia le connessioni con la rete nazionale. La nuova offerta è stata presentata ieri mattina nella sede della Direzione Infrastrutture della Regione Basilicata, a Potenza, dal vicepresidente e assessore alle Infrastrutture e ai Trasporti, Pasquale Pepe, dal direttore generale Nino Altomonte e dal direttore regionale Trenitalia Puglia e Basilicata, Antonio Tresca. POTENZA-MELFI, TORNA IL TRENO Dal 13 settembre sarà ripristinata la circolazione sulla PotenzaMelfi, interrotta per consentire gli interventi collegati all’abbattimento del viadotto Tiera, di competenza della Provincia di Potenza. RFI ha concluso i lavori secondo il cronoprogramma, con un investimento di 1,2 milioni di euro stanziati dal Governo centrale a seguito delle interlocuzioni con la Regione Basilicata.Sulla tratta torneranno a circolare nove coppie di treni, per complessivi 18 collegamenti dal lunedì al sabato e dieci nei giorni festivi, effettuati con convogli Minuetto e Swing. La riapertura restituisce il collegamento ferroviario tra Potenza e Melfi dopo oltre un anno di interruzione. La prosecuzione verso Foggia resta invece affidata all’interscambio su gomma, a causa del cedimento della galleria Capraia 2 avvenuto nei primi mesi del 2025. POTENZA-SALERNO, PIÙ CORSE E COINCIDENZE Dal 14 settembre aumenta anche l’offerta sulla Potenza-Salerno, che passa da 16 a 18 corse giornaliere. I due collegamenti aggiuntivi riguardano la tratta Potenza-Bella Muro e servono Picerno, Franciosa, Baragiano e Bella-Muro, ampliando le possibilità di spostamento dei pendolari verso il capoluogo.La nuova programmazione prevede una corsa mattutina da Potenza alle 6.05, con arrivo a Bella-Muro alle 6.43, e una serale da Bella-Muro alle 21.50, con arrivo a Potenza alle 22.34. È stata inoltre rimodulata una coppia di regionali già esistenti, con una corsa da Bella-Muro alle 7 e arrivo a Potenza alle 7.49 e una serale dal capoluogo alle 21, con arrivo a Bella-Muro alle 21.35 e prosecuzione verso Salerno in bus.I nuo-

vi servizi, attivi dal lunedì al sabato, sono stati calibrati sui livelli di utilizzo registrati e determineranno un incremento della produzione di circa 8.500 chilometri aggiuntivi fino al 31 dicembre 2026 rispetto al programma attuale.Per rafforzare l’interscambio con la rete ferroviaria nazionale sarà inoltre istituito un servizio in minibus con partenza dalla stazione di Bella-Muro alle 21.45, in coincidenza con l’arrivo del regionale da Potenza Centrale. L’obiettivo è garantire una coincidenza utile con l’Intercity Notte in partenza da Salerno alle 23.30.La rimodulazione della Potenza-Salerno migliora anche le connessioni con i collegamenti nazionali. Una coppia di treni viene riposizionata nella fascia pomeridiana e serale, mentre il bus in partenza da Salerno viene posticipato alle 22, consentendo una nuova coincidenza con l’Alta Velocità proveniente da Roma e Venezia. La soluzione resterà in vigore fino al cambio dell’orario nazionale del 13 dicembre.Sulle direttrici elettrificate vengono utilizzati i treni Pop acquistati per il servizio regionale. Tutti gli otto convogli sono in esercizio: sei vengono impiegati quotidianamente, mentre due restano disponibili a rotazione per manutenzione, pulizia e scorta tecnica. PEPE: «PIÙ OPPORTUNITÀ PER MUOVERSI» «Investiamo sulla mobilità ferroviaria lucana – ha dichiarato Pepe – intervenendo sui collegamenti interni e sulle relazioni verso le regioni vicine. Torna il treno tra Potenza e Melfi, aumentano le possibilità di spostamento per i centri lungo la direttrice per Salerno e si rimette in marcia il Magna Grecia, sulla costa jonica. Vogliamo rendere più semplice muoversi in Basilicata e collegare meglio la nostra regione alla rete nazionale».Dal 13 settembre e fino al 13 dicembre riparte infatti anche il Magna Grecia, con tre coppie di treni tra Calabria e Taranto, una delle quali con origine a Cosenza, effettuate interamente con convogli elettrici Pop. In Basilicata saranno servite Metaponto, Scanzano Jonico, Policoro-Tursi e Nova Siri, creando una nuova relazione ferroviaria lungo la costa jonica tra Calabria, Basilicata e Puglia e nuove possibilità di prosecuzione verso la rete nazionale attraverso Sibari e Taranto. TATARANNO: «UN SERVIZIO PER PENDOLARI E STUDENTI» Sulla ripartenza del servizio è in-

tervenuto il consigliere regionale Domenico Raffaele Tataranno, che ha espresso soddisfazione per le ricadute attese soprattutto su pendolari e studenti della fascia metapontina, oltre che sui turisti che scelgono il treno.«Dal prossimo 13 settembre, per tre mesi il treno Magna Grecia andrà a colmare l’ormai cronico gap nel trasporto pubblico su rotaia per la fascia jonica lucana – ha sottolineato Tataranno –. Servirà anche a ridare vita alle nostre stazioni ferroviarie, da tempo un po' abbandonate».Il consigliere ha quindi ringraziato l’assessore Pe-

_ Alcuni momenti dell’incontro

pe «per aver voluto dare seguito a questo progetto, seguendone la sperimentazione e gli effetti positivi sull’utenza lucana e non solo».«Stiamo lavorando perché il treno sia sempre più una possibilità reale nella vita quotidiana dei lucani – ha concluso Pepe –. Significa guardare ai collegamenti con le grandi città, ma anche agli spostamenti tra i nostri territori. La qualità di una rete di trasporto si misura sulla capacità di avvicinare luoghi e persone. Ogni servizio in più deve servire a rendere la Basilicata più accessibile e meno distante».

(Foto di Mattiacci)


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L’ORDINE PROVINCIALE SOLLECITA LA REGIONE: «FONDO ROTATIVO PER LA PROGETTAZIONE E REVISIONE DEL LIMITE IMPOSTO ALLE SPESE TECNICHE»

Rigenerazione urbana, gli ingegneri di Potenza alzano la voce

POTENZA. Un fondo rotativo per sostenere la progettazione dei Comuni e il superamento del limite del 12 per cento previsto per le spese tecniche. Sono le richieste rivolte alla Regione Basilicata dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Potenza in relazione alla manifestazione di interesse per i Progetti integrati di rigenerazione urbana. La posizione è stata illustrata durante la sessione tecnico-formativa ospitata il 10 settembre nella sala conferenze del Polo bibliotecario di Potenza. Il presidente dell’Ordine Michele Lapenna ha evidenziato le potenzialità della misura, che mette a

disposizione oltre 47 milioni di euro provenienti dal Fondo per lo sviluppo e la coesione 20212027 e rappresenta un’opportunità soprattutto per i piccoli Comuni lucani. «La rigenerazione urbana è una leva strategica per contrastare lo spopolamento – ha dichiarato Lapenna – ma senza progettazione di qualità si rischia di disperdere risorse preziose». Molti enti locali, infatti, non dispongono di strutture tecniche adeguate per predisporre gli interventi. Da qui la proposta di istituire uno strumento finanziario dedicato, capace di anticipare o coprire i costi necessa-

ri alla progettazione. L’Ordine contesta anche il tetto del 12 per cento fissato per progettazione, direzione dei lavori e sicurezza, ritenendolo incompatibile con la normativa vigente e insufficiente ad assicurare prestazioni adeguate. «È un tema da affrontare subito, in Basilicata e nei tavoli nazionali», ha sottolineato il presidente. Gli ingegneri potentini hanno infine confermato la disponibilità a collaborare con la Regione, i Comuni e gli altri Ordini professionali per migliorare gli strumenti attuativi. L’obiettivo è favorire interventi coerenti e cantierabili, evitando che diffi-

coltà tecniche e carenza di progettazione impediscano ai piccoli centri di utilizzare pienamente le risorse disponibili e di produrre benefici concreti per le comunità.

La presidente Mary William lancia l’appello alla politica regionale: «Competenze indispensabili per sicurezza e pianificazione»

Concorso Ripam, geologi esclusi: l’Ordine lucano chiede la rettifica

POTENZA. Rivedere i requisiti del concorso Ripam e ammettere anche i laureati in Scienze geologiche. È la richiesta rivolta alla politica e alle istituzioni lucane da Mary William, presidente dell’Ordine dei Geologi della Basilicata, durante il seminario tecnico-formativo sulla rigenerazione urbana tenuto a Potenza. La procedura nazionale prevede l’assunzione a tempo indeterminato di 882 specialisti tecnici destinati alle amministrazioni territoriali di diverse regioni del Mezzogiorno, compresa la Basilicata. Il bando, pubblicato il 24 agosto sul portale Inpa, attribuisce al profilo attività di supporto alla proget-

tazione, esecuzione di opere pubbliche, pianificazione urbanistica, tutela ambientale e gestione del territorio. Le prove comprendono materie come rischio idrogeologico e sismico, valutazione ambientale e manutenzione delle infrastrutture. Tra i titoli di accesso, tuttavia, non figurano le lauree L-34 in Scienze geologiche e LM-

74 in Scienze e tecnologie geologiche. Un’esclusione che l’Ordine considera incoerente con le conoscenze richieste. «Non possiamo parlare di pianificazione territoriale, dissesto idrogeologico, rischio sismico e prevenzione escludendo proprio la figura professionale che possiede una formazione scientifica specifica su questi temi», sostiene

William. La richiesta di riesame è già stata avanzata a livello nazionale, ma la presidente invita Regione, parlamentari lucani e amministratori locali a sostenerla. L’istanza non rivendica competenze esclusive, ma punta a garantire un approccio multidisciplinare. «La Basilicata ha bisogno di geologi nelle proprie strutture tecniche, così come ha bisogno di ingegneri, architetti, agronomi e geometri», osserva la presidente, ricordando la fragilità geologica e sismica del territorio regionale. Il concorso si lega così al tema della rigenerazione urbana. Intervenire su edifici, infrastrutture e inse-

diamenti, spiega William, richiede la conoscenza del suolo, del sottosuolo e delle condizioni di pericolosità. «Prima di trasformare un territorio bisogna conoscerlo», ribadisce. L’appello riguarda anche i giovani laureati, ai quali dovrebbe essere consentito di mettere le proprie conoscenze al servizio della pubblica amministrazione. «Non chiediamo esclusività. Chiediamo inclusione, competenza e multidisciplinarità», conclude William. Per l’Ordine, la vera rigenerazione deve rendere le comunità più sicure e sostenibili, un obiettivo dal quale il contributo dei geologi non può essere escluso.

Dal 16 al 18 settembre Basilicata alla fiera di Ferrara. Mongiello interverrà al confronto sui grandi cantieri ambientali

Bonifiche e territorio, la Basilicata al RemTech POTENZA. La Basilicata parteciperà alla ventesima edizione di RemTech Expo, la fiera tecnologica ambientale dedicata alla bonifica dei siti contaminati, alla rigenerazione urbana e alla tutela del territorio, in programma a Ferrara dal 16 al 18 settembre. Nello stand regionale saranno illustrati a visitatori, tecnici e rappresentanti istituzionali i progetti, le politiche ambientali e le strategie di sviluppo sostenibile promosse sul territorio lucano. L’appuntamento centrale è previsto giovedì 17 settembre, quan-

do l’assessore regionale all’Ambiente e alla Transizione energetica Laura Mongiello parteciperà alla conferenza «I Grandi Cantieri delle bonifiche», in programma alle 11.30 nella Red Room del complesso fieristico. Mongiello interverrà nella tavola rotonda dedicata al risanamento, al riutilizzo e al rilancio del territorio insieme agli assessori delle altre Regioni. Nel panel curato dal commissario unico per la bonifica dei siti contaminati, generale Giuseppe Vadalà, saranno illustrati anche gli avanzamenti e

le strategie operative relativi al Sin di Tito. La presenza lucana sarà completata dal direttore generale dell’Arpab Donato Ramunno, che mercoledì 16 settembre prenderà parte alla tavola rotonda «Oltre la Carta Idrogeologica d’Italia», dedicata al monitoraggio e alla tutela delle acque sotterranee. La partecipazione conferma l’impegno regionale sul risanamento ambientale, sulla sicurezza del territorio e sull’economia circolare, portando le esperienze lucane nel confronto nazionale.


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Presieduto da Alberto Marzano, il nuovo organismo punta a monitorare edilizia e trasporti. Primo bilancio positivo e nuova convocazione fissata per il 24 settembre

Provincia di Matera, ora insediata la Sesta Commissione per la scuola U

n nuovo approccio verso il mondo scolastico. È l’obiettivo che ha preso forma con la prima riunione della Sesta Commissione consiliare permanente della Provincia di Matera, istituita nei mesi scorsi per affrontare in maniera organica tutte le tematiche legate alla scuola.La Commissione si occuperà, in particolare, di edilizia scolastica, mobilità e trasporti scolastici, formazione e cultura, con l’obiettivo di garantire un confronto costante con gli istituti e di intervenire tempestivamente sulle eventuali criticità.Alla luce dei disagi registrati nel corso del precedente anno scolastico, la Commissione,

convocata per fare il punto della situazione e verificare che gli istituti superiori della provincia siano pronti ad affrontare l’imminente avvio del nuovo anno scolastico, ha tenuto la sua prima seduta: Presidente è stato nominato il consigliere Alberto Marzano, che tutti i componenti hanno ringraziato per aver promosso e convocato l’organismo, dando così avvio a un momento di confronto e di attenzione verso il mondo scolastico provinciale.Al termine dei lavori, il Presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, ha incontrato in videoconferenza i dirigenti scolastici degli istituti superiori del territorio

provinciale insieme ai capigruppo Carlo Ruben Stigliano e Vita Scocuzza, lo stesso Marzano e Sandra Marcangelo, responsabile del Servizio Trasporti della Provincia.Dal confronto è emerso, al momento, un quadro complessivamente positivo, senza criticità tali da compromettere il regolare avvio dell’anno scolastico.Il Presidente Mancini, insieme ai consiglieri provinciali, ha stabilito di convocare una nuova seduta per il 24 settembre, alla quale saranno nuovamente invitati tutti i dirigenti scolastici della provincia, per verificare eventuali problematiche che dovessero emergere nelle prime settimane di attività di-

dattica.«Si tratta – hanno dichiarato i consiglieri componenti la Commissione – di un percorso che vuole mettere la scuola al centro dell’azione ammi-

nistrativa della Provincia, attraverso un dialogo costante con i dirigenti scolastici e una maggiore capacità di ascolto e intervento».

L'incontro di concertazione sui dati fino al 2030 evidenzia la stabilità degli istituti ma richiama l'attenzione sul calo demografico e sul legame con il mondo del lavoro

Dimensionamento scolastico in Provincia di Potenza, l'apertura della UIL: «Servono strategia e trasporti»

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i è svolto ieri, presso la Provincia di Potenza, l’incontro di concertazione sul dimensionamento scolastico, con la partecipazione delle parti sociali, dei dirigenti scolastici, dei sindaci e dei rappresentanti istituzionali. La UIL Basilicata e la UIL Scuola Rua esprimono apprezzamento per il metodo adottato dalla Provincia di Potenza, che ha scelto di mettere al centro il confronto e la concertazione, coinvolgendo i soggetti che vivono quotidianamente il mondo della scuola e dei territori. Un metodo che la UIL ritiene particolarmente importante in una fase in cui la scuola lucana deve confrontarsi non soltanto con le conseguenze del dimensionamento, ma soprattutto con un calo demografico sempre più marcato, lo spopolamento delle aree interne e le difficoltà di collegamento.«Il dimensionamento non può essere affrontato esclusivamente attraverso numeri e parametri – sottolineano Diego Sileo, Segretario Organizzativo UIL Basilicata, e Luigi Veltri, Segretario Generale UIL Scuola Rua Basilicata – perché ogni scelta incide sulle comunità, sulle famiglie, sugli studenti, sul personale e sulla capacità dei territori di contrastare spopolamento e impoverimento sociale». La UIL valuta positivamente anche la presenza dell’Ufficio Scolastico Regionale e di Confindustria. Dai dati illustrati dagli uffici della Provincia emerge un quadro sostanzialmente stabile, senza ulteriori tagli previsti fino al 2030 e senza modifiche alle dirigenze scolastiche. Un risultato che, secondo la UIL, deve essere utilizzato per aprire una fase nuova, nella quale il tema non sia soltanto “quante scuole” mantenere, ma quale scuola costruire per la Basilicata dei prossimi anni.In questo percorso non può essere sottovalutato il ruolo di dirigenti scolastici, docenti e personale, che garantiscono la

funzionalità degli istituti spesso in contesti complessi, così come quello dei sindaci nei piccoli Comuni, dove la scuola rappresenta uno degli ultimi presidi di comunità. Difendere la presenza scolastica significa anche affrontare il tema della mobilità e dei trasporti. «Non possiamo parlare di scuola e diritto allo studio senza parlare di infrastrutture e mobilità – continuano Sileo e Veltri –. Un ragazzo che vive in un’area interna deve poter raggiungere la scuola in tempi adeguati, così come un docente deve poter lavorare senza essere penalizzato. Per questo scuola, trasporti e viabilità devono essere considerati parte della stessa strategia territoriale».I numeri sulla secondaria di secondo grado – circa 8.500 studenti nei licei, 4.173 negli istituti tecnici e 2.500 nei professionali – evidenziano la necessità di rafforzare il rapporto tra offerta formativa e sistema produttivo. Preoccupa la riduzione di circa 2.000 studenti legata al calo

demografico, che rischia di incidere sulla sostenibilità dei servizi nei territori più fragili. La risposta deve passare attraverso una strategia capace di rendere la scuola un elemento di attrattività, ribadendo l’importanza di rafforzare gli ITS Academy per formare tecnici specializzati e offrire ai giovani opportunità di lavoro in Basilicata.Positivo il dato sull’abbandono scolastico, che conferma la capacità di trattenere gli studenti nei percorsi di istruzione. «La stabilità raggiunta sul dimensionamento è importante – concludono Sileo e Veltri – ma deve diventare l’occasione per costruire una programmazione condivisa che tenga insieme scuola, formazione, lavoro, trasporti e politiche per le aree interne». La concertazione deve diventare un metodo permanente: perché la scuola non è soltanto un luogo di formazione, ma un presidio sociale e una delle principali infrastrutture per il futuro della Basilicata.


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Il vicepresidente Fernando Picerno propone un accordo con i ristoratori del centro storico per estendere gli orari della mensa dell'Ardsu Basilicata

II Commissione, via libera ai bilanci degli enti regionali: focus sui servizi per gli studenti «S

eduta della II Commissione consiliare permanente dedicata all’approvazione degli esercizi di bilancio 2026-2028 di alcuni enti regionali, tra cui il bilancio di previsione finanziario per il triennio 2026/2028 dell’ARDSU Basilicata. Un lavoro, questo inerente gli atti contabili, che consente di dare continuità all’attività degli enti e ai servizi rivolti ai cittadini. I provvedimenti sono stati approvati attraverso un confronto trasversale e con un approccio improntato alla responsabilità istituzionale». Lo afferma il vicepresidente dell’organismo consiliare, Fernando Picerno, che ha presieduto i lavori.«Mi sono soffermato, in particolare, sulla situazione

dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Basilicata e, nello specifico, sugli orari della mensa, che attualmente chiude alle ore 20:00. Ritengo utile valutare la possibilità di costruire un accordo con i ristoratori del centro storico, così da garantire agli studenti un servizio anche nelle fasce orarie successive».«Una soluzione di questo tipo - precisa Picerno - potrebbe rappresentare una vera boccata d’ossigeno per le attività commerciali del centro storico e, allo stesso tempo, offrire agli studenti un servizio più flessibile e adeguato alle loro esigenze. La seduta si è conclusa con l’approvazione di tutti gli atti all’ordine del giorno».

Il presidente regionale Rocco Franciosa guida i rappresentanti delle Pro Loco della Basilicata all'appuntamento elettivo e di confronto sul Terzo Settore

Assemblea nazionale EPLI a Roma, forte presenza della delegazione lucana al Teatro Manzoni

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e Pro Loco italiane si riuniscono a Roma per l’Assemblea nazionale elettiva di EPLI – Ente Pro Loco Italiane, appuntamento chiamato a segnare un passaggio importante nella storia dell’organizzazione. A farlo sapere il Presidente regionale Ente Pro Loco Basilicata Aps, Rocco Franciosa, il quale dichiara «la Basilicata sarà rappresentata da una nutrita delegazione composta dai rappresentanti lucani guidati dai Presidenti delle Pro Loco di Barile Lorenzo Gagliardi, Melfi Marco Aurelio Bonacaro, Pisticci Maria Teresa Romeo, Cancellara Canio Calocero, Lavello Gaetano Vitale, Satriano di Lucania Pietro Marino, San Martino d'Agri Mario Golisciano e Laurenzana Giovanni Moreno, a comprova del forte sentimento di appartenenza alla Rete associativa di Terzo Settore Ente Pro Loco Italiane Aps».Sabato 12 settembre, a partire dalle ore 15, il Teatro Manzoni di Roma ospiterà una giornata di

confronto dedicata al bilancio del primo quinquennio di attività della rete associativa e alle prospettive per il prossimo mandato. Al centro dei lavori, infatti, ci sarà l’elezione del Presidente nazionale, insieme alla relazione sulle attività e sui risultati conseguiti nel quinquennio appena concluso e alla definizione delle linee di sviluppo per i prossimi cinque anni. Un momento che vuole rappresentare non soltanto un appuntamento elettivo, ma anche l’occasione per condividere una visione sul futuro delle Pro Loco e sul loro ruolo nella valorizzazione dei territori, delle comunità e del patrimonio culturale e identitario italiano.L’Assemblea, dal titolo «Condividere visioni, generare valore», riunirà i rappresentanti delle Pro Loco e i Presidenti dei comitati regionali EPLI per una giornata di confronto, idee e prospettive. Tra le presenze istituzionali è annunciata quella del Vice Ministro al Lavoro e alle

Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci. Una presenza particolarmente significativa per EPLI, che è Rete Associativa di Terzo Settore ed è rappresentata all’interno del Consiglio Nazionale del Terzo Settore.Sarà inoltre presente il Capo di Gabinetto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Federico Eichberg, in considerazione del rapporto di col-

laborazione avviato tra EPLI e il Ministero attraverso la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa. Un’intesa che si inserisce anche nel percorso legato alle Giornate Nazionali del Made in Italy, iniziativa alla quale EPLI partecipa come rete nazionale attraverso le attività promosse dalle Pro Loco sui territori.La giornata rappresenterà dunque un momento di

sintesi e, al tempo stesso, di ripartenza. Le Pro Loco sono chiamate a rafforzare la propria funzione di presidio delle comunità e di promozione delle identità locali, in una dimensione sempre più nazionale e istituzionale. L’appuntamento è fissato per sabato 12 settembre 2026, alle ore 15, al Teatro Manzoni, in via Monte Zebio 14/c, a Roma.


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L'assessore regionale alla Salute riflette sulla resilienza delle società democratiche e sui conflitti globali a venticinque anni dalla tragedia

Anniversario dell'11 settembre, Latronico: «La memoria diventi bussola per la pace» «C

i consegna, a distanza di 25 anni, una lezione che conserva tutta la sua attualità: nessuna società è davvero forte e resiliente se incapace di proteggere la dignità della persona, il diritto alla vita, la solidarietà e la possibilità di convivere tutelando e valorizzando le diversità».«L’11 settembre ci consegna, a distanza di venticinque anni, una lezione che conserva tutta la sua attualità: nessuna società è davvero forte e resiliente se incapace di proteggere la dignità della persona, il diritto alla vita, la solidarietà e la possibilità di convivere tutelando e valorizzando le diversità, scegliendo ogni giorno quale futuro e quale modello sociale costruire», lo afferma in una nota l’assessore regionale alla Salute della Regione Basilicata, Cosimo Latronico.«Ricordare questa data

– aggiunge Latronico – significa allora non soltanto guardare indietro, ma chiederci con senso di responsabilità che cosa possiamo fare, oggi, per rendere la nostra società più umana, più coesa e capace di cooperare e prevenire crisi belliche e conflitti diplomatici tanto ad oriente quanto ad occidente. È questo il modo più concreto di trasformare la memoria in bussola e responsabilità verso le generazioni future».«Il primo pensiero – rimarca Latronico – va alle migliaia di vittime di quella tragedia e alle loro famiglie. Ma l’11 settembre ha segnato anche uno spartiacque nella storia contemporanea: dopo quella mattina il mondo è cambiato, sono cambiati gli equilibri internazionali, il modo di concepire la sicurezza, il rapporto con la paura e, in molti casi, la percezione stessa dell’altro. Le conse-

guenze di quell’evento terroristico hanno attraversato intere generazioni, alimentando conflitti, instabilità e nuove fratture, con costi umani che sono andati ben oltre quel drammatico giorno. È anche per questo che ricordare l’11 settembre significa sottrarlo alla sola dimensione della ricorrenza e interrogarsi sulle conseguenze delle scelte che, nel nome della sicurezza, vengono compiute quando una società è ferita e impaurita».«Pertanto – conclude Latronico – resta particolarmente attuale e vivo il primissimo richiamo di Papa Leone nel momento in cui ha assunto il ministero petrino, auspicando «Una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante». È una responsabilità che interpella ciascuno di noi e, in maniera significativa, le istituzioni: trasformare la memoria in consapevolezza».

A venticinque anni dalla tragedia delle Torri Gemelle, la regione rende omaggio a John e Lisa Di Fato, originari di San Mauro Forte

L’11 settembre, il ricordo della Basilicata: l'omaggio alle vittime e ai due fratelli di origini lucane

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enticinque anni fa, l’11 settembre 2001, il mondo assisteva incredulo a uno degli attacchi terroristici più drammatici della storia contemporanea. Le immagini degli aerei contro le Torri Gemelle, del crollo del World Trade Center, dell’attacco al Pentagono e di quella interminabile giornata di paura e dolore sono entrate per sempre nella memoria collettiva.A venticinque anni di distanza ricordiamo le 2.977 vittime degli attentati, le loro famiglie, i soccorritori e tutte le donne e gli uomini che, in quelle ore terribili, misero a rischio la propria vita nel tentativo di salvarne altre. In quella tragedia c’è anche un pezzo della nostra Basilicata. Tra le vittime del World Trade Center c’erano infatti John e Lisa Di Fato, due fratelli italoamericani di 39 e 30 anni, figli di emigrati originari di San Mauro Forte, in provincia di Matera. Entrambi lavoravano nelle Torri Gemelle e persero la vita l’11 settembre.La loro storia rende ancora più vicino alla nostra comunità il ricordo di quella giornata. È anche la storia dell’emigrazione lucana, di tante famiglie che hanno attraversato l’Atlantico alla ricerca di un futuro e che hanno contribuito, con il proprio lavoro e i propri sacrifici, alla costruzione della società americana. Oggi la Basilicata deve ricordare John e Lisa per nome. Attraverso di loro rendiamo omaggio a tutte le vittime e riaffermiamo il legame profondo che unisce la nostra terra alle tante comunità lucane e italiane negli Stati Uni-

ti.L’11 settembre cambiò profondamente l’America e il mondo, aprendo una stagione internazionale le cui conseguenze politiche, sociali e geopolitiche hanno attraversato tutto il primo quarto di questo secolo. Ricordare significa innanzitutto affermare, senza alcuna ambiguità, che terrorismo, fanatismo e odio non possono trovare giustificazione, qualunque sia la matrice dalla quale provengono.Ma la memoria deve aiutarci anche a comprendere il presente. Viviamo nuovamente un tempo attraversato dalle guerre, dalle tensioni internazionali, dai nazionalismi e dalla tentazione di trasformare le differenze tra popoli, culture e religioni in contrapposizioni. Proprio per questo la lezione dell’11 settembre conserva una straordinaria attualità. Alla paura non possiamo rispondere rinunciando ai valori delle nostre democrazie. La sicurezza deve essere garantita insieme alla libertà, allo Stato di diritto e al rispetto della dignità umana. Una democrazia dimostra la propria forza soprattutto nei momenti più difficili, quando riesce a difendersi senza rinnegare i principi sui quali è costruita.Allo stesso modo, nessun atto terroristico può diventare il pretesto per attribuire a interi popoli o religioni la responsabilità criminale di chi sceglie il fanatismo e la violenza. Contrastare il terrorismo e difendere contemporaneamente la convivenza, il dialogo e il rispetto delle differenze sono parti della stessa battaglia democratica. A venticinque

anni dall’11 settembre, mentre troppe guerre continuano a provocare vittime innocenti in diverse parti del mondo, abbiamo il dovere di riaffermare il valore della pace, della cooperazione internazionale e del dialogo tra i popoli.Oggi il nostro pensiero va a tutte le vittime dell’11 settembre e alle loro famiglie. E dalla Basilicata rivolgiamo un pensiero particolare a John e Lisa Di Fato, due figli della grande comunità lucana nel mondo, le cui vite rimasero per sempre dentro quella tragedia. Venticinque anni dopo, ricordare i loro nomi significa non lasciare che il tempo trasformi le persone in numeri. Significa custodire la memoria e trasformarla in un impegno quotidiano contro il terrorismo, l’odio e ogni fanatismo, per la democrazia, la libertà e la pace.


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Il cittadino Carlomagno risponde al giornalista Langone dopo le ironiche parole sul piccolo centro lucano: «Ci riferisca se ha trovato millantatori»

«Venga a Noepoli e guardi negli occhi i 700 resistenti»

La vicenda giudiziaria che coinvolge Valter Lavitola ha finito per accendere i riflettori anche su Noepoli e sulla Val Sarmento, indicata dai suoi difensori come possibile luogo in cui scontare agli arresti domiciliari la misura cautelare. Una richiesta respinta dal Tribunale del Riesame, che ha confermato per Lavitola la custodia in carcere e l’aggravante del metodo mafioso.

L’attenzione mediatica, tuttavia, ha avuto inevitabili ripercussioni anche sul piccolo centro lucano. A suscitare sdegno nell’amministrazione comunale e nei suoi cittadini sono le parole del giornalista de “Il Foglio” Camillo Langone che, con tono ironico, racconta di un borgo «dove non succede nulla» e quindi «starsene chiusi in casa o uscire fa poca differenza».

Articolo che, secondo l’Amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Valicenti racconterebbe una «rappresentazione stereotipata e denigratoria del paese». L’amministrazione rivendica l’immagine di una comunità «viva, consapevole e dignitosa» e chiede che Noepoli venga «raccontata con rispetto». Alla nota dell’Amministrazione comunale si aggiunge la “lettera” di Raffaele Carlomagno, cittadino di Noepoli che riportiamo integralmente. **** DI RAFFAELE CARLOMAGNO*

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on capisco come mai chi si paragona a Benedetto Croce per spessore critico-culturale, non dimostri poi lo stesso rigore storico, scadendo in indecenti giochi di parole ed epiteti azzardati del tutto fuori luogo, solo per il gusto di rendersi simpatico a qualche

sprovveduto lettore. Dovrebbe sapere, caro signor Langone, da sedicente crociano, che non furono i boriosi notabili del luogo a trasmutare il toponimo "Noja" o "Noia" in "Noepoli", ma un Regio Decreto di Vittorio Emanuele II del 1863, dopo l'Unità d'Italia, per questioni di ordine storico che non devo certo ricordarLe io. Mi pare sia anche digiuno di greco e di latino, perché il termine "Noja" o "Noia", su cui tanto ha giocato e sghignazzato, non significa ciò che ha lasciato intendere nel Suo articolo. E quand'anche significasse ciò che vorrebbe far credere, deve sapere che esiste una "Noia" produttiva, capace di rinnovare l'individuo proprio a partire da certe procedure della riflessione. Procedure che il nostro piccolo centro di 700 anime, 200 galline, 2000 alberi, 300 volpi, 400 lupi,

1000 cinghiali e molto altro ancora, riesce ad offrire sia a chi ha bisogno di ripararsi la coscienza, sia a chi avrebbe la necessità di migliorare le proprie conoscenze e la propria deontologia professionale, magari partendo da qualche buon libro di Storia, senza azzardare dabbenaggini, venendo proprio qui a Noepoli, dove il silenzio potrebbe indurLa a concentrarsi e ad informarsi meglio prima di scrivere. Perché in questo caso chi ha millantato cultura e conoscenza non è certamente Noepoli che, quanto ad onestà, accoglienza e purezza d'intenti avrebbe tanto da insegnare. Pertanto, se dovesse capitare da queste parti, come spero che accada, volga lo sguardo alle montagne, ai boschi e alla fiumara, guardi negli occhi i 700 "resistenti" che vi abitano e poi ci riferisca pure se ha trovato dei millantatori. *CITTADINO DI NOEPOLI


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L’avvio di Medicina e Fisioterapia amplia l’offerta formativa e guarda al territorio. Bardi: «Può favorire lo sviluppo», Morea: «Una pagina importante per la città»

Università, Matera apre ai nuovi corsi Link Latronico: «Rafforziamo il sistema sanitario» M

atera rafforza la propria vocazione universitaria con l’avvio, dall’anno accademico 2026/2027, dei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e Fisioterapia dell’Università degli Studi Link Campus University. La nuova offerta formativa è stata presentata nella sala Mandela del Comune di Matera, alla presenza del presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, del sindaco Antonio Nicoletti, del fondatore della Link Campus University Francesco Polidori, dell’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico e del direttore generale dell’Asm Maurizio Friolo. Un progetto che amplia l’offerta formativa sul territorio e punta a integrare sempre più strettamente università e sistema sanitario. LATRONICO: «UN INVESTIMENTO PER I GIOVANI E LA SANITÀ» Per il primo anno sono previsti 115 studenti: 55 per Medicina e Chirurgia, a fronte degli 80 posti autorizzati, e 60 per Fisioterapia, sui 75 autorizzati. Un percorso reso possibile anche dal parere positivo espresso dall’Anvur lo scorso luglio sull’accreditamento dei due corsi nella sede materana.«Con la firma del protocollo d’intesa tra l’Azienda Sanitaria di Matera e l’Università degli Studi Link Campus University, valorizziamo il ruolo delle strutture sanitarie materane come luoghi di costruzione del sapere», ha dichiarato Latronico. L’accordo, della durata di sei anni e rinnovabile per altri sei, disciplina le attività formative professionalizzanti, i tirocini e i progetti di ricerca scientifica lungo il percorso universitario.Per gli studenti di Medicina è previsto un tirocinio pratico-valutativo di 300 ore, articolato in tre moduli da 100 ore dedicati all’area medica, all’area chirurgica e alla medicina generale. Per Fisioterapia saranno invece predisposti percorsi specifici. Gli studenti potranno così svolgere parte della propria formazione direttamente nelle strutture dell’Asm, af-

fiancando all’attività didattica il confronto con la realtà assistenziale e con i professionisti sanitari.«L’avvio delle attività di formazione rappresenta un investimento concreto per il futuro dei nostri giovani e al tempo stesso rafforza il sistema sanitario territoriale», ha sottolineato Latronico, evidenziando anche il valore della collaborazione tra formazione e ricerca. La nuova offerta, ha aggiunto, si affianca al lavoro già svolto dalla Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi della Basilicata, ampliando le opportunità formative disponibili in regione. BARDI: «GLI STUDENTI POSSONO VIVACIZZARE LA CITTÀ» Il presidente della Regione Vito Bardi ha posto l’accento soprattutto sulle possibili ricadute economiche e sociali dell’insediamento universitario. La presenza di un nuovo ateneo privato, secondo Bardi, può infatti contribuire non soltanto ad ampliare le opportunità di studio, ma anche ad attrarre studenti e nuove competenze. «L’esperienza osservata altrove indica che la nascita di università private può favorire lo sviluppo eco-

nomico locale. La presenza di studenti che si trasferiscono per studiare può generare insomma attività economiche e vivacizzare la città», ha affermato il presidente. Matera, inoltre, può contare su una posizione geografica favorevole per intercettare studenti provenienti anche dalle regioni vicine, a partire dalla Puglia. L’obiettivo non riguarda quindi soltanto l’attivazione dei due corsi, ma la costruzione progressiva di un polo universitario capace di produrre effetti sul territorio. La Link sosterrà con risorse private gli investimenti per sedi, infrastrutture didattiche, laboratori, tecnologie e servizi agli studenti, prevedendo inoltre il reclutamento di professori e ricercatori attraverso procedure pubbliche aperte anche a candidature internazionali. Particolare attenzione sarà riservata anche all’internazionalizzazione, con l’ambizione di attrarre a Matera studenti stranieri che possano vivere in città per l’intera durata dei propri percorsi di studio. «La nuova università va ad aggiungersi alle disponibilità formative già offerte da Unibas, inclusi studenti di medicina», ha ricordato Bardi.

MOREA: «UNA PAGINA IMPORTANTE PER LA CITTÀ» Soddisfazione è stata espressa anche dal consigliere regionale e presidente della IV Commissione consiliare permanente Nicola Morea, che ha sottolineato il valore dell’accordo tra UniLink e Asm e le possibili ricadute sulla permanenza dei giovani in Basilicata.«Siamo davvero contenti di accogliere questa bellissima novità per Matera. Una nuova università, che si aggiunge a quelle già esistenti nel territorio, è un segnale molto positivo. Si tratta di una pagina importante per la città e per l'intera area», ha dichiarato Morea.Il consigliere ha evidenziato in particolare l’importanza del protocollo con l’Asm, che consente agli studenti di Medicina e Chirurgia e Fisioterapia di svolgere attività formative, tirocini pratico-valutativi e ricerca direttamente nelle strutture sanitarie del territorio. «L'auspicio e la speranza è che, grazie alla presenza congiunta di Unibas e UniLink, tanti giovani — lucani e non solo — possano scegliere di intraprendere il percorso delle professioni sanitarie e decidere di rimanere a vivere e lavorare in Basilicata», ha aggiunto.Per Morea sarà importante accompagnare l’insediamento universitario anche con servizi adeguati agli studenti. In questo senso ha richiamato la collaborazione con Ardsu, auspicando che le strutture universitarie possano essere utilizzate per offrire un’accoglienza adeguata a chi arriverà a Matera per studiare.«In IV Commissione in questi mesi abbiamo dedicato enorme attenzione al tema della formazione in ambito sanitario, in particolare a fronte della carenza di queste figure professionali con la quale la Basilicata ha a che fare quotidianamente», ha concluso Morea. «Investire sui giovani, sulla sanità e sull'alta formazione significa dare una prospettiva solida al futuro della nostra regione, arginando l'spopolamento e valorizzando le eccellenze del nostro territorio».


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Potenza

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POTENZA La Garante alla disabilità Padula chiede chiarimenti al Comune di Potenza dopo l’allarme degli operatori sulla riduzione delle ore

«Tuteliamo il diritto all’inclusione e allo studio: non si tratta solo di ore»

POTENZA. La Garante regionale per i diritti delle persone con disabilità, Marika Padula, ha deciso di intervenire sulla situazione riguardante gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione che operano nel servizio di competenza del Comune di Potenza. Ieri Padula ha incontrato, nella sede della FILCOM CONFSAL, alcuni operatori del servizio, alla pre-

senza del sindacalista Donato Rosa e dell’avvocato Domenico Pace. Gli assistenti hanno riferito di aver ricevuto una comunicazione relativa all’avvio del nuovo anno scolastico, nella quale sarebbe indicata una riduzione delle ore settimanali di attività. Una situazione che ha suscitato preoccupazione tra i lavoratori e che ha spinto la Garante ad avviare un approfondimento, anche

alla luce dello stato di agitazione proclamato il 10 settembre. «Ho ritenuto doveroso ascoltare direttamente gli assistenti – dichiara Padula – perché quanto mi è stato rappresentato merita attenzione e risposte. Quando parliamo di assistenza all’autonomia e alla comunicazione non parliamo soltanto di ore e di organizzazione di un servizio: parliamo di bambini con disabilità e del loro diritto ad essere assistiti, a studiare, a partecipare e a vivere pienamente la scuola». La Garante avvierà quindi una specifica istruttoria, chiedendo al Comune di Potenza gli elementi necessari a chiarire le ragioni della situazione e le possibili conseguenze sull’assistenza agli alunni con disabilità. «Prima di formulare qualsiasi valutazione – precisa Padula – ritengo corretto acquisire tutti gli elemen-

ti e ascoltare l’Amministrazione comunale. Voglio comprendere esattamente quanto sta accadendo e verificare se e in quale misura la riduzione delle ore comunicata agli operatori possa incidere sull’assistenza effettivamente garantita ai bambini». Nell’istruttoria sarà approfondito anche il tema delle risorse regionali. La Regione Basilicata ha recentemente annunciato uno stanziamento di 600 mila euro per l’assistenza specialistica degli alunni con disabilità nell’anno scolastico 2026/2027. Per l’Ambito di Potenza sono previste risorse pari a 69.310,34 euro. «È un elemento che ritengo importante approfondire nell’ambito dell’istruttoria, per comprendere come queste risorse potranno incidere concretamente sul servizio», spiega Padula, precisando però che sarebbe prematuro considerarle automaticamente

utilizzabili per compensare la riduzione delle ore. L’obiettivo, sottolinea la Garante, è arrivare a una soluzione condivisa con il Comune e con gli altri soggetti coinvolti. «Dietro ogni ora di assistenza non c’è semplicemente un numero: c’è un bambino che deve poter comunicare, acquisire autonomia, partecipare alle attività didattiche e vivere la scuola insieme ai propri compagni. E c’è una famiglia che deve poter contare su un servizio adeguato ai bisogni del proprio figlio». Padula auspica infine «la piena collaborazione del Comune di Potenza» per individuare una soluzione. «Le risorse sono importanti, ma ancora più importante è che si traducano concretamente in assistenza, partecipazione e opportunità per i nostri bambini. L’assistenza non è un favore, lo studio non è un privilegio, l’inclusione è un diritto».

POTENZA Telesca: «Vogliamo costruire un rapporto nuovo tra i giovani e le istituzioni, dando loro voce, spazio e responsabilità»

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Municipio dei Ragazzi, al via il rinnovo

ortare i ragazzi dentro le istituzioni, non soltanto per spiegare loro come funzionano, ma per dare loro voce, spazio e responsabilità. È questo il senso del Municipio dei Ragazzi, il progetto presentato ieri mattina nella Sala dell’Arco del Comune di Potenza, alla presenza del Sindaco, dell’Assessora all’Istruzione e del Presidente del Consiglio, insieme all’AGE, associazione che ha ideato e animato il percorso e che rappresenta l’anima dell’iniziativa. Un progetto che l’Amministrazione comunale ha scelto di fare proprio, trasformandolo in uno strumento concreto di educazione alla cittadinanza e di partecipazione alla vita della comunità. Il Municipio dei Ragazzi nasce infatti dalla volontà di accorciare la distanza tra i più giovani e le istituzioni, offrendo ai bambini e ai ragazzi la possibilità di conoscere da vicino i luoghi della decisione pubblica, confrontarsi, formulare proposte e misurarsi con le responsabilità che appartengono alla vita democratica. «Una città che non ascolta i suoi ragazzi è una città che rinuncia a conoscere il proprio futuro – sottolinea il Sindaco Vincenzo Telesca – . Per questo abbiamo scelto di fare nostro un progetto che consideriamo molto più di un’iniziativa educativa. Vogliamo costruire un rapporto nuovo tra i giovani e le istituzioni, perché la partecipazione non può cominciare a diciotto anni. Comincia molto prima, quando si impara che la propria opinione conta e che prendersi cura della propria comunità signi-

fica anche assumersi la responsabilità di cambiarla». Per l’assessore all’Istruzione Federica D’Andrea, il progetto rappresenta una scelta precisa sul piano educativo e amministrativo. «Educare alla cittadinanza significa fare cittadinanza – afferma –. Non basta spiegare ai ragazzi che cosa sono un Comune, un Consiglio o un’istituzione: dobbiamo permettere loro di entrarci dentro, di fare domande, di avanzare proposte, anche di criticarci. Il Municipio dei Ragazzi nasce proprio con questo spirito: non vogliamo ragazzi che imparino semplicemente a stare nelle istituzioni, ma ragazzi che imparino a sentirle come luoghi che appartengono a tutti. È anche così che si costruisce una comunità più consapevole e più democratica». Un valore sottolineato anche dal presidente del Consiglio comunale Pierluigi Smaldone: «Il Consiglio comunale è il luogo in cui le idee diventano confronto e il confronto può diventare scelta. Aprirlo ai ragazzi significa insegnare, attraverso l’esperienza, che la democrazia è ascolto, discussione ma anche responsabilità – dichiara –. Il Municipio dei Ragazzi può diventare una vera palestra di cittadinanza, nella quale imparare che avere un’idea è importante, ma lo è altrettanto saper ascoltare quella degli altri e lavorare insieme per realizzarla». L’iniziativa nasce dalla collaborazione con l’AGE, che ha accompagnato il progetto mettendo a disposizione esperienza, competenze e capacità di coinvolgimento. La presenza, ie-

ri mattina, della sindaca del Municipio dei ragazzi Vittoria Roccanova, accompagnata da una delegazione di assessori e consiglieri uscenti ha permesso di tracciare un bilancio dell’esperienza vissuta con passione e senso di responsabilità dai giovanissimi amministratori ed ha voluto rappresentare anche simbolicamente il passaggio di testimone tra chi fino ad oggi è stato protagonista del progetto e chi si metterà in gioco grazie al preziosissimo lavoro delle scuole del capoluogo che si provvederà a coinvolgere nelle prossime settimane per entrare nel vivo delle attività che porteranno all’elezione del sindaco e dei consiglieri per il biennio 2026-2027 e 2027-2028. Il Municipio dei Ragazzi vuole partire proprio da qui: dall’idea che i più giovani non siano semplicemente i cittadini di domani, ma cittadini già oggi, con idee, bisogni, capacità e una voce che le istituzioni hanno il dovere di ascoltare. «Perché, -conclude il Sindacouna città che insegna ai suoi ragazzi a partecipare è una città che prepara il proprio futuro».


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Potenza e Provincia

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Campanaro: «Dobbiamo fare in modo che una possibilità prevista dall'ordinamento sia conosciuta da chi può beneficiarne»

Migrazioni, rimpatrio volontario e screening: la Prefettura coordina le nuove procedure

POTENZA. Rimpatrio Volontario Assistito e nuove procedure di screening previste dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Sono stati questi i due temi al centro della riunione del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione, presieduto ieri mattina dal Prefetto di Potenza Michele Campanaro nella Sala Italia del Palazzo del Governo. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto tra le istituzioni e i diversi soggetti coinvolti nella gestione del fenomeno migratorio sul territorio provinciale, con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento e definire procedure operative condivise. RIMPATRIO VOLONTARIO, FOCUS SU INFORMAZIONE E REINSERIMENTO Ampio spazio è stato dedicato al

Rimpatrio Volontario Assistito (RVA), alla luce della circolare del 3 settembre scorso del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno. La misura consente ai cittadini di Paesi terzi in possesso dei requisiti previsti di rientrare volontariamente nel Paese di origine attraverso un percorso accompagnato, con particolare attenzione alle persone vulnerabili, tra cui minori, anziani, persone con disabilità, vittime di violenza o tratta e persone con problemi di salute. Tra gli strumenti illustrati nel corso della riunione il progetto “RI.VOLARE IN RE.TE”, realizzato nell’ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) 2021-2027 in collaborazione

con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Il programma accompagna il beneficiario dalla fase di orientamento fino al reinserimento nel Paese di origine, prevedendo anche un’indennità di prima sistemazione di 630 euro e contributi per il progetto di reintegrazione. Particolare attenzione sarà riservata all’attività di informazione e sensibilizzazione, soprattutto attraverso gli operatori dei Centri di Accoglienza Straordinaria e i servizi sociali comunali, chiamati a intercettare eventuali manifestazioni di interesse al rimpatrio volontario. In questo percorso rientra anche il progetto F.A.S.T.E.R., promosso dall’OIM in partnership con ANCI, che prevede la formazione di 60 consulenti specializzati in materia di rimpatrio volontario assistito. «Dobbiamo fare in modo che una possibilità prevista dall’ordinamento sia conosciuta da chi può beneficiarne e che, quando viene manifestato un interesse, il territorio sia pronto ad accompagnarlo in maniera tempestiva e consapevole», ha sottolineato il Prefetto Campanaro, invitando i componenti del Consiglio a proporre iniziative legate alle specificità del territorio. SCREENING, PRONTO IL MODELLO OPERATIVO La seconda parte della riunione è stata dedicata all’attuazione del Regolamento Ue 2024/1356 sul-

lo screening, nell’ambito del Nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Al centro delle nuove procedure c'è il controllo preliminare di salute, finalizzato a individuare tempestivamente eventuali condizioni di vulnerabilità. La valutazione comprende, tra l’altro, la raccolta dei dati anamnestici, lo screening delle malattie infettive, la rilevazione dei parametri vitali, la verifica di eventuali lesioni o traumi e una prima valutazione dello stato mentale. Pur non essendo una provincia di frontiera o di sbarco, Potenza può essere interessata da situazioni di rintraccio. Per questo, ha evidenziato il Prefetto, è necessario essere in grado di attivare rapidamente il sistema e garantire il controllo sanitario entro le 72 ore previste dalla normativa. Il direttore generale dell’Azienda Sanitaria Locale di Potenza, Giuseppe De Filippis, ha illustrato il modello organizzativo predisposto dall’Asp. Il presidio sanitario di riferimento sarà l’Ambulatorio dei Migranti ASP Igiene di Potenza, affiancato da un sistema di reperibilità nelle fasce orarie non coperte dall’attività ordinaria. «Il modello delineato dal Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria, che ringrazio, è confluito in uno specifico Protocollo operativo che sottoscriveremo nelle prossime ore, tra Prefettura, Questura e la stessa ASP», ha concluso il Prefetto Campanaro.

POTENZA Catalani presenta l’offerta formativa: «Percorsi didattici strutturati ad hoc per supportare gli studenti lucane»

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Il Polo Bibliotecario apre le porte alle scuole

l Polo Bibliotecario di Potenza ha presentato ieri mattina la sua nuova offerta formativa e didattica nella sala conferenze. L'iniziativa mira a garantire continuità alle proposte educative degli anni precedenti e a rafforzare la capacità di ricezione delle stesse attraverso una programmazione di ampio respiro. Presenti il direttore del Polo Luigi Catalani, Debora Cataldo referente dell'ufficio servizi educativi e fablab della Biblioteca Nazionale di Potenza, Anna Dell'Aquila direttrice generale dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Basilicata, e Domenico Ferrarese referente per l'educazione finanziaria della Banca d'Italia filiale di Potenza. La Banca d'Italia ha sostenuto l'offerta formativa in qualità di partner della programmazione del Polo. I percorsi didattici, rivolti alle scuole di ogni ordine e grado, spaziano da lettura e scrittura creativa a educazione finanziaria, coding, catalogazione, educazione alla legalità, intelligenza artificiale, resilienza e podcast. Un'offerta didattica sostenibile che fa della tecnologia e dell'innovazione i caratteri fondamentali per l'eccellenza culturale lucana. Oltre cin-

quanta i percorsi formativi proposti, articolati in uno o più incontri, alcuni strutturati in un unico appuntamento, altri sviluppati in quattro o cinque sessioni. «Siamo davvero orgogliosi di presentare questo nuovo catalogo con tanti laboratori realizzati dallo staff del Polo e dai nostri partner sempre più numerosi e importanti», ha dichiarato Debora Cataldo. «Quest'anno collaborano con noi la Banca d'Italia, l'Unicef e Gommalacca Teatro. Un'offerta molto varia che comprende un viaggio nelle emozioni, nella scrittura e nel futuro, con percorsi calibrati sull'intelligenza artificiale e sull'utilizzo consapevole di questo strumento». Domenico Ferrarese ha sottolineato l'importanza della sinergia istituzionale: «Siamo partner del Polo Bibliotecario attraverso convenzioni con il Ministero dell'Istruzione. La nostra offerta di educazione finanziaria rappresenta uno strumento di tutela forte del consumatore e ci consente di sviluppare iniziative formative su economia e finanza, raggiungendo in modo capillare gli studenti della regione Basilicata».

Luigi Catalani ha evidenziato i risultati raggiunti in questi anni: «Da quattro anni presentiamo l'offerta educativa pochi giorni prima dell'inizio dell'anno scolastico. In questo periodo oltre 12mila studenti lucani, dal Vulture-Melfese fino alla Val d'Agri, hanno partecipato attivamente ai nostri laboratori. Il Polo Bibliotecario si conferma come luogo di apprendimento permanente dove si impara attraverso la lettura, l'incontro con scrittori e scrittrici, e i nostri percorsi didattici strutturati ad hoc. Grazie al lavoro dell'ufficio servizi educativi coordinato dalla dottoressa Cataldo e alla disponibilità dei nostri partner, la nostra biblioteca esprime pienamente il suo potenziale di spazio dove si impara». FRANCESCO MENONNA


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Dalla Filcom Confsal Basilicata: «Chi appalta un servizio pubblico non può voltarsi dall'altra parte»

Asili comunali di Melfi: disertato il Tavolo sui ritardi e sulla banca ore

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è un modo elegante per dire che una stazione appaltante ha lasciato soli i lavoratori, ed è chiamarlo "assenza giustificata da impegni istituzionali". Noi preferiamo chiamarlo con il suo nome: disinteresse». Così, in una nota, la Filcom Confsal Basilicata, che aggiunge: «All'incontro convocato per l'11 settembre 2026 dall'Ispettorato Territoriale del Lavoro di Potenza-Matera, chiamato a fare chiarezza sulle criticità segnalate dalla FILCOM CONFSAL Basilicata in merito ai tempi di pagamento delle retribuzioni e all'utilizzo dell'istituto della banca ore nel cantiere degli asili comunali di Melfi, non si sono presentati né la Cooperativa Raggio di Sole né, so-

prattutto, il Comune di Melfi. Sia chiaro: il Comune di Melfi non è un passante distratto in questa vicenda. È la stazione appaltante. È chi affida il servizio, chi ha il dovere di vigilare sulla sua corretta esecuzione, chi ne risponde di fronte ai cittadini e alle famiglie che ogni mattina portano i propri figli negli asili comunali. Se, come denunciato dalla FILCOM CONFSAL Basilicata, la cooperativa affidataria non rispetta i tempi di pagamento degli stipendi e dispone della banca ore senza alcun accordo sindacale, la responsabilità di accertare i fatti e di intervenire non si ferma al cancello dell'asilo: risale dritta fino a Palazzo di Città. Un Comune che appalta un servizio pubblico e poi si defila proprio

quando arriva il momento di renderne conto non sta amministrando, sta voltandosi dall'altra parte». «La FILCOM CONFSAL Basilicata ha chiesto che la mancata comparizione di entrambe le parti convocate sia formalmente verbalizzata e che gli atti siano trasmessi alla sezione ispettiva competente, affinché si proceda ai necessari accertamenti sulle criticità segnalate dal sindacato. Non è una formalità: è la fotografia di un atteggiamento. Chi ha il dovere istituzionale di vigilare su un appalto pubblico e sceglie di non presentarsi nemmeno quando viene convocato per farlo, dice più di quanto vorrebbe su quanto gli stiano a cuore i lavoratori e le famiglie che da quel servizio dipendono». «La FILCOM CON-

FSAL Basilicata non arretra di un passo. Continueremo a chiedere, nelle sedi proprie e con tutti gli strumenti a disposizione, che le criticità segnalate siano verificate e che il Comune di Melfi si assuma, finalmente, la responsabilità di

vigilanza che compete a chi affida un servizio pubblico con il denaro di tutti. Chi ha scelto di non presentarsi al tavolo, oggi, dovrà comunque rendere conto domani, nelle sedi opportune, ai lavoratori e alla comunità di Melfi».

I lavori hanno avuto inizio nel 2024 e si sono conclusi nel pieno rispetto del target temporale del PNRR che fissava la scadenza al 30 giugno 2026

Genzano di Lucania, l’asilo Fermi riapre in sicurezza: lunedì il taglio del nastro

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l primo giorno di scuola, a Genzano, inizia con una bella novità per i più piccoli: si inaugura la Scuola dell'infanzia E.Fermi. Interessata da un significativo intervento di messa in sicurezza con risorse a valere sul PNRR, riapre le porte ai bambini con un volto nuovo. I lavori hanno avuto inizio nel 2024 e si sono conclusi nel

pieno rispetto del target temporale del PNRR che fissava la scadenza al 30 giugno 2026. Questo, infatti, ha consentito non solo di adempiere ad un obbligo normativa ma soprattutto di intervenire con un consolidamento importante della struttura per una scuola più sicura. Si aggiunge una scelta progettuale che ha valorizzato ogni ambiente

con l’utilizzo di colori vivaci che restituiscono ai bambini allegria e sogni. Il progettista e direttore dei lavori è l’Ing. Berardo Potenza mentre l’impresa esecutrice è l’impresa Nei Restauro e Costruzioni, sotto la supervisione del RUP, Ing.Maria Vita Rossini. Una scuola sicura, più bella e pienamente fruibile anche negli spazi esterni.

Il taglio del nastro, dunque, lunedì 14 settembre, alla presenza dei bambini e delle loro famiglie, della nuova Dirigente Scolastica, la Professoressa Francesca Barbieri, in servizio a Genzano dal 1 settembre. Seguirà la benedizione del Parroco, Don Pasquale Orlando e un momento di animazione e intrattenimento per i bambini.


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Ben 1,3 milioni dal React EU per 2,7 km di condotte e 60 nuovi misuratori contro le perdite idriche; sbloccati 2,5 milioni per il sollevamento fognario di Galdo

Lauria, confronto tra Amministrazione e AQL: focus su reti idriche, fognarie e depurazione P

otenziamento e digitalizzazione delle reti, riduzione delle perdite idriche e nuovi interventi sulle infrastrutture fognarie. Sono stati questi i principali temi al centro dell’incontro operativo che si è svolto a Palazzo San Giovanni tra l’Amministrazione comunale di Lauria e i vertici di Acquedotto Lucano. Particolare attenzione è stata riservata agli interventi finanziati nell’ambito del programma React EU, per un investimento complessivo di circa 1,3 milioni di euro. Il piano prevede la sostituzione di circa 2,7 chilometri di condotte ammalorate nelle contrade Rosa di Sopra, Grampollinara, Rosa e Valle Salomone, con l’obiettivo di ridurre le perdite e migliorare l’efficienza della rete. Prevista anche la realizzazione di tre pozzetti per la riduzione delle pressioni idriche nella zona di Grampollinara e l’installazione di 60 nuovi misuratori dei livelli dei serbatoi di-

stribuiti sul territorio comunale. Nel corso del- riduzione delle perdite, alla tutela della risorl’incontro è stato inoltre affrontato il tema del- sa idrica e al miglioramento dei servizi per l’impianto di sollevamento fognario in con- cittadini e residenti. trada Galdo. L’intervento, per il quale sono stati stanziati 2,5 milioni di euro, è stato sbloccato e passa ora alla fase di pianificazione congiunta delle attività operative. L’Amministrazione comunale ha inoltre sollecitato Acquedotto Lucano a programmare l’estensione delle reti idriche e fognarie nelle aree del territorio di Lauria ancora non servite. Al termine della riunione, il confronto si è spostato direttamente sul territorio, dove il sindaco Rossino e il direttore generale Cerciello Renna, insieme ai tecnici, hanno effettuato una serie di sopralluoghi nelle aree interessate dagli interventi. L’incontro ha rappresentato un ulteriore passaggio nel percorso di ammodernamento delle infrastrutture idriche e fognarie comunali, con particolare attenzione alla

«La mobilità è fondamentale per contrastare l’isolamento delle aree interne e garantire maggiori opportunità ai cittadini che scelgono di restare»

Proseguono fino al 30 novembre le corse Laurenzana-Anzi-Potenza

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_ F. Graziadei, Sindaca di Anzi

l trasporto dai comuni verso il capoluogo di regione riveste un'importanza vitale per la tenuta sociale ed economica dei territori. Questo collegamento rappresenta il ponte tra le aree interne o rurali e i centri decisionali, economici e di servizio. Accesso ai servizi e collegamenti con le scuole superiori e l’università permettono di frequentare le lezioni senza dover per forza trasferirsi. I Sindaci di Anzi e Laurenzana si sono impegnati nel tempo, affinché fossero istituite corse aggiuntive per Potenza, ed oggi, annunciano che «le corse bus Potenza - bivio San Donato di Anzi - Laurenzana A/R. Rimangono attive le corse degli autobus da Potenza a Laurenzana con fermata a San Donato di Anzi. Come si legge dalla nota della Fal, la sperimentazione prosegue fino al 30 novembre monitorando attentamente i dati di utilizzo nel periodo scolastico». I Sindaci infine invitano i cittadini

«ad utilizzare e valorizzare queste nuove corse per far sì che il servizio diventi definitivo». Già nei mesi scorsi i Sindaci Filomena Graziadei e Giuseppe Trivigno avevano comunicano ai concittadini la «nuova corsa FAL Laurenzana – Anzi – Potenza e ritorno, che rappresenta un passo avanti contro l’isolamento dei nostri territori». Il servizio era partito in via sperimentale con una nuova coppia di corse. «È un risultato importante, frutto di un lavoro portato avanti con determinazione e in piena sinergia dalle Amministrazioni comunali di Laurenzana e di Anzi per contrastare l’isolamento delle aree interne e garantire maggiori opportunità di mobilità ai cittadini che hanno deciso di vivere stabilmente in questi comuni» spiegavano Graziadei e Trivigno. In quella occasione i Sindaci delle due comunità ringraziarono «Pasquale Pepe, Assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Re-

_ G. Trivigno, Sindaco di Laurenzana

gione Basilicata e Ferrovie Appulo Lucane, per l’attenzione dimostrata verso le esigenze delle comunità per il sostegno determinante nell’iter amministrativo e per aver reso possibile l’istituzione di queste corse sperimentali. Continueremo a monitorare con attenzione i dati di utilizzo, perché una buona risposta dell’utenza sarà fondamentale per rendere questa opportunità stabile e duratura». Le due nuove corse avranno i seguenti orari: Corsa BUS n. 424 (Fns) – Laurenzana- Potenza deposito FAL. Partenza: Laurenzana – piazza Urga ore 12:45 e fermate intermedie: Serrapotamo – ore 12:50; Ponte Camastra – ore 12:55; Anzi (bivio San Donato) – ore 13:10; Potenza Inferiore – ore 13:40; Potenza viale Marconi – ore 13:50; Potenza San Rocco – ore 13:55; Potenza Maria – ore 14:00; Potenza Ospedale S. Carlo – ore 14:05; Potenza via Anzio (Regione) – ore 14:10; Arrivo: Po-

tenza deposito FAL – ore 14:20. Per la Corsa BUS n. 427 (Fns) – Potenza deposito FAL- Laurenzana, Servizio feriale dal lunedì al sabato, Partenza: Potenza deposito FAL – ore 20:00 e fermate intermedie: Potenza via Anzio – ore 20:05; Potenza Ospedale S. Carlo – ore 20:15; Potenza; Maria (Provincia) – ore 20:18; Potenza piazza 18 Agosto – ore 20:25; Potenza Inferiore – ore 20:30; Anzi (bivio San Donato) – ore 21:05; Ponte Camastra – ore 21:15; Serrapotamo – ore 21:20; Arrivo: Laurenzana – piazza Urga ore 21:30. I collegamenti tra i paesi e il capoluogo, in questo caso Potenza, rappresentano un caposaldo affinché i piccoli centri non si svuotino. Consentire infatti di raggiungere agevolmente i servizi e le attività presenti in città, fa sì che anche la qualità della vita nei paesi, sia apprezzata da chi decide di restare. EMANUELA CALABRESE


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L’indagine della Guardia di finanza riguarda compensi liquidati tra il 2021 e il 2024, azienda ingannata sugli orari di lavoro

Truffa all’Asm, medico sotto accusa Bloccati beni per oltre 46mila euro MATERA. Un sequestro preventivo per 46.779,13 euro è stato eseguito dalla Guardia di finanza nei confronti di un dirigente medico in servizio nell’Azienda sanitaria locale di Matera. Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica, si inserisce in un procedimento per l’ipotesi di truffa aggravata e continuata ai danni dell’Asm. L’operazione, denominata Igea Bendata, è stata condotta dai militari del Nucleo di polizia economicofinanziaria del Comando provinciale di Matera. Gli accertamenti riguardano il periodo compreso tra il 2021 e il 2024 e si concentrano sull’attività professionale svolta dal medico nell’ambito dei servizi organizzati dall’azienda sanitaria. Secondo l’ipotesi formulata dagli investigatori, il professionista avrebbe comunicato all’Asm dati non corrispondenti al vero sulle ore di lavoro effettivamente prestate. Le informazioni avrebbero indotto l’ente sanitario a liquidare compensi ritenuti non dovuti, ora quantificati in oltre 46mila euro. Si tratta di

una ricostruzione ancora sottoposta alle verifiche proprie della fase delle indagini preliminari e sulla quale non è intervenuto alcun accertamento definitivo. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Matera, si è sviluppata attraverso l’acquisizione e l’analisi di documentazione amministrativa, prospetti delle prestazioni lavorative, dati provenienti dai sistemi elettronici di rilevazione delle presenze, comunicazioni interne e altri elementi documentali. Gli approfondimenti avrebbero fatto emergere

diverse sovrapposizioni tra le ore indicate come lavorate nelle strutture dell’Asm e altri impegni professionali o formativi affrontati nelle medesime fasce orarie. Sarebbe stata rilevata anche la contabilizzazione contemporanea delle stesse ore come prestazioni remunerate a diverso titolo. Tra gli aspetti esaminati figurano, inoltre, presenze giudicate incompatibili con i tempi necessari per gli spostamenti tra le varie sedi e ore alle quali non corrisponderebbero rilevazioni elettroniche. In alcuni casi, secondo quanto ri-

costruito dalla Guardia di finanza, le presenze sarebbero state inserite manualmente sulla base delle comunicazioni provenienti dalla stessa persona interessata. Attraverso l’incrocio dei dati, la polizia giudiziaria ha ricostruito il numero delle ore che, secondo l’impostazione investigativa, non sarebbero state effettivamente prestate. Da questa verifica è derivata la quantificazione dei compensi che l’Azienda sanitaria locale avrebbe corrisposto indebitamente: l’importo calcolato allo stato degli atti è pari a

46.779,13 euro. Il Gip, ritenendo sussistenti nei limiti della fase cautelare i presupposti previsti dalla legge, ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta delle somme di denaro. Se il denaro non dovesse essere reperito o risultasse insufficiente, il provvedimento potrà essere eseguito per equivalente su altri beni e utilità patrimoniali nella disponibilità dell’indagato. La misura cautelare ha l’obiettivo di evitare che le somme oggetto della contestazione vengano sottratte a un’eventuale futura confisca. Non rappresenta però una pronuncia sulla fondatezza definitiva delle accuse. Il decreto è stato adottato sulla base degli elementi finora acquisiti ed è suscettibile dei mezzi di impugnazione previsti dall’ordinamento. Le verifiche della Procura e della Guardia di finanza sono ancora in corso. Resta ferma la presunzione di innocenza: il dirigente medico sottoposto alle indagini non può essere considerato responsabile dei fatti contestati fino a quando un’eventuale colpevolezza non sarà accertata con una sentenza irrevocabile di condanna.

Dopo un giugno positivo, luglio e agosto deludono le attese, il presidente di Confcommercio-Fipe Ristoratori Genco chiede dati

«Turismo a due velocità, ristoratori in allarme» MATERA. Un giugno molto positivo, sostenuto soprattutto dalla crescita dei visitatori stranieri, seguito da luglio e agosto al di sotto delle aspettative. È il bilancio della stagione estiva tracciato da Gianni Genco, presidente di Confcommercio-Fipe Ristoratori della provincia di Matera, che sollecita un’analisi approfondita dei flussi e nuove strategie per rendere la città attrattiva durante tutto l’anno. Nel primo mese dell’estate, l’aumento delle presenze internazionali ha prodotto anche una crescita del fatturato della ristorazione. Nei due mesi successivi, invece, i risultati non hanno rispettato le previsioni degli operatori. La situazione economica generale e la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie italiane possono avere inciso, ma per Genco non bastano a spiegare il rallentamento. «Non credo sia corretto pensare

che il calo registrato a luglio e agosto sia semplicemente il risultato di una città diventata troppo costosa. Il problema è un altro e dobbiamo avere il coraggio di analizzarlo», afferma Genco. La questione riguarda la tenuta delle imprese, perché Matera è ormai strettamente legata al turismo e al suo indotto. Dicembre, gennaio, febbraio e marzo rappresentano già una bassa stagione consolidata. Se anche luglio e agosto diventassero periodi di forte flessione, per le attività sarebbe difficile sostenere costi, pressione fiscale e livelli occupazionali. «Le imprese non possono lavorare bene soltanto per sei mesi all’anno», avverte Genco, richiamando anche il rischio di perdere la continuità dei rapporti con i dipendenti. Da qui la richiesta, avanzata da anni dalla categoria, di istituire un

Osservatorio sul turismo. Lo strumento dovrebbe fornire dati aggiornati sulla provenienza dei visitatori, sulla durata dei soggiorni, sulla capacità di spesa e sulle ragioni delle contrazioni stagionali. Anche la crescita complessiva delle presenze deve essere letta con attenzione: all’aumento indicato dalle statistiche non sempre corrisponde un miglioramento dei bilanci delle imprese. Il flusso straniero, rimasto costante anche a luglio e agosto, avrebbe contribuito ad attenuare il calo. Un possibile termine di confronto è Bari, dove il centro storico è frequentato fino a tarda sera e molti ristoranti lavorano fino all’una di notte. A Matera, invece, alle 23 numerosi locali hanno già concluso l’attività. Il tema non riguarda quindi soltanto la promozione turistica, ma il modo in cui la città viene vissu-

ta. Intrattenimento, eventi e iniziative dopo cena possono prolungare la permanenza dei visitatori, sostenere l’economia locale e animare il centro. Una prospettiva che interessa anche chi vive stabilmente a Matera: «Una città più viva e vissuta nelle ore serali è un valore anche per i residenti».


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Con Metro Plus e Quartieri in Rete investiti oltre 7,7 milioni di euro per inclusione sociale, innovazione e rigenerazione urbana

Matera rilancia i quartieri urbani: più servizi e spazi per le comunità MATERA. Oltre 7,7 milioni di euro per rafforzare l’inclusione sociale e rigenerare gli spazi pubblici nelle aree più fragili della città. Entrano nella fase operativa i progetti assegnati a Matera dal Programma nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027, che comprende il capoluogo lucano tra i 39 centri beneficiari delle risorse destinate a innovazione, coesione e riqualificazione urbana. Gli interventi sono stati illustrati nella sede di Casino Padula alla presenza delle assessore ai Lavori pubblici Lucia Gaudiano e alle Politiche sociali Angela Braia, del dirigente del settore Politiche sociali Paolo Milillo e del funzionario di elevata qualificazione Bruno Francione, referente per l’attuazione della convenzione. Sono intervenuti anche Marco Lanzoni e Maria Chiara Guardo di Scs Consulting, società che supporterà l’ente nella realizzazione del programma. Il piano assegna alla città tre interventi per un valore complessivo di

7.727.500 euro. La quota più consistente, pari a 4.791.268 euro del Fondo sociale europeo Plus, finanzia Quartieri in Rete. Altri 2.936.232 euro, provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale e da risorse comunali, sono destinati alla riqualificazione delle Case di Quartiere di Borgo Venusio e Casino Dragone, pensate come nuovi punti di riferimento per la vita comunitaria. Quartieri in Rete interesserà San Giacomo-Matera Nord, Spine Bianche, Agna-Matera Sud e Borgo Venusio. In ciascuna area

sarà valorizzato uno spazio pubblico, con l’obiettivo di creare quattro poli di innovazione sociale nei quali attivare servizi di prossimità e percorsi di partecipazione. La strategia punta a rafforzare il welfare di comunità, sostenere persone e famiglie più fragili e favorire inclusione, invecchiamento attivo, partecipazione civica e crescita del capitale sociale. Non sarà, dunque, soltanto un’operazione edilizia. Gli spazi recuperati dovranno ospitare attività modellate sulle necessità dei residenti e diventare

luoghi nei quali costruire legami, intercettare situazioni di disagio e offrire occasioni di incontro. Un ruolo centrale sarà affidato agli enti del Terzo settore e ai cittadini, coinvolti in percorsi di coprogettazione per definire insieme bisogni, priorità e risposte. L’amministrazione intende così costruire un modello di sviluppo urbano più inclusivo e partecipato, capace di partire dalle caratteristiche dei singoli quartieri. «Oggi restituiamo alla città quattro luoghi strategici e li trasformiamo in punti di riferimento per chi vive le periferie», afferma Braia. L’assessora sottolinea che l’intervento non riguarda soltanto il recupero degli immobili, ma la costruzione di una rete di relazioni. «Parliamo di anziani che non restano soli, giovani e famiglie che si sentono parte della comunità. È un investimento sulle persone, prima ancora che sui muri». Sul versante delle opere, Gaudiano pone l’accento sulla necessità di progettare gli immobili a partire

dal loro utilizzo concreto. «L’obiettivo che ci siamo posti è restituire qualità agli spazi che recuperiamo, affinché siano realmente adeguati alle funzioni cui sono destinati e alle caratteristiche dei luoghi», spiega l’assessora. L’intenzione è superare un’impostazione che in passato, in alcuni casi, ha prodotto contenitori non pienamente rispondenti alle esigenze delle attività previste. «Oggi ripartiamo dalle funzioni, dai bisogni delle persone e dalle caratteristiche degli spazi per progettare interventi di qualità, funzionalità e sostenibilità», conclude Gaudiano. La sfida sarà accompagnare alla riqualificazione materiale una programmazione sociale stabile, evitando che le strutture rimangano prive di contenuti dopo la conclusione dei lavori. La dotazione finanziaria permette di agire insieme sugli immobili e sui servizi, ma la riuscita dipenderà dalla capacità di mantenere vivo il confronto con associazioni e residenti.

A Gallicchio i consiglieri Conte, Donnadio e Durante chiedono un confronto pubblico e garanzie sul funzionamento dello scuolabus

Tempo pieno a rischio, la minoranza va all’attacco GALLICCHIO. Tempo pieno nella scuola dell’infanzia a rischio e ancora nessuna certezza sul servizio di trasporto scolastico. A pochi giorni dall’avvio del nuovo anno didattico, i consiglieri comunali di minoranza Conte, Donnadio e Durante sollecitano chiarimenti all’amministrazione e chiedono la convocazione urgente di un Consiglio comunale straordinario e aperto. Al centro della presa di posizione ci sono le difficoltà che accompagnerebbero l’attivazione del tempo pieno nel plesso scolastico del paese e la possibilità, ventilata nelle ultime settimane, che il servizio possa essere soppresso. Un’ipotesi considerata particolarmente grave in un piccolo centro già alle prese con lo spopolamento e con la progressiva riduzione dei servizi essenziali. «Il futuro delle nostre comunità passa innanzitutto dalla capacità di garantire i servizi essenziali, a partire dalla scuola», sottolineano i rappresentanti dell’opposizione. Secondo i tre consiglieri, l’amministrazione comu-

nale avrebbe dovuto reagire con maggiore tempestività, informando le famiglie e coinvolgendo tutte le parti interessate nella ricerca di una soluzione. La minoranza propone di riunire in un’assise pubblica la comunità dei genitori, il personale scolastico, la cittadinanza, la dirigenza dell’Istituto comprensivo e i rappresentanti dell’Ufficio scolastico regionale. Il confronto dovrebbe servire a ricostruire la situazione, verificare le interlocuzioni già avviate e individuare percorsi legittimi per assicurare il tempo pieno. Tra le possibilità indicate figura anche il ricorso a cooperative in possesso dei requisiti necessari, qualora questa soluzione risultasse praticabile e conforme alle disposizioni vigenti. Conte, Donnadio e Durante contestano il comportamento assunto finora dal sindaco e dalla giunta, accusati di avere scelto il silenzio su una questione decisiva per il diritto allo studio e per la permanenza delle famiglie nel territorio. «Si registra l’ennesima inerzia

dell’organo politico, che sceglie il silenzio anziché farsi carico di una battaglia fondamentale», affermano i consiglieri. Alle preoccupazioni sul tempo pieno si aggiungono quelle riguardanti lo scuolabus. Secondo l’opposizione, le famiglie non avrebbero ancora ricevuto indicazioni precise sui tempi di attivazione, sug modalità di gestione, orari e regolarità del servizio. Un’incertezza che rischia di creare ulteriori difficoltà ai genitori e di compromettere la frequenza degli alunni che abitano nelle zone più distanti dal plesso. I consiglieri chiedono quindi trasparenza immediata sulle interlocuzioni avute con le autorità scolastiche, la convocazione di una seduta consiliare interamente dedicata all’emergenza e garanzie formali sulla piena operatività dello scuolabus. Vogliono conoscere anche la modalità scelta per l’affidamento del trasporto, gli orari previsti e le relative coperture finanziarie. La vertenza, spiegano i rappresentanti della minoranza, supera la semplice orga-

nizzazione dell’attività scolastica. Mantenere servizi adeguati significa infatti rendere possibile la permanenza delle giovani famiglie e contrastare l’impoverimento demografico dei centri dell’entroterra. «Difendere la scuola a Gallicchio significa difendere la permanenza delle famiglie sul territorio. Non sono ammessi ritardi né disinteressi», concludono Conte, Donnadio e Durante, in attesa di una risposta ufficiale dell’amministrazione.


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Periscopio

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Transizione, reti connesse e rinnovabili cambiano il modo in cui le aziende devono leggere oggi il rischio energia

Servizi energetici: nuovi rischi e nuove esigenze di protezione per le imprese

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uando parliamo di transizione energetica oggi è importante evidenziare come essa non riguardi soltanto la sostituzione progressiva delle fonti fossili con fonti rinnovabili, ma per le imprese significhi operare in un sistema più articolato, dove produzione, consumo, distribuzione e prezzo dell’energia dipendono da un numero crescente di variabili: disponibilità di energia da fonti non programmabili, evoluzione delle reti, accumuli, mercati della flessibilità, costi della CO₂, sicurezza degli impianti e continuità delle forniture. È un cambiamento che interessa direttamente anche chi non produce energia, ma la utilizza ogni giorno per far funzionare stabilimenti, magazzini, uffici, sistemi digitali e catene logistiche. Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno rappresentato il 48% della produzione elettrica nazionale, confermando il peso crescente di fotovoltaico, eolico e altre fonti a basse emissioni nel mix energetico italiano. Questo sviluppo è positivo per la decarbonizzazione, ma richiede allo stesso tempo un sistema più capace di gestire variabilità, picchi di produzione e nuove esigenze di bilanciamento. Reti, accumuli e flessibilità: perché

l’energia è sempre più interconnessa Per comprendere il nuovo rischio energia bisogna partire da un dato semplice, ossia che l’elettricità deve essere prodotta, trasportata e consumata mantenendo un equilibrio continuo tra domanda e offerta. Con la crescita delle rinnovabili, questo equilibrio diventa più complesso da gestire, perché sole e vento non seguono necessariamente i tempi della domanda industriale o domestica. Si evidenzia inoltre la necessità di nuova capacità di accumulo per integrare efficacemente le rinnovabili nel mercato energetico italiano. Gli accumuli servono a conservare l’energia prodotta in eccesso e a restituirla quando la produzione rinnovabile è inferiore alla domanda, riducendo congestioni e squilibri. Anche il mercato dei servizi di dispacciamento diventa centrale, perché è lo strumento con cui ci si approvvigiona delle risorse necessarie a gestire in sicurezza il sistema elettrico, risolvere congestioni, creare riserva e bilanciare in tempo reale i flussi sulla rete. Per un’impresa, tutto questo si traduce in un tema concreto: la continuità energetica non dipende più solo dal contratto di fornitura, ma dalla resilienza dell’intero ecosistema in cui opera.

Dal prezzo dell’energia alla continuità operativa La maggiore complessità del sistema energetico si riflette anche sui costi e sulla pianificazione industriale. Le imprese devono fare i conti con prezzi dell’energia ancora sensibili a variabili internazionali, squilibri geopolitici e possibili tensioni sulle forniture, ma anche con un quadro regolatorio e ambientale sempre più rilevante. La progressiva integrazione tra politiche energetiche, obiettivi di decarbonizzazione e dinamiche di mercato rende più difficile prevedere con certezza l’evoluzione dei costi e il loro impatto sulla competitività aziendale.

Per un’impresa, quindi, il rischio non è soltanto pagare di più l’energia, ma non riuscire ad anticipare gli effetti di queste variabili su margini, contratti, tempi di produzione e capacità di pianificazione. Un’interruzione della fornitura, un guasto a un impianto, un ritardo nella connessione alla rete, un evento climatico che danneggia asset energetici o una variazione improvvisa dei costi possono generare effetti a catena: fermo delle attività, penali, ritardi verso clienti e fornitori, perdita di efficienza e maggiore esposizione finanziaria. Il ruolo di Consulbrokers: proteggere asset,

continuità e responsabilità In questo scenario, la protezione assicurativa non può essere letta come una copertura standard da acquistare a valle. Deve essere il risultato di un’analisi del rischio che indaghi dettagliatamente quali asset sono essenziali per la continuità dell’attività e quale parte del rischio può essere trasferita al mercato assicurativo. Consulbrokers si inserisce in questo contesto con un approccio consulenziale rivolto anche al settore Power & Utility, offrendo servizi di risk management per aziende attive nella fornitura di elettricità, gas e acqua, per centrali elettriche e per il più ampio comparto dell’energia, incluse le rinnovabili. La società propone per le aziende un modello fondato sull’analisi qualitativa e quantitativa dei rischi, finalizzata a classificarli in base alla natura e alla rilevanza economica e operativa. Per le imprese, questo significa passare da una logica reattiva a una gestione più consapevole che non aspetta che il rischio energia si manifesti sotto forma di fermo, danno o perdita economica, ma costruisce prima un quadro di esposizione, coperture, franchigie, massimali ed eventuale rischio residuo. In una fase in cui transizione energetica e competitività industriale sono sempre più legate, il risk management diventa uno strumento per proteggere non solo gli impianti, ma la capacità stessa dell’impresa di restare operativa.


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Viaggio tra i talenti lucani

Rossana Monetta: quando la pietra sorride

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DI FABRIZIO QUARATINO

ncora una deviazione. Ancora una volta prendo una deviazione. E sì, lo ammetto: mi lascio trascinare da storie che nascono ai margini e finiscono al centro, da persone che fanno delle mani il proprio pensiero e della materia un linguaggio. Questa volta non vi porto in un teatro né in uno studio di registrazione, ma nel mondo di Rossana Monetta, dove le pietre naturali diventano gioielli e ogni creazione cerca una propria voce. Potentina, classe 1973, figlia d’arte, Rossana è cresciuta accanto alla gioielleria di famiglia. Ha scelto però una strada personale: lavorare pietre e gemme naturali, lasciando all’oro il compito di accompagnarle, senza necessariamente ru-

bare loro la scena. Perché una pietra, quando incontra lo sguardo giusto, può smettere di essere soltanto materia. LA PIETRA COME VOCE Quarzi, agate, ambre, morganiti: nel suo lavoro la natura non è un semplice catalogo di colori. È il punto di partenza di un dialogo tra forma, luce e intuizione. Una pietra può suggerire un accostamento, un equilibrio, perfino una direzione inattesa. L’artigiano osserva, prova, corregge. Ascolta ciò che la materia consente, invece di imporle un progetto. È una differenza sottile, ma decisiva. Perché creare non significa sempre aggiungere. A volte significa riconoscere ciò che esiste già e trovare il modo di farlo emergere. L’UNICITÀ COME ATTO

DI RIBELLIONE In un mondo che produce copie in serie e ci invita continuamente ad assomigliarci, scegliere un oggetto unico possiede qualcosa di irriverente. Non perché ciò che è industriale sia privo di valore. Ma perché l’artigianato custodisce una possibilità diversa: quella di non dover ripetere necessariamente la stessa risposta. Ogni pietra porta con sé sfumature, proporzioni, piccole imperfezioni. Ogni composizione nasce dalla scelta di rispettarlas oppure trasformarle in carattere. E il risultato porta con sé una differenza che non deve essere corretta per diventare bellezza. Forse è proprio questo il punto: non siamo obbligati a diventare tutti uguali per essere riconosciuti. BRACCIALETTI LUCANI: RADICI CHE BRILLANO La linea dedicata all’identità lucana aggiunge a questo lavoro un’altra dimensione: il territorio diventa segno da indossare. Il pino loricato, il brigante, il leone rampante di Potenza, il simbolo della Basilicata e U Munaciedd entrano in una collezione che intreccia memoria, ironia e appartenenza. Non occorre trasformare ogni ciondolo in un trattato. Basta riconoscere che un simbolo può custodire un legame, evocare un luogo, far riaffiorare un ricordo. E magari accompagnare qualcuno lontano da casa, ricordandogli che le radici non sono catene: possono essere anche il punto da cui si prende slancio. La Lucania sa raccontarsi attraverso dettagli apparente-

mente piccoli. Il problema è che spesso siamo noi a considerarli piccoli, salvo poi stupirci quando qualcun altro ne riconosce il valore. IL LABORATORIO: DOVE LA LENTEZZA È VIRTÙ Dietro un gioiello finito esiste un lavoro che raramente entra nella fotografia: scegliere, accostare, montare, verificare, ricominciare. È il tempo delle mani, misurato anche dall’attenzione necessaria a ottenere un risultato. Viviamo nell’epoca del tutto e subito. Possibilmente consegnato ieri, personalizzato oggi e pagato domani. Poi incontriamo un oggetto artigianale e scopriamo che la fretta, qualche volta, è semplicemente un pessimo designer. La lentezza, quando è competenza, non è immobilità. È precisione. È la capacità di distinguere ciò che può essere accelerato da ciò che merita di essere fatto bene. TRA NATURA E CARATTERE Rossana si definisce, con una semplicità quasi disarmante, un’artigiana con fantasia. È una definizione che tiene insieme mestiere e immaginazione. La fantasia senza mestiere rischia di restare un’intenzione. Il mestiere senza fantasia può diventare ripetizione. Quando invece si incontrano, la materia acquista una nuova possibilità. E qui il talento smette di essere soltanto una qualità individuale. Diventa qualcosa che entra nel mondo, incontra altre persone e lascia una traccia. Non serve essere celebri per creare bellezza. Serve avere qualcosa da esprimere e

la determinazione di darle forma. UN INVITO (SENZA OBBLIGO D’ACQUISTO) Se vi capita di incontrare le creazioni di Rossana, guardatele con attenzione. Non soltanto per decidere se acquistarle, ma per riconoscere il lavoro che contengono. Una collana di perle e acquamarina, un braccialetto, un piccolo simbolo lucano: oggetti diversi, accomunati dalla possibilità di trasformare materia, gusto e cura in un racconto. E se poi ne sceglierete uno, benissimo. Anche gli artigiani, sorprendentemente, hanno il vizio di dover vivere del proprio lavoro. Ma il punto non è comprare per fare un favore. È comprendere che sostenere un talento significa riconoscere il valore di ciò che crea. C’è una lezione più grande, in tutto questo. La vita non ci consegna sempre materiali perfetti. A volte ci mette davanti qualcosa di irregolare, difficile, apparentemente poco promettente. Possiamo scartarlo, oppure lavorarci fino a scoprire una possibilità che prima non vedevamo. Non è magia. È trasformazione. Il talento non chiede una vita senza difficoltà. Chiede il coraggio di non consegnare alle difficoltà l’ultima parola. Si può cambiare strada, cambiare metodo, ricominciare. E qualche volta il vero coraggio non consiste nel cercare altrove una possibilità, ma nell’insistere abbastanza a lungo perché quella che abbiamo già costruito possa finalmente mostrarci fin dove può arrivare. Ma non bisogna confondere un momento difficile con la fine delle proprie possibilità. Perché ciò che oggi sembra una pietra da scartare, domani può diventare proprio la materia da cui nasce qualcosa di nuovo. Rossana Monetta, con le sue pietre, ci ricorda che la bellezza non nasce necessariamente da ciò che è già compiuto. Può nascere da uno sguardo capace di riconoscere, da mani disposte a lavorare e dal coraggio di seguire una strada propria. Perché una terra non diventa grande soltanto quando celebra i suoi talenti. Diventa grande quando permette loro di creare, lavorare e restare. E quando capisce che anche una piccola pietra, nelle mani giuste, può raccontare qualcosa di immenso.


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Tutto Sport

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Assente lo squalificato Maselli, mister De Luca punta a dare continuità alle vittorie ottenute nelle prime tre giornate

Al Curcio Sorrento-Picerno vale la vetta: gara esterna per i lucani alle ore 18

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DI FRANCESCO MENONNA

atch clou del quarto turno del campionato di Lega Pro Serie C Now di calcio. Allo Stadio Donato Curcio di Picerno questo pomeriggio alle 18 si affrontano il Sorrento e il l'AZ Picerno. Entrambe appaiate a quota nove in classifica in prima posizione con il Potenza le due squadre rappresentano la vera e propria sorpresa di questo inizio di stagione. Come è noto il Sorrento gioca le proprie gare interne al Curcio vista l'indisponibilità accertata dello Stadio Italia alle prese con lavori di riqualificazione. Dirigerà la gara il signor Gianmarco Vallati di Crema, gli assistenti sono Simona Cavallari di

Ravenna e Alessandro Tangaro di Molfetta. Quarto uomo Gennaro Decimo di Napoli, operatore FVS Pierpaolo Vitale di Salerno. Nel Picerno mister Claudio De Luca deve fare a meno dello squalificato Maselli, espulso nel finale del match vinto lunedì sera al Curcio contro l'Inter Next Gen. Per il resto non ci dovrebbero essere problemi di formazione in casa rossoblù. La prestazione offerta da Abreu e compagni contro l'Inter Next Gen rafforza l'ambiente e da serenità a tutta la tifoseria. Ovviamente guai ad abbassare la guardia e sottovalutare la squadra di Vincenzo Maiuri. L'ambiente dopo la splendida vittoria contro l'Inter Next Gen è caricato a mille e attende

la quarta sfida di questo campionato con il dichiarato intento di fare bottino pieno, Gli allenamenti settimanali si sono svolti all'insegna della grinta, della determinazione e della concentrazione, Mister Claudio De Luca salvo sorprese dell'ultim'ora confermerà il modulo che ha consentito alla squadra di ottenere tre vittorie in altrettante gare pur dovendo pensare alla sfida di martedì pomeriggio nel turno infrasettimanale contro il Catania sempre al Curcio, Il Sorrento dal canto suo è reduce dal colpo gobbo di Giugliano dove i tirrenici si sono imposti con il classico punteggio all'inglese di due a zero, La formazione di Vincenzo Maiuri fa della grinta, della determina-

zione e dell'agonismo le armi migliori per superare ogni ostacolo, Tra i campani sicure sono le presenze di Balzan, Cargnelutti e Puzone. Maiuri fa affidamento anche sul portiere Harrasser che finora ha dato ampie garan-

zie alla squadra e alla società mostrando un rendimento elevato. Sugli spalti è previsto il pubblico delle grandi occasioni, pronto a spronare le due squadre. Le due tifoserie saranno sistemate nelle rispettive tribune.

Un salto importante che la società vuole affrontare con entusiasmo ma soprattutto con equilibrio

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Roller Matera, al via la stagione in A1 atera si prepara a vivere una nuova stagione ai massimi livelli dell’hockey su pista. Nei giorni scorsi si è tenuta la presentazione ufficiale della stagione agonistica 2026/2027 della ASD Roller Matera, un appuntamento che ha illustrato programmi, obiettivi e ambizioni di una società sempre più protagonista nel panorama nazionale. Al centro del progetto ci sono soprattutto le due formazioni di Serie A1, maschile e femminile, ma anche un settore giovanile che continua a rappresentare uno dei pilastri della società. Dopo la straordinaria stagione che ha visto la formazione maschile conquistare la promozione nella massima serie, l’ASD Roller Matera è chiamata ora a misurarsi con una categoria di grande prestigio e altrettante difficoltà. Un salto importante che la società vuole affrontare con entusiasmo ma soprattutto con equilibrio. «Siamo prontissimi ad affrontare una stagione difficile, tutti pronti e compatti per mantenere la categoria», ha spiegato la presidente Mariella Perai. Una dichiarazione che sintetizza bene lo spirito con cui il club si affaccia al nuovo campionato: consapevolezza delle difficoltà, ma anche la volontà di giocarsi fino in fondo le proprie possibilità. Un progetto che riguarda entrambe le prime squadre. «Partiamo be-

nissimo per entrambe le squadre, maschile e femminile», ha sottolineato il direttore generale Franco Belfiore, ricordando come «il titolo ci ha dato la forza per preparare una bella squadra». Il clima è di grande fiducia: «i ragazzi sono in formissima, sono carichi. Faremo la nostra bella figura, con l’obiettivo di salvarci e rimanere in A1 che è sinonimo di esperienza e soddisfazione». Un percorso nel quale il settore giovanile svolge un ruolo determinante, con le categorie di Avviamento e Mini Hockey, Under 11, Under 13 maschile e femminile e Under 15, per costituire il serbatoio dal quale continuare a costruire il futuro della società. A sottolineare il valore dell’espe-

rienza della Roller Matera è stato anche Giuliano Paterino, assessore alle Attività produttive del Comune di Matera che ha ricordato i risultati ottenuti nella passata stagione, dalla Supercoppa alla vittoria del campionato e alla promozione nella massima serie: «è la testimonianza di un lavoro che vede la partecipazione di un settore giovanile vivissimo». La stagione, inoltre, porterà Matera anche sulla scena internazionale. Due atlete della formazione femminile, infatti, partiranno per il Paraguay per prendere parte agli impegni con la Nazionale italiana. Tra loro anche il capitano Pamela Lapolla che ha raccontato con orgoglio il proprio percorso in azzurro: «Ini-

zieremo i primi allenamenti con la Nazionale italiana. Sono in Nazionale da quando avevo 16 anni. È un grande orgoglio farne parte e cercherò di portare in alto il nome di Matera». Un appuntamento internazionale che coinvolge direttamente anche Valerio Antezza, confermato alla guida della formazione maschile della Roller Matera e allenatore della Nazionale femminile. Per lui il ritorno a un’esperienza mondiale assume un significato personale: «È un’emozione unica. Da giocatore aveva un sapore diverso, era molto più dura anche fisicamente per la sostenibilità degli allenamenti, da allenatore è un’emozione più matura, ma altrettanto entusiasmante». La nuova stagione della Roller Matera si apre, dunque, all’insegna di una doppia sfida: consolidare la presenza ai vertici dell’hockey nazionale e, contemporaneamente, continuare a investire sui giovani e sulla crescita del movimento. Una vetrina significativa per l’intera città da anni riconosciuta soprattutto per il suo straordinario patrimonio culturale e che, attraverso lo sport, dimostra oggi di saper esprimere e portare alla ribalta altrettante eccellenze ampliando ulteriormente il racconto di una Matera sempre più capace di affermarsi oltre i confini del proprio territorio. MILENA FERRANDINA


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