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In discontinuità con Francesco rallenta sull’affaire solidarietà, sopprime il Pontificio Comitato per la Giornata dei Bambini, licenzia tutti gli amministratori e ordina al Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita di liquidare l’ente
POLICORO
D I Ta nI n O FIE R R O
Osserviamo, vagando per il mondo, che tutto si muove: una nuova spedizione sulla Luna, l’installazione di centrali nucleari di nuova generazione, le consegne domiciliari attraverso l’uso di droni, le auto con autista automatico, le fabbriche governate dall’intelligenza artificiale. Invece, nel nostro paese, tutto si muove a passo di lumaca (...) ■ continua a pag 8

Si sapeva già che la povera Basilicata avesse problemi di connessione con i servizi e che per giunta riguardassero anche le condizioni d’accessibilità primaria, vista anche l’orografia comunale e qualche pastrocchio di troppo combinato dalla solita politica, ma nessuno s’immaginava che si fosse così indietro nella considerazione della prossimità pure necessaria alla vita che le persone conducono tutti i giorni. Ora tanto per farci capire bene la situazione in cui ci troviamo il Centro Studi Tagliacarne attraverso il progetto Urban Pulse 15 ha realizzato un’analisi che misura proprio l’accessibilità dei servizi in base ai tempi di percorrenza applicando peraltro il modello dell’urbanista Moreno, già proficuamente sperimentato in molte città europee e così guarda caso s’è scoperto che tra cura, approvvigionamento, apprendimento, tempo libero e mobilità a vedersela meglio di tutt’Italia sono, pensate un po’, gli abitanti della Puglia (47,3%) che si prende anche il palmarès nazionale, Campania (42,5%) e Lazio (41,2%) con la Basilicata sul basso andante e relegata in dodicesima posizione (28,0%). Canta Fiorella Mannoia: “Non vivere così a metà o così in prossimità…”
RISCHIO IDROGEOLOGICO Soddisfatto Bardi: «Risultato stroardinario e grande attenzione del Governo»

nESSuna CaLunnIa: RIG ETTaTa
COnTRO S CaLI SE


Approvato il Piano Traffico, il Comune non è obbligato ad adottarlo ma il sindaco Bianco e l’assessore Padula dimostrano visione
■ Dellapenna a pag 10
GIRO D’ITaLIa
Domani la Basilicata sarà protagonista della quinta tappa: 204 km per la Corsa Rosa che attraverserà l’area Sud e arriverà a Potenza
■ Servizio a pag 29 CROnaCa
A Rotonda i Carabinieri intercettano auto sospetta sventano truffa ad anziana a Matera Daspo per tifoso di hockey femminile
■ Servizi alle pag 20 e 22
aMMInISTRaTIVE
A Cronache la candidata sindaco di Tursi, Russo: «La sfida è rendere il Comune più moderno e digitale»
■ Calabrese a pag 13


un Chirografo dà segno della sua rivoluzione conservatrice e “caccia i mercanti dal Tempio”
In discontinuità con Francesco rallenta sull’affaire solidarietà e sopprime il Pontificio Comitato per la Giornata dei Bambini, licenzia tutti gli amministratori e ordina al Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita di liquidare l'ente
D I R O B E RTO LA M ATT IN A
“Non praevalebunt” non è soltanto una frase messa così a caso nella prima pagina dell' “Osservatorio Romano”, è il fondamento del primato petrino e della sovranità della Chiesa. Santa Romana Chiesa, infatti, basa il principio della sua esistenza sulla promessa fatta da Cristo a San Pietro secondo la quale la chiesa costruita su di lui non sarebbe stata sconfitta dalle forze degli inferi.
In pratica qualunque pontefice sa che l'ultimo giorno prima della fine del mondo la Chiesa nella sua istituzione sarà viva e vitale.
È una certezza che nessun’altra autorità civile, nessun altro Stato, nessun altro ente può avere.
IL PONTIFICATO
DI LEONE XIV
Noi non siamo vaticanisti né teologi ma già quando si discuteva dei possibili esiti del conclave che avrebbe portato all’elezione di Leone XIV rimanemmo colpiti dalla protervia dei commentatori che, assunti sul trono della presunta esperienza, provavano a dividere i cardinali che componevano il collegio elettorale in conservatori e progressisti cercando di cogliere nel cursus honorum di ciascuno di essi il grado di lontananza da Papa Francesco.
In questa divisione e negli exit poll degli esperti si provava con una certa malcelata presunzione di trasferire categorie della politica contemporanea nella scelta di un'istituzione che, pur operando nella storia tramite uomini, ha la sua origine in una promessa divina e, soprattutto, fingendo di sorvolare sul fatto che ciascun Pontefice non è il successore del suo predecessore ma il successore di Pietro, ovvero, dell'uomo scartato dai costruttori e divenuto testata d'an-
golo.
Quando alla fumata bianca uscì il nome di Prevost tutti i sedicenti esperti rimasero muti. Nessuno di loro aveva preparato un editoriale sul suo profilo. Era praticamente uno sconosciuto.
L’antico adagio nel dirci che chi in conclave entra Papa esce cardinale, ci porta a dedurre che il Papa non è mai uno dei favoriti. Negli ultimi anni soltanto l'elezione di Ratzinger era data come la più probabile, tutti gli altri da Giovanni Paolo II a Leone XIV passando per Papa Francesco erano (perdonate il bisticcio di parole) tra i meno papabili.
LA RIFORMA
DELLA CHIESA
Il primo anno di pontificato di Leone XIV si è caratterizzato per un poco interventismo. Il Soglio di Pietro si è formalmente chiamato fuori dalle diatribe politiche, parla poco sull'attualità mentre ha messo nuovamente al centro dell’azione il messaggio evangelico. Questo non gli ha impedito di intervenire anche pesantemente quando il Presidente USA ha provato a limitare le sue prerogative evangeliche sulla pace. Il tacere non è però segno del non agire. Leone XIV ha iniziato una profonda riforma della Chiesa anche nella sua organizzazione.
Ne è prova il Chirografo del Santo Padre circa la giornata mondiale dei bambini reso nella Città del Vaticano il 12 febbraio 2026 con il quale sopprime il Pontificio Comitato per la Giornata dei Bambini.
TUTTO TORNA
SOTTO LA GESTIONE DEL PREFETTO DEL DICASTERO
Il Pontificio Comitato per la Giornata dei Bambini era stato istituito da Papa Francesco il 20 Novembre 2024 e godeva di autonomia statutaria e finanziaria.
Leone XIV non si è limi-


tato a sopprimere l'ente, ha licenziato il Presidente, il Vice Presidente e gli altri membri del Comitato, ha posto la giornata dei bambini sotto il dicastero per il Laici, la Famiglia e la Vita e ha ordinato al Prefetto del Dicastero di presentare un bilancio finale di liquidazione dell'ente disponendo, altresì, che il chirografo abbia immediata e stabile vigore “nonostante qualsiasi cosa in contrario”.
FINE DEL BUSINESS DELLA SOLIDARIETÁ
Per chi non è paludato nella gestione dei rapporti di diritto ecclesiastico e negli atti politici vaticani
può sembrare un atto di poco conto.
In realtà con poche righe Leone XIV rimette la Chiesa al centro del villaggio e toglie a tanti laici imprenditori di ispirazione cattolica il business della solidarietà.
Un cambiamento che è una vera e propria rivoluzione rispetto alla gestione di Papa Francesco che, al contrario, aveva favorito rapporti tra il laicato cattolico ed altre forme di associazionismo che fondavano la propria esistenza sulla dichiarata solidarietà.
Quello che a noi appare, senza essere né teologi, vaticanisti o storici, è che
tutto quel mondo che si è nutrito arricchendosi sulla solidarietà dovrà fare a meno della Chiesa. Nel Vangelo del resto si legge “quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dalla gente (…) mentre fai l'elemosina non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra”.
Il ritorno al messaggio evangelico e alla centralità della Chiesa è anche quella rivoluzione che si libera di coloro i quali dall'elemosina hanno tratto non solo visibilità ma anche ricchezza.
Le dichiarazioni di Donald Trump sullo stallo con l’Iran riaccendono le tensioni geopolitiche e spingono i mercati energetici
DI VITO ERRIC HETT I
Nuova fiammata dei prezzi energetici sui mercati internazionali, alimentata dall’acuirsi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran. Le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha definito “totalmente inaccettabile” la risposta di Teheran a una proposta di de-escalation, hanno riacceso i timori degli investitori su possibili interruzioni dell’offerta globale di greggio.La situazione si è rapidamente riflessa sui mercati energetici. Il Brent ha registrato un forte rialzo, superando la soglia psicologica dei 100 dollari al barile e arrivando fino a circa 105,31 dollari, con un incremento vicino al 4%. In parallelo, il WTI ha sfiorato quota 100 dollari, attestandosi intorno ai 99,89 dollari con un rialzo superiore al 4%. Anche il gas naturale europeo ha mostrato segnali di tensione, con il TTF di
Amsterdam in crescita dell’1,71% a circa 44,9 euro al megawattora.A pesare sul sentiment degli operatori è soprattutto la crescente incertezza legata allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito di una quota rilevante del petrolio mondiale. Alcune segnalazioni indicano un aumento delle precauzioni da parte delle compagnie di navigazione, con misure straordinarie adottate per ridurre l’esposizione al rischio in un’area sempre più instabile.Il contesto rimane già fragile per l’equilibrio dell’offerta globale. Secondo stime del settore energetico, negli ultimi mesi il mercato avrebbe perso volumi significativi di greggio, rendendo più complesso un rapido riequilibrio anche in caso di miglioramento dei flussi. A ciò si aggiunge la riduzione delle esportazioni saudite verso la Cina, prevista in calo per il prossimo periodo a causa dei prezzi elevati e delle in-

certezze geopolitiche.Il rialzo del petrolio si inserisce inoltre in una più ampia rotazione dei mercati: mentre il comparto energetico beneficia dei timori sull’offerta, i metalli preziosi risultano sotto pressione, con l’oro in calo insieme a palladio, platino e
argento.Secondo gli analisti, il ritorno del Brent sopra i 100 dollari rappresenta un segnale significativo: il mercato sta prezzando uno scenario di instabilità prolungata e possibili restrizioni ai flussi energetici globali. In questo contesto, le prossime
mosse diplomatiche tra Washington e Teheran e l’evoluzione della sicurezza nello Stretto di Hormuz saranno decisive per determinare se il rally del petrolio continuerà o se i mercati torneranno verso una fase di maggiore stabilità.
Le compagnie aeree stanno valutando piani di emergenza per garantire la continuità delle tratte
L’Europa si prepara a possibili difficoltà nel trasporto aereo a causa delle incertezze sull’approvvigionamento di cherosene, legate soprattutto alle tensioni internazionali nello Stretto di Hormuz. Le compagnie stanno valutando piani di emergenza per l’estate, quando la domanda di voli è più alta.Tra le misure allo studio ci sono riduzioni dei voli, cancellazioni selettive e riorganizzazione delle rotte. In particolare potrebbero essere tagliati i voli di metà giornata, considerati meno strategici, e quelli nei giorni con minor traffico come martedì, mercoledì e sabato, mentre resterebbero prioritari lunedì, venerdì e domenica.Possibili riduzioni anche sulle rotte interne ai singoli Paesi, soprattutto dove esistono alternative ferroviarie ad alta velocità. I collegamenti con le isole verrebbero invece mantenuti, anche se con frequenze ridotte.La situazione del carburante è sotto osservazione a livello europeo per il rischio di carenze negli aeroporti. Le tensioni geo-
politiche e l’aumento dei prezzi stanno già influenzando la pianificazione delle compagnie, che stanno individuando rotte sacrificabili in caso di emergenza. Le
autorità stanno inoltre valutando meccanismi di coordinamento tra aeroporti per distribuire meglio le scorte disponibili.La Commissione europea sta lavorando a

nuove linee guida con l’Agenzia europea per la sicurezza aerea. Tra le ipotesi c’è l’uso temporaneo del carburante Jet A, già utilizzato in Nord America, in alternativa al Jet A-1 europeo. Si tratta di carburanti simili ma con differenze nella resistenza alle basse temperature.Sono previste anche deroghe temporanee alle regole sui carburanti sostenibili per dare più flessibilità agli aeroporti in difficoltà e gestire meglio le scorte.Nel frattempo alcuni governi stanno valutando misure per ridurre i disagi ai passeggeri, come il raggruppamento di voli su meno aerei.In caso di cancellazione i passeggeri hanno diritto al rimborso o a un volo alternativo. La carenza di carburante può essere considerata una circostanza straordinaria, quindi non sempre è previsto un risarcimento aggiuntivo. Restano comunque garantiti assistenza e servizi essenziali durante l’attesa.Al momento non risultano carenze immediate, ma la situazione resta sotto monitoraggio in vista dell’estate.
Dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: «Sono quattro gli italiani in quarantena e, fortunatamente, stanno tutti bene»
D I MI RIA M GA LG AN O
Da diversi giorni a questa parte, il focus mediatico ha come oggetto l’Hantavirus, a seguito del sospetto focolaio registrato sulla nave da crociera MV Hondius, con alcuni casi confermati e alcuni decessi segnalati durante il viaggio tra Sud America e Capo Verde. A tal proposito, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avviato mirati accertamenti epidemiologici per verificare l’origine dei contagi e confermare o meno un’ eventuale trasmissione interumana, anche se molto rara.
CHE COS’È
L’HANTAVIRUS
Si tratta di un gruppo di virus appartenenti alla famiglia Hantaviridae. l’agente trasmissivo è da rintracciare nei da roditori selvatici, in grado di aliminare l’agente patogeno imediante le urine, la saliva e le feci senza manifestare sintomi evidenti. L’infezione umana è causata principalmente da un’inalazione di particelle presenti nell’atmosfera, specialemnte in ambienti chiusi o polverosi, dove sono presenti escrementi di ratti infetti. Raramente il contagio può manifestarsi mediante morsi, graffi o contatto diretto con materiali contaminati. L’Oms ha dichiarato come le malattie da Hantavirus possano manifestarsi in due forme specifiche: febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), più diffusa in Europa e Asia, e sindrome polmonare da Hantavirus (HPS), più frequente nelle Americhe e associata a insufficienza
respiratoria grave. L’OMS RAFFORZA IL MONITORAGGIO
L’Organizzazione mondiale della sanità ha diffuso una guida provvisoria circa la gestione dei contatti esposti al virus Andes, ceppo sudamericano di Hantavirus, dopo il focolaio registrato sulla nave da crociera MV Hondius. Il documento introduce un approccio basato sul rischio e indica, per i contatti ad alto rischio, un monitoraggio attivo quotidiano per 42 giorni dall’ultima esposizione, associato a quarantena domiciliare o in struttura designata. Il punto centrale non è l’allarme generalizzato, ma la necessità di intercettare precocemente eventuali casi secondari. Il virus Andes ha una capacità limitata ma documentata di trasmissione interumana, soprattutto in caso di contatti stretti e prolungati. Per questo, l’Oms chiede agli Stati membri di identificare, classificare e seguire i contatti con criteri uniformi, riducendo il rischio che sintomi iniziali aspecifici sfuggano alla sorveglianza.
CHI SONO GLI
ITALIANI IN QUARANTENA
Sono quattro i residenti in Italia che si trovano in isolamento dopo essere entrati per pochi minuti a contatto con una donna poi deceduta in Sudafrica per aver contratto l’hantavirus. I quattro hanno viaggiato su un volo della Klm, dove sarebbe salita solo per pochi minuti la donna poi morta per il virus. «Attualmente, i quattro passeggeri non presentano alcun sintomo», ha affermato il capo del Dipartimen-


to prevenzione del Ministero della Salute, Mara Campitiello. Le Regioni interessate sono: Toscana, Calabria, Veneto e Campania. Nel dettaglio, la sindaca di Villa San Giovanni (Reggio Calabria), ha posto in quarantena obbligatoria Federico Amaretti, il marittimo di 25 anni che era a bordo del volo Klm dove si trovava anche la donna morta per Hantavirus. La Sindaca Giusy Caminiti ha emesso l'ordinanza già sabato scorso ma Amaretti, rientrato la sera del 5, era già in isolamento volontario quando ha ricevuto la telefonata della Polizia Locale e dell'Asp di Reggio. L'uomo dovrà restare in isolamento per 45 giorni ed è costantemente monitorato. La Sindaca lo sente quotidianamente e le sue condizioni sono buone. Amaretti è asintomatico. La quarantena di 45 giorni è stata disposta anche per un marittimo di 24 anni di Torre del Greco (Napoli), come disposto con ordinanza dal Sindaco di Torre del Greco, Luigi Men-
nella. Resta asintomatico ed è stato sottoposto a prelievi di sangue inviati all'Inmi Spallanzani di Roma il cittadino sudafricano in isolamento a Padova in quanto "contatto a basso rischio" con la passeggera del volo Klm. «La persona è inserita in una sorveglianza attiva che prevede diverse modalità di comunicazione, condotte giornalmente in diverse fasce orarie, tra il soggetto e operatori del Dipartimento di Prevenzione, per verificare lo stato di salute e attuare le azioni di sanità pubblica necessarie. Al momento la situazione clinica risulta invariata: la persona non presenta segni né sintomi particolari e riferisce di stare bene», informa in una nota l'Ulss 6. «Nella prima mattina di oggi - si legge ancora nella notasono stati effettuati alcuni prelievi ematici secondo protocollo disposto dal Ministero della Salute, eseguiti da un medico Sisp (Servizio Igiene Sanità pubblica) e da un infermiere territoriale dell'Ulss
6 adottando le previste precauzioni del caso. Il prelievo è ora trasportato con mezzo e due autisti dell'Ulss 6 a Roma all'Istituto Spallanzani per esami sierologici e molecolari, seguendo le disposizioni di sicurezza e stabilità dettate dal Laboratorio di Microbiologia Ulss 6. Il Dipartimento di Prevenzione, che sta seguendo costantemente la situazione, adotterà le successive azioni in base alle disposizioni che perverranno dal Ministero e dalla Regione». Sta bene anche la donna fiorentina che ha viaggiato sul volo Klm. «La donna è stata sempre distante in aereo dalla persona che poi sappiamo essere morta, e i minuti sono stati davvero pochi», rassicura il Sindaco Giani. Lo scopo della quarantena è precauzionale e i medici mi dicono che se non continuasse ad avere alcuni sintomi, già la prossima settimana noi al 95% potremmo dare come positivamente sviluppata l'osservazione, che comunque termina l'8 giugno».

CASO GARLASCO Il criminologo commenta le macchie di sangue, la fuga con l’arma nello zaino e il soliloquio dichiaratore

DI T I ZI AN A M AG RÌ
Dalle testimonianze di Stasi del 20 maggio 2025 Chiara non parlò mai di approcci da parte di Sempio. E Marco Poggi gli chiese conferma dell’esistenza dei video intimi tra lui e Chiara. Secondo gli elementi raccolti dalle nuove indagini della Procura di Pavia, si sono aggiunte le macchie di sangue del palmo della mano sinistro nell’ingresso, si tratterebbe di uomo adulto - e la ricostruzione di una colluttazione di 15-20 minuti. A conferma della tesi che il killer abbia avuto anche il tempo e “il piacere” di appoggiarsi e guardare il suo macabro omicidio si parla delleforma di un tacco dell’autore sul “gradino zero”.
Chiara, senza condizionale, conosceva il suo assassino. Per quindici-venti minuti ha lottato per salvarsi. Un susseguirsi di immagini, ultime veline e faldoni scoperti, che in queste più che chiarezza, creano tifoserie di uno spettacolo che deve continuare. Abbiamo chiesto al professor Ugo Terraciano di delineare il profilo di Andrea Sempio, unico colpevole per il pool di pm guidati dal Procuratore Fabio Napoleone. Terraciano è docente di criminologia all’Università di Chieti-Pescara e presi-
dente dell’AICIS (Associazione Italiana Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza).
Professore due impianti investigativi, una delle due non è la verità. Come si orienta?
«Bisogna distinguere. C’è il piano giudiziario, dove esiste già una sentenza di condanna che ha il suo valore finché non sarà eventualmente ribaltata da una revisione del processo che ha visto condannare alla pena di 16 anni Alberto Stasi, fidanzato di Chiara Poggi. E c’è una nuova indagine che dice cose completamente diverse e che supporterà sicuramente la richiesta di revisione. Ma ci vorrà tempo: siamo ancora nella fase preliminare. Si è chiusa l’indagine, ci sarà il processo. Detto questo, il nuovo procedimento è anche esso indiziario. Non c’è una prova regina schiacciante. Però c’è un quadro indiziario piuttosto serio, univoco e concordante. Sicuramente più convincente rispetto a quello che ha portato alla condanna di Stasi ». Quale nuovo elemento considera più forte tra quelli emersi tanto da accusare Andrea Sempio di essere l’unico colpevole del massacro di Chiara?
« L’orario del delitto, Il DNA sotto le unghie della vittima, le tracce di scarpe, l’impronta 33: sono

tutti indizi seri e, soprattutto, convergono sula stessa figura. Il DNA sotto le unghie non identifica direttamente Sempio, è vero, ma identifica l’intera linea paterna: o è stato lui, o il padre, o il nonno. Questo è un indizio forte. Poi c’è la chiavetta USB con i video intimi, l’alibi dello scontrino di Vigevano che non regge. Lo scontrino non identifica né la macchina, né la persona, potrebbe averlo preso chiunque. Poi, i soliloqui intercettati in auto. Tutti elementi che probabilmente non mai stati presi in considerazione durante la prima indagine ». Prima indagine: si potrebbe parlare di incompetenza o di dolo?
« Le ipotesi della Procura convergono anche su un’ipotesi dolosa. Non a caso è indagato il magistrato che all’epoca aveva archiviato le indagini su Sempio. Però secondo me c’è stata anche molta approssimazione. Lo scontrino, per esempio, è ovvio che non può essere una prova, un alibi. Eppure è stato considerato decisivo. Quindi potrebbe trattarsi di dolo, così come sostiene la Procura, ma tutto mi fa credere che ci sia stata molta confusione nelle prime indagini. Quello che è certo, che la pista che ora vede al centro Sempio, amico del frattelo di Chiara Poggi,
poteva essere aperta anche prima. Invece, sono trascorsi diciannove anni» Il movente dell’uccisione è plausibile?
«Un rifiuto davanti ad una personalità fragile, può scatenare una reazione che all’inizio era forse solo la volontà di colpire, e poi è diventata qualcosa di molto più grande. Un raptus, una violenza inaudita, così come sostiene l’ipotesi accusatoria. Naturalmente, come in tutti i procedimenti, bisogna aspettare l’esito del processo. Sarà una storia lunga anche questa ». Le cugine Cappa, Marco Poggi e la famiglia, che ruolo hanno?
« Le cugine Cappa non c’entrano con il delitto. Può essere che abbiano saputo qualcosa, ma è un’ipotesi troppo remota. Non c’è alcuna prova del loro coinvolgimento. Marco Poggi continua a difendere l’amico Sempio, ma potrebbe farlo per motivi di amicizia, a quanto pare è un legame molto forte. Non è detto che sappia la verità. Quanto alla famiglia Poggi si saranno messi a posto la coscienza con la prima sentenza di condanna. Tornare sulla questione con ipotesi del tutto diverse potrebbe rompere un equilibrio raggiunto con fatica. Sovvertire tutto dopo anni di processi diventerebbe un ul-
teriore trauma per loro. E’ comprensibile ». L’avvocato Lovati ha detto di sapere chi ha ucciso Chiara. E parla di strategia criminale. « L’avvocato Lovati ci ha intrattenuto con i suoi sogni. Se sa qualcosa deve andare in Procura e riferirlo. Non possiamo basarci sulle sue visioni, sulle quali non so quale fondamento potessero avere. È emersa da altri l’ipotesi che Stasi avesse dormito la sera prima da Chiara: è un’ulteriore congettura che non si fonda su niente di concreto. Il processo di Stasi è stato un processo indiziario basato su indizi molto deboli. Ed è proprio per questo che si è arrivati a questo esito oggi ».
Come si può resistere per diciannove anni dopo aver commesso un delitto del genere e continuare a far finta di nulla?
« Dipende dalla personalità del soggetto e dalla volontà di rimanere impunito. Non è detto che chi commette un delitto abbia una coscienza tale da portarlo a confessare, soprattutto davanti all’ipotesi dell’ergastolo. Quello che sappiano dalle intercettazioni delle indagini, è che Sempio in macchina ha detto molte cose parlando da solo. E questo è già qualcosa di molto importante ».
A Paola la tragedia di un ventitreenne senegalese schiacciato da un pilastro in un lido. Di lui si conoscono soltanto
DI A LD O M A RI A C UP E LLO
In Calabria, a maggio, fa già caldo. I lungomari iniziano a riempirsi, i bar in riva al mare pure e talvolta è possibile anche scrutare qualche pescatore. Il 9 maggio, a Paola, in provincia di Cosenza il caldo non è però ancora torrido, anzi. C’è il solito venticello “di San Francesco”, è usuale dire nel posto. Un’arietta che tocca con delicatezza tutto. Persino il nastro bianco-rosso della polizia, che quella mattina circonda un noto stabilimento balneare nel centro del lungomare cittadino. Tra le sirene dell’ambulanza, i vigili del fuoco, gli ispettori del lavoro e la polizia, giacciono le speranze di un 23enne senegalese, morto schiacciato da una colonna di cemento; è il terzo caso di morte sul lavoro, in appena una settimana, registratosi in Calabria. Di lui, oltre i nastri, rimangono solo le buone intenzioni; il corpo è stato già prelevato dagli operatori. La morte è stata immediata ed il tempestivo soccorso è servito solo a constatarne l’irreversibilità del decesso.
Chi scrive, cresciuto nella cittadina del Tirreno, al momento della redazione
di questo scritto ha persino difficoltà nell’individuare il nome della vittima, avendo solo un semplice puntato a disposizione: D. E. H. M.. Eppure, oltre la comprensibile tutela della riservatezza, sarebbe stato onorevole avere almeno un nome, poter chiamare – in qualche modo – questo ragazzo così da offrirgli il ricordo che merita. Ma non c’è, così come non c’è una casa che ne attendesse il ritorno da lavoro, in quanto il giovane viveva come ospite in un centro d’accoglienza in periferia della città. Non si conosce il nome, non si conosce la famiglia, non si conoscono nemmeno degli amici ai quali chiedere informazioni. Sembra di trovarsi, per certi versi, innanzi ad un “milite ignoto” del lavoro. Ma forse è meglio così. Forse si allontanano polemiche e strumentalizzazioni varie. E si vive il ricordo. Perché l’unica cosa della quale si ha certezza è forse la più importante: è morto un ragazzo di 23 anni mentre svolgeva il suo lavoro di operaio.
La dinamica è in mano agli inquirenti, l’ispettorato del lavoro, la Procura, indagano sulla regolare o meno posizione lavo-

rativa, così come sulle condizioni di sicurezza del cantiere in cui si prestava l’opera. È logico, dunque, frenare l’impulsività oltre che una possibile gogna mediatica verso il datore di lavoro.
È, invece, utile ricordare quanto tutto ciò faccia parte di un sistema ben più complesso, fatto di tempi burocratici lunghi e non solo.
Un sistema articolato quanto letale ed in grado di nuocere ancora una vittima, succube della fretta di organizzare una stagione estiva che mai vedrà. E
se l’avesse vista, probabilmente lo avrebbe fatto da spettatore, improvvisandosi anche cameriere o bagnino. Ciò che rimane non è rabbia, nemmeno tristezza. È qualcosa di peggiore: impotenza. L’idea di non poter far nulla se non battere queste parole in ricordo di un’anima che non c’è più, l’idea che non sarà l’ultimo, l’idea che oggi è un giovane e domani potrà essere un operaio adulto vicino alla pensione, soppresso da qualche macchinario o caduto da qualche impalcatura. E tutto
durerà il tempo di qualche servizio televisivo o dell’apposizione di una corona di fiori; dopodiché la vita, quella di chi conosce ma non denuncia, scorre ugualmente.
D. E. H. M. aveva 23 anni, un anno in meno di chi scrive; probabilmente aveva la stessa energia, la stessa speranza verso il futuro e la stessa voglia di mettersi in gioco di questa firma. 23 anni senegalesi contro i 24 anni italiani, ma con l’unica e colpevole differenza che, a lui, la fortuna non l’ha mai avuto in grembo.

Dalla sfiducia verso lo Stato al clientelismo diffuso, un’analisi sulle radici culturali e politiche di un sistema che frena sviluppo, merito e innovazione nel Paese
DI TANIINO FIERRO
Osserviamo, vagando per il mondo, che tutto si muove: una nuova spedizione sulla Luna, l’installazione di centrali nucleari di nuova generazione, le consegne domiciliari attraverso l’uso di droni, le auto con autista automatico, le fabbriche governate dall’intelligenza artificiale. Invece, nel nostro paese, tutto si muove a passo di lumaca. Siamo fermi all'età delle pale eoliche che girano a fasi alterne, a seconda della direzione del vento, e all'età del carbone, senza del quale l’economia si blocca. Un Paese, dunque, lento, non autosufficiente, che per sopravvivere ha bisogno di sostegni esterni, senza dei quali si trova in seria difficoltà. Sembra, pertanto, un paradosso l'attuale stato sociale dell’Italia per quello che ha espresso, nel corso dei secoli, stando in prima linea nel campo della cultura classica e dell’innovazione. Le cause di questo inspiegabile declino sono diverse: la carenza di un apparato burocratico valido e di una classe dirigente adeguata che, nel tempo, hanno operato senza avere una “visione del futuro”, vivendo alla giornata e traendo benefici di parte o personali. Si è instaurato un "modus vivendi", in cui sono prevalsi l'incompetenza, la faziosità, e, quello caro al ricercatore americano Edward C. Banfield, il familismo amorale. Tema dominante, questo, di uno studio approfondito, di tipo socio-antropologico, in una comunità del Sud Italia, nel quale si evidenzia, all'ennesima potenza, il ruolo e i valori dell'appartenenza alla "famiglia" come insostituibile baluardo delle relazioni affettive e socio-economiche.
IL FAMILISMO AMORALE
Il familismo amorale nel Paese, in modo più accentuato nel Mezzogiorno, non è un'anomalia del sistema socio-economico attuale, ma l'anomalia del sistema stesso, che si decodifica attraverso comportamenti e linguaggi da decifrare, fatti di silenzi e compromessi amorali. E’ una "scuola di pensiero", sui generis, che non nasce dal nulla, bensì affonda le radici in quello che Francesco Guicciardini chiamava "particulare": ovvero la cura esclusiva del proprio interesse personale a scapito del bene comune. Questo modo di concepire la vita ha generato nelle persone, ieri come oggi, la convinzione che sia facile raggirare le leggi vigenti per conseguire i propri fini. Se per lo Stato la legge è uguale per tutti, per una pletora consistente di cittadini, la legge è un ostacolo da superare per i bisogni dei conoscenti, affiliati e congiunti stretti. Questa convinzione ha cristallizzato l'idea che l'unico modo per ottenere ciò che è giusto sia trasformarlo in una ri-
chiesta personale da inoltrare al potente di turno, pubblico o privato che sia. Tra l'essere vittima e l'essere protetti, la cultura popolare ha scelto la seconda opzione per puro spirito di sopravvivenza. Il problema è che questa scelta ha fortemente indebolito il concetto di bene comune, al punto da contaminare le strutture portanti della nostra società, come la famiglia, lo Stato e le sue articolazioni, la magistratura, etc, etc. A tal riguardo, chi si è recentemente cimentato, con dovizia, su tali temi è stato il prof. Antonio Romano, Direttore del Dipartimento di Scienze Economiche dell' Auge University che, in un'articolata relazione dal titolo "Il clientelismo meridionale e italiano come sistema socioeconomico", sottolinea, in particolare, il degrado della Pubblica Amministrazione, vessata dall'intemperanza delle pratiche clientelari che ne minano la credibilità e l'efficienza. Si aggiunge, altresì, per onestà intellettuale, che diversi stralci del suo pensiero fanno parte integrante di questa nostra riflessione.
LA FAMIGLIA
Per comprendere perché il familismo sia così radicato nella società bisogna guardare il DNA culturale del Paese. In una terra storicamente dominata da potenze straniere, percepite come vessatorie, il cittadino italiano ha imparato a non fidarsi dello Stato. L'unica istituzione che non tradisce è la famiglia. Da ciò deriva un'estensione patologica dei legami di sangue: il familismo amorale. Se lo Stato è percepito come un nemico o un estraneo, è morale o quantomeno accettabile sottrarre risorse alla collettività per destinarle ai propri "congiunti" o al proprio "clan". Il nepotismo non è percepito come un furto di merito, ma come un dovere verso la propria stirpe. "Sistemare il figlio” non è considerato un atto di corruzione dalla comune morale, ma il compimento del massimo dovere paterno. Ciò trasforma la società in un insieme di gruppi in lotta per assicurarsi le risorse pubbliche. Il merito, dunque, scompare perché il merito è individuale, mentre il clientelismo è collettivo e rassicurante.
LO STATO E GLI ENTI LOCALi. L'Italia, dal dopoguerra fino agli anni 70’, è cresciuta in tutti i settori. I governi che si sono succeduti, grazie ad una classe politica, eletta attraverso le preferenze dai cittadini, hanno messo in atto una serie di azioni illuminate che hanno limitate le disuguaglianze sociali e territoriali, allora, esistenti. Dopo, con l’avvento delle Regioni, molte cose progressivamente sono cambiate, in peggio. Si sono costituiti con esse tanti piccoli Stati nello Stato che hanno, gradualmente, in-
debolito il principio dell’Unità nazionale a favore dell’interesse regionale.
Le Regioni, nate con l'intento costituzionale di decentrare e snellire, si sono trasformate, nel tempo, nel più grande centro di spesa e di consenso elettorale del Paese. La politica non si è occupata più di "visioni", ma di gestione di flussi. La sanità, che assorbe circa il 60%70% dei bilanci regionali, è diventata il terreno ideale del clientelismo.
LA PROLIFERAZIONE DI ENTI COME
AMMORTIZZATORI SOCIALI
Accanto alla Regione, in presenza delle Province svuotate di funzioni e dei Comuni senza risorse, è nato un sottobosco di enti: consorzi di bonifica, agenzie regionali per lo sviluppo, osservatori e fondazioni. Molti di questi organismi, nati con scopi nobili o tecnici, si sono trasformati in "enti strumentali", la cui unica funzione è quella di fornire privilegi a persone e sperperare denaro pubblico. I Consorzi di Bonifica: in alcune zone del Sud vantano un numero di dipendenti superiore a quello di intere nazioni agricole europee, spesso senza che un solo ettaro di terra venga effettivamente bonificato. Le Società partecipate: vere e proprie "scatole nere" in cui i bilanci sono costantemente in rosso, ma il turnover del personale è altissimo, e servono da ammortizzatore sociale per le clientele dei partiti egemoni. I Parchi: nati con fini sicuramente utili, sono aumentati a dismisura nei territori. In piccole realtà, come la Basilicata, ce ne sono addirittura quattro. Operano come repubbliche autonome, ciascuna concentrata nella propria sopravvivenza gestionale senza una visione condivisa di sviluppo integrato. Sarebbe, pertanto, auspicabile istituirne solo una: Il Parco del Mediterraneo, per ragione di economia ed efficienza. Agenzie di formazione: spesso trasformate in distributori automatici di fondi europei
per corsi fantasma, il cui unico obiettivo è pagare gli stipendi ai docenti (spesso vicini alla politica), piuttosto che formare i discenti. Si è in perfetta sintonia con il prof. Romano quando dice: che è fiorita una "Borghesia di stato” parassitaria che non produce valore, ma consuma rendita, bloccando ogni possibilità di innovazione. Attorno ai fondi UE è nata una vera e propria casta di intermediari, poiché la burocrazia europea è complessa e il politico locale si affida a società di consulenza "amiche".
LA MAGISTRATURA
Nemmeno l'ordine giudiziario è rimasto immune. Il familismo all'interno della magistratura, sebbene operi con codici più raffinati, risponde alle stesse dinamiche di appartenenza. Le correnti della magistratura sono spesso diventate "partiti di giudici", dove la carriera non dipende dalla qualità delle sentenze, ma dalla fedeltà alla propria fazione.
Il familismo, in sintesi, da questione strettamente familiare, è diventato, insinuandosi metodicamente nei corridoi istituzionali, una questione nazionale. Al punto di teorizzare che più il sistema Stato è poco ligio al rispetto delle regole, più il malcostume amministrativo prende corpo nella prassi della Pubblica Amministrazione. Più il sistema è inefficiente, più il cittadino ha bisogno del "favore". Più il cittadino chiede favori, più la politica ha interesse a mantenere un sistema degradato, così da poter continuare a elargire favori invece di diritti. I temi trattati in questa relazione non bastano a descrivere il senso di sfiducia di una terra che vede i suoi figli migliori partire perché non hanno “coperture politiche”.Il familismo è un mostro mitologico che si morde la coda: è la causa del sottosviluppo, ma è anche l'unica risposta che una società stanca e rassegnata può dare per garantirsi un minimo di sopravvivenza.















D I M A SSI M O D EL LA P EN NA
Il Piano Generale del Traffico Urbano è uno strumento di programmazione obbligatorio per il Comuni sopra i 30.000 abitanti. Per capirci è l'equivalente di un piano regolatore generale in merito alla programmazione della viabilità.
In pratica è lo strumento con il quale una amministrazione decide di dare un senso strategico alle sue scelte di viabilità senza lasciarsi tentare da soluzioni straordinarie, a tampone o legate all'occasionalità.
Proprio per la sua importanza prevede un processo partecipativo con la citta-
dinanza, con gli stackeholder e con le parti sociali.
POLICORO SI DOTA
DEL PIANO
Come abbiamo detto i Comuni sotto i 30.000 abitanti non sono obbligati ad averlo. Il legislatore molto saggiamente ha previsto che fossero costretti a farlo soltanto quelle realtà che hanno una dimensione demografica tale da necessitare di una maggiore complessità delle regolamentazione viaria e stradale.
Policoro, come è noto, non supera i 30.000 abitanti e, quindi, avrebbe potuto tranquillamente evitare il lavoro strategico, strutturale e parteci-

pativo che è alla base di un atto di programmazione così importante. Il Sindaco Bianco, però, è uomo di larghe vedute e che ha una visione importante per la sua Città. La stessa visione che ha l'assessore Massimiliano Padula che detiene le deleghe per la gestione della viabilità.
Soltanto una amministrazione con un profilo di ampio respiro e con la ferma volontà di percepire la propria missione oltre l'ordinaria amministrazione poteva decidere di caricarsi l'onere di un lavoro così complesso e così vincolante pur non essendo obbligato a farlo. Nel tempo delle ammini-
strazioni che cercano ogni tipo di scusa per evitare gli atti più complessi e che in molti casi si strutturano dedicandosi esclusivamente all'ordinario e al quotidiano che porta più voti che rogne, noi non possiamo che fare un plauso alla lucidità programmatica del Sindaco Bianco e dell'assessore Padula che, evidentemente, immaginano una grande Policoro e sono consapevoli che l'afflusso turistico estivo costruisce la Città come grande Città molto al di là della sua dimensione demografica.
I PUNTI
IMPORTANTI
Non è un caso se il Piano affronti questioni spinose
che possono modificare non solo la vita dei cittadini di Policoro ma anche la percezione turistica della cittadina agli occhi dei visitatori e, quindi, direttamente o indirettamente incidere nella qualità dell'offerta turistica regionale. Tra le proposte c'è l'idea di pedonalizzare via Siris e di costruire le zone ciclabili intorno alla città, rotonde negli incroci pericolosi verso i lidi e correttivi alla circolazione nelle strategiche vie di accesso di Policoro Nord e di via Pandosia.
Come ha detto il Sindaco Bianco è il primo passo verso una “mobilità sostenibile” che migliori la “qualità della vita”.
Un piano traffico, infatti, non è soltanto un insieme di divieti e di comandi ma è una visione della propria Città.
Bianco e Lapadula mettendo in campo gli sforzi necessari per realizzare un atto non obbligatorio ma strategico hanno dimostrato di essere amministratori che non vogliono limitarsi a governare l'esistente ma hanno la forza e la volontà di progettare e programmare il futuro. Ora su questa visione potranno confrontarsi i cittadini presentando le loro osservazioni. Una grande città parte da una grande amministrazione e da un confronto serrato con chi la vive.

Bardi esulta per i fondi destinati a 14 comuni lucani: previsti interventi su strade, edifici pubblici e sicurezza del
POTENZA. Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, esprime soddisfazione per la pubblicazione del decreto del Ministero dell’Interno del 7 maggio 2026 che assegna alla Basilicata risorse fondamentali per il triennio 2026-2028. In virtù dello scorrimento della graduatoria previsto dalla legge 145/2018, il territorio lucano beneficerà di un finanziamento complessivo di 20.622.855 euro, destinati alla realizzazione di 19 interventi in 14 comuni lucani. Le risorse saranno impiegate per opere cruciali di mitigazione del rischio idrogeologico, messa in sicurezza della viabilità comunale, degli edifici pubblici e, più in generale, del patrimonio territoriale.«L’assegnazione di questi 20,6
milioni di euro – dice Bardi –rappresenta un risultato straordinario che premia la capacità progettuale dei nostri enti locali e l’attenzione costante del Governo nazionale verso la fragilità del territorio lucano. Investire nella sicurezza delle infrastrutture e nella prevenzione del rischio idrogeologico è un dovere istituzionale, ma anche una precondizione essenziale per garantire sviluppo e serenità alle nostre comunità».Il provvedimento vede come principale beneficiario il Comune di Potenza, destinatario di 4.995.000 euro per cinque distinti interventi. Seguono, per entità dell’investimento, i comuni di Bernalda e Nova Siri con 2,5 milioni di euro ciascuno e Lauria con 1,5 milioni di euro.Di se-

guito l’elenco completo dei finanziamenti assegnati ai comuni lucani: Potenza (4.995.000 euro), Bernalda (2.500.000 euro), Nova Siri (2.500.000 euro), Lauria
(1.500.000 euro), Palazzo San Gervasio (1.000.000 di euro), Lagonegro (1.000.000 di euro), Chiaromonte (1.000.000 di euro), Oliveto Lucano (1.000.000 di euro), Latronico (999.980 euro), Tursi (999.000 euro), San Fele (998.500 euro), Filiano (948.000 euro), Castelmezzano (782.375 euro) e Corleto Perticara (400.000 euro).«Questi fondi –conclude Bardi – consentiranno di aprire cantieri vitali per la nostra regione, migliorando la resilienza dei piccoli e grandi centri e riqualificando edifici strategici. Continueremo a lavorare in sinergia con il Ministero e i sindaci affinché queste risorse si trasformino rapidamente in opere concrete, a beneficio di tutti i cittadini lucani».
POTENZA. Il caro vita continua a colpire duramente le famiglie lucane e ad alimentare un clima di crescente sfiducia economica. A denunciarlo è Federconsumatori Basilicata, che richiama i dati diffusi dall’Istat sul peggioramento della situazione nazionale e sugli effetti sempre più evidenti dell’inflazione sui bilanci familiari.
Ad aprile 2026 il clima di fiducia dei consumatori è sceso da 92,6 a 90,8, il valore più basso registrato negli ultimi tre anni. In calo anche la fiducia delle imprese, passata da 97,3 a 95,2. Per Federconsumatori si tratta di un segnale chiaro delle difficoltà quotidiane vissute dai cittadini tra rincari, salari stagnanti e forte incertezza economica.L’associazione evidenzia soprattutto il divario crescente tra stipendi e costo della vita. Tra il primo trimestre del 2021 e il quarto trimestre del 2025 le retribuzioni contrattuali sono diminuite del 7,8 per cento, mentre il costo del cosiddetto carrello della spesa è aumentato del 24 per cento. Un differenziale che, secondo Federconsumatori, sta erodendo il potere d’acquisto delle famiglie e colpisce in particolare i nuclei economicamente più fragili.Il quadro lucano risulta ancora più delicato per ragioni strutturali. Il reddito

disponibile pro capite in Basilicata è inferiore tra il 15 e il 18 per cento rispetto alla media italiana e le famiglie destinano una quota più alta delle proprie spese a beni essenziali come alimentari, energia e trasporti. Secondo le elaborazioni Istat richiamate da Federconsumatori, il peso di queste voci supera di diversi punti percentuali quello registrato nelle regioni del Centro-Nord.A incidere ulteriormente sono i maggiori consumi energetici per il riscaldamento e la minore diffusione di sistemi efficienti nelle abitazioni. La conformazione territoriale e i collegamenti limitati rendono inoltre la mobilità privata quasi indispensabile, aumentando
l’esposizione ai rincari dei carburanti. Secondo il monitoraggio dell’Osservatorio nazionale di Federconsumatori, gli aumenti collegati alle tensioni internazionali e al conflitto in Medio Oriente hanno comportato negli ultimi due mesi un aggravio medio di oltre 204 euro per famiglia. Gli incrementi riguardano carburanti, gas, energia elettrica, prodotti agroalimentari, trasporti e beni per la cura della persona e della casa.Nel dettaglio, i rincari stimati ammontano a circa 60 euro per i carburanti, oltre 30 euro per il gas, quasi 20 euro per l’energia elettrica, più di 52 euro per i prodotti agroalimentari, circa 10 euro per i prodotti per la casa e la per-
sona e oltre 31 euro per i trasporti.Da inizio anno, inoltre, i prezzi di un paniere essenziale di beni alimentari e prodotti per l’igiene personale sono cresciuti del 5 per cento, con un aggravio annuo stimato in circa 319 euro. Pane, pasta e olio risultano tra i prodotti maggiormente interessati dagli aumenti, mentre l’inflazione generale registrata dall’Istat ad aprile si attesta al 2,8 per cento. Secondo Federconsumatori, però, dietro il dato medio si nascondono incrementi molto più elevati proprio sui beni di prima necessità.L’associazione critica anche la scelta del Governo di ridurre il taglio delle accise sui carburanti da 25 a 5 centesimi al litro.
«Tecnicamente è ancora un taglio – osserva Federconsumatori – ma per gli automobilisti significa un aumento netto tra 18 e 19 centesimi al litro, oltre all’Iva». Restano elevate anche le rate dei mutui a tasso variabile, con l’Euribor fermo al 3,2 per cento. Una situazione che continua a gravare sui bilanci familiari, nonostante la possibilità di surroga con tassi leggermente più convenienti. Dubbi vengono espressi anche sul bonus fino a 200 euro previsto per chi ha un Isee inferiore a 25 mila euro per l’acquisto di elettrodomestici. Secondo l’associazione, il costo elevato dei prodotti rende spesso impossibile anticipare la spesa proprio alle famiglie più in difficoltà.Federconsumatori chiede quindi misure immediate e strutturali: proroga del taglio delle accise, controlli severi contro le speculazioni, riduzione dell’Iva sui beni essenziali, bonus energia più consistenti, riforma degli oneri di sistema e un fondo contro la povertà energetica e alimentare. «La Basilicata è tra le regioni più esposte agli effetti combinati di caro energia, inflazione e stagnazione dei redditi», sottolinea l’associazione, annunciando il proseguimento delle attività di monitoraggio e tutela delle famiglie lucane.

AMMINISTRATIVE A Cronache Filomena Russo racconta la sua candidatura e le idee per la comunità
DI E MA N U EL A C A LA BR E S E
Il Comune di Tursi, che si rinnoverà a seguito delle amministrative del prossimo 24 e 25 maggio, vedrà una delle due candidate alla guida. Oggi incontriamo Filomena Russo, avvocato «con una profonda passione per il diritto e la tutela della legalità. Dopo la maturità classica, ho conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza a Roma, ho poi consolidato la formazione con un Master di II livello e un corso di perfezionamento in Appalti e Anticorruzione. Abilitata alla professione forense, che considero la più nobile delle carriere, esercito oggi con dedizione ricoprendo anche il ruolo di Vicepresidente di AIGA per la sezione di Matera. Il mio impegno politico è iniziato a 17 anni nel movimento Azione Giovani e si è rafforzato durante l’università con Azione Universitaria. In quegli anni, al fianco di figure come il Sen. Gasparri e il Presidente Meloni, ho ricoperto ruoli dirigenziali a Roma e sono stata eletta -come unica donnanel Senato Accademico e
nel Consiglio di Amministrazione dell’ateneo. Dopo una parentesi dedicata alla crescita professionale e alla famiglia -pilastro della mia vita come moglie e madre- ho deciso di mettere competenze e passione al servizio della mia comunità, candidandomi a per la mia splendida Tursi».
Tursi è il più grande dei 6 centri della provincia di Matera al voto. Quali sfide comporta?
«Amministrare un Comune di circa 4.800 abitanti richiede un approccio molto diverso rispetto alle grandi metropoli: significa gestire risorse limitate a fronte di una vicinanza quotidiana e diretta con i cittadini. Con bilanci ridotti e personale esiguo, ogni scelta deve essere oculata per garantire servizi efficienti senza sprechi. La burocrazia resta un ostacolo, ma il mio obiettivo è trasformare l’ente in un’amministrazione moderna, digitale e snella. La vera sfida, però, risiede nella valorizzazione del nostro patrimonio materiale e immateriale: una risorsa fondamentale per innescare uno sviluppo reale,
contrastare lo spopolamento e offrire un futuro alle nuove generazioni». Quale dei punti del programma elettorale avete inserito tra le priorità? Ci sono “eredità” del sindaco uscente, che porterete a termine?
«Il programma di “Visione Comune” è il frutto di un lungo percorso di ascolto con la cittadinanza. Abbracciamo ogni pilastro della vita comunitaria: dall’agricolturamotore instancabile della nostra economia- alla scuola, dalla sanità alla cultura, intesa non solo come identità ma come volano turistico. Decoro urbano, sicurezza e sostegno alle famiglie sono al centro della nostra azione per costruire una cittadinanza più consapevole. Raccogliamo una sfida importante: valorizzare quanto fatto finora, specialmente in un passato segnato da criticità finanziarie. L’eredità più preziosa che riceviamo è un bilancio sano. Da qui ripartiremo per consolidare i progetti avviati e fare del nostro meraviglioso centro storico il cuore pulsante di una nuova stagione di rinascita, capace
di generare occupazione e crescita culturale». Anche la vostra è una lista civica. Di che anime si compone?
«La nostra è una lista civica nata dall’incontro tra esperienza amministrativa e spirito di rinnovamento. Crediamo fermamente che il futuro si costruisca unendo chi conosce la macchina pubblica a chi porta idee fresche e partecipazione. Non ci siamo uniti solo per vincere una competizione elettorale, ma per gettare le basi del domani. Abbiamo scelto persone che vivono Tursi ogni giorno, che ne conoscono i problemi reali e che possiedono competenze specifiche unite a un amore profondo per il territorio.
“Visione Comune” non è solo un nome: è l’idea di una comunità che si unisce per far progredire la propria città». Tursi vede una sfida al femminile. Nel 2026 le donne rappresentano oltre un terzo degli amministratori locali nei Comuni italiani... «Il fatto che sia una sfida al femminile è un segnale stori- co e potente. È il riflesso di un cambiamento cultu-

rale profondo: le donne sono ormai protagoniste stabili nei ruoli di vertice delle Istituzioni. Per troppo tempo la politica è stata considerata uno spazio esclusivamente maschile; oggi dimostriamo che competenza, visione e determinazione non hanno genere. Tuttavia, è fondamentale non ridurre questa sfida a una semplice etichetta di genere. Gli elettori e le elettrici sono chiamati a scegliere sulla base della credibilità, dei programmi e delle idee. Il nostro essere donne è un valore aggiunto, ma sarà la bontà del nostro progetto per Tursi a fare la differenza».
Convegno formativo su riforma delle professioni, etica e deontologia con la partecipazione dei rappresentanti del CNI
Si è svolto venerdì 8 maggio, presso la Sala Convegni “Gaetano Pecoraro” in via Di Giura a Potenza, il seminario formativo “La riforma delle professioni e gli scenari futuri. Etica e deontologia”, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza insieme alla Fondazione dell’Ordine e con il patrocinio del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI).L’iniziativa ha rappresentato anche un momento di chiusura della consiliatura guidata dal presidente Ing. Maurizio Tolve, caratterizzata –secondo quanto illustrato nel corso dell’evento – da interventi su gestione amministrativa, organizzazione interna e patrimonio dell’ente. Tra le attività richiamate figurano il recupero delle morosità, l’adeguamento al Codice dell’Amministrazione Digitale, l’in-
troduzione del domicilio digitale per gli iscritti e il rinnovo della sede dell’Ordine.Il seminario ha affrontato alcuni dei principali temi legati all’evoluzione della professione ingegneristica: riforma delle professioni, accesso e esercizio dell’attività, normativa sui consulenti tecnici d’ufficio, etica e deontologia, oltre alle prospettive delle lauree abilitanti.Dopo i saluti istituzionali del presidente del CNI Ing. Angelo Domenico Perrini e dello stesso Ing. Tolve, sono intervenuti rappresentanti del Consiglio Nazionale degli Ingegneri: l’Ing. Carla Cappiello, vicepresidente vicario (in collegamento), l’Ing. Elio Masciovecchio, vicepresidente, e il Prof. Ing. Luigi De Filippis, coordinatore del gruppo di lavoro sulla formazione universitaria.Al termine dei lavori si è tenuta l’inaugurazione
della sede dell’Ordine recentemente rinnovata, frutto degli interventi di ammodernamento realizzati nel corso della consiliatura. Gli spazi sono stati adeguati per migliorare la funzionalità delle attività istituzionali e formative.L’evento si è concluso con la
consegna di una sintesi del percorso amministrativo e organizzativo della consiliatura Tolve, presentata come fase di consolidamento e apertura alle future sfide della professione. Ai partecipanti sono stati riconosciuti 3 crediti formativi professionali.

Respinta ogni richiesta risarcitoria: il giudice smonta le accuse di calunnia dell’ex amministratore
Il Tribunale Civile di Potenza ha respinto integralmente la causa promossa da Angelo Salinardi contro l’ex sindaca di Ruoti Anna Scalise, escludendo qualsiasi ipotesi di calunnia e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.La decisione, depositata l’8 maggio 2026, è stata emessa dal giudice Elio Di Molfetta. Il Tribunale ha rigettato la domanda risarcitoria, superiore a 516 mila euro, con la quale Salinardi sosteneva di aver subito danni morali, d’immagine ed esistenziali in seguito alle dichiarazioni rese dalla Scalise agli inquirenti nel corso di un’indagine penale.Dalle motivazioni emerge che la posizione della ex sindaca è stata ritenuta pienamente legittima, in quanto le dichiara-
zioni sarebbero state rese nell’ambito di un’attività investigativa già in corso e supportata da ulteriori elementi autonomi, tra cui intercettazioni telefoniche e ambientali, documentazione acquisita e testimonianze raccolte dagli inquirenti. Il Tribunale ha inoltre sottolineato l’assenza di qualsiasi prova circa la consapevolezza della falsità delle informazioni fornite, elemento indispensabile per configurare il reato di calunnia.Per queste ragioni, la domanda è stata rigettata e Salinardi è stato condannato per totale soccombenza anche al pagamento delle spese legali, quantificate in 22.500 euro in favore della difesa della Scalise, rappresentata dall’avvocato Salvatore De Bonis.«È una sentenza di as-
soluta chiarezza che ribadisce un principio fondamentale: chi collabora con la giustizia e risponde alle domande degli inquirenti non può essere ritenuto responsabile delle conseguenze investigative», ha dichiarato il legale, sottolineando il riconoscimento da parte del Tribunale della correttezza e della buona fede della propria assistita.Soddisfazione anche da parte di Anna Scalise, che ha definito la decisione «una vittoria non solo giudiziaria ma anche umana», ricordando di aver affrontato anni difficili segnati da accuse e forte esposizione pubblica. L’ex sindaca ha ribadito di aver sempre avuto fiducia nella magistratura e che il Tribunale ha riconosciuto la legittimità del suo operato, escludendo

ogni ipotesi di calunnia.Scalise ha espresso gratitudine al proprio difensore e ha auspicato che la vicenda possa contribuire a riportare «serenità e rispetto anche nel confronto pubblico e politico», affermando di voler proseguire il proprio per-

corso «con la coscienza tranquilla di chi ha sempre agito nella piena fiducia delle istituzioni».La sentenza chiude una vicenda giudiziaria lunga e complessa, che negli anni ha avuto riflessi anche sul piano politico e del dibattito pubblico locale.
“IL CANTO DELLE SIRENE” La testimonianza si è concentrata sull’accompagnamento dei presunti invalidi negli studi specialistici
Il reato contestato dagli inquirenti è quello di truffa e concorso in truffa. All'epoca dei fatti furono trenta gli indagati nell'ambito dell'inchiesta “Il canto delle sirene” che vide tra i coinvolti anche Assunta Santarsiero, madre della cantante di Pignola Arisa, poi prosciolta.
Dalle percezioni indebite di pensioni di invalidità, agli assegni di accompagnamento ai danni dell'Inps, le indagini sono partite grazie al lavoro della Polizia di Stato. I “falsi” pazienti si fingevano malati pur di non andare a lavorare e sono stati al centro di questa inchiesta partita diversi anni fa che continua a sviscerare nei modi e nei tempi le più svariate fattispecie di reato a carico degli imputati.
Il processo continua ancora nelle aule del Palazzo di Giustizia come testimonia l'udienza svoltasi ieri alla presenza del Giudice Marcello Rotondi e del Pubblico Ministero Gianvito De Paola. Ebbene ieri si è svolta l'udienza che ha visto la presenza dell'agente della Polizia di Stato, Giovanni Pascale rispondere alle domande. Le indagini sono state avviate nel 2017. Una vera e propria fabbrica di falsi invalidi di Potenza quella della Procura della Re-

pubblica scoperta appunto nel 2015 e guidata da Francesco Curcio. Un’“associazione a delinquere” ai danni dell'Inps quella del processo con la presenza di diversi invalidi anche anziani e tanti certificati di invalidità falsi che sono stati presentati proprio all'Istituto di Previdenza. L'udienza si è svolta alla presenza di tanti avvocati della difesa, dell'accusa e di parte civile. Nel corso delle indagini sia l'Avvocatura che il Ministero del Lavoro si sono costituite parte civile. Ebbene rispondendo alle domande del
Pubblico Ministero, Giovanni Pascale, agente della Polizia di Stato ha raccontato minuziosamente i fatti accaduti. In particolar modo nella sua testimonianza Pascale ha parlato dell'accompagnamento dei pazienti negli studi di medici specializzati da parte dei soggetti al centro delle indagini.
Le attività sono partite a causa di intercettazioni nel 2016 sugli indagati veri procacciatori di clienti che svolgevano pratiche di invalidità. Su questi incontri ovviamente fondamentali per l'in-
chiesta gli agenti della Polizia di Stato avrebbero avviato indagini visto che i pazienti, venivano accompagnati dagli indagati negli studi specialistici per svolgere visite e ricevere le attestazioni, poi ritenute false dalla Procura della Repubblica.
Una matassa ancora difficile da sbrogliare quella per il Tribunale di Potenza che ha fissato la prossima udienza grazie al lavoro del Giudice Marcello Rotondi per il 6 giugno alla presenza di altri imputati di questa vicenda.
F RANCESCO M ENONNA

Il convegno nazionale in programma il 15 e 16 maggio a Potenza approfondirà diagnosi, cure e nuove frontiere della pneumologia
POTENZA. Le principali sfide legate alle malattie respiratorie, le nuove prospettive terapeutiche e l’evoluzione della ricerca scientifica saranno al centro del convegno nazionale organizzato dall’Unità operativa complessa di Pneumologia dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza, diretta dal dottor Raimondo Battiloro. L’appuntamento è in programma il 15 e 16 maggio nell’Auditorium dell’ospedale San Carlo, con apertura dei lavori nel pomeriggio del 15 maggio.L’iniziativa riunirà specialisti provenienti da diverse realtà italiane per affrontare i temi più attuali della pneumologia, disciplina che oggi rappresenta uno dei campi più complessi della medicina moderna per impatto epidemiologico, difficoltà diagnostiche e necessità di cure sempre più personalizzate.Ad aprire il convegno sarà la lettura magistrale della professoressa Federica Meloni, docente di Pneumologia all’Università di Padova e dirigente del Centro trapianti del polmone dello stesso ateneo, che approfondirà gli aspetti immunologici e non immunologici nel post-trapianto di polmone. Interverranno inoltre il dottor Gianpietro Marchetti, re-

sponsabile della Toracoscopia medica e della Pneumologia degli Spedali civili di Brescia, il professor Rendina dell’Università La Sapienza di Roma e il professor Mauro Mormile, direttore della Scuola di specializzazione in Malattie respiratorie dell’Università Federico II di Napoli.Ampio spazio sarà dedicato alle diverse aree della pneumologia specialistica: dalla pneumologia interventistica all’intensivologia respiratoria, dalla fisiopatologia alla patologia pleurica, fino ai disturbi respiratori del sonno. L’obiettivo è favorire un approccio integrato alla cura, considerando il polmone nella sua relazione con l’intero organismo, secondo i più recenti orientamenti della comunità scientifica internazionale.«Le occasioni di formazione, di confronto tra specialisti e
di diffusione delle conoscenze più aggiornate costituiscono un investimento diretto nella qualità delle cure offerte ai nostri pazienti», afferma il direttore generale dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo, Giuseppe Spera. «Siamo orgogliosi che il nostro ospedale promuova un evento di questo livello, riconoscimento del lavoro svolto dalla Pneumologia, che si distingue per competenza, impegno e capacità di fare rete».Per il direttore della Pneumologia, Raimondo Battiloro, «le malattie respiratorie richiedono oggi un approccio capace di coniugare alta specializzazione e visione d’insieme. Questo convegno vuole essere un momento concreto di confronto tra tutte le professionalità coinvolte nella salute respiratoria, dentro e fuori l’ospedale».
«DALLA
COMUNITÀ UN SEGNALE FORTE»
SENISE. Piena vicinanza alla manifestazione promossa a Senise per difendere il diritto alla salute e la sanità territoriale. A esprimerla è il consigliere regionale della Basilicata Piero Marrese, che sottolinea l’importanza della mobilitazione dei cittadini del Senisese contro il rischio di ridimensionamento dei servizi sanitari nelle aree interne. «La partecipazione ampia e composta della comunità rappresenta un segnale forte che le istituzioni non possono ignorare», afferma Marrese, evidenziando come la difesa della sanità territoriale significhi garantire «dignità, sicurezza e futuro» alle famiglie, agli anziani e ai giovani che vivono lontano dai grandi centri urbani.Secondo il consigliere regionale, è necessario rafforzare i presìdi sanitari del territorio, potenziare l’assistenza di prossimità e valorizzare il ruolo dell’Hub di Senise insieme ai servizi dell’ospedale di Chiaromonte. «Il diritto alla cura deve essere uguale per tutti, indipendentemente dal luogo in cui si vive», aggiunge.Marrese assicura il proprio impegno a sostegno della sanità pubblica lucana e delle iniziative utili a evitare ulteriori disagi ai cittadini del comprensorio. «La voce che si è levata da Senise merita ascolto e risposte concrete», conclude.

Il sindacato denuncia carenze di infermieri e operatori socio sanitari: «Servono assunzioni immediate»
POTENZA. Carenze di personale, reparti in difficoltà e lavoratori lasciati nell’incertezza. È il quadro denunciato dalla Uil Fp Potenza e Basilicata in merito alla situazione dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza, con particolare riferimento all’Unità operativa complessa di Geriatria e ad altri reparti dei presìdi ospedalieri territoriali.Secondo il sindacato, a ridosso del periodo estivo permane una grave insufficienza di personale infermieristico che richiede interventi urgenti. Nei giorni scorsi la Uil Fp aveva già segnalato anche la carenza di operatori socio sanitari, molti dei quali, pur avendo già effettuato le visite mediche previste, attendono ancora l’assunzione.L’Azienda sanitaria, attraverso una nota formale, ha spiegato che l’incremento del
personale sarebbe legato all’attivazione di nuovi servizi e che le assunzioni seguiranno la stessa tempistica. Una posizione che la Uil Fp contesta apertamente. «Le assunzioni devono essere effettuate immediatamente, anche a tempo determinato, per colmare le carenze attuali», sostiene il sindacato, evidenziando come diversi lavoratori abbiano già lasciato i precedenti impieghi ritrovandosi oggi in una situazione di forte incertezza occupazionale.Tra le criticità segnalate emerge anche quella relativa agli arredi dell’Unità operativa di Geriatria. «Nonostante le numerose segnalazioni effettuate dalla Uil Fp, non sono stati adottati interventi concreti e i letti risultano ormai completamente da sostituire», denuncia l’organizzazione sindacale.La richiesta rivol-

ta all’Azienda è quella di intervenire rapidamente, prima dell’avvio delle ferie estive, per rafforzare gli organici in Geriatria, Nefrologia, Diabetologia e negli altri presìdi ospedalieri lucani.La Uil Fp critica inoltre la gestione delle prestazioni aggiuntive e dei relativi fondi. Secondo il sindacato, le risorse stanziate sarebbero insufficienti e avrebbero determinato l’esclusione di gran parte del personale del
comparto. Per questo viene chiesta alla Regione Basilicata la convocazione immediata di tutte le organizzazioni sindacali, anche alla luce della recente sentenza che ha sancito la riammissione della Uil Fp ai tavoli regionali.Nel mirino anche le modalità con cui l’Aor San Carlo avrebbe distribuito le risorse economiche. «L’Azienda avrebbe dovuto adottare uno specifico regolamento previsto dal contratto nazionale, mentre è stata approvata unilateralmente una delibera che penalizza gran parte del personale», sottolinea il sindacato.La Uil Fp Potenza e Basilicata annuncia infine che continuerà a vigilare sulla situazione e, in assenza di risposte concrete, non esclude ulteriori iniziative sindacali a tutela dei lavoratori e della sanità pubblica lucana.
La sfida della medicina di prossimità in Basilicata: un’opportunità per migliorare l'assistenza sanitaria ai cittadini o solo un cambio di nome?
DI V I N C E N Z O MA I DA
C’è attesa a Montalbano Jonico per la fine dei lavori di sopraelevazione e di adeguamento dell’exsede di quello che fu attivato solo parzialmente come sud Distretto Sanitario. I lavori stanno andando avanti speditamente, ma ancora non ci sono certezze relativamente ai servizi che verranno attivati. La medicina di prossimità può svolgere un ruolo importante di mediazione tra il territorio e gli ospedali per le acuzie, ma a condizioni che il primo offra tutti i servizi necessari per le cure. Tempo addietro, la Giunta regionale di Basilicata ha approvato lo schema del Contratto Integrativo di Sviluppo (CIS), di cui al “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – Misura 6. L’obiettivo è quello di rafforzare la medicina territoriale o di prossimità, riservando agli ospedali le acuzie. Sono previste 19 Case della Comunità e presa in carico della persona, 6 COT (Centrale Operativa Territoriale) e 5 Ospedali di Comunità in tutta la Regione, così suddivise: 13 case della Comunità e presa in carico della persona in provincia di Potenza e 6 in Provincia di Matera, 4 COT (Centrali Operative Territoriali) in provincia di Potenza e 2 in provincia di Matera, 3 Ospedali di Comunità in provincia di Potenza e 2 in provincia di Matera. Più specificatamente, le Case della Comunità saranno realizzate nei Comuni di: Sant’Arcangelo, Corleto Pertica-
ra, Anzi, Lagonegro, Potenza, Maratea, Vietri di Potenza, Senise, Viggianello, San Fele, Genzano di Lucania, Lavello e Avigliano per quanto riguarda la provincia di Potenza; Ferrandina, Irsina, Garaguso, Tursi, Montalbano Jonico e Montescaglioso, in provincia di Matera. Le Centrali Operative Territoriali saranno, invece, realizzate nei Comuni di Marsicovetere, Venosa, Potenza e Lagonegro per la provincia di Potenza; Policoro e Matera per la provincia di Matera. Gli Ospedali di Comunità sono previsti nei Comuni di Muro lucano, Maratea e Venosa nella provincia di Potenza; Pisticci e Stigliano in quel- la di Matera. Ѐ stato, altresì, affermato che tali strutture sono da aggiungersi a quelle già esistenti: POD di Chiaromonte, POD di Lauria, POD di Venosa, Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus di Acerenza, Universo Salute Basilicata di Potenza, AOR San Carlo Stabilimento 1 di Potenza, AOR San Carlo Stabilimento 2 di Pescopagano, AOR San Carlo Stabilimento 3 di Melfi, AOR San Carlo Stabilimento 4 di Villa D’Agri, AOR San Carlo Stabilimento 5 di Lagonegro, IRCCS CROB di Rionero in Vulture e PO di Matera, PO di Policoro, POD di Stigliano, POD di Tricarico. Immaginiamo quello che dovrebbe accadere nella provincia di Matera. Di fatto le novità sarebbero queste: 1) gli Ospedali Distrettuali di Tinchi e Stigliano, diventando Ospedali di Comunità, dovrebbero avere anche dei posti letto per


ricoveri brevi di pazienti che hanno bisogno di interventi sanitari a bassa intensità clinica; 2) i Distretti Sanitari di I livello come Tursi, Montalbano Jonico, Irsina, Garaguso, Ferrandina e Montescaglioso cambieranno nome e si chiameranno Case della Comunità con un medico h24, un infermiere h12, un assistente sociale, alcuni specialisti ambulatoriali, un Punto Prelievi e un riferimento di raccordo con il CUP per le prenotazioni delle visite; 3) i Distretti Sanitari di II livello diventerebbero una Centrale Operativa Territoriale con funzioni di coordinamento della medicina di prossimità. Siccome di queste ultime strutture ne sono previste una ogni centomila abitanti, verrebbero istituite a Policoro e Matera. Questa, dunque, dovrebbe essere la nuova mappa delle strutture sanitarie, con molti punti interrogativi sui contenuti delle stesse e tanti nodi da sciogliere affinché non diventi solo un fatto nomi-
nalistico, cioè un semplice cambio di denominazione. Prendiamo, come esempio, la prevista Casa di Comunità a Montalbano Jonico. Vi è già la Guardia Medica feriale e festiva, quindi si tratterà di coprire i turni nei giorni feriali dalle 8.00 alle 20.00, cioè due turni 8.0014.00 e 14-20.00 (a meno che non si voglia far lavorare un medico per 12 ore di fila), oppure sovrapporne altri al Medico di Guardia durante la notte. Con quali medici? La normativa nazionale parla di integrazione in queste strutture dei Medici di Famiglia e dei Pediatri di libera scelta. Quindi, saranno loro ad assicurare i turni oppure verrà assunto nuovo personale medico? I medici di Medicina Generale è noto che non si vogliono schiodare dai loro studi privati per ragioni di convenienza e di comodità. Per gli Infermieri h24 è possibile assumerne a sufficienza. Ammesso che si arruoli il personale dedicato, cambierà qualcosa? Oppure, come
avviene oggi, per sicurezza e anche per sollevarsi da ogni responsabilità i casi un tantino sospetti verranno sbarcati sull’Ospedale per le acuzie tramite il 118? A Montalbano Jonico, Distretto di I livello, vi era un minimo di medicina specialistica (chirurgia e ortopedia) ed è stata soppressa per carenza di medici. Vi erano tre assistenti sociali che non sono stati sostituiti dopo il pensionamento. Il Punto Prelievi già esiste. Insomma, per completare le strutture la partita dei contenuti è ancora tutta aperta. I casi di malasanità non mancheranno mai, perché la medicina non è una scienza esatta, ma un “sistema sanitario” che funziona deve ridurli al minimo. Ѐ interesse di tutti. I ricchi, che possono permettersi cure costose e a pagamento, rappresentano una ristretta minoranza e, anche per questo, statisticamente vivono più a lungo. Ѐ stato calcolato che hanno un’aspettativa di vita di oltre cinque anni in più degli indigenti.

RIONERO IN VULTURE De Fino: «Con questo progetto ribadiamo come la qualità dell'assistenza passi attraverso l’accoglienza e l’ascolto»

Raccontare il cancro non solo attraverso la medicina, ma attraverso il linguaggio universale delle emozioni e della bellezza. È questo l’obiettivo di “Rivedersi”, il nuovo progetto cinematografico promosso dall’Associazione Arcipelago EVA ODV in collaborazione con l’Irccs Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata. L’iniziativa è resa possibile grazie al sostegno di partner di prestigio quali Lucana Film Commission, Marateale Premio Internazionale del Cinema e APT Basilicata. Il progetto verrà illustrato nel dettaglio durante la confe-
renza stampa di presentazione che si terrà domani, alle ore 13:00, nel Giardino di Eva, gli spazi dell’associazione dedicati all’accoglienza e al benessere dei pazienti oncologici situati al piano -1 dell’Istituto. All’incontro parteciperanno i vertici dell’Irccs Crob, la presidente di Arcipelago EVA, la regista, i rappresentanti dei partner istituzionali e l'assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr Cosimo Latronico. Il corto, diretto da Adelaide Dante De Fino e Michele Bizzi, vanta la partecipazione straordinaria dell’attrice Bianca Nappi e di un cast interamente luca-
no composto da Eva Immediato, Gabriella Bagnasco, Flame (Mattia Sciaraffa) e Antony Traficante. Il cortometraggio, che sarà girato il 13 e 14 maggio 2026, trasformerà le corsie dell’Istituto e i suggestivi scenari dei laghi di Monticchio in un set d’eccezione per narrare il valore umano e relazionale che caratterizza il percorso di cura. Il film mette al centro la persona, esplorando la forza delle relazioni di aiuto e la necessità di un approccio che integri le cure cliniche con il supporto emotivo e psicologico. «Rivedersi è molto più di un cortometraggio», racconta Ma-

rianna Cappiello, Presidente di Arcipelago EVA ODV, e aggiunge:«È un atto di cura. Racconta la delicatezza dei percorsi che viviamo accanto ai pazienti, usando il cinema come strumento di umanizzazione. Vogliamo mostrare come la cura passi anche attraverso la bellezza dei luoghi e la forza della comunità». «L’umanizzazione delle cure è un pilastro strategico del nostro Istituto – spiega Massimo De Fino, direttore generale Irccs Crob – e deve restare al centro di ogni nostra azione. Con questo progetto cinematografico, vogliamo ribadire che la qualità dell'assi-
stenza non passa solo attraverso le tecnologie d'avanguardia e la ricerca scientifica, ma anche attraverso l’accoglienza, l’ascolto e il benessere psicologico del paziente». «La presa in carico della persona nella sua interezza – sottolinea l’assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico – è al centro della sanità lucana. Il nostro impegno è garantire che nessuno si senta un numero o una pratica burocratica, ma un cittadino accolto da uno sguardo umano e da una mano tesa per offrire non solo prestazioni, ma anche presenza e comprensione».
“Fertility Hack”, a Potenza l’evento per sensibilizzare i giovani

Oggi, alle ore 16:00, il Polo Bibliotecario di Potenza (Via Don Minozzi) ospiterà l’evento “Fertility Hack – I giovani per la salute ripro-
duttiva”. Un’iniziativa di alto valore sociale e scientifico che vede collaborare attivamente il mondo dell’associazionismo, della scuola e delle istituzioni per sensibilizzare le nuove generazioni su temi spesso considerati tabù. Il progetto, promosso dal Lions Club Potenza Host e dal Leo Club Potenza, con il patrocinio delle Istituzioni locali e regionali, mette al centro la consapevolezza dei soci Leo e dei ragazzi del Liceo Scientifico Statale “Galileo Galilei” di Potenza (classi 4A, 4B, 4C, 4E, 4F, 4L, 4P), i quali presenteranno i lavori e le riflessioni maturate durante il percorso formativo.
IL PROGRAMMA
DELL’INCONTRO
L’apertura dei lavori sarà affidata a una vasta platea istituzionale, tra cui il Direttore del Polo Bibliotecario Luigi Catalani, i vertici dei Lions e Leo Club (tra
cui Leonardo Perfido, Francesco Persampieri e Vincenza Faggella) e le rappresentanti istituzionali per la parità, Ivana Pipponzi (Regione Basilicata) e Simona Bonito (Provincia di Potenza). Il cuore dell’evento vedrà gli interventi tecnici della Dirigente Scolastica Lucia Girolamo, della responsabile del progetto Maria Carmela Padula e della Vicepresidente del Consiglio regionale Maddalena Fazzari. Le conclusioni saranno affidate a Massimo Maria Molinari, Presidente della Circoscrizione VIII del Distretto Lions 108 Ya. PERCHÈ
“FERTILITY HACK”? L’obiettivo è “hackerare” l’informazione corretta per contrastare la disinformazione dilagante sui social media. Attraverso hashtag chiave come #SaluteRiproduttiva, #StiliDiVitaSani e #Prevenzione. L’evento ha
l’obiettivo di stimolare una cultura della salute riproduttiva e sessuale consapevole, responsabile e rispettosa, attraverso il coinvolgimento attivo dei giovani come promotori di benessere per i propri pari (peer education). Uno dei momenti più attesi sarà il Q&A (Domande e Risposte): un dialogo aperto e senza filtri tra gli studenti, gli esperti del settore e i rappresentanti della Croce Rossa Italiana, per offrire risposte scientifiche a dubbi e curiosità dei giovani.
«Parlare di fertilità oggi significa parlare di futuro», dichiarano gli organizzatori, in quanto «molti giovani sottovalutano il fisiologico declino della fertilità, pensando erroneamente di avere tempo illimitato per concepire, ma anche il ruolo delle infezioni sulla salute riproduttiva e l’importanza dello stile di vita».
L’azione promossa da Forza Italia: «Potenza non può perdere altre strutture educative e sociali»
POTENZA. La scuola dell’infanzia Alcide De Gasperi, chiusa nel 2025 dopo essere stata dichiarata inagibile in seguito a una scossa di terremoto, rischia di non riaprire mai più. È questo il timore che ha spinto Forza Italia a promuovere, sabato scorso, una raccolta firme per chiedere all’amministrazione comunale un impegno concreto per il recupero e la riapertura della storica struttura.
A farsi portavoce di questa mobilitazione è stata la consigliera comunale Antonella Vaccaro, che ha sottolineato come la questione vada ben oltre il semplice problema edilizio: «Non siamo di fronte a una semplice questione tecnica, ma a una scelta politica che riguarda il futuro di un quartiere, delle famiglie, dei bambini e dei lavoratori», ha dichiarato. Secondo la consigliera, la chiusura della scuola, inizialmente definita temporanea, rischia di trasformarsi in un provvedimento definitivo, lasciando un vuoto difficile da colmare. «La De Gasperi doveva essere oggetto di attenzione, programmazione e interventi. Invece oggi il rischio concreto è che una chiusura nata come temporanea diventi definitiva, nell’indifferenza dell’amministrazione comunale», ha aggiunto.
La chiusura della scuola De Gasperi rappresenta, per molti, un ulteriore passo indietro
per la città di Potenza, già provata dalla perdita di numerosi servizi essenziali negli ultimi anni. «Ogni scuola che chiude – ha proseguito Vaccaro – rappresenta un arretramento per la città: significa creare disagi alle famiglie, impoverire i quartieri, indebolire il diritto all’educazione e rendere ancora più fragile il tessuto sociale».
Secondo Forza Italia, la chiusura della scuola non colpisce solo i bambini e le loro famiglie, ma anche i lavoratori impiegati nella struttura, che rischiano di perdere definitivamente il proprio impiego. «Difendere questa scuola significa difendere i bambini, ma anche il lavoro di chi vi opera», ha sottolineato la consigliera. La raccolta firme di sabato, che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini e genitori preoccupati, vuole essere un segnale forte per l’amministrazione comunale. «Chiediamo all’amministrazione di uscire dall’ambiguità e di dire con chiarezza quali siano le sue intenzioni. Servono tempi certi, un percorso trasparente, risorse individuate e una volontà politica reale per recuperare l’edificio e restituirlo alla comunità», ha dichiarato Vaccaro.L’appello di Forza Italia è chiaro: non abbandonare la scuola dell’infanzia Alcide De Gasperi, ma investire nel suo recupero per re-

stituire al quartiere un presidio fondamentale per l’educazione, la socialità e il lavoro. «Come Forza Italia e come opposizione – ha concluso la consigliera – continueremo a vigilare e a stare al fianco delle famiglie, dei lavoratori e dei cittadini che chiedono una cosa semplice e giusta: che la scuola dell’infanzia Alcide De Gasperi non venga abbandonata, ma recuperata e riaperta. Potenza ha bisogno di investire sui suoi bambini e sui suoi quartieri, non di rassegnarsi alla chiusura dei suoi servizi».
A Potenza collaborazione tra “I Portatori del Santo” e la casa circondariale per un’iniziativa che promuove inclusione e creatività
POTENZA. Si rinnova la collaborazione dell’Associazione “I Portatori del Santo” con chi lavora nel settore sociale nella città di Potenza. Da quattro anni, tra le varie iniziative che l’associazione organizza in vista della festa del Santo Patrono San Gerardo, se ne inserisce una che assume un carattere speciale perché riesce a mettere in rete mondo dell’associazionismo e del volontariato condividendo i valori di solidarietà e inclusione.
Rientra in questo percorso il protocollo d’intesa che è stato siglato oggi, lunedì 11 maggio 2026, a Potenza, tra l’Aps “I Portatori del Santo”, la casa circondariale “A. Santoro” di Potenza, l’Associazione Officine Officinali Aps e la cooperativa “La Mimosa” che porterà alla realizzazione del disegno da stampare sulle t-shirt e sui gadget dell’edizione del 2026 della festa.
L’associazione dei Portatori del Santo infatti, sin dal 1997 – anno della fondazione – punta a promuovere i festeggiamenti in onore di San Gerardo attraverso la riscoperta e la valorizzazione delle tradizioni identitarie della città. Nel raggiungimento di tale scopo da sempre è stata riservata un’attenzione particolare ai bambini e a chi è meno fortunato nell’idea che la gioia della festa non possa e non debba essere prerogativa di

alcuni ma possibilità per tutti.
Ed allora si è pensato di far realizzare agli ospiti della cooperativa “La Mimosa”, realtà che si occupa di attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e con disabilità psicomotorie, un disegno che raffiguri “I Portatori del Santo”. Gli ospiti potranno scegliere se raffigurare i Portatori durante La Storica parata dei Turchi o in un altro momento dei festeggiamenti in onore del Santo. Il risultato sarà poi consegnato all’Associazione Officine Officinali APS che coordina il lavoro dei detenuti della Casa Circondariale “A. Santoro” di Potenza che provvederanno materialmente alla realizzazione della “stampa” sulla tshirt presso la serigrafia presente nel penitenziario.
Un progetto virtuoso che è stato formalizzato con la sottoscrizione di un protocollo e che conse-
gnerà alla città la maglietta dei Portatori del 2026. Un’idea semplice ma allo stesso tempo carica di significato: i disegni degli ospiti della cooperativa saranno l’immagine della festa, il lavoro dei detenuti in cerca di una seconda opportunità ne diventerà materialmente il simbolo, la volontà dei firmatari dell’intesa sarà invece il messaggio, privo di retorica, secondo cui si possono abbattere barriere fisiche e limiti pratici di fronte alle buone pratiche e alla solidarietà.
«Abbiamo creduto sin da subito nella bontà di questo progetto e il protocollo sottoscritto oggi ne è la dimostrazione», ha detto il presidente dell’associazione I Portatori del santo, Giuseppe Lovito. «Devo ringraziare tutti i firmatari - ha aggiunto - perché hanno sposato la nostra idea e ci hanno offerto la massima disponibilità affinché si potesse nuovamente
realizzare. Aver formalizzato questa collaborazione ha un’importanza speciale perché racconta come, di fronte a progetti virtuosi, sia possibile raggiungere obiettivi ambiziosi nel solco di quelli che sono i valori portati avanti dalla nostra associazione». «Il rapporto tra la Casa Circondariale e l’associazione Portatori del Santo dura ormai da anni. È sempre un piacere per noi essere vicini alla città, una vicinanza che oggi si dimostra ancora più profonda. cerchiamo di unire le forze per realizzare più obbiettivi insieme», ha affermato il direttore del carcere di Potenza, Paolo Pastena. «Siamo onorati di questa collaborazione che portiamo avanti da due anni. Ciò che a noi interessa è di intessere reti e ponti con le realtà associative della città per contribuire anche alla festa patronale e lasciare qualcosa di concreto alla comunità», ha affermato il presidente della Cooperativa sociale “La Mimosa”, Francesco Ritrovato. «È il sesto anno che collaboriamo con i Portatori del Santo - ha affermato infine la presidente dell’Associazione “Officine Officinali” Annarita Marchionnaun’iniziativa che unisce due realtà, il carcere e la Cooperativa “La Mimosa”, in modo da dare valore a due mondi che hanno bisogno di attenzione e visibilità».
Il Sindaco a Cronache: «Avviamo una fase di ascolto concreto. Raccogliamo indicazioni, esigenze e proposte»
D I E M AN U E LA C AL AB RE S E
L'Amministrazione comunale di Oppido Lucano intende avviare un percorso di aggiornamento e revisione dello strumento urbanistico vigente, al fine di renderlo maggiormente coerente con le attuali esigenze insediative, sociali, economiche, ambientali e infrastrutturali del territorio. Così il Sindaco Mirco Evangelista e il Responsabile dell’area tecnica Donato Ramunno, rendono noto l’avvio del percorso di partecipazione cittadina.
A Cronache il Primo cittadino spiega: «Con l’avviso pubblico per la partecipazione alla variante al Regolamento Urbanistico avviamo una fase di ascolto concreto sul futuro di Oppido Lucano. È un momento utile per raccogliere indicazioni, esigenze e proposte da parte di cittadini, proprietari, professionisti, operatori economici, associazioni e di tutti coloro che hanno un interesse diretto alla qualità del nostro territorio. Chiediamo contributi

chiari, sintetici e riferiti a situazioni concrete –prosegue Evangelista- segnalazioni, proposte, osservazioni e idee che possano aiutare il lavoro tecnico e amministrativo. Ogni contributo sarà esaminato dal gruppo di lavoro incaricato e potrà concorrere alla definizione degli indirizzi della variante».
«Vogliamo ascoltare la comunità perché questa scelta riguarda il modo in cui immaginiamo il futuro del nostro paese: le case, gli spazi pubblici, le aree agricole, i servizi, la

mobilità, le opportunità di crescita e la qualità della vita di tutti. Per questo si potranno presentare idee, proposte, osservazioni e segnalazioni. Non vogliamo che questo percorso resti solo una procedura tecnica – spiegano dal Comune- Vogliamo che diventi un momento vero di confronto, perché le scelte sul territorio funzionano meglio quando nascono anche dall’ascolto di chi quel territorio lo vive ogni giorno. Partecipare significa prendersi cura del proprio paese. Oppido si
costruisce insieme: con idee, responsabilità e amore per la nostra comunità». I contributi potranno riguardare «l’assetto urbanistico o generale del territorio comunale, il recupero, riqualificazione e valorizzazione del centro storico e dei tessuti consolidati, il riuso del patrimonio edilizio esistente e il contenimento del consumo di suolo, le aree agricole, produttive, ambientali e di interesse paesaggistico, la mobilità, l'accessibilità, la sicurezza urbana e la qualifica-
zione degli spazi pubblici, così come i servizi, le attrezzature collettive, le dotazioni territoriali e la qualità urbana complessiva. Ma saranno anche valutati contributi riferiti a ulteriori profili ritenuti pertinenti rispetto agli obiettivi della variante urbanistica». Si potranno presentate le proposte entro il 15 luglio 2026, alle ore 13:00, consegnando il tutto all’Ufficio Protocollo del Comune oppure inviate tramite PEC al Comune.
I due sospetti, originari di Napoli e già noti alle forze dell’ordine per precedenti specifici legati a reati analoghi, sono stati denunciati
Un tentativo di truffa ai danni di un’anziana di 87 anni è stato sventato nei giorni scorsi grazie all’intervento dei Carabinieri della Stazione di Rotonda, nell’ambito delle attività di controllo del territorio coordinate dal Comando Provinciale di Potenza. Secondo quanto ricostruito, la donna era stata contattata telefonicamente da malviventi che, fingendosi appartenenti alle forze dell’ordine, le avevano comunicato il falso arresto della figlia. Con il consueto stratagemma del “finto carabiniere”, i truffatori avevano quindi richiesto la consegna immediata di denaro e oggetti in oro per ottenere un presunto rilascio della congiunta.La vittima, fortemente scossa dalla telefonata, aveva già predisposto la consegna dei beni in strada, seguendo le istruzioni ricevute. L’azione criminale è stata però interrotta dalla presenza dei militari dell’Arma, che
durante un servizio di perlustrazione nel centro abitato hanno notato un’autovettura sospetta con a bordo un uomo e una donna, entrambi circa quarantenni e originari di Napoli, già noti alle forze dell’ordine per precedenti specifi-
ci legati a truffe ai danni di persone anziane.L’impossibilità dei due soggetti di giustificare la propria presenza nel comune lucano e gli approfondimenti immediati dei Carabinieri hanno permesso di ricostruire il disegno criminoso in atto,

consentendo di mettere in sicurezza la vittima e recuperare i beni che stava per consegnare.I due indagati sono stati deferiti in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Lagonegro per tentata truffa aggravata e proposti per l’emissione del foglio di via obbligatorio da parte della Questura di Potenza. Si ricorda che, per entrambi, vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.L’episodio conferma il ruolo centrale delle Stazioni dei Carabinieri nella prevenzione e nel contrasto dei reati contro le fasce più fragili della popolazione, in particolare le truffe agli anziani, fenomeno purtroppo ancora diffuso.Le forze dell’ordine rinnovano infine l’invito alla cittadinanza a diffidare di richieste telefoniche di denaro o preziosi e a contattare immediatamente il numero di emergenza 112 in caso di dubbi o situazioni sospette.
Si chiude con risultati positivi l’incontro internazionale del progetto NBS4Resilience: al centro, innovazione e nuove strategie condivise per la resilienza territoriale
Si è concluso con un bilancio definito ampiamente positivo l’incontro internazionale promosso dalla Provincia di Potenza nell’ambito del progetto NBS4Resilience del programma InterregAdrion 2021-2027, ospitato il 6 e 7 maggio presso il Centro Visite di Monticchio.Il progetto, cofinanziato dal programma europeo Interreg IPA ADRION, punta a rafforzare la resilienza dei territori rispetto ai cambiamenti climatici e a migliorare la qualità degli spazi urbani attraverso la sperimentazione di Soluzioni Basate sulla Natura, interventi di rigenerazione sostenibile e il coinvolgimento attivo delle comunità locali.L’iniziativa integra azioni pilota e cooperazione internazionale con l’obiettivo di definire nuovi strumenti operativi per la pianificazione e la valorizzazione del territorio.All’evento hanno preso parte partner provenienti da diversi enti e agenzie europee, tra cui l’Istituto per lo Sviluppo Territoriale – ISD della Slovenia, la Contea di Šibenik-Knin in Croazia, l’Agenzia di sviluppo PREDA Prijedor della Bosnia ed Erzegovina, il Comune di Patrasso in Grecia, la Città Capitale di Podgorica in Montenegro, il Comune di Ajdovščina in Slovenia, il Centro dell’Associazio-

ne dei cittadini per la democrazia ambientale FLOROZON della Macedonia del Nord e POR Progetti di sviluppo sostenibile della Croazia.Particolare attenzione è stata riservata al progetto pilota del Parco Imperatore, nel Comune di Rionero in Vulture, indicato dai partecipanti come un esempio concreto di integrazione tra sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e inclusione sociale.Le visite sul campo e gli approfondimenti tecnici hanno favorito uno scambio di esperienze e
buone pratiche tra i territori coinvolti, con l’obiettivo di trasferire modelli e strategie operative anche in altri contesti dell’area transfrontaliera adriatico-ionica.Tra gli interventi previsti nell’area che ospiterà il parco figurano la rinaturalizzazione delle aree verdi con essenze autoctone per rafforzare biodiversità e ombreggiatura, la creazione di orti urbani, percorsi inclusivi e zone di sosta dedicate al benessere e alla mobilità lenta.Il progetto prevede inoltre la realizzazione di infrastrutture ver-
di per mitigare le isole di calore, interventi per la regimentazione delle acque piovane e sorgive finalizzati alla riduzione del rischio idraulico e soluzioni tecnologiche smart per la regolazione automatizzata dei parametri di benessere climatico.Tra i prossimi obiettivi della Provincia di Potenza vi è il trasferimento dell’esperienza maturata con il progetto Parco Imperatore agli altri Comuni del territorio provinciale, così da avviare percorsi di copianificazione e progettazione partecipata coin-
volgendo amministrazioni locali, scuole, associazioni, professionisti e comunità territoriali.Il positivo riscontro registrato durante l’incontro conferma il crescente riconoscimento internazionale del lavoro svolto dalla Provincia di Potenza nel campo della cooperazione territoriale e delle politiche per la resilienza climatica, aprendo la strada a nuove collaborazioni europee e future progettualità condivise attraverso il Resilience HUB di cooperazione internazionale MCR2030.

MATERA. La Polizia di Stato di Matera ha notificato un provvedimento di Daspo (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive) della durata di un anno nei confronti di un tifoso materano di 52 anni, a seguito dell’incontro di hockey su pista svoltosi il 22 novembre scorso a Matera tra le compagini “Newco Roller Matera” e “Trissino Femminile”, valevole quale seconda giornata di andata del campionato nazionale di Serie A femminile. Durante la gara, l’uomo si è avvicinato
pericolosamente alla panchina ospite senza raggiungerla perché trattenuto per un braccio da un addetto alla sicurezza, inveendo e gesticolando con veemenza e rivolgendo gravi minacce all’indirizzo dell’allenatore, di due dirigenti e di alcune giocatrici trissinesi. L’uomo è stato successivamente identificato dagli agenti della Digos e denunciato all’Autorità giudiziaria per il reato di minaccia aggravata.L’esito dell’attività istruttoria svolta successivamente dalla Divisione
anticrimine della Questura, considerata la condotta dell’uomo, connotata da impetuosità e fervore incontrollato che avrebbe potuto facilmente degenerare con pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica e per l’incolumità delle persone presenti, ha portato all’adozione della misura preventiva del divieto di accedere, per un anno, all’interno di tutti gli impianti sportivi del territorio nazionale dove si disputano manifestazioni di hockey su pista a qualsiasi livello.

De Salvo segnala a Prefettura e Anas disagi sulla Matera-Ferrandina: «Un’ora per 28 chilometri danneggia imprese e lavoratori»
MATERA. Con una nota inviata alla Prefettura, all’Anas, al Dipartimento regionale Infrastrutture e Mobilità e alla Provincia, il presidente di Confapi Matera, Massimo De Salvo, ha segnalato la situazione di estremo disagio che si protrae da giorni sulla strada statale 7 Matera-Ferrandina a causa della presenza di cantieri edili che rallentano oltremisura il traffico veicolare, notoriamente già difficoltoso.
«In una strada molto trafficata, con circa 13mila passaggi al giorno in entrambe le direzioni di marcia, il perdurare dei cantieri crea difficoltà a lavoratori, imprenditori, studenti e cittadini», scrive

De Salvo.«Comprendiamo la necessità di mettere in sicurezza la carreggiata, tuttavia, a nostro parere, sarebbe opportuno esegui-
re i lavori durante le ore notturne in modo da limitare i disagi e il danno economico per le imprese che movimentano le merci sul-
la strada statale 7». «Non è tollerabile impiegare un’ora per un tratto lungo 28 chilometri, percorso quotidianamente da lavoratori e imprese, con camion che effettuano numerosi viaggi per il carico e scarico delle merci e dei materiali. Ciò significa ridurre i viaggi e ridimensionare l’attività lavorativa» prosegue il presidente di Confapi Matera. «Abbiamo chiesto alle istituzioni, ciascuna secondo le proprie competenze, di intervenire per ridurre al minimo possibile il disagio, chiedendo alle imprese interessate di accelerare l’esecuzione delle opere ricorrendo al lavoro notturno».«Resta impregiudicata – conclude De Salvo
– la questione dell’estrema pericolosità di una strada assolutamente inadeguata rispetto al traffico veicolare quotidiano, che riveste una grande importanza per tutta la regione in quanto mette in collegamento i due capoluoghi nonché Matera con le aree interne».«Da diversi decenni si parla del raddoppio della strada statale 7 MateraFerrandina, ma quella che è unanimemente considerata una priorità assoluta, nei fatti assurge agli onori della cronaca solo per i non pochi incidenti mortali. Sicurezza degli utenti e benefici per l’economia regionale non trovano riscontro in un iter procedurale ancora fermo alla fase della progettazione».
Via Siris pedonale, parcheggi a pagamento e rondò tra le misure previste nel progetto approvato dalla Giunta
POLICORO. La Giunta comunale di Policoro, guidata dal sindaco Enrico Bianco, ha adottato il Piano generale del traffico urbano (Pgtu), aprendo la fase delle osservazioni pubbliche con scadenza fissata al 29 maggio 2026. Gli elaborati del Piano sono consultabili sul sito istituzionale dell’ente, nella sezione Amministrazione trasparente/Pianificazione e governo del territorio, e presso l’ufficio tecnico comunale durante gli orari di apertura al pubblico. I cittadini potranno inviare osservazioni tramite Pec all’indirizzo protocollo@pec.policoro.basilicata.it op-
pure consegnarle a mano all’ufficio Protocollo del municipio.Il Piano nasce da uno studio tecnico sui flussi di traffico e sulle principali criticità della viabilità cittadina. Tra le novità più rilevanti figurano la proposta di pedonalizzazione di via Siris, l’istituzione di parcheggi a pagamento e la creazione dei cosiddetti “viali del ring”, con piste ciclabili lungo il perimetro urbano. Prevista anche una revisione della viabilità verso la zona lido, con la realizzazione di rondò negli incroci ritenuti più pericolosi. Interventi sono stati programmati anche nei punti critici di corso

Pandosia, all’incrocio con via Puglia, e nell’area di accesso di “Policoro nord”, per aumentare la sicurezza di automobilisti e pe-
doni.Dopo questa prima fase dedicata alla struttura generale del Piano, seguirà un secondo passaggio sulle scelte operative per la circolazione urbana e sugli strumenti di regolamentazione del traffico.«La disciplina del traffico in una città come la nostra – commenta il sindaco Enrico Bianco – è il primo passo verso una mobilità sostenibile e una migliore qualità della vita». Soddisfatto anche l’assessore alla Mobilità e Trasporti, Massimiliano Padula, secondo cui il Pgtu rappresenta «uno strumento strategico per una città in continua crescita».

Diciotto opere donate dalla figlia Sara arricchiscono il borgo lucano e rafforzano la candidatura a Capitale della cultura 2027
ALIANO. Aliano compie un passo decisivo nel suo percorso di rigenerazione culturale. Il sindaco Luigi De Lorenzo ha ufficializzato l’acquisizione di 18 opere del maestro Franco Mulas, un dono straordinario che giunge alla comunità grazie alla generosità della figlia dell’artista, Sara Mulas. L'operazione, coordinata dalla sapiente visione critica di Giuseppe Appella, storico dell’arte e instancabile animatore dei progetti culturali del borgo, consolida l'identità di Aliano come Terra dell’altrove, un luogo dove il confine si fa «sconfino» e la memoria di Carlo Levi rivive attraverso la forza dei linguaggi contemporanei. «Oggi Aliano non riceve solo dei dipinti – spiega il sindaco De Lorenzo – ma eredita un pezzo fondamentale della storia dell’arte italiana. Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine a Sara Mulas: la sua sensibilità e il suo
desiderio di legare permanentemente l'opera del padre al nostro borgo onorano la nostra comunità. Un ringraziamento speciale e sentito va a Giuseppe Appella, che con la sua autorevolezza e il suo amore per Aliano ha reso possibile questo incontro straordinario tra la famiglia Mulas e la nostra terra. Siamo nel pieno della sfida per Aliano Capitale italiana della cultura 2027 e questo corpus di 18 opere, che reinterpretano magistralmente il mondo di Levi — dai Calanchi ai “monachicchi” fino al monumentale ritratto dello scrittore — rappresenta il cuore pulsante del nostro dossier di candidatura. Dimostriamo all'Italia che un piccolo comune può essere un grande centro di attrazione culturale, capace di custodire tesori di prestigio internazionale». Le opere, dal valore stimato di circa 110 mila euro, troveranno dimora permanente in una sala specifi-

camente dedicata al maestro Mulas. La collezione sarà svelata al pubblico entro giugno di quest’anno con una grande mostra inaugurale che celebrerà il dialogo tra la pittura di Mulas e l'opera di Levi. L’iniziativa segnerà

l'inizio di una stagione di eventi internazionali che vedrà Aliano protagonista, portando avanti quel modello di sviluppo basato sull'arte e sulla letteratura che è alla base del progetto Aliano 2027.
Il festival dedicato al musicista unirà da giovedì a sabato Basilicata e Argentina con concerti, milonghe e maestri internazionali
CALVERA. Riscoprire le proprie radici, mettere a valore le figure di riferimento di un territorio, far conoscere una delle aree interne più vocazionali della Basilicata, creare un’opportunità di scambio fra artisti musicali, appassionare i giovani alla musica.Parte da questi obiettivi l’impegno che l’Amministrazione comunale di Calvera, di concerto con la Regione Basilicata, l’Associazione culturale
“Le radici della comunità” e il Comune di Policoro, nell’ambito del Programma speciale Senisese, porrà in essere per continuare a valorizzare e far conoscere la Basilicata e il suo territorio attraverso la figura di José Libertella.
Una volontà già messa in campo negli anni scorsi che raggiunge il suo apice il 14 maggio 2026, con l’avvio del “Festival Tango alle Radici José Libertella”, con la conferenza stampa di presentazione e avvio della manifestazione da parte del sindaco di Calvera, Pasquale Bartolomeo, alle ore 17. Saranno presenti i maestri di tango che si esibiranno insieme ai partecipanti al festival, che si concluderà sabato 16 maggio.A tracciare la figura di Libertella, con il suo intervento rievocativo, sarà l’ingegner Nicola Corona, con la partecipazione del ban-

doneonista italo-argentino Mariano Navone.Sarà presentata poi una scultura in onore di Libertella realizzata dall’artista lucano Antonio Cillis.La serata proseguirà con il con-
certo pianistico del maestro Alessandro Vena e la successiva esibizione dei maestri di tango argentini e italiani partecipanti all’evento: Edith Paz e Gustavo Gomez, Matilde y Dennis Fernandez, Ciccio Aiello y Ida Luchetta e Cetti Aliquò y Felice Primo, con l’accompagnamento musicale di “don Nicola del Arrabal”. Calvera dunque al centro dell’iniziativa che avrà il suo prosieguo nei giorni successivi a Policoro, presso l’Hotel San Vincenzo, con lezioni di musicalità ed esibizioni di tango e serate di milonga con la partecipazione di maestri di livello mondiale, come Daniel Canuti, il quartetto “Flirtango” diretto da Mariano Navone, il quartetto Fancelli diretto da Massimo Santangelo e l’esibizione della cantante italo-argentina Marcela Garcia.José Libertella, si legge nella sua anagrafe, è nato il 9 luglio 1933 a Calvera ed è emigrato a meno di un anno a Buenos Aires; cresciuto nel “barrio” di Villa Lugano, ben presto comincia a suonare il bandoneón. Il suo precoce talento lo porta già da adolescente,
alla fine degli anni Quaranta, a suonare in prestigiose orchestre di tango, fra cui quelle di Osmar Maderna e Carlos Di Sarli, fino a fondare nel 1973 il famoso Sexteto Mayor. Occupa un posto di grandissimo rilievo nella storia del tango per essere stato uno dei “traghettatori” del genere musicale dal periodo di decadenza, iniziato negli anni Sessanta, alla rinascita degli anni Ottanta; e ciò grazie agli spettacoli “Tango Argentino” del 1983 e “Tango Pasión” del 1992, portati in giro per il mondo, che lo hanno visto, con il Sexteto Mayor, fra gli ideatori e interpreti. Scompare a Parigi a 71 anni, l’8 dicembre 2004, alla vigilia dell’ennesimo concerto che avrebbe dovuto tenere. Carismatico direttore d’orchestra e geniale arrangiatore, fecondo compositore di brani antologici, in possesso di non comuni capacità tecniche e interpretative nel suonare il bandoneón, è oggetto tutt’oggi di una grande devozione, un vero e proprio culto, fra gli appassionati di Buenos Aires e di tutto il mondo.

Il tesoro della Magna Grecia, la storia di un ritrovamento che lega i due Comuni lucani: ma chi ha davvero il merito?
DI
Le Tavole di Eraclea tornano di nuovo al Museo Archeologico Nazionale di Policoro. La notizia diffusa contiene, però, delle omissioni penalizzanti per Montalbano Jonico, vediamo perché. “Il prossimo giovedì 14 maggio 2026, alle ore 17:30, presso il Museo Archeologico Nazionale della Siritide, si terrà un incontro dedicato al ritorno temporaneo delle Tavole di Eraclea, una delle più importanti testimonianze epigrafiche della Magna Grecia, concesse in prestito dal Museo Nazionale di Napoli (MANN) fino a novembre 2026”. Erano già state esposte qualche anno addietro. Fin qui nulla osta, poi la notizia diffusa dal Museo continua: “Rinvenute nei pressi del Fiume Cavone nel 1732 le Tavole di Eraclea, sono due grandi tabelle in bronzo sulle quali, fra la fin del IV e l’inizio del III secolo a.C. I sacerdoti dei santuari di Dioniso e di Atena, fanno misurare i confini dei terreni a loro pertinenti prima di darli in affitto. Con l’occasione, impartiscono una serie di prescrizioni circa le modalità di gestione, i canoni di pagare e gli adempimenti da svolgere, l’irreggimentazione delle acque.
Le due iscrizioni costituiscono una fonte preziosa per ricostruire la storia, l’organizzazione politica e la vita pubblica dell’antica Herakleia, ma anche le dinamiche e alcuni particolari sulle pratiche agrarie utilizzate in Magna Grecia”. In realtà, furono rinvenute in contrada Luce, in territorio di Montalbano Jonico verso il fiume Cavone dal pisticcese Marcello Lemma mentre arava. La notizia del loro ritrovamento arrivò all’orecchio del sacerdote montalbanese Nicola Maria Troyli, che fu anche insegnante di Francesco Lomonaco. Egli comprese subito l’importanza della Tavole e intuì che sepolta doveva essercene un’altra. In effetti, nei giorni seguenti, si recarono sul posto alcuni contadini e scavando rinvennero un’altra Tavola.
“Giunte a Napoli - continua la notizia diffusa dal Museo- le Tavole furono studiate e pubblicate per la prima volta da Alessio Simmaco Mazzocchi, una delle più importanti figure della cultura italiana nel XVIII secolo, nel 1754”. Sembra che le Tavole siano giunte a Napoli da sole o per virtù dello Spirito Santo. In realtà, sempre il sacerdote di Montalbano Jonico Nicola Maria, amico del Presbitero Alessio Simmaco Mazzocchi, le



portò da lui a Napoli, perché ne conosceva la competenza ed era convinto che ne avrebbe studiate e poi divulgato il frutto dei suoi studi. “L’iniziativa –continua sempre il comunicato- rappresenta un momento di particolare rilievo per la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico della Siritide e rinnova il legame tra il territorio e una delle sue testimonianze più significative. Il loro ritorno
al Museo della Siritide restituisce alla comunità un bene di straordinario valore culturale e identitario, profondamente legato alla memoria storica di Policoro e dell’intero territorio lucano”. Non è per sterile campanilismo, ma per dare a Cesare quel che è di Cesare, se quel bene è profondamente legato alla memoria storica di Heraclea, lo è ancor di più a quella di Montalbano Jonico. All’incontro, in-
terverranno la dirigente dei Musei Nazionali di Matera – DRM Basilicata, Raffaella Bonaudo, il direttore del museo Carmelo Colelli e il Sindaco della città di Policoro, Enrico Bianco. L’evento sarà un’occasione di approfondimento e condivisione dedicata alla tutela e alla promozione del patrimonio archeologico della Basilicata e l’occasione per rivederle esposte nel percorso del museo.


Cosa potrebbe legare Seneca all'album dei Pink Floyd? Il tempo, la fragilità umana, la follia e la ricerca di un significato autentico dell’esistenza

Seneca, uno dei più importanti filosofi stoici dell’antica Roma, e The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, un album emblematico della musica rock, trattano entrambi tematiche profonde e universali riguardanti la condizione umana. Nonostante le loro origini siano distanti nel tempo e nel contesto culturale, esplorano questioni come il tempo, la mortalità, la follia e la ricerca di significato e serenità interiore. Queste riflessioni possono essere ulteriormente illuminate da una visione che promuove la consapevolezza, la trasformazione interiore e la connessione con l’universo.
LA BREVITÀ DELLA
VITA E IL TEMPO
Seneca, nel suo trattato De Brevitate Vitae, analizza come gli esseri umani spesso sprechino il tempo in preoccupazioni vane e attività futili, dimenticando che il tempo è la risorsa più preziosa. Egli ci esorta a vivere ogni momento con consapevolezza e a non lasciarci distrarre dalle banalità della vita quotidiana. Seneca afferma che la saggezza consiste nel comprendere la fugacità del tempo e nel vivere in armonia con questa consapevolezza. Parallelamente, “The Dark Side of the Moon” esplora il tema del tempo nel brano Time. Le parole della canzone esprimono l’angoscia per il tempo che scorre inesorabilmente e la sensazione di aver sprecato parte della propria vita: “Ticking away the moments that make up a dull day / Fritter and waste the hours in an offhand way”. I Pink Floyd ci mettono di fronte alla realtà della nostra procrastinazione e dell’inevitabile scorrere del tempo, spronandoci a non sprecare la nostra esistenza. Entrambi, dunque, ci invitano a riflettere sulla nostra relazione con il tempo. La consapevolezza del tempo che passa e l’importanza di vivere ogni momento con intenzionalità e profondità è un tema centrale che lega le idee di Seneca e dei Pink Floyd. Una filosofia che promuove la trasformazio-

ne interiore ci incoraggia a considerare ogni istante come un’opportunità per crescere e realizzarci pienamente.
LA FOLLIA E LA SERENITÀ MENTALE
Seneca, nel suo trattato De tranquillitate animi, esplora la fragilità della mente umana e i pericoli della follia. Egli ritiene che la serenità dell’animo sia il risultato della virtù e del distacco dalle passioni incontrollate. La follia, per Seneca, è una manifestazione dell’incapacità di governare se stessi e di vivere in armonia con la natura. Egli ci insegna che la tranquillità interiore può essere raggiunta attraverso la comprensione e la gestione delle nostre emozioni. “The Dark Side of the Moon” affronta la follia, in particolare nel brano Brain Damage. Roger Waters, autore dei testi, esplora il tema della malattia mentale, influenzato dall’esperienza personale del crollo psicotico del membro fondatore dei Pink Floyd, Syd Barrett. La canzone parla della sottile linea tra sanità mentale e follia, suggerendo che tutti siamo vulnerabili a perderci nella mente: “The lunatic is on the grass / The lunatic is in my head”. La canzone riflette sulle pressioni psicologiche e le sfide emotive della vita moderna. Entrambi gli autori sottolineano l’importanza della salute mentale e la fragilità della psiche umana. La filosofia che promuove la serenità interiore attraverso la consapevolezza e la gestione delle emozioni risuona con le idee di Seneca e dei Pink Floyd. Entrambi ci insegnano che il controllo delle nostre emozioni e la
coltivazione della pace interiore sono essenziali per navigare le complessità della vita.
La mortalità è un tema onnipresente nelle opere di Seneca, che invita a contemplare la morte non come una fine temuta, ma come una parte naturale della vita. Nel suo Epistulae Morales ad Lucilium, Seneca scrive che la riflessione sulla morte è essenziale per vivere una vita piena e virtuosa: “Ciò che deve morire deve essere considerato morto”. Egli ci esorta a vivere con la consapevolezza della nostra mortalità, il che ci spinge a valorizzare ogni momento della nostra esistenza. “The Dark Side of the Moon” si conclude con Eclipse, una canzone che riassume la mortalità e la condizione umana. Con le sue parole semplici ma potenti: “All that you touch / And all that you see / Is all your life will ever be”, la band ci ricorda che tutto ciò che facciamo è transitorio e destinato a finire. La traccia riflette sulla fragilità e sulla temporaneità dell’esistenza umana, invitandoci a vivere con consapevolezza e intenzionalità. La riflessione sulla mortalità e l’importanza di vivere pienamente nel presente sono temi comuni a Seneca e ai Pink Floyd. Entrambi ci invitano a vedere la vita e la morte come parti inseparabili di un ciclo più ampio e a trovare significato e pace nell’accettazione di questa realtà. Una visione che incoraggia la consapevolezza del momento presente ci aiuta a valorizzare ogni istante della nostra vita, ve-
dendo la morte non come una fine, ma come un passaggio naturale.
LA RICERCA
DEL SIGNIFICATO
Seneca credeva che la vera felicità risieda nella virtù e nella vita conforme alla ragione e alla natura. Egli sottolineava l’importanza di vivere una vita significativa e autentica, dedicata alla coltivazione delle qualità interiori e alla realizzazione del proprio potenziale umano. La ricerca del significato è una componente fondamentale della filosofia stoica, che ci invita a trovare gioia e soddisfazione nella pratica della virtù e nel servizio agli altri.
“The Dark Side of the Moon” esplora la ricerca del significato attraverso varie tracce che affrontano le pressioni della vita moderna, l’alienazione e il desiderio di connessione e comprensione. Il brano Us and Them riflette sulle divisioni sociali e personali, mentre Money critica la ricerca materialistica del successo a scapito della felicità autentica. L’album, nel suo complesso, ci invita a riflettere su cosa sia veramente importante nella vita e a cercare un significato più profondo al di là delle apparenze superficiali. La ricerca di un significato autentico e la coltivazione di una vita virtuosa risuonano profondamente con le idee di Seneca e dei Pink Floyd. Entrambi ci esortano a guardare oltre le superficialità della vita quotidiana e a trovare soddisfazione nella crescita personale, nella connessione con gli altri e nella consapevolezza di un più grande schema della realtà. Seneca e “The Dark Side of the Moon”,
nonostante le loro differenze temporali e culturali, condividono una profonda comprensione della condizione umana. Seneca ci insegna a vivere con saggezza e virtù, a controllare le nostre emozioni e a comprendere la fugacità del tempo e la realtà della mortalità. I Pink Floyd, attraverso la loro musica e i loro testi, ci invitano a confrontarci con le nostre paure, le nostre fragilità e a cercare un significato autentico nella nostra esistenza. Entrambi ci spingono verso una maggiore consapevolezza della nostra esistenza e delle forze che la modellano. La filosofia che valorizza la consapevolezza e la trasformazione interiore ci incoraggia a vivere ogni momento con intenzionalità, a trovare serenità nella gestione delle emozioni e a vedere la morte come una parte naturale della vita. In definitiva, la connessione tra Seneca e “The Dark Side of the Moon” risiede nella loro comune ricerca di comprendere e dare un senso alla vita. Entrambi ci ricordano che, nonostante le sfide e le incertezze, possiamo trovare significato, bellezza e serenità nella nostra esistenza se la affrontiamo con mente aperta e cuore saldo. Questa prospettiva, che promuove la consapevolezza e la trasformazione interiore, ci invita a vivere una vita piena e significativa, valorizzando ogni istante e coltivando la pace interiore. Sia Seneca che i Pink Floyd ci offrono strumenti preziosi per navigare le complessità della vita e per trovare una profonda connessione con noi stessi e con il mondo che ci circonda.
DI FABRIZIO QUARATINO
C’è una frase che ormai usiamo come il prezzemolo. La infiliamo ovunque. Al bar. In famiglia. Nei messaggi. Sul lavoro. Perfino davanti allo specchio. “Tutto bene.” Che poi, a pensarci bene, è probabilmente una delle bugie più educate della storia umana.Perché quasi nessuno sta davvero “tutto bene”. Al massimo resistiamo bene. Funzioniamo bene. Ci distraiamo bene. Ci anestetizziamo benissimo.Siamo diventati bravissimi a sembrare sereni mentre dentro abbiamo stanze intere chiuse a chiave. E il problema non è fingere ogni tanto. Il problema è quando quella recita diventa identità.Perché più ripeti “sto bene” mentre stai crollando, più rischi di non sapere più dove finisci tu e dove inizia la maschera.Viviamo in un’epoca strana: tutti parlano di autenticità… ma appena qualcuno è davvero sincero mette a disagio la stanza.Uno dice: “Ultimamente mi sento perso.” Silen-

zio. Come se avesse bestemmiato durante un matrimonio.Perché oggi bisogna essere motivati. Performanti. Ispirati. Possibilmente pure fotogenici mentre si soffre. Guai ad avere un momento umano.E allora la gente accumula stanchezza emotiva come notifiche non lette. Finché un giorno basta una sciocchezza e crolla tutto: una parola, un ricordo, una domenica troppo silenziosa.Sapete qual è il paradosso?Che spesso le persone più forti sono proprio quelle che hanno smesso di fingere invincibilità. Perché ci vuole molto più coraggio a dire: “STO ATTRAVERSANDO UN PERIODO DIFFICILE”
che pubblicare una frase motivazionale con il tramonto dietro.Ci hanno insegnato che il valore di una persona dipende da quanto regge. Ma non è vero.A volte il vero valore è capire quando fermarsi senza sentirsi un fallimento. C’è una frase che considero profondamente vera: “ANCHE UNA SOLA PAROLA PUÒ
CAMBIARE IL DESTINO DI UNA VITA.”
Ed è incredibile quanto poco la

usiamo.Una parola detta bene può salvare qualcuno da una notte pesante. Può restituire dignità. Può impedire che una persona si senta invisibile.Per questo dovremmo fare più attenzione a come entriamo nella vita degli altri. Perché magari per noi è stato solo un minuto… ma per qualcuno quel minuto resterà dentro per anni.E allora no, non serve essere perfet-
ti. Non serve avere sempre la risposta giusta. A volte basta smettere di recitare il ruolo di quelli che stanno sempre bene.Perché la verità è che gli esseri umani non hanno bisogno di persone impeccabili. Hanno bisogno di persone vere.Perché a furia di dire “tutto bene”, il rischio più grande è dimenticarsi cosa significhi sentirsi vivi davvero.
Dal 14 al 18 maggio il Consiglio regionale e Apt Basilicata protagonisti al Lingotto Fiere con uno spazio dedicato alla cultura lucana
Il Consiglio regionale della Basilicata, in collaborazione con APT Basilicata, parteciperà alla 38ª edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma al Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio.Per l’occasione sarà allestito uno spazio istituzionale curato dalla Struttura di Coordinamento Informazione, Comunicazione ed Eventi del Consiglio regionale, destinato a ospitare incontri, approfondimenti e momenti di confronto finalizzati alla valorizzazione del patrimonio culturale ed editoriale lucano. L’iniziativa punta inoltre a rafforzare la presenza della Basilicata in uno dei principali appuntamenti culturali di rilievo nazionale e internazionale.Lo stand sarà concepito come luogo di incontro e dialogo, con l’obiettivo di promuovere una lettura critica e consa-
pevole e favorire una conoscenza diffusa e partecipata dell’identità culturale lucana. Durante la manifestazione il pubblico potrà approfondire temi legati all’identità territoriale, ai valori costituzionali, alle trasformazioni sociali e alla partecipazione civile, in un contesto aperto allo scambio di esperienze e alla condivisione di nuove prospettive.Nel quadro delle celebrazioni per l’80° anniversario dell’Assemblea Costituente, del referendum istituzionale e del primo voto delle donne in Italia, il Consiglio regionale della Basilicata si presenterà al Salone con il claim «Generazioni Costituenti», sintesi di un percorso che intreccia memoria, cittadinanza attiva e visione del futuro.Il tema prende ispirazione dal manifesto dell’edizione 2026 del Salone, «Il mondo salvato dai ragazzini», tratto dal-
l’omonima opera del 1968 di Elsa Morante, e richiama il contributo delle nuove generazioni alla vita pubblica del Paese. «Generazioni Costituenti» pone infatti al centro i giovani come interpreti consapevoli della sfera pubblica, riconoscendone il ruolo all’interno di un percorso continuo di crescita civile e partecipazione attiva.In questa prospettiva, la Costituzione viene proposta non solo come fondamento giuridico della Repubblica, ma anche come patrimonio vivo, capace di accompagnare il presente e orientare il futuro attraverso l’impegno responsabile di ogni generazione.Saranno dieci le case editrici lucane presenti nello spazio espositivo: Altrimedia Edizioni, E.Co. Editrice, Edigrafema, Edizioni Magister, Le Penseur Edizioni, Montesano Edizioni, MTS Edizioni, Pho-

to Travel Editions, Universosud Edizioni e Valentina Porfidio Editore. Una partecipazione che testimonia la vitalità e la qualità della produzione editoriale regionale.All’interno dello stand sarà inoltre disponibile materiale informativo e promozionale dedicato al patrimonio culturale, turistico e paesaggistico della Basilicata, a conferma del legame tra cultura, promozione territoriale e sviluppo.Il
programma degli appuntamenti, ospitato nella «Sala Basilicata», comprenderà incontri istituzionali promossi dal Consiglio regionale e presentazioni editoriali curate dalle case editrici partecipanti. Un calendario articolato e multidisciplinare pensato per valorizzare il contributo delle istituzioni e degli operatori culturali nella diffusione della lettura, del dialogo e della partecipazione culturale.
LaBasilicata torna protagonista nello sport nazionale grazie all’impresa di Emilio Frisenda, atleta lucano che ha conquistato due titoli ai Campionati Italiani Master Paralimpici di nuoto, regalando alla regione un risultato di grande prestigio sportivo e umano.Le gare, caratterizzate da un alto livello tecnico e da una forte partecipazione di atleti provenienti da tutta Italia, hanno messo in evidenza la crescita costante del movimento paralimpico master, sempre più competitivo e strutturato sul territorio nazionale.A sottolineare il valore del traguardo raggiunto è stato il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che ha espresso le proprie congratulazioni all’atleta evidenziando il significato profondo della vittoria.«Risultati del genere sono il frutto di un impegno che funge da esempio per tutto il movimento sportivo lucano, dimostrando come il talento, unito al sacrificio, possa superare ogni barriera», ha dichiarato Bardi, anche coordinatore della Commissione Sport della Conferenza delle Re-

gioni.Le medaglie conquistate da Frisenda rappresentano non solo un successo personale, ma anche un simbolo di determinazione, inclusione e resilienza. Dietro le vittorie, infatti, si cela un percorso fatto di allenamenti quotidiani, disciplina e volontà, elementi che hanno consentito all’atleta di imporsi in una competizione di alto livello nazionale.Il risultato assume inoltre un valore ancora più significativo perché ottenuto in un contesto sportivo che promuove l’integrazione e la valorizzazione delle capacità individuali oltre ogni limite fisico o anagrafico.L’affermazione di Emilio Frisenda conferma la crescita dello sport paralimpico in Basilicata e accende i riflettori su un movimento che continua a distinguersi per passione e capacità di trasmettere valori autentici.Le acque dei Campionati Italiani Master Paralimpici, dunque, si tingono d’oro per la Basilicata, che applaude uno dei suoi atleti più rappresentativi e celebra un successo destinato a lasciare il segno ben oltre il risultato sportivo.


La carovana rosa in Basilicata. Cupparo: «Un’occasione straordinaria di promozione del territorio»
La Basilicata si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti sportivi più seguiti al mondo. Mercoledì 13 maggio il Giro d’Italia 2026 farà tappa a Potenza con la quinta frazione Praia a Mare–Potenza, un percorso di 204 chilometri che attraverserà gran parte della provincia potentina e, per la prima volta, numerosi comuni dell’area sud e della Val d’Agri.La tappa entrerà in Basilicata passando da Lauria, sede del primo Gran Premio della Montagna a Prestieri, per poi attraversare Castelluccio Superiore, Francavilla in Sinni, Noepoli, Sant’Arcangelo, Roccanova, San Martino d’Agri e Viggiano, dove è previsto il secondo GPM sulla Montagna Grande. Successivamente la carovana rosa proseguirà verso Pierfaone-Sellata fino all’arrivo nel capoluogo lucano.
CUPPARO: «UNA VETRINA INTERNAZIONALE PER IL TERRITORIO»
«Il passaggio del Giro è molto più di un grande evento sportivo», ha dichiarato l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo, sottolineando come la corsa rap-
presenti «un’occasione straordinaria di promozione e valorizzazione dell’intero territorio lucano».Secondo Cupparo, l’itinerario consentirà di valorizzare aree interne finora escluse dal percorso della corsa rosa, mostrando paesaggi e attrattori naturali che vanno dal Pollino al Lago del Pertusillo, fino alla Montagna di Viggiano e all’area di Pierfaone-Sellata.Per la Regione Basilicata il Giro rappresenta anche una straordinaria opportunità di marketing territoriale. Le immagini della corsa saranno trasmesse in circa 190 Paesi, offrendo una vetrina internazionale ai territori attraversati e generando ricadute economiche per turismo, commercio e attività locali.
INVESTIMENTI
SULLE STRADE E SICUREZZA
In vista dell’evento, la Giunta regionale ha approvato una delibera da 4,7 milioni di euro per interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza della viabilità provinciale interessata dal tracciato. In queste settimane sono in corso lavori di asfaltatura e riqualificazione lungo diverse arterie del Potenti-

no.«Grazie al Giro d’Italia stiamo realizzando interventi infrastrutturali importanti che resteranno ai territori anche dopo il passaggio della corsa», ha aggiunto l’assessore.
“POTENZA SI TINGE DI ROSA”: EVENTI E INTRATTENIMENTO
Intanto Potenza si prepara ad accogliere la carovana rosa con una serie di iniziative collaterali inserite nel programma “Potenza si tinge di Rosa – Aspettando il Giro d’Italia”, previsto tra il 12 e il 13 maggio in piazza Don Bosco.L’evento prevede concerti, musica e momenti di intrattenimento che coinvolgeranno piazza Don
Bosco, viale Firenze, via Milano, piazza Bologna, via Angilla Vecchia e l’area del Parco Baden Powell.
L’ORDINANZA DEL SINDACO TELESCA
Per garantire sicurezza e ordine pubblico, il sindaco Vincenzo Telesca ha firmato l’ordinanza numero 34 dell’11 maggio 2026 che introduce misure straordinarie nelle aree interessate dagli eventi.Dalle ore 12 del 12 maggio alle ore 6 del 13 maggio sarà vietata la vendita e somministrazione di bevande superalcoliche con gradazione superiore a 21 gradi, così come la vendita per asporto di bevande in contenitori di vetro, allumi-
nio, ceramica o altri materiali potenzialmente pericolosi.L’ordinanza vieta inoltre il trasporto e il possesso nelle aree interessate di bevande in contenitori di vetro e di spray urticanti o sostanze analoghe. Gli esercenti saranno obbligati a utilizzare esclusivamente materiali compostabili e sostenibili per le bevande da asporto.Le disposizioni riguardano pubblici esercizi, attività commerciali, distributori automatici e operatori delle somministrazioni temporanee, mentre restano consentiti il servizio a domicilio e gli acquisti destinati all’approvvigionamento familiare.
