

LA GIUNTA REGIONALE RIAPRE L'AVVISO PER SOSTENERE L’INSTALLAZIONE DI IMPIANTI DA FONTI RINNOVABILI
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LA GIUNTA REGIONALE RIAPRE L'AVVISO PER SOSTENERE L’INSTALLAZIONE DI IMPIANTI DA FONTI RINNOVABILI

L’assessora Mongiello: «Verso una transizione energetica concreta con benefici per le comunità»
ANTONIO VIGILANTE SI DIMETTE DA CAPOGRUPPO CITTADINO DEL PARTITO
L’ex vicesindaco trombato alle provinciali, rivendica la propria militanza e non nasconde la delusione Un attacco a Rosa e Cicala che non lo hanno sostenuto? Segreterie in discussione, urge uno scossone
ospedale di Melfi torna al centro di una storia di buona sanità. Protagonista il primario ortopedico Adolfo Cuomo e la sua equipe, che hanno portato a termine con successo un delicato intervento di protesi d’anca su Rosalba Petrillo, sessantotto anni, originaria di Polla e residente a Tito. La donna, afflitta da problemi respiratori e cardiaci, aveva consultato diversi ospedali (...)

■ continua a pag 13 Vigilante
Dellapenna a pag 2
SE
Che il socialismo di Antonio Bochicchio abbia una sua fascinazione rivolta all’incontrario ed alla suspense argomentativa con cui ama spesso e volentieri prendersi gioco delle parole è ormai risaputo, grazie anche alle dirette web delle formidabili sedute del Consiglio regionale, dove peraltro esibisce una fisiognomica propriamente amletica, ma che la politica se ne freghi di seguire le cose che annuncia pure con un certo compiacimento è davvero deprimente e mostra come credibilità e coerenza stiano diventando virtù in estinzione. Ora lasciamo stare la figuraccia rimediata da Pierluigi Smaldone che avrebbe dovuto rivoluzionare l’inerzia comunale ed invece più ingloriosamente s’è accomodato sulla Frau da presidente, come anche gli svarioni d’inefficienza e di chiacchiere della giunta Telesca sulla povera Potenza, sempre più malridotta, ma come cavolo si fa a spammare, nella chat del gruppo consiliare del mitico PSI, l’indicazione di votare la faccia verde di Smaldone e poi sperticare lodi per l’elezione alla Provincia della consigliera Vitina Claps. Parafrasando Janipero: “Se tra il dire ed il fare c’è di mezzo Bochicchio…”
OLTRE IL GIARDINO A Cronache Tv la dg dell’Apt Sarli racconta il turismo lucano, Pipponzi: «Parità, battaglia quotidiana»



CONSIGLIO REGIONALE
Approvate la legge sul Terzo settore che rivoluziona il mondo del volontariato e le modifiche alla legge sulla riabilitazione di Fazzari
■ Servizio a pag 5
MATERA
Prelievo multiorgano al Madonna delle Grazie, Friolo: «La decisione della famiglia della donatrice ha permesso di salvare tante vite»
■ Servizio a pag 13
CALVELLO
La comunicazione istituzionale diventata un evento social, Di Trana: «Basta flusso di post, serve la politica vera»
■ Servizio a pag 18
POTENZA
Regione e Sel investono sul capoluogo: il ponte attrezzato potrebbe diventare green, 2 le ipotesi al vaglio
■ Servizio a pag 16

Antonio Vigilante si dimette da capogruppo del partito. Trombato alle provinciali, rivendica la propria militanza e non nasconde la delusione
L’ex vicesindaco ha lanciato un attacco a Rosa e Cicala che non lo hanno sostenuto? Segreterie in discussione, urge uno scossone



Fratelli d'Italia di Basilicata è sempre più una polveriera e i nervi sono a fior di pelle. Il recente disastroso risultato delle elezioni provinciali ha fatto esplodere tutte le tensioni che fino ad ora giacevano sotto traccia. Le elezioni provinciali, infatti, hanno appalesato senza consentire più di poterlo nascondere due fatti che erano già chiari per chi sa leggere la politica senza fermarsi alla superficie. Da un lato Fratelli d'Italia non cresce. Il Partito di maggioranza relativa non aggrega nessuno, in molti casi non riesce a fare le liste e a mettere uomini autorevoli nei Consigli Comunali, dall'altro non ha nessuna capacità attrattiva.
Ogni giorno assistiamo a consiglieri eletti nelle liste civiche che vanno verso la Lega, verso Azione, verso Italia Viva, verso Forza Italia, verso Basilicata Casa Comune o verso Azione Civica. Non vediamo nessun consigliere comunale andare verso Fratelli d'Italia. Il partito più attraente d'Italia, quello meglio gestito e con più leadership e consenso nel resto dello stivale è il più respingente nella nostra Regione.
Dall'altro lato il duo Rosa-Cicala ha ormai perduto sia il controllo che l'egemonia del Partito. Sia le nuove energie che i vecchi militanti sembrano aver sviluppato un legame più forte e più saldo con Caiata-Sarli cui si deve aggiungere anche Michele Napoli con Alessandro Galella che si divide tra le dichiarazioni d'amore verso Rosa e le intese con Sarli e Caiata.
LE DIMISSIONI DI VIGILANTE
In questa polveriera a farne le spese è stato Antonio Vigilante. Il capogruppo di Fratelli d'Italia nella Città di Potenza, già vicesindaco del capoluogo era il candidato di punta della lista con la fiamma tricolore.
Il voto ponderato lo metteva già in una condizione di forza. Il sostegno dell'Assessore all'Agricoltura e del Senatore e fondatore del Partito Gianni Rosa erano, sulla carta, in grado di garantire a pieni voti l'elezione di Vigilante. Così non è andata. Vigilante si è schiantato davanti al muro di promesse non mantenute da parte dei suoi supporter sul cui sostegno aveva fatto affidamento.
I numeri sono stati impietosi. La scarsità del consenso possono essere interpretati in due modi ed entrambi non depongono a favore di Rosa e Cicala.
La sconfitta di Vigilante, infatti, si può spiegare o con il totale disinteresse e, quindi, la pugnalata alle spalle da parte di Rosa e Cicala o con la totale mancanza di presenza e di pressione sul partito da parte dei due maggiorenti di FDI.
In entrambi i casi è la fine di un'epoca.
LA CADUTA DI STILE DI VIGILANTE
Abbiamo più volte tessuto le lodi del capogruppo di FDI, più volte abbiamo detto che è uno dei pochi che legge le carte e studia e che ha una grande tradizione militante. Questa volta siamo costretti a bacchettarlo e a farlo proprio per quanto riguarda la sua capacità di coerenza politica. Vigilante si è dimesso da capogruppo di FDI in Consiglio Comunale. Noi crediamo non solo che abbia sbagliato a farlo ma anche che abbia sbagliato i
toni della comunicazione.
Quel riferimento alla sua storia militante coerente e duratura non premiata è un'offesa. Offende tutti gli altri candidati. Vigilante non aveva niente in più di Pippa. Sono entrambi di chiara e nota estrazione di destra, entrambi sono strutturati sul territorio, entrambi sono stati eletti in Consiglio Comunale.
Vigilante, ci dispiace anche doverlo ricordare, nella scorsa consiliatura è stato eletto in una lista civica vicina alla Lega e, per quasi tutta la durata dell'amministrazione, non ha aderito a FDI per mantenere la carica di vicesindaco. LE PROMESSE NON MANTENUTE Riusciamo a comprendere il suo sfogo soltanto se immaginiamo che sia rivolto direttamente ai maggiorenti che lo hanno pugnalato. Ha un senso la sua frase se la polemica, neanche troppo velata, voleva colpire Rosa e Cicala, colpevoli di non averlo supportato dopo che per anni lui ha supportato loro. Cicala ha raccolto ben 500 preferenze a Potenza. Tutti sanno che quelle 500 preferenze sono state determinanti per arrivare primo. Se fossero state dirottate su Fazzari o su Napoli oggi l'assessore all'Agricoltura sarebbe un altro. Le sue scelte negli anni sono state essenziali per difendere la leadership di Gianni Rosa. Oggi si aspettava di essere ricambiato, così non è stato. Forse è il caso di ripensare tutto a partire dalla segreteria provinciale di Potenza. Vincenzo Claps ha vinto il congresso dei signori delle tessere, ha perso la fiducia di tanti che lo hanno supportato e ha perso pesantemente le elezioni provinciali. Non va meglio sul fronte regionale.
POTENZA Il consigliere comunale di Fdi: «Dopo le provinciali serve una riflessione politica
Le recenti elezioni provinciali hanno acceso un dibattito interno a Fratelli d’Italia, portando Antonio Vigilante, consigliere comunale di Potenza, a prendere la decisione di dimettersi da capogruppo. Una scelta che definisce «sofferta, ma doverosa e coerente», dettata dalla necessità di avviare una riflessione seria sulla valorizzazione della classe dirigente storica del partito. «Le ultime vicende maturate in occasione delle elezioni provinciali – dichiara Vigilante –impongono una riflessione politica seria, franca e non più rinviabile sul percorso e sul riconoscimento della classe dirigente storica di Fratelli d’Italia, quella che
ha creduto nel partito fin dalla prima ora, spendendosi senza riserve con impegno, coerenza e spirito di servizio». Vigilante sottolinea il contributo determinante che il gruppo politico, da sempre militante con lealtà in Fratelli d’Italia, ha offerto nel conseguimento di importanti risultati politici e istituzionali: «Non ci siamo mai sottratti al confronto, alle battaglie identitarie e alla responsabilità della rappresentanza. Tuttavia, troppo spesso questo impegno costante non ha trovato un adeguato riconoscimento politico, fino all’ennesima dinamica consumatasi proprio in occasione delle recenti elezioni provinciali». La decisione di lasciare il ruolo di
capogruppo nasce, secondo Vigilante, dalla consapevolezza che il quadro politico attuale individua «altrove i profili ritenuti più idonei a rappresentare il partito nelle sedi istituzionali». Nonostante il passo indietro dal ruolo di capogruppo, Vigilante ribadisce con forza la sua appartenenza politica a Fratelli d’Italia: «Resta immutata l’appartenenza politica al partito, nel quale continueremo a militare con serietà, coerenza e spirito di servizio, anche dalla seconda fila, come abbiamo sempre fatto. Non vi è alcuna rinuncia all’impegno, ma la volontà di affermare con chiarezza un principio politico: militanza, storia, radicamento e risultati non
possono essere sistematicamente ignorati senza aprire una riflessione vera sul valore della classe dirigente». «Un ringraziamento particolare va anche a chi, con lealtà politica e personale, ha garantito un supporto importante, finendo tuttavia coinvolto in una dinamica interna divenuta ormai insostenibile» continua. «Da parte nostra non vi sarà alcun passo indietro rispetto ai valori, alle battaglie e all’impegno che ci hanno sempre contraddistinto. Proseguiremo con una presenza politica seria, libera e coerente, nel rispetto della comunità militante e di quanti continuano a credere in una visione autentica del partito» conclude.














POTENZA. All’indomani degli atti vandalici alla sede del Pd Basilicata a Potenza continua la scia di indignazione.
A parlare è il segretario generale della Cgil Potenza Vincenzo Esposito: «Guardiamo con preoccupazione agli atti vandalici alle sedi di USB e Pd a Potenza, imbrattate con svastiche e simboli nazifascisti. Condanniamo con forza ogni atto di intimidazione e violenza, ribadendo la nostra solidarietà all'Unione sindacale di base e al Partito Democratico». Esposito continua: «Quanto avvenuto è frutto del crescente clima di ostilità alimentato dal Governo Meloni e di legittimazione dell'uso della forza e della violenza per reprimere ogni forma di dissenso. E riteniamo non sia una casualità che questi atti si siano verificati in questo periodo di campagna elettorale per il Referendum costituzionale».
«Nell' augurarci che si faccia presto chiarezza, esprimiamo piena solidarietà all'Usb e al PD Basilicata» conclude Vincenzo Esposito. Ad esprimere condanna anche il consigliere regionale di Orgoglio Lucano-Italia Viva Mario Polese: «L’utilizzo di simboli e scritte che richiamano stagioni buie della nostra storia è un segnale preoccupante che va respinto con forza da tutte le realtà democratiche».
«Al senatore Daniele Manca, ai dirigenti, ai militanti e a tutta la comunità del Pd lucano va la mia piena solidarietà. Questi metodi di intimidazione, estranei alla cultura politica della nostra regione, non riusciranno a inquinare il libero confronto delle idee. Confido nell’operato delle Forze dell’ordine affinché i responsabili di questo gesto sconsiderato vengano individuati quanto prima», conclude Polese.
Dal Movimento 5 Stelle Alessia Araneo e Viviana Verri solidarietà «piena e incondizionata a tutte e due le realtà colpite: alle lavoratrici e ai lavoratori dell’USB Basilicata, che svolgono attività sindacale, e alla comunità del Partito Democratico. Quando a essere colpiti sono spazi di organizzazione democratica, la risposta non può essere di parte: la democrazia è indivisibile, o la si difende tutta intera o non la si difende affatto». «La svastica non è un simbolo qualsiasi: è il marchio di un’ideologia che ha prodotto le peggiori barbarie della storia moderna, il ge-

nocidio, la soppressione di ogni forma di libertà civile e politica. Chi la traccia su un muro oggi sa esattamente cosa evoca. Minimizzare o ricondurre questi atti a un generico “vandalistico disordine giovanile” sarebbe un errore politico e morale che non possiamo permetterci» continuano le consigliere regionali pentastellate.
«Questi episodi non avvengono nel vuoto.proseguono - Maturano in un clima culturale e politico che, in diverse forme, ha progressivamente sdoganato linguaggi e simboli dell’intolleranza. Quando la soglia dell’inaccettabile si abbassa, quando il fascismo viene trattato come una posizione politica legittima tra le altre, quando i rappresentanti delle istituzioni tacciono o nicchiano di fronte a manifestazioni di odio, il passo successivo è questo: svastiche sulle sedi di chi difende i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori».
«La Basilicata attraversa una fase di profonda vulnerabilità sociale ed economica, dalla crisi idrica alla desertificazione del sistema produttivo e occupazionale, dalla chiusura progressiva dei presidi sanitari all’emorragia demografica. È esattamente in questi contesti che le forze dell’odio trovano terreno fertile» affermano Verri e Araneo.
«Chiediamo con urgenza che le autorità competenti intervengano con tempestività e rigore per identificare i responsabili. Chiediamo, al tempo stesso, che la politica regionale —
tutta, senza zone d’ombra o grigie — assuma una postura chiara: non esistono “considerazioni di contesto” che giustifichino il silenzio di fronte ai simboli del nazifascismo» prosegue.
«La risposta a questi atti non può essere soltanto la condanna formale. Deve essere strutturale: più democrazia nelle istituzioni, più tutela per chi organizza il consenso collettivo dei lavoratori, più coraggio nell’applicare i principi antifascisti che la nostra Costituzione non si limita a enunciare, ma prescrive come fondamento irrinunciabile della convivenza civile» concludono.
Infine, la segreteria regionale di Azione Basilicata: «Quanto accaduto davanti alla sede del Partito Democratico a Potenza, con la comparsa di scritte e simboli riconducibili al fascismo e al nazismo, è un episodio che non può essere archiviato come una semplice bravata».
«Si tratta - prosegue - di richiami a ideologie che la storia e la democrazia italiana hanno già condannato e che non possono trovare spazio nella vita pubblica. Per questo esprimiamo solidarietà agli iscritti e ai dirigenti del Partito Democratico lucano, colpiti da un gesto che offende prima di tutto il principio del libero confronto politico. Le sedi dei partiti, di qualsiasi appartenenza, sono luoghi della partecipazione democratica e della vita civile delle comunità: colpirle significa tentare di intimidire il dibattito pubblico».
«La risposta deve essere chiara: ribadire senza esitazioni che in Basilicata non c’è spazio per simboli, nostalgie e linguaggi che appartengono a una stagione della storia definitivamente chiusa» conclude.



Via libera del Consiglio regionale a demanio marittimo, Terzo settore ed estensione al 2027 del programma di protezione delle acque
Si è tenuta ieri la riunione del Consiglio regionale della Basilicata. Nel corso dei lavori, presieduti dalla vicepresidente Maddalena Fazzari, è stato approvato all’unanimità il Ddl n. 29/2025 “Modifiche all’articolo 8 della legge regionale 20 marzo 2020, n. 12 (Collegato alla legge di stabilità regionale 2020), come sostituito dall’articolo 2 della legge regionale 16 giugno 2021, n. 24 (Disposizioni urgenti in materia di settore turistico e di concessioni demaniali marittime)”.
Il provvedimento è stato illustrato in Aula dal consigliere Leone, che ha ricordato come, nel corso della seduta odierna della III Commissione consiliare permanente, sia stato approvato l’emendamento del consigliere Lacorazza che stabilisce la proroga al 31 dicembre 2026, anziché al 30 settembre 2027 come inizialmente previsto dal testo normativo. Il disegno di legge modifica il comma 5 dell’articolo 8 della legge regionale 20 marzo 2020, n. 12, relativo alle concessioni demaniali marittime provvisorie e stagionali.
La norma nasce per consentire a strutture ricettive sul mare, Forze dell’Ordine e Forze Armate, Comuni rivieraschi e privati proprietari di aree adiacenti o intercluse di richiedere, tramite procedure pubbliche, concessioni temporanee di aree demaniali marittime per finalità turistiche, balneari, sociali o funzionali alle proprie attività. Queste concessioni non rientrano nella proroga nazionale fino al 30 settembre 2027 prevista dalla legge n. 166 del 2024 per altre tipologie di concessioni balneari. Il disegno di legge interviene per fissare un nuovo termine di efficacia al 31 dicembre 2026. «L’obiettivo – si legge nella relazione – è allineare la scadenza regionale a quella nazionale, semplificando il quadro normativo e consentendo il completamento della pianificazione dei lidi e della mappatura delle aree demaniali, distinguendo tra aree già concesse, concedibili e non concedibili».
L’Assemblea, inoltre, ha
approvato all’unanimità la Proposta di legge n. 76/2025 “Norme di sostegno e promozione degli Enti del Terzo Settore lucano”, di iniziativa dei consiglieri Lacorazza, Cifarelli e Marrese. Il provvedimento, ora legge, è stato approvato con gli emendamenti dei consiglieri Napoli e Picerno. «Obiettivo della proposta di legge – si legge nella relazione di accompagnamento – è promuovere e sostenere gli Enti del Terzo Settore e le altre formazioni sociali, definendo le modalità del loro coinvolgimento attivo nell’esercizio delle funzioni regionali di programmazione, indirizzo e coordinamento e nella realizzazione di specifici progetti, servizi o interventi finalizzati a soddisfare i bisogni della comunità regionale».
In particolare si intende rendere sistematica la collaborazione tra pubbliche amministrazioni ed Enti del Terzo Settore, disciplinandone l’ambito di applicazione e le modalità operative. La norma prevede la regolamentazione degli istituti della co-programmazione e della coprogettazione, con l’obiettivo di sostenere le attività degli ETS, promuovere lo sviluppo e il consolidamento della rappresentanza di settore e valorizzare il ruolo di questi soggetti come agenti attivi di sviluppo e coesione sociale delle comunità locali.
Il testo disciplina il ruolo e il funzionamento del Terzo settore in Basilicata in attuazione del decreto legislativo 117/2017, riconoscendone il valore sociale, economico e civile. Viene inoltre istituita la Consulta regionale del Terzo settore e sono previste misure di sostegno al volontariato, all’innovazione sociale e alla partecipazione civica.
MODIFICHE
ALLA LEGGE
REGIONALE SULLA
RIABILITAZIONE
E all’unanimità è stata approvata anche la Proposta di legge n. 111/2025 “Modifiche all’articolo 22 della L.R. 5 aprile 2024, n. 14”, di iniziativa della consigliera Fazzari, riguardante il settore della riabilitazione.Si tratta di


una modifica relativa all’utilizzo delle economie per le prestazioni di servizi sanitari ex articolo 25 ed ex articolo 26. Le economie del 2024 per l’articolo 25 saranno destinate alle strutture con budget inferiore per un importo complessivo di 300 mila euro; per l’articolo 26 si procederà invece con un riparto percentuale sulla base dei budget assegnati.«La proposta di legge –si legge nel testo – interviene sull’articolo 22 della L.R. 5 aprile 2024, n. 14, al fine di correggere criticità emerse nell’applicazione della norma e rendere il testo più chiaro e coerente». Il provvedimento prevede la soppressione di una parte del comma 1-bis relativa alle “strutture insistenti in ambiti territoriali meno serviti”, ritenuta troppo generica e suscettibile di interpretazioni divergenti, e l’abrogazione del comma 1-ter, considerato inapplicabile nel settore della riabilitazione, dove l’accesso alle prestazioni avviene tramite percorsi autorizzativi basati sul Progetto Riabilitativo In-
dividuale.
L’obiettivo è chiarire l’ambito di applicazione della norma, evitare incertezze interpretative, garantire uniformità di trattamento ai cittadini e prevenire disparità territoriali, senza comportare nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale.
SÌ ALL’ESTENSIONE AL 2027 DEL PROGRAMMA DI PROTEZIONE DELLE ACQUE
Esteso fino al 2027 il Programma d’azione per la protezione delle acque dall’inquinamento da nitrati di origine agricola nelle zone vulnerabili.Approvato all’unanimità dall’Assemblea l’atto amministrativo n. 119/2025 “Programma d’azione 2022-2025 per la protezione delle acque dall’inquinamento provocato da nitrati di origine agricola nelle zone vulnerabili, approvato con D.C.R. n. 684 del 21 marzo 2024 –Estensione temporale al 2027”.
Con l’atto si estende fino al 2027 il Programma d’azione per la protezione delle acque dall’inquina-
mento da nitrati di origine agricola nelle zone vulnerabili (PdA) 2022-2025, adottato dalla Giunta regionale il 20 marzo 2024 e approvato dal Consiglio regionale il giorno successivo.
L’obiettivo è duplice: disporre di un arco temporale più congruo per valutare i risultati del Programma e allineare la sua scadenza al ciclo quadriennale del report sui nitrati trasmesso all’Unione europea, relativo al periodo 2024-2027.L’atto prevede inoltre il prolungamento, per gli anni 2026 e 2027, delle attività di controllo documentale e aziendale già previste dal Programma, nonché l’istituzione di un gruppo di lavoro interdisciplinare incaricato di predisporre il nuovo Programma d’azione 2028-2031.
L’estensione fino al 2027 è ritenuta necessaria per consentire una valutazione più oggettiva e fondata nel tempo dell’efficacia delle misure adottate, sulla base dei dati di monitoraggio delle acque che Arpab sta progressivamente rilevando.
OLTRE IL GIARDINO In studio oltre ai due avvocati anche la direttrice Apt Sarli e la consigliera regionale di Parità Pipponzi
Il referendum sulla riforma della giustizia entra nella fase finale della campagna e il dibattito pubblico si intensifica. Durante l’ultima puntata di “Oltre il Giardino”, il talk di approfondimento di Cronache Tv condotto da Paride Leporace, si sono confrontati due avvocati con posizioni opposte: Giustino Donofrio, sostenitore del No, e Alessandro Singetta, favorevole al Sì. Il confronto ha evidenziato profonde divergenze sia sul metodo con cui la riforma è stata elaborata sia sui suoi contenuti.
Per Donofrio il primo problema riguarda il percorso parlamentare della riforma costituzionale. Secondo l’avvocato, modifiche alla Costituzione dovrebbero nascere da una larga intesa tra le forze politiche e da un confronto approfondito. A suo giudizio, il testo proposto dal governo sarebbe stato approvato senza reali modifiche durante le quattro letture parlamentari e senza un vero dibattito. «Le riforme costituzionali richiedono condivisione ampia – ha spiegato – tanto che la Costituzione prevede il referendum proprio quando non si raggiunge la maggioranza qualificata dei due terzi». Il punto più controverso riguarda l’introduzione del sorteggio per la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Donofrio considera l’idea inadeguata per un organo costituzionale: togliere un “pilastro” dell’assetto istituzionale, sostiene, potrebbe aprire la strada a modifiche future che alterino l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Singetta, al contrario, difende il meccanismo come risposta al peso delle correnti nella magistratura. «Oggi – ha affermato – un’associazione privata come l’Associazione Nazionale Magistrati finirebbe per influenzare pesantemente l’attività del CSM. Il sorteggio, limitato a magistrati e a un elenco qualificato di professori universitari e avvocati con almeno vent’anni di esperienza, rappresenterebbe secondo lui un tentativo di ridurre queste dinamiche».
Singetta ha ricordato i dati sull’ingiusta detenzione: migliaia di casi negli ultimi anni e centinaia di milioni di euro pagati dallo Stato per risarcimenti. Per il legale, l’istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare servirebbe proprio a rafforzare i controlli sui magistrati.
Donofrio ha replicato sottolineando che molte situazioni di ingiusta detenzione derivano dall’applicazione delle leggi, non da errori personali dei magistrati. Ha citato l’esempio delle norme sul “codice rosso”, che prevedono interventi immediati in caso di denun-
cia di violenza domestica: misure che possono portare a arresti preventivi poi rivelatisi infondati. Nel dibattito è emersa anche la preoccupazione per l’ingresso della politica nello scontro sulla giustizia. Singetta ha definito un errore trasformare il tema in un conflitto tra schieramenti politici: “La giustizia dovrebbe restare al di sopra delle contese di parte”. Nel finale della trasmissione i due avvocati hanno rivolto un appello agli elettori. Donofrio ha invitato a votare No, sostenendo che la riforma rischierebbe di indebolire la Costituzione e l’autonomia della magistratura e Singetta, invece, ha chiesto di votare Sì, definendo la separazione tra giudici e pubblici ministeri un passaggio necessario per garantire un giudice realmente terzo e rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia. Si cambia argomento a Oltre il giardino. Si parla di turismo. La Basilicata si conferma una destinazione turistica in crescita. Lo testimonia il record raggiunto nel 2025, con oltre un milione di arrivi e tre milioni di pernottamenti. Risultati che, come sottolineato da Margherita Sarli, direttrice dell'Apt, sono frutto di un lavoro corale e di una strategia mirata a valorizzare le eccellenze regionali. «Abbiamo iniziato il 2025 con una corsa tra fiere internazionali», racconta Sarli, riferendosi agli eventi di Helsinki, Zurigo, Milano e Berlino. «La BIT di Milano è stata fondamentale per raccontare la Basilicata in modo corale, partendo dai dati del 2025, che sono estremamente positivi». Secondo la direttrice, le fiere non sono solo vetrine, ma appuntamenti essenziali per creare contatti e opportunità di business. Nonostante i risultati, il settore turistico lucano deve fare i conti con fattori esterni, come le tensioni internazionali, l'aumento dei costi energetici e i cambiamenti delle abitudini di viaggio. «La Basilicata, con la sua tranquillità e lontananza dai circuiti di massa, potrebbe diventare un rifugio ideale», spiega Sarli. Un elemento sorprendente emerso dalle fiere è stato il successo della serie televisiva Imma Tataranni – Sostituto Procuratore, che ha attirato l’attenzione internazionale sulla Basilicata, in particolare in Finlandia. «Abbiamo posizionato un tablet con immagini della serie per attirare i visitatori», racconta Sarli, sottolineando come il cinema e la televisione siano strumenti efficaci per promuovere il territorio. Tra le novità in programma, spicca la BTM (Borsa del Turismo Mediterraneo) che si terrà a Maratea dal 7 al 9 maggio. «Se gli operatori non partecipano alle fiere, portiamo le fiere da loro», af-


ferma Sarli. Inoltre, sono previsti eventi per valorizzare la costa ionica e il Vulture, con un focus sul Medioevo e sul patrimonio storico e naturale della regione. La Basilicata punta a consolidare la propria presenza nei mercati internazionali, con particolare attenzione a paesi come Francia, Stati Uniti e Germania. In vista dell'Anno Europeo dei Normanni nel 2027, è stato siglato un protocollo d’intesa con la regione francese della Normandia per valorizzare il patrimonio storico comune. «La storia, la natura e la cultura enogastronomica, come l’Aglianico del Vulture, sono i nostri punti di forza», sottolinea la direttrice. E infine si parla della Giornata internazionale dei Diritti della Donna che come sottolinea Ivana Pipponzi, Consigliera Regionale di Parità, «non si tratta di una festa, ma di un momento di riflessione che deve continuare ogni giorno dell’anno. Le donne meritano attenzione costante».
Un tema sempre attuale è quello della violenza contro le donne, che continua a rappresentare un’emergenza. «In Italia, siamo stati i primi in Europa a introdurre il reato di femminicidio, riconosciuto dall’articolo 577-bis del Codice Penale», sottolinea la consigliera. Tuttavia, i dati restano drammatici: un femminicidio ogni tre giorni. «La violenza maschile sulle donne è un fenomeno strutturale, trasversale a tutte le classi sociali e culturali. È un problema che riguarda tutti noi». Pipponzi ha anche ricordato l’importanza di contrastare le molestie


sul lavoro: «Abbiamo aperto numerosi procedimenti per casi di molestie sessuali sui luoghi di lavoro, portando alcuni di essi davanti ai giudici. È fondamentale sostenere le lavoratrici e garantire loro un ambiente lavorativo sicuro».
Nonostante i progressi, il divario retributivo tra uomini e donne rimane una realtà, aggravata dalla mancanza di sostegni adeguati alla genitorialità. «Oltre il 60% dei part-time involontari riguarda le donne», denuncia Pipponzi, evidenziando la necessità di ampliare i congedi di paternità e di sostenere le aziende che investono nel welfare. «Dobbiamo guardare ai modelli del Nord Europa, come i micro-asili condominiali, per favorire una migliore conciliazione tra lavoro e famiglia». In Basilicata, il protagonismo femminile si manifesta soprattutto nell’associazionismo. «Il terzo settore è un pilastro fondamentale per la promozione dei diritti delle donne e il contrasto alla violenza», afferma la consigliera, sottolineando l’importanza delle associazioni nel diffondere informazioni sulle tutele legali e sociali disponibili.
L’ufficio della Consigliera Regionale di Parità è impegnato in numerose iniziative per sensibilizzare e informare le donne sui loro diritti. «Vogliamo entrare sempre di più nelle pubbliche amministrazioni per far conoscere strumenti come il reddito di libertà o i congedi indennizzati per le donne vittime di violenza», spiega Pipponzi.
DI F RA N C ES C O M EN O N NA
Un secco e deciso no al referendum sulla giustizia. Un monito chiaro che nasce dalla volontà di difendere le basi costituzionali italiane e le radici della nazione. Ieri mattina, presso il Park Hotel di Potenza, la CGIL ha raccolto iscritti, simpatizzanti e tanti addetti ai lavori nel corso dell’iniziativa dal titolo: «Difendiamo la Costituzione, no per difendere giustizia e democrazia».Presenti alla tavola rotonda, moderata dalla giornalista di Domani Daniela Preziosi, Angelo Summa, Segretario Generale Regionale SPI CGIL, Vincenzo Esposito, Segretario Generale Potenza CGIL, Miriam Tobagi, scrittrice e conduttrice radiofonica, Giovanni Bachelet, Presidente del Comitato per il No al Referendum, Gabriella Reillo, Presidente della Corte d’Appello del Tribunale di Potenza, Tania Sacchetti, Segretaria Nazionale dello SPI CGIL, Fernando Mega, Segretario Generale CGIL Basilicata, e Christian Ferrari, Segretario Nazionale CGIL.Con il no al referendum, il sindacato ha voluto battere i pugni contro una riforma che ritiene ingiusta e poco conforme al dettato costituzionale. Stando ai responsabili sindacali, un’eventuale vittoria del Sì minaccerebbe l’autonomia della Costituzione e l’indipendenza della magistratura, senza risolvere i problemi della giustizia, gravando invece sui cittadini e disperdendo risorse importanti, moltiplicando i costi del sistema giudiziario.Altre criticità evidenziate riguardano la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, che potrebbe snaturare la pubblica accusa senza aumentare significativamente le garanzie per imputati e indagati. Un nodo importante è anche il modo in cui la riforma è stata approvata, in contrasto con quanto stabilito dalla Costituzione. Forti preoccupazioni sono state espresse dalle dichiarazioni di esponenti politici del centrodestra, che secondo il sindacato aggraverebbe-

ro ulteriormente l’indipendenza della magistratura.La CGIL si dichiara pronta a scendere in piazza nei prossimi giorni per difendere i valori costituzionali e il sistema paese, mettendo in campo azioni coese e condivise con iscritti e aderenti al mondo sindacale. Un no convinto, deciso, che punta a bocciare il disegno giuridico promosso dal Ministro Nordio con il referendum del 22 e 23 marzo.Giovanni Bachelet ha dichiarato il suo no ai referendum: «Adesso è cruciale perché siamo in pareggio, poi sarà cruciale perché vinciamo, ma tutte le fasi sono importanti. Le ragioni del no sono quelle di una cittadinanza che vuole che la legge rimanga uguale per tutti, con limiti dei cittadini tutelati da giudici imparziali e da una magistratura autonoma e indipendente. Siccome lo scopo principale di questa riforma non è la separazione delle carriere né dei processi, ma la demolizione dell’organo che i costituenti hanno posto a presidio dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura, cioè del Consiglio Superiore, noi votiamo no».Gabriella Reillo

ha aggiunto: «La magistratura è per il no, non per interessi di casta. Dal punto di vista del singolo magistrato, nulla cambierebbe: lo stipendio e il lavoro resterebbero uguali, anzi, alcuni processi, soprattutto quelli legati a corruzione e collegamenti tra politica e mafia, diminuirebbero. La nostra posizione è a difesa dei cittadini e della Costituzione, perché qualora passasse il Sì ci sarebbe un arretramento sotto il profilo democratico. Il Codice di procedura penale diventerebbe incostituzionale e il Pubblico Ministero potrebbe diventare l’avvocato dell’accusa, senza l’obbligo di cercare prove a di-
scarico. Si arriverebbe così a una giustizia di classe, dove chi è ricco avrebbe più mezzi per difendersi, mentre chi vive con il proprio stipendio incontrerebbe grandi difficoltà».Christian Ferrari ha dichiarato: «Il no significa difendere la Costituzione da un attacco che ne mina il cuore. Il principio di autonomia e indipendenza della magistratura non è un privilegio di casta, ma la garanzia che la legge sia uguale per tutti. La Legge Nordio è il primo passo di un percorso che può sovvertire la Costituzione: si inizia con la legge Nordio, si continua con il Premierato e si chiude con l’autonomia differenziata. Vo-
tare no alla Legge Nordio vuol dire no all’autonomia differenziata».Miriam Tobagi ha chiuso gli interventi sottolineando: «La modifica costituzionale rischia di mettere a rischio l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, scardinando il CSM. Creerebbe un PM “super poliziotto” con meno garanzie per gli imputati. Ce lo sta dicendo il Governo in tutti i modi: Nordio, Meloni e persino l’arroganza di alcuni dirigenti invitano a votare Sì per sbarazzarsi della magistratura. Noi vogliamo una magistratura autonoma e indipendente che tuteli i diritti di tutti, soprattutto dei più fragili. Per questo votiamo no».

La quinta edizione dell’incontro sull’economia circolare a Potenza fa il punto su raccolta differenziata, impiantistica e sfide ambientali della regione
Si è tenuta oggi, 10 marzo 2026, presso lo ScambioLogico diPotenza, la quinta edizione dell’EcoForum sull’economia circolare in Basilicata. L’incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti del mondo imprenditoriale, operatori del settore, enti, amministratori regionali e sindaci dei comuni lucani ed è stata un’occasione per fare il punto sulla gestione dei rifiuti nella regione, evidenziando punti di forza e criticità ancora presenti.Nel corso dell’EcoForum è stata presentata la quindicesima edizione regionale del Dossier “Comuni Ricicloni”, con la premiazione dei Comuni Rifiuti Free lucani, cioè quei comuni che nel 2024 hanno raggiunto il 65% di raccolta differenziata e una produzione di indifferenziato annua pro capite inferiore a 75 kg. Il rapporto è stato elaborato con i dati forniti da ISPRA.La raccolta differenziata complessiva in Basilicata nel 2024 è stata pari al 66,3%, con un incremento di 1,4 punti per-
centuali rispetto al 2023. La provincia di Potenza si ferma al 64,5% (+0,7%), mentre quella di Matera conferma il trend positivo con il 69,2% (+2,6%). «Finalmente è stato raggiunto l’obiettivo del 65% su base regionale – sottolineano gli organizzatori – sebbene con dodici anni di ritardo rispetto alla scadenza fissata dal D.Lgs. n.152/2006 e dalla legge n.296/2006».Sono 28 i comuni che rispettano entrambi i parametri: 25 in provincia di Potenza e 3 in provincia di Matera, tra cui Ripacandida, Sant’Angelo Le Fratte, Sarconi, Tramutola e Ruvo del Monte. Una menzione speciale è stata conferita a 19 comuni che hanno raggiunto l’obiettivo avanzato del 75% di raccolta differenziata, come Bernalda, Castelmezzano e Melfi.Nonostante la produzione procapite di rifiuti urbani più bassa d’Italia (356 kg/abitante/anno), la Basilicata resta in fondo alla classifica nazionale per raccolta differenziata pro capite (236 kg/abitante/anno),
precedendo solo la Calabria. Anche i costi di gestione restano elevati: 54,4 euro centesimi/kg nel 2024, ben sopra la media nazionale di 41,8 euro centesimi/kg.«Superare il 65% di raccolta differenziata non basta se non vengono raggiunti livelli qualitativi adeguati – dichiara Andrea Minutolo, Direttore Scientifico Nazionale di Legambiente – Con il recepimento del pacchetto europeo sull’economia circolare si definisce il contesto operativo per i prossimi anni. Raggiungere gli obiettivi europei richiederà passi concreti per completare la rivoluzione circolare del Paese».Minutolo aggiunge: «La normativa europea ha introdotto nuovi obiettivi di preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di carta, metalli, plastica e vetro. Entro il 2035 il riciclo dovrà arrivare al 65%. Senza una rete impiantistica adeguata, il ciclo non potrà chiudersi».Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata, evidenzia le criticità del sistema impiantistico regiona-

le: «Servono impianti per il riciclo e il riuso dei rifiuti, per valorizzare e migliorare la purezza dei materiali. La frazione organica, che rappresenta il 40% dei rifiuti differenziati, non viene trattata in regione: esportiamo circa 30 mila tonnellate al Nord, con un impatto ambientale ed economico enorme. Compostaggio e digestori anaerobici sono necessari per completare il ciclo».Valeria Tempone, Direttrice di Legambiente Basilicata, sottolinea l’importanza di un approccio industriale e sistemico: «Non si tratta
solo di uscire dall’emergenza rifiuti. L’economia circolare crea investimenti, posti di lavoro e sviluppo sul territorio. È necessario superare la logica dello smaltimento e puntare sul recupero dei materiali».L’EcoForum conferma come, nonostante i progressi compiuti, la Basilicata debba affrontare ancora sfide importanti: completare la rete impiantistica, favorire il riuso dei materiali e garantire un sistema efficiente e sostenibile che renda l’economia circolare un motore per la crescita regionale.
Benzina e gasolio ai massimi da un anno a causa delle tensioni internazionali; Confcommercio richiama a prudenza e responsabilità
Crescono per il terzo giorno consecutivo i prezzi dei carburanti in Basilicata, spinti dalle tensioni internazionali legate alla crisi in Medio Oriente. Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ieri il prezzo medio della benzina self in regione ha raggiunto 1,829 euro al litro (sabato era 1,807), mentre il gasolio self è salito a 2,010 euro al litro (1,949 precedente). Restano invece stabili i prezzi medi di Gpl servito (0,690 euro) e metano servito (1,514 euro).Con questi valori la Basilicata si colloca al terzo posto in Italia per il caro benzina self, dietro Calabria (1,820 euro) e provincia di Bolzano (1,819). Sopra la soglia di 1,8 euro si trovano solo pochi altri territori come Valle d’Aosta, Sicilia e provincia di Trento.Gli aumenti sono collegati al clima di tensione internazionale e alle difficoltà nel transito del greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, dopo gli attacchi israeliani contro depositi e impianti petroliferi in Iran. Le quotazioni dei prodotti raffinati stanno salendo e di

conseguenza aumentano i prezzi alla pompa: la benzina ha raggiunto il livello più alto da quasi un anno e il gasolio il massimo dal 2022.In questo contesto, Confcommercio richiama alla prudenza e al senso di responsabilità.«Nessun allarmismo – sottolinea il presidente di Confcommercio Potenza Angelo Lovallo – ma la guerra non può e non deve diventare un pretesto per fare cassa. L’approvvigionamento di carburanti, allo stato attuale, è
regolare e le riserve tengono. In presenza di queste condizioni, eventuali aumenti incontrollati dei prezzi non hanno alcuna giustificazione».Lovallo richiama anche la posizione espressa a livello nazionale dal vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto Pasquale Russo, secondo cui «in un quadro di grave tensione internazionale è fondamentale mantenere un approccio improntato a equilibrio e responsabilità, evi-
tando di alimentare rincari non coerenti con l’andamento reale del mercato».Per Confcommercio Potenza è quindi necessario che le istituzioni definiscano una linea chiara per evitare tensioni speculative che finirebbero per pesare su imprese e consumatori.«Serve un intervento concreto – aggiunge Lovallo – per impedire che il clima di incertezza internazionale si traduca in un ulteriore aggravio per il sistema economico locale, a partire dalle imprese del commercio, del trasporto e della logistica. Strumenti come il meccanismo delle accise mobili annunciato dal Governo possono rappresentare una risposta utile per contenere gli effetti dei rincari».Confcommercio sottolinea infine come le filiere della mobilità delle merci e delle persone, insieme alla logistica e alla distribuzione, rappresentino un’infrastruttura essenziale per l’economia del territorio: eventuali tensioni sui carburanti rischiano di propagarsi rapidamente lungo tutta la catena dei costi, con effetti diretti su imprese e famiglie.
Bando rinnavabili per migliorare l’efficienza energetica e promuovere modelli abitativi e comunitari più green e resilienti
La Giunta regionale della Basilicata, su proposta dell’assessore all’Ambiente e alla Transizione energetica Laura Mongiello, ha approvato delibere strategiche per la transizione energetica, la tutela della biodiversità e l’innovazione ambientale.Il primo provvedimento riguarda la riapertura del “Bando non metanizzati”, con 24 milioni di euro destinati all’installazione di impianti da fonti rinnovabili e sistemi di accumulo nelle abitazioni lucane. Tre finestre temporali copriranno le annualità 2026, 2027 e 2028, sostenendo le famiglie nella riduzione dei costi energetici e nella diffusione di modelli sostenibili.Per spiegare le opportunità del bando, è previsto un incontro informativo lunedì 16 marzo alle ore 16, dedicato ad associazioni e operatori di settore.La seconda delibera approva lo schema di protocollo d’intesa con ENEA, della durata di quattro anni, per promuovere fonti rinnovabili, efficienza energetica e trasferimento tecnologico, favorendo soluzioni innovative nei comparti economi-

ci e nelle comunità locali.«Con questi provvedimenti – ha dichiarato l’assessore Laura Mongiello – sosteniamo le famiglie nella produzione di energia pulita e investiamo in ricerca e innovazione, con benefici ambientali, economici e sociali per la Basilicata».
Quasi 80 candidati pronti a iniziare il percorso su cloud e AI
Èonline la graduatoria dei candidati ammessi alla prima edizione 2026 del percorso formativo “AI & Cloud Architecting on AWS” della MT Academy. Le attività prenderanno il via il 17 marzo 2026.Il percorso è promosso dall’Assessorato allo Sviluppo Economico della Regione Basilicata, guidato dall’Assessore Francesco Cupparo, con il coordinamento di Sviluppo Basilicata e in collaborazione con Amazon Web Services (AWS).La nuova edizione, dedicata al Cloud Architecting su piattaforma AWS e alle applicazio-
ni dell’intelligenza artificiale, ha registrato un forte interesse: sono arrivate quasi 80 candidature provenienti non solo dalla Basilicata, ma anche da altre regioni italiane e percorsi formativi internazionali. I profili selezionati comprendono giovani con esperienze universitarie o professionali anche all’estero, confermando come Matera stia diventando un punto di riferimento nazionale per il cloud computing e le tecnologie emergenti.La selezione dei candidati è stata effettuata con il coinvolgimento diretto degli esperti di AWS,

che hanno individuato i profili con maggiore potenziale tecnico e motivazionale. La valutazione ha considerato diversi parametri, tra cui conoscenza dei sistemi operativi, competenze sulle tecnologie di rete, familiarità con cloud security e cyber security, utilizzo di linguaggi di programmazione, livello di inglese e eventuali esperienze pregresse nel settore IT.Dall’analisi dei profili emerge una platea eterogenea: giovani diplomati, studenti universitari e laureati in informatica, ingegneria, data science ed economia, ma anche professionisti in fase di riconversione verso il mondo del cloud.Con questo percorso, Matera conferma il suo ruolo di attrattore di giovani talenti interessati alle professioni digitali più richieste dal mercato.La graduatoria completa è consultabile sul sito ufficiale della MT Academy.
Ilministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha convocato per l’11 marzo il prossimo incontro del Tavolo sulla vertenza Trasnova, la società di logistica dell’indotto Stellantis rimasta senza contratto di fornitura. In totale, considerando anche il polo Lear, sono circa 600 i lavoratori coinvolti nella crisi del settore automotive.La vicenda di Trasnova si trascina da mesi e riguarda numerose imprese dell’indotto impegnate in servizi accessori, per un totale di circa 300 addetti. Recentemente, anche Logitec e Tecnoservice, società appaltatrici, hanno avviato procedure di licenziamento, coinvolgendo rispettivamente 90 e 48 lavoratori su vari territori.Per altre due aziende dell’indotto Stellantis a Melfi, PMC e Brose, sono già programmati incontri il prossimo giovedì, confermando l’attenzione del Governo sulla tutela dei lavoratori e sul rispetto degli impegni industriali e occupazionali assunti da Stellantis. La situazione, come sottolineato da più parti, evidenzia la necessità di interventi strutturali per garantire continuità occupazionale e stabilità per le imprese dell’indotto.Intervenuta nell’Aula della Camera in risposta a un’interpellanza urgente del M5S, la sottosegretaria agli Esteri Maria Tripodi ha spiegato che, grazie all’intervento del MIMIT, il contratto di Stellantis con Trasnova è stato prorogato due volte e che ora gli uffici competenti stanno lavorando con le parti coinvolte per individuare una soluzione strutturale al problema.«Voglio rassicurare: rimane sempre alta l’attenzione del Governo per sostenere tutte le aziende della componentistica, come Trasnova, che stanno risentendo fortemente della crisi del settore automotive», ha aggiunto Tripodi. Il dialogo con le parti sociali e le amministrazioni locali continuerà nei prossimi giorni, con l’obiettivo di prevenire ulteriori disagi ai lavoratori e di favorire un percorso di stabilizzazione dei posti di lavoro

Crisi economiche, conflitti e disordine sociale raccontano il paradosso di una generazione informatissima ma spesso passiva
DI FABRIZIO QUAR ATINO
Viviamo in un’epoca straordinariamente confusa. Non parlo di caos spettacolare da film, ma di quello sottile, costante, che ti entra sotto pelle e ti fa dubitare di ogni certezza: politica, economia, cultura, lavoro, rapporti umani. È come vivere su una giostra che gira troppo veloce, senza cintura di sicurezza.Ogni generazione ha avuto le sue sfide, certo. Ma questa è diversa: crisi multiple e simultanee, come un puzzle senza soluzione. La tecnologia accelera tutto, ma non accompagna la saggezza; i social diffondono informazioni alla velocità della luce, ma cancellano il contesto; i valori tradizionali si dissolvono e quelli nuovi non riescono ancora a consolidarsi.In questo panorama, molti camminano come sonnambuli digitali: scrollano, commentano, reagiscono emotivamente, ma raramente agiscono con consapevolezza. Il mondo urla, e noi scrolliamo.
POTERE

po ultimo è spesso un pretesto.Il paradosso? Mentre altrove portiamo la libertà armata, in patria assistiamo a un’altra guerra, silenziosa, invisibile: un disordine sistemico che possiamo chiamare anarchia organizzata, dove tutto è possibile e nulla funziona davvero. Una sorta di caos civile mascherato da democrazia quotidiana, dove leggi, istituzioni e norme sembrano più linee guida che regole effettive.Il risultato? Un Paese che vorrebbe essere modello di civiltà ma appare un laboratorio di caos sociale. Nel frattempo, cittadini sempre più distratti assistono, commentano e scrollano senza intervenire.

E SPECULAZIONE
Se l’era della confusione globale è la cornice, i grandi gestori del potere economico sono i pittori invisibili. I pochi attori che decidono di spostare miliardi possono destabilizzare interi Paesi senza muovere un dito.L’Italia non è immune: crisi bancarie, inflazione, deficit, scelte politiche ed economiche che sembrano bizzarre ma seguono un filo sotterraneo di interessi finanziari globali. Speculazioni che arrivano fino alle piccole realtà, dai borghi lucani alle grandi città: un giovane imprenditore di Matera o di Potenza, per esempio, vede il futuro sempre più incerto tra tasse, burocrazia e instabilità dei mercati.Questi gestori operano con logica spietata, e la popolazione percepisce solo gli effetti: aumento dei prezzi, stagnazione dei salari, precarietà giovanile. Ma raramente ne comprende le cause reali. La speculazione diventa un gioco di scacchi mondiale, e noi siamo spesso pedine inconsapevoli.Il problema? Pensiamo che sia sufficiente avere un’opinione per sopravvivere al caos, invece di capire come muoverci concretamente dentro di esso.
GUERRE E PARADOSSI E poi ci sono le guerre. Quelle giustificate con la parola magica “democrazia” esportata altrove. Conflitti che devastano intere nazioni, con comunicati ufficiali pieni di eufemismi: “intervento umanitario”, “missione di pace”, “libertà da liberare”.Guardando con onestà intellettuale, la verità è più cruda: interessi economici, controllo territoriale, energia, risorse strategiche. La democrazia venduta come sco-
Non si tratta di colpe politiche circoscritte: nessun governo ha il potere di produrre tutto questo caos da solo. La responsabilità è diffusa. Siamo tutti coinvolti.Per anni abbiamo scelto la comodità: discutere, indignarci davanti a un caffè, postare opinioni sui social, dimenticare tutto il giorno dopo. Questa superficialità non è innocua. Alimenta il disordine, la lentezza del cambiamento, la perpetuazione di sistemi ingiusti.Pensiamo alla realtà lucana: borghi e città che resistono tra cultura, tradizione e voglia di futuro, ma che spesso subiscono scelte economiche e politiche altrui. Anche lì, la passività e il piccolo provincialismo, uniti alla routine, contribuiscono al caos locale, replicando quello nazionale e globale.Cittadini che osservano i conflitti mondiali e locali come spettatori passivi, mentre tutto ciò che ci sta “uccidendo” continua senza freni.Il paradosso è chiaro: siamo una generazione con più informazione di qualsiasi altra, eppure meno consapevole di quanto potremmo incidere.
LA VERITÀ SENZA FILTRI Il caos è globale, generazionale e senza bandiera. Non appartiene a partiti, schieramenti o ideologie. È prodotto da un intreccio di interessi economici, strategie geopolitiche, tensioni sociali, ignoranza collettiva e passività civile.Guardiamo ai conflitti internazionali: guerre in Medio Oriente, tensioni in Europa orientale, crisi umanitarie in Africa. Ogni evento è il risultato di decenni di scelte politiche, errori storici, strategie economiche e ambizioni nazionali.E mentre ci indigniamo davanti allo schermo, raramente ci chiediamo: “Cosa sto facendo io per cambiare qualcosa, qui e ora?”Anche noi, nel nostro piccolo, contribuiamo al caos: consumismo irresponsabile, egoismo mascherato da libertà, rifiuto di informarsi veramente. Non c’è scusa, non c’è filtro morale: la responsa-
bilità è personale e collettiva.E la verità più cruda: se non iniziamo a prenderla sul serio, nulla cambierà. Non arriverà nessun salvatore, nessuna soluzione esterna. Solo noi possiamo trasformare la realtà attraverso consapevolezza, azione e coraggio.
L’IRONIA DEL PRESENTE E qui entra in gioco l’ironia: mentre esportiamo democrazia armata altrove, in patria viviamo un “disordine organizzato” perfetto. Tutti parlano di giustizia, diritti e libertà, ma spesso ignorano ciò che davvero li riguarda.Ironico? Assolutamente. Paradossale? Certo. E irriverente? Necessario.Siamo esperti nell’analizzare ciò che accade a migliaia di chilometri, ma quando il caos bussa alla nostra porta, scrolliamo. Commentiamo il prezzo del pane, il costo del carburante, il tweet del politico di turno… e poi ci rifugiamo nella comfort zone della nostra quotidianità.Ecco l’ironia più potente: la democrazia esportata produce guerre, la democrazia interna produce disordine, e noi… continuiamo a discutere di opinioni come se fossero azioni concrete.Il sarcasmo non è gratuito: serve a scuotere, a far sentire al lettore che la realtà non aspetta che ci indigniamo, che non basta l’opinione per cambiare nulla.
IL FUTURO
È NELLE NOSTRE MANI
Eppure, in mezzo a questo caos, esiste una via. Una strada che pochi scelgono, ma che può trasformare tutto: la responsabilità interiore e l’azione concreta.Il futuro non è un destino scritto, ma la conseguenza delle scelte individuali e collettive. Ogni cittadino che decide di informarsi davvero, partecipare attivamente, esercitare consapevolezza e coraggio, inizia a creare crepe nel caos globale.Non serve gridare. Non serve avere ragione sempre. Serve consistenza. Piccoli gesti quotidiani, scelte concrete, rispetto per la realtà.Persone così diventa-
no punti di gravità: il loro agire silenzioso, ma determinato, influenza chi le circonda, crea ponti, stabilisce connessioni, genera ordine dove prima regnava solo disordine apparente.Il caos generazionale è reale, visibile e tangibile. Ma non è invincibile. Chi decide di smettere di scrollare, di smettere di fare solo opinione, e di agire veramente, può cambiare la dinamica.E questo vale sia per l’Italia che per il mondo, dai borghi lucani alle metropoli globali.In mezzo alla crisi economica, sociale, culturale, ai conflitti armati e alla confusione politica globale, esiste ancora una certezza: la trasformazione è possibile, e parte sempre dall’individuo.La verità è chiara: non possiamo aspettare che il mondo migliori da solo. Non arriverà un deus ex machina.Se vogliamo vivere in un mondo più giusto, più stabile, più umano, dobbiamo cominciare da noi. Ognuno può essere un punto di luce, una forza silenziosa che frena il caos e lo trasforma in energia creativa.Ironia, sarcasmo, caos: tutto può essere affrontato con lucidità. La nostra generazione non è condannata. È chiamata a reagire, a usare la consapevolezza e la forza interiore come strumenti per creare ordine dentro e intorno a sé.Il caos esiste. Le guerre esistono. Le speculazioni esistono. Le ingiustizie esistono. Ma non sono invincibili. Chi decide di prendere posizione, di smettere di scrollare, di smettere di essere spettatore passivo, può trasformare la realtà.E questa è la potenza più grande: non una rivoluzione rumorosa, ma una rivoluzione interiore, concreta, silenziosa e contagiosa.Chi legge questo testo oggi ha una scelta: continuare a fare opinione davanti a un caffè, o iniziare a essere parte della soluzione. Non esiste alternativa: il mondo non aspetta. Il caos non dorme. E la vera democrazia, quella che possiamo costruire qui e ora, inizia dal coraggio di agire.
DI VINCENZO MAIDA
POLICORO. Sul sito web del Comune di Policoro, che è il Comune capofila del piano d’ambito Metapontino-Collina Materana, di cui stranamente non fa parte il Comune di Bernalda, che è l’ultimo Comune del Metapontino prima della Puglia, è pubblicata in bella evidenza la notizia che è attivo, in tutti i Comuni del citato Ambito territoriale sociale, che comprende i Comuni di Accettura, Aliano, Cirigliano, Colobraro, Craco, Gorgoglione, Montalbano Jonico, Pisticci, Policoro, Rotondella, San Giorgio Lucano, San Mauro Forte, Scanzano Jonico, Stigliano, Tursi, Valsinni, il servizio di Pronto Intervento Sociale.Si tratta di un servizio di prossimità di natura socio-assistenziale, attivo 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno, rivolto a tutte quelle situazioni che richiedono interventi, decisioni e soluzioni urgenti, immediate e improcrastinabili a tutela delle persone fragili. Il numero verde è il seguente: 800 56 08 50.L’annuncio dell’attivazione di questo servizio, indubbiamente innovativo, dice che si tratta di un servizio straordinario di prevenzione del rischio di isolamento e per interventi a favore delle persone in condizioni di povertà estrema o marginalità.Seguono informazioni utili e dettagliate.Le

prestazioni garantite sono: accoglienza, ascolto telefonico e informazioni di base, intervento sul posto della segnalazione o presso il domicilio dell’utente, raccordo con il servizio sociale comunale e le risorse del territorio, attivazione delle prestazioni, servizi, interventi e sostegni, accompagnamento presso le strutture di accoglienza, orientamento e accompagnamento ai servizi di diagnosi e cura, orientamento e informazione ai servizi territoriali.
to, un probabile danno di significativa consistenza sul piano sociale, fisico, psichico o esistenziale.Il Servizio Pis lavora in rete per garantire integrazione sociosanitaria dei servizi e degli interventi, attiva la costruzione di un sistema capace di rispondere tempestivamente ai bisogni delle persone in difficoltà, anche con soluzioni temporanee, garantendo nell’immediato un sostegno sociale, un supporto psicologico e una sistemazione alloggiativa.Il Servizio Pis effettua una valutazione al momento dell’intervento, in attesa della presa in carico del Servizio sociale professionale, al quale il Servizio Pis invia il fascicolo del caso trattato, onde consentire l’elaborazione di un piano di intervento più completo e dettagliato. Ad aggiudicarsi il relativo appalto è stata la Cooperativa Laetizia per un importo superiore alle 100.000 euro ed è ancora troppo presto per una valutazione dell’efficacia di questo servizio, indubbiamente innovativo e che si avvale di valide professionalità.Alla scadenza dell’appalto sarà necessaria una valutazione ex post, per effettuare una serena verifica di quanti casi sono stati affrontati, quanti risolti, sulla capacità di mettere in rete tutte le risorse disponibili per la soluzione dei casi ed eventualmente quali correttivi apportare. Appalto
Le prestazioni richieste e o individuate possono essere erogate a minori non accompagnati; minori sottoposti al procedimento ex articolo 403 del Codice civile «intervento della pubblica autorità a favore dei minori»; minori rimasti
privi di genitore a seguito di arresto; genitori con minori o donne in gravidanza privi di alloggio e di supporto; persone vittime di violenza familiare; persone vittime di tratta; persona rimasta priva del familiare di riferimento; persona adulta priva di alloggio e o in precarie condizioni di salute; persona adulta gravemente deprivata; persona anziana con problemi cognitivi che mette a rischio sé stessa o gli altri; persona (adulta vittima di violenza, grave sfruttamento, senza fissa dimora, richiedente asilo, disabile, anziana) con dimissione non concordata da strutture; persone o famiglie con alloggio non agibile per incendio, crollo, scoppio o per altri eventi climatici; persona
gravemente vulnerabile, i quali vengano a trovarsi in condizioni impreviste e improvvise di necessità assistenziale.
Il Servizio Pis (Pronto Intervento Sociale) è attivo 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno ed è rivolto a tutte quelle situazioni che richiedono interventi, decisioni e soluzioni urgenti, immediate e improcrastinabili.L’emergenza sociale, per giustificarne l’attivazione, deve presentarsi come improvvisa e imprevedibile, tale da incidere negativamente sui bisogni primari del singolo e della famiglia (sicurezza e incolumità personale, necessità di protezione, alloggio, condizione di abbandono, disorientamento, emarginazione eccetera), tanto da far temere, nell’immedia-
Latronico: «Ne rafforziamo il ruolo come luogo stabile di confronto e di proposta, capace di accompagnare le scelte future»
POTENZA. «La famiglia resta uno dei pilastri delle politiche sociali della Regione Basilicata e il rinnovo della Consulta regionale rappresenta un passaggio significativo per rafforzare il confronto con il mondo dell’associazionismo, del volontariato e delle istituzioni locali».È quanto dichiara Cosimo Latronico, assessore alla Salute, Politiche per la Persona e Pnrr della Regione Basilicata, commentando il decreto del presidente della Giunta regionale che rinnova i componenti della Consulta regionale per la famiglia.«Si tratta –prosegue – di uno strumento previsto dalla legge regionale n. 45

del 2000 che svolge una funzione propositiva e consultiva sulle po-
litiche familiari, consentendo alla Regione di dialogare in modo strutturato con le realtà sociali e istituzionali che operano quotidianamente a sostegno delle famiglie. Con questo rinnovo – aggiunge –viene confermata una composizione ampia e rappresentativa che coinvolge associazioni familiari, enti del terzo settore, organizzazioni di volontariato, Anci, Upi, la Commissione regionale Pari opportunità e le aziende sanitarie lucane. Un sistema di rappresentanze che consente di portare all’interno della Consulta competenze ed esperienze diverse, utili a costruire politiche sempre più effi-
caci. L’obiettivo – sottolinea Latronico – è rafforzare il ruolo della Consulta come luogo stabile di confronto e di proposta, capace di accompagnare le scelte della Regione su temi centrali come il sostegno alla genitorialità, la tutela delle fragilità, i servizi educativi e sociali e le politiche per la natalità.Vogliamo continuare a costruire – conclude l’assessore – una rete territoriale solida tra istituzioni, servizi e società civile, perché le politiche per la famiglia non sono solo interventi sociali, ma rappresentano un investimento strategico per il futuro della nostra comunità».
Il direttore generale dell’Asm: «La decisione della famiglia della donatrice ha permesso di salvare tante vite»
MATERA. La Direzione Strategica dell’Azienda Sanitaria Locale di Matera esprime il più sentito ringraziamento a tutto il personale sanitario e ai professionisti che, con grande impegno, dedizione e sensibilità, hanno preso parte la notte scorsa alle delicate procedure di prelievo degli organi su una donatrice di 40 anni, svoltesi presso l’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera. L’intervento ha richiesto un lavoro complesso e altamente coordinato che ha coinvolto anestesisti rianimatori, infermieri, coordinatori del percorso trapianti, operatori del Centro Regionale Trapianti e diverse professionalità come nefrologi, senologi, radiologi, cardiologi, ginecologi, anatomo patologi, chirurghi, microbiologici, medici di laboratorio, trasfusionisti, personale infermieristico, oss, autisti, personale del 118, che con competenza e spirito di squadra hanno collaborato per garantire la puntuale gestione di tutte le fasi del processo, dall’accertamento della morte alla procedura di prelievo, fino all’allocazione degli organi destinati al trapianto.
«Un pensiero di profonda gratitudine e commozione – ha dichiarato il Direttore

Generale dell’Asm- è rivolto soprattutto alla famiglia della donatrice che, in un momento di immenso dolore, ha scelto di compiere un gesto di straordinaria generosità. La decisione di donare gli organi del proprio caro ha trasformato una perdita in una concreta possibilità di vita per altre persone, offrendo speranza e futuro a pazienti in attesa di trapianto. Un grazie anche a tutta l’equipe per il senso di responsabilità dimostrato nell’affrontare con grande umanità e determinazione un percorso delicato, superando anche le paure e le preoccupazioni che in questi giorni investono la comunità».
«Desidero esprimere – ha sottolineato l’assessore
Regionale alla Salute e Politiche della persona, Cosimo Latronico - un sincero ringraziamento a tutti i
professionisti sanitari coinvolti in questa complessa procedura, che ancora una volta hanno dimostrato elevata competenza, senso di responsabilità e grande spirito di squadra. La donazione di organi rappresenta uno degli atti più alti di solidarietà e civiltà: in un momento di dolore profondo, la scelta della famiglia della donatrice ha consentito di offrire una concreta possibilità di vita ad altre persone. A loro va il nostro pensiero più rispettoso e riconoscente. Episodi come questo confermano l’importanza di continuare a promuovere la cultura della donazione e di rafforzare il lavoro della rete trapiantologica, che in Basilicata può contare su professionalità e strutture capaci di operare con efficacia e umanità al servizio dei cittadini».
LETTERA AL PRIMARIO DELL’ORTOPEDIA
MELFI. L’ospedale di Melfi torna al centro di una storia di buona sanità. Protagonista il primario ortopedico Adolfo Cuomo e la sua equipe, che hanno portato a termine con successo un delicato intervento di protesi d’anca su Rosalba Petrillo, sessantotto anni, originaria di Polla e residente a Tito. La donna, afflitta da problemi respiratori e cardiaci, aveva consultato diversi ospedali senza sentirsi pienamente sicura del percorso terapeutico. La decisione di affidarsi al reparto di Traumatologia e Ortopedia di Melfi si è rivelata decisiva. L’operazione è stata eseguita dal primario Cuomo con il supporto degli ortopedici Michele Trabace e Raffaele Pepe. Determinante anche il lavoro del personale sanitario del reparto, tra strumentisti, infermieri e operatori sociosanitari che hanno seguito la paziente durante tutte le fasi dell’intervento e della degenza, insieme alla fisioterapista impegnata nella riabilitazione. «Con il dottor Cuomo ho trovato attenzione, competenza e soprattutto umanità. È un medico straordinario», racconta la paziente, che ha voluto ringraziare pubblicamente il personale dell’ospedale di Melfi per le cure ricevute e per l’assistenza garantita.

Il via libera dalla giunta regionale di Basilicata, l'assessore: «Così rafforziamo il sistema della formazione continua in sanità»
POTENZA. La Giunta regionale della Basilicata ha approvato quattro deliberazioni relative al sistema di Educazione continua in medicina (Ecm), con cui vengono accreditati come provider standard, ovvero come soggetti accreditati a livello regionale per l’erogazione di eventi Ecm, l’Azienda sanitaria locale di Matera (Asm), l’Azienda sanitaria locale di Potenza (Asp), l’Irccs Crob di Rionero in Vulture – Centro di riferimento oncologico della Basilicata e l’Aias Potenza Ets.I provvedimenti rientrano nel quadro del sistema nazionale di formazione continua previsto dalla normativa sanitaria, che stabilisce l’obbligo di aggiornamento professionale per tutti gli operatori del Servizio sanitario. Attraverso l’accredita-
mento standard, i soggetti riconosciuti potranno organizzare eventi formativi e rilasciare crediti Ecm ai professionisti della sanità.Questa forma di accreditamento standard, di livello avanzato, viene attribuita per la prima volta ai quattro soggetti pubblici e privati coinvolti. Per ottenerla, le strutture hanno dovuto dimostrare il possesso di requisiti specifici e non derogabili, ai quali si sono adeguate e che dovranno continuare a garantire nel tempo. L’accreditamento, infatti, ha una validità quadriennale ed è soggetto a revisione al termine dei quattro anni.L’accreditamento è stato rilasciato a seguito della verifica dei requisiti previsti dal Manuale nazionale di accreditamento dei provider Ecm, delle attività di valu-

tazione effettuate dai valutatori regionali e del parere favorevole espresso dalla Commissione regionale per la formazione continua.«Con questi provvedimenti –dichiara l’assessore alla Salute, Politiche per la persona e Pnrr, Cosimo Latronico – rafforziamo
il sistema della formazione continua in sanità, uno strumento fondamentale per garantire qualità, sicurezza e aggiornamento costante delle competenze dei professionisti. Investire nella formazione significa investire direttamente nella qualità dell’assistenza offerta ai cittadini. L’accreditamento dei provider regionali –prosegue Latronico – consente alle nostre strutture sanitarie e agli enti del territorio di programmare e realizzare attività formative qualificate, in linea con gli standard nazionali e con i bisogni del si- stema sanitario lucano. È un passaggio importante per consolidare un modello di sanità sempre più orientato alla qualità, all’innovazione e alla crescita professionale degli operatori».
Appello a prefetti e istituzioni lucane da Potenza e Policoro: budget insufficienti, a rischio terapie salvavita e livelli occupazionali
POTENZA. Pazienti emodializzati e personale sanitario dei centri SM2 di Potenza e Policoro chiedono un incontro urgente alle istituzioni regionali e ai prefetti di Potenza e Matera per affrontare la questione dei tetti di spesa assegnati alle prestazioni nefrologiche ed emodialitiche per il biennio 20252026.
La richiesta è contenuta in una lettera inviata nei giorni scorsi nella quale vengono evidenziate le criticità legate ai budget stabiliti per i due centri dialisi accreditati e convenzionati presenti in Basilicata. Secondo i firmatari, le risorse assegnate risultano significativamente inferiori alla spesa sostenuta negli anni precedenti per le stesse prestazioni sanitarie.Una situazione che, spiegano pazienti e operatori sanitari, rischia di creare difficoltà nella gestione delle attività, dall’approvvigionamento di farmaci e dispositivi medici fino al pagamento del personale medico, infermieristico e amministrativo. Le preoccupazioni riguardano soprattutto la continuità delle cure. Nei centri di Potenza e Policoro vengono seguiti circa sessanta pazienti dializzati, provenienti non solo dalla Basilicata ma anche

da territori limitrofi, che necessitano di trattamenti salvavita regolari e non differibili. Nella comunicazione viene inoltre ricordato che la società che gestisce i centri ha chiesto all’Azienda sanitaria di verificare i dati utilizzati per il calcolo dei tetti di spesa, segnalando possibili incongruenze tra i valori indicati negli atti e le prestazioni effettivamente erogate negli anni precedenti.Un altro elemento evidenziato riguarda il centro di Policoro, che negli anni è diventato un punto di riferimento anche
per pazienti provenienti da altre regioni che scelgono l’area dell’Alto Ionio lucano per periodi di soggiorno potendo contare sulla continuità delle cure dialitiche.Per queste ragioni pazienti e operatori sanitari chiedono un confronto immediato con Regione e istituzioni territoriali per individuare una soluzione alla questione dei tetti di spesa e garantire la continuità delle prestazioni sanitarie. In assenza di risposte rapide, i firmatari non escludono ulteriori iniziative di sensibilizzazione.
INIZIATIVA DELL’ASM ALL’OSPEDALE DI MATERA
MATERA. In occasione della Giornata nazionale del rene, che si celebra domani, all’ospedale Madonna delle Grazie di Matera sarà allestito un punto informativo dedicato alla prevenzione delle malattie renali. L’iniziativa si svolgerà dalle ore nove alle ore tredici e sarà aperta alla cittadinanza. Durante la mattinata il personale sanitario sarà a disposizione per fornire informazioni utili sui comportamenti da adottare per proteggere la salute dei reni e sull’importanza di uno stile di vita corretto. Presso il punto informativo sarà inoltre possibile effettuare gratuitamente alcuni esami di base, tra cui l’esame delle urine, la misurazione del colesterolo totale e della frazione LDL, oltre a valutazioni sanitarie preliminari.Nel corso della stessa giornata, a partire dalle ore dodici, i nefrologi dell’ospedale incontreranno anche gli studenti del liceo classico «Emanuele Duni» di Matera per un momento di informazione e sensibilizzazione dedicato alla prevenzione delle patologie renali.«La prevenzione rappresenta uno strumento fondamentale per tutelare la salute dei cittadini – afferma il direttore generale Maurizio Friolo –. Iniziative come la Giornata nazionale del rene permettono di avvicinare la popolazione ai temi della salute e di promuovere controlli semplici ma importanti per individuare precocemente eventuali patologie».

A Rionero in Vulture controlli e consulenze nella hall dell’Irccs con il nefrologo Mostacci: esame urine, pressione e colloqui informativi
RIONERO IN VULTURE. In occasione della Giornata mondiale del rene l’Irccs Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata, in collaborazione con l’Azienda Sanitaria di Potenza, conferma il proprio impegno sul fronte della prevenzione aprendo le porte ai cittadini per un’iniziativa dedicata alla salute renale. Oggi, dalle ore 9:30 alle ore 12:30 il nefrologo Salvatore Domenico Mostacci sarà a disposizione nella hall dell’Istituto al piano 0 per effettuare screening gratuiti. L’iniziativa prevede l’esecuzione di un esame delle urine istantaneo, la misurazione della pressione arteriosa e un colloquio informativo. Per partecipare basta recarsi alla postazione allestita al piano 0 dell’Istituto.
«Le malattie renali sono spesso silenziose perché i sintomi compaiono spesso solo in fase avanzata -spiega Mostacci - una diagnosi precoce, unita al controllo dei fattori di rischio come l'ipertensione, è fondamentale per preservare la funzionalità degli organi».
L’evento si inserisce nell’ambito delle attività di sensibilizzazione che il Crob promuove costantemente per diffondere la cultura della prevenzione sul territorio. «L'adesione alla Giornata mondiale del rene rappresenta per il Crob un ulteriore tassello nella più ampia strategia di tutela della salute – commenta il direttore generale Irccs Crob Massimo De Fino che prosegue - La diagnosi precoce è l'arma più potente che

abbiamo a disposizione e, così come avviene per i programmi di screening oncologici, anche il monitoraggio della funzionalità renale permette di intervenire tempestivamente prima che insorgano danni irreversibili. Aprire le porte dell'Istituto ai cittadini per questi controlli gratuiti significa abbattere le barriere tra ospedale e
territorio e promuovere corretti stili di vita».
La Giornata Mondiale del Rene (World Kidney Day) è una campagna di sensibilizzazione globale che si celebra ogni anno il secondo giovedì di marzo ed è promossa dalla Società Italiana di Nefrologia e dalla Fondazione Italiana del Rene.

Due proposte per un impianto fotovoltaico. Galella, Fazzari e Picerno: «Grande opportunità il Comune agisca
Iconsiglieri regionali
Maddalena Fazzari (FdI), Alessandro Galella (FdI) e Fernando Picerno (Forza Italia) hanno ricevuto ieri mattina un proficuo incontro con l’Amministratore Unico di SEL, Luigi Modrone, al quale esprimono sincero ringraziamento per la disponibilità, l’impegno profuso e la visione dimostrata nella gestione della Società Energetica Lucana.
È stata inviata al Comune di Potenza la comunicazione ufficiale per un altro importante investimento promosso dalla Regione Basilicata a favore del Comune di Potenza, formalizzato da SEL al Comune stesso. Due le opzioni allo studio: un investimento di circa 1,2 milioni di euro,
finalizzato alla realizzazione di un impianto fotovoltaico nella zona dei parcheggi e sulle strutture in cemento delle scale mobili del Ponte Attrezzato, capace di produrre il 15% dell’energia necessaria al funzionamento dell’impianto; oppure un investimento più ambizioso, di 3,2 milioni di euro, che prevede il rifacimento totale della copertura dell’impianto con l'adeguamento per la produzione di energia solare rendendo il Ponte Attrezzato - il più lungo d’Europa - totalmente sostenibile con una produzione di energia del 100% ed un risparmio stimato di circa 150mila euro l’anno solo sui costi energetici.
I consiglieri Fazzari, Galella e Picerno sottolinea-

no l’importanza di questo intervento, che rappresenta un esempio concreto di sostenibilità energetica, innovazione tecnologica e investimento sul territorio. «Si tratta - spiegano - di
un’opportunità storica per la città di Potenza. Il sindaco Telesca e l'assessore al ramo Giuzio non perdano tempo. Da parte della Regione Basilicata e di SEL la disponibilità è massima, ora tocca all’Amministrazione comunale agire con decisione, senza steccati ideologici e a vantaggio della collettività nel segno della sostenibilità».
POTENZA A 80 anni dal primo voto delle donne, il capoluogo celebra la sua prima consigliera comunale»
Il valore etico delle donne che ricordano altre donne impegnate in politica. Un’occasione per riflettere, celebrare e mettere in rete le esperienze di figure femminili che hanno dato voce al loro genere, contribuendo al progresso sociale, economico e politico. Un viaggio nel passato per ricordare le donne che hanno segnato la storia politica della città di Potenza, a partire da Dora Rossi, prima eletta in Consiglio Comunale nel 1950 e attiva su più fronti: sociale, economico, culturale e civile.
Il 10 marzo è stato scelto come data simbolica perché nel 1946 le donne italiane votarono ed entrarono per la prima volta nei consigli comunali, un momento storico che segnò una svolta nel loro percorso di emancipazione politica. Questo anniversario ha ispirato Angela Lavalle, Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Potenza, a promuovere un’importante iniziativa di riflessione e confronto sul ruolo delle donne in politica e nella società, dando voce a chi è impegnato nelle associazioni e nei contesti socio-politici cittadini.
L’evento, intitolato “La voce delle donne”, si è svolto presso il Ridotto del Teatro Stabile grazie all’organizzazione del Comune di Potenza, del CIF (Centro Italiano Femminile) e del Consiglio Comunale dei Ragazzi. Hanno partecipato Angela Lavalle, la Vice Sindaca di Potenza Federica

D’Andrea, Annamaria Riviello (impegnata in politica), Vittoria Roccanova (Sindaca del Consiglio Comunale dei Ragazzi), Antonella Viceconti (Presidente del CIF di Potenza), Giuseppe Romaniello (Dirigente del Comune di Potenza) e Michele Fasanella (docente di storia contemporanea all’Unibas). L’iniziativa ha rappresentato un’occasione per ricordare le donne che hanno contribuito al progresso della società lucana con impegno, passione e senso civico, mettendo da parte gli interessi di parte per lavorare al servizio della comunità. In particolare, è stata celebrata la figura di Dora Rossi Grimaldi, attivista della Democrazia Cristiana e prima consigliera comunale di Potenza,
che ha affiancato l’impegno politico alla missione sociale del CIF. Antonella Viceconti ha sottolineato l’importanza dell’evento: «Il 10 marzo 1946 fu eletta al Comune di Potenza la nostra fondatrice in Basilicata, Dora Rossi Grimaldi. Attivista, politica e donna della Democrazia Cristiana, fu vicina alla missione del CIF e all’impegno sociale, portando avanti un lavoro instancabile per il bene della comunità. Siamo orgogliose che il Comune di Potenza abbia deciso di ricordare la sua figura».
Annamaria Riviello ha aggiunto: «Il voto alle donne è stata una conquista fondamentale, frutto del lavoro congiunto di cattoliche e comuniste unite per il bene del
Paese. È importante ricordare queste tappe storiche e le donne che hanno aperto la strada». Angela Lavalle ha spiegato il significato della giornata: «Abbiamo scelto il 10 marzo perché nel 1946 le donne andarono al voto per la prima volta. Ricordiamo oggi Dora Rossi Grimaldi, che come prima consigliera comunale di Potenza si è impegnata su tutti i fronti per il bene della città. Oggi abbiamo voluto coinvolgere personalità che hanno lavorato e continuano a lavorare per il bene della politica regionale. Ritengo significativa anche la presenza di Vittoria Roccanova, Sindaca del Consiglio Comunale dei Ragazzi, che potrà trarre ispirazione da questo momento di riflessione per il suo ruolo nell’assemblea dei ragazzi».
Dall’incontro è emerso un messaggio forte di passione, amore e dedizione per la politica, un invito a farne uno strumento di crescita e coesione per la società. Il CIF e il Comune di Potenza ribadiscono la necessità di mettere al centro il valore delle donne, che con il loro impegno hanno segnato la storia e possono contribuire a costruire un futuro basato sulla sostenibilità, il rispetto e l’uguaglianza. In un momento storico segnato da conflitti e divisioni, il richiamo all’etica e al senso civico delle donne può essere un punto di riferimento per tutta la comunità.

Controllo dei carabinieri in via IV Novembre: sequestrati circa 23 grammi di droga, per il giovane disposto il divieto di dimora
POTENZA. Un controllo di routine sul territorio si è trasformato in un arresto per droga nel capoluogo lucano. I carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Potenza hanno fermato un cittadino tunisino di diciannove anni trovato in possesso di circa ventitré grammi di cocaina. L’episodio è avvenuto in via IV Novembre, durante uno dei servizi quotidiani predisposti dall’Arma per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di illegalità in città. Secondo quanto ricostruito dai militari, la pattuglia impegnata nel servizio di controllo ha notato il giovane mentre si tro-

vava lungo la strada. Alla vista dell’auto dei carabinieri il ragazzo avrebbe mostrato un evidente stato di agitazione e avrebbe tentato di allontanarsi rapidamente imboccando alcune vie limitrofe, nel tentativo di evitare il controllo. Il comportamento sospetto ha spinto i militari
a intervenire immediatamente.Ne è nato un breve inseguimento a piedi che si è concluso poco dopo con il blocco del giovane. La successiva perquisizione personale ha consentito di rinvenire nella sua disponibilità circa ventitré grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina.
La droga è stata posta sotto sequestro e sarà sottoposta agli accertamenti tecnici di laboratorio previsti dall’Arma.Il diciannovenne è stato quindi arrestato in flagranza di reato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Al termine delle formalità di rito è stato trasferito nella casa circondariale di Potenza, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza ha successivamente convalidato l’arresto eseguito dai carabinieri e ha disposto nei confronti dell’indagato la misura cautelare del divieto
di dimora in Basilicata. Resta fermo, come previsto dalla Costituzione, il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
L’operazione rientra nel più ampio dispositivo di sicurezza che l’Arma mantiene costantemente attivo nel capoluogo lucano.
L’obiettivo è garantire una presenza capillare sul territorio e una risposta rapida alle situazioni di illegalità, con particolare attenzione alla prevenzione e al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, fenomeno che rappresenta una delle principali criticità nelle aree urbane.
TITO Organizzato dal Forum dei Giovani, l’ex sindaco Scavone»Un momento di confronto su una questione che dura da 40 anni»
“Dal Sin alla Zes”, il convegno per «tenere alta l’attenzione»
TITO. “Contaminazioni generazionali” è un nuovo format del ForumGiovani Tito in cui «cercheremo di analizzare tematiche importanti aprendo dei discorsi con altre generazioni per uno scambio di informazioni e per rivivere dei processi che ancora segnano la nostra quotidianità» spiegano.
Il primo appuntamento, “Dal SIN alla ZES” si è svolto in una due giorni, «per un viaggio dalle origini alle vicende odierne provando a delineare un futuro possibile». L’evento è cominciato con una passeggiata con gli ex lavoratori Liquichimica e Daramic, nel sito di interesse, per proseguire con un laboratorio creativo di azioni preparatorie all'assemblea pubblica, nel corso della quale si è cercato di «delineare un quadro preciso e completo della vicenda dando voce a chi è stato protagonista, come ex lavoratori e ex amministratori di Tito: gli ex Sindaci Nicola Fermo, Pasquale Scavone e Graziano Scavone insieme al Sindaco in carica Fabio Laurino, Laura Mongiello, Assessore regionale all'Ambiente e Donato Ramunno Segretario Generale Arpab. Crediamo fortemente nella natura di questo format -proseguono gli organizzatori- e soprattutto in questo primo episodio, il Sin fa parte della storia più e meno recente di Tito e sicuramente farà parte di quella futura». All’indomani dell’incontro è Scavone, già Sindaco di Tito, a delineare un quadro della situazione sul territorio: «Dalla mia esperienza amministrativa sono convinto che i Comuni, in quanto istituzioni più prossime ai territori, possano e debbano svolgere un ruolo attivo come soggetti attuatori degli interventi, come già avvenuto per la messa in sicurezza del sito Daramic a seguito dell'inchiesta giudiziaria. Positiva la nomina del Commissario straordinario, Generale Giuseppe Vadalà, per gli interventi di bonifica del SIN. Una soluzione che ha già dimostrato di funzionare nel caso della discarica Aia dei Mo-
naci, dove il Comune di Tito fu individuato come soggetto attuatore. Sono certo che l’intesa tra il Sindaco Laurino e il Commissario potrà finalmente imprimere un’accelerazione agli interventi attesi da troppo tempo». «NON BASTA UNA ZES
SULLA CARTA»
Prima di tutto però Scavone tiene a «ringraziamere il Forum dei giovani - Tito per aver promosso l’iniziativa. Un momento di confronto importante che ha avuto il merito di mantenere alta l’attenzione su una vicenda che dura ormai da oltre quarant’anni. Quarant’anni di ritardi che non possono diventare normalità. La bonifica del SIN di Tito resta una priorità irrisolta per il nostro territorio. La storia del SIN di Tito, che oggi comprende l’area tra l’ex Daramic e l’ex Liquichimica, racconta purtroppo decenni di inerzia da parte delle amministrazioni competenti in materia di bonifica, in particolare Ministero dell’Ambiente e Regione Basilicata, senza avanzamenti significativi né sul piano della bonifica né su quello della riqualificazione produttiva dell’area industriale – ed aggiunge Scavone- A questo si è aggiunto negli ultimi anni l’abbandono nella gestione dell’area da parte di API-Bas, con un progressivo degrado infrastrutturale oltre che ambientale. Una condizione che inevitabilmente si traduce oggi in minore capacità di attrarre investimenti e in un indebolimento del tessuto produttivo e occupazionale». Spostandosi invece sul tema ZES, l’ex Amministratore precisa: «È bene dirlo con chiarezza che non basta una ZES “sulla carta”. Per essere davvero uno strumento di sviluppo deve essere accompagnata da concreti vantaggi localizzativi, da detassazione per gli investimenti, da riduzione dei costi energetici e da servizi avanzati per le imprese. Solo così può diventare una leva reale di rilancio per l’area industriale di Tito. Allo stesso tempo è necessario riconoscere gli svantaggi competitivi derivanti dall’essere un’area SIN da ol-
tre 20 anni e destinare risorse specifiche per interventi di compensazione ambientale e sviluppo locale. In questa direzione sarebbe giusto utilizzare anche una quota delle risorse che le compagnie petrolifere già versano alla Regione, destinandole a progetti di rilancio economico e produttivo nelle aree SIN di Tito e della Valbasento».
«GRAVE L’ERRORE DEL GOVERNO REGIONALE DI AVER RINUNCIATO AL PROGETTO GREEN DIGITAL HUB»
Infine Scavone si rivolge alla Regione Basilicata, asserendo che «resta grave l’errore del Governo regionale di aver rinunciato al progetto Green Digital Hub, che avrebbe consentito la riqualificazione dell’area dell’ex Liquichimica. Uno scippo annunciato, di cui qualcuno dovrà assumersi la responsabilità politica dinanzi ai cittadini di Tito. Allo stesso modo sul fronte della tutela della salute attendiamo l'avvio della sorveglianza sanitaria e dell'indagine epidemiologica riguardante la popolazione titese e i lavoratori del polo industriale». E conclude: «Sono però convinto che grazie all’impegno del Sindaco Fabio Laurino, dell'Amministrazione comunale e alla sensibilizzazione dei soggetti sociali del territorio, come il Forum dei Giovani di Tito, la guardia continuerà a restare alta su una questione che riguarda ambiente, salute e futuro della nostra comunità. Tito non chiede privilegi, chiede bonifica, salute, sviluppo e rispetto».

Con ironia il cittadino avvisa sul rischio di trasformare ogni atto amministrativo in evento social
Èun piccolo borgo di circa 2 mila abitanti, Calvello, che con le sue stradine e i suoi monumenti racconta una storia lontana, fatta di nobili origini.Ricadente nel Parco dell’Appennino Lucano, il borgo è guidato dalla sindaca Anna Cantisani.Calvello, negli ultimi tempi, ha una figura che informa su tutto ciò che accade nei suoi meandri. Il fenomeno non è passato inosservato a un occhio attento come quello di Salvatore Di Trana, che ironicamente sottolinea: «Nel nostro Paese è emersa una figura che non informa, ma celebra. Ogni gesto
dell’amministrazione diventa un successo annunciato, ogni intervento un evento, ogni atto ordinario propaganda quotidiana. È un attore politico senza mandato, che non si assume responsabilità reali».Secondo Di Trana, questa modalità di comunicazione permanente distorce le priorità, sostituisce la programmazione con la narrazione e la visibilità alla visione politica. «La politica non può ridursi a un flusso di post sui social: deve tornare a essere progetto, confronto e responsabilità», aggiunge.Una comunità matura, conclude l’analista, non si

governa con gli applausi digitali, ma con scelte chiare e trasparenti.La co-
municazione istituzionale deve informare, ascoltare e costruire partecipazione,
evitando di trasformare la politica in consenso artificiale.
Sarà una casa per adulti con disabilità grave, privi di sostegno familiare, un'avanguardia per la nostra comunità e l’Alto Bradano
La legge "Dopo di Noi" finanzia strutture e percorsi per persone con disabilità grave prive di sostegno familiare, promuovendone l'autonomia, con l'obiettivo di favorire l'indipendenza, la socializzazione e la vita indipendente, garantendo allo stesso tempo assistenza continua. Su questi mattoni di assistenza e sostegno, si è posata a Banzi la prima pietra dei lavori per la costruzione della struttura "Dopo di noi".«Non si tratta solo di un cantiere – tiene a specificare il Sindaco Pasquale Caffio – ma di una missione di civiltà: significa creare una casa e un futuro di autonomia a chi ha una disabilità, dando una risposta concreta all'angoscia delle famiglie che si chiedono chi si prenderà cura dei loro figli in futuro».
Raggiunto da Cronache, il Primo cittadino spiega che «verranno costruiti due moduli da 5 posti letto, quindi complessivamente 10 posti letto, con tolleranza fino a 12. Sa-

rà una casa per persone adulte con disabilità grave, prive del sostegno familiare.
L'opera, finanziata all'interno della strategia dell'Area Interna per 1 milione di euro, permetterà di realizzare il primo modulo funzionale della struttura.
Il secondo sarà realizzato in continuità con un successivo finanziamento».
In genere si prediligono strutture che riproducono un ambiente familiare, a volte situate in contesti inclusivi, con giardino, per accogliere persone con disabilità grave non legate all'invecchiamento, al fine di evitare l'istituzionalizzazione, favorendo l'inclusione sociale e percorsi di autonomia grazie all'assistenza continua da parte di personale qualificato, OSS, educatori, e percorsi di integrazione sociale e lavorativa. Chi resta solo spesso ha vissuto storie che raccontano la paura di tante famiglie con disabilità, che, qualche volta, si trasformano in veri e propri drammi. Storie che danno senso e spessore alla richiesta di concreto sostegno a queste famiglie che vivono con inquietudine il futuro di un figlio disabile, quando verrà meno la presenza dei genitori o di chi, da sempre, se ne prende cura.«Con questo intervento non rispondiamo solo a un bisogno locale, ma colmiamo un vuoto assistenziale che per troppo tempo ha pesato sulle famiglie della nostra regione – incalza Caffio – La costruzione di questa struttura permette di supe-


rare un importante gap nei servizi della Basilicata, posizionando la nostra comunità e l’Alto Bradano all'avanguardia nelle politiche sociali e di inclusione. Non stiamo solo costruendo mura, ma stiamo offrendo un modello di dignità che speriamo possa essere d'esempio per tutto il territorio lucano. Quan-
do viene meno il supporto familiare, si può evitare il ricovero in grandi istituti asettici. Le strutture del "Dopo di Noi" non sono semplici alloggi, ma comunità-alloggio dove il supporto è studiato sul progetto di vita individuale».
EMANUELA CALBRESE


SCANZANO JONICO.
La tragedia del 4 ottobre scorso sulla Fondovalle dell’Agri, nel Materano, costata la vita a quattro braccianti agricoli, torna al centro dell’attenzione istituzionale.
Ieri mattina, presso l’aula della Commissione Giustizia della Camera, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati ha svolto audizioni in videoconferenza con le autorità di Matera.
Sono intervenuti il prefetto Maria Carolina Ippolito, il questore Davide Della Cioppa, il comandante provinciale dei Carabinieri Giovanni Russo e il comandante provinciale della Guardia di Finanza Roberto Maniscalco.
Al centro dell’incontro la situazione del lavoro agricolo nel Metapontino, anche alla luce dell’incidente dello scorso autunno che ha riportato l’attenzione sullo sfruttamento

dei lavoratori stagionali. Quel pomeriggio, lungo la statale 598 nel territorio di Scanzano Jonico, quattro lavoratori di origine indiana, tra i 20 e i 34 anni, sono morti mentre si recavano al lavoro. Viaggiavano con altri sei braccianti su un’auto omologata per sette persone, ma nella vettura erano in dieci. Il mezzo si è scontrato con un camion
che procedeva nella corsia opposta. Da quell’incidente – inizialmente oggetto di un’indagine per omicidio stradale – è scaturita un’inchiesta più ampia sul presunto sistema di sfruttamento del lavoro agricolo nel territorio lucano. Il 19 dicembre quattro cittadini pakistani, domiciliati a Policoro, sono stati arrestati con l’accusa di
intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e violenza privata ai danni di lavoratori stranieri impiegati nei campi. Secondo le contestazioni, i braccianti sarebbero stati costretti a vivere in alloggi sovraffollati e in condizioni degradanti, con retribuzioni inferiori ai parametri contrattuali e turni molto lunghi, spesso all’alba e nei giorni festivi,
senza adeguata formazione, dispositivi di protezione e tutele sulla sicurezza. Alcuni sopravvissuti avrebbero inoltre riferito di pressioni e minacce per scoraggiarli dal collaborare con gli inquirenti e indirizzarli verso una versione dei fatti favorevole al gruppo, indicando come “caporale” un uomo morto nello schianto. Le indagini della Procura di Matera sono ancora in corso. Durante l’incontro di ieri mattina Ippolito ha sottolineato la necessità di rafforzare prevenzione e controlli in un’area ad alta intensità agricola come il Materano. Con l’avvio della raccolta delle fragole – settore strategico per l’economia locale – è previsto un piano di verifiche sul territorio e iniziative di sensibilizzazione, anche con il coinvolgimento dei sindacati, per informare sui diritti e sulle tutele previste dalla normativa italiana, con l’obiettivo di contrastare lo sfruttamento e garantire condizioni di lavoro più sicure.
Indagine dell’Associazione Coscioni sui Piani per l’eliminazione delle barriere: Potenza ok, Matera è ancora in fase di elaborazione
POTENZA. A quarant’anni dall’introduzione dell’obbligo dei Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche, nei due capoluoghi della Basilicata emerge una situazione diversa tra un Comune che ha già adottato lo strumento previsto dalla legge e uno che ha avviato soltanto recentemente il percorso per dotarsene. Il quadro emerge da un monitoraggio realizzato dall’Associazione Luca Coscioni sulla diffusione dei cosiddetti Peba nei Comuni capoluogo italiani.Il Comune di Potenza si è dotato del piano con la delibera del Consiglio comunale numero 154 del 2023. Il Peba rappresenta lo strumento previsto dalla normativa nazionale per individuare e programmare gli interventi necessari all’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e negli spazi urbani. L’obiettivo è garantire una maggiore accessibilità a tutte le persone, in particolare a chi vive condizioni di disabilità o difficoltà motorie e sensoriali.Diversa la situazione nel Comune di Matera, dove il piano risulta ancora in fase di realizzazione. Dalla documentazione pubbli-

cata nella sezione Amministrazione trasparente del sito istituzionale emerge che l’amministrazione comunale ha avviato il percorso per dotarsi del Peba con la deliberazione di Giunta comunale numero 119 del 2025. Con questo atto sono stati definiti gli indirizzi politici per l’avvio delle attività, individuato il gruppo di lavoro incaricato della redazione del piano e approvate le linee guida operative che dovranno orientare il processo di elaborazione.I Piani per l’elimina-
zione delle barriere architettoniche costituiscono uno strumento fondamentale per programmare interventi graduali e coordinati finalizzati a rendere accessibili spazi pubblici, edifici comunali e percorsi urbani. La loro funzione è quella di individuare gli ostacoli presenti nelle città e definire priorità e tempi di intervento per consentire a tutte le persone di muoversi e partecipare alla vita sociale senza limitazioni dovute alla presenza di barriere fisiche o sensoriali.Il quadro nazionale delineato dall’indagine non appare incoraggiante. Su centodiciotto Comuni capoluogo monitorati, esclusa Roma dove la competenza è attribuita ai Municipi, soltanto quarantatré hanno approvato un Peba con delibera del Consiglio comunale. Sedici dispongono di piani non ancora approvati oppure di strumenti alternativi non previsti dalla normativa. Venticinque capoluoghi risultano ancora in fase di redazione, mentre trentaquattro non hanno alcun piano oppure non rendono disponibili informazioni aggiornate.Secondo l’Associazione Luca Coscioni questi dati indicano una
situazione ancora più arretrata nel resto del Paese. Si stima infatti che soltanto circa il quindici per cento dei Comuni italiani abbia realmente adottato un Peba e che la concreta realizzazione degli interventi previsti rappresenti una criticità ulteriore.«Dal corpo delle persone al cuore della politica: nei tribunali abbiamo conquistato un vero e proprio diritto ai Peba – afferma l’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni –. In questi anni abbiamo affrontato casi concreti di discriminazione e la giurisprudenza ha chiarito che l’assenza dei Peba non è una semplice mancanza amministrativa, ma una lesione di diritti».Sulla stessa linea anche Rocco Berardo, coordinatore delle iniziative dell’associazione sui diritti delle persone con disabilità. «A quarant’anni dalla legge istitutiva dei Peba l’Italia è ancora indietro nel rispetto dei diritti legati all’accessibilità. Non stiamo parlando di un dettaglio tecnico, ma della possibilità concreta per milioni di persone di vivere, muoversi, studiare e lavorare in condizioni di pari dignità».

Dal 8 giugno artisti internazionali trasformeranno il borgo in un palcoscenico naturale, tra videomapping, suoni e
Entrano nello sguardo e restano nella memoria. Alcuni luoghi hanno un potere speciale: Castelmezzano, nel cuore delle Dolomiti Lucane, è uno di questi. Incastonato tra le guglie di arenaria, questo piccolo borgo lucano – inserito tra i Borghi più Belli d’Italia e insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano – appare all’improvviso dopo una serie di tornanti, come un quadro che si svela lentamente.Non a caso, il quotidiano britannico The Telegraph lo ha indicato come «il villaggio più bello d’Italia», mentre Budget Travel lo ha inserito tra le “best places you’ve never heard of”; luoghi straordinari di cui spesso si scopre l’esistenza solo arrivandoci davvero.È proprio qui, tra case di pietra adagiate sul fianco della montagna e picchi rocciosi che sembrano torri scolpite dal vento, che prende forma
l’Open Call “Il respiro della luce – Castelmezzano Rock Mapping Residency”, una residenza artistica internazionale dedicata ai linguaggi contemporanei della luce, del suono e dell’immagine digitale.Promossa dal Comune di Castelmezzano e da Basilicata Creativa, in prosecuzione di un’idea nata con l’Apt di Basilicata, la call è rivolta ad artisti di videomapping, light designer, sound designer e creativi visivi e digitali provenienti dall’Italia e dal mondo.Per due settimane, a partire dall’8 giugno, i creativi selezionati lavoreranno immersi in uno dei paesaggi più sorprendenti del Sud Italia.
Svilupperanno opere sitespecific pensate per dialogare con le architetture del borgo e con le spettacolari formazioni rocciose che avvolgono l’abitato come un anfiteatro naturale. L’iniziativa, finanziata
con il progetto Borghi-linea B del PNRR, punta a trasformare Castelmezzano in un grande palcoscenico naturale: le pareti di arenaria diventeranno schermi monumentali su cui scorrono immagini e narrazioni luminose, mentre il suono si diffonderà tra vicoli, gradinate e archi in pietra. Le creazioni realizzate durante la residenza daranno vita a spettacoli polimediali notturni, dove arte contemporanea e paesaggio si incontrano in una sinfonia di luce, colori e vibrazioni sonore.
Un’esperienza che porterà fermento tra le strade, i vicoli e le piazze. Gli artisti vivranno a stretto contatto con la comunità locale, fatta di storie, tradizioni e di quella generosità silenziosa che caratterizza questa terra e i suoi abitanti.«Castelmezzano è un luogo dove natura, storia e arte dialogano da secoli», commenta il sindaco Nicola . «Con questa residenza artistica vogliamo aprire il nostro borgo al talento creativo internazionale, invitando artisti da tutto il mondo a interpretare queste montagne – una grande tela na-

turale – attraverso la luce, il suono e le emozioni. La creatività diventa così un modo nuovo per raccontare il territorio e per condividere con chi arriva qui la bellezza autentica della nostra comunità»


Presentata la campagna “Mai bandiera bianca”: comuni, associazioni e cittadini coinvolti nella prevenzione
D I V ITO E RRICHETTI
Presso la sala A del Consiglio regionale della Basilicata si è svolta un’importante iniziativa di sensibilizzazione dedicata al contrasto alla violenza maschile contro le donne, promossa da ANCI Basilicata insieme alla consigliera di parità della Regione Basilicata Ivana Pipponzi e alla consigliera di parità della Provincia di Potenza Simona Bonito.
L’incontro è stato rivolto ad amministratori e amministratrici locali, comunicatori, uffici stampa e social media manager dei Comuni, con l’obiettivo di presentare i contenuti della campagna di comunicazione nazionale promossa da ANCI in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal titolo “Contro la violenza sulle donne, mai bandiera bianca”.
L’iniziativa rientra in un più ampio percorso di sensibilizzazione che punta a rafforzare il ruolo delle istituzioni locali nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere.Ai saluti istituzionali hanno preso parte Manuele Desina, responsabile dell’ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio regionale di Basilicata, il prefetto di Potenza Michele Campanaro, il presidente di ANCI Basilicata Gerardo Larocca, il presidente UMPI Basilicata Cristian Giordano, la presidente della Commissione regionale Pari Opportunità Vittoria Rotunno e, in collegamento, la sindaca di Perugia e delegata nazionale ANCI per le politiche delle pari opportunità Vittoria Ferdinandi.Nel corso degli interventi è stato ribadito come il contrasto alla violenza di genere debba essere un impegno quotidiano e costante, che non può limitarsi alle sole ricorrenze simboliche. Il 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, rappresenta infatti solo un momento di riflessione, ma la battaglia contro ogni forma di violenza deve esse-
re portata avanti ogni giorno attraverso azioni concrete, strumenti di prevenzione e politiche di sostegno alle vittime.Particolare attenzione è stata posta sul ruolo delle amministrazioni locali.
I Comuni, attraverso la rete dell’ANCI, possono infatti svolgere un ruolo fondamentale nella diffusione di una cultura del rispetto e nella costruzione di strumenti di tutela per le donne.
Tra le iniziative possibili rientrano l’adozione di codici di condotta negli ambienti di lavoro pubblici, la promozione di piani triennali di azione per le pari opportunità e la creazione di sportelli di ascolto e supporto destinati alle lavoratrici e alle cittadine che vivono situazioni di difficoltà.
L’obiettivo della campagna è anche quello di rafforzare le attività di comunicazione e informazione sul tema della violenza di genere, coinvolgendo non solo le istituzioni ma anche gli operatori dell’informazione e della comunicazione pubblica. In questo contesto assume particolare rilievo la diffusione di simboli e messaggi visivi capaci di sensibilizzare la cittadinanza, come la proposta di esporre una bandiera della campagna nei municipi dei Comuni lucani, segno tangibile dell’impegno delle amministrazioni contro ogni forma di violenza.
Durante l’incontro è stato inoltre sottolineato come, accanto alle attività di contrasto svolte dalle forze dell’ordine, sia fondamentale investire sul piano culturale e sulla prevenzione. Solo attraverso una rete solida tra istituzioni, associazioni e comunità locali è possibile raggiungere anche le aree interne e i piccoli centri, dove spesso è più difficile intercettare situazioni di disagio o violenza.Tra gli esempi concreti citati nel corso della giornata vi è anche la rifunzionalizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata, trasformati in luoghi di supporto e protezione per le donne vittime di maltrattamenti. In particolare è stato ricordato il proget-



to avviato a Palazzo San Gervasio, dove un immobile sottratto alla criminalità è stato destinato a centro antiviolenza e casa rifugio, offrendo accoglienza e assistenza a chi ha bisogno di protezione.Nel corso dell’iniziativa è stato infine evidenziato l’impegno delle istituzioni nel rafforzare gli strumenti
normativi a tutela delle vittime. Tra le proposte in campo vi è anche quella di favorire l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica alle donne vittime di maltrattamenti, così da garantire loro un ulteriore livello di sicurezza e autonomia.L’incontro ha rappresentato quindi un momento di
confronto e di avvio di un percorso condiviso tra istituzioni e territori. L’obiettivo è costruire una rete sempre più capillare che coinvolga amministrazioni locali, associazioni e società civile, affinché la lotta alla violenza di genere diventi una responsabilità collettiva e quotidiana.
C’è una sensazione che oggi attraversa silenziosamente il nostro tempo. La si percepisce nelle conversazioni al bar, nelle discussioni sui social, nei commenti sotto le notizie, perfino nei di- scorsi tra amici. È una stanchezza diffusa. Non la stanchezza fisica, quella si risolve con qualche ora di sonno. È una stanchezza più sottile. Più profonda. La stanchezza di chi ha smesso di credere che le cose possano davvero migliorare. Negli ultimi anni abbiamo assistito a tutto: crisi economiche, tensioni internazionali, paure collettive, promesse politiche evaporate con la stessa velocità con cui erano state pronunciate. Il risultato è che molte persone hanno sviluppato una specie di difesa psicologica. Non si aspettano più niente. Così almeno non restano deluse. È una strategia comprensibile. Ma ha un effetto collaterale devastante: trasforma lentamente gli esseri umani in spettatori della propria vita. Ci si abitua a commentare tutto… e a cambiare sempre meno.

Ci si indigna per cinque minuti… e poi si scorre alla notizia successiva.
Ci si convince che il mondo sia irrimediabilmente complicato… e che quindi il massimo contributo possibile sia un’opinione. Possibil- mente molto convinta. È una forma di rassegnazione elegante. Intelligente, persino. Peccato che la realtà funzioni in modo completamente diverso. La realtà non cambia perché qualcuno ha l’analisi più brillante. Cambia quando qualcuno sviluppa una forza interiore tale da non farsi trascinare dal clima del tempo. Persone così esistono ancora. Sono meno rumorose di quanto si creda, ma infinitamente più decisive di quanto si immagini. Sono quelle che non aspettano che il mondo diventi semplice per vivere con dignità. Sono quelle che non cercano scuse per smettere di crescere. Sono quelle che, anche quando tutto sembra andare nella direzione sbagliata, continuano a lavorare sulla propria vita con una determinazione quasi ostinata. Cadono, certo. Ma ogni volta si rialzano con una comprensione in più. E soprattutto con

una cosa che oggi sembra rarissima: fiducia nella possibilità di trasformare il proprio destino. È una forza silenziosa. E proprio per questo potentissima. Perché quando incontri una persona che non passa il tempo a lamentarsi della realtà, ma dimostra con la propria vita che è possibile migliorarla… succede qualcosa. Le scuse iniziano a scricchiolare. Il cinismo perde improvvisamente fascino. E torna a farsi strada una domanda
antica quanto l’umanità: «E se fosse possibile anche per me?». È così che cominciano tutte le trasformazioni vere. Non con le grandi dichiarazioni. Non con gli slogan. Non con i dibattiti infiniti. Con una decisione interiore. Quella di non lasciare che il proprio spirito venga addomesticato dalla stanchezza del tempo. Perché la storia dimostra una cosa molto semplice. Le epoche possono essere confuse, difficili, persino oscure. Ma ba-
sta una persona che decide di tirare fuori il meglio di sé… per incrinare il muro della rassegnazione. E quando questo accade succede sempre qualcosa di sorprendente. La realtà, lentamente, ostinatamente, comincia a cambiare direzione. Il mondo può anche attraversare stagioni di stanchezza. Ma non ha mai trovato il modo di fermare le persone che hanno deciso di non arrendersi alla grandezza che portano dentro.
Cambio alla guida tecnica dell’AZ Picerno. Costa caro al tecnico Valerio Bertotto la sconfitta patita domenica sera allo stadio Stadio Simonetta Lamberti di Cava de' Tirreni.La società melandrina ha infatti deciso di sollevare dall’incarico l’ex tecnico del Giugliano Calcio 1928 ed ex calciatore di Udinese Calcio e della Nazionale di calcio dell'Italia.Con Valerio Bertotto è stato sollevato dall’incarico anche l’allenatore in seconda Claudio Bazeu. La squadra lucana, protagonista di una risalita in classifica dovuta alla campagna acquisti svolta dal direttore generale Vincenzo Greco e dal responsabile dell’area tecnica Roberto Franzese, nelle ultime giornate — e in particolar

modo contro Team Altamura e appunto domenica sera a Cava de’ Tirreni — è apparsa in calo sia dal punto di vista mentale sia
sotto il profilo della filosofia di gioco.Un aspetto che ha forse allarmato i dirigenti del Picerno, consapevoli del lavoro svolto da
Bertotto ma altrettanto consci della necessità di raggiungere la salvezza con largo anticipo.Marcone e compagni sabato prossimo sono attesi dalla sfida casalinga contro il Trapani Calcio, squadra in chiaro affanno per le note vicende societarie, nella gara in programma allo stadio Stadio Donato Curcio.Al posto di Bertotto ci sarà Claudio De Luca, che aveva guidato la formazione lucana fino al mese di ottobre prima di essere esonerato dalla dirigenza per gli scarsi risultati ottenuti.La società, intanto, ha inteso ringraziare Valerio Bertotto per il lavoro svolto, augurando all’allenatore torinese le migliori fortune per il prosieguo della sua carriera.

