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Si candida alla guida dell’ospedale di Salerno e pure al San Carlo. Sgarbo a chi l'ha
solo pochi mesi fa per l’Asp

PER BARDI LA PRIORITÀ RESTANO I LUCANI, MA RIMETTE AL PARTITO LE SCELTE FUTURE
In esclusiva a Cronache il Generale parla del prossimo ruolo nazionale in Confindustria di Somma. Ma anche del rapporto con i Berlusconi e Tajani, rispondendo anche su un suo eventuale ruolo a Roma
GERHARD SCHRÖDER
Amico di Putin e grande riformatore
D I MA SS I MI L IAN O RA GOS TA
Putin lo ha indicato apertamente come possibile mediatore per riaprire il dialogo con l’Europa. Berlino, ma un po’ tutta l’Europa, Italia compresa, ha reagito freddamente all’annuncio dello zar di un possibile negoziato di pace da aprire grazie alla mediazione dell’ultraottantenne Gerhard Schröder. Ma chi è l’ex Cancelliere (...)

■ continua a pag 4 Bardi e Somma
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Non vogliamo certo aggrapparci all’insperabile e cioè che la politica diventi tutta più brava e capace come lo sono state le nostre mamme nel loro bellissimo compito di responsabilità e di futuro e nemmeno accomodarsi, tanto per convenienza, sulle celebrazioni comandate, vista la festa che c’è stata, ma vivaddio piuttostola felice sfida d’un cambiamento sarebbe quella d’avere cura ogni giorno del loro valore d’occupazione, assieme anche a tutta la benedetta fatica che c’è dietro. Ora Save the Children, con una tempistica più che azzeccata e pure promettente per le cose da fare, ha pubblicato il rapporto “Le Equilibriste”, giunto alla sua undicesima edizione ed in cui, tanto per farci sentire davvero in colpa e in mala coscienza, il Mothers’ Index, ci rappresenta che la regione più “amica delle madri” è l’Emilia-Romagna (110,115) mentre nel Mezzogiornoil quadro resta complessivamente stabile, anche se su livelli inferiori alla media nazionale (101,460) con l’Abruzzo (99,259) che si conferma la regione meglio posizionata ed il fondo, guarda caso, occupato proprio dalle solite Basilicata (92,276), Puglia (92,226) e Sicilia (91,930). Canta Edoardo Bennato:“Viva la mamma….”
L’ANALISI Se Trump e Leone XIV diventano come i predecessori Reagan e Giovanni Paolo II


l’Italia dimenticata: un patrimonio a rischio estinzione

CASA DI COMUNITÀ
Sopralluogo di Italia Viva al cantiere di Maratea: «Primo lotto pronto entro fine maggio, come previsto dal cronoprogramma»
■ Servizio a pag 17
MONTESCAGLIOSO
L’assessore Di Taranto e il sindaco Zito contro i permessi di ricerca petrolifera e chiedono a Pittella «un confronto immediato»
■ Calabrese a pag 24
AMMINISTRATIVE
A Cronache la candidata sindaco di Tursi Adduci racconta la sua idea di comunità che «deve ritrovare la sua identità»
■ Calabrese a pag 15
GUSTO NOBILE
Polese e Fazzari: «A Venosa protagonista il modello di una Basilicata che vince attraverso l’identità»
■ Servizio a pag 13


Se Trump e Leone XIV diventano come Reagan e Giovanni Paolo II. Il dialogo tra le due sponde dell'Atlantico rimette al centro l'Italia
D I R OB E RT O LA MATT IN A
Nel 1981 alla Casa Bianca fu eletto
Ronald Reagan. Al Soglio di Pietro sedeva da qualche anno Giovanni Paolo II. Difficile immaginare due personalità più diverse.
Giovanni Paolo II era il Papa operaio, figlio della cultura del cattolicesimo sociale, formatosi nei ranghi di Solidarnosc e del sindacalismo cattolico, aveva una avversione dichiarata tanto nei confronti del Socialismo quanto dell'edonismo. Come da tradizione della Dottrina Sociale della Chiesa sapeva bene che il totalitarismo individualista era pericoloso quanto quello collettivista accomunati entrambi dalla volontà di piegare la libertà dell'uomo trasformandolo in macchina da consumo e da produzione.
Ronald Reagan aveva un passato da attore, era il simbolo stesso del sogno americano fondato sull'individualismo più spinto. La sua politica economica interna era fondata principalmente sul taglio delle tasse e della spesa pubblica, la sua politica estera era l'esternazione della volontà di potenza manifestata con la corsa agli armamenti e lo scudo stellare.
IL NEMICO
COMUNE
Santa Romana Chiesa ha una lunga e antica tradizione diplomatica che si fonda sul principio fattualista secondo il quale il nemico del mio nemico è mio amico e che si può combattere un nemico alla volta anche mettendo i propri nemici uno contro l'altro.
L’atteggiamento storico dello Stato Pontificio durante il conflitto tra Francesco I e Carlo V nel quale il Pontefice non esitò a mettere i bastoni tra le ruote del Sacro Romano Imperatore nella lotta contro i luterani pur di evitare che avesse una forza in grado di mettere in difficoltà la supremazia petrina è storicamente la trac-
cia sulla quale si può comprendere non solo la strategia pontifica nella storia ma anche la differenza tra chi ha la consapevolezza di resistere fino alla fine dei tempi e chi, al contrario, guida una potenza politica e militare destinata per sua natura a passare il tempo.
Con questa scelta Giovanni Paolo II, mentre parlava di pace e di disarmo, non ebbe alcuna difficoltà a benedire le scelte politiche di Ronald Reagan senza, peraltro, mai contraddire né il messaggio evangelico né la politica pacifica della Chiesa.
D’altro canto il Presidente americano, pur senza mai sposare la linea religiosa e politica del Pontefice, non esitò a dare segnali di grande accoglienza nei confronti di Giovanni Paolo II.
COME AGNELLI IN MEZZO AI LUPI
Gesù Cristo, del resto, nel Vangelo dice testualmente ai suoi apostoli “come agnelli in mezzo ai lupi io vi mando con candore di colomba e astuzia di serpente” prevedendo che accanto al candore dei fini ci potesse essere la furbizia nei mezzi.
Con questa alleanza mai dichiarata e agendo in maniera distinta Washington e Roma misero in crisi il sistema sovietico. Per la fine dell'impero del male furono funzionali e determinanti tanto il riarmo americano quanto le parole di pace del Pontefice, tanto Rocky IV che sconfigge Ivan Drago quanto le azioni papali a sostegno di Solidarnosc.
IL DIALOGO NECESSARIO TRA TRUMP E LEONE XIV
L’incontro che si è tenuto a Roma tra il Pontefice e Rubio può essere il momento di svolta nel dialogo tra le due potenze morali e militari dell'occidente. Il nemico comune esiste. Per la prima volta dalla scoperta dei nuovi continenti, l'occidente rischia di non essere più il motore ed il centro del mondo. Una situazione


che, se desta preoccupazioni economiche e militari negli USA, non può non destare medesime ambasse morali nelle gerarchie ecclesiastiche in merito alla scomparsa del libero arbitrio e la sua sostituzione con l'alveare produttivo.
D'altro canto Trump e Leone XIV non possono non notare la presenza di obiettivi comuni nella lotta al totalitarismo woke, alla negazione dell'umanità dell'uomo propria di una certa cultura progressista e nella difesa della struttura ordinata, logica e tradizionale della società e della famiglia.
IL PRIMATO MORALE DEGLI ITALIANO La ricomposizione della frattura tra USA e Vaticano sarebbe anche di pri-
mario interesse per l'Italia. Dalla fine del secondo conflitto mondiale l'Italia ha sempre avuto un rapporto privilegiato con gli USA che non gli ha impedito di avere un dialogo anche con gli altri attori dello scenario mondiale.
Giorgia Meloni ha ribadito questa collocazione mettendosi prima in posizione dialogante con Biden e poi in vera e propria alleanza strategica con Trump. Quando, però, il presidente USA ha attaccato Leone XIV il Presidente del Consiglio non ha esitato a difendere le prerogative pontificie e la sua missione.
La ripresa del dialogo non può che fare bene anche all'Italia e non soltanto per la sua strategica colloca-
zione geopolitica ma anche e soprattutto per la storica missione dell'Italia.
Vincenzo Gioberti ne “il primato morale e civile degli italiani” evidenziò come proprio la storia italiana, la sua universalità romana prima e cattolica dopo, fossero la base e il motore di ogni strategia internazionale dell'Italia. Gioberti non immaginava la presenza nello scenario globale di soggetti non occidentali, il suo mondo era quello che noi oggi chiamiamo occidente.
Non è difficile comprendere come la ripresa del dialogo tra le due sponde dell'atlantico e soprattutto tra Papato e Presidenza USA non può che essere una buona notizia anche per la nostra Nazione.
Mosca insiste sulla prospettiva di una vittoria, mentre sul piano internazionale si moltiplicano i tentativi di mediazione
Il messaggio che arriva da Mosca nelle ultime ore è duplice e apparentemente contraddittorio: da un lato la leadership russa lascia intendere che la guerra in Ucraina possa essere in fase di conclusione, dall’altro ribadisce che l’esito sarà comunque una “vittoria” per la Russia. Una combinazione di aperture retoriche e rigidità politica che riflette la fase delicata del conflitto e dei negoziati indiretti in corso. Il presidente russo Vladimir Putin, nel contesto delle celebrazioni per la Giornata della Vittoria a Mosca, ha dichiarato che il conflitto «sta volgendo al termine» e si è detto disponibile a incontri con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky anche in un Paese terzo, a condizione di un accordo preliminare di pace. Zelensky, dal canto suo, ha ribadito la disponibilità al dialogo ma ha escluso Mosca come sede di un eventuale vertice. Parallelamente, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha adottato un tono ben più assertivo, af-

fermando che “l’operazione militare speciale” si concluderà con una vittoria russa. Una linea che rafforza la narrativa interna, mentre all’esterno si moltiplicano i segnali di trattative ancora fragili. Sul piano diplomatico, Mosca ha confermato la disponibilità a proseguire il dialogo con gli Stati Uniti, anche attraverso gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, atte-
si presto nella capitale russa. Il Cremlino ha inoltre rilanciato l’ipotesi di un ruolo dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come possibile mediatore, proposta che ha suscitato scetticismo a Berlino e nessuna apertura ufficiale da parte dello stesso Schröder. Sul terreno resta però una situazione ancora instabile. Ucraina e Russia continuano ad accusarsi recipro-
camente di violazioni del cessate il fuoco temporaneo mediato con il coinvolgimento degli Stati Uniti e associato anche a iniziative diplomatiche promosse dall’amministrazione di Donald Trump. Secondo Kiev, i raid russi non si sono mai realmente fermati, mentre Mosca sostiene che sia stata l’Ucraina a proseguire gli attacchi. Il presidente ucraino Zelensky ha inoltre denunciato nuove vittime e attacchi nelle regioni del fronte, pur riconoscendo una riduzione dei bombardamenti su larga scala. Al centro delle trattative resta anche il tema dello scambio di prigionieri, con l’ipotesi di un accordo “1.000 per 1.000” e un coinvolgimento degli Stati Uniti come garanti. In questo contesto, il Cremlino alterna messaggi di chiusura e apertura: da un lato la retorica della vittoria inevitabile, dall’altro la disponibilità a negoziare e a esplorare mediazioni internazionali. Una strategia che riflette la fase di equilibrio instabile tra pressione militare e ricerca di una via d’uscita diplomatica, ancora lontana da una soluzione definitiva.
Chi è Gerhard Schröder indicato da Mosca come interlocutore fidato per i negoziati di pace
DI MA SSIM IL IAN O RAGOS TA
Putin lo ha indicato apertamente come possibile mediatore per riaprire il dialogo con l’Europa. Berlino, ma un po’ tutta l’Europa, Italia compresa, ha reagito freddamente all’annuncio dello zar di un possibile negoziato di pace da aprire grazie alla mediazione dell’ultraottantenne Gerhard Schröder. Ma chi è l’ex Cancelliere socialdemocratico tedesco, un uomo al servizio di Putin o un politico che potrebbe aiutare l’Europa a uscire dalla guerra?Finito nei consigli di amministrazione energetici russi, l’amico personale dello zar è stato travolto soprattutto dalla scelta, dopo aver lasciato la cancelleria nel 2005, di assumere incarichi collegati a Gazprom e ai progetti energetici russo-tedeschi, in particolare il sistema di gasdotti del Baltico che incarnava la grande strategia economica tra Berlino e Mosca. Fino alla guerra nulla quaestio, più o meno. Dopo l’invasione del 2022 quella relazione è diventa-
ta indigesta in Germania: il suo partito, la SPD, ha preso le distanze e la sua reputazione è stata demolita. Eppure ridurre Schröder a un semplice “servo dello zar”, come in queste ore si sta facendo, significa raccontare solo metà della sua storia.Prima di essere il tedesco di Putin, Schröder è stato infatti il cancelliere che ha modernizzato la Germania. Al governo tra il 1998 e il 2005, guidando una coalizione rosso-verde, prese in mano un Paese rallentato dalla riunificazione, con alta disoccupazione e crescita debole. La sua impronta resta legata all’Agenda 2010, il pacchetto di riforme del mercato del lavoro e del welfare che trasformò la Germania da “malato d’Europa” a locomotiva economica del continente. Le sue riforme - controverse allora e ancora oggi divisive sul piano sociale –riuscirono ad aumentare competitività e occupazione, ponendo le basi della forza economica tedesca degli anni Merkel. Molti socialdemocratici non gliel’hanno mai perdonato.
Molti economisti, invece, continuano a considerarlo il politico che rese possibile la lunga stagione di prosperità tedesca. Schröder fu anche il cancelliere che provò a immaginare un’Europa geopoliticamente autonoma. Nel 2003 si oppose, insieme alla Francia di Jacques Chirac, all’invasione americana dell’Iraq voluta da George W. Bush. Era un europeista pragmatico, convinto che la stabilità del continente dipendesse da una relazione ordinata con la Russia. Da qui nasce il rapporto con Putin.Schröder definì Putin, in anni meno sospetti, un “democratico irreprensibile”, formula che riletta oggi risulta certo inquietante. Ma, strategicamente, il tedesco immaginava che integrare economicamente la Russia nel sistema europeo ne neutralizzasse l’aggressività geopolitica. Le cose non sono andate proprio per il verso giusto, ma oggi forse vale la pena di sforzarsi per riconoscere che proprio la relazione personale che resiste tra i due potrebbe avere una
funzione politica. La diplomazia, dopotutto, non si esercita tra amici ma tra interlocutori che si fidano abbastanza da parlarsi. Naturalmente esistono rischi enormi. Berlino teme - non senza ragioni - che la proposta del Cremlino serva a dividere il fronte occidentale o a legittimare richieste russe ancora incompatibili con la posizione europea e ucraina. E perciò ha accolto l’ipotesi con freddezza, osservando che da Mosca, finora, sono ar-
rivate più aperture tattiche che reali segnali di compromesso. Se la guerra dovesse davvero avvicinarsi a una fase negoziale, c’è qualcun altro in Europa che possa sedersi davanti al presidente russo con abbastanza credibilità reciproca da parlare non solo di tregua, ma di un nuovo equilibrio di sicurezza sul continente? Se la risposta è no, allora la pace - almeno diplomaticamente - potrebbe davvero valere uno Schröder.

L’INTERVISTA Il presidente della Regione: «La Basilicata ha una classe dirigente capace di rappresentare il territorio a livello nazionale»
D I R O S AM A RI A M O LLI C A
La candidatura di Francesco Somma alla vicepresidenza nazionale di Confindustria rappresenta molto più di un semplice riconoscimento personale. È un segnale politico, economico e istituzionale che rafforza il peso della Basilicata nei luoghi decisionali del Bel Paese e che potrebbe incidere anche sugli equilibri interni di Forza Italia.
Di questo ne parliamo con il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi che venerdì scorso ha annunciato la candidatura di Soma durante il convegno promosso da Confindustria Basilicata dal titolo “Impresa e giustizia, alleati della crescita”.
Presidente, la nomina di Francesco Somma ai vertici di Confindustria può rafforzare il peso di Forza Italia nel Mezzogiorno?
« La caratura di Francesco Somma prescinde dalle etichette di partito. Parliamo di un imprenditore, sin da giovane, molto attivo nella realtà sociale, politica ed economica lucana. Un profondo conoscitore delle difficoltà e del potenziale del nostro territorio e del-
«Il dialogo con la famiglia Berlusconi non si è mai interrotto ritengo che preoccupazione comune sia dare sempre nuovo slancio al partito e rendere la nostra comunità politica sempre più inclusiva e attrattiva per quanti vogliono un Paese più moderno, competitivo e solidale»
le nostre comunità, ma anche più in generale del Mezzogiorno d’Italia. È del tutto evidente che avere figure di questo spessore in ruoli apicali della Confindustria nazionale può tradursi in una maggiore capacità di interpretare le aspettative e le esigenze del mondo economico meridionale e lucano. Di riflesso, significa anche rafforzare posizioni di politica economica particolarmente in sintonia con l’area politica di Forza Italia e del centro destra. Forza Italia nel Mezzogiorno non è solo un serbatoio di voti, ma anche una realtà politica di elezione per tanti protagonisti della scena economica e sociale interpretando una cultura riformista e liberale, quella in cui Somma, sin da giovane, si è riconosciuto. La sua presenza tra i vice Presidenti di Confindustria certifica che la nostra Basilicata ancora esprime classe dirigente autorevole, capace di sedere ai tavoli nazionali ». Alla luce del rapporto tra Somma e la famiglia Berlusconi, ritiene stia emergendo una classe dirigente diversa da quella di Tajani?
« Quel che vedo è il costante tentativo di allargare la base politica e di

rappresentanza di Forza Italia sulla scia dell’eredità del Presidente Berlusconi e la guida saggia di Antonio Tajani. E poiché il dialogo con la famiglia Berlusconi non si è mai interrotto ritengo che preoccupazione comune sia dare sempre nuovo slancio al partito e rendere la nostra comunità politica sempre più inclusiva e attrattiva per quanti vogliono un Paese più moderno, competitivo e solidale ». Questa operazione è vista come un preludio a un suo ruolo politico nazionale. Si sente pronto al salto verso Roma?
« La mia priorità assoluta è, e resta, la Basilicata. Abbiamo avviato un faticoso ma risoluto percorso di riforma del sistema Basilicata, puntando sulle nostre risorse strategiche: acqua, energia, territorio; e sulla riqualificazione del sistema sanitario, tutte cose che richiedono tutta la mia attenzione e il mio impegno. Certo, non può
non far che piacere che a Roma venga osservato con interesse quanto si sta facendo in Basilicata ed i suoi protagonisti, significache stiamo lavorando bene. Ma la politica non è una corsa verso una pol- trona più prestigiosa. È servizio. Il mio “salto” lo faccio ogni giorno per i lucani. Se poi il mio contributo sarà utile agli equilibri nazionali del partito, lo si valuterà nelle sedi opportune ». In che modo la presenza di Somma in Confindustria si tradurrà in sviluppo concreto per la regione?
« La Basilicata deve ripensare il suo modello economico, e necessita per questo di un rinnovato con i centri decisionali, con quanti go-
«La mia priorità assoluta è, e resta, la Basilicata. Abbiamo avviato un faticoso ma risoluto percorso di riforma del sistema Basilicata, puntando sulle nostre risorse strategiche: acqua, energia, territorio; e sulla riqualificazione del sistema sanitario, tutte cose che richiedono tutta la mia attenzione e il mio impegno»
vernano o suggeriscono le strategie di sviluppo. Avere Francesco Somma ai vertici nazionali di Confindustria significa avere qualcuno che conosce perfettamente le criticità infrastrutturali e le potenzialità dei nostri distretti. Mi aspetto un dialogo più fluido tra Regione, Confindustria e Governo centrale e la valorizzazione della Basilicata come terra “business friendly”, grazie anche alle nostre politiche sulle royalties e sulla transizione energetica ».

Spopolamento, abbandono e declino demografico: il futuro delle Aree interne è appeso a un filo
D I M AU R IZ I O B O LO G N ET TI
Aree interne che Manlio Rossi Doria definiva “Terre dell’Osso”. Un’Italia nell’Italia, per niente piccola per estensione territoriale e in cui vive una percentuale significativa di nostri concittadini. Un’Italia che invecchia e va spopolandosi e fa venire in mente i versi di una bellissima canzone di Vinicio Capossela: «Eppure, vedete, restano le terre ma mancano i cristiani. E mancando i cristiani non c’è chi le difende, e c’è invece chi ne approfitta». L’Italia delle Aree interne che in parte rischia di estinguersi e sparire – soprattutto nel nostro Mezzogiorno –nell’arco di qualche decennio. Non sono pochi, infatti, i paesi che hanno raggiunto quasi un punto di non ritorno per ciò che concerne la presenza umana. Dal Nord al Sud – ribadiamolo, soprattutto al Sud – è un’Italia, quella delle “Terre dell’Osso”, in grande sofferenza. C’è il rischio che non pochi paesi, in breve tempo, vengano cancellati dalla cartina geografica e finiscano per ricordare Craco Vecchia, un meraviglioso e suggestivo paese in provincia di Matera, da tempo completamente disabitato e divenuto meta turistica, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. In questo caso – ad onor del vero – il paese fu abbandonato a causa di una delle tante vicende di dissesto idrogeologico, figlio del dissesto ideologico, che tanti drammi e lutti hanno fatto vivere alle italiche genti. Ma lo spopolamento e il rischio desertificazione, di cui voglio parlarvi dalle colonne di Cronache, non dipende da frane e alluvioni, ma da un lento e inesorabile declino che da anni coinvolge centinaia e centinaia di paesi. Con la scomparsa della presenza umana, va da sé, rischiano di sparire tradizioni antiche, culture, dialetti. Insomma, un tesoro che meriterebbe di essere tutelato perché è patrimonio dell’Italia tutta. Questo per non dire che inevitabilmente la scomparsa della presenza umana si traduce, e potrebbe sempre più tradursi, in mancanza di cura dei territori, di preziosi habitat e di tutto ciò che dovremmo avere a cuore in omaggio all’art. 9 della Costituzione. Fino ad oggi - a ben vedere - non si è fatto molto per provare ad invertire la rotta: sempre meno servizi, assenza di un’adeguata assistenza sanitaria, scarsa infrastrutturazione. Uno scenario che in questo caso unisce il Paese dalle Alpi alle Piramidi, o meglio dal Piemonte alla Sicilia, passando per l’intero Appennino, in particolare quello meridiona-

le. Statistiche, cifre, dati sono quanto mai preziosi per aiutarci a capire. I crudi numeri ci offrono istantanee della realtà, fatti e solo fatti. La lettura di un documento licenziato dall’ISTAT il 30 aprile di quest’anno, intitolato «Analisi granulare dei risultati censuari: un approccio per Aree interne», ci aiuta a capire cosa sta accadendo e quanto sia importante utilizzare al meglio i soldi del PNRR. Occorre fare qualcosa che abbia respiro e visione prima che sia troppo tardi e considerando che in qualche caso è già troppo tardi. Nell’incipit del sopra citato report viene riportata una frase di Fabrizio Barca, economista e già «Ministro per il Sud e la coesione sociale territoriale della Repubblica Italiana»: «Le Aree interne hanno tutte storie straordinarie, ma la storia straordinaria del loro possibile futuro è ciò che deve stare al centro, usando e rigenerando queste storie. Questo è il mare “ampio e infinito” a cui puntare». Amen, caro Barca, verrebbe da chiosare. Ma veniamo ora ai freddi numeri che ci ha offerto l’Istat e che fotografano la dimensione del problema: «I comuni delle Aree interne rappresentano il 48,6% del totale dei comuni e coprono il 58,8% del territorio nazionale». L’Istituto, entrando ulteriormente nel dettaglio, distingue tra i comuni delle Aree interne i cosiddetti comuni periferici e ultraperiferici, che sono un po’ le aree interne delle aree interne. Anche in questo caso i dati sono impressionanti: «I comuni periferici e ultraperiferici – scrive l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) – sono il 24% dei comuni italiani e coprono il 33,7% del territorio nazionale». C’è poi un dato che marca la notevole
differenza tra Nord e Sud dello «Stivale»: «Nel Mezzogiorno 2 comuni su 3 appartengono ad Aree interne a fronte di poco più di 1 comune su 3 nella ripartizione settentrionale». Altro dato di estremo interesse è quello che riguarda la percentuale di popolazione che vive nelle Aree interne e in quelle che, come detto, potremmo ribattezzare le aree interne delle aree interne (comuni periferici e ultraperiferici): «Nei comuni delle Aree interne – scrive l’Istat – risiede il 22,6% della popolazione, nei comuni periferici e ultraperiferici vi risiede il 9% della popolazione». In totale una percentuale consistente della popolazione italiana è polverizzata nelle Aree interne, per un totale di 13,3 milioni di abitanti, di cui oltre 7 milioni vivono nel Mezzogiorno. I cosiddetti «comuni polvere» sono davvero tanti e spesso si tratta di comuni che hanno una popolazione al di sotto dei 1000 abitanti. Su di essi pende la “spada di Damocle” di una inevitabile e conclamata fragilità economica e demografica. Molti di questi comuni rischiano davvero di estinguersi nei prossimi decenni se non ci sarà una inversione di rotta. Nel report Istat troviamo un altro dato su cui riflettere, anche se qualcuno potrebbe darlo per scontato: «Alla riduzione della popolazione delle Aree interne si affianca anche una ricomposizione della struttura per età. Dal 2001 la piramide delle età è profondamente cambiata per entrambe le aree (centri e Aree interne, ndr). In particolare la popolazione delle aree interne è più anziana rispetto a quella dei centri».
Le Aree interne più anziane – sottolinea l’Istat - sono in Liguria,
Friuli Venezia-Giulia e Piemonte. Un altro dato interessante è rappresentato dalla presenza dei cittadini stranieri: essi sono prevalentemente di nazionalità rumena, marocchina, albanese e ucraina. L’incidenza degli stranieri nelle Aree interne ultraperiferiche, periferiche e intermedie è rispettivamente del 4,6%, 6,2%, 7,6%. L’ultimo dato Istat che vale la pena offrire all’attenzione dei lettori di Cronache riguarda la distribuzione della popolazione nei comuni periferici, ultraperiferici e intermedi nelle regioni italiane. Inevitabilmente salta all’occhio il dato della Basilicata, regione in cui circa l’80% della popolazione vive nelle sopracitate tipologie di comuni. A seguire il Molise (circa il 70%), il Trentino Alto Adige (poco più del 50%). Scrive l’Istat: «Basilicata, Molise, Trentino Alto-Adige, Sicilia e Calabria presentano la maggiore incidenza di popolazione nelle Aree interne. Lombardia, Piemonte e Veneto evidenziano la minore incidenza di Aree interne, con forte concentrazione della popolazione nei Poli».
Che dire, dunque? Possiamo solo augurarci che i tesori, le storie, la vita delle tante piccole Italie sopravvivano. Nel farlo mi fa piacere citare Manlio Rossi Doria che scriveva: «È una terra che è stata mater e matrigna, che ha suscitato amori e odi profondi, è una terra della miseria o dell’osso, ma è anche terra di acque rigogliose e ristoratrici, terra del verde intenso e accecante, terra della natura incontaminata, della pace, del benessere, dei silenzi, del vento, della neve, degli orizzonti sconfinati…». Vivano e prosperino, allora, le terre dell’osso d’Italia.
Immediato l’intervento sul posto dei sanitari del 118 assieme alla Polizia Municipale; fermato l’aggressore con l’ipotesi di tentato omicidio
DI M IRIA M GALG AN O
Uno sguardo di troppo a una ragazzina del gruppo: sarebbe questo il movente alla base dell’accoltellamento avvenuto nella serata di sabato 9 maggio a Napoli, in Piazza Municipio, ai danni di un 14enne. A quanto pare un 15enne, facente parte della stessa comitiva della vittima, avrebbe estratto un coltello a farfalla a seguito di un litigio con il coetaneo, scatenato probabilmente da un corteggiamento nei confronti di una fanciulla contesa. Il 14enne è stato colpito con tre fendenti all’addome. Immediato l’intervento sul posto dei sanitari del 118 e della Polizia Municipale di Napoli. Quest’ultima è prontamente intervenuta per porre fine alla colluttazione tra i due giovani. Il 14enne è stato trasferito d’urgenza all’Ospedale Pellegrini, prima di essere sottoposto a un delicato intervento chirurgico a seguito della lacerazione del fegato e della colecisti, oltre a uno pneumotorace. Al momento, è ricoverato in terapia intensiva e la prognosi resta riservata. L’aggressore, invece, è stato fermato con l’ipotesi
di tentato omicidio. La Procura per i minorenni sta valutando la posizione del 15enne per l’eventuale convalida del fermo.
LE INDAGINI E LA RICOSTRUZIONE
DEI FATTI
Secondo le prime ricostruzioni investigative, la lite sarebbe degenerata in pochi minuti, passando da uno scambio di provocazioni a una vera e propria aggressione fisica. Il gesto sarebbe avvenuto nei pressi di un’area molto frequentata del centro cittadino, dove nel fine settimana si radunano numerosi gruppi di adolescenti.Gli inquirenti stanno analizzando le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti in zona, anche all’interno delle attività commerciali vicine, per chiarire con precisione la dinamica e verificare l’eventuale presenza di altri ragazzi coinvolti o presenti al momento dell’accoltellamento.
IL CONTESTO:
UNA LITE TRA
ADOLESCENTI
DEGENERATA IN VIOLENZA
Purtroppo, episodi del genere con adolescenti protagonisti faticano ad arrestarsi del tutto, a conferma
della delicata fase di vita che si apprestano ad attraversare, quale è appunto l’adolescenza, in cui si attua il graduale passaggio dall’infanzia alla condizione adulta. Ogni cambiamento significativo, se non ben compreso, può determinare un fragile equilibrio psicologico nel- l’adolescente.È l’età dei primi amori, delle amicizie, degli ideali e della costruzione di nuovi rapporti sociali. Il desiderio di emancipazione spinge l’adolescente a comportamenti trasgressivi che possono sfociare in forme di delinquenza solitaria o di gruppo. Quest’ultimo, infatti, è spesso percepito come un contesto protettivo e rassicurante, ma può anche diventare un fattore di pressione e amplificazione dei comportamenti impulsivi.
IL RUOLO DEGLI ADULTI E IL DISAGIO
GIOVANILE
Appare evidente il ruolo centrale delle figure adulte nel guidare e accompagnare le fragilità dei minori, trasformandole in percorsi di crescita e consapevolezza. Un compito diventato sempre più complesso in una società in cui
i riferimenti educativi tradizionali risultano indeboliti e i valori condivisi meno stabili rispetto al passato.Gli adolescenti, immersi in un contesto sociale caratterizzato da velocità, competizione e modelli di successo immediato, spesso faticano a gestire frustrazione e fallimento. Questo può tradursi in reazioni impulsive, soprattutto nei contesti di gruppo, dove le dinamiche emotive si amplificano e il senso di responsabilità individuale tende ad attenuarsi.
EDUCAZIONE E PREVENZIONE:
UNA SFIDA APERTA
Di fronte a una società che esalta il successo immediato e la gratificazione istantanea, molti giovani sviluppano una crescente difficoltà nella gestione delle emozioni negative. Anche piccoli conflitti possono così degenerare in episodi violenti, come dimostrato dal grave fatto avvenuto nel centro di Napoli.L’accaduto riapre il dibattito sulla necessità di un’educazione più profonda ai valori, che non si limiti alla trasmissione di nozioni scolastiche, ma contribuisca alla formazione della persona nella
sua interezza. Per troppo tempo, infatti, l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sull’istruzione formale, trascurando la dimensione educativa ed emotiva.Oggi più che mai appare necessario ristabilire un equilibrio tra conoscenze e formazione del carattere, rafforzando principi etico-morali capaci di sostenere lo sviluppo armonico degli adolescenti.
L RUOLO DELLE ISTITUZIONI E DELLA COMUNITÀ
In questo scenario, famiglia, scuola e istituzioni sono chiamate a un ruolo decisivo. La capacità di intercettare precocemente situazioni di disagio, offrire ascolto e strumenti adeguati per la gestione delle emozioni, rappresenta un elemento fondamentale per prevenire episodi di violenza giovanile.L’episodio di piazza Municipio non è soltanto un fatto di cronaca, ma anche il segnale di una fragilità più ampia che coinvolge il tessuto sociale ed educativo. Una fragilità che richiede risposte condivise, continuative e non emergenziali, capaci di agire prima che il disagio si trasformi in violenza.


L’intelligenza


I«l sistema andò online il 4 agosto 1997. Skynet cominciò a imparare a ritmo esponenziale. Divenne autocosciente alle 2:14 del mattino, ora dell'Atlantico, del 29 agosto.» (Film – Terminator 2) L’intelligenza artificiale non è più una promessa da laboratorio né un giocattolo per curiosi digitali. È già dentro aziende, ospedali, banche, scuole, uffici pubblici, telefoni e motori di ricerca. Per questo bisogna smettere di parlarne solo con il tono dell’incanto. L’AI può essere una grande leva di progresso, ma anche una macchina capace di amplificare errori, disuguaglianze e nuove forme di potere invisibile. Il primo lato oscuro è il lavoro. Non tutti saranno sostituiti da un robot con gli occhi rossi: più spesso sarà un software silenzioso a mangiare pezzi di mansioni. I lavori più esposti sono quelli fondati su procedure ripetitive, testi standard, dati, classificazioni, assistenza di primo livello: data entry, call center, segreterie, traduzioni semplici, contabilità ordinaria, back office bancario, contenuti seriali, supporto legale preliminare, analisi documentale, parte della programmazione di base. Non spariranno per forza le professioni, ma potranno restringersi: meno persone per fare lo stesso lavoro, oppure persone obbligate a fare più cose in meno tempo. Il rischio non è solo la disoccupazione secca. È la svalutazione dell’esperienza. Se una macchi-
na scrive una bozza, prepara una presentazione, compila un contratto, controlla una pratica o risponde al cliente, il giovane che entrava in azienda imparando proprio da quelle attività dove farà apprendistato? Il pericolo è creare un mercato con pochi specialisti ben pagati che governano i sistemi e molti esecutori intercambiabili che li subiscono. L’AI non cancella automaticamente il lavoro umano, ma può spostare potere, salario e competenze verso chi possiede dati, infrastrutture e capacità di integrazione. Poi c’è il lato sociale. Un algoritmo può discriminare senza odiare nessuno: gli basta essere addestrato su dati storti. Può negare un prestito, filtrare un curriculum, suggerire una terapia, indicare una priorità di polizia o classificare uno studente riproducendo vecchi pregiudizi con una patina tecnologica. Può anche produrre disinformazione su scala industriale: testi credibili, immagini false, video manipolati, voci clonate. La menzogna non nasce con l’AI, ma con l’AI diventa economica, veloce, personalizzata. Il problema non sarà più soltanto distinguere il vero dal falso, ma avere ancora gli strumenti culturali per farlo.
E il rischio “alla Terminator”? La risposta seria è: non domani mattina, ma non è neppure una barzelletta. L’immagine del robot che decide di sterminare l’umanità appartiene al cinema; i rischi reali sono più concreti: sistemi autonomi usati in ambito milita-
re, attacchi informatici potenziati, manipolazione politica, modelli capaci di aiutare nella progettazione di sostanze pericolose, infrastrutture critiche affidate a decisioni automatiche opache. Il punto non è immaginare Skynet, ma evitare che pezzi crescenti della nostra vita vengano delegati a sistemi che nessuno comprende davvero e nessuno vuole assumersi la responsabilità di fermare.
Detto questo, raccontare solo l’apocalisse sarebbe comodo e falso. L’AI oggi è già utile. In medicina aiuta a leggere immagini diagnostiche, individuare pattern, supportare triage e ricerca di farmaci. Nell’industria ottimizza manutenzione, consumi, logistica e qualità. In agricoltura incrocia dati su clima, suolo e irrigazione. Nella pubblica amministrazione può ridurre tempi morti, smistare pratiche, rendere più accessibili servizi e documenti. Nelle scuole può assistere nella personalizzazione dei materiali, purché non diventi una scorciatoia per spegnere il pensiero. Nelle imprese migliora customer care, marketing, analisi dei dati, cybersecurity, traduzione, progettazione, controllo dei processi.
Nel futuro immediato, cioè tra il 2026 e il 2028, vedremo soprattutto assistenti integrati nei software di tutti i giorni: email che preparano risposte, gestionali che suggeriscono azioni, CRM che riassumono clienti, strumenti di BI che interrogano i dati, agenti
che prenotano, compilano, confrontano, avviano procedure. Sarà la fase dell’AI come collega invisibile: non autonoma del tutto, ma abbastanza presente da cambiare il ritmo del lavoro. Tra il 2028 e il 2032 arriverà una seconda fase, più delicata: sistemi capaci di coordinare processi complessi, dialogare tra applicazioni, monitorare anomalie, programmare interventi, costruire simulazioni, assistere medici, tecnici e amministratori con maggiore continuità. In sanità potremo vedere diagnosi più precoci e medicina personalizzata; nelle città, reti energetiche e traffico più intelligenti; nell’industria, fabbriche meno ferme e più predittive. Ma proprio lì serviranno regole, audit, tracciabilità e responsabilità umana. Oltre il 2035 le previsioni diventano più nebbiose. Potremmo avere AI scientifiche capaci di accelerare scoperte su materiali, energia, clima, farmaci; tutor educativi quasi personali; robot più utili nell’assistenza agli anziani e nei lavori pericolosi; sistemi di pianificazione capaci di aiutare governi e aziende a simulare scenari complessi. Ma potremmo anche avere concentrazione economica, sorveglianza diffusa e dipendenza cognitiva: persone che non ricordano, non scrivono, non scelgono, perché una macchina lo fa prima di loro.
La questione, quindi, non è essere pro o contro l’intelligenza artificiale. Sarebbe come essere pro ocontro l’elettricità. La domanda è chi la governa, con quali limiti, con quali dati, per quale interesse e con quale controllo democratico. L’AI migliore non sarà quella che sostituisce l’uomo, ma quella che gli restituisce tempo, sicurezza, conoscenza e capacità di decisione. Il futuro non è già scritto dal codice: sarà scritto dalle regole, dalla scuola, dalle imprese, dalla politica e dalla nostra capacità di non scambiare ogni automatismo per progresso.
« Terminator: Perché piangete?
John: Vuoi dire noi umani?
Terminator: Sì.
John: Non lo so. Piangiamo quando qualcosa ci fa male.
Terminator: Il dolore causa pianto?
John: Eh, sì, anche, ma è diverso. È peggio quando non hai niente, ma ti senti male lo stesso. Lo capisci?
Terminator: No. » (Film – Terminator 2)














Basilicata merita rispetto, le istituzioni non sono un taxi
Il Direttore Generale dell'ASP nominato pochi mesi fa ha fatto domanda per dirigere il San Carlo. È anche tra gli aspiranti alla guida del San Giovanni di Dio di Salerno. Grave sgarbo istituzionale a chi l’ho appena scelto. Gli fa così schifo la nomina?

D I M A SSI M O D EL LA P EN NA
Mandare curriculum in giro è una prassi piuttosto consolidata tra i giovani e anche tra i tanti che giovani più non sono ma cercano una stabilità lavorativa. Viviamo il tempo del precariato permanente e guardarsi intorno in cerca di nuove opportunità è diventato un rito che chiunque fa molto spesso per non dire quotidianamente.
È ovviamente molto scorretto verso l'attività per la quale lavori mandare curriculum mentre ancora si sta lavorando, magari senza avvertire il datore di lavoro e addirittura dopo aver avuto una recentissima promozione o un incarico di prestigio.
Significa chiaramente non rispettare la funzione che si esercita e ritenerlo soltanto un ripiego.
DE FILIPPIS PROVA
AD ANDARE
A SALERNO
Più è importante l'incarico che si è ricevuto, più grave è il tradimento. Ci sono, infatti, incarichi che richiedono per poter essere portati a termine un impegno costante, una vi-
sione di lungo termine ed una strategia complessiva.
Immaginate per un attimo di essere l'azionista di riferimento di una grande società e di aver appena scelto l'amministratore delegato. Come vi sentireste se doveste scoprire che la persona cui avete dato l'incarico di guidare la società non ha fatto ancora in tempo a trasferire sulla scrivania che gli avete dato in dotazione la foto della moglie e dei figli che già cerca un altro lavoro. Nel caso dell'Azienda Sanitaria di Potenza il datore di lavoro è il popolo lucano. Istituzioni e cittadini traditi dal comportamento di Giuseppe De Filippis. Il popolo lucano tramite i rappresentanti in giunta lo ha nominato Direttore Generale dell'Azienda Sanitaria di Potenza e lui ha già fatto domanda per prendere il posto al San Giovanni di Dio di Salerno. Ma non solo è anche tra gli aspiranti alla direzione generale dell’Aor San Carlo, dove al momento Spera e solo commissario, in attesa della nomina del nuovo diret-
tore generale, data la sua scadenza. E senza ombra di dubbio, carte alla mano, la domanda per fare il Dg al San Carlo l’ha fatta dopo aver ricevuto la nomina a Dg dell’Asp. De Filippis si è insediato alla direzione generale dell'ASP soltanto a gennaio del 2026, ancora non ha potuto dare neanche un segnale del suo passaggio e già prova ad andare via, in quanto gli modi.
LA BASILICATA NON È TERRA DI PASSAGGIO, LE ISTITUZIONI NON SONO UN TAXI
È chiaro che questa è una vera e propria mancanza di rispetto. La Basilicata non è terra di passaggio e le istituzioni un taxi. De FIlippis deva far capire e sapere cosa intenda fare da grande. Si è insediato all'ASP e subito dopo ha fatto domanda per il San Carlo, poi ha fatto domanda per il San Giovanni di Dio di Salerno.
Insomma De Filippis ha applicato al ruolo di vertice del sistema sanitario l'antico e non certo nobile adagio secondo cui Franza o Spagna purchè si magna.
Gestire l'azienda sanitaria di Potenza non può essere un ripiego, una fase transitoria, un sistema per ottenere punteggi da iscrivere nel curriculum.
L’azienda sanitaria di Potenza merita rispetto, necessita di impegno quotidiano, deve rispondere alle esigenze dei cittadini e non può trasformarsi in un corso curricolare. De Filippis ci faccia sapere e lo faccia subito. Se vuole dirigere l'azienda sanitaria di Potenza rinunci alla domanda presentata al San Carlo e a Salerno, se vuole dirigere il San Giovanni di Dio di Salerno o il San Carlo dia subito una bella lettera di dimissioni e segua le sue aspirazioni.
L’ESEMPIO
NOBILE DI SPERA
Nello scorrere i nominativi di coloro i quali sono in corsa per l’indicazione
quale direttore generale del San Giovanni di Dio si vede anche un altro volto noto della cronaca e della politica sanitaria di Potenza: Giuseppe Spera. Spera è stato Direttore del San Carlo.
Nel nosocomio potentino si è distinto per efficacia ed efficienza amministrativa, è stato nominato commissario in attesa che si compiano le verifiche necessarie per la sua successione, non sa ancora se sarà riconfermato e, giustamente, come sempre accade per i grandi manager pubblici e privati, ha iniziato a guardarsi intorno per cercare di capire qualcosa sul suo futuro, date anche alcune incertezze giuridiche sollevate da taluni anche interni alla maggioranza (Pittella
su tutti) sulla possibilità di un suo rinnovo al San Carlo. E' una differenza di stile di non poco conto. Da una parte un grande manager come Spera che ha completato il suo lavoro, attende di sapere se potrà continuare a farlo e nel frattempo si guarda intorno. Dall'altro uno come De Filippis che è stato appena nominato e già non vede l'ora di andare via. La Basilicata merita rispetto. Noi pretendiamo di essere rispettati da De FIlippis e esigiamo di sapere se vuole amministrare la sanità potentina o preferisce andare via. Non vorremmo che passasse tutto il tempo a disposizione a mandare curriculum in giro.

Promossa dal MIMIT, l’iniziativa si è concretizzata nella firma di un protocollo d’intesa tra le parti, volto a incentivare la collaborazione
DI FRAN C ESC O M EN ON NA
Due arti che si coniugano tra di loro, producono emozioni e fanno vivere ai tanti appassionati un momento di rara suggestione. Artigianato e alimentazione sono state al centro dell'iniziativa svoltasi sabato mattina in Piazza Duca della Verdura dal titolo: “CNA artigiani cuori del made in Italy”. Un momento di alta condivisione arricchito da laboratori, stand, musica e tanta partecipazione ha reso frizzante l'evento agevolato dal bel tempo e dal sole. Presenti il Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, il segretario della CNA Giuseppe Cancellara e tanti appassionati che hanno osservato dal vivo le bellezze gastronomiche e l'arte pura dell'artigianato locale.Agroalimentare, artigianato locale e tanto slow food hanno fatto da sfondo ad una mattinata davvero significativa che ha visto appunto nella musica l'elemento di congiunzione e assimilazione di un percorso che ha poi raggiunto l'apice con la firma di un protocollo d'intesa. Laboratori digitali, artigianato digitale, giovani appassionati e tanti curiosi hanno ammirato dal vivo una kermesse che ha come obiettivo quello di coniugare il ruolo della cucina e quello dell'artigianato in un momento particolarmente importante per la cucina diventata patrimonio del Bel Paese.Gadgets, colori, un condensato di emozioni dunque nell'ambito della giornata del Made in Italy promossa dal MIBIT: la CNA Potenza ha dunque inteso promuovere l'evento puntando tutto sulla creatività e sul lavoro, la progettualità per mettere insieme un momento di rara bellezza. La giornata è stata promossa di concerto con la Regione Basilicata nell'ambito della promozione dell'artigianato locale ed è stata concepita dagli organizzatori come un momento importante per la nascita di nuove espressioni e il coinvolgimento diretto di attori qualificati come scuole, enti, associazioni capaci di rafforzare una partnership di questo tipo.Botteghe, spazi di creatività e un nuovo modello di design dell'artigianato hanno fatto il resto scandendo i passi di una manifestazione che ha inteso far breccia nei cuori e nei sentimenti dei cittadini di Potenza. Tanti i giovani coinvolti a dimostrazione che artigianato e cucina possono costituire un volano per avviare nuovi processi legati alla ricerca, alla formazione e al mondo del lavoro in generale. L'evento ha preso il via alle 9 con l'esposizione di un laboratorio artistico “Dall'idea alla materia” di Antonio Coluzzi, che ha portato opere in bronzo po-
nendo l'attenzione sul processo produttivo e artigianale. Successivamente sono saliti sul palco i rappresentanti istituzionali per il saluto di rito. Il laboratorio digitale “Dall'ingegno al gioco” di Michele Scioscia di Effenove, con la collaborazione dell'Ipsia Giorgi, ha creato interesse tra i partecipanti e al termine c'è stata la firma del protocollo d'intesa che punta a realizzare e sviluppare nuove idee su scala nazionale dando voce e speranze ai giovani. In questo contesto Michele Scioscia di Effenove ha sottolineato il valore della giornata di promozione e formazione svoltasi nel Centro Storico di Potenza: «Noi siamo appunto una società di computer grafica 3D e partecipiamo alla confederazione nazionale degli artigiani, della CNA e delle piccole e medie imprese. Lo facciamo con orgoglio perché Effenove è composta da artigiani digitali, come gli artigiani normali che scolpiscono, come i liutai che sono rappresentati qui oggi egregiamente dai mastri liutai che lavorano i violini, noi scolpiamo digitalmente modelli tridimensionali e lo facciamo oggi presentando una dimostrazione di scultura digitale raccontando del video game del polo bibliotecario Bookside, quindi faremo vedere ai ragazzi delle scuole come verranno modellati e come verranno scolpiti questi oggetti tridimensionali».Il Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, ha applaudito l'iniziativa evidenziando le sfaccettature salienti: «Musica maestro perché c'è un liutaio, mangiando perché ci sono gli artigiani del cibo. Quindi abbiamo l'artigianato a Potenza in piazza, in Piazza Duca della Verdura dove abbiamo l'arte, il vero made in Italy. Il vero made in Italy è l'artigianato e ciò che viene prodotto all'interno dei nostri paesi, delle nostre botteghe e che si ripropone come già fatto in altri momenti alla cittadinanza, per far conoscere la bontà, la professionalità, quell'amore che contraddistingue i tanti artisti, io li chiamo artisti professionisti, nella loro arte che di volta in volta passa dall'arte culinaria all'arte del liutaio ma anche, per esempio, all'arte metallurgica, quindi la possibilità di poter realizzare un prodotto partendo dalla materia prima, realizzando quello che può essere una statua, una medaglia, un'effigie. Una rete di mestieri che è bello poter rivedere ma è anche importante poter pensare che si possa instaurare in qualche modo in questo Centro Storico e allo stesso tempo tramandare ai tanti ragazzi che in qualche modo potrebbero pensare di potersi appassionare ai mestieri e quindi portarla avanti, che è fondamentale non solo per un



dato economico, non solo per non dimenticare le vecchie origini e i vecchi mestieri di una volta».Giuseppe Cancellara della CNA ha parlato dell'evento: «All'interno anche di quello che è stato il momento in cui la cucina italiana è stata riconosciuta come patrimonio dell'Unesco, abbiamo immaginato che all'interno della giornata del Made in Italy, all'interno degli artigiani cuori del made in Italy, evento organizzato e ideato dalla CNA e patrocinato dal Ministero, si potesse dare risalto quest'anno appunto alla cucina, sì, ma
ai prodotti della cucina italiana, con prodotti di qualità, al nostro agroalimentare di qualità, con le nostre imprese artigiane e grazie all'intervento e ai presidi dello slow food. L'arte, la cucina, le quattro A del made in Italy vanno a braccetto. Siamo accompagnati dalla musica che sembra potesse non essere all'interno del patrimonio immateriale ma è una nostra opera, qualcosa di fantastico e di grande, vanno a braccetto e bisogna dare connessioni per il futuro grazie ai laboratori del digitale».

A Venosa la prima serata di “Gusti Nobili” diventa occasione di confronto tra istituzioni, produttori e mondo dell’enogastronomia di qualità
Non una semplice rassegna enogastronomica, ma un vero e proprio laboratorio di visione per il futuro della Basilicata. Con la serata inaugurale in piazza Orazio, “Gusti Nobili” ha ufficialmente aperto il suo programma, trasformando Venosa in un punto di incontro tra istituzioni, produttori e realtà del settore agroalimentare di qualità.L’iniziativa, realizzata anche grazie alla collaborazione con il prestigioso Merano WineFestival, si propone come una piattaforma strategica per valorizzare le eccellenze lucane e rafforzarne la presenza sui mercati nazionali e internazionali.All’evento hanno partecipato il capogruppo regionale di Orgoglio Lucano – Italia Viva, Mario Polese, e la vicepresidente del Consiglio regionale, Maddalena Fazzari, tra i promotori di una strategia politica che punta a integrare enogastronomia, turismo e cultura co-

me leve di sviluppo economico.«Vedere Venosa e il Castello Aragonese diventare centro di un confronto tra produttori e mercati qualificati dimostra che la Basilicata non è una terra marginale, ma distintiva», hanno dichiarato Polese e Fazzari, sottolineando come la partecipazione a reti internazionali rappresenti un’opportunità concreta di crescita per il territorio.Il riferimento politico centrale dell’iniziati-
va è il rafforzamento del sistema enogastronomico lucano, anche attraverso un emendamento approvato in Consiglio regionale lo scorso dicembre. Un intervento che punta a rendere più strutturata la promo-
zione delle produzioni locali, con particolare attenzione a eccellenze come l’Aglianico del Vulture.«La qualità delle nostre produzioni esiste già – hanno aggiunto –. La sfida è organizzarla e renderla riconoscibile. Serve una promozione integrata capace di unire agroalimentare, turismo e cultura per costruire un modello di sviluppo fondato sulla qualità».L’evento si è svolto anche nella suggestiva cornice del Castello Aragonese di Venosa, contribuendo a rafforzare il legame tra patrimonio storico e identità territoriale.In chiusura, i due esponenti regionali hanno espresso soddisfazione per la partecipazione, in particolare dei giovani produttori: «Quello di Venosa non deve essere un episodio isolato, ma l’inizio di un percorso strutturato. La Basilicata può e deve diventare una destinazione sempre più attrattiva e competitiva sui mercati internazionali».
La Basilicata punta sempre più sull’enogastronomia come leva di sviluppo territoriale e promozione culturale. È il messaggio rilanciato a Venosa dall’assessore regionale alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Carmine Cicala, intervenuto alla serata inaugurale di “Gusto Nobile Carpe Diem Basilicata”, evento realizzato in collaborazione con il Merano WineFestival.Nel suo intervento, Cicala ha sottolineato come la crescita della Basilicata passi dalla capacità di fare sistema tra territori, produzioni di qualità e offerta turistica: «Il vino rappresenta una delle chiavi più forti per raccontare la nostra regione fuori dai confini e generare nuove opportunità per le comunità locali».La manifestazione, ospitata tra il Castello Aragonese di Venosa e le principali piazze del centro storico, ha poposto degustazioni, masterclass, show cooking e momenti dedicati alle eccellenze agroalimentari lucane, valorizzando il legame tra produzioni, paesaggio e identità cul-
turale. Particolarmente significativa la cena inaugurale in Piazza Orazio, dedicata simbolicamente al poeta latino Orazio, con la partecipazione di ristoratori locali e una selezione di etichette rappresentative della vitivinicol-
tura regionale.Cicala ha ribadito il ruolo delle istituzioni nel sostenere iniziative capaci di rafforzare la reputazione della Basilicata: «Quando territori, amministrazioni e mondo produttivo fanno squadra, si crea un va-

lore che va oltre il singolo evento e contribuisce a una crescita stabile».Il comparto vitivinicolo, ha aggiunto l’assessore, rappresenta oggi uno strumento strategico per connettere promozione territoriale, turismo esperienziale e sviluppo delle aree interne. In questa direzione si inserisce anche il percorso che porterà il territorio del Vulture al riconoscimento di Città Italiana del Vino 2026-2027, con l’obiettivo di integrare sempre più vino, cultura e ospitalità.«Non si tratta solo di portare i prodotti lucani nel mondo – ha concluso Cicala – ma di far conoscere la Basilicata nella sua interezza: paesi, comunità e qualità dell’offerta enogastro- nomica. È così che il vino diventa anche strumento di futuro per il territorio».
L’iniziativa conferma dunque la centralità di Venosa nel panorama delle politiche di valorizzazione regionale, rafforzando il ruolo della Basilicata come destinazione enoturistica sempre più riconoscibile a livello nazionale e internazionale.

AMMINISTRATIVE A Cronache Maria Anglona Adduci racconta idee e progetti per la comunità e il territorio
DI EMAN UEL A CALAB R ESE
In Basilicata sono 39 gli uomini candidati alla carica di Sindaco nelle prossime amministrative, contro le 10 le donne capolista. Due di queste, corrono per le elezioni nel Comune di Tursi. Oggi incontriamo Maria Anglona Adduci, 45 anni, un lavoro nella pubblica amministrazione nel settore della scuola.
«Ho iniziato a fare politica nel 2015 quando fui la prima degli eletti, ricoprendo il ruolo di Assessore per quasi tre anni e per i successivi due anni, il ruolo di Vicesindaco. Durante la consiliatura comunale, fui eletta in Consiglio della provincia di Matera, maturando esperienza che mi hanno permesso di stabilire sempre di più la passione per il bene comune».
Avendo già ricoperto cariche amministrative, quali sono a suo parere, le priorità che ha Tursi in questo momento e quali le maggiori criticità?

Anche la vostra è una lista civica. Sono presenti diversi esponenti delle varie opposizioni degli ultimi dieci anni. Di che anime si compone?
«Siamo persone che hanno avuto esperienze diverse, ma che attualmente non
«Dall’esperienza vissuta, penso che Tursi si deve riappropriare della sua identità, abbiamo perso giovani che sono andati a studiare o a cercare lavoro fuori, e la cittadinanza è prettamente anziana e ci sono molti stranieri. Credo che dobbiamo aprirci, fare rete con i paesi vicini, pensiamo alla città di Policoro che si sta ampliando sempre di più e che potrebbe essere da traino come la città di Matera. Le criticità sono rappresentate dalla posizione geografica sfavorevole perché siamo un po' internati, e dobbiamo lavorare molto sulla valorizzazione delle nostre radici. Bisogna prefissarsi degli obbiettivi e operare con strategie per realizzare passo dopo passo, la crescita economica e culturale della nostra città».
hanno connotazioni partitiche. La nostra è stata una scelta di appartenenza ad una comunità e resterà tale durante la consiliatura se dovessimo vincere». Tursi vede una sfida al femminile. Nel 2026 le donne rappresentano oltre un terzo degli amministratori locali nei Comuni italiani, segnando una presenza stabile ma ancora in crescita nel panorama della politica territoriale… «Sono veramente emozionata al pensiero che Tursi avrà un sindaco don-
na, abbiamo quella energia e lungimiranza che gli uomini non hanno, non me ne vogliate!»
Il vostro è il più grande dei 6 centri della provincia di Matera al voto, quasi 3700 gli elettori chiamati alle urne. Quali sfide comporta?
«Tursi ha molte potenzialità, a partire dalle aziende agricole, alle imprese, ai professionisti e alla gente che ha investito sul territorio perché ci hanno creduto. Il nostro impegno è di offrire e garantire i ser-
vizi essenziali al fine di supportarli e incentivarli a produrre sempre di più. Tursi è un paese tranquillo dove i bambini possono giocare e uscire da soli, spetta solo a noi progettare lo sviluppo economico e sociale del paese. Abbiamo un programma ricco, ma nello stesso tempo, realizzato da proposte concrete e attuabili, senza promesse o cattedrali nel deserto. Vogliamo vivere bene, nel rispetto delle regole e nell’amare ciò che si ha, la propria terra».
Si terrà domani, alle ore 18.30, presso la Sala dei Cappuccini della Chiesa Betlemme a Potenza, l’incontro pubblico promosso dalla lista “Ingegneri & Comunità” in vista delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza, in programma dal 20 al 23 maggio con seggi aperti nelle sedi di Potenza, Rionero in Vulture e Senise.L’appuntamento rappresenta uno dei momenti centrali del percorso elettorale della lista e sarà un’occasione di confronto diretto con gli iscritti, con particolare attenzione ai giovani professionisti che si affacciano alla vita ordinistica. Saranno presenti tutti i candidati, professionisti provenienti da diversi ambiti lavorativi e istituzionali, con l’obiettivo di contribuire a un Ordine più vicino alle esigenze della categoria e più incisivo nel supporto alla professione.La lista è guidata dall’ingegnere Michele Lapenna e propone un programma articolato su
sei aree strategiche che riguardano lavoro, pubblica amministrazione, giovani, pari opportunità, formazione e collaborazione con l’Università della Basilicata. L’impostazione programmatica punta a rafforzare il ruolo dell’ingegnere nei diversi contesti professionali, valorizzando le competenze e promuovendo un Ordine in grado di rispondere in modo concreto alle esigenze degli iscritti.Nel corso dell’incontro saranno presentati i candidati della lista, tra cui la professoressa ordinaria di Ingegneria Sanitaria-Ambientale Donatella Caniani, l’ex presidente dell’Ordine e dirigente tecnico del Comune di Policoro Giuseppe D’Onofrio e la funzionaria della Provincia di Potenza nel settore viabilità Anna Guarini.Completano la squadra l’ingegnere meccatronico e consigliere uscente Francesco Iantorno, il dirigente dell’Azienda Sanitaria Locale di Potenza Giuseppe Laguardia, gli ingegneri civili liberi professionisti
Giuseppe Lopiano, Lucia Marotta e Carmine Rocco Mecca, oltre al consigliere uscente Giorgio Maria Restaino.Tra i candidati figurano inoltre l’ex presidente dell’Ordine e ingegnere elettrotecnico Saverio Scavone, il dirigente del Provveditorato alle Opere Pubbliche per la Basilicata Vito Sivolella, la dirigente dell’Ufficio Energia della
Regione Basilicata Rosalia Smaldone, l’ingegnere civile docente e libero professionista Prosperino Suanno e l’ingegnere ambientale del settore privato Maria Zaccardo.La lista propone inoltre la candidatura dell’ingegnere Maurizio Sarli alla presidenza del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine.

La realtà lucana dopo il progetto flop “We are the people”, presentato nell’ottobre 2016 dall’allora governatore Pittella
DI V I N C E N Z O MA I DA
Chi si ricorda più del progetto “We are the people”, presentato in Basilicata nell’ottobre 2016? Un’iniziativa sponsorizzata dall’allora presidente Marcello Pittella che mirava a creare un modello innovativo di economia sociale e accoglienza per migranti, coinvolgendo investitori privati stranieri, tra cui l’imprenditore egiziano Naguib Sawiris. Ecco il comunicato stampa con il quale la Regione annunciava la presentazione dell’iniziativa a Matera. “Il Governatore della Regione Basilicata, Marcello Pittella, presenterà a Matera le linee guida del progetto We are the People, modello di accoglienza innovativo e inclusivo per la gestione dei flussi migratori provenienti dalla rotta del Mediterraneo. All’evento parteciperanno, in qualità di ospiti d’eccezione, il magnate egiziano delle telecomunicazioni Naguib Sawiris, da tempo impegnato a sostenere l’emergenza umanitaria in corso
e l’imprenditrice Rawya Mansour fondatrice di RAMSCO, Gruppo internazionale da oltre venticinque anni impegnato alla tutela dell’ambiente e alla riduzione della povertà nei Paesi in via di Sviluppo. Il progetto prevede lo sviluppo di azioni concrete e mirate a progettare, in Basilicata, un modello innovativo di economia sociale per gestire l’accoglienza dei migranti, con l’obiettivo di garantire il rispetto dei diritti umani, la legalità e di dimostrare che le persone sono prima di tutto risorse per la comunità. L’attenzione sarà prioritariamente rivolta ai bambini orfani e alle donne. Il presidente Pittella, ancora in queste ore, ha tenuto a sottolineare come sia necessario lavorare all’economia dell’integrazione: investire sulle persone è la grande sfida del nostro tempo. L’obiettivo è, nei prossimi anni, scongiurare il decremento demografico già in atto, e rilanciare gli assets della Regione, puntando sull’agricoltura sociale, il turismo ecosostenibile, lo svilup-
po dell’industria creativa e dei servizi innovativi per fare in modo che la Basilicata diventi un territorio di inclusione sociale e un modello economico di riferimento per le Regioni dell’Europa. Il progetto promuoverà, nelle fasi di attuazione, un Piano economico territoriale, Migration Economic Plan, per sostenere i settori prioritari della Regione con l’obiettivo di mettere in rete le competenze del territorio a servizio dell’emergenza umanitaria. Il progetto prevede la partecipazione di donatori pubblici e privati e la presenza delle Organizzazioni multilaterali (UN) che parteciperanno ai lavori.” Quel progetto, per fortuna, abortì per diverse ragioni. Due anni dopo, nel 2018, la regione Basilicata e l’Asm furono travolti dallo scandalo dei concorsi truccati in Sanità, da cui alla fine Pittella è uscito assolto, mentre il Direttore Generale Pietro Quinto e quello Amministrativo, sono stati condannati insieme ad altri, rispettivamente a due e sei mesi di reclusione e a cin-

que anni. Ma qual è, oggi, la situazione degli immigrati in Basilicata? A fine 2024, la Basilicata conta 27.359 cittadini stranieri residenti, pari al 5,2% della popolazione totale, un dato in crescita del 7,7% rispetto al 2023. Il fenomeno evidenzia un radicamento stabile, con un aumento delle famiglie, dei nuovi nati (+7,8%) e oltre 2.400 imprese gestite da immigrati concentrate nei servizi e commercio. La presenza nelle due Province è sostanzialmente equa, con una leggera prevalenza nel Materano (50,7%) rispetto al
Potentino (49,3%). La comunità rumena è la più numerosa, seguita da quella albanese e marocchina. Nel 2024, si sono registrate oltre 800 richieste di cittadinanza nella sola provincia di Potenza, dato quintuplicato nell’ultimo decennio. Gli studenti stranieri nelle scuole lucane sono 3.767, pari al 5,3% della popolazione scolastica, di cui il 42,9% è nato in Italia. Oltre ai residenti, si stima che ogni anno lavorino in Regione oltre 50mila immigrati, inclusi stagionali e lavoratori del settore cura/badanti.
L’auspicio dell’assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr: «Un polo d’avanguardia, a partire dalla transizione ecologica»
«Il futuro della Val Basento è scritto nelle idee e nella laboriosità di chi oggi ha il coraggio di abitarla. Il tema dello sviluppo e della speranza per le nuove generazioni è una questione economica, ma anche una vera e propria sfida d’identità». Lo ha sottolineato l’assessore regionale alla Salute e al PNRR, Cosimo Latronico, intervenendo all’incontro “Sviluppo è Speranza”, organizzato dalle Parrocchie di Ferrandina e dalla Cisl nella Parrocchia Santa Maria della Croce. L’evento, che ha visto il coinvolgimento della comunità cristiana, delle istituzioni locali e del sindacato, ha offerto lo spunto per una profonda riflessione sul riscatto del territorio. Per un giovane che cresce tra Ferrandina, Pisticci e Salandra, lo sguardo sul paesaggio è spesso ambivalente: da un

lato la bellezza aspra dei calanchi, dall’altro le sagome dell’archeologia industriale. «Oggi – ha detto Latronico – siamo a un bivio cruciale: dobbiamo trasformare il retaggio del passato in un trampolino per il futuro, reimmaginando questi spazi affinché
la periferia possa finalmente tornare a essere centro. La Val Basento ha le carte in regola per diventare un polo di avanguardia, a partire dalla transizione ecologica. L’area si sta configurando come un centro strategico per le energie rinnovabili e la chimica
verde, ambiti dove i nostri giovani devono essere protagonisti della Green Economy, applicando competenze in ingegneria e biotecnologie per una crescita che rispetti la terra. Parallelamente, le agevolazioni fiscali e la semplificazione burocratica garantite dalla ZES rendono la valle attrattiva per investitori internazionali, creando una domanda reale di alte competenze tecniche e manageriali». Lo sviluppo – ha concluso Latronico –non passa solo dai capannoni. C’è una nuova generazione che sta riscoprendo l’agricoltura di precisione e il turismo sostenibile. In questo contesto assume una rilevanza fondamentale l’economia della cura delle persone, un ambito intimamente legato al valore dei nostri luoghi dove la qualità della vita diventa un valore aggiunto inestimabile».

Nuovo servizio dedicato alle forme ostruttive della malattia con farmaci innovativi e monitoraggio continuo dei pazienti
POTENZA. La cardiomiopatia ipertrofica è una malattia subdola che può restare silenziosa per anni, manifestandosi spesso con sintomi confusi con stress, ansia o semplice stanchezza. In alcuni casi la diagnosi arriva soltanto dopo episodi più gravi, come svenimenti o importanti difficoltà respiratorie. Per i pazienti della Basilicata e delle regioni limitrofe, però, si apre ora una nuova prospettiva terapeutica grazie all’attivazione, nell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza, di un ambulatorio specialistico dedicato esclusivamente alla gestione della cardiomiopatia ipertrofica, con particolare attenzione alle forme ostruttive, considerate le più complesse da trattare.Il nuovo servizio punta a seguire il paziente lungo tutto il percorso clinico, dalla diagnosi al monitoraggio costante, fino all’accesso ai trattamenti farmacologici più avanzati oggi disponibili. Un modello organizzativo che rafforza ulteriormente il ruolo del San Carlo come centro di riferimento per le patologie cardiologiche complesse. «Questo ambulatorio non è solo un servizio in più, è la dimostrazione che l’Azienda ospedaliera è sempre più punto di riferimento nazionale per le patologie complesse», ha dichiarato il direttore generale dell’azienda ospedaliera regionale San Carlo, Giuseppe Spera. «Il nostro obiettivo è che nessun paziente lucano debba cercare altrove ciò che può trovare a casa propria e di offrire lo stesso servizio per le regioni limitrofe».La cardiomiopatia ipertrofica è causata da un ispessimento anomalo delle pareti del cuore che ostacola il normale flusso del sangue. Tra i sintomi più frequenti figurano affanno, dolore toracico, palpitazioni e perdita di coscienza. La componente genetica della patologia rende inoltre fondamentale

il controllo dei familiari attraverso specifici percorsi di screening. Per molti anni la gestione della malattia è stata particolarmente complessa. Le cure tradizionali non sempre garantivano risultati soddisfacenti e nei casi più severi era necessario ricorrere a interventi invasivi. Oggi, invece, il nuovo ambulatorio può contare su una terapia farmacologica innovativa capace di intervenire direttamente sul meccanismo che provoca la malattia, modulando la contrazione cardiaca in maniera selettiva.I primi pazienti seguiti dall’unità operativa complessa di Cardiologia del San Carlo stanno già mostrando risultati incoraggianti sia sul piano clinico sia nella qualità della vita. «Il nuovo trattamento farmacologico ci consente di offrire opzioni terapeutiche fino a poco tempo fa impensabili», ha spiegato Eugenio Stabile, direttore della Cardiologia del nosocomio potentino.Anche la cardiologa Maria Raffaella Aicale sottolinea l’importanza del nuovo percorso: «La cardiomiopatia ipertrofica è spesso sottodiagnosticata e complessa da gestire. Questo trattamento ci permette di intervenire in modo più mirato e diretto sulla malattia».
INCONTRO PROMOSSO DALL’ASSOCIAZIONE ETS
CHIAROMONTE. La prevenzione sanitaria entra nelle scuole e affronta uno dei fenomeni più diffusi tra i giovani: l’abuso di alcol. Si è svolto a Chiaromonte, nella sede del Pod, il primo incontro promosso dall’associazione Ets Polis per Chiaromonte, impegnata in attività di sensibilizzazione sul territorio. La giornata, dedicata alla memoria del dottor Pino Lauria, storico medico condotto dell’area sud della Basilicata, ha coinvolto due classi quinte dell’Istituto Carlo Levi di Sant’Arcangelo in un confronto diretto con operatori sanitari e testimonianze di persone che hanno affrontato percorsi di dipendenza e riabilitazione. Ad aprire i lavori è stato il presidente di Polis, Domenico Donadio, che ha presentato anche i prossimi appuntamenti dell’associazione dedicati alla prevenzione. A moderare l’incontro il giornalista Fabio Amendolara.Sono intervenuti Mario Marra, Antonio Amatucci e Alberto Dattola, affrontando il tema dell’alcolismo dal punto di vista sanitario, sociale e umano. Particolarmente intenso il momento dedicato alle testimonianze dei pazienti del Centro di riabilitazione alcologica del Pod di Chiaromonte, indicato come una delle realtà di riferimento del territorio.A chiudere la giornata è stato il presidente del Consiglio regionale della Basilicata Marcello Pittella, che ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra scuola, sanità e associazionismo nella prevenzione delle dipendenze.

Sopralluogo istituzionale nel cantiere: primo lotto pronto entro maggio e attivazione prevista in tempi brevi
MARATEA. Nell'ambito del percorso di potenziamento della sanità territoriale in Basilicata, stamattina una delegazione istituzionale ha effettuato una visita ispettiva presso il cantiere della Casa di Comunità di Maratea per verificare lo stato di avanzamento dei lavori. Al sopralluogo hanno preso parte il capogruppo regionale di Orgoglio Lucano - Italia Viva, Mario Polese, il sindaco di Maratea Cesare Albanese, l’assessore comunale Mariastella Gambardella e il consigliere comunale Gabriele Accardi; presente alla visita anche il dottor Salvatore Genovese, referente dei medici dell’Aft1.Dalla visita è emerso che gli interventi procedono in piena coerenza con il cronoprogramma: il primo lotto della struttura sarà consegnato, co-
me previsto, entro la fine di maggio, permettendo così l'attivazione funzionale della Casa di Comunità in tempi brevi.Polese ha dichiarato: «Abbiamo constatato con soddisfazione che i lavori sono in corso d'opera nel pieno rispetto dei tempi previsti dal piano del Pnrr. Questo risultato è il frutto di un'ottima sinergia tra l’Azienda sanitaria, l’assessorato regionale guidato da Cosimo Latronico e la direzione del dottor Domenico Tripaldi».Da parte sua il sindaco Albanese ha sottolineato: «Questo risultato rappresenta un traguardo fondamentale per Maratea, che torna così a rivestire un ruolo di centralità nel panorama sanitario regionale. Questa struttura sarà un punto di riferimento essenziale per la nostra comunità e per l'intera area

circostante. Un ringraziamento sentito va alla ditta e a tutte le maestranze che, lavorando con grande professionalità e impegno, stanno permettendo il rispetto di una scadenza così ambiziosa».A margine della visita, il consiglie-
re Polese ha espresso solidarietà all'assessore Latronico: «Trovo che gli attacchi scomposti ricevuti nelle ultime ore siano del tutto fuori luogo e con toni che nulla hanno a che fare con un sano confronto politico».

Cappiello: «Auspichiamo che al personale protagonista di questa brillante operazione venga riconosciuto il giusto merito professionale»
Brillante operazione di servizio nel carcere di Potenza. Lo scorso 9 maggio. intorno alle ore 17:30, presso la Casa Circondariale di Potenza, nel corso di un’operazione di controllo effettuata dal personale di Polizia Penitenziaria, sono stati sequestrati circa 200 grammi di sostanza presumibilmente stupefacente del tipo hashish e uno smartphone danneggiato, verosimilmente spezzato nel tentativo di disfarsene. L’operazione ha interessato una camera detentiva occupata da quattro detenuti, tre italiani e uno di nazionalità senegalese, che avrebbero inizialmente opposto resistenza all’ingresso del personale nella stanza,
presumibilmente nel tentativo di disfarsi degli oggetti non consentiti. A darne notizia è stato Giuseppe Cappiello, Segretario regionale Basilicata dell’OSAPP, che ha dichiarato: «La situazione delle carceri lucane, in particolare degli istituti di Melfi, Potenza e Matera, resta drammatica sotto il profilo della carenza di organico. Nonostante ciò, il personale di Polizia Penitenziaria, con enormi sacrifici, continua a garantire sicurezza e operatività. I turni di servizio arrivano anche a 12 ore consecutive. Attendiamo risposte concrete dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e l’assegnazione di almeno 50 unità in Basilicata. Auspichiamo

inoltre che al personale protagonista di questa brillante opera-
ma non Giovanni Paolo II»

Si è svolto presso l’Archivio di Stato di Potenza l’incontro “Sportami in Archivio –Lo stadio A. Viviani di Potenza: tracce di memoria”, un importante momento di approfondimento storico e culturale dedicato ad uno dei luoghi simbolo della città. L’iniziativa, promossa dall’Archivio di Stato di Potenza in collaborazione con il CONI Basilicata e con il coinvolgimento di studiosi, dirigenti sportivi ed appassionati, ha rappresentato un’occasione preziosa per ripercorrere la storia dello stadio Viviani non soltanto dal punto di vista sportivo, ma anche sotto il profilo sociale, civile e identitario.Particolarmente interessanti e ricchi di contenuti sono stati gli interventi degli esponenti dell’Associazione Museo del Potenza Calcio che, attra-
verso documenti, testimonianze, fotografie e ricordi, hanno ricostruito alcune delle pagine più significative della storia sportiva cittadina. Nelle figure di Attilio Oddone, Rocco Picciano e Giancarlo Filiani è stato tracciato un percorso storico di grande valore, capace di raccontare non soltanto le vicende dello stadio Viviani, ma anche quelle della squadra rossoblù e del forte legame esistente tra il Potenza Calcio e la comunità cittadina. Nel corso dell’incontro ho avuto modo di portare la mia testimonianza, soffermandomi soprattutto sul valore storico e simbolico dello stadio Viviani quale autentico contenitore della memoria collettiva della città. Il Viviani, infatti, non è soltanto un impianto sportivo. In quello stadio si sono celebrati alcuni dei momenti più emozionanti della storia sportiva lucana: i trionfi del Potenza in Serie B, il ritorno tra i professionisti, le grandi promozioni, fino alla storica festa del 17 giugno 2007 con il rientro del pullman da Benevento dopo il ritorno in Serie C. Ma il Viviani è stato anche molto di più. È stato luogo di grandi eventi civili, religiosi e sociali che hanno segnato profondamente la storia di
Potenza. Dall’arrivo della Madonna di Fatima nell’Anno Mariano del 1950, alle grandi adunate del ventennio fascista con la presenza di Achille Starace; dall’utilizzo dello stadio come accampamento e quartier generale dell’esercito canadese nei giorni successivi all’armistizio del settembre 1943 — quando la caserma Lucania era stata colpita dai bombardamenti — fino a concerti, cerimonie e manifestazioni che hanno accompagnato la vita della nostra comunità. Nel mio intervento ho voluto però evidenziare soprattutto quello che considero l’evento più significativo nella storia dello stadio Viviani e che, paradossalmente, sembra non aver lasciato alcuna traccia visibile. Il 28 aprile 1992, infatti, all’interno dello stadio Viviani si svolse l’incontro con Papa Giovanni Paolo II. Oltre ventimila giovani arrivarono da tutta la Basilicata per partecipare ad un momento straordinario di fede, entusiasmo e unità regionale. Eppure oggi, entrando nello stadio Viviani, non esiste una targa, una lapide o un segno che ricordi quel giorno storico. L’auspicio è che questo appello possa essere ascoltato.
zione venga riconosciuto il giusto merito professionale».
CAMPANARO: «ESEMPIO VIRTUOSO DI DEDIZIONE E FEDELTÀ»
IlTenente Colonnello dell'Esercito Italiano, Francesco Todisco, è stato insignito della Medaglia d'Oro di “Vittima del Terrorismo” dal Presidente della Repubblica per l'attentato subito il 17 luglio 2010 in Afghanistan. La cerimonia di consegna si è svolta a Potenza, alla presenza del Prefetto Michele Campanaro e di altre autorità, tra cui il Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, e il Comandante provinciale dei Carabinieri, Luca D'Amore.Todisco era stato ferito gravemente in un attentato kamikaze mentre comandava una pattuglia italiana a Bala Baluk, in Afghanistan. Nonostante le gravissime lesioni, ha avuto la lucidità di mettere in sicurezza la sua squadra, evitando conseguenze ancora più drammatiche.«La sua è una testimonianza autentica di coraggio e spirito di sacrificio», ha dichiarato il Prefetto Campanaro durante la consegna della Medaglia. «Ha anteposto la sicurezza dei suoi uomini alla propria incolumità personale, offrendo un esempio luminoso di dedizione allo Stato e di fedeltà ai valori della Repubblica». La cerimonia ha rappresentato un momento di riflessione sui valori della democrazia, della libertà e della difesa delle Istituzioni.

A Cronache l’Assessore Mastro entra nel dettaglio di un intervento atteso da anni che incide anche sulla riduzione del rischio idrogeologico
D I E MANUELA C ALABRESE
Palazzo San Gervasio ha ottenuto un imponente finanziamento che vede il Comune, amministrato dal Sindaco Luca Festino, beneficiario per un importo di 1.000.000 di Euro nell'ambito Decreto del Ministero dell’Interno di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
L’ottenimento di questo ulteriore finanziamento, «permetterà un importante intervento di messa in sicurezza e riduzione del rischio idrogeologico lungo tutto il tratto viario di Via Kennedy e il Ponte San Nicola -racconta a Cronache l’Assessore con Delega ai Lavori Pubblici e all'Urbanistica, Michele
Mastro- «interverremo sulla strada di collegamento che dal centro urbano si innesta sulla SP verso Lavello. È un importante asse viario, fruito non solo dai cittadini residenti, ma anche da chi viene da Lavello e dalla Bradanica, ma anche dagli agricoltori. Lì poi abbiamo il ponte San Nicola, oggetto di lavori che Cronache ha già perfettamente raccontato, che collega le due parti del paese. Con questo nuovo intervento, sia di dissesto che di sistemazione di questo asse viario, andiamo a rendere ottimamente fruibile questo tratto di viabilità».
Per quanto concerne i lavori, «le opere riguarderanno il rifacimento del manto stradale, piuttosto che cunette di scolo per
l’acqua, eventuali muretti di controscarpa, insomma, interventi che guardano anche al dissesto idrogeologico, soprattutto nell’ottica di quanto sta accadendo, da qualche anno a questa parte, con fenomeni meteorologici sempre più impetuosi, che procurano evidenti danni al territorio e alla viabilità» spiega Mastro. L’importanza del lavoro risiede anche nel fatto che «è un intervento fondamentale atteso da anni per la sicurezza dei cittadini e per la tutela di un’area strategica del territorio comunale a conferma dell’attenzione che la nostra Amministrazione sta dedicando non soltanto al centro urbano, ma anche alle aree periferiche del territorio comunale -e conclude l’Asses-

sore- Questi lavori garantiranno maggiore sicurezza ai cittadini, migliorerà i collegamenti e assicure-
Il consiglio comunale sarà chiamato a valutare una proposta che mira a colmare
rà condizioni più efficienti anche in caso di emergenze o interventi di protezione civile».
Nel comune di Satriano di Lucania si riaccende il dibattito sulla mobilità sostenibile e sulle infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici. Il gruppo consiliare di minoranza “Satriano Coraggio” ha protocollato una mozione che chiede all’amministrazione comunale di aderire al progetto promosso da Poste Italiane per l’installazione di colonnine di ricarica elettrica sul territorio comunale.Secondo quanto riportato nella proposta, Satriano risulterebbe al momento l’unico centro della Valle del Melandro privo di punti di ricarica pubblici nel centro abitato, una condizione definita dal gruppo consiliare come un “primato negativo” che necessita di un intervento rapido.
La mozione fa riferimento al progetto “Polis – Casa dei Servizi Digitali”, iniziativa nazionale di Poste Italiane finalizzata a favorire la coesione economica e la transizione digitale ed energetica nei comuni con meno di 15.000 abitanti. Il programma prevede l’installazione di colon-
nine nei pressi degli uffici postali o in aree pubbliche individuate insieme alle amministrazioni locali, senza alcun costo per i Comuni.Nel testo si sottolinea inoltre come l’operazione rientri nei
più ampi obiettivi di transizione energetica e mobilità sostenibile, in un contesto in cui anche nel territorio satrianese si registra un aumento progressivo di cittadini che scelgono auto elettriche,


complice l’aumento del prezzo dei carburanti e gli incentivi all’acquisto. L’implementazione di tali servizi, si evidenzia, rappresenterebbe quindi un passo concreto verso l’ammodernamento delle infrastrutture urbane e la riduzione dell’impatto ambientale dei trasporti.Tra le possibili aree indicate per l’installazione figura anche Piazza “Satrianesi nel Mondo”, ritenuta idonea ad ospitare una delle infrastrutture di ricarica.Il gruppo consiliare evidenzia inoltre che l’iniziativa non comporterebbe oneri finanziari per il Comune e invita l’amministrazione ad attivarsi con urgenza, sottolineando la possibilità di intercettare fondi legati al PNRR in scadenza.La mozione impegna infine il sindaco e la giunta a sottoscrivere un protocollo d’intesa con Poste Italiane, individuare un’area pubblica adeguata e procedere rapidamente all’attivazione del progetto.
Il tema sarà discusso nel prossimo consiglio comunale, con l’auspicio espresso dai proponenti di un voto unanime.

La consigliera di parità commenta la nomina dell’assessora a Colobraro dopo il ricorso contro la giunta tutta maschile
POTENZA. Nella partita della rappresentanza, la presenza delle quote rosa nelle amministrazioni pubbliche lucane ha segnato un punto importante. Il sindaco di Colobraro Nicola Lista, ieri 7 maggio, ha nominato assessora Maria Angela Valicenti, mettendo la parola fine a una vicenda arrivata anche davanti al giudice amministrativo.«Una battaglia vinta, ma il cammino per la parità e l’inclusione della componente femminile nei processi istituzionali è ancora lungo», commenta la consigliera di parità della Regione Basilicata, Ivana Pipponzi.La questione della composizione della giunta comunale di Colobraro, fino a ieri tutta al maschile, era stata subito sollevata dopo le nomine avvenute il 24 aprile scorso, in quanto ritenuta illegittima.La consigliera, esercitando i poteri di controllo e vigilanza attribuiti al suo ufficio, in una nota aveva diffidato «l’amministrazione comunale ad annullare con urgenza e in autotutela il decreto sindacale e a nominare contestualmente la nuova giunta rispettando la quota di genere». Dopo diverse contestazioni e un ricorso pendente davanti al Tar della Basilicata, che avrebbe dovuto pronunciarsi il

10 giugno, il sindaco ha ritenuto di chiudere il caso prevedendo l’ingresso di una donna nella sua giunta.«Il 24 e il 25 maggio in Basilicata si voterà in dieci Comuni per eleggere i sindaci e i consiglieri. Ricordo – sottolinea Pipponzi – che nei Comuni al di sotto dei tremila abitanti, dove non si applica la legge Delrio, la rappresentanza di genere nelle istituzioni deve essere sempre prevista. In queste amministrazioni non sono vincolanti le regole che prevedono la presenza del sesso meno rappresentato in misura non inferiore al 40 per cento dei componenti dell’organo collegiale. Se il sindaco, però, ritiene di derogare al principio della pari rappresentatività, è tenuto a motivare chiaramente la sua scelta. E se lo Statuto comunale lo prevede, è possibile attingere
a un assessore esterno facendo ricorso a un interpello rivolto al genere meno rappresentato».Nei Comuni con oltre 3.000 abitanti, invece, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, con un arrotondamento aritmetico. «Anche per queste amministrazioni comunali vale la regola della necessità di documentare l’istruttoria messa in campo per garantire la rappresentanza di genere. Vigileremo perché queste norme non rimangano sulla carta ma vengano attuate. La presenza femminile negli organi di vertice delle amministrazioni pubbliche e private – conclude Ivana Pipponzi – non è pura formalità, ma è un principio basilare garantito dalla nostra stessa Costituzione per affermare pari dignità ed equilibrio sociale».
MATERA. Il manto stradale di Matera torna al centro del dibattito politico cittadino. A sollevare il problema è il consigliere comunale di Forza Italia Francesco Lisurici, che denuncia le condizioni di molte strade interessate negli ultimi mesi da lavori per reti di luce, acqua, gas e fibra.Secondo Lisurici, i ripristini effettuati dalle imprese dopo gli interventi sul suolo pubblico risultano spesso insufficienti e destinati a deteriorarsi rapidamente, soprattutto dopo le piogge. Una situazione che, oltre a compromettere il decoro urbano, renderebbe alcune strade poco sicure per automobilisti e pedoni.Il consigliere sottolinea come il Comune di Matera sia già dotato di un regolamento per la manomissione del suolo pubblico, approvato nel novembre 2024, che stabilisce modalità precise per il rifacimento del manto stradale dopo i lavori. «Il regolamento riporta chiaramente come devono essere effettuati i ripristini per assicurare strade sicure e percorribili», evidenzia Lisurici.Per questo motivo il consigliere ha chiesto al sindaco e all’assessora ai Lavori pubblici di richiamare le ditte intervenute dal 2024 a oggi affinché procedano ai ripristini nel rispetto delle norme vigenti, garantendo maggiore sicurezza ai cittadini materani.

Controllo della Squadra Mobile lungo la 96 bis a Irsina: sequestrati droga, denaro e materiale per lo spaccio
IRSINA. La Polizia di Stato di Matera ha arrestato in flagranza di reato un 55enne di Potenza, ritenuto responsabile di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina.L’operazione è scattata durante alcuni servizi mirati alla prevenzione e repressione del traffico di droga. Gli agenti della Squadra Mobile materana hanno fermato un’autovettura che percorreva la strada statale 96 bis in direzione Potenza, nel tratto compreso nel territorio di Irsina. A bordo del veicolo viaggiavano tre persone. L’atteggiamento particolarmente nervoso mostrato dagli occupanti ha insospettito i poliziotti, che hanno deciso di procedere con controlli più approfonditi attraverso una perquisizione personale e dell’automobi-
le.Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, addosso a uno dei passeggeri, nascosto sotto il maglione, è stato trovato un sacchetto in cellophane contenente due involucri con sostanza polverosa e in pietra bianca. Gli accertamenti eseguiti dal Gabinetto provinciale di Polizia scientifica di Matera hanno confermato che si trattava di cocaina per un peso complessivo di 31,4 grammi. Le successive perquisizioni domiciliari, effettuate nelle abitazioni dei tre soggetti a Potenza, hanno dato esito negativo tranne che per il 55enne già trovato in possesso della droga. Nell’abitazione dell’uomo gli agenti hanno sequestrato altri 8,5 grammi di cocaina, un bilancino di precisione, materiale utilizzato per il confezionamento della sostanza stupe-

facente e 760 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio.Su disposizione dell’Au-
torità giudiziaria, il 55enne è stato trasferito nella Casa circondariale di Matera.
A Cronache il punto dell’Assessore Ditaranto e del Sindaco
D I E MA N U E LA CA LA B RE S E
L’Assessore Donato Ditaranto e il Primo cittadino di Montescaglioso, Vincenzo Zito, snocciolano il tema delle istanze petrolifere ricadenti nel territorio comunale. «Nell’esclusivo interesse della Comunità di Montescaglioso e della tutela del territorio l’Assessore, in qualità di Consigliere del Consiglio delle Autonomie Locali della Regione Basilicata, ha espresso parere negativo sulle istanze “Il Perito” e “La Capriola”» ha reso noto il Primo cittadino. Ascoltati da Cronache, Ditaranto e Zito entrano nel dettaglio. Assessore, i permessi di ricerca idrocarburi denominati "La Capriola" e "Il Perito" affondano le radici nel lontano 2013. Ci descrive le due aree interessate, e cosa accadde in quegli anni? « Dal punto di vista naturalistico le aree interessate dai permessi di ricerca rientrano in un territorio caratterizzato da un paesaggio rurale di pregio, in cui si alternano aree agricole tradizionali, contesti paesaggistici di valore e sistemi geomorfologici tipici dei versanti argillosi, spesso soggetti a fenomeni di erosione e dissesto idrogeologico. Le istanze risalgono al 2013, in un periodo in cui il territorio era già interessato da particolare attenzione per la propria fragilità geologica. In quegli anni eventi legati al dissesto, causando una grossa frana in paese, hanno rafforzato la consapevolezza della vulnerabilità dell’area e della necessità di una pianificazione prudente degli interventi sul sottosuolo » Recentemente lei ha trasmesso via PEC i pareri, insieme alla richiesta di convocazione urgente dell’Assemblea, al Presidente del Consiglio Regionale Pittella. Cosa si evince dai pareri e cosa chiederete nell’Assemblea?
« Dai pareri trasmessi al Presidente del Consiglio Regionale emerge una valutazione complessiva di forte criticità rispetto ai permessi di ricerca. In particolare, è stato espres-

so parere contrario all’intesa regionale, sulla base di diversi elementi principali. L’area, infatti, è soggetta a vincoli paesaggistici e culturali ai sensi del D.Lgs. 42/2004, che richiedono tutele specifiche per la presenza di beni ambientali e paesaggistici. Dal punto di vista territoriale e ambientale, il contesto è caratterizzato da una elevata fragilità idrogeologica, con aree a rischio frana e idraulico e con vincoli idrogeologici già presenti sul territorio. Le attività previste dal progetto, come indagini geofisiche e possibili perforazioni esplorative, possono comportare impatti potenziali su suolo, sottosuolo e risorse idriche, oltre a effetti indiretti legati alle emissioni e alla pressione antropica. Nel complesso, si ritiene necessario applicare un principio di massima cautela, considerando la tutela dell’ambiente e della salute pubblica come priorità. La richiesta di convocazione dell’Assemblea, infine, mira a garantire un confronto istituzionale ampio e trasparente tra tutti gli Enti competenti e una valutazione complessiva degli impatti ».
Tra il 2022 e il 2024 la Situazione PITESAI è cambiata, in quanto molte aree erano state ritenute non idonee, riducendo drasticamente le zone di ricerca, da 188 km q. a 86, per "La Capriola" ma dopo la sentenza del TAR Lazio del 2024 che ha annullato parte del PITESAI, la Società energetica ha ripreso le istanze, chiedendo di operare sull'in-
tera area originaria? « Sì, a seguito di alcuni sviluppi giurisprudenziali e amministrativi intervenuti nel 2024, il quadro applicativo del PITESAI ha conosciuto una fase di ulteriore evoluzione interpretativa. In questo contesto si registra la riproposizione di istanze da parte dei soggetti proponenti, che fanno riferimento ai perimetri originari dei titoli di ricerca. Si tratta di una fase ancora in evoluzione, nella quale gli Enti competenti sono chiamati a esprimersi nel rispetto del quadro normativo vigente e degli strumenti di pianificazione territoriale ». Le associazioni ambientaliste e i rappresentanti locali hanno espresso contrarietà. Quali sono i punti sollevati?
« Nel corso del tempo, Associazioni ambientaliste, Amministrazioni locali e rappresentanti del territorio hanno evidenziato diverse criticità legate ai permessi di ricerca, tra le quali la forte vocazione agricola del territorio, la presenza di aree di pregio paesaggistico e naturalistico, la fragilità idrogeologica dei suoli e la necessità di valutazioni approfondite sugli impatti ambientali e sanitari. Le aree potenzialmente interessate infatti, comprendono un ampio contesto della collina materana, caratterizzato da insediamenti rurali diffusi e da un sistema agricolo consolidato. In questo quadro, la fragilità del territorio rappresenta un elemento centrale di attenzione, che richiede particolare cautela rispetto a interventi che possano in-

terferire con l’equilibrio del sottosuolo. Nel corso degli anni, inoltre, sono stati organizzati incontri pubblici, iniziative territoriali e momenti di confronto promossi da Associazioni, Comitati e rappresentanti Istituzionali, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare la cittadinanza sui possibili impatti ambientali e territoriali connessi ai permessi di ricerca e sull’importanza della tutela del territorio ». Sindaco, da molti anni siete mobilitati per la tutela del territorio. Cosa percepisce dalla sua comunità? Oltre alle istanze petrolifere, ricade sul territorio anche il progetto di deposito scorie, e proprio recentemente avete espresso l’unanime contrarietà della comunità montese, a Matera. Ci dice di più?
« Come Sindaco e Presidente della Comunità del Parco della Murgia Materana, la mia posizione rappresenta una visione politica chiara e coerente che porto avanti sin dal primo giorno del mio insediamento. Tra i primissimi atti della Giunta, approvammo una Delibera specifica sul "Principio di Precauzione". Non è stata una scelta simbolica: abbiamo stabilito che, di fronte a rischi potenziali per la salute e l'ambiente, la tutela dei cittadini deve prevalere su qualsiasi interesse economico o estrattivo. Questo impegno, preso esattamente dieci anni fa, è la bussola che orienta ancora oggi la nostra opposizione alle istanze di ricerca idrocarburi. Dalla mia Comunità percepisco una consape-
volezza matura e una ferma opposizione. Abbiamo un'agricoltura di qualità, un inestimabile paesaggio rupestre ed un turismo che finalmente sta fiorendo. Inoltre, recentemente abbiamo ribadito un concetto fondamentale: il nostro territorio ha già dato molto ed ha intrapreso una strada diametralmente opposta a quella dei rifiuti nucleari. Montescaglioso, la murgia e le aree limitrofe presentano fragilità che mal si conciliano con la sicurezza richiesta da un deposito di scorie » Tutte queste istanze come impattano anche sul lavoro che l’Amministrazione sta portando avanti con progetti di riqualificazione, rilancio e promozione del territorio?
« Queste istanze rappresentano una minaccia diretta e concreta a tutto il lavoro di pianificazione che la nostra Amministrazione sta portando avanti dal 2016. Stiamo investendo milioni di euro in progetti di riqualificazione urbana, recupero del patrimonio storico e potenziamento delle infrastrutture turistiche. Pensiamo ai lavori nel nostro centro storico o ai progetti legati alla sentieristica nel Parco della Murgia. Che senso ha investire nella bellezza e nell'accoglienza se, a pochi chilometri di distanza, il paesaggio rischia di essere sfregiato da torri di trivellazione o, peggio, da un deposito di scorie? Il nostro progetto di rilancio è fondato sulla sostenibilità e sulla cultura. Le istanze di ricerca idrocarburi e il deposito scorie rappresentano esattamente l’opposto ».

L’Assemblea dei Soci approva il bilancio: utile lordo oltre gli 8,5 milioni, crescita della raccolta e rafforzamento patrimoniale
Un “Fiducia che genera futuro” è il filo conduttore che ha accompagnato l’Assemblea dei Soci della Banca Monte Pruno, durante la quale è stato presentato il bilancio 2025, chiuso con il miglior risultato economico nella storia dell’istituto. Un appuntamento che non si è limitato alla lettura dei numeri, ma ha restituito l’immagine di una banca profondamente radicata nel territorio e orientata a una crescita sostenibile e condivisa.L’esercizio al 31 dicembre 2025 si è chiuso con un utile lordo superiore agli 8,5 milioni di euro (oltre 7 milioni di utile netto). La raccolta complessiva ha raggiunto 1.360 milioni di euro, con un incremento di 93 milioni rispetto all’anno precedente, mentre la raccolta indiretta si è attestata a 380 milioni. In crescita anche il patrimonio netto, vicino ai 70 milioni di euro, e i nuovi finanziamenti erogati, che superano i 212 milioni a favore di famiglie, imprese e territorio. In miglioramento anche la qualità del credito e gli indicatori patrimoniali.Risultati che, come sottolineato nel corso dell’assemblea, non rappresentano un punto di arrivo ma la conferma di
un modello di banca cooperativa basato su prossimità, ascolto, fiducia e coerenza tra valori e azioni.Ad aprire i lavori è stato il Presidente Michele Albanese, al suo primo anno nel ruolo, che ha parlato di una “continuità evoluta”, paragonando il passaggio di consegne a quello di una famiglia solida. “Il 2025 è stato un anno di passaggio e di conferme importanti”, ha affermato, sottolineando il ruolo del Direttore Generale Cono Federico, definito una guida competente ed equilibrata, capace di mantenere un forte legame con il territorio e con le persone. Il Presidente ha inoltre evidenziato il valore simbolico dell’istituto, paragonandolo a un albero: radici nei valori, tronco nella solidità, rami nelle attività e frutti nei risultati condivisi con la comunità.Il Direttore Generale Cono Federico ha illustrato i dati economici e patrimoniali, evidenziando la solidità complessiva dell’istituto in un contesto macroeconomico ancora complesso. Tra i passaggi più significativi, l’apertura della nuova filiale di Nocera Inferiore, considerata un segnale concreto di presidio del territorio in contrasto con la de-
sertificazione bancaria. Federico ha inoltre ribadito l’importanza del lavoro quotidiano di dipendenti e organi sociali, ringraziando in particolare il Presidente per il sostegno costante.Nel corso dell’assemblea è stato presentato anche il Bilancio Sociale e di Missione 2025, intitolato “Dal valore economico al valore sociale”.
Il documento racconta l’impegno della banca nella comunità attraverso 142 progettualità nei settori della cultura, solidarietà, educazione finanziaria, sport, arte e sostegno ai giovani, con circa 280 mila euro restituiti al territorio.Ampio spazio è stato dedicato anche alle prospettive future. Il Presidente Albanese ha delineato una strategia improntata alla prudenza e alla qualità della crescita, escludendo nel breve periodo operazioni di fusione o espansione territoriale. Le eventuali scelte di sviluppo, ha precisato, dovranno essere condivise con i soci e con la capogruppo, nel rispetto dell’equilibrio e dell’identità cooperativa dell’istituto.
L’assemblea si è conclusa con un messaggio di unità e fiducia, confermando la Banca Monte Pruno come una realtà so-
lida e in crescita, capace di coniugare risultati economici e valore sociale,
mantenendo saldo il legame con il proprio territorio e la propria comunità.





Continua il nostro percorso dialogico avviato nelle 131 agorà della nostra terra lucana. In questa seconda edizione lo facciamo attraverso una visione duale e della differenza (maschilefemminile). Il modello resta sempre quello socratico, di ricerca e di indagine “critica”, per un confronto e dialogo costruttivo sulle questioni e sui problemi, senza sopraffazioni e forme di dominio. La differenza esperita apre a percorsi di alterità e di rispetto delle diversità influenzando positivamente l’intero tessuto sociale. Nessuno “scimmiottamento”. Differenti identità per costruire qualcosa di buono nei luoghi dove si vive, “un mondo nuovo e migliore”, come direbbe Virginia Woolf.
DI M ARIA D E C ARLO *
Rispolverare documenti su donne del passato che hanno inciso nelle comunità, forse cadute nel dimenticatoio, recuperando nomi e dando loro un volto con il giusto riconoscimento per il ruolo attivo in politica come sindache comunali subito dopo il ventennio fascista, lo dobbiamo, su scala nazionale, alla storica Patrizia Gabrielli, docente all’Università di Siena, nella pubblicazione “Il Comune alle donne. Le dodici sindache del 1946 (Affinità elettive, Ancona, 2021).
Essa ci consegna un elenco parziale, redatto sulla base delle ultime evidenze archivistiche, che qui di seguito riporto: Alda Arisi (Borgosatollo, Brescia, Pci); Ottavia Fontana (Veronella, Verona, Dc); Elena Tosetti (Fanano, Modena, Pci); Ada Natali (Massa Fermana, Fermo, Pci); Elisa Carloni (Castiglion Fibocchi, Arezzo, Socialista indipendente); Elsa Damiani Prampolini (Spello, Perugia, Pci); Anna Montiroli Coccia (Roccantica, Rieti, Pci); Giovanna Bartoli (Borutta, Sassari, Dc); Margherita Sanna (Orune, Nuoro, Dc); Caterina Tufarelli Palumbo Pisani (San So-
sti, Cosenza, Dc); Ines Nervi Carratelli (San Pietro in Amantea, Cosenza, Dc); Lydia Toraldo Serra (Tropea, Cosenza, Dc). Un interessante “tassello” questo che devo al giovane storico lucano, Michele Fasanella, professore a contratto di storia contemporanea all'Università della Basilicata, autore del saggio "Le elezioni amministrative del 1946 in Basilicata tra continuità e discontinuità", di prossima pubblicazione nel volume "I tempi di Rocco Scotellaro. La costruzione dell'Italia democratica e repubblicana 1943-53".
Nel suo Saggio, frutto di un’analisi dei dati in suo possesso, scopriamo che nel ’46 in Basilicata ci sono state donne elette nei consigli comunali ma nessuna come Sindaca.
Solo due anni dopo, nel 1948 avremo la prima sindaca a San Chirico Raparo, Carmela (o Carmen) Campagnoli, già consigliera nel ’46 insieme ad Angelina La Bollita. Campagnoli si era candidata nella lista n. 3 (lista “Orologio”) e rimase in carica fino alla fine del 1949.
Nel 1952, a maggio, a Pignola, viene eletta sindaca Maria Elena Villone, il mandato terminò l’anno successivo.
Nella piacevole e stimolante conversazione avuta con lo studioso Fasanella –ma già ascoltato nell’evento promosso dall’assessora pari opportunità al Comune di Potenza, Angela Lavalle, in occasione degli 80 anni del voto alle donne - scopriamo l’assenza dal 1953 al ’73 di sindache, “stando alle carte da me finora esaminate”, come precisa Fasanella. Certo è che sarebbe interessante indagare sulle cause e le motivazioni che portarono all’assenza delle donne fino a quando nel 1973 venne eletta sindaca ad Aliano Maria Santomassimo e a seguire nel 1974 Maria Santoro sindaca a Ruvo, nello stesso anno sindaca
Ida Masi a Baragiano, a Tursi nel 1978 Carmela Lauria, nel 1983 a Muro Lucano Rosa Lisanti e nel 1985 Maria Signorella a Miglionico.
Altrettanto interessante sarebbe analizzare l’impegno delle prime sindache e valutarne la valenza e la ricaduta nelle rispettive comunità.
Ed è quello che si propone e ci confida lo storico Fasanella: “Credo che sia importante sul piano storico nonché legato all’attualità - afferma - approfondire e ricostruire gli orientamenti politici e i provvedimenti concreti che la Sindaca Campagnola e poi Villone hanno intrapreso, come perno della loro attività amministrativa”.
A noi non resta che attendere con ansia una prossima pubblicazione sul tema, nel frattempo esprimiamo gratitudine per il lavoro che Fasanella sta portando avanti, proprio in virtù di quella tanto auspicata visione duale (femminile-maschile) che deve farsi cultura nelle nostre comunità.
Vorrei approfittare della
disponibilità dello studioso e della sua collaborazione, per rivolgere ancora una volta un appello ai Sindaci e alle Commissioni di Toponomastica comunali (argomento trattato su queste pagine il 2 e il 10 febbraio 2024 -cfr. il volume “Ricostruire comuni-Tà. 131 Agorà dialoganti e in rete”, Brè ed.) affinché si possa “ragionare” intorno alla testimonianza di donne che hanno contribuito alla crescita e a rendere migliori le rispettive comunità. E proprio di Toponomastica, a Potenza con l’assessora alla parità Angela Lavalle e con Antonella Viceconti, Presidente regionale CIF (Centro italiano femminile), lo studioso Fasanella sta contribuendo alla ricostruzione del dossier relativo a Dora Rossi Grimaldi, prima consigliera comunale (nonché unica donna) eletta a Potenza nel 1946, nella lista dc ed inoltre, rac-
conta Fasanella, è stata la fondatrice in Basilicata e presidente del CIF. A Dora Rossi Grimaldi, nata a Montevideo nel 1910 da genitori originari di Lauria, e trasferitasi a Potenza dopo il matrimonio con Biagio Grimaldi, si vorrebbe intitolare un luogo non solo nel capoluogo potentino ma anche nella stessa Lauria, in memoria delle sue origini. Siamo contente di trovare nello storico Fasanella un alleato delle donne che, a suo dire “attraverso il loro impegno sono state e sono il motore del cambiamento”. Facciamo sua la riflessione chiedendo, in modo particolare alle sindache e consigliere comunali, di fare rete tra loro affinché possa prendere piede un progetto di “recupero” delle donne testimonial e protagoniste delle nostre comunità in continuo divenire.
* COUNSELORFILOSOFICA


DI FABRIZIO Q UARATINO
Ci hanno convinti che per sopravvivere bisogna diventare duri, freddi, veloci, inafferrabili. Quasi anestetizzati. Perché oggi mostrare sensibilità sembra una debolezza, mentre trattare tutto con cinismo viene spacciato per maturità. Se non ti affezioni troppo “hai capito come funziona”. Se sparisci senza spiegazioni sei indipendente. Se non provi niente sei forte.Che gigantesca presa in giro. La verità è che molte persone non sono diventate cattive. Sono diventate stanche. Stanche di essere presenti per chi era assente. Stanche di dare attenzione in un mondo che distribuisce distrazione. Stanche di trovare superficialità proprio nei luoghi dove cercavano verità.E allora si difendono. Con l’ironia. Con il sarcasmo. Con quel modo apparen-

temente distaccato che ormai è diventato quasi un dress code emotivo.Ma c’è una differenza enorme tra proteggersi e smettere di sentire. Perché il problema non è cadere, deludersi, attraversare il caos. Il problema è quando il dolore ti convince che emozionarsi sia inutile.Io invece penso il contrario. Penso che serva molta più forza per restare umani che per diventare cinici. Molta più forza per continuare ad avere rispetto in un tempo che premia l’arroganza. Molta più forza per non trasformare le proprie ferite in veleno da distribuire agli altri.Oggi tutti vogliono apparire forti. Pochissimi vogliono esserlo davvero.Perché la vera forza non fa rumore. Non umilia. Non schiaccia. Non sente il bisogno di dimostrare continuamente qualcosa.La vera forza è riuscire a guardare una persona negli occhi senza

maschere. È chiedere scusa senza sentirsi piccoli. È restare coerenti anche quando nessuno applaude. È riuscire a non perdere la propria luce mentre il mondo sembra fare a gara a spegnerla.E forse il punto non è diventare invulnerabili. Forse il punto è non permettere alle delusioni di cambiare la parte migliore di noi.Perché puoi avere successo, consenso, visibilità… ma se perdi la capacità di emo-
zionarti sinceramente, dentro si crea un silenzio che nessun risultato riempirà mai.C’è un antico insegnamento che racconta come anche una sola scintilla possa illuminare una notte intera. Ed è vero.A volte basta una persona autentica per interrompere il gelo che tanti si portano dentro. Una persona che ascolta davvero. Che non usa gli altri per riempire i propri vuoti. Che non scappa appena le co-
se diventano profonde.Il mondo non ha bisogno di persone perfette. Ne abbiamo già abbastanza di personaggi costruiti.Ha bisogno di esseri umani veri. Di anime che abbiano ancora il coraggio di sentire. Di persone che sappiano essere gentili senza essere fragili, forti senza essere dure, profonde senza sentirsi superiori.Perché, alla fine, la vera rivoluzione oggi è questa: restare umani.
L’
Area Sud della Basilicata si prepara a entrare nella Rete Mondiale del Turismo Religioso, una delle più importanti piattaforme internazionali dedicate alla promozione del turismo spirituale e culturale come strumento di dialogo tra culture, valorizzazione dei territori e sviluppo sostenibile.La richiesta di adesione è stata avanzata dal Gal La Cittadella del Sapere, organismo impegnato nella promozione dello sviluppo integrato dell’area sud-occidentale della Basilicata, che comprende 27 comuni tra cui Maratea, il Lagonegrese, la Val Sarmento, il Pollino, l’Alto Sinni e la Val d’Agri.L’accordo è ormai nella fase conclusiva del percorso di adesione alla rete internazionale, presente in 18 Paesi e coordinata in Europa da Edit Székely. A sostenere il progetto sono stati Biagio Maimone e Nicola Timpone, con il supporto del presidente del Gal Franco Muscolino.«L’accordo rappresenta un’importante opportunità di crescita e di credibilità in-
ternazionale per l’intero territorio dell’Area Sud della Basilicata», ha dichiarato Nicola Timpone, sottolineando come l’ingresso nella rete possa rafforzare la presenza della regione nei circuiti internazionali del turismo culturale e spirituale.Tra i luoghi simbolo della spiritualità lucana spicca Maratea, co-
nosciuta come la “Città delle 44 chiese”, con la Basilica di San Biagio e il Cristo Redentore affacciato sul Golfo di Policastro. Centrale anche il ruolo del Santuario della Madonna Nera del Sacro Monte di Viggiano, storica meta di pellegrinaggi e cuore della devozione mariana lucana. Di particolare ri-

chiamo anche il Santuario della Madonna del Monte Sirino e il Santuario della Madonna del Monte di Avigliano.«L’ingresso nella Rete Mondiale del Turismo Religioso consentirà al territorio di sviluppare un modello avanzato di turismo spirituale sostenibile, capace di valorizzare itinerari della fede, luoghi di devozione e patrimoni identitari», ha affermato Biagio Maimone, evidenziando le possibili ricadute culturali, sociali ed economiche per l’intera area. L’obiettivo è quello di promuovere itinerari di pellegrinaggio internazionali, festival culturali ed eventi spirituali in grado di aumentare la visibilità globale della Basilicata e attrarre nuovi flussi di turismo culturale e religioso.«Solidarietà, sostenibilità e spiritualità costituiscono la trilogia fondativa del futuro dell’umanità», ha concluso Maimone. «Promuovere il turismo religioso significa costruire ponti tra i popoli e valorizzare le identità locali come risorsa universale di pace e dialogo».
