








![]()









A Cronache il presidente Endas: «Bisogna guardare all'associazionismo di base, sporcarsi le mani»

«Non invitato alla festa di fine anno». Ma la scuola non sarebbe nuova a episodi simili che avrebbero riguardato anche altri studenti: nel
Quando il silenzio diventa questione di responsabilità
D I WA LT ER R OD IN Ò
La morte della piccola Beatrice oltre ad averci sconvolto, ci pone davanti ad alcuni interrogativi dolorosi e inevitabili: chi poteva intervenire prima? Chi ha visto, sentito o sospettato? E soprattutto, chi ha taciuto? Sono interrogativi che richiedono prudenza e rispetto per il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. (...)
■ continua a pag 7

a pag 8

OLTRE IL GIARDINO A Cronache tv il sindaco di Sant’Arcangelo racconta i primi passi dell’Amministrazione

Vieni a studiare in Basilicata: lo spot dell’Ardsu con Gerardi



FORUM PA 2026
Riconoscimento dal Ministero per il progetto Lucas, Bardi: «Risultati concreti» e su Apt: «Competiamo con le migliori destinazioni»
■ Servizi alle pag 13 e 16
CASI ERCOLINI
Per la morte della giudice molisana dopo tre anni e mezzo si apre la pista dell’omicidio, indagati il marito e un ex poliziotto: ipotesi di strangolamento
■ Magrì a pag 6
ULSTER SOTTO SHOCK
Violenza a sfondo razziale, 30enne somalo colpisce un cittadino irlandese Farage chiede la linea dura
■ Lamattina a pag 4
CASTELMEZZANO
Al via “Il respiro della Luce”: 9 giorni di produzione artistica con installazioni multimediali sulle pareti di roccia
■ Servizio a pag 17

























Tregua fragile tra Israele e Iran, mentre il conflitto si estende in Libano e gli Stati Uniti spingono per un’intesa regionale
D I V ITO E RRICHETTI
Nel Medio Oriente la pace arriva sempre un attimo dopo la guerra, quando ormai non serve più. È in questo spazio sospeso tra diplomazia e conflitto che si inserisce l’ultima fase della crisi regionale, segnata dalla sospensione delle ostilità tra Israele e Iran dopo un nuovo ciclo di attacchi incrociati. Una tregua fragile, più simile a una pausa operativa che a un accordo stabile, mentre gli Stati Uniti spingono per un’intesa più ampia con Teheran e sul terreno continuano i combattimenti, soprattutto in Libano, dove l’offensiva israeliana resta intensa nonostante le pressioni internazionali.
ISRAELE: GUERRA SU PIÙ FRONTI TRA ESCALATION MILITARE E PRESSIONE DIPLOMATICA
Israele si muove ormai su un fronte multilivello che combina operazioni militari e crescente pressione diplomatica internazionale. Nelle ultime ore, mentre resta formalmente in vigore la sospensione delle ostilità con l’Iran, il conflitto continua invece a intensificarsi sul fronte libanese, dove l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione totale della città di Tiro prima di una nuova ondata di bombardamenti.Secondo il ministero della Sanità libanese, gli attacchi hanno causato almeno 29 morti e 133 feriti nelle ultime 24 ore, in un bilancio che continua a crescere. L’estensione delle operazioni e delle evacuazioni viene interpretata come il segnale che Israele intende proseguire la propria campagna militare contro Hezbollah, nonostante gli accordi di cessate il fuoco e le pressioni internazionali.Sul piano politico, il governo israeliano ha inoltre respinto con durezza le recenti misure
adottate da diversi Paesi occidentali contro coloni e membri dell’esecutivo, tra cui il divieto di ingresso imposto dalla Francia al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.In una nota diffusa su X, il ministero degli Esteri ha definito tali provvedimenti «vergognose misure adottate da governi stranieri contro cittadini israeliani, entità israeliane e un ministro del governo», sostenendo che si tratti di un tentativo di influenzare il conflitto israelo-palestinese.Sul terreno, Israele continua quindi a mantenere alta la pressione militare su più fronti, in particolare in Libano, dove gli scontri restano costanti e il rischio di una nuova escalation regionale rimane elevato.
LIBANO:
EVACUAZIONE DI TIRO E BILANCIO
SEMPRE PIÙ PESANTE
La situazione più critica resta quella del Libano. Martedì mattina l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione completa della città di Tiro, nel sud del Paese, insieme ad alcune aree circostanti. Si tratta del provvedimento più esteso dall’inizio della guerra e, per la prima volta, coinvolge anche il quartiere cristiano della città.Poco prima e dopo l’ordine di evacuazione, l’aviazione israeliana ha colpito diverse aree urbane. Secondo il ministero della Salute libanese, almeno 8 persone sono rimaste uccise. Nelle ultime 24 ore si contano almeno 29 morti e 133 feriti. Il bilancio complessivo dall’inizio della nuova fase del conflitto, iniziata il 2 marzo, sale ad almeno 3.666 vittime e 11.321 feriti. L’estensione delle operazioni viene letta come il segnale di una campagna militare israeliana ancora pienamente attiva contro Hezbollah, nonostante gli sforzi diplomatici in corso.

Sul fronte iraniano, la sospensione delle ostilità con Israele arriva dopo 48 ore di attacchi incrociati che avevano riportato la regione sull’orlo di una nuova escalation.Teheran ha definito la propria azione una «severa rappresaglia», avvertendo che ogni nuova offensiva israeliana riceverà una risposta «molto più severa». Il governo iraniano insiste inoltre sul fatto che la fine delle operazioni israeliane contro Hezbollah rappresenti una condizione centrale per qualsiasi accordo di stabilizzazione regionale.Secondo il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, sono in corso contatti indiretti con gli Stati Uniti tramite mediazione del Pakistan per un Memorandum d’intesa, con l’obiettivo di arrivare a un accordo «entro la fine del mese». L’intesa dovrebbe includere un cessate il fuoco «globale e regionale».
STATI UNITI: DIPLOMAZIA TRA MEDIAZIONE E INSTABILITÀ Gli Stati Uniti restano il
principale attore diplomatico nel tentativo di contenere l’escalation regionale. Il presidente americano ha dichiarato che Washington e Teheran sarebbero nelle «fasi finali per un accordo molto buono», che potrebbe arrivare «entro 2-3 giorni».Sul piano politico, l’amministrazione americana ha cercato di evitare una nuova escalation diretta tra Israele e Iran, chiedendo a Israele di non rispondere agli ultimi attacchi iraniani. Tuttavia, tali richieste non hanno impedito il proseguimento delle operazioni israeliane in Libano.Per Washington la priorità resta impedire un allargamento del conflitto e garantire la stabilità delle rotte energetiche, in particolare lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, la prosecuzione dei combattimenti in Libano continua a rappresentare un ostacolo concreto a qualsiasi accordo globale.
MEDIO ORIENTE: LA TREGUA CHE NON FERMA LA GUERRA Il Medio Oriente non sta vivendo una fase di pace interrotta dalla guerra, ma
una condizione rovesciata: è la guerra a contenere al suo interno momenti di tregua, non il contrario. La sospensione delle ostilità tra Israele e Iran appare sempre più come uno strumento tattico, utile a ridistribuire la pressione militare e diplomatica, piuttosto che come un passo verso una stabilizzazione reale.Sul terreno, il Libano è la prova più evidente di questo equilibrio instabile: evacuazioni di intere città, raid continui e un bilancio di vittime civili in crescita mostrano che la logica dello scontro resta pienamente attiva. In questo contesto, le dichiarazioni diplomatiche — dagli Stati Uniti all’Iran — sembrano inseguire eventi che non controllano più del tutto.La sensazione complessiva è quella di un sistema regionale in cui ogni attore parla di deescalation mentre continua a prepararsi a una nuova escalation. Non una transizione verso la pace, ma una gestione permanente del conflitto, dove la tregua non è un punto d’arrivo ma soltanto una pausa tra una fase di guerra e la successiva.
somalo colpisce un cittadino irlandese e si scaglia con violenza
Qualche giorno fa in caso Henry Nowak, accoltellato ed arrestato perché essendo bianco era stato ritenuto colpevole di odio razziale contro l’indiano che lo aveva colpito. Farage chiede la linea dura
DI R OBERTO L AMATTINA
Ancora un’aggressione a sfondo razziale nel Regno Unito. Scena del crimine questa volta è Belfast. La capitale dell’Irlanda del Nord è stata segnata da un fatto che costringe le autorità inglesi e l’intera società europea sulla possibilità reale di un’integrazione e sul fatto che il senso di colpa dell’Occidente sta impedendo a quest’ultimo di costruire gli anticorpi necessari per difendersi.
Le immagini sono cruente. Senza apparente motivo un uomo di origini somali ha accoltellato e infierito su un cittadino nordirlandese. Il video diffuso mostra la violenza con la quale l’aggressore si è scagliato sull’uomo caduto a terra malgrado le persone cercassero di fermarlo.
IL PRECEDENTE
DI HENRY NOWAK
La situazione sembra incandescente. Pochi giorni fa un cittadino inglese colpito a morte da un indiano di origine Sickh era stato arrestato dagli agenti accorsi immediatamente dopo i fatti che avevano creduto che l’aggredito fosse l’aggressore semplicemente per il suo colore della pelle. Un evento esemplare della situazione di odio razziale che esiste ormai in Gran Bretagna nella società e nelle forze dell’ordine contro i “bianchi”.
In una sorta di presunzione di colpevolezza e di irrazionale e perdurante senso di colpa, infatti, la polizia di sua Maestà Britannica, vedendo un uomo a terra sanguinante dalla carnagione chiara e un uomo con i chiari tratti somatici indiani e un coltello nelle mani, ha ritenuto che il primo fosse l’aggredito, il secondo l’aggressore.
Sono gli effetti nefasti indiretti delle folli manifestazioni del Black Lives Matter che hanno sconvolto il mondo anglosassone e che hanno determinato nella Polizia la necessità di difendersi dall’accusa di razzismo preferendo evitare ogni ipotesi di reato a carico di cittadini non europei.
LE PAROLE DI FARAGE
L’ennesimo episodio di violenza a sfondo razziale contro i cittadini bianchi del Regno Unito è entrato direttamente nel dibattito politico.
Il Governo Labour, già claudicante dopo le elezioni amministrative che lo hanno visto soccombere davanti all’avanzata della destra sovranista ed identitaria che fa capo a Farange, ha subito un violento attacco da parte dello stesso Farange.
Il leader di Reform Uk, già protagonista della stagione della Brexit, ha immediatamente chiesto di rendere pubbliche le generalità dell’aggressore e di dare notizia
ai cittadini di ogni passaggio dell’inchiesta.
Un modo molto chiaro per dire che non è più intenzione della nuova destra britannica sopportare che il governo copra le violenze a sfondo razziale contro gli inglesi.
QUANTO VALE LA VITA
DI UN BIANCO
Al di là del caso specifico e del dibatti politico, quello che appare assolutamente evidente agli occhi di tutti è che la Gran Bretagna e forse l’intera Europa deve uscire dal complesso di colpa del colonialismo per riaffermare la sua storia e la sua identità e, soprattutto, per difendere i propri cittadini che non possono più subire aggressioni a sfondo razziale nelle proprie città da parte di immigrati di prima e seconda generazione che, non solo non hanno alcuna voglia di integrarsi, rivendicano il diritto di portare con sé il proprio coltello rituale ma si comportano come veri e propri padroni indisturbati, autorizzati anche a compiere violenza e coperti da una presunzione di non colpevolezze.
Conta in questo il costruito senso di colpa che l’occidente si è gettato addosso per l’epoca coloniale ma anche le responsabilità di una certa sinistra umanitaria che, culturalmente nemica della storia occidentale e affamata di un terzomondismo da operetta, ha gonfiato tantissimo su uno sporadico caso di violenza contro un arrestato di colore costruendo su di esso il movimento che si è innervato di violenza di piazza denominato Black Lives Matter.
DOPO PARIGI
E LONDRA QUALE SARÁ
LA PROSSIMA
La vittoria della Champions del PSG è stata la scintilla che ha dato l’opportunità per gli immigrati di Parigi per devastare la capitale francese.
Negli ultimi giorni prima l’Inghilterra e ora l’Irlanda del Nord sono stati teatro di una brutale violenza a sfondo razziale contro cittadini bianchi.
Dove avverranno i prossimi episodi di violenza? Per quanto tempo saremo costretti a tollerare questo clima razziale contro noi stessi nelle nostre città? Arriverà il momento in cui l’Occidente caccerà la sua forza e la sua dignità per difendere se stesso e i suoi figli.
In GB anche su questo si sta giocando la campagna elettorale e l’incapacità di dare risposte ai bisogno dei cittadini sulla sicurezza sembra dettare la fine dei Labour, in Francia sta accadendo una cosa analoga anche se potrebbe ancora tenere l’accordo contro il Fronte Nazionale. Certo è che la linea di frattura è


chiara ed evidente. Non è più possibile girare la testa dall’altra par-
te. Anche le vite dei bianchi contano.
Presentata alla Camera , sarà distribuita su scala nazionale dal 16 giugno
DI L UC IA ST EFANIA MANCO
Ambiente e sport insieme per lo sviluppo sostenibile. Arriva la “Carta verde per gli eventi sportivi dilettantistici”, un documento che fornirà linee guida e strumenti per la progettazione e gestione delle manifestazioni. Nata dalla collaborazione degli enti di promozione sportiva - Endas, Opes e Acsi - con ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e Coni, sarà distribuita su scala nazionale a partire dal 16 giugno, in occasione del forum conclusivo del progetto “LIME - Laboratori inclusivi per il Movimento e l’Ecologia”. È stato annunciato, ieri, in una conferenza stampa alla Camera dei deputati, su iniziativa dell’on. Mauro Rotelli (Fratelli d’Italia), alla quale hanno preso parte il Sottosegretario al Mase, Claudio Barbaro, i presidenti di Endas, Opes e Acsi, rispettivamente Paolo Serapiglia, Juri Morico e Antonino Vico. Presente anche il project manager, Matteo Esposito.
Tre enti di promozione sportiva insieme per un unico obiettivo: rendere lo
sport più sostenibile. In linea con gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030, il programma d’azione globale sottoscritto nel 2015 da 193 Paesi membri. Il progetto “LIME” è nato, infatti, nell’ambito del percorso avviato con il “Protocollo di Parigi 2024-Sport sostenibile” con l’intento di «contribuire alla diffusione di una nuova cultura della sostenibilità ambientale nel mondo della promozione sportiva». In campo varie azioni. Si punta su «attività formative, strumenti operativi, campagne di sensibilizzazione e iniziative dedicate alla valorizzazione di eventi sportivi sempre più sostenibili, inclusivi e responsabili». Il forum conclusivo del progetto si terrà tra una settimana nella “Sala d’Onore” del palazzo del Coni, a Roma. E sarà anche il debutto per la “Carta verde”. Nella conferenza stampa di ieri, l’on. Mauro Rotelli, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei deputati, ha sottolineato come il progetto “LIME” «dimostri la possibilità di trasformare la sostenibilità ambientale da principio teorico a pratica concreta, coinvolgendo associazioni,

ROMA. Il 16 giugno sarà ufficialmente lanciata la “Carta Verde per gli eventi sportivi dilettantistici”. Ne parliamo con Paolo Serapiglia, Presidente Endas (Ente nazionale democratico di azione sociale e sportiva) e consigliere nazionale CONI.
Cosa cambierà concretamente per gli operatori del settore e cosa significa sostenibilità nello sport?
«La Carta Verde consentirà a tutti gli operatori sportivi, ai dirigenti, alle associazioni di ogni disciplina di lavorare insieme a tutti gli organismi del settore per produrre fattivamente un supporto a ciò che ormai è un comune sentire, ovvero la sostenibilità di quello che noi facciamo. Significherà lavorare sul fronte dell’inclusione, della parità di genere, delle persone più fragili, del rispetto dell’ambiente, per fare alcuni esempi. Ogni materia che andiamo a trattare deve tenere conto di tutte le variabili possibili per potere avere una sostenibilità globale, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite».
cittadini e comunità locali». Non ha dubbi Rotelli: «Ambiente e sport - ha affermato - condividono valori comuni, quali la responsabilità, il rispetto delle regole e l’attenzione al bene comune». Dello stesso tenore le dichiarazioni del Sottosegretario al Mase. «I risultati del progetto LIME - ha detto - rappresentano un esito concreto della collaborazione tra il Ministero dell’Ambiente, il Coni e gli Enti di promozione sportiva». Inoltre, Barbaro ha ricordato il protocollo biennale sottoscritto tra Mase e CONI e gli investimenti realizzati, dal progetto Pnrr dedicato allo sport sostenibile alle future risorse europee, evidenziando l’obiettivo di “costruire un modello che unisca tutela dell’ambiente, pratica sportiva e sviluppo dei territori”. Altri temi affrontati dal Sottosegretario riguardano la formazione di manager dello sport, al fine di creare competenze specifiche e diffondere la cultura della responsabilità nell’ambito sportivo” e la realizzazione di impianti. Con riferimento a quest’ultimo, Barbaro ha sottolineato in particolare i “Cento milioni di euro messi a

disposizione da parte del Ministero dell’Ambiente”. “Un risultato storico, non era mai accaduto prima, dimostra che il governo crede nello sport e continuiamo a lavorare affinché la realizzazione di eventi sportivi sia facile”, ha concluso. La parola agli Enti sportivi. Soddisfatto Paolo Serapiglia presidente di Endas (capofila del progetto LIME), già consigliere nazionale CONI, che ha evidenziato come insieme ai tre partners lavoreranno per la crescita del progetto. Gli occhi sono sempre puntati sul contribuire, nel loro piccolo, a raggiungere gli obiettivi fissati nei goal e target dell’Agenda sostenibile Onu. «Tra poco festeggeremo 25 anni di matrimonio con la Natura», ha concluso il presidente Serapiglia, ricordando le varie «gare sostenibili» negli
anni, una delle quali ha visto anche “il coinvolgimento della Marina Militare italiana”. Per il presidente Acsi lo “sport è motore di sostenibilità”. Parola d’ordine, quest’ultima anche per gli altri due presidenti. «Deve essere intesa come impegno per le generazioni future. Il 16 giugno prossimo alziamo quindi l’asticella, mettendo a disposizione la Carta Verde», ha detto, in particolare, Morico ricordando l’articolo n. 9 della Costituzione italiana che tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. Molto di più di un certificato da possedere, la “Carta Verde sportiva” deve essere un documento del fare. È chiaro per il project manager, Esposito: «deve diventare - ha detto - una pietra miliare del nostro agire quotidiano».
Carta Verde, «Pronti ad accendere la fiamma di un laboratorio continuo per la sostenibilità»
A livello locale la ‘partita’ la giocano i cosiddetti “Laboratori inclusivi per il Movimento e l’Ecologia”. Sono pronti a recepire il documento?
«Sì. L’input che già oggi stiamo dando alle nostre realtà territoriali è accendere la fiamma di un laboratorio continuo per la sostenibilità».
Più in generale, presidente Serapiglia cosa servirebbe per rilanciare lo Sport italiano?
«Non spetta proprio a me dirlo, anche se sono consigliere nazionale del CONI…C’è, comunque, bisogno di fare tantissimo per rilanciare lo Sport nel nostro Paese.»
Mi faccia un esempio, da dove si potrebbe iniziare?
«Servirebbe per esempio stare vicino, molto vicino, all’associazionismo di base. Se siamo arrivati dove siamo arrivati nello Sport internazionale è per il volontariato, che, di fatto, per cento anni ha surrogato lo Stato. Si può dire?
Diciamolo: tre amici al bar decidono di mettere sù un’associazione sportiva, si mettono le mani in tasca, vedono quanto hanno a disposizione per fare questa cosa e creano la cellula. Questo accadeva tantissimi anni fa. Oggi è un
pò diverso perché per fare un’operazione del genere c’è bisogno di fare due conti. Semplifico: prima ci si accapigliava per decidere chi avrebbe dovuto fare il Presidente, oggi è l’esatto contrario perché per non avere le responsabilità e le incombenze che per carità sono sacrosante, però… È un pò più difficile partire dal basso e, quindi, è necessario che dall’alto ci si muova verso il basso. Oggi, con i cambiamenti che ci sono stati, che ritengo necessari ma che hanno stravolto certamente buona parte del volontariato sportivo, bisogna guardare alle esigenze della base, come peraltro si sta facendo a livello governativo. Ma le associazioni sono talmente oberate, perché, poi, le situazioni bisogna conoscerle. Un’associazione che ha venti tesserati, praticanti, è diversa da una che ne ha, per esempio, 2000. Ma allo stesso tempo, se ne ha venti, potrebbe avere all’interno, in embrione, cinque campione olimpionici. Non lo sa nessuno questo». Come scegliere dove dare l’appoggio?
«Bisogna sporcarsi le mani, entrare nel profondo e capire quali sono gli interventi da fare. Non è semplice».
la morte della giudice molisana dopo tre anni e mezzo si apre la pista dell’omicidio
DI TIZIANA MAGRI
Per tre anni e mezzo è stata la giudice che si era tolta la vita nella sua casa di Pesaro. Ora quella verità giudiziaria sta scricchiolando davanti a una nuova ipotesi, quella di omicidio, che si fonda su un solco sul collo e due cavi elettrici sequestrati nell’appartamento di viale Zara, dove il 26 dicembre del 2022 Francesca Ercolini è stata trovata senza vita.Soffocata da terzi, secondo la ricostruzione che i pm dell’Aquila che hanno riaperto il caso cercano di accertare. E con la possibilità che qualcuno abbia simulato un suicidio. Il nuovo capitolo si apre con due dei sei indagati dell’epoca: l’avvocato Lorenzo Ruggeri, marito della Ercolini, e un ex agente di polizia. Quasi cinquecento pagine di relazione. Tre ore di incidente probatorio di lunedì scorso. La dinamica che emergerebbe dagli accertamenti è quella di un soffocamento per strangolamento da parte di terzi: una ricostruzione che ribalta la versione con cui il caso fu chiuso nel 2022. La svolta ruota attorno a un dettaglio tecnico destinato a riscrivere l’intera vicenda: i segni trovati sul collo della magistrata non sarebbero compatibili con il foulard di seta trovato annodato alla ringhiera dell’appartamento. E se quel foulard non ha lasciato quei segni, allora qualcuno potrebbe avere costruito una messa in scena. Una simulazione del suicidio. La prima udienza davanti al gip Marco Billi è fissata per il 22 settembre al-
l’Aquila. CHI ERA FRANCESCA
ERCOLINI
Francesca Ercolini aveva 51 anni, era originaria di Riccia, in Molise, ed era considerata una magistrata rigorosa e stimata. Presidente della seconda sezione civile del Tribunale di Ancona, fu trovata senza vita il 26 dicembre del 2022 dal marito e dal figlio, allora sedicenne, nella villetta di famiglia. A trovare il corpo furono il marito e il figlio, allora sedicenne. Le indagini iniziali si chiusero rapidamente. Suicidio. Fine. Ma la madre Carmela Fusco non ha mai accettato quella versione. Ha continuato a presentare esposti, consegnando fotografie, video e messaggi che la figlia le aveva inviato nel tempo. Materiale che, secondo la nuova impostazione accusatoria, avrebbe fatto emergere un contesto familiare segnato da violenze e maltrattamenti.
IL NODO DEL CAVO
Al centro dell’incidente probatorio c’è la comparazione tra il solco presente attorno al collo della magistrata e quel foulard di seta. In termini medico-legali il problema è morfologico: un tessuto sottile imprime sul collo un’impronta con precise caratteristiche: larghezza, margini e direzioni oblique, visto la morbidezza del tessuto. Secondo il perito della procura, il professor Vittorio Fineschi – medico legale dei casi Cucchi e Regeni, incaricato dal gip Billi – quei segni non corrisponderebbero a quanto rilevato sul collo di France-

sca Ercolini. È a questo punto che entrano in scena due cavi elettrici di due abat-jour sequestrate nell’abitazione di viale Zara, mesi fa durante le indagini supplementari. Fonti vicine alle indagini rivelano che il consulente, per potere valutare la compatibilità dei cavi elettrici, così come disposto dagli inquirenti, avrebbe chiesto accertamenti di maggior precisione. Nei prossimi giorni gli uomini del RIS torneranno a Pesaro per effettuare un secondo sopralluogo nell’abitazione in cui il marito e il figlio allora sedicenne trovarono Francesca Ercolini senza vita. Se fosse così come ipotizzato la dinamica cambierebbe completamente.
«IL GIUDICE MI
HA IMPOSTO IL SILENZIO»
Abbiamo provato a raggiungere il professor Fineschi per un commento. Il suo messaggio è stato chiaro, di chiusura. «Ho l’imposizione da parte del giudice al silenzio stampa», ha detto medico legale. «Non posso rispondere a niente». Poi, prima di chiudere ha aggiunto qualcosa, che suona come un avvertimento alla categoria: «Siamo tutti sconvolti dalla bassissima qualità di quello che scrivono i suoi colleghi. I titoli che stanno uscendo – riferendosi all’ipotesi di omicidio del marito della magistrata, e dell’ex poliziotto – non hanno nessuna base oggettiva».
L’INCHIESTA E I
SEI INDAGATI
Il fascicolo conta oggi sei indagati. Per l’avvocato Ruggeri e l’ex poliziotto
sarebbe scattata l’ipotesi di omicidio. Gli altri quattro, tra funzionari delle forze dell’ordine e il medico legale che eseguì la prima autopsia nel 2022, restano indagati per depistaggio, falsità ideologica e violazione del segreto istruttorio. Un labirinto giudiziario, guidato dalla pm D’avolio, la cui determinazione ha fatto tremare le fondamente con scontri e coinvolgimento del CSM. Fino ad arrivare alla riesumazione della salma dal cimitero di Riccia, nel giugno del 2025, e a Roma per la nuova autopsia affidata a Fineschi.Una vicenda che il 22 settembre, davanti al gip Marco Billi, all’Aquila, potrebbe trovare la verità: quella verità che Francesca, magistrata, giurando fedeltà alla Repubblica ha sempre cercato.

Una tragedia che riapre il dibattito sulle segnalazioni dei maltrattamenti ai minori
DI WALTER R ODINÒ
La morte della piccola Beatrice oltre ad averci sconvolto, ci pone davanti ad alcuni interrogativi dolorosi e inevitabili: chi poteva intervenire prima? Chi ha visto, sentito o sospettato? E soprattutto, chi ha taciuto? Sono interrogativi che richiedono prudenza e rispetto per il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine.
Nessuno può attribuire responsabilità senza prove e nessuno può essere condannato sulla base di semplici supposizioni. Ma accanto all’accertamento dei fatti, esiste una riflessione che il Paese non può continuare a rinviare. Oggi, in Italia, il cittadino comune non ha un obbligo generale di denuncia quando viene a conoscenza di un reato, poiché l’obbligo esiste solo per pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio che, nell’esercizio delle loro funzioni, vengano a conoscenza di reati perseguibili d’ufficio. La loro omissione può integrare uno specifico illecito penale previsto dagli articoli 361 e 362 del Codice Penale. Per il vicino
di casa, il parente, l’amico o il conoscente, invece, la regola è diversa, infatti, salvo casi particolari, non esiste un reato che punisca il semplice fatto di sapere che un minore subisce maltrattamenti e non segnalarlo alle autorità. Il nostro ordinamento prevede un’ipotesi eccezionale di omessa denuncia per i cittadini, solo in presenza di alcuni gravissimi delitti contro la personalità dello Stato. È una scelta giuridica che affonda le proprie radici nella tutela delle libertà individuali e nella difficoltà di stabilire quando una persona possa dirsi realmente a conoscenza di un fatto criminale. Ma è una scelta che, davanti a casi come quello di Beatrice, merita forse di essere riesaminata. Il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi, disciplinato dall’articolo 572 del Codice Penale, punisce severamente le condotte violente e prevede aggravanti quando le vittime sono minori. La legislazione degli ultimi anni ha inoltre rafforzato gli strumenti di contrasto alla violenza domestica e ai reati del cosiddetto “Codice Rosso”. Ma la doman-
da che ci poniamo oggi è se sia sufficiente intervenire quando la violenza è già emersa, o se forse sia opportuno creare un sistema che responsabilizzi maggiormente anche chi assiste passivamente. L’idea di introdurre un reato specifico per chi, pur essendo a conoscenza di gravi maltrattamenti su minori, omette di segnalarli, presenta evidenti criticità. Bisognerebbe definire con precisione il concetto di “conoscenza”, evitare denunce strumentali, tutelare chi agisce in buona fede e soprattutto scongiurare il rischio di trasformare semplici sospetti in accuse infondate. Ma sarebbe sbagliato liquidare il tema come impraticabile.
In assenza di assistenti sociali presenti ovunque, di controlli continui e di segnali già acquisiti dalle autorità, la rete di protezione più vicina ai bambini resta spesso quella composta da parenti, amici, vicini di casa, insegnanti e conoscenti. Quando questa rete funziona, molte tragedie vengono evitate, però quando fallisce, il prezzo può essere altissimo. Nessuna legge potrà

eliminare del tutto la violenza sui minori, così come nessuna norma potrà sostituire la coscienza individuale. Ma una società civile ha il dovere di interrogarsi su ogni possibile strumento capace di rafforzare la tutela dei più fragili.
Per questo la domanda non dovrebbe essere se il tema
sia scomodo o divisivo, ma se possiamo continuare ad accettare che chi sa resti in silenzio, senza che il legislatore si interroghi almeno sulla possibilità di intervenire. La morte di una bambina impone rispetto, dolore e giustizia, ma impone anche il coraggio di aprire un dibattito che riguarda tutti.


Parla la mamma del 13enne autistico vessato alla ‘Sinisgalli’: «Non invitato alla festa di fine anno». Ma la scuola non sarebbe nuova a episodi simili
APotenza non c’è più solo un contenzioso scolastico, ma esiste un vero e proprio ‘caso’ che interroga in modo diretto la tenuta dell’inclusione a scuola e chiama in causa, con forza, la gestione dell’istituto comprensivo ‘Leonardo Sinisgalli’ guidato dalla dirigente scolastica Giovanna Gallo. Una serie di vicende che, per come viene raccontato dalla famiglia attraverso le carte bollate, sollevano interrogativi pesantissimi sulla gestione di un minore affetto da autismo, sul senso stesso dell’inclusione e sul ruolo specifico del corpo docente e della dirigente. I genitori- contattati telefonicamente per avere contezza dei fatti- citano numerosi episodi di vessazioni, di esclusione del ragazzo dalle attività scolastiche e di integrazione nell’ambito della comunità studentesca, ma soprattutto di gestione punitiva di una fragilità. Sullo sfondo si stagliano le due sentenze che avevano escluso responsabilità genitoriali avanzate dalla scuola e che avevano già aperto una falla nella gestione dell’ambiente scolastico.Il ragazzo, con disturbo dello spettro autistico, dopo la sospensione a seguito di alcuni episodi verificatisi a metà maggio, è rientrato a scuola se pur con un orario ridotto per sole due ore al giorno. Ma, secondo la famiglia, quel rientro non avrebbe segnato alcun ritorno alla normalità anzi, avrebbe reso ancora più complicate le cose. Sarebbe stato lasciato da solo in un’aula, separato dai compagni, in una condizione che i genitori descrivono come umiliante e sostanzialmente escludente. Controllato dall’insegnante di sostegno o, in sua assenza, da altri docenti che farebbero la spola tra l’aula e le altre pertinenze della scuola senza però garantire una presenza fissa così come imposto dalla legge. Ma anche dal buon senso e da una sorta di umanità che dovrebbe essere intrinseca in chi sceglie di diventare insegnante. Nel mirino dei genitori c’è la dirigente scolastica Giovanna Gallo, non nuova ad esposti da parte di altri genitori per gli atteggiamenti che in quella scuola sembrerebbero una prassi consolidata di alcuni insegnanti. La Gallo viene accusata
dai familiari del minore affetto da autismo di aver gestito la vicenda in modo rigido e di aver mantenuto una linea che avrebbe finito per isolare ulteriormente il ragazzo invece di proteggerlo. La fine dell’anno scolastico avrebbe aggiunto un ulteriore elemento di amarezza: una festa organizzata senza invitarlo: episodio che i genitori leggono come l’ennesima conferma di una marginalizzazione già evidente ma soprattutto ingiustificata. Il punto più drammatico di tutta la vicenda resta la crisi, dovuta a pesanti rimproveri per la rottura di un’ampolla in vetro, per cui fu richiesto l’intervento del 118. La madre- racconta al telefono- una volta giunta a scuola avrebbe trovato il figlio a terra, isolato in un’aula e con il volto rivolto verso il pavimento mentre i sanitari lo trattenevano con forza. Una scena che, se confermata nei dettagli, aprirebbe interrogativi pesantissimi sulla gestione di quell’emergenza e sulla capacità della scuola di prevenire l’escalation. Da qui le accuse più gravi: vessazioni continue e costanti da parte di alcuni insegnanti ed un clima che, secondo la famiglia, avrebbe portato il ragazzo a vivere la scuola non come un luogo di tutela, ma come un ambiente ostile. A supporto di questa vicenda ne spuntano altre che avrebbero avuto come protagonisti sempre alcuni insegnanti dei vari gradi scolastici dell’istituto comprensivo ed alcuni alunni in situazione di fragilità anche emotiva. Alcuni genitori che ci hanno contatto dopo il primo articolo in cui è venuto fuori il ‘caso’, raccontano di essere in possesso di registrazioni di interrogazioni dei loro figli (effettuate durante la pandemia Covid-19 e quindi in un contesto di didattica a distanza) in cui con alcuni studenti in particolare gli insegnanti del ciclo primario di primo grado avevano atteggiamenti poco consoni all’ambiente: in un caso specifico ci viene riferito di un’insegnante che durante un’interrogazione collettiva aiuta tutti gli altri allievi mentre con uno studente ‘fragile’ l’atteggiamento è ostile, intimidatorio, offensivo e giudicante. Allo stesso modo ci viene raccontato di compiti in classe fatti fare di proposito per vessare ed umiliare bambini con
le proprie fragilità interiori, chiedendo ai compagni di classe di raccontare quali sarebbero gli atteggiamenti di quel ragazzino durante le ore di lezione. Sono solo alcuni spunti che delineano una forma di inadeguatezza di un corpo docente difronte alle problematiche di alcuni studenti. Vale la pena ricordare che la scuola non ha il compito solo di formare bravi allievi dagli ottimi voti ma dovrebbe essere formativa, inclusiva, educante e comprensiva soprattutto là dove ci siano ragazzi o bambini con svariate difficoltà. E anche se un contesto familiare dovesse essere ‘complesso’, la scuola ha il ruolo primario di capire innanzitutto, poi di accogliere e tendere una mano evitando di amplificare problematiche di un nucleo già fragile bramando il ricorso agli assistenti sociali che in alcuni casi si porrebbero ai comandi di dirigenti scolastici inappropriati per quel ruolo e certamente approssimativi. Salvo poi scoprire che non ci sono responsabilità genitoriali ma che, al contrario la famiglia è collaborante e collaborativa. Nella vicenda che vi stiamo raccontando, gli atteggiamenti della dirigente scolastica della ‘Sinisgalli’ non avrebbero nemmeno tenuto conto delle sentenze già intervenute del Tribunale dei Minori che hanno escluso qualsivoglia responsabilità dei genitori e riconosciuto un contesto familiare normale e in grado di affrontare il dialogo costruttivo che ci si aspettava venisse proposto dalla scuola. E allora la domanda di-
venta inevitabile: perché continuare a spostare il baricentro sul presunto problema familiare invece di affrontare la reale difficoltà di gestione dentro la scuola? Allo stesso modo bisogna interrogarsi sul come sia stato seguito nel tempo il minore e perché è arrivato a quella condizione. Emerge anche un sospetto da parte della famiglia: l’istigazione ad amplificare alcuni atteggiamenti - come lo strappo di un cartellone - che poi sarebbe rimbalzata addosso allo studente come responsabilità personale atta a giustificare il presunto strattonamento da parte di un insegnante. È un passaggio gravissimo, che andrà verificato nelle sedi competenti, ma che descrive un clima di tensione ormai esploso ben oltre i confini di un normale rapporto scuola-famiglia.Sul piano istituzionale, il caso ha già prodotto un segnale netto: il TAR Basilicata ha riaffermato il diritto allo studio e all’inclusione, mentre i giudici minorili hanno escluso responsabilità familiari. Eppure, nel concreto, la gestione che la famiglia contesta avrebbe continuato a produrre isolamento, fratture e nuove esclusioni. Ed è qui che il caso Potenza diventa nazionale. Perché non riguarda solo un ragazzo, né solo una scuola, né solo una dirigente. Riguarda il punto in cui l’inclusione smette di essere un principio e diventa, nei fatti, un’etichetta vuota. Riguarda il momento in cui un minore fragile non viene accompagnato, ma lasciato ai margini.



Somma e Giuzio ottengono gli applausi dell’On. Caiata per lo sforzo compiuto per garantire il diritto agli studenti e migliorare il servizio universitario. A Spinoso, nel centro studi del Parco Nazionale Appennino Lucano arrivano gli studenti dalle altre Università. Ripopolare il territorio partendo dalla ricerca
D I MA SSI MO D E L LA PE NNA
Per molti era un destino ineluttabile, quasi una cosa scritta, se non negli astri, quanto meno nella geografia. Se nasci in Basilicata puoi rimanere fino a 18, massimo 19 anni, puoi concludere le scuole superiori e poi devi andare via per studiare.
Per anni è stato così. Per anni nessuno si è preoccupato di immaginare una storia diversa. Per troppo tempo si è accettata la rassegnazione di questa narrazione cui si è aggiunto, negli ultimi anni, il desiderio neanche troppo celato dei genitori di raggiungere i figli altrove non appena possibile. Il futuro, però, non è un destino, è scritto nella nostra volontà e può essere invertito.
VENITE A STUDIARE IN BASILICATA
La Basilicata è stata ritenuta per troppo tempo poco appetibile per gli universitari. L’Unibas è poco attrattiva, le città non hanno il fascino delle grandi città né dei piccoli centri vivi di movida. I numeri dell’emigrazione universitaria hanno dato per troppo tempo ragione a questa narrazione.
L’Ardsu prova a ribaltare e prova a costruire un tempo nel quale la nostra Regione e la nostra Università possa essere luogo di attrazione per gli studenti.
Una brillante idea del Presidente Vincenzo Summa è del Direttore Giuseppe Giuzio che hanno incaricato l’attore lucano Antonio Gerardi di girare uno spot per raccontare che studiare in Basilicata è possibile.
Le riprese si sono concluse un paio di giorni fa alla Torre Guevara. La visione è ambiziosissima, non solo si punta a ridurre l’emorragia di studenti lucani che vanno verso altre Regioni ma si punta anche ad attirare studenti di altri posti.
I punti di forza: un costo della vita sostenibile, una città a misura d’uomo e una serie di servizi garantiti nel diritto allo studio di altissimo livello. Modelli di azione finalizzati a rendere attrattivo il territorio.

DIRITTO ALLO STUDIO INVESTIMENTO STRATEGICO
Ad applaudire all’iniziativa di Giuzio e Summa e alla nuova visione dell’Ardsu ci pensa l’On. Salvatore Caiata. Il Parlamentare di Fratelli d’Italia, nel commentare i grandi investimenti che il Governo Meloni sta facendo nel campo delle borse di studio e dei servizi per gli studenti, ha voluto soffermarsi anche su quanto sta accadendo in Basilicata.
Il Deputato potentino ha sottolineato come sia possibile ribaltare quanto accaduto fino ad oggi e provare a trattenere gli studenti e a portarne da fuori regione e come questo lavoro sia stato voluto, avviato e realizzato dal nuovo managment dell’Ardsu.
Se Giorgia Meloni in campagna elettorale ribadiva che il declino non è un destino, la classe dirigente amministrativa di centrodestra e la sua rappresentanza parlamentare sembrano voler tradurre questa lettura almeno nel campo del diritto allo studio universitario provando a rendere attrattivo il territorio.
UNA MISSIONE
SOCIALE
È una missione sociale di primaria importanza per tutti, che non deve essere sottovalutata dalla politi-
ca e che deve riguardare tutti.
La nostra regione, infatti, non soltanto va verso lo spopolamento ma mostra sempre maggiori segni di invecchiamento. Se i giovani vanno via a studiare e molti non rientrano la nostra terra rischia di diventare un luogo del rimorso, lontano dalle dinamiche culturali, sociali ed economiche.
Fratelli d’Italia e la dirigenza di Ardsu provano a mettere un freno a questa emorragia.
IL CASO
DI SPINOSO
Un esempio virtuoso in tal senso è il Centro Studi sulla Biodiversità realizzato dal Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese a Spinoso.
Nel Comune che si affaccia sulle sponde della diga del Pertusillo, per volontà del Presidente Tisci e del Direttore Luzzi, con la fattiva collaborazione del Sindaco di Spinoso De Luise è stata realizzata un’importante struttura di ricerca. Il Parco ha acquistato e messo a disposizione dei ricercatori macchinari all’avanguardia che consentono di compiere studi di altissimo livello sull’ambiente.
Un’occasione che è stata colta subito dall’Università della Tuscia che ha collaborato alla realizzazione del presidio di ri-


cerca. Da qualche mese, coordinati dal Prof. Canestrelli, una decina di ricercatori e dottorandi di ricerca universitari provenienti dall’Università della Tuscia si sono trasferiti a Spinoso per fare ricerca e anche per coinvolgere i cittadini e gli
studenti nella conoscenza del territorio. Un esempio di immigrazione universitaria che parte proprio dalle peculiarità del territorio che, anche se non svolto da un istituto universitario, merita di essere studiato e ripetuto.
Lo dichiara l’assessore Cupparo a proposito delle due vertenze: «Regione Basilicata garantisce il massimo sostegno»
MELFI
«Le vertenze
PMC e Brose rappresentano due priorità assolute per l’Assessorato allo Sviluppo Economico e per l’intera Giunta regionale. In questi mesi abbiamo lavorato senza sosta, mantenendo un confronto costante con il Governo, le aziende, le organizzazioni sindacali e tutti i soggetti coinvolti per individuare soluzioni concrete a tutela dell’occupazione».
Lo dichiara l’Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Basilicata, Francesco Cupparo.
«Siamo entrati in una fase particolarmente importante dei percorsi avviati. L’obiettivo è arrivare entro la fine del mese di luglio a un passaggio decisivo che consenta di dare maggiori certezze ai lavoratori e alle loro famiglie. È una fase che richiede prudenza, responsabilità e la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, ma anche la consapevolezza che il lavoro svolto finora ha consentito di costruire condizioni favorevoli per affrontare queste crisi industriali».
«La Regione Basilicata continuerà a garantire il massimo supporto istituzionale affinché le prospettive industriali e occupazionali possano con-
solidarsi nel più breve tempo possibile. Il nostro obiettivo resta quello di salvaguardare competenze, professionalità e posti di lavoro, valorizzando il patrimonio produttivo presente sul territorio regionale. In un contesto economico caratterizzato da profonde trasformazioni, è fondamentale accompagnare i processi di riconversione e rilancio industriale con strumenti adeguati, favoren-
do nuovi investimenti e creando le condizioni per una crescita stabile e sostenibile. È questa la direzione lungo la quale stiamo operando e continueremo ad operare nei prossimi mesi. Ai lavoratori di PMC e Brose voglio ribadire che la Regione non li lascerà soli. Continueremo a seguire ogni fase delle vertenze con attenzione e determinazione, nella convinzione che la tutela del la-

voro e della dignità delle persone debba rima-
nere al centro di ogni scelta istituzionale».
POTENZA Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, ha ricevuto una delegazione di studenti delle classi seconde del liceo “Pier Paolo Pasolini” di Potenza, accompagnati dalla dirigente scolastica Tiziana Brindisi, protagonisti del progetto “Onda Rosa”. L’iniziativa rappresenta un esempio virtuoso di educazione all’inclusione, al rispetto reciproco e al superamento degli stereotipi di genere attraverso la pratica sportiva del rugby. Il progetto, sviluppato in collaborazione con la Federazione Italiana Rugby e le Fiamme Oro Rugby della Polizia di Stato, e sostenuto dal Lions Club Potenza Duomo, si distingue per un approccio innovativo che integra attività sportive, laboratori psicosociali e discipline STEM, trasformando il cam-
POTENZA «Garantire collegamenti sicuri nelle aree montane significa tutelare le comunità, prevenire i fenomeni di dissesto e creare condizioni migliori per chi vive, lavora e produce nei nostri territori. La manutenzione della viabilità rappresenta un investimento sulla sicurezza, sulla qualità della vita e sulla capacità delle aree interne di restare attrattive e connesse». Lo dichiara l’assessore alle Politiche agricole, alimentari e forestali della Regione Basilicata, Carmine Cicala, annunciando la sottoscrizione degli accordi tra l’Ufficio Foreste e Tutela del Territorio della Regione Basilicata e le Amministrazioni provinciali di Potenza e Mate-

po da gioco in un vero e proprio laboratorio dinamico di apprendimento. All’incontro hanno preso parte anche il Questore della Provincia di Potenza Raffaele Gargiulo, la Commissaria della Polizia di Stato Federica Petrillo, portavoce del Questore, e la presidente della Commissione regionale pari opportunità Vittoria Rotunno. Nel suo intervento, il presidente Pittella, dopo aver salutato il Que-
store e aver ringraziato la comunità scolastica e la Polizia di Stato per la significativa iniziativa, ha sottolineato l’importanza del fare rete tra istituzioni e mondo della scuola in un tempo caratterizzato da crescente individualismo. «Quella di oggi la viviamo come una reciproca occasione di crescita - ha aggiunto rivolgendosi ai ragazzi - lo sport è un potente strumento educativo e sociale: il gioco di squadra non è soltanto competizione, ma anche confronto, crescita reciproca e costruzione di comunità». In questo quadro, ha rimarcato come esperienze come “Onda Rosa” contribuiscano concretamente all’abbattimento degli stereotipi di genere, accompagnando ragazze e ragazzi verso un percorso reale di parità e pari opportunità.

ra per l’attuazione degli interventi finanziati attraverso il Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT). Le risorse disponibili ammontano complessivamente a circa 3,8 milioni di euro e saranno destinate a interventi di manutenzione e messa in sicurezza della viabilità provinciale
nei Comuni montani della Basilicata. Le opere previste riguardano il miglioramento delle condizioni di sicurezza della rete stradale, il contrasto ai fenomeni di dissesto idrogeologico, il ripristino della sede viaria e l’adeguamento delle infrastrutture accessorie. L’intervento è stato reso possibile dal lavoro svolto dall’Ufficio Foreste e Tutela del Territorio, che ha curato il percorso tecnico-amministrativo e il coordinamento con le Province per tradurre le risorse del FOSMIT in opere concrete a beneficio delle comunità montane. «Le strade rappresentano un’infrastruttura essenziale per garantire servizi, mobilità
e opportunità di sviluppo. In molte aree interne costituiscono il collegamento quotidiano tra cittadini, imprese, aziende agricole e servizi fondamentali. Intervenire sulla loro manutenzione significa rafforzare la capacità dei territori di contrastare l’isolamento e affrontare con maggiore efficacia le criticità legate alla fragilità idrogeologica». Le risorse assegnate alla Basilicata dal Decreto del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie dell’11 dicembre 2024 sono finalizzate alla salvaguardia e alla valorizzazione delle aree montane, con particolare attenzione alla prevenzione e mitigazione dei rischi territoriali.
(Cgil Basilicata): «Decine di lavoratori
MATERA «Le vertenze CallMat e Natuzzi, con decine di lavoratori che potrebbero perdere il posto di lavoro, rischiano di mettere in ginocchio la città di Matera. Al Mimit se ne discuterà in due incontri, il 10 e l'11 giugno. Chiediamo al ministero risposte certe e non procrastinazione. Chiamiamo a responsabilità Regione e Ministero affinché blocchino immediatamente il processo di abbandono della Tim in Basilicata e si salvaguardi il mobile imbottito,da sempre polo d’eccellenza del materano» . Lo afferma il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, che aggiunge: «È la Regione Basilicata che deve pretendere dal ministero che ciò non accada, altrimenti si renderà complice, aprendo a scenari già visti come quelli di Stellantis a Melfi e di Smart Paper a Tito. Basta infingimenti. Esiste un collasso delle attività produttive in Basilicata senza precedenti. Come chiediamo da mesi, è il momento che la vertenza regionale ap-

prodi al governo nazionale o sarà il disastro. La vicenda di CallMat di Matera - sottolinea Mega - rappresenta uno dei casi più rilevanti di crisi occupazionale che hanno interessato il settore dei contact center nel Mezzogiorno. La progressiva riduzione dei volumi di lavoro da parte del principale committente, unitamente alla generale contrazione del mercato del customer care tradizionale, ha de-
POTENZA «La crescita del ricorso al Fondo di Garanzia
PMI da parte delle imprese femminili rappresenta un segnale incoraggiante che conferma il dinamismo e la capacità imprenditoriale delle donne italiane. I dati relativi al 2025 dimostrano come sempre più aziende guidate da donne stiano utilizzando gli strumenti pubblici di sostegno per investire, innovare e affrontare le esigenze di liquidità». È quanto dichiara Donato Rosa, segretario della Filcom Confsal Basilicata, commentando i dati che evidenziano oltre 21 mila domande accolte da imprese femminili, con finanziamenti concessi per circa 2,3 miliardi di euro.
«L’accesso al credito continua a rappresentare una delle principali sfide per molte realtà imprenditoriali femminili, soprattutto nel Mezzogiorno e
terminato un consistente ridimensionamento delle attività aziendali, con il conseguente ricorso agli ammortizzatori sociali e l'avvio di procedure di licenziamento. Come sindacati abbiamo avanzato diverse proposte finalizzate alla tutela dell'occupazione e alla valorizzazione delle competenze professionali maturate dai lavoratori per garantire continuità occupazionale e reddituale. La vertenza Callmat è il pri-
nelle aree interne come la Basilicata. Per questo il Fondo di Garanzia svolge una funzione strategica, consentendo alle imprese di ottenere risorse indispensabili per crescere e competere sul mercato». Secondo Rosa, tuttavia, il sostegno finanziario da solo non basta. «Occorre accompagnare questi strumenti con politiche capaci di favorire l’occupazione femminile, la formazione professionale, la digitalizzazione e la conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Solo così gli investimenti potranno tradursi in sviluppo duraturo e nuova occupazione qualificata».
Il segretario della Filcom Confsal Basilicata sottolinea inoltre l’importanza della sezione speciale dedicata all’imprenditoria femminile. «Le agevolazioni previste rappresentano un’opportunità concreta per

mo campanello di allarme degli effetti sull'occupazione della crescente diffusione di sistemi di automazione e intelligenza artificiale nel settore del customer care. Per questo è fondamentale che Regione Basilicata e Mimit intervengano insieme rispettando gli impegni assunti rispetto alle risorse da destinare agli interventi di digitalizzazione e riqualificazione delle attività e al reimpiego dei lavo-
ratori. Allo stesso tempo - conclude Mega - quello che sta accadendo alla Natuzzi è inaccettabile. La chiusura di tre stabilimenti su cinque è il segnale ufficiale da parte del gruppo di volere disinvestire nei territori di Puglia e Basilicata. Non c'è cassa integrazione che basti. Riteniamo pertanto che il tempo degli annunci sia finito. Da Regione e Governo pretendiamo risposte e fatti concreti».

valorizzare il talento e la capa- cità innovativa delle donne. È fondamentale che tali misure vengano ulteriormente rafforzate e promosse, affinché possano raggiungere anche le piccole realtà imprenditoriali che operano nei territori più periferici. La Basilicata – conclude
Rosa – ha bisogno di sostenere con decisione l’imprenditoria femminile, che costituisce una leva fondamentale per la crescita economica, la coesione sociale e il contrasto allo spopolamento. Investire sulle donne significa investire sul futuro delle nostre comunità».
Prestigioso riconoscimento ministeriale. Il presidente: «Conoscenza scientifica, strumento essenziale per politiche regionali sicure»
La Regione Basilicata viene inserita ufficialmente tra i modelli virtuosi della Pubblica Amministrazione italiana. Il prestigioso riconoscimento è arrivato ierimattina nel Forum PA 2026 alla Nuvola Eur di Roma con la presentazione, da parte del Ministro Paolo Zangrillo, del primo volume della collana “Le eccellenze nella Pubblica Amministrazione. Competenze, merito e risultati: storie che cambiano il Paese”. All’interno dell’opera un intero capitolo è dedicato alla Regione Basilicata per il progetto LucAS (Lucania Ambiente Salute) la cui direzione scientifica è di Arpab.«Questo riconoscimento ministe-
riale – ha detto il Presidente della Regione, Vito Bardi – certifica il valore di un modello amministrativo capace di dialogare con il mondo della ricerca e con il tessuto produttivo. Essere indicati a livello nazionale come una delle ‘storie che cambiano il Paese’ è la prova che la strada del merito e dei risultati concreti intrapresa dalla nostra amministrazione è quella corretta per costruire un rapporto di autentica fiducia con i cittadini». A far guadagnare alla Basilicata questo importante palcoscenico a pagina 153 del volume, sotto il titolo “La conoscenza è la base della fiducia” è stata la capacità di trasformare una potenziale com-
plessità ambientale e sanitaria in una grande opportunità di tutela e sviluppo. Il progetto LucAS ha saputo rispondere alle esigenze conoscitive del territorio legate ai processi di industrializzazione e alle attività estrattive attraverso uno studio sistematico e organico. Una sinergia di altissimo livello che ha visto collaborare la Regione, le società energetiche e i principali enti di ricerca, tra cui le Università, il CNR, l’Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale e la Fondazione Ambiente Ricerca Basilicata.«Come mette giustamente in luce il volume presentato dal Ministro Zangrillo – ha concluso il Presidente – la conoscen-

za scientifica è lo strumento essenziale per consentire al governo regionale di adottare provvedimenti mirati e politiche orientate alla massima sicurezza. Sapere che la nostra regione è un punto di riferimento per l’efficienza e la trasparenza della PA ci spinge a continuare con ancora più determinazione in questa direzione, mettendo sempre al centro la salute dei lucani e la salvaguardia del territorio».
Previsti aumenti fino a 221 euro al mese; dai Sindacati: «Continuiamo a tutelare i salari del personale»
La Fp Cgil di Potenza esprime soddisfazione per la sottoscrizione dell’ipotesi di Contratto collettivo nazionale per il personale del comparto delle Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027, che coinvolge in Basilicata circa 1500 lavoratori e lavoratrici. Finalmente si torna a tutelare i salari di lavoratrici e lavoratori con un aumento delle retribuzioni superiore all’inflazione oggi prevista per il triennio di riferimento e, per la prima volta, con l’introduzione di un meccanismo di verifica successivo a salvaguardia del potere di acquisto. Tra i punti principali della preintesa: un incremento a regime mensile da 126 a 221 euro, la verifica del possibile scostamento tra incrementi contrattuali e inflazione che si andrà a registrare per individuare ulteriori risorse a tutela dei salari. E ancora: dopo trent’anni di disparità finalmente è stato inserito il diritto alle ferie uguale per tutti attraverso l’equiparazione del numero di giornate di ferie annue per il personale neoassunto a quelle dei colleghi con maggiore anzianità, nonché il pagamento delle indennità di turno durante i periodi di ferie. Inserito anche il recepimento della direttiva comunitaria sulla trasparenza salariale, il miglioramento della disciplina degli isti-
tuti di conciliazione (congedi, flessibilità oraria e ferie solidali), lo sblocco del tetto al buono pasto (un primo passo per aumentarne l’importo), e l’incremento dei trattamenti di trasferta, il rafforzamento delle relazioni sindacali con una migliore declinazione delle materie, la regolamentazione dell’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale per migliorare le modalità di lavoro ed evitarne l’uso improprio a scapito del personale e dei servizi. Attenzione, inoltre, alla condizione occupazionale delle persone con disabilità e monitoraggio dell’andamento degli sviluppi di carriera, contro ogni discriminazione e ai percorsi di formazione e alla loro pianificazione strategica, per la crescita professionale di tutte e tutti. Ora la parola passa a lavoratrici e lavoratori che dovranno esprimersi sull’ipotesi di accordo che rappresenterebbe un passo importante in termini di innovazione e rafforzamento di diritti e tutele per tutte e tutti. Anche la UIL FP Basilicata esprime apprezzamento per la firma della preintesa relativa al rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027, sottoscritta dalla UIL FP presso l’Aran. Si tratta di un risultato importante
che interesserà anche i dipendenti delle amministrazioni centrali presenti sul territorio lucano, garantendo benefici economici immediati e nuove tutele normative per lavoratrici e lavoratori impiegati presso Ministeri, Agenzie fiscali, Enti pubblici non economici e altre amministrazioni del comparto Funzioni Centrali. L’accordo va nella direzione sostenuta dalla UIL FP durante tutta la trattativa: utilizzare da subito tutte le risorse disponibili senza attendere la fine del triennio contrattuale, rafforzare gli incrementi sul trattamento tabellare destinando il 95% delle risorse disponibili e istituire un tavolo di monitoraggio per verificare l’andamento del potere d’acquisto rispetto all’inflazione. Dal 2027 gli operatori beneficeranno di un aumento complessivo di 126 euro lordi mensili, gli assistenti di 133 euro, i funzionari di 161 euro e le elevate professionalità di 221 euro, con un incremento medio pari a 161 euro lordi al mese. Tra le principali novità normative figurano il superamento della disparità nel numero di giorni di ferie tra il personale assunto da meno di tre anni e il restante personale, una maggiore flessibilità nella programmazione delle ferie, l’ampliamento delle possibilità di ac-
cesso al lavoro agile e da remoto, la riduzione della pausa pranzo fino a 10 minuti su richiesta del dipendente e la soluzione della questione relativa ai festivi infrasettimanali per il personale turnista.Di particolare rilievo è inoltre l’istituzione di un osservatorio paritetico di comparto composto dalle organizzazioni sindacali rappresentative, nonché il riconoscimento dell’indennità di turno durante i periodi di ferie per il personale turnista, risultato reso possibile anche grazie alle iniziative giudiziarie promosse dalla UIL FP. Per la prima volta viene inoltre disciplinato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro, introducendo garanzie, tutele e specifici percorsi di formazione per i dipendenti pubblici.


IL GIARDINO A Cronache il neo sindaco, il sindaco di Stigliano Micucci e il responsabile per il lavoro di FdI La Guardia
D I AN NA TAMM AR IEL LO
Ad “Oltre il giardino”, il programma di Cronache Tv condotto dal giornalista Paride Leporace, ospite Vito De Filippo, nuovo sindaco di Sant’Arcangelo che dopo una lunga esperienza politica che lo ha visto presidente della Regione Basilicata per due mandati, viceministro ed esponente nazionale del Partito Democratico, amministra ora il borgo lucano. Quella di scendere in campo nella sua comunità viene vista come una scelta che definisce «un atto di riconoscenza verso il paese dove sono nato e dove ha mosso i primi passi in politica. Lo considero un atto d’amore e di riconoscenza verso questo comune – spiega – al quale spero di poter corrispondere in questi anni con dedizione e attività amministrativa». Secondo De Filippo, l’esperienza maturata nei rapporti con Regione, Governo e Parlamento potrà essere utile alla comunità: «Sappiamo cosa fare e sappiamo come farlo». Tra le priorità del nuovo mandato c’è il decoro urbano. «Dobbiamo pulire totalmente il paese, renderlo decoroso e attrattivo. I nostri centri storici hanno una forza straordinaria e vanno valorizzati». Un obiettivo che si lega alla sfida dello spopolamento. «Serve un’azione di lungo corso. Dobbiamo animare questi luoghi tutto l’anno e recuperare le abitazioni vuote per consegnarle alle nuove generazioni». Sul rapporto con le opposizioni, il sindaco si dice disponibile al confronto: «I grandi atti che porteremo in Consiglio comunale non avranno difficoltà a essere discussi anche con le minoranze». Nei primi mesi l’azione amministrativa si concentrerà su tre punti: «Pulizia e decoro del paese, sicurezza e costruzione di un programma estivo che non sia un semplice elenco di eventi ma una strategia di comunicazione e promozione del territorio». Sul tema sicurezza, De Filippo propone il rafforzamento del controllo di vicinato, della videosorveglianza e dell’illuminazione pubblica. Ampio spazio anche alla sanità. La nuova Casa di comunità di Sant’Arcangelo rappresenta, secondo il sindaco, una grande opportunità. «Vogliamo interagire con il sistema sanitario regionale attraverso un piano sanitario comunale, partendo dai dati epidemiologici del territorio e promuovendo attività di screening».
Sul fronte energetico, De Filippo riconosce il contributo già offerto dalla Basilicata: «Credo che il limite attuale delle attività estrattive non debba essere superato». Quanto all’occupazione, punta sul rilancio dell’area artigianale e sul-

la valorizzazione degli attrattori culturali e turistici. Guardando al futuro del Partito Democratico lucano, auspica unità e dialogo: «Sono qui per dare un contributo di mediazione e costruzione di un progetto forte per questo partito». Il sogno per Sant’Arcangelo è chiaro: «Vorrei vedere il centro storico crescere in attrattività e offrire ai giovani una speranza. In questi luoghi si può vivere, investire e costruire una qualità della vita alta». La trasmissione prosegue sul tema del decreto lavoro del Governo Meloni con Pier Giorgio La Guardia, responsabile provinciale di Fratelli d’Italia per il lavoro. Per lui il decreto è «una prima risposta incisiva», pur dovendo essere considerato «solo un preludio verso misure più incisive». Tra gli aspetti più rilevanti, La Guardia evidenzia l’introduzione del cosiddetto salario giusto: «Consiste nell’applicare il contratto stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, ponendo un freno ai contratti al ribasso che troppo spesso hanno penalizzato i lavoratori». Importante anche il sostegno all’occupazione giovanile: «Si introducono sgravi fiscali per i datori di lavoro che assumono under 35, ma in cambio devono rispettare i contratti collettivi, gli obblighi contributivi e le norme sulla sicurezza». Il provvedimento affronta inoltre il tema dei rider e del cosiddetto caporalato digitale. «Non si interviene ancora sul contratto collettivo, ma vengono introdotti obblighi di trasparenza e tracciabilità degli algoritmi che regolano il lavoro». L’attenzione si sposta poi sulla crisi di Stellantis a Melfi, definita «un tasto particolarmente dolente» per la Basilicata. Secondo La Guardia serve «un disegno di politica industriale avanzato che produca occupazione di qualità e salari alti». A suo giudizio, il settore automobilistico ha pagato «l’errore dell’elettrico a tutti i costi», una scelta che ha inciso negativamente sui risultati industriali e occupazionali. Per il dirigente di Fratelli d’Italia il problema non può essere affrontato contando esclu-

sivamente sull’ex Fiat: «Stellantis necessita di essere affiancata da altri investimenti e da un rafforzamento dell’indotto». Critica anche la situazione dei lavoratori in cassa integrazione: «Pagano conseguenze che non dipendono da loro e subiscono perfino penalizzazioni sul piano pensionistico». Guardando al futuro, La Guardia indica la necessità di diversificare l’economia regionale: «Bisogna investire in biocarburanti, biochimica, nuove tecnologie, energia e settori ad alta innovazione. Quando si diversificano gli investimenti e si valorizzano i punti di forza di un territorio si può iniziare a risalire la china». Nella seconda parte dell’intervista affronta anche il tema delle stragi mafiose e del dossier “Mafia-Appalti”, sostenendo che l’attenzione investigativa si sia spesso concentrata su piste rivelatesi inconsistenti. «Le stragi di Capaci e via D’Amelio contengono un movente principale: il dossier Mafia-Appalti», afferma. Sulla figura di Silvio Berlusconi, aggiunge: «La condanna definitiva di Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa rimane un fatto accertato, ma Berlusconi non può essere indicato come organizzatore delle stragi». Secondo La Guardia, se si fosse riusciti a collegare pienamente le inchieste su Tangentopoli e Mafia-Appalti, «oggi avremmo un’Italia più onesta, più legalitaria e più prospera». Infine, la trasmissione prosegue con il sindaco di Stigliano Francesco Micucci, che sta puntando su cultura e turismo per rilanciare il territorio . Il sindaco rivendica con orgoglio l’inserimento dell’iniziativa “Rossini sul balcone” nel calendario ufficiale del Rossini Opera Festival di Pesaro, un riconoscimento che considera storico: «È un fatto straordinario per Stigliano e per Rossini, che esce dalle mura di Pesaro. Il nostro paese aveva bisogno di un piano turistico e abbiamo deciso di scommettere sulla qualità dell’offerta culturale». Il progetto nasce da una collaborazione con Giovanni Oliva e prevede un percorso triennale che ha coinvolto anche le scuole. «Ha

avvicinato bambini, ragazzi e docenti a un mondo forse lontano dalla nostra esperienza. È un’iniziativa che impreziosisce il paese e della quale siamo fieri». L’obiettivo, però, va oltre il singolo evento. «Non è l’unica scommessa per rendere attrattivo il territorio», sottolinea il sindaco, ricordando gli investimenti nell’arte di strada, nei murales, nelle sculture e nel Parco della Mandarra, che raccoglie miti e leggende locali. «Abbiamo trasformato Stigliano in una sorta di museo a cielo aperto». Dietro la promozione turistica resta però la grande sfida dello spopolamento. «Abbiamo vissuto diverse ondate migratorie. Oggi il fenomeno è ancora più difficile da contrastare perché non partono solo i giovani, ma spesso anche le famiglie li seguono. Trovare un antidoto per un sindaco è molto complicato». Tra le principali preoccupazioni dell’amministrazione ci sono sanità e mobilità. Sul fronte sanitario Micucci ricorda la trasformazione dell’ex ospedale cittadino e la realizzazione dell’ospedale di comunità grazie ai fondi del PNRR. «Dovremmo riuscire ad aprirlo tra agosto e settembre. Ma il completamento dei lavori deve portare anche alla riapertura della lungodegenza. Mancano medici e infermieri, è vero, ma noi siamo un presidio di prossimità e non possiamo rinunciare a questi servizi». Il sindaco evidenzia inoltre il ruolo dell’hospice, definito «il nostro fiore all’occhiello», unica struttura della provincia di Matera dedicata alle cure palliative. Sulla mobilità il giudizio è severo. «Sanità e trasporti non possono essere separati. Oggi abbiamo collegamenti insufficienti e un progetto finanziato per migliorare il sistema è fermo dal 2018. È attuabilissimo, ma è bloccato da otto anni». Nonostante le difficoltà, Micucci guarda con fiducia all’estate stiglianese. Oltre a Rossini, il cartellone comprende Cinema da Mare, gli artisti di strada e numerose iniziative culturali. «Il panorama dell’offerta estiva è ricco e abbondante. C’è da divertirsi e da scoprire un territorio che ha molto da offrire».
Il presidente commenta i dati sul turismo 2026 e sottolinea la crescita del settore e la qualità dell’offerta regionale
La Basilicata si conferma tra le destinazioni turistiche italiane in maggiore crescita, rafforzando la propria posizione nel panorama nazionale ed europeo. A sottolinearlo è il presidente della Regione Vito Bardi, che ha commentato i più recenti dati sul turismo relativi al mese di maggio 2026, evidenziando un andamento particolarmente positivo per il Mezzogiorno e per l’Italia nel suo complesso. Secondo le rilevazioni, l’Italia continua a rafforzare la propria attrattività turistica, superando competitor storici come Francia, Spagna e Grecia in termini di saturazione delle prenotazioni online. In questo contesto, la Basilicata emerge come una delle regioni più dinamiche, gra-
zie a una capacità ricettiva strutturata e a una domanda in costante crescita. Il sistema turistico lucano conta oggi oltre 3mila strutture ricettive censite. Nel mese di maggio, il tasso di saturazione delle prenotazioni online ha raggiunto il 49,56%, mentre il prezzo medio si attesta intorno ai 107 euro, mantenendo un livello competitivo rispetto ad altre destinazioni italiane. Particolarmente significativo il dato relativo alla reputazione online, che per la Basilicata raggiunge un indice di gradimento pari a 89,81 su 100, tra i più alti a livello nazionale ed europeo e superiore anche alla media italiana, fissata a 87,5.«Questo quasi 90 su 100 nella reputazione online ci dice che chi viene in Basilicata trova un
territorio meraviglioso, con accoglienza, servizi e ospitalità di altissimo livello», ha dichiarato il presidente Vito Bardi, sottolineando come i risultati confermino l’efficacia delle strategie di promozione territoriale e di posizionamento del brand Basilicata sul mercato turistico internazionale.«È la conferma che la strategia di promozione e posizionamento del brand Basilicata sta funzionando alla perfezione», ha aggiunto. Il presidente ha infine rivolto un ringraziamento all’Agenzia di Promozione Territoriale (APT), evidenziandone il ruolo nel cogliere i nuovi trend del turismo globale, migliorare la visibilità online delle strutture ricettive e coordinare il sistema del-

l’accoglienza regionale. «Ringrazio l’Apt che ha saputo intercettare i nuovi trend del turismo internazionale, ottimizzare la visibilità online delle nostre 3mila e oltre strutture e coordinare un lavoro di squadra che oggi porta la Basilicata a competere a testa alta. Continueremo su questa strada, convinti che il turismo rappresenti uno dei principali motori economici e identitari della Basilicata».
Il 16 giugno alla Fiera del Levante l’iniziativa promossa dal MAECI e dal Sistema Italia per l’internazionalizzazione delle PMI
Si terrà il prossimo 16 giugno, alle ore 10.30, presso il Centro Congressi della Fiera del Levante di Bari, la tappa meridionale di “Obiettivo Export: Imprese e territori del Sud Italia verso la Conferenza Nazionale dell’Export 2026”. L’iniziativa si inserisce nel percorso preparatorio verso la Conferenza Nazionale dell’Export 2026 e coinvolge le regioni del Mezzogiorno in un confronto diretto sulle strategie di internazionalizzazione del sistema produttivo italiano.L’evento è promosso dal Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, in collaborazione con il sistema istituzionale e finanziario a supporto dell’export, tra cui ICE Agenzia, Cassa Depositi e Prestiti, SACE e SIMEST, con il sostegno di Unioncamere e Confindustria.Promossa dalla Camera di Commercio della Basilicata, l’iniziativa è rivolta alle imprese di Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Sicilia e punta a raccogliere fabbisogni e proposte del tessuto produttivo meridionale per rafforzare le politiche di sostegno all’export e alla competitività sui mercati internazionali.«Si tratta di un appuntamento di grande rilevanza per il sistema economico lucano», ha sot-
tolineato il vicepresidente dell’ente camerale con delega all’internazionalizzazione, Fausto De Mare, evidenziando come il confronto con istituzioni e attori del Sistema Italia rappresenti un’occasione strategica per le imprese del territorio in una fase di trasformazione degli scenari economici globali. Durante la giornata sono previsti incontri B2B con i responsabili degli uffici commerciali delle ambasciate italiane in diversi Paesi strategici, tra cui Egitto, Tunisia, Al-
geria, Marocco, Serbia, Romania, Emirati Arabi Uniti, Kenya, Messico e Corea del Sud, oltre ai direttori degli uffici ICE in mercati europei e internazionali come Germania, Regno Unito, Spagna, Svizzera e Turchia.Spazio anche al “Laboratorio della Crescita”, dedicato alla valorizzazione delle eccellenze territoriali nei settori del Made in Italy, della cultura, dell’innovazione e delle industrie creative. Due i focus principali: da un lato startup e imprese innovati-

ve ad alto contenuto tecnologico, dall’altro il comparto culturale e creativo interessato a percorsi di internazionalizzazione.La partecipazione è gratuita, ma subordinata a registrazione entro il 13 giugno 2026 attraverso la piattaforma dedicata “Eventi Sistema Paese –Obiettivo Export”. L’obiettivo dell’iniziativa è rafforzare il dialogo tra imprese e istituzioni per sostenere in modo più efficace la presenza del Made in Italy sui mercati esteri.

CASTELMEZZANO (PZ). Le rocce delle Dolomiti Lucane diventano schermi monumentali e il borgo di Castelmezzano si trasforma in un laboratorio internazionale di creatività contemporanea. Dal 9 al 17 giugno prende vita “Il Respiro della Luce – Castelmezzano Rock Mapping Residency”, la residenza artistica che porterà nel cuore della Basilicata videomaker, light designer, sound designer e artisti visivi provenienti dall’Italia e dall’estero. L’iniziativa, promossa dal Comune di Castelmezzano e da Basilicata Creativa, nasce nell’ambito della misura Borghi Linea B del PNRR, con il Comune di Pietrapertosa capofila, e punta a sperimentare nuove forme di valorizzazione territoriale attraverso i linguaggi dell’arte digitale.Gli artisti selezionati tramite una open call internazionale lavoreranno per oltre una settimana a

denza è in programma il 16 giugno, quando le opere realizzate saranno presentate al pubblico in una serata dedicata alle produzioni multimediali.«Castelmezzano è un luogo dove natura, storia e arte dialogano da secoli. Con questa residenza vogliamo aprire il nostro paese al talento creativo internazionale e offrire un nuovo modo di raccontare il territorio, proiettando la nostra identità millenaria nel futuro della sperimentazione tecnologica», afferma il sindaco Nicola Valluzzi. Al progetto partecipano i Comuni di Castelmezzano, Pietrapertosa e Accettura insieme a Basilicata Creativa, APT Basilicata, FEEM e RENOVO. L’obiettivo è rafforzare l’attrattività culturale dell’area e promuovere un modello di turismo fondato sull’incontro tra patrimonio, innovazione e creatività contemporanea. Nove
stretto contatto con il territorio e la comunità locale, realizzando opere site-specific capaci di dialogare con il paesaggio e l’architettura del borgo. Le pareti di arenaria che circondano Castelmez-
zano ospiteranno installazioni di videomapping e spettacoli luminosi, mentre vicoli e piazze diventeranno scenari di percorsi sonori e narrazioni immersive. Il momento conclusivo della resi-
Un itinerario di 150 chilometri tra parchi, borghi e natura per promuovere la Basilicata sui mercati nazionali e internazionali
La Basilicata si racconta attraverso il cicloturismo, i paesaggi naturali e il patrimonio culturale grazie a due press trip organizzati dall’Agenzia di Promozione Territoriale (APT) nel mese di giugno. Due iniziative rivolte a giornalisti e professionisti della comunicazione che contribuiranno a promuovere l’immagine della regione sui mercati nazionali e internazionali, valorizzandone le eccellenze ambientali, storiche e outdoor. Ha preso il via l’8 giugno il primo tour stampa dedicato al cicloturismo, che vede protagonisti Pinar e Paolo Pinzuti di Bikeitalia, media partner della Fiera del Cicloturismo. I due giornalisti stanno percorrendo un itinerario di circa 150 chilometri da Potenza a Maratea lungo alcuni dei tracciati più rappresentativi della mobilità dolce lucana, tra l’Anello dei Parchi Lucani e la Ciclovia Meridiana.Il percorso attraversa alcuni dei territori più suggestivi dell’entroterra regionale. Da Potenza, l’itinerario conduce verso

Sasso di Castalda e Marsico Nuovo, per poi proseguire attraverso Paterno e Tramutola fino al Lago del Pertusillo, nel cuore della Val d’Agri, dove è prevista la prima sosta. Nella seconda giornata i giornalisti percorreranno la ciclopista ricavata sull’ex Ferrovia Calabro Lucana, visiteranno il Parco Archeologico di Grumentum, tra i siti romani me-

glio conservati del Mezzogiorno, e raggiungeranno Maratea seguendo il tracciato della EuroVelo 7, con una tappa intermedia a Rivello. L’iniziativa punta a mettere in evidenza le potenzialità della Basilicata come destinazione cicloturistica, un segmento in costante crescita che intercetta viaggiatori alla ricerca di esperienze autentiche, sosteni-
bili e a contatto con il territorio.Pochi giorni dopo prenderà il via il secondo press tour, in programma dal 17 al 22 giugno, che vedrà protagonista la giornalista tedesca Ute Müller dell’agenzia di stampa DPA. Il reportage sarà dedicato alla scoperta della Basilicata attraverso un racconto che intreccia storia, cultura, natura e attività outdoor. Il viaggio
inizierà a Matera con la visita a Casa Noha, al Rione Sassi e ad alcune esperienze immersive dedicate alle tradizioni locali, tra cui un cinetour e un laboratorio del pane. Successivamente il tour si sposterà a Castelmezzano e nel Parco Nazionale del Pollino, dove sono previste escursioni in jeep d’alta quota e attività all’aria aperta a Viggianello, tra trekking, biking e rafting.La tappa conclusiva sarà Maratea, perla del Tirreno lucano, dove la giornalista visiterà il centro storico, la Statua del Redentore e l’area portuale, uno dei luoghi simbolo della costa regionale.Attraverso questi due press trip, APT Basilicata rafforza la propria strategia di promozione territoriale, puntando sul racconto esperienziale e sulla visibilità garantita da autorevoli operatori dell’informazione. Un’occasione per mostrare al pubblico internazionale una regione capace di coniugare paesaggi incontaminati, cultura millenaria e nuove forme di turismo sostenibile.
POTENZA «La Uil Fp
Potenza e Basilicata accoglie con grande soddisfazione la pubblicazione delle graduatorie relative alle procedure di stabilizzazione presso l’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo». Lo sottolinea il segretario generale Giuseppe Verrastro. «Si tratta di un risultato atteso da numerosi lavoratori e per il quale il sindacato si è battuto con determinazione, rivendicando il diritto alla stabilità occupazionale di professionisti che da anni garantiscono, con sacrificio e senso di responsabilità, il funzionamento dei servizi sanitari. La pubblicazione delle graduatorie rappresenta un passaggio fondamentale che riconosce il valore e la dignità del lavoro svolto da tanti operatori che hanno assicurato, anche nei momenti più difficili, continuità assistenziale e qualità delle prestazioni ai cittadini.
La Uil Fp esprime apprezzamento per il lavoro svolto dal San Carlo e dagli uffici competenti che hanno portato a termine un percorso complesso e particolarmente atteso. Al tempo stesso rivendica con forza il ruolo svolto dall’organizzazione sindacale nel sostenere e ottenere l’applicazione di una normativa che ha consentito l’ammissione alle procedure anche del personale in aspettativa
(M5S):
per diverso ruolo, garantendo così maggiore equità e pari opportunità a tutti i lavoratori interessati. La Uil Fp chiede al San Carlo di procedere all’immissione in servizio del personale interessato dalle stabilizzazioni, compresi gli Operatori Socio-Sanitari che hanno già completato la visita medica e gli infermieri che attendono di essere assunti. Positiva è anche la prossima immissione in servizio di 20 infermieri a tempo determinato, una scelta che la Uil Fp
considera necessaria e opportuna in vista del periodo estivo, quando le esigenze assistenziali e organizzative richiedono un rafforzamento immediato degli organici per garantire servizi efficienti e tutelare il diritto alle ferie del personale. Per la Uil Fp il rafforzamento degli organici non rappresenta soltanto una risposta alle legittime aspettative dei lavoratori, ma una condizione indispensabile per garantire la qualità dell’assistenza e la tenuta dell’intero sistema

sanitario. Servono assunzioni rapide, programmazione e investimenti sul personale per
dare respiro ai reparti e migliorare le condizioni di lavoro degli operatori. La Uil Fp Potenza e Basilicata continuerà a vigilare affinché tutte le procedure vengano completate in tempi brevi e affinché il San Carlo dia seguito agli impegni assunti. La stabilizzazione del personale e il potenziamento degli organici rappresentano una priorità non più rinviabile: tutelare i lavoratori significa tutelare la sanità pubblica e garantire servizi migliori ai cittadini».
«Traguardo atteso, ora le assunzioni»
POTENZA La Fp Cgil di Potenza esprime soddisfazione per la pubblicazione della delibera di approvazione delle graduatorie relative alle procedure di stabilizzazione presso l’Azienda Ospedaliera Regionale “San Carlo”. “L’approvazione delle graduatorie di stabilizzazione rappresenta un risultato fondamentale - si legge nella notafortemente rivendicato dalla nostra organizzazione sindacale, che dà finalmente riscontro concreto alle battaglie portate avanti nei mesi scorsi, recependo regole e criteri definiti nell'ultimo confronto svoltosi in Regione Basilicata, in attuazione della legge regionale sulle procedure di stabilizzazione nel servizio sanitario. Abbiamo fortemente sostenuto come Fp Cgil l’allarga-
mento della platea al personale che, seppur già assunto a tempo indeterminato con ruoli e profili inferiori, abbia prestato servizio con un inquadramento differente al fine di evitare l'incomprensibile dispersione di competenze e professionalità consolidate. L’Azienda Sanitaria di Potenza aveva proceduto qualche settimana fa alla pubblicazione, mentre siamo ancora in attesa della pubblicazione, che sollecitiamo, delle graduatorie dell’Irccs Crob. La Fp Cgil Potenza chiede alle Direzioni Generali di procedere, senza ulteriori indugi, alla firma dei contratti e all'effettiva immissione in servizio di tutto il personale coinvolto. È prioritario accelerare le procedure per gli Operatori Socio-Sanitari (OSS) che
per l’Azienda Ospedaliera San Carlo hanno già completato le visite mediche. Parimenti, consideriamo necessaria l’imminente immissione in servizio dei 20 infermieri a tempo determinato: una boccata d'ossigeno indispensabile per i reparti in vista del periodo estivo, essenziale per garantire la continuità dei servizi e tutelare il sacrosanto diritto alle ferie del personale strutturato. Anche per quanto concerne l’Azienda sanitaria di Potenza, è indispensabile procedere celermente al completamento delle assunzioni previste sia nel piano dei fabbisogni che nel piano stralcio, immettendo in servizio gli ultimi Oss della precedente graduatoria di stabilizzazione e procedendo con le attuali graduatorie”.
«Punto nascita Melfi, ostetriche sotto organico: serve bando»
MELFI «Mentre la Giunta regionale celebra i dati AGENAS sulle liste d'attesa come se fossero una patente complessiva di buona sanità, nelle corsie degli ospedali territoriali della Basilicata si consumano silenziose emergenze che nessun rapporto trimestrale certifica». Lo sottolinea Alessia Araneo (Consigliera regionale – Movimento 5 Stelle Basilicata). «Una di queste riguarda l'Ospedale di Melfi e in particolare il reparto di Ostetricia e Ginecologia: un
punto (di buona) nascita che serve un territorio vasto, con una popolazione che include migliaia di donne in età fertile, e che funziona malgrado le condizioni di sofferenza strutturale. La carenza di ostetriche è documentata e reiterata: il reparto è sotto organico, con turni che insistono su un numero di eccellenti professioniste che devono, tuttavia, sperare che non ci sia una emergenza in più. E la domanda è sempre la stessa: se queste sono le condizioni di lavoro, per

quanto tempo queste professioniste sceglieranno di servire il sistema sanitario regio-
nale?
A preoccupare è anche un altro dato: ad oggi, non risulta che sia stato bandito alcun concorso per la direzione della struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale di Melfi. E il punto qui diventa squisitamente politico: in assenza di prospettive future solide e continuative, medici e personale sanitario tutto rischiano di essere attratti da altri luoghi di lavoro. Alla lunga, l’esito di questa operazione diventa lo svuotamento fino al-
L’associazione denuncia criticità nell’assistenza protesica regionale: «Non possono esistere diritti diversi tra province»
L’ANMIC di Matera (Rete Associativa – Ente di Tutela e Rappresentanza delle Persone con Disabilità e non Autosufficienti, Famiglie e Caregiver – D.P.R. 23/12/1978) esprime forte preoccupazione per le criticità emerse nella gestione dell’assistenza protesica regionale e per quanto denunciato in merito alle modalità di erogazione degli ausili destinati alle persone con disabilità.Quando si parla di carrozzine, protesi, ortesi e ausili personalizzati, sottolinea l’associazione, non si fa riferimento alla semplice fornitura di beni materiali, ma all’esercizio concreto di diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione: il diritto alla salute, all’autonomia personale, alla mobilità, all’inclusione sociale e alla dignità della persona.Destano particolare allarme le segnalazioni relative all’assenza di uniformità sul territorio regionale, con modalità differenti tra le aree di Potenza e Matera nell’accesso agli ausili e nelle procedure autorizzative. «Una persona con disabilità non può vedere riconosciuti diritti diversi a seconda della provincia in cui risiede. I Livelli Essenziali di Assistenza devono essere garantiti in modo unifor-
me, equo e appropriato in tutta la Basilicata», afferma l’ANMIC. L’associazione ritiene che ogni ausilio debba essere individuato, adattato, collaudato e monitorato attraverso un percorso sanitario personalizzato che coinvolga medico prescrittore, tecnico ortopedico e persona con disabilità. L’eventuale consegna di dispositivi senza adeguata valutazione specialistica, senza prove funzionali e senza personalizzazione rischia, secondo l’ANMIC, di compromettere l’efficacia dell’intervento sanitario e di incidere negativamente sulla dignità dell’assistito.Preoccupano inoltre le segnalazioni relative a possibili modifiche delle prescrizioni specialistiche in sede amministrativa. «Il ruolo e la competenza del medico prescrittore devono essere rispettati e valorizzati, nel pieno interesse del paziente e della qualità delle cure», sottolinea l’associazione.Per queste ragioni l’ANMIC chiede alla Regione Basilicata, al presidente Vito Bardi, all’assessore alla Salute Cosimo Latronico e al Consiglio regionale l’apertura urgente di un tavolo di confronto permanente che coinvolga associazioni delle persone con disabilità, professionisti sanitari,

erogatori dei servizi e istituzioni competenti, con l’obiettivo di costruire una riforma organica del- l’assistenza protesica regionale.È necessario, secondo l’associazione, definire regole uniformi, garantire la libera scelta dell’assistito, assicurare la presenza delle competenze professionali lungo tutto il percorso assistenziale e adottare strumenti che mettano al centro la persona e non la procedura.«Le persone con disabilità e
le loro famiglie non chiedono privilegi, ma il rispetto di diritti fondamentali che non possono essere subordinati a logiche esclusivamente amministrative o economiche», conclude l’ANMIC di Matera, che annuncia di seguire con attenzione l’evoluzione della vicenda e di sostenere ogni iniziativa utile alla piena tutela del diritto alla salute, all’autonomia e alla dignità delle persone con disabilità.


Il percorso propone un approccio interdisciplinare che mette in dialogo tre dimensioni fondamentali: governance, spazio e pedagogia
Domani, nel Palazzo della Cultura, si terrà il seminario di presentazione del percorso dedicato ai Poli per l’infanzia 0–6. L’iniziativa è promossa dal Comune di Potenza, con il sostegno della Regione Basilicata – Assessorato allo Sviluppo Economico, il Lavoro e i Servizi alla Comunità. Il Polo dell’Infanzia 0–6 come infrastruttura educativa territoriale –Governance, spazio e pedagogia in dialogo, è un percorso formativo e di confronto dedicato alla costruzione di una visione condivisa dei Poli per l’infanzia 0–6. «L’iniziativa intende accompagnare il territorio in una riflessione ampia e operativa sul ruolo dei servizi educativi per la prima infanzia, con particolare attenzione all’integrazione tra qualità pedagogica, progettazione degli spazi e governance territoriale», spiega la vicesindaco e assessore alla Pubblica Istruzione e alle Politiche per l’Infanzia Federica D’Andrea. Il seminario avrà inizio alle
ore 9, nella sala conferenze del Palazzo della Cultura di Potenza, in via Cesare Battisti 22. La partecipazione è gratuita, previa iscrizione tramite modulo online accessibile dal QR code riportato nella locandina dell’evento. Il percorso, realizzato da IDmakers e il coinvolgimento dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, propone un approccio interdisciplinare che mette in dialogo tre dimensioni fondamentali: governance, spazio e pedagogia. I Poli per l’infanzia 0–6 vengono così interpretati, non solo come luoghi destinati all’erogazione di servizi educativi, ma come vere e proprie infrastrutture territoriali: spazi di crescita, relazione, inclusione e comunità, capaci di mettere al centro bambine, bambini, famiglie e servizi. La giornata dell’11 giugno sarà aperta dalla registrazione dei partecipanti e dalla presentazione del progetto. Interverranno il Sindaco di Potenza Vincenzo Telesca, l’assessore D’Andrea, Giusy Lo
Vecchio, Direttore Generale per lo Sviluppo Economico, il Lavoro e i Servizi alla Comunità della Regione Basilicata, Giuseppe Romaniello, Dirigente U.D. Servizi alla Persona del Comune di Potenza. A seguire, sono previsti gli interventi degli esperti: Maurizio Parente, ricercatore dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, Lorenzo Campioni, già responsabile dei Servizi Educativi e delle Politiche per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Emilia-Romagna, Federico Scagliarini, architetto esperto di spazio e progettazione educativa. Il programma prevede inoltre laboratori e momenti di confronto, con attività interattive dedicate ai tre assi del percorso: governance, spazio e pedagogia. L’obiettivo è favorire il coinvolgimento diretto dei partecipanti e avviare un lavoro condiviso sulle condizioni organizzative, educative e progettuali necessarie alla realizzazione dei Poli per l’infanzia. Il percorso

è rivolto ad amministratori e funzionari di Regione e Comune, dirigenti scolastici e insegnanti di scuole dell’infanzia, educatori, coordinatori pedagogici, operatori dei servizi educativi, dirigenti comunali e tecnici dell’edilizia scolastica, architetti, urbanisti, ingegneri, progettisti e professionisti che, a vario titolo, si occupano di servizi per la prima infanzia. Dopo il seminario di presentazione, il progetto proseguirà con ulteriori attività formative e di confronto, tra cui una visita di studio, momenti laboratoriali e
una fase di restituzione finale, finalizzati all’elaborazione di indicazioni e strumenti utili alla programmazione e progettazione dei Poli per l’infanzia 0–6. «Con questa iniziativa, – chiosa il Sindaco – come Comune di Potenza intendiamo contribuire alla costruzione di un modello educativo territoriale capace di integrare competenze amministrative, pedagogiche e progettuali, rafforzando il ruolo dei Poli per l’infanzia come luoghi strategici per la crescita delle nuove generazioni e per lo sviluppo della comunità».
A Potenza ciclo di quattro incontri nell'ambito del progetto “Ri Generazioni-Reti solidali per il riscatto dalla povertà”
L’associazione Dalla Basilicata all’Italia – non lasciamo indietro nessuno ha inaugurato venerdì 5 giugno presso la sede di Rione Murate a Potenza il ciclo di incontri “Nutrire la mente, onorare la terra”: promosso nell’ambito del progetto Ri‑Generazioni – Reti solidali per il riscatto dalla povertà. Il progetto, ideato dal Movimento Nazionale per i Diritti Umani in collaborazione con Inclusion Go e con la stessa associazione, è sostenuto dal bando regionale di rilevanza locale art. 72 e 73 D. Lgs. 117/2017, in attuazione dell’accordo di programma 2022–2024 tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Regione Basilicata. Un’iniziativa che nasce per rispondere alle fragilità crescenti del territorio: povertà materiale, disuguaglianze, isolamento relazionale e difficoltà educative che colpiscono in particolare le famiglie più vulnerabili del capoluogo. Il primo incontro del ciclo, che prevede complessiva-

mente quattro appuntamenti nel mese di giugno, ha visto la partecipazione di 35 persone, alcune delle quali appartenenti a famiglie già coinvolte nei percorsi di sostegno dell’associazione. La psicologa Renata Menta ha guidato un approfondimento sul le-
game tra alimentazione e salute mentale, illustrando come le scelte alimentari influenzino direttamente l’equilibrio emotivo e il rapporto con il proprio corpo. Una dieta scorretta può favorire comportamenti dannosi e contribuire allo sviluppo di patologie
anche croniche, mentre un’alimentazione sana e bilanciata rappresenta un fattore di protezione fondamentale. Un punto centrale previsto nei prossimi incontri riguarderà la possibilità di mangiare bene senza aumentare i costi, adottando pratiche quotidiane che riducono lo spreco alimentare. Riutilizzare in modo creativo gli avanzi, valorizzare le eccedenze e scegliere prodotti semplici e accessibili sono azioni che permettono di coniugare salute, sostenibilità e risparmio. Ed ancora, focus dedicati alla promozione di comportamenti equilibrati e alla diffusione di una cultura del benessere che unisce cura di sé, attenzione all’ambiente e responsabilità sociale. Con questa iniziativa, l’associazione “Dalla Basilicata all’Italia – non lasciamo indietro nessuno” conferma il proprio impegno nel costruire reti di supporto e opportunità per le famiglie più fragili, promuovendo consapevolezza, autonomia e partecipazione attiva.
FAB R IZIO QUARAT INO
Il 7 giugno 1976, a Potenza, un uomo salì su un palco con la calma di chi sa che la politica non è mai soltanto gestione del presente, ma responsabilità verso ciò che non si vedrà. Quell’uomo era Aldo Moro, presidente del Consiglio, e quello fu il suo primo e unico comizio in Basilicata. In quelle parole, “Il domani d’Italia potete stabilirlo voi” non c’era retorica né costruzione scenica, ma una precisa idea di democrazia: il futuro non come promessa, bensì come compito condiviso. Non era un invito generico alla partecipazione. Era un trasferimento di responsabilità. Un gesto politico che oggi suonerebbe quasi controcorrente, perché affida al cittadino non solo diritti, ma peso decisionale. Moro parlava a un Paese che ancora concepiva lo Stato come una forma morale prima che amministrativa, e la politica come una dimensione capace di reggere anche ciò che non produce consenso immediato. La politica come pensiero lungo Oggi quella distanza temporale appare quasi irreale, come se appartenesse a una stagione politica ormai lontana. Viviamo in un tempo in cui la politica tende a contrarsi nel presente, compressa tra sondaggi, reazioni immediate e cicli informativi sempre

più rapidi. Il futuro non è più tanto progettato quanto continuamente aggiornato. Eppure nella tradizione del pensiero occidentale, da Platone a Kant, da Aristotele a Hannah Arendt, la politica non è mai stata riducibile alla sola gestione dell’oggi. Per Platone era ricerca di giustizia anche oltre il consenso immediato. Per Aristotele costruzione della vita buona nella comunità. Per Kant esercizio della ragione pubblica. Per Arendt spazio in cui la libertà diventa visibile attraverso l’azione. Moro si inserisce in questa linea, ma con una consapevolezza più drammatica: la democrazia non è mai un equilibrio definitivo, bensì un processo continuo di mediazione e rischio. E i suoi discorsi, in questo senso, appartenevano a un tempo in cui la parola politica aveva ancora un peso di durata. La Prima Repubblica come laboratorio imperfetto La cosiddetta Prima Repubblica italiana non fu un’epoca ideale, e non ha senso leggerla oggi con nostalgia. Fu però un laboratorio politico in cui il conflitto veniva ancora elaborato dentro forme istituzionali stabili, e non semplicemente trasferito in circuiti di comunicazione immediata. Statisti come Moro, De Gasperi, Einaudi, Berlinguer, Fanfani, Andreotti, o La Malfa appartenevano a una
generazione che, pur nella distanza delle visioni, condivideva un presupposto fondamentale: la politica come durata. Non come reazione. Non come flusso. Non come consumo. Questa differenza, oggi, appare quasi strutturale: la lentezza non è più una virtù politica riconosciuta, ma un’anomalia. Il tempo accelerato e la perdita della profondità Il filosofo Byung-Chul Han ha descritto con precisione questo cambiamento: una società che tende a ridurre la profondità a favore della performance immediata. Tutto deve essere rapido, leggibile, condivisibile. Perfino il pensiero pubblico si adatta a questa logica. In questo contesto, la figura dello statista diventa sempre più difficile da riconoscere. Chi ragiona in termini lunghi rischia di apparire fuori tempo. Chi non semplifica viene percepito come inefficiente. Eppure, senza complessità, la politica smette di essere costruzione collettiva e diventa solo gestione dell’urgenza. La domanda che resta aperta Il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro segnano una frattura che non riguarda soltanto la storia italiana, ma anche il modo in cui si pensa la politica. Non è solo la fine di un uomo, ma la fine simbolica di una stagione in cui la mediazione politica aveva ancora una centralità riconosciuta. Hannah Arendt ricordava che il pensiero è ciò che impedi-

sce al mondo di ridursi a automatismo. Moro, in una chiave diversa, incarnava proprio questa fatica del pensiero: non quella che semplifica, ma quella che tiene insieme ciò che tende a dividersi. La sua affermazione secondo cui il domani potesse essere stabilito dai cittadini non era un esercizio di fiducia ingenua, ma una scommessa sulla maturità democratica. Una scommessa che oggi, in forme diverse, continua a interrogare il presente. Dove sono gli statisti oggi Non è corretto affermare che manchino figure poli- tiche competenti. È più preciso osservare che è cambiato il contesto in cui la competenza politica diventa visione. Nel mondo globalizzato, la leadership è sottoposta a una pressione costante che privilegia la comunicazione immediata e penalizza la costruzione di lungo periodo. La visione strategica non è scomparsa, ma fatica a trovare spazio. E così la domanda

si rovescia: non è soltanto una questione di persone, ma di condizioni storiche che rendono sempre più difficile riconoscere una statura politica prima che venga ridotta a reazione quotidiana. Heidegger direbbe che si è indebolito il rapporto con il tempo dell’essere. Altri parlerebbero più semplicemente di accelerazione permanente. Un’eredità che non consola Ricordare Moro non significa costruire una narrazione nostalgica. Significa osservare il presente con maggiore precisione. La sua lezione non riguarda la perfezione politica, ma la responsabilità del tempo lungo. L’idea che governare non significhi soltanto rispondere all’oggi, ma anche custodire ciò che nel presente non ha ancora forma. In questo senso, il suo discorso da Potenza continua a interrogare il presente. Perché implica una domanda che resta aperta: chi oggi assume il rischio di pensare il futuro senza ridurlo a una somma di urgenze immediate? Il tempo non cancella le domande autentiche. Le sposta. E ciò che viene spostato, prima o poi, torna a chiedere ascolto. Il giorno in cui un uomo disse che il domani d’Italia poteva essere stabilito dai cittadini non fu un episodio retorico, ma un gesto politico nel senso più pieno del termine. Restituiva il futuro a chi avrebbe dovuto abitarlo. E forse oggi, nel rumore continuo del presente, la questione decisiva non è dove siano gli statisti. Ma quanto spazio siamo ancora disposti a concedere a una politica che non si limiti a gestire il presente, ma provi ancora a immaginare ciò che lo supera.
L’Assessore Mastro entra nel dettaglio del progetto e risponde al gruppo politico “Progetto Comune 2025”
DI EMANUELA CALAB RESE
520 km lungo le condotte storiche del più grande acquedotto d’Europa. È la “Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese”, un progetto di mobilità sostenibile promosso dalla Regione Puglia e realizzato in collaborazione con l’Ente gestore del servizio idrico integrato in Puglia. Un itinerario cicloturistico che collega le sorgenti e segue le storiche strade di servizio dell'omonimo canale. L'idea è nata e si è sviluppata grazie al Coordinamento dal Basso per la Ciclovia dell'AQP e alle direttrici stabilite negli anni dalla FIAB, mentre i progetti esecutivi e di fattibilità sono stati curati da Acquedotto Pugliese con il cofinanziamento della Regione Puglia e dell'Unione Europea. Nell’ambito di questo ambizioso progetto, si inserisce anche Palazzo San Gervasio, Comune guidato dal Sindaco Luca Festino, e Capofila per il primo lotto da 5,2 milioni di euro. Prima di entrare nel detta-

glio l’Assessore ai Lavori pubblici Michele Mastro, risponde al Gruppo “Progetto Comune 2050”: «C’è chi preferisce affidare la propria narrazione del territorio alle suggestioni dei social e chi, al contrario, preferisce far parlare i registri della PA e gli impegni finanziari concreti». Il gruppo politico difatti, attraverso la pagina social, aveva commentato: «Finalmente si sono documentati anche sulla Ciclovia dell'Acqua e, a quanto pare, si stanno attivando. Fino ad oggi, però, solo silenzio assoluto e
nessun progetto concreto presentato dal Comune di Palazzo San Gervasio. I cittadini meritano fatti, non annunci caro assessore». E così Mastro replica: «Per amore di chiarezza e una corretta informazione lontana da polemiche sterili, è opportuno fare il punto sul progetto strategico della Ciclovia e sul ruolo centrale che Palazzo San Gervasio sta esercitando. Le tappe dell’iter amministrativo e gli investimenti stanziati smentiscono radicalmente qualsiasi ipotesi di immobilismo, a partire dai fondi
ministeriali: Con DM alla Regione Basilicata sono stati assegnati 102.000 euro per la redazione del Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica dell'intero tracciato lucano della Ciclovia, ai quali si aggiungono ben 5.269.482,77 euro destinati alla progettazione e alla realizzazione del primo lotto funzionale dell’opera. L’infrastruttura turistica si svilupperà lungo un asse strategico che connetterà i territori comunali di Rapone, Ruvo del Monte, Atella, San Fele, Rionero in Vulture, Ripa-
candida, Ginestra, Venosa e, infine, Palazzo San Gervasio». L’Assessore aggiunge: «Nello sviluppo delle ciclovie turistiche nazionali, la delegazione delle funzioni amministrative ai territori rappresenta una prassi virtuosa. In quest'ottica, il Dipartimento Infrastrutture della Regione ha inteso coinvolgere direttamente i municipi interessati. Palazzo San Gervasio, in virtù della sua posizione cerniera – ultimo comune della tratta lucana prima del confine con la Puglia– ha assunto formalmente il ruolo di Comune Capofila, rendendosi disponibile a curare tutte le attività necessarie alla progettazione e alla messa in opera degli interventi». E conclude Mastro: «A conferma dell'assoluta operatività dell'ente e in piena sintonia con la linea d'azione condivisa con il Sindaco, l'Amministrazione ha già formalmente inserito l'importo complessivo di oltre 5 milioni all'interno del proprio Programma triennale dei Lavori pubblici 2026 – 2028».
Per Mollica, «Collaborare non è un favore all’Amministrazione»; Gulfo, «Abbiamo avviato le opportune attività di indagine per individuare i responsabili»
Ancora una volta dobbiamo tornare sul tema dell’abbandono di rifiuti. Questa volta sono due le comunità coinvolte, Venosa e Sarconi. Due paesi distanti circa 135 chilometri, ma con lo stesso problema. Dalla Casa comunale di Venosa, sottolineano che «ogni giorno il personale comunale interviene per ripulire aree trasformate irresponsabilmente in discariche abusive, vengono raccolti rifiuti abbandonati lungo strade, campagne e periferie. E ogni giorno, purtroppo, ci ritroviamo punto e a capo». Pertanto «si è reso necessario intervenire per la rimozione di rifiuti abbandonati in diverse zone della città. Interventi che si aggiungono alle innumerevoli bonifiche già effettuate negli ultimi mesi in tante altre aree del territorio, spesso negli stessi luoghi già ripuliti più volte e continuiamo a dover destinare uomini e risorse alla rimozione di rifiuti che non dovrebbero essere lì». L’Amministrazione Mollica inoltre ricorda che «da tempo chiediamo
collaborazione e senso civico e facciamo appello al rispetto del territorio, ma i risultati, purtroppo, non sono quelli che ci aspettavamo. La proporzione tra il numero dei cittadini e il numero degli operatori incaricati di mantenerla pulita dice molto. Nessuna amministrazione e nessun servizio possono vincere questa battaglia senza la collaborazione di tutti. A volte sembra una causa persa in partenza. Le stesse aree che ripuliamo oggi rischiano di essere nuovamente deturpate domani se non cambia il comportamento di chi continua ad abbandonare i rifiuti. Venosa merita rispetto e strade pulite, campagne tutelate e spazi decorosi. Per questo continueremo a fare la nostra parte, ma è arrivato il momento che ciascuno faccia la propria. L’abbandono dei rifiuti non è solo un gesto incivile: è un danno per tutta la città. Collaborare non è un favore all’Amministrazione. È un dovere verso Venosa».
Spostandosi a Sarconi, le cose non vanno diversamente. «Sul territo-
rio comunale sono stati riscontrati spiacevoli ed intollerabili episodi di abbandono incontrollato di rifiuti – dichiara l’Amministrazione Gulfo- Il decoro urbano, la salute pubblica e la tutela del nostro patrimonio ambientale sono beni collettivi inalienabili. L'abbandono dei rifiuti rappresenta un grave atto di inciviltà che lede l'intera comunità di Sarconi e l'immagine del nostro territorio».
Ma dalla Casa comunale non si limitano a reguardire i cittadini, in quanto «l’Ente ha già avviato le opportune attività di indagine e accertamento volte all'individuazione dei responsabili, avvalendosi rigorosamente di tutti gli strumenti di monitoraggio e di controllo a propria disposizione. I riscontri e gli elementi emersi sono attualmente al vaglio delle autorità competenti per l'identificazione formale dei trasgressori. A carico dei responsabili si procederà senza deroghe all'applicazione delle sanzioni amministrative e penali previste dalla normativa vigente, oltre
al conseguente addebito dei costi complessivi per la bonifica e il ripristino ambientale dei luoghi interessati».
Alla luce di ciò l’Amministrazione invita la cittadinanza «a proseguire nella corretta osservanza delle modalità di conferimento e a collaborare attivamente per la difesa del bene comune -ricordando cheLa cura e il rispetto di Sarconi appartengono alla responsabilità civica di ciascuno di noi».
EMANUELA CALABRESE


Incontro tra la Filt Cgil e l’assessore Pepe: «Obiettivo della Regione favorire un avanzamento più rapido
MATERA A seguito della richiesta di audizione avanzata dalla Filt Cgil di Matera e dell’invito rivolto alla Direzione generale per le Infrastrutture e la Mobilità della Regione Basilicata, il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture, Pasquale Pepe, ha ricevuto una delegazione dell’organizzazione sindacale per un confronto dedicato alla SS7 Matera-Ferrandina. L’incontro si è svolto in un clima propositivo e costruttivo e ha consentito di approfondire lo stato dell’iter amministrativo e progettuale dell’infrastruttura, considerata tra le opere prioritarie per il miglioramento dell’accessibilità del territorio materano e per il rafforzamento dei collegamenti tra Matera, l’area industriale di Ferrandina e le principali direttrici regionali e nazionali. «La SS7 MateraFerrandina rappresenta un collegamento essenziale per la Basilicata. La Regione segue quotidianamente l’evoluzione del procedimento attraverso un confronto costante con Anas e con i competenti uffici ministeriali, nella piena consapevolezza del valore che quest’opera riveste per la mobilità delle persone, per il sistema produttivo e per le prospettive di sviluppo del territorio - ha dichiarato Pepe - L’obiettivo rimane quello di favorire un avanzamento più rapido dell’iter attraverso una
piena sinergia tra tutti i soggetti istituzionali interessati».
Nel corso della seduta sono stati illustrati i principali passaggi che caratterizzano l’attuale fase del procedimento autorizzativo e amministrativo relativo all’intervento. L’opera è finalizzata al completamento e al potenziamento del collegamento tra Matera e Ferrandina, con l’obiettivo di incrementare gli standard di sicurezza, migliorare la transitabilità e rendere più efficienti le connessioni infrastrutturali dell’area. Peraltro, nelle scorse settimane l’assessore Pepe aveva confermato che la SS7 e, in particolare, il tratto relativo al bypass di Matera, rientra e continuerà a rientrare nella
programmazione regionale tra le infrastrutture viarie classificate con priorità 4, ovvero il massimo livello di priorità previsto.
Particolare attenzione è stata dedicata agli sviluppi dell’iter in corso e alla necessità di mantenere un confronto costante con tutti i soggetti interessati, nella convinzione che il dialogo istituzionale e sociale rappresenti uno strumento utile per accompagnare la realizzazione delle opere strategiche. Dal canto suo, la Filt Cgil di Matera ha espresso “piena soddisfazione per l’incontro con l’assessore regionale ai trasporti, Pasquale Pepe. L’incontro, dedicato all’ampliamento e alla messa in sicurezza della SS7, è stato produttivo, basandosi

L’assessore Pepe
su merito e documentazione. È fondamentale mantenere un dialogo costante con il sindacato per seguire i progressi e affrontare eventuali criticità”. «Il confronto con le organizzazioni sindacali – ha spiegato Pepe – costituisce un momento im-
portante di ascolto e condivisione. Continueremo a garantire la massima disponibilità all’aggiornamento e al dialogo su un’infrastruttura che la Regione considera strategica per il futuro della Basilicata e per la crescita dell’intero territorio
«Un
MATERA «A un anno dall’elezione del sindaco Antonio Nicoletti, il movimento Io Sud della città di Matera esprime una valutazione positiva del percorso compiuto dall’amministrazione comunale. Il primo risultato da evidenziare riguarda la costruzione di una maggioranza politica e amministrativa stabile, un obiettivo tutt’altro che scontato alla luce dell’esito elettorale. In questi dodici mesi si è lavorato per consolidare un assetto di go-
verno capace di garantire stabilità, dialogo e condizioni adeguate per affrontare le principali sfide della città. Superata questa fase iniziale, riteniamo però che sia arrivato il momento di imprimere una forte accelerazione all’azione amministrativa. I cittadini hanno affidato al centrodestra e al sindaco Nicoletti un mandato chiaro, accompagnato da un programma di governo che ora deve trovare attuazione. Pensiamo innanzi-
tutto al consolidamento del ruolo della città come destinazione turistica e culturale di riferimento nel Mezzogiorno e in Italia, valorizzando il patrimonio storico, artistico e identitario. Accanto a questo, occorre procedere con determinazione sulla realizzazione delle opere pubbliche necessarie e improcrastinabili: la tangenziale di Matera, gli interventi strategici per migliorare la mobilità urbana e la qualità della vita».
VENERDÌ 19 GIORNATA DI SENSIBILIZZAZIONE E CONFRONTO PER MANTERE VIVO IL RICORDO DI ANTONIO PIRRETTI
FERRANDINA Venerdì 19 giugno nel Salone di Santa Chiara di Ferrandina, si terrà “Sicurezza è Vita Ferrandina 2026”, una giornata di sensibilizzazione e confronto dedicata alla tutela della salute e alla prevenzione nei luoghi di lavoro. L’iniziativa nasce dalla volontà di Tiziana Pirretti di mantenere vivo il ricordo di Antonio Pirretti e delle vittime degli incidenti sul lavoro, trasformando la memoria in un’azione concreta a favore della dignità
della persona e della diffusione di una maggiore consapevolezza. L’evento rappresenta un’importante occasione di dialogo tra rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, professionisti, associazioni, organizzazioni sindacali, mondo della scuola e cittadini, con l’obiettivo di accrescere l’attenzione sull’importanza della prevenzione e della tutela della vita come valori fondamentali della società. Ad aprire l’incontro saranno i saluti istituzionali del

Sindaco di Ferrandina Carmine Lisanti, del Presidente della Provincia di Matera
Francesco Mancini, del Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata Marcello Pittella e del Dirigente dell’Istituto di Istruzione Superiore “Bernalda-Ferrandina”. Giosuè Ferruzzi. Seguiranno le testimonianze di Tiziana Pirretti e Nicola Cirelli, che offriranno una riflessione sul valore della memoria e sulla necessità di mantenere alta l’attenzione sul fenomeno degli incidenti sul lavoro affinché tragedie simili non abbiano più a ripetersi.
Un traguardo storico che dimostra come la cultura millenaria di questo territorio continui ad avanzare, ponendo radici sempre più profonde e solide
D I V IN C EN Z O M A IDA
L’OCCSE (Organizzazione per la Crescita Culturale sociale ed Economica (OCCSE) della Magna Grecia ha programmato per domenica 14 giugno una giornata ricca di eventi: Ore 18:00 | Complesso Monumentale di Torremare – Visita guidata: Un viaggio nel tempo alla scoperta delle affascinanti e imponenti strutture archeologiche del castello, eretto nell’XI secolo, simbolo di stratificazione storica e rinascita. Ore 19:00 | CineTeatro MICRON – Proiezione del film "”ETEROS
EGO”: Il tempio della cultura intitolato a Pitagora ospiterà la proiezione della pellicola di grande successo in lingua originale greca con sottotitoli in italiano. L’evento sarà introdotto dal Prof. Giancarlo Antonucci, Presidente del Dopolavoro Filellenico di Taranto, che guiderà il pubblico nei segreti di questo avvincente thriller incentrato proprio sugli
insegnamenti del maestro Pitagora. Ore 21:00 | Degustazione e Philia: La serata si concluderà celebrando il valore sacro dell’amicizia (Philia) con un viaggio sensoriale nei sapori della Magna Grecia, attraverso la degustazione di vini pregiati e prodotti tipici locali. La cultura sposa la solidarietà «L’importanza di questo appuntamento - fa sapere il Presidente del sodalizio, Giuseppe Barberino - si riflette anche in un enorme gesto di solidarietà: tutti gli utili della giornata saranno interamente devoluti a Save the Children, a sostegno dei bambini della striscia di Gaza, vittime inermi di una situazione disumana e inaccettabile. La cultura a Metaponto non è solo memoria, ma uno strumento vivo per cambiare il presente».
L’OCCSE invita i cittadini, i media e gli appassionati a partecipare a questo evento di portata internazionale. Ѐ possibile prenotarsi anche inviando una semplice mail al seguente indirizzo: occ-

se.magnagrecia@gmail.co m. Il riconoscimento del Consiglio d’Europa con il patrocinio dell’iniziativa in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, rappresenta per l’OCCSE un traguardo storico che «dimostra come la cultura millenaria di questo territorio continui ad avanzare, ponendo radici sempre più profonde e solide proprio qui, a Metaponto, nel cuore pulsante della storia europea».
«L’organizzazione desidera rivolgere il più sentito e commosso ringraziamento all’operato, alla dedizione instancabile e al lavoro straordinario di tutti i soci. Con il loro sacrificio quotidiano, i membri dell’associazione hanno superato con coraggio e determinazione difficoltà logistiche, ostacoli burocratici e resistenze locali. Barriere che, al contrario e con ogni evidenza, trovano invece asilo, ascolto
e massima valorizzazione nelle istituzioni europee, pronte a riconoscere il valore universale del progetto culturale di Metaponto». L’OCCSE è impegnata ed attiva da diversi anni, negli ultimi tempi ha concentrato le sue energie sulla Magna Grecia e sulla comunità di Metaponto, facendosi promotrice di una serie di azioni tese alla crescita culturale, sociale ed economica del territorio.
MATERA Una grande struttura culturale stratificata, una geografia del pensiero entro cui si sono sedimentate civiltà, lingue, religioni, sistemi simbolici
Chiesa di
ospita “Mediterraneo-Archeologie del mito”
Nell’ambito del programma
Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, la Chiesa di Sant’Eligio ospita la mostra Mediterraneo. Archeologie del mito, progetto espositivo e testo critico a cura della storica dell’arte Milena Ferrandina. L'organizzazione dell'iniziativa è affidata a Opera Arte e Arti di Matera. Lontano da ogni lettura paesaggistica o folklorica, il Mediterraneo emerge come una grande struttura culturale stratificata, una geografia del pensiero entro cui si sono sedimentate civiltà, lingue, religioni, sistemi simbolici e narrazioni fondative che continuano ad agire nel presente. In questa prospettiva, il mito viene considerato forma originaria della conoscenza, linguaggio archetipico capace di attraversare il tempo e riattivarsi nella sensibilità contemporanea. Il progetto riunisce Andrea Giovannini, Alberto Lanteri, Nicola Micali, Pino Oliva, Elisabetta Reicher, Andrea Roggi e Louis Schreyer, artisti pro-
venienti da differenti contesti geografici e culturali, accomunati da una ricerca che individua nel Mediterraneo una matrice condivisa di immagini, simboli e visioni. Pittura e scultura, materia e luce, memoria e paesaggio concorrono alla costruzione di un percorso unitario che si configura come una vera e propria cartografia poetica dell’umano. A guidare idealmente il visitatore è la figura di Quinto Orazio Flacco, nato a Venosa, in quella terra di confine dove cultura latina e cultura greca si fusero generando una delle più feconde sintesi della civiltà mediterranea. Le parole dell’Ode III, 4, affidate alla voce narrante di Michele Tangreda e alla regia sonora e produzione audio di Uccio Mastrosabato, attraversano lo spazio espositivo come una presenza invisibile e costante. La poesia oraziana diviene così la trama sotterranea dell’intero progetto: il richiamo alla terra natale, la memoria delle origini, il viaggio come esperienza di conoscenza, il rapporto
tra uomo e natura, la ricerca dell'armonia tra opposti. Le opere esposte attivano un processo di riemersione della memoria attraverso differenti strategie linguistiche. Nei lavori di Nicola Micali la materia recuperata dai fondali marini viene sottoposta a una sorta di trasmutazione simbolica che restituisce al relitto la dignità di reperto culturale; nelle visioni di Elisabetta Reicher, il mito greco si trasforma in linguaggio universale dell’accoglienza e della fraternità tra i popoli; Andrea Giovannini dissolve i confini tra acqua, aria e terra restituendo il mare come esperienza percettiva e fenomenologica; Louis Schreyer affida alla superficie del paesaggio una riflessione sul tempo, sulla vulnerabilità e sulla condizione umana; Andrea Roggi traduce nella scultura la continuità tra natura e cultura, tra radice e futuro; Pino Oliva interroga il tema della conoscenza attraverso figure archetipiche sospese tra ascolto e rivelazione; Alberto Lanteri recupera la di-
mensione classica del mito per riflettere sulla permanenza della bellezza e sulla sua capacità di sopravvivere al tempo. Il Mediterraneo appare così come un archivio vivente della memoria collettiva e come una possibilità futura: luogo in cui il dialogo tra differenze continua a produrre significato, conoscenza e immaginazione.













Mostra e presentazione libraria in Pinacoteca provinciale per celebrare il 2 giugno tra memoria storica, pittura e impegno civile
DI FRAN CESC O MENON NA
La pittura, l’arte e la cultura nel segno dei valori della Costituzione e della Festa della Repubblica sono stati i temi centrali della serata organizzata ieri dalla Consigliera di Parità della Provincia di Potenza, Simona Bonito, nell’ambito delle celebrazioni del 2 giugno.Un appuntamento dedicato ai valori autentici della Carta costituzionale, della Repubblica e dell’Unità nazionale, con al centro il ricordo delle Madri Costituenti attraverso i dipinti realizzati dall’artista Maria Ditaranto, protagonista della mostra “Le Madri della Costituzione. Radici di parità”, inaugurata con il taglio del nastro da parte del Prefetto di Potenza, Michele Campanaro.Le opere rendono omaggio alle ventuno Madri Costituenti: otto appartenenti al Partito Comunista (Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Angela Minelli, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi), nove della Democrazia Cristiana (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi, Maria Nicotra e Vittoria Titomanlio), due del Partito Socialista (Bianca Bianchi e Lina Merlin) e una del Partito dell’Uomo Qualunque (Ot-
tavia Penna).La serata ha previsto i saluti istituzionali del Prefetto Campanaro e la presentazione del libro di Annalisa Ascoli dal titolo “Le donne che inventarono il domani. Ventuno storie di donne, libertà e coraggio”, un’opera in forma di filastrocche realizzata grazie al lavoro congiunto delle Piccole Allieve della Repubblica dell’ITC “Don Milani” di Potenza.Il volume racconta, attraverso il contributo delle giovani “Alfiere”, le storie di donne impegnate per il bene comune e si intreccia con il percorso artistico della mostra di Maria Ditaranto, creando un dialogo tra arte e memoria storica sulle figure femminili che hanno contribuito alla costruzione della democrazia italiana, nel segno di libertà, coesione, uguaglianza e diritti.Un momento di condivisione che ha unito pittura, storia, cultura e costituzionalismo al femminile, in una riflessione sulle eccellenze italiane rappresentate dalle donne che hanno segnato la storia repubblicana. Le opere di Ditaranto interpretano le Madri Costituenti come simboli di impegno politico, sociale, sindacale ed economico, restituendone il valore attraverso un linguaggio pittorico essenziale e simbolico.Proprio l’artista Maria Ditaranto ha illustrato le finalità del vernissage, visitabile fino al 30 giugno: «In realtà la mostra fa parte del
progetto Radici di parità. Radici e semi rappresentano la base di questo lavoro, che mira soprattutto alla riscoperta di figure storiche che spesso rischiano di essere dimenticate. Ho scelto il disegno su carta proprio per richiamare le radici, elemento naturale che rimanda all’origine del progetto della Costituzione ita- liana. È un punto di partenza, ma non bisogna dimenticare di andare oltre e avanti. Occorre restituire alle donne ciò che hanno perso negli anni, quando nei musei erano presenti più come muse ispiratrici che come artiste, e per farlo bisogna procedere con decisione».La Consigliera di Parità Simona Bonito ha sottolineato il valore dell’iniziativa ospitata in Pinacoteca provinciale: «Siamo andati oltre il 2 giugno, come ci eravamo prefissati. Radici di parità non si è fermato al 2 giugno 2026: volevamo rendere visibili le donne invisibili. Le ventuno Madri Costituenti hanno contribuito non solo alla redazione della Costituzione, ma anche all’impegno costante per i principi di democrazia, libertà e tutela delle donne. La mostra resterà in Pinacoteca fino al 30 giugno e diventerà successivamente un progetto itinerante nei comuni della Basilicata, per continuare a diffondere il messaggio di queste straordinarie protagoniste della nostra storia repubblicana».




DI FABRIZIO QUARATINO
Ci sono vite che non si costruiscono su ciò che si desidera. Ma su ciò che si teme di perdere. Non è una frase poetica. È una constatazione molto concreta. Di quelle che non si dicono quasi mai ad alta voce, perché suonano troppo vere per essere comode. Eppure succede così. Non scegliamo solo chi essere. Scegliamo soprattutto chi non diventare agli occhi degli altri. E nel farlo, senza accorgercene, iniziamo una forma raffinata di meditazione al contrario: non per espanderci, ma per contenerci. Non per illuminarci, ma per non disturbare troppo la luce degli altri. Così nasce una versione di noi stessi molto efficiente. Educata. Misurata. Socialmente compatibile. E straordinariamente… ridotta. Con un certo talento, va detto. Perché riusciamo a diventare persone che non danno fastidio a nessuno. Neanche a noi stessi, almeno finché non smettiamo di far finta. E allora sì, funziona tutto benissimo. No a deludere.

No a creare attrito. No a essere fraintesi. No a risultare “troppo”. Una spiritualità pratica dell’evitamento, molto moderna: nessun conflitto visibile, nessun rumore, nessuna crepa. Solo adattamento continuo. Quasi elegante. Quasi virtuoso. Quasi illuminato. Quasi. Il punto è che questa costruzione non crolla mai. Non ha drammi. Non ha scosse. Ha qualcosa di più sottile: sparisce lentamente ciò che avrebbe potuto diventare vita piena. E qui c’è un’ironia che nessuno ama guardare davvero. Perché mentre cerchi di non perdere nessuno, stai perdendo pezzi di te con una precisione impeccabile. Ma senza fare scandalo. Quindi sembra tutto a posto. Poi, a un certo punto, arriva una domanda che non ha più pazienza: “Se tolgo tutto ciò che evito di essere… cosa resta?” E la risposta non arriva. Non perché non ci sia. Ma perché non ha più spazio dove posarsi. Resta uno spazio vuoto. Non drammatico. Non tragico. Solo… onesto. E stranamente sobrio. È lì che si capisce qualco-
sa che non fa comodo a nessuna narrativa consolatoria: non siamo sempre ciò che abbiamo scelto. Spesso siamo ciò che abbiamo trattenuto. E trattenere, quando diventa stile di vita, non è prudenza. È una forma educata di autocancellazione. Molto socialmente apprezzata, tra l’altro. Ogni volta che eviti di essere “troppo”, stai riducendo la tua ampiezza interiore. Ogni volta che eviti il conflitto, stai smussando anche la profondità del tuo pensiero. Ogni volta che eviti di perdere qualcuno, stai negoziando una versione più piccola di te. E non serve colpevolizzarsi. Non è un errore perso- nale. È un meccanismo umano. Anzi, spesso nasce da qualcosa di nobile: il bisogno di armonia, di relazione, di continuità. Il problema è quando l’armonia diventa una forma sofisticata di sparizione. Quando la pace non nasce dalla forza interiore, ma dalla rinuncia preventiva a tutto ciò che potrebbe far tremare qualcosa. E qui la cosa diventa interessante. Perché a un certo punto non sei più “buono”. Sei solo… adattato. E il mondo ti ringrazia. Finché non ti riconosci più. Ma proprio

in quel punto nasce una frattura. Piccola. Silenziosa. Irriducibile. Non è rabbia. Non è ribellione. È lucidità che smette di chiedere permesso. E quando compare, non distrugge la vita. Distrugge solo l’illusione che stavi chiamando equilibrio. C’è una visione più profonda, però, che ribalta tutto questo senza bisogno di combattere nulla. Una direzione interiore molto semplice, ma poco praticata: non si tratta di diventare più accettabili. Si tratta di diventare più veri. Anche quando questo significa essere scomodi. Soprattutto quando significa esserlo. Perché la verità interiore non urla. Ma non si lascia addomesticare a lungo. E ogni volta che la tradisci per mantenere equilibrio esterno, l’equilibrio si sposta comunque. Solo che
si sposta dentro. E lì nessuno applaude. Ma tutto si sente. La libertà, allora, non è fare ciò che si vuole. Quella è una definizione troppo superficiale per reggere il peso della vita. La libertà è smettere di essere governati da ciò che si teme di perdere. Non come gesto eroico. Ma come sottrazione progressiva di paura mascherata da buon senso. E quando questo accade, non diventi “più forte” nel senso rumoroso del termine. Diventi semplicemente più intero. E non perché hai aggiunto qualcosa. Ma perché hai smesso di sottrarre te stesso. E qui accade qualcosa di semplice e radicale. Non devi diventare altro. Devi smettere di sparire mentre vivi. E da lì, stranamente, la vita non si allarga fuori. Si raddrizza dentro.
La manifestazione podistica per la scuola primaria riaccende la tradizione a Rionero tra entusiasmo, memoria e partecipazione della comunità
Un successo sotto tutti i punti di vista ha segnato il ritorno della StraRionero, la manifestazione podistica dedicata esclusivamente ai bambini della scuola primaria e assente dal calendario cittadino da ben 17 anni.L’evento ha riportato la corsa tra le strade di Rionero, trasformando la giornata in una festa diffusa di sport, amicizia e valori condivisi, con circa 150 bambini partecipanti che hanno animato il centro abitato con entusiasmo e spirito di sana competizione.L’iniziativa, con la conduzione dello speaker Antonio Petrino, ha visto gli alunni delle classi dalla prima alla quinta sfidarsi lungo un percorso cittadino, suddivisi per fascia di età e genere. I piccoli atleti si sono confrontati per conquistare il podio e le coppe messe in palio dagli sponsor locali, che hanno sostenuto con convinzione il progetto.Oltre all’aspetto sportivo, la manifestazione ha rappresentato anche un momento di forte valore simbolico per la comunità. Il ritor-
no della corsa ha infatti riportato Rionero indietro nel tempo, riallacciando il legame con una tradizione interrotta da quasi quattro decenni.Particolarmente sentita la partecipazione del pubblico, con numerosi genitori e nonni assiepati lungo il tracciato. Per molti di loro, l’evento ha rappresentato anche un ritorno alla memoria personale, ricordando quando a correre per le stesse strade erano proprio loro da bambini.L’organizzazione, guidata dall’event manager professor Fernando Valiante, ha espresso gratitudine all’amministrazione comunale per il patrocinio, alle famiglie, allo staff organizzativo, alle forze dell’ordine, ai volontari, alla madrina e testimonial Mara Parisi, oltre che ai partner commerciali. Un ringraziamento speciale è stato rivolto ai piccoli partecipanti, veri protagonisti della giornata, con l’auspicio che la StraRionero possa tornare a essere un appuntamento stabile nel tempo.Elenco vincitori1ª Maschile: Di Lucchio Canio, Di Lonardo Raf-

faele, Lapadula Davide1ª Femminile: Dumenko Elvira, Sasso Fabiana, Mohamed Retal Mamoun2ª Maschile: Di Tolve Diego, Faruolo Nicolò, Marciello Michele2ª Femminile: Varlotta Maria C., Di Carlo Beatrice, Scibelli Nicla3ª Maschile: Lapadula Donato Pio, Grieco Francesco, Giansanti Antonio3ª Femminile: Di Lonardo Ludovica, Restaino Giada, Pompei Valeria4ª Maschile: Branca Samuele, Pascale Gerardo, Tucciariello Antonio4ª Femminile: Marmora Lucia Maria, Giammatteo Ludovica, Di Lucchio Angela5ª Maschile: Guappone Carmine, Gerardi Diego Rosario, Caputo Sebastian5ª Femminile: Sperduto Nicole, Giammatteo Martina, Larotonda Francesca
