LABORATORIO DI PROGETTAZIONE DELL’ARCHITETTURA III a.a. 2019_2020
ABITARE
Luxus/Lacus Variazioni/Invenzioni
a cura di MARTINA LIBORIANO LAVINIA REMER RACHELE SPAGNOLO
Il book raccoglie gli esiti della ricerca progettuale dal titolo Abitare. Luxus/Lacus, Variazioni/Invenzioni, svolta all’interno del Laboratorio di Progettazione dell’Architettura III, CdL in Architettura magistrale a c.u. [LM 4cu], presso la Scuola di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze nell’A.A. 2019/20.
INDICE
Laboratorio di Progettazione dell’Architettura III Scuola di Architettura Università degli Studi di Firenze
(in)compatibile
07
Tavole
11
Prof. Michelangelo Pivetta
regesto bibliografia
55 57
con Lapo Fuochi Giampiero Germino Fabio Gnassi Alessandro Guidi Giulia Miniaci Vincenzo Moschetti Laura Mucciolo
Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile. Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile. Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile. Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile. Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile. Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile. Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il
(IN) COMPATIBILE
Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile.
[1.]
Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile. Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile. Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile. Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile. Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile. Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il cui basamento - percorrendo le vie d’accesso - risulta essere invisibile agli occhi. Ad essere immediatamente percepibile è, invece, il padiglione, elemento materiale-immateriale di sola mediazione tra interno ed esterno. L’idea che al suo interno possa svolgersi l’abitare è meramente fittizia, perché la realtà diverge dall’apparenza. La casa si disvela gradualmente: percorrendone le scale, costrette tra due muri, si è nell’attesa che precede la rivelazione. Gli spazi dell’abitare ora si mostrano e si lasciano conoscere nella loro conformazione; capaci di trasmettere un senso di protezione, si trasformano in un rifugio per chi li vive. Al loro interno due livelli si alternano per distinguere lo spazio comune, estroverso, da quello privato, introverso. Tale distinzione viene sottolineata dalle forature che immettono o verso l’esterno o in corti interne, ottenute ancora una volta per scavo, per sottrazione. L’abitare dunque si realizza nell’intimità, in quegli spazi apparentemente nascosti e celati, di cui nulla si vede se non un’effimera teca di vetro. Così il basamento si lega al padiglione e l’incompatibile diventa compatibile. Il progetto nasce dall’antitesi. Contrasto, opposizione, equilibrio e armonia: concetti in apparenza distanti che qui riescono invece a coesistere. Se ogni cosa è solo in relazione al suo contrario, la contraddittorietà si impone come unico principio generatore. Una lanterna di luce poggia su un blocco di materia, un basamento sostiene un esile padiglione: così due entità distinte trovano significato nella loro apposizione e risultano inscindibili. Abbandonare l’ordinario e abitare lo scavo diventa possibile nelle tre case, il
TAVOLE
[2.]
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1
2
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10 m
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[18.]
[19.]
[20.]
[21.]
[22.]
[23.]
REGESTO ICONOGRAFICO
[1]. Dettaglio_Casa 1, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [2.] Masterplan progettuale, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [3]. Piano terra_Casa 1, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [4]. Piano primo_Casa 1, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [5]. Sezione prospettica AA’, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [6]. Sezione prospettica BB’, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [7]. Esploso assonometrico, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [8]. Vista esterna, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [9]. Vista dettaglio, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [10]. Piano terra_Casa 2, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [11]. Piano primo_Casa 2, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [12]. Sezione prospettica AA’, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [13]. Sezione prospettica BB’, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [14]. Esploso assonometrico, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [15]. Vista esterna, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [16]. Vista interna, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [17]. Piano terra_Casa 3, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [18]. Piano primo_Casa 4, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [19]. Sezione prospettica AA’, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [20]. Sezione prospettica BB’, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [21]. Esploso assonometrico, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [22]. Vista esterna, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020. [23]. Vista interna, M. Liboriano, L. Remer, R. Spagnolo, 2020.
BIBLIOGRAFIA
TESTI F. Cacciatore, C. Tonon, L’architettura di Aires Mateus, Mondadori Electa, Milano 2011. A. Campo Baeza, Alberto Campo Baeza: works and projects, GG, Barcellona 1999. A. Cornoldi, L’architettura della casa: sulla tipologia dello spazio domestico, con un atlante di 100 abitazioni disegnate alla stessa scala, Officina, Roma 1988. M. Vitta, Dell’abitare, Giulio Einaudi editore, Torino 2008. ARTICOLI Campo Baeza - La casa dell’infinito, in «Casabella», n. 839, 2014, pp. 28-35. Continuità e natura: un’opera recente di Alberto Campo Baeza, n. 681, 2000, pp. 6-11. House in Leiria, in «Architectural Record», n. 199, 2011, p. 74. Rufo House Alberto Campo Baeza, in «The Architectural Review», n. 234, 2013, pp. 44-49.