I comportamenti aggressivi e violenti. Che cosa ci dicono i dati Stefano Caneppele
Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano TRANSCRIME
Email: stefano.caneppele@unicatt.it
Convegno “Antisocialità tra devianza e patologia. Approfondimenti psicosociali ed evolutivi per interventi di rete preventivi e curativi”, Bolzano, 21 gennaio 2010
LA DEFINIZIONE DI VIOLENZA
Esistono diversi modi possibili per definire la violenza.
L’OMS (2002) la definisce come:
L’utilizzo intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro se stessi, un’altra persona, o contro un gruppo o una comunità, che determini o che abbia un elevato grado di
probabilità di determinare lesioni, morte, danno psicologico, cattivo sviluppo o privazione.
I TIPI DI VIOLENZA
Violenza autoinflitta
Violenza interpersonale
Violenza collettiva
La violenza autoinflitta
La
violenza
autoinflitta
si
suddivide
a
sua
volta
in
comportamento suicida e autoabuso. Il primo comprende pensieri suicidi, tentativi di suicidio – chiamati in alcuni paesi anche “parasuicidio” o “autolesione deliberata” e suicidi veri e propri. L’autoabuso, al contrario, comprende atti quali l’automutilazione.
La violenza interpersonale
La violenza interpersonale si divide in due sottocategorie: -
Violenza familiare e del partner: ossia atti di violenza che si
consumano in gran parte tra membri della famiglia e tra partner: solitamente, anche se non esclusivamente, tra le mura domestiche (abuso sui bambini, violenza del partner e abuso sugli anziani). -
Violenza nella comunitĂ : atti di violenza tra individui non appartenenti
alla stessa famiglia, che possono conoscersi o meno, che si verificano solitamente fuori casa (violenza giovanile, atti casuali di violenza, atti di violenza sessuale di sconosciuti, violenza in ambienti quali scuole, luoghi di lavoro, prigioni e case di assistenza).
La violenza collettiva
La violenza collettiva si suddivide in violenza sociale, politica ed economica. La violenza collettiva perpetrata per portare avanti particolari istanze sociali include, ad esempio, crimini dettati dall’odio compiuti da gruppi organizzati e atti terroristici. La violenza politica comprende la guerra e i conflitti violenti a essa collegati, la violenza di Stato e atti simili commessi da gruppi più ampi. La violenza economica riguarda gli attacchi da parte di ampi gruppi spinti dall’idea di un guadagno economico – come ad esempio gli attacchi effettuati con lo scopo di interrompere l’attività economica, impedire l’accesso ai servizi essenziali, o creare divisione e frammentazione economica.
Il caso della pirateria in Somalia
Pirateria praticata anche da ex pescatori dopo che la loro zona di pesca è stata inquinata dai rifiuti tossici rilasciati da aziende multinazionali.
Il Global Peace Index
I TIPI DI VIOLENZA
Violenza autoinflitta
Violenza interpersonale
Violenza collettiva
Violenza autoinflitta
Il suicidio
Ogni anno, circa un milione di persone muore compiendo un atto suicida. Il tasso mondiale è di 16 suicidi ogni 100.000 abitanti; Nell’ultimo mezzo secolo il tasso di suicidio è cresciuto del 60% a livello mondiale. È tra le prime tre cause di morte nella fascia 15-44 anni e la seconda causa di morte nella fascia 10-24 anni. Sebbene il tasso di suicidio sia solitamente più alto tra gli uomini anziani, i tassi tra i giovani sono aumentati al punto da diventare il gruppo più a rischio in circa un terzo degli stati del mondo. Il disordine mentale (soprattutto la depressione e l’alcolismo) è uno dei maggiori fattori di rischio in Europa e Nord America.
Il tasso di suicidi oggi nel mondo
L’andamento dei suicidi nel mondo (1950-2000)
L’andamento dei suicidi nel mondo (1950-2000)
L’andamento dei suicidi per sesso e età (2000)
I SUICIDI: IL CASO CINESE
Il sottoscala dove la famiglia conservata il pesticida. Zhang lo ingoiò tentando di suicidarsi (WHO)
In Cina si commettono un quarto dei suicidi mondiali. A differenza dei paesi occidentali, le donne si uccidono più dei maschi. L’assunzione di pesticidi emergeva nel 62% dei suicidi in cina tra il 1996 e il 2000 (circa 175.000 casi l’anno). Questa è la storia di Zhang Xihuan.
Tassi di suicidio in Cina nel 2001: per aree e per ratio maschi/femmine
YIP, P. S. F. et al. Br J Psychiatry 2006;189:465-466
Fattori sociodemografici nel suicidio
Sesso - Più maschi commettono suicidi delle femmine ma più femmine tentano il suicidio Età - Il tasso di suicidio ha due picchi: giovani (15–35 anni) e anziani (oltre 75 anni) Stato civile Persone divorziate, vedove e single hanno un rischio più alto delle persone sposate. Quelle che vivono sole o sono separate sono più vulnerabili Occupazione - Medici, veterinari, farmacisti, agricoltori hanno un tasso di suicidi sopra la media. Disoccupazione - La perdita di lavoro, oltre allo stato di disoccupazione permanente, sono stati associati con il rischio suicidio. Trasferimenti / Migrazioni Le persone che si trasferiscono da una zona rurale a un’area urbana o in una regione/stato diverso sono più esposte.
Fattori ambientali nel suicidio
La maggioranza di chi commette suicidio ha avuto un numero di eventi stressanti nella propria vita, nell’arco degli ultimi tre mesi come: • problemi interpersonali – es. litigi/ e/o separazioni con famigliari, amici, amanti • Perdite umane o finanziarie - e.g. perdite finanziarie, lutti; • Problemi lavorativi e finanziari (perdita di lavoro, pensione); • Mutamenti sociali (rapidi cambiamenti politici ed economici) • altri life stressors come la vergogna e la paura di essere giudicati colpevoli. Facile disponibilità L’immediata disponibilità di un metodo per commettere il suicidio è un fattore importante nel determinare se o no un individuo si suiciderà. Ridurre l’accesso ai mezzi suicidiari è una efficace strategia di prevenzione.
Il caso inglese
Quale approccio migliore per la prevenzione del suicidio?
Rosenman MJA 1998; 169: 100-102
Quali approcci preventivi?
Identificare e trattare gli individui ad alto rischio non necessariamente riduce il tasso di suicidi. Chiaramente non dobbiamo smettere di fare il nostro meglio per le persone a rischio Non dobbiamo essere pessimisti sui casi di suicidi. La diminuzione degli incidenti stradali e dei disturbi cardiovascolari insegna cosa può essere fatto. La lezione che abbiamo imparato è che ridurre il rischio complessivo su tutta la popolazione ridurrà il numero di persone sopra la soglia a rischio […] Dobbiamo puntare su altri interventi, come rendere meno accessibili i mezzi che consentono il suicidio. Inoltre, dobbiamo continuare a svolgere il lavoro diligente e poco spettacolare che riducono quei fattori che portano al suicidio. Per la medicina è curare le malattie, e da un punto di vista della salute pubblica di curare quelle malattie sociali che producono malattie (Rosenman, 1998)
Violenza interpersonale
La mappa degli omicidi nel mondo
0-1
1-2
2-5
5-10
10-20
>20
Tasso di omicidio ogni 100.000 abitanti
Fonte: http://en.wikipedia.org
La tendenza degli omicidi in Europa dal 1995 ad oggi
Dal 1995 ad oggi gli omicidi in Europa sono sensibilmente diminuiti. Si è passati da 1,7 omicidi ogni 100.000 abitanti (1995) a 1,2 omicidi ogni 100.000 abitanti. Eisner (2001) osserva che in Europa esista una tendenza alla diminuzione del tasso di omicidi. Molti studio spiegano questa tendenza con la teoria del processo di civilizzazione di Elias (1978). Per spiegare l’andamento della criminalità negli ultimi 50 anni Lafree e Tseloni hanno testato la teoria della modernizzazione.
Le rapine nel mondo
Rapine. Tasso 2003/2004 (%). 2004-2005 ICVS e 2005 EU ICS
Le aggressioni nel mondo
Aggressioni/minacce e aggressioni semplici. Tasso 2003/2004 (%). 2004-2005 ICVS e 2005 EU ICS
Si misurano con le indagini di vittimizzazione condotte dagli stati a livello nazionale
Violenza commessa dai partners
Le informazioni sono scarse. Secondo una rassegna dell’OMS in tutto ilmondo le donne soffrono di abusi da parte del partner e questi abusi sono particolamente accentuati nei paesi in via di sviluppo. Tra il 10 e il 69% delle donne ha dichiarato di aver subito un abuso fisico da parte del partner almeno una volta nella vita. In media la violenza commessa dal partner è piÚ alta nei paesi sottosviluppati (tra il 30 e il 40%) rispetto ai paesi sviluppati (tra il 20 e il 30%).
WHO’s Multi-country study on women’s health and domestic violence against women supports
Nei diversi studi condotti in diverse parti del mondo tra il 13% e il 61% delle donne con partner hanno denunciato abusi fisici almeno una volta nella loro vita con la maggior parte degli studi che varia tra il 23 e il 49%. Nel corso dellla vita la prevalenza della violenza sessuale commessa da un partner era compresa tra il 6% e il 59% con la maggioranza degli studi compresi tra il 10 e il 50%
Violenza commessa dai partners
Violenza commessa dai partners: l’indagine italiana (2006)
Il fenomeno della violenza fisica e sessuale degli uomini contro le donne ha riguardato un terzo delle donne che vivono in Italia: sono, infatti, 6 milioni e 743 mila (il 31,9 per cento) le donne vittime di tali violenze nel corso della propria vita. Tra queste, quasi 4 milioni di donne hanno subito violenza fisica (il 18,8 per cento, il 16,0 per cento se si esclude la sola minaccia di violenza) e circa 5 milioni (23,7 per cento) hanno subito violenza sessuale. Se fra le violenze sessuali si considerano solo lo stupro e il tentato stupro, la percentuale di vittime è pari al 4,8 per cento, che corrisponde a oltre un milione di donne.
Violenza commessa dai partners: l’indagine italiana (2006)
Fonte: Istat (2006)
Violenza contro i bambini
Difficile fare delle stime. Nel 2006 un rapporto dell’ONU ha tentato di stimare il numero di bambini soggetti a violenza domestica nel mondo indicando una cifra che oscilla tra i 133 e i 275 milioni. Nei soli paesi sviluppato il rapporto indica un numero di bambini maltrattati che varia da 4,6 a 11,3 milioni.
Violenza contro gli anziani
Le statistiche sono difficilmente comparabili. E sembrano indicare che le donne sono i soggetti più a rischio. I risultati mostrano un tasso di auso del 4-6% tra gli anziani se vengono considerati l’abuso fisico, psicologico, economico e l’incuria. Difficile stimare il dato reale. Le vittime non possono/vogliono denunciare il fatto per difficoltà cognitive o disabilità mentali (Alzheimer), fragilità fisica, dipendenza dall’abusatore, paura di ritorsion o abbandono, etc. Anche le persone che sospettano di abusi contro gli anziani spesso non denunciano per non essere coinvolte o perchè non ne hanno la certezza.
Cosa si può fare per la prevenzione?
Gli interventi possono essere molti e possono variare da zona a zona, anche se condividono elementi comuni. É proprio su questi elementi comuni che si è cercato di lavorare. Quello che – specie negli ultimi anni – si sta cercando di fare è di selezionare delle buone pratiche attraverso la valutazione degli interventi e rassegne sistematiche di valutazione.
Il Campbell Collaboration Group
Il trattamento dei tossicodipendenti (non in carcere)
Il trattamento dei tossicodipendenti può ridurre la recidiva fino al 20%. Tuttavia, esitono molte differenze sul come funzionano i vari tipi di trattamento. Funzionano bene le comunità terapeutiche. Non funzionano i campi di addestramento
Correctional boot-camp
I risultati dimostrano che l’approccio militarista nella gestione dei campi giovanili estivi non è efficace nel ridurre il tasso delinquenziale al termine del campo estivo.
C’è anche chi sostiene la necessità di un approccio e di un investimento nel lungo periodo
La tesi di Heckman
Capire e controllare il comportamento violento
“Le moderne prospettive psicologiche sottolineano che: 1) i comportamenti aggressivi e violenti sono appresi come risposte alla frustrazione; 2) questi comportamenti possono anche essere appresi come mezzi per raggiungere degli obiettivi; 3) l’apprendimento avviene osservando modelli di comportamento simili. Tali modelli possono essere osservati in famiglia, tra i coetanei, in una qualsiasi zona del proprio quartiere, attraverso i mass media...". USA National Academy of Sciences Reiss and Roth, 1993 p.7
Studio sperimentale longitudinale di Montreal
Soggetti: 1.037 ragazzi di quartieri di bassolivello socioeconomico EtĂ di valutazione : 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 19, 23, 28 Fonti: Insegnanti, coetanei, genitori, individuo, documenti ufficiali. Osservazione diretta a casa, a scuola ed in laboratorio
Esperimento: Formazione di genitori e bambini (7-9 anni) per ragazzi aggressivi alla scuola materna (campione casuale)
I fattori di rischio Insuccesso scolastico Tabacco Alcool AggressivitĂ Fisica Cronica Infantile
Droghe
Sesso Precoce
Depressione Disoccupazione PovertĂ
Procedura di trattamento
A. FORMAZIONE DEI GENITORI A CASA 1. 2. 3. 4. 5.
(PATTERSON ET AL, 1975)
Programma di lettura Monitoraggio del comportamento del bambino Rinforzo positivo per il comportamento prosociale Disciplina efficace senza punizioni violente Tecniche di gestione delle crisi
B. FORMAZIONE DI ABILITA’ SOCIALI A SCUOLA (PRO SOC./DISRUPT=3/1) 1. Abilità prosociali
(Come: entrare in contatto, aiutare, chiedere perché, invitare qualcuno) 2. Autocontrollo e risoluzione dei problemi (Guardare ed ascoltare; fare cosa quando; rabbia, derisione, rifiuto)
C. SUPPORTO AGLI INSEGNANTI
TRAIETTORIE DELL’AGGRESSIVITÀ FISICA
Predittori della traiettoria di alti livelli di aggressivitĂ fisica
4.0
Tremblay et al., 2004. Pediatrics
4
3.1
3.1
3.1
3 2.6 2.2
2.3
2.2
2
1
0 Sibs
Mo. C.D.
Ado. Mo
Parents SEP.
Pre-parto
Low Inc.
Mo. smoke
Mo Coerc.
Fam. Dysf.
5 mesi
La ricerca e la valutazione degli interventi sono fondamentali per sviluppare conoscenza e produrre innovazione
OMS Europe - 2006
Anche se la strada può essere lunga e tortuosa
Nell'anno 1846, su circa 4.000 puerpere ricoverate presso il Padiglione ne erano morte 459 (11%) per febbre puerperale. Nel 1847, dopo l'adozione del lavaggio delle mani con cloruro di calcio, su 3.490 pazienti ne morirono 176 (5%) e l'anno successivo la percentuale si attestò intorno all'1%. Ci vollero 40 anni per arrivare alla formulazione della teoria dei germi. Cento anni dopo, anche la più elementare pratica di ridurre le infezioni lavandosi le mani non era ancora praticata in tutti gli ospedali (Johns Hopkins Medicine, 2004).
Ignác Fülöp Semmelweis
I comportamenti aggressivi e violenti I dati di cui disponiamo. Stefano Caneppele
Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano TRANSCRIME
Email: stefano.caneppele@unicatt.it
Convegno “Antisocialità tra devianza e patologia. Approfondimenti psicosociali ed evolutivi per interventi di rete preventivi e curativi”, Bolzano, 21 Gennaio 2010