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Internos N.4_dicembre-Dezember 2021_La Strada-Der Weg ONLUS

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SOMMARIO Elisabetta Fabbris: nuova responsabile dell’Area Bambini e giovani .......... pag. 03 Interview mit Marion Lorenzon .............................................................. pag. 06 “Youth Lab” all’Università: intervista a Manuel Mattion ............................ pag. 10

Animare le parole – Worte beseelen FUTURO – ZUKUNFT A) Intervento di Paolo Spolaore ............................................................. pag. 15 B) Intervento di Veronika Rottensteiner ................................................. pag. 17 C) Intervento di Marta Forcada .............................................................. pag. 20 D) Intervento di Elena Faccio ................................................................ pag. 22 E) Dibattito .......................................................................................... pag. 25 Interview mit Lavan Mohammed, Zivildienerin ........................................ pag. 27 25 novembre: intervista a Christian Albertin e Davide Galler .................... pag. 31 “Think social” ....................................................................................... pag. 35 Altre informazioni, notizie, documenti sul sito dell’Associazione

www.lastrada-derweg.org

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Elisabetta Fabbris Nuova responsabile dell’Area Bambini e giovani di Elisabetta Fabbris Da ottobre ho assunto l’incarico di Responsabile dell’Area Bambini e Giovani. In Associazione ho iniziato a lavorare 14 anni fa quando ancora dovevo discutere la tesi di laurea in Servizio Sociale. Sono stata assunta come educatrice nella Comunità socio-pedagogica integrata Sancta

Clara. Dopo circa sette anni ne ho assunto il coordinamento. Inevitabilmente con questa struttura ho costruito nel tempo un intenso legame affettivo. Elisabetta Fabbris

Ricordo bene il colloquio d’assunzione con don

Giancarlo.

All’epoca

non

avevo

alcuna

esperienza di accompagnamento di minori, in quanto avevo svolto i miei tirocini nel settore della psichiatria per adulti.

Don Giancarlo mi rassicurò, con parole semplici, che si sono incise in me come radici profonde; mi ha detto “vai e porta il tuo sorriso ovunque, sorridi a ogni bambino che incontrerai nel tuo cammino, questo è importante”. Così ho cercato di fare: mettere in pratica il suo insegnamento ogni giorno. Ovviamente al sorriso ho affiancato l’esperienza, il sostegno e il confronto con i colleghi, la formazione continua. In questi anni ho accompagnato diversi minori e le loro famiglie in un percorso di cambiamento e crescita, camminando insieme in un periodo delicato della loro vita. Come i minori che ho incontrato ho mosso i primi passi in questa avventura della mia vita crescendo a poco a poco, strada facendo. Non da sola, ovviamente, ma con l’aiuto dei colleghi e delle tante ragazze e ragazzi con cui ho condiviso la “casa”: tempo, sentimenti, risorse. Negli ultimi anni il mio responsabile, Claudio Ansaloni, ha creduto in me e mi ha Dicembre/Dezember 2021

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scelta come sua vice. Grazie a questa esperienza ho potuto arricchire ulteriormente il mio bagaglio lavorativo e avere una visione più ampia dell’Area Bambini e Giovani e delle interazioni con gli altri servizi. Insieme a lui e ai colleghi dell’Area abbiamo iniziato, già da tempo, un percorso di riflessione riguardante la trasformazione dell’Area. È risultato chiaro a tutti che una trasformazione era necessaria e inevitabile, per poter governare al meglio un’Area così complessa e ampia, apparentemente statica, ma che in realtà, nella storia dell’Associazione è sempre stata promotrice di nuovi servizi. Svolgendo il ruolo di coordinatrice ho avuto modo di seguire l’avvio di nuovi progetti: “Arianna-Ulisse” e “Visite protette-accompagnate”. Nel frattempo ho vissuto la gioia di diventare madre e per un periodo mi sono staccata dal lavoro.

Claudio e l’Associazione hanno aspettato il mio rientro, ad aprile di quest’anno. Nel mentre ci siamo trovati coinvolti nella pandemia, che inevitabilmente ha condizionato ogni aspetto delle nostre vite, di quelle dei minori e delle famiglie che accompagniamo quotidianamente. Oggi sono dunque responsabile dell’Area. Ho accettato l’incarico con entusiasmo, spirito di servizio verso la comunità e la consapevolezza degli oneri che comporta. La nostra Associazione, infatti, è divenuta, per molti aspetti, un esempio virtuoso nel sociale e un riferimento oltre i confini regionali. Il mio impegno sarà volto a continuare l’ottimo lavoro svolto da chi mi ha preceduta,

Claudio Ansaloni appunto, che ringrazio e che ho la fortuna di avere a fianco in questi mesi di avviamento, certa di poter contare anche in futuro sul suo appoggio e la sua esperienza. Alcuni principi saranno per me oggetto di costante attenzione: la centralità dei minori e la loro tutela, la valorizzazione e il coinvolgimento dei professionisti, la qualità delle prestazioni, la sicurezza dei minori e degli operatori, il lavoro con le famiglie, la crescita continua attraverso attività di ricerca e formazione. Credo fortemente che il lavoro di squadra, la condivisione dei valori fondanti, l’impegno quotidiano ci consentiranno di affrontare con fiducia il futuro e le sue inevitabili difficoltà. Accanto a me ho ottimi professionisti, che coordinano le strutture dell’Area e che voglia nominare e ringraziare: 4

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 Alessandro Borgo, Comunità socio-pedagogica “Focolare”;  Valentina Dallapé, Centro diurno “Lanz” a Merano ed in fase di avviamento anche per quello di Lana;  Birgit Harrasser, Centro diurno “Karibu” in Val Pusteria;  Florian Klauder, Centro diurno “Kalimera” di Appiano.  Georg Leitner, Centro diurno “Wikids” a Vipiteno  Ulrike Oberlechner, Comunità socio-pedagogica integrata “Panta Rhei” e “Servizio di educativa domiciliare”;  Verena Oberarzbacher, Centro diurno “Grisù” a Brunico;  Elena Zangrando, Comunità socio-pedagogica integrata “Sancta Clara”;

Estate 2021: incontro coordinatori e responsabile dell’Area Bambini e giovani

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Interview mit Marion Lorenzon von Viktoria Gross

Marion Lorenzon ist Vize Verantwortliche des Bereichs Schule. In dieser Rolle koordiniert sie alle Projekte, die in den Schulen durchgeführt werden.

Marion Lorenzon

Seit wann arbeitest du im Verein „La Strada-Der Weg“ und wie war dein beruflicher Werdegang? Ich arbeite seit 2002 im Verein La Strada-Der Weg. Damals habe ich in der Wohngemein-

schaft Sancta Clara als Erzieherin begonnen. Im Laufe der Jahre hatte ich die Möglichkeit in verschiedenen Sektoren des Vereins zu arbeiten. Ich durfte die Projekte Betreutes Wohnen für Jugendliche, Junge Mütter, die Wohngemeinschaften Sancta Clara und Focolare und die Nachmittagsbetreuung

Kubi koordinieren. Schließlich hat sich mir die Schulwelt geöffnet.

Was ist deine jetzige Rolle und was sind deine Aufgaben? Bin zurzeit Vize Verantwortliche des Bereichs Schule und koordiniere mehrere Projekte, welche in diesem Bereich stattfinden. Es handelt sich um das ESF Projekt in den italienischen Mittel- und Oberschulen und das ESF Projekt in den Deutschen Mittelschulen. Dazu kommt das Projekt in den Kindergärten „Il Ponte-Die Brücke“ und alle Individualprojekte im gesamten Schulbereich.

Seit einigen Jahren gibt es ausgehend von den italienischen Schulen Nachfrage auf Zusammenarbeit mit sozialen Fachkräften. Was hältst du davon und was sind die 6

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Vorteile? Die Klassen werden immer größer, d.h. es wird auch für die Lehrpersonen immer schwieriger auf die einzelnen Schüler einzugehen und es gibt immer mehr Schüler, die individuelle Unterstützung brauchen und soziale/familiäre Probleme mit sich bringen, welche oft die Konzentration und das Erlernen in der Schule erschweren. Die Lehrer müssen sich auf das Programm und die Noten konzentrieren und können nicht auf 24 oder mehr Schüler einzeln eingehen. An dieser Stelle kommt der Erzieher ins Spiel, mit seiner Kompetenz und Fähigkeit auf die Bedürfnisse der Jugendlichen eingehen zu können und das nicht nur individuell, sondern auch in Kleingruppen. Gemeinsam sucht er mit den jungen Erwachsenen nach Lösungen und motiviert sie nicht aufzugeben.

Wie können wir uns die Aufgabe des Erziehers in einer unruhigen Klasse vorstellen? Wenn es z.B. in einer Klasse nicht harmoniert, weil ein Jugendlicher schreit, der andere Gegenstände durch die Klasse wirft, dann funktioniert gar nichts. In solchen Situationen muss manchmal ein Jugendlicher von der Klasse herausgenommen werden, um wieder Ruhe in die Klasse zu bringen. Der Erzieher konzentriert sich außerhalb der Klasse auf den einzelnen Jugendlichen, um sein Verhalten zu verstehen. Seine Aufgabe besteht darin, gemeinsam mit ihm Alternativen und Lösungen zu finden, damit er sich schließlich wieder gut in die Klassengemeinschaft eingliedern kann.

Wo sind die Schwierigkeiten, welche noch überwunden werden müssen? Eine der wichtigsten Herausforderungen ist, die Aufgabe des Erziehers in der Schule genau zu definieren und zu verstehen. Das System muss verstehen, dass z.B. Gespräche mit den Jugendlichen keine Zeitverschwendung sind, sondern das Eingehen auf die Jugendlichen und deren Leben und Schwierigkeiten (nicht nur schulische) eine wesentliche Hilfe für ihren zukünftigen schulischen Erfolg ist.

Wie wichtig ist eine gute Zusammenarbeit zwischen Lehrer und Erzieher? Sehr wichtig. Nur durch eine gute Zusammenarbeit zwischen Lehrer und Erzieher kann den Jugendlichen wirklich geholfen werden. Die jungen Menschen brauchen oft jemand mit dem sie reden können, jemand der sie nicht bewertet, sondern ihnen zuhört, sie unterstützt, motiviert, fördert und ihnen hilft, sich wieder gut in die Klassengemeinschaft einzugliedern. Dazu ist wichtig zu erwähnen, dass nicht nur die Jugendlichen von der Präsenz eines Erziehers profitieren, sondern auch die gesamte Klassengemeinschaft, die Dicembre/Dezember 2021

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dadurch auch entlastet werden kann.

Stimmt es, dass die meisten dieser „schwierigen Jugendlichen“ oft verborgene Kompetenzen haben, welche sich im Schulsystem nicht entfalten können? Absolut. Ich bin davon überzeugt, dass alle Jugendlichen verborgene Kompetenzen haben. Nur müsste man das gesamte Schulsystem ändern, um diesen Fähigkeiten Raum zu geben und somit müsste auch das Bewertungssystem ausgeweitet werden. Ich glaube man müsste die Schule vielmehr an das praktische und das reale Leben anpassen und die Jugendlichen in verschiedenen Aspekten beachten und sich nicht nur auf das Können in den theoretischen Fächern wie Mathematik, Literatur, Deutsch, usw. beschränken.

Könnte man diese beträchtlichen Schwierigkeiten in den Schulen vermeiden, indem man Präventionsarbeit leistet? Ja ganz bestimmt. Würde man bereits in den Kindergärten anfangen, die Kinder samt Familie zu begleiten, so gäbe es vielleicht weniger Probleme in der Schullaufbahn der Jugendlichen. Die Eltern/Familien sind oft mit verschiedensten Anforderungen und familiären Problemen komplett überfordert und wissen nicht, an wen sie sich wenden können. Zu wissen, dass eine Fachkraft zur Verfügung steht, mit der man über alles reden kann, würde die gesamte Situation um ein Vielfaches erleichtern. Der Dienst des Erziehers wäre in solchen Fällen unglaublich wichtig, ich würde sogar sagen, er könnte eine wichtige Bezugsperson in der Entwicklung der Jugendlichen werden.

Es gibt bereits Projekte, welche die ersten Schritte in diese Richtung gehen. Möchtest du mehr darüber erzählen?

Percorsiconibambini.it è il network dei progetti selezionati da “Con i Bambini” nell’ambito del “Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.”

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Das Projekt “Il Ponte-Die Brücke” ist ein sehr junges Projekt, welches im Juni 2020 entstanden ist und bereits in 10 Kindergärten Südtirols tätig ist. Die Erzieher kümmern sich in den Kindergärten um die Kinder, arbeiten aber auch konkret mit den Eltern und dem Territorium. Sie schaffen eine „Brücke“ zwischen Territorium, dem Kindergarten und Eltern, sodass eine starke Gemeinschaft entsteht und niemand alleine ist.

Was wünschst du dir für diese Projekte? Ich wünsche mir, dass diese Projekte ausgehend von den Mittel-und Oberschulen auch in den Grundschulen und Kindergärten Anklang finden würden. Wenn wir Prävention leisten wollen, können wir nicht erst in den Mittelschulen anfangen. Um wirkliche Brücken zu bauen, muss viel früher begonnen werden, die Kinder und deren Familien zu unterstützen.

Viktoria Gross

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“Youth Lab” all’Università Intervista con Manuel Mattion di Fabrizio Mattevi

Ciao Manuel. Grazie di aver accettato questa intervista. Raccontaci come ha preso avvio il progetto con “Unibz” a cui hai partecipato. In

uno

dei

periodici

incontri

tra

responsabili e coordinatori Dario Volani ha portato la proposta di una collaborazione con l’Università di Bolzano. La richiesta era giunta dal professor Daniele Morselli, docente di “Metodologia del lavoro di gruppo”, alla facoltà di “Scienze della Manuel Mattion

formazione”,

corso

per

“Educatore

sociale”. L’insegnante stava cercando partner nel mondo del terzo settore della nostra provincia per attuare un progetto didattico, con l’obiettivo di permettere ai suoi studenti di cimentarsi con compiti di realtà. Nello specifico i compiti di realtà possono essere così strutturati: un ente, un’associazione, un’azienda, una cooperativa espongono ai corsisti la propria attività e descrivono delle sfide con cui intendono cimentarsi, un problema da risolvere, un obiettivo da realizzare, una prospettiva da verificare; l’oggetto della sfida diviene l’argomento su cui lavorano gli studenti, suddivisi in piccoli gruppi di lavoro.; a loro viene chiesto di cercare e articolare soluzioni e risposte.

E tu ti sei fatto avanti? Ho dato la mi disponibilità ad aderire alla richiesta, perché, da studente, avevo preso parte a un progetto simile, in Estonia, ed era risultata un’esperienza per me molto positiva e formativa, per l’alto tasso di concretezza che contraddistingue una tale modalità di apprendimento. Per elaborare una strategia d’azione le conoscenze teoriche non sono sufficienti, 10

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occorre confrontarsi con le persone e con la realtà di un territorio. Peraltro nel mio caso i gruppi di lavoro erano composti da studenti provenienti da nazioni diverse e dunque si mettevano insieme approcci e mentalità differenti. Ho proposto al docente di lavorare sul servizio di cui sono coordinatore: “Youth Lab”.

Descrivici brevemente come è strutturato questo servizio. Proponiamo alcuni laboratori manuali (falegnameria, ciclofficina, computer, cura del verde, cucina) ad adolescenti in difficoltà, che ci sono inviati da enti esterni,

come

scuola,

servizi

sociali, servizio di psichiatria e psicoterapia dell’età evolutiva. L’ambito in cui solitamente emerge una situazione di crisi è quello scolastico, che in molti casi è stato abbandonato. Attualmente sono una decina i ragazzi, di età tra i 16 e i 19 anni, che seguiamo con progetti individualizzati. Dalle loro storie personali emergono problemi dovuti a espulsione o abbandono scolastico, bassa autostima, forme di ritiro sociale, sindromi psichiatriche, pendenze con la giustizia, tensioni e conflitti familiari. L’attività laboratoriale è finalizzata a potenziare alcune competenze trasversali di base: rispettare la puntualità, comunicare in modo efficace nei rapporti interpersonali, saper operare in team, svolgere autonomamente il compito assegnato. Si tratta di capacità da acquisire e consolidare per affrontare efficacemente qualsia tirocinio e stage lavorativo, allorché si sia deciso di lasciare gli studi. L’intento è preparare a essere sufficientemente attrezzati per affrontare l’inserimento nel mondo del lavoro, evitando ulteriori esperienze negative e fallimenti. L’intervento varia a seconda delle situazioni, può durare qualche mese o più a lungo. In questi mesi abbiamo creato anche una buona rete di contatti con le aziende, scoprendo nel settore privato inaspettate aperture e disponibilità a offrire ai giovanissimi delle opportunità di prova. Dicembre/Dezember 2021

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Nel progetto, con me che lo coordino operano due educatori a tempo parziale. Dopo un anno registriamo una crescita e un ampliamento dei nostri interventi. Anche per questo ho ritenuto che la proposta dell’Università potesse offrirci spunti e sollecitazioni realmente utili e stimolanti, dato che “Youth

Lab”

progetto in

è

un

effettivamente

evoluzione

e

in

espansione ed è dunque alla ricerca di idee e suggerimenti. Inoltre si misura

con

criticità

e

problemi, che ho portato agli studenti universitari.

Quindi ti sei presentato in facoltà… Prima con Dario abbiamo incontrato il professore, che ci ha illustrato la sua metodologia di lavoro e le esperienze degli anni precedenti. Ci siamo accordati per una presentazione agli studenti. Solitamente tutto si svolgeva in presenza, mentre questa volta ci siamo trovati costretti a operare interamente online. Ho preparato i materiali per descrivere, in modo essenziale, che cosa è “Youth Lab” e ho illustrato le difficoltà con cui dobbiamo fare i conti e che vorremmo provare a superare o governare. Una criticità riguarda i finanziamenti, che subiscono oscillazioni e incertezze, per cui a volte un intervento non può partire per la mancanza di fondi. Altra questione è la preponderanza di maschi inviati e la difficoltà a intercettare le ragazze. Peraltro, mentre “Youth Lab” fatica a coinvolgere ragazze, la facoltà di Scienze della formazione fa i conti con la scarsissima presenza di iscritti maschi. Infatti tra la trentina di partecipanti a questo corso i maschi erano soltanto due. Oltre a ciò, trattandosi di un progetto appena nato, ha bisogno di svilupparsi e prendere forma, dunque richiede creatività e intraprendenza. Dopo la mia presentazione gli studenti, suddivisi in gruppi di lavoro, hanno avuto un mese per produrre le proprie indicazioni operative. Dopo una settimana mi hanno chiesto un secondo incontro per chiarire alcuni 12

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passaggi, avere altre informazioni, porre ulteriori domande. Alcuni mi hanno anche contattato con la posta elettronica. Ho percepito molto impegno e molta passione nell’occuparsi di questa realtà per loro nuova e sconosciuta.

Quindi è venuto il momento della restituzione. Dopo un mese ci siamo ritrovati, sempre online e ciascun gruppo ha presentato l’esito del suo lavoro. Ho raccolto sette powerpoint, ognuno dei quali espone il problema

affrontato

soluzioni

o

e

le

indicazioni

migliorative individuate. Gli spunti che o ricevuto sono stati

numerosi

e

molto

interessanti. I gruppi hanno lavorato

su

coordinamento

pubblicizzazione, degli

comunicazione,

interventi

all’interno

promozione della

nelle

nostra

scuole,

Associazione,

riorganizzazione dei tempi scolastici, attenzione al disagio femminile.

Quindi a tuo avviso i frutti della ricerca sono stati validi e interessanti? Sicuramente. Ho raccolto molto; ho intenzione di riprendere in mano i materiali ed esaminarli con più attenzione. Si tratta di suggerimenti molto concreti e ciò li rende particolarmente validi. Il docente mi ha fatto sapere che anche i riscontri raccolti tra i partecipanti sono stati molti positivi, soprattutto perché hanno avuto modo di confrontarsi con questioni e problemi vivi e reali. È ciò che a suo tempo anche io avevo sperimentato, quando hai un obiettivo reale da raggiungere e lo puoi affrontare non da solo ma in gruppo, suddividendosi i compiti, integrando energie, conoscenze e competenze. A sua volta il professore ha potuto verificare e valutare più elementi: capacità di problem solving, di muoversi in autonomia, collegare teoria e pratica, decifrare la realtà territoriale ecc. Ci ha dunque proposto di proseguire la collaborazione anche in futuro, coinvolgendo altri servizi e altri progetti de La Strada-Der Weg. Dunque tutti gli attori coinvolti nella collaborazione hanno tratto benefici proficui. Dicembre/Dezember 2021

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Per l’Associazione sarebbe molto opportuno coltivare e mantenere un legame funzionale con l’Università. Ci permetterebbe di avere un supporto per l’analisi teorica e l’approfondimento, una ricaduta anche in termini formativi e metodologici. Nel mio caso, ad esempio, ho potuto verificare, ancora una volta, la potenza del lavoro in piccoli gruppi, valorizzando l’apporto di una molteplicità di punti di vista. Ma è anche un’opportunità per farci conoscere agli studenti, che potrebbero prendere in considerazione La Strada-Der Weg per svolgere i tirocini e, in tal modo, stabilire un contatto che poi potrebbe proseguire anche in termini professionali. Considerando la fatica nel reperire educatori di madrelingua tedesca queste forme di collaborazione mi paiono estremamente preziose.

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Animare le parole – Worte beseelen FUTURO – ZUKUNFT di Fabrizio Mattevi

Animare

le

parole-Worte

beseelen identifica iniziative che l’Associazione La Strada-Der Weg organizza per custodire e arricchire il suo orizzonte valoriale e culturale e favorire l’incontro tra e con persone che a vario titolo compongono il mondo de

La Strada-Der Weg. Le parole sin qui affrontate sono state: “Silenzio”, “Conflitto”, “Desiderio”, “Solitudine”, “Straniero”, “Viaggio”, “Giustizia e riparazione”, “Paura e coraggio”. Il 13 ottobre ci si è confrontati, in modalità online, Locandina del webinar

sulla parola “Futuro-Zukunft”. Qui di seguito la trascrizione dei vari interventi.

Paolo Spolaore

grande futuro dietro alle spalle”.

Cardarelli “Autunno” e di Salvatore Quasimodo “Curva minore”, nei testi di Giosuè Carducci ed Emily Dickinson.

La mia percezione e visione del futuro

Altri

risente, necessariamente, di questa

proiettile lanciato nello spazio che,

condizione esistenziale.

raggiunta una certa altezza, inizia a

Da sempre si è stabilito un parallelo tra

cadere.

età della vita e ore del giorno, come nel

Comuni, solitamente, sono i toni: una

bellissimo testo di Gian Luca Greggio,

pacata

“Nei colori del tramonto”, oppure le

rassegnazione, fino ad arrivare, a volte,

stagioni, come nelle poesie di Vincenzo

come in Quasimodo, alla disperazione.

Sono un anziano e quindi, come direbbe Vittorio Gassman, ho “un

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propongono

tristezza,

l’immagine

una

del

sommessa

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Ma vi è pure un’accezione positiva,

di coricarsi: “ora lascia, o Signore, che

richiamando l’autunno come stagione del raccolto.

il tuo servo vada in pace secondo la tua parola”.

Le nostre percezioni del tempo sono

Se passo dalla mia veste di persona

legate alle relazioni che abbiamo e

anziana

viviamo.

dell’Associazione, anzi di neopresidente

al

ruolo

di

presidente

appena confermato, lo stato d’animo muta. Se mi aveste interpellato sul futuro in qualità

di

presidente

considerazioni

uscente,

sarebbero

le

state

speculari a quelle dell’anziano. In quanto “neonato” lo spirito è completamente differente: il neonato è curioso, non ha paura, è fiducioso e si abbandona, un tipo di abbandono diverso da quello dell’anziano. Come

nuovo

presidente

provo

la

curiosità di vedere che altro ancora ha da succedere, dopo che negli ultimi tre anni ne abbiamo viste di tutti i colori. Paolo Spolaore

Avverto anche una grande fiducia,

Presidente dell’Associazione

perché in Associazione sono circondato

La Strada-Der Weg

da persone su cui pongo il mio

Un giovane pensa al futuro attraverso i

incondizionato

sogni su di sé: che cosa diventerò, che

permettono di guardare al futuro con

cosa farò?

un sentimento che trovo ben reso nella

Con il passare degli anni i desideri

poesia che Dietrich Bonhoeffer dedicò

legati al futuro si spostano sugli altri,

alla fidanzata, nell’ultimo Natale di

sulle proprie persone care, sui figli, ma

detenzione, nel campo di campo di

non solo.

concentramento di Flossenbürg, dove il

L’anziano

condivide

lo

spirito

del

Cantico di Simeone, la preghiera che si recita nella Compieta della sera, prima 16

affidamento

e

mi

9 aprile 1945 fu eseguita la sua condanna a morte:

Internos


“Von guten Mächten wunderbar

geborgen, erwarten wir getrost, was kommen mag. Gott ist bei uns am Abend und am Morgen und ganz gewiss an jedem neuen Tag.”

“Mirabilmente protetti da forze buone, aspettiamo fiduciosi quello che verrà. Dio è al nostro fianco mattina e sera e sicuramente in ogni nuovo giorno.”

Veronika Rottensteiner

eben zukunftsorientiert. Die Ziele eines Menschen sollten auf jeden Fall konkret, erreichbar und realistisch sein. Trotz dieser Erkenntnis können wir bei unserer Beratung aber keinesfalls eine Garantie dafür geben, dass wir die genannten Ziele in der Zukunft auch erreichen. Die Bereitschaft des Gegenübers, diese Unsicherheit auszuhalten, Neues zu Veronika Rottesteiner Pschychotherapeutin

versuchen

und

seine

jetzige

Komfortzone zu verlassen, sind im Laufe der Beratung wichtig.

Der Begriff Zukunft ist in der heutigen

Wir begleiten den Klienten auf diesem

Welt ständig präsent. Schon wenn ein

Weg, sitzen ja auch im selben Boot.

Jugendlicher für eine Beratung unser

Und dabei ist Vertrauen die wichtige

Zimmer betritt, stellt sich meist schnell

Basis für eine erfolgreiche Arbeit mit

die Frage, welche Ziele wir gemeinsam

den Jugendlichen.

mit ihm verfolgen sollen. Und Ziele sind

Heutzutage

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ist

der

Mensch

doch 17


ständig mit der Zeit beschäftigt. Er

Ungewissheit

denkt

die

Stress produziert. Stress ruft dann

Vergangenheit, die Gegenwart und die

wieder ein sehr eigenes Verhalten

Zukunft. Auch wird allgemein viel Zeit

hervor.

damit

Vergangenheit,

permanent

verbracht,

Erlebnisse

an

Fehler,

und

Erfahrungen

vergangene

Gegenwart

sind

immer

viel

und

miteinander

verbunden. Die Vergangenheit ist in

zu

Form von Erinnerungen in unserem

verstehen oder zu verarbeiten. Aber

Gedächtnis gespeichert, die Gegenwart

wenn

„triggert“

sie

man

reflektieren.

Zukunft

Menschen

Man

versucht

zu

negative

beim

im viel

Nachhinein grübelt

und

das

diese

Erinnerungen

und

Vergangene ständig „wiederkäut“ oder

aktiviert sie. Automatisch wird so das

vor Augen führt, passiert es oft, dass

Verhalten im Jetzt und in der Zukunft

man sich irgendwie festgefahren, ja

beeinflusst.

sogar blockiert fühlt.

Uns stehen bei hoher emotionaler

Aber auch beim Nachdenken über die

Belastung verschiedene Schutzfaktoren

Zukunft

manchmal

und Ressourcen in unserem Wesen zur

vergangene Sorgen und Erlebnisse auf,

Verfügung. Entweder flüchten wir in

sogar gepaart mit der Angst, dass sie

eine Schutzhaltung, oder wir kämpfen

sich wiederholen könnten. Denn – wie

und werden aktiv, oder aber wir

Fabrizio

verfallen in eine Starre. Grundsätzlich

tauchen

Mattevi

schon

eingangs

erwähnt hat - ist die Zukunft ja nichts

wollen

Reelles. Manchmal aber lassen die

vermeiden.

gemachten

hohe

Belastungen

Diese

inneren

sie

Schutzmechanismen sind schon sehr

oder

lange in uns Menschen verwurzelt, da

anfühlen. Grundsätzlich wollen wir mit

schon unsere Ahnen in der Wildnis mit

Zukunftsgedanken

Positives

großen

unserem

mussten. Allerdings haben wir so auch

vermeiden.

gelernt - auch beim Blick in die Zukunft

tatsächlich

verbinden

Vorstellungen

wir

reell

und

zukünftigen

erscheinen etwas Leid

in

Leben

Gefahren

Gleichzeitig wissen wir aber, dass wir

-

die

auszuüben,

Zukunft

nicht

im

Voraus

ein

zurechtkommen

vorhersehendes um

Denken

auftauchende

kontrollieren können. Diese Erkenntnis

Gefahren zu erkennen.

ist oft - für uns alle

- schwer

Aus dieser Erkenntnis vermitteln wir

auszuhalten. Wir haben in den letzten

unseren Klienten, dass der Blick in die

Jahren die Erkenntnis gewonnen, dass

Zukunft oft den Blick auf das Hier und

18

Internos


Jetzt verwehrt. Es ist also besser, ab

Erwachsenen, „der ich sein werde“, zu

und zu innezuhalten, zu bremsen und

finden. Jugendliche befinden sich in

wieder

und

einer Phase des Übergangs und die

Realität,

gehirnorganische Entwicklung erlaubt

in

die

Situation,

aktuelle

also

in

Zeit

die

zurückzukommen. Wenn

von

gesprochen

ihnen

psychischen dann

nicht

zukunftsorientiertes

vollständig, Handeln

nehmen

abzuschätzen, sich zu organisieren

Gedanken über die Vergangenheit und

oder Gefühle zu regulieren. Dazu

Zukunftssorgen

und

kommt, dass Jugendliche oft von

flexibles

schnellem und spontanem Handeln

Handeln im Jetzt. So entsteht Leidens-

geleitet sind und schnell Glücklichsein

und Leistungsdruck, mit denen die

empfinden

wollen.

Die

Jugendlichen und jungen Erwachsenen

Heranwachsenden lernen

in ihrem

uns aufsuchen. Meist auch weil sie

Alltag, immer schneller Antworten zu

merken,

eigenen

erhalten. So ist es nur schwer möglich,

nicht

die Ungewissheit kennenzulernen und

blockieren

wird,

Störungen

noch

überhand

dadurch

dass

Kontrollstrategien

ein

die langfristig

funktionieren. Gerade wenn wir vom

diese aushalten zu lernen.

Drogenkonsum reden, stimmt es, dass der

Konsum

eine

Erleichterung

verschafft und einen vom Grübeln wegbringt. Aber die Themen kommen nach dem Konsum schnell wieder und der

Kreislauf

beginnt

neu.

Der

Betroffene schafft es manchmal nicht, alleine in dieser Situation ein neues, langfristig welches

geändertes werteorientiert

Verhalten, ist,

zu

beginnen. Das Jugendalter unterscheidet sich im Verhältnis zum Kindesalter in der Wahrnehmung der Zeitdimension. Kinder leben im Moment. Jugendliche versuchen einen Leitfaden zwischen

Das kann bei manchen von ihnen dazu

dem Kind sein, „das ich war“ und dem

führen, dass sie zu schnell zu helfenden

Dicembre/Dezember 2021

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Drogensubstanzen greifen. Das ist aber

und ihnen die Verantwortung in der

nicht

Zukunft Angst macht.

der

Weg

ins

langfristige

Wohlbefinden.

Nach dem Lockdown konnten wir

Wir beobachten zwei Gruppen von

beobachten, dass die Rückkehr in die

Jugendlichen: die, die einerseits im

Schule zu den Mitschülern und die

Moment

das

sichere Höhle zu Hause verlassen zu

Maximale spüren wollen, dabei aber

müssen, bei vielen Angst ausgelöst hat.

gar nicht so sehr mit der Zukunft

Diese beiden Situationen beobachten

beschäftigt sind; die anderen, die sich

wir häufig, gehen auch unterschiedlich

im Alter des Übergangs eher ein wenig

darauf ein, die Zukunft spielt eben bei

zurückziehen,

beiden Gruppen eine Rolle.

alles auskosten

weil

Erwachsenwerden

und

sie

das

aufhalten

wollen

Marta Forcada psicologa e ora sto seguendo un master di specializzazione. Pure imparare le lingue è utile, poiché permette di comunicare con persone di altri paesi, che possono trasmettermi qualche cosa per crescere e migliorare personalmente e professionalmente. Per prepararmi al futuro considero poi opportuno mettermi in gioco e vivere esperienze nuove. Venire

in

Italia

tantissimo, Marta Forcada psicologa

mi

ha

aiutato

permettendomi

di

conoscere e scoprire cose nuove di me stessa: vivere da sola, lontana da casa,

Ho 23 anni e vi porto la visione di futuro

tra le difficoltà dovute alla pandemia.

di una persona giovane.

Al

Innanzitutto per me è importante

professionalmente, lavorando al Centro

prepararmi per il futuro e questo

Charlie Brown, dove ho avuto modo di

significa avere una formazione. Io sono

iniziare a praticare la mia formazione

20

contempo

mi

sono

arricchita

Internos


come psicologa.

limite rilevante, dato che è difficile

Accettando di mettersi in gioco e

pensare al proprio futuro quando

affrontando situazioni nuove capita che

ancora

il futuro si apra davanti a te, come è

familiari e non sei indipendente.

capitato a me: dal primo ottobre,

I giovani sono il futuro ma hanno

lavoro come dipendente al Charlie

bisogno

Brown, dando così un nuovo corso alla

supporto da parte del mondo degli

mia storia di vita.

adulti.

Per

una

persona

nel

dal

sostegno

presente

di

aiuto

dei

e

è

Colgo però tanti segni di speranza,

situazioni

perché vedo molte persone che hanno

differenti, per meglio prepararsi al

voglia di cambiare e migliorare le cose.

futuro.

Anche qui a Bolzano ho trovato

fondamentale

Il

futuro

giovane

dipendi

vivere

comporta

inevitabilmente

parecchie

iniziative,

incertezza. Credo che per fare i conti

associazioni

con l’incertezza la cosa migliorare sia

veramente

un

gran

lavoro

allenarsi

ad

trasformare

la

realtà

e

situazioni

e

adattarsi alle

alle

difficoltà

varie che

ci

che

servizi,

stanno

facendo per

renderla

migliore.

troviamo davanti. E quindi essere

Lo sperimento anche al Charlie Brown

aperti ai cambiamenti, provare ad

dove ora lavoro. Credo sia la strada

affrontare gli eventi come vengono.

giusta offrire un sostegno ai più piccoli,

Al contempo il futuro è fonte di

alle generazioni che vengono dopo di

preoccupazione. Da anni gli scienziati ci

me.

segnalano effetti e conseguenze dei

Con loro non facciamo solo i compiti,

cambiamenti climatici ma le iniziative

che pure sono importanti: lavoriamo

politiche sono ancora insufficienti. A

sulle emozioni, sui loro vissuti, su paure

volte mi viene da pensare e chiedermi

e preoccupazioni, affinché non si

come sarà la condizione del nostro

sentano da soli.

mondo quando io avrò quarant’anni.

Ecco, in una sintesi veloce, la mia

Vi è anche il problema che noi giovani

immagine

riusciamo a uscire di casa ed essere

insieme collettivo.

di

futuro,

personale

e

autonomi assai tardi. Si tratta di un

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Elena Faccio Vi ringrazio dell’opportunità di riflettere

nel loro futuro.

su questo tema.

Come

educatrice

promuovere

ho

cercato

potenzialità

di

di vita

positiva, capacità di desiderare per se stessi

traguardi

futuri

acquisendo

consapevolezza di sé. Il nesso che lega il mio lavoro alla dimensione del futuro è stato una scoperta, una bella scoperta. Mi sono resa conto che in molte occasioni il mio compito e il mio intento sono connessi all’aiutare le persone a immaginarsi il loro futuro e, di conseguenza, a proiettarsi nel futuro. Questa adolescenti

educatrice

principio,

quando

assume

una

significatività speciale operando con

Elena Faccio

In

finalità in

difficoltà,

migranti,

persone con vulnerabilità esistenziali. stato

Persone che portano con sé il peso di

proposto l’argomento, mi sono chiesta

un passato assai ingombrante, segnato

quale avrebbe potuto essere il mio

spesso da traumi e violenze, contesti

contributo. Però, poi, mi sono resa

familiari squilibrati o devastati, immersi

conto che in realtà da molti anni mi

in un presente faticoso e incerto. In

occupo

sono

una simile condizione esistenziale è

un’educatrice e ora, in Associazione,

inevitabile che immaginare il futuro

lavoro come progettista: dunque la mia

divenga un atto presso che impossibile.

esperienza professionale è da sempre

Nonostante

legata al futuro.

giovani o giovanissimi, nel pieno della

Nella formazione mi sono occupata di

fase aurorale della loro vita, il futuro

promuovere competenze, in particolare

appare loro come una dimensione

trasversali,

assente e vuota.

di

mi

è

formazione,

in

persone

che

poi

avrebbero potuto metterle in campo 22

siano

individui

ancora

Il mio intervento con loro consiste nel Internos


riprendere in mano, insieme a loro,

genitore vive nei confronti di ciascun

l’intera

figlio.

struttura

personale

e

la

percezione di sé; guidarli a immaginarsi

Occorre poi accettare e sopportare la

e riconoscersi capaci di realizzare

sfumata frustrazione alimentata dal

qualche cosa, essere adeguati nei

desiderio e dall’attesa di continue e

confronti

costanti

del

mondo,

ricostruendo

gratificazioni,

poiché

risorse, opportunità, attitudini positive

vorremmo che i figli rispondessero

su cui ciascuno può contare.

immediatamente ai nostri ammaestra-

Qualcosa di simile lo stiamo portando

menti e ci fossero sempre riconoscenti.

avanti nei corsi per migranti, finanziati

Come genitori si è chiamati a vivere

dal Fondo sociale europeo.

una

strutturale

contraddizione

o

Ci rifacciamo alla metodologia del “selfempowermet”, elaborato in Italia da

Massimo

Bruscaglioni,

potenziare

nelle

volto

a

persone

la

consiste

nello

desiderabilità del futuro. Il

lavoro

formativo

spostare l’attenzione dal bisogno al desiderio, per provare in tal modo a immaginare il proprio futuro, lavorativo e personale, in modo positivo e progettuale. Se invece considero il rapporto con il futuro nella mia esperienza di genitrice, mi

rendo

conto

che

le

modalità

sperimentate in ambito professionale

paradosso: da un lato l’impegno a

divengono

trasmettere

assai

più

difficili

e

quel

che

valutiamo

controverse allorché sono vissute nella

essenziale e fondamentale, dall’altro

relazione con i figli. I fattori che

l’accettazione della alterità dei figli

entrano in scena, consapevoli e non,

rispetto ai nostri insegnamenti.

sono aggrovigliati e viscerali.

Penso in particolare al tema della

Mi pare che un elemento centrale sia lo

libertà, uno dei tre valori centrali che

sforzo di riconoscere dentro di sé le

vorrei poter passare ai miei figli,

aspettative che, inevitabilmente, ogni

insieme al senso di responsabilità e

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all’autonomia. Testimoniare l’importanza della libertà implica di lasciare che loro vadano per conto loro, accettando che si trovino in luoghi e situazioni

che

avremmo

preferito

evitassero. Mi pare che questa esperienza inviti a coltivare la dimensione dell’attesa: attendere per dare all’altro la possibilità di percorrere altre vie rispetto a quelle che avremmo auspicato, seguire luoghi e tempi diversi da quelli che ci eravamo immaginati, perseguire mete future e traguardi altri dalle nostre aspettative. Questo è un esercizio quotidiano in cui noi

genitori

siamo

chiamati

a

impegnarci. È un compito difficile, dato che nel nostro mondo la dimensione dell’attesa non è più valore, non è più contemplata. Oggi inseguiamo, in ogni ambito, immediatezza e simultaneità. Non riusciamo a cogliere nel tempo sospeso

dell’attesa

un’opportunità,

un’opportunità di verifica e riflessione. Concludo allora proponendovi un passo tratto da “L’arte dell’attesa”, un testo di giornalista germanica, Andrea Kohler. “Sia fatta la luce, disse Dio prima della creazione del mondo, e così fu, senza una

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indugi, La realizzazione incondizionata, dunque - la gratificazione immediata è al principio dell’idea del paradiso. Per ogni desiderio esaudito, immediatamente facciamo un passo indietro verso il paradiso. Ma siccome l’essere umano, secondo la definizione di Blumenberg, è l’essere 'che, dotato di un tempo di vita finito, ha desideri infiniti', non avremo mai la meglio sul moltiplicarsi dei desideri. Perché la rinuncia alla simultaneità di desiderio ed esaudimento (se qualcosa del genere esiste) ci appartiene da subito, sin dalla nascita: l'ombelico attraverso cui scorrevano latte e miele è stato per sempre troncato con la nostra comparsa in questo mondo. E ogni volta che l'attesa fra il desiderio e la sua soddisfazione viene limitata al minimo o addirittura cancellata, un dio vendicativo esige quanto gli spetta: chi ha tutto, o lo ottiene subito, viene privato della felicità dell'esaudimento. ‘Kairos’, l'istante felice, presuppone l'attesa: il dono del tempo, a volte straziante, a volte beatamente sprecato, ma sempre un dono."

Internos


Dibattito Nell’ascoltare gli interventi mi sono trovata a pensare alla rappresentazione di futuro vissuta nel mio passato. Appartengo alla generazione protagonista dei movimenti del ’68 e degli anni ’70. In tanti, allora, eravamo convinti che, insieme, saremmo riusciti a far diventare il mondo migliore, con meno diseguaglianze. Ci abbiamo creduto veramente e alla luce di questa visione abbiamo educato i nostri figli. Per

noi

il

mondo

è

diventato

nel

tempo

effettivamente migliore, dato che la comparazione è con il primo dopoguerra, quando la realtà quotidiana era estremamente dura e faticosa. Siamo stati sempre meglio e abbiamo pensato che questo sviluppo sarebbe proseguito in modo lineare. Anche i nostri figli sono cresciuti con questo senso di fiducia

Un’opera di Keith Haring

nel mondo, ma a un certo punto questa prospettiva si è spezzata. Oggi non ho paura per il mio futuro, ma per quello dei quarantenni e cinquantenni e ancora di più per il futuro di giovani e adolescenti di oggi, di cui Greta è portavoce. Io mi impegno sempre a pensare positivo ma vedo le difficoltà. Inoltre la globalizzazione delle notizie fa sì che, già al mattino, ci imbattiamo nei problemi e nelle sofferenze del pianeta: qualcuno può sentirsi schiacciato, perché dinnanzi allo scenario mondiale il singolo si sente impotente. Penso allora che ci sia ancora bisogno di noi anziani, per sostenere, dare fiducia, indicare concretamente vie e soluzioni. Oggi siamo carenti di rappresentazioni di futuro e visioni di mondo condivise. Un tratto che caratterizza gli anni ’60 era la possibilità di pensare insieme il futuro, in una visione collettiva, mentre oggi lo sguardo sul futuro pare essere prevalentemente individuale. Forse il movimento “Fridays For Future” ha riattivato una prospettiva più ampia e condivisa.

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Mi viene però da considerare che proprio gli anni ’60, l’epoca del boom economico, segnano l’inizio della società dei consumi, ossia del sistema produttivo di cui oggi denunciamo effetti e conseguenze in termini di costi ambientali. Oggi, sul pianeta terra, vi sono luoghi in cui si fugge dal presente per sperare nel futuro e luoghi in cui si fugge dal futuro per vivere solo nel presente. Vivere accanto a persone che confidano nel futuro, testimoniano speranza, sono curiose del tempo a venire incide sulla nostra percezione della vita e la nostra visione del futuro. Con loro il futuro può essere atteso come qualcosa di bello. Nei confronti dei più giovani noi adulti abbiamo la responsabilità dell’atteggiamento che assumiamo e testimoniamo nei confronti del futuro. Perché noi adulti contribuiamo a togliere futuro ai giovani ogni qual volta affermiamo che “tanto non ci sarà lavoro”, “tanto la laurea non servirà”, “tanto non ci saranno possibilità”. Partecipando alla giornata associativa, il 4 ottobre, ho respirato un’atmosfera che da tempo non provavo. Mi sono trovata in un contesto condiviso da molte persone, accomunate da valori, intenti, progetti. Tante erano giovani e giovanissimi, con sguardi e attenzioni proiettati nel futuro. Sono uscita molto contenta e rincuorata.

Un’opera di Keith Haring

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Internos


Interview mit Lavan Mohammed Zivildienerin von Viktoria Gross

Lavan, stammend aus dem irakischen Kurdistan, ist am 1. Oktober 2021 Teil unseres Zivildienerteams geworden. Wir haben sie interviewt.

Wie heißt dein Herkunftsland? Ich

komme

aus

Erbil,

der

kurdischen

Hauptstadt im Norden von Irak.

Kannst du es ein bisschen beschreiben, vielleicht geographisch, kulturell, politisch usw.? Ja, also man kann sich das so vorstellen wie Lavan Mohammed

hier in Südtirol. So wie Südtirol ein selbständiges Gebiet

innerhalb Italien ist, so ist auch die Kurdische Region im Staat Irak eigenständig samt eigener Regierung und eigenem Parlament. Es wird hauptsächlich kurdisch gesprochen, d.h auch in den Schulen wird kurdisch gelehrt und arabisch bleibt nur Zweitsprache. Der Großteil der Bevölkerung beherrscht sie aber nicht. Kurdistan an sich ist ein nicht genau begrenztes Gebiet, welches sich über die Türkei, Syrien, Iran und Irak streckt.

Was hast du in deinem Land gemacht? Ich habe 12 Jahre lang die Schule besucht und danach 4 Jahre lang Ingenieurwissenschaften studiert. Nach meinem Universitätsabschluss hat es leider große

wirtschaftliche

Probleme

gegeben,

weshalb

es

leider

keine

Arbeitsmöglichkeiten als Ingenieurin für mich gab. Also habe ich einige Monate beim IMC (International Medical Corps) gearbeitet und bei IOM (International Dicembre/Dezember 2021

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Organisation for Migration) in der Verwaltung als Migrantenassistentin. Dort haben wir gemeinsam mit dem Konsulat Migranten geholfen, sich Dokumente und Visas zu besorgen. Nach weiteren Arbeitserfahrungen in lokalen Firmen habe ich mich dann schließlich entschlossen nach Italien zu kommen.

Wo hast du so gut deutsch gelernt? Ich habe aus eigener Initiative deutsche Sprachkurse besucht, weil ich in der Arbeit mit dieser Sprache konfrontiert war. Als ich dann nach Bozen gekommen bin und mit meiner Familie im deutschsprachigen Girlan gewohnt habe, habe ich mich natürlich sprachlich deutlich verbessert.

Wieviele Sprachen sprichst du? Meine Muttersprache ist kurdisch. In einer Privatschule in Irak habe ich auch Arabisch,Türkisch und Englisch gelernt. Zurzeit lerne ich italienisch.

Was ist dein Aufgabenbereich im Verein La Strada-Der Weg? Montags, mittwochs und freitags arbeite ich für das Projekt “Banco Alimentare” und Dienstag und Donnerstag arbeite ich mit dem Projekt “Alba”, wo ich die Büroarbeit machen darf. Verwaltungsaufgaben gefallen mir, deshalb fühle ich mich wohl.

Wie ist für dich das Leben in Bozen? Was gefällt dir besonders an dieser Stadt und was nicht? Insgesamt gefällt es mir sehr gut. Südtirol hat eine große Ähnlichkeit mit der Landschaft meiner Heimat, denn auch dort haben wir viele Wiesen und Berge. Ich bin viel gereist und habe viele Orte gesehen, wie zb. Deutschland, Syrien, Holland, Türkei usw. Aber hier gefällt es mir sehr gut und hier möchte ich bleiben.

Hast du auch Freundschaften? Gibt es etwas was dir kulturell hier besonders gut gefällt, Möglichkeiten für junge Personen... Freunde habe ich nicht so viele, nur wenige. Die Menschen sind sehr nett und versuchen, mit mir zu kommunizieren. Was mir hier aufgefallen ist und besonders gut gefällt, ist der Zusammenhalt in den Familien und dass die Leute füreinander sorgen und aufeinander schauen. Das ist ähnlich wie in meiner Heimat und in meiner Familie. In vielen anderen Ländern ist das nicht so. Von der Kultur und den Möglichkeiten die es gibt, habe ich noch nicht so viel gesehen, denn ich bin erst seit Juni dieses Jahres hier.

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Internos


Hast du hier bei uns etwas gefunden, was es in deiner Heimat selten oder nicht gibt? Ja, die Freiheit. In meinem Heimatland dürfen Frauen bestimmte Orte nicht alleine besuchen und das ist für mich schwer zu akzeptieren. Der Grund dafür ist nicht, dass diese Orte besonders gefährlich für Frauen wären; es ist eher eine kulturell bedingte Haltung. Hier kann ich mich frei bewegen und niemand sagt mir, was ich tun darf und was nicht.

Glaubst du, dass dies mit eurer Religion verbunden ist? Die Leute behaupten es, aber ich glaube es nicht. Die Männer behaupten zu wissen was Frauen tun dürfen und was nicht, halten sich aber selbst nicht an die Regeln, wie z.B. Alkoholkonsum usw. Ich bin selbst Muslim, sowie auch der Großteil meiner Landsleute.

Deine Familie ist auch hier. Ist es schwierig für deine Familie so weit von zu Hause entfernt zu wohnen? Am Anfang war es eine große Überwindung, die Heimat zu verlassen und ganz neu anzufangen. Es stimmt, wir leben weit weg von unserem Zuhause, aber es ist nicht so als wäre es eine andere Welt, die man nicht erreichen kann. Wenn man eine gute Arbeit und etwas Geld hat, dann kann man es sich leisten in andere Orte zu fahren um jemanden zu besuchen oder Urlaub zu machen. Vor 20 Jahren war es noch sehr schwierig, aber jetzt ist es einfach, in ein anderes Land zu fahren.

Lavan in traditioneller kurdischer Kleidung

Hier in Italien haben wir das große Problem der Gewalt an Frauen und der Frauenmorde. Wie ist die Situation in deiner Heimat? Wir haben Gesetze, die Frauen schützen und deshalb glaube ich auch, dass es heutzutage bestimmt besser ist als früher, auch wenn es immer wieder zu Verstößen gegen die Regeln kommt.

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Also ich bin mir sicher, dass es bei uns in Kurdistan besser ist als in vielen anderen Ländern aber wie es genau im Vergleich zu Italien ist, das weiß ich nicht.

Etwas Eigenartiges was dir hier passiert ist? Ja, das mit meinem Führerschein. Ich habe erfahren, dass ich ihn nur ein Jahr lang benützen darf und dann wird er ungültig, weil Irak und Italien die Anerkennung dieses Dokuments noch nicht geregelt haben. Ist das nicht komisch?

Gibt es einige Dinge die du von deiner Heimat vermisst? Ja, meine Freunde und das Essen (lacht). Wir essen in meiner Heimat zwar viel was man hier auch isst, aber es gibt hier nicht die Spezialitäten die es in Erbil und der kurdischen Kultur gibt. Wir haben wunderschöne türkische, syrische, jordanische Restaurants, welche sehr besondere Spezialitäten zubereiten die es hier leider nicht gibt. Zu Hause kochen wir auch manchmal kurdisch, aber das ist nicht dasselbe. Ein bisschen Sehnsucht ist noch da…

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Internos


In occasione del 25 novembre Intervista a Christian Albertin e Davide Galler di Fabrizio Mattevi

Lo stand de La Strada-Der Weg al Teatro Cristallo

25 novembre: Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Numerose, anche questo anno, le iniziative per denunciare una realtà ancora massiccia e opprimente e promuovere un cambiamento di mentalità. L’Associazione

La Strada-Der Weg ha partecipato ad alcuni eventi di

sensibilizzazione, promuovendo l’adesione e la partecipazione anche della propria componente maschile. Ne abbiamo parlato con due educatori del servizio Giovani madri: Christian Albertin e Davide Galler.

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Christian Albertin (sopra) Davide Galler (a destra)

Christian e Davide raccontateci questo 25 novembre 2021 a Bolzano. L’evento che si proponeva di sensibilizzare la cittadinanza sul dramma della violenza contro le donne si è svolto al Teatro Cristallo di Bolzano. Vi hanno aderito diverse associazione che, in vario modo, offrono servizi e sostegni alle donne: Gea, Casa degli Alloggi protetti, Frauenmarsch-Donne in marcia,

Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, Amnesty International, Consultori familiari Aied e Kolbe. Per l’occasione il bar del Teatro Cristallo è stato allestito con sedie colorate realizzate ad hoc per la giornata. Al mattino Gea e Casa degli Alloggi protetti hanno allestito uno stand di sensibilizzazione e tenuto una conferenza stampa. Al pomeriggio, in occasione del concerto Donna in jazz. Stop the violence, varie associazioni hanno predisposto punti informativi, con gadget e materiali di consultazione.

La Strada-Der Weg ha aderito con l’apporto organizzativo de Il germoglio-Der Sonnenschein e dell’Area Donna e pari opportunità, che comprende al suo interno, tra gli altri, i servizi Progetto Alba, Residenze assistite e Giovani madri, che si occupano direttamente di donne in condizioni di difficoltà e sofferenza.

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Internos


Noi due lavoriamo, entrambi, come educatori a Giovani madri e abbiamo preso parte alla giornata insieme alle nostre colleghe.

Essendo maschi la vostra presenza ha assunto una valenza particolare. Sì, abbiamo partecipato motivatamente, dando seguito alla proposta di Dario

Volani, del Centro studi dell’Associazione, che ha invitato a manifestare la nostra adesione in quanto maschi e impegnarci a contrastare il paradigma patriarcale, che attribuisce al maschio prerogative di possesso, dominio, violenza nei confronti delle donne. Il 25 settembre vi era stato un prologo con la manifestazione Donne in marcia, conclusasi con un happening in piazza Walther. Erano presenti alcuni colleghi maschi dell’Associazione con un roll-up a tema. Crediamo sia significativo e necessario il supporto maschile alle rivendicazioni per la parità di genere. Soltanto il coinvolgimento comune può generare cambiamento. Occorre parlarne, denunciare, ribadire la questione, dato che la violenza contro le donne è trasversale a tutti gli ambienti, non dipende da livelli di istruzione, condizioni economiche, status sociale. Si tratta di comportamenti generati da moti profondi, oscuri, viscerali che dobbiamo cercare di riconoscere e smascherare. La violenza non è solo quella documentata dai fatti di cronaca, vi è una violenza più sotterranea e silente, che non emerge e non fa notizia. Ha dunque valore testimoniare che vi sono altre modalità di interpretare il maschile, che un altro maschile è possibile. È ciò che sperimentiamo nel nostro lavoro a Giovani madri, dove incontriamo e operiamo con donne abusate o comunque vittime di soprusi e abbandoni. È importante metterle a contatto con figure maschili alternative, laddove ciò è opportuno e positivo, dato che ci sono vicende in cui è preferibile che la donna sia seguita solo da educatrici donne. Peraltro ora seguiamo anche un giovane padre e, dunque, il tema di come intendere e mettere in atto il maschile e il paterno ci coinvolge e ci interpella direttamente. Le realtà con cui ci confrontiamo introducono una variabile ulteriore, ossia le differenze culturali, dato che buona parte delle persone che seguiamo sono straniere.

La manifestazione è riuscita? Va ricordato che il 25 novembre vi sono stati più eventi, non solo a Bolzano. Nella sede de La Strada-Der Weg, in collaborazione con l’Associazione YoUnited, è Dicembre/Dezember 2021

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stata allestita una mostra di tavole a fumetti, realizzate dall’artista senegalese

Moustapha Dieng, intitolata No e poi no, sul tema delle molestie contro le donne. A Merano la Rete contro la violenza sulle donne ha mobilitato duecento uomini nell’iniziativa Noi ci mettiamo la faccia. E tu?. Volti noti del mondo dello sport, della cultura, del sociale, del sanitario hanno aderito mettendo a disposizione la propria fotografia per i manifesti che sono stati esposti al pubblico. Al Teatro Cristallo la partecipazione è stata buona: prima del concerto parecchie persone hanno visitato gli stand delle associazioni e raccolto i materiali informativi. Ci è sembrata molto significativa la presenza al Teatro Cristallo del nostro assistente spirituale, don Paolo Zambaldi. Sono segni che intendono rassicurare le donne, tutte le donne, trasmettere loro un senso di fiducia, affinché si facciano avanti, non subiscano, si sottraggano a situazioni di segregazione, disprezzo e costrizione. La visibilità è importante, così che si sparga la voce e più persone sappiano dove e a chi rivolgersi. Più persone sono informate e più crescono e si diffondono il passaparola, la possibilità di dare un consiglio, suggerire un indirizzo, invitare a chiedere aiuto.

L’iniziativa “Noi ci mettiamo la faccia e tu?” promossa a Merano dalla “Rete contro la violenza sulle donne”

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“Think social” di Fabrizio Mattevi Raccogliendo un suggerimento del presidente dell’Associazione La Strada-Der Weg, Paolo

Spolaore, si è costituito un gruppo di studio, denominato “Think social”. L’intento è valorizzare persone, a cui, a vario titolo, importa dell’Associazione, disponibili a mettere a disposizione il loro bagaglio di conoscenze e competenze professionali. Provengono da differenti ambiti operativi e diFabrizio Mattevi

sciplinari: sociale, sanità, educativo, culturale, comunicativo. Hanno alle spalle prolungate

esperienze di lavoro e al contempo l’impegno a inserire la dimensione operativa in una più ampia e motivata prospettiva progettuale. Tra gli interpellati, che hanno dato una iniziale disponibilità, vi sono alcuni soci dell’Associazione e altre figure che con l’Associazione hanno collaborato: Günther

Donà, Paolo Endrizzi, Margit Fliri, Annalisa Gallegatti, Floriana Gavazzi, Luigi Loddi, Paolo Lorenzi, Rodolfo Tomasi, Karl Tragust, Liana Zancanella. Think social si propone di: 

valorizzare il loro patrimonio di conoscenze ed esperienze professionali;

interpellare la loro capacità di visione, di sguardo ampio sulla realtà, di analisi

generale dei rispettivi ambiti operativi; 

indagare la realtà presente, per coglierne bisogni, tendenze, movimenti, trasfor-

mazioni in atto; 

supportare l’Associazione nell’ideare e progettare i suoi interventi;

organizzare occasioni, anche pubbliche, di approfondimento e dibattito.

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Si potranno adottare varie modalità di incontro e collaborazione: individuale anche mediante lo strumento dell’intervista, in piccoli gruppi o in gruppo allargato, a seconda dei temi individuati. Un primo contatto e confronto si è svolto online, martedì 30 novembre. L’esito è stato positivo, fecondo, collaborativo: si sono già messi in comune alcuni spunti e possibili temi da approfondire. Vi è l’intenzione di condividere, in forma scritta, i materiali prodotti.

Logo di “Think social”

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INTERNOS Edizione/Ausgabe: nr. 04/2021 - Dicembre/Dezember 2021 Pubblicazione registrata presso il tribunale di Bolzano il 06.08.2018 R.G. n. 3009/2018 Ermächtigung Landesgericht Bozen 06.06.2018 nr. 3009/2018

Associazione – Verein La Strada-Der Weg ONLUS Via Visitazione - Mariaheimweg, 46 39100 Bolzano Bozen Tel 0471 203111 Fax 0471 201585 e-mail: info@lastrada-derweg.org www.lastrada-derweg.org Direttore responsabile/presserechtlich Verantwortlicher: Massimo Antonino Redazione/Redaktion: Massimo Antonino, Fabrizio Mattevi, Dario Volani Grafica/Grafik: Massimo Antonino Se vuole devolvere il 5 per mille Falls Sie 5 Promille Ihres Einkommens schenken möchten a favore di Associazione/Verein “La strada – Der Weg Onlus” Codice fiscale 80020390219 Se vuole fare una donazione / Falls Sie eine Spende machen möchten IBAN – IT29 R060 4511 6080 0000 0139 000

IT29 R060 4511 6080 0000 0139 000 Grazie/Danke

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Internos N.4_dicembre-Dezember 2021_La Strada-Der Weg ONLUS by Associazione La Strada - Issuu