SOMMARIO Klausursitzung: Verwaltungsrat, Direktion und Bereichsverantwortlichen ... pag. 03 Incontro CdA e responsabili d’Area: un’edizione significativa ................... pag. 04 Area Casa, occupazione, lavoro: intervista a Claudio Ansaloni ................... pag. 06 “Banco alimentare e Pronto fresco ” A) La storia: intervista ad Anna Bordin ................................................... pag. 12 B) Una nuova fase: intervista a Marisa Dallago ........................................ pag. 12 Neue Verantwortliche des Bereichs Prävention und Beratung ................... pag. 20 Il servizio EXIT A) Intervista a Veronika Rottensteiner ................................................... pag. 22 B) Intervista ad Alois Wieser .................................................................. pag. 27 Servizio civile 2020-21 .......................................................................... pag. 36 Intervista a Marta Forcada .................................................................... pag. 39 Altre informazioni, notizie, documenti sul sito dell’Associazione
www.lastrada-derweg.org
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Internos
Klausursitzung Verwaltungsrat, Direktion und Bereichvserantwortlichen Von Margit Oberrauch Nach dem Incipit von Don Paolo Zambaldi, in welchem er einige Gedanken und Überlegungen zum Thema des Verrats aus dem Matthäus Evangelium und zum Buch La notte del
Getsemani von Massimo Recalcati darlegte, fasste Dario Volani die wichtigsten Zielsetzungen des „Entwurfs des strategischen Planes 2021–2025“ zusammen. Dabei unterstrich er die Werte des Vereins im Umgang mit neuen Herausforderungen und
Margit Oberrauch
zukünftigen Veränderungen und berichtete in Hinblick
auf
die
Umsetzung
der
sozialpädagogischen, sozialen und kulturellen Interventionen zugunsten von Menschen, Gruppen und Gemeinschaften die Notwendigkeit, in einem Netzwerk zu agieren und Synergien zu nutzen.
Paolo Marcato informierte den Verwaltungsrat, dass die epidemiologische Notsituation Covid-19 den Verein vor große Herausforderungen gestellt habe und nach wie vorstelle. Dank des großen Engagements und der einzigartigen Teamarbeit aller Mitarbeiter und Mitarbeiterinnen des Vereins sei es jedoch gelungen die Durchführung aller Aktivitäten sicherzustellen. In weiterer Folge erläuterten die einzelnen Bereichsverantwortlichen in Hinblick auf den operativen Plan 2021 die wichtigsten Eckdaten zum Stand der Arbeiten sowie die jeweiligen Herausforderungen und gaben einen Einblick in die für das Jahr 2022 geplanten Ziele für ihre Bereiche. Die Sitzung endete mit einem geselligen Umtrunk.
Settembre/September 2021
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Incontro CdA e responsabili d’Area: un’edizione significativa di Fabrizio Mattevi Nei
tempi
ordinari
la
“Klausur”,
con
la
partecipazione di CdA, responsabili d’Area e vice responsabili, si svolgeva alle Regole di Malosco e si concludeva
degustando
i
“tortei”
di
patate,
specialità della casa. Atmosfere e modalità che la pandemia e i suoi distanziamenti hanno reso improponibili. Fabrizio Mattevi
Nel 2020 l’incontro si svolse a Bolzano, al vicino
Maria Heim; questo anno ci si è ritrovati in uno spazio da poco preso in gestione e adiacente alla sede: il Centro Ermete Lovera. Un appuntamento annuale significativo, dato che permette l’incontro diretto tra Consiglio di Amministrazione, a cui spettano compiti di indirizzo e decisioni più rilevanti nel governo dell’Associazione, con direttore e responsabili d’Area, chiamati invece alla gestione quotidiana di progetti e servizi. L’edizione 2021 aveva poi una valenza particolare. Questo CdA si appresta infatti a concludere il suo mandato triennale, che, a causa dell’emergenza sanitaria si è protratto oltre l’estate. Tre anni nei quali il CdA ha affrontato l’assenza di don Giancarlo, il fondatore e l’avvicendamento dell’Assistente spirituale, da don Michele a don Paolo; un triennio reso straordinario dalla diffusione planetaria del Covid19, ma segnato pure dalla perdita, nel gennaio 2020, di Otto Saurer, presidente dell’Associazione nel triennio precedente e componente del CdA. Il 26 agosto abbiamo salutato alcuni consiglieri, che hanno già comunicato di non proseguire l’incarico e abbiamo dato il “benvenuta” alla dottoressa Martha Stocker, subentrata nel CdA al posto del dottor Saurer.
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Internos
L’incontro ha dunque permesso, al di là dei contenuti trattati, di rinsaldare e confermare il rapporto di collaborazione e di reciproca fiducia e stima tra gli organi di governo dell’Associazione, in una fase così intensa e densa di mutamenti.
Il Centro “Ermete Lovera”, presso i cui locali si è svolto l’incontro
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Area “Casa, occupazione, lavoro” Intervista a Claudio Ansaloni di Fabrizio Mattevi
Il primo ottobre Claudio Ansaloni lascia l’incarico di responsabile dell’Area “Bambini e giovani” e si concentra sul ruolo di responsabile della nuova Area “Casa, occupazione, lavoro”. Gli abbiamo chiesto di raccontare come affronta questo passaggio e di tratteggiare un profilo dell’Area. Quando è stata istituita l’Area “Casa, occupazione, lavoro”? Claudio Ansaloni
Di per sé era stata ideata quasi due anni
fa ed io ero stato indicato come responsabile. Ma la pandemia a imposto una sorta di stand by e la nuova Area è rimasta in embrione.
Di che cosa si occuperà? Siamo ancora in una fase di elaborazione e ci vorrà tutto il prossimo anno per definire l’orizzonte entro cui l’Area si muoverà. Ma in linea generale la nuova Area si propone di confrontarsi con alcune problematiche rilevanti, trasversali ad altre Aree. La denominazione, “Casa, occupazione, lavoro”, già indica gli ambiti di riferimento: la possibilità e la capacità di raggiungere un’autonomia abitativa, di individuare un lavoro retribuito, di trovare un’occupazione non remunerata che favorisca relazioni sociali, inclusione e coinvolgimento personale. Già da tempo abbiamo fatto i conti con questi temi nell’Area Bambini e giovani, in particolare quando ragazze e ragazzi che seguiamo giungono al compimento della maggiore età e il progetto educativo, costruito su ciascuno di loro, deve trovare 6
Internos
uno sbocco e un esito che, di fatto, consisterebbe nel raggiungimento di un’autonomia di vita. Ma è difficile conquistarla ed è difficile gestirla. Sono bisogni ed esigenze, comuni anche all’Area Dipendenze e salute mentale e all’Area Prevenzione e consulenza, che riguardano in particolare giovani adulti, poiché con la maggiore età vengono meno molteplici forme di protezione, tutela e sostegno previste per i minori. Occorre un’ulteriore precisazione. Non dobbiamo immaginare quest’area come una sorta di sportello-casa o sportello-lavoro. Esistono già. Il nodo è un altro: supportare e accompagnare le persone a utilizzare strumenti e risorse già esistenti per riuscire a ottenere un alloggio e un lavoro. In molti dei casi che seguiamo, infatti, quel che manca sono la conoscenza delle opportunità, la consapevolezza del valore di questi obiettivi,
l’intraprendenza,
una
motivazione adeguata, in una parola la capacità di autonomia personale. La fatica nell’affrontare la questione della casa e del lavoro è intimamente connessa
alle
fragilità
e
alle
sofferenze che segnano le storie di vita di alcuni. Laboratorio di ciclomeccanica Dunque vi è anche un tratto di continuità tra Area “Bambini e giovani”, che hai guidato per tanti anni, e Area “Casa, occupazione, lavoro”?
Sì, certo. Già da qualche anno avevamo tematizzato la questione del cambiamento di responsabile per l’Area Bambini e giovani, consapevoli che le organizzazioni attraversano dei cicli e che i cambiamenti sono opportuni per il singolo e per i servizi. D’altronde l’Area Bambini e giovani, in cui opero da trentaquattro anni prima come educatore e poi come responsabile, nel corso della sua storia è evoluta e cresciuta, Settembre/September 2021
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ha avviato nuovi progetti e servizi, che, spesso, per clonazione o separazione, hanno poi trovato una loro autonomia e in qualche caso hanno originato nuove aree. Così è stato per “Giovani madri”, “Residenze assistite”, “Mediazione penale
minorile”, i Centri giovani e gli interventi nelle scuole. Allo stesso modo in “Casa, occupazione, lavoro” confluiscono alcune attività dell’Area Bambini e
giovani,
affinché
possano
meglio
definirsi,
potenziarsi e ampliarsi. L’Area comprenderà anche l’ambito che abbiamo denominato “Invisibili”, che fa sì riferimento alla realtà dei ritirati sociali minorenni, ma pure a ritirati più grandi e più in generale a situazioni di isolamento e disagio di giovani adulti. Per costoro è fondamentale misurarsi con il nodo dell’abitazione, dell’occupazione, del lavoro.
Attualmente come è strutturata l’Area? È ancora in fase di incubazione, ma assorbirà al proprio interno il Progetto Arianna e i laboratori (attualmente attivi nei locali di “Politermica”) che Viktoria Gross
prima facevano parte di “Bambini e giovani”, il servizio “Banco alimentare e pronto fresco ”
prima nell’Area Servizi volontari, una parte della “Manutenzione”. Accanto a me ho al momento una ventina di operatori e quattro coordinatori:
Alessandro Borgo (Progetto Arianna e progetti individualizzati), Nicola Cito (Banco alimentare e Manutenzione sociale), Alberto Malfatti (“Invisibili e ritiro sociale”) Manuel Mattion (Laboratori e Streetwork-BZ). Quali ritieni le priorità della nuova Area? Premetto che non intendiamo partire in modo eccessivamente strutturato, vogliamo lasciarci il tempo per progettare l’Area e definirne l’identità. Per ora va considerata
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Internos
un incubatore, uno spazio di osservazione e ricerca, in collaborazione con altre Aree. Come ho sottolineato Casa, occupazione, lavoro si misura con tematiche pienamente trasversali ad altre aree, tra cui anche l’Area Servizi volontari. Detto questo, in primo luogo ci confronteremo con il tema dell’abitare, non inteso nei suoi risvolti pratici, ma per le implicazioni formative che comporta. C’è bisogno di indagare e riflettere sui fattori che a volte impediscono alle persone di conquistare un’autonomia abitativa e spingono, invece, a permanere e prolungare situazioni di convivenza assai critiche e tormentate. Sono nodi aggrovigliati in cui rimangono inviluppate le famiglie, vuoi per le resistenze dei genitori a lasciar andare i figli, ma pure per la fatica dei figli a separarsi dall’ambito parentale, a tagliare il cordone ombelicale e costruire una propria indipendenza positiva. Occorre quindi provare a ideare e progettare forme dell’abitare che supportino gli individui in un
Laboratorio
progressivo percorso di separazione dall’ambito familiare e conquista di una propria autonomia. Alle spalle abbiamo l’esperienza degli appartamenti di “Alta autonomia”, che però sono dedicati a persone che già non vivono in famiglia e dunque possiedono competenze più elevate e maggiore indipendenza di vita. Ci è capitato di seguire individui di trenta o quarant’anni, maschi solitamente, che ancora vivevano con la madre, condividendo sofferenze e fatiche impressionanti, all’interno di un fortissimo vincolo di dipendenza e al contempo di conflittualità. Queste persone vanno accompagnate a cercare forme di separazione, ma ancor prima a immaginarsi in una dimensione di distacco e autonomia. Chi, infatti, si trova avviluppato da tanto tempo in convivenze familiari tanto compatte, non riesce Settembre/September 2021
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neppure a pensarsi al di fuori di quel contesto relazionale. In primo luogo occorre dunque acquisire l’idea e l’immagine di una nuova condizione di vita. Gli aspetti pratici vengono dopo. Queste situazioni problematiche accomunano servizi che si occupano di dipendenze, di salute mentale, di ritiro sociale e isolamento. Accanto al tema dell’abitare, vi è quello di occupare in modo soddisfacente il tempo, di dare un senso alle proprie giornate, di vivere relazioni significative. Su questo fronte potranno esser d’aiuto le possibilità offerte dai bandi del Fondo
sociale europeo. Ma pure il Servizio sociale volontario può essere uno strumento da utilizzare. Tutto quanto permette di attivare interessi, promuovere risorse nelle persone e Laboratorio di falegnameria
socializzarle
è
una
opportunità
da
valorizzare.
Con quale stato d’animo affronti questo incarico? Implementare una nuova Area è uno stimolo interessante e una sfida, che affronto dopo essere stato a lungo all’interno di un’Area consolidata, anche se, come ho ricordato, “Bambini e giovani” è sempre stata un’area assai dinamica e creativa. Inoltre in questo passaggio potrò gradualmente alleggerire il carico di lavoro che la conduzione di un’area complessa e gravosa come “Bambini e giovani” inevitabilmente comporta. Ritengo positivo poter programmare e governare questa separazione e questo passaggio, anche se la pandemia ci ha ricordato che, per quanto tentiamo di programmare, di fatto non siamo padroni dell’accadere e dello svolgersi degli eventi. Certo non è facile e non è semplice distaccarmi da un’Area che ho implementato e in cui ho lavorato per gran parte della mia vita adulta. E Area vuol dire persone, 10
Internos
servizi, progetti, relazioni, tematiche. Sono consapevole che si tratterà di un processo ricco di profonde implicazioni anche personali. In fin dei conti pure io sono chiamato ad affrontare un percorso di separazione e conquista di una nuova identità e di un’altra autonomia. Dobbiamo imparare a vivere la fine delle cose, di un un’iniziativa, di una relazione. Peraltro è questo il compito dell’educatore, che ha come traguardo finale il venir meno, il diventare inutile, così da rendere possibile all’altro il raggiungimento della piena autonomia e responsabilità.
L’edificio che ospita la Cooperativa “Politermica”
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“Banco alimentare e Pronto fresco” Intervista ad Anna Boldrin e Marisa Dallago di Fabrizio Mattevi
Dal primo settembre Nicola Cito è il coordinatore del servizio di distribuzione di alimenti a famiglie indigenti, che è stato trasferito dall’Area “Servizi volontari” all’Area “Casa, occupazione, lavoro”. È prossimo anche il trasferimento nei nuovi locali di viale Europa. Finalmente “Banco alimentare e Pronto fresco” avrà una sua sede. Tali novità sono conseguenti alla complessità che nell’ultimo periodo ha caratterizzato l’organizzazione di questo servizio, che attualmente sostiene 75 famiglie, per un totale di 305 persone. Il logo del “Pronto fresco” realizzato da una volontaria
È dunque interessante approfondire l’evoluzione di questo servizio e la sua attuale impostazione. Abbiamo interpellato Anna Boldrin e Marisa Dallago, due volontarie che con dedizione, impegno, generosità hanno permesso la realizzazione di questa iniziativa caritatevole. Anna Bordin
Marisa Dallago
Anna, sei la persona che per più tempo ha seguito il servizio di distribuzione degli alimenti, sei la memoria storica, dunque ripercorriamone l’evoluzione a partire dagli inizi.
Quando hai iniziato a occuparti di Banco alimentare e Pronto fresco?
Agli inizi non ero presente.
FEAD
L’Associazione Banco Alimentare del
Trentino Alto Adige è sorta alla fine
12
Ho cominciato nel 2019, supportando
Daniele Marri, il volontario che per molti anni ha raccolto ed elaborato i dati da comunicare periodicamente a (Fondo
aiuti
europei
agli
indigenti). Si trattava, allora, di una contabilità
Internos
del
2003,
aderendo
al
Banco
assai
semplice,
ma
già
vi
era
alimentare nazionale, fondato nel
l’esigenza di far corrispondere quanto
1989.
distribuito con quanto entrato in magazzino, un’operazione apparentemente
semplice,
in
realtà
assai
frustrante perché non esisteva un sistema strutturato di distribuzione.
Anna Bordin
Se
non
sbaglio
l’attività
in
Associazione fu avviata in quei primi anni del duemila, con il supporto di
Grazia Francisci, Grazia Zogmaister, Camilla Bertagnolli, sorella di don Giancarlo. alcuni
Quindi
volontari,
è
tra
cui
trascorso
quasi
un
Marisa Dallago
Così ho cercato di conoscere meglio le disposizioni
normative
comprendere
come
e
funzionava
di il
ventennio.
servizio.
“Pronto fresco” nacque nel 2006,
Nell’estate del 2019 mi trovai ad
dalla collaborazione tra Comune di Bolzano, alcuni supermercati cittadini e delle associazioni di volontariato, tra cui La Strada-Der Weg. Nel 2010
Pronto
fresco
assunse
denominazione di “Siticibo”.
la
essere più direttamente coinvolta, insieme a Lucia Di Pillo, un’altra volontaria, che si era resa disponibile a dare una mano durante una breve assenza di Anna. Cercai di ordinare la documentazione riguardante gli assistiti. Nel 2019 i
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Don Giancarlo era favorevole a
prodotti forniti da
questa iniziativa e quando ci vedeva
potevano essere distribuiti solo a
ci diceva sempre “date, date, date più
nuclei familiari che presentavano un
che potete!”.
modello ISEE con un reddito non
Quando Camilla morì, nel 2010, venni a dare una mano a Grazia Francisci e le subentrai interamente nell’inverno
superiore
a
FEAD, infatti,
seimila
euro
(precedentemente il limite era di tremila euro).
morte di don Giancarlo.
Si arriva alla primavera 2020 e all’epoca Covid…
Già nei primi anni distribuivamo
Per alcune settimane la distribuzione
prodotti inviati da FEAD, che utilizza
è stata sospesa, evento del tutto
fondi europei, dal Banco alimentare
eccezionale
che distribuisce gli alimenti raccolti
gravità e straordinarietà di quanto
nella
stava capitando. Ma già nel mese di
del 2014, in concomitanza con la
giornata
della
“Colletta
alimentare” e dal Pronto fresco.
reso necessario
dalla
aprile Barbara Iocolano e Barbara
Degli Agostini hanno fatto ripartire la distribuzione delle borse. La pandemia ha comunque imposto una profonda riorganizzazione del servizio: si sono formate due squadre distinte,
che
differenti;
operavano
in
orari
ridurre
gli
la
consegna
dei
stata
spostata
al
per
assembramenti, Sacchetti pronti per la distribuzione
prodotti
è
Come si svolgeva il servizio in quei primi anni?
pomeriggio,
Simile alla situazione attuale, ma con
conseguenza il numero di persone
molte meno persone assistite. Erano circa 15-20 persone al massimo, che venivano settimana.
14
anche
più
volte
alla
prolungando
l’arco
temporale del servizio dalle otto del mattino alle cinque del pomeriggio; di impegnate ha superato la decina. Non è stato più possibile distribuire in modo individualizzato, raccogliendo richieste particolari degli uni e degli Internos
Per questo il gruppo operativo era
altri, è diventato inevitabile seguire
ridotto. I primi anni eravamo due
criteri omogenei, legati al numero di
volontarie: con me c’era Maria Rosa
componenti, adulti e bambini, di
Busetti, ad aiutarmi nel preparare i
ciascun nucleo familiare.
pacchi con i prodotti FEAD per le famiglie indigenti. Già allora la prevalenza degli assistiti era costituita da stranieri, gli italiani erano pochi.
Il 2020 è stato dunque un anno di profonde trasformazioni… Non è tutto: in settembre il Comune di Bolzano ha chiesto
Foodnet,
che
alla rete
raccoglie
nove
associazioni cittadine, di distribuire prodotti alimentari a famiglie messe in difficoltà
dall’emergenza
sanitaria.
L’acquisto dei prodotti, finanziato con fondi statali, è stato demandato all’Azienda Servizi Sociali di Bolzano (ASSB), con cui si è stipulata una apposita convenzione. Nel gennaio 2021 abbiamo iniziato a distribuire un primo ingente quantitativo di cibi. Giusy, servizio sociale volontario
Per un verso è stato un contributo
Poi il servizio è cresciuto?
provvidenziale,
Tra il 2017 e il 2018 il numero dei
edizione della Colletta alimentare è
nuclei familiari coinvolti è cresciuto in modo significativo. Alcuni
ragazzi
volontari
si
sono
aggiunti nel darci una mano.
dato
che
l’ultima
stata penalizzata dalle norme antiCovid. La Colletta si svolge da vent’anni, a novembre, in tutta Italia: gruppi di volontari, distribuiti nei punti vendita aderenti, invitano i clienti ad
Fin lì non erano richiesti particolari
acquistare dei cibi per metterli a
documenti
disposizione del Banco alimentare.
per
ricevere
alimentare.
Erano
anagrafici
e
sufficienti
informazioni
condizione lavorativa.
Settembre/September 2021
l’aiuto dati sulla
La raccolta del 2020 è stata di circa due terzi inferiore rispetto al 2019. L’apporto dei prodotti acquistati da 15
Sostanzialmente
la
distribuzione
avveniva sulla fiducia.
al
Inoltre chi si rivolgeva a noi proveniva da
vari
quartieri
cittadini,
in
particolare da Oltrisarco.
è
stata
Intorno al 2018 si iniziò a chiedere il ISEE,
che
descrive
la
condizione economica di un nucleo familiare. Inoltre il Banco alimentare strutturò
la
contempo,
ha
accresciuto
l’impegno organizzativo. I prodotti finanziati da FEAD e quelli acquistati da ASSB comportano infatti
Anche l’organizzazione modificata? modello
ASSB è stato perciò importante, ma,
distribuzione
per
quartieri. Nel nostro caso l’ambito di riferimento è il quartiere EuropaNovacella.
una
rendicontazione
distribuito.
FEAD
movimentazione alimenti
di
quanto
chiede
la
settimanale
distribuiti
degli
all’insieme
dei
nuclei familiari. I dati vanno inseriti digitalmente, tramite spid personale del presidente o di un suo incaricato. Ad ASSB occorre invece dar conto dei singoli
prodotti
consegnati
quotidianamente a ciascun assistito. Tant’è che ora facciamo firmare a ognuno l’elenco di tutto quel che riceve. La mole di impegno amministrativo è
Logo del Banco alimentare nazionale
Iniziò anche la preparazione dei pacchi di viveri non freschi, che vengono distribuiti insieme alle borse. Inizialmente i pacchi da preparare erano solo cinque, poi sono via via aumentati. cambiamenti
e
nuove
soluzioni organizzative.
Che cosa ti ha spinta ad assumere 16
enormemente
cresciuta,
peraltro si tratta di un incombenze che
richiedono
attenzione,
competenze informatiche e contabili. Anche chi distribuisce gli alimenti è tenuto a prestare attenzione alle liste e alla gestione del magazzino. Indubbiamente allorché verrà meno la
L’emergenza sanitaria ha imposto ulteriori
dunque
distribuzione l’impegno
dei verrà
prodotti
ASSB,
notevolmente
ridimensionato.
Quale è il bilancio di questa tua
Internos
questo servizio, prolungato nel tempo e anche molto impegnativo e fisicamente faticoso, considerata anche la tua età?
esperienza?
Guarda, un tempo mi sono trovata in
e responsabilità veramente notevoli.
I mutamenti intervenuti nello scorso anno hanno potentemente stravolto questo servizio, caricandolo di fatiche
difficoltà e in quegli anni, quando ho avuto bisogno, sono stata molto aiutata
dall’Associazione,
da
don
Gianni Cosciotti, responsabile del “Progetto uomo” e da don Giancarlo. Per me sono stati un punto di riferimento fondamentale nel seguire un mio figlio. Così, già nel duemila, mi sono sentita di
mettermi
a
mia
volta
a
disposizione, per dare una mano e aiutare chi avesse bisogno. Sono
stata
esperienze
coinvolta di
in
Nadia, servizio civile provinciale
diverse
volontariato
in
Associazione, per poi approdare al “Banco alimentare e Pronto fresco”.
Sì, è vero, si tratta di un servizio che continuità
e
costanza,
occupa tre mattine alla settimana, per l’intero anno. Ma
aiutare
le
persone
mi
dà
soddisfazione, mi fa sentire bene e poi con molte di loro si è stabilita una relazione
di
conoscenza
Settembre/September 2021
dubbio
sull’intervento
voluto
dal
Comune e gestito da ASSB: forse si sarebbe potuto utilizzare il sistema dei
Però la distribuzione degli alimenti è un impegno assiduo e prolungato… richiede
Personalmente ho anche qualche
e
buoni, da spendere in punti vendita convenzionati, evitando il complesso processo
di
acquisto
prodotti, rendicontazione
diretto
distribuzione da
parte
dei e delle
associazioni di volontariato. Il buono permetterebbe alle famiglie una certa flessibilità negli acquisti, sollevando gli enti coinvolti da un enorme lavoro amministrativo.
17
comprensione.
Chiedevo,
mi
Anche
la
formula
dell’emporio,
informavo sulle famiglie e le loro
adottata da alcuni enti della rete
situazioni.
FoodNet BZ, lascia agli assistiti un
Il servizio del Banco alimentare è
margine di scelta, che considero importante e opportuno. Peraltro un sistema di distribuzione con lettura digitale
dei
codici
semplifica
la
rendicontazione. Vi è un ulteriore elemento di criticità, che riguarda in particolare la nostra Associazione: la distribuzione di cibo non accompagnata da un adeguato
Altre borse già pronte
supporto relazionale corre il rischio di
realmente un aiuto per numerose famiglie, molte di loro sono contente di
questo
sostegno
e
sono
favorire
un
improduttivo,
assistenzialismo senza
incidere
e
modificare le situazioni di povertà.
riconoscenti per ciò che si offre loro.
Abbiamo alcuni assistiti che aiutiamo
Io poi cercavo di andare incontro alle
da anni, senza però promuovere
loro esigenze e di accontentare un po’
qualche forma di miglioramento.
tutti. Certo,
Altre con
qualcuno
ho
avuto
associazioni
riescono
ad
accompagnare la distribuzione degli
difficoltà di relazione. Però ho tanti
alimenti
ricordi belli, persone che mi hanno
sostegno, accompagnamento delle
ringraziato e sono state riconoscenti.
famiglie.
Qualche signora mi ha detto che pregava per me, affinché stessi sempre bene.
con
forme
di
ascolto,
Vi è il rischio che il cibo distribuito venga inteso da chi lo riceve come un atto dovuto, una forma sussidio
Poi le modalità organizzative sono
stabile,
diventate più complesse e non è più
temporaneo in vista di soluzioni più
stata possibile una distribuzione così
produttive.
personalizzata. Ora, che non ho più il contatto diretto 18
anziché
un
sostegno
Dall’altra tale modalità non riesce a intercettare certe tipologie di poveri, Internos
con gli assistiti e mi occupo solo della
come le persone anziane, sole e con
preparazione
mi
basso reddito. Vergogna e pudore
mancano la conoscenza delle persone
impediscono loro di presentarsi e
e il contatto diretto. Mi sento più
chiedere un sostegno alimentare. Per
estranea.
questo
delle
borse,
Però mi trovo bene con i volontari che attualmente
fanno
parte
della
stiamo
cercando
di
coinvolgere il Circolo anziani che si trova nei pressi della nostra sede.
squadra che ogni settimana porta avanti il servizio.
L’equipe “Banco alimentare e Pronto fresco” nella primavera 2021
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Cristina De Paoli Neue Verantwortliche des Bereichs Prävention und Beratung Von Cristina De Paoli Ich heiße Cristina De Paoli und bin seit September die neue Verantwortliche des Bereichs Prävention und Beratung des Vereins
La
Strada–der
Weg.
Marina
Bruccoleri ist meine Vorgängerin und hat viele Jahre lang diesen Bereich seit seinem Entstehen geführt. Ich bin ausgebildete Psychologin und Psychotherapeutin und begann, vor 11 Jahren beim Verein als Psychologin der Cristina De Paoli
Wohngemeinschaft für Mädchen Sancta
Clara zu arbeiten. Für eine kurze Zeit habe ich im Dienst „EXIT“ gearbeitet, der im Bereich der Prävention des Konsums von psychoaktiven Substanzen arbeitet. Vor acht Jahren habe ich dann die Leitung des Dienstes Il germoglio-Der Sonnenschein übernommen, der die Prävention von Gewalt an Kindern und Jugendlichen als Ziel hat. Ebenso bietet dieser Dienst Beratung an Minderjährigen und deren Familien an, die Gewalt erlebt haben oder in hoch konflikthaften Familien leben. Schwerpunkt dieses Bereiches ist die Prävention, und zwar im primären und auch im sekundären Bereich. Dies bedeutet, dass man versucht, Schwierigkeiten, Problematiken und Konflikte vorzubeugen. Wo dies aber nicht möglich ist, werden Beratungen angeboten. Und so kommen wir zum heurigen Jahr. Ende Juni habe ich an das Auswahlverfahren für die Stelle als Verantwortliche des Bereichs Prävention und
Beratung teilgenommen und diesen Auftrag erteilt bekommen. Dieser Bereich enthält die Großzahl der PsychologInnen, die bei unserem Verein arbeiten
20
Internos
beinhaltet Dienste, die ambulatorisch gestaltet sind. Diese Dienste sind eben:
Il germoglio-Der Sonnenschein
–
Gewaltprävention
bei
Kindern
und
Jugendlichen.
EXIT – Prävention von Konsum von psychoaktiven Substanzen. EXIT beinhält auch das Projekt Outside, das Interventionen zur Prävention von Substanzkonsum in den Mittel- und Oberschulen betrifft, Crew, das Gruppen für Eltern mit Töchtern
und Söhnen beinhält, die entweder eine Abhängigkeitserkrankung aufweisen oder Substanzen konsumieren, und Limbi und Corti, das Interventionen in den Grundschulen von Prävention von Medien- und Gamingabhängigkeit betrifft.
Restorative Justice (Giustizia riparativa) – Jugendstrafrechtsmediation, die 14-
18jährige Minderjährige betrifft. Der Dienst beinhält auch die schulische Mediation, ein neues Projekt, das vor 3 Jahren entwickelt wurde und Straftaten betrifft, die unter 14-Jährige in Zusammenhang mit den Schulen begehen und nicht strafrechtlich verfolgbar sind. Die Covid-Pandemie hat die Kinder, Jugendlichen und jungen Erwachsenen sehr hart getroffen. Die soziale Isolierung und Verarmung der Beziehungen zu den/die Gleichaltrigen haben für viele psychosoziale Folgen gehabt. So hat sich der Bereich
Prävention und Beratung schon zu Beginn 2020 fest darauf eingestellt, onlineGespräche, Interventionen in den Klassen über Zoom, telefonische Gespräche, Kommunikation in den sozialen Medien usw. zu gestalten. Diese Aktivitäten laufen immer noch und werden auch im Herbst und Winter neben Gesprächen und Interventionen in Präsenz beibehalten. Als neue Verantwortliche setze ich mir zum Ziel, die Kommunikation in den sozialen und klassischen Medien zu verstärken, um die Bevölkerung zu den oben genannten Themen zu sensibilisieren und sie zu informieren. Weiters möchte ich die Rolle der Psycholog* vereinsintern bestärken, da die Zusammenarbeit zwischen Erzieher* und klinisches Fachpersonal für die Personen, die wir in unseren Diensten begleiten als zielführend gilt.
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Progetto EXIT Intervista a Veronika Rottensteiner di Fabrizio Mattevi
Veronika Rottensteiner, dal 2014, è coordinatrice di EXIT. A lei abbiamo chiesto di guidarci a meglio conoscere questo servizio. Quando e perché è nato il progetto EXIT? EXIT nasce nel 2004 a seguito delle linee guida provinciali sulle dipendenze, che Veronika Rottensteiner
prevedevano di istituire un servizio di facile accesso per giovani consumatori.
Il servizio, in fase di accreditamento e finanziato dall’Assessorato alla sanità, nacque dalla collaborazione con il Sert, guidato dal dottor Dell’Antonio e vide fin dall’inizio la partecipazione di due colleghi: Alois Wieser, esperto nel campo delle dipendenze e Luca Guerrato, allora esperto nell’ambito delle tematiche giovanili. Fin dal principio l’obiettivo fu di offrire consulenza a giovani consumatori di sostanze illegali e sostegno a genitori e familiari.
EXIT è una sorta di filtro, accessibile a tutti. Non prendiamo in carico i ragazzi e i giovani che avviciniamo, ma stabiliamo un primo aggancio e, nel caso, cerchiamo di motivarli a contattare servizi e centri specialistici a cui rivolgersi. Questo presuppone un intenso lavoro di rete, soprattutto con i Sert, Young Hands e neuropsichiatria infantile.
Chi vi contatta e come è impostato l’incontro? Solitamente un ragazzo si presenta accompagnato da un familiare, in particolare un genitore, ma pure sorella, fratello, amico; in qualche caso, soprattutto i più grandi di età, arrivano da soli. L’intervento si articola in alcuni colloqui, al massimo cinque che possiamo 22
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prolungare a dieci. Questo vincolo limita a volte il nostro lavoro, in particolare quando un ragazzo non vuole rivolgersi a servizi più specifici. Nel primo incontro cerchiamo, in primo luogo, di comprendere se si tratta di consumatori o di persone già dipendenti dalle sostanze. La differenza è determinata dal grado di invadenza che l’uso di sostanze ha nella vita quotidiana, sociale, relazionale, da quanto assorbe e riempie le giornate di una persona, catturandone attenzione ed energie. Il consumo comporta una certa distanza dalla sostanza e una certa autonomia nella gestione della propria vita. Si tratta poi di comprendere quale funzione svolge il consumo di sostanze: provare a sopportare delle difficoltà, trovare sollievo, sfuggire da qualche cosa che pesa e opprime, placare l’ansia. Siamo anche a disposizione di genitori e familiari, che possono contattarci: con loro non abbiamo vincoli nel numero di colloqui. Cerchiamo di incidere sulla relazione genitoriale, per renderla positiva e feconda, fornendo anche un supporto all’azione educativa. L’intervento con i genitori è prezioso perché può avere effetti positivi sull’atteggiamento e i comportamenti del figlio consumatore.
EXIT opera solo a Bolzano? No, il progetto ha una valenza provinciale, non opera solo nella città di Bolzano, ma è presente a Merano, con la denominazione “Step” e a Bressanone dove prende il nome di “Step by step”. La pluralità di titoli per il medesimo tipo di intervento è dovuta alle preferenze espresse dai Sert di zona. Ma gli operatori sono sempre gli stessi della nostra equipe, che alternano la presenza nelle altre due sedi, garantendo colloqui in lingua tedesca e in lingua italiana. A Merano operiamo da dieci anni. La buona collaborazione con il Sert ha portato a svolgere i colloqui insieme a loro. La compresenza è ottimale, poiché permette all’utente di confrontarsi con entrambi gli interlocutori e a loro di concordare il percorso più idoneo.
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Puoi darci qualche cifra per avere un’idea del vostro lavoro? Nell’arco del 2020 EXIT ha seguito 118 consumatori e 89 familiari, per un totale 207 casi. La fascia di età prevalente è tra i 17 e 19 anni, la sostanza più consumata è la cannabis. Ci sono poi situazioni con consumo di più sostanze, per lo più abbinato all’alcol. Se il consumo è molto intenso abbiamo l’obbligo di invio al servizio specialistico, il
Sert o la neuropsichiatria infantile. Come è evoluto il vostro servizio? Nel tempo è cresciuto e si è articolato in più iniziative. Oggi l’equipe è composta da sette operatori, tutti psicologi, alcuni anche
psicoterapeuti.
potenziato
e
Abbiamo
differenziato
gli
interventi, che oggi operano come progetti
specifici
“Outside” La sede di EXIT, in via Parma 26/B
elementari, interventi
propone medie di
e
autonomi: alle e
scuole superiori
prevenzione
alle
sostanze e ai rischi connessi all’uso dei nuovi media; “Crew” organizza e gestisce gruppi per genitori e familiari di giovani consumatori o di giovani dipendenti.
Nei tuoi sette anni di lavoro in EXIT hai notato mutamenti o trasformazioni nel consumo delle sostanze? Abbiamo rilevato un aumento del numero di ragazze che si rivolgono a noi, in conseguenza di una crescita del consumo di sostanze nell’universo femminile. Spesso capita che ragazze giovani si leghino a ragazzi più grandi, già consumatori, che hanno facilità a procurarsi le sostanze. Ciò fa sì che giovanissime adolescenti consumino sostanze varie, anche la stessa cocaina. Vi sono poi mutamenti nel consumo, che seguono ondate e, potremmo dire, mode o spinte del mercato illegale. Cinque-sei anni fa si diffuse nuovamente l’eroina, 24
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adesso registriamo la diffusione della cocaina. Ma se variano le pratiche, quel che sta dietro il consumo non cambia. In generale si tratta di ragazzi che soffrono situazioni di trascuratezza familiare, difficoltà scolastiche, isolamento rispetto ai coetanei o scarso riconoscimento relazionale da parte delle persone che hanno intorno. In altri casi alle spalle vi sono vicende traumatiche.
Vi sono tipologie di adolescenti che risultano più esposti a rischi di dipendenza? No, non notiamo differenze significative tra città e periferia, ceto sociale, condizioni economiche, provenienza locale o straniera. Quel che diventa prezioso è la possibilità di cogliere in tempo segnali e sintomi. Da questo punto di vista la scuola è un luogo privilegiato di osservazione e sarebbe importante prestare attenzione a quel che accade ai ragazzi: un peggioramento dell’impegno e dei risultati, l’aumento delle assenze, una maggiore aggressività, lo stesso consumo di sostanze, sono tutti indicatori di un disagio, un malessere, una sofferenza, non necessariamente connessi all’esperienza scolastica, però portati dentro le aule. Inoltre la scuola può essere un importante fattore di benessere e di sostegno. Lo abbiamo notato nel periodo del Covid, allorché è venuta meno la routine scolastica, con la sua importante componente gruppale e relazionale, la soddisfazione per quel che si fa, il confronto con gli altri, il mettersi alla prova. Anche perché molti ragazzi non frequentano altri mondi oltre a quello familiare e quello scolastico. Non hanno interessi particolari, passioni, sport.
A tuo avviso è ancora utile l’offerta proposta dai Centri giovani? I Centri costituiscono un presidio sul territorio e offrono uno spazio protetto. I ragazzi ci vanno per incontrare compagni e amici. Lì trovano gli educatori, che sono comunque figure adulte positive, a cui possono fare riferimento. Occorre però che all’interno del Centro si stabiliscano relazioni dirette e personali e al contempo si promuovano iniziative coinvolgenti, per evitare un ritrovarsi passivo e sterile. Con alcuni Centri giovani di lingua tedesca abbiamo organizzato momenti di
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formazione, dato che anche all’interno di quelle realtà aggregative è presente il consumo di sostanze e dunque gli educatori si confrontano con storie e situazioni di disagio.
Hai fatto riferimento al Covid. Dal vostro osservatorio quali conseguenze avete rilevato durante questa prolungata emergenza sanitaria? Gli effetti li percepiamo ora. Durante il primo lockdown, nella primavera del 2020, non si
sono
notati
segnali
particolari, se non la fatica Alcuni componenti dell’equipe di EXIT
della
reclusione
in
casa,
qualche tensione familiare e
pure una riduzione del consumo. In alcuni casi abbiamo registrato un miglioramento della situazione. Come equipe siamo riusciti a seguire le persone e proseguire i gruppi, con il telefono o in video chiamata e, appena è stato possibile, abbiamo ripreso colloqui e incontri in presenza. Ora, nei ragazzi che avviciniamo avvertiamo la difficoltà e il peso del prolungato periodo di impegno scolastico svolto a casa, in solitudine, lontani dal contesto della classe, senza possibilità di uscire, muoversi, incontrarsi informalmente. Non è scontato e non è semplice per loro riprendere a vivere le relazioni, riallacciare i legami, socializzare. Questo inverno e in primavera tutti, e gli adolescenti in particolare, abbiamo accumulato stress, che ora si fa sentire.
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Projekt EXIT Interwiev mit Alois Wieser Von Massimo Antonino und Harald K. Kunkel
Der Psychologe Alois Wieser ist als langjähriger Mitarbeiter unseres Vereins ein wichtiger Zeuge für die Entwicklung der Therapie-und Präventionsarbeit bezüglich der Sucht. Dabei agiert er sowohl im Verein selbst, als auch auf dem Territorium. Alois “Luis” Wieser
Luis, wann wurdest du vom Verein „La Strada - Der Weg“ angestellt und was war deine Aufgabe zu diesem Zeitpunkt? Ich bin im Jahr 1993 angestellt worden, habe aber den Verein schon zuvor gekannt, weil ich 1992/1993 das vom Verein organisierte Freiwillige Soziale Jahr abgeleistet habe. Dabei habe ich sowohl im Bozner Obdachlosenheim als auch im damaligen „Projekt Abhängigkeiten“ des Vereins gearbeitet. Schon dort habe ich Konsumenten und Süchtige kennengelernt. Am Ende des freiwilligen Jahres wurde ich fest angestellt und begann in der Therapiegemeinschaft „Josefsberg“ zu arbeiten. Unmittelbar danach begann meine Ausbildung als Betreuer für Drogenabhängige am Lago di Bolsena. Der Kurs war von der FICT, dem italienischen Verband der Therapiegemeinschaften organisiert und es ging um ein aus den U.S.A. importiertes Therapieprogramm, welches „Projekt Mensch“ hieß. Meine Aufgabe war an dieser Stelle, die sehr ausgefüllten Tage in der Gruppe zu organisieren. In einem fast militärischen Modus waren die Themen für die Jugendlichen pünktliches Aufstehen, Sauberkeit von sich selbst, aber auch der Unterkunft. Wichtig war auch die Verantwortung für Speisen, die Gartenarbeit, die Planung von Ausflügen bis hin zur Freizeitgestaltung. Zu diesen praktischen Aktivitäten kamen Settembre/September 2021
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auch wöchentliche Gruppengespräche dazu, wo es um die emotionale und rationale Ebene ging. Das alles wurde von mir und meinen Teamkollegen angeleitet und kontrolliert, immer mit dem Ziel, in Gesprächen und dem Miteinander zu lernen, besser mit sich und den anderen der Gruppe umzugehen.
Wie verlief dein beruflicher Werdegang im Verein? Insgesamt bin ich 10 Jahre in „Josefsberg“ geblieben. Von Anfang an habe ich mich dort mit der Thematik Drogensucht beschäftigt, mich aber auch um meinen Werdegang gekümmert. So war mir schnell klar, wenn ich in diesem Umfeld bleiben will, muß ich mich weiterbilden. Denn man spürte, dass sich in diesem Bereich viel ändern würde: neue wissenschaftliche Erkenntnisse hatten zu einem kulturellen Wandel beigetragen, sodass die Drogensucht, die früher als ein rein soziales Die Räumlichkeiten von EXIT
Phänomen galt, auch eine biologische und psychologische
Komponente bekam und schließlich im modernen Sinn als Krankheit anerkannt wurde. Folglich begann man neue Berufsbilder wie Psychologen und Erzieher mit Universitätsausbildung einzusetzen. So war es für mich auch an der Zeit, etwas zu unternehmen. Da ich bis dato lediglich eine Berufsausbildung als Maurer hatte, die zwar in der Praxis mit den Jugendlichen hilfreich war, mir aber nicht genügte, habe ich mich in der Abendschule Meran angemeldet und dort nach drei Jahren meinen Abschluss in der Handelsoberschule gemacht. Danach habe ich an der Universität Innsbruck vier Jahre Psychologie bis zum erfolgreichen Abschluss studiert. Nach dem Studium habe ich mich in kognitiver Verhaltenstherapie nebenberuflich weitergebildet, also während der zehn Jahre in „Josefsberg“ ständig dazu gelernt. 28
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Was ist deiner Meinung nach ein positiver und was ein negativer Aspekt des „Projektes Mensch“? Das Positive ist, dass die einzelne Person sich plötzlich für die Gruppe interessiert, weil sie ein Teil davon ist, somit auch Verantwortung für die anderen in der Gruppe übernimmt und dabei wichtige Werte wie Altruismus kennenlernt. Was mir nicht so gefallen hat war, dass man in der Gruppe alle Individuen als gleich betrachtet hat, ja sogar sehr gruppenlästig agiert hat. Das wurde allerdings erkannt und es wurden nach Bedarf individuelle Einzelmaßnahmen integriert.
Kannst du aus deiner beruflichen Erfahrung die Entwicklung der Drogensucht in Südtirol seit 1980 grob beschreiben? In den 60er bis 80er Jahren wurden Drogen von sogenannten „Wilden’“ und „Revoluzzern“ konsumiert, die gegen die gesellschaftlichen Regeln protestierten. Damals wurde aber noch nicht das Krankhafte hinter der Sucht gesehen. Die Drogen dieser Zeit waren Cannabis und Heroin. Vieles wurde mit spirituellen Riten vermengt, gerade von Jugendlichen am Übergang ins Erwachsenenalter. Allmählich erkannte man, dass viele Süchtige die Drogen als „Eigenmedikation“ benutzten. Alkohol wurde und wird immer noch z.B. vielfach auch als Anxiolytika und Antidepressivum genutzt. Im Gegensatz zu früher, als der Konsum von Drogen eher als Aufbegehren gegen die Gesellschaft galt, ist der Umgang heute gerade bei Jugendlichen von mehr Informationen über Wirkungen, Angeboten und Formen geprägt. Zahlreiche Designerdrogen versprechen für jeden Bedarf vielseitige “Erlebnisse“. Heutzutage dienen Drogen gerade bei Jugendlichen als Mittel, um in ihrem Leben eine Art Erleichterung zu finden.
In den 80er Jahren sah man viele Heroinsüchtige in der Stadt, aber langsam verschwanden sie aus der Sicht. Warum? Der Ausbruch von Aids und die entsprechende hohe Ansteckungsgefahr unter den Heroinsüchtigen und der Krieg in Afghanistan als Haupt-Opiaten Lieferant der Welt, hatten in den 90er Jahren den Heroinkonsum stark zurückgehen lassen. Viele Konsumenten stiegen damals auf chemische Produkte um, sprich Pharmaka, die „sauberer“ und billiger waren. Heute ist die Verfügbarkeit wieder gewachsen und gefallene Preise begünstigen den Wiederanstieg vom Konsum der Opiate, die entweder
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geraucht oder intranasal eingenommen werden. Tatsache ist, dass heute die Drogenabhängigen in der Gesellschaft nicht mehr so auffallen. Die langen Haare und eine bestimmte Kleidung, welche die „Revoluzzer“ der 80er charakterisierten, sind verschwunden. Der sogenannte „Designerkonsum“ macht es möglich, dass jemand zum Beispiel tagsüber Kokain benützt, um seine Leistung zu steigern und am Abend sich mit dämpfenden Mitteln wieder beruhigt, aber das passiert meist im privaten, persönlichen Umfeld und Raum.
Auch die modernen Designertabletten verbergen Gefahren. Oft enthalten sie giftige, sogar tödliche Stoffe? Sicher. In vielen europäischen Staaten können Konsumenten die Substanzen anonym analysieren lassen. Das ist in Italien noch verboten, denn damit wäre die Botschaft einer gewissen Toleranz gegenüber illegalen Stoffen verbunden.
Mit was beschäftigt sich der Dienst EXIT? Wir arbeiten in der sogenannten selektiven Prävention, d.h. mit Jugendlichen, die anfangen zu konsumieren, aber noch nicht in eine Abhängigkeit gefallen sind. Es gibt zwei anderen Stufen der Präventionsarbeit, nämlich die allgemeine Prävention, die durch Informationskampagnen an die ganze Bevölkerung gerichtet ist, und die gezielte Prävention, für die eher die Dienste für Abhängigkeitserkrankungen zuständig sind. Da geht es um junge Menschen, die schon in einer Phase sind, in der sie eine bestimmte psychologische oder physische Wirkung der Substanz suchen und benutzen. Bei EXIT steht der Fokus weniger auf der Art der Drogen sondern vorrangig beim Menschen, der zum Beispiel aus Neugier Drogen benutzt. Es handelt sich vielfach um Risikogruppen, wie z.B. Kinder von Süchtigen, Jugendliche, in deren Umgebung viele Süchtige leben oder Personen die Risikofaktoren in sich tragen. Eigentlich gibt es gerade beim Einstieg bei vielen Jugendlichen noch keinen scheinbar triftigen Grund für die Flucht in Drogen, daher will man frühzeitig aufklären und vor den Folgen warnen. Unsere Klienten sind zwischen 15 und 24 Jahren alt
Ist die geschlechtsspezifische Komponente wichtig? Sehr wichtig! Das haben wir auch aus der Arbeit in den Therapiezenten gelernt. Es gibt zum Beispiel Unterschiede in der Finanzierung der Sucht, der Umgang mit den 30
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Drogen unterscheidet sich bei den Geschlechtern, so sind die Männer hierbei viel intensiver, sie experimentieren mehr als die Frauen, die meist vorsichtiger sind. Aber die Frauen sind meist konsequenter und können den oft schwierigen Weg aus der Sucht besser aushalten, denn im Allgemeinen sind Frauen in der Veränderung stabiler als die Männer, d.h. sie können längerfristig bei einer Entscheidung bleiben.
Kannst du uns ein Beispiel der erfolgreichen Prävention bei EXIT geben? Grundsätzlich gibt es viele Beispiele gerade bei Jugendlichen, die sich im ersten Gespräch unter ihrer Kapuze verstecken und sich beim zweiten, dritten Gespräch immer mehr öffnen und uns endlich ihr Gesicht zeigen, indem sie die Kapuze abnehmen.
Nach
dieser
anfänglichen
Logo von EXIT
Misstrauensphase kommen die Freude und das starke Bedürfnis zum Vorschein, über sich selbst zu reden. Dieses Bedürfnis ist sogar stärker als bei den Erwachsenen. Alles bei EXIT dreht sich um die Beziehung zwischen uns und den Jugendlichen. Um eine gute Beziehung herzustellen, müssen wir selbst viel Geduld haben und viel Neugierde für die Themen, welche die Jugendlichen bringen, zeigen. Natürlich dürfen wir sie nie aburteilen, sondern sie immer ganz annehmen, wie sie sind. Deswegen ist für uns auch wichtig, dass wir unsere Gegenüber spüren lassen, dass wir immer für sie da sind. Sehr bedeutend in der Prävention ist es, das Gute und die Talente der Gefährdeten zu entdecken und herauszustellen. Aus der Erfahrung haben wir gelernt, dass es einfacher ist, vorhandene Verhaltensweisen neu zu modellieren, als neue zu schaffen. Deswegen arbeiten wir quasi ohne Werkzeuge, eigentlich ausschließlich mit Gesprächen. Sei es im Einzel- oder Gruppengespräch oder sogar im familiären Umfeld. Das passiert in bis zu fünf Gesprächen pro Person. Und beim Abschlussgespräch lässt man dem Gegenüber immer die Tür offen für ein mögliches Wiedersehen, sollten die Jugendlichen es nötig haben.
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Wieso spielt in der Prävention das Alter eine so wichtige Rolle? Je früher man die Jugendlichen auffängt, desto besser es ist. Wenn man ein Gehirn in seiner Reifungsphase -also vor dem 20./21. Lebensjahr- ständig mit Drogen füttert, wird das Gehirn dementsprechend geprägt, es gewöhnt sich an diese Substanzen und entwickelt ein Verlangen nach ihnen. Ich persönlich glaube, dass jeder Mensch ein „gesundes Bedürfnis nach Rausch“ hat. Tanzen, Musik, Meditation, Sport aber auch Glücksmomente in der Arbeit lassen unser Gehirn endogene Substanzen produzieren, die eine ähnliche Wirkung wie die Drogen haben: sie geben uns ein Wohlgefühl auf eine gesunde und positive Weise, ohne negative Nebeneffekte. Es ist sehr interessant festzustellen, dass alle Kulturen der Welt ihre charakteristischen Rauschgifte haben, zugleich aber auch alternative Verhaltensweisen entwickelt haben, um diesen berauschenden Zustand auf eine gesunde Weise zu erreichen. Logo von Projekt “Crew”
Hat es in deinem Berufsleben persönliche Schwierigkeiten gegeben?
Naja, wenn man viel mit Menschen zu tun hat, die aufgrund Ihrer Drogensucht am Rand in der Gesellschaft stehen, dort auch hingedrängt werden, dann gibt es schon viele schwierige Momente. So spreche ich mit Personen, die Traumata erfahren haben, erlebe Todesfälle im Umfeld der Süchtigen oder lerne Leute kennen, die aus belasteten Familienverhältnissen stammen. Aber man kann lernen damit umzugehen, über Supervisionen oder im Gespräch mit Kollegen.
Gibt es auch eine Anekdote über deine allererste „Erfahrung mit Drogen“? Ja, die habe ich komischerweise in der Arbeit mit den Kühen gehabt: als zehnjähriges Kind half ich meinem Vater, die Kühe auf die Weide zu bringen. Dabei musste ich zuvor immer alle Giftpilze von der Wiese entfernen. Einmal tat ich es nicht so gut und eine Kuh, welche die Pilze gefressen hatte, zeigte ein sehr bizarres Verhalten. Das ist übrigens auch bei den Elefanten so: sie fressen vergorene Früchte bis 32
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sie berauscht sind, die Konsequenz ist, dass sie von den restlichen Tieren ausgeschlossen werden, bis sie wieder nüchtern sind. Ähnliches passiert unter den Menschen, wo diejenigen, die scheinbar anders sind, an den Rand der Gesellschaft getrieben werden.
Kannst du anhand der Fälle, die du auch in deiner privaten Praxis behandelst sagen, welche psychischen Probleme in Südtirol am häufigsten auftreten? Ängste! In der heutigen Zeit leiden die Menschen sehr oft an ihren Ängsten und Depressionen. Aktuell natürlich auch wegen der Covid Situation. Bei Jugendlichen gibt es viele Patienten die an Hyperaktivität leiden oder an sozialen Phobien (Schulangst zum Beispiel). Allerdings werden heute auch viel mehr Diagnosen gemacht, dadurch steigen die Fallzahlen. Aber die Leute sind heute auch eher bereit über Ihre Probleme zu reden und so kann besser geholfen werden.
Wer sind die „Drogenabhängigen“ von heute? Wenn wir den Begriff „Sucht“ ein bisschen ausweiten, dann gibt es ein neues Phänomen, nämlich ganz viele junge Leute, die viele Stunden am Tag in die onlineMedien flüchten, sich quasi wegsperren und deren gesamten sozialen Kontakte nur in den Medien stattfinden. Aber vereinzelt habe ich in der Praxis auch Kokain Konsumenten, die oft selbständig sind, Unternehmen mit Angestellten führen, aber um dem Leistungsdruck standzuhalten eben Kokain nehmen. Sie können auch über Jahrzehnte sozusagen im Gleichgewicht mit der Substanz leben, aber irgendwann brechen sie zusammen, denn Kokain ist wie alle Aufputschmittel ein Nervengift.
Wo liegt die Grenze zwischen dem Leben mit der Substanz und dem Missbrauch derselben? Um das festzustellen gibt es in den Diagnosesystemen gewisse Kriterien. Zum Beispiel, ob die Einnahme der Drogen den Alltag des Konsumenten verändert, oder seine Willensstärke beeinflusst. So gibt es bis zu zehn Kriterien, mit denen man eine Abhängigkeit diagnostizieren kann. Von einem Missbrauch spricht man heute nicht mehr, man unterscheidet vielmehr in leichte, mittlere oder schwere Abhängigkeit.
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Was hältst du von diesen Menschen, die mit der Substanz leben und dabei das Gleichgewicht mit Beruf und Familie schaffen? Prinzipiell hat jeder das Recht, individuelle Dinge zu versuchen und seine Neugier zu befriedigen. Dabei kann man noch unterscheiden, ob dazu legale oder illegale Drogen verwendet werden, wohlwissend, dass alle Drogen negative Folgen auf die Psyche haben. Die Einnahme von erlaubten Substanzen, ist weniger belastend als die von illegalen, verbotenen Stoffen, denn bei diesen muss man auch mit strafrechtlichen Folgen rechnen. Es gab europaweit viele Untersuchungen über junge Konsumenten ab dem 14. Lebensjahr und man hat festgestellt, dass von 100 Konsumenten 80 Personen in Eigenregie die Einnahme wieder beenden. Man kann also sagen, dass der Großteil der Konsumenten erkennt, dass die Einnahme negative Konsequenzen hat und sie deswegen eigenständig wieder beendet. Logo Projekt “Outside”
Bei den restlichen 20% kann man davon ausgehen, dass sie von der Einnahme ei-
nen positiven Gewinn hatten, sei es durch eine biologische Reaktion, oder dass die Organismen durch äußere Umstände (Kind eines Rauchers) bereits für den Stoff sensibilisiert sind. Auch der hohe Leistungsdruck unserer Gesellschaft kann labile Menschen zum Gebrauch von Substanzen als Hilfsmittel für ihre vermeintlichen Schwächen veranlassen.
Wo beginnt die Sucht bzw. wie wird ein junger Mensch zum Drogenkonsumenten? Ganz überspitzt gesagt könnte man behaupten, dass der erste Konsum gleich nach der Geburt stattfindet, wenn das Kind das erste Mal gefüttert wird. Nehmen wir an, die Mutter benutzt das Stillen aber auch, um das Kind über einen ganz langen Zeitraum kontinuierlich zu besänftigen: dabei könnte dann beim Kind eventuell das Gefühl entstehen, zur Beruhigung immer etwas zu sich nehmen zu müssen. In der heutigen Zeit ist es auch interessant festzustellen, dass unsere Gesellschaft zur „Konsumgesellschaft“ geworden ist. So werden wir heute schon im frühen Le-
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ben mit sogenannten Konsumgütern überschüttet, die wir meist rasch konsumieren, rasch entsorgen und einfach wieder neu kaufen. Unsere Großeltern und Eltern sind aber noch mit der Mentalität der Achtsamkeit und des Aufbewahrens aufgewachsen. Wir heute lebenden Erwachsenen und unsere Kinder stecken mitten in einer Phase, in der oft Langeweile keinen Platz hat, auch weil jedes Bedürfnis so schnell wie möglich erfüllt werden muss. Das hat zur Folge, dass unsere Gier immer nur grösser wird, dabei sollte gerade das Gegenteil passieren. Die Kontrolle der Gier ist die beste Prävention gegen jede Form von Sucht.
Vielen Dank für das sehr informative Gespräch.
Massimo Antonino
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Servizio civile 2020-21 di Fabrizio Mattevi Il servizio civile provinciale è riservato a giovani maggiorenni con meno di 29 anni. Prevede un impegno settimanale di trenta ore, per otto o dodici mesi. A fronte di tale impegno vi è un rimborso spese di 450 euro e la tessera per il trasporto gratuito. Per i progetti di servizio civile che l’Associazione aveva presentato per il 2020-21 erano stati riconosciuti otto posti. E così, il primo ottobre dello scorso anno, Anna, Domenico, Daniel, Haffsa, Maria
Livia, Nadia, Noemi, Vitaly iniziarono la nuova esperienza in Associazione, dislocati in servizi differenti: Area Servizi volontari, Banco alimentare, CoolTour, Doposcuola, Manutenzione, Polo Ovest, Spaziosissimo, Tilt di Merano, Villa delle rose. Sette di loro avevano optato fin dall’inizio per un servizio di dodici mesi. Uno di loro non ha potuto proseguire e ha interrotto a fine dicembre; un altro si è dovuto fermare a metà giugno per esigenze di studio, mentre chi aveva inizialmente scelto gli otto mesi ha chiesto di prolungare il servizio fino a fine settembre. Il loro apporto e la loro testimonianza sono stati veramente positivi ed entusiasmanti. Ciascuno ha mostrato disponibilità, dedizione, flessibilità, passione. Nessuno si è tirato indietro quando è stato chiesto di dare una mano o di spostarsi da un servizio all’altro. Un atteggiamento tanto più encomiabile considerando fatiche e limitazioni che l’emergenza sanitaria ha imposto, soprattutto nel periodo invernale. A fine giugno si è svolto un incontro con tutti loro, Jessica Fabbro che è stata la loro referente e il responsabile d’Area. L’intento era verificare insieme l’andamento del servizio e cominciare a gettare lo sguardo sul “dopo” che li attende in questo autunno.
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Giugno è il nono mese di servizio e quindi è venuta abbastanza immediata l’immagine della gravidanza, per chiedersi che cosa questo periodo particolare e intenso ha generato in ciascuno di loro, che cosa ha fatto venire alla luce e, in generale, se è stato fecondo e ha generato vita. Tutti e sette i presenti hanno espresso e condiviso valutazioni positive. Il servizio civile ha permesso di frequentare luoghi e ambienti nuovi, che spesso sono divenuti un po’ alla volta familiari e per alcuni diverranno ricordi emozionanti: per qualcuno la sala accogliente di Spaziosissimo; per altri gli appartamenti sconosciuti da ristrutturare; per altri ancora la sede di CoolTour le mattine d’inverno con i vetri resi opachi dal freddo e l’attesa curiosa “chi arriverà oggi e chi entrerà a farci visita?”. Gli spazi frequentati per tanti mesi non sono solo fisici ma soprattutto spazi relazionali, di incontro e confronto con persone e, a volte, con le loro storie. Per qualcuno il servizio civile è stato più facile del previsto, per altri più dinamico e coinvolgente rispetto alle attese, per un altro l’occasione di scoprire il mondo degli adulti e vederlo in una luce nuova e diversa. I nove mesi sono stati anche fonte di apprendimenti e nuove conoscenze. Dalla testimonianza di ciascuno è emerso un elenco assai significativo di quel che si è imparato:
sapersi relazionare, superare la timidezza, potenziare la propria parte estro-
versa, essere più interattivi,
operare in equipe, minimizzare i conflitti, confrontarsi con difficoltà e problemi,
riuscire a mediare, acquisire conoscenze psicologiche,
organizzare il lavoro, gestire il tempo, rispettare le scadenze,
programmare eventi culturali,
competenze artigianali specifiche, competenze grafiche, audio, digitali.
Ciò di cui maggiormente si è avvertita la mancanza è la dimensione del gruppo. Le norme anti Covid hanno infatti impedito di vivere momenti di incontro e confronto in presenza e, di conseguenza, di coltivare anche occasioni informali di conoscenza e condivisione reciproca.
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Lo sguardo sul futuro, oltre il mese di settembre e la conclusione del servizio civile, è ancora, per parecchi di loro, incerto e aperto. Qualcuno guarda alla scelta universitaria, altri puntano sul lavoro, qualcuno interroga i suoi dubbi, confidando che questo tempo di domande sia fecondo e un po’ alla volta generi risposte.
Ragazze e ragazzi del servizio civile all’inizio della loro esperienza
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Intervista a Marta Forcada di Dario Volani
Marta sta per concludere la sua esperienza di volontariato internazionale presso la nostra Associazione. Abbiamo già raccolto e raccontato qualcosa di lei in edizioni passate di Internos. Ora è il momento di una riflessione finale e un piccolo bilancio conclusivo.
In due parole chi sei e da dove arrivi: Marta Forcada
Mi chiamo Marta, vengo dalla Spagna e più precisamente da Barcellona. Ho stu-
diato psicologia. Sono arrivata a Bolzano quasi un anno fa. Un po’ per caso, un po’ per fortuna sono arrivata a La Strada-Der Weg ed ho potuto vivere un’esperienza interessante, con un impegno in più servizi e progetti (Polo educativo Charlie
Brown, Progetto Alba, Banco alimentare). C’è qualcosa che ti ha colpito particolarmente passando dalla Spagna all’Italia? All'inizio mi ha incuriosito il fatto che esistessero diverse lingue in uno stesso posto. Immaginavo l’Alto Adige come un territorio dove si parlava tedesco, ma arrivata a Bolzano ho scoperto che la città aveva differenze rispetto alle valli. Anche questa diversità culturale è stata una sorpresa. Adesso però non saprei più trovare qualcosa di veramente differente perché, alla fine, anche le cose che all'inizio parevano un po' strane non lo sono più. Mi sono abituata, mi sono, direi, integrata.
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C’è qualche cosa che potendo cambieresti, qualche fatto o situazione che ha creato fatica? Non ho trovato niente di fortemente negativo. Sono qui solo da un anno e ho vissuto questo tempo e questa possibilità come una ricchezza. C’è stata l’emergenza Covid, forse ci sono state piccole cose che non vanno, ma è andato tutto bene.
C’è qualche episodio o fatto dell'Associazione o del servizio in cui sei stata che ritieni un po’ bizzarro, divertente, particolare? L'estate al Charlie Brown è stata molto molto interessante. Ho trovato, ad esempio, i lidi dell'Alto Adige davvero bellissimi. Ho parlato di questo anche con i colleghi di lavoro. Per loro era normale, ma io non ero abituata. Lidi bellissimi in posti meravigliosi. Per bambini e ragazzi invece la differenza la faceva la presenza dei trampolini: se in un lido non c'è il trampolino… “è il lido più brutto dell'Alto Adige”.
Ci sono, nelle persone che hai conosciuto, situazioni di fatica e disagio che hai trovato qui e che in Spagna non ci sono? No. Sono stata impegnata principalmente al Charlie Brown (al Banco alimentare e al Progetto Alba solo per qualche settimana) e ci sono posti a Barcellona dove sicuramente si possono trovare, non le stesse storie, ma più o meno le stesse situazioni.
La Strada-Der Weg ha una Carta dei valori che non è semplicemente una serie di citazioni o frasi ispiratrici, ma piuttosto, l’espressione delle priorità e dei valori principali della nostra Associazione. Dovrebbe fungere da punto di riferimento per le scelte, le attività e le azioni. Dopo un anno di esperienza come vedi realizzati questi valori nel concreto? Per quel che riguarda la centralità della persona devo dire che ho lavorato tutto quest'anno accanto a diverse persone e mi sono sentita sempre molto ascoltata, molto aiutata, molto incoraggiata, dai miei amici, dai colleghi e dai coordinatori. Guardando al lavoro vedo che alla fine stiamo pensando tanto ai ragazzi e alle ragazze. C’è un mondo di cura, di attenzione, di presa in carico. L'ho visto assolutamente concretizzato. Si sta molto vicini alle persone con problemi.
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Valori come “Azione e contemplazione” o “professionalità e competenza”? Si fa molto, ma si studia, si programma, si riflette prima di fare. Si medita. Si lavora con grande qualità. Ci sono molti giovani colleghi che si sono laureati, hanno grande motivazione e preparazione. Anche nei servizi delle altre Aree vedo un grande impegno per dare la miglior risposta possibile. C’è una bellissima disponibilità a mettersi al servizio degli altri.
Tra i valori c’è anche la speranza, la fiducia nel tempo a venire, l’utopia. Come guardi al futuro? Cosa farai adesso? Sono giovane, ma guardo con grande fiducia al futuro. Avrò la possibilità di fermarmi in Italia e di lavorare a La Strada-Der Weg. Non è solo un’opportunità di lavoro, ma anche una nuova sfida e un gradito riconoscimento.
Per chiudere: qual è il bilancio finale dell’esperienza? Mi ha insegnato molto, dal punto di vista personale e professionale. Ho imparato a gestirmi, ad arrangiarmi. Prima di iniziare la mia famiglia era preoccupata, ora è contenta, perché mi vede cresciuta, soddisfatta, felice. È stata un’avventura con le sue difficoltà, ma è un’esperienza che consiglio di fare a tanti giovani.
Polo educativo “Charlie Brown”
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INTERNOS Edizione/Ausgabe: nr. 02/2021 - Settembre/September 2021 Pubblicazione registrata presso il tribunale di Bolzano il 06.08.2018 R.G. n. 3009/2018 Ermächtigung Landesgericht Bozen 06.06.2018 nr. 3009/2018
Associazione – Verein La Strada-Der Weg ONLUS Via Visitazione - Mariaheimweg, 46 39100 Bolzano Bozen Tel 0471 203111 Fax 0471 201585 e-mail: info@lastrada-derweg.org www.lastrada-derweg.org Direttore responsabile/presserechtlich Verantwortlicher: Massimo Antonino Redazione/Redaktion: Massimo Antonino, Fabrizio Mattevi, Dario Volani Grafica/Grafik: Massimo Antonino Se vuole devolvere il 5 per mille Falls Sie 5 Promille Ihres Einkommens schenken möchten a favore di Associazione/Verein “La strada – Der Weg Onlus” Codice fiscale 80020390219 Se vuole fare una donazione / Falls Sie eine Spende machen möchten IBAN – IT29 R060 4511 6080 0000 0139 000
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