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Internos Nr. 2_luglio-Juli 2020_La Strada - Der Weg ONLUS

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internos

Juli Luglio 2019 2020

2018

notiziario interno interne Nachrichtensammlung


SOMMARIO Uno sguardo d’insieme ..................................................................... pag. 03 Area Amministrazione. Intervista ad Alessandra Belvisi ...................... pag. 05 Bereich Kinder und Jugend. Interview mit Claudio Ansaloni ................ pag. 08 Bereich Frau und Chancengleichheit. Interview mit Marina Bruccoleri .. pag. 10 A. Prevenzione e consulenza/B. Prävention und Beratung .................. pag. 14 Area Dipendenze e salute mentale. Intervista a Carlotta Ficco ............ pag. 17 Area Cultura, territorio, famiglia. Intervista ad Andrea Vigni ............... pag. 20 Il progetto Polo Ovest. Intervista ad Alex Celesti ............................... pag. 22 Area Scuola. Intervista ad Andrea Vigni ............................................ pag. 25 Area Servizi volontari ....................................................................... pag. 27 Conosciamoci .................................................................................. pag. 29 Un libro di don Luigi Ciotti. L’amore non basta ................................... pag. 31

Le immagini che corredano i testi sono state realizzate da Paolo

Giannitelli, fotografo professionista e volontario dell’Associazione.

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Internos


Uno sguardo d’insieme di Dario Volani vicedirettore responsabile del Centro studi Anche l'Associazione La Strada - Der Weg

ONLUS

si

è

trovata,

come

tante

altre

organizzazioni, a dover trovare soluzioni e assumere

decisioni

non

semplici

a

causa

dell'emergenza Covid-19. Dario Volani

C'è stato, da subito e per sempre, un costante, prezioso, intenso lavoro volto a garantire la

massima sicurezza per tutti i ragazzi, le ragazze, i giovani, gli adulti nostri utenti nei vari servizi e progetti. Accanto a questo una forte attenzione al nostro personale, cercando di garantire la possibilità di lavorare e la sicurezza per la propria salute. Al personale e ai volontari il nostro Grazie! per il prezioso impegno profuso, per la sensibilità con cui hanno agito, per la pazienza che hanno saputo dimostrare. Garantire il proprio personale non è sempre così scontato e automatico e al Consiglio d’Amministrazione, al Direttore e alla Amministrazione va un vivo apprezzamento per quanto fatto. Non è mancato un forte lavoro di collaborazione col territorio: scuole, servizi sociali, tribunale, ministeri, Provincia, Comuni e altri nostri committenti, così come con le altre associazioni del territorio. Il Centro studi ha continuato a lavorare, anche se in modalità smartworking. L’attività di progettazione, sotto la guida di Francesco Campana, non ha certo conosciuto soste, anzi. La formazione ha dovuto prevedere nuove modalità per essere erogata. Per quel che riguarda la comunicazione si è cercato attraverso varie Newsletter e ora con questo numero di Internos di tenere aggiornati soci e sostenitori, collaboratori, volontari, utenti e quanti interessati alla vita della nostra Luglio/Juli 2020

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Associazione. Abbiamo dovuto purtroppo rinunciare ad alcune manifestazioni come il Meeting e la Festa dell’Associazione, così come a incontri forti e significativi di programmazione partecipata come le clausure. È stato sicuramente un periodo faticoso, ma l'Associazione tutta ha saputo dimostrare una grande capacità di gestire anche l'emergenza. In tutte le sue aree, sia quelle che hanno quotidianamente contatto con l'utenza, sia quelle che svolgono un lavoro trasversale di back office, abbiamo incontrato anche nell’emergenza persone sempre pronte a mettersi a disposizione.

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Internos


Area AMMINISTRAZIONE Intervista ad Alessandra Belvisi di Fabrizio Mattevi

La tua area come ha affrontato e vissuto questi mesi di emergenza sanitaria? La mia Area ha continuato a lavorare, non ci siamo mai fermati. È stato un periodo certamente convulso e complesso, su più fronti. Un primo fronte è stato quello giuridicoamministrativo, con il continuo susseguirsi di disposizioni e normative, a livello statale e provinAlessandra Belvisi

ciale, con variazioni anche tra le diverse ripartizioni degli assessorati. È stata una lotta contro il

tempo per reperire, decifrare, applicare la mole di indicazioni emanate a garanzia dei nostri utenti e del nostro personale. Altrettanto poderoso è stato lo sforzo per gestire le disposizioni riguardanti la cassa integrazione e la tutela dei lavoratori. Al contempo abbiamo dovuto organizzare l’attività degli uffici, con una turnazione delle presenze in sede, l’assegnazione del lavoro a distanza e la gestione delle comunicazioni via internet.

Avete dovuto anche farvi carico del reperimento dei dispositivi sanitari ... Sì, anche questo compito ha comportato la sua dose di stress: in un primo momento l’enorme difficoltà a trovare i materiali necessari, in particolare le mascherine, peraltro messe in vendita a prezzi assurdi; poi il mutare delle disposizioni sulle tipologie di dispositivi e su pulizie, igienizzazione, sanificazione.

Vi sono state conseguenze per il personale di Strada? L’Associazione rientra tra le organizzazioni che hanno anticipato il versamento della cassa integrazione, per cui tutti i dipendenti hanno ricevuto in tempo il loro compenso mensile.

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Abbiamo cercato di fare il possibile per tutelare i nostri lavoratori, adottando di volta in volta soluzioni che garantissero loro la miglior retribuzione, ricorrendo all’uso delle ferie pregresse e al recupero delle ore. Abbiamo anche creato una casella di posta dedicata, per fornire risposte e chiarimenti a ogni tipo di dubbio e preoccupazione, anche a proposito dei congedi straordinari, che abbiamo sempre concesso.

Questa crisi improvvisa che conseguenze ha comportato per l’Associazione da un punto di vista finanziario? È presto per tracciare un bilancio esaustivo della situazione, in termini di costi e ricavi. Ancora non sappiamo con esattezza quali costi saranno coperti dalla cassa integrazione e quali contributi saranno concessi dallo stato per le spese straordinarie. È però già chiaro che abbiamo sostenuto dei costi in più per dispositivi di protezione, materiale di pulizia, spese di sanificazione; al contempo abbiamo maturato dei ricavi in meno, poiché alcune prestazioni sono state sospese.

L’ente pubblico è stato attento alle esigenze e alle difficoltà dell’Associazione? Sì, questo va riconosciuto. L’ente pubblico ha seguito con attenzione le tematiche che ci riguardavano e i problemi che ci trovavamo ad affrontare. Tale disponibilità è tanto più meritevole se si tiene conto che le varie ripartizioni e i vari uffici si sono trovati a loro volta ad affrontare e sostenere una situazione estremamente pesante e difficile, anche per le responsabilità che comportava assumere decisioni e fornire disposizioni normative. Hanno lavorato molto, hanno risposto alle nostre mail a tutte le ore. Hanno emanato anche alcune disposizioni che ci paiono di difficile applicazione, ma dobbiamo pure comprendere che a loro compete un ruolo preventivo e di tutela generale.

Quale è oggi il tuo stato d’animo di fronte al futuro? Sono fiduciosa. L’emergenza sanitaria, divenuta anche emergenza economica, impone di cercare e trovare nuove modalità organizzative e d’intervento, che permettano di reggere la nuova situazione. Sono fiduciosa perché l’alternativa sarebbe un tracollo complessivo e generalizzato. 6

Internos


Indubbiamente i servizi alla persona, che la nostra Associazione offre, richiedono contatti diretti e prossimità, ma sono certa che troveremo soluzioni idonee per tutelare utenti e personale. Sono convinta che torneremo a lavorare con le quantità di prima, magari con modalità differenti, anche perché gli enti provinciali forniranno il supporto necessario.

Nella tua Area si sono verificati dei cambiamenti destinati a permanere? Coglierei i tratti positivi dell’esperienza che abbiamo vissuto e stiamo vivendo. Certamente il lavoro da casa o telelavoro ha rivelato la sua positività. Ci siamo trovati costretti a individuare soluzioni tecnologiche che permettessero di lavorare a distanza e in questa sorta di sperimentazione abbiamo potuto cogliere i vantaggi di tali modalità. Ho constatato che il lavoro a distanza per la mia Area è quasi più produttivo, poiché evita il via vai, le interruzioni e la dispersività che si verificano operando nei locali della sede. Mi pare proprio che abbiamo lavorato altrettanto bene se non meglio rispetto alla situazione precedente alla pandemia. In definitiva possiamo cogliere questa occasione per mettere in discussione e rivedere alcune modalità di lavoro.

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Bereich KINDER UND JUGEND Interview mit Claudio Ansaloni von Dario Volani

Kinder und Jugendliche sind zusammen mit den älteren Menschen eine der Generationen, die diese Zeit mit größerer Anstrengung erlebt haben. Wenn es im Alltag schon schwierig war, wie kompliziert war es dann in den verschiedenen Einrichtungen mit den Vorschriften, Einschränkungen, Verboten und neuen Regeln umzugehen? Claudio Ansaloni

Im Bereich Kinder und Jugendliche sind die Wohngemeinschaften auch während der Zeit der

völligen Schließung aufgrund der Pandemie stets offen geblieben. Die Kinder reagierten wirklich gut, auf eine überraschende und unerwartete Weise. Ich muss sagen, dass die Mitarbeiter sich sehr fähig gezeigt haben, diese neue und gar nicht einfache Situation mit viel Energie und Professionalität zu managen. Es gab eine starke Resilienz, die es ermöglicht hat, den harten Schlag abzufangen und weiterzumachen. Sobald es wieder erlaubt war, sich im Freien zu bewegen, wurde eine Reihe von Vorsichtsmaßnahmen getroffen, damit die Kinder und Jugendlichen sich weiterhin sehr vorsichtig verhalten konnten. Paradoxerweise erforderte dieser Übergang noch mehr Energie und Aufmerksamkeit. In der Tat war es nicht einfach, Treffen mit Familien, mit Freunden, mit Außenstehenden zu organisieren und teilweise einzugrenzen. Es gab keine Fälle von Infektionen und die durchgeführten Abstriche hatten alle ein negatives Ergebnis.

Wie sieht es mit den Tagesstätten aus? Die Tagesstrukturen mussten und konnten die Beziehungen auf ganz andere Weise pflegen: über das Telefon, über verschiedenen alternativen Formen, über Kontakte auf Web-Plattformen, mit gezielten individualisierten Treffen. 8

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Einige Familiensituationen haben unter diesem erzwungenen Zusammenleben eindeutig

gelitten,

und

die

von

den

Erziehern

auf

Distanz

geleistete

Unterstützungsarbeit war bemerkenswert und grundlegend. Nun beginnt der Prozess, langsam und allmählich zur Normalität zurückzukehren, wobei die Möglichkeit besteht, sich unter Berücksichtigung der geltenden Distanzierungsvorschriften entweder einzeln oder in kleinen Gruppen zu treffen.

Hat es irgendwelche besondere Fälle gegeben, die nicht vergessen werden sollten? Es gibt Ausnahmesituationen. Ich denke zum Beispiel an diejenigen, die wir als "unsichtbar" bezeichnet haben, d.h. an diejenigen, die aus verschiedenen Gründen nicht in den zahlreichen bestehenden Diensten zu finden sind. Um einige dieser Jungs angemessen betreuen zu können, wurden gerade in dieser Zeit außerordentliche Projekte buchstäblich "erfunden". Wir haben dies in sehr kurzer Zeit, mit einer aussergewöhnlichen Flexibilität und einem großen Engagement der Mitarbeiter geschafft, mit dem vorrangigen Ziel, niemanden auf der Straße zu lassen. Ich sage bewusst "auf der Straße" und nicht "zu Hause"! Denn viele von ihnen haben kein Zuhause, in dem sie bleiben können. Auch in diesem Fall ist es den Erziehern hoch anzurechnen, dass sie eine große Fähigkeit, Professionalität, Leidenschaft, Verfügbarkeit, Sensibilität zur Verfügung stellen konnten.

Viele wissen, dass dir die Netzwerkarbeit ein großes Anliegen ist. Wie war dieser Aspekt der Arbeit in der Covidzeit? Auch die Arbeit in Bezug auf die Netzwerke, die Arbeitsgruppen, die Zusammenarbeit zwischen Organisationen und Diensten hat in dieser Zeit große Veränderungen erfahren. Die neuen Arbeitsbedingungen haben diesen Aspekt der Arbeit sicherlich geprägt. Die Themen, zu denen wir Überlegungen angestellt haben, haben sich geändert: nicht mehr die potenzielle Entwicklung und das Management unserer Dienste stand im Vordergrund, sondern das Überleben einiger Dienste und Interventionen und die regelmäßige Überprüfung der bestehenden Situationen. Es wird sich zeigen, wie sehr und wie dauerhaft diese Arbeit von zu Hause aus, die Beziehungen beeinflusst hat.

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Bereich FRAU UND CHANCENGLEICHHEIT Interview mit

Marina Bruccoleri

von Dario Volani

Der durch die Pandemie verursachte Notstand hat sich auf einige Zielgruppen und Situationen sicherlich stärker ausgewirkt. Obwohl es für alle schwierig war, war es vielleicht für einige Leute noch schwieriger. Unter diesen finden wir wahrscheinlich viele Frauen. War es wirklich so? Der Bereich Frau und Chancengleichheit zeichnet sich unter anderem durch die verschiedenen Marina Bruccoleri

Dienstleistungen aus, die die Betreuung in Wohnsituationen ermöglichen: von den Wohnungen und be-

treuten Wohnungen für Minderjährige (von 16 bis 21 Jahren, sowohl männlich als auch weiblich) bis zu den jungen Müttern, von der Aufnahmephase des Projekts Alba (mit etwa zwanzig Wohnungen) bis zu den verschiedenen Formen von Notfällen. Unsere Einrichtungen waren immer offen, immer zugänglich und sofort bereit, alles Notwendige bereitzustellen. Die Verwaltung hat uns große und sofortige Unterstützung gewährt und uns die Möglichkeit gegeben, die Wohnungen sofort zu betreten. Betty und die anderen Kollegen waren sehr gut darin, uns mit Schutzmasken, Handschuhen, Desinfektionsmitteln, Thermometern und allem anderen Notwendigen auszustatten, um eine sichere Arbeitssituation zu schaffen. In einer Zeit, in der es wirklich schwierig war, die verschiedenen Ausstattungen zu finden, "entfesselte" Betty, Danilo und eine Reihe von Freiwilligen und alles was wir brauchten, kam pünktlich im Verein an: wirklich ein gutes Team und eine grosse Hilfe. Ein großer Teil der Arbeit bestand anfangs darin, die Klienten, die zu 50% aus Einheimischen und zu 50% aus Menschen mit Migrationshintergrund bestehen, mit den Auswirkungen der Covidkrise vertraut zu machen. Es wurde energisch eingegriffen, um ihnen den Ernst der Lage verständlich zu machen und sie aufzufordern, sich an die Regeln zu halten. Da wir keine "24-Stunden-Deckung" haben 10

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(weil wir nur wenige Stunden pro Woche sozialpädagogische Begleitung gewährleisten), war es nicht leicht, den Klienten verständlich zu machen, wie wichtig es sei, die Gesundheitsvorschriften einzuhalten. Wir haben viel Gesundheitserziehung betrieben. Jüngere Klienten neigten dazu, das Risiko zu schmälern, mit dem Gedanken "nur ältere Menschen seien betroffen". Dennoch ist es uns gelungen, grosse Sensibilisierungsarbeit zu leisten.

Gab es irgendwelche besonderen Fälle? Ich muss sagen, dass Klienten aus Afrika eine unerwartete Aufmerksamkeit beweisen konnten und sofort den Regeln entsprechend reagiert haben. Im Gespräch mit ihnen haben wir versucht, dieser besonderen Motivation auf den Grund zu gehen. So konnten wir feststellen, dass sie an diese Bedingungen eher gewöhnt sind: viele haben in ihrem Herkunftsland bereits Epidemie und Pandemiesituationen erlebt. Im Allgemeinen reagierten alle sofort sehr vorsichtig und diszipliniert, während wir das Gegenteil erwarteten.

Wie ist es mit den jungen Müttern gegangen? Bei den jungen Müttern war es ebenso grundlegend, auf Gesundheitserziehung zu bestehen, denn das bedeutet auch, sich in einer außerordentlichen Art und Weise um ihre Kinder zu kümmern und zu verstehen, ob sie genügend betreut oder vernachlässigt werden. Es bedeutet, ihnen beizubringen, wie man sich gut um das Haus kümmert und wie man Räume und Geräte desinfiziert. Kurz gesagt, wir haben eine enorme Arbeit geleistet. Wenn wir über Aufmerksamkeit gegenüber den Frauen sprechen, dürfen wir nicht die Erzieherinnen vergessen, die oft auch Mütter sind... Meine Aufgabe war es (zusammen mit den beiden Koordinatorinnen), den Mitarbeitern nahezustehen, denn es ist nicht einfach gewesen, vor allem für die Kolleginnen, die selbst Mütter sind. Einige von ihnen profitierten von den gesetzlichen und wirtschaftlichen Möglichkeiten (Mütterprämien usw.), um sich um ihre Kleinen zu kümmern. Wir haben versucht, so flexibel wie möglich zu sein. Wir versuchten, das beste Gleichgewicht zwischen den Bedürfnissen des Dienstes (die jedoch zentral blieLuglio/Juli 2020

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ben) und den Bedürfnissen der Mütter und Frauen, die zu Hause bleiben mussten, zu finden. Einige von ihnen hatten auch einen Partner, der bei den Ordnungskräften oder im Krankenhaus arbeitete oder in Situationen, die besondere Aufmerksamkeit erforderten, um das Risiko einer Ansteckung zu vermeiden. Viele Mitarbeiter waren durch die Pandemie aufgefordert, sich um ihre älteren Eltern zu kümmern. Die Bereitschaft der Mitarbeiter, in einer nicht vollkommen risikofreien Situation zu arbeiten, sollte nicht unterschätzt werden, denn es war offensichtlich, dass unter bestimmten Bedingungen das Einhalten des richtigen Abstands nicht immer leicht zu gewährleisten war.

Covid änderte Gewohnheiten und Art des Zusammenseins. Sonst noch etwas? Das erzwungene Zusammenleben in einigen Wohnungen, vielleicht mit mehr Mitbewohnern, hat sicherlich das Konfliktpotential erhöht. Um es klar zu sagen, das haben wir auch in unserem Privatleben gesehen und erlebt. Diese soziale Isolierung, diese Distanz hat zur Entstehung und Intensivierung einiger unserer nichtfunktionalen Charakterzüge geführt. Diejenigen, die schon vorher ein wenig nervös waren, wurden noch nervöser, diejenigen, die eher traurig waren, wurden noch trauriger, diejenigen, die streitsüchtig waren, wurden noch streitsüchtiger, diejenigen, die hyperaktiv waren, wurden noch lebhafter. Kurz gesagt, die Schwierigkeiten kommen immer mehr zum Vorschein. Aus diesem Bewusstsein heraus ergibt sich die große Unterstützung sowohl für unsere Klienten als auch für das Team. Wenn ich es mir vor dem Covid leisten konnte, als Leiterin auch mit einer gewissen Distanz zu den Mitarbeitern zu arbeiten, so pflege ich jetzt wieder sehr stark die Beziehung zu den Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter, weil das durch die Covidkrise zu einem gemeinsamen Bedürfnis geworden ist.

Wir haben gesagt, dass es Situationen gegeben hat, in denen die Not stärker empfunden wurde. Zum Beispiel war die Lage jener Frauen, die allein mit einem kleinem Kind in einer nicht zu grossen Wohnung waren, sehr fragil. Wie gross war diese Last für einige junge Mütter? Sicherlich eine große Anstrengung. Aber wir haben einen Vorteil: die Tatsache, dass die Wohnungen für junge Mütter in der Regel so konzipiert und ausgestattet sind, dass sie zwei oder drei junge Mütter mit ihren Kindern aufnehmen können. Dies war, wie ich bereits erwähnt habe, eine mögliche Ursache für einige Konflikte, aber es hat sicherlich auch die Zusammenarbeit und den Austausch verstärkt. 12

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Aber es hat auf jeden Fall Beziehung ermöglicht. In einigen Fällen war es wichtig, wenn nicht sogar grundlegend, sich ohnehin auf jemand anderen verlassen zu können. Wenn zum Beispiel eine Mutter sich um die Kinder kümmerte, konnte die andere einkaufen gehen. Wir haben wirklich eine große Unterstützung unter Gleichaltrigen beobachtet: sowohl die Betreuung der Kinder als auch die Möglichkeit, auszugehen, um wichtige Dinge zu verrichten (Einkaufen, Arztvisiten usw). Glücklicherweise waren alle durchgeführten Abstriche negativ. Wir konnten jedoch auf zwei Wohnungen zählen, die für Notfälle (siehe Quarantäne) freigehalten wurden. Ich muss sagen, dass sich der Wert der gegenseitigen Hilfe herauskristallisiert hat: Ich kenne deine Situation, weil ich sie auch lebe, also versuchen wir, uns gegenseitig zu helfen. Und das war eine wunderschöne Erfahrung.

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Area PREVENZIONE E CONSULENZA Bereich PRÄVENTION UND BERATUNG Interview mit/Intervista a

Marina Bruccoleri

di/von Dario Volani

Marina die Pandemie hat es erforderlich gemacht, alle Dienste, einschließlich der Beratungsdienste, zu überdenken, um neue Wege der Kontaktaufnahme und der Beziehungen zu finden. Wie haben Sie es geschafft, mit dieser besonderen Zeit zurechtzukommen? Zum Bereich Prävention und Beratung gehört eine Reihe von ambulanten Beratungs- und Präventionsdiensten. Der Covid-19-Notstand ließ nicht alle anderen Bedürfnisse verschwinden, im Gegenteil, in einigen Fällen wurden sie sogar hervorgehoben. Deshalb war es unerlässlich, unsere Interventionen fortzusetzen. Aufgrund der Distanzierungsmaßnahmen mussten wir sehr viel, wenn nicht ausschließlich auf die Online-Technologie, zugreifen, und wir haben gute Arbeit geleistet. Wir konnten auch eine Reihe von Materialien vorbereiten, wie z.B. ein Projekt zur Suchtprävention von Internet und Substanzen für Grundschulen. Wir haben viele Dokumente übersetzt, damit sie in beiden Sprachen präsentiert werden können. Wir haben eine Menge Online-Schulungen für Psychologen und andere online Fortbildungen angeboten. Alle dringenden Gespräche mit Familienmitgliedern und jungen Konsumenten sind unter Berücksichtigung der Vorschriften aufrechterhalten worden. Wir haben auch die Selbsthilfegruppen für Familienangehörige aufrechterhalten, indem wir auf den Online-Modus umgeschaltet und die vom Verein zur Verfügung gestellte Technologie genutzt haben. Ebenso haben wir Web-Plattformen von zu Hause aus genutzt. Wir "betraten” die Häuser anderer und sahen ihre Küche, ihr Wohnzimmer, ihre Pflanzen usw., und die anderen betraten unser Haus. Es war 14

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eine seltsame Erfahrung.

C'è stato un aumento o un modo diverso di formulare richieste ai vostri servizi? Avete registrato emergenze o novità rispetto a prima? Un aumento, no. Devo dire che psicologi e operatori hanno contattato, subito all’inizio del lockdown, tutti gli utenti per sapere come stavano e se avevano necessità particolari. Alcuni hanno detto che non amavano il colloquio telefonico, altri, soprattutto i genitori più anziani, ci hanno fatto presente che non avevano la tecnologia per poter fare i gruppi on-line in modalità video, eccetera. Quando i servizi dell'Area hanno potuto usufruire di un portale creato appositamente dalla Ripartizione sanità, abbiamo visto un aumento dei contatti. La Ripartizione ha raccolto in un portale tutti i servizi di consulenza e prevenzione privati e pubblici. Questi davano la loro disponibilità al colloquio in caso di necessità. È stato uno strumento che ci ha facilitato l'accesso e l’aggancio con nuovi utenti. Più che ragazzi, ci hanno contattato genitori, specialmente dei giovani consumatori. Molti padri e madri, durante il lockdown, si sono trovati in grosse difficoltà nel gestire le regole, nel far rispettare il divieto di uscita, nell’impedire l’uso di sostanze psicoattive. C'è stato uno sconvolgimento repentino e notevole, per cui i ragazzi abituati ad un certo stile di vita (e anche ad un certo tipo di consumo) si sono trovati in grossa difficoltà. Abbiamo lavorato tantissimo con i familiari, affinché trovassero il modo migliore per far comprendere ai figli quanto era importante stare tutti alle regole.

Können Sie noch ein paar Worte zur Gesundheitserziehung sagen? Auch für uns, die in diesem Bereich arbeiten war es notwendig, die Frage der Gesundheitserziehung anders zu betrachten als bisher, denn am Anfang haben viele die Wichtigkeit nicht richtig verstanden, und unterschätzt. Es ist auch wahr, dass der Mensch dazu neigt, den Ernst einer Sache und Einschränkungen der Freiheit nicht sehen zu wollen. Covid hat das Leben vieler Menschen auf den Kopf gestellt, und unsere Aufgabe war es auch, zu helfen, ein neues Gleichgewicht zu finden. In den Gruppen kam auch die Besorgnis der Teilnehmer über das CovidThema zum Ausdruck. Tatsächlich gab es ältere Eltern, die von dieser Situation sehr

beunruhigt

waren.

Wir

hatten

eine

Frau,

die

Covid-positiv

aber

asymptomatisch war, deren Mann sich auf der Intensivstation befand. In diesem und

anderen

Fällen

mussten

wir

neben

der

Arbeit

mit

dem

substanzkonsumierenden Kind auch die Eltern im Umgang mit Sorgen und Luglio/Juli 2020

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Ängsten unterstützen. Es ist klar, dass bestimmte ausserordentliche Situationen sich auf die Familiendynamik auswirken. Glücklicherweise ist alles gut gegangen.

Il servizio di giustizia riparativa cosa ha registrato di diverso? Giustizia riparativa permette a minori autori di reato, in accordo con una serie di Uffici (Procura presso il Tribunale dei Minorenni, Tribunale dei Minorenni, Ufficio di Servizio Sociale per Minorenni) di svolgere un'attività riparativa: se le parti sono d’accordo, può incontrare la vittima e rendersi meglio conto di quanto causato, del dolo e del disagio provocato alla vittima. I nostri colleghi, esperti in questo tipo di intervento, valutano se l’intervento è possibile, se è stato vissuto in modo corretto, se ha prodotto l’esito sperato. In alcuni casi si può non accedere al processo o a tutto il procedimento. Ci stiamo lavorando da parecchi anni, con nuove attività e nuovi campi d’intervento, come la mediazione scolastica rivolta a ragazzi e ragazze sotto i 14 anni per situazioni avvenute in ambito scolastico. Siamo attivi su un tavolo di con Caritas e Volontarius per valutare se lavoro, le

possibili

attività

riparative sono congruenti con il reato e il dolo. Abbiamo

recentemente

fatto un incontro on-line con

Tribunale

Minori,

Procura presso il Tribunale per i Minorenni, USSM, Provincia (che ci sostiene in questo progetto) e si è registrato un buon grado di soddisfazione. È stato un bellissimo incontro. Abbiamo portato i dati raccolti, parlato delle varie esperienze, raccontato degli interventi svolti e c’è stato veramente un bel sostegno da parte di tutta la rete. Appena siamo passati alla Fase 2 dell’emergenza Covid abbiamo iniziato le nuove mediazioni (in accordo con l'autorità giudiziaria e gli assistenti sociali) e stiamo procedendo a gonfie vele con il progetto.

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Area DIPENDENZE E SALUTE MENTALE Intervista a Carlotta Ficco di Fabrizio Mattevi

La tua Area come ha affrontato e vissuto questi mesi di emergenza sanitaria? Più che sui servizi individualizzati l’epidemia ha inciso sulle due strutture residenziali “St. Isidor” e “Reinserimento”. Inizialmente abbiamo avuto tanto da fare, per riorganizzare il servizio e i turni degli operatori. Carlotta Ficco

Poi la situazione si è stabilizzata. Abbiamo adottato precocemente le misure pre-

ventive che sono poi divenute obbligatorie. Tra gli utenti non abbiamo riscontrato problemi rilevanti, né critiche o scompensi. Si sono adeguati alla situazione, ricreando una routine. Paradossalmente nel periodo di confinamento gli ospiti della comunità sono stati meglio, perché hanno avvertito meno la pressione sociale, che rimaneva lontana e sullo sfondo. Ora invece occorre riprendere il contatto con l’esterno, con timori, incertezze, cambiamenti determinati dalla pandemia, il che richiede uno sforzo di adattamento. La Fase 2 ha portato nuove e ulteriori fatiche: confrontarsi con il susseguirsi delle disposizioni emanate, controllare modalità di uscita e spostamenti degli utenti. La prima ora della riunione settimanale dell’equipe, che dura circa tre ore, va dedicata alla verifica delle procedure sanitarie.

Gli operatori come hanno reagito? Hanno avvertito meno lo stacco rispetto al prima, poiché hanno comunque continuato a lavorare in Comunità, se pur a ranghi ridotti. Anche nei momenti peggiori della crisi si sono sentiti supportati e tutelati dall’Associazione, affrontando la situazione senza tensioni e ansie eccessive. Da parte di tutti vi è stata piena disponibilità a soddisfare le esigenze del servizio. La disponibilità è stata veramente enorme e ci tengo a farlo presente. Luglio/Juli 2020

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Ora si avverte la stanchezza e per questo stiamo cercando di programmare ferie e recuperi. Peraltro,

a

gennaio,

poco

prima dell’inizio della crisi, a

St. Isidor è cambiata la coordinatrice. Anche questo ulteriore fattore di instabilità e mutamento è stato affrontato e superato molto positivamente, anche per merito della nuova coordinatrice, Morena De Sarro, che ha saputo interpretare al meglio il nuovo ruolo.

In questo periodo si vivono due opposti stati d’animo: il sollievo per aver superato la fase acuta e la preoccupazione per le possibili ricadute. Qual è il clima emotivo in Comunità? Le singole persone, utenti e operatori, possono contare sul supporto del gruppo e questo è una grande forza. Il gruppo aiuta a cimentarsi con i cambiamenti, ad affrontare le uscite in città, a superare le paure: farlo insieme con gli altri dà lo slancio per vincere ansie e resistenze. Da questo punto di vista il gruppo ha di per sé una funzione terapeutica.

I tempi di permanenza degli ospiti in comunità hanno subito variazioni? Solo in qualche caso, ma già un paio di persone sono state dimesse, abbiamo effettuato un primo ingresso e uno avverrà a breve; in linea di massima stiamo rispettando le scadenze programmate. Anche perché l’azione terapeutica in Comunità è proseguita.

Gli altri progetti della tua Area come hanno attraversato l’emergenza? Pait ed Ex-In sono comunque proseguiti, se pur a regime un po’ ridotto e possono riprendere facilmente l’andamento normale. Nelle riunioni con i vari SERD abbiamo raccolto l’apprezzamento per come sono stati seguiti positivamente gli assistiti di Ex-In: avere avuto un contatto quotidiano, se pur solo telefonico, è stato di grande aiuto. Il progetto che ha subito in modo pesante le conseguenze della crisi è Spaziosis-

simo, poiché il laboratorio in cui venivano accolte le persone con disturbi psichiatrici ha dovuto essere chiuso. Vi è una prospettiva di riapertura da metà giugno, con attività all’aperto, comunque ridotte rispetto al consueto. Anche le uscite sono 18

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organizzativamente più difficoltose, poiché vanno rispettati i divieti di assembramento e le norme sul distanziamento, inoltre i vincoli nell’uso dei mezzi di trasporto costringono a noleggiare bus più grandi. Gli utenti hanno comunque retto questa situazione, anche perché seguiti da altri servizi.

Quanto è accaduto ha generato qualche conseguenza positiva? Mi pare ancora troppo presto per questo tipo di valutazioni. I mutamenti imposti potrebbero dare luogo a dei rinnovamenti, per il servizio, gli operatori e anche gli utenti, ma potranno emergere solo più avanti nel tempo.

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Area CULTURA, TERRITORIO E FAMIGLIA Intervista ad Andrea Vigni di Dario Volani

In che modo l’Area Cultura, territorio e famiglia ha reagito a questa pandemia e quali attenzioni sono state messe in campo? L'Area Cultura, territorio e famiglia in quasi tutte le sue articolazioni non prevede una presa in carico ed è stato quindi possibile, oltre che necessario, lavorare a distanza. In alcuni casi o situazioni, ad esempio per il Progetto Semirurali Social Park, abbiamo però dovuto interrompere il servizio. La prima attenzione che abbiamo voluto avere è verAndrea Vigni

so bambini, ragazzi, giovani con cui eravamo in contatto. Abbiamo cercato forme e modalità per tenere

vivo il prezioso legame costruito nel tempo e rispondere al loro bisogno di relazione, socialità, creatività. Una seconda attenzione è stata verso le famiglie, che si sono trovate nella prima fase a gestire un lungo momento di pressione e una faticosa “reclusione forzata” e a cui va garantito, in questa seconda fase, di poter affidare a noi e alle nostre proposte i loro figli in sicurezza. Alle famiglie abbiamo cercato di dare supporto anche attraverso il web, offrendo strumenti e proposte che potessero far trascorrere in modo divertente, creativo, intelligente il tempo libero dei figli. C'è stata poi un’attenzione alla dimensione culturale. Si può, con creatività, continuare a fare una proposta culturale, dovendo e sapendo inventare nuove forme. L'esempio più bello è forse quello rappresentato da ArtWebSound (la versione 2020 dell'iniziativa storica che si chiamava ArtMaySound). Questa fiera, esposizione, laboratorio, esperienza, proposta di valorizzazione del linguaggio del fumetto e della musica, ha trovato spazio quest'anno sul web. Abbiamo fatto diventare il vincolo un’opportunità. Si è potuto infatti prendere contatto e far partecipare un

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mondo di personaggi, esperti, artisti che avrebbero fatto fatica in situazioni normali a essere presenti fisicamente a Bolzano.

Come si stanno muovendo in questo momento i Centri giovani e come stanno affrontando la cosiddetta Fase 2? Quasi tutti i servizi stanno riaprendo, ma nel rispetto forte di tutte le prescrizioni. Perché la salute e la sicurezza vengono prima di tutto. Stiamo reinventando molte attività, pensando a nuove forme di divertimento e partecipazione. Tutto può svolgersi esclusivamente in piccoli gruppi, garantendo la distanza minima tra le persone. Questo ha richiesto ancor prima di partire un grande lavoro di ricerca di nuovi spazi e l’acquisto delle indispensabili attrezzature. Un valore aggiunto che abbiamo riscoperto rispetto al passato, sta proprio nella competenza, nella passione, nella motivazione, nella capacità dei colleghi. È grazie a loro che è stato possibile offrire molto ai ragazzi e alla comunità locale: tanti giovani colleghi hanno dimostrato ancora una volta di credere fortemente in quello che fanno e di mettersi al servizio di chi sta facendo fatica. Credo che don Giancarlo sarebbe molto orgoglioso di loro, della loro disponibilità, della loro sensibilità.

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Il progetto Polo Ovest Intervista ad Alex Celesti di Roberta Catania

Cos'è il Polo Ovest? Come e quando è nato? Il Polo Ovest nasce nel 2011, dalla stretta collaborazione tra Comune di Bolzano, Azienda Servizi Sociali di Bolzano e Associazione La Strada

– Der Weg ONLUS, con l’obiettivo di dare una risposta ai bisogni del rione Firmian. Il servizio organizza attività socio–ricreative e di prevenzione per minori e famiglie. Opera in più direzioni: svolgere attività e servizi; cooperare con realtà, istituzioni, associazioni, persone presenti Alex Celesti

sul territorio; armonizzare le attività delle diverse organizzazioni,

promuovendo

e

coordinando

iniziative comuni, spazi, attrezzature, idee; favorire lo scambio di informazioni ed esperienze tra operatori così da aumentarne capacità e competenze; facilitare la risoluzione dei problemi comuni e particolari; operare per divenire interlocutori privilegiati per enti e cittadini.

Quali sono i servizi che offrite e come sono cambiati in questi anni?

• ON AIR è un progetto di accompagnamento allo svolgimento dei compiti scolastici per bambini della scuola primaria e secondaria di primo grado; punta a migliorare l’autonomia nello studio dei ragazzi, limitare bocciature, prevenire l’abbandono scolastico;

• POLO GIOCO–LAB organizza progetti educativi e attività ludico-ricreative all’interno della struttura e sul territorio, per favorire la relazione, la condivisione, il rispetto delle persone e delle regole, accompagnando gli utenti lungo il loro percorso di crescita;

• PROGETTO ZEROTRE accompagna e sostiene le mamme nell’educazione e nella crescita dei bambini di età compresa tra 3 mesi e 3 anni; per favorire l’aggregazione e la socializzazione di mamme e donne. 22

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Nel corso degli anni sono passati tantissimi bambini/e, ragazzi/e, mamme, donne e sono mutate esigenze e caratteristiche. Ad esempio negli ultimi due/tre anni abbiamo visto alcuni ragazzi/e terminare la scuola media e desiderare di partecipare alle nostre attività ancora per qualche anno, mentre in precedenza i 14 anni rappresentavano il momento del distacco. Un altro cambiamento riguarda Zerotre: da un paio di anni il servizio viene offerto per tutto l’anno in collaborazione con lo Spazio Famiglie ASSB per un paio di mattine a settimana; questo ha permesso di aprirci maggiormente a tutto il rione, aumentare le opportunità di incontro, aggregazione e confronto tra mamme.

Cosa significa lavorare sul territorio? Vuol dire porre attenzione al tema della famiglia, creare condizioni di piena cittadinanza, valorizzare le disponibilità, la creatività, la fantasia, l’entusiasmo dei cittadini. Vuol dire progettare considerando i cittadini soggetti capaci di esprimere interessi, desideri, bisogni e dunque interlocutori da ascoltare e considerare. Lavorare sul territorio significa porre attenzione alla comunicazione, proporci come luogo di riferimento, dialogo e ascolto. Infine per noi vuol dire lavoro di rete con le organizzazioni presenti vicino a noi.

Il Polo Ovest è ritenuta una buona pratica cittadina: quali sono le strategie educative che vi contraddistinguono? Mi viene in mente un antico proverbio: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita". Questo proverbio aiuta a rappresentare la nostra strategia educativa: accompagnare i nostri partecipanti nell’acquisizione di strumenti per l’autonomia. Nel quotidiano lavoriamo sul processo di socializzazione di bambini e ragazzi, il che vuol dire “offrire strumenti per acquisire capacità relazionali, affettività,

linguaggio, modelli comportamentali e normativi ed in generale significa rendere il bambino/ragazzo partecipe e pronto ad intrattenere rapporti con altri individui, renderlo in conclusione un essere sociale” (Ruini 2011). Organizziamo attività di gioco strutturato e più libero in compagnia degli educatori, perché il gioco è molto importante per la crescita e lo sviluppo positivo.

Puoi raccontarci alcuni progetti o percorsi educativi che esprimono al meglio la vostra mission? Vorrei concentrarmi su un progetto di educazione ambientale, iniziato nel 2019 con i nostri ragazzi, per aumentare la loro conoscenza e la consapevolezza Luglio/Juli 2020

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rispetto a riduzione dei consumi, riuso e riciclo, risparmio energetico, risparmio dell’acqua e, in generale, rispetto dell’ambiente in cui viviamo. Per noi è importante che i nostri partecipanti siano informati e consapevoli e ci auguriamo che le loro azioni abbiano un’influenza positiva anche su fratelli, genitori, parenti, amici, fungendo così da moltiplicatori. È importante mostrare loro che ognuno di noi può fare qualcosa per contribuire ed essere parte del cambiamento.

Quale futuro per il Polo Ovest e quale futuro per il format che rappresentate? Sarebbe pensabile come format da esportare e se sì quali sarebbero le cose da tenere a mente nel lavoro programmatico e nel quotidiano? In questo periodo di emergenza sanitaria è difficile immaginare un futuro

diverso

dal

ritorno

alla

normalità con i bambini, con i ragazzi, con le mamme e con le famiglie. Al di fuori di questo, spero di poter dare continuità al servizio ancora per un lungo tempo! Il nostro format prevede la partnership tra tre realtà diverse: privato sociale, pubblico sociale e Comune e, al nostro interno, convivono i tre progetti menzionati in precedenza. Perciò, per esportarlo, credo si debba partire proprio da qui. Altre due cose da tenere a mente: la presenza sul territorio attraverso attività esterne alla struttura (ad esempio nel cortile) ci permette di lavorare anche con chi non frequenta il nostro servizio nel quotidiano; l’organizzazione di eventi/iniziative con i cittadini e per i cittadini possano favorire l’incontro e l’aggregazione e aumentare il benessere generale. Infine è fondamentale entrare in rete con gli altri enti/servizi presenti sul territorio per attivare sinergie, condividere esperienze e progettare insieme.

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Area SCUOLA Intervista ad Andrea Vigni di Dario Volani

La scuola è stata sicuramente una delle istituzioni su cui si è posta particolare attenzione durante l'emergenza Covid. Qual è stato il vostro ruolo? Anche noi, come gli insegnanti, dopo un primo brevissimo momento di chiusura abbiamo trovato le modalità per tenere il contatto con i ragazzi. La forma è stata quella a distanza e poi pian piano attraverso incontri individualizzati.

E nella Fase 2? Abbiamo messo in campo un forte sostegno alla ripresa delle attività scolastiche. Anche la stampa ha dato evidenza alla disponibilità dell'Associazione a far parte del progetto chiamato SOS Scuola, che abbiamo potuto attivare in diversi istituti a Bolzano, Vipiteno e Bressanone. Abbiamo reinventato l'attività occupandoci di piccoli gruppi di bambini e ragazzi. I numeri non sono stati grandissimi, ma l'intervento è stato significativo, anche per la possibilità di verificare gli interventi e gli effetti in vista della ripresa del prossimo anno scolastico. Si è cercato di capire cosa era fattibile e sostenibile, oltre a dare un concreto sostegno a tante famiglie. Abbiamo visto che i bambini sono arrivati preparati al rispetto di nuove regole, nuove norme, nuove procedure. Alcuni erano un po' spaventati e si è lavorato sul contenere l’ansia e la preoccupazione offrendo le corrette informazioni.

Come avete ritrovato i ragazzi dopo la fase di lockdown? I ragazzi sembrano essere delle spugne: raccolgono molto di quello che vedono e vivono in casa. Quindi abbiamo trovato una varietà di mondi e reazioni. Sono emerse la loro flessibilità, resilienza, capacità di adattarsi a nuove situazioni.

E con le scuole com’è andata? C'è stato un grosso lavoro di contatto con le direzioni didattiche, soprattutto per Luglio/Juli 2020

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dare sostegno ai casi più difficili. Nella fatica è stato comunque bello poter condividere l’attenzione per alcune situazioni. C’è stata sintonia d’intenti, grande sensibilità, il desiderio di prendersi davvero cura di ragazzi in forte difficoltà. I colleghi sono stati davvero molto, molto disponibili, molto attenti e questo il più delle volte ha fatto la differenza. Hanno saputo confrontarsi con nuovi “attrezzi” di lavoro, con i vari “meeting” via web, con piattaforme e applicazioni che internet di volta in volta richiedeva e metteva a disposizione.

Qual è lo sguardo al presente, ma anche verso il prossimo futuro? Ora si avverte il bisogno intenso di tornare alla "normalità", alla possibilità di un confronto faccia a faccia, alla relazione reale e non virtuale. In un clima di incertezza è forte il pensiero, in alcuni casi anche la preoccupazione, per quel che ci attende dopo l'estate, ma bisogna ancora attendere per capire cosa si potrà e dovrà fare. Io comunque sono fiducioso, vista anche la grande capacità che c'è stata di far fronte a novità e complessità.

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Area SERVIZI VOLONTARI di Fabrizio Mattevi L’Area servizi volontari ha sofferto in modo particolare le conseguenze dell’emergenza sanitaria. Il dovere di salvaguardare la salute delle persone, soprattutto se anziane e la necessità di ridurre all’essenziale la presenza in sede e nei servizi hanno comportato il blocco di molti servizi volontari. Così è stato per tre giovani del servizio civile, dato che i Centri giovani in cui operavano sono stati chiusi; per Ana, la giovane georgiana impegnata in un anno di volontariato internazionale in Associazione; per la maggior parte delle trenta persone del servizio sociale volontario. Solo pochi hanno potuto proseguire la loro collaborazione volontaria, tra questi il presidente Paolo Spolaore e i componenti del Consiglio di amministrazione. Nel mese di marzo si è dato fondo alle giornate di permesso previste dalla normativa per il servizio civile e sociale. In aprile è ripartito, se pur in forma ridotta, il servizio del Banco alimentare; alcune attività hanno ripreso in modalità online. Molti volontari sono stati solleciti nel dare la propria disponibilità, appena si è presentata l’occasione. La Provincia ha permesso di mettere in sospensione le persone del servizio sociale e civile impossibilitate a proseguire le proprie mansioni. Il periodo di sospensione può essere esteso anche all’estate e sarà recuperato prolungando la scadenza finale del servizio. Va sottolineato che questa opportunità è stata veramente risolutiva e ha permesso di reggere la situazione, anche se ha comportato la sospensione del rimborso spesa previsto, che per qualche persona costituisce un’entrata preziosa. La

conseguenza

più

rilevante

e

profonda

determinata

dall’epidemia

è

l’azzeramento della vicinanza tra le persone, delle occasioni di incontro e confronto, della prossimità relazionale che non può essere sostituita dalla comunicazione digitale. Luglio/Juli 2020

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Sono venuti a mancare gli appuntamenti associativi che alimentano il sentimento di appartenenza e concorrono a costruire comunità. Gli operatori dei servizi hanno utilizzato le piattaforme disponibili su internet per organizzare momenti di riunione e scambio d’informazione. Con le persone impegnate nei servizi volontari questo è stato di fatto quasi impossibile, per il ridotto numero di persone coinvolgibili, per impedimenti e limiti tecnologici, per scarsità di questioni pratiche e operative da sbrogliare. Si è cercato di sopperire mediante i contatti telefonici. Ma, inevitabilmente, si tratta di modalità minimali rispetto al trovarsi insieme. Si sono organizzati due incontri online con don Paolo, utilizzando una delle tante piattaforme disponibili e diventate improvvisamente note a chi lavora da casa. Si è trattato di una sorta di esperimento, il cui esito è stato certamente positivo, ma il numero di persone coinvolte è stato ridotto, anche perché molte persone hanno contratti telefonici che prevedono un uso limitato di internet. Si avverte dunque l’esigenza di recuperare la dimensione dell’incontro dal vivo, di ritrovarsi di persona e ricostruire la rete relazionale, rinsaldare legami e senso di appartenenza. A tal fine è emersa la proposta di organizzare un incontro a fine agosto, con don

Paolo, per stare insieme e condividere uno sguardo sulle prospettive future.

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Conosciamoci di Angelo Rizzi Dalla fine di agosto dello scorso anno, di norma il martedì, sono attivo, come volontario, nell’ Area

Amministrazione. Con questo breve scritto, voglio portare la testimonianza dei miei primi mesi di frequenza,

descrivendo

il

mio

inserimento

nell’Associazione. Dopo quarantadue anni di lavoro dipendente, due Angelo Rizzi anni fa ho avuto l’opportunità di andare in pensione, trovandomi nella condizione di cambiare sostanzialmente la mia vita: modificando i ritmi, recuperando vecchi interessi abbandonati forzatamente da tempo, scoprendo nuove passioni. Un proposito, che nel corso degli ultimi anni di lavoro avevo fatto e ogni tanto faceva capolino nei miei pensieri, era di poter dedicare una parte del mio tempo a qualcosa, a qualcuno che dal mio tempo potesse trarre vantaggio. E così andavo a consultare la Borsa del volontariato per vedere quali enti e associazioni e per quali posizioni, si cercavano volontari. Ritenendo che l’esperienza acquisita durante la mia vita lavorativa potesse in qualche modo esser messa a disposizione, leggendo che La Strada-Der Weg inseriva volontari anche nell’ambito amministrativo, ho chiesto di avere un incontro con il Direttore. Durante il breve colloquio che abbiamo avuto mi è stata fatta una rapida descrizione dell’attività dell’Associazione, lasciandomi devo dire stupito, perché consideravo La Strada-Der Weg attiva solo nell’area delle dipendenze mentre ignoravo tutte le altre molteplici attività e soprattutto che fosse una struttura così importante dal punto di vista occupazionale. In seguito ho avuto un colloquio con Fabrizio ed un altro con Alessandra, alla quale ho manifestato la mia disponibilità al lavoro nell’Area da lei diretta, trovando subito un’accettazione da parte sua per il mio inserimento. E così il 27 agosto 2019 è iniziata “l’avventura”. Abbiamo condiviso un progetto che l’Associazione intende portare a termine entro Luglio/Juli 2020

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il 2020 che è l’adozione del “Modello di Organizzazione D.Lgs. 231/2001”. Una fase di questo progetto prevede che ci siano dei colloqui con i collaboratori allo scopo di capire come ci si deve muovere per l’elaborazione del Modello Organizzativo. Oltre a questi contatti, per me è stato fondamentale avere la possibilità di parlare con alcuni di voi: ero praticamente all’oscuro delle vostre attività, di come sono gestite, quali sono gli ambiti e anche le vostre problematiche ed aspettative. Mi sono serviti per raccogliere tanti elementi che possono essere la base di altri progetti che nel futuro si potrebbero sviluppare e ho compreso che le vostre idee sono indispensabili per alimentare la necessaria evoluzione che l’Associazione deve avere nella sua organizzazione e per l’adeguamento alle continue variazioni delle normative che il legislatore impone. Sono un convinto sostenitore dell’organizzazione del lavoro attraverso procedure e processi, che non devono essere imposti ma sempre condivisi. Con un‘organizzazione snella, efficace ed efficiente si riescono ad affrontare i problemi dell’attività

vera

e

propria

con

maggior

impegno

ed

energia,

con

la

consapevolezza che a monte le cose funzionano. E in voi, con i quali ho avuto la possibilità di colloquiare, ho trovato porte aperte su questi argomenti, sia per

la

preparazione

sensibilità

che

nell’approccio

a

per

la

questa

tematica, pronti a trarre opportunità dai cambiamenti. Vi invito ad adoperarvi sempre, nella vostra vita lavorativa, per la crescita qualitativa,

generativa

di

benefici

individuali e al contempo associativi. Concludo le mie considerazioni, assicurandovi che fare il volontario in Associazione è più entusiasmante di come mi ero immaginato, questo anche grazie ad Alessandra, a tutte/i le colleghe/i dell’amministrazione e a quelli che mi hanno accolto.

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Un libro di don Luigi Ciotti

L’amore non basta di Massimo Antonino

“Per occuparsi degli altri, l’amore è base troppo fragile. Occorre il sentimento di giustizia, ossia una profonda empatia per le vicende umane, quel sentire sulla pelle le ferite degli altri che impedisce l’indifferenza, il giudizio e il pregiudizio, frutti velenosi dell’ignoranza.” È questa, secondo me, l’affermazione centrale di

Massimo Antonino

L’amore non basta (Edizioni Giunti 2020), il libro in cui don Luigi Ciotti, a 75 anni, racconta con semplicità e modestia la storia della sua vita. Una

vita narrata non nella dimensione dell’io (cosa ho fatto, cosa ho raggiunto, ecc.) bensì del noi, cioè la moltitudine di relazioni in cui l’uomo Ciotti, divenuto successivamente anche sacerdote, si è sempre trovato a operare. Impossibile non provare simpatia per il bambino Luigi Ciotti, costretto con la famiglia a lasciare le montagne del Cadore e vagare per l’Italia al seguito del padre capomastro, per poi trovare sistemazione definitiva a Torino. Un bambino a tratti irrequieto e insofferente al marchio di “immigrato montanaro”, che lo porta a compiere “marachelle” e atti di ribellione, ma anche a comprendere sin da subito la sofferenza di tante persone dovuta alle disuguaglianze sociali.

“La vita è trasformazione così come l’identità è ricerca, una costruzione permanente di sé e non al contrario un’affermazione prepotente del sé, come la società di oggi, sempre più competitiva e narcisista, vorrebbe farci credere.” A Torino, dopo l’avvio di progetti di sostegno a ragazzi disagiati nelle periferie e a giovani tossicodipendenti e dopo la fondazione del Gruppo Abele, nasce la vocazione per il sacerdozio e si manifesta l’incontro con un grande vescovo, don

Michele Pellegrino. Monsignor Pellegrino comprende la missione di don Ciotti e gli affida la “strada” come parrocchia, sostenendolo negli anni a seguire in tutte le sue azioni e scelte, spesso scomode e controcorrente, a favore di drogati, malati Luglio/Juli 2020

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di AIDS, ex carcerati, prostitute, immigrati sfruttati, senza fissa dimora, ecc.

“Ecco allora che prima del linguaggio delle regole viene quello dei rapporti umani: raggiungere le persone, stabilire con loro una relazione, farsi carico dei loro bisogni e delle loro speranze è premessa fondamentale per la condivisione e dunque il rispetto di qualsiasi regola.” Così il leitmotiv dell’impegno di Ciotti diventa il fare rete per aiutare coloro che stanno ai margini, non accontentandosi della carità, con un forte impegno civile a favore della legalità, della garanzia dei diritti fondamentali e dell’abbattimento delle ingiustizie sociali. L’amore da solo non basta se non si combatte al contempo anche a favore della giustizia.

“Se Gesù fosse venuto al mondo oggi e non duemilaventi anni fa, se avesse visto le relazioni umane minacciate o distrutte dagli egoismi, forse avrebbe aggiunto una piccola variante alla sua esortazione alla fraternità: “Ama il tuo prossimo più di te stesso”. Il prete torinese di adozione si trova assieme a tanti amici a fondare, dopo il

Gruppo Abele, la LILA (Lega italiana per la lotta contro l’Aids), il CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), LIBERA (Associazioni, Nomi e Numeri CONTRO LE MAFIE).

L’unione fa la forza è un motto caro a don Ciotti: la forza è quella delle idee, dei buoni intenti, della giustizia, della legalità, contrapposta alla forza prevaricatrice e oppressiva che don Ciotti combatte da sempre, anche a costo di esporsi in prima persona e dover vivere sotto scorta. Nell’osservare inoltre il cambiamento negli interventi sociali degli ultimi 50 anni non risparmia una critica all’eccessiva burocratizzazione.

“Troppo spesso scambiamo l’essere responsabili per un puntiglioso procedere nel seminato, lontano da imprevisti e dunque da possibili guai. Invece nel nostro campo la responsabilità implica anche il fare delle scelte che sai che potrebbero causare dei problemi, ma occorre farle lo stesso perché le ritieni giuste, le devi alle persone che si affidano a te. È questo che preserva l’aspetto più creativo e vitale del nostro lavoro.” Don Luigi esprime anche una comprensibile e onesta preoccupazione per il “dopo di lui”, in cui prevale la certezza che quel “noi”, cercato e realizzato per tutta la vita, sarà motore e carburante per la continuazione del lavoro a fianco degli oppressi, anche quando lui non sarà più presente. 32

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Il testo si chiude con una grande esortazione ad aver fiducia nella natura umana non considerandola incorreggibile, nonostante tanti fatti lo potrebbero far pensare.

“C’è però una scintilla, che non si spegne e dice che esiste un disegno provvidenziale, una natura umana capace di soffocare il peggio ed esprimere il meglio che ha in sé.”

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INTERNOS Edizione/Ausgabe: nr. 02/2020 - Luglio/Juli 2020 Pubblicazione registrata presso il tribunale di Bolzano il 06.08.2018 R.G. n. 3009/2018 Ermächtigung Landesgericht Bozen 06.06.2018 nr. 3009/2018

Associazione – Verein “La Strada - Der Weg ONLUS” Via Visitazione - Mariaheimweg, 42 39100 Bolzano Bozen Tel 0471 203111 Fax 0471 201585 e-mail: info@lastrada-derweg.org www.lastrada-derweg.org Direttore responsabile/presserechtlich Verantwortlicher: Massimo Antonino Redazione/Redaktion: Massimo Antonino, Francesco Campana, Fabrizio Mattevi,

Dario Volani Grafica/Grafik: Massimo Antonino Se vuole devolvere il 5 per mille Falls Sie 5 Promille Ihres Einkommens schenken möchten a favore di Associazione/Verein “La strada – Der Weg Onlus” Codice fiscale 80020390219 Se vuole fare una donazione / Falls Sie eine Spende machen möchten IBAN – IT29 R060 4516 0800 0000 139000 Grazie/Danke

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Internos Nr. 2_luglio-Juli 2020_La Strada - Der Weg ONLUS by Associazione La Strada - Issuu