SOMMARIO
Benedizione di “Casa don Giancarlo” ...................................................... pag. 03 Bilancio 2020 ........................................................................................ pag. 05 Bilancio sociale 2020 .............................................................................. pag. 08 Progetto/Projekt Giovani Madri-Junge Mütter A) Intervista a Marina Bruccoleri ............................................................ pag. 12 B) Intervista a Maria Atz, Valentina Casagrande, Francesca Colucci .......... pag. 15 C) Thema: Sprache ............................................................................... pag. 21
ArtMaySound e ArtWebSound: intervista a Roberta Catania .................... pag. 22 In Italien gibt es viele missbrauchte Kinder ............................................ pag. 28 Arte e teatralità dell’inclusione sociale: intervista a Lorena La Rocca ........ pag. 30 Il Centro Ermete Lovera ........................................................................ pag. 37 Intervista a Marco Lovera ...................................................................... pag. 39 Altre informazioni, notizie, documenti sul sito dell’Associazione:
www.lastrada-derweg.org
2
Internos
Benedizione di Casa don Giancarlo di Fabrizio Mattevi Lunedì 14 giugno, alle cinque del pomeriggio, il vescovo don
Ivo Muser ha benedetto “Casa don Giancarlo”, la nuova sede dell’Associazione La Strada-Der Weg, innalzata accanto a Casa San Francesco, che fino a Le immagini della cerimonia di benedizione sono di Massimo Antonino
questo inverno ha ospitato la sede associativa e accanto al
Maso St. Clara, che ospita una
comunità residenziale. La data scelta per la cerimonia non è casuale, coincide infatti con l’anniversario della nascita de La Strada-Der Weg, il 14 giugno 1978. Il nuovo edificio è di proprietà della Fondazione Don Giancarlo Bertagnolli, che ha raccolto l’esigenza di ampliare gli spazi associativi e si è accollata il compito di finanziare il progetto e seguirlo nel suo complesso iter tecnico e amministrativo. I vincoli sanitari hanno imposto che la benedizione si svolgesse all’aperto e con un numero ristretto di presenze. Sono stati invitati i componenti del Consiglio di amministrazione della Fondazione e dell’Associazione. Hanno presenziato pure l’assessora provinciale Waltraud Deeg e l’assessore comunale Juri Andriollo.
Franz Kripp, vicepresidente della Fondazione, ha condotto la cerimonia, dando via via la parola agli ospiti intervenuti, intervallati da brani musicali proposti da due giovani musicisti: Thomas e Alejandro. Prima della benedizione il vescovo ha ricordato don Giancarlo, la sua opera e la sua testimonianza. Ha condiviso un ricordo personale. Incontrò don Giancarlo il 3 novembre 2014, in occasione del suo compleanno e don Giancarlo, malato e affaticato, confidò a don Ivo: “a Natale me ne andrò”. E così fu: morì la vigilia di quel 25 dicembre. Se ne è andato, ha commentato il vescovo, in occasione della festa dell’incarnazione di Dio nell’uomo e questa realtà misteriosa ha sempre Luglio/Juli 2021
3
ispirato l’azione di don Giancarlo a favore degli ultimi. Ricordare, ha continuato il vescovo, significa, etimologicamente ritornare con il cuore: questo
“ricordiamoci, grande
dunque
sacerdote
di
della
nostra diocesi!”. Sono intervenuti per un breve saluto
don Joseph Innerhofer, presidente della Fondazione Don Bertagnolli e Paolo Spolaore, presidente dell’Associazione La Strada-Der Weg. Hanno ripercorso le tappe e gli intralci che hanno segnato il processo
Il musicista Thomas
di realizzazione dell’opera e hanno
ringraziato gli enti pubblici per il contributo economico offerto. Paolo Spolaore ha anche menzionato il ruolo decisivo di Otto Saurer, presidente de La Strada-Der Weg scomparso nel gennaio del 2020. L’assessora Deeg ha espresso apprezzamento per l’azione svolta dall’Associazione all’interno della realtà sociale del territorio provinciale. Ha pure constatato, con soddisfazione, come la rete del sociale sia stata capace di reggere l’onda d’urto della pandemia. L’assessore Andriollo ha ricordato che
anche
le
istituzioni
sono
chiamate al dovere di fare il bene. Infine
ha
progettista,
preso
la
parola
l’architetto
il
Berlanda,
che a sua volta ha richiamato la testimonianza
di
don Giancarlo,
conosciuto fin da ragazzo e ai tempi del servizio civile, per lui preziosa figura di riferimento così che l’incarico di elaborare il progetto ha assunto una particolare valenza affettiva ed “è stato per me un onore”.
4
Internos
Bilancio 2020 di Dario Volani Giovedì 29 aprile, l’Assemblea dei soci, convocata in forma online a causa delle prescrizioni Covid-19 ha approvato il bilancio consuntivo 2020. La responsabile dell’Amministrazione, dott.ssa Alessandra Belvisi, ha illustrato in modo molto chiaro le parti del bilancio e spiegato nel dettaglio le diverse voci e le motivazioni a supporto degli impegni economici assunti. L’esercizio dell’anno 2020 si è chiuso con un disavanzo di € 3.668 (risultato del totale delle entrate meno le uscite). Un infinitamente piccolo deficit dato che l’esercizio finanziario 2020 ha visto ricavi per un totale di € 8.820.783 e costi per un totale di € 8.824.451. Un ottimo risultato in un anno particolarmente difficile, ottenuto anche grazie alla collaborazione e attenzione di tutti gli operatori e volontari e alla sapiente regia dell’Amministrazione e della Direzione.
Alessandra Belvisi ha evidenziato come, per il 2020, vadano tenuti presenti alcuni fatti legati all’emergenza Covid-19, che certamente hanno inciso sull’esercizio finanziario o quantomeno hanno richiesto un grande sforzo organizzativo per farvi fronte. La chiusura delle scuole per alcuni periodi ha comportato l’impossibilità per tanti nostri operatori dell’Area Scuola di svolgere il loro servizio, non essendoci per tutti la possibilità di essere trasferiti ad altre attività, soprattutto nella prima fase dell’epidemia. L’introduzione della didattica a distanza ha poi permesso al personale di riprendere le attività, anche se ha richiesto una riprogettazione molto faticosa. Analogo discorso ha riguardato le attività diurne e ambulatoriali. In questo caso la sospensione è stata di breve periodo, nel corso del quale l’Associazione ha messo in moto nuove modalità operative. Sono state necessarie una grande Luglio/Juli 2021
5
organizzazione e nuove attrezzature. Per garantire la ripresa delle attività in tutta sicurezza abbiamo dovuto sostenere notevoli costi per beni e servizi. Per non rendere troppo pesante la situazione si è attinto, nel rispetto della normativa nazionale, alle ferie pregresse (quelle maturate fino al termine del 2019) e alla banca ore accumulata. Ciò ha permesso un ricorso relativamente
contenuto
alla
cassa
integrazione. Va
doverosamente
rilevata
la
massima
attenzione riservata dagli enti finanziatori alle problematiche quotidiane che l’emergenza Covid-19 ha portato nei servizi sociali. Tale attenzione
si
è
manifestata
sia
con
accompagnamento alla soluzione di problematiche organizzative, sia attraverso stanziamenti ad hoc erogati per far fronte ai maggiori costi. Rispetto al 2019, nel 2020 i ricavi conseguiti sono stati maggiori di € 702.686. Questi maggiori ricavi trovano ragione in appalti o convenzioni a fronte di nuovi servizi assegnati all’Associazione, in contributi per un maggior numero di progetti svolti o maggiori costi di servizi già in essere. Relativamente ai costi c’è stato un aumento rispetto al 2019 pari a € 708.974, imputabile a un aumento dei costi per materie prime e servizi (a causa dell’emergenza pandemica), maggiori costi per il personale, costi connessi alle locazioni di nuovi immobili dove svolgere nuovi servizi. Il bilancio 2020, costruito secondo quanto previsto dalla legge, comprende un’infinità di voci che vanno dai cespiti (appartenenti alla categoria delle immobilizzazioni materiali) alla partecipazione ad altre imprese (ad esempio la partecipazione dell’Associazione La Strada-Der Weg a “Politermica Soc. Coop. Impresa Sociale”), dai depositi cauzionali (ad esempio per servizi quali luce, acqua, gas ecc.) ai depositi su contratti di affitto, dai fondi per rischi e oneri futuri al Fondo T.F.R (Trattamento di fine Rapporto). Si tratta di una rendicontazione complessa e articolata, frutto di una gestione costantemente monitorata. I ricavi da rette per strutture per minori e dipendenze sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente; la Provincia Autonoma di Bolzano è
6
Internos
intervenuta a copertura dei maggiori costi sostenuti nelle strutture per minori finanziate a retta a causa dell’emergenza Covid-19. I ricavi da servizi in convenzione sono aumentati rispetto all’anno precedente a seguito del passaggio a convenzione di alcuni servizi che prima erano a contributo o per nuovi servizi che si sono convenzionati con gennaio 2020. I ricavi da quote di partecipazione sono diminuiti a causa della sospensione di alcuni servizi per via dell’emergenza Covid-19 e, in generale, di una minor partecipazione alle iniziative. A fronte del contenimento della spesa corrente ordinaria, spiccano i maggiori costi per l’acquisto di servizi di pulizia (drasticamente aumentati per garantire standard igienico-sanitari impeccabili) e sanificazione periodica di ambienti o sanificazioni ad hoc allorché nelle strutture si accertavano casi di positività. Il costo del personale rappresenta ovviamente la voce più importante (€ 6.127.064). Al 31 dicembre 2020 sono 264 le persone con un contratto di lavoro subordinato con l’Associazione, di cui 190 in part-time. Alla stessa data dell’anno precedente il personale subordinato dell’associazione era di 223 unità, di cui 167 con rapporto di lavoro subordinato part-time, pari a 152,33 unità equivalenti. Il Collegio dei revisori dei conti, che va ringraziato (e vogliamo farlo anche qui) per il prezioso e immenso lavoro svolto, ha espresso parere positivo sul Bilancio. Trasparenza,
attenzione,
cura,
efficienza
sono
qualità
che
permettono
all’Associazione di gestire in modo davvero positivo quanto riceve.
Alessandra Belvisi - Responsabile Area Amministrazione
Luglio/Juli 2021
7
Bilancio sociale 2020 di Dario Volani La Riforma del Terzo settore impone alle organizzazioni una serie di attenzioni e compiti che
richiedono
uno
sforzo
ulteriore, ma consentono di agire con maggiore qualità, trasparenza, consapevolezza. Tra i documenti richiesti vi è il Bilancio
sociale.
Se
prima
questo documento era un’opzione, d’ora in poi diventa una necessità. Obiettivo di un bilancio sociale è far comprendere quale impatto ha avuto l'azione per cui un'organizzazione, come La Strada Der Weg, ha speso risorse ed energie. È quindi uno strumento di rendicontazione dei nostri comportamenti, delle nostre scelte, dei risultati sociali, culturali, ambientali, economici, che la nostra Associazione ha saputo ottenere. Un team di lavoro, coordinato dal dott. Francesco Campana, ha seguito in modo particolare la stesura del Bilancio sociale 2020, mettendo in campo una competenza, un rigore, una cura che hanno permesso di ottenere un risultato di indubbio valore. Vogliamo infatti superare la logica dell’obbligatorietà guardando al bilancio sociale come opportunità per un miglioramento continuo. Sul sito dell’Associazione è possibile trovare la versione completa. I dati raccolti e l’analisi delle diverse informazioni fanno comprendere la grande mole di lavoro svolto, gli obiettivi raggiunti, i cambiamenti che siamo riusciti a produrre e segnalano aree di cambiamento opportuno o necessario. Questo documento è anche una forma di attenzione e trasparenza perché dà conto di come è stato investito il denaro ricevuto.
8
Internos
Dimostrare con i fatti e non solo a parole che abbiamo saputo garantire una gestione efficace e corretta, incentrata sul principio di economicità ed efficienza rende La Strada Der Weg un’associazione affidabile. Il tutto senza perdere la capacità di rimanere fedeli alla visione originaria. Nel 2020 La Strada Der Weg si è confrontata con: il passaggio verso una nuova
forma
(siamo
in
giuridica
attesa
del
riconoscimento di ETS Ente del Terzo Settore); il rafforzamento della rete di rapporti e relazioni con
altri
partner
(concretizzatosi sottoscrizione impegno
con
organizzazioni quella
che
nella di
un alcune
così
che
abbiamo
chiamato più volte “Galassia” è formalmente diventata, col nome di “Filus”, una nuova realtà); nuovi servizi da realizzare per dare risposta a nuovi e vecchi bisogni; fatiche particolari quali ad esempio la carenza di liquidità; la risposta a una pandemia che ha richiesto un impegno aggiuntivo; un evento che ha cambiato forse per sempre lo stile di vita di noi tutti, ha acuito le situazioni di fatica di molti, ha trasformato le organizzazioni; la necessità e capacità di informatizzare alcuni sistemi (si è andati a costruire un sistema informativo ed informatico con nuove tecnologie e l’assunzione di professionisti del settore). Diventa difficile estrapolare i dati più interessanti (per questo invitiamo tutti a prendere visione del documento), ma di seguito mettiamo in luce alcuni dati, per dare un’idea di alcuni numeri che si possono trovare. L’Associazione interviene in diversi settori del sociale attraverso sette Aree operative: “Bambini e giovani”, “Cultura territorio e famiglia”, “Dipendenze e salute
Luglio/Juli 2021
9
mentale”, “Donna e pari opportunità”, “Prevenzione e consulenza”, “Scuola”, “Casa, occupazione e lavoro”. Le Aree contengono a loro volta sessantasei Unità operative (al 31.12.2020): due in più rispetto all’anno 2019, dodici in più rispetto al 2018, ventidue in più rispetto al 2017. Quali tipologie di servizio prevalgono? 52 unità operative sono di tipo territoriale (accompagnamenti individualizzati o di gruppo), 6 comunità diurne, 5 comunità residenziali, 3 residenze assistite. -27 unità operative fanno riferimento all’Area Cultura territorio e famiglia che ha coinvolto circa 5.500 persone; -14 all’Area Bambini e giovani che ha seguito 362 bambini o giovani; -7 all’Area Scuola che ha coinvolto 294 alunni e studenti; -6 all’Area Dipendenze e salute mentale che ha seguito 182 persone; -5 all’Area Prevenzione e consulenza che ha coinvolto 307 persone; altre 5 all’Area Donna e pari opportunità che ha seguito 146 persone; -2 all’Area Casa, occupazione e lavoro, che ha coinvolto 45 persone. L’Associazione incontrato
ha nel
all’incirca
2020 6.836
persone, di queste ne sono
state
seguite
2.190, 1.090 sono state poi «prese in carico», termine intende operatore
con
cui
che:
si “un
sociale
progetta un intervento di
accompagnamento
(complesso e articolato) rivolto a una o più persone, mantenendo un rapporto continuativo al fine di raggiungere degli obiettivi concordati e revisionati nel tempo”. Una mole di lavoro svolta anche grazie al prezioso contributo di oltre 155 volontari che hanno complessivamente donato più di 35.660 ore. 10
Internos
Il totale dei collaboratori al 31.12.2020 era di 264 persone (alcuni part time quindi pari a 184,95 unità equivalenti). Un grande impegno è stato anche quello di costruzione e mantenimento di reti con altri enti e organizzazioni. L’Associazione nel 2020 ha frequentato più di cento tavoli di lavoro permanente, tra commissioni, comitati, gruppi di lavoro, equipe territoriali, ecc.
Francesco Campana ha elaborato il Bilancio sociale 2020
Luglio/Juli 2021
11
Progetto/Projekt Giovani Madri-Junge Mütter Intervista/Interview a/mit Marina Bruccoleri di Xenia Koler
Das Projekt Junge Mütter Der Verein La Strada-Der Weg ist in vielen Bereichen tätig, unter anderem im Bereich Frau und Chancengleichheit, welcher
Frauen
und
Mädchen
unterstützt und begleitet. Es gibt viele verschiedene Angebote, wie z.B. die Dienstleistung Junge Mütter, welche jungen
Müttern
gestattet,
Selbstständigkeit zu erlangen und ihren Kindern
eine
gute
Erziehung
zu
ermöglichen. Es wird Autonomie und Verantwortungsbewusstsein
erlernt,
mit der Unterstützung von Erziehern Marina Bruccoleri
und Betreuern, welche den jungen Müttern oder der Familie mindesten fünf
bis zehn Stunden pro Woche zur Seite stehen. Das Projekt hatte seine Anfänge vor ca. 17 Jahren, als in den betreuten Wohnungen immer mehr Mädchen und junge Frauen zwischen 16 und 21 Jahren Kinder zu Welt brachten, meist auch ohne Vater. So wurde eine Studie auf Südtiroler Ebene gestartet, um zu sehen, um wie viele Fälle es sich handelte und wie groß die Notwendigkeit für Hilfestellungen war. In den kommenden Monaten erweiterte sich die
Studie
auf
italienischer,
deutscher
und
österreichischer
Ebene.
In
Zusammenarbeit mit der Autonomen Provinz Bozen-Südtirol, dem Sozialdienst Bozen und dem IPAI hat La Strada-Der Weg den Dienst Junge Mütter ins Leben gerufen. Durch dieses Projekt wird eine Brücke zwischen Autonomie und Sozialdienst geschaffen. Das Motto des Projekts: „Glückliche Frau, glückliche Mutter“. Natürlich wird auch stark auf das Wohlsein der Kinder geachtet, damit diese gefördert und 12
Internos
unterstützt werden. Im Team sind auch einige Männer, was sehr wichtig für die Familien und die Mutter ist, da durch die Zusammenarbeit die Gleichstellung in der Erziehung gezeigt wird. Der Dienst kann in Anspruch genommen werden, bis die Mutter 40 Jahre oder das Kind acht Jahre alt ist. Zur Verfügung stehen ihnen 19 Wohnungen, aufgeteilt auf die Städte Bozen und Meran. Aktuell nehmen 70-80 Frauen diesen Dienst in Anspruch, einheimische Mütter, sowie auch Mütter mit Migrationshintergrund.
Progetto Giovani Madri L’Associazione La Strada-Der Weg è attiva in molti settori e attraverso l’Area Donna e Pari opportunità supporta e accompagna donne e ragazze. L’Area ha diversi servizi e progetti con varie offerte, come per esempio il sostegno a giovani madri. Il progetto Giovani madri consente di aiutare molte giovani mamme nel loro percorso di vita, in una delicata fase in cui sono impegnate a conquistare l’indipendenza, migliorare la capacità di autogestione, garantire una buona educazione per i propri figli. Attraverso il sostegno di educatrici e educatori, a disposizione della singola donna o del nucleo familiare almeno cinque / dieci ore la settimana, le giovani madri sperimentano le loro capacità di autonomia e responsabilità. Il progetto ebbe i suoi inizi circa diciassette anni fa, quando nelle residenze assistite (appartamenti ad alta autonomia per ragazze e ragazzi dai 16 ai 21 anni sostenuti nel loro percorso di crescita) si incontravano sempre più ragazze e giovani donne che si confrontavano col tema della genitorialità (spesso da sole). Così iniziò una ricerca sul territorio altoatesino per verificare quanti casi c’erano e quant’era la necessità di aiuto. Nei mesi successivi la ricerca si allargò al territorio italiano, tedesco e austriaco. Evidenziato e confermato il bisogno, grazie alla collaborazione con la Provincia autonoma di Bolzano, con i Servizi Sociali e l’IPAI, nacque il progetto Giovani Madri. Con questo servizio si crea un ponte tra l’autonomia e il bisogno di intervento sociale. Il motto del progetto è “donna felice, madre felice”. Fondamentale diventa infatti l’attenzione, oltre che alla madre, al bambino affinché cresca felice e stia bene. Offrire sostegno e supporto nel difficile compito di essere madre o genitore è davvero importante. Del team fanno parte sia operatrici sia operatori, un elemento prezioso e necessario sia per l’educazione dei bambini, sia per offrire alle Luglio/Juli 2021
13
giovani madri modelli che contribuiscano a realizzare la parità di genere e la condivisione delle responsabilità. Le mamme si possono rivolgere al servizio fino all’età massima di quarant’ anni o finché il bimbo non abbia compiuto gli otto anni. Sono disponibili e attivi diciannove appartamenti situati a Merano e a Bolzano. Attualmente il Progetto segue tra settanta e ottanta donne, altoatesine e straniere.
14
Internos
Progetto/Projekt Giovani Madri-Junge Mütter Intervista a Maria Atz, Valentina Casagrande, Francesca Colucci di Fabrizio Mattevi
Valentina Casagrande è la coordinatrice del Progetto “Giovani Madri”, Francesca Colucci è la sua vice, Maria Atz un’educatrice. A loro abbiamo chiesto di aiutarci a conoscere questo servizio e a comprendere a che cosa è dovuta la forte crescita quantitativa registrata negli ultimi anni.
Come è organizzato il vostro lavoro, come si svolge la vostra giornata tipo? La “giornata tipo” non esiste: questo è il bello del Valentina Casagrande
nostro lavoro e anche un fattore di fatica, proprio perché ogni giornata è diversa dalle altre.
All’inizio della settimana, nella riunione di equipe, fissiamo il calendario degli appuntamenti con le signore che seguiamo e delle incombenze da affrontare con loro. Siamo impegnate in primo luogo a offrire un supporto pratico alle madri che ci sono affidate: ricerca lavoro e ricerca casa, documenti, assistenza nella spesa, inserimento dei figli al nido o alle scuole per l’infanzia, particolari incombenze quotidiane. Accanto al supporto operativo, diamo un sostegno nelle funzioni educative, offrendo indicazioni e suggerimenti sul modo di relazionarsi con il figlio, mettendo a disposizione, in casi particolari, anche un supporto psicologico.
Chi sono le donne che seguite? Quasi tutte sono straniere, che spesso parlano poco la lingua italiana, non conoscono il nostro territorio e non sanno a chi e dove rivolgersi per i servizi di cui hanno bisogno. Noi le affianchiamo e le accompagniamo con l’obiettivo di far loro acquisire
Luglio/Juli 2021
15
l’autonomia. Ma negli ultimi anni il progetto ha affrontato una trasformazione, dato che inizialmente, una decina di anni fa, non era indirizzato a mamme straniere. Era stato pensato come intervento a favore di mamme molto giovani, in particolare donne ospitate nelle residenze assistite, che spesso rimanevano incinte in età precoce e non potevano più rimanere in comunità. Da due o tre anni a questa parte è cresciuto il numero delle mamme straniere, che ora costituiscono circa l’85% delle assistite. Questa nuova realtà, conseguente al fenomeno dell’immigrazione clandestina, e questi nuovi bisogni sono cresciuti rapidamente, determinando un aumento significativo di appartamenti destinati a ospitare queste donne. Peraltro
la
quota
più
consistente di donne proviene dal Centro Africa, dalla Nigeria in particolare (circa un 30%), con più accentuate difficoltà di inserimento ambiente
nel
nostro
quotidiano
comprensione
della
e
di
nostra
cultura. In molti casi sono analfabete: questo è un limite potente e pesante per un percorso di Equipe del servizio “Giovani madri”
inserimento e integrazione. Poi
seguiamo
donne
che
provengono dai paesi balcanici, dall’Est Europa, dal Nord Africa. Alcune provengono da una famiglia straniera ma sono nate in Italia.
Dove sono ospitate? Queste donne non hanno una loro abitazione, provengono spesso da Centri di prima accoglienza di altre regioni italiane, dalla strada, da Comunità. Alcune sono inviate con decreto di un tribunale, a causa di inadeguatezze genitoriali e dunque a rischio di vedersi sottratta la cura dei piccoli. Più mamme e i loro figli, per lo più neonati o comunque piccoli, sono ospitati in appartamenti messi a disposizione dall’IPES, a Bolzano e a Merano. 16
Internos
Nel limite del possibile cerchiamo di abbinare nella convivenza madri tra loro affini e compatibili. Curiamo anche il rapporto con condomini e vicinato, che è altrettanto delicato e prezioso. Con le nostre assistite affrontiamo anche questi aspetti (rispetto dell’altro, orari, modalità di relazione, rumori, toni di voce, raccolta differenziata…), poiché rientrano nel percorso di integrazione e di inclusione sociale.
Che cosa ha spinto queste persone a lasciare il loro mondo? Alcune donne sono state oggetto di vera e propria tratta. Ad altre è stato detto che qui avrebbero trovato casa e lavoro. Molte sono immigrate economiche, spinte dal desiderio di migliorare le condizioni di vita. Alcune sono in transito,
in
attesa
di
poter
arrivare
in
Germania,
dove
Francesca Colucci (a destra) e Maria Atz
hanno dei conoscenti. Altre puntano a ottenere sussidi per inviare dei soldi ai familiari rimasti nel paese d’origine. Raccogliamo tante storie, anche molto differenti tra loro. A volte la priorità del dato economico ostacola o impedisce l’adesione a un reale progetto di trasformazione e inserimento. Un po’ quel che negli anni scorsi accadeva con i migranti maschi e pure con i migranti europei che agli inizi del secolo scorso partivano per gli Stati Uniti. Alcune di loro ora tornerebbero indietro.
In queste storie di donne non ci sono figure maschili su cui contare? No, i maschi sono del tutto assenti e abbiamo il sospetto che spesso queste donne vengano sposate e poi messe incinte per favorire l’ottenimento del permesso di soggiorno; in altri casi raccogliamo storie di violenze subite durante il viaggio o la permanenza in Italia. In ogni caso i maschi non costituiscono per noi una possibile risorsa su cui contare.
Di fronte a situazioni tanto drammatiche che obiettivi vi ponente nei vostri interventi? Luglio/Juli 2021
17
Di per sé un progetto dovrebbe concludersi allorché una mamma raggiunge una certa stabilità, anche economica, anche con l’aiuto dei sussidi messi a disposizione dall’ente pubblico. Negli ultimi anni operiamo però in vista di risultati minimali. Il primo, più immediato e fondamentale, è l’apprendimento della lingua italiana, quanto meno per l’uso quotidiano. La frequenza di un corso di lingua è il prerequisito per la continuazione del progetto. Altro fattore essenziale è l’iscrizione dei figli a scuola, al nido prima, alla scuola per l’infanzia poi. La scuola è fondamentale nel processo di inserimento. I bambini apprendono facilmente la nostra lingua, tanto che in alcuni casi possono aiutare la mamma a comprendere qualche termine o insegnarne di nuovi. Ulteriore aspetto su cui interveniamo è la pulizia domestica e l’attenzione alle norme igieniche, comportamenti che non sono affatto scontati. Traguardo decisivo è il lavoro, che comunque presuppone un po’ di competenza linguistica.
Come
è
facile immaginare, è difficilissimo lavoro
per
straniere. Luana Maggio e Christian Albertin
trovare donne Puntiamo
sugli stage e sulle opportunità
offerte
dei corsi del Fondo sociale europeo. La difficoltà a essere assunte è aggravata dalla necessità di accudire i figli quando non sono a scuola. Spesso le mamme si scontrano con problemi di orari, dato che l’occupazione più frequente, nelle ditte di pulizia, impone orari differenti da quelli delle scuole. Anche i periodi di vacanza scolastica determinano situazioni di emergenza. Altrettanto drammatico è il problema della casa. Quasi impossibile sottoscrivere un contratto di affitto se hai un lavoro occasionale, ancora di più se sei straniero con permesso di soggiorno, e più ancora se sei donna con figli (anche perché lo sfratto è più complesso nel caso di una donna con bambini). 18
Internos
Anche i criteri di accesso alle graduatorie dell’IPES sono stati ristretti: gli anni di residenza o di lavoro continuativo richiesti sono stati portati da cinque a dieci. La maggior parte delle nostre assistite non può accedere. In ogni caso le differenze e le discriminazioni di genere sono molto potenti.
Come si articola il vostro intervento in ciascun progetto individuale? Per ogni mamma operano due educatrici, normalmente per sei ore a settimana, dunque tre a testa. Nei casi più impegnativi possiamo chiedere che le ore salgano a otto o anche a dodici. Le ore coprono gli interventi in presenza e la parte accessoria, che comprende telefono, documentazione, riunioni di equipe. Ciascun operatore segue mediamente sei o sette mamme.
Come comunicate? Là dove non abbiamo una lingua in comune con traduttori digitali, un po’ di inglese, il linguaggio dei gesti, l’espressività e la mimica, l’improvvisazione. L’equipe è tutta al femminile? No, abbiamo due colleghi maschi, che operano
senza
particolari
ostacoli.
Ovviamente evitiamo di far loro seguire donne con problemi di violenza alle spalle.
Su quale arco di tempo operate? Varia a seconda delle caratteristiche e delle risorse di ciascuna donna. Si può andare da progetti che si completano in un anno e mezzo, a situazioni che si prolungano per più anni. A volte è la donna che interrompe e se ne va, altre volte siamo noi a chiudere un progetto perché non intravvediamo possibilità
Francesca Colucci
reali di coinvolgimento e di riuscita.
Dalle vostre testimonianze emerge la percezione di un lavoro assai impegnativo e non sempre gratificante nei suoi esiti. Le soddisfazioni ci sono e allora sono realmente consistenti e belle. Con molte mamme abbiamo realizzato un progetto di accompagnamento verso una reale autonomia. Incidono le condizioni partenza. Il che non vuol dire situazioni facili, poiché abbiamo Luglio/Juli 2021
19
avuto esiti positivi pur di fronte a condizioni di violenza e dipendenza da sostanze. Là dove invece vi è una condizione di totale analfabetismo i margini di intervento sono assai ridotti. Analfabetismo vuol dire non saper leggere i nomi delle vie, trovarsi in difficoltà negli spostamenti, non riuscire a decifrare i numeri e dunque non comprendere i prezzi, ignorare le ore del giorno… Anche la distanza tra modelli culturali e religiosi è molto incidente. In questi anni abbiamo rivisto l’impianto del nostro progetto, adattandolo alle nuove esigenze e calibrando gli obiettivi su queste realtà. Se con le mamme l’esito degli interventi è più o meno efficace, gli effetti sui bambini sono invece assai positivi, in termini di integrazione. Per loro questo progetto è un’opportunità significativa, una chance in più, che permette di godere di servizi e tutele, previsti dalla legge italiana, a cui non sempre le mamme straniere accedono. L’iscrizione al nido o alla scuola per l’infanzia fa sì che il bambino sia inserito nel canale dell’istruzione e possa dunque, in qualche modo, essere monitorato.
Come avete affrontato questo anno di pandemia? È stata dura. Abbiamo sempre lavorato, anche nei momenti più critici. Questo ci ha evitato l’isolamento in casa e la sospensione del lavoro, però ci ha costretto a fare i conti con timori e ansie connessi al rischio del contagio. In più dovevamo gestire le problematiche degli utenti e le loro paure. Ci sono state mamme che non volevano lasciarci entrare in casa, per evitare contaminazione. Però l’abitudine al lavoro in equipe ci ha aiutato.
20
Internos
Progetto/Projekt Giovani Madri-Junge Mütter Thema: Sprache von Maria Atz
Ich arbeite nun seit 3 Jahren im Verein La Strada-der Weg und bin seit Beginn im Projekt
“Junge
Mütter“
tätig.
Meine
Muttersprache ist Deutsch, weshalb ich am Anfang sicherlich mit sprachlichen Startschwierigkeiten zu kämpfen hatte. Die Frauen die in unserem Projekt sind, Maria Atz
sind
meistens
Frauen
mit
Migrationshintergrund die nur sehr wenig
Italienisch sprechen. Das Italienische ist jedoch die erste Sprache mit der sie hier in Kontakt kommen. Wir konnten uns immer verständigen, aber sicherlich nicht alles so ausdrücken, wie wir es in unserer eigenen Muttersprache getan hätten. Durch das Sprechen/Austauschen mit den Arbeitskolleginnen und unseren Frauen ist die italienische Sprache sicherlich zu meiner zweiten Muttersprache geworden. Ein entschiedenes Ziel der Projekte dieser Frauen, ist es eine Arbeit zu finden, was in jedem Fall ein gewisses Maß an sprachlicher Kompetenz voraussetzt. Um gewisse Arbeiten zu verrichten, wird auch Deutsch verlangt, weshalb auch einige unserer Frauen sehr starkes Interesse haben die Sprache zu lernen. Dabei versuche ich ihnen stets helfend zur Seite zu stehen und sie bei der Erledigung von Arbeitsaufträgen zu unterstützen, welche sie im Laufe des Deutsch Kurses mitbekommen.
Luglio/Juli 2021
21
ArtMaySound e ArtWebSound Intervista a Roberta Catania di Fabrizio Mattevi
ArtMaySound e ArtWebSound sono due eventi che stanno riscuotendo un alto e diffuso apprezzamento da parte del pubblico in tutta Italia.
Roberta
Catania,
vice-responsabile
dell’Area Cultura, territorio e famiglia è la bravissima regista di queste iniziative.
Roberta Catania
Come è nato il Festival ArtWebSound? In maggio ArtMaySound ha compiuto quindici anni, perciò questo 2021 è per noi
una ricorrenza importante. Lo spunto iniziale fu dato da un ragazzo, Mattia Filippin, che frequentava il Centro giovani Villa delle rose. Era un appassionato di musica e fumetti e cercava un palco su cui suonare con la sua band. Un educatore del Centro, Andrea Vigni, oggi responsabile dell’Area “Cultura, territorio e famiglia” dell’Associazione, raccolse la richiesta e gli disse: “perché limitarci a un singolo concertino, perché non puntare più in alto e pensare a un festival che unisca le tue due passioni?”. Prese così vita
ArtMaySound: “arte a maggio”, poiché si è sempre svolto nel mese di maggio. Ma l’espressione in inglese può anche essere letta e tradotta come “l’arte può risuonare”. Dopo la prima edizione nel parco di Villa delle rose, il Festival si è svolto in diverse location della città di Bolzano: Piazza della Mostra, Piazza Walther, Museion,
Firmian. Abbiamo cercato luoghi che offrissero visibilità e permettessero di incrociare persone anche non direttamente interessate al fumetto. Lo scorso anno la pandemia ci ha costretto a ripensare tutto. A maggio non abbiamo annullato il calendario previsto, ma abbiamo inventato una versione web: “ArtWebSound”. Poi, in settembre abbiamo organizzato un appuntamento in 22
Internos
presenza, a Bolzano, al Parco dei Cappuccini. Di fatto abbiamo raddoppiato il Festival, così come faremo in questo 2021.
Come mai la scelta di sobbarcarvi anche la versione settembrina in presenza? Si tratta di una modalità per noi fondamentale. Certo, il web ci ha permesso di ampliare gli orizzonti e raggiungere collaborazioni e pubblico in tutta Italia, ma con questi contatti non vi è continuità nel corso dell’anno. La versione in presenza ci dà invece l’occasione di incontrare persone in carne e ossa, con le quali avviare frequentazioni e incontri che possono durare nel tempo. L’edizione 2021 di ArtWebSound, che si è svolta il 7 e 8 maggio, ha registrato un grande successo di pubblico e pure di artisti coinvolti, con una rete di collaborazioni che si allarga sempre più, tanto da ottenere una importante risonanza a livello nazionale. Nel 2020, eravamo stati il primo Festival dei fumetti a essere realizzato, in piena pandemia e questo ci ha dato visibilità e ha accresciuto l’attenzione
per
iniziativa,
mettendoci
la
nostra in
comunicazione con realtà come il CNR, che mai avremmo potuto raggiungere. Le nostre proposte, ampie e variegate, ci hanno portato a essere ammessi al RIFF, Rete Italiana Festival dei Fumetti, che comprende al proprio interno i grandi appuntamenti del fumetto, i Festival di Lucca, Treviso, Roma. Eppure, nonostante il successo dei numeri e la qualità delle presenze, il web non ci dà la stessa soddisfazione del Festival in piazza. Il Festival è nato per rispondere ai bisogni di una comunità, per proporre spazi di partecipazione e coinvolgimento a giovani della comunità di Bolzano. Per questo abbiamo mantenuto anche questo anno la doppia versione.
Le scelte organizzative sono quindi ispirate da una chiara finalità e identità di fondo di questa iniziativa… Sì, questo è punto centrale. Non siamo organizzatori di eventi, siamo in primo luogo educatori e il nostro lavoro è fondamentalmente un intervento di prossimità, all’interno del tessuto sociale in cui operiamo. Luglio/Juli 2021
23
Intercettare tantissimi spettatori e tantissimi autori è bellissimo e fa crescere l’evento, ma solo in piazza abbiamo modo di incontrare realmente le persone con le loro storie e coinvolgerle in prospettive condivise. Del resto i centri giovani mirano a promuovere la partecipazione e il protagonismo giovanile, lo sviluppo di talenti.
Quando dici “noi” a chi ti riferisci? Il Centro “Villa delle rose” è stato il primo organizzatore, che ha passato poi il testimone all’altro Centro giovani “Charlie Brown”, che a sua volta tre anni fa ha lasciato il posto a “CoolTour”. Quindi CoolTour si è trovato a misurarsi
con
l’imponderabile
introdotto dal Covid. A CoolTour ho il supporto di
Valentina Stecchi, i ragazzi del servizio civile che in questi anni si sono susseguiti e un gruppo di collaboratori volontari. Ma per ArtMaySound il team si è allargato a una serie di altre persone, appassionati di fumetto e musica il cui apporto è fondamentale. I cinquantatré artisti che siamo riusciti a contattare e intervistare per l’ultima edizione sono stati individuati e interpellati insieme con loro; alcune interviste sono state realizzate da loro in autonomia, con uno straordinario lavoro di rete, portato avanti da casa. I giovani sono parte decisiva del team, in fase organizzativa e pure di verifica, allorché si valuta quanto realizzato e si traggono indicazioni per una nuova edizione.
Come è impostato il Festival sul web? Abbiamo realizzato una piattaforma multimediale, una sorta di videogame impostato come se si trattasse di una piazza: il visitatore crea un suo avatar, con il quale entra nella piazza e partecipa a incontri, interviste, conferenze. Questa modalità è stata richiesta a tutti e quindi anche giornalisti e amministratori locali hanno conosciuto il Festival entrandovi con un proprio avatar. In qualche modo abbiamo invitato tutti a sperimentare un approccio prettamente giovanile.
Con quali criteri si costruiscono connessioni tra musica e fumetti? In piazza la dimensione trainante è quella musicale. 24
Internos
Comunque va ricordato che il fumetto è il genere di libri più venduto in Italia, in particolare tra i bambini. I fumetti si stanno diffondendo anche tra i non giovani e il successo di Zerocalcare ne è un esempio. Il linguaggio del fumetto permette affrontare tematiche profonde e importanti, legate all’attualità, alla storia, a personaggi significativi, a problematiche sociali. La musica cattura l’attenzione e trascina verso il fumetto, invitando così a conoscere meglio questa dimensione artistica. Nelle
scelte
privilegiare
musicali
autori
cerchiamo
che
abbiano
di una
valenza artistica o nessi e legami con il mondo
dell’arte,
della
grafica,
dell’illustrazione. Altro criterio è l’attinenza con il tema proposto di anno in anno. In questa edizione il tema era “Punti di vista” e allora abbiamo cercato di selezionare artisti interessanti per il punto di vista che offrono nei loro testi. Questo anno i limiti logistici imposti dal web ci hanno portato a scegliere solo cantautori e non band. Nella versione life di settembre, le proposte musicali saranno più trascinanti e variegate. Il 3 settembre saremo al Parco delle Semirurali, il 4 al Parco dei Cappuccini.
Quale pubblico partecipa alle vostre proposte? Un pubblico variegato per tipologia e per età. Questo anno, ad esempio, sul web abbiamo proposto due laboratori per bambini dai sei ai dieci anni, che hanno raccolto ciascuno venti iscritti, di differenti regioni italiane. Si tratta di webinar: gli iscritti ricevevano un link per l’accesso e trovavano sul web un nostro tutor e l’artista coinvolto, con il quale lavoravano insieme costruendo storie a fumetti o ideando nuovi personaggi. All’edizione in presenza il pubblico è prevalentemente giovanile, nella fascia tra 17 e 26 anni. Ma ci sono pure tante famiglie, proprio perché molte attività che proponiamo sono rivolte ai bambini. Invitiamo anche le scuole e abbiamo avuto il coinvolgimento di classi di scuole primarie cittadine. Luglio/Juli 2021
25
Abbiamo avuto un’ottima collaborazione con il Liceo “ Carducci” e il Liceo “Pascoli” di Bolzano. Peraltro i due ragazzi che attualmente stanno svolgendo il servizio civile presso
CoolTour ci hanno conosciuto in occasione della collaborazione del loro Liceo con ArtMaySound. Quello che piace agli autori
e
ci
ha
permesso di stabilire una
continuità
partecipazione
di con
molti di loro è la possibilità di avere un contatto diretto con il pubblico, in particolare con i giovani. ArtMaySound non è un’esposizione di fumetti ma uno spazio di incontro e colloquio, tra autori e lettori, disegnatori e appassionati.
Quale è l’apporto di ArtMaySound in termini di generatività sociale ? Mi riconosco molto nel concetto di generatività sociale. Spesso il criterio di valutazione di questo tipo di manifestazione è solo quantitativo. I nostri sponsor e committenti ci chiedono quante presenze abbiamo registrato, ma questo non è l’unico metro di misura. Per noi un evento è riuscito se siamo riusciti a seguire i ragazzi
con
cui
abbiamo
collaborato, se li abbiamo coinvolti creando uno spirito di
squadra,
prestato
se
abbiamo
attenzione
alle
persone incontrate e ai loro bisogni, abbiamo lasciato spazio a proposte e idee altrui, siamo riusciti a generare benessere, creare opportunità di coinvolgimento e valorizzazione dei singoli, se abbiamo potenziato la nostra presenza sul territorio e la partecipazione a reti e aggregazioni. Per noi il lavoro capillare di rete sul territorio è essenziale e costituisce uno dei nostri obiettivi. Siamo convinti che questa trama di collaborazioni incida sulla qualità 26
Internos
della vita poiché promuove comunità. La costruzione di reti e dunque la costruzione di comunità non è solo un mezzo, è un fine: il fatto che i legami con enti, associazioni, singole persone, giovani appassionati si mantengano nel tempo è per noi un risultato di grande rilevanza. A volte i legami diretti, personali si prolungano oltre l’organizzazione del Festival e riguardano altre attività di CoolTour. In qualche caso generano per i singoli nuove opportunità anche di lavoro, come per la ragazza che in seguito alla collaborazione con noi è stata contatta da un quotidiano per produrre degli articoli. Un risultato per noi esaltante e motivante. Abbiamo parecchie storie come questa, che consideriamo un successo e un criterio di verifica della validità del nostro lavoro. Non solo la massa delle presenze a un evento ma anche l’indicazione della proattività che quell’evento ha generato.
Un articolo pubblicato dal quotidiano “Alto Adige”
Luglio/Juli 2021
27
In Italien gibt es viele missbrauchte Kinder von Massimo Antonino Kürzlich
wurde
die
zweite
nationale
Erhebung zu Kindesmisshandlung von den Vereinen Cismai und Terre des Hommes veröffentlicht, die eine Momentaufnahme der Realität Ende 2018, also vor der Pandemie, die bekanntlich die Situation weiter verschärft hat, liefert. In Italien gibt es 401.776 Kinder, die von den Sozialdiensten betreut werden. Ein Fünftel davon erlebt Gewalt, die anderen Massimo Antonino
vier Fünftel erhalten wirtschaftliche und erzieherische
Unterstützung.
Die
am
weitesten verbreitete Form von Gewalt ist Vernachlässigung, gefolgt von miterlebter Gewalt, psychischem, physischem und sexuellem Missbrauch. Oft werden diese Formen der Gewalt nicht einzeln ausgeübt: 4 von 10 Minderjährigen werden mehrfach misshandelt. In 90% der Fälle findet die Gewalt innerhalb der Familie statt, definiert als der erweiterte Kreis der emotionalen Beziehungen des Kindes (Eltern, nahe Verwandte, Freunde usw.). Die öffentlichen und privaten Dienste kümmern sich um das Kind ab dem sechsten Lebensjahr, wenn es in die Schule kommt, eine Zeit, in der Kinder mit bedeutenden Erwachsenen außerhalb der Familie in Kontakt kommen. Angesichts der Tatsache, dass Gewalt wahrscheinlich schon über Jahre hinweg ausgeübt wurde, bevor das Kind die erste Hilfe erhält, sagen uns diese Daten, dass die Gesellschaft noch nicht in der Lage ist, Gewaltsituationen rechtzeitig zu bemerken, eben in der sehr frühen Kindheit. Nur 35% der misshandelten Kinder werden von einem oder beiden Elternteilen getrennt, viel weniger als der Großteil der Bevölkerung glaubt. Viele meinen nämlich, dass Jugendrichter und Sozialassistenten missbrauchte Kinder immer aus ihren Herkunftsfamilien entfernen. 28
Internos
Verglichen mit dem Norden und dem Zentrum werden im Süden nur fast die Hälfte der Misshandlungsfälle registriert, was auf ein spärlicheres Vorhandensein von Diensten und Betreuern und nicht auf eine bessere Gewaltsituation zurückgeführt werden kann. Eine Angabe, die sehr zum Nachdenken anregt, betrifft die Ausländer: die Misshandlung ausländischer Kinder ist dreimal so hoch wie die ihrer italienischen Altersgenossen. Hier kommen auch kulturelle Motivationen ins Spiel, die immer hinterfragt werden sollten, wenn ein Kind Gewalt erleidet: kein Kind, und hier kommt auch ein italienisches Kulturerbe ins Spiel, kann "zu Recht" Opfer von Gewalt sein. Im Vergleich zur letzten Erhebung, die 2013 erfolgte, haben die missbrauchten Kinder um etwa 15% zugenommen. In einem Videointerview, das 2017 in der Zeitschrift für Psychologie und
La
Psychotherapie
stellata
veröffentlicht
erklärt
der
Psychotherapeut
Notte wurde,
bekannte
Luigi
Cancrini
wie das missbrauchte Kind mit dem
Zweifel
lebt,
selbst
die
Ursache des Missbrauchs, aber auch der negativen Folgen, die durch
seine
Darstellung
des
Missbrauchs entstehen, zu sein. Tatsächlich geht das Kind gegen diejenigen vor, die es verletzen, die aber auch seine affektiven Bezugspersonen sind. Auf seine eigene Art liebt es die gleiche Person, die es hasst. Außerdem, sagt Cancrini, sind Kinder, die Opfer dieser "unglücklichen Kindheiten" sind, in denen sie starke Traumata von Erwachsenen erleiden, oft dazu bestimmt, Persönlichkeitsstörungen zu entwickeln, vor allem, wenn sie nicht frühzeitig, auch durch Psychotherapie, behandelt werden. Quelle: ubiminor.org
Luglio/Juli 2021
29
L’arte e teatralità dell’inclusione sociale Intervista a Lorena La Rocca di Elena Faccio
Lorena
La
Rocca
collabora come docente con
l’Associazione
La
Strada–Der Weg e in questa
intervista
ci
accompagna - attraverso un
racconto
di
vita
personale e professionale - a conoscere il suo Lorena La Rocca
intervento all'interno del progetto
formativo
“V.I.T.E Viticulture Integration Training Empowerment ”, finanziato dal Fondo Sociale Europeo.
Lorena ha progettato e gestito il modulo TEAMBUILDING attraverso il metodo autobiografico, nel quale ha proposto tecniche di teatro sociale. Con la sua proposta formativa i partecipanti del corso, tutte persone con percorso migratorio, hanno lavorato su di sé, sulle loro risorse e hanno raccontato i loro viaggi personali.
Lorena per prima cosa ci racconti qualcosa di te e della tua professione?
di Comunità, sviluppando nel frattempo
Ho trentotto anni, sono nata e cresciuta
nelle carceri minorili, nello sviluppo di
a Bolzano. Per quindici anni ho lavorato
comunità con il Social Community
fuori provincia, tra a Torino, Bologna e
Theatre Centre dell’Università di Torino.
Vienna, cercando di intersecare studi di
Successivamente
tipo artistico-teatrale con il campo della
Programmazione delle Politiche Sociali,
salute e del sociale. Nel 2007 ho
per orientare i diversi progetti artistici e
conseguito il Master in Teatro Sociale e
culturali verso le esigenze specifiche
30
diversi progetti in ambito sanitario,
ho
studiato
Internos
del
Terzo
Settore,
nell’ottica
relazionali,
trasferibili
nei
propri
dell’innovazione sociale.
contesti di vita quotidiana.
Dopo il lockdown ho avuto l'occasione
La dimensione artistica agisce dando
di rientrare a Bolzano, per motivi familiari e legati alla gestione del mio figlio piccolo. Qui si stanno sviluppando percorsi molto interessanti sull’utilizzo della cultura come leva di innovazione nel sociale. Da giovanissima ho iniziato come attrice nel teatro d’arte, ma poi ho compreso
di
volere
utilizzare
la
teatralità come strumento di incontro con persone in condizioni di fragilità, per comprendere i loro desideri e bisogni
reali,
rappresentandoli
e
potenziando risorse e possibilità.
“Teatro sociale e di comunità”, lo puoi definire?
Le immagini che accompagnano l’intervista documentano alcuni momenti dell’attività laboratoriale
Si tratta di una metodologia, ideata dall'Università di Torino, dopo anni di studio e osservazione di esperienze
forma estetica a quanto emerge dai
teatrali
partecipanti
in
contesti
sanitari,
socio
attraverso
i
linguaggi
sanitari, di comunità. Si tratta di
artistici più adatti a loro: fotografia,
percorsi
esperienziali
musica, arte visiva, danza vengono
progettati e sviluppati in setting a
proposte dall’operatore per sollecitare il
matrice teatrale con gruppi di persone,
pensiero creativo dei partecipanti, utile
anche
a
immersivi
fragili.
I
ed
destinatari
sono
risolvere
conflitti,
ripensarsi
e
accompagnati nella rappresentazione
valorizzare le proprie competenze. I
di condizioni personali, storie di vita,
materiali espressivi che emergono in
pensieri o conflitti in una prospettiva di
questi percorsi laboratoriali diventano
promozione delle risorse personali e
spesso spettacoli, performance, eventi che si rivolgono alla comunità di
Luglio/Juli 2021
31
cittadini rinnovando lo sguardo sulla
Abbiamo progettato, sulla base del
fragilità.
confronto, un percorso con obiettivi
La teatralità offre occasioni e modalità
ben definiti e una struttura flessibile,
per ripensarsi, giocando con le proprie
adattabile alla capacità e alla possibilità
difficoltà e socializzandole in gruppo,
dei partecipanti di raccontarsi.
per dare loro forma in un testo di vita maniera consapevole e con un rinforzo
Ci racconti l’esperienza formativa con il gruppo che hai incontrato? Che aspettative avevi?
identitario importante. É un teatro che
La
punta
definizione del modulo TEAMBUILDING
con cui ripresentarsi al pubblico in
al
benessere
senza
la
prima
volta
che
ho
letto
la
attraverso il metodo autobiografico ho capito che c'erano grandi potenzialità. Sapevo
che
gruppo persone
nel
c'erano superstiti
da viaggi piuttosto complicati se non drammatici. presunzione
di
voler
essere
terapeutico.
Com’è nato il tuo incontro con il progetto VITE? La richiesta di collaborazione mi è arrivata
proprio
da
te,
Elena,
mettendomi in contatto per la prima volta con l'Associazione La Strada–Der
Weg. É
stata
una
piacevole
sorpresa
incontrare gli spazi e le persone che lavorano all'interno dell'Associazione così come gli innumerevoli servizi. 32
metodo
Il del
Teambuilding prevede di raccontare esperienze di vita in un contesto collettivo e gruppale. Dovevo in primo luogo osservare la disponibilità dei partecipanti a condividere esperienze personali.
Inizialmente
sono
stati
proposti dei giochi per promuovere l’incontro e lo scambio. Dal gioco simbolico si è passati alla dimensione espressiva per dare a tutti strumenti di comunicazione anche alternativi alla parola (gesto, canto, mimo). Siamo poi arrivati a condividere momenti di storia Internos
ed esperienza individuale attraverso
La dimensione espressiva consente di
percorsi artistici in cui ognuno ha dato
fare una serie di passaggi con i gruppi
forma visiva al proprio viaggio, a
e con le persone. La tecnica del teatro
quanto imparato in ogni tappa e in ogni
sociale
difficile passaggio. Infine il racconto
comunicazione consapevole: non solo fare
promuove
un'esperienza
modalità ma
di
provare
a
comprendere come si è stati in quella esperienza
e
come
sia
possibile
comunicarla. Diventare quindi autori del proprio testo di vita. Nel
gioco
si
osserva
lo
stile
di
comunicazione del singolo in coppia e in gruppo, le sue competenze e risorse espressive e comunicative. Generalmente
le
persone
che
coinvolgiamo in questi percorsi sono molto
deboli
dell'autostima
dal
punto
di
vista
e
dell'autoefficacia.
Spesso sono stati troppo impegnati della propria esperienza di fronte agli
nella
sopravvivenza,
altri, usando oggetti, disegni, parole,
importante mostrare come le loro
canti, azioni.
fatiche
contengano
per anche
cui le
è loro
Ho studiato molto prima di affrontare
risorse.
questa
avevo
Nella logica teatrale il gruppo diviene
bisogno di arrivare con una valigia di
spettatore e comunità che osserva. La
tecniche solide, che potessero aiutarmi
metafora del teatro è questa: si passa
a sintonizzarmi bene con il gruppo e
dal
lasciare loro un adeguato spazio di
spettatore-osservatore. È importante
libertà.
creare un clima di fiducia che consenta
Quali sono stati i punti di forza del tuo laboratorio esperienziale? Perché la comunicazione è più efficace quando si usano forme alternative di espressività?
di affidarsi e fidarsi di chi osserva,
formazione
Luglio/Juli 2021
perché
ruolo
di
attore
al
ruolo
di
affinché rinforzi la persona che si sta mettendo in gioco.
33
La presenza di più culture consente di leggere in maniera meno stereotipata alcuni simboli della cultura locale. Nel nostro caso abbiamo lavorato sul simbolo dell'UVA e sul viaggio dell'UVA, un percorso simbolico che si intrecciava con
gli
altri
moduli
tecnico-
Con te ha lavorato anche Mauro Melissano, che coordina il progetto FARM e ti ha supportato come codocente, com’è andata la vostra collaborazione? Con Mauro c’è stato un bellissimo incontro umano. Mauro è un bolzanino
professionali.
di ritorno come me e nel nostro lavoro
Cosa ti porterai via da questa esperienza? Ci racconti un particolare, un episodio, una situazione che ti hanno colpito durante il laboratorio esperienziale?
abbiamo trovato parecchi punti di
L'incontro con il gruppo di V.I.T.E. è stato molto importante. Mi sono sentita collegata ai viaggi migratori e alle situazioni difficili che molti vivono. Mi sono sentita molto coinvolta come cittadina: è come se avessi visto fisicamente quello che nelle narrazioni mediatiche sembra così lontano. Mi ha colpita
sentire
i
loro
racconti,
il
resoconto della prigionia, il nodo della libertà
per
alcuni di loro ancora
lontano. Mi ha colpita una ragazza che aveva con sé una bimba piccola e mi
riflessione sulle storie di chi è arrivato
rendevo conto di quanto fosse brava a
a
gestire molti aspetti pratici della sua
condiviso con il gruppo di lavoro alcuni
vita, sola e con una creatura tanto
momenti di racconto. Mi ha colpita
piccola. Mi sono resa conto della
molto la sua curiosità e la capacità di
straordinaria forza delle persone e
cogliere bisogni e potenzialità dei
anche di alcuni talenti teatrali nel
partecipanti, abbiamo inventato bei
gruppo.
momenti assieme in questo percorso.
34
Bolzano
da
lontano.
Abbiamo
Internos
Per noi V.I.T.E. inaugura un nuovo percorso verso inclusione sociale e promozione dell’inserimento lavorativo delle persone con fragilità. Come possiamo immaginare nuove sfide e nuovi progetti che in futuro vadano in questa direzione?
professionalizzanti per immigrati in campo teatrale, anche di tipo manuale. Quando si parla di inclusione dobbiamo chiederci: includere dove e integrare con chi. L’intento del Teatro Sociale e di
Comunità è offrire uno spazio in cui dare senso a ciò che viviamo, portarlo fuori, condividerlo attraverso i linguaggi dell’arte. Quel significato lo facciamo diventare performance, spettacolo e lo socializziamo, diventa materiale che parla a più persone, avvicina più persone, in modo diverso da una storia inventata: è la mia storia portata a te. Questa
azione
richiede
quindi
di
“ripresentarsi” agli altri ricostruendo la Sicuramente mi sento di suggerire di
propria storia e nutre il senso di
cercare possibili azioni di formazione e
autoefficacia e di autostima.
inserimento lavorativo anche attraverso
Se c'è la possibilità di far diventare quel
la dimensione culturale.
racconto un'esperienza artistica vera e
La riflessione sulla lavorazione dell'UVA
propria e se la produzione artistica,
ci ha portati a parlare di Dionisio,
come necessario, raggiunge una certa
Bacco, tradizioni locali come Törggelen, cosa significa brindare.
qualità, può inserirsi
il
nel mercato
culturale e diventare generativa di
L'orizzonte culturale coinvolge pezzi di
risorse anche economiche.
storia locale, costumi, consuetudini. Le
Chiaramente tutto questo cambia un
curiosità di chi giunge da altri luoghi, la
po’ la tradizionale concezione del
valorizzazione delle loro origini e delle
“sistema cultura”. Quando parliamo di
loro tradizioni forse possono essere
cultura e arte ci immaginiamo prodotti
interessanti
e
anche
occupazionali.
Si
può
in
termini
pensare
a
luoghi
cinema),
dedicati che
sono
(teatri,
musei,
assolutamente
proporre visite turistiche guidate da
fondamentali per tutti noi, ma la cultura
persone
può anche uscire dai luoghi dedicati per
immigrate,
interventi
diventare strumento di promozione di Luglio/Juli 2021
35
capacità, per educare alla salute,
incidere sui comportamenti, creare
potenziare percorsi educativi e agire sul
coesione sociale, ricostruire relazioni,
benessere. L'Agenda Europea della
un’operazione
Cultura
importantissima per tutti.
2030
suggerisce
questa
oggi
delicata
intersezione tra cultura, salute e sociale per le possibilità, proprie dell’arte e della
cultura,
di
creare
relazioni,
Elena Faccio
36
Internos
e
Il Centro Ermete Lovera
di Dario Volani Ci che
sono
spazi
cercano
progetti e idee, e ci sono idee che cercano spazio. La
disponibilità
di una struttura interessante Il Centro Ermete Lovera
come quella del
Centro Ermete Lovera, che sorge a fianco della nostra sede, ed è di proprietà della Parrocchia della Visitazione, potrebbe incontrarsi con il desiderio de La Strada–Der Weg di trovare un’adeguata collocazione per alcune proposte. L’idea è di trovare insieme il modo migliore per dare a tutto il quartiere e alla città intera la possibilità di organizzare in quello spazio conferenze, incontri, spettacoli, riunioni, occasioni diverse per favorire la socialità, la crescita culturale e spirituale, l’approfondimento di tematiche. Il Centro E. Lovera, oltre ad ampi spazi destinati a magazzino nell’interrato, si compone di un’ampia sala conferenze, una piccola biblioteca al piano terra e di tre belle sale al primo piano. Da utilizzare anche lo spazio esterno con l’ampio cortile, un bel prato, il parcheggio e un piccolo anfiteatro. L’Associazione sta valutando insieme alla Parrocchia se e come sia possibile continuare a valorizzare (e se possibile farlo ancor più) una serie di sale che, fin da quando don Giuseppe Rauzi le ha pensate e realizzate, hanno una chiara vocazione a essere luogo di sviluppo e animazione della comunità. La Parrocchia che sta valutando se e in quale forma farsi aiutare da qualche organizzazione per dare maggior vita a questa struttura. Che sia l’Associazione o qualche altra organizzazione a supportare la Parrocchia, non è così rilevante, Luglio/Juli 2021
37
quanto la possibilità di sviluppare nuove opportunità e occasioni di confronto per quanti vivono nel quartiere. Giovani, anziani, famiglie ora più che mai hanno bisogno di trovare situazioni per stare insieme, per costruire relazioni, per trovare aiuto. Inoltre ricordiamo quanto stesse a cuore a don Giancarlo l’idea di un forte contatto e una profonda collaborazione con le parrocchie ed in particolare con quella che sorge proprio a fianco della sede principale. Abbiamo allora pensato di ricostruire l’origine dell’edificio e, soprattutto, di conoscere la biografia della persona a cui è il Centro è stato intitolato.
38
Internos
Intervista a Marco Lovera di Fabrizio Mattevi
Grazie Marco disponibilità.
della
tua
Ti propongo di ricostruire prima la biografia di Ermete Lovera, per poi dare spazio al ricordo che tu hai del tuo papà. Ermete Lovera nacque a Torino nel 1915. Marco Lovera
Aveva degli zii che per lavoro si erano trasferiti a Bolzano. Per
questo conobbe l’Alto Adige, dove veniva l’estate, ospite dei parenti. Fu affascinato dai paesaggi di questa terra, dalle valli e dalle montagne, assai più dolci e verdi di quelle piemontesi e valdostane. In un suo scritto ricorda di aver guardato, dal Virgolo, Bolzano di notte, che pareva un grande presepe. Prese parte alla guerra, sul fronte francese. Era laureato in lettere e dopo l’otto settembre 1943, chiese di essere trasferito da Torino, dove viveva, a Merano, dove intraprese la carriera di insegnante. … conosceva la lingua tedesca? No, per nulla. Iniziò innumerevoli corsi, senza però riuscire ad apprendere adeguatamente la lingua. Parlava invece bene il francese, che aveva studiato a scuola e che lo legava emotivamente alla Francia, paese che amava.
Però volle rimanere in Alto Adige? Sì, la scelse come la sua terra e proseguì il suo incarico di docente di italiano a Bolzano. Venne dunque a vivere in Alto Adige, insieme alla mamma. Mi raccontavano che per il trasloco approfittarono del passaggio su un camion della
Lancia. Io nacqui qui nel 1942. Papà stato anche mio insegnante di italiano, poiché volle inserirmi una sua classe. Luglio/Juli 2021
39
Lui a casa mi controllava e se non svolgevo i compiti, all’indomani, mi interrogava, facendomi fare pessime figure. Ma io lo ripagavo. A quel tempo, alla scuola media si insegnava anche il latino, materia per la quale ero negato. La notte, mentre lui dormiva, entravo silenziosamente nel suo studio, prendevo il mio compito e correggevo gli errori più marchiani. Un dispiacere che mi accompagna è di non essere riuscito a confessargli queste mie azioni prima che lui morisse.
Come è proseguita la sua carriera nella scuola? Nel 1954 vinse il concorso da preside e ottenne il primo incarico presso la scuola di Bressanone, dove rimase per due anni, per poi essere trasferito a Bolzano, dove assunse l’incarico alla Scuola
Ugo
Foscolo,
appena
costruita in via Novacella, l’unica scuola media unificata 1948, scalinata della Scuola “Giovanni Pascoli” a Bolzano: Ermete Lovera con una delle sue prime classi
allora esistente in città. Nel 1969 divenne preside del Liceo classico Carducci di
Bolzano, dove rimase per due anni, fino al 1971.
Al “Carducci” visse i sommovimenti di quell’epoca… Sì, il papà era favorevole al cambiamento nel mondo della scuola. Fece proprie alcune istanze del movimento del ’68. Fu un precursore di soluzioni adottate poi più avanti nel tempo. In particolare era un sostenitore del voto unico a fine anno, al posto dei voti per singole materie. Proponeva uno scrutinio in cui il consiglio di classe arrivasse a una valutazione complessiva. Queste posizioni trovarono l’opposizione di una parte dei docenti, quelli più anziani e tendenzialmente più conservatori, mentre gli insegnanti giovani lo appoggiavano. Vi fu un’ispezione ministeriale, a seguito della quale mio papà, di fatto, venne silurato. 40
Internos
Fu retrocesso, diciamo così, a preside di scuola media e inviato prima a Breno in val Camonica, poi in un paese vicino a Verona, a Dossobuono. Anni fa mi capitò un fatto che mi fece piacere e mi emozionò: casualmente entrai in contatto, per lavoro, con una segretaria della scuola di Dossobuono, che aveva conosciuto mio padre e ne conservava un bel ricordo.
Dopo l’incarico nel veronese… Fu trasferito più vicino a casa, in Trentino, a Mezzolombardo, dove concluse la sua carriera, alla fine degli anni ’70. In quegli anni il sindacato altoatesino gli chiese di assumere il ruolo di coordinatore didattico dei corsi delle 150 ore, che allora si organizzavano per permettere ai lavoratori di conseguire la licenza elementare o media. Lui accettò con molto entusiasmo. Ovviamente si trattava di un’attività al di fuori dell’ambito scolastico istituzionale, che portò avanti fino alla sua morte nel 1982, poco dopo la pensione.
E come nacque il “Centro Ermete Lovera”? … e pure l’Associazione “Ermete Lovera”, dato che esisteva anche un’associazione a lui intitolata. Si trattò di un’iniziativa di don
Giuseppe Rauzi, allora parroco presso la Chiesa della Visitazione, in viale Europa. Don Giuseppe, assai noto e apprezzato a Bolzano, fu a lungo insegnante di religione al Liceo Carducci e lì conobbe il mio papà. Nacque un’amicizia intensa, che
Ermete Lovera
durò a lungo nel tempo.
Don Giuseppe volle, convintamente, ricordare l’amico, intitolandogli prima l’Associazione e poi il Centro costruito nel 1984 accanto alla chiesa. Luglio/Juli 2021
41
Come ricordi il legame tra queste due persone? Quello tra mio padre e don Giuseppe fu un sodalizio soprattutto intellettuale e culturale. Il papà aveva una sua religiosità ma l’amicizia con don Rauzi non riguardava l’ambito della fede, non era un legame con il prete. Tra loro c’era una complicità alimentata da conoscenze, letture, curiosità condivise.
E tu come ricordi il tuo papà? Come è il tuo Ermete Lovera? In adolescenza ha pesato un po’ il suo essere uomo di scuola, che ha condizionato le mie scelte di studio. Ma poi il nostro è diventato un rapporto tra amici. Ricordo che l’estate tornavamo in Valle d’Aosta, dove c’era la casa natale della mamma. Andavamo insieme in montagna e lui, in sostanza, aveva con me un rapporto da pari a pari. È sempre stata una sua caratteristica: non trattarmi da figlio, ma coinvolgermi nelle sue riflessioni, chiedermi consiglio, cercare la mia confidenza. Si è sviluppato un legame profondo, durato negli anni, fino alla sua morte. Ricordo un colloquio con lui, qualche anno prima che morisse, in cui abbiamo parlato insieme del fatto che lui sarebbe morto prima di me e consideravamo insieme questa evidenza con l’immediatezza e la serenità di due amici. Mi ha trasmesso la sua passione per la Francia, che entusiasma anche me. Ogni tanto ci lanciavamo e parlavamo insieme in francese. Da lui mi sembra di aver ereditato il piacere di stare con gli altri per trasmettere alcune conoscenze, ossia la vocazione di insegnante: non il docente che si mette in cattedra, ma più la figura dell’educatore che stimola la ricerca e la conoscenza condivise. La mia passione per l’insegnamento si è manifestata nell’anno scolastico 1964/65, quando ottenni un incarico annuale di supplenza nella scuola media del papà. L’esperienza con le classi, con una in particolare, fu così bella e coinvolgente che dissi a me stesso che quello era ciò che volevo fare. E così mi orientai in quella direzione, affrontando anche l’ambito dell’educazione degli adulti. E devo dire che papà era contento di questi miei propositi. Più avanti, anche io mi trovai coinvolto nell’esperienza delle 150 ore, ma ormai il papà non c’era più.
42
Internos
INTERNOS Edizione/Ausgabe: nr. 02/2021 - Luglio/Juli 2021 Pubblicazione registrata presso il tribunale di Bolzano il 06.08.2018 R.G. n. 3009/2018 Ermächtigung Landesgericht Bozen 06.06.2018 nr. 3009/2018
Associazione – Verein La Strada-Der Weg ONLUS Via Visitazione - Mariaheimweg, 46 39100 Bolzano Bozen Tel 0471 203111 Fax 0471 201585 e-mail: info@lastrada-derweg.org www.lastrada-derweg.org Direttore responsabile/presserechtlich Verantwortlicher: Massimo Antonino Redazione/Redaktion: Massimo Antonino, Fabrizio Mattevi, Dario Volani Grafica/Grafik: Massimo Antonino Se vuole devolvere il 5 per mille Falls Sie 5 Promille Ihres Einkommens schenken möchten a favore di Associazione/Verein “La strada – Der Weg Onlus” Codice fiscale 80020390219 Se vuole fare una donazione / Falls Sie eine Spende machen möchten IBAN – IT29 R060 4511 6080 0000 0139 000
IT29 R060 4511 6080 0000 0139 000 Grazie/Danke
Luglio/Juli 2021
43