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Internos Nr. 1_marzo-März 2021_La Strada-Der Weg ONLUS

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SOMMARIO

Interview mit Margit Oberrauch ............................................................. pag. 03 Intervista a Erika Waldboth ................................................................... pag. 05 Il progetto “Il Ponte-die Brücke”: intervista ad Anna Matiuzzo ................. pag. 09 Praktika, Stages, Bildungswege Schule-Arbeitswelt ................................. pag. 14

“Quale pena?” - Un webinar .................................................................. pag. 17 „Männlich erziehen?“ ............................................................................ pag. 22 Arrivati da altrove: Graciana, Leydi, Propran ........................................... pag. 25 “Un spécial charme“ ............................................................................. pag. 32

Dal primo gennaio 2021 Carla Rotelli è in pensione. Per un decennio ha collaborato come volontaria

presso

dell’Amministrazione

gli

uffici

dell’Associazione.

Successivamente è stata assunta. Per molto tempo i duetti vibranti e al contempo rigorosi con Walter Zampedri hanno animato gli uffici della vecchia sede. Vicissitudini familiari non hanno permesso di interpellarla

direttamente.

Lo

faremo

quando sarà possibile.

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Internos


Interview mit Margit Oberrauch von Dario Volani Seit Montag, 1. März, hat der Verein eine Vizedirektorin. Sie heißt Margit Oberrauch. Mit

großer

Abenteuer

Begeisterung in

unserer

hat

sie

ihr

Organisation

begonnen und wir möchten sie mit diesem Interview kennenlernen und vorstellen.

Margit… Ich wohne in Bozen, bin 50 Jahre alt,

Margit Oberrauch

verheiratet und habe einen Sohn und eine Tochter im jugendlichen Alter.

Wo warst Du beschäftigt, bevor Du zu La Strada–Der Weg gekommen bist? Welche Erfahrungen hast Du gesammelt? Nach dem Studium der Rechtswissenschaften in Innsbruck und Padova habe ich 13 Jahre in Ősterreich gelebt, davon ca. 10 Jahre in Wien, wo ich einige Jahre als Juristin in der Telekommunikationsbranche beschäftigt war und dann in den Kulturbereich gewechselt bin. Die letzten 13 Jahre war ich als Kaufmännische Leiterin der Stiftung Museion für den Bereich Verwaltung, Organisation, Finanzen und Personal verantwortlich. Im Allgemeinen begeistere ich mich im Besonderen für kulturelle Themen und für engagierte Menschen sowie Organisationen, welche unsere Gesellschaft nachhaltig positiv verändern.

Wie bist Du zu unserem Verein gekommen und was hat Dich zu diesem Wechsel bewegt? Aufgrund ein paar persönlicher Kontakte ist La Strada–Der Weg an mich herangetreten. Da mir soziale Themen „unter den Fingernägeln brennen“, war ich für eine Mitarbeit im Verein schnell „Feuer und Flamme“.

Der Verein hat eine Vision, eine Inspiration, eine Mission, die auf die Letzten in der Gesellschaft, auf jene, die es schwerer haben, in Schwierigkeiten sind, blickt. Ist Marzo/März 2021

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diese Aufmerksamkeit auch Teil Deiner Entscheidung? Auf jeden Fall, diese Vision und die Mission von La Strada–Der Weg haben mich dazu bewegt diesen Schritt in ein für mich neues berufliches Umfeld zu wagen.

Diese ersten Tage sind sicherlich sehr intensiv und dienen dazu alle Dienste, Projekte und Tätigkeiten sehr gut kennen zu lernen. In dieser Phase des ersten Kennenlernens, der Einholung von Informationen, eines ersten Überblicks über den Verein, gibt es etwas, was Dich besonders bewegt hat? Der herzliche Empfang und der wertschätzende Umgang mit den Mitarbeitern und Mitarbeiterinnen fiel mir bereits am ersten Arbeitstag auf. Die Menschlichkeit, welche bei La Strada–Der Weg auch intern gelebt wird, ist für mich beeindruckend.

Welche sind Deine Aufgaben im Verein neben der Unterstützung des Direktors? Neben der Unterstützung des Direktors bin ich für das Generalsekretariat, welches u.a. die Themen Arbeitssicherheit und Privacy miteinschließt, sowie die Zentrale verantwortlich.

Hast Du spezielle Wünsche oder Erwartungen für die nahe Zukunft? Auf jeden Fall! Unabhängig davon, dass ich hoffe so bald als möglich wieder viele Orte auf dieser Welt bereisen zu können, habe ich eigentlich v.a. den Wunsch mich positiv bei La Strada–Der Weg einbringen zu können und damit die Weiterentwicklung des Vereins mitzugestalten.

Danke Margit. Wir wünschen Dir eine intensive erfolgreiche und zufriedenstellende Erfahrung. Von unserer aller Seite: herzlich willkommen und gute Arbeit!

Dario Volani

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Internos


Intervista a Erika Waldboth di Fabrizio Mattevi Nel mese di aprile Erika Waldboth conclude il suo impegno lavorativo in Associazione, dopo dodici anni. L’abbiamo intervistata.

Come sei arrivata all’Associazione “La StradaDer Weg” e con quali attese? Nel 2009 avevo una partita Iva, con cui gestivo l’organizzazione di corsi e soggiornistudio

all’estero.

comportava

Questa

inevitabilmente

mia

attività

periodi

di

maggiore impegno e mesi nei quali ero abbastanza libera. Cercavo un impiego parttime con cui integrare le mie entrate, purché Erika Waldboth

fosse compatibile con le esigenze del mio lavoro autonomo.

Un’amica d’infanzia, che lavorava a La Strada, mi disse che cercavano qualcuno da assumere part-time per occuparsi della segreteria di don Giancarlo e del Consiglio di amministrazione. Il direttore era già Paolo Marcato e fu lui ad assumermi. La proposta era perfetta: dietro casa, dieci ore, un contratto biennale. Io contavo di riuscire a consolidare in due anni la mia attività di libera professionista, così da potermi poi rendere autonoma rispetto all’Associazione. Ne sono passati più di undici e sono ancora qui. Nel frattempo ho chiuso la partita Iva e ho smesso quel tipo di attività.

Conoscevi l’Associazione già da prima? Sì, avevo lavorato qui anni prima, quando avevo insegnato italiano alle ragazze del Progetto Alba.

Dunque hai conosciuto don Giancarlo, anzi si può dire che gli hai lavorato a fianco nei suoi ultimi anni. Come lo ricordi? Marzo/März 2021

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Sì, lo ho conosciuto abbastanza bene, anche perché per don Giancarlo non vi era separazione tra lavoro e vita; abitando nello stesso vicolo, mi è capitato varie volte di fare qualche lavoro a casa sua, come quando ho rimesso a in ordine le sue diapositive degli anni settanta.

Un

estremamente

personaggio carismatico

ed

particolare, estremamente

cristiano, in senso ampio e profondo. Nonostante fosse un sacerdote e nonostante avesse ottant’anni era molto aperto, guardava il mondo con una prospettiva particolarmente ampia.

Come sono evoluti i tuoi compiti in Associazione? Un po’ alla volta le funzioni di segreteria di don Giancarlo si sono ridotte, fino a che, nel 2012, mi proposero di predisporre un progetto di servizio Don Giancarlo

civile, non quello provinciale, ma nazionale. L’esito

del mio lavoro fu positivo, così l’anno successivo preparai due progetti e poi fu avviato anche il servizio civile provinciale. Già prima mi appoggiavo al Centro studi e facevo riferimento a Dario Volani, anche perché, fisicamente, lavoravo in quei locali. Occupandomi del servizio civile la collaborazione divenne costante e così, alla morte di don Giancarlo, a fine 2014, entrai a far parte di quell’Area. Nel 2019 è stata creata l’Area servizi volontari, di cui ho fatto parte per un anno per poi trasmigrare nuovamente al Centro studi, in particolare all’Ufficio progettazione.

Che cosa porti con te di questi dodici anni di lavoro a “La Strada-Der Weg”? Il bilancio di questa esperienza è positivo; ho ricevuto tantissimo da questa Associazione; in ambito professionale ho acquisito moltissime competenze, dal turismo religioso alla gestione dei gruppi; questi anni sono stati ricchi anche dal punto di vista umano. Nel colloquio iniziale con don Giancarlo, mi disse “la famiglia viene prima di tutto”, una frase che dicono tutti ma poi rimane lettera morta. Qui invece è incredibilmente vero, del resto lo si vede dal tasso di natalità tra i dipendenti. L’Associazione mi è sempre venuta incontro nelle mie esigenze familiari, ho trovato sempre grande sensibilità e disponibilità anche per questioni personali. 6

Internos


Mi porto via anche un viaggio in Guatemala, un’occasione straordinaria e molto forte. La partecipazione ai progetti di volontariato internazionale ha permesso di attivare

scambi

tra

operatori e così ho potuto

visitare

conoscere

e il

Guatemala accompagnata

da

persone del posto, che mi

hanno

mostrato

quel che un turista non

potrebbe

mai

scoprire e vedere. Questi anni sono stati

Erika in Guatemala

anche faticosi, dato che “La Strada” ti dà tanto ma ti chiede anche tanto.

Che cosa ti ha portato a decidere di andare via? Il desiderio di cambiare e pure la constatazione che io ho davanti a me ancora venticinque anni circa di lavoro e credo sia importante incontrare e visitare altri mondi e altre esperienze.

Al tuo arrivo nel 2009 l’Associazione era già una realtà ampia e consistente, ma in questi dodici anni, è cresciuta e si è ulteriormente articolata. Come hai vissuto e come valuti questa evoluzione? Nel colloquio di assunzione, Paolo Marcato mi disse che si stava pensando una disaggregazione dell’Associazione, dato che stava crescendo troppo. Poi quella intenzione non si realizzò, mentre l’Associazione ha continuato la sua espansione ed oggi, rispetto ad allora, è enorme. Questa crescita è il segno che siamo bravi. Secondo me quello che manca o che è da continuare a curare è cercare l’equilibrio tra lo stile relazionale interno, molto familiare e amicale, e l’esigenza di una struttura portante solida, adeguata alle necessità di un’organizzazione così complessa. Il confronto e la discussione su questo nodo va avanti da anni e non si potrà mai arrivare ad un esito definitivo. Si tratta piuttosto di continuare a perseguire un equilibrio. Negli ultimi anni si è rinforzato l’aspetto che chiamerei “aziendale”, assumendo persone con alte competenze specifiche. Si tratta di favorire un Marzo/März 2021

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processo che permetta di coniugare queste professionalità con modalità relazionali e comunicative dirette, informali, familiari. Ho l’impressione che la valorizzazione delle competenze abbia consolidato le distinzioni per settori e per aree, correndo però il rischio di smarrire l’idea che insieme

lavoriamo e

siamo

tutti tutti

parte de La Strada.

A tuo avviso, ora che don Giancarlo non c’è più, l’identità e l’anima associativa sono comunque ancora vive? Fiera del volontariato 2019

Sì, quello direi proprio sicuramente di sì. Mi pare

sia anche frutto del lavoro portato avanti dal Consiglio di Amministrazione e pure del Centro studi.

Tu hai conosciuto da vicino anche l’impegno del Consiglio di amministrazione, o meglio dei vari CdA che si sono succeduti. Tutto sommato è una componente dell’Associazione che pochi avvicinano direttamente. La mia percezione è che i CdA, che si sono susseguiti, hanno potuto contare su uno zoccolo duro di persone profondamente legate all’Associazione e alla sua storia, a cui si sono via via aggiunte persone nuove, che però si sono ben adattate e che al contempo conoscono il territorio e mettono a disposizione capacità e competenze preziose per l’Associazione e la sua conduzione. Sono fiduciosa che questo amalgama permetterà di superare quello che è stato denominato il “dopo di noi”, ossia la riduzione di impegni e responsabilità per coloro che ho chiamato lo “zoccolo duro”, tra cui vi sono alcuni dei fondatori de La Strada-

Der Weg, come il presidente Paolo Spolaore e l’avvocato Giovanni Salghetti.

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Internos


Il progetto “Il Ponte-Die Brücke” Intervista ad Anna Mattiuzzo di Massimo Antonino

Il progetto “Il Ponte-Die Brücke”, nato in risposta al bando “Un Passo Avanti” e finanziato dalla fondazione “Con i Bambini”, prevede l’inserimento di educatrici ed educatori a fianco delle insegnanti di classe in dieci scuole per l’infanzia di lingua italiana e tedesca della provincia di Bolzano. Questo progetto pilota, di durata triennale, permetterà di svolgere un’importante lavoro di prevenzione al disagio contattando circa 870 bambini e relative famiglie. Oltre a “La Strada–Der Weg”, che funge da ente capofila, sono coinvolti: Impresa sociale Südtiroler Kinderdorf ONLUS; Forum Prevenzione; Cooperativa sociale EOS; Arciragazzi Bolzano; Libera Università di Bolzano–Facoltà di scienze della formazione. Anna Mattiuzzo

Ciao Anna, prima di tutto spiegaci il tuo ruolo nel progetto. Il progetto coniuga privato sociale e mondo delle scuole dell’infanzia pubbliche per promuovere il benessere dei bambini e prevenire la povertà educativa. Le varie associazioni che vi prendono parte hanno creato una sorta di organigramma, in cui ci sono i coordinatori della parte più operativa ed educativa e i coordinatori della parte più amministrativa e burocratica. Io sono coordinatrice per l’Associazione La

Strada-Der Weg, quindi mi occupo di coordinare, sostenere e rinforzare le nostre educatrici; inoltre condivido con gli altri educatori le tematiche che emergono in un costante confronto funzionale alla riuscita del progetto. Noi coordinatori, insieme agli operatori, stiamo cercando di delineare limiti e possibilità dei nostri ruoli nel rispetto dei contesti in cui andiamo ad operare; per questo è necessario che il Marzo/März 2021

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confronto sia continuo, costante e fortemente riflessivo.

Finalmente, nonostante il Covid, il progetto è entrato nella fase operativa. Raccontaci! Certo. Faccio un passo indietro nel tempo, perché prima di inserire gli educatori nelle classi abbiamo voluto organizzare un primo livello di incontro e conoscenza tra operatori e team educativo delle scuole dell’infanzia; l’abbiamo fatto attraverso una formazione comune svoltasi in novembre e dicembre 2020. I partner di progetto, utilizzando le proprie competenze, hanno offerto agli insegnanti delle scuole dell’infanzia e ai propri educatori dei moduli formativi, che sono risultati uno più interessante dell’altro.

Li possiamo elencare? Volentieri: l’Università di Bolzano ha affrontato il tema delle alleanze psicoeducative tra scuola e famiglia; Forum Prevenzione ha parlato di prevenzione, riconoscimento del trauma e cambiamenti della famiglia all’interno della società; Kinderdorf ha approfondito la tematica della competenza relazionale; Il Centro Il Germoglio dell’Associazione La Strada–Der Weg ha evidenziato i problemi relazionali e psicologici causati dal distanziamento dovuto al Covid. Un ulteriore momento formativo è stato dedicato all’informazione degli insegnanti sulla specificità del progetto Il Ponte–Die Brücke. In fondo ogni scuola dell’infanzia è un piccolo microcosmo a sé stante ed è di fondamentale importanza che gli insegnanti comprendano le potenzialità del progetto e lo possano calare al meglio nella loro realtà specifica.

Secondo te ci sono i presupposti per una buona collaborazione? Penso di sì. Personalmente ho colto già un’importante segnale, che ho interpretato come la restituzione di una cortesia: dopo aver usufruito della formazione di cui abbiamo appena parlato, le dirigenti Paola Segala e Renate Kollmann hanno realizzato un bellissimo momento formativo, rivolto ai partner di progetto, per spiegare come è organizzata la scuola dell’infanzia in Alto Adige e quali sono le sostanziali differenze tra i settori italiano e tedesco.

Dicevi appunto che le varie scuole non sono tutte “uguali”… . Certo, come tutti i contesti lavorativi, pur attenendosi a linee guida comuni, sono caratterizzate dalle persone che vi lavorano. Questo si è visto anche da come le educatrici, provenienti dall’esterno, hanno colto queste differenze e peculiarità, organizzando i loro “ingresso” in modo diverso. Alcuni hanno ad esempio iniziato 10

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con una fase di osservazione, mentre altri hanno valutato di mettersi in gioco partecipando da subito attivamente alla quotidianità del gruppo dei bambini a scuola.

Dunque il bilancio di questa prima fase è totalmente positivo o c’è qualche difficoltà da superare? È sicuramente positivo che il progetto sia partito in tutte le scuole rispettando la tabella di marcia, che è stata più volte riadattata alle restrizioni imposte dalla pandemia. Notiamo qualche difficoltà in più in città nelle scuole più grandi, rispetto a quelle più piccole di paese. Dove i numeri sono più alti c’è più dispersione e il lavoro di costruzione delle reti tra scuola, famiglie e territorio è un po’ più difficoltoso, mentre nei paesi le reti spesso esistono già e l’educatore deve solo saperci entrare e diventare lui stesso una nuova risorsa. Io che mi trovo a gestire due realtà molto diverse, una Bolzano e l’altra a Salorno, noto molto bene questa differenza. In città è più faticoso vincere una certa iniziale e comprensibile resistenza. In paese la comunità è più piccola, ma spesso più attiva ed è più facile che una mamma ne informi un’altra: “Guarda che c’è questo muovo progetto… se vuoi c’è un’educatrice che ti può consigliare”, ecc…

Dunque sarà importante il lavoro di sensibilizzazione sul territorio È

corretto.

Soprattutto

nei

grandi

centri

sarà

Massimo Antonino

importante che gli educatori informino il territorio (nei luoghi istituzionali e informali frequentati dalle famiglie) sulla valenza del progetto. A tal proposito sono stati stampati molti volantini che verranno distribuiti il più capillarmente possibile. Non dimentichiamo che già consegnando del materiale informativo si entra in relazione con la persona, ci si presenta, si diventa riconoscibili in quel determinato territorio e si viene gradualmente collegati all’iniziativa che si vuole promuovere. Appena possibile gli educatori cercheranno di diventare più operativi sul territorio organizzando momenti di incontro e animazione per bambini e famiglie. Marzo/März 2021

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Si sta già verificando uno step importante previsto dal progetto e cioè che l’educatrice diventi una risorsa attiva anche fuori dalla scuola? Per quello che vedo io posso rispondere positivamente. A Salorno ad esempio è successo più volte che l’educatrice abbia effettuato delle visite domiciliari per aiutare famiglie in difficoltà nell’ utilizzare i supporti informatici. E la cosa positiva è che questi ed altri interventi sono nati dall’ottima sinergia che si è instaurata tra lei e la coordinatrice della scuola dell’infanzia, che quotidianamente le chiede, nel rispetto dei ruoli, di collaborare per superare qualche situazione problematica.

C’è il rischio che l’educatrice o l’educatore venga indirizzato prevalentemente sui bambini “certificati”, quasi come fosse un insegnante di sostegno aggiuntivo? C’è un po’ questa tendenza ed è comprensibile, perché il bambino “certificato” è visto dagli insegnanti come quello più bisognoso di aiuto, ma gli educatori hanno invece molto chiaro che la specificità del progetto sta nel dedicarsi all’intero gruppo classe, anche perché non solo i bambini con una certificazione possono vivere situazioni di disagio. Grazie a questo approccio in una scuola l’educatrice si è accorta che un bambino aveva qualche difficoltà a distinguere i colori.

Come stanno convivendo le due figure professionali: educatrice e insegnante? Penso che la formazione comune abbia avuto il grande merito di abbassare se non di annullare il muro protettivo che si tende a porre quando si ha a che fare con qualcuno di nuovo e di fare in modo che nessuno dei due veda nell’altro una figura “giudicante” o una risorsa da sfruttare. In questo senso c’è molto rispetto e questo è il presupposto ideale per una buona collaborazione.

Nel gruppo degli educatori ci sono più uomini o donne? Sono tutte donne tranne un unico uomo e questo è un dato che riflette la attuale presenza di genere nelle professioni di cura. È un gruppo che una volta al mese si ritrova in una sorta di supervisione informale, dove ci si confronta condividendo le proprie esperienze, cercando di dare e ricevere suggerimenti per il proprio operato.

Una tua valutazione? Al momento è positiva. Oltre al buon feeling con le scuole, mi piace la collaborazione che si è instaurata tra i partner di progetto: pur nelle diversità e difficoltà ci confrontiamo e riusciamo a collaborare in modo produttivo, prendendo da ogni partner le risorse più funzionali alla riuscita del progetto.

Concludendo cosa ti piace di più del progetto? La sua versatilità e elasticità: giocando un po’ con le parole penso di poter dire che 12

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in ognuna delle dieci scuole coinvolte c’è un “ponte” diverso. E visto che stiamo giocando con le parole ti annuncio che con tutti gli educatori convolti abbiamo coniato una parola nuova per descrivere la figura educativa nel progetto Il ponte–

Die Brücke: si chiama “educational networker”, che si potrebbe tradurre con ”operatori di rete dal punto di vista educativo”. Non ci siamo limitati ad inventare un nuovo nome, ma abbiamo scritto un documento approvato da tutti i partner in cui descriviamo il profilo professionale di questa figura.

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Bildungswege Schule-Arbeitswelt Von Dario Volani Der Leiter des Studienzentrums

Neben

der

Schulung,

Planung,

Ausbildung,

Veranstaltungen

und

Kommunikation, Organisation

anderen

von

Aktivitäten

befasst sich das Studienzentrum auch mit der Auswahl, der Aufnahme und der Verwaltung von Praktika, Stages und der Bildungswege für

Dario Volani

übergreifende

Fähigkeiten

und

Orientierung

(besser

bekannt

als

„Bildungswege

Schule-Arbeitswelt“,

bzw.

duale Ausbildung, die sowohl in der Schule,

als auch in der Arbeitswelt stattfindet). Dabei handelt es sich um Methoden und Praktiken, die durch Erfahrung helfen, das in der Schule erworbene Wissen zu festigen und die Einstellungen der Studenten u. Studentinnen in der Praxis zu testen. In dieser Zeit des besonderen gesundheitlichen Notstands haben die Anfragen wirklich erheblich zugenommen. Die verständliche Nichtverfügbarkeit vieler Strukturen (wie z. B. Pflegeheime/Seniorenwohnheime) hat es eindeutig schwierig gemacht, Räume und Erfahrungen zu finden, die man vielen jungen Menschen anbieten könnte. Schon seit geraumer Zeit hat der Verein durch Vereinbarungen mit vielen italienischen und ausländischen Universitäten, Fachhochschulen und zahlreichen verschiedenen Instituten in unserer Provinz mehrere Studenten aufgenommen. Der Verein versucht auf jede Weise diese Möglichkeit bereitzustellen und anzubieten, weil er es für wichtig hält, dass junge Menschen ihre Ausbildung bereichern und ihren Bildungs- bzw. ihren künftigen Arbeitsweg besser orientieren können, und dies eben dank jener Projekte, welche mit ihrem Lehrplan übereinstimmen. Wir sind uns auch bewusst, dass dies eine großartige Gelegenheit für unsere 14

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Organisation darstellt, potenzielle zukünftige Kollegen d.h. Studenten zu treffen, die nach Abschluss ihrer Ausbildung in der Lage sein werden, als Mitarbeiter in einigen unserer Dienste tätig zu sein. Aber wir wollen all dies auch tun, um der inspirierenden Vision des Vereins treu zu bleiben, diesem Antrieb, jungen Menschen zu begegnen, auf ihre Bedürfnisse zu hören, Orientierungsmöglichkeiten für ihre Zukunft zu bieten, ihr Talent zu fördern. Ein Talent, das oft noch im Verborgenen liegt, nicht vollständig sichtbar oder bekannt ist und das es an uns liegt, hervorzubringen. Diese Tätigkeit wird so zum Licht auf die Lebensperspektive, sie wird zur Wahl eines Lebensstils, sie wird zur Fähigkeit des Gedankenaustausches, sie wird zur Gelegenheit zu bewerten, ob der eigene Wunsch und Traum auch eine Machbarkeit, eine Nachhaltigkeit besitzt, ob er den realen persönlichen Fähigkeiten und Kompetenzen entspricht. Entlang dieser Erfahrungen treffen wir ebenso auch auf Fragilität, besondere Bedürfnisse, Dimensionen, die Sorgfalt und Geduld erfordern. Wir vom Studienzentrum, aber auch alle Kolleginnen und Kollegen der verschiedenen Dienste, haben die Aufgabe zu begleiten, zu erklären, zu bezeugen, oft die formelle Rolle des Tutors zu spielen, aber noch mehr, uns als Fachleute mit ihren Fähigkeiten und ihren Bemühungen zu präsentieren. Jeder angenommene Praktikant setzt eine Investition von Zeit, Energie und Engagement voraus. Eine Zeit und ein Engagement, welches jedes Mal anders ist. Auch die zur Verfügung stehende Zeit ist unterschiedlich: Sie reicht von zwei Wochen bis zu einem Jahr Vollzeit. Also mit einem äußerst vielfältigen Engagement. Aufgrund der großen Bandbreite an Bereichen und Feldern, in denen wir tätig sind, können wir eine Antwort auf die vielen Anfragen bieten, indem wir verschiedene Sektoren u. Bereiche ansprechen, die vom Sozial- bis zum Gesundheitswesen, von der

Bildung

bis

zur

Animation

reichen,

bis

hin

zur

Sozialforschung,

Informationstechnologie, Verwaltung, Grafik und Kommunikation. Wir können Bildungswege erfinden, wo diese noch gar nicht vorhanden sind. Mit Sicherheit stellt dies eine großartige Ausbildungsmöglichkeit für junge Menschen dar, ebenso wie eine enorme Chance, sie mit den Werten unserer Vereinigung und dem Geist, mit dem sie ihre Aufgabe erfüllt, zu konfrontieren. Neben den branchenspezifischen Fertigkeiten wird viel an den Grundfertigkeiten gearbeitet, also an der Flexibilität, der Beziehungsfähigkeit, der Fähigkeit, Marzo/März 2021

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Zusammenhänge herzustellen, der Beobachtungsfähigkeit. Ebenso auch auf Elemente, die einst normal erschienen, also Pünktlichkeit, Beständigkeit, der angemessene Umgang mit anderen. Die Hoffnung ist, wirklich nützlich zu sein, eine sinnvolle Erfahrung bieten zu können, die Motivation und Kompetenz zu steigern. Die Gewissheit ist die, immer wieder anderen Geschichten zu begegnen, wir selbst immer wieder etwas Neues dazu lernen zu können, die Schönheit, Teil des Wachstumsweges vieler junger Menschen zu sein.

www.lastrada-derweg.org

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Quale pena? Un webinar di Fabrizio Mattevi La giustizia penale è uno dei capisaldi del moderno stato di diritto. Il suo esercizio poggia su secolari approfondimenti e dibattiti teorici. Eppure questa realtà, tanta complessa e delicata, è spesso ridotta a slogan, luoghi comuni, preconcetti. La drammaticità dei fatti di cronaca, come quelli che recentemente hanno turbato la collettività bolzanina, è alimentata dai mezzi d’informazione e amplificata dall’incontinenza della comunicazione sui social. Le onde emozionali semplificano e

Fabrizio Mattevi

banalizzano eventi che sono invece densi e aggrovigliati. Così si smarrisce la consapevolezza

che i dilemmi giudiziari riguardano persone in carne e ossa, le loro vite, quelle dei loro cari. Persone sono, di volta in volta, le vittime, gli accusati, gli innocenti, i condannati. Per contrastare superficialità e frasi fatte, per riflettere più in profondità su questi temi e questa realtà, l’Associazione

La

Strada-Der

Weg

ha

organizzato un incontro online con gli avvocati Mauro De

Pascalis e Alessio Cuccurullo, lo psicologo Luca Guerrato.

L’immagine scelta per la locandina del webinar

L’incontro si è svolto martedì 23 febbraio, dalle ore 18.00 alle 19.45 ed è stato seguito da un’ottantina di persone.

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Lo spunto iniziale è venuto dal romanzo che De Pascalis ha recentemente pubblicato, intitolato “Solo tredici chilometri”. Narra la vicenda processuale che il giovane avvocato De Pascalis visse da protagonista. Nel novembre del 2000, a San Stino di Livenza, fu trovato il corpo senza vita di Johanna Pichler, una diciannovenne che abitava a tredici chilometri da San Candido, in territorio austriaco. Dell’omicidio venne accusato Martin, un ventiseienne di San Candido, con cui la ragazza aveva trascorso la sera prima di scomparire. Il giovane fu subito incarcerato. Ne seguì un lungo iter processuale, che impiegò tre anni per giungere alla prima sentenza, che dichiarava innocente il presunto colpevole. La vicenda, devastante, evidenzia la potenza della pressione che opinione pubblica e mezzi d’informazione possono esercitare, condizionando lo svolgimento dell’azione penale. Esiste infatti, e agisce, una “vox populi”, di cui ciascuno di noi è parte

inconsapevole,

chiacchiericcio,

alimentata

pressione

da

mediatica,

affermazioni incontrollate diffuse sui social. All’interno di questi canali si emettono

sentenze

definitive

e

perentorie, ancor prima e a prescindere dallo svolgimento del dibattimento. Il “giusto processo” è dunque una procedura, articolata e sofisticata, a tutela dei diritti e della dignità di ciascuna

Mauro De Pascalis

delle parti in causa: vittime e imputati. Senza paletti e senza dispositivi giuridici si ritornerebbe alla giustizia sommaria, alla vendetta, alle esecuzioni fai da te del Far West. In questa cornice si inserisce la funzione essenziale e irrinunciabile dell’avvocato difensore, su cui si è soffermato Alessio Cuccurullo, da tanti anni prezioso componente del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione, nonché consulente instancabile per molte questioni di natura penale. Ciascuno ha diritto a essere difeso e questa tutela è indispensabile per permettere un giusto processo. 18

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L’avvocato non legittima né approva le azioni commesse, ma garantisce che il procedimento penale si svolga nel rispetto delle regole e della tutela di tutte le parti in causa. Il suo giuramento professionale gli impone di impegnarsi affinché la legge sia rispettata. Si scorda sempre che quelli che vengono bollati come “cavilli” sono norme previste dalla legge, approvate da altri, non dagli avvocati, preesistenti al processo. L’avvocato si limita a richiamare e invocare disposizioni previste dall’ordinamento. Allo steso modo si ignora che nel dibattimento si confrontano le parti, accusa e difesa, mentre la sentenza viene decisa da un soggetto terzo: il giudice o la corte. Solo e soltanto ad essi spetta

il

compito

di

pronunciarsi sui fatti ed emettere un giudizio, sulla base

di

prove

e

argomentazioni presentate nel corso del processo. Tale articolazione permette di giungere a una motivata condanna o a un’altrettanta motivata assoluzione. Spesso l’opinione pubblica Alessio Cuccurullo

manifesta delusione per una sentenza,

ritenendola

inadeguata rispetto alla gravità delle azioni commesse (oppure, al contrario, eccessiva). Le reazioni emotive sono alimentate anche dal fatto che le cronache giornalistiche solitamente indicano il massimo della pena prevista dal codice per un dato reato ma non riportano anche la pena minima.

Luca Guerrato coordina, all’interno de La Strada-Der Weg, il progetto “Giustizia riparativa”. La sua esperienza, profonda e significativa, porta con sé e propone una visione più ampia, che va al di là della questione della pena. La giustizia riparativa pone al centro dell’attenzione le persone e la loro esperienza vissuta: la vittima con le sue sofferenze, il colpevole chiamato a prendere coscienza delle conseguenze reali di quanto ha commesso. Si tratta di un percorso lungo e irto, che prevede successivi incontri con le parti per Marzo/März 2021

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raccogliere stati d’animo, sentimenti, attese e desideri. Se e quando le persone accettano di incontrarsi, hanno la possibilità di esprimere e condividere quel che hanno intimamente vissuto e ancora stanno vivendo interiormente. Per le persone in conflitto è difficile ascoltare l’altro, perché prevale l’urgenza di parlare di sé ed esprimere turbamenti e tumulti del proprio animo. In questa fase diviene centrale la figura del mediatore, che si offre appunto come ascoltatore attento e partecipe. Sentendosi ascoltato ciascuno riesce un po’ alla volta ad ascoltare, a sua volta, l’altro. Allora, lentamente, può avviarsi un percorso di conciliazione. Non è sufficiente una sanzione per sanare gli effetti di un reato. La giustizia non coincide con il commutare una pena. Uno degli esempi citati ha riguardato atti aggressivi e minacce tra compagni di classe in una scuola superiore. Non basta

prendere

un

provvedimento

punitivo, non basta una sospensione per sciogliere e dirimere il conflitto e la reciproca

ostilità,

che

circolare,

sottotraccia,

continua nel

a

gruppo

classe; non bastano scuse formali e atti di costrizione solo esteriori. Occorre giungere a una reale conciliazione, al reciproco protagonisti

riconoscimento della

vicenda.

tra

i

Questo

traguardo si raggiunge soltanto dando voce al dolore, al trauma, alla rabbia, all’angoscia di ognuno e in particolare

Luca Guerrato

delle vittime. La giustizia riparativa non intende sostituirsi alla giurisprudenza, ma vuole andare oltre, dato che perseguire la giustizia non si esaurisce nell’infliggere una pena. In particolare solleva la questione delle vittime, delle loro sofferenze, della loro aspirazione e del loro diritto a essere riconciliati con la vita. Di recente è tornata alla ribalta una storia da questo punto emblematica e straordinariamente significativa. 20

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Molti anni fa, a Novi Ligure, Erika e Omar, due adolescenti, uccisero la mamma e il fratellino di lei. Il padre di Erika è sempre rimasto accanto alla figlia, evitando ogni apparizione pubblica, accompagnandola in un lungo e sconvolgente percorso di rinascita. Una vicenda abissale che mostra tutto lo scarto che separa la condanna penale dalla riparazione.

Il romanzo di Giovanni Accardo e Mauro De Pascalis

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„Männlich erziehen?“ von Manuela Gius Das "Meeting" rund um das Thema "Männlich erziehen?" ist abgeschlossen. Der Covid-19 Notstand hatte uns gezwungen, die für das Frühjahr 2020 geplanten Termine abzusagen. Um jedoch die geleistete Vorarbeit trotzdem nutzbar zu machen, haben wir drei Webinare organisiert. Die Idee, uns mit dem Thema "Männlichkeit" zu konfrontieren, Manuela Gius

Vorbildern

der

Vorschlag

sowie

Aufmerksamkeit

auf

das den

von

neuen

Lenken sich

der bereits

vollziehenden und noch zu entwickelnden kulturellen Wandel, begann schon mit dem Meeting "Animare–Beseelen“ von 2019. Mit Hilfe von Mathias Voelchert,

Andrea Rampini, Stefano Laffi und Sofia Bignamini diskutierten wir darüber, wie und in welchem Ausmaß die Erziehung im Wandel ist und wie sich die Rolle der Erzieher selbst verändert hat. Außerdem beschäftigten wir uns mit dem "Alter der Veränderung", ein Alter in dem Jugendliche damit beschäftigt sind, ihre "Haut zu wechseln", sodass wir Erwachsene sie plötzlich nicht mehr erkennen können. Es wurde als interessant empfunden, innezuhalten und sich mit neuen männlichen Modellen auseinanderzusetzen. Wir wollten alternative Erziehungsmodelle suchen und fördern, um althergebrachte Vorbilder zu überwinden, wie den Macho Man, den "Mann, dem alles erlaubt ist“, den Mann, der seine physische und psychische Stärke und Gewalt gegenüber allem und jedem ausüben muss. Es ging nicht darum, die geschlechtsspezifischen Unterschiede aufzuheben, sondern sie anzuerkennen, zu verstärken, ihre Besonderheiten zu fördern und einen Veränderungsprozess einzuleiten, der zu Respekt, zu Fürsorge und zu der Fähigkeit, gemeinsam zu entscheiden und zu handeln, führen sollte. Wir sind von der Beobachtung ausgegangen, dass eine tiefgreifende Veränderung 22

Internos


der geschlechtsbezogenen Unterschiede im Gange ist. Insbesondere der Mann bzw. das "Männliche" sucht nach neuen Eigenschaften, die nicht nur die Negation vergangener Modelle sind, sondern neue Perspektiven aufzeigen. Fragen und Überlegungen zum "Männlichen" werden auch für all jene (Eltern, Erzieher, Lehrer usw...) anschaulicher und konkreter, die eine erzieherische Funktion an der Seite der Jugendlichen haben, welche ihrerseits versuchen, ihre eigene Identität aufzubauen. In den Jahren 2019 und 2020 haben wir in den verschiedenen Teams unserer Dienste Austauschtreffen zum Thema "Männlich erziehen" organisiert. Mit Hilfe von

Nicoletta Simionato von der Mailänder Stiftung "Minotauro" haben wir eine erste Reflexion entworfen. Darauf aufbauend haben wir durch drei Webinare am 12., 24. und 29. März 2021 an denen insgesamt etwa 230 Personen teilnahmen, die Überlegungen fortgesetzt und ergänzt.

Matteo Lancini setzte verschiedene Impulse in Bezug auf junge Männer, aber

auch

auf

die

Welt

der

Erwachsenen, der Familie und der Schule. Wir haben uns mit Formen der Pathologie beschäftigt, sowie mit dem natürlichen Ringen um Bezugsmodelle. Ein

interessanter

Notwendigkeit

Punkt

einer

war

die

"Vorbereitung

zum Abschiednehmen", um zu lernen, mit dem Ende und dem Abschluss von Beziehungen umzugehen, das Leben anders zu betrachten, zu wissen, wie man Projekte, Kontakte, Geschichten und Konflikte auf eine angemessene Weise abschließt.

Armin Bernhard sprach über "Männlich Der Flyer des Webinars

erziehen" in der heutigen Gesellschaft und zeigte dabei genau auf, wie sich

das Thema im Laufe der Zeit entwickelt hat. Sein Beitrag war auch im Hinblick auf Marzo/März 2021

23


seine Funktion in unserem Territorium wertvoll: er ist nämlich Professor an der Fakultät für Erziehungswissenschaften an der Universität Bozen.

Erika Bernacchi half uns, Pflege- und Erziehungsberufe näher zu betrachten und zu verstehen, warum sie ziemlich weit von den Erwartungen und Zielsetzungen der Männer entfernt sind. Ein sehr anregendes Treffen, das viele Fragen von Seiten der Teilnehmer mit sich brachte. Die Arbeit geht nun weiter. Wir haben vor, dieses Thema, welches eine Vielfalt von Aspekten mit sich trägt, wie z.B. Erziehung, Berufsleben, Identitätsbildung und Gleichberechtigung der Geschlechter, zu vertiefen.

Ein von der Zeitung “Alto Adige” veröffentlichter Artikel

24

Internos


Arrivati da altrove a cura di

Fabrizio Mattevi Dario Volani Accanto a noi passano, vivono, persone

lavorano arrivate

da

diverse parti del mondo. Se parliamo di stranieri, spesso, troppo spesso, il nostro pensiero va ai migranti che arrivano sui barconi. C’è però una grande quantità di persone che hanno fatto altri viaggi, hanno altre avventure alle spalle, altri progetti e storie. I dati ASTAT dicono che la popolazione residente in Alto Adige al 31.12.2019 era pari a 533.439, con il 9,7% di stranieri, ovvero 51.967 persone provenienti da tutto il mondo iscritte nei registri anagrafici della provincia di Bolzano. I numeri, ma anche molta cattiva informazione, possono trarci in inganno e se sentiamo parlare di stranieri non sempre consideriamo che in Alto Adige vivono persone provenienti da 138 nazioni, che incrementano l’eterogeneità e la varietà culturale della nostra società. Circa 16.350 sono i cittadini comunitari, che rappresentano il 31,5% circa del totale degli stranieri residenti; un altro 30% proviene dagli altri paesi europei, non facenti parte dell’UE, il 20,0% sono originari dell’Asia e il 14,1% dell’Africa. Se ci prendiamo il tempo di chiedere a qualcuno che arriva da altrove cosa vede e come ci vede, scopriamo o riscopriamo aspetti e situazioni interessanti. Per questo abbiamo invitato alcune persone, che collaborano con noi, provenienti da luoghi distanti, a condividere un loro sguardo sulla nostra realtà. Speriamo possa sollecitare una sana curiosità e il desiderio di conoscere meglio. Perché spesso la paura nasce da non conoscere abbastanza.

Marzo/März 2021

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Graciana Graciana Caballero sta svolgendo uno stage al Centro Studi. Da quando è arrivata in Italia ha avviato le pratiche per far riconoscere in Italia il suo titolo di avvocata. Nel frattempo ha seguito diversi corsi e svolge alcuni lavori per poter meglio apprendere lingua e cultura.

Raccontaci brevemente di te.

sempre facili, ma finalmente adesso

Mi chiamo Graciana Caballero, vengo

sono stabilmente residente a Laives.

dall'Uruguay e sono qui in Alto Adige da circa un anno e mezzo. Sono avvocata

Qual è stata e qual è adesso la maggiore difficoltà incontrata.

e, oltre al mio studio professionale

Senza dubbio la barriera linguistica,

privato, ho lavorato per anni nel Centro

specialmente con il tedesco che è molto

Hospitalario

di

distante da qualsiasi lingua io abbia mai

Montevideo, come responsabile del

sentito. Non trascurabile anche la

dipartimento legale. Questo ospedale è

difficoltà

il

è

specialmente con la situazione attuale.

specializzato nella cura di donne e

Fino ad ora ho poi fatto moltissima

bambini.

fatica ad abituarmi al letto "alla

Per quale motivo, bisogno, interesse sei arrivata in Italia?

tedesca".... Ma come si fa a dormire

Sono venuta qui per amore, dopo aver Dal punto di vista burocratico la pratica

C’è un aspetto, uno stile, una situazione molto differente tra il tuo luogo di origine e Bolzano?

necessaria

il

Sono rimasta molto colpita da come i

più

"Pereira

grande

Rossell"

dell'Uruguay

ed

conosciuto il mio attuale compagno.

riconoscimento

era

trovare

un

lavoro,

senza lenzuolo?!

cittadinanza...

cani siano inclusi nella società. Con me

Tuttavia tra un disguido e l'altro, ci

è venuta anche la mia cagnolina Raffa,

sono voluti nove mesi per ottenerla! I

ma fino a quando ero in Uruguay, lei

preparativi sono stati lunghi e non

non

26

della

solamente

di

poteva

venire

con Internos

me


praticamente da nessuna parte. Tra

vissuto! Oltre a questo mi piace

passeggiate

mezzi

moltissimo l'abitudine degli italiani di

pubblici e ristoranti dog-friendly, lei ha

prendersi un caffè più volte al giorno,

cambiato vita più di me! Inoltre mi

mi ricorda tanto il mate, la nostra

hanno colpito le bellezze naturali di

bevanda tipica ed il suo senso di

questo territorio, e come la popolazione

condivisione e comunità.

se ne prende cura. Una particolare differenza che ho

… voi italiani, altoatesini, bolzanini non vi rendete abbastanza conto che …

trovato è

livello linguistico: in

della fortuna di avere un'alta qualità di

spagnolo utilizziamo il "ciao" (chao)

vita alla portata di tutti, in relazione fra

solo per congedarsi, invece qui anche

le

quando ci si incontra... all'inizio è stato

dell'ambiente,

strano! Inoltre le professioni sono

vicinanza dello stato e delle istituzioni

abbinate al genere, mentre qui molte

nelle sue figure locali. Ed ovviamente

professioni si usano solo al maschile,

all'alta quantità di organizzazioni sociali

anche se la lingua prevedrebbe anche

di tutti i tipi che operano nel territorio.

il femminile... Come mai?

Lasciaci un tuo saluto e un tuo invito/stimolo. Salutaci con una frase nella tua lingua d'origine! Ringrazio La Strada-Der Weg di avermi

in

a

montagna,

Non posso credere che non avete un verbo per dire “fare la colazione”, tipo colazionare?

altre

cose, alla

alla

protezione

sicurezza,

alla

Qual è la cosa bella che hai trovato, un aspetto positivo che vuoi evidenziare, una sorpresa positiva che hai vissuto?

dato l'opportunità di farmi conoscere.

Un aspetto positivo che ha richiamato

sarò felice di rispondere!

la mia attenzione è la pluriculturalità

Vi saluto con una celebre frase del

presente qui, dato che nel mio paese

poeta Uruguaiano Mario Benedetti:

siamo abituati ad avere solo immigrati

"De eso se trata, de coincidir con gente

di altri stati latinoamericani o qualche

que te haga ver cosas que tú no ves.

visitatore europeo che va a trovare la

Que te enseñen a mirar con otros ojos".

famiglia, avendo per il 90% origine

"Di questo si tratta, di incontrare

europea. Non riesco a capire come per

persone che ti fanno vedere cose che

certe persone questo possa essere

tu non vedi. Che ti insegnano a

visto come negativo, è una delle cose

guardare con altri occhi."

Se volete sapere qualcosa in più sull'Uruguay o avete qualche curiosità

più affascinanti che io abbia mai Marzo/März 2021

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Leydi A febbraio Leydi ha iniziato il servizio sociale volontario presso La Strada-Der Weg. Opera presso il Progetto “All together”, il Centro “Charlie Brown” e, per una mattina alla settimana, collabora con l’ufficio dell’Area Servizi volontari.

Raccontaci brevemente di te.

delle belle città, di cui mi sono

Mi chiamo Leydi Trinidad Torricco

innamorata.

Mejia.

La mia mamma era giunta in Italia per

In febbraio ho iniziato il servizio sociale

lavoro, quindici anni prima e con i suoi

volontario. Sono nata in un paese

sforzi ha permesso a me e ai miei

bellissimo e ricco di cultura: la Bolivia,

fratelli di studiare.

in una provincia piccola ma carina

Pensavo di fermarmi per un anno; ho

Oruro.

lavorato in un bar e mi sono iscritta a

In Bolivia ho studiato e, pur lavorando,

un

sono riuscita a laurearmi e diventare

conosciuto il mio futuro marito, sono

maestra d'asilo.

rimasta incinta, è nato Nicolas e così la

Per quale motivo, bisogno, interesse sei arrivata in Italia?

mia permanenza in Italia è proseguita

Nel 2016 sono venuta in Italia per

ce lo permetterà intendo andare in

passare più tempo con la mia mamma,

Bolivia per far conoscere ai miei parenti

che non vedevo da più di dieci anni. Ero

mio marito e mio figlio.

anche interessata ad ampliare la mia formazione professionale e desideravo

Qual è stata e qual è adesso la maggiore difficoltà incontrata?

incontrare altre culture, scoprire un

La

nuovo bellissimo posto; così sono

incontrato, e tuttora incontro, è la

arrivata direttamente a Bolzano, una

corretta

28

corso

di

italiano.

Invece

ho

sino ad oggi. Ma non appena l’epidemia

maggiore

difficoltà

conoscenza

che

della

ho

lingua

Internos


l'italiana e anche riuscire a imparare la

cucina sudamericana sono molto ricchi

lingua tedesca.

di sapore, gusto e profumi, l'agricoltura

Qui lo stile di vita delle persone è

è principalmente biologica, la frutta, la

diverso sotto vari aspetti. A Bolzano

verdura, la carne sono più gustosi e

non è facile avviare nuove amicizie,

saporiti.

perché

si

In Alto Adige il costo della vita è molto

le

frequentano

persone

di

propri

alto rispetto alla Bolivia, a Cochabamba

piccoli gruppi, sono assai più riservate,

gli alimenti costano molto meno che in

diffidenti e chiuse in confronto alla mia

Italia.

città, Cochabamba. In Bolivia siamo più socievoli e accoglienti nei confronti

… voi italiani, altoatesini, bolzanini non vi rendete abbastanza conto che …

delle persone nuove.

Il sistema sanitario in Bolivia non è

Però, qui a Bolzano, sono diventata

accessibile allo stesso modo a tutti i

amica di alcune persone e ora non

cittadini, perciò si deve avere una

vorrei più rinunciare alla loro presenza.

buona assicurazione sanitaria. Credo

C’è un aspetto, uno stile, una situazione molto differente tra il tuo luogo di origine e Bolzano?

che

Qui ho trovato più tolleranza e più

tutti, mentre in tante parti del mondo

libertà

non è così.

per

all’interno

solito

quanto

dei

riguarda

i

qui

in

Italia

non

sempre

consideriate la fortuna e l’importanza di avere un sistema sanitario accessibile a

convivere viene malgiudicata. Un'altra

Qual è la cosa bella che hai trovato, un aspetto positivo che vuoi evidenziare, una sorpresa positiva che hai vissuto?

differenza è che qui i rapporti con i

Nel 2018 ho visto per la prima volta il

genitori sono meno stretti, i genitori si

mare e la neve: una grandissima

occupano meno dei figli, sono più

emozione. In Alto Adige le montagne

permissivi con i figli adolescenti, fanno

sono ben valorizzate e facilmente

fatica a intervenire e richiamarli. In

raggiungibili nel tempo libero, mentre

Bolivia ci sono maggiori vincoli fino

in Bolivia le montagne e anche i laghi

all’età dei diciotto anni e c’è più rispetto

sono molto pericolosi, per la presenza

nei confronti dei genitori.

di animali selvatici tra cui i coccodrilli.

Ho molta nostalgia della mia famiglia,

Salutaci con una frase nella tua lingua d'origine! Ringrazio l'Associazione La strada-Der

comportamenti sociali di femmine e maschi. Da noi se una coppia va a

dei nipoti, delle amiche. Poi quello che mi manca tanto è il cibo. I piatti della Marzo/März 2021

29


Weg

per

avermi

l’occasione

di

scelta

condividere

e la

dato

las personas que leerán mi entrevista.”

mia

Un grande saluto a tutte le persone che

esperienza.

leggeranno la mia intervista, un forte

“Un fuerte abrazo y un saludo a todas

abbraccio.

Prodpran Da maggio 2020 svolge il Servizio Sociale Volontario presso l’Associazione. Con una disponibilità ed eleganza fuori dal comune svolge diverse mansioni all’interno dell’Area servizi volontari e del team “Banco alimentare”, regalando competenza e molti sorrisi.

Propran con la figlia

Raccontaci brevemente di te.

persone di Bolzano si sono recate in

Ciao a tutti, sono Prodpran Thakeow.

Thailandia. E quello che è veramente

Vengo dalla Thailandia, un paese del

bello per me sapere è che hanno

sud-est asiatico. È abbastanza lontano

apprezzato il loro viaggio nel nostro

da qui. Ci vogliono in tutto circa

paese e hanno avuto una buona

ventiquattro ore per viaggiare da qui

impressione dei thailandesi.

alla mia città natale, che si trova nel nord della Thailandia. Ero una docente

Per quale motivo, bisogno, interesse sei arrivata in Italia?

presso l'Università di Chiang Mai. Il mio

Vivo in Italia da circa tre anni e mezzo.

principale ambito di insegnamento

Mi sono trasferita qui alla fine del 2017

riguardava le scienze alimentari e la

per vivere insieme alla mia famiglia:

chimica.

mio marito è italiano. È della Val di

All'inizio, quando ero qui, sono rimasta

Sole, ma lavora qui a Bolzano.

così sorpresa di sentire che molte

Ripensandoci, fin dall'inizio io e mio

30

Internos


marito

abbiamo

come

della famiglia che all'esterno: la voglia

avremmo potuto gestire la nostra

di prendersi cura di sé e prendersi cura

complicata situazione. Ci sono stati

l'uno dell'altro.

tanti

dall'italiano al thailandese). Abbiamo

Qual è la cosa bella che hai trovato, un aspetto positivo che vuoi evidenziare, una sorpresa positiva che hai trovato?

avuto

documenti

pensato

da

a

preparare

e

tradurre (dal thailandese all'italiano e con

molte

Mi piace Bolzano che non è una grande

organizzazioni,

a

che

Ambasciata

Reale

città, ma ci sono tutti i tipi di strutture.

Thailandese

Roma,

Ambasciata

Ci sono parchi e campi da gioco

Italiana a Bangkok, Questura, Comuni,

ovunque. Inoltre, è circondata da

Agenzie di traduzione, ecc. Infine, ci

montagne e foreste, che non sono

siamo stabiliti qui a Bolzano e abitiamo

troppo lontane da raggiungere.

molto vicino alla sede de La Strada-Der

… voi italiani, altoatesini, bolzanini non vi rendete abbastanza conto che …

a

fare

Weg. Qual è stata e qual è adesso la maggiore difficoltà incontrata?

Vivete in un posto così bello, un luogo da sogno per molte persone in tutto il

In questo momento, quello che trovo

mondo. Qui è come un crogiolo di

più difficile è la lingua. Non so parlare

cultura tedesca e italiana, con tutto il

molto bene l'italiano. A volte desidero

risultato dell'integrazione voi ragazzi

parlare

siete così unici e speciali.

molto,

esprimere

il

mio

non posso. Questo mi rende frustrata!

Lasciaci un tuo saluto e un tuo invito/stimolo.

Comunque, continuo a imparare e

Chi siamo mai, da dove veniamo, siamo

cerco di imparare di più.

tutti

C’è un aspetto, uno stile, una situazione molto differente tra il tuo luogo di origine e Bolzano?

condividiamo, amiamo, siamo gentili e

pensiero, spiegare la situazione, ma

umani.

Quindi

perché

non

ci perdoniamo a vicenda?

Direi che è totalmente diverso in quasi

Salutaci con una frase nella tua lingua d’origine!

tutti gli aspetti, culture, clima, stili di

“Swasdee Kha, Kho Hai Tuk Khon Chok

vita e così via. Ad ogni modo, penso

Dee Na Kha” (Ciao, auguro a tutti

che ci sia qualche somiglianza nel

buona fortuna! Hallo, ich wünsche allen

rapporto della società sia all'interno

viel Glück!)

Marzo/März 2021

31


“Un spécial charme“ di Alessandra Marcucci

“Un fascino speciale” è il pensiero che il prof Lejeune rivolgeva ai bambini con la Sindrome di Down. La prima volta che ho conosciuto il lavoro

Lejeune

di

commossa

mi

sono

profondamente.

Mio

figlio frequentava la prima media, quando visitai la bellissima mostra organizzata

a

Merano

dall’Associazione Giorgio La Pira. Alessandra Marcucci e il figlio Lorenzo

Non c’era nessun altro visitatore e mi sentii libera di dare sfogo alle

mie lacrime di commozione senza imbarazzo. L’emozione che mi pervadeva in quel momento era fortissima per due motivi: mi domandavo come mai, sino a quel momento, non avevo ancora incontrato e conosciuto l’opera di Lejeune, un’opera così straordinaria e fondamentale anche per me, per la mia vita, dato che sono mamma di un ragazzo con sindrome di down. Il secondo motivo era un’altra domanda: come mai ero sola? Una mostra così meritava flotte di persone, scuole, ragazzi, professori pronti a leggere, conoscere, capire per poi approfondire. Non ho trovato risposte, mi sono accontentata di essere grata dell’occasione che mi si era presentata e di riportare tutto ciò all’interno dell’Associazione Il Sorriso-

Das Lächeln, fondata nel 2004 da me e altri genitori e amici. Dopo poco ho ricevuto l’invito per partecipare a un convegno in cui avrebbe parlato il prof. Strippoli erede di Lejeune. Anche quell’occasione rimane per me, nella mia memoria, un momento speciale di grandissima solidarietà umana e stupore. Uno stupore autentico nel rendermi conto di avere la fortuna di conoscere persone straordinarie, interessate a un mondo che a volte pare parallelo a quello delle persone normodotate e che questo mondo ti aiutano a vederlo con occhi nuovi. 32

Internos


Quella sera eravamo in cinque: cinque mamme che, nonostante la stanchezza, si erano organizzate per andare alla conferenza a Merano. In macchina all’andata scherzavamo sugli impegni della giornata, le fatica e le particolarità dei nostri figli; al ritorno eravamo silenziose, rapite dalle parole e dalle emozioni che il prof.

Strippoli aveva suscitato dentro di noi. Provo a sintetizzare il tema e la novità di queste scoperte. Negli anni ‘50 Jérôme Lejeune, famoso genetista francese, si dedicò allo studio dei caratteri genetici propri delle persone con Sindrome di Down e scoprì che era proprio la terza copia supplementare del cromosoma 21 a determinarne le caratteristiche. Attraverso i suoi studi sul metabolismo intuì che un disturbo metabolico avrebbe potuto essere la causa di una intossicazione a livello cerebrale e di conseguenza della disabilità intellettiva presente in misura differenziata nei soggetti portatori di questa Sindrome. Presentò i risultati della sua ricerca in tutto il mondo ma dovette faticare un bel po’ perché fossero ritenuti degni di attenzione nel mondo accademico. Erano tempi in cui la ricerca scientifica focalizzava i suoi studi sul perfezionamento delle diagnosi prenatali. Le persone Down erano considerate una disgrazia per le famiglie e rimanevano relegati in un ambito ristretto, se non rifiutati dai neo genitori spaventati dalle difficoltà che immaginavano di dover affrontare. Il progetto di Lejeune si interruppe per le difficoltà a ricevere finanziamenti, dopo la sua morte rimase nei cassetti della famiglia per tanti anni. Un caso fortuito (!) ha voluto che quel lavoro venisse tra le mani del prof.

Pierluigi

Strippoli,

genetista

dell’Università di Bologna, che, circa quarant’anni dopo, ha ereditato non solo le preziose informazioni tratte

Pierluigi Strippoli

dagli studi di Lejeune ma la stessa dedizione e amore per questi bambini. La ricerca sta andando avanti, con molti progressi che confermano l’intuizione del prof. Léjeune. In effetti, sembra che responsabile della disabilità intellettiva dei Marzo/März 2021

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Down sia una piccolissima porzione del cromosoma 21 e su questa si sta concentrando la ricerca. Nonostante ciò, poco o nulla è cambiato riguardo alla sensibilità delle Istituzioni a investire fondi per l’approfondimento dell’anomalia genetica piuttosto che l’affinamento dei metodi selettivi della specie. I genitori, i fratelli, gli amici delle persone con la Sindrome, per la maggior parte, dopo un primo periodo di disorientamento, convengono nell’apprezzare il contributo di amore, purezza, innocenza, intelligenza che questi bambini portano nella loro vita. Se oggi le persone Down raggiungono tanti traguardi, ciò è dovuto anche al grande impegno delle famiglie e a scienziati come

Strippoli e Lejeune. Un po’ prima della pandemia, nel direttivo della nostra Associazione Il Sorriso-Das Lächeln, ci siamo chiesti come potevamo noi, a Bolzano, contribuire alla ricerca. È nata l’idea di realizzare un libro con cui promuovere una raccolta fondi. Il libro “Un spécial charme” è composto da immagini di animali che si prendono cura dei cuccioli, corredate da frasi di parenti e amici dei ragazzi Down. Le immagini di animali sono un dono del fotografo naturalista Graziano March. Per l’uscita del libro abbiamo scelto la data del 21 marzo, giornata mondiale della Sindrome di Down. È possibile ricevere copia del libro con una donazione minima di 15€. Tutte le informazioni sul sito dell’Associazione: www.ilsorriso.bz.it Link per prenotare il libro: https://forms.gle/LeYq1RQRDDw7fe3T7 Bonifico: IBAN IT 16 J058 5658 2500 5357 1164 388 (causale: “donazione libro – nome e cognome”.

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Internos


INTERNOS Edizione/Ausgabe: nr. 01/2021 - Marzo/März 2021 Pubblicazione registrata presso il tribunale di Bolzano il 06.08.2018 R.G. n. 3009/2018 Ermächtigung Landesgericht Bozen 06.06.2018 nr. 3009/2018

Associazione – Verein La Strada-Der Weg ONLUS Via Visitazione - Mariaheimweg, 46 39100 Bolzano Bozen Tel 0471 203111 Fax 0471 201585 e-mail: info@lastrada-derweg.org www.lastrada-derweg.org Direttore responsabile/presserechtlich Verantwortlicher: Massimo Antonino Redazione/Redaktion: Massimo Antonino, Fabrizio Mattevi, Dario Volani Grafica/Grafik: Massimo Antonino Se vuole devolvere il 5 per mille Falls Sie 5 Promille Ihres Einkommens schenken möchten a favore di Associazione/Verein “La strada – Der Weg Onlus” Codice fiscale 80020390219 Se vuole fare una donazione / Falls Sie eine Spende machen möchten IBAN – IT29 R060 4511 6080 0000 0139 000

IT29 R060 4511 6080 0000 0139 000 Grazie/Danke

Marzo/März 2021

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Internos Nr. 1_marzo-März 2021_La Strada-Der Weg ONLUS by Associazione La Strada - Issuu