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Atti - Akten Remember Festival 2016

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VILLA DELLE ROSE presenta REMEMBER FESTIVAL 2016 I edizione GLI ATTI

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REMEMBER FESTIVAL The Holocaust was the most evil crime ever committed. Stephen Ambrose

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REMEMBER FESTIVAL Le parole non bastano per dire l’Olocausto David Alhabari

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SOMMARIO PREMESSA Il Centro Giovani Villa delle rose

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Il Remember Festival

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Introduzione degli educatori

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Introduzione delle autoritĂ

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Il programma

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Gli interventi e le collaborazioni

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I numeri del Remember Festival

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I volti del Remember Festival

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IL CENTRO GIOVANI VILLA DELLE ROSE Il Centro per la Cultura Giovanile Villa delle Rose si colloca all’interno dell’area Cultura, Territorio e Famiglia dell’Associazione La Strada – Der Weg, svolgendo un servizio di promozione dell’agio e allo stesso tempo di prevenzione del disagio. La finalità che questo centro giovani persegue è il miglioramento della qualità della vita dei giovani presenti sul territorio, proponendo animazione sociale, culturale, ludica e sportiva, tenendo sempre presente il diritto dei giovani di sviluppare positivamente la propria personalità. Un altro importante obiettivo di Villa delle rose è quello di vedere i ragazzi non solo come destinatari delle proprie attività, ma anche come promotori, partecipanti attivi e registi della vita socio-culturale del centro in primis e soprattutto della propria comunità cittadina. Il progetto qui preso in esame è improntato sui valori fondanti dell’Associazione La Strada – Der Weg, fulcro del lavoro quotidiano degli educatori del centro giovani: •Valore della persona nella sua pienezza. •Speranza e fiducia nel tempo a venire, perché convinti che le relazioni si fondano sull’idea di crescita, di trasformazione, di rinnovamento e di mutamento. Per questo motivo lo stile operativo risulta improntato sulla fiducia e sulla speranza, senza le quali svanirebbe il senso dell’impegno e dello stesso senso associativo. •Perseguimento del bene comune e partecipazione politica, perché convinti che il bene comune appartenga a tutti e che quindi tutti debbano sentirsi chiamati a perseguirlo, sia attraverso modalità istituzionali, che mediante la responsabilità individuale. Partecipazione politica significa stare con e tra la gente, guardare la realtà, anche quella che nessuno vede o vuole vedere, per cogliere nuovi bisogni, intravedere nuovi problemi e nuove tendenze. •Convivenza ed integrazione di persone di diversi gruppi etnici, perché crediamo che l’interculturalità sia una forma di accoglienza e riconoscimento dell’altro, oltre che un quis pluris per la buona riuscita di ogni attività.

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IL REMEMBER FESTIVAL Remember Festival è stata una tre giorni di sensibilizzazione sull’importanza e sul valore della storia, della memoria per la formazione di una consapevolezza maggiore sugli avvenimenti presenti. Il percorso ha visto come protagonisti, nonché primi destinatari, i giovani. Proprio a partire dal 27 gennaio, Giorno della memoria, nella cornice di Villa delle rose, si è voluto dare la possibilità di riflettere su temi importanti quali l’Olocausto, l’antisemitismo, il razzismo e la discriminazione, temi ancorati ad un passato, purtroppo, ancora troppo attuale. Remember Festival è stato il risultato di un percorso che gli educatori del centro giovani Villa delle rose hanno proposto ai loro ragazzi. Dopo sette incontri di preparazione storico-documentaria, 18 ragazzi, tra i 14 e i 23 anni, sono stati accompagnati a Cracovia e hanno avuto modo di visitare i luoghi delle atrocità di Auschwitz - Birkenau, provando a trasporre quanto appreso durante gli appuntamenti di approfondimento in quel tragico scenario di storia. Una volta tornati dal viaggio, i ragazzi, sono stati coinvolti in un percorso di restituzione della loro esperienza, ovvero sono stati invitati a dare un ritorno alla cittadinanza di quanto vissuto, di quanto provato. Ed ecco com’è nato il Remember Festival. Remember Festival è stata quindi una cornice di approfondimento storico-culturale a questa restituzione emotivo – esperienziale dei giovani partecipanti al viaggio. Gli educatori hanno ritenuto un proposito interessante quello di coinvolgere la comunità giovanile e la cittadinanza intera in una riflessione corale sull’Olocausto e sulle violazioni dei diritti umani. Per aiutare il relazionare dei ragazzi –per dirla con David Alhabari, le parole non bastano per dire l’Olocausto- sono stati utilizzati vari canali comunicativi di modo da poter incontrare gli interessi e la curiosità di più fruitori possibili: è stata allestita una mostra fotografica con le immagini più significative scattate dai ragazzi; sono stati proiettati alcuni film sul tema; sono state organizzate delle visite guidate lungo il Passaggio della Memoria; sono state proposte delle riflessioni sul tema accompagnate anche da interventi di esperti. Il centro giovani Villa delle rose ha voluto valorizzare il luogo e la sede che occupa, in via Passaggio della Memoria 19, per testimoniare il valore storico di questa parte della città e del suo passato. Ha voluto farlo con i giovani, per i giovani e per chi crede nel futuro dei giovani.

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INTRODUZIONE DEGLI EDUCATORI Si può stare a giocare, a fare concerti, a svolgere attività di tempo libero e di sostegno scolastico, lì dove c'era un campo di concentramento? Pensiamo di sì, ma solamente se c'è la consapevolezza di quanto è avvenuto, se c'è il rispetto per la tragedia che si è consumata, se c'è il desiderio di cambiare la storia e l'impegno a far sì che non accada mai più. Noi crediamo che con i giovani tutto ciò sia possibile. Ebbene sì, proprio quei ragazzi, che sono spesso oggetto di stereotipi che li vedono come nullafacenti ed indifferenti, li abbiamo voluti investire in questo progetto di un ruolo antitetico, ovvero quello di testimoni di valori importanti come l’inclusione, l’uguaglianza ed il rispetto. Valori fondamentali, diritti, che purtroppo, oggi come ieri, non sono di tutti. Nel nostro percorso con i ragazzi ci siamo messi in gioco con loro e giocare in questo caso ha voluto dire impegnarsi a portare avanti questa campagna di sensibilizzazione su tematiche del passato, ma che viviamo ancora oggi. Non vogliamo che i ragazzi che frequentano il nostro centro giovani incorrano nella banalità del male e che si abituino alle ingiustizie e alle discriminazioni. Remember Festival è un modo per dire i nostri piccoli no del quotidiano. Ecco perché è un progetto in cui crediamo.

Roberta Catania Giacomo Morello Patrick Saltori

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INTRODUZIONE DELLE AUTORITA’ Ogni anno viene celebrata in tutto il mondo la Giornata della Memoria, per non dimenticare le tragedie del passato e per confermare che la Libertà e la Democrazia rappresentano valori da proteggere e da alimentare. Il trascorrere del tempo rischia infatti di affievolire la Memoria ed è compito e responsabilità di tutti far sì che non cambi il senso degli avvenimenti. La Memoria deve guidare le azioni e deve essere di monito, per noi oggi e per le future generazioni, che è solo con l’impegno di tutti che le tragedie del passato non si ripeteranno. Il progetto Remember Festival, proposto dal centro giovani “Villa delle Rose” dell’Associazione La Strada- der Weg, si è posta proprio questo obiettivo e lo ha pienamente raggiunto attraverso un percorso e attraverso strumenti che sono propri di chi lavora con i giovani: partecipazione, impegno, dialogo tra le generazioni, trasferimento di saperi e di esperienze, condivisione e collaborazione. Voglio ringraziare gli educatori, Roberta, Patrick e Giacomo, che ancora una volta hanno saputo dimostrare che il centro giovani non è semplicemente un luogo di divertimento e di gioco, ma è un luogo di crescita, di educazione al rispetto e alle differenze, di integrazione, di formazione, di riflessione, di sensibilizzazione, di confronto e di conoscenza. Ma soprattutto un plauso va rivolto ai giovani che hanno partecipato al progetto: si sono impegnati, si sono confrontati con i testimoni e le testimonianze di un periodo buio, hanno acquisito nuove conoscenze, le hanno rese patrimonio comune, hanno dimostrato di saper essere “cittadini attivi”. E’ fondamentale che l’ente pubblico investa sui giovani, sul loro talento e sul loro futuro, perché prendendo il testimone e assumendo il ruolo di custodi della Memoria scriveranno in maniera consapevole le pagine della nostra storia futura. Dott. Stefano Santoro Direttore Ufficio Famiglia, Donna e Gioventù Città di Bolzano

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Il Remember Festival è nato come una manifestazione fatta con i ragazzi e per i ragazzi. L’idea di dare un più ampio respiro all’esperienza maturata dai ragazzi a Cracovia, arricchendo dunque il racconto del viaggio con vari spunti tematici significativi, è andata invece a valorizzare il ruolo del centro giovani sul territorio, come punto di riferimento, come luogo di cultura e di crescita aperto a tutta la comunità. Il nostro fondatore Don Giancarlo Bertagnolli descrive l’associazione come “un segno, un’occasione di speranza, un’opportunità, una risorsa sempre accesa e presente nel nostro territorio” e gli operatori e volontari devono essere portatori di valori, ascolto, dialogo, sostegno, aiuto e di un’attenzione particolare alla persona, alle famiglie, ai gruppi e alle comunità. Il Remember Festival si muove proprio in questa direzione, perché, oltre a promuovere cultura, promuove anche conoscenza, relazioni e sviluppo di sinergie, grazie al lavoro in rete con le diverse associazioni bolzanine. Come responsabile dell’Area Cultura, Territorio e Famiglia dell’Associazione “La Strada – Der Weg ONLUS” ringrazio anche l’Ufficio Servizio Giovani della Provincia di Bolzano, l’Ufficio Famiglia, Donna e Gioventù del Comune di Bolzano e la Regione Trentino Alto Adige per il sostegno e non posso che essere soddisfatto per tutto il lavoro portato avanti dal team di Villa delle rose per l’impegno nel perseguire i valori fondamentali per la nostra associazione.

Dott. Andrea Vigni Responsabile dell’Area Cultura, Territorio e Famiglia Associazione La Strada-Der Weg

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IL PROGRAMMA

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GLI INTERVENTI E LE COLLABORAZIONI

Bolzano 2 Istituto Comprensivo

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JOSEF MAYR-NUSSER Il 4 ottobre di settant'anni fa un uomo di 34 anni di nome Josef Mayr-Nusser, padre di famiglia, cassiere in una ditta commerciale di Bolzano, dirigente dei giovani dell'Azione cattolica in lingua tedesca e presidente di una conferenza della San Vincenzo, alzò all'improvviso una mano. Il gelo piombò nella sala grigia della caserma di Konitz, nella Prussia occidentale (oggi Chojnice, città polacca di 40.000 abitanti) dove le giovani reclute stavano ripetendo il testo del giuramento da pronunciare senza tentennamenti il giorno stabilito per l'ingresso ufficiale nei ranghi delle SS: “Giuro a te, Adolf Hitler, Führer e cancelliere del Reich, fedeltà e coraggio. Prometto solennemente a Te e ai superiori designati da Te l'obbedienza fino alla morte. E che Dio mi assista”. L'uomo, che non voleva finire fra quelle reclute, urlò il suo rifiuto: «No maresciallo maggiore, io non posso giurare a Hitler. La mia fede e la mia coscienza non me lo consentono». Gli amici si guardarono negli occhi attoniti. Il maresciallo non si scompose. Ordinò al giovane di firmare la sua decisione e di chiudersi in camera. I provvedimenti verranno presi in seguito. La sera i compagni di stanza si strinsero attorno alla branda di Josef. Le tentarono tutte per convincerlo a ritrattare, a far finta di nulla perché «tanto la guerra finirà presto e non ha senso mettere a repentaglio la vita di una intera famiglia. Cristo non pretende di sicuro un rigore e una fedeltà così nobili in una situazione di terrore e di caos bellico». Ma Josef Mayr-Nusser li trafisse con queste parole: «Se nessuno avrà mai il coraggio di rifiutare il nazionalsocialismo, questo sistema non finirà mai!». Il giorno dopo venne incarcerato nei bassifondi della caserma e accusato di tradimento. Alla moglie Hildegard il 27 settembre aveva scritto una lettera in cui le preannunciava la decisione di rifiutare il giuramento: «Carissima Hildegard, una preoccupazione affliggerà anche te da quando sai che presto servizio nelle SS (…) Ciò che affligge il mio cuore, o mia fedelissima compagna, è che nell'ora decisiva, la mia professione di fede ti getterà addosso un immane dolore. L'impellenza di tale testimonianza è oramai ineluttabile. I miei superiori hanno mostrato troppo chiaramente di rifiutare e odiare quanto per noi cattolici vi è di più sacro e intangibile. Prega per me, Hildegard, affinché nell'ora della prova io possa agire senza esitazioni secondo i dettami di Dio e della mia coscienza (…) Ma tu sei una donna coraggiosa e nemmeno i sacrifici personali che forse ti saranno chiesti potranno indurre a condannare tuo marito perché ha preferito perdere la vita piuttosto che abbandonare la via del dovere». Hildegard non ha mai dubitato un attimo sulla nobiltà del gesto di suo marito. Fin dall'avvento del nazismo Josef si era pubblicamente opposto all'idolatria di un potere tenebroso e minaccioso come mai si era verificato nella storia umana. E non capiva come era possibile che tanta gente potesse adorare quell'idolo ricolmo di odio e di violenza. In un articolo pubblicato sul settimanale dei giovani cattolici in lingua tedesca “Jugendwacht” il 15 gennaio del 1938 Josef aveva scritto: «Intorno a noi c'è il buio: il buio della miscredenza, dell'indifferenza, del disprezzo e forse della persecuzione. Ciononostante dobbiamo dare testimonianza e superare questo buio con la luce di Cristo, anche se non ci ascoltano, anche se ci ignorano. 12


Dare testimonianza oggi è la nostra unica arma efficace. E' un fatto insolito. Né la spada, né finanze, né capacità intellettuali, niente di tutto ciò ci è posto come condizione imprescindibile per l’erigere il regno di Cristo sulla terra. E' una cosa ben più modesta e allo stesso tempo ben più importante che il Signore ci chiede: dare testimonianza». E in un discorso del 1936 tenuto ad un convegno dell'Azione cattolica a Bolzano Mayr-Nusser non riesce a capire come fosse possibile che ci siano, anche nella chiesa, troppe guide addormentate che non vedono i brutali scenari che incombono all'orizzonte: «Queste guida addormentate della Chiesa, di cui ne esistono troppe anche qui, chiuse nell'angusto orizzonte delle loro preoccupazioni quotidiane e associazionistiche, non vedono le enormi decisioni che si preparando nel mondo: le quali sembrano non accorgersi come sempre più distintamente si stanno formando due fronti contrapposti: uno, il cui motto è “il mondo per Cristo”, e l'altro che si è votato a Satana come guida suprema». Josef leggeva Tommaso Moro, seguiva la vita di San Francesco d'Assisi, conosceva il pensiero della nonviolenza di Gandhi, amava le opere di Tommaso d'Aquino e faceva anche delle incursioni nelle novità teologiche del tempo, come quelle di Romano Guardini. Insieme all'assistente diocesano dell'Azione Cattolica, don Josef Ferrari, rifletteva sulla deriva della politica e sulle minacce alla fede provocate da una visione idolatrica del nazismo come sistema di salvezza e di redenzione. Spesso Josef si incontrava con un gruppetto di giovani nella stube del suo maso, fra i vigneti di Bolzano, per leggere il Mein Kampf di Hitler o il Mito del XX secolo di Rosenberg provando disgusto e disprezzo per gli elementi fondanti l'ideologia nazista che apparivano ai suoi occhi come tentativi di dare fondamento ad una nuova forma di “religione” infarcita di potenza e di prepotenza. Così annotava Josef nel 1936: «Ci tocca oggi assistere a un culto del leader (Führer) che rasenta l'idolatria. Tanto più può stupirci questa fiducia nel leader se consideriamo il fatto che viviamo in un'epoca piena delle più straordinarie realizzazioni dello spirito umano in tutti i campi della scienza e della tecnica: in un'epoca piena di scetticismo, in cui il singolo non vale nulla, solo la massa, il grande numero, ha senso». E che l'obiettivo di Hitler, ancora prima di dominare il mondo, fosse quello di uccidere Dio è ancora oggi un tema di dibattito storico e filosofico. Così riflette oggi Ágnes Heller, la pensatrice ungherese sopravvissuta al ghetto di Budapest mentre il padre veniva deportato e ucciso ad Auschwitz: «Hitler si sentiva un dio. Voleva estirpare tutti gli ebrei dalla terra. Non gli interessava tanto il vincere la guerra. Il suo scopo era l'annientamento totale degli ebrei. Resta una domanda: perché? Per quale motivo Hitler perseguiva questo proposito metafisico? La mia opinione, che è poi anche quella di Kértesz, è che egli voleva uccidere Dio. Questo è un obiettivo di carattere religioso e non politico. Egli voleva uccidere Dio e cancellare il cristianesimo, che comanda l'amore per il prossimo come principio supremo. Hitler si sentiva un idolo pagano».

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Quando, nel 1939, il Sudtirolo precipita nella trappola della divisione etnica e ideologica e si stipula a Berlino, fra le delegazioni dei due stati totalitari - il famigerato “accordo delle opzioni” per risolvere “il problema” della presenza di cittadini tedeschi in quella provincia dell'Italia fascista sottoposta ad un processo furioso di italianizzazione forzata - Josef Mayr-Nusser si schiera con quella minoranza illuminata di cittadini di madrelingua tedesca che decidono di obiettare alla logica dell'opzione, ossia decidere se voler mantenere i propri diritti all'identità tedesca e quindi emigrare nel Reich o perdere completamente questi diritti e rimanere nell'Italia fascista. La grande maggioranza scelse l'opzione per il Reich, che significava l'abbraccio a Hitler come possibile liberatore del Sudtirolo dal giogo del fascismo e al contempo l'appartenenza al sogno di una grande Germania unita dalla purezza del sangue e dalla forza della coesione. Pochi ebbero il coraggio di opporsi, anche perché subito scattava la violenza mimetica e la propaganda ideologica contro questi “traditori” della compattezza etnica che venivano apostrofati come “walsche” (italianacci bastardi). Josef non solo decise di obiettare all'opzione, ma entrò a far parte dell'unico gruppo organizzato di resistenza al nazismo e al fascismo attivo sulla direttrice del Brennero: l'Andreas Hofer Bund. Il suo compito fu di convincere il maggior numero di sudtirolesi a rifiutare l'accordo delle opzioni e a non abbandonare la propria terra. Fu anche a causa di questo suo impegno militante e politico che Mayr-Nusser venne arruolato a forza nelle divisioni dell'esercito nazista e condotto a Konitz per l'addestramento. I mesi in carcere furono durissimi. Le razioni di cibo erano centellinate, il freddo gli causava seri problemi fisici. Il 14 novembre Josef viene trasferito nel carcere di Danzica in attesa del processo. L'ultima lettera a Hildegard è datata 5 dicembre 1945: «Carissima Hildegard, dal 14 novembre mi trovo nella prigione di carcerazione preventiva di Danzica, la bella e antica città sul Baltico dove ha sede il tribunale per le SS (…) Non posso ancora dirti quando si deciderà la mia sorte e prego di pazientare. Dio, il Padre pieno di amore che veglia su di noi non ci abbandonerà». Il processo si chiude agli inizi di febbraio con la condanna a morte di Josef per “Wehrmachtsersetzung” (disfattismo). La destinazione è il campo di sterminio di Dachau. Il treno con il carico di condannati parte da Danzica su carri piombati. Sosta a Buchenwald per qualche giorno e poi riprende la corsa ma un bombardamento alleato distrugge la ferrovia e il treno è costretto a sostare alla stazione di Erlangen. Josef è malato. Ha una forma di dissenteria molto grave e un edema polmonare. Legge continuamente il vangelo e il messale. Dice “grazie” per ogni minimo gesto di attenzione che gli viene rivolto. L'ufficiale che ha in custodia il treno, un giovane ex seminarista arruolato nelle SS, Fritz Habicher, ha ricostruito, dopo quarant'anni, gli ultimi giorni di vita di Josef Mayr-Nusser: «Quando ci siamo accorti che Josef stava soffrendo tantissimo a causa delle privazioni subite in tanti mesi di carcere, abbiamo deciso di portarlo di peso nell'ospedale di Erlangen dove speravamo potesse venire curato a dovere. Dopo tre ore di cammino, in condizioni allucinanti, finalmente troviamo un medico che lo visita sommariamente e dice che possiamo riportarlo subito al treno perché non sta poi così male. Così fummo costretti a caricarcelo di nuovo in spalla per rimetterlo sul vagone. Allora capimmo che non sarebbe rimasto ancora per molte ore in vita. Nel vagone si creò subito un clima di partecipazione e amicizia. 14


La mattina del 24 febbraio trovammo Josef Mayr-Nusser morto. L'ultima parola che udimmo fu un “grazie”. Teneva stretti fra le mani il messale, un rosario e il vangelo». In una delle ultime lettere a Hildegard, Josef aveva parlato dell'amore declinando il verbo al passato: «Amatissima Hildegard, ciò che mi ha particolarmente riempito di gioia nella tua ultima lettera è quanto scrivi dell'amore. Sì, era veramente il primo amore profondo e autentico. E siccome ti conosco e so che cosa ci unisce più intimamente sono convinto che questo amore reggerà anche alla prova rappresentata dal passo impostomi dalla mia coscienza. Hildegard, moglie diletta, sii forte, Dio non abbandonerà né te né me». Dopo settant'anni la memoria di Josef Mayr-Nusser comincia ad essere riconosciuta come una delle grandi storie dell'antinazismo a livello mondiale. Così l'ha espressa Pietro Scoppola prima di morire: «Nel panorama d'opposizione cristiana al nazismo il rifiuto di Josef Mayr-Nusser rimane come uno dei punti più alti circa le motivazioni profonde per cui era impossibile e impensabile l'adesione della Chiesa al nazionalsocialismo»». E il giornalista del Tg1 Paolo Giuntella, che fu uno dei primi lettori in Italia della storia di Mayr-Nusser, scrisse: «Josef Mayr-Nusser è stato il primo obiettore di coscienza del nostro Paese. Il suo gesto, come quello di Tommaso Moro e Franz Jägerstätter rappresenta il riscatto di tanti cristiani, anche buoni, ma rassegnati di fronte al fascismo e al nazismo». Da alcuni anni gruppi di giovani, di scout, di uomini e donne in cerca dei segni della memoria antinazista e antifascista salgono a Lichtenstern (Stella di Renon), un incantevole luogo di montagna a venti minuti da Bolzano, per mettere un fiore sulla tomba di Josef Mayr-Nusser e rileggere la vita, nella chiesina dove è sepolto e dove ogni 24 febbraio ci si incontra per ricordare l'uomo che disse no a Hitler: «Ogni volta che penseremo a lui o vedremo la sua tomba a Collalbo sul Renon saremo chiamati a imitare il suo esempio, cercando anche solo per un attimo di avvicinarci alla serietà con cui egli, che ha sacrificato la propria vita, ha guardato alla testimonianza di Cristo» (Alexander Langer).

Dott. Francesco Comina Coordinatore del Centro per la Pace del Comune di Bolzano

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IL LAGER DI BOLZANO

Il Pol. – Durchgangslager Bozen / Campo concentramento Bozen fu in attività dalla tarda primavera 1944 al 3 maggio 1945. Fu aperto nel quartiere di Gries. Nel Lager di Bolzano furono deportati uomini, donne e bambini provenienti dalle carceri di molte regioni dell’Italia centrale e nordoccidentale: Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Veneto e naturalmente dalle tre province dell’OZAV. Gran parte dei deportati del Lager di Bolzano erano persone catturate ed arrestate per motivi “politici” – erano cioè partigiani, rastrellati, scioperanti, o anche semplici sospettati. Altri erano stati catturati per motivi “razziali” - erano cioè ebrei o nomadi; una parte infine era giunta nel Lager di Bolzano come ostaggio familiare. Nei circa dieci mesi di attività, circa 11.000 furono i deportati che varcarono la soglia del Lager di Bolzano. Una parte di essi fu inviata nei grandi Lager nazisti del Terzo Reich e nei relativi campi dipendenti: ben 13 Transporte partirono infatti dall’agosto 1944 al marzo 1945 verso i Lager di Mauthausen (5 trasporti), Flossenbürg (3), Dachau (2), Ravensbrück (2), Auschwitz (1). I deportati che invece rimasero nel Lager di Bolzano furono obbligati al lavoro schiavistico sia all’interno del Lager sia in Bolzano sia nei campi dipendenti dal Lager di Bolzano. Il Lager di Bolzano fu dismesso tra la fine di aprile 1945 ed 3.5.1945, giorno in cui furono rilasciati gli ultimi deportati. La fonte da cui abbiamo tratto queste ed altre informazioni circa le fasi di arresto, carcerazione, deportazione, condizioni di vita e di lavoro, liberazione dei Lager, è costituita dalle memorie degli stessi ex deportati sopravvissuti. E’ soprattutto con i loro ricordi che il Comune di Bolzano ed il Comune di Nova Milanese hanno realizzato per RAI Educational 10 trasmissioni ed il sito internet www.testimonianzedailager.rai.it e il sito www.lageredeportazione.org . Dott.ssa Carla Giacomozzi Archivio Storico Città di Bolzano Portici 30, I-39100 Bolzano carla.giacomozzi@comune.bolzano.it 16


BZ_MEMORY È questo il titolo di un video che indaga il legame che si instaura tra gli eventi, i luoghi che ne sono stati scenario e le persone che ne sono state protagoniste e quelle che oggi frequentano quegli stessi luoghi. Gli eventi sono le vicende tragiche della II guerra mondiale, i luoghi sono quegli angoli di Bolzano che sono stati teatro di quegli accadimenti, le persone sono coloro che di questi eventi sono stati protagonisti, che li hanno studiati ma anche coloro che quei luoghi oggi frequentano. È una geografia delle persone o un'antropologia dei luoghi o forse anche una storiografia dei luoghi che mette in luce come dagli eventi scaturisca una memoria che forgia luoghi e persone. Il video fornisce inediti ritratti duplici di alcuni luoghi di cui viene raccontata la vicenda storica ma anche il ruolo attuale. Si compone un ideale gioco di memory in cui il passato determina il presente e il presente non si può comprendere senza conoscere il passato. Le vicende, i luoghi e i testimoni che il video racconta sono: 1. la deportazione: il lager di Bolzano, Arnaldo Loner (avvocato) Villa delle rose: I ragazzi del Centro giovanile 2. il lavoro coatto: galleria del Virgolo, Mario Avi (farmacista) murales di via del Parco: Robert Zamboni, studente del Liceo Artistico Pascoli 3. la repressione: piazzetta dei 23 della Mignone, Carla Giacomozzi (archivista del Comune di Bolzano) casetta VKE parco Mignone: Elena Pugno, coordinatrice di VKE Bolzano 4. la resistenza: Corpo d'armata (Gianantonio Manci e Manlio Longon), Lionello Bertoldi (presidente ANPI Bolzano) archivio di stato: Harald Toniatti (direttore) 5. i bombardamenti: bunker via Fago: Gino Bombonato e Stefania Lorandi (presidente e vice della Cooperativa Talia) 6. i danni: chiesetta di San Nicolò, Paola Bassetti Carlini (storica dell'arte) Papperlapapp: Lauretta Rudat, direttrice pedagogica del Centro “Papperlapapp” 7. i morti: cimitero ebraico, Simeone Bordon (cantore della Comunità Ebraica di Merano) cimitero militare tedesco, Hans Duffek (Obmann des Militärveteranenvereins) Sportcity: Massimo Moretti (direttore) 8. città accogliente e pietosa: stazione FS, con le parole di Liliana Segre (le parole della sua biografia sono tratte da “Liliana Segre. Una delle ultime testimoni della Shoah”, edizioni San Paolo grazie alla gentile concessione dell'autrice Emanuela Zuccalà). Dott. Davide Dellai e Marina Baldo Curatori del progetto Bz_Memory Teatro Cristallo

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LA ROSA BIANCA Il movimento della Rosa Bianca, ha presentato le caratteristiche fondamentali del gruppo di resistenza al nazismo che ha lottato con l'arma nonviolenta della parola, con sei volantini, tra il 1942 e il 1943 a Monaco di Baviera. Sophie Scholl, l'unica donna del gruppo, appena 21 anni quando fu ghigliottinata dalla cosiddetta giustizia nazista, è la protagonista del bel film di Marc Rothemund "La Rosa Bianca - Sophie Scholl", che è un bellissimo modo per comprendere le motivazioni ideali della Weisse Rose e la sua straordinaria forza di attrazione anche per i ragazzi di oggi: resistere alla disumanità di ogni sistema totalitario, con la forza della coscienza, dello spirito, dell'amicizia.

Dott. Paolo Ghezzi Direttore editoriale casa editrice Il Margine Editorialista quotidiano l‘Adige +39 0461 983368

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DIZIONARIO DELLA MEMORIA_REMEMBER FESTIVAL

Dizionario della Memoria è un concorso di spunti e di idee che ha preso vita in parallelo al Remember Festival ed ha coinvolto giovani e non giovani nella ricerca di una definizione di "memoria". Il canale comunicativo scelto è quello dei social: sulla pagina Facebook Dizionario della memoria_Remember Festival 2016 tutti, giovani e meno giovani, hanno potuto condividere definizioni personali, spunti, citazioni inerenti al tema del concorso. Tutte le definizioni raccolte saranno inserite negli atti del festival e sono servite da spunto per la realizzazione di un murale a cura dello staff di Murarte dell'Associazione Volontarius, che è stato esposto durante il Remember Festival presso il Centro giovani Villa delle rose.

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Memoria è ricordare chi non c'è più. Ricordare: dal latino "re-" indietro e "cor" cuore, riportare al cuore. F. Catania

Memoria è consapevolezza. P. Corcelli 20


I NUMERI DEL REMEMBER FESTIVAL

•1 centro giovani promotore dell’evento •13 tra enti ed agenzie culturali che hanno collaborato alla realizzazione della manifestazione •18 partecipanti al progetto Viaggio a Cracovia 2016 •43 persone coinvolte nel progetto Dizionario della memoria_Remember Festival 2016 •5 incontri con classi provenienti da vari istituti bolzanini per un totale di 118 ragazzi •80 persone che hanno preso parte agli eventi serali del Remember Festival

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I VOLTI DEL REMEMBER FESTIVAL

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GRAZIE A CHI A CREDUTO NELL’INIZIATIVA

CENTRO GIOVANI VILLA DELLE ROSE 0471923001-3316395175 villadellerose@lastrada-derweg.org FACEBOOK: CENTRO GIOVANI VILLA DELLE ROSE BLOG: http://cgvilla.blogspot.it/

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Atti - Akten Remember Festival 2016 by Associazione La Strada - Issuu