Personaggi
NICOLA SANTORELLI un grande Caposelese
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cattedra che serbò ininterrottamente per più di un decennio. Vasta e varia fu l’attività che egli svolse presso lo Studio salernitano, tant’è che vennero a Salerno dall’estero insigni medici per consultarlo ed avere un suo parere sui loro studi. Tra questi, Charles Daremberg da Parigi ed August Wilhelm Henschel, scopritore dell’Herbarius, da Breslavia. Nel 1851 fu a Salerno anche un gruppo di medici inglesi, desiderosi di assistere ad una lezione del collegio medico e del Santorelli in particolare. Questi cooperò anche alla riforma degli studi medici nei licei
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sue pubblicazioni mediche scrivendo: “Essi (volumi) saranno conservati con cura, perché possano servire in futuro ai giovani e illustrino ad essi soprattutto la grande Scuola salernitana”. Mentre a Napoli esercitava la sua professione di medico, gli tornarono graditi gli studi letterari, per i quali nel 1844 aveva conseguito la laurea in Lettere e Filosofia dalle mani del prof. Galluppi. Illustrò le origini e le glorie del Sele e dei suoi dintorni; scoprì e descrisse nel maggio del 1834 una lapide dedicata al dio Silvano risalente al tempo di Domiziano, imperatore romano dall’81 al 96 dell’era volgare, di notevole importanza storica, tanto che valenti archeologi, come Corcia, Guarini, Momsen ed Avellino, la esaminarono e ne scrissero a lungo. Nel 1885 Santorelli pubblicò a Napoli un’opera latina: “Inscriptiones sepulcrales adnotationibus illustratae”, che costituisce un importante contributo alla storia degli uomini più rinomati della Valle del Sele. In letteratura il Santorelli incarna quanto di buono vi fu nell’Ottocento. In tempi in cui dominava un diffuso anticlericalismo, egli visse e praticò una fede intensamente sentita. Ancora a Napoli pubblicò nel 1892 un poema lirico ”Satana”, che è un canto di vittoria per la Chiesa cattolica. Il suo latino sa di stampo classico, le rime hanno anch’esse un loro valore, per cui possiamo affermare che Nicola Santorelli fu un vero umanista del secolo XIX. Nel 1896 scese in lizza con la veste del polemista, stampando il suo “Cattolicesimo e libero pensiero”, dedicato ad Antonio Buglione, arcivescovo di Conza, a cui seguì “Variazioni ad alcune poesie italiane di sapore materialistico e pessimistico”. Era convinto della fine dell’ateismo e dell’instaurazione del cattolicesimo nel mondo. Nel 1896, ancorché malato e sofferente, pubblicò i suoi ”Ultimi di mia vita pensieri ed affetti”. Morì il 1° marzo 1899, mentre correggeva le bozze del suo ”Manuale di preghiere”. Aveva 88 anni.
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L’ARTICOLO COSTITUISCE UNA BREVE SINTESI DEGLI SCRITTI SU NICOLA SANTORELLI DI DON ALFONSO MARIA FARINA CHE, PUR LONTANO DAL PAESE NATIO, FU SEMPRE LEGATO DA PROFONDO AFFETTO ALLA SUA CAPOSELE
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Anno XXXIX - Agosto 2011
universitari del Regno delle Due Sicilie. Il suo piano di miglioramenti fu accettato dal Ministro e tradotto in pratica. In riconoscimento dei suoi meriti scientifici varie accademie lo nominarono socio, tra le quali l’Accademia medico- chirurgica di Napoli il 12 luglio 1842; la Cosentina il 15 giugno 1846; l’Accademia delle scienze di Palermo il 19 maggio 1847; quella di Tropea il 31 maggio 1847 e quella di Noto il 25 ottobre 1847. Nel 1856 pubblicò a Salerno l’opera “Osservazioni e ricerche su le febbri continue dell’indole delle intermittenti”. Ma il 14 aprile 1861 il nuovo governo dell’Italia unita abolì del tutto
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per la cattedra di medicina presso l’Università di Napoli. Poco dopo si trasferì a Salerno, dove la fama della celebre Scuola medica era ancora viva. Questa era stata soppressa il 29 novembre 1811, allorquando Gioacchino Murat varò il nuovo ordinamento della pubblica istruzione. Tuttavia, allo Studio salernitano rimasero dei corsi universitari facoltativi: anatomia, psicologia, patologia, medicina pratica, chimica, chirurgia e ostetricia, fisica, storia naturale, con il privilegio di conferire diplomi. Il ventisettenne Santorelli ottenne la cattedra interinale di medicina forense e farmacologia e nel 1830 divenne titolare di patologia,
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di Michele Ceres
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icola Santorelli (Caposele 10 agosto 1811– Caposele 1° marzo 1899) fu educato nell’aristocratico e religioso ambiente familiare alla serietà nelle scelte di vita ed all’impegno negli studi che lo sorressero nel corso della sua esistenza. Dopo aver frequentato nel suo Paese le scuole elementari, dodicenne entrò nell’Istituto Cirelli di Calabritto, ove compì gli studi medi. Passò a Napoli, dove nello studio di Giuseppe Eboli seguì i corsi di fisica e matematica ed in quello di Pasquale Galluppi le lezioni di filosofia. Si iscrisse alla Regia Università di Napoli, ove si laureò in medicina e chirurgia. Si dedicò subito agli studi delle epidemie dopo aver letto attentamente Thomas Sydhenham, il più rappresentativo esponente inglese della scienza medica del XVII secolo. Di qui cominciò la sua multiforme attività che non conobbe sosta se non sul letto di morte. Le corsie dell’ospedale della Pace per gli epidemici di Napoli e i casolari della Valle del Sele, soprattutto Caposele, per l’epidemia che vi infierì nell’autunno del 1837, lo videro lavorare instancabilmente per stroncare il terribile colera. Nello stesso anno Santorelli fu chiamato al capezzale del morente Giacomo Leopardi, ma nulla poté per la salvezza del grande poeta ormai consumato dall’idropisia e dall’asma. Nel novembre 1838 fu nominato medico straordinario dell’ospedale della Pace di Napoli. Per continuare gli studi prediletti si spinse nella bassa pianura del Sele tra Paestum e Capaccio, esaminò i dintorni del Sele, sostando in ogni misero abituro. Scrisse un’apposita memoria che esibì al “Regio Istituto d’incoraggiamento alle scienze naturali partenopeo”, riportandone l’approvazione e la nomina di socio corrispondente. La memoria è titolata:”Agronomici, idraulici provvedimenti onde arrestare il maleficio della malaria”, con la quale Santorelli dimostra di essere vero precursore delle opere di bonifica che solo negli anni Cinquanta del secolo scorso sono state realizzate nella piana del Sele. Nell’Archivio di Stato di Salerno si conserva un’interessante opera inedita del Santorelli dal titolo “Prime linee d’istoria delle principali epidemie, epizoozie, endemie, enzoozie e morbi pestilenti con tentativi di ragionamento”, presentata alla Regia Accademia delle scienze di Napoli, che l’approvò e nominò l’autore, con decisione unanime, socio corrispondente. Nel 1844 pubblicò un’operetta sulle perniciose che riscosse un grande successo. Ricco di tali referenze, il Santorelli vinse nel 1844 il concorso
lo studio Salernitano. Santorelli si recò al dicastero della Pubblica Istruzione per difendere la conservazione dello Studio salernitano. Fu tutto inutile. Soppressa la Scuola, egli tornò a Caposele, ma ben presto si trasferì di nuovo a Napoli per tenere un corso biennale di anatomia patologica nello studio del prof. Lauro. Indi, si diede all’esercizio della libera professione. Nel 1896 pubblicò il ”Saggio di epidemiologia”. Da tanta produzione emerge imponente la personalità del Santorelli nel campo scientifico. Numerosi furono, in tal senso, gli onori che gli furono attribuiti dai più famosi medici scienziati del tempo. Ancora nel 1940 padre Agostino Gemelli accoglieva con entusiasmo le
(L’articolo costituisce una breve sintesi degli scritti su Nicola Santorelli di don Alfonso Maria Farina che, pur lontano dal paese natio, fu sempre legato da profondo affetto alla sua Caposele