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La Piazza di Treviso ovest mag2020 n81

Page 1

Sport p.19

Regione p.21

on-line:

Salute p.33

La prova del nove

MAGGIO 2020

Periodico d’informazione locale - Anno XXVII n.81

Cultura p.17

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

di Treviso Ovest

Questa copia è certificata da

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ZERO BRANCO

“Ci serve più aiuto per rialzarci”

Da una parte c’è la necessità di far ripartire l’economia, di rimettere in moto, pur con tutte le cautele, e settori fortemente penalizzati dal EMMEDUE s.n.c.filiere di Mariotto Giovanni Ci sono 35017lockdown. PIOMBINO DESE (Pd) linee guida da applicare, norme Via Casteo, 40 da comprende e da armonizzare, cercando di gaTel. 049 936 65 77 · Fax 049 936 88 26 rantire il rispetto del distanziamento, unica arma emme-due-snc@libero.it finora a disposizione contro il virus, coniugandolo con la necessità di mettere le attività economiche nelle condizioni di lavorare. Non è solo questione di centimetri di distanza fra i tavoli, di mascherine, di sanificazione: è una rivoluzione che investe tutti, dagli imprenditori ai clienti, e che chiama ciascuno alle proprie responsabilità. In queste settimane imprese, negozi, professionisti stanno mettendo in campo energie, soluzioni ed entusiasmo per assicurare ai clienti la possibilità di acquistare beni e servizi in tutta tranquillità. Il Governo ha varato un corposo piano di rilanservizio a pag 6 cio da svariati miliardi che ora aspetta di essere tradotto in pratica e di essere testato dal vivo, affinché possa portare quella boccata d’ossigeno di cui imprese e famiglie hanno bisogno. Le Regioni, fra queste il Veneto, chiedono più autonomia e libertà di movimento nella gestione delle riaperture e dell’applicazione delle direttive, per individuare soluzioni “su misura” con le specificità territoriali. Sarà un banco di prova, e non da poco, per le ricadute sul fronte sanitario, sugli ospedali tornati alla “normalità” dopo i mesi dell’emergenza più dura, sulla rete dei medici di base, dei servizi territoriali e di tutto ciò che riguarda la sfera dell’assistenza e della cura. La pressione continuerà ad essere notevole su questo versante ma in queste settimane le strutture si sono organizzate e sono state messe nelle condizioni di far fronte all’onda d’urto del contagio. Particolare attenzione meritano, non da ultime, le residenze per anziani, alcune travolte dal coronavirus e altre risparmiate, ancora “blindate” per garantire la sicurezza degli ospiti, la fascia più esposta agli effetti del virus.

Scuolabus, i genitori danno battaglia e chiedono il rimborso A Zero Branco un gruppo si è rivolto a un’associazione di consumatori. Secco no dal gestore ma il Comune è pronto a rimediare

AEROPORTO CANOVA

610mila viaggiatori in meno QUINTO DI TREVISO

Il Covid-19 colpisce anche l’Oasi ISTRANA

Mistero sulla sparizione della statua MORGANO

Chiama Ora

Scuola, ora351-6777004 c’è speranza per la classe prima PA SS

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CULTURA

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a lunga traversata nel deserto è finita, ma ora ci attende una sfida non meno impegnativa. La ripartenza da tutti invocata ora è entrata nel vivo, con la riapertura e la ripresa di tutte le attività, e sarà una sorta di “prova del nove” su più fronti e per una molteplicità di aspetti. Dopo settimane di attesa il Veneto che produce e che lavora è chiamato all’appello per affrontare una sfida del tutto inedita.

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Direttore responsabile Nicola Stievano >direttore@givemotions.it< Ornella Jovane >redazione@givemotions.it<

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La Mostra dell’asparago trasloca online

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Il Coronavirus non ha fermato la kermesse alla 53esima edizione

l coronavirus ha fatto saltare la 53esima Mostra dell’asparago di Badoere Igp. Ma gli organizzatori non si sono fermati, dalla Pro Chiama Ora loco al Consorzio dell’asparago, dal Comune al Calcio Badoere. 351-6777004 Il primo maggio hanno voluto comunque inaugurare simbolicamente la manifestazione attraverso una diretta su Facebook. L’emergenza sanitaria ha causato mille difficoltà. Non è però riuscita a spegnere la voglia di guardare avanti. “Una mostra che viene a mancare ci penalizza e ci rattrista – spiega Gerardo Gagliardi, presidente della Pro loco – oltre all’appuntamento ormai tradiziowww.lapiazzaweb.it/vacanze nale, viene a mancare una forma di sovvenzione per gli esercenti, Scopri all’interno le favolose offerte le scelte piccole imprese eper anche esclusivamente te! per il terzo settore”. Sulla stessa linea Aronne Basso, presidente Una selezione periodica di viaggidel Consorzio: “Festeggiamo comunque i dieci Consorzio: siamo passati da produzione locale ad unanni prezzodel vantaggioso! Viaggia con noi e i nostri giornalisti! a eccellenza europea. Quest’anno è un po’ sottotono, ma dalla Visita la sezione dedicata nostro prossima occasionesul riprenderemo a divulgare il lavoro che stiamo sito www.lapiazzaweb.it facendo – sottolinea –. In questo periodo la natura non si è fermata. Gli asparagi hanno continuato a crescere e i nostri produttori hanno lavorato alla raccolta. Invito tutti i cittadini che vanno a fare la spesa a scegliere i prodotti Igp: si ha la certezza della salubrità e si dà una mano a tutte le aziende che stanno lavorando in un periodo così difficile”. Alla fine è arrivato il taglio del nastro nella piazza della Rotonda. Nicola Stievano >direttore@givemotions.it< Accanto al sindaco Daniele Rostirolla c’era anche il capogruppo di a lunga traversata nel deserto è finita, ma ora ci opposizione, Giuseppe Ceccon. “Vogliamo che questa sia la 53esi- attende una sfida non meno impegnativa. La rima Mostra dell’asparago – ha tirato le fila Rostirolla –, abbiamo partenza da tutti invocata ora è entrata nel vivo, con voluto dare un segnale di continuità a tutto il territorio e a tutta la riapertura e la ripresa di tutte le attività, e sarà una la comunità. Faremo tutto il possibile per rialzarci. Con questa sorta di “prova del nove” su più fronti e per una molinaugurazione abbiamo voluto rappresentare proprio questo:teplicità la di aspetti. volontà di andare avanti e di non fermarci”. (m.f.) Dopo settimane di attesa il Veneto che produce e PA SS

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Da una parte c’è la necessità di far ripartire l’economia, di rimettere in moto, pur con tutte le cautele, filiere e settori fortemente penalizzati dal lockdown. Ci sono linee guida da applicare, norme da comprende e da armonizzare, cercando di garantire il rispetto del distanziamento, unica arma finora a disposizione contro il virus, coniugandolo con la necessità di mettere le attività economiche nelle condizioni di lavorare. Non è solo questione di centimetri di distanza fra i tavoli, di mascherine, di sanificazione: è una rivoluzione che investe tutti, dagli imprenditori ai clienti, e che chiama ciascuno alle proprie responsabilità. In queste settimane imprese, negozi, professionisti stanno mettendo in campo energie, soluzioni ed entusiasmo per assicurare ai clienti la possibilità di acquistare beni e servizi in tutta tranquillità. Il Governo ha varato un corposo piano di rilancio da svariati miliardi che ora aspetta di essere tradotto in pratica e di essere testato dal vivo, affinché possa portare quella boccata d’ossigeno di cui imprese e famiglie hanno bisogno. Le Regioni, fra queste il Veneto, chiedono più autonomia e libertà di movimento nella gestione delle riaperture e dell’applicazione delle direttive, per individuare soluzioni “su misura” con le specificità territoriali. Sarà un banco di prova, e non da poco, per le ricadute sul fronte sanitario, sugli ospedali tornati alla “normalità” dopo i mesi dell’emergenza più dura, sulla rete dei medici di base, dei servizi territoriali e di tutto ciò che riguarda la sfera dell’assistenza e della cura. La pressione continuerà ad essere notevole su questo versante ma in queste settimane le strutture si sono organizzate e sono state messe nelle condizioni di far fronte all’onda d’urto del contagio. Particolare attenzione meritano, non da ultime, le residenze per anziani, alcune travolte dal coronavirus e altre risparmiate, ancora “blindate” per garantire la sicurezza degli ospiti, la fascia più esposta agli effetti del virus.

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Direzione, Amministrazione e a pag 3 Redazione: segue Concessionaria di Pubblicità Locale: Direttore responsabile via Lisbona, 10 · 35127 Padova Nicola Stievano tel. 049 8704884 · fax 049 6988054 >direttore@givemotions.it< >redazione@givemotions.it< Ornella Jovane >www.lapiazzaweb.it< >redazione@givemotions.it<

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Zero Branco

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Commercio La testimonianza di Luisa

“Ci serve più aiuto per rialzarci” “Nel lockdown abbiamo reinventato completamente il nostro modo di lavorare”

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e insegne spente e le saracinesche abbassate: questa è stata la realtà per oltre due mesi per molti commercianti, costretti alla chiusura a causa dell’emergenza sanitaria ancora in corso. Commercianti che però non si sono arresi e, anzi, hanno inventato nuovi modi di lavorare. “Lavorare in questi mesi di emergenza è stato molto complicato – spiega Luisa Michieletto, titolare della Pasticceria Luisa di Zero Branco e tra le promotrici della protesta che a inizio maggio ha “animato” la città –. Le difficoltà sono state molte, sia dal punto di vista economico sia pratico: spesso bisogna richiamare i clienti, se non seguono le regole rischiamo una multa e in un momento come questo non ce lo possiamo permettere”. Ma Luisa, come molti altri negozianti, non si è data per vinta: “Abbiamo reinventato completamente il nostro modo di lavorare, cominciando a fornire il servizio

a domicilio e ora anche da asporto. Fortunatamente i clienti ci sono e ci supportano”. Un grande assente in questo momento delicato è invece il Governo: “Il 3 maggio sono scesa in piazza a protestare insieme a molti colleghi, con la richiesta di riaprire immediatamente le attività. Bisogna avere buon senso, ma devono permetterci di lavorare – racconta Luisa -. In questi mesi di chiusura infatti non c’è stato quasi nessun aiuto da parte del Governo: i 600 euro promessi a noi commercianti non sono arrivati a tutti e comunque non sono sufficienti a mantenere un’attività, anche se chiusa. Sarebbe stato più utile se fossero state ridotte le tasse: la chiusura ci è stata imposta e nonostante questo dobbiamo comunque pagare i nostri dipendenti e in più le tasse, ma dove sono i nostri diritti? Ci serve più sostegno da parte del Governo”. Nonostante l’indignazione

però, si guarda al futuro: “Molti di noi sono davvero in difficoltà, ma bisogna andare avanti e ricominciare. Io sono molto fiera della mia pasticceria, anche se ho passato dei brutti momenti: ora spero di riuscire a rialzarmi lavorando da sola, non voglio licenziare nessuna delle mie dipendenti e anzi, voglio permettere anche a loro di rialzarsi insieme a me. Appena sarà possibile, torneremo a lavorare come prima, mettendo in pratica il miglior lavoro di squadra”. Gaia Zuccolotto

Luisa Michieletto, titolare di una pasticceria

Il sindaco: “Vicini ai commercianti in un momento difficile e complicato”

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on potevamo non essere in piazza a raccogliere il grido di dolore dei titolari delle attività di Zero Branco. Siamo stati attenti a rispettare tutte le limitazioni imposte dai vari decreti sull’emergenza coronavirus. Ma il Comune è al loro fianco in questo momento davvero difficile e complicato”. Il sindaco Luca Durighetto commenta così la protesta degli imprenditori che all’inizio di maggio sono scesi nella piazza principale di Zero Branco per consegnargli simbolicamente le chiavi dei loro negozi. “Abbiamo aspettato anche troppo a lungo”, hanno detto i commercianti. Poi è scattata la protesta. I titolari hanno sfilato uno per uno nella piazza del municipio, sempre mantenendo le distanze di sicurezza anti-contagio, fino a lasciare le chiavi delle loro attività davanti al sindaco e a una delegazione di rappresentanti dell’intero consiglio comunale di Zero Branco. Una parrucchiera ha anche issato un cartello a forma di forbici con la scritta: “Lasciateci riaprire”. Poco più in basso

c’era anche un phon con l’interruttore ben in vista posizionato su “Off”. Per diversi minuti nella piazza principale del paese si è sentito solo il rumore incalzante dei mazzi di chiavi lasciati cadere a terra. Uno stillicidio che ha simboleggiato tutte le difficoltà degli imprenditori e degli artigiani alle prese con una risalita tutt’altro che semplice.

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Zero Branco

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Richiesta delle famiglie La promessa del sindaco, ma prima devono essere sciolti alcuni nodi

“Gli abbonamenti per lo scuolabus non usufruito saranno rimborsati” “R

i m b o r s e r e m o a l l e re con i rimborsi non vorrebfamiglie una parte be dire altro che aumentare la dell’abbonamento per lo scuo- quota già pagata dal Comune. labus dei loro figli. Prima di “Secondo quanto ci è stato ridefinire l’entità, però, bisogna ferito – ha detto Carlo Garofolirisolvere dei nodi legati ad alcu- ni, presidente dell’associazione ne variabili. Una volta chiarito consumatori Adico – anche il l’importo, si procederà con la primo cittadino di Zero Branco restituzione”. ha provato a intercedere per il Luca Durighetto, sindaco di rimborso, ma l’azienda ha riZero Branco, getta acqua sul sposto in modo negativo. E’ pur fuoco dopo le polemiche solle- vero che i genitori hanno versavate dai genitori di alcuni alun- to il denaro nelle casse dell’amni che si sono rivolti all’associa- ministrazione che, quindi, pozione difesa dei consumatori trebbe intanto procedere con (Adico). il rimborso o prevedere una Il gruppo ha intenzione di scontistica sul servizio in propresentare una diffida per chie- gramma il prossimo anno”. dere la restituzione di metà Dal canto proprio, Durighetdell’abbonamento, che costa to ha specificato che i rimbor230 euro all’ansi ci saranno. no, alla luce delResta solo da I genitori la sospensione capire a quanto dei bambini delle attività scoammonteranno. lastica a causa Alcune famiglie intendono dell’emergenza degli alunni che presentare coronavirus. Per frequentano le una diffida il Comune, però, scuole dell’istitunon ci sono motito comprensivo, per chiedere vi per imboccare dalle elementari la restituzione le vie legali. Marconi, Fermi e “Ci siamo già Pascoli alla medi metà incontrati con dia Europa, vorabbonamento la società dello rebbero vedersi scuolabus per restituire direttafare il punto della situazione – mente metà della spesa sosterivela il primo cittadino – una nuta per lo scuolabus. In muvolta definiti tutti i parametri, nicipio, però, segnalano che le indicheremo le cifre del rim- scuole sono rimaste chiuse nei borso”. mesi di marzo e aprile, ai quali Oggi il municipio copre com- si aggiungerà maggio e un pezplessivamente due terzi delle zettino di giugno. Quindi poco spese per il trasporto degli alun- più di tre mesi su nove. L’idea ni. Significa circa 220mila euro è di procedere con questa proall’anno. E le famiglie coprono porzione. Mauro Favaro gli altri 70mila euro. Procede-

A lato, il municipio di Zero Branco

“Salvo”, il gatto strappato dalla morte. L’Enpa denuncia: “Bracconaggio ancora presente”

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alvo. Non si poteva scegliere un nome diverso dato che ha rischiato di essere letteralmente tagliato in due da un laccio di metallo. Un gatto selvatico che gironzolava nella zona di Sant’Alberto si è imbattuto in una trappola a forma di cappio usata dai bracconieri per catturare lepri e volpi. E’ accaduto all’inizio di aprile. L’animale è riuscito a non farsi stritolare. Ormai, però, stava per morire a causa delle bruttissime lacerazioni riportate all’altezza dell’addome. Si è salvato solo grazie all’intervento di una residente che ha lanciato l’allarme, chiedendo aiuto all’Enpa di Treviso. L’associazione animalista ha subito inviato sul posto due volontarie. Il gatto è stato recuperato e trasferito d’urgenza nella clinica veterinaria San Martino di Crocetta del Montello. L’Enpa ha sporto denuncia contro ignoti, informando sia i carabinieri forestali che il sindaco di Zero Branco, Luca Durighetto. Chi ha lasciato il cappio di metallo nei campi di

Sant’Alberto ora rischia fino a 30mila euro di multa e fino a un anno e mezzo di reclusione. “Il ritrovamento fortuito del micio – spiegano dall’Enpa – conferma purtroppo come il bracconaggio sia ancora un fenomeno ben radicato in provincia, contro il quale non si fa ancora abbastanza”. m.f.

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Zero Branco

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Il lento ritorno alla normalità Il sindaco scrive una toccante lettera ai bambini della città: “E’ tornato il tempo di correre liberi e di calpestare l’erba, ma è anche il tempo di portare ancora un po’ di pazienza e mantenere le distanze”

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a fantasia non sarà mai vietata. La vostra fantasia è la libertà più grande e bella, sulla quale nessuno mai potrà impedirvi di volarci sopra”. Si conclude così la lettera che il sindaco Luca Durighetto ha voluto idealmente spedire a tutti i bambini di Zero Branco dopo il picco peggiore dell’emergenza coronavirus. Si cerca a piccoli passi di tornare alla normalità. E i giochi dei bambini nei parchi pubblici rappresentano un tassello fondamentale. Anche qui si è andati per gradi. All’inizio è stata riaperta solo l’area dei giardinetti. Per tornare a rendere accessibili anche i giochi per i più piccoli è servito più tempo. “E’ tornato il tempo di correre liberi e di calpestare l’erba, di respirare l’aria fresca, di scaldarvi con i raggi del sole e di distendervi all’ombra di un albero – ha scritto Durighetto parlando direttamente ai bambini – ma è anche il tempo di portare anco-

Il sindaco Luca Durighetto

ra un po’ di pazienza perché è necessario stare attenti e tenere le distanze tra di noi”. La fase due non vuol dire liberi tutti. Si riprende, sì. Anche i negozi e le varie attività iniziano finalmente a tirare su le serrande. Ma il Covid-19 non è ancora definitivamente scon-

fitto. Lo sanno bene proprio i bambini che non hanno più potuto far ritorno a scuola. Se ne riparlerà a settembre. Anche se non si conoscono ancora tempi e modi. Il primo cittadino ha scelto di riprendere il concetto espresso da Italo Calvino nelle sue Le-

zioni americane: “La fantasia è un posto dove ci piove dentro”. Nessuno potrà mai fermare le parole e le immagini. Ma presto si potrà tornare a viverla, questa fantasia, ciascuno direttamente sulla propria pelle. “Un giorno, non molto lontano, tutto tornerà come prima

e potremo andare in altalena e toccare il cielo con un dito – conclude Durighetto – scendere veloci giù dagli scivoli, galoppare in sella a un cavallo di legno e creare giochi che ci facciano divertire come non mai”. Mauro Favaro


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Quinto di Treviso

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Aeroporto Canova: da inizio anno 610 mila viaggiatori in meno L’emergenza sanitaria ha colpito l’aeroporto in difficoltà ancora prima delle restrizioni. Presto in arrivo però un master plan da 53 milioni

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ei primi quattro mesi di quest’anno il Canova ha perso 610mila viaggiatori. E’ il numero che meglio fotografa l’enorme difficoltà dell’aeroporto di Treviso, chiuso dallo scorso 11 marzo per l’emergenza coronavirus. Da Roma filtrano buone notizie per la società che gestisce lo scalo: a breve, a quanto pare, verrà ufficializzato il via libera al master plan da 53 milioni per l’aumento dell’attività. Nel frattempo, però, si è completamente sospesi. Nei primi tre mesi di quest’anno c’è stato un calo del 41,4% sul fronte dei passeggeri e del 28,3% su quello dei voli rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel dettaglio, nel primo trimestre dell’anno scorso c’erano stati oltre 791mila passeggeri in transito. Adesso ci si è fermati a poco più di 463mila. Discorso simile per i voli. Tra gennaio e marzo del 2019 si era arrivati a quota 5.793 movimenti. Oggi ci si è bloccati a 4.154. A conti fatti, solo nei primi tre mesi di quest’anno il Canova ha perso più di 327mila passeggeri. L’aeroporto di Treviso, inoltre, è rimasto completamente chiuso per tutto aprile. Nello stesso mese del 2019 aveva visto il passaggio di oltre 280mila passeggeri. Inevitabilmente sono stati persi tutti. Il conto complessivo, quindi, dice che lo scalo del capoluogo della Marca ha dovuto dire addio a circa 610mila viaggiatori. L’emergenza coronavirus è piombata in una situazione già complessa. Il Canova aveva iniziato a perdere passeggeri già all’inizio di quest’anno, quando non c’era alcuna limitazione. Il Covid-19 aveva iniziato a mostrarsi in Cina. Ma lo scalo di Treviso non operava alcun volo intercontinentale. Nonostante questo, a gennaio i passeggeri erano calati del 12,2% e i voli del 9,6% rispetto allo stesso mese del 2019. Discorso simile in febbraio. In questo mese il Canova ha visto

calare i viaggiatori del 14,4%, mentre i voli erano risaliti dell’1,6%, sempre rispetto allo stesso mese del 2019. Poi è arrivato il coronavirus.

L’aeroporto di Treviso

Mauro Favaro

Accesso all’ecocentro

È

tornato operativo l’ecocentro., ma con restrizioni per evitare assembramenti e garantire il rispetto delle distanze sociali. Bisogna accederci solo in caso di effettiva necessità e rispettando queste indicazioni: massimo 3 utenti contemporaneamente, rispettando le indicazioni fornite dal personale presente; attendere

il proprio turno all’interno dell’autovettura, dove potrà essere presente una sola persona; è obbligatorio l’utilizzo di mascherine, nonché guanti o soluzione igienizzante; portare all’EcoCentro i rifiuti già divisi per tipologia, con priorità del vegetale; vietato abbandonare rifiuti all’esterno dell’EcoCentro. Gli abbandoni sono oggetto di indagini e i trasgressori verranno sanzionati. Questi gli orari di apertura: martedì 9.00 - 12.00, giovedì 15.30 - 18.30, sabato 9.00-12.00 / 15.30 – 18.30.


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Quinto di Treviso

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Cervara Cassa integrazione

Il Covid-19 colpisce anche l’Oasi

to che molti potrebbero scegliere di non allontanarsi troppo da casa. Se così sarà, estenderemo le aperture al massimo possibile”. La manutenzione del territorio protetto è stata ridotta al minimo indispensabile. Ramponi, assieme ai suoi collaboratori, assicura in primis la distribuzione del cibo agli animali: dalle cicogne ai gufi, diventati ormai il marchio distintivo del Cervara, fino alle tartarughe. Ma non ci si ferma. E’ già stato messo a punto un piano per riaprire le porte in sicurezza, garantendo il rispetto di tutte le prescrizioni, a partire dal distanziamento anti-contagio. L’idea è di introdurre un numero chiuso per l’accesso all’Oasi. Nel frattempo il Cervara si è dato da fare online. E’ stato creato un canale ufficiale su YouTube dove vengono caricati dei mini documentari che consentono agli operatori di svelare piccoli segreti della perla del Sile.

Mentre gli operatori fanno i conti con gli effetti del Coronavirus, la natura non si ferma e nascono due cicognini

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ono nati due nuovi cicognini nell’Oasi Cervara. Ora si trovano nella nursery del centro. Tra poche settimane potranno provare a spiccare i primi voli. In questo periodo si tratta di un messaggio di speranza per il territorio protetto in riva al Sile. A causa dell’emergenza coronavirus, anche l’Oasi ha chiesto la cassa integrazione per una parte dei lavoratori. Neppure questo angolo di paradiso è immune alla crisi legata all’emergenza sanitaria. La chiusura forzata ha già fatto perdere al Cervara oltre la metà dei suoi visitatori. Si contavano 15mila ingressi all’anno. Più di

8mila concentrati nella primavera: tra marzo, aprile e maggio. Proprio i mesi nei quali l’Oasi stavolta è stata costretta a chiudere i battenti. Nel periodo di lavoro più intenso servivano 12 addetti per gestire e curare la riserva naturale che si estende su 24 ettari, sei dei quali visitabili. Adesso è praticamente tutto fermo. Ecco perché si è arrivati alla richiesta di cassa integrazione. “La speranza è che la situazione possa evolversi per il meglio – spiega il direttore Erminio Ramponi – in tal caso potrebbe esserci una ripresa turistica nel periodo dell’estate, complice anche il fat-

Mauro Favaro

Al via una raccolta fondi per i cittadini in difficoltà

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cendi in campo anche tu per l’emergenza coronavirus: c’è bisogno di te”. E’ l’appello lanciato dal Comune in seguito alla decisione di aprire una raccolta di fondi per aiutare i propri cittadini. Oltre ai soldi arrivati dallo Stato, già suddivisi e distribuiti sotto forma di buoni spesa per le famiglie in difficoltà, il municipio ha chiesto ai residenti di mettere direttamente del proprio. E’ stato indicato un conto corrente appositamente individuato per raccogliere le donazioni “a chilometro zero”. L’adesione è ovviamente su base volontaria. “In aggiunta al contributo statale, acquisteremo generi di prima necessità e tutto ciò che servirà per superare al meglio l’emergenza – spiegano dall’amministrazione guidata dal sindaco Stefania Sartori -. E’ possibile donare tramite bonifico al seguente Iban: IT59 N030 6912 1171 0000 0046 258. Il conto è intestato direttamente al Comune di Quinto di Treviso. Chi vorrà fare un versamento è chiamato a indicare come causale “Contributo per emergenza Covid-19”. A quel punto avrà la certezza che i soldi verranno usati per dare una mano alle famiglie del proprio territorio. Quinto non è l’unico comune che sta esplorando la strada delle donazioni raccolte tra i propri residenti. Nel trevigiano, anche il municipio di Villorba ha deciso di lanciare una raccolta di fondi per aiutare i propri cittadini. E un’iniziativa identica è stata annunciata anche a Casier. I Comuni provano ad arrangiarsi puntando sulla generosità dei loro abitanti. (m.f.)

Alberghi sicuri per le donne Un nuovo sportello contro la violenza di genere. Anzi, di più. Dal punto di riferimento aperto dalla cooperativa La Esse nella Domus Nostra di Quinto parto-

no una serie di nuovi servizi. A cominciare dall’accordo stretto con gli alberghi del territorio per aiutare le donne in difficoltà, sia nella stessa Quinto che nella zona del pronto soccorso dell’ospedale di Treviso. “Abbiamo avviato un progetto basato su un accordo con le strutture alberghiere – confermano le referenti del centro, Claudia Ceccarello e

Fanny Barlese, rispettivamente psicologa ed educatrice – in modo da poter accogliere temporaneamente le donne e i loro figli minori che richiedono un immediato allontanamento da casa per una situazione di pericolo”. Una novità importante soprattutto alla luce dei maltrattamenti soffocati nelle ultime settimane dalla quarantena imposta dall’emergenza coronavirus. “Siamo consapevoli delle difficoltà che molte donne hanno vissuto e stanno ancora vivendo – sottolineano Ceccarello e Barlese – l’emergenza sanitaria ha reso molto più difficoltosa la ricerca di aiuto. E quando lo si fa, è sempre sottovoce”. Dopo il primo periodo di attività a distanza, l’11 maggio il nuovo sportello contro la violenza sulle donne della Domus Nostra di Quinto ha aperto i battenti (lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 12 e martedì e giovedì dalle 14 alle 17). Il centro garantisce ascolto per la prima fase di accoglienza e valutazione del rischio e supporto nella messa in sicurezza per le donne in pericolo. Il servizio offre inoltre sostegno psicologico, consulenza legale e orientamento nella ricerca di lavoro. Il numero telefonico di riferimento è il 340.1008065. (m.f.)


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Istrana

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Il gran cuore dei cittadini che ha anticipato le istituzioni Sono tante le mail pervenute al Comune di persone che volevano aiutare. Amministrazione e associazioni fanno partire la catena di solidarietà

fatto richiesta erano già note ai servizi sociali del Comune – affermano –. Non c’è stato un grande aumento delle famiglie in difficoltà ma va evidenziato che c’è anche qualcuno che per pudore non ha voluto fare richiesta. Non bisogna aver vergogna di essere in difficoltà, è normale in una situazione come questa, ci si aiuta a vicenda ognuno con i propri mezzi. Il senso di comunità che hanno dimostrato i cittadini durante quest’emergenza è molto forte”.

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l buon cuore degli istranesi fa da padrone in questa quarantena. Nessuno si è tirato indietro e al grido d’aiuto delle famiglie in difficoltà ha risposto aderendo all’iniziativa del Comune di raccolta cibo e beni per l’igiene personale nei maggiori supermercati della zona. “Con la protezione civile e la Caritas abbiamo organizzato dei punti di raccolta a Istrana Alì, Prix e Crai dove le persone possono depositare qualcosa che comprano di più, poi ogni due giorni andiamo a raccogliere e depositiamo il materiale in un magazzino – affermano dal Comune -. Lì vengono create dalle borse e vengono distribuite dalla Caritas alle famiglie in difficoltà”. L’iniziativa a Istrana era partita prima che dal Governo venissero stanziati i fondi per le persone in difficoltà e continua tutt’ora. A spingere in questa direzione erano stati gli stessi cittadini che avevano percepito le difficoltà di qualcuno nel comprare il cibo e i beni di prima necessità. “Abbiamo avuto un buon riscontro – affermano con soddisfazione dal Comune – . Da parte dei cittadini arrivavano tantissime mail perché tutti volevano dare una mano con quello che potevano offrire e questa solidarietà si è poi riversata in termini concreti con le donazioni. Ogni due giorni i ragazzi della Protezione civile passano per i supermercati a ritirare il raccolto che viene poi distribuito e siamo molto soddisfatti di quanto ricevuto”. Tra le cose maggiormente donate c’è la pasta, presente in grande quantità nei magazzini della Caritas. Per questo motivo l’amministrazione ha poi indirizzato le persone anche verso altri alimenti come il riso, i sughi pronti, le farine e anche prodotti per l’igiene come shampoo, bagnoschiuma e dentifrici. A questi aiuti dei cittadini per i cittadini, si sono poi aggiunti i buoni spesa del Governo che i Comuni hanno distribuito tra le famiglie che ne hanno fatto richiesta tramite l’autocertificazione. “Le famiglie che ne hanno

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Un cerimonia diversa

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a bandiera sventola al contrario fuori dal municipio il 25 aprile. Una giornata della Liberazione strana quella di quest’anno e senza dubbio diversa. I Comuni hanno dovuto fare un dietrofront rispetto alle manifestazioni alle quali erano abituati e che i cittadini seguivano con piacere partecipando a quest’importante anniversario nazionale. E sono stati proprio i cittadini stessi che si sono accorti di una gaffe fatta dal Comune. La mattina del 25 aprile, come da tradizione, fuori dal municipio di Istrana è stata appesa la bandiera italiana ma al contrario. La sequenza di colori infatti, verde bianco e rosso, era stata stravolta e ribaltata. Una svista che i cittadini hanno immediatamente segnalato sui social dimostrando incredulità. Qualcuno ha anche pensato che si trattasse di Photoshop ma la foto era veritiera. Appena accortosi della gaffe, il Comune ha rimediato all’errore girando la bandiera e condividendo la foto sul proprio profilo Facebook istituzionale com’è solito fare quando ci sono delle giornate dal calibro nazionale o internazionale e degli appuntamenti di festa. (l.r.)


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Istrana

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Ospedaletto Madonna di Lourdes

Mistero sulla sparizione D

opo una settimana di tensione, la Madonna di Lourdes ritorna nella sua grotta. Ma sulla sua scomparsa regna ancora il mistero: “Chi può averla portata via?”. E’ giallo per la sparizione della statuetta della Madonna protettrice dei bambini e delle persone in difficoltà che durante lo scorso 21 aprile era stata portata via dalla sua grotta tra via Garibaldi e via Comunello nella frazione di Ospedaletto. E, così come se n’è andata, altrettanto misteriosamente è tornata. Qualcuno, probabilmente le stesse persone che l’avevano portata via, l’ha lasciata dentro un sacco nero contenuto all’interno di una borsa sportiva, ai piedi della grotta, sul ciglio della strada. A ritrovarla sono stati i carabinieri che erano sulle sue tracce ormai da diversi giorni e che stavano pattugliando la zona. Attratti dal sacco, le forze dell’ordine si sono fermate e hanno trovato la madonnina. Dopo aver fatto i dovuti accertamenti e aver avvisato anche il parroco, la statuetta è stata rimessa al suo posto. “E’ il lieto fine per il quale tutti avevano pregato in questi giorni”, afferma la sindaca Maria Grazia Gasparini che ha seguito da vicino le operazioni. Quello che aveva lasciato la madonnina

di Lourdes per circa una settimana nella frazione di Ospedaletto era un gran vuoto che si respirava anche a metri di distanza dalla grotta. In tanti sono infatti i “pellegrini” che pregano la madonna di Lourdes a Ospedaletto e che hanno continuato a farlo, nel rispetto della normativa sanitaria, anche in questi giorni. Ad accorgersi dell’accaduto è stata infatti proprio una signora che alla mattina si era avvicinata alla grotta per pregare la Madonna com’era solita fare da ormai 50 anni, da quando è stato costruito l’altarino. L’unico indizio è stato un abbaiare insolito dei cani del quartiere, nel cuore della notte che ha allarmato i residenti ma non tanto da fargli credere che qualcuno stesse compiendo un simile gesto. Tanti sono gli interrogativi che ancora permangono attorno alla vicenda, ma ora a prevalere è la gioia per il ritorno del simbolo religioso. “Siamo davvero felici”, affermano i residenti. A Ospedaletto la Madonna di Lourdes in questi giorni di Covid 19 aveva dato conforto a molti che vi si erano rifugiati portando alla sua attenzione le proprie preoccupazioni sulla pandemia alla ricerca magari anche di un miracolo. Non sarebbe infatti la prima

La statua era scomparsa dalla grotta dove era stata riposta e dopo qualche settimana è stata ritrovata dai Carabinieri volta che i cittadini si affidano a lei chiedendo aiuto. Negli anni 50, un gruppo di bambini di ritorno da scuola è caduto nel canale della Vittoria che passava proprio sotto la grotta della Madonnina. Il canale aveva una forte corrente, tutti erano molto preoccupati per le sorti dei bimbi e i cittadini si sono messi a pregare. Dopo qualche ora sono riusciti a tirarli fuori e stavano tutti bene. Lucia Russo

La storia della statuetta protettrice dei bambini simbolo della comunità del territorio

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n attesa del suo ritorno, i cittadini avevano riempito il vuoto lasciato nella grotta dalla statuetta della Madonna di Lourdes con una sua foto. Non riuscendo a vedere la nicchia vuota, i residenti della via hanno stampato una fotografia che avevano scattato alla statua e l’hanno messa dentro la grotta per poter continuare a pregare. La scultura è infatti un vero e proprio simbolo per tutti i cittadini di Ospedaletto. Fu regalata da don Albertino a sua sorella Agata e al cognato Sisto Comiotto che hanno voluto immediatamente darle un luogo consono dove tutti la potessero ammirare e rivolgerle le loro preghiere. Comiotto è andato a Segusino per cercare le rocce adatte per costruire la grotta che è stato poi inaugurata nel 1954 all’incrocio tra via Garibaldi e via Comunello. La gestione della grotta e della statua della Madonna è poi passata di generazione in generazione fino ad oggi che è nelle mani di Te-

resina Rossi che se ne occupa con i figli Silvano e Gino Comiotto. Oltre ad essere un luogo di culto, la grotta della Madonnina di Lourdes è anche un posto dove i residenti si trovano per chiacchierare e, nel mese di maggio, organizzano una festa con prodotti fatti in casa, per celebrarla. (l.r.)

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Verso la ripartenza Scuola elementare “Da Vinci” e distanziamento sociale

“Le poche iscrizioni sono ora un punto di forza” “L

’emergenza coronavirus impone il distanziamento. Alla luce di questo, chiederemo di far partire una nuova classe prima nella scuola elementare di Morgano anche con meno di 15 alunni. Non era stato raggiunto il limite minimo di iscrizioni. Adesso, però, questo può diventare un punto di forza se si pensa alla necessità di riorganizzare gli spazi scolastici e di far rispettare le distanze anti-

“Stiamo valutando la superficie di ogni aula in modo da capire come potrebbero essere distribuiti gli alunni nel rispetto

ora rappresenta un tesoretto. “Stiamo valutando la superficie di ogni aula in modo da capire come potrebbero essere distribuiti gli alunni nel rispetto delle regole riguardanti il distanziamento – conclude Rostirolla – il nostro obiettivo è sfruttare al meglio tutte le risorse che abbiamo. Soprattutto in un periodo come questo. E ci siamo messi subito al lavoro”. Mauro Favaro

Il sindaco Daniele Rostirolla

Il sindaco ferma l’installazione del 5G

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top a qualsiasi possibile sperimentazione della tecnologia 5G per la telefonia mobile. Il sindaco Daniele Rostirolla ha firmato un’ordinanza che sospende l’installazione di antenne o di impianti simili legati alla nuova rete in tutto il territorio di Morgano. “Intendiamo procedere rispettando il principio di massima prudenza – sottolinea il primo cittadino – qui nessuno va semplicemente contro alle nuove tecnologie. Però come amministratori abbiamo il dovere di applicare il principio di precauzione”. Il documento fa riferimento ad alcuni studi che hanno evidenziato delle perplessità sugli effetti della nuova tecnologia di comunicazione. Subito dopo la firma, l’ordinanza è stata inoltrata alle compagnie telefoniche: Telecom, Vodafone, Wind Tre e Iliad. Oltre ai ministeri della Salute e dello Sviluppo economico, alla Prefettura di Treviso, all’Agcom, alla Regione, all’Usl della Marca e al dipartimento di Treviso dell’Arpav. Fino a quando resterà valida la sospensione? Lo scrive lo stesso sindaco nell’ordinanza: “Fino a

delle regole” contagio”. A parlare è il sindaco di Morgano Daniele Rostirolla. La richiesta verrà inoltrata all’ufficio scolastico di Treviso. Tocca a quest’ultimo decidere se la strada sarà percorribile o meno. Ma in Comune hanno le idee chiare. Solo pochi mesi fa era stato fatto il possibile per scongiurare il rischio che la scuola elementare di Morgano perdesse la classe prima in vista del prossimo settembre. Le poche iscrizioni, però, non l’avevano permesso: ci si era fermati tra i sette e i nove piccoli studenti. Nessuno poteva immaginare che improvvisamente un gruppo ridotto di alunni avrebbe potuto trasformarsi in un punto di forza. E ora si sta rivedendo tutto. La riorganizzazione procede per gradi. Al momento le scuole restano chiuse in tutta Italia. Non è ancora chiaro come riapriranno i battenti a settembre. Quel che è certo è che nella scuola elementare Da Vinci di Morgano, ampliata solo pochi anni fa, c’è una disponibilità di spazi che

quando non saranno fornite adeguate garanzie sulla tutela della salute da parte degli enti competenti – si legge nel provvedimento – attraverso l’emanazione di apposite linee guida o specifiche normative che disciplinino l’uso di tale tecnologia”. Nel frattempo resteranno ovviamente attivi tutti i servizi già esistenti per la telefonia mobile e per il trasferimento di dati. “La limitazione temporanea alla sperimentazione, installazione e attivazione di impianti con tecnologia 5G non determina un danno al servizio di telefonia mobile – specifica Rostirolla – che potrà continuare a svolgersi con le attuali modalità e standard correnti nel territorio nazionale”. (m.f.)


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Morgano .

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L’iniziativa Smartphone in palio

La vita ai tempi del coronavirus L’amministrazione comunale lancia un concorso per raccontare come è stato vissuto questo periodo dai cittadini

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a vita ai tempi del Coronavirus”. E’ il nome del concorso fotografico lanciato dal Comune di Morgano. “Abbiamo voluto provare a usare le immagini – spiegano dal municipio – per raccontare questo periodo così fuori dall’ordinario”. Il regolamento prevede tre categorie: under 14, dai 15 ai 25 anni e sopra i 25 anni. In questi giorni il Comune sta raccogliendo gli scatti. Le foto inviate verranno valutate da una giuria composta dal sindaco Daniele Rostirolla e dall’assessore all’Istruzione,

Domenico Basso, un esponente dell’opposizione, la preside dell’istituto comprensivo di Morgano e Zero Braco, il presidente della Pro Loco, Gerardo Gagliardi, e i vertici del Calcio Badoere e del Consorzio dell’asparago di Badoere Igp. Il vincitore di ognuna delle tre categorie riceverà uno smartphone. Si tratta di un’iniziativa messa in piedi per non fermare del tutto gli appuntamenti con la comunità. Nei giorni scorsi uno degli insegnamenti più belli è arrivato da Anna, una bambina di cinque anni residente a

Morgano. La piccola ha voluto donare i propri cioccolatini agli uomini della Protezione civile. “Ti abbiamo vista dal basso perché tu eri sul terrazzino di casa tua – raccontano questi ultimi – eravamo in servizio proprio vicino a quel terrazzino.

Stavamo risalendo in furgone, ma abbiamo sentito una vocina lieve che ci ha fatto tornare indietro. Avevi in mano un sacchettino e ci hai fatto capire che dalle tue mani sarebbe caduto tra le nostre. Mentre ciò avveniva, quella stessa vocina

che ci aveva chiamato qualche attimo prima ha sussurrato una parola: Grazie. E’ il regalo più inaspettato e più tenero che potessimo ricevere. Il tuo cuore è arrivato dritto dritto ai nostri cuori”. Mauro Favaro


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Cultura .

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Artisti locali Intervista a Sonia Ervas

“La mia arte? Potenza ed energia” L

’ arte è emozione e libertà. Sonia Ervas, originale artista quintina, lo sa bene e per questo ha fatto di questa grande passione la sua vita. Nata a Treviso il 29 gennaio 1966, ha dimostrato sin dall’infanzia una particolare predilezione per l’arte, vincendo già alle scuole elementari il primo premio per il miglior disegno e facendosi notare alle scuole medie dall’insegnante di arte, il professor Botta. Proseguiti i suoi studi al liceo artistico, nel 1988 ha concluso il suo percorso accademico con gli artisti e docenti Emilio Vedova e Carmelo Zotti all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Da allora, come lei stessa dice e dimostra, vive per l’arte: si è specializzata in tecniche miste, prediligendo l’astratto polimaterico, ma dando anche spazio alla moda, all’architettura, alla grafica e al design d’arredo. Si dedica inoltre anche all’insegnamento a bambini e adulti e collabora con alcune associazioni, tra cui l’Associazione Tant’Arte, che ha raccontato la storia di Sonia nel video “Arte e coscienza – capitolo 3 Guardando alla sua produzio-

ne artistica, è possibile affermare che lei abbia una personalità piuttosto poliedrica e originale, per comporre le sue opere utilizza polistirolo, carta, legno, tele, smalti, stucco e altro ancora. Ma quali sono i generi e i modi espressivi che preferisce? “Inizialmente dipingevo nudi di donne, ma poi ho conosciuto l’astrattismo di Emilio Vedova e ho compiuto questa evoluzione. Del resto, chi fa astratto, prima passa sempre dal figurativo, perché deve sapere come rendere bene la profondità. Cerco sempre di lasciar spazio alla luce nelle mie tele, anche se spesso i colori dominanti nelle mie opere sono il bianco e il nero. Con le velature, poi, do trasparenza ai quadri”. Lei lavora anche con i bambini. Quanto è importante secondo lei educare i più piccoli all’arte? “È molto importante. Se a un bambino piace disegnare, è una passione che va coltivata. Nei miei corsi, mi accorgo subito di quei bambini che hanno già sviluppato quest’attitudine in base all’abbinamento dei colori

Sonia Ervas

che fanno e a come li utilizzano. L’arte poi può aiutarli anche ad affrontare le loro paure e le loro difficoltà: alcuni bambini hanno sconfitto la balbuzie e hanno migliorato la loro dislessia dipingendo”. Quale messaggio vuole mandare con le sue opere? “Nelle mie opere cerco di esprimere eleganza, bellezza esteriore, ma anche la mia interiorità. A volte nella vita ci sono dei momenti molto bui, ne ho passati molti anch’io: l’arte mi ha aiutata molto ad affrontare i problemi e mi ha aiutata a riprendermi. Persino in questo periodo di isolamento non mi lascio abbattere: prendo quello che viene e sono felice con e grazie all’arte. Per me quindi l’arte è questo: potenza ed energia. È la volontà di non disperarsi mai perché anche nei momenti più bui ci si può sempre riprendere”.

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orsi di Lattes” in quarantena. L’iniziativa di biblioteche in rete abbraccia anche il Comune di Istrana e la dimora di Bruno Lattes con il suo museo dei carillon. Ogni domenica gli interni della villa hanno ospitato iniziative culturali e letture calibrate per diverse età che hanno intrattenuto decine di cittadini. I laboratori all’interno di Villa Lattes hanno messo in mostra anche i carillon e i locali della storica dimora in un vero e proprio tour virtuale. L’attività ha visto la partecipazione a rotazione di numerosi poli bibliotecari del territorio oltre che la presenza di Villa Lattes scelta per rappresentare Istrana proprio per mettere in luce la sua bellezza e il suo bagaglio culturale. Anche la vicina Paese ha preso parte all’iniziativa con letture, laboratori di manipolazione e anche i racconti della buonanotte. L’iniziativa si è poi estesa anche alle biblioteche del veronese con Legnago e Cerea. Un filo rosso quello che ha unito Villa Lattes con le biblioteche della zona teso al voler diffondere

cultura e intrattenimento alternativo in questo periodo di reclusione dettato dal Covid 19. Alle iniziative di Villa Lattes hanno preso parte grandi e piccini, molto spesso partecipando alle attività di lettura e laboratorio mattutino insieme. In questo modo la Villa ha continuato ad essere cuore pulsante di Istrana e centro culturale con proposte adatte a tutti anche a distanza. (lu.ru.)

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Sport

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Lutto Leader fuori e dentro il campo

Il calcio ricorda Capitan Zugno C

apitan Zugno non c’è più e il suo vuoto si fa sentire. Damiano Zugno, classe 1988, è venuto a mancare dopo una lunga lotta contro un tumore e a ricordarlo sono i suoi compagni di squadra e i suoi alunni. Zugno era entrato nel cuore di molti distinguendosi per il suo animo buono e il suo essere un leader fuori e dentro il campo, anche tra i banchi di scuola dove insegnava storia. Due erano i suoi grandi amori e i fili conduttori della sua vita, il calcio e la storia ed entrambi li trasmetteva con una grande ed innata passione, quella di chi ci mette il cuore in tutto quello che fa. Tra i banchi di scuola aveva trasmesso ai suoi alunni un sapere enciclopedico e critico, sul campo da gioco aveva donato ai suoi compagni una visione tattica, uno schema di gioco dinamico e lo spirito di squadra. A ricordarlo è anche la sua docente della tesi dell’Università Ca Foscari. “La notizia della prematura morte di Damiano mi ha colpita e rattristata, sono stata relatrice della sua tesi triennale in storia e l’ho accompagnato nella ricerca, come lui stesso ha scritto

nel suo elaborato appena otto anni fa – afferma – L’ho conosciuto giovane uomo pieno di energia e determinazione, consapevole delle proprie qualità e ben deciso a farle crescere con serietà e dedizione, impegnato con passione nello studio della storia ma preso anche da altre passioni che riempivano le sue giornate”. Tra queste sicuramente il calcio. E l’Istrana lo ricorda così: “Un compagno di squadra, un amico che non ha rinunciato al calcio e ai sorrisi nonostante tutto. Un uomo che non ha voluto rinunciare a lottare fino alla fine. Hai perso la partita ma l’hai giocata come un vero capitano, il nostro”. Tutte le realtà che Zugno ha frequentato, dal calcio agli istituti e ai numerosi amici, conoscenti e parenti, hanno avviato una raccolta fondi per sostenere la ricerca. “Siamo certi di perseguire così il sogno di Damiano, non lo dimenticheremo”, affermano. “Ha combattuto come un leone ma il riaffacciarsi di una brutta malattia che sembrava sconfitta non gli ha lasciato il tempo di giocare i tempi supplementari per portare a casa

Damiano Zugno

anche questa vittoria. Noi ti vogliamo ricordare per la tua serietà, il tuo impegno e la tua dedizione. Professore di lavoro e maestro di vita per tutti i tuoi compagni. Resteranno nei nostri cuori le immagini del tuo ultimo gol nella gara contro il Team Biancorossi – ha dichiarato la società Fbc Zero Branco Asd 1932 -. Tutta la società esprime le più sentite condoglianze alla famiglia alla quale inviamo il nostro più caloroso abbraccio”. Lucia Russo

Il calcio Istrana non si ferma: gli allenamenti continuano online

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l Calcio Istrana non può ancora scendere in campo ma i suoi allievi si allenano a distanza. E’ il caso degli esordienti del secondo anno che insieme al loro mister hanno creato delle sedute di allenamento virtuale sfruttando la piattaforma Zoom e rispettando così tutti i crismi dettati dal dpcm del Governo. I calciatori si allenano ognuno dalla propria abitazione seguendo gli esercizi proposti dal mister proprio come se fossero insieme sullo stesso campo da gioco. Un allenamento dinamico fatto di percorsi ad ostacoli, slalom, passaggi, finte e tiri. Per l’occasione, i cinesini si sono trasformati in bottiglie d’acqua e la porta in due bastoncini fissati in un prato o in due scarpe posizionate a debita distanza. Il mister da casa sua sollecita gli allievi a fare sempre meglio esortandoli ad impegnarsi e a mantenere l’allenamento in vista di un ritorno sul campo da gioco e alla ripresa del campio-

nato. Per rendere l’allenamento più dinamico e anche fantasioso, ha anche dato la possibilità agli stessi allievi di inventare un esercizio da proporre ai compagni così da poter mettere in pratica le competenze acquisite trasformandosi per qualche minuto in un coach. l.r.


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#Regione

Il Prefetto di Padova Renato Franceschelli

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Il Prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto

“I cittadini hanno “Ripartiamo dimostrato grande con la massima senso di responsabilità” attenzione” Prefetto Franceschelli, quale il bilancio della prima fase di emergenza? “Possiamo distinguere due momenti e due modalità decisamente diverse. I primi 15 giorni con l’individuazione del focolaio di Vo’ e la chiusura di Schiavonia hanno rappresentato l’emergenza nella maniera più tradizionale, durante la quale abbiamo fornito assistenza alle persone, vigilato sugli accessi, gestito i bisogni e i servizi essenziali. Quando l’emergenza si è allargata sul piano territoriale e ha assunto connotazioni più sanitarie, le cui competenze sono in capo alla regione e alle Uls è cambiato anche il nostro ruolo come Prefettura. Da allora le direttive del Governo hanno avuto un evidente impatto sulla vita di tutti e da parte nostra abbiamo avvertito la necessità di armonizzare le interpretazioni, di coordinare le forze dell’ordine e gli enti locali. La gestione delle deroghe alle attività e filiere essenziali ha rappresentato un onere notevole in termini amministrativi e burocratici, con la gestione di oltre 8 mila domande da parte delle aziende che chiedevano di proseguire. Abbiamo cercato di essere collaborativi e comprendere le singole richieste, negando quelle pretestuose ma riconoscendo la complessità delle filiere presenti a Padova e provincia e cercando sempre una soluzione”. I cittadini come hanno risposto? “Posso dire di aver avvertito un senso responsabilità diffuso nel periodo di maggiore restrizione. I padovani hanno collaborato e si sono adeguati alle disposizioni, lo confermano anche i numeri delle attività di controllo che pubblichiamo quotidianamente sul nostro sito”. I giovani come si sono comportati? “Si sono dimostrati più responsabili e pazienti degli adulti, hanno vissuto la segregazione con minor disagio, probabilmente perché avevano già confidenza con gli strumenti tecnologici che hanno permesso di mantenere le relazioni a distanza”. Come ha vissuto a livello personale questo periodo? “Ho avuto la fortuna di avere mia moglie bloccata qui a Padova e quindi di non essere solo. Come per molti è stato un periodo di lavoro intenso, con giornate veramente piene. Certo mi è mancata la

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dimensione della socialità, come a tutti”. Cosa cambia con la “fase 2”? “Il mondo intorno a noi è cambiato e ci troviamo a gestire una situazione nuova, che coinvolge le amministrazioni pubbliche e il mondo delle aziende. In questo momento l’approccio è improntato alla collaborazione e non solo alla sanzione. Le aziende si trovano di fronte anche a difficoltà di interpretazione delle nuove regole e meritano di essere sostenute e aiutate prima che sanzionate. Questo in caso di difficoltà oggettive, mentre le furbizie non sono ammesse. Il tavolo istituito in Prefettura con gli uffici e forze polizia che eseguono i controlli tiene vivo il dialogo quotidiano con le categorie economiche, con i sindacati e con il mondo bancario. La mia raccomandazione è quella di rendersi conto che la partita non è finita e proprio adesso ci giochiamo un rischio concreto con le riaperture. Dobbiamo evitare le disattenzioni che possono generare nuovi focolai di contagio”. Quali prospettive per i grandi eventi estivi? “Questo è l’ambito sul quale grava un notevole punto interrogativo. In questo periodo è difficile immaginare una gestione a breve termine. Al momento siamo in attesa di indicazioni da parte del governo,sicuramente è il settore che ne sta risentendo di più e che va adeguataNicola Stievano mente sostenuto.

’emergenza Covid-19 ha impegnato in modo massiccio tutte le forze di polizia nella sua fase più acuta nel territorio della Città Metropolitana di Venezia. Ora ci sarà da affrontare la fase 2 tenendo sempre conto che basta qualche disattenzione per far ripartire il virus”. Lo spiega Vittorio Zappalorto Prefetto di Venezia, che è anche coordinatore di tutti i prefetti del Veneto. Zappalorto trevigiano, era stato qualche anno fa anche commissario straordinario per il Comune di Venezia a seguito delle vicissitudini giudiziarie della giunta Orsoni. “Una parte importante del lavorospiega il Prefetto- che è stato fatto in questi difficili mesi, in cui la pandemia è stata così forte, è stata quella dipanare e coordinare le normative in materia che arrivano via via dai vari enti e che a volte erano contraddittorie fra loro”. La Prefettura di Venezia ha dovuto così dare indicazioni sulla corretta applica- che, sono state accolte dalla Prefettura, ad eccezione di circa 200 che non rizione delle normative e dovrà anche far fronte nelle prossime settimane ai spondevano ai requisiti per riaprire. Ora arriva la fase 2. “In questo frantanti ricorsi. “Nel periodo più difficile dell’epidemia - aggiunge Zappalorto - gente – sottolinea il Prefetto Zappasul territorio veneziano fra carabinieri, lorto – è importante innanzitutto seguire l’andamento polizia di stato, guardell’epidemia contradia di finanza e agenti “Ogni giorno stata quotidianamente delle polizie locali, c’erispondiamo alle dal sistema sanitario rano oltre 1200 uomini e donne a presidiare. richieste di aziende e far luce sulle varie normative in modo da Un lavoro importantisdare linee guida chiare simo fatto con grande e cittadini, abbiamo alla cittadinanza e atabnegazione e spirito eseguito decine di tività produttive. Sarà di servizio. I controlli importante ad esemfatti sono stati decine migliaia di controlli” pio, che una attività di migliaia e migliaia le sanzioni comminate. “Va detto - conti- che riapre (si pensi a bar e ristoranti) in nua il Prefetto - che la stragrande mag- linea di massima se non ci sono partigioranza dei cittadini si è attenuta alle colari esigenze, non venga controllata da diverse forze di polizia più volte”. Inregole in modo scrupoloso anche se in tanti hanno chiesto chiarimenti su cosa fine c’è attenzione attenzione e attesa per le disposizioni su momenti aggreera possibile fare e cosa no. I cittadini gativi come concerti, sagre feste paehanno tempestato di telefonate i centralini della Prefettura e a loro sono sta- sane spettacoli. “Si tratta di eventi che te date tutte le delucidazioni ai quesiti per ora restano vietati perché creano di ordine pratico che spesso venivano assembramenti. – conclude il Prefetto Vedremo a giugno con i nuovi decreti se posti”. Sul fronte delle aziende alla Prefettura vi sarà la possibilità di concedere qualsono arrivate 5000 richieste di apertura che forma di autorizzazione”. Insomin deroga nell’ambito delle filiere con- ma, come in tutta Italia, i grandi eventi siderate “essenziali” o riconducibili a rischiano di essere gli ultimi a poter riAlessandro Abbadir partire. queste Queste richieste, fatte le verifi-


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Regione

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L’intervista Maddalena De Luca, Prefetto di Rovigo, ripercorre questi mesi frenetici

“Il Polesine ha dimostrato grande capacità di recupero” P

rima l’emergenza, ora la ripartenza tra mille incognite e dubbi. Ne abbiamo parlato con il Prefetto di Rovigo Maddalena De Luca. Signor Prefetto, un bilancio di questo lockdown che ci siamo finalmente lasciati alle spalle? “L’esigenza maggiore da parte della popolazione è stata quella di avere informazioni chiare, precise, dirette ed è una cosa che continuiamo a garantire anche adesso. Nei primi momenti evidentemente c’era l’incognita sulle cose da fare: di fronte a misure importanti è stata necessaria una vicinanza particolare alla comunità sia attraverso i sindaci che sono i più vicini alle realtà territoriali sia con i cittadini che si sono interfacciati alla Prefettura”. Come ha retto il Polesine? “Ha risposto molto bene: i cittadini sono stati rispettosi delle regole, hanno compreso il problema e quanto fosse seria e grave la situazione. Durante tutto il lockdown sono stati 50mila i cittadini controllati, con una media di un migliaio al giorno, e la percentuale trasgressioni accertate è stata molto bassa, nell’ordine del 2%. Circa 25mila le attività produttive controllate”. Se lo aspettava un comportamento così virtuoso? “Ci speravo, perché ho avuto modo di cono-

scere la comunità e ho sempre avuto un’ottima impressione”. Nel lockdown sono state molte le aziende che hanno chiesto di poter riaprire prima? “Nella fase del silenzio-assenso non abbiamo riscontrato criticità. Ci sono state 865 comunicazioni da parte di aziende che ritenevano di far parte della filiera produttiva e che si sono adeguate utilizzando al loro interno le precauzioni richieste. I controlli delle forze dell’ordine e dello Spisal hanno dato ottimi risultati: solo 20 i procedimenti di sospensione parziale, nessuna chiusura totale. Chi non aveva diritto, insomma, non ha fatto domanda”. Molta preoccupazione hanno destato le case di riposo. “Ci sono state situazioni colpite dal virus, in particolare a Fratta e agli Istituti Polesani di Ficarolo, ma sono state messe in campo misure importanti che hanno permesso di ricostruire dal singolo contagiato tutta la reti di rapporti, consentendo di isolare tutti i contatti”. Veniamo alla fase 2, cosa dobbiamo aspettarci? “C’è stata una ripresa molto razionale e ci stiamo avviando a una nuova normalità. La cosa veramente importante è questa: finché non ci sarà un vaccino o una cura dedicata, le

uniche armi che abbiamo sono quelle di rispettare le precauzioni che ormai conosciamo. La chiusura ha avuto fortissime ripercussioni dal punto di vista economico, è innegabile: sicuramente è auspicabile che attività produttive, piccoli artigiani, parrucchieri, estetisti riprendano a lavorare al meglio perché tantissime famiglie basano la loro economia famigliare su questo”. Capitolo estate: cosa ci attende, in spiaggia e in città? “Il turismo è stato particolarmente colpito in questi mesi. Mi auguro che possiamo pensare a un’estate nella nuova normalità, che sia estate, che siano vacanze! Quanto agli eventi pubblici, manifestazioni di piazza, cinema, spettacolo dovranno aspettare”. E i ristoranti e bar? “Come sappiamo dovranno essere rispettate le distanze, con un numero di coperti ridotto. Questo avrà certamente un peso, ma sono fiduciosa che queste misure saranno comunque temporanee, in attesa di una vera normalità”. Il Polesine reggerà l’onda d’urto? “Il mio augurio è che il Polesine, che ha già dimostrato grande resilienza e capacità di recupero e di reinventarsi, darà prova della sua forza e saprà recuperare quello che si è perso”. Giorgia Gay

“Imprese e lavoratori hanno bisogno di un supporto costante”

“A

questo punto il tema non è più soltanto sanitario. Tutti gli operatori economici ora avranno bisogno di un supporto costante, con indicazioni chiare”. Lo sostengono gli esponenti del Partito Democratico in Regione con il capogruppo Stefano Fracasso e i consiglieri Graziano Azzalin, Anna Maria Bigon, Bruno Pigozzo, Claudio Sinigaglia, Andrea Zanoni e Francesca Zottis i quali chiedono un monitoraggio costante che investa l’aspetto economico di imprese e lavoratori. “Bisogna intervenire puntualmente sulle criticità, - affermano e pertanto devono essere coinvolti anche i diretti interessati, tramite i rappresentanti delle categorie economiche, i sindacati e non soltanto a livello regionale. L’auspicio è di allargare il Tavolo Ulss-Sindaci attualmente previsto dalle indicazioni regionali. Imprese e lavoratori non non devono essere solo soggetti passivi ma essere coinvolti in modo da segnalare in tempo reale eventuali difficoltà nell’applicazione delle nuove regole”.

Fase 2 La Regione rivendica autonomia sulle linee operative

Lanzarin: “schede nazionali difficilmente applicabili, cerchiamo di semplificare” N

ei giorni cruciali dell’avvio della “Fase 2” il Veneto rivendica la propria autonomia decisionale anche sulle linee guida da adottare per la ripartenza, in sicurezza ma con efficacia, delle attività economiche e produttive. Lo hanno ribadito gli assessori regionali durante il confronto con le parti sociali a ridosso della riapertura generale. A fare sintesi l’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin. “Le schede elaborate da Inail e Istituto Superiore di Sanità appaiono troppo complesse e inapplicabili, - ha ribadito - in particolare per ristorazione e turismo. La Regione Veneto, con il supporto del Dipartimento sanitario di Pre-

venzione, è pronta a rielaborare le indicazioni Inail in modo da poter fornire una proposta di prescrizioni chiare, semplici e concrete, nel rispetto dei principi cardine di salute pubblica e di sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e dei protocolli nazionali già sottoscritti con le parti sociali”. Nei giorni successivi la Giunta ha messo a punto un documento unico, composto da una premessa comune, uguale per tutti i settori, relativa a norme uniformi di igiene, sanificazione, distanziamento fisico e monitoraggio sanitario, e norme di dettaglio specifiche per le diverse attività e comparti, recependo le indicazioni già messe a punto

dai diversi tavoli regionali di settore, in particolare quelle elaborate dal tavolo sul turismo. “Spicca la proposta di semplificare i protocolli per gli operatori della ristorazione e della balneazione e quello per i servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti)– ha aggiunto Lanzarin – sostituendo alle indicazioni lineari di distanza tra tavoli, ombrelloni o poltrone di lavoro, il criterio generale del rispetto della distanza minima interpersonale di un metro. In questo modo, con poche regole, coerenti, di prudenza ma al tempo stesso di facile applicazione, e soprattutto condivise anche con le regioni limitrofe, potremo rendere sostenibili

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le riaperture”. L’assessore alle attività produttive Roberto Marcato ha lanciato un allarme per le attività del mondo dello spettacolo e del divertimento (dai concerti alle discoteche), sinora esclusi dalle schede di indirizzo di Inail e Istituto superiore di Sanità: “Per questi settori, per i quali la riapertura sarà impossibile sino all’anno prossimo – ha affermato Marcato - dovrà intervenire il Governo con iniezioni di liquidità”. L’assessore al Turismo Federico Caner ha ricordato che “in Veneto operatori e Regione hanno già predisposto protocolli ‘tagliati su misura’ per i diversi comparti del turismo”.

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Regione

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L’intervista Maurizio Conte, Commissione ambiente e lavori pubblici in Regione

“Dall’emergenza il Veneto può ripartire di slancio” Tra le priorità il consigliere regionale padovano sottolinea l’attenzione ai servizi sanitari territoriali e al personale in forze, ma anche la necessità di un adeguato rilancio del settore turistico

M

aurizio Conte, Consigliere Regionale padovano, già Assessore Regionale con la delega all’Ambiente, è attuale componente della II^ Commissione Ambiente e Lavori Pubblici. Consigliere Conte, cosa ne pensa della situazione del Veneto dopo l’esperienza dell’emergenza coronavirus? “L’esperienza dell’emergenza coronavirus può diventare una nuova opportunità per il Veneto, per poter ripartire con nuovo slancio e con nuove opportunità. Anche in Veneto sono stati fatti degli errori collegati sicuramente alla non conoscenza del virus e di conseguenza alla necessità di inventare dei protocolli che permet-

tessero un azione di prevenzione e di sicurezza per la salute dei cittadini: nel complesso però la Sanità Veneta ha dimostrato efficienza e preparazione, soprattutto grazie alle intuizioni di qualche luminare e alla professionalità e dedizione che medici, infermieri, operatori sanitari hanno dimostrato”. Cosa potrebbe essere migliorato in Sanità? “Soprattutto in ambito sanitario certe scelte hanno avuto un forte impatto sulle prestazioni sanitarie territoriali (es. chiusura dell’Ospedale di Schiavonia) comportando lo spostamento in altri ospedali, per interventi o per visite specialistiche, di tanti cittadini di quel territorio”.

Maurizio Conte

“Si è capito quindi come sia fondamentale la Medicina del Territorio, l’importanza dei Medici di Base, la necessità di potenziare prestazioni preventive e complementari al di fuori degli Ospedali, rivedendo magari anche le dimensioni delle Ulss sulla base dei flussi reali dei fruitori delle varie prestazioni. Senza dimenticarsi del giusto riconoscimento economico a chi opera nella sanità pubblica. Per questa emergenza in cosa si è impegnato direttamente lei, consigliere Conte?

“Grazie al mio ruolo e all’attività in Consiglio sono riuscito, evidenziando le criticità, a sensibilizzare il legislatore sulla necessità di calmierare i prezzi delle mascherine e dei vari dispositivi per la sicurezza personale, sull’opportunità di erogare contributi alle società culturali e sportive in forte difficoltà economica, a evidenziare l’inopportunità da parte dell’Azienda Ospedaliera di Padova nel richiedere il pagamento dei tamponi fatti agli anziani nelle case di riposo”. Quali saranno le priorità che si dovranno affrontare nei prossimi mesi in Regione Veneto? “In Regione Veneto sicuramente il settore del turismo, in forte crisi proprio per l’emergenza coronavirus, diventa prioritario nella politica di rilancio dell’economia di questo territorio. Diventa fondamentale la fase di comunicazione e di promozione per recuperare i flussi turistici Italiano ed Internazionale: è per questo che ho proposto che il portale Veneto.

EU diventi il portale delle prenotazioni turistiche in Veneto, eliminando i costi di gestione booking agli operatori turistici veneti. Collegati al turismo ci sono i settori dell’Agricoltura e dell’Ambiente, settori fondamentali per la valorizzazione delle bellezze naturali e dei prodotti tipici della nostra Terra, che hanno bisogno di una nuova politica di rilancio e sostegno guardando alle opportunità di finanziamento dei Fondi Europei”. Come secondo lei si potrebbero risolvere tutte queste questioni/problematiche? “Proprio in considerazione di come il Veneto ha gestito l’emergenza coronavirus, sono sempre più convinto che potremo farcela solo attuando velocemente quel riconoscimento di ulteriori e specifiche forme di autonomia che il popolo Veneto ha chiesto con forza con il referendum del 2017: sarà questo il mio prioritario impegno, se rieletto, nella prossima legislatura in Regione”.

L’intervista Micaela Faggiani racconta la genesi e l’evoluzione di questo progetto tutto veneto

“Il Cantiere delle donne” guida la rivoluzione gentile per la parità di genere “I

l Cantiere delle donne vuole essere un luogo di lavoro, di sperimentazione, di costruzione, al femminile. Vogliamo fare rete, con uno spirito di combattiva solidarietà, per cambiare a piccoli passi un ambiente ancora pensato e organizzato dagli uomini”. È questo il senso del Cantiere delle donne, come raccontato da una delle fondatrici, Micaela Faggiani. Un gruppo di migliaia di donne, per ora forzatamente virtuale, a causa dell’emergenza coronavirus, che a breve tornerà a far incontrare le donne anche fisicamente, per fare appunto rete. Come e quando nasce il “Il Cantiere delle donne”? “Nasce a fine gennaio da un’idea condivisa con le colleghe giornaliste Antonella Benanzato e Alessia Da Canal, davanti ad un aperitivo. Si è iniziato con una partecipatissima cena al Caffè letterario di Padova il 17 gennaio, per proseguire con l’organizzazione del secondo incontro con tanto di ospite d’onore, la giornalista Ritanna Armeni. Il coronavirus lo ha però impedito. Il Cantiere comunque non si è dato per vinto e ha pun-

tato sulla rete: è nato su Facebook un gruppo chiuso che ha raggiunto le 3.500 iscritte, provenienti da tutta Italia”. E poi come siete andate avanti? “Alle tre ideatrici intanto si sono aggiunte come amministratrici altre due colleghe giornaliste Lisa De Rossi e Laura Eduati. Da qui anche l’idea di dar vita ad un vero e proprio tg fatto in casa, in tempo di quarantena: proponiamo ogni settimana un pout pourry di esperienze, consigli, frammenti di vita quotidiana delle donne del cantiere, tante e diverse, con professionalità delle più disparate. Un estratto della società al femminile, che si confronta anche attraverso questi nuovi strumenti, con il sorriso e la leggerezza ma anche toccando temi caldi. Un tg disponibile sia nel gruppo chiuso sia nel canale Youtube del Cantiere delle donne. Da qui la prossima apertura di un sito internet e di una pagina Facebook per strutturare meglio i servizi delle donne per le donne, creando anche in un futuro occupazione al femminile”. Perché l’esigenza di dare voce alle donne?

“Il Cantiere vuole diventare un gruppo di influenza o anche un think tank di riferimento per le istituzioni e per chi appartiene alla politica per elaborare proposte di cambiamento e richieste che possano facilitare la vita di tutte le donne. Vogliamo sederci ai tavoli di costruzione della nostra società con professionalità, talento e desiderio di contribuire al miglioramento della “polis” con la nostra visione del mondo”. Quali “battaglie” avete promosso finora? “Una delle prime è stata proprio l’aver radunato così tante donne sotto lo stesso tetto, poi nel momento storico che stiamo vivendo l’aver aiutato molte donne ad aver voce nei confronti delle istituzioni, sulla necessità di organizzare la fase due con aziende aperte e scuole chiuse... così forti anche della nostra vicinanza con le istituzioni abbiamo contattato il presidente Zaia e l’assessore Donazzan e mandato videoappelli al governo fatti dalle mamme del gruppo. Abbiamo fatto rumore su un silenzio assordante, quello dei bambini e degli adolescenti. Non è un caso che si sono confrontate con noi dal

vivo, online, donne di valore come la senatrice Emma Bonino, l’assessore Donazzan, le onorevoli Sara Moretto e Roberta Toffanin. Abbiamo inoltre messo a confronto le donne europee sulla ripartenza”. Come intendete procedere per il futuro, quando anche l’emergenza coronavirus sarà finita? “La nostra mission è la rivoluzione gentile, ossia cambiare il mondo con un’effettiva parità di genere, aiutare le donne a essere valorizzate a dovere, sporcandoci anche noi le mani facendo vedere quanto valiamo e quanto abbiamo da dare, nelle politica, nel sociale, nel lavoro. Abbiamo già trovato alcuni sostenitori uomini che dall’interno delle loro aziende vogliono iniziare a fare questa rivoluzione con noi...ora non ci rimanere che continuare a lavorare”.


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on sappiamo ancora se la prossima estate sarà caratterizzata da temperature tropicali oppure no. Quello che è certo è che gli animali, in particolare i cani, sono spesso vittime del cosiddetto “colpo di caldo”, perché i nostri amici a due e a quattro zampe hanno davvero poca tolleranza del caldo. Ecco alcuni consigli su come far affrontare al meglio la stagione estiva ai nostri animali domestici. Non lasciate mai un animale incustodito dentro l’auto: la temperatura interna dell’abitacolo sale rapidamente, anche con i finestrini aperti, e trasforma la vettura in un vero e proprio forno. Se vedete un animale rinchiuso da solo in un’auto al sole, prestare attenzione ai sintomi di un eventuale colpo di calore (problemi di respirazione, spossatezza generalizzata). In tal caso, se non si interviene subito, rischia di correre un grave pericolo di vita: chiamate immediatamente aiuto e nel frattempo cercate di creare ombra mettendo dei giornali sul parabrezza e se possibile gettate acqua all’interno per bagnare l’animale, usando un eventuale fessura aperta del finestrino.

Qualche consiglio utile per affrontare il caldo

Estate: come proteggere i nostri amici animali

Assicuratevi che gli animali abbiano sempre accesso all’ombra e acqua fresca in abbondanza. In caso di colpi di calore, chiamate subito il veterinario. Evitate le passeggiate con il vostro cane nelle ore più calde della giornata preferendo le prime ore del mattino o l’imbrunire e portate sempre con voi acqua e una ciotola. Ricordatevi di applicare una crema solare ad alta protezione sulle estremità bianche degli animali prima di farli uscire sotto il sole o prima di portarli in spiaggia. Anche cani e gatti possono scottarsi al sole! Con le alte temperature non mancheranno di far visita le pulci, le zecche e gli

acari, meglio quindi verificare spesso il pelo del vostro amico a quattro zampe per verificarne la presenza. E non dimenticate di applicare preventivamente un antiparassitario con collari, spray o pipette. Per evitare il proliferare di questi fastidiosi insetti è opportuno anche tenere ben pulito e disinfettato il luogo in cui vivono, cuccia o lettiera che sia, cambiando almeno 2 volte la settimana la sabbia o il fondo della loro casa. In estate non solo cani e gatti hanno bisogno di maggiori cure, ma anche uccellini domestici, conigli e roditori oltre che i pesci. Le voliere e le gabbiette vanno posizionate in luoghi all’ombra, freschi e

ventilati, bisogna avere cura di cambiare spesso l’acqua dei beverini e lasciare loro delle vaschette di acqua in cui immergersi. E’ meglio riempire i laghetti ogni sera, per ripristinare l’acqua evaporata durante il giorno e così aggiungere ossigeno nuovo. Per gli acquari è consigliato abbassare la temperatura del riscaldatore di un paio di gradi, lasciare il coperchio aperto ed eventualmente installare sul bordo alcune ventole che aiutano l’abbassamento di qualche grado della temperatura dell’acqua. I rettili, al contrario, amano le temperature più calde e umide e per questo adorano l’estate!

In vacanza con Fido

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n treno? E’ conveniente di giorno e con cani di taglia piccola. In nave non c’è una regola, le condizioni le stabilisce ogni singola compagnia. In aereo è più complicato e molto faticoso per i cani di taglia grande e media e le condizioni le condizioni di trasporto vengono stabilite dalle compagnie. In auto è di certo il modo migliore, anche se possono esserci alcuni proiblemi, quali il mal d’auto e la sete! I cani possono infatti soffrire l’auto, come noi, per motivi fisici (cinetosi) o psicologici. I sintomi sono nausea, vomito, paura, agitazione e a volte tentativi di fuga. Ma non dimentichiamo che Fido non sa che stiamo andando in vacanze… quindi non ci spazientiamo se dovesse avere qualche problema di mal d’auto e di agitazione!

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Filariosi Mai abbassare la guardia!

Con l’arrivo dell’estate possiamo dare la giusta protezione ai nostri animali S

appiamo bene quanto pulci e zecche possano rendere un incubo le passeggiate primaverili con i nostri amici a quattro zampe. Ma con l’arrivo dell’estate è bene preoccuparsi maggiormente di una malattia parassitaria del cane e del gatto molto insidiosa e che può essere facilmente trasmessa tramite le punture di zanzara: la filariosi e la filariosi cardiopolmonare. Il rischio di contrarre questa malattia aumenta proprio con l’arrivo del caldo che favorisce infatti la schiusa delle uova delle zanzare. A causare la malattia è un parassita, il Dirofilaria Immitis, che viene trasmesso agli animali tramite delle banali punture di zanzara. In Italia, è diffusa soprattutto nelle regioni della Pianura Padana. Non è facile capirne i sintomi, perché questa patologia è spesso totalmente asintomatica nella fase iniziale e compaiono quasi sempre in uno stadio avanzato. Le prime avvisaglie sono tosse e affaticamento, spesso accompagnati da altri disturbi, che possono essere diversi tra gatti e cani. Nei gatti i primi segnali della presenza della filariosi sono in genere vomito e difficoltà respiratorie. Più rara nei felini

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è la sintomatologia cardiopolmonare che però è più pericolosa per questi animali che per i cani, perché il loro il cuore è molto più piccolo e dunque più fragile. Nei cani la malattia può manifestarsi invece con stanchezza, inappetenza, tosse, insufficienza cardiaca, problemi respiratori, edema polmonare. Per verificare la presenza della malattia basta un semplice prelievo del sangue: i risultati sono molto attendibili nel cane, meno nel gatto. Una volta certi della diagnosi, il veterinario vi aiuterà a scegliere la cura più appropriata.

La terapia più diffusa prevede la somministrazione di farmaci che causano la morte del parassita, un metodo efficace che però implica effetti collaterali anche molto seri. Per prevenire l’insorgere della malattia esistono dei farmaci specifici, che agiscono sui parassiti allo stato larvale, assolutamente privi di effetti collaterali. Il trattamento viene solitamente somministrato da maggio a novembre ed è possibile scegliere l’assunzione di compresse, da ripetere una volta al mese, oppure un’iniezione, che agisce per circa sei mesi.

La pericolosa malattia è causata un parassita trasmesso agli animali attraverso le punture di zanzara. Per la prevenzione vi sono farmaci specifici

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Animali da compagnia e Covid-19 facciamo chiarezza L’OIPA: “È importante sensibilizzare l’opinione pubblica sulla non comprovata trasmissibilità del virus da parte degli animali da affezione, per evitare allarmismi ingiustificati e comportamenti irresponsabili nei loro confronti”

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ra fake news e allarmismi generalizzati, in questi mesi sono circolate molte, fin troppe, informazioni sul rapporto tra trasmissione del virus ed i nostri animali da compagnia. Per questo, cerchiamo di fare chiarezza, affidandoci agli esperti che tanto ci hanno guidato e ci guidano dall’esordio del Covid-19. Nel caso specifico ci siamo rivolti ad OIPA Italia Onlus, l’Associazione Internazionale Protezione Animali, che con i suoi specialisti ci ha aiutato a trovare il bandolo della matassa e che vuole diffondere una corretta informazione sul tema. “Gli animali contraggono virus appartenenti a questa famiglia (dei Coronavirus – Ndr), come l’alfa coronavirus nei gatti randagi e il coronavirus enterico nei cani, ma non il Covid-19 – spiega Silvana Confente, medico veterinario di Oipa - È fondamentale rendere pubblica questa indicazione scientifica per evitare il diffondersi di comportamenti dettati da poca consapevolezza e che vadano a ledere il benessere degli animali e la loro libera circolazione”. La prof.ssa Mirta Bajamonte, Biomedico – Biotecnologo – Embriologo Clinico specializzato in Fisiopatologia della Riproduzione Umana, interpellata da OIPA, afferma:

“Sebbene il SARS-CoV2 parta dagli animali, è altrettanto scientificamente verificato che il ceppo virale, cambiando continuamente ospite e quindi progredendo da una specie animale ad un’altra, abbia subito delle mutazioni che hanno reso il ceppo di attacco all’essere umano specie-specifico, motivo per cui la trasmissione avviene esclusivamente da uomo a uomo. Gli animali che vivono nelle nostre case, a causa della malattia dei loro proprietari, potrebbero, in casi rari, contrarre l’infezione ma non trasmettere a loro volta il virus. È quindi sufficiente che la persona positiva al SARS-CoV2 si comporti con loro adottando le stesse misure preventive utilizzate con gli altri membri della famiglia. Nel rispetto di tutti gli esseri senzienti, è irresponsabile fare dichiarazioni allarmanti che confondano l’opinione pubblica e che, non essendo addetta ai lavori, penserà bene di sbarazzarsi dei propri animali domestici soltanto nel timore, ad oggi ingiustificato, del loro possibile ruolo di contagio nell’epidemia”. Sì, perché purtroppo abbiamo assistito anche a questo fenomeno disumano. L’abbandono degli animali domestici, per paura potessero essere veicolo di contagio. Pertanto, è dovero-

so sottolineare che abbandonare un animale che abbiamo scelto come componente della famiglia non è solo un gesto ignobile e deprecabile, ma è anche un reato sancito dal codice penale (art. 727 c.p.). Venendo alla quotidianità di questo periodo e dunque al benessere dei nostri animali, riportiamo le risposte che il Ministero della Salute ha dato ad alcuni dei più frequenti quesiti posti dalla cittadinanza.

Posso contrarre l’infezione dal mio animale da compagnia? Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione di SARS-CoV-2 che riconosce, invece, nel contagio interumano la via principale di trasmissione. Tuttavia, poiché la sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali suggeriscono che gli animali domestici siano, occasionalmente, suscettibili a SARS-CoV-2, è importante proteggere gli animali di pazienti affetti da COVID-19, limitando la loro esposizione. Si raccomanda di lavare le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo.

Se torno da una passeggiata con il mio cane devo pulirgli le zampe La sopravvivenza del nuovo Coronavirus negli ambienti esterni non è al momento nota con certezza. Se il cane viene a contatto con le zampe con secrezioni respiratorie espulse a terra da persone infette è teoricamente possibile che possa trasportare il virus anche se non vi sono al momento evidenze di contagi avvenuti in questo modo. Quindi, si tratta di osservare l’igiene accurata delle superfici e delle mani lavando i pavimenti con soluzioni a base di cloro all’0.1% (la comune candeggina o varechina), le altre superfici con soluzioni a base di cloro allo 0,5% e le mani con acqua e sapone per oltre 20 secondi o con soluzioni/gel a base alcolica, per uccidere i virus. E’ possibile al rientro a casa lavare le zampe del cane con acqua e sapone, analogamente a quanto facciamo con le nostre mani, avendo cura di asciugarle bene e comunque è opportuno evitare di farlo salire con le zampe su superfici con le quali veniamo a contatto (ad esempio su letti o divani).

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Mascherine, istruzioni per l’uso Dal 26 aprile l’utilizzo è obbligatorio, dal sitoPer internet dell’Istituto superiore partecipare alla rubrica chiamare il numero 049 8704884 Informazione a pagamento a cura degli esperti del settore di sanità le indicazioni con le risposte alle domande più frequenti

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e mascherine, in base al DPCM del 26 Aprile scorso sono diventate obbligatorie negli spazi confinati o all’aperto in cui non è possibile o garantita la possibilità di mantenere il distanziamento fisico. In base al comma 2 dell’articolo 3 dello stesso DPCM “possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”. Le mascherine rappresentano una misura complementare per il contenimento della trasmissione del virus e non possono in alcun modo sostituire il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e l’attenzione scrupolosa nel non toccare il viso, il naso, gli occhi e la bocca. Dal sito internet dell’Istituto Superiore di Sanità ecco alcune indicazioni sull’utilizzo corretto delle mascherine al tempo del Covid 19. Che differenza c’è tra le cosiddette mascherine di comunità e le mascherine chirurgiche? Le mascherine chi-

Coronavirus, il piano per la Banca del plasma

rurgiche sono le mascherine a uso medico, sviluppate per essere utilizzate in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Rispondono alle caratteristiche richieste dalla norma UNI EN ISO 14683-2019 e funzionano impedendo la trasmissione. Le mascherine di comunità, come previsto dall’articolo 16 comma 2 del DL del 17 marzo 2020, hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus SARS-COV-2. Quali sono le caratteristiche che devono avere le mascherine di comunità? Esse devono garantire un’adeguata barriera per naso e bocca, devono essere realizzate in materiali multistrato che non devono essere né tossici né allergizzanti né infiammabili e che non rendano difficoltosa la respirazione. Devono aderire al viso coprendo dal mento al naso garantendo allo stesso tempo confort. La mascherina è obbligatoria anche

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Sperimentazione per i bambini? Dai sei anni in sù anche i bambini devono portare la mascherina e per loro va posta attenzione alla forma evitando di usare mascherine troppo grandi e scomode per il loro viso. È possibile lavare le mascherine di comunità? È possibile lavare le mascherine di Veneto richie-che comunitàa Regione se fattedelcon materiali de cortesemente la colla- Le resistono al lavaggio a 60 gradi. borazione della popolazione per mascherine di comunità commerciali compiere unoulteriore passosesulsulla sono monouso sono lavabili camminosidella sfida indicazioni alla pande- che confezione riportano mia da virus SARS-COV-2 che è di possono includere anche il numero responsabile della malattia COVID lavaggi consentito senza che questo 19”, è l’incipit della lettera che diminuisca la loro performance. dallo scorso 11 maggio perso- nel Quali mascherine devole usare ne che sono guarite dall’infezione caso in cui compaiano sintomi di indel terribile virus si sono viste refezione respiratoria? capitare del Veneto con è Nel caso dalle in cuiUlss compaiano sintomi l’invito a donare il sangue. necessario l’utilizzo di mascherine cerSi come trattadispositivi di un invito rivolto a tificate medici. più di 3.000 persone con l’intento, Come smaltire le mascherine? loro collaborazione, -attraverso Se è stata la utilizzata una mascherina di creare, nel tempo monouso, smaltirlapiù conbreve i rifiuti indiffepossibile, una banca del plasma. renziati; spiega il una presidente -L’obiettivo, Se è stata indossata mascheriRegione metterla Luca Zaia,inèuna quello na della riutilizzabile, busta di farsi le trovare preparati nel riutilizzo caso e seguire regole per il suo in cui in autunno ci fosse un nuodopo apposito lavaggio. vo inasprimento dell’infezione da Coronavirus. La sperimentazione della terapia con plasma iper-immune su un panel di ricoverati condotta dalla dottoressa Giustina De Silvestro, Direttore dell’Unità operativa immunotrasfusionale dell’Azienda Ospedaliera di Padova, ha infatti evidenziato un netto miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti.

Avviato in Veneto il progetto della terapia con plasma-iperimmune

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Attività fisica, si riparte con prudenza e gradualità

Mascherine, istruzioni per l’uso

Pulvirus, per capire le ricadute del lockdown sulla qualità dell’aria

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Risolviamo difficoltà per i bisogni! Risolviamo Risolviamo Risolviamo difficoltà Risolviamo difficoltà Risolviamo difficoltà perdifficoltà soddisfare perdifficoltà soddisfare per soddisfare periisoddisfare bisogni! i soddisfare bisogni! i bisogni! i bisogni! bisogni! Risolviamo difficoltà per soddisfare bisogni!

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Avviato in Veneto il progetto della terapia con plasma-iperimmune

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Pulvirus, per capire le ricadute del lockdown Pulvirus, per capire le ricadute del lockdown sulla qualità dell’aria sulla qualità dell’aria

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uale legame può esserci tra Couale legame può esserci tra Covid 19 e inquinamento dell’aria? vid 19 e inquinamento dell’aria? La risposta è affidata ad un progetto La risposta è affidata ad un progetto di ricerca nazionale, Pulvirus, che di ricerca nazionale, Pulvirus, che l’Agenzia regionale per la prevenl’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione ambientale del zione e la protezione ambientale del Veneto (Arpav) e la Protezione civile Veneto (Arpav) e la Protezione civile regionale stanno portando avanti regionale stanno portando avanti insieme con l’Istituto superiore di insieme con l’Istituto superiore di Sanità, Enea e Sistema nazionale Sanità, Enea e Sistema nazionale delle agenzie. delle agenzie. “Abbiamo fortemente promosso “Abbiamo fortemente promosso questa iniziativa, il dataset delle questa iniziativa, il dataset delle agenzie e le competenze del persoagenzie e le competenze del personale, chimici, biologi, fisici, tecnici, nale, chimici, biologi, fisici, tecnici, possono essere decisive per capire possono essere decisive per capire il legame fra inquinamento e Covid” il legame fra inquinamento e Covid” ha spiegato Luca Marchesi, direttore ha spiegato Luca Marchesi, direttore generale Arpav in occasione della generale Arpav in occasione della presentazione del progetto lo scorso presentazione del progetto lo scorso 29 aprile a Roma. 29 aprile a Roma. “Per questo – ha aggiunto - abbia“Per questo – ha aggiunto - abbiamo fortemente promosso un’iniziamo fortemente promosso un’iniziativa nazionale e siamo nella cabina tiva nazionale e siamo nella cabina di regia della task force Pulvirus di regia della task force Pulvirus composta da Istituto Superiore di composta da Istituto Superiore di Sanità, Enea e Sistema nazionale Sanità, Enea e Sistema nazionale delle Agenzie, in cui c’è anche Ispra. delle Agenzie, in cui c’è anche Ispra. Inoltre Arpav è già impegnata in due Inoltre Arpav è già impegnata in due progetti di ricerca con università ed progetti di ricerca con università ed istituzioni venete che studieranno i istituzioni venete che studieranno i dati delle nostre stazioni di monitodati delle nostre stazioni di monitoraggio”. raggio”. Già prima della nascita della task Già prima della nascita della task force nazionale le Agenzie ambientaforce nazionale le Agenzie ambientali, riunite nel Sistema Nazionale delle li, riunite nel Sistema Nazionale delle Agenzie, hanno condiviso i dati delle Agenzie, hanno condiviso i dati delle

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egli ospedali della nostra regione e in particolare nell’Azienda Ospedaliera di Padova, che ha assunto ruolo di centro coordinatore, è in atto la sperimentazione della trasfusione ai pazienti con forma grave di COVID 19 del plasma raccolto dai pazienti guariti dalla stessa malattia che hanno prodotto nel loro organismo degli anticorpi in grado di neutralizzare il virus - prosegue la lettera - i confortanti risultati ottenuti nel decorso clinico dei pazienti così trattati ci ha dato la forza per sostenere e avviare la ricerca delle persone che hanno superato la malattia e potrebbero divenire sorgente benefica donando un po’ del loro plasma. Non soltanto: ma abbiamo l’ambizione di poter provvedere alle possibili ricomparse future di questa insidiosa malattia conservando quote congelate del prezioso emocomponente, da utilizzare al momento opportuno”. Chi può donare? “L’efficacia del risultato dipende dal quadro clinico generale la persona per donare il plasma deve aver contratto la malattia” si spiega in un video divulgativo, diffuso a supporto della lettera. “Se ha avuto solo il tampone positivo ma non ha avuto sintomi o se ha avuto sintomi ma non è sicuro di avere avuto il coronavirus non è idoneo a donare il plasma. Negli asintomatici la quantità di anticorpi non è sempre sufficiente per curare il malato”. “Lei potrebbe essere la persona che stiamo cercando: la preghiamo perciò di poter aderite alla nostra iniziativa e di comunicarci la sua disponibilità ad essere contattato dal Centro Trasfusionale della sua provincia di residenza - conclude la lettera che è stata inviata ai guariti da COVID 19 - per avere maggiori e più precise informazioni in merito e magari poter concordare un appuntamento per una visita preliminare”.

Un progetto progetto di di ricerca ricerca studia studia le le relazioni relazioni Un tra inquinamento inquinamento ee Covid Covid 19. 19. tra L’Agenzia ambientale ambientale veneta veneta ee la la Protezione Protezione L’Agenzia civile nella nella task task force force nazionale nazionale civile stazioni di monitoraggio dell’aria che stazioni di monitoraggio dell’aria che coprono capillarmente il territorio coprono capillarmente il territorio nazionale soprattutto nelle regioni nazionale soprattutto nelle regioni maggiormente interessate alla panmaggiormente interessate alla pandemia. demia. L’analisi preliminare dei dati duL’analisi preliminare dei dati durante il lockdown indica che i differante il lockdown indica che i differenti inquinanti studiati non hanno renti inquinanti studiati non hanno avuto gli stessi andamenti. Infatti da avuto gli stessi andamenti. Infatti da fine febbraio si nota la diminuzione fine febbraio si nota la diminuzione

del biossido di azoto (NO2) maggiordel biossido di azoto (NO2) maggiormente collegato al traffico veicolare mente collegato al traffico veicolare mentre le polveri sottili sono state mentre le polveri sottili sono state altalenanti perché influenzate dai altalenanti perché influenzate dai fenomeni atmosferici. fenomeni atmosferici. Per fare un esempio, il periodo del Per fare un esempio, il periodo del lockdown è coinciso con la stagione lockdown è coinciso con la stagione primaverile maggiormente ventilata primaverile maggiormente ventilata e quindi favorevole al miglioramento e quindi favorevole al miglioramento dell’aria. dell’aria.

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Mascherine, istruzioni per l’uso Dal 26 aprile l’utilizzo è obbligatorio, dal sito internet dell’Istituto superiore di sanità le indicazioni con le risposte alle domande più frequenti

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e mascherine, in base al DPCM del 26 Aprile scorso sono diventate obbligatorie negli spazi confinati o all’aperto in cui non è possibile o garantita la possibilità di mantenere il distanziamento fisico. In base al comma 2 dell’articolo 3 dello stesso DPCM “possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”. Le mascherine rappresentano una misura complementare per il contenimento della trasmissione del virus e non possono in alcun modo sostituire il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e l’attenzione scrupolosa nel non toccare il viso, il naso, gli occhi e la bocca. Dal sito internet dell’Istituto Superiore di Sanità ecco alcune indicazioni sull’utilizzo corretto delle mascherine al tempo del Covid 19. Che differenza c’è tra le cosiddette mascherine di comunità e le mascherine chirurgiche? Le mascherine chirurgiche sono le mascherine a uso medico, sviluppate per essere utilizzate in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Rispondono alle caratteristiche richieste dalla norma UNI EN ISO 146832019 e funzionano impedendo la trasmissione. Le mascherine di comunità, come previsto dall’articolo 16 comma 2 del DL del

essere né tossici né allergizzanti né infiammabili e che non rendano difficoltosa la respirazione. Devono aderire al viso coprendo dal mento al naso garantendo allo stesso tempo confort. La mascherina è obbligatoria anche per i bambini? Dai sei anni in sù anche i bambini devono portare la mascherina e per loro va posta attenzione alla forma evitando di usare mascherine troppo grandi e scomode per il loro viso. È possibile lavare le mascherine di comunità? È possibile lavare le mascherine di comunità se fatte con materiali che resistono al lavaggio a 60 gradi. Le mascherine di comunità commerciali sono monouso o sono lavabili se

sulla confezione si riportano indicazioni che possono includere anche il numero di lavaggi consentito senza che questo diminuisca la loro performance. Quali mascherine devo usare nel caso in cui compaiano sintomi di infezione respiratoria? Nel caso in cui compaiano sintomi è necessario l’utilizzo di mascherine certificate come dispositivi medici. Come smaltire le mascherine? - Se è stata utilizzata una mascherina monouso, smaltirla con i rifiuti indifferenziati; - Se è stata indossata una mascherina riutilizzabile, metterla in una busta e seguire le regole per il suo riutilizzo dopo apposito lavaggio.

Adolescenti in lockdown, annoiati e stanchi

17 marzo 2020, hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a

ridurre la diffusione del virus SARS-COV-2. Quali sono le caratteristiche che devono avere le mascherine di comunità? Esse devono garantire un’adeguata barriera per naso e bocca, devono essere realizzate in materiali multistrato che non devono

Le bufale sul Coronavirus Attenzione alle false notizie che circolano in rete. Non sempre è facile riconoscere le fake news

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isinformazione e fake news, non sempre è facile muoversi, soprattutto nei social media e sul web, con sicurezza per distinguere le false notizie dalle informazioni utili. In seguito alla circolazione di queste notizie fuorvianti il Ministero della salute ha dunque avviato una campagna contro le bufale, che aggiorna costantemente. Per quanto riguarda le informazioni sul virus – questa è la raccomandazione principale - è buona norma fare sempre riferimento a fonti istituzionali ufficiali e certificate. Di seguito alcune affermazioni che sono circolate in rete e che sono smentite dal Ministero della Salute. Una volta che mi sono contagiato, il nuovo coronavirus rimarrà per sempre nelle mie cellule: Falso. Una persona che ha contratto il nuovo coronavirus può guarire completamente senza avere più tracce del virus nell’organismo. Quindi essere positivi al nuovo coronavirus non significa rimanere infetti per sempre. Il Coronavirus colpisce l’apparato respiratorio quindi se sono in grado di trattenere il respiro per almeno 10 secondi senza tossire vuol dire che sono sano: Falso. I sintomi di Covid-19 generalmente sono lievi e in questo caso non impediscono lo svolgimento di attività moderate. Inoltre il modo migliore e scientificamente dimostrato per confermare se si ha il Covid-19 è con un test di laboratorio e non mediante prove di apnea o esercizi di respirazione. La vitamina D protegge dall’infezione da nuovo coronavirus? Falso. Non ci sono attualmente evidenze scientifiche che la vitamina D giochi un ruolo nella protezione dall’infezione da nuovo Coronavirus Il virus è sensibile all’alcol, quindi se bevo alcolici non mi ammalo di Covid-19: Falso. Il consumo frequente di alcol o su-

peralcolici non protegge dall’infezione da nuovo coronavirus. Gli alcolici sono nocivi per la salute e generano dipendenza. Il loro consumo non solo non protegge dal virus ma espone al rischio di sviluppare malattie serie, tra cui tumori. Per prevenire il contagio bisogna restare a casa quanto più possibile, rispettare le misure di distanziamento sociale (almeno 1 metro di distanza dalle altre persone) e lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone o soluzione a base di alcol per almeno 40- 60 secondi. Si possono fare disinfettanti fatti in casa miscelando candeggina, sale grosso e acqua: Falso. Miscelare più prodotti fra di loro senza conoscerne gli effetti è pericoloso perché potrebbero generarsi sostanze tossiche per contatto e per inalazione. Il nuovo coronavirus può essere trasmesso attraverso le punture di zanzara: Falso. Il nuovo coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso le goccioline generate quando una persona infetta tossisce o starnutisce, o attraverso goccioline di saliva o secrezioni dal naso.

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dolescenti in difficoltà nel perio- non ha tenuto nessuna relazione (5%). do di lockdown. E’ quanto emerge L’esito di questo sondaggio ha dundal questionario “Io e la quarantena” que ispirato un gioco, “Noi ci siamo”, realizzato dall’Ulss 3 Serenissma, per che vuole essere un modo per suggerire comprendere lo stato d’animo dei ra- ai giovani vie di fuga dalla dalla stangazzi dopo un lungo isolamento. Il que- chezza e dall’isolamento. I peer edustionario, predisposto da adolescenti cator dell’Ulss 3 Serenissima, ragazzi coordinati dall’Azienda sanitaria e rilan- formati su corretti stili di vita che si conciato dalla Regione Veneto che ne ha frontano con altri ragazzi trasmettendo riconosciuto la validità, rivela un quadro informazioni corrette e riflessioni, hancritico. no subito trasformato il quadro emerso “Sono 450 gli adolescenti che in poco in un’opportunità di azione e di sostetempo – spiega il Direttore Generale gno; e insieme agli operatori dell’Area Giuseppe Dal Ben – hanno risposto ad Promozione Salute del Dipartimento di un sondaggio elaPrevenzione della borato e proposto I dati di un sondaggio Ulss 3 Serenissima da ragazzi come hanno inventato e loro, quei peer realizzato dalla Ulss 3 proposto il gioco educator, cioè eduche torna sulle faSerenissima e la catori alla pari, che tiche degli adolecollaborano con gli risposta con un gioco scenti e le trasforspecialisti del no- che suggerisce le vie di ma in strategie per stro Dipartimento aiutarli a migliorafuga dall’isolamento re il loro stato d’adi Prevenzione. Le risposte dei ragazzi nimo. “In questo hanno tracciato un quadro di difficoltà: momento complicato, giocare – dice il un quarto degli intervistati ha risposto di dottor Vittorio Selle, Direttore del Seressere annoiato, un altro quarto di sen- vizio di Igiene e Sanità Pubblica – con tirsi triste e isolato; il 12% ha ammesso l’aiuto delle scuole e i ragazzi, abbiamo di essere, in questo periodo particolare, ideato e diffuso il gioco “Noi ci siamo”, ansioso e impaurito; c’è anche chi, un che è possibile trovare nel sito internet 5%, confessa di non riuscire a stare in della Ulss 3, ma anche in quello della relazione con nessuno”. E se il 34% dei Regione Veneto, che lo sta promuovenragazzi intervistati si sono detti tranquil- do. Partecipando online, i ragazzi sono li, è anche vero che il 57% ha affermato invitati a riconoscersi in uno dei profili seguire i ritmi scolastici ma con fatica. di comportamento e stato d’animo che Mentre una buona fetta di ragazzi, inol- vengono proposti nel gioco, e a partire tre, ha affermato di avere qualche tipo da questa consapevolezza ricevono i midi relazione esterna (con tutti un 47%, e gliori consigli, strategie efficaci di comcon amici un 37%), qualcuno di loro ha portamento per vivere meglio questa anche risposto che durante il lockdown fase complessa”.


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Attività fisica, si riparte con prudenza e gradualità Le norme di sicurezza da seguire e le modalità per riprendere senza forzare troppo o rischiare di farsi male

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ttività fisica, ripartire è una scelta sana ma la ripresa va fatta gradualmente e con attenzione. E’ bene ritornare alle abitudini di un tempo, senza tuttavia dimenticare che la “ripartenza” presuppone, per funzionare, l’osservanza di normative con la stessa attenzione mantenuta nel periodo della piena emergenza. Il dottor Franco Giada, Primario di Medicina dello Sport e Cardiologia Riabilitativa dell’Ulss 3 (in foto), come membro del Comitato Scientifico, si rifà ai consigli stilati di recente dalla Federazione Medico Sportiva Italiana, che è la società scientifica accreditata dal Ministero della Salute per la Medicina dello Sport. Le sue raccomandazioni si rivolgono sia a chi fa sport di tipo agonistico, ma anche a chi pratica esercizio fisico per il benessere o come mezzo preventivo e terapeutico. 1. Praticare attività fisica a livello individuale, rispettando l’eventuale indicazione all’utilizzo di una mascherina

chirurgica per coprirsi naso e bocca. 2. Mantenersi a distanza da altre persone. Considerato che l’attività fisica aumenta la frequenza e la profondità degli atti respiratori e di conseguenza lo spazio percorso dalle goccioline di saliva presenti nel nostro respiro (droplets), sarà necessario aumentare la distanza di sicurezza portandola ad almeno 5 metri durante il cammino e la corsa e ad almeno 20 metri nel caso del ciclismo. 3. Evitare di lasciare in luoghi condivisi con altri gli indumenti indossati per l’attività fisica, ma riporli in zaini o borse personali e, una volta rientrato a casa, lavarli separatamente dagli altri indumenti. 4. Appena possibile, dopo l’attività fisica, lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi, sciacquandole ed asciugandole con una salvietta monouso. Se non si ha accesso ad acqua corrente è possibile ricorrere a prodotti di disinfezione

5. Bere sempre da bicchieri monouso o bottiglie personalizzate. 6. Buttare subito in appositi contenitori (ben sigillati) i fazzolettini di carta o altri materiali, come cerotti, bende, eccetera 7. Non toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con le mani non lavate. 8. Qualora si tossisca o starnutisca, coprirsi la bocca e il naso con l’incavo del gomito o con un fazzoletto, preferibilmente monouso, ma non con la mano. Oltre alla prudenza è inoltre corretto riprendere in maniera sicura, efficace e graduale. “L’Organizzazione Mondiale della Sanità – ha spiegato il Primario – riconosce

l’esercizio fisico come uno dei più importanti mezzi per la riduzione del rischio di mortalità e di contrarre patologie gravi come le malattie cardiovascolari, l’ictus, l’ipertensione, il diabete, l’obesità; e va detto che la riduzione dell’esercizio fisico (il cosiddetto “detraining”) può comportare, anche nel giro di poche settimane, riduzione delle performance fisiche e problemi di vario genere a quasi tutti gli organi: infortuni, traumi, problemi muscolari, eventi cardiovascolari, disturbi della sfera psicologica”. Al fine di contrastare gli effetti deleteri del detraining (del “non allenamento”) sulla ripresa dell’attività fisica, la FMSI raccomanda quindi di attenersi a precise indicazioni in termini di inten-

sità, frequenza, volume e modalità di esercizio. E’ necessario prevedere un aumento graduale del carico o volume totale di esercizio fisico (da aumentarsi ogni 4-6 settimane) ed alternare attività di tipo aerobico (cammino veloce, corsa, ciclismo, eccetera), con attività di tonificazione muscolare (esercizi a corpo libero o con pesi leggeri e/o elastici). Ogni seduta di allenamento deve prevedere una fase iniziale di stretching ed una finale di defaticamento con esercizi di allungamento muscolare. 1. Per le persone “sedentarie” si consiglia iniziare con 150 minuti/settimana di esercizio fisico di lieve intensità, o con 75 minuti/settimana di esercizio fisico ad intensità moderata, fino a raggiungere l’obiettivo di almeno 300 minuti di attività leggera alla settimana, o 150 minuti di esercizio a intensità moderata alla settimana. 2. Per i “moderatamente attivi” si consiglia di svolgere almeno 300 minuti di attività leggera, o 150 minuti di esercizio a intensità moderata a settimana. 15 minuti di attività vigorosa per 1-2 volte a settimana devono essere eseguiti in alternativa all’esercizio leggero (60120 minuti) o moderato (30-60 minuti). 3. Per gli “attivi” si consiglia di eseguire almeno 150 minuti di esercizio di intensità moderata a settimana, o 75 minuti di esercizio di intensità vigorosa.

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Q

uale sarà la prima cosa che farai una volta tornato alla normalità?” Se in tutti i sondaggi di questo periodo si registra la voglia di rilassarsi, andare al mare, vivere la libertà dell’acqua, Y-40® The Deep Joy, la piscina più profonda del mondo, ha già tutte le carte in regola per avvicinarci a realizzare questo sogno! Il centro di immersioni più frequentato in Europa, ha pensato di proporre tutto il ventaglio dei propri corsi, dalla subacquea all’apnea, anche in questo periodo, comodamente dal proprio divano di casa. Per mezzo del programma Y-40 Digital School, infatti, si potranno frequentare le lezioni teoriche sull’utilizzo delle bombole, le tecniche apneistiche, il soccorso, la respirazione e molto altro, dai livelli base a quelli più avanzati, grazie agli

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