La Lega vive settimane di profonda e sotterranea fibrillazione, e l’epicentro di questa scossa si trova, ancora una volta, in Veneto. L’esito del recente Consiglio federale di Roma, risoltosi con un congelamento delle nomine dei vicesegretari, ha plasticamente descritto lo stato di tesa tregua che attraversa via Bellerio. Quello che apparentemente si presenta come un rinvio tecnico, nei fatti nasconde un confronto serrato sul futuro identitario del partito, con il Veneto a fare da capofila di una richiesta chiara: rimettere i territori e i governatori al centro della cabina di regia.
Dal punto di vista della base e dei quadri veneti, il dibattito attuale va ben oltre la pura assegnazione delle poltrone. La trattativa reale si muove lungo l’asse tra il segretario federale Matteo Salvini e la figura più rappresentativa del leghismo veneto, Luca Zaia.
La prospettiva emersa nelle ultime ore non vede semplicemente l’ex Doge nel ruolo di vice, bensì come potenziale garante di una decisa “svolta a Nord” . Un assetto che sul piano dei pesi politici interni avrebbe lo scopo di blindare l’eredità e il controllo politico delle storiche roccaforti settentrionali.
Veneto primo in Italia: medici di famiglia nelle Case di Comunità
SCONTRO POLITICO A MIRA
AUTONOMIA DIFFERENZIATA, CONFRONTO SERRATO, STEFANI: “RICHIESTE SACROSANTE”
E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA
• Nicola Stievano
Il tempo scorre inesorabile: il 30 giugno 2026 non è più una data cerchiata in rosso sul calendario di amministratori e tecnici, ma una scadenza immediata che bussa alle porte dei nostri municipi e u f ici. Anche per il Veneto questa non è una scadenza qualunque: è il momento della verità per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’ora in cui i progetti devono trasformarsi definitivamente in opere compiute, i cantieri devono chiudersi e la burocrazia deve lasciare spazio ai fatti.
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FACCIAMO IL PUNTO
TRUFFE, LA MAPPA CAMBIA: I PERICOLI CORRONO
SUL WEB E AL TELEFONO
Non bussano più alla porta di casa, ma compaiono direttamente sullo schermo dello smartphone. In Riviera del Brenta e nel Miranese i tru f atori aggiornano il proprio “copione”: la prevenzione ha svuotato le strade dai finti tecnici, ma le insidie si sono spostate sul web. L’allarme arriva dalla Federconsumatori che, con il referente territoriale Alfeo Babato, traccia il bilancio dell’ultimo anno di attività sulla base delle segnalazioni ricevute negli u f ici di Dolo e Mirano. I dati parlano chiaro: i raggiri tra le mura domestiche sono in netto calo. “Nell’ultimo anno la situazione è cambiata – spiega Babato. I raggiri porta a porta sono quasi dimezzati, passando da 50 a poco più di venti segnalazioni. Ha funzionato molto la prevenzione, grazie agli incontri organizzati da Comuni e Carabinieri. Meno frequenti anche i casi di finti tecnici o contratti estorti sull’uscio di casa”. Il vero pericolo, oggi, viaggia sulla linea telefonica e sul web. “Registriamo un forte incremento del consenso carpito al telefono – racconta il referente –. Prendendo di mira soprattutto anziani e famiglie, i tru f atori riescono a estorcere un “sì” per contratti di pannelli solari, piani telefonici, luce e gas. Ma le insidie arrivano anche online sullo smartphone: in dodici mesi siamo passati da 81 a oltre 120 segnalazioni di contratti carpiti in modo scorretto. Per disdirli l’importante è agire subito: basta una Pec o una mail per annullare il tutto”. I casi si concentrano soprattutto a Mirano, Dolo, Spinea, Mira e Scorzè. L’associazione si è inoltre occupata di una ventina di casi legati a pacchetti vacanza ingannevoli. “Oltre venti cittadini, recandosi all’estero, hanno scoperto che i servizi o f erti erano molto inferiori a quelli promessi – sottolinea Babato. Per questo abbiamo avviato le pratiche di rimborso al loro rientro”. L’invito per tutti è di tenere alta la guardia per evitare che i mesi estivi si trasformino in un incubo.
• Alessandro Abbadir
Il bilancio di Federconsumatori: calano i raggiri porta a porta grazie alla prevenzione
E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA
Guardando i dati del monitoraggio territoriale, emerge un quadro di indiscutibile orgoglio per il nostro Nord-Est. Il Veneto si conferma locomotiva d’Italia anche nella capacità di spendere e realizzare. Nella nostra regione viene gestita una mole finanziaria monumentale da 14,3 miliardi di euro per 64.800 progetti complessivi: una transizione che ha già portato alta tecnologia negli ospedali, nuove strutture di cura e assistenza e un tasso di completamento dei cantieri comunali superiore alla media nazionale. Questi numeri ci dicono che la macchina amministrativa locale ha retto l’urto.
Laddove lo Stato centrale ha spesso mostrato fiatone e ritardi, stavolta il pragmatismo degli enti locali ha risposto positivamente. I sindaci e i tecnici dei piccoli comuni, spesso lasciati soli a combattere con la piattaforma ReGiS, hanno fatto i salti mortali, supportati negli ultimi mesi dalle task force di esperti per evitare il blocco delle autorizzazioni e dei cantieri e veder sfumare i generosi fondi messia disposizione. Ora è tempo di tirare le somme, di completare i cantieri e poi la rendicontazione. Tuttavia è necessaria una riflessione più profonda che vada oltre il 30 giugno e il 31 agosto, l’ultima data utile per la rendicontazione. La vera sfida, infatti, comincia il giorno dopo. Cosa ce ne faremo di queste
infrastrutture se non avremo le risorse umane per gestirla? Abbiamo costruito asili nido, ma avremo i fondi di bilancio corrente per assumere gli educatori? Stiamo digitalizzando la sanità e creando Case della Comunità, ma dove troveremo i medici e gli infermieri per riempirle, vista la crisi vocazionale del settore? A complicare ulteriormente il quadro, sul fronte sanitario, è lo stallo a livello nazionale sulla riforma della medicina territoriale che riguarda per l’appunto il ruolo dei medici di base nelle nuove Case della Comunità. Il PNRR è stato pensato come una straordinaria iniezione di capitale per le strutture, non per la spesa corrente. Il rischio concreto è di ritrovarsi con scatole tecnologiche bellissime, con edifici nuovi e all’avanguardia ma desolatamente vuoti. Il Veneto ha dimostrato di saper spendere e costruire rispettando quasi sempre tempi e procedure. Ora, però, la politica locale e nazionale deve pretendere una fase due, che va ben oltre il 2026: riforme strutturali e risorse correnti per far funzionare ciò che è stato realizzato, a partire dalla sanità, non certo questione di poco conto. Altrimenti, la più grande opportunità di questo quarto di nuovo secolo rischia di trasformarsi in un monumento all’e f icienza edilizia, privo di un’anima sociale e non in sintonia con le necessità quotidiane.
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Segue da pag. 1
della Riviera del Brenta
Mira, scontro totale sui 15 milioni del Pnrr: è corsa contro il tempo tra ritardi e veleni
AMira, in attesa della scadenza uficiale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è scontro totale tra maggioranza e opposizione sulla realizzazione delle opere collegate al Pnrr. Per le minoranze il Comune non riuscirà a completare nei tempi stabiliti gli interventi su asilo nido e nuovo Palazzetto dello Sport con il rischio di perdere i fondi europei a causa dei ritardi accumulati dai cantieri. La giunta sottolinea invece l’impatto storico degli investimenti. “Il Piano Europeo – dice il sindaco Marco Dori - ha gettato le basi per molti progetti anche nel territorio mirese. Alcuni di questi, attesi da ben trent’anni. Stiamo parlando, per esempio, del Palazzetto dello Sport, ma anche della Casa di Comunità, del nuovo Asilo Nido o dell’Ecocentro. In tutto 15 milioni di finanziamento che sono arrivati a Mira per 30 progetti. In molti casi il Comune ha dovuto aggiungere somme proprie per arrivare a concludere l’opera, quindi stimo che l’impatto totale sia stato superiore ai 20 milioni”. I 30 progetti Pnrr si dividono tra opere pubbliche e interventi immateriali, molti dei quali legati alla digitalizzazione dei servizi e alla pubblica amministrazione, ma anche al sociale. “Ricordo che grazie a Mira - aggiunge Dori - siamo riusciti a recuperare anche i fondi Pnrr destinati all’Ambito Sociale dei 17 Comuni della Riviera del Brenta e del
Miranese. Questo grazie al ruolo di Comune capofila. Siamo contenti di averlo fatto, perché altrimenti i cittadini dell’ambito non avrebbero ricevuto questi finanziamenti”. Nel dettaglio, i fondi a Mira hanno portato investimenti per la sicurezza delle scuole, per l’ef icientamento energetico degli edifici scolastici e del teatro, ma anche il rifacimento della pista di atletica leggera, la creazione di due nuovi boschi urbani, la realizzazione dei nuovi spogliatoi del calcio a Valmarana, oltre a interventi di messa in sicurezza degli attraversamenti pedonali a Mira Taglio e tratti di piste ciclabili a Malcontenta, Mira Porte e Valmarana. “Non c’è dubbio - sottolinea Dori - che i lavori più importanti siano destinati a lasciare il segno, in quanto erano strutture attese da tanto tempo. Siamo stati bravi a cogliere queste opportunità, che altrimenti dif icilmente avremmo potuto fare tutte insieme. Parlo del Palazzetto dello Sport, ma anche della pista di atletica, del nuovo ecocentro, del nuovo asilo nido comunale e della casa di comunità. Sono tutte strutture assai utili e importanti per la nostra città, portano spazi e servizi che tante persone attendevano veramente da una vita”. Non la pensano così i 9 consiglieri di opposizione di Coraggio Italia, Lega e Fratelli d’Italia. “Il Comune aveva assicurato – dicono le minoranze - che i cantieri degli spogliatoi di calcio e
del Palazzetto dello Sport si sarebbero conclusi il 31 maggio. Non è successo. Siamo stanchi di assistere al solito copione fatto di passaggi in passerella, tagli di nastri virtuali e continui annunci trionfali a cui segue, puntualmente, il nulla. L’assessore ai Lavori Pubblici Lorenzin ha dimostrato una totale incapacità di gestione, programmazione e controllo sui cantieri, accumulando ritardi su ritardi”. I consiglieri di minoranza, a inizio giugno, hanno
Il sindaco Dori: “Dalle minoranze disco rotto, i cantieri saranno completati”
“Dalle minoranze il solito disco rotto. Ogni mese gridano alla disfatta. Uno schema già visto in precedenza per altre cose, dove poi abbiamo avuto ragione. Alla fine parlano i fatti, quindi noi andiamo avanti spediti per il completamento delle opere secondo la loro programmazione”. A dirlo è il sindaco di Mira, Marco Dori. “Il cantiere del palazzetto - sottolinea il sindaco - procede e sta andando avanti, come può vedere chiunque passi dalla strada. Il tetto è
stato realizzato, mentre gli spogliatoi del calcio sono in dirittura d’arrivo. Ho come l’impressione che le minoranze stiano semplicemente facendo gli scongiuri af inché qualcosa vada storto, ma alla fine, come sempre, sarò ben lieto di invitarli all’inaugurazione, sperando di vederli. Inoltre, come abbiamo ricordato più volte agli stessi consiglieri, portandoli anche in visita al cantiere alcune settimane fa, la scadenza di giugno riguarda il grosso, poi ci sono altri
mesi per il completamento definitivo. Quindi niente allarmismi”. Poi la difesa dell’assessore Stefano Lorenzin. “Per quanto riguarda il grande lavoro che stanno svolgendo i lavori pubblici e chi li guida e sovrintende - continua Dori - a partire dall’assessore Stefano Lorenzin, voglio solo ricordare quanto stanno portando avanti in questi mesi e che è sotto gli occhi di tutti: dall’asfaltatura delle strade, al completamento del nuovo asilo nido e al palazzetto, al cantiere
fotografato una situazione critica: “Per gli spogliatoi l’opera è ben lontana dall’essere completata. Corridoi interni ancora grezzi, controsofittature aperte con cavi elettrici penzolanti, pavimentazioni sporche e una totale assenza di finiture e sanitari. Per il palazzetto lo scenario, è ancora più desolante. C’è una struttura che è ancora uno scheletro di cemento e impalcature, sovrastata da una gru”. • Alessandro Abbadir
nella piscina comunale, alla manutenzione generale e all’e f icientamento energetico di scuole e centri civici”.
• (A.A.)
Naletto
un bilancio di quanto fatto
DOLO RIDISEGNA IL FUTURO ED E’ ATTESO
AL VARCO PER SCUOLA SPORT E CULTURA
ADolo, ammontano a circa 16 milioni di euro gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) messi a cantiere e realizzati, dei quali circa 3 milioni e 400 mila euro derivanti da risorse comunali. “Si tratta di un volano economico e sociale - dice il sindaco Gianluigi Naletto - importante per la crescita comunitaria. Sono in tutto sette
i progetti di opere pubbliche realizzati, tutti rispondenti ai principi chiave del Pnrr in termini di sostenibilità, pari opportunità e innovazione: il restauro della barchessa ovest di villa Concina, la riqualificazione dell’ex Foro Boario e quella della scuola primaria San Giovanni Bosco nella frazione di Arino, la costruzione della nuova palestra delle scuole secondarie di primo grado
dedicata a padre Reginaldo Giuliani e la realizzazione del nuovo polo sportivo e ricreativo arinese”. Un ragionamento diverso è stato fatto rispetto al progetto per la sistemazione straordinaria del Palazzetto dello Sport del capoluogo, dove i fondi europei sono stati utilizzati nella bonifica e sistemazione del tetto e nella ridefinizione dell’area complementare a servizi (spogliatoi, ambulatori, magazzini e palestra per la preparazione fisica degli atleti). Ad essere posticipata è la ristrutturazione dello spazio di gioco e dei locali accessori sotto le gradinate, oggetto in queste settimane di una valutazione tecnica, utilizzando gli incentivi a fondo perduto del conto termico 3.0, coordinato dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse). “A questi lavori - continua Naletto - si deve aggiungere la completa sostituzione di tutti i corpi illuminanti negli edifici scolastici comunali, resi energeticamente più ef icienti, e la realizzazione della piattaforma digitale per la conversione di tutte le informazioni e i documenti amministrativi, migliorando così l’ef icienza e l’accessibilità dei servizi pubblici alla cittadinanza. Entro il prossimo 30 giugno, data ultima di conclusione del Pnrr, si spera che oltre alle anticipazioni, possa essere
Assemblea e presidio nelle scorse settimane davanti alla sede del Tribunale di Venezia, in piazzale Roma. Decine di persone hanno manifestato contro la carenza di personale che colpisce il ministero della Giustizia e in particolare la situazione, contingente, dei precari assunti con il Pnrr, che rischiano di non vedere rinnovato il contratto dal 30 giugno 2026. Non si sa quali uf ici si troveranno con più tagli e quali meno. Tutto questo in un contesto di strutturale carenza di personale. “Nel Distretto della Corte d’Appello di Venezia - spiega Fp Cgil - la scopertura degli organici delle Procure supera il 34%, e nei Tribunali una media del 40%, ma in molti uf ici la situazione è addirittura drammatica. I Tribunali di Venezia, Vicenza e Belluno registrano carenze vicine al 50% del personale amministrativo previsto. La Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Venezia opera con una scopertura del 50% e la Procura Generale di Venezia invece del 52%, con un numero di funzionari ridotto all’osso. Gli Uf ici del Giudice di Pace di Venezia e Belluno presentano scoperture rispettivamente superiori al 66% e all’80%”. Il personale arrivato con il Pnrr ha dato una boccata d’ossigeno al lavoro degli
uf ici, migliorando il servizio e permettendo di smaltire il pregresso, ma con il taglio di una parte dei precari Pnrr, unito ai pensionamenti registrati in questi anni e ancora in corso, il rischio di vedere disservizi allarma. Al presidio erano presenti anche diversi precari che, in questo momento, sperano di essere stabilizzati.
introitato il saldo dei fondi europei nella cassa comunale. Cultura, ambiente, istruzione, sport, transizione digitale e inclusione sociale, sono gli ambiti nei quali l’amministrazione ha deciso di investire per migliorare il futuro del paese, dopo gli effetti negativi della pandemia”. La prossima sfida da af rontare sarà la gestione delle risorse previste nel bilancio dell’Unione Europea 2028-2034, ammontanti a circa
1.800 miliardi di euro. “Per accedere ai fondi - conclude Naletto - fondamentali saranno i piani nazionali e regionali che ogni Stato presenterà alla Commissione, che dovranno necessariamente tener conto delle performance di gestione del Pnrr da parte di Comuni virtuosi come Dolo e tutte le municipalità venete”. • Alessandro Abbadir
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Politica. Approvato il Rendiconto: avanzo da 5,7 milioni e debito pro capite a 245 euro
CONTI DEL COMUNE IN ORDINE: MENO DEBITI E PIÙ SERVIZI SUL TERRITORIO
Il Consiglio comunale di Mira ha dato il via libera al Rendiconto di gestione 2025, un documento che fotografa per l’amministrazione la netta solidità finanziaria dell’ente. L’esercizio si è chiuso con un risultato di amministrazione che supera i 22,9 milioni di euro e un avanzo disponibile di oltre 5,7 milioni. “È un importo significativo – spiega l’assessore al Bilancio Riccardo Martin – anche perché il bilancio del Comune è riuscito negli anni, e soprattutto in quest’ultimo, ad assorbire la costante diminuzione delle entrate del codice della strada: basti pensare che dal 2023 al 2025 si è passati da 2,88 milioni di accertamenti a poco più di un milione, con una riduzione di oltre il 65%. Ma lo è anche perché consente di poter continuare ad investire ed afrontare le tante esigenze del territorio in un periodo in cui la spinta del Pnrr sta per esaurirsi e non vi sono più, già dal 2025, le risorse della Legge
Speciale”. I dati più confortanti per la cittadinanza arrivano sul fronte della riduzione del debito pubblico. Al 31 dicembre 2025 l’indebitamento complessivo è sceso a 9,18 milioni di euro, il che si traduce in un debito pro capite di appena 245,15 euro per cittadino. Un trend in costante discesa se si pensa che nel 2018 la cifra era di 407,20 euro. Per dare una misura del virtuosismo locale, basti pensare per l’amministrazione “che la media nazionale delle principali città italiane è di ben 1.655 euro a persona. Inoltre, il Comune si conferma un eccellente pagatore verso imprese e fornitori: l’indicatore della tempestività dei pagamenti registra una media di -17,19 giorni rispetto ai termini di legge fissati in 30 giorni, una concreta dimostrazione di come il Comune sia in generale un “buon pagatore”. Parallelamente l’ente ha mantenuto alti gli investimenti. Nel corso del 2025, le spese correnti per i servizi quotidiani che da sempre il
Comune si sforza di garantire hanno superato i 27,5 milioni di euro. Sul fronte delle opere pubbliche stati investiti più di 7,65 milioni di euro. Gli investimenti più significativi riguardano la viabilità comunale (840.000 euro), i cimiteri (324.000), la manutenzione del ponte di via Sabbiona (200.000) e l’integrazione agli stanziamenti per opere già in corso di esecuzione e per la maggior parte finanziate negli anni precedenti, come la riqualificazione dell’impianto sportivo polivalente Valmarana (725.000), il secondo stralcio della pista ciclabile Valmarana (400.000) e il nuovo asilo nido ad Oriago (170.000). Questo bilancio è anche il frutto per il Comune di una profonda operazione di pulizia contabile compiuta dagli uffici. “Con questo rendiconto - sottolinea Martin - è stato svolto da parte di tutta la struttura amministrativa e tecnica dell’ente, con la “regia” della Ragioneria, un importante e faticoso lavoro di analisi e verifica di posizioni
a debito, accantonamenti pregressi e crediti vetusti. Analisi che da un lato ha consentito di recuperare e liberare oltre 1,1 milioni di euro e dall’altro di fornire una situazione più reale del risultato di amministrazione, senza
FDI VOTA NO: “RITARDI CRONICI E STRUMENTI DA RIVEDERE”
Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia di Mira ha espresso voto contrario al Rendiconto 2025. “Per il quarto anno consecutivo – hanno spiegato il capogruppo Antonio Mendolia e la consigliera Vanna Baldan - la maggioranza ha mancato la scadenza di legge. Una dilazione ingiustificabile, poiché il Comune non rientrava nelle proroghe governative al 31 maggio” . L’analisi degli atti ha rivelato per Fratelli D’ Italia criticità gestionali: “l’assestamento di luglio scorso ha dovuto sanare un disequilibrio finanziario applicando l’avanzo 2024, segno
che l’ente ha rischiato di non garantire la copertura dei servizi indispensabili. Inoltre, in Commissione abbiamo scovato un errore rilevante sull’equilibrio complessivo, corretto in extremis con un emendamento della giunta e liquidato come “refuso”. “A fronte di un avanzo disponibile balzato a oltre 5,7 milioni di euro (+2,3 milioni sul 2024), abbiamo chiesto a sindaco e maggioranza – dicono - di impiegare subito queste risorse per tre priorità: mitigazione del rischio idrogeologico, ef icientamento energetico degli edifici pubblici ed estinzione
dei mutui”. Resta forte la preoccupazione “sui cantieri Pnrr, come l’Ecocentro, il Palazzetto e l’asilo di Oriago. Se non completati entro la scadenza del 30 giugno 2026, si rischia la perdita dei fondi o il blocco dei lavori”. “Dopo 4 anni di mandato - concludono - constatiamo che la strategia del “fare annunci” non è cambiata. La giunta è più preoccupata a far quadrare i conti che a pianificare lo sviluppo del territorio”.
• (A.B.)
pressoché alcun impatto sulla stabilità dei conti, considerato infatti come la quasi totalità delle posizioni a credito fosse coperta dal fondo svalutazione”.
• Alessandro Abbadir
L’assessore Riccardo Martin
Il capogruppo Fdi Antonio Mendolia
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L’Angelo conferma la certifi cazione UNICEF
’Angelo si conferma l’unico ospedale HUB del Veneto certificato da UNICEF Italia come “Amico delle Bambine e dei Bambini”, e consegue un ulteriore riconoscimento: le buone pratiche messe in atto all’Ospedale di Mestre per neomamme e neonati diventano un punto di riferimento anche per gli altri ospedali della Baby Friendly Hospital Initiative (BFHI), promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’UNICEF.
Unico HUB del Veneto “Amico delle Bambine e dei Bambini”
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La cerimonia di consegna della pergamena conferita da UNICEF si è svolta a Mestre al Padiglione Rama, alla presenza della Direzione dell’Ulss 3 Serenissima, dell’UNICEF Italia, del personale ospedaliero, delle associazioni e delle istituzioni locali che hanno contribuito al raggiungimento di questo traguardo.“La conferma del riconoscimento Baby Friendly all’Ospedale dell’Angelo di Mestre - ha dichiarato Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia - testimonia l’importanza di investire in un’assistenza rispettosa, competente e centrata sui bisogni di bambine, bambini e famiglie. Il riconoscimento UNICEF è arrivato al termine del positivo percorso intrapreso dall’ospedale nella promozione, protezione e sostegno dell’allattamento, dell’alimentazione infantile e della genitorialità responsiva. Promuovere l’allattamento significa costruire salute, equità e futuro. Ringrazio tutte le professioniste e i professionisti coinvolti per l’impegno quotidiano e la qualità del lavoro svolto”.
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“Siamo molto orgogliosi di questo risultato – commenta il Direttore generale dell’Ulss 3, Massimo Zuin – l’Ospedale dell’Angelo è l’unico grande ospedale del Veneto ad aver ottenuto e questo importante riconoscimento UNICEF, e oggi vede riconfermata la propria eccellenza anche nell’ambito
dell’attenzione ai nuovi nati e alle loro mamme. Non è cosa da poco, questa riconferma: la certificazione rappresenta un attestato di grande valore dell’impegno professionale, organizzativo e umano con cui il personale dell’Ulss 3 Serenissima si dedica quotidianamente alla promozione, protezione e sostegno dell’allattamento, della salute materno-infantile e della genitorialità, in coerenza con gli standard internazionali promossi da UNICEF e OMS”. Dopo un lungo e articolato monitoraggio, il team di valutazione ha riconosciuto l’elevata qualità dell’assistenza garantita alle mamme, ai neonati e alle famiglie, evidenziando in particolare la capacità delle diverse figure professionali di lavorare in modo integrato e condividere principi e obiettivi dell’iniziativa Baby Friendly Hospital Initiative. Dalle interviste è emerso inoltre il forte apprezzamento delle madri per il contatto pelle a pelle immediatamente dopo il parto, per il supporto pratico e il counselling ricevuti durante tutto il ricovero e per l’attenzione riservata al percorso di accompagnamento alla genitorialità. Un riconoscimento che valorizza il lavoro quo-
tidiano svolto dagli operatori sanitari e conferma l’efficacia di un modello organizzativo fondato sulla formazione continua, sull’accoglienza e sulla presa in carico globale della famiglia. Il team UNICEF ha apprezzato in particolare il percorso di formazione sul campo “Progetto BFHI 2025”, la piattaforma elearning dedicata al personale neoassunto, l’utilizzo di materiali informativi multilingue accessibili tramite QR code e l’organizzazione della Terapia Intensiva Neonatale, che garantisce la presenza dei genitori senza limitazioni di orario. “Questo percorso - ha sottolineato ancora il Direttore Zuin - rafforza inoltre la collaborazione tra ospedale e territorio, elemento fondamentale per assicurare continuità assistenziale alle famiglie anche dopo la dimissione, attraverso una rete integrata di professionisti e servizi a supporto della maternità, dell’allattamento e della crescita del bambino”. La rivalutazione, effettuata dal team UNICEF dal 2 al 4 dicembre scorso, ha previsto interviste a personale sanitario, madri e donne in gravidanza, oltre all’osservazione diretta degli ambienti assistenziali e alla verifica della documentazione clinico-organizzativa. Dalla valutazione è emersa un’elevata qualità dell’assistenza offerta lungo tutto il percorso nascita, grazie a un lavoro multidisciplinare orientato ai diritti dell’infanzia e al sostegno delle famiglie. L’iniziativa Baby Friendly promossa da UNICEF e OMS sostiene la creazione di ambienti sanitari e comunitari capaci di tutelare i diritti di bambine e bambini e garantire il miglior inizio possibile di vita e ad oggi in Italia la rete UNICEF conta 36 Ospedali e strutture certificati; 12 Comunità Amiche dei bambini e delle bambine; oltre 1100 Baby Pit Stop UNICEF presenti sul territorio nazionale.
in tutto il Veneto
All’Ospedale di Chioggia
introdotto il sistema “Rezum”: l’ipertrofi a prostatica viene
curata
con il vapore acqueo
pertrofia prostatica: all’Ospedale di Chioggia oggi la si cura con il sistema “Rezum”, una innovativa tecnologia che sfrutta l’energia del vapore acqueo. Con l’introduzione di questo metodo, l’Ospedale di Chioggia amplia la propria offerta per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna, una patologia molto frequente negli uomini con l’avanzare dell’età e spesso responsabile di disturbi urinari che incidono significativamente sulla qualità della vita. “Il sistema ‘Rezum’ – spiega il Primario di Urologia, Wanni Battanello – è una metodica già utilizzata nei più avanzati centri ospedalieri italiani e internazionali. Utilizza un sottile strumento introdotto attraverso l’uretra, e in questo modo consente di effettuare piccole iniezioni di vapore acqueo direttamente all’interno del tessuto prostatico responsabile dell’ostruzione. Il vapore, riscaldato a circa 103°C, trasferisce in modo controllato energia termica alle cellule trattate, determinandone la distruzione. Nel corso delle settimane successive, il tessuto trattato viene progressivamente riassorbito dall’organismo, con una conseguente riduzione del volume della prostata e un miglioramento del flusso urinario e dei sintomi correlati. I
benefici clinici iniziano generalmente a manifestarsi entro poche settimane dal trattamento e tendono a consolidarsi nei mesi successivi”. Il sistema “Rezum”, in sostanza, porta un miglioramento dei sintomi urinari legati all’ipertrofia prostatica benigna. La procedura è mini-invasiva e non prevede incisioni chirurgiche; è possibile eseguirla con anestesia locale o in sedazione, con un rapido recupero delle normali attività quotidiane, garantendo la preservazione della funzione erettile, con elevata probabilità di mantenimento dell’eiaculazione
Cinque sono stati i casi già trattati, in regime di day hospital, quindi dimessi il giorno stesso. “Il trattamento – sottolinea Battanello – può essere utilizzato in casi specifici, su indicazione dell’urologo. E’ particolarmente indicato per uomini con sintomi urinari dovuti a ipertrofia prostatica benigna che non desiderano assumere farmaci a lungo termine, che non hanno ottenuto risultati soddisfacenti dalla terapia medica o che desiderano evitare un intervento chirurgico tradizionale. Può rappresentare inoltre una valida opzione per pazienti portatori di catetere ve-
scicale e per coloro che presentano condizioni che rendono meno indicata l’anestesia generale”. Il nuovo trattamento è stato introdotto all’Ospedale di Chioggia grazie alla collaborazione multidisciplinare del Dipartimento Chirurgico diretto dal dottor Salvatore Ramuscello e dell’Urologia diretta dal Primario Battanello, con la collaborazione specialistica del dottor Giuseppe Alario. “L’introduzione del sistema ‘Rezum’ – sottolinea la dottoressa Chiara Bovo, Direttore sanitario dell’Ulss 3 Serenissima – conferma l’impegno complessivo dell’Ospedale di Chioggia, e in particolare dell’Urologia, nell’offrire ai pazienti soluzioni terapeutiche moderne, efficaci e sempre meno invasive. Si amplia così il ventaglio delle possibilità di cura personalizzata, riducendo al contempo i tempi di degenza e l’impatto del trattamento sulla vita quotidiana dei pazienti. Con l’introduzione di questa recente tecnologia, l’Ospedale di Chioggia si allinea ai più avanzati centri urologici nazionali, mettendo a disposizione del territorio, per gli utenti che a giudizio dell’urologo possono essere avviati al trattamento, una procedura innovativa, sicura e supportata da solide evidenze scientifiche”.
Un dipinto dal Premio Mestre di Pittura alle pareti
di un dipinto pregevole - spiega il direttore generale Massimo Zuin - che è stato donato all’Ulss 3 Serenissima da Federfarma Venezia, nel quadro di una collaborazione avviata quest’anno. E’ stato selezionato tra i dipinti partecipanti al ‘Premio Mestre di Pittura’, e la collocazione qui all’Angelo testimonia del rapporto stretto e della vicinanza della comunità cittadina, delle associazioni, dei professionisti, di chi fa arte, con questo Ospedale, che è sempre più un punto di riferimento, un luogo riconosciuto e considerato importante. Ringrazio quindi il ‘Premio’, e il ‘Circolo Veneto’ che promuove la rassegna di pittura, e ringrazio Federfarma, che ha scelto l’opera e ne fa dono all’Ospedale”.
La collocazione del dipinto è il primo atto di una partnership più ampia, sancita da una convenzione, tra l’Ulss 3 Serenissima e Federfarma Venezia: “Come farmacisti del territorio - spiega il presidente Andrea Bellon - ci siamo assunti il compito di selezionare ogni anno, all’interno delle moltissime opere che partecipano al ‘Premio Mestre di Pittura’, un dipinto che affronti temi legati alla cura e all’assistenza e che, per il suo valore artistico, meriti di essere esposto in pubblico. Questo primo dipinto e quelli che selezioneremo di anno in anno vengono acquistati da Federfarma per farne dono all’Ulss 3 Serenissima; l’Ulss 3 Serenissima, quindi, collocherà le opere nei propri spazi aperti al pubblico”.
La prima opera selezionata, e collocata negli spazi del CUP dell’Angelo, si intitola “Madonna con bambino allergico” ed è stata dipinta da
Alessandro Palese. La motivazione con cui è stato selezionato spiega che il dipinto “offre un’interpretazione ancestrale della maternità, dove però il dono della vita si attualizza nel dono del ‘salvavita’, emblema della contemporanea ricerca farmaceutica; una struttura compositiva serrata, basata su forme e linee che si incrociano, appare simbolo del legame affettivo che unisce i due protagonisti”. Presenti alla cerimonia, Christiano Costantini, presidente del Circolo Veneto, e Cesare Campa hanno voluto ringraziare l’Azienda sociosanitaria per per aver accolto la proposta di collaborazione, ed hanno sottolineato il desiderio di allargare ulteriormente le collaborazioni tra il ‘Premio’ e le istituzioni e gli enti della città, così che la rassegna possa continuare ad offrire alla cittadinanza, in spazi nuovi e diversi, quanto realizzato dai tantissimi artisti che partecipano alla rassegna.
Servizi e tecnologia. Il Comune sul podio nazionale della digitalizzazione
IL PROGETTO “GEMELLO DIGITALE” CONQUISTA IL POLITECNICO DI MILANO
Il Comune di Mira si conferma punto di riferimento nazionale per la trasformazione digitale grazie al progetto “Gemello Digitale e Sistema Informativo Territoriale Integrato”, che ha ottenuto il Premio menzione speciale della giuria popolare e della community di esperti dell’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano. Si tratta del massimo riconoscimento tecnico per l’innovazione applicata al territorio, ritirato a Milano dal vicesindaco con delega alla digitalizzazione, Gabriele Bolzoni. Il premio è particolarmente significativo poiché assegnato da un bacino qualificato di professionisti e decision-maker del settore, che hanno riconosciuto nella soluzione di Mira un modello d’avanguardia per scalabilità e impatto operativo. Il successo nasce dalla sinergia tra il Comune e i partner tecnologici, superando la frammentazione dei dati e unendo monitoraggio geografico e gestione amministrativa. Cuore dell’iniziativa è il Digital Twin, una replica virtuale dinamica del territorio che mappa infrastrutture, reti fluviali e aree cimiteriali attraverso una scansione tridimensionale con metodo “nuvola di punti”. Questa tecnologia ofre una visione dettagliata di edifici, strade, canali e laguna. Su ogni tema è stato e fettuato un rilievo puntuale per la pubblicazione su un portale dedicato: passi carrai e numeri civici per aggiornare lo stradario; ponti, pontili e briccole per un’App sul turismo della navigazione; classificazione stradale, barriere e caditoie; fino alla mappatura dei 5 cimiteri comunali per creare un vero e proprio Piano Regolatore Cimiteriale Interattivo.
“Questo progetto rappresenta un investimento strategico per il futuro della città - spiega il vicesindaco Bolzoni, ringraziando il Servizio Sistemi Informativi guidato da Stefano Mainardi e le società partner. Ci permette di programmare la manutenzione ordinaria delle strade, la pulizia delle caditoie, la sostituzione della segnaletica e inserire nuovi tratti di barriere stradali con la Polizia Locale. Naturalmente tutte le modifiche vanno inserite all’interno del software dedicato al fine del suo puntuale aggiornamento”.
Il progetto unisce e f icienza, trasparenza e lungimiranza. “Questa base tecnologica, infatti, abilita servizi evoluti - sottolinea Bolzoni. Mi riferisco
all’automazione dei procedimenti con l’integrazione nativa con Spid/Cie, PagoPA e App Io, con generazione automatica degli atti; alla gestione intelligente del patrimonio per ottimizzare la manutenzione degli spazi pubblici; alla sicurezza e legalità,
mediante monitoraggio puntuale degli approdi e degli accessi, garantendo una tutela attiva contro l’abusivismo”. Oltre all’e f icienza, è stata premiata la visione strategica. “Grazie alla capacità di analizzare dati complessi, Mira aumenta la propria resilienza
di fronte ai cambiamenti climatici e alle pressioni dell’urbanizzazione, trasformando la tecnologia in uno strumento concreto di protezione del territorio. Sarà, infine, uno strumento importantissimo anche sotto il profilo dell’impatto economico - conclude Bolzoni. Seppure il progetto abbia richiesto un investimento iniziale, fin dal principio rende disponibile un patrimonio informativo che potrà generare opportunità per individuare e implementare nuove entrate strutturali per il bilancio del Comune”.
• Alessandro Abbadir
Cie, l’anagrafe mirese accelera per l’addio al cartaceo
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In vista della scadenza del 3 agosto, data in cui la vecchia carta d’identità cartacea cesserà definitivamente di essere valida, il Comune ha potenziato i servizi anagrafici per accelerare il rilascio della nuova Cie (Carta d’identità elettronica). Gli ultimi dati comunali fotografano con precisione la situazione sul territorio: sono ben 33.352 i residenti già provvisti del documento elettronico, mentre restano ancora 2.538 cittadini con il modello cartaceo. Di questi ultimi, 226 presentano una scadenza antecedente al termine del 3 agosto, mentre ben 2.272 dispongono di un documento con scadenza successiva, che andrà comunque sostituito per legge. Per gestire l’af lusso, l’Amministrazione ha esteso di un’ora l’apertura degli sportelli il lunedì e il venerdì e ha attivato un piano di aperture straordinarie su prenotazione online, che ha già permesso di emettere 326 Cie (di cui 75 in occasione delle scorse consultazioni referendarie). Il bilancio complessivo segna un’importante accelerazione con 2.377 tessere elettroniche rilasciate in pochi mesi, ben 873 in più rispetto allo stesso periodo precedente, af iancate dal potenziamento delle pratiche digitali da casa.
Territorio. La proposta per af rontare i costi di manutenzione dei ponti
IL SINDACO DORI VUOLE IL TICKET SUI TURISTI DEL BRENTA, MA È SUBITO SCONTRO
“E
’ giusto che anche i turisti delle crociere fluviale contribuiscano al mantenimento dei ponti. Per questo tornerò a chiedere alla Regione e al Ministero la possibilità di introdurre un ticket turistico per chi fa le crociere sui Brenta. Presto lancerò questo mese una raccolta firme dedicata e sono sicuro che i cittadini di Mira sosterranno questa mia iniziativa”. Il sindaco di Mira, Marco Dori, af ronta la questione dei ponti girevoli di Mira. Il Comune della Riviera ne ha ben 10, tra pedonali e carrabili, con costi enormi che ricadono interamente sulle spalle dei cittadini di Mira. Nel tragitto tra Venezia e Padova, non ci sono altri comuni in queste condizioni. Non solo: a causa dell’attuale normativa, il trasporto fluviale ha la precedenza su quello stradale, limitando di molto la possibilità di manovra dell’amministrazione comunale. “Ho calcolato che la gestione dei ponti è costata in media 1 milione di euro negli ultimi anni. Soldi dei cittadini di Mira
che sono stati tolti a tutto il resto, alle strade, alle scuole, alla vita sociale, allo sviluppo del nostro comune. Un vero e proprio balzello che solo il Comune di Mira sostiene”. I conti sono presto fatti. Per l’attuale movimentazione, il Comune spende circa 400mila euro all’anno. Poi ci sono le manutenzioni e gli interventi sui ponti. “Quest’anno ad esempio - ricorda il sindaco Doriinvestiremo oltre 1 milione di euro solo per il ponte di fronte al municipio, senza dimenticare quanto è già in programma per quello di via Sabbiona o di Piazza Mercato, o quanto fatto lo scorso anno per la passarella di Valmarana o il ponte di Malcontenta”. Il sindaco poi spiega il tema del turismo fluviale. “Non abbiamo nulla contro questo turismo, ma è dificile spiegare ai nostri cittadini cosa porti direttamente a Mira. Per questo una piccola donazione da parte del viaggiatore potrebbe far sì che le stesse somme vengano usate non solo per sostenere le stesse manutenzioni, ma
anche per sviluppare il turismo e il decoro cittadino. Se pensiamo a Venezia, che ha ztl turistica, tassa di soggiorno, tassa di sbarco e ticket d’ingresso, la nostra richiesta è più che ragionevole, proprio in virtù di questa nostra specificità”. Ma non tutti sono d’ accordo. “Tassare i turisti che navigano sul Naviglio del Brenta per finanziare la manutenzione dei ponti a Mira? Il sindaco Dori pensi invece a tassare il doppio i concessionari delle cavane non residenti. Con queste nuove entrate si potranno finanziare le manutenzioni dei ponti”. A lanciare la provocazione sono Enrico Carlotto e Guerrino Manente del gruppo politico Nova Mira, contrari all’idea del primo cittadino di introdurre un ticket sul turismo fluviale lungo il Brenta per coprire i costi annui dei ponti girevoli. Un’ipotesi che vede anche la Lega sulle barricate. I consiglieri comunali Boris Bertocco e Silvia Naletto bocciano la proposta del primo cittadino. “Una soluzione irrealizzabile – dicono - solo fumo negli
La Costituzione consegnata a 270 ragazzi
Nelle scorse settimane si è ripetuta la tradizionale cerimonia di consegna della Costituzione ai ragazzi delle scuole. Il testo della Carta fondamentale della Repubblica è stato distribuito, al Teatro di Villa dei Leoni, a oltre 270 alunni delle classi quinte degli Istituti Comprensivi del Comune di Mira e delle Scuole Paritarie San Pio X e San Domenico Savio. La Costituzione è stata consegnata dal sindaco Marco Dori e dall’assessore all’Istruzione Albino Pesce. Un appuntamento ormai tradizionale, in accordo con le istituzioni scolastiche, che portano avanti con le classi progetti di studio e conoscenza del testo costituzionale. Grazie al lavoro
svolto in classe coadiuvati dai loro insegnanti e in collaborazione con La Piccionaia-Centro di produzione Teatrale, nella figura di Carlo Presotto, i ragazzi hanno illustrato e discusso la Carta Costituzionale evidenziando che la stessa è espressione di importanti valori civici, perché stabilisce i valori che stanno alla base della nostra vita sociale: il lavoro, lo studio i diritti civili e politici, l’uguaglianza, la libertà. Il Comune ha augurato che la Costituzione possa costituire, anche negli anni futuri, non solo un piacevole ricordo di questo momento d’incontro, ma anche e soprattutto uno stimolo a rispettarne i principi e le regole nella vita di tutti i giorni. “Si-
storia”. “E’ fondamentale far conoscere agli alunni - ha detto l’assessore Pesce - il valore della nostra Costituzione che è alla base di una comunità giusta e democratica. Gli studenti hanno partecipato con attenzione ed entusiasmo, ricordandoci ancora una volta quanto sia importante il lavoro svolto a scuola dagli insegnanti e da tutta la comunità educante”. • (A.A.)
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TOMBINI SIGILLATI CON L’ASFALTO E DANNI ALLE CONDOTTE
“Siamo molto arrabbiati. Quello che abbiamo visto nelle scorse settimane ha dell’incredibile. Ora procederemo in tutte le sedi per tutelare la nostra città”. A dirlo è il sindaco di Mira Marco Dori. La Polizia Locale ha acquisito infatti nelle scorse settimane le immagini che mostrano, in località Piazza Vecchia, gli operai di una delle ditte impegnate nella posa della fibra, mentre usano l’asfalto per chiudere deliberatamente un tombino stradale. “Grazie alla segnalazione di un cittadino attento - spiega il sindaco - siamo stati informati di quanto accaduto. Qui non si può parlare di un errore, perché dalle immagini si vede chiaramente che lo hanno fatto deliberatamente. Ma ci rendiamo conto di quanto si grave questo comportamento, soprattutto ora che le piogge sono bombe d’acqua? Questo fatto si aggiunge ad altri fatti gravi. Sempre cittadini attenti hanno segnalato come, ad esempio nel quartiere ex Lissandrin, in quelle stesse strade che sono andate in soferenza idraulica, nei tombini che avevamo appena pulito erano pieni di
residui d’asfalto e di cemento. Anche qui con ogni probabilità la responsabilità è in capo a chi ha lavorato su quelle strade. Abbiamo le testimonianze dei cittadini. “Ora abbiamo inviato la nostra ditta di fiducia - dice Dori - a controllare tutti i tombini, ma estenderemo questa verifica a dove sono passati anche nelle altre strade interessate dai lavori di chi sta operando nei sottoservizi. Se necessario Ci faremo af iancare da un legale per tutelare gli interessi e il buon nome della città”. L’ultimo grave inconveniente è avvenuto a inizio giugno a Borbiago, dove una lavorazione stradale ha portato al danneggiamento della condotta dell’acqua, lasciando per molte ore un intero quartiere senz’acqua. “Ho ricevuto moltissime proteste per quanto accaduto conclude Dori. Lamentele che si aggiungono ai lavori fatti sulle strade, dove ricordo che l’amministrazione è già intervenuta, multando a più riprese le imprese”. Il rischio infatti è che queste negligenze creino disagi gravissimi ai residenti nei momenti come si verifica sempre più da qualche anno a questa
parte dei nubifragi violentissimi si abbattono sul territorio comunale. Lo scorso anno danni per milioni di euro ci sono stati nella frazione di Oriago.
• Alessandro Abbadir
U• (A.A.) Impianti
n maxi impianto agrivoltaico da 24 ettari e 23 mila pannelli al confine con Campagna Lupia, firmato Tetra Solare 2, e due sistemi di accumulo energetico (Bess) previsti a Lughetto e Sambruson. Il boom di progetti per le rinnovabili nella Riviera del Brenta accende il dibattito politico a Mira. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, con il capogruppo Antonio Mendolia e la consigliera Vanna Baldan, ha depositato un’interpellanza urgente. Nel mirino c’è la forte concentrazione di infrastrutture energetiche in un’area di pregio vicina alla Laguna di Venezia
e a siti protetti. “Da sempre siamo favorevoli all’incentivazione – dicono e all’ installazione delle fonti rinnovabili in osservanza però della tutela dell’ambiente, del paesaggio, delle aree agricole e di pregio e della tutela della salute”. L’opposizione chiede al Comune risposte sul monitoraggio dei progetti, sullo stato dei terreni pubblici idonei e aggiornamenti periodici sulle risposte attese da Regione e Città Metropolitana dopo l’atto d’indirizzo dei sindaci.
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Lavori. Spazio accessibile per sport, giochi, eventi e comunità
Piazza Salvo D’Acquisto a Sambruson rinasce come nuovo cuore della comunità
Conclusi i lavori di rifacimento di piazza Salvo D’Acquisto a Sambruson che ora ha ripreso ad essere uno spazio a completa disponibilità dei residenti della frazione dolese. Un nuovo spazio che rappresenta un punto d’incontro importante per la comunità ambrosiana oltre che per la storia e identità della frazione. L’area è stata totalmente riqualificata nella sua funzionalità, organizzazione e qualità dei materiali e rappresenta un luogo simbolico del vivere in relazione con gli altri. Per i residente sarà uno spazio da riscoprire che consentirà loro di ritrovarsi e stare assieme nell’attività sportiva, ludica e del fare festa intergenerazionale. Grande soddisfazione
per il sindaco Gianluigi Naletto. “Si tratta di una piazza che rinasce anche grazie all’ascolto delle associazioni locali, delle scuole, della parrocchia. Sarà aperta a tutti e ciascuno potrà ritrovare un significato proprio nella relazione con l’altro, anche attraverso la partecipazione a manifestazioni , eventi , mostre che potranno essere organizzate utilizzando questo spazio che si accinge a diventare importante per le famiglie, i bambini e gli anziani. Un patrimonio aperto a tutti e che da tutti dovrà essere conservato con responsabilità di cura e custodia, quale coscienza morale e del senso civico di ognuno”.
Nella realizzazione dell’opera sono state riservate e posta attenzione alle
connessioni con i percorsi pedonali per renderla disponibile a tutti, a cominciare dalle persone fragili e diversamente abili. L’area sarà composta da uno spazio ludico e sportivo con un campo da basket tipo playground collegato ad un ambito semicircolare che si contraddistingue per essere al contempo un’area attrezzata per il fitness, arricchita da una pensilina coperta e attrezzata con banchi e panche, luogo pensato anche per la lettura, o utilizzato per feste scolastiche, compleanni, manifestazioni paesane, sfruttando appieno un’importante area verde e le sedute sui gradoni, capaci di trasformare il tutto in un teatro all’aperto con la possibilità di ospitare spettatori e allestimenti coreografici. I parcheggi
Ancora uno scambio culturale che ha coinvolto gli studenti del liceo Galilei, la classe 3^N ha ospitato, nell’ambito dell’Erasmus Group Mobility un gruppo proveniente di coetanei dalla Akademik Nicola Obreshkov di Burgas, in Bulgaria. In precedenza, nei mesi di settembre, ottobre e novembre sei classi, di terza e quarta, del liceo Galilei avevano vissuto un’esperienza di mobilità di gruppo all’estero. Negli stessi mesi, anche circa venti docenti, la dirigente scolastica, Incoronata Troiano, la dirigente dei servizi amministrativi e alcuni assistenti della segreteria hanno svolto una propria mobilità, dedicata alla formazione e allo scambio di buone pratiche. I mesi di marzo e aprile, invece, sono stati periodi di accoglienza a Dolo con l’arrivo di studenti tedeschi provenienti da due città diverse, ospitati dalle classi 3^E e 4^M mentre studenti finlandesi sono stati ospitati dalla classe 3^M, studenti francesi ospiti della classe
3^B e bulgari ospitati dai giovani della 3^N. A questi si sono aggiunti alunni viennesi, finlandesi e un tedesco in mobilità individuale per alcune settimane, che sono diventati di fatto studenti del Galilei. Il liceo di Dolo si è così trasformato in una vera scuola internazionale, dove le lingue madri si sono intrecciate con l’inglese, lingua franca del nostro tempo, che ha fatto da prezioso trait d’union. Un’intera comunità scolastica che si è attivata con generosità per accogliere al meglio gli ospiti. “In tempi complessi come quelli che stiamo vivendo, - evidenziano al liceo - forse uno spiraglio di luce arriva proprio dai nostri giovani e dai loro insegnanti entusiasti, capaci di costruire ponti, relazioni e futuro”. Vitalità di un istituto che a livello provinciale è il più attivo nell’ambito del programma Erasmus. • (L.P.)
sono stati conservati, così come le aree verdi, arricchite da nuove piantumazioni. L’area è dotata di un sistema tecnologico di illuminazione e di videosorveglianza, al fine di garantire la sicurezza e il decoro pubblico. L’intervento di riqualificazione, il cui costo complessivo ammonta a 990.000 euro, sarà completato a breve anche con il rifacimento del marciapiede di via Giacomazzo e dei
dissuasori di velocità sulla stessa via. L’inaugurazione è stata celebrata con la benedizione del parroco di Sambruson don Luciano Baccarin alla presenza del sindaco Naletto e delle autorità che hanno reso omaggio alla memoria del vicebrigadiere Salvo D’Acquisto a cui è dedicata l’area.
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Il commento alle notizie del giorno
con Alberto Gottardo
• Lino Perini
Viabilità.
I SINDACI CHIEDONO IL RIPRISTINO DEGLI AUTOVELOX SULLA RIVIERA
L’ennesimo incidente stradale lungo le strade della Riviera ha acceso la lampadina verde del pericolo e così i sindaci dell’Unione dei Comuni hanno deciso di fare un appello al Prefetto di Venezia che, per ridurre il rischio di incidenti lungo le strade rivierasche, chiedono il ripristino degli autovelox che da qualche mese sono stati spenti.
A maggio una signora in bicicletta è stata investita lungo la Strada Regionale 15 di via Borsellino. La donna di Fiesso d’Artico è stata investita da un automobilista rivierasco, le condizioni della signora sono apparse subito gravi e nonostante il ricovero all’ospedale mestrino Dell’Angelo, nei giorni seguenti all’incidente è spirata.
L’entità dell’incidente e il fatto che il numero dei sinistri sia nuovamente in aumento dopo il deterrente costituito dalla presenza degli autovelox lungo le strade dell’ area rivierasca ha indotto i sindaci dell’Unione dei Comuni di Campagna Lupia, Dolo, Fiesso d’Artico e Fossò, di inviare una richiesta al Prefetto per verificare se vi sono le possibilità di riattivare gli autovelox prima spenti dal 29 aprile 2025 e poi disinstallati definitivamente. “Con l’installazione della postazione fissa di rilevamento di velocità lungo via Borsellino –osservano i sindaci Alberto Natin, Gianluigi Naletto, Marco Cominato e Alberto Baratto – gli incidenti mortali, che prima del 2012 (anno di installazione degli autovelox) erano stati ben cinque, sono stati poi azzerati. Con gli e fetti del decreto Salvini del 2024 e della conseguente disposizione prefettizia del 2025 registriamo purtroppo la ripresa delle morti sulle nostre strade. Una sconfitta civile ed una responsabilità politica pesantissime, rispetto alle quali vogliamo esprimere tutto il nostro dissenso. Chiediamo al Prefetto – aggiunto i quattro sindaci dell’Unione - di accogliere il nostro appello, valutando al più presto e positivamente le proposte tecniche che la Polizia Locale dell’Unione Riviera del Brenta presenterà nei prossimi giorni. Chiediamo inoltre agli Enti proprietari delle strade interessate (Veneto Strade e ANAS) di esprimere in tempi brevi la loro autorizzazione. L’eccessiva
burocrazia e le sterili polemiche sull’utilizzo dell’autovelox devono finire: a prevalere devono essere la sicurezza stradale e la salvaguardia delle vite umane.” Un appello dal quale i primi cittadini dell’Unione dei Comuni si attendono di avere una risposta positiva così che venga garantita una maggiore sicurezza lungo le strade che attraversano un territorio che è particolarmente intenso e con una viabilità anche di mezzi pesanti.
•
Lino Perini
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Il verde rinasce, piano da 324mila euro
Da qualche settimana ha preso il via il nuovo piano di manutenzione del verde pubblico del territorio voluto dall’amministrazione comunale. Squadre di operatori professionali sono al lavoro per lo sfalcio dell’erba, nel centro del capoluogo, nelle frazioni e in tutti i quartieri. “Condizioni meteorologiche permettendo - spiega il sindaco Gianluigi Naletto - oltre al taglio, si provvederà anche alla registrazione di tutti i bisogni della flora comunale dopo la stagione invernale, af inché nelle prossime settimane sia pronta una mappatura dello stato di salute di tutte le nostre aree verdi per gli opportuni interventi di cura e valorizzazione”. Saranno cinque le ditte coinvolte con una ventina di operatori incaricati di eseguire i lavori. Un impegno di spesa complessivo di circa 324.000 euro, escluse le potature straordinarie. Saranno due aree le su cui , in particolare, si concentreranno gli interventi, una é l’area di di via Torre e l’altra è quella antistante gli istituti superiori scolastici di via Curzio Frasio, dentro il parco denominato ‘Velluti’, strada che è ancora di proprietà della Città Metropolitana ma che il comune ha ottenuto di acquisire nei prossimi mesi. Sempre il sindaco Gianluigi Naletto precisa. “Si tratta d’interventi concordati dopo la consulenza con un perito forestale che ha mappato le alberature ed analizzato lo stato di salute analizzando la patologia delle piante interessate. Perciò la potatura e l’eventuale abbattimento sarà certificato dalla perizia eseguita ma , in ogni caso, l’eventuale abbattimento sarà seguito da da una successiva sostituzione ed, anzi, si cercherà anche d’implementare il numero di piante esistenti nel territorio”.
• (L.P.)
Donazioni e scuole garantiscono l’autosufficienza del centro trasfusionale
Non ha problemi di scarsità di sangue il Centro trasfusionale di Dolo. Il presidente dell’Avis della Riviera del Brenta, Roberto Mazzetto, dopo l’appello del presidente provinciale dell’associazione Fabio Reggio che ha fatto presente come vi sia scarsità di sangue nella provincia di Venezia dei gruppi zero e B negativo, rassicura la situazione in ambito rivierasco e sottolinea. “Il nostro centro ha anche fornito delle quantità a quello provinciale. In relazione all’appello vorrei ricordare ai donatori – ha sottolineato Mazzetto – che la gestione dei flussi non deve cambiare per non creare anomalie di donazioni. E’ bene che ognuno mantenga il calendario normale di donazione come previsto e controllato dalla segreteria.” E’ fondamentale, infatti, che ogni donatore rispetti la cadenza delle donazioni per non alterare il proprio trend e anche per non intasare il Centro trasfusionale in certi periodi e sguarnirne altri con evidenti ripercussioni sulla programmazione già in atto. Peraltro la segreteria dell’associazione provvede già ad informare gli
interessati e, quindi, è opportuno che ognuno attenda la chiamata e non agisca autonomamente. Tornando alla situazione in Riviera che risulta positiva, da rilevare come questo sia dovuto anche all’opera da anni intrapresa dalla sezione dolese che promuove iniziative e incontri, soprattutto nell’ambito scolastico, per spiegare l’importanza della donazione. Giuliano Sarto ha incontrato nel corso dell’anno scolastico gli studenti di 24 classi delle scuole superiori dolesi, in totale oltre 400 studenti, e come vi siano state 66 adesioni a sottoporsi ai test preliminari per capire se possono donare il sangue. La sezione rivierasca conta circa 2.000 iscritti, nel 2025 le nuove idoneità in Riviera siano state complessivamente 437 , in gran parte frutto del lavoro nelle scuole ma anche del lavoro nel campo con partecipazione a fiere e sagre ed altre manifestazioni pubbliche, una ventina in tutto, oltre a quelle nel mondo dello sport con la sponsorizzazione del Rugby Mira e i tornei di pallavolo. A livello di donazioni, Mazzetto ha ricordato come la
sezione dolese sia la seconda a livello provinciale e che la donazione di sangue risulti autosuficiente nel Veneto mentre quella del plasma risulta pari all’80%. Sulla promozione avvenuta nelle scuole il presidente Mazzetto ha osservato. “Avis crede fermamente nel legame con il mondo della scuola perché il futuro del dono del sangue passa attraverso le nuove generazioni. Incontrare i giovani e accompagnarli ad una scelta informata, consapevole e responsabile, significa il bene comune e la salute tutta la comunità”. Ed i risultati lo confermano.
• Lino Perini
Dal Brasile ad Arino dopo 22 anni
Momenti di grande commozione per Antonio Martignon che, dopo 22 anni, é ritornato a Dolo dal Brasile, alla ricerca delle proprie origini, grazie al contatto con Davide Guerriero anche lui con i bisnonni emigrati in Brasile. Antonio Martignon, ha ricostruito la storia della famiglia che era originaria di Arino di Dolo da dove il bisnonno emigrò a San Paolo, alla fine del 1800. Dagli accertamenti efettuati è emerso che l’avo Antonio Fortunato Martignon era nato ad Arino il 20 ottobre 1864, figlio di Andrea di 37 anni e di Agnese Benvenuto, di 32 anni, che il 30 giugno 1895 si sposò con Giulia
Natalina Boato di Fiesso d’Artico. In Brasile la famiglia emigrò nel 1889 e si stabilì a Sau Paulo di Santos. Antonio Fortunato morì a Novo Horizonte, sempre nello stato di Santos, il 10 agosto 1932. Antonio Martignon era accompagnato dal figlio Pedro Enrico e nel corso del breve soggiorno ha avuto un commovente incontro con il parroco di Arino, don Sergio ed è stato ricevuto in comune dal sindaco di Dolo Gianluigi Naletto che ha colloquiato a lungo con gli ospiti e donato ai due brasiliani di origine arinese, il gagliardetto uf iciale del Comune di Dolo.
• (L.P.)
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Mirano summer festival una storia lunga vent
Musica, solidarietà e comunità: il
Il Mirano Summer Festival celebra la ventesima edizione tra crescita nazionale, grandi nomi, volontariato e una comunità che ha trasformato una festa tra amici in un punto di riferimento dell’estate italiana
ent’anni. Ci vuole un momento per rendersene conto davvero. Vent’anni di musica, serate, incontri e un’intera comunità che ogni estate si ritrova ai Campi Sportivi di Mirano. Vent’anni di volontari che iniziano la giornata presto e la fi niscono a notte fonda, di famiglie che tornano puntuali, di ragazzi che crescono con il Summer come sfondo naturale della Il Mirano Summer Festival oggi è molto più di un evento locale. Lo racconta bene il suo fondatore e presidente dell’Associazione Volare 4.0, Paolo Favaretto: “È nata vent’anni fa tra amici per fare una festa di musica ed è diventata un appuntamento a livello nazionale”. E la crescita si vede soprattutto da un segnale preciso. “Quello che è cambiato negli ultimi anni –spiega Favaretto – è che fi no a un anno e mezzo fa facevamo fatica a trovare gli artisti. Adesso sono loro che ci chiedono di suonare al Summer, perché la
manifestazione sta funzionando”. Un cambiamento che si rifl ette anche sul cartellone, sempre più ricco e trasversale. “È un programma importante – racconta – con Emma, Gabbani, Panariello, Elio, Cristina D’Avena e tanti altri artisti, oltre a cover band di grande livello”. Un segnale chiaro della direzione presa dal festival, che oggi si posiziona stabilmente tra gli appuntamenti estivi più seguiti del
Ma la crescita non è solo artistica. È anche organizzativa e strutturale. “Abbiamo aperto le iscrizioni per i gruppi musicali e a fine gennaio avevamo già 3.500 band candidate – racconta Favaretto – non sapevamo neanche come gestirle tutte, ma è un segnale straordinario di quanto il progetto sia diventato
Dietro le quinte, il lavoro è imponente. “Abbiamo 250 volontari e 90 persone dedicate alla sicurezza –spiega – tutti formati, con percorsi adeguati. L’intera manifestazione è controllata anche con sistemi di videosorveglianza collegati con la Prefettura”. Un’organizzazione complessa che negli anni è diventata sempre più strutturata e professionale. Il cuore però resta il volontariato. Favaretto lo sottolinea
con forza: “Non sono solo vent’anni di sacrifi cio, sono vent’anni di scelta. Ragazzi che potrebbero stare altrove e invece decidono di essere lì, dietro un banco o nel backstage, per far parte di qualcosa”. Un’altra dimensione fondamentale è quella sociale. Negli anni il festival ha sostenuto progetti solidali e continua a farlo. “Abbiamo già donato 10.000 euro alla Città della Speranza – spiega Favaretto – e anche quest’anno l’obiettivo principale è continuare a sostenere i bambini e le famiglie che ne hanno bisogno”. Accanto alla musica, il festival si arricchisce di nuove aree e iniziative. Tra queste l’area dedicata alla ristorazione e ai locali provenienti da diverse città del Nord Italia. “Abbiamo creato un’area bacari con locali di Milano, Treviso e Padova – racconta Favaretto – e uno spazio gastronomico completamente all’aperto, pensato per vivere l’esperienza del Summer a 360 gradi”. Non manca lo sport. Il 1° luglio, infatti, il festival ospiterà un momento speciale: “Premiamo le squadre che sono salite di categoria insieme alla Federazione Nazionale Calcio – spiega Favaretto – sarà una serata importante con la presenza di molti sindaci del territorio”.
A fare da cornice, una manifestazione che ormai ha superato i confi ni locali. “Quest’anno avremo anche diverse televisioni nazionali – conclude Favaretto – il Summer sta diventando davvero un punto di riferimento per l’estate”.
Una crescita che non cambia però lo spirito originario. Vent’anni dopo, il Mirano Summer Festival resta una cosa semplice nella sua origine e complessa nella sua realizzazione: una comunità che ogni estate si ritrova per costruire qualcosa insieme.
Ci vediamo ai Campi Sportivi. Il Summer è pronto.
VOLLEY FEMMINILE SCOLASTICO: DOLO
E MIRANO UNITE PER LA DONAZIONE
Sport e solidarietà, un connubio che ben si abbina e che è sempre foriero di elementi positivi.
Nelle scorse settimane gli istituti superiori dolesi prima e quelli miranesi poi, hanno dato vita a due tornei di pallavolo femminile con l’obiettivo di valorizzare l’aspetto sportivo, in primis, ma anche a sostegno dell’attività di promozione che da anni l’Avis compie per ricordare quanto sia importante donare il sangue che serve per aiutare a salvare vite umane sia con le trasfusioni che attraverso le medicine. La prima fase delle gare si è disputata a Dolo nella palestra dell’istituto Musatti ed ha visto impegnati i tre istituti dolesi. Un triangolare che ha visto il successo del liceo Galilei che ha conquistato il primo posto davanti all’istituto professionale Musatti e all’istituto tecnico Lazzari. A distanza di due settimane la manifestazione si è arricchita anche di due istituti miranesi ed è diventata una sorta di sfida fra i due poli scolastici più
importanti dell’area. Le due squadre vincenti del torneo dolese, quella del liceo Galilei e quella dell’istituto Musatti, hanno sfidato due formazioni del liceo Majorana di Mirano. Un quadrangolare con semifinali e finali che ha visto nelle due gare preliminari il successo delle due formazioni di Dolo che poi si sono sfidate nuovamente a distanza di qualche giorno per l’aggiudicazione del platonico titolo di miglior formazione di pallavolo a livello di istituti superiori. Questa volta, ribaltando l’esito della sfida precedente, ad imporsi è stato l’istituto Musatti. Sono seguite le premiazioni curate dal presidente dell’Avis della Rivera del Brenta Roberto Mazzetto che ha voluto sottolineare l’importanza della manifestazione ed ha aggiunto. “Voglio ringraziare, come Avis Riviera del Brenta, la collaborazione ricevuta dall’Avis di Mirano nel contattare il liceo Majorana e particolarmente la presidente Laura Zanardo coadiuvata dalla collaboratrice Gianna Bellinato
che hanno portato a proprie spese le due squadre da Mirano a Dolo. Sono state delle giornate belle ed importanti che hanno testimoniato quanto sia importante e socialmente utile fare sport sia per se stessi che per gli altri”. La giornata sportiva e di divulgazione dell’importanza della donazione è finita
con le premiazioni e con l’Avis che ha voluto ringraziare tutti i partecipanti a questa speciale avventura sportiva con dolci per tutti. Ora l’impegno degli organizzatori assieme agli istituti sarà quello di programmare anche per il prossimo anno la ripetizione di questa esperienza che sicuramente vedrà le
atlete sfidarsi nuovamente con lo stesso impegno e magari con la voglia di sana rivincita sportiva, senza dimenticare lo scopo umanitario che ne è alla base del fondamento principale, perché lo sport è un mezzo anche per gli altri.
• Lino Perini
INTESA FRA LE DUE SOCIETÀ PER LA VALORIZZAZIONE DEI RAGAZZI DELLA RIVIERA
C’è una società calcistica che da sempre opera nel mondo del calcio allo scopo di far crescere e, soprattutto, consentire ai ragazzi di praticare questa disciplina per divertirsi e regalarsi dei momenti di piacevole socialità e per trasmettere dei valori. Si tratta della Polisportiva Borbiago il cui impegno e la cui serietà è certificata anche dalla recente intesa di collaborazione con al gloriosa società del Lanerossi Vicenza che quest’anno ha vinto il proprio campionato di serie
C e la prossima stagione militerà in quello di serie
B. L’intesa raggiunta dalla Polisportiva Borbiago è stata salutata ed apprezzata anche dal primo
cittadino di Mira, Marco Dori, sempre attento e particolarmente orgoglioso delle dinamiche giovanili e sportive che si instaurano all’interno del proprio territorio comunale, ha celebrato . “ Congratulazioni alla Polisportiva Borbiago che ha siglato un importante accordo di collaborazione calcistica con il LaneRossi Vicenza, neopromosso in Serie B. Il presidente Renzo Martin e il responsabile del settore giovanile biancorosso, Michele Nicolin, hanno firmato il gemellaggio direttamente allo stadio Romeo Menti nel capoluogo berico.
L’intesa si sostanzia in attività di collaborazione a livello giovanile, valorizzando i talenti della Riv-
iera attraverso l’oferta di un percorso di crescita strutturato, moderno e di qualità, con metodi di allenamento professionistici.” La Polisportiva Borbiago è stata fondata il 13 gennaio 1983 ‘con l’obiettivo di dare ai giovani la possibilità di fare attività sportiva.’ Risale al settembre del 1983 la prima iscrizione della squadra Pulcini ad un campionato Figc provinciale. Attualmente la Polisportiva Borbiago, con i suoi oltre 200 iscritti, è tra le più importanti e numerose società calcistiche della Riviera del Brenta.
• (L.P.)
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La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma
Acomplicare il risiko concorrono fattori esterni che spingono per una rapida definizione degli equilibri. Da un lato vi è il costante monitoraggio dei flussi elettorali, dall’altro la pressione esercitata dalle nuove correnti identitarie radicali legate alla nascita di movimenti come “Futuro Nazionale” di Roberto Vannacci, capace di intercettare parte del
dissenso ma guardato con forte prudenza dall’ala più istituzionale e pragmatica del settentrione. Per gli amministratori veneti, la priorità resta la tutela dell’autonomia e il radicamento sul territorio, elementi che hanno storicamente decretato il successo del brand Liga Veneta. Se l’accordo di mediazione interna dovesse reggere, la struttura del partito potrebbe
La Lega alla ricerca di una sintesi tra leadership nazionale e correnti identitarie
evolvere verso un modello a doppia trazione, simile alla storica dinamica della Csu bavarese: una leadership nazionale af iancata
da un forte e autonomo presidio del Nord. Al contrario, se la sintesi dovesse sfumare, il rischio è che il malcontento accumulato nei territori del Nord-Est si addensi attorno ai volti storici della governance regionale. La partita veneta, con le sue tese dinamiche congressuali e i posizionamenti in vista dei futuri appuntamenti elettorali, si conferma il vero termometro della tenuta della Lega.
Il dibattito. Da questo mese dedichiamo le pagine regionali ad un confronto su temi di attualità per il Veneto
STEFANI TIRA DRITTO SULL’ AUTONOMIA:
“SACROSANTE RICHIESTE DAL TERRITORIO”
L’obiettivo resta rafforzare l’efficienza amministrativa e dare risposte più rapide ai cittadini
L’autonomia infiamma il dibattito politico veneto e nazionale su fronti contrapposti. “A chi ci accusa di spaccare l’Italia, rispondiamo con la Costituzione e con le sacrosante richieste del nostro territorio”: con queste parole il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, è intervenuto al termine dell’audizione a Roma davanti alle Commissioni Afari costituzionali di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sull’autonomia diferenziata. Nel corso del confronto parlamentare, Stefani ha respinto le critiche mosse da alcuni esponenti dell’opposizione, secondo i quali la riforma rischierebbe di creare disparità tra i territori e di introdurre trattamenti diferenti tra i cittadini.
“Ci viene contestato di voler creare privilegi diferenziati, approvare norme non più uguali per tutti e aumentare gli stipendi nella sanità”, ha dichiarato il governatore, sottolineando di aver
ribadito in aula la volontà di tutelare gli interessi dei cittadini veneti.
Secondo Stefani, l’autonomia rappresenta uno strumento per raforzare l’eficienza amministrativa e garantire risposte più rapide alle esigenze locali.
Tra gli obiettivi indicati dal presidente figurano il sostegno al sistema sanitario, l’aumento dell’attrattività del territorio e una maggiore capacità di intervento in caso di emergenze e calamità naturali.
“L’autonomia è responsabilità”, ha afermato il governatore, evidenziando come il concetto implichi la capacità di rispondere concretamente delle scelte compiute. “I veneti conoscono bene il significato di questa parola e sono abituati a rendere conto del proprio operato”.
Stefani ha infine rilanciato il tema della valorizzazione del personale sanitario, sostenendo che le Regioni in grado di generare risparmi debbano poter destinare maggiori risorse ai lavoratori del settore. “Se una Regione, risparmiando, può aumentare gli stipendi e raforzare la previdenza del personale della sanità, è giusto che lo faccia”, ha concluso.
Nei giorni successivi Stefani è tornato a difendere con decisione il percorso verso l’autonomia diferenziata, rivendicando la scelta come opportunità
istituzionale e non come fattore di divisione del Paese. L’occasione è venuta dai rilievi della Fondazione Gimbe emersi durante l’audizione in Commissione Afari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa relativi alla riforma, a proposito delle competenze richieste dalle Regioni su tariffe regionali differenziate, gestione autonoma delle risorse statali per edilizia sanitaria e tecnologie, istituzione di fondi sanitari integrativi regionali, assunzioni di personale e riallocazione di risorse nazionali vincolate
La Fondazione Gimbe ha ricordato che la Corte Costituzionale ha chiarito che il trasferimento di funzioni alle Regioni non può essere giustificato in modo generico, ma richiede un’istruttoria puntuale e motivata per ciascuna funzione oggetto di devoluzione, fondata sul principio di sussidiarietà e sulla dimostrazione che l’esercizio regionale sia in grado di perseguire meglio l’interesse pubblico. “Desta forti perplessità – ha detto Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione – che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente
sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse. Prima di attribuire nuove competenze – ha avvertito Cartabellotta – occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Secondo Stefani il nodo centrale è il miglioramento della sanità regionale, con l’obiettivo di renderla più vicina ai cittadini e più aderente ai bisogni dei territori. “I veneti hanno diritto a una sanità migliore”, ha af ermato, sottolineando come l’autonomia non comporti sottrazione di risorse ad altre regioni ma una diversa organizzazione delle competenze. “Voglio ribadire un principio: equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi - insiste Stefani -. Stiamo parlando della salute delle persone. La riforma Calderoli non esclude nessuno: ciascuna Regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. - conclude il presidente della Regione del Veneto - Noi, ancora una volta, faremo gli apripista”.
• (R.R.)
Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani
“AUTONOMIA, STAGIONE ARCHIVIATA, NUOVA FASE PER IL REGIONALISMO”
Tra le fila dell’opposizione in Consiglio Regionale l’autonomia invocata da Stefani e dal centrodestra è bersaglio di critiche. Per Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico e portavoce delle opposizioni, il progetto dell’autonomia diferenziata sarebbe ormai giunto al termine e, con esso, anche una lunga fase politica segnata da promesse rimaste incompiute.
“Siamo alla fine di lunga stagioneaferma - segnata dalla inconcludente propaganda della Lega e di Zaia. Quella eterna promessa di un Veneto che avrebbe ottenuto poteri su 23 materie e valanghe di soldi, quel modello, chiacchiere e distintivo, va agli archivi. Non solo perché oggi si sta parlando di sole quattro funzioni, ma perché lo stesso Stefani si dice convinto che a questo schema si agganceranno altre Regioni. Arrivando così alla stessa conclusione di quanto da tempo sosteniamo e indichiamo: ovvero che alcune funzioni possono essere trasferite a
tutte le Regioni a Statuto ordinario”
Per il rappresentante dem, dunque, si chiude una fase politica e se ne apre un’altra, in cui il rapporto tra Stato e Regioni dovrebbe basarsi su una collaborazione più stretta e condivisa, superando i modelli precedenti di autonomia di ferenziata.“Parliamo sostanzialmente di nuova stagione del regionalismo, destinato a scrivere una nuova pagina fatta di leale cooperazione fra lo Stato e le Regioni all’insegna di una cooperazione raforzata”. Chiara Luisetto, consigliere regionale del Pd, intervenuta a Veneto24 aggiunge: “Credo che sia arrivato il momento di smetterla di illudere le persone e sostenere che con l’autonomia risolviamo tutti i problemi economici di questa regione, di un bilancio che non paga adeguatamente il personale e che non fornisce servizi sociosanitari dignitosi alle persone. Penso che sia necessario invece fare un salto di qualità non a parole, ma con i fatti. Questa riforma invece è svuotata perché non stiamo parlando
di una reale redistribuzione di risorse, néstiamo parlando di un’autonomia cooperativa. E’ piuttosto un’autonomia che spacchetta e divide il paese e che sembrerebbe voler creare disuguaglianze, però senza dare sostanza a una legge, ad un’autonomia che è stata promessa per decenni. Inoltre è stata considerata incostituzionale, perché, lo ricordiamo, la legge Calderoli è stata su sette punti svuotata dalla dalla pronuncia della Corte Costituzionale. Rischiamo davvero una divisione del Paese non corretta e non sana”.
“Avevo chiesto al presidente Stefani di venire in Aula a spiegare ai veneti cosa sta succedendo con l’Autonomia diferenziata”, ha dichiarato Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in un intervento in Consiglio regionale. “Di recente è emerso - ha aggiunto il consigliere - che perfino i 300 milioni per la sanità promessi lo scorso anno da Luca Zaia, altro che i nove decimi delle tasse, sarebbero spariti dall’intesa firmata a febbraio. Senza
trasparenza una democrazia diventa zoppa, mutilata”. “Abbiamo interrogazioni a risposta immediata scadute da gennaio; di fatto sono trascorsi cinque mesi, ma il regolamento prevede 15 giorni” ha puntalizzato Cunegato-. Ci sono interrogazioni a risposta scritta scadute a dicembre. Ho chiesto dati sui
Presente alla Commissione Af ari Costituzionali della Camera con il segretario confederale Christian Ferrari e il responsabile delle riforme istituzionali Florindo Oliverio la Cgil bocca il percorso delle intese preliminari su alcune materie. “Stiamo parlando di “protezione civile”, di “professioni”, di “previdenza complementare e integrativa”, di “tutela della salute”: materie che incidono direttamente sui diritti delle persone, - sottolineano i sindacalisti - sulla qualità del lavoro e sulla coesione e unitarietà del sistema pubblico. Basti pensare alla protezione civile: in un tempo segnato dall’emergenza climatica e dall’aumento degli eventi estremi, davvero si può sostenere che si tratti di una funzione
tutte le notizie del Trentino aggiornate in tempo reale. Le critiche. I consiglieri regionali Giovanni Manildo, Chiara Luisetto (PD) e Carlo Cunegato (AVS)
medici gettonisti nei Pronto Soccorso a gennaio, sollecitando più volte: ancora niente. I Pronto Soccorso veneti sono in grave crisi e abbiamo bisogno di capire cosa sta succedendo. Sono stato eletto per avere accesso ai dati, per capire come funziona la sanità che vale l’80% del bilancio regionale”.
LA CGIL: “NON SI TRATTA DI RISPOSTE A BISOGNI TERRITORIALI MA DI SCELTE POLITICHE”
da frammentare ulteriormente, sottraendola a una forte regia nazionale e assegnandola in via esclusiva a questa o quella Regione? E lo stesso vale per la sanità. Attribuire ulteriori margini di autonomia in questa materia significa: accentuare la frantumazione del Servizio sanitario nazionale; indebolire i principi di universalità e uguaglianza dei diritti sociali; rendere ancora più profondi gli attuali – insostenibili – divari territoriali. La salute delle cittadine e dei cittadini non può dipendere dal luogo di nascita o di residenza. E non meno rilevanti sono i rischi nelle altre materie oggetto di devoluzione. Sulle professioni, il pericolo è quello di incrinare l’unità del mercato del lavoro nazionale, creando una giungla di regimi giuridici
diversi, vincoli, disparità e barriere localistiche. La Corte ha chiarito che qualsiasi ulteriore forma di autonomia deve essere giustificata da specificità concrete di ogni singola Regione. Nelle intese preliminari, questa specificità – come sottolineato da più parti durante queste audizioni – semplicemente non esiste: i testi sono identici, le richieste regionali assolutamente uguali e le motivazioni completamente generiche. Questo dimostra che non si tratta di risposte mirate a bisogni territoriali specifici, supportate da un’istruttoria oggettiva e scientificamente fondata, ma di una scelta puramente politica e ideologica: sostanzialmente, un atto di fede che non necessita né di spiegazioni né di motivazioni.
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Chiara Luisetto Giovanni Manildo
L’intervento. Il senatore Udc: “Dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e capaci”
DE POLI E L’AUTONOMIA: “E’ UNA SFIDA DI RESPONSABILITÀ PER RAFFORZARE IL PAESE”
er troppo tempo il dibattito sull’autonomia diferenziata
è stato raccontato come uno scontro tra chi vuole dividere l’Italia e chi vuole difenderne l’unità. È una rappresentazione semplicistica che non aiuta a comprendere la vera questione: l’autonomia serve per rendere le istituzioni più ef icaci e più vicine ai cittadini”.
Il senatore Antonio De Poli (Udc) interviene sul dibattito di questi giorni e aferma che la recente audizione del presidente del Veneto Alberto Stefani “ha riportato il confronto sul terreno giusto, quello della responsabilità. Principio che non solo condivido in pieno, - aggiunge il senatore ma da cui vorrei partire, l’autonomia non è una bandiera ideologica né una mera rivendicazione identitaria. È uno strumento per migliorare il funzionamento dello Stato, rendere più ef icaci le amministrazioni e costruire servizi più vicini alle esigenze dei cittadini e delle cittadine.
Per questo ho accolto con favore la decisione della Corte Costituzionale che ha
dichiarato inammissibile il referendum abrogativo sulla legge Calderoli. La Consulta ha ricordato che il percorso dell’autonomia rientra pienamente nel quadro costituzionale e che il confronto politico non può trasformarsi in un pregiudizio verso una riforma prevista dalla nostra Carta”.
De Poli richiama il referendum del 2017, con il quale oltre 2,3 milioni di veneti hanno chiesto più autonomia attraverso un referendum consultivo. “L’espressione democratica di una comunità che chiede di poter contribuire in modo più diretto all’organizzazione dei servizi e delle politiche pubbliche. Un mandato politico e istituzionale che merita rispetto. L’esperienza del Veneto dimostra che autonomia e unità nazionale non sono concetti in contrapposizione, al contrario possono raforzarsi reciprocamente se l’obiettivo resta quello di of rire servizi migliori ai cittadini e rendere più eficiente l’azione pubblica. Naturalmente l’autonomia non può essere interpretata come una corsa solitaria delle Regioni più forti. L’Italia è una e indivisibile.
Ma proprio perché crediamo nell’unità del Paese dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e più capaci di rispondere ai bisogni dei territori, nel solco di quel principio di sussidiarietà che invita ad avvicinare le decisioni ai cittadini ogni volta che questo può migliorare la qualità dei servizi”. Il senatore porta l’esempio della sanità e si chiede; “Se una regione riesce a
organizzare i servizi in modo ef iciente, ridurre gli sprechi e liberare risorse, perché non dovrebbe poter reinvestire quei risparmi per valorizzare medici, infermieri e operatori sanitari? In una fase in cui la carenza di personale rappresenta una delle principali emergenze del sistema sanitario nazionale, poter rendere più attrattivi gli ospedali e i servizi territoriali significa ofrire una
risposta che tenga presente le esigenze territoriali e cittadine”. Gli stessi presupposti valgono, continua De Poli, per la protezione civile, il lavoro e la formazione professionale. “Ecco che ritorniamo proprio al tema della responsabilità, riuscire a mettere l’ef icienza al servizio dei cittadini, governando in modo più diretto. Sapendo che più competenze comportano più responsabilità, trasparenza e una più chiara valutazione dei risultati ottenuti. A questo proposito - continua - esistono principi che non possono essere messi in discussione. I livelli essenziali delle prestazioni (LEP) devono essere garantiti in ogni parte del Paese. La solidarietà nazionale resta un pilastro irrinunciabile della Repubblica. L’autonomia è una grande occasione per l’Italia perché saprà premiare la buona amministrazione, responsabilizzare chi governa e migliorare concretamente la qualità dei servizi. La sfida non è trasferire competenze da Roma ai territori, ma utilizzare quelle competenze per dare risposte più rapide”.
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Il senatore Udc Antonio De Poli
L’intervista. Francesco Rucco, vice presidente del Consiglio regionale, Fratelli d’Italia, ex sindaco
“ALTA VELOCITÀ: SERVE IL CORAGGIO
DI DECIDERE UNA VOLTA PER TUTTE”
Francesco Rucco, lei è stato a lungo sindaco di Vicenza e presidente della Provincia, oggi è vice presidente del Consiglio Regionale: c’è una sfida imminente che la città si accinge ad af rontare, e che poi toccherà a tutto il resto del Nord-Est: quella dell’Alta Velocità. Dal suo punto di vista, si rischia un pantano burocratico e operativo?
Secondo me l’attuale sindaco Possamai sta di fatto rallentando l’opera per evitare di prendere decisioni nette. Credo che lo abbiano capito anche i vicentini: l’obiettivo è non fare scelte impopolari in vista delle elezioni del 2028, per evitare contraccolpi sul risultato elettorale. Bisogna però considerare che sono già passati tre anni, ne passeranno altri cinque e l’opera in città ancora non è arrivata. Parliamo di un cantiere che durerà oltre dieci anni nel tessuto cittadino, portando un disagio enorme. Chi fa l’amministratore non può fare calcoli elettorali, deve avere il coraggio di af rontare la situazione e decidere una volta per tutte. Abbiamo ancora la possibilità di scegliere come il treno uscirà dalla stazione di Vicenza
verso Padova, incidendo quindi anche sul territorio padovano. Stiamo lavorando per sbloccare la situazione, ma credo che entro l’autunno una decisione definitiva vada presa.
La presidente di Confindustria Vicenza ha spiegato che siamo ormai al terzo anno di “decrescita infelice” della produzione industriale. In questo scenario economico, che ruolo sta avendo e può avere la Regione?
La Regione ha un ruolo fondamentale, e lo dimostra anche la recente e importante nomina di Massimo Giorgetti — già assessore regionale veronese — alla presidenza di Veneto Sviluppo. Veneto Sviluppo è la finanziaria che sostiene le nostre aziende. In questi anni è rimasta un po’ troppo ferma e deve riprendere il ruolo centrale del passato, immettendo liquidità e denaro dove necessario per sostenere imprese che oggi sono in netta dificoltà. Il Veneto non è più quello di venti o trent’anni fa, sta so f rendo. Durante la campagna elettorale ho visitato almeno un centinaio di aziende e continuo a farlo tuttora; pochi giorni fa ero in un’azienda casearia di livello
internazionale. La richiesta che arriva unanimemente dal mondo produttivo è chiara: meno burocrazia e più elasticità. Da questo punto di vista, il presidente Stefani e l’assessore Bitonci hanno aperto tavoli strategici per la sburocratizzazione. Sul fronte dei trasporti, inoltre, dopo la Pedemontana è vitale ragionare sull’A31 e sul collegamento a nord con l’Europa: non è solo un raccordo verso Trento, ma un’apertura commerciale, imprenditoriale e turistica verso l’Europa centrale e del Nord che sarebbe una manna dal cielo per l’economia veneta.
Spostandoci sul fronte politico, come si spiega l’alto consenso di tanti vicentini verso figure come Vannacci, Valdegamberi o Joe Formaggio? Sicuramente Vannacci rappresenta l’elemento di novità. Quando si apre uno spazio politico nuovo, com’era accaduto a suo tempo con il Movimento Cinque Stelle, si attirano inevitabilmente quelle persone che non hanno trovato risposte o spazio nei partiti classici. Si tratta di un fenomeno che non va sottovalutato, ma di cui bisogna comprendere a fondo il messaggio. Devo dire che alcune delle
posizioni che Vannacci sta esprimendo sono un po’ contraddittorie: sul tema del femminicidio, ad esempio, le sue dichiarazioni non mi trovano afatto d’accordo. Come si trova in questa nuova veste da consigliere regionale dopo tanti anni passati a fare il sindaco e cosa significa aver ricevuto un così alto numero di consensi?
Fare il sindaco è, a mio avviso, il ruolo più bello in assoluto in politica. C’è un legame viscerale: è la tua città, la ami naturalmente e ti trovi a lavorare ogni giorno per il tuo territorio e per la tua comunità. Il Consiglio regionale rappresenta una realtà completamente diversa. È un’assemblea legislativa, il cui approccio assomiglia molto a quello del Parlamento italiano, un vero e proprio “Parlamento veneto” che lavora sulla produzione delle leggi regionali. Devo dire, però, che il livello dei componenti di questo consiglio è molto alto e l’aula è composta da amministratori di ottimo spessore. Il risultato elettorale è un bellissimo risultato, frutto di un lavoro capillare e costante svolto sul territorio a stretto contatto con i cittadini.
VIOLENZA DI GENERE, LANZARIN: “PREVENZIONE E FORMAZIONE CONTRO UN FENOMENO PERVASIVO”
“Il Veneto può contare su una rete antiviolenza solida e strutturata, composta da 25 Centri Antiviolenza, 42 Case Rifugio e 37 Sportelli. Tuttavia, i dati ci confermano che la violenza contro le donne resta un fenomeno pervasivo e che c’è ancora molto lavoro da fare sul fronte della prevenzione e della promozione di una cultura del rispetto”. Manuela Lanzarin (Lega-Liga Veneta), presidente della Quinta Commissione, interviene con forza sul tema della violenza di genere e sull’attività dell’Osservatorio regionale permanente.
I dati Istat tracciano un quadro drammatico: il 31,7% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito una forma di violenza nel corso della propria vita. Una realtà che bussa ogni giorno alle porte dei servizi territoriali: nel solo 2024, i Centri Antiviolenza e gli Sportelli veneti hanno registrato 8.366 contatti, prendendo in carico e accompagnando 3.780 donne. In questo contesto diventa centrale il lavoro dell’Osservatorio regionale, nato grazie a un voto condiviso da tutte le forze politiche. Durante la seduta della Quinta Commissione,
la presidente Roberta Ruggeri ha illustrato il bilancio dei primi sei mesi e le prossime iniziative. L’obiettivo è duplice: monitorare il fenomeno attraverso dati scientifici, grazie a un protocollo con l’Università di Padova, e far crescere una consapevolezza di f usa. “La formazione rappresenta uno strumento fondamentale – sottolinea Lanzarin – e dovrà coinvolgere avvocati, assistenti sociali, personale sanitario, giornalisti e personale scolastico”. Il prossimo passaggio sarà l’esame della relazione in Consiglio regionale.
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Ambiente solido e percorso di crescita in primaria azienda veneta
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Despar Nord investe sul Veneto
Ioccupazione e presenza sul territorio
l Veneto si conferma un’area strategica per Despar Nord che, nel 2025, ha consolidato la propria presenza in regione con un percorso capace di coniugare crescita economica, sviluppo territoriale e attenzione alle comunità locali. Accanto ai risultati commerciali, orzato il proprio ruolo sociale attraverso iniziative dedicate all’inclusione, all’educazione e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. el corso dell’anno Despar Nord ha destinato oltre 160 mila euro ad attività sociali, culturali ed educative realizzate con associazioni, scuole, istituzioni e realtà locali. Tra i progetti più significativi, la collaborazione con la Cooperativa Vite Vere Down Dadi, con cui l’azienda ha promosso percorsi di integrazione sociale e opportunità lavorative per persone con disabilità, coinvolgendo direttamente anche alcuni punti vendita. È proseguita inoltre la partnership con
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che
DESPAR NORD RAFFORZA IL LEGAME CON IL VENETO: CRESCITA, FILIERE LOCALI E SOSTEGNO AL TERRITORIO
coinvolte nell’iniziativa. Oggi sono 81 le micro-realtà artigiane venete presenti sugli sca ali dei punti vendita, alle quali si aggiungono 41 produttori regionali per un totale di oltre mille referenze provenienti dal Veneto. Un modello che sostiene le filiere corte e valorizza i piccoli produttori.
U n percorso di crescita confermato
di euro con un incremento dell’1,49% rispetto al 2024. Sul territorio sono stati investiti oltre 24,5 milioni di euro per il potenziamento della rete vendita, che oggi in Veneto conta 155 punti vendita di cui 81 a gestione diretta e 74 a iliati. È cresciuta anche l’occupazione, con 324 fra nuove assunzioni e stabilizzazioni contrattuali che portano a 4.287 il numero complessivo dei collaboratori
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proposito di persone, Despar Nord ha celebrato anche in Veneto i “Giubilei”, l’appuntamento annuale dedicato ai collaboratori e alle collaboratrici con importanti anzianità di servizio e che hanno raggiunto la pensione. L a cerimonia per il Veneto si è svolta nelle scorse settimane a Villa di Montruglio, a Barbarano Vicentino, coinvolgendo complessivamente 378 persone: 41 pensionati e 337 collaboratori premiati per traguardi professionali compresi tra i 15 e i 40 anni di attività in azienda. Nata oltre vent’anni fa, l’iniziativa rappresenta per Despar Nord un momento di riconoscimento dell’esperienza e della professionalità maturate nel tempo dai propri collaboratori e collaboratrici. Per l’azienda, celebrare questi percorsi significa perciò valorizzare il contributo che ogni persona ha dato alla crescita di Despar Nord e al consolidamento del legame con il territorio, confermando al tempo stesso l’impegno nello sviluppo occupazionale nelle regioni in cui opera.
lo scorso anno nel solo Veneto ha Despar Nord e il tessuto agroalimentare
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Accordo tra Regione e medici di base: Case di Comunità aperte 24 ore su 24
La Regione Veneto e i sindacati dei medici di medicina generale hanno raggiunto un accordo destinato a rendere pienamente operative le Case di Comunità, strutture considerate uno dei cardini della riorganizzazione della sanità territoriale. L’intesa è stata definita al termine di un incontro svoltosi oggi a Venezia tra il presidente della Regione Alberto Stefani, l’assessore alla Sanità Gino Gerosa, il direttore dell’Area Sanità e Sociale Giancarlo Ruscitti e le rappresentanze sindacali dei medici di famiglia. Mentre a livello nazionale la trattativa è ancora in fase critica, la Regione Veneto per prima in Italia raggiunge un accordo e funge da modello nazionale. L’obiettivo è rafforzare la medicina di prossimità e garantire una presenza stabile dei professionisti sanitari all’interno delle Case di Comunità, trasfor-
mandole in un punto di riferimento per i cittadini. I dettagli tecnici dell’accordo sono ancora in fase di definizione, ma il modello organizzativo è stato delineato. «Il Veneto si conferma un laboratorio di buone pratiche e un modello per il resto del Paese», ha dichiarato il presidente Stefani. «Fin dall’inizio abbiamo immaginato le Case di Comunità come il cuore della medicina territoriale, luoghi in cui i cittadini possano trovare assistenza continua e vicina ai loro bisogni». L’accordo prevede che i medici di medicina generale convenzionati, inseriti nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), garantiscano la loro presenza nelle Case di Comunità dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20. Nelle ore restanti sarà invece assicurato dai medici della continuità assistenziale, consentendo così
alle strutture di rimanere operative 24 ore su 24.
Per i medici con incarico a regime orario viene confermato l’impegno di 38 ore settimanali all’interno delle Case di Comunità, con attività prevalente nelle ore notturne e durante i fine settimana, contribuendo a rafforzare la copertura assistenziale nelle fasce orarie non coperte dai medici di famiglia. L’intesa prevede inoltre la possibilità, per entrambe le categorie di professionisti, di svolgere da sei a dieci ore aggiuntive settimanali, retribuite con un compenso di 60 euro lordi all’ora. Durante questi turni i medici potranno assistere non soltanto i propri assistiti, ma tutti i cittadini che accederanno alle strutture. Secondo l’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, l’accordo rappresenta un passaggio fondamentale per dare concreta attua-
zione a uno dei progetti strategici della sanità veneta. Le Case di Comunità, ha sottolineato, avranno il compito di intercettare i bisogni assistenziali prima che si trasformino in emergenze o richiedano il ricorso agli ospedali. L’obiettivo della Regione è ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso e
Medici di base, cambi negli ambulatori tra Campalto, Mestre, Mirano e Chioggia
Diverse novità per la medicina di base nel territorio dell’Ulss 3 Serenissima, con cessazioni di servizio e nuovi inserimenti che riguardano Campalto, Mestre, Mirano e Chioggia.
A Campalto è terminato a fine maggio l’attività della dottoressa Carlotta Moruzzi, che operava nella medicina di gruppo di via Orlanda. L’Ulss 3 Serenissima ha già individuato il sostituto, il dottor Pihe Kenao, che entrerà nella stessa struttura dal 15 luglio e prenderà in carico automaticamente gli assistiti della dottoressa Moruzzi. Fino a quella data sarà la stessa medicina di gruppo a garantire il servizio, an-
che con il supporto di un altro medico esterno. I pazienti potranno continuare a rivolgersi all’ambulatorio attraverso le modalità già in uso, contattando il numero 041.90320.
A Mestre Centro si è invece concluso il 17 maggio il servizio del dottor Matteo Vilardo, che riceveva in viale San Marco 184. Dal giorno successivo è subentrata la dottoressa Carolina Del Piccolo con un incarico a tempo determinato, nello stesso ambulatorio. Anche in questo caso gli assistiti sono stati trasferiti automaticamente nelle liste del nuovo medico.
Novità anche a Mirano, dove a fine maggio ha cessato l’attività il dottor Antonio Vesco, che
visitava nell’ambulatorio di via Vittoria. L’Ulss ha comunicato che i medici dello stesso territorio hanno ancora posti disponibili e per questo gli assistiti sono stati invitati, tramite lettera personale, a scegliere un nuovo medico tra quelli presenti nell’area. Il dottor Vesco operava anche nell’ambulatorio della frazione di Scaltenigo, ma nessun altro medico ha dato disponibilità a proseguire il servizio nella sede. I residenti di Scaltenigo dovranno quindi fare riferimento agli ambulatori di Mirano o Santa Maria di Sala.
A Chioggia ha terminato a fine maggio anche l’attività del dottor Massimo Naccari, che
garantire una maggiore vicinanza ai cittadini, in particolare alle persone fragili e ai pazienti cronici. Un risultato raggiunto attraverso il confronto con i rappresentanti dei medici di famiglia e la definizione di un modello organizzativo che punta a rendere la sanità territoriale più accessibile e capillare.
lavorava nella Medicina di Gruppo Integrata “Madonna Marina”, in via Madonna Marina. In attesa dell’arrivo di un nuovo medico con incarico temporaneo previsto per metà luglio, saranno i colleghi della struttura a seguire anche i suoi pazienti. Per informazioni e appuntamenti resta attiva la segreteria al numero 041.490520.
Sempre a Chioggia ha lasciato definitivamente il servizio anche la dottoressa Boscolo Lucia Rizzo. I suoi assistiti sono già stati presi in carico dall’ambulatorio pubblico attivato dall’Ulss 3 con i medici della continuità assistenziale, nella sede di Strada Marina 500.
Natalità. Il calo delle nascite mette sotto pressione la rete veneta
Veneto, punti nascita verso la chiusura
Il futuro di alcuni punti nascita del Veneto è diventato uno dei temi più delicati della sanità regionale. A far discutere è la prospettiva di chiusura o riconversione di diversi reparti che non raggiungono più la soglia minima dei 500 parti all’anno prevista dagli standard nazionali per garantire sicurezza e qualità delle cure. Il problema non nasce oggi. Da anni il Ministero della Salute chiede alle Regioni di concentrare i parti nei centri con volumi più elevati, ritenuti più sicuri sia per le madri sia per i neonati. Tuttavia il progressivo calo della natalità sta rendendo sempre più difficile mantenere attivi i punti nascita negli ospedali periferici.
In Veneto la situazione è diventata particolarmente evidente negli ultimi mesi. Alcuni presidi sono scesi ben al di sotto della soglia dei 500 parti annui e rischiano ora di perdere il servizio. La Regione è chiamata a presentare una riorganizzazione della rete, anche per evitare contestazioni sul rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza.
La prospettiva ha però scatenato una forte reazione nei territori interessati. Sindaci, amministratori locali e rappresentanti politici sostengono che la semplice applicazione dei parametri numerici non tenga conto delle peculiarità geografiche e so-
ciali di molte aree venete. Il timore è che la chiusura dei punti nascita rappresenti l’ennesimo passo verso l’indebolimento degli ospedali periferici, con conseguenze per l’intero sistema sanitario locale. Particolarmente acceso è il dibattito nell’Alto Vicentino attorno all’ospedale di Valdagno, dove nelle ultime settimane si sono moltiplicate prese di posizione e richieste di intervento alla Regione. La difesa del punto nascita è diventata un tema trasversale che coinvolge amministratori, forze politiche e cittadini.
Nel confronto è entrata anche la proposta avanzata dall’europarlamentare Flavio Tosi, che suggerisce di sperimentare la rotazione del personale tra gli ospedali della stessa area per garantire gli standard richiesti senza arrivare alla chiusura dei reparti. Una soluzione che punta a mantenere la presenza del servizio nei territori più fragili e che potrebbe aprire un confronto con il Ministero.
Sul tavolo resta però un dato difficile da ignorare: in Veneto nascono sempre meno bambini. È questo il vero nodo che sta mettendo sotto pressione la rete dei punti nascita e che obbliga la sanità regionale a trovare un equilibrio tra sostenibilità, sicurezza clinica e diritto dei cittadini ad avere servizi vicini al proprio territorio.
Punti nascita a rischio chiusura, Tosi propone la rotazione del personale tra gli ospedali
L’europarlamentare e segretario regionale di Forza Italia suggerisce di far lavorare periodicamente medici e operatori nelle strutture vicine per mantenere l’esperienza necessaria in tutti gli ospedali veneti
Una possibile soluzione per evitare la chiusura dei punti nascita del Veneto potrebbe passare dalla rotazione del personale sanitario tra gli ospedali del territorio. È la proposta avanzata da Flavio Tosi, europarlamentare e segretario regionale di Forza Italia, intervenuto nel dibattito sull’ipotesi di chiusura di quattro punti nascita nella regione.
In una nota, Tosi si dice convinto che sia possibile individuare una strada per scongiurare la chiusura delle strutture, o almeno di una parte di esse. L’esponente politico esprime inoltre stima nei confronti del direttore Giancarlo Ruscitti e sottolinea la volontà comune di trovare una soluzione condivisa.
Secondo Tosi, il nodo principale è rappresentato dalla normativa nazionale, che considera poco affidabili i punti nascita con meno di 500 parti all’anno. Una valutazione che, spiega, deriva dal rischio che il personale perda
esperienza pratica svolgendo un numero limitato di attività.
Per questo propone di organizzare una rotazione periodica degli operatori tra ospedali vicini. Come esempio cita la possibilità di far lavorare il personale di Adria nella struttura di Rovigo per alcuni periodi. In questo modo, sostiene, medici e operatori potrebbero mantenere un livello adeguato di esperienza sul campo, pur continuando a garantire il servizio nei punti nascita che registrano numeri inferiori alla soglia prevista dalla normativa.
«Il punto nascita rimarrebbe sì sotto la soglia dei 500 parti, ma sarebbe garantita l’affidabilità di chi ci lavora», afferma Tosi.
La tecnologia che cura: come GPI sta cambiando la sanità digitale italiana
Gche sviluppa software, servizi e tecnologie per la sanità. Con 7.800 persone, oltre 9.000 clienti tra strutture pubbliche e private e una presenza in più di 70 Paesi, è uno dei principali attori europei nella trasformazione digitale dei sistemi sanitari. I numeri del 2025 - 546 milioni di euro di ricavi, in progressivo aumento - raccontano un’azienda che sta trasformando decenni di esperienza in crescita concreta. Ma i numeri da soli dicono poco. Ciò che distingue GPI è la visione che orienta ogni scelta: la tecnologia in sanità non serve a sostituire i medici né a complicare il lavoro degli operatori o l’esperienza dei pazienti.
Serve a rimuovere gli ostacoli burocratici e informativi che oggi rallentano le cure, sprecano risorse e rendono più dif prendere decisioni cliniche nel momento giusto. Un approccio che si declina lungo l’intero percorso di cura: dall’ospedale al no all’assistenza a domicilio del ciale non è una componente che si aggiunge ai sistemi esistenti, bensì si integra direttamente negli strumenti che medici e specialisti usano ogni giorno. Le applicazioni spaziano dal riconoscimento vocale dei segnali precoci di patologie cardiovascolari, neurodegenerative o di burnout negli operatori, a modelli probabilistici che supportano i centri di prenotazione nell’ottimizzare le liste d’attesa, fno a sistemi predittivi che anticipano con elevata precisione i picchi di accesso al pronto soccorso. Un impegno che GPI ha formalizzato anche sul piano internazionale, essendo tra i primi operatori ad aver ottenuto la certifcazione ISO/IEC 42001, lo standard che defnisce i requisiti per un uso etico e trasparente dell’intelligenza artifciale.
La stessa attenzione si ritrova sul fronte della sicurezza dei dati sanitari, una questione che tocca direttamente ogni cittadino. GPI ha scelto di aderire con convinzione a Intacture, un progetto di partenariato pubblico-privato che ha pochi equivalenti in Europa: un data center ricavato all’interno di una miniera attiva in Trentino, dove la roccia garantisce sica naturale e il raffrescamento passivo della montagna abbatte i consumi energetici. Un’infrastruttura progettata per garantire elevati standard di sicurezza, continuità operativa e sovranità del dato, temi sempre più centrali nella gestione delle informazioni sanitarie.
Trasformare la sanità attraverso la tecnologia è un lavoro lungo, fatto di competenze accumulate nel tempo e di scelte strategiche. Con oltre 35 anni di attività, GPI continua a investire nello sviluppo di soluzioni digitali per la sanità, rafforzando la propria presenza sia in Italia sia sui mercati internazionali, con visione e sguardo rivolto al futuro.
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