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La Piazza di Padova mag2020 n82

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Salute p.31

Pet p.37

MAGGIO 2020

Periodico d’informazione locale - Anno XXVII n.82

Cultura p.19

Turismo p.43

on-line: VELOCITÀ E PREZZO CONVENIENTE

di Padova

DA OGGI E PER SEMPRE!

#LINTERNETCHEVORREI www.4all.it Questa copia è certificata da

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SANITÀ

Due ospedali di eccellenza per la città

RIPARTIAMO! E DIPENDE TUTTO DA NOI La città dopo il lockdown tra incertezze, progetti e voglia di cambiare

OBIETTIVO QUARTIERI

“Più forti del virus”. La sfida di chi non si è arreso PAROLA DI POJANA

Andrea Pennacchi da questo numero su La Piazza SPORT BONAVINA

“Nessuno dovrà smettere di fare sport” Ora INTERVISTA ALChiama PREFETTO

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Franceschelli: “un’esperienza che ricorderemo” PA SS

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di Padova

d a questo mese

Ricordando i nostri cari

case a Luglio!

Foto di Riccardo Stefani

Nelle ultime pagine del giornale

La prova del nove Per fruire dei nostri servizi, devi prendere appuntamento telefonico

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

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a lunga traversata nel deserto è finita, ma ora ci attende una sfida non meno impegnativa. La ripartenza da tutti invocata ora è entrata nel vivo, con la riapertura e la ripresa di tutte le attività, e sarà una sorta di “prova del nove” su più fronti e per una molteplicità di aspetti. Dopo settimane di attesa il Veneto che produce e che lavora è chiamato all’appello per affrontare una sfida del tutto inedita.

È un periodico formato da 18 edizioni locali mensilmente recapitato a 300.000 famiglie del Veneto.

Al centro del giornale l’inserto del Comune di Padova

è un marchio registrato di proprietà Srl di

049 8944211 @SpiCgilPadova www.cgilpadova.it

Direzione, Amministrazione e a pag 5 Redazione: segue Concessionaria di Pubblicità Locale: Direttore responsabile via Lisbona, 10 · 35127 Padova Nicola Stievano tel. 049 8704884 · fax 049 6988054 >direttore@givemotions.it< >redazione@givemotions.it< Ornella Jovane >www.lapiazzaweb.it< >redazione@givemotions.it<

Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin Centro Stampa: Rotopress International via Brecce · Loreto (An)

La Piazzaweb di Chiuso Padova in redazione

il 15 maggio2020


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che bella parola.

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tutte le misure necessarie per garantire un ambiente sano e sicuro, dove “ Adottiamo la nostra squadra sarà lieta di darVi il benvenuto con l’ attenzione che voi meritate. Non esitate a contattarci via telefono, mail, videochiamata, WhatsApp o di persona, tutti i giorni, dal lunedì al sabato, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00

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Facciamo il punto

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La prova del nove Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Padova, capitale anche della sanità N

on è stata di sicuro una notizia inaspettata, ma è stato comunque un autentico coup de theatre. Perché un conto è raccontare per anni la storia di un nuovo ospedale, ben altra cosa è che prenda forma nel bel mezzo di una pandemia e che il tutto venga presentato con tanto di plastico, protagonisti con mascherina, cifre, novità e soddisfazione generale bipartisan durante l’appuntamento di mezzogiorno e mezzo del presidente della Regione Luca Zaia nella sala di Marghera della Protezione civile mentre si fa il punto sul coronavirus. Insomma, se volevano stupire e fissare nella storia questo momento ci sono riusciti. Ci sarà mai il nuovo ospedale di Padova? La risposta è arrivata il 22 aprile, con la firma per l’accordo di programma del doppio polo della salute. “Mi levo tanto di cappello”, ha dichiarato a caldo il sindaco Sergio Giordani. “In sei mesi abbiamo raggiunto l’accordo con il governatore. Per raggiungere certi livelli bisogna fare squadra e lavorare insieme. Questa è buona politica”. Due ospedali grazie ai quali Giordani già vede Padova capitale anche della sanità. Uno in centro città. Via Giustiniani avrà 900 posti letto, una totale rigenerazione, un pronto soccorso nuovo di zecca e tutte le sue eccellenze, a partire dal Centro Gallucci. L’altro a Padova est, policlinico universitario per la cura e la ricerca con altri 900 posti letto. Ma non finisce qui. Perché il caos costruttivo degli anni Sessanta a ridosso dello storico policlinico lascerà posto ad un progetto di rigenerazione urbana che diventerà il Parco delle Mura, per il quale la Regione si è impegnata mettendo sul piatto 50 milioni di euro.

Siglato l’accordo per la nascita del doppio polo della salute

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Sara Salin

di Padova

è un marchio registrato di proprietà Srl di

Da una parte c’è la necessità di far ripartire l’economia, di rimettere in moto, pur con tutte le cautele, filiere e settori fortemente penalizzati dal lockdown. Ci sono linee guida da applicare, norme da comprende e da armonizzare, cercando di garantire il rispetto del distanziamento, unica arma finora a disposizione contro il virus, coniugandolo con la necessità di mettere le attività economiche nelle condizioni di lavorare. Non è solo questione di centimetri di distanza fra i tavoli, di mascherine, di sanificazione: è una rivoluzione che investe tutti, dagli imprenditori ai clienti, e che chiama ciascuno alle proprie responsabilità. In queste settimane imprese, negozi, professionisti stanno mettendo in campo energie, soluzioni ed entusiasmo per assicurare ai clienti la possibilità di acquistare beni e servizi in tutta tranquillità. Il Governo ha varato un corposo piano di rilancio da svariati miliardi che ora aspetta di essere tradotto in pratica e di essere testato dal vivo, affinché possa portare quella boccata d’ossigeno di cui imprese e famiglie hanno bisogno. Le Regioni, fra queste il Veneto, chiedono più autonomia e libertà di movimento nella gestione delle riaperture e dell’applicazione delle direttive, per individuare soluzioni “su misura” con le specificità territoriali. Sarà un banco di prova, e non da poco, per le ricadute sul fronte sanitario, sugli ospedali tornati alla “normalità” dopo i mesi dell’emergenza più dura, sulla rete dei medici di base, dei servizi territoriali e di tutto ciò che riguarda la sfera dell’assistenza e della cura. La pressione continuerà ad essere notevole su questo versante ma in queste settimane le strutture si sono organizzate e sono state messe nelle condizioni di far fronte all’onda d’urto del contagio. Particolare attenzione meritano, non da ultime, le residenze per anziani, alcune travolte dal coronavirus e altre risparmiate, ancora “blindate” per garantire la sicurezza degli ospiti, la fascia più esposta agli effetti del virus.

È un periodico formato da 18 edizioni locali mensilmente recapitato a 300.000 famiglie del Veneto. Questa edizione raggiunge i quartieri di Padova per un numero complessivo di 98.000 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; numero iscrizione ROC 32199

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Il rispetto, il decoro e l’assistenza sono un vostro diritto. Offrirveli è un nostro dovere. Direzione, Amministrazione e Concessionaria di Pubblicità Locale: via Lisbona, 10 · 35127 Padova tel. 049 8704884 · fax 049 6988054 >redazione@givemotions.it< >www.lapiazzaweb.it<

Redazione: Direttore responsabile Nicola Stievano >direttore@givemotions.it< Ornella Jovane >redazione@givemotions.it<

Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin Centro Stampa: Rotopress International via Breccia · Loreto (An) Chiuso in redazione il 15 maggio2020


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In primo piano

Sanità Obiettivo 2027

www.lapiazzaweb.it In primo piano

Sanità Obiettivo 2027

Due ospedali Due ospedali di eccellenza di eccellenza per la città per la città 500 milioni di euro per la rigenerazione di via Giustiniani e la costruzione del policlinico universitario a Padova est

500 milioni di euro per la rigenerazione di via Giustiniani e la costruzione del policlinico universitario a Padova est

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n’operazione da 500 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i cinquanta previsti per il progetto di bonifica delle Mura. E un obiettivo molto chiaro: tagliare il traguardo, oltre che il nastro, a dicembre del 2027. Il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Luciano Flor ha una tempistica da caterpillar. “E pensare – ha affermato poco prima della firma dell’accordo – che quando nel 2017 abbiamo predisposto il cronoprogramma ci dicevamo che sarebbe stato impossibile da mantenere”. Per l’autunno 2020 si arriverà alla pubblicazione del bando di progettazione, al quale seguirà l’affidamento dell’appalto. Apertura del cantiere fissata per il 2023. Ospedali pronti alla fine del 2027. “Ragionare sul polo di Padova est è facile, perché è tutto nuovo”, ha ammesso Flor. Tutt’altro discorso va fatto per il Giustiniani, dove ci sono pezzi di memoria della sanità padovana in continua crescita. “Sarà un ospedale che restituirà alla città spazi, verde e vivibilità. Una grandissima riqualificazione

che terrà conto dell’architettura di quattro secoli diversi che raccontano la storia della medicina”. Non solo. “Chi sarà chiamato a progettare dovrà tenere conto anche dell’esperienza maturata in questi mesi di emergenza coronavirus”, ha aggiunto. Un plastico immenso, a riempire la sala operativa della Protezione civile regionale. Luca Zaia li ha voluti tutti accanto, i protagonisti di quello che ha definito “il frutto di un lavoro di squadra e un regalo al territorio”. E ha ribadito che “la sanità è in emergenza e questa è una soluzione dell’emergenza”. Ma è andato anche oltre, facendo capire senza troppi giri di parole che si deve fare presto: “Auspico una mentalità da privati, pur rispettando le regole”. Regione, Comune di Padova, Azienda ospedaliera, Università. Ci sono voluti anni perché trovassero una strada condivisa, ma adesso che la fase burocratica si è chiusa il traguardo non sembra più così lontano. Il Magnifico Rettore Rosario Rizzuto ne è sicuro: “È un

n’operazione da 500 che milioni momento di non ritorno areuro, a cui vanno aggiunti i riva indi un momento simbolico”. cinquanta previsti il progetto di La pandemia e la per gestione dell’ebonifica delle Mura. E metafore un obiettivo mergenza diventano di molto tagliare traguardo, questochiaro: accordo per il ilfuturo della oltre il nastro, a dicembre del sanitàche padovana e dei suoi attuali 2027. Il direttore generale dell’Aottomila dipendenti, duemila dei zienda ospedaliera Luciano speciaFlor ha quali medici e altri duemila una tempistica dadel caterpillar. “E lizzandi. “I numeri coronavirus pensare affermato poco priin Veneto–ciharicordano quale emerma della firma dell’accordo – che genza abbiamo affrontato. Ma la quando nel 2017 abbiamo prediragione che ha reso la situazione sposto il cronoprogramma dicemeno drammatica è che leciistituvamo che sarebbe impossizioni hanno saputo stato lavorare assiebile mantenere”. Per l’autunno me. da Che durante un’emergenza 2020 si arriverà pubblicazione possiamo anchealla guardare al futuro del bando progettazione, quadella sanitàdidimostra come al l’unità le seguirà l’affidamento dell’appalpaga sempre”, ha affermato. to.Assieme. AperturaÈdel cantiere per stata forse fissata una delle il 2023. più Ospedali fine del parole usatepronti primaalla di passare 2027. alla storica firma. “Ma non è retoripolo di Padova est ca,“Ragionare quando ci sul sono obiettivi da ragègiungere”, facile, perché è tutto nuovo”, ha ha voluto sottolineare il ammesso presidenteFlor. dellaTutt’altro provincia discorso di Padova Fabio fatto per Giustiniani, ci Bui.ilChe in questodove punto sono pezzi di memoria della sanidi arrivo legge un’apertura al montà in continua crescita. do padovana della medicina padovana. Con “Sarà ospedale della che restituirà in più un l’esperienza gestione alla città spazi, e vivibilità. dell’epidemia daverde coronavirus. Sara Salin Una grandissima riqualificazione

che terrà conto dell’architettura di quattro secoli diversi che raccontano la storia della medicina”. Non solo. “Chi sarà chiamato a progettare dovrà tenere conto anche dell’esperienza maturata in questi mesi di emergenza coronavirus”, ha aggiunto. Un plastico immenso, a riempire la sala operativa della Protezione civile regionale. Luca Zaia li ha voluti tutti accanto, i protagonisti di quello che ha definito “il frutto di un lavoro di squadra e un regalo al territorio”. E ha ribadito che “la sanità è in emergenza e questa è una soluzione dell’emergenza”. Ma è andato anche oltre, facendo capire senza troppi giri di parole che si deve fare presto: “Auspico una mentalità da privati, pur rispettando le regole”. Regione, Comune di Padova, Azienda ospedaliera, Università. Ci sono voluti anni perché trovassero una strada condivisa, ma adesso che la fase burocratica si è chiusa il traguardo non sembra più così lontano. Il Magnifico Rettore Rosario Rizzuto ne è sicuro: “È un

momento di non ritorno che arriva in un momento simbolico”. La pandemia e la gestione dell’emergenza diventano metafore di questo accordo per il futuro della sanità padovana e dei suoi attuali ottomila dipendenti, duemila dei quali medici e altri duemila specializzandi. “I numeri del coronavirus in Veneto ci ricordano quale emergenza abbiamo affrontato. Ma la ragione che ha reso la situazione meno drammatica è che le istituzioni hanno saputo lavorare assieme. Che durante un’emergenza possiamo anche guardare al futuro della sanità dimostra come l’unità paga sempre”, ha affermato. Assieme. È stata forse una delle parole più usate prima di passare alla storica firma. “Ma non è retorica, quando ci sono obiettivi da raggiungere”, ha voluto sottolineare il presidente della provincia di Padova Fabio Bui. Che in questo punto di arrivo legge un’apertura al mondo della medicina padovana. Con in più l’esperienza della gestione dell’epidemia da coronavirus. Sara Salin

Bitonci: “La strada era stata segnata Bitonci: da noi, “La strada era stata segnata da noi, no al revisionismo storico” no al revisionismo storico”

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renta favorevoli, un contrario, un astenuto. L’accordo di programma per il doppio polo sanitario sottoscritto il 22 aprile fra Regione del Veneto, Comune di Padova, Azienda ospedaliera e Università è stato ratificato dal consiglio comunale l’11 maggio, al termine di una lunghissima seduta in videoconferenza. Un dibattito acceso dall’ex sindaco Massimo Bitonci, che ha voluto ripercorrere gli ultimi dieci anni di storia del progetto, puntando il dito contro l’attuale maggioranza di governo, che “in campagna elettorale e fino a novembre dello scorso anno ha avuto una posizione diversa da quella di oggi”. Insomma, la querelle fra Padova est e Padova ovest. Ma anche la “primogenitura” dell’idea. “I vostri sono

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renta favorevoli, un contrario, un solo atti consequenziali a quanto prediastenuto. L’accordo di programma sposto dall’amministrazione precedente. Siamo stati noi a segnare la stradaper perilladoppio polo sanitario sottoscritto 22 aprile fra Regione del Veneto, Corealizzazione del doppio polo dellailsalute”, ha sottolineato Bitonci, che hamune chiu-di Padova, Azienda ospedaliera e Università è stato ratificato dal consiglio so il proprio intervento appellandosi ad l’11 maggio, al termine di una un “no al revisionismo storico”. Macomunale per il lunghissima seduta in videoconferenza. sindaco Sergio Giordani – che, incassato dibattito acceso dall’ex sindaco Masil voto, sui social dichiara “delleUn polesimo Bitonci, che ha voluto ripercorrere miche non mi interessa assolutamente gli ultimi dieci anni di storia del progetnulla” – la questione è un’altra: “Questa to, puntando ilMassimo dito contro l’attuale magè una vittoria di Padova, di tutta Padova Bitonci che ora deve essere più ambiziosagioranza e la- di governo, che “in campagna elettorale e fino a novembre dello scorso vorare con spirito unitario per diventare una delle capitali mondiali della anno sanitàha avuto una posizione diversa da e della salute. La storia e la politicaquella spes- di oggi”. Insomma, la querelle fra Padova so prevedono mediazioni, cambi di fase, est e Padova ovest. Ma anche la “primogenitura” dell’idea. “I vostri sono cambi di orizzonte”. (s.s.)

solo atti consequenziali a quanto predisposto dall’amministrazione precedente. Siamo stati noi a segnare la strada per la realizzazione del doppio polo della salute”, ha sottolineato Bitonci, che ha chiuso il proprio intervento appellandosi ad un “no al revisionismo storico”. Ma per il sindaco Sergio Giordani – che, incassato il voto, sui social dichiara “delle polemiche non mi interessa assolutamente nulla” – la questione è un’altra: “Questa è una vittoria di Padova, di tutta Padova che ora deve essere più ambiziosa e lavorare con spirito unitario per diventare una delle capitali mondiali della sanità e della salute. La storia e la politica spesso prevedono mediazioni, cambi di fase, cambi di orizzonte”. (s.s.)

Massimo Bitonci


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Vita in città

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Storie Laura Stefani ha raccolto le opere dei piccoli artisti

I bambini disegnano la quarantena U

na città ideale costruita da “archistar” d’eccezione: i bambini. Un luogo fatto di tante casette che raccontano la quarantena vissuta dai piccoli tra attività, sogni e pensieri colorati. Questo il progetto #iorestoacasetta che sta vedendo arrivare a Padova casette provenienti da tutta Italia e dal mondo. Geniale ideatrice è Laura Stefani, padovana doc, casalinga e mamma di Caterina, Clara e Costanza. “Mi incuriosiva capire come i bambini stavano vivendo l’isolamento – spiega –, volevo narrarlo attraverso i loro occhi. Ogni lavoro racchiude una storia preziosa. I bambini si sono messi all’opera in maniera creativa e vivace. Rinchiusi nelle loro case, hanno saputo comunque giocare, inventare e fare bei sogni. Le casette con i balconi fioriti, il tricolore alla finestra, i dettagli curati, gli arcobaleni in ogni stanza hanno creato un lungo filo, un grande abbraccio che faremo in modo di non perdere e valorizzare come merita”. Laura è conosciuta per i suoi oggetti di design realizzati con materiali di riciclo, bottiglie di plastica soprattutto. In queste settimane ha voluto insegnare un po’ della sua arte ai piccoli. Tutto è partito da un video che ha fatto il giro della Rete. Due minuti, girati dalla figlia Caterina Filosa, per spiegare come costruire una casetta bidimensionale

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Al professor Crisanti il Sigillo della Città “Un privilegio servire questa comunità”

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A fianco, Laura Stefani

dentro alla quale raccontare spazi, giochi e sogni durante la quarantena. “Abbiamo poi chiesto ai bimbi di inviare i lavori via mail o di postarli sui social – prosegue Laura –. E le casette sono arrivate non solo da Padova, ma da tutta Italia e persino da Parigi, Londra, Berlino e Dubai”. Un grande lavoro che non andrà perduto. “Le casette diventeranno una città ide-

ale che racconterà come i bambini hanno vissuto questo momento”, conclude Laura. Le opere dei piccoli artisti saranno al centro di una mostra, anche virtuale, allestita a settembre per raccogliere finanziamenti a progetti dedicati all’infanzia. Il video è su Instagram canale IGTV + storie sul profilo @ laurastefani.it e su Facebook. Nicoletta Masetto

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anto deciso nel proporre l’isolamento immediato dei contagiati di Vo’ e l’esecuzione dei tamponi su vasta scala mettendo in campo il modello più efficace del contrasto all’epidemia, quanto timido e commosso nel passaggio quasi impercettibile da uomo di scienza a uomo e basta. Perché al virologo Andrea Crisanti si è rotta la voce, si sono inumiditi gli occhi nel ricevere dalle mani del sindaco Sergio Giordani il Sigillo della Città. “È un privilegio servire questa comunità”, dirà al termine del suo intervento in Sala Paladin. Sette mesi fa lavorava all’Imperial College di Londra, che definisce una tra le migliori università al mondo. Eppure è lui a ringraziare i cittadini: “Per l’operosità, per il senso civico, per la generosità, la solidarietà, per la fiducia nella scienza e nelle istituzioni”. Quelle istituzioni che, forse soprattutto grazie al professor Crisanti, hanno tratto la migliore alleanza tra scienza e politica per il bene di Padova e del Veneto. (s.s.)

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Vita in. città

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Car Sharing riparte e cambia pelle Padova tra i Comuni pionieri in Italia della sharing mobility: dall’uso esclusivo degli automezzi alla loro condivisione

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l mondo dell’auto condivisa zione di un servizio così innovati- tric (le “reginette” di un mercato in è completamente mutato da vo e sperimentale, grazie anche a espansione: le Renault Zoe). È prequando, dieci anni fa, il Comune un co-finanziamento da parte del vista l’integrazione di altri veicoli di Padova ha deciso di far par- Ministero dell’Ambiente. full electric e ibridi con l’obiettivo te del gruppo dei pionieri del car Oggi il consorzio reputa conclu- di comporre una flotta di circa 25 sharing Nazionale, ovvero quei so il suo ruolo di apripista e cede il vetture. Comuni che, dando un segnale testimone ai gestori privati, che orNuovi i veicoli, nuova la tecnoimportante, unirono le forze per mai si sono attestati nelle maggiori logia di bordo, più user friendly spingere verso un uso più consa- città italiane con il supporto dei rispetto alla precedente, nuova la pevole dello spazio e una gestione principali players dell’automotive. app per l’iscrizione e la prenotapiù ragionata della mobilità urbaPadova ha confermato l’affida- zione dei viaggi (Car Sharing Pana, investendo su un modello già mento del servizio ad APS Hol- dova, scaricabile sia per il sistenoto nei Paesi del Nord Europa ma ding, la società controllata dal ma Android sia IOS): oltre all’app ancora sconosciuto al di qua del- Comune, che si sta organizzando dedicata, che presto confluirà le Alpi. Il principio che ha ispirato per adeguarsi alle nuove necessi- nella recente app polifunzionale la nascita della tà, a partire dal EasyPadova, segnaliamo la costrusharing mobility rinnovamento zione di una pagina web dedicata Vantaggi: è relativamente della flotta. Tut- cui si può accedere anche dal sito dalla riduzione semplice: si paste le vetture sa- istituzionale di APS Holding (www. sa dal concetto ranno elettriche apsholding.it). I prezzi per l’utendi consumi di possesso e di e ibride, alcune za sono tra i più convenienti nel ed inquinamento uso esclusivo delle quali dota- panorama dell’offerta nazionale: a alla possibilità di di un’auto alla te di tecnologia seconda delle varie formule di abcondivisione di viaggiare, a velocità plug-in, ovvero bonamento, il costo, che combina un mezzo di cui di un sistema di tempo di utilizzo e percorrenza, limitata, con la sola ricarica che uti- ammonta a 2,50 euro all’ora cui si paga solo l’utilizzo che ne vietrazione del motore lizza una fonte vanno aggiunti 0,50 euro per ogni ne fatto. Pochi di energia ester- chilometro percorso. Inoltre, in elettrico sanno che, nel na senza l’au- occasione dell’inizio della fase-2 suo arco di vita silio del moto- dell’emergenza sanitaria dovuta utile, una vettura rimane ferma re endotermico. Ovvi i vantaggi: al COVID-19, per il rilancio delle in un garage per il 90% del tempo. non solo riduzione dei consumi e attività e a supporto del servizio di Assicurazione, tassa di possesso, dell’inquinamento, ma anche la Trasporto Pubblico, APS ha deciso manutenzione, oltre al carburan- possibilità di percorrere, a velocità di trasformare l’importo dell’abte, fanno comunque sì che il costo limitata, qualche decina di chilobonamento prescelto in un credito medio di un’auto, oltre a quello metri con la sola trazione del mo- a scalare per effettuare le proprie di acquisto, ammonti a circa 500 tore elettrico. Attualmente la flotta corse, da utilizzarsi entro il mese euro al mese. Il car sharing si ri- a disposizione è di 16 vetture, di di giugno 2020. www.carsharingpadova.it. volge dunque a chi fa un utilizzo cui 12 ibride e 4 a motore full elecsporadico del proprio veicolo, alle aziende che desiderano risparREGOLE PER IL CORRETTO UTILIZZO DEGLI AUTOVEICOLI miare sulla gestione delle proprie DI PROPRIETA’, NOLEGGIO O CAR SHARING flotte aziendali, a chi ha a cuore 1 Prima del viaggio, indossa dei guanti monouso per guidare il veicolo l’ambiente e a chi aspira a un decongestionamento del traffico urbano. Sulla scorta di queste considerazioni, nell’ormai lontano 2010 il Comune Padova, attraverso la società partecipata APS Opere e Servizi di Comunità – oggi confluita nella controllante APS Holding –, ha aderito a ICS (Iniziativa Car Sharing), il Consorzio incaricato del coordinamento di tutti i gestori che hanno dato il via alla promo-

2 Se sei con altri passeggeri utilizza la mascherina durante il viaggio 3 Come sempre assicurati di lasciare la vettura in perfetto stato di pulizia

e se hai la possibilità: • Utilizza una salvietta igienizzante per pulire volante, pomello del cambio, freno a mano, maniglia interna della portiera e la chiave di accensione • Passa la salvietta sulla maniglia esterna della portiera • Chiudi l’auto dalla tua App o con la chiave

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Vita in città

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L’evento Il Salone dei Sapori 2020 proposto in una veste inedita

Trasformarsi per riuscire a ripartire Sul web e sui social chef stellati, spettacoli di alta cucina e riflessioni dei professionisti del settore su come il coronavirus cambierà il settore del cibo

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er ripartire è anche necessario riuscire a trasformarsi. Lo ha fatto il Salone dei Sapori, che ha scelto di non arrendersi ma di confermare la seconda edizione rilanciando la manifestazione. Certo, lasciando vuoto il Salone di Palazzo della Ragione. Con il gusto portato direttamente a domicilio. Dal 12 al 22 maggio è stato creato un vero e proprio food festival digitale per ispirare la ripartenza e la rigenerazione, i due temi scelti per questa versione straordinaria in un tempo eccezionale ma non impossibile da riempire di contenuti di valore. Grazie ad una nuova piattaforma web e ai social network, l’inedita versione del Salone dei Sapori si è presentata ricca di conferenze, talk show, video formativi con personalità autorevoli del mondo del food a livello nazionale e internazionale pronti al confronto con relatori e testimonial del territorio. Tutto gratuito, tutto fruibile direttamente da casa. Una scelta dettata dalla volontà di non sprecare il lungo lavoro organizzativo dell’agenzia Superfly Lab e dell’associazione Veneto Suoni e Sapori, che hanno regalato agli amanti del buon cibo la possibilità di assistere ai confronti fra grandi maestri del-

Davide Oldani, Ernst Knam, Cristina Bowerman, Massimiliano Alajmo, Luca Mercalli, Filippo La Mantia, Chiara Maci (nella foto), Luigi Biasetto, Selvaggia Lucarelli, Lorenzo Biagiarelli, Anna Maria Pellegrino. Sono solo alcuni dei grandi nomi che hanno aderito alla kermesse ristrutturata “per venire incontro alle esigenze di un mercato di riferimento, quello degli eventi, costretto a rimanere fermo per molto tempo, ma che ugualmente si trova a dover rispondere alla responsabilità di creare e continuare a

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Il food festival diventa digitale e porta il gusto a domicilio

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divulgare contenuti”, hanno spiegato gli organizzatori del Salone, promosso da Comune e Regione. “Un contributo – lo ha definito l’assessore al Commercio Antonio Bressa – alla rigenerazione e alla rinascita del settore food dopo il lockdown e per mantenere alta l’attenzione su Padova perché confermi la sua attrattività”. Lo hanno ribattezzato webvival. Un webinar ma con i contenuti, il grande pubblico e il palcoscenico di un festival. Con un’intera sezione dedicata alle iniziative solidali degli chef per omaggiare la Capitale Europea del Volontariato e per offrire sostegno e formazione alle Cucine Economiche Popolari. (s.s.)


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Padova Est, bella e possibile L’assessore Andrea Micalizzi e il “caso” del Quartiere 3 Est. “Da Bronx a laboratorio di progettazione: ecco perché crediamo nella riscossa delle periferie”

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na città policentrica è quella in cui ogni luogo, ogni quartiere, ogni rione, anche il più periferico e degradato, è comunque città. Dove la periferia diventa centro, dove l’abbandono si fa rammendo, dove il degrado si trasforma in bellezza. È questa la sfida lanciata dall’assessore al Patrimonio, Andrea Micalizzi. Un progetto ambizioso che l’assessore, non a caso, ha deciso di far partire da uno dei luoghi considerati da sempre tra gli “irriducibili” sul fronte della riqualificazione: il quartiere Stanga e l’intera zona Est. “Perché da qui? Era necessario non perdere altro tempo – spiega –. Dopo trent’anni è finalmente decollata la rigenerazione di

un’area che, in futuro, sarà sempre più cruciale per l’intera città. L’idea è quella di realizzare un quartiere in cui, vista la presenza del nuovo ospedale e non solo, saranno in tanti a volerci abitare. Stiamo mantenendo l’impegno di demolire il complesso Serenissima di via Anelli che da questa estate non esisterà più”. Qui sorgerà, poi, la nuova Questura. Sarà data concretezza a una riqualificazione estetica e, insieme, alla rigenerazione economica e sociale di una zona destinata ad acquisire notevole interesse. Chi ha dovuto subire gli anni della svalutazione legata al degrado, ora vedrà una fase di crescita e rivalutazione. Insieme al nuovo ospedale, l’intera Padova Est sarà prota-

Andrea Micalizzi

gonista di un grande sviluppo. “In un’ottica di crescita economica della città, questo cantiere e questa operazione sono quanto mai importanti, ora, in una Fase 2 in cui abbiamo la

necessità di rimettere in moto la nostra città, la nostra comunità e la nostra economia. Via Anelli è un’altra dimostrazione che Padova è una città capace di rialzarsi da qualunque

Lonardi: “Sulla permuta delle palazzine Liberty è tempo di fare finalmente chiarezza”

Pasti caldi per gli ospiti delle Cucine Popolari grazie a tanti benefattori. Tra loro panettieri, macellai, pasticcieri e ristoratori. Nella foto, gli chef dell’associazione Tavole Tauriliane

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nterrogazione del vice presidente del consiglio comunale Ubaldo Lonardi sullo scambio dell’area edificabile a fianco del Parco Iris e le palazzine Liberty di piazzale Boschetti. Lonardi chiede sia fatta chiarezza sull’intera vicenda. “La delibera del 31 marzo parla di un carteggio con la Sovrintentenza e di relazioni Arpav sull’eventuale presenza, nel terreno del piazzale, di amianto e residui di sostanze chimiche cancerogene. Secondo quali valutazioni, mentre nell’attigua area PP1 si è impostata una bonifica radicale, quantificata in 13 milioni di euro da addebitare agli investitori privati, per l’area di piazzale Boschetti, nonostante essa confini con il Piovego e la Cappella degli Scrovegni che la rende più vulnerabile, si è optato, invece, per una soluzione light? Tra l’altro, con un esborso da parte dei privati di 600 mila euro, irrisorio per bonifiche di tale portata. È vero, infine, che ci sarà un parcheggio interrato e che, per tale opera, cosa mai successa in città, sarà data ai privati una delle tre corsie, quella destra, di via Trieste?”. (n.m.)

Cucine Popolari in prima linea Migliaia i pasti caldi distribuiti non stop durante l’emergenza sanitaria Micalizzi: “presidio fondamentale”.

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na gara di solidarietà che ha visto tanti benefattori in prima linea nel sostenere il lavoro

quotidiano di suor Albina Zandonà e di tutto lo staff delle Cucine Economiche Popolari. C’è chi ha donato materie prime, come carne, pane, prodotti di pasticceria; chi ha offerto gli involucri per la confezione dei pasti da asporto; e poi, i volontari della Protezione Civile che hanno fornito, alle persone in coda, guanti e mascherine di protezione; e ancora: cuochi, chef e ristoratori che, in vari momenti, si sono alternati, stando

situazione”. Sulle demolizioni di via Anelli, l’assessore spiega che “si è trattato di interventi molto delicati che hanno visto, ad esempio, l’asportazione, in bagni e cucine, di mattonelle all’interno delle quali è stato trovato amianto poi smaltito”. A rendere possibile il rilancio anche la permuta tra gli edifici di via Anelli e l’ex caserma Prandina. In verità, Micalizzi ha sempre creduto al riscatto di questa zona. Era il 2009 quando, in veste di presidente del Quartiere 3 Est, affermava: “Il nostro sogno? Dotare ogni zona di un “centro” al fine di renderlo un punto di riferimento per i cittadini”. Nicoletta Masetto

direttamente ai fornelli, nel preparare pranzi e cene destinati a tante persone bisognose. Un servizio, quello offerto dalle Cucine Popolari anche in tempo di covid-19, che l’assessore alla Protezione Civile, Andrea Micalizzi non ha esitato a definire “presidio fondamentale” per la città. “In queste settimane siamo rimasti in contatto pressoché quotidiano con le Cucine Popolari il cui servizio, sempre insostituibile, si è rivelato ancor più importante in questo particolare frangente – sottolinea l’assessore –: alle Cucine si stanno rivolgendo numerose persone che si sono trovate improvvisamente in difficoltà economiche. È in queste occasioni che si comprende meglio quanto questo luogo rappresenti un “presidio fondamentale” di civiltà e vicinanza nei confronti delle persone che, per le più disparate ragioni, attraversano un momento difficile della loro esistenza. La città di Padova è da sempre molto attenta a questi aspetti. In accordo con la Diocesi, abbiamo pensato di aiutare Cucine Economiche Popolari garantendo, durante tutta questa emergenza, il supporto della nostra Protezione Civile. Siamo e saremo sempre vicini a chi aiuta il prossimo e si spende in prima persona nell’aiutare, a sua volta, chi ha bisogno”. (n.m.)


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S.Croce-S.Osvaldo Come è stata vissuta l’emergenza sanitaria

“Più forti del virus”, la sfida di un quartiere che non si è arreso Essere quartiere ai tempi del covid-19. L’esempio del 4A: grazie a tanti volontari si è rimesso in gioco scoprendosi ancora più unito e solidale.

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o spaccato è emerso in una delle sedute via web della Consulta. Gruppi, associazioni, cittadini hanno raccontato le varie esperienze durante l’emergenza. Una ”istantanea” aperta dal presidente Celestino Giacon. “In quartiere - ha detto - si sono mobilitati un gran numero di volontari e volontarie. Questi alcuni numeri: 1226 adesioni alla “spesa sospesa” promossa dal CSV, 800 famiglie hanno avuto spese e medicinali, 992 nuclei familiari buoni spesa, 100 tablet acquistati, 741 chiamate ricevute, 189 esercenti che hanno agevolato la spesa a domicilio”. Giorgio Silvestrin di “Giocaconilcuore”: “il nostro compito è quello di aiutare i nuclei familiari in difficoltà. Ci aspettiamo, ora, un aumento della povertà: invitiamo i cittadini a coglierne i segnali fra le persone loro vicine”. Marco Finco della Consulta 4b: “stiamo lavorando da mesi sul tema dell’aggregazione, in particolare per le fasce più deboli. Erano stati pianificati incontri per mappare le esigenze del territorio. L’emergenza ha aperto il mondo della Consulta al volontariato, coinvolgendo persone di tutte le età”. Maria Assunta Nichisolo della Caritas: “questa esperienza ha anche degli aspetti positivi: ci sta insegnando a essere più attenti ai bisogni degli altri. A fine emergenza, non perdiamo quest’abitudine. A Madonna Pellegrina è cambiata la distribuzione delle borse spesa, convertita in buoni spesa. Si è iniziato a raccogliere cibo da portare alle famiglie. Per il futuro manterremo il rapporto con quelle già seguite e avremo particolare attenzione per le nuove famiglie in difficoltà”. Serena Volpato del “Centro per la mediazione sociale e dei conflitti”: “vista la grande pressione nelle case e nelle famiglie a causa di una condivisione di tempi e spazi senza precedenti, il servizio

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è sempre rimasto attivo. Abbiamo trattato anche conflitti legati agli affitti e avviato lezioni per far conoscere agli studenti la giustizia riparativa e spiegare come risolvere i contrasti familiari”. Ha concluso Alda Baldan, maestra alla Manin, sulla didattica a distanza: “realtà sconosciuta prima, specie alle elementari. La situazione non è facile, non tutti i bambini hanno gli strumenti. Il contatto manca molto sia agli alunni che a noi insegnanti”. Nicoletta Masetto

Didattica a distanza: al via un tavolo di lavoro in aiuto di famiglie e ragazzi

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ittadini, insegnanti, educatori insieme con le Consulte 4A e 4B hanno avviato un tavolo spontaneo di lavoro sui temi della scuola e dell’educazione ai tempi del covid-19. “Il nuovo laboratorio – spiegano – è dedicato alle esigenze espresse in seguito allo stop obbligato di lezioni e attività extrascolastiche per bambini e ragazzi del quartiere. Chiusure che hanno avuto un forte impatto sulla vita delle famiglie e del nostro tessuto sociale di prossimità”. Tra le richieste: aiuto nei compiti online e supporto per l’attività psicomotoria infantile; tra le carenze: mancanza di pc, tablet e wi-fi per seguire la didattica a distanza. Da qualche settimana il nuovo gruppo si occupa di

capire se ci siano famiglie con particolari situazioni di difficoltà o gap tecnologico per seguire la didattica a distanza. “Stiamo definendo alcune priorità per l’eventuale organizzazione delle attività estive di quartiere – aggiungono – da pensare nel rispetto delle norme di distanziamento fisico. Come Consulte abbiamo promosso l’avvio di un servizio di “biblioteca a domicilio”, da iniziare nella biblioteca di via dell’Orna e magari in altre biblioteche locali. Invitiamo a seguirci sulle pagine social e a scriverci per idee ed esigenze in ambito didattico, educativo, ludico e motorio. (n.m.)


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Madonna Pellegrina Nuova viabilità

Via Manfroni: senso unico e limite di velocità La proposta di modifica illustrata dal vice sindaco Arturo Lorenzoni. Ora la parola passa ai cittadini.

RIAPRE

Niente fila NO ASSEMBRAMENTI

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uova viabilità a Madonna Pellegrina, nella zona compresa tra le vie Manfroni-Catullo-Marchetto da Padova, sul lato est di via d’Acquapendente. La proposta di modifica è stata presentata dall’assessore alla mobilità e vicesindaco Arturo Lorenzoni alla Consulta del quartiere 4A durante una seduta convocata on line. Lorenzoni aveva già avuto un incontro via web con il Comitato, presente la referente del laboratorio Verde della Consulta Mariapia Cunico, allo scopo di cercare una soluzione condivisa e definitiva sull’annosa questione. “Il progetto del Comune – ha spiegato il vice sindaco – prevede di rendere senso unico via Manfroni verso via Catullo, così da ottenere: su un lato, il marciapiede e una pista ciclabile per studenti e cittadini; sul lato opposto, nessun marciapiede, ma spazi per alberi e per il parcheggio auto”. Il tutto è condizionato a un rilievo ancora da fare, ha osservato Marco Gamba, referente del laboratorio Mobilità della stessa

Il vice sindaco Arturo Lorenzoni

Consulta, “vale a dire la presenza di tubi e condotte dei vari sottoservizi. Riscontro che, una volta eseguito, potrà effettivamente dare certezza sugli spazi dove poter piantare gli alberi”. Non sarà assunta alcuna decisione definitiva, ha assicurato Lorenzoni, “almeno fino a quando non avremo i risultati della geolocalizzazione dei sottoservizi. Su tutta l’area, poi, proporremo di ridurre il limite di velocità a 30 km/h e delimitare un pezzo di via Manfroni a senso unico. I residenti, con cui si è discusso a lungo, avevano sollecitato questo tipo di soluzione, ma è importante che, prima di qualsiasi

scelta, questa modifica - ha proseguito -, venga discussa nella sede della Consulta”. Nel corso della discussione è stato, poi, chiarito che la “la proposta di mettere la pista ciclabile dal lato della caserma è legata al fatto che, su quel lato della carreggiata, non si possono mettere né alberi né parcheggi”. Tra i chiarimenti richiesti quelli sulle alternative di mobilità per i residenti di via Manfroni che si vedrebbero allungare il percorso di rientro a casa. “Tutti coloro che stanno nel comparto via Marchetto da Padova-via Ardigò devono transitare necessariamente per la rotonda davanti al Cus e rientrare per via Manzoni. Questo è un punto critico perchè non ci sono strade alternative”. Tra le altre proposte quella avanzata da Piero Ruol che ha identificato “un’altra possibile entrata in via Crescini, nel punto in cui l’arteria diventa a senso unico. Con 20 metri in più di doppio senso in via Crescini si potrebbe passare da via Ardigò”. La parola passa ora ai cittadini. Nicoletta Masetto

La fermata 14 del tram non si farà. Sì allo spostamento per quella al parco Iris

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GRAZIE

per averci scelto e per continuare a sceglierci

o alla quattordicesima fermata del tram. Dalle analisi dei consulenti del Comune è emerso che un’ulteriore fermata - la quattordicesima, appunto, tra la Cornaro e la Voltabarozzo - sarebbe impraticabile perché troppo costosa. “L’utenza abituale della fermata proposta è ridotta – risponde l’assessore alla Mobilità, Lorenzoni –. Pertanto, confrontando il numero degli utilizzatori abituali con il costo di realizzazione, il Comune è dell’idea di non inserirla. Abbiamo preso in considerazione anche la distanza verso altre utenze (parco, argine e chiosco) che, però, non sarebbe inferiore. Sulla proposta del consigliere della Consulta 4A Filippo Griggio, di spostare la fermata del parco Iris (attualmente prevista dal lato del parco) sul lato destro, dove c’è il campo del San Paolo, l’assessore non l’ha escluso: “è uno spostamento possibile.

Al momento si pensa di portare la fermata cinquanta metri a nord, in un’area del Comune, in modo da non interferire con le abitazioni limitrofe. In merito agli impianti sportivi del San Paolo si cercherà di impattare il meno possibile sulle strutture”. (n.m.)


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Storie Panizzolo: “voglio dimostrare che anche in Italia si può avviare un’attività come questa”

Da Harvard a Padova per un sogno: l’ingegneria a servizio dell’uomo D

opo oltre sette anni passati come ricercatore tra Canada, Australia e Stati Uniti è tornato a Padova per dar vita a un sogno, il suo: mettere l’ingegneria a servizio dell’uomo. In altri termini, poter aiutare a camminare chi ha subito un infortunio o è affetto da patologie che ne riducono la mobilità. Fausto Panizzolo, 38 anni, bioingegnere specializzato in biomeccanica e controllo motorio, cervello in fuga e ora di rientro, è l’ideatore di Exoband. A vederla somiglia a una tuta di Superman. In realtà funziona come un esoscheletro, si indossa come un paio di pantaloni ed è intelligente, aiuta i movimenti grazie a dei sensori. “Non fa camminare chi non è più in grado – spiega Panizzolo -, ma alleggerisce l’affaticamento motorio, aiutando a camminare meglio e più a lungo soprattutto gli anziani, chi ha diffi-

se a Padova, quindi sono rientrato. Se me lo avessero chiesto dieci anni fa avrei risposto che era una follia”. In città l’ingegnere ama muoversi sulla due ruote. “Vado sempre in bici, anche per recarmi nella sede di lavoro, in zona industriale all’interno di un incubatore di imprese con altre start up. Non ho l’auto, ma non è un problema: in caso di necessità ci sono gli amici a darmi un passaggio”. Perché ha deciso di tornare nel nostro Paese? “Volevo essere indipendente nello sviluppo del brevetto e dimostrare che, anche in Italia, è possibile avviare attività come questa. È stato più lungo, anche per via della burocrazia, però ce l’ho fatta: da qualche mese stanno arrivando ordini da tutta Italia e anche dall’estero”. L’ingegnere padovano di Harvard è riuscito a concretizzare

Cervello in fuga, dopo esperienze in prestigiosi atenei, Panizzolo è tornato in città per dar vita alla start up Moveo Walks e realizzare Exoband, un esoscheletro che aiuta a camminare coltà motorie o è affetto da patologie come sclerosi, ictus, Parkinson e stenosi”. Dopo una fase di sperimentazione è arrivato dal Ministero della Salute il via libera a certificazione e commercializzazione. A produrre Exoband è Moveo Walks (www. moveowalks.com), la start up nata grazie a Panizzolo insieme ad altri giovani cervelli in fuga. Proprio la start up, con sede iniziale a Boston e ora a Padova, è tra i finalisti della terza edizione di BHeroes. I vincitori saranno protagonisti del format televisivo in onda, la primavera prossima, su Sky. “Tutto è nato nella prestigiosa università di Harvard – spiega l’ingegnere –, dove ho lavorato in un team all’avanguardia nello sviluppo di esoscheletri leggeri. Da lì ha preso corpo l’idea di brevettarne l’applicazione in campo medico. Ma volevo che la realizzazione fos-

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un’idea che sembrava bizzarra e irrealizzabile. “Dopo la laurea ho scelto di andare all’estero – conclude –: non c’era molto interesse nei miei confronti nonostante i tanti curriculum spediti. Così ho iniziato a guardarmi in giro e a inviarli a università e centri di ricerca in biomeccanica. Mi sono subito arrivate risposte positive. Sono partito per la University of Western Australia di Perth, poi per il Canada, Università di Calgary, fino ad Harvard. Noi siamo la somma di tutto quello che abbiamo letto, vissuto, visto e incontrato: se io sono così non è solo per i tre Paesi in cui ho vissuto e le decine di città che ho visto, ma soprattutto perché sono nato qua. Dovunque si vada e qualsiasi cosa si faccia, le radici ce le portiamo sempre dietro. Ai ragazzi dico di avere sempre dei progetti e di non aver paura di crederci”. Nicoletta Masetto


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Economia .

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Bertin, Ascom-Confcommercio: “Più che la crisi pesa l’incertezza” “Abbiamo riscoperto il ruolo sociale ed economico dei negozi di vicinato, siamo consapevoli che non tornerà subito tutto come prima ma dagli esperti ci aspettiamo indicazioni precise”

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uesti mesi di lockdown – ci spiega Bertin – sono stati molto duri in particolar modo per quei segmenti del settore che già vivevano situazioni di difficoltà. In questi giorni molti di noi si accingono a riaprire, altri non hanno mai chiuso ed altri ancora non riapriranno più. Il covid-19 ci ha colpiti in modo duro, violento, ma il colpo di grazia ce lo sta dando tutta questa incertezza: date di riapertura che cambiano continuamente, protocolli che lasciano troppo spazio all’interpretazione, conflitto istituzionale tra Governo e Regioni. Chi fa impresa, in una fase tanto difficile, ha certamente bisogno di sostegno, di aiuti concreti, di accesso al credito e di liquidità, ma se possibile, ancora di più, ha bisogno di certezze. Molti di noi ormai si sono rassegnati: abbiamo “rovinato la vita” a noi e ai nostri figli, ma non intendiamo puntare il dito contro nessuno o piangerci addosso; chiediamo solo che ci dicano come possiamo ricominciare a lavorare.” In questi mesi sono cambiate molto, e per

forza di cose, le abitudini dei consumatori; pensate ci possa essere qualcosa da “portare con voi” in una fase post emergenziale? “Credo che molti veneti abbiano riscoperto il ruolo sociale ed economico dei negozi di vicinato. Quei luoghi nei quali qualità e rapporto con il cliente sanno fare ancora la differenza. Ecco: mi auguro che ce se ne ricordi anche quando i centri commerciali potranno riaprire. Per il resto non credo spetti a noi inventare “formule nuove”: siamo consapevoli che non tornerà subito tutto come prima ma con centinaia di esperti, divisi in diverse task force, ci aspettiamo da loro delle indicazioni precise. Quello che è certo è che l’esperienza del delivery, per la maggioranza dei piccoli e medi commercianti, è una partita a perdere”. Possono coniugarsi le giuste cautele sanitarie con l’esigenza del commercio al dettaglio, ma anche e soprattutto con l’attività di bar e ristoranti? “Devono coniugarsi! Quello che è certo è che non possiamo pretendere dai nostri

Nelle ore in cui il Governo sta varando il Decreto “Rilancio” facciamo il punto della situazione con il presidente Bertin che ci restituisce un panorama assolutamente preoccupante per i negozi e il settore ricettivo – turistico concittadini che facciano code snervanti fuori dai negozi mettendoci mezz’ora per una commissione che normalmente impegna pochi minuti. Non mi immagino, per esempio, una persona abituata bersi un caffè al volo prima di andare al lavoro partire di casa mezz’ora prima come non mi riesco ad immaginare

alberghi, bar e ristoranti ospedalizzati: chi va fuori a cena o in vacanza deve poterlo fare in modo sicuro, ma non può essere costretto in un contesto asettico e, di conseguenza, poco confortante. Non si va al ristorante soltanto per mangiare, infatti, ma per stare bene”. Matteo Bellomo

Rossi, Confesercenti: “Poche risorse per piccole imprese e turismo”

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l Dl Rilancio introduce diversi strumenti per l’economia, alcuni positivi, come gli indennizzi a fondo perduto e lo stop agli aumenti IVA, ed altri da rivedere”. Così Nicola Rossi, presidente di Confesercenti del Veneto Centrale. Quindicimila le imprese padovane che sono ripartite, ma con indicazioni di protezione dal covid-19 ancora incerte. “Sul capitolo turismo, settore per cui servono misure mirate e visione strategica, difficilmente il bonus di 500 euro salverà la stagione - aggiunge -. Bisogna, poi, assicurarsi dell’efficacia operativa dei provvedimenti:

sono moltissime le imprese, soprattutto di minori dimensioni, che attendono di accedere ai benefici previsti dai decreti precedenti. Le inefficienze hanno riguardato non solo l’erogazione effettiva dei bonus, ma anche cassa integrazione e credito: i finanziamenti fino a 25mila euro, garantiti da Mediocredito e riservati alle imprese minori, ad artigiani e professionisti, hanno al momento mobilitato solo 2,8 miliardi di credito. Un risultato sotto le aspettative, soprattutto se si considera che è appena il 15% degli oltre 18,5 miliardi erogati alle imprese più grandi. I ritardi, riconosciuti dallo

stesso governo, hanno aumentato le incertezze degli operatori. Un clima di sfiducia cui ha contribuito anche la mancanza di chiarezza sulla ripartenza. È intollerabile che, a oggi, gli oltre 4 mila tra bar, ristoranti, alberghi, affittacamere e b&b, i quasi 2 mila operatori su area pubblica, le centinaia di guide turistiche e altre professioni turistiche, nonché gli oltre 6 mila negozi (in provincia), non sappiano ancora con certezza se potranno lavorare, né per quanto. La ripartenza graduale e le nuove limitazioni aumenteranno i costi di gestione delle imprese, riducendone la produttività. E

riaprire è problematico quanto star chiusi, fra linee guida INAIL, protocolli regionali, (ancora non sappiamo quale dei due prevarrà), crediti che rimangono impossibili, fondo perduto col contagocce, consumi in caduta libera e casse integrazioni che tardano ad essere pagate”.

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Giorgia Mazzucato L’attrice si racconta

turale da fare in questo campo e sento l’urgenza di dover fare la mia parte. Sei diventata anche insegnante di Teatro, giusto? Negli ultimi dieci anni mi sono dedicata anche alla pratica dell’insegnamento teatrale all’interno di svariate scuole e accademie italiane. A maggio dell’anno scorso ho fondato la mia Scuola e Casa di produzione teatrale: Shakespeare’s Box a Roma. In questa scuola c’è tutto il teatro in cui credo: un teatro fatto di condivisione, libertà, sperimentazione, gioia e domande importanti.

“Il teatro è esperienza dal vivo” I

l teatro come vocazione fin da quando era bambina. Il palcoscenico come luogo dove esprimere le proprie urgenze. Lo spettacolo come fucina di memoria condivisa. Ha solo 30 anni, ma la profondità con cui Giorgia Mazzucato si racconta ti entra dentro. Quando è iniziato il tuo viaggio nel mondo del Teatro? Le primissime esperienze risalgono alla scuola media, avevo 12 anni. Il vero e proprio battesimo, però, è avvenuto al Liceo Fermi di Padova, dove ho iniziato a recitare e scrivere brani su consiglio del mio primo Maestro, Andrea Pennacchi. È lui che mi ha trasmesso l’amore per il teatro, lo considero il mio mentore. Poi? Mi sono laureata presso la Magistrale di Discipline dello Spettacolo dal vivo all’Alma Mater Studiorum di Bologna, con una tesi di ricerca su Shakespeare. Chi sono i tuoi Maestri? Oltre a Pennacchi, ho avuto l’onore di formarmi con Maestri del calibro di Natalino Balasso, Marco Baliani, Massimiliano Bruno, Patti Stiles, Antonio Vulpio e Jill Farris. Tra tutte le esperienze formative, però, ho il pri-

vilegio di aver partecipato ai corsi di Dario Fo e Franca Rame alla Libera Università di Alcatraz nel 2013, pochi mesi prima che Franca morisse. Non li dimenticherò mai, per l’energia e l’umanità che mi hanno trasmesso. Sei giovane, ma hai già vinto moltissimi premi. Già, ho vinto numerosi premi, tra cui Miglior Artista Internazionale al San Diego Fringe Festival 2017, Premio OFF al Roma Fringe Festival 2017, Miglior Spettacolo al Teatro Avogaria di Venezia. Parlaci dei tuoi spettacoli… Il primo che ho scritto, diretto e interpretato si intitola “Viviamoci”. Ha vinto numerosi premi e - nella sua versione inglese Lifegate - mi ha portato in tournée in California. Un’esperienza indimenticabile. Il secondo si chiama “Comunque”, uno spettacolo in stile “bergonzoniano”, in cui protagonista è la parola, con i suoi giochi e suoni meravigliosi. Poi ho portato in scena “Guerriere”, un omaggio alle donne durante la prima Guerra Mondiale. Infine ho dato vista a “Gesù aveva l’erre moscia”, uno spettacolo in cui emerge il volto umano di Cristo, ma che ha fatto molto discutere per il suo titolo.

Enrico Beda

Prima dell’emergenza sanitaria, erano tutti e quattro in tournée nazionale. A proposito, come cambiata la programmazione con il Coronavirus? Ovviamente tutti gli spettacoli in programma sono stati annullati o rinviati. A differenza di altri, però, rifiuto nel modo più categorico l’idea che il teatro possa essere filtrato da un computer o da uno smartphone. Per me il teatro è empatia con il pubblico: vibrazioni, risate, lacrime, carne ed ossa. In passato ho realizzato dei corti web, ma sono tutt’altra cosa. Cosa fai, quindi, durante queste giornate a casa? Ne approfitto per studiare e scrivere il mio prossimo spettacolo. Si chiara “Komorebi” e parlerà di omobitransfobia. Sto raccogliendo tantissime testimonianze, studi e documenti e che mi permetteranno di raccontare il fenomeno con la profondità che merita. C’è una battaglia cul-

EstEnergy: apertura sportelli solo su appuntamento

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Cultura .

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opo oltre due mesi in cui è stata garantita continuità di servizio attraverso i canali a distanza - call center e web - per affrontare la fase 2, EstEnergy ha scelto di riaprire contingentando gli accessi. Nello sportelli di Padova (Sottopassaggio Saggin, 3) i clienti accedono soltanto previo appuntamento. Chi avesse l’esigenza di ricevere assistenza agli sportelli può contattare il Numero Verde 800 046 200 per concordare giorno e orario dell’appuntamento. I clienti possono così accedere ai locali, dove sarà garantito il rispetto delle misure di sicurezza necessarie a tutelare la salute di tutti. Al fine di evitare assembramenti all’esterno dei locali, EstEnergy invita a recarsi agli sportelli con al massimo 5 minuti d’anticipo rispetto all’orario dell’appuntamento. In loco, sono evidenziati i percorsi da seguire sia in ingresso sia uscita, con personale dedicato all’accoglienza e alla verifica del rispetto dei protocolli di sicurezza. Le postazioni in sala d’attesa e quelle adibite al contatto con i clienti sono previste mantenendo la distanza tra le persone.

È obbligatorio indossare la mascherina. Saranno messi a disposizione gel igienizzanti (all’ingresso dei locali e in ogni postazione) e guanti monouso, obbligatori per i clienti solo in caso di scambio documentale o utilizzo di supporti quali tablet e pos. Assicurata la frequente areazione dei locali e la sanificazione più volte al giorno di ambienti, postazioni di lavoro e aree comuni. Ai clienti si raccomanda di preferire i canali di contatto telefonici e online. Per richiedere informazioni e svolgere la maggior parte delle pratiche - incluse quelle contrattuali - il Servizio Clienti 800.046.200 risponde dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20, il sabato dalle 8 alle 13. Sono inoltre disponibili sul sito www.estenergy.it: la chat, lo sportello web MyEstEnergy, l’InfoPoint e i servizi di richiesta online. Per comunicare l’autolettura è possibile utilizzare - 24 h su 24 e 7 giorni su 7 - tre canali a distanza: l’area riservata MyEstEnergy (menu Consumi e Autolettura gas), il numero 800.046.200 (opzione 2 dell’albero fonico), il servizio sms 349 8440000.

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Cronache di città

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Andrea Pennacchi racconta così il suo lockdown, in una Padova distopica È difficile da descrivere, anche perché non la vedi. La città fantasma non è accessibile. Me ne sto rinchiuso, vado a fare la spesa per la famiglia. E vivo momenti assurdi.

Q

uante volte abbiamo visto i film su epidemie (un filone minore rispetto a meteoriti e zombie, però ogni tanto emergeva, da ‘Virus letale’ a ‘Contagious’ il più azzeccato). Ma essendo film non mostrano la realtà vera: la storia deve esser avvincente, con ritmi avvincenti. Siamo invece passati attraverso una cosa surreale, il cui elemento più forte è il silenzio. Qualche giorno fa ho dormito nella casa in cui ho trascorso l’adolescenza (attendevo l’esito del tampone e non volevo mettere a rischio la mia famiglia). Il silenzio era totale. Mai successo! Il quartiere di Brusegana era sempre popolato da automobili, anche alla 4 della mattina passava qualcuno col motorino o l’imbriago di turno. Invece era tutto spento, chiuso. Un silenzio da far venire i brividi. La socialità in tempo di Covid19 è stata invece relegata allo shopping di stretta necessità. Vai fuori e ci son queste lunghe code per far la spesa, che diventa un lavoro. Esci bardato alla mattina e dici a casa: ‘ci vediamo all’una’. E compri ottomila tonnellate di roba, ma poi dimentichi sempre qualcosa. Ecco tutta ‘sta roba qui non la raccontano. Eppure c’è una vita vera colpita in tempo di pandemia. C’è il meglio e c’è il peggio. C’è gente che gira in mutande e altra che va a fare la spesa per gli anziani. I film non raccontano la sensazione di assoluta irrealtà di quello che vivi. Sembra tutto normale. Parlano di guerra, ma non c’entra proprio nulla. In guerra ci sono case distrutte, gente che scampa in condizioni tragiche. Questa è una cosa grave, ma non una guerra. Tutto è rarefatto, ma è tutto normale. E quindi surreale, come in un quadro di De Chirico. Un’altra cosa che non raccontano i film è la noia. Noi che non siamo medici né politici possiamo solo fare qualche post sui social e cercare di approfittare dello spazio per scrivere, ma è un’attesa senza costrutto. Ti dicono che incidi sulla vittoria, ma stare in attesa non è stare in trincea. Siamo partiti con un sacco di buone intenzioni. Fai il pane in casa e dopo poco ti accorgi che è una rottura di cojoni e allora prendi le fette del Mulino Bianco.

Finalmente puoi legger tutti quei libri... e invece ti guardano. Io grazie a Dio ho un contratto e leggo per scrivere, ma i romanzi... Un altro fattore distopico son le pubblicità. All’inizio continuavano a girare le pubblicità di prima, inadeguate e sguaiate. Suonavano come le unghie sulla lavagna. E poi son diventate tutte insopportabili: musica eroica o roman-

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tico-triste, oppure melanconica e sempre di tradizione italiana, mostrano un’Italia deserta che resiste con spunti anche buffi. Abbiamo scoperto che siamo tutti amici e tutti molto italiani. E poi che torneremo a sorridere, così con sobrietà ti propongono il prodotto: mangia questo e sarai di nuovo felice. In questo mondo sospeso, il teatro è assente. Non voglio nemmeno entrare nel merito del futuro di un sistema che vede coinvolte migliaia di persone che lavorano e creano. Senza il contatto, senza la socialità del teatro perdiamo pezzi del nostro essere umani. ‘L’uomo si affila sugli altri uomini’, recitava un detto cinese. E diventa un problema se manca lo storytelling del teatro, il respirare nella stessa stanza. Il che mi porta a pensare che a Padova c’era tanto respirare nella stessa stanza. In Veneto il teatro è tutt’altro che marginale e parliamo di teatri che erano pieni. Infine, da veneti, ci manca la possibilità di respirare nella stessa stanza andando a bere e mangiare in luoghi comuni, in bar ristoranti enoteche osterie. Non ha necessariamente a che fare con l’alcolismo, sai. Magari bevi due prosecchi invece che otto. Quello che conta però è la vita sociale, il vedersi magari anche senza appuntamento. Che poi non si capiva perché i fornai sì e le pasticcerie no, oppure le gelaterie. Come ci fosse un’esigenza penitenziale. Tutto questo ci mancava e ci manca. Sono sicuro che si troverà un modo per stare assieme, un modo per vivere di nuovo Padova. (da un dialogo con Giambattista Marchetto)

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• Chi è

Andrea Pennacchi Teatrista dal 1993, Andrea Pennacchi è autore e interprete di opere teatrali. Per il cinema ha recitato in “Io sono Li” di Andrea Segre, “La sedia della felicità” per Carlo Mazzacurati e in “Suburra”. Tra le fiction, è stato nel cast di Don Matteo, Il paradiso delle signore, A un passo dal Cielo. Oggi è ospite fisso di Propaganda Live su La7 con il personaggio del Pojana. È uscito da poco il libro “Pojana e i suoi fratelli” con prefazione di Natalino Balasso.


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Il personaggio

Intervista con l’artista, padovano di adozione

La poesia che salva la vita Cantante e musicista, mimo, attore in teatro e al cinema, comico, Vasco Mirandola oggi spinge la sua ricerca artistica dell’intimità della poesia

P

adovano di adozione, Vasco Mirandola è eti del passato. Danihil Charms, uno scrittore un artista poliedrico che ha attraversato russo, diceva che bisognerebbe scrivere poecon la sua ricerca artistica la musica e la dan- sie che gettate contro un vetro lo rompano”. za, la canzone, il cinema e il teatro, le arti di In un mondo che correva, la poesia semstrada, il cabaret. Ha lavorato nel teatro comi- brava aliena. Oggi come vedi la poesia in un co con un altro padovano, Roberto Citran, e mondo congelato o rallentato? ha all’attivo un Oscar essendo nel cast di “Me“Verissimo, per leggere o ascoltare una poditerraneo” diretto da Gabriele Salvatores. esia bisogna fermarsi, e non solo con le gamNegli ultimi anni si sta dedicando sempre be, bisogna darsi un tempo, dare un tempo più alla poesia, al metterla in scena in vari a sé, la poesia è un regalo, bisogna scartarlo modi. con delicatezza, perché mai, mai sappiamo Cantante e musicista, mimo, attore in tecosa c’è dentro. Siamo stati costretti a questo atro e al cinema, comico, maestro... come ascolto in questo periodo, e la poesia che ha accade che Vasco Mirandola si trasformi an- sempre aspettato dietro la porta, è entrata col che in poeta? suo carico di parole che non dicono, suppon“Non è che proprio mi sono trasformato, gono, suggeriscono, spaziano. Sì, le parole devo dire che fin da adolescente scrivevo po- in questo periodo sono più contente perché esie, mi hanno sempre accompagnato. Non possono stare di più con noi”. ho mai pensato di essere un poeta, scrivevo Quattro libri e poi le performance, come la per me, la poesia è una sorpoesia diventa gesto pubta di amico immaginario a blico? L’artista ha lavorato cui puoi dire tutto. Scrivevo “Mi ha appassionato pronel teatro comico con anche cose divertenti e così vare a portare la poesia ad quando vidi per la prima un altro attore padovano, essere vestito che tutti posvolta Freak Antoni, carissiamo indossare, perché Roberto Citran. simo amico, leggere le sue fatto proprio a nostra misupoesie demenziali in pubra. A scuola mi sarebbe piaAll’attivo un Oscar blico, mi venne il coraggio ciuto che mi raccontassero con “Mediterraneo” di espormi, e iniziai a utilizla Divina Commedia come zarle in cabaret. Un giorno fa Benigni, ad esempio, o di Salvatores mi invitò Maurizio Costanavere avuto come professozo a leggerle nella sua trasmissione e fece un re il “Mio Capitano” del film l’Attimo fuggenappello alle case editrici per pubblicarlo. E te. Non è successo. La meraviglia, il sogno ho così ho dovuto prendermi la responsabilità di dovuto andarmeli a cercare, complice anche farlo bene. Da allora sono seguiti altri tre libri il mio lavoro. Sono affascinato, come attore e adesso sono pronto per il prossimo passo. e persona, da come la voce, la parola posLe poesie si sono trasformate, piano piano sano creare gioia dolore, incanto, bagliore, sono andate sempre più dentro, ora parlano fare sprofondare in un abisso e l’attimo dopo di me in modo più completo, ci siamo trasfor- volare. E ogni cosa ha tirato l’altra, è così bello mati insieme”. vedere gli occhi di chi è stato toccato da qualQuali sono i nuovi progetti? cosa, e la poesia ha questo potere meraviglio“In questi ultimi anni mi sto dedicando so di dirti eccoci qui”. sempre più alla poesia , al metterla in scena Padova è una città accogliente per la culin vari modi, le ultime due produzioni sono tura? E per la poesia? “Alberi canto per uomini, foglie radici”, con la “La poesia fatica sempre a trovare spazio. splendida voce di Erica Boschiero, e “A Mor- Padova in questi ultimi anni sta crescendo si”, con il gruppo di musica elettronica Matta- enormemente sul piano culturale è a una sortoio5, un lavoro multimediale che attraversa ta di Rinascimento, sono molto contento. Si la poesia contemporanea, quella dei poetry sta preparando a diventare una città veraslam, cerca di raccogliere l’urlo delle giovani mente” generazioni. Poi avrei piacere di pubblicare Il teatro è un fatto comunitario, e la poeun nuovo libro di poesie, sento che sono in sia? un’altra fase di scrittura, mi sento cresciuto e “Dipende da come la porgi, io sto provando che ho voglia di dire delle cose”. in tanti modi, con concerti, spettacoli multiLa poesia oggi è consolazione? O è un ge- mediali, reading, video, forse semplicemente sto eversivo? la poesia non va lasciata sola. In qualche mi“Penso che abbia avuto e abbia tutti e due sura vorrei dare alla poesia la dignità di far questi ruoli, può essere consolatoria, in una spettacolo di sé, in questo non ha niente di accezione positiva, cioè intima, riflessiva, che diverso appunto da una qualsiasi altra forma si prende cura di noi, o può smuovere le co- di spettacolo”. scienze come è successo con molti grandi poLa tua poesia ha anche una linea legata

alla polis? Alla comunità in cui vivi? “Non si scrivono poesie in eremitaggio. Faccio l’attore e cerco di raccontare ciò che vedo alle persone che mi vedono. È tutto un guardarsi, un sentirsi far parte, di un luogo, di un momento, di uno spazio, di una storia, di un sogno comune”. Nel tempo di sospensione a causa del covid-19 come hai vissuto e lavorato? “È un momento incredibile quello che stiamo vivendo, non assomiglia niente , lascia senza parole, stupiti, storditi, indifesi. Siamo costretti a riflettere, a considerare, ne usciremo di sicuro cambiati. Sono in preda a un non so cosmico. Mi vengono in mente frasi come, non siamo riusciti a …abbiamo esagerato… siamo andati oltre a un limite…la natura inizia a farci pagare il conto…e non sappiamo quanto alto sarà. Noi artisti siamo stati i primi ad essere tagliati fuori, noi siamo il contorno della vita sociale, e questo non è bello, ma non è neanche una novità, ma tutti ora , proprio tutti siamo sulla stessa barca, uniti da un pericolo comune. Gli artisti vivono di sguardi, di sorrisi, di abbracci, di riti comuni, se no appassiscono, gli attori in particolare, togli il pubblico togli il teatro. Allora ci buttiamo sui social, c’è un proliferare di spettacoli in streaming, incontri, salotti, interviste…non si riesce più a starci dietro, è tutto per la testa, quasi disumano, sono cose di un altro mondo che vuole prendere il posto di quello vero. Io non amo i social, li uso, come loro usano me. Per tenermi vivo e avere un po’ di febbre creativa, dall’inizio di questa emergenza ho letto ogni giorno una poesia sulla mia pagina Facebook, la poesia mi ha salvato tante volte, è un modo di farci sentire collegati alla vita. Apro virtualmente una farmacia di poesia, e spero di dare un po’ di sollievo a chi le guarderà. Questo gesto casalingo ha fatto nascere dei contatti, è un seme che comincia a dare i Giambattista Marchetto suoi frutti”.

• Chi è Giambattista Marchetto Veneziano, vive a Praga. Oggi scrive di vino, sapori espirits, di viaggi, di teatro e danza. Giornalista e blogger con esperienza ventennale in ambito economico, artistico-culturale, enogastronomico, turistico, lifestyle, ha in curriculum collaborazioni importanti. Cura progetti formativi per istituzioni e aziende e occasionalmente tiene lecture per università in Italia e in Europa sull’innovazione nelle strategie di comunicazione digitale.


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Il personaggio

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La scuola ai tempi del Coronavirus: intervista al professor Maggi Andrea Maggi, uno dei protagonisti più amati del reality di Rai2 “Il Collegio”, ci racconta gli italiani alle prese con la didattica a distanza

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utti lo conoscono come il “Prof. Maggi”, l’insegnante di italiano del “Il Collegio”, il docu-reality che l’anno scorso ha totalizzato quasi 20 milioni di spettatori con un picco di 2.3 milioni nell’ultima puntata, confermandosi alla sua quarta stagione come uno dei programmi di punta di Rai2. Non tutti sanno però che Andrea Maggi, oltre a scrivere saggi e romanzi, fa davvero il professore dato che insegna alla scuola secondaria di primo grado (una volta le chiamavamo scuole medie). E anche lui, come milioni di famiglie italiane, in questi mesi si è dovuto confrontare con la didattica a distanza a causa dell’emergenza Coronavirus che ha investito tutti noi. L’esperienza maturata durante la cosiddetta “fase 1” è finita dentro a “Insegnare ai tempi del Coronavirus”, eBook edito da PIEMME all’interno della collana Molecole.

L’intervista Nelle famiglie italiane la didattica a distanza ha portato un bel po’ di scompiglio: connessioni che vanno e non vanno, computer e tablet che non ci sono, genitori che devono reinventarsi informatici per aiutare i figli… Tu come insegnante come hai vissuto questa esperienza? “Inizialmente con molto disorientamento e con grande senso di solitudine, perché nonostante le direttive e le indicazione ministeriali noi docenti abbiamo dovuto fare da soli. In Friuli Venezia Giulia, dove vivo e lavoro, le scuole sono chiuse dal 22 febbraio. Gli istituti più dinamici e volenterosi hanno dimostrato una grande capacità di reazione, tanto che in un paio di settimane hanno impostato la didattica a distanza. Poi, dopo il primo shock iniziale, abbiamo cercato di correggere il tiro, individuando obiettivi e direttive per riuscire a dare un senso a questa didattica che per insegnanti e alunni è completamente nuova”. Quali sono state le criticità maggiori? “Quelle più concrete: non tutti disponevano di una connessione internet, di un computer o di un tablet. Molti alunni sono stati costretti ad utilizzare lo smartphone per seguire le lezioni, cosa che rende praticamente impossibile un lavoro attivo durante la lezio-

Il libro

Titolo: Insegnare ai tempi del Coronavirus Autore: Andrea Maggi Editore: Edizioni Piemme - Formato Ebook

Maggi ci porta dentro le problematiche che hanno gli insegnanti in questo momento. La didattica a distanza, gli sforzi dei professori e i disagi e i rischi degli studenti. E poi una lezione tipo di un professore e il futuro della scuola tra metodi innovativi e nuove difficoltà.

ne. E poi, particolare che tutti sembrano aver sottovalutato, ci siamo resi conto che moltissimi studenti e genitori non possedevano le conoscenze informatiche più elementari. Non va dimenticato infatti che questa didattica a distanza ha impegnato molto anche i genitori”. Immagino che anche per molti insegnanti non dev’essere stato semplice imparare a utilizzare le varie piattaforme informatiche per la didattica a distanza. “Sì, verissimo, anche perché noi insegnanti abbiamo dovuto bypassare tante cose fondamentali per insegnare agli studenti (e ai genitori) come utilizzare gli strumenti di Google e tutto il resto… E naturalmente prima ce li siamo dovuti studiare pure noi! Paradossalmente la didattica a distanza ha mostrato in maniera molto chiara che il libro, la cara vecchia carta, resta lo strumento più inclusivo di tutti: non ha bisogno di upgrade, connessioni, non ha problemi di compatibilità con nessun software… oltre al fatto che tutti lo sanno usare”. Fin qui i problemi, ma quali sono stati

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invece i lati positivi di questa esperienza? “Ce ne sono tanti, senza dubbio. Quello più evidente è stata l’alfabetizzazione digitale delle famiglie italiane, ad esempio. L’ultima parte del mio nuovo libro è dedicata proprio a cosa resterà di buono di questa sperimentazione, vediamo se si apriranno nuove possibilità per la scuola italiana. Ci sono infatti tutta una serie di problemi atavici della nostra scuola che, grazie a questa brusca accelerazione digitale, forse potranno essere risolti: l’ampliamento dell’offerta formativa, il contrasto alla disuguaglianza digitale, il contrasto alla disuguaglianza di genere che ancora oggi persiste in molti ambiti di studio. Infine, particolare non di poco conto, speriamo il digitale possa essere uno strumento che ci permetta di intensificare la lotta all’abbandono scolastico, un fenomeno che ancora oggi ha numeri drammatici. Come riporto nel libro infatti nel 2018 in Italia ben 598mila giovani tra i 18 e i 24 anni hanno abbandonato precocemente l’attività scolastica”. A che lettore pensavi quando hai scritto

questo libro? “L’ebook è sicuramente rivolto agli insegnanti ma anche ai genitori e agli studenti, ovvero a tutti quelli che sono stati travolti dalla didattica a distanza da un giorno all’altro. I lettori troveranno una raccolta di riflessioni sulla scuola e sul periodo che stiamo vivendo”. Qualche aneddoto divertente di questi due primi mesi di scuola attraverso il monitor? “Ce ne sarebbero tantissimi: ogni volta che si deve interrogare improvvisamente salta la connessione, non funzionano più i microfoni o le webcam dei computer… In classe ci si può nascondere sotto al banco ma con la didattica a distanza il banco non c’è, e allora i ragazzi se lo inventano lo stesso, dimostrando una creatività straordinaria”. Prima di salutarti non possiamo non chiederti se ci sarà la quinta edizione de Il collegio “Al momento non si sa, è tutto ancora sospeso in attesa di capire quando si risolverà Giacomo Brunoro la situazione”.

• Chi è Giacomo Brunoro Nato e cresciuto a Padova, dopo la laurea si trasferisce a Milano. Lavora a Radio Deejay, Radio Italia Network, Radio Kiss Kiss, Sky TG24, collaborando con Andrea & Michele, Alex Cattelan, Camila Raznovich, Ivan Zazzaroni, Marco Montemagno, Gene Gnocchi e tanti altri. Torna in Veneto nel 2009 e dal 2010 è Editor in Chief di LA CASE Books, casa editrice digitale californiana. È presidente di Sugarpulp con cui organizza festival ed eventi culturali. Da gennaio 2019 è uno dei consiglieri della Veneto Film Commission. Up the irons!

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Sport

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“Nessuno dovrà smettere di fare sport” L’assessore Diego Bonavina lancia l’allarme dopo il lockdown: il 30 per cento delle associazioni padovane a settembre rischia di non ripartire. Grandi eventi annullati e molte incertezze sul futuro

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ovecento associazioni sportive. Numero più o numero meno, la fotografia dello sport padovano è questa. Novecento realtà messe in ginocchio prima dal lockdown e poi dall’incertezza di come poter ricominciare. Se si riesce a ricominciare, soprattutto. “Perché lo stop totale delle attività ha comportato un grandissimo danno economico anche alle associazioni sportive, molte delle quali oggi versano in condizioni di grande difficoltà”, spiega Diego Bonavina, assessore allo sport del Comune di Padova. Bonavina si guarda alle spalle: c’è una marea di eventi di altissimo livello andata in fumo in questi mesi in città. La partita Italia-Inghilterra del Sei Nazioni femminile, la Gran Fondo di ciclismo, la Maratona, ma anche il meeting di atletica leggera in programma a luglio ma ancora in forse. Fa male. “Ma fa più male rendersi conto che a settembre il trenta per cento delle associazioni, specie quelle più piccole, quasi sicuramente non ripartirà. Vivono di piccole sponsorizzazioni, che magari arrivano da esercizi commerciali oggi in crisi. Eppoi le famiglie che non hanno più i soldi per le quote as-

sociative. C’è chi ha perso il lavoro, chi è in cassa integrazione, chi è rimasto fermo a lungo. Credo che saranno tante a faticare e ipotizzo chiusure, trasferimenti di atleti, fusioni, troppi i ragazzi che smetteranno. Il mio obiettivo – afferma l’assessore – è che nessun giovane smetta di fare sport. Sarebbe un dramma, perché il rischio è ritrovarceli per strada”. Da parte sua il Comune di Padova ha già messo in campo una serie di misure e di iniziative economiche per far fronte alla situazione. Gli affitti degli impianti sportivi comunali sono stati sospesi fino a settembre. Così come i piani di rientro in corso, le cui mensilità in stand-by saranno messe in coda al piano stesso. Sospesi fino al 31 ottobre anche i pagamenti delle utenze degli impianti, che in una situazione di normalità avrebbero dovuto essere versati entro luglio. “Ho sollecitato tutte le federazioni perché non vengano richieste le iscrizioni per la prossima stagione sportiva. Molte hanno già accolto l’invito. C’è una volontà comune di fare qualcosa insieme”, spiega Bonavina, che annuncia un ulteriore progetto in cantiere: “Si chiama Pado-

Il Comune ha sospeso affitti, piani di rientro e utenze degli impianti. Pronto il progetto “Padova Gioca” per sostenere le famiglie Nella foto: l’assessore allo Sport Diego Bonavina

va Gioca ed è un aiuto economico concreto alle famiglie in difficoltà perché possano far riprendere ai figli l’attività sportiva”. L’avvocato ed ex calciatore legge positivamente le misure economiche del governo. “Con il Cura Italia per la prima volta ci si è accorti dell’esistenza dei collaboratori sportivi. Il bonus dei 600 euro è una misura importante per provare a mantenere in vita le as-

sociazioni ed è stata rinnovata anche per aprile e maggio”, afferma l’assessore. Che però qualche sassolino nella scarpa ce l’ha e se lo toglie. “Credo che in questa emergenza sia mancata una cabina di regia capace di mettere in linea le decisioni del governo con quelle delle regioni e che non ha coinvolto le federazioni, chiamate poi a dettare le regole delle varie discipline”. Sara Salin

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City Life

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L’enoteca Evoè Dal fondatore Ubaldo a Michele Gasparini, ingegnere sedotto dall’atmosfera tra vini e cicheti

Ombre e cultura da un quarto di secolo I

l nome deriva dal grido con cui le baccanti inneggiavano a Dioniso. Perché dei riti pagani praticati nelle foreste, raccontati da Euripide, condivide l’euforia e la ritualità. Fondata nel 1993 dallo storico proprietario Ubaldo Pellegrini, austero personaggio dalla lunga barba bianca, di grande cultura umanistica, musicale, cinematografica ed enogastronomica, l’enoteca Evoè è divenuta negli anni un punto di riferimento per la Padova di studenti, artisti, flaneur. Ubaldo, scomparso nel 2015, era capace di creare un’atmosfera particolare. “Era di animo buono, ma capace di cacciare un cliente per l’uso dell’imperfetto al posto del congiuntivo”, ricorda Michele Gasparini, che ha rilevato l’enoteca dal fondatore. “Di questo posto io ero un frequentatore e al tempo lavoravo come ingegnere elettronico. Nel 2014, all’aggravarsi delle condizioni di salute, Ubaldone sperava di trovare una persona che ne mantenesse l’identità. Scelsi di lasciare lavoro e professione”.

“Evoè non è mai stato semplicemente un posto dove bere un’ombra”, chiarisce Michele, che ha scelto di entrare in punta di piedi, con rispetto, senza cambiare apparente nulla nella percezione dell’enoteca, ampliando l’offerta, affiancando alla clientela storica una fascia più giovane. I clienti dell’Evoè sono persone che hanno un nome e un so-

prannome. Non un cognome ed una professione”. “Come dicono a Venezia, se qualcuno ti si rivolge in osteria chiamandoti dottore, ingegnere, avvocato... occhio che ti sta prendendo in giro – scherza Michele - Per cui non farò nomi. Ci sono clienti che rappresentano lo “zoccolo duro”, ereditati dalla precedente gestione e rimasti fedeli al locale. E poi i nuovi giovani

clienti, che da frequentatori addicted allo spritz della casa si sono appassionati al vino. Volendo fare dei nomi, ci sono sicuramente dei cari amici come Andrea Pennacchi o Roberto Tombesi, che hanno inventato e proposto tra le nostre mura più di uno spettacolo”. Il rapporto con Padova come città è ottimo. “Le istituzioni sono interessate a valorizzare il patri-

monio culturale delle enoteche/ osterie come miglior vetrina per i nostri prodotti e un senso di sostenibilità. Poi c’è la comunità, che ti dice “Questo posto non cambiarlo mai” o “per fortuna ci siete voi, altrimenti questa via di sera sarebbe vuota””. Sì, perché Padova è una città che ama le proprie osterie “molto più dei lounge bar”, chiosa. In questo tempo di Covid all’Evoè hanno cercato di rendersi utili nella proposta di un servizio a domicilio e per asporto. Ricevendo di ritorno incoraggiamento e sorrisi. La riapertura “sarà solamente formale – aggiunge – Viste le dimensioni e l’attuale regolamento, tutto quello che caratterizzava la frequentazione del posto coincide con quello che non si può più fare. Ma non sarà una débacle, grazie alla cortesia dei clienti più affezionati”. Per il futuro il progetto è di mantenere l’enoteca legata alla sua condizione attuale, affiancandoci una realtà di comunicazione per lo sviluppo di valori e conoscenze legate al contesto Giambattista Marchetto enoico.

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#Regione

Il Prefetto di Padova Renato Franceschelli

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Il Prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto

“I cittadini hanno “Ripartiamo dimostrato grande con la massima senso di responsabilità” attenzione” Prefetto Franceschelli, quale il bilancio della prima fase di emergenza? “Possiamo distinguere due momenti e due modalità decisamente diverse. I primi 15 giorni con l’individuazione del focolaio di Vo’ e la chiusura di Schiavonia hanno rappresentato l’emergenza nella maniera più tradizionale, durante la quale abbiamo fornito assistenza alle persone, vigilato sugli accessi, gestito i bisogni e i servizi essenziali. Quando l’emergenza si è allargata sul piano territoriale e ha assunto connotazioni più sanitarie, le cui competenze sono in capo alla regione e alle Uls è cambiato anche il nostro ruolo come Prefettura. Da allora le direttive del Governo hanno avuto un evidente impatto sulla vita di tutti e da parte nostra abbiamo avvertito la necessità di armonizzare le interpretazioni, di coordinare le forze dell’ordine e gli enti locali. La gestione delle deroghe alle attività e filiere essenziali ha rappresentato un onere notevole in termini amministrativi e burocratici, con la gestione di oltre 8 mila domande da parte delle aziende che chiedevano di proseguire. Abbiamo cercato di essere collaborativi e comprendere le singole richieste, negando quelle pretestuose ma riconoscendo la complessità delle filiere presenti a Padova e provincia e cercando sempre una soluzione”. I cittadini come hanno risposto? “Posso dire di aver avvertito un senso responsabilità diffuso nel periodo di maggiore restrizione. I padovani hanno collaborato e si sono adeguati alle disposizioni, lo confermano anche i numeri delle attività di controllo che pubblichiamo quotidianamente sul nostro sito”. I giovani come si sono comportati? “Si sono dimostrati più responsabili e pazienti degli adulti, hanno vissuto la segregazione con minor disagio, probabilmente perché avevano già confidenza con gli strumenti tecnologici che hanno permesso di mantenere le relazioni a distanza”. Come ha vissuto a livello personale questo periodo? “Ho avuto la fortuna di avere mia moglie bloccata qui a Padova e quindi di non essere solo. Come per molti è stato un periodo di lavoro intenso, con giornate veramente piene. Certo mi è mancata la

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dimensione della socialità, come a tutti”. Cosa cambia con la “fase 2”? “Il mondo intorno a noi è cambiato e ci troviamo a gestire una situazione nuova, che coinvolge le amministrazioni pubbliche e il mondo delle aziende. In questo momento l’approccio è improntato alla collaborazione e non solo alla sanzione. Le aziende si trovano di fronte anche a difficoltà di interpretazione delle nuove regole e meritano di essere sostenute e aiutate prima che sanzionate. Questo in caso di difficoltà oggettive, mentre le furbizie non sono ammesse. Il tavolo istituito in Prefettura con gli uffici e forze polizia che eseguono i controlli tiene vivo il dialogo quotidiano con le categorie economiche, con i sindacati e con il mondo bancario. La mia raccomandazione è quella di rendersi conto che la partita non è finita e proprio adesso ci giochiamo un rischio concreto con le riaperture. Dobbiamo evitare le disattenzioni che possono generare nuovi focolai di contagio”. Quali prospettive per i grandi eventi estivi? “Questo è l’ambito sul quale grava un notevole punto interrogativo. In questo periodo è difficile immaginare una gestione a breve termine. Al momento siamo in attesa di indicazioni da parte del governo,sicuramente è il settore che ne sta risentendo di più e che va adeguataNicola Stievano mente sostenuto.

’emergenza Covid-19 ha impegnato in modo massiccio tutte le forze di polizia nella sua fase più acuta nel territorio della Città Metropolitana di Venezia. Ora ci sarà da affrontare la fase 2 tenendo sempre conto che basta qualche disattenzione per far ripartire il virus”. Lo spiega Vittorio Zappalorto Prefetto di Venezia, che è anche coordinatore di tutti i prefetti del Veneto. Zappalorto trevigiano, era stato qualche anno fa anche commissario straordinario per il Comune di Venezia a seguito delle vicissitudini giudiziarie della giunta Orsoni. “Una parte importante del lavorospiega il Prefetto- che è stato fatto in questi difficili mesi, in cui la pandemia è stata così forte, è stata quella dipanare e coordinare le normative in materia che arrivano via via dai vari enti e che a volte erano contraddittorie fra loro”. La Prefettura di Venezia ha dovuto così dare indicazioni sulla corretta applica- che, sono state accolte dalla Prefettura, zione delle normative e dovrà anche ad eccezione di circa 200 che non rifar fronte nelle prossime settimane ai spondevano ai requisiti per riaprire. Ora arriva la fase 2. “In questo frantanti ricorsi. “Nel periodo più difficile dell’epidemia - aggiunge Zappalorto - gente – sottolinea il Prefetto Zappasul territorio veneziano fra carabinieri, lorto – è importante innanzitutto seguire l’andamento polizia di stato, guardia di finanza e agenti dell’epidemia contra“Ogni giorno stata quotidianamente delle polizie locali, c’erispondiamo alle rano oltre 1200 uomini dal sistema sanitario e donne a presidiare. richieste di aziende e far luce sulle varie Un lavoro importantisnormative in modo da simo fatto con grande e cittadini, abbiamo dare linee guida chiare abnegazione e spirito alla cittadinanza e ateseguito decine di tività produttive. Sarà di servizio. I controlli importante ad esemfatti sono stati decine migliaia di controlli” pio, che una attività di migliaia e migliaia le sanzioni comminate. “Va detto - conti- che riapre (si pensi a bar e ristoranti) in nua il Prefetto - che la stragrande mag- linea di massima se non ci sono partigioranza dei cittadini si è attenuta alle colari esigenze, non venga controllata regole in modo scrupoloso anche se in da diverse forze di polizia più volte”. Intanti hanno chiesto chiarimenti su cosa fine c’è attenzione attenzione e attesa per le disposizioni su momenti aggreera possibile fare e cosa no. I cittadini hanno tempestato di telefonate i cen- gativi come concerti, sagre feste paetralini della Prefettura e a loro sono sta- sane spettacoli. “Si tratta di eventi che te date tutte le delucidazioni ai quesiti per ora restano vietati perché creano di ordine pratico che spesso venivano assembramenti. – conclude il Prefetto posti”. Vedremo a giugno con i nuovi decreti se Sul fronte delle aziende alla Prefettura vi sarà la possibilità di concedere qualsono arrivate 5000 richieste di apertura che forma di autorizzazione”. Insomin deroga nell’ambito delle filiere con- ma, come in tutta Italia, i grandi eventi siderate “essenziali” o riconducibili a rischiano di essere gli ultimi a poter riAlessandro Abbadir queste Queste richieste, fatte le verifi- partire.


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Regione

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L’intervista Maddalena De Luca, Prefetto di Rovigo, ripercorre questi mesi frenetici

“Il Polesine ha dimostrato grande capacità di recupero” P

rima l’emergenza, ora la ripartenza tra mille incognite e dubbi. Ne abbiamo parlato con il Prefetto di Rovigo Maddalena De Luca. Signor Prefetto, un bilancio di questo lockdown che ci siamo finalmente lasciati alle spalle? “L’esigenza maggiore da parte della popolazione è stata quella di avere informazioni chiare, precise, dirette ed è una cosa che continuiamo a garantire anche adesso. Nei primi momenti evidentemente c’era l’incognita sulle cose da fare: di fronte a misure importanti è stata necessaria una vicinanza particolare alla comunità sia attraverso i sindaci che sono i più vicini alle realtà territoriali sia con i cittadini che si sono interfacciati alla Prefettura”. Come ha retto il Polesine? “Ha risposto molto bene: i cittadini sono stati rispettosi delle regole, hanno compreso il problema e quanto fosse seria e grave la situazione. Durante tutto il lockdown sono stati 50mila i cittadini controllati, con una media di un migliaio al giorno, e la percentuale trasgressioni accertate è stata molto bassa, nell’ordine del 2%. Circa 25mila le attività produttive controllate”. Se lo aspettava un comportamento così virtuoso? “Ci speravo, perché ho avuto modo di cono-

scere la comunità e ho sempre avuto un’ottima impressione”. Nel lockdown sono state molte le aziende che hanno chiesto di poter riaprire prima? “Nella fase del silenzio-assenso non abbiamo riscontrato criticità. Ci sono state 865 comunicazioni da parte di aziende che ritenevano di far parte della filiera produttiva e che si sono adeguate utilizzando al loro interno le precauzioni richieste. I controlli delle forze dell’ordine e dello Spisal hanno dato ottimi risultati: solo 20 i procedimenti di sospensione parziale, nessuna chiusura totale. Chi non aveva diritto, insomma, non ha fatto domanda”. Molta preoccupazione hanno destato le case di riposo. “Ci sono state situazioni colpite dal virus, in particolare a Fratta e agli Istituti Polesani di Ficarolo, ma sono state messe in campo misure importanti che hanno permesso di ricostruire dal singolo contagiato tutta la reti di rapporti, consentendo di isolare tutti i contatti”. Veniamo alla fase 2, cosa dobbiamo aspettarci? “C’è stata una ripresa molto razionale e ci stiamo avviando a una nuova normalità. La cosa veramente importante è questa: finché non ci sarà un vaccino o una cura dedicata, le

uniche armi che abbiamo sono quelle di rispettare le precauzioni che ormai conosciamo. La chiusura ha avuto fortissime ripercussioni dal punto di vista economico, è innegabile: sicuramente è auspicabile che attività produttive, piccoli artigiani, parrucchieri, estetisti riprendano a lavorare al meglio perché tantissime famiglie basano la loro economia famigliare su questo”. Capitolo estate: cosa ci attende, in spiaggia e in città? “Il turismo è stato particolarmente colpito in questi mesi. Mi auguro che possiamo pensare a un’estate nella nuova normalità, che sia estate, che siano vacanze! Quanto agli eventi pubblici, manifestazioni di piazza, cinema, spettacolo dovranno aspettare”. E i ristoranti e bar? “Come sappiamo dovranno essere rispettate le distanze, con un numero di coperti ridotto. Questo avrà certamente un peso, ma sono fiduciosa che queste misure saranno comunque temporanee, in attesa di una vera normalità”. Il Polesine reggerà l’onda d’urto? “Il mio augurio è che il Polesine, che ha già dimostrato grande resilienza e capacità di recupero e di reinventarsi, darà prova della sua forza e saprà recuperare quello che si è perso”.

Giorgia Gay

“Imprese e lavoratori hanno bisogno di un supporto costante”

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questo punto il tema non è più soltanto sanitario. Tutti gli operatori economici ora avranno bisogno di un supporto costante, con indicazioni chiare”. Lo sostengono gli esponenti del Partito Democratico in Regione con il capogruppo Stefano Fracasso e i consiglieri Graziano Azzalin, Anna Maria Bigon, Bruno Pigozzo, Claudio Sinigaglia, Andrea Zanoni e Francesca Zottis i quali chiedono un monitoraggio costante che investa l’aspetto economico di imprese e lavoratori. “Bisogna intervenire puntualmente sulle criticità, - affermano e pertanto devono essere coinvolti anche i diretti interessati, tramite i rappresentanti delle categorie economiche, i sindacati e non soltanto a livello regionale. L’auspicio è di allargare il Tavolo Ulss-Sindaci attualmente previsto dalle indicazioni regionali. Imprese e lavoratori non non devono essere solo soggetti passivi ma essere coinvolti in modo da segnalare in tempo reale eventuali difficoltà nell’applicazione delle nuove regole”.

Fase 2 La Regione rivendica autonomia sulle linee operative

Lanzarin: “schede nazionali difficilmente applicabili, cerchiamo di semplificare” N

ei giorni cruciali dell’avvio della “Fase 2” il Veneto rivendica la propria autonomia decisionale anche sulle linee guida da adottare per la ripartenza, in sicurezza ma con efficacia, delle attività economiche e produttive. Lo hanno ribadito gli assessori regionali durante il confronto con le parti sociali a ridosso della riapertura generale. A fare sintesi l’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin. “Le schede elaborate da Inail e Istituto Superiore di Sanità appaiono troppo complesse e inapplicabili, - ha ribadito - in particolare per ristorazione e turismo. La Regione Veneto, con il supporto del Dipartimento sanitario di Pre-

venzione, è pronta a rielaborare le indicazioni Inail in modo da poter fornire una proposta di prescrizioni chiare, semplici e concrete, nel rispetto dei principi cardine di salute pubblica e di sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e dei protocolli nazionali già sottoscritti con le parti sociali”. Nei giorni successivi la Giunta ha messo a punto un documento unico, composto da una premessa comune, uguale per tutti i settori, relativa a norme uniformi di igiene, sanificazione, distanziamento fisico e monitoraggio sanitario, e norme di dettaglio specifiche per le diverse attività e comparti, recependo le indicazioni già messe a punto

dai diversi tavoli regionali di settore, in particolare quelle elaborate dal tavolo sul turismo. “Spicca la proposta di semplificare i protocolli per gli operatori della ristorazione e della balneazione e quello per i servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti)– ha aggiunto Lanzarin – sostituendo alle indicazioni lineari di distanza tra tavoli, ombrelloni o poltrone di lavoro, il criterio generale del rispetto della distanza minima interpersonale di un metro. In questo modo, con poche regole, coerenti, di prudenza ma al tempo stesso di facile applicazione, e soprattutto condivise anche con le regioni limitrofe, potremo rendere sostenibili

le riaperture”. L’assessore alle attività produttive Roberto Marcato ha lanciato un allarme per le attività del mondo dello spettacolo e del divertimento (dai concerti alle discoteche), sinora esclusi dalle schede di indirizzo di Inail e Istituto superiore di Sanità: “Per questi settori, per i quali la riapertura sarà impossibile sino all’anno prossimo – ha affermato Marcato - dovrà intervenire il Governo con iniezioni di liquidità”. L’assessore al Turismo Federico Caner ha ricordato che “in Veneto operatori e Regione hanno già predisposto protocolli ‘tagliati su misura’ per i diversi comparti del turismo”.


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Regione Politica

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L’intervista Maurizio Conte, Commissione ambiente e lavori pubblici in Regione

“Dall’emergenza il Veneto può ripartire di slancio” Tra le priorità il consigliere regionale padovano sottolinea l’attenzione ai servizi sanitari territoriali e al personale in forze, ma anche la necessità di un adeguato rilancio del settore turistico

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aurizio Conte, Consigliere Regionale padovano, già Assessore Regionale con la delega all’Ambiente, è attuale componente della II^ Commissione Ambiente e Lavori Pubblici. Consigliere Conte, cosa ne pensa della situazione del Veneto dopo l’esperienza dell’emergenza coronavirus? “L’esperienza dell’emergenza coronavirus può diventare una nuova opportunità per il Veneto, per poter ripartire con nuovo slancio e con nuove opportunità. Anche in Veneto sono stati fatti degli errori collegati sicuramente alla non conoscenza del virus e di conseguenza alla necessità di inventare dei protocolli che permet-

tessero un azione di prevenzione e di sicurezza per la salute dei cittadini: nel complesso però la Sanità Veneta ha dimostrato efficienza e preparazione, soprattutto grazie alle intuizioni di qualche luminare e alla professionalità e dedizione che medici, infermieri, operatori sanitari hanno dimostrato”. Cosa potrebbe essere migliorato in Sanità? “Soprattutto in ambito sanitario certe scelte hanno avuto un forte impatto sulle prestazioni sanitarie territoriali (es. chiusura dell’Ospedale di Schiavonia) comportando lo spostamento in altri ospedali, per interventi o per visite specialistiche, di tanti cittadini di quel territorio”.

Maurizio Conte

“Si è capito quindi come sia fondamentale la Medicina del Territorio, l’importanza dei Medici di Base, la necessità di potenziare prestazioni preventive e complementari al di fuori degli Ospedali, rivedendo magari anche le dimensioni delle Ulss sulla base dei flussi reali dei fruitori delle varie prestazioni. Senza dimenticarsi del giusto riconoscimento economico a chi opera nella sanità pubblica. Per questa emergenza in cosa si è impegnato direttamente lei, consigliere Conte?

“Grazie al mio ruolo e all’attività in Consiglio sono riuscito, evidenziando le criticità, a sensibilizzare il legislatore sulla necessità di calmierare i prezzi delle mascherine e dei vari dispositivi per la sicurezza personale, sull’opportunità di erogare contributi alle società culturali e sportive in forte difficoltà economica, a evidenziare l’inopportunità da parte dell’Azienda Ospedaliera di Padova nel richiedere il pagamento dei tamponi fatti agli anziani nelle case di riposo”. Quali saranno le priorità che si dovranno affrontare nei prossimi mesi in Regione Veneto? “In Regione Veneto sicuramente il settore del turismo, in forte crisi proprio per l’emergenza coronavirus, diventa prioritario nella politica di rilancio dell’economia di questo territorio. Diventa fondamentale la fase di comunicazione e di promozione per recuperare i flussi turistici Italiano ed Internazionale: è per questo che ho proposto che il portale Veneto.

EU diventi il portale delle prenotazioni turistiche in Veneto, eliminando i costi di gestione booking agli operatori turistici veneti. Collegati al turismo ci sono i settori dell’Agricoltura e dell’Ambiente, settori fondamentali per la valorizzazione delle bellezze naturali e dei prodotti tipici della nostra Terra, che hanno bisogno di una nuova politica di rilancio e sostegno guardando alle opportunità di finanziamento dei Fondi Europei”. Come secondo lei si potrebbero risolvere tutte queste questioni/problematiche? “Proprio in considerazione di come il Veneto ha gestito l’emergenza coronavirus, sono sempre più convinto che potremo farcela solo attuando velocemente quel riconoscimento di ulteriori e specifiche forme di autonomia che il popolo Veneto ha chiesto con forza con il referendum del 2017: sarà questo il mio prioritario impegno, se rieletto, nella prossima legislatura in Regione”.

L’intervista Micaela Faggiani racconta la genesi e l’evoluzione di questo progetto tutto veneto

“Il Cantiere delle donne” guida la rivoluzione gentile per la parità di genere “I

l Cantiere delle donne vuole essere un luogo di lavoro, di sperimentazione, di costruzione, al femminile. Vogliamo fare rete, con uno spirito di combattiva solidarietà, per cambiare a piccoli passi un ambiente ancora pensato e organizzato dagli uomini”. È questo il senso del Cantiere delle donne, come raccontato da una delle fondatrici, Micaela Faggiani. Un gruppo di migliaia di donne, per ora forzatamente virtuale, a causa dell’emergenza coronavirus, che a breve tornerà a far incontrare le donne anche fisicamente, per fare appunto rete. Come e quando nasce il “Il Cantiere delle donne”? “Nasce a fine gennaio da un’idea condivisa con le colleghe giornaliste Antonella Benanzato e Alessia Da Canal, davanti ad un aperitivo. Si è iniziato con una partecipatissima cena al Caffè letterario di Padova il 17 gennaio, per proseguire con l’organizzazione del secondo incontro con tanto di ospite d’onore, la giornalista Ritanna Armeni. Il coronavirus lo ha però impedito. Il Cantiere comunque non si è dato per vinto e ha pun-

tato sulla rete: è nato su Facebook un gruppo chiuso che ha raggiunto le 3.500 iscritte, provenienti da tutta Italia”. E poi come siete andate avanti? “Alle tre ideatrici intanto si sono aggiunte come amministratrici altre due colleghe giornaliste Lisa De Rossi e Laura Eduati. Da qui anche l’idea di dar vita ad un vero e proprio tg fatto in casa, in tempo di quarantena: proponiamo ogni settimana un pout pourry di esperienze, consigli, frammenti di vita quotidiana delle donne del cantiere, tante e diverse, con professionalità delle più disparate. Un estratto della società al femminile, che si confronta anche attraverso questi nuovi strumenti, con il sorriso e la leggerezza ma anche toccando temi caldi. Un tg disponibile sia nel gruppo chiuso sia nel canale Youtube del Cantiere delle donne. Da qui la prossima apertura di un sito internet e di una pagina Facebook per strutturare meglio i servizi delle donne per le donne, creando anche in un futuro occupazione al femminile”. Perché l’esigenza di dare voce alle donne?

“Il Cantiere vuole diventare un gruppo di influenza o anche un think tank di riferimento per le istituzioni e per chi appartiene alla politica per elaborare proposte di cambiamento e richieste che possano facilitare la vita di tutte le donne. Vogliamo sederci ai tavoli di costruzione della nostra società con professionalità, talento e desiderio di contribuire al miglioramento della “polis” con la nostra visione del mondo”. Quali “battaglie” avete promosso finora? “Una delle prime è stata proprio l’aver radunato così tante donne sotto lo stesso tetto, poi nel momento storico che stiamo vivendo l’aver aiutato molte donne ad aver voce nei confronti delle istituzioni, sulla necessità di organizzare la fase due con aziende aperte e scuole chiuse... così forti anche della nostra vicinanza con le istituzioni abbiamo contattato il presidente Zaia e l’assessore Donazzan e mandato videoappelli al governo fatti dalle mamme del gruppo. Abbiamo fatto rumore su un silenzio assordante, quello dei bambini e degli adolescenti. Non è un caso che si sono confrontate con noi dal

vivo, online, donne di valore come la senatrice Emma Bonino, l’assessore Donazzan, le onorevoli Sara Moretto e Roberta Toffanin. Abbiamo inoltre messo a confronto le donne europee sulla ripartenza”. Come intendete procedere per il futuro, quando anche l’emergenza coronavirus sarà finita? “La nostra mission è la rivoluzione gentile, ossia cambiare il mondo con un’effettiva parità di genere, aiutare le donne a essere valorizzate a dovere, sporcandoci anche noi le mani facendo vedere quanto valiamo e quanto abbiamo da dare, nelle politica, nel sociale, nel lavoro. Abbiamo già trovato alcuni sostenitori uomini che dall’interno delle loro aziende vogliono iniziare a fare questa rivoluzione con noi...ora non ci rimanere che continuare a lavorare”.


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1637 volontari 16.342 destinatari raggiunti per spese, mascherine e buoni spesa 136 pc consegnati a famiglie per la didattica a distanza 52 persone senza dimora in accoglienza diurna e notturna Anche nella fase 2 continuiamo a garantire una risposta coordinata e sicura per evitare che lâ&#x20AC;&#x2122;emergenza sanitaria si trasformi in emergenza sociale.

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Mascherine, istruzioni per l’uso Dal 26 aprile l’utilizzo è obbligatorio, dal sitoPer internet dell’Istituto superiore partecipare alla rubrica chiamare il numero 049 8704884 Informazione a pagamento a cura degli esperti del settore di sanità le indicazioni con le risposte alle domande più frequenti

L

e mascherine, in base al DPCM del 26 Aprile scorso sono diventate obbligatorie negli spazi confinati o all’aperto in cui non è possibile o garantita la possibilità di mantenere il distanziamento fisico. In base al comma 2 dell’articolo 3 dello stesso DPCM “possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”. Le mascherine rappresentano una misura complementare per il contenimento della trasmissione del virus e non possono in alcun modo sostituire il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e l’attenzione scrupolosa nel non toccare il viso, il naso, gli occhi e la bocca. Dal sito internet dell’Istituto Superiore di Sanità ecco alcune indicazioni sull’utilizzo corretto delle mascherine al tempo del Covid 19. Che differenza c’è tra le cosiddette mascherine di comunità e le mascherine chirurgiche? Le mascherine chi-

Coronavirus, il piano per la Banca del plasma Pulvirus, per capire le ricadute del lockdown sulla qualità dell’aria a pag 32

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rurgiche sono le mascherine a uso medico, sviluppate per essere utilizzate in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Rispondono alle caratteristiche richieste dalla norma UNI EN ISO 14683-2019 e funzionano impedendo la trasmissione. Le mascherine di comunità, come previsto dall’articolo 16 comma 2 del DL del 17 marzo 2020, hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus SARS-COV-2. Quali sono le caratteristiche che devono avere le mascherine di comunità? Esse devono garantire un’adeguata barriera per naso e bocca, devono essere realizzate in materiali multistrato che non devono essere né tossici né allergizzanti né infiammabili e che non rendano difficoltosa la respirazione. Devono aderire al viso coprendo dal mento al naso garantendo allo stesso tempo confort. La mascherina è obbligatoria anche

Sperimentazione per i bambini? Dai sei anni in sù anche i bambini devono portare la mascherina e per loro va posta attenzione alla forma evitando di usare mascherine troppo grandi e scomode per il loro viso. È possibile lavare le mascherine di comunità? È possibile lavare le mascherine di Veneto richie-che comunitàa Regione se fattedelcon materiali de cortesemente la colla- Le resistono al lavaggio a 60 gradi. borazione della popolazione per mascherine di comunità commerciali compiere unoulteriore passosesulsulla sono monouso sono lavabili camminosidella sfida indicazioni alla pande- che confezione riportano mia da virus SARS-COV-2 che è di possono includere anche il numero responsabile della malattia COVID lavaggi consentito senza che questo 19”, è l’incipit della lettera che diminuisca la loro performance. dallo scorso 11 maggio perso- nel Quali mascherine devole usare ne che sono guarite dall’infezione caso in cui compaiano sintomi di indel terribile virus si sono viste refezione respiratoria? capitare del Veneto con è Nel caso dalle in cuiUlss compaiano sintomi l’invito a donare il sangue. necessario l’utilizzo di mascherine cerSi come trattadispositivi di un invito rivolto a tificate medici. più di 3.000 persone con l’intento, Come smaltire le mascherine? loro collaborazione, -attraverso Se è stata la utilizzata una mascherina di creare, nel tempo monouso, smaltirlapiù conbreve i rifiuti indiffepossibile, una banca del plasma. renziati; spiega il una presidente -L’obiettivo, Se è stata indossata mascheriRegione metterla Luca Zaia,inèuna quello na della riutilizzabile, busta di farsi le trovare preparati nel riutilizzo caso e seguire regole per il suo in cui in autunno ci fosse un nuodopo apposito lavaggio. vo inasprimento dell’infezione da Coronavirus. La sperimentazione della terapia con plasma iper-immune su un panel di ricoverati condotta dalla dottoressa Giustina De Silvestro, Direttore dell’Unità operativa immunotrasfusionale dell’Azienda Ospedaliera di Padova, ha infatti evidenziato un netto miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti.

Avviato in Veneto il progetto della terapia con plasma-iperimmune

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uale legame può esserci tra Couale legame può esserci tra Covid 19 e inquinamento dell’aria? vid 19 e inquinamento dell’aria? La risposta è affidata ad un progetto La risposta è affidata ad un progetto di ricerca nazionale, Pulvirus, che di ricerca nazionale, Pulvirus, che l’Agenzia regionale per la prevenl’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione ambientale del zione e la protezione ambientale del Veneto (Arpav) e la Protezione civile Veneto (Arpav) e la Protezione civile regionale stanno portando avanti regionale stanno portando avanti insieme con l’Istituto superiore di insieme con l’Istituto superiore di Sanità, Enea e Sistema nazionale Sanità, Enea e Sistema nazionale delle agenzie. delle agenzie. “Abbiamo fortemente promosso “Abbiamo fortemente promosso questa iniziativa, il dataset delle questa iniziativa, il dataset delle agenzie e le competenze del persoagenzie e le competenze del personale, chimici, biologi, fisici, tecnici, nale, chimici, biologi, fisici, tecnici, possono essere decisive per capire possono essere decisive per capire il legame fra inquinamento e Covid” il legame fra inquinamento e Covid” ha spiegato Luca Marchesi, direttore ha spiegato Luca Marchesi, direttore generale Arpav in occasione della generale Arpav in occasione della presentazione del progetto lo scorso presentazione del progetto lo scorso 29 aprile a Roma. 29 aprile a Roma. “Per questo – ha aggiunto - abbia“Per questo – ha aggiunto - abbiamo fortemente promosso un’iniziamo fortemente promosso un’iniziativa nazionale e siamo nella cabina tiva nazionale e siamo nella cabina di regia della task force Pulvirus di regia della task force Pulvirus composta da Istituto Superiore di composta da Istituto Superiore di Sanità, Enea e Sistema nazionale Sanità, Enea e Sistema nazionale delle Agenzie, in cui c’è anche Ispra. delle Agenzie, in cui c’è anche Ispra. Inoltre Arpav è già impegnata in due Inoltre Arpav è già impegnata in due progetti di ricerca con università ed progetti di ricerca con università ed istituzioni venete che studieranno i istituzioni venete che studieranno i dati delle nostre stazioni di monitodati delle nostre stazioni di monitoraggio”. raggio”. Già prima della nascita della task Già prima della nascita della task force nazionale le Agenzie ambientaforce nazionale le Agenzie ambientali, riunite nel Sistema Nazionale delle li, riunite nel Sistema Nazionale delle Agenzie, hanno condiviso i dati delle Agenzie, hanno condiviso i dati delle

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egli ospedali della nostra regione e in particolare nell’Azienda Ospedaliera di Padova, che ha assunto ruolo di centro coordinatore, è in atto la sperimentazione della trasfusione ai pazienti con forma grave di COVID 19 del plasma raccolto dai pazienti guariti dalla stessa malattia che hanno prodotto nel loro organismo degli anticorpi in grado di neutralizzare il virus - prosegue la lettera - i confortanti risultati ottenuti nel decorso clinico dei pazienti così trattati ci ha dato la forza per sostenere e avviare la ricerca delle persone che hanno superato la malattia e potrebbero divenire sorgente benefica donando un po’ del loro plasma. Non soltanto: ma abbiamo l’ambizione di poter provvedere alle possibili ricomparse future di questa insidiosa malattia conservando quote congelate del prezioso emocomponente, da utilizzare al momento opportuno”. Chi può donare? “L’efficacia del risultato dipende dal quadro clinico generale la persona per donare il plasma deve aver contratto la malattia” si spiega in un video divulgativo, diffuso a supporto della lettera. “Se ha avuto solo il tampone positivo ma non ha avuto sintomi o se ha avuto sintomi ma non è sicuro di avere avuto il coronavirus non è idoneo a donare il plasma. Negli asintomatici la quantità di anticorpi non è sempre sufficiente per curare il malato”. “Lei potrebbe essere la persona che stiamo cercando: la preghiamo perciò di poter aderite alla nostra iniziativa e di comunicarci la sua disponibilità ad essere contattato dal Centro Trasfusionale della sua provincia di residenza - conclude la lettera che è stata inviata ai guariti da COVID 19 - per avere maggiori e più precise informazioni in merito e magari poter concordare un appuntamento per una visita preliminare”.

Un progetto progetto di di ricerca ricerca studia studia le le relazioni relazioni Un tra inquinamento inquinamento ee Covid Covid 19. 19. tra L’Agenzia ambientale ambientale veneta veneta ee la la Protezione Protezione L’Agenzia civile nella nella task task force force nazionale nazionale civile stazioni di monitoraggio dell’aria che stazioni di monitoraggio dell’aria che coprono capillarmente il territorio coprono capillarmente il territorio nazionale soprattutto nelle regioni nazionale soprattutto nelle regioni maggiormente interessate alla panmaggiormente interessate alla pandemia. demia. L’analisi preliminare dei dati duL’analisi preliminare dei dati durante il lockdown indica che i differante il lockdown indica che i differenti inquinanti studiati non hanno renti inquinanti studiati non hanno avuto gli stessi andamenti. Infatti da avuto gli stessi andamenti. Infatti da fine febbraio si nota la diminuzione fine febbraio si nota la diminuzione

del biossido di azoto (NO2) maggiordel biossido di azoto (NO2) maggiormente collegato al traffico veicolare mente collegato al traffico veicolare mentre le polveri sottili sono state mentre le polveri sottili sono state altalenanti perché influenzate dai altalenanti perché influenzate dai fenomeni atmosferici. fenomeni atmosferici. Per fare un esempio, il periodo del Per fare un esempio, il periodo del lockdown è coinciso con la stagione lockdown è coinciso con la stagione primaverile maggiormente ventilata primaverile maggiormente ventilata e quindi favorevole al miglioramento e quindi favorevole al miglioramento dell’aria. dell’aria.

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Salute

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Mascherine, istruzioni per l’uso Dal 26 aprile l’utilizzo è obbligatorio, dal sito internet dell’Istituto superiore di sanità le indicazioni con le risposte alle domande più frequenti

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rurgiche sono le mascherine a uso medico, sviluppate per essere utilizzate in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Rispondono alle caratteristiche richieste dalla norma UNI EN ISO 14683-2019 e funzionano impedendo la trasmissione. Le mascherine di comunità, come previsto dall’articolo 16 comma 2 del DL del 17 marzo 2020, hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus SARS-COV-2. Quali sono le caratteristiche che devono avere le mascherine di comunità? Esse devono garantire un’adeguata barriera per naso e bocca, devono essere realizzate in materiali multistrato che non devono essere né tossici né allergizzanti né infiammabili e che non rendano difficoltosa la respirazione. Devono aderire al viso coprendo dal mento al naso garantendo allo stesso tempo confort. La mascherina è obbligatoria anche

e mascherine, in base al DPCM del 26 Aprile scorso sono diventate obbligatorie negli spazi confinati o all’aperto in cui non è possibile o garantita la possibilità di mantenere il distanziamento fisico. In base al comma 2 dell’articolo 3 dello stesso DPCM “possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”. Le mascherine rappresentano una misura complementare per il contenimento della trasmissione del virus e non possono in alcun modo sostituire il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e l’attenzione scrupolosa nel non toccare il viso, il naso, gli occhi e la bocca. Dal sito internet dell’Istituto Superiore di Sanità ecco alcune indicazioni sull’utilizzo corretto delle mascherine al tempo del Covid 19. Che differenza c’è tra le cosiddette mascherine di comunità e le mascherine chirurgiche? Le mascherine chi-

Pulvirus, per capire le ricadute del lockdown sulla qualità dell’aria

Mascherine, istruzioni per l’uso

per i bambini? Dai sei anni in sù anche i bambini devono portare la mascherina e per loro va posta attenzione alla forma evitando di usare mascherine troppo grandi e scomode per il loro viso. È possibile lavare le mascherine di comunità? È possibile lavare le mascherine di comunità se fatte con materiali che resistono al lavaggio a 60 gradi. Le mascherine di comunità commerciali sono monouso o sono lavabili se sulla confezione si riportano indicazioni che possono includere anche il numero di lavaggi consentito senza che questo diminuisca la loro performance. Quali mascherine devo usare nel caso in cui compaiano sintomi di infezione respiratoria? Nel caso in cui compaiano sintomi è necessario l’utilizzo di mascherine certificate come dispositivi medici. Come smaltire le mascherine? - Se è stata utilizzata una mascherina monouso, smaltirla con i rifiuti indifferenziati; - Se è stata indossata una mascherina riutilizzabile, metterla in una busta e seguire le regole per il suo riutilizzo dopo apposito lavaggio.

Attività fisica, si riparte con prudenza e gradualità


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Salute

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Attività fisica, si riparte con prudenza e gradualità Le norme di sicurezza da seguire e le modalità per riprendere senza forzare troppo o rischiare di farsi male

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ttività fisica, ripartire è una scelta sana ma la ripresa va fatta gradualmente e con attenzione. E’ bene ritornare alle abitudini di un tempo, senza tuttavia dimenticare che la “ripartenza” presuppone, per funzionare, l’osservanza di normative con la stessa attenzione mantenuta nel periodo della piena emergenza. Il dottor Franco Giada, Primario di Medicina dello Sport e Cardiologia Riabilitativa dell’Ulss 3 (in foto), come membro del Comitato Scientifico, si rifà ai consigli stilati di recente dalla Federazione Medico Sportiva Italiana, che è la società scientifica accreditata dal Ministero della Salute per la Medicina dello Sport. Le sue raccomandazioni si rivolgono sia a chi fa sport di tipo agonistico, ma anche a chi pratica esercizio fisico per il benessere o come mezzo preventivo e terapeutico. 1. Praticare attività fisica a livello individuale, rispettando l’eventuale indicazione all’utilizzo di una mascherina

chirurgica per coprirsi naso e bocca. 2. Mantenersi a distanza da altre persone. Considerato che l’attività fisica aumenta la frequenza e la profondità degli atti respiratori e di conseguenza lo spazio percorso dalle goccioline di saliva presenti nel nostro respiro (droplets), sarà necessario aumentare la distanza di sicurezza portandola ad almeno 5 metri durante il cammino e la corsa e ad almeno 20 metri nel caso del ciclismo. 3. Evitare di lasciare in luoghi condivisi con altri gli indumenti indossati per l’attività fisica, ma riporli in zaini o borse personali e, una volta rientrato a casa, lavarli separatamente dagli altri indumenti. 4. Appena possibile, dopo l’attività fisica, lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi, sciacquandole ed asciugandole con una salvietta monouso. Se non si ha accesso ad acqua corrente è possibile ricorrere a prodotti di disinfezione

5. Bere sempre da bicchieri monouso o bottiglie personalizzate. 6. Buttare subito in appositi contenitori (ben sigillati) i fazzolettini di carta o altri materiali, come cerotti, bende, eccetera 7. Non toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con le mani non lavate. 8. Qualora si tossisca o starnutisca, coprirsi la bocca e il naso con l’incavo del gomito o con un fazzoletto, preferibilmente monouso, ma non con la mano. Oltre alla prudenza è inoltre corretto riprendere in maniera sicura, efficace e graduale. “L’Organizzazione Mondiale della Sanità – ha spiegato il Primario – riconosce

l’esercizio fisico come uno dei più importanti mezzi per la riduzione del rischio di mortalità e di contrarre patologie gravi come le malattie cardiovascolari, l’ictus, l’ipertensione, il diabete, l’obesità; e va detto che la riduzione dell’esercizio fisico (il cosiddetto “detraining”) può comportare, anche nel giro di poche settimane, riduzione delle performance fisiche e problemi di vario genere a quasi tutti gli organi: infortuni, traumi, problemi muscolari, eventi cardiovascolari, disturbi della sfera psicologica”. Al fine di contrastare gli effetti deleteri del detraining (del “non allenamento”) sulla ripresa dell’attività fisica, la FMSI raccomanda quindi di attenersi a precise indicazioni in termini di inten-

sità, frequenza, volume e modalità di esercizio. E’ necessario prevedere un aumento graduale del carico o volume totale di esercizio fisico (da aumentarsi ogni 4-6 settimane) ed alternare attività di tipo aerobico (cammino veloce, corsa, ciclismo, eccetera), con attività di tonificazione muscolare (esercizi a corpo libero o con pesi leggeri e/o elastici). Ogni seduta di allenamento deve prevedere una fase iniziale di stretching ed una finale di defaticamento con esercizi di allungamento muscolare. 1. Per le persone “sedentarie” si consiglia iniziare con 150 minuti/settimana di esercizio fisico di lieve intensità, o con 75 minuti/settimana di esercizio fisico ad intensità moderata, fino a raggiungere l’obiettivo di almeno 300 minuti di attività leggera alla settimana, o 150 minuti di esercizio a intensità moderata alla settimana. 2. Per i “moderatamente attivi” si consiglia di svolgere almeno 300 minuti di attività leggera, o 150 minuti di esercizio a intensità moderata a settimana. 15 minuti di attività vigorosa per 1-2 volte a settimana devono essere eseguiti in alternativa all’esercizio leggero (60120 minuti) o moderato (30-60 minuti). 3. Per gli “attivi” si consiglia di eseguire almeno 150 minuti di esercizio di intensità moderata a settimana, o 75 minuti di esercizio di intensità vigorosa.

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on-line: MAGGIO 2020

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on sappiamo ancora se la prossima estate sarà caratterizzata da temperature tropicali oppure no. Quello che è certo è che gli animali, in particolare i cani, sono spesso vittime del cosiddetto “colpo di caldo”, perché i nostri amici a due e a quattro zampe hanno davvero poca tolleranza del caldo. Ecco alcuni consigli su come far affrontare al meglio la stagione estiva ai nostri animali domestici. Non lasciate mai un animale incustodito dentro l’auto: la temperatura interna dell’abitacolo sale rapidamente, anche con i finestrini aperti, e trasforma la vettura in un vero e proprio forno. Se vedete un animale rinchiuso da solo in un’auto al sole, prestare attenzione ai sintomi di un eventuale colpo di calore (problemi di respirazione, spossatezza generalizzata). In tal caso, se non si interviene subito, rischia di correre un grave pericolo di vita: chiamate immediatamente aiuto e nel frattempo cercate di creare ombra mettendo dei giornali sul parabrezza e se possibile gettate acqua all’interno per bagnare l’animale, usando un eventuale fessura aperta del finestrino.

Qualche consiglio utile per affrontare il caldo

Estate: come proteggere i nostri amici animali

Assicuratevi che gli animali abbiano sempre accesso all’ombra e acqua fresca in abbondanza. In caso di colpi di calore, chiamate subito il veterinario. Evitate le passeggiate con il vostro cane nelle ore più calde della giornata preferendo le prime ore del mattino o l’imbrunire e portate sempre con voi acqua e una ciotola. Ricordatevi di applicare una crema solare ad alta protezione sulle estremità bianche degli animali prima di farli uscire sotto il sole o prima di portarli in spiaggia. Anche cani e gatti possono scottarsi al sole! Con le alte temperature non mancheranno di far visita le pulci, le zecche e gli

acari, meglio quindi verificare spesso il pelo del vostro amico a quattro zampe per verificarne la presenza. E non dimenticate di applicare preventivamente un antiparassitario con collari, spray o pipette. Per evitare il proliferare di questi fastidiosi insetti è opportuno anche tenere ben pulito e disinfettato il luogo in cui vivono, cuccia o lettiera che sia, cambiando almeno 2 volte la settimana la sabbia o il fondo della loro casa. In estate non solo cani e gatti hanno bisogno di maggiori cure, ma anche uccellini domestici, conigli e roditori oltre che i pesci. Le voliere e le gabbiette vanno posizionate in luoghi all’ombra, freschi e

ventilati, bisogna avere cura di cambiare spesso l’acqua dei beverini e lasciare loro delle vaschette di acqua in cui immergersi. E’ meglio riempire i laghetti ogni sera, per ripristinare l’acqua evaporata durante il giorno e così aggiungere ossigeno nuovo. Per gli acquari è consigliato abbassare la temperatura del riscaldatore di un paio di gradi, lasciare il coperchio aperto ed eventualmente installare sul bordo alcune ventole che aiutano l’abbassamento di qualche grado della temperatura dell’acqua. I rettili, al contrario, amano le temperature più calde e umide e per questo adorano l’estate!

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n treno? E’ conveniente di giorno e con cani di taglia piccola. In nave non c’è una regola, le condizioni le stabilisce ogni singola compagnia. In aereo è più complicato e molto faticoso per i cani di taglia grande e media e le condizioni le condizioni di trasporto vengono stabilite dalle compagnie. In auto è di certo il modo migliore, anche se possono esserci alcuni proiblemi, quali il mal d’auto e la sete! I cani possono infatti soffrire l’auto, come noi, per motivi fisici (cinetosi) o psicologici. I sintomi sono nausea, vomito, paura, agitazione e a volte tentativi di fuga. Ma non dimentichiamo che Fido non sa che stiamo andando in vacanze… quindi non ci spazientiamo se dovesse avere qualche problema di mal d’auto e di agitazione!

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Filariosi Mai abbassare la guardia!

Con l’arrivo dell’estate possiamo dare la giusta protezione ai nostri animali S

appiamo bene quanto pulci e zecche possano rendere un incubo le passeggiate primaverili con i nostri amici a quattro zampe. Ma con l’arrivo dell’estate è bene preoccuparsi maggiormente di una malattia parassitaria del cane e del gatto molto insidiosa e che può essere facilmente trasmessa tramite le punture di zanzara: la filariosi e la filariosi cardiopolmonare. Il rischio di contrarre questa malattia aumenta proprio con l’arrivo del caldo che favorisce infatti la schiusa delle uova delle zanzare. A causare la malattia è un parassita, il Dirofilaria Immitis, che viene trasmesso agli animali tramite delle banali punture di zanzara. In Italia, è diffusa soprattutto nelle regioni della Pianura Padana. Non è facile capirne i sintomi, perché questa patologia è spesso totalmente asintomatica nella fase iniziale e compaiono quasi sempre in uno stadio avanzato. Le prime avvisaglie sono tosse e affaticamento, spesso accompagnati da altri disturbi, che possono essere diversi tra gatti e cani. Nei gatti i primi segnali della presenza della filariosi sono in genere vomito e difficoltà respiratorie. Più rara nei felini è la sintomatologia cardiopolmonare che però è più perico-

losa per questi animali che per i cani, perché il loro il cuore è molto più piccolo e dunque più fragile.

La pericolosa malattia è causata da un parassita trasmesso agli animali attraverso le punture di zanzara. Per la prevenzione vi sono farmaci specifici Nei cani la malattia può manifestarsi invece con stanchezza, inappetenza, tosse, insufficienza cardiaca, problemi respiratori, edema polmonare. Per verificare la presenza della malattia basta un semplice prelievo del sangue: i risultati sono molto attendibili nel cane, meno nel gatto. Una volta certi della diagnosi, il veterinario vi aiuterà a scegliere la cura più appropriata. La terapia più diffusa prevede la somministrazione di farmaci che causano la morte del parassita, un metodo efficace che però implica effetti collaterali anche molto seri. Per prevenire l’insorgere della malattia esistono dei farmaci specifici, che agiscono sui parassiti allo stato larvale, assolutamente privi di effetti collaterali. Il trattamento viene solitamente somministrato da maggio a novembre ed è possibile scegliere l’assunzione di compresse, da ripetere una volta al mese, oppure un’iniezione, che agisce per circa sei mesi.


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Animali da compagnia e Covid-19 facciamo chiarezza L’OIPA: “È importante sensibilizzare l’opinione pubblica sulla non comprovata trasmissibilità del virus da parte degli animali da affezione, per evitare allarmismi ingiustificati e comportamenti irresponsabili nei loro confronti”

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ra fake news e allarmismi generalizzati, in questi mesi sono circolate molte, fin troppe, informazioni sul rapporto tra trasmissione del virus ed i nostri animali da compagnia. Per questo, cerchiamo di fare chiarezza, affidandoci agli esperti che tanto ci hanno guidato e ci guidano dall’esordio del Covid-19. Nel caso specifico ci siamo rivolti ad OIPA Italia Onlus, l’Associazione Internazionale Protezione Animali, che con i suoi specialisti ci ha aiutato a trovare il bandolo della matassa e che vuole diffondere una corretta informazione sul tema. “Gli animali contraggono virus appartenenti a questa famiglia (dei Coronavirus – Ndr), come l’alfa coronavirus nei gatti randagi e il coronavirus enterico nei cani, ma non il Covid-19 – spiega Silvana Confente, medico veterinario di Oipa - È fondamentale rendere pubblica questa indicazione scientifica per evitare il diffondersi di comportamenti dettati da poca consapevolezza e che vadano a ledere il benessere degli animali e la loro libera circolazione”. La prof.ssa Mirta Bajamonte, Biomedico – Biotecnologo – Embriologo Clinico specializzato in Fisiopatologia della Riproduzione Umana, interpellata da OIPA, afferma:

“Sebbene il SARS-CoV2 parta dagli animali, è altrettanto scientificamente verificato che il ceppo virale, cambiando continuamente ospite e quindi progredendo da una specie animale ad un’altra, abbia subito delle mutazioni che hanno reso il ceppo di attacco all’essere umano specie-specifico, motivo per cui la trasmissione avviene esclusivamente da uomo a uomo. Gli animali che vivono nelle nostre case, a causa della malattia dei loro proprietari, potrebbero, in casi rari, contrarre l’infezione ma non trasmettere a loro volta il virus. È quindi sufficiente che la persona positiva al SARS-CoV2 si comporti con loro adottando le stesse misure preventive utilizzate con gli altri membri della famiglia. Nel rispetto di tutti gli esseri senzienti, è irresponsabile fare dichiarazioni allarmanti che confondano l’opinione pubblica e che, non essendo addetta ai lavori, penserà bene di sbarazzarsi dei propri animali domestici soltanto nel timore, ad oggi ingiustificato, del loro possibile ruolo di contagio nell’epidemia”. Sì, perché purtroppo abbiamo assistito anche a questo fenomeno disumano. L’abbandono degli animali domestici, per paura potessero essere veicolo di contagio. Pertanto, è dovero-

so sottolineare che abbandonare un animale che abbiamo scelto come componente della famiglia non è solo un gesto ignobile e deprecabile, ma è anche un reato sancito dal codice penale (art. 727 c.p.). Venendo alla quotidianità di questo periodo e dunque al benessere dei nostri animali, riportiamo le risposte che il Ministero della Salute ha dato ad alcuni dei più frequenti quesiti posti dalla cittadinanza.

Posso contrarre l’infezione dal mio animale da compagnia? Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione di SARS-CoV-2 che riconosce, invece, nel contagio interumano la via principale di trasmissione. Tuttavia, poiché la sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali suggeriscono che gli animali domestici siano, occasionalmente, suscettibili a SARS-CoV-2, è importante proteggere gli animali di pazienti affetti da COVID-19, limitando la loro esposizione. Si raccomanda di lavare le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo.

Se torno da una passeggiata con il mio cane devo pulirgli le zampe La sopravvivenza del nuovo Coronavirus negli ambienti esterni non è al momento nota con certezza. Se il cane viene a contatto con le zampe con secrezioni respiratorie espulse a terra da persone infette è teoricamente possibile che possa trasportare il virus anche se non vi sono al momento evidenze di contagi avvenuti in questo modo. Quindi, si tratta di osservare l’igiene accurata delle superfici e delle mani lavando i pavimenti con soluzioni a base di cloro all’0.1% (la comune candeggina o varechina), le altre superfici con soluzioni a base di cloro allo 0,5% e le mani con acqua e sapone per oltre 20 secondi o con soluzioni/gel a base alcolica, per uccidere i virus. E’ possibile al rientro a casa lavare le zampe del cane con acqua e sapone, analogamente a quanto facciamo con le nostre mani, avendo cura di asciugarle bene e comunque è opportuno evitare di farlo salire con le zampe su superfici con le quali veniamo a contatto (ad esempio su letti o divani).

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Y-40® THE DEEP JOY: DALLE TERME AL MARE, LE VACANZE NON SONO PIÙ UN SOGNO! L’estate inizia ON-LINE, grazie ai corsi digital di subacquea o apnea e le immersioni nell’acqua termale della piscina più profonda del mondo, a Montegrotto Terme.

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uale sarà la prima cosa che farai una volta tornato alla normalità?” Se in tutti i sondaggi di questo periodo si registra la voglia di rilassarsi, andare al mare, vivere la libertà dell’acqua, Y-40® The Deep Joy, la piscina più profonda del mondo, ha già tutte le carte in regola per avvicinarci a realizzare questo sogno! Il centro di immersioni più frequentato in Europa, ha pensato di proporre tutto il ventaglio dei propri corsi, dalla subacquea all’apnea, anche in questo periodo, comodamente dal proprio divano di casa. Per mezzo del programma Y-40 Digital School, infatti, si potranno frequentare le lezioni teoriche sull’utilizzo delle bombole, le tecniche apneistiche, il soccorso, la respirazione e molto altro, dai livelli base a quelli più avanzati, grazie agli

istruttori a disposizione attraverso l’e-learning. In seguito, si procederà con le immersioni nei 4.300.000 litri d’acqua termale salsobromoiodica a 32°/34°C della struttura entrata nel Guinness dei Primati grazie ai suoi 42 metri di profondità.

Un modo di avvicinarsi all’estate gradualmente, iniziando già da ora con la formazione in rete per procedere poi nella struttura ideata e progettata dall’architetto Emanuele Boaretto con le caratteristiche adatte alla migliore svolgimento della didattica subacquea.

Dai primi passi nel mondo acquatico ai training per diventare istruttori, dai corsi di gruppo legati al calendario di Y-40 alle lezioni private negli orari preferiti, un team di istruttori di fama internazionale è pronto a realizzare il sogno di preparare al meglio tutti gli appassionati di mare alle prossi-

me vacanze estive, con un brevetto riconosciuto in tutto il mondo. Per maggiori informazioni sui corsi Y-40 Digital School, scrivi a info@y-40.com www.Y-40.com Via Cataio 42, Montegrotto Terme (PD)

+39 049 8910416 info@y-40.com

Benessere a 360° Ci rivedremo presto… per prenderci cura di voi!


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Elba, laddove osano le E-Mountainbike U

n colpo di bacchetta magica, due colpi di pedale, et voilà: riesci a scalare anche le montagne più impervie e ad affrontare anche le discese più ripide. E-Mountainbike? Si, grazie! Mountainbike con la E, ovvero bici elettrica, anzi no: bicicletta a pedalata assistita. Esperienza sorprendente e stimolante alla Tenuta delle Ripalte, all’estremo sud dell’isola d’Elba, dopo l’arroccato e pittoresco borgo di Capoliveri, dove una riserva naturale intatta e di grandi

di Renato Malaman

dimensioni, caratterizzata dalla vegetazione tipica della macchia mediterranea,attende a braccia aperte il visitatore. Un’idea originale per i prossimi mesi quando finalmente sarà possibile progettare una vacanza o un week end lungo e metterci così alle spalle il periodo del lockdown. E’l’anno dell’Italia e questa destinazione dell’Elba, combinata con la pratica della Mountain bike elettrica, rappresenta una soluzione originale e accessibile. Emozionante e rilassante. continua alla pag. seguente


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Elba, laddove osano le E-Mountainbike

Alla Tenuta delle Ripalte di Capoliveri, 450 ettari di riserva naturalistica e 12 chilometri di coste, la bici a pedalata assistita permette di sfidare l’impossibile. Lungo itinerari sospesi fra mare e montagna, per scoprire anche le ex miniere di magnetite del Monte Calamita di Renato Malaman

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l colpo di bacchetta magica, due colpi di pedale, et voilà: riesci a scalare anche le montagne più impervie e ad affrontare anche le discese più ripide. E-Mountainbike? Si, grazie! Mountainbike con la E, ovvero bici elettrica, anzi no: bicicletta a pedalata assistita. Esperienza sorprendente e stimolante alla Tenuta delle Ripalte, all’estremo sud dell’isola d’Elba, dopo l’arroccato e pittoresco borgo di Capoliveri, dove una riserva naturale intatta e di grandi dimensioni, caratterizzata dalla vegetazione tipica della macchia mediterranea,attende a braccia aperte il visitatore. Un’idea originale per i prossimi mesi quando finalmente sarà possibile progettare una vacanza o un week end lungo e metterci così alle spalle il periodo del lockdown. E’l’anno dell’Italia e questa destinazione dell’Elba, combinata con la pratica della Mountain bike elettrica, rappresenta una soluzione originale e accessibile. Emozionante e rilassante. Alla Tenuta Le Ripalte di Capoliveri i corsi di E-Mountainbike del Costa dei Gabbiani Bike Center avviati da Mauro Cottone, ex campione e giornalista di settore, sono un fiore all’occhiello. Assicurano un’esperienza nuova e alla portata di tutti, alla scoperta del Capoliveri Bike Park creato in questa oasi naturalistica. La pedalata assistita elettricamente, grazie all’energia supplementare garantita dalla batteria(che dispone peraltro di una buona autonomia), permette di affrontare escursioni altrimenti non alla portata di tutti. I percorsi presentano un profilo altimetrico irregolare,con picchi e precipizi, fatto di ‘discese ardite e risalite’ come nella canzone ‘Sì, viaggiare’ di Lucio Battisti. Ma fatto soprattutto di paesaggi mozzafiato, dove mare e montagna sembrano darsi la mano. Dove dietro a ogni curva si nasconde uno scorcio da favola: la vista di una piccola baia su cui ci si può catapultare a rotta di collo con la bici (in tutta sicurezza);oppure un tratto di sentiero tracciato arditamente sulla nuda pietra;o la visione surreale di una grande miniera abbandonata, dove il color ruggine delle strutture si confonde con quello delle pareti della montagna per effetto della notevole presenza di ferro.L’oro dell’isola d’Elba. Lasciar scivolare via veloce la bici lungo questi percorsi audaci dà una grande sensazione di

I corsi (anche di apnea, sub e yoga) sono il fiore all’occhiello del resort, un’oasi immersa nella macchia mediterranea che copre l’intera parte sud dell’isola con villette, fattorie, maneggio, centri sportivi e panorami incantevoli In copertina uno spettacolare tratto del Capoliveri Bike Park. In questa pagina: altri scorci di Tenuta delle Ripalte. A sinistra: le ex miniere di magnetite

libertà. Il poter affrontare qualsiasi asperità in scioltezza regala poi l’impagabile ebbrezza del volo. Ecco, è come volare sulle pietre, volare sui paesaggi… proiettarsi sull’orizzonte, senza limiti, come in un sogno. La carica della batteria dura almeno mezza giornata e permette una pedalata assistita dolce, graduale, regolabile. Più si spinge e più si sale... i freni a disco permettono di non schiantarsi in discesa, i copertoni rinforzati e adalla sezione allargata garantiscono stabilità anche in condizioni estreme. Sembra di essere essere ancorati al suolo. Persino quando si fa lo slalom fra i sassi e i cespugli di ginestre. Tenuta delle Ripalte, 450 ettari e 12 chilometri di costa, è di proprietà di una famiglia veronese che qualche anno fa ha deciso di trasformarla in un resort immerso nella natura. Sorge nel parco creato intorno al Monte Calamita e si estende dalle miniere di magnetite, abbandonate da circa mezzo secolo e oggi

trasformate in un interessante museo, e offre una vista unica sull’intera costa sud dell’Elba.Tante le spiagge raggiungibili via terra o via mare, incastonate nelle incantevoli calette: Calanova, il Ginepro, il Buzzancone, Sassi Neri, Istia... Il resort è la conferma dei valori della bioarchitettura: un modo di costruire in sintonia con la natura. A Tenuta delle Ripalte ci sono villette a schiera, piccole fattorie, un agricampeggio, un centro servizi con ristorante e pizzeria, una scuola di apnea, una di subacquea, un centro yoga e di meditazione, un maneggio per le escursioni a cavallo, campi da tennis, piscine. Tante le attività proposte in stagione. E poi c’è l’isola d’Elba con le sue bellezze naturalistiche e i suoi borghi. Un’isola che per un breve periodo ha avuto come ospite di riguardo anche un certo… Napoleone Bonaparte. Ma questa è un’altra storia. Da scoprire semplicemente prenotando un traghetto da Piombino a Portoferraio.

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• Cucina Proposte per una cucina biologica, integrale, vegetariana, in sintonia con la natura Antipasto colorato Ingredienti: 1 dozzina di asparagi - 2 uova sode - 4-5 pomodorini - sale e olio q. b.

Preparazione: pulire, lavare e cuocere gli asparagi al vapore; tagliare i pomodorini e condirli con sale, olio e limone in una ciotola a parte. Una volta cotti condire anche gli asparagi. Cuocere le uova sode e tagliarle a spicchi. Servire ponendo nel piatto gli asparagi con gli spicchi d’uovo e i pomodorini a fantasia.

Cus cus alla rucola

Dessert di cedro

Ingredienti: 250 g di cus cus - 1 cipolla - 1 spicchio d’aglio - 1 C di passata di pomodoro - 1 bustina di zafferano - 1 manciata di rucola tritata - 1 pizzico di: peperoncino, maggiorana, basilico, menta.

Ingredienti: 4 tuorli d’uovo - 3 C di amido di mais - il succo di due cedri - la buccia grattugiata di un limone - 1 pizzico di sale - 1 C di zucchero vanigliato - 2 C di zucchero di canna - 350 g di yogurt intero.

Preparazione: tostare e cuocere il cus cus con il doppio di volume d’acqua. Intanto tritare la cipolla e l’aglio, farli appassire e unire la passata di pomodoro, il peperoncino, la maggiorana, il basilico e la menta. Tritare l’altra parte di menta. Condire il cus cus con un filo d’olio e lo zafferano. Tritare la rucola. Preparare il cus cus nel piatto, versarvi attorno il sugo e la rucola tritata.

Preparazione: preriscaldare il forno a 180° e preparare un recipiente adatto a una cottura a bagnomaria. Amalgamare in una ciotola lo yogurt con un pizzico di sale, lo zucchero semolato, lo zucchero vanigliato, i tuorli, la scorza del limone, il succo di cedro e da ultimo l’amido di mais. Ungere con del burro 4 stampini e cospargerli di zucchero, riempirli con il composto allo yogurt, ricoprirli con della carta stagnola. Disporli nel recipiente per la cottura a bagnomaria e infornarli per circa 40 minuti a 180°. Sfornare, lasciar raffreddare per un paio d’ore e servire.

Carmen Bellin Educatore Alimentare dell’Associazione Culturale La Biolca di Padova: tiene corsi e conferenze su alimentazione e cucina, collabora al mensile Biolcalenda, ha pubblicato Metti una sera a cena libro di ricette e consigli utili per una cucina in armonia con i ritmi della natura. LA BIOLCA · www.labiolca.it info@labiolca.it · tel. 049 9101155

Note

La quantità degli ingredienti si riferisce a un menù tipo per 4 persone. Abbreviazioni usate: C = cucchiaio · c = cucchiaino g = grammo · kg = chilogrammo L = litro · dl = decilitro olio (quando non è specificato altro) = olio extra vergine di oliva q.b. = quanto basta.


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Necrologi

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Ricordando i nostri Cari … Da questo mese laPiazza mette a disposizione dei Lettori e delle Imprese di Onoranze Funebri questo spazio, in ricordo dei propri cari.

049 870 48 84

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Il servizio, a pagamento, è operativo TUTTI I GIORNI dalle 10.00 alle 18.00

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Pignaffo - 335 6515071

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