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La Piazza di Padova lug2020 n115

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Sport p.33

Salute p.39

Turismo p.43

di Padova

LUGLIO 2020

Periodico d’informazione locale - Anno XXVII n.115

Cultura p.19

SCUOLA

Andrea Crisanti: “no al plexiglass sì ai ricambi d’aria” AMBIENTE

Raccolta differenziata: in prima linea l’Arcella dei bidoni

Un’estate tra luci e ombre, una stagione inedita in un’altalena di emozioni e di colpi di scena, tra la voglia di “Fase 3” dopo l’impegnativa ripartenza che ha visto mobilitati tutti i settori produttivi, il mondo del commercio e dei servizi, con un notevole sforzo per districarsi fra l’applicazione delle linee guida per ripartire in sicurezza ma anche la necessità di recuperare il terreno perduto dopo il lockdown soprattutto per i settori più penalizzati. Come sempre le imprese venete si sono distinte per capacità di reazione, nonostante le difficoltà finanziarie e le incertezze normative, e sia gli imprenditori che i lavoratori si sono rimboccati le maniche. Due, sostanzialmente, le principali richieste delle aziende e delle attività commerciali e di servizi: essere messi nelle condizioni di poter lavorare attraverso un più agevole accesso ai benefici finanziari e alle forme di aiuto messe in campo i questi mesi, con un sensibile alleggerimento della burocrazia, vista ancora come un freno e una zavorra all’attività di impresa e anche alla realizzaServizi da pag. 5e adelle pag 9 zione pratica delle disposizioni del governo

Riflessioni, preparativi e linee guida per garantire la riapertura delle nostre scuole

regioni. Per molti la strada resta in salita ma, come abbiamo visto in queste settimane, la voglia di reagire certo non manca. Molti lavoratori faranno periodi di ferie più brevi questa estate proprio per recuperare il tempo perduto con il lockdown, sul fronte commerciale le attività si sono inventate formule e iniziative per incentivare gli acquisti e per la prima volta i saldi inizieranno ad agosto. Nelle località balneari e turistiche c’è l’impegno ad offrire vacanze all’insegna della sicurezza e della tranquillità, cercando di evitare situazioni che potrebbero avere conseguenze imprevedibili. Tornano a fiorire anche le proposte culturali, sportive e per il tempo libero, più difficile invece la realizzazione di grandi eventi. Tutti abbiamo diritto ad un po’ di svago e di serenità con i nostri cari, di vivere questa estate con la necessaria attenzione ma anche con la possibilità di muoverci, nelle nostre città come nelle località turistiche, di fare incontri e acquisti. Spetta anche a noi esercitare questo diritto con la necessaria attenzione.

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opo una primavera mai vista eccoci alle prese con un’estate a dir poco insolita, vissuta con sentimenti e atteggiamenti contrastanti, tra la voglia di lasciarsi alle spalle le restrizioni primaverili e la necessità di non perdere di vista la sicurezza e le misure anti contagio perché, come ci sentiamo ripetere ogni giorno, il coronavirus è tra noi, anche con il sole e il Brioches e Dolci del Carcere di Padova caldo. VIA MADONNA DELLA SALUTE, 85/A · PADOVA · TEL 347 7050560 È un periodico formato da 18 edizioni locali mensilmente Direzione, Amministrazione e a pag 5 Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin segue 3 Redazione:

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Viaggio tra scuola e centri estivi. Fotografia della città dopo il lockdown

Un’estate tra luci e ombre, una stagione inedita in un’altalena di emozioni e di colpi di scena, tra la voglia di “Fase 3” dopo l’impegnativa ripartenza che ha visto mobilitati tutti i settori produttivi, il mondo del commercio e dei servizi, con un notevole sforzo per districarsi fra l’applicazione delle linee guida per ripartire in sicurezza ma anche la necessità di recuperare il terreno perduto dopo il lockdown soprattutto per i settori più penalizzati. Come sempre le imprese venete si sono distinte per capacità di reazione, nonostante le difficoltà finanziarie e le incertezze normative, e sia gli imprenditori che i lavoratori si sono rimboccati le maniche. Due, sostanzialmente, le principali richieste delle aziende e delle attività commerciali e di servizi: essere messi nelle condizioni di poter lavorare attraverso un più agevole accesso ai benefici finanziari e alle forme di aiuto messe in campo i questi mesi, con un sensibile alleggerimento della burocrazia, vista ancora come un freno e una zavorra all’attività di impresa e anche alla realizzazione pratica delle disposizioni del governo e delle regioni. Per molti la strada resta in salita ma, come abbiamo visto in queste settimane, la voglia di reagire certo non manca. Molti lavoratori faranno periodi di ferie più brevi questa estate proprio per recuperare il tempo perduto con il lockdown, sul fronte commerciale le attività si sono inventate formule e iniziative per incentivare gli acquisti e per la prima volta i saldi inizieranno ad agosto. Nelle località balneari e turistiche c’è l’impegno ad offrire vacanze all’insegna della sicurezza e della tranquillità, cercando di evitare situazioni che potrebbero avere conseguenze imprevedibili. Tornano a fiorire anche le proposte culturali, sportive e per il tempo libero, più difficile invece la realizzazione di grandi eventi. Tutti abbiamo diritto ad un po’ di svago e di serenità con i nostri cari, di vivere questa estate con la necessaria attenzione ma anche con la possibilità di muoverci, nelle nostre città come nelle località turistiche, di fare incontri e acquisti. Spetta anche a noi esercitare questo diritto con la necessaria attenzione.

he il nostro non sia un Paese per giovani lo sapevamo già. A ricordarcelo con una certa prepotenza ci ha pensato una pandemia che da un lato ha messo sotto tiro soprattutto la parte vulnerabile di una popolazione ormai sempre più anziana e dall’altro ha contribuito a scoprire il vaso di Pandora delle nuove generazioni. Alla fine di febbraio il mondo dei bambini, dei ragazzi e dei giovanissimi si è fermato. Senza preavviso e senza uscite di emergenza. Stop alla scuola in classe, stop agli amici, stop allo sport, stop all’associazionismo. La loro vita si è trasformata in un circuito chiuso fatto di didattica a distanza, genitori, tecnologie. Se riavvolgessimo il nastro delle nostre esistenze e provassimo a immaginarci al loro posto venti, trenta, quarant’anni fa scopriremmo che qualche problema l’avremmo incontrato. Loro sono stati eccezionali. Loro sono il nostro futuro ma, senza troppi forse, in questi mesi a più livelli ce ne siamo dimenticati. Hanno subìto il contraccolpo più duro, perché crescere non può prescindere dallo stare insieme e dalla condivisione di esperienze. Ma com’è e come si sta preparando il lento ritorno alla normalità dei bambini, dei ragazzi e dei giovanissimi di Padova? Abbiamo fatto un viaggio tra scuola e centri estivi, tra quartieri e municipio, cercando di capire anche con l’aiuto delle Nicola Stievano >direttore@givemotions.it< istituzioni e di alcuni esperti cosa si sta facendo per loro in Padova - Rubano · Tel. 049 650 005 questa estate segnata da regole inedite e difficili restrizioni e opo una primavera mai vista eccoci alle prese info@iofartigiana.it andando a vedere come si stanno organizzando le ripartenze con un’estate a dir poco insolita, vissuta con sentimenti e atteggiamenti contrastanti, tra la voglia delle scuole a settembre. Sono il nostro futuro, ripartire da loro di lasciarsi alle spalle le restrizioni primaverili e la neè un dovere. cessità di non perdere di vista la sicurezza e le misure Sara Salin anti contagio perché, come ci sentiamo ripetere ogni giorno, il coronavirus è tra noi, anche con il sole e il caldo. È un periodico formato da 18 edizioni locali mensilmente Direzione, Amministrazione e a pag 3 Redazione: Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin segue

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Vita in città

Il punto di vista dell’assessore Cristina Piva

Ripartenza delle scuole a settembre: servono indicazioni chiare Cristina Piva

È ARRIVATO IL MOMENTO DI RISTRUTTURARE IL TUO BAGNO? Hai un vecchio bagno che non ti piace più e vuoi rifarlo ma non sai da dove cominciare? Gli interventi di ristrutturazione a volte possono diventare dei veri e propri problemi … soprattutto se non ci si affida a dei seri professionisti … La soluzione migliore per ristrutturare il tuo bagno è quella di affidarsi a un unico referente che sappia in primis ascoltarti e capire le tue esigenze e poi coordinare il lavoro dall’inizio alla fine.

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urtroppo durante il lungo periodo di costi non trascurabili. lockdown causato dal virus, il tema della Ogni Istituto intanto ha preparato uno stuscuola è stato quasi del tutto dimenticato, dio per capire come sistemare le classi nelle come se l’autunno con il previsto riavvio delle aule che spesso risultano essere inferiori alla lezioni, fosse molto lontano nel tempo. Inve- metratura richiesta rispetto al numero degli ce è dietro l’angolo, e adesso ci sarà da lavo- alunni presenti, ma non sempre si trova la rare intensamente per assicurare che tutto sia soluzione. Ci vorrebbero aule più capienti oppronto per settembre. Intanto un primo pas- pure classi meno numerose se l’obiettivo che so è che noi, e anche le famigli, e sappiamo la ci si prefigge è quello di far tornare i ragazzi data prevista di ripresa delle lezioni e questo tutti in presenza in sicurezza. è già un punto fermo non da poco. L’ AmmiSi sta lavorando su entrambi gli aspetti, nistrazione ha iniziato nei giorni scorsi i col- ma si attendono anche le osservazioni e i loqui individuali con gli Istituti Comprensivi suggerimenti dell’Ufficio Scolastico Regiodella città per capire quale nale retto dalla dottoressa sia la situazione logistica alla Palumbo che detterà le liGli alunni hanno luce delle linee guida nazionee di capienza e definirà bisogno di un nali emanate appena lo scorl’organico degli insegnanti so 22 giugno. Come è noto le confronto quotidiano, e dei collaboratori per polinee guida stabiliscono che ter chiudere la partita. Coi banchi all’interno di ogni di incontrare di persona munque faremo ogni sforclasse siano distanti un me- insegnanti e compagni zo per assicurare ai nostri tro l’uno dall’altro, anzi per alunni una frequenza il più di classe la precisione il metro deve possibile regolare e priva di essere calcolato tra le bocche difficoltà. Hanno già patidegli alunni. to la improvvisa sospensione delle lezioni in Ci preoccupa particolarmente il fatto di non presenza dall’inizio dell’emergenza, e dopo i avere ancora indicazioni su come dovranprimi giorni, nei quali ovviamente ha prevalno essere gestiti nidi e scuole materne. Se so la sensazione di una vacanza imprevista, dovesse essere applicato lo stesso rapporto anche con l’avvio della didattica a distanza, bambini/educatori-insegnati prescritto per i è emerso come abbiano sofferto l’impossibicentri estivi, saremmo in grande difficoltà an- lità di andare a scuola, di avere un confronto che con la disponibilità di personale. E’ una quotidiano, di persona con gli insegnanti, e di incertezza importante sulla quale speriamo incontrare i compagni di classe. E’ un dovere sia fatta chiarezza al più presto. E’ inoltre morale dello Stato e nostro quello di assicuracomplessa la situazione per quanto riguarre l’istruzione ai nostri bambini e ragazzi, che da le igienizzazioni che debbono essere fatte si sono dimostrati, insieme agli insegnanti, quotidianamente. Non abbiamo sufficienassolutamente in grado di affrontare una site personale e le risorse di cui disponiamo tuazione di emergenza alla quale non erano non ci consentono al momento di rivolgerci a preparati e del tutto inaspettata. Adesso però strutture esterne, che ovviamente hanno dei bisogna tornare rapidamente alla normalità.

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La ricetta per la scuola di Andrea Crisanti

No alle barriere in plexiglass, tutorial per genitori e insegnanti e velocità di reazione A

ndrea Crisanti, direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia di Padova, forse il primo degli esperti che ha colto come “misurare” i movimenti del virus, si sofferma su quella che sarà la ripresa delle scuole, anche se, avvisa, “con l’autunno ci aspettiamo altri focolai” “Già ad inizio aprile avevo detto che l’epidemia sarà contraddistinta da tanti focolai e che bisogna avere l’immediata capacità di isolarli e controllarli senza perdere tempo prezioso. In questo momento appare molto probabile che a ottobre e novembre questi saranno frequenti e di dimensioni importanti. La nostra capacità di reazione ci deve consentire di impedire ai focolai di diventare una seconda ondata. Sono mesi che dico che dobbiamo farci trovare preparati e, anche se abbiamo perso tempo, credo che possiamo essere ancora in tempo per organizzarci: dipende tutto dalla nostra capacità, dall’organizzazione, dall’individua-

zione con campagne di indagine attraverso i tamponi e di isolamento dei singoli soggetti.” Con la giusta capacità organizzativa, dunque, sarebbe possibile evitare una seconda ondata, nuovi lockdown e consentire l’inizio delle scuole, previsto per il prossimo 14 settembre. “Io non credo all’utilità delle barriere di plexiglass in classe, sì al ricambio d’aria». «La sicurezza nelle aule dipende anche dal numero dei ricambi d’aria, farne cinque all’ora riduce la carica microbica del 90%. Invece sconsiglio le barriere perché ostacolano la circolazione dell’aria. La compartimentazione fisica degli spazi è inutile e controproducente” “Con gli adolescenti si possono implementare misure come mascherine e distanziamento che nelle scuole materne e negli asili nido non si possono adottare. Come si fa a mettere un bimbo in un cerchio? Bisogna essere realistici”. “Con l’inizio delle scuole siamo di-

Andrea Crisanti

sponibili a fare degli studi per capire come è avvenuta la diffusione del virus nella comunità scolastica in passato. Sarebbe interessante fare dei campionamenti sierologici a varie fasce d’età per corroborare le nostre affermazioni. Una classe con bimbi di 7-8 anni è più sicura di una situazione con adulti che bevono spritz o fanno una festa a casa. Per proteggere gli insegnanti le mascherine sono sufficienti”.

“Bisogna sorvegliare il personale, vietare l’ingresso dei bambini con la febbre per evitare situazioni di panico e incoraggiare le vaccinazioni antinfluenzali. Io farei un tutorial per insegnanti e genitori, così saranno tutti consapevoli delle misure adottate. Inoltre i presidi devono sapere i luoghi di residenza del personale, e in caso di focolaio la persona che vive in quella zona non deve andare a scuola anche se sta bene”

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Enaip Formazione professionale

I primi a tornare in classe “T

ornare a scuola, sui banchi e in cattedra, è stata un’emozione grande, palpabile da subito, anche solo incrociando gli occhi dei miei studenti mentre spuntavano dalle mascherine. In verità, non so se eravamo più emozionati noi o loro”. Stefania Mastellaro è docente di Lettere all’Enaip. Alle spalle ha una lunga esperienza di insegnamento e la ferma convinzione che qualsiasi sfida didattica si può vincere solo investendo sul dialogo con i ragazzi e le famiglie. Proprio l’Enaip, in particolare la sede di Conselve, è stata la prima a Padova e provincia, la seconda in Veneto dopo Vicenza, a tornare in classe e a svolgere, dopo mesi di lockdown, le lezioni in presenza. Complessivamente in Veneto sono stati, poi, 1278 gli studenti Enaip tornati sui banchi per prepararsi agli esami, quasi un terzo del totale. Una decisione apripista che si è meritata il plauso dell’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan. “L’assessore ci ha inviato una lettera ringraziandoci di aver dato la possibilità ai nostri studenti di riprendere la scuola in presenza – aggiunge Mastellaro –. La ripresa, ovviamente, è avvenuta rispettando tutti i protocolli di sicurezza, come la misurazione della temperatura, le mascherine, il gel e

il distanziamento”. Una quarantina gli alunni tornati in classe ai primi di giugno, in particolare nei corsi per meccanici e servizi commerciali delle vendite. Le due classi sono entrate scaglionando gli accessi e svolgendo un turno di due ore. Finite le lezioni sono partiti gli esami di qualifica. “I ragazzi ci tenevano a tornare – prosegue la docente – tanto che i risultati, conseguiti alla fine di un percorso scolastico decisamente diverso e non facile soprattutto per una scuola che punta sulla formazione pratica, sono stati ottimi, oltre le aspettative”. Un ritorno possibile grazie al filo diretto, incessante e quotidiano, tenuto dalla scuola con gli studenti attraverso la didattica on line e, nel contempo, con le famiglie. “Le nostre lezioni a distanza – prosegue Mastellaro –, alle quali gli studenti hanno sempre partecipato in massa registrando pochissime assenze, hanno preso il via già il giorno dopo il lockdown. L’Enaip ha, inoltre, fornito, in tutte le sedi regionali, 300 Ipad con il dispositivo wifi agli studenti sprovvisti di pc e connessione internet”. L’avvio in presenza è stato, di sicuro, un esperimento positivo. “Ne facciamo tesoro per ripartire col piede giusto a settembre – conclude la professoressa –. In caso di elezioni, il nostro istituto non sarà

Nell’immagine piccola Stefania Mastellaro, a fianco un’immagine di studenti Enaip in aula

“Didattica non stop tra mascherine, gel ed emozione sia tra banchi che in cattedra”. Il racconto di Stefania Mastellaro, docente di Lettere all’Enaip sede di seggio. L’augurio di tutti, come docenti, genitori e cittadini, è che si trovino in ogni Comune sedi alternative alle scuole, altrimenti costrette a uno stop ad appena pochi giorni dall’avvio”. Nicoletta Masetto

Scuola veneta di macelleria: al via la nona edizione

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l via la IX edizione della Scuola veneta di macelleria, unica in Italia a rilasciare il titolo di “addetto di macelleria” riconosciuto anche nei Paesi della Comunità europea. A organizzarla la Scuola veneta macellai (Svem) che vede la collaborazione tra Enaip Veneto ed Erit (associazione sindacale di categoria per i commercianti di prodotti zootecnici) con il patrocinio di Regione e Federcarni. La scuola, che ha da poco riunito le sue sedi al centro Enaip Veneto in via Ansuino da Forlì (zona Arcella), è stata inaugurata a Teolo nel 2013 dal presidente Zaia. Fiore all’occhiello per il Veneto, in questi anni ha visto oltre un centinaio di allievi che, per oltre il 90%, ha trovato occupazione a pochi mesi dalla qualifica. Un risultato frutto del dialogo con il territorio e di sinergie con ben 75 realtà tra macellerie, grande distribuzione e federazioni di settore. Una professione che i giovani stanno rivalutando, in un settore in crescita anche durante l’e-

mergenza Covid. “Il comparto – afferma Maurizio Arosio, presidente di Federcarni – offre un esempio lampante di come sia fondamentale il ruolo dei negozi di vicinato e delle botteghe per garantire continuità nella vendita di beni di prima necessità”. Il corso si articola in 600 ore: 300 di lezione, tra teoria in aula e pratica in laboratori all’avanguardia, e 300 di stage in aziende che collaborano al progetto. Il gruppo docente è formato da veterinari dell’azienda ospedaliera di Padova, dirigenti dell’Istituto Zooprofilattico e maestri macellai. (n.m.)

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Vita in. città

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Volontariato Csv, Comune e Diocesi

“Per Padova noi ci siamo” continua M

ade514, Joys, Yama, Orion, Boogie, Axe, Tony Gallo, Alessio B e Gabriele Bonato sono gli street artist e writers padovani conosciuti e apprezzati a livello internazionale che, insieme, hanno pensato il progetto “Segni dalla strada. Percorrere insieme”, un progetto nato in collaborazione con CSV Padova, Comune e Diocesi, per sostenere il progetto “Per Padova noi ci siamo”. Da sempre sensibili alle tematiche sociali per “Segni dalla strada” ciascuno di loro ha realizzato un’opera unica e originale con l’obiettivo di sostenere, attraverso la raccolta fondi dedicata, l’acquisto di spese di generi di prima necessità e aiutare almeno 450 famiglie che soffrono un disagio socio-economico. Ogni opera sarà autografata da ciascun artista e stampata in 50 copie ad edizione unica e limitata, che verrà possibile

Volontari all’opera nella sede del Csv

state consegnate mascherine, spese e farmaci a domicilio, i buoni spesa prima e poi garantito spese per le famiglie in difficoltà economica. Non solo: all’inizio della fase 2 i volontari hanno garantito la riapertura in sicurezza di parchi e biblioteche. I bisogni però non sono ter-

Con il progetto, grazie a più di 330 donatori e a 1.670 volontari, sono state aiutate 15mila persone, forniti aiuti e spese per le famiglie

Nove street artist e writers padovani, conosciuti e apprezzati a livello nazionale, protagonisti del progetto “Segni di strada. Percorrere insieme”

aggiudicarsi con una donazione di almeno 100 euro. Più donazioni saranno raccolte, più persone saranno aiutate. Ma l’impegno dei nove artisti nei confronti della città non si ferma qui: a fine luglio realizzeranno un murales a più mani dedicato al progetto “Per Padova noi ci siamo” per ringraziare tutti i volontari e i donatori che in questi mesi hanno contribuito ad aiutare molte famiglie e persone sole in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria. Un gesto il loro che sta ad indicare quanto forte sia stata l’azione del mondo del volontariato in questo periodo difficile. Con il progetto “Per Padova noi ci siamo” grazie a più di 330 donatori e a 1.670 volontari dal 14 marzo ad oggi sono state aiutate 15mila persone. Sono

minati e “Per Padova noi ci siamo” continua. C’è la necessità di far proseguire il progetto anche per il mese di luglio, visto che le richieste di spese variano da 120 a 160 a settimana e considerate le altre esigenze specifiche legate al periodo come la possibilità di far partecipare i figli ai centri estivi per le famiglie con lavoro precario. Anche in questa fase emerge la generosità delle aziende padovane. Mediagraf Spa, storica azienda padovana, ha deciso di sostenere l’iniziativa “Segni dalla strada Street art” offrendo la stampa delle opere e il fotografo Lorenzo Scaldaferro Le opere degli street artist e writers padovani sono visibili e prenotabili attraverso donazione al sito www.padovacapitale. it/segnidallastrada


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Obiettivo quartiere

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Arcella Est Conto alla rovescia per la raccolta differenziata

Gallani: “al via solo dopo aver sentito tutti” Consulta: “isole ecologiche la nota dolente” Inizia a scaldarsi la discussione sull’avvio della raccolta differenziata porta a porta, già operativa ad Arcella Ovest, nella zona di Arcella Est

L’Assessore Chiara Galliani

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febbraio, già tra le prime polemiche e raccolte di firme, ne era stata annunciata la partenza a giugno, poi slittata causa covid-19. Ora si parla di un probabile decollo in autunno anche se, a oggi, date certe non ce ne sono e nessuno, per il momento, le fornisce. “Qualsiasi anticipazione sarebbe attualmente prematura – afferma l’assessore Chiara Gallani –. Posso solo dire che contiamo di farla decollare in autunno o comunque solo dopo aver espletato tutta la necessaria fase di consultazione e

confronto con i vari soggetti interessati, a cominciare dai cittadini fino al gestore”. Positivi i dati dei primi sei mesi 2020 per Arcella ovest: differenziata 73,6%, plastica: 11,1%, vetro: 12,8%, carta/cartone 14,2%, umido: 35,5%,rifiuto Secco, non riciclabile: 26,4%”. Tra gli interlocutori del Comune anche la Consulta di quartiere 2 Nord. “Sull’avvio della raccolta ad Arcella Est – spiega la presidente della Consulta. Elvira Andreella – avevamo chiesto un incontro pubblico ancora prima dello scoppio dell’e-

mergenza sanitaria, ora è previsto ci si confronti in queste settimane. Sull’intera partita e, di più, sulle innegabili problematicità esistenti ad Arcella Ovest, ossia in quella parte di quartiere in cui il sistema è già stato avviato, il nostro rapporto sia con l’assessore che con i tecnici dell’AcegasApsAmga è continuo. La questione di fondo, che riguarda Arcella Ovest e che l’avvio in Arcella Est è destinata ad ampliare, è trovare soluzioni alternative non tanto sulla differenziata quanto sul porta a porta. La nota dolente, per

entrambe le zone, rimane quella delle isole ecologiche. Questo è il punto da cui dovrà partire il confronto. Realizzazione e posizionamento delle isole dovranno tener conto delle diversità abitative ed architettoniche esistenti tra zone, ma addirittura anche lungo le stesse vie. Si va da aree con prevalenza di residenze private a condomini, da accessi direttamente sulla strada ad altri che possono contare su spazi comuni che potrebbero essere utilizzati. Penso all’area Musicisti in San Lorenzo: i palazzi hanno

terreni interni che potrebbero essere utilizzati dall’intero condominio. Ci sono, però, altrettanti spazi che presentano criticità evidenti sulle quali discuteremo in questa fase di consultazione. Infine, ma non ultimo, l’aspetto culturale. Dovremmo parlarne per ore, dico solo che occorre fare un salto di qualità… e che salto! Non è vero che siamo tutti bravi e preparati in fatto di differenziata, ma anche di riciclo e recupero. La vera sfida sarà cominciare proprio da qui”.

S.Bellino Sicuro: “le piazzole di raccolta vanno realizzate sul suolo pubblico”

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rima di far partire la differenziata ad Arcella Est si risolvano problemi e criticità ad Arcella ovest. A lanciare l’appello i Comitati San Bellino Sicuro e Sì differenziata, no porta a porta. “All’assessore Gallani e al sindaco – spiega Rossella Salvan, presidente del Comitato S.Bellino Sicuro – abbiamo chiesto la realizzazione di apposite aree ecologiche sul territorio comunale e non all’interno di giardini, accessi o comunque proprietà private. Questo può essere fatto introducendo il siste-

ma già utilizzato in Emilia Romagna da Hera ovvero i cassonetti Smart interrati”. I Comitati puntano il dito su un sistema di asporto rifiuti porta a porta che doveva essere valutato zona per zona, via per via. I cittadini hanno chiesto di modificare il sistema nelle zone ad alta densità abitativa e con grandi condomini. Sono state già avviate due raccolte firme e un’altra partirà a breve. “Lo stesso Giordani, venuto in sopralluogo, ha ammesso che qualcosa non va – prosegue Salvan –, ma non è

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stato fatto nulla. Ci sono problemi pratici come la difficoltà nell’alzare il coperchio dei bidoni grandi poiché pesanti. Molti non hanno più i tappi, il risultato è che entrano topi e animali. E ancora: i bidoni posti su marciapiedi già stretti costringono i pedoni di fare lo slalom e a camminare sulla carreggiata. Infine, inquinamento, sporcizia e degrado: i cassonetti, spesso traboccanti, sono circondati da altre spazzature lasciate a terra perché gli svuotamenti sono insufficienti”. (n.m.)

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Obiettivo quartiere

Ubaldo Lonardi: il nuovo volto dell’Arcella? Un quartiere di bidoni, sporco e trascurato La promessa era di una rigenerazione urbana dell’intero quartiere con la sbandierata supervisione dell’archistar Renzo Piano. Di questa collaborazione, sbotta il vicepresidente del Consiglio comunale, finora abbiamo visto ben poco.

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ante promesse e pochi fatti. Il vice presidente del consiglio comunale Ubaldo Lonardi non ci sta. All’Arcella ci vive ormai da 45 anni. Il quartiere per lui è casa e molto di più. Qui ci lavora come medico di base, tutti i giorni a stretto contatto con le persone e i loro problemi. “Rigenerazione urbana dell’intero quartiere? A oggi abbiamo visto solo l’arredo di un’aula studio nel patronato di San Carlo e il progetto di un parcheggio per le biciclette vicino all’autosilos della Stazione a Borgo Magno – afferma –. A Renzo Piano deve essere invece sfuggito che il nuovo volto dell’Arcella è diventato quello del bidone – rifiuto”. Per Lonardi “l’abolizione della raccolta differenziata tradizionale e il passaggio al “porta a porta” ha coUbaldo Lonardi stretto i cittadini a far costruire, all’interno di ogni proprietà privata, delle aree dedicate ai bidoni, sacrificando in questo modo gli spazi destinati al verde e ai parcheggi per realizzare delle pseudo isole ecologiche che sono diventate così la nuova immagine di ogni condominio e quindi dell’intero quartiere”. Una nuova immagine che non esita a definire “allucinante”. Il simbolo? “Di sicuro l’area ecologica costruita fronte strada all’incrocio più importante dell’Arcella, tra via Ansuino da Forlì e via Tiziano Aspetti. L’esempio di una realizzazione che guarda più all’ideologia che alla realtà dei fatti. Mentre in diverse città italiane ed europee assistiamo, ad una grande evoluzione della raccolta differenziata, a Padova proseguiamo con il “porta a porta” anche nella parte Est dell’Arcella, sistema che si sta manifestando pericoloso dal punto di vista igienico (soprattutto in periodo di Coronavirus), obsoleto, molto costoso e che sottopone i lavoratori ad una fatica che negli anni porterà a sviluppare anche diverse malattie professionali a causa della continua salita e discesa dell’operatore dal camion”. La nuova “Arcella dei bidoni” per il vicepresidente conferisce “l’im-

magine di un quartiere sporco e trascurato a cui non basteranno le numerose feste popolari dei comitati amici per risollevare le sorti. Il Comune ha trasferito al cittadino la responsabilità del servizio che dovrebbe gestire l’amministrazione. Il sindaco Giordani, a seguito del sopralluogo effettuato, aveva riconosciuto che qualche problema c’era, ma anche in questa situazione, sta dimostrando la sua inutile presenza”. Nicoletta Masetto

Coalizione Civica la città non diventi “merce di scambio”

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oalizione Civica interviene su quello che è stato definito uno scontro commerciale tra i due colossi della multiutility, A2A ed HERA, per la conquista del mercato del Triveneto, con Padova che rischia di diventare “merce di scambio” al di là degli interessi dei cittadini. HERA propone di cedere alcune attività di AcegasApsAmga, tra cui parte della gestione dei rifiuti e l’inceneritore? Per Coalizione Civica si tratterebbe di un allontanamento del centro decisionale dal territorio “con perdita della possibilità di esercitare il potere di controllo e verifica e con il reale risultato di incidere ancora meno sulle scelte industriali. Questo significherebbe perdere

il già risicato il controllo diretto sul servizio e sulle modalità di lavoro, con conseguenze per i nostri cittadini e per l’ambiente. Abbiamo sempre sostenuto l’opportunità di riportare questi servizi sotto il controllo diretto, mediante affidamento “in house”, a un soggetto a capitale esclusivamente pubblico e locale, magari seguendo ad esempio l’esperienza di Forlì, che in un anno ha rivoluzionato il sistema di raccolta rifiuti, con benefici sulla tariffa e drastica riduzione del rifiuto secco da avviare a smaltimento. L’evolversi degli eventi pare andare nella direzione di una perdita di controllo dei servizi pubblici essenziali di Padova. Per questo abbiamo invitato il sindaco, che si è giustamente detto contrario al nuovo assetto, a difendere la città e gli interessi dei padovani come ha fatto in questi anni. È il momento di avviare con coraggio una discussione sul futuro del servizio nella nostra città”. (n.m.)


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Obiettivo. quartieri

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Società Centri estivi 2020

Di nuovo insieme per crescere Cooperative sociali, associazioni e società sportive promotrici di attività secondo le linee guida anti Covid

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anno bisogno di correre, giocare, stare con i propri coetanei, rimanere all’aria aperta molto di più di ogni altra persona. Bambini e ragazzi hanno sofferto pesantemente il lockdown forzato nei mesi dell’emergenza coronavirus. La scuola a distanza li ha costretti alla solitudine dello stare a casa, a confrontarsi con i propri compagni di classe solo grazie ad un monitor e i genitori da soli, soprattutto se si è figli unici, non hanno potuto materialmente dare loro tutto ciò di cui di cui hanno bisogno per crescere e socializzare. Ecco allora che mai come in questa estate 2020 così diversa da tutte le altre i centri estivi marcano la differenza. Per loro: bambini e ragazzi dai 3 anni in su. Ma anche per le famiglie, il più delle volte costrette a rimanere in città a lavorare e, se non privi di un punto di appoggio come quello preziosissimo dei nonni,

consapevoli che i propri figli dopo mesi di isolamento hanno più che mai bisogno di stare in gruppo. Sono 129 le proposte messe in campo quest’anno a Padova. Centri estivi per tutte le età e in ogni quartiere. I servizi scolastici di palazzo Moroni hanno cercato la collaborazione di soggetti privati – cooperative sociali, associazioni e società sportive – per l’organizzazione di centri estivi con progetti di qualità, rispettando rigorosamente le linee guida antiCovid e con rette contenute. Tredici i gestori convenzionati con il Comune inseriti in un apposito albo. Si è partiti a metà giugno e si proseguirà fino all’inizio del nuovo anno scolastico. Le rette settimanali di iscrizione variano a seconda dell’età e della presenza o meno del servizio mensa: si va da un minimo di 60 euro a un massimo di 170 euro. Una spesa alla quale il Comune

ha contribuito, sostenendo le famiglie residenti con un Isee fino a 6.000 euro (contributo automatico a presentazione della domanda) e quelle residenti con un Isee compreso fra 6.001 e 8.500 euro (fino a esaurimento della disponibilità economica). Il contributo, che viene pagato direttamente al gestore del centro estivo, è di 40 euro a settimana per un massimo di quattro settimane in un centro con servizio mensa, di 20 euro a settimana per un massimo di quattro settimane in un centro senza servizio mensa. I gestori convenzionati si sono inoltre impegnati ad accogliere bambini e ragazzi disabili. Anche in questo caso il Comune è intervenuto economicamente, integrando l’assegnazione del personale di sostegno nel caso di disabili che nel corso dell’anno scolastico abbiano fruito dei servizi dell’Ulss.

In prima linea 129 tra parrocchie, associazioni sportive e culturali

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uesti i gestori dei Centri estivi 2020 a Padova. 2001 SSD, 7° istituto comprensivo statale “S. Camillo”, A.C.D. Virtus Padova, Acquaviva 2001, Soc.coop. soc.: Alba Solidarietà Sociale, Angeli– Junior Camp; ASD: Ardor 1908, L’Albero Magico, Petrarca Basket- centro estivo “Non solo minibasket e basket Camp Petrarca” e Centro estivo Salboro per lo sport “Sport & green”, Res Michelino, Sport Project, Tennis Club Padova, USMI Basket e Run & Jump Progetto Horus BK, Valsugana Volley Padova, Freedom for Children Onlus, Scuole materne: San Gaetano, Il Girotondo, Casa del Fanciullo; BluKippe, C.U.S. Padova, Casa del Sole, Centro Parrocchiale San Benedetto, CSI Padova, Circolo Noi San Michele Arcangelo Torre, Club Arcella, Comunità di Sant’Egidio Veneto, Coop. Sociali: Terr.A. centri estivi TdP Play 1-6 anni, La Bottega dei Ragazzi; Corpo Libero, Cucciolo Sport ASD, E’ Fantasia, Educo camp, Evviva Assoc.ne, Excelsior Rugby 1929, Fondazioni: Canaadelia, Fenice, Irpea, GIM Giardino Inf. Montessori, Grego Padova, Grisù , Istituti: delle figlie di S.Maria della Divina Provvidenza, Fi-

glie del Divino Zelo, “Clair”, Rogazionisti; L’Albero del Miele, La Casa Azzurra, La Fattoria in Città, Micronido Isolina Montessoriana, Mirò, Next Team, Padovanuoto, Padovaring, Palazzo della Salute Srl Parrocchie: Cuore Immacolato di Maria, Salboro, Madonna della Salute, Mandria, Natività B.V.M. Scuola Infanzia e Nido Giovanni XXIII, Ognissanti, San Carlo Borromeo, San Clemente Granze di Camin – scuola inf. Sacro Cuore, San Filippo Neri, San Giovanni Bosco,San Gregorio Magno, San Marco – Ponte di Brenta, San Michele Arcangelo Torre, San Prosdocimo, San Salvatore Camin, Voltabrusegana, Pegaso Pony Club, Plebiscito, Ready Study Go, Regina Elena, S.P.E.S., Scuola calcio Petrarca – Petrarca Junior Camp, Scuole dell’Infanzia: La Casa delle Fate, Luigi Maran, S. Pio X, S. Giuseppe; Scuola Padovana di Equitazione, SM Giovanni XXIII, Sophia Scuola Waldorf, Sphera Soc. sport., Sport Project, Vertigo Sport Center, Take your time ASD, Teatro Fuori Rotta, The English International School of Padua, UISP Padova, Acli 2020, Villa Vanna Sport, Sport Equestri, Yoga, la forza della vita.

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Obiettivo quartieri

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Sul “campo” S.Filippo Neri e S.Carlo

Iniziative, laboratori, attività per tornare finalmente a divertirsi G

ialli, verdi, blu, arancioni, rossi. Si vestono dei colori delle loro squadre i bambini e i ragazzi che partecipano ai Centri estivi organizzati dalla parrocchia di San Filippo Neri. Per loro, quest’anno niente Grest, ma Centro estivo come per la quasi totalità delle parrocchie. Delle undici, ad esempio, del vicariato dell’Arcella, nessuna per il 2020 ha organizzato il Grest. “Avevamo sempre almeno trecento ragazzi e un’ottantina di animatori – spiega padre Giuseppe della parrocchia di Sant’Antonino –, numeri a cui il Covid ha imposto uno stop. Una rinuncia sofferta, ma doverosa”. Il racconto di alcune esperienze di Centro estivo parte da S. Filippo Neri. “Organizziamo i Centri estivi da sette anni spiegano i responsabili, – siamo iscritti all’apposito Registro. In tutto questo periodo il contatto con gli uffici comunali è costante. Svolgiamo, inoltre, l’attività anche in altre due parrocchie della nostra unità pastorale. Bambini e ragazzi sono suddivisi in piccoli gruppi, mai più di 35, e per fasce di età. Utilizziamo un unico spazio interno che viene ogni sera sanificato. Anche per quelli esterni ogni gruppo ha il proprio tavolo, i propri giochi, i propri pennarelli. Il tema di lavoro è un “viaggio”, in parte virtuale, alla scoperta degli ambienti in cui vivono. A partire dal quartiere, con uscite in cui non mancano piccole lezioni di educazione stradale. Non è facile, diciamo pure che …ci vuole coraggio. Ma l’aria di festa e di serenità che si respira ripaga degli sforzi. Le famiglie contano su di noi, così pure bambini e ragazzi, alcuni in situazione di difficoltà, a cui possiamo dare una mano”. “Facciamo casa” è il Centro estivo per adolescenti della parrocchia di San Carlo. I ragazzi, dalla prima alla quinta superiore, arrivano di primo mattino. Ci rimangono fino a sera, condividendo anche colazione, pranzo e cena. “Dopo mesi chiusi in casa c’era voglia di “fare casa” cominciando quasi da zero, vale a dire dalle piccole cose – afferma don Diego Cattelan, responsabile del Centro estivo –. Partiamo non a caso dal quotidiano, dall’ordinario per affrontare i grandi temi come l’amicizia, l’amore, la solitudine, i sogni. Durante queste settimane ragazzi e ragazze svolgono anche piccole attività manuali,

dal lavare i piatti a riordinare un magazzino, a cui spesso non sono abituati, ma che fanno bene e aiutano a sapersi arrangiare. Abbiamo organizzato delle uscite incontrando persone e luoghi che sapessero loro “parlare” come le Cucine Popolari. Ad agosto abbiamo programmato un cammino tra rifugi. Non mancano, infine, i richiami, le “strigliate”, il ragionare insieme sugli errori. È un percorso che i ragazzi esigono. Dà la certezza che qualcuno si prende cura di loro e

ORARI

A sinistra giovani alle Cucine popolari, sopra il centro estivo della parrocchia di S. Filippo Neri

Al San Paolo sport tra regole e gioco leale

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entro estivo all’insegna dello sport agli impianti San Paolo. Taglia il traguardo delle quattro edizioni l’iniziativa promossa da Csi, Asd Tennis S. Paolo, Asd Ultimate Frisbee e parrocchia San Paolo. Iniziata a giugno si concluderà, senza interruzione, l’11 settembre” “Nel rispetto dei numeri consentiti - spiega Manuel Belluco, 29 anni, uno degli organizzatori – ogni settimana abbiamo un

che per quel qualcuno, sia un animatore, un genitore o Qualcuno che sta più in alto, loro contano, davvero!”. Nicoletta Masetto

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centinaio di partecipanti, dai 6 ai 16 anni, con gruppi di 7-10 ragazzi per animatore. Il Centro è suddiviso in tre “camp”: multisport, tennis e ultimate frisbee. Manuel si occupa di quest’ultima disciplina: è atleta agonista e allenatore della squadra Nazionale femminile Under 17. “Cerchiamo di partire dallo “spirito” di un gioco, nato negli States, che stiamo portando nelle scuole

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di Padova con ottimi riscontri – spiega Manuel –. In questo sport le partite sono senza arbitro e senza contatto fisico. Al centro cinque principi: conoscenza delle regole, assenza di falli, comportamento leale e corretto, atteggiamento positivo, autocontrollo, comunicazione rispettosa tra giocatori e soprattutto gioia di giocare. Abbiamo cercato di trasferire questi principi agonistici allo stare insieme del centro estivo: la competitività è sempre incoraggiata, ma nel rispetto delle regole. Così, alla fine di una partita come di una giornata, si fa il cerchio finale e chi ha vinto dà il cinque agli avversari. (n.m.)


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L’uomo con l’Africa sempre nel cuore

Settant’anni di Cuamm, parla don Dante Carraro C

on tutte le misure necessarie e con un numero ridotto di partecipanti, ma all’appuntamento più importante per il settantesimo compleanno del Cuamm il 7 dicembre al Gran Teatro Geox don Dante Carraro non ha intenzione di rinunciare. “Siamo segnati dai limiti, ma determinati. Guai a pensare che quelli come noi prendano paura”. Il direttore della Ong più longeva d’Italia – che sarà insignito dell’onorificenza di commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – in questi mesi di pandemia ha dovuto cambiare radicalmente i propri piani. Quelli di lavoro, ma anche quelli di un anno così speciale: un 2020 che segna un traguardo storico per Medici con l’Africa proprio in concomitanza con Padova capitale europea del volontariato. Tante cose sono cambiate. La determinazione, la volontà e l’entusiasmo di don Dante non sono state condizionate dal Covid-19. “Sono abituato a lavorare nel Cuamm. Certo, le ferite ci sono perché questo virus ha toccato pesantemente il nostro territorio, le famiglie, la comunità. Davamo per scontate cose che non ci sono più. Con dolori e pesi da portare. Tutto va riconosciuto e vanno date risposte. Per questo – racconta – abbiamo voluto dare segni di vicinanza al territorio “. Un respiratore per l’ospedale di Schiavonia, aiuti concreti a Carate-Brianza, Cremona, Parma. “Siamo gente che non prende paura, ma questa situazione va affrontata con coscienza, con tutte le energie possibili e anche impossibili. Il nostro cammino va modificato ma continuato”. Cuamm è presente in Angola, Etiopia, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania e Uganda. Hanno affrontato la malaria, poi l’ebola. Adesso il coronavirus, che sta mettendo in pericolo il lavoro sul campo. “In Africa il virus si sta diffondendo con una crescita costante del 10-15 per cento al giorno, ma – afferma don Dante – siamo assolutamente certi che si tratti di numeri largamente sottostimati

Il male da combattere si chiama fame. In Sud Sudan in questo periodo stiamo distribuendo cibo”. Era il 5 gennaio 1955 quando il chirurgo vicentino Anacleto Dal Lago si imbarcò con la moglie, sposata da alcuni giorni, alla volta di Mombasa, dove in tredici anni aprì una scuola e un ospedale. Fu il primo medico per l’Africa. La cooperazione da allora è cambiata. “È cambiato il Cuamm, che nel 1970 ha iniziato a ragionare per progettualità. Oggi siamo nella terza fase, con tanti progetti e un lavoro basato sui risultati concreti e contabilizzati. Sono cambiati i donatori, che chiedono efficienza e trasparenza”. Forse non è cambiato don Dante, uomo dalla doppia vocazione. Cosa rara nella vita. “La medicina – confessa – mi ha appassionato potentemente, ma c’era qualcosa che mi portavo dentro, anche di faticoso, per completare quella vocazione che mi faceva dedicare agli ammalati. Poi Dio mi ha chiamato e mi ha mandato verso i poveri. Ho trovato la mia più grande libertà, la pienezza e la gioia di vivere: fare il bene degli altri”. Non vede l’ora di ripartire, don Dante. Sta controllando aeroporti e voli, sta controllando le misure di quarantena. Partirà. L’Africa lo chiama perché ha bisogno di lui. Un’Africa in cui “si va avanti nonostante tutto e non ci si spaventa mai”. Sara Salin

per la mancanza dei tamponi al di fuori delle molto lontano dal loro”. La preoccupazione capitali. Non conosciamo ancora i dati sulmaggiore per i prossimi mesi don Dante ce la mortalità, anche se va considerato che il l’ha per gli effetti indiretti del lockdown. “Ci cinquanta per cento della popolazione afrisono villaggi e zone sperdute in cui da mesi cana ha un’età media sotto non si effettuano le vaccii diciotto anni e quindi si nazioni, in cui le donne depresume che il numero dei La malaria, l’ebola vono partorire in casa con morti sia inferiore rispetto grandi rischi, in cui i bame ora il Covid-19: al resto del mondo”. Il dibini sono malnutriti perrettore di Medici con l’Afriché non arriva il cibo. I pa“Siamo gente che ca racconta di un lockdown zienti tubercolotici o con non si spaventa” severo e tempestivo di 42 Hiv non possono raggiunstati su 54. Tutto chiuso gere gli ospedali e sono per proteggere e contenesenza terapia quotidiana”. re: aeroporti, strade, metropolitana, scuole, Per non parlare della povertà assoluta. “ Il università, chiese. “Si sono molto spavenvirus sta facendo ritornare una grandissima tati da quanto vedevano succedere in pae- percentuale della popolazione in quell’estresi come il nostro, con un sistema sanitario ma povertà da cui stava provando ad uscire.

• Chi è A capo della Ong È il direttore responsabile organizzativo e gestionale delle attività di Medici con l’Africa Cuamm (Collegio universitario aspiranti medici missionari), Ong nata a Padova nel 1950. La prima in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Laureato in Medicina e specializzato in Cardiologia, don Dante nel 1991 diventa sacerdote. Dopo alcuni anni in parrocchia, l’allora Vescovo di Padova gli chiese di entrare nel Cuamm.

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Luca “Duca” Savino, il padovano giramondo Poliedrico e talentuoso: “Osservavo mia madre pittrice e il nonno che si dedicava ai falsi d’autore”

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l suo viaggio è partito da Padova, dove è nato e cresciuto. Ha 34 anni, ma la sua valigia è già approdata in tutti i continenti del mondo, dove ha arricchito il suo stile e la sua brillante abilità comunicativa. Le sue opere sono presenti in gallerie e collezioni private in Italia, Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Stati Uniti, Messico e Australia. Tra il 2015 e il 2019 ha ricevuto e rifiutato oltre trenta premi e una Laurea Honoris Causa. Luca Savino, in arte Duca, è uno degli artisti più talentuosi e poliedrici nel panorama nazionale. Pittore, incisore, scrittore e attore, si è laureato in Fisica in Italia e in Neuroscienze in Spagna, accompagnando lo studio con il suo amore per l’arte, che alla fine ha prevalso sulla carriera di scienziato. Oggi è in Sicilia, ad Alcamo. “Sto seguendo il progetto di una cooperativa agricola che vuole coniugare arte e vino. Dipingo le etichette di una collezione”. Il “Duca” ha scoperto la sua vocazione artistica da bambino: “Osservavo mia madre pittrice. E mio nonno, che si dedicava ai falsi d’autore. Mi piaceva imparare giocando con loro”. Poi, da adolescente, ha continuato a coltivare la passione dipingendo qualche maglietta da regalare agli amici. “Ho trascorso gli anni dell’università fra le colline marchigiane e un anno in una grotta a Granada. Due esperienze che hanno delineato la mia personalità. Lì ho deciso che avrei fatto l’artista di professione”. Parla del suo maestro, Marco Baldacci. “Nella sua bottega ho affinato la tecnica dell’olio su tela e ho imparato l’incisione su foglia d’oro. Siamo in pochi in Italia a praticare questa tecnica particolare. Forse solo noi due”. Pittore, ma anche scultore e autore teatrale. Savino fino da bambino ha sperimentato sull’argilla. “La prendevo direttamente dagli affioramenti di Crotone, città di mia madre. Oggi lavoro il gesso”. Molte delle sue sculture sono esposte a Napoli, altre a Palazzo Venezia. “All’arte scenica – racconta – mi sono avvicinato nel 2005 negli spettacoli della compagnia La Zandella, dove mi esibivo come clown e giocoliere. A

Luca “Duca” Savino

Granada ho fatto spettacoli di teatro-circo e cabaret. A Napoli ho insegnato teatro fisico in una scuola. Ho sempre cercato di unire arte figurativa e performativa, immagine e corpo”. Pittura, scultura e teatro che talvolta convergono nelle sue opere. “Mi piace scrivere e dirigere atti in cui confluiscono le mie passioni. Adoro interagire con il pubblico e coinvolgerlo nelle rappresentazioni”, spiega l’artista, che sostiene come questi atti abbiano “l’ambizione di accendere riflessioni e stimolare comportamenti individuali che possono incidere sull’attualità, sulle questioni sociali, politiche ed economiche che ci circondano”. Enrico Beda

L’Egitto di Belzoni, fino al 26 luglio l’esposizione dedicata all’esploratore padovano

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opo la riapertura dello scorso 18 maggio, al Centro Culturale Altinate San Gaetano, la mostra “L’Egitto di Belzoni” si protrarrà fino a domenica 26 luglio, per ripercorrere le emozionanti avventure dell’esploratore Giovanni Battista Belzoni lungo le terre del Nilo. L’esposizione è aperta giovedì e venerdì dalle 10.00 alle 18.00, sabato e domenica dalle 10.00 alle 20.00. Continueranno gli sconti applicati sui biglietti di ingresso: 12 euro anziché 16 euro gli interi, 10 euro anziché 14 euro i ridotti (ragazzi dai 6 ai 17 anni, studenti universitari dai 18 ai 25 con documento appropriato, over 65, persone disabili e convenzionati). La mostra – promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, con il sostegno della Camera di Commercio di Padova, il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e organizzata dall’agenzia di comunicazione

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Cultura .

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Gruppo icat e dal Consorzio Città d’Arte del Veneto – celebra i 200 anni dal ritorno dall’Egitto dell’archeologo nella sua città natale. Belzoni (1778-1823) è stato un esploratore, attore e ingegnere esperto di idraulica che ha contribuito a “importare” nel Vecchio Continente le meraviglie della terra dei Faraoni. L’esposizione racchiude reperti originali, disegni e racconti che narrano l’epopea di questo personaggio singolare, capace di ispirare il grande cineasta George Lucas nel creare Indiana Jones.

Novecento al Museo, prorogata fino al 30 agosto la mostra a Palazzo Zuchermann

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rorogata fino al 30 agosto a palazzo Zuckermann la mostra “Novecento al Museo. Dipinti e sculture tra le due guerre”, selezione di opere degli anni Venti e Trenta, conservate al Museo d’Arte Medioevale e Moderna di Padova e non ancora esposte in modo permanente. Curata da Elisabetta Gastaldi, la mostra è una testimonianza del ricco e variegato tessuto artistico della realtà veneta nel periodo tra le due guerre e del costante arricchimento delle raccolte civiche. Molti gli artisti attestati: da Tommasi a Dandolo, da Morato a Fasan, da Pendini a Zancanaro, da Rizzato a Boldrin e a Strazzabosco, con presenze eccellenti come il pittore Ubaldo Oppi, che fu spesso in città dove fra il 1930 e il 1931 realizzò gli affreschi per la cappella di San Francesco nella Basilica del Santo. Apertura: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19. Ingresso libero. (e.b.)


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City Life

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Alla corte dell’osteria Da ritrovi in cui giocare a carte e bere per tornare a casa allegri a luoghi dell’esperienza enoica. Andrea Pennacchi racconta la sua esperienza da “antropologo da bar” tra enoteche e pub padovani L’osteria è il luogo della nostra grande contraddizione

uscire dal locale e non pensava di usare le buone maniere.

Quando io faccio il veneto menziono l’alcol e ho notato questa schizofrenia: se Oliviero Toscani dice che beviamo gli danno del pazzo e lo denunciano, ma quando siamo in osteria c’è una retorica del bere come valore che tutti rispettano. Non che si debba esser tutti alcolisti, magari bevi due prosecchi eppure rimani per ore in un luogo in cui prima o poi vedi qualcuno che conosci.

Osterie raffinate Quel mondo è durato poco e velocemente ha lasciato il posto al mondo delle hosterie (con la H), delle enoiteche, di enoteche che nel nome denotavano e denotano una certa raffinatezza. Ci andavi a bere l’ombra come i veci, ma di qualità. Una cosa che mi piace molto, s’intende, ma che ultimamente sta un po’ degenerando.

Poi c’è lo spritz... un paradosso. Un ritorno inaspettato. Da bambini vedevamo i vecioti che macchiavano il seltz col Campari e pensavamo che non avremmo mai bevuto quella cosa da veci. E invece il marketing ha lavorato bene e ora quella roba spopola a New York. Come dire che il vecchio mondo delle osterie ha fatto tutto il giro...

La corte L’osteria è un mondo. È un concetto che io spiego

quando faccio corsi o laboratori di teatro. Se parli di Amleto, con tutta quella storia di re e regine, mica nessuno di noi ha un’esperienza di re e regine (a parte l’immortale Elisabetta d’Inghilterra). Però io in osteria vivevo un’esperienza che ci andava vicino: quando il mio adorato nonno Bepi (l’unico che conoscevo, perché l’altro era stato fatto

Insaccarse per cantare Il mondo delle osterie ha attraversato anche a Padova alcune “fasi” che hanno caratterizzato anche il nostro rapporto con il bere. Perché tutto questo bere bene, degustare la qualità è arrivato relativamente di recente. Io mi ricordo quando ero bambino e mio nonno mi veniva a prendere in bici per portarmi con lui all’osteria. Era una di quelle osterie di quartiere che ne trovavi una ad ogni via, mentre oggi il numero si è ridotto di molto. Io non potevo valutare il vino, perché da bambino bevevo la spuma, ma è ovvio che la qualità non era la prima cosa a cui pensavi. E non stupisce che di lì a poco siano scoppiati gli scandali del metanolo. Era un po’ un insaccarse per giocare a carte e tornare a casa allegri, dopo aver cantato e mescolato ricordi.

Antropologo da bar L’osteria è anche un universo da studiare. Io sono un antropologo da bar. E spesso faccio notare come, se avessi solo bevuto, non avrei mai avuto il tempo di osservare. In realtà bevi una birra o un bicchiere di vino e poi stai lì e ascolti e osservi e impari cose. Da lì è partita tutta l’esperienza sul mondo. Dai momenti in cui ero in gruppo a far casino ai momenti in cui ero solo con un blocco per scrivere. Perché l’enoteca è un luogo che ti forma. Come quando Ubaldo aprì Evoè. Lui era un uomo di cultura, aveva studiato lettere ma non consegnato la tesi per un qualche impulso anarchico. Io ho imparato tantissime cose stando seduto lì, mentre lui parlava di letteratura e musica con i clienti o solo con me.

Dall’osteria al pub Poi quando son cresciuto è iniziata la grande fase dei pub, che per i giovani prendevano il posto dell’osteria. Mi ricordo il pub Dog & Duck a Brusegana che teneva una linea di birre belghe, una roba che avevano costruito su quello che gli era piaciuto magari in Inghilterra. Quel momento è stato subito sommerso dalla marea nera della Guinness: ricordo l’epoca in cui a Padova dopo la festa del Santo c’era San Patrizio... migliaia di persone vestite di verde che ti facevano sentire in un altrove. Erano osterie anche quando erano pub. Lo so perché ci ho lavorato in un pub: spinavo birre e ho conosciuto un sacco di gente, la gioventù del Nordest di allora. Uno più fuori dell’altro. Ricordo quando il gruppo dei camerieri degli hotel di Abano ci ha salvati da un drappello di ultras ubriachi che non voleva

fuori dai nazisti) veniva a prendermi alle case popolari dove stavo e mi portava sulla canna all’osteria, io mi sentivo il principe ereditario all’ingresso nella corte. Sì, perché tutti adoravano mio nonno e lui riceveva l’omaggio di ubriaconi abituali e signore del quartiere. Mio nonno aveva un portamento nobile e una voce da tenore. E quando mi ordinava la schiuma me ne stavo sulle sue ginocchia, godendomi l’omaggio di duchi e nobili in quello strano regno. Per questo quando penso al trono di Danimarca penso all’osteria.

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Quando facevo teatro con il TPR, dopo le prove andavamo al Sottosopra o al Joyce. Poi più tardi son arrivato all’Anfora, che mi piaceva molto ma in qualche modo era un posto che ti dovevi guadagnare. Non venivi accettato subito, per esser un habitué dovevi dimostrare di esser degno. Ho dei ricordi bellissimi di quando ci andavo con mia moglie: quando eravamo stufi non cucinavamo e andavamo a goderci il tepore di un luogo che sa di conosciuto, come i posti dove andavi da bambino. È una ruota che gira e mi sembra ancora di vedere mio nonno con il suo cavallo. Andrea Pennacchi (in dialogo con Giambattista Marchetto)


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City Life

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L’enoteca “La Botte piccola” Raoul Giacoppo ha coronato un sogno: aprire un locale tutto suo sempre all’insegna delle novità

Un’avventura fatta di vino, incontri e proposte curiose Il richiamo del bancone Raoul Giacoppo ha coronato un sogno, aprendo La Botte Piccola in via Sorio. E con proposte curiose e una personalità non scontata ha arricchito il panorama delle enoteche padovane Arrivato a Padova 14 anni fa da Bassano del Grappa, grazie un incarico in smart working per un’azienda marosticana, Raoul Gino Giacoppo è sempre stato quel tipo di persona che, quando a vent’anni ci si trovava al sabato sera in 15 nella casa di uno della compagnia apriva il frigorifero e si metteva a cucinare per tutti. Non c’è da stupirsi se un paio d’anni fa abbia coronato un sogno e abbia aperto in via Sorio l’enoteca La Botte Piccola.

Nella foto piccola a sinistra Raoul Giacoppo, di seguto alcune immagini del locale e delle sue specialità

Il Campionato Italiano di Velocità in Salita della squadra (CIVS) Autocadoneghe Squadra Corse

Innamorato del bancone “Arrivo a Padova e vado a convivere con siciliane e calabresi. E lì incomincia il disastro – ricorda Raoul - In poche settimane incominciamo ad avere qualcosa come 10-15 persone invitate a cena ogni sera. Una sera un ospite mi chiede se mi va di aiutarlo nel suo circolo culturale e dopo pochi mesi mi propone di lavorare al bar dello Spritz in Piazza delle Erbe. Lì faccio un salto, mollo il lavoro al computer e mi innamoro del bancone”. Passando per l’autogrill, dove impara cosa vuol dire avere a che fare con un bancone assalito dai clienti, Raoul arriva a gestire l’enoteca di un amico per 4 anni e al contempo ne apre una con un paio di amici come soci. Per ritrovarsi, dopo aver fatto anche l’esperienza di un anno ai navigli in zona Portello, ad aprire la prima enoteca che ha la sua faccia e la sua personalità. “Avere un’enoteca tutta mia era un sogno che covavo da un bel po’ di tempo – confessa - Avendo gestito enoteche di altri e avendone avuta una in società, ho maturato il desiderio di aprire un locale mio”.

morboso”, confessa l’oste. “Mi piace dare spazio alle cose che mi incuriosiscono – dice - quindi si può trovare tanto un ignorante Lugana o un Ripasso quanto un vino israeliano o dell’Irpinia. Personalmente cerco di dare sempre più spazio a vini che rappresentano il territorio da cui provengono. Poi non mi piace stupire i clienti con lo storytelling, ma quando capita qualcuno di curioso ci si diverte”.

Clienti e sapori I clienti non son certo monotoni a La Botte Piccola. “Dovessi immaginare un cliente-tipo non potrebbe esser un unico personaggio – chiosa Raoul - Anche perché, per dirla in soldoni, in enoteca ci sono persone che politicamente guardano alla sinistra e persone che guardano alla destra, ma la cosa che più mi piace è che convivono confrontandosi anche con molta autoironia”. Un tema controverso sembra esser stato invece l’approccio al cibo. “È stato motivo di scontro con alcuni clienti che all’inizio lamentavano l’assenza di tramezzini, toast e altre proposte da bar. Ma con calma e pazienza finalmente sta passando il messaggio che siamo in enoteca e non al bar – conclude l’oste - Ci piace sbizzarrirci con cicchetti di tutti i tipi, con ingredienti locali o internazionali (in particolar modo i formaggi francesi). E avendo molti amici calabresi, mi ritrovo a utilizzare spesso e volentieri ingredienti delle loro terre”.

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l CIVS (Campionato Italiano di Velocità in Salita), è una spettacolare disciplina basata sulla competizione motociclistica svolta su strada (Road Race) e non in circuito, sancita dall’FMI (Federazione Motociclistica Italiana) Affonda le sue radici nell’epoca in cui le competizioni motoristiche in generale spesso venivano effettuate su strade pubbliche chiuse al traffico. Grandi campio-

Giambattista Marchetto

La botte piccola La Botte Piccola nasce quasi due anni fa “grazie a un mio carissimo amico e collaboratore nel mondo del vino – racconta Raoul – Un giorno, passando di fronte alla Barbatella (il locale che stava nello stesso posto), nota il cartello affittasi. Mi contatta e già l’indomani ero a firmare il contratto preliminare”. Da allora è iniziata un’avventura fatta di vino e incontri. “Il rapporto con il vino è molto stretto e quotidiano oserei quasi dire simpaticamente

• Chi è Giambattista Marchetto Dopo qualche divagazione tra Nietzsche e Wittgenstein, è tornato a Epicuro. E così scrive di vino, sapori e spirits, di viaggi, di teatro e danza. Insegna con discontinuità strategie di marketing digitale. Veneziano, vive a Praga. Ama il whisky scozzese e le Dolomiti.

ni come Giacomo Agostini nacquero da questo tipo di gare. Quest’anno il Campionato si snoda in 6 gare la prima delle quali a Gragnana in Garfagnana il 2 agosto e quella di chiusura a Frosinone il 18 ottobre. Tra l’altro queste due gare rientrano nel Campionato Europeo di Road Race, a testimonianza del rilievo dell’Italia e dell’FMI in questo tipo di competizioni. La presentazione ufficiale della Autocadoneghe Squadra Corse, è avvenuta il 28 giugno presso il circuito di modena. Cazzin Lucio, Main Sposor, Team Ma-

nager e pilota Categoria 1000 Superopen, dichiara: “Siamo orgogliosi del lavoro finora svolto e di aver creato una squadra tutta triveneta accogliendo sotto i nostri colori due forti piloti già titolati come campioni della specialità: Francesco Martinelli (Campione Europeo Motard 2016) e Francesco Maria Piva (Campione Italiano 1000 Superbike 2018), entrambi Vicecampioni 2019 nelle proprie categorie. Puntiamo come squadra corse a conseguire ottimi risultati in gara e a costituire un riferimento nell’area Triveneto per tutti gli appassionati che possono trovare nel sito www.autocadoneghe.it/ squadra-corse tutte le informazioni sulle principali competizioni su strada italiane e tantissime informazioni tecniche sulla preparazione e messa a punto di questo tipo di motociclette”.


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Verso le elezioni Veneti al voto il 20 e il 21 settembre, formalizzate le prime candidature

Clima rovente per la campagna elettorale C

ampagna elettorale in versione estiva, la temperatura inizia già a salire fra gli schieramenti in Veneto. A meno di due mesi dall’appuntamento elettorale con le regionali e le amministrative, fissato non senza polemiche al 20 e 21 settembre, i candidati iniziano ad uscire allo scoperto e dopo mesi monopolizzati dall’emergenza covid-19 il dibattito politico si accende e si allarga anche ad altri temi, sebbene la sanità e le misure di sicurezza anti contagio restino il terreno principale di confronto. Mentre il centrodestra fa quadrato e stabilisce i rapporti di forza intorno al governatore uscente Luca Zaia, favorito al punto tale di non aver nemmeno bisogno di formalizzare la candidatura per il terzo mandato, il centrosinistra cerca di ampliare la platea di consensi per il vice sindaco di Padova Arturo Lorenzoni, sostenuto da uno schieramento che va dal Pd ai movimenti civici, ma dovrà fare i conti con la discesa in campo della senatrice vicentina Daniela Sbrollini, candidata di Italia Viva. Da tempo ormai il Movimento 5 Stelle ha scaldato i motori per la corsa di Enrico Cappelletti e la definizione della squadra che lo affiancherà con l’obiettivo di far crescere sensibilmente i consensi in Veneto e assumere un ruolo da protagonista. Alla testa del Partito dei Ve-

neti Antonio Guadagnini guida il fronte indipendentista che potrebbe riservare delle sorprese. Cresce intanto la fibrillazione tra le forze politiche per la definizione delle candidature in consiglio regionale, tra conferme, esclusioni e new entry. I nomi stanno uscendo alla spicciolata e la composizione delle liste spiegherà molto sui rapporti di forza che si andranno a definire nel parlamentino veneto per i prossimi 5 anni. Quindi la parola passerà agli elettori, al termine di una campagna elettorale “balneare” ma non per questo meno combattuta. Perché è proprio fra i consiglieri che potrebbero nascondersi dei colpi di scena. Luca Zaia, in corsa per il terzo mandato, continua a concentrarsi sulla gestione dell’emergenza coronavirus ma sta lavorando con i suoi alla definizione delle liste che lo sostengono: Lega, lista del presidente e lo schieramento definito “dei sindaci”. Scontato l’appoggio del resto del centrodestra, a partire da Forza Italia a Fratelli d’Italia, con i quali è in corso un serrato confronto per gettare le basi dell’alleanza che dovrà reggere per il prossimo quinquennio. Oltre all’impatto covid e alla gestione delle misure a favore di imprese e cittadini, insieme alla definizione delle politiche sanitarie regionali, la campagna elettorale del centrodestra coinvol-

Daniela Sbrollini, Luca Zaia, Arturo Lorenzoni, Antonio Guadagnin ed Enrico Cappelletti

Zaia guarda al terzo mandato, Lorenzoni punta a rafforzare il centrosinistra, Italia Viva candida Sbrollini. Il Movimento 5 Stelle con Cappelletti non fa alleanze, Guadagnini cerca consensi con l’autonomia ge anche il tema dell’autonomia e della necessità di completare il percorso culminato con il successo del referendum. Nel centrosinistra, intanto, agli inizi di luglio Italia Viva ha presentato il proprio candidato alla presidenza, la vicentina Daniela Sbrollini, che per il suo debutto ha scelto Padova, guarda caso la città di Lorenzoni. “Vogliamo essere l’alternativa sia alla Lega e centrodestra che governa da 25 anni che ad una opposizione che è la solita dallo stesso periodo. Puntiamo ad aggregare chi in questi anni non si è riconosciuto

in questi due schieramenti. Sono grata a Renzi perché mi ha dato questa opportunità, il Veneto è bellissimo e ha molti talenti da esprimere”. Il debutto di Italia Viva ha subito provocato la reazione dei sostenitori di Lorenzoni e del Partito Democratico che respingono le critiche e bollano la scelta come “pura tattica, calata dall’alto, da Roma”. Il Movimento 5 Stelle sta presentando i propri candidati in tutte le province con l’obiettivo di diventare la prima forza politica in Veneto: “Nessuna alleanza con il centrosinistra, la

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DAL 1985

PiccoloBruno I N F I S S I

nostra base – spiega Cappelletti - ha deciso all’unanimità che avremmo dovuto correre da soli, recuperando le nostre origini e la nostra autonomia”. Guadagnini invece va all’attacco con una campagna choc in cui si propone come la “cura al Roma virus”.“Dobbiamo dare un taglio alla dipendenza da Roma con il pieno Autogoverno del Venetoe lo possiamo fare solo noi. A quasi 3 anni dal referendum autonomista, tutti i partiti nazionali hanno infatti evidentemente tradito il mandato popolare dei veneti. Ora tocca a noi”.

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Regione

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Politica Alessandro Bisato, segretario regionale del Partito Democratico Veneto

“Dopo la pandemia è necessario ripensare il nostro modo di vivere” l Veneto ha attraversato una tempesta senza precedenti. Questi mesi hanno messo in discussione buona parte delle nostre certezze, delle nostre abitudini, del nostro modo di vivere privandoci, a partire da chi come me è chiamato ad amministrare la “cosa pubblica”, di un elemento essenziale: la socialità, il confronto”, sono le riflessioni di Alessandro Bisato, segretario del Partito Democratico veneto. “Oggi ci ritroviamo in un mondo nuovo, cambiato. Pensare che tutto torni come prima, - prosegue - che non sia successo nulla è miope e soprattutto ci impedisce di compiere quei necessari passi in avanti dei quali, questi mesi di pandemia, ci hanno dimostrato tutto il bisogno”. “In primo luogo - osserva - tutto il nostro sistema sanitario, in particolar modo quello legato alla medicina territoriale, ha dimostrato che l’eccellenza e la grande disponibilità di medici, infermieri e personale sanitario non posso-

no diventare l’alibi della Regione per non produrre una reale programmazione fatta di risorse e investimenti capace di sostenere al meglio il modello pubblico senza indebolirlo a vantaggio del privato, come troppo spesso accade. Lo dobbiamo in primo luogo a quelle donne e quegli uomini che in questi mesi si sono sacrificati in corsia e poi a ciascuno di noi per garantire a tutte e a tutti il giusto diritto alla serenità”. Il sistema dei trasporti rappresenta un altro tema da prendere in considerazione. “Autobus, treni e scuolabus, in tempi di paura da virus, - afferma Bisato - saranno guardati con profonda diffidenza e il problema che sconteranno sarà quello dell’affollamento. Siamo chiamati, dunque, ad un ripensamento complessivo, anche qui nella provincia di Padova, dei nostri tempi. Il concetto di “ora di punta” dovrà essere forzatamente superato: non sarà possibile, infatti, pensare che uffici, scuole,

“Sistema sanitario, trasporti, ambiente: troppe scelte sono state rimandate a lungo. E’ tempo di prenderci maggiormente cura di noi” fabbriche, negozi aprano più o meno tutti allo stesso momento altrimenti la paura dell’assembramento bloccherà i nostri processi produttivi e comprometterà ulteriormente l’ambiente perché spingerà ciascuno di noi ad utilizzare sempre e soltanto i mezzi privati”. “E sempre in materia di ambiente è la pianificazione urbanistica dei nostri paesi, anche di quelli della cintura padovana, che ha segnato il passo. Ce ne siamo accorti, in molti casi, quando abbiamo provato a fare delle passeggiate,

in periodo di quarantena, e non siamo riusciti a trovare, vicino alle nostre case, aree non completamente urbanizzate. Il consumo di suolo e la densità abitativa ormai hanno reso il nostro territorio, salvo poche eccezioni, un grande e unico centro con tutti i limiti che questo comporta e con una tipologia di edilizia iper concentrata nella quale pensare di svolgere, in modo sereno, le attività scolastiche dei nostri figli e il nostro smart working, è risultato particolarmente arduo se non impossibile

per molti di noi. Il nostro rapporto con l’ambiente, dunque, va rielaborato in modo profondo e al tempo stesso anche la “forma” delle nostre case”. “Questo virus - conclude il segretario regionale del Pd - ci ha dimostrato che dobbiamo prenderci maggiormente cura di noi e di ciò che ci circonda. Sono troppe le scelte che sono state per troppo tempo rimandate. Adesso per i Comuni della provincia di Padova e per il Veneto è tempo di fare tesoro di quello che abbiamo vissuto”. MESSAGGIO A PAGAMENTO

L’AUTONOMIA ora più che mai SERVE PER GARANTIRE LA RIPRESA SOCIALE ED ECONOMICA DEL VENETO. Noi veneti ABBIAMO DOVUTO AFFRONTARE l’Alluvione del 2010, il Tornado della Riviera del Brenta del 2015, la Tempesta Vaia del 2018, l’Acqua Granda del 2019, senza dimenticare la catastrofe finanziaria delle banche venete. ORA IL CORONAVIRUS! ABBIAMO VISTO LA DEDIZIONE E LA PROFESSIONALITÀ DI CHI OPERA NELLA SANITÀ VENETA, ABBIAMO TOCCATO CON MANO QUALE SIA LA SOLIDARIETÀ’ TRA VENETI. Adesso è il momento di rialzarci e ripartire, cogliendo l’occasione di realizzare un NUOVO MODELLO VENETO:  Valorizzando la medicina del territorio  Sostenendo le attività produttive e il mondo dell’associazionismo  Sviluppando nuove opportunità per il turismo  Riorganizzando la scuola guardando ad una didattica innovativa Anche questa volta ce la possiamo fare, insieme, con quell’Autonomia che potrà garantire alle generazioni future di vivere in un Veneto migliore

Committente responsabile: Maurizio Conte

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Sport .

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Rugby Intervista all’allenatore Andrea Marcato

Il Petrarca Rugby è pronto a ricominciare S

fogliando il suo palmarès si ha la sensazione di essere di fronte ad un predestinato, un talento prima in campo e poi in panchina. Oggi Andrea Marcato è l’allenatore del Petrarca Rugby, ma ha alle spalle una carriera da giocatore di tutto rispetto, costellata da cinque scudetti, una Coppa Italia, due Supercoppe e decine di presenze con la nazionale azzurra. Gli appassionati ricordano ancora il suo drop contro la Scozia nel Sei Nazioni, o il calcio vincente allo scadere contro l’Argentina nel 2008. Conclusa la carriera nel 2017, Marcato si siede sulla panchina del Petrarca e guida i neri alla conquista dello scudetto l’anno successivo, diventando l’allenatore più giovane ad aver conquistato il tricolore nell’era dei playoff. Partiamo da dove ci eravamo lasciati. Com’è stato concludere la stagione in anticipo? “Davvero strano. Il nostro ultimo allenamento è stato ad inizio marzo, ma inizialmente nutrivamo la speranza di ripartire e ci eravamo attrezzati per tenere in forma i giocatori attraverso esercizi fisici da svolgere a casa. Poi ad inizio aprile è arrivata la conferma delle chiusura definitiva del campionato. Quello è stato il momento più difficile: eravamo in piena corsa playoff e contavamo di giocarci le nostre carte per la vittoria finale”. Come hai trascorso i mesi di quarantena? “Ho dedicato tempo alla mia famiglia, a mia

L’allenatore del Petrarca Rugby Andrea Marcato

moglie e a mia miglia. Ne ho approfittato anche per studiare a aggiornarmi, anche attraverso confronti virtuali con altri amici allenatori. Mi mancava molto il campo, in particolare il sabato che è giorno di partita”. Qual è il programma delle prossime settimane e dei prossimi mesi? “In questo momento la società sta lavorando per costruire la rosa della prossima stagione. Non c’è ancora una data ufficiale

per l’avvio del campionato, ma credo inizieremo ad allenarci verso fine luglio. Rispetto agli scorsi anni, ci vorrà più tempo per rimettersi in forma: il periodo di stop è stato davvero lungo”. Intanto è arrivato un tuo nuovo collaboratore: l’argentino Victor Jimenez. “È davvero un ottimo innesto nel nostro staff: sarà il responsabile degli avanti. Victor porterà in dote la sua esperienza internazionale, il confronto con lui ci permette-

Zanardi. Padova si stringe al suo grande campione

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’ Italia intera, e ancor più la città di Padova, si stringe in queste settimane al suo campione Alex Zanardi. L’ex pilota di Formula 1 è rimasto vittima di un gravissimo incidente, lo scorso 19 giugno, mentre con la sua handbike stava svolgendo una staffetta di beneficenza lungo la statale 146 tra San Quirico d’Orcia e Pienza nel senese. A Zanardi è arrivato il messaggio del sindaco Sergio Giordani. Poche parole, cariche di affetto affidate ai social: “Forza Alex! Siamo tutti in forte apprensione

per un grande campione e un grande uomo così vicino alla nostra comunità”. Anche Alessandro Bisato, sindaco di Noventa padovana, comune dove Alex vive da anni con la moglie Daniela e il figlio Niccolò, si è stretto ai famigliari ricordando che: “Lui è uno di noi”. Con Bisato un intero paese: a poche ore dall’incidente, proprio per far sentire il grande abbraccio della comunità, è stato affisso un grande striscione con scritto “Forza Alex Noventa è con te!”. “Forza Alex, campione di sport e di vita”, le parole del presidente della Provincia,

Fabio Bui. Le parole più belle nel messaggio di speranza giunto da papa Francesco. “Carissimo Alessandro, la sua storia è un esempio di come riuscire a ripartire dopo uno stop improvviso. Attraverso lo sport hai insegnato a vivere la vita da protagonisti, facendo della disabilità una lezione di umanità. Prego per te... Grazie per aver dato forza a chi l’aveva perduta... In questo momento tanto doloroso le sono vicino, prego per lei e per la sua famiglia. Che il Signore La benedica e la Madonna la custodisca”. (n.m.)

rà di migliorare ancor”. Parliamo di mercato. Che squadra state costruendo? “L’idea a cui stiamo lavorando è quella di aprire un nuovo ciclo. Ci saranno parecchi cambiamenti, ma la rosa sarà sicuramente molto competitiva. La società è sempre molto ambiziosa, così come lo sono io”. Quali sono gli obiettivi per la prossima stagione? “È prematuro parlarne ora, ma sicuramente vogliamo essere protagonisti. Nel corso di una stagione possono succedere tante cose, ma si lavora sempre per vincere”. Cosa rappresenta per te essere l’allenatore del Petrarca? “Ne sono onorato. In questi anni ho capito che la forza del club è costituita dalle persone che quotidianamente ci lavorano: staff, dirigenti, accompagnatori. Gli allenatori e i giocatori passano, la società resta. Da padovano, per me è davvero un privilegio essere qui. Rimarrò al Petrarca finche il Petrarca lo vorrà”. Sei un allenatore giovanissimo e hai già vinto. Dove vuoi arrivare? “Voglio continuare a crescere e migliorarmi, facendo i passi giusti senza aver fretta di bruciare le tappe. Anche da questo punto di vista, il Petrarca è l’ambiente perfetto per me.” Enrico Beda


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L’intervista Patrizia Brandolese racconta come è nata questa particolare passione

Sospesa nel vuoto, a contatto con la natura” L’atleta di Limena realizza evoluzioni coreografiche all’aperto, in ambienti straordinari Patrizia Brandolese, atleta di Limena, pratica la spettacolare disciplina dei tessuti aerei immensa nella natura. Come descriverebbe questa particolare attività? “Evoluzioni coreografiche, sospesi nel vuoto su un fiume, un lago, sul mare o meravigliosamente al ramo di un albero e la natura parla di sé accompagnata alla danza su questo lungo telo, annodato e arrotolato intorno al corpo formando intrecci e morbide eleganti figure, cadute, volteggi”. Come è nata questa sua passione? “Mi sono avvicinata a questa disciplina sportiva vedendo una mia amica americana che praticava tessuti aerei appesa nel vuoto ad una highline”. Cosa rappresenta per lei questa attività? “In realtà quest’attività rappresenta per me più che uno sport, bensì un modo per vivere la natura e valorizzarla. Si tratta di una disciplina impegnativa che richiede allenamento e molta attenzione, specialmente per le sessioni all’aperto”. Dove si allena solitamente? “L’allenamento avviene anche in palestra, ma ho scelto personalmente di calarmi completamente nella natura per esaltarne la sua bellezza. Siamo circondati da ambienti naturali straordinari, da conoscere, preservare e proteggere perché anche le generazioni future abbiano la possibilità di viverle e di diventarne custodi. Le montagne fanno spesso da cornice alle mie evoluzioni aeree, ma allo stesso tempo alla mia crescita personale. Quali doti si sviluppano o sarebbe necessario avere per praticarla? “Ritengo che questa disciplina offra molto. Crescita personale, ascolto, consapevolezza di sé e il superamento dei propri limiti, sen-

Un viaggio nella Geografia

Riapre il museo dell’Università di Padova, visite gratuite

sibilizzazione alla natura e alla cura dell’ambiente”. Gli alunni delle scuole, in visita all’area naturalistica del Tavello, hanno potuto assistere ad una vostra esibizione? “Sì, è stato bello condividere l’esperienza dei tessuti aerei con i bambini delle scuole materne e delle scuole medie, che ha permesso loro di avvicinarsi a questa attività ed immergersi nel contesto”. Oltre all’oasi del Tavello, avete in programma altri appuntamenti? “Ci sarà ancora l’occasione di vivere questa condivisione nelle aree naturalistiche, ma anche in altre aree in cui si potranno rilanciare spazi naturali che erano stati per anni dimenticati”. Cosa le trasmette questa disciplina e che messaggio vorrebbe lanciare a chi non ha avuto occasione di conoscerla? “Osservare la natura da una prospettiva diversa, immergendosi completamente in essa, lasciandosi portare in alto. Si lascia andare tutto ciò che è superfluo e che pesa, in ascolto di ciò che invece ci circonda. Come dice Jean Jaques Rousseau “C’è un li-

bro sempre aperto per tutti gli occhi: la natura”. Come sta vivendo questo periodo di emergenza per il Coronavirus? “Le misure restrittive e di distanziamento sociale hanno ovviamente stimolato la ricerca di un nuovo modo di svolgere attività fisica stabilendo un fabbisogno ideale per ridurre lo stress, aumentare le difese immunitarie, migliorare la qualità del sonno e del benessere fisico generale. Ho continuato ad allenarmi a casa non potendo uscire all’aperto nei parchi: almeno 40 minuti al giorno di attività fisica, alternando anche momenti dedicato allo yoga, slackline e coreografia. Ovviamente le altezze per sviluppare le figure cambiano, ma la volontà e la determinazione non mancano. Anche la tecnologia è stata utile, ho condiviso con alcune atlete allenamenti da casa tramite videochiamata per non perdere comunque il confronto e lo scambio di esperienza ed espressione artistica. Sicuramente quando questa pandemia terminerà apprezzeremo maggiormente ciò che abbiamo e che talvolta diamo per scontato”.

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e potenzialità c’erano tutte e l’aspettativa era alta per il Museo di Geografia dell’Università di Padova, il primo in Italia e uno dei pochi al mondo nel suo genere. Nei primi sei mesi di apertura, da gennai a giugno, erano attesi, tra scolaresche e gruppi, almeno 80 mila visitatori. Ma l’emergenza sanitaria ha bloccato tutto e costretto a quattro mesi di stop forzato. Con l’inizio di luglio finalmente questo piccolo gioiello è tornato accessibile. Inaugurato lo scorso dicembre presso la storica sede di Palazzo Wollemborg in via del Santo, il museo aveva suscitato un grande interesse a livello locale e nazionale. Aperto due giorni a settimana fino al 26 febbraio, il patrimonio valorizzato nei nuovissimi allestimenti aveva saputo accogliere e convincere oltre 2000 visitatori e 40 classi scolastiche di ogni ordine e grado, ottenendo recensioni online estremamente positive (4,8 su 5 la media ottenuta). Poi il Covid ha costretto alla serrata ma ora è tempo di rimettersi in moto. Le visite saranno gratuite su prenotazione (www.musei.unipd.it/geografia/visite), e saranno svolte in due turni (9:30 e 11:00) tutti i giovedì e venerdì di luglio. Le piccole dimensioni dei gruppi ammessi alla visita (massimo 10 persone) permetteranno ai visitatori di essere maggiormente coinvolti nel percorso museale e avere un più diretto rapporto con le guide, che proprio in virtù dell’eccezionalità del momento saranno condotte dal dott. Donadelli e dal prof. Varotto. “Riaprire il Museo di Geografia vuole essere in primo luogo un segnale di fiducia e speranza – commenta il prof. Mauro Varotto, responsabile scientifico del Museo – che coniuga una scrupolosa attenzione alla sicurezza con la possibilità di riaprire al pubblico l’Università e i centri di cultura. Ma è anche una assunzione di responsabilità verso l’investimento fatto dal Dipartimento e dall’Ateneo per un museo unico nel suo genere, che risponde ad una sete di conoscenza e geografia che proviene da tutta Italia”.

Fanny Xhajanka

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L’intervista Alessandro Fabian è il più forte triatleta italiano di sempre

“Il Triathlon stimola l’adattamento” Non c’è due senza tre: dopo Londra e Rio l’atleta padovano ora punta a Tokyo 2021

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al 2006 il padovano Alessandro Fabian ha collezionato un successo dopo l’altro nel triathlon, partecipando per due volte alle Olimpiadi. A Londra ha raggiunto il miglior risultato di sempre per un italiano. Come nasce la sua passione per il triathlon? “Dopo la mia lunga esperienza nel nuoto giovanile, che mi ha regalato moltissimo ma in cui non ho mai raccolto i risultati che volevo, è arrivata la proposta di provare uno sport nuovo, che non conoscevo. Una nuova sfida, e questa è una parola che invece conoscevo bene. Avevo 17 anni, tanta voglia di muovermi, l’entusiasmo di mettermi in gioco; ho abbracciato uno sport fatto di tre discipline, che ho imparato ad apprezzare e che mi ha letteralmente cambiato la vita”. Ha vissuto l’emergenza per il Coronavirus? “Ora più che mai descriverei il Triathlon come uno sport che stimola l’adattamento. La mia routine, al di là degli allenamenti indoor, non è cambiata molto: certo pedalare 3-4 ore dentro rispetto a fuori è un po’ pesante, ma c’è da dire che le mie abitudini sono rimaste abbastanza invariate. È come se fossi stato ancora in ritiro, dove la mia vita sociale si riduce al minimo”. E’ stato costretto a rientrare in Italia dopo l’annullamento della prima tappa stagionale delle World Triathlon Series di Abu Dhabi? “Dopo il ritiro invernale a Fuerteventura e dopo la comunicazione del posticipo/annullamento della prima tappa WTS sono dovuto rientrare in Italia; ma di lì a poco sono ripartito per il secondo ritiro di preparazione alla stagione in Florida. Quando abbiamo capito che la situazione si stava facendo complicata, sia per la sicurezza che per l’allenamento, abbiamo deciso di rientrare a casa. Da lì poi sono iniziati l’isolamento fiduciario di 14 giorni e la “quarantena”. Quali sono i ricordi più emozionanti delle Olimpiadi a cui ha partecipato? “I momenti che ricordo con più emozione sono

tre, relativi a Londra 2012: durante la preparazione, circa un’ora prima della partenza, in cui ho avuto un problema meccanico alla bici e poi quando sentivo un mix di ansia, paura e aspettative prima della partenza. Il terzo momento è stato tagliare la linea del traguardo, quell’attimo in cui ho realizzato di aver raggiunto un sogno, l’essere arrivato ad un’Olimpiade, con un bel risultato, e ho sentito la grande emozione di aver fatto qualcosa di importante per me e per la mia Nazione”. Quali sono i suoi più grandi traguardi raggiunti? “Sportivamente parlando, i risultati internazionali, come le due Olimpiadi, con un 10° e un 14° posto, il secondo posto al campionato Europeo e la medaglia d’oro a squadre, i vari titoli dei Campionati italiani e i piazzamenti nelle tappe WTS di Campionato del mondo”. Qual è il suo prossimo obiettivo? “Punto a concludere raggiungendo Tokyo 2020, anche se sarà nel 2021. La sfida principale di questo momento, comunque, è mantenere alta la motivazione e gli stimoli per continuare ad allenarsi”. In che cosa consiste il suo progetto “Elements Fury”? “Elements Fury è un’iniziativa che ho fortemente voluto e organizzato, con l’obiettivo di sensibilizzare le persone all’attenzione verso la Natura che si sta ribellando. Ne abbiamo avuto dimostrazione negli ultimi anni, nel territorio intorno a casa mia, nelle montagne che frequentavo da piccolo, c’è stata la tempesta Vaia a novembre 2018, e poi svariati fenomeni di acqua alta a Venezia, con picchi mai raggiunti negli ultimi decenni. Ho sentito che dovevo per forza fare qualcosa: e così in un weekend ho preso la mia muta e sono andato a nuotare nella Laguna di Venezia, ho inforcato la bici e ho fatto un giro a Belluno, e ho raccolto un gruppo di runner che in una piovosa domenica mattina hanno corso con me nel centro della mia città, Padova”. Fanny Xhajanka

Zanardi. Padova si stringe al suo grande campione

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’ Italia intera, e ancor più la città di Padova, si stringe in queste settimane al suo campione Alex Zanardi. L’ex pilota di Formula 1 è rimasto vittima di un gravissimo incidente, lo scorso 19 giugno, mentre con la sua handbike stava svolgendo una staffetta di beneficenza lungo la statale 146 tra San Quirico d’Orcia e Pienza nel senese. A Zanardi è arrivato il messaggio del sindaco Sergio Giordani. Poche parole, cariche di affetto affidate ai social: “Forza Alex! Siamo tutti in forte apprensione per un grande campione e un grande uomo così vicino alla nostra comunità”. Anche Alessandro Bisato, sindaco di Noventa padovana, comune dove Alex vive da anni con la moglie Daniela e il figlio Niccolò, si è stretto ai famigliari ricordando che: “Lui è uno di noi”. Con

Bisato un intero paese: a poche ore dall’incidente, proprio per far sentire il grande abbraccio della comunità, è stato affisso un grande striscione con scritto “Forza Alex Noventa è con te!”. “Forza Alex, campione di sport e di vita”, le parole del presidente della Provincia, Fabio Bui. Le parole più belle nel messaggio di speranza giunto da papa Francesco. “Carissimo Alessandro, la sua storia è un esempio di come riuscire a ripartire dopo uno stop improvviso. Attraverso lo sport hai insegnato a vivere la vita da protagonisti, facendo della disabilità una lezione di umanità. Prego per te... Grazie per aver dato forza a chi l’aveva perduta... In questo momento tanto doloroso le sono vicino, prego per lei e per la sua famiglia. Che il Signore La benedica e la Madonna la custodisca”. (n.m.)

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Settore primario Veneto Agricoltura traccia il bilancio dell’ultimo anno e mezzo

Clima e coronavirus presentano il conto in campagna I

l clima imprevedibile e l’emergenza coronavirus presentano il conto all’agricoltura veneta. Il settore primario tiene le posizioni e conferma il suo primato ma accusa il colpo dell’ultimo anno e mezzo, segnato dal meteo sfavorevole del 2019 e dalla prima metà del 2020 sconvolta dal Covid-19. L’agricoltura della nostra regione vale molto, la bellezza di 5,85 miliardi di euro, ma perde terreno rispetto al 2018 e segna un calo del 7,6 per cento. A pesare è soprattutto la diminuzione delle quantità prodotte mentre è minore l’impatto dei prezzi, spiega Alberto Negro, commissario straordinario di Veneto Agricoltura, l’agenzia regionale che anche quest’anno ha tirato le somme del settore primario. “Abbiamo dato uno sguardo anche ai primo semestre del 2020 - aggiunge il dirigente - alla luce dello sviluppo dell’emergenza Coronavirus e della “fase 2”. L’anno era iniziato con buone prospettive, ma poi la pandemia ha cambiato tut-

to. In questi primi mesi dell’anno il sistema agroalimentare veneto è stato colpito meno pesantemente rispetto ad altri settori, tuttavia si stanno facendo sentire gli effetti della chiusura pressoché totale, la scorsa primavera, dell’Horeca (Hotel, Restaurant, Catering). Forti contraccolpi stanno interessando anche le esportazioni, nonostan-

Valore della produzione a 5,85 miliardi di euro, in calo del 7,6 per cento. L’allarme Covid ha rallentato export e produzioni te quelle del vino abbiano segnato nei primi tre mesi del 2020 un +7,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In risposta alle preoccupazioni legate al Covid-19 e alle conseguenti problematiche dovute alle restrizioni del trasporto e alle chiusure delle frontiere, le

ultime statistiche del commercio estero di vino veneto per il primo trimestre 2020 vedono la nostra regione esportare vino per oltre 542 milioni di euro, con un ulteriore rialzo, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del +7,4%. Il Veneto si conferma al primo posto nel ranking italiano per esportazioni di vino, con una quota sul totale dell’export nazionale del 36%. Il comparto zootecnico da carne nazionale e veneto - aggiunge Negro - ha subito gli effetti del lockdown, seppure in maniera diversa a seconda della filiera produttiva. Per il bovino da carne è stato da subito penalizzato il vitello, maggiormente collegato al canale Horeca e meno alla spesa familiare, e i bovini adulti, meno il vitellone”. Tornando al 2019, i tecnici sottolineano come sia stato tra le due/ tre annate più calde degli ultimi trent’anni, con ripercussioni spesso molto negative su alcune produzioni. Per i cereali l’andamento climatico è stato senz’altro sfavo-

revole: l’elevata piovosità del mese di maggio 2019 ha comportato allettamenti nei frumenti e scompensi fisiologici nel mais, con conseguente diminuzione delle rese. Per le colture industriali, la soia ha segnato una resa in aumento del +6,6% rispetto al 2018, nonostante la la presenza della cimice asiatica. Le superfici investite a orticole si sono riportate a circa 28.100 ettari, in aumento del +6,3% rispetto all’anno precedente. Invece il valore della produzione di frutta fresca ha registrato una contrazione del -19,8% rispetto all’anno precedente. Cimice asiatica e maltempo pri-

maverile hanno portato a forti cali nelle rese e nelle produzioni complessive, arrivando ad oltre il -60% per il pero, al -25% per le mele, al -35% per il ciliegio. La produzione di vino è in discesa del 20% rispetto alla super annata del 2018. Le esportazioni regionali di vino nell’ultimo anno sono state di 2,31 miliardi di euro, con un aumento del +3,2%. Sempre alle prese con il calo di consumi e le difficoltà del mercato la zootecnia, sia da carne che da latte, mentre va meglio per avicoltura e allevamenti suini. Recupera qualche posizione il comparto della pesca.

Francesco Cazzaro guida la bonifica veneta

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rancesco Cazzaro, attuale presidente del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, padovano di Villa del Conte, è stato nominato presidente di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce gli 11 consorzi della regione. Vice presidente è Paolo Ferraresso, presidente del Consorzio di Bonifica Bacchiglione. 60 anni appena compiuti, è stato anche sindaco di Villa del Conte per due mandati (2004 – 2014), Francesco Cazzaro è titolare di un’azienda agricola attiva nell’acquacol-

tura. “Ringrazio i colleghi presidenti per la fiducia accordatami, assicuro il mio impegno nel ricoprire questo ruolo consapevole dell’importanza sempre maggiore che sta assumendo l’attività di coordinamento nell’ambito della bonifica. – ha affermato il neo presidente – Le sfide legate ai mutamenti climatici impongo infatti ai consorzi di ragionare sempre più in un’ottica di sistema, con un’attenzione che vada anche oltre i confini del proprio comprensorio e miri alla

collaborazione tra tutti gli enti. La gestione dell’acqua ad uso irriguo, sempre più complessa a causa dei lunghi periodi siccitosi, rappresenta uno dei principali ambiti di sfida con cui la bonifica dovrà confrontarsi nel prossimo futuro. Altro ambito è dato dalla sicurezza idraulica di centri abitati e campagne messi a rischio da violenti eventi atmosferici che riversano su territori fortemente urbanizzati enormi quantità d’acqua in brevissimo tempo”.

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a Venezia a Isola Verde, passando per Chioggia e Sottomarina, è ripartito con l’arrivo dell’estate il progetto “Vacanze Sicure”, nei territori dell’Ulss 3 Serenissima, là dove la presenza dei turisti è destinata ad aumentare. Vengono potenziati i servizi del Suem118 e quelli degli Ospedali; inoltre i litorali vengono dotati di ambulanze per un trasporto più veloce di fronte a casi di emergenza-urgenza, ma anche di servizi ambulatoriali con infermieri e medici. “Vacanze Sicure è un progetto che l’Ulss 3 Serenissima mette in campo – spiega il direttore generale Giuseppe Dal Ben – con il sostegno della Regione Veneto per fornire una risposta alla domanda di salute dei turisti accolti a Venezia e a Chioggia, durante il loro soggiorno per la stagione estiva. Ogni anno, a partire dal mese di giugno, vengono rafforzati i servizi di Emergenza-Urgenza, sia in Ospedale che nelle spiagge. E quest’anno, vista l’emergenza sanitaria da Covid-19, all’interno del progetto si è inserito anche la presenza di un team per la verifica, la valutazione e la gestione di possibili situazioni di sospetta infezione da Covid-19: con rapidità ed efficacia, provvederà alla verifica e valutazione delle situazioni sospette e, se necessario, avvierà l’analisi epidemiologica e metterà in atto

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quanto necessario per il contenimento e la limitazione dell’infezione secondo uno specifico protocollo aziendale”. GLI AMBULATORI INFERMIERISTICI. Per l’estate 2020 nel litorale di Chioggia sono stati attivati quattro ambulatori infermieristici: presso lo stabilimento Granso Stanco; l’ambulatorio infermieristico Ascot situato in zona Diga facilmente raggiungibile sia dalla spiaggia, sia dal Lungomare; presso lo stabilimento Astoria; confermato anche l’ambulatorio infermieristico situato presso la diga nord dell’Isola Verde. Questo ambulatorio è dotato di Quad per intervenire rapidamente su un tratto di spiaggia libera lungo circa 700 metri, non raggiungibile con l’ambulanza per la presenza delle “dune”. E’ stato anche organizzato un servizio di telemedicina per permettere all’infermiere di richiedere, qualora lo reputasse necessario, un consulto a un medico del Pronto Soccorso. GLI AMBULATORI MEDICI. Nel periodo estivo l’Ulss 3 ha attivato anche tre ambulatori medici: uno presso il Pronto Soccorso (nella sede del Servizio Continuità Assistenziale), uno nella spiaggia di Sottomarina (presso la sede Ascot di Sottomarina), un altro a Isola Verde (via della Nazioni Unite 22 c/o I.S.A. Residence).

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stazioni è a carico dell’utente non residente), previa prenotazione telefonica: 800186010 (dal lunedì al venerdì dalle 20 alle 8; sabato e prefestivi 10-20; festivi 8-20).

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erché alcuni individui sono più predisposti a combattere efficacemente il virus e altri lo sono meno? E’ questa la domanda che ha ispirato il progetto di ricerca sul Covid – 19, nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Scienze del Farmaco e quello di Neuroscienze- Sezione di Anatomia Umana Normale dell’Università di Padova, Tes-Fondazione per la Biologia e la Medicina della Rigenerazione, l’Unità Operativa Complessa di Medicina trasfusionale dell’Ospedale di Treviso e Avis provinciale Treviso. Si vuole capire da cosa dipende la diversa risposta del sistema immunitario al Covid- 19. Negli scorsi mesi infatti è stato osservato come la reazione di ciascun paziente sia fortemente diversificata a causa di molti fattori, tra i quali l’età, il sesso e le patologie pregresse. Tuttavia un fattore determinante, per molti studiosi, è la cosiddetta “memoria immunologica”, ossia la capacità di difesa naturale di ciascun erché alcuni individui sono piùindividuo. predisposti smi di difesa aspecifica nei confronti di Conoscere meccanismo dunque a combatterequesto efficacemente il virus permetterebbe e altri Covid-19. I dati ottenuti da questo studio di migliorare lo sono meno? le capacità prognostiche sul decorso di ogni multiparametrico saranno condivisi con la malato e curare tempestivamente i soggetti più a rischio, e dettagliata sia l’eziopatogenesi cheper la progressione E’ questa la domanda che ha ispirato il comunità scientifica la definizione di ovvero maggior preparazione i prossimi malattia. L’utilizzonuove di Rhapsody™ permetterà di progetto affrontare di ricerca sulcon Covid – 19, nato dalla strategie diSystem controllocidell’epidemia mesi in caso di eventuale di recrudescenza dell’infezio- analizzare campioni biologici “ad hoc” di una popolaziocollaborazione trauna il Dipartimento Scienze Covid-19”. ne, in autunno. ne cellulare responsabile dell’immunità naturale innata, del Farmaco e quello di Neuroscienze- Se“Lo studio – aggiunge la dottoressa Il progetto è finalizzato allo studio di alcune popolazioni esposta al virus e Arianna successivamente guarita”. zione di Anatomia Umana Normale dell’UVeronesi, Direttore Uoc di Medicina di monociti e linfociti NK che, garantendo “Dal 2006 Tes, -Trasfusionale sottolinea ilTreviso professor Pierpaolo Parniniversità di Padova, Tes-Fondazione per la una protezione – Aulss 2 Marca Treaspecifica confronti Fondazione Tes, - collabora Biologia e lanei Medicina delladell’infezione Rigenerazione,Covid-19, possono gotto, Direttore Scientifico vigiana - hadicome finalità l’identificazione di essere utili indicatori per identificonprognostici Universitàdidievoluzione Padova, Avis l’Unità Operativa Complessa di Medicina indicatori di ma-e care una condizione soggettiva le strutture sanitarie Inregionali trasfusionale dell’Ospedale di Trevisodie Avis lattia relati al virus Sars-CoV-2. relazione Dalla collaborazione maggiore o minore suscettibilità extra-regionali, per progetti provinciale Treviso. Si vuole capire daalcosa dipende la diversa ri- ai nuovi biomarcatori ci sied augura che si possa comprendere in virus ricerca che a racspostaSars-CoV-2. del sistema immunitario al Covid- 19.tra NegliUniversità scorsi mesi maniera più approfondita di e dettagliata sia continuano l’eziopatogenesi che di Padova, Per èpermettere la ricerca, Fon- di ciascun paziente sia la progressione di malattia. cogliere importanti riscontri dalla infatti stato osservato come lalareazione L’utilizzo di Rhapsody™ System ci Fondazione Ospedale dazione Tes ha acquistato undiinnocomunità scientifica fortemente diversificata a causa molti fattori, tra i quali l’età, il Tes, permetterà di analizzare campioni biologici “ad hoc”internaziodi una povativo strumento, il “BD Raphso- di Treviso e Avis nale. Questo nuovonaturale progetto sul sesso e le patologie pregresse. polazione cellulare responsabile dell’immunità innata, provinciale dy™ System”. Covid-19guarita”. potrà aprire nuove proTuttavia un fattore determinante, per molti studiosi, è la cosid- esposta al virus e successivamente didi Treviso progetto “L’innovatività del progetto spettive per affrontare l’attuale 2006 Tes, - sottolinea il professor Pierpaolo Parnigotto, detta “memoria immunologica”, ossia –la capacità difesa natu- un “Dal spiega la professoressa Rosa Di pandemia Direttore Scientifico di Fondazione Tes,mondiale”. - collabora con Università rale di ciascun individuo. innovativo per elaborare Liddo, del Dipartimento di Scienze L’ Avis regionali Provinciale Treviso si è ed extra-regionali, Conoscere questo meccanismo permetterebbe dunque di mi- di Padova, Avis e le strutture sanitarie nuove strategie di controllo impegnataaaraccogliere del Farmaco, cheprognostiche porta avanti finanziareimportanti i materiali rigliorare le capacità sul ildecorso di ogni malato e per progetti di ricerca che continuano progetto insieme ai professori An-a rischio, ovvero affrontare di consumo. “Siamo felici orgoscontri dalla comunità scientifica internazionale. Questoe nuovo curare tempestivamente i soggetti più dell’epidemia drea Porzionato e Raffaele De Caro di essere parteper di affrontaquesto aprire nuove prospettive con maggior preparazione i prossimi mesi in caso di una eventua- progetto sul Covid-19 potràgliosi del Dipartimento di Neuroscienzeprogetto scientifico finalizzato a re l’attuale pandemia mondiale”. le recrudescenza dell’infezione, in autunno. Sezione di Anatomia Normale di trovare efficaci situazione L’ Avissoluzioni Provinciale Trevisoper si ècontrastare impegnata a una finanziare i maIl progetto è finalizzatoUmana allo studio di alcunedell’Università popolazioni di moPadova - risiede multiomica in singola cellula che hafelici richiesto grandidisforzi nostro teriali diprecedenti consumo. “Siamo e orgogliosi essereal parte di nociti e linfociti NK nell’analisi che, garantendo una protezione aspecifica nei senza che lo strumento BD Covid-19, Raphsody™ System potrà sanitario e ci hafinalizzato messo a adura prova sotto efficaci il proquesto progetto scientifico trovare soluzioni confronti dell’infezione possono essere utiligarantire indicatori sistema per la caratterizzazione dei meccanismi di difesa oaspeciemotivo” sono le parolesenza di commento per contrastare una situazione precedenti del che presidente ha richiesto per identificare una condizione soggettiva di maggiore minore filo fica nei confronti Covid-19. I dati ottenuti da questo provinciale dinostro Avis Treviso, Vanda Pradal. grandi sforzi al sistema sanitario e ci ha messo a dura prosuscettibilità al virus di Sars-CoV-2. studio multiparametrico condivisi la comuperiodo in cui sono ognuno di noidi ècommento chiamatodela presidare sottounil profilo emotivo” le parole Per permettere la ricerca, saranno la Fondazione Tes hacon acquistato un va “In nità scientifica per illa“BD definizione nuove strategie di ildente massimo per aiutare chi haVanda più bisogno, provinciale di Avis Treviso, Pradal. - ha aggiunto innovativo strumento, Raphsody™diSystem”. controllo dell’epidemia di Covid-19”. di in Avis il dottor Giampietro “L’innovatività del progetto – spiega la professoressa Rosa Di il presidente “In un periodo cui nazionale, ognuno di noi è chiamato a dare il Briola massi“Lo del studio – aggiunge la dottoressa Arianna Veronesi, questo progetto un valore ancora più importanLiddo, Dipartimento di Scienze del Farmaco, che porta avanti -mo per aiutare chi haassume più bisogno, - ha aggiunto il presidente di Direttore di Medicina Trasfusionale Treviso e– Raffaele Aulss 2 te come presidente Nazionale di Avis, sono onorato di il progettoUoc insieme ai professori Andrea Porzionato Avise,nazionale, il dottor Giampietro Briola - questo progetto assuMarca - ha come finalità l’identificazione di in- sostenerlo”. De CaroTrevigiana del Dipartimento di NeuroscienzeSezione di Anatomia me un valore ancora più importante e, come presidente Nazionale dicatori prognostici di evoluzione di malattia relati al virus di Avis, L’Ulss 2 onorato finanzierà una borsa di studio per portare Umana Normale dell’Università di Padova - risiede nell’analisi sono di sostenerlo”. Sars-CoV-2. relazione ai che nuovi biomarcatori ci si augu- avanti presso Medicina dell’Omultiomica in In singola cellula lo strumento BD Raphsody™ L’Ulsslo2studio finanzierà una la borsa di studioTrasfusionale per portare avanti lo ra che sipotrà possa comprendere in maniera più approfondita di Treviso. System garantire per la caratterizzazione dei meccani- spedale studio presso la Medicina Trasfusionale dell’Ospedale di Treviso.

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Sars-CoV2, le conclusioni dello studio

Asintomatici, bambini e strategie di contenimento: il caso di Vo’ Euganeo sulla rivista Nature

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ssa fa luce sulla frequenza dell’infezione asintomatica da Sars-CoV-2, la relativa infettività (misurata dalla carica virale) e fornisce nuovi spunti sulla sua dinamica di trasmissione e sull’efficacia delle misure di controllo messe in atto nel cluster di Vo’. Lo studio è a firma del professor Andrea CriAndrea Crisanti santi, Direttore del Dipartimento di medicina Molecolare dell’Università di Padova e del laboratorio di Microbiologia e virologia dell’Azienda Ospedale/Università di Padova, e della dottoressa Ilaria Dorigatti, del MRC Centre for Global Infectious Disease Analysis dell’Imperial College di Londra, e dimostra, sostiene quest’ultima, che “identificare precocemenente clusters di infezioni e intervenire in maniera tempestiva con l’isolamento dei casi infetti sono strategie in grado di sopprimere la trasmissione e bloccare sul nascere un’epidemia”. Particolarmente significativi e da approfondire ulteriormente sono i dati sugli asintomatici. “Il dato sugli asintomatici è il risultato chiave dello studio – dice il professor Enrico Lavezzo, docente del Dipartimento di medicina Molecolare dell’Università di Padova. - Facendo una fotografia della popolazione di Vo’ abbiamo osservato che circa la metà delle persone positive al tampone erano asintomatiche al momento del test, mentre una parte di esse avrebbe sviluppato i sintomi nei giorni successivi. Questo ci dice che se abbiamo un certo numero di persone sintomatiche che troviamo positive in un determinato momento, ce ne dobbiamo aspettare altrettante asintomatiche, più difficili da individuare e isolare. E dato che la carica virale è comparabile nei due gruppi, è evidente come anche gli asintomatici possano contribuire alle catene di trasmissione, come abbiamo anche appreso da alcuni racconti di cittadini di Vo’”. “La prima indagine, condotta all’inizio dell’isolamento della città – spiega il professor Crisanti - rivela una prevalenza di infezione del 2,6%. La seconda indagine, eseguita alla fine del blocco, evidenza una prevalenza dell’1,2%. In particolare, il 42,5% delle infezioni confermate da Sars-CoV-2 ed identificate nelle due indagini sono asintomatiche, ovvero non presentano sintomi al momento del test con tampone, né li hanno sviluppati in seguito”. Dunque, al primo campionamento, che ha coperto circa l’86% degli abitanti del paese dei colli Euganei, era stata trovata positiva il 2,6% della popolazione (73 persone), un’enormità secondo il professor Crisanti, tenendo presente che si trattava dell’inizio della curva dei contagi. Al secondo campionamento, cui si è sottoposto volontariamente il 71% del paese, i positivi erano l’1,2% della popolazione (29 persone), e i nuovi infetti lo 0,3% (8 persone). Al primo campionamento 30 delle 73 persone erano asintomatiche (il 41%), mentre al secondo lo erano 13 delle 29 (quasi il 45%). Degli 8 nuovi casi, 5 erano asintomatici. Ci sono ancora molte domande aperte sul virus, come ad esempio il ruolo dei bambini: “a Vo’ – osserva il professor Crisanti - su un campione di 234 bambini da 1 a 10 anni nessuno è risultato positivo al tampone, anche se spesso hanno convissuto con genitori infetti”. Altra questione aperta è il contributo delle infezioni asintomatiche o paucisintomatiche, anche se “potenzialmente – è la conclusione dello studio - potrebbero contribuire alla trasmissione di Sars-CoV-2”. Ciò che è certo ad oggi è che il monitoraggio dell’infezione con tamponi esteso a tutta la popolazione di Vo’, l’isolamento domiciliare per i postivi (inclusi asintomatici o paucisintomatici), il distanziamento sociale e l’uso di dispositivi di protezione individuale sono risultati altamente efficaci nel sopprimere la trasmissione di Sars-CoV-2. Segue dalla pag. precedente

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Come difendersi dal grande caldo Comportamenti e precauzioni da adottare quando aumentano le temperature

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rriva il grande caldo, aumentano le temperature e con esse il disagio fisico. Come comportarsi in questi giorni? Quali accorgimenti adottare? Quali abitudini cambiare? Dall’alimentazione all’attività sportiva, dalla passeggiata al tipo di abbigliamento: abbiamo cercato, con l’ausilio del sito del Ministero della Salute, di dare alcune indicazioni sui comportamenti e le precauzioni che si devono adottare nel corso di queste giornate molto calde. Se si esce di casa. E’ consigliabile ripararsi la testa con un cappello leggero a falde larghe; in auto usare tendine parasole. All’interno di un’automobile le temperature possono raggiungere velocemente valori molto elevati. Evitare di lasciare i bambini da soli in macchina, anche se per brevi soste. Indossare indumenti chiari, non aderenti, di cotone o lino, in quanto le fibre sintetiche impediscono la traspirazione. Usare creme solari protettive e occhiali da sole. Chi soffre di diabete deve esporsi al sole con cautela, onde evitare ustioni serie,

a causa della minore sensibilità al dolore. Quando uscire. Durante le giornate eccessivamente calde deve essere ridotta l’esposizione all’aria aperta nella fascia oraria compresa tra le 11.00 e le 18.00. In particolare, nelle ore più calde della giornata si sconsiglia l’accesso ai parchi e alle aree verdi, dove possono essere presenti elevati livelli di ozono nell’aria. L’aumento della concentrazione di ozono nell’aria costituisce un problema di sanità pubblica in particolare per i gruppi di popolazione maggiormente sensibili quali i bambini, gli anziani, i soggetti affetti da asma, patologie respiratorie e cardiovascolari; questi ultimi possono manifestare sintomi e/o aggravamento del quadro clinico preesistente. Inoltre, durante le ore più calde della giornata deve essere evitata l’attività fisica intensa all’aria aperta. L’attività sportiva all’aperto. Può comunque svolgersi l’attività sportiva all’aperto ma va evitata la fascia oraria dalle 11.00 alle 18.00 e bisogna prestare particolare attenzione ad una

adeguata idratazione. Inoltre, nei giorni molto caldi, evitare le aree verdi, dove si registrano le maggiori concentrazioni di ozono. Cosa mangiare in estate. E’ meglio consumare pasti leggeri, preferire la pasta e il pesce alla carne, evitando i cibi elaborati e piccanti; consumare molta frutta e verdura. Qualche gelato è concesso, ma si consigliano quelli al gusto di frutta, meno calorici. Evitare i pasti abbondanti, preferendo quattro, cinque piccoli pasti durante la giornata. Quanto e cosa bere. E’ importante bere, anche in assenza dello stimolo della sete. Si consiglia di bere almeno due litri al giorno, salvo diverso parere del medico, di moderare l’assunzione di bevande gassate e zuccherate, ricche di calorie, di evitare gli alcolici e di limitare l’assunzione di bevande che contengono caffeina (caffè, tè nero etc.) Gli integratori di sali minerali. Possono essere utili ma la loro assunzione dev’essere sempre consigliata dal medico curante.

I dati dello studio dell’Iis e dell’IZSVe

Le zanzare non trasmettono il virus Sars-CoV-2 I

n tempo di emergenza sanitaria Covid-19, le preoccupazioni legate alla trasmissione del virus aumentano e così, con l’inizio della stagione calda, anche l’arrivo delle zanzare può destare paure legate all’eventuale rischio di contagio. Tuttavia la scienza rassicura: sia la zanzara tigre (Aedes albopictus) che la zanzara comune (Culex pipiens) non sono in grado di trasmettere il virus SARS-CoV-2. Lo dimostrano i dati preliminari di uno studio condotto da un team di entomologi e virologi dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, proprio per valutare, attraverso prove di infezione sperimentale, la competenza vettoriale delle due specie di zanzare. La ricerca ha mostrato che il virus, una volta penetrato all’interno della zanzara mediante un pasto di sangue infetto, non è in grado di replicarsi

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metterà di escludere in modo scientifico il coinvolgimento delle zanzare nella possibile trasmissione del COVID-19, rispondendo in modo chiaro e definitivo alle legittime preoccupazioni legate al ruolo delle zanzare nella trasmissione di numerose malattie.

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Lamon, eremo verde del gusto di Renato Malaman

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ivere a Lamon è una scelta di vita, qui non si viene per caso. Non è semplicemente andare a vivere in montagna. C’è un universo di valori piccoli e grandi in questo luogo che ha un che di ancestrale ”. Annalisa Zuanetti abitava a Padova e a un certo punto della sua vita si è trasferita armi a bagagli a Lamon, con i genitori Gianni e Malvina, per aprire un’osteria: l’Osteria Al Cavallino. Locale che oggi è diventata una sosta molto apprezzata da chi ama la cucina tradizionale e che deve il proprio nome a un curioso atto di coraggio avvenuto in quel luogo: durante la Seconda guerra mondiale un

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partigiano di Lamon rubò rocambolescamente un cavallo al comando dell’esercito tedesco. Rischiò molto, ma gli andò liscia. La cucina tradizionale negli ultimi anni è diventata un ottimo veicolo di cultura a Lamon, perché il territorio è uno scrigno di tante cose buone e rare - a partire dal famoso fagiolo IGP e dalla pregiata pecora lamonese (detta la Fea di Lamon) salvata dall’estinzione e da cui si ricavano una pregiata lana, del buon latte e l’inimitabile carne affumicata. Prodotti che hanno contribuito a far conoscere questa splendida conca verde, circondata dalle Dolomiti Bellunesi, ben oltre i confini del Feltrino. continua alla pag. seguente

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Lamon, eremo verde del gusto

Il pregiato fagiolo IGP e la pecora di razza locale, la Fea lamonese, sono la ‘vetrina’ di questo territorio montano del Feltrino, ricco di tradizione e di bellezza. Una conca dove natura, storia, arte e artigianato creativo costituiscono un richiamo forte anche sotto il profilo turistico di Renato Malaman

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n altopiano, quello di Lamon, dominato dall’antica chiesa di San Pietro (che già da sola vale la visita per le sue opere d’arte), dove il tempo sembra essersi fermato e dove oggi, all’insegna dell’ecosostenibilità e del rispetto della natura, si snodano percorsi escursionistici di una bellezza unica, terreno ideale sia per camminatori esperti che per appassionati della mountain bike. Non è più tornata in pianura Annalisa e, grazie alla sua passione per il territorio, il suo bar osteria è diventato uno dei ritrovi abituali per la gente del posto, ovvero quellidella contrada Rugna, e luogo dove si trasmettono oggi più di ieri i valori della cultura locale. Annalisa peraltro non è l’unica padovana ad essere rimasta folgorata sul cammino di Lamon: è di Padova anche l’attuale sindaco Ornella Noventa, giunta sull’altopiano qualche anno fa per amore e oggi impegnata, non soltanto in virtù del suo ruolo di capo della comunità dei ‘lamonat’, nella tutela dell’originale patrimonio ambientale e culturale di questo territorio che si estende dai 594 metri del centro ai 2069 del Monte Coppolo. Un territorio molto vasto, suddiviso in ben 22 frazioni (ciascuna con la propria identità), di cui ben 13 appena mezzo secolo fa, ovvero prima dell’ultima migrazione massiccia (verso la ricca Svizzera in particolare), avevano una propria scuola elementare. Ornella Noventa quando inizia a raccontare il suo paese lo fa vincendo facile: mostrando i resti del gigantesco orso preistorico ricomposto, come si fa con i mammuth o i dinosauri, nel grande atrio del municipio. Lamon ha un ‘genius loci’ fortissimo e il segreto di tanta energia ce lo svela la storia. Fin dall’antichità, come testimoniato dallo stesso orso e dai preziosi reperti ritrovati nella Necropoli romana di San Donato, oggi valorizzati nel

La singolare storia di Annalisa Zuanetti, giovane padovana che ha scelto di vivere sull’altopiano: la sua storica osteria-trattoria ‘Al Cavallino’ è diventata pure il ritrovo per la gente del posto un luogo di cultura. E’ padovana anche il sindaco

NELLA FOTO DI COPERTINA UNA BELLISSIMA PANORAMICA SU LAMON E LA SUA CONCA, CON IN PRIMO PIANO LA CHIESA DI SAN PIETRO. QUI SOPRA: I FAGIOLI DI LAMON IGP; ANNALISA ZUANETTI E LA COLLABORATRICE MIHAELA, UN TAVOLO DEL ‘CAVALLINO’, UNA CREMA DI FAGIOLI DEL LOCALE E L’ORSO PREISTORICO ESPOSTO IN MUNICIPIO. SOTTO: IL SINDACO ORNELLA NOVENTA, UNA RAPPRESENTAZIONE DEI CROMARS, TESSUTO REALIZZATO DA ‘I LABORATORI DI PENELOPE’ CON LA LANA DELLA PECORA DI LAMON (FOTO SOPRA)

nuovo Museo Civico e Archelogico. Da Lamon passava l’antica strada romana Claudia Augusta, sulla cui direttrice transnazionale si è sviluppata nei secoli una ricca e variegata civiltà. Tante civiltà. Come quella dei Cromars, gli ambulanti che si spostavano a piedi e portavano la loro mercanzia nelle valli vicine, dentro a cassette portate a spalla a mo’ di gerla. Ma anche intorno ai fagioli, coltivati sull’altopiano fin dal ‘500, Lamon ha costruito una piccola ma florida economia. Lamon che per

il suo fagiolo sta affrontando da qualche anno in ambito comunitario europeo uno strenuo contenzioso contro una multinazionale olandese del settore conserviero, rea a detta dei lamonesi di aver creato il marchio commerciale ‘Borlotti Lamon’, ritenuto fuorviante e dannoso per l’immagine dell’IGP Fagiolo di Lamon. “Ci batteremo fino all’ultimo - promette Tiziana Penco, presidente del Consorzio di tutela, di origine istriana e lamonese adottiva - il nostro prodotto è un’altra cosa.

Un altro mondo. Quel marchio commerciale genera confusione”. Il fagiolo di Lamon IGP è esaurito praticamente ancora prima di produrlo. Può raggiungere anche i 25 euro al chilo. E’ alla base di tante ricette tradizionali, come svela Annalisa Zuanetti del Cavallino, che se li sente richiedere spesso. Anche la pecora, la Fea di Lamon, è sempre stata fonte di reddito. Per il suo recupero si sono battuti in tanti e ora è allevata anche da alcuni giovani. Oltre alla carne affumicata regala una lana

di particolare pregio con cui abili artigiani locali creano articoli molto raffinati. Milena Palla del laboratorio ‘I lavori di Penelope’ spiega che la lana viene tessuta a mano seconda l’antica tradizione del telaio e che non subisce alcun trattamento con sostanze nocive. I capolavori che crea - ovvero tappeti, centri tavola, capi di vestiario e oggetti vari – non sono soltanto degli originali souvenir, ma anche il simbolo di una sapienza antica, che a Lamon ritrovi anche nell’aria stessa che respiri.


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Protagonisti

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Letteratura Premio Campiello, il 5 settembre la finale in Piazza San Marco a Venezia

“Sommersione”, il pescatore misantropo e a suo modo ribelle

Sandro Frizziero, a fianco la copertina del libro

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i toni forti poco si adatta alle letture “sotto l’ombrellone”. Il protagonista avrebbe potuto sottrarsi alla sua isola, che diventa una metafora della fragilità umana, “una filiale dell’Ade per gente di mare”, allontanandosi, facendosi dimenticare da tutti, tentare nuove strade, ma si sente condannato a convivere con l’odio, con la salsedine che corrode mura e vite umane, imprigionato nel fetore di stretti vicoli, sferzati dai forti venti ad ogni stagione, dove le uniche luci che appaiono in lontananza non sono stelle, ma il riverbero

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- SABATO SERA

OTIS ORTSON LI ERATISIV REP

l mare, mese dopo mese, continuerà a mangiucchiare la spiaggia, per poi arrivare alle calli, alle case, fino a sommergere tutto…”. Il protagonista di “Sommersione” - scritto dal chioggiotto Sandro Frizziero (Fazi editore) e scelto nella cinquina dei finalisti del prestigioso premio “Campiello” - è ormai un vecchio pescatore in baruffa con tutti, col mondo e con se stesso, la cui unica ancora di salvezza, temporanea, è la Taverna, una sorta di antinferno di anime perdute dove l’oste cinese finchè avrà vino da servire forse non risolverà tutti i molteplici e umanissimi problemi dei suoi clienti, ma li renderà meno insormontabili e così anche le loro sofferenze che non saranno “così grandi da non poter essere a loro volta annegate”. Nell’Isola dove la vicenda è ambientata, un luogo facilmente identificabile per chi vive nel territorio lagunare, tutti conoscono il protagonista con un passato orribile che riemerge a tratti con violenza, dove i buoni sentimenti sembrano solo un ricordo lontano, dove prevale un senso di inquieta e gratuita crudeltà anche nei confronti delle persone più care, compresa la moglie, la Cinzia, ormai defunta, che è stata per anni insultata, tradita e picchiata, e la figlia, la Simonetta, lontana da casa, con cui i rapporti diventano sempre più difficili o, peggio, reciprocamente insofferenti e indifferenti. Lo scrittore Sandro Frizziero, classe 1987, è un giovane docente di Lettere all’IIS Cestari-Righi di Chioggia e già col precedente romanzo pubblicato due anni fa, “Confessioni di un Neet” (Fazi editore), aveva ottenuto un ambito riconoscimento giungendo finalista al “premio John Fante 2019”. Anche in quel libro il protagonista era a suo modo un ribelle antieroico piuttosto misantropo e asociale. Frizziero ha definito “Sommersione” un racconto che per

PRANZA


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Rubriche A tavola

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Proposte per una cucina biologica, integrale, vegetariana, in sintonia con la natura Zuppa fredda di cetrioli

Tofu croccante in crema di ribes

Mousse al melone

Ingredienti: 3 cetrioli medi 400 g di yogurt magro - 2 dl. di brodo vegetale - un C di erba cipollina tritata fine - 1 c di aneto - il succo di mezzo limone - sale - un pizzico di zenzero.

Ingredienti: 400 g di tofu - 30 g di farina integrale - 2-3 C d’olio - 30 g di sesamo tostato - 1 C di foglie di timo - 300 g di ribes rossi - 2 C di zucchero di canna - ½ C di amido di mais (o ½ C di farina di carruba) - sale q. b.

Ingredienti: 500 g di polpa di melone - 1 dl d’acqua - 4 C di sciroppo d’acero - 3 albumi - 3 limone - foglioline di menta fresca.

Carmen Bellin Educatore Alimentare dell’Associazione Culturale La Biolca di Padova: tiene corsi e conferenze su alimentazione e cucina, collabora al mensile Biolcalenda, ha pubblicato Metti una sera a cena libro di ricette e consigli utili per una cucina in armonia con i ritmi della natura. LA BIOLCA · www.labiolca.it info@labiolca.it · tel. 049 9101155

Preparazione: sbucciare i cetrioli e tagliarli a rondelle direttamente nel frullatore. Unire gli altri ingredienti (tranne il limone intero) e ridurre il tutto a una crema omogenea. Riporre in frigo e servire in tazze da brodo ghiacciate, decorando con qualche fettina di limone.

• L’Oroscopo

Luglio Estate, è tempo di ripartire

Preparazione: mondare il melone, passarlo alla centrifuga ed estrarne il succo che si metterà in una ciotola capiente. Aggiungere l’acqua, lo sciroppo d’acero e qualche goccia di limone. A parte sbattere gli albumi a neve ben ferma e unirli delicatamente al succo. Quando il composto sarà omogeneo, porre nella gelatiera per 30 minuti. Servire in coppette singole, guarnendo con qualche fogliolina di menta fresca.

Preparazione: lavare il ribes e separarlo dai rametti. Metterne 2/3 in una pentola con lo zucchero e fare cuocere 8-10 minuti. Frullare, rimettere nella pentola, aggiungere l’amido di mais, stemperato prima in un po’ d’acqua, o la farina di carruba, anche questa sciolta in poca acqua, mescolare e lasciare addensare. Aggiungere il ribes intero e lasciare raffreddare. Tagliare il tofu in 8 fettine, passare ogni fetta nella farina e poi nei semi di sesamo. Scaldare l’olio in una padella antiaderente e far dorare da entrambi i lati le fettine, passarle su carta assorbente, salare, spolverizzare con il timo e servire con qualche cucchiaio di salsa di ribes.

Note

La quantità degli ingredienti si riferisce a un menù tipo per 4 persone. Abbreviazioni usate: C = cucchiaio · c = cucchiaino g = grammo · kg = chilogrammo L = litro · dl = decilitro olio (quando non è specificato altro) = olio extra vergine di oliva q.b. = quanto basta.

Ariete

Toro

Gemelli

Cancro

Leone

Vergine

Sentite in bisogno di introdurre grandi cambiamenti e di rinunciare, almeno per un po’, alle vostre abitudini quotidiane. Un po’ di impazienza

Sarà un mese molto vivace e movimentato. Avete voglia di vivere all’aperto, divertirvi e fare nuove esperienze. Il vostro buon umore avrà positive ricadute sui rapporti sociali

Per questo mese avete messo al primo posto l’amore e gli affetti. Avrete grande entusiasmo ed energia

Avete bisogno di novità, sentite un po’ stretta la situazione in cui vi trovate. E questo genererà un po’ di insofferenza anche nei confronti degli altri

L’estate vi rende carichi di energie positive e di serenità che vi consente di vivere piacevolmente le vostre giornate con chi vi è vicino

Sarà un mese dedicato alla scoperta di luoghi nuovi e di nuove amicizie. Avete voglia di conoscere e di esplorare

Bilancia

Scorpione

Sagittario

Capricorno

Acquario

Pesci

Avete bisogno di ritrovare il vostro equilibrio, dopo tanta fatica. Cercate serenità, pace e stabilità, anche nell’amore

Svago e avventure, sono queste le due parole che caratterizzeranno questo mese. Dopo tanta fatica, avete voglia di estate e divertimento

Sarete a disposizione degli altri e non mancherà il vostro contributo nel risolvere situazioni complesse

Siete testardi e se volete una cosa, sapete come ottenerla. Non vi arrendete e insisterete fino a raggiungere il vostro obiettivo

Si preannuncia un periodo di spensieratezza e allegria. E’ il momento giusto per dedicarsi ad amicizie e affetti

L’estate è il tempo migliore per esprimere al meglio le vostre qualità. Sarete esplosivi e pieni di vitalità, saprete conquistare e coinvolgere le persone che vi saranno vicine

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