A Preganziol arriva la masterclass in “arteterapia” aperta a tutti
La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma
La Lega vive settimane di profonda e sotterranea fibrillazione, e l’epicentro di questa scossa si trova, ancora una volta, in Veneto. L’esito del recente Consiglio federale di Roma, risoltosi con un congelamento delle nomine dei vicesegretari, ha plasticamente descritto lo stato di tesa tregua che attraversa via Bellerio. Quello che apparentemente si presenta come un rinvio tecnico, nei fatti nasconde un confronto serrato sul futuro identitario del partito, con il Veneto a fare da capofila di una richiesta chiara: rimettere i territori e i governatori al centro della cabina di regia.
Dal punto di vista della base e dei quadri veneti, il dibattito attuale va ben oltre la pura assegnazione delle poltrone. La trattativa reale si muove lungo l’asse tra il segretario federale Matteo Salvini e la figura più rappresentativa del leghismo veneto, Luca Zaia.
La prospettiva emersa nelle ultime ore non vede semplicemente l’ex Doge nel ruolo di vice, bensì come potenziale garante di una decisa “svolta a Nord” . Un assetto che sul piano dei pesi politici interni avrebbe lo scopo di blindare l’eredità e il controllo politico delle storiche roccaforti settentrionali.
Più poteri alle Regioni: la Cgil mette in guardia
servizi alle pag. 4-5
Veneto primo in Italia: medici di famiglia nelle Case di Comunità
AUTONOMIA DIFFERENZIATA, CONFRONTO SERRATO, STEFANI: “RICHIESTE SACROSANTE”
E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA
• Nicola Stievano
l tempo scorre inesorabile: il 30 giugno 2026 non è più una data cerchiata in rosso sul calendario di amministratori e tecnici, ma una scadenza immediata che bussa alle porte dei nostri municipi e u ici. Anche per il Veneto questa non è una scadenza qualunque: è il momento della verità per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’ora in cui i progetti devono trasformarsi definitivamente in opere compiute, i cantieri devono chiudersi e la burocrazia deve lasciare spazio ai fatti.
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FACCIAMO IL PUNTO
E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA
AUTO SEMPRE PIÙ VECCHIE IN VENETO: A TREVISO SUPERATI I 12 ANNI E MEZZO
Il parco circolante in Veneto mostra segni evidenti di invecchiamento. Secondo un’indagine di Facile.it, basata su oltre un milione di preventivi Rc Auto, l’età media dei veicoli nella regione ha raggiunto i 12 anni e 6 mesi. La provincia di Treviso si allinea al trend con una media di 12 anni e 8 mesi, segno delle crescenti di icoltà delle famiglie nel rinnovare la propria vettura. I dati più critici si registrano a Belluno, maglia nera con un’età media di 13 anni e un mese, seguita da Vicenza e Rovigo (13 anni). Al contrario, Venezia e Padova si confermano le province con le auto più giovani.
Questo scenario ha un impatto diretto sulle tasche dei cittadini, traducendosi in consumi più elevati, maggiori spese di manutenzione e polizze assicurative più care. Lo studio evidenzia che se per un’auto di dieci anni il premio medio della Rc Auto è di circa 461 euro, la cifra sale a 559 euro per un veicolo di dodici anni, fino a toccare i 575 euro per uno di quattordici, registrando un rincaro del 25% in soli quattro anni.
A causa della minore a idabilità dei mezzi, ad aprile 2026 oltre il 58% degli automobilisti veneti ha scelto di includere l’assistenza stradale nelle polizze. Inoltre, per le vetture più vecchie le compagnie tendono a escludere garanzie accessorie come furto, incendio o eventi naturali. La tendenza a rimandare la sostituzione dell’auto, sebbene dettata da necessità economiche, si sta quindi rivelando una scelta sempre più onerosa.
• Anna Bergantin
Un’analisi di Facile.it rivela che il parco auto in Veneto continua a invecchiare
Guardando i dati del monitoraggio territoriale, emerge un quadro di indiscutibile orgoglio per il nostro Nord-Est. Il Veneto si conferma locomotiva d’Italia anche nella capacità di spendere e realizzare. Nella nostra regione viene gestita una mole finanziaria monumentale da 14,3 miliardi di euro per 64.800 progetti complessivi: una transizione che ha già portato alta tecnologia negli ospedali, nuove strutture di cura e assistenza e un tasso di completamento dei cantieri comunali superiore alla media nazionale. Questi numeri ci dicono che la macchina amministrativa locale ha retto l’urto.
Laddove lo Stato centrale ha spesso mostrato fiatone e ritardi, stavolta il pragmatismo degli enti locali ha risposto positivamente. I sindaci e i tecnici dei piccoli comuni, spesso lasciati soli a combattere con la piattaforma ReGiS, hanno fatto i salti mortali, supportati negli ultimi mesi dalle task force di esperti per evitare il blocco delle autorizzazioni e dei cantieri e veder sfumare i generosi fondi messia disposizione. Ora è tempo di tirare le somme, di completare i cantieri e poi la rendicontazione. Tuttavia è necessaria una riflessione più profonda che vada oltre il 30 giugno e il 31 agosto, l’ultima data utile per la rendicontazione. La vera sfida, infatti, comincia il giorno dopo. Cosa ce ne faremo di queste
infrastrutture se non avremo le risorse umane per gestirla? Abbiamo costruito asili nido, ma avremo i fondi di bilancio corrente per assumere gli educatori? Stiamo digitalizzando la sanità e creando Case della Comunità, ma dove troveremo i medici e gli infermieri per riempirle, vista la crisi vocazionale del settore? A complicare ulteriormente il quadro, sul fronte sanitario, è lo stallo a livello nazionale sulla riforma della medicina territoriale che riguarda per l’appunto il ruolo dei medici di base nelle nuove Case della Comunità. Il PNRR è stato pensato come una straordinaria iniezione di capitale per le strutture, non per la spesa corrente. Il rischio concreto è di ritrovarsi con scatole tecnologiche bellissime, con edifici nuovi e all’avanguardia ma desolatamente vuoti. Il Veneto ha dimostrato di saper spendere e costruire rispettando quasi sempre tempi e procedure. Ora, però, la politica locale e nazionale deve pretendere una fase due, che va ben oltre il 2026: riforme strutturali e risorse correnti per far funzionare ciò che è stato realizzato, a partire dalla sanità, non certo questione di poco conto. Altrimenti, la più grande opportunità di questo quarto di nuovo secolo rischia di trasformarsi in un monumento all’e icienza edilizia, privo di un’anima sociale e non in sintonia con le necessità quotidiane.
Sintoniz
Segue da pag. 1
Pnrr/1. Rigenerazione, mobilità lenta e servizi digitali
Mogliano Veneto, oltre cinque milioni per pedonalizzazione e mobilità sostenibile
Apochi giorni dalla conclusione della stagione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Mogliano Veneto presenta il bilancio di una delle più importanti fasi di trasformazione urbana degli ultimi anni. Al centro degli investimenti finanziati attraverso il Pnrr c’è soprattutto il grande progetto di rigenerazione del cuore cittadino, destinato a modificare in modo permanente il volto del centro storico e la fruibilità degli spazi pubblici.
L’intervento più rilevante riguarda infatti la riqualificazione dell’area centrale della città, inserita nel programma nazionale di rigenerazione urbana e sostenuta da un finanziamento superiore ai cinque milioni di euro. Un progetto che comprende il rifacimento delle pavimentazioni, la sistemazione dei sottoservizi, la riqualificazione di piazze e percorsi pedonali e la riorganizzazione complessiva degli spazi urbani.
I lavori, avviati nel settembre 2024, hanno interessato in particolare via Don Bosco e le aree limitrofe al Duomo, con l’obiettivo di creare un centro maggiormente accessibile, sicuro e orientato alla mobilità lenta. Una delle novità più significative riguarda la progressiva pedonalizzazione di parte dell’area centrale, scelta che l’amministrazione ha presentato come elemento strategico per miglio-
rare la qualità urbana e sostenere il commercio di prossimità.
La rigenerazione del centro storico rappresenta soltanto uno dei tasselli del mosaico finanziato attraverso il Piano nazionale. Secondo gli ultimi dati disponibili, il Comune di Mogliano Veneto è soggetto attuatore di diversi interventi che spaziano dalla mobilità sostenibile all’inclusione sociale, passando per la riqualificazione di spazi pubblici e servizi. Tra le opere più consistenti figura anche il progetto della pista ciclabile lungo il Terraglio, destinata a collegare la frazione di Marocco con il centro cittadino. Un’infrastruttura che si inserisce nel più ampio disegno di mobilità sostenibile e che punta a ra orzare i collegamenti tra le diverse aree del territorio comunale, riducendo la dipendenza dall’automobile negli spostamenti quotidiani. Sul fronte della rigenerazione urbana è stato inoltre completato l’intervento di demolizione della vecchia piscina inagibile di via Barbiero, struttura che da anni rappresentava una situazione di degrado urbanistico e ambientale. Al posto dell’edificio sono stati realizzati interventi di valorizzazione dell’area verde circostante, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza e la fruibilità del parco pubblico. Accanto alle opere fisiche trovano spazio anche
investimenti rivolti alla scuola e ai servizi comunali.
Una parte delle risorse è stata destinata infatti al potenziamento delle infrastrutture digitali dell’ente e all’adeguamento dei servizi rivolti ai cittadini, in linea con gli obiettivi di modernizzazione della pubblica amministrazione previsti dal Piano.
Dietro i cantieri e gli investimenti si nasconde
1,7 miliardi e 4.642 progetti, la scuola guida la ripresa
1,7
miliardi di euro. È la cifra complessiva che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destina alla provincia di Treviso attraverso 4.642 progetti. I dati sono di OpenPNRR, aggiornati a febbraio 2026. La missione più finanziata è Scuola e università: 617 progetti per 385,4 milioni. Segue la Salute con 371,1 milioni su 58 interventi. Infrastrutture: 358,8 milioni, 1.613 cantieri. Impresa e lavoro: 252,8 milioni, 1.098 interventi. Transizione ecologica: 196,1 milioni. Inclusione sociale:
65,6 milioni. Digitalizzazione: 39,3 milioni. Cultura e turismo: 24,7 milioni.
Sul fronte imprese, Treviso è seconda in Veneto nella missione Impresa e lavoro, dietro Verona.
I maggiori beneficiari nella Marca: Friul Intagli Industries di Portobu olè (64,5 milioni per l’ampliamento produttivo) e la Cantina viticoltori di Ponte di Piave (15,8 milioni per gli impianti di stoccaggio). Fotovoltaico: 207 aziende, 66,5 milioni complessivi. Sul fronte sanitario, i 371
milioni comprendono le 17 Case di Comunità dell’Ulss 2 Marca Trevigiana. Il direttore Giancarlo Bizzarri ha fissato l’obiettivo: tutte inaugurate entro fine giugno. Palazzo Moretti a Treviso è uscito dal piano PNRR per ritardi delle ditte. Sarà Casa di Comunità con fondi propri dell’Ulss entro dicembre.
I numeri trevigiani rispecchiano il quadro nazionale. La Corte dei Conti a fine maggio ha certificato un avanzamento del 72%, con 24 miliardi che
però una macchina amministrativa complessa. Il rispetto delle scadenze europee, le procedure di rendicontazione e l’aumento dei costi registrato negli ultimi anni hanno rappresentato una delle principali sfide a rontate dagli enti locali.
• Sara Busato
slitteranno oltre il 2026. Il 30 giugno è la scadenza per la rendicontazione. Treviso corre.
• (s.b.)
Zero Branco, il Pnrr punta sul digitale invece che sulle grandi opere
Niente grandi opere simbolo da milioni di euro come in altri Comuni della Marca, ma una trasformazione più silenziosa che passa attraverso la digitalizzazione dei servizi pubblici, il potenziamento delle piattaforme dedicate alle famiglie e il ra orzamento dell’organizzazione scolastica. È questo il volto assunto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a Zero Branco, dove la stagione dei finanziamenti europei
si è concentrata soprattutto sul miglioramento dei servizi e sull’innovazione amministrativa.
A differenza di molti centri che hanno utilizzato il Pnrr per realizzare nuovi edifici o grandi interventi di rigenerazione urbana, il Comune ha puntato in larga misura sulla modernizzazione della macchina pubblica e sull’implementazione degli strumenti digitali destinati ai cittadini.
Preganziol punta sul digitale: nove progetti per oltre 250mila euro Pnrr/2.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è arrivato a Preganziol in forma digitale: nove progetti, tutti nella Missione 1, tutti orientati a modernizzare la macchina amministrativa comunale. I dati vengono dalla sezione “Attuazione misure PNRR” del sito istituzionale del Comune. Il progetto più consistente vale 155.234 euro ed è già liquidato. Obiettivo: rifacimento del sito web secondo il “Modello Comuni” di Designers Italia e digitalizzazione dei servizi al cittadino. Missione M1C1, investimento 1.4.1.
Liquidato anche il secondo per importo: 78.898 euro per la migrazione al cloud di 13 servizi informatici comunali, spostati verso piattaforme qualificate secondo gli standard Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Terzo progetto chiuso: 11.998 euro per 14 servizi di incasso tramite PagoPA. A seguire, i servizi sull’App IO (10.290 euro), liquidato a maggio 2025. Completano il quadro i progetti di integrazione con le piattaforme nazionali: Notifiche Digitali, SPID e CIE, Archivio Nazionale dello Stato Civile, interoperabilità dei dati tramite PDND. Importi minori per singolo
Uno degli ambiti maggiormente interessati è stato quello scolastico. Negli ultimi anni il territorio ha visto il consolidamento dei servizi digitali dedicati alle famiglie, dalla gestione delle iscrizioni ai servizi mensa fino alle procedure collegate al trasporto scolastico e ai rapporti con gli istituti comprensivi. Un processo di innovazione che rientra nelle linee di finanziamento nazionali dedicate alla transizione digitale degli enti locali. La scuola continua infatti a rappresentare uno dei principali punti di riferimento per la programmazione comunale. I servizi rivolti agli studenti e alle famiglie occupano una parte importante dell’attività amministrativa e costituiscono uno dei settori nei quali la digitalizzazione ha prodotto i cambiamenti più evidenti.
Negli ultimi anni sono stati progressivamente implementati nuovi strumenti online che consentono ai cittadini di gestire da remoto pratiche, iscrizioni e richieste, riducendo il ricorso agli sportelli fisici e semplificando l’accesso ai servizi pubblici.
La trasformazione ha riguardato anche il funzionamento interno dell’ente. Come accaduto in molti Comuni italiani, le risorse del Pnrr hanno favorito il percorso di migrazione verso piattaforme digitali più avan-
intervento, ma strutturali per il funzionamento dei servizi.
Il profilo di Preganziol è quello di un comune che ha usato il PNRR per adeguarsi agli standard digitali nazionali. Nessun intervento edilizio nella lista. Solo infrastruttura digitale, tutta entro la Missione 1. Il totale dei fondi gestiti direttamente supera i 250mila euro. Tutti liquidati o in chiusura entro fine 2026, nel rispetto delle scadenze europee.
• Nome Cognome
zate, l’integrazione dei servizi con le identità elettroniche nazionali e il ra orzamento dei sistemi informatici comunali. Si tratta di interventi spesso meno visibili rispetto ai cantieri edilizi ma destinati ad avere e etti duraturi sul rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione. Una rivoluzione che punta a rendere più rapide le procedure e ad aumentare l’e icienza complessiva dei servizi. Accanto alla digitalizzazione resta
centrale il tema della scuola. I servizi di refezione, trasporto e supporto alle attività educative continuano infatti a rappresentare uno degli ambiti maggiormente interessati dagli investimenti e dalla programmazione comunale. Anche per Zero Branco, tuttavia, la gestione della stagione Pnrr ha comportato un notevole impegno amministrativo.
• Sara Busato
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L’intesa. Firmato il protocollo che unisce quattordici amministrazioni locali tra le province di Treviso e Venezia
NASCE VENICE GARDEN: MOGLIANO VENETO È IL COMUNE CAPOFILA DEL NUOVO MARCHIO D’AREA
Un nuovo e ambizioso progetto di promozione turistica territoriale ha u icialmente preso il via nelle province di Treviso e Venezia. Presso il parco “Antonio Caregaro Negrin” a Mogliano Veneto è stato firmato il protocollo d’intesa per la costituzione del Marchio d’Area Venice Garden, un’iniziativa strategica che unisce quattordici Comuni con l’obiettivo di valorizzare in maniera coordinata il patrimonio ambientale, culturale ed enogastronomico di un’area geografica di pregio, che si estende dalle risorgive del fiume Sile fino alle porte della laguna di Venezia. Il progetto coinvolge nello specifico le amministrazioni comunali di Casale sul Sile, Casier, Istrana, Marcon, Mogliano Veneto, Monastier di Treviso, Morgano, Preganziol, Quarto d’Altino, Quinto di Treviso, Roncade, San Biagio di Callalta, Silea e Zenson di Piave. Questo importante traguardo giunge al termine di un percorso di
collaborazione e confronto durato oltre due anni e mezzo, avviato per costruire una visione condivisa dello sviluppo turistico locale e per superare la storica frammentazione delle iniziative. L’intento principale è quello di ra orzare l’identità di un territorio fortemente caratterizzato dalla presenza naturalistica del Sile, dalle storiche ville venete, dall’asse del Terraglio, da una fitta rete di itinerari ciclopedonali e da eccellenze enogastronomiche riconosciute, sfruttando al contempo la vicinanza strategica a poli di richiamo internazionale come Venezia, le Dolomiti e le Colline del Prosecco. I dati analizzati durante la fase preparatoria evidenziano che l’area registra già quasi 750mila presenze turistiche all’anno. Questa solida base di partenza permetterà di strutturare nuove strategie di accoglienza volte ad aumentare la permanenza media dei visitatori, distribuire meglio i flussi turistici
sul territorio e generare nuove opportunità economiche per le attività locali. Il protocollo prevede la realizzazione di campagne promozionali condivise, la creazione di
strumenti comuni di comunicazione, il coinvolgimento diretto degli operatori privati e la definizione di una governance unitaria, il tutto in stretta sinergia con la DMO Marca
Treviso e le linee guida regionali per il turismo sostenibile. Grande soddisfazione è stata espressa dai rappresentanti delle istituzioni: il sindaco di Mogliano Veneto, Davide Bortolato, ha sottolineato come la rete permetta di superare i confini amministrativi per valorizzare una ricchezza di usa, mentre l’assessore al Turismo Giorgio Copparoni ha evidenziato l’importanza di dare al territorio una voce unica. Anche il sindaco di Roncade, Marco Donadel, ha definito l’accordo una tappa storica frutto di un grande lavoro di squadra, e l’assessore Boris Cagnin ha rimarcato che Venice Garden rappresenta uno strumento concreto per incentivare un turismo lento, di qualità e attento alla sostenibilità, capace di guardare al futuro con ambizione e competitività.
•
Anna Bergantin
SCUOLA E FAMIGLIE, MOGLIANO STANZIA 90MILA EURO PER MENSE E ASSISTENZA
La Giunta comunale di Mogliano Veneto ha deliberato uno stanziamento complessivo di 90.000 euro destinato al sostegno delle famiglie con figli in età scolastica. L’intervento, volto a garantire il diritto allo studio e ad alleggerire il peso delle spese educative, si rivolge con particolare attenzione ai nuclei familiari che si trovano in situazioni di fragilità economica e sociale, accentuate dall’attuale aumento del costo della vita.
La misura straordinaria si articola nello specifico in due distinte linee di finanziamento: 30.000 euro saranno investiti per l’erogazione di contributi comunali legati all’assistenza scolastica, mentre
la fetta più consistente del fondo, pari a 60.000 euro, verrà impiegata per aiutare le famiglie nel pagamento della refezione scolastica.
«Con questo stanziamento vogliamo dare un aiuto concreto alle famiglie moglianesi che stanno attraversando un momento di di icoltà — ha dichiarato il Vicesindaco con delega alle Politiche educative e giovanili, Martina Cocito —. La scuola deve restare a tutti gli e etti un luogo accessibile a tutti, senza che le condizioni economiche personali si trasformino in un ostacolo alla piena partecipazione dei bambini e dei ragazzi alla vita scolastica. Sostenere le spese per l’assistenza e per la mensa significa
intervenire direttamente su bisogni quotidiani molto sentiti e, al contempo, ra orzare il ruolo dell’intera comunità nel prendersi cura dei più giovani».
Attraverso questa delibera, l’amministrazione comunale di Mogliano punta a consolidare e a mantenere una rete di supporto stabile attorno al nucleo familiare, intervenendo su costi fissi che incidono sul bilancio giornaliero e sul percorso didattico dei figli, per evitare che il disagio economico si traduca in esclusione dai servizi educativi essenziali.
• (a.b.)
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Mirano summer festival una storia lunga vent
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ritrova ai Campi Sportivi di Mirano. Vent’anni di volontari che iniziano la giornata presto e la fi niscono a notte fonda, di famiglie che tornano puntuali, di ragazzi che crescono con il Summer come sfondo naturale della
Il Mirano Summer Festival oggi è molto più di un evento locale. Lo racconta bene il suo fondatore e presidente dell’Associazione Volare 4.0, Paolo Favaretto: “È nata vent’anni fa tra amici per fare una festa di musica ed è diventata un appuntamento a livello nazionale”. E la crescita si vede soprattutto da un segnale preciso. “Quello che è cambiato negli ultimi anni –spiega Favaretto – è che fi no a un anno e mezzo fa facevamo fatica a trovare gli artisti. Adesso sono loro che ci chiedono di suonare al Summer, perché la
con forza: “Non sono solo vent’anni di sacrifi cio, sono vent’anni di scelta. Ragazzi che potrebbero stare altrove e invece decidono di essere lì, dietro un banco o nel backstage, per far parte di qualcosa”. Un’altra dimensione fondamentale è quella sociale. Negli anni il festival ha sostenuto progetti solidali e continua a farlo. “Abbiamo già donato 10.000 euro alla Città della Speranza – spiega Favaretto – e anche quest’anno l’obiettivo principale è continuare a sostenere i bambini e le famiglie che ne hanno bisogno”. Accanto alla musica, il festival si arricchisce di nuove aree e iniziative. Tra queste l’area dedicata alla ristorazione e ai locali provenienti da diverse città del Nord Italia. “Abbiamo creato un’area bacari con locali di Milano, Treviso e Padova – racconta Favaretto – e uno spazio gastronomico completamente all’aperto, pensato per vivere l’esperienza del Summer a 360 gradi”.
della direzione presa dal festival, che oggi si posiziona
organizzativa e strutturale. “Abbiamo aperto le iscrizioni
Non manca lo sport. Il 1° luglio, infatti, il festival ospiterà un momento speciale: “Premiamo le squadre che sono salite di categoria insieme alla Federazione Nazionale Calcio – spiega Favaretto – sarà una serata importante con la presenza di molti sindaci del territorio”.
A fare da cornice, una manifestazione che ormai ha superato i confi ni locali. “Quest’anno avremo anche diverse televisioni nazionali – conclude Favaretto – il Summer sta diventando davvero un punto di riferimento per l’estate”.
Una crescita che non cambia però lo spirito originario. Vent’anni dopo, il Mirano Summer Festival resta una cosa semplice nella sua origine e complessa nella sua realizzazione: una comunità che ogni estate si ritrova per costruire qualcosa insieme.
Ci vediamo ai Campi Sportivi. Il Summer è pronto.
Scopri
L’iniziativa. Tre giornate dedicate alla trasformazione personale e al benessere emotivo nella cornice di Villa Pace
L’arte che cura: a Preganziol una masterclass di arteterapia aperta a tutti
Tre giornate interamente dedicate alla creatività, all’ascolto profondo di sé e alla crescita interiore attraverso il linguaggio universale dell’arte. È questo lo spirito alla base dell’attesa masterclass esperienziale di arteterapia e counseling intitolata “Fiori – Dal Buio alla Luce”, in programma da venerdì 26 a domenica 28 giugno nella prestigiosa ed elegante cornice del Villa Pace Park Hotel Bolognese di Preganziol, lungo la Strada Terraglio. L’iniziativa, promossa da Evolution Accademia, nasce con l’obiettivo di o rire uno spazio autentico di benessere psicofisico, aperto a chiunque avverta il desiderio di rallentare i ritmi frenetici della quotidianità, ritrovare la propria energia e dedicare del tempo di qualità alla propria dimensione interiore. Il programma della kermesse prevede che le giornate del venerdì e della domenica siano riservate esclusivamente agli iscritti dell’istituto, mentre la ricca masterclass del sabato – che si svilupperà dalle ore 9.00 alle 18.00 – sarà interamente aperta al pubblico esterno.
Entrando nel dettaglio della proposta, i laboratori non richiedono alcuna competenza di tipo artistico. Non è infatti necessario saper disegnare, dipingere o possedere particolari abilità creative pregresse: il percorso si rivolge a una platea vasta ed eterogenea, utilizzando l’espressione pittorica e plastica come un puro strumento di consapevolezza e sblocco emotivo. I partecipanti, attesi da ogni parte d’Italia, saranno guidati da Astrid Morganne e Rafael Wild, fondatori di Evolution Accademia, in una serie di attività esperienziali che alterneranno momenti di manipolazione creativa, riflessione personale protetta e condivisione di gruppo. Per l’occasione verranno messi a disposizione svariati materiali, tra cui colori, fibre naturali, carte speciali e oggetti dal forte valore simbolico, selezionati per agevolare l’esplorazione del proprio mondo interiore.
«Ci sono momenti in cui sentiamo il bisogno di fermarci per ascoltare ciò che dentro di noi sta cercando di nascere – spiega Rafael Wild, Presidente di Evolution Accademia –. Questa giornata è stata strutturata per accompagnare le persone in un cammino che parte dalle radici più profonde del vissuto e arriva alla piena fioritura delle proprie risorse personali». Il simbolo del fiore rappresenta la metafora del coraggio necessario per superare i momenti di icili e riscoprire la propria forza interiore, un percorso supportato anche da recenti studi internazionali che confermano l’e icacia
delle pratiche artistiche nel favorire il benessere relazionale ed emotivo. L’evento di sabato è accessibile al costo di 90 euro, una quota che include tutti i materiali creativi e che potrà essere versata direttamente in loco. Al termine dei laboratori verrà rilasciato un attestato di frequenza nominativo. Poiché l’evento è a numero programmato per garantire la qualità dell’esperienza, la prenotazione è obbligatoria inviando una mail all’indirizzo info@evolutionaccademia.it, tramite il quale saranno forniti tutti i dettagli logistici.
• Anna Bergantin
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Il piano per Villa Franchetti è entrato nel vivo: e ettuato il sopralluogo tecnico dei consiglieri
Il percorso avviato dalla Provincia di Treviso per la valorizzazione e il recupero di Villa Franchetti ha registrato un importante passo in avanti. Nel mese di maggio si è svolto un dettagliato sopralluogo tecnico al complesso storico, che ha visto la partecipazione del presidente della Provincia Marco Donadel, dei consiglieri provinciali e dei tecnici dell’Ente. L’obiettivo della giornata è stato quello di condividere un aggiornamento approfondito sullo stato della struttura e valutare insieme le prossime fasi della gestione progettuale finalizzata alla sua riqualificazione complessiva. In quel periodo, inoltre, la Provincia ha avviato i contatti con il Comune di Preganziol e la sindaca Elena Stocco per coordinare gli interventi futuri. L’incontro ha rappresentato un passaggio concreto successivo all’approvazione della variazione di bilancio presentata in Assemblea dei Sindaci e in Consiglio Provinciale, che ha previsto lo stanziamento di 461.700 euro destinati proprio all’avvio della progettazione per il recupero del prestigioso compendio storico. Durante l’ispezione sono stati ripercorsi tutti gli aspetti tecnici, strutturali e progettuali necessari per definire il percorso operativo, ponendo particolare attenzione alla valorizzazione pubblica del complesso, alla sostenibilità degli interventi e alla possibilità di accedere a ulteriori linee di finanziamento dedicate alla tutela del patrimonio culturale. «È stato un momento importante di confronto e condivisione con i consiglieri provinciali, che ho ringraziato per la collaborazione e per aver preso visione insieme dello stato della Villa», ha sottolineato il presidente Marco Donadel. Il governatore ha ribadito come le risorse stanziate abbiano rappresentato il primo passo significativo per avviare un percorso serio di recupero. La volontà espressa dall’Ente è stata quella di proseguire con determinazione per restituire questo patrimonio alla comunità, preservandone il valore storico, culturale e pubblico, partendo da una prima valutazione dei costi per la manutenzione straordinaria del verde per migliorare la visibilità della Villa e scongiurarne il deterioramento.
• (a.b.)
L’anniversario. In due decenni oltre mille persone accompagnate e sostenute grazie ad un impegno costante
VENT’ANNI DI CASA SAN CASSIANO: A QUINTO DI TREVISO SI FESTEGGIA IL COMPLEANNO DELL’ASSOCIAZIONE
Vent’anni spesi all’insegna dell’ascolto, dell’accoglienza e del sostegno concreto a favore delle famiglie del territorio. Nelle scorse settimane l’associazione Casa San Cassiano ODV ha celebrato il suo ventesimo anniversario dalla fondazione con un intenso momento commemorativo e di festa, organizzato a partire dalle ore 16 presso la sede storica situata in via San Cassiano 52 a Quinto di Treviso. All’iniziativa, che ha richiamato una grande partecipazione, sono intervenuti il vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, il presidente dell’associazione Fabio Favaro, il coordinatore Gianluigi Betiol, l’attuale parroco di Quinto di Treviso don Stefano Bressan e don Artemio Favaro, storico promotore e artefice della nascita della struttura vent’anni fa. All’evento hanno preso parte anche numerosi rappresentanti delle istitu-
zioni civili, i volontari, i professionisti dell’équipe e molte delle persone che, nel corso del tempo, hanno beneficiato
delle attività del centro. Fondata ufficialmente nel 2006 all’interno della comunità cristiana
“San Giorgio” di Quinto di Treviso per intuizione dell’allora parroco don Artemio Favaro, Casa San Cassiano ha scelto fin dai primi passi di dedicarsi interamente all’ascolto e all’accompagnamento dei nuclei familiari che si trovano ad a rontare momenti di grave difficoltà, crisi relazionali, percorsi di separazione o complesse problematiche educative. Si è trattato di una realtà nata da un’idea fortemente innovativa per il contesto locale, cresciuta grazie alla dedizione di volontari fermamente convinti della necessità di offrire non solo un aiuto materiale, ma anche vicinanza umana e supporto qualificato alle persone più fragili. Nel corso dei due decenni di attività, l’associazione ha saputo sviluppare una solida e capillare rete di collaborazioni esterne, lavorando in sinergia con le parrocchie limitrofe, i servizi
Sile, depurazione in miglioramento ma resta l’impatto delle attività umane
Il fiume Sile mostra segnali di miglioramento sul piano della depurazione, ma il quadro complessivo resta condizionato da un forte impatto delle attività umane e dalla presenza di sostanze inquinanti persistenti. È quanto emerge dalla quinta tappa della campagna “Operazione Fiumi” di Legambiente Veneto, che ha analizzato anche i corsi d’acqua Dese e Botteniga nel territorio trevigiano. Le analisi, svolte con il supporto tecnico di Arpav, indicano per la prima volta dopo diversi anni valori contenuti di contaminazione da batteri fecali lungo il Sile e alla foce del Dese. Tutti i punti monitorati rientrano nei parametri di riferimento
sociali comunali, l’Ulss, svariati enti assistenziali e le istituzioni locali, ampliando progressivamente la gamma dei percorsi o erti. Oggi la Onlus può contare sul contributo attivo di oltre trenta volontari e di circa venti professionisti del settore (psicologi, psicoterapeuti, mediatori familiari, counselor e avvocati). Attraverso il centro di ascolto, i gruppi di mutuo aiuto, gli spazi neutri per gli incontri protetti e i laboratori creativi, l’ODV ha saputo accompagnare nel tempo più di mille utenti. L’impegno quotidiano prosegue ancora oggi con un’attenzione mirata alle nuove sfide evolutive di adolescenti e genitori, portando avanti progetti di prevenzione del disagio giovanile direttamente all’interno degli istituti scolastici.
• Anna Bergantin
considerati accettabili, segnando un risultato positivo rispetto alle edizioni precedenti della campagna.
Resta però aperta la questione delle pressioni ambientali. In particolare, continua a emergere la presenza di PFOS e altri contaminanti chimici, con un superamento rilevato in ambito urbano a Treviso. Il fenomeno viene collegato a una depurazione ancora incompletae alla persistenza di fonti di inquinamento di use sul territorio.
Un’ulteriore criticità riguarda il Botteniga, dove il nuovo punto di monitoraggio ha evidenziato valori di batteri fecali superiori alla soglia di
riferimento, confermando la vulnerabilità degli a luenti che alimentano il Sile.
La campagna ha coinvolto diversi punti lungo il corso del fiume, da Quinto di Treviso fino alla zona della laguna veneziana, con campionamenti su parametri microbiologici e chimici. Nel complesso, lo stato ecologico del bacino resta disomogeneo: se da un lato lo stato chimico generale appare buono nella maggior parte delle stazioni, dall’altro permangono criticità legate a PFOS, glifosate e nutrienti in eccesso .
• (a.a.)
Seconda edizione della “Honor ride” a Paese, oltre 150 i partecipanti
Il comune di Paese ha ospitato la seconda edizione della “Honor Ride”, il motogiro commemorativo organizzato dal Phoenix Chapter – Blackout LEMC Italy e da Hungry Bikers ASD. L’evento è nato per rendere omaggio ai caduti delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate e per sostenere concretamente chi portava ancora i segni del servizio prestato. L’iniziativa ha registrato una partecipazione straordinaria, confermandosi un appuntamento capace di unire memoria, solidarietà e passione per le due ruote. Il ricavato della manifestazione è stato interamente devoluto a Fervicredo, associazione impegnata nel sostegno delle vittime della criminalità e del dovere.
La manifestazione si è aperta presso il campo sportivo del Rugby Paese con una toccante cerimonia in memoria di Amar Kudin, l’agente di Polizia di soli 32 anni tragicamente caduto in servizio. Alla commemorazione hanno partecipato diverse realtà sportive del territorio, rappresentanti di Motorcycles Club italiani e stranieri e tantissimi motociclisti. Durante l’evento sono rimasti
presenti i familiari e gli amici di Kudin. Una presenza particolarmente significativa è stata quella della madre dell’agente, che ha sostenuto l’iniziativa fin dalle fasi organizzative e ha accompagnato con dignità l’intera giornata. All’incontro ha preso parte anche il sindaco di Paese, Katia Uberti, insieme a esponenti dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato. Successivamente è partita la moto passeggiata, che ha visto sfilare oltre 60 motociclette attraverso le colline della provincia di Treviso. Il percorso, fortemente simbolico, ha previsto soste dedicate al ricordo, come la visita al Sacrario Ossario del Montello, che custodisce le spoglie di migliaia di soldati della Prima Guerra
Mondiale, e la tappa al monumento dedicato all’aviatore Francesco Baracca. Il corteo ha raggiunto anche il Cimitero Britannico di Giavera del Montello, dove riposano i soldati del Commonwealth. L’itinerario si è svolto in sicurezza grazie al supporto dei Carabinieri del NORM e della Questura di Treviso. La giornata si è conclusa al campo da rugby con una cena solidale a cui hanno preso parte circa 150 persone, tra cui il presidente di Fervicredo, Mirko Schio, che ha espresso profonda gratitudine agli organizzatori e agli sponsor per la riuscita dell’evento.
• Anna Bergantin
Tra ico di sostanze dopanti, assolta l’ex direttrice della farmacia di Castagnole
Si è conclusa con un’assoluzione la vicenda giudiziaria di Valentina Alessia Battaglini, la 49enne ex direttrice della farmacia di Castagnole finita al centro della maxi-inchiesta “La Paesana” nel 2021. L’indagine, condotta dai Carabinieri del Nas di Treviso e dai militari di Agrigento con il supporto di Europol, ipotizzava i reati di illecita importazione e commercializzazione di farmaci vietati, tra cui il nandrolone, oltre alla falsificazione di prescrizioni mediche per un giro d’a ari destinato a una cinquantina di culturisti in tutta Italia. Il giudice ha assolto la professionista perché il fatto non costituisce reato. Secondo l’attuale normativa, la farmacista – difesa dall’avvocato Fabio Crea – ha consegnato i medicinali basandosi su ricette che indicavano l’esatto quantitativo di confezioni poi ritirate. I documenti presentati sono risultati sì falsificati, ma le contra azioni non erano riconoscibili da parte di un
operatore sanitario. Inoltre, la cessione di farmaci senza prescrizione emersa dagli atti configura una violazione amministrativa e non un illecito penale. L’inchiesta complessiva contava 65 indagati e aveva già visto le condanne, tramite riti alternativi nel 2024, dei due principali attori dell’approvvigionamento: un personal trainer di Montebelluna (2 anni, 11 mesi e 20 giorni convertiti in lavori di pubblica utilità) e la madre (1 anno e 10 mesi con pena sospesa). Le perquisizioni dell’epoca avevano portato al sequestro di contanti e confezioni di anabolizzanti per oltre 100mila euro, svelando canali di acquisto con l’Europa dell’Est. La farmacista, che subito dopo l’avvio dell’indagine aveva venduto la propria attività a Paese, resta in attesa degli esiti del procedimento tuttora pendente davanti al proprio ordine professionale.
• (a.b.)
tutte
ECONOMIA
L’osservatorio. Secondo l’Osservatorio
Crisi dei beni durevoli in Veneto e nella Marca: il mercato si contrae, crollano moto e tecnologia
Il mercato dei beni durevoli in Veneto rallenta il passo, registrando una contrazione più marcata rispetto al resto d’Italia. Secondo i dati della 32esima edizione dell’Osservatorio annuale dei consumi Findomestic, nel 2025 la regione si è confermata sul terzo gradino del podio nazionale per volumi complessivi, posizionandosi dietro a Lombardia e Lazio con una spesa totale di 7,16 miliardi di euro. Tuttavia, il bilancio finale mostra una flessione del 2,9%, un dato peggiore sia rispetto alla media del Nord-Est sia a quella italiana, che si
è fermata a un calo del 2,1%. Anche la capacità di spesa dei nuclei familiari ha subito una contrazione del 3,2%, portando la spesa media per famiglia a 3.325 euro. Nonostante la frenata, il territorio veneto dimostra comunque una solida resilienza economica, posizionandosi al sesto posto nella graduatoria nazionale e superando ampiamente la media del Paese, attestata a 2.895 euro.
A pesare sul risultato complessivo della regione è stato principalmente il comparto della mobilità. Il settore delle auto nuove ha registrato un calo vistoso dell’8,6%,
pur muovendo un valore significativo di 1,56 miliardi di euro. Ancora più pesante la batosta subita dai motoveicoli, che hanno fatto segnare un drastico -12,5%, fermandosi a 178 milioni di euro. Al contrario, il mercato dell’usato si è dimostrato anticiclico, crescendo dello 0,4% per un valore di 2.36 miliardi, a testimonianza di consumi orientati alla prudenza. Nel settore domestico e tecnologico lo scenario appare polarizzato: se i mobili contengono le perdite (-0,5%) e gli elettrodomestici restano stabili, la tecnologia a onda. L’elettronica di consumo cede il 3,9%, l’information technology perde il 3,1% e la telefonia registra la peggiore performance d’Italia con un calo del 5,3%. Spostando il focus sulla provincia di Treviso, la Marca rispecchia fedelmente l’andamento regionale chiudendo l’anno con una spesa complessiva di 1,25 miliardi di euro, in calo del 2,9%. Il dato colloca la provincia al quattordicesimo posto in Italia e al quarto in Veneto. La spesa media per famiglia trevigiana rimane elevata (3.343 euro, 29° posto nazionale), ma diminuisce del 3,2%.
All’interno del territorio trevigiano si evidenziano dinamiche particolarmente
CNA lancia l’allarme: gli a itti mangiano il 40% dello
stipendio
Il caro a itti a Treviso non è più solo una questione sociale, ma una vera emergenza economica che frena lo sviluppo. È quanto emerge da uno studio nazionale di CNA sui costi delle locazioni nei 109 capoluoghi italiani, che posiziona Treviso al 29° posto per aumento dei canoni tra il 2019 e il 2025 e al 23° per incidenza dell’a itto sul reddito. I dati mostrano un balzo del 25% in sei anni: il canone mensile medio per un appartamento di 70 mq è passato da 620 a 775 euro. Di contro, gli stipendi sono cresciuti solo del 10%, evidenziando un pesante divario di 15 punti percentuali. Oggi, con una retribuzione media di 1.950 euro al mese, un lavoratore trevigiano destina ben il 40% delle proprie entrate alla casa, pari a circa 9.300 euro all’anno (quasi 5 mensilità).
«Quando l’a itto assorbe una quota così alta del reddito, cala il potere d’acquisto e le imprese faticano ad attrarre e trattenere personale qualificato, soprattutto da fuori regione», spiega Gianpaolo Stocco, presidente di CNA Provinciale Treviso. Per l’associazione, il rischio concreto è quello di minare la competitività territoriale di fronte a una domanda di lavoro che resta alta. CNA chiede quindi un Piano casa strutturale che incrementi gli alloggi a canone sostenibile,
polarizzate. Nel settore dei trasporti, le auto nuove crollano del 10,3% (275 milioni di euro), mentre i motoveicoli subiscono una vera e propria picchiata, facendo registrare il peggior risultato della regione con un traumatico -22%. L’unica nota positiva arriva dalle quattro ruote di seconda mano, che crescono dell’1,9% (419 milioni). Per quanto riguarda la casa, i mobili tengono con un timido +0,3% e
gli elettrodomestici salgono dello 0,8%. Il vero tallone d’Achille della provincia è però il comparto high-tech: l’elettronica di consumo arretra del 4,5%, l’information technology scivola del 5,3% e la telefonia sprofonda a -5,8%, posizionando Treviso tra le maglie nere della classifica nazionale per i consumi digitali.
• Anna Bergantin
7_n e riqualifichi l’esistente, rendendo la città accessibile a giovani e lavoratori.
Progettazione
Fornitura superfi ci gres, legno, resine
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Consulenze globali complementi Ristrutturazioni
1.000 mq di spazio
Gianpaolo Stocco
TREVISO D’ESTATE AI GIARDINI SANT’ANDREA
IGiardini di Sant’Andrea diventeranno uno dei cuori pulsanti dell’estate grazie a Sile Garden(organizzazione: Nusica.org, Biblio Art, Food and Drink), spazio dedicato a musica live, benessere, socialità e intrattenimento all’aperto. Per tutta l’estate si alterneranno concerti jazz, swing, blues e soul, dj set, mercatini creativi, yoga e attività per famiglie.
Dal 17 giugno all’8 luglio il Giardino di Casa Robegan ospiterà Casa Robegarden (organizzazione: Fondazione Mazzotti), rassegna dedicata a musica, design e incontri culturali. Il programma proporrà dj set, jazz live e appuntamenti legati all’architettura contemporanea e alla progettazione urbana, fra cui la presentazione del volume “Il Luogo nello Spazio” con Davide Macullo il 18 giugno alle 19 e l’incontro “Ritratti di design.
Fra gli appuntamenti principali ci sarà Treviso Città in Musica – Festa della Musica 2026, in programma il 20 e 21 giugno (coordinamento: Associazione Musicale Francesco Manzato), manifestazione che trasformerà il centro storico in un grande palcoscenico di uso. Piazza Rinaldi accoglierà “Io Sono Speranza” il 27 giugno dalle 18 (organizzazione: Volontarinsieme ODV), serata dedicata ai giovani con dj set e concerti di band emergenti del territorio, mentre il quartiere San Bartolomeo farà da sfondo il 30 giugno alle 21 allo spettacolo di burattini “L’Acqua Miracolosa”. Spazio anche alla creatività giovanile con il ritorno del Festival Good Vibes, in programma il 3 luglio dalle ore 17 e 4 luglio dalle 18 (organizzazione: Progetto Giovani Treviso, Cooperativa La Esse, Assessorato alle Politiche Giovanili), festival che proporrà talk, workshop, dj set, concerti, freestyle, arte urbana e stand creativi fra Casa Robegan e Piazza Rinaldi (info: www.progettogiovanitv.it).
Fra le principali novità dell’edizione 2026 spicca inoltre la nuova Festa dei Buranelli, in programma dal 16 al 18 luglio fra Piazza Rinaldi e Giardino della Brat. La manifestazione nasce per valorizzare uno degli angoli più suggestivi e identitari del centro storico.
Fra gli appuntamenti più attesi anche “L’Arte del Taiko”, spettacolo dedicato ai tamburi tradizionali giapponesi, in programma il 27
luglio alle 21 in Piazza Rinaldi nell’ambito della rassegna di circo contemporaneo promossa da Arteven. Il 28 e 29 luglio Piazza Rinaldi ospiterà inoltre Carlo & Giorgio con due serate di comicità e satira dedicate al pubblico dell’estate trevigiana (organizzazione: Teatro Che Pazzia APS).
Spazio anche alla tradizione popolare con Sile Folk 17ª edizione, in programma il 14 luglio dalle 10 alla Loggia dei Cavalieri. Ad agosto e settembre “Treviso d’Estate 2026” continua ad animare la città con un calendario ricco di appuntamenti. Sabato 1 agosto, dalle ore 16.00 alle 24.00, ai Giardini di Sant’Andrea torna
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“Sile Garden – Vivi Garden”; alle ore 18.00, dall’U icio IAT Treviso Centro, è in programma la visita guidata “Treviso al tramonto”; alle ore 21.00, al Parco degli Alberi Parlanti, va in scena “La Festa del Capi e l’Assistente – Il Cavallo e il Falco”. Domenica 2 agosto, alle ore 9.00, ai Giardini di Sant’Andrea appuntamento con “Sile Garden –Yogates”; alle ore 21.00, al Parco degli Alberi Parlanti, “La Festa del Capi e l’Assistente – Il Capi e la bella addormentata nel bosco”. Dal 5 al 9 agosto spazio anche a “Il Cielo sopra Treviso”, rassegna di circo contemporaneo con spettacoli di usi in città”.
• Anna Bergantin
Suoni di Marca: la grande musica torna sulle mura
Grande attesa per il ritorno di Suoni di Marca 2026 (organizzazione: Associazione Suoni di Marca, apertura festival ogni giorno dalle 18, ingresso libero con contributo responsabile, info: www.suonidimarca.it), festival musicale di uso lungo le mura cittadine che unisce concerti, dj set, showcase, street food e spazi dedicati agli artisti emergenti. In programma: Ska-J e Mellow Mood (10 luglio), Frankie HI-NRG e Mario Rossi Fa Rap (11 luglio), Iacampo, The Overmiles Band e Ricky Bizzarro and the Old Red Alligators (12 luglio), Pupo e Enrico Marchiante Band (13 luglio), Rockets e DMT (14 luglio), Ditonellapiaga, Queen of Saba e Ama Supreme (15 luglio), The Trammps e Mind The Gap (16 luglio), Captain Mantell, Talk To Her e Idles Dj Set (17 luglio), I Ministri, Aza Moon e Too Valves (18 luglio), Motta, Volpi e Timberroots (19 luglio), Green Like a Deejay con Radio Deejay (20 luglio), The Zen Circus, Vintage Violence e Angelae (21 luglio), Vallanzaska e Savana Funk (22 luglio), 80’s Festival di Radio Company (23 luglio), Dutch Nazari e Nico Arezzo (24 luglio), Bandabardò e Piccola Orchestra MDM (25 luglio).
• (a.b.)
CULTURA
Mogliano e capitello: un giovane dona alla città un’opera dedicata a Maria Ausiliatrice
Il sindaco di Mogliano Veneto
Davide Bortolato ha incontrato
Giovanni Della Lucia, il giovane che ha realizzato e donato alla città un nuovo capitello dedicato a Maria Ausiliatrice, collocato all’incrocio tra via Barbiero e via Casoni. Si è trattato di un’occasione per congratularsi personalmente con il ventenne, appartenente alla Comunità “Proposta” di Mogliano Veneto, centro vocazionale dei Salesiani, per l’impegno, la passione e il valore civico dimostrati con questa iniziativa. L’opera è stata benedetta in concomitanza con la festa di Maria Ausiliatrice, una ricorrenza da sempre molto sentita all’interno del mondo salesiano. Il capitello, realizzato interamente in legno, è stato costruito da Giovanni Della Lucia con il prezioso supporto di altri ragazzi della Comunità Proposta. Dopo essere stato parzialmente assemblato nella sua abitazione, è stato rifinito e completato direttamente sul posto per poi essere u icialmente donato
alla cittadinanza. Al suo interno hanno trovato posto la statua di Maria Ausiliatrice e le immagini di Don Bosco con i suoi ragazzi, di Gesù e di Papa Luciani. I quadri sono stati realizzati da un altro giovane appartenente alla stessa comunità. Per unire tradizione e modernità, la struttura è stata inoltre dotata di un piccolo pannello solare che ne ha permesso l’illuminazione automatica
durante le ore notturne.
L’installazione è sorta in un’area pubblica individuata e concessa dall’amministrazione comunale. Alla realizzazione del progetto hanno contribuito anche alcuni residenti della zona: un vicino che si occupava della manutenzione del parchetto ha infatti collaborato alla sistemazione del terreno attorno al capitello, trasformando l’iniziativa in un vero e proprio lavoro di comunità. Il sindaco Davide Bortolato ha espresso grande soddisfazione, sottolineando l’importanza di valorizzare l’impegno positivo dei giovani e ricordando come i capitelli e i sacelli votivi facciano parte del patrimonio culturale e identitario locale. Per Giovanni Della Lucia il progetto ha rappresentato il frutto di una passione nata fin da bambino grazie agli insegnamenti del padre, che lo ha avvicinato alla lavorazione del legno e all’artigianato.
• Anna Bergantin
Collaborazione tra Fondazione Mazzotti e Bevilacqua per
Ll’arte contemporanea
o scorso 3 giugno, nella Sala Arazzi di Ca’ Sugana, il presidente della Fondazione Mazzotti, Andrea Simionato, e il presidente della Fondazione Bevilacqua La Masa, Bruno Bernardi hanno sottoscritto un accordo di collaborazione nato da un comune e reciproco impegno nella valorizzazione dell’arte contemporanea. Il Presidente Simionato sottolinea “come l’arte ha il potere di unire le istituzioni e le comunità, crea spazi di dialogo e di collaborazione. Attraverso questi progetti artistici collettivi, le persone possono connettersi, condividere esperienze e costruire relazioni significative.”
La Fondazione Mazzotti, intitolata allo studioso trevigiano Giuseppe Mazzotti — intellettuale attivo per oltre cinquant’anni nella promozione del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico del Veneto e da sempre attento al sostegno dei giovani artisti — riconosce nella Fondazione
Bevilacqua La Masa un partner ideale. L’istituzione veneziana svolge infatti da oltre un secolo un ruolo centrale nella promozione dell’arte contemporanea, con particolare attenzione alla formazione, alla ricerca e alla
valorizzazione delle giovani artiste e dei giovani artisti. Condividendo un comune orientamento verso la ricerca artistica contemporanea e il sostegno alle nuove generazioni, le due istituzioni intendono avviare una collaborazione strutturata basata sulla complementarità delle rispettive missioni. L’accordo sarà finalizzato alla presentazione, promozione e valorizzazione delle giovani voci dell’arte contemporanea attraverso iniziative condivise, scambio di competenze, progettualità congiunte ed eventi pubblici a Treviso. “Con grande entusiasmo – commenta l’Assessore alla Cultura del Comune di Treviso, Maria Teresa De Gregoriocondivido il rapporto di collaborazione tra Fondazione Mazzotti di Treviso e Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia. Treviso si identifica sempre più come Luogo di sperimentazione e di condivisione di rapporti strategici di sistema e questo tra le due Fondazioni conferma che la cultura può e deve condividere progettualità oltre meri confini territoriali. Una grande apertura che darà visibilità a giovani talenti.”
• (a.b.)
Il sindaco Davide Bortolato
Q200 CENSER
IL CAMPUS DOVE ROVIGO
SPERIMENTA IL PROPRIO FUTURO
’era una volta lo zuccheri cio. Poi arrivò il quartiere eristico che per anni ha ospitato manifestazioni, eventi e appuntamenti economici di rilievo per il Polesine. Oggi quello stesso luogo sta vivendo una nuova trasformazione. L’area dell’ex Censer è diventata infatti Q200 Censer, il distretto dell’innovazione, della formazione, della ricerca e della cultura promosso dalla Fondazione Cariparo attraverso un importante progetto
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nella distribuzione di sensoristica per l’industria e la
loro. Per questo Q200 Censer non è stato concepito come una semplice somma di edi ci o servizi, ma come una comunità in cui persone e competenze diverse possono
La vicinanza alla stazione ferroviaria, la presenza di spazi per la formazione, di laboratori specializzati, di residenze per studenti e di aree dedicate agli eventi contribuiscono a rendere il campus un luogo sempre più vissuto e integrato nella città.
L’obiettivo non è soltanto recuperare spazi esistenti, ma costruire un ecosistema capace di mettere in relazione mondi diversi. Università, imprese, startup, laboratori, enti di formazione e realtà culturali condividono oggi lo stesso luogo, creando occasioni di collaborazione e nuove opportunità di crescita per il territorio.
Una delle presenze più importanti è quella dell’Università di Padova, che all’interno di Q200 Censer ha portato attività didattiche, ricerca scienti ca e laboratori avanzati.
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Tra questi c’è il laboratorio Te.Si. del Dipartimento di Ingegneria Industriale, specializzato nelle tecnologie e nei sistemi di lavorazione manifatturiera. Qui studenti, ricercatori e aziende collaborano per sviluppare nuove
CULTURA E TERRITORIO
Il progetto continua a evolversi e molte delle sue potenzialità devono ancora esprimersi completamente. Tuttavia una direzione appare già chiara: fare di Rovigo un punto di riferimento per l’innovazione e la conoscenza, valorizzando il capitale umano e creando connessioni tra chi produce ricerca, chi fa impresa e chi promuove
In un territorio spesso raccontato per le sue dif coltà, Q200 Censer rappresenta una scommessa sul futuro. Una scommessa che passa attraverso le idee, le competenze e la capacità di trasformare un luogo simbolo del passato
FABBRICA DELLO ZUCCHERO, LA CULTURA CHE DÀ IDENTITÀ A Q200 CENSER
Dalla memoria dell’antico zuccheri cio ai nuovi spazi per eventi e iniziative: la realtà guidata da Claudio Curina è il motore culturale del campus rodigino
SSCARICA L’APP
e ricerca e innovazione rappresentano il cuore tecnologico di Q200 Censer, la Fabbrica dello Zucchero ne custodisce invece parte della sua anima culturale. Già il nome racconta molto della sua missione: mantenere vivo il legame con la storia dell’area che oggi ospita il nuovo distretto dell’innovazione di Rovigo. Prima del quartiere eristico e del campus universitario, infatti, qui sorgeva lo storico
RADIO VENETO2 4
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evoluzione dell’esperienza di Rovigo Festival e si sviluppa grazie a un progetto nanziato attraverso un bando regionale che aveva l’obiettivo di valorizzare gli spazi del Censer anche dal punto di vista culturale. Nel corso degli anni la realtà ha acquisito attrezzature, competenze e professionalità necessarie per organizzare eventi e iniziative sia all’interno del campus sia nel resto della città.
Oggi il suo ruolo è quello di favorire l’incontro tra tutti i soggetti presenti nel complesso. La disponibilità di strutture come la Sala A. Bisaglia, che può ospitare
quasi 500 persone, rappresenta una risorsa importante per la vita culturale cittadina. Il progetto continua inoltre a evolversi.
Q200 CENSER RACCONTATO IN RADIO
La crescita del campus è al centro di una rubrica dedicata su Veneto24, con approfondimenti su ricerca, formazione, startup e innovazione.
destinato a diventare una sede per attività culturali e iniziative aperte al pubblico. L’idea è quella di ampliare ulteriormente le opportunità offerte dal campus, rendendolo sempre più un punto di riferimento non solo per studenti e ricercatori ma per l’intera comunità polesana.
In un contesto in cui si parla spesso di innovazione tecnologica, la Fabbrica dello Zucchero ricorda che anche la cultura è un elemento essenziale dello sviluppo. Perché un campus può crescere davvero solo se riesce a produrre conoscenza, ma anche partecipazione e identità.
DOVE LA RICERCA DIVENTA INNOVAZIONE PER LE IMPRESE
questo ospita non solo strumenti di caratterizzazione dei materiali, ma anche veri e propri impianti industriali che permettono di simulare e studiare le
per sviluppare nuove tecnologie manifatturiere
ll’interno di Q200 Censer trova spazio una delle realtà scientifiche più avanzate di tutta l’Università di Padova. È il laboratorio Te.Si., acronimo di Tecnologie e Sistemi di Lavorazione, struttura del Dipartimento di Ingegneria Industriale specializzata nello studio dei processi manifatturieri e delle loro applicazioni
Nato tra il 2007 e il 2008 grazie a un importante sostegno della Fondazione
Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, il laboratorio si è sviluppato con una vocazione molto chiara: costruire un collegamento diretto tra ricerca universitaria e mondo produttivo. Per
L’attività parte dall’analisi del comportamento dei materiali e arriva no alla quali cazione del prodotto nale. Un percorso che coinvolge numerosi settori, dall’automotive all’aerospazio, no al biomedicale. Proprio in quest’ultimo ambito il laboratorio è impegnato nello sviluppo di componenti e protesi realizzati attraverso tecnologie di stampa 3D metallica, con l’obiettivo di Grande attenzione viene dedicata anche alla sostenibilità. Ogni processo produttivo comporta infatti consumi energetici e impatti ambientali che possono essere ridotti grazie alla ricerca. L’obiettivo è ottimizzare le lavorazioni, limitando sprechi, consumi
LA STARTUP CHE MISURA IL MONDO ATTRAVERSO I DATI
a trasformazione digitale passa spesso da strumenti invisibili ma fondamentali: i sensori. È proprio su questo settore che ha costruito la propria attività IT Sensor, azienda fondata nel 2011 da Stefano Pirani e Andrea Spolaor e oggi presente all’interno del campus Q200 Censer. L’impresa nasce dall’esperienza dei due fondatori nel settore della strumentazione industriale. Osservando il mercato, individuarono una nicchia ancora poco presidiata: la vendita online di sensoristica destinata all’industria e alla building automation. Da quell’intuizione è nato un progetto imprenditoriale che negli anni si è consolidato, specializzandosi nella distribuzione di dispositivi in grado di monitorare temperatura, umidità, pressione, anidride carbonica e numerosi altri parametri ambientali.
un ambiente dinamico e aperto allo scambio di competenze.
Più che un semplice centro di ricerca, Te.Si. rappresenta oggi un laboratorio di idee dove università e imprese lavorano insieme per costruire le tecnologie del futuro.
Il legame con Rovigo si sviluppa attraverso il percorso di incubazione avviato negli spazi dedicati all’innovazione locale. Quando le attività di supporto alle startup si sono trasferite nell’area del Censer, anche l’azienda ha scelto di proseguire il proprio percorso all’interno di quello che oggi è diventato Q200 Censer. Tra i temi più attuali affrontati da IT Sensor c’è quello della qualità dell’aria e del monitoraggio ambientale. Le tecnologie sviluppate e distribuite dall’azienda trovano applicazione in edi ci, impianti industriali e sistemi di automazione, contribuendo a migliorare ef cienza energetica, sicurezza e controllo delle condizioni ambientali.
L’azienda guarda inoltre con interesse alle opportunità offerte dall’ecosistema Q200 Censer. La
presenza nello stesso spazio di laboratori universitari, imprese innovative e centri di ricerca potrebbe infatti favorire nuove collaborazioni e nuovi progetti.
Una dimostrazione concreta di come il campus rodigino stia diventando sempre più un luogo in cui idee, competenze e imprese possono incontrarsi e crescere insieme.
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Rugby. Confermato lo zoccolo duro della rosa per la stagione 2026/27
UN MOGLIANO VENETO INTERNAZIONALE: SI CHIUDE
L’ERA CASELLATO, SI RIPARTIRÀ DA UNO STAFF TUTTO NUOVO
Trenta punti, un sesto posto in tasca e la sensazione di aver gettato le basi per un futuro di crescita. La stagione del Mogliano Veneto Rugby in Serie A Elite si è chiusa con la sconfitta esterna contro il Valorugby, ma la vera festa si era già consumata al “Quaggia”. La vittoria contro i Rangers Vicenza non ha solo blindato la classifica, ma ha regalato l’addio più dolce a Umberto Casellato. Lo storico timoniere dello scudetto 2013 ha salutato la panchina biancoblù dopo due anni intensi. Archiviata l’emozione, la società si è messa subito al lavoro per programmare il futuro: le scelte del direttore sportivo Marco Venturato sono andate nella direzione di una vera e propria rivoluzione geopolitica a Mogliano. La nuova era ha il volto di Sam Hidalgo-Clyne. L’ex mediano di mischia scozzese, 14 caps e una bacheca che luccica grazie alla Champions Cup
vinta con Exeter, è il nuovo Direttore Tecnico. Dopo aver preso le misure all’ambiente guidando la Cadetta, Hi-
dalgo-Clyne assume la supervisione totale del progetto, dalla prima squadra alle selezioni Under 16 e 18. L’obiettivo è
IL TREVISO CHE VERRÀ: PAROLA AL DS STRANO
Pierfrancesco Strano, il direttore sportivo che ha saputo costruire il puzzle perfetto del Treviso 2025/2026, ha fatto il punto su ciò che è stato e allo stesso tempo ha iniziato a guardare verso la sfida della Serie C. Nell’annata appena conclusa, per il ds la realtà ha superato ogni aspettativa. “Più che immaginata, posso dire di averla sognata una stagione così. Dal derby col Mestre a dicembre, non siamo mai scesi sotto la doppia cifra di vantaggio. È nato un gruppo fantastico, dove ogni ingranaggio – dal Presidente al magazziniere – è stato fondamentale”. Ora però inizia una nuova sfida. La Serie C è un altro pianeta, e se l’anno scorso è stata necessaria una rivoluzione radicale per costruire le basi,
chiaro: trasformare Mogliano in un polo di riferimento regionale. Al suo fianco si insedia uno sta polivalente e dal respiro globale. Il pacchetto di mischia viene a idato al gallese Samuel Morton: ex tecnico di Premiership arrivato da Casale, specialista di touche e difesa, che promette un rugby di pura attitudine e sacrificio fisico. La linea veloce dei trequarti sarà invece terreno di caccia dell’argentino Lucas D’Angelo. Il tecnico di Rosario, già all’opera con CUS Torino, porterà al “Quaggia” la sua filosofia di gioco estetica. “Uno sta fresco, aggressivo e con una forte valenza didattica, ideale per i nostri giovani”, ha commentato il ds Venturato, augurando ai suoi una simbolica “buona caccia”. Sul fronte della rosa, la dirigenza ha mosso i primi passi blindando lo zoccolo duro del gruppo. In prima linea confermati i piloni Gentile e Santucho, insieme ai tallonatori Stefani, Pelli e Rosario. La
quest’anno la strategia sarà diversa. “Non smantelleremo nulla”, assicura Strano. “Stiamo valutando con il mister i ragazzi da confermare. Andremo a puntellare ogni reparto, perché la Serie C è un campionato completamente diverso, dove non puoi permetterti distrazioni”. Per il mercato, Strano vuole mantenere la stessa filosofia che ha fatto le fortune del Treviso: “Punteremo su un giusto equilibrio tra esperti di categoria e giovani scommesse. I cognomi lasciano il tempo che trovano: io cerco ragazzi a amati, ambiziosi, che vivano Treviso come un’opportunità e una responsabilità”. Secondo Strano sarà fondamentale approcciare il campionato con la giusta mentalità: “L’errore più grande sarebbe sottovalutare la
seconda linea manterrà i centimetri e i muscoli di Lazzaroni, Pontarini e Midena, mentre la trincea della terza linea sarà ancora presidiata da Finotto, Casartelli, Miranda e Pettinelli. Poche rivoluzioni anche nella gestione del pallone. La cabina di regia resta nelle mani dei mediani Bellotto e Tizzano, con Teneggi all’apertura. Confermata anche la solidità dei centri Magni, Filippo Drago e Zanatta. Le corsie esterne beneficeranno della rapidità di Coletto e Vanzella, supportate dalla classe internazionale di Leonardo Sarto, dalla polivalenza di Alessandro Drago e dalla sicurezza di Peruzzo come estremo. Il mercato estivo, poi, regalerà dei rinforzi al nuovo sta ; nel mese di luglio la squadra si ritroverà sul prato dello Stadio “Maurizio Quaggia” per iniziare un percorso che vuole essere ambizioso.
• Stefano Parpajola
Serie C. Sarà una battaglia ogni domenica. Il nostro obiettivo dichiarato è la salvezza, e per ottenerla dovremo essere solidi soprattutto mentalmente”. Il ds, dopo il grande percorso nella sua prima annata trevigiana, ha ricevuto la piena fiducia da parte del Presidente Botter: “Il Presidente si è sempre messo in prima persona a risolvere i problemi. La famiglia Botter ha un amore smisurato per questi colori e per il territorio; è un entusiasmo che contagia tutti e ci spinge a dare il 110%”. Il Treviso si prepara a un nuovo capitolo partendo da una certezza: Pierfrancesco Strano sarà ancora il regista dei biancocelesti.
• (s.p.)
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La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma
Acomplicare il risiko concorrono fattori esterni che spingono per una rapida definizione degli equilibri. Da un lato vi è il costante monitoraggio dei flussi elettorali, dall’altro la pressione esercitata dalle nuove correnti identitarie radicali legate alla nascita di movimenti come “Futuro Nazionale” di Roberto Vannacci, capace di intercettare parte del
dissenso ma guardato con forte prudenza dall’ala più istituzionale e pragmatica del settentrione. Per gli amministratori veneti, la priorità resta la tutela dell’autonomia e il radicamento sul territorio, elementi che hanno storicamente decretato il successo del brand Liga Veneta. Se l’accordo di mediazione interna dovesse reggere, la struttura del partito potrebbe
La Lega alla ricerca di una sintesi tra leadership nazionale e correnti identitarie
evolvere verso un modello a doppia trazione, simile alla storica dinamica della Csu bavarese: una leadership nazionale a iancata
da un forte e autonomo presidio del Nord. Al contrario, se la sintesi dovesse sfumare, il rischio è che il malcontento accumulato nei territori del Nord-Est si addensi attorno ai volti storici della governance regionale. La partita veneta, con le sue tese dinamiche congressuali e i posizionamenti in vista dei futuri appuntamenti elettorali, si conferma il vero termometro della tenuta della Lega.
Il dibattito. Da questo mese dedichiamo le pagine regionali ad un confronto su temi di attualità per il Veneto
STEFANI TIRA DRITTO SULL’ AUTONOMIA:
“SACROSANTE RICHIESTE DAL TERRITORIO”
L’obiettivo resta rafforzare l’efficienza amministrativa e dare risposte più rapide ai cittadini
L’autonomia infiamma il dibattito politico veneto e nazionale su fronti contrapposti. “A chi ci accusa di spaccare l’Italia, rispondiamo con la Costituzione e con le sacrosante richieste del nostro territorio”: con queste parole il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, è intervenuto al termine dell’audizione a Roma davanti alle Commissioni A ari costituzionali di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sull’autonomia di erenziata. Nel corso del confronto parlamentare, Stefani ha respinto le critiche mosse da alcuni esponenti dell’opposizione, secondo i quali la riforma rischierebbe di creare disparità tra i territori e di introdurre trattamenti di erenti tra i cittadini.
“Ci viene contestato di voler creare privilegi di erenziati, approvare norme non più uguali per tutti e aumentare gli stipendi nella sanità”, ha dichiarato il governatore, sottolineando di aver
ribadito in aula la volontà di tutelare gli interessi dei cittadini veneti.
Secondo Stefani, l’autonomia rappresenta uno strumento per ra orzare l’e icienza amministrativa e garantire risposte più rapide alle esigenze locali.
Tra gli obiettivi indicati dal presidente figurano il sostegno al sistema sanitario, l’aumento dell’attrattività del territorio e una maggiore capacità di intervento in caso di emergenze e calamità naturali.
“L’autonomia è responsabilità”, ha a ermato il governatore, evidenziando come il concetto implichi la capacità di rispondere concretamente delle scelte compiute. “I veneti conoscono bene il significato di questa parola e sono abituati a rendere conto del proprio operato”.
Stefani ha infine rilanciato il tema della valorizzazione del personale sanitario, sostenendo che le Regioni in grado di generare risparmi debbano poter destinare maggiori risorse ai lavoratori del settore. “Se una Regione, risparmiando, può aumentare gli stipendi e ra orzare la previdenza del personale della sanità, è giusto che lo faccia”, ha concluso.
Nei giorni successivi Stefani è tornato a difendere con decisione il percorso verso l’autonomia di erenziata, rivendicando la scelta come opportunità
istituzionale e non come fattore di divisione del Paese. L’occasione è venuta dai rilievi della Fondazione Gimbe emersi durante l’audizione in Commissione A ari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa relativi alla riforma, a proposito delle competenze richieste dalle Regioni su tariffe regionali differenziate, gestione autonoma delle risorse statali per edilizia sanitaria e tecnologie, istituzione di fondi sanitari integrativi regionali, assunzioni di personale e riallocazione di risorse nazionali vincolate
La Fondazione Gimbe ha ricordato che la Corte Costituzionale ha chiarito che il trasferimento di funzioni alle Regioni non può essere giustificato in modo generico, ma richiede un’istruttoria puntuale e motivata per ciascuna funzione oggetto di devoluzione, fondata sul principio di sussidiarietà e sulla dimostrazione che l’esercizio regionale sia in grado di perseguire meglio l’interesse pubblico. “Desta forti perplessità – ha detto Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione – che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente
sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse. Prima di attribuire nuove competenze – ha avvertito Cartabellotta – occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Secondo Stefani il nodo centrale è il miglioramento della sanità regionale, con l’obiettivo di renderla più vicina ai cittadini e più aderente ai bisogni dei territori. “I veneti hanno diritto a una sanità migliore”, ha a ermato, sottolineando come l’autonomia non comporti sottrazione di risorse ad altre regioni ma una diversa organizzazione delle competenze. “Voglio ribadire un principio: equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi - insiste Stefani -. Stiamo parlando della salute delle persone. La riforma Calderoli non esclude nessuno: ciascuna Regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. - conclude il presidente della Regione del Veneto - Noi, ancora una volta, faremo gli apripista”.
• (R.R.)
Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani
Tra le fila dell’opposizione in Consiglio Regionale l’autonomia invocata da Stefani e dal centrodestra è bersaglio di critiche. Per Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico e portavoce delle opposizioni, il progetto dell’autonomia di erenziata sarebbe ormai giunto al termine e, con esso, anche una lunga fase politica segnata da promesse rimaste incompiute.
“Siamo alla fine di lunga stagionea erma - segnata dalla inconcludente propaganda della Lega e di Zaia. Quella eterna promessa di un Veneto che avrebbe ottenuto poteri su 23 materie e valanghe di soldi, quel modello, chiacchiere e distintivo, va agli archivi. Non solo perché oggi si sta parlando di sole quattro funzioni, ma perché lo stesso Stefani si dice convinto che a questo schema si agganceranno altre Regioni. Arrivando così alla stessa conclusione di quanto da tempo sosteniamo e indichiamo: ovvero che alcune funzioni possono essere trasferite a
tutte le Regioni a Statuto ordinario”
Per il rappresentante dem, dunque, si chiude una fase politica e se ne apre un’altra, in cui il rapporto tra Stato e Regioni dovrebbe basarsi su una collaborazione più stretta e condivisa, superando i modelli precedenti di autonomia di erenziata.“Parliamo sostanzialmente di nuova stagione del regionalismo, destinato a scrivere una nuova pagina fatta di leale cooperazione fra lo Stato e le Regioni all’insegna di una cooperazione ra orzata”. Chiara Luisetto, consigliere regionale del Pd, intervenuta a Veneto24 aggiunge: “Credo che sia arrivato il momento di smetterla di illudere le persone e sostenere che con l’autonomia risolviamo tutti i problemi economici di questa regione, di un bilancio che non paga adeguatamente il personale e che non fornisce servizi sociosanitari dignitosi alle persone. Penso che sia necessario invece fare un salto di qualità non a parole, ma con i fatti. Questa riforma invece è svuotata perché non stiamo parlando
Presente alla Commissione A ari Costituzionali della Camera con il segretario confederale Christian Ferrari e il responsabile delle riforme istituzionali Florindo Oliverio la Cgil bocca il percorso delle intese preliminari su alcune materie. “Stiamo parlando di “protezione civile”, di “professioni”, di “previdenza complementare e integrativa”, di “tutela della salute”: materie che incidono direttamente sui diritti delle persone, - sottolineano i sindacalisti - sulla qualità del lavoro e sulla coesione e unitarietà del sistema pubblico. Basti pensare alla protezione civile: in un tempo segnato dall’emergenza climatica e dall’aumento degli eventi estremi, davvero si può sostenere che si tratti di una funzione
di una reale redistribuzione di risorse, néstiamo parlando di un’autonomia cooperativa. E’ piuttosto un’autonomia che spacchetta e divide il paese e che sembrerebbe voler creare disuguaglianze, però senza dare sostanza a una legge, ad un’autonomia che è stata promessa per decenni. Inoltre è stata considerata incostituzionale, perché, lo ricordiamo, la legge Calderoli è stata su sette punti svuotata dalla dalla pronuncia della Corte Costituzionale. Rischiamo davvero una divisione del Paese non corretta e non sana”.
“Avevo chiesto al presidente Stefani di venire in Aula a spiegare ai veneti cosa sta succedendo con l’Autonomia di erenziata”, ha dichiarato Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in un intervento in Consiglio regionale. “Di recente è emerso - ha aggiunto il consigliere - che perfino i 300 milioni per la sanità promessi lo scorso anno da Luca Zaia, altro che i nove decimi delle tasse, sarebbero spariti dall’intesa firmata a febbraio. Senza
trasparenza una democrazia diventa zoppa, mutilata”. “Abbiamo interrogazioni a risposta immediata scadute da gennaio; di fatto sono trascorsi cinque mesi, ma il regolamento prevede 15 giorni” ha puntalizzato Cunegato-. Ci sono interrogazioni a risposta scritta scadute a dicembre. Ho chiesto dati sui
da frammentare ulteriormente, sottraendola a una forte regia nazionale e assegnandola in via esclusiva a questa o quella Regione? E lo stesso vale per la sanità. Attribuire ulteriori margini di autonomia in questa materia significa: accentuare la frantumazione del Servizio sanitario nazionale; indebolire i principi di universalità e uguaglianza dei diritti sociali; rendere ancora più profondi gli attuali – insostenibili – divari territoriali. La salute delle cittadine e dei cittadini non può dipendere dal luogo di nascita o di residenza. E non meno rilevanti sono i rischi nelle altre materie oggetto di devoluzione. Sulle professioni, il pericolo è quello di incrinare l’unità del mercato del lavoro nazionale, creando una giungla di regimi giuridici
medici gettonisti nei Pronto Soccorso a gennaio, sollecitando più volte: ancora niente. I Pronto Soccorso veneti sono in grave crisi e abbiamo bisogno di capire cosa sta succedendo. Sono stato eletto per avere accesso ai dati, per capire come funziona la sanità che vale l’80% del bilancio regionale”.
diversi, vincoli, disparità e barriere localistiche. La Corte ha chiarito che qualsiasi ulteriore forma di autonomia deve essere giustificata da specificità concrete di ogni singola Regione. Nelle intese preliminari, questa specificità – come sottolineato da più parti durante queste audizioni – semplicemente non esiste: i testi sono identici, le richieste regionali assolutamente uguali e le motivazioni completamente generiche. Questo dimostra che non si tratta di risposte mirate a bisogni territoriali specifici, supportate da un’istruttoria oggettiva e scientificamente fondata, ma di una scelta puramente politica e ideologica: sostanzialmente, un atto di fede che non necessita né di spiegazioni né di motivazioni.
Chiara Luisetto Giovanni Manildo
L’intervento. Il senatore Udc: “Dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e capaci”
DE POLI E L’AUTONOMIA: “E’ UNA SFIDA DI RESPONSABILITÀ PER RAFFORZARE IL PAESE”
“Per troppo tempo il dibattito sull’autonomia di erenziata è stato raccontato come uno scontro tra chi vuole dividere l’Italia e chi vuole difenderne l’unità. È una rappresentazione semplicistica che non aiuta a comprendere la vera questione: l’autonomia serve per rendere le istituzioni più e icaci e più vicine ai cittadini”.
Il senatore Antonio De Poli (Udc) interviene sul dibattito di questi giorni e a erma che la recente audizione del presidente del Veneto Alberto Stefani “ha riportato il confronto sul terreno giusto, quello della responsabilità. Principio che non solo condivido in pieno, - aggiunge il senatore ma da cui vorrei partire, l’autonomia non è una bandiera ideologica né una mera rivendicazione identitaria. È uno strumento per migliorare il funzionamento dello Stato, rendere più e icaci le amministrazioni e costruire servizi più vicini alle esigenze dei cittadini e delle cittadine.
Per questo ho accolto con favore la decisione della Corte Costituzionale che ha
dichiarato inammissibile il referendum abrogativo sulla legge Calderoli. La Consulta ha ricordato che il percorso dell’autonomia rientra pienamente nel quadro costituzionale e che il confronto politico non può trasformarsi in un pregiudizio verso una riforma prevista dalla nostra Carta”.
De Poli richiama il referendum del 2017, con il quale oltre 2,3 milioni di veneti hanno chiesto più autonomia attraverso un referendum consultivo. “L’espressione democratica di una comunità che chiede di poter contribuire in modo più diretto all’organizzazione dei servizi e delle politiche pubbliche. Un mandato politico e istituzionale che merita rispetto. L’esperienza del Veneto dimostra che autonomia e unità nazionale non sono concetti in contrapposizione, al contrario possono ra orzarsi reciprocamente se l’obiettivo resta quello di o rire servizi migliori ai cittadini e rendere più e iciente l’azione pubblica. Naturalmente l’autonomia non può essere interpretata come una corsa solitaria delle Regioni più forti. L’Italia è una e indivisibile.
Ma proprio perché crediamo nell’unità del Paese dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e più capaci di rispondere ai bisogni dei territori, nel solco di quel principio di sussidiarietà che invita ad avvicinare le decisioni ai cittadini ogni volta che questo può migliorare la qualità dei servizi”. Il senatore porta l’esempio della sanità e si chiede; “Se una regione riesce a
organizzare i servizi in modo e iciente, ridurre gli sprechi e liberare risorse, perché non dovrebbe poter reinvestire quei risparmi per valorizzare medici, infermieri e operatori sanitari? In una fase in cui la carenza di personale rappresenta una delle principali emergenze del sistema sanitario nazionale, poter rendere più attrattivi gli ospedali e i servizi territoriali significa o rire una
risposta che tenga presente le esigenze territoriali e cittadine”. Gli stessi presupposti valgono, continua De Poli, per la protezione civile, il lavoro e la formazione professionale. “Ecco che ritorniamo proprio al tema della responsabilità, riuscire a mettere l’e icienza al servizio dei cittadini, governando in modo più diretto. Sapendo che più competenze comportano più responsabilità, trasparenza e una più chiara valutazione dei risultati ottenuti. A questo proposito - continua - esistono principi che non possono essere messi in discussione. I livelli essenziali delle prestazioni (LEP) devono essere garantiti in ogni parte del Paese. La solidarietà nazionale resta un pilastro irrinunciabile della Repubblica. L’autonomia è una grande occasione per l’Italia perché saprà premiare la buona amministrazione, responsabilizzare chi governa e migliorare concretamente la qualità dei servizi. La sfida non è trasferire competenze da Roma ai territori, ma utilizzare quelle competenze per dare risposte più rapide”.
Il senatore Udc Antonio De Poli
L’intervista. Francesco Rucco, vice presidente del Consiglio regionale, Fratelli d’Italia, ex sindaco di Vicenza
“ALTA VELOCITÀ: SERVE IL CORAGGIO DI DECIDERE UNA VOLTA PER TUTTE”
Francesco Rucco, lei è stato a lungo sindaco di Vicenza e presidente della Provincia, oggi è vice presidente del Consiglio Regionale: c’è una sfida imminente che la città si accinge ad aff rontare, e che poi toccherà a tutto il resto del Nord-Est: quella dell’Alta Velocità. Dal suo punto di vista, si rischia un pantano burocratico e operativo?
Secondo me l’attuale sindaco Possamai sta di fatto rallentando l’opera per evitare di prendere decisioni nette. Credo che lo abbiano capito anche i vicentini: l’obiettivo è non fare scelte impopolari in vista delle elezioni del 2028, per evitare contraccolpi sul risultato elettorale. Bisogna però considerare che sono già passati tre anni, ne passeranno altri cinque e l’opera in città ancora non è arrivata. Parliamo di un cantiere che durerà oltre dieci anni nel tessuto cittadino, portando un disagio enorme. Chi fa l’amministratore non può fare calcoli elettorali, deve avere il coraggio di a rontare la situazione e decidere una volta per tutte. Abbiamo ancora la possibilità di scegliere come il treno uscirà dalla stazione di Vicenza
verso Padova, incidendo quindi anche sul territorio padovano. Stiamo lavorando per sbloccare la situazione, ma credo che entro l’autunno una decisione definitiva vada presa.
La presidente di Confindustria Vicenza ha spiegato che siamo ormai al terzo anno di “decrescita infelice” della produzione industriale. In questo scenario economico, che ruolo sta avendo e può avere la Regione?
La Regione ha un ruolo fondamentale, e lo dimostra anche la recente e importante nomina di Massimo Giorgetti — già assessore regionale veronese — alla presidenza di Veneto Sviluppo. Veneto Sviluppo è la finanziaria che sostiene le nostre aziende. In questi anni è rimasta un po’ troppo ferma e deve riprendere il ruolo centrale del passato, immettendo liquidità e denaro dove necessario per sostenere imprese che oggi sono in netta di icoltà. Il Veneto non è più quello di venti o trent’anni fa, sta so rendo. Durante la campagna elettorale ho visitato almeno un centinaio di aziende e continuo a farlo tuttora; pochi giorni fa ero in un’azienda casearia di livello
internazionale. La richiesta che arriva unanimemente dal mondo produttivo è chiara: meno burocrazia e più elasticità. Da questo punto di vista, il presidente Stefani e l’assessore Bitonci hanno aperto tavoli strategici per la sburocratizzazione. Sul fronte dei trasporti, inoltre, dopo la Pedemontana è vitale ragionare sull’A31 e sul collegamento a nord con l’Europa: non è solo un raccordo verso Trento, ma un’apertura commerciale, imprenditoriale e turistica verso l’Europa centrale e del Nord che sarebbe una manna dal cielo per l’economia veneta.
Spostandoci sul fronte politico, come si spiega l’alto consenso di tanti vicentini verso figure come Vannacci, Valdegamberi o Joe Formaggio? Sicuramente Vannacci rappresenta l’elemento di novità. Quando si apre uno spazio politico nuovo, com’era accaduto a suo tempo con il Movimento Cinque Stelle, si attirano inevitabilmente quelle persone che non hanno trovato risposte o spazio nei partiti classici. Si tratta di un fenomeno che non va sottovalutato, ma di cui bisogna comprendere a fondo il messaggio. Devo dire che alcune delle
posizioni che Vannacci sta esprimendo sono un po’ contraddittorie: sul tema del femminicidio, ad esempio, le sue dichiarazioni non mi trovano a atto d’accordo. Come si trova in questa nuova veste da consigliere regionale dopo tanti anni passati a fare il sindaco e cosa significa aver ricevuto un così alto numero di consensi?
Fare il sindaco è, a mio avviso, il ruolo più bello in assoluto in politica. C’è un legame viscerale: è la tua città, la ami naturalmente e ti trovi a lavorare ogni giorno per il tuo territorio e per la tua comunità. Il Consiglio regionale rappresenta una realtà completamente diversa. È un’assemblea legislativa, il cui approccio assomiglia molto a quello del Parlamento italiano, un vero e proprio “Parlamento veneto” che lavora sulla produzione delle leggi regionali. Devo dire, però, che il livello dei componenti di questo consiglio è molto alto e l’aula è composta da amministratori di ottimo spessore. Il risultato elettorale è un bellissimo risultato, frutto di un lavoro capillare e costante svolto sul territorio a stretto contatto con i cittadini.
VIOLENZA DI GENERE, LANZARIN: “PREVENZIONE E FORMAZIONE CONTRO UN FENOMENO PERVASIVO”
l Veneto può contare su una rete antiviolenza solida e strutturata, composta da 25 Centri Antiviolenza, 42 Case Rifugio e 37 Sportelli. Tuttavia, i dati ci confermano che la violenza contro le donne resta un fenomeno pervasivo e che c’è ancora molto lavoro da fare sul fronte della prevenzione e della promozione di una cultura del rispetto”. Manuela Lanzarin (Lega-Liga Veneta), presidente della Quinta Commissione, interviene con forza sul tema della violenza di genere e sull’attività dell’Osservatorio regionale permanente.
I dati Istat tracciano un quadro drammatico: il 31,7% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito una forma di violenza nel corso della propria vita. Una realtà che bussa ogni giorno alle porte dei servizi territoriali: nel solo 2024, i Centri Antiviolenza e gli Sportelli veneti hanno registrato 8.366 contatti, prendendo in carico e accompagnando 3.780 donne. In questo contesto diventa centrale il lavoro dell’Osservatorio regionale, nato grazie a un voto condiviso da tutte le forze politiche. Durante la seduta della Quinta Commissione,
la presidente Roberta Ruggeri ha illustrato il bilancio dei primi sei mesi e le prossime iniziative. L’obiettivo è duplice: monitorare il fenomeno attraverso dati scientifici, grazie a un protocollo con l’Università di Padova, e far crescere una consapevolezza di usa. “La formazione rappresenta uno strumento fondamentale – sottolinea Lanzarin – e dovrà coinvolgere avvocati, assistenti sociali, personale sanitario, giornalisti e personale scolastico”. Il prossimo passaggio sarà l’esame della relazione in Consiglio regionale.
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Despar Nord investe sul Veneto
Ioccupazione e presenza sul territorio
l Veneto si conferma un’area strategica per Despar Nord che, nel 2025, ha consolidato la propria presenza in regione con un percorso capace di coniugare crescita economica, sviluppo territoriale e attenzione alle comunità locali. Accanto ai risultati commerciali, l’azienda ha ra orzato il proprio ruolo sociale attraverso iniziative dedicate all’inclusione, all’educazione e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. el corso dell’anno Despar Nord ha destinato oltre 160 mila euro ad attività sociali, culturali ed educative realizzate con associazioni, scuole, istituzioni e realtà locali. Tra i progetti più significativi, la collaborazione con la Cooperativa Vite Vere Down Dadi, con cui l’azienda ha promosso percorsi di integrazione sociale e opportunità lavorative per persone con disabilità, coinvolgendo direttamente anche alcuni punti vendita. È proseguita inoltre la partnership con
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che
DESPAR NORD RAFFORZA IL LEGAME CON IL VENETO: CRESCITA, FILIERE LOCALI E SOSTEGNO AL TERRITORIO
coinvolte nell’iniziativa. Oggi sono 81 le micro-realtà artigiane venete presenti sugli sca ali dei punti vendita, alle quali si aggiungono 41 produttori regionali per un totale di oltre mille referenze provenienti dal Veneto. Un modello che sostiene le filiere corte e valorizza i piccoli produttori.
U n percorso di crescita confermato
di euro con un incremento dell’1,49% rispetto al 2024. Sul territorio sono stati investiti oltre 24,5 milioni di euro per il potenziamento della rete vendita, che oggi in Veneto conta 155 punti vendita di cui 81 a gestione diretta e 74 a iliati. È cresciuta anche l’occupazione, con 324 fra nuove assunzioni e stabilizzazioni contrattuali che portano a 4.287 il numero complessivo dei collaboratori
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proposito di persone, Despar Nord ha celebrato anche in Veneto i “Giubilei”, l’appuntamento annuale dedicato ai collaboratori e alle collaboratrici con importanti anzianità di servizio e che hanno raggiunto la pensione. L a cerimonia per il Veneto si è svolta nelle scorse settimane a Villa di Montruglio, a Barbarano Vicentino, coinvolgendo complessivamente 378 persone: 41 pensionati e 337 collaboratori premiati per traguardi professionali compresi tra i 15 e i 40 anni di attività in azienda. Nata oltre vent’anni fa, l’iniziativa rappresenta per Despar Nord un momento di riconoscimento dell’esperienza e della professionalità maturate nel tempo dai propri collaboratori e collaboratrici. Per l’azienda, celebrare questi percorsi significa perciò valorizzare il contributo che ogni persona ha dato alla crescita di Despar Nord e al consolidamento del legame con il territorio, confermando al tempo stesso l’impegno nello sviluppo occupazionale nelle regioni in cui opera.
lo scorso anno nel solo Veneto ha Despar Nord e il tessuto agroalimentare
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Ematologia di Treviso sulla rivista “The Lancet”
Un importante riconoscimento scientifico internazionale per la sanità trevigiana: la rivista
The Lancet ha pubblicato i risultati dello studio clinico di fase III “Triangle”, che vede tra i protagonisti anche l’Unità operativa complessa di Ematologia e Trapianto di Treviso.
Tra gli autori principali figura il dottor Piero Maria Stefani, coinvolto nella ricerca che ha contribuito a ridefinire il trattamento del linfoma non Hodgkin mantellare, una patologia rara e aggressiva che in Italia colpisce circa mille persone ogni anno, con una media di 50-75 casi in Veneto. Lo studio, avviato nel 2016 e coordinato a livello internazionale dall’European MCL Network con 165 centri coinvolti, ha evidenziato come l’introduzione di un farmaco biologico mirato, un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton, possa migliorare significativamente l’efficacia delle terapie di prima linea. Secondo i dati raccolti in oltre quattro anni di
osservazione, il nuovo approccio terapeutico consente di ridurre in modo rilevante la necessità di ricorrere all’autotrapianto di cellule staminali, finora considerato uno dei passaggi cardine del trattamento standard. Oltre all’aumento dell’efficacia clinica, la terapia mostra anche un migliore profilo di sicurezza e tollerabilità per i pazienti.
In Veneto, lo studio ha coinvolto solo centri considerati di eccellenza, tra cui Treviso, Padova e Vicenza, confermando il ruolo centrale della rete ematologica regionale nella ricerca internazionale.
Sotto la direzione della dottoressa Anna Candoni, la struttura di Ematologia e Trapianto di Treviso consolida così la propria posizione nel panorama scientifico mondiale, contribuendo allo sviluppo di protocolli terapeutici più avanzati e meno invasivi per i pazienti affetti da linfoma.
Accordo tra Regione e medici di base: Case di Comunità aperte 24 ore su 24
La Regione Veneto e i sindacati dei medici di medicina generale hanno raggiunto un accordo destinato a rendere pienamente operative le Case di Comunità, strutture considerate uno dei cardini della riorganizzazione della sanità territoriale. L’intesa è stata definita al termine di un incontro svoltosi a Venezia tra il presidente della Regione Alberto Stefani, l’assessore alla Sanità Gino Gerosa, il direttore dell’Area Sanità e Sociale Giancarlo Ruscitti e le rappresentanze sindacali dei medici di famiglia. Mentre a livello nazionale la trattativa è ancora in fase critica, la Regione Veneto per prima in Italia raggiunge un accordo e funge da modello nazionale. L’obiettivo è rafforzare la medicina di prossimità e garantire una presenza stabile dei professionisti sanitari all’interno delle Case di Comunità, trasformandole in un punto di riferimento per i cittadini. I dettagli tecnici dell’accordo sono ancora in fase di definizione, ma il modello organizzativo è stato delineato. «Il Veneto si conferma un laboratorio di buone pratiche e un modello per il resto del Paese», ha dichiarato il presidente Stefani. «Fin dall’inizio abbiamo immaginato le Case di Comunità come il cuore della medicina territoriale, luoghi in cui i cittadini possano trovare assistenza continua e vicina ai loro bisogni». L’accordo prevede che i medici di medicina generale convenzionati, inseriti nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), garantiscano la loro presenza nelle Case di Comunità dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa
tra le 8 e le 20. Nelle ore restanti sarà invece assicurato dai medici della continuità assistenziale, consentendo così alle strutture di rimanere operative 24 ore su 24. Per i medici con incarico a regime orario viene confermato l’impegno di 38 ore settimanali all’interno delle Case di Comunità, con attività prevalente nelle ore notturne e durante i fine settimana, contribuendo a rafforzare la copertura assistenziale nelle fasce orarie non coperte dai medici di famiglia. L’intesa prevede inoltre la possibilità, per entrambe le categorie di professionisti, di svolgere da sei a dieci ore aggiuntive settimanali, retribuite con un compenso di 60 euro lordi all’ora. Durante questi turni i medici potranno assistere non soltanto i propri assistiti, ma tutti i cittadini che accederanno alle strutture. Secondo l’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, l’accordo rappresenta un passaggio fondamentale per dare concreta attuazione a uno dei progetti strategici della sanità veneta. Le Case di Comunità, ha sottolineato, avranno il compito di intercettare i bisogni assistenziali prima che si trasformino in emergenze o richiedano il ricorso agli ospedali. L’obiettivo della Regione è ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso e garantire una maggiore vicinanza ai cittadini, in particolare alle persone fragili e ai pazienti cronici. Un risultato raggiunto attraverso il confronto con i rappresentanti dei medici di famiglia e la definizione di un modello organizzativo che punta a rendere la sanità territoriale più accessibile e capillare.
L’allarme. Calo delle nascite, standard ministeriali e proteste dei territori
Punti nascita verso la chiusura: perché quattro ospedali rischiano di perdere il reparto
l futuro di alcuni punti nascita del Veneto è diventato uno dei temi più delicati della sanità regionale. A far discutere è la prospettiva di chiusura o riconversione di diversi reparti che non raggiungono più la soglia minima dei 500 parti all’anno prevista dagli standard nazionali per garantire sicurezza e qualità delle cure. Il problema non nasce oggi. Da anni il Ministero della Salute chiede alle Regioni di concentrare i parti nei centri con volumi più elevati, ritenuti più sicuri sia per le madri sia per i neonati. Tuttavia il progressivo calo della natalità sta rendendo sempre più difficile mantenere attivi i punti nascita negli ospedali periferici.
In Veneto la situazione è diventata particolarmente evidente negli ultimi mesi. Alcuni presidi, tra cui Valdagno, Adria, Portogruaro e Castelfranco Veneto, sono scesi ben al di sotto della soglia dei 500 parti annui e rischiano ora di perdere il servizio. La Regione è chiamata a presentare una riorganizzazione della rete, anche per evitare contestazioni sul rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza.
La prospettiva ha però scatenato una forte reazione nei territori interessati. Sindaci, amministratori locali e rappresentanti politici sostengono che la semplice applicazione dei parametri numerici non tenga conto delle peculiarità geo-
grafiche e sociali di molte aree venete. Il timore è che la chiusura dei punti nascita rappresenti l’ennesimo passo verso l’indebolimento degli ospedali periferici, con conseguenze per l’intero sistema sanitario locale.
Particolarmente acceso è il dibattito nell’Alto Vicentino attorno all’ospedale di Valdagno, dove nelle ultime settimane si sono moltiplicate prese di posizione e richieste di intervento alla Regione. La difesa del punto nascita è diventata un tema trasversale che coinvolge amministratori, forze politiche e cittadini.
Nel confronto è entrata anche la proposta avanzata dall’europarlamentare Flavio Tosi, che suggerisce di sperimentare la rotazione del personale tra gli ospedali della stessa area per garantire gli standard richiesti senza arrivare alla chiusura dei reparti. Una soluzione che punta a mantenere la presenza del servizio nei territori più fragili e che potrebbe aprire un confronto con il Ministero.
Sul tavolo resta però un dato difficile da ignorare: in Veneto nascono sempre meno bambini. È questo il vero nodo che sta mettendo sotto pressione la rete dei punti nascita e che obbliga la sanità regionale a trovare un equilibrio tra sostenibilità, sicurezza clinica e diritto dei cittadini ad avere servizi vicini al proprio territorio.
Castelfranco Veneto, Ghimenton sulla chiusura del Punto Nascite
La possibile chiusura del Punto Nascite dell’ospedale di Castelfranco Veneto accende il dibattito politico cittadino. La neo sindaca Maria Ghimenton definisce la situazione «gravissima» e parla di un progressivo ridimensionamento dei servizi sanitari del territorio che negli anni avrebbe interessato anche altri reparti del presidio castellano. Secondo Ghimenton, il rischio di chiusura del Punto Nascite rappresenta l’esito di un percorso iniziato da tempo e caratterizzato da una progressiva perdita di attrattività del servizio. Una posizione condivisa anche da Claudio Beltramello, medico dell’ospedale e consigliere comunale uscente, che evidenzia le difficoltà organizzative vissute dal reparto negli ultimi anni, tra carenza di personale, continui cambi di guida e limitazioni nell’attività assistenziale. Tra le criticità segnalate vi sono l’assenza della partoanalgesia garantita dal servizio sanitario e le restrizioni introdotte nella presa in carico delle gravidanze, fattori che avrebbero contribuito
alla diminuzione del numero dei parti registrati a Castelfranco. Ghimenton annuncia ora un’iniziativa istituzionale per fare chiarezza sul futuro dell’ospedale. La sindaca intende chiedere un incontro con la direzione dell’Ulss e un confronto in Regione per verificare l’esistenza di eventuali margini per mantenere attivo il Punto Nascite e, più in generale, per ottenere garanzie sul mantenimento dei servizi ospedalieri destinati al territorio. Secondo la neo prima cittadina, il presidio castellano continua a rappresentare un punto di riferimento per un ampio bacino di utenza e merita risposte chiare sul proprio futuro.
La tecnologia che cura: come GPI sta cambiando
la sanità digitale italiana
Gche sviluppa software, servizi e tecnologie per la sanità. Con 7.800 persone, oltre 9.000 clienti tra strutture pubbliche e private e una presenza in più di 70 Paesi, è uno dei principali attori europei nella trasformazione digitale dei sistemi sanitari. I numeri del 2025 - 546 milioni di euro di ricavi, in progressivo aumento - raccontano un’azienda che sta trasformando decenni di esperienza in crescita concreta. Ma i numeri da soli dicono poco. Ciò che distingue GPI è la visione che orienta ogni scelta: la tecnologia in sanità non serve a sostituire i medici né a complicare il lavoro degli operatori o l’esperienza dei pazienti.
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Serve a rimuovere gli ostacoli burocratici e informativi che oggi rallentano le cure, sprecano risorse e rendono più dif cile prendere decisioni cliniche nel momento giusto. Un approccio che si declina lungo l’intero percorso di cura: dall’ospedale al territorio, no all’assistenza a domicilio del In particolare, l’intelligenza arti ciale non è una componente che si aggiunge ai sistemi esistenti, bensì si integra direttamente negli strumenti che medici e specialisti usano ogni giorno. Le applicazioni spaziano dal riconoscimento vocale dei segnali precoci di patologie cardiovascolari, neurodegenerative o di burnout negli operatori, a modelli probabilistici che supportano i centri di prenotazione nell’ottimizzare le liste d’attesa, no a sistemi predittivi che anticipano con elevata precisione i picchi di accesso al pronto soccorso. Un impegno che GPI ha formalizzato anche sul piano internazionale, essendo tra i primi operatori ad aver ottenuto la certi cazione ISO/IEC 42001, lo standard che de nisce i requisiti per un uso etico e trasparente dell’intelligenza arti ciale.
La stessa attenzione si ritrova sul fronte della sicurezza dei dati sanitari, una questione che tocca direttamente ogni cittadino. GPI ha scelto di aderire con convinzione a Intacture, un progetto di partenariato pubblico-privato che ha pochi equivalenti in Europa: un data center ricavato all’interno di una miniera attiva in Trentino, dove la roccia garantisce protezione sica naturale e il raffrescamento passivo della montagna abbatte i consumi energetici. Un’infrastruttura progettata per garantire elevati standard di sicurezza, continuità operativa e sovranità del dato, temi sempre più centrali nella gestione delle informazioni sanitarie.
Trasformare la sanità attraverso la tecnologia è un lavoro lungo, fatto di competenze accumulate nel tempo e di scelte strategiche. Con oltre 35 anni di attività, GPI continua a investire nello sviluppo di soluzioni digitali per la sanità, rafforzando la propria presenza sia in Italia sia sui mercati internazionali, con visione e sguardo rivolto al futuro.
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