Caso Fenice, Beatrice Venezi impugna il “licenziamento”
La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma
La Lega vive settimane di profonda e sotterranea fibrillazione, e l’epicentro di questa scossa si trova, ancora una volta, in Veneto. L’esito del recente Consiglio federale di Roma, risoltosi con un congelamento delle nomine dei vicesegretari, ha plasticamente descritto lo stato di tesa tregua che attraversa via Bellerio. Quello che apparentemente si presenta come un rinvio tecnico, nei fatti nasconde un confronto serrato sul futuro identitario del partito, con il Veneto a fare da capofila di una richiesta chiara: rimettere i territori e i governatori al centro della cabina di regia.
Dal punto di vista della base e dei quadri veneti, il dibattito attuale va ben oltre la pura assegnazione delle poltrone. La trattativa reale si muove lungo l’asse tra il segretario federale Matteo Salvini e la figura più rappresentativa del leghismo veneto, Luca Zaia.
La prospettiva emersa nelle ultime ore non vede semplicemente l’ex Doge nel ruolo di vice, bensì come potenziale garante di una decisa “svolta a Nord” . Un assetto che sul piano dei pesi politici interni avrebbe lo scopo di blindare l’eredità e il controllo politico delle storiche roccaforti settentrionali.
di Venezia e Mestre
Più poteri alle Regioni: la Cgil mette in guardia
IL TEMPO
E OBIETTIVI RAGGIUNTI
servizi alle pag. 8-9
Veneto primo in Italia: medici di famiglia nelle Case di Comunità
E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA
• Nicola Stievano
Il tempo scorre inesorabile: il 30 giugno 2026 non è più una data cerchiata in rosso sul calendario di amministratori e tecnici, ma una scadenza immediata che bussa alle porte dei nostri municipi e u ici. Anche per il Veneto questa non è una scadenza qualunque: è il momento della verità per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’ora in cui i progetti devono trasformarsi definitivamente in opere compiute, i cantieri devono chiudersi e la burocrazia deve lasciare spazio ai fatti.
segue a pag. 5
AUTONOMIA DIFFERENZIATA, CONFRONTO SERRATO, STEFANI: “RICHIESTE SACROSANTE”
a pag. 21
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Mirano summer festival una storia lunga vent
Musica, solidarietà e comunità: il festival
Il Mirano Summer Festival celebra la ventesima edizione tra crescita nazionale, grandi nomi, volontariato e una comunità che ha trasformato una festa tra amici in un punto di riferimento dell’estate italiana
ent’anni. Ci vuole un momento per rendersene conto davvero. Vent’anni di musica, serate, incontri e un’intera comunità che ogni estate si ritrova ai Campi Sportivi di Mirano. Vent’anni di volontari che iniziano la giornata presto e la fi niscono a notte fonda, di famiglie che tornano puntuali, di ragazzi che crescono con il Summer come sfondo naturale della
Il Mirano Summer Festival oggi è molto più di un evento locale. Lo racconta bene il suo fondatore e presidente dell’Associazione Volare 4.0, Paolo Favaretto: “È nata vent’anni fa tra amici per fare una festa di musica ed è diventata un appuntamento a livello nazionale”. E la crescita si vede soprattutto da un segnale preciso. “Quello che è cambiato negli ultimi anni –spiega Favaretto – è che fi no a un anno e mezzo fa facevamo fatica a trovare gli artisti. Adesso sono loro che ci chiedono di suonare al Summer, perché la
manifestazione sta funzionando”. Un cambiamento che si rifl ette anche sul cartellone, sempre più ricco e trasversale. “È un programma importante – racconta – con Emma, Gabbani, Panariello, Elio, Cristina D’Avena e tanti altri artisti, oltre a cover band di grande livello”. Un segnale chiaro della direzione presa dal festival, che oggi si posiziona stabilmente tra gli appuntamenti estivi più seguiti del
Ma la crescita non è solo artistica. È anche organizzativa e strutturale. “Abbiamo aperto le iscrizioni per i gruppi musicali e a fine gennaio avevamo già 3.500 band candidate – racconta Favaretto – non sapevamo neanche come gestirle tutte, ma è un segnale straordinario di quanto il progetto sia diventato Dietro le quinte, il lavoro è imponente. “Abbiamo 250 volontari e 90 persone dedicate alla sicurezza –spiega – tutti formati, con percorsi adeguati. L’intera manifestazione è controllata anche con sistemi di videosorveglianza collegati con la Prefettura”. Un’organizzazione complessa che negli anni è diventata sempre più strutturata e professionale. Il cuore però resta il volontariato. Favaretto lo sottolinea
con forza: “Non sono solo vent’anni di sacrifi cio, sono vent’anni di scelta. Ragazzi che potrebbero stare altrove e invece decidono di essere lì, dietro un banco o nel backstage, per far parte di qualcosa”. Un’altra dimensione fondamentale è quella sociale. Negli anni il festival ha sostenuto progetti solidali e continua a farlo. “Abbiamo già donato 10.000 euro alla Città della Speranza – spiega Favaretto – e anche quest’anno l’obiettivo principale è continuare a sostenere i bambini e le famiglie che ne hanno bisogno”. Accanto alla musica, il festival si arricchisce di nuove aree e iniziative. Tra queste l’area dedicata alla ristorazione e ai locali provenienti da diverse città del Nord Italia. “Abbiamo creato un’area bacari con locali di Milano, Treviso e Padova – racconta Favaretto – e uno spazio gastronomico completamente all’aperto, pensato per vivere l’esperienza del Summer a 360 gradi”. Non manca lo sport. Il 1° luglio, infatti, il festival ospiterà un momento speciale: “Premiamo le squadre che sono salite di categoria insieme alla Federazione Nazionale Calcio – spiega Favaretto – sarà una serata importante con la presenza di molti sindaci del territorio”.
A fare da cornice, una manifestazione che ormai ha superato i confi ni locali. “Quest’anno avremo anche diverse televisioni nazionali – conclude Favaretto – il Summer sta diventando davvero un punto di riferimento per l’estate”.
Una crescita che non cambia però lo spirito originario. Vent’anni dopo, il Mirano Summer Festival resta una cosa semplice nella sua origine e complessa nella sua realizzazione: una comunità che ogni estate si ritrova per costruire qualcosa insieme.
Ci vediamo ai Campi Sportivi. Il Summer è pronto.
PNRR/1. Famiglie, anziani e
I NUMERI DEL WELFARE FINANZIATO DAL PNRR: VENEZIA HA MANTENUTO LE PROMESSE?
Il raggiungimento del 100% dei target previsti nei progetti sociali finanziati dal Pnrr rappresenta per Venezia un risultato di particolare rilievo, non solo sul piano amministrativo ma soprattutto per l’impatto concreto sul sistema di welfare cittadino. Gli interventi attivati sul territorio risultano pienamente coerenti con gli obiettivi fissati, confermando la capacità dell’Amministrazione comunale di trasformare le risorse europee in servizi a favore delle persone più fragili. Tra gli interventi più significativi figura il progetto “Sostegno alle capacità genitoriali – Programma PIPPI”, dedicato alle famiglie in situazione di fragilità. L’iniziativa ha coinvolto 35 nuclei familiari, con un finanziamento di 211.500 euro, attraverso percorsi di accompagnamento educativo, équipe multidisciplinari e interventi integrati sul territorio. Particolarmente rilevante anche il progetto dedicato all’autonomia degli anziani non autosu icienti, che ha raggiunto 100 beneficiari con un investimento di 2.650.000 euro. L’intervento ha combinato servizi domiciliari,
strumenti di supporto alla vita indipendente e la riqualificazione di due strutture residenziali, per un totale di 12 appartamenti tra la Residenza Corsi di Mestre e l’Asilo d’Este a Venezia. Nel campo della domiciliarità, il progetto di ra orzamento dei servizi per le dimissioni ospedaliere ha garantito continuità assistenziale a 125 persone, con un finanziamento di 330.000 euro, assicurando
Il progetto Pnrr di Venezia premiato in Veneto
Un servizio digitale che parte dagli sportelli anagrafici e accompagna i cittadini nell’accesso alla Pubblica Amministrazione online. È questa l’idea alla base del progetto del Comune di Venezia finanziato con fondi PNRR nell’ambito della Misura 1.7.2 “Rete di Servizi di Facilitazione Digitale”, una delle azioni strategiche per ridurre il divario digitale e rendere più semplice il rapporto tra cittadini e istituzioni. L’iniziativa è nata da un percorso di coprogettazione che ha coinvolto Prossimi Impresa Sociale ETS, le Acli provinciali di Venezia e l’associazione Le Calamite, con l’obiettivo di intercettare gli utenti nel momento più significativo del loro rapporto con la PA: la richiesta o il rinnovo della Carta d’Identità Elettronica. Il Comune ha infatti collocato i Punti Digitali Facili in prossimità degli sportelli anagrafici presenti sul territorio, trasformando
un passaggio amministrativo obbligatorio in un’occasione concreta di accompagnamento digitale. Qui i cittadini ricevono assistenza per l’attivazione dell’identità digitale e per l’utilizzo delle principali piattaforme online della Pubblica Amministrazione.
Un modello pensato per tutti, ma con particolare attenzione alle fasce più fragili della popolazione, in primis gli anziani e chi ha minore dimestichezza con gli strumenti informatici. L’obiettivo è semplificare l’accesso ai servizi e ridurre le di icoltà che ancora oggi molti cittadini incontrano nel rapporto con la PA digitale. Il progetto veneziano ha ottenuto un importante riconoscimento classificandosi al primo posto nel contest “Impatto Digitale”, promosso dalla Direzione ICT della Regione del Veneto all’interno del programma Veneto Digitale Facile. La cerimonia di premiazione si è svolta a Padova,
una presa in carico immediata dopo il rientro a casa. Un ulteriore ambito di intervento riguarda la qualità del lavoro sociale. Il progetto dedicato alla prevenzione del burnout degli assistenti sociali ha previsto 1.339 ore di supervisione individuale e di gruppo, con un investimento di 204.907,49 euro, ra orzando la tenuta del sistema dei servizi e il supporto agli operatori.
Sul fronte delle povertà estreme, il progetto di housing temporaneo ha attivato un Centro Servizi presso la Casa dell’Ospitalità di Mestre, o rendo orientamento e accesso alla rete socio-sanitaria a 10 beneficiari, con un investimento di 770.000 euro. Infine, il progetto delle “stazioni di posta”, con la riqualificazione dell’immobile comunale di via Giustizia, ha consentito di ampliare la capacità di accoglienza e migliorare la gestione degli spazi, raggiungendo 139 persone e un investimento di 804.166,40 euro.
Nel complesso, le linee di intervento finanziate dal Pnrr nel settore sociale a Venezia hanno rag-
giunto integralmente i target previsti, segnando un risultato che ra orza la struttura del welfare cittadino e la sua capacità di risposta ai bisogni emergenti. “Un risultato importante, che conferma la capacità dell’Amministrazione di trasformare le risorse disponibili in interventi concreti, misurabili e realmente utili per le persone. Abbiamo scelto di orientare questi investimenti verso le fasce sociali più fragili, ma con una visione che va oltre il semplice assistenzialismo. Il nostro obiettivo non è solo rispondere a un bisogno immediato, ma costruire percorsi di autonomia, inclusione e accompagnamento, capaci di ra orzare le famiglie vulnerabili, sostenere gli anziani nella permanenza a domicilio, garantire continuità assistenziale dopo le dimissioni ospedaliere e o rire nuove opportunità a chi vive situazioni di grave marginalità” ha dichiarato il Sindaco Simone Venturini.
• Guendalina Ferro
nella Sala Paladin di Palazzo Moroni, in occasione dell’evento conclusivo della “Rete di Servizi di Facilitazione Digitale” collegata alla Misura 1.7.2 del PNRR. Un momento di confronto che ha permesso di presentare i risultati raggiunti dai territori e le buone pratiche sviluppate nel percorso di trasformazione digitale. “Questo riconoscimento premia un progetto semplice ma di grande impatto, capace di trasformare un adempimento amministrativo in un’occasione concreta di accompagnamento per i cittadini - commenta il sindaco Simone Venturini - Mi congratulo con direttori, dirigenti e u ici del Comune per aver strutturato un servizio che ha inciso realmente sulla qualità della vita di chi ha più bisogno di assistenza nell’accesso ai servizi digitali, a partire dagli anziani e dalle persone meno autonome con gli strumenti informatici. A volte le soluzioni migliori sono anche le più semplici, riuscendo a essere presenti nel posto giusto, al momento giusto con competenza e attenzione alle persone”.
• (G.F.)
di navigazione
CACCIA ALLE PROFESSIONI INTROVABILI, VENEZIA GIOCA LA CARTA DEI FONDI UE
Al Fabbricato 16 di Santa Marta è nato il nuovo cuore tecnologico dell’Accademia Logistica & Mare, un polo d’eccellenza destinato a preparare u iciali di bordo, macchinisti ferroviari, operatori portuali e le nuove figure richieste da un mercato del lavoro in rapida trasformazione. L’investimento complessivo supera i 9 milioni di euro, articolati in più tranche di finanziamento PNRR che hanno permesso non solo la realizzazione dei laboratori e l’acquisto di quattro simulatori, ma anche il potenziamento dell’o erta formativa e delle attività di orientamento. Nel dettaglio, le risorse si suddividono in 3.600.891,58 euro nella prima tranche per i simulatori, 4.461.164,24 euro nella seconda tranche, destinata a sostenere o erta formativa,
orientamento, tutoraggio e formazione dei formatori, e ulteriori 1.011.661,91 euro per l’implementazione di nuovi laboratori. Un intervento che rende l’Accademia Logistica & Mare uno dei poli più avanzati in Italia per la formazione tecnica superiore, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra scuola e mondo del lavoro. Il polo riunisce tre realtà strategiche: l’ITS Marco Polo Academy, specializzato nella formazione di u iciali di coperta e di macchina, operatori portuali e ferroviari; la Venice Maritime School (Vemars), che consente anche ai diplomati non provenienti da percorsi nautici di accedere alla carriera marittima attraverso il corso di allineamento; e il Centro di Formazione Logistica Intermodale (CFLI), società partecipata dell’Autorità di Sistema Por-
tuale del Mare Adriatico Settentrionale. Nella stessa sede a Santa Marta anche l’Associazione Capitani Navigazione Lagunare (ACNL) e sede veneziana del Collegio Nazionale Capitani che fa da cerniera tra il mondo professionale marittimo con la formazione e i servizi di supporto alla gente di mare. Il cuore del progetto PNRR è rappresentato dai quattro simulatori di ultima generazione. I simulatori di navigazione riproducono manovre di navi e rimorchiatori nei porti, consentendo agli allievi di a rontare scenari complessi, condizioni meteo variabili ed emergenze in ambienti immersivi che replicano fedelmente una plancia di comando reale. A supporto, aree dedicate all’addestramento radar, alle comunicazioni e alla cartografia digitale. Accanto al comparto marittimo, il simulatore ferroviario rappresenta una delle innovazioni più significative: permette ai futuri macchinisti di esercitarsi su cabine di guida e sistemi di segnalamento, affrontando guasti e situazioni critiche in totale sicurezza, con l’obiettivo di conseguire la licenza europea di condotta. Completano il sistema i simulatori per la movimentazione portuale, dedicati a gru Ship-to-Shore e reach stacker. Le attrezzature consentono di riprodurre fedelmente vibrazioni, movimenti e condizioni operative reali, formando figure professionali sempre più richieste nei terminal logistici e nei
Un investimento da 644 milioni di euro, finanziato anche con fondi del Pnrr, sta ridisegnando il sistema di accessibilità dell’aeroporto Marco Polo. A Venezia è in corso la realizzazione del nuovo collegamento ferroviario tra lo scalo e la rete nazionale, un’opera strategica destinata a ra orzare il nodo infrastrutturale del Nord Est. Il progetto prevede la costruzione di una bretella lunga circa otto chilometri, che si innesterà sulla storica direttrice Venezia–Trieste, e la realizzazione di una nuova stazione interrata denominata “Venezia -Aeroporto”. Un intervento che punta a integrare in modo strutturale il trasporto aereo con quello ferroviario, in linea con gli obiettivi europei di potenziamento della mobilità sostenibile e intermodale. L’opera rappresenta un tassello fondamentale nella strategia di ra orzamento delle connessioni infrastrutturali del territorio, con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità dello scalo Marco Polo e di rendere più e iciente il collegamento tra Venezia, il sistema regionale e le principali direttrici nazionali e internazionali. Il nuovo collegamento ferroviario
sarà utilizzabile sia dai treni regionali sia dai convogli a lunga percorrenza, garantendo un’integrazione completa tra servizi locali e grandi linee ferroviarie. L’intervento è finanziato con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, confermando il ruolo del PNRR come leva per la modernizzazione delle infrastrutture strategiche del Paese. I lavori sono attualmente in corso e il cronoprogramma prevede la conclusione dei cantieri entro il 2026.
porti moderni. L’investimento PNRR ha inoltre permesso di potenziare in modo significativo l’o erta formativa dell’ITS Marco Polo Academy. Da settembre partirà il nuovo percorso 4+2 per Tecnico Superiore Commissario di Bordo, realizzato in collaborazione con l’Istituto professionale “Andrea Barbarigo” di Venezia, ma aperto anche a tutti gli altri diplomati quinquennali. Il corso formerà figure specializzate nella gestione dei
servizi a bordo di traghetti, vaporetti e navi da crociera, con stage direttamente sulle unità passeggeri. Al termine del percorso biennale sarà rilasciato il titolo di Tecnico Superiore Middle Manager di bordo – Gestione dei servizi di bordo, una figura sempre più richiesta dalle compagnie di navigazione.
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• Guendalina Ferro
IN PRIMO PIANO
SIMONE VENTURINI PRESENTA LA NUOVA GIUNTA
L’avventura della nuova amministrazione comunale di Venezia entra u icialmente nel vivo. Il neo sindaco Simone Venturini ha presentato la squadra che lo accompagnerà nei prossimi cinque anni alla guida della città, una giunta che punta a coniugare esperienza amministrativa e rinnovamento generazionale, con l’obiettivo di a rontare le grandi sfide che attendono il capoluogo lagunare.
Nel corso della presentazione, Venturini ha innanzitutto ringraziato collaboratori e u ici comunali per il lavoro svolto nelle prime settimane di mandato, caratterizzate da un’immediata operatività sui temi che considera prioritari: sicurezza, controllo del territorio, decoro urbano e qualità degli spazi pubblici. Questioni che, secondo il sindaco, rappresentano il punto di partenza per costruire una città sempre più vivibile e competitiva.
“Venezia deve continuare a crescere e a qualificarsi”, ha spiegato il primo cittadino, sottolineando come il futuro della città passi non solo attraverso la valorizzazione del patrimonio storico e artistico, ma anche dalla capacità di attrarre investimenti, innovazione e opportunità di lavoro. In un contesto globale in cui le città competono tra loro per risorse, imprese e talenti, Venezia
deve saper ra orzare la propria vocazione internazionale, attirando investimenti nei settori delle infrastrutture, della ricerca, dello sviluppo urbano e delle nuove tecnologie.
Venturini ha rivendicato con forza il mandato ricevuto dagli elettori al primo turno, definendo la nuova squadra come l’espressione diretta del programma premiato dai cittadini. Una giunta costruita valorizzando il consenso raccolto sul territorio e le preferenze espresse dagli elettori, ma anche con uno sguardo rivolto al futuro.
Tra gli aspetti maggiormente evidenziati dal sindaco c’è infatti il forte segnale generazionale rappresentato dalla composizione dell’esecutivo. Tre assessori hanno meno di quarant’anni e si aggiungono allo stesso Venturini, anch’egli under 40. Un elemento che, secondo il sindaco, testimonia la volontà di coinvolgere nuove energie nella gestione della città, pur mantenendo figure di comprovata esperienza amministrativa.
“Amministrare Venezia non è come gestire un semplice condominio”, ha osservato Venturini. “Si tratta di governare una delle città più importanti e conosciute al mondo. Per questo servono entusiasmo e innovazione, ma anche competenza ed esperienza”.
La nuova giunta sarà composta da dieci assessori. Francesca Zaccariotto assumerà il ruolo di vicesindaco con deleghe alla sicurezza urbana integrata, alla polizia locale, alla qualità dello spazio pubblico, ai parchi, ai giardini e allo Sportello Europa. Tra i volti più giovani figurano poi gli assessori delegati a sport e turismo, Silvia Peruzzo Meggetto e Riccardo Brunello ai lavori pubblici. Linda Damiano seguirà invece la coesione sociale, le politiche sanitarie e giovanili, il volontariato e la cittadinanza delle donne. Altri assessorati strategici riguarderanno il bilancio, la mobilità, il trasporto pubblico locale acqueo e partecipate a idate ancora a Michele Zuin. Gli altri referati vedranno protagonisti Paolino D’Anna (Vs), assessore a personale, servizi demografici, protezione civile, lavoro. Paolo Romor (Vs), assessore a urbanistica, cultura, edilizia privata, ambiente e avvocatura civica. Sebastiano Costalonga (Lega), assessore a commercio e attività produttive. Alessandro Scarpa Marta (FdI), assessore a pesca, agricoltura, toponomastica. Maika Canton (FdI), assessore a politiche educative, servizi per l’infanzia, trasporto pubblico automobilistico, decentramento Il sindaco ha inoltre comunicato i nomi dei consiglieri con delega, che
MARTELLA LASCIA LA GUIDA DEL PD VENETO DOPO IL VOTO
Andrea Martella riconosce la sconfitta e a ida a una nota il suo commento dopo l’esito delle elezioni comunali che hanno premiato il centrodestra. “Il risultato è chiaro e va riconosciuto con rispetto. Non siamo riusciti a conquistare la fiducia della maggioranza dei veneziani”, dichiara Martella, prendendo atto del verdetto delle urne. Lo sfidante del centrosinistra sottolinea di aver creduto “fino in fondo” nella possibilità di cambiare la guida
della città dopo undici anni di amministrazione Brugnaro, definendo la sfida particolarmente complessa proprio per il lungo radicamento del centrodestra al governo di Venezia. “Ci abbiamo creduto fino in fondo, abbiamo dato tutto quello che potevamo - a erma - convinti che la città avesse bisogno di un cambiamento profondo”. Un progetto politico che, nelle intenzioni della coalizione, avrebbe dovuto riportare al centro temi come la casa, la sicurezza urbana, i servizi
coadiuveranno la giunta su questioni specifiche. Sono: Massimiliano De Martin con delega Unesco, politiche energetiche e acqua; Aldo Reato, con delega alla gondola; Giovanni Giusto con delega alle tradizione; Paola Mar, con delega a università, biblioteche, street art e progetto Marco Polo. Proprio l’accorpamento delle deleghe a cultura e urbanistica rappresenta uno degli elementi più significativi della nuova organizzazione amministrativa. Per Venturini, infatti, costruire la città del futuro significa intervenire contemporaneamente sulla dimensione fisica e su quella culturale. La trasformazione urbana deve procedere insieme alla valorizzazione dell’identità cittadina e del patrimonio culturale, elementi che
di prossimità, il lavoro e la gestione del turismo. Nel finale arriva anche l’augurio istituzionale al nuovo sindaco: “A chi amministrerà Venezia rivolgo un sincero buon lavoro nell’interesse della città”. Contestualmente, Andrea Martella lascia la guida regionale del Partito Democratico del Veneto. Le dimissioni, sono state formalizzate nei giorni scorsi alla presidente dell’assemblea regionale Chiara Luisetto e al tesoriere Giovanni Tonella, con comunicazione inviata anche alla
costituiscono l’anima stessa di Venezia. Il sindaco ha inoltre annunciato la nascita, nelle prossime settimane, di due gruppi di lavoro composti anche da esperti esterni. Il primo sarà dedicato al tema della casa e della residenza, questione centrale per il futuro della città. Il secondo si concentrerà invece sulla gestione dei flussi verso il centro storico e sul rapporto tra turismo e qualità della vita dei residenti. Temi complessi, che accomunano Venezia alle grandi metropoli internazionali e che richiederanno una visione di lungo periodo. Intanto, con il consiglio comunale di insediamento, prende u icialmente il via una nuova fase amministrativa. • Riccardo Musacco
segretaria nazionale Elly Schlein e al responsabile organizzativo Igor Taru i. Martella ha spiegato che il passaggio era stato deciso da tempo, in vista del congresso regionale del Pd Veneto già previsto dopo la tornata amministrativa, e che la scelta di comunicarlo solo a urne chiuse è stata dettata dalla volontà di evitare polemiche in una fase delicata.
• (R.V.)
LA CITTÀ
ALL’APERTURA DEL SALONE NAUTICO BRUGNARO CONSEGNA L’EREDITÀ A VENTURINI
Nel suo intervento d’apertura del Salone Nautico il sindaco uscente Luigi Brugnaro ha rivendicato con forza l’autonomia della città lagunare. “Venezia è una città libera, dove il sindaco non prende ordini da nessuno”, ha dichiarato, replicando anche a chi definisce Venturini il suo “delfino” politico. “L’unico delfino di Venezia è quello che nuota nella laguna”, ha aggiunto con una battuta che ha strappato sorrisi alla platea. Brugnaro ha poi sottolineato il valore strategico della manifestazione. “A Venezia la nautica è davvero a casa. Per il settimo anno consecutivo, qui all’Arsenale continua a guardare avanti, apre lo sguardo all’Oriente e al Mediterraneo e rinnova, attraverso il Salone Nautico, la propria identità e la propria capacità di visione. Abbiamo creato l’unico Salone del Mediterraneo orientale, un patrimonio che va consolidato e valorizzato negli anni a venire”. L’ex sindaco ha ricordato come il Salone rappresenti non solo un evento espositivo, ma anche un progetto strategico per la città e per l’intero settore. “La nautica è economia, storia, cultura, lavoro e formazione. Venezia
vuole essere un laboratorio di sostenibilità, di ricerca sulle nuove propulsioni e di tutela dell’ambiente marino e lagunare”.
Infine il passaggio simbolico: “Lascio al nuovo sindaco eletto Simone Venturini l’eredità di questa manifestazione, che il prossimo anno si terrà da mercoledì 26 a domenica 30 maggio 2027”.
Dal palco, Venturini ha raccolto l’eredità
Una visione sostenibile
politica e amministrativa del Salone. “È un gioiello per Venezia e per tutti i suoi cittadini che raccogliamo con grande orgoglio. Per l’Italia e per il comparto nautico rappresenta un patrimonio nazionale che va custodito e sviluppato con attenzione e lungimiranza. Nei prossimi cinque anni lavoreremo per valorizzare i tanti beni preziosi che la nostra città custodisce”.
Tra gli ospiti istituzionali anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha definito l’Arsenale “un luogo straordinario e magico”, rivolgendosi poi a Brugnaro con parole che hanno acceso la curiosità politica: “Ti aspetto a Roma. Dopo due mandati puoi venire a Roma, dove saprai lavorare bene”. Presente anche il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, che ha evidenziato il legame storico tra il territorio e il mare. “Venezia e il Veneto sono una terra e un popolo che nella loro storia millenaria hanno saputo fare del mare una straordinaria risorsa anche grazie al settore nautico. L’Arsenale dimostra come il progresso tecnologico possa portare benefici concreti anche sul fronte della sostenibilità. Sostenibilità non significa stare fermi, ma guardare avanti, facendo crescere il mondo imprenditoriale e proteggendo al tempo stesso l’ecosistema”. A sottolineare il rapporto tra il Salone e la marittimità italiana è stato l’ammiraglio Enrico Barbieri. “Questo Salone Nautico è una importante vetrina per il settore nautico e della marittimità che la Marina Militare supporta attivamente ormai da sette anni nella prestigiosa cornice
dell’Arsenale. L’Italia è un Paese marittimo e la sua prosperità viene dal mare”. Alla cerimonia hanno partecipato inoltre la presidente di Confindustria Veneto Est Paola Carron e il presidente della Camera di Commercio Venezia Rovigo Massimo Zanon. Carron ha evidenziato i numeri della manifestazione: “Con 300 imbarcazioni presenti e 270 espositori provenienti da Italia, Europa e Mediterraneo orientale, il Salone Nautico di Venezia si conferma appuntamento strategico per tutto il sistema produttivo del territorio e ra orza il ruolo della città come vetrina internazionale del Made in Veneto”. Soddisfazione anche nelle parole di Zanon: “Abbiamo lavorato bene a fianco dell’Amministrazione comunale per far crescere questa splendida manifestazione, che oggi consolida il suo riconoscimento a livello nazionale e internazionale. La presenza delle massime autorità dello Stato conferma che il lavoro di squadra è la chiave vincente per sviluppare ulteriormente il Salone nei prossimi anni”.
• Guendalina Ferro
Ezione ha tracciato nuovi sentieri, promuovendo un turismo lento, attento
lontariato no-profit, apolitica e iscritta al Terzo Settore, che negli ultimi anni ha vissuto una crescita significativa. Con quasi 200 soci, questa realtà dimostra come la cura e la tutela del proprio territorio siano diventate valori profondamente condivisi dalla comunità. Inserita in un contesto ricco di realtà associative con cui collabora in sinergia, la Pro Loco ha saputo reinventarsi. Accanto ai tradizionali appuntamenti come il Carnevale e le festività natalizie, da sempre pilastri della collaborazione con il Comune di Eraclea, l’associa-
enogastronomiche a km zero. “La nostra vuole essere una proposta di eventi che faccia conoscere il territorio da nuovi punti di vista, nel rispetto della tradizione e del paesaggio, che permettano di vivere Eraclea e le sue frazioni come luoghi da scoprire non solo in estate, ma anche in inverno”, spiega la Presidente Nicole Filippi. La vera sfi da si gioca però sull’impatto ambientale. L’associazione, grazie al
supporto di sponsor e attività locali, propone il “Silent Loco”, un format innovativo per vivere la biodiversità senza invaderla. Ospitato per le prime due edizioni alla Tenuta La Fagiana, il progetto permette di vivere le risaie attraverso eventi mondani ma “silenziosi” grazie all’uso delle cuffie wireless, coniugando socialità e rispetto della natura. Dietro ad ogni progetto c’è un motore fondamentale: il volontariato. I volontari sono la vera forza dell’associazione, una squadra affiatata grazie alla quale è possibile elaborare nuove idee, sperimentare approcci inediti e tradurre la passione in progetti concreti. Di questo team la presidente parla con immenso orgoglio, sottolineando come la forza del gruppo sia la chiave per guardare al futuro. Questa propensione all’innovazione rende la Pro Loco di Eraclea
PRO LOCO ERACLEA APS | prolocoeraclea@gmail.com facebook.com/prolocoeraclea | instagram.com/pro_loco_eraclea
un laboratorio in costante movimento, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, collaborazioni e forze fresche di qualsiasi età: dai giovani che portano energia, ai meno giovani che custodiscono la memoria storica del luogo. L’unico requisito è avere a cuore Eraclea. “Stiamo lavorando a eventi sempre più attenti all’equilibrio e alla salvaguardia delle nostre radici culturali e della biodiversità, che rappre-
sentano per noi una risorsa inestimabile”, conclude la presidente Filippi. Una visione chiara per una Pro Loco che impara a custodire e raccontare la propria bellezza.
Messaggio Pubbliredazionale
All’Ospedale di Chioggia
introdotto il
sistema
“Rezum”: l’ipertrofi a prostatica viene curata con il vapore acqueo
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to dell’ipertrofia prostatica benigna, una patologia molto frequente negli uomini con l’avanzare dell’età e spesso responsabile di disturbi urinari che incidono significativamente sulla qualità della vita.
“Il sistema ‘Rezum’ – spiega il Primario di Urologia, Wanni Battanello – è una metodica già utilizzata nei più avanzati centri ospedalieri italiani e internazionali.
Utilizza un sottile strumento introdotto attraverso l’uretra, e in questo modo consente di effettuare piccole iniezioni di vapore acqueo direttamente all’interno del tessuto prostatico responsabile dell’ostruzione. Il vapore, riscaldato a circa 103°C, trasferisce in modo controllato energia termica alle cellule trattate, determinandone la distruzione. Nel corso delle settimane successive, il tessuto trattato viene progressivamente riassorbito dall’organismo, con una conseguente riduzione del volume della prostata e un miglioramento del flusso urinario e dei sintomi correlati. I
benefici clinici iniziano generalmente a manifestarsi entro poche settimane dal trattamento e tendono a consolidarsi nei mesi successivi”.
Il sistema “Rezum”, in sostanza, porta un miglioramento dei sintomi urinari legati all’ipertrofia prostatica benigna. La procedura è mini-invasiva e non
Cinque sono stati i casi già trattati, in regime di day hospital, quindi dimessi il giorno stesso. “Il trattamento – sottolinea Battanello – può essere utilizzato in casi specifici, su indicazione dell’urologo. E’ particolarmente indicato per uomini con sintomi urinari dovuti a ipertrofia prostatica benigna che non desiderano assumere farmaci a lungo termine, che non hanno ottenuto risultati soddisfacenti dalla terapia medica o che desiderano evitare un intervento chirurgico tradizionale. Può rappresentare inoltre una valida opzione per pazienti portatori di catetere ve-
scicale e per coloro che presentano condizioni che rendono meno indicata l’anestesia generale”. Il nuovo trattamento è stato introdotto all’Ospedale di Chioggia grazie alla collaborazione multidisciplinare del Dipartimento Chirurgico diretto dal dottor Salvatore Ramuscello e dell’Urologia diretta dal Primario Battanello, con la collaborazione specialistica del dottor Giuseppe Alario. “L’introduzione del sistema ‘Rezum’ – sottolinea la dottoressa Chiara Bovo, Direttore sanitario dell’Ulss 3 Serenissima – conferma l’impegno complessivo dell’Ospedale di Chioggia, e in particolare dell’Urologia, nell’offrire ai pazienti soluzioni terapeutiche moderne, efficaci e sempre meno invasive. Si amplia così il ventaglio delle possibilità di cura personalizzata, riducendo al contempo i tempi di degenza e l’impatto del trattamento sulla vita quotidiana dei pazienti. Con l’introduzione di questa recente tecnologia, l’Ospedale di Chioggia si allinea ai più avanzati centri urologici nazionali, mettendo a disposizione del territorio, per gli utenti che a giudizio dell’urologo possono essere avviati al trattamento, una procedura innovativa, sicura e supportata da solide evidenze scientifiche”.
Un dipinto dal Premio Mestre di Pittura alle pareti
di un dipinto pregevole - spiega il direttore generale Massimo Zuin - che è stato donato all’Ulss 3 Serenissima da Federfarma Venezia, nel quadro di una collaborazione avviata quest’anno. E’ stato selezionato tra i dipinti partecipanti al ‘Premio Mestre di Pittura’, e la collocazione qui all’Angelo testimonia del rapporto stretto e della vicinanza della comunità cittadina, delle associazioni, dei professionisti, di chi fa arte, con questo Ospedale, che è sempre più un punto di riferimento, un luogo riconosciuto e considerato importante. Ringrazio quindi il ‘Premio’, e il ‘Circolo Veneto’ che promuove la rassegna di pittura, e ringrazio Federfarma, che ha scelto l’opera e ne fa dono all’Ospedale”.
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temi legati alla cura e all’assistenza e che, per il suo valore artistico, meriti di essere esposto in pubblico. Questo primo dipinto e quelli che selezioneremo di anno in anno vengono acquistati da Federfarma per farne dono all’Ulss 3 Serenissima; l’Ulss 3 Serenissima, quindi, collocherà le opere nei propri spazi aperti al pubblico”.
La prima opera selezionata, e collocata negli spazi del CUP dell’Angelo, si intitola “Madonna con bambino allergico” ed è stata dipinta da
che unisce i due protagonisti”. Presenti alla cerimonia, Christiano Costantini, presidente del Circolo Veneto, e Cesare Campa hanno voluto ringraziare l’Azienda sociosanitaria per per aver accolto la proposta di collaborazione, ed hanno sottolineato il desiderio di allargare ulteriormente le collaborazioni tra il ‘Premio’ e le istituzioni e gli enti della città, così che la rassegna possa continuare ad offrire alla cittadinanza, in spazi nuovi e diversi, quanto realizzato dai tantissimi artisti che partecipano alla rassegna.
Il riconoscimento. L’istituto salesiano San Marco di Zelarino conquista il gradino più alto del podio
CONCORSO ECOLOGIKA , TRIONFANO LE SCUOLE DEL CENTRO-NORD
La terza edizione del concorso nazionale Ecologika si è conclusa con uno straordinario successo per gli istituti scolastici del centro-nord Italia, evidenziando in modo particolare il talento e l’impegno ecologico degli studenti della provincia di Venezia. L’iniziativa, nata con l’obiettivo di stimolare le giovani generazioni a progettare soluzioni concrete basate
sui principi dell’ecologia integrale, ha visto una partecipazione entusiasta e lo sviluppo di idee ad altissimo tasso di innovazione.
A guidare la classifica finale sono due istituti che hanno saputo distinguersi per l’originalità e la fattibilità dei loro progetti. Al primo posto si sono posizionati, ex-aequo, l’Istituto Salesiano San Marco di Zelarino (Venezia) e l’istituto
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Maria Ausiliatrice di Lecco. Grazie a questa prestigiosa vittoria, gli studenti dei due complessi scolastici avranno la straordinaria opportunità di partecipare, il prossimo novembre, a un viaggio-soggiorno di quattro giorni ad Assisi, nei luoghi simbolo della spiritualità e del rispetto della natura. Ottimi risultati anche sul resto del podio. Il secondo posto è stato conquistato da un terzetto composto dal Formedil di Rovigo e dalle sedi Enaip di Padova e Noale. Per loro il premio consiste in un soggiorno di due giorni a Venezia, che comprenderà un suggestivo pernottamento sull’isola di San Francesco del Deserto. Il terzo posto, sempre a pari merito, ha visto trionfare l’Istituto Gritti-Foscari di Mestre insieme al liceo Dante Alighieri di Gorizia: ad attendere questi ragazzi sarà una speciale visita guidata alla scoperta dei cammini francescani nella città lagunare. Tra tecnologia ed ecologia integrale: i temi del concorso Ideato a Venezia nel 2023 da Gabriella Chiellino – nota per essere stata la prima laureata in scienze ambientali d’Italia proprio all’Università Ca’ Foscari – il concorso Ecologika si è focalizzato quest’anno su tematiche di strettissima attualità. Gli studenti si sono misurati nella progettazione di itinerari legati al turismo “lento”, modelli di edilizia
sostenibile, applicazioni di domotica e intelligenza artificiale, sistemi per il risparmio idrico ed energetico e nuovi modelli di consumo consapevole. «È stato un percorso emozionante ma impegnativo», hanno raccontato gli studenti premiati. «Ci ha permesso di capire come lavorare e icacemente in gruppo, sfruttando le nuove tecnologie e trasformando concetti teorici in soluzioni pratiche». La qualità dei lavori ha impressionato positivamente gli organizzatori, i quali hanno sottolineato come molte delle proposte presentate contengano una forte vena imprenditoriale, gettando le basi per la nascita
di future e promettenti start-up green. L’alto valore formativo ed etico del concorso è stato ribadito anche da Davide Rondoni, presidente del Comitato Nazionale 1226-2026 San Francesco, che ha definito l’iniziativa un laboratorio ideale per declinare la visione francescana nella modernità. Un concetto ripreso da Francesca Di Tizio, di The Economy of Francesco, la quale ha ricordato come l’ecologia integrale rappresenti oggi la sfida più importante per coniugare lo sviluppo economico, la pace e la salvaguardia del nostro pianeta, partendo proprio dall’entusiasmo delle nuove generazioni.
Mobilitazione per l’ambiente nel veneziano: i volontari raccolgono oltre una tonnellata di rifiuti
Un’eccezionale catena di solidarietà e senso civico ha attraversato l’area metropolitana di Venezia. Più di mille persone sono scese in campo per l’iniziativa “Puliamo il bacino”, promossa da Venezia Ambiente, riuscendo a rimuovere oltre 1.000 chilogrammi di rifiuti abbandonati tra plastica, vetro, carta, lattine e oggetti ingombranti. Le attività di pulizia si sono articolate su diversi fine settimana di maggio, superando anche le di icoltà legate al maltempo.
«La scelta di distribuire la manifestazione su più giornate ha dato ottimi frutti in termini di partecipazione», ha spiegato Claudio Grosso, presidente di Venezia Ambiente e sindaco di Quarto d’Altino, sottolineando la compattezza di amministratori e cittadini nel voler sviluppare comportamenti rispettosi del territorio. Oltre ai classici scarti quotidiani come imballaggi e mozziconi, i volontari hanno recuperato oggetti di ogni tipo: pneumatici, elettrodomestici, televisori, barbecue e persino indumenti, considerati tra i rifiuti più dannosi e complessi da avviare al riciclo.
Una risposta straordinaria è arrivata dal mondo della scuola, con moltissimi studenti attivi nei comuni di Campagna Lupia, Cavarzere, Gruaro, Fossalta di Portogruaro, Pramaggiore, Quarto d’Altino e San Donà di Piave. Fondamentale anche il supporto di grandi realtà associative come Legambiente, Plastic Free, WWF e dell’Università Ca’ Foscari; il solo comune di Venezia ha visto la nascita di ben otto distinti appuntamenti di raccolta. A Mirano, inoltre, l’evento è diventato un’importante occasione di integrazione grazie al coinvolgimento di diversi richiedenti asilo che, a iancati dall’associazione Echi e da una mediatrice culturale, hanno partecipato a un momento di sensibilizzazione sulla raccolta di erenziata. Per supportare l’iniziativa, Venezia Ambiente ha garantito alle amministrazioni locali la copertura assicurativa e i materiali necessari, dai sacchetti alle pinze. L’obiettivo finale dell’ente resta ambizioso: coinvolgere tutti i 45 Comuni della Città Metropolitana e Mogliano Veneto in queste fondamentali giornate di civiltà.
Università.
Il docente di storia della filosofia vince il ballottaggio contro Pasini con 434 voti
Marco Sgarbi è il nuovo rettore di Ca’ Foscari
L’Università Ca’ Foscari ha scelto la sua nuova guida. Con 434 preferenze ottenute al ballottaggio contro le 303 dello sfidante Giacomo Pasini, Marco Sgarbi è stato eletto 24° rettore dell’ateneo veneziano. Nato a Mantova nel 1982, il docente di Storia della Filosofia ha 43 anni ed è il più giovane rettore nella storia di Ca’ Foscari. Succederà alla rettrice uscente Tiziana Lippiello, assumendo u icialmente la carica dal prossimo 1° ottobre per il sessennio 2026-2032. L’elezione è arrivata al quarto turno dopo che nelle prime tre votazioni nessuno dei cinque candidati iniziali – tra cui figuravano anche Carlo Bagnoli, Carlo Barbante e Filippomaria Pontani – aveva raggiunto la maggioranza necessaria. L’a luenza alle urne è stata altissima: ha votato l’88,34% dei docenti, l’83,33% della rappresentanza studentesca e il 77,52% del personale tecnico-amministrativo e dei collaboratori linguistici. «Il mio impegno sarà totale», ha dichiarato a caldo Sgarbi. «Voglio un’università che non rincorra il futuro, ma sia capace di costruirlo, fondata
sulle persone, radicata nel territorio e aperta al mondo». Parole di stima sono giunte sia dalla rettrice Lippiello, che gli ha augurato di a rontare il mandato con passione e determinazione, sia da Simone Rizzo, presidente dell’Assemblea della rappresentanza studentesca, che ha espresso fiducia per la disponibilità al dialogo dimostrata da Sgarbi sin dalla stesura del programma. Il profilo del nuovo rettore unisce eccellenza accademica e respiro
internazionale. Diventato professore a Venezia a soli 31 anni grazie alla vittoria di un prestigioso bando dell’European Research Council, Sgarbi si è formato all’Università di Verona. I suoi studi si concentrano sull’aristotelismo, la filosofia kantiana e la storia della logica, settori in cui ha coordinato numerosi progetti di ricerca globali, a ermandosi come una delle figure più dinamiche del panorama accademico contemporaneo.
Laureati a Venezia: occupazione al top e record di tirocini per Ca’ Foscari e Iuav
Gli atenei di Venezia si confermano vere e proprie fucine di opportunità per il futuro professionale dei giovani. Secondo i dati del Rapporto Almalaurea 2026, sia l’Università Ca’ Foscari sia lo Iuav registrano tassi di occupazione eccellenti e un’altissima percentuale di inserimento nel mondo del lavoro, superando in più occasioni la media nazionale e regionale. Per quanto riguarda Ca’ Foscari, l’indagine evidenzia che l’83,2% dei laureati di secondo livello (magistrali) risulta occupato a un anno dal conseguimento del titolo, un dato superiore all’80,8% della media italiana. Se si analizza lo scenario a cinque anni dal termine degli studi, la percentuale di occupazione sale ulteriormente, raggiungendo un solido 93,9%, in perfetta linea con il trend nazionale. Per chi invece conclude il percorso triennale di primo livello, la scelta principale rimane la continuità accademica: ben il 67,1% decide infatti di proseguire con gli studi. Tra coloro che scelgono di immettersi subito nel mercato del lavoro, il tasso di occupazione si attesta su un positivo 72,6%.
Lo Iuav fa registrare performance
altrettanto brillanti, se non superiori nel lungo periodo. A dodici mesi dal titolo, l’84,6% dei laureati ha già trovato un impiego. Il dato diventa ancora più rilevante a cinque anni dal conseguimento della laurea magistrale: in questo arco temporale, il tasso di occupazione tocca il 96%. Si tratta di un risultato eccellente che riesce a staccare sia la media del Veneto (pari al 95,1%), sia il dato complessivo nazionale (che si ferma al 94,4%).
Uno dei fattori chiave di questo successo è rappresentato dall’e icacia dei tirocini curriculari, considerati un ponte fondamentale tra lo studio e la professione. In questo campo, Venezia si dimostra un’eccellenza assoluta: oltre nove laureati su dieci di Ca’ Foscari (90,3%) hanno svolto uno stage riconosciuto dal proprio corso. La percentuale cresce ancora per lo Iuav, dove ben il 94,3% degli studenti ha e ettuato un tirocinio. Queste cifre staccano nettamente la media italiana, ferma ad appena il 60,9%, e superano ampiamente anche la media degli altri atenei della regione Veneto, che si attesta complessivamente al 68%.
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BEATRICE VENEZI IMPUGNA IL RECESSO
DAL CONTRATTO CON LA FENICE DI VENEZIA
La vicenda artistica e professionale di Beatrice Venezi al Teatro La Fenice di Venezia si arricchisce di un capitolo contrattuale e legale pesantissimo, che sposta definitivamente l’asse dello scontro dalle sale da concerto alle aule giudiziarie. L’ultimo e più rilevante sviluppo di cronaca vede infatti la direttrice d’orchestra lucchese impegnata, tramite i propri legali, in una dura e formale contestazione contro la decisione della Fondazione lirico-sinfonica veneziana di recedere unilateralmente dal contratto che legava le parti per le prossime stagioni. La mossa formale trasforma quella che fino a ieri era una collaborazione discussa in uno scontro legale aperto, proprio nel giorno in cui l’istituzione presentava i suoi futuri programmi al pubblico. Secondo quanto emerso dalla lettera formale inviata dagli avvocati della musicista, la Venezi sarebbe venuta a conoscenza del recesso solo attraverso gli organi di informazione, con riferimento a una comunicazione dello scorso 26 aprile firmata dal sovrin-
tendente Nicola Colabianchi. In quel documento si annunciava l’interruzione del rapporto lavorativo a causa di presunte dichiarazioni rilasciate dalla direttrice alla stampa internazionale, ritenute lesive per l’immagine della prestigiosa Fondazione veneziana. I legali della direttrice hanno però im-
pugnato l’atto con fermezza, definendo il provvedimento nullo, ine icace e discriminatorio, precisando inoltre che il legame di collaborazione coordinata e continuativa era stato regolarmente siglato con una validità estesa dal 1° ottobre 2026 fino al 5 marzo 2030. Nella nota si ribadisce la piena volontà
dell’artista di onorare gli impegni presi e di continuare a mettere a disposizione del teatro le proprie prestazioni professionali, nonostante gli ostacoli finora riscontrati. L’intera vicenda riapre una ferita profonda e si innesta in un solco di accese polemiche sul merito e sui criteri di selezione che da tempo accompagnano la figura della Venezi. Sebbene la direttrice sia spesso finita al centro del dibattito pubblico per la sua vicinanza a determinati ambienti governativi e per il forte sostegno ricevuto dalla politica, e in particolar modo dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli, le ragioni profonde del malumore che circonda la sua presenza a Venezia non risiedono tanto nelle sue personali inclinazioni ideologiche. Al contrario, la contestazione strisciante di parte della critica e dei melomani si è concentrata sulla reale adeguatezza del suo curriculum rispetto agli standard storicamente d’eccellenza pretesi dal podio della Fenice. Molti osservatori hanno infatti giudicato la sua rapidissima ascesa
come l’esito di una corsia preferenziale legata alle nomine e alle influenze politiche, piuttosto che il frutto di una lunga e strutturata esperienza internazionale nei teatri di tradizione. La risposta del Teatro La Fenice non si è fatta attendere ed è arrivata per bocca dello stesso sovrintendente Nicola Colabianchi proprio in apertura della conferenza stampa di presentazione della nuova stagione lirica. La dirigenza ha ostentato la massima tranquillità tecnica e amministrativa, respingendo l’ipotesi di qualsiasi accordo economico transattivo per chiudere la questione in tempi brevi. «Siamo totalmente sereni, i nostri avvocati risponderanno», ha tagliato corto Colabianchi, blindando la correttezza dell’operato della Fondazione. Con questo muro contro muro, la parabola veneziana di Beatrice Venezi si ferma bruscamente, lasciando il teatro al centro di una tempesta burocratica e mediatica in cui il nodo della meritocrazia e il peso della politica sulla cultura diventano i veri nodi da sciogliere.
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LA SVOLTA CRUCIALE: ADOTTATO IL PIANO
DI SVILUPPO STRATEGICO DEL SISTEMA
Il sistema portuale veneziano compie un passo storico verso la modernizzazione e la pianificazione del proprio futuro. Il Comitato di gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale ha infatti adottato u icialmente il Documento di programmazione strategica di sistema (Dpss). Si tratta di uno strumento urbanistico e strategico fondamentale, atteso da oltre dieci anni, la cui assenza isolava gli scali di Venezia e di Gioia Tauro come gli unici in Italia ancora privi di una simile programmazione. L’adozione rappresenta il primo fondamentale tassello di un iter burocratico che si preannuncia serrato ma già tracciato: il testo dovrà ora essere sottoposto al parere dei Comuni territorialmente competenti e all’intesa formale con la Regione del Veneto, per poi approdare a Roma per l’approvazione definitiva da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), prevista entro la fine del 2026.
Gli obiettivi del piano: Marghera commerciale, turismo in centro storico Il Dpss ha il compito di definire gli obiettivi di sviluppo a lungo termine, individuando e ripartendo gli ambiti portuali e identificando i collegamenti infrastrutturali di ultimo miglio, sia viari che ferroviari, oltre agli attraversamenti dei centri urbani. La sua importanza è cruciale, poiché funge da base propedeutica per la successiva redazione dei nuovi Piani regolatori portuali, fermi a date ormai anacronistiche: quello del centro storico di Venezia risale al 1908, quello di Porto Marghera al 1965 e quello di Chioggia al 1981.
La nuova pianificazione mette ordine nelle funzioni delle diverse aree. Gli attracchi del centro storico veneziano saranno dedicati esclusivamente alla funzione passeggeri e al turismo di alta gamma, ospitando crociere di piccole e medie dimensioni e yacht. Al contrario, Porto Marghera si consoliderà come il cuore commerciale, logistico e dell’innovazione
energetica del sistema, mantenendo una forte vocazione industriale green. Sul lungo periodo, inoltre, il documento conferma il progetto del porto o -shore come soluzione strutturale per i grandi tra ici commerciali.
La stessa logica di specializzazione delle aree verrà applicata allo scalo di Chioggia. Qui il Dpss stabilisce una netta separazione tra l’Isola dei Saloni, che verrà orientata prevalentemente al tra ico passeggeri, e la zona di Val da Rio, destinata a consolidare il proprio ruolo commerciale e logistico. La grande novità di questa pianificazione è rappresentata dall’ampliamento dei confini geografici dell’Autorità portuale: su esplicita richiesta della Regione del Veneto, infatti, entrano formalmente negli ambiti di competenza dell’ente anche Porto Levante e il Porto di Pila, situati nella provincia di Rovigo. Infine, il piano a ronta il delicato tema del confine tra l’attività portuale e la vita cittadina. Sia per Venezia che per
Chioggia sono state individuate le cosiddette “aree di interazione porto-città”. Si tratta di zone di frangia, sia private che demaniali (come i Pili, il Pala Expo, il Vega e il Moranzani), le cui attività sono ormai strettamente connesse al
tessuto urbano e non più alla logistica portuale. Per queste aree, la pianificazione urbanistica passerà direttamente in capo alle amministrazioni comunali, garantendo una migliore integrazione e riqualificazione a beneficio dei cittadini.
CAMPELLO MOTORS INAUGURA LO SHOWROOM DEDICATO AL MARCHIO INGLESE
Anteprima nazionale a Mestre per la nuova MG4 EV full electric, presentata nello showroom dedicato al marchio inglese da Campello Motors. Un evento che ha segnato non solo il debutto italiano del nuovo modello elettrico compatto, ma anche il ra orzamento della strategia del gruppo veneziano nel settore della mobilità del futuro. Nel corso della serata, i vertici di Campello Motors hanno sottolineato come il concetto di mobilità stia cambiando rapidamente, seguendo esigenze sempre più diverse da parte dei clienti. “Le persone cambiano, cambiano i desideri, le abitudini e le necessità – è stato spiegato – e oggi chi entra in concessionaria cerca soprattutto competenza e a idabilità”. Due valori che, secondo l’azienda, MG riesce a rappresentare grazie a un rapporto qualità-prezzo com-
petitivo, tecnologie avanzate e una garanzia di sette anni che accompagna il cliente nel tempo. Il nuovo showroom di Mestre diventa così un punto di riferimento per il rilancio di uno storico marchio britannico, oggi protagonista di una nuova fase industriale e tecnologica. Presente all’evento anche Mirko Geraci, responsabile di zona MG, che ha evidenziato il percorso di crescita del brand in Italia: “MG è tornata sul mercato proponendo una gamma completa, dalle motorizzazioni tradizionali alle ibride fino all’elettrico puro. Il cambiamento del settore automotive è ormai evidente e noi vogliamo o rire una transizione semplice e concreta verso il futuro”. Grande attenzione ha attirato proprio la nuova MG4 EV, proposta con un prezzo particolarmente competitivo per il segmento elettrico ci dice Luca Dal Mas,
responsabile commerciale della sede di Mestre Terraglio. “Un modello pensato per la città ma capace di soddisfare anche le esigenze delle famiglie, con cinque posti, buona autonomia e tecnologie di ultima generazione. Oggi sul mercato è di icile trovare un’elettrica di questa categoria sotto i 20 mila euro” ha aggiunto Dal Mas. Campello Motors guarda intanto avanti anche sul fronte dell’innovazione interna, con nuovi progetti legati all’intelligenza artificiale e all’ampliamento della rete. Dopo l’acquisizione di una nuova sede nel Padovano, il gruppo conferma la volontà di crescere con prudenza ma con visione, in un mercato automobilistico sempre più complesso e competitivo.
•(R.V.)
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CULTURA
Eventi. Dal Bacino di San Marco il via al Giro d’Italia a Vela 2026
E’ SALPATO IL MARINA MILITARE NASTRO ROSA TOUR: 10 EQUIPAGGI PER 1250 MIGLIA
Venezia, capitale storica della marineria italiana e custode di una tradizione navale che a onda le radici nella Serenissima Repubblica, ha ospitato la partenza della sesta edizione del Marina Militare Nastro Rosa Tour – Il Giro dell’Italia a Vela 2026. Dal Bacino di San Marco sono salpati dieci equipaggi pronti ad a rontare una navigazione di 1.250 miglia lungo le coste della Penisola,
in un percorso articolato in otto tappe che si concluderà a Genova il 12 luglio. Una partenza dal forte valore simbolico, in una città che più di ogni altra rappresenta il legame tra l’Italia e il mare. Presentata al Circolo U iciali di Venezia e partita dal Bacino di San Marco, la kermesse della Marina Militare toccherà i porti di Cattolica, Vieste, Taranto, Siracusa, Tropea, Napoli, Portoferraio e Genova,
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unendo competizione sportiva, cultura del mare e valorizzazione del territorio. La regata è organizzata dalla Marina Militare in sinergia con Difesa Servizi Spa. e SSI Sports & Events, con il supporto del Ministro per lo Sport e i Giovani, del Comitato Organizzatore dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, della Federazione Italiana Vela e il patrocinio del CONI.
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Dieci i team al via, composti da atleti olimpici, skipper oceanici e giovani talenti della vela europea: Marina Militare(ITA), Aeronautica Militare(ITA), Guardia di Finanza(ITA), Team Poland(POL), Flushing Sailing Club(ENG), Cambridge University Yacht Club(ENG), Verein Seglerhaus am Wannsee(GER), Circolo Nautico Sambenedettese(ITA), Exe Sailing Club(ENG) e Bayerischer Yacht-Club(-
GER). Ogni imbarcazione porta il nome di un faro italiano, nell’ambito del progetto “Valore Paese Italia – Fari”, che valorizza il patrimonio costiero nazionale attraverso un racconto di uso lungo le rotte della regata. Un filo simbolico che unisce sport, identità e territori. A sottolinearlo l’Ammiraglio di Divisione Domenico Guglielmi, comandante dell’Istituto di Studi Militari Marittimi e del Presidio di Venezia. Il colonnello Elio Babbo, Capo divisione brand e media di Difesa Servizi, ha illustrato tra le novità della sesta edizione del Marina Militare Nastro Rosa Tour l’introduzione di tre diverse discipline del panorama velico: l’O shore, con le lunghe navigazioni d’altura a bordo dei Figaro Bénéteau 3; l’Inshore, con le regate costiere sui Waszp; e il Board, dedicato al Wing
TORNA SULLE TAVOLE LA STRAECCA DELLE NOSTRE BISNONNE
Nell’entroterra veneziano e nel padovano, un tempo, le nostre nonne, forse sarebbe meglio dire le nostre bisnonne, servivano, a tavola, la “straécca”, una fettina di carne sottile, ricavata dal diaframma del cavallo. Si tratta del principale muscolo respiratorio, che essendo in continua funzione, viene molto irrorato di sangue. Ha un colore rosso vivo, deciso e un sapore ferroso, dolciastro. Trattandosi di un muscolo che non deve esercitare una forza particolare, non contiene molto tessuto connettivo o misto ed è povero di grassi ma ricco di ferro e proteine. Queste caratteristiche rendevano e rendono la straécca particolarmente tenera e dolciastra. Un alimento povero di lipidi e con quasi totale assenza di colesterolo. Ha un alto contenuto di ferro, totalmente assimilabile, vitamine del gruppo B e proteine nobili. Era consigliata da molti esperti anche nelle diete ipocaloriche dimagranti ed era ideale per chi so re di pressione bassa. Nel dialetto veneziano e
Foil, spettacolare disciplina praticata a pochi metri dalla riva. Accanto alla competizione, ogni tappa ospiterà il Villaggio della Vela, spazio aperto al pubblico con incontri, attività divulgative, eventi culturali e spettacoli. Un format pensato per avvicinare famiglie, giovani e appassionati al mondo della vela e alla cultura del mare. Da Venezia a Genova, il Marina Militare Nastro Rosa Tour attraverserà l’Italia per oltre quaranta giorni, trasformando le principali città costiere in approdi di sport e racconto del mare. E ancora una volta, è dalla Serenissima che prende forma questo viaggio, nel segno di una tradizione marittima che continua a parlare al presente.
padovano la “straleca” era un temporale ma veniva interpretato anche come descrizione di una botta molto forte. Fu così che il processo di battitura ed ammorbidimento portò a chiamare questa carne molto gustosa, in “straécca”. Come molte delle tradizioni della cucina veneta anche la straècca viene oggi riproposta dai grandi cuochi, rivalutata come prelibatezza, come qualcosa di squisito, da riportare sulle mense, sulle tavole, ricordando a noi le nostre nonne, le nostre bisnonne che di mangiare e di tavole imbandite sapevano tutto. La straécca viene generalmente servita alla griglia, tra i 220 e i 240 gradi, il tempo di scottare i due lati per circa un minuto e mezzo, essendo un taglio particolarmente sottile, prima di seccare eccessivamente la carne. Viene servita semplicemente con un filo di’olio d’oliva extravergine e fior di sale.
• Lieta Naccari
• Guendalina Ferro
Serie A. Record di squadra e il progetto Bosco dello Sport per il futuro
VENEZIA, QUELLA MAGIA CHIAMATA CALCIO:
DAL PENZO ALLA SERIE A TRA MEMORIA E AMICIZIA
C’ è un momento preciso in cui capisci che il calcio non è solo una questione di undici uomini che rincorrono un pallone, ma una faccenda di maree, di Storia e di sciarpe che profumano di vita.
Quel momento è arrivato il mese scorso, quando il triplice fischio ha eletto a regina della serie B il Venezia primo con 82 punti e tanti record: la miglior difesa (31 subiti), il miglior attacco (77 gol fatti), il miglior giocatore del torneo, Adorante, vicecapocannoniere del torneo con 17 reti. Sancendo il ritorno del Venezia in serie A. Lo stadio Pier Luigi Penzo, incastonato come uno smeraldo nell’isola di Sant’Elena, si è confermato il teatro più magico del mondo. Unico luogo in Italia dove gli avversari non arrivano blindati in un pullman, ma scivolando sull’acqua, quasi a voler chiedere il permesso alla Laguna prima di calpestare l’erba. Il campo ha parlato chiaro: un 2-0 d’autorità che ha scatenato l’inferno di gioia tra la Curva Sud, la Nord e i Distinti tra bandiere arancioneroverdi, fumogeni, cori e memoria
collettiva. È stata una festa bellissima. La Curva Sud ha guidato il cuore del tifo, ma anche la Nord e i Distinti hanno regalato coreografie spettacolari. Colori, bandiere, striscioni, un colpo d’occhio che riportava inevitabilmente alla memoria un’altra giornata scolpita nella storia veneziana: il 7 giugno 1998, la partita contro la Fidelis Andria, la promozione della squadra di Walter Novellino. Allora il Penzo aveva ancora le sue due curve altissime, quasi verticali sul campo, e la Curva Sud mise in scena una coreografia rimasta nel cuore di chi c’era: i monumenti di una città che non ha eguali sulla terra. C’ero anch’io quel giorno. E dopo la partita andai in Piazza San Marco con il mio amico Luca, di Mira. Io da Rovigo. Ci siamo conosciuti nel 1990 durante il militare: stessa età, stessa passione per il calcio, un amore trasmesso per il Venezia. Un’amicizia che dura ancora oggi. Al collo portavo la stessa sciarpa che mi regalò allora. Un amuleto, un pezzo di sto a che ha visto tutto: la felicità di piazza San Marco con la squadra di Novellino e i sorrisi di oggi
con quella di Giovanni Stroppa. Festeggiammo insieme quella promozione del 1998, quella squadra diventata leggendaria con Stefan Schwoch e Michele Cossato davanti, e poi Gregori, Brioschi, i fratelli Filippini, Ballarin, Dal Canto, Bresciani, Iachini, Pedone, Zironelli, Pavan. Una squadra che appartiene alla memoria sentimentale di un’intera città. E c’ero anche stavolta. Sempre con la stessa sciarpa che Luca mi regalò tanti anni fa. Una sciarpa che contiene storie. Di questo legame ho parlato anche a John Brunton, giornalista conosciuto proprio durante la partita col Palermo, che ha scritto anche per il The Guardian. Perché certe storie meritano di essere raccontate: non parlano solo di calcio, ma di tempo, amicizia, appartenenza. Ci pensavo tornando a casa, nella notte di venerdì. La sciarpa appoggiata sul sedile accanto, quasi fosse una compagna di viaggio silenziosa. Pensavo a tutte le partite viste insieme, agli anni passati, agli intrecci incredibili della vita. E proprio in quel momento, alla radio, è partita “Everybody Wants
to Rule the World” dei Tears for Fears. Sembrava la colonna sonora perfetta. Perché Venezia è tornata. E stavolta sembra esserci qualcosa di diverso. Più solido. Più maturo. Più forte. La società ha costruito basi importanti e il Penzo continuerà, almeno per la prossima stagione sportiva, a essere il fortino a acciato sulla laguna, un luogo unico nel panorama calcistico mondiale. Intanto a Tessera prende forma il futuro, con il progetto del Bosco dello Sport, destinato a cambiare il volto dell’area e del calcio veneziano
L’UNDER 14 FEMMINILE DELLA REYER È CAMPIONE D’ITALIA
L’Umana Reyer Venezia vincendo a Battipaglia la finale nazionale Kellogg’s Under 14 Femminile “Gaetano Laguardia” si è laureata campione d’Italia battendo in finale Geas Basket Academy 6655. È il 29esimo scudetto giovanile dell’era Umana Reyer. Questo il roster delle giovani campionesse di coach Virginia Gonnella: Dorothy Paggiarin, Martina Bressanello, Gaia Galvan, Giordana Rosa, Ines Schiavon Ines, Greta Calignano, Giulia Barbon, Viola Michieletto, Agata Maria Zarrillo, Giulia Celeghin, Sofija Zotti Pavlovic, Ginevra Lavorgna.
Ha festeggiato anche l’under 14 maschile della Reyer Project che ha conquistato il titolo di campione regionale
entro il 2028. Con una società più forte, ma soprattutto con la sua anima intatta. Perché il Venezia non appartiene soltanto alla classifica o alla serie A. Appartiene alle amicizie, alle sciarpe consumate dal tempo, alle notti di maggio e giugno. Ai vaporetti pieni di tifosi. Appartiene a chi, ogni volta, continua a tornare al Penzo sapendo che lì, in quell’angolo incantato d’acqua e cemento, non si va soltanto a vedere una partita.
• Cristiano Aggio
al termine della Final Four disputata al PalaAncilotto, coronando una stagione straordinaria chiusa con un percorso perfetto di 28 vittorie in altrettante partite. I giovani leoni guidati dai coach Pravato e Rocchesso, dopo aver battuto nella semifinale Petrarca Padova per 95-48, nell’atto conclusivo contro Tezenis Verona, hanno dominato vincendo 112-70. Contro gli scaligeri hanno giocato: Garbellotto 7, Libralesso 4, Gallo 11, Ghezzo, Zatta 5, Pizzato 13, Ravagnan 2, Gasparini 3, Marella 19, Ruggiero 37, Augustine Eguasa 11.
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La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma
Acomplicare il risiko concorrono fattori esterni che spingono per una rapida definizione degli equilibri. Da un lato vi è il costante monitoraggio dei flussi elettorali, dall’altro la pressione esercitata dalle nuove correnti identitarie radicali legate alla nascita di movimenti come “Futuro Nazionale” di Roberto Vannacci, capace di intercettare parte del
dissenso ma guardato con forte prudenza dall’ala più istituzionale e pragmatica del settentrione. Per gli amministratori veneti, la priorità resta la tutela dell’autonomia e il radicamento sul territorio, elementi che hanno storicamente decretato il successo del brand Liga Veneta. Se l’accordo di mediazione interna dovesse reggere, la struttura del partito potrebbe
La Lega alla ricerca di una sintesi tra leadership nazionale e correnti identitarie
evolvere verso un modello a doppia trazione, simile alla storica dinamica della Csu bavarese: una leadership nazionale a iancata
da un forte e autonomo presidio del Nord. Al contrario, se la sintesi dovesse sfumare, il rischio è che il malcontento accumulato nei territori del Nord-Est si addensi attorno ai volti storici della governance regionale. La partita veneta, con le sue tese dinamiche congressuali e i posizionamenti in vista dei futuri appuntamenti elettorali, si conferma il vero termometro della tenuta della Lega.
Il dibattito. Da questo mese dedichiamo le pagine regionali ad un confronto su temi di attualità per il Veneto
STEFANI TIRA DRITTO SULL’ AUTONOMIA:
“SACROSANTE RICHIESTE DAL TERRITORIO”
L’obiettivo resta rafforzare l’efficienza amministrativa e dare risposte più rapide ai cittadini
L’autonomia infiamma il dibattito politico veneto e nazionale su fronti contrapposti. “A chi ci accusa di spaccare l’Italia, rispondiamo con la Costituzione e con le sacrosante richieste del nostro territorio”: con queste parole il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, è intervenuto al termine dell’audizione a Roma davanti alle Commissioni A ari costituzionali di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sull’autonomia di erenziata. Nel corso del confronto parlamentare, Stefani ha respinto le critiche mosse da alcuni esponenti dell’opposizione, secondo i quali la riforma rischierebbe di creare disparità tra i territori e di introdurre trattamenti di erenti tra i cittadini.
“Ci viene contestato di voler creare privilegi di erenziati, approvare norme non più uguali per tutti e aumentare gli stipendi nella sanità”, ha dichiarato il governatore, sottolineando di aver
ribadito in aula la volontà di tutelare gli interessi dei cittadini veneti.
Secondo Stefani, l’autonomia rappresenta uno strumento per ra orzare l’e icienza amministrativa e garantire risposte più rapide alle esigenze locali.
Tra gli obiettivi indicati dal presidente figurano il sostegno al sistema sanitario, l’aumento dell’attrattività del territorio e una maggiore capacità di intervento in caso di emergenze e calamità naturali.
“L’autonomia è responsabilità”, ha a ermato il governatore, evidenziando come il concetto implichi la capacità di rispondere concretamente delle scelte compiute. “I veneti conoscono bene il significato di questa parola e sono abituati a rendere conto del proprio operato”.
Stefani ha infine rilanciato il tema della valorizzazione del personale sanitario, sostenendo che le Regioni in grado di generare risparmi debbano poter destinare maggiori risorse ai lavoratori del settore. “Se una Regione, risparmiando, può aumentare gli stipendi e ra orzare la previdenza del personale della sanità, è giusto che lo faccia”, ha concluso.
Nei giorni successivi Stefani è tornato a difendere con decisione il percorso verso l’autonomia di erenziata, rivendicando la scelta come opportunità
istituzionale e non come fattore di divisione del Paese. L’occasione è venuta dai rilievi della Fondazione Gimbe emersi durante l’audizione in Commissione A ari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa relativi alla riforma, a proposito delle competenze richieste dalle Regioni su tariffe regionali differenziate, gestione autonoma delle risorse statali per edilizia sanitaria e tecnologie, istituzione di fondi sanitari integrativi regionali, assunzioni di personale e riallocazione di risorse nazionali vincolate
La Fondazione Gimbe ha ricordato che la Corte Costituzionale ha chiarito che il trasferimento di funzioni alle Regioni non può essere giustificato in modo generico, ma richiede un’istruttoria puntuale e motivata per ciascuna funzione oggetto di devoluzione, fondata sul principio di sussidiarietà e sulla dimostrazione che l’esercizio regionale sia in grado di perseguire meglio l’interesse pubblico. “Desta forti perplessità – ha detto Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione – che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente
sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse. Prima di attribuire nuove competenze – ha avvertito Cartabellotta – occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Secondo Stefani il nodo centrale è il miglioramento della sanità regionale, con l’obiettivo di renderla più vicina ai cittadini e più aderente ai bisogni dei territori. “I veneti hanno diritto a una sanità migliore”, ha a ermato, sottolineando come l’autonomia non comporti sottrazione di risorse ad altre regioni ma una diversa organizzazione delle competenze. “Voglio ribadire un principio: equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi - insiste Stefani -. Stiamo parlando della salute delle persone. La riforma Calderoli non esclude nessuno: ciascuna Regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. - conclude il presidente della Regione del Veneto - Noi, ancora una volta, faremo gli apripista”.
• (R.R.)
Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani
Le critiche. I consiglieri regionali Giovanni Manildo, Chiara Luisetto (PD) e Carlo Cunegato (AVS)
“AUTONOMIA, STAGIONE ARCHIVIATA, NUOVA FASE PER IL REGIONALISMO”
Tra le fila dell’opposizione in Consiglio Regionale l’autonomia invocata da Stefani e dal centrodestra è bersaglio di critiche. Per Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico e portavoce delle opposizioni, il progetto dell’autonomia di erenziata sarebbe ormai giunto al termine e, con esso, anche una lunga fase politica segnata da promesse rimaste incompiute.
“Siamo alla fine di lunga stagionea erma - segnata dalla inconcludente propaganda della Lega e di Zaia. Quella eterna promessa di un Veneto che avrebbe ottenuto poteri su 23 materie e valanghe di soldi, quel modello, chiacchiere e distintivo, va agli archivi. Non solo perché oggi si sta parlando di sole quattro funzioni, ma perché lo stesso Stefani si dice convinto che a questo schema si agganceranno altre Regioni. Arrivando così alla stessa conclusione di quanto da tempo sosteniamo e indichiamo: ovvero che alcune funzioni possono essere trasferite a
tutte le Regioni a Statuto ordinario”
Per il rappresentante dem, dunque, si chiude una fase politica e se ne apre un’altra, in cui il rapporto tra Stato e Regioni dovrebbe basarsi su una collaborazione più stretta e condivisa, superando i modelli precedenti di autonomia di erenziata.“Parliamo sostanzialmente di nuova stagione del regionalismo, destinato a scrivere una nuova pagina fatta di leale cooperazione fra lo Stato e le Regioni all’insegna di una cooperazione ra orzata”. Chiara Luisetto, consigliere regionale del Pd, intervenuta a Veneto24 aggiunge: “Credo che sia arrivato il momento di smetterla di illudere le persone e sostenere che con l’autonomia risolviamo tutti i problemi economici di questa regione, di un bilancio che non paga adeguatamente il personale e che non fornisce servizi sociosanitari dignitosi alle persone. Penso che sia necessario invece fare un salto di qualità non a parole, ma con i fatti. Questa riforma invece è svuotata perché non stiamo parlando
di una reale redistribuzione di risorse, néstiamo parlando di un’autonomia cooperativa. E’ piuttosto un’autonomia che spacchetta e divide il paese e che sembrerebbe voler creare disuguaglianze, però senza dare sostanza a una legge, ad un’autonomia che è stata promessa per decenni. Inoltre è stata considerata incostituzionale, perché, lo ricordiamo, la legge Calderoli è stata su sette punti svuotata dalla dalla pronuncia della Corte Costituzionale. Rischiamo davvero una divisione del Paese non corretta e non sana”.
“Avevo chiesto al presidente Stefani di venire in Aula a spiegare ai veneti cosa sta succedendo con l’Autonomia di erenziata”, ha dichiarato Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in un intervento in Consiglio regionale. “Di recente è emerso - ha aggiunto il consigliere - che perfino i 300 milioni per la sanità promessi lo scorso anno da Luca Zaia, altro che i nove decimi delle tasse, sarebbero spariti dall’intesa firmata a febbraio. Senza
trasparenza una democrazia diventa zoppa, mutilata”. “Abbiamo interrogazioni a risposta immediata scadute da gennaio; di fatto sono trascorsi cinque mesi, ma il regolamento prevede 15 giorni” ha puntalizzato Cunegato-. Ci sono interrogazioni a risposta scritta scadute a dicembre. Ho chiesto dati sui
medici gettonisti nei Pronto Soccorso a gennaio, sollecitando più volte: ancora niente. I Pronto Soccorso veneti sono in grave crisi e abbiamo bisogno di capire cosa sta succedendo. Sono stato eletto per avere accesso ai dati, per capire come funziona la sanità che vale l’80% del bilancio regionale”.
LA CGIL: “NON SI TRATTA DI RISPOSTE A BISOGNI TERRITORIALI MA DI SCELTE POLITICHE”
Presente alla Commissione A ari Costituzionali della Camera con il segretario confederale Christian Ferrari e il responsabile delle riforme istituzionali Florindo Oliverio la Cgil bocca il percorso delle intese preliminari su alcune materie. “Stiamo parlando di “protezione civile”, di “professioni”, di “previdenza complementare e integrativa”, di “tutela della salute”: materie che incidono direttamente sui diritti delle persone, - sottolineano i sindacalisti - sulla qualità del lavoro e sulla coesione e unitarietà del sistema pubblico. Basti pensare alla protezione civile: in un tempo segnato dall’emergenza climatica e dall’aumento degli eventi estremi, davvero si può sostenere che si tratti di una funzione
da frammentare ulteriormente, sottraendola a una forte regia nazionale e assegnandola in via esclusiva a questa o quella Regione? E lo stesso vale per la sanità. Attribuire ulteriori margini di autonomia in questa materia significa: accentuare la frantumazione del Servizio sanitario nazionale; indebolire i principi di universalità e uguaglianza dei diritti sociali; rendere ancora più profondi gli attuali – insostenibili – divari territoriali. La salute delle cittadine e dei cittadini non può dipendere dal luogo di nascita o di residenza. E non meno rilevanti sono i rischi nelle altre materie oggetto di devoluzione. Sulle professioni, il pericolo è quello di incrinare l’unità del mercato del lavoro nazionale, creando una giungla di regimi giuridici
diversi, vincoli, disparità e barriere localistiche. La Corte ha chiarito che qualsiasi ulteriore forma di autonomia deve essere giustificata da specificità concrete di ogni singola Regione. Nelle intese preliminari, questa specificità – come sottolineato da più parti durante queste audizioni – semplicemente non esiste: i testi sono identici, le richieste regionali assolutamente uguali e le motivazioni completamente generiche. Questo dimostra che non si tratta di risposte mirate a bisogni territoriali specifici, supportate da un’istruttoria oggettiva e scientificamente fondata, ma di una scelta puramente politica e ideologica: sostanzialmente, un atto di fede che non necessita né di spiegazioni né di motivazioni.
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Chiara Luisetto Giovanni Manildo
L’intervento. Il senatore Udc: “Dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e capaci”
DE POLI E L’AUTONOMIA: “E’ UNA SFIDA DI RESPONSABILITÀ PER RAFFORZARE IL PAESE”
“Per troppo tempo il dibattito sull’autonomia di erenziata è stato raccontato come uno scontro tra chi vuole dividere l’Italia e chi vuole difenderne l’unità. È una rappresentazione semplicistica che non aiuta a comprendere la vera questione: l’autonomia serve per rendere le istituzioni più e icaci e più vicine ai cittadini”.
Il senatore Antonio De Poli (Udc) interviene sul dibattito di questi giorni e a erma che la recente audizione del presidente del Veneto Alberto Stefani “ha riportato il confronto sul terreno giusto, quello della responsabilità. Principio che non solo condivido in pieno, - aggiunge il senatore ma da cui vorrei partire, l’autonomia non è una bandiera ideologica né una mera rivendicazione identitaria. È uno strumento per migliorare il funzionamento dello Stato, rendere più e icaci le amministrazioni e costruire servizi più vicini alle esigenze dei cittadini e delle cittadine.
Per questo ho accolto con favore la decisione della Corte Costituzionale che ha
dichiarato inammissibile il referendum abrogativo sulla legge Calderoli. La Consulta ha ricordato che il percorso dell’autonomia rientra pienamente nel quadro costituzionale e che il confronto politico non può trasformarsi in un pregiudizio verso una riforma prevista dalla nostra Carta”.
De Poli richiama il referendum del 2017, con il quale oltre 2,3 milioni di veneti hanno chiesto più autonomia attraverso un referendum consultivo. “L’espressione democratica di una comunità che chiede di poter contribuire in modo più diretto all’organizzazione dei servizi e delle politiche pubbliche. Un mandato politico e istituzionale che merita rispetto. L’esperienza del Veneto dimostra che autonomia e unità nazionale non sono concetti in contrapposizione, al contrario possono ra orzarsi reciprocamente se l’obiettivo resta quello di o rire servizi migliori ai cittadini e rendere più e iciente l’azione pubblica. Naturalmente l’autonomia non può essere interpretata come una corsa solitaria delle Regioni più forti. L’Italia è una e indivisibile.
Ma proprio perché crediamo nell’unità del Paese dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e più capaci di rispondere ai bisogni dei territori, nel solco di quel principio di sussidiarietà che invita ad avvicinare le decisioni ai cittadini ogni volta che questo può migliorare la qualità dei servizi”. Il senatore porta l’esempio della sanità e si chiede; “Se una regione riesce a
organizzare i servizi in modo e iciente, ridurre gli sprechi e liberare risorse, perché non dovrebbe poter reinvestire quei risparmi per valorizzare medici, infermieri e operatori sanitari? In una fase in cui la carenza di personale rappresenta una delle principali emergenze del sistema sanitario nazionale, poter rendere più attrattivi gli ospedali e i servizi territoriali significa o rire una
risposta che tenga presente le esigenze territoriali e cittadine”. Gli stessi presupposti valgono, continua De Poli, per la protezione civile, il lavoro e la formazione professionale. “Ecco che ritorniamo proprio al tema della responsabilità, riuscire a mettere l’e icienza al servizio dei cittadini, governando in modo più diretto. Sapendo che più competenze comportano più responsabilità, trasparenza e una più chiara valutazione dei risultati ottenuti. A questo proposito - continua - esistono principi che non possono essere messi in discussione. I livelli essenziali delle prestazioni (LEP) devono essere garantiti in ogni parte del Paese. La solidarietà nazionale resta un pilastro irrinunciabile della Repubblica. L’autonomia è una grande occasione per l’Italia perché saprà premiare la buona amministrazione, responsabilizzare chi governa e migliorare concretamente la qualità dei servizi. La sfida non è trasferire competenze da Roma ai territori, ma utilizzare quelle competenze per dare risposte più rapide”.
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Il senatore Udc Antonio De Poli
L’intervista. Francesco Rucco, vice presidente del Consiglio regionale, Fratelli d’Italia, ex sindaco di Vicenza
“ALTA VELOCITÀ: SERVE IL CORAGGIO DI DECIDERE UNA VOLTA PER TUTTE”
Francesco Rucco, lei è stato a lungo sindaco di Vicenza e presidente della Provincia, oggi è vice presidente del Consiglio Regionale: c’è una sfida imminente che la città si accinge ad aff rontare, e che poi toccherà a tutto il resto del Nord-Est: quella dell’Alta Velocità. Dal suo punto di vista, si rischia un pantano burocratico e operativo?
Secondo me l’attuale sindaco Possamai sta di fatto rallentando l’opera per evitare di prendere decisioni nette. Credo che lo abbiano capito anche i vicentini: l’obiettivo è non fare scelte impopolari in vista delle elezioni del 2028, per evitare contraccolpi sul risultato elettorale. Bisogna però considerare che sono già passati tre anni, ne passeranno altri cinque e l’opera in città ancora non è arrivata. Parliamo di un cantiere che durerà oltre dieci anni nel tessuto cittadino, portando un disagio enorme. Chi fa l’amministratore non può fare calcoli elettorali, deve avere il coraggio di a rontare la situazione e decidere una volta per tutte. Abbiamo ancora la possibilità di scegliere come il treno uscirà dalla stazione di Vicenza
verso Padova, incidendo quindi anche sul territorio padovano. Stiamo lavorando per sbloccare la situazione, ma credo che entro l’autunno una decisione definitiva vada presa.
La presidente di Confindustria Vicenza ha spiegato che siamo ormai al terzo anno di “decrescita infelice” della produzione industriale. In questo scenario economico, che ruolo sta avendo e può avere la Regione?
La Regione ha un ruolo fondamentale, e lo dimostra anche la recente e importante nomina di Massimo Giorgetti — già assessore regionale veronese — alla presidenza di Veneto Sviluppo. Veneto Sviluppo è la finanziaria che sostiene le nostre aziende. In questi anni è rimasta un po’ troppo ferma e deve riprendere il ruolo centrale del passato, immettendo liquidità e denaro dove necessario per sostenere imprese che oggi sono in netta di icoltà. Il Veneto non è più quello di venti o trent’anni fa, sta so rendo. Durante la campagna elettorale ho visitato almeno un centinaio di aziende e continuo a farlo tuttora; pochi giorni fa ero in un’azienda casearia di livello
internazionale. La richiesta che arriva unanimemente dal mondo produttivo è chiara: meno burocrazia e più elasticità. Da questo punto di vista, il presidente Stefani e l’assessore Bitonci hanno aperto tavoli strategici per la sburocratizzazione. Sul fronte dei trasporti, inoltre, dopo la Pedemontana è vitale ragionare sull’A31 e sul collegamento a nord con l’Europa: non è solo un raccordo verso Trento, ma un’apertura commerciale, imprenditoriale e turistica verso l’Europa centrale e del Nord che sarebbe una manna dal cielo per l’economia veneta.
Spostandoci sul fronte politico, come si spiega l’alto consenso di tanti vicentini verso figure come Vannacci, Valdegamberi o Joe Formaggio? Sicuramente Vannacci rappresenta l’elemento di novità. Quando si apre uno spazio politico nuovo, com’era accaduto a suo tempo con il Movimento Cinque Stelle, si attirano inevitabilmente quelle persone che non hanno trovato risposte o spazio nei partiti classici. Si tratta di un fenomeno che non va sottovalutato, ma di cui bisogna comprendere a fondo il messaggio. Devo dire che alcune delle
posizioni che Vannacci sta esprimendo sono un po’ contraddittorie: sul tema del femminicidio, ad esempio, le sue dichiarazioni non mi trovano a atto d’accordo. Come si trova in questa nuova veste da consigliere regionale dopo tanti anni passati a fare il sindaco e cosa significa aver ricevuto un così alto numero di consensi?
Fare il sindaco è, a mio avviso, il ruolo più bello in assoluto in politica. C’è un legame viscerale: è la tua città, la ami naturalmente e ti trovi a lavorare ogni giorno per il tuo territorio e per la tua comunità. Il Consiglio regionale rappresenta una realtà completamente diversa. È un’assemblea legislativa, il cui approccio assomiglia molto a quello del Parlamento italiano, un vero e proprio “Parlamento veneto” che lavora sulla produzione delle leggi regionali. Devo dire, però, che il livello dei componenti di questo consiglio è molto alto e l’aula è composta da amministratori di ottimo spessore. Il risultato elettorale è un bellissimo risultato, frutto di un lavoro capillare e costante svolto sul territorio a stretto contatto con i cittadini.
VIOLENZA DI GENERE, LANZARIN: “PREVENZIONE E FORMAZIONE CONTRO UN FENOMENO PERVASIVO”
“Il Veneto può contare su una rete antiviolenza solida e strutturata, composta da 25 Centri Antiviolenza, 42 Case Rifugio e 37 Sportelli. Tuttavia, i dati ci confermano che la violenza contro le donne resta un fenomeno pervasivo e che c’è ancora molto lavoro da fare sul fronte della prevenzione e della promozione di una cultura del rispetto”. Manuela Lanzarin (Lega-Liga Veneta), presidente della Quinta Commissione, interviene con forza sul tema della violenza di genere e sull’attività dell’Osservatorio regionale permanente.
I dati Istat tracciano un quadro drammatico: il 31,7% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito una forma di violenza nel corso della propria vita. Una realtà che bussa ogni giorno alle porte dei servizi territoriali: nel solo 2024, i Centri Antiviolenza e gli Sportelli veneti hanno registrato 8.366 contatti, prendendo in carico e accompagnando 3.780 donne. In questo contesto diventa centrale il lavoro dell’Osservatorio regionale, nato grazie a un voto condiviso da tutte le forze politiche. Durante la seduta della Quinta Commissione,
la presidente Roberta Ruggeri ha illustrato il bilancio dei primi sei mesi e le prossime iniziative. L’obiettivo è duplice: monitorare il fenomeno attraverso dati scientifici, grazie a un protocollo con l’Università di Padova, e far crescere una consapevolezza di usa. “La formazione rappresenta uno strumento fondamentale – sottolinea Lanzarin – e dovrà coinvolgere avvocati, assistenti sociali, personale sanitario, giornalisti e personale scolastico”. Il prossimo passaggio sarà l’esame della relazione in Consiglio regionale.
Manuela Lanzarin
Francesco Rucco
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Despar Nord investe sul Veneto
Ioccupazione e presenza sul territorio
l Veneto si conferma un’area strategica per Despar Nord che, nel 2025, ha consolidato la propria presenza in regione con un percorso capace di coniugare crescita economica, sviluppo territoriale e attenzione alle comunità locali. Accanto ai risultati commerciali, l’azienda ha ra orzato il proprio ruolo sociale attraverso iniziative dedicate all’inclusione, all’educazione e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. el corso dell’anno Despar Nord ha destinato oltre 160 mila euro ad attività sociali, culturali ed educative realizzate con associazioni, scuole, istituzioni e realtà locali. Tra i progetti più significativi, la collaborazione con la Cooperativa Vite Vere Down Dadi, con cui l’azienda ha promosso percorsi di integrazione sociale e opportunità lavorative per persone con disabilità, coinvolgendo direttamente anche alcuni punti vendita. È proseguita inoltre la partnership con
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che
DESPAR NORD RAFFORZA IL LEGAME CON IL VENETO: CRESCITA, FILIERE LOCALI E SOSTEGNO AL TERRITORIO
coinvolte nell’iniziativa. Oggi sono 81 le micro-realtà artigiane venete presenti sugli sca ali dei punti vendita, alle quali si aggiungono 41 produttori regionali per un totale di oltre mille referenze provenienti dal Veneto. Un modello che sostiene le filiere corte e valorizza i piccoli produttori.
U n percorso di crescita confermato
di euro con un incremento dell’1,49% rispetto al 2024. Sul territorio sono stati investiti oltre 24,5 milioni di euro per il potenziamento della rete vendita, che oggi in Veneto conta 155 punti vendita di cui 81 a gestione diretta e 74 a iliati. È cresciuta anche l’occupazione, con 324 fra nuove assunzioni e stabilizzazioni contrattuali che portano a 4.287 il numero complessivo dei collaboratori
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proposito di persone, Despar Nord ha celebrato anche in Veneto i “Giubilei”, l’appuntamento annuale dedicato ai collaboratori e alle collaboratrici con importanti anzianità di servizio e che hanno raggiunto la pensione. L a cerimonia per il Veneto si è svolta nelle scorse settimane a Villa di Montruglio, a Barbarano Vicentino, coinvolgendo complessivamente 378 persone: 41 pensionati e 337 collaboratori premiati per traguardi professionali compresi tra i 15 e i 40 anni di attività in azienda. Nata oltre vent’anni fa, l’iniziativa rappresenta per Despar Nord un momento di riconoscimento dell’esperienza e della professionalità maturate nel tempo dai propri collaboratori e collaboratrici. Per l’azienda, celebrare questi percorsi significa perciò valorizzare il contributo che ogni persona ha dato alla crescita di Despar Nord e al consolidamento del legame con il territorio, confermando al tempo stesso l’impegno nello sviluppo occupazionale nelle regioni in cui opera.
lo scorso anno nel solo Veneto ha Despar Nord e il tessuto agroalimentare
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Accordo tra Regione e medici di base: Case di Comunità aperte 24 ore su 24
La Regione Veneto e i sindacati dei medici di medicina generale hanno raggiunto un accordo destinato a rendere pienamente operative le Case di Comunità, strutture considerate uno dei cardini della riorganizzazione della sanità territoriale. L’intesa è stata definita al termine di un incontro svoltosi oggi a Venezia tra il presidente della Regione Alberto Stefani, l’assessore alla Sanità Gino Gerosa, il direttore dell’Area Sanità e Sociale Giancarlo Ruscitti e le rappresentanze sindacali dei medici di famiglia. Mentre a livello nazionale la trattativa è ancora in fase critica, la Regione Veneto per prima in Italia raggiunge un accordo e funge da modello nazionale. L’obiettivo è rafforzare la medicina di prossimità e garantire una presenza stabile dei professionisti sanitari all’interno delle Case di Comunità, trasfor-
mandole in un punto di riferimento per i cittadini. I dettagli tecnici dell’accordo sono ancora in fase di definizione, ma il modello organizzativo è stato delineato. «Il Veneto si conferma un laboratorio di buone pratiche e un modello per il resto del Paese», ha dichiarato il presidente Stefani. «Fin dall’inizio abbiamo immaginato le Case di Comunità come il cuore della medicina territoriale, luoghi in cui i cittadini possano trovare assistenza continua e vicina ai loro bisogni». L’accordo prevede che i medici di medicina generale convenzionati, inseriti nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), garantiscano la loro presenza nelle Case di Comunità dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20. Nelle ore restanti sarà invece assicurato dai medici della continuità assistenziale, consentendo così
alle strutture di rimanere operative 24 ore su 24.
Per i medici con incarico a regime orario viene confermato l’impegno di 38 ore settimanali all’interno delle Case di Comunità, con attività prevalente nelle ore notturne e durante i fine settimana, contribuendo a rafforzare la copertura assistenziale nelle fasce orarie non coperte dai medici di famiglia. L’intesa prevede inoltre la possibilità, per entrambe le categorie di professionisti, di svolgere da sei a dieci ore aggiuntive settimanali, retribuite con un compenso di 60 euro lordi all’ora. Durante questi turni i medici potranno assistere non soltanto i propri assistiti, ma tutti i cittadini che accederanno alle strutture. Secondo l’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, l’accordo rappresenta un passaggio fondamentale per dare concreta attua-
zione a uno dei progetti strategici della sanità veneta. Le Case di Comunità, ha sottolineato, avranno il compito di intercettare i bisogni assistenziali prima che si trasformino in emergenze o richiedano il ricorso agli ospedali. L’obiettivo della Regione è ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso e
Medici di base, cambi negli ambulatori tra Campalto, Mestre, Mirano e Chioggia
Diverse novità per la medicina di base nel territorio dell’Ulss 3 Serenissima, con cessazioni di servizio e nuovi inserimenti che riguardano Campalto, Mestre, Mirano e Chioggia.
A Campalto è terminato a fine maggio l’attività della dottoressa Carlotta Moruzzi, che operava nella medicina di gruppo di via Orlanda. L’Ulss 3 Serenissima ha già individuato il sostituto, il dottor Pihe Kenao, che entrerà nella stessa struttura dal 15 luglio e prenderà in carico automaticamente gli assistiti della dottoressa Moruzzi. Fino a quella data sarà la stessa medicina di gruppo a garantire il servizio, an-
che con il supporto di un altro medico esterno. I pazienti potranno continuare a rivolgersi all’ambulatorio attraverso le modalità già in uso, contattando il numero 041.90320.
A Mestre Centro si è invece concluso il 17 maggio il servizio del dottor Matteo Vilardo, che riceveva in viale San Marco 184. Dal giorno successivo è subentrata la dottoressa Carolina Del Piccolo con un incarico a tempo determinato, nello stesso ambulatorio. Anche in questo caso gli assistiti sono stati trasferiti automaticamente nelle liste del nuovo medico.
Novità anche a Mirano, dove a fine maggio ha cessato l’attività il dottor Antonio Vesco, che
visitava nell’ambulatorio di via Vittoria. L’Ulss ha comunicato che i medici dello stesso territorio hanno ancora posti disponibili e per questo gli assistiti sono stati invitati, tramite lettera personale, a scegliere un nuovo medico tra quelli presenti nell’area. Il dottor Vesco operava anche nell’ambulatorio della frazione di Scaltenigo, ma nessun altro medico ha dato disponibilità a proseguire il servizio nella sede. I residenti di Scaltenigo dovranno quindi fare riferimento agli ambulatori di Mirano o Santa Maria di Sala.
A Chioggia ha terminato a fine maggio anche l’attività del dottor Massimo Naccari, che
garantire una maggiore vicinanza ai cittadini, in particolare alle persone fragili e ai pazienti cronici. Un risultato raggiunto attraverso il confronto con i rappresentanti dei medici di famiglia e la definizione di un modello organizzativo che punta a rendere la sanità territoriale più accessibile e capillare.
lavorava nella Medicina di Gruppo Integrata “Madonna Marina”, in via Madonna Marina. In attesa dell’arrivo di un nuovo medico con incarico temporaneo previsto per metà luglio, saranno i colleghi della struttura a seguire anche i suoi pazienti. Per informazioni e appuntamenti resta attiva la segreteria al numero 041.490520.
Sempre a Chioggia ha lasciato definitivamente il servizio anche la dottoressa Boscolo Lucia Rizzo. I suoi assistiti sono già stati presi in carico dall’ambulatorio pubblico attivato dall’Ulss 3 con i medici della continuità assistenziale, nella sede di Strada Marina 500.
Natalità. Il calo delle nascite mette sotto pressione la rete veneta
Veneto, punti nascita verso la chiusura
Il futuro di alcuni punti nascita del Veneto è diventato uno dei temi più delicati della sanità regionale. A far discutere è la prospettiva di chiusura o riconversione di diversi reparti che non raggiungono più la soglia minima dei 500 parti all’anno prevista dagli standard nazionali per garantire sicurezza e qualità delle cure. Il problema non nasce oggi. Da anni il Ministero della Salute chiede alle Regioni di concentrare i parti nei centri con volumi più elevati, ritenuti più sicuri sia per le madri sia per i neonati. Tuttavia il progressivo calo della natalità sta rendendo sempre più difficile mantenere attivi i punti nascita negli ospedali periferici.
In Veneto la situazione è diventata particolarmente evidente negli ultimi mesi. Alcuni presidi sono scesi ben al di sotto della soglia dei 500 parti annui e rischiano ora di perdere il servizio. La Regione è chiamata a presentare una riorganizzazione della rete, anche per evitare contestazioni sul rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza.
La prospettiva ha però scatenato una forte reazione nei territori interessati. Sindaci, amministratori locali e rappresentanti politici sostengono che la semplice applicazione dei parametri numerici non tenga conto delle peculiarità geografiche e so-
ciali di molte aree venete. Il timore è che la chiusura dei punti nascita rappresenti l’ennesimo passo verso l’indebolimento degli ospedali periferici, con conseguenze per l’intero sistema sanitario locale. Particolarmente acceso è il dibattito nell’Alto Vicentino attorno all’ospedale di Valdagno, dove nelle ultime settimane si sono moltiplicate prese di posizione e richieste di intervento alla Regione. La difesa del punto nascita è diventata un tema trasversale che coinvolge amministratori, forze politiche e cittadini.
Nel confronto è entrata anche la proposta avanzata dall’europarlamentare Flavio Tosi, che suggerisce di sperimentare la rotazione del personale tra gli ospedali della stessa area per garantire gli standard richiesti senza arrivare alla chiusura dei reparti. Una soluzione che punta a mantenere la presenza del servizio nei territori più fragili e che potrebbe aprire un confronto con il Ministero.
Sul tavolo resta però un dato difficile da ignorare: in Veneto nascono sempre meno bambini. È questo il vero nodo che sta mettendo sotto pressione la rete dei punti nascita e che obbliga la sanità regionale a trovare un equilibrio tra sostenibilità, sicurezza clinica e diritto dei cittadini ad avere servizi vicini al proprio territorio.
Punti
nascita a rischio chiusura, Tosi propone la rotazione del personale tra gli ospedali
L’europarlamentare e segretario regionale di Forza Italia suggerisce di far lavorare periodicamente medici e operatori nelle strutture vicine per mantenere l’esperienza necessaria in tutti gli ospedali veneti
Una possibile soluzione per evitare la chiusura dei punti nascita del Veneto potrebbe passare dalla rotazione del personale sanitario tra gli ospedali del territorio. È la proposta avanzata da Flavio Tosi, europarlamentare e segretario regionale di Forza Italia, intervenuto nel dibattito sull’ipotesi di chiusura di quattro punti nascita nella regione.
In una nota, Tosi si dice convinto che sia possibile individuare una strada per scongiurare la chiusura delle strutture, o almeno di una parte di esse. L’esponente politico esprime inoltre stima nei confronti del direttore Giancarlo Ruscitti e sottolinea la volontà comune di trovare una soluzione condivisa.
Secondo Tosi, il nodo principale è rappresentato dalla normativa nazionale, che considera poco affidabili i punti nascita con meno di 500 parti all’anno. Una valutazione che, spiega, deriva dal rischio che il personale perda
esperienza pratica svolgendo un numero limitato di attività.
Per questo propone di organizzare una rotazione periodica degli operatori tra ospedali vicini. Come esempio cita la possibilità di far lavorare il personale di Adria nella struttura di Rovigo per alcuni periodi. In questo modo, sostiene, medici e operatori potrebbero mantenere un livello adeguato di esperienza sul campo, pur continuando a garantire il servizio nei punti nascita che registrano numeri inferiori alla soglia prevista dalla normativa.
«Il punto nascita rimarrebbe sì sotto la soglia dei 500 parti, ma sarebbe garantita l’affidabilità di chi ci lavora», afferma Tosi.
La
tecnologia
che cura: come GPI sta cambiando la sanità digitale italiana
GPI è un gruppo italiano con sede a Trento, quotato in Borsa dal 2016, che sviluppa software, servizi e tecnologie per la sanità. Con 7.800 persone, oltre 9.000 clienti tra strutture pubbliche e private e una presenza in più di 70 Paesi, è uno dei principali attori europei nella trasformazione digitale dei sistemi sanitari. I numeri del 2025 - 546 milioni di euro di ricavi, in progressivo aumento - raccontano un’azienda che sta trasformando decenni di esperienza in crescita concreta. Ma i numeri da soli dicono poco. Ciò che distingue GPI è la visione che orienta ogni scelta: la tecnologia in sanità non serve a sostituire i medici né a complicare il lavoro degli operatori o l’esperienza dei pazienti.
Serve a rimuovere gli ostacoli burocratici e informativi che oggi rallentano le cure, sprecano risorse e rendono più dif cile prendere decisioni cliniche nel momento giusto. Un approccio che si declina lungo l’intero percorso di cura: dall’ospedale al territorio, no all’assistenza a domicilio del In particolare, l’intelligenza arti ciale non è una componente che si aggiunge ai sistemi esistenti, bensì si integra direttamente negli strumenti che medici e specialisti usano ogni giorno. Le applicazioni spaziano dal riconoscimento vocale dei segnali precoci di patologie cardiovascolari, neurodegenerative o di burnout negli operatori, a modelli probabilistici che supportano i centri di prenotazione nell’ottimizzare le liste d’attesa, no a sistemi predittivi che anticipano con elevata precisione i picchi di accesso al pronto soccorso. Un impegno che GPI ha formalizzato anche sul piano internazionale, essendo tra i primi operatori ad aver ottenuto la certi cazione ISO/IEC 42001, lo standard che de nisce i requisiti per un uso etico e trasparente dell’intelligenza arti ciale.
La stessa attenzione si ritrova sul fronte della sicurezza dei dati sanitari, una questione che tocca direttamente ogni cittadino. GPI ha scelto di aderire con convinzione a Intacture, un progetto di partenariato pubblico-privato che ha pochi equivalenti in Europa: un data center ricavato all’interno di una miniera attiva in Trentino, dove la roccia garantisce protezione sica naturale e il raffrescamento passivo della montagna abbatte i consumi energetici. Un’infrastruttura progettata per garantire elevati standard di sicurezza, continuità operativa e sovranità del dato, temi sempre più centrali nella gestione delle informazioni sanitarie.
Trasformare la sanità attraverso la tecnologia è un lavoro lungo, fatto di competenze accumulate nel tempo e di scelte strategiche. Con oltre 35 anni di attività, GPI continua a investire nello sviluppo di soluzioni digitali per la sanità, rafforzando la propria presenza sia in Italia sia sui mercati internazionali, con visione e sguardo rivolto al futuro.
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