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lapiazza di venezia - mag26

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Venezia, la Rai vende i suoi gioielli, c’è anche la sede di Palazzo Labia

di Venezia e Mestre

Il Veneto vuole l’autonomia energetica, Bitonci: “Lavoriamo sulle concessioni”

Con i cordoni della borsa ormai stretti dal bilancio approvato, il Consiglio Regionale del Veneto si è trasformato in un palcoscenico di scontri verbali che vanno ben oltre la semplice contabilità. È una sfida di visioni, un “botta e risposta” continuo che vede la maggioranza difendere il modello veneto e le opposizioni tentare di scardinarlo pezzo dopo pezzo. Il primo vero scontro frontale riguarda la mobilità. Carlo Cunegato, dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra, ha scosso l’aula con un attacco durissimo: “Presidente, mentre nel resto del mondo si corre verso il futuro, nel vicentino siamo fermi a treni a gasolio che sembrano reperti archeologici. Pagare abbonamenti esorbitanti per servizi da terzo mondo è un insulto ai lavoratori”.

Non si è fatta attendere la replica dai banchi della Lega e della Civica Zaia, che hanno risposto piccati: “Non abbiamo la bacchetta magica per elettrificare migliaia di chilometri in una notte, gli investimenti sono programmati e servono tempi tecnici, non slogan”.

Ma è stato Giovanni Manildo del Partito Democratico a rincarare la dose, spostando l’asse sul sociale: “I tempi tecnici non sfamano le famiglie.

Con 25 milioni, briciole rispetto ai 19 miliardi totali, potremmo dare trasporti gratuiti agli studenti. Non farlo è una scelta politica deliberata contro i giovani”. Modello

SICUREZZA URBANA, UNA CHIMERA FRA AZIONE E PREVENZIONE

UNO DEI PRINCIPALI TEMI

Trattamento della sordità, all’Ulss 3 zero attese e richieste da tutta Italia

SOCIALE, WELFARE, PIANO CASA E GIOVANI, STEFANI: “ECCO

NLA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

• Nicola Stievano

el suo ultimo film, La grazia, Paolo Sorrentino ci consegna l’immagine di un Capo dello Stato che abita la «bellezza del dubbio». Così nelle sale austere e silenziose del Quirinale la burocrazia non è il mostro che tutti denunciamo, ma un argine saggio, un tempo sospeso di riflessione. “La burocrazia, tutti la detestano - afferma il presidente del film - perché è lenta ma serve proprio a questo: a non prendere decisioni aff rettate”.

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CI STIAMO MUOVENDO”

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SICUREZZA INNOVAZIONE CASA LAVORO AMBIENTE SOCIALE

Committente Responsabile : Alberto Berengo
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AMBIENTE, LO IUAV PARTNER DELLA VENICE

CLIMATE WEEK 2026

L’Università Iuav di Venezia sarà partner della seconda edizione della Venice Climate Week –“Planet Aqua, Planet Peace”, in programma dal 3 all’8 giugno prossimi nel capoluogo del Veneto. L’iniziativa porterà in città una serie di eventi diffusi dedicati ai temi dell’ambiente, del rapporto con l’acqua e delle politiche internazionali sul clima.

La manifestazione è organizzata dal Future Food Institute ed è inserita tra le attività uff iciali della United Nations Decade of Ocean Science for Sustainable Development (Un Ocean Decade). L’evento si svolge con il sostegno della Città di Venezia e della Regione Veneto, insieme a fondazioni, centri di ricerca, università e istituzioni culturali. Tra i partner figurano anche soggetti industriali come Sanlorenzo, Deloitte e Generali, oltre a organizzazioni civiche impegnate nella transizione ecologica.

Dopo la prima edizione del 2025, la Venice Climate Week si conferma come uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati ai cambiamenti climatici e al passaggio verso modelli più sostenibili, con particolare attenzione alle realtà che vivono e si sviluppano in relazione all’acqua. «Si tratta di una vera e propria iniziativa di partecipazione pubblica a livello internazionale sui temi della transizione climatica e dell’acqua, che mette al centro Venezia come punto di osservazione e luogo di sperimentazione – ha commentato Francesco Musco, direttore della ricerca Iuav –. Numerosi docenti dell’ateneo saranno coinvolti nei tavoli di lavoro, nelle sessioni e nei dibattiti, e l’evento contribuirà anche a rilanciare il Centenario del nostro ateneo».

Dal 3 all’8 giugno una settimana di incontri e iniziative di respiro internazionale

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

Peccato che, uscendo dalla sala e tornando alla cronaca, il dubbio si trasformi in sospetto e la saggezza della procedura in una fretta che lascia storditi.

Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti per ragioni umanitarie somiglia a un copione scritto male, dove la nobile “cura estrema dello Stato” inciampa su un nome che evoca i fantasmi di una stagione politica che è ancora lontana dall’essere archiviata e che continua a maturare i suoi frutti avvelenati. Perché tanta urgenza?

Perché quel velo di riservatezza che oggi, alla luce delle inchieste giornalistiche, appare anziché come la doverosa tutela verso un minore come piuttosto un maldestro tentativo di tenere sotto traccia una vicenda esplosiva?

A squarciare l’esile velo del silenzio è un’inchiesta giornalistica che prima rende pubblico il provvedimento firmato dal Presidente della Repubblica e in seguito ne svela i tanti lati oscuri, dagli intrighi in Venezuela in cui a farne le spese sono proprio dei bambini indifesi, alle visite fantasma in ospedali italiani che si aff rettano a smentire contatti o consulenze. Se queste fondamenta crollano, non siamo più di fronte a una scelta politica discutibile o ad una decisione che può sembrare superficiale ma a un vero e proprio corto circuito istituzionale. Nel caos che ne è seguito finisce anche il rimpallo delle reciproche respons-

abilità. Il Quirinale non indaga, non fa il detective, si è detto: il Presidente della Repubblica esercita il suo potere di concedere o negare la grazia sulla base di un’istruttoria tecnica che gli viene consegnata. È il Ministero della Giustizia a dover garantire la genuinità di quel fascicolo che a sua volta ha ricevuto dalla Procura che ha condotto le indagini “sul campo” e tratto le proprie conclusioni. Ma in questo passaggio qualcosa si è rotto e qualcuno ha si è lasciato prendere la mano, quantomeno, da una insolita fretta o approssimazione, che di fronte a provvedimenti così definitivi come una grazia, è sempre cattiva consigliera. Non si può permettere che lo strumento della grazia - un atto quasi sacro, per questo concesso con parsimonia dai capi di stato - venga profanato da procedure opache o, peggio, da falsità documentali. Ecco allora la richiesta di chiarimenti urgenti del Quirinale al ministro della Giustizia per fare luce su un caso che potrebbe condizionare pesantemente il confronto politico. Mentre il Governo fa quadrato attorno a un Guardasigilli sempre più in aff anno e la procura corre ai ripari con un rapido supplemento di indagine, resta l’amarezza per un’istituzione che meritava più rispetto. La grazia, diceva il film, è bellezza. Qui, purtroppo, sembra rimasta solo la bruttezza di una trappola tesa alla credibilità dello Stato.

segue da pag. 1

Sicurezza ubrana/1. Piazzale Roma, Rialto, Santa Lucia e San Marco restano le aree più esposte

BORSEGGI SENZA TREGUA, 49 FERMATI

NEI PRIMI MESI DI QUEST’ANNO

Tra i fenomeni più sentiti nel centro storico di Venezia continua a esserci quello dei borseggi, concentrato soprattutto nelle aree a maggiore aff lusso come Piazzale Roma, la stazione ferroviaria di Santa Lucia, Ponte di Rialto e Piazza San Marco.

Secondo i dati diffusi dal Comune di Venezia, l’attività di contrasto ai reati predatori è stata intensificata anche nel 2026 attraverso pattugliamenti in abiti civili, videosorveglianza e controlli mirati nelle zone più frequentate del centro storico. Nel 2025 i borseggiatori bloccati dalla Polizia Locale sono stati 191. Da gennaio agli inizi di maggio sono stati complessivamente 49 i borseggiatori e le borseggiatrici sorpresi dalle forze dell’ordine nel territorio veneziano, a conferma di un fenomeno che continua a interessare in particolare le aree a maggiore aff lusso turistico e pendolare della città. Il bilancio delle attività di contrasto parla di 12 arresti, tra cui 3 eseguiti in seguito a ordinanze di custodia cautelare con traduzione in carcere. Le restanti posizioni hanno portato a denunce a piede libero, comprese 5 per violazione del foglio di via obbligatorio.

Particolare attenzione continua a essere riservata anche alla presenza di minori coinvolti negli episodi di

borseggio. Sono stati infatti 3 i minorenni denunciati: due di loro sono stati fermati nell’area di San Marco e successivamente accompagnati in comunità o aff idati ai familiari. A questi si aggiungono altri 5 minori non imputabili, di cui 3 intercettati sempre nella zona marciana e poi aff idati ai parenti o alle strutture competenti.

Dal punto di vista della composizione del fenomeno, le donne rappresentano la netta maggioranza: 38 su 49 persone fermate. La più giovane aveva appena 13 anni, mentre la più anziana 63. Gli uomini sorpresi in flagranza di reato sono stati 11.

Per quanto riguarda le nazionalità, il dato più consistente riguarda cittadini romeni, con 26 persone coinvolte. Seguono cittadini italiani con 11 casi, quindi Bulgaria e Bosnia con 4 ciascuno, Spagna con 3 e Marocco con 1.

Numeri che restituiscono il quadro di un’attività di controllo costante da parte delle forze dell’ordine, soprattutto nei punti più sensibili della città storica, da Piazza San Marco a Rialto, passando per l’area ferroviaria e i principali terminal del trasporto pubblico

Nel bilancio operativo 2025 della Polizia Locale emerge anche il potenziamento del sistema di videosorveglianza urbana:dalle 132 telecamere

attive nel 2025 si è passati a 920 installate nel 2026. Per Venezia, quindi, la sicurezza urbana non riguarda soltanto la repressione dei reati, ma anche la capacità di governare una città sottoposta a una pressione turistica costante. Pontili affollati, trasporto pubblico congestionato e grandi eventi rendono il centro storico particolarmente esposto ai reati predatori e alla percezione di insicurezza.

Convenzione triennale per l’assistenza agli attraversamenti pedonali

Il comune ha approvato i criteri e lo schema di convenzione per il servizio di assistenza e sorveglianza sugli attraversamenti pedonali in prossimità dei plessi scolastici comunali per i prossimi tre anni scolastici. Il servizio, già attivo da tempo in città grazie alla collaborazione con le associazioni di volontariato, continuerà a garantire la presenza di operatori e volontari durante gli orari di entrata e uscita degli studenti delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. Momenti delicati, soprattutto nelle aree più trafficate, dove il passaggio di bambini e famiglie richiede attenzione e

presidio costante.

L’obiettivo è semplice ma fondamentale: rendere più sicuri gli attraversamenti pedonali e le zone attorno alle scuole, aiutando gli studenti ad attraversare le strade in sicurezza e off rendo alle famiglie un punto di riferimento visibile nei momenti di maggiore aff lusso.

La convenzione sarà attivata attraverso enti del Terzo settore, secondo quanto previsto dal Codice del Terzo settore. Una collaborazione che negli anni ha dimostrato di funzionare e che oggi viene confermata come parte integrante delle politiche di sicurezza urbana della città.

Per Venezia, infatti, la sicurezza urbana non significa soltanto controlli o presenza delle forze dell’ordine. Significa anche prevenzione, vicinanza ai cittadini e attenzione ai luoghi della quotidianità. E le scuole rappresentano uno dei punti più sensibili della vita cittadina. Accanto alla tutela degli studenti, il progetto valorizza anche il ruolo del volontariato e della popolazione anziana, sempre più coinvolta in attività di utilità sociale.

Il servizio rappresenta quindi un presidio vicino alle persone. Una sicurezza urbana fatta di presenza quotidiana, collaborazione

Una sfida che richiede un impegno continuo da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine, in una città dove la tutela della vivibilità quotidiana passa anche dalla capacità di garantire sicurezza nei luoghi simbolo della laguna.

• Guendalina Ferro

e attenzione verso chi ogni mattina attraversa le strade per andare a scuola.

• (G.F.)

IMPERMEABILIZZAZIONI EDILI - ISOLAMENTI INTERRATI - COIBENTAZIONI - RIFACIMENTO TETTI

impermeabilizzazioni opera nel Nord-Est dal 1985, l'impresa è specializzata nel settore delle impermeabilizzazioni edili, civili ed industriali, e delle coibentazioni.

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Sicurezza

COMANDANTI SOTTO PRESSIONE TRA TURISMO E CAOS ACQUEO

Venezia è una città unica al mondo dove le strade sono fatte d’acqua e dove il traffico cambia continuamente. Qui il comandante non è soltanto un conducente di mezzi pubblici, ma rappresenta la prima autorità a bordo e il primo presidio di sicurezza per passeggeri ed equipaggio. Nel diritto marittimo italiano, infatti, il comandante è l’unica autorità responsabile della sicurezza della nave, della gestione dell’equipaggio e della tutela delle persone trasportate. Una responsabilità che, nella realtà veneziana, assume un peso ancora maggiore. Bacino San Marco e Canal Grande vengono definiti dai comandanti veri e propri “incroci liquidi”, tra gli ambienti di navigazione

più complessi d’Europa. In pochi metri convivono vaporetti, taxi acquei, gondole, barche a remi, mezzi commerciali e trasporti di servizio. Una pressione continua che richiede esperienza, lucidità e capacità di valutare il rischio in tempo reale. La sicurezza urbana veneziana si intreccia così con il tema della sicurezza della navigazione. Ogni manovra deve tenere conto di maree, vento, correnti, moto ondoso e densità del traff ico acqueo. Di notte e nelle condizioni di limitata visibilità i comandanti si aff idano al radar e all’esperienza localizzata per guidare le imbarcazioni attraverso un paesaggio che richiede una profonda “mappa mentale” della laguna. Variabili che rendono ogni transito diverso dall’altro.

Un ruolo, quello dei comandanti, che diventa ancora più importante durante la nebbia, l’acqua alta o nelle ore di massimo afflusso turistico. “Il momento più impegnativo — spiegano i vertici dell’Associazione Capitani Navigazione Lagunare ACNL, aff iliata al Collegio Nazionale Capitani e Macchinisti e membro della Confederation of European Shipmasters’ Associations,— è quando il vaporetto è pieno, i pontili sono affollati e molte persone vogliono ancora salire. In quei casi il personale deve garantire sicurezza rispettando orari, procedure e limiti di carico”. Il tema della pressione turistica entra quindi direttamente nel dibattito sulla sicurezza urbana. Venezia conta circa 50 mila residenti, ma accoglie ogni anno fino a 30 milioni di visitatori. La rete del trasporto pubblico locale gestita sostanzialmente da ACTV trasporta oltre 190 milioni di passeggeri all’anno tra navigazione e autobus, numeri che incidono profondamente sull’equilibrio della città. In questo contesto il moto ondoso rappresenta una delle minacce per Venezia. Tecnicamente si tratta dell’energia generata dagli scafi in movimento, ma le conseguenze sulla città sono concrete: erosione delle fondamenta, danni alle rive, instabilità dei pali di sostegno e rischi per le imbarcazioni più piccole, comprese gondole e barche tradizionali. La

Marghera, nuova caserma della Polizia Locale

Un passo concreto per rafforzare la sicurezza urbana e la presenza sul territorio. È stata inaugurata in via Cafasso, a Marghera, la nuova caserma della Polizia Locale di Venezia, un presidio moderno che ospita il nucleo cinofilo, le unità dedicate alla sicurezza urbana e il pronto impiego. La nuova struttura rappresenta un investimento importante per il territorio, pensato per migliorare l’eff icacia operativa degli agenti e garantire un controllo più capillare delle aree urbane. Non solo spazi adeguati e funzionali, ma anche una riorganizzazione dei servizi che punta a rendere più tempestivi gli interventi e più visibile la presenza delle divise tra i cittadini. All’interno della caserma trovano spazio anche quattro unità cinofile, elemento strategico nelle attività di prevenzione e controllo, aff iancate da personale qualificato impegnato quotidianamente sul campo. Un rafforzamento che si inserisce in una più ampia strategia di presidio del territorio, con l’obiettivo di rispondere in modo sempre più eff icace alle esigenze di sicurezza della comunità. L’inaugurazione della sede di via Cafasso segna quindi un tassello fondamentale nel potenziamento della sicurezza urbana a Marghera e

nell’intero territorio veneziano, mettendo gli agenti nelle condizioni migliori per operare. Il percorso di rafforzamento della sicurezza urbana a Venezia, prevede nelle prossime settimane l’inaugurazione della nuova caserma della Polizia Locale a Murano, ulteriore segnale di attenzione verso un presidio sempre più diffuso e vicino ai cittadini..

• (G.F.)

sicurezza urbana a Venezia quindi, significa anche difesa fisica della città storica e tutela della navigazione tradizionale. Un concetto che va oltre il semplice controllo del territorio e che coinvolge infrastrutture, mobilità pubblica, sostenibilità e gestione dei flussi turistici. “Mantenere Venezia in movimento — spiegano Lorenzo Boscolo e Agostino Benvegnù, rispettivamente presidente e vice presidente

dell’ACNL— significa assicurare ogni giorno il funzionamento sociale ed economico della città, anche nelle condizioni atmosferiche più diff icili”. Una missione silenziosa, spesso invisibile ai visitatori, ma centrale per la sicurezza urbana di una città dove il traff ico non scorre sull’asfalto, ma sull’acqua.

• Guendalina Ferro

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Ambiente e sviluppo. Porto o shore e tutela lagunare per una crescita sostenibile

MARTELLA: “SERVE LA FORZA DI CAMBIARE DOPO UN DECENNIO DI STAGNAZIONE

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uella che emerge guardando Venezia e leggendo i commenti di molti osservatori è la fotografia di una città più fragile, amministrata con piglio padronale ma senza una visione all’altezza della sua complessità e del suo rango internazionale. Ed è proprio da qui che nasce la nostra candidatura: dalla volontà di imprimere finalmente il cambiamento che Venezia chiede.”

Così Andrea Martella, candidato de La Stagione Buona indica, a pochi giorni dal voto, le priorità per il futuro.

“Il primo nodo è la casa. Non riguarda solo chi oggi rischia di andarsene, ma anche la possibilità di trattenere i talenti che Venezia forma nelle università, nella ricerca, nelle istituzioni culturali, e di attrarne di nuovi dal mondo. Se una città non off re abitazioni accessibili, aff itti sostenibili, servizi adeguati e qualità della vita, perde giovani, famiglie, studenti, professionisti.

Per questo servono un vero Piano casa, un’Agenzia per l’abitare, il recupero degli oltre 2500 alloggi pubblici lasciati sfitti, incentivi ai contratti lunghi e a canone concordato, e quella regolazione seria degli aff itti turistici brevi che la giunta Brugnaro-Venturini non ha avuto il coraggio di aff rontare.

Ripopolare Venezia non è un capitolo secondario: è la condizione di tutto il resto.” “Il secondo nodo – continua Martella - è il ritorno a una vocazione internazionale piena, capace di attrarre investimenti, progetti, ricerca e lavoro qualificato. Su questo attiveremo un’unità dedicata, e costruiremo una strategia capace di coinvolgere - in una dimensione metropolitana - Porto Marghera, università, cultura, innovazione. Questo significa anche mettere in campo uno sforzo attivo per aprire nuove filiere produttive e tecnologiche, dalla green economy all’Intelligenza Artificiale Responsabile. Senza

uno sviluppo diverso dal turismo Venezia resterà schiacciata in una monocultura che espelle i residenti, comprime il lavoro e riduce la qualità della vita.”

“Il terzo nodo è costruire un’alleanza

strutturale nel nome dell’innovazione –aggiunge - con i soggetti che già operano in città: università, fondazioni, istituzioni culturali, mondo produttivo, forze sociali. Venezia ha già dentro di sé energie, com-

petenze, prestigio, relazioni internazionali. Ma queste risorse vanno messe in rete dentro una regia pubblica forte, rispettosa, autorevole. Esattamente il contrario delle operazioni amichettistiche e delle forzature che hanno prodotto il disastro della Fenice e indebolito l’immagine della città. Non c’è futuro per Venezia se si continua a pensare che ambiente e crescita siano termini alternativi. La tutela dell’ecosistema lagunare non è un vincolo esterno, ma la condizione stessa di qualunque prospettiva seria di sviluppo. Per questo dobbiamo accelerare sull’unica soluzione strutturale possibile, quella del porto off shore. E c’è un punto in cui tutto converge: la qualità della vita. Se non rimettiamo al centro il diritto ad abitare, lavorare, muoversi, curarsi e sentirsi sicuri, Venezia continuerà a perdere residenti e attrattività. Una città che vuole tornare a essere internazionale deve prima di tutto tornare a essere vivibile per chi la abita.”

VENEZIA 2036, BOLDRIN LANCIA UN PIANO DECENNALE PER LA RINASCITA DELLA CITTÀ

Michele Boldrin, candidato sindaco per la lista ORA! Libera Venezia, ha delineato il cuore del suo programma socio-economico, un piano decennale per risollevare Venezia dal lungo periodo di stagnazione. La presentazione è avvenuta all’Hotel Aquarius, dove il professore ha esposto le sue proposte concrete per una città che, secondo lui, “ha bisogno di una nuova amministrazione che non si limiti a gestire il declino, ma che inizi a costruire un’alternativa realistica e visionaria”.

Il piano di Boldrin si estende su un orizzonte di lungo periodo, con l’intenzione di trasformare Venezia in un polo di innovazione, ricerca e sviluppo. Ispirato a modelli di successo come Kendall Square a Boston e il quartiere 22@ di Barcellona, il progetto si concentra su settori strategici quali le scienze dell’acqua, il clima, la laguna, il design e la manifattura avanzata. Un altro obiettivo chiave è quello di rendere Venezia un hub diplomatico

e geopolitico per l’intero Adriatico.

Per realizzare questa visione, Boldrin propone la creazione di strutture mirate: un’Agenzia per la Rinascita di Venezia (ARV), che agirebbe come ente autonomo e indipendente, supportata da un Advisory Panel internazionale di esperti e dal Venice International Investment Fund (VIIF), un fondo privato da 2 miliardi di euro. Il piano prevede la creazione di almeno 2.000 nuovi posti di lavoro qualificati entro il 2031 e 5.000 entro il 2036, puntando su una crescita economica basata su innovazione e sostenibilità.

“Venezia deve tornare a essere una città da vivere, non da consumare”, ha dichiarato Boldrin, concludendo il suo intervento con un appello alla partecipazione e alla responsabilità collettiva per un futuro migliore. Il programma completo, che tocca anche temi legati al turismo, alla cultura e all’ambiente, è disponibile nella cartella stampa del candidato.

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Economia e lavoro. Logistica, turismo e cantieristica come motori di Venezia

VENTURINI: “IL PORTO DI VENEZIA È UN PILASTRO ECONOMICO, SERVE UNA VISIONE CHIARA”

Il porto come asse centrale dello sviluppo economico della città. È questa la posizione ribadita da Simone Venturini, candidato sindaco di Venezia per il centrodestra.

Nel suo intervento, Venturini ha sottolineato di aver già presentato un programma definito e strutturato sul tema della portualità, rivendicando un approccio basato su contenuti concreti piuttosto che su dichiarazioni generiche. «Il porto non può essere un tema marginale della campagna elettorale – ha affermato – ma rappresenta una delle principali leve economiche della città e dell’intero territorio veneto».

Il candidato ha richiamato l’attenzione sul ruolo strategico dello scalo veneziano, definendolo un sistema che coinvolge logistica, cantieristica, turismo marittimo e industria. Ha inoltre evidenziato come la comunità portuale chieda stabilità e certezze in un momento considerato delicato per il settore.

Venturini ha poi espresso critiche verso l’attuale dibattito politico, sostenendo che alcune posizioni all’interno della coalizione avversaria rischierebbero di frenare lo sviluppo economico. Secondo il candidato, esiste una parte del confronto politico che tende a ostacolare la crescita infrastrutturale e produttiva del porto.

Tra le proposte avanzate, Venturini ha indicato la necessità di garantire piena operatività alla navigazione marittima e lagunare, intervenendo sui processi autorizzativi e sulla semplificazione burocratica. Particolare attenzione viene

posta al ruolo della futura Autorità per la Laguna, vista come strumento per accelerare le procedure. Un altro punto centrale riguarda la revisione del cosiddetto Protocollo Fanghi, considerato un ostacolo alle attività di dragaggio e manutenzione dei canali. Il candidato ha definito prioritario intervenire per garantire la navigabilità e la sicurezza delle infrastrutture portuali.

Sul piano degli interventi infrastrutturali, Venturini si è detto favorevole a procedere con i progetti già approvati, come quello dell’isola delle Tresse, e disponibile a valutare tecnicamente ulteriori sviluppi come il canale nord e il terminal Montesyndial. Infine, il programma include anche una visione di lungo periodo per Porto Marghera, che dovrebbe trasformarsi in polo per l’innovazione industriale e tecnologica, includendo settori come data center, aerospazio, chimica farmaceutica e idrogeno, con l’obiettivo di rafforzare la competitività economica dell’area veneziana.

La Lista Venturini accende la sfida a colpi di budget

La pubblicazione dei preventivi di spesa nell’albo pretorio del Comune di Venezia off re uno spaccato inedito sulle strategie delle varie coalizioni. Il dato che balza immediatamente agli occhi riguarda il centrodestra, dove la lista civica Simone Venturini Sindaco si pone come il vero motore economico della compagine. Con una previsione di spesa di 167 mila euro, la neonata formazione non solo stacca tutti i contendenti, ma supera da sola la somma dei budget di tutti i suoi alleati messi insieme. Questa imponente disponibilità finanziaria trova una spiegazione logica nella necessità di costruire in tempi brevissimi un’identità di marca per un simbolo lanciato ufficialmente solo a marzo. Gran parte delle risorse, circa 100 mila euro, è infatti destinata a mezzi e materiali di propaganda per garantire una presenza capillare sul territorio, a cui si aggiungono 30 mila euro per il personale e 25 mila per l’aff itto delle sedi elettorali. Al contrario, i partiti storici della coalizione mantengono profili più bassi: la Lega ha preventivato 50 mila euro e

Fratelli d’Italia poco meno di 33 mila, mentre Forza Italia e Udc hanno dichiarato cifre nulle, segno di una probabile gestione delle spese aff idata direttamente ai singoli candidati. Nel campo del centrosinistra a sostegno di Andrea Martella, la distribuzione delle risorse appare più equilibrata tra le varie sigle, pur restando su volumi complessivi inferiori al principale competitor. Il Partito Democratico guida il gruppo con circa 34 mila euro, seguito da Alleanza Verdi Sinistra e dalla civica Venezia è Tua, entrambe attestate tra i 16 e i 18 mila euro. Altre liste minori della coalizione si muovono invece su budget ridotti, compresi tra i 2 mila e i 6 mila euro. Sebbene tutte le cifre dichiarate siano ampiamente entro i massimi consentiti dalla legge, il divario economico ha già innescato le prime scintille politiche. Marco Gasparinetti, esponente di Terra&Acqua, ha sollevato dubbi sulla provenienza di tali capitali, chiedendosi pubblicamente quali impegni potrebbero derivare nei confronti dei grandi finanziatori in caso di vittoria.

Alleanza
- Venezia Città
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LA POLEMICA

Il caso immobiliare. La Rai apre a nuove destinazioni residenziali e commerciali per 15 palazzi di lusso

La Rai vende i suoi edifici più pregiati: c’è anche la sede veneziana di Palazzo Labia

Palazzo Labia, storica sede Rai nel sestiere di Cannaregio, finisce ufficialmente nel pacchetto degli immobili messi in vendita dalla televisione pubblica. Non si tratta di un’ipotesi nuova, ma negli ultimi giorni è arrivata la conferma con la pubblicazione di un bando che include quindici edifici di pregio distribuiti tra Milano, Roma, Genova, Firenze e altre città

italiane, in attesa di manifestazioni d’interesse da parte di investitori privati.

Tra questi anche il palazzo veneziano affacciato su campo San Geremia, a pochi passi dalla stazione di Santa Lucia, considerato uno degli immobili più prestigiosi del gruppo.

Nella documentazione allegata alla procedura, curata da Kpmg, per Palazzo Labia si parla di una

possibile valorizzazione con destinazione uffici di rappresentanza, ricettiva e residenziale di pregio. Una prospettiva che, di fatto, apre alla possibilità di una trasformazione d’uso rispetto all’attuale funzione di uff ici, ipotesi che richiederebbe specifiche autorizzazioni urbanistiche e che al momento non risulta condivisa né dall’amministrazione uscente né dai principali candidati alla guida della città.

La stessa presentazione descrive così l’edificio: «Palazzo Labia è un edificio storico in stile barocco veneziano, edificato tra la fine del XVII secolo e la prima metà del XVIII secolo, con accesso principale da Campo San Geremia 275. Ospita uno dei più significativi cicli pittorici del Settecento veneziano, tra cui gli aff reschi di Giambattista Tiepolo nel Salone delle Feste, in parte non amovibili. L’immobile si estende su una superficie lorda di circa 7.000 mq e si presenta in buono stato conservativo, a seguito della ristrutturazione effettuata tra il 1966 e il 1970 per l’adeguamento a sede regionale Rai».

E ancora: «Dal punto di vista funzionale, i piani ospitano uff ici, spazi congressuali e locali tecnici; ammezzati e sottotetto sono adibiti

Case popolari vuote a Venezia mentre cresce l’emergenza abitativa: polemica sui conti in attivo di Ater

Case popolari chiuse e inutilizzate mentre la città affronta una crisi abitativa sempre più pesante. È la denuncia lanciata da Monica

Sambo, segretaria del Pd veneziano, che punta il dito contro la gestione di Ater Venezia e contro le amministrazioni locali.

Secondo i dati citati, sarebbero circa 2.500 gli alloggi pubblici oggi sfitti nel territorio, di cui ben 1.500 gestiti da Ater. Numeri che, in una città segnata dallo spopolamento e dalla diff icoltà crescente nel trovare casa, vengono definiti “scandalosi”. Sambo evidenzia anche un altro aspetto: i conti dell’ente. Ater Venezia avrebbe chiuso il bilancio 2025 con risultati positivi, con circa 5 milioni di attivo e oltre 3 milioni di utile netto. Nonostante questo, però, secondo la segretaria dem non ci sarebbe stato un reinvestimento per rimettere a disposizione gli alloggi vuoti. La critica si allarga poi al quadro politico locale.

a depositi. Per unicità storico-artistica, posizione sul Canal Grande e caratteristiche tipologiche, Palazzo Labia rappresenta un asset di riferimento nel panorama immobiliare veneziano e italiano, con interessanti potenzialità di valorizzazione con destinazione uffici di rappresentanza, ricettiva, residenziale di pregio». Parole che hanno riacceso subito

il dibattito politico. Sul futuro dell’immobile pesa anche una posizione istituzionale già espressa. Nel 2024, infatti, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano aveva dichiarato che il ministero era pronto a esercitare il diritto di prelazione in caso di vendita, con l’obiettivo di mantenere Palazzo Labia sotto proprietà pubblica.

Nel mirino finiscono le amministrazioni di centrodestra, sia a livello comunale sia regionale, accusate di non aver messo in campo interventi concreti per aff rontare l’emergenza casa. “Nessun piano serio di recupero, nessuna accelerazione sui lavori, nessuna strategia”, è in sintesi la posizione espressa.

Il risultato, secondo la denuncia, è sotto gli occhi dei cittadini: abitazioni chiuse da un lato e famiglie senza risposte dall’altro. Una situazione ritenuta ancora più grave in una realtà fragile come Venezia, dove il calo dei residenti continua da anni.

Infine, viene chiesto un cambio di passo nella gestione del patrimonio pubblico, chiamando in causa anche le responsabilità della Regione e dell’assessore uscente Venturini. Al centro della richiesta, la necessità di rimettere rapidamente in circolo gli alloggi disponibili per garantire un diritto considerato fondamentale: quello alla casa.

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MI CANDIDO

Esperienza, equilibrio e una visione concreta per Venezia

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leggere i processi e di difendere l'interesse pubblico, ma soprattutto ci sono per una battaglia politica chiara: mandare a casa chi ha trasformato il governo della città in un esercizio di potere sterile.

Non è una decisione presa alla leggera.

Dopo tanti anni di impegno al servizio del bene comune avrei potuto fermarmi, e invece sento che oggi non è il tempo di restare in disparte, perché Venezia ha bisogno.

Ha bisogno di essere difesa, guidata, rimessa al centro. In questi anni ho avuto l’onore di servire la nostra città e il nostro paese in ruoli diversi: come sindaco di Venezia, come consigliere regionale, come senatore della repubblica e come membro del consiglio superiore della magistratura.

Tra questi, non posso tacere il caso di Simone

Non lo dico per guardare indietro, ma perché è da queste esperienze che nasce ciò che posso mettere oggi al servizio della città: conoscenza, competen za, equilibrio, capacità di a rontare problemi complessi e di trovare soluzioni concrete, e tutto uesto, sempre insieme. Non per ambizione personale, che non mi appartiene più, non per nostalgia, ma per una ragione semplice, brutale,

Oggi, dopo anni di amministrazione senza visione, questa comunità è più fragile, sempre meno residenti, sempre più disuguaglianze, un’economia sbilanciata, servizi che faticano a rispondere ai bisogni reali delle persone, che mettono al primo posto il pro tto e non i cittadini che devono o meglio dovrebbero servire, una pressione turistica so ocante che divora da anni giorno dopo giorno sotto gli occhi di tutti: così non può continuare.

Ci sono per rimettere al centro chi a Venezia vive ogni giorno: le famiglie, i giovani, chi tutti i giorni lavora, chi resiste. Ci sono per difendere il diritto alla casa, per contrastare lo spopolamento dei residen ti, per costruire un’economia più giusta e diversi cata. Ci sono per una città più sicura, più vivibile, più rispettata, ma ci sono anche per qualcosa di più profondo: per restituire dignità alla politica e al governo della città. Venezia non ha bisogno di continuità con ciò che non ha funzionato, ha bisogno di un cambiamento netto, serio, responsa

in una vita intera: esperienza, equilibrio, capacità di

Il

TEMPESTA IN LAGUNA, POLEMICHE E ACCUSE: IL “CASO VENEZIA” TRA FENICE E BIENNALE

Venezia sta attraversando una fase di profonda turbolenza che va ben oltre il moto ondoso dei suoi canali, scossa da tensioni che sembrano minare la storica stabilità dei suoi santuari creativi. In questa primavera del 2026, il Teatro La Fenice e la Biennale si sono ritrovati al centro di una tempesta perfetta, dove le logiche della politica governativa si sono scontrate frontalmente con l’autonomia delle istituzioni artistiche. Quello che emerge è un quadro di frizioni inedite, capace di trasformare la gestione della cultura in un vero e proprio campo di battaglia ideologico, mettendo a rischio il prestigio internazionale accumulato in decenni di diplomazia culturale. Il fronte più caldo riguarda senza dubbio il Teatro La Fenice, scosso da quello che la cronaca ha ribattezzato come il “Caso Venezi”. La nomina di Beatrice Venezi a Direttore Musicale, inizialmente presentata come un segnale di rottura e rinnovamento generazionale, ha innescato una

reazione a catena di rara intensità mediatica e sindacale. Il dissenso delle maestranze, manifestato apertamente attraverso gesti simbolici durante le dirette televisive dei grandi concerti e una serie di scioperi bianchi, è sfociato in un vicolo cieco dopo le dichiarazioni della direttrice sulla presunta mancanza di meritocrazia e l’impronta “ereditaria” interna al teatro. Il successivo licenziamento lampo, avvenuto per una rottura insanabile del rapporto di fiducia, ha lasciato il Sovrintendente Nicola Colabianchi a gestire una crisi d’identità senza precedenti. Questa frattura non ha solo diviso l’opinione pubblica, ma ha provocato scosse telluriche all’interno del consiglio d’indirizzo, portando a dimissioni polemiche di membri di alto profilo che hanno denunciato una gestione ormai troppo piegata a logiche di spartizione partitica, a scapito della serenità artistica necessaria a un teatro di produzione. Contemporaneamente, a pochi passi di distanza tra i Giardini e l’Arsenale,

la Biennale di Venezia aff ronta sfide diplomatiche e gestionali altrettanto insidiose. Il Presidente Pietrangelo Buttafuoco si è trovato stretto in una morsa complessa tra le aspettative del Ministero della Cultura e la necessità di preservare quel ruolo di “zona franca” che la rassegna rivendica dal 1895. La gestione dei padiglioni stranieri, in un’epoca segnata da conflitti globali laceranti, ha portato a frizioni pubbliche con i vertici romani. Il tentativo di proporre una visione artistica tesa a una “fantasia pacificatoria” è stato interpretato dal governo come un azzardo diplomatico fuori controllo, specialmente riguardo alle delicate trattative per la riapertura di spazi nazionali attualmente congelati per motivi geopolitici. Il risultato è stato un indebolimento della figura presidenziale, colpita da ispezioni ministeriali che molti osservatori leggono come un chiaro segnale di ritorno a un controllo centralizzato, lontano dalla tradizionale indipendenza curatoriale che ha reso la Biennale

la più importante istituzione d’arte al mondo. Queste due crisi, pur diverse per natura e protagonisti, condividono un’unica radice sistemica: la difficoltà cronica di conciliare il desiderio di egemonia culturale della politica centrale con la natura intrinsecamente libera e internazionale delle istituzioni veneziane. Se la Fenice deve ora faticosamente ricostruire un clima di fiducia tra podio, buca d’orchestra e

uffici amministrativi per evitare che il rumore delle polemiche copra il suono della musica, la Biennale è chiamata a difendere il suo ruolo di laboratorio intellettuale globale. Il rischio concreto, sempre più evidente in questa primavera veneziana, è che la città perda la sua capacità di essere un osservatorio d’avanguardia sul futuro per trasformarsi in un palcoscenico per dispute di retroguardia, dove le nomine pesano più delle opere e la propaganda soff oca la ricerca. La sfida per i prossimi mesi sarà quella di ritrovare un equilibrio alto, che permetta a queste due corazzate di navigare lontano dalle secche della polemica spicciola e restituire a Venezia il suo ruolo di capitale morale dell’arte contemporanea. Solo recuperando una visione che metta al centro la qualità del progetto e il rispetto per i corpi sociali che animano queste istituzioni, la Laguna potrà smettere di essere un caso di studio politico per tornare a essere, semplicemente, il luogo dove l’arte accade.

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Retail in trasformazione. Chiusure mirate e innovazione per a rontare il calo consumi

COIN RILANCIA LA MODA DONNA E RINNOVA

I GRANDI MAGAZZINI TRA DIGITALE E INNOVAZIONE

el pieno della trasformazione del retail moda, il gruppo Coin rilancia la propria strategia puntando con decisione sull’abbigliamento femminile e su un’offerta sempre più aggiornata. Nato in Veneto e da anni protagonista nel panorama dei grandi magazzini italiani, sta aff rontando una fase cruciale, sospesa tra razionalizzazione e innovazione, con l’obiettivo di ridefinire il proprio posizionamento sul mercato.

Negli ultimi mesi è stata avviata una revisione della rete vendita, che ha portato alla

chiusura dei punti meno performanti. Una scelta strategica che riflette le difficoltà di un settore alle prese con il calo dei consumi e con un cambiamento significativo nelle abitudini di acquisto. In questo contesto, l’ottimizzazione delle risorse diventa fondamentale per garantire sostenibilità ed eff icienza nel lungo periodo. Parallelamente, l’azienda sta lavorando a un profondo rinnovamento dell’offerta, introducendo nuove proposte e ampliando l’assortimento con marchi e collezioni capaci di intercettare un pubblico più esigente. Il

focus sul comparto femminile si conferma centrale: l’obiettivo è attrarre una clientela sempre più attenta allo stile, alla qualità e alla contemporaneità delle proposte, attraverso un mix equilibrato tra ricerca estetica e accessibilità. Un ruolo chiave è affidato anche al digitale. L’integrazione tra negozi fisici ed e-commerce diventa un elemento imprescindibile per migliorare l’esperienza di acquisto, off rendo maggiore flessibilità e continuità tra i diversi canali. In questo modo, il gruppo mira a intercettare nuovi

Venezia ritrova uno dei simboli più potenti della sua arte contemporanea. Negli spazi della Tesa 113 dell’Arsenale, Banca Ifis ha presentato il restauro di The Migrant Child, l’opera che Banksy realizzò nella notte tra l’8 e il 9 maggio 2019 sulla facciata di Palazzo San Pantalon, nel cuore della città lagunare. Un’immagine destinata a diventare iconica: un bambino con il giubbotto salvagente immerso nell’acqua del canale, mentre solleva verso il cielo una torciache emette fumo rosa. Un richiamo diretto ai drammi delle migrazioni e ai diritti dell’infanzia.

All’evento, inserito nel programma di Curated by Heart, hanno partecipato il presidente di Banca Ifis Ernesto Fürstenberg Fassio, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il premio Nobel per la Pace Kailash Satyarthi. Lo svelamento dell’opera segna la conclusione di un percorso iniziato nel 2023, quando Banca Ifis raccolse l’appello lanciato da Ministero della Cultura, Comune di Venezia e Regione Veneto per salvare il murale dal progressivo deterioramento causato da acqua salmastra, umidità e incuria dell’edificio.

Nel frattempo sono stati eseguiti la messa in

sicurezza di Palazzo San Pantalon, la rimozione dell’opera e gli interventi di restauro, ancora in corso anche sul palazzo stesso, acquistato da Banca Ifis nel 2024. Il progetto di riqualificazione sarà completato entro il 2027.

“Quest’opera parla un linguaggio universale fatto di pace, inclusione e diritti umani”, ha dichiarato Ernesto Fürstenberg Fassio, sottolineando il valore della collaborazione tra pubblico e privato nella tutela del patrimonio artistico e civile.

Nelle giornate dell’8 e 9 maggio, The Migrant Child attraverserà i canali veneziani a bordo di un’imbarcazione, permettendo ai cittadini di ammirarla da vicino. Poi tornerà definitivamente sulla facciata di Palazzo San Pantalon, nel luogo per cui era stata pensata sette anni fa, durante la Biennale di Venezia. Venezia ritrova uno dei simboli più potenti della sua arte contemporanea. Negli spazi della Tesa 113 dell’Arsenale, Banca Ifis ha presentato il restauro di The Migrant Child, l’opera che Banksy realizzò nella notte tra l’8 e il 9 maggio 2019 sulla facciata di Palazzo San Pantalon, nel cuore della città lagunare. Un’immagine destinata a diventare iconica: un bambino con il giubbotto salvagente immerso

consumatori e a raff orzare la relazione con quelli già acquisiti, adattandosi a un mercato in costante evoluzione. Nonostante le criticità, il percorso intrapreso appare promettente. La strategia punta infatti a ridefinire il modello del grande magazzino, trasformandolo in uno spazio più moderno, dinamico e in linea con le aspettative del consumatore contemporaneo, sempre più orientato a un’esperienza d’acquisto completa e coinvolgente.

• Lieta Naccari

nell’acqua del canale, mentre solleva verso il cielo una torciache emette fumo rosa. Un richiamo diretto ai drammi delle migrazioni e ai diritti dell’infanzia.

All’evento, inserito nel programma di Curated by Heart, hanno partecipato il presidente di Banca Ifis Ernesto Fürstenberg Fassio, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il premio Nobel per la Pace Kailash Satyarthi. Lo svelamento dell’opera segna la conclusione di un percorso iniziato nel 2023, quando Banca Ifis raccolse l’appello lanciato da Ministero della Cultura, Comune di Venezia e Regione Veneto per salvare il murale dal progressivo deterioramento causato da acqua salmastra, umidità e incuria dell’edificio.

Nel frattempo sono stati eseguiti la messa in sicurezza di Palazzo San Pantalon, la rimozione dell’opera e gli interventi di restauro, ancora in corso anche sul palazzo stesso, acquistato da Banca Ifis nel 2024. Il progetto di riqualificazione sarà completato entro il 2027.

“Quest’opera parla un linguaggio universale fatto di pace, inclusione e diritti umani”, ha dichiarato Ernesto Fürstenberg Fassio, sottolineando il valore della collaborazione tra pubblico e privato nella

tutela del patrimonio artistico e civile. Nelle giornate dell’8 e 9 maggio, The Migrant Child attraverserà i canali veneziani a bordo di un’imbarcazione, permettendo ai cittadini di ammirarla da vicino. Poi tornerà definitivamente sulla facciata di Palazzo San Pantalon, nel luogo per cui era stata pensata sette anni fa, durante la Biennale di Venezia.

• Riccardo Musacco

Super Thor-Neo: Il “Gabbiano del Buonsenso”

Venezia non è solo una città d’arte, è un ecosistema fragile dove ogni gesto quotidiano ha un peso specifico. Lo sa bene il Gruppo AVM che, in occasione del Venezia Comics a Forte Marghera, ha svelato la sua nuova scommessa comunicativa firmata dal fumettista Sebastiano Mandruzzato. Il protagonista è Super Thor-Neo, un gabbiano supereroe che non usa la forza bruta, ma l’arma più affilata della laguna: l’ironia in dialetto. L’obiettivo è ambizioso, ovvero trasformare il trasporto pubblico da terreno di scontro a spazio di convivenza civile, cercando di ridurre drasticamente quei 300.000 euro di danni da vandalismo registrati nel 2025. Il cuore del progetto risiede nella capacità di Super Thor-Neo di parlare in modo diretto e autentico. Vedere un supereroe piumato che alza il sopracciglio davanti a uno zaino che occupa un sedile o a un tornello forzato dalla fretta crea un’immediata simpatia che punta a superare la freddezza dei regolamenti scritti. In questo modo, il passeggero viene spronato a passare dal ruolo di semplice utente a quello di custode del proprio territorio. Il messaggio è solare e propositivo, suggerendo che bastano piccoli gesti di attenzione per rendere il tragitto verso il lavoro o la

scuola un’esperienza migliore per l’intera collettività.

Tuttavia, ogni grande operazione di sensibilizzazione porta con sé delle sfide strutturali che l’azienda dovrà monitorare con attenzione per garantire il successo del progetto a lungo termine. Una delle questioni principali riguarda il rischio della reciprocità, poiché la comunicazione funziona al meglio quando il cittadino sente che l’ente pubblico è realmente dalla sua parte. Se Super Thor-Neo chiede rispetto, l’utente si aspetta in cambio un’efficienza impeccabile. In caso di criticità nel servizio, la satira del fumetto potrebbe essere percepita con fastidio, rendendo fondamentale che il decoro promosso dal gabbiano trovi un riscontro immediato nella manutenzione costante di mezzi e fermate. Un’altra sfida cruciale è rappresentata dall’inclusività culturale. Sebbene il dialetto veneziano sia il collante perfetto per i residenti, Venezia rimane una città popolata da una marea globale di visitatori. Per evitare che il messaggio rimanga un dialogo chiuso, la potenza visiva delle 27 tavole di Mandruzzato dovrà risultare universale. Il rischio che il turista o il pendolare non locale si sentano esclusi dal codice di Thor-Neo

deve essere bilanciato dalla forza del disegno, che deve essere così chiara da superare ogni barriera linguistica. Solo così la campagna potrà educare senza isolare alcuna categoria di viaggiatori. Infine, rimane il compito delicato di trasformare cifre astratte in valori concreti per la cittadinanza. I 300.000 euro spesi per riparare tornelli e pensiline sono risorse sottratte al potenziale miglioramento dei servizi. La campagna deve far comprendere che ogni danno non colpisce solo l’azienda, ma sottrae qualità alla vita di tutti i giorni. Super Thor-Neo ha dunque la missione di ricordare che un tornello rotto non è solo un costo contabile, ma un minuto perso e un disagio reale per chiunque debba prendere un vaporetto o un autobus. In definitiva, Super Thor-Neo rappresenta una boccata d’aria fresca e il tentativo di curare la città con la creatività anziché solo con le sanzioni. Se il “Gabbiano del Buonsenso” riuscirà a far sentire ogni passeggero parte di una squadra, la vera vittoria non sarà solo un risparmio economico per AVM, ma una Venezia più gentile e vivibile. La sfida è lanciata e ora la palla passa ai passeggeri, chiamati a seguire il volo di Thor-Neo verso un viaggio più consapevole e rispettoso.

Addio a Livio Seguso, il maestro del vetro di Murano

Si è spento all’età di 95 anni Livio Seguso, uno dei più grandi maestri della tradizione artistica muranese. Con la sua morte, il mondo dell’arte perde una figura di riferimento che ha trasformato il vetro da materiale tradizionale a mezzo di espressione artistica contemporanea. La sua carriera, durata più di sette decenni, ha visto l’evoluzione di Seguso da artigiano del vetro a scultore di fama internazionale.

Nato e cresciuto nell’isola di Murano, Seguso ha iniziato la sua carriera giovanissimo, imparando le tecniche tradizionali della lavorazione del vetro. Tuttavia, la sua vocazione artistica si è rapidamente spinta oltre i confini della tradizione, portandolo a una ricerca innovativa sulla forma plastica. Negli anni ‘70, abbandonò le convenzioni della scuola muranese per esplorare il cristallo puro, un materiale che gli consentiva di giocare con la trasparenza e la luce, creando opere di una bellezza eterea.

Nel corso della sua lunga carriera, Seguso ha ampliato il a repertorio, integrando nuovi materiali come acciaio, pietra, legno e marmi, sviluppando una scultura che ha spesso sfidato la percezione tradizionale dei materiali. Le sue opere hanno attraversato diverse epoche, mantenendo un forte legame con la luce e il movimento, ma anche con una visione più complessa del vetro come simbolo di universalità.

ivio Seguso è stato uno dei protagonisti principali nel portare l’arte del vetro di Murano al di fuori dei confini locali, conquistando una fama mondiale. La sua arte ha celebrato la bellezza della materia e la potenza della scultura, arricchendo la tradizione muranese con nuovi linguaggi. Con la sua morte, Murano perde non solo un artista, ma una delle sue voci più innovative e una figura che ha saputo coniugare maestria tecnica e ricerca artistica.

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di questi anni, oppure cambiare direzione e riprendere in mano il proprio futuro. Mi sono candidato per questo: per costruire una città più vivibile, più sicura, più giusta. Una città che ascolta, coinvolge, decide con i cittadini e non sopra le loro teste.

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Il senso del mio impegno è semplice: ricostruire le condizioni perché vi vere a Venezia, a Mestre, nelle isole e in terraferma torni a essere una scelta possibile. Per i giovani, per le famiglie, per chi lavora, per chi vuole restare. Per chi non si rasseg na all’idea che questa città debba continuare a svuotarsi, perdere abitanti, servizi, opportunità e qualità della vita.

In questi mesi, incontrando tante persone nei quartieri, nei mercati, nelle calli e nelle isole, ho raccolto preoccupazioni molto concrete: il costo della vita, il problema della

Un’amministrazione che tenga insieme la città d’acqua e di terra, rafforzi i servizi, renda più forte il lavoro. Per una città in cui la qualità della vita torni a essere il

e proposte su questioni cruciali: welfare e sanità di prossimità, mobilità più semplice e accessibile, cultura come risorsa viva della città, tutela della laguna e del territorio, turismo da govcode qui sotto.

Qui abbiamo scelto di concentrarci su tre grandi temi: casa e diritto a restare, sicurezza come bene comune, lavoro di qualità e sviluppo economico. Tre pilastri

inquadra il Qr code con il tuo telefono per consultare il programma completo

gioso. Costruito attraverso decine di incontri con cittadini, associazioni, operatori, per delineare, tutti insieme, la nostra visione della Venezia che verrà.

Perché il diritto ad abitare Venezia deve tornare centrale. Perché il
glio una città che restituisca ruolo
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La sicurezza è un bene comune

Un diritto che va garantito come la casa, il lavoro, la salute.

è scivolato ufficialmente sotto la s critica dei 48.000 residenti subisce un’emorragia senza precedenti. caso di Carpenedo è emblematico, con circa 1.900 cambi di residenza documentati nell’ultimo anno scelto di abbandonare la città per cercare sicurezza altrove. Essere ai vertici per rapine (12° posto nazionale) e traffico di droga non è un destino ineluttabile, ma il risultato di una gestione che ha smarrito il controllo del territorio. I cittadini non scappano per noia, ma perché i dati dicono che vivere a Mestre oggi significa esporsi a rischi che una capitale europea non può più tollerare. Rigovernare Venezia significa prima di tutto invertire queste classifiche della vergogna e restituire ai residenti il diritto di non dover fuggire dalla

Un grande piano casa

Investimento straordinario per l’edilizia, apertura degli alloggi chiusi: così ripopoliamo la città di

un piano straordinario che preveda vincoli stringenti al cambio di destinazione d’uso degli immobili e in

per il consumo globale. In quest’ottica, il diritto alla casa diviene la pietra ango lare su cui edificare una nuova visione di cittadinanza, trasformando la residen zialità da privilegio per pochi a pilastro

per famiglie e giovani coppie

presidio capillare e una collaborazione costante tra tutte le forze dell’ordine è possibile restituire ai cittadini una reale percezione di sicurezza nei loro quartieri.

Parallelamente, la prevenzione deve diventare la leva principale dell’azione comunale attraverso la cura del decoro urbano e la vivibilità degli spazi pubblici. Occorre un piano straordinario per la pubblica illuminazione e una strategia di riuso degli edifici abbandonati

Presidi di quartiere e polizia locale di prossimità

Sicurezza sociale con operatori di strada e inclusione attiva

Più luce, più vita, più sicurezza nei quartieri

ma urbano resiliente, dove la tutela della laguna si intrecci indissolubilmente con la difesa del tessuto sociale, garantendo che Venezia rimanga una città viva e pulsante piuttosto che una mera scenografia

• Incentivi ai contratti di lunga durata

La città si è impoverita, in questi anni, e il costo della vita è cresciuto molto, senza che la giunta Brugnaro-Venturini muovesse un dito. Serve un Comune attivo anche in questo settore, che vede in difficoltà moltissime persone e famiglie.

Per questo proponiamo un accordo con gli operatori economici per il contenimento dei prezzi, un sostegno concreto per chi si trova in difficoltà per pagare l’affitto, nutrirsi, curarsi, una centrale acquisti che aiuti a ridurre i costi, bonus e sgravi fiscali per chi riapre o tiene aperta un’attività di prossimità in cambio di prezzi calmierati e la promozione di comunità energetiche contro il carobollette.

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La città che cresce

Lavoro dignitoso, insediamenti innovativi, sviluppo del Porto nel rispetto della Laguna

porti occupazione stabile e di qualità, creando una connessione organica tra il polo accademico di Via Torino,

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invertire la rotta serve un cambio di paradigma coraggioso che rimetta al centro uno sviluppo economico innovativo e realmente sostenibile.

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Il motore di questa rinascita può e deve essere Porto Marghera, trasfor mando quello che è il sito di interesse nazionale più vasto d’Italia in un vero hub dell’innovazione produttiva. Non si tratta solo di completare le bonifiche, atto comunque priori tario, ma di insediare stabilmente filiere legate alla green economy, alla logistica avanzata, all’intelligenza

Il porto non è materia di propa ganda, ma un asset strategico per il futuro di Venezia. La città deve affrontare questa fase delicata con serietà e visione unitaria; per questo, da sindaco, me ne occuperò in prima persona. L’obiettivo è garantire la pi ena operatività portuale in equilibrio rigoroso con gli assetti morfologici della laguna. Senza una pianificazione concreta, rischiamo decisioni drastiche e traumatiche come già avvenuto per la crocieristica. Dobbiamo invece unire il mondo del lavoro e le forze cittadine per sviluppare il porto e rigenerare l’ecosistema: Venezia ha la maturità e l’intelligenza per riuscirci.

La sfida per la Venezia di domani: tra ricerca globale sul clima e rinascita

Bisogna dunque accelerare sulla soluzione offshore. Gli approdi fuori laguna rappresentano la vera pros pettiva strategica, specialmente con un Mose destinato a chiudere sempre più spesso le bocche di porto a causa dei mutamenti climatici. Chi oggi ig nora questi limiti oggettivi non vuole vedere la realtà e, così facendo, finisce per condannare il porto.

Su Tresse 2 vigileremo affinché

desertificazione.

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nucleare e puntiamo alla bonifica integrale dei terreni per restituirli a usi produttivi, creando un polo tecnologico e parchi agrovoltaici per la città storica. Il rilancio economico passerà

Ascoltaci in tutto il Veneto in auto sul

legamenti ACTV verso l’aeroporto e integreremo il polo universitario di via Torino con il resto della città, tutelando i beni comuni e promuovendo una governance che unisca università, porto e ricerca.

La questione portuale significa anche pensare all’interfaccia offshore nella zona industriale, tra bonifiche, ZLS e innovazione per attrarre nuovi investimenti. Immagino un porto forte e una Marghera che torni a generare occupazione qualificata. Il futuro si garantisce solo tenendo insieme operatività, lavoro sicuro e un ecosistema sano: contrapporre queste dimensioni significa non comprendere il destino di Venezia e lo sguardo che il mondo intero le rivolge. AM

ELEZIONI COMUNALI VENEZIA 24 - 25 MAGGIO 2026

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LA FORZA DI CAMBIARE

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ECONOMIA

Marghera al centro dell’autonomia europea: i nuovi campioni delle materie prime critiche

Porto Marghera si conferma il cuore pulsante della transizione ecologica e industriale italiana. Nell’ambito del Critical Raw Materials Act, il regolamento europeo volto a ridurre la dipendenza del Vecchio Continente dalle forniture estere (Cina in primis), il Governo ha uff icialmente trasmesso alla Commissione Europea sette progetti strategici nazionali. Di questi, ben due battono bandiera veneta e hanno la loro base operativa proprio nell’area industriale veneziana: Alkeemia PureGraph e 9-Tech. Si tratta di una candidatura di peso che, se approvata da Bruxelles, garantirà a queste iniziative corsie preferenziali autorizzative e un accesso facilitato ai finanziamenti, inserendole in una rete d’élite per la sovranità tecnologica dell’Unione.

L’oro nero delle batterie e il recupero

del silicio I due progetti affrontano sfide diverse ma complementari. Alkeemia, con l’iniziativa PureGraph, punta tutto sulla purificazione della grafite. Questo materiale è un componente essenziale per la produzione di batterie agli ioni di litio e per lo sviluppo di tecnologie avanzate; la capacità di raff inarlo internamente permetterebbe all’Europa di non essere più un semplice acquirente passivo di prodotti finiti, ma un attore protagonista nella filiera dell’automotive elettrico.

Dall’altro lato, 9-Tech si focalizza sull’economia circolare con un approccio pionieristico al riciclo. Il loro obiettivo è il recupero di materie prime seconde ad alto valore dai pannelli solari a fine vita. In un momento in cui l’Europa si interroga su come gestire l’imponente mole di rifiuti derivanti dalla prima ondata di installazioni fotovoltaiche, l’impianto

di Marghera si propone di estrarre metalli preziosi e materiali riutilizzabili, chiudendo il cerchio dell’energia pulita e garantendo una fornitura interna di silicio e altre materie critiche. Visione regionale e rilancio produttivo L’importanza dell’operazione è stata sottolineata con forza dall’assessore allo Sviluppo Economico regionale, Massimo Bitonci. Secondo la Regione Veneto, la partita che si gioca a Marghera è decisiva per il futuro dell’energia e dell’economia europea. Non si tratta solo di “nuove fabbriche”, ma di un aggiornamento tecnologico di impianti e competenze già radicati nel territorio, capaci di generare occupazione altamente qualificata e di attrarre partner internazionali. Porto Marghera, dunque, non viene più vista come un’eredità pesante della vecchia chimica, ma come un laboratorio a cielo aperto per la supply chain del futuro. Oltre gli annunci: la richiesta di concretezza Mentre i progetti di Alkeemia e 9-Tech procedono spediti, rimane sullo sfondo la proposta del ministro Adolfo Urso riguardante la creazione di un grande hub di stoccaggio delle materie prime proprio in laguna. Su questo fronte, il segretario della Cgil Venezia, Daniele Giordano, ha espresso una posizione di prudente attesa. Il sindacato, pur dichiarandosi disponibile al dialogo, chiede che al sopralluogo del Ministro

Le imprese venete corrono quando le regole sono chiare, ma rallentano di colpo quando i provvedimenti restano in sospeso. È il quadro che emerge da un’indagine realizzata da Fòrema per conto di Confindustria Veneto Est, su un campione di mille aziende del territorio, in gran parte tra Padova, Treviso e Vicenza. Negli ultimi quattro anni, i piani legati alla Transizione 4.0 e 5.0 hanno dato una spinta concreta all’economia locale: il 71,5% delle imprese ha investito in nuovi macchinari, tecnologie digitali e soluzioni per ridurre i consumi energetici. Un’accelerazione evidente soprattutto tra il 2022 e il 2025, quando quasi nove aziende su dieci tra quelle attive hanno avviato progetti di innovazione. Gli eff etti si vedono nei numeri. L’88,6% delle imprese segnala un miglioramento della propria capacità di stare sul mercato, mentre l’occupazione è cresciuta del 12,8%, con migliaia di nuovi posti di lavoro creati nel campione analizzato. Non solo: in molti casi la tecnologia non ha

sostituito i lavoratori, ma ha richiesto nuove competenze e figure specializzate.

Le aziende hanno puntato soprattutto su software e sistemi digitali, nuovi macchinari interconnessi e formazione del personale. Più della metà si è aff idata anche a consulenti esterni per gestire investimenti e pratiche legate agli incentivi.

(previsto per l’8 maggio) seguano fatti concreti e progetti tecnici dettagliati. La preoccupazione delle parti sociali è che i grandi annunci politici possano oscurare le reali potenzialità industriali del territorio se non supportati da un piano operativo solido che coinvolga chi a Marghera lavora ogni giorno. Il cammino verso l’autonomia strategica europea passa dunque per Venezia. Se

Alkeemia e 9-Tech otterranno il riconoscimento strategico dalla Commissione, Porto Marghera diventerà ufficialmente uno dei nodi imprescindibili per la costruzione dei motori, dei pannelli solari e delle batterie di domani, dimostrando che la rinascita industriale è possibile solo attraverso l’integrazione tra ricerca avanzata, recupero di risorse e una visione geopolitica di ampio respiro.

Accanto ai risultati positivi, però, emerge una criticità che pesa sul futuro: la complessità delle norme e l’incertezza sulle scadenze. Molte imprese lamentano procedure complicate e continui cambi di regole, mentre chi non ha utilizzato gli incentivi indica proprio nella burocrazia e nella mancanza di competenze interne i principali ostacoli. Il nodo principale resta quello del nuovo piano 5.0 e, in particolare, del decreto attuativo sull’iperammortamento, atteso da mesi. Senza questo passaggio, spiegano gli operatori, gli investimenti rischiano di restare fermi nel 2026.

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UNA STAGIONE DA APPLAUSI TRA DOMINIO, SPETTACOLO E AMBIZIONI DEGNI DELLA SERIE A

Una cavalcata, anzi una traversata incredibile. Perché il Venezia che ha conquistato la Serie A non si è limitato a vincere il campionato cadetto, lo ha dominato con personalità, continuità e una qualità di gioco raramente vista negli ultimi anni nella categoria. Ottantadue punti, uno in più del combattivo Frosinone, miglior attacco con 77 reti segnate e miglior difesa con appena 31 gol subiti. Numeri che raccontano tanto, ma forse non abbastanza. La stagione arancioneroverde è iniziata il 24 agosto con il successo per 2-1 contro il Bari ed è terminata nel modo più romantico possibile: coppa alzata tra Canal Grande e Piazza San Marco, in mezzo a migliaia di tifosi impazziti di gioia. In mezzo, un percorso quasi sempre impeccabile, con qualche inevitabile frenata — le sconfitte casalinghe contro Cesena e Modena o i passi falsi di Catanzaro e Carrara — che però non

hanno mai incrinato la sensazione di trovarsi davanti alla squadra più forte del torneo.

Lo ha ricordato anche Giovanni Stroppa dopo l’ultima vittoria contro il Palermo: il Venezia ha sempre dato l’impressione di poter colpire in qualsiasi momento. Una squadra che gioca “a memoria”, come ha spiegato lo stesso tecnico durante la festa promozione in Piazza San Marco, quasi stupito dal livello raggiunto dai suoi giocatori. E non c’è stato soltanto Adorante, terminale offensivo della stagione e MVP del campionato. La vera forza del Venezia è stata la coralità. Ben 18 giocatori diversi sono andati in gol nel corso del torneo, segnale di una squadra capace di trovare risorse e protagonisti in ogni reparto. Fondamentale il ritorno in difesa del capitan Svoboda, leader tecnico ed emotivo, così come la regia elegante e continua di Busio in mezzo al campo. Attorno a loro hanno brillato

la qualità di Kike Perez, l’intelligenza tattica e atletica di Doumbia e la sicurezza tra i pali garantita da Stankovic. Dietro al successo, però, c’è molto più del lavoro sul campo. La coppia formata dai direttori sportivi Filippo Antonelli e Christian Molinaro si è rivelata decisiva nella costruzione di un gruppo forte tecnicamente ma soprattutto compatto nello spogliatoio. Antonelli, visibilmente emozionato sul palco di Piazza San Marco, ha parlato di un “progetto unico”, nato con l’obiettivo immediato di tornare in Serie A e restarci stabilmente. Parole accolte dall’entusiasmo dei tifosi, insieme all’annuncio più atteso: Stroppa resterà sulla panchina lagunare anche nella prossima stagione e anche Haps prolungherà il suo contratto. Determinante anche la crescita societaria. L’arrivo dei nuovi investitori vicini al rapper Drake ha dato ulteriore solidità al club, mentre la neo presidente

ALLO STADIO PENZO LE FINALI DEL TROFEO “SIGALOTTI”

tutte le notizie del Trentino aggiornate in tempo reale. Calcio. Esplosa la festa in Canal Grande e Piazza San Marco

LFrancesca Bodie ha già fissato la linea: costruire una squadra da Serie A vera, senza l’etichetta della comparsa di passaggio. E poi c’è il gruppo. Le parole del capitano Svoboda raccontano bene l’anima di questa squadra: “Ci siamo divertiti tantissimo in campo ma anche nello spogliatoio”. Un legame umano che si è trasformato in forza collettiva e che ha trascinato il Venezia nei momenti più delicati della stagione. Ora arriva la

parte più diff icile. Stroppa lo sa bene: “La Serie A è un altro sport”. Proprio per questo il Venezia dovrà essere bravo a non rompere questo giocattolo quasi magico costruito nell’ultimo anno. Mantenere l’ossatura della squadra sarà fondamentale, così come intervenire sul mercato con acquisti mirati e funzionali alla categoria superiore.

• Riccardo Musacco

o stadio Pier Luigi Penzo ha fatto da cornice alle finali della 18° edizione del Trofeo Sigalotti, il tradizionale torneo di calcio dedicato agli studenti delle scuole superiori di Venezia, in ricordo della professoressa Annarosa Sigalotti. La manifestazione ha visto trionfare l’I.I.S. “Vendramin Corner” che ha battuto in finale l’I.I.S. “Benedetti Tommaseo” ai calci di rigore per 3-1 dopo che i tempi regolamentari erano terminati 0-0, davanti a 2300 studenti che hanno riempito la tribuna dei distinti Solesin. Terzo posto per l’I.T.T. “Marinelli Fonte” che ha superato nella finale per il bronzo l’I.I.S. “A. Pacinotti” per 2-1. Oltre all’ambito trofeo dei vincitori, tra i premiati anche l’I.T.T. “Marinelli Fonte” che ha ricevuto la coppa Fair Play, Martino Tiozzo (I.I.S. “Vendramin Corner”) miglior portiere del torneo, Tommaso Secco

(I.T.T. “Marinelli Fonte”) miglior marcatore e Giacomo Polo (I.I.S. “Benedetti Tommaseo”) miglior giocatore. All’evento era anche presente l’assessore allo sport della Città Metropolitana di Venezia Matteo Senno. “Il Trofeo Sigalotti è diventato un appuntamento fisso e atteso da tantissimi studenti delle nostre scuole superiori – le parole dell’assessore. Un bel progetto che porta i valori dello sport a scuola e fortifica il senso di identità dei ragazzi con le scuole di appartenenza e il legame con il territorio. Manteniamo vivo così il ricordo della docente Annarosa Sigalotti, scomparsa nel marzo del 2005, che fu ideatrice e promotrice del torneo. Grazie di cuore al Venezia FC e a tutte le persone che credono in questo progetto”.

• (C.A.)

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L’intervista. Colloquio con il presidente della Regione Alberto Stefani, dal sociale all’abitare, dal welfare ai giovani

“BADANTI CERTIFICATE E 69 MILIONI PER AIUTARE CHI HA I NONNI IN RSA”

“Per assicurare un alloggio a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un piano da 50 milioni di euro per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’o erta dell’edilizia residenziale”

Presidente Alberto Stefani, parliamo di sociale. Registro badanti e assistenti di quartiere, cosa cambia per i cittadini?

Per i cittadini si profila un nuovo sistema di welfare territoriale regionale, che avrà come punto di forza un’organizzazione dell’assistenza domiciliare più professionale e una rete di servizi sempre più integrata. Saranno potenziati gli sportelli oltre che raff orzato il registro dell’assistenza familiare. In parole semplici: abbiamo istituito un nuovo albo per le badanti, che saranno formate e controllate, per dare servizi migliori e consentire alle famiglie di sentirsi più sicure. Da questo registro, poi, attingeremo per identificare gli ‘assistenti domiciliare di vicinato’, ossia un nucleo di operatori qualificati, che saranno condivisi tra più nuclei familiari. In sostanza, avremo badanti più preparate e, per anziani parzialmente autosuff icienti, anche figure che possono occuparsi di assistenza e disbrigo di piccole faccende. Il provvedimento che avvia questo nuovo corso destina fondi per finanziare i 33 sportelli degli assistenti familiari gestiti dai Comuni e promuoverne di nuovi in territori, in collaborazione con Veneto Lavoro. Sarà una bella rivoluzione. Ma non tutte le situazioni sono risolvibili a livello domiciliare e molte famiglie sono costrette a misurarsi con i costi delle rette delle RSA. Come si muove la Regione?

La spesa per mantenere un familiare in RSA è un impegno importante per non pochi nuclei familiari. Un contesto complesso come quello attuale, segnato da aumenti dei costi come conseguenza della situazione internazionale, ci impone di dare risposte ai cittadini. Nell’ultimo bilancio di previsione, come Regione abbiamo stanziato 69 milioni di euro per sostenere le famiglie con anziani non autosufficienti, ospiti nelle RSA, e per i caregiver. Si tratta di un finanziamento con risorse proprie che non ha precedenti e va a contribuire a quello che è comunemente chiamato ‘bonus anziani’. Tra il sostegno alla domiciliarità e quello agli anziani in struttura ci stiamo impegnando verso un welfare regionale moderno e sostenibile. E, soprattutto, che non lascia sole le famiglie.

State lavorando anche al welfare aziendale, con quale obiettivo?

Per trattenere talenti e manodopera specializzata è necessario fare un passo avanti e creare condizioni di equilibrio tra occupazione e vita. Il lavoro è cambiato, infatti, e con esso gli approcci per sostenerlo. I servizi offerti devono essere sempre più strategici. Sono convinto che la nostra regione può diventare un laboratorio privilegiato perché il 25% delle nostre imprese ha già introdotto politiche a sostegno dei dipendenti; una percentuale superiore alla media nazionale che potrebbe crescere se tutti avessero a disposizione i mezzi per farlo. Come Regione non possiamo obbligare gli imprenditori

a varare o potenziare soluzioni di welfare aziendale, ma possiamo accompagnarli e sostenerli nei percorsi necessari. Attualmente Veneto Welfare è una direzione di Veneto Lavoro; l’intenzione è di renderla autonoma. Sarà non soltanto un ente strumentale dedicato all’erogazione di risorse mirate previste dai fondi europei, ma anche un compagno di strada nelle procedure che consentano di realizzare progetti di welfare come contributi per i trasporti, asili aziendali, buoni acquisto o voucher. La maggior parte del nostro tessuto produttivo è composto da PMI e la metà sembra già interessata. Altro tema caldo è il piano casa, l’abitare resta un’emergenza in tutta la regione, come a rontarla? Quella dell’abitare è una sfida strategica. Per assicurare un alloggi a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un programma per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’offerta dell’edilizia residenziale. Garantendo a giovani, lavoratori e

operatori sanitari, che oggi risultano esclusi dalla graduatorie, di poter trovare una casa a prezzi accettabili. Da subito, come amministrazione regionale, abbiamo messo sul tavolo un piano da 50 milioni di euro. Non solo: pensare alla casa significa dare più futuro al Veneto e, in quest’ottica, abbiamo tenuto in particolare considerazione le necessità degli studenti. In collaborazione con gli Esu regionali, abbiamo scelto di investire su un progetto che entro il 2029 farà raggiungere il numero di 4.819 alloggi per studenti, il 53% in più rispetto alla dotazione del 2025. Ad oggi si è raggiunto il numero di 3.138. Ne sono previsti per il prossimo triennio ulteriori 1.681. Questo significa che per l’anno accademico 2028/29 l’offerta raggiungerà 2.175 posti a Padova, 1.725 a Venezia, 919 a Verona.

Ha fatto molto discutere la sua proposta sul divieto di cellulare agli under 14, come intende concretizzarla?

Nessuno può negare che i social rappresentino un’opportunità e, contemporaneamente, un pericolo. La cronaca ci fornisce quotidianamente casi di cyberbullismo, violenza, disagio giovanile, patologie che sono conseguenza di troppa esposizione al digitale. Dobbiamo aff rontare la realtà di un ambiente ormai frequentato abitualmente da ragazzini di 10, 11 o 12 anni, che non hanno la maturità e la capacità critica per leggere molte storie che vengono postate. E’ inaccettabile che tanti nostri giovani siano esposti a tanti contenuti violenti senza alcun filtro. L’obiettivo che ci siamo proposti è solo di tutelarli, che significa non esporli a situazioni virtuali che possono generare comportamenti non corretti nel mondo reale. L’ultimo disegno di legge che ho firmato da deputato andava in questa direzione. Nei giorni scorsi, l’ho ripresentato in Consiglio regionale.

• (R.R.)

L’intervento. Il senatore Udc Antonio De Poli:

“Bene

il piano casa del Governo e della Regione Veneto”

“CASA, SERVE UNA SVOLTA: PIÙ TUTELE PER I PROPRIETARI E AFFITTI PIÙ ACCESSIBILI”

Il tema dell’abitare torna con decisione al centro del dibattito politico nazionale e locale. A dare voce a quella che definisce una priorità assoluta per il futuro del Paese è il senatore Antonio De Poli (Udc), che traccia una rotta chiara: la casa non deve essere più considerata un semplice bene privato, ma una risorsa collettiva strategica.

“Garantire il diritto all’abitare significa dare concretezza a un principio riconosciuto dalla nostra Costituzione come fondamentale per una vita dignitosa. Per questo”, spiega con convinzione il Senatore, “ritengo che la casa non sia semplicemente un bene materiale, ma una vera infrastruttura sociale ed economica”. Le proiezioni per il prossimo decennio sono allarmanti: l’Italia necessiterà di circa 700.000 alloggi accessibili. La sofferenza maggiore colpisce il ceto medio, quella fascia di popolazione troppo “ricca” per l’edilizia popolare

ma troppo povera per sostenere il mercato libero. De Poli guarda con favore alle mosse dell’Esecutivo, ma chiede un cambio di passo strutturale: “Accolgo positivamente l’annuncio del Governo e della Regione Veneto sul Piano Casa per la realizzazione di 100.000 nuovi alloggi nei prossimi dieci anni. Ma sono convinto che, per essere davvero eff icace, questo intervento debba essere accompagnato da riforme strutturali sul mercato delle locazioni”. Il nodo centrale è il paradosso degli 8,5 milioni di immobili vuoti. Perché restano sfitti? La risposta risiede nell’insicurezza giuridica. “Secondo il Censis, l’82% dei proprietari non aff itta per paura di non riuscire a rientrare in possesso dell’immobile in caso di morosità. È qui che bisogna intervenire”, incalza il parlamentare. Per scardinare questa situazione, De Poli ha messo sul tavolo tre proposte legislative concrete. La prima riguarda il DDL 774 sulla riforma

L’ASSESSORE GEROSA: “PNRR IN VENETO: MISURA 6 SANITÀ, IL TRAGUARDO DEL 30 GIUGNO È VICINO, TEMPI RISPETTATI”

La Misura 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la sanità in Veneto è ormai sulla via del completamento, con l’obiettivo di essere pienamente operativa entro il 30 giugno 2026. A confermarlo è l’Assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, che ha recentemente ricevuto un aggiornamento sullo stato dei lavori da parte dei tecnici coinvolti nella realizzazione del progetto.

“Il rush finale verso la scadenza del 30 giugno sta dando risultati decisamente positivi, superando

le previsioni più ottimistiche,” ha dichiarato Gerosa. “Grazie a un intenso lavoro di squadra tra la Regione e le Aziende Sanitarie, siamo in grado di rispettare i tempi e completare la Misura 6 sanitaria, fondamentale per il potenziamento del sistema sanitario veneto”.

Il programma, che coinvolge numerose iniziative in tutta la regione, ha già registrato progressi significativi, come ha sottolineato l’assessore:

“Abbiamo visto dei dati molto positivi in quasi tutte le voci della Misura 6, con risultati che

rispecchiano gli impegni assunti dalla Giunta regionale, come il rafforzamento dei servizi territoriali, il miglioramento della connessione tra ospedale e territorio, e il sostegno alle categorie vulnerabili, inclusi i giovani”.

A livello operativo, la Regione Veneto ha completato la costruzione di 73 Case di Comunità e, a giugno, saranno attive ben 101 strutture, superando così l’obiettivo di 91 stabilito dal PNRR. Anche i lavori per gli Ospedali di Comunità sono in fase avanzata, con 29 strutture già completate, a fronte delle 30

degli sfratti: l’obiettivo è dimezzare i tempi di esecuzione (da 6 a 3 mesi) e concludere l’esecuzione forzata entro 4 mesi, prevedendo sanzioni per ogni giorno di ritardo. “Serve dare ai proprietari tempi certi, contrastare gli abusi e riportare sul mercato migliaia di immobili oggi inutilizzati”. Parallelamente, il DDL 828 punta a reintrodurre la cedolare secca al 21% sugli immobili commerciali per “contrastare la desertificazione delle nostre città e ridare vitalità ai centri storici”, mentre il DDL 775 mira a fare chiarezza sulla cedolare al 10%, legandola alla destinazione dell’immobile e non alla natura del contraente.

“La casa torni al centro della politica”, conclude De Poli. “Le politiche abitative richiedono visione e coraggio riformatore. Con queste proposte vogliamo offrire un contributo concreto: rimettere la casa al centro significa rimettere al centro le persone”.

previste. “Siamo sulla buona strada per completare il programma entro la fine di giugno, con una rete sanitaria più forte e preparata per aff rontare le sfide future,” ha concluso Gerosa.

Antonio De Poli, senatore Udc
L’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa

Istruzione.

LA FILIERA “4+2” RIDISEGNA LA SCUOLA TECNICO-PROFESSIONALE ITALIANA

C’ è una data che segna una discontinuità nella storia recente dell’istruzione italiana: settembre 2025. Da quell’anno scolastico, la filiera tecnologico-professionale cessa di essere un cantiere sperimentale e diventa parte integrante dell’ordinamento nazionale. Non più un progetto pilota riservato a istituti selezionati, ma un canale formativo strutturale disponibile in ogni scuola tecnica e professionale del paese. È la riforma comunemente identificata con la formula “4+2”, promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il nome sintetizza l’architettura del modello: quattro anni di percorso negli istituti tecnici e professionali, al termine dei quali lo studente consegue il diploma professionale, seguiti da due anni opzionali di specializzazione presso gli ITS Academy. Un percorso complessivo di sei anni pensato come un continuum coerente tra scuola, impresa e alta formazione tecnica.

Nel panorama della formazione professionale veneta, ENAIP Veneto occupa una posizione di primo piano. Ente accreditato dalla Regione Veneto, presente dal 1951 — quest’anno ricorre il 75° anniversario dalla fondazione — opera oggi attraverso 18 scuole di formazione professionale distribuite in tutte le province regionali. Ciò che rende la storia di ENAIP particolarmente rilevante nel contesto della riforma è che il modello ora codificato dalla legge — formazione quadriennale, coinvolgimento diretto delle imprese, alternanza strutturale tra aula e contesto lavorativo — è nei suoi tratti essenziali il modello che ENAIP pratica da anni nei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Questi si articolano in un triennio, al termine del quale lo studente consegue la qualifica professionale di 3° livello EQF riconosciuta in Italia e in Europa, e in un quarto anno che porta al diploma professionale di Tecnico

di 4° livello EQF. Con la riforma a regime, questo diploma consente l’accesso diretto alle ITS Academy, replicando la sequenza logica che la riforma intende generalizzare all’intero sistema.

L’offerta di ENAIP Veneto copre nove settori professionali: amministrazione, automotive, benessere, elettrico, informatico, meccanico, ristorazione, turismo e vendite. Per ciascun settore sono disponibili percorsi triennali per la qualifica

e percorsi di quarto anno per il diploma professionale. Enaip con l’approvazione della Regione Veneto ha avviato 27 corsi di 4 anni di Diploma Professionale di Tecnico per l’anno in corso, distribuiti tra tutte le province e attivati nelle sedi dell’ente. In sperimentazione della filiera 4+2 attualmente ha un secondo anno partito nel 2024/2025, 9 primi anni avviati nel 2025/2026 e prevede di avviare tra i 15 e i 22 corsi con questo modello.

Con l’entrata a regime della riforma, le scuole di formazione professionale accreditate — come quelle della rete ENAIP — non sono soggetti marginali rispetto alla filiera, ma ne costituiscono un nodo strategico. La legge prevede esplicitamente la possibilità per le regioni di integrare i percorsi IeFP nell’architettura della nuova filiera. Ad aprile 2026 i dati della fase sperimentale restituiscono un quadro in rapida espansione: le scuole aderenti sono passate da 180 a 396 in un solo anno (+120%), i percorsi attivati da 225 a 628 (+210%). Il Ministero ha stanziato 105 milioni di euro per i campus formativi. Per il Veneto, che ha fatto della formazione professionale tecnica duale un elemento identitario del proprio sistema produttivo, questi investimenti rappresentano un’opportunità concreta di valorizzare un patrimonio costruito da soggetti come ENAIP, che hanno anticipato nella pratica quotidiana ciò che la riforma ora eleva a modello nazionale

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Modello veneto: funziona davvero? E’ scontro in Consiglio Regionale

Il clima si è fatto se possibile ancora più rovente quando il dibattito ha toccato l’autonomia, il vessillo storico della giunta. Il Presidente Alberto Stefani ha rivendicato con orgoglio il percorso intrapreso, definendo l’autonomia come una “moltiplicazione di libertà” che porterà risposte rapide e concrete ai territori. Una visione che però è stata attaccata da due lati opposti. Davide Lovat, per Resistere Veneto, ha gelato l’entusiasmo della maggioranza parlando di un “vicolo cieco a zero risorse”, una scatola vuota che lascerebbe

il Veneto ancora schiavo della burocrazia romana. Dall’altra parte, le minoranze di centrosinistra hanno ammonito sui rischi di una frammentazione dei diritti essenziali, paventando un Veneto a due velocità dove chi vive nelle valli bellunesi o nel Polesine rischia di diventare un cittadino di serie B. Non meno acceso è stato il confronto sulla sicurezza e il welfare. Stefano Valdegamberi ha lanciato una provocazione che ha fatto saltare sulla sedia diversi consiglieri, proponendo di responsabilizzare i genitori

per i reati dei figli minorenni, arrivando a ipotizzare la revoca dei benefici regionali per le famiglie inadempienti. “Il welfare non può finanziare chi non educa”, ha tuonato in aula. La risposta è arrivata immediata dalle opposizioni, che hanno definito la proposta “punitiva e miope”, sostenendo che il disagio sociale si cura con gli educatori di strada e i centri di aggregazione, non togliendo il pane di bocca a chi è già in diff icoltà. A chiudere il cerchio delle tensioni è intervenuta Elisa De Berti, che ha riportato l’attenzione

sulla gestione delle case popolari. Con un tono che non ammette repliche, ha ribadito la linea dura della Giunta: “La legalità non è un optional. Chi occupa abusivamente deve sapere che il Veneto non è terra di nessuno. Le case ERP vanno a chi rispetta le regole e sta in graduatoria, punto”. Un botta e risposta infinito che dimostra come, anche senza il bilancio da votare, la politica veneta del 2026 sia tutt’altro che una palude stanziale, ma un fiume in piena pronto a esondare a ogni seduta.

L’intervista. L’assessore regionale allo sviluppo economico Massimo Bitonci sui prossimi provvedimenti

LA SFIDA DELL’AUTONOMIA ENERGETICA

E IL PATTO TRA IMPRESE E UNIVERSITÀ

Abbiamo incontrato l’assessore regionale allo sviluppo economico, Massimo Bitonci per approfondire la strategia della Regione Veneto per la sicurezza energetica. Il bilancio di previsione 2026 sembra tracciare una rotta molto definita: in che modo sosterrete la crescita attraverso l’energia e l’innovazione? Il bilancio 2026 è guidato da una linea chiarissima: sostenere il sistema produttivo veneto attraverso l’innovazione, l’energia, l’accesso al credito e la valorizzazione dell’imprenditorialità. Lo facciamo con strumenti concreti e risorse mirate. Abbiamo approvato il bilancio e i relativi collegati includendo una serie di misure, tra cui un ordine del giorno della maggioranza nato da un mio suggerimento, che indica con precisione il nostro progetto energetico. Il punto focale sono le concessioni idroelettriche, sia le grandi che le medie derivazioni, che scadranno nel 2029. Da decenni queste concessioni sono condotte direttamente da ENEL, che ne gestisce il 70% in Veneto.

Una situazione cdiversa rispetto ad altre realtà. Qual è l’iniziativa che state lanciando insieme al Friuli

Venezia Giulia?

Esatto, la nostra situazione è differente da quella delle province autonome. In Trentino-Alto Adige, ad esempio, la società Dolomiti Energia è interamente di proprietà pubblica dei comuni di Trento, Rovereto e della Provincia. Per questo, insieme al Friuli Venezia Giulia, stiamo lanciando un’iniziativa per arrivare pronti al 2029 con l’obiettivo di lavorare sulla vera autonomia energetica del Veneto. Vogliamo che queste concessioni vadano “in house”, affidate a una realtà partecipata dalla Regione e dalla Provincia di Belluno, dove si trovano fisicamente gli impianti. Quali saranno i vantaggi per il territorio?

Siamo fortemente convinti, e i numeri di altre realtà lo confermano, che l’idroelettrico garantisca una forte marginalità. Vogliamo che queste risorse rimangano a casa nostra, ai veneti e alle aziende venete. Gestire internamente significa poter ribaltare il vantaggio economico

prodotto sul territorio direttamente alla Provincia di Belluno, alla Regione, alle imprese e ai cittadini. Il percorso è lungo, ma vogliamo essere prontissimi per la scadenza del 2029. Restando sul fronte energetico, stiamo vivendo un momento drammatico. Quanto è importante, in questa fase, investire sulle energie rinnovabili? È fondamentale. Attualmente il Veneto produce 1,7 gigawatt da fonti rinnovabili, ma l’obiettivo che l’Europa ci pone per il 2030 è di 5,8 gigawatt. È un percorso complesso, ma stiamo per approvare in giunta una delibera sulle “zone idonee” e sulle “zone di accelerazione”. L’idea è la massima semplificazione: togliamo burocrazia per l’installazione di pannelli fotovoltaici nelle zone dove il consumo di suolo è zero, come aree industriali, autostradali e cave. In questi luoghi la Regione si farà carico della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), eliminando la necessità della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per i singoli interventi. È una spinta fortissima alla realizzazione

di impianti rinnovabili su capannoni e insediamenti produttivi esistenti. Passiamo all’innovazione: nel 2026 sono previsti circa 760.000 euro complessivi per sostenere il sistema regionale?

In realtà le risorse sono anche maggiori. Bisogna capire che la Regione Veneto, non applicando l’addizionale regionale, utilizza prevalentemente i fondi di coesione per gli incentivi alle imprese e per il sociale. Recentemente abbiamo approvato un bando da 3 milioni di euro per le startup innovative, lavorando insieme ai rettori delle università venete e dello IUAV. Abbiamo fatto una scelta precisa: dare

priorità alle aziende che assumono o impiegano ricercatori, stagisti universitari e neolaureati. Vogliamo incentivare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa, spingendo aff inché i ragazzi possano fare stage qualificati. Questo approccio riguarda anche altri settori, come l’imprenditoria femminile?

Certamente. Abbiamo confermato il bando per l’imprenditoria femminile anche per quest’anno, con altri 3 milioni di euro. Solitamente era una misura alternata ogni due anni, ma ho voluto fortemente rifinanziarla perché, a fronte di un aumento generale delle partite IVA in Veneto, il settore femminile ha registrato un lieve calo. Dobbiamo incentivare i settori più deboli per contribuire alla parità di opportunità. Complessivamente, tra startup innovative e attrazione degli investimenti, abbiamo messo in campo quasi 50 milioni di euro, senza contare gli strumenti finanziari di Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione a favore delle nostre imprese.

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La

città scaligera protagonista della Wings for Life

World Run

Uglobale a sostegno della ricerca sulle lesioni del midollo spinale. In contemporanea mondiale, alle 13.00, centinaia di migliaia di partecipanti si sono messi in movimento in diversi Paesi, uniti dall’obiettivo comune di contribuire al progresso scientifico.

DESPAR NORD IN CORSA A VERONA CON OLTRE 2.000 COLLEGHE E COLLEGHI

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Tra le città italiane protagoniste dell’edizione 2026, Verona è stata l’unica tappa veneta, affiancando altre App Run ufficiali come Roma, Milano, Palermo e Aosta. All’evento veronese hanno preso parte moltissime persone tra runner, camminatori e partecipanti in sedia a rotelle, in un contesto caratterizzato da inclusione e partecipazione diffusa.

A segnare in modo particolare l’appuntamento veronese è stata

Spinale dell’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento, a testimonianza del legame tra la manifestazione e la ricerca medico-scientifica.

La particolarità della corsa è il suo format: non esiste un tra-

della solidarietà”?

Anche quest’anno abbiamo scelto con entusiasmo di rinnovare questo impegno, coinvolgendo ancora una volta le nostre quasi 10.000 persone e sostenendo interamente il costo della loro iscrizione. La straordinaria adesione dei nostri collaboratori e delle nostre collaboratrici è il segno concreto del forte senso di responsabilità, appartenenza e comunità che ci unisce. Correre o camminare insieme, in contemporanea con il resto del mondo, per chi non può farlo, rappresenta per noi molto più di una partecipazione sportiva: è un gesto semplice, ma dal significato

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guardo fisso, ma una “Catcher Car” virtuale che parte trenta minuti dopo il via e raggiunge progressivamente i partecipanti, segnando la conclusione della prova per ciascuno.

delle persone e lo spirito di squadra siano elementi fondamentali del nostro modo di fare impresa. Iniziative come la Wings for Life World Run ci permettono di trasformare questi valori in un’esperienza concreta e condivisa, creando occasioni autentiche di incontro, conoscenza e relazione tra migliaia di colleghi e colleghe provenienti da territori diversi. Ritrovarsi insieme per una causa così importante rafforza il senso di appartenenza e ci ricorda che, anche attraverso piccoli gesti, possiamo contribuire a qualcosa di più grande. Sono momenti che consolidano il legame tra le persone e danno ancora più valore al

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Con i nostri progetti CSR vogliamo essere concretamente vicini alle comunità dei territori in cui operiamo, generando valore non solo economico, ma anche sociale. Questa iniziativa ci consente di sostenere la ricerca scientifica e, allo stesso tempo, di coinvolgere attivamente le nostre persone in un’esperienza che traduce in azione valori come partecipazione, collaborazione, inclusione e solidarietà. Per noi fare impresa significa anche questo: mettere al centro le persone, promuovere il loro benessere e contribuire, insieme, a costruire un impatto positivo e duraturo sulle comunità.

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Venezia si candida a diventare un punto di riferimento nazionale per il trattamento della sordità. L’avvio della nuova attività di otochirurgia all’ospedale Civile segna un cambio di passo per l’Ulss 3 Serenissima, che in pochi mesi ha già raggiunto risultati concreti, attirando pazienti da diverse regioni italiane e riducendo a zero i tempi di attesa.

Nei primi cinque mesi di operatività sono stati eseguiti nove interventi di impianto cocleare: due su pazienti pediatrici e sette su adulti, provenienti da un’ampia area geografica che va dalla Lombardia fino alla Sicilia. Un dato significativo non solo per il numero di procedure effettuate, ma anche per la capacità del sistema sanitario veneziano di intercettare una domanda altamente specialistica che fino a poco tempo fa si concentrava in altri centri.

Tra i casi trattati spicca quello di una bambina residente a Venezia, la prima del territorio a beneficiare del servizio direttamente in città. Fino al 2025, infatti, pazienti con queste necessità venivano indirizzati verso strutture come Padova, con inevitabili disagi logistici per le famiglie. Oggi, invece, il percorso di cura può essere gestito interamente all’interno della rete sanitaria locale. Il risultato è frutto di un modello organizzativo basato sull’integrazione tra diverse competenze. Il progetto coinvolge infatti l’otochirurgia guidata da Nicola Malagutti, l’audiologia e otoneurologia coordinata da Rosa Maria Santarelli e la chirurgia testa-collo diretta da Doriano Politi. Una sinergia

che consente di seguire il paziente lungo tutto il percorso, dalla diagnosi all’intervento fino al follow-up.

Il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Massimo Zuin, sottolinea come questo rappresenti un traguardo importante non solo per il centro storico, ma per l’intero sistema sanitario territoriale. La creazione di un polo altamente specializzato a Venezia rafforza infatti la capacità attrattiva della sanità locale e contribuisce a ridurre la mobilità passiva.

L’obiettivo per il futuro è già definito: dal 2026 si punta ad arrivare a circa 50 interventi all’anno, consolidando ulteriormente il ruolo di Venezia nel panorama nazionale della chirurgia dell’udito. Una crescita che sarà sostenuta proprio dal modello integrato tra ospedale e territorio, considerato uno degli elementi chiave per garantire qualità e continuità assistenziale.

Gli impianti cocleari rappresentano una tecnologia avanzata che consente di restituire la percezione dei suoni a persone affette da sordità profonda o grave. L’intervento prevede l’inserimento di un dispositivo elettronico che stimola direttamente il nervo acustico, permettendo al paziente di recuperare una funzione uditiva altrimenti compromessa.

Con questi risultati, Venezia non è più solo un punto di riferimento culturale e turistico, ma si afferma sempre più anche come centro di eccellenza sanitaria, capace di innovare e rispondere ai bisogni complessi dei cittadini.

Impianti cocleari, Venezia cresce: zero attese e richieste da tutta Italia

All’Ospedale di Chioggia arriva la nefrectomia radicale laparoscopica per il trattamento dei tumori renali

L’Ulss 3 Serenissima introduce nel presidio clodiense una tecnica chirurgica mini-invasiva di livello avanzato, resa possibile da nuove tecnologie e dal lavoro congiunto di Urologia e Chirurgia

Un nuovo traguardo per l’Ospedale della Navicella: le équipe di Urologia e Chirurgia hanno avviato anche a Chioggia la nefrectomia radicale laparoscopica, procedura di alto livello per il trattamento del tumore del rene. Secondo la direzione sanitaria, l’arrivo di questa tecnica conferma l’elevato standard raggiunto dal presidio e si fonda su tre elementi chiave: tecnologie all’avanguardia, competenze specialistiche consolidate e una collaborazione multidisciplinare ormai rodata tra i reparti coinvolti, guidati dai primari Wanni Battanello e Salvatore Ramuscello.

La nefrectomia radicale laparoscopica è un intervento mini-invasivo per l’asportazione completa del rene, effettuato tramite piccole incisioni addominali che consentono al chirurgo di operare con l’ausilio di una telecamera. Come spiegano

gli specialisti, questa tecnica trova applicazione nei tumori renali, nei reni non più funzionanti a causa di infezioni gravi, calcolosi complesse o malformazioni, e offre vantaggi rilevanti rispetto alla chirurgia tradizionale a cielo aperto: dolore post-operatorio ridotto, cicatrici minime, degenza più breve e recupero più rapido. L’intervento rappresenta oggi il riferimento per la chirurgia renale oncologica e benigna e, quando indicato, può essere eseguito anche in forma parziale, preservando la porzione sana dell’organo. Tra i benefici segnalati dai chirurghi figurano un minore impatto estetico e funzionale, un rischio più contenuto di infezioni della ferita e la possibilità di tornare presto alle normali attività. A Chioggia sono già stati trattati tre pazienti, di 54, 73 e 78 anni, con una degenza complessiva, tra pre e post operatorio, di circa quattro o cinque giorni.

AVAPO Venezia e Bucintoro rinnovano il sostegno al reparto che segue le donne colpite da tumore

Donati 17 mila euro alla Breast Unit dell’Ulss 3: in arrivo un nuovo ecografo portatile

Un nuovo gesto di sostegno alla Breast Unit dell’Ulss 3 Serenissima si traduce in un ecografo portatile destinato al reparto che segue le donne colpite da tumore al seno. A consegnare l’assegno da 17.650 euro sono state le “Pink Lioness in Venice”, insieme ad AVAPO Venezia e Bucintoro, realtà che da anni affiancano il lavoro dei medici con raccolte fondi e iniziative solidali.

La donazione è stata destinata all’acquisto di una nuova apparecchiatura per il reparto guidato dal primario Guido Papaccio. Le associazioni hanno così confermato un appuntamento che ormai si rinnova ogni anno con contributi destinati alla sanità veneziana.

“La Breast Unit è un reparto cruciale – ha spiegato Francesca Baldi, portavoce delle Pink Lioness – perché qui vengono seguite centinaia di donne ogni anno. La nostra missione è far sentire loro che non sono sole, non solo con le parole ma anche attraverso azioni concrete, sostenendo il lavoro dell’équipe multidisciplinare dell’ospedale dell’Angelo”. Accanto alle Pink Lioness continua il sostegno di AVAPO Venezia, associazione impegnata nell’assistenza alle persone colpite da tumori. “Partecipiamo a queste iniziative –ha sottolineato il presidente Fabio Moretti –

perché vediamo ogni giorno la forza di queste donne. È una determinazione straordinaria che merita tutto il supporto possibile, anche attraverso il finanziamento di nuove attrezzature mediche”.

Il ringraziamento dell’Ulss 3 Serenissima è arrivato dal direttore generale Massimo Zuin, che ha evidenziato il valore della Breast Unit veneziana e della collaborazione tra specialisti all’interno dell’ospedale hub. “Il fatto che siano le stesse pazienti a sostenere nel tempo il lavoro di questa squadra – ha detto – dimostra quanto sia importante il lavoro svolto dal reparto e dalle associazioni che seguono le donne durante il percorso di cura”.

Soddisfatto anche il primario Guido Papaccio: “L’ecografo acquistato grazie a questa donazione è solo l’ultimo esempio di una collaborazione che negli anni ci ha consentito di dotarci di strumenti innovativi e sempre più precisi per diagnosi e interventi”.

La collaborazione tra Pink Lioness in Venice, AVAPO Venezia e Bucintoro prosegue infatti da oltre dieci anni. Alla base dell’impegno c’è anche l’esperienza del dragon boat, diventata negli anni un elemento importante nella riabilitazione post operatoria di molte donne. Negli ultimi tre anni le donazioni hanno su-

perato complessivamente i 73 mila euro. Nel 2023 un contributo da 25 mila euro aveva permesso all’ospedale Santi Giovanni e Paolo di acquistare il sistema Mag Seed, una tecnologia che aiuta i chirurghi a individuare con maggiore precisione i linfonodi da trattare durante gli interventi.

Nel 2024 un nuovo assegno da 25 mila euro aveva invece finanziato il proseguimento del programma Mag Seed in tutta l’Ulss 3 Se-

renissima, grazie ai fondi raccolti durante le “Camminate rosa”.

Nel 2025 era arrivata un’ulteriore donazione da oltre 23 mila euro che aveva consentito alla Breast Unit di dotarsi del primo elettrobisturi al plasma utilizzato in un ospedale del Veneto. Lo strumento permette interventi meno invasivi, con minori danni ai tessuti, tempi operatori ridotti e un recupero più rapido per le pazienti.

Pink Lioness in Venice,

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