Mestre, sopralluogo
all’ex De Amicis:
riapre anche il Giardino delle Mura

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Mestre, sopralluogo
all’ex De Amicis:
riapre anche il Giardino delle Mura

Il Consiglio Regionale del Veneto ha superato uno scoglio, tutto interno: quello della prima infornata di nomine nei consigli di amministrazione delle società partecipate. Un tema che può non appassionare i più, ma che ha decisamente fatto tremare gli scranni di palazzo Balbi tra franchi tiratori, votazioni ripetute più volte per assenza di maggioranze, accordi trasversali.
La Sanità
Ora ci sarà il passaggio per l’approvazione degli equilibri di bilancio, che non dovrebbe riservare particolari sorprese, e poi il rompete le righe estivo. Ma per le vacanze Giunta e Consiglieri avranno molto da riflettere poiché i temi sul tavolo, in attesa della ripresa, sono molti e urgenti. Da sempre la materia principe della Regione ha bisogno di un sferzata. Si dovranno aggiornare e poi approvare le nuove schede: quegli strumenti che indicano, ospedale per ospedale, l’elenco dei reparti da mantenere, da ampliare, da ridurre o da chiudere. Ma non solo: nelle schede saranno contenuti anche le consistenze delle piante organiche e delle dotazioni tecniche. Non una passeggiata, insomma.


Il ciclone Vannacci sferza il Veneto tra consensi e qualche polemica

servizi alle pag. 4-5















Case della Comunità, l’Ulss 3 accelera: al via la sanità di prossimità





























C’è un’immagine che restituisce la saturazione del nostro territorio: i lunghi serpentoni d’auto sui passi trentini, i centri balneari e turistici del Veneto sempre più congestionati. Non è una sensazione passeggera, ma il verdetto dei numeri: nel 2025 il Veneto ha registrato l’inedito picco storico di 74,2 milioni di presenze, mentre il Trentino (secondo i dati definitivi ISPAT, l’Istituto di ricerca statistica della Provincia autonoma) ha infranto per la prima volta il muro dei 20,2 milioni di pernottamenti (+3,2% rispetto all’anno precedente).
segue a pag. 3

















































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30 OTT → 01 NOV
Neri Marcoré GABER – MI FA MALE



Loredana Giordano



Andrea Pennacchi PREDATORI DI PIANURA
15 → 17 GEN


Scopri l’abbonamento speciale a 6 spettacoli per i residenti della citta metropolitana di Venezia →
05 → 07 MAR
Stefano Massini




Ascoltaci in tutto il Veneto in auto sul
Giorgio Sangati LE SMANIE PER LA VILLEGGIATURA

Claudio “Greg” Gregori
L’APP


ASSASSINIO SULL’ ORIENT EXPRESS





19 → 21 FEB
Emma Dante



L’ANGELO DEL FOCOLARE

PRIMA DEL TEMPORALE
16 → 18 APR
Paolo Genovese PERFETTI SCONOSCIUTI







di Venezia e Mestre

Una vicenda legale insolita si è conclusa a Venezia, dove il Comune è stato condannato a consegnare 7.000 dollari in contanti a una dipendente dei vaporetti. I fatti risalgono all’estate del 2022, quando la lavoratrice, durante il proprio turno di servizio a bordo di un mezzo di trasporto pubblico, ha rinvenuto una borsa smarrita contenente l’ingente somma di denaro. Dimostrando grande onestà e nel pieno rispetto delle procedure aziendali, la donna ha prontamente consegnato il portafoglio all’u icio oggetti smarriti del Comune. Secondo quanto stabilito dall’articolo 929 del Codice Civile italiano, se il legittimo proprietario non reclama il bene smarrito entro la scadenza di un anno dal suo ritrovamento, questo diventa automaticamente di proprietà di chi lo ha rinvenuto. Trascorsi i dodici mesi senza che nessuno si fosse presentato a rivendicare i contanti, la dipendente ha quindi chiesto che la somma le venisse consegnata.
L’amministrazione comunale di Venezia, tuttavia, si è opposta alla richiesta della donna. La tesi difensiva dell’ente pubblico sosteneva che la lavoratrice non avesse agito come una privata cittadina, ma che il ritrovamento fosse avvenuto nello svolgimento delle sue mansioni professionali, e che quindi il denaro spettasse al Comune.
Non condividendo questa interpretazione, la donna ha deciso di fare ricorso alle vie legali, rivolgendosi al Giudice di Pace di Venezia. Il magistrato ha dato pienamente ragione alla dipendente, emettendo un decreto ingiuntivo nei confronti del Comune. Nonostante l’opposizione iniziale dell’amministrazione, il giudice ha confermato l’obbligo di pagare alla lavoratrice l’intera cifra (convertita in euro), maggiorata degli interessi legali maturati nel frattempo.
di Venezia e Mestre
Il Comune di Venezia dovrà restituire 7mila dollari a una dipendente
Ma c’è un’ombra ancora più sinistra dell’overtourism quantitativo: è il turismo “cafone”. È quel turismo antropofago che consuma i luoghi senza guardarli, che scambia un patrimonio naturale per uno sfondo social o una piazza storica per un bivacco. Se le grandi soluzioni politiche e i ticket d’ingresso faticano a frenare l’ondata è il momento di riscoprire il potere delle micro-scelte quotidiane. Cambiare rotta è possibile, partendo da piccole attenzioni che costano pochissimo ma valgono tutto. In montagna, dove il Soccorso Alpino trentino registra ormai un incremento strutturale del 20% degli interventi dovuto a escursionisti del tutto improvvisati, il primo passo è la responsabilità. A partire dalla scelta di un itinerario, valutandone il grado di di icoltà ma anche l’impatto della nostra presenza. Se un parcheggio in quota è completo, torniamo indietro: l’accanimento di lasciare l’auto a bordo strada, calpestando i prati alpini pur di fare “quel” selfie da esibire online, è l’esatto manifesto della cafonaggine estiva. Al mare e nelle località lacustri ad altissima densità - come il litorale veneto che registra indici
di pressione turistica sempre più elevati - la rivoluzione parte dal rispetto dello spazio comune. Abbandonare mozziconi sotto la sabbia o occupare metri di bagnasciuga con fortini di ombrelloni alle sei del mattino distrugge la convivenza civile e il diritto al riposo altrui. Nelle città d’arte, l’esplosione delle locazioni brevi - che in Trentino gestiscono ormai oltre 6,2 milioni di presenze all’anno e in Veneto sono di use a macchia d’olio nelle principali destinazioni turistiche - ha fatto schizzare i prezzi immobiliari e svuotato i centri storici. Qui l’attenzione si sposta sul decoro e sui consumi, sul modo in cui ci avviciniamo alle nostre montagne al nostro mare, alle città d’arte come ai piccoli ma ricercati borghi delle nostre regioni. Diventare “ospiti” consapevoli e smettere di essere “clienti che hanno pagato e quindi hanno ragione” è l’unica via per salvare i nostri territori. Questa estate, quando ci spostiamo, ricordiamoci che l’impatto del turismo si misura anche dalle tracce che decidiamo di non lasciare al nostro passaggio. • Nicola Stievano
























L’estate veneziana è fatta di grandi eventi, spettacoli e appuntamenti culturali, ma c’è una tradizione che più di ogni altra racconta l’anima autentica della città: quella delle regate. Manifestazioni che uniscono agonismo, storia e senso di appartenenza e che, ancora oggi, rappresentano uno dei simboli più vivi della cultura lagunare. Le prime testimonianze documentate risalgono addirittura al Trecento. Nate inizialmente come esercitazioni militari o come spettacolari esibizioni organizzate per accogliere sovrani e illustri ospiti della Serenissima, le regate si sono trasformate nel corso dei secoli in vere competizioni sportive, consolidando nel tempo il loro profondo valore storico e identitario. Oggi il Comune di Venezia coordina un calendario che comprende oltre 120 regate municipali, concentrate soprattutto tra aprile e settembre e distribuite nei diversi sestieri e nelle isole della laguna. Eventi che richiamano atleti, tifosi e appassionati, ma che sono anche occasioni di festa per le comunità locali. I prossimi appuntamenti della stagione remiera prevedono la regata di Pellestrina, dove le eliminatorie sono in programma dal 28 luglio, mentre la finale si disputerà il 2 agosto. Seguirà

Portosecco, con le batterie da martedì 4 agosto e la finale il 9 agosto, quindi la regata degli Alberoni il 23 agosto. Il momento più atteso resta naturalmente la Regata Storica, il principale appuntamento della tradizione veneziana. Le eliminatorie inizieranno il 17 agosto, mentre la finale andrà in scena domenica 6 settembre, quando il Canal Grande tornerà a ospitare una delle manifestazioni più spettacolari della città. A chiudere la stagione sarà la regata di Burano, con eliminatorie dal 15 settembre e finale il 20 settembre, una competizione considerata dagli atleti e dagli appassionati come la tradizionale
“Rivincita della Regata Storica”. Ad ogni edizione, c’è sempre grande attesa per la Regata Storica perché rappresenta molto più di una gara remiera. Le acque del Canal Grande si animano con il tradizionale corteo storico che rievoca il ritorno a Venezia, nel 1489, di Caterina Cornaro, nobildonna veneziana e regina di Cipro, costretta ad abdicare in favore della Serenissima. Decine di imbarcazioni storiche, riccamente decorate e con figuranti in costume d’epoca, ricreano uno dei momenti più significativi della storia della Repubblica di Venezia. Al termine del corteo prendono il via le
L’estate della terraferma veneziana torna ad accendersi con Cinemoving, la rassegna itinerante che, fino al 3 settembre, porterà il cinema nei quartieri di Mestre e nelle frazioni del territorio, trasformando piazze, parchi, cortili e spazi all’aperto in sale cinematografiche sotto le stelle. L’iniziativa coinvolgerà Chirignago, Terraglio, Zelarino, Dese, Ca’ Sabbioni, Gazzera, Campalto, Trivignano, Favaro Veneto, Malcontenta, Parco Albanese, Rione Pertini, Ca’ Noghera, Tessera e Carpenedo, o rendo al pubblico un ricco calendario di proiezioni, pensato per soddisfare gusti e generazioni diverse. Il programma spazia infatti dalle commedie ai film d’animazione, dalle biografie al cinema italiano fino ai titoli
dedicati alle famiglie. Tutti gli spettacoli avranno inizio alle 21.15 e saranno a ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Il 30 luglio il grande schermo si sposterà a Favaro Veneto, nell’area dietro il Municipio, con La divina di Francia - Sarah Bernhardt, mentre il 31 luglio la rassegna farà tappa alla parrocchia di Malcontenta con Come ti muovi sbagli. Ad agosto il calendario proseguirà il 4 agosto alla Gazzera, in piazzetta Brendole, con La gazza ladra; il 5 agosto a Dese, nella parrocchia, con La famiglia Leroy e il 6 agosto nuovamente a Favaro con Vermiglio. Il 12 agosto sarà la volta della Darsena di Campalto, che ospiterà Sconosciuti per una notte, mentre il 20 agosto
il Rione Pertini accoglierà Madame Clicquot. Il 26 agosto la rassegna raggiungerà Ca’ Sabbioni, nel piazzale della Chiesa del Sacro Cuore, con La città proibita. Gli ultimi appuntamenti sono in programma il 29 agosto a Ca’ Noghera con Brenta Connection, il 31 agosto al Forte Bazzera di Tessera con FolleMente, il 1° settembre alla parrocchia di Malcontenta con L’orchestra stonata, il 2 settembre alla parrocchia di Santa Maria della Pace, alla Bissuola, con Tony, Shelly e la Luce Magica, per concludere giovedì 3 settembre a Carpenedo, nella parrocchia di via Manzoni, con Piece By Piece. A suggellare il legame profondo tra Venezia e il cinema a livello internazionale sarà la 83ª Mostra
gare di voga alla veneta, suddivise per categorie: i giovanissimi sui pupparini a due remi, le donne sulle mascarete, le caorline a sei remi e, infine, la competizione più attesa, quella dei campioni sui gondolini a due remi. Ogni edizione conferma come la voga alla veneta non sia soltanto una disciplina sportiva, ma un patrimonio culturale che continua a vivere attraverso il lavoro delle remiere, delle associazioni e delle migliaia di appassionati che ne custodiscono le tradizioni. Molte regate, inoltre, sono legate alle feste, dedicate ai santi, celebrate nei sestieri e nelle isole della laguna veneziana. “Ogni regata – ha dichiarato il consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni, Giovanni Giusto – è molto più di una competizione sportiva: è un momento in cui Venezia ritrova sé stessa, riscopre le proprie radici e rinnova quel legame profondo con l’acqua che da sempre ne rappresenta l’anima”. La Stagione Remiera, anno dopo anno, continua a raccontare una città in cui il remo non è soltanto uno sport, ma una tradizione tramandata di generazione in generazione, capace di trasformare ogni gara in una festa della cultura e dell’identità veneziana.
• Guendalina Ferro
Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre. Riconosciuta dalla FIAPF, la Mostra è considerata uno degli appuntamenti più prestigiosi al mondo dedicati alla settima arte, punto di riferimento imprescindibile per il cinema internazionale e per l’intera industria audiovisiva. Accanto alla programmazione u iciale, la Biennale dedicherà ampio spazio alla valorizzazione del patrimonio cinematografico, anche attraverso il restauro dei grandi classici, contribuendo alla memoria storica del cinema e al dialogo tra passato e presente.
• (G.F.)











Musei, ingresso gratuito per i residenti. Torna Musei in Festa, l’iniziativa della Fondazione Musei Civici di Venezia che o re ai residenti dei 44 Comuni della Città Metropolitana di Venezia e del Comune di Mogliano Veneto l’opportunità di accedere gratuitamente ai Musei Civici e alle esposizioni temporanee comprese nel biglietto delle collezioni permanenti. Dopo i primi appuntamenti dell’anno, l’iniziativa proseguirà giovedì
6 agosto, giovedì 3 settembre, domenica 11 ottobre, domenica 8 novembre, domenica 22 novembre e domenica 13 dicembre. In ciascuna di queste giornate sarà possibile entrare gratuitamente nei musei aderenti, senza necessità di prenotazione, presentando semplicemente un documento d’identità in corso di validità che attesti la residenza in uno dei Comuni interessati. A Palazzo Ducale, sarà visitabile anche la mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari
(fino al 29 settembre); al Museo Correr, con il percorso integrato comprendente il Museo Archeologico Nazionale e le Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana, che ospita le esposizioni Bizhan Bassiri. Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico e Spiral Economy. Charrière and Canova (entrambe visitabili fino al 22 novembre); a Ca’ Pesaro - Galleria Internazionale d’Arte Moderna, con il percorso integrato con il Museo d’Arte Orientale, dove sono in corso le mostre Jenny Saville a Ca’ Pesaro (fino al 22 novembre), Hernan Bas. The Visitors (fino al 30 agosto) e Giuseppe Di Liberto. Per sempre, fino alla fine (fino al 6 settembre); al Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue, con la mostra Dentro e fuori dall’acqua. L’ambiente di marea dell’Alto Adriatico e in Laguna di Venezia (fino al 13 settembre); al Museo del Vetro di Murano, dove è allestita la mostra BABEL di Marco Toso Borella (fino al 30 marzo 2027); al Museo Fortuny, con Erwin Wurm. Dreamers (fino al 22 novembre); al Museo del Merletto di Burano, con Merletto d’Autore. Biennale del Merletto 2026 (fino all’8 gennaio 2027); al Museo
Proseguiranno fino al 30 settembre i progetti estivi “Salta, Cori, Zoga” e “S.P.R.I.N.T. – Sport, Partecipazione, Relazione e Inclusione nel Territorio”, promossi dal Comune di Venezia per o rire ai cittadini attività sportive gratuite e accessibili. Un calendario di uso che coinvolge quartieri, isole e terraferma con oltre cento appuntamenti tra eventi, lezioni dimostrative, tornei e minicorsi, pensati per coinvolgere persone di diverse fasce d’età, con particolare attenzione agli anziani, alle persone con disabilità e ai cittadini più fragili. L’obiettivo è portare il movimento vicino alle persone, trasformando gli spazi quotidiani della città in luoghi di partecipazione e benessere. Attivo dal 2021, il progetto “Salta, Cori, Zoga” propone attività sportive gratuite negli spazi aperti della città, con lezioni dimostrative, tornei e momenti di avvicinamento a diverse discipline. Dal 2023 è invece operativo “S.P.R.I.N.T.”, un progetto dedicato ai minicorsi gratuiti di attività motoria, sportiva e fisica adattata, pensati soprattutto per favorire la partecipazione delle persone più fragili e promuovere il benessere attraverso il movimento. Le due iniziative confermano il percorso avviato dall’Amministrazione comunale per promuovere uno sport di prossimità, capace di ampliare le opportunità di movimento all’aria aperta e di coinvolgere anche chi normalmente incontra maggiori di icoltà nell’accesso alle attività sportive. Entrambi i progetti sono sostenuti dal Comune di Venezia con un finanziamento di 72.500 euro ciascuno, un investimento che punta a rendere lo sport sempre più accessibile e di uso sul territorio. “L’investimento

sullo sport accessibile e di uso – aggiunge l’assessore Peruzzo Meggetto – è un risultato reso possibile grazie alla collaborazione con il mondo sportivo veneziano, che continua a dimostrare vitalità e capacità di creare comunità. Lo sport non è solo attività fisica, ma uno strumento per migliorare la qualità della vita delle persone, ra orzare il tessuto sociale dei quartieri e favorire la partecipazione di tutti”. Il programma coinvolge numerose realtà sportive del territorio e attraversa tutta Venezia: dalla terraferma al centro storico, fino alle isole. Tra i luoghi coinvolti figurano il Parco Albanese, il Parco San Giuliano, il Parco Catene, il Parco Piraghetto, Forte Marghera, le piastre polivalenti di Mestre e Marghera, Santa Marta, Sant’Elena, il Lido, Murano, la Giudecca e il Parco Savorgnan.
• (G.F.)
di Palazzo Mocenigo, dove sono in corso le esposizioni Le sete di Lucio Andrich (fino all’11 novembre), Le Tarbouche. Quando un accessorio diventa simbolo (fino all’ 8 novembre) e la mostra delle vincitrici del concorso Un merletto per Venezia. 12a edizione; al MUVEC - Casa delle Contemporaneità di Mestre e alla Casermetta 9 di Forte Marghera, sede della settima edizione di Artefici del nostro tempo (fino al 27 settembre),
gratuita per tutti sempre. Completano il percorso di visita Ca’ Rezzonico - Museo del Settecento veneziano, Casa di Carlo Goldoni e Museo di Torcello, con le rispettive collezioni permanenti.L’elenco completo dei Comuni aderenti e tutte le informazioni sull’iniziativa sono disponibili sul sito www.visitmuve.it/ musei-in-festa26.




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LO DO IO IL VENETO con Alberto Gottardo

























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Il futuro. Il sindaco delinea le strategie per il rilancio del ceto medio e lo sviluppo della terraferma
Attrarre competenze e professioni qualificate, dare risposte concrete al ceto medio e connettere in modo strategico le politiche della casa con la mobilità e la pianificazione urbanistica. Sono queste le direttrici fondamentali per il futuro di Venezia tracciate dal sindaco Simone Venturini. L’occasione per fare il punto sulla visione della città è stata l’intervista condotta dal direttore del settimanale Panorama, Maurizio Belpietro, ospitata nella cornice dell’auditorium di The Human Safety Net, all’interno delle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco. Al centro della visione dell’amministrazione comunale c’è la necessità di invertire il trend demografico ed economico, puntando con decisione sul ceto medio. Per Venturini, la chiave di volta risiede nell’insediamento di nuove attività produttive, professionali e nell’ambito della ricerca. L’obiettivo è creare un ecosistema
favorevole a inché giovani coppie, laureati, ricercatori e professionisti non vedano Venezia solo come una meta di passaggio, ma come il luogo ideale in cui stabilirsi e costruire un percorso di vita e di lavoro. In questo contesto, un ruolo centrale è ricoperto dai progetti di riconversione delle grandi aree dismesse. Il primo cittadino ha citato come modello il recupero dell’ex Ospedale al Mare del Lido, destinato a trasformarsi in un polo tecnologico e di ricerca all’avanguardia nel settore biomedico. Un’operazione capace di attrarre sul territorio centinaia di figure specializzate, tra cui ingegneri, sviluppatori e ricercatori scientifici.
Lo sviluppo economico, tuttavia, non può prescindere da adeguate tutele sociali e infrastrutturali. Venturini ha così richiamato lo stretto legame tra l’attrazione di nuove professioni e le politiche abitative. Tra le priorità del mandato figura il proseguimento
del piano di recupero degli alloggi comunali sfitti, da destinare tramite il social housing proprio alle giovani famiglie.
Parallelamente, si lavorerà sul fronte della mobilità per migliorare e fluidificare i collegamenti tra la città insulare, Mestre, Marghera e il resto del territorio metropolitano. La terraferma sarà del resto al centro di profondi interventi di rigenerazione urbana. Per Mestre l’approccio non si limiterà alla ristrutturazione edilizia, ma punterà a una vera e propria ricucitura del tessuto sociale dei quartieri, un processo in cui la realizzazione della nuova stazione ferroviaria giocherà una parte cruciale. La strategia comunale mira a cancellare i cosiddetti “buchi neri” ancora presenti nel tessuto urbano. Tra le aree individuate dal sindaco spiccano lo storico hotel Des Bains al Lido, la zona degli ex Gasometri, l’ex Italgas e l’area di Sant’Elena a Venezia, fino ai numerosi

immobili vuoti della terraferma, per i quali si cercherà una sinergia con gli investimenti privati. Per supportare questo disegno, in autunno nascerà un board internazionale composto da imprenditori, personalità e “nuovi veneziani”.
Infine, Venturini ha lanciato un appello per il rifinanziamento strutturale della Legge Speciale per Venezia, ricordando come i costi di manutenzione della città d’acqua siano unici al mondo e necessitino di risorse economiche certe e continuative.
Un incontro di circa un’ora per riallacciare i fili del dialogo e lasciarsi alle spalle i mesi di icili segnati dalla rottura sul caso Venezi. Il sindaco di Venezia e presidente della Fondazione Teatro La Fenice, Simone Venturini, ha ricevuto i rappresentanti della Rsu del teatro e i segretari territoriali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials e Usb. L’obiettivo del confronto è stato quello di ripartire dall’ascolto reciproco, nonostante permanga lo stato di agitazione dei lavoratori, recentemente proclamato in segno di protesta per la gestione del concerto in Piazza San Marco. Durante il tavolo i sindacati hanno sottoposto al primo cittadino tre questioni centrali per

il futuro della Fondazione: la revisione della governance e dell’organizzazione interna, la valorizzazione economica e professionale del personale e un netto cambio di rotta nelle relazioni sindacali. Un focus specifico è stato dedicato alla sostenibilità economica delle produzioni esterne, proprio con riferimento all’evento in Piazza San Marco; su questo punto Venturini ha confermato di aver già avviato le verifiche e gli approfondimenti necessari. Al centro del dibattito è finito anche il tema dei contributi finanziari erogati dal Comune di Venezia e dalla Regione Veneto. Le sigle sindacali hanno evidenziato una forte sproporzione

rispetto ad altre realtà italiane, quantificando in alcuni casi un divario fino a 5 milioni di euro in meno, un fattore che penalizza la Fondazione e ne limita le potenzialità di crescita, investimento e sviluppo. I rappresentanti dei lavoratori hanno quindi chiesto al sindaco, nel suo ruolo di presidente, di farsi garante di una nuova stagione basata sul confronto costante e sul rispetto delle professionalità interne. Il percorso di riavvicinamento proseguirà con un nuovo aggiornamento già fissato per il mese di settembre, con l’auspicio di ritrovare la serenità necessaria per rimettere al centro della vita del teatro esclusivamente la musica.











L’emergenza.
La terraferma veneziana si ritrova, ancora una volta, al centro dell’attenzione pubblica a causa di una preoccupante sequenza di eventi violenti consumatisi nel giro di pochissimo tempo. Nel giro di poche ore, due distinti episodi di aggressione hanno sollevato forti preoccupazioni tra i residenti e richiesto un massiccio intervento da parte delle forze dell’ordine. Gli investigatori sono attualmente al lavoro per ricostruire nel dettaglio la dinamica di quanto accaduto e per stabilire se, dietro la coincidenza temporale, possano nascondersi collegamenti più profondi legati alla criminalità della zona. Il primo grave fatto di cronaca si è verificato in via Cappuccina, una delle arterie stradali più frequentate e centrali di Mestre. Quella che inizialmente sembrava una discussione accesa tra un gruppo di persone è rapidamente degenerata in una vera e propria rissa da strada. Secondo le prime ricostruzioni e ettuate dagli inquirenti grazie alle testimonianze dei passanti, i partecipanti
hanno iniziato a colpirsi prima a parole e poi con oggetti contundenti. La situazione è precipitata quando sono spuntate delle armi da taglio. Ad avere la peggio è stato un uomo di 37 anni di origine tunisina, raggiunto da diversi fendenti che lo hanno colpito gravemente all’addome e alla zona del collo. All’arrivo delle volanti della Polizia, gli aggressori si erano già dileguati, facendo perdere le proprie tracce nel dedalo di vie circostanti. I sanitari del 118 hanno prestato i primi soccorsi sul posto, disponendo poi il trasferimento d’urgenza del ferito all’ospedale dell’Angelo di Mestre. L’uomo è stato immediatamente sottoposto a un delicato intervento chirurgico nel tentativo di stabilizzare le sue condizioni, giudicate severe fin dal primo momento. Le autorità hanno subito avviato i rilievi scientifici e l’analisi delle telecamere di videosorveglianza per identificare i responsabili. Nemmeno il tempo di avviare le indagini sul primo caso che, a circa due ore di distanza, si è registrato un secondo allar-
me a breve distanza. Un uomo di origine cinese si è presentato spontaneamente presso la caserma dei Carabinieri per denunciare una violenta aggressione subita mentre si trovava a bordo di un autobus di linea, nel tratto compreso tra il centro di Mestre e la frazione di Chirignago.
La dinamica di questo secondo evento ha assunto contorni ancora più concitati: quasi in contemporanea con l’aggressione sul mezzo pubblico, la centrale operativa ha ricevuto numerose segnalazioni da parte di cittadini spaventati che indicavano la presenza di un individuo in forte stato di agitazione, il quale camminava pericolosamente sopra i tetti di alcune vetture parcheggiate lungo la strada. Il conducente dell’autobus, accortosi del pericolo e delle tensioni a bordo, ha arrestato la marcia e richiesto il supporto delle forze dell’ordine. I militari sono riusciti a intercettare e bloccare il sospettato, un uomo trovato in evidente stato di alterazione psicofisica, le cui caratteristiche corrispondevano perfettamente

alla descrizione fornita poco prima dalla vittima dell’aggressione sul bus.
Al momento attuale, gli inquirenti mantengono il massimo riserbo e precisano che non è stata ancora accertata una correlazione diretta tra l’accoltellamento di via Cappuccina e la successiva aggressione sul mezzo pubblico. Tuttavia, la vicinanza temporale e logistica dei due episodi impone una valutazione estremamente meticolosa di ogni singolo indizio. Le indagini si stanno concentrando
sul contesto sociale e criminale della terraferma veneziana. Tra le ipotesi investigative più accreditate non si escludono regolamenti di conti o tensioni legate al mondo dello spaccio di sostanze stupefacenti, fenomeni monitorati con costante attenzione in quelle specifiche aree urbane. Le prossime ore, grazie anche ai successivi interrogatori e all’esame dei filmati di sicurezza, saranno fondamentali per fare piena luce su questi episodi che hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza urbana.
Un presidio e un’attività di volantinaggio all’Ospedale all’Angelo di Mestre hanno dato il via alla campagna di sensibilizzazione “Basta violenza, rispetto”, promossa dalla Fp Cgil. L’iniziativa nasce per accendere i riflettori su un fenomeno sempre più preoccupante: le continue aggressioni subite dagli operatori sanitari all’interno delle strutture pubbliche.
I dati di usi dal sindacato, estratti dal Libro Bianco del Sistema Socio-Sanitario Regionale del Veneto, delineano un quadro allarmante. Nel corso del 2025 sono state infatti registrate ben 3.153 segnalazioni di aggressione, che hanno





visto coinvolti 4.304 operatori. Di questi episodi, oltre il 70% ha assunto la forma di violenza verbale, mentre quasi il 30% è sfociato in vere e proprie aggressioni fisiche. Una realtà che la Cgil definisce non più tollerabile, ribadendo che ospedali, ambulatori e pronto soccorso non possono diventare zone franche dove scaricare rabbia e frustrazione.
Daniele Giordano (Segretario generale Cgil Venezia) e Ivan Bernini (Segretario generale Fp Cgil Venezia) hanno sottolineato come nessun disagio organizzativo o tempo di attesa possa giustificare insulti o minacce. Secondo i rappre-
sentanti sindacali, la soluzione non può risiedere unicamente nella militarizzazione degli ospedali o nella gestione dell’emergenza. È necessario invece investire in prevenzione, formazione e tutele, promuovendo parallelamente una cultura del rispetto e della convivenza civile.
L’obiettivo della campagna è sensibilizzare direttamente i cittadini: difendere medici, infermieri e tutto il personale significa proteggere la qualità stessa del servizio sanitario pubblico. Il sindacato ha confermato l’impegno a proseguire con nuove iniziative a inché la violenza smetta di essere percepita come un normale rischio del mestiere.













La riscoperta. Lo spazio verde ispirato ai suoi racconti riapre al pubblico con una geometria rinnovata e una totale accessibilità
Esiste un luogo a Venezia dove la letteratura si trasforma in architettura vegetale, dando forma tangibile a uno dei simboli più potenti del Novecento. Sull’Isola di San Giorgio Maggiore, il Labirinto dedicato a Jorge Luis Borges rappresenta un omaggio unico al celebre scrittore argentino, capace di proiettare i visitatori all’interno delle sue opere più famose,
come Il giardino dei sentieri che si biforcano e La Biblioteca di Babele. Ideato dall’architetto e diplomatico inglese Randoll Coate, questo “labirinto-ritratto” era stato inaugurato nel 2011 per il venticinquesimo anniversario della morte dell’autore. Borges, che amava profondamente Venezia, ne percepiva l’essenza labirintica soprattutto negli ultimi anni della sua vita, quando la



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cecità aveva amplificato la sua percezione sensoriale della città d’acqua. Oggi, in occasione del quarantesimo anniversario della sua scomparsa, questo suggestivo spazio sospeso tra il verde dei giardini e l’orizzonte della laguna si appresta a inaugurare una nuova stagione. La riapertura segue un meticoloso intervento di restauro promosso dalla Fondazione Giorgio Cini – istituzione che ne aveva originariamente sostenuto la nascita – in collaborazione con PwC Italia, Main Sponsor del progetto all’interno del programma “PwC per la cultura”. Il disegno di Randoll Coate: un enigma in lettere maiuscole
Il labirinto letterario di Borges vive di concetti chiave: il tempo circolare, gli specchi, le biforcazioni, gli enigmi e i percorsi infiniti della conoscenza. Randoll Coate è riuscito a tradurre questa complessa cosmologia in una struttura che è essa stessa un rompicapo. Visto dall’alto, il tracciato rivela chiaramente il cognome dello scrittore, scritto a lettere maiuscole.
Dopo quindici anni dalla sua creazione, le circa 3.200 piante di bosso (Buxus sempervirens) avevano perso la loro originaria uniformità, compromettendo la leggibilità del disegno di Coate. L’intervento di restauro, di natura squisitamente conservativa, si è concentrato sulla componente vegetale, riportando rigore geometrico negli oltre 1.150 metri di percorso senza alterare il progetto iniziale. Renata Codello, Segretario Generale della Fondazione Giorgio Cini, ha evidenziato come l’isola si confermi un laboratorio di restauro capace di unire rigore storico e sfida creativa, trattando la vegetazione come spazio meditativo e pagina di letteratura.
Oltre al ripristino botanico, il progetto
ha introdotto importanti novità sul fronte dell’inclusività. La pavimentazione dell’ingresso è stata stabilizzata con pannelli alveolari sotto il ghiaino per consentire il passaggio alle persone con disabilità motoria. Inoltre, grazie alla collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, è stata installata una mappa tattile che permette di esplorare e comprendere la geometria del labirinto prima di iniziare la visita. Come sottolineato da Giovanni Andrea Toselli, Presidente e Amministratore Delegato di PwC Italia, il sostegno a questa opera punta a rendere un luogo di immenso valore artistico e simbolico più fruibile, aperto e accessibile a tutti i tipi di pubblico.




Passeggiando tra i corridoi di bosso, invece, si incontrano numerosi simboli disseminati come indizi per il visitatore: una clessidra, un bastone, una tigre, un grande punto interrogativo e le iniziali della moglie di Borges, Maria Kodama. Il labirinto si svela così come un’opera dinamica, che richiede di cambiare costantemente prospettiva per essere compresa appieno, rispecchiando la struttura narrativa dei racconti borgesiani. Il restauro vegetale e la svolta inclusiva

Biciclette e monopattini tra le calli, droni in volo sopra Piazza San Marco, picnic improvvisati sui ponti e persino comportamenti indecenti a ridosso dei comandi di polizia. Nei primi sei mesi dell’anno, il centro storico di Venezia si è confermato teatro di numerosi episodi di inciviltà da parte di visitatori sregolati, spesso a caccia di visibilità sui social network. Per contrastare il fenomeno del “turismo cafone” e tutelare il decoro urbano, la Polizia Locale ha intensificato i controlli sul territorio, elevando ben 123 verbali specifici contro i comportamenti irrispettosi. Tra le violazioni più frequenti spiccano i bivacchi e i picnic in aree non consentite, che hanno fatto registrare 55 sanzioni da gennaio a giugno. Non mancano i casi di utilizzo di mezzi vietati nella città d’acqua: sono state infatti 35 le persone multate per aver circolato in monopattino o in bicicletta. Massima attenzione è stata rivolta anche alla sicurezza dello spazio aereo monumentale, con 12
sanzioni staccate a turisti che facevano alzare in volo droni non autorizzati sopra l’area marciana. Il bilancio complessivo delle attività sale a 232 sanzioni se si considera il parallelo e costante contrasto all’abusivismo commerciale e alle tru e stradali. Gli agenti hanno sanzionato 26 venditori abusivi di mangime per piccioni, 27 venditori di rose e 37 soggetti che o rivano i dardi luminosi da lanciare in cielo. Il nucleo più consistente di provvedimenti ha riguardato il commercio abusivo di abbigliamento, con ben 56 sanzioni complessive. Queste operazioni hanno portato al sequestro di quasi tremila articoli di vario genere e di 78 sacchi contenenti capi d’abbigliamento illegali. In parallelo, i controlli sono stati estesi e potenziati anche nei confronti dei cosiddetti “scatolettisti”, i tru atori del gioco delle tre carte che tentano di raggirare i flussi di passanti nei punti più tra icati della città lagunare.
Ottantatré spettacoli, 37 titoli in abbonamento distribuiti tra Venezia, Padova e Treviso, 324 rappresentazioni e 16 tra produzioni e co-produzioni. Sono i numeri della stagione 2026-2027 della Fondazione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, presentata qualche settimana fa a Venezia. Il nuovo cartellone, intitolato “La realtà non basta”, accompagnerà il pubblico in un percorso che attraversa epoche, linguaggi e forme teatrali di erenti, dalla tragedia classica alla drammaturgia contemporanea, con l’obiettivo di coinvolgere spettatori di età diverse e favorire il confronto tra generazioni. L’immagine scelta per la stagione è una farfalla realizzata dal designer catalano Javier Jaén. Il simbolo richiama il tema della trasformazione, filo conduttore dell’intera programmazione, e rappresenta il passaggio verso nuove prospettive e nuovi modi di guardare la realtà. L’attività dello Stabile continuerà a svilupparsi attorno alle tre città, seguendo tre direttrici principali: il ra orzamento delle collaborazioni internazionali, l’attenzione all’accessibilità e all’inclusione e l’impegno per la sostenibilità ambientale e sociale. Sul fronte delle produzioni, il mito sarà uno dei temi centrali della stagione. Filippo Dini firmerà la regia di “Alcesti” di Euripide, spettacolo che a ronta il tema del sacrificio e che, dopo il debutto al Teatro Greco di Siracusa, arriverà anche nei teatri del Veneto. Al mito di Edipo si ispira invece “Incendi” di Wajdi Mouawad, diretto da Marco Lorenzi e interpretato dallo stesso Dini insieme a Frédérique Loliée. Lo spettacolo debutterà il 27 ottobre 2026 al Teatro Verdi di Padova e successivamente sarà ospitato al Teatro Del Monaco di Treviso. Il percorso si completerà con “Ecuba” di Marina Carr, interpretata da Elisabetta Pozzi e diretta da Andrea Chiodi, in scena per la prima volta il 2 aprile al Teatro Goldoni di Venezia. Ampio spazio sarà riservato anche agli autori e agli artisti veneti. Andrea Pennacchi e Gabriele Vacis proporranno una rilettura dell’eredità di Ruzante con “Predatori di pianura”, mentre il mondo di Carlo Goldoni tornerà in scena con “Una delle ultime sere di Carnevale”, diretto da Valerio Binasco. Marco Paolini presenterà “Bestiario idrico”, spettacolo che intreccia ambiente, paesaggio e memoria collettiva. Tra
Alessio Boni, “La cosmicomica vita di Q” con Luca Marinelli, “Le dieu du Carnage” con Antonio Zavatteri, “L’angelo del focolare” di Emma Dante, “Le nostre donne” con Luca Bizzarri, “Perfetti sconosciuti” con Valeria Solarino e “A casa tutti bene” con Anna Galiena. Non mancheranno ospiti internazionali, tra cui la compagnia catalana Agrupación Señor Serrano, a iancata da artisti come Umberto Orsini, Anna Ferzetti, Stefano Massini, Ambra Angiolini, Salvo Ficarra e Massimiliano Gallo. • RIccardo Musacco La

le produzioni dello Stabile è previsto anche il ritorno de “L’ultima domenica di agosto”, scritto e diretto da Fulvio Pepe e interpretato, tra gli altri, da Denis Fasolo. La stagione ospiterà inoltre numerosi protagonisti del teatro italiano. Ad aprire il cartellone del Teatro Goldoni di Venezia, il 30 ottobre, sarà Neri Marcorè con

“Gaber. Mi fa male il mondo”. In programma anche “Erano tutti miei figli” di Arthur Miller con la regia di Elio De Capitani, “Madre Courage e i suoi figli” di Bertolt Brecht diretta da Leo Muscato con Lunetta Savino e “Finale di partita” di Samuel Beckett per la regia di Gabriele Russo. Tra gli altri titoli figurano “Molière” con






Mestre: con “Il giardino ritrovato” la solidarietà fa rete e sostiene cinque associazioni



Il parco di via Torre Belfredo a Mestre si conferma un motore di solidarietà per l’intero territorio. Nei giorni scorsi, nella sede municipale, sono stati consegnati i fondi raccolti durante la settima edizione primaverile de “Il giardino ritrovato”, la manifestazione promossa dall’associazione Il Faro. Alla cerimonia di consegna ha preso parte anche la consigliera delegata Paola Mar. Nato con l’obiettivo di valorizzare l’area verde e stimolare l’incontro tra cittadini e volontariato, l’evento ha registrato un’ottima partecipazione di pubblico. Questo successo ha permesso di andare ben oltre i traguardi prefissati: le donazioni inizialmente previste sono passate da tre a cinque, per un valore di 800 euro ciascuna. I contributi sono stati assegnati a Hanuman Ets, Pro Religiosi di San Marziano di Don Orione, Uildm Venezia Odv, Associazione Asanti Sana Odv e Unitalsi Venezia. A queste si sono aggiunte altre due donazioni da 600 euro, frutto di ulteriori attività dell’associazione Il Faro, a favore di Aism Mestre e del Comitato Donne XXV Aprile.
La rassegna è stata dedicata alla memoria di Patrizia Querini, storica volontaria dell’Unitalsi. La consigliera Mar ha lodato l’iniziativa, definendola un modello virtuoso in cui istituzioni, imprese e cittadini collaborano per creare risorse concrete a beneficio della comunità. Chiuso con successo l’appuntamento di maggio, gli organizzatori sono già al lavoro per l’edizione autunnale del prossimo novembre.







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Formazione e lavoro. Presentati i primi risultati del questionario rivolto alle aziende partner dell’ITS Marco Polo Academy
La formazione deve nascere dall’ascolto delle imprese per preparare i professionisti che il mercato richiede.
È il messaggio emerso dall’incontro “Le nuove rotte per l’innovazione”, promosso dall’ITS Marco Polo Academy insieme a VeMarS (Venice Maritime School), che ha riunito nell’ex chiesa di Santa Marta a Venezia istituzioni, associazioni di categoria e aziende della logistica, della portualità e del trasporto intermodale. L’occasione è stata anche quella di presentare i primi risultati del questionario rivolto alle circa 300 aziende che collaborano con l’ITS Marco Polo Academy, con l’obiettivo di verificare quanto i percorsi formativi rispondano alle reali esigenze del settore. Dall’indagine emerge che il 52,4% delle imprese giudica le competenze degli studenti molto o abbastanza adeguate durante il tirocinio, mentre il 47,6% le considera parzialmente adeguate. Nessuna azienda le ritiene poco adeguate. Tra le competenze da potenziare figurano intelligenza artificiale, software gestionali, processi logistici e doganali, gestione
del magazzino, certificazioni e geografia economica. Sul fronte delle competenze trasversali, le aziende indicano come prioritarie la gestione dello stress (66,7%) e la capacità di lavorare in squadra (61,9%), oltre a proattività, gestione del tempo e adattabilità.
Anche le prospettive occupazionali risultano molto positive: per il 61,9% delle imprese la probabilità di assumere gli studenti entro dodici mesi dalla conclusione dello stage è alta, mentre per il 28,6% è molto alta, portando così al 90,5% la quota di aziende che vede concrete opportunità di inserimento lavorativo.
Il presidente dell’ITS Marco Polo Academy, Damaso Zanardo, ha sottolineato come il settore stia vivendo una profonda trasformazione, con porti sempre più strategici, digitalizzazione e intelligenza artificiale destinate a modificare le professioni. Per questo motivo, ha spiegato, la formazione deve essere costruita insieme alle imprese, così da anticipare il cambiamento e o rire ai giovani competenze realmente spendibili nel mercato del lavoro.

Per Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria per i Trasporti, la Logistica e l’Industria del Turismo, “la competitività della logistica si misura sempre più sulla qualità delle competenze. Digitalizzazione, AI e automazione richiedono figure professionali sempre più preparate, ma il divario tra domanda e o erta è ormai evidente: secondo Unioncamere e il Ministero del Lavoro, tra il 2025 e il 2029 la filiera della mobilità e della logistica avrà bisogno di circa 150.500 nuovi occupati. Già oggi, però, a fronte di un fabbisogno annuo di 8.700-9.800 diplomati negli indirizzi tecnici di trasporti e logistica, l’o erta si ferma a circa 3.900 giovani. È
fondamentale ra orzare la collaborazione tra imprese, ITS Academy, scuole e università. L’esperienza dell’ITS Marco Polo Academy dimostra che questo modello funziona. Investire sulle competenze significa investire nella competitività del Paese e nel futuro dell’industria italiana”. Sulla stessa linea anche Luca Sisto, direttore generale di Confitarma, che ha ribadito la necessità di mantenere un dialogo costante tra istituzioni, formazione e imprese per adeguare i percorsi di studio alle esigenze del mercato del lavoro. Alessandro Ferrari, direttore generale di Assiterminal, ha ricordato le iniziative promosse dall’associazione
per favorire la formazione manageriale e il collegamento tra aziende e ITS, mentre Davide Calderan, presidente della Venice Port Community, ha sottolineato come il sistema portuale abbia sempre più bisogno di personale qualificato. Nel corso dell’incontro è stato ribadito anche il valore strategico della formazione per la crescita del territorio. Il sindaco di Venezia Simone Venturini ha evidenziato come l’economia del mare rappresenti una delle direttrici di sviluppo della città e come innovazione e formazione siano elementi indispensabili per sostenere la competitività delle imprese. L’assessore regionale all’Istruzione e Formazione Valeria Mantovan ha ricordato invece l’impegno della Regione Veneto nel sostenere gli ITS Academy, sottolineando come il dialogo costante tra istituzioni, sistema produttivo e mondo della formazione rappresenti la chiave per creare competenze capaci di rispondere alle sfide della transizione digitale e della logistica del futuro.
• Guendalina Ferro
Iprimi dati dei saldi estivi a Mestre confermano un trend ben noto agli operatori: gli sconti rappresentano un’importante boccata d’ossigeno, ma da soli non bastano a rivitalizzare in modo stabile il commercio urbano. Alvise Canniello, direttore di Confesercenti Venezia-Rovigo, evidenzia come piazza Ferretto e le aree limitrofe stiano attraversando una trasformazione profonda, guidata dalla concorrenza dell’e-commerce, dal rincaro del costo della vita per le famiglie e dal progressivo spopolamento del centro. In questo scenario, le associazioni di categoria concordano sulla necessità di superare la logica delle iniziative spot. Andrea Crescente, coordinatore

territoriale di Confesercenti, sottolinea che le manifestazioni del fine settimana aiutano ad animare la città, ma non possono sostituire una pianificazione di lungo termine. Per far rivivere il centro quotidianamente servono interventi strutturali capaci di attrarre nuovi residenti, u ici, servizi, poli culturali e occasioni di socialità. Confesercenti sollecita quindi l’apertura di un tavolo di confronto permanente con l’amministrazione comunale per definire una strategia condivisa. Una visione pienamente sostenuta anche da Confcommercio Mestre. Il presidente Massimo Gorghetto rimarca che i saldi restano una tradizione fondamentale da preservare per dare una spinta immediata
alle vendite, ma il vero rilancio passa per l’e icienza dell’intero “sistema-città”. Un’o erta merceologica varia e di qualità deve integrarsi con una migliore accessibilità stradale, parcheggi funzionali e un’atmosfera accogliente che renda Mestre una meta piacevole per lo shopping. Iniziative come il “Mestre Bookfest” vanno in questa direzione, puntando a generare flussi continui di persone. Una recente indagine Confcommercio-Unioncamere stima una spesa media di circa 200 euro, focalizzata sui negozi fisici (66%) e guidata dalla ricerca della qualità (60%), ma che al momento premia la periferia (64%) rispetto al centro cittadino.






















Il legame profondo tra la grande musica dal vivo e l’impegno sociale si rinnova nella città lagunare. Il prossimo 24 ottobre 2026, lo storico e suggestivo contesto delle Tese delle Nappe all’Arsenale di Venezia ospiterà la nuova edizione di Venezia Sounds. La manifestazione mantiene intatta la sua missione originale: unire le sonorità del pop e del rock contemporaneo a una
raccolta fondi interamente destinata a sostenere il progresso e la ricerca scientifica in campo oncologico. Con la direzione artistica a idata a Samuel Romano, l’organizzazione ha svelato i primi nomi di spicco che comporranno la line-up di quest’anno: i Morcheeba, Motta, Emma Nolde e The Zen Circus, a cui si aggiungeranno altri importanti artisti che verranno annunciati al termine
della stagione estiva. Nel frattempo, per consentire al pubblico di assicurarsi un posto in prima fila, sono u icialmente aperte le prevendite dei biglietti in modalità “early bird” attraverso i circuiti u iciali di Vivaticket.




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L’evento a onda le sue radici nel 2019, nato dall’impulso e dalla sensibilità della Fondazione Giancarlo Ligabue e della neonata Associazione Medicine Rocks. L’iniziativa è nata per onorare e ricordare la figura di Tomaso Cavanna, stimato e noto manager culturale scomparso prematuramente all’età di 40 anni. Dal 2024, Venezia Sounds ha assunto una cadenza regolare, coinvolgendo anno dopo anno artisti di rilievo nazionale e internazionale per dare una voce concreta alla cosiddetta “musica che cura”, devolvendo l’intero ricavato delle serate al finanziamento di studi medici specialistici.
Fino ad oggi, il bilancio complessivo delle passate edizioni di Venezia Sounds ha raggiunto la straordinaria cifra di 316.900 euro raccolti. Di questa somma totale, ben la metà (158.000 euro) è stata generata durante l’applauditissimo concerto del 2025, che ha registrato il tutto esaurito e ha visto la partecipazione attiva, oltre che del Gruppo Ligabue in qualità di main sponsor, di numerosi partner e sostenitori privati.
L’obiettivo per il 2026 è alzare ulteriormente l’asticella, stimolando la generosità di un pubblico sempre più ampio. I fondi
raccolti durante la maratona musicale di sei ore finanzieranno progetti di altissimo profilo scientifico: da un lato la ricerca immunoterapica guidata dal professor Antonio Sica presso l’Irccs Istituto Clinico Humanitas, dall’altro le indagini molecolari focalizzate sulle patologie neurodegenerative portate avanti dalla dottoressa Cecilia Laterza per conto del Vimm. Grazie a collaborazioni inedite sul palco e a un cast che guarda sempre più oltre i confini nazionali, Venezia Sounds si prepara a o rire un’esperienza culturale memorabile e di grande impatto civico.


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La macchina organizzativa si è rimessa in moto anche quest’anno grazie alla determinazione di Inti Ligabue e di Edy Campo, potendo contare sul supporto strategico e sulla collaborazione del Comune di Venezia e di Vela Spa, che concedono gli spazi dell’Arsenale. I partner scientifici e beneficiari u iciali del progetto saranno, come nelle precedenti occasioni, la Fondazione Humanitas per la Ricerca e il Vimm (Veneto Institute of Molecular Medicine).
George












George Clooney tornerà in Laguna da protagonista assoluto. Il consiglio d’amministrazione della Biennale, accogliendo la proposta del direttore della Mostra del Cinema


Alberto Barbera, ha deciso di conferire all’attore, regista e produttore statunitense il prestigioso Leone d’Oro alla carriera. Un tributo che premia non solo una cinematografia ricca di successi, ma anche l’impegno civile e lo spessore di un uomo che ha saputo costruire il proprio carisma sulla credibilità artistica e intellettuale, ben oltre la semplice immagine divistica.
«La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito», ha commentato la star sessantacinquenne, che ha accolto la notizia con la sua proverbiale ironia:
«Ricevere il Leone d’Oro è un onore immenso, anche se probabilmente significa che sto invecchiando, ma va bene così». Clooney, che di recente si è trasferito in Francia con la moglie Amal e i figli per allontanarsi dal clima politico americano legato alla presidenza Trump, vanta un legame viscerale con Venezia, festival che lo ha già ospitato per ben undici volte nel corso degli anni.
Nato nel Kentucky e salito alla ribalta globale nei panni del pediatra Doug Ross nella serie cult “ER - Medici in prima linea”, Clooney ha poi conquistato due premi Oscar e firmato regie di grande impatto. La sua dodicesima presenza al Lido, dove sarà come sempre accompagnato dalla moglie

Amal, si preannuncia già memorabile: un’occasione in cui l’artista alternerà i protocolli u iciali ai bagni di folla con i fan, a rontati con la consueta e sincera disponibilità.
opo le prime settimane di preparazione in quel di Falcade e la seconda fase che prevede per il Venezia la tournée internazionale a Divonne-les-Bains, in Francia, dove la squadra allenata da Giovanni Stroppa disputerà due amichevoli contro il Saint-Étienne e poi in Bretagna contro il Brest, il primo impegno u iciale è in programma il 15 agosto dove il Venezia a ronterà il Modena nel match valido per i trentaduesimi, gara che si disputerà sabato 15 agosto alle 20.45 allo stadio Pier Luigi Penzo. Un Venezia parzialmente rinnovato che per a rontare il massimo campionato di calcio ha acquistato l’esterno o ensivo Kornel Lisman dai polacchi del Lech Poznań. Nato a Szczecin, in Polonia, il 20 febbraio 2006, Lisman è cresciuto nel settore giovanile del Lech Poznań, con cui ha esordito in Prima Squadra. Nel corso della sua esperienza con il Lech Poznań ha inoltre maturato le prime presenze
nelle competizioni europee, disputando 3 gare di Conference League, 2 partite nelle qualificazioni alla Champions League e 2 incontri nelle qualificazioni all’ Europa League. L’altro volto nuovo è quello di Lorenzo Berardi, esterno sinistro classe 2006, proveniente dal Pescara dove, dopo il settore giovanile, ha esordito con la prima squadra, l’ anno scorso collezionando 15 presenze in serie B. “Il direttore sportivo Antonelli mi ha presentato un progetto ambizioso e ricco di stimoli, e non ho avuto dubbi nella scelta. Conservo un bellissimo ricordo dell’atmosfera del Penzo, dove ho giocato nella scorsa stagione: l’energia trasmessa dai tifosi è stata davvero speciale. Sono entusiasta di iniziare questa nuova avventura in arancioneroverde e sono pronto a dare tutto me stesso, ogni giorno, per contribuire agli obiettivi del club” le parole di Berardi. Vestirà la maglia arancioneroverde anche il difensore centrale Armel Bella Kotchap, nato l’11 dicembre 2001 a Parigi e possiede nazionalità tedesca. Cresciuto nei settori giovanili di Borussia Mönchengladbach, Unterrath e Duisburg, nel 2017 si trasferisce al VfL Bochum, con cui esordisce in prima squadra

nel 2019. Nel 2022 va al Southampton nel 2022. Successivamente passa in prestito al PSV Eindhoven. Nella scorsa stagione ha collezionato 20 presenze con la maglia dell’Hellas Verona. A centrocampo, il volto nuovo è quello dell’islandese Thórir Jóhann Helgason, 26 anni ex Hafnarfjördur. Ha giocato in Italia nel 2021/22 al Lecce.
Un legale che dura da cinque stagioni e che saranno sei, perché Andrea Mazzon anche nella stagione 2026/27, sarà alla guida delle Leonesse della Reyer Venezia nel massimo campionato di basket femminile. Nelle sue cinque stagioni sulla panchina orogranata, Mazzon ha guidato la squadra in 224 partite ufficiali conquistando lo scudetto e la Supercoppa del 2024. Nell’ultima stagione l’Umana Reyer ha raggiunto la storica qualificazione alle Final Six di EuroLeague Women. Con Mazzon proseguiranno il loro lavoro gli assistant coach Michele Dall’Ora e Angela Gianolla, insieme al preparatore fisico


Davide Rocco. A guidare, sul campo le orogranata sarà ancora capitan Francesca Pan che continuerà a vestire i gradi di capitana anche nella stagione sportiva 2026/2027. Ala di 185 cm, nata a Bassano del Grappa il 27 maggio 1997, è diventata un simbolo della Reyer. “Sono davvero felice e orgogliosa di continuare il mio percorso qui a Venezia – le parole della capitana. Qui mi sento a casa: sono cresciuta, sono arrivata 13 anni fa e ho fatto tutto il percorso dalle giovanili alla prima squadra, fino agli scudetti e a diventare capitana. Ho grande desiderio di a rontare una nuova stagione insieme alle mie compagne, allo
sta e a tutti i nostri tifosi, con la stessa passione, la stessa determinazione e la voglia di migliorarci ogni giorno”. L’Umana Reyer Venezia per lo svolgimento del training camp prestagionale sarà a Falcade nel cuore delle Dolomiti bellunesi dal 16 al 19 settembre. Prima, per molte atlete orogranata ci sarà l’impegno con le rispettive nazionali alla FIBA Women’s Basketball World Cup. Le Leonesse alloggeranno all’Hotel Stella Alpina di Falcade: il ritiro si concluderà sabato 19 settembre con un’amichevole aperta al pubblico.
• (C.A.)









Accanto a questo va a rontato il nodo dei Medici di Base: le stime parlano, soltanto per la provincia di Venezia ma la situazione è uniforme in tutto il Veneto, di oltre 360 pensionamenti nel corso del prossimo anno. I bandi per la loro sostituzione prevedono, tra mille di icoltà di reperimento, l’arruolamento di poco più di 150 medici di famiglia. Non certo una soluzione ottimale per una popolazione sempre più anziana. Le Case di Comunità, in fase di inaugurazione in queste settimane,
vanno riempite di personale e strutture. Sullo sfondo la spinosa vicenda del nuovo ospedale di Padova voluto da Regione e Comune, oggetto di accordi, delibere, stanziamenti e protocolli. Pare non ci sia più una completa copertura finanziaria. La Regione ha chiesto una pausa: problema decisamente non di poco conto.
Case di Riposo Il Veneto è l’unica regione, oltre la Sicilia, a non aver mai adottato una riforma delle Ipab
e questo rende meno performanti, in termini economici non certo di servizio, le case di riposo pubbliche. Oggi i dati parlano chiaro: ci sono circa 11mila anziani veneti in lista d’attesa per un posto in una struttura. Decisamente tanti.
Le infrastrutture per lo sviluppo
Alta velocità ferroviaria: avanti piano. Troppo piano. E questo è un grave limite per il territorio regionale. Romea: continua a essere la strada più pericolosa d’Italia. Anche qui dopo decenni di dibattiti urge una soluzione. Autostrada del Mare: si fa o non si fa? E se si come si risolve l’accesso al litorale? Holding autostradale
non se ne parla più: sogno finito? Biglietto unico per i mezzi pubblici, metropolitana di superficie, porti e aeroporti: i dossier sono decisamente molti e pesanti e nessuno di questi può attende. Saranno, dunque, vacanze molto intense se non ci si vorrà ritrovare impreparati alla ripresa quando si dovranno, anche, a rontare i nodi dell’emergenza casa, della regolamentazione del fine vita e del braccio di ferro con Governo e Enel delle concessioni della rete elettrica e degli impianti idroelettrici in scadenza tra pochi anni. Sullo sfondo rimane il nodo dell’autonomia: ma questa è tutta un’altra storia.
Sanità. L’assessore regionale Gino Gerosa: “Va cambiata la mentalità del paziente nell’approccio con l’ospedale”
Dopo una carriera da cardiochirurgo e docente universitario, migliaia di interventi e vite salvate (“la soddisfazione più grande”), il professor Gino Gerosa si sta cimentando con la nuova sfida da assessore regionale alla sanità. “Dobbiamo fare delle scelte e agire oggi - spiega - pensando ai pazienti di domani. E chi saranno i pazienti di domani? Rispetto ai decenni scorsi la piramide sociale si è invertita, nel
una medicina reattiva, della serie sei ammalato - ti curo, ad una medicina di previsione che previene la fase acuta. In poche parole, vogliamo fare del Veneto il laboratorio internazionale per l’invecchiamento in buona salute”.
Di questa nuova sanità territoriale le Case della Comunità che stanno aprendo in tutta la Regione diventano un punto di riferimento e la base di partenza: “Le Case della Comunitàcontinua Gerosa - andranno adattate
“In futuro avremo molti pazienti anziani, con la prevenzione vogliamo fare del Veneto il laboratorio internazionale per l’invecchiamento in buona salute”
senso che una volta avevamo quattro figli, due genitori e un nonno, mentre oggi ci troviamo con un figlio e quattro nonni. La società è sempre più anziana e i pazienti di domani saranno over 80, fragili per definizione, con policomorbilità, vale a dire con più patologie, pazienti cronici da tenere il più possibile fuori dall’ospedale e seguire a casa. E per questo serve una sanità territoriale di vicinanza: dobbiamo passare da
alle esigenze dei singoli territori. Per questo bisogna fare una mappatura accurata: per esempio, se in una determinata area ci sono molti diabetici la Casa della Comunità di riferimento dovrà avere gli specialisti che a rontino questa situazione. La prevenzione non può essere considerata un lusso ma diventa un dovere e va adattata alla realtà territoriale in cui è calata”.
Il primo mattone delle Case della
Comunità sono i medici di famiglia, con i quali la Regione ha raggiunto, per prima in Italia, un accordo che permette di fare fronte alle necessità di coprire gli orari di apertura delle nuove strutture. “L’accordo integrativo regionale è un primo passo, - aggiunge l’assessore - stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli per fare delle Case della Comunità il riferimento della sanità territoriale. E’ un cambio di mentalità che coinvolge anche i cittadini, finora abituati a rivolgersi ai Pronto Soccorso per ogni problema. Con le Case della Comunità vogliamo ridurre gli accessi ai pronto soccorso e dare ai pazienti le risposte direttamente sul territorio. Naturalmente vanno seguiti in maniera molto precisa i pazienti affetti da patologie croniche. E’ una sfida che passa anche attraverso la sostenibilità economica”. Nei prossimi mesi pertanto le Case della Comunità prenderanno sempre più forma e verranno calibrate sulle esigenze e sulla realtà dei singoli territori della nostra regione. Sulla carenza dei medici che in questi anni ha portato al ricorso ai “gettonisti” negli ospedali Gerosa fa notare che nei prossimi anni si passerà dalla carenza di medici attuale ad un eccesso di camici bianchi nel 2030. Ed è al futuro che il cardiochirurgo invita a guadare anche nella programmazione del nuovo

ospedale di Padova e, più in generale, di tutta l’organizzazione ospedaliera. “Il nostro compito è quello di prevedere il futuro, per quanto possibile, e di pensare ad un sistema sanitario estremamente dinamico che possa dare le risposte alle esigenze della popolazione fra 15-20 anni. Chiaramente sappiamo quale direzione deve seguire la sanità ma questo deve avvenire in un sistema dinamico. E in questo approccio si inserisce anche il nuovo ospedale di Padova: noi oggi siamo chiamati a progettare una struttura che sarà a servizio dei pazienti del futuro, ed è quindi alle necessità del futuro che dobbiamo
rivolgerci, consapevoli che andiamo verso una società sempre più anziana che dobbiamo cercare di tenere il più possibile lontana dagli ospedali, che servono invece a curare la fase acuta”. In definitiva, chiediamo in chiusura, cosa ha spinto un cardiochirurgo a ermato a cimentarsi nel ruolo di assessore regionale? “Il potere è la possibilità di fare cose buone per gli altri - risponde Gerosa - allora se c’è questa possibilità di fare qualcosa di buono anche a livello regionale, ben venga”.
Politica. Il leader di “Futuro Nazionale” tra Vicenza e Rovigo raccoglie adesioni e consensi: “Siamo già a doppia cifra”
In attesa di capire se l’ordalia di applausi e cambi di casacca sia un fuoco di paglia o l’inizio di un fenomeno ben più ampio, hanno senz’altro lasciato il segno i due recenti passaggi in Veneto del generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, che rischia comunque di lasciare lividi ben profondi su Fratelli d’Italia e Lega. Che questo partito abbia perso già dei pezzi, in primis il consigliere regionale Stefano Valdegamberi è questione già nota e narrata. Impressiona però aver visto a Vicenza schierati a fianco del generale anche altri elementi del centrodestra, oltre a Joe Formaggio come Luciano Sandonà, che aveva percorso il passaggio da Lega a Fratelli d’Italia in extremis lo scorso autunno all’inizio della competizione elettorale che lo ha visto arrivare a quasi duemila preferenze, un terzo di quelle che lo avevano portato cinque anni fa in Consiglio. Ed allora, perso per perso, tanto vale provare anche l’avventura vannacciana. Padova appare, a differenza di Verona con Valdegamebri e Vicenza con Formaggio
una zona relativamente inesplorata. Proviene da questa provincia Guido Giacometti, plenipotenziario veneto e conoscitore della bassa padovana. In città alle prossime elezioni comunali il partito di Vannacci potrebbe contare su un habitué delle elezioni padovane a perdere quale Bruno Cesaro, sempre che dal consiglio comunale non arrivino sorprese.
A costruire una alternativa all’ipotesi pur solida di Cesaro, (imprenditore del settore della logistica che ha una caratteristica non secondaria di questi tempi e cioè quella di potersi pagare in proprio la campagna elettorale), ci sta provando un altro imprenditore con trascorsi politici di livello nella Lega: Alberto Filippi. Proprio Filippi è stato l’organizzatore del maxi evento di Vicenza con moderatore d’eccezione Giuseppe Cruciani, creatore del programma radiofonico La Zanzara e quel giorno già intervistatore a Milano Marittima di Matteo Salvini. E così Vicenza quel 28 giugno è stata la capitale del chiacchiericcio politico.

Con Vannacci a rispondere punto su punto nel fuori sala prima del dibattito, sia a Salvini che alla Meloni. Bis poi una settimana dopo quando l’europarlamentare ex Lega ha inaugurato di persona la prima sede di Futuro Nazionale a Rovigo. Lì un secondo bagno di folla, mentre il bagno di sottoscrizioni, 500 euro a testa tutti attraverso bonifico, Vannacci li ha incassati a Spresiano dove ad attenderlo c’era anche il sindaco: il prossimo a passare il Rubicone tra centrodestra e destra destra? Il primo cittadino non escludeva nulla, trince-
Dura presa di posizione dei consiglieri regionali del Partito Democratico Chiara Luisetto, Monica Sambo e Giovanni Manildo contro la proposta di Roberto Vannacci di cancellare la legge sul femminicidio. Secondo gli esponenti dem, si tratta di una scelta che rappresenta «una pericolosissima deriva culturale». Per Luisetto, Sambo e Manildo, dietro il richiamo all’uguaglianza tra uomini e donne, utilizzato per contestare una normativa specifica sul femminicidio, si nasconderebbe «una chiara operazione negazionista» che punta a smantellare


gli strumenti messi in campo per contrastare la violenza contro le donne.
I consiglieri regionali sottolineano inoltre che le dichiarazioni di Vannacci arrivano a pochi giorni dall’approvazione della legge Valditara. Una norma che, a loro giudizio, riduce il ruolo delle scuole e indebolisce il lavoro svolto sul fronte dell’educazione e della sensibilizzazione rispetto a temi come la violenza di genere. Per gli esponenti del Partito Democratico è invece necessario un forte impegno delle istituzioni a tutti i livelli per fornire ai giovani strumenti culturali capaci di
randosi dietro un “intanto sono qui per dovere di accoglienza”. Intanto. Secondo gli analisti Vannacci in Veneto miete in proporzione i consensi più alti d’Italia arrivando addirittura prima della floridissima Puglie e di una Lombardia in cui Futuro Nazionale riesce a coagulare la destra a destra di Fratelli d’Italia, colà sempre piuttosto numerosa quanto rumorosa e disunita.
Il compito di trasformare il potenziale in potenza toccherà alla coppia Guido Giacometti, responsabile Veneto di Futuro Nazionale e Alberto Filippi, a

cui in questi giorni sarà formalmente attribuito l’incarico particolarmente delicato di segretario amministrativo. Quanto vale, dunque, Futuro Nazionale? “Siamo già in doppia cifra in Venetoscandiva Vannacci - e continueremo a crescere. Esprimeremo un candidato in ognuna delle sfide della primavera prossima”: tradotto ci sarà un candidato sindaco vannacciano sicuramente a Padova e Verona. E a Treviso se anche colà si voterà in un incastro che appare di icile ma non improbabile se al sindaco Mario Conte sarà chiesto di correre alle politiche che potrebbero anticipare le amministrative di qualche mese. E lì si conteranno gli eletti, i salvati ed anche i dannati. Con molte sorprese, dolcissime secondo i vannacciani, amarissime secondo quanto sussurrano i molti leghisti preoccupati dal distacco a destra dell’ex europarlamentare che in Veneto raccolse due anni fa 71mila preferenze: probabilmente solo la punta di un iceberg ben più grande.
• Alberto Gottardo
contrastare le radici di discriminazioni, soprusi, violenze e femminicidi.
Luisetto, Sambo e Manildo hanno così annunciato la presentazione di una mozione in Consiglio regionale. L’obiettivo è chiedere a tutte le forze politiche presenti nell’assemblea veneta, che lo scorso anno aveva approvato l’istituzione dell’Osservatorio sulla violenza contro le donne, di esprimere una «posizione chiara e netta di condanna» nei confronti di ogni progetto politico che, a loro avviso, metta in discussione gli strumenti di tutela delle vittime.



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oveva essere il giorno del congresso nazionale della Uil con tanto di Giorgia Meloni ad intervenire dal palco, dopo aver dribblato i giornalisti, del centro congressi di Padova. Ed invece le parole che hanno fatto più rumore, sempre a Padova, sono state in quel primo weekend di luglio quelle di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil ma ancora con il piglio e la maglietta girocololo bianca sotto la camicia, di quando era segretario della Fiom.
Una parola ha avuto l’effetto di una fucilata: sfruttamento.
La tesi landiniana che ha mandato su tutte le furie mezzo schieramento politico e datoriale è che il “modello Veneto si è fermato, come si è fermato in tutta Italia un modello basato sullo sfruttamento e soprattutto sulla logica dell’appalto, del subappalto, del massimo ribasso e quindi, dello sfruttamento del caporalato. E non è una cosa che sta riguardando un settore, sta riguardando tutti i settori trasversalmente, e c’è bisogno di intervenire radicalmente”. Un “a margine” di un convegno del sindacato sul “lavoro
svenduto”.
Landini quella mattina era un fiume in piena davanti ai cronisti ed ha lanciato una raccolta di firme “per una legge di iniziativa popolare che chiede proprio di mettere mano a questa logica degli appalti, e il primo punto di fondo è la responsabilità del committente. Infortuni e morti sul lavoro riguardano in realtà giovani precari, nella maggioranza dei casi in aziende in subappalto; dall’altra parte stiamo vedendo come non si stanno applicando le leggi”.
Landini ha quindi chiesto “che venga introdotto in agricoltura, come esiste già in edilizia, un indicatore: se io ho un ettaro di terreno, so che in quell’ettaro ho una determinata produzione, e chiunque sa che per raccoglierla serve un certo numero di ore di lavoro. E quando vai a scoprire che le ore di lavoro sono un decimo di quelle che realmente ti servivano vuol dire che il 90% l’hai fatto in nero. Quindi, nell’era dell’intelligenza artificiale, l’utilizzo di tutte le tecnologie per controllare questi dati per sconfiggere questo fenomeno c’è, se non lo si vuol fare c’è una volontà politica


molto precisa, e noi stiamo denunciando questo, sia nei rapporti col governo, sia nei rapporti con le regioni di tutto il Paese. Gli imprenditori – ha concluso – debbono insieme a noi combattere i banditi, perché deve prevalere chi vuol fare l’imprenditore serio”.
Da capire poi in un parlamento che fa fatica a fare una riforma delle legge elettorale, che fine farà la proposta Landini.
• Alberto Gottardo

Meloni al congresso Uil: “Il lavoro è dignità, il Governo resta aperto al confronto”
Giorgia Meloni è intervenuta al congresso nazionale della Uil, rivendicando il metodo del dialogo con le parti sociali e indicando lavoro, salari, produttività, welfare e intelligenza artificiale come le principali sfide da a rontare.
Uno dei passaggi centrali ha riguardato il tema del salario. La presidente del Consiglio ha difeso la scelta di puntare sulla contrattazione collettiva, sostenendo che il salario dignitoso debba essere garantito dai contratti nazionali più rappresentativi e non da una cifra fissata “a tavolino”. Secondo Meloni, il salario minimo avrebbe rischiato di indebolire le tutele, trasformandosi in un parametro al ribasso. La premier ha poi richiamato le misure adottate per sostenere il
potere d’acquisto, dal taglio del cuneo fiscale alla detassazione dei rinnovi contrattuali nel settore privato, misura che il Governo punta a confermare anche nella prossima legge di bilancio. Spazio anche al tema degli incentivi alle imprese: gli aiuti pubblici, ha detto, non devono più essere distribuiti “a pioggia”, ma concessi a chi rispetta le regole, applica contratti giusti, investe nel Paese e garantisce sicurezza. Sulla stessa linea la lotta al caporalato, definita “una battaglia di civiltà”.Sul fronte dell’intelligenza artificiale, ha invitato a governare la rivoluzione tecnologica senza subirla: l’IA può aumentare produttività e crescita, ma deve restare al servizio della persona e dei diritti.





















Scienza e salute. Giustina Destro, presidente Vimm, Istituto Veneto di Medicina Molecolare
Quest’anno l’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (Vimm) celebra il suo trentesimo anniversario, una realtà d’eccellenza nata nel 1996 dall’intuizione di Francesco Pagan e Giustina Destro, che oggi ne è la Presidente. Abbiamo intervistato la Presidente Destro, figura storica del territorio padovano — già imprenditrice, prima
donna sindaco di Padova e prima donna alla guida di Confindustria, parlamentare e presidente del Premio Campiello — per tracciare un bilancio e guardare alle sfide future della ricerca biomedica avanzata. Presidente Destro, il Vimm festeggia trent’anni di attività. Lei c’era fin dall’inizio, quando fu inaugurato proprio durante il suo mandato
da sindaco... Sì, ero sindaco di Padova quando abbiamo fatto l’inaugurazione. In seguito sono stata in consiglio per alcuni anni, poi mi sono dedicata ad altro: sono stata parlamentare e Presidente del Premio Campiello. Ma questi trent’anni al Vimm hanno portato grandi soddisfazioni e, soprattutto, risultati scientifici straordinari. Quali sono i numeri e i volti che oggi animano l’istituto?
innovativi in corso?
Sicuramente lo studio sugli organoidi, ovvero micro-organi generati in laboratorio dal professor Elvassore. Partendo da un capello o da un frammento di pelle, in laboratorio decidiamo di far crescere, per esempio, un cervello in miniatura.




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Oggi al Vimm accogliamo ben 320 giovani ricercatori divisi in gruppi di lavoro guidati da 12 eccellenti scienziati, tra cui il nostro direttore scientifico Nicola Elvassore, e i professori Corbetta, Sandri e Carrer. Quasi tutti sono docenti universitari e alcuni, come il professor Corbetta, svolgono anche attività clinica. Grazie a loro contribuiamo alla prevenzione di gravi malattie e alla fondamentale ricerca di base. Su quali aree terapeutiche vi concentrate maggiormente?
Grazie a questi organoidi possiamo individuare tempestivamente la malattia e approntare cure preventive mirate, prima che sia troppo tardi, come purtroppo spesso accade con i tumori cerebrali.
A questo proposito, quanto conta la prevenzione per la sanità pubblica?

da fare è tanta. Tuttavia, vantiamo centri di eccellenza nazionali con cui collaboriamo costantemente, perché il confronto reciproco è ciò che fa crescere in ogni campo. Per celebrare questo legame tra scienza e bellezza, avete anche promosso un’iniziativa culturale originale, vuole ricordarla?

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La nostra ricerca parte dal cervello, a rontando patologie come ictus, Parkinson e Alzheimer, fino a fegato, pancreas e apparato muscolare, vitale per dare sostegno al corpo. Poiché oggi l’età media si allunga, l’obiettivo è far sì che l’uomo e la donna arrivino alla vecchiaia in salute. Ci sono progetti particolarmente
Moltissimo, perché la prevenzione riduce drasticamente i costi sanitari. Ricordiamoci che il bilancio di una Regione è costituito per il 70% dalla sanità. Evitare la crescita di malattie devastanti migliora la vita del paziente, delle famiglie, del mondo del lavoro e la qualità della vita sociale. In questo senso è fondamentale la nostra biobanca di cellule staminali, prima nel suo genere, nata in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera.
La ricerca italiana so re spesso di carenza di fondi. Qual è la situazione rispetto all’estero?
Siamo ancora indietro: Paesi come la Germania dedicano il 5-6% della spesa alla ricerca, mentre in Italia siamo a malapena sopra l’1%. La strada
Entra nel vivo una nuova fase per l’idroelettrico veneto grazie a un accordo strategico tra la Regione e il Gruppo Enel. Attraverso la rideterminazione dei canoni idrici e la monetizzazione dell’energia gratuita che i concessionari devono fornire annualmente alla Regione sono stati recuperati ben 99 milioni di euro per il territorio. Nel dettaglio, la cifra è composta da 44 milioni di euro derivanti dalla quota fissa e variabile dei canoni idrici, che saranno destinati direttamente alla provincia di Belluno, e da altri 55 milioni provenienti dalla monetizzazione dell’energia. Il presidente del Veneto Alberto Stefani ha espresso soddisfazione per questo traguardo, sottolineando come l’operazione rappresenti un passo decisivo verso l’autonomia energetica: “E’ risultato storico, che testimonia l’esercizio di una forma ulteriore di autonomia regionale, che procede attraverso gli strumenti del dialogo”.
L’assessore alla montagna Dario Bond ha poi spiegato l’impatto concreto che questi fondi avranno sul territorio: “Stiamo parlando di risorse che potranno sostenere il
Sì, abbiamo allestito la mostra “La terra è blu come un’arancia”, a Padova presso il Museo della Natura e dell’Uomo. Curata da Sylvain Bellenger, personalità culturale d’eccezione, in collaborazione con l’Università. Espone fotografie scientifiche dei nostri ricercatori che sembrano veri quadri per forme e colori. Sarà aperta fino al 30 novembre, ma probabilmente verrà prolungata di un mese o due.

sistema sociosanitario, i trasporti, le scuole, la valorizzazione della montagna e le infrastrutture e altro. E’ una forma di autonomia fondamentale per il nostro territorio e attiveremo una cabina di regia congiunta per concertare la destinazione delle risorse”.
Infine, lo sguardo è rivolto al futuro delle concessioni idroelettriche, per le quali l’assessore allo sviluppo economico Massimo Bitonci ha annunciato l’avvio di un’analisi approfondita: “Abbiamo a idato lo studio delle soluzioni a un tavolo tecnico. Sulla base della relazione finale, prenderemo la decisione che porterà, secondo criteri oggettivi, il migliore beneficio al Veneto e ai veneti”.
















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La Professoressa Valentine Lomellini, docente associata in Storia delle relazioni internazionali all’Università di Padova e direttrice di Securities (il Centro Studi italiano sulla sicurezza, il terrorismo e la criminalità organizzata), è da poco tornata in libreria con un saggio di grande spessore: Carlos lo sciacallo. Storia del più temuto terrorista internazionale (Edizioni Laterza). Attraverso un meticoloso lavoro d’archivio, Lomellini ha ricostruito la vera storia di un personaggio diventato un’icona, purtroppo in senso negativo, degli anni ‘70 e ’80.
Professoressa Lomellini, partiamo da un mini ritratto: chi è davvero Carlos lo Sciacallo?
Il suo vero nome è Ilich Ramírez Sánchez. È un terrorista internazionale nato
Quanto contano per persone come Carlos l’ideologia politica e la fede religiosa? Sono sentimenti sinceri o solo un’etichetta di facciata?
La “fede rivoluzionaria” è un elemento formativo in quello che oggi chiameremmo processo di radicalizzazione. Ramírez Sánchez nasce e cresce in una famiglia della piccola borghesia: il padre è un avvocato che milita nel Partito Comunista. Nasce quindi in un ambiente molto politicizzato. L’approdo alle istanze rivoluzionarie si sviluppa con il ‘68 globale, che lo vede parte attiva a Londra. Negli anni ‘70 Carlos si avvicina all’ala più radicale del FPLP, una formazione marxista-leninista, entrando nella sezione delle operazioni speciali diretta da Wadi Haddad, che sviluppava
Sulle tracce di Ilich Ramírez Sánchez, personaggio controverso accostato anche a Osama Bin Laden e al centro della cosiddetta “pista palestinese” per la strage di Bologna
in Venezuela, diventato poi studente all’Università Lumumba di Mosca, dove probabilmente è stato arruolato dal KGB. Ha militato nel Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e, con un’identità che è stata precorritrice dei tempi moderni, ha tentato di creare una rete internazionale del terrore nel corso degli anni ‘70. A metà di quel decennio si è persino convertito al jihadismo, anticipando quasi di quarant’anni gli sviluppi del terrorismo religioso contemporaneo. È un personaggio controverso, a cui sono stati dedicati libri, film e serie tv. È anche l’uomo al centro della cosiddetta “pista palestinese” per la strage di Bologna.
tutte le notizie del Veneto aggiornate in tempo reale. Il saggio. La Prof.ssa Lomellini, docente e direttrice di Securities, ha pubblicato un volume dedicato al celebre terrorista internazionale
azioni terroristiche sul suolo occidentale. L’ideologia, dunque, ha un’importanza reale. Tuttavia, subentra un’altra dinamica: quando una persona entra nel mondo del terrorismo e della clandestinità, quello diventa il suo unico mondo di riferimento. Non si può tornare indietro. Carlos è stato arrestato in Sudan nel 1994, anni in cui anche Osama Bin Laden viveva in quel Paese. Un vecchio articolo de Il Manifesto che titolava “Il nuovo Carlos è Bin Laden”. C’è stato un passaggio di testimone o era solo una suggestione giornalistica?
Al momento non abbiamo prove che ci sia stato un legame diretto tra i due.

L’articolo de Il Manifesto la suggestione dell’esistenza di una centrale internazionale del terrore guidata da un singolo capo. Negli anni ‘70-’80 era Carlos, negli anni ‘90-2000 è diventato Bin Laden.I due condividono alcune caratteristiche: la fede islamica, un’ampia disponibilità economica e vasti contatti internazionali. Tuttavia, la modalità d’azione è diversa. Carlos realizza attentati appoggiandosi a un gruppo trasversale, composto da tedeschi occidentali, giapponesi e palestinesi. Bin Laden, invece, promuove una vera e propria “Internazionale del terrore”, un progetto globale di radicalizzazione e di esportazione del Jihad in vari Paesi. Veniamo alla “pista palestinese” per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Cosa ci dicono i documenti?
Nel libro ho analizzato storiograficamente la pista palestinese. Sappiamo che a livello giudiziario le sentenze hanno ritenuto responsabili della strage di Bologna alcuni esponenti del neofascismo italiano. Tuttavia, da tempo alcuni politici ribadiscono il loro scetticismo, sostenendo che la strage sia stata una vendetta del FPLP per l’arresto, avvenuto in Italia nell’autunno ‘79, del palestinese Abu Anzeh Saleh. Secondo questa teoria, l’arresto avrebbe violato il presunto “Lodo Moro”, l’accordo tra il fronte palestinese
e l’Italia per il libero transito delle armi in cambio della neutralizzazione del nostro territorio dagli attentati. Analizzando le fonti, la conclusione a cui arrivo — e che dimostro nel libro — è che questa pista è assolutamente inattendibile. Al contrario, la vicenda di Abu Anzeh Saleh conferma l’esistenza di quell’accordo per evitare attacchi in Italia. Dunque, nessuna ragione legata a questa dinamica può essere addotta come movente per la strage di Bologna. Chiudiamo con un aspetto paradossale: il soprannome di Carlos, “lo Sciacallo”, arriva dal romanzo di Forsyth e dal film omonimo. Poi lo stesso Carlos ha ispirato i libri di Robert Ludlum su Jason Bourne. Essere così “pop” e mediatico si è rivelato un boomerang per un terrorista?
Assolutamente sì. A lungo si è creduto che Carlos fosse la longa manus di Mosca in Occidente. In realtà, consultando i documenti dei servizi segreti bulgari, cecoslovacchi e in parte rumeni, emerge che Carlos era tollerato, ma poi divenne del tutto indesiderato. Essere un terrorista richiede un grado estremo di riservatezza. Carlos, al contrario, aveva un temperamento esibizionista. I servizi dell’Est lo ritenevano un uomo incontrollabile e troppo “popolare” per svolgere un ruolo

strategico occulto. La grande notorietà esplosa nel 1973 gli si è ritorta contro: è stato costretto a fuggire di Paese in Paese fino all’arresto in Sudan nel ‘94, avvenuto anche grazie alle fotografie scattate anni prima dai servizi cecoslovacchi durante le sue permanenze a Praga. In un’epoca in cui di molti terroristi non si conosceva nemmeno il volto, Carlos, con la sua vanità, si è praticamente fregato da solo. • Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.









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Conclusa la fase dei cantieri, per le Case della Comunità dell’Ulss 3 Serenissima si apre quella dell’attivazione dei servizi. Sono 13 le strutture distribuite nel territorio aziendale che si preparano a diventare il punto di riferimento della sanità di prossimità, con particolare attenzione ai pazienti fragili e cronici. A fare il punto è stato il direttore dei Servizi sociosanitari, Antonio Maritati, che ha illustrato la rete delle prestazioni disponibili nelle Case della Comunità. L’obiettivo è trasformarle in luoghi di assistenza vicini ai cittadini, facilmente riconoscibili e accessibili. A supporto del nuovo modello continuerà a operare anche il servizio 116117, indicato come strumento di orientamento per le richieste di salute della popolazione. Il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Massimo Zuin, ha sottolineato come si stia chiudendo una lunga stagione di interventi infrastrutturali, sostenuta da un investimento complessivo di 35 milioni di euro. Tra le opere principali figurano quelle realizzate a Marghera, Mira e in via Cappuccina. Con la conclusione dei lavori, l’attenzione si sposta ora sull’organizzazione dei servizi e sulla loro piena operatività. Secondo Zuin, il funzionamento delle Case della Comunità si baserà sulla collaborazione tra gli operatori della sanità territoriale, il perso-
nale infermieristico e medico coinvolto nel nuovo modello organizzativo e i medici di medicina generale, considerati una componente essenziale della sanità territoriale. Alla presentazione ha partecipato anche Giuseppe Palmisano, che ha espresso la soddisfazione dei medici di famiglia per il percorso condiviso con l’azienda sociosanitaria. Il nuovo modello, ha spiegato, rappresenta un passaggio destinato ad avere ricadute significative sull’assistenza ai cittadini. Parallelamente all’accordo regionale con i medici di medicina generale, l’Ulss 3 sta lavorando anche al rafforzamento del collegamento tra territorio e ospedali. Il direttore sanitario Chiara Bovo ha spiegato che è stato avviato un tavolo di confronto che riunisce i direttori dei servizi territoriali e quelli dei presidi ospedalieri, con l’obiettivo di costruire un’integrazione stabile tra le diverse componenti del sistema sanitario. L’intento è favorire non solo i collegamenti tecnologici e organizzativi, ma anche la condivisione delle competenze specialistiche e delle eccellenze ospedaliere a beneficio delle Case della Comunità, valorizzando al tempo stesso il contributo dell’area della Prevenzione. Un percorso che, secondo l’Ulss 3 Serenissima, costituirà uno dei pilastri dell’assistenza sanitaria sul territorio nei prossimi anni.
Un aumento del 70% dell’attività chirurgica, un forte incremento degli interventi eseguiti con tecniche meno invasive e un calo dei parti cesarei primari sotto la soglia del 15%. Sono i principali risultati raggiunti nei primi sei mesi del 2026 dall’Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Venezia, guidata dall’inizio dell’anno dal dottor Michele Vanin. Il reparto ha rafforzato anche i collegamenti con la sanità territoriale e con gli altri servizi del Dipartimento materno-infantile, con l’obiettivo di seguire le pazienti in modo più integrato durante il percorso di cura. A evidenziare il cambiamento è la Direzione sanitaria dell’ospedale. Confrontando il periodo gennaio-giugno 2026 con gli stessi mesi dell’anno precedente, emerge un aumento dell’attività chirurgica e una crescita degli interventi realizzati con tecniche mininvasive, passati dal 35 al 90%. Si è sviluppata inoltre la chirurgia oncologica, anche attraverso l’introduzione di nuove procedure come quella del linfonodo sentinella. «I risultati raggiunti sono il frutto dell’impegno di tutta l’équipe», ha spiegato il primario Michele Vanin, sottolineando il lavoro svolto dai collaboratori. Il potenziamento del reparto ha riguardato anche l’attività ambulatoriale, con
circa trenta disponibilità aggiuntive ogni settimana e visite organizzate sia al mattino sia al pomeriggio. L’ampliamento dei servizi ha permesso di ridurre i tempi di attesa per le pazienti, anche per quelle provenienti da altri territori. Tra le nuove attività avviate c’è l’ambulatorio dedicato alle gravidanze a rischio, operativo da aprile, che lavora in collaborazione con la sanità territoriale e con l’Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Mestre. Il percorso prevede un accompagnamento costante delle donne, dalla presa in carico iniziale fino alla programmazione del parto, che può avvenire nella struttura veneziana oppure nel centro di Mestre, mantenendo il riferimento con il medico che ha seguito la gravidanza. Sul fronte dei parti, il reparto ha raggiunto un altro obiettivo significativo. Da gennaio a maggio 2026 la percentuale di parti cesarei primari è scesa dal 25% al 14%, sotto il limite del 15% previsto per i punti nascita con meno di 500 parti. Tra i prossimi progetti del reparto figurano l’avvio dell’ambulatorio di isteroscopia, dedicato alla diagnosi precoce di alcune patologie tumorali, e quello di uroginecologia, rivolto ai disturbi della minzione e ai problemi legati al pavimento pelvico.
















Èstata inaugurata la nuova Casa della Comunità di Mira, una delle 13 previste nel territorio dell’Ulss 3 Serenissima. La struttura, realizzata ex novo con un investimento di 3.796.248 euro, è già operativa dai primi di luglio e mette a disposizione dei cittadini una serie di servizi sanitari e amministrativi. Alla cerimonia hanno partecipato alla Sanità Gino Gerosa, il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima Massimo Zuin, il sindaco Marco Dori, il presidente della Conferenza dei Sindaci Andrea Martellato e numerose autorità.
«È per me una grande emozione tagliare il nastro di questo edificio, che rende concreto un nuovo modello di sanità sul territorio – ha

dichiarato Zuin –. Provengo anch’io da questa zona e so quanto questa struttura fosse attesa da decenni. Progettata dall’Azienda
sociosanitaria insieme alle amministrazioni pubbliche e costruita partendo da zero, la Casa della Comunità di Mira nasce come luogo di cura e, prima ancora, come luogo di accoglienza».
Gerosa ha sottolineato il ruolo delle Case della Comunità nella rete sanitaria. «Questo edificio, insieme a tutte le altre Case della Comunità, rappresenta il segno concreto dell’impegno del servizio sanitario pubblico. Vogliamo offrire a tutti cure e assistenza, anche attraverso una presa in carico vicina ai cittadini. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita, facendo in modo che sia lungo anche il tempo vissuto in buona salute. Per questo nascono le Case della Comunità, punti
Quarantuno interventi salvavita eseguiti in sette anni, sedici missioni concluse e una nuova squadra pronta a partire. Prosegue l’impegno internazionale dei cardiochirurghi dell’ospedale dell’Angelo di Mestre, protagonisti del progetto di cooperazione sanitaria “Aorta El Salvador-Italia”, che inaugura la sua diciassettesima missione nel Paese centroamericano.
Tra i pazienti operati figura anche un ragazzo di appena 14 anni, sottoposto con successo a un delicato intervento per un aneurisma dell’aorta ascendente. Nel corso degli anni, l’équipe dell’Ulss 3 Serenissima ha trattato numerosi casi complessi, intervenendo su patologie dell’aorta toracica, della radice aortica, della valvola aortica e su dissezioni che richiedono competenze altamente specialistiche.
L’attività dei medici veneziani non si limita però alle sale operatorie. Il progetto comprende infatti un costante confronto clinico a distanza con gli specialisti salvadoregni, che inviano immagini diagnostiche e documen-

tazione sanitaria per ricevere consulenze in tempo reale sui casi più delicati. Un modello di collaborazione che consente di pianificare gli interventi e migliorare la qualità delle cure anche quando l’équipe italiana non è presente sul posto. Negli anni il programma ha favorito anche il trasferimento di tecnologie avanzate. Tra le innovazioni introdotte figurano stampanti 3D per la ricostruzione anatomica e la pianificazione preoperatoria, oltre a simulatori chirurgici utilizzati per l’addestramento pratico nelle tecniche cardiovascolari e vascolari.
Proprio con la missione in partenza oggi saranno consegnati altri sei simulatori e verranno organizzati due workshop formativi destinati a una quindicina di medici specializzandi in cardiochirurgia e chirurgia generale. Il progetto è nato nel 2019 da un’iniziativa volontaria del direttore del Dipartimento cardiovascolare dell’ospedale dell’Angelo, Domenico Mangino, ed è coordinato dal cardiochirurgo Paolo Magagna. Quest’ultimo, nel 2025, ha ricevuto dal presidente di El

Salvador, Nayib Bukele, l’onorificenza di Comendador de la Orden Nacional José Matías Delgado per il contributo offerto allo sviluppo della cardiochirurgia nel Paese. «L’obiettivo è costruire un percorso stabile di cooperazione internazionale che unisca assistenza, alta chirurgia, formazione, innovazione tecnologica e crescita professionale dei medici locali», spiega Mangino. «Il nostro auspicio è estendere progressivamente questo modello a tutta l’America Latina, creando una rete di collaborazione capace di offrire nuove
di riferimento aperti e coordinati con gli ospedali, i pronto soccorso, i medici di famiglia e il servizio 116-117, all’interno di una rete organizzata che conferma l’efficienza del nostro servizio sanitario pubblico, universale e gratuito». La visita è stata guidata dalla direttrice ettrice del Distretto di Mirano-Dolo, Marta Soave, che ha illustrato i servizi già disponibili. Tra questi il Punto unico di accesso, gli uffici amministrativi, l’assistenza domiciliare, gli ambulatori specialistici, i servizi infermieristici e la diagnostica di base. Nella sede trovano inoltre spazio anche l’attività consultoriale, compresa quella dedicata ai minori, e la gestione dei programmi di screening.
opportunità sia ai pazienti sia ai giovani specialisti».
Un’evoluzione già in corso, come dimostra l’arrivo a Mestre della dottoressa guatemalteca Velveth Beborly Jeannice Duque García, accolta all’ospedale dell’Angelo per un periodo di formazione specialistica. Un’iniziativa che testimonia come il progetto non sia più soltanto un’attività di missioni all’estero, ma un vero scambio di competenze tra Italia e Centro America.
Per il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Massimo Zuin, il progetto rappresenta «il primo passo verso la creazione di una rete latinoamericana dedicata alla diagnosi e alla cura delle patologie dell’aorta», destinata a consolidare negli anni una collaborazione sanitaria sempre più ampia. Un impegno che ha recentemente ricevuto anche un riconoscimento ufficiale dall’ambasciatore di El Salvador in Italia, Arnoldo Bernal Chávez, che ha premiato l’Ulss 3 Serenissima per il contributo offerto allo sviluppo del sistema sanitario salvadoregno.














4500 utenti in cura. Il boom di richieste per il tabagismo e la verità sulle “nuove dipendenze” digitali
bbiamo approfondito la situazione del territorio veneziano con la Dr.ssa Laura Suardi, Responsabile del SerD dell’Ulss 3 Serenissima, che coordina le cinque sedi di Venezia, Mestre, Dolo, Mirano e Chioggia. Con le sue parole, la dottoressa traccia un quadro lucido e a tratti preoccupante su consumi, falsi miti mediatici e nuove fragilità sociali. Dottoressa Suardi, partiamo dai numeri complessivi del vostro servizio. Qual è la dimensione del fenomeno oggi?
«Gli utenti in tutte le cinque sedi sono 4.512, quindi i numeri sono importanti. Di questi, più di 2.000 sono pazienti con problemi di dipendenza da sostanze, quasi un migliaio hanno problemi di alcol, abbiamo 170 persone con disturbo da gioco d’azzardo — che dal 2017 è un LEA (Livello Essenziale di Assistenza) per cui lo trattiamo con la stessa modalità delle altre tipologie — e abbiamo 310 tabagisti. I familiari presi in carico in modo continuativo sono invece 200. In ognuna delle nostre sedi operano équipe multiprofessionali formate da medici, psicologi, assistenti sociali, infermieri, assistenti sanitari, operatori sociosanitari ed educatori».
A proposito di tabagisti, nelle ultime settimane si è registrato un vero e proprio assalto ai vostri centralini. Cosa sta succedendo con la citisina?
«Sì, c’è stato tutto questo battage pubblicitario sull’utilizzo della citisina come una specie di medicina magica. Se si può dire, e potete dirlo per favore, la citisina fa già parte dello strumentario farmacologico degli ambulatori per il tabagismo della nostra azienda. La usavamo prima e la continuiamo a usare: prima era solo un prodotto galenico, ora è diventato un prodotto industriale.»
«Il Ministero ha deciso che verrà utilizzata in via gratuita da parte delle persone in trattamento presso i nostri ambulatori, ma al momento non abbiamo ancora il farmaco e non abbiamo la possibilità di erogarlo gratuitamente. Ci vuole un attimo di pazienza, perché riceviamo anche 100 telefonate al giorno di persone che, mosse dai media, sono pronte ad avere il “farmaco magico” che risolve il problema. Il tabagismo è una dipendenza come tutte le altre e prevede un approccio multidisciplinare: la parte farmacologica ha il suo peso, ma bisogna lavorare sulla motivazione e su percorsi psicologici presenti in
tutte le nostre sedi».
C’è ancora uno stigma sociale forte legato al SerD? Chi è l’utente tipo oggi?
«Purtroppo il SerD viene ancora visto nell’immaginario collettivo come il luogo dove ci sono i “tossici”, intendendo gli eroinomani, con tutto ciò che ne consegue a livello di disagio e aspetti antisociali. Non è così. Il SerD si occupa di tutte le dipendenze: alcol, gioco, fumo, farmaci non prescritti di cui si abusa e dipendenze comportamentali. A Mirano, ad esempio, abbiamo anche un ambulatorio dedicato ai disturbi alimentari come anoressia e bulimia».
Parliamo di genere: è vero che le donne si stanno avvicinando rapidamente ai numeri maschili?
«Il genere femminile non ha ancora fatto il sorpasso, però sta decisamente aumentando di molto e in modo significativo. Per il tabagismo il numero di maschi e femmine è molto vicino. Per le tossicodipendenze la percentuale sta cambiando: se fino a una decina d’anni fa per ogni cinque pazienti maschi giungeva una femmina, ora per alcune tipologie siamo quasi a due a uno. Secondo me, nel giro di 10 anni il sorpasso ci sarà, in
particolare rispetto all’alcol. Questo porta forti correlati biologici e sociali: le donne hanno un minor corredo enzimatico per metabolizzare l’alcol, per cui hanno effetti in acuto molto più gravi. Pensiamo al target delle adolescenti: sono molto più a rischio dei coetanei maschi di essere soggette a violenze. Anche un consenso rispetto a una qualsiasi richiesta può essere fortemente inficiato dal fatto di aver bevuto due o tre drink. Inoltre, si sta estendendo il binge drinking (bere tante bevande alcoliche una dietro l’altra in breve tempo) e al femminile questo è più grave. Infine, c’è il rischio in gravidanza: il consumo non è azzerato, e l’unico modo per evitare la sindrome feto-alcolica è non bere». Qual è invece l’identikit dei nuovi utenti e dei giovani under 25?
«I SerD hanno ancora età elevate: sui pazienti da uso di sostanze abbiamo circa 170 under 25, una percentuale inferiore al 10%. Ma la vera caratteristica degli ultimi anni è che tutti gli accessi nuovi hanno una co-assunzione di più sostanze. È abbastanza improbabile che arrivi una persona con un’unica sostanza preferenziale. Esistono ancora gli eroinomani, non
sono scomparsi, ma più spesso non usano più la sostanza in vena e la abbinano alla cocaina: l’eroina viene usata per ridurre gli effetti eccessivamente stimolanti della cocaina. E l’alcol è onnipresente, si accompagna a quasi tutte le tipologie di pazienti, inclusi quelli da gioco d’azzardo». Nelle scorse settimane si è parlato molto del caso di una ragazza in cura per “dipendenza da intelligenza artificiale”. Qual è la situazione reale sulle dipendenze digitali? «Ci tengo a precisare una cosa: la notizia ha fatto il giro di tutti i siti, ma la paziente non era ricoverata. Si trattava di un caso unico con quella specifica problematica e l’azienda ha chiesto il massimo riserbo per evitare che la persona potesse riconoscersi o essere indicata come “caso particolare”. Se guardiamo il dato generale, in questo momento abbiamo 7 persone in cura per specifiche dipendenze comportamentali, soprattutto legate al digitale, come il gaming (i giochi elettronici) e lo smartphone. Nella realtà, però, il problema della dipendenza da device ce l’abbiamo quasi sempre in co-presenza con altre patologie legate alla dipendenza, in particolare alcol e cocaina».






Gche sviluppa software, servizi e tecnologie per la sanità. Con 7.800 persone, oltre 9.000 clienti tra strutture pubbliche e private e una presenza in più di 70 Paesi, è uno dei principali attori europei nella trasformazione digitale dei sistemi sanitari. I numeri del 2025 - 546 milioni di euro di ricavi, in progressivo aumento - raccontano un’azienda che sta trasformando decenni di esperienza in crescita concreta. Ma i numeri da soli dicono poco. Ciò che distingue GPI è la visione che orienta ogni scelta: la tecnologia in sanità non serve a sostituire i medici né a complicare il lavoro degli operatori o l’esperienza dei pazienti.


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Serve a rimuovere gli ostacoli burocratici e informativi che oggi rallentano le cure, sprecano risorse e rendono più dif cile prendere decisioni cliniche nel momento giusto. Un approccio che si declina lungo l’intero percorso di cura: dall’ospedale al territorio, no all’assistenza a domicilio del In particolare, l’intelligenza arti ciale non è una componente che si aggiunge ai sistemi esistenti, bensì si integra direttamente negli strumenti che medici e specialisti usano ogni giorno. Le applicazioni spaziano dal riconoscimento vocale dei segnali precoci di patologie cardiovascolari, neurodegenerative o di burnout negli operatori, a modelli probabilistici che supportano i centri di prenotazione nell’ottimizzare le liste d’attesa, no a sistemi predittivi che anticipano con elevata precisione i picchi di accesso al pronto soccorso. Un impegno che GPI ha formalizzato anche sul piano internazionale, essendo tra i primi operatori ad aver ottenuto la certi cazione ISO/IEC 42001, lo standard che de nisce i requisiti per un uso etico e trasparente dell’intelligenza arti ciale.




La stessa attenzione si ritrova sul fronte della sicurezza dei dati sanitari, una questione che tocca direttamente ogni cittadino. GPI ha scelto di aderire con convinzione a Intacture, un progetto di partenariato pubblico-privato che ha pochi equivalenti in Europa: un data center ricavato all’interno di una miniera attiva in Trentino, dove la roccia garantisce protezione sica naturale e il raffrescamento passivo della montagna abbatte i consumi energetici. Un’infrastruttura progettata per garantire elevati standard di sicurezza, continuità operativa e sovranità del dato, temi sempre più centrali nella gestione delle informazioni sanitarie.



Trasformare la sanità attraverso la tecnologia è un lavoro lungo, fatto di competenze accumulate nel tempo e di scelte strategiche. Con oltre 35 anni di attività, GPI continua a investire nello sviluppo di soluzioni digitali per la sanità, rafforzando la propria presenza sia in Italia sia sui mercati internazionali, con visione e sguardo rivolto al futuro.

Rafforzata la rete dei servizi territoriali per affrontare le ondate di calore. Focus su anziani, fragili e persone con patologie croniche, con il numero 116117 come punto di riferimento per assistenza e informazioni.
L’estate porta con sé giornate di sole e temperature elevate, ma anche rischi importanti per la salute, soprattutto durante le ondate di calore. Per questo l’ULSS 3 Serenissima ha predisposto anche per l’estate 2026 il Piano emergenza caldo aziendale, un sistema di intervento che punta a garantire assistenza e supporto alle persone più vulnerabili attraverso la rete dei servizi territoriali.
L’obiettivo è prevenire le conseguenze delle alte temperature, che possono provocare disidratazione, colpi di calore e aggravare patologie già esistenti. Il piano coinvolge i servizi dell’azienda sanitaria, pronti a intervenire nelle situazioni di maggiore criticità e a fornire indicazioni ai cittadini per affrontare in sicurezza i periodi più caldi dell’anno.
Particolare attenzione è rivolta alle categorie considerate maggiormente esposte ai rischi del caldo. Tra queste figurano gli anziani, i neonati
Te i bambini, le donne in gravidanza, ma anche le persone affette da malattie croniche come patologie cardiovascolari, diabete, insufficienza renale, malattie neurologiche, respiratorie o psichiatriche. Rientrano inoltre tra i soggetti più vulnerabili le persone obese e chi vive in condizioni di isolamento sociale o di particolare fragilità.
Accanto all’organizzazione sanitaria, l’ULSS 3 richiama l’importanza della prevenzione attraverso semplici comportamenti quotidiani. La prima raccomandazione è quella di evitare di esporsi all’aperto nelle ore centrali della giornata, quando le temperature raggiungono i livelli più elevati. È altrettanto importante mantenere freschi gli ambienti domestici e di lavoro, utilizzando ventilazione e climatizzazione quando possibile.
Fondamentale anche una corretta idratazione. Bere almeno due litri di acqua naturale al giorno e consumare frequentemente frutta fresca aiuta a reintegrare i liquidi persi con la sudorazione. L’alimentazione dovrebbe essere leggera, privilegiando cibi facilmente digeribili e prestando particolare attenzione alla corretta conser-
re medici di medicina generale dell’area Ulss 3hanno concluso la propria attività a fine giugno, lasciando il posto a nuovi professionisti già operativi dal 1° luglio negli stessi ambulatori.
A Fossò, nel distretto di Mirano-Dolo, ha terminato il servizio il dottor Federico Franzoso, attivo nella medicina di gruppo di via IV Novembre. Al suo posto è subentrata la dottoressa Cristina Lissandri, con incarico provvisorio, che ha proseguito l’attività nello stesso studio. Gli assistiti del medico cessato sono stati riassegnati d’ufficio alla nuova professionista. Nel distretto di Chioggia si sono registrati due avvicendamenti. La dottoressa Daniela Boscolo, operativa nella medicina di gruppo integrata di via Madonna Marina 254, ha lasciato


vazione degli alimenti durante le giornate più calde.
Tra le indicazioni fornite dall’azienda sanitaria figurano anche l’utilizzo di abiti leggeri e di colore chiaro, la protezione della testa dai raggi solari e la necessità di arieggiare l’automobile prima di mettersi alla guida se il veicolo è rimasto a lungo sotto il sole. Non va inoltre trascurata la regolare assunzione delle terapie prescritte e la corretta conservazione dei farmaci, molti dei quali possono alterarsi se esposti a temperature elevate.
Il piano dedica spazio anche agli animali da compagnia, ricordando ai proprietari di garantire sempre acqua fresca e zone d’ombra dove possano ripararsi dal caldo. Quando possibi-
l’incarico ed è stata sostituita dalla dottoressa Raffaella Zannato, anch’essa con incarico provvisorio e operativa nella stessa sede. Anche in questo caso gli assistiti sono stati trasferiti automaticamente.
A Cavarzere, infine, ha cessato l’attività la dottoressa Mariaemma Tarozzi, in servizio nella medicina di gruppo integrata di via Sauro. Dal 1° luglio è entrata in servizio la dottoressa Emma Barasciutti, con incarico temporaneo legato alla copertura di zona carente, che ha preso in carico i pazienti nello stesso ambulatorio.
Gli assistiti dei medici cessati sono stati quindi attribuiti d’ufficio ai nuovi professionisti, che garantiranno la continuità assistenziale nelle rispettive sedi.
le, viene consigliato di trascorrere parte della giornata in ambienti climatizzati aperti al pubblico, come biblioteche, centri commerciali o altre strutture accessibili. Per informazioni o necessità legate alle ondate di calore, l’ULSS 3 invita infine a contattare il Numero Europeo Armonizzato 116117, attivo tutti i giorni, che rappresenta il punto di riferimento per ricevere indicazioni e orientamento sanitario. L’azienda sanitaria ricorda infine le principali manovre di primo soccorso in caso di colpo di calore. È necessario portare la persona in un ambiente fresco, farla sdraiare con le gambe leggermente sollevate, alleggerirla dagli indumenti più pesanti e raffreddarla gradualmente con panni umidi o impacchi nelle zone del corpo più indicate, evitando bruschi sbalzi di temperatura. L’idratazione deve avvenire lentamente con acqua naturale a temperatura ambiente, senza somministrare bevande alcoliche o eccessivamente fredde. In presenza di perdita di coscienza o di gravi difficoltà respiratorie è indispensabile richiedere immediatamente l’intervento del 118, seguendo le indicazioni fornite dagli operatori. Paola Bigon



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