Trasporto pubblico e biglietto unico, l’assessore Ruzza traccia il percorso
PARADOSSO VENETO, TRA LAVORO POVERO
Il Veneto sta attraversando una stagione di pragmatismo politico che sembra voler mandare in so itta decenni di veti incrociati e dossier impolverati. Se fino a poco tempo fa parlare di gestione autonoma delle autostrade o del completamento della Valdastico Nord appariva come un esercizio di retorica elettorale destinato a scontrarsi con il muro della burocrazia romana o delle resistenze locali, oggi lo scenario è radicalmente mutato. Il cambio di passo impresso da Alberto Stefani, in stretta sinergia con il Ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, ha trasformato queste “eterne incompiute” in obiettivi a portata di mano, delineando un modello di governance territoriale che fa della concretezza la sua cifra distintiva. Il caso della holding autostradale regionale è emblematico. Per anni il controllo delle tratte strategiche, a partire dalla BresciaPadova, è rimasto sospeso in un limbo di concessioni in scadenza e rimpalli normativi. Lo sblocco arrivato negli ultimi giorni rappresenta una discontinuità netta rispetto al passato: l’idea di una società “in house” controllata dalla Regione non è più un’ipotesi di scuola, ma un progetto operativo che ha incassato il via libera politico di via Nomentana.
E VERTENZE APERTE
Ecco i vertici dell’Ulss 3: Barbiero, Bovo e Maritati
MESTRE, SICUREZZA IN CRISI: ALLARME CRIMINALITÀ IN CITTÀ
GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
l mercato del lavoro veneto di questa prima parte del 2026 ci consegna una fotografia in chiaroscuro. Se da un lato la dinamica delle assunzioni resta in terreno positivo non possiamo ignorare il segnale di un rallentamento: il bilancio del primo bimestre (+7.200 unità) è sensibilmente inferiore a quello dell’anno precedente. Siamo di fronte a una fase di “mantenimento della base occupazionale” , dove la crescita è frenata da un’intensificazione delle cessazioni, in particolare per i contratti a termine.
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Dalla Valdastico alla Holding
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di Venezia e Mestre
PORTO MARGHERA PUNTA A DIVENTARE IL POLO EUROPEO PER LE MATERIE
PRIME STRATEGICHE
Porto Marghera potrebbe presto diventare il cuore pulsante dell’Europa per lo stoccaggio delle materie prime strategiche, tra cui le terre rare, risorse essenziali per l’industria elettronica, l’energia e la transizione tecnologica. A lanciare l’iniziativa è stato il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha sottolineato l’importanza di trasformare il sito in un hub strategico a livello europeo.Stefani ha spiegato che la Regione sostiene con forza il progetto, che ha l’obiettivo di garantire l’approvvigionamento di queste risorse vitali per il nostro sistema produttivo, per le imprese e per l’occupazione. “Creare un hub a Marghera è un’opportunità unica per ra orzare il ruolo del Veneto come motore industriale del Paese, protagonista nelle nuove filiere industriali europee”, ha dichiarato Stefani, evidenziando come il progetto possa consolidare la posizione del Veneto come polo strategico per l’economia nazionale ed europea.
Porto Marghera è già oggi uno dei principali nodi logistici e produttivi del Paese, grazie alle sue infrastrutture avanzate e alle competenze presenti sul territorio. Con l’aggiunta della ZLS Venezia-Rovigo (Zona Logistica Semplificata), che nel 2025 ha già portato a nuovi insediamenti produttivi e al ra orzamento della filiera logistica, il progetto di Marghera come hub per le terre rare diventa ancora più concreto. “La ZLS è una delle piattaforme più attrattive d’Italia per gli investimenti, ed è pronta a spingere ulteriormente la crescita del settore”, ha aggiunto Stefani.
Venezia e Mestre
Il Veneto punta su Marghera hub strategico per materie prime critiche e nuove filiere industriali
GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
In questo scenario, dominato da incertezza economica e di icoltà nel reperimento di manodopera in un contesto demografico sfavorevole, emerge con forza la questione giovanile. La ricerca Iusve-Veneto Lavoro presentata agli inizi di aprile ci svela un mondo che sfida i luoghi comuni. I nostri giovani non sono spettatori passivi: quasi uno su due (47,5%) è pronto a cercare un nuovo lavoro se quello attuale compromette il proprio benessere, anche a costo dell’instabilità. Non è un segnale di fragilità, ma di una maturata proattività e di una nuova scala di valori. Tuttavia, i punti di debolezza restano nodi strutturali che non possiamo più eludere. La “questione salariale” è la preoccupazione principale per il 65% degli intervistati, seguita dalla precarietà contrattuale (29,4%). I dati confermano che l’ingresso nel mercato avviene ancora prevalentemente con contratti a termine, spesso nel settore dei servizi e del turismo, e con un ricorso frequente al part-time (quasi uno su tre). È un paradosso: chiediamo competenze e “consapevolezza delle proprie
capacità”, ma o riamo percorsi che faticano a garantire quella stabilità (richiesta dal 51,1% dei giovani) necessaria per costruire un futuro.
Eppure, tra le pieghe di questi dati, si scorgono segnali che fanno ben sperare. C’è una rinnovata voglia di “squadra”: il 67,5% dei giovani desidera collaborare e aiutarsi tra colleghi, ripudiando la competizione esasperata. Questa spinta alla cooperazione e al dialogo costruttivo con le figure senior è un patrimonio sociale immenso.
Il Veneto del 2026 si trova a un bivio: per trasformare il “rallentamento” in una nuova opportunità occorre rispondere con politiche coraggiose alla domanda di reddito e stabilità dei giovani. Investire su di loro non è solo un atto di giustizia, ma l’unica strategia per garantire la tenuta di un sistema produttivo che, pur tra mille fatiche, continua a generare valore. Infine non può essere ignorato il tema del “lavoro povero”, che investe giovani e meno giovani: il Veneto non ne è immune, anzi, so re di queste disparità evidenti che vanno sradicate.
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Amministrative 24 - 25 Maggio 2026 ricorda ai soggetti interessati la propria disponibilità ad ospitare per le Elezioni amministrative del 24-25 Maggio 2026 messaggi politici elettorali e inserti pubblicitari allegati al giornale. (In ottemperanza alla legge 28 del 22 Febbraio 2000).
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• Nicola Stievano
Emergenza lavoro/1. Da un lato il polo industriale, dall’altro un porto intrecciato con pesca e artigianato
IL DOPPIO VOLTO DI UN SISTEMA
CHE TIENE IN PIEDI LA LAGUNA
In occasione del compleanno di Venezia, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale ha presentato i risultati dello studio “Le attività di impresa a Venezia e Chioggia”, realizzato dal Centro Studi Sintesi della CGIA di Mestre, o rendo una fotografia aggiornata del sistema portuale e del suo impatto economico e occupazionale. Un’analisi dalla quale emerge che Venezia non è solo turismo, ma anche industria, logistica, lavoro e produzione. Il sistema portuale di Venezia e Chioggia si estende su 2.500 ettari, con 22 chilometri di banchine, 65 chilometri di rete ferroviaria e 40 chilometri di rete stradale, per un valore infrastrutturale complessivo stimato in 6,4 miliardi di euro. Un’infrastruttura complessa che supera la visione tradizionale di porto, configurandosi come piattaforma economica integrata, dove convivono attività industriali, logistiche e produttive. Lo studio fotografa la presenza di 1.442 aziende attive, spalmate in un tessuto imprenditoriale diversificato e resiliente, capace di adattarsi ai cambiamenti dei mercati globali. Sul piano economico, il sistema genera un valore della produzione pari a circa 15 miliardi di euro, corrispondente al 51% del Comune di Venezia e al 25% della provincia. Ma il dato più significativo riguarda il lavoro: il sistema portuale impiega direttamente 26.898 addetti, mentre
l’occupazione complessiva, includendo l’indotto, coinvolge 218.853 persone. Numeri che restituiscono l’immagine di un ecosistema produttivo che genera occupazione stabile e di usa, ben oltre il perimetro urbano. Nel 2025, nonostante le tensioni geopolitiche e le fragilità delle catene logistiche globali, il sistema portuale veneto ha continuato a crescere: 26,2 milioni di tonnellate di merci movimentate (+5,1%), 533.000 TEU (+11,2%), 3.235 navi e 735.000 passeggeri (+4,7%). Una conferma della natura multipurpose dello scalo, con un equilibrio tra merci in colli, rinfuse solide e liquide. Nel complesso, Venezia e Chioggia delineano un sistema portuale duale e complementare: da un lato Porto Marghera, cuore industriale e logistico in evoluzione; dall’altro Chioggia, dove porto, città, pesca e attività artigianali convivono in un equilibrio più diretto con il tessuto urbano. Accanto alla dimensione economica, cresce anche l’impegno verso la sostenibilità ambientale. Il Piano Operativo Triennale 2026–2028 prevede interventi per la riduzione degli impatti, l’e icienza energetica e il ripristino degli ecosistemi lagunari, con la realizzazione di nuove barene e velme nell’area di Malamocco e investimenti per l’elettrificazione delle banchine entro il 2026. In parallelo, il programma “Il Porto per il Territorio” ra orza il legame tra infrastruttura
e comunità attraverso iniziative culturali, educative e istituzionali che coinvolgono enti locali, università e realtà internazionali. “I dati dimostrano con chiarezza che la portualità rappresenta un’alternativa concreta e strutturata alla monocultura turistica” ha dichiarato il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, Matteo Gasparato. “Venezia e Chioggia esprimono un sistema moderno, dinamico e competitivo, capace di generare valore economico e occupazione. Questo territorio è nato porto e deve tornare a riconoscersi anche in questa identità produttiva e strategica”.
• Guendalina Ferro
Murano, dove il lavoro artigiano attraversa i secoli
Èil lavoro, prima ancora della tradizione, il filo che lega oltre un secolo di storia della Ercole Moretti di Paolo e Marcello Moretti SNC, inserita recentemente nel Registro delle Imprese Storiche d’Italia, il marchio nazionale promosso da Unioncamere per le aziende capaci di attraversare il tempo senza perdere identità e competenze. Un riconoscimento che racconta una storia fatta di mani, tecnica e visione imprenditoriale, portata avanti oggi dai cugini Paolo Moretti e Marcello Moretti, terza generazione di maestri artigiani specializzati nella lavorazione delle perle in vetro e delle murrine. Le
radici a ondano nei primi del Novecento, quando Ercole e Umberto Moretti, partendo dal lavoro nelle storiche “Vetrerie Franchetti”, decisero di costruire un percorso autonomo. Da operai a imprenditori, con un passaggio che racconta bene il valore del lavoro artigiano: esperienza, sacrificio e capacità di innovare. Al centro della produzione, fin da subito, le celebri perle Rosetta, una delle espressioni più iconiche dell’arte vetraria muranese, ideata nel Quattrocento da Marietta Barovier. Un prodotto che nei secoli ha attraversato continenti e mercati, diventando simbolo di eccellenza e scambio culturale.
Ma è proprio nella capacità di trasformare il sapere in tecnica che si misura il valore del lavoro dei Moretti. Dalla prima stanza a ittata vicino al ponte di San Donato, fino all’intuizione della burattatura: una botte di legno adattata, acqua, sabbia e un motore elettrico per ottenere perle perfettamente rifinite. Un processo lungo, fatto di tempo e pazienza, che ancora oggi rappresenta un sapere unico tramandato di generazione in generazione. Un lavoro che non si è mai fermato alla sola conservazione, ma ha saputo evolversi, mantenendo saldo il legame con il territorio di Murano e con la sua identità produttiva. Non a
caso, l’azienda figura tra i primi iscritti al marchio Vetro Artistico® Murano, garanzia di autenticità e qualità riconosciuta a livello internazionale, con mercati sempre più attenti, come quello giapponese. Il riconoscimento di Impresa Storica d’Italia non è solo un traguardo, è il simbolo di un lavoro che resiste al tempo, che si rinnova senza perdere le proprie radici e che continua, ogni giorno, a dare forma a uno dei patrimoni artigianali più preziosi del territorio veneziano.
• (G.F.)
Emergenza lavoro/2. La retribuzione resta centrale, ma non è più su iciente
LA NUOVA MAPPA NASCOSTA PER CHI CERCA LAVORO
Nel report “Le ragioni del ‘no’: prospettive e nuove chiavi di lettura sul mismatch territoriale”, l’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro fotografa un mercato del lavoro in profonda trasformazione, in cui la platea delle persone in cerca di occupazione è molto più ampia e variegata rispetto al passato. Non ci sono solo i disoccupati: crescono gli occupati che guardano a nuove opportunità, chi cerca un secondo impiego o chi rimane aperto a un cambiamento professionale. La di icoltà di incontro tra domanda e o erta non dipende da un unico fattore, ma intreccia dinamiche strutturali, demografiche, economiche e sociali. Per questo – rileva l’analisi – diventa
essenziale comprendere le ragioni del “no” e sviluppare politiche mirate, calibrate sulle specificità dei territori. “Le dinamiche demografiche in atto, che porteranno a una progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa e a un mercato del lavoro caratterizzato da alta domanda e bassa disoccupazione, ci spingono a guardare il fenomeno del mismatch lavorativo da una prospettiva più ampia – sottolinea
Tiziano Barone, Direttore di Veneto Lavoro. È necessario fornire risposte concrete non solo ai disoccupati che oggi si rivolgono alla rete dei servizi pubblici per l’impiego ma anche a lavoratori occupati in cerca di nuove opportunità o comunque disponibili a un cambiamento. L’obiettivo è duplice:
da un lato supportare le imprese nelle proprie ricerche di personale, garantendo al sistema economico-produttivo la disponibilità di competenze e risorse umane adeguate, dall’altro favorire una crescita della qualità del lavoro e ra orzare strumenti e condizioni che contribuiscano a tutelare il potere d’acquisto delle persone e sostenere i consumi”. La retribuzione resta l’elemento decisivo nell’incontro tra domanda e o erta, ma oggi non basta più. Stabilità, conciliazione vita-lavoro, distanza, orari e condizioni dell’ambiente di lavoro pesano sempre di più nelle decisioni delle persone. Proprio la qualità dell’occupazione diventa una leva centrale per ridurre il mismatch: soluzioni standardizzate rischiano di non intercettare bisogni profondamente diversi per età, competenze e disponibilità. Le politiche attive basate sulla formazione restano uno strumento chiave, ma serve maggiore flessibilità: percorsi più brevi, accessibili, di usi sul territorio e allineati al sistema europeo delle microcredenziali. La disponibilità di tempo e risorse, ricorda il report, è infatti limitata proprio tra le fasce più fragili.
Un ruolo importante lo giocano anche le imprese. Molte micro e piccole aziende faticano a programmare ricerche strutturate e tendono a privilegiare chi è immediatamente disponibile, rinunciando talvolta a investire in formazione e crescita interna. Una gestione più consapevole dei processi di selezione, supportata dai servizi per il lavoro e dalle associazioni di categoria, può però aumentare
Investcloud verso la chiusura: 37 lavoratori a rischio
Si è tenuto a Venezia il secondo incontro del tavolo regionale dedicato alla crisi di Investcloud Italy, la società con sede a Marghera che ha annunciato la chiusura dell’unità produttiva e il licenziamento dei 37 lavoratori attualmente in organico. Il confronto, convocato dall’assessore regionale al Lavoro Massimo Bitonci e seguito dall’Unità di crisi aziendali del Veneto, ha riunito attorno allo stesso tavolo la proprietà statunitense, assistita dai propri consulenti, Confindustria Veneto Est e le organizzazioni sindacali di categoria e confederali. Secondo quanto emerso, l’azienda ha confermato la disponibilità a prendere in considerazione eventuali proposte di acquisto dello stabilimento di Marghera da parte di soggetti interessati a subentrare nell’attività. Parallelamente, è stata ribadita la volontà di favorire percorsi di ricollocamento, sia collettivi che individuali, per il personale coinvolto nella procedura di chiusura. Si tratta, è stato evidenziato nel corso dell’incontro, di lavoratori con competenze elevate nel
settore informatico e dello sviluppo software, figure professionali che potrebbero essere assorbite da altre imprese del comparto o anche da aziende clienti già attive nella filiera. Il tavolo ha quindi concordato la prosecuzione del confronto in sede sindacale, con l’obiettivo di approfondire le possibili soluzioni occupazionali e industriali. Successivamente le parti torneranno in Regione per definire nel dettaglio un eventuale accordo complessivo, che potrebbe includere misure di sostegno al reddito e strumenti per la riqualificazione e il ricollocamento dei lavoratori. La Regione Veneto, da parte sua, ha confermato la volontà di continuare a seguire da vicino la vertenza, mettendo a disposizione gli strumenti dell’Unità di crisi per facilitare una soluzione condivisa che tuteli occupazione e competenze presenti nel sito di Marghera.
• (R.V.)
l’attrattività, grazie a contesti più flessibili, informali e basati su relazioni dirette. La capacità di un territorio di o rire servizi, mobilità, opportunità abitative e qualità della vita influisce direttamente sulla partecipazione al mercato del lavoro. Senza adeguati interventi su trasporti, alloggi e welfare locale, le criticità infrastrutturali rischiano di diventare ostacoli concreti alla mobilità dei lavoratori.
“Il mismatch tra domanda e o erta di lavoro richiede risposte articolate e integrate – commenta Lucas Pavanetto, Vicepresidente e Assessore al Lavoro della Regione del Veneto. Riteniamo
che la strada intrapresa dalla Regione sia quella giusta: politiche in grado di incidere non solo sugli aspetti strettamente lavorativi, ma anche sui fattori di contesto che influenzano le scelte delle persone, come i servizi, la mobilità e le condizioni di vita. Creare le condizioni per un incontro tra domanda e o erta di lavoro più e icace significa infatti intervenire sia sul piano occupazionale e formativo sia su quello territoriale, ra orzando l’attrattività complessiva del sistema”.
• Guendalina Ferro
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Verso il voto. «Basta slogan, la città non è un palcoscenico ma una comunità che vuole vivere e sentirsi protetta»
VENEZIA, È ORA DI TORNARE A CASA: IL PIANO MARTELLA CONTRO IL DECLINO
“Venezia non è un museo da gestire, né un’azienda da far quadrare sulla pelle di chi ci abita. È una città che sta scomparendo sotto il peso dell’inerzia e di scelte politiche che hanno privilegiato il cemento alla vita. Mentre le calli si svuotano e Mestre si chiude nel timore, la giunta uscente continua a narrare una realtà che non esiste. Ma le elezioni sono vicino, e con esse la possibilità di cambiare rotta. Il diritto all’abitare è diventato un miraggio. Mentre l’assessore Simone Venturini si autocelebra per una gestione che ha ridotto Venezia a una piattaforma turistica, i giovani fuggono. Per dieci anni, la casa è stata la grande assente dell’agenda comunale.”
Il “Piano Martella” inverte la tendenza: basta lasciare migliaia di appartamenti pubblici sfitti in attesa di restauri che non arrivano mai. «La casa deve tornare a essere
Uun diritto, non un privilegio per pochi fortunati o un business per i grandi gruppi immobiliari», dichiara il candidato sindaco del centrosinistra. L’attacco a Brugnaro è frontale: una politica che favorisce solo il turismo “mordi e fuggi” è una politica che uccide la residenzialità. Martella propone l’uso dei poteri dello Statuto Speciale per regolare i flussi e, soprattutto, per incentivare canoni calmierati che permettano alle famiglie e agli studenti di restare. Sulla sicurezza, il confronto si sposta in terraferma. Via Piave e il quartiere della stazione sono diventati i simboli di una promessa tradita. La narrazione di Brugnaro e della sua giunta, fatta di telecamere e muscoli, è naufragata di fronte al degrado quotidiano. «La sicurezza non si fa con gli slogan, ma con la presenza e la rigenerazione urbana», incalza Martella.
Il programma prevede il ritorno dei vigili di quartiere, presidi fissi che
n ingresso tardivo, ma con l’ambizione di rompere gli schemi. Il movimento Resistere Veneto u icializza la candidatura a sindaco di Venezia di Roberto Agirmo, scegliendo una linea netta: nessuna alleanza, né al primo turno né in un eventuale ballottaggio. Una decisione che segna l’identità politica del gruppo, deciso a posizionarsi fuori dagli schieramenti tradizionali. Agirmo, imprenditore turistico mestrino classe 1967, si presenta come volto civico con esperienze pregresse in ambito locale e
conoscano il territorio e parlino con i residenti, ma anche un massiccio piano di “portierato sociale” nelle zone a rischio. Non basta reprimere, bisogna illuminare, abitare e rivitalizzare gli spazi che l’amministrazione ha abbandonato al buio e allo spaccio. La sfida per Venezia è tra chi vede la città come un brand da spremere e chi, come Andrea Martella, vuole ricostruire il tessuto sociale. La critica a Venturini e Brugnaro non è solo politica, è morale: hanno gestito il declino con lo stile di chi si sente padrone. «Il nostro è un metodo basato sull’ascolto e sulla forza delle idee – conclude Martella –. Venezia e Mestre hanno la forza per ripartire, ma serve una svolta radicale che metta al centro le persone, non i dividendi». La seconda fase della campagna è iniziata: nei micro-comizi di quartiere, Martella porterà queste risposte strada per strada, perché il cambiamento, a Venezia, non può più aspettare.
un profilo legato al settore dei viaggi, alla guida di un network di oltre 200 agenzie.
Dietro la lista c’è la regia di Riccardo Szumski, figura centrale del movimento, che alle ultime regionali ha raccolto circa il 5% dei consensi. Una base elettorale che ora punta ad ampliarsi intercettando il voto di chi non si riconosce nei partiti tradizionali.
Tra i pilastri programmatici spiccano il ra orzamento dell’autonomia locale, con riferimento all’articolo 119 della Costituzione, e il riconoscimento della condizione
di insularità di Venezia. Temi già portati in Consiglio regionale, ma che — secondo il movimento — non hanno ancora trovato un reale sbocco politico a livello nazionale. Sul fronte turistico, Resistere Veneto propone di superare il ticket d’ingresso alla città, sostituendolo con un aumento della tassa di soggiorno e con l’introduzione di carte dedicate ai visitatori. Due le ipotesi: una card da 25 euro per soggiorni brevi, con accessi facilitati ai musei minori, e una da 200–250 euro per permanenze più lunghe, comprensiva di trasporti scontati e ingressi
gratuiti nei musei. La scelta di correre da soli rappresenta al tempo stesso un punto di forza e un rischio. Se da un lato ra orza la coerenza del progetto politico, dall’altro potrebbe limitare il peso del movimento nelle dinamiche amministrative e nei rapporti istituzionali, soprattutto sui dossier più complessi come l’autonomia speciale. A pesare, inoltre, è la figura dello stesso Szumski, le cui posizioni controverse su temi sanitari potrebbero complicare il dialogo con una parte dell’elettorato e delle istituzioni.
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VENTURINI SVELA I TRENTASEI CANDIDATI DELLA SUA LISTA CIVICA
Piazza Matter piena di entusiasmo ha fatto da cornice nei giorni scorsi alla presentazione u iciale dei 36 candidati della lista civica “Simone Venturini Sindaco”. Una squadra che unisce esperienze consolidate e nuovi volti, con l’obiettivo dichiarato di conquistare il cuore della città senza schieramenti ideologici rigidi. «La nostra lista non propone ideologie di partito, ma soluzioni di buon senso», ha a ermato Simone Venturini, sottolineando un approccio pragmatico a temi strategici come sviluppo, turismo e sicurezza. Il simbolo della lista, il giallo, rappresenta serenità, gioia e luce, valori che accompagneranno l’intera campagna elettorale. Il progetto punta a valorizzare la partecipazione dei giovani: quattro candidati hanno meno di 30 anni, scelti per portare energia e idee fresche direttamente nel Consiglio Comunale. «Non chiediamo ai giovani solo di distribuire volantini – ha spiegato Venturini – li rendiamo protagonisti della città». Il programma, la cui presentazione u iciale si è tenuta qualche giorno dopo, si concentrerà su salute e sociale con particolare attenzione alle RSA e all’invecchiamento attivo, sostegno all’imprenditorialità con semplificazione burocratica e decoro urbano, con cura costante degli spazi
pubblici in terraferma e centro storico. Venturini ha voluto anche chiarire lo stile della campagna elettorale: «Non risponderemo ad attacchi strumentali. La nostra politica si basa sulla concretezza dei fatti e sulla gioia di impegnarsi per Venezia. Puntiamo al 30% e a vincere al primo turno».
La lista include figure di grande esperienza amministrativa e professionale, come l’ex dirigente di Veritas Federico Adolfo, il geometra e assessore all’urbanistica Massimiliano De
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LIBERA VENEZIA
Martin, l’avvocato e presidente di municipalità Marco Bellato, e rappresentanti del mondo sociale, educativo e culturale. Accanto a loro, molti cittadini impegnati per la prima volta in politica, come studenti, giovani professionisti e imprenditori, con una presenza significativa di donne e under 30, a testimonianza del carattere inclusivo e rinnovato della lista.
• Riccarco Musacco
Scende in campo
Claudio Vernier : è il sesto candidato sindaco
Si allarga il fronte dei candidati alla guida di Venezia in vista delle elezioni comunali. È stata presentata la lista civica “Città Vive”, che sostiene la candidatura a sindaco di Claudio Vernier, imprenditore e attivista veneziano. Con la sua discesa in campo, Vernier diventa il sesto candidato u iciale alla carica di primo cittadino di Ca’ Farsetti. Il progetto si propone come alternativa indipendente rispetto agli schieramenti tradizionali, con una scelta chiara: correre in autonomia al primo turno, senza apparentamenti. “Non siamo qui per partecipare a una competizione, ma perché Venezia è arrivata a un punto in cui non si può più rimandare – è il messaggio lanciato durante la presentazione – o torniamo a essere una comunità viva oppure accettiamo un declino ormai evidente”. Vernier porta con sé un’esperienza maturata nel tessuto cittadino, anche attraverso l’impegno nell’Associazione Piazza San Marco, con iniziative legate al turismo sostenibile, alla tutela del commercio locale e alla salvaguardia del patrimonio storico. La corsa elettorale si fa dunque sempre più a ollata. In campo ci sono già Simone Venturiniper il centrodestra, Andrea Martella per il centrosinistra, Pierangelo Del Zotto con “Prima il Veneto”, Giovanni Andrea Martini con “Tutta la città insieme” e Michele Boldrin con la lista “Ora!”.
PER LA CITTÀ
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L’investimento. Presentata u icialmente la trasformazione dello scalo in un ponte urbano tra Mestre e Marghera
LA STAZIONE DI MESTRE DIVENTA HUB 4.0: ECCO IL PROGETTO DELLA “RICONNESSIONE”
Per decenni la ferrovia è stata vissuta dai residenti come una cicatrice profonda, un confine invalicabile tra Mestre e Marghera. Ma il progetto della nuova Stazione di Venezia Mestre, recentemente presentato con il via libera definitivo ai cantieri, promette di trasformare quella frattura nel nuovo centro gravitazionale della città. Non sarà solo un restyling estetico, ma una rivoluzione urbanistica da 146 milioni di euro che punta a rendere lo scalo uno dei primi dieci hub ferroviari d’Italia. Il cuore pulsante del progetto, realizzato da Rete Ferroviaria Italiana (RFI) in stretta collaborazione con l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Brugnaro, è la creazione di una monumentale piastra sopraelevata. Larga 31 metri e lunga circa 100, questa struttura si staglierà a 9 metri d’altezza sopra i binari, fungendo da vero e proprio
ponte pedonale e ciclabile. La piastra non sarà un semplice corridoio di transito, ma un’estensione della città: ospiterà servizi per i viaggiatori, attività commerciali, aree ristoro e una spettacolare terrazza verde. Questo nuovo livello permetterà di collegare via Ulloa, sul lato Marghera, con l’area di via Cappuccina e il centro di Mestre, abbattendo finalmente quel muro di binari che ha storicamente diviso le due anime del comune. Le proiezioni indicano che, grazie alla riqualificazione, il flusso di passeggeri passerà dagli attuali 15 milioni a oltre 21 milioni annui entro il 2030. Per gestire questa massa critica, l’edificio viaggiatori sarà completamente rinnovato su due livelli principali, ottimizzando l’accessibilità per le persone a mobilità ridotta e potenziando l’intermodalità con il trasporto pubblico locale, il tram e i sistemi di sharing. La stazione “4.0” mira a superare
il concetto di luogo di passaggio per diventare una destinazione: un’area sicura, illuminata e vissuta, capace di contrastare i fenomeni di degrado legati allo spaccio e all’abbandono. «È una risposta concreta al degrado», ha sottolineato il sindaco Brugnaro durante la presentazione, inserendo l’opera in un più ampio disegno di rigenerazione che comprende anche le aree ex Zambon e via Ulloa. I primi interventi preliminari e le demolizioni necessarie sono previsti per l’estate del 2026. I lavori si articoleranno in lotti successivi per una durata complessiva di circa cinque anni, con l’obiettivo di consegnare la stazione ultimata entro il 2030. Durante l’intera fase di cantiere, la circolazione ferroviaria non subirà interruzioni, garantendo la continuità del servizio per i 600 convogli che ogni giorno transitano nello scalo. Con questo
progetto, Mestre si prepara a indossare un abito europeo, ispirandosi a modelli di successo come quelli di Barcellona o Londra, dove la stazione ferroviaria è diventata il motore del rilancio di
Venezia, inaugurata la nuova sede del Centro per l’Impiego in Corso
Taglio del nastro nei giorni scorsi per la nuova sede del Centro per l’Impiego di Venezia, situata in Corso del Popolo 146/D a Mestre, negli spazi dell’ex U icio tecnico della Provincia. La struttura, di proprietà della Città Metropolitana e concessa in uso gratuito a Veneto Lavoro, rappresenta un punto strategico per l’accesso ai servizi per il lavoro, a pochi passi dalla stazione e dal centro cittadino.
L’inaugurazione ha visto la partecipazione del vicepresidente e assessore al Lavoro della Regione Veneto, Lucas Pavanetto, del sindaco Luigi Brugnaro, del direttore di Veneto Lavoro Tiziano Barone e del direttore generale della Città Metropolitana Nicola Torricella. I lavori, costati complessivamente 2,4 milioni
di euro, sono stati finanziati con 2 milioni di fondi PNRR dalla Regione Veneto, 300 mila euro dalla Città Metropolitana e 100 mila euro dal Comune di Venezia. L’edificio, sviluppato su quattro piani per un totale di 1.823 metri quadrati, è stato completamente ristrutturato: nuovi impianti interni, facciate rinnovate e un impianto fotovoltaico da 29,3 kWp. Oltre al CPI, ospita il personale amministrativo di Veneto Lavoro e l’Unità organizzativa territoriale di Venezia, che coordina tutti i centri della provincia.
“Questa nuova sede rappresenta un passo importante per accogliere al meglio gli utenti e o rire servizi sempre più e icienti – ha sottolineato Pavanetto -. Il CPI di Venezia
interi quartieri periferici. Il futuro di Venezia Mestre è finalmente sospeso tra cielo e rotaie, in un abbraccio che unirà due comunità per troppo tempo rimaste distanti.
del Popolo
gestisce oltre 14.700 notifiche Naspi e circa 11 mila persone all’anno, con una media di oltre 50 accessi al giorno. L’obiettivo è mettere in contatto domanda e o erta di lavoro, anche in un contesto complesso come quello veneziano, dove il turismo, la cantieristica navale e la presenza di cittadini stranieri rendono il mercato particolarmente dinamico”.
Secondo Barone, “i Centri per l’Impiego o rono servizi gratuiti e personalizzati sia ai cittadini sia alle aziende del territorio. La nuova sede veneziana è fondamentale per garantire vicinanza e supporto a tutti gli utenti, rappresentando al contempo un partner a idabile per le imprese che cercano personale”.
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L’assedio della terraferma. Nonostante i rinforzi e i controlli “Alto Impatto”, la criminalità non molla la presa
TRA PAURA E DEGRADO: IL QUARTIERE PIAVE
È UN CAMPO DI BATTAGLIA, DILAGA LA PAURA
Per chi vive o lavora a Mestre la parola “sicurezza” ha ormai il sapore amaro di una promessa elettorale che fatica a tradursi in serenità quotidiana. Mentre Venezia si prepara all’ennesima stagione turistica da record, la sua “sorella di terra” continua a fare i conti con una crisi sociale e criminale che sembra aver radici sempre più profonde. Gli ultimi fatti di cronaca, dalle aggressioni in pieno giorno al vandalismo mirato, raccontano di una città che, nonostante le divise in strada, si sente sotto assedio.
Il quartiere intorno alla stazione ferroviaria e la famigerata via Piave rimangono l’epicentro del disagio. Proprio a metà aprile, l’ennesimo blitz delle forze dell’ordine ha portato all’arresto di uno spacciatore sorpreso con dosi pronte alla vendita, confermando che il mercato della droga non dorme mai. Ma non è solo lo spaccio a spaventare. Pochi giorni fa, l’atto vandalico contro la storica sede della Canottieri Mestre ha suscitato un’ondata di sdegno unanime. Il candidato sindaco del centrosinistra,
Andrea Martella, ha definito l’episodio «un attacco vile a chi tiene viva la città», sottolineando come l’insicurezza colpisca ormai anche i presidi di socialità e sport. I dati del 2025, appena consolidati, mostrano una Venezia (intesa come area metropolitana) ai vertici nazionali per furti con destrezza e rapine. Sebbene gli omicidi siano ai minimi termini, è la criminalità predatoria — quella che tocca il cittadino che va a fare la spesa o il pendolare che scende dal treno — a registrare numeri preoccupanti. L’amministrazione comunale tenta la controffensiva. L’assessore Simone Venturini, in prima linea per la successione a Brugnaro, ha recentemente annunciato il potenziamento del corpo di Polizia Locale: «Oltre duecento nuovi agenti in più per garantire il presidio del territorio», ha dichiarato, puntando tutto su una strategia di visibilità e deterrenza.
Le operazioni “Alto Impatto”, coordinate dalla Questura con l’ausilio di Carabinieri, Guardia di Finanza e unità cinofile, sono diventate una costante
nel quartiere stazione. Controlli serrati nei bar, identificazione sistematica dei sospetti e pattugliamenti interforze mirano a so ocare le zone franche. Tuttavia, per i comitati dei residenti — come quelli del Quartiere Pertini — non basta “pulire” via Piave se il problema si sposta semplicemente nelle vie limitrofe o nei parchi.
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La sfida per il futuro di Mestre non è solo una questione di manette e pattuglie. La sicurezza urbana del 2026 passa per la rigenerazione degli spazi: l’illuminazione, il decoro e, soprattutto, la partecipazione attiva. Se da un lato la repressione è necessaria per arginare le bande di spacciatori e i fenomeni di micro-criminalità violenta, dall’altro
la città attende ancora quel salto di qualità sociale che possa trasformare i “non-luoghi” della ferrovia in centri di vita comunitaria. Fino ad allora, tra un arresto e una nuova telecamera, i mestrini continueranno a guardarsi alle spalle, aspettando che la percezione di pericolo torni a essere solo un brutto ricordo.
L’appuntamento.
TUTTO PRONTO PER LA SETTIMA EDIZIONE DEL SALONE NAUTICO DAL 27 AL 31 MAGGIO
Conto alla rovescia per la settima edizione del Salone Nautico, in programma dal 27 al 31 maggio 2026, che riporterà l’Arsenale al centro della scena internazionale. Un appuntamento che, anno dopo anno, sta consolidando un ruolo strategico non solo per la città, ma per l’intero quadrante del Mediterraneo. E mentre i lavori di allestimento procedono, si parla già dell’edizione 2027, segno di un progetto che guarda lontano.A darne notizia
è il sindaco Luigi Brugnaro, in occasione della conferenza stampa a Ca’ Farsetti: “Quello di Venezia è l’unico Salone del Mediterraneo orientale ed è un capitale da non disperdere. Sette anni fa abbiamo voluto con determinazione riportare la nautica a casa, nell’Arsenale, per ribadire con forza la nostra identità: città d’acqua, città di mare, città che dall’Oriente ha tratto ricchezza, scambio, apertura al mondo. Il Salone non è soltanto un evento espositivo,
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ma un progetto strategico per Venezia e per l’intero comparto. Qui la nautica è un settore economico, è storia, cultura, lavoro, formazione. È il nostro destino”. Le cifre confermano la visione: 300 imbarcazioni attese (240 in acqua), 270 espositori, 55.000 metri quadrati di bacino acqueo e 1.100 metri lineari di pontili. Una piattaforma che unisce storia, tecnologia e ricerca, trasformando l’Arsenale in una vetrina internazionale. “La Marina Militare conferma il proprio impegno e sarà al fianco della città anche per questa settima edizione del Salone, rendendo disponibili le darsene dell’antico Arsenale e parte degli spazi militari a terra”, ha sottolineato il Capitano di Vascello Carlo Marchi, aggiungendo: “La Marina Militare intende contribuire all’attrattività della manifestazione con la presenza di alcune delle sue unità navali più moderne”. Alberto Galassi, CEO di Ferretti Group, ha ricordato il valore unico dell’appuntamento veneziano: “Venezia ha un tesoro: questo Salone appartiene ormai all’Italia, è un patrimonio nazionale. Con la cancellazione dell’evento di Dubai, Venezia sarà la vera cartina di tornasole del futuro e salute della nautica”. Accanto ai cantieri italiani, sono attese presenze da Croazia, Germania, Francia, Inghilterra, Polonia
e Turchia. Una geografia che cresce e si diversifica, posizionando Venezia come punto di connessione tra i Paesi. Le aree indoor ospiteranno motori elettrici e ibridi, soluzioni a idrogeno, materiali innovativi, sistemi di gestione energetica e componenti per ridurre consumi ed emissioni. Nel bacino dedicato, dimostrazioni e prove in acqua mostreranno l’evoluzione del settore, a iancate da una selezione di water toys di nuova generazione. Torna anche il Wood Village, spazio dedicato alla cantieristica tradizionale in legno. Qui le maestranze
lagunari mostrano tecniche costruttive antiche, restauri filologici e imbarcazioni che raccontano l’identità marittima veneziana. Un patrimonio materiale e culturale che il Salone valorizza con continuità. La Camera di Commercio Venezia Rovigo ha confermato la partnership con Assonautica Venezia e Assonautica nazionale per i programmi legati alla Blue Economy ed E-Regatta. “Squadra che vince non si cambia”, ha sintetizzato il vicepresidente Roberto Bottan, evidenziando la continuità di un lavoro che unisce impresa, associazioni e promozione del territorio.
Mentre Venezia si prepara a inaugurare la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, l’atmosfera che si respira tra le calli e i padiglioni dei Giardini è lontana dalla consueta celebrazione estetica. Il 2026 passerà alla storia come l’anno in cui la Biennale ha smesso di essere un’isola felice per diventare lo specchio fedele, e talvolta brutale, delle faglie geopolitiche globali. Mai come quest’anno, il titolo della mostra principale curata da Koyo Kouoh, “In Minor Keys”, sembra risuonare come un presagio di dissonanze inconciliabili. Il caso più esplosivo riguarda il Padiglione della Russia. Dopo anni di chiusura simbolica in seguito all’invasione dell’Ucraina, il ritorno di Mosca tra le nazioni partecipanti ha innescato una reazione a catena. Le autorità di Kyiv sono state nette: «Una delle principali piattaforme artistiche mondiali non può trasformarsi in uno strumento di propaganda per insabbiare crimini di guerra», hanno dichiarato fonti governative ucraine. A dare manforte alla protesta è il collettivo femminista punk-rock Pussy Riot. Nadya Tolokonnikova ha già annunciato azioni di disturbo visivo: l’idea è proiettare di notte gli interni degli studi degli artisti dissidenti sulle facciate dei palazzi veneziani. «L’arte deve essere veglia critica in tempi oscuri, non un velo steso sulla violenza», è il grido che arriva dai movimenti di opposizione russa. Non meno teso è il fronte che riguarda il Padiglione di Israele. Nonostante la collocazione temporanea all’Arsenale per lavori di ristrutturazione ai Giardini, la pressione politica è altissima. Il collettivo Art Not Genocide Alliance (ANGA)ha promosso una lettera aperta, firmata da oltre 170 tra artisti e curatori, chiedendo l’esclusione formale dello Stato ebraico. I firmatari accusano l’istituzione di un “doppio standard” rispetto alla Russia, citando il drammatico perdurare
della situazione a Gaza e il mandato di arresto della Corte Penale Internazionale emesso nel 2024 contro i vertici israeliani. «Colpire uno Stato attraverso i suoi artisti è una semplificazione? Forse. Ma il silenzio è una complicità che non possiamo più permetterci», dichiarano alcuni artisti della mostra principale che hanno scelto di firmare in forma anonima per timore di ritorsioni. Stati Uniti e Sudafrica: tra defezioni e accuse di censura Sorprendentemente, nel mirino dei boicottaggi sono finiti anche gli Stati Uniti, accusati da una parte della comunità artistica di sostenere attivamente i conflitti in corso. Parallelamente, il Sudafrica ha scelto la via della defezione silenziosa, lasciando il proprio spazio vuoto all’Arsenale come forma di protesta diplomatica, una decisione che ha sollevato accuse di “autocensura” all’interno del vivace panorama culturale sudafricano. In questo scenario di tempesta, la Fondazione Biennale e il Ministro della Cultura Alessandro Giuli mantengono una linea di difesa del pluralismo. L’immagine guida dell’edizione — un albero “radicato nel cielo” ispirato a Simone Weil — punta a sottolineare la tensione tra l’origine spirituale del significato e la sua manifestazione terrena, spesso conflittuale. Tuttavia, il Ministero ha chiesto integrazioni documentali sugli scambi intercorsi con le delegazioni rassegnate dal 2022, segnale che la politica nazionale segue con estrema attenzione l’evolversi della situazione. La domanda che aleggia sulla laguna è antica ma più urgente che mai: può la cultura sottrarsi alla politica o è destinata a diventarne l’ostaggio più illustre? A Venezia, nel maggio 2026, la risposta sembra essere scritta nei padiglioni sbarrati e nelle lettere di protesta che oscurano, per la prima volta, la bellezza delle opere esposte.
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ELEZIONI COMUNALI VENEZIA
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LA FORZA DI CAMBIARE, IN 6 PUNTI
Dopo 11 anni di amministrazione Brugnaro-Venturini, Venezia è più fragile, più insicura, più cara.
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SICUREZZA: NIENTE CHIACCHIERE
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TURISMO: BASTA CAOS
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Dopo anni di slogan: più controlli, più prevenzione, quartieri curati, vigili di quartiere, tolleranza zero sul degrado.
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Regole chiare sui flussi, più qualità, rispetto per chi a Venezia ci vive tutto l’anno.
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SERVIZI: UNA CITTÀ
CHE SI PRENDE CURA
Trasporti, scuola, sociale e sanità di prossimità: la qualità della vita si misura qui.
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ECONOMIA
L’allarme. Il caro prezzi e l’aumento dei costi energetici mettono a rischio il tessuto produttivo della città
VENEZIA TRA INFLAZIONE E INCERTEZZA: LE IMPRESE CHIEDONO OSSIGENO
Il 2026 doveva essere l’anno del consolidamento della ripresa, ma per il tessuto economico veneziano si sta trasformando in un percorso a ostacoli. Le principali associazioni di categoria della città — da Confcommercio a Confesercenti, passando per l’Associazione Artigiani e l’Aepe — lanciano un monito corale: la pressione sui bilanci delle piccole e medie imprese ha raggiunto livelli di guardia. Il mix esplosivo tra inflazione, caro prezzi delle materie prime e costi di gestione urbana sta erodendo i margini di guadagno, mettendo a rischio la sopravvivenza di attività storiche.
I costi di “fare impresa” in Laguna Venezia sconta, per sua natura, costi di logistica e manutenzione sensibilmente più alti rispetto alla terraferma. Tuttavia, l’attuale congiuntura economica ha esasperato queste criticità. «Trasportare merci in centro storico costa oggi il 30% in più rispetto a tre anni fa», denunciano i rappresentanti dei trasportatori. A questo si aggiunge l’impennata dei costi energetici che, nonostante una parziale stabilizzazione rispetto ai picchi del passato, rimangono su livelli strutturalmente elevati, gravando pesantemente su bar, ristoranti e laboratori artigiani che utilizzano forni e macchinari.
L’allarme riguarda anche l’approvvigionamento dei prodotti alimentari e dei materiali per l’edilizia, con rincari che si riflettono inevitabilmente sui prezzi al consumo, rischiando di allontanare non solo i turisti più attenti al budget, ma soprattutto i residenti rimasti, che vedono il potere d’acquisto ridursi drasticamente. Le associazioni di categoria esprimono forte preoccupazione per la “desertificazione” dei negozi di vicinato. «Se un’attività chiude a Venezia, raramente riapre con la stessa funzione sociale; spesso si trasforma in un anonimo punto vendita di souvenir», lamentano da Confesercenti. Il caro a itti, spinto dalla rendita turistica, è il principale nemico. Molti commercianti chiedono a gran voce un intervento normativo che possa calmierare le locazioni commerciali, o quantomeno incentivare i proprietari che scelgono di mantenere attività di servizio per i residenti.
In vista delle sfide amministrative
del prossimo futuro, le categorie chiedono un cambio di passo. Non bastano i contributi a pioggia o le esenzioni temporanee. Le richieste sono chiare:
• Defiscalizzazione: Riduzione della Tari e dei canoni di occupazione del suolo pubblico per le attività che garantiscono servizi essenziali.
• Logistica e iciente: Un piano serio per il trasporto merci che riduca i costi della “merce nell’ultimo miglio”.
• Tutela dell’identità: Regole più stringenti per limitare l’apertura selvaggia di attività a bassa qualità che sviliscono l’immagine della città
e drogano il mercato degli a itti. La preoccupazione maggiore delle associazioni è che Venezia diventi un “parco a tema” dove solo le grandi multinazionali del lusso o i grandi gruppi della ristorazione possono permettersi di operare. «Senza gli artigiani e i commercianti locali, Venezia perde la sua anima», concludono le categorie. Il messaggio per Palazzo Moroni e per il governo nazionale è univoco: serve un “Patto per Venezia” che riconosca l’eccezionalità dei costi di gestione della città e protegga chi, ogni giorno, decide di alzare una saracinesca tra i canali.
Murano, Cna raccoglie il testimone
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a continuità dei servizi di assistenza al cittadino a Murano è salva. Grazie alla sinergia tra la parrocchia dei Santi Maria e Donato e la Cna Venezia, l’attività di Caf e Patronato precedentemente gestita da Giuseppe Siega della Cooperativa Muranese non subirà interruzioni. Il passaggio di consegne u iciale, avvenuto il mese scorso, assicura alla comunità isolana un presidio fondamentale per la gestione di pratiche burocratiche e previdenziali. Nei locali messi a disposizione dal parroco don Luca Biancofior, opererà il Patronato Epasa-Itaco di Cna. I cittadini potranno usufruire di assistenza gratuita per un ampio ventaglio di necessità: dalle domande di pensione alle pratiche per maternità e congedi parentali, fino alle istanze per l’invalidità civile, legge 104, legge 68 e Naspi. Parallelamente, grazie alla collaborazione con il Caf Cna, sarà possibile ricevere supporto qualificato per la compilazione della modulistica fiscale, tra cui modelli 730, certificazioni ISEE e comunicazioni reddituali all’Inps. Giampaolo Toso, direttore della Cna del centro storico, e Roberto Strumendo, presidente metropolitano, hanno espresso profonda soddisfazione per l’accordo raggiunto, sottolineando come questo servizio rappresenti una risposta concreta ai bisogni di lavoratori, pensionati e imprenditori residenti a Murano. La presenza fisica sul territorio è considerata un valore aggiunto essenziale per accorciare le distanze tra cittadini e pubblica amministrazione. Il servizio osserverà i consueti orari: gli u ici saranno aperti ogni martedì dalle 17:00 alle 19:00. È inoltre previsto un potenziamento delle aperture durante la stagione delle dichiarazioni dei redditi, per far fronte al previsto aumento della domanda. Con questa iniziativa, Cna consolida la sua missione di vicinanza alle realtà della laguna, evitando che i residenti debbano necessariamente spostarsi a Venezia o in terraferma per accedere a diritti e tutele sociali.
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Crisi. La nomina di Beatrice Venezi spacca l’istituzione e continua ad alimentare le polemiche
GRAN TEATRO LA FENICE: TRA SCIOPERI E CONTESTAZIONI AL SOVRINTENDENTE
Venezia non è nuova alle tempeste, ma quella che sta agitando le acque del Gran Teatro La Fenice nel 2026 non ha precedenti per intensità e durata. Quello che era iniziato come un dissenso interno si è trasformato in un conflitto aperto che coinvolge lavoratori, sindacati, pubblico e politica, mettendo a dura prova il prestigio di una delle istituzioni
culturali più importanti del mondo. Il “Caso Venezi”: la scintilla della rivolta
Al centro del ciclone rimane la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale stabile, incarico previsto per l’ottobre 2026. La scelta, calata dall’alto dal Sovrintendente Nicola Colabianchi e avallata dal Sindaco Luigi Brugnaro, ha scatenato una reazione corale mai vista. Oltre 300
lavoratori del teatro, tra cui la quasi totalità dei professori d’orchestra e degli artisti del coro, hanno firmato documenti di sfiducia, ritenendo il curriculum della direttrice “non adeguato” alla caratura artistica della Fenice.
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SPO
La protesta non è rimasta chiusa nelle sale prova. Dopo lo sciopero che ha fatto saltare la “prima” del Wozzeck lo scorso autunno e le spille di protesta indossate durante il Concerto di Capodanno, la contestazione ha varcato la soglia della platea.
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ogni campo, ogni emozione. Live
delle squadre della nostra regione
La novità più clamorosa di questa primavera 2026 è il coinvolgimento diretto degli spettatori. Durante il tradizionale Concerto del Venerdì Santo, lo scorso 3 aprile, il pubblico ha rotto il silenzio rituale con grida di “Dimissioni!”all’indirizzo del Sovrintendente Colabianchi. È la prima volta nella storia recente del teatro che una contestazione così esplicita parte dalla platea prima ancora che l’orchestra inizi a suonare.
Dirette dai campi delle principali squadre di calcio venete e aggiornamenti in tempo reale
Il Comitato “Fenice Viva”, nato a sostegno della mobilitazione dei lavoratori, ha intensificato il volantinaggio fuori dal teatro, chiedendo una gestione più trasparente e
basata esclusivamente sul merito artistico. La frattura tra la dirigenza e il “cuore” del teatro sembra ormai insanabile. Ad esacerbare gli animi si sono aggiunte le polemiche sulla gestione del welfare aziendale. I sindacati accusano la dirigenza di aver operato tagli punitivi alle quote integrative come ritorsione per gli scioperi. La sospensione dei tavoli di trattativa e l’assenza di un dialogo costruttivo hanno spinto le rappresentanze
sindacali a proclamare lo stato di agitazione permanente. Mentre Beatrice Venezi risponde alle critiche definendo la “partita ancora aperta”, la politica cittadina si spacca. Se da un lato Brugnaro difende le scelte del Sovrintendente parlando di “boicottaggio fallito” e di abbonamenti in crescita, dall’altro le opposizioni, con in testa figure come Andrea Martella, denunciano un danno d’immagine incalcolabile per la città.
Dalí e Venezia: il surrealismo in un viaggio onirico
Alle Galeries Bartoux debutta “Serenissimersivo”: un viaggio onirico tra cinema e scultura nell’ex Cinema Accademia riqualificato. Venezia si conferma l’epicentro mondiale dell’avanguardia artistica ospitando l’anteprima mondiale di “Dalí è Venezia”. Il progetto, curato dal gruppo francese Galeries Bartoux in collaborazione con Dalí Universe, trasforma la città lagunare in un palcoscenico surrealista dove il genio di Salvador Dalí dialoga con l’anima eterna della Serenissima.
Fino a settembre 2026, i visitatori potranno immergersi in un percorso multisensoriale progettato con estremo rigore filologico. Il cuore dell’esposizione è il film “Serenissimersivo”, un’opera visiva e sonora che proietta lo spettatore nella dimensione più intima dell’immaginazione daliniana. Sotto l’e etto di questa narrazione digitale, l’architettura di Venezia sembra sciogliersi, la materia diventa fluida e il tempo, proprio come i celebri orologi molli, perde ogni consistenza, trascinando il pubblico in una metamorfosi perpetua.
L’iniziativa consolida il legame storico tra le
Galeries Bartoux e l’eredità del maestro catalano. Dopo il successo delle esposizioni a Parigi e Courchevel, l’apertura dello spazio veneziano nell’ottobre 2025 ha segnato un punto di svolta. La galleria sorge in un luogo iconico: l’ex Cinema Accademia, ai piedi dell’omonimo ponte, rinato dopo due anni di profondi restauri per diventare una vetrina d’eccellenza internazionale.
L’esperienza si articola tra gli ambienti della galleria e lo spazio Accademia Cinemersiva. Qui, le celebri sculture di Dalí prendono vita grazie a un sofisticato gioco di luci, suoni e movimenti curato dallo studio creativo francese Superbien, celebre per le sue animazioni artistiche globali. Il confine tra sogno e realtà sfuma progressivamente, o rendo a collezionisti e appassionati una rilettura contemporanea che fonde arte plastica e cinema.
Sostenuta dal Comune di Venezia, la mostra non è solo un omaggio a un artista immenso, ma un ponte suggestivo tra il passato della tradizione lagunare e il futuro dell’arte digitale. Un’occasione unica per riscoprire Dalí in una veste inedita, proprio nel cuore pulsante di una città che, per sua natura, sfida ogni logica spaziale.
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Doppietta storica per il Venezia FC Powerchair Football che vince Coppa Italia e Supercoppa
Prima la Supercoppa Italiana con il successo contro il Salento Wolves, poi la coppa Italia ai rigori contro Thunder Roma. Così, sono arrivati altri due trofei ad arricchire la già prestigiosa bacheca dei lagunari, che continuano a scrivere pagine importanti nella storia del Powerchair Football italiano. La squadra del Venezia FC Powerchair Football non è solo una squadra vincente, ma anche un progetto con un forte valore sociale. L’obiettivo è, infatti, quello di di ondere il powerchair football, sensibilizzando l’opinione pubblica e il mondo del calcio professionistico sull’importanza dell’inclusione. Con l’impegno di giocatori, sta tecnico e dirigenti, il progetto si pone come un esempio da seguire per altre realtà sportive, dimostrando che
IL
BASKET
lo sport può abbattere le barriere e o rire opportunità a tutti. Andiamo a ripercorrere questi due successi. La vittoria della supercoppa è arrivata sul parquet del “Bella Italia Village” di Lignano Sabbiadoro con un netto 5-0 contro il Salento Wolves. Una prestazione autoritaria, dominata fin dalle prime battute, in cui il Venezia FC ha imposto ritmo, qualità di gioco e grande organizzazione tattica. Gli arancioneroverdi hanno controllato il match con sicurezza, concedendo pochissimo agli avversari e costruendo numerose occasioni da gol. La vittoria porta la firma di Ranzato, autore di quattro gol, e di Zoggia. Un successo netto e meritato che conferma la solidità del gruppo arancioneroverde, capace di unire talento, spirito di squadra e determinazione, veri valori che
UNIFICATO
rappresentano l’identità del Venezia FC. Dopo la Supercoppa Italiana, i Leoni del Powerchair Football hanno conquistato anche la Coppa Italia 2026 contro i Thunder Roma dopo un match combattuto ma senza reti, risolto ai rigori. Con questi due trofei la preziosa bacheca ora conta in totale: 2 scudetti (2024 e 2025), 2 Coppe Italia (2025 e 2026) e una Supercoppa Italiana (2026). Questi i protagonisti e lo staff tecnico: Alexandrescu Dennis, Amadei Francesco, Franzò Alessandro, Ostellari Francesco, Piatenco Timur, Ranzato Simone, Torcutti Gabriele, Tosello Lia, Zoggia Gabriele. Allenatore Patrick Granzotto, Michele Sassariolo (dirigente accompagnatore), Alexandrescu Rares e Franzò Michele (meccanici).
• Cristiano Aggio
REYER HA INCONTRATO GLI STUDENTI DEL LICEO SPORTIVO
Un momento di confronto, racconto e condivisione dei valori dello sport. Così, una rappresentanza del progetto BUR – Basket Unificato Reyer ha incontrato gli studenti della classe 3ASP dell’indirizzo sportivo del liceo Stefanini, sede Foscari, per presentare da vicino una delle iniziative sociali più significative del mondo orogranata. All’incontro hanno preso parte Gennaro “Iena” Noviello, coach della squadra BUR, Christian Clemente, atleta supporter, Lorenzo Visinoni, giocatore della formazione di Basket Unificato Reyer, e Gianluca Galzerano, presidente della Polisportiva Terraglio. Attraverso le loro testimonianze hanno raccontato agli studenti cos’è il Basket Unificato, come nasce il progetto BUR e quale sia il suo ruolo
all’interno della comunità sportiva e sociale. Durante l’incontro è stato approfondito anche il significato del movimento Special Olympics, di cui il Basket Unificato è una delle espressioni più rappresentative: uno sport che mette al centro inclusione, collaborazione e crescita reciproca tra atleti con e senza disabilità, uniti nella stessa squadra e dagli stessi obiettivi. Gli studenti hanno seguito con grande attenzione e curiosità gli interventi, dimostrando interesse per i valori del progetto e ponendo domande su allenamenti, competizioni e sul significato più profondo di fare sport insieme. Un momento formativo che ha confermato come lo sport possa essere uno strumento potente di educazione, inclusione e condivisione,
capace di parlare alle nuove generazioni e di trasmettere valori che vanno ben oltre il campo da gioco. Intanto, i ragazzi orogranata di coach Noviello, sono scesi in campo partecipando alla tappa dello “Special Basket 2026 Area Nord-Est”, un evento di grande rilevanza sociale e sportiva promosso da Special Olympics Italia, svoltosi al palazzetto dello sport di Biban di Carbonera in provincia di Treviso con lo svolgimento di un torneo di basket 5vs5 Unified, al quale hanno partecipato anche le squadra di Olimpiasile In, Baskettosi TV, Campodarsego, Oltre il Basket, An as TV, Basket Insieme TV, Sorriso Mira.
• (C.A.)
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Dalla Valdastico alla Holding, il nuovo volto del Veneto
Questo significa poter trattenere sul territorio circa 400 milioni di euro di pedaggi all’anno, risorse che in precedenza prendevano la via del bilancio centrale o dei soci privati e che ora potranno essere reinvestite direttamente per la manutenzione delle strade venete e la riduzione delle tari e. È il passaggio da una subalternità gestionale a una sovranità infrastrutturale che il Veneto rivendicava da tempo senza successo.
Lo stesso dinamismo si respira sul fronte della Valdastico Nord. La prospettiva di collegare l’A31 al Trentino è stata per trent’anni l’emblema dello
stallo istituzionale, prigioniera del “no” ideologico delle amministrazioni confinanti e della mancanza di una spinta governativa univoca. Oggi, l’intesa raggiunta sulla variante con sbocco a Trento Sud segna il superamento di un tabù storico. Mentre in passato il progetto naufragava regolarmente tra ricorsi e mancate intese tecniche, l’attuale convergenza tra Venezia e Trento, sostenuta dal potere di coordinamento del Ministero, ha creato un corridoio negoziale finora inesistente. Non si tratta solo di posare asfalto, ma di chiudere una ferita logistica che penalizzava l’intero sistema produttivo del Nord-
Est, o rendo finalmente un’alternativa concreta al congestionamento del Brennero. Il motore di questa improvvisa accelerazione risiede in gran parte nella solidità del rapporto tra Alberto Stefani e Matteo Salvini. Questo “asse” ha permesso di superare le frizioni che storicamente rallentavano i rapporti tra la periferia e il centro. La sintonia politica tra il leader della Lega veneta e il titolare del MIT ha creato una corsia preferenziale per le istanze del territorio, trasformando le rivendicazioni regionali in priorità dell’agenda di governo. Stefani è riuscito a capitalizzare il proprio peso politico a Roma per
ottenere garanzie e decreti, mentre Salvini ha trovato nel Veneto il laboratorio ideale per dimostrare la capacità del Ministero di sbloccare i cantieri. È questa filiera corta del potere, priva delle mediazioni estenuanti del passato, a spiegare perché dossier rimasti chiusi nei cassetti per trent’anni stiano trovando una soluzione proprio in questi mesi, segnando una stagione di realismo che punta dritto ai risultati tangibili. Ora non resta che attendere per vedere se questi accordi saranno e ettivamente realizzate o se si tratterà di “pre – intese” che, come quelle dell’Autonomia, sono rimaste tali per molto tempo.
L’intervista. L’assessore Lucas Pavanetto fa il punto sul mondo del lavoro e sulle potenzialità della regione più visitata d’Italia
TRA SFIDE OCCUPAZIONALI E IL NUOVO
ORIZZONTE DEL TURISMO TUTTO L’ANNO
Assessore Pavanetto, viviamo un periodo di forti incertezze economiche. Quali sono le risposte concrete che le imprese e i lavoratori trovano oggi nel suo?
Fin dalla prima seduta di consiglio, la giunta Stefani ha messo al centro del dibattito la necessità di potenziare il welfare aziendale e a rontare l’emergenza sociale in senso ampio. Non si tratta solo di grandi investimenti, che pure vedranno nuovi strumenti presentati a breve, ma di una analisi profonda su cosa serva realmente per attrarre e mantenere i lavoratori nel nostro territorio. Il problema oggi non è solo la mancanza di o erta, ma la di icoltà di far incontrare domanda e opportunità a causa di fattori esterni come l’emergenza abitativa. Molte opportunità di lavoro non vengono colte perché mancano alloggi vicini alle sedi aziendali o perché il trasporto pubblico non copre adeguatamente i collegamenti. Su questi due assi - casa e mobilitàstiamo concentrando il nostro lavoro. In questo contesto, che ruolo giocano i centri per l’impiego, spesso visti in passato solo come u ici burocratici per la disoccupazione?
Oggi la prospettiva è radicalmente cambiata. Veneto Lavoro è diventato un’eccellenza rispetto ad altre regioni
proprio per la sua capacità di agire in modo proattivo. Non parliamo più solo di gestione dell’urgenza o di lavoro stagionale, ma di un punto di incontro strategico tra competenze e richieste. Abbiamo messo in campo figure fondamentali come i case manager e gli account manager. I primi si occupano di costruire curriculum “ad hoc” sulle specializzazioni del lavoratore, mentre i secondi mantengono il contatto diretto con le imprese per comprenderne le necessità. Evitiamo così che il lavoratore disperda energie portando curriculum nelle aziende sbagliate, puntando invece tutto sulla precisione del match tra domanda e o erta.
Passando al turismo, lei viene da una realtà come Jesolo. Qual è lo stato di salute del settore nel litorale e nell’intera regione?
Il Veneto si conferma per l’ennesima volta la prima regione in Italia per presenze turistiche, con 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi. Se guardiamo al comprensorio di Jesolo e Cavallino, parliamo di circa 12 milioni di presenze sicure: una cifra impressionante che rappresenta quasi tre volte gli abitanti dell’intero Veneto. La mia esperienza come amministratore a Jesolo, prima come consigliere e poi come presidente
del consiglio comunale, mi ha permesso di vivere queste dinamiche dall’interno. Il turismo è una leva economica imprescindibile, ma la vera sfida della nostra amministrazione è cambiare paradigma. Lei ha parlato spesso della necessità di superare il concetto di “destagionalizzazione”. Cosa intende esattamente?
L’obiettivo è smettere di parlare di “destagionalizzazione”, perché quel termine implica l’accettazione passiva di una stagionalità che oggi non dovrebbe più esistere. Dobbiamo ragionare su “città turistiche che vivono tutto l’anno”. Questo non serve solo ad aumentare le presenze attraverso eventi invernali, ma è un messaggio vitale per chi investe e per chi lavora. Chi sceglie di impegnarsi nel turismo non può farlo solo per quattro o cinque mesi per poi dover cercare un altro impiego. Dobbiamo dare stabilità e dignità a chi vive “di” turismo. È un modello che vogliamo applicare ovunque: dal litorale alla montagna, fino alle terme, che hanno potenzialità ancora inesplorate.
I dati dicono però che il turismo è molto concentrato. Come pensa di coinvolgere il resto del territorio veneto?
È un dato su cui riflettere: l’80% dei 74 milioni di presenze si concentra in sole
20 località. Questo significa in Veneto ci sono potenzialità ancora da sfruttare. Parlo del turismo dei cammini, delle ciclabili, del turismo esperienziale e della ricerca. Non c’è solo il “sole e mare” o le grandi città d’arte come Venezia e la montagna di Cortina. Centinaia di piccoli comuni possono e devono diventare protagonisti di un’o erta turistica diversificata, la nostra Giunta lavorerà intensamente su questo fronte. Un esempio di promozione integrata è stato “Casa Veneto” durante le Olimpiadi, un progetto che ha permesso
di mostrare alla stampa internazionale non solo lo sport, ma le eccellenze di tutte le nostre province. Infine, uno sguardo alla politica locale. In vista delle amministrative a Venezia, qual è il profilo ideale per il dopo-Brugnaro?
Credo che Luigi Brugnaro abbia fatto un lavoro straordinario, portando una modernità che altri sindaci non avevano saputo imprimere, specialmente nella riqualificazione di Mestre e con progetti come il “Bosco dello Sport”, una struttura di livello europeo strategica per l’attrattività del Veneto. Proprio a Mestre abbiamo recentemente inaugurato la nuova sede di Veneto Lavoro, recuperando u ici provinciali disabitati: un segnale forte di collaborazione tra Regione e Città. Per il futuro, la mia esperienza come coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e ora come capogruppo e assessore mi dice che serve una squadra coesa. Non cerchiamo necessariamente un nome di bandiera, ma l’uomo giusto al momento giusto. In questo senso, Simone Venturini è un ottimo candidato: ha lavorato bene in questi anni e ha saputo creare un forte spirito di squadra attorno a sé.
Lucas Pavanetto
I conti della Regione. L’assessore Filippo Giacinti
Bilancio da 18,9 miliardi Le novità per il Veneto
Assessore Filippo Giacinti, i tempi di approvazione del bilancio regionale sono stati rispettati. Cosa significa questo per i cittadini veneti?
Siamo riusciti ad approvare il bilancio di previsione con un mese di anticipo rispetto alla scadenza di legge del 30 aprile. È un risultato politico e tecnico di rilievo perché ci permette di essere pienamente operativi da subito. Invece di procedere con la spesa in dodicesimi, come fatto nei primi tre mesi dell’anno, ora possiamo attuare gli obiettivi dell’amministrazione disponendo dell’intera capacità di spesa per i restanti tre quarti dell’esercizio. Parliamo di una manovra da 18,9 miliardi di euro. Sebbene sia un “bilancio ponte” tra due amministrazioni, introduce novità sostanziali su fronti caldi come la sanità e il diritto allo studio.
Quali sono i settori che beneficeranno maggiormente di queste risorse? Il sociale e la sanità territoriale sono le nostre bussole. Abbiamo stanziato fondi specifici per equiparare le borse di studio dei medici di medicina generale a quelle delle altre specialità e per coprire i costi del rinnovo contrattuale delle medicine di gruppo integrate. Per la prima volta nella storia della Regione, finanziamo al 100% le borse di studio per gli studenti universitari del Veneto e garantiamo risorse immediate per il sostegno delle scuole dell’infanzia paritarie.
Sul fronte delle infrastrutture, abbiamo raddoppiato i fondi per la manutenzione straordinaria delle strade tramite Veneto Strade e rifinanziato la Legge 39 con 18 milioni di euro destinati ai Comuni per la sicurezza stradale. Non abbiamo dimenticato la prevenzione del rischio idraulico, aggiungendo 9 milioni di euro agli stanziamenti già programmati.
Avete scelto di non aumentare l’addizio-
nale IRPEF, nonostante le critiche delle opposizioni. Come pensate di sostenere questa strategia nel lungo periodo?
La nostra strada è quella dell’e icienza e della sussidiarietà, non dell’aumento della pressione fiscale. Puntiamo molto su “Venexus”, un’iniziativa del Presidente Stefani che permette alle imprese di far confluire risorse destinate a scopi sociali e sanitari direttamente in progetti regionali, liberando così fondi per altre iniziative. Inoltre, attendiamo per giugno l’approvazione del federalismo fiscale. L’auspicio è che una parte consistente delle tasse pagate dai veneti rimanga finalmente sul territorio, garantendoci maggiore autonomia finanziaria. Quali i prossimi impegni in questo periodo non facile?
Da maggio inizieremo il “bilancio partecipativo”: incontreremo sindaci, sindacati e associazioni di categoria per condividere le scelte in vista del prossimo esercizio economico. Nel segno della condivisione e della responsabilità.
Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza
“Biglietto unico, avanti con la sperimentazione”
Assessore Diego Ruzza, tra cinque anni che tipo di mobilità troveranno i cittadini veneti?
L’obiettivo condiviso con il Presidente Stefani e l’intera Giunta è consegnare un Veneto moderno, e icace e realmente fruibile. Stiamo lavorando per portare a termine la riforma del trasporto pubblico locale (TPL) basata sulla Legge n. 8 del 2025. La Regione tornerà a essere protagonista come coordinatrice dei distretti, con l’intento di uniformare il servizio e correggere le criticità attuali. Il mondo degli spostamenti sta cambiando e dobbiamo rispondere alle esigenze non solo dei centri urbani, ma soprattutto delle periferie e delle aree extraurbane.
Da anni si parla del “biglietto unico”. Quali i tempi e le risorse?
Per trasformare questo progetto in realtà, abbiamo già iniziato a stanziare risorse a bilancio per la progettazione e la sperimentazione. L’idea è un sistema moderno tramite app che permetta a turisti, pendolari e studenti di muoversi tra traghetti, autobus e treni regionali con un solo titolo di viaggio. È un’operazione complessa vista la varietà del nostro territorio, che spazia dal mare alla montagna. L’obiettivo è arrivare a una fase di sperimentazione concreta nei prossimi due anni.
Un punto critico sono i collegamenti ferroviari con gli aeroporti. Quando potremo arrivare in treno al Marco Polo di Venezia o al Catullo di Verona?
Non voglio fare promesse a vanvera, quindi non fornirò date certe finché non saremo pronti, ma posso garantire che i progetti stanno procedendo rapidamente, sia su Venezia che su Verona. Per Verona, l’obiettivo è collegare il Catullo alla stazione di Porta Nuova e alla sponda orientale del Lago di Garda. Riuscire a portare il treno direttamente in questi due scali rappresenterebbe un salto di qualità enorme per tutta la regione.
Il trasporto su gomma appare oggi molto
frammentato. Come intendete riorganizzarlo?
Stiamo definendo con Province e Comuni i “bacini ottimali” per uniformare i flussi di utenza. La vera svolta sarà la creazione di un’Agenzia Regionale, prevista dalla Legge 8/2025, che gestirà questi bacini in una “triangolazione perfetta” tra Regione, aziende e territorio. Questo nuovo modello genererà ritorni economici che verranno reinvestiti nel TPL, permettendoci di aumentare le corse anche nelle zone più lontane dai centri. Solo o rendo servizi capillari possiamo incentivare lo “shift modale” e togliere auto dalle strade. Infine, capitolo sicurezza stradale. Cosa bolle in pentola per i Comuni? Con l’approvazione del bilancio 2026 rifinanzieremo la Legge 39 con 18 milioni di euro. Questi fondi daranno risposta a circa cinquanta Comuni per interventi su viabilità e sicurezza di pedoni, ciclisti e automobilisti. Una volta assegnate le risorse, i Comuni avranno un anno di tempo per aggiudicare le gare e iniziare i lavori: vogliamo che i cantieri partano subito.
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Filippo Giacinti
• (R.R.)
Diego Ruzza
L’iniziativa. Al Forum Lavoro di Trento la presentazione con l’intervento del professor Carlo Cottarelli
CARTA, RADIO E WEB: IL GRUPPO EDITORIALE
LA PIAZZA RACCONTA ANCHE IL TRENTINO
oi proviamo sempre a fare una cosa di icile: dare ai territori oltre alla rappresentazione di ciò che sta accadendo, anche una prospettiva della direzione che le comunità stanno prendendo”. Una frase dell’editore del gruppo La Piazza - LaPiazzaweb e Radio Veneto24 che esemplifica benissimo perché a Trento lo scorso 9 aprile il gruppo abbia deciso di invitare il professore Carlo Cottarelli a tenere a battesimo al Castello del Buonconsiglio la presentazione di Radio Trentino24 e dell’edizione di Trento de La Piazza.
Pochi in Italia infatti sono in grado di raggiungere vette di chiarezza e di solidità accademica nell’indicare ad un pubblico vasto, e non per forza così informato sulle dinamiche della macro economia, prospettive di futuro. E così la presentazione di radio ed edizione cartacea e online sono diventate occasione per una lezione sul futuro del Trentino, del Nord Est e di questo pezzo di mondo che chiamiamo Italia. Non poteva esserci viatico migliore per spiegare appunto l’idea di fondo dei tre media che nascono in Trentino per dare una voce
in più al territorio, come ha ricordato in chiusura del convegno il nostro editore Giuseppe Bergantin, ma appunto con un approccio glocal: raccontare il particolare senza mai perdere di vista il contesto.
“Siamo qui per restare e vi diamo appuntamento all’anno prossimo” ha detto l’editore rinnovando l’intenzione appunto di rendere il Forum Lavoro un appuntamento fisso nell’agenda già fitta di eventi della primavera trentina. Ospite d’onore della giornata è stato il professor Carlo Cottarelli, economista di chiarissima fama. Prima di Cottarelli, che ha spiegato le dinamiche che rendono più faticoso che in altre regioni d’Europa, mantenere la competitività nel Nord Est d’Italia, hanno preso la parola il sindaco di Trento Franco Ianeselli e il vice presidente della Provincia, con delega al lavoro, Achille Spinelli.
“La situazione del Trentino è positiva dal punto di vista occupazionale e mantiene il trend degli ultimi anni, senza segnali di cedimento” ha detto Spinelli. “Dobbiamo intervenire su demografia, competenze e innovazione tecnologica che incideranno profondamente sulle dinamiche del lavoro
nel prossimo futuro - ha aggiunto -. Per questo abbiamo avviato un percorso di crescita dei salari e delle retribuzioni, un patto sviluppato all’interno delle categorie economiche e sindacali con i quali siamo impegnati nella costruzione di politiche di stimolo rivolte ai settori industriali, per sviluppare ulteriormente politiche di welfare e benessere lavorativo. Abbiamo poi diversi indicatori che dimostrano come l’attivazione femminile sul nostro territorio sia significativa”. Carlo Cottarelli
ha sottolineato durante la sua esposizione le ripercussioni relative alle recenti tensioni internazionali in Medio Oriente. “Lo shock energetico dovuto all’incertezza geopolitica globale - ha aggiunto - può portare a inflazione, recessione e quindi ad un più alto rischio di perdere il lavoro e in generale a una crescita minore del reddito delle famiglie. Servono interventi immediati come aiuti economici per sostenere chi è in di icoltà mentre nel lungo periodo la priorità deve essere liberarsi dalla schiavitù
degli idrocarburi, sia con le rinnovabili ma anche con l’energia nucleare”. “Essere parte di un momento tanto importante per comprendere i nostri territori è per noi una grande sfida e motivo di soddisfazione; con la nostra nuova proposta editoriale locale vogliamo raccontare il Trentino in modo fruibile da tutti in forma gratuita”, ha concluso l’editore Bergantin.
• Alberto Gottardo
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Ambiente solido e percorso di crescita in primaria azienda veneta
L’APP
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La presentazione a Trento L’editore Giuseppe Bergantin
Il libro. “Perseveranza” è il nuovo romanzo della scrittrice e giornalista padovana, una storia disturbante e a ascinante
IL PERSEVERARE DI BARBARA CODOGNO, “DIABOLICO” E SENZA COMPROMESSI
“Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale”
Giornalista, scrittrice, curatrice d’arte, viaggiatrice… Barbara Codogno riesce a vivere mille vite diverse, tutte controcorrente.
“Perseveranza” (Apogeo Editore), il nuovo romanzo di Codogno, è una storia disturbante e a ascinante. Una storia che racconta il lato oscuro della nostra società e che mette il lettore di fronte a una serie di provocazioni impossibili da ignorare. Un libro da leggere, insomma. Per questo ho incontrato Codogno per approfondire insieme a lei i tanti spunti del suo splendido romanzo.
“Perseveranza” è un libro che non fa compromessi. Da dove sei partita per raccontare questa storia?
L’incipit è un fatto reale: un violinista che a un concerto resiste alla sua tosse fino alla fine dell’esecuzione del pezzo. Ricordo benissimo: ero al Pollini di Padova e ne rimasi impressionata. Cominciai a riflettere sulla fatica che aveva fatto quel musicista: resistere a qualcosa di fisico per un bene più grande. Da qui l’idea di parlare di un uomo che, invece, non aveva mai amato nulla che gli fosse valso la decisione di uno sforzo.
La genesi di questo romanzo è stata molto lunga, come mai?
Io non sono una scrittrice prolifica, ho sempre tempi lunghi. Inseguo idee,
intuizioni. Il mio processo di scrittura prevede che il personaggio si incarni in me: finché non lo sento pronto, non scrivo. E non faccio progetti, non so che cosa succederà… il personaggio prende vita da solo e mi guida nella scrittura. Poi sai, io scrivo amalgamando tutto: pensiero, parola, voce narrante… tutto in un unico flusso continuo e anche questo comporta che io debba entrare in quel particolare stato emotivo che mi permette una fusione perfetta.
Lo stile di questo libro è molto personale, un flusso di coscienza in cui si mescolano più piani temporali, realtà e percezione, memoria e invenzione, lampi e oscurità. Come nasce una scrittura così potente?
Ti svelo un segreto. Dopo la laurea in filosofia ero in crisi, mi avvicinavo al giornalismo e alla curatela d’arte ma i primi passi mi trovarono timida e spaesata. Così decisi di fare un corso di teatro. In città era arrivato il figlio di Lee Strasberg, John. Faceva delle audizioni e io mi presentai con una cosa super drammatica in stile Carmelo Bene, della serie: spiriti, apparite! Strasberg rise come un pazzo e mi scelse perché a suo avviso avevo incredibili potenzialità comiche. Quel suo corso mi ha cambiato la vita. Sul paco lui interrompeva la tua recitazione,
chiedendoti: ma il personaggio ha fatto colazione? E fuori che tempo fa? Ti spiazzava! È stata una rivelazione che poi è confluita nella scrittura: il personaggio è nel mondo: dentro alla pagine ma soprattutto fuori da queste. Il personaggio è pensiero, corpo, vita. Una lezione che ha lasciato il segno. Il tuo è un romanzo che non rassicura il lettore. Negli ultimi anni, invece, si sono moltiplicare opere rassicuranti, che cercano di mettere le cose a posto. Cosa ne pensi? Credo di essere per natura lontana dal mainstream. Oggi o devi mettere in piazza il tuo disagio, con storie tipo che sei guarita da un male incurabile, che hai un passato da tossico, oppure che la vita è bellissima e che felicità sta nelle piccole cose. Una ipocrisia provinciale, una menzogna banale
che edulcora la vita reale. Ma non parlerei di amore per la verità: nel mio caso è gusto estetico. Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale, che vogliamo comprendere con categorie psichiche e sociali. Strano cortocircuito. Di cui sono ovviamente orgogliosa! Il tuo protagonista, Berto, è una persona ributtante. Quanto è stato di icile “scriverlo”, raccontarlo?
Entrare in contatto con lui è stato molto complesso. Poi è scattata la scintilla e tutto quello che per 4 anni avevo accumulato pensando a lui l’ho sputato sulla carta in meno di un mese. Certo, Berto è un vero stronzo,
ma sai che molte persone a lettura ultimata mi han detto: beh, ma anche io mi sento un po’ Berto… perché chi di noi non ha augurato la morte al tipo che ti so ia il parcheggio? Io credo che Berto sia anche la parte oscura e inconfessabile di noi tutti. Una parte eh? Lui è uno stronzo con s maiuscola.
Oltre alla scrittura sei impegnati su diversi fronti artistici: hai altri progetti di cui ci vuoi parlare?
Ti ho appena citato un grandissimo regista rumeno, io ho la fortuna di avere in copertina un’opera di Radu Belcin, grandissimo pittore anche lui rumeno. Che assieme a Flavia Pitis e ad altri grandi artisti sarà protagonista di una mostra dedicata alla pittura contemporanea che curerò a settembre a Padova. La mostra titola: “Sul futuro del corpo”. E come vedi, io sempre là torno: il corpo è la centralità della mia indagine. Corpo inteso come un tutt’uno di carne, pensiero, ambiente, parola… in questo caso il futuro del corpo è il futuro del corpo della pittura oggi in grande trasformazione.
• Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Educazione, territorio e futuro: quando impresa e scuola
crescono insieme
DESPAR NORD E LE SCUOLE: UN IMPEGNO
CHE NUTRE LE NUOVE GENERAZIONI
Dalla sana alimentazione ai progetti per la didattica: vent’anni di iniziative per accompagnare bambini, famiglie e insegnanti verso uno stile di vita più consapevole
Un percorso condiviso con le istituzioni scolastiche, le amministrazioni pubbliche, il mondo dell’associazionismo locale e quello delle imprese territoriali del mercato agroalimentare. Questo il programma di lungo corso e ampio respiro che Despar Nord ha intrapreso nell’ultimo ventennio per diventare partner di percorsi e progetti educativi a favore dei più piccoli, favorendo la di usione delle buone pratiche per la migliore educazione alimentare, raccontando l’importanza dei corretti stili di vita e dell’attività fisica, incoraggiando la conoscenza dell’ambiente e della natura e sostenendo la didattica nelle scuole. Un piano di idee e iniziative per investire con responsabilità nel futuro delle comunità e generare valore condiviso nei territori in cui il marchio dell’Abete è presente. Negli anni, queste iniziative sono cresciute e si sono trasformate, coinvolgendo sempre più insegnanti, studenti e famiglie. L’obiettivo è rimasto lo stesso: unire apprendimento e diverti-
mento, portando nelle scuole – ma anche fuori – esperienze nuove, stimolanti e coinvolgenti.
Tra i progetti più rappresentativi c’è “Le Buone Abitudini Despar”, un vero e proprio punto di riferimento per l’educazione alimentare nato con l’obiettivo di supportare scuole e famiglie nel raggiungere un concetto ampio di qualità della vita, con particolare attenzione ai temi della sana alimentazione e dell’adozione di stili di vita salutari. Nato per promuovere corretti stili di vita tra i più giovani, dal suo avvio vent’anni fa ha coinvolto numerosi comuni del Veneto, promuovendo il coinvolgimento e l’adesione di centinaia di insegnanti e migliaia di alunni, diventando un’occasione preziosa per parlare di benessere in modo semplice e concreto.
Il progetto accompagna bambini, insegnanti e famiglie lungo tutto il percorso della scuola primaria, grazie a programmi pensati su misura per ogni classe e sviluppati insieme a specialisti del settore. Un
percorso educativo completo, che aiuta a costruire abitudini sane fin da piccoli. Negli ultimi mesi, “Le Buone Abitudini” ha preso vita anche in modo nuovo e originale, trasformando alcuni punti vendita Interspar in vere e proprie aule didattiche.
A Bassano del Grappa, oltre 250 bambini di sei scuole tra infanzia e primaria hanno partecipato a laboratori dedicati alla scoperta della piramide alimentare. Guidati da un’educatrice professionista, hanno imparato a riconoscere i diversi
gruppi di alimenti e a capire quanto sia importante seguire una dieta varia ed equilibrata. A Castelfranco Veneto, invece, i più piccoli sono stati accompagnati in un viaggio fatto di storie, profumi e colori. Attraverso il racconto animato di una cantastorie e attività manuali ed esperienziali, i bambini hanno esplorato il mondo dei legumi, delle spezie, delle erbe aromatiche e dei cereali, scoprendone caratteristiche, sapori e proprietà. Accanto a questi percorsi educativi, Despar Nord sostiene concretamente
anche la didattica nelle scuole di tutta Italia con iniziative come “Scuola Facendo” e “Stickermania”. Solo negli ultimi due anni, questi progetti hanno permesso di raccogliere oltre 1,1 milioni di euro, destinati all’acquisto di materiali e attrezzature per più di 4.700 scuole, tra istituti pubblici e paritari di ogni ordine e grado. Un impegno che va oltre il semplice sostegno economico: è una scelta che guarda lontano, mettendo al centro le persone, l’educazione e il futuro delle nuove generazioni.
Dalla natura al supermercato: i bambini scoprono la biodiversità con Despar Nord
Imparare a rispettare l’ambiente partendo da esperienze concrete, da vivere con curiosità e meraviglia. È questo lo spirito del nuovo percorso educativo avviato da Despar Nord, pensato per avvicinare i più piccoli ai temi della sostenibilità e della tutela degli ecosistemi. Per farlo, l’azienda ha scelto di collaborare con Moretto Farm, una realtà trevigiana giovane e innovativa che ha fatto della sostenibilità la propria missione. Qui, infatti, si applicano ogni giorno i principi dell’economia circolare e si lavora per proteggere e valorizzare la biodiversità, attraverso attività come l’acquaponica e l’apicoltura sostenibile. Moretto Farm è anche una delle eccellenze promosse da Despar Nord all’interno del progetto “Sapori del Territorio”, nato per dare valore alle produzioni locali e sostenere uno sviluppo responsabile, legato alla qualità e al
rispetto dell’ambiente.
Proprio da questa collaborazione è nato un percorso educativo speciale, che ha visto protagonisti gli alunni delle classi terze della scuola primaria “Ugo Foscolo” di Montebelluna (TV).
La prima tappa si è svolta direttamente in azienda, dove i bambini hanno potuto osservare da vicino la serra acquaponica e scoprire come nasce il miele, imparando a conoscere i processi naturali e le tecniche sostenibili utilizzate.
Il percorso si è poi concluso all’Interspar di Montebelluna, trasformato per l’occasione in uno spazio di condivisione e scoperta. Qui i bambini hanno ripercorso il viaggio del miele e presentato disegni, lavori e riflessioni nati dall’esperienza vissuta, diventando veri protagonisti di un progetto che lega natura, cibo e lavoro.
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Una nuova direzione per l’Ulss 3 Serenissima: Michela Barbiero, Chiara Bovo e Antonio Maritati sono i tre nuovi direttori strategici dell’azienda sanitaria veneziana, che affiancheranno il direttore generale Massimo Zuin nel governo dell’Ulss. L’annuncio è stato dato nel corso della conferenza dei sindaci, alla presenza dei rappresentanti del territorio.
“Si tratta di una direzione completamente rinnovata, composta da profili di eccellenza con professionalità ed esperienza consolidate – ha sottolineato Zuin -. Sono certo che sapranno interpretare le necessità del territorio e farsi voce dei professionisti della salute e del mondo sociale”.
A Michela Barbiero è stata affidata la Direzione amministrativa. Laureata in Scienze politiche all’Università di Padova, vanta oltre 34 anni di esperienza nel settore sanitario e più di sedici come direttore amministrativo in diverse aziende del Veneto, tra cui l’ex Ulss 17 di Este, l’ex Ulss 5 di Arzignano e Azienda Zero. Dal 2020 guidava la Direzione amministrativa dell’Ulss 6 Euganea di Padova. Barbiero ha dichiarato: “Il mio impegno sarà orientato a un governo amministrativo concreto, basato
su lavoro di squadra, ascolto e confronto, per accompagnare i processi di cambiamento e garantire servizi di qualità ai cittadini”.
La Direzione sanitaria è affidata a Chiara Bovo, laureata in Medicina e Chirurgia con specializzazioni in Patologia clinica e Igiene e medicina preventiva. Con un’esperienza trentennale, Bovo ha guidato Direzioni sanitarie in aziende ospedaliere e territoriali a Verona e nell’Ulss 6 Euganea, occupandosi tra l’altro degli Ospedali riuniti Padova sud. “Sono onorata di questo incarico – ha detto Bovo – e lavorerò in squadra per garantire ogni giorno la migliore sanità possibile per le persone che si affidano a noi”.
Ad occuparsi della Direzione sociosanitaria è Antonio Maritati, laureato in Scienze politiche e dirigente amministrativo con oltre vent’anni di esperienza nella salute pubblica. Maritati ha coordinato progetti interregionali, partecipato a riforme dell’assistenza territoriale e diretto la Commissione salute e relazioni socio-sanitarie della Regione Veneto. “Ascolto, lavoro di squadra e collaborazione con sindaci e comunità locali saranno le basi del mio impegno, con particolare attenzione all’avvio delle case della comunità”, ha dichiarato.
Ulss 3 Serenissima, la nuova triade strategica: Barbiero, Bovo e Maritati prendono il timone
Obiettivo rafforzare servizi e prossimità ai cittadini
In Veneto strutture di comunità sopra la media nazionale: già attivati oltre metà dei servizi
Il Veneto si colloca sopra la media nazionale nello sviluppo della sanità territoriale prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con un numero significativo di strutture già in funzione almeno in parte.
Secondo l’ultimo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, in regione sono state programmate 99 Case di comunità: di queste, il 64,6% ha già attivato almeno un servizio, un dato nettamente superiore alla media italiana ferma al 45,5%.
Situazione analoga per gli ospedali di comunità, strutture pensate per alleggerire la pressione sugli ospedali tradizionali e garantire assistenza più vicina ai cittadini. In Veneto ne sono previsti 73, e 47 risultano già operativi almeno in parte, pari al 64% del totale, contro una media
nazionale che si attesta al 27%.
Buoni risultati emergono anche sul fronte della digitalizzazione sanitaria. Nel Fascicolo sanitario elettronico regionale sono disponibili 14 tipologie di documenti su 20 previste dalla normativa nazionale, un dato in linea con la media italiana secondo i dati aggiornati al 30 settembre 2025 del Ministero della Salute. A spiccare è soprattutto la partecipazione dei cittadini: l’89% dei residenti in Veneto ha dato il consenso alla consultazione dei propri documenti sanitari digitali, una percentuale che supera di gran lunga la media nazionale, ferma al 44%. Numeri che confermano come, in Veneto, il percorso di rafforzamento della sanità sul territorio e l’adozione degli strumenti digitali procedano a un ritmo più sostenuto rispetto al resto del Paese.
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impermeabilizzazioni opera nel Nord-Est dal 1985, l'impresa è specializzata nel settore delle impermeabilizzazioni edili, civili ed industriali, e delle coibentazioni.
La trentennale esperienza è garanzia per la risoluzione di qualsiasi problematica, anche in virtù dei molteplici materiali che è in grado di abbinare in ogni circostanza
Ascoltaci in tutto il Veneto in auto sul
La raccomandazione degli specialisti dell’Ulss 3. “Gesti impulsivi possono avere conseguenze gravissime”
“Mai
scuotere un neonato che piange”:
Scuotere un neonato che piange, anche quando il pianto è prolungato e difficile da calmare, è un gesto da evitare in modo assoluto. A ribadirlo sono gli specialisti dell’Ulss 3 Serenissima, che in occasione delle giornate nazionali di sensibilizzazione dell’11 e 12 aprile tornano a diffondere informazioni sulla Sindrome del Bambino Scosso, una condizione potenzialmente gravissima.
Secondo gli esperti, movimenti bruschi e ripetuti possono provocare lesioni cerebrali anche irreversibili, con conseguenze che vanno da deficit motori e cognitivi fino a danni alla vista, all’udito e, nei casi più gravi, al decesso.
Il pianto del lattante, spiegano i pediatri, è una forma naturale di comunicazione e può manifestarsi anche per periodi prolungati senza una causa patologica evidente, soprattutto nelle ore serali. Una situazione che può mettere alla prova la pazienza dei genitori, in particolare in condizioni di stress o stanchezza. Gli specialisti sottolineano l’importanza di mantenere la calma e di verificare sempre i bisogni primari del bambino, come alimentazione, cambio e comfort. In caso di pian-
to persistente, si possono adottare strategie rassicuranti come il contatto fisico, il dondolio, il bagnetto o una breve passeggiata. Se la situazione diventa difficile da gestire, è consigliato mettere il neonato in sicurezza nella culla e allontanarsi per qualche minuto, chiedendo eventualmente supporto a familiari o al pediatra.
L’Ulss 3, insieme alla Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica e a Terre des Hommes, promuove una serie di iniziative sul territorio per rafforzare la consapevolezza sul tema. Oltre agli incontri informativi nei centri vaccinali, sono previsti stand e attività divulgative a Marghera e momenti di sensibilizzazione negli ospedali, con il coinvolgimento di operatori sanitari, famiglie e associazioni di volontariato.
La dieta mediterranea diventa terapia: l’Ulss 3 Serenissima apripista in Italia
Non più solo stile di vita, ma vera e propria “prescrizione medica”. La dieta mediterranea entra ufficialmente nei percorsi di prevenzione e cura del sistema sanitario: a fare da apripista in Italia è l’Ulss 3 Serenissima, che ha messo a punto il primo Percorso primario diagnostico terapeutico assistenziale (Ppdta) interamente dedicato al modello alimentare simbolo della tradizione italiana.
Un cambio di paradigma che trasforma olio d’oliva, pesce, pasta, frutta, verdura e legumi in strumenti concreti di salute pubblica. Il progetto, coordinato dal geriatra Nicola Veronese, punta a colmare il divario tra evidenze scientifiche e pratica clinica quotidiana, traducendo le linee guida nazionali in un sistema organizzato e multidisciplinare. Il nuovo percorso entrerà nella fase operativa entro un paio di mesi e coinvolgerà l’intera rete territoriale: ospedali, distretti, case della comunità, medici di famiglia e pediatri. Qui verrà monitorata l’adesione alla dieta mediterranea attraverso questionari digitali e strumenti di valutazione, con l’obiettivo di individuare precocemente i soggetti a rischio.
Chi risulterà distante da questo stile alimentare sarà preso in carico da équipe composte da dietisti, infermieri di comunità e, in prospettiva, anche psicologi di base. Un approccio integrato che punta a intervenire su patologie croniche come diabete e obesità, trasformando l’alimentazione in leva preventiva e terapeutica.
Non solo teoria: il progetto prevede anche attività pra-
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tiche, dalla consulenza nutrizionale ai veri e propri laboratori di cucina, che si svolgeranno nelle case della comunità o a distanza, tramite telemedicina. Un modo per rendere concreta e accessibile l’adozione di abitudini più sane. «L’obiettivo è costruire interventi personalizzati di salute pubblica – spiega Veronese – lavorando su una maggiore consapevolezza e su comportamenti quotidiani sostenibili». Una sfida tutt’altro che scontata: oggi solo il 5% della popolazione italiana segue pienamente la dieta mediterranea, percentuale che nell’Ulss 3 sale al 20%, ma che si punta ad aumentare ulteriormente.
A incidere sul progressivo abbandono di questo modello contribuiscono ritmi di vita sempre più frenetici, fattori sociali ed economici e il crescente consumo di cibi ultra-processati. Un paradosso che vede i Paesi del Nord Europa avvicinarsi alla dieta mediterranea mentre quelli dell’area mediterranea tendono ad allontanarsene.
«Vogliamo rendere la dieta mediterranea una componente concreta, misurabile e sostenibile dei percorsi assistenziali – sottolinea il direttore generale Massimo Zuin – trasformando un patrimonio culturale in uno strumento terapeutico capace di migliorare la qualità della vita». Un’iniziativa che ha già attirato l’attenzione della comunità scientifica nazionale: esperti del Consiglio nazionale delle ricerche, dell’Istituto superiore di sanità e dell’Università di Padova hanno discusso il progetto in un recente webinar, evidenziandone il valore innovativo.
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Fascicolo sanitario elettronico, scattata la scadenza del 31 marzo per l’adeguamento delle strutture
Nuove regole per ospedali e ambulatori: referti entro cinque giorni e dati condivisi per migliorare le cure. Veneto capofila nell’utilizzo del servizio digitale, lo usano due cittadini su tre
modo, anche in caso di accesso al pronto soccorso in un’altra zona del Paese, i sanitari potranno avere subito un quadro chiaro delle condizioni del paziente. I numeri mostrano una crescita significativa dell’utilizzo. Tra luglio e settembre 2025, il 27% degli italiani ha consultato il Fascicolo sanitario elettronico. Il Veneto si distingue con una delle percentuali più alte: il 66% dei cittadini ha già utilizzato il servizio. Complessivamente, oltre 6,4 milioni di persone hanno effettuato almeno un accesso, mentre per circa 23 milioni di cittadini è stato caricato almeno un documento.
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Prosegue anche in Veneto il percorso del Fascicolo sanitario elettronico, destinato a diventare il fulcro della sanità digitale. Il 31 marzo ha segnato una data importante: entro questo termine tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, si sono dovute adeguare alle nuove modalità di trasmissione dei dati. L’obiettivo è rendere più semplice e immediato l’accesso alle informazioni sanitarie dei cittadini. Il Fascicolo rappresenta infatti una sorta di archivio digitale personale dove vengono raccolti documenti, esami e referti legati alla storia clinica di ciascun assistito. Attraverso questo strumento, ogni cittadino può consultare i propri dati e condividerli con medici e specialisti, favorendo cure più rapide e coordinate. Per rendere il sistema davvero efficace, tutte le strutture dovranno utilizzare un linguaggio comune e rispettare tempi precisi: i referti dovranno essere caricati entro cinque giorni dalla visita o dall’esame. In questo
Resta però ancora limitata la quota di chi ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati da parte dei medici, ferma al 44%. Molto alta, invece, la partecipazione dei medici di famiglia e dei pediatri, con oltre il 95% già presenti nel sistema.
Tra gli strumenti più importanti c’è il cosiddetto profilo sanitario sintetico, una scheda aggiornata dal medico di base o dal pediatra che riassume le informazioni principali sulla salute del paziente. Si tratta di un documento essenziale per permettere ai sanitari di capire rapidamente la situazione clinica, soprattutto nei casi di urgenza.
I cittadini possono accedere al Fascicolo tramite identità digitale e hanno pieno controllo sui propri dati: possono decidere chi può consultarli, modificare in qualsiasi momento le autorizzazioni e verificare chi ha avuto accesso alle informazioni. Anche la revoca del consenso è sempre possibile e non comporta conseguenze sull’assistenza sanitaria.
Fascicolo sanitario elettronico: accesso in pochi clic con i video tutorial della Regione Veneto
La Regione del Veneto punta sulla semplicità per avvicinare i cittadini al Fascicolo Sanitario Elettronico. Sono infatti disponibili una serie di video tutorial chiari e immediati, pensati per guidare passo dopo passo nell’utilizzo dei servizi sanitari online e nella gestione della propria salute digitale. I video accompagnano l’utente nelle principali funzionalità del fascicolo: dall’accesso tramite identità digitale alla consultazione di referti, ricette e documenti clinici, fino alla possibilità di monitorare il proprio percorso sanitario e avere sempre a disposizione
la propria storia medica in modo sicuro e organizzato. Non mancano indicazioni pratiche anche su come aggiornare i dati, condividere le informazioni con i professionisti sanitari e sfruttare al meglio i servizi disponibili.
I contenuti, realizzati da Give Emotions – società editrice de La Piazza, LaPiazzaweb e Radio Veneto24 – nascono con l’obiettivo di rendere più accessibili e intuitivi gli strumenti messi a disposizione dal sistema sanitario regionale, favorendone così una diffusione sempre più ampia tra gli utenti.
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