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Palazzo Da Borso torna a splendere: completati dopo tre anni i lavori di grande restauro
Ruzza: “Avanti con la piattaforma per il biglietto unico dei trasporti regionali”
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a sessione di bilancio in Regione Veneto si prospetta come uno dei banchi di prova più delicati e complessi della legislatura, un momento in cui la politica economica e finanziaria di Palazzo Ferro Fini dovrà fare i conti con la realtà complessa che famiglie e imprese stanno affrontando in un contesto socio-economico e internazionale segnato da forti criticità. Tra inflazione persistente, rincari energetici e incertezze globali che pesano sulla filiera produttiva, la grande domanda che attraversa i corridoi della politica veneta riguarda il futuro della programmazione finanziaria e la tenuta della storica coesione della maggioranza. In particolare, ci si chiede se il cosiddetto schema “Stefanildo”, ovvero il consolidato asse di governo e di sintesi politica tra i principali leader di maggioranza e opposizione coalizione, troverà piena soddisfazione anche nelle scelte di allocazione delle risorse o se, al contrario, l’elaborazione del documento contabile darà vita a una sfida aspra e a tensioni interne difficilmente dissimulabili. A rendere il quadro particolarmente teso vi è il clima di forte preoccupazione che serpeggia tra le realtà produttive del territorio.
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EMERGENZA CASA TRA COSTI INSOSTENIBILI E IMMOBILI “FANTASMA” NEL TREVIGIANO LE COMPRAVENDITE CORRONO E I PREZZI CRESCONO servizi alle pag. 6-7
LE PIAZZE DI TREVISO TEATRO DI SCONTRI. LA POLITICA SI DIVIDE
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Influenza, al via le vaccinazioni: 147 mila dosi per la Marca
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Regione Veneto al banco di prova del bilancio
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OTTOBRE 2026
Periodico d’informazione locale - Anno XXXIII n. 229
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empre più cara, sempre più irraggiungibile: che sia da acquistare o da comprare la casa non è più una certezza ma assume i contorni di un miraggio o di una montagna impossibile da scalare. Bastano le cifre e i bilanci familiari a fine mese a dare un’idea. Se fino a qualche anno fa, in Veneto come in Trentino, la difficoltà a trovare un alloggio riguardava le fasce escluse dal ciclo produttivo, oggi il blocco dell’accesso alla casa incide direttamente su insegnanti, giovani tecnici, lavoratori della sanità, anziani con pensioni contributive ordinarie e famiglie monoreddito.
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di Treviso
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IL CETO MEDIO FUORI CASA
TURISMO IN VENETO: IL SUCCESSO DELLA MARCA U TREVIGIANA
• Nicola Stievano
Segue da pag. 1
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l Veneto si conferma saldamente al primo posto in Italia per presenze turistiche, trainato da mete di fama internazionale come Venezia e Verona che da anni dominano il podio globale. Tuttavia, a farsi apprezzare sempre di più è anche il territorio della Marca Trevigiana, una vera e propria gemma capace di attrarre visitatori orientati all’alta qualità e a un’offerta d’élite, lontana dai flussi del turismo di massa più frenetico e standardizzato. Secondo i dati dell’osservatorio turistico della Regione Veneto, su un totale complessivo di circa 74 milioni di presenze registrate a livello regionale, la Marca ne ospita stabilmente circa due milioni. Nonostante i soggiorni siano prevalentemente brevi, con una media che si attesta attorno alle due notti, i visitatori si distinguono per un profilo ben preciso: sono turisti altospendenti, attenti alle esperienze enogastronomiche, culturali e paesaggistiche, e disposti a investire per un’offerta di alto livello. Tra le mete più gettonate spiccano borghi d’arte dal fascino senza tempo come Asolo, definito la città dei cento orizzonti, e l’intera zona collinare, in particolare l’area del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, oggi giustamente riconosciuta come patrimonio dell’umanità UNESCO. L’intero territorio trevigiano mette a disposizione una rete ricettiva diffusa e capillare, in grado di coniugare la tradizione dell’accoglienza alberghiera con la forte ascesa delle strutture extra-alberghiere, come agriturismi di charme, bed and breakfast immersi nel verde e residenze storiche restaurate. Questa tipologia di ricezione risponde perfettamente alla crescente domanda di un turismo lento, esperienziale e a contatto diretto con la natura e i ritmi autentici della comunità locale. Questa significativa ondata turistica è un fenomeno che la DMO Marca Trevigiana intende cavalcare con grande attenzione strategica. L’obiettivo primario degli operatori e delle istituzioni locali è valorizzare le eccellenze del territorio senza però dimenticare i rischi potenziali legati all’eccessivo sfruttamento commerciale e alla necessità di una gestione rigorosamente sostenibile. La sfida dei prossimi anni sarà proprio quella di preservare l’equilibrio tra la crescita economica, la tutela del paesaggio e la qualità della vita dei residenti, confermando la Marca come modello virtuoso di ospitalità raffinata e consapevole nel panorama turistico nazionale e internazionale.
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integrano con le direttive del Piano Casa da centomila alloggi in dieci anni, un impegno a lungo termine pensato per stimolare l’housing sociale privato attraverso leve fiscali e semplificazioni urbanistiche. Tuttavia, risanare qualche centinaio di appartamenti non basterà se le regole del mercato immobiliare continuano a spingere l’offerta esclusivamente verso la locazione turistica breve o la speculazione ad alto rendimento. La casa non può continuare a essere trattata esclusivamente come merce speculativa o bene di rendita a breve termine. Per la classe media la casa non è mai stata un lusso ma una necessità che spesso impegna per decenni le famiglie. Secondo gli esperti servirebbero tre cose poco appariscenti: cantieri con date verificabili, dati pubblici su sfitti e graduatorie (l’anagrafe regionale dell’Erp veneta va in questa direzione), criteri chiari su chi rientra nella fascia intermedia, anziani compresi. I proprietari di immobili vuoti dovrebbero valutare un canone concordato. I Comuni possono accelerare permessi e bandi, le imprese pensare alloggi per i propri dipendenti. A noi cittadini spetta chiedere conto dei tempi, perché una casa promessa tra cinque anni non risolve l’affitto di quest’inverno.
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di Treviso è una testata giornalistica di proprietà di
Due milioni di presenze nella Marca, meta sempre più apprezzata per turismo lento, natura ed eccellenze
n giovane under 35 con un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio di 1.500 euro si scontra oggi con la richiesta di anticipi bancari pari ad almeno 45.000 euro per ottenere un mutuo prima casa; allo stesso tempo i canoni d’affitto assorbono ormai oltre il 40% delle entrate nette di un nucleo familiare medio. Il risultato è la paralisi: chi non ha alle spalle un patrimonio di famiglia rimane bloccato, oppure si vede costretto a rinunciare a scelte di lavoro e di vita. Di fronte a questa saturazione, gli strumenti istituzionali locali cercano di mettere un argine. In Veneto, la Regione ha attivato il piano “Generazione Casa” impegnando 50 milioni di euro per azzerare i tempi di ripristino delle abitazioni pubbliche sfitte e destinarle a lavoratori e giovani coppie. Sull’altro versante, la Provincia Autonoma di Trento affianca alla gestione ordinaria di ITEA S.p.A. (Istituto Trentino per l’Edilizia Abitativa) il progetto Ri-Val (Rigenerazione e Valorizzazione): una misura che ha censito 467 alloggi inutilizzati nei Comuni trentini con l’obiettivo di riqualificarne 300 e reimmetterli sul mercato a canone moderato (calmierato del 30% rispetto al mercato libero) o con opzione di riscatto. Misure operative che si
Questa edizione raggiunge i quartieri di Treviso per un numero complessivo di 32.000 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; numero iscrizione ROC 32199
Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin - formato da 26 edizioni locali mensilmente recapitato a 575.000 famiglie del Veneto e del Trentino
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Chiuso in redazione il 12 ottobre 2026
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Emergenza casa/1. Il rapporto Ance scatta la fotografia di un mercato immobiliare sempre più inaccessibile
L’ENIGMA DELLA MARCA TREVIGIANA, SI VENDE MA NON SI COSTRUISCE I l mercato immobiliare della Marca Trevigiana vive un paradosso stridente: le case si cercano, i prezzi salgono alle stelle, ma molte betonierie continuano a rimanere spente. È il quadro chiaroscuro tracciato dallo scenario regionale dell’edilizia 2026 redatto da Ance, l’associazione dei costruttori edili. Un’analisi che consegna alla provincia di Treviso la fotografia di un settore in ripresa transattiva, sostenuto da un tessuto imprenditoriale solido, ma frenato da un’offerta di nuove abitazioni che si assottiglia inesorabilmente di anno in anno. A fare impressione sono soprattutto i numeri legati ai permessi di costruire. Nel 2024 i Comuni trevigiani hanno autorizzato appena 1.075 abitazioni tra nuove edificazioni e ampliamenti, con un calo del 5,2% rispetto all’anno precedente. Non si tratta di una flessione congiunturale, bensì del quarto ribasso consecutivo. Confrontando i dati con il 2020, quando i permessi rilasciati erano 1.507, il crollo sfiora il 29%. Un ritardo strutturale evidente anche nel raffronto regionale: mentre realtà come Venezia
(+13,9%), Padova (+5,8%) e Verona (+1,7%) sono tornate a macinare numeri positivi, Treviso resta incagliata nel gruppo delle province in frenata insieme a Vicenza e Belluno, arrivando a pesare per un modesto 15,1% delle abitazioni autorizzate nell’intero Veneto. Di contro,
le compravendite tengono il passo. Nel 2025 in provincia si sono registrati 10.517 passaggi di proprietà (+5,3% rispetto al 2024). A fare da locomotiva è stato il capoluogo, che con 1.484 transazioni ha messo a segno un balzo dell’11,9%. La spinta, tuttavia, ha mostrato i primi
segni di stanchezza nell’ultimo trimestre dell’anno (–3,8%), rimanendo complessivamente al di sotto dei picchi del 2022. La forbice tra una domanda vivace e un’offerta di nuovo fabbricato ai minimi storici produce l’effetto più temuto: la schizzata dei prezzi. L’accessibilità alla casa
è ormai un’emergenza sociale. Secondo i dati Ance, una famiglia trevigiana a reddito medio-basso dovrebbe destinare ben il 43,6% delle proprie entrate mensili per coprire la rata del mutuo, polverizzando la soglia di guardia del 30%. In Veneto solo Venezia riesce a fare peggio. Ma il problema rompe gli argini e travolge anche il ceto medio (con un’incidenza del 30,8%), mentre persino il mercato degli affitti non offre riparo, assorbendo oltre il 30% dei redditi. A reggere la pressione è un sistema di 9.327 imprese edili locali (il 18,6% del totale veneto), caratterizzato da bilanci più solidi e un indebitamento dimezzato. Nonostante il comparto sia frammentato, la spinta delle opere pubbliche e del Pnrr fa stimare per il 2026 una crescita degli investimenti del 5,9% a livello regionale. Come sottolinea Alessandro Gerotto, presidente di Ance Veneto, per risolvere la grana dell’abitare servono ora “incentivi stabili e un orizzonte almeno decennale”. • Aldina Vincenzi
La casa resta un miraggio: l’emergenza dei lavoratori stranieri residenti
I
numeri che emergono dal report di Ca’ Sugana parlano chiaro, ma raccontano soltanto una parte della verità. A Treviso gli immigrati regolari sono ormai 12.946, registrando una crescita di oltre il 17% nell’ultimo decennio. Un flusso costante che sostiene la demografia locale, ma che si scontra ogni giorno con un muro invalicabile: l’emergenza abitativa. La mappa della presenza straniera mostra uno spostamento netto verso i quartieri periferici e l’immediato sud oltre la stazione — Sant’An-
tonino, San Zeno, San Lazzaro, con picchi di aumento vicini al 50% — mentre il centro storico si svuota. A Fra’ Giocondo e oltre il Cagnan i residenti stranieri diminuiscono, cacciati da un mercato immobiliare inaccessibile. Oggi queste zone ne contano 382 in meno rispetto a dieci anni fa, ma costituiscono l’eccezione. La concentrazione si sposta dove abbondano condomini ad alta densità e case popolari, come Santa Bona, San Paolo e San Liberale. Il paradosso più stridente riguarda però
l’illusione della regolarità. Avere un contratto di lavoro, un permesso di soggiorno o la residenza non garantisce più un tetto sopra la testa. Lo dimostra la vicenda dei parcheggi Appiani e Dal Negro, trasformati in dormitori improvvisati da persone che, pur con le carte in regola, non riescono a trovare una stanza in affitto. Essere fuori dal circuito d’accoglienza — come la caserma Serena, che ospita circa 500 richiedenti asilo — si trasforma spesso in un salto nel buio. Mentre la comunità rumena
resta la più numerosa (1.646 persone), seguita da quelle di Kosovo, Bangladesh e Cina, il saldo migratorio della città continua a rimanere strutturalmente positivo. Treviso attrae braccia e competenze da tutto il mondo, ma continua a non offrire risposte concrete al bisogno primario dell’abitare, lasciando centinaia di nuovi cittadini nell’ombra di un’emergenza non più rinviabile. • (A.V.)
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7 Emergenza casa/2. Anche in provincia il fenomeno è marcato
L’EMERGENZA INVISIBILE NELLE CORSIE: CONEGLIANO E IL NODO DELL’ACCOGLIENZA
L’atrio del Pronto soccorso di Conegliano
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n atrio trasformato in dormitorio improvvisato, panchine adattate a giacigli e stanze del Centro Unificato di Prenotazione che, calate le tenebre, diventano l’unico riparo possibile per chi non ha un tetto. E’ successo all’ospedale di Conegliano, dove circa una decina di persone hanno cercato ogni notte rifugio dal freddo e dall’abbandono, trovando riparo sotto coperte di fortuna. Una condizione di forte disagio e margi-
nalità sociale, segnalata ormai da tempo dai cittadini e dagli utenti della struttura sanitaria, che mette in luce le criticità del sistema di assistenza territoriale. Di fronte a questo scenario, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Fabio Chies ha avviato un’opera di mappatura tramite i servizi sociali per identificare i soggetti presenti e ricostruirne la provenienza. Gli accertamenti hanno evidenziato come la stragrande maggioranza di queste persone
giunga da territori limitrofi e non risulti residente nel comune di Conegliano, ad eccezione di un singolo cittadino che rifiutava tuttavia le opzioni di assistenza offerte. Per la giunta, l’orientamento è chiaro: Conegliano intende farsi carico esclusivamente dei propri residenti in stato di bisogno, lanciando al contempo un appello strategico a tutti gli altri comuni dell’area affinché si facciano carico delle rispettive situazioni di marginalità, evitando di scaricare la gestione dell’emergenza sul presidio cittadino. Nel frattempo, la questione è approdata ai vertici delle istituzioni locali e sanitarie. La direzione dell’Usl, guidata da Giancarlo Bizzarri, ha intensificato i contatti con la Prefettura, la Questura e le forze dell’ordine per delineare un piano d’azione condiviso. Sullo sfondo della vicenda rimane aperta la questione della nuova Stazione di Posta realizzata in via Antoniazzi. L’opera, finanziata con oltre due milioni di euro provenienti dai fondi del PNRR, nasce proprio per offrire risposte al disagio abitativo ed è già parzialmente attiva per quanto concerne i servizi essenziali diurni, come lavanderia, docce, spazi d’ascolto e primo supporto. Tuttavia, il servizio di accoglienza notturna, strutturato su cinque camere, risulta ancora inutilizzabile. Come chiarito dall’Amministrazione e dall’assessorato ai servizi sociali di Gaia Maschio, la struttura attende l’espletamento di iter
La strategia del sindaco su ex caserma Piave e Django
I
cavalli di Troia della politica contemporanea a volte prendono la forma dell’edilizia sociale. A Treviso, la giunta guidata dal sindaco Mario Conte sta studiando una strategia precisa per chiudere la complessa partita dell’ex caserma Piave e mettere alla porta il centro sociale Django. La convenzione per l’uso dell’immobile di via Monterumici, concessa nel 2017 all’associazione Open Piave, scadrà nel 2028. Risolverla in anticipo per vie legali appare complesso: Django, pur legato ad alcune realtà del gruppo, non figura formalmente nell’accordo. Da qui l’idea di Ca’ Sugana: attendere la scadenza naturale e non rinnovare la concessione, cambiando radicalmente la destinazione d’uso della struttura. Il Comune intende inserire i 20.000 metri quadrati dell’area all’interno del “piano casa” promosso a livello nazionale e regionale. Le carte sono già state inviate in Regione, come dichiarato dall’assessore al Patrimonio Christian Schiavon. L’obiettivo è ricavare alloggi a canone agevolato per le famiglie e il ceto medio, rispondendo a un’emergenza abitativa sempre più pressante. La manovra, tuttavia, racchiude un evidente risvolto politico.
burocratici decisivi, tra cui l’ottenimento dell’agibilità, l’allestimento finale degli arredi e la definizione dei regolamenti d’accesso. Sarà inoltre indispensabile garantire la presenza costante di un custode e la sicurezza del personale operante. L’esecutivo sottolinea inoltre che la Stazione di Posta non è concepita come una risposta abitativa permanente per chiunque dorma in strada, bensì come una misura temporanea e d’emergenza,
inserita in percorsi integrati e vincolata a precise graduatorie di assegnazione. La gestione dell’emergenza continua però a sollevare accese polemiche sul piano politico. Dall’opposizione, la capogruppo di Noi Democratici, Francesca di Gaspero, accusa la maggioranza di una grave mancanza di programmazione e di ritardi inaccettabili. • Aldina Vincenzi
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Il tema della casa è da sempre uno dei principali cavalli di battaglia di Django. Destinando l’ex Piave all’edilizia popolare, l’amministrazione posiziona il centro sociale di fronte a un dilemma: accettare lo sfratto o opporsi con un’occupazione, rischiando però di passare agli occhi della cittadinanza come chi ostacola la realizzazione di alloggi pubblici. Resta da verificare la reazione della destra più intransigente, che spinge per una chiusura immediata. Ma la linea di Ca’ Sugana sembra tracciata: usare l’urbanistica per risolvere una spina politica ed evitare tensioni di piazza. • (A.V.)
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IN PRIMO PIANO
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La polemica. Ca’ Sugana nella bufera: le tensioni tra i partiti si accendono dopo i recenti fatti di cronaca
TREVISO AL BIVIO DELLA SICUREZZA: TRA EPISODI DI CRONACA E LO SCONTRO POLITICO L a questione della sicurezza a Treviso torna prepotentemente al centro del dibattito cittadino, trasformandosi nel terreno di scontro politico ideale tra maggioranza e opposizioni. Gli ultimi episodi di cronaca nera registrati in centro – tra cui le recenti aggressioni in pieno giorno nelle piazze storiche e le situazioni di degrado segnalate in aree sensibili come la zona di via Roma e l’area dell’ex Park Dal Negro – hanno fatto scattare l’allarme sociale, spingendo le forze politiche a posizioni contrapposte su come gestire l’ordine pubblico e la vivibilità urbana. Gli eventi recenti hanno messo a dura prova la percezione di tranquillità che da sempre caratterizza il capoluogo della Marca. Le cronache locali hanno riportato episodi di violenza e microcriminalità che non passano più inosservati, costringendo le istituzioni a correre ai ripari. Tra le risposte messe in campo o sollecitate figurano l’inasprimento dei controlli, l’introduzione di “zone
rosse” mirate e interventi di sgombero in aree degradate. Tuttavia, la gestione di queste criticità ha immediatamente innescato una forte polarizzazione politica a Ca’ Sugana e dintorni. Da un lato, Fratelli d’Italia spinge per una linea marcatamente intransigente, invocando provvedimenti drastici come l’espulsione immediata per gli autori di aggressioni, un innalzamento della soglia di attenzione e il rafforzamento costante delle aree a traffico o accesso limitato. Il partito di governo locale e nazionale non risparmia affondi, insistendo sul fatto che servano risposte muscolari e tavoli strategici permanenti sulla sicurezza per evitare che interi comparti della città scivolino nel degrado. Spesso critica nei confronti della gestione complessiva del territorio, la destra meloniana rivendica le proprie proposte di prevenzione e repressione dei fenomeni criminosi. Dall’altro lato, il Partito Democratico offre una lettura diametralmente opposta, puntando il dito contro l’inefficacia delle misure
spot e la propaganda securitaria della giunta e dei partiti alleati. Per il PD, la sicurezza non si risolve unicamente con blindature estemporanee o con la gestione emergenziale dei singoli episodi di cronaca nera, bensì attraverso un piano strutturale che includa politiche sociali, coesione urbana, rigenerazione delle periferie e un potenziamento
reale della polizia locale orientata alla prossimità. Secondo i dem, il susseguirsi di episodi di violenza dimostra il fallimento delle promesse fatte in campagna elettorale sul controllo del territorio. Mentre i partiti continuano a misurarsi a suon di comunicati e mozioni, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Conte si
trova stretta tra l’esigenza di rassicurare i cittadini, le richieste pressanti degli alleati di centrodestra e gli attacchi implacabili dell’opposizione. La sfida per Treviso resta aperta: conciliare il decoro e la vivibilità di una città d’arte con la domanda crescente di legalità e protezione che arriva dai quartieri e dal centro storico.
SICUREZZA A TREVISO, FIPE: «FREQUENTARE LA CITTÀ È L’ANTIDOTO ALLA PAURA»
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opo una recente ondata di episodi criminali che ha alimentato il dibattito sulla sicurezza a Treviso, Michele Pozzobon, presidente di Fipe-Confcommercio Treviso, lancia un forte appello alla cittadinanza: frequentare bar, locali e spazi pubblici rappresenta il miglior argine contro il degrado e i timori collettivi. L’intervento arriva a pochi giorni da un furto subito dallo stesso presidente in un esercizio commerciale del centro storico. Secondo Pozzobon, il pericolo maggiore risiede nella reazione emotiva della comunità. La percezione di insicurezza, acuita nelle ore
serali, rischia di prevalere sui dati statistici reali, svuotando le piazze anziché rivitalizzarle. Pur riconoscendo la gravità dei recenti episodi — tra cui furti, spaccate e danneggiamenti — il presidente ricorda che Treviso e la sua provincia restano, su base statistica, tra i territori più sicuri d’Italia, come evidenziato anche dalle analisi del Sole 24 Ore. Le istituzioni e la Prefettura hanno già attivato risposte concrete, tra cui il presidio della zona rossa e l’attesa visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi prevista per il 19 ottobre. La risposta alla paura, tuttavia, non può es-
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sere soltanto istituzionale ma deve diventare comunitaria. Vivere la città, frequentare i bar di quartiere e partecipare agli eventi autunnali offerti dal territorio costituisce un dovere civile. Il rito del bar, fulcro storico dell’aggregazione sociale e delle relazioni di prossimità, deve tornare a essere un’abitudine quotidiana capace di restituire vitalità alle strade. Gli esercenti, presenti in prima linea, costituiscono un presidio di osservazione prezioso che collabora indirettamente con le forze dell’ordine, estendendo questo invito a tutti i comuni della provincia trevigiana.
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IN CITTÀ
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L’edificio. Intervento da 4,3 milioni di euro
Tre anni di restauro per restituire splendore a Palazzo Da Borso D opo oltre tre anni di cantiere e un investimento di 4,3 milioni di euro, Palazzo Da Borso si ripresenta alla città completamente restaurato. L’immobile di piazza San Francesco, noto per aver ospitato per decenni l’Istituto Musicale Francesco Manzato, riapre le porte convertito a sede di uffici direzionali, raggiungendo un punto d’equilibrio tra tutela storica e funzionalità contemporanea. Il progetto, firmato da DEMOGO Studio di Architettura con la direzione dei lavori di Simone Gobbo e il costante confronto con la Soprintendenza di Venezia, ha ripristinato la leggibilità dell’impianto planimetrico tripartito, caratteristico delle residenze venete tardo-rinascimentali. I grandi saloni centrali, frammentati nella seconda metà del Novecento dalle pareti divisorie dell’uso scolastico, sono stati liberati. Al primo e al secondo piano, l’inserimento di pareti vetrate garantisce la suddivisione operativa degli spazi senza alterare la continuità visiva originaria. Particolare attenzione è stata dedicata alle superfici ornamentali risalenti ai secoli XVII-XIX. Sulle facciate sono stati rimossi gli intonaci cementizi in favore di malte a base di calce; sul prospetto nord sono state recuperate le decorazioni storiche trevigiane e i marmorini originali. All’interno, il salone d’ingresso valorizza il solaio ligneo con ordito alla sansoviniana, mentre sono state eliminate le superfetazioni più recenti, tra cui una scala secondaria. Come dichiara il sindaco di Treviso, Mario Conte: “Oggi restituiamo a Treviso un altro pezzo importante della sua storia. Palazzo Da Borso rappresenta un patrimonio architettonico che meritava di essere recuperato e restituito alla collettività”. L’opera ha integrato il restauro d’arte con l’adeguamento sismico e l’efficientamento energetico, finanziato per oltre 1,1 milioni di euro da fondi europei FESR. L’edificio è stato dotato di isolamento termico, serramenti in alluminio color bronzo con vetrocamera, impianto di climatizzazione in pompa di calore e sistemi domotici di monitoraggio dei consumi con sensori di presenza. Per l’accessibilità è stato inserito un ascensore a scomparsa, mentre all’esterno la piazza è stata riqualificata con dislivelli azzerati e paracarri ottagonali storici. Come spiega l’assessore alle Opere Pubbliche, Sandro Zampese: “Quello di Palazzo Da Borso è stato un intervento particolarmente complesso, che ha richiesto un lavoro attento per conciliare
la tutela degli elementi storici con le esigenze di un edificio moderno e funzionale. Abbiamo recuperato l’impianto architettonico originario, eliminando le partizioni e valorizzando le superfici decorate. Il risultato è un palazzo che conserva la propria identità, ma che oggi può rispondere pienamente alle esigenze della nuova destinazione a uffici”. L’edificio, rimasto visitabile dai cittadini durante le Giornate Europee del Patrimonio, torna così a essere un bene pienamente operativo e restituito al tessuto urbano. • Aldina Vincenzi
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Ca’ Foscari a Treviso: al via il nuovo “Human Transformation Campus”
I
l rettorato di Marco Sgarbi, nuovo rettore di Ca’ Foscari per il periodo 2026-2032, prende ufficialmente il via da Treviso, scelta come prima tappa di una visita istituzionale che conferma l’obiettivo di creare un ateneo sempre più “multi-campus”. Il polo trevigiano, forte di trent’anni di storia e di circa 1.350 studenti in costante crescita nonostante il calo demografico, è destinato a trasformarsi nell’”Human Transformation Campus”. Non si tratterà di un centro di formazione puramente tecnico, bensì di un punto di riferimento per preparare persone capaci di guidare il cambiamento, offrendo supporto ai giovani in ingresso nel mondo del lavoro, agli adulti in fase di ricollocazione, alle imprese locali alle prese con la digitalizzazione e alla pubblica amministrazione. Il progetto di sviluppo urbanistico e logistico ha scadenze ben definite. Dall’anno accademico 2027/28 le attività attualmente ospitate nella sede di San Paolo si sposteranno nell’edificio dell’Ex Fleming, adiacente al complesso Appiani-Turazza, per completare l’intera opera entro il 2030. Nascerà così un unico grande campus di oltre diecimila metri quadrati lordi, situato a soli dieci minuti a piedi dalla stazione ferroviaria, che comprenderà 219 aule, 32 laboratori informatici e linguistici, uffici, studi e spazi di co-working aperti alla città. Sul fronte dei servizi, l’ateneo ha avviato un percorso con l’Ente Regionale per lo Studio per colmare la storica carenza di mense universitarie e per studiare soluzioni abitative dedicate agli studenti. La guida del campus è affidata a Maurizio Massaro, ordinario di Economia aziendale, affiancato dal vicedirettore Paolo Magagnin e dal delegato all’Offerta Formativa Paolo Pellizzari. La squadra lavorerà per rinsaldare il legame con il tessuto economico e produttivo attraverso la piena attuazione di accordi con la Camera di Commercio e le associazioni industriali, l’attivazione di laboratori mirati e la creazione di un “Career Hub” del Nord-Est. Quest’ultimo favorirà l’incontro costante tra studenti, aziende e una rete di alumni radicata nel territorio, pronta a offrire supporto concreto attraverso attività di orientamento, mentoring e placement.
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Il servizio. Un’operazione all’insegna della continuità operativa e della valorizzazione del patrimonio locale
LA CAMERA DI COMMERCIO RINNOVA IL SUO LEGAME CON IL TERRITORIO D al 1° ottobre, la Camera di Commercio di Treviso - Belluno ha firmato un nuovo capitolo della sua storia istituzionale, trasferendo temporaneamente la Presidenza, la Direzione generale e gli uffici di staff dalla sede di Piazza Borsa a Palazzo dei Maestri, in via Isola di Mezzo, proprio accanto al Tempio di San Nicolò. Un cambio d’indirizzo che è molto più di una semplice logistica temporanea: è la testimonianza di come un’istituzione centenaria sappia muoversi con agilità nel presente, mantenendo saldo il legame con il tessuto produttivo ed economico del territorio. La priorità assoluta rimane la piena efficienza dei servizi offerti a cittadini e imprese. Come rassicura con fermezza il Presidente Francesco De Bettin: “Il trasloco di questi giorni è un impegno che la Camera si assume nei confronti dei collaboratori e delle imprese. Proprio per questo abbiamo voluto che anche questo secondo tra-
sferimento fosse organizzato in modo da non far pesare sull’economia del territorio nemmeno un giorno di minore efficacia ed efficienza”. Nulla cambia sul fronte dell’accessibilità: i numeri di telefono, gli indirizzi di posta elettronica e la PEC restano quelli di sempre, mentre la piattaforma digitale del sito camerale continuerà a garantire l’erogazione dei servizi essenziali online. “Una Camera di Commercio è prima di tutto un punto di riferimento, e un punto di riferimento non si sposta mai davvero, anche quando cambia sede” ricorda De Bettin. “Continueremo a essere accanto alle imprese del territorio promuovendo con la stessa proattività di sempre la nostra economia”. A fare da casa a questa fase di transizione è un immobile duecentesco restaurato con sensibilità dall’imprenditore Patrizio Bof, Presidente di InfiniteGroup. L’edificio, con i suoi affreschi e le sue decorazioni, si propone come sintesi
perfetta tra tradizione e innovazione. “Siamo molto felici di accogliere a Palazzo dei Maestri un’istituzione come la Camera di Commercio” esprime Bof. “L’immobile ha ospitato maestranze del medioevo e importanti autorità. Gli affreschi testimoniano il “saper fare” dei nostri territori: il luogo ideale per chi oggi rappresenta proprio le arti e i mestieri”. Mentre la sede operativa principale rimane attiva in via Pinelli e Curia Mercatorum trova ospitalità temporanea in Piazza delle Istituzioni presso Confartigianato, la Camera dimostra che l’innovazione affonda le sue radici nella memoria storica. Perché, come conclude il Presidente De Bettin: “La storia, quando è ben custodita, resta e resterà il terreno più solido su cui costruire l’innovazione”.
Imprevidente di CCIAA, Francesco De Bettin
• Aldina Vincenzi
L’invasione dei venticinquemila per il festival del fumetto
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n’invasione pacifica, diffusa e trasversale. La ventitreesima edizione del Treviso Comic Book Festival va in archivio registrando 25mila presenze e certificando lo stato di grazia della kermesse internazionale dedicata a fumetto e illustrazione. Dal 25 al 27 settembre il capoluogo della Marca si è trasformato in un laboratorio a cielo aperto, articolato su dodici sedi espositive e animato da oltre 150 artisti da tutto il mondo. La scommessa vincente risiedeva nella ridefinizione della mappa organizzativa. Un grande bookshop editoriale al Salce di San Gaetano, una doppia area dedicata alle autoproduzioni (62 realtà tra AV Room e Spazio Brvto) e il fulcro operativo di Casa Robegan, dedicato a talk, musica e workshop. Il verdetto del pubblico è stato perentorio: location da tutto esaurito, code interminabili ai firmacopie — guidati da Leo Ortolani e Loputyn — e una raffica di libri sold out. Tra questi, le opere sul tema delle
neurodivergenze e l’introvabile Tapum dello stesso Ortolani. A fare da cassa di risonanza, la risposta delle grandi sedi: 2.500 visitatori in due giorni alla Fondazione Benetton per i 25 anni dei Cuccioli e record d’accessi a Casa Robegan. Grandi numeri anche per i laboratori creativi, che hanno coinvolto 300 partecipanti, e per la vivace “movida culturale” del venerdì sera. “Se si fa davvero cultura coinvolgendo tutte le fasce d’età e ospiti internazionali, si fa il bene di tutti”, commentano i direttori artistici Nicola Ferrarese e Alberto Polita. La coppia annuncia una svolta strategica: dal 2027 la guida del festival passerà a una figura under 35, un passaggio di testimone destinato a tracciare la rotta futura della manifestazione. Sul parco di Casa Robegan, la cerimonia del Premio Carlo Boscarato — storico riconoscimento dedicato al fumettista trevigiano — ha svelato i vincitori delle 14 categorie. Tapum di Leo Ortolani (Feltrinelli Comics) s’im-
pone come miglior fumetto italiano. Tra gli altri riconoscimenti spiccano Chiara Spallotta (disegno), la coppia Nucci-Radice (sceneggiatura), Isotta Santinelli (autrice rivelazione) e In Your Face Comix (realtà editoriale). Il concorso internazionale per nuovi autori va all’inglese Alan Harding, seguito dal trevigiano Lorenzo Criveller. Treviso si conferma protagonista anche nel Premio Green Boscar, assegnato all’esordiente Isabella Tiveron per Fine(Coconino Press). Il Premio Elena Xausa incorona Noemi Vola per l’infanzia, mentre la Biblioteca Massimo Bragaggia viene assegnata alla scuola Anna Frank. Mentre il centro storico riprende i ritmi ordinari, le mostre sono proseguite. Quasi tutte rimaste aperte fino all’11 ottobre, con proroghe al 1° novembre per i Cuccioli e al 4 novembre per l’esposizione di Ortolani. • (A.V.)
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Rigenerazione urbana. Un’opera che unisce sostenibilità energetica e bellezza architettonica
CA’ DEL GALLETTO: L’ARCHITETTURA DEL FUTURO NASCE DALLA MEMORIA C i sono luoghi che mantengono intatta la vocazione di fare comunità, spazi capaci di mutare forma e pelle senza mai smarrire l’anima profonda della missione educativa. Quando il primo ottobre la prima campanella dell’anno scolastico ha echeggiato negli spazi della nuova succursale «Ca’ del Galletto» del Liceo Canova di Treviso, non si è trattato semplicemente del taglio di un nastro inaugurale. Si è compiuto, piuttosto, un gesto di rigenerazione urbana e civile, dove il passato del vecchio edificio datato 1959 ha ceduto garbatamente il passo a un’architettura proiettata verso la contemporaneità e il rispetto dell’ambiente. Un intervento imponente da oltre dieci milioni di euro (per l’esattezza 10.323.236 euro), reso possibile grazie alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza — nell’ambito della misura “Costruzione di nuove scuole mediante sostituzione di edifici” —, affiancate da fondi propri della Provincia di Treviso e dal Fondo Opere Indifferibili. L’opera
consegna alla città un plesso d’eccellenza, classificato in fascia energetica A4 (NZEB) con un’ulteriore riduzione del 20% dei consumi di energia primaria. Un organismo edilizio a impatto quasi zero, dotato di domotica avanzata, impianti fotovoltaici in copertura e ventilazione meccanica con filtrazione a ionizzazione. Ma al di là dei numeri e dei rigorosi parametri tecnici curati dalla progettazione del RTP guidato da PoolEngineering e dagli architetti Sforzin, Giannachi e Giacchetto, ciò che colpisce è la dimensione simbolica dell’opera. La cerimonia di inaugurazione, alla quale hanno preso parte il presidente della Provincia Marco Donadel, l’ex presidente Stefano Marcon, il vicesindaco Alessandro Manera, la dirigente scolastica Mariarita Ventura e le rappresentanze delle istituzioni e degli studenti, si è conclusa sulla terrazza panoramica. Qui, tra il cielo della Marca e le sagome della città, le parole lette dal Gruppo di Teatro del Liceo e la firma del modellino in legno della facciata hanno ricordato a
Una veduta aerea di Ca’ del Galletto, la nuova succursale del Liceo Canova
tutti che una scuola non è fatta solo di travi e tecnologia, ma di idee, sguardi e speranze. Come ha ricordato Marco Donadel, “gli studenti sono i veri protagonisti di oggi e di domani”. Ai 400 ragazzi che potranno
frequentare l’edificio ristrutturato si affida il compito di abitare con cura questi tre piani di aule, laboratori e palestra. Investire nella scuola, in fondo, significa scommettere sul talento delle giovani generazioni, offrendo un grembo
sicuro e stimolante dove la cultura possa continuare a farsi specchio di questo tempo. • Aldina Vincenzi
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MOGLIANO
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Taglio del nastro. Un investimento congiunto da 80mila euro tra Comune e Provincia
Sicurezza stradale: inaugurato il nuovo semaforo sulla Tangenziale Ovest M ogliano Veneto fa un passo avanti decisivo nella tutela della mobilità dolce e della sicurezza stradale. È stato inauguratoz, alla presenza delle istituzioni locali, dei residenti e dei comitati di quartiere, il nuovo attraversamento pedonale semaforizzato lungo la SP64var – Tangenziale Ovest, in corrispondenza dell’incrocio con via Selve. Un’opera fortemente voluta dalla cittadinanza e concretizzata grazie a una
virtuosa sinergia istituzionale. L’intervento, che ha comportato un investimento complessivo di 80mila euro, è stato cofinanziato in parti uguali dal Comune di Mogliano Veneto e dalla Provincia di Treviso. Sebbene l’onere economico sia stato diviso al cinquanta percento, l’intero iter di realizzazione e gestione dell’opera è stato curato direttamente dall’amministrazione comunale moglianese, sotto la stretta e costante
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supervisione tecnica della Provincia, proprietaria dell’infrastruttura viaria. Dal punto di vista tecnico e ingegneristico, i lavori hanno richiesto una riorganizzazione radicale della carreggiata per azzerare i fattori di rischio. In particolare, si è proceduto al restringimento della sede stradale con la contestuale eliminazione delle corsie di immissione e delle zebrature preesistenti. Questa scelta progettuale è mirata a limitare drasticamente i sorpassi azzardati in prossimità dell’incrocio. Al centro dell’intervento spicca l’installazione di un moderno semaforo pedonale a chiamata: un dispositivo che permette a chi percorre l’itinerario ciclopedonale di attraversare la tangenziale in totale sicurezza, bloccando temporaneamente il flusso del traffico veicolare. L’importanza strategica del nuovo attraversamento è stata sottolineata con forza dal Sindaco di Mogliano Veneto, Davide Bortolato, durante la cerimonia di taglio del nastro: «Con questo piccolo, ma fondamentale intervento rendiamo finalmente sicuro un punto critico e nevralgico del percorso ciclopedonale che collega la frazione di Campocroce con il quartiere Ovest-Ghetto. Ogni giorno sono tantissimi i cittadini, i pendolari ma anche i cicloturisti che percorrono questo
suggestivo itinerario, il quale, tra le altre cose, rappresenta un asse di collegamento cruciale tra Treviso e Venezia. Questa opera pubblica dimostra concretamente che quando si fa rete tra enti si possono raggiungere obiettivi straordinari a beneficio di tutta la comunità». Sulla stessa lunghezza d’onda il Presidente della Provincia di Treviso, Marco Donadel, che ha ribassato l’impegno dell’ente provinciale sul fronte della viabilità: «Per la Provincia la sicurezza stradale è una priorità assoluta. Grazie alla collaborazione sinergica con il Comune di Mogliano inauguriamo oggi un’opera che protegge i cittadini in un punto altamente rischioso. Per continuare
a sostenere i territori, quest’anno ho messo a disposizione ulteriori 4 milioni di euro tramite un nuovo bando viabilità, pensato proprio per cofinanziare interventi comunali che migliorino i flussi di traffico e salvaguardino chi si sposta a piedi, in bici, in moto o in auto». Alla cerimonia inaugurale, svoltasi alle ore 10:30 proprio all’intersezione tra la Tangenziale Ovest e via Selve, hanno preso parte attiva anche i Presidenti di Quartiere — Leonardo Corò per l’Ovest-Ghetto e Sebastiano Montuori per Campocroce —, insieme a numerosi consiglieri comunali e a tanti residenti accorsi per celebrare la conclusione dei cantieri. L’opera porta la firma di tecnici qualificati: il Responsabile Unico di Progetto è il geom. Marco Semenzato, mentre il ruolo di progettista, direttore dei lavori e coordinatore per la sicurezza è stato ricoperto dall’ing. Pierangelo Soligo. Le opere edili e impiantistiche sono state eseguite dall’impresa Alfa Srl. Con questo nuovo impianto semaforico, Mogliano Veneto e la Provincia di Treviso consegnano alla cittadinanza un presidio di sicurezza indispensabile, migliorando la qualità della vita urbana e incentivando ulteriormente una mobilità sostenibile e sicura.
Mogliano: riapre l’ex Centro Sociale e viene intitolato a Giuseppe Venturini
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’Auditorium, noto in passato come Centro Sociale di piazza Donatori di Sangue 1, è tornato ufficialmente a vivere ed è stato restituito alla cittadinanza moglianese al termine di un importante intervento di riqualificazione che ha interessato sia il consolidamento strutturale dell’edificio sia il restyling completo delle facciate esterne. In concomitanza con questa attesa riapertura, l’amministrazione comunale ha scelto di intitolare ufficialmente la struttura alla memoria di Giuseppe Venturini, figura di spicco e punto di riferimento culturale per l’intera comunità. La cerimonia inaugurale si è svolta alla presenza di numerosi cittadini, delle autorità locali e dei familiari del professore, i quali hanno potuto assistere a una toccante e approfondita presentazione dedicata alla sua straordinaria figura di storico, studioso e cittadino benemerito, curata con passione da Giuseppe Del Todesco, in rappresentanza del Gruppo Ricerca Storica Astori Don Giuseppe Polo, e da Ennio Tortato dell’Associazione culturale Mojan. Nato a Venezia ma trasferitosi a Mogliano nei primi anni Trenta, Venturini aveva frequentato il prestigioso collegio Astori prima di conseguire il diploma magistrale e di specializzarsi in logopedia presso l’Istituto Cardano di Milano, distinguendosi per una lunga e dedita carriera professionale che lo ha visto insegnare per quarant’anni all’Istituto Sordi e Sordastri di Marocco e lavorare per tredici anni presso l’ospedale di San Donà di
Piave. Accanto alla sua professione, Venturini ha coltivato per tutta la vita una profonda e inesauribile passione per la storia e le radici del territorio, collaborando a lungo con don Giuseppe Polo e contribuendo in modo fondamentale alla ricostruzione del tracciato del graticolato romano nell’area moglianese attraverso un rigoroso lavoro d’archivio, l’analisi di documenti storici e la raccolta di testimonianze dirette che hanno dato vita a una bibliografia di inestimabile valore per la città, comprendendo opere celebri come Passeggiate moglianesi, Il Terraglio e le sue ville, Mogliano nel tempo, Religiosità popolare nel moglianese, Civiltà contadina nella bassa trevigiana e Moliane. Nel 2019 il suo immenso impegno era stato ufficialmente riconosciuto con il conferimento della prima cittadinanza benemerita del Comune di Mogliano Veneto, un tributo alla sua dedizione prima della sua scomparsa avvenuta il 1° febbraio 2021 all’età di novantacinque anni. A sottolineare l’importanza dell’intitolazione sono state le parole del Sindaco Davide Bortolato, il quale ha evidenziato come dedicare questo Auditorium a Giuseppe Venturini significhi legare in modo permanente un luogo simbolo della cultura cittadina alla memoria di chi ha speso la vita per ricostruire e tramandare l’identità della comunità, permettendo a generazioni di moglianesi di riscoprire le proprie radici attraverso un patrimonio storico che continuerà a vivere e a ispirare il futuro della città.
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PREGANZIOL
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Urbanistica. Negozi di vicinato, uffici e residenze al posto dei grandi centri commerciali
Futuro dell’ex “Mille lire” a Preganziol
A
Preganziol continua, non senza vivaci polemiche e confronti politici accesi, l’iter amministrativo che definirà il futuro urbanistico della strategica area dell’ex “Mille Lire”. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Elena Stocco ha scelto una linea di netta discontinuità rispetto al passato e alle logiche della grande distribuzione intensiva, tirando dritto su una pianificazione orientata alla sostenibilità, al recupero edilizio e alla salvaguardia del tessuto commerciale di vicinato. L’obiettivo primario dichiarato dall’ente pubblico è evitare in modo assoluto la nascita di maxi insediamenti commerciali lungo la direttrice del Terraglio, preferendo focalizzarsi su un mix equilibrato di negozi di prossimità, spazi per uffici e nuove residenze abitative. La questione urbanistica si inserisce in un dibattito più ampio che tocca da vicino il modello di sviluppo dell’intera Marca trevigiana. «La nostra priorità assoluta è proteggere la vivibilità della nostra città e tutelare il territorio da un consumo di suolo che non risponde alle reali esigenze dei residenti», spiega il sindaco Elena Stocco. «Abbiamo ben presente quanto accaduto in altri contesti vicini a noi, come lungo strada Ovest a Treviso, dove la grande distribuzione è letteralmente dilagata, snaturando i quartieri e creando criticità viarie e commerciali. Non vogliamo replicare quel modello a Preganziol.
Il sindaco di Pregaziol Elena Stocco
Per questo motivo abbiamo stabilito cubature precise e limiti stringenti sull’area dell’ex “Mille Lire”, puntando decisamente su una rigenerazione urbana che metta al centro il commercio di vicinato, i servizi di prossimità e spazi abitativi integrati in armonia con le attività esistenti». Una linea rigorosa che l’amministrazione comunale ha deciso di mantenere con coerenza, pur affrontando ripercussioni complesse sul fronte economico e commerciale. Emblematico è il caso legato alla presenza della catena Lidl — che proprio a Preganziol aveva scelto di aprire il suo primissimo punto vendita
nella Marca trevigiana —, la cui collocazione storica ha subito variazioni, lasciando spazio a nuove dinamiche commerciali come l’arrivo del gruppo Prix, che ha recentemente riattivato i novemila metri quadrati lungo via Schiavonia. La partita dell’ex “Mille Lire” ha rappresentato per lungo tempo un vero e proprio nodo irrisolto, un “buco nero” al centro della cittadinanza che ha attirato l’interesse di diversi operatori economici proprio in virtù della sua posizione strategica di cerniera lungo il Terraglio. Rispondendo alle critiche di chi avrebbe voluto una valorizzazione commerciale più estesa, il sindaco Stocco ribadisce la bontà della scelta strategica: «Governare il territorio significa fare delle scelte coraggiose, a volte anche scomode, ma necessarie per il futuro a lungo termine della comunità. A costo di affrontare passaggi complessi, preferiamo un modello di sviluppo sostenibile che restituisca valore ai cittadini. L’area dell’ex “Mille Lire” rinascerà attraverso interventi mirati di edilizia residenziale e uffici, a ridosso di una strada storica come il Terraglio, che già all’epoca di Napoleone veniva pensata e protetta con alberature per consentire il passaggio ombreggiato. Un’esigenza di vivibilità, verde e vivibilità urbana che oggi, di fronte ai cambiamenti climatici e alle sfide ambientali, è più che mai attuale e prioritaria per il nostro futuro».
Il Gruppo Donne promuove il benessere femminile
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rande par tecipazione e interesse per il primo appuntamento del ciclo di incontri promosso dall’Associazione Gruppo Donne Preganziol, nato con l’obiettivo di sensibilizzare e informare su un tema ancora troppo spesso circondato da silenzi e pregiudizi: la menopausa. Con il titolo significativo “Meno pausa, più libertà”, l’iniziativa propone un percorso di approfondimento che comprende tre serate divulgative e uno spettacolo teatrale, per offrire alle donne strumenti di conoscenza e consapevolezza e favorire un confronto aperto, libero da imbarazzi e stereotipi. L’iniziativa rappresenta anche un’importante occasione per promuovere la cultura della prevenzione e del benessere,
valorizzando l’informazione scientifica e il dialogo tra donne. “Un plauso al Gruppo Donne Preganziol per l’impegno- ha scritto sui social la sindaca -, la sensibilità e il coraggio con cui porta avanti un progetto capace di dare spazio a temi fondamentali per la salute e la qualità della vita femminile, contribuendo a superare tabù ancora radicati”. Il percorso prosegue mercoledì 21 ottobre, alle 18.30, nella Sala Consiliare, con il prossimo incontro dedicato a “Pavimento pelvico e attività fisica”, per approfondire il ruolo del movimento e della consapevolezza corporea nel benessere della donna.
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CULTURA
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Arte. Il restauro svela criticità inattese e riannoda i fili con il progetto del Miazzi del 1766
Il Mario Del Monaco ritrova l’anima neoclassica
N
on è mai soltanto una questione di vernice quando si opera sulla pelle dei monumenti che custodiscono l’identità di una comunità. Il cantiere aperto sulla facciata del Teatro Comunale Mario Del Monaco sta offrendo in questi mesi una lezione di rigore filologico e tutela: un percorso di riscoperta che richiede tempo, competenza e quella paziente dedizione che la storia dell’arte pretende. Per dare seguito ad alcune complesse esigenze tecniche emerse nel corso delle operazioni di risanamento conservativo, è
stata formalizzata una proroga contrattuale all’impresa Eurocostruzioni, affidataria del secondo appalto. La nuova data prevista per l’ultimazione dell’intervento è stata fissata al 3 novembre, con l’impegno corale da parte di tecnici, operatori e Soprintendenza a completare le lavorazioni nel minor tempo possibile. Un rinvio necessario, nato dall’analisi diretta delle superfici, in accordo con la Soprintendenza. Le verifiche ravvicinate sul campo hanno infatti fatto emergere un quadro conservativo ben più articolato di quello ipotizzato alla vigilia. Se il progetto
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originario prevedeva risarcimenti pittorici localizzati nelle aree deteriorate dalle infiltrazioni d’acqua provenienti dalla copertura, le verifiche hanno dimostrato l’indispensabilità di procedere preventivamente con interventi di consolidamento delle superfici, passaggio propedeutico a qualsiasi finitura cromatica. Ma è sul fronte dell’identità visiva che il cantiere ha riservato le sorprese più affascinanti. Le campionature effettuate sulle murature hanno riportato alla luce una stratificazione di interventi sovrappostisi nel tempo. D’intesa con la Soprintendenza, si è scelto di adottare un preciso orientamento storico: assumere come riferimento l’ipotesi ricostruttiva del restauro di Antonio Miazzi del 1766, espressione dei principi dell’architettura palladiana e dei canoni cromatici neoclassici. “Stiamo intervenendo su uno degli edifici monumentali più importanti e riconoscibili della nostra città e, proprio per questo, la priorità è fare un lavoro accurato e rispettoso della sua storia”, afferma l’assessore alle Opere Pubbliche del Comune di Treviso, Sandro Zampese. “Durante le lavorazioni sono emerse criticità che non potevano essere valutate in pieno
prima di intervenire sulle superfici. Si pensava di dover procedere soprattutto con risarcimenti pittorici localizzati, mentre è risultato necessario consolidare preventivamente alcune parti della facciata prima di poter intervenire sulla
componente pittorica. Questo ha richiesto ulteriori approfondimenti specialistici e una conseguente rimodulazione del cronoprogramma”. “Anche dal punto di vista cromatico”, prosegue Zampese, “non vogliamo limitarci a una semplice operazione estetica. I saggi hanno mostrato una stratificazione di interventi che nel corso del tempo ha modificato la lettura complessiva della facciata. In accordo con la Soprintendenza, stiamo quindi lavorando prendendo come riferimento il restauro del Miazzi del 1766, coerente con l’impostazione palladiana e con i canoni cromatici neoclassici. È un’operazione filologica, oltreché tecnica, che richiede attenzione e competenze specialistiche. Qualche settimana in più è necessaria per garantire la qualità dell’intervento e tutelare un bene vincolato che appartiene alla storia di Treviso”. “L’obiettivo è restituire alla città e al pubblico il Teatro Mario Del Monaco nella sua massima bellezza e in condizioni di piena sicurezza. Tecnici, Soprintendenza e operatori stanno lavorando con il massimo impegno per concludere le operazioni nel minor tempo possibile”, conclude Zampese. • Aldina Vincenzi
Risorse e vitalità locale: RetEventi premia le associazioni della Marca
U
n segnale tangibile di sostegno alle comunità e alla loro viva rete associativa. La Provincia di Treviso, nell’ambito del cartellone regionale RetEventi Cultura Veneto, ha completato l’assegnazione dei contributi destinati alle associazioni di promozione sociale della Marca Trevigiana. Sono ventidue le realtà culturali che beneficeranno dei fondi stanziati dall’Amministrazione provinciale e integrati da risorse della Regione del Veneto, nati per dare respiro alle iniziative diffuse nei vari comuni del territorio. Come evidenziato dal presidente Marco Donadel e dal consigliere delegato alla Cultura Davide Acampora, l’intervento mira a valorizzare il lavoro di operatori e volontari che ogni anno promuovono partecipazione e incontro. Ciascuna associazione riceverà un contributo di circa 500 euro: un piccolo sostegno dettato dalle attuali disponibilità dell’ente che, a causa della riforma introdotta dalla Legge 56 del 2014, non dispone più di una competenza diretta in materia culturale. Nonostante le risorse limitate, la rapida chiusura del bando per esaurimento dei fondi testimonia la vivacità e la capacità progettuale del tessuto socio-culturale
trevigiano. La panoramica delle proposte ammesse al finanziamento restituisce un quadro sfaccettato e articolato delle attività locali. Il folklore e le tradizioni popolari trovano spazio attraverso la valorizzazione dei prodotti e della storia del territorio, con iniziative come le malghe tra Miane e Valbelluna della Pro Loco Miane, la Festa del fagiolo borlotto della Pro Loco Covolo, la Festa dell’uva di S. Angelo, la Fiera bovina della Polisportiva di Catena, il Tiro alla fune a Pieve di Soligo, il Palio Bisnenti e la rassegna Delizie d’autunno della Pro Loco Maserada. Parallelamente, la programmazione artistica spazia dalla musica al teatro con la rassegna R...estate con pazzia, il Settembre in villa della Banda Visentin,
il Concerto di Fisorchestre dell’associazione Armonia, la rassegna San Fior a teatro della Colonna Infame e le Note di speranza promosse da ANLAIDS. Sul fronte dei linguaggi contemporanei e della divulgazione figurano il Cinema estate dell’ARCI, Montello in filosofia di La chiave di Sophia, i cortometraggi sotto le stelle di Lab Eventi, la Biennale Ferroviaria e il progetto Rifrazioni dell’APS Wasserschwein. Completano il quadro le attività dedicate alla socialità e ai più giovani, come il festival dei giochi Tucogiò, la XXI Festa dei popoli a Castello di Godego, le visite guidate nei libri di Veloce Vascello, le letture di ABIBRAT e le iniziative natalizie della Pro Loco di Roncade. • (A.V.)
SPORT
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Calcio Serie D. Il centrocampista classe 2002 racconta l’avvio in biancoceleste
ROMEO, POLMONI E QUALITÀ PER IL TREVISO: “ADESSO VOGLIO I GOL” A 24 anni Federico Romeo ha già imparato a fare le valigie parecchie volte. Da Venaria Reale ai settori giovanili di Juventus e Pro Vercelli, fino alle tante tappe tra i professionisti, tra cui Castellammare di Stabia, Terni e Foggia. Il suo nuovo orizzonte ora si chiama Treviso e l’avventura in biancoceleste difficilmente avrebbe potuto iniziare meglio. Il centrocampista classe 2002, infatti, è tra le note più liete dell’ottimo avvio della neopromossa. “Mi ha contattato il direttore sportivo Strano in estate. All’inizio non conoscevo molto la realtà di Treviso, ma mi hanno spiegato cosa significasse questa piazza e cosa volesse dire giocare qui. Speravo che potessimo partire bene. Abbiamo lasciato anche qualche punto per strada, penso per esempio alla partita con il Desenzano, però siamo contenti di quanto stiamo facendo. L’obiettivo rimane la salvezza e l’augurio è quello di continuare così”. A Treviso Romeo è arrivato portando con sé un bagaglio importante nonostante la giovane età. La promozione in Serie B conquistata da protagonista con la Juve Stabia nel 2023-24, poi il secondo posto e la finale playoff raggiunta l’anno successivo con la Ternana. Esperienze che spiegano anche perché la società abbia deciso di puntare su di lui per affrontare il ritorno tra i professionisti. Dietro ai buoni risultati del nuovo Treviso, Romeo individua soprattutto un elemento che sta facendo la differenza: la forza dello spogliatoio. “È veramente un bellissimo gruppo. Siamo uniti, siamo sani e ci frequentiamo anche fuori dal campo. Secondo me è importante, perché non ci si deve vivere soltanto durante allenamenti e partite. Conoscersi e stare insieme anche fuori aiuta e vedo già un legame forte”.
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Federico Romeo, foto @FcTreviso
Un aspetto che inevitabilmente gli riporta alla mente la Juve Stabia del campionato vinto. “Qualche similitudine c’è. Anche a Castellammare avevamo creato un gruppo molto forte e molto unito. Qui percepisco qualcosa di simile. Naturalmente è ancora presto per fare paragoni, ma da questo punto di vista le sensazioni sono positive”. Nel suo percorso un ruolo importante lo hanno avuto anche gli allenatori. Romeo racconta di un forte legame con Ignazio Abate durante l’esperienza alla Ternana e, a Treviso, sta costruendo un buon rapporto anche con Edoardo Gorini. “Mi trovo molto bene con il mister. È una persona tranquilla e onesta, è difficile litigare con lui. È una caratteristica che apprezzo molto”. Quando il discorso si sposta sul campo, Romeo non ha dubbi sul ruolo nel quale riesce a esprimersi meglio. “La mezzala è il ruolo che mi piace di più. Mi considero un centrocampista
capace di fare entrambe le fasi. Mi piace inserirmi, pressare alto, essere generoso, aiutare i compagni e fare una corsa in più per loro. Quello che mi manca in questo momento è il gol, ma so di averlo nel mio repertorio e spero che arrivi presto”. Ed è proprio sui numeri che il centrocampista vuole compiere il prossimo passo. “L’anno scorso, per motivi diversi, non è andata bene. Ma nella mia carriera sono sempre riuscito a incidere anche da questo punto di vista. Voglio fare più gol e assist possibili. Per ora sono arrivati soltanto gli assist, ma sono fiducioso”. Dietro al calciatore c’è poi un ragazzo semplice. “Sono una persona normalissima. Mi piace stare a casa, riposarmi e trascorrere del tempo con la mia famiglia. Quando abbiamo qualche giorno libero cerco spesso di organizzare delle gite con la mia ragazza per conoscere i luoghi in cui gioco”. Un’abitudine, quella di scoprire posti e realtà differenti, nata
Federico Romeo, foto @FcTreviso
anche grazie a una carriera che lo ha portato molto presto lontano da casa. Prima ancora, però, ci sono stati gli anni nel settore giovanile della Juventus. “Quando ero lì non mi rendevo conto della grandezza di quell’esperienza. Una volta andato via ho capito che era un mondo a parte. Avevamo qualsiasi cosa di cui avessimo bisogno. Ho giocato tantissime partite all’estero: Portogallo, Croazia, Francia, credo di aver girato quasi tutta Europa in quegli anni. Ma soprattutto la Juventus mi ha insegnato come comportarmi. Dovevamo portare le pagelle, salutare, dire buongiorno e buonasera. Sono cose che negli anni mi sono rimaste dentro, soprattutto dal punto di vista dell’educazione”. Tra tutte le tappe della sua carriera, Castellammare conserva però un posto speciale. “Il campionato vinto con la Juve Stabia rimane nel cuore. Era anche la prima volta che andavo davvero molto lontano da casa. Ma ho trovato un gruppo straordinario e questo mi ha aiutato
molto: eravamo come una famiglia. Quando posso torno a salutare alcune persone”. Subito dopo c’è l’esperienza di Terni, bellissima e allo stesso tempo dolorosa. Romeo era diventato un elemento importante della squadra di Ignazio Abate prima di fermarsi per un infortunio al collaterale. “Stava andando tutto benissimo. Poi mi sono fatto male e in quel momento mi è un po’ crollato il mondo addosso. Ero convinto che avremmo vinto quel campionato. Rimane il rimpianto per quell’infortunio. Alla fine abbiamo perso la finale playoff ai rigori: è stata una conclusione amara, ma resta comunque un anno molto bello”. Adesso il presente si chiama Treviso. La salvezza rimane il primo traguardo, ma per il futuro continua a esserci il sogno del bambino cresciuto nel settore giovanile della Juventus: “Mi piacerebbe un giorno giocare in Serie A”. • Stefano Parpajola
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Segue da pag. 1
Lo schema “Stefanildo” resiste o si apre lo scontro? Le categorie economiche, le associazioni d’impresa e il tessuto artigianale e industriale del Veneto guardano ai prossimi mesi con apprensione, temendo che le difficoltà di bilancio possano tradursi in una stangata fiscale, con un occhio particolarmente vigile sul fronte dell’Irap. L’ipotesi, anche solo ventilata, di un ritocco verso l’alto dell’imposta regionale sulle attività produttive viene vista dal mondo economico come un colpo durissimo in una fase già estremamente complicata per la
competitività aziendale, capace di frenare investimenti e margini di crescita. Dall’altro lato, sul fronte delle entrate personali e della tassazione dei redditi, resta intoccabile un vero e proprio dogma della stagione politica regionale: il mantenimento dell’Irpef come un tabù assoluto. Sulla scorta dei mandati di Luca Zaia, che hanno fatto della difesa del potere d’acquisto dei cittadini e della non-maggior tassazione un vessillo identitario e politico inattaccabile, la
maggioranza si muove con i piedi di piombo, consapevole che toccare le leve fiscali dirette sui contribuenti significherebbe incrinare quel rapporto di fiducia costruito in lunghi anni di governo. Tuttavia, far quadrare i conti senza ricorrere a leve fiscali straordinarie in un momento in cui le risorse statali si riducono e i costi dei servizi sociosanitari ed educativi lievitano rappresenta un esercizio di bilancio al limite del funambolismo. È qui che si misurerà la vera
tenuta dello schema “Stefanildo”: la capacità cioè di mediare tra le esigenze di bilancio e le pressioni delle diverse anime della coalizione. Se da una parte la programmazione finanziaria dovrà dare risposte concrete a un tessuto produttivo che chiede stabilità e sgravi, dall’altra dovrà evitare fughe in avanti che scontentino i territori o i partiti alleati. La sfida è aperta: il bilancio non sarà solo un atto contabile, ma il terreno politico decisivo per misurare i futuri equilibri di potere in Veneto.
Sociale. Approvazione unanime in Consiglio regionale, riconosciuto il ruolo nella rete dei servizi socio sanitari
CAREGIVER, LA LEGGE METTE TUTTI D’ACCORDO STEFANI: “DAL VENETO SEGNALE DI CIVILTÀ” Soranzo: “Due su tre costretti U a lasciare il lavoro”. Luisetto: “Vicini na legge che ha trovato il consenso di tutto l’arco politico, maggioranza e opposizione insieme. Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato all’unanimità la proposta di legge “Disposizioni per il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno del Caregiver familiare quale persona che presta cura e assistenza alla persona cara”, d’iniziativa della vicepresidente della Commissione sanità e relatrice d’aula Chiara Luisetto (Partito Democratico), con il capogruppo di Lega-LV Riccardo Barbisan come correlatore, e del presidente della Regione Alberto Stefani. Un voto compatto, trasversale agli schieramenti, che consegna al Veneto una delle prime leggi organiche in Italia dedicate a questa figura. Il provvedimento disciplina il ruolo del caregiver familiare, cioè di chi si prende cura, volontariamente e a titolo gratuito, di una persona non autosufficiente o che necessita di assistenza di lunga durata. La legge lo integra nel sistema regionale dei servizi sociosanitari, riconoscendone la funzione sociale, con un’attenzione specifica ai giovani caregiver - per i quali vengono individuate esigenze particolari in ambito educativo, formativo, lavorativo e di benessere psicofisico - e ai caregiver over 65. Sono previste misure di informazione, formazione, affiancamento e supporto
psicologico, oltre a interventi di sollievo e alla valorizzazione delle competenze, anche trasversali, maturate nell’attività di cura, utili a favorire l’accesso o il reinserimento nel mondo del lavoro. Tra gli strumenti istituiti: un Tavolo permanente presso la Giunta regionale, la raccolta di buone pratiche, la Giornata regionale del caregiver fissata al 6 ottobre, linee guida regionali e un Fondo regionale caregiver. Esprime soddisfazione il presidente della Regione Alberto Stefani: “Il Veneto oggi ha scelto di prendersi cura di chi si prende cura. La legge approvata dal Consiglio regionale riconosce e valorizza il ruolo centrale di chi, tutti i giorni, segue una persona cara malata, con disabilità, non autosufficiente o che necessita di essere accudita per particolari necessità assistenziali. Abbiamo mantenuto la promessa: al caregiver familiare, che
sarà inserito nella rete dei servizi sociali e sanitari, è riconosciuto il valore sociale ed economico che rappresenta come risorsa per tutta la società”. Stefani sottolinea la portata della misura: “Ancora una volta il Veneto dimostra sensibilità e visione. La legge approvata è un importante segnale di civiltà, una nuova pietra miliare del percorso sociosanitario che mette al centro la persona e le relazioni umane. Riguarda più di 260.000 veneti per i quali l’attività del caregiver non è soltanto un impegno familiare, ma si configura come un prezioso e fondamentale tassello della rete di assistenza. Per questo deve contare sul giusto riconoscimento sociale nel sistema regionale integrato dei servizi e del Welfare”. Il presidente ricorda infine come l’iniziativa fosse nata fin dall’avvio della legislatura: “Nella prima seduta del Consiglio regionale di questa legislatura, durante il mio discorso di insediamento, avevo lanciato una proposta: approvare una legge di civiltà, lavorando insieme, maggioranza e opposizione. Con orgoglio oggi abbiamo raggiunto l’obiettivo. Ringrazio la giunta e tutti i Consiglieri, anche per l’impegno di questi mesi e il senso di responsabilità dimostrato. Di fronte a scelte come queste non ci possono essere divisioni politiche davanti all’interesse dei nostri cittadini”.
alle 600 mila persone finora sole”
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opo il via libera unanime alla legge sul caregiver familiare, arrivano le reazioni dei consiglieri regionali che hanno seguito il provvedimento nelle commissioni. Per il presidente della Sesta commissione Enoch Soranzo (Fratelli d’Italia) il dato di partenza è la diffusione del fenomeno: “Parliamo di una realtà che tocca da vicino quasi il 16% della popolazione veneta, fatta in gran parte di donne, spesso anziani o giovanissimi”. Soranzo richiama le conseguenze sul lavoro: “Quasi due caregiver su tre sono costretti a lasciare o ridurre il lavoro, con ripercussioni pesanti sulla salute, sulla serenità familiare e sulla futura pensione”. Tra gli elementi della legge, il consigliere sottolinea l’ingresso del caregiver nella rete del welfare: “Il caregiver entra nella rete del welfare locale e concorre direttamente alla stesura e alla firma del Piano Assistenziale Individualizzato, affiancando e
integrando i servizi pubblici senza mai sostituirli”. Il tutto, ricorda, sostenuto da un Fondo regionale “finanziato con oltre 2,2 milioni di euro nel triennio”. Di segno complementare la lettura della prima firmataria, Chiara Luisetto (Pd), che punta sul percorso che ha portato al testo: “Questa legge nasce da un lungo percorso di ascolto e partecipazione che ha visto il coinvolgimento del Terzo settore, delle forze sindacali, delle associazioni e delle esperienze dirette dei cittadini”. La consigliera quantifica la platea coinvolta, “oltre 600 mila persone in Veneto, in maggioranza donne della cosiddetta generazione ‘sandwich’”, e guarda già oltre l’approvazione: “Non consideriamo questa legge un punto di arrivo, bensì l’assunzione di una responsabilità precisa. Ora siamo al lavoro affinché a queste risorse e a questi diritti corrispondano servizi accessibili e capillari su tutto il territorio”.
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Mobilità. L’assessore regionale Diego Ruzza fa il punto sulle principali questioni aperte, in arrivo nuovi treni
BIGLIETTO UNICO, AVANTI CON LA PIATTAFORMA IL REBUS DELL’ALTA VELOCITÀ FERMA A VICENZA A lta velocità, nuovi treni, biglietto unico ed edilizia sportiva: l’assessore regionale ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici Diego Ruzza fa il punto nella nostra redazione sui principali cantieri aperti sul fronte della mobilità veneta. Il nodo più delicato resta quello dell’Alta Velocità, bloccata all’altezza di Vicenza. “È un problema che riguarda tutta la regione. Ci stiamo lavorando molto, soprattutto con un confronto con Rfi, perché il problema è l’uscita da Vicenza”, spiega Ruzza. “È un grande lavoro di confronto e di raccordo anche con gli enti locali, con i sindaci e con le comunità di quel territorio, perché parliamo di un intervento estremamente importante: dobbiamo riuscire a capire qual è la scelta da fare e iniziare a lavorarci subito”. Diverso il quadro sulla tratta Brescia-Verona, già in fase avanzata: “È molto probabile che nel secondo semestre dell’anno prossimo avremo il primo treno ad alta capacità che va verso la Lombardia”. Un passaggio che
l’assessore considera strategico anche per il trasporto locale: “Dobbiamo riuscire a sbloccare la situazione perché dobbiamo efficientare la linea, e questo comporterebbe un’ulteriore eccellenza sia in termini di trasporto sia di puntualità: libereremo tutta quella parte di binari che servono per i regionali e per il cargo”. Proprio sulla puntualità del servizio regionale Ruzza rivendica un dato: “Abbiamo un livello di puntualità che supera il 94%: siamo tra le regioni considerate eccellenti”. Un risultato legato anche al rinnovo della flotta: è da poco entrato in servizio il primo dei nuovi treni a due piani sulla direttrice Bologna-Brennero, linea interessata da forti flussi turistici, pendolari e intermodali. L’investimento complessivo è di 112,1 milioni di euro, di cui 75,8 milioni finanziati da Infrastrutture Venete e 36,3 milioni da Trenitalia, nell’ambito di un contratto di servizio 2023-2031 dal valore complessivo di circa 250 milioni di euro. “Il rinnovo della flotta rappresenta un investimento importante sulla qualità del trasporto
ferroviario regionale e sulla mobilità”, commenta Ruzza. Entro il 2027 tutti i 14 collegamenti giornalieri tra Brennero, Alto Adige, Trentino, Veneto ed Emilia-Romagna saranno effettuati con i nuovi treni, più capienti, accessibili e a minor consumo energetico. Capitolo biglietto unico: “Stiamo lavorando anche al biglietto unico, un progetto su cui crediamo tantissimo insieme col presidente Stefani, perché è una riforma epocale”, racconta l’assessore. “Siamo stati velocissimi a recuperare i primi due milioni di euro per creare la nostra piattaforma per pagare il biglietto in un’unica modalità, che sia carta di credito, telefono, smartwatch o carta prepagata della Regione. Ma abbiamo appena approvato anche ulteriori 11 milioni di euro per l’ammodernamento di software, hardware, bigliettazione e validatori, a disposizione degli enti locali e delle aziende: 13 milioni per la prima fase, penso non sia mai successo prima”. Il bando scade il 4 dicembre, mentre la piattaforma unica regionale
sarà allestita nel 2027. Fra i lavori pubblici rientra anche l’edilizia sportiva: “Diamo un aiuto, la prima volta così importante negli ultimi anni, alle associazioni sportive e ai Comuni che sono spesso proprietari di impianti ma fanno fatica ad ammodernarli”, spiega Ruzza, citando anche l’abbattimento delle barriere architettoniche e la fruibilità per le discipline paralimpiche. Lo stanziamento 2025 è di 3 milioni
di euro, a cui si aggiungono 10 milioni già previsti per il biennio 2027-2028: “13 milioni in tutto, per fare almeno decine di interventi in cofinanziamento con la Regione, con tagli da 35 a 100 mila euro per interventi urgenti, soprattutto di ammodernamento igienico-sanitario e messa in sicurezza”. • Redazione Regione
BILANCIO, 60 MILIONI TRA SANITÀ E CASA: 41 MILIONI PER L’EDILIZIA SOSTENIBILE
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isco verde dalla giunta regionale alla nuova variazione di bilancio, una che manovra rende disponibili oltre 60 milioni di euro, utilizzando risorse statali ed europee già assegnate al Veneto per sanità, sociale, casa, trasporto pubblico e sviluppo del sistema produttivo. Lo stanziamento più consistente riguarda la casa: oltre 41 milioni di euro del PR FESR 2021-2027 per favorire l’accesso ad abitazioni sostenibili e a prezzi accessibili, con 11,7 milioni previsti nel 2027 e 30 milioni nel 2028. Per il sociale arrivano 6,6 milioni di risorse statali destinate alla videosorveglianza nelle strutture che ospitano anziani e persone con disabilità. Sul fronte sanitario, la variazione mette a disposizione oltre 11
milioni di euro nell’ambito del Pnrr: 5,27 milioni per le Case della Comunità e la presa in carico delle persone, 578 mila euro per le Centrali Operative Territoriali e la telemedicina, oltre 5,6 milioni per l’ammodernamento delle tecnologie digitali e delle grandi apparecchiature ospedaliere. Al trasporto pubblico locale vanno invece oltre 5,1 milioni di euro nel biennio 2027-2028 per il rinnovo delle flotte. Tra gli altri capitoli, 713 mila euro nel 2026 per la tutela del patrimonio boschivo e il contrasto al bostrico, 4 milioni di euro dalle sanzioni per violazione delle norme sul diritto al lavoro delle persone con disabilità, e 6,35 milioni trasferiti da Veneto Innovazione per il Fondo Veneto Competitività, il Fondo Veneto Patrimonializzazione
e il Fondo Veneto Ricerca, Sviluppo e Innovazione. “Con questa variazione mettiamo a disposizione del Veneto oltre 60 milioni di euro di risorse statali ed europee, destinandole a interventi importanti nei settori della sanità, del sociale, della casa, dei trasporti e dello sviluppo economico”, sottolinea l’assessore Giacinti. “È un lavoro che richiede attenzione nella programmazione e capacità di intercettare e utilizzare nei tempi giusti le risorse disponibili. Dalle Case della Comunità alla telemedicina, dall’ammodernamento delle apparecchiature sanitarie alla sicurezza nelle strutture per anziani e persone con disabilità, fino al sostegno all’accesso alla casa e al rinnovo del trasporto pubblico: interveniamo su esigenze reali, utilizzando al meglio le risorse disponibili”.
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Il dibattito. Il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Regione interviene sul decreto scuola e sul futuro della politica veneta
BALDAN: “BURQA E NIQAB? DOVE SERVE IL VOLTO DEVE ESSERE RICONOSCIBILE” I l dibattito sul burqa e sul niqab torna al centro dell’attenzione in Veneto, tra le nuove disposizioni del governo sulla scuola e l’ipotesi di un regolamento comunale a San Donà di Piave per disciplinare l’accesso agli uffici pubblici quando il volto di una persona è completamente coperto. A intervenire sul tema ai nostri microfoni di Veneto24 è Matteo Baldan, consigliere regionale e vicecapogruppo di Fratelli d’Italia, che difende l’idea di una distinzione netta tra libertà personale e necessità di identificazione. «Penso che sia un regolamento che va nella giusta direzione», afferma Baldan parlando dell’iniziativa allo studio a San Donà di Piave. Il riferimento, spiega, è alla necessità di garantire il riconoscimento dell’identità quando questo sia previsto dalla legge o risulti indispensabile per l’accesso a determinati servizi. «Non è un approccio assolutamente ideologico, non è un approccio discriminatorio, è un approccio per confermare ciò che di fatto è già previsto dalla legge».
Il punto non riguarda quindi il semplice fatto di indossare un velo o un particolare abito per motivi religiosi o culturali, ma le situazioni nelle quali il volto deve necessariamente essere riconoscibile. «Dove è necessario e si ritiene opportuno, proprio per obblighi di legge, il riconoscimento del volto deve essere reso possibile. Va ovviamente verificato il volto, che deve corrispondere a chi fa richiesta di accesso al servizio attraverso il proprio documento o la propria identità». Una distinzione che viene posta anche rispetto alla libertà individuale. Il fatto che una donna scelga autonomamente di indossare il niqab, osserva Baldan, è una questione diversa rispetto all’eventuale necessità di scoprirsi il volto quando si entra in un luogo nel quale è richiesta l’identificazione. Il tema si intreccia con il provvedimento del governo sulla scuola, che ha riacceso il confronto anche sulla presenza degli studenti stranieri e sulle modalità di integrazione scolastica. Baldan respinge però l’idea che le nuove misure
Matteo Baldan
possano essere lette semplicemente come iniziative legate alla prossimità delle elezioni. Lo sguardo si sposta poi sulle prossime elezioni politiche e sulle possibili candidature di esponenti della politica regionale. L’ipotesi che alcuni consiglieri
o assessori possano lasciare il Veneto per approdare a Roma non sorprende Baldan. «È normalissimo, è una cosa che credo sia abbastanza naturale e capita ogni qualvolta ci sono le elezioni politiche», commenta. E aggiunge: «Chi è fresco, diciamo così, di preferenze, può
essere considerato un buon candidato». Un passaggio che porta direttamente al nuovo sistema elettorale e al ritorno delle preferenze, tema sul quale il confronto politico non è mancato. Baldan difende l’impianto della nuova legge: «Secondo me ne è uscita una legge elettorale equilibrata, dove esiste la preferenza e dove è presente anche il capolista che di fatto rappresenta il partito». Il valore delle preferenze, per il consigliere, è soprattutto nella possibilità di lasciare agli elettori una scelta diretta. «Danno possibilità a chi vota di scegliere in modo esplicito da chi farsi rappresentare», sottolinea. E proprio questa scelta, aggiunge, attribuisce una responsabilità ulteriore a chi viene eletto: «Chi viene votato ha un ulteriore peso di responsabilità verso i cittadini». Sul tema Baldan parla anche di «molta strumentalizzazione e molta disinformazione», contestando le critiche arrivate da chi ha scelto di non votare la nuova legge elettorale. • (R.R.)
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Fumetti per ragazzi. Apostolidis: “Vogliamo offrire ai giovani storie d’avventura con uno spessore culturale e una profondità di pensiero”
“NON È SEMPLICE ENTERTAINMENT, LA MITOLOGIA GRECA CI PARLA DI NOI” E manuele Apostolidis torna in libreria con un nuovo fumetto per ragazzi che continua il successo di Archeo Tales. Lo sceneggiatore veneto, nato a Schio ma da anni ormai “padovano”, ha infatti da poco pubblicato “Il mito di Narciso. Archeo Tales Vol. 2”, con la collaborazione scientifica di Francesco Bellu e con le splendide tavole di Rebecca Spagnesi. Ho approfittato dell’occasione per scambiare due
chiacchiere con Apostolidis che ormai è diventato un nome di riferimento nel mondo del fumetto per ragazzi, grazie a una serie di pubblicazioni di successo che riescono ad unire alla perfezione l’intrattenimento con l’aspetto più educativo della lettura. Come mai hai scelto proprio il mito di Narciso come punto di partenza per questa seconda avventura di Archeo Tales?
Il mito di Narciso era l’occasione perfetta per introdurre il tema di una società in cui l’apparire è diventato essenziale e in cui la perfezione sembra essere una condizione necessaria. I grandi temi del mito siano ancora attuali: nel mondo di Archeo Tales, che rispecchia da vicino il nostro, volevamo far riflettere su come l’ossessione per l’immagine possa diventare una forma di controllo, trasformando una figura classica come
prime armi con la lettura, che lo vivranno come una bellissima storia d’avventura pur non conoscendo ancora i miti o gli dèi greci; i lettori più grandi, invece, vi troveranno continui riferimenti a ciò che studiano a scuola e saranno stimolati (si spera) ad approfondire altri racconti. Questo fumetto nasce dal lavoro di tre autori. Come funziona il vostro lavoro di squadra? Il nostro è un lavoro di grande sinergia
VENETO 24 Sintonizzati PER SOCIALE sulILa cura di Monya Meneghini Ogni 20 minuti
tutte le notizie del Veneto in onda aggiornate in tempo reale. il sabato e la domenica alle 10:30-17:30-21:30 La copertina di “Il mito di Narciso”
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Narciso in un’icona moderna del culto dell’apparenza. Quanto vi interessa restare fedeli al mito originale e quanto, invece, vi divertite a “smontarlo”? Per noi era fondamentale ricostruire il mito per catturare l’attenzione dei giovani lettori. Archeo Tales non vuole essere una serie didascalica ma un’opera che stimola la curiosità, ritenendola il vero motore della conoscenza. A questo proposito, le schede scritte da Francesco Bellu - archeologo e consulente scientifico della serie - servono proprio a nutrire e approfondire questo interesse. Archeo Tales si rivolge a lettori molto giovani. Come si raccontano miti spesso complessi, violenti o ambigui ai bambini senza impoverirli? Credo sia importante offrire ai giovani storie d’avventura che mantengano uno spessore culturale e una reale profondità di pensiero. Non bisogna semplificarle troppo né renderle eccessivamente complicate. Le più grandi storie per l’infanzia possiedono diversi livelli di lettura che possono essere colti a età differenti: Archeo Tales è adatto ai bambini alle
Emanuele Apostolidis
in cui la narrazione e la parte grafica si intrecciano fin dalle prime fasi di sviluppo. È un processo corale in cui la costruzione del mondo fantasy e dei personaggi dialoga con la parte di scientifica gestita da Francesco Bellu. Anche il rapporto con la disegnatrice Rebecca è costante e presente fin dall’inizio perché non è facile dare vita e forma grafica a un mondo come quello di Archeo Tales, ma Rebecca ci è riuscita perfettamente. Sono davvero felice di aver lavorato con questo team creativo che, posso già anticiparlo, sarà lo stesso anche per il terzo volume. Narciso è un mito che può essere letto anche attraverso selfie, social network e culto dell’immagine. Quanto del presente avete voluto far entrare nel personaggio e nella storia? Moltissimo. Archeo Tales è ambientato in un mondo fantasy in cui l’archeologia è vietata: un universo in cui i Titani cercano di controllare la società attraverso la tecnologia. È un mondo molto simile al nostro, di cui riconosciamo tratti distintivi come telefonini e selfie, ma dove magia e scienza si uniscono per
liberare il passato. La nostra memoria storica non è un elemento statico, bensì l’unica fonte in grado di ridare equilibrio al tutto e aiutarci a costruire un futuro migliore. I miti greci sono perfetti per raccontare il nostro mondo perché nelle loro storie sono state anticipate incredibilmente tutte le grandi tematiche del mondo attuale. L’Odissea di Nolan è stata un evento epocale nel mondo del cinema, pensi che abbia cambiato il modo di raccontare o percepire la mitologia? Tra l’altro, ti è piaciuto il film? Il film di Nolan si rivolge a un tipo di pubblico diverso rispetto al nostro, tuttavia spero davvero che abbia contribuito a riportare al centro dell’attenzione la mitologia e l’intramontabile fascino dei miti greci. In ogni caso personalmente mi è piaciuto tantissimo, ma sono un fan di Nolan da sempre. Tu da sempre fai tantissime presentazioni e laboratori di fumetto con i bambini: come ti trovi con gli eventi dal vivo? C’è vita oltre al tablet e allo smartphone anche per i più piccoli? Assolutamente sì. Credo che i bambini abbiano la necessità di tornare a immaginare e a riscoprire la bellezza di perdersi all’interno di una storia e di un’avventura. Quando tengo i laboratori dal vivo, cerco di stimolarli attraverso oggetti e reperti archeologici per guidarli nell’immaginare il passato: vedere quanto questo approccio li affascini ogni volta è la prova che c’è ancora un grandissimo spazio per la fantasia. Credo inoltre che il fumetto ha bisogno di ritrovare i lettori partendo proprio dai più giovani che sono ancora molto affascinati dalle immagini e dal disegno. Bisogna però essere in grado di parlare con il loro linguaggio, cercare di affascinarli e stimolarli. In questo modo non c’è schermo che possa battere la magia delle storie e del disegno. • Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
DESPAR
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Despar, Eurospar, Interspar. Prezzi più leggeri per la spesa di tutti i giorni
CON “PREZZI PIUMA” 2.000 PRODOTTI DIVENTANO PIÙ CONVENIENTI Prezzi monitorati e aggiornati periodicamente sul mercato: Despar Nord rafforza la propria strategia sulla convenienza, affiancando “Prezzi Piuma” all’ampia offerta dei prodotti a marchio
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are la spesa, oggi, significa sempre più spesso fare attenzione al prezzo. Si confrontano le alternative, si valutano marche e formati, si controlla il totale alla cassa e si cerca di mantenere il carrello entro un budget prestabilito. In un contesto economico segnato dall’aumento del costo della vita e da una crescente attenzione delle famiglie alla gestione della spesa quotidiana, anche le abitudini di acquisto sono cambiate. È in questo scenario che Despar Nord ha introdotto “Prezzi Piuma”, un progetto che coinvolge 2.000 prodotti e segna un’evoluzione importante nella strategia di convenienza dell’azienda. L’obiettivo è chiaro: rendere più conveniente la spesa di tutti i giorni, andando oltre la tradizionale logica delle promozioni a tempo e lavorando in maniera strutturale sul posizionamento dei prezzi. La principale novità è proprio questa: per le referenze coinvolte, il cliente può trovare un prezzo conveniente in modo continuativo, senza dover aspettare il volantino o concentrare gli acquisti nel periodo in cui un determinato prodotto è in promozione. Ma “Prezzi Piuma” non è un intervento una tantum. Alla base del progetto c’è infatti un sistema dinamico di monitoraggio del mercato: Despar Nord effettuerà periodicamente rilevazioni dei prezzi praticati dai principali competitor e, sulla base dei risultati, potrà intervenire sul prezzo delle referenze coinvolte. Un meccanismo che permette di adattare nel tempo il posizionamento dei 2.000 prodotti, con l’obiettivo di mantenere costante l’attenzione alla convenienza anche al variare delle condizioni di mercato. È questo uno degli elementi più innovativi dell’iniziativa: la convenienza non viene definita una volta per tutte, ma verificata e aggiornata periodicamente. Un approccio che fa di “Prezzi Piuma” non una semplice iniziativa commer-
ciale, ma una vera e propria strategia di posizionamento, pensata per rendere la convenienza un elemento sempre più stabile e riconoscibile dell’esperienza di spesa. Il progetto nasce in un momento in cui il potere d’acquisto rimane un tema particolarmente attuale. Negli ultimi anni l’inflazione e i rincari hanno modificato le abitudini dei consumatori, rendendoli più attenti al rapporto tra prezzo e qualità e più consapevoli nelle proprie scelte. “Prezzi Piuma” si concentra per questo sui prodotti che più frequentemente finiscono nel carrello. Le 2.000 referenze sono state individuate tra quelle maggiormente acquistate dai clienti e all’interno delle categorie che incidono maggiormente sulla spesa quotidiana. Il paniere comprende numerosi prodotti di marca, conosciuti e apprezzati dai consumatori: l’obiettivo non è quindi semplicemente proporre prezzi più bassi, ma rendere più conveniente l’acquisto di prodotti che fanno già parte delle abitudini delle famiglie, mantenendo qualità e possibilità di scelta. Una strategia che si affianca a un altro importante strumento attraverso cui Despar Nord lavora da tempo per offrire qualità e convenienza a diverse fasce di spesa: i prodotti a marchio. Un assortimento ampio e trasversale, sviluppato per offrire ai clienti la possibilità di scegliere in base alle proprie esigenze, preferenze e disponibilità di spesa, senza rinunciare alla qualità. La proposta a marchio di Despar Nord comprende infatti soluzioni capaci di rispondere a bisogni molto diversi: dalle eccellenze gastronomiche della linea Despar Premium ai prodotti per la spesa quotidiana, fino a S-BUDGET, la linea primo prezzo dedicata a chi ricerca una convenienza ancora più marcata. A queste si affiancano linee sviluppate per rispondere a specifici stili di vita ed esigenze alimentari,
La spesa più leggera
Non aspettare l’offerta!
2000
Fino a prodotti ogni giorno convenienti ampliando ulteriormente le possibilità di scelta all’interno del punto vendita. “Prezzi Piuma” e prodotto a marchio rappresentano così due leve complementari di una stessa strategia di convenienza: da un lato rendere più convenienti 2.000 prodotti, monitorandone periodicamente – su base mensile - il posizionamento sul mercato; dall’altro offrire attraverso la private label un ventaglio di alternative capace di rispondere a disponibilità di spesa, preferenze ed esigenze alimentari differenti.
Per Despar Nord, infatti, convenienza e qualità non sono elementi alternativi. L’obiettivo è rendere la spesa accessibile a un pubblico il più ampio possibile, offrendo a ciascun cliente la libertà di trovare il proprio equilibrio tra prezzo, qualità, preferenze ed esigenze personali. Cambia così anche il modo di intendere la convenienza: non soltanto un’occasione legata a una promozione, ma un impegno continuativo sul prezzo, capace di accompagnare la spesa abituale e di evolvere insieme al mercato.
Il progetto è partito a settembre da alcuni punti vendita Interspar del Veneto e nel corso del mese sarà esteso anche ai punti vendita Despar ed Eurospar, arrivando così a coinvolgere l’intera rete di vendita diretta Despar Nord presente in regione. Un percorso che, insieme alla continua evoluzione dell’offerta a marchio Despar, rafforza una strategia di convenienza sempre più strutturata, con l’obiettivo di offrire qualità, scelta e accessibilità e rispondere alle diverse esigenze di chi ogni giorno fa la spesa.
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Solidarietà. La spesa diventa un aiuto per le scuole grazie ai buoni raccolti dalle famiglie
STICKERMANIA E SCUOLAFACENDO: DA DESPAR LA SPESA SOSTIENE LE SCUOLE
È
iniziata con il ritorno a scuola anche la nuova edizione di Stickermania, la raccolta di figurine che ogni anno coinvolge bambini e famiglie nei punti vendita Despar, Eurospar e Interspar aderenti. Quest’anno, come già nelle precedenti edizioni, insieme alle figurine c’è anche un’occasione per dare un aiuto concreto alle scuole del territorio attraverso Scuolafacendo. Le due iniziative proseguiranno fino al 18 ottobre. Stickermania, una nuova avventura da collezionare Per Stickermania 2026 la storia riparte con “Il segreto dell’amuleto luminoso”. Protagonisti sono ancora Oskar e Bo, questa volta alle prese con un viaggio nella mitologia nordica, sulle tracce dei Vichinghi e di un misterioso amuleto. La collezione è composta da 200 figurine. Il meccanismo è legato alla spesa: ogni 10 euro di spesa effettuata nei punti vendita aderenti si riceverà a una bustina di figurine. Per completare più rapidamente l’album è possibile acquistare anche pacchetti aggiuntivi di colore blu al prezzo di 50 centesimi. Inoltre, ogni 10 euro di spesa e l’acquisto di due prodotti sponsor si riceverà una bustina aggiuntiva di colore verde. I prodotti coinvolti sono segnalati direttamente nei punti vendita. Ma la raccolta non si ferma all’album. Stickermania è anche un progetto educativo che, attraverso il gioco e la condivisione, porta con sé valori come il rispetto, l’inclusione e la valorizzazione delle differenze, rafforzati dal legame con Scuolafacendo, l’iniziativa di Despar a sostegno delle scuole del territorio. Scuolafacendo, i buoni diventano materiali per le scuole Ogni bustina di figurine Stickermania contiene
anche un Buono Scuolafacendo. Il cliente potrà consegnarlo direttamente alla scuola che desidera sostenere oppure caricarlo online, attraverso il sito del progetto o l’app dedicata. I buoni potranno essere raccolti e destinati agli istituti fino al 7 febbraio 2027. Per le scuole, i buoni rappresentano la possibilità di ottenere materiali e attrezzature utili alle attività quotidiane. Gli istituti aderenti potranno scegliere dal catalogo dell’iniziativa prodotti per la didattica, strumenti per l’inclusione, attrezzature per le attività motorie e dotazioni tecnologiche. L’iniziativa è rivolta alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado, pubbliche e paritarie, presenti nei territori in cui opera Despar Nord. Per partecipare è necessaria la registrazione al progetto. Nella scorsa edizione sono stati destinati oltre 460 mila euro in materiali e attrezzature a più di 2.000 scuole. Un risultato che racconta anche il valore di una partecipazione semplice e quotidiana: quella di famiglie e clienti che, attraverso la spesa, possono contribuire a rendere più ricchi e attrezzati gli spazi in cui ogni giorno bambini e ragazzi imparano, crescono e stanno insieme.
Dal 14 settembre al 18 ottobre 2026
ALBUM E FIGURINE DA COLLEZIONARE!!
Stickermania Tour in Veneto Gli appuntamenti nei punti vendita per scambiare le figurine
Scuole in movimento con il contest educativo “Diamoci una mossa!”
a raccolta Stickermania fa tappa anche nei punti vendita con alcuni appuntamenti dedicati allo scambio delle figurine. Durante i pomeriggi dello Stickermania Tour, bambini e famiglie potranno incontrarsi per scambiarsi le figurine e completare più facilmente la propria collezione. Ad accompagnare gli appuntamenti ci saranno una merenda con succhi di frutta e merendine per i più piccoli e alcuni gadget a marchio Stickermania, tra cui cappellini e palloncini.
orna, insieme a Scuolafacendo, il contest creativo “Diamoci una mossa!” realizzato in collaborazione con Le Buone Abitudini, il progetto educativo gratuito di Despar che nel 2026 festeggia vent’anni di attività al fianco delle scuole. Il tema scelto per questa edizione è il movimento, raccontato dagli studenti attraverso disegni e racconti non solo come attività sportiva, ma anche come gioco, esperienza quotidiana, espressione personale e occasione di incontro. Il contest è aperto alle scuole iscritte a Scuolafacendo, che potranno caricare gli elaborati delle classi entro il 15 novembre 2026. Ogni plesso che presenterà almeno un lavoro valido riceverà 100 Buoni Scuola. Per i dieci elaborati selezionati dalla giuria sono invece previsti 3.000 Buoni Scuola ciascuno, che potranno essere utilizzati per arricchire la dotazione didattica dell’istituto. Una giuria di esperti valuterà gli elaborati, considerando in particolare originalità, efficacia del messaggio educativo e capacità di raccontare il movimento come esperienza quotidiana, inclusiva e condivisa. Il regolamento completo è disponibile sul sito di Scuolafacendo, nella sezione dedicata al contest.
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Gli appuntamenti in Veneto: 3 OTTOBRE: Interspar di Rovigo (RO) - viale Porta Po, 85 4 OTTOBRE: Interspar di Castelfranco Veneto (TV) - via dei Carpani Interspar di Bassano del Grappa (VI) - via Capitelvecchio, 88 10 OTTOBRE: Eurospar di Schio (VI) - via Lago Trasimeno, 11 Interspar di Sarmeola di Rubano (PD) - via della Provvidenza, 1 18 OTTOBRE: Interspar di Albignasego (PD) - via Verga, 1
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on-line: www.lapiazzaweb.it •Rubriche •Salute
Vaccinazioni contro l’influenza al via con quasi 147 mila dosi
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a campagna antinfluenzale nella Marca Trevigiana comincia dalle persone che hanno più bisogno di protezione. Dal 5 ottobre l’Ulss 2 ha avviato le somministrazioni per la stagione 2026-2027, con un calendario che prevede una prima fase dedicata a bambini, ospiti delle strutture residenziali e pazienti assistiti in ospedale o a domicilio. Dal 19 ottobre l’offerta si allarga alla rete dei medici di famiglia, delle farmacie aderenti e degli ambulatori vaccinali. Per sostenere la campagna, l’azienda sanitaria ha ordinato 146.740 dosi, con la possibilità di aumentare la fornitura secondo le necessità. I vaccini saranno distribuiti tra medici di medicina gene-
rale, pediatri di libera scelta, strutture per anziani e persone non autosufficienti, ospedali e sedi del Dipartimento di Prevenzione. Una rete che punta a rendere la vaccinazione accessibile attraverso diversi punti di riferimento
sanitari. La partenza scaglionata dà precedenza ai contesti in cui si trovano persone più vulnerabili. Dal 5 ottobre sono coinvolti i pediatri per la vaccinazione dei bambini, le strutture residenziali, i pazienti
ricoverati al momento della dimissione e le persone seguite dall’Assistenza domiciliare integrata. Il passaggio successivo, fissato per lunedì 19 ottobre, consentirà di rivolgersi anche al proprio medico di famiglia o a una farmacia che partecipa alla campagna. Negli ambulatori del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica sarà invece necessaria la prenotazione, attraverso la pagina dedicata sul sito dell’Ulss 2. La vaccinazione è raccomandata e gratuita, in via prioritaria, per chi rischia maggiormente di sviluppare complicanze. Tra i destinatari rientrano le persone dai sessant’anni in su, chi convive con patologie croniche o altre condizioni di rischio e chi assiste persone fra-
gili o malate. L’offerta riguarda inoltre i lavoratori maggiormente esposti al contagio e quelli impegnati in servizi essenziali per la comunità. Per i più piccoli il riferimento è il pediatra, con particolare attenzione ai bambini sani tra sei mesi e sei anni e ai minori con malattie croniche per i quali il vaccino è indicato. Un ulteriore appuntamento sarà il Vax Day di sabato 7 novembre. Sedi e modalità di accesso saranno pubblicate nella pagina della campagna. L’Ulss 2 dispone anche di 5.100 dosi di anticorpo monoclonale contro il virus respiratorio sinciziale, nell’ambito della prevenzione delle infezioni respiratorie stagionali.
Ottobre Rosa, allo IOV prevenzione e cure a misura di donna
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a facciata dell’Istituto Oncologico Veneto si illumina di rosa per richiamare l’attenzione sulla salute delle donne. Un segnale che accompagna il mese dedicato alla sensibilizzazione sul tumore al seno e ribadisce il valore della prevenzione, dei controlli e di un’assistenza capace di rispondere ai diversi bisogni delle pazienti. Ogni anno lo IOV prende in carico circa 800 nuovi casi di tumore della mammella, oltre a circa 300 casi di patologie mammarie benigne, ed esegue più di 300 interventi di chirurgia ricostruttiva. In Veneto la copertura dello screening mammografico raggiunge il 66%, mentre la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi si attesta intorno al 91%, secondo il rapporto del Registro Tumori regionale del 2025. Risultati ai quali contribuiscono diagnosi precoce, terapie innovative e percorsi sempre più
personalizzati. La prevenzione guarda anche alle donne più giovani. Dalla collaborazione tra Regione, IOV e Azienda Zero è nato nel 2018 un progetto di screening senologico che tiene conto delle caratteristiche individuali. Il percorso comprende mammografia con tomosintesi, misurazione della densità mammaria e valutazione della familiarità. Questi elementi permettono di definire una sorveglianza commisurata al profilo di rischio, accompagnando le partecipanti verso lo screening consolidato. L’obiettivo è studiare un modello che utilizzi informazioni personali e diagnostiche per orientare i controlli. Quando emerge una patologia, la risposta passa attraverso la Breast Unit, il centro nel quale competenze diverse lavorano insieme. La collaborazione tra medici e infermieri delle varie specialità
consente di affrontare in modo coordinato diagnosi, trattamento e riabilitazione, considerando anche gli aspetti psicologici, ereditari ed estetici. Le équipe discutono collegialmente i singoli casi e pianificano le successive fasi dell’assistenza. Ogni paziente viene inserita in un percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale personalizzato, seguito da un case manager, figura di riferimento lungo il cammino di cura. Questo modello aiuta a collegare i diversi passaggi, dalla scelta del trattamento alle necessità che possono emergere dopo l’intervento. L’esperienza maturata ha reso lo IOV un punto centrale della rete regionale dei centri di senologia. L’attenzione alla persona comprende anche il rapporto con il proprio corpo. Il progetto “Non smettere di piacerti”, attivo dal 2009 grazie alla collabo-
razione tra il Servizio di Psicologia Ospedaliera e AVO Padova, sostiene le pazienti nei cambiamenti legati alle terapie. Il prestito gratuito di parrucche e i consigli per la cura dell’immagine affiancano il trattamento della malattia, dando spazio al benessere psicologico e alla qualità della vita. Ottobre Rosa rinnova così l’invito a non rimandare i controlli e a prendersi cura della propria salute. «La cura oncologica deve mettere sempre al centro la persona», sottolinea la direttrice generale dello IOV Patrizia Simionato. Un principio che si traduce nell’integrazione tra il lavoro della Breast Unit, l’assistenza dei professionisti e il sostegno al benessere psicologico delle pazienti. Per Simionato, la sensibilizzazione deve accompagnarsi all’attenzione alla qualità della vita e all’invito a non rimandare i controlli. (P.B.)
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30 Solidarietà. L’appello dell’azienda sanitaria: coppie, famiglie e persone singole possono offrire accoglienza
L’Ulss 2 cerca famiglie per accogliere persone con fragilità psichiche Il soccorso vola anche al buio: cinque anni e 776 missioni
«I
l progetto finisce, l’affetto no. Si creano amicizie». Le parole di Enrica, residente a San Polo di Piave, raccontano il senso dello IESA, l’Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti promosso dall’Ulss 2. Da cinque anni apre la propria casa a persone con fragilità psichiche, coinvolgendo tutta la famiglia: «Accogliere nella nostra famiglia persone con fragilità psichica, perché potessero vivere la quotidianità insieme ai nostri tre figli, ci ha aiutato a crescere. I giovani che abbiamo ospitato sono diventati parte della nostra famiglia». Ora l’azienda sanitaria cerca nuove famiglie, coppie e persone singole disponibili ad accogliere adulti seguiti dai Servizi di Salute Mentale. L’appello è stato rilanciato durante la Settimana della Salute Mentale, con un cortometraggio presentato alla Sala dei Colori in Cittadella a Treviso. «Apri la tua porta, condividi la tua quotidianità» è il messaggio della campagna. Lo IESA prevede un’accoglienza temporanea, a tempo pieno o parziale, all’interno di famiglie volontarie selezionate, formate e accompagnate da un’équipe di professionisti. L’obiettivo è favorire autonomia, responsabilità e relazioni attraverso la vita di tutti i giorni: condividere una casa significa offrire alla persona la possibilità di sentirsi parte di un contesto familiare e sociale. Le formule vanno dalla convivenza a periodi più brevi, fino ad alcuni giorni alla settimana. Gli ospiti sono adulti, sempre più spesso giovani, indicativamente tra i 18 e i 45 anni. Non esiste un unico modello di famiglia: possono candidarsi anche persone singole e, negli anni, hanno partecipato pure sacerdoti. Gli operatori seguono ogni per-
corso con visite settimanali. Una volta al mese le famiglie si incontrano in un gruppo di auto-mutuo aiuto per condividere esperienze e difficoltà. Sono previsti un rimborso spese mensile, formazione continua e sostegno dell’équipe. Attivo nell’ex Ulss 9 dal 2002 e nell’attuale Ulss 2 dal 2023, il progetto ha coinvolto circa 50 famiglie e un centinaio di persone. Attualmente sono una decina i nuclei impegnati nell’accoglienza. L’obiettivo è ampliare la rete, così da individuare gli abbinamenti più adatti alle esigenze di ciascuno. Dopo la pandemia trovare nuove disponibilità è diventato più difficile, anche per lo stigma che ancora circonda la salute mentale. «Accogliere significa aprire una porta, ma soprattutto creare uno spazio perché una persona possa ritrovare il proprio posto nel mondo», sottolinea Simona Sforzin, direttrice dei Servizi Socio-Sanitari dell’Ulss 2. «Lo IESA ci ricorda che la cura non è fatta soltanto di servizi e professionisti, ma anche di relazioni, quotidianità e comunità». Per Carola Tozzini, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale, la dimensione familiare cambia il modo in cui la persona si relaziona e si percepisce: «Non si sente più ai margini, ma parte di un contesto nel quale ha un ruolo e può essere protagonista». Enrica, che ospita ancora una giovane donna, conferma il valore dell’accompagnamento: «In questi anni non ho mai avuto paura, perché non mi sono mai sentita sola». E nella vita condivisa anche la fragilità passa in secondo piano: «Dentro una famiglia, a un certo punto non la vedi più: le dinamiche si intrecciano e diventano semplicemente vita insieme».
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aggiungere una persona ferita anche dopo il tramonto, quando il terreno impedisce l’atterraggio e le squadre via terra faticano ad avvicinarsi. È il traguardo dell’elisoccorso notturno del Suem 118 di Treviso, che in cinque anni ha effettuato 776 interventi, ampliando progressivamente la propria capacità di affrontare le emergenze. Il bilancio comprende 392 soccorsi primari e 384 trasferimenti secondari, con una media di circa 160 missioni all’anno. Il percorso è cominciato con il primo volo del 29 settembre 2021. Allora l’elicottero poteva atterrare soltanto in punti conosciuti, censiti e illuminati, come i campi sportivi. Da quella prima fase il servizio si è sviluppato attraverso nuove autorizzazioni, tecnologie e formazione, fino a consentire interventi in scenari sempre più difficili. La novità più recente risale al primo febbraio 2026: da quel momento l’equipaggio trevigiano può eseguire anche di notte operazioni speciali con il verricello e manovre di hovering, mantenendo cioè l’elicottero fermo in volo durante il recupero. Una possibilità preziosa sia in pianura sia in montagna, soprattutto dove non esistono spazi per posare il mezzo.
Nei mesi successivi sono stati effettuati 15 interventi notturni in ambiente montano, recuperando persone ferite o rimaste bloccate in luoghi difficilmente accessibili. Tra le missioni più impegnative figura quella compiuta a maggio sulla Torre Grande delle Cinque Torri. Dopo il tramonto, alcuni alpinisti sospesi negli imbraghi sono stati raggiunti e recuperati con un’operazione che ha coinvolto equipaggio di volo, verricellista, tecnici del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico ed équipe sanitaria. Una situazione nella quale rapidità e precisione erano decisive. Alla base del servizio c’è l’integrazione tra Ulss 2 Marca trevigiana e Ulss 1 Dolomiti. Il coordinamento delle Centrali operative e il lavoro degli elicotteri “Leone” e “Falco” permettono di garantire una risposta nell’arco delle 24 ore, mettendo insieme competenze sanitarie, aeronautiche e tecniche. L’anniversario racconta dunque un’evoluzione concreta dell’assistenza: poter arrivare più vicino al paziente anche nel buio e negli ambienti impervi. Un risultato sostenuto da addestramento continuo, procedure condivise e collaborazione tra tutti i professionisti del soccorso.
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Spazi, ricerca e competenze: l’ecosistema trentino per le imprese Sei Centri Tecnologici, oltre 200 aziende insediate e una rete che unisce attività produttive, innovazione e ricerca.
In Trentino, imprese, startup, università e centri di ricerca si incontrano in un ecosistema pensato per trasformare competenze e nuove idee in opportunità di crescita. Una rete di spazi, laboratori e servizi nella quale sviluppare tecnologie, costruire collaborazioni e far crescere progetti imprenditoriali. Al centro del sistema c’è Trentino Sviluppo, società della Provincia autonoma di Trento che accompagna le imprese e gestisce sei Centri Tecnologici, con oltre 200 aziende insediate. PiùSCARICA che semplici L’APP sedi, sono RADIO luoghi nei qualiVENETO24 attività produttive, SUL TUO SMARTPHONE ricerca e innovazione convivono. Ogni centro ha una propria vocazione. A Rovereto, Polo Meccatroni-
ca e Polo Sostenibilità sono dedicati alla manifattura avanzata e all’innovazione sostenibile. A questi si affiancano i Business Innovation Centre multisettoriali di Trento, Mezzolombardo e Pergine Valsugana, dove ha sede anche l’Hub Scienze della Vita, specializzato nelle biotecnologie. pare attività produttive e progetti La rete offre spazi da 20 a 1.000 ad alto contenuto di ricerca e innometri quadrati per uffici, laboravazione. Le iniziative devono rientori e attività produttive, servizi di trare nelle aree provinciali S3: sofacility management e gli strustenibilità, montagna e risorse menti di accompagnamento di energetiche; ICT e trasformazione Trentino Sviluppo. digitale; salute, alimentazione e Possono insediarsi imprese già Ascoltaci in tutto il Veneto in auto sul stili di vita; industria intelligente. attive o di nuova costituzione, L’accesso avviene attraverso un interessate ad aprire un’unità Avviso pubblico che, in presenza operativa in Trentino per svilup-
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