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lapiazza di Treviso - mag26

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Provincia: avanzo da 15 milioni di euro per scuole, strade e Villa Franchetti

Il Veneto vuole

l’autonomia energetica, Bitonci: “Lavoriamo sulle concessioni”

Con i cordoni della borsa ormai stretti dal bilancio approvato, il Consiglio Regionale del Veneto si è trasformato in un palcoscenico di scontri verbali che vanno ben oltre la semplice contabilità. È una sfida di visioni, un “botta e risposta” continuo che vede la maggioranza difendere il modello veneto e le opposizioni tentare di scardinarlo pezzo dopo pezzo.

Il primo vero scontro frontale riguarda la mobilità. Carlo Cunegato, dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra, ha scosso l’aula con un attacco durissimo: “Presidente, mentre nel resto del mondo si corre verso il futuro, nel vicentino siamo fermi a treni a gasolio che sembrano reperti archeologici. Pagare abbonamenti esorbitanti per servizi da terzo mondo è un insulto ai lavoratori”.

Modello veneto: funziona davvero? SOCIALE,

Non si è fatta attendere la replica dai banchi della Lega e della Civica Zaia, che hanno risposto piccati: “Non abbiamo la bacchetta magica per elettrificare migliaia di chilometri in una notte, gli investimenti sono programmati e servono tempi tecnici, non slogan”. Ma è stato Giovanni Manildo del Partito Democratico a rincarare la dose, spostando l’asse sul sociale: “I tempi tecnici non sfamano le famiglie.

Con 25 milioni, briciole rispetto ai 19 miliardi totali, potremmo dare trasporti gratuiti agli studenti. Non farlo è una scelta politica deliberata contro i giovani”.

SICUREZZA URBANA, UNA CHIMERA FRA AZIONE E PREVENZIONE

AGGRESSIONI E RAPINE

Centro Sollievo, rete in espansione e vicina alle famiglie nella Marca trevigiana

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

• Nicola Stievano

Nel suo ultimo film, La grazia, Paolo Sorrentino ci consegna l’immagine di un Capo dello Stato che abita la «bellezza del dubbio». Così nelle sale austere e silenziose del Quirinale la burocrazia non è il mostro che tutti denunciamo, ma un argine saggio, un tempo sospeso di riflessione. “La burocrazia, tutti la detestano - a erma il presidente del film - perché è lenta ma serve proprio a questo: a non prendere decisioni a rettate”.

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BENETTON PUNTA

ALL’ATTIVO ENTRO IL 2027

Il gruppo Benetton prevede di chiudere definitivamente la fase delle perdite entro la fine del 2026 per tornare in attivo già nel 2027.

È quanto emerso durante un incontro con i sindacati in cui l’amministratore delegato Claudio Sforza ha illustrato le linee del piano industriale. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni dei lavoratori, il percorso di riduzione del personale avviato nell’estate del 2024 è ormai in via di conclusione. L’organico dovrebbe stabilizzarsi attorno alle 550 unità, senza ulteriori interventi di ridimensionamento.

Parallelamente, si aprono prospettive sul fronte della logistica. Nella nuova società Logistic 360, partecipata al 51% da Poste Italiane e al 49% da Benetton Logistics, sono previste nuove assunzioni nei prossimi mesi, oltre ai circa 150 dipendenti attualmente impiegati.

La società eredita una capacità operativa importante, pari a circa 100 milioni di capi gestibili, ma al momento questa potenzialità viene utilizzata solo in parte, attorno al 30%. Una situazione che, secondo quanto spiegato durante l’incontro, lascia spazio a nuove occasioni di sviluppo commerciale.

Nel complesso, il progetto del gruppo guarda a una realtà più contenuta rispetto al passato, ma con un’organizzazione più snella ed e iciente, senza ulteriori ricorsi a tagli del personale.

Presentato ai sindacati il piano del gruppo: perdite azzerate entro il 2026

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

Peccato che, uscendo dalla sala e tornando alla cronaca, il dubbio si trasformi in sospetto e la saggezza della procedura in una fretta che lascia storditi.

Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti per ragioni umanitarie somiglia a un copione scritto male, dove la nobile “cura estrema dello Stato” inciampa su un nome che evoca i fantasmi di una stagione politica che è ancora lontana dall’essere archiviata e che continua a maturare i suoi frutti avvelenati. Perché tanta urgenza?

Perché quel velo di riservatezza che oggi, alla luce delle inchieste giornalistiche, appare anziché come la doverosa tutela verso un minore come piuttosto un maldestro tentativo di tenere sotto traccia una vicenda esplosiva?

A squarciare l’esile velo del silenzio è un’inchiesta giornalistica che prima rende pubblico il provvedimento firmato dal Presidente della Repubblica e in seguito ne svela i tanti lati oscuri, dagli intrighi in Venezuela in cui a farne le spese sono proprio dei bambini indifesi, alle visite fantasma in ospedali italiani che si a rettano a smentire contatti o consulenze. Se queste fondamenta crollano, non siamo più di fronte a una scelta politica discutibile o ad una decisione che può sembrare superficiale ma a un vero e proprio corto circuito istituzionale. Nel caos che ne è seguito finisce anche il rimpallo delle reciproche respons-

abilità. Il Quirinale non indaga, non fa il detective, si è detto: il Presidente della Repubblica esercita il suo potere di concedere o negare la grazia sulla base di un’istruttoria tecnica che gli viene consegnata. È il Ministero della Giustizia a dover garantire la genuinità di quel fascicolo che a sua volta ha ricevuto dalla Procura che ha condotto le indagini “sul campo” e tratto le proprie conclusioni. Ma in questo passaggio qualcosa si è rotto e qualcuno ha si è lasciato prendere la mano, quantomeno, da una insolita fretta o approssimazione, che di fronte a provvedimenti così definitivi come una grazia, è sempre cattiva consigliera. Non si può permettere che lo strumento della grazia - un atto quasi sacro, per questo concesso con parsimonia dai capi di stato - venga profanato da procedure opache o, peggio, da falsità documentali. Ecco allora la richiesta di chiarimenti urgenti del Quirinale al ministro della Giustizia per fare luce su un caso che potrebbe condizionare pesantemente il confronto politico. Mentre il Governo fa quadrato attorno a un Guardasigilli sempre più in a anno e la procura corre ai ripari con un rapido supplemento di indagine, resta l’amarezza per un’istituzione che meritava più rispetto. La grazia, diceva il film, è bellezza. Qui, purtroppo, sembra rimasta solo la bruttezza di una trappola tesa alla credibilità dello Stato.

segue da pag. 1

Violenza minorile senza tregua: l’allarme che Treviso non riesce a spegnere

Il fenomeno baby gang pare non a ievolirsi, restando di estrema attualità. A fine 2025 Treviso compariva in vetta alla classifica nazionale pubblicata sul Sole 24 Ore per numero di denunce relative alle scorribande di minori fuorilegge e a episodi di violenza giovanile, pur risultando tra le città più sicure d’Italia. L’allarme era stato lanciato anche dal sindaco, Mario Conte, che aveva definito il fenomeno“un’emergenza”. Molto diversa la sua posizione raccolta qualche giorno fa. “I dati oggi sono assolutamente incoraggianti. Non mi pare che Treviso in questo momento passi alla ribalta per fenomeni di baby gang, al netto di qualche misurata situazione che però è stata ben gestita dalle forze dell’ordine”. Purtroppo gli episodi di violenza con protagonisti i minori continuano però a riempire le cronache cittadine.

È del 6 maggio, la conferma della condanna a 8 anni per uno dei componenti la gang formata da sei minorenni e quattro maggiorenni che ha aggredito il trevigiano Francesco Favaretto, di 22 anni, provocandone la morte. Il 16enne condannato in appello, la sera del 12 dicembre del

• Aldina Vincenzi Sicurezza urbana/1.

2024, avrebbe colpito il ragazzo con un coccio di bottiglia. Il 27 marzo scorso sono avvenuti altri due gravi fatti di cronaca. A Conegliano i carabinieri hanno denunciato tre giovani (due sedicenni e un diciassettenne) per tentata rapina ai danni di un coetaneo. Il fatto risale a febbraio, quando un ragazzo di 15 anni è stato aggredito all’esterno dell’istituto scolastico Galileo Galilei. Il tentativo di rubargli il denaro e il giubbotto è stato sventato solo per il tempestivo intervento di un passante che ha allertato il locale comando dei carabinieri, ma la vittima ha riportato diverse lesioni personali. Individuati, gli aggressori sono stati deferiti all’autorità giudiziaria minorile competente. Il secondo episodio è avvenuto addirittura all’interno di un oratorio parrocchiale, quello di Trevignano. Per la prima volta nella Marca, i Carabinieri hanno contestato il reato di stalking a due minori italiani dopo che un tredicenne è riuscito a reagire alle angherie e alle violenze di una gang di quattordicenni che lo bullizzava dal settembre dell’anno scorso. La giovane vittima era stata costretta a subire una lunga serie di vessazioni fisiche e psicologiche

La Provincia lancia “Orizzonte Giovani”

Prevenzione del disagio adolescenziale, contrasto alla dispersione scolastica e promozione dello sport come strumento educativo e di inclusione, sono i tre cardini attorno ai quali ruota e prende forma il progetto “Orizzonte giovani”, promosso dalla Provincia di Treviso e finanziato con 137.500 euro, 110.000 dei quali ottenuti grazie al bando “Province per i Giovani”. Previsto innanzitutto il potenziamento dello sportello “Ti ascolto” e l’attivazione di percorsi psico-educativi personalizzati, ma fondamentale risulta quella che viene denominata “Azione di Educativa di Strada” per intercettare i gruppi giovanili più di icili, con attività di street music e orientamento. Verranno incentivati inoltre la co-progettazione e realiz-

zazione di laboratori in spazi urbani vulnerabili (per favorire la cittadinanza attiva e rivitalizzare i luoghi) e i percorsi di supporto personalizzato per studenti in dispersione scolastica. Fondamentale, nell’intento degli organizzatori, la realizzazione di altri percorsi formativi rivolti ad atleti, allenatori e dirigenti sportivi under 35 per la promozione di rispetto, empatia, gestione delle emozioni e prevenzione delle discriminazioni in ambito sportivo. Il presidente, Marco Donadel, non nasconde la soddisfazione. “La Provincia si conferma ente capofila e punto di coordinamento tra istituzioni, scuole e partner, promuovendo il lavoro di rete per costruire risposte e icaci e durature e accompagnare ragazze e ragazzi

mesi, ma l’episodio più grave è avvenuto in marzo, quando i tre hanno colpito ripetutamente il ragazzino provocandogli serie lesioni. Pochi giorni dopo, davanti all’istituto Cerletti di Conegliano, due studenti sono stati avvicinati da tre coetanei con la scusa di dover incontrare una ragazza, e sono stati quindi derubati, schia eggiati e minacciati, ma hanno avuto il coraggio di denunciare l’accaduto, dando il via

alle indagini che hanno portato ad individuare i tre, stranieri incensurati. Anche a fine aprile una baby gang ha minacciato con un coltello due studenti 16enni a Conegliano, rapinandoli. Il tema della violenza giovanile resta perciò di estrema attualità, mentre si tenta di correre ai ripari, come si può. Il 15 aprile è stato organizzato un flashmob dai genitori dei ragazzi aggrediti a Porta San Tomaso nel dicembre 2025, intitolato “Treviso dice no alla violenza giovanile”. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, dal canto suo, esprime “viva e motivata preoccupazione per il grave episodio di aggressione verificatosi lo scorso 27 aprile a Mignagola di Carbonera” ai danni del tabaccaio Giovanni Galletti da parte di tre minori, che gli hanno spaccato il naso oltre ad avergli danneggiato il locale e il distributore automatico. “La vicenda - sempre secondo gli insegnanti - sollecita una riflessione sul ruolo dell’educazione e sulla necessità di dare piena attuazione alle finalità dell’educazione civica.”

in un percorso di crescita più consapevole e inclusivo”. “Il lavoro di rete è il valore aggiunto – sottolinea il consigliere provinciale delegato alle Politiche Giovanili Matteo Bellinato - reso possibile grazie a una collaborazione intersettoriale tra tutti i partner coinvolti: Cooperativa Kirikù, Comunità Murialdo, Volontarinsieme, Sport Target, ULSS 2, CONI provinciale, U icio Scolastico Provinciale e Comune di Treviso.” Il 7 maggio, all’Istituto Sansovino-Obici di Oderzo, si è tenuto intanto un workshop dedicato a cittadinanza attiva e inclusione. Un momento di confronto diretto con studentesse e studenti.

• (A.V.)

durate

Sicurezza

urbana/2. Ma baby gang e delinquenza non

demordono

ZONA ROSSA “ALLARGATA” E PROROGATA

FINO AL 7 GIUGNO: CONFERME

Il vertice in Prefettura che si è svolto il 1 aprile ha decretato la proroga della zona rossa “allargata” di Treviso fino al 7 giugno di quest’anno. I dati forniti da Questura e forze dell’ordine hanno convinto il Prefetto, Angelo Sidoti, a confermare le azioni di controllo intraprese fin da maggio 2025. Continueranno ad esser coperte, per intenderci, la zona che va da via Dandolo, dietro la stazione dei treni, per tutta via Roma e Corso del Popolo fino a piazza Borsa, aree notoriamente a rischio disordini. In particolare, via Lungo Sile Mattei, viale Cacciatori, via Terraglio, le strade del Mozzato, San Zeno e Sant’Antonino, via Zorzetto, vie e vicoli Fiumicelli e Pescatori, viale F.lli Bandiera, via Reggimento Italia Libera,

via Santa Margherita e via Toniolo. Sono proseguiti anche nell’ultimo fine settimana di inizio maggio i servizi straordinari di controllo del territorio disposti dal Questore di Treviso, Alessandra Simone. Nel corso dei servizi, durante i quali sono state presidiate le note aree del centro cittadino maggiormente interessate dall’a lusso dei giovani, sono stati complessivamente identificati - nell’intero fine settimana - circa 400 soggetti, di cui oltre 150 minori. Dall’istituzione di maggio 2025 sono state identificate all’interno della zona rossa 18.049 persone. Sono stati inoltre complessivamente applicati 50 provvedimenti di allontanamento, soprattutto a carico di soggetti con precedenti in materia reati contro la

persona, contro il patrimonio e in materia di sostanze stupefacenti. La Polizia di Stato, con il concorso operativo di tutte le altre forze di polizia, continuerà a dare il massimo impulso ai servizi di prevenzione e controllo del territorio, implementando la propria presenza nei luoghi ad alta frequentazione della città, per garantire la sicurezza dei cittadini e la piena fruibilità degli spazi pubblici. Di certo le forze dell’ordine hanno messo in atto più di un migliaio di identificazioni e decine di allontanamenti, ra orzando, secondo il sindaco Mario Conte, il rapporto con i cittadini. “Grazie alla zona rossa - sono le sue parole- la percezione di sicurezza è certamente molto migliorata in città. Dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione e far capire ai delinquenti che a Treviso non si viene per disturbare né per compiere reati”. Il sindaco ammette però che la sola deterrenza alla criminalità non basta. “È necessario fare prevenzione, che però deve portare a un nuovo modello sociale. Per i più giovani resto dell’idea che la soluzione stia nell’aumentare le possibilità di fare sport e cultura, di organizzare una proposta che

Furto in villa a San Zenone degli Ezzelini

Continuano le indagini per cercare indizi che permettano agli investigatori, i Carabinieri della compagnia di Castelfranco Veneto, di risalire all’identità dei componenti la banda che la sera del 19 aprile ha malmenato, immobilizzato e rapinato Fabio Gallina nella villa dove l’uomo era andato a vivere da poco, in via Ca’ Bembo a San Zenone degli Ezzelini. Un incubo, per Gallina, fondatore ed ex socio, col fratello Paolo, di Asolo Dolce, nota industria di pasticceria del trevigiano, che nonostante lo shock e i traumi subiti nell’aggressione è riuscito a mantenere la lucidità necessaria per reagire. I fatti. L’imprenditore aveva appena rinchiuso il suo cane nel recinto apposito, dopo aver passeggiato in sua compagnia per la vasta proprietà della villa. Entrando in casa è stato però stordito da un malvivente appostato in un angolo.

L’uomo non ha potuto vedere in faccia l’aggressore. Spinto a terra, gli è stato intimato di non guardare, mentre con delle fascette da elettricista e il guinzaglio del cane gli venivano legati mani e piedi. Sembra che i malviventi accorsi ad aiutare il complice fossero due. Nel giro di pochi minuti era stata individuata la cassaforte. Facilitati dalla presenza delle chiavi, i rapinatori sono riusciti subito ad aprirla e a prelevarne il contenuto. Ventimila euro e una pistola il bottino col quale sono fuggiti, senza lasciare tracce se non le ferite riportate dal padrone di

casa, fatto persino spogliare probabilmente per non far rinvenire positività di Dna sui vestiti. Ed è ancora spogliato che Gallina, dopo qualche ora, è riuscito a liberarsi dal guinzaglio che gli fermava le caviglie e, con le mani ancora legate dietro alla schiena, ha dato l’allarme recandosi non senza di icoltà alla vicina pizzeria. Ora fascette e guinzaglio sono state inviate al Ris di Parma, ma pare che i rapinatori - che parlavano italiano - avessero architettato il piano con grande precisione, contando sull’assenza di telecamere, usando guanti e fuggendo con un estintore col quale cancellare impronte e tracce.

comprenda tutte le componenti della società. E su questo il Comune sta lavorando molto”. E aggiunge “se, per esempio, le scuole fossero aperte anche il pomeriggio gli studenti potrebbero rimanere protetti all’interno di luoghi valoriali. Credo che questo ci aiuterebbe un po’ di più a prevenire certi episodi”. Ma la tranquillità, per chi vive alcune zone del centro, è ancora un’utopia. I cittadini continuano ad aver paura, a

fare segnalazioni e a filmare dalle loro abitazioni gente sospetta, soprattutto giovani stranieri, che praticano spaccio o provocano risse. I video dei residenti confermano che lo smercio di sostanze stupefacenti, seppure in forma ridotta, continua nonostante la zona rossa e i vari provvedimenti.

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• Aldina Vincenzi

MONIGO CAMBIA VOLTO: VIA 88 ALLOGGI FATISCENTI, ARRIVANO 163 CASE GREEN

AMonigo l’edilizia popolare sta cambiando faccia. 88 alloggi fatiscenti verranno demoliti e al loro posto sorgeranno ben 163 nuovi appartamenti innovativi che potranno usufruire di tecniche di costruzione d’avanguardia volte al risparmio e all’e icientamento energetico. Il tutto immerso in un parco verde ad uso pubblico, collegato alla città attraverso una pista ciclabile. I primi 32 alloggi sono stati inaugurati in aprile con prevedibile grande orgoglio e larga partecipazione delle istituzioni. Presenti in primis il presidente di ATER Treviso, Mauro Dal Zilio e la vicepresidente di ATER Treviso, Marina Bonotto. Non hanno voluto mancare nemmeno il sindaco di Treviso, Mario Conte, e il presidente della Provincia di Treviso, Marco Donadel. Intervenuta anche l’assessora all’Abitare della Regione Veneto, Paola Roma, assieme all’assessore al Sociale del Comune di Treviso, Gloria Tessarolo, e a diversi consiglieri regionali. “Si tratta di opere fondamentali - spiega Dal Zilio - che

prevedono 16 più 16 alloggi. Altri 16 sono in lavorazione qui davanti e ulteriori 16 arriveranno con i prossimi stralci del PINQUA, senza dimenticare che sempre a Monigo ne abbiamo 48 appena realizzati”.

“Oggi è una giornata importante perché si danno risposte a tanti cittadini in di icoltà, con un bene rispettoso anche del futuro” è il commento di Marco Donadel, presidente della Provincia di Treviso. Necessari per le realizzazioni oltre 30 milioni di euro di investimento, PINQUA E PNRR, a cui si aggiungono 13 milioni di fondi propri di ATER, ottenuti grazie soprattutto a operazioni finanziarie, aste, riduzione della morosità. Solo per gli alloggi appena inaugurati è stato necessario pescare risorse per 10 milioni di euro. Il paesaggio urbano influenzato dalle ricostruzioni post-belliche e dall’espansione sta così via via trasformandosi a favore delle famiglie più fragili. Mario Conte puntualizza come “avere 100 appartamenti messi a disposizione della comunità significa davvero

fare politiche concrete”. L’Azione 1 del PINQUA di Treviso prevede infatti la ristrutturazione urbana nella porzione di territorio situato tra le vie Feltrina, Cisole, Castagnole, La Bassa, e la demolizione di 11 fabbricati di edilizia residenziale pubblica risalenti al secondo dopoguerra.

Seguirà la realizzazione in 7 stralci progressivi dei 163 nuovi alloggi, sia ERP (sociale) che ERS (calmierata). Col PINQUA verranno inoltre rifatte le linee dei servizi della zona Feltrina-Cisole-la Bassa, per quanto riguarda gli allacci ai sottoservizi di fognatura, telefono, luce e acquedotto. Per quanto riguarda l’autonomia e l’occhio di riguardo verso risparmio e ambiente, gli edifici saranno dotati di pannelli fotovoltaici a servizio dell’impianto elettrico condominiale. Inoltre, ogni alloggio sarà autonomo grazie alla pompa di calore elettrica per riscaldamento/acqua calda sanitaria e dotato di un dispositivo di ventilazione meccanica assistita con recupero di calore. I 32 alloggi appena inaugurati sono suddivisi in due edifici a 4 piani

Tpiù un seminterrato ad uso garage. Una, due o tre camere con metrature variabili dai 51 agli 80 mq. Massima l’accessibilità: le unità sono servite da 4 ascensori. Prevista anche una

TREVISO PRIMA NEL VENETO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI

reviso eccellenza in Italia e prima nel Veneto per gestione dei rifiuti. In occasione della Giornata Mondiale della Terra, la Provincia di Treviso ha diramato l’analisi condotta dall’U icio Statistica dell’Ente basata su dati ISPRA 2024 che dimostra come il territorio della Marca sia uno dei fiori all’occhiello italiani con il primato assoluto nella regione d’appartenenza. In un quadro che vede l’Italia sempre più sostenibile dove aumentano i rifiuti ma cresce anche l’e icienza della raccolta in tutta la penisola, Treviso comunque si distingue.

La produzione pro capite è tra le più basse del Veneto (421,3 kg/ab·anno) e a questo modello virtuoso si a ianca un’alta percentuale di raccolta di erenziata, che si attesta al 89% dei rifiuti complessivamente prodotti dalla comunità. Tutti e 94 i comuni del territorio provinciale hanno superato la meta stabilita a livello nazionale nella percentuale del 65%, con 56 Comuni che registrano percentuali di raccolta di erenziata anche oltre il 90%.

Osservando i dati veneti sui rifiuti urbani pro capite, l’analisi evidenzia come la provincia

predisposizione per l’ingresso della fibra ottica in ogni appartamento.

• Aldina Vincenzi

guarda già oltre. Contribuirà con 50.000 euro complessivi a sostenere i 19 progetti candidati dai Comuni della Marca Trevigiana al bando plastica 2025 che hanno ottenuto l’accesso all’incentivo. Tra le progettualità ammesse al finanziamento: eventi di sensibilizzazione a tema, acquisto di borracce e installazione di erogatori, adozione di vademecum e giornate di raccolta dei rifiuti nelle aree sensibili. • (A.V.) Abitare.

di Treviso sia, in valore assoluto, il territorio che produce meno rifiuti, con 421,3 kg di immondizia urbana per abitante all’anno, contro i 524,9 kg della media veneta totale. Nella Marca la raccolta di erenziata supera del 10% la media regionale (che gravita attorno al 78,2%). Marco Donadel, a capo dell’Ente, riassume: “La Provincia di Treviso combina bassa produzione e altissima intercettazione delle frazioni di erenziate, segno di un sistema di gestione maturo, un vero caso di riferimento”. L’Ente provinciale trevigiano, comunque,

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LA CITTÀ

L’evento. Il capolavoro di Pietro Germi, Palma d’Oro nel 1966, proiettato in versione restaurata nella sezione Cinéma de la Plage

TREVISO PROTAGONISTA

AL FESTIVAL DI CANNES 2026

Cannes si prepara a riabbracciare il cinema italiano e, con esso, l’anima più autentica e gra iante della Treviso degli anni Sessanta. In occasione della 79ª edizione del Festival di Cannes, in programma dal 12 al 23 maggio l’organizzazione ha svelato il prestigioso calendario del Cinéma de la Plage. Tra i classici restaurati che illumineranno lo schermo sulla spiaggia di Macé, spicca un titolo che è parte integrante dell’identità culturale veneta: “Signore & Signori” di Pietro Germi. L’appuntamento è fissato per giovedì 21 maggio alle ore 21:30. Sotto le stelle della Costa Azzurra, a pochi passi dal mare, il pubblico internazionale potrà ammirare la nuova versione del film, curata dalla Cineteca di Bologna. Il restauro arriva dopo un’anteprima estiva in pellicola tenutasi nel parco di Palazzo Foscolo a Oderzo, segnando il ritorno u iciale in grande stile di un’opera che ha fatto la storia della commedia all’italiana. Sebbene il film sia ambientato nell’immaginaria cittadina di “Rezenga”, ogni inquadratura trasuda l’atmosfera di Treviso. Scritto dal celebre sceneggiatore trevigiano Luciano Vincenzoni, il film racconta con ironia feroce le ipocrisie della medio-alta borghesia di provincia. Attraverso tre storie intrecciate, Germi mette a nudo i tradimenti, i segreti e le contraddizioni nascoste dietro una facciata di impeccabile perbenismo. Interpretato da un cast leggendario, che vede protagonisti Gastone Moschin e l’indimenticabile Virna Lisi, il film trionfò a Cannes esattamente sessant’anni fa, nel 1966, aggiudicandosi la Palma d’Oro. Insieme a “Divorzio all’italiana” e “Sedotta e abbandonata”, “Signore & Signori” completa la trilogia di Germi sulla società italiana, ed è stato inserito di diritto nella lista dei 100 film italiani da salvare.

La rassegna sulla Croisette si conferma uno degli eventi più amati del Festival, capace di unire il prestigio dei restauri alla suggestione della visione all’aperto.

Le proiezioni inizieranno mercoledì 13 maggio con un tributo ai 40 anni di “Top Gun”, per poi proseguire con una selezione di altissimo livello che include:

• Un omaggio al maestro spagnolo Carlos Saura.

• Il ritorno del grande regista sociale Ken Loach.

• Un tributo speciale a Brigitte Bardot con la proiezione di “Viva Maria!” di Louis Malle. Per l’occasione, la Plage Macé sarà rinominata temporaneamente “Plage Brigitte Bardot”.

La proiezione di “Signore & Signori” non è

solo un atto di memoria cinematografica, ma rappresenta una vetrina d’eccezione per Treviso. Vedere le piazze, i canali e lo stile di vita della Marca proiettati su uno dei palcoscenici più importanti del mondo ria erma il valore del binomio tra cinema e territorio. Mentre la Cineteca di Bologna si prepara a presentare u icialmente questo gioiello restaurato, la città di Treviso si riscopre ancora una volta musa ispiratrice di un capolavoro senza tempo, capace di far ridere e riflettere generazioni di spettatori a ogni latitudine.

Il 21 maggio, dunque, un pezzo di cuore veneto batterà forte sulla spiaggia più famosa del cinema mondiale.

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’ospedale Ca’ Foncello di Treviso registra un record di nascite in un solo giorno. Diciassette i parti avvenuti il 15 aprile scorso: otto femmine e nove maschi in perfetta salute. Nessuno dei nuovi nati ha avuto bisogno della terapia intensiva neonatale. In un clima impegnativo ma festoso, l’equipe di medici guidata dal direttore dell’unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia, Francesco Pirrone, ha registrato il picco tra le 7 e le 16, quando sono venuti alla luce 10 bimbi, tre dei quali sono nati addirittura in contemporanea. “Quando c’è necessità di supporto, come in questo caso, il nostro personale si rende disponibile per aiutare a gestire al meglio la situazione”, spiega la primaria di terapia intensiva, patologia neonatale e nido, Paola Lago. La capacità di gestire volumi così elevati di lavoro in sicurezza è il risultato della sinergia tra ginecologi, ostetriche, anestesisti rianimatori, infermieri, oss, medici e infermieri della Terapia intensiva neonatale e dell’unità operativa complessa di Anestesia e Rianimazione. “Se si raggiungono picchi di 17 parti al giorno, la sfida non è solo clinica ma organizzativa” spiegano il direttore dell’UOC di Anestesia e Rianimazione del Ca’ Foncello, Paolo Zanatta, e la Responsabile dell’Unità semplice di Anestesia in Ostetricia, Valentina Ortolan. Il ritmo resta elevato anche durante tutto l’arco dell’anno. Nel 2025, a fronte di un volume complessivo di 2448 parti, il reparto ha e ettuato 651 cesarei di cui 389 in codice giallo o rosso. Numeri che preoccupano il sindacato Nursing Up. “Le linee guida e l’Accordo Stato-Regioni 2010 - si legge in una nota - imporrebbero la presenza di almeno 5 ostetriche per turno in sala parto. Attualmente, all’ospedale di Treviso, ne sono presenti solo 3 che devono farsi carico anche del pronto soccorso, degli ambulatori, del reparto e della strumentazione in sala cesarei”. Nursing Up chiede quindi a gran voce un incontro con la nuova direzione dell’Ulss 2, il direttore dell’unità operativa e la coordinatrice del reparto per definire un piano di azioni di adeguamento del personale.

Baby Boom al Ca’ Foncello di Treviso

Giovani protagonisti. Rivivere la Resistenza con

un gioco di ruolo

UN 25 APRILE DIVERSO CON L’ESPERIENZA IMMERSIVA ALLA NIDIL CGIL DI TREVISO

Come calarsi davvero in un partigiano in azione nelle campagne del trevigiano interpretando i protagonisti della brigata Garibaldi Ugo Bottacin. NIdiL CGIL di Treviso e l’Anpi provinciale hanno deciso di scovare una via alternativa e inedita per celebrare il 25 aprile e per rinverdire il ricordo di ciò che è successo 80 anni fa. La scommessa: organizzare un pomeriggio originale attraverso un gioco di ruolo sulla Resistenza nel Medio Piave. Esperienza definita “coinvolgente” dai 25 giocatori che si sono ritrovati attorno a quattro tavoli sistemati nell’auditorium della CGIL di via Dandolo a Treviso. Alessandro Squizzato, segretario generale della NIdiL CGIL trevigiana, precisa che “l’iniziativa era a numero chiuso su prenotazione per permettere a tutti i partecipanti di avere una esperienza ideale.” Ogni tavolo è stato condotto

da un master, che guidava il gioco. Circa metà dei partecipanti erano giovani sotto i 30 anni - notizia positiva - ma erano presenti tutte le età. La più giovane giocatrice aveva 12 anni, la più anziana 70. Per la quasi totalità dei partecipanti si trattava di intraprendere per la prima volta un gioco del genere. Ogni tavolo ha inscenato un’avventura ispirata alle reali vicende della resistenza trevigiana tra il 31 ottobre e il 1 novembre 1944. “Abbiamo riscontrato un feedback estremamente positivo da parte di tutti. Ci è stato chiesto da più parti di replicare la cosa e stiamo studiando le modalità per renderla accessibile a più persone” anticipa Squizzato, precisando inoltre l’importanza di “sensibilizzare e chiamare all’impegno contro ciò che di fascismo, oppressione, imperialismo è rimasto ancora nel presente”. Vero protagonista dell’evento è stato Banditi!, il gioco di

ruolo divulgativo ideato da Monica Bonvicini e pubblicato da Cronache Ribelli. L’esperienza immersiva ha permesso ai partecipanti di vivere in prima persona, attraverso il racconto e l’interazione, episodi e atmosfere della lotta di Liberazione che si è tenuta nel territorio del glorioso fiume veneto. Ad inaugurare il pomeriggio alternativo, oltre all’intervento di Squizzato, quelli di Mauro Mattiuzzo, presidente dell’ANPI di Maserada e portavoce del coordinamento ANPI dei comuni di Treviso Nord, e di Rossana Careddu, della segreteria confederale della CGIL di Treviso. Prima di iniziare, anche un collegamento con l’autrice, Monica Bonvicini. Poi via alla sessione di gioco: i partecipanti sono stati introdotti all’immedesimazione da guide esperte in un’unica avventura ispirata al documentario 20 mesi. Storie di Resistenza nel Medio Piave di Michele Angrisani. Armati di carta,

matita e dadi, i giocatori sono stati chiamati a interpretare personaggi e scelte in un contesto storico che richiama le vicende della Guerra di Liberazione, con uno sguardo attuale ai valori dell’antifascismo. Mauro Mattiuzzo riferisce che quando è stato chiesto all’associazione di col-

Treviso celebra le sue eccellenze: consegnati i Totila d’Oro 2026

Nella suggestiva cornice dell’Auditorium Santa Caterina, Treviso ha reso omaggio ai suoi cittadini più illustri durante la cerimonia di conferimento delle civiche benemerenze “Totila d’Oro” e del nuovo riconoscimento “Orizzonte Giovane”. L’evento, svoltosi il 9 maggio, ha celebrato figure che si sono distinte per l’impegno professionale, sociale e culturale, elevando il prestigio della città. Il Sindaco Mario Conte e il Presidente del Consiglio comunale Antonio Dotto hanno aperto la mattinata sottolineando come questi premi non siano semplici traguardi alla carriera, ma simboli di una responsabilità verso il futuro. La cerimonia è stata impreziosita dagli intermezzi musicali del Coro Giovanile dell’Associazione Manzato e dal Quartetto Dafne, che hanno eseguito brani di Schubert, Verdi e Debussy. L’onorificenza più prestigiosa è stata assegnata a sei personalità

d’eccezione:

• Mario Caramel: Dirigente pubblico premiato per il rigore amministrativo, il rispetto della legalità e la costante dedizione alle istituzioni.

• Umberto Zandigiacomi: Architetto e urbanista, riconosciuto per la sua instancabile opera di salvaguardia del territorio e del patrimonio storico-artistico trevigiano.

• Giovanni Ottoni: Dirigente sportivo che ha saputo unire competenza e gentilezza, contribuendo in modo decisivo alla crescita dei valori sportivi in città.

• Dino Daniotti: Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, premiato per l’impegno profuso nella cultura della pace e della memoria storica.

• Giacomo “Giacomino” Benvegnù: Storico ristoratore de “L’Incon-

laborare alla nuova iniziativa, hanno accettato subito, perché “convinti che persegua in modo e icace l’obiettivo di offrire spunti di riflessione per mantenere e rinnovare il processo di memoria collettiva”.

• Aldina Vincenzi

tro”, ambasciatore nel mondo della tradizione enogastronomica e dell’accoglienza trevigiana.

• Andrea Erri: Direttore Generale del Teatro La Fenice, per la sua visione strategica in campo culturale e la capacità di promuovere Treviso oltre i confini territoriali.

Novità assoluta di quest’anno è la benemerenza “Orizzonte Giovane”, conferita a Malak Kounti. Studentessa e sportiva impegnata nel volontariato a favore delle persone più fragili, Malak è stata indicata dal Consiglio comunale dei ragazzi come modello di cittadinanza attiva per le nuove generazioni. «I premiati di oggi sono esempi autentici di amore per la comunità», ha concluso il sindaco Conte, ribadendo l’orgoglio di una città che sa riconoscere e valorizzare il talento messo al servizio del bene comune.

INTERVENTI ASSISTITI CON GLI ANIMALI

ORA C’E’ “LA COMPAGNIA CHE CURA”

Si moltiplica in provincia l’impegno di strutture ospedaliere e RSA per promuovere gli interventi assistiti con gli animali, una forma di avvicinamento della componente sanitaria a quella emozionale che sta riscontrando benefici e ettivi da parte delle persone che possono accedervi. L’ULSS 2, tra le prime a livello nazionale ad adottare il progetto “Compagnia che cura” ha pubblicato nei giorni scorsi un avviso pubblico di ricerca fondi rivolto ad associazioni e a privati (enti e aziende) per poterlo sostenere. L’obiettivo è ambizioso, complesso ed emozionante: permettere ai pazienti oncologici di essere accompagnati dal proprio animale durante le sedute di chemioterapia. “L’iniziativa – spiega il direttore generale Giancarlo Bizzarri –partirà in via sperimentale nell’oncologia dell’ospedale di Montebelluna. Una volta conclusa questa prima fase procederemo a una valutazione con l’obiettivo, se i risultati saranno positivi, di estendere il progetto all’intera Azienda”. La somma prevista per coprire il percorso sperimentale ammonta a 10.000 euro che consentiranno di ga-

rantire la “pet infusion” a un massimo di cinque pazienti.

In particolare il contributo permetterà di redigere procedure di sicurezza e igiene rigorose, formare e retribuire il personale di reparto coinvolto, garantire almeno due giornate mensili dedicate all’accesso degli animali, valutare il benessere dei pazienti coinvolti per rendere il modello replicabile. Ma esiste già un piano rivolto a tutti i pazienti che desiderano essere accompagnati dai propri animali durante il percorso di cura.

Ad oggi sono già operative 16 progettualità in diverse realtà ospedaliere (ambito psichiatrico, pediatrico, pediatrico onco-ematologico, riabilitativo) e territoriali come le Case di Riposo con accessi programmati e periodici. “L’umanizzazione delle cure non è uno slogan, ma una direzione concreta su cui stiamo lavorando ogni giorno” – sottolinea il direttore generale Giancarlo Bizzari. Le famiglie sono radicalmente cambiate: sono sempre meno numerose, gli anziani sono più soli e gli animali da a ezione sono parte, a tutti gli e etti, di un nucleo familiare sempre

più ristretto. Dobbiamo tenerne conto, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, quando le persone a rontano la malattia. Considerare questi nuovi membri della famiglia significa prendersi cura davvero della persona nella sua interezza. Lo sa bene Elisa Elisa Ceschin, 39 anni, di Conegliano, che convive dall’infanzia con l’atassia di Friedreich, una rara malattia genetica neurodegenerativa che compromette progressivamente la

coordinazione. Nel tempo ha trasformato la sua esperienza in un impegno concreto per la sensibilizzazione e il sostegno alla ricerca. E ha sperimentato di persona il benessere vissuto durante le sue degenze, quando le hanno permesso di stare con la sua adorata cagnolina Pani. Così come Barbara Guerra, che ha potuto ricevere in reparto la visita del suo labrador, Joy. E, a partire da aprile, anche l’ORAS – Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione

di Motta di Livenza ha avviato un nuovo progetto “Ripartiamo Insieme, con animali” in collaborazione con la cooperativa sociale Insieme si può, rivolto ai pazienti dell’Unità Spinale, con l’obiettivo di integrare i percorsi riabilitativi tradizionali attraverso un approccio innovativo, centrato sulla relazione uomo–animale.

• Aldina Vincenzi

ECONOMIA

L’iniziativa. Firmato il protocollo d’intesa che unisce l’eccellenza tecnologica di Villorba al mondo dell’artigianato trevigiano

Scuola e imprese: l’Istituto Planck e Confartigianato siglano l’intesa per formare i tecnici di domani

In un mercato del lavoro che evolve a velocità vertiginosa e che, nel territorio trevigiano, sconta una cronica di icoltà nel reperimento di figure tecniche qualificate, la risposta arriva da un’alleanza strategica tra i banchi di scuola e le o icine dell’innovazione. È stato u icializzato giovedì 7 maggio il protocollo d’intesa tra l’Istituto Max Planck di Villorba, Confartigianato Imprese Marca

Trevigiana e Confartigianato Imprese Treviso. Si tratta del primo accordo così strutturato nella provincia, capace di trasformare il dialogo tra istruzione e produzione in un sistema integrato e continuativo.

Il protocollo non è una semplice dichiarazione d’intenti, ma un piano operativo che prenderà il via dal prossimo anno scolastico. L’obiettivo primario è accor-

ciare le distanze tra la preparazione teorica degli studenti e le competenze pratiche richieste dalle piccole e medie imprese locali. Tra le novità più rilevanti spicca il potenziamento dei percorsi di Formazione Scuola Lavoro (FSL) in contesti professionali reali e l’adozione dell’apprendistato duale, un modello che permette ai ragazzi di conseguire il diploma lavorando, strumento prezioso anche per prevenire l’abbandono scolastico.

I ragazzi dovranno sviluppare soluzioni progettuali mettendo alla prova creatività e competenze tecniche, in un percorso che maturerà durante il quinto anno in esperienze strutturate di alto valore professionale.

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Il presidente provinciale di Confartigianato, Armando Sartori, ha accolto con entusiasmo l’intesa, sottolineando come gli imprenditori non saranno più solo spettatori, ma diventeranno parte attiva del processo educativo, trasmettendo saperi tecnici e “mestiere” direttamente sul campo per far emergere nuovi talenti. Tra le pieghe dell’accordo, una delle iniziative più ambiziose è il “Progetto Start up”, dedicato nello specifico agli indirizzi di Informatica. Come anticipato da Domenico Baldasso, vicepresidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, le aziende dei settori ICT, grafica e fotografia sottoporranno agli studenti delle classi quarte sfide e problematiche reali nate dalla loro attività quotidiana.

Per l’Istituto Planck, che con i suoi 1.200 iscritti tra ITIS e Liceo delle Scienze Applicate rappresenta un pilastro dell’istruzione tecnica locale, questa firma è un traguardo di portata strategica. La dirigente scolastica Maria Laudani ha descritto l’accordo come un «impegno strutturale verso l’innovazione didattica», evidenziando come la scuola debba essere un ecosistema aperto che respira insieme al proprio territorio.

Dello stesso avviso Flavio Romanello, presidente di Confartigianato Imprese Treviso, che ha messo l’accento sulla dimensione umana dell’impresa: «Le nostre aziende aprono le porte per trasformare la teoria in realtà pratica. Il fianco a fianco tra studenti ed esperti non è solo formazione professionale, ma crescita personale». Questa alleanza tra il Planck e Confartigianato segna dunque un nuovo standard per la Marca: un modello dove la scuola non insegna solo il “sapere”, ma coltiva il “saper fare”, garantendo ai giovani un futuro da protagonisti e alle imprese locali l’energia vitale necessaria per continuare a innovare.

Secondo le stime della Cna di Treviso, sono almeno 8.000 le imprese della Marca destinate a chiudere nei prossimi cinque anni per l’assenza di un erede alla guida, complice il pensionamento dei titolari e la mancanza di un ricambio generazionale. Un quadro che, secondo l’associazione, evidenzia una criticità strutturale crescente legata all’invecchiamento degli imprenditori e alla di icoltà di garantire continuità alle attività. I numeri parlano chiaro: gli imprenditori under 35 sono meno del 10% del totale (5.706 su 76.186 imprese), mentre circa un quarto ha più di 60 anni, con una presenza in aumento anche degli over 90.

Il fenomeno colpisce in modo particolare il comparto manifatturiero artigiano, che dal 2019 a oggi ha già perso quasi 4.000 imprese. Un segnale che viene definito preoccupante per un territorio storicamente fondato sulla piccola impresa e sull’artigianato. Dall’indagine emerge inoltre che oltre l’80% degli imprenditori over 40 ha già a rontato il tema della successione, ma più della metà non ha ancora avviato un percorso concreto di passaggio generazionale. Quando la continuità avviene in ambito familiare, la trasmissione d’impresa va a buon fine nel 63,7% dei casi; molto più complessa la situazione nelle cessioni

a dipendenti o a soggetti esterni, dove quasi il 30% delle piccole imprese incontra di icoltà rilevanti.

A pesare, secondo la Cna, sono anche fattori esterni come burocrazia, pressione fiscale elevata, costo del lavoro e di icoltà nel reperire personale qualificato. A questi si aggiunge il tema dell’accesso al credito, con un ridimensionamento del supporto bancario soprattutto per micro e piccole imprese. Serve intervenire con politiche mirate per favorire il ricambio generazionale, sostiene il presidente provinciale Cna di Treviso Gianpaolo Stocco, che chiede anche interventi su credito e semplificazione normativa: solo così sarà possibile garantire continuità alle imprese e tutelare il patrimonio economico e sociale del territorio. La Cna accoglie comunque con favore l’attivazione del Fondo Sta etta da parte della Regione, nato anche su proposta dell’associazione e inserito nel Patto per lo Sviluppo Veneto 2030. Uno strumento che viene considerato un segnale importante, ma che dovrà tradursi in misure concrete, accessibili e strutturali. Secondo Stocco, infine, all’impegno regionale dovrebbe a iancarsi anche un intervento del governo centrale, per ra orzare ulteriormente il sostegno al ricambio generazionale e garantire continuità e competitività al sistema produttivo veneto.

LA PROVINCIA

PROVINCIA DI TREVISO: AVANZO DA 15 MILIONI PER SCUOLE, STRADE E VILLA FRANCHETTI

La Provincia di Treviso conferma il suo ruolo di “motore” del territorio e “Casa dei Comuni”. Con un’approvazione larga in Consiglio Provinciale, che ha visto 13 favorevoli e 3 astenuti, e un voto all’unanimità in Assemblea dei Sindaci, il Sant’Artemio ha dato il via libera al Rendiconto di Gestione 2025. Il documento contabile certifica una solidità finanziaria non scontata, segnata da una gestione oculata che ha permesso di generare un avanzo di amministrazione complessivo di 19 milioni di euro. Di questo tesoretto, la Provincia ha scelto di metterne immediatamente in circolo 15 milioni, destinandoli a interventi che impattano direttamente sulla vita dei cittadini e sulla sicurezza del territorio, mentre i restanti 4 milioni sono stati accantonati in via precauzionale per tutelare l’Ente dalle incertezze dello scenario internazionale.

Il dato politico e amministrativo più rilevante è certamente la destinazione di 6,8 milioni di euro come contributi diretti ai Comuni. Queste risorse serviranno a cofinanziare opere di sicurezza urbana, rotatorie e piste ciclabili, permettendo alle amministrazioni locali di realizzare interventi che altrimenti resterebbero fermi nei cassetti. Sul fronte delle funzioni fondamentali, la Provincia ha messo in campo cifre imponenti anche per l’edilizia scolastica, con 24 milioni di euro di cui 9 destinati specificamente all’ampliamento del Liceo Artistico di Treviso e ulteriori 3,3 milioni vincolati a nuove manutenzioni dall’avanzo disponibile.

Per quanto riguarda la viabilità, sono stati stanziati 14 milioni per la rete stradale provinciale, a cui si aggiungono 3,2 milioni per un’opera attesa e fondamentale come il Ponte di Vidor. Anche il settore dei trasporti riceve un supporto massiccio, con circa 23 milioni per le aziende del trasporto pubblico locale e 7 milioni dedicati al rinnovo del parco mezzi. Il bilancio 2025 segna inoltre una svolta per il patrimonio storico e formativo: sono stati infatti previsti 1,2 milioni di euro per la ristrutturazione dell’ex Centro di Formazione Professionale di Lancenigo, mentre 461.700 euro sono stati dedicati alla progettazione del recupero di Villa Franchetti, passaggio decisivo per trasformare il prestigioso complesso lungo il Terraglio in una risorsa culturale fruibile. Nonostante la riduzione delle entrate dovuta ai tagli statali, la Provincia vanta standard di e icienza d’eccellenza, con pagamenti verso i fornitori che avvengono con una media di 16 giorni di anticipo e

un debito complessivo in costante calo. La seduta ha segnato anche importanti novità nelle rappresentanze, con il debutto del segretario generale Giampietro Cescon, l’ingresso in consiglio di Maria Antonella Tocchetto e le nomine di Matteo Bellinato nel Consorzio Acque Risorgive, oltre a Diego Zanchetta e Francesca Altin nel Consiglio delle Autonomie Locali. Il presidente Marco Donadel ha concluso sottolineando come l’avanzo sarà interamente riversato sul territorio, ribadendo l’impegno della Provincia nell’a iancare concretamente i sindaci con risorse e competenze per garantire equilibrio e futuro alla Marca Trevigiana.

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MOM, utile da 2 milioni e sconti sui bus

Il trasporto pubblico trevigiano si conferma solido e attento al sociale. L’assemblea dei soci di Mobilità di Marca (MOM), riunita al Sant’Artemio, ha approvato all’unanimità il bilancio 2025, chiuso con un utile di circa 2 milioni di euro. Un risultato che supera le previsioni e che verrà distribuito proporzionalmente tra i soci. Alla Provincia di Treviso, socio di maggioranza, spettano quasi 800.000 euro. Il presidente Marco Donadel ha annunciato una strategia precisa per l’impiego di questi fondi, basata su equilibrio e sostegno diretto ai cittadini. La metà delle risorse (400.000 euro) sarà utilizzata per rinnovare immediatamente lo “Sconto Provincia”. Si tratta di una misura strategica che consente di mantenere stabili e agevolati i prezzi degli abbonamenti annuali per gli studenti. “Vogliamo venire incontro concretamente alle famiglie che scelgono il bus per i figli”, ha spiegato Donadel. L’altra metà della quota sarà invece accantonata come riserva prudenziale per neutralizzare eventuali aumenti di biglietti e abbonamenti causati dall’instabilità dei mercati energetici e dal rincaro dei carburanti. Il presidente di MOM, Giacomo Colladon, e l’AD Natalia Ranza hanno sottolineato i traguardi raggiunti nell’ultimo triennio: 163 nuovi autobus già in servizio (su un piano da 257 mezzi), riduzione dell’età media della flotta e un aumento costante dei passeggeri, arrivati a quota 27,7 milioni. Nonostante le sfide del 2026, segnate da un previsto aumento dei costi di trazione per 2 milioni di euro, MOM si conferma un “fiore all’occhiello” regionale. Grazie all’integrazione di tecnologie digitali e servizi a chiamata (MOM+), l’azienda garantisce una mobilità moderna che mette al centro il benessere del territorio e la sostenibilità ambientale.

Q200 CENSER, IL CAMPUS

CHE TRASFORMA ROVIGO

NEL LABORATORIO DEL FUTURO

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’è un luogo a Rovigo dove formazione, ricerca e impresa smettono di essere mondi separati e iniziano a dialogare in modo concreto, quotidiano. Non è un progetto sulla carta, ma una realtà già attiva e in continua evoluzione: si chiama Q200 ed è il campus nato nell’area dell’ex Censer, oggi trasformato in uno dei poli più interessanti dell’innovazione in Veneto. Qui le idee non restano teoria. Si traducono in attività, percorsi formativi, laboratori avanzati e progetti che mettono insieme studenti, ricercatori e imprese. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Cariparo e sviluppato insieme a istituzioni e attori economici del territorio, rappresenta un cambio di passo per Rovigo, che da area percepita come marginale si propone sempre più come nodo capace di attrarre competenze e generare valore.

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Q200 Censer non è semplicemente un polo universitario. È pensato come un campus vero e proprio, dove la dimensione della formazione si integra con quella della ricerca e dell’innovazione applicata. L’Università degli Studi di Padova ha scelto di investire qui in modo strutturale, portando corsi di laurea, dipartimenti e attività scienti che di alto livello. Oggi sono circa 2000 gli studenti che gravitano attorno a questo spazio, destinati a crescere con l’attivazione di nuovi percorsi, tra cui quello legato alle scienze motorie. La presenza universitaria non si limita alla didattica. Q200 ospita infatti diversi dipartimenti e attività di ricerca che lo rendono un nodo attivo del sistema accademico. Non una

migliorare le prestazioni e rispondere a normative sempre più stringenti.

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Il rapporto con il mondo produttivo non è accessorio, ma centrale. Q200 Censer nasce proprio con l’idea di creare un ecosistema in cui università e imprese possano crescere insieme, condividendo spazi, conoscenze e opportunità. In questo senso, il campus diventa anche un luogo di incontro stabile, dove si sviluppano collaborazioni, si costruiscono reti e si sperimentano nuovi modelli di sviluppo territoriale, con ricadute concrete sull’economia locale e sulle prospettive occupazionali.

Q200 è anche uno spazio pensato per essere vissuto. Non solo aule e laboratori, ma servizi per gli studenti, biblioteche,

Q200 CENSER RACCONTATO IN RADIO

aule studio, campi sportivi, spazi di socialità e residenze. L’obiettivo è costruire una comunità, un ambiente in cui chi

UN SISTEMA

CHE GUARDA ALL’EUROPA

Accanto alla dimensione sica, c’è poi quella del racconto. La rubrica radiofonica dedicata a Q200 Censer accompagna questo percorso, puntata dopo puntata, dando voce ai protagonisti e mettendo in luce le diverse anime del campus: dalla ricerca scienti ca alle applicazioni industriali, dalla formazione universitaria alle opportunità per le imprese e per il territorio.

in tutto il Veneto

Il risultato è un sistema in continua evoluzione, che non si limita a descrivere il presente ma prova ad anticipare il futuro. Q200 Censer rappresenta oggi un modello di sviluppo capace di mettere insieme sapere, innovazione e territorio, contribuendo a ride nire il ruolo di Rovigo nel panorama regionale e nazionale, con uno sguardo sempre più aperto verso le s de europee e internazionali.

La crescita del campus è al centro di una rubrica dedicata su Veneto24, con approfondimenti su ricerca, formazione, startup e innovazione.

PER ASCOLTARE L’UNIVERSO:

el cuore del campus Q200

Censer di Rovigo prende forma uno dei progetti scienti ci più ambiziosi a livello europeo. Si chiama COMET ed è il laboratorio che lavora su una s da affascinante: contribuire alla realizzazione dell’Einstein Telescope, lo strumento destinato a rilevare le onde gravitazionali e ad aprire una nuova frontiera nell’osservazione dell’universo.

L’Einstein Telescope rappresenta una delle grandi infrastrutture di ricerca previste dall’Unione Europea nei prossimi anni. L’Italia è tra i Paesi candidati a ospitarlo, con la Sardegna individuata come area ideale per le sue caratteristiche geologiche e sismiche. Tuttavia, la competizione è alta e non basta disporre di un territorio adatto: è necessario dimostrare di avere competenze scienti che e tecnologie in grado di sostenere un progetto di questa portata. Il laboratorio COMET

nasce proprio con questo obiettivo. Inserito in un progetto nazionale coordinato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, si occupa di studiare e sviluppare i materiali utilizzati per gli specchi del telescopio. Si tratta di componenti estremamente delicati, che devono garantire prestazioni ottiche e meccaniche di altissimo livello, indispensabili per intercettare segnali debolissimi provenienti dalle profondità

All’interno del laboratorio vengono utilizzate tecnologie avanzate, in particolare sistemi di deposizione di lm ottici attraverso processi controllati al plasma. Le macchine presenti permettono di lavorare sui materiali con un livello di precisione superiore rispetto agli standard industriali, consentendo ai ricercatori di sperimentare soluzioni innovative e di spingere al massimo le

Questa attività di ricerca non si limita alla fase teorica, ma punta a produrre risultati concreti, in grado di contribuire direttamente allo sviluppo del telescopio. La qualità degli specchi è infatti uno degli

STARTUP, IMPRESE

dall’automotive alla difesa, no alle tecnologie ottiche e digitali. L’obiettivo è quello di creare un ponte tra ricerca scienti ca e sistema produttivo, generando ricadute concrete anche sul piano economico.

La decisione nale sull’Einstein Telescope è attesa nei prossimi anni, ma il lavoro è già in corso. Progetti come COMET dimostrano che il sistema italiano è in grado di competere a livello internazionale, mettendo insieme ricerca, innovazione e capacità industriale.

E in questa s da anche Rovigo ha già conquistato un ruolo di primo piano, diventando uno dei punti in cui il futuro della ricerca europea inizia a prendere forma.

E SICUREZZA: IL LABORATORIO t2i AL SERVIZIO DELL’INNOVAZIONE

Tra le anime del campus Q200

Censer c’è anche quella più direttamente legata alle imprese e al trasferimento tecnologico. A rappresentarla è t2i, agenzia che opera a livello regionale con l’obiettivo di accompagnare le aziende nei processi di innovazione e sviluppo, mettendo a disposizione competenze, strumenti e infrastrutture avanzate.

dell’attività è rappresentato dai laboratori. Qui vengono testati materiali e prodotti secondo standard nazionali ed europei, veri cando prestazioni e conformità alle normative. Serramenti, facciate, componenti edilizi, pavimentazioni: ogni elemento viene analizzato per garantire qualità e sicurezza.

Presente a Rovigo con un incubatore certi cato dal Ministero, t2i segue numerose startup innovative in tutto il Veneto, offrendo supporto sia sico che virtuale. Un’attività che consente di trasformare idee in progetti concreti, aiutando le nuove imprese a strutturarsi, crescere e affrontare il mercato con maggiore solidità.

Accanto all’incubazione, il cuore

Un passaggio fondamentale, perché senza certi cazione un prodotto non può essere immesso sul mercato.

Proprio per questo t2i lavora a stretto contatto con le aziende già nelle fasi iniziali di sviluppo, evitando errori progettuali e riducendo tempi e costi legati alle veri che nali. Particolare attenzione è dedicata alla sicurezza, in particolare alla reazione al fuoco dei materiali, tema sempre più

centrale anche alla luce delle normative europee e dei recenti episodi che hanno evidenziato criticità nel settore delle costruzioni.

I numeri confermano il ruolo strategico di questa realtà: oltre 400 aziende clienti nel Nordest e un posizionamento che la rende una delle poche strutture in Italia in grado di offrire servizi di

questo livello. All’interno di Q200 Censer, t2i contribuisce così a rendere il campus non solo un luogo di ricerca e formazione, ma anche uno spazio concreto di supporto alle imprese, dove l’innovazione non resta teoria ma diventa applicazione e sviluppo reale per il territorio.

Arte. Gallerie, mostre e salotti in Italia e all’estero per avvicinare collezionisti ad artisti

21ART: BENETTON, VANIN E L’IDEA GENIALE

21

Art, società benefit fondata dal trevigiano Alessandro Benetton su progetto dell’imprenditore Davide Vanin che conta tre gallerie e altrettanti club alle stesse associati, ha nominato nei giorni scorsi i presidenti dei club di Treviso, Padova e Roma, assegnando le cariche a noti imprenditori e collezionisti d’arte, rispettivamente Walter Bertin, Francesco Nalini e Ottavia Zanzi. Sono a tutti gli e etti nomine di grande competenza capaci, secondo i fondatori di 21Art, di mettere in relazione imprenditorialità e arte, creando una rete di valore nei

vari territori. Il fine è infatti promuovere progettualità condivise tra imprenditori, professionisti e stakeholder del settore artistico e culturale per sostenere con continuità e visione la ricerca artistica contemporanea. Alle attuali tre gallerie italiane, già da questa primavera si aggiungerà quella di Montecarlo e, nel 2027, apriranno anche le sedi di Milano, Jesolo e Cortina.

Lo scorso anno il gruppo ha rinnovato la propria corporate identity per esprimere in modo più e icace visione e valori trasformandosi da 21Gallery a 21Art. L’idea, per il mercato dell’arte,

è innovativa, perché - secondo il Ceo Vanin - il suo problema non è economico, ma di accesso. In parole spicce, soldi e passione ci sono, ma i potenziali collezionisti non riescono ad accedere al mondo dell’arte con serenità, senza cadere in informazioni spesso contraddittorie.

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La prima di informazione

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Negli intenti di Benetton e Vanin, quindi, c’è sì la creazione di una serie di gallerie per sostenere e far emergere artisti che propongano nuovi approcci all’arte, ponendo particolare attenzione al periodo tra il XX e il XXI secolo, ma dev’essere a iancata da progetti editoriali, salotti culturali e servizi rivolti ai collezionisti.

Per mettere in contatto i vari interlocutori, ad ogni galleria di 21 Art si sono voluti quindi a iancare i “Club”. E, se ogni galleria nasce come uno spazio unico, con un carattere proprio e in dialogo

con il contesto in cui si inserisce, il club è invece pensato come un luogo identitario, con la reiterazione di cromatismi e organizzazione degli spazi, suddivisi in foyer d’ingresso, area bar e salotto. Intanto, nella galleria 21Art di Treviso, è in corso la mostra personale di Mario Ceroli dal titolo “Mario Ceroli, l’ultima utopia. Ceneri e germogli, cronache dal presente”, aperta dal 16 aprile al 31 luglio di quest’anno. Curata da Cesare Biasini Selvaggi, l’esposizione presenta una grande installazione site-specific che fonde arte povera, legno e nuovi materiali.

“L’ultima Utopia di Ceroli è restare umani in un mondo che ha deciso di non esserlo più, con il coraggio di continuare a pretendere e a errare l’azzurro”, sono le parole del curatore. Un residuo di ottimismo su cui spicca l’installazione a grandi lettere “Evviva”.

Al contempo, 21Art Roma presenta invece, dal 30 aprile al 15 settembre, la mostra personale di Ahmet Güneştekin, a cura di Sergio Risaliti. Un progetto inedito dedicato ai Testimoni del tempo che abitano la memoria condivisa dell’umanità. Il percorso espositivo comprende una selezione di opere a tecnica mista, tra cui sette ceramiche della serie Twilight Memories. È inoltre esposto il grande Atlante del mondo, un alto rilievo circolare la cui composizione a spirale richiama l’obiettivo di una macchina fotografica analogica. Completano la mostra nove opere ad olio su tela, riproduzioni in bronzo di antiche monete dell’epoca di Costantino, alcuni lavori realizzati con tessuto ricamato e tre rilievi a parete che evocano la tradizione orientale.

• Aldina Vincenzi

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Aperyshow 2026, edizione da record

Numeri da capogiro per l’edizione 2026 di Aperyshow, il primo charity festival italiano, che si è svolto nella nuova location dell’ex Dogana di Treviso in due fine settimana consecutivi: dal 24 al 26 aprile e dal 30 aprile al 3 maggio.

L’evento ha registrato 150.430 presenze complessive, con la partecipazione di 312 artisti e il contributo fondamentale di 1.055 volontari, elemento centrale dell’organizzazione e dello spirito solidale della manifestazione. Imponente anche il riscontro sul fronte digitale: oltre 20 milioni di interazioni sui social network e più di 40 mila tra tag e hashtag, a conferma della forte capacità di coinvolgimento del festival anche oltre i confini fisici dell’evento. Aperyshow ha già fissato il ritorno a Treviso per il 2027, ancora una volta con la formula dei due weekend consecutivi: dal 23 al 25 aprile e dal 30 aprile al 2 maggio. Nel frattempo è stata annunciata anche la seconda edizione di Aperyshow On The Beach, prevista per domenica 2 agosto 2026 alla Spiaggia del Faro di Jesolo.

• (R.T.)

Oltre 200 opere al concorso promosso dal Laboratorio Ecourbano Padova

Irazione con l’Istituto Comprensivo Giovanni Valle – liceo artistico di Grafica Audiovisivo e Multimediale – ha promosso un importante concorso fotografico aperto a tutti, con l’obiettivo di incentivare i giovani alla conoscenza del territorio e valorizzare il patrimonio urbano e artistico spesso poco conosciuto.

a cura di

L’ARCELLA RACCONTATA ATTRAVERSO LA FOTOGRAFIA

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fatte di luce, silenzio e presenza umana, costruiscono una narrazione essenziale capace di cogliere l’emozione dell’istante.

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Tema del concorso: “I murales e le ville Liberty della zona Nord di Padova”. L’iniziativa ha riscosso un successo oltre le aspettative: sono infatti arrivate oltre 200 opere fotografiche che verranno ora selezionate da una giuria di esperti. Le sei migliori fotografie saranno premiate ed esposte dal 23 maggio al 5 giugno presso la sede del Laboratorio Ecourbano Padova nella Galleria San Carlo, nel cuore dell’Arcella. Non solo mostra: il progetto prevede anche la realizzazione di una pubblicazione dedicata ai murales e alle ville Liberty dei quartieri nord della città. Il volume, previsto per marzo 2027, accompagnerà cittadini e visitatori in un vero e proprio percorso urbano attraverso luoghi, colori, architetture e storie del territorio.

La cerimonia di premiazione si svolgerà il 23 maggio presso i giardini accanto alla Torre Gregotti, conosciuti come “Giardini Magnete”. Alcune opere verranno inoltre esposte in speciali cornici progettate dagli studenti del Valle e installate sulle colonne della torre affacciate sul giardino, trasformando lo spazio

modo superficiale o penalizzante, ma che custodiscono invece un importante patrimonio artistico, umano e culturale.

Grande interesse ha suscitato anche la recente mostra fotografica organizzata dal Laboratorio Ecourbano, che ha visto protagonisti tre autori molto apprezzati:

Mauro Minotto, Stefano Casali e Andrea Gallato.

Mauro Minotto rappresenta una delle figure più solide e riconosciute della fotografia

atmosfera.

Accanto a lui Stefano Casali, definito da molti “il poeta del silenzio industriale”, ha presentato una ricerca fotografica intensa e identitaria dedicata agli spazi abbandonati e alle architetture dismesse, luoghi che diventano memoria visiva del passato industriale e sociale.

Andrea Gallato ha invece proposto una fotografia più intimista, dove lo scatto diventa ascolto e contemplazione. Le sue immagini,

La mostra ha registrato oltre 500 visitatori tra appassionati di fotografia, cittadini e curiosi, confermando l’interesse crescente verso le attività culturali promosse dal Laboratorio Ecourbano.

Le prossime iniziative confermano la volontà dell’associazione di trasformare la sede della Galleria San Carlo in un vero “negozio delle idee”, uno spazio sempre vivo, attrattivo e partecipato.

Il 5 giugno alle ore 18.30 si terrà l’incontro dal titolo “L’intelligenza artificiale: capire da dove arriva, come funziona e dove sta andando”, con relatore Michele Marchetto, laureato magistrale in informatica, da oltre vent’anni attivo nel settore e autore di diverse pubblicazioni di tecnica e cultura.

Azienda Tipografica, da sempre impegnata nel raccontare storie del passato attraverso immagini capaci di emozionare e mantenere viva la memoria collettiva.

La serata sarà accompagnata dalla musica del talentuoso Adriano Antico e si concluderà con un momento conviviale aperto al pubblico. Per informazioni ed essere sempre informati sulle attività del Laboratorio inviare una e mail a : laboratorioecourbano@libero.it oppure web: lepadova.it

Galleria San Carlo - Arcella Padova

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IMOCO VOLLEY CONEGLIANO: STORIA DELL’OTTAVA MERAVIGLIA DI FILA

In Italia, per quanto riguarda il volley femminile, regna incontrastata una vera e propria dinastia. Prosecco Doc A.Carraro Imoco Volley Conegliano lo ha fatto di nuovo e con merito: il 22 aprile 2026 ha sancito il giorno dell’ottavo Scudetto consecutivo per le trevigiane, il nono della propria storia e il 31° trofeo complessivo (in 14 anni). Si tratta di uno strapotere che non sembra essere contrastabile. Ci ha provato Numia Vero Volley Milano, affrontata nell’ultimo atto per il secondo anno di fila. L’illusione per le lombarde era arrivata in Gara 3, con la vittoria esterna che aveva riaperto la Serie (2-1). Pochi giorni dopo però le Pantere si sono imposte all’Alianz Cloud per 3-0, parziali 25-17, 25-22, 25-22. Eletta MVP dei playo Isabelle Haak, che si è presa la palma di protagonista nonostante una Paola Egonu che, nonostante alcuni problemi fisici, aveva provato a trascinare il gruppo.

“Un modello vincente fatto di programmazione, cultura del lavoro e grande spirito di squadra. Si tratta di un cammino leggendario”, parole della Federazione Italiana Pallavolo. Il titolo ha un valore in più perchè sancisce il sorpasso nel computo dei titoli nazionali ai danni di Bergamo (ferma a 8) e permette alle Pantere di mettere nel mirino un’altra squadra straordinaria, l’Olimpia Ravenna della grande Manu Benelli, che vinse lo Scudetto per 11 volte consecutive dal 1981 al 1991.

Quella di Prosecco Doc Imoco Volley è stata una stagione praticamente perfetta: solamente due sconfitte tra regular season e play o in Italia (contro Milano). La squadra, però,

tutte le notizie del Trentino aggiornate in tempo reale. Pallavolo. Le Pantere hanno vinto il loro ottavo scudetto di fila,

ha vissuto un avvio complicato con la sconfitta contro Milano in Supercoppa. L’altro neo invece è rappresentato dalla caduta nella finale del Mondiale per Club contro Scandicci a dicembre: “Questo è uno Scudetto bellissimo, ancor di più se penso a come abbiamo iniziato, alle di icoltà che abbiamo avuto che nessuno può sapere. So il lavoro che abbiamo fatto per dimostrare che eravamo ancora noi i più forti. Quando gli avversari sentivano l’odore del nostro sangue, abbiamo capito che dovevamo cambiare pelle, anche snaturarci e lavorare ancora più duramente. E questa è una stagione magica da cui abbiamo imparato tantissimo”, ha spiegato dopo Gara 4 coach Daniele Santarelli.

Le Pantere, infatti, una volta trovata la giusta via non hanno più smesso di correre. Un ritmo altissimo per l’intero campionato con una continuità quasi surreale, ma normale da queste parti. Imoco, poi, è stata

forte nel mantenere i nervi saldi dopo aver sprecato il match point in un Palaverde gremito in Gara 3 nella Finale Scudetto. La sconfitta avrebbe potuto riaprire la serie, ma invece ha acceso la reazione, con l’incontro decisivo dominato senza lanciare margini agli avversari. Rinnovarsi senza perdere la propria identità, aggiungere qualcosa a

un gruppo costruito su colonne tecniche fondamentali: Wolosz in regia, De Gennaro in seconda linea, Haak come terminale o ensivo, Gabi come equilibrio e leadership, Fahr e Chirichella al centro. Ma anche tante altre protagoniste, con una rosa profonda in cui più giocatrici hanno chiuso la stagione con numeri di alto livello. Programmazione, mentalità

e fame: la dinastia di Imoco Volley Conegliano continua. Due nuovi titoli in bacheca, il nono Scudetto e l’ottava Coppa Italia, insieme alla medaglia di terza miglior squadra della Champions League, una stagione da incorniciare.

• Stefano Parpajola

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L’intervista. Colloquio con il presidente della Regione Alberto Stefani, dal sociale all’abitare, dal welfare ai giovani

“BADANTI CERTIFICATE E 69 MILIONI PER AIUTARE CHI HA I NONNI IN RSA”

“Per assicurare un alloggio a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un piano da 50 milioni di euro per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’o erta dell’edilizia residenziale”

Presidente Alberto Stefani, parliamo di sociale. Registro badanti e assistenti di quartiere, cosa cambia per i cittadini?

Per i cittadini si profila un nuovo sistema di welfare territoriale regionale, che avrà come punto di forza un’organizzazione dell’assistenza domiciliare più professionale e una rete di servizi sempre più integrata. Saranno potenziati gli sportelli oltre che ra orzato il registro dell’assistenza familiare. In parole semplici: abbiamo istituito un nuovo albo per le badanti, che saranno formate e controllate, per dare servizi migliori e consentire alle famiglie di sentirsi più sicure. Da questo registro, poi, attingeremo per identificare gli ‘assistenti domiciliare di vicinato’, ossia un nucleo di operatori qualificati, che saranno condivisi tra più nuclei familiari. In sostanza, avremo badanti più preparate e, per anziani parzialmente autosu icienti, anche figure che possono occuparsi di assistenza e disbrigo di piccole faccende. Il provvedimento che avvia questo nuovo corso destina fondi per finanziare i 33 sportelli degli assistenti familiari gestiti dai Comuni e promuoverne di nuovi in territori, in collaborazione con Veneto Lavoro. Sarà una bella rivoluzione. Ma non tutte le situazioni sono risolvibili a livello domiciliare e molte famiglie sono costrette a misurarsi con i costi delle rette delle RSA. Come si muove la Regione?

La spesa per mantenere un familiare in RSA è un impegno importante per non pochi nuclei familiari. Un contesto complesso come quello attuale, segnato da aumenti dei costi come conseguenza della situazione internazionale, ci impone di dare risposte ai cittadini. Nell’ultimo bilancio di previsione, come Regione abbiamo stanziato 69 milioni di euro per sostenere le famiglie con anziani non autosu icienti, ospiti nelle RSA, e per i caregiver. Si tratta di un finanziamento con risorse proprie che non ha precedenti e va a contribuire a quello che è comunemente chiamato ‘bonus anziani’. Tra il sostegno alla domiciliarità e quello agli anziani in struttura ci stiamo impegnando verso un welfare regionale moderno e sostenibile. E, soprattutto, che non lascia sole le famiglie. State lavorando anche al welfare aziendale, con quale obiettivo?

Per trattenere talenti e manodopera specializzata è necessario fare un passo avanti e creare condizioni di equilibrio tra occupazione e vita. Il lavoro è cambiato, infatti, e con esso gli approcci per sostenerlo. I servizi o erti devono essere sempre più strategici. Sono convinto che la nostra regione può diventare un laboratorio privilegiato perché il 25% delle nostre imprese ha già introdotto politiche a sostegno dei dipendenti; una percentuale superiore alla media nazionale che potrebbe crescere se tutti avessero a disposizione i mezzi per farlo. Come Regione non possiamo obbligare gli imprenditori

a varare o potenziare soluzioni di welfare aziendale, ma possiamo accompagnarli e sostenerli nei percorsi necessari. Attualmente Veneto Welfare è una direzione di Veneto Lavoro; l’intenzione è di renderla autonoma. Sarà non soltanto un ente strumentale dedicato all’erogazione di risorse mirate previste dai fondi europei, ma anche un compagno di strada nelle procedure che consentano di realizzare progetti di welfare come contributi per i trasporti, asili aziendali, buoni acquisto o voucher. La maggior parte del nostro tessuto produttivo è composto da PMI e la metà sembra già interessata. Altro tema caldo è il piano casa, l’abitare resta un’emergenza in tutta la regione, come a rontarla? Quella dell’abitare è una sfida strategica. Per assicurare un alloggi a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un programma per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’offerta dell’edilizia residenziale. Garantendo a giovani, lavoratori e

operatori sanitari, che oggi risultano esclusi dalla graduatorie, di poter trovare una casa a prezzi accettabili. Da subito, come amministrazione regionale, abbiamo messo sul tavolo un piano da 50 milioni di euro. Non solo: pensare alla casa significa dare più futuro al Veneto e, in quest’ottica, abbiamo tenuto in particolare considerazione le necessità degli studenti. In collaborazione con gli Esu regionali, abbiamo scelto di investire su un progetto che entro il 2029 farà raggiungere il numero di 4.819 alloggi per studenti, il 53% in più rispetto alla dotazione del 2025.

Ad oggi si è raggiunto il numero di 3.138. Ne sono previsti per il prossimo triennio ulteriori 1.681. Questo significa che per l’anno accademico 2028/29 l’o erta raggiungerà 2.175 posti a Padova, 1.725 a Venezia, 919 a Verona.

Ha fatto molto discutere la sua proposta sul divieto di cellulare agli under 14, come intende concretizzarla?

Nessuno può negare che i social rappresentino un’opportunità e, contemporaneamente, un pericolo. La cronaca ci fornisce quotidianamente casi di cyberbullismo, violenza, disagio giovanile, patologie che sono conseguenza di troppa esposizione al digitale. Dobbiamo a rontare la realtà di un ambiente ormai frequentato abitualmente da ragazzini di 10, 11 o 12 anni, che non hanno la maturità e la capacità critica per leggere molte storie che vengono postate. E’ inaccettabile che tanti nostri giovani siano esposti a tanti contenuti violenti senza alcun filtro. L’obiettivo che ci siamo proposti è solo di tutelarli, che significa non esporli a situazioni virtuali che possono generare comportamenti non corretti nel mondo reale. L’ultimo disegno di legge che ho firmato da deputato andava in questa direzione. Nei giorni scorsi, l’ho ripresentato in Consiglio regionale. • (R.R.)

“CASA, SERVE UNA SVOLTA: PIÙ TUTELE

PER I PROPRIETARI E AFFITTI PIÙ

Il tema dell’abitare torna con decisione al centro del dibattito politico nazionale e locale. A dare voce a quella che definisce una priorità assoluta per il futuro del Paese è il senatore Antonio De Poli (Udc), che traccia una rotta chiara: la casa non deve essere più considerata un semplice bene privato, ma una risorsa collettiva strategica.

“Garantire il diritto all’abitare significa dare concretezza a un principio riconosciuto dalla nostra Costituzione come fondamentale per una vita dignitosa. Per questo”, spiega con convinzione il Senatore, “ritengo che la casa non sia semplicemente un bene materiale, ma una vera infrastruttura sociale ed economica”. Le proiezioni per il prossimo decennio sono allarmanti: l’Italia necessiterà di circa 700.000 alloggi accessibili. La so erenza maggiore colpisce il ceto medio, quella fascia di popolazione troppo “ricca” per l’edilizia popolare

ma troppo povera per sostenere il mercato libero. De Poli guarda con favore alle mosse dell’Esecutivo, ma chiede un cambio di passo strutturale: “Accolgo positivamente l’annuncio del Governo e della Regione Veneto sul Piano Casa per la realizzazione di 100.000 nuovi alloggi nei prossimi dieci anni. Ma sono convinto che, per essere davvero e icace, questo intervento debba essere accompagnato da riforme strutturali sul mercato delle locazioni”.

Il nodo centrale è il paradosso degli 8,5 milioni di immobili vuoti. Perché restano sfitti? La risposta risiede nell’insicurezza giuridica. “Secondo il Censis, l’82% dei proprietari non a itta per paura di non riuscire a rientrare in possesso dell’immobile in caso di morosità. È qui che bisogna intervenire”, incalza il parlamentare. Per scardinare questa situazione, De Poli ha messo sul tavolo tre proposte legislative concrete. La prima riguarda il DDL 774 sulla riforma

L’ASSESSORE GEROSA: “PNRR IN VENETO: MISURA 6 SANITÀ, IL TRAGUARDO DEL 30 GIUGNO È VICINO, TEMPI RISPETTATI”

La Misura 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la sanità in Veneto è ormai sulla via del completamento, con l’obiettivo di essere pienamente operativa entro il 30 giugno 2026. A confermarlo è l’Assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, che ha recentemente ricevuto un aggiornamento sullo stato dei lavori da parte dei tecnici coinvolti nella realizzazione del progetto.

“Il rush finale verso la scadenza del 30 giugno sta dando risultati decisamente positivi, superando

le previsioni più ottimistiche,” ha dichiarato Gerosa. “Grazie a un intenso lavoro di squadra tra la Regione e le Aziende Sanitarie, siamo in grado di rispettare i tempi e completare la Misura 6 sanitaria, fondamentale per il potenziamento del sistema sanitario veneto”.

Il programma, che coinvolge numerose iniziative in tutta la regione, ha già registrato progressi significativi, come ha sottolineato l’assessore:

“Abbiamo visto dei dati molto positivi in quasi tutte le voci della Misura 6, con risultati che

rispecchiano gli impegni assunti dalla Giunta regionale, come il ra orzamento dei servizi territoriali, il miglioramento della connessione tra ospedale e territorio, e il sostegno alle categorie vulnerabili, inclusi i giovani”.

A livello operativo, la Regione Veneto ha completato la costruzione di 73 Case di Comunità e, a giugno, saranno attive ben 101 strutture, superando così l’obiettivo di 91 stabilito dal PNRR. Anche i lavori per gli Ospedali di Comunità sono in fase avanzata, con 29 strutture già completate, a fronte delle 30

degli sfratti: l’obiettivo è dimezzare i tempi di esecuzione (da 6 a 3 mesi) e concludere l’esecuzione forzata entro 4 mesi, prevedendo sanzioni per ogni giorno di ritardo. “Serve dare ai proprietari tempi certi, contrastare gli abusi e riportare sul mercato migliaia di immobili oggi inutilizzati”. Parallelamente, il DDL 828 punta a reintrodurre la cedolare secca al 21% sugli immobili commerciali per “contrastare la desertificazione delle nostre città e ridare vitalità ai centri storici”, mentre il DDL 775 mira a fare chiarezza sulla cedolare al 10%, legandola alla destinazione dell’immobile e non alla natura del contraente.

“La casa torni al centro della politica”, conclude De Poli. “Le politiche abitative richiedono visione e coraggio riformatore. Con queste proposte vogliamo o rire un contributo concreto: rimettere la casa al centro significa rimettere al centro le persone”.

previste. “Siamo sulla buona strada per completare il programma entro la fine di giugno, con una rete sanitaria più forte e preparata per a rontare le sfide future,” ha concluso Gerosa.

Antonio De Poli, senatore Udc
L’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa

Istruzione. Enaip Veneto da anni è pronto al cambiamento con un modello che anticipa nei fatti ciò che la legge ora codifica

LA FILIERA “4+2” RIDISEGNA LA SCUOLA TECNICO-PROFESSIONALE ITALIANA

C’ è una data che segna una discontinuità nella storia recente dell’istruzione italiana: settembre 2025. Da quell’anno scolastico, la filiera tecnologico-professionale cessa di essere un cantiere sperimentale e diventa parte integrante dell’ordinamento nazionale. Non più un progetto pilota riservato a istituti selezionati, ma un canale formativo strutturale disponibile in ogni scuola tecnica e professionale del paese. È la riforma comunemente identificata con la formula “4+2”, promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il nome sintetizza l’architettura del modello: quattro anni di percorso negli istituti tecnici e professionali, al termine dei quali lo studente consegue il diploma professionale, seguiti da due anni opzionali di specializzazione presso gli ITS Academy. Un percorso complessivo di sei anni pensato come un continuum coerente tra scuola, impresa e alta formazione tecnica.

Nel panorama della formazione professionale veneta, ENAIP Veneto occupa una posizione di primo piano. Ente accreditato dalla Regione Veneto, presente dal 1951 — quest’anno ricorre il 75° anniversario dalla fondazione — opera oggi attraverso 18 scuole di formazione professionale distribuite in tutte le province regionali. Ciò che rende la storia di ENAIP particolarmente rilevante nel contesto della riforma è che il modello ora codificato dalla legge — formazione quadriennale, coinvolgimento diretto delle imprese, alternanza strutturale tra aula e contesto lavorativo — è nei suoi tratti essenziali il modello che ENAIP pratica da anni nei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Questi si articolano in un triennio, al termine del quale lo studente consegue la qualifica professionale di 3° livello EQF riconosciuta in Italia e in Europa, e in un quarto anno che porta al diploma professionale di Tecnico

di 4° livello EQF. Con la riforma a regime, questo diploma consente l’accesso diretto alle ITS Academy, replicando la sequenza logica che la riforma intende generalizzare all’intero sistema.

L’offerta di ENAIP Veneto copre nove settori professionali: amministrazione, automotive, benessere, elettrico, informatico, meccanico, ristorazione, turismo e vendite. Per ciascun settore sono disponibili percorsi triennali per la qualifica

e percorsi di quarto anno per il diploma professionale. Enaip con l’approvazione della Regione Veneto ha avviato 27 corsi di 4 anni di Diploma Professionale di Tecnico per l’anno in corso, distribuiti tra tutte le province e attivati nelle sedi dell’ente. In sperimentazione della filiera 4+2 attualmente ha un secondo anno partito nel 2024/2025, 9 primi anni avviati nel 2025/2026 e prevede di avviare tra i 15 e i 22 corsi con questo modello.

Con l’entrata a regime della riforma, le scuole di formazione professionale accreditate — come quelle della rete ENAIP — non sono soggetti marginali rispetto alla filiera, ma ne costituiscono un nodo strategico. La legge prevede esplicitamente la possibilità per le regioni di integrare i percorsi IeFP nell’architettura della nuova filiera. Ad aprile 2026 i dati della fase sperimentale restituiscono un quadro in rapida espansione: le scuole aderenti sono passate da 180 a 396 in un solo anno (+120%), i percorsi attivati da 225 a 628 (+210%). Il Ministero ha stanziato 105 milioni di euro per i campus formativi. Per il Veneto, che ha fatto della formazione professionale tecnica duale un elemento identitario del proprio sistema produttivo, questi investimenti rappresentano un’opportunità concreta di valorizzare un patrimonio costruito da soggetti come ENAIP, che hanno anticipato nella pratica quotidiana ciò che la riforma ora eleva a modello nazionale

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Modello veneto: funziona davvero? E’ scontro in Consiglio Regionale

Il clima si è fatto se possibile ancora più rovente quando il dibattito ha toccato l’autonomia, il vessillo storico della giunta. Il Presidente Alberto Stefani ha rivendicato con orgoglio il percorso intrapreso, definendo l’autonomia come una “moltiplicazione di libertà” che porterà risposte rapide e concrete ai territori. Una visione che però è stata attaccata da due lati opposti. Davide Lovat, per Resistere Veneto, ha gelato l’entusiasmo della maggioranza parlando di un “vicolo cieco a zero risorse”, una scatola vuota che lascerebbe

il Veneto ancora schiavo della burocrazia romana. Dall’altra parte, le minoranze di centrosinistra hanno ammonito sui rischi di una frammentazione dei diritti essenziali, paventando un Veneto a due velocità dove chi vive nelle valli bellunesi o nel Polesine rischia di diventare un cittadino di serie B. Non meno acceso è stato il confronto sulla sicurezza e il welfare. Stefano Valdegamberi ha lanciato una provocazione che ha fatto saltare sulla sedia diversi consiglieri, proponendo di responsabilizzare i genitori

per i reati dei figli minorenni, arrivando a ipotizzare la revoca dei benefici regionali per le famiglie inadempienti. “Il welfare non può finanziare chi non educa”, ha tuonato in aula. La risposta è arrivata immediata dalle opposizioni, che hanno definito la proposta “punitiva e miope”, sostenendo che il disagio sociale si cura con gli educatori di strada e i centri di aggregazione, non togliendo il pane di bocca a chi è già in di icoltà.

A chiudere il cerchio delle tensioni è intervenuta Elisa De Berti, che ha riportato l’attenzione

sulla gestione delle case popolari. Con un tono che non ammette repliche, ha ribadito la linea dura della Giunta: “La legalità non è un optional. Chi occupa abusivamente deve sapere che il Veneto non è terra di nessuno. Le case ERP vanno a chi rispetta le regole e sta in graduatoria, punto”. Un botta e risposta infinito che dimostra come, anche senza il bilancio da votare, la politica veneta del 2026 sia tutt’altro che una palude stanziale, ma un fiume in piena pronto a esondare a ogni seduta.

L’intervista. L’assessore regionale allo sviluppo economico Massimo Bitonci sui prossimi provvedimenti

LA SFIDA DELL’AUTONOMIA ENERGETICA

E IL PATTO TRA IMPRESE E UNIVERSITÀ

Abbiamo incontrato l’assessore regionale allo sviluppo economico, Massimo Bitonci per approfondire la strategia della Regione Veneto per la sicurezza energetica. Il bilancio di previsione 2026 sembra tracciare una rotta molto definita: in che modo sosterrete la crescita attraverso l’energia e l’innovazione?

Il bilancio 2026 è guidato da una linea chiarissima: sostenere il sistema produttivo veneto attraverso l’innovazione, l’energia, l’accesso al credito e la valorizzazione dell’imprenditorialità. Lo facciamo con strumenti concreti e risorse mirate. Abbiamo approvato il bilancio e i relativi collegati includendo una serie di misure, tra cui un ordine del giorno della maggioranza nato da un mio suggerimento, che indica con precisione il nostro progetto energetico. Il punto focale sono le concessioni idroelettriche, sia le grandi che le medie derivazioni, che scadranno nel 2029. Da decenni queste concessioni sono condotte direttamente da ENEL, che ne gestisce il 70% in Veneto.

Una situazione cdiversa rispetto ad altre realtà. Qual è l’iniziativa che state lanciando insieme al Friuli Venezia Giulia?

Esatto, la nostra situazione è di erente da quella delle province autonome. In Trentino-Alto Adige, ad esempio, la società Dolomiti Energia è interamente di proprietà pubblica dei comuni di Trento, Rovereto e della Provincia. Per questo, insieme al Friuli Venezia Giulia, stiamo lanciando un’iniziativa per arrivare pronti al 2029 con l’obiettivo di lavorare sulla vera autonomia energetica del Veneto. Vogliamo che queste concessioni vadano “in house”, a idate a una realtà partecipata dalla Regione e dalla Provincia di Belluno, dove si trovano fisicamente gli impianti. Quali saranno i vantaggi per il territorio?

Siamo fortemente convinti, e i numeri di altre realtà lo confermano, che l’idroelettrico garantisca una forte marginalità. Vogliamo che queste risorse rimangano a casa nostra, ai veneti e alle aziende venete. Gestire internamente significa poter ribaltare il vantaggio economico

prodotto sul territorio direttamente alla Provincia di Belluno, alla Regione, alle imprese e ai cittadini. Il percorso è lungo, ma vogliamo essere prontissimi per la scadenza del 2029.

Restando sul fronte energetico, stiamo vivendo un momento drammatico. Quanto è importante, in questa fase, investire sulle energie rinnovabili? È fondamentale. Attualmente il Veneto produce 1,7 gigawatt da fonti rinnovabili, ma l’obiettivo che l’Europa ci pone per il 2030 è di 5,8 gigawatt. È un percorso complesso, ma stiamo per approvare in giunta una delibera sulle “zone idonee” e sulle “zone di accelerazione”. L’idea è la massima semplificazione: togliamo burocrazia per l’installazione di pannelli fotovoltaici nelle zone dove il consumo di suolo è zero, come aree industriali, autostradali e cave. In questi luoghi la Regione si farà carico della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), eliminando la necessità della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per i singoli interventi. È una spinta fortissima alla realizzazione

di impianti rinnovabili su capannoni e insediamenti produttivi esistenti. Passiamo all’innovazione: nel 2026 sono previsti circa 760.000 euro complessivi per sostenere il sistema regionale?

In realtà le risorse sono anche maggiori. Bisogna capire che la Regione Veneto, non applicando l’addizionale regionale, utilizza prevalentemente i fondi di coesione per gli incentivi alle imprese e per il sociale. Recentemente abbiamo approvato un bando da 3 milioni di euro per le startup innovative, lavorando insieme ai rettori delle università venete e dello IUAV. Abbiamo fatto una scelta precisa: dare

priorità alle aziende che assumono o impiegano ricercatori, stagisti universitari e neolaureati. Vogliamo incentivare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa, spingendo a inché i ragazzi possano fare stage qualificati. Questo approccio riguarda anche altri settori, come l’imprenditoria femminile?

Certamente. Abbiamo confermato il bando per l’imprenditoria femminile anche per quest’anno, con altri 3 milioni di euro. Solitamente era una misura alternata ogni due anni, ma ho voluto fortemente rifinanziarla perché, a fronte di un aumento generale delle partite IVA in Veneto, il settore femminile ha registrato un lieve calo. Dobbiamo incentivare i settori più deboli per contribuire alla parità di opportunità. Complessivamente, tra startup innovative e attrazione degli investimenti, abbiamo messo in campo quasi 50 milioni di euro, senza contare gli strumenti finanziari di Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione a favore delle nostre imprese.

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ULa città scaligera protagonista della Wings for Life World Run

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globale a sostegno della ricerca sulle lesioni del midollo spinale. In contemporanea mondiale, alle 13.00, centinaia di migliaia di partecipanti si sono messi in movimento in diversi Paesi, uniti dall’obiettivo comune di contribuire al progresso scientifico.

DESPAR NORD IN CORSA A VERONA CON OLTRE 2.000 COLLEGHE E COLLEGHI

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Tra le città italiane protagoniste dell’edizione 2026, Verona è stata l’unica tappa veneta, a iancando altre App Run u iciali come Roma, Milano, Palermo e Aosta. All’evento veronese hanno preso parte moltissime persone tra runner, camminatori e partecipanti in sedia a rotelle, in un contesto caratterizzato da inclusione e partecipazione di usa.

A segnare in modo particolare l’appuntamento veronese è stata

della solidarietà”?

Anche quest’anno abbiamo scelto con entusiasmo di rinnovare questo impegno, coinvolgendo ancora una volta le nostre quasi 10.000 persone e sostenendo interamente il costo della loro iscrizione. La straordinaria adesione dei nostri collaboratori e delle nostre collaboratrici è il segno concreto del forte senso di responsabilità, appartenenza e comunità che ci unisce. Correre o camminare insieme, in contemporanea con il resto del mondo, per chi non può farlo, rappresenta per noi molto più di una partecipazione sportiva: è un gesto semplice, ma dal significato

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Spinale dell’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento, a testimonianza del legame tra la manifestazione e la ricerca medico-scientifica.

La particolarità della corsa è il suo format: non esiste un tra-

guardo fisso, ma una “Catcher Car” virtuale che parte trenta minuti dopo il via e raggiunge progressivamente i partecipanti, segnando la conclusione della prova per ciascuno.

delle persone e lo spirito di squadra siano elementi fondamentali del nostro modo di fare impresa. Iniziative come la Wings for Life World Run ci permettono di trasformare questi valori in un’esperienza concreta e condivisa, creando occasioni autentiche di incontro, conoscenza e relazione tra migliaia di colleghi e colleghe provenienti da territori diversi. Ritrovarsi insieme per una causa così importante rafforza il senso di appartenenza e ci ricorda che, anche attraverso piccoli gesti, possiamo contribuire a qualcosa di più grande. Sono momenti che consolidano il legame tra le persone e danno ancora più valore al

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Con i nostri progetti CSR vogliamo essere concretamente vicini alle comunità dei territori in cui operiamo, generando valore non solo economico, ma anche sociale. Questa iniziativa ci consente di sostenere la ricerca scientifica e, allo stesso tempo, di coinvolgere attivamente le nostre persone in un’esperienza che traduce in azione valori come partecipazione, collaborazione, inclusione e solidarietà. Per noi fare impresa significa anche questo: mettere al centro le persone, promuovere il loro benessere e contribuire, insieme, a costruire un impatto positivo e duraturo sulle comunità.

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In Veneto sarà realizzato quello che viene definito il primo laboratorio al mondo interamente dedicato alle politiche per l’invecchiamento attivo. L’obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento internazionale per migliorare la qualità della vita delle persone, promuovere stili di vita più sani, stimolare le attività cognitive e mettere in campo azioni di prevenzione.

L’annuncio è arrivato a Venezia al termine di un incontro con la rappresentanza dell’Organizzazione mondiale della sanità. A comunicarlo è il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha sottolineato come il progetto possa attirare ricercatori e specialisti da diversi Paesi, oltre a rafforzare il ruolo della regione in un settore considerato sempre più centrale.

Secondo quanto spiegato, il laboratorio potrebbe diventare anche una leva per ottenere maggiori risorse e per sviluppare nuove competenze nel campo delle politiche sociali e sanitarie. L’idea è quella di fare del Veneto un punto di riferimento nello studio delle trasformazioni legate all’aumento

della longevità e all’invecchiamento della popolazione. Il tema, infatti, è già oggi al centro dell’attenzione delle istituzioni regionali. Tra meno di vent’anni, oltre un terzo della popolazione avrà più di 65 anni, e la crescita delle malattie croniche e della popolazione anziana rappresenta una delle principali sfide future. L’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, ha definito l’invecchiamento attivo una sfida ormai inevitabile. Ha ricordato come in Veneto sia già in corso da anni una strategia per ridurre i fattori di rischio e promuovere comportamenti più sani in tutte le fasce d’età e nei diversi contesti di vita. Secondo Gerosa, la presenza di un centro internazionale in regione potrà avere un impatto significativo sulla tenuta del sistema sanitario. L’obiettivo è anche quello di valutare come l’aumento dell’età media della popolazione, l’introduzione di nuove tecnologie e la sostenibilità dei costi possano influire su un sistema sanitario pubblico e accessibile, individuando soluzioni adeguate.

In Veneto nascerà il primo laboratorio mondiale dedicato all’invecchiamento attivo

Centri Sollievo, una rete in espansione che rafforza assistenza e vicinanza alle famiglie

Una rete che si estende, si consolida e diventa sempre più punto di riferimento per pazienti e famiglie alle prese con le malattie neurodegenerative. I Centri Sollievo dell’Ulss 2 Marca trevigiana chiudono il 2025 con numeri in crescita e un impatto sociale sempre più evidente sul territorio. Sono oltre 880 le persone accolte nell’ultimo anno e quasi 5.000 le giornate complessive di accoglienza, a testimonianza di un servizio che non si limita all’assistenza, ma costruisce relazioni e continuità nella vita quotidiana delle famiglie coinvolte. I Centri attivi sono 55, di cui 49 dedicati all’Alzheimer e 6 al Parkinson. Un sistema che ha saputo rafforzarsi nel tempo e che oggi registra risultati significativi: 886 ospiti seguiti, 518 familiari supportati, 933 volontari impegnati e 1.232 giovani coinvolti in attività intergenerazionali. Particolarmente rilevante la crescita delle giornate di accoglienza, salite a 4.905, con un incremento superiore al 19% rispetto all’anno precedente. Un aumento che si traduce concretamente in più ore di sollievo per le famiglie e in maggiori opportunità di socialità e stimolo per le persone fragili. “I Centri Sollievo rappresentano molto più di un servizio assistenziale”, spiega la direttrice dei Servizi

socio sanitari Simona Sforzin. “Sono luoghi sicuri e accoglienti in cui le persone con decadimento cognitivo o Parkinson possono mantenere attive le proprie capacità e continuare a sentirsi parte della comunità. Parallelamente, offrono un sostegno concreto ai familiari, contribuendo a ridurre isolamento e solitudine”. Alla base del modello c’è una forte integrazione tra istituzioni e territorio. Comuni, associazioni di volontariato ed enti educativi collaborano in una logica di coprogettazione, costruendo risposte flessibili e calibrate sulle esigenze delle singole comunità. Determinante il ruolo dei volontari, definiti come la vera anima del progetto: la loro presenza quotidiana, fatta di ascolto e relazione, consente di trasformare la fragilità in un’esperienza condivisa, preservando dignità e identità anche nelle fasi più difficili della malattia. La partecipazione ai Centri Sollievo è gratuita e non vincolata al territorio di residenza. L’accesso avviene tramite valutazione del Centro Disturbi Cognitivi e Demenze per i casi di decadimento cognitivo lieve o medio, oppure tramite l’Unità operativa di Neurologia per i pazienti con Parkinson che non necessitano di assistenza sanitaria prevalente.

Il nuovo modello organizzativo, degenze ridotte a una sola notte e maggiore integrazione tra reparti per trattare fratture vertebrali

Al Ca’ Foncello parte la neuroradiologia interventistica

spinale con tre posti letto dedicati in Week Surgery

All’ospedale Ca’ Foncello prende forma un nuovo modello assistenziale per la cura delle patologie vertebrali, che punta a garantire massima efficacia clinica con il minimo impatto sulla vita del paziente. La novità nasce dalla collaborazione tra la Neuroradiologia Interventistica

Spinale e la Week Surgery e introduce una gestione dedicata con tre posti letto riservati ai ricoveri brevi.

Il servizio, attivo a meno di un anno dall’istituzione dell’unità diretta dal dottor Altin Stafa, è pensato per pazienti sottoposti a trattamenti mini-invasivi che richiedono una sola notte di osservazione in ospedale. Tra questi rientrano soprattutto interventi di vertebroplastica, eseguiti in una finestra operativa concentrata tra giovedì e venerdì, con dimissioni rapide e un recupero più veloce.

La gestione dei posti letto è affidata alla Week Surgery guidata dal dottor Davide Pozzobon, che sottolinea come il nuovo assetto consenta di coniugare alta specializzazione e sostenibilità del sistema, mantenendo il paziente al centro del percorso di cura.

letto e una migliore organizzazione complessiva dei reparti chirurgici.

I tre posti letto saranno destinati a pazienti con fratture vertebrali osteoporotiche, in costante aumento, ma anche a fratture legate a metastasi o a traumi sportivi, frequenti in discipline come sci, motociclismo e deltaplano. Le tecniche utilizzate includono

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Il dottor Stafa evidenzia come la disponibilità di posti dedicati rappresenti un cambiamento significativo per i casi più complessi, che dopo il trattamento necessitano di un breve ricovero. Il percorso, spiega, nasce da una stretta integrazione con la Neurochirurgia e con la Neurochirurgia Vertebrale, fondamentali nella selezione dei pazienti. Finora questi ultimi venivano temporaneamente collocati in area neurochirurgica, mentre ora possono contare su un percorso più strutturato e mirato.

Il nuovo modello organizzativo consente così di affiancare alla degenza ordinaria e al day hospital anche una forma di ricovero breve, con un uso più efficiente dei posti

Ulss

impianti vertebrali di ultima generazione, termoablazioni mirate per il controllo del dolore e delle lesioni metastatiche, oltre a procedure consolidate come vertebroplastica e cifoplastica a palloncino. L’obiettivo è ridurre l’invasività degli interventi, limitare le complicanze e accorciare sensibilmente i tempi di degenza, favorendo un ritorno più rapido alla quotidianità.

2 accorcia le distanze con i cittadini:

attivato il nuovo canale WhatsApp

Il servizio, rivolto a cittadini e dipendenti, offre aggiornamenti su servizi, prevenzione, orari e avvisi utili con comunicazioni rapide e fino a due messaggi al giorno senza notifiche invasive

Più vicina ai cittadini e sempre più orientata alla comunicazione immediata. L’Ulss 2 Marca Trevigiana ha attivato un nuovo canale WhatsApp pensato per rendere più semplice e veloce l’accesso alle informazioni sanitarie, con aggiornamenti in tempo reale su servizi, percorsi di cura e novità dell’azienda.

L’iniziativa si rivolge sia agli utenti che al personale sanitario e amministrativo, con l’obiettivo di creare un filo diretto digitale per diffondere notizie utili e pratiche. Attraverso il canale sarà possibile ricevere aggiornamenti su campagne di prevenzione, variazioni di orario, aperture straordinarie e informazioni sui servizi, con un massimo di due messaggi al giorno per evitare sovraccarichi comunicativi. Lo strumento scelto non funziona come una chat di gruppo, ma come un canale informativo unidirezionale: solo gli amministratori possono pubblicare contenuti, mentre gli iscritti possono semplicemente visualizzarli e reagire. I messaggi restano disponibili per 30 giorni, garantendo così una consultazione sempre aggiornata ma ordinata.

Grande attenzione è stata riservata anche alla privacy. Il numero di telefono e l’immagine del profilo degli utenti non sono visibili né agli amministratori né agli altri iscritti, assicurando un utilizzo sicuro e riservato dello strumento.

Per iscriversi al canale è sufficiente aprire WhatsApp, entrare nella sezione “Aggiornamenti” e cercare “ULSS 2 Marca Trevigiana”

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