Trasporto pubblico e biglietto unico, l’assessore Ruzza traccia il percorso
PARADOSSO VENETO, TRA LAVORO POVERO
Il Veneto sta attraversando una stagione di pragmatismo politico che sembra voler mandare in so itta decenni di veti incrociati e dossier impolverati. Se fino a poco tempo fa parlare di gestione autonoma delle autostrade o del completamento della Valdastico Nord appariva come un esercizio di retorica elettorale destinato a scontrarsi con il muro della burocrazia romana o delle resistenze locali, oggi lo scenario è radicalmente mutato. Il cambio di passo impresso da Alberto Stefani, in stretta sinergia con il Ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, ha trasformato queste “eterne incompiute” in obiettivi a portata di mano, delineando un modello di governance territoriale che fa della concretezza la sua cifra distintiva. Il caso della holding autostradale regionale è emblematico. Per anni il controllo delle tratte strategiche, a partire dalla BresciaPadova, è rimasto sospeso in un limbo di concessioni in scadenza e rimpalli normativi. Lo sblocco arrivato negli ultimi giorni rappresenta una discontinuità netta rispetto al passato: l’idea di una società “in house” controllata dalla Regione non è più un’ipotesi di scuola, ma un progetto operativo che ha incassato il via libera politico di via Nomentana.
Vertici Ulss 2: De Marco alla direzione sanitaria, Sforzin ai servizi socio-sanitari
E VERTENZE APERTE
TREVISO ALLINEATA AL VENETO,
TURISMO IN FLESSIONE
UN ESEMPIO”
INAUGURATA
LA STRUTTURA MODERNA E SOSTENIBILE
GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
Il mercato del lavoro veneto di questa prima parte del 2026 ci consegna una fotografia in chiaroscuro. Se da un lato la dinamica delle assunzioni resta in terreno positivo non possiamo ignorare il segnale di un rallentamento: il bilancio del primo bimestre (+7.200 unità) è sensibilmente inferiore a quello dell’anno precedente. Siamo di fronte a una fase di “mantenimento della base occupazionale” , dove la crescita è frenata da un’intensificazione delle cessazioni, in particolare per i contratti a termine.
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TREVISO IN ROSA: OLTRE
7.000 ISCRITTE PER LA CORSA
SOLIDALE DEL 3 MAGGIO
La città si prepara ad accogliere, ancora una volta, una delle manifestazioni più attese dell’anno: Treviso in Rosa. A meno di due settimane dall’evento, già oltre 7.000 donne si sono iscritte alla corsa solidale, confermando il successo della manifestazione podistica interamente dedicata al pubblico femminile. L’11ª edizione di Treviso in Rosa si terrà domenica 3 maggio, e l’obiettivo è superare le 10.000 partecipanti, come avvenuto nelle edizioni precedenti. L’iniziativa, organizzata da Trevisatletica e Corritreviso con il patrocinio della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), si distingue per il suo forte legame con la solidarietà e la sensibilizzazione sulla salute delle donne. Tra le iscritte più note, spiccano Germana e Gina: due donne di 99 e 95 anni, pronte a prendere parte all’evento con la determinazione che le ha sempre contraddistinte. L’anno scorso, Germana ha percorso il tragitto camminando al fianco della figlia, e Gina non ha mancato di registrarsi già per l’edizione successiva.
La manifestazione si distingue per la partecipazione esclusivamente femminile, una scelta che ha contribuito a renderla unica nel panorama nazionale. Ad oggi, le iscrizioni hanno già superato quota 7.000, con una previsione che punta a superare le 100.000 partecipanti totali dal 2010. Durante le dieci edizioni in presenza, Treviso in Rosa ha visto la partecipazione di oltre 92.000 donne, un numero che cresce ogni anno grazie all’entusiasmo e all’impegno delle partecipanti.
Un evento che unisce sport, solidarietà e prevenzione
GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
In questo scenario, dominato da incertezza economica e di icoltà nel reperimento di manodopera in un contesto demografico sfavorevole, emerge con forza la questione giovanile. La ricerca Iusve-Veneto Lavoro presentata agli inizi di aprile ci svela un mondo che sfida i luoghi comuni. I nostri giovani non sono spettatori passivi: quasi uno su due (47,5%) è pronto a cercare un nuovo lavoro se quello attuale compromette il proprio benessere, anche a costo dell’instabilità. Non è un segnale di fragilità, ma di una maturata proattività e di una nuova scala di valori. Tuttavia, i punti di debolezza restano nodi strutturali che non possiamo più eludere.
La “questione salariale” è la preoccupazione principale per il 65% degli intervistati, seguita dalla precarietà contrattuale (29,4%). I dati confermano che l’ingresso nel mercato avviene ancora prevalentemente con contratti a termine, spesso nel settore dei servizi e del turismo, e con un ricorso frequente al part-time (quasi uno su tre). È un paradosso: chiediamo competenze e “consapevolezza delle proprie
capacità”, ma o riamo percorsi che faticano a garantire quella stabilità (richiesta dal 51,1% dei giovani) necessaria per costruire un futuro.
Eppure, tra le pieghe di questi dati, si scorgono segnali che fanno ben sperare. C’è una rinnovata voglia di “squadra”: il 67,5% dei giovani desidera collaborare e aiutarsi tra colleghi, ripudiando la competizione esasperata. Questa spinta alla cooperazione e al dialogo costruttivo con le figure senior è un patrimonio sociale immenso.
Il Veneto del 2026 si trova a un bivio: per trasformare il “rallentamento” in una nuova opportunità occorre rispondere con politiche coraggiose alla domanda di reddito e stabilità dei giovani. Investire su di loro non è solo un atto di giustizia, ma l’unica strategia per garantire la tenuta di un sistema produttivo che, pur tra mille fatiche, continua a generare valore. Infine non può essere ignorato il tema del “lavoro povero”, che investe giovani e meno giovani: il Veneto non ne è immune, anzi, so re di queste disparità evidenti che vanno sradicate.
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Segue da pag. 1
• Nicola Stievano
Emergenza lavoro/1. Il rapporto Filcams di marzo fotografa l’occupazione
Lavoro a Treviso, la Marca corre più del Veneto ma resta il nodo stipendi: alle donne il 3,5% in meno
Nel focus sul lavoro pubblicato dalla Filcams in marzo, è stato reso noto che il numero di lavoratori impiegati nella provincia di Treviso è pari a 86.792 e rappresenta il 14,51% della forza lavoro veneta. Coerentemente con la tendenza regionale, il settore preponderante è il commercio che comprende il 53,9% degli occupati ma, a di erenza dei dati dell’intero Veneto, il settore turismo conta un numero minore di lavoratori.
In genere la platea di lavoratrici donne è più numerosa rispetto a quella dei lavoratori uomini, ma Treviso si allinea alla tendenza della regione nel settore commercio, mentre il trend è confermato nel turismo e nei servizi.
“Purtroppo le donne occupano solitamente posti gerarchicamente inferiori a quelli assegnati agli uomini - puntualizza Alberto Irone, segretario Filcams CGIL - e questo per noi è un elemento di profonda preoccupazione che ovviamente disincentiva le politiche familiari e la conciliazione tempi di vita/ tempi di lavoro. Alle donne è assegnata l’opera di accudimento che va a scapito delle possibilità di carriera e di retribuzione.”
In generale, la percentuale di lavoratori impiegata per singolo contratto è allineata alla media regionale. Ma vi sono contratti che presentano variazioni positive significative rispetto al trend regionale come quelli
del Terziario e degli Studi Professionali.
Il settore Turismo è il segmento che registra un calo di occupati rispetto alla media regionale. Tra questi, particolarmente significativo è quello Confcommercio, con un decremento di quasi il 7%.
Si deve sottolineare che la provincia di Treviso presenta una percentuale molto esigua di lavoratori stranieri rispetto alla quota regionale. Qui rappresentano il 16,7% contro il 20,7% dei lavoratori impiegati mediamente in Veneto, mentre la distribuzione del numero di occupati stranieri in relazione al genere, evidenzia che la provincia di Treviso è in linea con la regione. In particolare, nel Veneto il numero di donne lavoratrici straniere è maggiore rispetto a quello degli uomini (58,6% donne vs 41,4% uomini). A Treviso provincia, la forza lavoro straniera si compone del 61,5% di donne e 38,5% di uomini.
Mettendo a confronto la composizione percentuale dei lavoratori in relazione ai settori di attività e alla provenienza sia della provincia di Treviso sia della regione Veneto, emerge che il numero di occupati stranieri è marginale rispetto agli occupati italiani. Tuttavia - come ricorda la Filcams, “questo determina un problema enorme di inclusione e di mancato accesso ai diritti di cittadinanza. È fondamentale puntare su una società maggiormente inclusiva. I problemi di ghettizzazione devono essere superati”.
I dati osservati rivelano come nella provincia di Treviso sia prevalente il lavoro stabile, pur prendendo in considerazione ciascun settore. Succede persino nel turismo, per il quale a livello regionale si registrano invece dati superiori relativi al lavoro precario. E più full time che part time. Treviso presenta una tendenza diversa rispetto a quella regionale. Nel complesso, il 55% dei lavoratori veneti ha un contratto full time mentre nella provincia di Treviso la
percentuale si attesta intorno al 57%. Infine, la retribuzione media della provincia di Treviso è molto vicina alla media regionale sia per gli uomini che per le donne. Tuttavia, il di erenziale retributivo è più alto nella provincia di Treviso rispetto alla media veneta e registra oltre tre punti e mezzo di distanza da questa.
• Aldina Vincenzi
La Marca, in sinergia con la Regione Veneto, lavora per i futuri professionisti della salute
In occasione dell’accoglienza alle matricole di Medicina e Chirurgia del polo didattico di Treviso, il coro istituzionale è unanime e la realizzazione della città universitaria (cui sono destinati oltre 50 milioni di euro) un imperativo per tutti. Ma non solo.
“Per questi professionisti sanitari, vista l’emergenza che c’è - spiega Alberto Stefani, neo presidente della Regione Veneto -, dobbiamo pensare a un piano casa capace di abbattere
quasi completamente il costo delle abitazioni, garantire loro un accordo integrativo regionale, rendere appetibile una così delicata professione in quest’area. Abbiamo investito in questo bilancio oltre 20 milioni per la sanità territoriale, abbiamo raddoppiato le borse di specialità per i medici di medicina generale, che ora superano i 4,5 milioni di euro. Ce la stiamo mettendo tutta.”
Il sindaco Mario Conte, intanto, anticipa: “indiremo a maggio gli stati generali per a rontare
le criticità dell’abitare e in autunno quelli per i problemi del commercio”. Poi annuncia la realizzazione di un’aula studio nella nuova stazione ferroviaria di Treviso e aggiunge “Sono convinto che la città universitaria oltre che bella sia la soluzione a tanti altri problemi che riguardano il mondo del commercio o la sicurezza. Treviso guarda ai giovani non certo come problema ma come soluzione.”
In questi giorni è intanto iniziato il percorso della
seconda fase della cittadella che prevede 5 aule da 100 persone e una da 200 persone più uno spazio adattabile, con costi che si aggirano sui 14 milioni e mezzo di euro. Ed è del 13 aprile la sigla del protocollo tra Comune e Università di Padova che vedrà u icialmente i 4700 mq dell’ex caserma Salsa divenire la nuova sede universitaria trevigiana di Giurisprudenza e Professioni Sanitarie.
• (A.V.)
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Emergenza lavoro/2. Cresce la tensione nel polo di via Forlanini tra utili record
Paradosso Previnet: il gigante dei servizi brilla nei bilanci, dipendenti costretti allo sciopero
In via Forlanini a Preganziol, da più di un anno a questa parte, negli ambienti in cui operano Previnet, società di servizi per la previdenza e la finanza, e Previmedical, specializzata nella gestione di network sanitari, insiste una situazione di strabismo.
I profitti aziendali registrano continua solidità, ma i dipendenti fuggono e chi rimane sciopera.
Il 9 aprile scorso si è svolta l’ultima mobilitazione. “Significativa”, a detta delle organizzazioni sindacali. L’adesione si è attestata al 50% con un centinaio di lavoratori a presidiare i cancelli: il sentire comune è quello di appartenere ad una realtà economica di valore ben lontana dal valorizzare i propri dipendenti.
Il caso gode da tempo degli onori della cronaca cittadina. Previnet e Previmedical sono due società per azioni del polo di servizi alle imprese RBHold, fondato da Roberto Favaretto e partecipato al 50% dalla moglie, Bruna Gottardo (dalle iniziali dei nomi propri, l’acronimo del gruppo). Previnet, in particolare, registra utili stellari che superano i 24 milioni di euro, è pluripremiata, in espansione. Viene percepita come un ambiente giovane e dinamico, con interni ed esterni curati, mensa invidiabile. Una situazione apparentemente ideale dove far pervenire senza indugi il proprio curriculum.
Sono invece molti i dipendenti che, potendo, non lo rifarebbero.
La crisi sembra riguardare solo loro, ma non è così.“La forte riduzione del personale e il conseguente aumento dei carichi di lavoro stanno producendo tensioni e burnout di usi. La mancanza di rispetto delle professionalità acquisite e di un piano di investimenti, così come di un sistema di premialità per redistribuire gli utili, si potrebbe però riversare anche sugli utenti del mercato in cui operano le aziende”, sottolineano Filcams CGIL e RSU. II vertice è sembrato rimanere finora impassibile davanti alle reiterate istanze per contrastare il dissanguamento occupazionale che, nel giro di due semestri, si è portato via più di 150 lavoratori - un buon 30% dell’organico.
E rimane un miraggio la reintegrazione di nuovi assunti capaci di sgravare la mole di lavoro piombata addosso a chi è rimasto a boccheggiare tra il veto a nuove assunzioni e l’annullamento della possibilità di lavorare
Treviso a sostegno delle edicole
Il Comune ha siglato nei giorni scorsi un accordo con SINAGI Treviso e SNAG Confcommercio Treviso che vede innanzitutto già a partire da quest’anno la riduzione dei canoni per l’occupazione di suolo pubblico, sia permanente che temporaneo, e focalizza le edicole come veri e propri punti d’informazione della città, incentivando l’ampliamento delle categorie di servizi o erti che comprenderanno gli eventi e le varie iniziative previste nel territorio. Presente alla firma anche il vicepresidente di Ascom-Confcommercio, Maurizio Piovesan e il sindaco, Mario Conte, che precisa come “ in un momento storico di forti cambiamenti per il settore, il Comune abbia scelto di intervenire con misure concrete per valorizzarne il ruolo e accompagnarne l’evoluzione come hub di servizi per cittadini e turisti, tutelando al tempo stesso il pluralismo dell’informazione”. “Questo protocollo è il primo che firmiamo - dichiara Luigi Mason, presidente SNAG Confcommercio della provincia di Treviso - e sottolinea il valore delle edicole come chioschi multifunzionali della città e dei quartieri.”
in smart working.
Dalle fessure del muro eretto dalla proprietà traspaiono solo alcuni progetti di automazione a giustificare l’aut aut ai nuovi contratti. Ma ai sindacati risultano fumosi e poco coerenti.
“Quando un’azienda sceglie di non rispondere alle richieste di confronto e lascia deteriorare le condizioni di lavoro, si assume una responsabilità precisa”, dichiara Alberto Irone, segretario generale provinciale di Filcams Cgil Treviso.
Favaretto e i vertici aziendali sembrano infatti non aver concesso udienze, salvo deludere i primi, timidi accordi tra le parti e inviare una coppia di dirigenti all’incontro in Ispettorato territoriale del Lavoro, l’8 aprile scorso, circostanza in cui è stata riconsegnata ai titolari la piattaforma sindacale già respinta nel 2025 e ottenuta una promessa: entro aprile dovrebbe palesarsi la convocazione di un incontro utile ad entrare nel merito delle questioni verso - si auspica - la stesura di un contratto integrativo triennale di secondo livello. Mentre tra le scrivanie di via Forlanini, dove hanno sede le aziende, è ripresa l’abituale operosità, scenderà ora in campo anche la politica. Sono stati coinvolti alcuni parlamentari e i locali gruppi di opposizione che porteranno all’attenzione delle istituzioni il caso di una realtà troppo importante per essere ignorata.
• Aldina Vincenzi
L’intesa, che avrà durata triennale con possibilità di rinnovo, contempla anche campagne di comunicazione ed eventi pubblici a sostegno della lettura, dell’educazione civica e del pluralismo dell’informazione, riconoscendo alle edicole un ruolo strategico nella crescita culturale e democratica della comunità.
• (A.V.)
Perso il 30% dell’organico in un anno. I sindacati denunciano carichi di lavoro insostenibili, burnout e stop allo smart working: “Un’azienda di valore che non valorizza chi lavora”.
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Grandi opere. Rinascono le scuole Stefanini, inaugurato il nuovo polo dell’istruzione
TAGLIO DEL NASTRO PER IL MAXI-INTERVENTO
DA 9,3 MILIONI FINANZIATO DAL PNRR
Definito dagli amministratori “il più grande intervento di edilizia scolastica mai realizzato nella storia della città”, il progetto radicale di ristrutturazione delle scuole medie Stefanini di Treviso si è compiuto il 9 aprile scorso, col taglio del nastro e il rientro in classe degli studenti, finora temporaneamente ospitati all’ex “Turazza”. Lunga la lista delle autorità presenti. Il sindaco, Mario Conte, il suo vice, Alessandro Manera, il presidente della provincia, Marco Donadel, l’assessore alle opere pubbliche, Sandro Zampese, quello alle politiche giovanili, Gloria Sernagiotto. Ma con la preside, Doriana Renno, c’era anche il 96enne custode, Ermenegildo Bortoletti, invitato “honoris causa” alla seconda inaugurazione delle scuole, dopo quella originaria del 1960.
24 aule, altre tre speciali, sei laboratori, una biblioteca, una palestra più gli spazi amministrativi, l’infermeria e l’area servizi. Tutto completamente rinnovato e distribuito sull’edificio di sette livelli all’interno della cinta muraria cittadina, con un costo di circa 9,3 milioni di euro recuperati da fondi Pnrr.
Un importo lievitato, rispetto ai preventivi, per la corsa ad ostacoli incontrati nel giro dei tre anni di lavori, soprattutto dopo la decisione di demolire e ricostruire l’intero edificio che inizialmente si voleva preservare.
«Alcune forze politiche rimarranno deluse, pensavano che sarebbe andato tutto storto, che non saremmo riusciti a mantenere la promessa. Invece è stata mantenuta, i tempi rispettati e la qualità delle opere garantita» sorride il sindaco.
«Abbiamo realizzato un edificio altamente performante sotto il profilo energetico, con un involucro edilizio di grandi prestazioni, isolamento termico avanzato e serramenti a taglio termico», spiega l’assessore Zampese con orgoglio. Con queste soluzioni, viene stimata una riduzione delle emissioni di CO2 pari a circa 30.000 kg annui, equivalente alla piantumazione di oltre 1.200 alberi. Completamente eliminata inoltre l’alimentazione a metano, con un risparmio di circa 25.000 metri cubi di gas all’anno. Per qualche tempo gli studenti dovranno fare ricreazione negli atri perché gli spazi esterni non sono ancora completati e, per quanto riguarda il rinnovo dell’auditorium, i lavori inizieranno a settembre.
• Aldina Vincenzi
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E ARTIGIANATO: A TREVISO NASCE L’AI ACADEMY
Mettere in relazione il mondo dell’artigianato con quello accademico per a rontare insieme le sfide dell’innovazione tecnologica. Con questo obiettivo è stato presentato a Treviso il progetto “AI Academy –Due intelligenze, un’impresa”, un percorso formativo dedicato all’applicazione concreta dell’intelligenza artificiale nelle imprese.
L’iniziativa, avviata il 9 aprile, è promossa da Confartigianato Imprese Marca Trevigiana e dall’Università Ca’ Foscari di Venezia – Campus di Treviso, con il supporto di t2i – Trasferimento Tecnologico e Innovazione e la collaborazione di CentroMarca Banca.
Il progetto si articola in sei appuntamenti, in programma dal 23 aprile al 2 luglio, durante i quali imprenditori e studenti lavoreranno fianco a fianco. Le attività prevedono sessioni pratiche e laboratori, pensati per fornire strumenti operativi utili a integrare l’intelligenza artificiale nella
gestione aziendale.
Tra i temi a rontati figurano l’organizzazione delle informazioni, l’automazione dei processi, il marketing, le vendite e il servizio clienti, con un approccio orientato a casi concreti e applicazioni reali. Nel corso dell’incontro inaugurale è stato evidenziato come la collaborazione tra giovani talenti e imprese artigiane possa rappresentare una leva strategica per lo sviluppo del territorio. Se da un lato l’intelligenza artificiale pone nuove sfide, dall’altro o re opportunità significative per innovare e valorizzare la creatività tipica del tessuto produttivo locale. I promotori hanno sottolineato l’importanza di costruire un sistema integrato tra imprese, università e centri di ricerca, capace di sostenere la competitività e l’attrattività del territorio. Centrale, in questo percorso, è anche il ruolo delle nuove generazioni, chiamate a contribuire attivamente con competenze e visioni innovative.
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L’INDAGINE “ABITARE NELLA MARCA” SVELA L’EMERGENZA SOCIALE
Nella Marca Trevigiana, un tempo simbolo di benessere e stabilità, l’emergenza abitativa sta assumendo i contorni di un dramma sociale senza precedenti. I dati dell’indagine socio-economica “Abitare nella Marca”, presentata all’inizio di aprile dalla CGIL e relativa al contesto del 2024, fotografano una provincia in cui il diritto alla casa è diventato un privilegio per pochi. Il grido d’allarme arriva direttamente dagli sportelli del SUNIA (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari), dove le richieste d’aiuto sono raddoppiate nel giro di un anno. Il dato più inquietante emerso dall’analisi non riguarda solo le fasce marginali della popolazione, ma coinvolge ora una categoria considerata fino a ieri “al sicuro”: nuclei familiari con un lavoro stabile e un reddito fisso. «Oggi riceviamo il doppio delle domande rispetto al passato», spiega la segretaria provinciale del SUNIA, Deborah Marcon. «La vera novità è che l’aumento esorbitante dei canoni di locazione sta schiacciando anche chi ha uno stipendio. Assistiamo a scene strazianti: quando un Comune interviene per le fragilità estrema, spesso riesce a proteggere solo madri e figli inserendoli in comunità, mentre i padri, impossibilitati a pagare un nuovo a itto, finiscono a dormire in macchina».
A fronte di questa escalation, la risposta delle istituzioni appare, nel migliore dei casi, irrisoria. In media, i Comuni trevigiani investono nel diritto alla casa appena lo 0,63% dei propri fondi pubblici. Il capoluogo, Treviso, si posiziona come “fanalino di coda” con un misero 0,28% (pari a circa 47.000 euro). Ancora più grave è la situazione nei centri minori: 56 municipi della provincia non hanno messo a bilancio nemmeno un euro per l’emergenza abitativa. Il paradosso diventa eclatante guardando al patrimonio immobiliare esistente. Su un totale di 5.295 alloggi ATER in provincia, circa un alloggio su quattro risulta non utilizzato, spesso perché necessita di manutenzioni che non vengono finanziate. Anche nel settore privato la situazione è critica: il 16% delle abitazioni risulta sfitto, sottratto a un mercato che vede la domanda esplodere e l’o erta ridursi ai minimi termini.
Viglio Biscaro, segretario dello SPI CGIL Treviso, punta il dito contro la mancanza di volontà politica. «Siamo nel 2026 e, dopo numerosi incontri con le amministrazioni locali, la risposta
dei sindaci è sempre la stessa: dicono che non possono intervenire perché gli immobili sfitti sono privati. È una scusa inaccettabile». Secondo Biscaro, la soluzione esiste: «Basterebbe che i sindaci di buona volontà utilizzassero gli avanzi di bilancio per acquisire, ristrutturare o garantire locazioni a canone concordato. Per questo lo SPI aprirà un tavolo di confronto comune per comune: non possiamo più tollerare che le nuove esigenze abitative vengano ignorate». Il rapporto “Abitare nella Marca” non è solo una raccolta di statistiche, ma un monito: senza un cambio di rotta
negli investimenti e una gestione più e iciente del patrimonio ATER, la tensione sociale a Treviso è destinata a spezzare definitivamente la coesione di
Via Pisa, la resistenza degli inquilini arriva in Piazza dei Signori
Iun territorio che non può più permettersi di ignorare chi è rimasto senza un tetto.
• Aldina Vincenzi
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l caso di via Pisa torna al centro dell’agenda politica cittadina. A metà aprile la Prefettura ha ospitato un vertice cruciale per decidere il destino dei venti residenti che ancora resistono nelle tre palazzine della zona, ormai da anni sotto la minaccia di uno sfratto esecutivo. Mentre all’interno si discuteva, una delegazione ha manifestato in Piazza dei Signori con uno striscione inequivocabile: “La casa è un diritto. Via Pisa resiste”. Il nodo della questione è prettamente sociale: gli inquilini hanno sempre onorato i canoni d’a itto, ma la proprietà intende rientrare in possesso degli immobili, lasciando nuclei familiari regolarmente residenti senza una reale prospettiva abitativa in un mercato privato ormai proibitivo. L’amministrazione comunale ha ribadito la volontà di agire come mediatore. “Si tratta di famiglie che vivevano lì per diritto, non di occupazioni abusive”, ha chiarito l’Urbanistica Andrea De Checchi. “Questo caso va trattato con la dovuta cautela. Abbiamo chiesto tempo alla proprietà a inché tutti i soggetti coinvolti possano agevolare una soluzione. Il Comune è pronto a riaprire un tavolo di confronto per negoziare ulteriori agevolazioni che permettano ai residenti di reperire sistemazioni alternative”. Tuttavia, le “armi” a disposizione del Comune sono limitate dalle normative vigenti. Le assegnazioni degli alloggi ERP seguono graduatorie rigide che vedono altre famiglie in attesa. Per questo, la strategia di Ca’ Sugana punta tutto sulla mediazione privatistica, cercando di convincere la proprietà a concedere termini e contributi più favorevoli per il trasloco dei venti nuclei. Nonostante le rassicurazioni istituzionali, tra gli inquilini e le realtà che li sostengono regna la disillusione. “Garantire che queste persone non finiscano in strada è una responsabilità prioritaria del Comune, al di là delle procedure”, ha commentato Ruggero Sorci (Django), che segue la vicenda dall’inizio. “L’impegno politico, se non viene sostanziato dai fatti, non ha valore. Monitoreremo l’evoluzione nelle prossime settimane”.
• (R.T.)
“Zona Rossa”: si stringe sul centro; allontanamenti, denunce e un arresto per incendio
PROROGATA PER 60 GIORNI L’AREA AD ALTA SORVEGLIANZA TRA IL CENTRO E SAN ZENO
Il dispositivo di sicurezza nel cuore di Treviso non solo non arretra, ma si consolida. La Prefettura ha u icialmente prorogato per altri 60 giorni la “zona rossa”, l’area ad alta sorveglianza che dal quadrante della stazione ferroviaria si allunga fino al quartiere di San Zeno. I numeri dell’ultima settimana di controlli straordinari (6-12 aprile), che hanno visto l’impiego congiunto di Polizia, Carabinieri e Polizia Locale, restituiscono l’immagine di una città sotto stretta osservazione: 929 persone identificate, tra cui spicca l’elevata presenza di minorenni (ben 200).
Dall’avvio della zona rossa “allargata” lo scorso febbraio, gli allontanamenti per occupazione indebita di spazi urbani sono stati 26. Solo negli ultimi sette giorni, quattro persone sono state colpite dal provvedimento per aver ostacolato la fruizione delle aree pubbliche. Tra gli interventi più significativi, la Questura segnala l’allontanamento di un ventenne tunisino, già noto per furti e spaccio, sorpreso a molestare i passanti vicino
agli u ici RFI in stazione. Identica sorte per un ventiseienne kosovaro che, in preda ai fumi dell’alcol, ha aggredito gli agenti in via Roma dopo aver insultato i cittadini.
Il monitoraggio ha portato anche al sequestro di stupefacenti in via Zorzetto e al fermo di un pregiudicato foggiano trovato con un coltello in via Fiumicelli. Singolare e inquietante il caso di un altro giovane kosovaro: allontanato l’8 aprile dalla Galleria Rialto per aver preso a calci le vetrate di un negozio, è stato arrestato ieri dai Carabinieri a Villorba. Il venticinquenne è accusato di aver appiccato il fuoco a una casetta di legno nel piazzale della Trevihouse, azienda dalla quale era stato recentemente licenziato.
Mentre le pattuglie presidiano le strade, il dibattito politico si sposta sulle cause profonde della devianza giovanile. A Padova, il sindaco Mario Conte è tornato a riflettere sulla violenza delle “baby gang”, un tema che tocca da vicino la comunità
Dtrevigiana, ancora scossa dall’omicidio di un giovane per mano di un gruppo di coetanei (di cui 7 su 10 minorenni).
«Dobbiamo costruire un nuovo modello sociale», ha dichiarato il sindaco, rivelando un dialogo aperto con il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari. La proposta di Conte è radicale: superare la logica della pura emergenza attraverso l’obbligatorietà di attività a valore sociale. «Sarei per rendere obbligatori lo sport, il volontariato e la cultura fin da piccoli. Non come una forzatura, ma come un’opportunità di crescita guidata, per evitare che i giovani percorrano il loro cammino da soli o isolati dagli strumenti digitali».
Scuole aperte e responsabilità collettiva Secondo il primo cittadino, la prevenzione passa anche per una gestione diversa degli spazi pubblici: «Vedere le scuole chiuse al pomeriggio è un peccato. Dovrebbero restare aperte come luoghi protetti e valoriali per gli studenti». Conte non nega la necessità della repressione
isposta ad inizio aprile la messa alla prova, nella massima misura prevista, per quattro dei sei minorenni che hanno partecipato all’aggressione ai danni di Francesco Favaretto a Treviso il 12 dicembre scorso costata la vita al ventiduenne trevigiano durante quella che avrebbe dovuto essere una compravendita di hashish.
Pare che, al rifiuto di Favaretto di consegnare il panetto contemporaneamente alla ricezione del corrispettivo in denaro, si sia scatenata la violenza della gang di giovani clienti. Il decesso, avvenuto 11 giorni dopo, è stato attribuito a complicazioni per diverse ferite che hanno indotto ipossia cerebrale e due arresti cardiaci.
quando la “vivacità” diventa reato, ma insiste sulla prevenzione: «Questi ragazzi saranno gli adulti di domani e avranno responsabilità nella nostra società. Dobbiamo agire ora, e ognuno — famiglie, scuole, società sportive — deve fare la propria parte».
Accusati, in concorso, di omicidio e rapina, i quattro seguiranno un percorso di recupero della durata di tre anni in comunità con attività socialmente utili, sostegno psicologico e regolari monitoraggi da parte del Tribunale dei minori di Venezia che vedranno in luglio la prima verifica. Sebbene pare ormai inconfutabile che nessuno dei ragazzi sia responsabile diretto della morte di Favaretto, i minorenni sembrano aver compreso il disvalore delle loro azioni. La posizione degli altri componenti la gang giovanile vede, per uno di loro, la restituzione degli atti al pubblico ministero Giovanni Parolin, mentre la decisione dei giudici per il sesto, condannato a otto anni con rito abbreviato,
La Questura, intanto, ha confermato che i servizi straordinari proseguiranno senza sosta, con l’obiettivo dichiarato di restituire la piena e sicura fruibilità del centro storico a tutti i cittadini.
verrà rivista in appello il 6 maggio prossimo. La difesa punta sulle reali cause di morte della vittima e sulla capacità di intendere e di volere del 15enne che so rirebbe di una sindrome di disordine neurobiologico tale da indurgli impulsività di azione. Si attendono intanto gli sviluppi del processo che riguarda 3 dei quattro maggiorenni coinvolti. L’avvocato di Marius Popa, il 20enne condannato ad un anno e 6 mesi con la sospensione condizionale della pena, ha dichiarato che a maggio, una volta lette le motivazioni, ricorrerà in appello.
• (A.V.)
Sicurezza stradale. La Marca accelera verso l’obiettivo “Zero Vittime”: nel 2025 decessi dimezzati
SUCCESSO IN PIAZZALE BURCHIELLATI PER LA QUINTA EDIZIONE DELL’EVENTO ACI
L’obiettivo “zero morti” sulle strade rimane la sfida più complessa per ogni amministrazione, ma a Treviso si respira un clima di rinnovata fiducia. In un piazzale Burchiellati gremito di giovani e tecnologie, la manifestazione “Insieme per la Sicurezza 2026” ha celebrato la sua quinta edizione con un dato che dà forza agli organizzatori: nel 2025, il numero di vittime sulle strade della Marca si è u icialmente dimezzato rispetto all’anno precedente. Un traguardo parziale, ma significativo, che ha fatto da cornice alla giornata di sensibilizzazione promossa dall’ACI Treviso in stretta sinergia con il Comune, le Forze dell’Ordine e gli istituti scolastici del territorio.
Sono stati più di 700 i ragazzi provenienti da 16 scuole medie e superiori della provincia che hanno partecipato attivamente alle proposte della giornata. La forza dell’evento risiede nella capacità di trasformare la teoria in esperienza diretta. Grande successo ha riscosso il tir attrezzato con simulatore di crash test e ribaltamento: a bordo di un’utilitaria appositamente modificata, gli studenti
hanno potuto testare sulla propria pelle l’importanza vitale delle cinture di sicurezza, provando la sensazione di trovarsi a testa in giù dopo un impatto. Non meno a ollati gli stand istituzionali, dove i giovani hanno avuto la possibilità di salire sui mezzi di soccorso dei Vigili del Fuoco per comprenderne la complessità operativa o entrare nelle auto della Polizia di Stato, azionando le sirene e scoprendo le dotazioni tecnologiche utilizzate quotidianamente per il pattugliamento.
La Polizia Municipale ha curato sessioni didattiche d’impatto, utilizzando video reali di incidenti stradali per mostrare le conseguenze concrete di una distrazione o di un comportamento imprudente. «Il metodo educativo esperienziale si conferma e icace – ha commentato Angelo Centola, direttore di ACI Treviso – e lo dimostra il numero crescente di studenti che, edizione dopo edizione, chiedono di partecipare».
Un concetto ribadito dal comandante del reparto operativo dei Carabinieri di Treviso, Stefano Mazzanti: «La preven-
zione è centrale perché i ragazzi devono capire che la condotta alla guida non influisce solo sulla salute individuale, ma genera costi altissimi che ricadono sull’intera collettività». Sulla stessa linea anche Marta Panizzo, vice comandante della Polizia Locale di Treviso, che ha definito il lavoro con i giovani «un vero investimento per il futuro. Dobbiamo agire prima che l’incidente accada,
costruendo una cultura della responsabilità che duri nel tempo». Il dimezzamento delle vittime registrato nel 2025 rappresenta una boccata d’ossigeno per una provincia storicamente segnata da un alto numero di incidenti. Tuttavia, l’ACI e le autorità non abbassano la guardia. L’evento di piazzale Burchiellati dimostra che la sicurezza stradale non è solo una
questione di sanzioni o infrastrutture, ma passa inevitabilmente attraverso la consapevolezza dei futuri utenti della strada. Se il 2025 è stato l’anno della svolta numerica, il 2026 punta a diventare l’anno del consolidamento di un modello educativo che mette i giovani al centro della protezione civile. • Aldina Vincenzi
ECONOMIA
Export. Il motore del Veneto vale 49 miliardi , ma la crisi dei profili
frena il Made in Italy
L’analisi di Confindustria Veneto Est per la Giornata Nazionale del Made in Italy
In un panorama globale segnato da instabilità, conflitti e nuove barriere doganali, il cuore produttivo del Veneto dimostra una resilienza straordinaria, ma deve fare i conti con un limite strutturale che rischia di comprometterne la crescita: la carenza di capitale umano. Nel 2025, le cosiddette “4 A” del Made in Italy (Abbigliamento, Agroalimentare, Arredo, Automazione e Automotive) hanno generato un export
di 49,4 miliardi di euro, incidendo per il 61,7% sul totale delle vendite estere regionali. Tuttavia, oltre un’assunzione su due (55,2%) rimane scoperta per mancanza di candidati o profili adeguati. È questo il “doppio volto” dell’eccellenza veneta fotografato da Confindustria Veneto Est in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy. Il sistema, che conta oltre 93mila imprese e 368mila addetti, rappresenta la sintesi perfetta
tra identità territoriale e innovazione tecnologica, capace di produrre un valore aggiunto di 34,8 miliardi di euro. Nonostante una lieve flessione globale dell’export rispetto al 2024 (-0,6%), il surplus commerciale resta solido a quota 11,6 miliardi. L’automazione e l’automotive guidano la classifica in valore (25 miliardi), seguiti dalla moda (10,6 miliardi) e dall’agroalimentare, che si distingue come l’unico comparto in decisa crescita (+4,8%).
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L’analisi geografica rivela dinamiche inaspettate: se la Germania rallenta, il mercato statunitense premia la moda veneta con un balzo del +15,9%, compensando il calo dell’arredo. Spiccano inoltre mercati emergenti come l’India (+37,5% per l’automazione) e gli Emirati Arabi Uniti, anche se quest’ultimi restano in bilico a causa delle recenti escalation belliche in Medio Oriente. Il vero “collo di bottiglia” per il futuro industriale è il mismatch tra domanda e o erta di lavoro. Delle oltre 90.000 posizioni aperte nel 2025 nelle filiere del Made in Italy, quasi 50.000 sono risultate impossibili da coprire. Le criticità maggiori si riscontrano nella metallurgia (64,6% di introvabili) e nei
macchinari (58,3%), ma il problema è trasversale e tocca anche il tessile e il legno-arredo. «L’eccellenza e il “saper fare” non sono rendite di posizione scontate», avverte Mirko Longo, Consigliere Delegato di Confindustria Veneto Est. «Non possiamo a idarci solo alla resilienza. È urgente affrontare nodi come l’alto costo dell’energia e garantire certezza agli investimenti, accompagnando soprattutto le PMI verso l’aggregazione e la patrimonializzazione».
Per Longo, la sfida competitiva si gioca tutta sul terreno delle competenze. La proposta di Confindustria è chiara: ra orzare il legame tra Università, ITS, scuole e imprese. L’obiettivo è allineare i percorsi formativi alla rapidissima evoluzione tecnologica, trasformando la conoscenza in occupazione reale. Solo investendo sui giovani e sul capitale umano, il Made in Italy potrà continuare a rappresentare l’asse portante dell’economia veneta, resistendo alla tempesta perfetta dei mercati globali.
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Autoimprenditorialità giovanile: ecco
Decretati il primo aprile scorso i vincitori del progetto “Bollicine”, iniziativa cofinanziata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Giovanili e ANCI, frutto di sinergia tra il comune di Treviso (capofila del progetto), IPA Marca Trevigiana, Confcommercio, Confcooperative e Cooperativa La Esse per supportare l’autoimprenditorialità giovanile.
Gattini Nails, Cycle-up e Training Details sono le tre realtà che portano a casa i voucher di duemila euro ciascuno per la loro idea di start up innovativa e originale messi a disposizione da Ascom Confcommercio Treviso per servizi completi di avvio d’impresa. La sfida del pitching finale li ha visti emergere sugli altri 4 finalisti, ma il percorso ha accompagnato decine di giovani nello sviluppo delle proprie idee imprenditoriali, o rendo strumenti, competenze e occasioni di confronto con il mondo economico e istituzionale.
Nell’edizione di quest’anno si sono registrate 50 iscrizioni al portale, 20 consulenze specialistiche, oltre a 100 giovani coinvolti in 4 eventi di orientamento e 6 workshop formativi. Delle 32 idee iniziali presentate alla Call for Ideas, 12 hanno avuto accesso alla fase di pre-accelerazione “Vitamina€”, fino ad arrivare ai 7 progetti finalisti.
Giorgio Gallina, direttore di Confcooperative Belluno e Treviso, durante la premiazione ha ribadito la «necessità di trattenere il talento sul territorio, o rendo opportunità concrete di crescita», mentre Maurizio Piovesan (Vicepresidente EBICOM e Confcommercio) ha sottolineato come “Bollicine” rappresenti «un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni e sistema economico, capace di costruire un ecosistema completo a supporto delle nuove imprese».
• (A.V.)
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Formazione dedicata e percorso di crescita
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d’interni, vendita di arredi e realizzazione di soluzioni “chiavi in mano”, seguendo il cliente in ogni fase del progetto.
Il nuovo percorso amplia questa visione, introducendo soluzioni innovative capaci di migliorare non solo l’estetica e la funzionalità degli spazi, ma anche la qualità della vita quotidiana
Tra queste, i sistemi radianti Sunshower, integrabili all’interno della doccia, progettati per favorire il benessere muscolare e articolare, nonchè stimolare la produzione di vitamina D, trasformando un gesto quotidiano in un momento rigenerante.
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Gli eventi. Una primavera tra jazz, grandi mostre e lirica
CARTELLONE DAL RICHIAMO INTERNAZIONALE
CON LE PROPOSTE DEL “TREVISO SUONA JAZZ”
Maggio a Treviso non è solo il mese della fioritura lungo i canali del Sile, ma il momento in cui la città esprime il massimo del suo fermento culturale. Il 2026 conferma questa vocazione, trasformando piazze, palazzi storici e teatri in un palcoscenico a cielo aperto che spazia dall’arte figurativa alla musica sperimentale, fino alla prestigiosa tradizione operistica.
L’evento cardine del mese è senza dubbio la XII edizione del Treviso Suona Jazz Festival. La kermesse, che si snoda per tutto il mese fino alla chiusura del 31 maggio, celebra quest’anno il centenario della nascita di Miles Davis con una programmazione di respiro mondiale.
Il cuore pulsante del festival sarà il Teatro Comunale Mario Del Monaco, che sabato 30 maggio ospiterà l’attesissimo concerto di Fabrizio Bosso & Javier Girotto con il progetto “Latin Mood”. Ma il jazz a Treviso è soprattutto “di uso”: concerti aperitivo sotto la Loggia dei Cavalieri e performance nei musei cittadini permettono di vivere la musica in simbiosi con l’architettura medievale e rinascimentale della città. Per gli amanti dell’arte, il polo museale di Santa Caterina e le sedi di Ca’ dei Carraresi restano mete imprescindibili. Continua con successo la mostra dedicata ai capolavori del Toledo Museum of Art, un viaggio che attraversa la storia della pittura dall’impressionismo all’astrazione. Poter ammirare opere di Picasso e Van Gogh a pochi passi dai Buranelli o re un contrasto visivo che esalta la bellezza della collezione. Parallelamente, la mostra dedicata a Nino Springolo, figura chiave del Novecento trevigiano, permette di riscoprire il legame profondo tra il paesaggio veneto e la pittura moderna. A Casa Robegan, invece, si conclude il 3 maggio la mostra “Riconosciuti” di Jirair Orakian, che apre la strada alle celebrazioni della cultura armena. La rassegna “Ci saranno albe sulla terra”
Proprio la cultura armena sarà protagonista di un evento unico: sabato 9 maggio, la Chiesa di San Francesco ospiterà il Gurdjie Ensemble. Sotto la direzione di Levon Eskenian, l’ensemble porterà a Treviso la musica sacra e i canti della tradizione armena, mescolando suoni antichi di duduk e kanon con letture tratte dal “Libro
delle Lamentazioni”. Un momento di altissima spiritualità in uno dei luoghi più suggestivi della città.
Il Concorso Toti dal Monte, Maggio segna anche il ritorno del prestigioso concorso internazionale per cantanti lirici “Toti Dal Monte”. Dal 18 al 23 maggio, il Teatro Del Monaco diventerà la sede delle audizioni per la 52ª edizione. Quest’anno il titolo scelto è “La Traviata” di Giuseppe Verdi: un’occasione rara per il pubblico e per gli appassionati di assistere alla nascita delle nuove stelle del firmamento operistico mondiale, mantenendo viva la memoria della celebre soprano trevigiana.
Aperyshow sbarca a Treviso e punta ad ancorarsi a lungo nella Marca Gioiosa et Amorosa
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’evento, capace di attirare più di 170.000 persone grazie al suo mix di intrattenimento, solidarietà e valori, avrà come location l’ex Dogana, area che ha già ospitato manifestazioni di grande portata. Il programma si svilupperà per la prima volta in 7 giornate, dal 24 al 26 aprile e dal 30 aprile al 3 maggio. È l’event manager Riccardo Checchin a motivarne le innovazioni. “Aperyshow ha cambiato casa per proseguire nella sua crescita ed evoluzione, con due palchi distinti, intrattenimento e generi musicali differenti e trasversali, grazie ad oltre 300 artisti confermati, per poter continuare ad essere il festival di tutti, giovani ed adulti.”
Il progetto è stato presentato a fine marzo nell’elegante sala Guadagnin di Ca’ Sugana, presente il sindaco Mario Conte che ha creduto fortemente nell’arrivo a Treviso “di un esempio concreto di come si possano coinvolgere migliaia di persone con una linea up di artisti di livello, promuovendo al tempo stesso inclusione, attenzione sociale e sostegno a chi ha più bisogno”. Nel 2026, le associazioni e le onlus individuate per la condivisione del ricavato, come da intenti degli organizzatori, sono Casa Priscilla, Fondazione Giulia Cecchettin, Fondazione Libra, Fondazione Solo per Te, I Bambini delle Fate e Spaceland APS. Spettacolo di “cuore”, lo scorso anno Aperyshow ha devoluto oltre 151.000 euro in beneficenza e radunato oltre 300 artisti - tra deejay, cantanti, gruppi live e performer che hanno partecipato a titolo gratuito.
Tra le ulteriori novità di Aperyshow 2026, spicca la presenza di un bar analcolico a cura di Freely, il marchio che ha rivoluzionato il modo di intendere l’aperitivo, “perché il piacere di stare insieme non dipende da quello che c’è nel bicchiere”.
• (A.V.)
Calcio/1. Il capolavoro di Gorini riporta i biancocelesti in Serie C
TREVISO, ”COME PROMESSO”: UN RITORNO TRA I PROFESSIONISTI ATTESO DA BEN 13 ANNI
Giovedì 2 aprile 2026: è il giorno della liberazione per Treviso. Tredici anni dopo, infatti, i biancocelesti sono tornati in Serie C. Quello della squadra di Gorini è stato un percorso di dominio con il girone C di Serie D vinto con quattro giornate d’anticipo. Il sigillo definitivo è arrivato con l’1-0 sull’Union La Rocca
Altavilla: basta un gol di Brevi per far esplodere la festa e certificare un traguardo atteso troppo a lungo. Poi l’abbraccio della gente nelle piazze della città, tutti insieme: il presidente Alessandro Botter, la squadra e i tifosi uniti in un unico grido di euforia. Ma quel momento è solo l’ultimo fotogramma di un percorso co-
struito settimana dopo settimana, con continuità e identità. Il Treviso di Edoardo Gorini è un gruppo costruito dall’estate con testa e programmazione. Dopo la delusione della passata stagione, con il duello perso con le Dolomiti Bellunesi, si è deciso di ricostruire. Il patron Botter aveva prima di tutto ricompattato l’ambiente e guardato all’avvenire
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Il commento alle notizie del giorno dal lunedì al venerdì alle 17:00
TE LO DO IO IL VENETO con Alberto Gottardo
con fiducia: “Purtroppo non abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati, ma abbiamo gettato basi solide per il futuro. Da qui ripartiremo. Tutto serve per crescere. Ogni errore è un’opportunità per imparare e ripartire più consapevoli. Vogliamo restituire alla città il palcoscenico che merita”, aveva dichiarato ad agosto con parole che oggi sembrano profetiche. Poi c’è stata la capacità di a idarsi alle persone giuste: le idee del ds Pierfrancesco Strano per la costruzione della squadra e la grande esperienza di Edoardo
Gorini per guidarla. È nato così un gruppo fatto di giocatori esperti e di giovani a amati. Lo scheletro formato dalla coppia difensiva Salvi e Munaretto, Gucher e Serena a centrocampo, Beltrame e Scotto davanti. La grande sorpresa della linea verde invece è rappresentata da Daniel Perin, già comprato per la prossima stagione dalla Juve Stabia. Come anticipato, dietro questa promozione c’è anche molto della mano di Edoardo Gorini. Dopo tanta esperienza in Serie B con il Cittadella, l’allenatore si è rimesso in gioco ripartendo dalla Serie D e sposando prima di tutto il progetto trevigiano. Ha costruito un gruppo praticamente da zero, ha creato un’identità e un gioco convincente. E in pochi mesi il Treviso è diventato una macchina perfetta: “È stato un percorso straordinario, tutt’altro che scontato”, ha raccontato a promozione acquisita. Niente improvvisazione, ma lavoro, organizzazione e mentalità. Il Treviso ha vinto così: con la testa, la qualità e con una continuità feroce. Questo trionfo pesa ancora di più
se si guarda a ciò che è stato. Negli ultimi tredici anni il Treviso ha vissuto di tutto: fallimenti, la Promozione e l’Eccellenza, con la lenta risalita fino alla Serie D. Una parabola discendente che sembrava essere infinita soprattutto dopo i tanti investimenti della passata stagione e il mancato salto di categoria. Invece poi Alessandro Botter ha preso in mano le redini della situazione e tutto è cambiato. E ora Treviso non vuole accontentarsi. “Vogliamo trovare la Serie B nel giro di tre anni. Al centro porremo le infrastrutture e il settore giovanile”, ha spiegato il patron. Il primo sigillo intanto è stato posto: il Rinascimento è iniziato, ma la sensazione è che il bello da queste parti debba ancora arrivare.
Il ritorno tra i professionisti infatti è solo l’inizio. Il Treviso torna nel calcio che conta con basi solide, un’identità chiara e una consapevolezza nuova: questa non è stata una promozione casuale, ma il punto di arrivo di un progetto. E forse, anche il punto di partenza.
• Stefano Parpajola
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I SEGRETI DEL SUCCESSO DELLA SQUADRA: LE PAROLE DEI PROTAGONISTI
Il Treviso è finalmente tornato nel professionismo, conquistando la tanto attesa promozione in Serie C. A parlare del trionfo, a pochi giorni dal risultato che ha segnato la fine di un lungo cammino, sono stati alcuni dei protagonisti che hanno contribuito al successo del club. Il presidente Alessandro Botter ha condiviso le sensazioni di un traguardo che la città aspettava da 13 anni: “Al fischio finale della gara ho provato un’emozione fortissima per aver vinto la partita. Questo ci dava tranquillità, ma non era ancora il momento decisivo perché aspettavamo ancora i risultati dagli altri campi. È stata un’attesa forte, particolare”. Botter non ha dubbi su quale sia stato il momento più significativo della stagione: “La vittoria contro la Clodiense. È stata la dimostrazione che eravamo la squadra più forte, nonostante fosse un momento complicato per noi”. Parlando del futuro, il presidente ha sottolineato l’importanza di proseguire con il progetto: “Abbiamo raggiunto
la fase 1, ora tocca alla fase 2 e alla fase 3. Dobbiamo sviluppare il settore giovanile e migliorare le infrastrutture.
Questo è un passo cruciale. Poi, con la fase 3, cercheremo dei compagni di viaggio per proseguire al meglio questa avventura”.
L’allenatore Edoardo Gorini ha raccontato l’emozione della promozione con grande entusiasmo. “La festa è stata ritardata di un’ora, perché il Legnago ha iniziato dopo rispetto al nostro match. È stato ancora più bello, non ce lo aspettavamo. È stata una sorpresa”, ha detto il tecnico. Gorini ha poi svelato i segreti del suo Treviso: “Il segreto è stato il gruppo, che ha sempre voluto raggiungere questo obiettivo, con grande determinazione e umiltà”. Infine, il capitano Robert Gucher ha espresso tutta la sua gioia per il traguardo raggiunto. “Emozioni forti. Abbiamo seguito insieme il secondo tempo del Legnago e poi la felicità è stata immensa. Sapevamo che dovevamo fare il nostro, ma non ci aspettavamo di
SUPER CONEGLIANO BATTE MILANO
vincere proprio quel giovedì. Il segreto è stato pensare a partita dopo partita. Siamo sempre stati un gruppo unito, una famiglia. La società, in tutte le sue componenti, non ci ha mai fatto mancare nulla”, ha spiegato Gucher. Parlando del suo percorso personale, il capitano ha aggiunto: “Dopo anni di so erenza, siamo riusciti a regalare una gioia a tutti. Treviso come piazza non può mancare nel professionismo. Vincere qui, da capitano, ha un sapore speciale. La sfida con me stesso era dimostrare che la categoria non conta quando c’è un progetto vero e una città che respira calcio come Treviso”. I biancazzurri si preparano intanto a chiudere al meglio la stagione attuale. Gucher ha concluso: “Non è finita. Ora bisogna onorare questo campionato fino alla fine. Ci sarà la poule scudetto, ma prima ci godiamo il momento. Poi penseremo alla prossima stagione”.
IN GARA-2
Conegliano mette una seria ipoteca sul titolo di campione d’Italia, dominando Gara-2 della finale scudetto contro la Numia Milano. Le ragazze di Santarelli, con una prestazione impeccabile e gran parte del merito sulle spalle di Isabelle Haak (MVP della partita con 22 punti), sbancano l’Allianz Cloud con un netto 3-0 (21-25, 19-25, 18-25) e domenica al Palaverde potranno chiudere la serie e conquistare il nono scudetto della loro storia, l’ottavo consecutivo. Il match è stato un monologo delle pantere, che hanno annichilito Milano con una prova concreta e solida, ben lontana dallo spettacolo visto nella
Gara-1. La squadra veneta ha messo in campo una difesa ordinata e un attacco esplosivo, con Haak che ha letteralmente demolito la difesa milanese, soprattutto nei secondi e terzo set, dove ha capitalizzato al massimo ogni occasione. Milano, invece, è apparsa tesa, tradita dalla paura e dalla di icoltà a far girare il gioco. La schiacciatrice Egonu ha faticato, e il muro difesa, punto di forza della squadra di Lavarini, non ha dato i frutti sperati. Il Match Conegliano è partita con il piede giusto, mantenendo un’ottima difesa e mettendo in di icoltà l’attacco di Milano.
• Stefano Parpajola
Robert Gucher e la festa Treviso, foto @facebook
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dell’Ortofrutta
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CAMPOSAMPIERO
9 to 8
dell’Ortofrutta e dei Fiori
l Mostra Mercato dell’ortofloricoltura
l Mostra giardini e vendita fragole
l Gonfiabili e giostre per bambini
l Fiera Mercato di qualità
l Active Park per ragazzi
l FragolArte - La via degli artisti
l Macchine radiocomandate e modellismo
l Esibizione allieve Gruppo danza “Alla Sbarra”.
l Esposizione di moto con ospite a sorpresa.
l Aperture al pubblico della Torre Dell’Orologio
l Concerto N.A.M.E.
l Concerto Alunni dell’Istituto Comprensivo “Parini”
l Elezione di Miss Fragola
l Esibizione balli hip hop lezione
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Dalla Valdastico alla Holding, il nuovo volto del Veneto
Questo significa poter trattenere sul territorio circa 400 milioni di euro di pedaggi all’anno, risorse che in precedenza prendevano la via del bilancio centrale o dei soci privati e che ora potranno essere reinvestite direttamente per la manutenzione delle strade venete e la riduzione delle tari e. È il passaggio da una subalternità gestionale a una sovranità infrastrutturale che il Veneto rivendicava da tempo senza successo.
Lo stesso dinamismo si respira sul fronte della Valdastico Nord. La prospettiva di collegare l’A31 al Trentino è stata per trent’anni l’emblema dello
stallo istituzionale, prigioniera del “no” ideologico delle amministrazioni confinanti e della mancanza di una spinta governativa univoca. Oggi, l’intesa raggiunta sulla variante con sbocco a Trento Sud segna il superamento di un tabù storico. Mentre in passato il progetto naufragava regolarmente tra ricorsi e mancate intese tecniche, l’attuale convergenza tra Venezia e Trento, sostenuta dal potere di coordinamento del Ministero, ha creato un corridoio negoziale finora inesistente. Non si tratta solo di posare asfalto, ma di chiudere una ferita logistica che penalizzava l’intero sistema produttivo del Nord-
Est, o rendo finalmente un’alternativa concreta al congestionamento del Brennero. Il motore di questa improvvisa accelerazione risiede in gran parte nella solidità del rapporto tra Alberto Stefani e Matteo Salvini. Questo “asse” ha permesso di superare le frizioni che storicamente rallentavano i rapporti tra la periferia e il centro. La sintonia politica tra il leader della Lega veneta e il titolare del MIT ha creato una corsia preferenziale per le istanze del territorio, trasformando le rivendicazioni regionali in priorità dell’agenda di governo. Stefani è riuscito a capitalizzare il proprio peso politico a Roma per
ottenere garanzie e decreti, mentre Salvini ha trovato nel Veneto il laboratorio ideale per dimostrare la capacità del Ministero di sbloccare i cantieri. È questa filiera corta del potere, priva delle mediazioni estenuanti del passato, a spiegare perché dossier rimasti chiusi nei cassetti per trent’anni stiano trovando una soluzione proprio in questi mesi, segnando una stagione di realismo che punta dritto ai risultati tangibili. Ora non resta che attendere per vedere se questi accordi saranno e ettivamente realizzate o se si tratterà di “pre – intese” che, come quelle dell’Autonomia, sono rimaste tali per molto tempo.
L’intervista. L’assessore Lucas Pavanetto fa il punto sul mondo del lavoro e sulle potenzialità della regione più visitata d’Italia
TRA SFIDE OCCUPAZIONALI E IL NUOVO
ORIZZONTE DEL TURISMO TUTTO L’ANNO
Assessore Pavanetto, viviamo un periodo di forti incertezze economiche. Quali sono le risposte concrete che le imprese e i lavoratori trovano oggi nel suo?
Fin dalla prima seduta di consiglio, la giunta Stefani ha messo al centro del dibattito la necessità di potenziare il welfare aziendale e a rontare l’emergenza sociale in senso ampio. Non si tratta solo di grandi investimenti, che pure vedranno nuovi strumenti presentati a breve, ma di una analisi profonda su cosa serva realmente per attrarre e mantenere i lavoratori nel nostro territorio. Il problema oggi non è solo la mancanza di o erta, ma la di icoltà di far incontrare domanda e opportunità a causa di fattori esterni come l’emergenza abitativa. Molte opportunità di lavoro non vengono colte perché mancano alloggi vicini alle sedi aziendali o perché il trasporto pubblico non copre adeguatamente i collegamenti. Su questi due assi - casa e mobilitàstiamo concentrando il nostro lavoro. In questo contesto, che ruolo giocano i centri per l’impiego, spesso visti in passato solo come u ici burocratici per la disoccupazione?
Oggi la prospettiva è radicalmente cambiata. Veneto Lavoro è diventato un’eccellenza rispetto ad altre regioni
proprio per la sua capacità di agire in modo proattivo. Non parliamo più solo di gestione dell’urgenza o di lavoro stagionale, ma di un punto di incontro strategico tra competenze e richieste. Abbiamo messo in campo figure fondamentali come i case manager e gli account manager. I primi si occupano di costruire curriculum “ad hoc” sulle specializzazioni del lavoratore, mentre i secondi mantengono il contatto diretto con le imprese per comprenderne le necessità. Evitiamo così che il lavoratore disperda energie portando curriculum nelle aziende sbagliate, puntando invece tutto sulla precisione del match tra domanda e o erta.
Passando al turismo, lei viene da una realtà come Jesolo. Qual è lo stato di salute del settore nel litorale e nell’intera regione?
Il Veneto si conferma per l’ennesima volta la prima regione in Italia per presenze turistiche, con 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi. Se guardiamo al comprensorio di Jesolo e Cavallino, parliamo di circa 12 milioni di presenze sicure: una cifra impressionante che rappresenta quasi tre volte gli abitanti dell’intero Veneto. La mia esperienza come amministratore a Jesolo, prima come consigliere e poi come presidente
del consiglio comunale, mi ha permesso di vivere queste dinamiche dall’interno. Il turismo è una leva economica imprescindibile, ma la vera sfida della nostra amministrazione è cambiare paradigma. Lei ha parlato spesso della necessità di superare il concetto di “destagionalizzazione”. Cosa intende esattamente?
L’obiettivo è smettere di parlare di “destagionalizzazione”, perché quel termine implica l’accettazione passiva di una stagionalità che oggi non dovrebbe più esistere. Dobbiamo ragionare su “città turistiche che vivono tutto l’anno”. Questo non serve solo ad aumentare le presenze attraverso eventi invernali, ma è un messaggio vitale per chi investe e per chi lavora. Chi sceglie di impegnarsi nel turismo non può farlo solo per quattro o cinque mesi per poi dover cercare un altro impiego. Dobbiamo dare stabilità e dignità a chi vive “di” turismo. È un modello che vogliamo applicare ovunque: dal litorale alla montagna, fino alle terme, che hanno potenzialità ancora inesplorate.
I dati dicono però che il turismo è molto concentrato. Come pensa di coinvolgere il resto del territorio veneto?
È un dato su cui riflettere: l’80% dei 74 milioni di presenze si concentra in sole
20 località. Questo significa in Veneto ci sono potenzialità ancora da sfruttare. Parlo del turismo dei cammini, delle ciclabili, del turismo esperienziale e della ricerca. Non c’è solo il “sole e mare” o le grandi città d’arte come Venezia e la montagna di Cortina. Centinaia di piccoli comuni possono e devono diventare protagonisti di un’o erta turistica diversificata, la nostra Giunta lavorerà intensamente su questo fronte. Un esempio di promozione integrata è stato “Casa Veneto” durante le Olimpiadi, un progetto che ha permesso
di mostrare alla stampa internazionale non solo lo sport, ma le eccellenze di tutte le nostre province. Infine, uno sguardo alla politica locale. In vista delle amministrative a Venezia, qual è il profilo ideale per il dopo-Brugnaro?
Credo che Luigi Brugnaro abbia fatto un lavoro straordinario, portando una modernità che altri sindaci non avevano saputo imprimere, specialmente nella riqualificazione di Mestre e con progetti come il “Bosco dello Sport”, una struttura di livello europeo strategica per l’attrattività del Veneto. Proprio a Mestre abbiamo recentemente inaugurato la nuova sede di Veneto Lavoro, recuperando u ici provinciali disabitati: un segnale forte di collaborazione tra Regione e Città. Per il futuro, la mia esperienza come coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e ora come capogruppo e assessore mi dice che serve una squadra coesa. Non cerchiamo necessariamente un nome di bandiera, ma l’uomo giusto al momento giusto. In questo senso, Simone Venturini è un ottimo candidato: ha lavorato bene in questi anni e ha saputo creare un forte spirito di squadra attorno a sé.
Lucas Pavanetto
I conti della Regione. L’assessore Filippo Giacinti
Bilancio da 18,9 miliardi Le novità per il Veneto
Assessore Filippo Giacinti, i tempi di approvazione del bilancio regionale sono stati rispettati. Cosa significa questo per i cittadini veneti?
Siamo riusciti ad approvare il bilancio di previsione con un mese di anticipo rispetto alla scadenza di legge del 30 aprile. È un risultato politico e tecnico di rilievo perché ci permette di essere pienamente operativi da subito. Invece di procedere con la spesa in dodicesimi, come fatto nei primi tre mesi dell’anno, ora possiamo attuare gli obiettivi dell’amministrazione disponendo dell’intera capacità di spesa per i restanti tre quarti dell’esercizio. Parliamo di una manovra da 18,9 miliardi di euro. Sebbene sia un “bilancio ponte” tra due amministrazioni, introduce novità sostanziali su fronti caldi come la sanità e il diritto allo studio.
Quali sono i settori che beneficeranno maggiormente di queste risorse? Il sociale e la sanità territoriale sono le nostre bussole. Abbiamo stanziato fondi specifici per equiparare le borse di studio dei medici di medicina generale a quelle delle altre specialità e per coprire i costi del rinnovo contrattuale delle medicine di gruppo integrate. Per la prima volta nella storia della Regione, finanziamo al 100% le borse di studio per gli studenti universitari del Veneto e garantiamo risorse immediate per il sostegno delle scuole dell’infanzia paritarie.
Sul fronte delle infrastrutture, abbiamo raddoppiato i fondi per la manutenzione straordinaria delle strade tramite Veneto Strade e rifinanziato la Legge 39 con 18 milioni di euro destinati ai Comuni per la sicurezza stradale. Non abbiamo dimenticato la prevenzione del rischio idraulico, aggiungendo 9 milioni di euro agli stanziamenti già programmati.
Avete scelto di non aumentare l’addizio-
•Installazione
Ventilazione meccanica
Installazione prodotti delle migliori marche
nale IRPEF, nonostante le critiche delle opposizioni. Come pensate di sostenere questa strategia nel lungo periodo?
La nostra strada è quella dell’e icienza e della sussidiarietà, non dell’aumento della pressione fiscale. Puntiamo molto su “Venexus”, un’iniziativa del Presidente Stefani che permette alle imprese di far confluire risorse destinate a scopi sociali e sanitari direttamente in progetti regionali, liberando così fondi per altre iniziative. Inoltre, attendiamo per giugno l’approvazione del federalismo fiscale. L’auspicio è che una parte consistente delle tasse pagate dai veneti rimanga finalmente sul territorio, garantendoci maggiore autonomia finanziaria. Quali i prossimi impegni in questo periodo non facile?
Da maggio inizieremo il “bilancio partecipativo”: incontreremo sindaci, sindacati e associazioni di categoria per condividere le scelte in vista del prossimo esercizio economico. Nel segno della condivisione e della responsabilità.
•Sostituzioni caldaie Ristrutturazione Bagno
Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza
“Biglietto unico, avanti con la sperimentazione”
Assessore Diego Ruzza, tra cinque anni che tipo di mobilità troveranno i cittadini veneti?
L’obiettivo condiviso con il Presidente Stefani e l’intera Giunta è consegnare un Veneto moderno, e icace e realmente fruibile. Stiamo lavorando per portare a termine la riforma del trasporto pubblico locale (TPL) basata sulla Legge n. 8 del 2025. La Regione tornerà a essere protagonista come coordinatrice dei distretti, con l’intento di uniformare il servizio e correggere le criticità attuali. Il mondo degli spostamenti sta cambiando e dobbiamo rispondere alle esigenze non solo dei centri urbani, ma soprattutto delle periferie e delle aree extraurbane.
Da anni si parla del “biglietto unico”. Quali i tempi e le risorse?
Per trasformare questo progetto in realtà, abbiamo già iniziato a stanziare risorse a bilancio per la progettazione e la sperimentazione. L’idea è un sistema moderno tramite app che permetta a turisti, pendolari e studenti di muoversi tra traghetti, autobus e treni regionali con un solo titolo di viaggio. È un’operazione complessa vista la varietà del nostro territorio, che spazia dal mare alla montagna. L’obiettivo è arrivare a una fase di sperimentazione concreta nei prossimi due anni.
Un punto critico sono i collegamenti ferroviari con gli aeroporti. Quando potremo arrivare in treno al Marco Polo di Venezia o al Catullo di Verona?
Non voglio fare promesse a vanvera, quindi non fornirò date certe finché non saremo pronti, ma posso garantire che i progetti stanno procedendo rapidamente, sia su Venezia che su Verona. Per Verona, l’obiettivo è collegare il Catullo alla stazione di Porta Nuova e alla sponda orientale del Lago di Garda. Riuscire a portare il treno direttamente in questi due scali rappresenterebbe un salto di qualità enorme per tutta la regione.
frammentato. Come intendete riorganizzarlo? Stiamo definendo con Province e Comuni i “bacini ottimali” per uniformare i flussi di utenza. La vera svolta sarà la creazione di un’Agenzia Regionale, prevista dalla Legge 8/2025, che gestirà questi bacini in una “triangolazione perfetta” tra Regione, aziende e territorio. Questo nuovo modello genererà ritorni economici che verranno reinvestiti nel TPL, permettendoci di aumentare le corse anche nelle zone più lontane dai centri. Solo o rendo servizi capillari possiamo incentivare lo “shift modale” e togliere auto dalle strade. Infine, capitolo sicurezza stradale. Cosa bolle in pentola per i Comuni?
Con l’approvazione del bilancio 2026 rifinanzieremo la Legge 39 con 18 milioni di euro. Questi fondi daranno risposta a circa cinquanta Comuni per interventi su viabilità e sicurezza di pedoni, ciclisti e automobilisti. Una volta assegnate le risorse, i Comuni avranno un anno di tempo per aggiudicare le gare e iniziare i lavori: vogliamo che i cantieri partano subito.
Preventivi gratuiti
Il trasporto su gomma appare oggi molto
• (R.R.)
Filippo Giacinti
Diego Ruzza
L’iniziativa. Al Forum Lavoro di Trento la presentazione con l’intervento del professor Carlo Cottarelli
CARTA, RADIO E WEB: IL GRUPPO EDITORIALE LA PIAZZA RACCONTA ANCHE IL TRENTINO
“Noi proviamo sempre a fare una cosa di icile: dare ai territori oltre alla rappresentazione di ciò che sta accadendo, anche una prospettiva della direzione che le comunità stanno prendendo”. Una frase dell’editore del gruppo La Piazza - LaPiazzaweb e Radio Veneto24 che esemplifica benissimo perché a Trento lo scorso 9 aprile il gruppo abbia deciso di invitare il professore Carlo Cottarelli a tenere a battesimo al Castello del Buonconsiglio la presentazione di Radio Trentino24 e dell’edizione di Trento de La Piazza. Pochi in Italia infatti sono in grado di raggiungere vette di chiarezza e di solidità accademica nell’indicare ad un pubblico vasto, e non per forza così informato sulle dinamiche della macro economia, prospettive di futuro. E così la presentazione di radio ed edizione cartacea e online sono diventate occasione per una lezione sul futuro del Trentino, del Nord Est e di questo pezzo di mondo che chiamiamo Italia. Non poteva esserci viatico migliore per spiegare appunto l’idea di fondo dei tre media che nascono in Trentino per dare una voce
in più al territorio, come ha ricordato in chiusura del convegno il nostro editore Giuseppe Bergantin, ma appunto con un approccio glocal: raccontare il particolare senza mai perdere di vista il contesto.
“Siamo qui per restare e vi diamo appuntamento all’anno prossimo” ha detto l’editore rinnovando l’intenzione appunto di rendere il Forum Lavoro un appuntamento fisso nell’agenda già fitta di eventi della primavera trentina. Ospite d’onore della giornata è stato il professor Carlo Cottarelli, economista di chiarissima fama. Prima di Cottarelli, che ha spiegato le dinamiche che rendono più faticoso che in altre regioni d’Europa, mantenere la competitività nel Nord Est d’Italia, hanno preso la parola il sindaco di Trento Franco Ianeselli e il vice presidente della Provincia, con delega al lavoro, Achille Spinelli.
“La situazione del Trentino è positiva dal punto di vista occupazionale e mantiene il trend degli ultimi anni, senza segnali di cedimento” ha detto Spinelli. “Dobbiamo intervenire su demografia, competenze e innovazione tecnologica che incideranno profondamente sulle dinamiche del lavoro
nel prossimo futuro - ha aggiunto -. Per questo abbiamo avviato un percorso di crescita dei salari e delle retribuzioni, un patto sviluppato all’interno delle categorie economiche e sindacali con i quali siamo impegnati nella costruzione di politiche di stimolo rivolte ai settori industriali, per sviluppare ulteriormente politiche di welfare e benessere lavorativo. Abbiamo poi diversi indicatori che dimostrano come l’attivazione femminile sul nostro territorio sia significativa”. Carlo Cottarelli
ha sottolineato durante la sua esposizione le ripercussioni relative alle recenti tensioni internazionali in Medio Oriente. “Lo shock energetico dovuto all’incertezza geopolitica globale - ha aggiunto - può portare a inflazione, recessione e quindi ad un più alto rischio di perdere il lavoro e in generale a una crescita minore del reddito delle famiglie. Servono interventi immediati come aiuti economici per sostenere chi è in di icoltà mentre nel lungo periodo la priorità deve essere liberarsi dalla schiavitù
degli idrocarburi, sia con le rinnovabili ma anche con l’energia nucleare”. “Essere parte di un momento tanto importante per comprendere i nostri territori è per noi una grande sfida e motivo di soddisfazione; con la nostra nuova proposta editoriale locale vogliamo raccontare il Trentino in modo fruibile da tutti in forma gratuita”, ha concluso l’editore Bergantin.
• Alberto Gottardo
La presentazione a Trento L’editore Giuseppe Bergantin
Il libro. “Perseveranza” è il nuovo romanzo della scrittrice e giornalista padovana, una storia disturbante e a ascinante
IL PERSEVERARE DI BARBARA CODOGNO, “DIABOLICO” E SENZA COMPROMESSI
“Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale”
Giornalista, scrittrice, curatrice d’arte, viaggiatrice… Barbara Codogno riesce a vivere mille vite diverse, tutte controcorrente.
“Perseveranza” (Apogeo Editore), il nuovo romanzo di Codogno, è una storia disturbante e a ascinante. Una storia che racconta il lato oscuro della nostra società e che mette il lettore di fronte a una serie di provocazioni impossibili da ignorare. Un libro da leggere, insomma. Per questo ho incontrato Codogno per approfondire insieme a lei i tanti spunti del suo splendido romanzo.
“Perseveranza” è un libro che non fa compromessi. Da dove sei partita per raccontare questa storia?
L’incipit è un fatto reale: un violinista che a un concerto resiste alla sua tosse fino alla fine dell’esecuzione del pezzo. Ricordo benissimo: ero al Pollini di Padova e ne rimasi impressionata. Cominciai a riflettere sulla fatica che aveva fatto quel musicista: resistere a qualcosa di fisico per un bene più grande. Da qui l’idea di parlare di un uomo che, invece, non aveva mai amato nulla che gli fosse valso la decisione di uno sforzo.
La genesi di questo romanzo è stata molto lunga, come mai?
Io non sono una scrittrice prolifica, ho sempre tempi lunghi. Inseguo idee,
intuizioni. Il mio processo di scrittura prevede che il personaggio si incarni in me: finché non lo sento pronto, non scrivo. E non faccio progetti, non so che cosa succederà… il personaggio prende vita da solo e mi guida nella scrittura. Poi sai, io scrivo amalgamando tutto: pensiero, parola, voce narrante… tutto in un unico flusso continuo e anche questo comporta che io debba entrare in quel particolare stato emotivo che mi permette una fusione perfetta.
Lo stile di questo libro è molto personale, un flusso di coscienza in cui si mescolano più piani temporali, realtà e percezione, memoria e invenzione, lampi e oscurità. Come nasce una scrittura così potente?
Ti svelo un segreto. Dopo la laurea in filosofia ero in crisi, mi avvicinavo al giornalismo e alla curatela d’arte ma i primi passi mi trovarono timida e spaesata. Così decisi di fare un corso di teatro. In città era arrivato il figlio di Lee Strasberg, John. Faceva delle audizioni e io mi presentai con una cosa super drammatica in stile Carmelo Bene, della serie: spiriti, apparite! Strasberg rise come un pazzo e mi scelse perché a suo avviso avevo incredibili potenzialità comiche. Quel suo corso mi ha cambiato la vita. Sul paco lui interrompeva la tua recitazione,
chiedendoti: ma il personaggio ha fatto colazione? E fuori che tempo fa? Ti spiazzava! È stata una rivelazione che poi è confluita nella scrittura: il personaggio è nel mondo: dentro alla pagine ma soprattutto fuori da queste. Il personaggio è pensiero, corpo, vita. Una lezione che ha lasciato il segno. Il tuo è un romanzo che non rassicura il lettore. Negli ultimi anni, invece, si sono moltiplicare opere rassicuranti, che cercano di mettere le cose a posto. Cosa ne pensi? Credo di essere per natura lontana dal mainstream. Oggi o devi mettere in piazza il tuo disagio, con storie tipo che sei guarita da un male incurabile, che hai un passato da tossico, oppure che la vita è bellissima e che felicità sta nelle piccole cose. Una ipocrisia provinciale, una menzogna banale
che edulcora la vita reale. Ma non parlerei di amore per la verità: nel mio caso è gusto estetico. Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale, che vogliamo comprendere con categorie psichiche e sociali. Strano cortocircuito. Di cui sono ovviamente orgogliosa! Il tuo protagonista, Berto, è una persona ributtante. Quanto è stato di icile “scriverlo”, raccontarlo?
Entrare in contatto con lui è stato molto complesso. Poi è scattata la scintilla e tutto quello che per 4 anni avevo accumulato pensando a lui l’ho sputato sulla carta in meno di un mese. Certo, Berto è un vero stronzo,
ma sai che molte persone a lettura ultimata mi han detto: beh, ma anche io mi sento un po’ Berto… perché chi di noi non ha augurato la morte al tipo che ti so ia il parcheggio? Io credo che Berto sia anche la parte oscura e inconfessabile di noi tutti. Una parte eh? Lui è uno stronzo con s maiuscola.
Oltre alla scrittura sei impegnati su diversi fronti artistici: hai altri progetti di cui ci vuoi parlare?
Ti ho appena citato un grandissimo regista rumeno, io ho la fortuna di avere in copertina un’opera di Radu Belcin, grandissimo pittore anche lui rumeno. Che assieme a Flavia Pitis e ad altri grandi artisti sarà protagonista di una mostra dedicata alla pittura contemporanea che curerò a settembre a Padova. La mostra titola: “Sul futuro del corpo”. E come vedi, io sempre là torno: il corpo è la centralità della mia indagine. Corpo inteso come un tutt’uno di carne, pensiero, ambiente, parola… in questo caso il futuro del corpo è il futuro del corpo della pittura oggi in grande trasformazione.
• Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Educazione, territorio e futuro: quando impresa e scuola
crescono insieme
DESPAR NORD E LE SCUOLE: UN IMPEGNO
CHE NUTRE LE NUOVE GENERAZIONI
Dalla sana alimentazione ai progetti per la didattica: vent’anni di iniziative per accompagnare bambini, famiglie e insegnanti verso uno stile di vita più consapevole
Un percorso condiviso con le istituzioni scolastiche, le amministrazioni pubbliche, il mondo dell’associazionismo locale e quello delle imprese territoriali del mercato agroalimentare. Questo il programma di lungo corso e ampio respiro che Despar Nord ha intrapreso nell’ultimo ventennio per diventare partner di percorsi e progetti educativi a favore dei più piccoli, favorendo la di usione delle buone pratiche per la migliore educazione alimentare, raccontando l’importanza dei corretti stili di vita e dell’attività fisica, incoraggiando la conoscenza dell’ambiente e della natura e sostenendo la didattica nelle scuole. Un piano di idee e iniziative per investire con responsabilità nel futuro delle comunità e generare valore condiviso nei territori in cui il marchio dell’Abete è presente. Negli anni, queste iniziative sono cresciute e si sono trasformate, coinvolgendo sempre più insegnanti, studenti e famiglie. L’obiettivo è rimasto lo stesso: unire apprendimento e diverti-
mento, portando nelle scuole – ma anche fuori – esperienze nuove, stimolanti e coinvolgenti.
Tra i progetti più rappresentativi c’è “Le Buone Abitudini Despar”, un vero e proprio punto di riferimento per l’educazione alimentare nato con l’obiettivo di supportare scuole e famiglie nel raggiungere un concetto ampio di qualità della vita, con particolare attenzione ai temi della sana alimentazione e dell’adozione di stili di vita salutari. Nato per promuovere corretti stili di vita tra i più giovani, dal suo avvio vent’anni fa ha coinvolto numerosi comuni del Veneto, promuovendo il coinvolgimento e l’adesione di centinaia di insegnanti e migliaia di alunni, diventando un’occasione preziosa per parlare di benessere in modo semplice e concreto.
Il progetto accompagna bambini, insegnanti e famiglie lungo tutto il percorso della scuola primaria, grazie a programmi pensati su misura per ogni classe e sviluppati insieme a specialisti del settore. Un
percorso educativo completo, che aiuta a costruire abitudini sane fin da piccoli. Negli ultimi mesi, “Le Buone Abitudini” ha preso vita anche in modo nuovo e originale, trasformando alcuni punti vendita Interspar in vere e proprie aule didattiche.
A Bassano del Grappa, oltre 250 bambini di sei scuole tra infanzia e primaria hanno partecipato a laboratori dedicati alla scoperta della piramide alimentare. Guidati da un’educatrice professionista, hanno imparato a riconoscere i diversi
gruppi di alimenti e a capire quanto sia importante seguire una dieta varia ed equilibrata. A Castelfranco Veneto, invece, i più piccoli sono stati accompagnati in un viaggio fatto di storie, profumi e colori. Attraverso il racconto animato di una cantastorie e attività manuali ed esperienziali, i bambini hanno esplorato il mondo dei legumi, delle spezie, delle erbe aromatiche e dei cereali, scoprendone caratteristiche, sapori e proprietà. Accanto a questi percorsi educativi, Despar Nord sostiene concretamente
anche la didattica nelle scuole di tutta Italia con iniziative come “Scuola Facendo” e “Stickermania”. Solo negli ultimi due anni, questi progetti hanno permesso di raccogliere oltre 1,1 milioni di euro, destinati all’acquisto di materiali e attrezzature per più di 4.700 scuole, tra istituti pubblici e paritari di ogni ordine e grado. Un impegno che va oltre il semplice sostegno economico: è una scelta che guarda lontano, mettendo al centro le persone, l’educazione e il futuro delle nuove generazioni.
Dalla natura al supermercato: i bambini scoprono la biodiversità con Despar Nord
Imparare a rispettare l’ambiente partendo da esperienze concrete, da vivere con curiosità e meraviglia. È questo lo spirito del nuovo percorso educativo avviato da Despar Nord, pensato per avvicinare i più piccoli ai temi della sostenibilità e della tutela degli ecosistemi. Per farlo, l’azienda ha scelto di collaborare con Moretto Farm, una realtà trevigiana giovane e innovativa che ha fatto della sostenibilità la propria missione. Qui, infatti, si applicano ogni giorno i principi dell’economia circolare e si lavora per proteggere e valorizzare la biodiversità, attraverso attività come l’acquaponica e l’apicoltura sostenibile. Moretto Farm è anche una delle eccellenze promosse da Despar Nord all’interno del progetto “Sapori del Territorio”, nato per dare valore alle produzioni locali e sostenere uno sviluppo responsabile, legato alla qualità e al
rispetto dell’ambiente.
Proprio da questa collaborazione è nato un percorso educativo speciale, che ha visto protagonisti gli alunni delle classi terze della scuola primaria “Ugo Foscolo” di Montebelluna (TV).
La prima tappa si è svolta direttamente in azienda, dove i bambini hanno potuto osservare da vicino la serra acquaponica e scoprire come nasce il miele, imparando a conoscere i processi naturali e le tecniche sostenibili utilizzate.
Il percorso si è poi concluso all’Interspar di Montebelluna, trasformato per l’occasione in uno spazio di condivisione e scoperta. Qui i bambini hanno ripercorso il viaggio del miele e presentato disegni, lavori e riflessioni nati dall’esperienza vissuta, diventando veri protagonisti di un progetto che lega natura, cibo e lavoro.
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Èstata presentata dal direttore generale Giancarlo Bizzarri la dr.ssa Maria Caterina De Marco, nuovo direttore sanitario dell’Ulss 2, che assumerà servizio martedì 7 aprile. Proveniente dall’Ulss 1, dove ricopriva lo stesso ruolo, la dottoressa De Marco porta con sé una lunga esperienza nel management sanitario.
Nata nel 1969 e laureata in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova, con specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, la dr.ssa De Marco ha svolto incarichi di vertice nell’ex Ulss 9 di Treviso, tra cui dirigente medico e responsabile della struttura “Servizio pianificazione, valutazione e gestione delle tecnologie sanitarie”. Ha inoltre coordinato il presidio ospedaliero di Oderzo e ha ricoperto la funzione di direttore facente funzioni della direzione sanitaria di Treviso fino al 2016.
Dal 2016 al 2021 è stata direttore della funzione ospedaliera e della struttura complessa direzione medica all’Ulss 4 Veneto Orientale, prima di assumere la direzione sanitaria dell’Ulss 1, dove ha affrontato sfi-
de importanti come l’emergenza COVID-19 e l’attuazione dei piani di ripresa del PNRR. Tra i suoi ambiti di competenza vi sono lo sviluppo della medicina di prossimità, l’abbattimento delle liste d’attesa, l’implementazione della telemedicina e il coordinamento del tavolo aziendale per i Giochi Olimpici e Paralimpici Milano-Cortina 2026.
Con la nomina all’Ulss 2, la dr.ssa De Marco prosegue il suo percorso nel sistema sanitario veneto, portando competenze cliniche e gestionali consolidate. Il direttore generale Bizzarri ha ringraziato il predecessore, dr. Formentini, per il lavoro svolto negli ultimi cinque anni, sottolineando la continuità del lavoro di squadra e l’integrazione della nuova direzione.
La dottoressa De Marco ha espresso entusiasmo per il ritorno in Ulss 2, promettendo impegno e determinazione al servizio dei professionisti e dei cittadini. Il dr. Formentini ha a sua volta ribadito fiducia e collaborazione nella nuova fase di gestione, auspicando un lavoro condiviso che valorizzi le competenze di tutti al servizio della popolazione.
La dottoressa Maria Caterina De Marco nominata nuovo direttore sanitario dell’Ulss 2
Guiderà ora la rete ospedaliera trevigiana
Treviso,
nuova guida per i servizi
socio-sanitari dell’Ulss 2: nominata la dottoressa Sforzin
Via libera unanime della Conferenza dei sindaci. Soligo eletto presidente: “Serve lavoro di squadra per la sanità del futuro”
Cambio ai vertici della governance socio-sanitaria nel Trevigiano. La Conferenza dei sindaci ha espresso parere favorevole alla nomina della dottoressa Simona Sforzin a direttore dei Servizi socio-sanitari dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, segnando un passaggio ritenuto strategico per il rafforzamento della sanità territoriale.
La decisione è arrivata nel corso della stessa seduta in cui i primi cittadini hanno eletto all’unanimità Francesco Soligo nuovo presidente della Conferenza dei sindaci, chiamato a subentrare a Paola Roma. Secondo quanto emerso dall’incontro, la
nomina di Sforzin è stata accolta come una scelta di continuità e competenza in un momento in cui il sistema sanitario è chiamato a riorganizzarsi attorno ai nuovi modelli di assistenza territoriale, come le Case di Comunità e l’integrazione tra ospedale e territorio.
La nuova direttrice, forte di un lungo percorso professionale tra Trentino e Veneto, ha sottolineato la necessità di consolidare la collaborazione tra istituzioni, professionisti e comunità locali per garantire servizi più efficaci e vicini ai cittadini.
Sulla stessa linea il nuovo presidente Soligo, che ha ribadito il ruolo centrale della Conferenza dei sindaci come luogo di sintesi tra i Comuni e di raccordo con la cittadinanza, in un modello di governance basato sulla condivisione.
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Pediatria: arte e solidarietà cambiano volto al reparto oncologico
I reparti pediatrici di Ca’ Foncello si vestono di colori e speranza
Fenicotteri rosa, boschi animati e arcobaleni: l’ospedale di Treviso trasforma sale d’attesa e stanze di cura per rendere più accogliente il percorso dei bambini malati
L’Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Ca’ Foncello cambia volto e diventa un luogo più caldo e accogliente per i piccoli pazienti e le loro famiglie. Fenicotteri rosa che nuotano in un laghetto, una volpe tra i fiori, fondali marini affollati di creature colorate e persino un arcobaleno: sono solo alcune delle immagini che oggi, grazie al progetto “Accoglienza”, trasformano i corridoi, le sale d’attesa e le stanze del reparto.
tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto”.
Anche i responsabili del reparto evidenziano il valore della nuova veste del reparto: “Umanizzare le cure significa mettere al centro i bisogni dei bambini e delle famiglie – spiega la dottoressa Pizzato –. Stiamo inoltre lavorando per migliorare gli ambienti dedicati agli adolescenti e creare strumenti pratici per aiutare i genitori nella gestione quotidiana del percorso di cura”.
Bambina di due anni salva grazie a un intervento delicato all’Ospedale di
Una bambina di appena due anni è stata sottoposta con successo a un intervento chirurgico di estrema complessità all’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, a causa di una grave complicanza dell’otite media. La piccola, nata prematura e con un peso di soli 7,5 kg, era ricoverata in Pediatria per un’otomastoidite destra, condizione che può provocare meningite, ascessi cerebrali e danni permanenti all’udito se non trattata tempestivamente.
All’inaugurazione erano presenti il direttore generale dell’Ulss 2, Giancarlo Bizzarri, il direttore della Pediatria Stefano Martelossi, la responsabile dell’Oncoematologia pediatrica Cristina Pizzato e Daniela Buranello, presidente dell’associazione “Il Sorriso di Giovanni”. Il progetto, realizzato con il supporto delle associazioni “Il Sorriso di Giovanni”, “Amici del Trodetto” e “Babby
Bike”, ha avuto un costo complessivo di 16mila euro, interamente coperto dalle donazioni. L’obiettivo è chiaro: trasformare l’esperienza ospedaliera in un percorso più umano, dove la cura medica convive con spazi che incoraggiano la serenità e il benessere emotivo.
“Ogni dettaglio conta quando si parla di bambini gravemente malati – sottolinea Bizzarri –. Ambienti più accoglienti aiutano a ridurre l’impatto emotivo della malattia e sostengono le famiglie durante tutto il percorso di cura. Ringraziamo le associazioni e
Un momento toccante ha concluso la cerimonia: Daniela Buranello ha ricordato la propria esperienza come mamma, sottolineando il valore della condivisione e del lavoro di squadra che ha reso possibile il progetto.
Attiva dal 1998 e diventata Unità operativa nel 2017, l’Oncoematologia pediatrica di Ca’ Foncello segue ogni anno 20-25 nuovi casi oncologici, offrendo assistenza ambulatoriale, terapie, chemioterapia e supporto psicologico, con numerose iniziative di umanizzazione delle cure, tra cui la scuola in ospedale.
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L’operazione, una mastoidectomia con drenaggio, è stata eseguita dall’équipe della Chirurgia Funzionale dell’Orecchio guidata dal dottor Daniele Frezza, con il supporto multidisciplinare di anestesisti, pediatri e infermieri specializzati. “La complessità è stata massima, considerando il peso ridotto e le dimensioni molto piccole del cranio, oltre alla vicinanza di strutture delicate come il nervo facciale”, ha spiegato Frezza.
Dopo cinque giorni di degenza, la bambina è stata dimessa in buone condizioni, confermando l’efficacia di un approccio integrato che combina precisione chirurgica ed esperienza specialistica. Si tratta del caso più piccolo, in termini di peso e caratteristiche anatomiche, tra gli oltre cinquanta trattati negli ultimi tre anni dall’équipe trevigiana, 32 dei quali con intervento chirurgico.
L’Ospedale di Treviso ribadisce l’importanza della formazione continua dei pediatri, per favorire il riconoscimento precoce delle complicanze dell’otite e prevenire quadri clinici più gravi.
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Fascicolo sanitario elettronico, scattata la scadenza del 31 marzo per l’adeguamento delle strutture
Nuove regole per ospedali e ambulatori: referti entro cinque giorni e dati condivisi per migliorare le cure. Veneto capofila nell’utilizzo del servizio digitale, lo usano due cittadini su tre
anche in caso di accesso al pronto soccorso in un’altra zona del Paese, i sanitari potranno avere subito un quadro chiaro delle condizioni del paziente.
I numeri mostrano una crescita significativa dell’utilizzo. Tra luglio e settembre 2025, il 27% degli italiani ha consultato il Fascicolo sanitario elettronico. Il Veneto si distingue con una delle percentuali più alte: il 66% dei cittadini ha già utilizzato il servizio. Complessivamente, oltre 6,4 milioni di persone hanno effettuato almeno un accesso, mentre per circa 23 milioni di cittadini è stato caricato almeno un documento.
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Prosegue anche in Veneto il percorso del Fascicolo sanitario elettronico, destinato a diventare il fulcro della sanità digitale. Il 31 marzo ha segnato una data importante: entro questo termine tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, si sono dovute adeguare alle nuove modalità di trasmissione dei dati. L’obiettivo è rendere più semplice e immediato l’accesso alle informazioni sanitarie dei cittadini. Il Fascicolo rappresenta infatti una sorta di archivio digitale personale dove vengono raccolti documenti, esami e referti legati alla storia clinica di ciascun assistito. Attraverso questo strumento, ogni cittadino può consultare i propri dati e condividerli con medici e specialisti, favorendo cure più rapide e coordinate.
Per rendere il sistema davvero efficace, tutte le strutture dovranno utilizzare un linguaggio comune e rispettare tempi precisi: i referti dovranno essere caricati entro cinque giorni dalla visita o dall’esame. In questo modo,
Resta però ancora limitata la quota di chi ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati da parte dei medici, ferma al 44%. Molto alta, invece, la partecipazione dei medici di famiglia e dei pediatri, con oltre il 95% già presenti nel sistema.
Tra gli strumenti più importanti c’è il cosiddetto profilo sanitario sintetico, una scheda aggiornata dal medico di base o dal pediatra che riassume le informazioni principali sulla salute del paziente. Si tratta di un documento essenziale per permettere ai sanitari di capire rapidamente la situazione clinica, soprattutto nei casi di urgenza.
I cittadini possono accedere al Fascicolo tramite identità digitale e hanno pieno controllo sui propri dati: possono decidere chi può consultarli, modificare in qualsiasi momento le autorizzazioni e verificare chi ha avuto accesso alle informazioni. Anche la revoca del consenso è sempre possibile e non comporta conseguenze sull’assistenza sanitaria.
Fascicolo sanitario elettronico: accesso in pochi clic con i video tutorial della Regione Veneto
La Regione del Veneto punta sulla semplicità per avvicinare i cittadini al Fascicolo Sanitario Elettronico. Sono infatti disponibili una serie di video tutorial chiari e immediati, pensati per guidare passo dopo passo nell’utilizzo dei servizi sanitari online e nella gestione della propria salute digitale. I video accompagnano l’utente nelle principali funzionalità del fascicolo: dall’accesso tramite identità digitale alla consultazione di referti, ricette e documenti clinici, fino alla possibilità di monitorare il proprio percorso sanitario e avere sempre a disposizione
la propria storia medica in modo sicuro e organizzato. Non mancano indicazioni pratiche anche su come aggiornare i dati, condividere le informazioni con i professionisti sanitari e sfruttare al meglio i servizi disponibili.
I contenuti, realizzati da Give Emotions – società editrice de La Piazza, LaPiazzaweb e Radio Veneto24 – nascono con l’obiettivo di rendere più accessibili e intuitivi gli strumenti messi a disposizione dal sistema sanitario regionale, favorendone così una diffusione sempre più ampia tra gli utenti.