A Trento la casa diventa il primo passo verso l’autonomia
’inquietudine che attraversa il Trentino si muove lungo una faglia sottile, ma la Provincia Autonoma dimostra ancora una volta la solidità e la reattività delle sue istituzioni. Piazza Dante, muovendosi con il consueto pragmatismo alpino, continua a blindare il territorio con investimenti concreti e una gestione virtuosa delle risorse, malgrado le spinte nazionali che bussano alle sue porte. L’orizzonte del centrodestra locale è infatti stimolato dall’onda d’urto di Roberto Vannacci e del movimento Futuro Nazionale, che raccoglie consensi attorno a una nuova sensibilità identitaria. Questa spinta mette alla prova la governance guidata da Maurizio Fugatti, abile nel proteggere le prerogative storiche del territorio pur dialogando con un elettorato in mutamento. Ma mentre l’ente provinciale accelera l’azione sul territorio, il Comune di Trento sembra scivolato in un silenzio istituzionale fin troppo prudente, quasi immobile di fronte alle urgenze quotidiane, lasciando che l’attivismo di Piazza Dante evidenzi, per contrasto, l’attesa di una concretezza cittadina che tarda a farsi sentire. Il Crinale
LTurismo in forte crescita, Failoni: “Ora la sfida è tutelare i territori”
UNA CITTÀ IN MOVIMENTO:
L’ESTATE SOTTO CASA TRA
EVENTI E MOLTE INIZIATIVE
Seconda in classifica, ma peggiora nelle
attese: il paradosso della sanità trentina
LAVORI FERROVIARI IN FORTE RITARDO: AUMENTANO DUBBI E PREOCCUPAZIONI
DALL’ESPERIENZA DA SINDACO ALLA PROVINCIA: IL METODO “GOTTARDI” RESTA L’ASCOLTO
IL TURISMO SIAMO NOI
C’è un’immagine che restituisce la saturazione del nostro territorio: i lunghi serpentoni d’auto sui passi trentini, i centri balneari e turistici del Veneto sempre più congestionati. Non è una sensazione passeggera, ma il verdetto dei numeri: nel 2025 il Veneto ha registrato l’inedito picco storico di 74,2 milioni di presenze, mentre il Trentino (secondo i dati definitivi ISPAT, l’Istituto di ricerca statistica della Provincia autonoma) ha infranto per la prima volta il muro dei 20,2 milioni di pernottamenti (+3,2% rispetto all’anno precedente)
• Matteo Bellomo
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FACCIAMO IL PUNTO
LA PARTITA PER PIAZZA DANTE È GIÀ INIZIATA
Quando comincia una campagna elettorale? Il giorno dopo la rielezione. Vecchia regola della politica di questi tempi in cui il consenso più che mediato dai partiti è immediato, in un rapporto diretto eletto ed elettore che lo rende più saldo in alcuni casi, più e imero in altri. E’ certamente saldo quello tra i due principali leader politici di Trento: Franco Ianeselli ha potuto sorridere a inizio di questo mese leggendo su Il Sole24ore la riconferma del gradimento espresso all’ultima tornata elettorale, ritoccato all’insù di un +1,4%. Risultato tutt’altro che scontato dato che solo per fare due esempi i sindaci di Verona Damiano Tommasi e di Padova Sergio Giordani secondo gli stessi rilevamenti perdono 3 e 7 per cento rispetto alla quota raggiunta il giorno delle elezioni. Il consenso su Trento sarà possibile farlo propagare oltre alle mura cittadine nelle valli? E’ la domanda che si pongono in seno al centrosinistra, più centro che sinistra per la verità, in vista di una elezione per il Presidente della Provincia che potrebbe essere più vicina di quanto si fosse autorizzati a pensare solo a inizio anno. Infatti la tentazione della Lega è quella di schierare i governatori di Regione (o ex nel caso del Veneto) come salvagente elettorale dato l’e etto Vannacci che specie in Veneto, ma anche in Lombardia, sta erodendo consensi e sta facendo tremare qualche polso in via Bellerio. Ed allora se Luca Zaia sarebbe in questa ipotesi paladino in Veneto e Attilio Fontana in Lombardia, va da sè che a Maurizio Fugatti sarebbe di icilissimo dire “devo finire il mio mandato”, tanto più che come capitò al governatore del Veneto anche per il dominus della Provincia Autonoma non è dato di avere un terzo mandato. E quindi la necessità potrebbe diventare virtù. Ma mentre in Lombardia, complice il rinnovo ad esempio di una robetta da niente, tipo il sindaco di Milano e in Veneto, dove al voto potrebbe andare anche Treviso oltre a Verona e Padova in scadenza (e queste ultime in calo di popolarità dei sindaci attuali), in piazza Dante appare tutto imperturbabile. Almeno in superficie. Per sapere cosa si cela sotto la cenere, basterà aspettare settembre. Se non prima.
• Alberto Gottardo
Il sondaggio
sorride a Ianeselli e mette pressione alla Lega
IL TURISMO SIAMO NOI
Ma c’è un’ombra ancora più sinistra dell’overtourism quantitativo: è il turismo “cafone”. È quel turismo antropofago che consuma i luoghi senza guardarli, che scambia un patrimonio naturale per uno sfondo social o una piazza storica per un bivacco. Se le grandi soluzioni politiche e i ticket d’ingresso faticano a frenare l’ondata è il momento di riscoprire il potere delle micro-scelte quotidiane. Cambiare rotta è possibile, partendo da piccole attenzioni che costano pochissimo ma valgono tutto. In montagna, dove il Soccorso Alpino trentino registra ormai un incremento strutturale del 20% degli interventi dovuto a escursionisti del tutto improvvisati, il primo passo è la responsabilità. A partire dalla scelta di un itinerario, valutandone il grado di di icoltà ma anche l’impatto della nostra presenza. Se un parcheggio in quota è completo, torniamo indietro: l’accanimento di lasciare l’auto a bordo strada, calpestando i prati alpini pur di fare “quel” selfie da esibire online, è l’esatto manifesto della cafonaggine estiva. Al mare e nelle località lacustri ad altissima densità - come il litorale veneto che registra indici
Dal 25 Giugno al 29 Luglio
di pressione turistica sempre più elevati - la rivoluzione parte dal rispetto dello spazio comune. Abbandonare mozziconi sotto la sabbia o occupare metri di bagnasciuga con fortini di ombrelloni alle sei del mattino distrugge la convivenza civile e il diritto al riposo altrui. Nelle città d’arte, l’esplosione delle locazioni brevi - che in Trentino gestiscono ormai oltre 6,2 milioni di presenze all’anno e in Veneto sono di use a macchia d’olio nelle principali destinazioni turistiche - ha fatto schizzare i prezzi immobiliari e svuotato i centri storici. Qui l’attenzione si sposta sul decoro e sui consumi, sul modo in cui ci avviciniamo alle nostre montagne al nostro mare, alle città d’arte come ai piccoli ma ricercati borghi delle nostre regioni. Diventare “ospiti” consapevoli e smettere di essere “clienti che hanno pagato e quindi hanno ragione” è l’unica via per salvare i nostri territori. Questa estate, quando ci spostiamo, ricordiamoci che l’impatto del turismo si misura anche dalle tracce che decidiamo di non lasciare al nostro passaggio.
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Nicola Stievano
Segue da pag. 1
Battuta d’arresto. Le opere procedono a rilento, con bonifiche ancora ferme e i tempi slittano
BYPASS DI TRENTO, LAVORI IN RITARDO E CANTIERE ANCORA LONTANO DAL TRAGUARDO
Ilavori per il bypass ferroviario di Trento nelle prime ipotesi avrebbero dovuto terminare a giugno di quest’anno ma i tempi sono molto dilatati e i lavori sono molto indietro, mentre critiche e preoccupazioni rimangono tante. A sud della città è in corso la preparazione del montaggio della prima delle due frese, mentre a nord questi non sono ancora iniziati. Le bonifiche dei terreni inquinati (ex scalo Filzi e aree limitrofe) non sono avviate e non se ne conosce ancora la tecnica utilizzabile. Parte dei terreni a nord della città resta sotto sequestro da parte della Procura di Trento per elevato livello di inquinamento. I problemi sono economici, di tempi, ambientali e sociali. Soldi. I costi sono lievitati enormemente rispetto alle previsioni. Allo stato attuale si parla della cifra astronomica di oltre un miliardo e 600 milioni di euro (ricordiamo che per volontà del governo il finanziamento è stato stralciato dai fondi europei PNRR, passando a bilancio statale). Il Consorzio Tridentum (con capofila il colosso Webuild) aveva vinto un appalto per 934 milioni di euro. Sui costi c’è una
Tbattaglia legale. Tempi. Allo stato attuale la stima è che i lavori durino almeno fino al 2033. Il tunnel di base del Brennero per parte sua, dovrebbe aprire non prima del 2034, allo stato attuale. Ambiente e sanità. In estrema sintesi nei terreni inquinati interessati dai lavori e nelle acque sotterranee ci sono in quantità rilevanti idrocarburi, metalli pesanti e - rilevato di recente - anche triclorometano (sotto al Lotto 3 A), ad aprile in concentrazione oltre il limite di legge. Legambiente ha chiesto anche di verificare se realmente gli additivi
rento entra nella classifica dei cinque capoluoghi italiani più “ricicloni”, insieme a Pordenone, Belluno, Nuoro e Treviso. Il riconoscimento è stato attribuito da Legambiente, insieme a Nuova Ecologia e Kyoto Club, nel corso della tredicesima edizione dell’EcoForum, la conferenza nazionale dedicata all’economia circolare in svolgimento a Roma.
I cinque capoluoghi sono stati premiati per aver raggiunto due obiettivi fondamentali: una raccolta di erenziata superiore al 65% e una produzione pro
impiegati nella schiuma delle frese per lo scavo a “scudo chiuso” siano biodegradabili e innocui (come sostiene la Relazione nel PUT; Piano Utilizzo Terre). Preoccupa inoltre una parte delle terre di scavo, che saranno distribuite in diverse discariche del Trentino, con migliaia di viaggi di camion
Società. Si acuisce lo scollamento fra le tante associazioni e comitati civici contrari e critici all’opera e al modo di a rontarla da una parte, ed istituzioni e categorie economiche favorevoli dall’altra. Critiche sono anche alcune amministrazioni comunali (ad esempio il comune di
capite di rifiuti inferiore ai 75 chili. “Siamo onorati e orgogliosi per questo premio per Trento”, ha dichiarato l’assessore comunale alla mobilità sostenibile e all’ambiente Michele Brugnara.
“Il mio ringraziamento va innanzitutto ai cittadini e alle cittadine, il merito è prima di tutto loro. E poi grazie al gestore Dolomiti Energia e a Dolomiti Ambiente, dall’amministratore delegato a tutti gli operatori che lavorano ogni giorno nella gestione ambientale e nella pulizia della città con grande impegno e disponibilità. Un ringraziamento anche
Besenello). L’atteggiamento del sindaco Ianeselli e della giunta comunale di Trento verso l’opera (favorevole) e verso le posizioni critiche della società civile, sono considerati in modo negativo dai movimenti, con un certo fastidio nelle fila del centrosinistra. É stata partecipata la manifestazione critica verso il modo di pensare le grandi opere, svoltasi a Trento il 13 giugno. Tutte le associazioni ambientaliste e diversi comitati civici, il Comitato No Tav sono contrari o critici. La richiesta di base è che prima di tutto siano realizzate le bonifiche dei terreni a Trento nord e ra orzate le
barriere idrauliche sotto le due aree da anni al centro dell’attenzione (ex Sloi, ex Carbochimica). A maggio è stata presentata una di ida a intervenire sui terreni senza prima le bonifiche, a nome di 125 cittadine e cittadini (rappresentati dagli avvocati Vanni Ceola, e Marco Cianci). Legambiente (con altri) contesta anche lo scenario del tra ico merci, sottolineando che una parte del tra ico sul Brennero dipenda da bassi costi autostradali e che già oggi sarebbe possibile potenziare la linea esistente.
• Maddalena Di Tolla Deflorian
al servizio comunale per la transizione ecologica e alla struttura tecnica. Infine, grazie alle associazioni culturali e ambientaliste che collaborano con l’amministrazione”.
In Trentino, inoltre, sono stati segnalati anche altri comuni virtuosi: tra quelli sotto i 5.000 abitanti spicca Terre d’Adige, mentre tra i 5.000 e i 15.000 abitanti viene premiato Altopiano della Vigolana. Per i comuni sopra i 15.000 abitanti, il riconoscimento va a Pergine Valsugana.
• (R.T.)
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Eventi/1. Il programma propone visite, laboratori e progetti dedicati ai cambiamenti climatici
MUSE, ESTATE TRA SCIENZA E COMUNITÀ: OLTRE 460 MILA VISITATORI IN CITTÀ
Un’estate al MUSE? Sì, perché il museo di scienze, luogo di scienza e divulgazione, è affermato anche come luogo di riferimento sociale, dove frequentare confronti di idee e prospettive con guida competente. Apprezzate le tante iniziative, come dicono i numeri: oltre 460 mila persone a Trento, più di 555 mila in tutte le sedi della Rete territoriale MUSE [fonte Bilancio di Missione 2024]. In luglio e agosto vi si propone un ricco calendario di attività, oltre ad esposizioni permanenti e temporanee. Al MUSE, c’è anche un parco meraviglioso, con orti, e un piccolo biotopo-zona umida, da rispettare e osservare. Torniamo a cosa è diventato il MUSE 13 anni dopo l’apertura (era il luglio 2013). Il punto di vista del direttore Massimo Bernardi: “Il MUSE si conferma polo culturale-scientifico profondamente integrato nel territorio. Attento alla funzione sociale, aperto a tutte le realtà, con intento di essere luogo di promozione di impegno civico, senso di cittadinanza, coesione sociale. Essendo ente pubblico siamo a disposizione delle richieste da diversi soggetti; come ente culturale possiamo co-progettare con diversi enti pubblici. Ogni anno riceviamo 300 richieste per uso di spazi – sala conferenze, aule didattiche, orti, Big Void – e per collaborazioni con soggetti esterni.
Luglio
ESi valutano in base a coerenza con la nostra missione, relazione con la programmazione, capacità di generare ricadute su pubblici e territorio. Ne deriva un’o erta articolata, con convegni scientifici, eventi sociali, formazione, convention aziendali, sinergie con festival e realtà internazionali, confermando flessibilità e forte attrattività degli spazi. In parallelo – a partire da studi su patrimonio naturalistico e bio-culturale e su trasformazioni eco-sociali –sviluppa un’importante rete di collaborazioni (progetti di ricerca, educazione ambientale, valorizzazione territoriale) che ra orza il ruolo di infrastruttura culturale-scientifica e punto di connessione tra comunità e istituzioni, nell’ottica di “museo esteso” per essere leva e cardine di un sistema integrato e coerente di sviluppo locale”.
Proposte estive: Visite guidate con approfondimenti specifici (ad es.”Visita guidata alle esposizioni MUSE”, “Montagne: dalle origini alla vetta”, “Storia ed evoluzione della vita”, “Animali del Big Void”). E poi laboratori e divulgazione, documentari, attività di stampa 3D, dimostrazioni-Show. Per bambine e bambini, attività di scoperta “Demonstration al Maxi Ooh!”. Iniziative legate all’acqua, Progetto europeo STARTS AQUA MOTION: per riflettere su trasformazioni ambientali e umane che
dedicato alla scelta
state a Trento significa anche orientamento universitario. A luglio arriva OrientaEstate, eventi a numero chiuso su singole aree disciplinari. Si presenta il mondo universitario, ci sono colloqui con docenti e studenti orientatori/orientatrici,sportelli informativi, visite alle sedi. Le date: Martedì 14 luglio: area scienze umane e sociali (Polo città, Trento). Giovedì 16 luglio: area psicologica (Polo Rovereto). Il programma dettagliato si trova sul sito dell’Ateneo. Iscrizione solo
impattano fiumi e laghi in quota, in dialogo fra creatività artistica e ricerca scientifica. La Project Room, che immagina nuovi modi di affrontare l’emergenza idrica (fino al 13 settembre), è stata inaugurata in questi giorni (il 10 luglio), a Palazzo delle Albere. Infine, il Programma di attività tra fiori e notti
universitaria tra incontri e laboratori
online. Il prossimo mese di agosto inoltre, dal 26 al 28 compresi, torna la Scuola estiva di orientamento, con varie attività che mettono in contatto docenti universitari, studenti e studentesse delle scuole superiori con colleghi e colleghe universitari-e. Iscrizioni aperte fino al 17 luglio, ore 12.00, Costo: 50 euro. L’obiettivo è approfondire tematiche, discipline di studio, riflettere su motivazioni allo studio e ambiti di interesse. Sarà possibile sperimentare la vita universitaria con alcune opportunità fornite
dall’Ateneo (lezione, conferenze, attività laboratoriali) ed anche partecipare ad attività sociali e ricreative. Saranno presenti studenti orientatori e studentesse orientatrici, che collaborano con l’U icio Orientamento di UniTrento, per o rire supporto a chi partecipa, rispondendo alle loro curiosità. L’Ateneo trentino o re un portale dedicato all’orientamento (www.orienta.unitn. it), con anche le date dei Porte Aperte.
• (M.D.T.D)
stellate al Giardino Botanico Alpino e alla Terrazza delle Stelle, alle Viote del Monte Bondone: giornate a tema, workshop, mostre temporanee, osservazioni astronomiche.
• Maddalena Di Tolla Deflorian
RIGOTTI: “SERVE FARE SISTEMA PER UN VERO RITORNO SUL TERRITORIO”
Federico Rigotti, presidente Fiepet di Confesercenti, commenta con noi come il comune di Trento gestisca la programmazione degli eventi estivi in città: “Credo che ogni evento, a prescindere da chi lo organizzi, rappresenti un’opportunità per la città. Più che so ermarsi su chi ne sia il promotore, è importante valutare come viene organizzato, soprattutto, quanto riesce a coinvolgere il tessuto economico locale. Trento è spesso teatro di eventi, grandi e piccoli, culturali, sportivi, folkloristici, che contribuiscono a renderla
una città viva e attrattiva. Il coinvolgimento di corpi intermedi e categorie economiche è però fondamentale per costruire una programmazione condivisa e creare una vera rete. Senza questo passaggio, il ritorno per il territorio rischia di essere limitato. Probabilmente c’è ancora margine per coinvolgere maggiormente le attività economiche, facendole sentire parte integrante di un progetto. Questo porterebbe un duplice beneficio: da un lato incentivare aperture e servizi durante gli eventi, dall’altro sviluppare proposte tematiche
capaci di valorizzare l’intero territorio. Un esempio è il Festival del Trentodoc: come Confesercenti abbiamo sostenuto un approccio più inclusivo, invitando bar, ristoranti, alberghi a proporre iniziative e o erte a tema durante i giorni della manifestazione. È questo il modello che riteniamo più e icace: fare sistema a inché gli eventi non siano solo un appuntamento di richiamo, ma una concreta occasione di crescita per tutta la città”. • (M.D.T.D.)
Credito: Michele Purin
Eventi/2. Fino al 30 agosto sarà in programma “Teatro Capovolto – La città in scena”
MUSICA, ARTE E SPORT: UN PALCO A CIELO APERTO AL VIA L’ESTATE RICCA DI APPUNTAMENTI
Trento è pronta ad accogliere un’estate ricca di eventi, all’insegna di musica, arte visiva e attività sportive e ricreative che animeranno la città trasformandola, talvolta, in un palcoscenico a cielo aperto. Il mese di luglio, cuore pulsante dell’estate, infittisce il calendario di iniziative rivolte a cittadini e visitatori di tutte le età. Tra gli appuntamenti più attesi c’è
Portèla,
l’inizio della stagione estiva del Teatro Sociale “Teatro Capovolto – La città in scena”, attiva dal 2 luglio fino al 30 agosto. La rassegna animerà piazza
Cesare Battisti con svariati incontri culturali, musicali e cinematografici. Tra i protagonisti degli eventi non mancheranno artisti del calibro di Frida Bollani Magoni, Claudio “Greg” Gregori del duo Lollo e Greg, Frankie
ripensare agli spazi della città: al via il progetto “Altra Piazza”
hi nrg e Massimo Zamboni, chitarrista fondatore dei CCCP – Fedeli alla linea. Grande attesa anche per il ritorno del poetry slam dedicato al ricordo di David Wilkinson, ai vari incontri letterari e momenti dedicati alla comicità con Natalino Balasso, Alessandro Ciacci e Daniele Gattano. Per tutti gli amanti del grande schermo non mancherà l’occasione di vedere le proiezioni immersi nell’atmosfera del centro storico di Trento, a Palazzo Benvenuti, che a partire dal 13 luglio ospiterà la rassegna Benvenuti al Cinema. L’appuntamento è ogni lunedì e giovedì sera fino al 24 agosto. Già a partire da fine giugno sono attive le iniziative curate dall’Associazione Ape con Inchiostro, ospitate nel Giardino dei Poeti in via delle Orfane e presso il cortile di Palazzo Geremia. L’appuntamento è per ogni sabato sera fino al 25 luglio. Tutte le serate annullate a causa del maltempo saranno recuperate nel mese di agosto. Non mancheranno, infine, le attività diurne all’aria aperta come le escur-
Partirà il prossimo 21 luglio il progetto “Altra Piazza”, un’iniziativa del Piano Giovani di Zona 2026, che ambisce a rivalorizzare il quartiere Portèla attraverso un percorso di rigenerazione urbana partecipata. L’idea è quella di coinvolgere i residenti, le associazioni e le realtà locali a inché ripensino allo spazio comune del quartiere ed esprimano, durante una serie di incontri, le proprie idee e i propri bisogni relativi al miglioramento della zona. Il percorso sfocerà nel Festival Altra Piazza, che si svolgerà tra il 15 e il 17 ottobre e proporrà attività, incontri ed eventi per animare la piazza e restituire alla comunità uno spazio vissuto e condiviso. L’ultimo appuntamento si terrà il 26 novembre, durante il quale sarà presentato un documento dal titolo
“Carta per un’Altra-Piazza”, che raccoglierà tutte le idee e gli impegni suggeriti durante il percorso. Questo, auspicabilmente, diventerà la base dalla quale proseguire il lavoro dopo il termine del progetto, a inché la comunità possa continuare a prendersi cura del quartiere. L’iniziativa è rivolta principalmente ai giovani tra i 19 e i 35 anni, ma è aperta anche a tutti coloro che vivono quotidianamente la realtà del posto e pensano di poter dare il proprio contributo con nuove idee o progetti. Gli incontri preparativi sono in programma per il 21 luglio, il 20 agosto e il 16 settembre. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito del Comune.
• (V.R.)
sioni guidate, i percorsi di mountain bike e altre attività alla scoperta del Monte Bondone. I parchi ospiteranno anche incontri sportivi rivolti a tutte le età, con corsi di pilates, workout calistenici di gruppo, ginnastica artistica, danza sportiva (anche paralimpica), camminata metabolica ed equitazione. Questi e altri eventi riportati sul sito u iciale del Comune di Trento rientrano nella più
ampia iniziativa Trento Aperta che quest’anno, con il titolo “Che bella libertà” celebra gli ottant’anni della Repubblica italiana. “È un omaggio al passato e insieme un’esortazione al presente” sottolinea la pubblica amministrazione in una nota “perché la libertà è una conquista provvisoria da proteggere tutti i giorni”.
• Virgina Revolti
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L’appello. Federciclismo e associazioni chiedono un tavolo permanente e misure concrete
DOPO ADELE COBELLI, IL GRIDO DEL CICLISMO: “BASTA MORTI SULLE NOSTRE STRADE”
Adele Cobelli aveva solo 14 anni e un sorriso pieno di futuro: la sua tragica morte il 20 giugno per investimento stradale a Pressano di Lavis, sulle strade di casa, dove si allenava, ha segnato il terzo tragico incidente mortale sulle strade trentine dal 2024, ad uccidere un giovane atleta del ciclismo locale.
La giovane Sara Piffer era stata uccisa prima di lei, a gennaio del 2025,aveva 19 anni, mentre si allenava a Mezzocorona. Prima di loro, Matteo Lorenzi era stato investito e ucciso nel 2024 a Civezzano, a soli 17 anni. Una sequenza che toglie il fiato. Rabbia e dolore sono emerse nelle reazioni di tutti, dalla politica, al mondo sportivo fino agli appassionati e naturalmente sui social da parte della popolazione, nei giorni seguenti alla morte della giovanissima Adele ma è tornato ad essere espresso anche e soprattutto il bisogno stringente di trovare soluzioni percorribili e di vedere quell’impegno spesso
annunciato, per evitare queste morti assurde e ingiuste, questa vera e propria strage di giovani vite. Da tempo Federiclismo, guidata in Trentino da Renato Beber, molto attivo nella sensibilizzazione e sempre accanto alle famiglie delle vittime, propone varie soluzioni, sia di carattere legislativo che tecnico. Al centro dell’impegno di tutti, però, serve tanta educazione stradale, come prima cosa. Lo hanno ribadito ai media, nelle ore successive all’ultima tragedia di Adele Cobelli, anche i campioni del passato del ciclismo trentino, Gilberto Simoni e Maurizio Fondriest, entrambi impegnati nelle scuole e in eventi vari proprio sul tema del rispetto dei ciclisti. “Gli interventi strutturali non bastano” hanno sottolineato “serve andare oltre la mancanza di rispetto e oltre l’individualismo”. Federciclismo ed altre organizzazioni legate alla ciclabilità, da tempo chiedono alla Provincia di istituire un Tavolo di confronto su questi
temi, partendo proprio dal pacchetto di proposte già lanciate lo scorso anno nella manifestazione titolata “Sulla buona strada”, organizzata con FIAB e altre associazioni ,che si è ripetuta con successo a Trento anche a marzo di quest’anno. L’appello è dunque contro quella che è di fatto (e viene definita in questa concezione) una vera e propria violenza stradale. Oltre alla sicurezza, che è la priorità per tutti gli attori coinvolti, resta l’amaro in bocca anche pensando all’e etto di queste tragedie sui coetanei, come ci hanno detto esponenti del mondo del ciclismo: chi rassicura davvero adesso ragazze e ragazzi che hanno visto i compagni di squadra e passione morire così?
Fra le proposte che Renato Beber e gli altri portano avanti, c’è l’estensione delle cosiddette “bike-lanes” ovvero le righe bianche a lato strada che segnalano la distanza di sicurezza di un metro e mezzo da tenere da parte degli autisti rispetto a chi si
sta muovendo in bici al loro lato, sensibilizzando al contempo gli automobilisti sulla coesistenza con i ciclisti, utenti “fragili” rispetto al pericolo di contatto con una vettura; e poi tanta educazione nelle scuole e maggiore disponibilità di più percorsi in sicurezza per chi si allena. Inoltre il Trentino – è stato detto da molti – è terra di grande storia nel ciclismo e il numero di
cicloturisti aumenta ogni anno, grazie a piste ciclabili di use e un marketing evidentemente e icace, ma questa attrattività crescente implica il dovere più grande di difendere i ciclisti residenti e quelli ospiti e di di ondere la cultura della sicurezza stradale come valore e anche come un marchio territoriale .
• Maddalena Di Tolla Deflorian
Dalle bike-lanes ai controlli: le richieste di Federciclismo per fermare le tragedie
Federciclismo ha ottenuto un incontro in Commissariato del Governo, con la Prefetta Isabella Fusiello, sulla sicurezza stradale per i ciclisti, che si svolge proprio mentre andiamo in stampa con questo numero. “Le richieste sono anche, in questo caso, più controlli mirati da parte delle forze dell’ordine, sulle distanze di sicurezza dalle bici, ad esempio, perché accanto a cultura e sensibilizzazione, serve più repressione. Serve ritirare la patente nei casi gravi e servono multe salate”, ci dice Renato Beber, presidente dell’associazione in Trentino.
Intanto, su un altro canale di dialogo con le istituzioni, l’associazione aspetta anche che il tavolo di lavoro aperto con la Provincia sul tema dia i sui frutti concreti. “Ci sono stati incontri di recente - spiega Beber – noi abbiamo portato un altro documento, che ricalca quanto già chiesto col progetto Sulla buona strada. Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ci sta dando attenzione. Ci hanno presentato il progetto per l’impianto dedicato agli allenamenti dei nostri atleti a Trento sud e ci convince. La Provincia intende aumentare i percorsi ciclabili ed estendere
le bike-lanes. Poi, resta aperta la questione di fare educazione mirata su questo tema”. Ricordiamo che il nuovo Codice della Strada del 2024, introduce l’obbligo per le auto di mantenere in sorpasso di una bici la distanza di 1,5 metri dal ciclista (con la clausola “solo ove le condizioni lo consentano). Prudenza vuole che si rispetti sempre, evitando il sorpasso se non abbiamo quel metro e mezzo salvavita. • (M.D.T.D.)
Sicurezza sul lavoro, allarme caldo: “Servono nuove regole e orari flessibili”
Caldo al lavoro: sul tema, dettato dal cambiamento climatico, che ha portato le città trentine e perfino le alte quote a temperature bollenti, sono insoddisfatti i sindacati dal rifiuto della giunta provinciale (e dell’assessore Achille Spinelli, nello specifico) che non hanno voluto emettere un’ordinanza che sospenda direttamente il lavoro quando le temperature raggiungono
livelli elevati. Le sigle sindacali confederali reputano le Linee Guida emanate a giugno dalla Provincia insu icienti. Ne abbiamo parlato con Manuela Faggioni, referente Sicurezza e salute sul lavoro della CGIL. “La Provincia insiste che da noi non servano ordinanze, ma riceviamo diverse segnalazioni da lavoratori e lavoratrici, non solo impegnati sui cantieri ma anche come rider, nella logistica o in
interni senza ventilazione adeguata. Bisogna capire che succederà sempre più spesso, col cambiamento climatico. Dobbiamo prepararci per tempo, con contratti che modifichino gli orari di lavoro, vestiario rinfrescante, organizzazione adeguata”.
• (M.D.T.D.)
Ultima edizione di Sulla buona strada , credito foto FIAB Trento
Sociale. Così la casa diventa il primo passo verso un percorso di vita indipendente
Vivere da soli si può: nasce l’housing per l’autonomia delle persone con disabilità
Una casa non è solamente un “tetto sopra la testa”, ma è anche e soprattutto un rifugio dove chiunque può imparare a vivere in autonomia. A dimostrarlo, nella città di Trento, sono ventiquattro persone con diversi livelli di disabilità che, dalla scorsa primavera, hanno intrapreso un percorso di vita autonoma andando a vivere da soli in otto appartamenti di proprietà del Comune, distribuiti nel quartiere Bolghera, a Gardolo e a Mattarello.
Il progetto, supportato dall’Amministrazione comunale in sinergia con la Provincia di Trento e Itea, è gestito dalla cooperativa sociale La Rete, che ha curato l’accompagnamento e il supporto degli utenti che hanno aderito all’iniziativa. Ogni appartamento è stato progettato per adattarsi alle esigenze di chi lo vive, anche sulla base delle indicazioni fornite da Asuit (l’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino). Alcune abitazioni, ad esempio, hanno tavoli e piani di lavoro regolabili in altezza e pensili motorizzati, altri hanno armadi con luci interne e un’asta appendiabiti che può abbassarsi, altri ancora sono forniti di piano cottura con una pulsantiera fisica per non vedenti e touch per persone con disabilità motorie o cognitive. Ci sono infine case che hanno il pavimento antiscivolo, box doccia raso terra e i pannelli adibiti a gestire le principali funzionalità della casa, come la luce, gli ombreggianti e il riscaldamento. Gli stabili di Mattarello, ristrutturati nei mesi scorsi, sono stati presentati alla presenza del sindaco Franco Ianeselli, dell’assessore provinciale alla Sanità Mario Tonina, dell’assessora comunale ai Lavori pubblici Gianna Frizzera e dell’assessora alle Politiche sociali Giulia Casonato. “Queste sono giornate importanti per Trento” ha detto il primo cittadino all’incontro definendo le varie fasi del progetto come dei “tasselli di un percorso che ha un obiettivo fondamentale: garantire il diritto di vita autonomia. Si tratta di un principio essenziale, e sappiamo che a ermare i diritti, in questo caso di chi ha disabilità, significa ra orzare i diritti dell’intera comunità. Ribadiamo così un valore universale: permettere a ciascuno di vivere la propria vita nelle migliori condizioni possibili”. Soddisfatto anche il direttore della cooperativa Mauro Tommasini che, ringraziando il personale impegnato nel progetto, ha commentato: “Non
credo che in Italia esista qualcosa del genere che avrà una scuola dell’abitare come nucleo di sperimentazione”. Ha poi concluso: “La cultura dell’inclusione che abbiamo contribuito a costruire insieme e la fiducia dimostrata dal Comune di Trento hanno permesso di anticipare principi che oggi ritroviamo pienamente a ermati nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità: il diritto di ogni persona a scegliere il proprio progetto di vita e a essere protagonista del proprio futuro”.
• Virginia Revolti
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In via Laste nasce un luogo di comunità tra cucina, solidarietà e memoria
Per l’estate che si annuncia torrida e che svuoterà la città, e poi per tutto l’anno: c’è un nuovo spazio bello, ben curato, carico di storia sociale a Trento, dove cucinare e mangiare insieme, dove condividere, a rontare solitudini, povertà alimentare, dove riunire generazioni, idee, fasce sociali diverse, lottando anche contro lo spreco alimentare. È lo Spazio Humus-Luogo di comunità dell’associazione ATAS (già esistente), all’ex mensa dei Cappuccini in via Laste (luogo di grande storia per il capoluogo, poco sopra il Castello del Buonconsiglio, in comodato ad ATAS tramite Centro Astalli), che si arricchisce ulteriormente con questa iniziativa di socializzazione e condivisione, in collaborazione con l’associazione Cucine popolari, costituita in città da poco da un gruppo di giovani, dopo l’esperienza del gruppo Scout 38 a Cesena presso le storiche Cucine sociali. Il cibo cucinato e servito in tavole addobbate con piatti, stoviglie e tovaglie donate, proviene da donazioni da Banco alimentare e Trentino Solidale e sarebbe altrimenti sprecato e gettato. La vicepresidente di Cucine popolari Trento, Lauana Atkinson Alvarez, ha spiegato il giorno dell’inaugurazione che lo scopo “è o rire un pasto gratuito o comunque a o erta libera. Il pasto è anche una scusa per dare occasione di incontro a persone che nel quotidiano sarebbero sole o avrebbero bisogno di compagnia come un anziano, una studente fuori sede o una persona che vive in strada, per esempio”. Soddisfatta la presidente di ATAS Violetta Plotegher, perché la storia del luogo è stata a lungo quella di donare, aprire, dare cibo, accoglienza, rispetto e dignità.
• (M.D.T.D.F)
DAL PALÙ ALLA GUIDA DI FEDERCOOP
Una maggiore presenza sul territorio, una cooperazione sempre più in grado di creare legami tra i settori che la compongono e la necessità di gestire il calo demografico in corso, a fronte di una sempre maggior richiesta di personale da parte del mercato del lavoro in Trentino. Sono questi i temi al centro delle nuove sfide che il mondo della cooperazione dovrà a rontare, verosimilmente, nei prossimi anni. Ne abbiamo parlato con Renato Dalpalù, nuovo presidente della Federazione Trentina della Cooperazione, all’inizio del suo mandato.
Classe 1961, Renato Dalpalù ha iniziato la sua esperienza nel mondo della cooperazione nel 1986, a pochi mesi dalla laurea in Economia e commercio, con il suo ingresso nel collegio sindacale della Cassa Rurale di Valfloriana. “Ai tempi era una realtà molto piccola, contava un dipendente e mezzo” ha ricordato. In questa realtà, vi è rimasto per circa una trentina d’anni, assumendo vari incarichi in diverse realtà locali. Dal 2010 al 2019 ha ricoperto il ruolo Sait Coop, il Consorzio delle Cooperative di Consumo Trentine. L’anno successivo, a fine mandato, è stato sostituito per qualche mese da Roberto Simoni, diventato poco dopo
• Virginia Revolti La
presidente di Federcoop. A quel punto, è ritornato alla guida di Sait Coop, dove ricopre tutt’ora il ruolo di presidente. “Solitamente non succede, ma mi è stato richiesto e quindi ho accettato” ha raccontato annunciando che questa carica durerà ancora pochi mesi. “La mia corsa alla presidenza di Federcoop non era in programma. Ora le due cariche non sono formalmente incompatibili, ma sono comunque di icili da co-gestire. Per questo motivo, in Sait, è stato intrapreso un percorso un percorso al fine di trovare un successore alla guida del Consorzio” ha aggiunto, senza però sbilanciarsi sui possibili candidati. Al centro delle priorità che Dalpalù ha indicato come presidente di Federcoop, c’è il ra orzamento delle relazioni tra enti. “Primo fra tutti, va ricreato un legame tra la Federazione e i territori periferici, d’altronde è qui che è nato il concetto di cooperazione. Dopodiché è necessario avviare dei progetti che ra orzino l’inter-cooperazione tra i diversi settori di Federcoop (credito, agricoltura, consumo, lavoro e sociale, ndr.). Il terzo legame da sviluppare è quello con le strutture intermedie, come ad esempio i consorzi cooperativi, presenti in vari ambiti: frutticolo, vitivinicolo, lattiero-ca-
seario, bancario, ecc.”.
Questa necessità, ha spiegato il presidente, è determinata dal fatto che “al giorno d’oggi la nostra società è sempre più interconnessa e non esistono più settori ‘autonomi’: la finanza, l’energia, ecc. sono tutte realtà in qualche modo collegate e decisive, ognuno a modo suo, nell’eventuale sviluppo del nostro territorio”. Da qui, il bisogno di “definire degli obiettivi comuni tra i settori della Cooperazione Trentina, sulla base dei quali proporre e sviluppare dei progetti
concreti”.
Altro tema centrale per Federcoop è la gestione della richiesta di personale da parte delle cooperative, così come dalle imprese in generale, alla luce del calo demografico in corso. “Le proiezioni indicano un forte squilibrio tra popolazione attiva e non attiva nei prossimi decenni, si parla di un calo del 10% della popolazione” ha spiegato Dalpalù sottolineando che, in quest’ambito, un ruolo fondamentale potrebbe essere ricoperto dai migranti. “Le persone che
arrivano da altri Paesi, in questo senso, possono rappresentare una risorsa. Non si tratta di un fenomeno semplice da gestire: parliamo di persone con culture, religioni e tradizioni diverse. La sfida è quella di riuscire ad inserirle nella nostra società attraverso dei percorsi di integrazione che vanno programmati e incoraggiati, a inché anche i nuovi arrivati diventino, gradualmente, cittadini del nostro territorio”. A inché ciò sia possibile, però, è necessario garantire una condizione di stabilità. Centrali in questo senso sono la possibilità di avere una casa e un lavoro stabile. “In questo modo, una persona è più incentivata ad inserirsi, potendo avvicinare a sé anche la propria famiglia e avendo, di conseguenza, meno da perdere”. Ogni progetto volto al raggiungimento di questi obiettivi, prima di essere realizzato, dovrà essere comunque proposto e approvato dal Consiglio di Amministrazione. Le nomine dei vicepresidenti di Federcoop, del Comitato esecutivo e dei Comitati di settore sono in programma per la prossima assemblea, indetta il 13 luglio, in occasione della quale verrà anche definita un’agenda condivisa.
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Il verdetto. Alla Tonca finiscono simbolicamente Fugatti, Tonina e Ferro
FESTE VIGILIANE, LA TONCA PORTA A PROCESSO POLITICA, SANITÀ E SICUREZZA
Grande partecipazione, anche quest’anno, alla rassegna di eventi delle Feste Vigiliane che, come sempre, hanno ravvivato il centro storico di Trento per una settimana e si sono concluse il giorno di San Vigilio, patrono della città. Il bilancio delle tradizionali rappresentazioni satiriche conferma ancora una volta il successo di due appuntamenti ormai consolidati del
programma: il “Tribunale di Penitenza” e la “Tonca”, che si sono svolti rispettivamente il 19 e il 21 giugno. Il Tribunale di Penitenza – uno spettacolo satirico in cui un giudice, due avvocati e un notaio ripercorrono i fatti di politica e cronaca dell’anno per decidere quale personaggio pubblico da calare fittiziamente nelle acque del fiume Adige – è stato curato dal comico trentino Mario
Cagol, interprete del personaggio del Pubblico Ministero.
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Diversi i politici e dirigenti che quest’anno sono stati indicati nella lista dei “toncabili”. Primo fra tutti, il sindaco Franco Ianeselli e la giunta comunale, chiamati simbolicamente a rispondere delle scelte legate alla realizzazione dell’hub multimodale: un progetto spesso al centro delle polemiche per i costi, la carenza di parcheggi e le perplessità relative ad un’e ettiva funzionalità dell’opera. Nel mirino dei comici sono finiti anche i consiglieri provinciali e regionali con l’accusa, volutamente provocatoria, di ottenere remunerazioni troppo alte e non essersi battuti a su icienza per l’adeguamento degli stipendi di altri lavoratori: operai, forze dell’ordine, insegnanti, personale sanitario. Questa riflessione ha dato ai comici l’occasione per riflettere sulla mancanza di sicurezza in alcune aree di Trento e, in particolar modo, in piazza Portela, in piazza Dante, ma anche all’ospedale Santa Chiara di Trento dove, come spesso riportato dai fatti di cronaca, si sono verificate numerose aggressioni ai danni dei sanitari. Da qui, la decisione di portare al banco degli imputati anche il presidente della provincia Maurizio Fugatti con l’assessore alla Sanità Mario Tonina e il direttore generale di Asuit Antonio Ferro. Non sono mancate, infine, frecciatine al popolo trentino che, salvo qualche manifestazione, dopo aver vissuto tante disavventure sembra essere sempre meno partecipe e più apatico al dibattito politico. Il verdetto della Tonca. Domenica 21 giugno, al termine della manifestazione del Pallio dell’Oca, non si è fatto attendere il fatidico momento
della Tonca. Protagonista indiscusso dell’evento è stato Mario Cagol che, nelle vesti di giudice supremo, ha “gettato” nell’Adige il trio Fugatti-Tonina-Ferro. Il motivo? Il comico è stato chiaro: “Le lunghe liste d’attesa al Cup, i disservizi informatici e le di icoltà organizzative che interessano diversi reparti dell’ospedale”. Una particolare attenzione è stata infine rivolta al personale sanitario, nelle figure dei medici e infermieri, soprattutto quelli
del pronto soccorso, dove il tema della sicurezza è emerso con forza anche nel dibattito pubblico. A chiusura della manifestazione, resta ora il ricordo di un’edizione che è riuscita a leggere, con toni leggeri ma incisivi, alcuni dei principali temi che negli ultimi mesi hanno animato la cittadinanza trentina.
• Virginia Revolti
Si è conclusa con un colpo di scena la Disfida dei Ciusi e dei Gobj, ultimo appuntamento delle Feste Vigiliane. Tra le urla e i festeggiamenti di un pubblico già pronto ad acclamare la vittoria dei Gobj, la decisione degli arbitri ha ribaltato l’esito della sfida, assegnando la vittoria ai Ciusi. L’evento è una rievocazione storica, e giocosa, che risale al VI secolo d.C., quando il popolo dei feltrini, detti anche “Ciusi”, arrivarono a Trento per aiutare la popolazione locale, soprannominati “Gobj”, a costruire le mura della città. Secondo la tradizione, a litti dalla carestia del tempo, i veneti saccheggiarono i granai dei trentini e, dopo una dura battaglia, furono cacciati dalla città. Oggi
questa vicenda viene ricordata con un gioco a squadre, nel quale i Gobj difendono la polenta, simbolo di prosperità, e i Ciusi tentano di rubarla. Determinante, nella gara di quest’anno, è stata un’irregolarità commessa dai trentini nell’ultimo match, al momento dell’assalto alla polenta. Dopo lo scioglimento del cerchio difensivo, alcuni Gobj si sono ricompattati per proteggere il paiolo e le strozzere (le donne trentine). Nel farlo, però, hanno e ettuato una manovra non consentita dal regolamento: un’infrazione che è costata a tutta la squadra il premio della polenta! • (V.R.)
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ECONOMIA
SOSTENIBILITÀ, LA SFIDA CHE PUÒ RAFFORZARE
IL FUTURO ECONOMICO DEL TERRITORIO
La sostenibilità non è più soltanto una questione ambientale. Oggi rappresenta uno dei principali fattori di competitività per imprese e territori, perché significa saper coniugare crescita economica, innovazione, tutela delle risorse naturali e benessere delle comunità. Una sfida che riguarda da vicino anche il Trentino, chiamato a consolidare un modello di sviluppo capace di mantenere elevata la qualità della vita senza rinunciare alla competitività del proprio sistema produttivo. In questo contesto assumono un ruolo sempre più importante le imprese che investono in economia circolare, digitalizzazione, efficientamento energetico e valorizzazione delle persone. I criteri ESG sono ormai entrati stabilmente nelle strategie aziendali, trasformandosi da semplice adempimento normativo a leva di crescita, innovazione e capacità di attrarre investimenti. Ridurre gli sprechi, recuperare materie prime e ottimizzare i processi significa oggi migliorare non solo l’impatto ambientale, ma anche l’e icienza e la solidità delle aziende. Tra le realtà che hanno intrapreso questo percorso figura il Gruppo Santini di Bolzano, azienda attiva da oltre ottant’anni nei servizi ambientali, nella gestione e valorizzazione dei rifiuti e nella consulenza alle imprese. Negli anni il gruppo ha sviluppato un modello fondato sul recupero dei materiali, sull’innovazione tecnologica e sull’ottimizzazione dei processi, contribuendo alla di usione dell’economia circolare in un settore strategico per il territorio. Secondo i dati di usi dall’azienda, oltre il 96% dei rifiuti trattati viene oggi avviato a recupero, consentendo di reintrodurre le materie nei cicli produttivi e ridurre il ricorso a nuove risorse. Parallelamente sono stati realizzati investimenti nella digitalizzazione degli impianti, nel monitoraggio delle performance ambientali e nella produzione di energia da fonti rinnovabili, con gli stabilimenti alimentati da impianti fotovoltaici. Un percorso accompagnato anche dal progressivo rinnovo della flotta aziendale con mezzi a minore impatto ambientale. Accanto agli aspetti ambientali cresce anche l’attenzione verso la dimensione sociale della sostenibilità. Formazione continua, sicurezza sul
lavoro, coinvolgimento dei collaboratori e ricambio generazionale rappresentano oggi elementi indispensabili per a rontare un mercato sempre
più dinamico e complesso, mantenendo competenze e professionalità all’interno del territorio. Esperienze come quella del Gruppo
Santini dimostrano come sostenibilità e sviluppo non siano obiettivi in contrapposizione. Al contrario, investire in innovazione, economia circolare e responsabilità sociale permette di migliorare l’e icienza delle imprese, creare valore per il territorio e contribuire a costruire un sistema economico più resiliente. Una direzione che interessa un numero crescente di aziende trentine e che rappresenta una delle sfide decisive per il futuro dell’intero sistema produttivo.
• Valeria Marcato
Caro affitti, la spesa media aumenta del 6,2%
Il mercato immobiliare trentino prosegue in una direzione sempre più lontana dalle esigenze del territorio: secondo il report di Idealista, il prezzo medio nella provincia ha superato, nel mese di giugno, i 2.300 euro al metro quadro, un aumento che sfiora il 2% rispetto allo stesso mese del 2025. Ancora più disperata la situazione delle locazioni temporanee, con gli a itti che crescono del 6,2%. Il prezzo mensile per metro quadro è ormai sopra i 15 euro. Gli stessi prezzi della prima periferia milanese, insomma. Il secondo trimestre del 2026 vede quindi la provincia di Trento diciottesima delle 108 sul suolo nazionale per costo degli alloggi. In tutto il triveneto, solo Verona e Bolzano sono messe peggio, con il capoluogo altoatesino che conquista un poco lusinghiero primato nazionale: il prezzo medio di una casa supera i 4600 euro al metro quadro, una cifra “monstre” che si avvicina a realtà ben diverse come quella della capitale britannica, dove la media si aggira sulle 5mila sterline al mese, a fronte, però, di stipendi e un costo generale della vita ben più elevati. Con un aumento sull’anno scorso del 4,1%, il calo di mezzo punto percentuale rispetto a maggio suona come una vittoria di Pirro. E intorno al 4% si aggira anche la crescita annuale dei costi abitativi nel capoluogo trentino, dove una casa costa ormai 3160 euro al metro quadro. La città si colloca così al settimo posto della classifica nazionale, dietro a Roma, Bologna, Firenze, Venezia, Milano e, appunto, Bolzano. Il prezzo degli a itti in Trentino sembra quasi ragionevole se confrontato con la vicina Bolzano, dove si raggiunge una media mensile di 17,6 euro per metro quadro. Per contro, però, in Veneto il record va a Verona, ferma a 12,6. La media in Comune è un po’ più ragionevole, infatti si ferma a 13,6, ma anche in questo caso la crescita annuale del 4,4% colloca Trento ben al di sopra della media nazionale, tra le quindici città italiane che hanno visto gli aumenti più significativi. In generale, l’Italia registra gli a itti più alti dal 2012 ad oggi, mentre le compravendite sono in continuo aumento, sintomo di un mercato immobiliare in fermento ma tutt’altro che sano.
ECONOMIA
Dolomiti Energia è Top Employer Italia 2026
ogni persona può crescere, sentirsi valorizzata e contribuire agli obiettivi strategici del gruppo.
Su quali elementi si fonda questo risultato?
Il riconoscimento deriva da un modello
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Dolomiti Energia è stata certi cata Top Employer Italia 2026: Dottoressa Massaro, che cosa rappresenta questo riconoscimento per voi?
È una conferma importante del percorso che abbiamo intrapreso negli ultimi anni per mettere davvero le persone al centro. La certi cazione Top Employer, che si basa su un’analisi indipendente e su standard internazionali molto rigorosi, riconosce la qualità delle nostre iniziative dedicate alle risorse umane e il nostro impegno nel creare un ambiente di lavoro inclusivo, accogliente e stimolante. Per noi signi ca offrire un contesto in cui
dei talenti. La certi cazione valuta in modo approfondito aspetti come People Strategy, ambiente di lavoro, attrattività, formazione, diversità ed equità. Si tratta quindi di un risultato che ri ette un impegno concreto e misurabile.
Quali iniziative avete introdotto nel concreto per migliorare l’ambiente di lavoro?
Abbiamo investito in modo signi cativo in politiche di welfare sempre più ampie e attente ai bisogni delle nostre persone e in percorsi di crescita professionale, con l’obiettivo di offrire opportunità di lavoro quali cato e stabile sul territorio. Promuoviamo un ambiente inclusivo e a misura di tutti
e tutte, e in merito a questo abbiamo anche ricevuto la certi cazione sulla parità di genere; il lavoro agile è diventato parte integrante del nostro modello organizzativo, ma diamo un incentivo concreto anche a chi sceglie la mobilità sostenibile per venire in uf cio. L’obiettivo è in sintesi creare le condizioni migliori possibili af nché da una parte i giovani talenti possano crescere senza dover lasciare il Trentino, costruendo percorsi professionali duraturi all’interno dell’azienda, e dall’altra le persone già in Dolomiti Energia possano sviluppare una carriera signi cativa
Che impatto ha questo approccio sul territorio e sulle comunità?
Per noi lo sviluppo aziendale e quello del territorio sono strettamente connessi. Investire nelle persone signi ca anche contribuire alla crescita economica e sociale della comunità. Lo dimostrano, ad esempio, le 164 nuove assunzioni dell’ultimo anno, in linea con gli obiettivi del Piano industriale al 2030 che prevede un ampliamento importante dell’organico. Vogliamo essere sempre di più un punto di riferimento per chi desidera costruire
il proprio futuro professionale qui in
La valorizzazione delle persone si collega alla strategia industriale e alla transizione energetica?
La crescita di Dolomiti Energia come gruppo industriale passa attraverso le competenze e il coinvolgimento delle persone. La transizione energetica richiede professionalità sempre più evolute: per questo assumiamo e investiamo in formazione e crescita continua. Rafforzare la nostra ricchezza più importante, cioè le persone, signi ca rafforzare la nostra leadership nelle rinnovabili ed essere preparati alle s de del futuro, generando valore nel tempo
che siamo sulla strada giusta e ci incoraggia a fare ancora di più per rendere Dolomiti Energia un luogo di lavoro sempre più quali cante, ambito e capace di far emergere il potenziale di ciascuno. Il nostro obiettivo è continuare a evolvere insieme alle nostre persone, contribuendo allo sviluppo sostenibile del nostro territorio e del Paese.
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Energia, Marica Massaro.
Direttrice Risorse Umane di Dolomiti Energia, Marica Massaro
Persone, competenze e inclusione al centro della crescita del Gruppo e dello sviluppo del territorio
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QUARTIERI
IL GRUPPO DONNE ERNESTA BITTANTI BATTISTI È L’ANIMA DI GARDOLO
Creare momenti d’incontro e promuovere attività culturali, sociali e ricreative rivolte a tutte le età, dai bambini agli anziani: è questo lo scopo del Gruppo Donne Ernesta Bittanti Battisti di Gardolo che da trentotto anni anima il quartiere, adattandosi alle trasformazioni della comunità e al contempo mantenendo vive
le tradizioni del passato. Ne abbiamo parlato con Maria Cristina Uber, una delle socie fondatrici dell’associazione, in occasione dell’evento “Le parole de stiani le procura en gran destrani”, svoltosi nella piazza centrale di Gardolo qualche settimana fa. Il progetto, che ha visto la partecipazione di una cinquantina di persone ad un
quiz sui dialetti trentini, è stato realizzato nell’ambito dell’iniziativa “Spiazzando per Gardol”, organizzata dalla circoscrizione.
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“Quando abbiamo iniziato, nel 1988, eravamo un gruppo spontaneo formato da sei donne unite dal desiderio di rendere il quartiere un po’ più vivace di com’era. Nel corso degli anni si sono aggiunte altre persone” ha raccontato Maria Cristina Uber ricordando le prime attività e le prime conquiste del gruppo. “In quegli anni più gruppi di migranti – principalmente provenienti dall’Africa e dall’America
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Centrale e Meridionale – si stavano trasferendo e stabilizzando a Gardolo. Per questo motivo abbiamo organizzato vari incontri con la cittadinanza, per discutere sul tema dell’immigrazione, favorire il dialogo e la conoscenza reciproca. Dopodiché abbiamo parlato anche di lavoro, salute e maternità. Abbiamo anche lottato per avere il ginecologo a Gardolo: una battaglia vinta, tant’è che per un po’ di tempo lo abbiamo avuto” Diverse sono le iniziative avviate dal Gruppo nel corso degli anni. Tra le attività più consolidate spicca il corso di ginnastica, attivo da circa trent’anni nei mesi che vanno da
Uottobre ad aprile e frequentato da un gruppo a ezionato di partecipanti. In agenda si sono aggiunte: presentazioni di libri, incontri con autori, attività ludiche e teatrali rivolte a bambini e adulti, inserite nell’ambito delle iniziative promosse dalla circoscrizione. Lo sguardo ora è rivolto ai prossimi appuntamenti. Uno dei prossimi progetti, se possibile, sarà quello di organizzare una mostra, o una sfilata, dedicata agli abiti da sposa degli ultimi decenni. “È un’inizia-
n quiz dedicato alle parole di più dialetti trentini per riscoprire la meraviglia delle espressioni dialettali e mantenere viva la memoria storica di espressioni che, altrimenti, andrebbero perdute. È questo il senso dell’iniziativa Le parole de stiani le procura un gran destrani (Le parole dei tempi andati suscitano molta nostalgia, ndr.) organizzato dal Gruppo Donne Ernesta Bittanti Battisti di Gardolo. L’evento, che si è svolto lo scorso 24 giugno 2026, ha coinvolto una cinquantina di residenti e turisti che, divisi in squadre, hanno tentato di tradurre in italiano decine di vocaboli in sei diversi dialetti di Trento città e delle valli. “Il dialetto è una parte della nostra storia. Oggi molti ragazzi non lo parlano più e nemmeno gli adulti e gli anziani lo ricordano nella sua interezza. Il rischio è quello di dimenticare le parole che usavano i nostri nonni ed è un peccato” ha spiegato Maria Cristina Uber. “Ad esempio – ha aggiunto, citando un ricordo personale – mia nonna diceva ‘Daverzi quell’us’ (“Apri la porta” ndr.): un’espressione che ormai si usa sempre meno”. Scopo del gioco, dunque,
tiva che sogniamo da anni e che forse riusciremo a realizzare in occasione di uno degli eventi in programma nei prossimi mesi” ha annunciato Maria Cristina Uber. Un’iniziativa che, come il quiz sul dialetto, conferma il desiderio di mantenere vivo il legame con la storia e le tradizioni locali, continuando a fare dell’associazione un luogo di incontro e partecipazione per tutta la comunità di Gardolo.
• Virginia Revolti
è quello di ricordare (o imparare) nuovi vocaboli, per riconnettersi con il proprio passato e divulgare una parte importante del patrimonio culturale trentino. “Con un gioco, è molto più semplice tenere a mente nozioni nuove, rispetto ad uno studio tradizionale” ha commentato Uber. “L’anno scorso, d’altronde, avevamo organizzato la stessa attività ludica sul tema delle vie di Gardolo ed è stato un successo”. Dato l’interesse del pubblico, non è escluso che in futuro l’iniziativa venga replicata.
TRAINOTTI: “IL TRENTO È CASA MIA FINCHÉ STARÒ BENE VOGLIO RESTARE QUI”
“S
ono molto contento per il rinnovo di mister Luca Tabbiani. Credo che dare continuità sia la scelta giusta per produrre buoni risultati, considero che questo sia stato un tassello fondamentale per continuare a far bene anche nella stagione che si sta per aprire”. Sono parole importanti, dette da un personaggio che all’interno dello spogliatoio ha un peso specifico importante.
Il capitano Andrea Trainotti non è abituato a nascondersi, non lo ha fatto mai, anzi, quando c’è stato da metterci la faccia in situazioni non idilliache, è sempre stato il primo a farsi avanti. Stavolta di spiacevole non c’è nulla, tutt’altro, il momento è di quelli da incorniciare ed ecco che, allora, parole espresse da un portavoce così autorevole dello spogliatoio hanno un significato doppio. La notizia della permanenza del tecnico ligure ha reso felice anche lo stesso Trainotti, conscio e voglioso di mostrare la forza del suo
Trento anche nel campionato che verrà. Resta da capire quali saranno i movimenti di mercato che farà la società trentina, con il mercato che ha appena aperto le proprie porte alle trattative: “Si esatto, vedremo la rosa che verrà messa a disposizione del mister, ma credo che come ogni anno l’obiettivo nostro sia quello di migliorare il risultato dell’anno passato e, penso, che nonostante le varie partenze e nuovi arrivi, abbiamo sempre saputo trarre il meglio dalle nostre situazioni”.
Mercato e obiettivi a parte, poi, andando ad analizzare l’operato del difensore trentino nel corso delle varie annate, ciò che colpisce maggiormente è la capacità di farsi trovare pronto ogni qualvolta venga chiamato in causa. Nello specifico, le ultime due stagioni alla corte di Tabbiani, il crescendo è stato a dir poco rossiniano: partito come riserva, ha convinto sempre più il proprio allenatore, che non ha più saputo fare a meno della propria
roccia difensiva.
Una certezza che ha scardinato ogni gerarchia possibile e preventivabile, dando solidità al reparto difensivo di un Trento che ad oggi appare uno dei grandi punti di forza. E pensare che, seppur non si possa considerare ‘vecchio’ all’alba dei 33 anni, da compiere a novembre, c’è chi ogni anno lo da per ‘bollito’: “A questo non ci penso. In questo momento sto bene, di anno in anno sto migliorando e questo mi fa vivere e pensare ad un futuro al Trento come giocatore. Finchè starò bene continuerò a giocare, poi è logico, i matrimoni si fanno in due, ma per me è un orgoglio indossare la maglia del Trento da trentino, ed il mio obiettivo è quello di rimanere qui”. E forse è proprio questo il segreto dell’amore incondizionato dei tifosi del Trento per il proprio capitano, ed a sentire le parole del numero 4 gialloblù è ricambiato totalmente.
• Nicolò Bortolotti
ROSA DA COMPLETARE, IL CONTO ALLA ROVESCIA È INIZIATO
Il calciomercato apre le porte alle società, che dal primo luglio possono finalmente u icializzare le proprie mosse di mercato. Dal Trento però, fino ad ora, filtrano poche novità: rientreranno dai prestiti i vari Christian Corradi, che rincaserà al Verona, così come Juan Manuel Cruz dopo la sfortunata stagione passata ai box dopo l’infortunio di inizio campionato contro il Novara. Non si rivedrà, verosimilmente, in rosa nemmeno Jacopo Pellegrini, di proprietà dell’Union Brescia, che intende valutare l’attaccante nel corso del ritiro prestagione, dopo l’ottima annata in maglia gialloblù. Per
quanto riguarda gli esterni, invece, Marco Ladisa torna a Venezia in cerca di un nuovo prestito per fare minutaggio, probabilmente in un’altra Serie C in grado di garantirgli presenze, e Federico Chinetti, sotto contratto con il Como, è in procinto di accasarsi, sempre in prestito, al Mantova. Queste le mosse in uscita più importanti, senza citare Kevin Miranda in rientro a Sassuolo, Daniel Triacca alla Cremonese, Pietro Candelari allo Spezia e Tommaso Ebone al Bologna. Insomma, un viavai importante che necessita di reintegri altrettanto di spicco: il primo ingresso, stando ai rumors, dovrebbe
essere il giovane Edoardo Sadotti, in prestito dalla Fiorentina, mentre sulla mediana si tratta da tempo Alessandro Cardinali dal Parma, ma la pista appare complicata. Michele Rigione è ai saluti, con destinazione Dolomiti Bellunesi, mentre Riccardo Fiamozzi ha rinnovato per un altro anno. Insomma, di colpi veri e propri, ancora non ce ne sono stati, ma Luca Tabbiani confida in una rosa pronta e definita entro l’inizio del ritiro di Masen di Giovo: il 14 luglio, però, non è più così lontano.
• (N.B.)
credits Michael Giacca
RUDY GADDO: “IL MERCATO DEVE ANCORA ENTRARE NEL VIVO”
Èil direttore sportivo dell’Aquila Basket e l’uomo chiamato ogni estate a costruire il roster bianconero. Tra mercato, conferme e obiettivi, il direttore sportivo Rudy Gaddo ha spesso allestito squadre capaci di andare oltre le aspettative.
Ora la sfida è riuscire a ripetersi. Direttore, partiamo dal mercato: a che punto è la costruzione della nuova Aquila Basket?
“La definirei una fase intermedia. I giorni che precedono la Summer League NBA sono sempre di attesa: molti giocatori devono decidere se uscire dai propri contratti e il mercato europeo resta in stand-by. Anche noi aspettavamo una risposta da Matas Jogela, che ci teneva aperti diversi scenari. Ora saranno le società con maggior disponibilità economica a completare i roster, mentre per un club come Trento servirà ancora qualche settimana di pazienza”. Ora l’unico dubbio riguarda Dj Steward. Quanto è concreta la
possibilità di rivederlo a Trento anche nella prossima stagione?
“Abbiamo chiuso la stagione con la sensazione che Dj avrebbe avuto molto mercato e questo rendeva improbabile una sua permanenza.
La situazione non è cambiata: aspetteremo la sua decisione e ci muoveremo di conseguenza”.
Tra le certezze, invece, c’è il rinnovo di Selom Mawugbe. Che valore ha questa conferma?
“È un grande attestato di fiducia verso il nostro progetto e verso i valori che condividiamo. Speriamo che, insieme a Bayehe, continui a crescere e a dare il suo contributo.
Il nostro obiettivo è accompagnarlo nel suo percorso fino a quando sarà pronto per un livello ancora più alto”.
A proposito di valori: quanto pesano gli aspetti umani nella scelta di un giocatore?
“Senza dubbio, la prima cosa che ci interessa è capire se un giocatore rispetta i valori della società. La
passione per la pallacanestro e per il lavoro sono elementi fondamentali che condizionano ovviamente la nostra scelta, così come la capacità di saper mettere la squadra davanti a sé stessi”.
Il nuovo arrivato Bigelow può essere considerato l’esempio di questo identikit?
“Assolutamente sì. Con coach Rossi siamo rimasti colpiti dal suo tiro, dall’atletismo e dal primo passo. Ha un grande motore difensivo e margini di crescita importanti, ma Isaiah ci ha convinti soprattutto per l’atteggiamento e per le qualità umane che trasmette. È il profilo ideale per un club come il nostro”.
Il lavoro di costruzione della squadra procede in costante confronto con coach Rossi. Come sta vivendo questa fase, considerando anche il suo impegno con la Nazionale Under 20?
“Ci sentiamo ogni giorno, compatibilmente con i suoi impegni. Per noi
non è una novità: era successo anche con coach Galbiati. Sappiamo come gestire questo tipo di collaborazione”.
La prossima Serie A si annuncia ancora più competitiva. Che campionato vi aspettate?
“C’è stata un’ulteriore accelerazione negli investimenti, basti pensare alle
IL BASKET CONQUISTA IL CASTELLO: TORNA TO THE TOWER
Dopo il successo della prima edizione, Castel Beseno si prepara ad accogliere sport, cultura e intrattenimento con un programma pensato per tutte le età. Mancano poche settimane alla seconda edizione del “To The Tower”, l’evento organizzato da Aquila Basket che lo scorso anno ha attirato oltre tremila persone, conquistando attenzione anche oltre i confini regionali. Sabato 18 luglio Castel Beseno tornerà a trasformarsi in un originale palcoscenico dedicato allo sport, alla cultura e all’intrattenimento, con
ingresso gratuito e attività pensate per tutte le età. Cuore della manifestazione sarà ancora una volta il basket: all’interno della suggestiva fortezza verrà allestito un campo con vista sulla Valle dell’Adige che ospiterà un torneo 3x3 articolato nelle categorie Pro ed Elite, riservate agli atleti più esperti, oltre ai tornei Under 16 e Under 18 dedicati ai giovani talenti. Prevista in serata anche la gara delle schiacciate, che porterà a Castel Beseno l’atmosfera dei grandi eventi cestistici americani.
To The Tower, però, non sarà soltanto
due squadre di Roma, ai rilanci di Napoli e Varese e a realtà consolidate come Venezia, Tortona e Reggio Emilia. Per parlare di obiettivi è però ancora presto: sia noi sia molte altre squadre dobbiamo completare i roster”.
• Luca Dapic
sport. Durante l’intera giornata i visitatori potranno assistere alle esibizioni degli armigeri, provare armature storiche e partecipare a visite guidate del castello, in modo da scoprire la storia e l’architettura di una delle più grandi fortificazioni della regione. Non mancheranno inoltre aree dedicate ai bambini, animazione per le famiglie e una proposta enogastronomica del territorio. La giornata si concluderà con un dj set serale.
• (L.D.)
@Daniele Montigiani di Aquila Basket
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Politica. L’assessore provinciale racconta a radio Trentiono24 il proprio modo di amministrare
GOTTARDI E IL METODO DEL CONFRONTO PER IL FUTURO DEL TRENTINO
C’è un filo conduttore che lega il Mattia Gottardi sindaco di Tione al Mattia Gottardi assessore della Provincia autonoma di Trento. È l’idea che la buona politica nasca dal contatto diretto con i cittadini e che le decisioni più importanti non possano essere calate dall’alto. Un metodo che continua a guidarlo anche oggi, mentre sul tavolo della Giunta provinciale si trovano dossier destinati a incidere sul futuro del Trentino. Ce ne parla ai microfoni di radio Trentino24, intervistato dal direttore Alberto Gottardo. «Fare il sindaco è una delle esperienze più belle che possa capitare a chi ama mettersi al servizio della propria comunità», racconta nell’intervista. Un ruolo che definisce «totalizzante», soprattutto nei piccoli comuni, dove il sindaco è chiamato a dare risposte ogni giorno e a qualsiasi ora. «La filiera è molto corta: dalla decisione alla realizzazione riesci a vedere il tuo paese cambiare. Ed è questa la soddisfazione più grande». Un’a ermazione che sintetizza una visione dell’amministrazione fondata sulla concretezza e sulla vicinanza ai cittadini, maturata negli anni trascorsi alla guida del suo Comune e che oggi rappresenta uno dei tratti distintivi della sua attività in Provincia. Non manca anche un passaggio più personale, quando ricorda gli anni della scuola e la maturità scientifica conseguita nel 1999. Con autoironia
Lammette di essere stato «uno studente che poteva impegnarsi di più», ma ricorda ancora perfettamente il tema storico a rontato all’esame, dedicato alle ragioni che portarono, dopo la Prima guerra mondiale, allo sviluppo delle democrazie liberali in Francia e Gran Bretagna e dei regimi totalitari in Italia e Germania. Un ricordo che lascia emergere anche la passione per la storia, condivisa con il direttore di Radio Trentino24 nel corso dell’intervista.
È però sulle grandi scelte amministrative che emerge con maggiore chiarezza il suo approccio politico. Il caso più attuale è quello di Dolomiti Energia e dell’ipotesi di una futura quotazione in Borsa del gruppo, tema che nelle ultime settimane ha acceso il dibattito pubblico.
Per Gottardi il punto di partenza è chiaro: una decisione di questa portata non può essere a rontata esclusivamente all’interno della Giunta.
«Abbiamo deciso di aprire il confronto con tutti i portatori di interesse: i Comuni, i Bim, il Consiglio provinciale e tutti i soggetti coinvolti. Si tratta di una scelta strategica che riguarda l’intero sistema Trentino».
Una posizione che nasce dalla convinzione che le società partecipate rappresentino un patrimonio collettivo e che proprio per questo ogni decisione debba essere il più possibile condivisa.
«La Giunta avrebbe potuto assumere
’Assestamento di bilancio provinciale 2026 vale quasi 600 milioni di euro. Entro questo mese di luglio andrà in consiglio al voto. Tra le priorità figura l’attesissimo (da anni) ospedale di Trento: per andare in appalto entro fine anno, la giunta stanzia ulteriori 200 milioni. L’ospedale andrà così a impiegare un miliardo di euro complessivamente. Scuola, depuratori, strade, ciclabili, industria, imprese, casa e
un atto di indirizzo e decidere autonomamente. Abbiamo invece preferito fermarci qualche settimana e costruire un confronto. Su temi così delicati serve la massima trasparenza e bisogna evitare che prevalgano strumentalizzazioni o letture demagogiche». Secondo l’assessore, qualche mese in più non modifica il valore dell’operazione. «Se una decisione prevista per l’autunno dovesse slittare alla primavera, non cambia nulla. Conta prendere la decisione giusta». Al centro della riflessione c’è il ruolo stesso di Dolomiti Energia, definita da Gottardi una vera “società di sistema”. Non soltanto produzione e distribuzione di energia elettrica, ma anche servizi idrici, gestione dei rifiuti,
sostegno al reddito delle famiglie sono temi prevalenti. Casa: destinati 15,1 milioni a Itea per interventi di manutenzione straordinaria e per accelerare la disponibilità di nuovi alloggi. Famiglie: si confermano sul fronte fiscale riduzione dell’addizionale regionale Irpef (per circa 55 milioni di euro) e misure di contrasto alla povertà. Confermate le misure per ridurre i costi dei servizi per prima infanzia, assegno di natalità per il
reti del gas e dell’acqua, attività che incidono quotidianamente sulla vita di famiglie e imprese.
«Produce energia esclusivamente da fonti rinnovabili fin dalla sua nascita. Non perché fosse una moda parlare di sostenibilità, ma perché questa è sempre stata la sua natura».
L’assessore richiama anche il valore storico dell’idroelettrico trentino, frutto delle grandi opere realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta. «Sentiamo la responsabilità dell’eredità lasciata dalle generazioni che ci hanno preceduto. Quelle infrastrutture continuano ancora oggi a produrre ricchezza per il territorio».
Proprio per questo Gottardi respinge le preoccupazioni secondo cui una
terzo figlio, interventi di conciliazione famiglia-lavoro, congedo parentale facoltativo, attività educative estive. Imprese: circa 100 milioni di nuovi incentivi per ridurre i consumi energetici e revisione processi produttivi. Per le parti sociali manca però il richiesto intervento di riforma dell’Icef: sulla richiesta dei sindacati confederali il presidente Maurizio Fugatti risponde: “La giunta ha già messo in atto interventi
quotazione potrebbe tradursi in una progressiva perdita del controllo pubblico o in un aumento delle bollette. «Qualunque sarà la decisione, il controllo resterà pubblico. L’eventuale apertura al mercato servirà soltanto a raccogliere capitali per permettere all’azienda di crescere ulteriormente, mantenendo però la guida nelle mani degli enti pubblici». Una rassicurazione che punta a separare il tema della governance da quello dei servizi ai cittadini. «Non c’è alcun collegamento tra una possibile quotazione e il costo dell’energia per le famiglie. L’obiettivo è ra orzare una società che rappresenta uno degli asset strategici del Trentino». Nel finale dell’intervista arriva anche un riconoscimento significativo: il modello Dolomiti Energia viene guardato con interesse anche oltre i confini provinciali, tanto da essere indicato come esempio anche nel vicino Veneto. Un attestato che Gottardi accoglie con equilibrio, senza trionfalismi. «Tutti abbiamo sempre qualcosa da imparare dagli altri, noi compresi». Un’a ermazione che, in fondo, riassume anche il suo modo di intendere il governo del territorio: ascoltare, confrontarsi e costruire decisioni condivise, senza perdere di vista il legame con le comunità da cui tutto ha avuto inizio.
• Valeria Marcato
rilevanti sul piano finanziario di supporto alle famiglie, credo che la situazione vada valutata nel complesso. Fino a 3 anni fa un’addizionale regionale con un’esenzione fino a 30 mila euro era qualcosa di impossibile. Oggi, invece, viene data per assodata perché lo è, quindi diamo il giusto peso alle cose”.
• (M.D.T.D)
Mattia Gottardi
PROVINCIA
Il progetto. Una piattaforma che mette in rete enti e istituzioni per misurare l’impatto delle politiche culturali
NASCE IL SIC, LA NUOVA BUSSOLA DELLE POLITICHE CULTURALI DELLA PROVINCIA
La cultura come patrimonio da valorizzare, ma anche come settore da conoscere attraverso i numeri per programmare meglio il futuro. È questa la filosofia che sta alla base del nuovo Sistema Informativo Culturale (SIC), il progetto presentato dalla Provincia autonoma di Trento che punta a raccogliere e mettere in relazione i dati del mondo culturale per trasformarli in uno strumento di supporto alle decisioni pubbliche. Un cambio di prospettiva significativo, che introduce anche nel settore culturale un approccio “data driven”, già adottato in altri ambiti della pubblica amministrazione. L’obiettivo non è soltanto censire attività, eventi o istituzioni, ma costruire una base informativa condivisa capace di raccontare come evolve il sistema culturale trentino, quali pubblici raggiunge, quali territori coinvolge e dove sia necessario intervenire per rendere l’o erta ancora più e icace. «La cultura rappresenta l’anima vibrante del nostro territorio: un mondo variegato e in continua evoluzione che unisce istituzioni, professionisti, associazioni e volontari. Oggi la nostra sfida principale non è solo conservare questo immenso patrimonio, ma renderlo sempre più
vivo, accessibile e sostenibile», ha spiegato l’assessore provinciale alla Cultura Francesca Gerosa durante la presentazione del progetto. Il nuovo SIC nasce proprio con questa finalità. La piattaforma consentirà di raccogliere dati provenienti dai diversi comparti culturali – dallo spettacolo dal vivo ai musei, dalle biblioteche alle associazioni – elaborandoli in modo omogeneo per o rire una fotografia aggiornata del settore. Informazioni preziose che permetteranno di valutare l’e icacia delle politiche pubbliche, misurare l’impatto degli investimenti e programmare gli interventi futuri sulla base di elementi concreti.
«Abbiamo bisogno di una bussola: una conoscenza precisa della realtà basata su dati chiari, coordinati e capaci di far dialogare i diversi settori», ha sottolineato Gerosa. «I dati non sminuiscono il valore emotivo della cultura, ma ci permettono di orientarci anche al fine del miglior utilizzo delle risorse pubbliche». Il percorso prenderà avvio già nel 2026, partendo dal settore dello spettacolo dal vivo, per poi estendersi progressivamente all’intero sistema culturale provinciale. Un elemento centrale sarà il coinvolgimento diretto degli operatori del settore, chiamati a contribuire alla costruzione della piattaforma attraverso un percorso
condiviso. L’obiettivo è superare la frammentazione delle informazioni oggi disponibili e creare uno strumento realmente utile sia all’amministrazione sia agli enti culturali.
Accanto alla Provincia lavorerà la Fondazione Franco Demarchi, che metterà a disposizione competenze scientifiche e metodologiche per la raccolta e l’analisi dei dati. Il progetto guarderà inoltre alle migliori esperienze nazionali in materia di audience development e valutazione dell’impatto culturale, con l’intento di adottare strumenti già sperimentati con successo anche in altri contesti. Uno degli aspetti più innovativi riguarda proprio la possibilità di
comprendere meglio il rapporto tra cittadini e cultura. «Raccogliere e analizzare queste informazioni è fondamentale – ha evidenziato Gerosa – per capire chi frequenta i nostri spazi e chi ne resta escluso, anticipare i cambiamenti del settore, misurare scientificamente l’impatto del welfare culturale sul benessere della comunità e garantire trasparenza nelle scelte politiche». Il nuovo Sistema Informativo Culturale rappresenta quindi molto più di una banca dati. È uno strumento destinato ad accompagnare l’evoluzione delle politiche culturali del Trentino nei prossimi anni, mettendo a disposizione analisi, indicatori e informazioni utili per prendere decisioni sempre più consapevoli. «Il nostro obiettivo è allineare costantemente le Linee guida per le politiche culturali alle reali trasformazioni della società. Proprio per questo nasce il progetto di ripensamento e implementazione del SIC, affinché la straordinaria forza del sistema culturale trentino possa esprimere appieno tutto il suo potenziale strategico», ha concluso l’assessore.
• Valeria Marcato
TRENTINO SVILUPPO, UTILE DI 5,6 MILIONI E PATRIMONIO GESTITO OLTRE 1,2 MILIARDI
Si è svolta alla presenza del presidente di Trentino Sviluppo Giuseppe Consoli, del vicepresidente della Provincia Achille Spinelli e degli assessori provinciali Roberto Failoni, Francesca Gerosa e Mattia Gottardi l’Assemblea dei soci che ha approvato il Bilancio d’esercizio 2025, confermando la solidità economica della società e il suo ruolo strategico nello sviluppo del sistema produttivo trentino. L’esercizio si chiude con un utile di 5,6 milioni di euro, un valore della produzione di 23,5 milioni, ricavi delle vendite e delle prestazioni pari a 21,8 milioni e un patrimonio netto di 277,1 milioni di euro. Considerando anche i fondi gestiti per conto della Provincia autonoma di Trento, il patrimonio complessivamente amministrato supera 1,2 miliardi di euro, confermando la rilevanza di Trentino Sviluppo
quale strumento operativo delle politiche economiche provinciali.
L’assemblea ha approvato anche il primo Bilancio di sostenibilità, documento che a ianca ai risultati economici gli impatti generati sul territorio sotto il profilo ambientale, sociale e della governance, evidenziando il percorso intrapreso dalla società verso uno sviluppo sempre più sostenibile e orientato alla creazione di valore per imprese e comunità.
Il 2025 rappresenta inoltre un anno importante nel processo di riorganizzazione avviato da Trentino Sviluppo. È stata completata la prima fase del piano strategico, con un’o erta strutturata in 28 servizi dedicati alle imprese e un’organizzazione pensata per rendere più semplice ed e icace l’accesso agli strumenti di supporto. Innovazione, internazionalizzazione, sostegno
finanziario, accompagnamento alle startup e sviluppo di nuovi progetti strategici rappresentano oggi i principali ambiti di intervento della società. Nel corso dell’anno sono proseguite anche le attività per ra orzare l’ecosistema dell’innovazione,
con particolare attenzione ai poli dedicati all’idrogeno e alle scienze della vita, oltre allo sviluppo di nuovi strumenti digitali per migliorare il rapporto con imprese e stakeholder. I risultati approvati dall’Assemblea confermano così una realtà
patrimonialmente solida e sempre più centrale nell’attuazione delle politiche provinciali a sostegno della competitività, degli investimenti e della crescita economica del Trentino.
• (P.B.)
Turismo. L’assessore provinciale traccia la rotta del Trentino verso il 2030
FAILONI: “L’ATTRATTIVITÀ CRESCE PUNTANDO
SU QUALITÀ, SOSTENIBILITÀ E GRANDI EVENTI”
Il turismo continua a rappresentare uno dei principali motori dell’economia trentina e anche l’estate 2026 si sta confermando all’altezza delle aspettative. Dopo un inverno da record, il comparto prosegue infatti il proprio percorso di crescita, sostenuto da un’o erta sempre più integrata e da investimenti che puntano sulla qualità.
A delineare il quadro è l’Assessore provinciale al Turismo Roberto Failoni, che guarda con fiducia non solo alla stagione in corso ma anche agli obiettivi del Trentino da qui al 2030.
“I dati sulle prenotazioni confermano un interesse forte e costante per il nostro territorio”, spiega l’assessore. Il 2025 si è chiuso con un fatturato turistico di circa 4,1 miliardi di euro, pari a quasi il 12% del Pil provinciale, numeri che testimoniano il peso strategico del settore. A fare la di erenza è soprattutto un’o erta capace di unire natura, sport, cultura, grandi eventi e qualità dell’accoglienza, elementi che continuano ad attirare sia il mercato italiano sia quello internazionale. “È una
crescita omogenea, che coinvolge anche territori con importanti margini di sviluppo”, sottolinea.
Negli ultimi anni il Trentino ha investito con decisione nella montagna estiva, nel cicloturismo e nelle esperienze outdoor, ma la vera sfida resta quella di distinguersi dalle altre destinazioni alpine e distribuire i flussi lungo tutto l’anno. Per Failoni la strada è già tracciata. “Le imprese stanno investendo con decisione perché oggi qualità significa anche redditività”, osserva, ricordando come i Bandi per la Qualità abbiano attivato centinaia di milioni di euro di investimenti con ricadute positive anche su artigianato, commercio e industria.
Accanto agli investimenti cresce anche la collaborazione tra gli ambiti turistici. Un sistema che, secondo l’assessore, permette di valorizzare in maniera sempre più e icace le cosiddette “belle stagioni”, intercettando un turista che cerca esperienze autentiche, attività all’aria aperta e un’offerta capace di integrare sport, cultura, enogastronomia e benessere.
La crescita, però, porta inevitabilmente anche nuove sfide. Dalla gestione dei flussi alla mobilità, dalla tutela del territorio fino alla carenza di personale qualificato, il tema diventa quello di continuare a sviluppare il turismo senza compromettere la qualità della vita delle comunità locali. “La sfida principale è proprio coniugare crescita turistica e qualità della vita dei residenti”, a erma Failoni.
Tra gli esempi citati dall’assessore c’è il progetto di mobilità della Paganella, che punta a integrare trasporti, sostenibilità e gestione dei flussi turistici. Un modello pensato per migliorare contemporaneamente l’esperienza dei visitatori e la vivibilità dei territori. In questo percorso un ruolo determinante è svolto anche dall’Autonomia speciale del Trentino, che permette di costruire soluzioni calibrate sulle esigenze della montagna, sia per i residenti sia per gli ospiti, a rontando anche il tema della disponibilità di personale qualificato, oggi una delle principali esigenze delle imprese turistiche. Lo sguardo dell’assessore è rivolto anche
al futuro. L’eredità delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 rappresenta infatti uno dei pilastri su cui costruire il Trentino dei prossimi anni. “Gli investimenti avviati stanno già producendo e etti concreti sull’economia locale”, evidenzia. A ra orzare questo percorso arriveranno anche le Olimpiadi giovanili del 2028 e i Super
Trasporti, il bonus da 20 euro conquista più di 16.000 persone
Da misura sperimentale a successo concreto nel giro di poche settimane. L’abbonamento estivo da 20 euro per autobus e treni, fortemente voluto dall’assessore provinciale ai trasporti Mattia Gottardi, sta registrando numeri che confermano la bontà dell’iniziativa. Sono già 16.250 gli abbonamenti trimestrali attivati, mentre le nuove smart card emesse hanno raggiunto quota 6.500, segno che il provvedimento ha saputo coinvolgere anche migliaia di nuovi utenti del trasporto pubblico. Un risultato che dimostra come, quando il
costo del servizio diventa davvero accessibile, i cittadini siano pronti a lasciare l’auto e scegliere autobus e treni per gli spostamenti quotidiani. A beneficiarne sono soprattutto lavoratori e famiglie, che possono contare su un risparmio significativo durante i mesi estivi, ma anche l’intero sistema della mobilità, grazie a una riduzione del tra ico e delle emissioni. Il grande interesse ha inevitabilmente comportato un forte aumento delle richieste di smart card. Attualmente sono oltre 2.100 le nuove tessere già stampate e in attesa di essere ritirate dagli utenti, mentre i tempi di
Mondiali di ciclismo del 2031, eventi che contribuiranno a valorizzare infrastrutture, turismo e immagine internazionale della provincia. L’obiettivo, conclude Failoni, è “consolidare un modello competitivo e sostenibile che sappia raccontare l’unicità del Trentino e la forza della sua ospitalità”. Nel corso dell’intervista l’assessore a ronta infine anche il tema della riforma nazionale della caccia, ribadendo come la competenza primaria garantita dallo Statuto di Autonomia rappresenti “un valore aggiunto” per il Trentino. La Provincia continuerà infatti ad applicare una normativa propria, pur seguendo con attenzione l’evoluzione della riforma statale. “Se emergeranno norme migliorative e utili al nostro territorio, potranno essere recepite anche a livello provinciale”, spiega. L’obiettivo resta quello di mantenere un equilibrio tra gestione faunistica, tutela ambientale e peculiarità del territorio, riconoscendo anche il ruolo svolto dai cacciatori nella conservazione e nella cura dell’ambiente montano.
emissione, dopo la prima ondata di domande, stanno progressivamente tornando alla normalità. Gli u ici stanno infatti lavorando sulle richieste presentate a fine giugno. Proprio per garantire a tutti la possibilità di usufruire pienamente dei tre mesi di validità dell’abbonamento, l’assessore Gottardi sta valutando anche una proroga della durata del pass per chi ha dovuto attendere più a lungo il rilascio della tessera.
• (V.M.)
In Val di Non apre Intacture, il data center nella miniera che punta sull’intelligenza artificiale
Èentrato u icialmente in funzione Intacture, il nuovo data center realizzato a circa cento metri di profondità all’interno di una miniera di dolomia ancora attiva nel comune di Predaia, in Val di Non. Si tratta del primo centro europeo di elaborazione dati costruito in una miniera operativa, un progetto nato dal partenariato pubblico-privato Trentino DataMine, costituito dall’Università di Trento insieme a Covi Costruzioni, Dedagroup, Gruppo Gpi e Isa-Istituto Atesino di Sviluppo.
La struttura sfrutta la temperatura naturale della montagna, stabile attorno ai 12 gradi durante
tutto l’anno, riducendo in modo significativo il fabbisogno energetico per il ra reddamento dei server. Grazie a questa caratteristica, il data center potrà raggiungere livelli di e icienza energetica superiori di circa il 30% rispetto ai tradizionali impianti europei, con un impatto contenuto anche sul consumo di acqua.
L’investimento complessivo supera i 50 milioni di euro, sostenuto anche da 18,4 milioni di finanziamenti del Pnrr. Oltre a ospitare il nuovo supercomputer dell’Università di Trento, Intacture metterà a disposizione infrastrutture di calcolo avanzate per ricerca scientifica, servizi cloud e
applicazioni di intelligenza artificiale. A regime la struttura potrà raggiungere una potenza di 6 megawatt e una capacità di elaborazione fino a 200 petaflops.
L’obiettivo è trasformare la Val di Non in un nuovo polo tecnologico capace di attrarre imprese, investimenti e competenze, mettendo a disposizione delle aziende infrastrutture digitali ad alte prestazioni e garantendo al tempo stesso elevati standard di sicurezza. La collocazione all’interno della montagna o re infatti una protezione naturale contro eventi esterni e rende il sito particolarmente adatto
a ospitare dati sensibili.
Durante l’inaugurazione i rappresentanti del Governo hanno sottolineato il valore strategico dell’opera per la sovranità dei dati e per lo sviluppo delle infrastrutture digitali italiane, indicando Intacture come un modello di collaborazione tra ricerca, imprese e istituzioni destinato a ra orzare la competitività del Paese nel settore dell’intelligenza artificiale e del calcolo ad alte prestazioni.
• Valeria Marcato
Roberto Failoni
Trentopolitano: la calda estate
della politica
tra tormentoni
musicali, piscine e nostalgie d’antifascismo
Come ogni anno, anche per i trentini, arrivano inesorabili i tormentoni musicali che accompagnano le afose e sonnolente giornate estive. Dal nuovissimo lido di Trento, ex piscine Fogazzaro (ora Manazzon), si sente risuonare “tutti al maree tutti al maree a mostrar le chiappe chiareee” mentre il Sindaco Francisco Franco Ianeselli, in piena trance agonistico/politica, inaugura la vasca a colpi di bracciate e cuffia rigorosamente rossa, modello grande puffo, occhialino incorporato e barba bagnata tipo castoro che esce dal fiume. Un vero esempio di virilità e culto della persona, che ricorda vagamente le esibizioni di “Lui” qualche ventennio fa… Foto, articoli ed intere paginate sulla stampa locale, come se fosse stata inaugurata una piscina olimpionica. Per questa volta (e con buona pace di tutti), “se faga benedir anca l’antifascismo”. La misura è superata ed il Consigliere comunale Demarchi a cui “ghera già girà le aze” per i cartonati dei Ciusi e dei Gobj in posizione ducesca di piazza Italia, sulle note di “per fare dei canederli, col brodo o col ragù, se tol el Ianeselli e se lo taia su”, presenta un esposto a Bruxelles per la deriva nostalgica che sta prendendo Trento sotto la guida di Francisco. Tra i corridoi di piazza Dante, invece, si balla al ritmo di “Legalize the premier” di Caparezza dopo che il buon Sandro Savoi detto “Cionfoli” ha trovato l’escamotage per
consentire a Fugatti di fare il terzo mandato. Intervistato dai media Savoi è lapidario: - Ma quale ricorso alla Corte Costituzionale?! il Trentino fa da sé! Quello di Fugatti nel 2018 è stato il mandato zero perché si sa che da noi vige la regola che “la prima l’éi dei boci”… -
Per quanto riguarda l’assessore fantasma Marchiori, l’onnisciente ingegner De Col, narra di averlo sentito sussurrare all’orecchio del Presidente Fugatti “Pazza idea di far l’amore con lui…” indirizzando lo sguardo a quel furbastro dell’Assessor Gottardi e – prendendo tra le mani il viso del Presidente - abbia continuato con “Pensando, di stare invece insieme a te”. Inutile dire che la signora Nicoletta Strambelli in arte Patty Pravo ha immediatamente presentato domanda per il finanziamento di una casa a Castel Tesin per il bando spopolamento.
Sempre più sconsolato, il povero Assessore Marione Tonina tra un blocco del Cup e l’altro, uno stop dei prelievi e un annuncio di qualche nuovo ospedale canticchia “Mi telefoni o no?
Chissà chi vincerà…” concludendo con “Questo assessorato è una camera a gas” in direzione del “Fusto” Manzana e del sempre attivo dott. Ferro. Malfer e Stanchina, in piazza Fiera al Pedavena davanti ad un piatto di luganeghete col sugo, intonano “Io me ne andrei” rivolti al ex principe Dellai che passa di lì in bicicletta, di ritorno dal resoconto settimanale a
don Lauro. La pasionaria sinistrata Lucia Maestri, abbandonata l’ipotesi di istruire Francisco Ianeselli sul vero patrimonio culturale comunista, se ne sta abbacchiata, su un tavolino del Bar Pasi sotto la sede del Pd, e tra una sigaretta e l’altra ascolta e riascolta “ col Dellai” degli Articolo trentino per ricordare i bei vecchi tempi. Francesca Gerosa, già in versione “politiche 2027”, Fa organizzare una grigliata sul “ Zimirlo”, e mentre il povero Biada arrostisce salsicce, wurstel e qualche mela renetta, lei strimpella “Vacanze romane” abbracciata a Pinuccio Urbani e Alessandro Urzi. (ci mancherai Francy ndr) La sempre indaffarata consigliera Vanessa Masè, appena uscita dal suo parrucchiere di fiducia con la ringalluzzita chioma da leonessa riccioluta, inforca le cuffiette e fa partire la playlist di Ditonellapresa (ops, Ditonellapiaga) direttamente dal palco dell’Ariston di Sanremo e salita sul pullman di Coldiretti in direzione Brennero, avvistato il blocco dei Tir in prossimità della frontiera, afferma, come la sua eroina: “Il blocco sull’A22, che fastidio!” Fatto pace con i suoi trascorsi contadini con una lettera strappalacrime ai quotidiani locali, la bucolica consigliera Angeli in cerca di “opre” per la raccolta autunnale, prende a suo servizio il Consigliere Cia per i piccoli frutti in val dei Mocheni, Walter “zidios” Kaswalder per la raccolta dei..maroni, e il presidente Soini per i “peri spadoni”. Tutti
insieme appassionatamente, con animo rurale, intonano “O come è bella l’uva fogarina, o come è bello saperla vendemmiar” con Spinelli e Manica che fi sarmonica e clavicembalo alla mano accompagnano il canto con il tradizionale “Dirindindin”. C’è chi giura che, durante una retata partita su segnalazione “anonima” per lavoro nero e caporalato nei campi della Angeli, si sia intravisto il caschetto d’oro nostrano (Assessore Giulia Zanotelli) cantare tra le lacrime – non si sa se di gioia o di tristezza – “Perdono, Perdono, Perdono” di Caterina Caselli, mentre la dolce melodia delle sirene delle fiamme gialle, portava via i malcapitati “operai agricoli improvvisati”. Entusiasta per l’andamento delle serate sulla quotazione di Dolomiti Energia, parte il consigliere de Bertolini con “Eravamo quattro amici al bar” in direzione di Daldoss, Bosin e Brunet , salvo poi monopolizzare la faccenda per mere questioni elettorali con un fiero “Son rimasto io da solo al bar”, al ché Daldoss, come un novello Pippo Baudo, dichiara “L’ho inventato io”.
Finite le hit del momento, non resta che aspettare le meraviglie che ci aspettano con l’assestamento di bilancio che andrà in onda sugli schermi del Consiglio provinciale a fine luglio. Cari trentini zitadini ades ve saludo e... A n’altra de pu bele.
• Giorgio Gazér
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Per anni la sanità trentina è stata considerata uno dei fiori all’occhiello dell’autonomia provinciale. Oggi, però, quell’immagine appare sempre più incrinata. Mentre la Provincia continua a rivendicare i risultati delle classifiche nazionali, cresce il numero dei cittadini che raccontano un’esperienza ben diversa, fatta di attese interminabili, servizi in difficoltà, reparti sotto pressione e continui problemi organizzativi.
L’ultimo paradosso arriva proprio dal confronto tra due fotografie della stessa sanità. Da una parte il Rapporto CREA, che colloca il Trentino al secondo posto in Italia per performance complessiva del sistema sanitario. Dall’altra la stessa analisi evidenzia un dato difficilmente ignorabile: i cittadini trentini sono tra quelli che meno percepiscono miglioramenti nella qualità dell’assistenza. Una contraddizione che pesa più di qualsiasi medaglia. Se chi utilizza quotidianamente il servizio non vede progressi, significa che qualcosa nel sistema si è rotto. Il problema è che questa percezione trova riscontro anche nei numeri. I dati della piattaforma nazionale AGENAS sulle liste d’attesa raccontano infatti un Trentino in netta controtendenza rispetto al resto del Paese. Mentre in Italia il rispetto dei tempi migliora sia per le visite sia per gli esami diagnostici, la Provincia autonoma registra
un peggioramento praticamente su tutti gli indicatori principali.
Le prime visite effettuate entro i tempi previsti passano dal 62,3% al 55,3%. Ancora più pesante il crollo delle visite urgenti, che dovrebbero essere garantite entro tre gior-
Tra classifiche eccellenti e attese infinite cresce la distanza tra dati ufficiali e realtà vissuta
ni: si passa dal 55,5% al 36,4%, quasi venti punti percentuali in meno. Significa che quasi due pazienti urgenti su tre non ricevono la prestazione nei tempi previsti. Male anche le visite differibili entro trenta giorni, che scendono dal 60,2% al 48,5%, mentre le visite programmate entro 120 giorni sono le uniche a mostrare un lieve miglioramento, passando dal 74,2% al 77%.
Non va meglio sul fronte degli esami diagnostici. Gli esami urgenti rispettati nei tempi crollano dal 72,1% al 30,2%, un dato che fotografa una situazione estremamente critica. Anche la classe breve perde quasi cinque punti, passando dal 59,4% al 54%,
Sanità, il castello delle classifiche crolla davanti alla realtà
mentre gli esami differibili e programmati registrano ulteriori arretramenti. Nel complesso, il Trentino è una delle pochissime realtà italiane a peggiorare contemporaneamente sia sulle visite specialistiche sia sugli esami diagnostici, mentre gran parte delle altre regioni mostra segnali di recupero.
Numeri che non possono essere archiviati come semplici oscillazioni statistiche. Perché arrivano dopo mesi caratterizzati da continui problemi negli ospedali provinciali. Il pronto soccorso di Trento continua a convivere con sovraffollamento e accessi impropri che superano quota 25 mila all’anno. La carenza di personale resta una criticità strutturale, tanto che la stessa Provincia ha inserito tra gli obiettivi del 2026 la riduzione dei medici “gettonisti”, il contenimento delle liste d’attesa e il potenziamento della sanità territoriale. Se questi diventano obiettivi prioritari dell’amministrazione, significa che le criticità sono ormai riconosciute anche a livello istituzionale. A tutto questo si aggiungono i problemi informatici che negli ultimi mesi hanno rallentato l’attività sanitaria, i disagi legati all’introduzione dei nuovi sistemi digitali, le difficoltà nella prenotazione delle prestazioni e le segnalazioni sempre più frequenti di cittadini costretti a rivolgersi al privato per ottenere visite in tempi accettabili. La distanza tra
la narrazione istituzionale e l’esperienza quotidiana dei cittadini non è mai stata così evidente
La sensazione è quella di una sanità che continua ad avere professionisti di altissimo livello, ma che fatica sempre più sul piano organizzativo. Ed è proprio l’organizzazione a determinare la qualità percepita dal cittadino. Per questo il secondo posto nella classifica CREA rischia di trasformarsi in un boomerang comunicativo. Continuare a celebrare i risultati teorici quando i cittadini sperimentano quotidianamente attese, rinvii e difficoltà rischia infatti di aumentare ulteriormente la distanza tra istituzioni e utenti. Il vero banco di prova non sono le classifiche costruite su decine di indicatori tecnici, ma la capacità di garantire una visita specialistica entro i tempi previsti, una Tac senza mesi di attesa, un pronto soccorso che riesca a rispondere rapidamente alle emergenze e un sistema capace di dare fiducia ai cittadini. Finché questa distanza continuerà ad allargarsi, ogni primato rischierà di apparire sempre più come una vittoria sulla carta. Perché una sanità può anche essere giudicata eccellente dagli indicatori, ma se chi la utilizza ogni giorno racconta un’altra realtà, significa che il problema è diventato di credibilità.
Valeria Marcato
La guardia medica si trasferisce nella Casa della Comunità di Trento Sud
Cambia sede il Servizio di continuità assistenziale, l’ex guardia medica cittadina. A partire da martedì 23 giugno il servizio viene trasferito dall’attuale struttura di via Paolo Orsi 1 alla Casa della Comunità di Trento Sud, situata nella palazzina E del Centro per i servizi sanitari di viale Verona.
I nuovi locali, collocati al piano terra dell’edificio, sono stati organizzati per garantire una migliore accoglienza degli utenti e comprendono una sala d’attesa, un’area dedicata all’accettazione, due ambulatori per le visite mediche e gli spazi tecnici necessari al funzionamento del servizio. L’accesso alla struttura sarà consentito esclusivamente su
appuntamento, da prenotare contattando il numero unico 116117, riferimento per le cure non urgenti e per il servizio di continuità assistenziale. Restano invariati gli orari di attività: il servizio sarà disponibile nei giorni feriali dalle 20 alle 8 del mattino successivo, nei giorni prefestivi dalle 10 alle 20 e nelle giornate festive dalle 8 alle 20. Il trasferimento rientra nel percorso di riorganizzazione dell’assistenza territoriale previsto dal nuovo modello delle Case della Comunità, pensato per concentrare in un’unica struttura diversi servizi sanitari e sociosanitari, migliorando l’accessibilità e la presa in carico dei cittadini. Redazione Trentino
Il numero alleggerisce i Pronto soccorso, ma senza nuovi investimenti rischia di diventare il collo di bottiglia della sanità
116117, cinque anni dopo: il numero unico
convince ma cresce la pressione sul servizio
Cinque anni fa il Trentino fu tra le prime province italiane a credere nel numero unico europeo 116117. Oggi quella scelta viene indicata come un modello nazionale: oltre 240 mila contatti gestiti nel solo 2025, più di 136 mila richieste per la Guardia medica, oltre 50 mila pazienti accompagnati ai servizi sanitari attraverso il coordinamento dei trasporti programmati e appena il 3% delle telefonate trasferite al sistema dell’emergenza.
Dietro il successo emergono anche alcune criticità che accompagneranno inevitabilmente la sua evoluzione.
La Centrale operativa integrata, attiva dal giugno 2021 e raggiungibile gratuitamente 24 ore su 24, nasce per rispondere alle richieste sanitarie non urgenti. Oggi non rappresenta più soltanto la ex Guardia medica, ma gestisce informazioni sanitarie, orientamento ai servizi, trasporti programmati e accesso ai percorsi territoriali.
Nel 2025 ha registrato 240.210 contatti, con una crescita del 30% rispetto all’anno precedente. Un incremento che dimostra come i cittadini abbiano imparato a utilizzare il servizio, ma che pone anche interrogativi sulla sua capacità di sostenere un ulteriore aumento della domanda.
A fronte di questi volumi operano infatti 32 tecnici specializzati, coordinati da un’infer-
miera dirigente e da un’infermiera coordinatrice. Sono loro a rispondere alle chiamate, seguendo protocolli informatizzati che consentono di valutare rapidamente la situazione e indirizzare il cittadino verso il servizio più appropriato oppure, se necessario, trasferire immediatamente la telefonata a Trentino Emergenza.
Il dato probabilmente più significativo riguarda proprio l’appropriatezza degli accessi. Soltanto il 3% delle telefonate viene inoltrato al sistema dell’emergenza-urgenza, mentre tutte le altre trovano risposta nella rete territoriale. Un risultato che contribuisce ad alleggerire il lavoro del 112 e dei Pronto soccorso, evitando accessi impropri e garantendo ai cittadini un riferimento unico anche durante le ore notturne, nei festivi e nei prefestivi. Accanto all’assistenza medica, il 116117 è diventato anche il centro nevralgico della logistica sanitaria provinciale. Nel corso del 2025 ha coordinato oltre 51 mila missioni di ambulanza dedicate ai trasporti non urgenti, per un totale di oltre 2,3 milioni di chilometri percorsi. Si tratta di pazienti fragili, non deambulanti o sottoposti a terapie periodiche come la dialisi, che necessitano di un’organizzazione complessa e puntuale. Il crescente utilizzo del servizio è favorito anche dall’aumento della popolazione anziana e delle patologie croniche. È proprio que-
dovrà dimostrare di saper reggere l’impatto di una domanda destinata ad aumentare ancora. Le stesse strutture sanitarie provinciali riconoscono che la prossima sfida sarà rafforzare l’integrazione con le Centrali operative territoriali e soprattutto con le Case della Comunità, ancora in fase di sviluppo. Il rischio, altrimenti, è che il numero unico diventi sempre più efficiente nel ricevere le richieste senza trovare, sul territorio, una rete di servizi altrettanto consolidata cui indirizzare i cittadini. Un altro aspetto da monitorare riguarda la
Monito dei Giudici, un altro segnale d’allarme
capacità organizzativa della centrale. Se da un lato il sistema ha dimostrato di funzionare, dall’altro la crescita costante dei contatti potrebbe rendere necessario un potenziamento del personale per mantenere gli stessi standard di risposta e di qualità. La vera sfida, però, inizia è accompagnare l’aumento della domanda con investimenti nella medicina territoriale, affinché il 116117 non resti soltanto una porta d’ingresso efficiente, ma trovi dall’altra parte una rete di servizi capace di rispondere in tempi adeguati ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e con esigenze assistenziali sempre più complesse.
Valeria Marcato
Il nuovo ospedale di Trento continua a rimanere impantanato tra rinvii, procedure e ostacoli amministrativi. L’ultimo richiamo arriva dalla Corte dei Conti, che nella relazione sul rendiconto della Provincia mette nero su bianco una delle criticità più evidenti: la lentezza nell’utilizzo dei fondi destinati alla realizzazione del Polo ospedaliero universitario. Su circa 490 milioni di euro stanziati, i progressi restano limitati e il progetto continua a non vedere un’effettiva accelerazione.
Non si tratta di una semplice osservazione contabile. Il ritardo riguarda un’infrastruttura considerata strategica per il futuro della sanità trentina, mentre ospedali e pronto soccorso continuano a fare i conti con spazi insufficienti, carenza di personale e una domanda di cure in costante aumento. Ogni anno perso rischia di tradursi in costi maggiori, ulteriori rinvii e servizi che restano ben lontani dagli standard promessi. Nella stessa relazione la magistratura
Pronto soccorso, i numeri smentiscono la narrazione rassicurante
Il sistema tiene, ma le crepe sono ormai evidenti. I dati del Pronto soccorso trentino raccontano una realtà meno rassicurante di quella descritta dall’Azienda sanitaria: nel 2024 sono stati oltre 25 mila gli accessi impropri, mentre l’organico dei medici è fermo attorno all’80% del fabbisogno. Due numeri che, da soli, spiegano perché le attese continuino a essere un problema per migliaia di cittadini.
La direttrice del Dipartimento di emergenza urgenza, Michela Marchiori, rivendica che
i codici più gravi vengono presi in carico nei tempi previsti e sottolinea come il Trentino sia in una situazione migliore rispetto a molte altre regioni italiane. Un’affermazione probabilmente corretta, ma che non cancella le criticità quotidiane vissute da chi si presenta in pronto soccorso per un codice minore e attende ore prima di ricevere assistenza. L’Asuit individua nei codici bianchi una delle principali cause della congestione e punta sul numero unico 116117 e sulle future Case della Comunità per filtrare gli accessi non
contabile richiama inoltre la Provincia sulla necessità di vigilare con maggiore rigore sui rimborsi riconosciuti agli amministratori locali, ricordando che devono essere strettamente documentati e collegati all’effettivo svolgimento dell’incarico. Due osservazioni diverse, ma accomunate da un messaggio preciso: servono controlli più efficaci, tempi più rapidi e una gestione delle risorse pubbliche capace di trasformare gli annunci in risultati concreti.
urgenti. Tuttavia, se ogni anno oltre 25 mila persone continuano a rivolgersi al pronto soccorso per problemi evitabili, significa che la medicina territoriale non è ancora riuscita a offrire un’alternativa realmente efficace e riconoscibile ai cittadini. Il quadro, quindi, resta in equilibrio precario: personale non ancora al completo, accessi impropri elevati e un sistema che regge soprattutto grazie all’impegno degli operatori. Una tenuta che non può diventare la normalità.
Valeria Marcato
Onde di Speranza. Coinvolte più di 1.400 persone tra cittadini, associazioni e imprese del territorio
Raccolti oltre 82 mila euro per un nuovo ecografo destinato alla Neurochirurgia del Santa Chiara
i è conclusa con il raggiungimento dell’obiettivo la campagna benefica “Onde di Speranza: una don-azione per fare la differenza”, promossa dall’associazione Pronti Qua Odv per finanziare l’acquisto di un nuovo ecografo con due sonde dedicate da destinare alla nuova sala operatoria dell’ospedale Santa Chiara di Trento. L’annuncio è stato dato nel corso di una conferenza stampa ospitata nella sede della Cassa Rurale di Pergine Valsugana. All’incontro erano presenti, tra gli altri, l’assessore provinciale alla salute, politiche sociali e cooperazione Mario Tonina, la presidente di Pronti Qua Roberta Casagranda, il presidente della Cassa Rurale Alta Valsugana Giorgio Vergot, il rappresentante di Ge HealthCare Marco
La
tecnologia
Parmigiani e il sindaco di Pergine Valsugana Marco Morelli. Nel suo intervento, Tonina ha sottolineato come la donazione rappresenti «un bellissimo esempio di solidarietà, partecipazione e attenzione concreta alla salute della comunità», ricordando il ruolo storico del volontariato nella crescita del senso civico e della vicinanza alle persone più fragili in Trentino. L’assessore ha inoltre evidenziato il valore del lavoro svolto dall’Unità operativa di Neurochirurgia del Santa Chiara guidata dal professor Silvio Sarubbo, definendola una realtà di eccellenza. «La sanità non è fatta soltanto di tecnologia, ma soprattutto di persone, fiducia e collaborazione tra professionisti, istituzioni, imprese e cittadini», ha affermato. In dodici mesi la raccolta fondi ha coinvolto oltre 1.400 persone, creando una rete composta da 222 cittadini donatori, 13 associazioni di volontariato e 35 aziende locali. Alla campagna si sono aggiunti il sostegno di due fondazioni, della Cassa Centrale e il contributo di 20 mila euro stanziato dalla Cassa Rurale Alta Valsugana. Grazie a questo sostegno è stata raggiunta la cifra complessiva di 82.200,18 euro.
Redazione Trentino
Aperte le iscrizioni al concorso per 40 posti nella formazione per medici di base
C’è tempo fino a lunedì 27 luglio per presentare la domanda e partecipare al concorso che apre l’accesso al corso di formazione per diventare medico di base. I posti disponibili sono 40 e il percorso riguarda il triennio 2026-2029. Possono fare domanda i laureati in medicina e chirurgia, ma anche chi non ha ancora completato il percorso di laurea, purché lo
ottenga entro la data della prova di concorso, fissata per il 21 ottobre 2026. Il corso partirà a novembre a Trento, presso la scuola di formazione dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino. La durata complessiva è di 36 mesi, con almeno 4.800 ore tra attività in aula e pratica sul campo. Durante la formazione è consentito svolgere attività lavorative nell’ambito della medicina convenzionata, con la possibilità che parte delle ore venga riconosciuta nel percorso formativo.
A chi frequenta il corso viene assegnata una borsa di studio annuale da 11.603 euro. Per chi, dopo il diploma, si impegna a lavorare nella medicina convenzionata in Trentino secondo le regole provinciali, l’importo può essere aumentato fino a 25 mila euro l’anno, su richiesta.
La borsa è compatibile con eventuali incarichi lavorativi nella medicina convenzionata. Redazione Trentino
che cura: come GPI sta cambiando la sanità digitale italiana
Gche sviluppa software, servizi e tecnologie per la sanità. Con 7.800 persone, oltre 9.000 clienti tra strutture pubbliche e private e una presenza in più di 70 Paesi, è uno dei principali attori europei nella trasformazione digitale dei sistemi sanitari. I numeri del 2025 - 546 milioni di euro di ricavi, in progressivo aumento - raccontano un’azienda che sta trasformando decenni di esperienza in crescita concreta.
Ma i numeri da soli dicono poco. Ciò che distingue GPI è la visione che orienta ogni scelta: la tecnologia in sanità non serve a sostituire i medici né a complicare il lavoro degli operatori o l’esperienza dei pazienti.
Serve a rimuovere gli ostacoli burocratici e informativi che oggi rallentano le cure, sprecano risorse e rendono più dif cile prendere decisioni cliniche nel momento giusto. Un approccio che si declina lungo l’intero percorso di cura: dall’ospedale al territorio, no all’assistenza a domicilio del In particolare, l’intelligenza arti ciale non è una componente che si aggiunge ai sistemi esistenti, bensì si integra direttamente negli strumenti che medici e specialisti usano ogni giorno. Le applicazioni spaziano dal riconoscimento vocale dei segnali precoci di patologie cardiovascolari, neurodegenerative o di burnout negli operatori, a modelli probabilistici che supportano i centri di prenotazione nell’ottimizzare le liste d’attesa, no a sistemi predittivi che anticipano con elevata precisione i picchi di accesso al pronto soccorso. Un impegno che GPI ha formalizzato anche sul piano internazionale, essendo tra i primi operatori ad aver ottenuto la certi cazione ISO/IEC 42001, lo standard che de nisce i requisiti per un uso etico e trasparente dell’intelligenza arti ciale.
La stessa attenzione si ritrova sul fronte della sicurezza dei dati sanitari, una questione che tocca direttamente ogni cittadino. GPI ha scelto di aderire con convinzione a Intacture, un progetto di partenariato pubblico-privato che ha pochi equivalenti in Europa: un data center ricavato all’interno di una miniera attiva in Trentino, dove la roccia garantisce protezione sica naturale e il raffrescamento passivo della montagna abbatte i consumi energetici. Un’infrastruttura progettata per garantire elevati standard di sicurezza, continuità operativa e sovranità del dato, temi sempre più centrali nella gestione delle informazioni sanitarie.
Trasformare la sanità attraverso la tecnologia è un lavoro lungo, fatto di competenze accumulate nel tempo e di scelte strategiche. Con oltre 35 anni di attività, GPI continua a investire nello sviluppo di soluzioni digitali per la sanità, rafforzando la propria presenza sia in Italia sia sui mercati internazionali, con visione e sguardo rivolto al futuro.
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