Le Feste Vigiliane tornano a Trento: una settimana di tradizione e spettacolo
Maturità in Trentino:
Il conto alla rovescia è quasi terminato: giovedì 18 giugno prenderà il via l’esame di Stato 2026, una tappa cruciale che in Trentino coinvolgerà quasi 4.600 candidati distribuiti in 140 commissioni. La quota maggiore spetta ai licei (2.383 studenti), seguiti dagli istituti tecnici e dalla formazione professionale. Questa tornata di esami si inserisce in un sistema scolastico d’eccellenza: i dati ISPAT evidenziano che il 75,3% dei residenti tra i 25 e i 64 anni possiede almeno un diploma, un valore nettamente superiore alla media nazionale.
Ma è sul fronte del post-maturità che il territorio mostra la sua specificità economica. A due anni dal titolo, il tasso di occupazione si attesta intorno al 40%, trainato da una fortissima vocazione tecnica. La transizione scuola-lavoro premia infatti questi percorsi: il 59% dei diplomati tecnici trova un impiego entro un anno, contro il 33,5% dei liceali, storicamente orientati all’università. Il mercato locale assorbe rapidamente le giovani leve nel turismo, commercio e manifatturiero, sebbene la sfida resti la stabilità, con oltre il 70% dei primi contratti diviso tra contratti a termine e apprendistato.
Ferrari attacca la Giunta: “Autonomia raccontata male, risultati inferiori alle promesse”
IL TEMPO PER CHIUDERE
LE OPERE STRATEGICHE
Il modello Trentino si inceppa: attese più lunghe e cittadini in di icoltà
SPINELLI TRA SOLIDITÀ E FRENATA ECONOMICA
“SERVE
PIÙ CORAGGIO ALLE IMPRESE”
TOMBINI AL RITORNELLO
ura per il sindaco Franco Ianeselli amministrare una città che guarda con maggiore predilezione al suo passato che al futuro. E così negli ultimi mesi si è riflettuto molto sulle eredità del ventennio che fu anziché sulle sfide del futuro prossimo venturo come invece vorrebbe Ianeselli.
In principio era il tombino, poi arrivò la cittadinanza e a fine maggio fu la volta della canzoncina nostalgica in piazza Fiera.
• Matteo Bellomo
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FACCIAMO IL PUNTO
IANESELLI INCASSA IL VIA LIBERA AL BILANCIO
La partita del bilancio comunale è chiusa. Dopo giorni di confronto serrato e il rischio di un duro scontro in aula con le opposizioni, il Consiglio comunale di Trento ha approvato il 28 maggio l’assestamento generale del bilancio 2026, l’ultimo passaggio necessario per aggiornare la programmazione finanziaria dell’ente e mettere in sicurezza gli investimenti previsti per i prossimi mesi. La manovra, che supera i 600 milioni di euro, aveva acceso il dibattito politico nelle settimane precedenti. Da una parte la maggioranza guidata dal sindaco Franco Ianeselli, dall’altra una minoranza divisa tra la ricerca di un accordo e la minaccia dell’ostruzionismo. Alla fine, però, il provvedimento ha ottenuto il via libera e il Comune può ora concentrarsi sull’attuazione concreta degli interventi programmati. Per il sindaco il bilancio rappresenta molto più di un semplice documento contabile. È il punto di partenza di una stagione amministrativa che dovrebbe portare a compimento alcune delle opere più attese degli ultimi anni. Il 2026 viene infatti indicato come l’anno in cui arriveranno al traguardo numerosi investimenti finanziati anche grazie alle risorse del Pnrr e ai cofinanziamenti comunali. Tra i progetti destinati a cambiare il volto della città figurano il nuovo hub intermodale nell’area ex Sit, l’ascensore verso Mesiano, la riqualificazione delle piscine Manazzon, il completamento del Santa Chiara Open Lab, nuovi spazi per l’infanzia e la riorganizzazione degli u ici tecnici comunali. Interventi che si a iancano alle opere di riqualificazione urbana e alle iniziative legate alla mobilità sostenibile. Il bilancio approvato conferma inoltre la volontà dell’amministrazione di mantenere invariato il livello dei servizi ai cittadini, nonostante le di icoltà economiche che interessano molti enti locali. Particolare attenzione continua a essere riservata alle politiche sociali, educative e culturali, considerate strategiche per la crescita della città. Archiviata la fase del confronto politico, la sfida si sposta ora sulla capacità di trasformare le previsioni di bilancio in cantieri, servizi e opere concrete.
• Redazione Trento
Per il primo cittadino il 2026 sarà l’anno delle grandi opere
DAI TOMBINI AL RITORNELLO “EVERYBODY VIVA IL DUCHE”
Gli anni ‘20 di questo secolo a Trento sono anche impiegati da parte della politica comunale, ma anche quella provinciale non scherza, a rammendare, o almeno a tentare di farlo, le brutture del primo ventennio del ‘900. E cosa c’è più brutto di un tombino maleodorante con tanto di fascio littorio ed iscrizione “anno VIII dell’era fascista”? I consiglieri comunali hanno discusso e si sono divisi su quel tombino nel mese di gennaio. Poi il tombino rimase al suo posto. Poi venne il turno della cittadinanza onoraria concessa su impulso dell’allora Prefetto in occasione del passaggio in città del Duce. Anche in questo caso discussione, votazione, nessuna rimozione. Adesso è il turno della vicenda di una canzone con il ritornello “everybody viva il Duche” fatta suonare durante uno stacco della trasmissione “La zanzara” condotta da Giuseppe Cruciani e
David Parenzo. L’uno dal passato in Radio Radicale, paladino di tutte le libertà, persino quella di inneggiare al fascismo. Il secondo che vanta un nonno fascista, ma è immunizzato da qualsiasi sospetto dalla fede ebraica e ancor di più da un’antica militanza nei Democratici di sinistra. Ed allora dov’è la questione? Non poteva essere uno sberle o fatto apposta per far parlare di sè: una esca lanciata nel cuore del Festival dell’Economia per svaccare tutto sugli opposti schieramenti. Ne è sicura Giulia Bortolotti, eletta nella civica “L’Onda” che infatti ha interrogato il sindaco Franco Ianeselli sui “fatti di piazza della Fiera”. “Quella roba mi fa schifo” aveva detto secco il sindaco spiegando però anche che occorre garantire in generale la libertà di pensiero. Sipario. Si spera.
• Alberto Gottardo
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Segue da pag. 1
Il punto di Giulia Bortolotti (Onda): “Una falsa soluzione”
Èstato annunciato nelle scorse settimane l’acquisto, da parte della Provincia di Trento, dell’area di Maso Visintainer, la struttura pensata per ospitare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio voluta dalla Giunta Fugatti in accordo con il ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Una decisione presa mesi fa e tutt’ora dibattuta e contestata da non poche realtà sociali. Tra queste, anche i consiglieri comunali di Onda di Trento che, in sede di approvazione dell’assestamento del bilancio comunale avvenuta a fine maggio, hanno chiesto alla giunta di esprimere la propria contrarietà alla realizzazione della struttura. Sull’argomento abbiamo intervistato la consigliera comunale Giulia Bortolotti che si è detta “assolutamente contraria alla realizzazione del Cpr a Trento”.
Consigliera Bortolotti, secondo i promotori del progetto il Cpr serve a garantire maggiore sicurezza ai cittadini trentini. Lei invece sostiene il contrario. Per quale motivo?
“Il tema della sicurezza esiste e va a rontato con serietà. Tuttavia, il Cpr non è lo strumento adatto: è una misura amministrativa che limita la libertà personale di persone destinate al rimpatrio, non perché abbiano commesso reati, ma perché si trovano in condizione di irregolarità. Devono essere identificate, ma le procedure sono spesso lunghe e complesse. Ci sono numerose criticità in termini di diritti umani, segnalate a livello europeo. Inoltre, la gestione è frequentemente a idata a soggetti privati, con rischi documentati di ine icienza e cattivo utilizzo delle risorse pubbliche”.
Quali alternative proponete per affrontare concretamente il tema della sicurezza e della vivibilità urbana?
“Servono due linee di intervento. Da un lato è necessario incrementare la presenza delle forze dell’ordine in città, che negli ultimi anni è diminuita. Dall’altro, bisogna investire in politiche serie di integrazione. Oggi molte persone, in particolare richiedenti asilo, si trovano senza un’adeguata accoglienza e sono costrette a vivere in strada, situazione aggravata dalla chiusura dei dormitori invernali. Sono queste dinamiche che generano disagio sia per loro che per i cittadini. Coloro che delinquono, invece, è giusto
che a rontino la giustizia: per questo però basta applicare le leggi che già esistono, senza la necessità di realizzare un Cpr”.
A tal proposito, c’è chi sostiene che questo Cpr potrebbe essere “di eccellenza”, in grado di garantire le giuste condizioni agli utenti. Cosa ne pensa?
“Si tratta di una posizione paradossale. La privazione della libertà personale per chi non ha commesso reati è già di per sé problematica. Parlare di “eccellenza” in questo contesto appare come un ossimoro”. Come aff rontare il tema dei migranti economici, che non rientrano nei percorsi di protezione internazionale?
“In questo caso, il problema sta nel sistema normativo. Oggi non esistono canali regolari e icaci per entrare in Italia per motivi di lavoro; questo spinge molte persone a ricorrere alla richiesta di asilo politico come unica possibilità. Ne deriva un sistema ine iciente e ingiusto. Servirebbe, invece, elaborare dei meccanismi legali e funzionali per gestire l’ingresso lavorativo. È necessario poi considerare che l’Italia, così come il Trentino, sta a rontando un problema demografico con una conseguente carenza di manodopera: escludere a priori queste persone è una scelta miope”
• Virginia Revolti
CPR/SI. Per la destra si rendono e ettive le espulsioni
Ilaria Goio (FdI): “Una risposta concreta ai cittadini”
“Un Cpr gestito con procedure rapide può ridurre le situazioni di irregolarità prolungata, che alimentano degrado e sicurezza”. Con queste parole Ilaria Goio, consigliera comunale al vertice del Gruppo Giorgia Meloni Fratelli d’Italia, si è detta favorevole alla realizzazione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio, definendolo “uno strumento concreto per maggiore ordine sul territorio”.
Consigliera, il progetto di costruire un Centro di Permanenza per il Rimpatrio a Trento è molto dibattuta. In che modo, secondo Lei, la realizzazione di un Cpr locale può incidere sulla sicurezza dei cittadini di Trento?
“I Centri di Permanenza per il Rimpatrio sono strutture pensate per tutelare la sicurezza dei cittadini. Servono a rendere e ettivi i provvedimenti di espulsione nei confronti di persone che non hanno più titolo per rimanere in Italia e che hanno violato le norme o commesso reati gravi.
Oggi troppe espulsioni rimangono sulla carta, con conseguenze dirette sulle comunità locali”.
Il Cpr di Trento potrebbe ospitare extracomunitari provenienti da altre regioni e dato che meno del 50% dei rinchiusi vengono rimpatriati, diventerebbe un onere dei trentini gestire la loro presenza. Come risponde a questa preoccupazione?
“I CPR non attraggono nuova immigrazione irregolare, anzi: sono lo strumento opposto. Servono proprio a garantire una gestione sicura delle persone destinatarie di espulsione fino all’esecuzione del rimpatrio, attraverso strutture chiuse e sorvegliate. Gestire queste persone in una struttura controllata è più e icace che lasciarle sul territorio. Il vero costo sociale nasce quando queste persone rimangono senza controllo nelle città, alimentando marginalità e tensioni sociali. Per questo è fondamentale rendere le espulsioni più rapide ed e ettive, riducendo così l’impatto sui territori e sulle comunità locali”.
Un’altra criticità messa in evidenza da chi è contrario ai Centri di Permanenza per i Rimpatri è il clima di “disumanità” che gli utenti
spesso sono costretti a vivere: persone a cui viene tolta la libertà per lunghi periodi, talvolta senza che abbiano commesso reati, prima che venga definita la loro posizione. Come valuta questa critica e quali garanzie ritiene necessarie per evitare situazioni di questo tipo?
“La dignità della persona va sempre rispettata, anche verso chi è destinatario di espulsione. Tuttavia, la clandestinità e l’irregolarità prolungata non sono una vera forma di umanità: spesso queste condizioni espongono le persone a sfruttamento, marginalità e, in molti casi, le rendono preda della criminalità organizzata, favorendo fenomeni di illegalità di usa. I Cpr sono strutture temporanee e controllate per un trattenimento amministrativo, non una pena. Devono garantire condizioni dignitose e rispetto dei diritti. Servono rimpatri più rapidi e accordi e icaci con i Paesi di origine per coniugare legalità, sicurezza e rispetto della persona. Serve inoltre rendere e ettivi i provvedimenti di espulsione”.
• Virginia Revolti
Ilaria Goio
Giulia Bortolotti
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QUARANTA MILIONI DI EURO IN CINQUE ANNI: COME IL PNRR HA RIDISEGNATO TRENTO
Il PNRR ha portato in dote al comune di Trento quasi 40 milioni di euro di fondi europei. I lavori ed i progetti devono concludersi entro il 30 giugno, con possibili deroghe particolari comunque entro fine agosto. Non si rilevano ritardi su Trento. Il sindaco Franco Ianeselli dice: “È stata una grande opportunità. Siamo riusciti a intervenire in settori strategici, concludendo progetti che di icilmente avrebbero visto la luce. Nella lista, oltre all’Hub intermodale (vedi articolo dedicato), citiamo, fra altri: ristrutturazione del centro sportivo Manazzon (da anni in attesa di interventi), demolizione - ricostruzione del nido Orsetto Pandi, riqualificazione teatri Auditorium e Cuminetti, nuove ciclabili, acquisto di nuovi autobus elettrici, alloggi per la vita autonoma di persone con disabilità. Il Pnrr ha consentito notevoli passi avanti per digitalizzare i servizi, alleggerendo il carico burocratico ai cittadini, fermo restando il diritto di usufruire di sportelli fisici tradizionali. È stato una prova per l’Amministrazione, testando la capacità di realizzare progetti complessi bene, in tempi brevi. Ringrazio i dipendenti comunali: hanno dato il massimo per assicurare i finanziamenti e concludere i progetti, rispettando i tempi delle consegne, a di erenza di quanto accaduto altrove”. Sono 5 le Missioni su cui si è lavorato a
Trento. Oltre la metà (quasi 24 milioni di euro) sono stati destinati per costruire l’Hub intermodale, costato 22,7 milioni, di cui 20 milioni dal PNRR (vedi articolo dedicato) e per ristrutturare il Centro Sportivo Manazzon (nuovi spogliatoi e spazi di servizio con ampliamento ed e icientamento energetico), costato in tutto poco meno di 7 milioni di euro, con oltre 3 milioni di risorse locali e 3 di fondi europei. Per ciclovie urbane (9 piste ciclabili, per un totale di 6 chilometri di tracciato, costo 5,6 milioni) e rinnovo della flotta dei bus (9 mezzi elettrici nuovi e infrastrutture di supporto, costo 4,7 milioni), c’erano sei milioni e mezzo dal PNRR. Si sommano 3,7 milioni di soldi locali (oltre il 50% in più). Per “Digitalizzazione, innovazione, sicurezza nella Pubblica Amministrazione” il finanziamento era di 3 milioni di euro (che hanno coperto l’intera spesa), impiegati per miglioramenti tecnici interni, sportelli, supporto e servizi alla cittadinanza, cypersicurezza. Per la Cultura (M1C3 Cultura 4.0) c’erano 650 mila euro per riqualificare i teatri (a cui si sono aggiunte risorse proprie locali, del comune e del Centro Culturale Santa Chiara, per coprire la spesa di oltre un milione di euro). Per Potenziamento o erta servizi istruzione, cioè per ristrutturare l’asilo Orsetto Pandi nel quartiere di Cristo Re (vedi articolo dedicato) erano stanziati
Il caso dell’asilo Orsetto Pandi
Fra le opere finanziate con i fondi PNRR citiamo la demolizione e ricostruzione dell’asilo nido Orsetto Pandi, nel quartiere di Cristo Re. Costruire e ampliare tanti asili era infatti tra gli obiettivi importanti del PNRR, in Italia. Il finanziamento europeo è 2 milioni e 244 mila euro, su un costo totale lavori di 3 milioni (la di erenza è finanziata con risorse locali). Da settembre la struttura ricostruita su due piani (conservando il giardino esterno) consegnerà 60 posti (prima dei lavori erano 45). Nel corso dell’es-
tate si provvederà agli arredi, per arrivare pronti all’avvio del nuovo anno educativo, in settembre. In generale - secondo l’informativa del Comune - per l’inizio del nuovo anno educativo il 90 per cento delle famiglie avrà posto nel comune di Trento per i propri bimbi ed entro i primi giorni di gennaio 2027 a tutti sarà garantito l’ingresso al nido grazie ai 78 posti che si libereranno a inizio anno, con i passaggi alla scuola dell’infanzia dei “grandi” che compiono tre anni tra gennaio e marzo. Prosegue la ricerca di spazi all’interno
2 milioni e 200 mila euro, a cui si sono aggiunti 760 mila euro di risorse proprie. Infine, sul capitolo della Missione Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore, il PNRR ha regalato tre milioni di euro, divisi tra Sostegno alle persone vulnerabili e prevenzione istituzionalizzazione anziani non autosu icienti, percorsi di autonomia per persone con disabilità, riqualificazione del Punto d’Incontro (su questo punto potete leggere l’articolo dedicato). Le risorse locali sono state rilevanti per coprire la spesa sostenuta dall’aiuto europeo, in ogni modo importantissimo.
• Maddalena Di Tolla Deflorian
delle scuole materne: “così in autunno – spiega la vicesindaca e assessora alla Scuola, Elisabetta Bozzarelli - saranno disponibili 30 posti nella sezione 0-3 della scuola Infanzia a Mattarello e saranno ampliati i nidi di Villazzano e Madonna Bianca (rispettivamente più 18 e 6 posti part-time) usando aule vuote delle vicine scuole Infanzia. Sarà così possibile esaurire le liste d’attesa e ammettere alcuni bambini iscritti per il 2027-2028.
• (M.D.T.D)
I FONDI DEL RILANCIO ARRIVANO AGLI ULTIMI
UN PROGETTO SOTTO LA LENTE
Un fondo europeo per combattere la crisi economica che dal 2020 in poi ha colpito gli Stati europei, così come il resto del mondo, a causa della pandemia del Covid-19. In questo consiste il fondo “Next Generation EU”, lo strumento finanziario adottato dall’Unione Europea per contrastare un periodo buio, rimasto nella memoria di tutti. Lo stanziamento destinato all’Italia, il più elevato
dell’Unione Europea, ammonta a 194,4 miliardi di euro: risorse di cui tutte le regioni, provincie e comuni hanno potuto usufruire per portare un contributo migliorativo alla propria area di pertinenza, animando l’economia locale. Nell’ambito di questo progetto anche il Comune di Trento ha dato il via a diverse iniziative locali, tra cui la riqualificazione del Punto d’incontro in via Travai gestito dall’omonima
Le
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igitalizzare i servizi, rendendoli più rapidi ed e icienti, non basta quando gli utenti che dovrebbero beneficiarne non hanno gli strumenti, o le competenze, per accedervi. Da questa consapevolezza ha preso forma l’idea di destinare una parte di fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, pari al 25,6%, ai progetti volti digitalizzare l’amministrazione pubblica e alfabetizzare coloro che sentono il bisogno di incrementare le proprie conoscenze informatiche. In questo contesto il Comune di Trento ha promosso e finanziato l’iniziativa “Servizio civile per la facilitazione e l’educazione digitale” che ha coinvolto una ventina di giovani – dodici nel 2023 e altri otto nel 2024 – che hanno supportato la popolazione, con un focus particolare sugli anziani, nell’acquisizione di competenze di base per accedere a tutti i servizi online o erti dalla pubblica amministrazione. Tra questi, ad esempio, l’attivazione e l’utilizzo dello Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale), fondamentale per usufruire delle prestazioni telematiche o erte dagli enti pubblici. Il progetto è stato messo in pratica presso le varie sedi e sportelli comunali dove i ragazzi del Servizio Civile si mettevano a disposizione degli utenti e, in
cooperativa.
“Essere amico di chi non ha amici”. Il Punto d’incontro è un progetto nato verso la fine degli anni Settanta da un’intuizione di don Dante Clauser, storico sacerdote del quartiere di San Pietro, che nel 1977 lasciò la sua parrocchia con un obiettivo ben chiaro: vivere in povertà con i senza-fissa-dimora per prendersi cura di loro e assisterli nelle difficoltà, ma soprattutto per o rire un supporto ed “essere amico di chi non ha amici”. Un paio di anni dopo, nel 1979, fondò assieme ad altri otto soci la “Cooperativa Punto d’Incontro”, un luogo in cui tutti coloro che non potevano sostenere le spese per beni e servizi di prima necessità potessero trovare supporto e conforto.
Il punto d’incontro al giorno d’oggi. Don Dante Clauser è morto l’11 febbraio 2013 all’età di ottantanove anni. Il suo sogno, però, ha continuato a vivere nelle attività della cooperativa che oggi o re servizi di vario genere: mensa, lavanderia, deposito bagagli ma anche assistenza allo sportello di orientamento e di segretariato sociale rendendo il “Punto d’Incontro”
particolar modo, negli spazi della Biblioteca Comunale di via Roma. L’iniziativa è risultata particolarmente utile ed e icace, anche alla luce della continua trasformazione tecnologica che, sempre più spesso, coglie di sorpresa i cittadini di tutte le età.
una delle strutture più importanti nell’ambito dell’accoglienza e del sostegno quotidiano alle persone fragili. E soprattutto è rimasto un luogo dove gli utenti, seppur in di icoltà, possono sentirsi a casa, come si può leggere dalle loro testimonianze pubblicate sul sito u iciale del Punto d’Incontro. Come vengono utilizzati i fondi del Pnrr. Con un finanziamento pari a
690.000 euro, il Comune di Trento ha scelto di riqualificare l’edificio che si concretizza nella sostituzione dei serramenti interni ed esterni, nel rifacimento degli impianti idraulici ed elettrici, della pavimentazione e degli intonaci oltre all’installazione di un impianto fotovoltaico.
• Virgina Revolti
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LA STAZIONE CHE NON CONVINCE: IL PROGETTO SIMBOLO FINISCE SOTTO ACCUSA
Il capitolo più consistente del finanziamento PNRR sulla città ha coperto la costruzione su Lungadige Montegrappa del cosiddetto Hub intermodale San Lorenzo per i pullman extraurbani. I lavori sono costati 22 milioni e 730 mila euro, di cui 20 da fondi europei, il resto da fondi locali (300mila provinciali per la progettazione). La giunta comunale presenta l’operazione come essenziale, per rendere appetibile, moderna, più comoda la scelta del trasporto pubblico. L’operazione si collega con la visione (contestata da associazioni e comitati civici) del futuribile “grande impianto”, la funivia Trento-Bondone. Lo spostamento graduale delle corse delle corriere nel nuovo sito partirà a settembre. L’hub è stato costruito distante 800 metri dalla vecchia stazione delle corriere, che è adiacente a quella dei treni (le separa il cavalcavia ferroviario). Non mancano, accanto al plauso di una parte di politica e cittadinanza, critiche
anche aspre. Manuela Baldracchi, architetta, presidente di Italia Nostra: “Assurdità incomprensibile spostare a 800 metri di distanza una stazione delle corriere adiacente a quella dei treni. Sarebbe logico per un servizio integrato che fossero vicine. Non è motivazione accettabile che così le corriere sono vicine alla partenza della funivia: presentino dati proiettati a 10-20 anni dei visitatori che si stima saliranno in Bondone in funivia, arrivando in città in corriera, considerando invece quante persone arrivano oggi in corriera, dovendo così coprire una maggiore distanza per il centro”. Criticato anche il progetto, “hanno “intombato” l’area, tagliando platani straordinari secolari, che dovevano essere salvaguardati. Il progetto doveva essere diverso, doveva assicurare permeabilità del suolo. La copertura non è un giardino (il sindaco Ianeselli lo definisce “un parco pubblico”): è un solettone con uno straterello di terra
rinverdita”. Critico anche il gruppo di Onda; la consigliera comunale Giulia Bortolotti “Abbiamo speso una cifra spaventosa solo per poter giustificare la partenza della funivia da quel luogo, abbattendo alberi secolari. Risulta una stazione con spazi più piccoli, lontana dall’architettura di pregio di quella precedente, riconosciuta come pregiata dal censimento degli edifici della seconda metà del Novecento. Desolante il cosiddetto giardino pensile. La distanza siderale tra realizzato e rendering è impietoso: valorizzare la stazione attuale sarebbe stato più sensato”. No secco per Generazione Trento, dice il consigliere Claudio Geat: “Peggio di così era di icile fare, manca visione trasportistica. Non è un Hub, è solo una stazione delle corriere, più scomoda e piccola (manca perfino un bar), più lontana dell’attuale, non collegata agli autobus urbani né alla stazione dei treni. L’ipotizzata funivia non c’è e per molti anni non arriverà
in Bondone (se mai arriverà). Per il collegamento stazione bus-ferrovia sono stati stanziati 500.000 euro ma non c’è nemmeno il progetto”. É un si quello della Lega in consiglio ma con una visione diversa proprio sul tema mobilità: “La collocazione è adeguata” dice il consigliere Devid Moranduzzo,
che auspica però nuovi parcheggi in superficie nella vecchia stazione, a prezzi ridotti. “Non vogliamo mettere in contrapposizione chi si sposta in macchina e chi usa i mezzi pubblici” a erma.
Tra fondi europei e maxi opere: 281 milioni bastano a rilanciare il sistema sanitario?
Ammontano a quasi 281 milioni di euro gli investimenti previsti per la sanità trentina nel triennio 2026-2028. Il piano, approvato dalla Giunta provinciale insieme al bilancio preventivo e agli altri documenti di programmazione dell’Azienda sanitaria universitaria del Trentino (Asuit), punta a ra orzare infrastrutture, servizi territoriali, tecnologie e sicurezza delle strutture sanitarie in attesa della realizzazione del nuovo ospedale.
La parte più consistente delle risorse, pari a 221,8 milioni di euro, sarà destinata all’edilizia sanitaria, mentre altri 56 milioni finanzieranno l’acquisto
di attrezzature, mezzi e dotazioni tecnologiche. Solo nel 2026 sono previsti interventi per circa 166 milioni di euro, di cui 113 milioni destinati a lavori e 52,6 milioni a forniture. Gli investimenti scenderanno a 50,8 milioni nel 2027 per poi risalire a 64,2 milioni nel 2028. Tra i progetti più rilevanti spicca il programma di riqualificazione dell’ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto, che assorbirà complessivamente 50 milioni di euro. Due milioni sono già previsti quest’anno, mentre gli stanziamenti più consistenti arriveranno nel 2027 e nel 2028. Importante anche il capitolo dedicato alla sanità
territoriale, sostenuto in larga parte dai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Alle case di comunità sono destinati 19,9 milioni di euro, mentre gli ospedali di comunità beneficeranno di ulteriori 6,6 milioni. La maggior parte delle risorse sarà impiegata entro la fine dell’anno per rispettare le scadenze previste dal Pnrr. Sempre nell’ambito dei finanziamenti collegati al Piano di ripresa trovano spazio 15,8 milioni di euro per interventi di adeguamento e miglioramento sismico delle strutture sanitarie. Parallelamente, la Provincia punta a garantire e icienza e sicurezza agli ospedali esistenti, in particolare al Santa
Chiara di Trento, attraverso un piano di opere che comprende 38,8 milioni per interventi strutturali, 36,2 milioni per l’adeguamento alle normative antincendio e oltre 30 milioni per manutenzioni straordinarie.
Ulteriori investimenti riguarderanno il Centro paralimpico dell’ospedale Villa Rosa di Pergine, finanziato con 8 milioni di euro, l’Hospice pediatrico con 5,2 milioni e il riordino della rete ospedaliera provinciale con 7,7 milioni.
• (R.T.)
• Maddalena Di Tolla Deflorian
LA RASSEGNA
Gli eventi. Dal 19 al 26 giugno il centro storico si anima per la 43esima edizione
CORTEI, PROCESSI E SFIDE: ECCO I GRANDI EVENTI SIMBOLO DELLE FESTE VIGILIANE
Tra rievocazioni storiche, spettacoli satirici e momenti di sacralità, le Feste Vigiliane tornano a rianimare il centro storico di Trento. Giunte alla loro 43esima edizione, anche quest’anno accompagneranno il pubblico alla scoperta delle tradizioni ludiche e culturali del popolo trentino. Il tutto per celebrare il santo patrono della città, San Vigilio, che dà il nome alla festività.
Gli eventi – organizzati dal Comune di Trento in collaborazione con la Provincia, il Centro dei Servizi Culturali Santa Chiara e la Proloco del Centro storico di Trento – si svolgeranno lungo le vie della città dal 19 al 26 giugno 2026. Protagonisti di ogni attività, oltre ai partecipanti, anche tutti i volontari che ogni anno rendono uniche queste festività. Come sempre, la rassegna sarà introdotta dalla Ganzega, una cena tipica trentina che si svolgerà sabato 13 giugno in piazza Duomo servita dai volontari della Proloco vestiti da Ciusi e Gobj. “L’idea è quella di rievocare le grandi feste che si facevano in passato nelle corti e nei castelli al termine di un grande lavoro. In questo caso, facciamo riferimento alla costruzione delle mura cittadine realizzate, prima della disfatta, dalla collaborazione tra cittadini trentini (i Gobj) e feltrini (i Ciusi)” ci ha raccontato il presidente della Proloco Centro Storico di Trento Marco Lazzeri.
Non mancheranno gli appuntamenti tradizionali e identitari delle Feste, a partire dal “Corteo storico”, il “Tribunale di Penitenza” con la “Tonca”, la “Zatterata”, la “Magica Notte”, la Messa Solenne seguita dalla “distribuzione del pan e vin di San Vigilio” e la “Disfida tra i Ciusi e Gobj” seguita dai fuochi d’artificio. Ai momenti più iconici, quest’anno si aggiungono delle nuove attività che verranno presentate nelle aree urbane, centrali in questa nuova edizione. “Già in passato le piazze erano pensate come luoghi di ritrovo. Occupandole e riallestendole, speriamo di farle rivivere ai loro abitanti come tali. In questo modo diamo la possibilità alla gente di fare comunità e di riappropriarsi di quegli spazi che, altrimenti, rimarrebbero abbandonati a sé stessi” ha precisato Matteo Lazzeri sottolineando che la scelta, presa all’unanimità da tutti gli enti organizzatori, mira anche a rivalorizzare zone come, ad esempio, Piazza Santa Maria Maggiore. “Qui verranno organizzati tornei di giochi tradizionali, come la Mora e la Briscola, ma anche di attività ludiche meno conosciute come
il Cornhole (un gioco a squadre in cui si lanciano sacchetti di sto a con del mais verso una piattaforma in legno, ndr.)”. Per l’occasione, in via del tutto eccezionale, anche il mercatino dei Gaudenti sarà attivo in piazza Mostra per tutto l’arco delle Feste. Infine, le vie della città saranno animate da eventi musicali e teatrali. In questo modo la festa non sarà solo una valorizzazione della tradizione, ma un’occasione per restituire alle aree più sensibili del centro la loro originale vivibilità.
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Deflorian:
“Bilancio solido, ora investiamo sul futuro dell’Ateneo”
Parliamo di piano edilizio e priorità per l’o erta formativa per l’Università di Trento. “L’Ateneo ha chiuso il bilancio 2025 con un risultato positivo di 15,5 milioni, che – spiega la nota u iciale - beneficia anche dell’incremento dei trasferimenti provinciali e ministeriali e della gestione prudente dell’ateneo. Soddisfazione per l’andamento positivo nell’attuazione del Piano strategico 2022/27 e per il tasso di realizzazione degli obiettivi dei progetti Pnrr”. Quali sono le prossime iniziative, legate a questo bilancio considerato positivo? Ce lo spiega il Rettore Flavio Deflorian: “I risultati positivi del bilancio consuntivo ci o rono la solidità finanziaria necessaria per programmare i prossimi sei mesi con una visione chiara, dando immediato avvio a una nuova prima fase del nostro piano edilizio. Si tratta di un cammino strategico che vedrà un importante concorso di risorse tra l’Ateneo e la Provincia autonoma, la quale, come previsto dalla norma, si fa carico delle strutture dedicate a didattica e ricerca in modo prevalente. Non parliamo soltanto di residenzialità studentesca: investiremo in ristrutturazioni, ampliamenti e messe a norma con un piano graduale che toccherà tutti i nostri poli. Partiremo dall’ampliamento dei volumi a Mesiano e Povo, dove la necessità è più stringente, per poi concentrarci sul miglioramento degli edifici storici di Rovereto e Trento e sul completamento del progetto della struttura di Trento Expo. Quest’ultima, attuale sede delle professioni sanitarie, potrà in futuro ospitare nuove iniziative per gli studenti e dare ampio respiro alla città insieme a Palazzo Consolati, una volta avviati i lavori del complesso adiacente al nuovo ospedale”. Non si vive di sole strutture, e allora prosegue il Rettore: “Parallelamente allo sviluppo delle nostre infrastrutture, procediamo decisi nel qualificare l’o erta formativa per rispondere in modo concreto alle esigenze delle persone e del territorio. In questo senso, i prossimi mesi saranno cruciali per perfezionare il progetto del nuovo corso di laurea in Scienze della Formazione primaria e inviarlo al Ministero per l’approvazione definitiva. Dopo il grande investimento sulla Scuola di Medicina, gettare le basi per questo percorso rappresenta un passo fondamentale per il nostro Ateneo e un’opportunità straordinaria per la città di Rovereto, Una tappa che conferma la nostra identità di università capace di guardare al futuro partendo dai bisogni reali delle comunità che ci sostengono”.
• (M.D.T.D.)
• Virginia Revolti
L’edizione. 45mila presenze e 2,1 milioni di utenti online
CORSA ALL’ AI, CONFLITTI GEOPOLITICI E UN’ EUROPA IN CRISI: QUALI SPERANZE PER I GIOVANI?
Si è conclusa con successo la ventunesima edizione del Festival dell’Economia di Trento che in cinque giorni ha contato un pubblico di 45.000 persone presenti e 2,1 milioni di utenti unici che hanno seguito il festival digitalmente, online o on-demand. Tra conferenze, spettacoli, laboratori e panel la rassegna culturale ha contato oltre 350 eventi accogliendo più di 830 relatori. A fare da filo conduttore tra gli eventi, i giovani e le loro speranze nel futuro, in particolar modo nel mondo del lavoro. Uno sguardo particolarmente interessante sul futuro dei giovani, e più in generale di cittadini europei, è stato o erto da Romano Prodi e Paolo Gentiloni al panel “Europa: le speranze dei giovani”, tenutosi al Teatro Sociale di Trento il 22 maggio 2026.
I due relatori, entrambi ex presidenti del Consiglio dei ministri ed ex esponenti di vertice della Commissione europea, sono stati intervistati da quattro studenti – tre universitari e una liceale – che hanno posto quesiti sulle sfide del nostro tempo: dall’intelligenza artificiale al ruolo
dell’Europa in un contesto geopolitico instabile, dalla necessità dell’Unione Europea di emanciparsi dagli Stati Uniti all’importanza di formare nella cittadinanza un “senso civico europeo” che vada oltre ai confini dei singoli Stati membri.
Tra gli argomenti di maggior interesse, l’impatto che l’AI potrebbe avere sul futuro dei giovani e sull’eventuale necessità di regolamentare un processo che, oggigiorno, sembra che stia diventando sempre più incontrollabile. “Servono regole che si adattino continuamente al suo sviluppo” ha detto Gentiloni ricordando come l’Europa sia stata più volte accusata di “restare indietro sul tema rispetto all’America a causa dell’eccessiva propensione a volerla regolamentare. Ora però sono proprio gli Stati Uniti a volerlo fare”. Ha poi espresso la propria preoccupazione in quanto “il dominio americano e cinese su questa tecnologia, per noi europei, non sarà solo un problema economico ma anche di sovranità e controllo sul nostro futuro”. Prodi, poi, ha analizzato la
competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina riguardo allo sviluppo dell’AI. “Gli americani – ha spiegato – accusano i cinesi di raccogliere i dati, analizzarli e seguire i loro progressi, sostenendo così meno costi rispetto a loro. Questo, in realtà, è un vantaggio. Il vero problema è che l’Europa non ha preso parte a questa gara. La regolamentazione? Non può essere messa in pratica se non si ha la forza di partecipare”. I ministri hanno poi proseguito concordando sulla necessità dell’Unione Europea di emanciparsi dagli Stati Uniti e sulla necessità di incentivare un maggior senso di “fratellanza” tra le nazioni europee. “Bisogna ridare entusiasmo a chi crede nell’Europa, trattando temi in grado di toccare il cuore, come successe per il carbone e l’acciaio. Chiamiamo, ad esempio, la gente a votare sul tema dell’energia: questo interessa alla cittadinanza e farà tornare la voglia di sentirsi parte di una comunità europea” ha osservato Prodi. “Dobbiamo lavorare sulla nostra indipendenza” ha aggiunto Gentiloni
suggerendo, come possibile strumento, la democrazia diretta. “Bisognerebbe promuovere referendum su scelte fondamentali per i cittadini, come ad esempio l’AI e la difesa comune”. Entrambi hanno infine concordato sull’espressione dei cittadini europei in merito all’attuale situazione a Gaza e su come l’Europa, ancora oggi, non
abbia intrapreso azioni concrete per interrompere il conflitto. “Su questo tema, di certo, se i cittadini potessero votare darebbero un contributo fondamentale per cambiare la situazione” hanno concordato.
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Il rione. L’obiettivo è dare voce alle periferie e rendere e ettiva la partecipazione
LE NUOVE SFIDE DELLA CIRCOSCRIZIONE
CENTRO STORICO – PIEDICASTELLO
Un insieme di quartieri distribuiti su un vasto territorio che parte dal cuore del centro urbano e si estende fino alle aree periferiche della città, con caratteristiche tra loro molto diverse. Così Andrea La Malfa descrive la sua circoscrizione, Centro Storico – Piedicastello, guidata da lui nel ruolo di presidente. “Ogni rione ha delle esigenze a sé stanti” ha raccontato
alla redazione La Piazza, sottolineando la complessità di un territorio così articolato. “In un certo senso, si può dire che siamo organizzati quasi come un ‘piccolo comune’. Il nostro compito è quello di favorire la partecipazione e far emergere le richieste di tutti i cittadini”, cercando di dare voce anche alle realtà più piccole e meno visibili. Uno dei temi più sentiti all’interno della
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circoscrizione, in questo periodo, è quello relativo alla costruzione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio nell’area di Piedicastello, un progetto che ha suscitato un ampio dibattito tra residenti e istituzioni. “Noi ci siamo già espressi in modo contrario all’iniziativa, sia rispetto alla collocazione nel nostro territorio che rispetto allo strumento in generale” ha dichiarato con decisione La Malfa. “A chi crede che aprire questa struttura possa essere una soluzione al problema della sicurezza, voglio ricordare un dato: attualmente i Cpr in Italia sono occupati solo per metà. Questo significa che non c’è un’urgenza reale di costruirne altri. Inoltre, più della metà delle persone trattenute al loro interno viene poi rilasciata. Di conseguenza, gestendo un Cpr, introdurremmo nel nostro territorio persone nuove, anche provenienti da altre regioni, che poi andranno inserite nella nostra società e che, anche qualora avessero commesso dei reati, non saranno state rieducate all’interno di tali strutture. Ciò porterebbe inevitabilmente ad un peggioramento della vita degli abitanti del nostro quartiere”. Parallelamente, la circoscrizione porta avanti diverse iniziative per incoraggiare le comunità ad incontrarsi, anche sostenendo le associazioni attive nei quartieri della città e promuovendo momenti di socialità condivisa. Alla luce delle
di alcune zone del centro storico, ad esempio, la circoscrizione ha deciso di sostenere un percorso che coinvolge lo spazio di Santa Maria Maggiore. “Stiamo lavorando insieme a commercianti e associazioni con l’idea di organizzare delle attività per creare comunità e far vivere questo spazio, rendendolo più frequentato e quindi più sicuro. Crediamo che questo sia uno dei modi più e icaci per migliorare la vivibilità dei quartieri, a idandoci alle relazioni e convinti che ognuno di noi possa portare il proprio contributo”.
L’iniziativa è rivolta alle associazioni e ai commercianti, che possono proporre le
e fare una richiesta per ottenere il suo sostegno economico “per attività ordinaria” entro il 31 dicembre di ogni anno seguendo le modalità previste. L’iniziativa, eventualmente, andrà in porto l’anno successivo. In caso di proposte “straordinarie”, invece, è possibile presentare la domanda con sessanta giorni di anticipo. In quel caso la circoscrizione valuterà l’idea per contribuire economicamente o fornendo il materiale necessario alla realizzazione del progetto, sostenendo così concretamente le iniziative ritenute meritevoli.
“Erbe belle e selvatiche”, così Gardolo crea comunità con Patrizia Cecconi
Un incontro aperto a tutti, un’occasione per fare comunità e scoprire la bellezza e le funzioni delle erbe selvatiche assieme all’esperta Patrizia Cecconi. È questo il senso dell’iniziativa “Erbe belle e selvatiche” organizzata nel quartiere di Gardolo e promossa dall’omonima circoscrizione nella voce della vicepresidente Vittoria Di Mare. L’evento, consiste in una passeggiata di gruppo che parte da Piazza Libertà e arriva a Meano, presso l’Orto in Villa gestito dalla Pro loco Cà Comuna del Meanese. L’appuntamento è alle 9 del mattino. In caso di maltempo, l’evento si svolgerà in Sala Garibaldi Mosna, a Gardolo.
“Questo evento fa da apripista ad una serie di iniziative estive che si svolgeranno tra la metà di giugno e la fine di luglio organizzate dalle associazioni del territorio: elementi fondamentali e cuore pulsante della nostra comunità” ha annunciato Vittoria Di Mar sottolineando che Gardolo ospita “numerose associazioni che negli anni si sono confermate come il punto di partenza per la realizzazione delle attività sul territorio”. Tra i progetti annunciati, diversi laboratori, attività ludiche, tornei, proiezioni cinematografiche e momenti di socialità aperti a tutte le età. Per avere maggiori informazioni è possibile rivolgersi ai canali informativi della circoscrizione.
(V.R.)
• Virginia Revolti
QUARTIERI
Comunità. Il presidente Vilardi
ARGENTARIO ACCOGLIE L’ESTATE CON UN BOOM DI EVENTI TRA MUSICA, CULTURA E COMUNITÀ
Sarà un’estate ricca di eventi quella in arrivo per gli abitanti della circoscrizione Argentario. Ogni iniziativa, realizzata in sinergia tra circoscrizione, associazioni locali e cittadini, punterà a ra orzare il senso di comunità della popolazione e a valorizzare gli spazi e le associazioni locali. Ad annunciarlo alla redazione de La Piazza il presidente circoscrizionale Andrea Vilardi.
“Con questa consigliatura abbiamo notato un maggior coinvolgimento delle circoscrizioni in proposte provenienti dal Comune e successivamente discusse, implementate e riadattate alle realtà locali. Questo ha incentivato le singole circoscrizioni ad interagire, collaborare e condividere buone pratiche nella realizzazione dei progetti, migliorando insieme” ha spiegato Vilardi sottolineando come il lavoro svolto dalle singole comunità non sia più “isolato” ma “inserito in una dimensione cittadina”. Due gli eventi organizzati nel mese di maggio che hanno animato i quartieri festeggiando la bella stagione: la Festa del riuso, che si è svolta 23 maggio ed ha coinvolto cittadini di tutte le età, e l’iniziativa La città in gioco, rivolta alle famiglie e, in particolare, ai più piccoli. A questi si a iancano le iniziative dei comitati di quartiere, come ad esempio la Gincana di San Donà, tradizionalmente organizzata al termine dell’anno scolastico. “Sono tutte attività che contribuiscono a mantenere vivo il tessuto sociale” ha commentato. Tornando ai progetti “condivisi da più circoscrizioni” ha poi nominato l’iniziativa Assenza ed Essenza, promossa dal Comune di Trento in cinque quartieri di erenti e che punta alla rivalorizzazione dei cimiteri. “Noi lo abbiamo riadattato al cimitero di Cognola” ha spiegato Vilardi evidenziando come l’iniziativa dia valore “ad un luogo di culto non solo dal punto di vista storico, artistico e culturale, ma anche su un piano umano”. In che modo? Con un incontro durante il quale gli organizzatori hanno raccontato delle storie, accompagnate da un tributo musicale.
Un altro evento che animerà le piazze sarà il concerto Le parole che contano, voci che cantano, in programma per il 18 giugno a Villa De Nardis. “Dietro ogni iniziativa c’è il lavoro delle associazioni e dei volontari” ha riconosciuto Vilardi. “Noi come circoscrizione sosteniamo, per quanto possibile, le attività di volontariato: sia quelle strutturate che quelle organizzate in modo informale. In passato abbiamo anche promosso momenti di coordinamento tra associazioni per a rontare le di icoltà comuni, come ad esempio le tempistiche
della burocrazia. Inoltre, con iniziative come l’Argentario Day dedichiamo dei momenti alla cura del territorio aperte ai cittadini, anche non iscritti alle associazioni, a inché anche loro possano conoscere le loro attività”. Il vantaggio di questa iniziativa?
Per Vilardi sono molteplici: “Ra orzare il senso di comunità, contrastare l’isolamento sociale e disincentivare atti di vandalismo. Ovviamente per l’ultimo elemento sono importanti anche le attività di controllo e le sanzioni, ma la presenza e la partecipazione della cittadinanza restano due elementi fondamentali”.
• Virgina Revolti
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Bondone, comunità al centro tra grandi opere e iniziative
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Bondone è una circoscrizione ampia e variegata, ricca di quartieri diversi, ognuno dei quali ha esigenze specifiche. A fare da “comune denominatore” tra i rioni è la partecipazione dei cittadini ai progetti di quartieri, dalle grandi opere che coinvolgono anche il resto della città a quelle più vicine alla realtà locale. Questo è quanto emerge dal racconto di Dennis Daprà, presidente circoscrizionale, che dopo un anno di consigliatura ha presentato a LaPiazza un primo bilancio del mandato. “Le grandi opere, come la funivia che collegherà Trento e il Monte Bondone, sono un tema estremamente delicato. La popolazione ha partecipato attivamente agli incontri organizzati per presentare e confrontarsi sul progetto” ha spiegato Daprà citando ad esempio l’interesse verso la possibilità di progettare una fermata a Candriai, che inizialmente non era prevista. “È importante, in questi casi, parlare con chi vive il territorio che, improvvisamente, lo ritrova cambiato e lo percepisce inevitabilmente in modo diverso”.
Sul fronte della quotidianità, la circoscrizione supporta le attività delle associazioni locali, attive sul territorio anche per promuovere momenti di socialità. Uno degli eventi più attesi dell’estate, ad esempio, è l’iniziativa A spasso per le malghe del Bondone, che coinvolge una trentina di associazioni e consiste in una passeggiata aperta a tutti alla scoperta del territorio. Per partecipare è possibile informarsi sull’evento rivolgendosi alla circoscrizione o seguendo i canali informativi dell’ente.
Il gruppo della circoscrizione Argentario
Calcio. Il tecnico rinnova il proprio impegno sulla panchina e rilancia gli obiettivi del club
TABBIANI RESTA AL TRENTO: CONTINUITÀ
E AMBIZIONE PER IL FUTURO GIALLOBLÙ
“Sono felice e orgoglioso di poter continuare il mio percorso in questo Club”. Sono queste le parole utilizzate da mister Luca Tabbiani per annunciare, assieme alla società, la propria permanenza sulla panchina del Trento, quantomeno per un altro anno. Un sodalizio che continua, quindi, cavalcando le ali di un entusiasmo cresciuto via via sempre più nel corso delle ultime
due stagioni, dove il tecnico ligure ha saputo ritagliarsi un ruolo da assoluto protagonista alla guida della squadra gialloblù. La scelta, verosimilmente, più saggia e corretta, anche alla luce di un progetto che ha la necessità di trovare la propria prosecuzione su una linea comune, condivisa e duratura, per rendere realtà un sogno che nel capoluogo si sta facendo strada di anno
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in anno. “Ringrazio il Presidente Mauro Giacca e tutta la Società per la fiducia che continuano a dimostrarmi – ha poi continuato lo stesso Tabbiani in sede di presentazione – è un aspetto che per me ha un valore importante e che rappresenta uno stimolo ulteriore a dare il massimo. Trento, per me, è diventata una realtà speciale anche dal punto di vista umano: tra l’esperienza da calciatore e quella da allenatore, questo sarà il mio quarto anno in gialloblù. Sento un forte legame con questa città e con quest’ambiente. In questi anni abbiamo costruito un percorso di crescita e sono convinto che ci siano ancora margini per migliorare. Non vedo l’ora di ripartire insieme ai ragazzi con l’obiettivo di confermare quanto di buono fatto e provare poi ad alzare ulteriormente il livello”. Sono parole di chi ha i colori del Trento tatuati sulla pelle e per i quali è pronto a lottare ogni fine settimana. La città lo ha chiesto e lo chiede a gran voce, perché quel terzo posto sfumato sulla sirena non può e non deve rimanere un rimpianto a lungo. È appena finita una stagione importante, ma di tempo per guardarsi indietro non ce n’è molto: giusto qualche giorno di stop, dopodiché si è già pronti a programmare e pianificare il Trento che sarà nel campionato 2026/2027. Di
certezze ce ne sono ancora poche, sia tra chi sarà destinato a partire sia tra chi rimarrà, ma la cosa più importante, al momento, c’è ed è la base solida su cui poter costruire il proprio futuro: Luca Tabbiani rimane al Trento. Grandi applausi per una dirigenza che ha saputo svolgere un lavoro egregio nel
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Due anni di passione, ma anche di numeri e risultati. Il biennio targato Luca Tabbiani sulla panchina del tecnico non può assolutamente ridursi a mere considerazioni sul bel gioco, perché le statistiche sono dalla sua e vanno menzionate. Un progresso partito fin dal suo primo anno, con la settima posizione in classifica a certificare un posto nei playo : 57 punti, miglior risultato di sempre del Trento in Serie C, frutto di 47 gol fatti, mai così tanti prima, e 42 subiti. Eguagliato il record di risultati utili consecutivi, ben 17, e squadra costruita per fornire palloni alla stella indiscussa, Samuel Di Carmine, autore di 14 reti in stagione e grande trascinatore di un gruppo che si è dovuto fermare al cospetto dell’ostica Atalanta U23, nel primo turno della fase finale. Ma se il primo anno di Tabbiani sulla panchina del Trento è sembrato già sensazionale, il secondo lo è stato ancor di più: quinto posto finale, con il rimpianto di Feltre nell’ultimo turno, a quota 63 punti. Secondo miglior attacco del girone con 58 reti segnate e 42 subite. Vittoria al Menti contro la corazzata Vicenza e trionfo al Tombolato contro una delle favorite della vigilia, il Cittadella, per lo più in inferiorità numerica. Tutto questo senza menzionare gli elogi arrivati da tutte le parti per tessere le lodi della squadra di Tabbiani. L’epilogo amaro contro la Giana Erminio, nel primo turno playo , ha solo rimandato i sogni di gloria quantomeno al prossimo anno, nel quale vedremo se questi numeri sapranno rispecchiare la crescita che ha caratterizzato il Trento nella sua esperienza in Serie C.
confermare il tecnico e che ha voluto fortemente anche il rinnovo del direttore sportivo Moreno Zocchi, rimasto spesso nell’ombra, come i migliori registi nella creazione di un film da antologia.
• Nicolò Bortolotti
Luca Tabbiani
Basket. La Dolomiti Energia riparte dal tecnico ex Treviso per il dopo Cancellieri
TRENTO, ECCO ROSSI: “MI PIACE UNA PALLACANESTRO AGGRESSIVA, MI HA CONVINTO IL BRAND AQUILA”
Terminata la stagione 2025/26, Per la Dolomiti Energia Trentino è già tempo di voltare pagina. Salutato coach Massimo Cancellieri, il club bianconero ha a idato la guida tecnica ad Alessandro Rossi. Con la presentazione u iciale del coach napoletano ha preso forma il primo capitolo della stagione 2026/27 dell’Aquila Basket.
“Fin da subito abbiamo individuato in Alessandro il profilo ideale per raccogliere l’eredità lasciata da Massimo Cancellieri e proseguire il percorso intrapreso dalla nostra società”, ha spiegato il presidente dell’Aquila Basket Luigi Longhi. “Abbiamo riconosciuto in lui la figura giusta per dare continuità al nostro progetto e per permetterci di continuare ad essere protagonisti della pallacanestro italiana ed europea”.
Una visione condivisa anche dal direttore sportivo Rudy Gaddo, che ha sottolineato come la scelta di Rossi, riconosciuto per la sua grande abilità nel lavorare con i giovani, sia stata quasi naturale per una società che ha fatto dello sviluppo
dei giovani e della valorizzazione del talento uno dei propri segni distintivi. “Lo sviluppo dei giocatori fa parte del suo DNA da allenatore”, ha evidenziato il ds bianconero. “Ha costruito la sua carriera partendo dal basso e si è guadagnato ogni cosa ottenuta, a ermandosi a ogni livello grazie al lavoro, alla competenza e ai risultati ottenuti sul campo. Proprio per questo credo possa essere la figura adatta per accompagnarci nel nostro percorso”.
Rossi, dal canto suo, non si è sottratto alle responsabilità che accompagnano l’approdo sulla panchina trentina. Anzi, ha mostrato fin dalle prime parole grande consapevolezza del contesto nel quale si inserisce: “Non posso che ringraziare il club per la grande opportunità che mi viene data. Opportunità che intendo assumermi con grande senso di responsabilità visto quello che dovrò rappresentare. Credo che Aquila Basket abbia ormai costruito un’identità molto riconoscibile all’interno del basket italiano. Quando si parla di Trento, si associa immediatamente il
club a un modello preciso, a una filosofia chiara e a una forte coerenza tecnica”. Campione d’Europa in carica con la Nazionale U20 nella scorsa estate, Rossi arriva a Trento dopo una parentesi sfortunata in quel di Treviso. “Il mondo della pallacanestro è molto strano, si passa dal vincere una medaglia d’oro a situazioni di di icoltà come è stata quella di Treviso. Ovviamente bisogna sempre mantenere
potrà contare sulle conferme del gruppo italiano, con il neo arrivato Bertini che dovrebbe prendere il posto di Jakimovski. “Ripartire da un nucleo di italiani consolidato credo sia molto importante. Credo che un allenatore debba essere bravo a costruire un sistema coerente
L’UNDER 17 DELL’ AQUILA SECONDA ALLE FINALI NAZIONALI
Altro grande percorso per l’Academy trentina, che si arrende solo in finale all’Olimpia Milano. Il sogno del secondo scudetto consecutivo si ferma all’ultimo atto. L’Aquila Basket Under 17 cade nella finale nazionale contro l’Olimpia Milano, che ad Agropoli si impone 73-60 conquistando il titolo tricolore. Per i ragazzi di coach Manuel Bertoni resta la delusione per una partita rimasta in equilibrio soltanto nella prima metà. Dopo un avvio contratto, Trento aveva reagito, alternandosi al
comando con i lombardi fino a metà del secondo quarto. Poi però Milano ha cambiato ritmo trovando il parziale decisivo che ha indirizzato la sfida. Trento ha provato a rientrare con Dalla Bernardina e Bayo, ma senza riuscire a ricucire completamente il divario. Ha pesato anche l’assenza per infortunio di Mario Marchetti, uno dei punti di riferimento della formazione bianconera durante la stagione. Nonostante la sconfitta, resta comunque il valore del percorso compiuto dall’Academy trentina,
con le caratteristiche dei giocatori a disposizione. In linea generale mi piace una pallacanestro aggressiva su entrambi i lati del campo, in difesa e in attacco. Vorrei una squadra capace di giocare con intensità, ritmo e modernità, esprimendo un basket rapido, dinamico e aggressivo”.
• Luca Dapic
protagonista di un’altra annata ai vertici del basket giovanile italiano. “C’è rammarico per il risultato – ha commentato il capitano Alessandro Alba – ma siamo consapevoli della crescita fatta durante la stagione”.
Per l’Aquila Basket arriva una soddisfazione anche dal punto di vista individuale: Samuele Pasquazi è infatti stato inserito nel miglior quintetto della manifestazione.
• (L.D.)
@Acquila Basket
Coach Alessandro Rossi, @Daniele Montigiani di Aquila Basket
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BAR
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Petali mancati, vitelli risparmiati e paltegane in agguato: la Tonca non corretta dei protagonisti della politica trentina che si sono fatti notare
Amici de la Piazza quest’anno “la Tonca” non politicamente corretta ve la offro io. Basta girarci in giro con battutine e situazioni banali che non danno fastidio a nessuno e non rispecchiano il vero sentimento del popolo delle androne e dei bar “de noialtri”. Del resto, la nostra classe politica ci regala ogni giorno degli spunti interessanti degni di essere fissati nell’immaginario colletivo e diventare motivo per assurgere al ruolo di “toncati”. Partiamo subito dal primo cittadino del capoluogo, e non poteva essere altrimenti, il nostro Franceschiello Ianeselli che in piena ansia da prestazione per le provinciali del ‘28 si è tesserato di corsa al Pd. Franceschiello pensava di essere accolto tra petali di rosa e tappetti (rossi) stesi, l’orchestra Haydn come sottofondo e Lorenzo ex principe Dellai che, in Piazza Dante, sgozzava il vitello grasso come segno propiziatorio e di benedizione per la nuova avventura. Niente di tutto questo è avvenuto: tutto è rimasto solo nei sogni del modestissimo ego del nostro Francisco. Niente fi ori, niente orchestra e neanche il vitello, ma proprio nient, nanca en toc den pan e luganega, nanca ‘na scorza de formai dur...il nulla cosmico. Mezzo Pd
è saltato sulle barricate e l’altro mezzo ha mostrato un pochino, ma proprio poco eh, di fastidio e di mal celato timore che la sua scelta potesse in qualche misura far ombra alla loro vanagloria e alle loro ambizioni.
Il Consigliere provinciale (quasi Senatore) Alessio Manica la prende larga: “bene Ianeselli nel Pd, cominci ad attaccare i manifesti, distribuire volantini e leggere almeno una volta il Capitale di Carletto Marx così nel 2043 se ne potrà discutere”. Santa Maria Chiara Franzoia con fare gentile fa sapere che: “ottimo l’ingresso di Franchino nel Pd, ma per il 2028 bisogna puntare su una donna, possibilmente cattolica che conosca le valli e possa piacere a giovani, vecchi e potenziali elettori frequentanti attualmente l’asilo nido… meglio esser lungimiranti e investire sulle nuove generazioni”! L’ex principe Lorenzo dichiara sibillino che “proseguendo su questa strada, al centrosinistra servirà il capo dell’opposizione più che il candidato Presidente”. Un successone, insomma, per il nostro Franceschiello che sperava di entrare sulla scena della politica provinciale con tutti gli onori della cronaca ed invece è finito con uno scivolone che lo ha portato dritto dritto senza passare dal via “zo
nde l’adesot, en mez ale paltegane”.
Quindi: Giannizzeri, tonca per el Franco! Proprio in quel momento sulle “roste de l’Ades” stava riemergendo la consigliera Eleonora Angeli, che non sapendo più che pesci pigliare, reduce da un bagnetto rinfrescante per provare a schiarirsi le idee sul suo futuro politico, rimuginava sul da farsi. La povera Eleonora, dopo aver sbattuto la porta in faccia all’assessore Achille Spinelli aveva annunciato in una sala della Cooperazione traboccante di entusiasmo (147 persone) la nascita di un movimento più ampio, che sappia raccogliere le istanze di tutto il Trentino, insomma una vera Margherita 8.0, un movimento degno del suo grande passato politico e di quello della sua illustre famiglia, altro che la listarella del Presidente. In attesa del fantomatico movimento, però, la stratega Eleonora si è accasata nel… Gruppo misto. Quindi: Giannizzeri, tonca per la Angeli! Tornando all’assessore Spinelli… toncato senza appello: i trentini aspettano sin dall’inizio della sua calata nell’agone politico un colpo di reni, un cenno di vita propria, un moto d’orgoglio, o almeno un “colp de forbes” capace di tagliare il cordone ombelicale da papà Maurizio, tut-
to teso a lanciarlo come suo successore alla guida della Provincia. Il timore di Achille “piè veloce “è quello che il lancio sia troppo forte e di ritrovarsi assieme a Franceschiello impantanato “zo nde l’Adesot”.
A proposito di candidati Presidente in pectore, non può mancare Mattia Gottardi (va che l’e’ furbo chel lì) impegnatissimo nelle prove per il futuro ruolo . Gottardi la prende larga e inizia la rincorsa dal Cile, dove uffi cialmente doveva celebrare l’anniversario della migrazione trentina, ma in realtà la trasferta è diventata occasione per fare le prove tecniche di campo largo alla trentina, o meglio “camp trentin”, con i due novelli saltafossi Walter “zidios” Kaswalder e Michele “brasa squerta” Malfer. Quindi: Giannizzeri tonca per quel furbastro de Gottardi! Finita la tonca – lo spazio è tiranno – propongo una menzione particolare alla nostra affezionatissima Francy prezzemolina Gerosa: a lei va il “Canederlo d’Oro” per esser riuscita - per ora – a non farsi togliere ulteriori deleghe rispetto alle sue competenze.
• Giorgio Gazér
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Economia. Il vicepresidente traccia il quadro economico del territorio
SPINELLI: “IL TRENTINO TIENE, MA L’INCERTEZZA RALLENTA GLI INVESTIMENTI”
Il Trentino continua a mostrare un’economia solida, con occupazione alta e disoccupazione tra le più basse d’Italia, ma il clima internazionale e le tensioni economiche globali stanno rallentando la fiducia delle imprese e la loro capacità di investire. È l’analisi del vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, Achille Spinelli, che traccia un quadro fatto di stabilità, ma anche di prudenza, tra caro energia, innovazione e prospettive di sviluppo. “Lo stato di salute del nostro sistema produttivo continua ad essere buono – spiega – anche se esistono elementi di preoccupazione che riguardano le tensioni geopolitiche, le guerre, i costi energetici e i cambiamenti delle catene del valore internazionali”. Secondo Spinelli il Trentino non è immune dalle di icoltà globali, ma può contare sull’autonomia provinciale e su una struttura pubblica che negli anni ha dimostrato capacità di intervento. “Durante il Covid – ricorda – la Provincia ha saputo sostenere economia, lavoro e aspetti sociali, cercando di garantire stabilità e prospettive”. La parola che domina il momento economico, secondo il vicepresidente, è però “incertezza”. Una sensazione che coinvolge imprese e famiglie e che sta frenando soprattutto gli investimenti. “Nelle fasi di incertezza – osserva – quello che subisce il contraccolpo più forte sono proprio i piani di sviluppo e crescita delle aziende”.
Inflazione, aumento dei costi dell’energia e maggiore di icoltà nell’accesso al credito stanno infatti inducendo molte imprese ad assumere atteggiamenti prudenti. “Le aziende non sono necessariamente in crisi – precisa – ma vivono una fase di attesa”. Per Spinelli il problema non è l’assenza di risorse. “Il risparmio privato esiste ed è elevato, ma resta fermo. Per questo dobbiamo riuscire a creare strumenti che incentivino nuovi investimenti”.
La Provincia autonoma sta lavorando proprio in questa direzione, con misure dedicate in particolare ai settori maggiormente colpiti dal caro energia. “L’obiettivo – spiega – è mettere rapidamente a terra iniziative capaci di stimolare investimenti e competitività”. Un ragionamento che si lega anche alla necessità di regole europee più flessibili sugli aiuti di Stato. “Con margini più ampi – sottolinea – si potrebbero sostenere maggiormente le imprese che hanno capacità di crescita e possono trainare il sistema”.
Accanto alle difficoltà del presente, Spinelli rivendica però con forza i risultati ottenuti dal Trentino sul fronte dell’innovazione. “Nel 2025 siamo diventati il primo territorio italiano per impatto delle politiche di ricerca e sviluppo”, ricorda, citando il riconoscimento attribuito dalla Commissione europea. Un risultato costruito attraverso oltre 400 milioni di euro investiti ogni
De amministrativo. “Rimango orgogliosamente un tecnico – dice – ma credo che la politica abbia
bisogno soprattutto di competenza, capacità di
Un’esperienza che gli ha fatto comprendere anche la complessità della macchina pubblica. “Quando si entra nell’amministrazione – conclude – si scopre che esistono vincoli e ostacoli che non sempre permettono di realizzare tutto come immaginato. Ma la politica resta nobile quando riesce a guardare al futuro e a creare opportunità
• Valeria Marcato
OLIMPIADI, AL VIA LA RENDICONTAZIONE DEI CONTRIBUTI: OLTRE 58 MILIONI ALLE IMPRESE TRENTINE
al 27 aprile scorso è stata aperta la fase di rendicontazione delle spese per le iniziative finanziate attraverso il Terzo Bando Qualità – Bando Olimpiadi, lo strumento con cui la Provincia autonoma di Trento ha sostenuto gli investimenti delle imprese in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali del 2026.
L’intervento era stato pensato per accompagnare il sistema economico trentino in un percorso di crescita e qualificazione dell’o erta, coinvolgendo in particolare i settori della ricettività, del commercio e dei servizi. Il termine
per completare gli interventi finanziati è stato fissato al 31 dicembre 2027, mentre la rendicontazione delle spese dovrà essere presentata entro il 30 giugno 2028.
L’assessore provinciale Roberto Failoni aveva sottolineato come l’iniziativa fosse nata con l’obiettivo di sostenere concretamente le imprese del territorio, favorendo investimenti capaci di migliorare la qualità dei servizi, l’accoglienza e la competitività complessiva del Trentino. Un percorso avviato in occasione dell’appuntamento olimpico ma destinato a produrre benefici duraturi
anche negli anni successivi. I numeri confermano la portata dell’intervento. Alla data dell’apertura della rendicontazione risultavano istruite tutte le 1.078 domande presentate dagli operatori economici dei comparti interessati. Circa 800 posizioni avevano ottenuto un contributo, per un valore complessivo di oltre 58,3 milioni di euro. Le pratiche rimanenti erano in fase di completamento, anche attraverso le integrazioni richieste agli interessati.
Achille Spinelli
PROVINCIA
Il servizio. Già oltre 7mila sottoscrizioni per l’abbonamento da 20 euro su bus e treni
TRASPORTI, BOOM DI ADESIONI AL PASS ESTIVO VOLUTO DA GOTTARDI
Ha superato quota 7mila adesioni in poche settimane il nuovo abbonamento estivo per il trasporto pubblico trentino, una delle principali novità introdotte dalla Provincia autonoma di Trento attraverso l’assessorato ai trasporti guidato da Mattia Gottardi. Un risultato che conferma il forte interesse dei cittadini verso una misura pensata per rendere più conveniente l’utilizzo di autobus e treni durante i mesi estivi. L’iniziativa consente di viaggiare dal 1° giugno al 31 agosto su tutta la rete del trasporto pubblico provinciale, compresi autobus urbani ed extraurbani, treni del servizio ferroviario provinciale e la funivia Trento-Sardagna, con una spesa complessiva di appena 20 euro. Un costo particolarmente contenuto che rappresenta un’opportunità concreta per pendolari, lavoratori, studenti e
famiglie. L’adesione è stata favorita anche dalla semplicità del sistema. Per chi possiede già la smart card nominativa del trasporto pubblico trentino, infatti, l’attivazione dell’abbonamento è immediata e può essere e ettuata senza particolari procedure. Una scelta che ha permesso
di accelerare le sottoscrizioni e di rendere il servizio subito operativo. I numeri registrati nelle prime settimane evidenziano come la proposta abbia intercettato un’esigenza reale del territorio. In particolare, l’iniziativa viene accolta positivamente da chi utilizza quotidianamente autobus
e treni per raggiungere il luogo di lavoro. Molti utenti sottolineano il significativo risparmio rispetto alle tariffe tradizionali e la possibilità di ridurre l’utilizzo dell’automobile privata, con benefici sia economici sia ambientali. Non manca poi l’apprezzamento delle famiglie, che vedono nell’abbonamento una misura capace di incidere concretamente sul bilancio domestico durante il periodo estivo. Per molti cittadini il nuovo pass rappresenta infatti un incentivo a modificare le proprie abitudini di spostamento, scegliendo con maggiore frequenza il trasporto pubblico. Il successo dell’iniziativa ha però fatto emergere anche una criticità legata ai tempi necessari per il rilascio delle nuove smart card richieste dagli utenti che ne sono sprovvisti. Proprio per evitare che una parte dei cittadini possa
usufruire dell’abbonamento per un periodo ridotto rispetto ai tre mesi previsti, l’assessore Gottardi sta valutando la possibilità di prorogarne la validità oltre la scadenza del 31 agosto. L’obiettivo è garantire a tutti gli utenti le stesse opportunità di utilizzo del servizio, compensando eventuali ritardi dovuti all’elevato numero di domande. Il traguardo delle oltre 7mila richieste rappresenta dunque un importante segnale di fiducia verso una misura fortemente sostenuta dall’assessore. Un risultato che ra orza la strategia provinciale orientata a rendere il trasporto pubblico sempre più accessibile, conveniente e competitivo rispetto all’uso del mezzo privato, favorendo al tempo stesso una mobilità più sostenibile per l’intero territorio trentino.
• Valeria Marcato
SCUOLA E ARTIGIANATO INSIEME NELLA MOSTRA “PUNTI DI VISTA” A PALAZZO ROCCABRUNA
Tradizione artigiana, creatività giovanile e nuove tecnologie si sono incontrate nella mostra “Punti di vista”, allestita a Palazzo Roccabruna e nata dalla collaborazione tra il mondo della scuola e quello delle imprese artigiane trentine. L’iniziativa ha rappresentato il risultato di un percorso formativo che ha coinvolto studenti, insegnanti, professionisti della fotografia e aziende del territorio, con l’obiettivo di raccontare l’artigianato contemporaneo attraverso linguaggi innovativi e strumenti digitali, compresa l’intelligenza artificiale. All’inaugurazione sono intervenuti l’assessore provinciale all’artigia-
nato Roberto Failoni, il presidente dell’Associazione Artigiani Andrea De Zordo e il maestro artigiano fotografo Corrado Poli, ideatore del progetto. Failoni ha evidenziato il valore dell’esperienza come occasione di incontro tra scuola e imprese, sottolineando l’importanza di avvicinare i giovani a un settore ricco di competenze, tradizione e opportunità professionali. Ha inoltre ricordato il ruolo degli artigiani della fotografia, protagonisti di un mestiere che coniuga tecnica, creatività e capacità di interpretare la realtà. Il progetto ha coinvolto circa 70 studenti provenienti dall’Istituto Pavoniano Artigianelli, dal
Sacro Cuore, dal Liceo delle Arti di Trento, dall’Arcivescovile e dall’Upt di Tione. Fondamentale è stata la collaborazione di otto imprese ar-
tigiane storiche del territorio, che hanno aperto le proprie sedi agli studenti mettendo a disposizione spazi, materiali e simboli identitari.
A documentare il lavoro delle aziende sono stati dieci fotografi professionisti, che attraverso le loro immagini hanno raccontato il valore umano, culturale e produttivo dell’artigianato. Gli studenti, invece, hanno sviluppato elaborati originali dedicati al rapporto tra uomo e tecnologia, reinterpretando loghi aziendali e realizzando manifesti creativi capaci di mettere in dialogo innovazione e tradizione. Un percorso che ha permesso di osservare il mondo del lavoro da prospettive nuove, favorendo il confronto tra generazioni e competenze diverse.
• (P.B.)
CARO ENERGIA: INCENTIVI ALLE IMPRESE PER PROGETTI ENERGETICI E SOSTENIBILI
La Provincia di Trento mette a disposizione delle aziende 10 milioni di euro per sostenere progetti volti all’autonomia energetica e alla riduzione dei costi. L’iniziativa, che rientra nel Piano Energia e Sviluppo, o re contributi a fondo perduto fino al 40% per investimenti in impianti fotovoltaici, riqualificazione energetica degli edifici, acquisto di veicoli aziendali a basso impatto ambientale e altre soluzioni sostenibili.
L’obiettivo dell’iniziativa è duplice: ridurre i consumi energetici e accompagnare le imprese verso una transizione
sostenibile, con particolare attenzione ai settori industriali, artigianali e dei servizi. Il sostegno è destinato sia a piccole che a medie imprese, con spese ammissibili comprese tra 25.000 e 500.000 euro.
Per beneficiare degli incentivi, i progetti devono garantire un miglioramento dell’e icienza energetica e ridurre l’impatto dei consumi di energia primaria, con un risparmio minimo annuo stimato del 2%. Tra le spese ammissibili rientrano materiali, installazioni e consulenze professionali necessarie alla realizzazione dei progetti.
I contributi saranno erogati secondo criteri di premialità: un incremento del 10% per interventi che riducono i costi energetici aziendali oltre il 30%, e un +5% per investimenti conformi a certificazioni C.A.C.E.R. e standard ESG/SRI. Le domande dovranno essere presentate tramite l’APAE entro i termini stabiliti, accompagnate dalla documentazione tecnica richiesta. • (R.T.)
Marchiori rilancia la sfida della casa tra città, turismo e montagne spopolate
In Trentino l’emergenza abitativa non riguarda più soltanto le grandi città, ma coinvolge ormai l’intero territorio provinciale, dalle località turistiche alle aree montane più periferiche. A tracciare il quadro è l’assessore provinciale Simone Marchiori, che descrive una situazione “composita”, caratterizzata da problemi di erenti ma strettamente collegati tra loro.
“Nei grandi centri urbani – spiega – i prezzi sono ormai schizzati alle stelle e manca disponibilità sia di immobili in a itto sia di abitazioni da acquistare”. Una dinamica che interessa anche le località turistiche, aggravata però dal fenomeno degli a itti brevi che, secondo Marchiori, contribuisce a “desertificare i centri abitati” e a spingere molte famiglie verso zone meno richieste. A questo si aggiunge la questione delle aree montane soggette a spopolamento: qui il costo degli immobili è inferiore, ma pesano la distanza dai servizi e gli alti costi di ristrutturazione.
Per a rontare il problema la Provincia sta cercando di mettere in campo una strategia su più fronti. L’obiettivo è alleg-
gerire la pressione abitativa sui centri urbani, incentivando al tempo stesso la permanenza e il trasferimento nelle vallate meno centrali. “Abbiamo ancora servizi di prossimità di usi sul territorio – sottolinea l’assessore – e questo ci permette di rendere attrattive anche località più periferiche”. Tra le misure avviate c’è l’housing sociale,
già sperimentato in Trentino con centinaia di alloggi realizzati lungo l’asta dell’Adige e nell’Alto Garda. Ora la sfida è estendere questi progetti all’intero territorio provinciale, comprese le aree turistiche e le comunità montane più fragili. Parallelamente la Provincia punta a rimettere sul mercato gli appartamenti sfitti e a rilanciare il ruolo
delle cooperative edilizie. Un altro nodo centrale riguarda gli alloggi pubblici gestiti da Itea. “All’inizio del mandato – ricorda Marchiori – ci siamo trovati con circa 1.200 appartamenti non assegnati perché da recuperare”. Negli ultimi mesi la situazione ha iniziato a migliorare grazie a un’accelerazione nelle ristrutturazioni e nel reinserimento degli immobili nel circuito abitativo. “Nel 2026 dovremmo scendere sotto quota mille”, a erma.
L’assessore insiste anche sulla necessità di un cambiamento culturale nel modo di concepire la casa pubblica. “Non può più essere vista come un alloggio assegnato per tutta la vita. Deve diventare uno strumento temporaneo di sostegno per chi attraversa un momento di di icoltà”.
Secondo Marchiori una maggiore rotazione consentirebbe di aiutare più famiglie e di ridurre anche le ine icienze legate agli appartamenti troppo grandi occupati da nuclei ormai ridotti.
Tra le iniziative più innovative spicca il progetto di co-living, sperimentato in località come Luserna e Canal San Bovo.
Autonomia, giovani e identità: la visione politica di Marchiori
L’assessore provinciale Simone Marchiori a ronta anche il tema dell’autonomia trentina, di cui ha la delega in Giunta e che rappresenta uno dei pilastri storici del Partito Autonomista Trentino Tirolese, di cui è segretario politico.
Secondo Marchiori il rischio più grande oggi è che il valore dell’autonomia venga dato per scontato, non soltanto dai giovani ma dall’intera comunità trentina. “Troppo spesso – osserva – si pensa che l’autonomia coincida solo con le risorse economiche, ma il vero concetto è quello dell’autogoverno”. Per l’assessore la specialità del Trentino non si misura soltanto nei fondi a disposizione della Provincia, ma soprattutto nella
capacità di decidere autonomamente ciò che è meglio per il territorio.
Marchiori respinge anche l’idea che i giovani siano disinteressati alla politica e all’identità autonomista. Porta come esempio le ultime elezioni comunali, dove un terzo dei candidati e degli eletti aveva meno di trent’anni. “C’è ancora attaccamento al territorio –spiega – ma bisogna trasmettere meglio il significato profondo dell’autonomia”.
Nel ragionamento dell’assessore emerge una visione molto legata alla storia e alla cultura delle comunità alpine. L’autogoverno, sostiene, nasce dalla montagna e dalla necessità storica delle popolazioni locali di
Qui appartamenti pubblici inutilizzati sono stati messi a disposizione di famiglie provenienti da fuori provincia, interessate a trasferirsi in contesti montani e più vicini alla natura. Il progetto ha registrato numeri importanti: decine di domande per pochi alloggi disponibili e, soprattutto, risultati concreti nel medio periodo.
“Le famiglie sono rimaste sul territorio –evidenzia Marchiori – e si sono integrate nelle comunità locali”. I nuovi residenti hanno contribuito a mantenere aperti servizi, scuole e spazi pubblici, partecipando anche ad attività di volontariato e associazionismo. A Canal San Bovo è nata persino una cooperativa di comunità che coinvolge abitanti storici e nuovi arrivati. Per l’assessore la risposta all’emergenza casa non può limitarsi a un solo intervento. “Serve un ventaglio di misure – conclude –perché il problema abitativo si risolve solo mantenendo vive le comunità, rendendo attrattive le valli e costruendo un equilibrio nuovo tra città e territorio”.
organizzarsi autonomamente per sopravvivere. “In montagna – a erma – non potevano esistere modelli come il latifondo o la servitù della gleba. Qui le comunità hanno sempre dovuto contare sulle proprie forze”. Un modello che Marchiori collega direttamente anche alla rete del volontariato trentino, dai vigili del fuoco volontari alle associazioni locali, considerate l’espressione concreta di una comunità che si mette a disposizione degli altri. Un concetto che, nella visione autonomista del PATT, di cui Marchiori è segretario provinciale, rimane centrale anche per a rontare le sfide future del Trentino. ”.
• (V.M.)
• Valeria Marcato
Simone Marchiori
L’intervista. La deputata del Pd critica le scelte della Provincia
AUTONOMIA, IMMIGRAZIONE E OLIMPIADI: L’AFFONDO DI FERRARI SULLA GIUNTA FUGATTI
Sara Ferrari, originaria e residente a Trento, è deputata per il Partito Democratico. Nell’intervista affrontiamo con lei alcuni punti di attualità per il territorio trentino.
Riforma Statuto di Autonomia: quali vantaggi porta? Ad esempio, su commercio e questione carnivori cosa dire? L’Autonomia potrebbe fare meglio sul fronte coesistenza, informazione, prevenzione sulla fauna?
“Non è una vera riforma, non è il “terzo statuto”, non c’è la famosa “intesa”, che avrebbe dovuto consentire modifiche solo in accordo con Regione e Province. ll Presidente Fugatti da una narrazione entusiasta ma ha portato a casa meno di quel che racconta. Si rafforzano competenze già presenti. Sul commercio c’è stato un passo avanti riconoscendo competenza primaria ma restano limiti da norme europee e italiane su libertà d’impresa e concorrenza: le aperture delle attività commerciali potranno essere decise dalla PAT solo a determinate condizioni. Anche sulla gestione grandi carnivori ce la raccontano un po’. In realtà è stata inserita una competenza gestionale che la provincia esercitava già: il presidente poteva già fare ordinanze. Vigono sempre i trattati internazionali ed europei di tutela ambientale, che rimane principio statale. L’autonomia può
sicuramente mettere meglio in campo strumenti di convivenza sostenibile”.
Cpr e immigrazione: come si potrebbe giocare la carta dell’autonomia?
“Non posso pensare che il Trentino, per anni modello positivo d‘ integrazione, accetti un luogo di negazione dei diritti umani, gestito dallo Stato, che non è soluzione a problemi di sicurezza urbana. Il presidente Fugatti dice che il cpr andrà a iancato a “progetti di accoglienza e integrazione per chi rispetta le regole”. Due bugie in una: nei cpr finiscono anche persone che non hanno violato regole, magari hanno solo avuto un rifiuto all’asilo; ed è lui che ha cancellato corsi di italiano, assistenza sanitaria, inserimento lavorativo, concentrando le persone nel ghetto della Fersina, riducendo l’accoglienza, buttando persone in strada. Pensa di risolvere chiudendo 25 persone in detenzione amministrativa?
Così si usa male l’autonomia, non si fa il bene della comunità”.
Buco da 300 milioni post Olimpiadi: che dire?
“Ci si augura un vantaggio per il turismo e visibilità internazionale ma al momento grava un impatto pesante sulla collettività trentina. La Provincia è costretta a sottrarre risorse pubbliche per circa 20 milioni di euro per contribuire a ripianare il debito della Fondazione Milano-Cortina. Negli
ultimi due anni in parlamento abbiamo denunciato la pessima gestione dell’ operazione”.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di un “Patto con i sindaci” (declinato tutto sulla sicurezza): che rapporto serve fra governo centrale e amministrazioni locali?
“Il patto tra Stato e Sindaci dovrebbe garantire il finanziamento dei servizi pubblici, che invece è stato progressivamente ridotto dal governo Meloni. Anche sul fronte sicurezza urbana, il governo si limita a fare propaganda della paura e leggi che aumentano reati e fronte punitivo, ma nulla per la prevenzione, non avendo previsto nemmeno la copertura del personale necessario”.
Dolomiti Energia e gestione idroelettrico da una parte, società partecipate dall’altra: dalla Val d’Aosta arriva un metodo diverso dalla quotazione in borsa: cosa ne pensa e come usare bene l’autonomia su questi dossier? Cosa pensa inoltre del referendum comunale sulla quotazione, proposto da Onda e altri soggetti politici cittadini?
“La quotazione non c’entra con l’autonomia, è solo uno strumento di impresa. La Valle d’Aosta sta cercando di costituire una società totalmente pubblica che operi sul mercato. Noi ce l’abbiamo già, ed pubblica per il 68 %. Veneto, Friuli Venezia
Giulia e Lombardia stanno cercando di andare verso il controllo pubblico della gestione dell’idroelettrico. La cosa più importante è individuare il modello che garantisca il maggiore controllo pubblico dell’utilizzo dell’acqua. La provincia ha questa competenza dal 1999 e dobbiamo preoccuparci che continui a esercitare il controllo pubblico sui vari utilizzi dell’acqua. Non credo proprio che l’investimento privato e l’aumento di partecipazione privata all’interno di uno
CILE, IL TRENTINO RAFFORZA IL LEGAME CON LE COMUNITÀ ALL’ESTERO
Settantacinque anni dopo l’arrivo delle prime famiglie trentine sulle coste del Cile, il Trentino ha rinnovato il proprio legame con le comunità emigrate attraverso una missione istituzionale culminata a La Serena con la Conferenza mondiale dei Consultori trentini. Un appuntamento che ha riunito rappresentanti delle comunità provenienti da Argentina, Brasile, Cile, Uruguay, Paraguay e Stati Uniti, o rendo l’occasione per riflettere sul futuro dei rapporti tra la Provincia autonoma di Trento e una diaspora che conta quasi due milioni di discendenti. Al centro dell’incontro, ospitato nella Scuola Italiana “Alcide De Gasperi” fondata dalla comunità trentina locale, il tema del ricambio generazionale e della partecipazione dei giovani alla vita delle associazioni e dei consultori. La conferenza ha a rontato anche il percorso di aggiornamento degli organismi di rappresentanza delle comunità trentine nel mondo, con l’obiettivo di renderli sempre più e icaci nel mantenere vivi i rapporti culturali, sociali ed economici con il territorio d’origine.
La delegazione trentina guidata dall’assessore
Mattia Gottardi, accompagnato dai consiglieri
Walter Kaswalder e Michele Malfer, ha incontrato numerose famiglie di origine trentina, partecipando alle celebrazioni per il 75esimo
anniversario dell’emigrazione trentina in Cile. Un percorso che ha riportato le istituzioni nei luoghi dove, a partire dagli anni Cinquanta, centinaia di famiglie lasciarono le valli trentine per costruire una nuova vita oltreoceano.
schema di quotazione di mercato abbia come interesse finale la tutela dell’ambiente e il benessere di tutta la comunità trentina nei diversi usi dell’acqua, quanto invece necessariamente la massima resa economica. Sul referendum mi pare che la popolazione si sia già espressa 2 volte per il riconoscimento dell’acqua come bene pubblico e collettivo dunque non ho dubbi che lo farebbe un’altra volta”.
• Maddalena Di Tolla Deflorian
Nel corso degli incontri è stato sottolineato il valore delle comunità trentine all’estero come patrimonio umano e culturale capace di mantenere vivo il senso di appartenenza alle proprie radici. Particolare attenzione è stata dedicata ai giovani discendenti, considerati protagonisti della nuova fase di collaborazione internazionale che punta a ra orzare gli scambi culturali, formativi ed economici tra il Trentino e le realtà nate dall’emigrazione. La missione ha confermato come il fenomeno migratorio trentino non appartenga soltanto alla memoria storica, ma rappresenti ancora oggi una rete di relazioni viva e dinamica. Un ponte tra continenti che continua a generare opportunità, mantenendo saldo il legame tra il Trentino e le sue comunità nel mondo, nel segno della storia condivisa e di uno sguardo rivolto alle nuove generazioni.
• Valeria Marcato
Sara Ferrari
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Il fallimento delle liste d’attesa non si può negare
Sanità, quasi una visita su due fuori dai tempi
Per anni il Trentino è stato indicato come uno dei modelli della sanità italiana. Un sistema efficiente, sostenuto da risorse importanti grazie all’autonomia speciale e capace di garantire servizi migliori rispetto a gran parte del Paese. Oggi però questa immagine rischia di infrangersi contro una realtà ben diversa, certificata dai numeri ufficiali dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas): quella delle liste d’attesa.
L’ultimo monitoraggio nazionale consegna infatti una fotografia impietosa. Mentre l’Italia nel suo complesso registra un miglioramento, il Trentino arretra. A livello nazionale il rispetto dei tempi previsti per le prime visite specialistiche è passato dal 76,1% del 2025 al 78,7% del primo quadrimestre 2026. La Provincia autonoma di Trento va invece nella direzione opposta: dal 61,5% dello scorso anno precipita al 56,1%. Tradotto in termini concreti, significa che quasi una visita specialistica su due non viene garantita entro i tempi stabiliti dal sistema sanitario.
Un dato che colloca il Trentino nelle retrovie della classifica nazionale e che assume un peso ancora maggiore se si considera che molte altre regioni hanno migliorato le proprie performance. Non si tratta quindi di una difficoltà generalizzata che riguarda l’intero Paese, ma di un problema che colpisce in modo particolare il territorio trentino. Di fronte a questi risultati, la reazione della Provincia è stata immediata. Da Piazza
Dante si contesta il metodo di rilevazione di Agenas, sostenendo che i sistemi informativi regionali non siano uniformi e che il confronto tra territori rischi di produrre valutazioni distorte. Una spiegazione che può avere una sua validità tecnica, ma che non basta a cancellare il disagio quotidiano vissuto da migliaia di cittadini.
Perché la questione centrale non è la metodologia utilizzata per costruire una classifica. La vera domanda è un’altra: i trentini riescono a ottenere visite ed esami nei tempi prescritti dai medici? I numeri raccontano che sempre più spesso la risposta è no. Non a caso Agenas inserisce il Trentino tra le pochissime realtà italiane che mostrano criticità sia sul fronte delle visite specialistiche sia su quello degli esami diagnostici.
re una riflessione profonda sulla tenuta del sistema sanitario provinciale. Anche perché dietro le percentuali ci sono persone in carne e ossa. Pazienti che attendono una risonanza, una visita cardiologica, un controllo oncologico o un esame specialistico necessario per arrivare a una diagnosi. Nei primi mesi del 2026, secondo dati diffusi nei mesi scorsi, oltre 4.600 cittadini con prescrizioni urgenti o brevi non hanno ottenuto la prestazione entro i tempi previsti. Numeri che spiegano meglio di qualsiasi statistica perché il tema delle liste d’attesa sia diventato una delle principali preoccupazioni delle famiglie.
Persino il sindacato UGL, pur riconoscendo alcuni segnali di miglioramento, conti-
Sedici nuovi medici di famiglia per rafforzare la sanità territoriale
Il sistema sanitario trentino può contare su sedici nuovi medici di medicina generale, una boccata d’ossigeno per un settore che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con pensionamenti, carenza di professionisti e crescente domanda di assistenza sul territorio. La consegna dei diplomi si è svolta a Trento nella sede della Fondazione Bruno Kessler, alla presenza dell’assessore provinciale alla salute Mario Tonina.
Il risultato assume un valore particolarmente significativo perché otto dei sedici medici diplomati sono già impegnati nell’assistenza primaria, contribuendo fin da subito a rafforzare la rete sanitaria provinciale. Un inserimento rapido che rappresenta una risposta concreta
alle esigenze dei cittadini e delle comunità locali, soprattutto nelle aree dove la disponibilità di medici di famiglia è diventata una delle principali sfide per il sistema sanitario. Nel corso della cerimonia è stato ribadito il ruolo centrale del medico di medicina generale, figura che rappresenta il primo punto di riferimento per i cittadini e che garantisce continuità assistenziale, presa in carico e vicinanza alle persone lungo tutto il percorso di cura. Un ruolo destinato ad assumere un’importanza ancora maggiore con il progressivo sviluppo delle Case della Comunità e con il rafforzamento della sanità territoriale previsto dalla riforma del sistema sanitario.
La Provincia autonoma di Trento sta inoltre
proseguendo il proprio investimento sulla formazione. Solo poche settimane fa la Giunta provinciale ha approvato il nuovo bando per il corso triennale di formazione specifica in medicina generale 2026-2029, mettendo a disposizione 40 posti per i futuri professionisti. L’obiettivo è favorire il ricambio generazionale e garantire nel tempo una presenza capillare di medici sul territorio provinciale. Attualmente gli iscritti alla Scuola di formazione specifica in medicina generale sono 45, un dato che conferma l’attenzione della Provincia verso una professione considerata strategica per il futuro della sanità trentina. L’arrivo dei sedici nuovi diplomati rappresenta quindi non solo un traguardo formativo, ma anche un pas-
nua a richiamare l’attenzione sulle criticità strutturali che pesano sulla sanità trentina. Mancano professionisti, il reclutamento di medici e infermieri è sempre più difficile, la popolazione invecchia e la domanda di prestazioni cresce più rapidamente della capacità di risposta del sistema. Il paradosso è evidente. Se una provincia dotata di autonomia speciale e di risorse superiori alla media nazionale fatica a garantire tempi accettabili per visite ed esami, significa che il problema non può più essere minimizzato o spiegato soltanto con questioni tecniche.
Nessuno pretende soluzioni immediate a un fenomeno complesso. Ma i cittadini hanno il diritto di ricevere risposte chiare, obiettivi verificabili e risultati concreti. Continuare a discutere delle modalità di rilevazione senza affrontare il nodo centrale rischia di apparire come un esercizio di autodifesa politica.
La sanità, però, non si misura nei comunicati stampa. Si misura nel tempo che passa tra una prescrizione e una visita. E oggi quel tempo, per troppi trentini, continua ad essere eccessivamente lungo. La vera emergenza non è la classifica di Agenas. È il fatto che sempre più persone rischino di considerare normale aspettare mesi per curarsi. Ed è proprio questa rassegnazione che una sanità moderna non dovrebbe mai permettere.
• Valeria Marcato
so concreto verso una rete di assistenza primaria più forte, vicina ai cittadini e capace di rispondere alle sfide demografiche e sanitarie dei prossimi anni.
• (V.M.)
L’obiettivo. Mantennimento della la sicurezza delle terapie trasfusionali e aumento ulteriore della raccolta di plasma
Sangue e plasma: via al piano per garantire l’autosufficienza
Il Trentino punta a rafforzare la propria autosufficienza nel settore trasfusionale e lo fa attraverso un nuovo programma biennale che guarda al futuro della raccolta di sangue e plasma. La Giunta provinciale ha infatti approvato il Programma di autosufficienza provinciale del sangue e dei suoi prodotti per gli anni 2025-2026, uno strumento strategico che definisce fabbisogni e livelli di produzione necessari per garantire qualità, sicurezza e disponibilità delle terapie trasfusionali su tutto il territorio.
Il piano, proposto dall’assessore provinciale alla salute Mario Tonina, si inserisce nel quadro della normativa nazionale e nasce con l’obiettivo di assicurare una programmazione efficace delle attività trasfusionali. Per la prima volta si è scelto di adottare una pianificazione biennale, una decisione condivisa con le associazioni dei donatori che consentirà una migliore organizzazione delle raccolte e una gestione più efficiente delle risorse. I dati fotografano una realtà particolarmente virtuosa. Il sistema trasfusionale trentino ha raggiunto livelli di autosufficienza che permettono oggi di guardare oltre il semplice mantenimento degli standard. Proprio per questo
motivo il nuovo programma prevede una rimodulazione della raccolta di sangue intero, con una riduzione della necessità di compensazioni verso altre regioni o province, e concentra invece gli sforzi sul potenziamento della raccolta di plasma.
Si tratta di una scelta non casuale. Il plasma rappresenta infatti una risorsa fondamentale per la produzione di farmaci salvavita utilizzati nella cura di numerose patologie. Negli ultimi tre anni la raccolta di plasma in Trentino ha registrato una crescita significativa, arrivando quasi a triplicare i quantitativi raccolti. Un risultato che ha spinto la Provincia a fissare obiettivi ancora più ambiziosi per il prossimo biennio, con l’intento di contribuire in maniera sempre più rilevante all’autosufficienza nazionale.
Secondo Tonina, il nuovo programma rappresenta uno strumento fondamentale per consolidare un traguardo di cui il Trentino può andare orgoglioso. L’assessore sottolinea come la sicurezza delle terapie trasfusionali e la capacità di perseguire obiettivi sfidanti, come l’incremento della raccolta di plasma, siano il risultato della collaborazione costruita negli anni con il mondo del volontariato e con le as-
sociazioni dei donatori. Una rete che permette di mantenere attive e diffuse le attività di raccolta anche nelle realtà più periferiche, garantendo un servizio capillare a beneficio dell’intera comunità.
Il piano approvato dalla Giunta si collega inoltre a un percorso già avviato nei mesi scorsi per rafforzare il ruolo delle associazioni. Ad aprile erano state aggiornate le linee guida per il rinnovo delle convenzioni tra l’Azienda provinciale per i servizi sanitari e le organizzazioni dei donatori. L’intervento ha adeguato i rimborsi riconosciuti alle associazioni per le attività svolte sul territorio e ha valorizzato in
particolare la raccolta di plasma, considerata strategica per il futuro del sistema. Grazie a questa collaborazione, i professionisti sanitari messi a disposizione dalle associazioni affiancano il personale pubblico durante le sedute di prelievo, contribuendo a rendere la raccolta più efficiente e accessibile. Un modello che negli anni ha consentito al Trentino di raggiungere risultati di eccellenza e che ora punta a consolidarsi ulteriormente, con l’obiettivo di garantire a tutti i cittadini terapie sicure e disponibilità costante di sangue ed emoderivati.
• Redazione Trento
Provincia autonoma di Trento ha attivato le misure di sorveglianza sanitaria previste dal Ministero della Salute per monitorare eventuali casi di malattia da virus Ebola tra i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda.
L’intervento fa seguito all’ordinanza ministeriale del 29 maggio, che ha introdotto a livello nazionale un sistema di controllo preventivo basato sul principio della massima precauzione. Le disposizioni prevedono che ogni Regione e Provincia autonoma individui una struttura specialistica di riferimento e un canale dedicato per la segnalazione degli in-
gressi nel territorio nazionale da parte delle persone provenienti dalle aree interessate. In Trentino il centro di riferimento è stato individuato nella Unità operativa di Malattie infettive dell’Ospedale Santa Chiara, che opererà in coordinamento con il Dipartimento di prevenzione e con il Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia. La struttura garantirà il supporto specialistico e il coordinamento clinico-epidemiologico necessari per la valutazione e la gestione di eventuali situazioni a rischio. Per adempiere agli obblighi previsti dalla normativa, l’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino ha inoltre attivato una
casella di posta elettronica dedicata. Tutti i cittadini che entrano in Italia provenendo da Congo o Uganda dovranno comunicare il proprio arrivo entro 24 ore dall’ingresso nel Paese, inviando una segnalazione all’indirizzo istituzionale predisposto dall’Azienda sanitaria.
L’obbligo di comunicazione riguarda tutti i viaggiatori interessati, anche nel caso in cui non presentino alcun sintomo, consentendo così alle autorità sanitarie di effettuare un monitoraggio tempestivo e garantire un’adeguata attività di prevenzione.
• Paola Bigon
Solidarietà. Diagnosi precoce, supporto ai pazienti e aiuto alle famiglie
ANVOLT Trentino, la forza della prevenzione che aiuta migliaia di persone
Da oltre trent’anni ANVOLT Trentino promuove la prevenzione oncologica e sostiene pazienti e famiglie con visite specialistiche, assistenza, supporto psicologico e trasporti
C’è un modo concreto per combattere i tumori prima ancora che si manifestino: si chiama prevenzione. Ed è su questo principio che da oltre trent’anni opera ANVOLT Trentino, l’Associazione Nazionale Volontari Lotta Contro i Tumori, una realtà che rappresenta un punto di riferimento per migliaia di cittadini e famiglie del territorio. Nata per promuovere la cultura della prevenzione e sostenere le persone colpite da patologie oncologiche, ANVOLT affianca ogni giorno il sistema sanitario pubblico grazie all’impegno di volontari, professionisti e medici specialisti che mettono competenze ed esperienza al servizio della comunità. Il primo pilastro dell’associazione è la prevenzione. Negli ambulatori di Trento, Rovereto, Predazzo, Primiero e Lavis vengono organizzate visite specialistiche per la diagnosi precoce in ambito ginecologico, senologico, urologico, andrologico, dermatologico, nutrizionale e per la prevenzione delle patologie della tiroide. Un servizio che consente ai cittadini di accedere a controlli di qualità senza ticket e con tempi di attesa contenuti. La diagnosi precoce resta infatti l’arma più efficace contro il cancro. Individuare una malattia nelle sue fasi iniziali aumenta sensibilmente le possibilità di cura e guarigione, motivo per cui ANVOLT invita costantemente la popolazione a non trascurare i controlli periodici.
Quando la malattia arriva, l’associazione continua a essere accanto ai pazienti e alle
loro famiglie attraverso una rete di servizi che mette al centro la persona. Offre trasporto verso i luoghi di cura, assistenza domiciliare e ospedaliera, supporto psicologico, consulenza nutrizionale e percorsi dedicati al benessere fisico ed emotivo. Particolarmente significativa è l’attività svolta dai volontari nei reparti di Oncologia, Radioterapia e Breast Unit dell’ospedale Santa Chiara di Trento, dove garantiscono accoglienza, ascolto e sostegno ai pazienti.
L’associazione è presente anche nel day hospital pediatrico, finanziando progetti di pet therapy, laboratori ludico-creativi e percorsi di psicomotricità che aiutano bambini e famiglie ad affrontare con maggiore serenità il percorso delle cure.
Tra le iniziative più apprezzate c’è “La Forza e il Sorriso”, progetto attivo in Trentino da oltre dieci anni e dedicato alle donne in trattamento oncologico. Attraverso laboratori gratuiti, le partecipanti imparano a gestire gli effetti estetici delle terapie, dalla perdita dei capelli ai cambiamenti della pelle. Non si tratta soltanto di trucco: questi incontri aiutano a recuperare fiducia in sé stesse, a ritrovare il sorriso e a tornare più serenamen-
collaterali cutanei delle cure oncologiche. Un supporto importante che contribuisce a migliorare la qualità della vita e ad accompagnare il paziente lungo tutto il percorso terapeutico.
L’aiuto psicologico è rivolto non solo ai malati, ma anche ai familiari che condividono il peso della malattia. Allo stesso modo, l’educazione alimentare rappresenta uno strumento fondamentale sia durante le cure sia nella prevenzione e nel mantenimento di corretti stili di vita una volta conclusi i trattamenti.
Tutto questo è possibile grazie alla generosità di cittadini, aziende e sostenitori. Le attività dell’associazione vivono infatti attraverso donazioni e contributi che si trasformano concretamente in visite di prevenzione, trasporti, sostegno psicologico, assistenza e servizi dedicati ai bambini.
Sostenere ANVOLT significa investire nella salute della propria comunità, contribuendo a salvare vite attraverso la prevenzione
Trento Nord, inaugurata la nuova Casa della Comunità per 75 mila cittadini
Èstata inaugurata la nuova Casa della Comunità di Trento Nord, la decima struttura attivata in provincia nell’ambito del piano di potenziamento della sanità territoriale. La sede si trova in via Unterveger 52 e rappresenta uno dei principali interventi previsti dal programma finanziato anche attraverso le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La nuova struttura servirà un bacino di circa 75 mila abitanti, comprendente le cir-
coscrizioni di Gardolo, Meano, Bondone e Sardagna, oltre alla parte settentrionale delle circoscrizioni Centro Storico-Piedicastello e Argentario. Sarà inoltre il punto di riferimento per i residenti dei Comuni di Cavedine, Madruzzo e Vallelaghi. L’intervento ha riguardato la completa riqualificazione dell’edificio esistente, con lavori di adeguamento sismico, efficientamento energetico e installazione di impianti tecnologici di nuova generazione. La
struttura si sviluppa su circa 2.650 metri quadrati distribuiti su due piani. All’interno trovano spazio i servizi previsti dal modello organizzativo delle Case della Comunità, nato per rafforzare l’assistenza sanitaria di prossimità e migliorare il collegamento tra cure territoriali, servizi sociali e attività di prevenzione. Nella sede opereranno professionisti sanitari e personale dedicato all’assistenza dei cittadini, con l’obiettivo di garantire una presa in carico
e offrendo un aiuto concreto a chi sta affrontando una delle prove più difficili della propria esistenza. In un momento in cui la sanità è sempre più sotto pressione, il ruolo del volontariato diventa ancora più prezioso. E ANVOLT dimostra ogni giorno come la solidarietà possa trasformarsi in prevenzione, assistenza e speranza per migliaia di persone. ANVOLT è inoltre alla ricerca di nuovi volontari disposti a mettere a disposizione una parte del proprio tempo per sostenere le attività dell’associazione. I volontari rappresentano il cuore pulsante dell’organizzazione: con la loro presenza, il loro ascolto e la loro disponibilità contribuiscono ogni giorno a offrire aiuto concreto, vicinanza e speranza a pazienti e famiglie che affrontano il difficile percorso della malattia. Entrare a far parte di ANVOLT significa diventare protagonisti di una rete di solidarietà che produce valore per l’intera comunità.
Per questo sostenere ANVOLT non è soltanto una donazione: è una scelta di responsabilità verso sé stessi, i propri cari e l’intera comunità trentina.
• Valeria Marcato
più vicina al territorio e ridurre il ricorso alle strutture ospedaliere per le prestazioni che possono essere gestite a livello locale.
Con l’apertura di Trento Nord salgono a dieci le Case della Comunità già attivate in Trentino sulle quattordici previste dal programma provinciale di sviluppo della sanità territoriale.e.
• Paola Bigon
Prevenzione. Ansia, stress, isolamento e fragilità giovanili sempre più diffuse
La scuola trentina insegna anche le emozioni: il modello FaBER guarda all’Italia e all’Europa
La salute mentale dei giovani è diventata una delle grandi sfide del nostro tempo. Ansia, difficoltà relazionali, senso di solitudine, dipendenza da smartphone e social network, pressione scolastica e incertezza sul futuro stanno incidendo in misura crescente sul benessere psicologico di bambini e adolescenti. Un fenomeno che coinvolge tutta l’Italia e che, dopo la pandemia, è entrato stabilmente nell’agenda delle istituzioni, della sanità e della scuola. In questo scenario il Trentino ha scelto di percorrere una strada innovativa che oggi attira l’attenzione anche oltre i confini provinciali. Con il completamento della formazione degli ultimi insegnanti, tutte le scuole del territorio dispongono infatti di almeno un docente FaBER, acronimo di Facilitatore del Benessere Emotivo e Relazionale. Una figura pensata per promuovere il benessere psicologico degli studenti e contribuire a costruire ambienti scolastici più inclusivi, accoglienti e capaci di intercettare precocemente i segnali di disagio.
Non si tratta di uno psicologo scolastico né di un sostituto dei servizi sanitari. Il docente FaBER è un insegnante che ha seguito una formazione specifica per sviluppare competenze legate all’educazione emotiva,
alla gestione dei conflitti, all’ascolto e alle relazioni. Il suo compito è aiutare studenti, colleghi e famiglie a riconoscere le emozioni, migliorare il clima delle classi e favorire una cultura del benessere che coinvolga l’intera comunità scolastica.
Dietro questo progetto c’è una precisa scelta politica e culturale sostenuta dall’assessore provinciale all’Istruzione Francesca Gerosa, che fin dall’avvio dell’iniziativa ha indicato il benessere emotivo come una delle priorità del sistema educativo trentino. L’obiettivo è
superare una logica esclusivamente emergenziale, intervenendo non soltanto quando il disagio è già conclamato, ma soprattutto nella fase della prevenzione.
La particolarità del modello trentino sta proprio in questo approccio. In gran parte del Paese il tema della salute mentale giovanile viene affrontato attraverso sportelli psicologici o interventi specialistici. Il Trentino ha invece scelto di investire direttamente sulla formazione degli insegnanti, trasformando il benessere emotivo in una competenza
diffusa all’interno delle scuole. Una scelta che, secondo gli stessi promotori del progetto, rappresenta una delle prime esperienze strutturate di questo tipo in Italia. Il valore dell’iniziativa è stato riconosciuto anche fuori dai confini nazionali. L’esperienza FaBER sarà infatti presentata alla Conferenza europea dedicata alle competenze sociali ed emotive in programma a Porto nel settembre 2026, uno dei principali appuntamenti internazionali sul tema. Un’occasione che porterà il modello trentino all’attenzione di studiosi, ricercatori e responsabili delle politiche educative provenienti da numerosi Paesi.
Non è frequente che un progetto nato nelle scuole di una provincia italiana venga osservato con interesse a livello europeo. Eppure il percorso avviato in Trentino sta dimostrando come la salute mentale possa essere affrontata non solo negli ambulatori e negli ospedali, ma anche nei luoghi in cui i ragazzi crescono, studiano e costruiscono le proprie relazioni. Una sfida che riguarda il presente delle nuove generazioni, ma che guarda soprattutto al loro futuro.
• Valeria Marcato
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